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17 (Marshall, Mi, 06/05/2004) La microspia aveva rimandato in cortocircuito Sal. Aveva maturato una sorta di ossessione per lo specchio.

Una sera, dopo la doccia, vi si era ipnotizzato davanti. Fissava il suo riflesso interrogandolo come un estraneo. Non cera vanit. Sal percepiva qualcosa di diverso nei suoi occhi. Inizi a conversare con se stesso. Cosciente di ci che faceva. Prendeva una teoria e la dibatteva a voce alta. Si dette mille spiegazioni, nessuna lo convinceva del tutto. Era quasi diventato un gioco: Chi ha messo la microspia? A: I federali. La cospirazione era vera. Sal sapeva qualcosa che interessava al governo. I federali lo stavano braccando, pedinando, ascoltando lintimit della sua cameretta. B: Julian. Il suo migliore amico, da sempre amante della tecnologia, si era procurato una microspia (non certo difficile con Ebay) e laveva messa sotto il letto per gioco. Uno scherzetto tra (ex)migliori amici. C: I signori Wheeley. Stanchi delle pazzie del figlio, si erano giocati la carta della microspia. Potevano sentire i piani diabolici del figlio e prevenire senza dover curare. D: Otis Railes. Lo psicolabile dottore pazzo era riuscito ad intrufolarsi nella stanza di Sal e aveva piazzato una microspia per prevederne i movimenti e saziare la propria follia. Sal comunque aveva deciso di non parlane a nessuno. Sentiva gi le parole dello sceriffo Dai Sal, cazzo! Basta come queste paranoie! Una microspia? Ma chi vuoi che ti spii? La tua vita non interessa a un cazzo di nessuno! Ne abbiamo gi parlato, basta! Pensa un po alla figa, che ti fa bene!. No, meglio stare zitti. E poi, se chi sa non sa che so, magari si tradisce! La fredda ignoranza di Marshall teneva lontana la primavera e governava ancora le mattine intrufolandosi silenziosa nelle articolazioni. Il weekend era ad un paio di curve e Sal aveva deciso di dedicare un po di tempo alla sua Jennifer. Lungo il marciapiede della Brewer vide un cuore inciso chiss quanto tempo fa nel cemento. Pens a J. Sorrise. Una macchina svolt da Hobart. Acceler. Accost lungo il marciapiede. Si ferm. Rimase accesa. Ripart. Lentamente. - Sal... Sal...Sali in macchina svelto! Non c' tempo da perdere! Sal not la Ford con la coda dell'occhio, vecchia che procedeva lenta al suo fianco. I suoi scarichi facevano tanto rumore quanto chi la guidava. Sal la ignor. Era una visione. Non aveva sentito una voce, nessuno lo stava chiamando. Era una suggestione, stava immaginando tutto, il cervello lo prendeva per il culo. Era unaltra paranoia. Caveva gi creduto, ma si era promesso di non cascarci pi. Chiuse per un attimo gli occhi, come si fa quando si fa un brutto sogno, sarebbe arrivato a scuola e quella vecchia Ford sarebbe sparita in una nuvola di fumo, senza lasciar tracce. Ma da dietro due braccia rovinate lo afferrarono, avrebbe voluto gridare, chiedere aiuto ma era troppo tardi. Sal si ritrov in macchina, prigioniero del dottor Railes. - Santo Dio Sal, hai paura di me? Cosa ti succede? - Mi lasci andare dottore! Non ho fatto nulla di male, ho sempre fatto quello che mi ha detto lei, cosa vuole da me? Perch mi sta seguendo? Sal si dimenava con discrezione sul sedile. Railes in fin dei conti era un dottore, non un assassino, pazzo s, ma non un assassino. Sal pens a Huges.

- Ascolta, non ho molto tempo, mi stanno seguendo, mi stanno cercando! Devi stare molto calmo, se no non capirai, rimuoverai, scenderai dalla macchina e io sar morto per niente! rispose Otis alternando gli occhi tra Sal e la strada. Railes, uomo calmo, mite, razionale aveva la faccia gonfia. Il labbro era stato rotto cos tante volte che aveva rinunciato a guarire. Gli zigomi gonfi. Intorno all'orecchio un alone di sangue secco ed incrostato. Non indossava il camice ma un maglioncino girocollo, logoro e leggermente strappato, i pantaloni, jeans vecchi erano sporchi di erba e fango. Quasi irriconoscibile. - Dottore non capisco! Mi lasci scendere, il dott. Strout mi ha fatto vedere dice... - Dice solo cazzate! Tutti dicono solo cazzate! Te l'avevo gi detto Sal, devi scappare, vivi in una bugia, tutti ti stanno prendendo per il culo e tu sei programmato per non rendertene conto! Lo so che non capisci ma devi fare come ti dico! La Ford sfrecciava lungo le stradine di Marshall. Railes non aveva una direzione, aveva una missione. Correva, si lanciava negli incroci senza badare alla segnaletica. Un pick up inchiod a pochi metri dal cofano scrostato della berlina. - Sal, mettiti in tasca questo. Carl Reven non scappato, tenuto sotto controllo ad Ann Arbor. Questo il suo indirizzo, ti ho scritto le istruzioni per trovarlo. Sei spaventato, inutile che provo a spiegarti come stanno le cose, non lo ricorderesti, ma voglio che ci vai, devi parlare con lui! Sal guard il foglietto. Lo mise in tasca. Meglio assecondare un bastardo fuori controllo cospirazionista che ti rapisce. Il mal di testa inizi a crescere. Lo shock iniziava a cedere il passo alla paura. - Tieni continu Railes tirando fuori da sotto il sedile una videocamera premi play. Pensi che io sia pazzo, chiss quante stronzate ti hanno raccontato. Guarda tu stesso che cazzo ti hanno fatto. E Julian, guarda il povero Julian, ho sbagliato tanto, troppe volte, ora che faccia un po di giustizia. Il tono del dottore si era fatto arrabbiato, le corde vocali tanto annodate da strozzate la voce, il senso di colpa pesava sui polmoni, pesava sulla sua anima. Fare la cosa giusta pu addolcire l'amaro per aver fatto una cosa sbagliata? Chiss...sicuramente vale la pena provarci; anche se per provarci bisogna essere picchiati, torturati, scappare nel cuore della notte e rapire un ragazzo. Sal premette play. Dottori, infermieri, una sala operatoria. Due lettini, due pazienti sui lettini, due ragazzi ma quelli... Le parole di Sal si accartocciarono insieme alle lamiere della macchina. I finestrini ed il parabrezza erano esplosi e ricadevano su Sal come grandine. Il mondo girava, la sua testa girava. Dopo qualche piroetta, la danza di morte si ferm sul pilastro della luce. Fumo, tanto fumo. Sal si gir. Railes era piegato sul volante. Sangue fresco gli colava dall'orecchio, gli occhi chiusi. - Dottore? Dottoreee?! - si sforz di piagnucolare Sal. Alz la testa del suo rapitore per vedere che la parte sinistra mancava praticamente del tutto. Con l'orecchio era stato tagliato lo zigomo, il sopracciglio, la guancia. Si intravedevano i denti, rotti e ridipinti di sangue. Nonostante tre costole rotte e diversi tagli, Sal ebbe uno spasmo e si ritorse indietro disgustato da quella maschera irriconoscibile. Con l'adrenalina frizzante nel sistema nervoso si liber dalla cintura e dopo aver tentato di forzare la portiera, sgusci fuori da quel che restava del finestrino e si sdrai sopraffatto sul prato.

Passarono istanti eterni in cui le orecchie di Sal, ancora piene di schegge di vetro, fischiavano ovattate lasciandolo immerso in un limbo ambiguamente rilassante rispetto all'inferno che si scatenava intorno a lui. Poi due uomini con il camice verde blu entrarono nel suo campo visivo. Prima che potesse rendersi conto di ci che stava succedendo, Sal era disteso, immobilizzato, sulla barella, nel retro di un'ambulanza che sfrecciava lungo le stradine di Marshall. - Ancora vivo, eh? Come ti senti? - una voce che Sal conosceva bene usciva dall'ombra dell'angolo metallico. Un camice bianco, una faccia conosciuta, due mani sicure gli si avvicinarono. - Dottor Strout, lei? Mai stato meglio... Sal stava piangendo.