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NEHOM

Neighbourhood Housing Models Contract no. EVK4-CT-2000-00027 Proposal no. EVK4 2000 00644 Duration: 1. December 2000 1. December 2003. Project under the EU 5th Framework Programme: Improving the quality of urban life

Le politiche pubbliche per il quartiere Scampia a Napoli

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Giovanni Laino e Daniela De Leo

IL PROGETTO NEHOM. Il progetto NEHOM ( Neighbourhood Housing Models) ha lobiettivo di identificare iniziative rivolte al problema della casa (ma non solo) che abbiano lo scopo di migliorare la qualit di vita in aree a rischio. La ricerca, sponsorizzata dalla Unione Europea (V Programma di Azione 1998-2002), si basa su casi di studio condotti in 9 Paesi Europei, e intende costruire una raccolta di iniziative locali innovative e efficaci nel combattere i problemi indicati. I casi di studio condotti da NEHOM hanno lo scopo di identificare:
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In che modo fattori quali la struttura della propriet, letnia e la commistione sociale possono influenzare linclusione sociale. Come gli abitanti possono essere incoraggiati a restare nel quartiere e a prendere iniziative per migliorarlo. Come iniziative per il rinnovo urbano possono promuovere linclusione sociale nel quartiere. Come la forma di propriet e la gestione del patrimonio edilizio possano avere influenza sul quartiere.

Ogni paese partecipante al progetto responsabile di 3-4 casi di studio; nel caso dellItalia i casi studio sono due a Torino (gli interventi di via Arquata e via Ivrea) e uno a Napoli (il Programma di riqualificazione delle Vele di Scampia). I casi studio costituiscono la parte centrale del progetto e hanno lobiettivo di:
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Fornire informazioni generali sul quartiere, le sue caratteristiche, la sua storia, le modalit di funzionamento delliniziativa e il suo impatto. Identificare i motivi specifici per cui le iniziative hanno (o non hanno) avuto un impatto positivo sul quartiere. Riassumere le politiche nazionali per agevolare il confronto tra i vari paesi coinvolti.

Tra gli effetti tangibili pi rilevanti del progetto si considerano, soprattutto, la moltiplicazione delle occasioni di riflessione e la diffusione dei materiali di lavoro prodotti. Per questo motivo si rende disponibile la presente documentazione seppure ancora in forma non ultimata.

Giovanni Laino, professore associato di Tecnica e Pianificazione Urbanistica presso la Facolt di Architettura dellUniversit di Napoli Federico II, il coordinatore dello studio di caso a Napoli. Consulente del Comune di Napoli, per lAssessorato alle politiche sociali dal 1996 al 2001, ha coordinato il locale PIC Urban, ha redatto il Piano Comunale per lInfanzia e ladolescenza e il progetto comunale per il Reddito Minimo di Inserimento. Per un breve periodo ha seguito direttamente anche parte delle vicende del quartiere Scampia. E autore del testo della scheda. Daniela De Leo, Dottoranda presso il Dipartimento di Urbanistica dellUniversit di Napoli Federico II, ha raccolto i dati, realizzando, spesso con Laino, le interviste. Ha cooperato alla composizione complessiva del testo, di cui Laino responsabile. Gli autori ringraziano oltre a tutti gli intervistati, particolarmente la Prof.ssa Daniela Lepore che ha offerto con grande disponibilit la verifica di molte informazioni contenute nel testo, oltre al confronto su alcune valutazioni, la responsabilit delle quali resta tutta di Laino. Le foto sono di Gianni Fiorito e Daniela Lepore.
Stampato presso il Dipartimento di Urbanistica della Facolt di Architettura dellUniversit di Napoli Federico II nel mese di Giugno 2002.

Indice Una premessa con qualche indicazione operativa 1. Descrizione generale del quartiere. 1.1. Scampia, uno dei quartieri di edilizia pubblica di Napoli. 1.2. I caratteri generali del quartiere 1.3. Attivit, accessibilit e infrastrutture. 1.4. Il profilo sociale del quartiere : uno schizzo sociologico 1.5 I principali atteggiamenti della popolazione locale rispetto ai problemi del quartiere 2. La problematica che ha giustificato lazione. 3. Le politiche considerate 3.1. Un atlante delle iniziative 3.2. Liniziativa principale per la riqualificazione del quartiere 3.3. Le altre politiche attivate nella zona 4. Limpatto dellinsieme delle iniziative 5. Adattamento degli effetti alle caratteristiche del quartiere. 6. Valutazione dellimpatto delliniziativa. 6.1. Una valutazione sintetica 6.2 Riformulazione della percezione del problema 7.Trasferibilit delliniziativa. Bibliografia 8. Allegati Schede dati Articoli gi pubblicati su Scampia 5 6 6 6 8 9 11 12 13 14 15 16 17 18 20 20 21 23 24 25 30

Una premessa con qualche indicazione operativa Questo report stato elaborato per ricercatori non italiani con cui nellambito del progetto NEHOM si stanno studiando comparativamente circa 40 quartieri di edilizia pubblica, in nove citt europee, interessati da politiche di riqualificazione. Il testo propone unanalisi sociale della popolazione, indicando una serie di problemi, abbastanza noti anche per osservatori comuni. Vi poi lillustrazione sommaria del quadro delle politiche che negli ultimi dieci anni hanno trattato il quartiere Scampia, focalizzando lattenzione sul programma di riqualificazione in atto. Pur presentando una serie di elementi di analisi, alcuni dei quali (p.e. lipotesi sullarticolazione della stratificazione sociale interna al quartiere) discutibili quanto essenziali, per orientare consapevolmente le politiche, in questa stesura il report non propone indicazioni per strategie future. Come indicano alcuni semplici articoli pubblicati negli anni precedenti (allegati alla fine del testo), gi negli anni Novanta ci si occupati delle prospettive di sviluppo di Scampia, e non si intende sfuggire alla necessit di offrire un contributo per indicare proposte che promettano un trattamento efficace del disagio urbano subito dalla popolazione locale. Partendo da anni di frequentazione di esperienze di sviluppo locale di comunit, implementate in decine di quartieri di molte citt europee coinvolte in diverse reti (Quartieri in Crisi, Occupazione, Urban), anche nellambito dellAssociazione Europea Regie di Quartiere, con la diretta responsabilit attuativa per decine di progetti realizzati a Napoli, (generalmente andati a buon fine e che, in pi casi, sono stati considerati buone pratiche da reiterare), vi in premessa la necessit di fare solo qualche cenno sul futuro, per argomentazioni che dovranno trovare altre occasioni per essere accuratamente espresse. Per trattare delle proposte che promettano uno sviluppo locale con esiti positivi obiettivamente concretizzabili anche in pochi anni, occorre evidentemente un altro report, adeguatamente documentato e argomentato. Daltra parte, per non sfuggire alla necessit di offrire una qualche indicazione al lettore napoletano, si possono proporre alcune idee. Cosa proporre ad unamministrazione comunale, realmente motivata, che intenda riavviare un processo di sviluppo localmente ancorato, che vada oltre iniziative tanto meritevoli quanto limitate, deboli ed occasionali ? Realizzare unistruttoria per elaborare unagenda strategica per lo sviluppo locale, radicato e plurale, con forte orientamento sociale. Coniugando, nei limiti del possibile, intenzionalit tecnica competente e creativa con strumenti e metodi della democrazia deliberativa (forum, tavoli di confronto, antenne e sportelli, piccoli cantieri), occorre costruire in breve un quadro di base di conoscenze del territorio, per aggiornare analisi che in buona parte gi sono state proposte e per costituire una serie di orientamenti e scelte generali, con chiare priorit, che possano costituire il telaio di unagenda strategica su cui lamministrazione comunale, con le necessarie intese istituzionali, dia un mandato pluriennale ad un nuovo soggetto tecnico, autonomo e competente, che possa articolare gli indirizzi in cantieri progettuali, con la massima attenzione al coinvolgimento delle risorse endogene al quartiere. Costituire unagenzia locale di sviluppo, che, con la responsabilit di pochissimi tecnici particolarmente esperti, sia in grado di gestire una batteria di opportunit con cui fertilizzare il territorio. Secondo gli orientamenti di fondo lagenzia dovrebbe avere una particolare attenzione ai temi dei servizi alla popolazione (mediazione sociale, educativa territoriale, sviluppo di comunit, fertilizzazione delleconomia locale e dei servizi di prossimit). Azioni tipo dovrebbero essere, ad esempio, un forte centro risorse per servizi sociali e per servizi per loccupabilit che attivi unampia gamma di dispositivi che oltre a trattare il fabbisogno di servizi sperimentino forme di salario sociale, con una possibile mobilitazione dei soggetti in difficolt. Sul modello dei cantieri sociali e/o delle regie sociali di quartiere, tale agenzia dovrebbe sperimentare diversi dispositivi che associno servizi di prossimit, socializzazione al lavoro e forme di salario sociale.
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Reperire e garantire lutilizzabilit di un budget di risorse finanziarie pari ad almeno 10 milioni di euro (poco meno di 20 miliari di lire) allanno, per almeno 5 anni, per finanziare azioni non edilizie (servizi socio educativi, socializzazione al lavoro e servizi per loccupabilit, strart up di piccole iniziative di lavoro autonomo, individuale e di gruppo). Ottenere dalle istituzioni responsabili ladozione di un modello di ordine pubblico che sia di reale tolleranza zero rispetto ad una serie di pratiche illegali diffuse, che comportano un disagio grave per ampie quote di popolazione (spaccio, traffici illeciti, uso scorretto degli spazi pubblici). Evidentemente il trattamento condiviso e plurale della tematica della sicurezza, del rispetto dei doveri e dei diritti, andr realizzato con una variet di strumenti e formule che comunque non potranno prescindere da un effettiva, efficace e continuativa presenza delle Forze dellOrdine che garantiscano i comuni cittadini rispetto al potenziale di sopraffazione di gruppi criminali. Una tale impostazione consentir di avviare unampio piano di animazione economico sociale (e culturale), (qualcosa di pi vigoroso del pur lodevole accompagnamento sociale realizzato in altre citt italiane), affiancato e possibilmente connesso sia al programma gi in corso come ad altre possibili iniziative di riqualificazione, che dovranno considerare anche nei tempi medi e lunghi, le tematiche del recupero e del riuso di particolari elementi del patrimonio (le caserme, le strutture sottoutilizzate, i nuovi contenitori prodotti dagli interventi), insieme alle tematiche delle possibili forme di diversificazione degli usi dei contenitori, della presenza di diverse popolazioni ed attivit.

1. Descrizione generale del quartiere 1.1. Scampia, uno dei quartieri di edilizia pubblica di Napoli. Dagli anni Sessanta sino alla met degli anni Ottanta ledilizia pubblica realizzata nel Comune di Napoli stata localizzata in gran parte nei quartieri periferici, ad Occidente, Nord e Oriente del capoluogo. Tale edilizia si saldata con una tracimazione demografica ed edilizia che ha visto anche migliaia di vani costruiti da privati, spesso in maniera abusiva, sempre con una impostazione urbanistica angusta. Relativamente alla scala di osservazione si possono rilevare zone di degrado di diversa intensit. Nella storia urbana, le aree che pi di altre hanno assunto il ruolo di mostro urbano, sono state, prima il Rione Traiano, fra la citt e Bagnoli, poi Ponticelli ( che soprattutto in certe sue parti di nuova edificazione, presenta gradi di invivibilit da primato europeo), e, negli ultimi venti anni, Scampia, a Nord. Il caso riveste grande interesse sia per la sua portata, (oltre 40.000 abitanti), sia perch costituisce un banco di prova di una amministrazione che cerca di essere protagonista nelle politiche urbane di tipo innovativo che si propongono una rivitalizzazione della periferia pubblica adottando iniziative di tipo multisettoriale ed integrato. 1.2. I caratteri generali del quartiere Si tratta della piana di uno degli antichi casali agricoli (il termine Scampia significa spianata) che furono annessi alla citt fra il 1925 e il 1927 diventando le periferie della grande Napoli. In risposta ad una domanda di costituzione e riconoscimento di identit del nuovo insediamento, nel 1985 il Comune di Napoli decide la costituzione di un nuovo quartiere amministrativo coincidente con una nuova circoscrizione, Scampia, formato sottraendo territorio ai quartieri limitrofi di Miano, Piscinola e Secondigliano. La perimetrazione presenta qualche problema poich alcuni lotti considerati comunemente del tutto interni al quartiere in realt non rientrano nel suo confine. Un quartiere monofunzionale (prevalentemente dormitorio), che ha comunque unarticolata composizione sociale effetto della compresenza di diverse tipologie edilizie. Assegnatari di alloggi pubblici, abitanti proprietari degli alloggi degli edifici delle cooperative, occupanti abusivi degli edifici di edilizia pubblica non completati, scantinatisti, Rom del campo nomadi.
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Quartiere che - rispetto ai dati della citt - ha una popolazione mediamente pi giovane con maggiore presenza di famiglie numerose. Presenza straordinaria di disoccupati, sia giovani che capi famiglia. Come indicatori di disagio e degrado diffusi gli osservatori fanno considerare ad esempio i dati riferiti al numero di siringhe utilizzate da tossicodipendenti nel quartiere e quelli sul numero di persone denunciate per reati penali, che sono molto pi alti della media cittadina. La dislocazione dei lotti, la sezione e gli assetti delle strade, lampia presenza di edifici destinati dal progetto ad attrezzature che o non sono stati effettivamente completati, arredati o resi funzionali (oppure sono stati vandalizzati) e soprattutto lassenza di manutenzione degli spazi pubblici e delle parti comuni, hanno dato ad ampie parti del quartiere un connotato di ambiente anonimo, di difficile fruizione, privo delle componenti indispensabili per realizzare un effetto citt, anche nellambito delle tipologie di quartieri pubblici, con forte carattere monofunzionale. Al 1991 risultavano residenti 43.980 persone ( 42.135 nel 1998) con 9741 famiglie, con 1.600 nomadi poi spostati in un nuovo campo, realizzato anche a seguito di incidenti accaduti nel 2000, con la popolazione locale. Dati di confronto fra Napoli (insieme del comune) e Scampia (una delle sue 21 circoscrizioni).
Fonte: elaborazioni D. Gambardella su dati Istat 1991 Indicatori Popolazione residente N. Famiglie Densit ab/Kq Indice di vecchiaia* Indice di dipendenza** Rapporto di mascolinit % giovani % Minori % Anziani % famiglie numerose % Famiglie con due o pi nuclei Abitazioni di fitto Dati provvisori 2001 Napoli 1.067.365 312.376 8.910 68,8 41,8 92,8 29,6 17,5 12,0 23,7 3,7 51,1 962.427 Scampia 43.980 9.741 10.215 26,7 37,6 100,7 36,0 21,6 5,8 46,0 10,4 63,7 40.372

Decremento di popolazione fra il 9,83 8,20 1991 e il 2001 *Indice di vecchiaia corrisponde al rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e pi e quella con meno di 14 anni. **Lindice di dipendenza misura il peso dei soggetti dipendenti (quelli con et inferiore ai 14 anni sommati a quelli di et superiore ai 65 anni) sul resto della popolazione

Cfr. Pugliese E. (a cura di, 1999)

Le diverse parti del quartiere sono identificate attraverso le indicazioni dei lotti: L e M (le vele), la cianfa di cavallo , le torri, i sette palazzi, le case dei puffi.
Lotti Denominazione comune Anno costruzione 1975 81 1968-76 1976-80 1981 1976-80 La cianfa I sette palazzi 1976-80 Destinazione Livello di degrado (stima) Forte degrado Medio degrado Condizioni abitative buone Condizioni abitative buone Medio degrado Medio degrado Forte degrado Medio degrado Spaccio in strada Lotti occupati nel 1981 Fuori dal confine di quartiere Note Lotti in parte occupati nel 1981

L, M Le sette Vele di cui due abbattute Y, I Q, K R, Z W U T, S H Torri

Alloggi in fitto Alloggi in fitto Alloggi delle Cooperative Alloggi delle Cooperative Alloggi in fitto Alloggi in fitto

E quindi possibile dividere il quartiere secondo le seguenti aree, secondo la tipologia edilizia e la composizione sociale: Ledilizia sovvenzionata gestita dallo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), il grosso del quartiere; Ledilizia convenzionata (gli edifici delle cooperative) Ledilizia pubblica realizzata con il Programma Straordinario di Governo del dopo terremoto, PSER L.219/81 Ledilizia realizzata con il programma di riqualificazione urbana in corso di attuazione. Questa differenziazione viene confermata dalla geografia del titolo di godimento dellalloggio, attraverso cui individuiamo: Il variegato ceto medio dei soci delle cooperative, di provenienza urbana ed extraurbana che realizza cos laccesso della casa in propriet; I lavoratori dipendenti dellindustria e dei servizi, assegnatari delle case IACP che provengono da altre periferie; Gli assegnatari senza tetto; Gli abusivi, fra cui i pi noti sono quelli che occupano i piani terra seminterrati e per questo detti scantintisti; Gli abitanti delle vele. Delle vele abitate, alcune erano occupate da abusivi. Nel 1999 sono state abbattute due vele e nellAprile 2001 stata abbattuta quella ove sar localizzata la nuova sede della protezione civile. Quelle ove andr localizzata la sede dellUniversit saranno prevedibilmente abbattute in seguito, a discrezione della stessa Universit. 1.3. Attivit, accessibilit e infrastrutture. Per quanto riguarda le attivit produttive.lesile e scarsamente articolata struttura produttiva del quartiere prevalentemente basata sul settore del commercio e delle riparazioni, quindi sul settore manifatturiero, della P.A. e dei servizi pubblici e privati. In merito ai trasporti, laccessibilit al quartiere garantita da autobus pubblici (in modo lacunoso), e dalla nuova Metropolitana che arriva sino a Piscinola. La circolazione interna, anche per la
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morfologia degli insediamenti e dellimpianto viario demandata per lo pi alluso delle automobili private. Per le attrezzature per la formazione ci sono 17 tra scuole materne elementari e medie inferiori, in particolare, 2 Scuole materne, una statale e una comunale, Scuole Elementari, Medie inferiori e superiori. E abbastanza variegata la presenza di Organizzazioni non profit, (specie di volontariato) tra le quali ricordiamo AVOG (Associazione Volontari Opera don Guanella), Cooperativa Progetto Uomo, FIVA (Federazione Italiani Volontari Associati), Ente Morale Opera nomadi, CSP Piscinola, Com.pare. Arci, e un circolo della Lega Ambiente.
La presenza e lassenza dei servizi base per gli insediamenti residenziali come previsti dal D.M. 2 aprile 1968 n.1444.

Presente
Asilo nido Scuola materna Scuola elementare Scuola media inferiore Attrezzature amministrative Attrezzature assistenziali Attrezzature culturali X X X X X X

Assente
Attrezzature mercatali Attrezzature religiose Attrezzature sociali Parco gioco sport Parcheggi di superficie Parcheggi sotterranei Edifici inutilizzati

Presente
X X X X X

Assente

X X

1.4. Il profilo sociale del quartiere : uno schizzo sociologico Le oltre 40.000 persone che abitano nel quartiere, nei circa 3000 nuclei, vengono rappresentati usualmente come un blocco sociale unitario e indifferenziato. Solo alcune analisi pi approfondite tendono ad evidenziare la presenza di strati sociali diversi, evidenti anche nella presenza di abitazioni popolari in fitto e case utilizzate dai proprietari organizzate nei parchi chiusi e di migliore qualit spaziale. Per questa ricerca si tentata una rappresentazione sociologica che identifichi meglio gli strati sociali anche in relazione ai diversi atteggiamenti culturali ed operativi rispetto al ruolo ed al destino del quartiere. Per questo si possono quindi individuare tre fondamentali gruppi sociali e due altri gruppi sociali pur presenti nella zona. I principali gruppi sociali, di persone che dormono nelle case del quartiere, ma sono diversamente presenti, sono : 1. il ceto medio garantito delle cooperative di abitazioni che usano la casa in propriet. Si tratta di famiglie ove vi al massimo qualche disoccupato ma non sono famiglie di disoccupati, il grado di istruzione mediamente pi alto, forte la proiezione allesterno del quartiere sia per il lavoro che per le relazioni sociali e i consumi. 1. Il basso ceto medio presente nelle abitazioni in fitto delle torri delledilizia pubblica, composto da famiglie generalmente sane , con giovani che studiano anche nelle scuole superiori, i maschi adulti lavorano e usano il quartiere subendone i limiti di vivibilit, per la prossimit con altre quote di popolazione. Il proletariato marginale precario, che oltre ad essere presente, almeno in parte, nelle torri, si concentra particolarmente in alcuni lotti, ed era massicciamente presente fra gli abitanti delle vele abbattute. A questi tre gruppi si aggregano poi : 1. i Rom, la gran parte dei quali per stata dislocata in un campo appositamente attrezzato dal Comune, che risulta fuori dai flussi del quartiere ;
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1. i lavoratori pendolari che operano nel quartiere essendo per abitanti di altre zone (i dipendenti delle scuole e degli altri servizi pubblici, i pochi lavoratori delle attivit polverizzate) che pure vivono il quartiere e ne connotano il profilo sociale e la rappresentazione pubblica che si fa della zona. Questi gruppi possono essere tutti distinti secondo una variabile generale. Tutti infatti o sono solo residenti, nel senso che dormono nelle case del quartiere ma con un elevato senso di estraneit, non solo perch sono fuori dal quartiere gran parte delle ore diurne, ma perch, complessivamente, (anche per scelta) sono esterni alle reti di interazione locali, anche a quelle pi dense dei singoli lotti. Diversa invece la posizione degli abitanti, coloro cio che vivono pi dimensioni della presenza nella zona, abitando anche le reti di interazione, utilizzando pi diffusamente lo spazio i i servizi pubblici e quelli (pochi e spesso abusivi) privati. Anche intorno alle parrocchie che vengono considerate comunque i principali centri di aggregazione, si pu riscontrare una frequente differenziazione fra i residenti (p.e. dei parchi) che pur assumendo qualche impegno, hanno una relazione fast con il quartiere, rispetto ai giovani abitanti che investono pi tempo di vita, avendo maggiori attese dalle relazioni interne al quartiere. Questa tipologia, indicata dalle righe della matrice allegata con cui si cerca di illustrare questa rappresentazione, si pu poi incrociare con i diversi orientamenti che sono praticati e/o espressi rispetto al senso, al ruolo e alle prospettive del quartiere.

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1.5. I principali atteggiamenti della popolazione locale rispetto ai problemi del quartiere Come emerso anche dalle interviste agli abitanti ed agli operatori locali, gli attegiamenti ricorrenti sono : Il rivendicazionismo, che oscilla fra il posizionamento di coloro che comunque si pongono come soggetti richiedenti verso uno stato che deve loro ogni cosa di cui sono privi, allatteggiamento pi furbo e opportunistico di coloro che hanno inteso che dalla lotta, con le giuste pressioni e la concertazione politica, si pu ottenere qualcosa dal mediatore politico di turno; La disillusione mista allo scetticismo ( ne abbiamo viste tante , sempre solo chiacchiere fatte da persone con interessi privati , non cambier mai nulla , nessuno mai sente le nostre ragioni , occorre cambiare la mentalit della gente ) ; La fiducia contenuta di coloro che, pur coinvolti da un grado di invivibilit di diversi aspetti della vita del quartiere, pensano, secondo un principio di realt e una qualche forma di orgoglio civile, che dei progressi ci sono e si possono attendere ulteriori miglioramenti dalle politiche in atto ; Un centinaio di persone in modo pi intenso e diretto, entro un insieme pi ampio di circa 500 addetti dei servizi pubblici e del terzo settore, del volontariato (civico e religioso), costituiscono poi il popolo dellimpegno civile per costruire direttamente opportunit di cittadinanza attiva. Si tratta di un gruppo sociale variegato, spesso generosamente impegnato ma non del tutto estraneo a logiche di opportunismo di mercato. Accanto (e in parte intrecciati) a questi atteggiamenti ci sono poi le pratiche (e i punti di vista) delle persone direttamente coinvolte nella devianza oppure di coloro che sono sostanzialmente estranei al quartiere pure vivendo in una casa localizzata nei suoi confini.

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Dallincrocio delle variabili indicate, alcune delle quali hanno confini permeabili e frastagliati rispetto ad altri che sono pi netti e resistenti, emerge una possibile tipologia sociale di sintesi : il poco numeroso popolo dei garantiti, i cittadini normali, che non hanno alcuna identificazione con Scampia, abitano (soprattutto) in uno dei parchi, solo per caso e convenienze di costi delle abitazioni e prossimit con la citt centrale, ma potrebbero essere in ogni altro parco della periferia della citt. Sono sostanzialmente estranei alle vicende del quartiere anche se lamentano alcuni disservizi e lo stigma sociale che Scampia sopporta. Curano lesclusivit delle relazioni sociali come la tutela dei loro spazi. In alcuni casi sono impegnati in esperienze di cittadinanza attiva ed hanno una qualche fiducia nelle possibilit di riqualificazione dellarea. Lampio popolo dei dipendenti, composto da nuclei in cui i lavoratori, i pensionati e le casalinghe sostengono i disoccupati che comunque sono andati a scuola per diversi anni, e non di rado frequentano le universit. Spesso si tratta di famiglie sane , con qualche problema di esclusione sociale e soprattutto con il dramma dellinoccupazione e della disoccupazione. Si trovano a doversi difendere da pratiche aggressive talvolta agite da vicini o da bande attive in alcuni lotti. Avvertono il problema dellinsicurezza sia per gli aspetti di ordine pubblico che di debolezza del sistema di opportunit sociale. In alcuni casi sono impegnati per conquistare qualche obiettivo in termini collettivi. I ragazzi vanno nelle scuole del quartiere e le mamme anche quando non lavorano si occupano della riproduzione di famiglie che, generalmente, sono pi numerose della media cittadina. I drop out, i marginali, quelli per cui i rischi di esclusione, le lacune di opportunit, le disabilit di inserimento sociale sono diffuse, spesso radicate nella storia familiare e acuite dalla delocalizzazione da un altro quartiere, da traumi familiari, dalla povert del capitale sociale e relazionale dellintorno. Fra loro prevale lorientamento alla rivendicazione miscelato con la disillusione e la sfiducia. Spesso sopravvivono di lavoro nero e/o di pratiche irregolari. Molti sono ai confini con reti sociali dedite a traffici e collegate con gruppi (informali o ben strutturati) della criminalit organizzata. 2. La problematica che ha giustificato lazione Dallanalisi delle iniziative illustrate nella schedatura allegata, dalle interviste, dai testi pertinenti e da altre testimonianze si pu ricostruire che il problema che ha mobilitato le iniziative pubbliche per la riqualificazione di Scampia stato concettualizzato soprattutto nei seguenti termini: 2. Quartiere con condizioni di vita fortemente disagiate per la presenza di edifici del tutto inadatti (le famose Vele) e ormai ampiamente degradati per unabitazione civile, anche se entro il mercato pubblico della casa; 2. Quartiere che almeno per una sua parte necessit di un intervento di riqualificazione urbanistica, nel senso di lavori che riorganizzino il tracciato stradale, costruiscano almeno qualche piazza e percorsi pedonali di migliore qualit; Quartiere che necessita della localizzazione di nuove funzioni pubbliche intese anche come attrattori di flussi di persone non domiciliate a Scampia, per contenere leffetto segregazione e favorire la migliore apertura e contaminazione fra gli abitanti e altri possibili utilizzatori dello spazio locale. Dalla storia della costruzione delle iniziative e dallanalisi degli esiti si pu rilevare che il problema stato concettualizzato sostanzialmente entro un approccio di architetti urbanisti, che pur dichiarando (soprattutto a parole) la convinzione della necessit di un approccio pluridimensionale, in realt hanno riproposto unimpostazione fisicista e monodisciplinare del programma di riqualificazione. Come noto, la costruzione del problema, almeno negli antefatti, stata lunga e ha visto in scena diversi attori. Forse Scampia stato lunico quartiere di edilizia pubblica in Europa che proprio per le sue particolari condizioni ha visto una visita del Papa (1990) e una del Presidente della Repubblica Italiana.
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Le pressioni di alcuni gruppi locali, un fermento di organizzazioni di quartiere che fra gli anni Ottanta e Novanta hanno avuto momenti di effervescenza e sviluppo lazione di alcuni giornali locali che hanno montato alcune campagne o comunque seguito il problema del mostro urbano, sino allintervento di ricercatori delUniversit e esperti dellOCSE, dimostrano che si trattato di una costruzione pluriattoriale del problema anche se poi, il reale processo decisionale stato guidato da pochi attori della Municipalit, con alcune autorit nazionali (i rappresentanti del Ministero del Bilancio) e la pressione di alcuni gruppi di abitanti (quelli organizzati nel comitato Vele) guidato da attivisti politici.

3. Le politiche considerate Scampia un grande quartiere, non solo per dimensione demografica o ampiezza spaziale, ma per il carico di iniziative pubbliche di cui da anni oggetto. Non si pu individuare ununica iniziativa per illustrare il trattamento pubblico che la zona ha avuto negli ultimi anni e oggi ancora riceve. In questo testo quindi si illustreranno in breve le principali iniziative che negli ultimi anni hanno trattato il quartiere, sia perch cercano di intervenire sulla qualit della vita degli abitanti, sia perch si propongono una trasformazione urbanistica, edilizia e socio economica dellinsieme della zona. Tale scelta comporta limpossibilit di individuare con esattezza ed unicit chi ha preso l(iniziativa, lo sviluppo della singola politica, i caratteri del processo decisionale per ogni singola questione. In genere, complessivamente, le iniziative sono state sollecitate da un movimento sociale locale che spesso sostenuto da gruppi politici come pure da abitanti attivisti hanno costretto i responsabili della Municipalit e delle autorit nazionali a mettere la questione della riqualificazione di Scampia in agenda. Un ruolo importante per stato assunto almeno in certe fasi dagli operatori dellinformazione che hanno partecipato attivamente alla costruzione pubblica del problema, con campagne stampa, coinvolgimento di esperti, sollecitazione di interventi di autorit nazionali. La stessa autorit nazionale configura in realt diversi soggetti che negli anni si sono avvicendati (Ministro per le aree urbane, esperti del Ministero del Bilancio, Rappresentanti della Presidenza della Repubblica, Autorit regionali e municipali, esperti dellOCSE. Complessivamente il processo decisionale stato guidato da pochi attori istituzionali che almeno inizialmente hanno siglato intese, con obiettivi anche ambiziosi, che non sempre sono sfociate nelle realizzazioni attese, sia nei tempi che nei contenuti. Per alcuni aspetti di grande rilievo rispetto alle trasformazioni immaginate (localizzazione delluniversit, dismissione delle caserme, localizzazione di nuove strutture di servizi) le intese sottoscritte per ora non sono state realizzate e quindi, per diversi aspetti il programma principale di riqualificazione stato schiacciato sulle realizzazioni edilizie effettuate (abbattimento delle vele e costruzione di nuove case, certamente pi decorose e vivibili). Gli interventi che tentino di modificare la struttura urbana del quartiere, lassetto della
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mobilit, lattrazione di diversi tipi di popolazione sono ancora nei programmi. Dalle realizzazioni degli ultimi anni per emerge una qualche riformulazione del problema rispetto alla prima definizione. 3.1. Un atlante delle iniziative Con le schede allegate si cerca di dar conto di una sorta di atlante delle politiche che serve per ricostituire un quadro di insieme delle iniziative (dei temi, degli oggetti, degli interessi, degli obiettivi) messi nellagenda delle politiche, anche per individuare nessi, reti e ruoli di attori, baricentri tematici e approcci. Dalle schede emerge con chiarezza che si tratta di una variet di azioni con la prevalenza di quelle di trasformazione fisica (architettonica e urbanistica), e una crescente presenza di politiche sociali che soprattutto rispetto al fabbisogno ed alla domanda locale soffrono ancora di nanismo, parzialit e discontinuit. Nel periodo considerato quello che va pi o meno fra il 1980 e il 2001, con particolare attenzione agli ultimi anni a seguito del terremoto che implic larrivo di ampie quote di popolazione di sfollati (per la casa resa inagibile dagli effetti delle scosse) o persone che gi prima non avevano una casa per la propria famiglia, inizia una lunga stagione per Scampia. Larrivo dei senza casa terremotati o no implica loccupazione consentita o abusiva di alloggi, molti dei quali non completati, anche come sfogo e decentramento di gruppi di cittadini del sottoproletariato marginale che stanchi dei campi container, costituivano una sorta di pericolosa mina vagante del conflitto sociale per lamministrazione pubblica della citt. Nei primi anni Novanta viene avviato il funzionamento di un nuovo carcere la cui collocazione ai margini del quartiere era stata decisa diversi anni prima. Pur essendo una buona soluzione per decongestionare laltro principale carcere cittadino (tristemente noto per i primati di invivibilit contesi con altre poche strutture simili a livello nazionale), il nuovo carcere, utilizzato anche per le persone che ottengono la semilibert, (essendo quindi un attrattore di particolari flussi) non svolge un ruolo positivo per la qualit della vita del quartiere. Questa localizzazione per accentua il fatto che il quartiere circondato e limitato da diverse parti da grandi contenitori adibiti ad usi del tutto estranei al quartiere (caserme, carcere, attivit produttive) oppure da nuovi assi stradali a scorrimento veloce, in sopraelevata, che come accade per molti quartieri europei di edilizia pubblica, costituiscono una sorta di barriere che limitano le relazioni e le potenzialit di sviluppo della zona. Dopo diversi anni di lavoro nella seconda met degli anni novanta viene aperta la stazione della nuova metropolitana che collega il quartiere confinante (Piscinola) al quartiere collinare (borghese) Vomero, ben collegato con il resto della citt, e ricco di attrazioni (ampia ed elegante rete commerciale, locali, servizi, ritrovi di moda). Nel 1994 viene aperto il parco che considerato una villa. Gi nei primi anni lattrezzatura (che ha una perimetrazione e un assetto che seziona il quartiere in due parti) risulta complessivamente di difficile manutenzione. Si tratta di una attrezzatura realizzata grazie agli interventi del Programma Straordinario di Edilizia Residenziale, promosso dal Governo dopo il sisma, con la legge 219/81. Con gli stessi fondi vengono realizzati diversi edifici con alloggi pubblici e altre attrezzature che in diversi casi non vengono ultimate ed assegnate in tempi utili, essendo lasciate quindi al vandalismo teppistico di ladri di componenti per ledilizia e dei vandali delle bande giovanili. Per la rilevanza di questo nodo, considerando che il nuovo piano dei trasporti ha cancellato la futura penetrazione della nuova linea metropolitana fin dentro il quartiere, gli Uffici Comunali che si occupano del piano traffico, oltre ad attivare un servizio di bus fra metro e lotti del quartiere, prevedono uno scambiatore di traffico (inserito nella variante generale) per la cui progettazione si dovrebbe avviare un concorso. A seguito di unampia serie di accadimenti, nel 1995 lamministrazione comunale approva un piano straordinario che ha nellabbattimento e ricostruzione delle Vele il suo perno (e la sua etichetta mediatica). Per la realizzazione del programma viene costituito un apposito ufficio speciale, condotto da Architetti, senza nessun intervento significativo di altri tipi di competenze. Questo strumento, e soprattutto i funzionari del piccolo ufficio che ha la missione di implementarlo, diventa almeno per le politiche urbanistiche la cabina di regia di una politica di tipo incrementale, con un qualche orientamento strategico che utilizza e manipola tutta una serie di opportunit per attrarre risorse, attenzione e iniziative per la riqualificazione dellarea centrale di Scampia.
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3.2. Liniziativa principale per la riqualificazione del quartiere Il Programma di Riqualificazione Urbana del quartiere Scampia stato approvato dal Comune con delibera consiliare n.240 del 28/7/1995 , era finalizzato alla sistemazione abitativa dei residenti nelle Vele (Programma di ERP sostitutiva) ed alla rivitalizzazione socio economica e alla rifunzionalizzazione del territorio attraverso una serie di interventi. A partire dalla scelta fatta dal Consiglio Comunale di: Dare una impostazione fondamentalmente urbanistica (fisicista) della riqualificazione, pur prevedendo (come lagenda delle politiche pubbliche territoriali del periodo prevedeva in tutta Europa) una variet di aspetti ed iniziative, con la focalizzazione della tutela della residenza degli stessi abitanti in zona; affrontare la riqualificazione ancora come una questione di adeguamento a standard urbanistici; porre al centro della riqualificazione del quartiere la zona centrale, pi degradata, vulnerabile, costituita dai lotti occupati dal nuovo parco e dalle Vele dichiarate inabitabili. In pratica si prevedeva 3. Nuovo programma di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) con labbattimento di alcune Vele da sostituire con nuovi edifici residenziali pubblici, diversi per tipologia edile, taglia, altezza e composizione, per un totale di 926 alloggi, per gli abitanti delle vele dei lotti L e M.(secondo uno studio realizzato da un gruppo di docenti universitari coordinati dallinfluente preside (architetto) della Facolt di Architettura; 4. Riutilizzazione (con eventuale abbattimento) di altre vele del lotto M, anche con lintervento di investitori privati che avrebbero dovuto rivitalizzare la zona realizzando interventi (anche di ristrutturazione urbanistica) per consentire linsediamento di attivit terziarie e servizi anche di scala urbana, con una piccola quota di case private, per variegare gli usi e le presenze nella zona; 5. Interventi di razionalizzazione e rifunzionalizzazione della viabilit e dei sottopassi.

Per lattenzione pubblica di altissimo livello e la mobilitazione locale negli anni novanta Scampia al centro di politiche di tipo straordinario. Accanto e in modo sempre pi intrecciato al Programma di riqualificazione Vele, vengono costruiti alcuni accordi di programma e intese interistituzionali. Un primo accordo viene stabilito fra il Ministero dellInterno e il Comune, che contempla la realizzazione di un Centro di scala interregionale - per la protezione civile, in unaltra Vela, con la progettazione affidata al famoso Arch. Gregotti (prima con lipotesi di riutilizzare la costruzione

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esistente optando poi successivamente rispetto allanalisi dei costi e della fattibitlit per una nuova costruzione sostitutiva della terza vela (H) da abbattere. Un protocollo di intesa viene stipulato poi fra il Comune, la Regione e lUniversit di Napoli Federico II per linsediamento di strutture universitarie nella zona centrale di Scampia. Coerentemente con un ruolo rilevante nella trasformazione urbana che in tutta Italia assumono le Universit (anche per le capacit di spesa che diversamente da altri soggetti hanno), la previsione dellinsediamento al posto di una delle vele di una struttura univarstaria (polo delle biotecnologie, trasferimento della Facolt di Agraria, attualmente localizzata in una prestigiosa sede del Comune di Portici alle Porte di Napoli Est) costituisce una particolare novit di ampia portata per gli scenari di riqualificazione della zona. Tale previsione era sostenuta da un protocollo di intesa sottoscritto tra il Mistero della Ricerca Scientifica, il Presidente della Regione Campania, il Sindaco di Napoli e il rettore dellUniversit Federico II, (confermato nella variante e nel PRG.) Lo stesso programma, in coerenza con il nuovo piano dei trasporti del Comune di Napoli, prevedeva la realizzazione di un Nodo intermodale di scambio tra metropolitana e rete stradale. Nellambito di un ampio e complesso fenomeno di progressiva dismissione di grandi contenitori, di difficile gestione, il Ministero della Difesa sta avviando la dismissione di alcune caserme localizzate ai margini del quartiere. La disponibilit per ora ipotetica almeno nei tempi di tali complessi, arricchisce notevolmente gli scenari di possibile trasformazione del quartiere. La stessa Universit probabilmente pensa ad una possibile localizzazione di sue strutture in queste sedi (oltre e/o in alternativa al lotto delle Vele). Un altro contenitore, occasione di ideazione e montaggio di diverse iniziative di riqualificazione, localizzate nella parte centrale del quartiere la proposta di Contratto di quartiere che pur riferita allo strumento ideato dal Ministero dei Lavori Pubblici, non stato mai sottoposto a quella filiera di valutazione e finanziamento ma, attraverso successive ridefinizioni, stato assunto come quadro di programmazione per finanziamenti regionali. Dal punto di vista urbanistico la proposta prevede un ridisegno di una parte centrale del quartiere per creare una strada urbana ed alcune piazze come risposta allanomia dellattuale assetto che richiede interventi di mutamento almeno parziale del disegno urbano, sino alla trasformazione della parte centrale del parco reso nelle previsioni di tale intervento attraversabile. La proposta di contratto di quartiere, nella sua prima versione prevedeva anche il coinvolgimento di soggetti privati e del terzo settore, nella prospettiva di una mobilitazione pluriattoriale e variegata per la riqualificazione. Si prevedevano in particolare: 2. Linvestimento di una societ per la costruzione di una multisala e il riuso di altri spazi di aggregazione; 3. Limpegno della Societ per lImprenditorialit Giovanile (IG) per azioni di sensibilizzazione, dinamizzazione e assistenza tecnica per iniziative di autoimpego e mobilitazione dei giovani (soprattutto) per lingresso nel mercato del lavoro; 4. Limpegno della Lega Ambiente che a Scampia ha un Circolo molto attivo e che aveva offerto la propria disponibilit per cooperare per iniziative di recupero e riqualificazione di sottoparti urbane. 5. La disponibilit al partenariato di altri soggetti (Banca Etica ed altri) per concretizzare la localizzazione di nuove funzioni di servizio nelle piazze previste dalla proposta di contratto di quartiere. 3.3. Le altre politiche attivate nella zona A tale programma per vanno affiancate tutta una serie di altre iniziative, non meno rilevanti (anche se poco considerate dalle fonti giornalistiche) e non centrate sulla riutilizzazione degli spazi e dei contenitori fisici del quartiere. Uno dei tre progetti pilota urbani approvati e cofinanziati in Italia - dallUnione Europea per la prima trance di programmazione (1994-2000) era finalizzato alla costruzione di tre piazze telematiche. Dopo diverse vicissitudini del progetto, il Comune ha stabilito che una delle piazze doveva essere localizzata a Scampia, individuando quindi la struttura per la sede del progetto che risentendo di particolari ritardi nellattuazione non ha tutte le garanzie del compimento definitivo.
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Si dovrebbe trattare di una delle iniziative finalizzate alla dinamizzazione dello spazio sociale, rispetto al mondo della formazione, del tempo libero e del lavoro, grazie allenfasi ed alle promesse di opportunit che luso della tecnologia secondo gli ideatori del progetto- assicura. Nel 2001, alcuni episodi di cronaca hanno evidenziato la problematicit della presenza di alcune centinaia di persone di popolazione Rom in un campo spontaneo, posto sotto un cavalcavia, in condizioni degradate. Le proteste degli abitanti, oltre a provocare la fuga di diverse famiglie Rom, hanno sollecitato il Comune a concludere i lavori di un campo attrezzato, non lontano ma sostanzialmente esterno al quartiere. La delocalizzazione di gran parte dei Rom nel nuovo campo che ovviamente ha fatto nascere alcune proteste da parte di associazioni che curano linclusione sociale di questi gruppi ha prodotto una parziale scomparsa del problema al punto di vista degli abitanti, anche se diverse famiglie Rom continuano a soggiornare in accampamenti irregolari, in condizioni molto precarie e nel campo regolare si sono evidenziati problemi di convivenza fra gruppi di etnie diverse. Negli anni Novanta vi stata una crescita significativa, qualitativa e quantitativa delle politiche sociali in tutta la citt. Gi con la Legge 216/91 che finanziava progetti per minori di zone a rischio, grazie alliniziativa di alcune organizzazioni non profit, aggregate ad uno dei centri propulsori per i diritti di cittadinanza del quartiere (la parrocchia della Resurrezione), sono stati avviati diversi micro progetti in favore dei bambini e degli adolescenti. In seguito con progetti interni al Piano Comunale per lInfanzia e lAdolescenza, o alla sperimentazione del Reddito Minimo di Inserimento (una sorta di sussidio di integrazione per le famiglie povere collegato ad un programma di inserimento sociale), Scampia stata teatro di iniziative di inclusione sociale, che hanno realizzato almeno il contenimento e la riduzione dei danni delle cause di esclusione che condizionavano gran parte degli abitanti. Molte di queste iniziative, hanno dato vita a diverse forme di confronto e coordinamento fra attori ed organizzazioni pubbliche e private (il progetto Finestra Adolescenti, il Forum, ) che sono state occasioni di reale crescita del capitale sociale locale, generalmente poco valorizzato dalle politiche comunali. Complessivamente nei primi anni del 2000, mentre sono ancora operativi i cantieri del programma di riqualificazione che produrranno comunque effetti positivi, sembra possibile avviare una valutazione su cui sar necessario riflettere. Dando una connotazione sostanzialmente e prevalentemente edilizia del programma di riqualificazione, secondo un approccio che vede nella messa a norma della citt fisica la chiave del recupero e dello sviluppo urbano, la citt (il Comune e gli altri partner) hanno sostanzialmente fallito la prova che pure si posta alla fine degli anni Ottanta. Nel 1998, su sollecitazione del Ministero del Bilancio, che ha dato la disponibilit di ingenti risorse finanziarie per un programma di riqualificazione del quartiere, gli esperti dellOCSE hanno realizzato con il Comune un seminario internazionale per confrontare la condizione di Scampia con le situazioni di altri contesti e per mettere a confronto esperti di diverse provenienze. In quelloccasione alcuni assessori del Comune tentarono di montare una proposta di orientamento strategico coinvolgendo diverse competenze. Il tentativo non riusc, e il programma andato avanti secondo le sue dimensioni urbanistiche, che hanno trovato anche altri problemi (le difficolt di abbattimento, la difficile gestione dei cantieri). 4. Limpatto dellinsieme delle iniziative A Scampia evidente il limite dellapproccio fisicista (tipico di gran parte degli architetti urbanisti e degli amministratori miopi) secondo cui la buona qualit della vita, la riqualificazione delle opportunit viene direttamente e deterministicamente associata alla esistenza (confondendo presenza e effettivo funzionamento di strutture) di attrezzature. Il quartiere anche una sorta di museo di ruderi contemporanei, ex-qualcosa (asili, scuole, uffici) che essendo stati costruiti ma inutilizzati e devastati, testimoniano lassenza di una politica che curi lattuazione, la gestione dei progetti, con un approccio di tipo integrato.
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Alla fine del 2001 limpatto dellinsieme delle politiche precedentemente illustrate si pu rappresentare tenendo conto della sostanziale separazione dei piani su cui le iniziative almeno quelle di responsabilit comunale si realizzano. Per quanto riguarda limpatto delle politiche urbanistiche, si pu dire che tenendo conto della complessit di un dispositivo molto articolato, in continua ridefinizione, che comporta investimenti per diverse centinaia di miliardi, con apertura di cantieri che impiegano anni per le realizzazioni la trasformazione pi evidente prodotta dallabbattimento delle due Vele, con lapertura dei cantieri intorno allarea centrale di Via Gobetti per realizzare il progetto fisico previsto dalla proposta di Contratto di Quartiere. 2 Diversamente dal caso torinese non vi alcun programma di accompagnamento sociale e, al di l delle proposizioni dei testi che assumerebbero un approccio di tipo variegato, i lavori sono tutti e solo di tipo edilizio ed urbanistico. Sullo sfondo, ormai da alcuni anni, con un buon grado di incertezza vi sono poi le vicende urbanistiche di scala pi ampia: lapertura del cantiere per il progetto di Gregotti per la Nuova struttura della protezione civile; il dibattito non privo di incertezze sulleffettiva localizzazione dellUniversit per gli insediamenti previsti (uno dei tanti impegni del nuovo Rettore insediato a Settembre 2001), sino alla dismissione delle due caserme, al completamento dellasse mediano che, oltre a delimitare una parte del confine del quartiere, consentirebbe lapertura di una nuova grande via di accesso, in una zona con strutture nuove del tutto sottoutilizzate (in una arte delle quali si dovrebbe collocare la piazza telematica). Per quanto riguarda gli interventi pi rilevanti quindi le programmazioni (indicate in diverse versioni ed edizioni), non hanno trovato ancora effettivo compimento e complessivamente sono cresciute lincredulit e lattendismo degli abitanti. Resta comunque da costruire con maggior previsione un piccolo atlante delle politiche locali.3 Per quanto riguarda limpatto delle politiche sociali (assistenziali, educative, sanitarie), scontando innanzitutto la pochezza della loro dimensione quantitativa rispetto al fabbisogno, si possono evidenziare due tipi di effetti positivi: 2. Con anni di lavoro da parte di pattuglie di animatori locali di sviluppo sono stati offerti con continuit servizi alla popolazione che prima era effettivamente abbandonata. Prevale ancora un

Nellambito della ricerca Nehom ; gli altri casi sono quelli considerati dal gruppo torinese.

Il giorno 4 Febbraio 2001, il pi diffuso giornale locale (Il Mattino) ha raccolto un comunicato di una conferenza stampa con cui lAssessore allUrbanistica Rocco Papa, ha informato che la giunta Municipale ha approvato undici progetti preliminari per Scampia, per una spesa complessiva di 72 miliardi.
Nellambito del pi complessivo programma di riqualificazione, lintervento finanziato con 72 miliardi dalla Regione, dal Ministero dellInterno e dal Comune, prevede: Recupero dei sottopassi, progettati negli anni sessanta, oggi abbandonati. A seguito di uno studio degli esperti della facolt di Architettura saranno trasformati in parcheggi, e area a verde. Sette progetti beneficeranno du un finanziamento di 47 miliardi da parte della Regione per Completamento programma di edilizia residenziale pubblica sostitutiva con la realizzazione di 139 alloggi di una piazza nella parte terminale di Via Gobetti; Sistemazione della testata Nord-Ovest del parco per la realizzazione di una piazza; Sistemazione della strada adiacente il lotto U con inserimento di pubblica illuminazione e sistemazione a verde di alcune aree libere; Sistemazione a verde attrezzato dellarea in via Monte Rosa adiacente lintervento di edilizia residenziale sostitutiva gi realizzata; Recinzione e sistemazione delle aree di pertinenza del lotto G; Sistemazione a parcheggio a servizio della circoscrizione dellarea del sottopasso sotto il viale della Resistenza; Sistemazione a parcheggio dellASL dellarea del sottopasso sito sui due fronti di Viale della Resistenza. Gli alloggi dovrebbero essere completati in 24 mesi, gli altri interventi saranno realizzati entro lanno 2001. Altri tre progetti, costo 5 miliardi, i fondi sono del Consiglio Cmunale: Sistemazione a verde attrezzato del sottopasso in Via Labriola in corrispondenza del centro nazionale di protezione civile, fino allincrocio con Via Gobetti; Recupero delle strutture di un edificio incompleto in Viale della Resistenza per la realizzazione di una struttura pubblica per attivit artigianali e formative; Sistemazione a verde attrezzato dellarea del sottopasso sito in Viale della Resistenza. Infine, con il finanziaento di 20 miliardi gi messo a disposizione dal Ministero dellInterno, per lemergenza sottosuolo, sar realizzato il Centro nazionale di protezione civile nellarea della ex Vela H, la cui demolizione inizier a met Aprile 2001 e a Luglio sar disponibile il progetto esecutivo affidato allo studio Gregotti, (in un primo tempo si prevedeva che il progetto dovesse riutilizzare una delle Vele, poi dallo studio di fattibilit tale ipotesi risultata sconveniente).

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trattamento amministrativo dei bisogni ma vi stata una qualche cura per il conteniento e la prevenzione del disagio sociale e un qualche potenziamento del capitale sociale locale. 3. Si costituita, non senza elementi di conflittualit e concorrenzialit sleale recentemente emersi, un piccolo mercato sociale dei servizi che ha favorito un primo consolidamento di organizzazioni non profit che danno lavoro ad un centinaio di operatori e costituiscono una minima infrastruttura sociale per lo sviluppo che dovr certamente essere coinvolta in qualsiasi strategia pi variegata e socialmente orientata per la riqualificazione locale. Il milieu locale almeno dallosservatorio che stato attivato per questa ricerca non sembra particolarmente mutato. Allinterno di Scampia, la rilocalizzazione di quote di abitanti ha prodotto problemi (evidenziati dagli educatori attivi nel quartiere) di equilibrio di poteri fra gruppi, piccole bande e leadership di zona. Ad una analisi pi attenta della vicenda, la percezione del problema in parte mutata. Pur riconoscendo la rilevanza della riqualificazione dellassetto urbano, ancor pi evidente che il sistema di opportunit del legame sociale, la batteria di occasioni per linserimento e linclusione sociale restano un piano di intervento ampiamente deficitario ed essenziale per dare effetti positivi anche agli altri tipi di intervento. Si pu dire che dopo questa prima fase pi evidente che la riqualificazione necessit di una impostazione di tipo variegato (non solo le politiche di trasformazione dello spazio fisico) e pluriattoriale: la governance oltre ad essere un occasione per ampliare i tempi e fare apparire come pi complicato il trattamento delle vicende, assicura un valore aggiunto in termini di efficacia e riqualificazione del legame sociale che parte delle finalit essenziali di questi tipi di programmi.

5. Adattamento degli effetti alle caratteristiche del quartiere. Per fare una valutazione dimpatto presto e si dovrebbero articolare strumenti di analisi non disponibili per questa ricerca. Secondo il senso comune raccolto in diverse interviste, ad una lettura pi superficiale il mutamento non stato molto profondo e sembra che la durezza delle condizioni di vita perdurino ed abbiamo depotenziato gli sforzi che pure in modo cospicuo sono stati realizzati. Scampia sembra una sorta di arcipelago sia dal punto di vista della struttura urbanistica (una serie di lotti separati da strade larghe, inusuali per il contesto cittadino meridionale) sia da quello sociale (alcuni gruppi e ceti sono sostanzialmente separati. Anche gli isolati delle scuole e dei servizi sono anchessi recintati, talvolta semi trincerati (collocati cio a quote leggermente inferiori a quelle del livello stradale). La costruzione forse un po infelice del parco sembra costituire unulteriore barriera in trincea. Questi caratteri della struttura fisica del territorio sembrano avere dei riflessi in quella sociale e nellassetto delle reti umane. Labbattimento delle Vele, la costruzione di nuovi edifici, rappresentano una svolta ma per ora, dopo i primi anni, sembra di trovarsi in una fase di mezzo, con cantieri e ulteriori vuoti che in parte aumentano il senso di disorientamento.
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Tutto il lavoro delle politiche immateriali (sociali, formative) comunque sottodimensionato allentit quantitativa e qualitativa dei problemi. Per fare solo un esempio, in tutta la provincia di Napoli, sono pochi i quartieri ove possibile di sabato pomeriggio trovare nei sotto passi abbandonati decine di giovani che si iniettano eroina. Si tratta di un quartiere trattato dallamministrazione alla stregua degli altri della citt mentre come pochi altri ha una dimensione dei problemi che, almeno dal punto di vista quantitativo, ben superiore a quella di ogni altra zona della citt. E evidente per che il giudizio deve restare sospeso poich si tratta di un programma ancora in corso che non ha realizzato ancora tutti i suoi effetti previsti.

6. Valutazione dellimpatto delliniziativa Gran parte delle realizzazioni previste nelle ultime versioni del programma e negli altri strumenti collaterali che intervengono su Scampia sono in corso di attuazione, avviamento o predisposizione. Gli eventi pi evidenti per gli intervistati sono stati: 3. Lapertura di una stazione della nuova metropolitana, ai margini del quartiere, che ha consentito insieme allapertura di un nuovo asse viario intercomunale, a scorrimento, una grande fluidificazione della mobilit delle persone, fra Scampia, i quartieri centrali e collinari di Napoli e alcuni comuni esterni. 6. Lapertura del Parco (la villa) che per viene generalmente vissuta come una risorsa poco tutelata e quindi poco fruibile. Labbattimento delle vele per ricostruire nuove case, diverse e pi vivibili, insieme a nuovi contenitori di funzioni diverse che avrebbero arricchito il quartiere. Una serie di iniziative per lannuncio di nuovi interventi, sostanzialmente episodiche che per molti abitanti sono risultate pi di propaganda che di reale informazione e coinvolgimento, e che hanno abituato molte persone a non essere molto fiduciose nelle promesse di trasformazioni imminenti di cui la stampa non senza responsabilit si fa portavoce. 6. Lo spostamento del campo nomadi, sino al settembre 2001, stata forse la vicenda che maggiormente ha interessato e colpito buona parte della popolazione, anche per il disagio con cui veniva vissuta la presenza dei nomadi, soprattutto nei lotti pi vicini ai campi abusivi, dopo un incidente stradale che provoc la morte di una bambina investita da un Rom in stato di ubriachezza. 6.1. Una valutazione sintetica Uno degli aspetti per cui il caso di Scampia di particolare interesse relativo allo stile e allapproccio di politica urbana che varie componenti dellAmministrazione Comunale esprimono. Si tratta di una sorta di approccio con orientamento strategico, utilmente opportunistico, in qualche modo prestazionale, ove la definizione degli strumenti, delle poste, delle realizzazioni, dei finanziamenti sono continuamente ridefiniti, a partire da poche chiare idee di fondo e secondo determinati assunti. Soprattutto i responsabili dellUfficio speciale Vele e lAssessore allUrbanistica che ha gestito negli ultimi anni la vicenda di Scampia, esprimono un approccio non dichiarato essenzialmente incrementalista, non sempre chiaro e trasparente, non orientato alla valorizzazione di criteri e metodi di governance, centrato sulla impostazione fisicista, efficientista e sostanzialmente autoreferenziale del progetto di riqualificazione. Un approccio che ha avuto nellincapacit di gestire con continuit una tendenziale integrazione fra livelli diversi di responsabilit politiche amministrative (lUnione Europea, i Ministeri, Alcuni grandi attori (con lo IACP del tutto assente), varie componenti della Municipalit e gli attori locali) uno dei suoi limiti strutturali. Senza sottovalutare gli sforzi che sono stati fatti e il rilievo di diverse realizzazioni, considerando la necessit di comprendere gli sviluppi della vicenda che ancora si dovranno realizzare, si puo dire che linsieme delle politiche realizzate per il quartiere rappresentano emblematicamente il fallimento di
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un approccio tradizionale che ancora molto radicato nelle attrezzature mentali dei responsabili degli uffici tecnici e di molti amministratori pubblici. Scampia una prova che ladeguamento agli standard per le attrezzature, senza una politica minuta e incisiva di fertilizzazione e consolidamento delle infrastrutture sociali, delle opportunit (nel campo delleducativa territoriale, del tempo libero, dei servizi di prossimit dellaggregazione, della formazione e dellinserimento nel mondo del lavoro), evitando di dare una caratterizzazione effettivamente pluridimensionale e tendenzialmente integrato alle politiche urbane, risultano comunque inefficaci e poco condivise. Anche se in molte interviste emerge una qualche difficolt a dare una rappresentazione compiuta, complessiva del (grande) quartiere, con unanalisi attenta e certamente non indipedente si pu rappresentare uno scenario che dovrebbe raccogliere molti consensi fra la popolazione locale. Secondo tale sfondo i problemi principali che presenti anche in altri quartieri in difficolt assumono particolare rilevanza a Scampia sono: la povert economica e il basso livello distruzione e formazione, la disoccupazione di tipo strutturale soprattutto per alcuni gruppi sociali (quelli a basso capitale sociale, formazione scadente e demotivazione). Questi aspetti hanno un grande rilievo per le condizioni di vita delle persone che vivono a Scampia, ma non sono molto diversi dai problemi vissuti dagli abitanti degli altri quartieri in crisi. 6.2 Riformulazione della percezione del problema Dalle interviste come dallo studio dei materiali e dallosservazione emergono alcuni problemi che sembrano pi rilevanti e specifici che oltre ad essere fra loro collegati sono essi stessi delle piccole questioni, nodali per una qualsiasi prospettiva di sviluppo e riqualificazione dellarea. Lanomia Dagli studi gi prodotti e dallascolto dellopinione comune vengono sempre riproposti gli esiti sgradevoli e dannosi che la costituzione del quartiere secondo un certo modello razionalista ha prodotto. E evidente e sempre dichiarato dagli abitanti come dai testimoni privilegiati una sorta di disagio abitativo riferibile alle condizioni esterne alle mura domestiche (manutenzione delle parti comuni degli edifici, inesistenza e/o assoluta mancanza di manutenzione di spazi aperti comuni, luoghi di ritrovo, coperti e scoperti). In molti casi tale disagio viene riferito da persone che si riferiscono ad un modello di citt variegata, compatta, ove comunemente possibile attraversare flussi di interscambio fra persone che svolgono diverse funzioni. Per il modello pi frequente di quartiere abitativo secondo cui sono state costruite le periferie delle citt europee negli ultimi 30 anni si tratta di un confronto improponibile. I problemi per sono aggravati dal fatto che diversi quartieri e per questo Scampia emblematico sono stati costruiti in modo sbagliato, crescendo poi in modo disordinato, senza un modello di strutturazione sociale che desse un senso alle destinazioni duso dello spazio.

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Una struttura urbana dissipativa Tutti associano il disagio territoriale al deficit di opportunit prodotto dallassenza di funzioni (variegate, soprattutto piccolo commercio e artigianato), oggetti (piazze, luoghi di ritrovo, simboli aggreganti), presenze (attrattori di flussi diversi di popolazione che rendano variegate le possibili interazioni, gli interessi, la vitalit). La sensazione riportata in molte interviste quella secondo cui proprio la struttura urbanistica del quartiere, la trama viaria e lutilizzazione che ne viene fatta, la mancanza di animazione, controllo e gestione, esprimono una sorta di funzione dissipativa per cui ogni attivit, ogni servizio viene depotenziato negli effetti. Il modello di ordine pubblico off limits Lemersione della tematica della sicurezza nelle politiche urbane italiane ha evidenziato la questione della diffusione di pratiche di tipo irregolare, presenti a Scampia come in molte altre zone popolari della citt. Tali condotte oltre ad indicare anche una certa capacit di autogestione nelle difficolt di sopravvivenza, sono comunque ai margini dellillegalit, procurano danni alle persone oltre che al patrimonio ma creano pi utilizzatori che vittime fra la popolazione locale (piccoli commerci abusivi non ricettazione - ). E viva poi la rivalit di gruppi talvolta qualcosa di molto simile alle bande giovanili che tendono a possedere una porzione di territorio per controllarne in qualche modo alcuni usi. Ben pi gravi di queste dinamiche vi sono poi il commercio di stupefacenti, la ricettazione e la presenza di gruppi delle organizzazioni criminali, soggette comunque ad un turn over che risente dellabbassamento dellet dei capi e di un ulteriore deterioramento dei codici di onore. La carenza di opportunit per adolescenti descolarizzati In diverse zone popolari delle citt meridionali emerge un grave problema che riguarda gli adolescenti. Coloro che gi con molte difficolt o comunque senza piacere arrivano ad avere il titolo di studio obbligatorio che si ottiene normalmente a 14 anni, non continuando gli studi nelle scuole superiori e non avendo una reale opportunit di frequentare corsi qualificati di formazione professionale, sono praticamente abbandonati a se stessi. Nel migliore dei casi sono sollecitati e sostenuti dalle famiglie ad accedere ai primi livelli dellinserimento nel mercato del lavoro nero. Nel caso delle ragazze, spesso vengono impegnate per i lavori di cura della casa e dei fratelli minori, avendo poi solo in un precoce matrimonio (generalmente non duraturo) la prospettiva di una emancipazione. Spesso restano almeno per qualche anno senza far niente, in balia delle disopportunit che il quartiere offre. Molti di questi ragazzi, che secondo stime credibili in un quartiere come Scampia, sono circa il 30% della popolazione in et fra i 14 e i 16 anni, rischiano di entrare in un circolo vizioso di incollocabilit socio professionale, fra demotivazione, disistima, inutilizzabilit, esclusione, che in et adulta sar ben difficile recuperare. Tranne pochissime iniziative lodevoli e diverse attivit tanto occasionali quanto improvvisate, a Scampia rispetto a tale problema (cfr. interviste degli operatori impegnati nelle attivit di educativa territoriale) non viene offerto nulla. La stessa iniziativa sporadica dellIG la missione di sviluppo non riuscita ad ancorare un reale processo in tal senso. Il bullismo e il vandalismo delle bande giovanili In collegamento al problema esposto prima, con la particolarit della diffusione quantitativa del numero di ragazzi coinvolti in piccole bande, emerge sempre con pi forza il problema del bullismo. Gi nelle scuole, risulta sempre pi difficile per gli insegnanti anche per quelli che tentano di utilizzare metodologie pi avanzate ed accoglienti si pone il problema della incontenibilit di decine e decine di ragazzi che, una volta che escono dal circuito scolastico, divengono protagonisti di episodi di intolleranza, violenza gratuita verso cose e persone. La difficolt a costruire una coalizione locale duratura. Negli anni novanta come in altri quartieri della citt con una variet di iniziative, promosse dal volontariato e dalle prime imprese sociali operanti in zona, con limpegno di molti operatori delle scuole e dei servizi, anche grazie allintervento di attori esterni. La Direzione dei Servizi Sociali del
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Ministero dellInterno promosse una iniziativa la Finestra adolescenti che stata poi occasione di incontro e cooperazione per diversi gruppi e/o di politiche nazionali. Alcuni gruppi locali, con il tutoraggio di altri attori esterni colsero la possibilit di ottenere finanziamenti con la Legge 216/91 per i minori di zone a rischio, arrivando man mano a dare a gruppi di operatori lopportunit di costruire una rete di partenariato che fertilizzava a sua volta una sorta di colizione locale di sviluppo che in certi momenti stato uno degli elementi di forza del quartiere. Anche se in modo ibrido, talvolta anche conflittuale, spesso legato alle modalit di relazione tipiche del clientelismo, stata di grande rilevanza anche lopera di alcuni gruppi di disoccupati o di abitanti delle Vele che sono riusciti in determinati momenti a proporsi come interlocutori dellamministrazione pubblica. Limpostazione del programma di riqualificazione entro unottica fondamentalmente fisicista, la centralit e unicit degli architetti urbanisti nel gruppo di tecnici effettivamente mobilitati, la carenza delle capacit di investire effettivamente sulle reti antropiche dei soggetti intermedi, nel tempo hanno indebolito le prospettive della costituzione duratura di una coalizione locale per lo sviluppo. Come in altre parti della citt, con il primo consolidamento del mercato sociale e la possibilit di coprire modeste aree occupazionali nei servizi di prossimit esternalizzati dalla Municipalit, si sono avuti anche episodi di concorrenza sleale che hanno minato ulteriormente il clima di fiducia e di cooperazione che in alcuni anni si era instaurato fra gli attori locali. Uno dei limiti della politica dellamministrazione comunale stata quello che forse proprio in occasione del seminario internazionale voluto dal Ministero del bilancio e dallOCSE, non vi stata la capacit di costituire un gruppo di lavoro realmente pluridisciplinare con il mandato di avviare una sorta di agenzia di sviluppo locale, con il coinvolgimento di forze locali e non.

7.Trasferibilit delliniziativa Cenni su alcune precondizioni per lefficacia delle iniziative e la loro trasferibilit Analizzando la storia degli ultimi 15 anni, emerge che Scampia stato un quartiere che ha attratto molto interesse, iniziative, impegni di singoli e gruppi. Molte di queste iniziative per sono state occasionali, poco fondate e radicate, spesso prive anche di un minimo di ancoraggio. In diversi casi si trattato di azioni che hanno avuto come effetto perverso una sorta di smagnetizzazione della fiducia degli abitanti che si sono sentiti cavie di esperimenti, interessi occasionali quando non strumentali. Secondo una corretta cultura dello sviluppo locale evidente che anche iniziative parziali, finite male o esaurite possono seminare precondizioni di sviluppo. Seguendo un piano di rilevanza obiettivamente constatabile, si evidenziano alcune poche agenzie che come centri propulsori, vivai di iniziative - hanno con continuit fertilizzato il territorio: lIstituto Don Guanella, la Parrocchia della Resurrezione, la comunit dei Gesuiti sono stati dei vivai di iniziative, processi di costruzione di opportunit di cittadinanza attiva che hanno avuto comunque una ricaduta positiva e non occasionale per linsieme del territorio e soprattutto per le fasce deboli della popolazione.

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Bibliografia TESTI & REPORT SCIENTIFICI: Amato F. (1995) La citt del disagio: le periferie settentrionali di Napoli. In Spazi urbani e quadri sociali. Quaderni dellIstituto Universitario Orientale, Dip. di Scienze Sociali, N.11/12. Andriello V. (1983) Vivere e cambiare nella 167 di Secondigliano, Cresm, Napoli. Andriello V. (1998) Raccolta di saggi sulle Vele Scampia, 1988-1993, Dipartimento di Urbanistica, Napoli . Bassolino A. (1994), Un cantiere di civilt, Micromega n.3 Belfiore P., Gravagnuolo B. (1994), Napoli. Architettura e urbanistica del Novecento, Laterza, Roma-Bari. Ceci, F. e Lepore D. (1997), Arcipelago vesuviano. Percorsi e ragionamenti intorno a Napoli, Argo, Lecce. Dal Piaz, Apreda, Mangoni, Talamona (1989), Da Periferia a Citt. Studi e proposte per Napoli, F.Angeli, Milano, Dal Piaz A.(1985), Napoli 1945-1985, Quarantanni di urbanistica, F.Angeli, Milano. De Lucia, V. (1997), La ripresa di un discorso interrotto , Urbanistica n.109 Gribaudi G., (1999) Donne, uomini, famiglie, Napoli nel novecento, lAncora Srl, Napoli. Laino G., (1999), I quartieri di Napoli nel 2000, P. Coppola, (a cura di) Dentro i quartieri, in La Napoli del 2000. Quaderni del Circolo Rosselli, N.14. Lepore D. (1993) A sgonfie Vele, La citt Nuova, N.1-2. Lepore, Daniela (1995), Napoli: le cose che non convincono, in La terra vista dalla luna. Rivista dellintervento sociale n. 7 Lupo E., Varriale C.(1982) Il paradigma del disagio. Secondigliano fra storia e inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli, Loffredo, Napoli. Macry, Paolo (1994), Alla ricerca della normalit, Micromega n.3 Meo V., (1990), Il riordino delle autonomie. Lintervento straordinario nellarea napoletana. I problemi urbanistici di Napoli, Edizioni Blue Rider, Napoli. Pugliese, Enrico (Ed), (1998), Qualit della vita, cambiamento socioculturale, impatto delleventuale insediamento universitario nel quartiere Scampia, Report di ricerca pubblicato in 1988 (nel 1999 da Federiciana UP, col titolo Oltre le Vele: rapporto su Scampia) Pugliese E.,(a cura di), (1999), Rapporto su Scampia, Universit di Napoli Federico II, Dipartimento di Sociologia Gino Germani. Velardi, Claudio (Ed), (1992), La citt porosa. Conversazioni su Napoli, Cronopio ARTICOLI: Bertolotto, E. Lobby cattolica? Qui manca lulivo, La Repubblica, 25.1.97 Il Mattino, 4.02.2001, p. 36, Il Mattino di Napoli Approvati dalla Giunta Comunale finanziamenti per 72 miliardi. Scampia, undici progetti per la rinascita del quartiere. Laino G.,(1991) Il vizio di vendere idee in scatola in La Repubblica Napoli, 26.11.1991 Laino G., (1999) Non basta abbattere due vele per cambiare rotta, in Urbanistica Informazioni N.167. DOCUMENTI UFFICIALI: Comune di Napoli(1995) Dipartimento Assetto del Territorio. Programma di Riqualificazione Urbana del Quartiere Scampia, Napoli, Dicembre. Comune di Napoli, (1997) Servizio Pianificazione Urbanistica, Proposta di variante per la zona Nord Occidentale di Napoli, ESI Comune di Napoli, OECD, (1998) Atti del seminario internazionale OCDE Comune di Napoli, Napoli, 15-16 Ottobre 1998, Strategie di rivitalizzazione urbana: il caso di Napoli

Scheda dati sul Quartiere Scampia : Popolazione e territorio4.


Dimens ione Napoli Scampia Densit: Ab./Kmq al 1991 Napoli Scampia Dettaglio rispetto ai dati del 91: 43.980 Popolazione residente Famiglie Persone per famiglia 9.740 4,5 9.102 10.397 Ab./Kmq al 1998 8.653 9.961 117,27 Kmq 4,23 Kmq Popolazione residente al Censim. 91 1.067.365 43.980 Popolazione residente al 98 1.014.792 42.135

Uomini Donne

22.064 21.916

Condizione professionale:
Imprenditori e liberi professionisti Lavoratori in proprio Coadiuvanti 295 1.209 54 Dirigenti direttivi quadri Impiegati 261 2.110

La residenza.
Titolo di godimento delle abitazioni Occupate in proprieta`: Occupate in affitto di proprieta` di persona fisica Occupate in affitto di proprieta` di imprese e cooperative Occupate in affitto di proprieta` di enti pubblici Occupate in affitto di proprieta` iacp Occupate in affitto di proprieta` di altra proprieta` 3.152 597 64 1.142 4.309 83

Epoca di costruzione delle abitazioni Occupate costruite prima del 1945 Occupate costruite tra il 1946 e il 1971 Occupate costruite dopo il 1971
4

211 2.405 6.979

I dati presentati per questo caso studio provengono dalle pubblicazioni dellUfficio Statistica, Ufficio Servizi Sociali, 92 e 94 Servizio, del Comune di Napoli e fanno per lo pi riferimento al censimento 91.

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CONDIZIONE FISICA

Larea di Scampia appare attualmente scomponibile, dal punto di vista della residenza pubblica, in quattro realt distinte e distinguibili per la qualit degli alloggi oltre che per il tipo di popolazione che vi risiede. larea delle cooperative a edilizia sovvenzionata; larea degli insediamenti di edilizia popolare (IACP); larea della 167; larea della 219. Nelle condizioni migliori appaiono gli edifici delle cooperative, costruiti con criteri e caratteristiche pi adeguate e sottoposte a progressivi interventi di manutenzione e allestimento delle aree comuni. Condizioni simili si riscontrano negli edifici dellarea della legge 219 post-terremoto, trattandosi di blocchi bassi (di 3 o 4 piani) di edifici costruiti con accuratezza ma privi di spazi collettivi attrezzati. Molto diversa appare la situazione delle aree di edilizia popolare, nelle quali gli alloggi appaiono piuttosto degradati poich invecchiati e non sottoposti ai necessari interventi di manutenzione. Le condizioni peggiori si riscontrano nellarea della 167, in cui gli edifici di proporzioni gigantesche, seppur di costruzione relativamente recente, risultano totalmente fatiscenti e privi di spazi comuni. In questa categoria rientrano le famose Vele, 7 edifici lunghi quasi 100 metri di 14 piani angolati a 45 gradi rispetto alle strade del lotto, e posti a schiera con intervalli di quasi 80 metri realizzati in c.a e tompagni.

Gli indicatori

TASSO DI OCCUPAZIONE.

Abitazioni

Abitazioni occupate

Stanze occupate

Occupanti (famiglie)

Occupanti (componenti)

N.o medio occupanti per stanza

N.o medio stanze per abitazione

Napoli Scampia

334.314 10.388

311.731 9.723

1.248.243 46.323

312.341 9.740

1.060.240 43.976

0,8 0,9

3,78 4,75

ETA E SESSO.

Uomini

Donne

Fino a 14 anni

Incidenza %

15-64 anni

Incidenza %

Oltre 65 anni

Incidenza %

Napoli Scampia

513.860 553.505 22.064 21.916

204.694 10.347

19,2 23,7

734.371 31.010

68,8 69,3

128.300 2.533

12,0 5,8

STRUTTURE FAMIGLIARI.

Numero

2 componenti

3/4/5

6 e pi

Dimensione media

26

Famiglie

componente

componenti

componenti

dei nuclei famigliari

Napoli Scampia

312.376 9.740

46.124 465

59.516 1.061

176.796 5.690

29.940 2.524

3,4 membri 4,5 membri

CONDIZIONE PROFESSIONALE DEGLI OCCUPATI.

Imprenditori e liberi professionisti

Lavoratori in proprio

Coadiuvanti

Dirigenti e impiegati

Lavoratori dipendenti

Napoli Scampia

4,5% 0,6%

8,0% 3,7

1,0% 0,2%

40,9% 26,9%

45,6% 68,6%

Fonte Cerase, Mordicchio, Span, Disoccupati e disoccupate a Napoli, CUEN, 1991, Napoli con riferimento ai dati del Censimento 81.

LIVELLI DI SCOLARIZZAZIONE.
Laureati % Laureati Diplomati Con licenza Con licenza Alfabeti media elementare senza titolo inferiore di studio Analfabeti % Analfabeti

Napoli Scampia

60.192 328

6,1% 0,8%

190.472 3.722

294.341 12.636

307.966 16.080

115.424 6.112

24.557 1.379

0,8% 3,4%

LIVELLI DI DISOCCUPAZIONE.
Occupati Disoccupati In cerca di prima occupazione Popolaz. Non attiva Casalinghe Popolaz. Non attiva Studenti Popolaz. Non attiva Ritirati dal lavoro Popolaz. Non attiva Altro

Napoli Scampia

240.210 6.976

41.681 2.041

137.685 8.829

246.369 10.316

85.237 2.259

77.212 2.061

238.971 11.138

Tasso di disoccupazione al 1998

Variazione % della popolazione dal Cens. 81 al Cens. 91

Napoli Scampia

42,7 61,7

18,4 16,1

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Famiglie seguite dai servizi sociali: Allo stato attuale non stato possibile rilevare dati aggregati che forniscano informazioni rilevanti rispetto a situazioni di disagio o di marginalit dei nuclei famigliari, poich le condizioni di bisogno sono affrontate con riferimento alla fascia di appartenenza, Adulti, Minori e Anziani. Sono stati riportati allora quei dati che potessero dare lidea delle problematiche sociali del quartiere con riferimento alla situazione dellintero territorio comunale. Per gli adulti si fornito il numero dei beneficiari del RMI ma non si sono rilevati dati relativi ad interventi straordinari di carattere economico di integrazione ai nuclei. Per i Minori si sono forniti i dati dellutenza dei Servizi Sociali. Per gli Anziani non sono previsti contributi economici ordinari, sebbene esistano beneficiari di contributi straordinari, mentre sono previste e garantite dal Comune attivit di socializzazione, soggiorni estivi, esenzioni e contributi alla Tassa regionale sui RSU, assistenza domiciliare e integrata, Telesoccorso.
INDIVIDUI CON SUSSIDI SOCIALI
Beneficiari del Reddito Minimo di Inserimento Percentuale rispetto alla popolazione

Napoli Scampia

3.695 170

Dato aggiornato al 2000 fornito dal dirigente del 94 Servizio.

ATTIVITA SVOLTE DAI CENTRI DI SERVIZI SOCIALI TERRITORIALI PER I MINORI.


Volontaria giurisdizione Ricovero Abbandono Inchieste socio ambientali Misure alternative Altro Totale

Napoli Scampia

906 55

229 24

172 21

641 68

13 2

499 49

1650 219

FONTE: Servizio politiche per i minori, Politiche giovanili e tempo libero.1998

Composizione etnica del quartiere I dati sullimmigrazione sono piuttosto differenti se si considera il quartiere di Scampia o il resto del territorio della citt di Napoli. Dagli ultimi dati ufficiali (Fonte Questura Anagrafe 2001) relativi alla presenza di stranieri sul territorio napoletano risulta che vi sono: 12.468 stranieri extracomunitari presenti allAnagrafe Comunale. 1.481 minori stranieri; 17.032 stranieri in possesso di permesso di soggiorno nel Comune di Napoli, 39.000 stranieri in possesso di permesso di soggiorno tra Napoli e Provincia. Data la presenza di una USA Base 4.828 persone sono cittadini USA. I restanti 12.204 sono cittadini extracomunitari di varie nazionalit. La quota pi rilevante di cittadini non italiani presenti nel territorio di Scampia dovuta alla presenza di Rom. Il dato rilevato al Cens.91 relativo agli stranieri residenti a Scampia un dato troppo vecchio per dare delle indicazioni sulla portata del fenomeno e, inoltre, coincidendo con il numero degli stranieri residenti in abitazione non tiene conto della pur ventennale presenza dei Rom nel territorio scampiese.

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Stranieri residenti Dato Istat 1991

Napoli Scampia

5.337 154

Il numero dei Rom presenti a Scampia si aggira attorno alle 1200 unit: Di questi 800 sono stati alloggiati nel Campo Rom, primo e discusso campo autorizzato della Regione Campania.

RICAMBIO DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE

Immigrati

Emigrati

Saldo migratorio

Napoli Scampia
Dati al 1998

9.022 237

26.465 1.281

-17.443 -1.044

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