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Silvia Demontis III F

17/11/11

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17/11/2011

INDICE

Capitolo 1 La crisi politica delloccidente medievale


1 La concezione politica di Dante 2 Galleria di immagini 3 Dante e il papato 4 Scheda su Bonifacio VIII 5 Papato e impero nel trecento

Capitolo 2 La crisi demografica e la grande peste


1 Il ritorno della carestia 2 Lepidemia del 1347-1350 3 La peste dal punto di vista medico 4 Effetti della peste in Europa 5 Le conseguenze economiche della peste 6 Rivolte sociali, nelle citt e nelle campagne Glossario Bibliografia Sitografia

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Capitolo 1 La crisi politica delloccidente medievale 1 La concezione politica di Dante


Dante Alighieri aveva unalta concezione dellautorit politica e la metteva in collegamento con Dio. Tuttavia lo scrittore ragionava ancora in termini tradizionali. Come il suo grande rivale, Bonifacio VIII, Dante non aveva compreso che i tempi stavano cambiando rapidamente, e quindi non aveva capito che il vero potere non era pi nelle mani del papa o dellimperatore tedesco, ma in quelle del re di Francia o il re dInghilterra. Il poeta fiorentino espresse le proprie idee in un trattato intitolato De monarchia, composto probabilmente agli inizi del300; il trattato articolato in tre libri. Nel primo, Dante espone le ragioni per cui Dio ha istituito lautorit imperiale. Secondo lautore, questa scelta divina la logica conseguenza del fatto che luomo possiede una duplice natura: materiale (il corpo) e spirituale (lanima). Nel Dante Alighieri secondo libro Dante sostiene che lesercizio dellautorit imperiale spetta di diritto al popolo romano. Infine, nel terzo libro Dante ribadisce che limperatore riceve lautorit di governare il mondo direttamente da Dio e che il papa, dunque, non deve pretendere di controllare anche il potere temporale. Dunque in conclusione Dante afferma che la vita ultraterrena (eterna) infinitamente pi importante di quella che gli uomini conducono in questo mondo.

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GALLERIA DI IMMAGINI

Casa di Dante a Firenze

Statua di Dante a Firenze

Dante Alighieri

La tomba di Dante Alighieri a Ravenna

Il De monarchia e Dante Il De monarchia

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2 Dante e il papato
Dante riprese le sue tesi politiche nella Commedia in cui si presenta come una figura speciale, cui Dio ha concesso il privilegio di visitare il mondo dei morti. Durante questo viaggio Dante afferma di aver ricevuto una vera e propria missione profetica, cio lincarico di annunciare limminente intervento di Dio, che tramite un suo inviato salver il mondo dal caos, generato dalla politica ierocratica di Bonifacio VIII e degli altri pontefici che hanno seguito le orme di Gregorio VII, che sono ritenuti da Dante peccatori di cupidigia: il vizio pi grave di tutti, raffigurato nel primo canto dellinferno da una lupa. Dante raffigur linviato divino come un veltro, cio un cane da caccia di razza. Per non sappiamo con esattezza che tipo di inviato stesse attendendo. Probabilmente il poeta pensava ad imperatore, capace di ottenere successo l dove gli altri imperatori avevano fallito e di imporre autonomia ai comuni italiani e ai pontefici desiderosi di esercitare anche il potere temporale. Il poeta fiorentino, per, non scivol mai nelleresia perch non and contro listituzione del papato, ma si scagli contro alcuni singoli pontefici, che a suo giudizio si erano allontanati dal volere divino. Persino nei confronti dellodiato Bonifacio VII Dante riusc a tenere un atteggiamento distaccato, separando nettamente luomo (peccatore) dallistituzione (sacra).

Bonifacio VIII
Benedetto Caetani, nato ad Anagni nel 1235 da famiglia nobile, cinico, dispotico, avido, assetato di dominio, divenne papa dopo l'abdicazione di Celestino V e fu il 193 Papa della Chiesa cattolica dal 1294 alla morte, avvenuta nel 1303. Affrettatosi a riportare la curia papale da Napoli a Roma, fece catturare Celestino, tenendolo prigioniero fino alla morte. Eliminato cos il pericolo di uno scisma, s'intromise negli affari del regno di Napoli. Fiero avversario della famiglia Colonna band contro di essa una crociata: i Colonnesi si asserragliarono nel loro castello in Palestrina, ma Bonifacio seppe vincerli con l'inganno (grazie al consiglio sleale di Guido da Montefeltro ), facendo, infine, radere al suolo la citt. Ottenuta da Alberto d'Asburgo la cessione dei diritti imperiali sulla Toscana, il papa invi a Firenze il cardinale Matteo d'Acquasparta e richiese, quindi, l'intervento del principe francese Carlo di Valois , con cui i Neri ripresero nuovamente il potere in citt. Fu l'ultimo grande sostenitore dell'ideale teocratico, che trov espressione nella bolla Unam sanctam e nel primo Giubileo , indetto nel 1300. Bonifacio si scontr, poi, con il re di Francia, Filippo il Bello , che pretendeva di estendere le imposte statali anche ai beni della Chiesa. Scomunicato dal papa nel 1302, il re francese reag inviando in Italia una spedizione, guidata dal suo emissario Guglielmo di Nogaret e da Sciarra Colonna, i quali, il 7 settembre 1303, prima umiliarono e poi imprigionarono il papa ad Anagni . Poco dopo la sua liberazione il papa mor. Venne sepolto in S. Pietro, nella cappella Caetani. Bonifacio uno dei massimi bersagli polemici di Dante: il poeta lo ritiene infatti responsabile della corruzione della Chiesa del tempo, della caduta dei Bianchi a Firenze (si veda Inf. VI 69) e, quindi, indirettamente anche del proprio esilio, si veda a questo proposito quanto Dante scrive nel Paradiso. Il poeta lo colloca potenzialmente nel regno dei dannati tra i simoniaci, ma non per questo Bonifacio appare a Dante un papa illegittimo: egli pur sempre il vicario di Cristo, come si legge nel Purgatorio, ma sicuramente un papa indegno, come definito nel Paradiso

3 Papato e impero nel Trecento


Nel 1305, divenne papa un vescovo francese, Clemente V, che nel 1309, per sfuggire alle pressioni delle grandi famiglie romane, trasfer la sede del papato in Francia. Dopo la sua morte (1324), i cardinali elessero pontefice un altro francese Giovanni XXII, che scelse di restare lontano da Roma. Facendo diventare quella che prima era una scelta temporanea,
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una situazione stabile che sarebbe durata fino al 1378. Scelse infine la citt di Avignone come sede fisica, che era un territorio pontificio, per sotto linfluenza del re di Francia. Nel 1314, mentre i cardinali stavano per entrare in conclave, Dante scrisse loro una durissima lettera, lamentando la rovina della chiesa. Questa lennesima prova della concezione che Dante aveva di se come profeta, chiamato da Dio. Nel frattempo in Germania, il potere fu assunto da Ludovico duca di Baviera, che entr in conflitto con il papa perch non voleva riconoscerlo come sovrano legittimo e il 18 aprile 1328 Ludovico pronunci una sentenza di deposizione nei confronti di Giovanni XXII, proclamandolo Anticristo. Nella sua lotta contro il papa Ludovico il Bavaro venne appoggiato dal filosofo italiano Marsilio da Padova e in base alla sua concezione il popolo a delegare il potere nelle mani di chi governa. Ludovico fu solennemente incoronato imperatore nel 1328 e proclam che il suo diritto a governare non proveniva da Dio n dal papato, ma solo dal popolo romano. Nel 1356 fu fissato il gruppo di principi che avevano il Palazzo dei papi diritto di eleggere limperatore. La Bolla doro,emanata ad Avignone dallimperatore Carlo IV, ne individua sette1: tre ecclesiastici e quattro laici.

Capitolo 2 La crisi demografica e la grande peste 1 Il ritorno della carestia


Secondo gli storici del clima, lEuropa entr in una fase fredda, caratterizzata da un notevole aumento della piovosit. A partire dal 1315, per tre anni consecutivi uneccessiva piovosit rovin i raccolti. La carenza dei cereali colp anche le zone pi ricche. Cos, per la prima volta dopo due secoli, lintero Occidente fu in preda alla carestia: da maggio ad agosto, nel 1316 a Ypres2 mor di fame un abitante su dieci. Nei momenti critici gli uomini e le donne cercava di sfamarsi come potevano, ma le diete scadenti indebolivano gli organismi e favorivano linsorgere delle epidemie, che regolarmente accompagnavano le carestie nella prima met del trecento. La grande epidemia di peste che colp lEuropa nel 1347, fu soltanto la pi drammatica di una serie di calamit che, gi da circa cinquantanni, tormentava un Occidente in preda alle carenze alimentari.

2 Lepidemia del 1347-1350


Nel XIII secolo, in Asia, i mongoli riuscirono a creare un gigantesco impero. La pax mongolia, cio la situazione di stabilit politica determinata dal controllo dellintera Asia centrale da parte di un unico dominatore, facilit enormemente i commerci e vide come protagonisti decisivi le due citt marinare Genova e Venezia. Ma insieme alle merci, cominciarono a spostarsi verso occidente anche i batteri di varie malattie: primo fra tutti, quello della peste. Infatti, la grande epidemia del 1347-1350 ebbe origine in una colonia genovese della Crimea, Caffa; a quanto pare, nella primavera del 1347 un esercito tartaro dovette rinunciare allimpresa perch decimato dalla peste, per prima di ritirarsi catapultarono allinterno delle mura di Caffa alcuni cadaveri infetti, che
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Sette: gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia Ypres: citt fiamminga

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avrebbero a loro volta contagiato i coloni genovesi. Il morbo si diffuse prima nel porto dellimpero bizantino, dilagandosi poi ben presto in Italia, in Provenza, in Aragona. La peste provocata da un bacillo detto Yersinia pestis, scoperto e isolato in Cina, nel 1894. La forma pi frequente del male era la cosiddetta peste bubbonica, il suo sintomo principale consisteva nella comparsa di uno o pi rigonfiamenti alla base degli arti ed era trasmessa dalla pulce del ratto nero. Il problema pi grande, tuttavia, consisteva nel fatto che la maggior parte dei malati moriva molto prima che il bubbone potesse essere operato. Una seconda forma di peste, detta polmonare, colpiva lapparato respiratorio, ed era assai micidiale, infatti uccideva quasi il 100% di colore che la contraevano. La peste polmonare si trasmetteva direttamente da un essere umano allaltro, e aveva come principale veicolo di contagio la saliva. La peste, dunque, una malattia tipica di contesti gravemente carenti sotto il profilo igienico

LA PESTE Dal punto di vista medico


La peste una malattia infettiva di origine batterica causata dal bacillo Yersina Pestis. Tale nome deriva dal medico svizzero Alexandre John-Emile Yersin che, nel 1894, isol il bacillo di questa malattia e lo studi. La peste si presenta fondamentalmente in due forme differenti: bubbonica e polmonare. Peste bubbonica La peste bubbonica o ghiandolare rappresenta la forma pi frequente di peste umana; si manifesta a seguito del morso di una pulce infetta e dellinoculazione sottocutanea del bacillo. Dopo un periodo di incubazione da 2 a 6 giorni, compare un bubbone che si accompagna a febbre elevata (40-42C) che compare improvvisamente, ad un malessere generale, mal di testa e talvolta vomito. I bubboni si possono formare a livello di qualunque linfonodo anche se prevalentemente vengono colpite le zone inguinali, ascellari, e faringea. Possono essere colpiti anche i linfonodi profondi sia toracici che addominali. Talora si possono verificare emorragie sottocutanee causate dallostruzione dei capillari dilatati dallammasso di bacilli; si verifica allora la formazione di macchie sottocutanee scure che, nel Medio Evo, fecero definire la peste morte nera. Nelle prime 36 ore, dal momento della sua inoculazione, il bacillo si moltiplica nei vasi linfatici e raggiunge i linfonodi regionali. Dai bubboni, i batteri diffondono in circolo verso la milza, il fegato e talvolta i polmoni, ove si moltiplicano attivamente portando a morte, nei casi pi gravi, entro 10 giorni dallinfezione. In tali casi, si instaura la peste setticemica secondaria o batteriemia che causa danni cardiaci, polmonari e renali, lesioni emboliche sottocutanee, emorragie spontanee delle mucose, cancrena alle estremit, turbe psichiche e morte nel 100% dei casi Peste polmonare La peste polmonare la forma pi grave della malattia che, in assenza di cure, ha esito infausto, in meno di 3 giorni nel 100% dei casi. Il periodo di incubazione brevissimo da alcune ore a 1-2 giorni e la malattia si manifesta, in genere, con la comparsa subitanea di brividi, febbre, cefalea, mialgia, debolezza e difficolt respiratoria. In seguito la malattia evolve e compaiono tosse, produzione di escreato, dispnea, ipossia ed emotipsia. Una setticemia ed unendotossiemia possono complicare ulteriormente il quadro clinico del paziente. La malattia si diffonde, tramite goccioline di escreato, a seguito del contatto ravvicinato con un individuo infetto e pu rappresentare linizio di unepidemia di peste polmonare. La peste polmonare deve essere considerata come altamente contagiosa ogni volta che si manifesta anche se la trasmissione da persona a persona pi probabile in un ambiente freddo e umido e soprattutto sovraffollato.

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3 Gli effetti della peste in Europa


Nel giro di due anni, la peste invest lEuropa intera, colpendo Parigi e Vienna nel corso del 1348, Londra e Colonia nel 1349, la Svezia e Danzica nel 1350. Quanto al numero dei decessi, si tende oggi a ritenere che la peste abbia provocato la morte di circa un terzo della popolazione globale del continente europeo. Dopo la grande pandemia degli anni 1347-1350, la peste rimase una tragica quanto costante presenza nella storia dEuropa fino al XVIII secolo.

4 Le conseguenze economiche della peste


Gli storici che hanno studiato le campagne europee nel XIV secolo rimasero colpiti dal fenomeno dei villaggi scomparsi. Con questo termine si indica labbandono, da parte dei contadini, di insediamenti che risultavano precedentemente abitati nel XIII secolo. Le cause di questo fenomeno furono varie; solitamente le terre abbandonate erano state lavorate recentemente ed 7erano terre che rendevano poco per in tempi di crescita demografica, anche il loro contributo poteva essere utile. La peste decim soprattutto la popolazione delle citt e perci i contadini ebbero la possibilit di emigrare verso i centri urbani in cui cera carenza di manodopera. Perci in varie citt mercanti e artigiani cercarono di compensare le maggiori spese allungando la giornata lavorativa. Inoltre, in vari luoghi di lavoro fu introdotta unapposita campana, che ritm il tempo dei lavoratori urbani non pi dallalba al tramonto o seguendo le stagioni ma fissando un preciso orario che non coincideva pi con lorario della Chiesa.

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Il frutto pi maturo di questi cambiamenti fu lorologio meccanico a suoneria, che a partire dal XIV secolo, nelle citt, si affianc alle campane ecclesiastiche nel ritmare la vita degli uomini.

5 Rivolte sociali, nelle citt e nelle campagne


Nelle regioni in cui era attiva una fiorente industria tessile il Trecento fu un secolo di violenti conflitti sociali tra i grandi mercanti, gli artigiani e i manovali che svolgevano i lavori pi umili. Tali conflitti esplosero quando le autorit cittadine e i principi emanavano ordinanze con cui cercavano di ridurre le retribuzioni, oppure quando a causa della contrazione del mercato gruppi di operai e artigiani restavano senza lavoro. Rivolta contadina in Francia A Firenze nel 1378 ci fu la rivolta pi nel 1358 (jacquerie) importante, denominata tumulto dei ciompi, che non port alcun vantaggio ai salari fiorentini. Le fiscalit dei sovrani e le richieste dei padroni delle terre non diminuirono perci verso la fine del Trecento ci fu un gran numero di rivolte contadine che furono represse nel sangue dai signori. Lepisodio pi famoso avvenne in Francia, nel 1358, quando le campagne di Parigi vennero saccheggiate dagli eserciti impegnati nella guerra dei Centanni; tale rivoluzione prese il nome di jacquerie, che continu ad essere usato nei secoli per indicare le sommosse nelle campagne, fino allepoca della Rivoluzione francese. La rivolta dei contadini inglesi nel 1381 fu appoggiata da numerosi predicatori itineranti, detti lollardi3, che sostennero con argomentazioni di tipo religioso la necessit di un radicale cambiamento sociale ingiusto. Il pi noto di questi predicatori, John Ball, predicava luguaglianza di tutti gli uomini che i nobili avevano calpestato con la violenza. Rivolta contadina in Francia Perci secondo Ball era arrivato il momento di agire con la nel 1358 (jacquerie) forza contro i signori e dare cos inizio a una nuova era nella storia umana senza pi soprusi e ingiustizie.

Lollardi: si tratta di un espressione dispregiativa, usata dagli avversari per designare i predicatori itineranti che erano molto diffusi in Inghilterra

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Glossario
Pandemia Una pandemia (dal greco pan-demos, "tutto il popolo") una epidemia la cui diffusione interessa pi aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalit elevata. Il termine pandemia si applica solo a malattie o condizioni patologiche contagiose. Ciompi I ciompi (al singolare "ciompo", con il significato di poveraccio o pezzente, di etimo ignoto) erano, nel secolo XIV, a Firenze i salariati di tutte le arti e specialmente i dipendenti dellarte della lana. Rappresentavano uno dei gradini pi bassi della scala sociale dell'epoca. Essi avevano come luogo di ritrovo la chiesa di Santa Maria dei Battilani in via delle Ruote (oggi sconsacrata). Jacquerie Jacquerie un termine francese ormai entrato nella terminologia storica usato per indicare un'insurrezione contadina spontanea priva di una preparazione politica e rivolta, di norma, contro il nemico pi immediato che era spesso il castello del signore locale o l'ufficio di registro catastale e tributario. Il termine prende il nome dall'espressione Jacques bonhomme, l'appellativo canzonatorio con il quale i nobili e i proprietari terrieri si rivolgevano ai contadini. Scomunica La scomunica una pena irrogata nelle chiese cristiane, che implica l'esclusione di un suo membro dalla comunit dei fedeli a causa di gravi e ostinate infrazioni alla morale e/o alla dottrina riconosciuta. Il termine scomunica appare per la prima volta in documenti ecclesiastici nel IV secolo. Nel XV secolo si cominci a fare una distinzione fra gli scomunicati che dovevano essere anche fisicamente allontanati, a causa di gravi errori (i vitandi), e quelli che potevano essere tollerati (i tolerati, che dovevano essere solo rigidamente esclusi dai sacramenti). Questa distinzione, di fatto, ancora in vigore nel Cattolicesimo. Oltre che nelle chiese cristiane non cattoliche, qualcosa di simile alla scomunica (col nome di erem) risulta presente anche nell'ebraismo.

BIBLIOGRAFIA
Titolo: Chiaroscuro dallet feudale al seicento vol.1; Autori: Francesco Maria Feltri, Maria Manuela Bertazzoni, Franca Neri; Editore: Sei;

SITOGRAFIA
http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale http://www.bonifacio.bananablu.com/asp/?exp=0

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