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ZONE FRANCHE PER RIEQUILIBRARE IL TERRITORIO

(SPETTANO AI PICCOLI COMUNI DELLALTO VASTESE) Lennesimo schiaffo alla Montagna. Nessuno appare tanto illuminato da mostrare reale volont di riequilibrare il territorio che soffre, pi dogni altra zona dItalia, liniqua distribuzione della ricchezza, del lavoro e soprattutto dei servizi! Che in Abruzzo, fatta eccezione per la Provincia dellAquila, le risorse vengono utilizzate privilegiando gli investimenti in localit al alto tasso occupazionale, grossi centri e prevalentemente costieri, lo diciamo da tempo, ma la questione riguarda lintero territorio italiano. Prima ancora che Letizia Moratti (allora Sindaco di Milano) accennasse alla questione delle Zone Franche, avevamo intuito, che questa avrebbe potuto essere una mossa vincente per salvare dallirreversibile spopolamento una parte del territorio Abruzzese e Molisano che pi daltre ha patito quella ingiusta e, a detta di molti, illegale spartizione che diede vita a due Regioni, due distinte amministrazioni il cui centralismo ha progressivamente determinato la lenta agonia delle attivit produttive col conseguente spopolamento del cuore del nostro territorio. Bisogna essere onesti, non irriverenza, riconoscere che fu il Populismo democristiano, a prevalere sulla prima lungimirante idea di Remo Gaspari, indiscusso padre dellAbruzzo moderno. Egli aveva splendidamente intuito, da subito, il cambiamento in atto nella societ italiana e, lavor sodo per incentivare il rientro di tanti lavoratori emigrati concedendo loro lopportunit di ricostruire la vita in terra natia accanto ai propri cari (zio Remo diceva spesso che il suo sogno era quello di vedere i pullman pieni di emigranti rientrare in Abruzzo). Ma ben presto qualcuno comprese che le quel posto in fabbrica costituiva un potenziale efficace strumento per consolidare il potere ed un discreto numero di personaggi, spesso ambigui, cominci a svegliarsi dal torpore, nel godere del sole Gaspariano ed inizi a proporre lunghe liste di collocamento che avrebbero garantito sudditanza e con essa il successo del loro partito e quello loro personale! Di qui la devianza che fece perdere di vista una visione di progresso illuminata e lungimirante di cui, lora defunto padre della Politica abruzzese, a ragione si vantava, di esserne larteficelindiscusso alfiere. Fabbriche e poi fabbriche ancora e tutte frettolosamente concentrate in prossimit della Costa, a ridosso di una autostrada costruita, per la verit, monca troppo a ridosso del mare e quindi potenzialmente in grado di offrire solo il 50 % delle potenzialit che una arteria vitale avrebbe dovuto invece offrire sfruttando entrambi i versanti senza sprecarne uno regalandolo al mare. Questo ora costringe a pensare ad una soluzione di difficile attuazione (la paventata Pedemontana Marche Abruzzo- Molise che coster caro in tempi in cui lo stato appare pi propenso al rigore). Occupazione quindi figlia della devianza anche sindacale mi sento di dire dove spesso lambiguit ha dominato nel rapporto tra imprenditori e le maggiori sigle sindacali. Pian piano, quindi, sono state sottratte braccia e menti alle attivit commerciali ed artigianali del nostro territorio montano per trasferirle in fabbricheal mare. Gli sforzi posti in essere per la costruzione e per ladeguamento delle infrastrutture di supporto alle Mega-Zone Industriali ed ai crescenti Centri Urbani rifioriti attorno a tanto lavoro a tanto benessere hanno segnato, inevitabilmente, il declino di una vasta zona rimasta fuori gioco. Alto Vastese, Alto Sangro e Alto Molise bruciati per effetto di infrastrutture mai pensate e mai realizzate nel corso degli anni nella logica perversa di assecondare le esigenze della crescente industrializzazione e che invece avrebbero dovuto forse essere pensate per incentivare gli investimenti in una logica di mantenimento di un equilibrio territoriale assolutamente necessario. Molti piccoli comuni hanno quindi ceduto sotto i colpi del colpevole interventismo Statale che ha, di fatto, allargato una forbice, quella del benessere ma soprattutto dei servizi a cui tutti i cittadini hanno diritto di accedere in modo equo.

Una serie di interventi, insomma, che hanno progressivamente inaridito il territorio montano vastese e non solo quello e che ora rischiano di costruituire una gabbia mortale per lintera economia Abruzzese e Molisana. La Deliberazione della Giunta Regionale (n. 644 del 26/09/2011 che designa l'Area Val Pescara, quale area di crisi industriale complessa ai sensi e per gli effetti del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 24 marzo 2010) deve indurre doverosamente a profonde riflessioni. Bisogna domandarsi se giusto che delle 22 zone prescelte (di cui al Decreto) lunica veramente montana sia Campobasso che comunque capoluogo di Provincia e non soffre affatto di crisi demografica. Bisogna domandarsi se giusto che quasi tutte le altre localit designate, proposte evidentemente da progetti pilotati dalle politiche locali, sono citt per giunta dislocate sul litorale? Bisogna chiedersi se si sia persa una irripetibile opportunit di riequilibrare il territorio evitando che la Nazione, le Regioni, in futuro, debbano accollarsi le spese del mantenimento dei beni paesaggistici, architettonici e quantaltro dei piccoli Comuni che non hanno pi la forza di auto-sostentarsi?. Chi presidier quegli aspri territori abbattendo i rischi di disastri idrogeologici che diventano poi inquietudine e stupore quando si concretizzano? Chi avr sulla coscienza il peso di eventuali potenziali perdite di vite umane qualora si materializzi il disastro annunciato? Non credete che i recenti accadimenti di Genova, della Lunigiana e delle Cinque Terre debbano costituire un monito da non sottovalutare? Emblematico lesempio di Fraine (400 abitanti sulla carta ma forse sono molto meno i cittadini che vivono nel piccolo comune e quasi tutti di et molto avanzata). La generosa popolazione non ha pi la forza di procedere alla pressoch irrilevanti riparazione della Chiesa Parrocchiale e fa male sapere che le famiglie che si sono accollate, gi nel recente passato, con contributo tangibile degli emigranti, la ristrutturazione del Santuario della Materdomini, per un importo pi che rilevante (circa 320 mila euro) sono ora al palo asfissiati da una situazione che non da scampo! Ed allora, se vero che solo la Politica pu salvare se stessa, e questo che la Politica sana pensa, bene ripensare sapientemente i programmi di sviluppo e gli investimenti prima che la spaccatura tra monti e mare diventi insanabile ed inghiotta in un prevedibile terremoto sociale la stabilit del nostro territorio. Che altra alternativa viene offerta al popolo della montagna per guadagnare uno spiraglio di luce? Sappiamo che non pu esserci progresso senza equilibrio sociale ed equa distribuzione della ricchezza! Non bisogna esser politici o giornalisti per notare quanto segue: Degli 80 milioni di euro messi a disposizione per il progetto Elena - per il miglioramento dellefficienza energetica degli edifici pubblici, per linstallazione di nuovi impianti per la produzione di energia fotovoltaica (8 milioni) e per la conversione degli impianti di pubblica illuminazione a basso consumo energetico (5 milioni) -un successo indubbio per chi ha lavorato sodo al progetto, sappiamo gi che solo briciole finiranno ai disastrati comuni montani poich la maggior parte degli edifici si trovano dislocati nei capoluoghi di provincia e nelle citt . Le proposte presentate per la realizzazione delle zone franche hanno tenuto conto di grossi centri (Pescara Chieti e Lanciano) che non sono afflitti dal problema della desertificazione ma forse da problemi opposti derivanti dalla eccessiva espansione urbana conseguente a quella industriale.

I tagli alla Sanit li hanno pagati molto pi duramente i comuni montani ed allora forse sarebbe giusto iniziare a pensare i nuovi Ospedali lievemente decentrati per consentire un pi agevole utilizzo da parte dei Comuni Montani. (ci sono esempi come il Miulli di Acquaviva delle Fonti in Puglia costruito fuori dalle mura urbane e che funziona in modo eccellente per tutti). Avremo sulla Costa il Parco dei Trabocchi ed allora, in coscienza, non vi pare giusto rinunciare a qualcosa a qualche risorsa compensando il valore assoluto degli investimenti complessivi cedendo il giusto ai fratelli meno abbienti? Livigno porto franco nacque in forza della Legge 17 luglio 1910, n. 516 (GU n. 180 del 02/08/1910) per volont di uomini lungimiranti che videro a rischio questa popolosa localit a quota 1500 mt. difficilmente raggiungibile ed animati da un profondo senso di giustizia, ma allora cosa ci impedisce di proporre il nostro entroterra quale destinatario delle agevolazioni fiscali visto che si trova in condizioni ben pi gravi di quelle che determinarono a suo tempo lintervento correttivo dello Stato Italiano per Livigno? Non procedere in tal senso significherebbe forse sconfitta del federalismo e vittoria della logica dei numeri vittoria di una Politica impietisa alla quale il cittadino onesto rifiuta di credere. LE ZONE FRANCHE, E BENE CHE NASCANO SULLE MONTAGNE, DI QUESTO BISOGNA PRENDERNE ATTO E CONCENTRARE GLI SFORZI PER OTTENERLE RAPIDAMENTE! E notizia di qualche ora fa la sigla dellaccordo per lo sblocco dei fondi per il Sud che investono i settori Istruzione, banda larga, infrastrutture e nuova occupazione 3,7 miliardi Euro per la nostra Regione. Ed allora ricordiamo quanto segue: ISTRUZIONE: nella gran parte dei piccoli Comuni non ci sono pi scuole primarie e medie mentre gli stessi, privandosi di loro gi esigue risorse, impegnano parte del bilancio per permettere di tenere in vita gli asili! BANDA LARGA: tutta la zona montana ancora vergognosamente scoperta e le societ che offrono servizi essenziali quali energia elettrica ed acqua sono refrattarie a spendere persino per manutenzioni e messa in sicurezza delle linee (sono apparse recentemente foto sul web che documentano in modo inequivocabile questo). Persino il segnale Rai , come segnalato da alcuni recenti articoli su giornali locali, non sufficiente ed i cittadini pagano il canone per un servizio solo parzialmente offerto. INFRASTRUTTURE: I comuni dellAlto Vastese attendono ancora la realizzazione di una strada (la Fondo Valle Treste) che sia percorribile in tempi accettabili da mezzi adeguati per poter far sperare in un futuribile sviluppo tanto che molte aziende nate nel nostro territorio sono state costrette a trasferirsi al mare. Senza dire che molte famiglie di oriundi tornano a godere delle loro ferie nei loro Paesi dorigine e (soprattutto i loro molti figli) usufruiscono del mare e della movida del litorale del Vasto il che significa che perderli non gioverebbe a nessuno! Ed allora perch non concentrare finalmente gli sforzi per realizzare questa sospirata infrastruttura senza la quale , di fatto, negata qualsiasi possibilit di crescita? Non ultimando questa arteria si tiene, di fatto, fuori gioco lintero Alto Vastese e noi non vogliamo che parte del nostro splendido territorio sia cancellato per sempre! NUOVA OCCUPAZIONE: Sulle nostre montagne non esiste una significativa area industriale ed allora perch non dare il via in quei Comuni in forte calo demografico (questo il parametro giusto per veicolare gli sgravi fiscali) a quegli interventi che possano consentire la nascita di piccole e medie imprese, (possibilmente mirate al lavoro rosa poich una donna occupata in loco costituisce la certezza che il nucleo familiare resti), che potrebbero ossigenare quelleconomia locale in agonia e di riflesso accrescere il benessere delle cittadine costiere? 12 Novembre 2011 Duilio MARTINO 3

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