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Giornale bimestrale Numero 3 Novembre - Dicembre 2011 ALL'INTERNO: - IL NUOVO BARETTO - ATTUALITA'

Giornale bimestrale

Numero 3 Novembre - Dicembre 2011

ALL'INTERNO: - IL NUOVO BARETTO - ATTUALITA' LOCALE - NUOVO SONDAGGIO - L'OROSCOPO IN DIALETTO
ALL'INTERNO:
- IL NUOVO BARETTO
- ATTUALITA' LOCALE
- NUOVO SONDAGGIO
- L'OROSCOPO IN
DIALETTO
STORIA
Le origini di Marcetelli
sono molto antiche e sono
da ritenersi
contemporanee a quelle di
molti paesi vicini, posti al
di là o al di qua del fiume
Salto. Non si hanno
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AMBIENTE
Un piccolo tesoro
racchiuso in uno scrigno
spinoso; potrebbe essere la
definizione veloce della
castagna, questo frutto del
bosco, utilizzato da
millenni
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LE SAGRE
Chi conosce Marcetelli, per
sentito dire, la maggior
parte delle volte lo associa
alla Sagra del Fungo
Porcino. Questo evento,
infatti, nel corso degli anni,
ha fatto conoscere
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infatti, nel corso degli anni, ha fatto conoscere Page 9 Dopo una stagione estiva, che "

Dopo una stagione estiva, che

" Per le vie del paese"

iniziano sempre

più

non voleva

lasciare

 

spazio

frequentemente a fumare,

all’autunno,

arrivano

i

mentre i camini riscaldano il

cambiamenti

Tanto

 

per

cuore dei marcetellani.

iniziare le mutazioni dei colori

Le voci che affollavano la

sulle colline e sulle montagne

piazza si perdono in un

dove

gli

alberi

si

tingono di

sussurro vociferato

udibile

giallo

e

marrone,

le

foglie

quasi a fatica, e i ricci iniziano

iniziano a

cadere

e

i

rami

a cadere

e

a

schiudersi

rimangono spogli. I comignoli

ottobre è ormai arrivato

Dopo una stagione estiva, che non voleva lasciare spazio all’autunno, arrivano i

cambiamenti

le mutazioni dei colori sulle

colline e sulle montagne dove gli alberi si tingono di giallo e marrone, le foglie iniziano a cadere e i rami rimangono spogli.

I comignoli iniziano sempre più

frequentemente a fumare, mentre i camini riscaldano il cuore dei marcetellani. Le voci che affollavano la piazza si perdono in un sussurro

vociferato udibile quasi a fatica,

e i ricci iniziano a cadere e a

schiudersi

arrivato e inizia il periodo delle castagne che impegna tutti i compaesani marcetellani, e non solo, nel raccolto di questo splendido frutto invernale. Una stagione significativa che ci riporta dietro nel tempo quando il lavoro manuale era l’unico sostentamento di vita e tutti andavano a lavorare come braccianti nel proprio terreno e in quello altrui.

Tanto per iniziare

ottobre è ormai

E’ il mese “in cui si raccolgono i frutti di un duro lavoro”, e si tirano le somme “Ausulame po’ “ nel suo terzo numero ha deciso di premiare l’originalità di alcune idee che ci sono state proposte sul nostro gruppo facebook, come per esempio l’oroscopo in marcetellano proposto dalla nostra amica. Parleremo della Sagra del Fungo Porcino, prodotto simbolo marcetellano e di quella delle Castagne Rosse, svelando retroscena e valorizzando questi

amati frutti che ci regala la terra. Non mancheranno la lettera aperta al Sindaco e alcune scoppiettanti novità, come i lavori del piano barbeque ai giardini e la riapertura dello storico "Baretto marcetellano" situato nei pressi della Piazza della Porta. Le novità come voi stessi avrete

letto sono molte

che sedervi davanti al camino, con qualche castagna appena cotta magari e con il computer a portata di mano e godervi la terza uscita del nostro giornale. Buona lettura!!

non vi resta

LA REDAZIONE

computer a portata di mano e godervi la terza uscita del nostro giornale. Buona lettura!! non

CCAARROO SSIINNDDAACCOO

Caro Sindaco… L’ Amministrazione Comunale ha mantenuto la promessa fatta ai giovani del paese, che avevano richiesto la creazione di un’area barbeque raggiungibile facilmente e soprattutto in poco tempo, a piedi. Le altre aree attrezzate, di cui il paese non è certamente carente, a dire il vero, sono facilmente raggiungibili per chi possiede un mezzo proprio. La decisione di realizzare questa area,a ridosso del paese, e proprio al di sotto del parco giochi, è una soluzione che sembra aver messo tutti

d’accordo, dagli adulti fino ai più piccoli. All’area si accede da una lunga scalinata, realizzata in terra

battuta

assolutamente con il verde circostante. Si sviluppa in una stiscia di terra allungata, delimitata su un lato da una staccionata in legno,e dall’altro dal pendio della collinetta ove si trova il parco giochi, ed è infatti ben visibile dal belvedere del parco. Nella parte più larga di tale striscia è stato posto un barbeque, realizzato in muratura. L’unico dubbio sorge riguardo all’eventuale presenza o meno di tavoli. In effetti pensare ad un’area attrezzata senza la presenza di qualche tavolo, risulta un po’ difficile. Siamo sicuri che sarà comunque solo questione di tempo. Durante la realizzazione di tale

area, i lavori sono stati estesi anche al parco giochi del paese, la cui ultima sistemazione risale ai primi anni del ’90. Oltre alla realizzazione di una nuova recinzione, che è andata

che non è in contrasto

una nuova recinzione, che è andata che non è in contrasto "Area barbeque" a sostituirne una

"Area barbeque"

a sostituirne una oramai fatiscente e anche pericolosa per i tanti bambini che nei mesi estivi affollano il parco, si è pensato anche alla potatura dei bellissimi pini che sorgono nel parco, i cui rami erano arrivati ad altezza uomo. Inoltre, una parte del terreno è stata ricoperta da una striscia di ciottoli e cemento, dove pare verranno sistemate le nuove panchine.

e cemento, dove pare verranno sistemate le nuove panchine. Si vocifera che presto verranno sostituite anche

Si vocifera che presto verranno sostituite anche le attrezzature da gioco; di certo questa decisione, che avrà tutte le giuste motivazioni del mondo, troverà poco d’accordo i più nostalgici, o semplicemente quelli che come noi che realizziamo questo giornale, hanno tanti bei ricordi legati ai “giochi”così come siamo stati abituati a vederli per tanto tempo.

"lavori ai Giardini"

SSPPAAZZIIOO AAMMBBIIEENNTTEE

La Castagna Rossa del Cicolano

Un piccolo tesoro racchiuso in uno scrigno spinoso; potrebbe

essere la definizione veloce della castagna, questo frutto del bosco, utilizzato da millenni nell'alimentazione umana, dimenticato nei decenni del benessere economico, riscoperto alla ricerca di cose genuine.

Il suo nome pare sia dedicato ad

una città dell'Asia Minore, Kastanea, i cui dintorni erano ricchi di castagneti.

La castagna Rossa del Cicolano

si sviluppa lungo la Valle del

Salto e lungo la valle del Turano, nella parte sud orientale della provincia in cui è presente la Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia, distesa nei Comuni di Varco, Marcetelli dove si svolge la sagra dedicata, Nespolo, Paganico, Ascrea, Roccasinibalda, Collegiove e Collalto Sabino. La Rossa ha una forma rotondeggiante, al cui apice si può trovare la presenza di tomento (la peluria tipica del frutto) e presenta generalmente una forma convessa di colore più

chiaro del pericarpo (la parte del frutto che circonda i semi) che è

si solito marrone rossiccio e più

scuro dopo la curatura.

E' dotata di una torcia anch'essa

tormentosa e una cicatrice ilare

di forma irregolare. Il frutto da

esso prodotto è di colore bianco

e

croccante, dal sapore delicato

e

dolce.

La provincia di Rieti questa produzione occupa un posto preminente con il 50% dei castagneti da frutto dell'intera regione Lazio, collocandosi a livello produttivo al secondo posto, dopo la provincia di Viterbo.

Il tempo della castagna è

tranquillo, dorato periodo in cui

la natura si prepara al riposo

invenale, è il tempo del vino

nuovo che si sposa festosamente

al gusto delle caldarroste

allegramente scoppiettanti nel

camino. Quasi una rievocazione

di quella civiltà contadina e

montanara dove il dolce frutto autunnale dava la ricchezza per tutta la famiglia che, durante l'inverno, su di esso e sull'inventiva della donna basava l'alimentazione. Avere un castagneto era una ricchezza perchè il castagno era apprezzato e protetto non solo per il pregiato frutto, ma perchè il suo legno serviva nell'economia rurale come elemento di costruzione. Il castagno è considerato tra i

giganti della nostra flora sia per

la sua mestosità

che per la longevità, qualità, queste, messe in discussione, nei decenni passati, dall'attacco di due malattie fungine: il mal dell'inchiostro e il cancro del castagno.

Nella pagina seguente troverete alcune simpatiche ricette utilizzando la castagna rossa. Provate!

pagina seguente troverete alcune simpatiche ricette utilizzando la castagna rossa. Provate! "La Castagna Rossa"

"La Castagna Rossa"

Montebianco

Dose per 4 persone: 1 kg di castagne lessate, latte, zucchero, una bustina di

vaniglia, panna montata, liquore

a piacere.

Mettete le castagne lessate in

una casseruola, copritele di latte

e cospargete con zucchero e

vanillina e fatele cuocere

pianissimo fino a che le castagne saranno tenerissime; aggiungete una spruzzata di liquore; passate le castagne nello schiacciapatate

e raccogliete l'impasto "i

vermicelli" a piramide su un piatto da dolci. Cospargete con panna montata zuccherata.

Crema con la panna

Dose per 4 persone: 1 kg di castagne lessate e passate, una bustina di zucchero vanigliato, 50 gr. di zucchero, mezzo bicchiere di latte, panna, sale.

Mettere il passato di castagne in una casseruola, unire lo zucchero, lo zucchero vanigliato, mezzo bicchiere di latte caldo e tre cucchiai di panna liquida. Mettete su fuoco basso e sempre mescolando fate cuocere per 10 minuti. Mettete la crema in coppette e fate raffreddare. Servite con panna montata.

Tronchetto

Dose per 4 persone: 1,5 kg di castagne lessate e parrate, 100 gr. di cacao, 4 hg. di zucchero a

velo, 2 hg. di burro, un bicchiere

di liquore Strega.

Impastare il passato di castagne, ben freddo, col cacao e 2 hg. di zucchero a velo; preparare a parte la crema di burro

impastando il burro e i restanti 2 hg. di zucchero a velo. Stendere l'impasto di castagne e cacao e sovrapporvi uno strato di crema

di burro. Arrotolare il tutto e

modellare a "tronchetto". Mettere in frigo prima di servire.

Calzoni di castagne

Dose per 4 persone: 1,5 kg di castagne passate, 1 hg. di parmigiano o pecorino (a piacere), 2 uova, farina, sale, pepe.

Impastare le castagne ben fredde con parmigiano, sale e pepe. Preparare la sfoglia sottile e confezionare come calzoni. Mettere in forno e cuocere per circa 30 minuti.

sale e pepe. Preparare la sfoglia sottile e confezionare come calzoni. Mettere in forno e cuocere

SSPPAAZZIIOO IINNTTEERRVVIISSTTEE

L' INTERVISTA A OLINDO SESTILI

Come da noi promesso, ecco la seconda parte dell'intervista ad Olindo Sestili, un uomo che ha vissuto pienamente il nostro paese e che lo conosce più di chiunque altro.

1 - Marcetelli è anche famosa per la presenza di castagne nel periodo di fine estate - inizio autunno, Tanto è vero che si festeggia anche la sagra delle castagne. Questa tradizione è antica o recente?

La castagna è uno di quei prodotti che la terra ci dona, che non ha bisogno di una lavorazione lunga. Importante, in ogni caso, è la pulizia del sottobosco per permettere una raccolta più facilitata e veloce. Già dai tempi antichi con falcetti e rastrelli si faceva questo tipo di operazione d’estate, in previsione di quando sarebbero cadute e quindi in seguito raccolte. Quando era la stagione delle castagne tutti, soprattutto i giovani, si adoperavano per raccoglierle perché era un alimento che contribuiva alla sopravvivenza. Con la castagna, infatti, si può ottenere la farina, in sostituzione a quella di grano duro. E’ un alimento molto nutriente e contiene molto ferro. Si lavorava in questo modo: quando era la stagione e le castagne cadevano a terra venivano raccolte e successivamente messe in dei sacchi e portate a casa; le si teneva nell’acqua otto dieci

giorni, cambiandola continuamente. Alcuni, in sostituzione a questo metodo, le mettevano sotto le grondaie dei tetti in modo che con la pioggia

non avevano bisogno del ricambio d’acqua. Dopo questa operazione,

si mettevano nelle cassette ad

asciugare al sole. Poi nelle cantine, facendo mucchi e ogni giorno si andava lì con tutti quelli della famiglia a rigirarle con le mani. Duravano un'intera stagione: a maggio, ad aprile ancora c’erano le castagne!

2 - Quindi la l’idea della sagra è nata più in là?

Si! L’idea della sagra è nata recentemente per promuovere questo antico prodotto simbolo di questo paese. Inoltre, la castagna marcetellana, non è come quella viterbese marrone, ma bensì rossa: è più difficile da sbucciare, ma è molto più saporita e si mantiene a lungo.

3 - C’era qualche dolce

particolare che veniva fatto con questo prodotto?

Dolce particolare, che io ricorda, no. Però le nostre mamme usavano le castagne per fare le “mosciarelle”: le mettevano

dentro dei sacchetti bucherellati e

li appendevano dentro il camino.

Quando il calore le aveva seccate allora le mangiavamo! Tutti avevano almeno venti piante di castagne a Marcetelli e chi non le aveva cercava di procurasele: i grandi proprietari terrieri

chiamavano a lavorare dei braccianti che le raccogliessero per loro; in questo modo potevano essere ripagati con la stessa moneta, quindi con le castagne.

4 - C’erano altri prodotti di cui se

ne disponeva in grandi quantità e per questo venivano messi sul mercato?

In generale prodotti che possano essere stati messi sul mercato poiché in grande quantità non ce ne erano. Era tutto prodotto a livello famigliare. Mia madre, per esempio, faceva la canapa:

andavamo vicino al fosso e facevamo delle buche; poi ci mandavamo dentro l’acqua e mettevamo all’interno la canapa; quando era matura la portavamo via, e con una macchinetta la battevamo. Quando la canapa era anche battuta ci facevamo quei famosi corredi da regalare quando ci si doveva “maritare”. Pensate che erano tutti fatti a mano!

5 - Per quanto riguarda la

lavorazione del legno invece?

Il legname era fondamentale a

quei tempi dove la corrente non c’era, e per riscaldarci avevamo bisogno del fuoco, e quindi della legna. Quindi tutti i lavori attinenti all’uso del legname erano sicuramente molto in voga, come per esempio quello che vedeva protagonista la

lavorazione di tinozze, botti, tine

e molto altro ancora

Per

un periodo, inoltre, Marcetelli

quella determinata posizione così

esposte ai diversi enti atmosferici,

partecipò alla lavorazione della ferrovia, quindi il legname venne chiesto in grandi quantità. Successivamente c’è stato chi si è inventato un nuovo mestiere,ovvero quello di fare carbonelle e poi di andare a venderle a Roma, dove andava molto di moda vendere il carbone.

6 - Le tinozze e le botti hanno una lavorazione particolare. Come vengono lavorate?

quando pioveva la pioggia, filtrando nelle toghe, snelliva il castagno rendendolo più bello. Il castagno è un legname molto resistente e ha, dentro di esso, il “tallino” che gli da questa forza.Le toghe, che venivano

pioggia, sole, freddo e calore, rilasciavano successivamente questo “tallino” e così erano veramente pronte per diventare una biconza. Poi con i vari attrezzi del mestiere si procedeva con l’assemblaggio per arrivare infine

La lavorazione delle botti e delle tinozze è un arte che a Marcetelli

circa del legname e lo si portava a

al

prodotto finito. I cerchi erano o

oggi non pratica quasi più

di

castagno o di salice poiché

nessuno. Solo Cipolloni Giuseppe. Tuttavia è molto interessante. Il

erano più maneggevoli e resistenti.

lavoro veniva svolto vicino al fosso. Ci si procurava del legno di castagno e lo si tagliava in base alle proporzioni del prodotto

7 - Qual è la festa più sentita a Marcetelli?

finito. Facciamo conto che

E’

difficile scegliere: da una parte

dovevamo realizzare una “biconza”: si tagliava un metro

casa. Poi, con un coltello, si staccavano dal legno intero le “toghe”, che avevano una larghezza di 3,5 o 4 cm circa l’una. Queste toghe, con degli appositi coltelli e una specie di morsa, venivano allisciate e

c’è San Venanzio che è il protettore del paese, e quindi sicuramente è una festa molto simbolica per i marcetellani; dall’altra c’è la festa di Santa Maria e San Rocco che, svolgendosi ad agosto, riceve più

consensi rispetto a quella di San Venanzio, poiché le persone non lavorano e tutti tornano per

quindi “piallate a mano”. Dopo

festeggiarla. Non saprei

da un

questa fase si usava un attrezzo che si chiamava “la piana”che, strisciando sul legno, dava la giusta angolazione per creare il cerchio facendo in modo che su 5

punto di vista di “importanza” direi San Venanzio; ma da un punto di vista di partecipazione risponderei quella di Santa Maria e San Rocco.

cm di diametro la parte interna

doveva diventare 4.30 cm e quella

esterna 5. Una volta modellate in questo modo le toghe venivano accatastate a croce o a quadrato:

noi li chiamavamo “i cacatuli dei

cerchiari” e ci divertivamo a osservare le strane forme che assumevano. Si mettevano in

SSPPAAZZIIOO AATTTTUUAALLIITTAA'' LLOOCCAALLEE

Come nella canzone di Gino Paoli, dove quattro amici si ritrovano seduti a un tavolo di un bar condividendo speranze, illusioni e ideali, a Marcetelli succede un fatto pressoché simile.

Sei giovani ragazzi tra i 18 e i 23 anni hanno deciso di unire le loro forze per riportare in vita il “Baretto Marcitellano”, proprietà della Pro Loco ormai chiuso da anni. L’idea, ci dice uno dei soci Armando Cipolloni, è quella “di far rivivere un sentimento paesano”.

Ebbene si

questo locale, prima osteria e poi ritrovo di amici, è sempre stato pieno di voci, colmo di profumi e cullato da antichi canti paesani, alcune volte provocati da qualche bicchiere di troppo. Con il passare del tempo cambiano le esigenze, e un paese sempre meno popolato non ha la possibilità economica di fronteggiare le spese che un' attività di questo genere deve tener conto.

A distanza di tempo sono ancora i

giovani che vogliono dare una scossa al paese laziale per riprenderne in mano le redini:

Gianluca Vulpiani, Gianluca Tiberi, Daniele Renzi, Luigi Teodori, Armando Cipolloni e Antonio Mari sono i nomi degli intrepidi ragazzi che hanno deciso di realizzare un sogno, spinti anche dall’appoggio del Comune, della Pro Loco e dallo stesso Sindaco Daniele Raimondi che si

è detto orgoglioso di questa

iniziativa dando la sua benedizione nell’inaugurazione con tanto di taglio del nastro e discorso a seguito.

perché anticamente

I marcetellani ci dicono che per trovare un bar funzionante bisogna arrivare in Piazza San Rocco, che rimane leggermente fuori rispetto al paese. E’ giusto, affermano, che ci sia anche un altro punto di appoggio all’interno del paese stesso, che consenta a tutti coloro che vi abitano di poter scegliere dove ritrovarsi, e si dicono contenti dell’iniziativa. L’idea, ci dice Gianluca Vulpiani, è quella di tenere il più possibile aperto il bar per riportare calore “nel cuore dei marcetellani”. Si nel cuore dei marcetellani e di Marcetelli dal momento che il locale si trova a pochi passi dalla chiesa principale, dall'edificio comunale e vicino alla bella Piazza della Porta, così chiamata perché un tempo era l’entrata del paese. “Noi ci proviamo”, ci dice Antonio Mari, “e ce la metteremo tutta!!”

ci dice Antonio Mari, “e ce la metteremo tutta!!” E noi siamo con voi ragazzi e

E noi siamo con voi ragazzi e vi auguriamo un grande in bocca al lupo!! E’ dalle piccole ambizioni che nascono i grandi progetti e noi siamo felici di esserne portavoce. Brindiamo alla riuscita del vostro progetto. Auguri!!

felici di esserne portavoce. Brindiamo alla riuscita del vostro progetto. Auguri!! I ragazzi con il sindaco

I ragazzi con il sindaco Raimondi

SSPPAAZZIIOO SSOONNDDAAGGGGII

Qual'è la festa di paese a cui siete più affezionati o che vi

piace di più? Ecco i risultati:

più affezionati o che vi piace di più? Ecco i risultati: Vince la festa di San

Vince la festa di San Venanzio con 19 voti, seguita dalla festa di San Rocco con 14 voti. Purtroppo le nostre 2 sagre (del fungo porcino e della castagne rossa) e la festa dei vertuti non hanno ricevuto alcun voto. Ed

ora

aspettiamo

il prossimo sondaggio!!!

LLAA FFEESSTTAA DDEELL MMEESSEE

"LE SAGRE MARCETELLANE"

SAGRA DEL FUNGO PORCINO

Chi conosce Marcetelli, per sentito dire, la maggior parte delle volte lo associa alla Sagra del Fungo Porcino. Questo evento, infatti, nel corso degli anni, ha fatto conoscere il paese laziale nel resto della regione raccogliendo notevoli consensi. E' diventato

così un po’ il simbolo di Marcetelli e dei marcetellani. Per gli esperti

di micologia, quello che diremo è

solo una noiosa ripetizione di nozioni già apprese migliaia di volte, ma noi teniamo a precisare come questo prodotto sia presente nel territorio marcetellano. "Porcino" è il nome

comune di alcune specie di funghi del genere Boletus, spesso attribuito, anche come denominazione merceologica, a quattro specie di boleti facenti capo al Boletus edulis ed aventi caratteristiche morfologiche e organolettiche vagamente simili. Qualche esperto è arrivato a riconoscerne dodici specie diverse, discriminando a seconda degli ambienti di nascita, gli alberi simbionti, i caratteri microscopici e macroscopici (forma, colorazione e proporzioni del corpo fruttifero). Questo genere di fungo nasce dai boschi

di querce e di castagno della

pianura, alle faggete e abetaie di alta montagna. Si tratta di funghi simbionti, gregari, che possono svilupparsi in gruppi di molti esemplari. Gli antichi Romani chiamavano questi funghi Suillus per il loro aspetto generalmente tozzo e massiccio, ed il termine porcino ne è l'esatta traduzione.

Possono raggiungere facilmente grandi dimensioni:

non sono infrequenti ritrovamenti di esemplari di peso superiore a uno o due chilogrammi. Come ogni anno, nel mese di luglio questo appuntamento si è ripetuto puntuale e centinaia di persone sono accorse per assaggiare i piatti tipici derivanti dall’uso di questo prodotto, molto usato nel territorio laziale. La manifestazione folcloristica marcitellana, che ogni anno si svolge alle porte del paese nella sede della Pro Loco, quest’anno (24 luglio) ha offerto un menù semplice a un prezzo modico che ha accontentato tutti: come antipasto abbiamo visto servire bruschette alla crema di fungo porcino, seguito poi da fettuccine fatte sul momento e arista di maiale sempre a base di funghi ovviamente.

e arista di maiale sempre a base di funghi ovviamente. Fungo porcino La Pro Loco ha

Fungo porcino

La Pro Loco ha offerto, come ogni anno, la possibilità di mangiare seduti a tavolino e di bere un bicchiere dii vino in compagnia:

inoltre ha allestito numerosi stands che hanno offerto al pubblico la possibilità di comprare altri prodotti tipicamente marcetellani come quelli a base di castagne.

In mezzo agli stands gastronomici

c’eravamo anche noi con il nostro banchetto per promuovere l’idea, appena nata del giornalino, che dobbiamo dire, ha riscosso un notevole successo. L’insieme di

alcuni fattori, come la possibilità

di visitare il paese, o come la

disponibilità in cucina delle signore marcetellane che hanno messo a disposizione tutta la loro esperienza, hanno fatto si che si respirasse un’ aria sicuramente positiva nonostante il tempo incerto, a tratti soleggiato e

nuvoloso. L’unico fattore negativo, che più di una persona ha messo

in evidenza, è stata la poca

segnaletica stradale per arrivare all’evento e le condizioni della strada alquanto pessime, causate da molteplici frane e smontamenti verificatosi nel corso dell’inverno. Dovremmo esortare la provincia a provvedere a questi problemi che sicuramente attribuiscono al paese laziale alcuni punti negativi e lo mettono in cattiva luce rispetto ad altri. Questi piccoli imprevisti non possono certo cancellare una giornata sicuramente positiva di un paese

che è pronto a mettersi in discussione e a promuovere le proprie iniziative per farsi conoscere.

SAGRA DELLA CASTAGNA ROSSA XXV EDIZIONE

Come è ormai tradizione da

ben 35 anni, anche quest’anno

si è svolta, qui a Marcetelli, la

Sagra della castagna rossa. La castagna rossa é una delle

varietà di maggior pregio di un frutto a cui, specialmente nel passato, é stato fortemente legata l'economia della vasta area montana del Cicolano ed

in particolare modo quella di

Marcetelli.

La manifestazione, che come

di consueto, è l’occasione per

richiamare numerosi turisti e visitatori, ha avuto inizio alle

ore 09,00 e si è protratta fino a tarda sera. L'Associazione Pro Loco di Marcetelli, che fin da sempre si è impegnata ad organizzare al meglio l’evento, ha curato ogni particolare per dare il massimo conforto e divertimento a coloro che hanno deciso di venire a fare una gita fuori porta nel nostro paese. Non sono mancati anche quest’anno i punti di vendita promozionale di prodotti locali: castagne, marmellata di castagne, gelato

di castagne, amaro di castagne,

amaro al fungo porcino, funghi porcini secchi, formaggio locale "pecorino" e "caprino", prodotti dell'artigianato locale ed altro.

Hanno inoltre partecipato altri espositori che hanno dato la possibilità agli intervenuti di poter spendere un po' del loro tempo libero, in attesa dell’inizio della distribuzione

dei pasti. Per dare la possibilità

di degustare tutta la

squisitezza della cucina locale ("maltagliati al sugo", "gnocchetti e fagioli", cotiche e fagioli, salsicce alla brace, formaggi, ecc,) il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino ed ad un modico prezzo, sono stati

allestiti tavoli all’aria aperta e

al coperto, all’interno dei locali

dell’ Associazione Pro Loco. Ad

allietare la giornata, come ogni anno, tanta musica e la possibilità di improvvisarsi cantanti, con il karaoke. E la Castagna?? Beh, la protagonista della festa non si

è fatta certo desiderare

dall’inizio della Sagra sono

state distribuite gratuitamente, caldarroste a tutti i partecipanti !! L’invito che vi facciamo, se non avete partecipato a questa edizione,

è quello di non prendere

impegni per il primo Novembre

del prossimo anno

e la Castagna Rossa vi aspettano!!

Fin

Marcetelli

prendere impegni per il primo Novembre del prossimo anno e la Castagna Rossa vi aspettano!! Fin

Castagna rossa

SSPPAAZZIIOO RRIICCEETTTTEE

"I CIACAMARINI"

I "ciacamarini" è una pasta alimentare a base di farina, uovo, sale ed aggiunta di acqua tiepida.

La storia tradizionale del prodotto:

Pasto semplice delle famiglie contadine la cui preparazione avviene tradizionalmente nelle cucine domestiche. La ricetta ed in particolar modo il metodo di lavorazione della pasta viene termandata di generazione in generazione.

Materiali utilizzati nella tradizione locale: Spianatoia in legno e mattarello in legno.

Ingredienti (per 4-5 persone):

farina 400 gr sale q.b. uovo acqua tiepida q.b.

Procedimento:

L'impasto viene fatto riposare per qualche minuto e quindi viene tirata la sfoglia fino ad uno spessore di circa mezzo centimetro. La sfoglia viene tagliata in striscioline successivamente arrotolate con le mani su se stesse.

La sfoglia viene tagliata in striscioline successivamente arrotolate con le mani su se stesse. "I ciacamarini"

"I ciacamarini"

La sfoglia viene tagliata in striscioline successivamente arrotolate con le mani su se stesse. "I ciacamarini"

SSPPAAZZIIOO MMUUSSIICCAA

DE ANDRE' "La realtà quella vera, è quella che ci aspetta fuori"

“Io ogni sera desidererei rivolgermi al pubblico e dire loro che tutto quello che avete ascoltato fino ad ora è assolutamente falso, come sono assolutamente veri i sentimenti e gli ideali che mi hanno portato a scrivere queste canzoni. Ma con gli ideali e con i sentimenti si costruiscono delle realtà sognate. La realtà quella vera, è quella che ci aspetta fuori. E per modificarla, se vogliamo modificarla, c'è bisogno di gesti concreti e reali.”

“La solitudine non consiste nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia. Chi non sa tenersi compagnia, difficilmente la sa tenere ad altri”.

“Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile”.

Sono solo alcune delle più belle frasi di colui che viene considerato tra i più gradi poeti del ‘900: Fabrizio De Andrè. Nasce a Genova il 18 Febbraio 1940. Il padre, antifascista rifugiato nell'astigiano durante la guerra, torna a Genova con la famiglia solo nel '45. Qui Fabrizio frequenta le elementari, le medie, poi gli studi liceali, avvicinandosi alla poesia, alla musica e al teatro e stringendo amicizia con personaggi destinati come lui a diventare famosi, come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Paolo Villaggio e il regista Aldo Trionfo. Si iscrive alla facoltà di Legge, ma intanto suona chitarra e violino in concerti jazz e folk e scrive le prime ballate, sotto l'influenza di George Brassens e della musica trobadorica medievale:

vocazione artistica che lo allontana inesorabilmente dal destino di avvocato e lo porta a rinunciare alla laurea. Il suo primo disco (ormai dimenticato) esce nel '58, seguito da altri episodi a 45 giri, ma la svolta artistica matura diversi anni dopo, quando Mina gli incide "La Canzone di Marinella", che si trasforma in un grande successo. "Se una voce miracolosa non avesse interpretato la "Canzone di Marinella", con tutta probabilità avrei terminato gli Studi in Legge per dedicarmi all'avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore…", Comincia così solo nella seconda metà degli anni

Comincia così solo nella seconda metà degli anni "Fabrizio De Andrè" Sessanta per lui il vero

"Fabrizio De Andrè"

Sessanta per lui il vero "mestiere della musica". Intanto nel 1962 si sposa con Enrica, una ragazza genovese da cui ha il suo primo figlio, Cristiano (oggi cantautore come il padre, e collaboratore nell'album "Anime Salve") e nel 1965 pubblica in Lp la sua

prima raccolta di ballate. Ma il 1967-68, gli anni della Contestazione Studentesca, diventano gli anni chiave della sua carriera. L'etichetta Belldisc gli pubblica l'album "Fabrizio De André Volume I", che contiene molte delle sue canzoni divenute oggi dei

« "[

classici.

scritte così, come mi hanno

aggredito. Per incontenibile

affiorare di memoria. [

Talvolta il ricordo mi arrivava da molto lontano: dai balli a palchetto nelle campagne astigiane degli anni Cinquanta,

]

Le ho

]

dove un paio di labbra impiastricciate di viola, la cucitura di una calza di seta che scompariva nella "terra promessa", il balcone dipinto di verde della casa di mia nonna diventavano i particolari di una memoria diversa e più recente:

dalle labbra di "Bocca di Rosa" alla disperata attrazione per la stanza semibuia di "Via del Campo". » Poi è la volta di "Tutti morimmo a stento" e di "Volume II", dischi che nell'atmosfera surriscaldata di quegli anni divengono quasi oggetti di culto. Seguono alcuni anni di straordinarie conferme. Nel 1970 pubblica "La Buona Novella", un lavoro che si ispira liberamente ai Vangeli Apocrifi, e nel 1971 "Non al denaro non all'amore né al cielo", rilettura dalla celeberrima "Antologia di Spoon River" di Edgard Lee Master. « Quando scrissi "La

buona novella" era il 1969. Si era quindi in piena rivolta studentesca; e le persone meno attente - che poi sono sempre la maggioranza di noi -: compagni, amici, coetanei, consideravano quel disco come anacronistico.

Mi dicevano: "cosa stai a

raccontare della predicazione di Cristo, che noi stiamo sbattendoci perché non ci buttino

il libretto nelle gambe con scritto sopra sedici; noi facciamo a botte per cercare di difenderci dall'autoritarismo del potere,

dagli abusi, dai soprusi."

avevano capito - almeno la parte meno attenta di loro, la maggioranza - che La Buona Novella è un'allegoria.Paragonavo le

istanze migliori e più ragionevoli

del movimento sessantottino,

Non

cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che proprio per

contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell'autorità si era fatto inchiodare su una croce, in nome

di una fratellanza e di un

egualitarismo universali. » Fabrizio de Andrè sull’album “ La buona novella”. Del 1973 è

l'Lp "Storia di un Impiegato", che

si ispira criticamente alle istanze

della Contestazione, mentre l'anno successivo nell'album "Canzoni" rende omaggio ai suoi "numi tutelari" (Brassens, Dylan e Cohen) traducendoli, e unendo ad essi alcune sue canzoni degli anni Sessanta. « Quando è uscito "Storia di un impiegato" avrei voluto bruciarlo. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile. L'idea del disco era affascinante. Dare del Sessantotto una lettura poetica, e invece è venuto fuori un disco politico. E ho fatto l'unica cosa che non avrei mai voluto fare:

spiegare alla gente come comportarsi. »

mai voluto fare: spiegare alla gente come comportarsi. » Il 1975 è l'anno di "Fabrizio De

Il 1975 è l'anno di "Fabrizio De André Vol.7", nato dalla collaborazione con Francesco De Gregori, e del suo primo tour. Intanto matura il progetto di trasferirsi in Sardegna: acquista una tenuta agricola, l'Agnata, presso Tempio Pausania, e lì si dedica all'agricoltura e all'allevamento. Due anni dopo, dalla relazione con la cantante Dori Ghezzi (che sposerà in seguito), nasce una figlia, Luisa Vittoria. Nel 1978 pubblica l'album "Rimini", e nel 1979, dal tour con la PFM, ricava uno "storico" doppio live. « Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico, i "figli della luna"; quelle persone che noi continuiamo a chiamare gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Ecco, mi fa piacere cantare questa canzone, che per altro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza più bisogno di vergognarsene.» De andrè su “Andrea”, brano tratto dall’album Rimini. Il 28 agosto dello stesso anno accade l'episodio più traumatico della sua vita: lui e Dori Ghezzi vengono sequestrati da banditi sardi. Da quell'esperienza scioccante, durata quattro mesi, De André trae nel 1981 un bellissimo album di riflessione sulla realtà della gente sarda. L'Lp, che non ha titolo, viene ricordato come "L'indiano". Il 1984 è un altro anno decisivo. Con la collaborazione del musicista ex- PFM Mauro Pagani, realizza l'Lp "Crueza de mâ", che i critici riconoscono non solo

come il miglior album dell'anno

ma anche dell'intero decennio. Si tratta in effetti di una vera e propria svolta: in totale controtendenza, De André salda l'uso altamente poetico della lingua nativa (genovese) alle sonorità folk della tradizione mediterranea. « Crêuza è stato il miracolo di un incontro simultaneo fra un linguaggio musicale e una lingua letteraria entrambi inventati. Ho usato la lingua del mare, un esperanto dove le parole hanno il ritmo della voga, del marinaio che tira

le reti e spinge sui remi. Mi

piacerebbe che Crêuza fosse il veicolo per far penetrare agli occhi dei genovesi (e non solo nelle loro) suoni etnici che appartengono alla loro cultura. » I risultati compositivi e poetici sono sorprendenti, e mettono in luce anche inedite qualità espressive nella vocalità dell'artista. Nel 1988 sposa la compagna Dori Ghezzi, e nel 1989 intraprende una collaborazione con Ivano Fossati (da cui nascono brani come "Questi posti davanti al mare"). Nel 1990 pubblica "Le nuvole", grande successo di vendite e di critica, che è accompagnato da un tour trionfale. « Le Nuvole, per l'aristocratico Aristofane, erano quei cattivi consiglieri, secondo lui, che insegnavano ai giovani a contestare; in particolare Aristofane ce l'aveva con i sofisti che indicavano alle

nuove generazioni un nuovo tipo

di atteggiamento mentale e

comportamentale sicuramente innovativo e provocatorio nei confronti del governo conservatore dell'Atene di quei tempi. La Nuvola più pericolosa, sempre secondo Aristofane, era Socrate, che lui ha la

sfacciataggine di mettere in mezzo ai sofisti. Ma a parte questo, e a parte il fatto che comunque Aristofane fu un grande artista e quindi inconsapevolmente un grande innovatore egli stesso, le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perché il

nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. Nella seconda parte dell'album, si muove il popolo, che quelle Nuvole subisce senza dare peraltro nessun evidente segno

di protesta. » De andrè

sull’album. Segue l'album live del '91 e il tour teatrale del 1992, poi un silenzio di quattro anni, interrotto solo nel 1996, quando torna sul mercato discografico con "Anime Salve", altro disco molto amato dalla critica e dal pubblico. « “Anime salve” trae il suo significato dall'origine, dall'etimologia delle due parole "anime" "salve", vuol dire spiriti solitari. É una specie di elogio

della solitudine.Si sa, non tutti se

la possono permettere: non se la

possono permettere i vecchi, non

se la possono permettere i

malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può

rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il

circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l'universo: dalla foglia che spunta

di notte in un campo fino alle

stelle. E ci si riesce ad accordare

in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare "De Andrè con la

"De Andrè con la mogli Dori"

un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare "De Andrè con la mogli

"De Andrè e figlio"

meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome

siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell'anacoretismo

né dell'eremitaggio, non è che si

debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è

che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d'identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non

mi ha mai fatto paura, invece

l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura. » Nel '97 infine pubblica "Mi Innamoravo

di Tutto", una raccolta di vecchi

brani scelti fra i suoi prediletti e tra i meno compresi dal pubblico.

Ad essi unisce la versione

originale del classico "Bocca di

Rosa" e una preziosa "La canzone

di Marinella" in duetto con Mina.

Nel 1998 continua il tour teatrale, interrotto nel periodo estivo per motivi di salute. L'11 gennaio 1999 Fabrizio De André muore a Milano, stroncato da un male incurabile. I suoi funerali si svolgono il 13 gennaio a Genova alla presenza di oltre diecimila persone. Nel 1999 esce postumo il live "De André in concerto", in cui sono raccolti i brani di "Anime Salve" e "La Buona

novella", oltre a classici mai eseguiti in concerto come "Geordie". Nel 2000, in occasione della prima commemorazione della sua morte esce, la raccolta "Da Genova", con brani meno conosciuti al grande pubblico, tra cui "Girotondo" e "Canzone per l'estate". “Io ho conosciuto De

Andrè come poche persone. E sono inviperito per questa tendenza che esiste soprattutto in Italia (forse per le sue radici cattoliche) di riconoscere i meriti delle persone e celebrarle solo dopo la morte. Come se la morte nobilitasse. Appena Fabrizio è morto, ed è morto abbastanza giovane, tutti si sono accorti che non era uno strimpellatore, ma un vero cantautore, un autentico poeta a tutto tondo. Io penso che se Fabrizio avesse cantato in inglese o in francese sarebbe stato una star internazionale”. Paolo Villaggio ricorda il suo vecchio amico Fabrizio.

star internazionale”. Paolo Villaggio ricorda il suo vecchio amico Fabrizio. De Andrè De Andrè con il

De Andrè

star internazionale”. Paolo Villaggio ricorda il suo vecchio amico Fabrizio. De Andrè De Andrè con il

De Andrè con il figlio Cristiano

SSPPAAZZIIOO SSTTOORRIIAA

L' origine storica del comune di Marcetelli

Le origini di Marcetelli sono molto antiche e sono da ritenersi contemporanee a quelle di molti paesi vicini, posti al di là o al di qua del fiume Salto. Non si hanno notizie che si possano riferire all’epoca della dominazione romana, o ad epoche precedenti, tranne quelle fornite da Tito Livio sulla guerra contro gli equi, (che notoriamente abitarono le alte valli del Turano e alcune vestigia oggi scomparse) di una strada romana costeggiante la riva sinistra del Salto, ritrovate da appassionati ricercatori nei pressi di Rocca Vittiana e di Sant’ Ippolito. Ciò dimostra che la zona, in quei lontani tempi non era disabitata e fa presumere che le popolazioni ivi stanziate abbiano seguito nel corso dei secoli le sorti di Roma prima e dopo la caduta dell’Impero. Nel secolo X, regnando Papa Giovanni X, i Saraceni provenienti dall’Italia meridionale attraversarono le valli del Salto e del Turano ed assediarono Rieti, alla cui liberazione contribuirono anche le milizie della zona, un chiaro segno del passaggio dei saraceni si ha nel fatto che, tutti i paesi della zona (Marcetelli compreso) sorgono sulle cime dei monti perché le popolazioni (terrorizzate dalla ferocia degli infedeli) si rifugiarono sulle alture inaccessibili agli invasori, stabilendovi nuova dimora e costruendo quei castelli dei

quali rimangono qua e là soltanto vestigia o, raramente, esemplari ben conservati. Ciò spiega perché i primi documenti storici attendibili, numerando i paesi della zona usano la parola latina “castra” che nella lingua classica significa “accampamento” e “castello” nel latino medievale. Non si riesce facilmente ad avere notizie documentate per il periodo che va dalla sconfitta dei Saraceni (prima metà del secolo X) fino ed

oltre il 1150 e a tal uopo sarebbe utilissimo ricercare negli archivi dell’Abbazia di Farfa e della Cattedrale di Rieti. Esiste solo qualche leggenda tramandata a voce sulla quale però non si ritiene utile soffermarsi. Notizie via via più precise si hanno dalla seconda metà del secolo XI e sono strettamente legate alle vicende della famiglia Mareri, alla quale appartennero per secoli molte terre al di là e al di qua del Salto. La famiglia Mareri si affermava verso la fine della dominazione normanna, si sa che Filippo (sotto gli Svevi) era barone di Mareri e di altre terre.

verso la fine della dominazione normanna, si sa che Filippo (sotto gli Svevi) era barone di

Successivamente i Mareri vennero in possesso dei feudi di

Rainaldo Sinibaldi, il quale il 15. XII. 1185 aveva ottenuto da gentile (abate di San Salvatore di Rieti) alcune terre poste tra i fiumi Turano e Salto al tempo di Federico imperatore, cioè del famoso Federico I detto il “Barbarossa”. Gli unici esemplari dello stemma dei Mareri, tra piramidi argentee in campo rosso sormontate da tre rose pure d’argento, si trovarono a Marcetelli, nel cosiddetto “palazzetto”, e nella fontana fredda di Fiamignano (oggi conservato nel museo di Santa Filippa a Borgo San Pietro) entrambi in pietra, ed uno meravigliosamente dipinto a Rigatti nella casa Caprioli. Ma il documento più importante

e di più antica data, è

rappresentato dal rescritto di Re Carlo D’Angiò (Napoli 14.VI.

1266) con il quale viene concessa

a Tommaso Mareri, l’investitura

di alcuni feudi nello Stato di Cicoli. Da detto documento risulta come Tommaso Mareri, avendo dimostrato di detenere e possedere per successione dai suoi antenati e quindi a legittimo titolo, tra i molti altri, i due castelli di Rigatti e Marcetelli situati ai confini del Regno di Napoli con lo Stato della Chiesa, ne ottenne la conferma da Re Carlo, per se e per i suoi successori in perpetuo “pont ab antiquo feurunt et sunt de paesenti”. Altri documenti successivi confermano l’appartenenza di Marcetelli al Regno di Sicilia ed alla contea dei Mareri (Nicolò figlio di Lippo Mareri fu anche signore dei castelli di Rigatti e Ascrea ai tempi del Re Latislao

Bonifacio IX negli anni attorno al 1393). Nel 1530 l’Imperatore Carlo V investi Giorgio Cesarini della metà dei feudi di Rigatti e Marcetelli togliendoli a Francesco Mareri; tre anni dopo

lo stesso imperatore (poiché

Rigatti e Marcetelli sono compresi nello stato della

Chiesa) rinnovando l’investitura

al figlio del Cesarini, sostituì agli

stessi metà di Poggio San Giovanni e Poggio Valle. Come

mai tra il 1273 ed il 1530 Rigatti

e Marcetelli sono passati dal

Regno di Sicilia allo Stato della Chiesa? Quanto ciò sia avvenuto

e perché non è stato possibile

rintracciare nei documenti, è certo però che il 3.XII. 1662 Marcetelli fu acquistato per una forte somma, da Maffeo Barberini il quale lo ebbe in vendita dal vice Re di Napoli Conte di Pignerianda in nome del

Re di Spagna Filippo IV, il quale

a sua volta ratificò il contratto il 5.IV.1663 rimase ai Barberini

fino all’abolizione del feudalesimo decretata da Napoleone Bonaparte. Ma una risposta esatta potrebbe darla soltanto la consultazione degli

archivi dei Barberini nei colonna

e di quelli sopra ricordati

(Abbazia di Farfa e Cattedrale di Rieti). Gli stessi archivi potrebbero forse dire, quando e come la popolazione di Marcetelli sia riuscita a darsi un ordinamento amministrativo autonomo assurgendo a dignità

di comune. Nessuna notizia si e

potuta trovare nella biblioteca ne

si ritiene possa trovarsi

nell’archivio comunale, si deve però tenere presente che:

Marcetelli rimase ai Barberini fino all’abolizione del feudalesimo (primi anni del

secolo XIX); dal 1861 anno della

proclamazione del regno d’ Italia

si trovano registri di stato civile

approntati dal comune come tale mentre per gli anni precedenti

fanno fede i registri parrocchiali.

E’ lecito dunque intuire, (proprio

per la mancanza di dati e notizie

di questo periodo) che

l’autonomia comunale di

Marcetelli si sia realizzata entro il periodo che va dagli inizi del

1800 al 1861. Non è possibile,

infatti ammettere che il ciclone napoleonico si sia limitato quassù a distruggere solo crinoline e guardinfanti, se si pensa ad esempio alle lotte fra i francesi aiutati dalla parte più evoluta delle popolazioni locali e

i legittimisti nel 1799 nel vicino reame di Napoli (al quale Marcetelli era stato legato per secoli) alle travagliate vicende storiche degli anni seguenti ai fermenti d’idee ed istituti nuovi portati dagli eserciti francesi. Riflettendo poi che alla proclamazione del Regno d’ Italia

1861 vennero estese a tutta la

penisola le leggi e i regolamenti piemontesi si deve pensare, che l’autonomia comunale, non poteva nascere “ope legis” (come un fungo in una notte) ma che la nuova legge unitaria, dovette tener conto di uno stato di fatto preesistente cioè che a Marcetelli vi fosse già un ente costituito ovvero il Comune.

SSPPAAZZIIOO AATTTTUUAALLIITTAA''

Arriva l’11/11/11:

una data tra superstizioni, profezie e follie

Coloro che sono convinti che dopo il 10 la sfortuna si accanisce, lo temono, ricordando che è definito “la dozzina del diavolo”. Altri, invece, lo considerano un simbolo di rinascita, magari l’apertura di una nuova dimensione, una sorta di ascensione cosmica. A prescindere dalla prospettiva, nel giorno fatale, 49 minuti prima di mezzogiorno, calendario e orologio si posizioneranno su un numero straordinario e praticamente irripetibile in epoca moderna:

saranno infatti le 11:11

dell’11/11/11, si creerà il più lungo palindromo (sequenza

di caratteri che resta identica

leggendola al contrario) con

l’1. Finora è successo soltanto una volta, nel 1111. Ma questo è un momento in cui ci

si aspetta di tutto: eventi

fatali, svolte socio-politiche, scoperte rivoluzionarie. Sono

previste cerimonie in 50 Paesi. “Alle 11:11 Gmt” ricorda Solara, numerologa che usa solo il nome di battesimo e vive in Perù “migliaia si uniranno in silenzio come osservatori che sorvegliano i mondi all’interno dei mondi” e

la

cui prospettiva “rafforzerà

la

risonanza di verità solo

grazie alla loro presenza”. Per celebrare la scadenza migliaia

di persone sono arrivate da

tutto il mondo alla Capilla del Monte, a circa 800

chilometri da Buenos Aires. Il Paese sorge ai piedi dell’Uritorco, montagna carica

di leggende sin dall’epoca

preispanica: si aspettano la fine del mondo, o l’apertura di una porta cosmica per il passaggio ad un’altra realtà. C’è anche chi ha una visione più prosaica della data: un’organizzazione spagnola per i non vedenti che

si chiama Once (Undici) ha

organizzato una lotteria speciale con premi per 11 milioni di euro e un super jack- pot da 11 milioni di euro. Anche per massoni e gruppi occultisti l’11 è un numero con una risonanza particolare:

alcuni dicono che abbia proprietà psichiche o che rappresenti un canale per il subconscio; altri sottolineano la sua innata dualità, un riflesso del paradigma bene/male presente sin dagli albori dell’umanità. Altri notano come l’11 spunti fuori con allarmante regolarità anche nel peggiore attentato della storia moderna, nella data, ma anche nel fatto che le Torri Gemelle assomigliavano a un 11 e il primo aereo che le colpì fu il volo 11. Fu poi l’Apollo 11 a portare i primi uomini sulla luna. Per tornare ai tempi nostri, il recente e catastrofico terremoto in Giappone si e verificato il giorno 11 (marzo). Altri richiamano la profezia di San Malachia, che nell’11mo

secolo predisse che ci

sarebbero stati 12 Papi prima

di una biblica apocalisse, e

Benedetto XVI è l’undicesimo. Anche il peso storico del numero non è da poco:

l’armistizio della Prima guerra

mondiale

fu firmato all’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. C’è chi è convinto che il numero 11 possa mettere gli uomini in contatto con il mondo soprannaturale e il palindromo dell’11 ha ispirato addirittura un film dell’orrore diretto da Darren Lynn Bousman. I più ottimisti saranno le centinaia di coppie che in Cina e in altri Paesi orientali si uniranno in matrimonio: la magia, almeno questo il loro auspicio, così durerà per sempre.

almeno questo il loro auspicio, così durerà per sempre. In Gran Bretagna invece sarà anche il

In Gran Bretagna invece sarà anche il giorno di uscita nelle sale del film 11-11-11, disaster movie firmato da Darren Bousman che prende ispirazione proprio dalle leggende legate a questa rarissima combinazione di numeri. Certo, se ci si attiene puramente al calendario l’11 novembre nel Regno Unito si festeggerà più che altro l’Armistizio. Ovvero il giorno in cui si mise fine alle ostilità della Grande Guerra. La pellicola di Bousman, invece, sceglie un taglio più catastrofista e racconta dell’improvvisa apertura di un passaggio tra l’inferno e la Terra. Eventualità’ che

non sembra preoccupare gli abitanti di Gretna Green, piccola cittadina al confine tra Scozia e Inghilterra, destinazione molto popolare tra gli aspiranti sposi britannici. Se in un normale venerdì di novembre a Gretna Green si celebrano infatti, in media, meno di una dozzina di matrimoni, nel giorno “dei numeri” a pronunciare il fatidico sì saranno in 50.

A spiegare perché è Sarah Bull, giornalista del Daily Mail. ”Per me assume un

grande significato sposarmi in una data storica”, ha raccontato alla sua testata. ”Abbiamo scelto l’11-11-11 perché è un giorno che nessuno, incluso il mio alquanto smemorato fidanzato, potrà mai dimenticare”. Miti… superstizioni…

verità?Chi lo sa

scopriremo solo vivendo!!

lo

smemorato fidanzato, potrà mai dimenticare”. Miti… superstizioni… verità?Chi lo sa scopriremo solo vivendo!! lo

SSPPAAZZIIOO OORROOSSCCOOPPOO

ARIETE: Vissù è lu mese giusto pe vù che ve retrovete le corna n’capu: se fino a

mo sete stati sempre a fa queccosa,vissu è lu mese giusto pe repiglià un po’ de fiato e pe sta vicino alla famiglia e a chi ve vole bene. Moveteve prechè se lù primo passo

lo facete vò è meglio e l’antri sarau contenti de vedè sa cosa

ascisi alla sedia s’è appesantita pure la panza vostra!Quindi rizzeteve e jete a fa na passeggiata iò pe lu tornante, ma senza esagerà,sennò schiattete!Tante cose potrau retornà allu postu seo, ma non ve rucichete pe ainavve prechè tante volte è megliu aspettà che pentisse po’

a forza de remanè

TORO: Pe lu toru in vistu mese de novembre ce starau delle novità pe quanto

riguarda lu lavoro: se ve và bè o ve và male è lo stissu

e migliorà sempre! Chi ve sta atturnu s’accorgerà che jete n’fretta ma attenti a villi che ve sse mittu n’sinu pella via prechè se ne potterrianu approfittà!In amore non ve

lassete ji più de troppi ! stete a diventà più friddi ellu frigorifero ellu bar e in qua

modo rescallateve

pure vù che ve lli dovete avvecinà!

ve servirà pe cree ncriu in vù

bè però sete

metteteve vicino allu focu!La famiglia ve capisce

GEMELLI: Li gemelli non sao que au da fa: fate pace collu cervellu prechè non se capisce villu che volete dall’antri e da vù!Ragionà sulle cose non è mai statu sbagliato, però vù ce mettete troppu!Ce facete venì a muffa!!Anche velle cose che paru facili, le facete diventà difficili!!Non ve fissete sulle cose e piuttosto cerchete de risorve li problemi, invece de crealli!Sù capu usetelo pe fa e cose che servu alla gente. Non trascurete l’amici specie villi che vau sempre datu tantu e facete sentì che ce stete se ve lo addimannanu. Pe le questiuni e core cerchete queccosa che migliorerria lu rapporto che tenete prechè sennò non stete bè!Pensete meno a vù e più agl’atri!

CANCRO: Su mese sarà fortunatu e mancu pocu: tutti ve vogliu pe issi e lu sorrisu vostru sarà importante in certe situazioni!Se ve retrovete lu core m’pegnato, forse non è ora de fa e serenate o de decide queccosa de serio. Tante occasioni ve se presenterrau e arreste da decide vello che dovete fa. Recordeteve e vello che la gente ha fatto pe vu, e ricambiete ù favore. Starete accisi e ve farà male tuttu, quindi se dovete ji all’ortu a fa queccosa aspettete a luna bona prechè non è aria de faticà! Se ve sentite troppu male, jete allu medicu che ce pensa issu a davve e medicine giuste!

LEONE: Pe villi che sò nati re e tengu a criniera n’capo, vissu mese sarà villu esattu pe sparlà elli fatti dell’atri in piazza: non facete villi timidi e se avete promissu a na bella monella e portalla a fa nà camminata, cambiete via e portetela

allu fosso che non ve dirà de no!Se un cristìanu ve offre un passagio pe resallì dalla canale, accettete senza penzà,prechè stu mese sete fortunati e ve potterria capità queccosa de bonu!! Nun facete villi collu musu lungu e cerchete de volè bè a tutti villi che ve stau atturnu: dalli genitori alli fidanzati, prechè recordeteve che vello

che seminete, recojete

e stemo n’tempo de castagne

non giochete collu focu!!

jete aspettenno? Villu ‘e Avezzano che

repassa?! Ne stu periodo ell’annu stete fermi, ma potterreste ottenè più de quanto ve eravate pensatu: quanno calete pe ji a pià ‘ncre acqua alla fonte, potterreste

‘ncontrà quallecuno o ‘nforestiero che non v’aspetteate ‘e vedè. A forza de ji all’orto

a rescavà e patate, ve sentirete un po’ stracchi

‘ella salute vostra

repuseteve li stessu!

E rescappete domeneca, pe ji alla messa! Non ve mettete allu centro ‘ell’attenziò,

che Feragosto è passato da ‘mpezzu e lu palco a San Rocco l’hau levato! Quallecunu se potterria resentì pe vello che iete facenno e potterria scoppià na rissa!

quallecunu che se rizzerà allu postu vostru e se nun ce sta,beh

starà

VERGINE: Vù ellu signu ella vergine

che

vissu

è lu momentu pe piasse cura

ce

stete

vecinu allu camminu e non ve rizzete senza motivu

ellu signu ella vergine che vissu è lu momentu pe piasse cura ce stete vecinu allu
ellu signu ella vergine che vissu è lu momentu pe piasse cura ce stete vecinu allu
ellu signu ella vergine che vissu è lu momentu pe piasse cura ce stete vecinu allu
ellu signu ella vergine che vissu è lu momentu pe piasse cura ce stete vecinu allu
ellu signu ella vergine che vissu è lu momentu pe piasse cura ce stete vecinu allu
ellu signu ella vergine che vissu è lu momentu pe piasse cura ce stete vecinu allu

BILANCIA: Pe vù che stete sempre a repensà a tuttu vellu che ve trovete ‘nnanzi, u mese ‘e novembre non porterà cambiamenti!!Prima ‘e mò, e cose ieanu bè ; non ve potete lamentà: certi legami, comunque, diventerrau più forti ‘e prima e quallecunu ve vorria accompagnà a Riete pe favve compagnia. La stabilità che tenete ve aiuterà in amore prechè terrete più fiducia in vù e farete e cose fatte bè. Allontanete l’ozio come se fosse un malocchiu e cerchete de nun sparì quanno servite pe taglià le lena, prechè tanto da quepparte ve verrau a retrovà

SCORPIONE: Vissu è lu mese ideale pe vù ‘ellu segno‘ellu scorpiò: lu friddu ve piace e scapperete più ‘nvogliati pe ji a dà da magnà alle galline. Pe lu lavoro, dovete esse più attivi e ce dovete mette più sacrificiu: stete sempre collu capu da n’atra parte e non reccapezzete mancu vellu che doverreste fa. Quallecunu potterrià pensà che l’atra sera allu barrittu avete bevuto troppu e mo non je la facete a repijavve! Volete passà tempu: iete alla vaschetta co quallecunu,che non li pesa ‘e resali pe l’arolisci. Ancora non volete storie serie,pe que monella potterreste esse pure interessanti,ma chi lo sa che a forza ‘e tira, non se stucca a corda e remanite soli!

SAGITTARIO: Pe lu sagittario ne stu mese ce starau tante sorprese e tanti ‘mprevisti! Mica potete fa sempre vello che pensete de fa e queccosa ve potterria cambia i progammi: quanno lavorete, non facete sempre villi che pe paura de non se sa che cosa, non iciu mai niente. Pe na ota, facete vede all’atri chi sete! Dovete esse ‘ngegnusi e vello che verrà fori lo accetterrau tutti!Evitete de ji a fa e scampagnate allu Monte Navegna o allu Lago da soli; portetece pure a famiglia, che tè bisogno ‘e vù!!Sennò jete tutti ‘nzemmora a fa merenna allu cerritu! Non abbusete ‘ellu fisico prechè pure se òggi ve sentite in forma, addemà potterreste resvegliavve che non ve reggete ritti!

CAPRICORNO: Pe lu capricorno vissu mese sarà bonu pe ripensà allu passato e

anche se ce scapperà un po’ de nostalgia, tanti ricordi li vorreste revive come se fossero

lu presente! Sarria meglio pe vù se ve daete da fa invece de repensà allu passatu

quaccosa da fa: jete a recoje le lena socì preparete la casa pe l’inverno! Almeno tenete ù capu ‘mpegnatu e villi che ve stau vicinu ce capirrau quaccosa!Jetece alla Sagra della Castagna o alle atre feste che verrau ne stu mese, prechè sarà l’occasiò per sta cogl’atri

e pe non pensà!Concedeteve un bicchiere ‘e troppu allo barrittu e reiete a casa scallati!Pe na ota,niciunu ve dirà niente!!

trovete

ACQUARIO: Pe i nati sotto lu signu ‘ell’acquario vissu è un periodo in cui l’acqua

nun verrà ne troppu calla né troppu fredda. Forse ce stea un problema allu cassone, chi

lo sa

è stata ‘nsallita, come vella pe ji alla cchiesa ‘e Santa Maria, ma mò potete esse

soddisfatti!Quanno lavorete, sorriete!!Socì li problemi se alleggerisciu e so più semplici da resorve.E se facete socì, villi che verrau dopu, sarrau meno difficili da resorve! Propriu mò che sete riusciti a favve amà pe vellu che sete non rovinete tuttu e remanete stabili!! Mo l’avete trovata a stabbilità che tantu cercavate! ‘ella salute non ve potete propriu lamentà, anche se potterrià ji sempre megliu; i rapporti co li parenti cureteli de più; e se la socera ve lla rotte, facete finta che ce le tenete ancora sane.

Se

ve guardete arreto potete esse contenti ‘e vellu che avete recotu fino a mò

a

via

PESCI: Pe li pesci che stau allu lago sta pe ‘ncomincià un invernata pina ‘e cambiamenti e situazioni nove. Ve sete rutti de ji tutti i giorni alla fonte a recoje l’acqua e tante ote sperete che se trasformi in vinu. La prescia e la leggerezza dau cattivi consigli e in un periodo come vissu dovete usà più lu capu, invece de fa finta che non lu tenete. Stete attenti a vello che facete che se potterria rivelà interessante a lungo andare e aspettateve delle belle sorprese: cogliete l’attimo e non ve facete pià dalle fregole!Cerchete de esse meno appiccicusi co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se ce ne sta motivu!!

co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se
co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se
co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se
co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se
co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se
co la famiglia e lassetela respirà, prechè vissi pe vù ce stau sempre!! Preoccupateve solo se