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Hegel, Libert e destino.

1 La contraddizione sempre crescente tra l'ignoto che gli uomini inconsapevolmente cercano e la vita che ad essi offerta e permessa e che essi hanno fatto propria, la nostalgia verso la vita di coloro che hanno elaborato in s la natura in idea, contengono l'anelito a reciproco avvicinamento. Il bisogno di quelli, di ricevere una consapevolezza sopra ci che li tiene prigioni e l'ignoto di cui sentono l'esigenza, s'incontra col bisogno di questi, di trapassare dalla propria idea nella vita. Costoro non possono vivere soli, e l'uomo sempre solo anche se egli si posto dinanzi la propria natura e di questa rappresentazione ha fatto il suo compagno e in essa gode se stesso: egli deve trovare anche il rappresentato come un vivente. Lo stato dell'uomo che il tempo ha cacciato in un mondo, interiore, pu essere o soltanto una morte perpetua se egli in esso si vuol mantenere o, se la natura lo spinge alla vita, non pu essere che un anelito a superare il negativo del mondo sussistente per potersi trovare e godere in esso, per poter vivere. La sua sofferenza legata con la coscienza dei limiti, a causa dei quali egli disprezza la vita cos come essa gli sarebbe permessa: egli vuole il proprio soffrire; mentre invece il soffrire dell'uomo che non ha riflessione sul proprio destino senza volont, poich egli onora il negativo, i limiti, solo nella forma della loro esistenza giuridica e autoritaria come invincibile, e prende le proprie determinatezze e le loro contraddizioni come assolute, e ad esse, anche perfino se esse ledono i suoi impulsi, sacrifica s e gli altri. Il superamento di ci che riguardo alla natura negativo, riguardo alla volont positivo, non viene operato mediante violenza n una violenza che si faccia noi stessi al nostro destino, n una violenza che si esperimenti dal di fuori; in ambedue i casi il destino rimane ci che ; la determinatezza, il limite; non viene separato dalla vita con la violenza; una violenza estranea un particolare contro un particolare, la rapina di una propriet, una nuova sofferenza: l'entusiasmo di uno legato un momento pauroso per lui stesso, nel quale egli si perde, ritrovando la propria coscienza solo nelle determinatezze dimenticate, non divenute morte. Il sentimento della contraddizione della natura con la sussistente vita il bisogno che la contraddizione venga tolta, quando la sussistente vita ha perduta la propria potenza e ogni sua dignit, quando essa divenuta un puro negativo. Tutti i fenomeni di questo tempo mostrano che la soddisfazione nella vecchia vita non si trova pi; essa era un limitarsi a una signoria ordinatissima sulla nostra propriet, un considerare e un godere il proprio piccolo mondo nella sua piena sudditanza, e poi anche un autoannientamento che conciliava quella limitazione, e un elevarsi nel pensiero del cielo. Da una parte la necessitas del tempo ha intaccato quella propriet, dall'altra i suoi doni hanno tolto nel lusso la limitazione, e in ambedue i casi l'uomo stato fatto signore e il suo potere sulla realt elevato al sommo. Sotto questa arida vita d'intelletto per un verso cresciuta la cattiva coscienza di rendere assoluta la nostra propriet - cose - e con ci per un altro verso cresciuto il soffrire degli uomini; e il soffio di una vita migliore ha toccato questo tempo. Il suo impulso si nutrisce dell'agire di grandi caratteri di singoli uomini, del movimento di interi popoli, della rappresentazione della natura e del destino di parte dei poeti; dalla metafisica le limitazioni ricevono i propri confini e la loro necessit nella connessione dell'Intero. La vita limitata pu soltanto allora, come potenza, venire con potenza assalita ostilmente dalla vita migliore, quando anche quest'ultima divenuta una potenza e abbia da temer violenza. Come particolare contro particolare la natura nella sua vita effettiva l'unico assalto o confutazione della vita peggiore, e una tale confutazione non pu essere oggetto di un'attivit intenzionale. Ma il limitato pu essere assalito dalla sua propria verit, che in esso risiede, e condotto in contraddizione con essa: la sua signoria si fonda non sulla violenza di particolari contro particolari, bens su universalit; questa verit, il diritto, la quale esso rivendica a s, gli deve esser tolta e attribuita a quella parte della vita che viene richiesta. Questa dignit di una universalit, di un diritto, ci che rende cos timida, come quella che vada contro coscienza, l'esigenza del soffrire
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Come si detto nella Avvertenza del traduttore, questo frammento si d nella traduzione di Cesare Luporini. Sulla datazione di esso non c unanimit tra gli studiosi; secondo Schler, Zur Chronologie von Hegels Jugendschriften cit., esso dovrebbe essere del 17991800.

degli impulsi che vengono in contraddizione con la sussistente vita, vestita di quell'onore. Al positivo del sussistente, che una negazione della natura, viene lasciata la sua verit, che un diritto deve esserci. Nello stato tedesco l'universalit che ha il potere, come fonte di ogni diritto, sparita, perch si isolata, facendosi un particolare. L'universalit perci presente soltanto come pensiero, non come realt. Riguardo a quello su cui l'opinione pubblica, pi chiaramente o pi oscuramente, ha deciso con la perdita della fiducia, vi poco bisogno di render pi universale una pi chiara coscienza. E tutti i diritti sussistenti hanno il loro fondamento tuttavia solo in questo nesso col tutto, il quale nesso, non essendoci pi da lungo tempo, li ha fatti divenire tutti dei particolari. Ora, si pu prender le mosse da quella verit che anche il sussistente ammette; allora i concetti parziali che sono contenuti in quello di tutto lo stato vengono concepiti come universali nel pensiero, e la loro universalit o particolarit nella realt posta accanto ad essi; mostrandosi una tale unitparte come una unit particolare, salta allora agli occhi la contraddizione fra ci che essa vuol essere, e che soltanto per essa viene richiesto, e ci che essa . Oppure... Da: Hegel, Libert e destino (seconda introduzione alla Costituzione della Germania), in Scritti politici, a cura di C. Cesa, Torino, 1972.