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LOSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt
luned-marted 24-25 ottobre 2011

Unicuique suum
Anno CLI n. 246 (45.891)
.

Citt del Vaticano

La celebrazione di domenica mattina in piazza San Pietro

Si profila la maggioranza degli islamici nellAssemblea costituente

Trasformati dalla carit


Il Papa proclama santi Guido Maria Conforti, Luigi Guanella e Bonifacia Rodrguez de Castro
Tre nuovi santi che si sono lasciati trasformare dalla carit divina e ad essa hanno improntato lintera loro esistenza: cos Benedetto XVI ha sintetizzato la figura e lopera del vescovo Guido Maria Conforti, di don Luigi Guanella e della religiosa Bonifacia Rodrguez de Castro, canonizzati domenica mattina, 23 ottobre, in piazza San Pietro. Si tratta di tre fondatori di congregazioni religiose due italiani e una spagnola vissuti tra la met del XIX e gli inizi del XX secolo. Il Papa ha sottolineato lo slancio apostolico di Conforti, che scorse lurgente desiderio, nascosto nel cuore di ogni uomo, di ricevere e di accogliere lannuncio dellunico amore che salva. Di Guanella ha evidenziato la testimonianza umana e spirituale, sotto la guida della Provvidenza divina. Ha vissuto ha detto con coraggio e determinazione il Vangelo della carit, il grande comandamento che anche oggi la Parola di Dio ci ha richiamato. Di Bonificia Rodrguez de Castro, infine, ha ricordato che seppe unire la sequela di Cristo allaccurato lavoro quotidiano. Lavorare come faceva da quando era piccola ha detto non era solo un modo per non gravare su nessuno, ma implicava anche avere la libert di realizzare la propria vocazione, e allo stesso tempo le dava la possibilit di attirare e di formare altre donne, che nel laboratorio potevano incontrare Dio e ascoltare la sua chiamata amorevole. Anche allAngelus, salutando i numerosi pellegrini, giunti per la canonizzazione, Benedetto XVI ha parlato dei tre nuovi santi come luminosi testimoni del Vangelo e ha fatto riferimento in particolare allItalia: preghiamo ha esortato perch in questa nazione la fede non cessi di rinnovarsi e di produrre buoni frutti. Molti i fedeli giunti dai vari Paesi dove operano i missionari saveriani fondati dal Conforti. Numerose le suore legate a suor Rodrguez de Castro, provenienti dalla Spagna e dallAmerica Latina, dove sono attive nel mondo del lavoro aiutando in particolare le donne. Significativa la presenza guanelliana, in particolare i religiosi, le religiose, gli assistiti e gli amici dellOpera, che luned mattina hanno partecipato anche alla celebrazione eucaristica di ringraziamento presieduta nella basilica di San Pietro dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato.
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E

Milioni di tunisini al voto per il cambiamento

Elettori in fila davanti a un seggio nella capitale (Reuters)

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Al vertice di Bruxelles rinviato laccordo sul pacchetto anticrisi

Settantadue ore per rifare lEuropa


BRUXELLES, 24. Ancora 72 ore per raggiungere un accordo completo e salvare la zona euro. I nodi sono ormai chiari: rafforzamento del fondo salva-Stati, trattativa sulle perdite delle banche in difficolt e nuova governance. Il vertice dei leader europei, tenutosi ieri a Bruxelles, ha messo a fuoco gli obiettivi e adesso spetta al prossimo summit, in programma per mercoled, tirare la volata finale. LItalia stata sollecitata a varare misure necessarie per evitare uno scenario simile alla Grecia. Nelle ultime ore la Cina sta facendo pressing sul lEuropa, affinch raggiunga senza ulteriori ritardi un accordo per contrastare la crisi del debito. Ci auguriamo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu che i Paesi europei interessati raggiungano al pi presto possibile un piano complessivo e adottino misure efficaci per evitare che la crisi del debito si ampli ancora. La Cina ha aggiunto fiduciosa sulla capacit e sulla volont dellUnione europea di superare la crisi; abbiamo sempre fornito tutto laiuto possibile ai Paesi interessati, attraverso accordi bilaterali e multilaterali. Lunica decisione operativa presa dal vertice di ieri stata quella della revisione dei Trattati fondamentali per istituire la figura del premier della zona euro. In pratica, una mossa volta al rafforzamento dellassetto istituzionale dellUe. Il presidente del vertice euro sar designato dai capi di Stato e di Governo della zona euro nello stesso momento in cui il consiglio europeo elegge il suo presidente e per la stessa durata del mandato (due anni e mezzo). Il ruolo sar affidato per il momento al presidente del Consiglio Ue, Herman van Rompuy. Per quanto riguarda il pacchetto di riforme, il nodo su cui lEuropa non riesce ancora a trovare unintesa definitiva il rafforzamento del fondo salva-Stati. Le opzioni sul tavolo sono due, e Merkel le porter oggi in Bundestag, per capire su cosa potr puntare mercoled. Unipotesi che circola da settimane quella che il fondo garantisca una parte delle perdite sulle nuove emissioni di titoli dei Paesi a rischio. Unaltra prevede invece la nascita di un nuovo strumento ad hoc che riunisca le risorse del fondo e quelle dellFmi, e catalizzi poi anche altri investitori internazionali come la Cina o i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa). Questo strumento potrebbe comprare titoli sul mercato primario o secondario, fare prestiti preventivi e ricapitalizzare le banche in difficolt. Un po come il fondo salvaStati, ma con una maggiore potenza di fuoco, che potrebbe toccare i mille miliardi di euro. I principali progressi ieri si sono avuti sulla questione delle banche: i leader non hanno modificato di una virgola il lavoro dellEcofin, che sembra arrivato a un accordo sulla cifra di circa 108 miliardi di euro per ricapitalizzare gli istituti sistemici, sembrerebbe novanta in tutto. Ma anche su questo i leader Ue si pronunceranno mercoled, dopo che un altro Ecofin e un altro Eurogruppo avranno definito ogni dettaglio. Ovvero, quando ci sar un accordo su tutto il pacchetto. Dobbiamo mettere a punto un pacchetto complessivo ha detto Sarkozy, spiegando come tutto sia collegato e come la decisione sulle banche dipenda anche dalla trattativa sulla questione della Grecia.

Si temono oltre mille morti

Devastante sisma in Turchia

Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

Unautorit pubblica a competenza universale per riformare il sistema finanziario


La nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di unAutorit pubblica a competenza universale stata presentata luned mattina, 24 ottobre, nella Sala Stampa della Santa Sede, dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson e dal vescovo Mario Toso, rispettivamente presidente e segretario del dicastero, e dal professor Leonardo Becchetti, che ne consulente.
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TUNISI, 24. Ancora poche ore e la Tunisia, che aspetta con il fiato sospeso, conoscer un po di pi del suo futuro. stato un voto pacifico quello che ieri si svolto nel Paese arabo per scegliere i 218 componenti lAssemblea costituente. Un voto che ha segnato unaffluenza record e al quale il Paese arrivato dopo una campagna elettorale lunghissima. Infatti, se quella ufficiale cominciata il 4 ottobre, quella reale partita gi agli inizi dellestate, quando in un primo momento era stato annunciato dal Governo che si sarebbe andati alle urne il 24 luglio. Il rinvio della data (per motivi organizzativi) piuttosto che allontanare le ostilit ha dato il via a una lunghissima stagione politica, apparentemente affrontata con distacco, ma che sottotraccia stata durissima, a tratti anche violenta. Ci che gi si conosce con certezza leccezionale tasso di affluenza: oltre il novanta per cento solo per quanto riguarda gli oltre quattro milioni di elettori che si erano iscritti nelle apposite liste, cui andr aggiunta una fetta sicuramente importante degli ulteriori 3,1 milioni di non iscritti ma aventi comunque diritto al voto, sui quali peraltro al momento mancano completamente informazioni. stata superiore a tutte le aspettative, ha commentato il presidente della Commissione elettorale centrale, Kamel Jendoubi, il quale ha aggiunto che sono state riscontrate qualche irregolarit e difficolt, non tali comunque da inficiare lesito della votazione. Intanto, Rachid Al Ghannouchi, il leader del movimento islamico Ennahdha, rientrato in patria il trenta gennaio scorso dopo 22 anni di esilio, ha sottolienato come una partecipazione del genere dimostri la sete di democrazia del nostro popolo. Sulla sostanziale regolarit delle operazioni hanno concordato praticamente tutti gli osservatori, stranieri compresi. LAssemblea avr il compito di redigere la nuova Costituzione e di nominare il presidente della Repubblica, al quale a sua volta spetter dare vita a un Gover-

no di transizione: si valuta che per il primo adempimento occorrer circa un anno, mentre per il secondo si dovr aspettare non prima del 9 novembre prossimo. Fino ad allora rester in carica lattuale Gabinetto ad interim che, una volta completata la stesura della Carta fondamentale, indir elezioni parlamentari vere e proprie. Con il voto di ieri la Tunisia non mette solo in gioco il suo futuro, ma soprattutto lessenza stessa dello Stato che, sino a oggi, ha vantato la sua sostanziale laicit, pur se c chi sottilizza su laicit dello Stato e laicit del Paese, che differenza sostanziale. Ma la Tunisia sa anche che, se a vincere o a essere determinanti in un eventuale Governo di coalizione fossero gli uomini di Ennahdha, sarebbe costretta a rivedere le sue stesse fondamenta. Il segretario generale dellOnu, Ban Kimoon, si felicitato con la Tunisia per il modo pacifico e ordinato in cui si sono svolte le elezioni. Occorrer attendere domani per conoscere i risultati ufficiali delle elezioni ma in base ai primi dati ufficiosi che cominciano a circolare, tuttavia, si profila una conferma delle previsioni favorevoli agli islamici moderati di Ennahdha, che anzi avrebbero ottenuto un successo superiore alle attese. Secondo fonti dello stesso partito, anzich il venti per cento delle preferenze questultimo ne avrebbe conquistato oltre il quaranta, con punte del cinquanta o pi in alcune circoscrizioni e tra i tunisini residenti allestero. Se tali proiezioni appaiono in effetti di parte, va detto che le forze laiche hanno tuttavia gi ammesso la vittoria degli avversari.

NOSTRE INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza le Loro Eccellenze Reverendissime i Monsignori: Damio Antnio Franklin, Arcivescovo di Luanda (Angola), con il Vescovo Ausiliare, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Anastcio Kahango, Vescovo titolare di Tignica, e con lArcivescovo emerito, Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Alexandre do Nascimento, in visita ad limina Apostolorum; Jos de Queirs Alves, Arcivescovo di Huambo (Angola), in visita ad limina Apostolorum; Gabriel Mbilingi, Arcivescovo di Lubango (Angola), in visita ad limina Apostolorum.

Il Te Deum e la nona sinfonia di Bruckner nel concerto in onore del Papa nellAula Paolo VI

Come allinterno di una grande cattedrale


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Ricordo del grande studioso benedettino francese Adalbert de Vog morto nei giorni scorsi a 87 anni

Benedetto XVI ricorda il suo predecessore durante ludienza alla fondazione Giovanni Paolo Un devastante terremoto di magnitudo 7.2 ha colpito ieri lest della Turchia. Il bilancio ufficiale pi recente parla di circa 220 vittime, ma si teme che i morti possano essere oltre mille.
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Il monaco dei libri


MARIELLA CARPINELLO
A PAGINA

Ci ha lasciato una vasta e ricca eredit


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LOSSERVATORE ROMANO
I risultati del voto per il rinnovo del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati

luned-marted 24-25 ottobre 2011

Cristina Fernndez de Kirchner confermata alla presidenza

In Svizzera vince la destra ma avanza il nuovo centro


BERNA, 24. LUdc/Svp perde sette seggi al Consiglio nazionale, pur confermandosi la prima formazione nazionale. I risultati delle elezioni tenutesi ieri in Svizzera per il rinnovo delle due Camere (Consiglio Nazionale e Consiglio degli Stati) confermano le previsioni: nessun cambiamento radicale al vertice, anche se aumentano i consensi per il nuovo centro formato dai Verdi liberali e dal Partito borghese democratico (Pbd). Per la prima volta dal 1991 lUdc/Svp (formato dallUnione democratica di centro e dal Partito popolare sudtirolese) ha registrato un calo dei consensi. I dati parziali confermati dalle proiezioni della stampa dimostrano che la formazione, pur risultando ancora al primo posto nel panorama politico nazionale, ha conosciuto un calo di circa il tre per cento dei voti. Si assesta al 26 per cento, dunque, mentre mirava a conquistare almeno il trenta per cento dei consensi. Il Partito socialista si assesta al secondo posto (al 18 per cento circa) ma con un calo dell1,4. A registrare cali consistenti sono stati i due partiti storici di centro il Partito popolare-democratico (Ppd) e il Partito liberale-radicale (Plr) oltre ai Verdi, che sono passati da venti a 13 seggi. Secondo le proiezioni che riguardano il voto per il Consiglio Nazionale (Camera del Popolo), di lingua italiana, lUdc/Svp ha conquistato un seggio al Consiglio Nazionale e la Lega dei ticinesi dovrebbe mandare ben due rappresentanti a Berna. A Ginevra al confine con la Francia il partito populista del Mouvement Citoyen Genevois ha conquistato il suo primo seggio a Berna. Il quadro definitivo del Consiglio nazionale, che conta duecento membri, atteso nelle prossime ore. Occorrer invece attendere alcune settimane per conoscere la composizione esatta del Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni), dove vige il sistema elettorale maggioritario. In vari cantoni, verr organizzato un secondo turno. Ballottaggio anche per il leader dellUdc, Christoph Blocher: candidato al Consiglio degli Stati per uno dei due seggi del cantone di Zurigo, giunto in terza posizione. Ma i riflettori si stanno gi spostando alla data del 14 dicembre quando si decider lelezione da parte del nuovo Parlamento (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati) dei sette consiglieri federali che compongono il Governo. Insomma, le elezioni di ieri cinque milioni di elettori sono stati chiamati alle urne hanno largamente confermato le previsioni degli analisti, ovvero una stabilizzazione generale del quadro politico con la crescita di nuove forze di centro.

Elezioni argentine senza sorprese


BUENOS AIRES, 24. Le elezioni di ieri in Argentina hanno conferito al presidente uscente Cristina Fernndez de Kirchner un secondo mandato quadriennale a guidare il Paese. A scrutinio quasi completato, i dati ufficiali attribuiscono a Fernndez de Kirchner il 53,27 per cento delle preferenze, il che rende non necessario il secondo turno. Il risultato di Fernndez de Kirchner il migliore mai ottenuto da un candidato alle presidenziali dopo il ritorno alla democrazia in Argentina. Confermando i sondaggi della vigilia, infatti, il presidente uscente ha largamente superato il 51,7 per cento dei voti con il quale nel 1983 fu eletto Ral Alfonsn, primo presidente dopo la fine della dittatura militare. Il pi diretto avversario di Fernndez de Kirchner, cio il socialista Hermes Binner, del Frente amplio progresista (Fap), risultato staccato di circa 36 punti percentuali, avendo ottenuto poco pi del 17 per cento dei voti, con un risultato comunque leggermente migliore di quello del quale era accreditato alla vigilia. Terzo, con l11,53, risultato il radicale Ricardo Alfonsn, figlio di Ra, candidato dallUnin para el desarrollo social. Laffluenza alle urne stata del 78,34 per cento degli aventi diritto. Oltre che per le presidenziali, gli elettori argentini sono andati alle urne per scegliere urne per scegliere parte dei parlamentari 130 deputati e 24 senatori i governatori di otto province, compresa quella di Buenos Aires, e intendentes e concejales (sindaci e consiglieri comunali) su tutto il territorio nazionale. I dati ufficiali sulle elezioni parlamentari e amministrative non sono ancora disponibili, ma le proiezioni indicano che il partito del presidente, Frente para la victoria, avrebbe recuperato il controllo del Congresso che aveva perso nelle elezioni politiche parziali del 2009. Pi contenuta sembra invece essere la sconfitta delle opposizioni nelle elezioni amministrative, sebbene anche in questo caso manchino ancora i risultati ufficiali. Il primo intervento pubblico di Cristina Fernndez de Kirchner dopo che il risultato si andato delineando stato un appello allunit del Paese e un omaggio alla memoria di suo marito Nstor Carlos Kirchner, morto lo scorso anno, al quale era subentrata nel 2007 come presidente. Sono una donna di 58 anni che milita da quando era molto giovane, e ora non sono solo la prima a essere stata eletta presidente, ma anche la prima donna ad essere stata rieletta presidente. Cosaltro posso volere? Quello che voglio ora approfondire un progetto che aiuti a migliorare la vita di quaranta milioni di argentini, ha detto Fernandez de Kirchner. Il presidente ha aggiunto di non essere mossa da alcun interesse personale, se non quello di aiutare lArgentina e onorare la memoria del marito e di mille come lui che hanno dato la vita per questa Patria. Il presidente ha poi confermato la svolta politica che ha contrassegnato lultima parte del suo primo mandato, dopo che il Governo, prima di suo marito e poi suo, aveva seguito a lungo il modello ultraliberista, inaugurato negli anni Novanta da Carlos Menem. Fernndez de Kirchner ha cio mostrato di voler interpretare laspetto pi popolare del peronismo e ha garantito impegno per ricostruire il tessuto sociale e la salvaguardia dei diritti dei pi deboli.

Un elettore nella cittadina di Wolfenschiessen nel Canton Nidvaldo (Ansa)

eletto secondo il sistema proporzionale il Plr si assesta al 15,0 circa (meno 2,4 rispetto alle precedenti elezioni del 2007) e arretra anche il Ppd (meno 1,4 punti al 13 per cento). Il partito dei Verdi scende a quota otto per cento (meno 1,7), anche se in alcune zone riuscito a ottenere un certo avanzamento. I primi cinque partiti restano dunque gli stessi e non cambiano

nemmeno i rapporti di forza relativi. Lo scacchiere non ha subito scossoni. Lunica vera novit rappresentata dallaffermazione degli astri nascenti e dal nuovo centro, formato da Verdi liberali e dal Partito borghese democratico. In base alle proiezioni, i primi balzano al 5,3 e il Pbd (che non esisteva ancora quattro anni fa) si attesta al 5,2. In Ticino e a Ginevra, la destra ha guadagnato seggi. Nel cantone

La Bulgaria al ballottaggio per eleggere il presidente


SOFIA, 24. Vittoria dellimprenditore Rossen Plevneliev, il candidato sostenuto dal Governo conservatore, nel primo turno delle presidenziali svoltesi ieri in Bulgaria e caratterizzate da una bassa affluenza alle urne (il 42 per cento). Non avendo ottenuto tuttavia il cinquanta per cento dei voti, Plevneliev ha ottenuto il quaranta per cento circa delle preferenze, mentre il socialista Ivaylo Kalfin si attestato sul trenta per cento. La candidata indipendente Meglena Kuneva si piazzata al terzo posto ottenendo il 15,1 per cento dei voti, mentre lestremista di destra Volen Siderov ha raccolto il quattro per cento dei consensi. Il ballottaggio stato fissato per il prossimo 30 ottobre. Stando alle ultime indicazioni, gli analisti ritengono che probabile candidato alla vittoria finale sar Rossen Plevneliev. Il mandato presidenziale dura cinque anni.

Si temono oltre mille morti per il terremoto che ha colpito la regione orientale di Van

Devastante sisma in Turchia


ANKARA, 24. Un devastante terremoto di magnitudo 7.2 ha colpito ieri lest della Turchia, nella zona del lago di Van. Al momento ci sarebbero almeno 217 morti, 1.090 feriti e centinaia di dispersi: questo il bilancio provvisorio diffuso nella notte dal ministero dellInterno turco. Ma il bilancio finale potrebbe essere decisamente pi alto: si temono infatti oltre mille vittime. Nella provincia montagnosa al confine con lIran, una zona sismica come tutta la Turchia, gi devastata in passato da disastrosi terremoti, sono crollati decine di edifici e si continua a scavare senza sosta nel tentativo di salvare gente intrappolata sotto le macerie. La scossa principale avvenuta poco dopo le ore 13.30 locali con un epicentro situato a 17 chilometri da Van, citt di quasi 380.000 abitanti. Il panico tra la popolazione stato accresciuto da oltre settanta scosse di assestamento, di cui due di magnitudo 5.6 nellarco di unora e una da 5,1 ancora in serata, seguita da una da 6,1 nella notte; poi altre tre da 4.8, 4.3 e 4.2. Il vice premier turco Besir Atalay ha riferito che il sisma ha abbattuto dieci edifici a Van e tra i venticinque e i trenta nella vicina di Ercis, dove per dei giornalisti hanno contato unottantina di palazzi e case distrutte. Da Istanbul, lIstituto sismologico Kandilli ha stimato in mille gli edifici danneggiati. Vista lintensit del sisma, il bilancio delle vittime secondo le stime di molti analisti internazionali potrebbe arrivare addirittura a diverse migliaia di morti. Offerte di aiuto sono subito giunte fra laltro dalla Nato, dalla Cina, da Israele e dal Giappone. Il presidente statunitense, Barack Obama, ha detto di seguire levento con grande preoccupazione. Linquilino della Casa Bianca ha inoltre detto che i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con i coraggiosi uomini e donne che sono al lavoro per portare assistenza nella regione colpita. Il presidente turco, Abdullah Gl, ha per declinato le offerte, mentre il ministero degli Esteri ha precisato di non avere fatto ancora nessuna richiesta di assistenza internazionale. La Turchia, attraversata da pericolosissime faglie, era gi stata colpita nel 1999 da due terremoti che uccisero pi di 20.000 persone nel nordovest; la provincia di Van aveva subito un terremoto che nel novembre 1976 causo pi di 5.000 vittime. Le immagini trasmesse dalle principali emittenti televisive mostrano i civili impegnati febbrilmente negli aiuti con accanto i bulldozer e i soccorritori della Protezione civile. Ho sentito tremare la terra, ho visto il palazzo di fronte casa mia crollare sotto i miei occhi racconta uno dei sopravvissuti. Mi sono precipitato in strada aggiunge e ho cominciato a scavare con gli altri; non potevo ignorare le urla. I soccorritori della Protezione civile sono sopraffatti, stiamo cercando di aiutarli come possiamo ha spiegato un altro uomo in cerca dei suoi due nipoti e del padre intrappolati sotto le macerie. In base a quanto riferito dalla Croce Rossa, almeno ottanta edifici sarebbero crollati a Ercis, tra cui un dormitorio per gli studenti e altri dieci a Van. Ci sono molti morti, troppi edifici crollati, troppa distruzione racconta il sindaco di Ercis, Zulfikar Arapoglu. Abbiamo bisogno di aiuti immediati e anche di medici aggiunge. Il sisma ha distrutto anche alcune autostrade, fatto questo che rende ancora pi difficile larrivo dei soccorsi, come riferisce la Cnn turca. Intanto, colonne di decine di camion dellesercito sono in viaggio verso Ercis.

Clinton chiede pi libert in Tadjikistan


TASHKENT, 24. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha messo in guardia il Tadjikistan contro ogni tipo di ostacolo o intralcio alla libert di stampa e di religiosa nel Paese e si impegnata a fare passare un messaggio di cambiamento in Uzbekistan, Paese dellAsia centrale dove si concluso il suo lungo tour diplomatico (Malta, Libia, Oman, Afghanistan e Pakistan). A Tashkent, capitale dellUzbekistan, Hillary Clinton ha avuto incontri istituzionali con il presidente Islam Karimov. Stando a un responsabile uzbeco, oltre a rinforzare la cooperazione tra Stati Uniti e Uzbekistan, si parlato anche dellimpegno di Tashkent nella ricostruzione delleconomia afghana. Nella tappa precedente in Tadjikistan, la Clinton si intrattenuta con il presidente Emomali Rakhmon, e poi ha criticato gli ostacoli posti dalle autorit alla libert religiosa, definita un diritto fondamentale, in questo Paese musulmano. Tali ostacoli, ha continuato il segretario di Stato americano, possono portare alcune persone a esprimere le loro opinioni religiose in clandestinit e altri invece allestremismo. Il Tadjikistan ha recentemente vietato ai minori di recarsi nei luoghi di culto nella sua lotta contro il fondamentalismo islamico. LUzbekistan e il Tadjikistan, sono due Paesi che giocano un ruolo chiave per la coalizione militare internazionale nel conflitto in Afghanistan.

Nessuna soluzione per la crisi nel nord del Kosovo


BELGRAD O, 24. Il lungo incontro, durato circa cinque ore, fra il presidente serbo Boris Tadic e i responsabili delle principali municipalit del nord del Kosovo si concluso, nella tarda serata di ieri, con un nulla di fatto. Non sono state prese, dunque, decisioni in grado di risolvere, nellarco di breve tempo, la crisi delle barricate e dei blocchi stradali che da oltre un mese impediscono il libero movimento delle truppe Nato della Kfor e del personale della missione europea Eulex. Tadic, come ha reso un comunicato della presidenza, ha ribadito il diritto dei serbi nel nord del Kosovo a difendere in modo pacifico i propri interessi legittimi. Il sindaco di Zubin Potok, presente alla riunione con i colleghi di Zvecan, Leposavi e Kosovska Mitrovica, ha detto che dallincontro non sono emerse novit in grado di dare soluzione alla crisi e quindi alla rimozione delle barricate.

Un uomo tratto in salvo nella citt di Ercis (Epa)

Sul Myanmar e sulla Thailandia il flagello delle inondazioni


NAYPYIDAW, 24. Sul Myanmar e sulla Thailandia il flagello delle inondazioni. Al momento, riguardo al Myanmar, si segnala che il bilancio di pi di cento morti. Su gran parte del Paese si sono abbattute piogge monsoniche che hanno provocato le pesanti alluvioni. Finora, informano fonti di stampa locali, sono stati recuperati trentacinque cadaveri. Pi di duemila case sono state spazzate via dallo straripamento di un fiume che ha travolto quattro villaggi situati nella regione centrale di Magway. Per quanto concerne la Thailandia, si segnala che lattesa alluvione proveniente dalle regioni settentrionali del Paese giunta ieri a Bangkok. Il governatore locale ha chiesto ai residenti lungo il fiume Chao Phraya, che scorre nel cuore della citt, di lasciare le proprie abitazioni. In altri sette quartieri di Bangkok il livello dellacqua arrivato a trenta centimetri. Secondo gli ultimi dati ufficiali, almeno 360 persone sono morte in seguito alle alluvioni cominciate a luglio nel nord del Paese. In questi giorni il primo ministro thailandese, Yingluck Shinawatra, ha pi volte chiesto agli abitanti di Bangkok in particolare di non farsi prendere dal panico. Li ha invitati a mettere al sicuro i propri beni personali su un terreno rialzato e a restare poi tranquilli. Lo stato di allerta comunque rimane. Si stima che finora le alluvioni abbiano causato danni materiali per oltre 2,5 miliardi di euro. Alcuni sobborghi settentrionali della capitale, come Pathum Thani e Nonthaburi, sono sottacqua da giorni. Nel frattempo costantemente controllato il livello dei canali che attraversano Bangkok. Alcuni distretti della metropoli sono stati giudicati ad alto rischio.

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Bomba in un locale di Nairobi

Vittime civili nei raid aerei kenyani in Somalia


MO GADISCIO, 24. Bombardamenti dellaviazione kenyana in Somalia hanno causato la morte di almeno 64 civili e il ferimento di altri 130 vicino alla citt meridionale somala di Afmadow, secondo quanto riferito dalla emittente televisiva kenyana Press Tv. La settimana scorsa, lesercito kenyano entrato in Somalia con il dichiarato intento di mettere in sicurezza la propria frontiera e di fermare lattivit delle milizie radicali islamiche di al Shabaab, che guidano linsurrezione contro il Governo somalo, internazionalmente riconosciuto, del presidente Sharif Ahmed. Le truppe kenyane, appoggiate da forze filogovernative somale, sono penetrate per oltre centocinquanta in territorio somalo e, dopo aver preso il controllo della citt di Qooqani, stanno preparando una massiccia offensiva contro Afmadow, ancora in gran parte controllata dalle milizie di al Shabaab. Secondo la gran parte degli osservatori, lobiettivo principale delloffensiva sarebbe quello di togliere alle milizie radicali islamiche il controllo di Chisimaio, secondo porto del della Somalia, dopo la capitale Mogadiscio, Droni americani hanno inoltre effettuato attacchi vicino a Qooqani, causando la morte di almeno 9 persone e il ferimento di altre 14. Nel frattempo, un attentato dinamitardo in una discoteca nella capitale kenyana ha provocato questa notte quattordici feriti, sei dei quali in gravi condizioni. Nel riferire dellaccaduto, il portavoce della polizia locale, Antony Kibuchi, ha specificato che un uomo entrato verso le 3 del mattino nel locale, chiamato Mwauras, e ha scagliato bombe a mano, dandosi poi alla fuga. Gli inquirenti collegano lattentato direttamente alle minacce rivolte al Kenya, dopo lintervento militare in Somalia, dalle milizie di al Shabaab. Mi appello agli abitanti affinch siano vigili e collaborino con i nostri agenti, ha dichiarato Kibuchi. Noi resteremo in allerta, e altrettanto invitiamo a fare la popolazione. Abbiamo intensificato i pattugliamenti e le misure di sicurezza in citt, ha assicurato il portavoce della polizia. Tra le iniziative kenyane per contrastare le minacce di instabilit che arrivano dal Paese confinante c anche la decisione, presa dal Governo di Nairobi durante il fine settimana, di vietare la pesca tra i distretti di Kiwayu Island e Ras Kiamboni, lungo il confine tra il Kenya e la Somalia, e di intensificare nellarea le operazioni di pattugliamento contro la pirateria. Lintenzione quella di proteggere i pescatori kenyani che abitualmente operano nella zona di mare tra i due distretti ritenuti ad alto rischio, mentre tutte le barche da pesca che attraverseranno la zona delloceano Indiano fino a Kiunga, a 15 chilometri dal confine somalo, saranno ispezionate dagli agenti della polizia marittima. Infine i pescatori dovranno recarsi presso la stazione di polizia pi vicina prima e dopo le spedizioni di pesca nelle acque territoriali del Kenya. Alle imbarcazioni da diporto, inoltre non sar permesso viaggiare dopo le 18.

Ancora violenza nella capitale yemenita


SANA, 24. Non accenna a calmarsi la situazione nello Yemen dove quotidianamente si verificano episodi di violenza. salito ad almeno venti morti, tra cui cinque soldati disertori yemeniti, il bilancio dei cruenti scontri ieri a Sana tra le truppe rimaste fedeli al presidente Ali Abdullah Saleh e le forze e militari disertori unitisi ai manifestanti dellopposizione che chiedono che il capo dello Stato lasci il potere che detiene dal 1978. I cinque soldati disertori appartenevano alla quinta divisione guidata dal generale dissidente Mohessen Al Ahmar, fratellastro di Saleh, che si schierato dalla parte di chi contesta il Governo di Sana. Gli scontri sono iniziati allalba di ieri, quando le forze fedeli al presidente hanno sparato contro quelle dei disertori a nord della capitale, riferiscono membri dellopposizione. Forti esplosioni sono state udite a nord e al centro di Sana, confermano i residenti. Colonne di fumo si sono alzate dal quartiere di Hasaba. Questa notte, invece, ad Aden, principale citt del sud del paese, due soldati sono stati uccisi e quattro feriti in un attacco da parte di miliziani legati alla rete terroristica di Al Qaeda nella penisola arabica. Il Governo yemenita ha annunciato che affronter positivamente la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ha chiesto al presidente Ali Abdullah Saleh di accettare laccordo mediato dai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico per il trasferimento dei poteri. Il Governo dello Yemen intende affrontare positivamente la risoluzione 2014 del Consiglio di sicurezza dellOnu, essendo essa conforme agli sforzi dellEsecutivo per mettere fine alla crisi politica, sulla base delliniziativa del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico, ha riferito lagenzia ufficiale yemenita Saba, citando un funzionario governativo. Gli Stati Uniti, sabato, hanno espresso soddisfazione per la forte azione intrapresa dal Consiglio di sicurezza dellOnu che ha adottato allunanimit una risoluzione di condanna per luso della violenza nello Yemen. La comunit internazionale ha inviato senza ambiguit un segnale al presidente Saleh affinch risponda alle aspirazioni del popolo yemenita e accetti immediatamente la transizione dei poteri, ha scritto in una nota il portavoce del dipartimento di Stato americano, Mark Toner. Anche la Farnesina ha espresso forte soddisfazione per lapprovazione da parte del Consiglio di sicurezza della risoluzione 2014 con cui le Nazioni Unite hanno condannato luso della violenza nello Yemen. Lo ha reso noto un comunicato del portavoce del ministero degli Esteri italiano, Maurizio Massari. LItalia, prosegue la nota, sostiene la richiesta indirizzata al presidente Saleh di firmare unintesa politica sulla base delliniziativa dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico e di darle concreta e immediata attuazione, ponendo cos fine alle violenze e consentendo unaccelerazione del processo di transizione democratica.

Folla a Bengasi (Epa)

Jalil promette che la legge islamica sar alla base dellordinamento nazionale

La Libia si interroga sul suo futuro


TRIPOLI, 24. Decine di migliaia di persone sono accorse a Bengasi, la citt della Cirenaica da dove otto mesi fa partita la rivolta contro Muammar Gheddafi, per ascoltare la dichiarazione ufficiale: La Libia stata liberata. La Libia un Paese libero, voi libici siete liberi. Sul palco hanno parlato in tanti, hanno pregato, hanno letto passi del Corano, suonato linno nazionale. Il colonnello dalle nuove autorit libiche in festa a Bengasi non stato praticamente nominato. Di lui hanno parlato invece a Misurata i medici che sabato notte hanno effettuato lautopsia e che hanno riferito di aver individuato due proiettili nel suo corpo, uno in testa e uno nelladdome. Intanto, per il ministro della Difesa britannico, Philip Hammond, ha sottolineato che la reputazione del Consiglio nazionale di transizione libico stata macchiata da quanto successo di fronte alla comunit internazionale per il modo in cui stato ucciso Gheddafi. La Gran Bretagna, insieme ad altri paesi, si unita alla richiesta dellO nu che serve unindagine sulla morte del colonnello. Dato che c stato un conflitto a fuoco ha ribadito invece il premier Mahmoud Jibril il proiettile potrebbe essere arrivato dallarma di una delle sue stesse guardie come da quella di un combattente della rivoluzione. E con ci ha chiuso la questione. Nessun accenno al figlio Mutassim, anche lui esposto alla folla nella cella frigorifera di Misurata. E neppure alla sepoltura. Di nessuno dei due. Uccisi ormai quattro giorni fa, le 24 ore di rito per un regolare funerale islamico sono ampiamente trascorse. Anche se sempre il Cnt ha ripetuto che le spoglie del colonnello saranno rese alla famiglia. Jibril ha anticipato, seppure in termini piuttosto vaghi, levoluzione politica della situazione. Entro un mese formeremo un Governo ad interim ha detto ancora il premier . Vi sono consultazioni. Lintero processo durer approssimativamente da una settimana a un mese. Questa la mia speranza, ma tutto potrebbe richiedere pi tempo. Oppure meno. Nellesaltazione generale a Bengasi c stata la proclamazione ufficiale: Dichiariamo al mondo intero che abbiamo liberato il nostro Paese, con le sue citt, con i suoi villaggi, le nostre pi alte montagne, i deserti e i cieli tutti. Poi stata la volta del numero uno del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, luomo che tra i primi ha abbandonato Gheddafi ma che era stato con lui 42 anni fa, quando il colonnello con un colpo di stato incruento aveva rovesciato re Idris dando il via a decenni di potere assoluto. Un discorso, il suo, pi programmatico che di giubilo, un tentativo evidente di cominciare a conciliare, dopo la fine della guerra, le varie e diversissime anime della Libia. Jalil ha fatto riferimenti alla sicurezza del Paese e al fatto che la Libia un Paese musulmano. Alla folla ha chiesto perdono, tolleranza e riconciliazione. Ci stiamo organizzando ha aggiunto per ridare sicurezza al Paese, stiamo costituendo un esercito nazionale che protegger i nostri confini e la nazione. E poi la sharia, la legge islamica che ha promesso Jalil sar rafforzata e sar la base del nostro ordinamento. Decadono per esempio, ha spiegato, la legge sul divorzio e sul matrimonio che non sono conformi alla sharia e apriremo banche islamiche che non potranno dare interessi, vieteranno lusura. Molti Paesi hanno salutato la proclamazione della liberazione della Libia come una vittoria storica. Dopo quattro decenni di dittatura brutale e otto mesi di una sanguinosa guerra, il popolo libico pu ora celebrare la sua libert e linizio di una nuova era, ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un messaggio ai libici, invitando il Cnt a volgere la sua attenzione alla futura transizione politica.

Ministro afghano scampa ad attentato

Tre cooperanti rapiti in Algeria


ALGERI, 24. Tre cooperanti, unitaliana e due spagnoli, sono stati sequestrati la scorsa notte nel sud dellAlgeria, in un campo profughi saharawi. Uno degli ostaggi spagnoli, indicano fonti di stampa, sarebbe stato ferito durante lincursione. Al momento non giunta alcuna rivendicazione. Tuttavia una delle ipotesi accreditate, riferisce lagenzia Ansa, punterebbe il dito contro lAqmi, il braccio armato di Al Qaeda nel Maghreb. LAqmi guidato dal super-ricercato Moktar Belewar. Informa sempre Ansa che il ministero degli Esteri italiano, attraverso lunit di crisi e lambasciata italiana di Algeri, ha immediatamente attivato tutti i canali necessari per ottenere il rilascio della cooperante, Rossella Urru, rappresentante del Comitato italiano sviluppo dei popoli (era attesa a casa per met novembre). Secondo testimonianze citate da alcuni organi di stampa, uomini armati sono arrivati, poco dopo la mezzanotte, nel campo di Rabuni, situato nella provincia di Tinduf. Gli assalitori, riferisce lagenzia Ansa, sembra provengano dal Mali. Successivamente si appreso che oltre al cooperante spagnolo stato ferito, durante lincursione, anche il guardiano del campo. La struttura ospita circa 150.000 rifugiati.

Paul Biya rieletto presidente del Camerun


YAOUND, 24. Tra critiche e denunce di irregolarit da parte dellopposizione, il presidente uscente del Camerun, Paul Biya stato riconfermato per un sesto mandato consecutivo. Secondo i risultati definitivi diffusi ieri dalla Corte suprema, Biya ha ottenuto il 77,98 per cento dei consensi alle presidenziali del 9 ottobre scorso, mentre il suo principale rivale, il leader dellopposizione John Fru Ndi rimasto fermo al 10,71 per cento. Gioved scorso, la Corte suprema aveva invalidato 18 ricorsi presentati da pi candidati dellopposizione che chiedevano lannullamento del voto a causa di irregolarit diffuse e di un sistema elettorale controllato da Biya, al potere da 29 anni. Secondo quanto riferito concordemente dalle fonti locali, la partecipazione al voto stata piuttosto bassa.

A Ginevra per rilanciare i colloqui a sei sul nucleare

Dialogo tra americani e nordcoreani


GINEVRA, 24. Gli Stati Uniti e la Corea del Nord si ritrovano a Ginevra per una seconda sessione di incontri si erano gi incontrati a New York nel luglio di questanno incentrati sul tentativo di rilanciare i colloqui a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Russia e Cina) sul disarmo nucleare del regime comunista di Pyongyang. Senza attendersi risultati decisivi da questo dialogo, gli analisti stimano tuttavia che gli incontri odierni che proseguiranno anche nella giornata di domani ai bordi del lago Lman costituiscono una tappa positiva del processo di pace. Tanto pi che il vice primo ministro cinese, Li Keqiang, verosimilmente prossimo premier nel 2013 al posto di Wen Jiabao, giunto ieri a Pyongyang per rilanciare si legge in un comunicato pubblicato dallagenzia Nuova Cina gli sforzi per migliorare le relazioni tra Corea del Nord e Corea del Sud e per la ripresa dei colloqui a sei. Pechino principale alleato di Pyongyang sostiene la ripresa del dialogo sul disarmo nucleare e pu giocare un ruolo determinante nei confronti del regime nordcoreano. Li Keqiang, in seguito, dovrebbe recarsi anche a Seoul per due giorni. E, nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense, Leon Panetta, giunto oggi alla base area americana di Yokota a ovest di Tokyo per riaffermare limpegno dellAmministrazione di Washington sulla sicurezza dellalleato giapponese sia nei confronti della Corea del Nord che della crescente potenza della Cina. Intanto, dopo sei anni di stallo, funzionari americani e nordcoreani hanno raggiunto un accordo per la ripresa del recupero delle salme dei soldati statunitensi morti nella guerra di Corea (1950-1953). Lintesa stata raggiunta dopo tre giorni di trattative a Bangkok. Il dipartimento americano della Difesa precisa che si tratta di una questione umanitaria, non legata a qualsiasi altra questione fra i due Paesi. Tuttavia laccordo sulle salme giunto alla vigilia dellincontro fra alti funzionari americani e nordcoreani fissato per oggi e domani a Ginevra, che verte sul programma nucleare del regime comunista di Pyongyang. Sono circa ottomila i soldati americani considerati dispersi nella guerra di Corea. Di questi si ritiene che 5.500 siano stati sepolti in Corea del Nord. Gi nel 1996 si era giunti a un accordo per il loro recupero. Da allora, e per una decina di anni, squadre americane hanno dissepolto 229 resti umani, ma solo 87 corpi sono stati identificati. Il nuovo accordo sar operativo dallanno prossimo e autorizza ricerche americane in due siti nordcoreani.

Un marine presidia il luogo di un attacco terroristico (Reuters)

KABUL, 24. Il ministro dellInterno afghano, il generale Bismillah Muhammadi, scampato ieri a un attentato nella provincia di Parwan, a nord di Kabul. Lo ha reso noto il governatore di Parwan, Abdul Basir Salangi, precisando che un attentatore suicida ha cercato di avvicinarsi al veicolo del ministro, le cui guardie di sicurezza hanno sparato, ferendolo. Lattentatore poi morto a causa delle ferite subite. Il generale Muhammadi era diretto nel Panjshir. Nel territorio afghano, dunque, le violenze non concedono tregua. La lotta ai terroristi, ha af-

fermato recentemente il presidente Hamid Karzai, continua senza che venga abbassata la guardia. Nella recente visita a Kabul il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha rinnovato alle autorit afghane linvito a un sempre maggiore impegno nel combattere i miliziani, cos da dare un significativo contributo alla stabilit dellintera regione. Invito formulato anche alle autorit pakistane, in occasione della successiva visita di Hillary Clinton nella capitale pakistana di Islamabad.

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LOSSERVATORE ROMANO
In memoria del grande studioso benedettino francese Adalbert de Vog morto nei giorni scorsi a 87 anni

luned-marted 24-25 ottobre 2011

Il dialogo tra ebrei e cristiani

Il monaco dei libri


Con studi fondamentali ha restituito alloccidente cristiano una porzione immensa del suo patrimonio spirituale
di MARIELLA CARPINELLO* redo che, se avesse potuto, avrebbe scelto di morire solo, sotto lo sguardo di Dio, unespressione che si trova in Gregorio Magno riferita a Benedetto, giovane eremita a Subiaco (Dialogi, II, 3, 5: Tunc ad locum dilectae solitudinis rediit, et solus in superni spectatoris oculis abitavit secum). Il 13 ottobre scorso uscito per una passeggiata nella foresta e a sera non rientrato. Dopo otto giorni di ricerche, il 21 sera, i confratelli lo hanno ritrovato esanime lungo il fiume che scorre nei dintorni dellabbazia de La Pierre-qui-Vire, dove viveva dallet di ventanni. Padre Adalbert de Vog nasce il 4 dicembre 1924 in una delle pi antiche famiglie di Francia, dalla quale teneramente amato. Delle case della sua infanzia ricordo immagini fastose: la vasta facciata ancien rgime della residenza dei marchesi de Vog a rue Fabert a Parigi e lo struggente splendore de La Verrerie a Oizon, un castello rinascimentale nella campagna fra Chartres, Orlans, Poitiers, Tours, Richelieu. La vocazione lo convoca alla prospettiva della vita eterna: Fra tempo ed eternit nessuna misura possibile. Ci che finisce doveva essere sacrificato o subordinato a ci che dura per sempre. Dovevo fare della mia vita una preparazione, puntare tutto sul definitivo e sullassoluto. La chiamata di Cristo a lasciare tutto per seguirlo era lespressione di quella esigenza e di quella verit. Non esisteva altro da fare quaggi e lo avrei fatto. Quando concepisce questa riflessione ha dieci anni. Al momento prefigura genericamente lingresso in religione, forse da sacerdote, forse da missionario: lasciare tutto e andare il pi lontano possibile nel dono di s. Negli anni a seguire, ladolescente Adalbert folgorato da alcune parole delle lettere di Charles de Foucauld: Immensa felicit di cui si gioisce al pensiero che Dio Dio e che Colui che amiamo con tutto il nostro essere infinitamente ed eternamente felice. A lungo ne custodisce lemozione. A diciassette anni dominato dallinfluenza di John Henry Newman, in cui trova unione fra intelligenza e fede, estetica e religione. Sogna di vivere una esistenza studiosa a Oxford, la citt di Newman, oppure a Roma presso lAteneo di SantAnselmo, che ha visitato a quindici anni, senza poter prevedere che sar la sede del suo insegnamento. Lora arriva durante loccupazione tedesca, mentre frequenta la Sorbona: A Parigi, nel febbraio 1944, la frenesia della prossima liberazione rende lo studio difficile. Occorre arruolarsi nella resistenza o al servizio di Dio. Due mesi dopo, a La Pierre-qui-Vire, indossa labito monastico e avverte che lingaggio concluso. Ha scelto i benedettini attratto dal loro ethos, che lo condurr a fondo nel movente della sua vocazione; come si legge nella Regola di san Benedetto, desiderare la vita eterna con ardente brama spirituale (IV, 46). Spogliarsi senza ritorno di tutto quanto possiede nel mondo gli riesce facile. Egli non lo dice mai, lo comprendiamo da ci che racconta del primo periodo in monastero, quando afferma di non sentire lesigenza di scrivere a casa: se lo fa una volta al mese, solo per obbedire allabate che glielo ha ordinato. E poi conclude: Non sapevo che quelle lettere raggiungevano rue Fabert come chiamate alla vita monastica. Nelle sue parole i genitori avvertono le avvisaglie della svolta che li condurr entrambi sui suoi passi. Dei cinque anni successivi afferma: (Le osservanze) mi procuravano reali costrizioni e io ringraziavo Dio per questo. La mia fondamentale disposizione era una incondizionata accettazione della vita comune fondata sulla regola di san Benedetto, comera vissuta quando io entrai. Pi recentemente, nel corso di conferenze americane, afferma: (I monaci) solo in questo stato trovano il loro equilibrio e la loro felicit. Univoche testimonianze di pienezza. Il primo appello alla riscoperta dellantico monachesimo, di cui diventer il maggiore esperto, gli giunge attraverso il teologo Louis Bouyer, che tiene un ritiro alla Pierre-qui-Vire nel 1949 e che attira la sua attenzione sullepilogo della regola di san Benedetto: Abbiamo scritto questa regola affinch, osservandola nei monasteri, diamo prova di una qualche onest di costumi e di un avviamento alla vita monastica. Ma per chi si affretta alla perfezione ci sono gli insegnamenti dei santi Padri, la cui pratica pu condurre luomo al culmine. Infatti quale pagina o quale parola di autorit divina del Vecchio e del Nuovo Testamento non per la vita delluomo la norma pi retta? O quale libro dei Padri cattolici non ci insegna con forza ad andare per una vita diretta al nostro creatore?. Si spalanca uno squarcio sui fondamenti scritturali e patristici della regola. Le opere dei padri della Chiesa si trovano in grandi raccolte, ammassate in lingua originaria, tesi di dilettanti e novizi o lavori di professori oberati da incarichi ne presentano alcune, ma per la maggioranza giacciono trascurate. Occorre tradurle, inquadrarle nei rispettivi contesti e pubblicarle. Dato che ciascuna risale ai Vangeli e ne propone i fondamenti in rapporto ad altre, necessario ricostruire il sistema dei rimandi, ove trovano spiegazione reciproca. Allimpegno si vota senza riserve. Sulla regola i secoli restituiscono un immenso corpus di panegirici, che per lo pi ne fanno un fiore raro, mentre il quadro dei principi che dalle Scritture e altre fonti confluiscono a miriadi ad alimentarne la vitalit ancora da ricostruire. Di quegli anni scrive: Alla gioia di attendere alla verit e di compiere scoperte si aggiungeva la speranza di essere utile alla Chiesa, non solo portando qualche illuminazione alla ricerca, ma anche edificando ponti in due direzioni: quella del passato, ove Cristo presente nei padri, e quella del movimento scientifico contemporaneo, dove il suo spirito cerca di infondersi. Essere nella Chiesa dei nostri giorni un orecchio attento, ascoltando la voce di Dio che parla dallinizio dei tempi, farsi carico di quel ruolo di antenna spirituale con tutti i possibili strumenti utili alla ricerca scientifica contemporanea, unire in me stesso le richieste della scienza moderna al tradizionale impulso di cercare Dio: queste alcune delle gioiose ambizioni che mi sostenevano mentre procedevo nei miei studi. Soffermiamoci sullespressione movimento scientifico contemporaneo. Per quanto appassionatamente sostenuto in proprio, limpegno di padre Vog travalica la cinta claustrale. Lungi dal separarsi dagli uomini del presente, egli parte duna costellazione di studiosi dediti a rileggere le fonti del cristianesimo con i criteri delle scienze umane; uno degli esponenti di quellintellighenzia del Novecento cattolico che ha accordato al pensiero della Chiesa una nuova universalit. Nel 1974, dopo lunga preparazione, si trasferisce in un eremo non lontano allabbazia e riporta in onore antiche forme di vita solitaria in simbiosi con la propria comunit, alla quale estremamente attaccato. nei decenni

Lo sguardo del giornalista su Paolo


di CRISTIANA D OBNER o sguardo posato su Paolo apostolo da Jean-Franois Bouthors, giornalista e scrittore quindi non biblista di mestiere ma appassionatamente curvo sulla Parola presenta una novit che rende le pagine di Paul, le Juif (Editions Parole et Silnce, 2011, pagine 200, euro 14), agili nel linguaggio ma estremamente dense nella rigorosa prospettiva teologica, attraenti e suggestive. Marc Rastoin, gesuita e biblista al Collge des Bernadins (luogo di incontri e iniziative culturali a Parigi), figlio darte ecumenica per parte di padre e di madre, Jean e Jacqueline Rastoin (scrittrice e traduttrice attiva nel dialogo ebraico-cristiano), e fratello della carmelitana Ccile (a sua volta presente nel mondo ecumenico con i suoi scritti) coglie il nucleo da cui irradia tutto il saggio: Come partire dalle nostre Scritture per pensare positivamente lesistenza presente dIsraele?. Lultimo libro di Benedetto XVI dimostra come le interpretazioni antisemite siano state ormai bandite dal pensiero teologico della Chiesa. Tuttavia queste chiarificazioni devono penetrare nella mentalit e nellimmaginario comune. Alle lettere paoline lautore affianca la disanima rigorosa dellopera di Luca legata a quella di Paolo da numerosi legami. La continuit profeti, Cristo, apostoli ne risulta dimostrata e operante. Unasserzione lapidaria regge tutto limpianto: Se il Cristo una novit radicale, nello stesso tempo completamente inscritto nel movimento dellamore di Dio per la sua creazione, come lo dimostra la Scrittura. Per Paolo, Cristo non estraneo allesperienza dIsraele. Al contrario ne rivela tutta lampiezza. La cascata degli interrogativi non ha fine. Bouthors possiede lintelligenza e larguzia per non porre le sue interpretazioni come parole definitive ma possiede anche la consapevolezza della qualit delle sue risposte, sempre meditate, documentate ed equilibrate. Baster un solo esempio. Lindurimento, laccecamento e la sordit dIsraele, se sono una rude lezione per il popolo che non mantiene fede allalleanza, non esprimono per una condanna. Dimostrano

Labbazia di Sainte-Marie de la Pierre-qui-Vire dove vissuto dom Adalbert de Vog

successivi che pubblica i dodici volu- dovessi spiegarmi (del resto ne sarei mi della sua Histoire littraire du mou- stata incapace) il padre mi accolse come figlia e non perch lo meritassi, vement monastique dans lantiquit. Molto si pu dire di ci che lascia ma perch ne avevo bisogno. Speciale altri lo farebbero meglio di me: che mente avevo bisogno di ascoltare in la sua opera libera la spiritualit mo- lui la voce di Dio che parla dallininastica dalle angustie della celebrazio- zio dei tempi e ne fu tramite tale ne devota; che rifonda il pensiero dei che mi port a scoprire la mia apparpadri rendendolo accessibile; che d tenenza alla Chiesa cattolica. Se oggi, la misura del lavoro sulle fonti alle felicemente, sono nella Chiesa, lo degenerazioni a venire; che richiama i vo a lui. Il suo esempio fu determicontemporanei alle altezze dellideale monastico e a stato uno degli esponenti pratiche ascetiche e liturgiche che rischiavano loblio; dellintellighenzia del Novecento cattolico che assegna alla presenza che ha accordato nuova universalit femminile nella storia moal pensiero della Chiesa nastica il posto che le dovuto; che riconsegna alloccidente cristiano una porzione immensa ed essenziale del pa- nante perch in lui non esisteva divertrimonio spirituale che gli proprio, genza fra ci che scriveva e ci che deprivato del quale morirebbe dine- era, il monaco dei libri era lo stesso della vita e quel monaco si spendeva dia. Ci che personalmente sento di do- completamente nello sforzo di fare ver dire che in lui ho conosciuto posto a Cristo dentro di s; e se parl luomo di Dio. Lessi per la prima di nascondimento, lo pratic anche, volta il suo commento dottrinale e evitando sempre e in ogni modo il spirituale alla regola quando avevo centro della scena. Fu la sua vera adetrentatr anni. Poi andai a trovarlo a sione alla sequela di Cristo a converLa Pierre-qui-Vire. Provenivo da una tirmi, vale a dire quel desiderio di vifamiglia sostanzialmente agnostica, ta eterna che lo aveva animato da raero priva di formazione religiosa, non gazzo, a cui ha consacrato tutti i suoi avevo mai avuto un vero confessore anni e che oggi ha portato a compin conosciuto un vero sacerdote e da mento. sempre ero in cerca di Dio, ma ignoravo su quale via cercarlo. Senza che *Pontificio Ateneo di SantAnselmo

solo la loro qualit di prova. Non sono infatti volte alla cancellazione del popolo eletto, ma mirano a riportarlo a una rinascita come nazione santa, qual realmente. Ruotando intorno al perno comune indicato, i dieci capitoli costituiscono una griglia serrata in cui pu passare soltanto quanto positivamente crea e contiene in s la Parola di Dio, abbandonando quelle posizioni desuete (o oggi ingiustificabili teologicamente), che tanto attrito e sofferenza hanno provocato nel rapporto fra popolo ebraico e Chiesa. Al lettore attento non potr sfuggire un dato estremamente importante: se avr la pazienza di raccogliere gli interrogativi e le rispettive risposte in una sinossi, si trover fra le mani (e anche nel cuore aperto allascolto del Dio che si rivela) una nuova postura teologica ed ermeneutica che gli consentir di sentirsi parte attiva in ogni passo che Israele e la Chiesa stanno oggi muovendo. Laccorato appello conclusivo dellautore quindi non poggia su unemotivit scossa o su un cedimento di piet, quanto piuttosto su tutta larcata gettata nel saggio che si dimostra anello aperto di uninclusione. Lesergo riporta una frase di Emmanuel Lvinas, che la finale incorpora e fa propria rilanciandola nella storia di ciascuno, perch la responsabilit comune diventi trasparente: Possiamo, ebrei e cristiani, ognuno secondo la propria chiamata, essere fedeli servitori dellAlleanza che Dio ha voluto.

Robert Spaemann a Torino


Che cosa rende persone le persone?. Questo il titolo della lezione magistrale che il filosofo cattolico tedesco Robert Spaemann terr mercoled 26 ottobre presso il Circolo dei lettori di Torino, ospite della Scuola di alta formazione filosofica torinese (SdAFF). Oltre alla lezione magistrale, Spaemann sta tenendo (dal 24 ottobre e fino a venerd 28) un ciclo di incontri seminariali presso la SdAFF, dal titolo La riscoperta dellidea di natura, la dignit umana e le ragioni dellagire. I quattro giorni di seminari sono loccasione per affrontare temi legati alletica e alla natura in unottica di recupero della teleologia nellambito delle scienze che, in assenza di domande, rischiano di interpretare il rapporto con la natura in termini meramente tecnicistici. Negli anni, come noto, lerede della cattedra di Gadamer a Heidelberg si occupato di filosofia della religione, etica, bioetica, filosofia della natura, ecologia e politica.

Il volume stato presentato a BKara

Ges di Nazaret in maltese

Alle fonti del monachesimo antico


Autore di una produzione scientifica immensa, dom Adalbert de Vog ha lasciato nei dodici volumi della Histoire littraire du mouvement monastique dans l'antiquit (Paris, Les ditions du Cerf, 1991-2008) un autentico opus magnum. In precedenza aveva dato edizioni critiche fondamentali delle pi antiche regole monastiche occidentali, pubblicate in gran parte nella collezione delle Sources Chrtiennes: in particolare, della Regula magistri e di quella di san Benedetto. Accanto a queste edizioni, per la stessa collana delle ditions du Cerf aveva edito i Dialogi di Gregorio Magno e le opere monastiche di Cesario di Arles. Negli ultimi tempi stava lavorando a testi del monachesimo greco.

morto a Roma larcheologo Antonino Di Vita


La consegna del volume, con la firma autografa dellAutore, nelle mani del presidente della Repubblica di Malta dottor George Abela. Gli sono accanto il nunzio monsignor Caputo e il direttore della Lev don Giuseppe Costa

Venerd 21 ottobre come da noi gi annunciato stata presentata presso la sala convegni delleditrice Cak ledizione in lingua maltese del Ges di Nazaret. Il volume stato pubblicato a BKara dalleditore Cak in cinquemila copie. Una copia autografata dal Santo Padre stata offerta al presidente della Repubblica di Malta dottor George Abela dal nunzio apostolico a Malta e in Libia, larcivescovo Tommaso Caputo che era accompagnato dal direttore della Libreria Editrice Vaticana don Giuseppe Costa e dal suo omologo delleditrice maltese padre Paolo Darmanin. Il volume stato poi illustrato al pubblico presente con il coordinamento del padre carmelitano Edmondo Caruana, responsabile editoriale della Lev dallex presidente maltese Edward Fenech Adami e dal decano della facolt teologica dellUniversit di Malta Hector Scerri.

Il 22 ottobre morto a Roma allet di ottantacinque anni larcheologo Antonino Di Vita. Originario del ragusano (Chiaramonte Gulfi), accademico dei Lincei dal 2002, Di Vita ha insegnato presso le universit di Palermo, Perugia e Macerata. Il suo nome, per, viene principalmente associato alla Scuola archeologica italiana di Atene che lo studioso diresse per ben ventitr anni, dal 1977 al 2000. Direttore di numerose missioni archeologiche italiane in Algeria, Libia e Tunisia, a lui si devono molte campagne di scavi nel sito archeologico di Kamarina.

luned-marted 24-25 ottobre 2011

LOSSERVATORE ROMANO
nellAula Paolo

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Il Te Deum e la nona sinfonia di Bruckner nel concerto in onore di Benedetto

XVI

VI

Storia della pi infelice delle sorelle di Sigmund

Come allinterno di una grande cattedrale


Lespressione di una fede semplice e genuina. Cos Benedetto XVI ha definito la musica del compositore austriaco Joseph Anton Bruckner (1824-1896), al termine del concerto eseguito in suo onore sabato pomeriggio, 22 ottobre, nellAula Paolo VI. Protagonisti della serata, offerta dalla Bayerischen Staatsoper di Monaco di Baviera, il Bayerischen Staatsorchester e la Audi-Jugendchorakademie hanno eseguito il Te Deum e la nona sinfonia di Bruckner, con la direzione dal maestro Kent Nagano. Al concerto hanno assistito numerosi cardinali, tra i quali il segretario di Stato Bertone, il decano del collegio cardinalizio Sodano e i porporati Meine Herren Kardinle! Verehrte Mitbrder im Bischofs- und Priesteramt! Sehr geehrte Herren Staatsminister Dr. Heubisch und Dr. Spaenle! Meine sehr verehrten Damen und Herren! Ganz herzlich danke ich dem Bayerischen Staatsorchester und der Audi-Jugendchorakademie sowie dem Bayerischen Generalmusikdirektor Kent Nagano und den Solisten fr das groe Geschenk, das sie uns gemacht haben. Die glnzende Auffhrung der zwei Hauptwerke Anton Bruckners, des Te Deum und der Symphonie Nr. 9, hat uns in die tiefgrndige Musik dieses groen Komponisten eintauchen lassen. Ich danke der Bayerischen Staatsoper fr die Darbietung dieses wunderbaren Konzertes und allen, die daran mitgewirkt und die es ermglicht haben. [Signori Cardinali, venerati fratelli nellEpiscopato e nel Sacerdozio, distinti Ministri Dott. Heubisch e Dott. Spaenle, distinti signori e signore, un grazie sincero al Bayerischen Staatsorchester e alla Audi-Jugendchorakademie, come pure al Direttore Kent Nagano e ai solisti, per il grande dono che ci hanno fatto. La splendida esecuzione dei due capolavori di Anton Bruckner, il Te Deum e la Sinfonia N. 9, ci ha permesso di immergerci in modo profondo nella musica di questo grande Compositore. Grazie alla Bayerischen Staatsoper per aver offerto questo bellissimo concerto, e a tutti coloro che hanno reso possibile questo momento.] Quando, l11 ottobre 1896, Bruckner mor, stava ancora scrivendo la sua nona sinfonia, iniziata quasi 10 anni prima. Sentiva, ricordando Beethoven e Schubert, che si trattava del suo testamento sinfonico, ed effettivamente come sappiamo non riusc mai a completarne il quarto tempo, lasciando il suo lavoro incompiuto. Il sinfonismo bruckneriano si stacca dal modello classico, il suo discorso musicale si sviluppa per grandi blocchi accostati, sezioni elaborate e complesse non delimitate in modo chiaro, ma separate molto spesso da semplici episodi di collegamento, come pure da pause. Ascoltare la sua musica quasi come trovarsi allinterno di tedeschi Marx e Brandmller. Accanto ai membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede erano gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, con i monsignori Wells, assessore, Balestrero, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, e Nwachukwu, capo del Protocollo. Presenti anche molti capi dicastero, tra i quali larcivescovo Bertello, presidente del Governatorato, con il segretario generale, il vescovo Sciacca, e diversi officiali della Segreteria di Stato. Hanno accompagnato il Papa il prefetto della Casa Pontificia, arcivescovo Harwey, il reggente della Prefettura della Casa Pontificia, vescovo De Nicol, i monsignori Gnswein, suo segretario particolare, e Xuereb, della segreteria particolare. Numerose le personalit che hanno assistito al concerto, tra le quali il medico personale del Papa, Polisca, e il direttore del nostro giornale. Al termine dellesecuzione il Papa ha salutato il direttore dellorchestra e i quattro solisti: il soprano Eri Nakamura, lalto Okka von der Damerau, il tenore Kevin Conners, il basso Steven Humes, con il direttore dell Audi-Jugendchorakademie Martin Steidler. Benedetto XVI ha pronunciato il seguente discorso.

La vera perla di casa Freud


di LUCETTA SCARAFFIA oce Smilevski uno scrittore macedone giovane e sconosciuto. O almeno tale stato fino al successo clamoroso del romanzo intenso e appassionante La sorella di Freud (Parma, Guanda, 2011, pagine 334, euro 18). Visto il tema, si potrebbe pensare che, come hanno fatto altri scrittori a corto di fantasia, egli abbia cercato di sfruttare linteresse verso un personaggio famoso, Sigmund Freud, per sviluppare intorno a lui dei temi minori, poco trattati anche nelle biografie, come quello della famiglia dorigine, e in particolare delle sorelle. Sorelle nei cui confronti e questo un dato storico inoppugnabile Freud non si comportato molto bene, dal momento che le ha abbandonate nella Vienna occupata dai nazisti, da dove sono state poi deportate in campo di sterminio, invece di condurle con s in salvo a Londra. Potendo scegliere sedici persone da portare con s verso la salvezza, Freud ha preferito alle sorelle le sue assistenti, il suo medico con famiglia, il cagnolino. Una decisione che ancora una volta metteva in luce come per lui fosse pi importante la rete di rapporti professionali di quella familiare. Ma il romanzo, che comincia proprio da questo momento, la partenza di Freud da Vienna, per poi svilupparsi a ritroso, a partire dalla giovinezza sua e delle sorelle, non vuole essere una rivelazione delle mancanze dellinventore della psicanalisi, sulle quali pure le biografie sorvolano volentieri. N tanto meno un fantasticare intorno al suo ambiente familiare. Il romanzo, che ha una protagonista, la sorella Adolfine la pi infelice delle quattro, malata fin da ragazza, malinconica e sfortunata, ma anche capace di capire con straordinaria acutezza lanimo delle persone in realt una profonda riflessione sulla pazzia, sui rapporti uomo-donna allinterno della famiglia, e anche pi in generale sul destino dei legami familiari. Ma anche una riflessione sulla radice ebraica di Freud, da lui rapidamente accantonata a favore di unidentit scientifica atea che avrebbe dovuto affrancarlo finalmente da quel passato di persecuzioni e umiliazioni che incombeva su ogni ebreo. La sua famiglia dorigine, invece, ancora fortemente legata a questa radi-

ce, anche se i figli della generazione di Sigmund sono i primi a non imparare pi lebraico, i primi a sostituire la cultura ufficiale, laica, alla trasmissione della tradizione. In questa situazione di transizione tra un mondo e laltro, Adolfine diventa, attraverso le parole dellautore, un alter ego di Sigmund, con cui ha diviso, nellinfanzia, un affetto speciale, a cui deve la sua preparazione irregolare ma profonda di tipo intellettuale. Anche Adolfine riflette a lungo sulla pazzia, ma dallinterno di una clinica per malati di mente, il Nido, diretta da un bizzarro psichiatra antifreudiano, il dottor Goethe, dove ha desiderato spontaneamente farsi ricoverare per dividere la sorte della sua unica amica, Klara, la sorella del pittore Klimt. Due donne segnate dalleccezionalit del fratello, quindi proprio da questo rapporto indotte a vivere unesistenza irregolare, ma straordinariamente lucida e, paradossalmente, ricca. Adolfine riflette sulla pazzia, guardando i matti che lei conosce con umanit e vero interesse personale, cercando in ciascuno di leggere la cifra segreta di quellimprovviso deragliamento dalla normalit.

una grande cattedrale, osservando le grandiose strutture portanti della sua architettura, che ci avvolgono, ci spingono in alto e creano emozione. C per un aspetto che alla base della produzione di Bruckner sia sinfonica che sacra: la sua fede, semplice, solida e genuina, conservata per tutta la vita tanto da voler essere sepolto nella chiesa dellAbbazia di Sankt Florian, nella cripta, sotto il possente organo, che aveva suonato molte volte. Confrontandolo con un altro esponente del tardo romanticismo, il grande direttore dorchestra Bruno Walter affermava: Mahler fu sempre alla ricerca di Dio, mentre Bruckner lo aveva trovato. E la sinfonia che abbiamo ascoltato ha un titolo preciso Dem lieben Gott, Al buon Dio, quasi egli avesse voluto dedicare e affidare lultimo e maturo frutto della sua arte a Colui nel quale aveva sempre creduto, ormai lunico e vero interlocutore a cui rivolgersi, giunto allultimo tratto dellesistenza. E si percepisce un senso di continua attesa in tutta la Sinfonia che abbiamo ascoltato, tempi dilatati che ci aprono e ci guidano in una dimensione misterio-

sa, quasi atemporale; dal primo tempo, caratterizzato dallindicazione Feierlich-misterioso, fino alladagio, che inizia con un grandioso gesto dei primi violini e si sviluppa in una ascesa progressiva verso lalto con un alternarsi di momenti luminosi, di improvvisi silenzi, di sezioni timbriche isolate, di sonorit organistiche, di corali, di esplosioni di suono, di sereni cantabili, fino a giungere alla pacata, radiosa conclusione in mi maggiore. significativo che in questo ultimo tempo siano inserite quattro note del miserere dal Gloria della sua Messa in re minore, e che vi siano reminiscenze del Benedictus da unaltra sua Messa, quella in Fa minore. Bruckner chiedeva al buon Dio di poter entrare nel suo mistero, di poter ascendere alle sue altezze, di poter lodare in cielo il Signore come aveva fatto in terra con la sua musica. Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur: questa opera grandiosa che abbiamo ascoltato, scritta di getto e rielaborata lungo 15 anni quasi a ripensare come ringraziare e lodare meglio Dio, sintetizza la fede di questo grande musicista, ripetuta nella grande doppia fuga fi-

nale: In te, Domine speravi: non confundar in aeternum. Un richiamo anche a noi ad aprire gli orizzonti e pensare alla vita eterna, non per sfuggire dal presente, anche se segnato da problemi e difficolt, ma piuttosto per viverlo ancora pi intensamente, portando nella realt in cui viviamo un po di luce, di speranza, di amore. Noch einmal sage ich allen ein herzliches Vergelts Gott: dem Dirigenten Kent Nagano, den Solisten, dem Bayerischen Staatsorchester, der Jugendchorakademie mit ihrem Direktor wie auch der Bayerischen Staatsoper, den Mitarbeitern und Ihnen allen. [Ancora una volta desidero dire un cordiale Vergelts Gott (Dio ve ne renda merito) al maestro Kent Nagano, ai solisti, alla Bayerischen Staatsorchester e alla Audi-Jugendchorakademie e al suo Direttore, alla Bayerischen Staatsoper, ai collaboratori e a voi tutti.] Grazie, buona serata a tutti, con la mia Benedizione.

Adolfine Freud

XXI femminile alle Giornate internazionali di studio del Centro Pio Manz di Rimini

Donne e ragazzi del Teatro Novelli


Accertata la sterilit storica e culturale dello scontro e della contrapDomenica 23 ottobre si sono con- posizione, accertata la fallacia della cluse a Rimini le Giornate interna- teoria che nega lesistenza di diffezionali di studio del Centro Pio renze biologiche tra i sessi, la leva Manz, giunte ormai alla cinquan- per entrare in una realt di autentitaduesima edizione. Il tema di que- ca uguaglianza nei diritti e nei doveri, nelle opportunit e nella instanno stato il XXI femminile. Con uno sguardo profondo e trinseca dignit, stata infatti indiampio al contempo, le Giornate viduata nella valorizzazione della hanno affrontato il tema della pre- specificit muliebre, autentica consenza femminile con unottica che ditio sine qua non per societ che ha spaziato nel tempo, nelle culture aspirino al rispetto e alla parit. e nelle discipline. Dalla storia Uno spirito di ricerca fattivo e concreto, dunque, quello delle Giornate riminensi, co solo valorizzando e rispettando me del resto ormai caratteristica del lavoro del Centro la differenza muliebre internazionale Pio Manz che si potr giungere che dal lontano 1969 opera come istituto di approfondialla vera uguaglianza nei diritti mento dei principali temi nelle opportunit e nella dignit economici e scientifici che riguardano il rapporto tra la alleconomia, dalla politica alla me- persona e lambiente che lo circondicina, dalla violenza allistruzione, da. Lobiettivo del centro quello dallantropologia alla psichiatria, di elaborare su singole problematilasimmetria tra femminile e ma- che indagini globali condotte attraschile non stata solo indagata e verso il contributo di diverse comdenunciata. Con testimonianze, rac- petenze, senza per limitarsi alla conti, proposte e analisi, infatti, la mera teoria. Un obiettivo, dunque, direzione emersa stata inequivoca- che ambisce a fornire un materiale bilmente quella della valorizzazione prezioso per quanti, operanti nel della differenza. pubblico, nel privato e nel no-prodi GIULIA GALEOTTI fit, intendano formulare strategie di pronto ed efficace intervento. Un aspetto molto interessante di queste Giornate dedicate al XXI femminile stato quello della composizione del pubblico numeroso che ha seguito i lavori al Teatro Novelli. Una parte non marginale di esso, infatti, era composto da giovani studenti delle ultime classi delle scuole superiori. Un ritornello che ormai accompagna fedele la fase storica che lOccidente vive in questi anni quello che vuole le nuove generazioni apatiche, prive di sogni, curiosit intellettuali, aspirazioni e ideali. Probabilmente un fondo di verit non manca, e questo anche grazie a input esterni: basti pensare alla televisione italiana che negli ultimi decenni ha drammaticamente impoverito il terreno culturale e morale della Penisola. Resta per che a volte ripetere gli slogan pi facile che osservare con attenzione la realt. Ebbene, osservando gli studenti presenti a Rimini, abbiamo visto sguardi attenti, menti vigili, identit in ricerca. Non stato solo questione di apparente attenzione durante lo svolgimento delle relazioni, quanto piuttosto della quantit di domande e dello spessore delle stesse che hanno segnato il dibattito in numerose occasioni. Grazie sicuramente ai professori che avevano preparato i loro alunni allevento, grazie alla capacit degli organizzatori di strutturare le giornate riminensi in modo da tenere alta lattenzione, fatto sta che i ragazzi del Teatro Novelli con le loro paure, domande, osservazioni e denunce, hanno offerto la testimonianza migliore per questo XXI secolo appena avviato. Ed anche grazie a loro se il futuro oggi ci appare un po pi roseo.

Vittorio Matteo Corcos, Conversazione nei Giardini di Lussemburgo (1892)

Li riconosce e li ama per quello che sono, cos come lunica, ancora bambina, a riuscire a comunicare con un ragazzino che presenta segni di autismo e che poi, negli anni seguenti, sar il protagonista dellunica sua esperienza amorosa, poi finita drammaticamente, nel suicidio di lui e nellaborto di lei. Il fratello Sigmund, almeno nei momenti pi gravi, cerca di starle vicino, senza capire quasi nulla della sua vita e delle sue scelte, senza aiutarla veramente. Egli preso da altri interessi, sia scientifici che umani. Immerso nella morale dellepoca, nei pregiudizi contro le donne diverse, egli la considera, se pure con affetto, una persona sbagliata, un ostacolo alla sua vita. Mentre, fin da quando erano ragazzi, tutta la famiglia, con la madre in testa, si stringe intorno al primogenito Sigmund, consentendogli cos di scommettere sul suo sogno di scoprire lessenza profonda dellessere umano, Adolfine riceve solo rifiuti e rimproveri. Soprattutto solitudine, temperata solo da pochi ma intensissimi rapporti. E la vita successiva non far che ripetere questo schema: Sigmund circondato da donne adoranti (la moglie, la cognata, la figlia Anna) mentre Adolfine vive ai margini di ogni rete sociale. Un romanzo che fa riflettere molto sulla psicanalisi, sul rapporto fra la vita di un genio di successo, Freud, e le persone che hanno avuto la ventura di vivergli accanto. Un romanzo che sembra rispondere a tante domande non poste esplicitamente, ma sottese alla narrazione, non solo sullambiente intellettuale e umano in cui nata la psicanalisi, ma anche su temi esistenziali pi ampi. Attraverso la vita di Adolfine, lautore sembra suggerire che, anche se ciascuno di noi solo e determinato dal suo destino, pu costruirsi uninterpretazione della vita originale e profonda anche se poi il suo punto di vista non sar ascoltato, anche se non conoscer mai il successo.

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luned-marted 24-25 ottobre 2011

LOSSERVATORE ROMANO
Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

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Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di unautorit pubblica a competenza universale
Prefazione
La situazione attuale del mondo esige unazione dinsieme sulla base di una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali. Esperta in umanit, la Chiesa, lungi dal pretendere minimamente dintromettersi nella politica degli Stati, non ha di mira che un unico scopo: continuare, sotto limpulso dello Spirito consolatore, la stessa opera del Cristo, venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verit, per salvare, non per condannare, per servire, non per essere servito.1 Con queste parole, Paolo VI, nella profetica e sempre attuale Enciclica Populorum progressio del 1967, tracciava in maniera limpida le traiettorie dellintima relazione della Chiesa con il mondo: traiettorie che si intersecano nel valore profondo della dignit delluomo e nella ricerca del bene comune, e che pure rendono i popoli responsabili e liberi di agire secondo le proprie pi alte aspirazioni. La crisi economica e finanziaria che sta attraversando il mondo chiama tutti, persone e popoli, ad un profondo discernimento dei principi e dei valori culturali e morali che sono alla base della convivenza sociale. Ma non solo. La crisi impegna gli operatori privati e le autorit pubbliche competenti a livello nazionale, regionale e internazionale ad una seria riflessione sulle cause e sulle soluzioni di natura politica, economica e tecnica. In tale prospettiva, la crisi, insegna Benedetto XVI, ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa cos occasione di discernimento e di nuova progettualit. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficolt del momento presente.2 Gli stessi leader del G20, nello Statement adottato a Pittsburgh nel 2009, hanno affermato come The economic crisis demonstrates the importance of ushering in a new era of sustainable global economic activity grounded in responsibility.3 Raccogliendo lappello del Santo Padre e, al tempo stesso, facendo proprie le preoccupazioni dei popoli soprattutto di quelli che maggiormente soffrono il prezzo della situazione attuale il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel rispetto delle competenze delle autorit civili e politiche, intende proporre e condividere la propria riflessione Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di unautorit pubblica a competenza universale. Tale riflessione vuole essere un contributo ai responsabili della terra e a tutti gli uomini di buona volont; un gesto di responsabilit non solo nei confronti delle generazioni presenti, ma soprattutto di quelle future; affinch non sia mai perduta la speranza di un futuro migliore e la fiducia nella dignit e nella capacit di bene della persona umana. Ogni singola persona, ogni comunit di persone, partecipe e responsabile della promozione del bene comune. Fedeli alla loro vocazione di natura etica e religiosa, le comunit di credenti devono per prime interrogarsi sulladeguatezza dei mezzi di cui la famiglia umana dispone in vista della realizzazione del bene comune mondiale. La Chiesa, per parte sua, chiamata a stimolare in tutti indistintamente la volont di partecipare a quellingente sforzo con il quale, nel corso dei secoli, [gli uomini] cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde[ndo cos] alle intenzioni di Dio.4 chi e poveri, le disuguaglianze economiche, sociali e culturali che si sono determinate a livello globale generando tensioni e imponenti movimenti migratori. Tuttavia, va ribadito che il processo di globalizzazione con i suoi aspetti positivi alla base del grande sviluppo delleconomia mondiale del XX secolo. Vale la pena di ricordare che tra il 1900 e il 2000 la popolazione mondiale si quasi quadruplicata e che la ricchezza prodotta a livello mondiale cresciuta in misura molto pi rapida cosicch il reddito medio pro capite fortemente aumentato. Allo stesso tempo, per, non aumentata lequa distribuzione della ricchezza, piuttosto, in molti casi essa peggiorata. Ma cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace? Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Si tratta di una ideologia, di una forma di apriorismo economico, che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti. Unideologia economica che stabilisca a priori le leggi del funzionamento del mercato e dello sviluppo economico, senza confrontarsi con la realt, rischia di diventare uno strumento subordinato agli interessi dei Paesi che godono di fatto di una posizione di vantaggio economico e finanziario. Regole e controlli, sia pure in maniera imperfetta, sono spesso presenti a livello nazionale e regionale; tuttavia, a livello internazionale tali regole e controlli fanno fatica a realizzarsi e a consolidarsi. Alla base delle disparit e delle distorsioni dello sviluppo capitalistico c, in gran parte, oltre allideologia del liberismo economico, lideologia utilitarista, ossia quella impostazione teorico-pratica per cui: lutile personale conduce al bene della comunit. da notare che una simile massima contiene unanima di verit, ma non si pu ignorare che non sempre lutile individuale, sebbene legittimo, favorisce il bene comune. In pi di un caso richiesto uno spirito di solidariet che trascenda lutile personale per il bene della comunit. Negli anni venti del secolo scorso alcuni economisti avevano gi messo in guardia dal dare eccessivamente credito, in assenza di regole e controlli, a quelle teorie oggi divenute ideologie e prassi dominanti a livello internazionale. Un effetto devastante di queste ideologie, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso e i primi anni del nuovo secolo, stato lo scoppio della crisi nella quale il mondo si trova tuttora immerso. Benedetto XVI, nella sua enciclica sociale, ha individuato in maniera precisa la radice di una crisi che non solamente di natura economica e finanziaria, ma prima di tutto di natura morale, oltre che ideologica. Leconomia, infatti osserva il Pontefice ha bisogno delletica per il suo corretto funzionamento, non di unetica qualsiasi, bens di unetica amica della persona.7 Egli, poi, ha denunciato il ruolo svolto dallutilitarismo e dallindividualismo, nonch le responsabilit di chi li ha assunti e diffusi come parametro per il comportamento ottimale di coloro operatori economici e politici che agiscono e interagiscono nel contesto sociale. Ma Benedetto XVI ha anche individuato e denunciato una nuova ideologia, lideologia della tecnocrazia. tecnica e, nei decenni pi recenti, ai progressi dellinformatica e alle sue applicazioni, alleconomia e in primo luogo alla finanza. Per interpretare con lucidit lattuale nuova questione sociale, occorre senzaltro, per, evitare lerrore, figlio anchesso dellideologia neoliberista, di ritenere che i problemi da affrontare siano di ordine esclusivamente tecnico. Come tali, essi sfuggirebbero alla necessit di un discernimento e di una valutazione di tipo etico. Ebbene, lenciclica di Benedetto XVI mette in guardia contro i pericoli dellideologia della tecnocrazia, ossia di quellassolutizzazione della tecnica che tende a produrre unincapacit di percepire ci che non si spiega con la semplice materia8 ed a minimizzare il valore delle scelte dellindividuo umano concreto che opera nel sistema economico-finanziario, riducendole a mere variabili tecniche. La chiusura ad un oltre, inteso come un di pi rispetto alla tecnica, non solo rende impossibile trovare soluzioni adeguate per i problemi, ma impoverisce sempre pi, sul piano materiale e morale, le principali vittime della crisi. Anche nel contesto della complessit dei fenomeni la rilevanza dei fattori etici e culturali non pu, dunque, essere trascurata o sottostimata. La crisi, di fatto, ha rivelato comportamenti di egoismo, di cupidigia collettiva e di accaparramento di beni su grande scala. Nessuno pu rassegnarsi a vedere luomo vivere come un lupo per laltro uomo, secondo la concezione evidenziata da Hobbes. Nessuno, in coscienza, pu accettare lo sviluppo di alcuni Paesi a scapito di altri. Se non si pone un rimedio alle varie forme di ingiustizia gli effetti negativi che ne deriveranno sul piano sociale, politico ed economico saranno destinati a generare un clima di crescente ostilit e perfino di violenza, sino a minare le stesse basi delle istituzioni democratiche, anche di quelle ritenute pi solide. Dal riconoscimento del primato dellessere rispetto a quello dellavere, delletica rispetto a quello delleconomia, i popoli della terra dovrebbero assumere, come anima della loro azione, unetica della solidariet, abbandonando ogni forma di gretto egoismo, abbracciando la logica del bene comune mondiale che trascende il mero interesse contingente e particolare. Dovrebbero, in definitiva, avere vivo il senso di appartenenza alla famiglia umana in nome della comune dignit di tutti gli esseri umani: prima ancora della logica dello scambio degli equivalenti e delle forme di giustizia, [...] che le sono proprie, esiste un qualcosa che dovuto alluomo perch uomo, in forza della sua eminente dignit.9 Gi nel 1991, dopo il fallimento del collettivismo marxista, il Beato Giovanni Paolo II aveva messo in guardia nei confronti del rischio di unidolatria del mercato, che ignora lesistenza di beni che, per loro natura, non sono n possono essere semplici merci.10 Oggi occorre senzindugio accogliere il suo ammonimento e imboccare una strada pi in sintonia con la dignit e con la vocazione trascendente della persona e della famiglia umana. A fronte dellunificazione del mondo, propiziata dal complesso fenomeno della globalizzazione; a fronte dellimportanza di garantire, oltre agli altri beni collettivi, quello rappresentato da un sistema economico-finanziario mondiale libero, stabile e a servizio delleconomia reale, oggi linsegnamento della Pacem in terris appare ancor pi vitale e degno di urgente concretizzazione. Lo stesso Benedetto XVI, nel solco tracciato dalla Pacem in terris, ha espresso la necessit di costituire unAutorit politica mondiale.13 Tale necessit appare del resto evidente, se si pensa al fatto che lagenda delle questioni da trattare a livello globale diventa costantemente pi ampia. Si pensi, ad esempio, alla pace e alla sicurezza; al disarmo e al controllo degli armamenti; alla promozione e alla tutela dei diritti fondamentali delluomo; al governo delleconomia e alle politiche di sviluppo; alla gestione dei flussi migratori e alla sicurezza alimentare; alla tutela dellambiente. In tutti questi ambiti risulta sempre pi evidente la crescente interdipendenza tra Stati e regioni del mondo e la necessit di risposte, non solo settoriali e isolate, ma sistematiche e integrate, ispirate dalla solidariet e dalla sussidiariet e orientate al bene comune universale. Come ricorda Benedetto XVI, se non si persegue questa strada anche il diritto internazionale, nonostante i grandi progressi compiuti nei vari campi, rischierebbe di essere condizionato dagli equilibri di potere tra i pi forti.14 Lo scopo dellAutorit pubblica, rammentava gi Giovanni XXIII nella Pacem in terris, anzitutto quello di servire il bene comune. Essa, pertanto, deve dotarsi di strutture e meccanismi adeguati, efficaci, ossia allaltezza della propria missione e delle aspettative che in essa sono riposte. Questo particolarmente vero allinterno di un mondo globalizzato, che rende persone e popoli sempre pi interconnessi ed interdipendenti, ma che mostra anche il peso dellegoismo e degli interessi settoriali, tra cui lesistenza di mercati monetari e finanziari a carattere prevalentemente speculativo, dannosi per leconomia reale, specie dei Paesi pi deboli. un processo complesso e delicato. Tale Autorit sovranazionale deve, infatti, avere unimpostazione realistica ed essere messa in atto con gradualit, con lobiettivo di favorire anche lesistenza di sistemi monetari e finanziari efficienti ed efficaci, ossia mercati liberi e stabili, disciplinati da un adeguato quadro giuridico, funzionali allo sviluppo sostenibile e al progresso sociale di tutti, ispirati ai valori della carit nella verit.15 Si tratta di unAutorit dallorizzonte planetario, che non pu essere imposta con la forza, ma dovrebbe essere espressione di un accordo libero e condiviso, oltre che delle esigenze permanenti e storiche del bene comune mondiale e non frutto di coercizione o di violenze. Essa dovrebbe sorgere da un processo di maturazione progressiva delle coscienze e delle libert, nonch dalla consapevolezza di crescenti responsabilit. Non possono, per conseguenza, essere tralasciati come superflui elementi quali la fiducia reciproca, lautonomia e la partecipazione. Il consenso deve coinvolgere un sempre maggior numero di Paesi che aderiscono in maniera convinta, mediante quel dialogo sincero che non emargina, bens valorizza le opinioni minoritarie. LAutorit mondiale dovrebbe, dunque, coinvolgere coerentemente tutti i popoli, in una collaborazione in cui essi sono chiamati a contribuire con il patrimonio delle loro virt e delle loro civilt. La costituzione di unAutorit politica mondiale dovrebbe essere preceduta da una fase preliminare di concertazione, dalla quale emerger una istituzione legittimata, in grado di offrire una guida efficace e, al tempo stesso, di permettere a ciascun Paese di esprimere e di perseguire il proprio bene particolare. Lesercizio di una simile Autorit, posta al servizio del bene di tutti e di ciascuno, sar necessariamente super partes, ossia al di sopra di ogni visione parziale e di ogni bene particolare, in vista della realizzazione del bene comune. Le sue decisioni non dovranno essere il risultato del pre-potere dei Paesi pi sviluppati sui Paesi pi deboli. Dovranno, invece, essere assunte nellinteresse di tutti, non solo a vantaggio di alcuni gruppi, siano essi formati da lobby private o da Governi nazionali. UnIstituzione sopranazionale, espressione di una comunit delle Nazioni, non potr peraltro durare a lungo, se le diversit dei Paesi, sul piano delle culture, delle risorse materiali ed immateriali, delle condizioni storiche e geografiche non sono riconosciute e pienamente rispettate. Lassenza di un consenso convinto, alimentato da unincessante comunione morale della comunit mondiale, indebolirebbe lefficacia della corrispettiva Autorit. Ci che vale a livello nazionale vale anche a livello mondiale. La persona non fatta per servire incondizionatamente lAutorit, il cui compito quello di porsi al servizio della persona stessa, in coerenza con il valore preminente della dignit delluomo. Parimenti, i Governi non devono servire incondizionatamente lAutorit mondiale. piuttosto questultima che deve mettersi al servizio dei vari Paesi membri, secondo il principio di sussidiariet, creando, tra laltro, quelle condizioni socio-economiche, politiche e giuridiche, indispensabili anche allesistenza di mercati efficienti ed efficaci, perch non iperprotetti da politiche nazionali paternalistiche, perch non indeboliti da deficit sistematici delle finanze pubbliche e dei Prodotti nazionali, che di fatto impediscono ai mercati stessi di operare in un contesto mondiale come istituzioni aperte e concorrenziali. Nella tradizione del Magistero della Chiesa, ripresa con vigore da Benedetto XVI,16 il principio di sussidiariet deve regolare le relazioni tra Stato e comunit locali, tra Istituzioni pubbliche e Istituzioni private, non escluse quelle monetarie e finanziarie. Cos, su un ulteriore livello, deve reggere le relazioni tra una eventuale futura Autorit pubblica mondiale e le istituzioni regionali e nazionali. Un tale principio a garanzia sia della legittimit democratica sia dellefficacia delle decisioni di coloro che sono chiamati a prenderle. Permette di rispettare la libert delle persone e delle comunit di persone e, al tempo stesso, di responsabilizzarle rispetto agli obiettivi e ai doveri che loro competono. Secondo la logica della sussidiariet, lAutorit superiore offre il suo subsidium, ovvero il suo aiuto, quando la persona e gli attori sociali e finanziari sono intrinsecamente inadeguati o non riescono a fare da s quanto loro richiesto.17 Grazie al principio di solidariet, si costruisce un rapporto durevole e fecondo tra la societ civile planetaria e unAutorit pubblica mondiale, quando gli Stati, i corpi intermedi, le varie istituzioni comprese quelle economiche e finanziarie e i cittadini prendono le loro decisioni entro la prospettiva del bene comune mondiale, che trascende quello nazionale. Il governo della globalizzazione si legge nella Caritas in veritate deve essere di tipo sussidiario, articolato su pi livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente.18 Solo cos si pu evitare il pericolo dellisolamento burocratico dellAutorit centrale, che rischierebbe di essere delegittimata da un distacco troppo grande dalle realt sulle quali si fonda, e potrebbe facilmente cadere in tentazioni paternalistiche, tecnocratiche, o egemoniche. Un lungo cammino resta per ancora da percorrere prima di arrivare alla costituzione di una tale Autorit pubblica a competenza universale. Logica vorrebbe che il processo di riforma si sviluppasse avendo come punto di riferimento lOrganizzazione delle Nazioni Unite, in ragione dellampiezza mondiale delle sue responsabilit, della sua capacit di riunire le Nazioni della terra e della diversit dei suoi compiti e di quelli delle sue Agenzie specializzate. Il frutto di tali riforme dovrebbe essere una maggiore capacit di adozione di politiche e scelte vincolanti poich orientate alla realizzazione del bene comune a livello locale, regionale e mondiale. Tra le politiche appaiono pi urgenti quelle relative alla giustizia sociale globale: politiche finanziarie e monetarie che non danneggino i Paesi pi deboli;19 politiche volte alla realizzazione di mercati liberi e stabili e ad unequa distribuzione della ricchezza mondiale mediante anche forme inedite di solidariet fiscale globale, di cui si dir pi avanti. Nel cammino della costituzione di unAutorit politica mondiale non si possono disgiungere le questioni della governance (ossia di un sistema di semplice coordinamento orizzontale senza unAutorit super partes) da quelle di uno shared government (ossia di un sistema che, oltre al coordinamento orizzontale, stabilisca unAutorit super partes) funzionale e proporzionato al graduale sviluppo di una societ politica mondiale. La costituzione di unAutorit politica mondiale non pu essere raggiunta senza la previa pratica del multilateralismo, non solo a livello diplomatico, ma anche e soprattutto nellambito dei piani per lo sviluppo sostenibile e per la pace. A un Governo mondiale non si pu pervenire se non dando espressione politica a preesistenti interdipendenze e cooperazioni.

1. Sviluppo economico e disuguaglianze


La grave crisi economica e finanziaria, che il mondo oggi attraversa, trova la sua origine in molteplici cause. Sulla pluralit e sul peso di queste cause persistono opinioni diverse: alcuni sottolineano anzitutto gli errori insiti nelle politiche economiche e finanziarie; altri insistono sulle debolezze strutturali delle istituzioni politiche, economiche e finanziarie; altri ancora le attribuiscono a cedimenti di natura etica intervenuti a tutti i livelli, nel quadro di uneconomia mondiale sempre pi dominata dallutilitarismo e dal materialismo. Nei diversi stadi di sviluppo della crisi, si riscontra sempre una combinazione di errori tecnici e di responsabilit morali. Nel caso di scambio di beni materiali e di servizi, sono la natura e la capacit produttiva, il lavoro in tutte le sue molteplici forme, che pongono un limite alle quantit determinando un insieme di costi e di prezzi che permette, sotto certe condizioni, unallocazione efficiente delle risorse disponibili. Ma in materia monetaria e finanziaria le dinamiche sono diverse. Negli ultimi decenni sono state le banche ad estendere il credito, il quale ha generato moneta, che a sua volta ha sollecitato unulteriore espansione del credito. Il sistema economico stato in tale maniera spinto verso una spirale inflazionistica che inevitabilmente ha trovato un limite nel rischio sostenibile per gli istituti di credito,

sottoposti ad un pericolo ulteriore di fallimento, con conseguenze negative per lintero sistema economico e finanziario. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le economie nazionali sono avanzate, sebbene con enormi sacrifici per milioni, anzi per miliardi di persone che avevano dato fiducia, con il loro comportamento di produttori e imprenditori da un lato, di risparmiatori e consumatori dallaltro, a un progressivo regolare sviluppo della moneta e della finanza in linea con le potenzialit di crescita reale delleconomia. Dagli anni Novanta dello scorso secolo, si riscontra invece come la moneta e i titoli di credito a livello globale siano aumentati in misura molto pi rapida della produzione del reddito, anche a prezzi correnti. Ne sono derivate la formazione di sacche eccessive di liquidit e di bolle speculative che poi si sono trasformate in una serie di crisi di solvibilit e di fiducia che si sono propagate e susseguite nel corso degli anni. Una prima crisi si verificata negli anni Settanta fino ai primi anni Ottanta, ed era relativa ai prezzi del petrolio. In seguito si sono avute una serie di crisi in vari Paesi in via di sviluppo. Si pensi alla prima crisi del Messico negli anni Ottanta, oppure a quelle del Brasile, della Russia e della Corea, quindi di nuovo del Messico negli anni Novanta, della Thailandia, dellArgentina. La bolla speculativa sugli immobili e la recente crisi finanziaria hanno la medesima origine nelleccessivo ammontare di moneta e di strumenti finanziari a livello globale. Mentre le crisi nei Paesi in via di sviluppo, che hanno rischiato di coinvolgere il sistema monetario e finanziario globale, sono state contenute con forme di intervento da parte dei Paesi pi sviluppati, la crisi scoppiata nel 2008 stata caratterizzata da un fattore decisivo e dirompente rispetto a quelle precedenti. Essa stata generata nel contesto degli Stati Uniti, una delle aree pi rilevanti per leconomia e la finanza mondiale, coinvolgendo la moneta a cui fa tuttora capo la stragrande maggioranza degli scambi internazionali. Un orientamento di stampo liberista reticente rispetto ad interventi pubblici nei mercati ha fatto propendere per il fallimento di un importante istituto finanziario internazionale, immaginando in tal modo di delimitare la crisi e i suoi effetti. Ne derivata purtroppo una propagazione di sfiducia che ha spinto a mutare repentinamente atteggiamento, sollecitando interventi pubblici sotto varie forme, di enorme portata (oltre il 20 per cento del prodotto nazionale) al fine di tamponare gli effetti negativi che avrebbero travolto tutto il sistema finanziario internazionale. Le conseguenze sulla cosiddetta economia reale, passando attraverso le gravi difficolt di alcuni settori in primo luogo delledilizia e attraverso il diffondersi di aspettative sfavorevoli, hanno generato una tendenza negativa della produzione e del commercio internazionale, con gravi riflessi sulloccupazione, e con effetti che ancora non hanno probabilmente esaurito tutta la loro portata. I costi per milioni, anzi miliardi di persone, nei Paesi sviluppati ma anche so-

prattutto in quelli in via di sviluppo, sono rilevanti. In Paesi ed aree dove mancano ancora i beni pi elementari della salute, del cibo, del riparo dalle intemperie, oltre un miliardo di persone sono costrette a sopravvivere con un reddito medio di poco pi di un dollaro al giorno. Il benessere economico globale, misurato in primo luogo dalla produzione del reddito ed anche dalla diffusione delle capabilities, si accresciuto, nel corso della seconda met del XX secolo, in una misura e con una rapidit mai sperimentate nella storia del genere umano. Ma sono anche aumentate enormemente le disuguaglianze allinterno dei vari Paesi e tra di essi. Mentre alcuni Paesi e aree economiche, quelle pi industrializzate e sviluppate, hanno visto crescere notevolmente la produzione del reddito, altri Paesi sono stati di fatto esclusi dal miglioramento generalizzato delleconomia, e persino hanno peggiorato la loro situazione. I pericoli di una situazione di sviluppo economico, concepito in termini liberistici, sono stati lucidamente e profeticamente denunciati da Paolo VI per le conseguenze nefaste sugli equilibri mondiali e sulla pace gi nel 1967, dopo il Concilio Vaticano II, con lEnciclica Populorum progressio. Il Pontefice indic come condizioni imprescindibili, per la promozione di un autentico sviluppo, la difesa della vita e la promozione della crescita culturale e morale delle persone. Su tali basi, affermava Paolo VI, lo sviluppo plenario e planetario il nuovo nome della pace.5 A quaranta anni di distanza, nel 2007, il Fondo Monetario Internazionale riconobbe, nel suo Rapporto annuale, la stretta connessione tra un processo di globalizzazione non adeguatamente governato da un lato, e le forti disuguaglianze a livello mondiale dallaltro.6 Oggi i moderni mezzi di comunicazione rendono evidenti a tutti i popoli, ric-

complessiva di moneta e di vegliare sullammontare di rischio di credito assunto dal sistema. In definitiva non si dispone pi di quel bene pubblico universale che la stabilit del sistema monetario mondiale. Il secondo fattore la necessit di un corpus minimo condiviso di regole necessarie alla gestione del mercato finanziario globale, cresciuto molto pi rapidamente delleconomia reale, essendosi velocemente sviluppato per effetto, da un lato, dellabrogazione generalizzata dei controlli sui movimenti di capitali e dalla tendenza alla deregolamentazione delle attivit bancarie e finanziarie; e dallaltro, dei progressi della tecnica finanziaria favoriti dagli strumenti informatici. Sul piano strutturale, nellultima parte del secolo scorso, la moneta e le attivit finanziarie a livello globale sono cresciute molto pi rapidamente della produzione di beni e di servizi. In tale contesto, la qualit del credito ha teso a diminuire sino ad esporre gli istituti di credito ad un rischio maggiore di quello ragionevolmente sostenibile. Basti guardare alle sorti di grandi e piccoli istituti di credito nel contesto delle crisi che si sono manifestate negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e infine nella crisi del 2008. Sempre nellultima parte del secolo scorso, si sviluppata la tendenza a definire gli orientamenti strategici della politica econo-

mica e finanziaria allinterno di club e di gruppi pi o meno estesi di Paesi pi sviluppati. Pur non negando gli aspetti positivi di questo approccio, non si pu non notare che esso non sembra rispettare pienamente il principio rappresentativo, in particolare dei Paesi meno sviluppati o emergenti. La necessit di tener conto della voce di un maggiore numero di Paesi ha, ad esempio, indotto lallargamento dei suddetti gruppi, passando cos dal G7 al G20. Questa stata unevoluzione positiva, in quanto ha consentito di coinvolgere, negli orientamenti alleconomia e alla finanza globale, la responsabilit di Paesi con pi elevata popolazione, in via di sviluppo ed emergenti. Nellambito del G20 possono pertanto maturare indirizzi concreti che, opportunamente elaborati nelle appropriate sedi tecniche, potranno orientare gli organi competenti a livello nazionale e regionale al consolidamento delle istituzioni esistenti e alla creazione di nuove istituzioni con appropriati ed efficaci strumenti a livello internazionale. Gli stessi leader del G20, nella Dichiarazione finale di Pittsburgh del 2009, affermano del resto come la crisi economica dimostra limportanza di avviare una nuova era delleconomia globale fondata sulla responsabilit. Per fare fronte alla crisi e aprire una nuova era della responsabilit, oltre alle

3. Il governo della globalizzazione


Nel cammino verso la costruzione di una famiglia umana pi fraterna e giusta e, prima ancora, di un nuovo umanesimo aperto alla trascendenza, appare inoltre particolarmente attuale linsegnamento del Beato Giovanni XXIII. Nella profetica Lettera enciclica Pacem in terris del 1963, egli avvertiva che il mondo si stava avviando verso una sempre maggiore unificazione. Prendeva quindi atto del fatto che, nella comunit umana, era venuta meno la rispondenza fra lorganizzazione politica su piano mondiale e le esigenze obiettive del bene comune universale.11 Per conseguenza auspicava la creazione, un giorno, di unAutorit pubblica mondiale.12

2. Il ruolo della tecnica e la sfida etica


Il grande sviluppo economico e sociale dello scorso secolo, certamente con le sue luci ma anche con i suoi gravi coni dombra, dovuto anche al continuato sviluppo della

4. Verso una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale rispondente alle esigenze di tutti i Popoli
In materia economica e finanziaria, le difficolt pi rilevanti derivano dalla carenza di un insieme efficace di strutture, in grado di garantire, oltre ad un sistema di governance, un sistema di government delleconomia e della finanza internazionale. Che dire di questa prospettiva? Quali passi muovere in concreto? Con riferimento allattuale sistema economico e finanziario mondiale vanno sottolineati due fattori determinanti: il primo il graduale venire meno dellefficienza delle istituzioni di Bretton Woods, a partire dai primi anni Settanta. In particolare, il Fondo Monetario Internazionale ha perso un carattere essenziale per la stabilit della finanza mondiale, quello di regolare la creazione

misure di tipo tecnico e di breve periodo, i leader avanzano la proposta di una riforma dellarchitettura globale per fare fronte alle esigenze del 21 secolo; e quindi quella di un quadro che consenta di definire le politiche e le misure comuni per generare uno sviluppo globale solido, sostenibile e bilanciato.20 Occorre quindi avviare un processo di profonda riflessione e di riforme, percorrendo vie creative e realistiche, tendenti a valorizzare gli aspetti positivi delle istituzioni e dei fora gi esistenti. Unattenzione specifica andrebbe riservata alla riforma del sistema monetario internazionale e, in particolare, allimpegno per dar vita a qualche forma di controllo monetario globale, peraltro gi implicita negli Statuti del Fondo Monetario Internazionale. chiaro che, in qualche misura, questo equivale a mettere in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e supervisione. un processo che deve coinvolgere anche i Paesi emergenti e in via di sviluppo nel definire le tappe di un adattamento graduale degli strumenti esistenti. Sullo sfondo si delinea, in prospettiva, lesigenza di un organismo che svolga le funzioni di una sorta di Banca centrale mondiale che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle Banche centrali nazionali. Occorre riscoprire la logica di fondo, di pace, coordinamento e prosperit comune, che portarono agli Accordi di Bretton Woods, per fornire adeguate risposte alle questioni attuali. A livello regionale tale processo potrebbe essere praticato con la valorizzazione delle istituzioni esistenti, come ad esempio la Banca Centrale Europea. Ci richiederebbe, tuttavia, non solo una riflessione sul piano economico e finanziario, ma anche e prima di tutto, sul piano politico, in vista della costituzione di istituzioni pubbliche corrispettive che garantiscano lunit e la coerenza delle decisioni comuni. Queste misure dovrebbero essere concepite come alcuni dei primi passi nella prospettiva di una Autorit pubblica a competenza universale; come una prima tappa di un pi lungo sforzo della comunit mondiale di orientare le sue istituzioni alla realizzazione del bene comune. Altre tappe dovranno seguire, tenendo conto che le dinamiche che conosciamo possono accentuarsi, ma anche accompagnarsi a cambiamenti che oggi sarebbe vano tentare di prevedere. In tale processo, occorre, recuperare il primato dello spirituale e delletica e, con essi, il primato della politica responsabile del bene comune sulleconomia e la finanza. Occorre ricondurre queste ultime entro i confini della loro reale vocazione e della loro funzione, compresa quella sociale, in considerazione delle loro evidenti responsabilit nei confronti della societ, per dare vita a mercati ed istituzioni finanziarie che siano effettivamente a servizio della persona, che siano capaci, cio, di rispondere alle esigenze del bene comune e della fratellanza universale, trascendendo ogni forma di piatto economicismo e di mercantilismo performativo. Sulla base di un tale approccio di tipo etico, appare, quindi, opportuno riflettere, ad esempio: su misure di tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionati alla complessit delle operazioni, soprattutto di quelle che si effettuano nel mercato secondario. Una tale tassazione sarebbe molto utile per promuovere lo sviluppo globale e sostenibile secondo principi di giustizia sociale e della solidariet; e potrebbe contribuire alla costituzione di una riserva mondiale, per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonch il risanamento del loro sistema monetario e finanziario;
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LOSSERVATORE ROMANO
La conferenza stampa di presentazione del documento

luned-marted 24-25 ottobre 2011

D iscernimento del bene comune


La parola discernimento la chiave interpretativa per comprendere la nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di unAutorit pubblica a competenza universale, presentata nella mattinata di luned 24 ottobre, nella Sala Stampa della Santa Sede, dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, dal vescovo salesiano Mario Toso, rispettivamente presidente e segretario del dicastero, e da Leonardo Becchetti, che ne consulente. Nella nota, volutamente diffusa a pochi giorni dal prossimo vertice del G20 del 3 novembre a Cannes, la costituzione di una simile autorit al servizio del bene comune viene individuata come lunico orizzonte compatibile con le nuove realt del nostro tempo, soprattutto a fronte dellattuale crisi economica e finanziaria che ha rivelato comportamenti di egoismo, di cupidigia collettiva e di accaparramento di beni su grande scala. La proposta si pone in continuit con la via tracciata dal magistero pontificio. Il documento del dicastero vaticano ricorda che oltre un miliardo di persone vivono con poco pi di un dollaro al giorno e che allorigine dellenorme aumento di disuguaglianze nel mondo c anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Proprio per questo, come ha detto il cardinale Turkson in conferenza stampa, rifacendosi allinsegnamento del pi recente magistero sociale dei Pontefici dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII alla Caritas in veritate di Benedetto XVI necessario appunto un discernimento su quali sono le possibili vie per orientare economia e finanza allo sviluppo autentico di tutte le persone e di tutti i popoli. In linea con lintera tradizione di Dottrina sociale della Chiesa, il documento del Pontificio Consiglio non si addentra in questioni prettamente tecniche sui meccanismi finanziari, ma mostra chiaramente di non volerli ignorare, come ha sottolineato il vescovo Toso. Il documento mette infatti in campo appunto un discernimento e una progettualit ecclesiali, frutto della cooptazione di molteplici saperi entro una prospettiva teologico-morale, comunque orientata a principi di solidariet e di azione riformatrice di profonda ispirazione etica. A una finanza mondiale svincolata da ogni controllo, figlia di quella che lo stesso Benedetto XVI definisce unideologia tecnocratica, si pu infatti rispondere muovendo da un nuovo umanesimo globale, come ha detto ancora il vescovo Toso, ossia da unetica della fraternit e della solidariet, nonch dalla subordinazione delleconomia e della finanza alla politica, responsabile del bene comune. Le riflessioni del Pontificio Consiglio non demonizzano affatto i mercati monetari e finanziari, ma li considerano da orientare al bene pubblico. In questo senso, lobiettivo appunto quello di unautorit mondiale alla quale si possa arrivare per consenso, nel contesto delle Nazioni Unite. un punto di vista che suppone un salto di qualit rispetto alle istituzioni e ai consessi oggi esistenti, come ad esempio le istituzioni cosiddette di Bretton Woods (Fondo monetario internazionale e Banca mondiale). Queste infatti ha ribadito il vescovo sembrano aver progressivamente perso il mandato e la vocazione universale di garantire uno sviluppo economico adeguato in modo da ridurre le situazioni di povert e di disuguaglianza, che anzi hanno in non pochi casi aggravato. Lo stesso G20, ha proseguito, certamente un passo in avanti rispetto al precedente G8, ma non pu essere ritenuto rappresentativo di tutti i popoli e manca di una legittimazione e di un mandato politico. La prospettiva indicata dal Pontificio Consiglio richiede prudenza e gradualit, ma anche determinazione nel perseguire gli obiettivi, compreso quello di restituire alla politica il suo primato sulleconomia e sulla finanza, per ricondurre queste ultime alle loro reali funzioni, compresa quella sociale. Tra le misure immediatamente adottabili, come ha ricordato Becchetti, la nota del Pontificio Consiglio propone la tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionali alla complessit delle operazioni, soprattutto in quelle che si effettuano nel cosiddetto mercato secondario, meno trasparente. Le risorse di una tale tassazione andrebbero destinate a promuovere lo sviluppo globale e sostenibile, secondo principi di giustizia sociale e di solidariet. La nota sottolinea poi la necessit, particolarmente richiamata da Becchetti in conferenza stampa, di condizionare il sostegno pubblico alle banche, anche con forme di ricapitalizzazione, a comportamenti virtuosi e finalizzati a sviluppare leconomia reale.

Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace


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su forme di ricapitalizzazione delle banche anche con fondi pubblici condizionando il sostegno a comportamenti virtuosi e finalizzati a sviluppare leconomia reale; sulla definizione dellambito dellattivit di credito ordinario e di Investment Banking. Tale distinzione consentirebbe una disciplina pi efficace dei mercati-ombra privi di controlli e di limiti. Un sano realismo richiederebbe il tempo necessario per costruire consensi ampi, ma lorizzonte del bene comune universale sempre presente con le sue esigenze ineludibili. pertanto auspicabile che tutti coloro che, nelle Universit e nei vari Istituti, sono chiamati a formare le classi dirigenti di domani si dedichino a prepararle alle loro responsabilit di discernere e di servire il bene pubblico globale in un mondo in costante cambiamento. necessario colmare il divario presente tra formazione etica e preparazione tecnica, evidenziando in particolar modo lineludibile sinergia tra i due piani della praxis e della poisis. Lo stesso sforzo richiesto a tutti coloro che sono in grado di illuminare lopinione pubblica mondiale, per aiutarla ad affrontare questo mondo nuovo non pi nellangoscia ma nella speranza e nella solidariet.

Conclusioni
Nelle incertezze attuali, in una societ capace di mobilitare mezzi ingenti, ma la cui riflessione sul piano culturale e morale rimane inadeguata rispetto al loro utilizzo in ordine al conseguimento di fini appropriati, siamo invitati a non arrenderci e a costruire soprattutto un futuro di senso per le generazioni a venire. Non bisogna temere di proporre cose nuove, anche se possono destabilizzare equilibri di forze preesistenti che dominano sui pi deboli. Esse sono un seme gettato nella terra, che germoglier e non tarder a portare i suoi frutti. Come ha esortato Benedetto XVI, sono indispensabili persone ed operatori a tutti i livelli sociale, politico, economico, professionale , mossi dal coraggio di servire e promuovere il bene comune mediante una vita buona.21 Solo loro riusciranno a vivere e a vedere oltre le apparenze delle cose, percependo il divario tra il reale esistente ed il possibile mai sperimentato. Paolo VI ha sottolineato la forza rivoluzionaria dellimmaginazione prospettica, capace di percepire nel presente le possibilit in esso inscritte, e di orientare gli uomini verso un futuro nuovo.22 Liberando limmaginazione, luomo libera la sua esistenza. Mediante un impegno di immaginazione comunitaria possibile trasformare non solo le istituzioni ma anche gli stili di vita, e suscitare un avvenire migliore per tutti i popoli.

Gli Stati moderni, nel tempo, sono divenuti insiemi strutturati, concentrando la sovranit allinterno del proprio territorio. Ma le condizioni sociali, culturali e politiche sono progressivamente mutate. cresciuta la loro interdipendenza sicch divenuto naturale pensare ad una comunit internazionale integrata e retta sempre pi da un ordinamento condiviso , ma non venuta meno una forma deteriore di nazionalismo, secondo cui lo Stato ritiene di poter conseguire in maniera autarchica il bene dei suoi cittadini. Oggi tutto ci appare surreale e anacronistico. Oggi tutte le nazioni, piccole o grandi, assieme ai loro Governi, sono chiamate a superare quello stato di natura che vede gli Stati in perenne lotta tra loro. Nonostante alcuni suoi aspetti negativi, la globalizzazione sta unificando maggiormente i popoli, sollecitandoli a muoversi verso un nuovo stato di diritto a livello sopranazionale, sostenuto da una collaborazione pi intensa e feconda. Con una dinamica analoga a quella che in passato ha messo fine alla lotta anarchica tra clan e regni rivali, in ordine alla costituzione di Stati nazionali, lumanit deve oggi impegnarsi nella transizione da una situazione di lotte arcaiche tra entit nazionali, a un nuovo modello di societ internazionale pi coesa, poliarchica, rispettosa delle identit di ciascun popolo, entro la molteplice ricchezza di ununica umanit. Un tale passaggio, peraltro gi timidamente in corso, assicurerebbe ai cittadini di tutti i Paesi qualunque ne sia la dimensione o la forza pace e sicurezza, sviluppo, mercati

liberi, stabili e trasparenti. Come allinterno dei singoli Stati [...] il sistema della vendetta privata e della rappresaglia stato sostituito dallimpero della legge avverte Giovanni Paolo II cos ora urgente che un simile progresso abbia luogo nella Comunit internazionale.23 I tempi per concepire istituzioni con competenza universale arrivano quando sono in gioco beni vitali e condivisi dallintera famiglia umana, che i singoli Stati non sono in grado di promuovere e proteggere da soli. Esistono, quindi, le condizioni per il definitivo superamento di un ordine internazionale westphaliano, nel quale gli Stati sentono lesigenza della cooperazione, ma non colgono lopportunit di unintegrazione delle rispettive sovranit per il bene comune dei popoli. compito delle generazioni presenti riconoscere e accettare consapevolmente questa nuova dinamica mondiale verso la realizzazione di un bene comune universale. Certo, questa trasformazione si far al prezzo di un trasferimento graduale ed equilibrato di una parte delle attribuzioni nazionali ad unAutorit mondiale e alle Autorit regionali, ma questo necessario in un momento in cui il dinamismo della societ umana e delleconomia e il progresso della tecnologia trascendono le frontiere, che nel mondo globalizzato sono di fatto gi erose. La concezione di una nuova societ, la costruzione di nuove istituzioni dalla vocazione e competenza universali, sono una prero-

gativa e un dovere per tutti, senza distinzione alcuna. in gioco il bene comune dellumanit e il futuro stesso. In tale contesto, per ogni cristiano c una speciale chiamata dello Spirito ad impegnarsi con decisione e generosit, perch le molteplici dinamiche in atto si volgano verso prospettive di fraternit e di bene comune. Si aprono immensi cantieri di lavoro per lo sviluppo integrale dei popoli e di ogni persona. Come affermano i Padri del Concilio Vaticano II, si tratta di una missione al tempo stesso sociale e spirituale, che, nella misura in cui pu contribuire a meglio ordinare lumana societ, di grande importanza per il regno di Dio.24 In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento ad unAutorit mondiale diviene lunico orizzonte compatibile con le nuove realt del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, per, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze. La Bibbia, con il racconto della Torre di Babele (Genesi 11, 1-9) avverte come la diversit dei popoli possa trasformarsi in veicolo di egoismo e strumento di divisione. Nellumanit ben presente il rischio che i popoli finiscano per non capirsi pi e che le diversit culturali siano motivo di contrapposizioni insanabili. Limmagine della Torre di Babele ci avverte anche che bisogna guardarsi da una unit solo di facciata, nella quale non cessano egoismi e divisioni, poi-

ch non sono stabili le fondamenta della societ. In entrambi i casi, Babele limmagine di ci che i popoli e gli individui possono divenire, quando non riconoscono la loro intrinseca dignit trascendente e la loro fraternit. Lo spirito di Babele lantitesi dello Spirito di Pentecoste (Atti 2, 1-12), del disegno di Dio per tutta lumanit, vale a dire lunit nella diversit. Solo uno spirito di concordia, che superi divisioni e conflitti, permetter allumanit di essere autenticamente ununica famiglia, fino a concepire un nuovo mondo con la costituzione di unAutorit pubblica mondiale, al servizio del bene comune. ___________
1 Paolo VI, Lettera enciclica Populorum progressio, n. 13. 2 Benedetto XVI, Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 21. 3 Leaders Statement, The Pittsburgh Summit, September 24-25, 2009; Annex, 1. 4 Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n. 34. 5 Lettera enciclica Populorum progressio, nn. 76 ss. 6 Cfr. International Monetary Fund, Annual Report 2007, pp. 8 ss. 7 Cfr. Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 45. 8 Ib., n. 77. 9 Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Centesimus annus, n. 70. 10 Ib., n. 40. 11 Giovanni XXIII, Lettera enciclica Pacem in terris, n. 70. 12 Cfr. ib. nn. 71-74. 13 Cfr. Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 67. 14 Ib. 15 Cfr. ib. 16 Cfr. ib., nn. 57 e 67. 17 Cfr. ib., n. 57. 18 Ib. 19 Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n. 70. 20 Leaders Statement, The Pittsburgh Summit, September 24-25, 2009; cfr. Annex, paragrafo 1; G-20 Framework for Strong, Sustainable, and Balanced Growth, 1; Leaders Statement, nn. 18, 13. 21 Cfr. Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 71. 22 Paolo VI, Lettera apostolica Octogesima adveniens, n. 37. 23 Lettera enciclica Centesimus annus, n. 52. 24 Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n. 39.

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Un seminario allIstituto ecumenico di Bossey promosso dal Wcc

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Lassemblea plenaria della Conferenza episcopale

I vescovi del Canada per la nuova evangelizzazione


OTTAWA, 24. Lunit della Chiesa, la principale ragione del suo essere riconosciuta come un simbolo di riconciliazione nel mondo, dipende dallunit del suo episcopato: quanto ha sottolineato monsignor Richard William Smith, arcivescovo di Edmonton, nuovo presidente della Conferenza episcopale canadese (Cccb) nellomelia della messa, celebrata venerd a conclusione dei lavori dellassemblea plenaria dei presuli, svoltasi presso il Nav Canada Centre di Cornwall, Ontario. Riferendosi allassemblea appena conclusa, larcivescovo Richard William Smith ha affermato che in questa settimana abbiamo esaminato un numero di problematiche sulle quali abbiamo espresso diverse opinioni a livello di prudente giudizio. Questo non deve sorprenderci: la nostra unit a un livello pi profondo e pi importante, quella della fede e della dottrina, ovviamente, ma anche al livello del nostro comune vincolo sacramentale e della palpabile fiducia, amicizia e aiuto reciproco. Durante lassemblea plenaria, i settantacinque presuli presenti a Cornwall hanno esaminato i risultati delle attivit pastorali intraprese nel periodo trascorso e hanno condiviso le loro esperienze pastorali discutendo sulla vita della Chiesa e sui maggiori eventi accaduti nellambito della societ canadese. Nellintervento allapertura dei lavori, luned 17, il nuovo presidente della Cccb ha ringraziato, a nome di tutto lepiscopato, il suo predecessore, monsignor Pierre Morissette, vescovo di Saint-Jrme. Desidero esprimere ha dichiarato la nostra comune gratitudine al nostro fratello per la serenit, la calma e la saggezza con le quali ha guidato la Conferenza nei due anni trascorsi. In risposta alle parole pronunciate dallarcivescovo, monsignor Morissette ha sottolineato che lesperienza alla presidenza della Conferenza episcopale stata per me la pi significativa tra quelle finora avute nel corso del mio ministero. Proseguendo nellintervento, il presule ha tracciato un bilancio del biennio 2010-2011 sottolineando che il tema della nuova evengelizzazione sar largomento principale dellassemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi e del prossimo incontro dei vescovi della Chiesa in America. Per il vescovo di SaintJrme gli elementi fondamentali della nuova evangelizzazione sono basati sulle esperienze della Chiesa nelle passate generazioni e sono anche evidenti nelle nostre esperienze

Confronto con gli ind e giustizia sociale


GINEVRA, 24. Il dialogo fra fedi non deve essere ristretto alla sola discussione di studiosi ed esperti, sia religiosi che laici, ma deve essere soprattutto unazione costante e concreta che ravvivi la reciproca comprensione e collaborazione nel rispetto delle identit delle varie comunit: quanto emerso in un seminario promosso dal World Council of Churches (Wcc-Consiglio ecumenico delle Chiese-Cec) svoltosi presso lIstituto ecumenico di Bossey, in Svizzera, dove rappresentanti cristiani provenienti da diversi Paesi dellAsia si sono incontrati per approfondire i rapporti con le comunit ind. I rapporti tra cristiani e ind, in particolare, sono stati analizzati alla luce del fondamentalismo che, soprattutto negli ultimi anni, ha assunto una preoccupante dimensione, ponendo la necessit di una reazione da parte delle comunit religiose che sia basata sullinstaurazione di relazioni armoniche e costruttive. Nel suo intervento, il segretario generale del Wcc, il reverendo Olav Fykse Tveit, ha invitato a esplorare in maniera pi approfondita il pluralismo religioso, attraverso la reciproca comprensione e la pratica costante. La situazione dei rapporti tra cristiani e ind stata analizzata in relazione al contesto dellIndia, dove i gruppi fondamentalisti legati soprattutto allideologia hindutva pur numericamente esigui con le loro ambizioni nazionaliste appaiono sempre pi in grado di influire negativamente sulla lunga tradizione di pluralismo che caratterizza il Paese. Il direttore per la commissione per gli affari internazionali del Wcc, Mathews George Chunakara, a tale proposito, ha spiegato che i seguaci dellhindutva rappresentano solo un piccolo settore allinterno della comunit ind, ma la tendenza crescente alla politicizzazione della religione sta diventando un forte ostacolo allo spirito di nutrire la lunga tradizione di tolleranza e di armonia. Lattivit di questi gruppi fondamentalisti, attivi non soltanto in India, pone pertanto una serie di questioni relative alla libert religiosa, ai diritti degli individui e delle comunit e alla possibilit di praticare e diffondere la fede. I delegati presenti a Bossey hanno riconosciuto le ricche tradizioni di spiritualit e di tolleranza radicate nellinduismo e hanno sottolineato la necessit di non confondere i principi dellHindutva con quelli religiosi. Sia la religione cristiana che quella ind, inoltre, contengono delle dimensioni spirituali che possono contribuire a un arricchimento reciproco dei fedeli e a una migliore comprensione. Il dialogo, soprattutto, deve diventare azione pratica e costante. Un dialogo, si puntualizza, che deve servire a cristiani e ind a incontrarsi e a crescere assieme per unire le forze nella lotta per affermare i valori fondamentali che interessano le comunit religiose. Un terreno privilegiato per portare avanti questo dialogo di azione soprattutto quello della giustizia sociale. La questione del sistema delle caste in India costituisce da sempre motivo di confronto tra le comunit cristiana e ind. Numerosi dalit, infatti, hanno abbracciato la religione cristiana, convertendosi talvolta anche a rischio della propria vita; mentre in alcune comunit ind le conversioni sono percepite negativamente come tentativi da parte dei cristiani di aumentare la loro influenza religiosa e sociale, attraverso lemancipazione delle fasce pi emarginate e povere della popolazione. Le persecuzioni contro i fedeli cristiani da parte degli estremisti ind nascono, infatti, non solo da motivazioni religiose e politiche ma proprio dalla volont di mantenere nel Paese la discriminazione verso gli appartenenti alle caste pi basse e verso i fuori casta. La ricerca della giustizia sociale per tutti, si conclude, deve invece costituire un impegno comune che richiede dialogo e solidariet e la costruzione di alleanze. Nellagosto scorso, il segretario del Wcc, Olav Fykse Tveit, ha compiuto una visita nello Stato indiano del Kerala, esortando le comunit cristiane allunit: In tutti i posti dove oggi le vostre comunit sono presenti si afferma la convinzione della necessit di fare avanzare il dialogo ecumenico sia a livello locale che nazionale. In India, fra le altre, sono attive organizzazioni come il National Council of the Churches e la Evangelical Fellowship of India che riuniscono numerose comunit e che promuovono varie iniziative per migliorare i rapporti anche con le altre fedi.

come Chiesa a livello universale, nazionale e diocesano. Sempre nel primo giorno dei lavori, stata presentata ai vescovi la nuova edizione in lingua inglese del Messale romano che stata curata dal Pubblication Service della Cccb. Monsignor Morissette ha donato la seconda copia stampata di questa nuova edizione allarcivescovo Pedro Lpez Quintana, nunzio apostolico in Canada. La prima copia sar invece offerta al Papa Benedetto XVI dal presidente della Conferenza episcopale nel corso della prossima visita annuale. Nel secondo giorno dei lavori stato fra laltro presentato il rapporto della Commission for Christianity Unity, Religious Relations with the Jews and Interfaith Dialogue. In rappresentanza del presidente della Commissione, monsignor Martin Veillette vescovo di Trois-Rivires, il vescovo ausiliare di Toronto, monsignor John Anthony Boissonneau, ha esposto i risultati conseguiti dallorganismo. Dopo il suo intervento seguita una riflessione sui frutti del dialogo ecumenico condotta da monsignor Donald Bolen, vescovo di Saskatoon che, prima della nomina alla carica episcopale, aveva svolto la sua missione religiosa nellambito del Pontificio Consiglio per la Promozione dellUnit dei Cristiani. Questanno cade il quarantesimo anniversario del dialogo tra la Chiesa

cattolica del Canada e la comunit anglicana di questo Paese. La ricorrenza verr celebrata da una liturgia di ringraziamento che si terr il 13 novembre presso il Saint Joseph Oratory di Montreal. Nel terzo giorno dei lavori si svolta una riflessione sul tema dellimmigrazione condotta da monsignor Brendan Michael OBrien, arcivescovo di Kingston e presidente della Commissione per la giustizia e la pace della Cccb. I presuli canadesi anglofoni hanno tenuto la loro riunione annuale e il Committee on the Canadian Catholic Organization for Development and Peace (Ccodp) ha presentato il primo rapporto annuale. Sul tema dellimmigrazione in Canada, Martin Mark, responsabile dellUfficio per i rifugiati dellarcidiocesi di Toronto ha sottolineato che nel 2011 questa arcidiocesi ha aiutato pi di cinquecento rifugiati grazie al supporto fornito da centoquarantacinque parrocchie e comunit religiose. Ogni anno il Canada accoglie circa 250.000 persone fra immigrati e rifugiati. Il 60 per cento di loro ottiene un permesso permanente di residenza in base alla capacit di contribuire alleconomia del Paese mentre al rimanente 40 per cento il permesso viene concesso in base a considerazioni di carattere umanitario.

A colloquio con il segretario generale della Conferenza episcopale

Maggiore tutela per i cristiani in Indonesia


di ALESSANDRO TRENTIN I cristiani in Indonesia devono alzare la voce in maniera chiara ed essere tenaci per dire no alla discriminazione e alla violenza, dando il loro contributo al cambiamento della societ nella ricerca di una pacifica convivenza tra le comunit: quanto dichiara a LO sservatore Romano il segretario generale della Conferenza episcopale in Indonesia, larcivescovo di Semarang, Johannes Maria Trilaksyanta Pujasumarta. Nel Paese sale la preoccupazione per lattivismo politico dei fondamentalisti musulmani, spesso legati a gruppi terroristici internazionali e per le pressioni che subisce la comunit cristiana in alcune zone del Paese, dove le autorit pongono ostacoli alla libert di culto avanzando, pretestuosamente, motivazioni di tipo amministrativo. Nel 2010 oltre quaranta chiese hanno subito il blocco dei lavori o sono state addirittura demolite. Si tratta di situazioni nelle quali i permessi edilizi non sono stati concessi, oppure sono stati ritirati a causa di presunte violazioni della legge, ma che in realt nascondono la volont di impedire la pratica della fede. Le autorit municipali locali agiscono spesso dietro ricatti e minacce delle organizzazioni politiche che strumentalizzano la religione per raggiungere i loro obiettivi. La comunit musulmana in Indonesia generalmente tollerante sottolinea il presule ma emergono, tuttavia, dei gruppi estremisti che vogliono ottenere i loro obiettivi con violenza. Nella maggior parte dei casi, aggiunge, gli attacchi alle comunit religiose sono legati a scopi politici. Proprio nellarcidiocesi di Semarang, nel febbraio scorso, due chiese protestanti e una cattolica sono state attaccate da un gruppo di estremisti che includevano anche militanti dellIslamic Defenders Front, unorganizzazione politica fondata nel 1998 dal leader Muhammad Rizieq Syihab, che usa metodi intimidatori violenti per imporre la sharia in Indonesia. Fra laltro, gli estremisti hanno tentato di profanare il tabernacolo della chiesa cattolica di San Pietro e Paolo a Temanggung e hanno percosso il parroco mentre proteggeva lEucaristia. Monsignor Pujasumarta, per loccasione, aveva pubblicato un messaggio denunciando la violenza ma invitando anche alla riconciliazione. In Indonesia la costruzione di una chiesa o altro luogo di culto deve avvenire nel rispetto dellIzin Mendirikan Banguanan, ovvero una tortuosa delibera concessa per iscritto dalle autorit municipali che consente di aprire il cantiere. Per la costruzione dei luoghi di culto occorre, pertanto, seguire una procedura che pu richiedere anche anni prima che venga conclusa. Talvolta, lamenta larcivescovo, non si riesce ad avere lautorizzazione per costruire una chiesa, oppure le autorizzazioni vengono prima concesse ma poi ritirate. Recentemente anche lorganizzazione Jakarta Christian Communication Forum (Jccf) ha preso posizione osservando che questa pratica riguarda soprattutto le chiese cristiane e non luoghi di culto di altre fedi. Nonostante i tentativi di marginalizzare i cristiani, il segretario generale della Conferenza episcopale ribadisce che limpegno della Chiesa cattolica per la riconciliazione non si ferma. Nella mia arcidiocesi specifica monsignor Pujasumarta opera una commissione per il dialogo tra fedi e culture. Ma, aggiunge, numerose sono le associazioni cristiane che collaborano con analoghi organismi musulmani per affermare il reciproco rispetto. E questa collaborazione emerge ulteriormente nelle emergenze umanitarie. Di fronte alla violenza, conclude larcivescovo, dobbiamo opporre la nostra voce.

Marcia nella capitale contro ogni forma di violenza

Una cultura della vita e della pace in Guatemala


GUATEMALA, 24. Almeno ventimila cattolici hanno partecipato sabato a Guatemala, capitale del Paese, a una marcia contro la recrudescenza di violenza che, secondo recenti statistiche, costa la vita ogni giorno a diciassette persone. Quattro cortei, identificati dal nome dei misteri del Rosario (gaudiosi, luminosi, dolorosi, gloriosi), sono partiti da altrettanti punti della citt per convergere in piazza della Costituzione, di fronte alla cattedrale, dove larcivescovo Oscar Julio Vian Morales ha presieduto una concelebrazione eucaristica in favore della pace. Nella sua omelia, il presule ha sottolineato che tutti i guatemaltechi, e non solo il Governo, devono lottare per sconfiggere linsicurezza e la denutrizione, piaghe nazionali: Garantire il diritto alla salute, a una migliore qualit della vita e a una maggiore offerta di lavoro ha detto monsignor Vian Morales significa lottare per la pace. I partecipanti alla marcia hanno mostrato striscioni e manifesti con messaggi contro la violenza, che continua a mantenere il Paese in un clima di angoscia, chiedendo alle autorit azioni concrete in difesa della vita. Erano presenti, fra gli altri, il vicepresidente del Guatemala, Jos Rafael Espada, e il presidente del Congresso, Roberto Alejos. Durante lorazione finale, i fedeli hanno pregato per le elezioni presidenziali del 6 novembre, dalle quali uscir chi guider la nazione fino al 2016. I partecipanti al corteo hanno chiesto che il futuro capo dello Stato promuova la democrazia, la riconciliazione, la pace, i valori civili, morali e religiosi. Nei giorni scorsi, nella conferenza stampa di presentazione della marcia, intitolata Por la vida y la paz, larcivescovo non ha nascosto la sua grande preoccupazione per lalto indice di criminalit presente in Guatemala. I dati, da lui stesso citati, sono impressionanti: ogni giorno muoiono in media diciassette persone a causa di fatti violenti, ogni ora (nella capitale) vengono rubati venti telefonini cellulari e si arriva anche a uccidere per questo; quarantadue gli omicidi commessi ogni centomila abitanti, nell8 per cento dei casi con armi da fuoco; triplicati nei primi otto mesi del 2011 i casi di femminicidio, passati rispetto allanno scorso da 296 a 960, un fenomeno che purtroppo accomuna il Messico e alcune nazioni del Centro America. Il Guatemala fra laltro un Paese dalla popolazione molto giovane: il 42 per cento degli abitanti ha infatti meno di 15 anni, ma il tasso di scolarizzazione stenta a progredire (il 26 per cento dei cittadini risulta analfabeta) e la disoccupazione resta uno dei problemi principali per il presidente e capo del Governo lvaro Colom Caballeros. Per queste cifre allarmanti e per gli altri gravi problemi che assillano il Paese dalla denutrizione al narcotraffico, dai conflitti sociali alla corruzione, ai linciaggi (una vera e propria piaga in Guatemala) la Chiesa, e in modo speciale larcidiocesi guidata da monsignor Vian Morales, ha invitato tutti alla riflessione, alla preghiera e allimpegno per difendere la vita e costruire la pace, per far prevalere la dignit di essere umani e figli di Dio. Levento di sabato a Guatemala ha concluso le Giornate per la vita e la pace organizzate dal 26 settembre al 21 ottobre in tutto il Paese dalla Commissione episcopale dei movimenti laicali e delle nuove comunit.

Lutti nellepiscopato
Monsignor Joseph Dao, vescovo emerito di Kayes, in Mali, morto alle 6 del mattino di domenica 23 ottobre alla Clinique Pasteur di Bamako, allet di 75 anni. Il compianto presule era infatti nato in Bobo-Dioulasso l8 giugno 1936 ed era stato ordinato sacerdote del clero di Sgou il 26 giugno 1965. Eletto alla sede residenziale di Kayes il 12 settembre 1978, aveva ricevuto lordinazione episcopale il 27 gennaio 1979. Lo scorso 11 giugno aveva rinunciato al governo pastorale della diocesi e lo stesso giorno aveva ricevuto la nomina ad amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis. Monsignor John Bosco Manat Chuabsamai, vescovo emerito di Ratchaburi (Thailandia), morto alle 16.30 di gioved 20 ottobre, allospedale dei padri camilliani di Bangkok. Il compianto presule era nato in Bang Nok Huek, diocesi di Ratchaburi, il 31 ottobre 1935 ed era stato ordinato sacerdote il 10 maggio 1961. Il 25 novembre 1985 era stato eletto alla sede residenziale di Ratchaburi e il 6 gennaio dellanno successivo aveva ricevuto lordinazione episcopale. Aveva rinunciato al governo pastorale della diocesi il 24 luglio 2003. I funerali sono stati celebrati luned 24, alle 14, nella cattedrale della Nativit di Maria, a Baan Nok Kwaek, in diocesi di Ratchaburi.

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LOSSERVATORE ROMANO
Concluso da un pellegrinaggio ad Assisi il sesto Convegno internazionale degli ordinariati militari

luned-marted 24-25 ottobre 2011

Giovanni da Capestrano patrono dei cappellani militari

Il comandamento dellamore al servizio dei pi indifesi


Domenica 23 ottobre i partecipanti al VI Convegno internazionale degli ordinariati militari, svoltosi da gioved 20 a sabato 22 in Vaticano, si sono recati in pellegrinaggio ad Assisi. Dopo la preghiera sulla tomba di san Francesco, larcivescovo segretario della Congregazione per i Vescovi ha presieduto nella Basilica superiore una concelebrazione eucaristica. Pubblichiamo qui di seguito lomelia pronunciata dal presule. di MANUEL MONTEIRO
DE

Un uomo di grandi passioni


di JOS RODRGUEZ CARBALLO* Giovanni da Capestrano fu penitente austero, grande riformatore, consigliere acuto, legislatore sapiente, scrittore fecondo, infaticabile predicatore del Vangelo, difensore della sede apostolica e del papato, uomo di preghiera e di azione, apostolo dellEuropa, convinto assertore dei diritti dei pi deboli, formatore di coscienze, infaticabile apostolo di pace; fu acclamato come stella Bohemorum, lux Germaniae, clara fax Hungariae e decus Polonorum. Ma qual la chiave di lettura del suo successo o per interpretare la sua biografia, il suo linguaggio e la sua azione? Giudice affermato e uomo politico molto apprezzato, Giovanni conobbe la durezza del carcere, che fu per lui causa di una profonda crisi religiosa. Dopo una tenace lotta interiore e una testarda resistenza alla voce di san Francesco, che lo invitava a entrare nellOrdine, decise di abbandonare il mondo e di seguire solo il Signore, come confid pi tardi a un amico. Il 4 ottobre 1415 inizi il noviziato a Monteripido, presso Perugia, durante il quale procedette in modo impetuoso sulla via della minorit, secondo lesemplarit del Poverello di Assisi, immagine eloquente della kenosis del Cristo. stimolante ripensare allitinerario della conversione di Giovanni da Capestrano. Tale incontro diede inizio alla tuttora affascinante avventura umana e cristiana del Poverello; per capire che cosa vuole il Signore oggi da chi ha scelto di seguire il Vangelo, secondo il proposito di vita vissuto e proposto da san Francesco. Appena ordinato sacerdote, Giovanni da Capestrano assunse questo impegno: Anche se non ne porto lultima responsabilit, sono deciso di porre, fino allultimo respiro della mia vita, tutte le mie forze in difesa del gregge di Cristo. Questa passione per il gregge di Cristo lo port ad avere una devozione senza limiti verso chi aveva la principale responsabilit del gregge, il Papa, al servizio del quale mise tutta la sua vita e le sue energie, come risulta da una sua lettera-confessione a san Bernardino: Sono un vecchio debole, malaticcio. Non ne posso pi. Ma se il Papa dispone altrimenti, non mi ricuso, anche se dovessi trascinarmi mezzo morto, ovvero dovessi attraversare siepi di spine, fuoco ed acqua. Questa incondizionata fiducia nel ministero petrino, laveva anche per vivere da frate minore. Nelle Costitutionis Martinianae, san Giovanni Capestrano raccomandava ai frati lobbedienza alla Chiesa, secondo la volont di Francesco nella Regola. Non appartenendo pi a se stesso, ma al gregge di Cristo, Giovanni rivers tutto il suo fervore nellannuncio del Vangelo, non solo in Italia, ma anche oltre le Alpi, toccando la Carinzia, lAustria, lUngheria, la Transilvania, la Polonia, la Turingia, la Moravia, la Boemia. Un fervore entusiasticamente ricambiato, poich gli uditori delle sue prediche erano cos tanti da costringerlo a parlare nelle piazze e nei campi. Non solo, la gente voleva vederlo, toccarlo, prendere pezzi delle sue vesti e rivolgergli suppliche per essere guariti, nonostante portasse loro le reliquie di san Bernardino, neo canonizzato. In tal modo la predicazione itinerante, caratteristica dei francescani del secolo XIII ed entrata in crisi agli inizi del 1400, fu ripresa da Bernardino da Siena e portata avanti da Giovanni da Capestrano, dandole unimpronta tutta personale: non solo il momento dellannuncio del Vangelo, ma anche delle confessioni, della formazione delle coscienze, della visita degli ammalati. Soprattutto loccasione per la composizione di discordie e il ristabilimento della pace: il tractare pacem, pacem reformare, bonam pacem conficere costituisce il cuore della predicazione del Capestrano. In breve, nellattivit apostolica di Giovanni da Capestrano possiamo vedere realizzato quanto il Signore chiedeva ai suoi nellinviarli ad annunciare il regno di Dio. Si tratta dello stesso zelo per la salvezza dei fratelli del Poverello di Assisi, che non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che Egli ha amato (Tommaso da Celano, Vita Seconda di San Francesco, 172), e dello stesso stile: ottenuta lapprovazione da parte del Papa, Francesco, andando per citt e villaggi, cominci a predicare dappertutto (Leggenda dei tre compagni, 54). Tale passione per la salus animarum deve abitare i nostri cuori e il nostro andare, dal momento che la nostra ragion dessere nella Chiesa e nel mondo, vivere e proclamare la Buona Notizia a ogni essere umano, soprattutto nei luoghi di frontiera, preferendo litineranza evangelica secondo la sensibilit di Francesco e la testimonianza di Giovanni da Capestrano. Voi che siete i frati del popolo ci esort Giovanni Paolo II nel 1982 andate nel cuore delle masse. Andate incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo. Il legame tra lidentit e loperare, esige anche che il nostro zelo per la salus animarum si concretizzi in un modo francescano di vivere e di annunciare il Vangelo. Essere e presentarsi come Fratelli minori di ogni uomo e donna, seguendo lo stile con cui Francesco invia i suoi frati nel mondo: Non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio. Questo tipo di relazione caratterizzata dalla minorit verso ogni umana creatura, comporta delle conseguenze per la nostra missione: tra i laici, nella relazione con la donna, nel nostro modo di vivere nella Chiesa, nel necessario dialogo interreligioso, nel nostro rapporto con la creazione, insomma in tutta la nostra missione come minori tra i minori della terra (Il Signore ci parla lungo il cammino, 30). Il fervore che lo bruciava, Giovanni da Capestrano lha riversato anche a vantaggio dellOrdine, portando avanti con coraggio e tenacia unincisiva azione di rinnovamento, assieme ai santi Bernardino da Siena, Giacomo della Marca e ai beati Alberto da Sarteano e Marco Fantuzzi da Bologna. La riforma dellOrdine avvenuta attraverso la promozione della fedelt alla Regola di san Francesco, come dimostrano le Costitutiones Eugenianae, scritte alla Verna nel 1443, e il Commento alla Regola di san Francesco; anche con lattualizzazione dellideale di Francesco per rispondere alle numerose e impegnative sfide che man mano gli avvenimenti ecclesiali, politici e sociali gli presentavano. Una molla forte del suo impegno per portare avanti il rinnovamento dellOrdine fu la convinzione che gli studi, come ricerca della sapienza, fossero uno strumento formidabile del frate minore non solo per dare dignit ed efficacia al ministero, ma anche come ponte per incontrare la cultura dellepoca. Tale convinzione lha manifestata esplicitamente nella lettera allO rdine, 4 febbraio 1444, sulla Necessit di promuovere gli studi tra i Frati Minori. Nella sua appassionata perorazione a favore degli studi, Giovanni da Capestrano, nel tentativo di infrangere le resistenze dei frati nei confronti degli studi, usa espressioni molto forti: Nessuno messaggero di Dio se non annuncia la verit; e non pu annunciare la verit chi non la conosce; e non pu conoscerla se non lha appresa. I frati, esorta il santo, devono trovare il tempo per dedicarsi alle lettere e alle scienze, per non tentare Iddio con una vana presunzione. Dichiara senza mezzi termini: O ignoranza, madre stolta e cieca di tutti gli errori. Distinguendo tra scienza e abuso della scienza, Giovanni da Capestrano afferma che la vera scienza conduce alla sapienza, che viene dallalto ed madre di ogni bene e maestra di ogni verit. Anche ai nostri giorni, c bisogno di recuperare le nostre grandi tradizioni filosofiche, teologiche, mistiche e artistiche del nostro patrimonio francescano, come sostegno della missione di annunciare il Vangelo con le parole e le opere nel cuore della cultura contemporanea. *Ministro generale dei Frati Minori

CASTRO

Eminenze, cari fratelli nel sacerdozio, signore e signori, le letture che abbiamo ascoltato presentano lamore come la pienezza delle sacre Scritture. Vi invito a seguirmi in una breve riflessione sul come mettere in pratica il comandamento dellamore, come vivere lamore di Dio e dei fratelli. Desidero in questo momento salutare cordialmente tutti e ognuno di voi ed esprimere un particolare saluto al reverendo padre Custode del Sacro convento che ci ha benevolmente accolto. Essere ad Assisi, al termine del nostro VI Convegno internazionale degli ordinariati militari, presso la tomba di san Francesco nel cuore del francescanesimo, anche sentire guardando a lui la meraviglia dellamore infinito di Dio per tutte le creature, per luomo da lui creato, amato e salvato malgrado le sue resistenze e fragilit. Essere qui ad Assisi ancora sperimentare lo stupore del Tabor dove Ges manifesta la sua divinit a noi fragili creature rendendoci idonei per la missione: quella di essere forti e gioiosi operai nella vigna del Signore, che la sua santa Chiesa. La prima lettura stata presa dal Libro dellEsodo, il quale narra, nella prima parte, luscita degli israeliti dalla schiavit dEgitto e, nella seconda, lalleanza, la promulgazione delle leggi, dei precetti e la costruzione del santuario. Il codice dellalleanza incorpora, tra laltro, il decalogo, le norme sul culto e il trattamento degli schiavi. Il testo che abbiamo ascoltato, preso dalla seconda parte del Libro dellEsodo, si occupa dellamore del prossimo, e particolarmente delle persone prive di un difensore: lo straniero, la vedova, lorfano e il povero.

Al salmo responsoriale, con il salmista abbiamo ripetuto: Il nostro Dio un Dio che salva. Il salmista proclama la protezione datagli dal Signore nei momenti difficili della vita e canta pieno di fiducia e di allegria: I giusti si rallegrano, esultano davanti a Dio e cantano di gioia. Il brano del Vangelo di oggi ci parla del primo comandamento. I farisei, intendendo mettere alla prova Ges, gli domandarono: Nella Legge, qual il grande comandamento?. Rispose Ges: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la mente. Questo il grande e primo comandamento. Il secondo poi simile a quello: amerai il tuo prossimo come te stesso. Il primo, e pi importante, consiste nellamore incondizionato a Dio. Il secondo conseguenza e effetto del primo, perch, quando amato luomo amato Dio, poich luomo stato creato ad immagine di Dio (San Tommaso, Commentario su san Matteo, 22, 4). Tutti e ognuno siamo figli del medesimo Padre, redenti dal medesimo sangue di Ges Cristo. Senza

riferimento a Dio, lamore del prossimo si converte in ostacolo che impedisce il compimento del primo precetto, e, pertanto, non un vero amore al prossimo. Se uno dice: Io amo Dio e odia suo fratello, un bugiardo. Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non pu amare Dio che non vede (Prima lettera di Giovanni, 4, 20). Amerai il prossimo come te stesso. La misura dellamore al prossimo deve essere uguale allamore a noi stessi, poich il fondamento il medesimo: lamore di Dio. I beni spirituali precedono quelli materiali. San Paolo li spiega nella Lettera ai Tessalonicesi, che abbiamo ascoltato come seconda lettura. Li tratta come fratelli amati da Dio, non solo per essere creati a immagine e somiglianza di Dio, ma soprattutto perch chiamati ai beni eterni. Tessalonica era una citt importante nellanno 50, quando lapostolo delle genti lha visitata, parlando nella sinagoga ai giudei, annunciandole che Ges era il Messia; in lui erano compiute le profezie dellAntico Testamento; aveva realizzato lopera della redenzione dellumanit mediante la passione e la resurrezione.

Molti giudei e gentili, incluso le donne della nobilt, hanno creduto allapostolo. In questo luogo sentiamo come linvito del Crocifisso di San Damiano a Francesco Va, Francesco, ripara la mia casa che come vedi tutta in rovina sia ancora vero e attuale per noi pastori chiamati a essere guide dei fedeli militari, figli di questa fragile cultura che tutto assorbe, tutto accoglie come verit assoluta, meno che Dio e il suo amore infinito non amato e rifiutato. Lamore non amato, questo il grido e il pianto di san Francesco. Cari amici, facendo nostre le parole del Santo Padre Benedetto XVI, chiediamo al Pastore supremo del gregge (Prima lettera di Pietro, 5, 4) di dare agli ordinari militari, ai cappellani e a tutti coloro che operano apostolicamente nella Chiesa militare gioia, forza e zelo apostolico per guidare con sapienza e con lungimiranza la loro comunit. Affidiamo i frutti di questo sesto Convegno internazionale degli ordinariati militari alla materna intercessione della Vergine Maria, Madre di Ges e Madre nostra, e di san Francesco, che fu autentico uomo di pace.

La missione tra le forze armate

Campo privilegiato della pastorale giovanile


di JOS MARA GIL TAMAYO La Citt del Vaticano ha ospitato, dal 20 al 23 ottobre, il sesto Congresso internazionale degli ordinariati militari, organizzato dalla Congregazione per i vescovi e dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Un evento che coincide con la celebrazione del venticinquesimo anniversario della costituzione apostolica Spirituali militum curae, con la quale il beato Giovanni Paolo II, aggiornava, alla luce del concilio Vaticano II, il regolamento canonico della cura spirituale dei militari. Lincontro ha inteso approfondire la riflesione sullo specifico servizio pastorale che queste peculiari circoscrizioni ecclesiastiche come vengono definite nel documento pontificio sono chiamate a prestare per la promozione della nuova evangelizzazione, nella quale impegnata tutta la Chiesa guidata da Benedetto XVI. Lo stesso Santo Padre, nel suo discorso ai partecipanti della precedente edizione di questo congresso nel 2006, indicava che due sono i valori fondamentali che il documento pone in evidenza: il valore della persona e il valore della pace. Tutta la revisione strutturale che assimila gli ordinariati alle diocesi, lordinario al vescovo diocesano e il cappellano al parroco, obbedisce al criterio del servizio alle persone dei militari, i quali necessitano di una concreta e specifica forma di assistenza pastorale. Rispetto al secondo valore il Papa segnalava che la Spirituali militum curae cita espressamente nel proemio la costituzione conciliare Gaudium et spes, ricordando che quelli che prestano servizio militare possono considerarsi come ministri della sicurezza e della libert dei popoli, perch se adempiono il loro dovere rettamente, concorrono anchessi veramente alla stabilit della pace. La peculiarit del loro carattere militare e lalta missione a favore della pace e della sicurezza delle nazioni alla quale sono chiamati i cristiani che prestano il proprio servizio nelle Forze Armate, giustificano la particolare attenzione della Chiesa nei loro confronti, che diviene oggi ancora pi necessaria e opportuna nel complesso scenario internazionale in cui viviamo, dove i conflitti stanno acquisendo nuove modalit e una mobilit globale, mentre si fa strada una nuova considerazione della presenza benefica dei cappellani sulla base del cosiddetto diritto umanitario, riconoscendoli come veri garanti qualificati dellosservanza delle norme umanitarie internazionali in scenari di conflitto bellico. un riconoscimento dellautentico ruolo pacificatore del servizio religioso nella societ che la Chiesa non ha mai smesso di proclamare e incarnare. Ma soprattutto ora che, in determinati Paesi, sulla base di un laicismo escludente, si vuole passare sotto silenzio la rilevanza pubblica della religione, specialmente di quella cattolica, la presenza e la ragion dessere di questo servizio religioso specifico devono essere giustificate ancora di pi nellambito extra ecclesiale, come un vero esercizio del diritto alla libert religiosa che i credenti, in questo caso i cattolici, non perdono per la loro condizione di militari. Sono inoltre necessari un maggiore rafforzamento e accompagnamento della vita religiosa dei credenti militari, proprio quando essi sono esposti a situazioni limite che esigono nella loro vita spirituale un incremento di senso e di ragioni di fede, di serenit e di convinzione morale, che sia dincoraggiamento per il loro sforzo generoso in difesa dei valori della pace, della giustizia e della libert dei popoli. Occorre una semplice, solida e viva spiritualit cristiana. Lopera di vicinanza e di accompagnamento spirituale dei cappellani militari rivela cos il suo valore essenziale a favore dei cristiani che servono nelle Forze Armate negli scenari pi complessi, soprattutto nelle rischiose missioni internazionali di pace e di aiuto umanitario. Lilluminazione della Parola di Dio, la pratica della preghiera fiduciosa, la formazione morale e la vita sacramentale, sono un aiuto imprescindibile per i fedeli cattolici militari, e allo stesso tempo un incentivo per una maggiore testimonianza apostolica nei confronti dei loro compagni non credenti o che si sono semplicemente allontanati dalla fede, fra i quali si riscontra, nelle unit militari, un crescente avvicinamento alla Chiesa, e persino vere e proprie conversioni. Si tratta di un campo privilegiato di pastorale giovanile e di missione ad gentes che i cappellani militari servono e che esige da loro una preparazione teologica, pastorale e umana sempre pi grande e pi profonda per contribuire alla missione ecclesiale dellevangelizzazione.

luned-marted 24-25 ottobre 2011

LOSSERVATORE ROMANO
In piazza San Pietro il Papa proclama santi Guido Maria Conforti, Luigi Guanella e Bonifacia Rodrguez de Castro

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Trasformati dalla carit


Il vescovo Guido Maria Conforti, il sacerdote Luigi Guanella e la religiosa Bonifacia Rodrguez de Castro sono stati canonizzati da Benedetto XVI durante la celebrazione presieduta in piazza San Pietro domenica mattina, 23 ottobre, Giornata missionaria mondiale. Venerati Fratelli nellEpiscopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle! La nostra Liturgia domenicale si arricchisce oggi di diversi motivi di ringraziamento e di supplica a Dio. Mentre, infatti, celebriamo con tutta la Chiesa la Giornata Missionaria Mondiale appuntamento annuale che intende risvegliare lo slancio e limpegno per la missione , rendiamo lode al Signore per tre nuovi Santi: il Vescovo Guido Maria Conforti, il sacerdote Luigi Guanella e la religiosa Bonifacia Rodrguez de Castro. Con gioia rivolgo il mio saluto a tutti i presenti, in particolare alle Delegazioni ufficiali e ai numerosi pellegrini venuti per festeggiare questi tre esemplari discepoli di Cristo. La Parola del Signore, risuonata pocanzi nel Vangelo, ci ha ricordato che tutta la Legge divina si riassume nellamore. LEvangelista Matteo racconta che i farisei, dopo che Ges ebbe risposto ai sadducei chiudendo loro la bocca, si riunirono per metterlo alla prova (cfr. 22, 34-35). Uno di questi interlocutori, un dottore della legge, gli chiese: Maestro, nella Legge, qual il grande comandamento? (v. 36). Alla domanda, volutamente insidiosa, Ges risponde con assoluta semplicit: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo il grande e primo comandamento (vv. 3738). In effetti, lesigenza principale per ognuno di noi che Dio sia presente nella nostra vita. Egli deve, come dice la Scrittura, penetrare tutti gli strati del nostro essere e riempirli completamente: il cuore deve sapere di Lui e lasciarsi toccare da Lui; e cos anche lanima, le energie del nostro volere e decidere, come pure lintelligenza e il pensiero. un poter dire come san Paolo: non vivo pi io, ma Cristo vive in me (Gal, 20). Subito dopo, Ges aggiunge qualcosa che, in verit, non era stato richiesto dal dottore della legge: Il secondo poi simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso (v. 39). Dichiarando che il secondo comandamento simile al primo, Ges lascia intendere che la carit verso il prossimo importante quanto lamore a Dio. Infatti, il segno visibile che il cristiano pu mostrare per testimoniare al mondo lamore di Dio lamore dei fratelli. Quanto provvidenziale risulta allora il fatto che proprio oggi la Chiesa indichi a tutti i suoi membri tre nuovi Santi che si sono lasciati trasformare dalla carit divina e ad essa hanno improntato lintera loro esistenza. In diverse situazioni e con diversi carismi, essi hanno amato il Signore con tutto il cuore e il prossimo come se stessi cos da diventare modello per tutti i credenti (1 Ts 1, 7). Il Salmo 17, pocanzi proclamato, invita ad abbandonarsi con fiducia nelle mani del Signore, che fedele al suo consacrato (v. 51). Questo atteggiamento interiore ha guidato la vita e il ministero di san Guido Maria Conforti. Fin da quando, ancora fanciullo, dovette superare lopposizione del padre per entrare in Seminario, diede prova di un carattere fermo nel seguire la volont di Dio, nel corrispondere in tutto a quella caritas Christi che, nella contemplazione del Crocifisso, lo attraeva a s. Egli sent forte lurgenza di annunciare questo amore a quanti non ne avevano ancora ricevuto lannuncio, e il motto Caritas Christi urget nos (cfr. 2 Cor 5, 14) sintetizza il programma dellIstituto missionario a cui egli, appena trentenne, diede vita: una famiglia religiosa posta interamente a servizio dellevangelizzazione, sotto il patrocinio del grande apostolo dellOriente san Francesco Saverio. Questo slancio apostolico san Guido Maria fu chiamato a viverlo nel ministero episcopale prima a Ravenna e poi a Parma: con tutte le sue forze si dedic al bene delle anime a lui affidate, soprattutto di quelle che si erano allontanate dalla via del Signore. La sua vita fu segnata da numerose prove, anche gravi. Egli seppe accettare ogni situazione con docilit, accogliendola come indicazione del cammino tracciato per lui dalla Provvidenza divina; in ogni circostanza, anche nelle sconfitte pi mortificanti, seppe riconoscere il disegno di Dio, che lo desde el inicio supo aunar su seguimiento de Jesucristo con el esmerado trabajo cotidiano. Faenar, como haba hecho desde pequea, no era slo un modo para no ser gravosa a nadie, sino que supona tambin tener la libertad para realizar su propia vocacin, y le daba al mismo tiempo la posibilidad de atraer y formar a otras mujeres, que en el obrador pueden encontrar a Dios y escuchar su llamada amorosa, discerniendo su propio proyecto de vida y capacitndose para llevarlo a cabo. As nacen las Siervas de San Jos, en medio de la humildad y sencillez evanglica, que en el hogar de Nazaret se presenta como una escuela de vida cristiana. El Apstol contina diciendo en su carta que el amor que tiene a la comunidad es un esfuerzo, una fatiga, pues supone siempre imitar la entrega de Cristo por los hombres, no esperando nada ni buscando otra cosa que agradar a Dios. Madre Bonifacia, que se consagra con ilusin al apostolado y comienza a obtener los primeros frutos de sus afanes, vive tambin esta experiencia de abandono, de rechazo precisamente de sus discpulas, y en ello aprende una nueva dimensin del seguimiento de Cristo: la Cruz. Ella la asume con el aguante que da la esperanza, ofreciendo su vida por la unidad de la obra nacida de sus manos. La nueva Santa se nos presenta como un modelo acabado en el que resuena el trabajo de Dios, un eco que llama a sus hijas, las Siervas de San Jos, y tambin a todos nosotros, a acoger su testimonio con la alegra del Espritu Santo, sin temer la contrariedad, difundiendo en todas partes la Buena Noticia del Reino de los cielos. Nos encomendamos a su intercesin, y pedimos a Dios por todos los trabajadores, sobre todo por los que desempean los oficios ms modestos y en ocasiones no suficientemente valorados, para que, en medio de su quehacer diario, descubran la mano amiga de Dios y den testimonio de su amor, transformando su cansancio en un canto de alabanza al Creador. [Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato un passaggio della Prima Lettera ai Tessalonicesi, un testo che usa la metafora del lavoro manuale per descrivere lopera evangelizzatrice e che, in un certo senso, si pu applicare anche alle virt di Santa Bonifacia Rodrguez de Castro. Quando San Paolo scrive la lettera, lavora per guadagnarsi il pane; risulta evidente, dal tono e dagli esempli utilizzati, che nella bottega dove predica e incontra i primi discepoli. Questa stessa intuizione mosse Santa Bonifacia, che fin dallinizio seppe unire la sua sequela di Ges Cristo con laccurato lavoro quotidiano. Lavorare, come faceva da quando era piccola, non era solo un modo per non gravare su nessuno, ma implicava anche avere la libert di realizzare la propria vocazione, e allo stesso tempo le dava la possibilit di attirare e di formare altre donne, che nel laboratorio potevano incontrare Dio e ascoltare la sua chiamata amorevole, discernendo il proprio progetto di vita e preparandosi per portarlo a termine. Cos nascono le Serve di San Giuseppe, in umilt e semplicit evangelica, che nella famiglia di Nazareth si presenta come scuola di vita cristiana. LApostolo continua dicendo nella sua lettera che lamore che nutre per la comunit comporta sforzo, fatica, poich significa sempre imitare il donarsi di Cristo agli uomini, senza aspettarsi nulla e senza ricercare altra cosa se non di compiacere Dio. Madre Bonifacia, che si dedica con gioia allapostolato e comincia a ottenere i primi frutti delle sue fatiche, vive anche lei questa esperienza di abbandono, di rifiuto proprio da parte delle sue discepole, e in ci apprende una nuova dimensione della sequela di Cristo: la Croce. Lassume con la fermezza della speranza, offrendo la propria vita per lunit dellopera nata dalle sue mani. La nuova santa si presenta a noi come un modello compiuto nel quale risuona lopera di Dio, uneco che invita le sue figlie, le Serve di San Giuseppe, e anche tutti noi, ad accogliere la sua testimonianza con la gioia dello Spirito Santo, senza temere le contrariet, diffondendo ovunque la Buona Novella del Regno dei Cieli. Ci affidiamo alla sua intercessione, e preghiamo Dio per tutti i lavoratori, soprattutto per quelli che svolgono i mestieri pi modesti e a volte non sufficientemente valorizzati, affinch, nella loro attivit quotidiana, scoprano la mano amica di Dio e rendano testimonianza del suo amore, trasformando la propria fatica in una canto di lode al Creatore.] Ti amo, Signore, mia forza. Cos, cari fratelli e sorelle, abbiamo acclamato con il Salmo responsoriale. Di tale amore appassionato per Dio sono segno eloquente questi tre nuovi Santi. Lasciamoci attrarre dai loro esempi, lasciamoci guidare dai loro insegnamenti, affinch tutta la nostra esistenza diventi testimonianza di autentico amore verso Dio e verso il prossimo. Ci ottenga questa grazia la Vergine Maria, la Regina dei Santi, e anche lintercessione di san Guido Maria Conforti, di san Luigi Guanella e di santa Bonifacia Rodrguez de Castro. Amen.

guidava ad edificare il suo Regno soprattutto nella rinuncia a s stesso e nellaccettazione quotidiana della sua volont, con un abbandono confidente sempre pi pieno. Egli per primo speriment e testimoni quello che insegnava ai suoi missionari, che cio la perfezione consiste nel fare la volont di Dio, sul modello di Ges Crocifisso. San Guido Maria Conforti tenne fisso il suo sguardo interiore sulla Croce, che dolcemente lo attirava a s; nel contemplarla egli vedeva spalancarsi lorizzonte del mondo intero, scorgeva lurgente desiderio, nascosto nel cuore di ogni uomo, di ricevere e di accogliere lannuncio dellunico amore che salva. La testimonianza umana e spirituale di san Luigi Guanella per tutta la Chiesa un particolare dono di grazia. Durante la sua esistenza terrena egli ha vissuto con coraggio e determinazione il Vangelo della Carit, il grande comandamento che anche oggi la Parola di Dio ci ha richiamato. Grazie alla profonda e continua unione con Cristo, nella contemplazione del suo amore, Don Guanella, guidato dalla Provvidenza divina, diventato compagno e maestro, conforto e sollievo dei pi po-

veri e dei pi deboli. Lamore di Dio animava in lui il desiderio del bene per le persone che gli erano affidate, nella concretezza del vivere quotidiano. Premurosa attenzione poneva al cammino di ognuno, rispettandone i tempi di crescita e coltivando nel cuore la speranza che ogni essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, gustando la gioia di essere amato da Lui Padre di tutti , pu trarre e donare agli altri il meglio di s. Vogliamo oggi lodare e ringraziare il Signore perch in san Luigi Guanella ci ha dato un profeta e un apostolo della carit. Nella sua testimonianza, cos carica di umanit e di attenzione agli ultimi, riconosciamo un segno luminoso della presenza e dellazione benefica di Dio: il Dio come risuonato nella prima Lettura che difende il forestiero, la vedova, lorfano, il povero che deve dare a pegno il proprio mantello, la sola coperta che ha per coprirsi di notte (cfr. Es 22, 20-26). Questo nuovo Santo della carit sia per tutti, in particolare per i membri delle Congregazioni da lui fondate, modello di profonda e feconda sintesi tra contemplazione e azione, cos come egli stesso lha vissuta e messa in at-

to. Tutta la sua vicenda umana e spirituale la possiamo sintetizzare nelle ultime parole che pronunci sul letto di morte: in caritate Christi. lamore di Cristo che illumina la vita di ogni uomo, rivelando come nel dono di s allaltro non si perde nulla, ma si realizza pienamente la nostra vera felicit. San Luigi Guanella ci ottenga di crescere nellamicizia con il Signore per essere nel nostro tempo portatori della pienezza dellamore di Dio, per promuovere la vita in ogni sua manifestazione e condizione, e far s che la societ umana diventi sempre pi la famiglia dei figli di Dio. En la segunda Lectura hemos escuchado un pasaje de la Primera Carta a los Tesalonicenses, un texto que usa la metfora del trabajo manual para describir la labor evangelizadora y que, en cierto modo, puede aplicarse tambin a las virtudes de Santa Bonifacia Rodrguez de Castro. Cuando san Pablo escribe la carta, trabaja para ganarse el pan; parece evidente por el tono y los ejemplos empleados, que es en el taller donde l predica y encuentra sus primeros discpulos. Esta misma intuicin movi a Santa Bonifacia, que

Il cardinale Bertone celebra la messa di ringraziamento per la canonizzazione del prete comasco

Quel mezzo passo in pi per dare speranza ai poveri


Un forte richiamo allimpegno affinch nessuno sia lasciato indietro nella vita: questo secondo il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, il testamento che san Luigi Guanella ha consegnato ai suoi eredi spirituali. Lo ha ricordato luned mattina, 24 ottobre, celebrando allaltare della Confessione nella basilica Vaticana la messa di ringraziamento per la canonizzazione del prete comasco (1842-1915). Dopo aver salutato i membri degli Istituti da lui fondati, le Figlie di Santa Maria della Provvidenza, i Servi della Carit e i Cooperatori Guanelliani giunti da oltre venti nazioni che nella circostanza hanno rinnovato gli impegni di vita guanelliana il porporato allomelia ha sottolineato limportanza dellEucaristia nella vita del Santo. E in proposito ha parlato del santuario del Sacro Cuore in Como, casa madre delle opere di san Luigi, dove le sue spoglie sono esposte alla venerazione dei fedeli, sottolineando come proprio l, una delle immagini che rimangono impresse ai visitatori sia la finestrella della sua camera da letto, che si affaccia sul Tabernacolo: Quello ha commentato era il suo segreto, il punto di forza che lo rese abitualmente dedito a Cristo e ai suoi fratelli pi piccoli, facendone un uomo di Dio il cui unico vanto era: vivo di fede. Il cardinale Bertone ha quindi messo in luce come le canonizzazioni richiamino a non lepisodio di un atto eroico occasionale, ma la continuit dellamore nella fede e nella paziente speranza. E in don Guanella questo si tradotto nellavventura singolare che ha condotto un semplice montanaro alla gloria di Dio, ha detto facendo riferimento a uno dei libri da lui scritti, Il montanaro, nel quale con pagine autobiografiche, egli traccia la linea di tutta la sua vita. Ecco allora il ricordo del suo spendersi nella Valtellina colpita da uninondazione. E cos ha aggiunto il celebrante fu sempre: interpellato dal dolore, che si trattasse del colera a Napoli, o della guerra, del terremoto di Messina o di Avezzano, del vecchio abbandonato e del disabile, dei fanciulli orfani o di gente povera defraudata dei propri diritti, dei preti ammalati o con una storia triste. Ogni situazione diventa momento buono per aiutare il fratello a ritrovare nella fragilit della natura umana la tenerezza di Dio. Da qui la scelta di don Guanella di farsi vicino senza riserve a tutte le persone lacerate nel cuore, per divenire seminatore di speranza. Anche il Vangelo della messa del nuovo Santo comunica questa inquietudine: egli ha detto il cardinale Bertone consapevole che i poveri prestano il loro volto a Cristo ripeteva spesso ai suoi figli che un cuore cristiano che vede e che sente, non pu passare innanzi alle miserie del povero senza soccorrerlo. Il segretario di Stato ha anche accennato alle prove sopportate dal Guanella: deriso, oltraggiato ed emarginato, schernito e calunniato, visse in prima persona la sfida della carit, che per lui fu un fuoco santo che sempre arse nel suo cuore. San Luigi anelava a quel mezzo passo in pi, per il piccolo miglioramento, per il lento aprirsi dei poveri alla fiducia e alla speranza. Per questo sapeva rinunciare al suo piatto quando qualcuno era senza cibo, o al suo letto quando qualcuno non sapeva dove coricarsi; e questo ha lasciato in eredit: non fare torto alla carit e alla provvidenza non mettete allultimo posto di casa chi deve stare al primo, il pi povero, la persona pi abbietta e abbandonata. Infine il porporato salesiano ha fatto riferimento al legame duraturo nel tempo di amicizia e dintesa profonda tra don Bosco e don Guanella, quindi ha concluso con una preghiera al nuovo Santo. Insieme con il cardinale Bertone hanno concelebrato numerosi presuli e sacerdoti, tra i quali i vescovi di Como, Diego Coletti, e di Barra do Garas in Brasile, il guanelliano Protgenes Jos Luft; il superiore generale dei servi della carit, padre Alfonso Crippa e i monsignori Piechota e Lucchini, della segreteria del cardinale Bertone. Allinizio del rito diretto da monsignor Karcher, cerimoniere pontificio, e allieato dai canti delle corali Nivalis di Chiavenna e della parrocchia guanelliana di Santa Maria della Perseveranza a Roma il vescovo Coletti e padre Crippa hanno rivolto parole di saluto al segretario di Stato.

Papa Wojtya ricordato dal cardinale Dziwisz nella basilica di San Pietro

Evangelizzatore e missionario
Per intercessione del beato Giovanni Paolo II affidiamo a Dio tutte le sfide della Chiesa universale e, in particolare, la persona e il servizio pastorale del suo successore Benedetto XVI che continua a confermarci nella fede. con questa preghiera che il cardinale Stanisaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e per quasi quarantanni segretario particolare di Karol Wojtya, ha iniziato la celebrazione della messa allaltare della Cattedra della basilica Vaticana, sabato mattina, 22 ottobre, in occasione della prima memoria liturgica del beato. proprio il giorno, ha detto il porporato, in cui ricordiamo il solenne inizio del suo ministero di pastore universale della Chiesa. Il cardinale Dziwisz ha invitato, nellomelia, a raccogliere la testimonianza missionaria ed evangelizzatrice del primo Papa polacco e, a questo proposito, ha messo in rilievo lopera della Fondazione Giovanni Paolo II che celebra i suoi trentanni di attivit. unistituzione, ha detto, che sulla scia dellinsegnamento del suo patrono deve continuare a investire sulla formazione spirituale e intellettuale dei giovani.

Da tre decenni, ha rimarcato larcivescovo di Cracovia, la Fondazione sta dando un contributo importante e originale alla cultura, alla riflessione teologica e allo stile della vita della Chiesa, avendo appunto come obiettivo primario lopera autentica della nuova evangelizza-

zione. E ha incoraggiato la promozione di nuove iniziative, allargando ancor di pi il raggio dazione della Fondazione, soprattutto nel servizio di aiuto alle persone povere e nellassistenza agli studenti dei Paesi dellest europeo.

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LOSSERVATORE ROMANO
Benedetto ricorda il suo predecessore durante ludienza alla fondazione Giovanni Paolo

luned-marted 24-25 ottobre 2011

XVI

II

Ci ha lasciato una vasta e ricca eredit


La vasta e ricca eredit lasciata da Giovanni Paolo II alla Chiesa e al mondo stata ricordata da Benedetto XVI nel discorso rivolto ai membri della fondazione intitolata al Papa polacco, ricevuti in udienza luned mattina, 24 ottobre, nella sala Clementina. A nome dei presenti, il Pontefice stato salutato dal cardinale Stanisaw Ryko, il quale ha illustrato caratteristiche e scopi della fondazione, presentando al Papa i risultati dellattivit di questi trentanni. Dear Cardinals, Dear Brother Bishops and Priests, Brothers and Sisters in Christ, Thirty years ago, at the request of some brothers and sisters who live in Poland or have emigrated from there but retain strong links with their land of origin, my Predecessor Blessed John Paul II instituted in Vatican City a Foundation bearing his name, with the object of promoting through their support, material and otherwise, initiatives of a religious, cultural, pastoral and charitable nature, and cultivating and reinforcing the traditional links between them and the Holy See (Decree of Institution). Today, members of the Foundation and friends from all over the world have chosen to celebrate this anniversary, giving thanks to the Lord for all the fruits that the various activities have produced in the course of three decades. I am pleased to be able to join you in this thanksgiving. I warmly greet all of you here today, especially Cardinal Stanisaw Dziwisz, former Secretary of the beloved Holy Father and one of the promoters of the Foundation, now its ex officio head as Archbishop of Cracow. I extend a cordial welcome to Cardinal Stanisaw Ryko, President of the Council of Administration, and I thank him for the words that he addressed to me. I greet Archbishop Szczepan Wesoy, former President, as well as the distinguished Members of the Council, and together with them the Directors of the individual Institutions of the Foundation. Finally I extend a cordial greeting to all the members of the Circle of Friends of the Foundation dispersed throughout the continents. All who are present here represent the thousands of benefactors who continue to support the work of the Foundation financially and spiritually. I ask you to convey to all of them my greetings and my thanks. As we read in the premise of the Statutes, conscious of the greatness of the gift that the person and work of the Polish Pope represent for the Church, for the homeland and for the world, the Foundation seeks to conserve and develop this spiritual heritage, which it aims to transmit to future generations. I know that this object is realized above all through the Centre for the Documentation and Study of the Pontificate of John Paul II, which not only collects archives, bibliographical material and museum items, but also promotes publications, exhibitions, congresses and other scientific and cultural events, in order to disseminate the teaching and the pastoral and humanitarian activity of the Blessed Pontiff. I trust that, through daily study of the sources and cooperation with bodies of similar character both in Rome and elsewhere, this Centre will become an ever more important point of reference for all who seek to know and appreciate the vast and rich heritage that he left us. Affiliated to the Foundation, the Casa Giovanni Paolo II here in Rome, in collaboration with the noble Hospice of Saint Stanislaus, offers practical and spiritual assistance to pilgrims who come to the tombs of the Apostles so as to reinforce their faith and their union with the Pope and the universal Church. The Blessed Pontiff sought at every moment to bind the faithful not to himself, but ever more to Christ, to the Apostolic Tradition and to the Catholic community united to the episcopal college with the Pope as its head. I myself can experience the efficacy of these efforts, as I receive the love and spiritual support of so many people from all over the world who welcome me with affection as the Successor of Peter, called by the Lord to confirm them in the faith. I am grateful that the Foundation continues to cultivate this spirit of love that unites us in Christ. One task of great human and cultural value, explicitly desired by John Paul II and undertaken by the Foundation, is that of assisting the formation of the clergy and the laity, especially those from the countries of Central and Eastern Europe. Every year, students arrive in Lublin, Warsaw and Cracow from countries which, in former times, suffered the ideological oppression of the Communist regime, in order to pursue studies in the various branches of science, so as to live new experiences, to encounter different spiritual traditions, and to broaden their cultural horizons. Then they return to their own countries, enriching the various sectors of social, economic, cultural, political and ecclesial life. More than 900 graduates is a precious gift for those nations. All this is possible thanks to the study bursaries and the spiritual and professional assistance guaranteed by the generosity of the Foundation. I hope that this work will continue, develop and bear abundant fruits. My dear friends, one could list many more successes and many accomplishments of your Foundation. Yet I would like to underline one aspect of primary importance, over and above its immediate and visible effects. In association with the Foundation, there has evolved a spiritual union of thousands of people in various continents who not only support it materially, but constitute the Circles of Friends, communities of formation based on the teaching and the example of Blessed John Paul II. They do not limit themselves to a sentimental memory of the past, but they discern the needs of the present, they look to the future with solicitude and confidence, and they commit themselves to imbue the world more deeply with the spirit of solidarity and fraternity. Let us thank the Lord for the gift of the Holy Spirit who unites, enlightens and inspires you. With a grateful heart, through the intercession of your Patron, Blessed John Paul II, I entrust the future of your Foundation to Divine Providence and I bless you from my heart. Di seguito una nostra traduzione italiana del discorso del Papa. Cari Cardinali, Cari Fratelli Vescovi e sacerdoti, Fratelli e Sorelle in Cristo, trentanni fa, su richiesta di alcuni fratelli e sorelle che vivono in Polonia o sono emigrati da l, ma mantengono vincoli forti con la loro terra dorigine il mio predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, istitu nella Citt del Vaticano una Fondazione che porta il suo nome, con lobiettivo di promuovere attraverso il loro sostegno, materiale e di altra natura, iniziative di carattere religioso, culturale, pastorale e caritativo e coltivare e rafforzare i vincoli tradizionali fra loro e la Santa Sede (cfr. Decreto di Istituzione). Oggi, membri della Fondazione e amici di tutto il mondo hanno scelto di celebrare questo anniversario rendendo grazie al Signore per tutti i frutti che le varie attivit hanno prodotto nel corso di tre decenni. Sono lieto di potermi unire a voi in questo rendimento di grazie. Saluto con affetto tutti voi che siete qui oggi, in particolare il Cardinale Stanisaw Dziwisz, gi segretario dellamato Santo Padre e uno dei promotori della Fondazione, ora suo capo ex officio come Arcivescovo di Cracovia. Estendo il mio cordiale benvenuto al Cardinale Stanisaw Ryko, Presidente del Consiglio di Amministrazione, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto. Saluto lArcivescovo Szczepan Wesoy, gi Presidente, nonch i distinti membri del Consiglio e con loro i direttori delle singole istituzioni della Fondazione. Infine, porgo un cordiale saluto a tutti i membri del Circolo degli Amici della Fondazione disseminati in tutti i continenti. Quanti sono qui presenti, rappresentano le migliaia di benefattori che continuato a sostenere lopera della Fondazione dal punto di vista finanziario e spirituale. Vi chiedo di trasmettere a tutti loro i miei saluti e i miei ringraziamenti. Come leggiamo nella premessa degli Statuti: consci della grandezza del dono che la persona e lopera del Papa polacco rappresentano per la Chiesa, per la patria e per il mondo, la Fondazione cerca di conservare e sviluppare questa eredit spirituale che mira a trasmettere alle generazioni future. So che lobiettivo viene realizzato soprattutto attraverso il Centro di Documentazione e di Studio del Pontificato di Giovanni Paolo II, che non solo raccoglie archivi, materiale bibliografico e articoli museali, ma promuove anche pubblicazioni, mostre, congressi e altri eventi scientifici e culturali per diffondere linsegnamento e lattivit pastorale e umanitaria del beato pontefice. Confido nel fatto che, attraverso lo studio quotidiano delle fonti e la cooperazione con organismi di carattere simile sia a Roma sia altrove, questo Centro diverr un

sempre pi importante punto di riferimento per quanti cercano di conoscere e di apprezzare la vasta e ricca eredit che egli ci ha lasciato. Affiliata alla Fondazione, la Casa Giovanni Paolo II qui, a Roma, in collaborazione con il nobile Ospizio di san Stanislao, offre aiuto concreto e spirituale ai pellegrini che giungono sulle tombe degli Apostoli per rafforzare la loro fede e la loro unione con il Papa e la Chiesa universale. Il beato pontefice ha cercato sempre di legare i fedeli non a se stesso, ma sempre pi a Cristo, alla tradizione Apostolica e alla comunit cattolica unita al collegio episcopale presieduto dal Papa. Io stesso posso sperimentare lefficacia di questi sforzi visto che ricevo lamore e il sostegno spirituale di cos tante persone di tutto il mondo che mi accolgono con affetto quale Successore di Pietro, chiamato dal Signore a confermarle nella fede. Sono grato del fatto che la Fondazione continui a coltivare questo spirito di amore che ci unisce in Cristo. Un compito di grande valore umano e culturale, esplicitamente voluto da Giovanni Paolo II e intrapreso dalla Fondazione quello di contribuire alla formazione del clero e del laicato, in particolare di quanti provengono dai Paesi dellEuropa centrale e orientale. Ogni anno, studenti arrivano a Lublino, a Varsavia e a Cracovia da Paesi che, in passato, hanno subito loppressione ideologica del regime comunista, per proseguire gli studi in varie materie scientifiche, cos da vivere nuove esperienze, conoscere differenti tradizioni spirituali e am-

pliare i loro orizzonti culturali. Poi ritornano ai loro Paesi, arricchendo i vari settori della vita sociale, economica, culturale, politica ed ecclesiale. Pi di 900 laureati sono un dono prezioso per quelle nazioni. Tutto ci possibile grazie alle borse di studio e allaiuto spirituale e professionale garantiti dalla generosit della Fondazione. Spero che questopera continui, si sviluppi e rechi frutti abbondanti. Miei cari amici, si potrebbero elencare molti pi successi e molte realizzazioni della vostra Fondazione. Tuttavia, vorrei sottolineare un aspetto di primaria importanza, che va al di l ed al di sopra degli effetti immediati e visibili. Associata alla Fondazione, si evoluta una unione spirituale di migliaia di persone in vari continenti che non solo la sostengono materialmente, ma costituiscono i Circoli degli Amici, comunit di formazione basate sullinsegnamento e sullesempio del beato Giovanni Paolo II. Non si limitano a un ricordo sentimentale del passato, ma discernono le necessit del presente, guardano al futuro con sollecitudine e fiducia e si impegnano a permeare il mondo, in una maniera pi profonda, dello spirito di solidariet e di fraternit. Rendiamo grazie al Signore per il dono dello Spirito Santo che vi unisce, vi illumina e vi ispira. Con cuore grato, attraverso lintercessione del vostro patrono, il beato Giovanni Paolo II, affido il futuro della vostra Fondazione alla Divina Provvidenza e vi benedico con tutto il mio cuore.

La celebrazione di domenica in piazza San Pietro

LAngelus al termine della canonizzazione

Tre fondatori nellalbo dei santi


Il vescovo Guido Maria Conforti, don Luigi Guanella e suor Bonifacia Rodrguez de Castro da ieri, domenica 23 ottobre, sono iscritti nellalbo dei santi. Li ha canonizzati Benedetto XVI durante la concelebrazione eucaristica presieduta in piazza San Pietro alla presenza di cinquantamila fedeli, tra i quali numerosi religiosi e laici delle rispettive congregazioni fondate tra la met del XIX e gli inizi del XX secolo. In prima fila proprio le numerose rappresentanze delle realt che ruotano intorno alle opere di carit e di assistenza di Guanella, le persone che vivono il carisma di Conforti in ogni angolo della terra, e le lavoratrici che si ispirano alleredit di Rodrguez de Castro. Il rito della canonizzazione stato aperto dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che ha chiesto al Pontefice di procedere alla canonizzazione e ha letto brevemente le biografie dei tre candidati. Dopo il canto delle litanie, il Papa ha recitato la formula di canonizzazione con la quale ha iscritto i tre nellalbo dei santi. Sono state poi collocate accanto allaltare le reliquie dei nuovi canonizzati anche da alcuni miracolati, accompagnati dai postulatori: padre Guglielmo Camera per Conforti, don Mario Carrera per Guanella e Victoria Lpez Luaces per Rodrguez de Castro. Insieme con il Pontefice assistito dai cardinali diaconi Mauro Piacenza e Robert Sarah hanno concelebrato il cardinale Antonio Mara Rouco Varela, numerosi vescovi e una cinquantina di sacerdoti. Tra i ventidue porporati presenti, Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio. Numerosi i prelati della Curia Romana, tra i quali, larcivescovo Giuseppe Bertello e il vescovo Giuseppe Sciacca, rispettivamente presidente e segretario generale del Governatorato dello Stato della Citt del Vaticano. Con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, guidato dal decano, lambasciatore dellHonduras, erano gli arcivescovi Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, i monsignori Peter Bryan Wells, assessore, Ettore Balestrero, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, e Fortunatus Nwachukwu, capo del Protocollo. Tra le personalit presenti, Juan Carlos Campo Moreno, segretario di Stato del ministero della giustizia del Regno di Spagna, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana, Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, e il direttore del nostro giornale. Il Papa era giunto in piazza San Pietro accompagnato dagli arcivescovi Flix del Blanco Prieto, elemosiniere, e James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, dal vescovo Paolo De Nicol, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, dai monsignori Georg Gnswein. segretario particolare del Pontefice, e Alfred Xuereb, della segreteria particolare, e dal medico personale Patrizio Polisca.

Luminosi testimoni del Vangelo


Le figure dei tre nuovi santi sono state riproposte dal Papa ai fedeli presenti in piazza San Pietro per la recita dellAngelus al termine della messa di domenica mattina, 23 ottobre. Cari fratelli e sorelle! Prima di concludere questa solenne celebrazione, desidero rivolgere a tutti voi un cordiale saluto. Mi rivolgo anzitutto ai pellegrini venuti per rendere omaggio a San Guido Maria Conforti e a San Luigi Guanella, con un pensiero di speciale affetto e incoraggiamento per i membri degli Istituti da loro fondati: i Missionari Saveriani, le Figlie di Santa Maria della Provvidenza e i Servi della Carit. Saluto i Vescovi e le Autorit civili e ringrazio ciascuno per la sua presenza. Ancora una volta lItalia ha offerto alla Chiesa e al mondo luminosi testimoni del Vangelo; rendiamo lode a Dio e preghiamo perch in questa nazione la fede non cessi di rinnovarsi e di produrre buoni frutti. Saludo muy cordialmente a los peregrinos de lengua espaola que han venido a Roma para participar en la gozosa celebracin de proclamacin de nuevos Santos. Junto a los Seores Arzobispos y Obispos que los acompaan, a las Delegaciones oficiales y a los devotos y seguidores del espritu de los hoy canonizados, saludo en particular a las Siervas de San Jos, que tienen el gran gozo de ver reconocida para la Iglesia universal la santidad de su Fundadora. Que el ejemplo y la intercesin de estas figuras preclaras para la Iglesia impulsen a todos a renovar su compromiso de vivir de todo corazn su fe en Cristo y de testimoniarlo en los diversos mbitos de las sociedad. Muchas gracias. Je salue cordialement les plerins francophones, particulirement ceux venus pour la canonisation de lvque Guido Maria Conforti, Fondateur des Missionnaires Xavriens, qui sont prsents dans plusieurs pays dAfrique. Chers amis, que le tmoignage des nouveaux Saints vous guide sur le chemin de lEvangile! Bon dimanche tous! Dear brothers and sisters, I am pleased to greet all the Englishspeaking visitors and pilgrims present, especially those here for todays canonizations. In this Sundays Gospel passage, Jesus urges us to love God above all things and to love our neighbour as ourselves. Let us measure our actions every day by his call to love, and live it with courage and joy. May almighty God bless all of you! Ein herzliches Gr Gott sage ich allen deutschsprachigen Pilgern und Besuchern. Jedesmal ist es ein freudiges Fest, wenn die Kirche Menschen, die auf Erden ein tugendhaftes christliches Leben gefhrt haben, als Heilige zur Ehre der Altre erhebt. Heiligkeit bedeutet nicht Absonderung, sondern Vereinigung und ist Einladung an uns, der erlsenden Liebe Christi auch in unserem Leben Raum zu geben. Bitten wir die neuen Heiligen um ihre Frsprache, da wir fr diese Gemeinschaft, die Gott schenkt, bereitwillig unsere Herzen ffnen. Einen gesegneten Sonntag wnsche ich euch allen. Serdeczne pozdrowienie kieruj do polskich pielgrzymw. Wczoraj wraz z diecezj rzymsk i Kocioem w Polsce wspominalimy w liturgii bogosawionego Jana Pawa II, a dzi zechcielicie wzi udzia w kanonizacji trzech nowych witych. Ich opiece zawierzam was i wasze rodziny. Niech Bg wam bogosawi. [Un cordiale saluto rivolgo ai pellegrini polacchi. Ieri, insieme alla Diocesi di Roma e alla Chiesa in Polonia abbiamo commemorato nella liturgia il Beato Giovanni Paolo II, e oggi voi avete voluto partecipare alla canonizzazione dei tre nuovi Santi. Alla loro protezione affido voi e le vostre famiglie. Dio vi benedica.] Alla Vergine Maria, che guida i discepoli di Cristo sulla via della santit, ci rivolgiamo ora in preghiera. Alla sua intercessione affidiamo anche la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo: un pellegrinaggio ad Assisi, a 25 anni da quello convocato dal Beato Giovanni Paolo II.