Sei sulla pagina 1di 11

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

Anche se la maggior produzione localizzata nel nord-Italia, si produce spumante in quasi tutte le regioni dItalia . I territori pi idonei sono quelli dove il clima va da temperato a freddo, il suolo magro e poco profondo. Sono idonei terreni di natura calcarea o calcareo-argillosa, a fertilit moderata, ma anche sciolti, ciotolosi e ghiaiosi. In queste condizioni si verifica una la lenta maturazione dell'uva che favorisce il buon accumulo di zuccheri senza un'eccessiva diminuzione degli acidi organici, mentre l'escursione termica giorno/notte arricchisce il corredo degli aromi varietali.

Le zone dello Spumante di Nichi Stefi Estratto dalla Giuda Oro Gli Spumanti d'Italia '08-'09 Veronelli Editore Siamo arrivati al momento pi importante per scegliere lo spumante che desideriamo consumare. Abbiamo visto che gli spumanti possono essere di vari tipi, che possono avere un grado zuccherino molto diverso ed essere quindi adatti a situazioni molto differenziate, ma fino ad ora non siamo entrati nel merito della qualit, n della personalit di uno spumante. La qualit la fa il terroir. Questa mia affermazione far storcere la bocca a molti convinti che non valga per gli spumanti. Ovviamente, essendoci una lavorazione complessa, il terroir conta meno di quanto non conti per un grande vino rosso, ma conta. Non a caso lo Champagne, che nell'ambito degli spumanti qualche diritto di parola ce l'ha, il territorio al limite settentrionale della coltura della vite, una zona estrema, irripetibile. Per meglio definire il significato del termine terroir necessaria una breve digressione. Il contemporaneo mondo vinicolo diviso da due filosofie assolutamente contrastanti, c' una filosofia europea, se vogliamo tradizionale, che crede ed esalta l'influenza del terroir, cio l'insieme composto dal suolo, sotto-suolo e microclima; ce n' un'altra che trova i propri adepti nel mondo vinicolo emergente, cio Stati Uniti, Australia, Sud Africa, Cile che punta soprattutto sul vitigno. Gli europei quindi distinguono i vini prevalentemente per la loro zona d'origine, gli americani invece per il tipo d'uva utilizzata.

1 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

Questo naturalmente non significa che la tradizionale cultura europea non tenga in considerazione i vitigni da utilizzare, ma li esalta collocandoli nei terroir pi adatti, poich non vero che ogni terreno sia in grado di esprimersi al meglio con ogni vitigno, anzi ogni zona veramente importante ha selezionato nel tempo i vitigni che in essa danno risultati di miglior qualit. Questo vale anche per gli spumanti, e il fatto che spesso non si conoscano i vitigni che compongono un vino spumante non deve trarre in inganno. Molte sono le cuve ma ogni zona ha i vitigni del suo privilegio e sempre li ha codificati in disciplinari rigorosi. Torniamo al terroir. Come avete capito, un termine che comprende ogni aspetto del territorio, la composizione chimica del terreno, la sua origine, la sua capacit drenante, la sua pendenza, l'esposizione della vigna, la sua altitudine, gli sbalzi di temperatura tra notte e giorno, tra inverno ed estate, l'umidit media, la presenza o meno dei venti, perfino le coltivazioni e la vegetazione del circondario influiscono sulla crescita e sulla maturazione dell'uva. Tutto ci molto pi importante del vitigno, anche se il vitigno differenzia in modo evidente e pi facilmente comprensibile un vino da un altro. Tutti sappiamo distinguere con facilit un'auto rossa da un'auto nera, e molto probabilmente preferiamo uno dei due colori e non compreremmo mai un'auto dell'altro colore, ma nessuno di noi confonderebbe il concetto di qualit con il colore d'un'auto. Se diciamo Ferrari o Fiat invece, sappiamo di dire due cose in cui la qualit ha il suo peso, non me ne voglia la Fiat!, anche se qualcuno potrebbe non essere in grado di riconoscere una dall'altra. La riconoscibilit quindi non determina necessariamente le caratteristiche che influiscono sulla qualit del vino. Di seguito presentiamo le zone pi vocate, cominciando da quelle che hanno una denominazione di origine esclusiva, una denominazione cio sotto la quale si possono commercializzare solo vini spumanti con caratteristiche ben definite dai disciplinari. Esse sono: Alta Langa Asti Franciacorta Trento Poi presentiamo le principali zone a maggior vocazione spumantistica cio quelle zone in cui si producono con quella denominazione d'origine prevalentemente, o tradizionalmente, ma non esclusivamente, spumanti, basti pensare a: Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene Oltrep Pavese. Con la nuova normativa l'Oltrep Pavese DOCG potrebbe essere messo nel primo gruppo poich denota solo un vino spumante metodo classico a differenza della denominazione Oltrep Pavese DOC che denota gli spumanti realizzati con il metodo Charmat oltre ad altri vini fermi. Noi abbiamo comunque inserito l'Oltrep nel secondo gruppo anche perch i vini DOCG iniziano con la vendemmia 2007 e non sono quindi ancora in commercio.

2 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

Infine, con una breve panoramica sull'intera Italia, regione per regione, indichiamo varie zone: quelle con una lunga tradizione ma limitate come aree, quelle emergenti, che non hanno una grande tradizione spumantistica, ma che hanno prodotto, soprattutto negli ultimi anni, degli spumanti di grande interesse. Se uno spumante infine viene prodotto in una zona che non ha n tradizione n significativa quantit non viene descritto in questa introduzione per il semplice fatto che non c' nulla da dire; naturalmente quello spumante pu essere di qualit eccelsa, trover quindi spazio, e magari un voto altissimo, nella parte dedicata alla descrizione dei vini e delle relative degustazioni. Alta Langa La Denominazione di Origine Controllata stata approvata nel 2002, ma la storia dello spumante piemontese metodo classico invece ultracentenaria. Basti pensare alle grandi case vinicole e spumantiere che hanno esportato nel mondo Vermouth, Moscato e spumanti. Possiamo affermare che sono state queste Case, si pensi a Martini, a Cinzano, a Gancia, ad aver posto le basi di quello che sarebbe diventato il made in Italy, grazie ovviamente ai prodotti, ma anche all'immagine che hanno saputo creare; la cartellonistica pubblicitaria di questo periodo in stile Liberty e Novecento con nomi di pittori quali Dudovich, Depero, Codognato, stato un veicolo essenziale per le sorti del mercato vinicolo italiano nel mondo.

Era quindi necessario dare un'ufficialit territoriale e un'identit di prodotto a questo universo eterogeneo. La DOC Alta Langa frutto di una ricerca ultradecennale per definire il territorio con l'obbiettivo dichiarato di identificare uno spumante metodo classico totalmente piemontese e produrlo. Finalmente si scelto di privilegiare il territorio di origine come mezzo di definizione e determinazione dell'identit che altrimenti si

3 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

sarebbe persa; non si tratta soltanto di una esigenza storica, ma anche e forse soprattutto di un'esigenza commerciale. La zona d'origine sempre un valore aggiunto di notevole importanza, tanto pi se si tratta di una zona quale le Langhe, ricca di tradizioni vinicole centenarie e di tradizioni fortemente identitarie, si pensi soltanto al tartufo bianco di Alba. L'iniziativa partita da un consorzio allora denominato Tradizione Spumante che ha visto insieme sette aziende del gruppo Case Storiche Piemontesi, ma ha avuto la partecipazione attiva di tutti i vignaioli i cui vigneti sono entrati in sperimentazione. Alta collina e un disciplinare che prevede l'utilizzo di pinot nero e chardonnay per almeno il 90%, con una resa di 110 q per ettaro, sono state la scelta finale. L'elaborazione non deve essere inferiore ai 30 mesi. L'Alta Langa pu essere prodotto in versione rosso, bianco o ros. Lo si pu produrre nelle particelle fondiarie di collina e di spiccata vocazione viticola situate nelle province di Cuneo, Asti ed Alessandria, alla destra del Tanaro nei territori dei 142 comuni esplicitamente citati nella legge. Asti Quell'insieme di colline che si collocano sulla destra del Tanaro, e che si confondono tra Langhe e Alto Monferrato hanno una composizione geologica molto simile; terreni di formazione terziaria, con rocce sedimentarie molto friabili, caratterizzate da frequenti movimenti franosi soprattutto in autunno quando la pioggia piuttosto abbondante. Eppure alla vista appaiono diverse, pi morbide le colline monferrine, pi aspre quelle langarole, pi scoscese, con calanchi a strapiombo. Questa la terra del moscato. Un unico vitigno ma sfumature di gusto molto diverse: le vigne risentono dei microclimi che variano da un comune ad un altro, ed ogni territorio propone nuances che i palati pi raffinati colgono immediatamente. Ci sono vigneti appena sopra i 100 metri sul livello del mare in provincia di Alessandria, nei pressi di Strevi, e altre oltre i 600 metri in provincia di Cuneo. Come per ogni uva conta molto l'esposizione, non solo perch un vigneto esposto a sud raccoglie ed accumula una quantit di energia notevole che gli permette di superare l'inverno che da queste parti particolarmente rigido, ma anche perch, dove le colline sono pi alte, notevole la differenza della composizione dei terreni tra nord e sud, pi calcarei i sor, sono cos chiamate le vigne assolate sulla parta alta del colle, pi argillosi i versanti settentrionali e le parti basse delle colline. L'uva moscato solare e non pu essere piantata dovunque. I fondovalle non le si addicono e nemmeno i versanti pi ombrosi. L'uva matura precocemente, in Piemonte infatti il moscato che apre la stagione della vendemmia. Ovviamente la data della vendemmia dipende dalla stagione, ma anche dalla zona e soprattutto dalla sua altitudine ed esposizione.

Geograficamente si pu affermare, con buona approssimazione, che la vendemmia comincia nelle zone

4 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

alessandrine, Cassine, Strevi, poi arriva a Nizza Monferrato, a Costigliole, Castagnole Lanze, Neive, e si ha una vendemmia pi tardiva verso il cuneese e le colline pi alte a Castiglion Tinella, Mango e Loazzolo. L'uva una volta pressata, parzialmente pigiata o intera, produce al massimo 75 litri di mosto ogni 100 chili; tale mosto refrigerato a basse temperature allo scopo di evitare l'avvio di fermentazioni indesiderate; vengono quindi eliminate le particelle solide in sospensione con coadiuvanti di chiarifica, oppure centrifugato, filtrato e mantenuto in celle frigorifere. Per quanto riguarda la presa di spuma, tranne qualche rara eccezione, si preferisce il metodo Charmat in generale pi adatto alle uve aromatiche. Va per detto che la fermentazione in autoclave non parte immediatamente in sistema chiuso. Si attende che il mosto abbia raggiunto circa i 5 di alcool per chiudere le valvole di scarico e trattenere il gas che si forma per la fermentazione, che altro non se non anidride carbonica. Si fa questo perch ci sia una pressione di almeno 6 bar nel momento in cui il liquido raggiunge i 7 di alcool previsti dal disciplinare. Una pressione di 6 bar risulta sufficiente per mantenere in bottiglia almeno i 3 bar previsti dalla legge. Alcuni produttori, in minima parte a dire il vero, producono una versione di Asti a metodo classico, anche perch originariamente, quando Carlo Gancia "invent" questo vino, nell'Ottocento, tornato da un viaggio rivelatore in Champagne, utilizz tale metodo che per cadde in disuso per motivi economici e per enormi difficolt tecniche di realizzazione del prodotto. Non una regola fissa e assoluta, ma i vitigni aromatici preferiscono il metodo Charmat che permette una migliore conservazione dei profumi. Vino da dessert per eccellenza l'Asti un prodotto riconosciuto in ogni parte del mondo. Un appunto per non creare confusione: l'Asti, rigorosamente DOCG, non va confuso con il Moscato d'Asti, anch'esso DOCG. Si tratta di due ottimi vini ma solo il primo uno spumante. Oltre che dal nome si possono distinguere perch l'Asti ha il tappo a fungo, come tutti gli spumanti, il Moscato d'Asti invece il tappo raso come i vini fermi. Franciacorta I vigneti della Franciacorta stanno tra l'Oglio e il Mella ad ovest di Brescia. A nord la zona delimitata dal lago d'Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche, a ovest dalla sponda sinistra dell'Oglio, a est dal Mella e dalle colline moreniche, infine, a sud dalla fascia pianeggiante subcollinare alluvionale della pianura padana. Bench la Franciacorta abbia una tradizione vinicola antichissima, infatti gi ne parlano Plinio e il Columella, e Gerolamo Conforti che nel 1570 nel suo Libellus de vino mordaci colloca un vino mordacissimo, cio spumeggiante proprio in Franciacorta, la sua storia vinicola contemporanea molto recente. Sostanzialmente sono gli ultimi trent'anni che hanno trasformato il vigneto Franciacorta in quel gioiello che oggi .

Ne sono testimonianza i vari tipi di impianti. Ancor oggi si possono trovare dei residui impianti a pergola degli anni 60, pochi e in via di estinzione. Gli anni 70 invece sono stati caratterizzati dalla spalliera alta ed esistono ancora parecchi vigneti con queste caratteristiche; ma il vero Rinascimento ci fu negli anni 90 quando si

5 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

utilizz la spalliera bassa, il Guyot, il cordone speronato, e si cominci a rendere pi fitti gli impianti con circa 5000 ceppi per ettaro. Qualche azienda aveva gi fatto da apripista, ma nell'ultimo decennio del secolo scorso che questa diventa la linea dominante della Franciacorta: viti con scarso sviluppo vegetativo e produzione per ceppo estremamente ridotta, vicina a 1 Kg. Veniamo ai vitigni. Il Franciacorta prodotto con uve chardonnay, pinot nero e pinot bianco maturati per almeno 25 mesi dalla vendemmia di cui almeno 18 mesi in bottiglia a contatto dei lieviti. Per quanto riguarda le tipologie il disciplinare ammette: il pas dos, l'extra brut, il brut, l'extra dry, il sec, il demisec. Dunque tutte le tipologie, tranne la versione dolce. Inoltre dal ' 95 il Consorzio ha registrato la tipologia satn, disponibile per tutti i consorziati pur che si attengano al disciplinare che prevede tra l'altro l'utilizzo di sole uve bianche, chardonnay e pinot bianco, e una pressione non superiore ai 4,5 bar in modo da rendere il vino pi morbido. Esiste anche un ros che deve contenere almeno il 15% di pinot nero e prevede la vinificazione separata delle uve bianche e delle uve rosse. Il termine Franciacorta, non ci stanchiamo mai di ripeterlo, fa coincidere il territorio con il vino, con un unico tipo di vino, e questo l'unico modo per tutelarlo davvero. Il fatto che il termine Franciacorta definisca un vino soltanto ha permesso, dopo una lunga battaglia politicolegale, di togliere la definizione "spumante" dall'etichetta. Il Franciacorta, che DOCG, il Franciacorta, cio un vino spumante ottenuto con le uve determinate dal disciplinare ed elaborato con il metodo classico della fermentazione in botti-lia. Gli altri vini del territorio, quelli fermi, hanno un'altra denominazione, Terre di Franciacorta, e sarebbe auspicabile che questo nome piano piano sparisse per non generare confusione, magari sostituito dal gi parzialmente utilizzato "Curtefranca". Quante volte capita che al ristorante si chiede un Franciacorta e ci si sente rispondere "Bianco, rosso o spumante?". E in effetti, un tempo, prima della creazione della DOCG, la parola Franciacorta racchiudeva tutte queste tipologie. Lo Champagne nell'immaginario di tutti uno spumante e nessuno si sogna di chiedere "Lo vuole fermo o rosso, o frizzante"? La storia sedimenta il valore e lo restituisce nel tempo. Trento Le colline che affiancano l'Adige tra Rovereto e Trento, appaiono al viaggiatore che le attraversa una ininterrotta catena di vigne ordinate e tenute perfettamente; allevata tradizionalmente a pergola la vigna sale fino al sommo del colle, fino a settecento metri ed oltre e scende, nei luoghi meglio esposti, fino quasi a valle. In questa zona lo chardonnay soprattutto, ma anche il pinot nero, sono destinati a diventare spumante Trento, denominazione di origine controllata ottenuta nel 1993, la prima esclusiva per un vino spumante. La tradizione spumantistica trentina ha origine all'inizio del Novecento quando la zona era ancora una provincia dell'impero austroungarico e un nobile del luogo, Giulio Ferrari, che aveva studiato agraria alla scuola di San Michele all'Adige prima e poi a Montpellier, anche lui come tanti affascinato da un viaggio in Champagne, notando che i terreni calcarei della sua zona non differivano molto da quelli della Champagne, e che anche le forme delle colline avevano simili declivi in cui le acque potevano percolare con grande facilit, decise di credere nella potenzialit spumantistica della zona e, nel 1902, cominci la produzione con barbatelle di chardonnay importate dalla

6 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

Francia, che risultavano assolutamente sconosciute in Trentino. Oggi tale vocazione spumantistica di ogni singolo vigneto deve essere certificata da disciplinare; si prevede infatti che la Provincia Autonoma di Trento, attraverso il Servizio di Vigilanza Promozione, accerti l'idoneit delle condizioni naturali, verifichi anche gli impianti dal punto di vista tecnico e colturale e perfino di rispondenza alla tradizione, pena la non iscrizione del vigneto all'albo di quelli autorizzati alla produzione del Trento. Lo spumante Trento pu essere prodotto in versione bianco o rosato, ha una produzione massima di 150 quintali per ettaro e deve essere prodotto esclusivamente col metodo classico con una permanenza sui lieviti, in bottiglia, per almeno 15 mesi. Oltrep Pavese L'anno scorso, nel presentare questa zona, abbiamo lamentato il fatto che una sola DOC tutelasse una ventina di vini diversi, tra cui gli spumanti. Oggi siamo soddisfatti nell'informare il lettore-consumatore che le cose sono sostanzialmente cambiate: stata approvata la DOCG per quanto riguarda gli spumanti elaborati con il metodo classico ed prevista anche la dicitura Oltrep Pavese DOCG Pinot Nero per quei vini realizzati con la presenza di almeno l' 85% di questo vitigno; percentuale che scende al 70% nel caso della denominazione Oltrep Pavese DOCG senza indicazione di vitigno; il resto, in entrambi i casi, deve essere chardonnay o pinot bianco o pinot grigio. Il nuovo disciplinare prevede sia la vinificazione in bianco sia il ros e permette inoltre le varie tipologie di gusto dalle pi secche fino al demisec, con la sola esclusione della tipologia dolce. Se ne deduce che esisteranno ancora degli spumanti metodo Charmat, ma si differenzieranno perch potranno fregiarsi soltanto della DOC. Interessante notare il fatto che il disciplinare non prevede un blanc de blanc, cio un vino realizzato soltanto con uve bianche, a conferma del fatto che il pinot nero la vera bandiera di questo territorio. Dobbiamo considerare che questo territorio per la sua vastit, oltre 16000 ettari vitati, ha zone fortemente differenziate, pianeggianti vicino al Po e collinari man mano che ci si allontana dal grande fiume e si prosegue verso sud lungo le valli allineate perpendicolarmente al Po. Qui si produce oltre il 70% del vino lombardo e quasi il 6% di quello nazionale. Le zone sono molto diverse tra loro, sia per clima che per composizione del terreno, ed anche differenti come tradizioni agricole. Questa sorta di cuneo lombardo che si infila tra Piemonte ed Emilia risente ovviamente delle culture e delle colture delle due regioni confinanti. I colli mediamente non superano i 400 metri d'altitudine e presentano un clima asciutto d'inverno e abbastanza ventilato in estate, con elevate escursioni termiche dovute alle correnti ascensionali delle zone montane che favoriscono la qualit delle uve. Le zone morfologiche che caratterizzano l'Oltrep sono sostanzialmente due: i terreni della zona collinare bassa, costituiti da rocce sedimentarie marine, con una rilevante componente argillosa, e quelle pi alte di origine gessosa, entrambe, seppur con caratteristiche diverse atte alla produzione di vini. Vasta la gamma dei vini prodotti in Oltrep e grande la produzione tanto da farne la terza denominazione d'origine, per quantit, in Italia, cos come forte la tradizione spumantistica (il primo spumante di cui si abbia documentazione risale al 1872), e il pinot nero di questa zona viene utilizzato non solo dai produttori pavesi, ma anche da quelli piemontesi e lombardi che qui si approvvigionano. Gli spumanti pi interessanti sono

7 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

senz'altro quelli prodotti con il metodo classico oggi, come abbiamo detto tutelati dalla DOCG, ma fino a ieri definiti anche dall'Associazione Produttori di Classese che con questo termine fonde le parole Classico e Pavese, ha voluto dare un'identit anche mercantile a questo vino; ma la complessit e sontuosit del metodo classico non deve far considerare serie B i vini realizzati in zona con il metodo Charmat, ovviamente pi semplici e meno ricchi, ma indubbiamente anche pi freschi e beverini e adatti a tante occasioni quotidiane. Valdobbiadene e Conegliano Le vigne di prosecco, da queste parti sembra entrino nelle case, ci sono filari dappertutto lungo la strada che congiunge Conegliano a Valdobbiadene. Siamo a nord di Treviso in quella Marca gioiosa et amorosa che diventata il simbolo della gioia di vivere, e lo spumante di questa zona sembra esserne lo strumento pi adatto, cos come il panorama che sullo sfondo delle Dolomiti presenta, lungo la Strada del Prosecco, versanti scoscesi e ripidi alternati a dolci declivi, il tutto totalmente ricoperto a vigna. Il prosecco di casa qui da pi di due secoli, ed stato studiato a lungo da quando nell' 800 vennero fondate la Scuola di Viticoltura ed Enologia e la Stazione Sperimentale per la Viticoltura a Conegliano; ma si sa ancora molto poco sulla sua origine, a meno che non si voglia dar credito a chi afferma che il prosecco non sia altro che il pucino tanto amato dall'imperatrice Livia Augusta. Resta il fatto che in questa zona ha saputo dare i suoi frutti migliori, tanto da identificare Valdobbiadene e Conegliano con Prosecco.

Questo non un bene perch il mercato pieno di vini Prosecco che provengono da altri luoghi e non si possono fregiare della DOC Valdobbiadene, generando come sempre confusione. I nostri lettori ci auguriamo sappiano ormai che la prima cosa da guardare quando si acquista un vino la DOC e la zona di provenienza, quindi attenzione. La DOC Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano non coincide per esclusivamente con la versione spumante, il relativo disciplinare contempla infatti anche le tipologie frizzante e tranquillo. Per quanto riguarda la vinificazione, in questa sede ci interessa naturalmente solo la versione spumante, dopo una vendemmia a mano e una pressatura leggera tale da non superare i 70 litri di mosto per 100 chili d'uva, si lascia decantare il vino per una decina d'ore al termine delle quali lo si separa dalla parte solida, quindi si inizia a vinificarlo provocando la fermentazione con lieviti selezionati e lasciando che la fermentazione alcoolica si protragga per circa venti giorni. Inizia a questo punto, quando il vino si illimpidito, la presa di spuma. Piccola parentesi: la tradizione vorrebbe, e credo che la qualit ne avrebbe un notevole incremento, che si spumantizzasse direttamente il mosto; purtroppo fattori economici e difficolt tecniche sconsigliano questa pratica, ma qualche produttore la sta riprendendo con eccellenti risultati. Vengono quindi create le cuves e lavorate con il metodo Charmat lungo per i Valdobbiadene-Conegliano pi ambiziosi. Lo spumante viene prodotto sia in versione brut, che in genere per si mantiene su toni sempre piuttosto morbidi, con un tenore zuccherino quasi mai inferiore ai 10 g/l, tranne qualche rara eccezione, sia extra dry (quella della tradizione), sia dry, quest'ultima la tipica tipologia del Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze, vino caratterizzato da grande equilibrio, eleganza e morbidezza, prodotto con uve provenienti da un'enclave ristretta il cui terreno roccioso, collinare assai scosceso e difficile garantisce una qualit estrema.

8 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

Il resto d'Italia Sarebbe assurdo dedicare un paragrafo intero ad ogni zona che produce spumante, alcune perch sono zone di dimensioni minime pur avendo una tradizione spumantistica radicata nel tempo, altre perch producono magari buoni o ottimi spumanti ma senza alcuna tradizione. Scopo di questo volume quello di dare informazioni e consigli pratici per cui credo sia pi utile informare il lettore sulle zone anche minori ove una tradizione spumantistica esiste o sta nascendo con buoni prodotti. Cominciamo dalla Valle d'Aosta ove non esiste una vera e propria cultura storica dello spumante, ma ha avuto un certo successo negli ultimi anni la versione spumantizzata del Blanc de Morgex et de La Salle ottenuta con il vitigno pri blanc. In Piemonte, oltre all'Alta Langa e all'Asti, ci sono prodotti ottimi e zone particolarmente votate alla spumantizzazione. Basti pensare al Gavi vinificato con uve cortese che dona caratteristiche inconfondibili. A questo punto necessario aprire una parentesi. Quando si parla di spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia, cio i metodo classico, si pensa immediatamente ad uno spumante di gusto internazionale, ottenuto utilizzando pinot nero e chardonnay e magari pinot bianco. Insomma si pensa ad uno Champagne di casa nostra. Proprio questa mentalit provinciale ha danneggiato l'immagine dei nostri spumanti considerati per molto tempo delle imitazioni dei pi illustri francesi. Oggi la mentalit cambiata, anche se non del tutto e, mentre si codifica il concetto di spumante di gusto internazionale, nasce, con orgoglio del tutto italico, un movimento d'opinione che difende il binomio vitigno autoctono-territorio per la realizzazione di spumanti metodo classico. Un gruppo di aziende di zone dalla tradizione spumantistica pi o meno consolidata, e che vogliono esaltare la presenza di vitigni per altri irripetibili si sono riunite in una associazione chiamata ANIMA: Associazione Nazionale Italiana Metodo Classico Autoctono; e l'acrostico d un senso al progetto! Per fare un esempio, Gavi e l'uva cortese sono un binomio inscindibile, in nessun altro luogo nel mondo quell'uva, per altro molto diffusa, si esprime con le caratteristiche che presenta a Gavi. Ma tali binomi perfetti ci sono in molte zone d'Italia, basti pensare all'erbaluce e Caluso, all'Arneis e il Roero, e, fuori Piemonte, al durello e i Monti Lessini, al verdicchio e la zona dei Castelli di Jesi, all'asprinio ad Aversa, al bombino nel foggiano, al nerello mascalese sulle pendici dell'Etna, al trebbiano di Lugana a sud del lago di Garda, e altri ancora: testimoni tutti della possibilit di spumantizzare ad alto livello con un'altra identit rispetto a quella del resto del mondo, con coraggio e con quell'anima, la sigla ne l'esplicito augurio, che il vino non pu non avere. Ma chiudiamo la parentesi "animistica" e continuiamo con le microzone come Castelnuovo Don Bosco la cui Malvasia un piccolo gioiello, o pensiamo alla Freisa di Chieri e d'Asti, alla Malvasia di Casorzo, o al Brachetto d'Acqui, o al Roero Arneis Spumante non molto diffuso come invece lo sono abbastanza nell'alessandrino lo spumante dei Colli Tortonesi ed anche il Cortese dell'Alto Monferrato. Inoltre possibile realizzare uno spumante in seno alla DOC Piemonte. In Lombardia oltre all'Oltrep e al Franciacorta si producono ottimi spumanti nella zona del Garda e del Lugana. In Trentino non c' solo il Trento, vi anche l'Alto Adige che non ha una sua DOC specifica ma accetta la denominazione spumante Alto Adige solo se prodotto con il metodo classico secondo un preciso disciplinare; la zona Terlano, quella lungo il corso dell'Adige in provincia di Bolzano, permette la spumantizzazione utilizzando quasi tutti i vitigni a bacca bianca accettati dalla DOC. In Veneto la fa da padrone Valdobbiadene e Conegliano, ma anche Montello e i Colli Asolani sono zone ad alta vocazione spumantistica e non dobbiamo nemmeno dimenticare la famiglia dei Recioto, quello di Soave, quello di Valpolicella e quello, ancor pi raro, di Gambellara, spumanti da dessert conosciuti in tutto il mondo. Inoltre i vari

9 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

disciplinari permettono la produzione di spumante anche con la DOC Arcole, Bagnoli, Bardolino, Colli Berici, Colli Euganei, Lison Pramaggiore, Riviera del Brenta, Vicenza a dimostrazione del fatto che in Italia si fatica ancora ad operare delle scelte precise finendo cos col non riuscire a difendere l'identit di un territorio. Il Friuli non ha ancora un'identit spumantistica, molti produttori si sono cimentati con l'uvaggio pi classico di pinot, sia nero che bianco, e chardonnay, altri stanno lanciando sul mercato spumanti di grande qualit realizzati da vini base di vitigni autoctoni ed esclusivi, come per esempio la ribolla gialla, ma si tratta di prodotti isolati che nemmeno il marchio Talento Friuli Venezia Giulia riesce a fornire di identit, nonostante un disciplinare con una normativa molto restrittiva. Naturalmente anche se carenti sul piano identitario gli spumanti del Friuli sono il frutto che nasce da una terra enoicamente eccelsa e da viticoltori capaci, vini quindi degni di estrema attenzione. La legge permette comunque di produrre spumanti nelle zone di Aquileia, Isonzo, Latisana. Man mano che si scende lungo la penisola italiana scema l'interesse per la produzione dello spumante. Del tutto sporadici i casi in Liguria, e altrettanto in Emilia Romagna, dove il Lambrusco quasi sempre un vino frizzante, di rado spumante; fanno eccezione alcune Case storiche ed alcune aree particolari come piccole zone dei Colli Piacentini e degli Albana di Romagna. Le Marche invece hanno un piccolo gioiello nella Vernaccia di Serrapetrona. Questo vino l'unico spumante rosso dolce a DOCG. Producibile nelle versioni secco e dolce, lo si ottiene partendo dalla vinificazione di uve vernaccia nera. Forse la maggior peculiarit di questo originale prodotto sta nel processo di vinificazione. Infatti il disciplinare di produzione prevede che almeno il 40% del vino base atto a essere spumantizzato derivi dalla fermentazione del mosto di uve passe. In questo modo si avr una prima base, derivante da uve normalmente vendemmiate, a ottobre; a fine dicembre si raccoglieranno le uve appassite in pianta (la vernaccia si presta a essere vendemmiata cos tardivamente), mosto e vinacce verranno aggiunte al vino gi ottenuto e ripartir una lenta fermentazione. Dopo un paio di mesi, verso marzo, terminer anche la seconda fermentazione. A questo punto, dopo la malolattica e il necessario illimpidimento, si passer alla spumantizzazione col metodo Charmat: due mesi di rifermentazione e altrettanti di affinamento in autoclave; e il gioco, si fa per dire, fatto; non rester che la delicata fase di imbottigliamento e, dopo almeno sei mesi di maturazione in vetro, il vino pronto per la commercializzazione.

Sempre nelle Marche una discreta quantit di spumante di interessante qualit viene prodotta nella zona del Verdicchio, un tempo area spumantistica decisamente pi alla ribalta di oggi, sia intorno a Jesi, sulle colline pi alte e lontane dal mare, nel comprensorio di Cupramontana, che a Matelica. Toscana e Umbria, patria di vini grandissimi, non producono quasi spumanti, anche se alcuni produttori, a

10 di 11

16/04/2010 11.27

Zone di produzione

http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/spumante/zoneproduzione.htm

macchia di leopardo, si sono cimentati sia con vini classici, sia con vini provenienti da vitigni autoctoni. La disaffezione dei toscani allo spumante documentabile dal fatto che le DOC lo prevedono soltanto per il Bianco di Pitigliano, per l'Elba e per il Val di Chiana. Pressoch insignificante la produzione laziale, tranne qualche sparuta, anche interessante produzione; cos come di scarso interesse quella abruzzese, ove prevista soltanto nella DOC Controguerra; mentre nel Molise difficilissimo trovare un degno prodotto. La Campania ha una antica tradizione con l'Asprinio di Aversa spumante, ma si tratta ovviamente di prodotti di nicchia che interessano come curiosit e per la forte identit che questi vini storici sanno presentare. Stesso discorso per il Greco di Tufo spumante. Qualcuno poi spumantizza anche partendo dall'uva fiano. La Puglia con la sua enorme produzione di uva si ritagliata, soprattutto negli ultimi anni, una discreta produzione spumantistica. Da segnalare alcune interessanti produzioni, nella zona di San Severo, a base di bombino bianco, ma anche di montepulciano e pinot nero. Pressoch nulla la produzione in Basilicata e in Calabria, quest'ultima unica regione d'Italia in cui nessuna DOC ne prevede la realizzazione. La Sicilia una realt vinicola da alcuni anni in fermento, anche se ultimamente ha fatto registrare qualche battuta d'arresto, e periodicamente arrivano sul mercato prodotti nuovi di qualit via via crescente; anche gli spumanti hanno cominciato a fare la loro comparsa: da registrare al proposito, alcuni interessanti prodotti etnei a base soprattutto di nerello mascalese, e produzioni pi classiche nell'ambito della DOC Contea di Sclafani. Da ultima la Sardegna, pi tradizionalista, per cui la spumantizzazione vista come una rottura con la tradizione, anche se alcune aziende producono uno spumante per completare la gamma dell'offerta, con risultati di discreto interesse ottenuti partendo da uve vermentino o moscato. Vai inizio pagina

11 di 11

16/04/2010 11.27