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Studio Legale Avv.

Marcello Nardi
C.so Luigi Fera 190-87100 Cosenza Tel&Fax:0984/394606-Cell:329/4120335 Posta Elettronica Certificata: avv.marcello.nardi@legalmail.it

Avv. Marcello Nardi Avv. Vanessa Mancuso Dott.ssa Serafina Capizzano Dott. Raffaele Massimo Greco RICORSO STRAORDINARIO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ROMA ex art. 8 e ss. del D.P.R. n. 1199/1971 Ecc.mo Signor Presidente della Repubblica Italiana RICORSO PER Italia Nostra Onlus, costituita con atto ricevuto da Notaio Carlo Capo del distretto di Roma, Rep. n. 85868, Racc. 33867, del 29/10/1955, C.F. 80078410588, avente sede in Roma alla Via Liegi 33, in persona del legale rappresentante e Presidente Sig.ra Alessandra Mottola Molfino, nata a Roma il 24 aprile 1939 nominata, conformemente a quanto prevede lo statuto, dal Consiglio Direttivo con verbale del20 settembre 2009 rappresentata e difesa dall'Avv. Marcello Nardi presso il cui studio in Cosenza al C.so Luigi Fera 190 elegge domicilio giusto mandato in calce al presenta atto CONTRO ENEL Produzione Spa, in persona del legale rappresentante p.t., con sede in Roma al Viale Regina Margherita 125 (00198); E NEI CONFRONTI Regione Calabria - Dipartimento Attivit Produttive - Settore Politiche Energetiche, Attivit Estrattive e Risorse Energetiche in persona del Dirigente in carica p.t., con sede in Santa Maria di Catanzaro al V.le CassiodoroPalazzo Europa avverso e per l'annullamento, previa sospensione o adozione di ogni altra opportuna misura cautelare del decreto dirigenziale del Dipartimento Attivit Produttive -Settore

Politiche Energetiche, Attivit Estrattive e Risorse Energetiche- della Regione Calabria n. 13109 del 13/09/10, pubblicato sul supplemento straordinario n. 1 al BURC parti I e II n. 18 del 05/10/10 avente ad oggetto la riattivazione della sezione 2 della centrale termoelettrica del Mercure ricadente nel comune di Laino Borgo modifica dellautorizzazione rilasciata dallAmministrazione Provinciale di Cosenza in data 09/02/02 ai sensi dellart. 12 del D.Lgs. n. 387/03 recepito nellordinamento regionale con legge regionale n. 42/08; nonch di tutti gli atti che ne costituiscono presupposto ovvero confluiti nellautorizzazione unica e precisamente - autorizzazione del 2 settembre 2002 (doc. 3) rilasciata dalla provincia di Cosenza; - verbali della conferenza dei servizi in fase decisoria tenuta presso la provincia di Cosenza in data 26/11/07, 08/01/09, e 30/07/2009 (doc. 9); - parere del nucleo VIA-AIA (cfr all. 2 dell'atto impugnato) PRELIMINARMENTE pare opportuno argomentare sulla legittimazione attiva e sulle motivazioni che inducono l'associazione Italia Nostra Onlus a proporre il presente ricorso. Stabilisce la Corte Costituzionale nella sentenza n. 641/1987 che l'ambiente "bene primario ed assoluto" e la sua protezione "elemento determinante per la qualit della vita", "non persegue astratte finalit naturalistiche o estetizzanti, bens esprime l'esigenza di un habitat naturale nel quale l'uomo vive ed agisce e che necessario alla collettivit e, per essa, ai cittadini"; in tale modo, la Consulta ha riconosciuto che il danno ambientale pu recare lesione alla posizione giuridica dei singoli. La giurisprudenza di legittimit, andata oltre questo principio ed ha rilevato che il danno ambientale presenta, oltre a quella pubblica, una dimensione personale e sociale quale lesione del diritto fondamentale all'ambiente salubre di ogni uomo e delle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalit; il danno in oggetto, in quanto lesivo di un bene di rilevanza costituzionale, quanto meno indiretta, reca una offesa alla persona umana nella sua sfera individuale e sociale. Tale rilievo porta alla conclusione che la legittimazione a intervenire nei processi in cui si verta di questioni ambientali spetta anche alle persone singole o associate in nome dell'ambiente come diritto fondamentale di ogni uomo. Di conseguenza la legittimazione in oggetto spetta anche alle associazioni ecologistiche quando

hanno il timore che il procedimento possa sfociare in un provvedimento che crei un danno allambiente e di conseguenza alluomo. Applicando tali principi al caso concreto, non vi chi non veda, che non sussista motivazione alcuna per escludere Italia Nostra Onlus dalla possibilit di proporre il presente ricorso. Infatti lassociazione portatrice di una posizione giuridica sostanziale che verrebbe lesa in modo diretto ed immediato dalla eventuale e malaugurata messa in esercizio della centrale del Mercure con conseguente afflizione degli scopi stautari. Stabilisce, ancora, lart. 18 della L. 349/86 al comma 5: le associazioni individuate in base all'articolo 13 della presente legge possono intervenire nei giudizi per danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti illegittimi. Italia Nostra Onlus stata individuata come associazione di protezione ambientale ai sensi dellart. 13 della legge 8 luglio 1986 n. 349 con D.M 20/02/1987 del Ministero dellAmbiente (cfr G.U. del 27 febbraio 1987, n. 48) che legittima lo scopo finale dell'associazione che quello di promuovere la partecipazione dei cittadini alla difesa dellambiente ed alla definizione della propria qualit di vita perseguendo cos, la protezione della persona umana, delle specie animali e vegetali e di quel concetto di ambiente, secondo uninterpretazione di bene giuridico, costituzionalmente orientata. Inoltre lart. 3-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dellambiente), rubricato principio dellazione ambientale, prevede che la tutela dellambiente e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche e private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dellazione preventiva, della correzione. Non da ultimo, infine, si richiama il principio di sussidiariet orizzontale sancito dall'art. 118 della Costituzione a mente del quale: Stato, Regioni, Citt metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivit di interesse generale, sulla base del principio di sussidiariet. Di guisa che la predetta associazione, in attuazione di detto principio, ha ha pieno titolo per impugnare atti che si ritengono illegittimi e che possano ledere un patrimonio appartenente alla collettivit.

PREMESSO che le centrale del Mercure entrava in funzione negli anni sessanta, predisposta originariamente per il funzionamento a olio combustibile denso e lignite, sita nel Comune di Laino Borgo (CS) ed era composta da due sezioni di cui la n. 1 si poneva in stato di arresto in data 1 maggio 1997 mentre la n. 2 si disattivava e dichiarava dimessa dall1 ottobre

1993; che la centrale si trovava e si trova allinterno nella zona 2 del perimetro del Parco Nazionale del Pollino individuato dalla Comunit Europea con codice IBA 195 (Important Bird Area) e ricompreso nellElenco Ufficiale delle Aree Protette del Ministero dellAmbiente e del Territorio codice Parco Nazionale EUP0008, nonch allinterno della ZPS Pollino Orsomarso IT9310303, e comunque limitrofo alla riserva naturale EUAP0055 Riserva naturale Valle del Fiume Lao, al sito SIC IT9310025 Valle del Fiume Lao, alla ZPS IT9310026 Valle del Fiume Lao, allIBA 144 Alto Ionio Cosentino. che in data 25 settembre 2001 la Spa Enel Produzione richiedeva alla Provincia di Cosenza Settore Attivit Economiche e Produttive Sezione Gestione Impianti e Linee Elettriche-, lautorizzazione alla riattivazione della sezione 2 della centrale per la produzione di energia elettrica con utilizzo di biomasse quale combustibile; a tale scopo depositava il progetto preliminare costituito dalla relazione tecnica e dai disegni progettuali; che con atto del 2 settembre 2002 (doc. 3) la Provincia di Cosenza autorizzava la Societ Enel a modificare ed esercitare la sezione 2 della Centrale Enel del Mercureper la produzione di energia elettrica della potenza di circa 35 Mw elettrici netti (41 Mw elettrici lordi), alimentata con biomasse, in particolare con rifiuti della lavorazione del legno non trattati e scarti vegetali; che lautorizzazione del 02/09/02 prevedeva espressamente, allart . 3, che il titolare della presente autorizzazione tenuto ad osservare le seguenti prescrizioni : 1) limpianto a biomasse dovr entrare in esercizio , inteso come primo parallelo con la rete elettrica, entro trenta mesi dallemissione della presente autorizzazione stabilendo che la mancata osservanza delle prescrizioni indicate nella presente autorizzazione ne comportano la decadenza; che tale autorizzazione si rilasciava con molta leggerezza in quanto non erano stati effettuati studi sull'impatto ambientale della centrale e non erano state richieste le necessarie valutazioni ambientali; che resasi conto del grave errore procedurale la SpA Enel richiedeva alla Regione Calabria -Dipartimento Politiche dellAmbiente- con protocollo di entrata alla Regione Calabria -Assessorato Ambiente e Territorio- n. 2999 del 22/03/06 la Valutazione di Incidenza del progetto di riattivazione della sezione 2 con impiego di biomasse presentando sia uno studio di incidenza che il relativo progetto preliminare; che in data 26 luglio 2006 la Regione Calabria Dipartimento Politiche dellAmbiente-

chiedeva il parere sulla Valutazione di Incidenza allEnte Parco Nazionale del Pollino; che con nota prot. 6574 del 17 ottobre 2006 (doc. 4) lEnte Parco Nazionale del Pollino (comunicata alla Regione Calabria Dipartimento Politiche dellAmbiente- con protocollo di entrata alla Regione Calabria Assessorato Ambiente e Territorio n.10777 del 30/10/2006) cos si esprimeva: Lente esprime in merito allistanza in oggetto il seguente parere: non emergono elementi ostativi al proseguimento e alla chiusura della procedura di Valutazione di Incidenza fornendo delle prescrizioni; che la Valutazione di Incidenza dellEnte Parco veniva fatta propria dalla Commissione di Valutazione di Incidenza, organo tecnico regionale, la quale esprimeva, in data 23/01/07, il proprio parere favorevole con prescrizione; che il Dirigente Generale del Dipartimento Politiche dellAmbiente della Regione Calabria implementava il parere della Commissione di Valutazione di Incidenza nel DDG n. 536 dell8/02/2007 (doc. 5) con il quale si esprimeva definitivamente parere favorevole alla Valutazione dIncidenza relativa al progetto di riattivazione della sezione 2 della centrale termoelettrica del Mercure e si pubblicava il 19 marzo 2007 sul supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria Parti I e II n. 5 del 16 marzo 2007; che, successivamente, riprendeva presso la Provincia di Cosenza, Settore Attivit Produttive, liter procedurale per autorizzare la riattivazione della centrale del Mercure e a tale scopo si indiceva per il 31/07/2007 una Conferenza dei Servizi sia al fine di implementare la Valutazione di Incidenza nel provvedimento di autorizzazione del 2 settembre 2002 e sia per modificare quest'ultimo prescrivendo che si escludesse in maniera tassativa che l'impianto potesse utilizzare prodotti qualificabili come rifiuti; che a tale Conferenza dei Servizi partecipavano vari enti locali, la Regione Calabria, l'ASL, l'Arpacal ecc, e l'Ente Parco del Pollino i quali erano chiamati a esprimere i loro pareri; che l'Ente Parco Nazionale del Pollino (al cui interno situato il sito dellimpianto) nella seduta del 26/11/07 evidenziava la necessit di coinvolgere la Regione Basilicata nel procedimento dal momento che, per essere limpianto posto a confine tra le due Regioni, appariva indispensabile acquisirne la valutazione di incidenza; che, pertanto, la Regione Basilicata, rendeva la valutazione di incidenza favorevole con prescrizioni con decreto n. 75/AB/2008/D/1532 del 13/10/08 (doc. 6); che tale valutazione d'incidenza era palesemente illegittima perch non preceduta dal previo parere dellEnte Parco, soggetto istituzionalmente preposto a valutare limpatto dellintervento sullarea protetta; che acquisito tale parere a sanatoria, con successivo decreto n. 75/AB/2009/D/435 del 09/04/09 si procedeva alla convalida, rettifica ed integrazione del precedente decreto n.

75/AB/2008/D/1532 del 13/10/08. che nelle more, lEnel SpA, in data 23 dicembre 2008, presentava ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria -Sez. Catanzaro- per, tra l'altro, lamentarsi dell'eccessiva lunghezza del procedimento pendente presso la Provincia di Cosenza sulla domanda presentata da Enel Produzione avente ad oggetto centrale Termoelettrica del Mercure Procedimento per ladeguamento dellautorizzazione rilasciata con atto dirigenziale del 2 settembre 2002; che in data 23 luglio 2009 il TAR emetteva la sentenza n. 658/09 (doc. 7), ritenendo inammissibile il ricorso stesso e fissando comunque un tempo di 30 giorni, dalla data di notifica della sentenza, per la chiusura del procedimento da parte della Provincia di Cosenza; che in prossimit dell'ultima seduta (del 30/07/2009) della Conferenza dei Servizi da tenersi presso la Provincia di Cosenza, con nota n. 7550/09 del 28/07/2009 (doc. 8) lEnte Parco del Pollino trasmetteva il proprio parere favorevole con prescrizioni; che in data 30 luglio 2009 si teneva lultima seduta della Conferenza dei Servizi che terminava con la redazione del relativo verbale (doc. 9) ma senza l'emanazione del provvedimento di chiusura e senza il rilascio di una formale autorizzazione; che con nota 8289/09 lEnte Parco del Pollino, ritornando sui propri passi, dopo una sommossa popolare, avendo finalmente capito che una centrale di quella portata non poteva esistere in un Parco Nazionale, trasmetteva alla Provincia di Cosenza la delibera del Consiglio Direttivo n. 64/09 dell'11/08/09 (doc. 10) con la quale si sospendevano (per 45 giorni, prorogati poi di altri 45), provvisoriamente ed in via cautelare, gli effetti del parere n. 7550/09 del 28/07/2009 reso in seno alla Conferenza dei Servizi indetta dalla Provincia di Cosenza; che il Parco Nazionale del Pollino, dopo aver sospeso il proprio parere e al fine di meglio orientarsi, richiedeva con nota del 21/08/2009 (doc 11) parere all'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza di verificare la legittimit del proprio operato fino a quel momento seguito in tutto l'iter amministrativo finalizzato alla riattivazione della centrale del Mercure; chiedeva, in particolare, se sarebbe stato legittimo annullare in autotutela il parere n. 7550/09 reso nella Conferenza dei Servizi in seno alla Provincia di Cosenza; che lAvvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza, con nota n. 27260 del 08/10/2009 (doc 12), rimetteva il richiesto parere e stigmatizzava senza mezzi termini l'operato del Parco del

Pollino; che il Parco Nazionale del Pollino, preso atto di quanto sostenuto nel parere reso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza, revocava ed annullava, attraverso la nota n. 1111 del 28/10/2009 (doc 13), il parere favorevole n. 7550/09 del 28/07/2009 rilasciato in sede di Conferenza di Servizi tenuta dalla provincia di Cosenza; che con nota 12456 del 29/10/2009 l'Ente Parco trasmetteva la suddetta determina dirigenziale n. 1111 del 28/10/2009 alla Provincia di Cosenza e con nota prot. n. 22743 dell11/11/2009 la inviava alla Regione Calabria; che con DDG n. 22082 del 3/12/2009 (doc 14) il Dirigente Generale del Dipartimento Politiche dellAmbiente della Regione Calabria, preso atto della marcia indietro del Parco del Pollino, annullava anche il DDG n. 536 dell8/02/2007 con il quale si esprimeva parere favorevole alla Valutazione di Incidenza. Si legge nel DDG n. 22082 del 3/12/2009 che l'annullamento della Valutazione di Incidenza si effettuava considerato che con nota prot. n. 22743 del 11/11/2009 stata trasmessa la Determinazione Dirigenziale n. 1111 del 28/10/2009, che ha disposto l'annullamento del parere favorevole, prot. n. 7550 del 28/07/2009, reso dallo stesso Ente in merito alla riattivazione in esercizio della centrale del Mercure; che, con un comportamento alquanto stravagante, il Dirigente Generale del Dipartimento Politiche dellAmbiente della Regione Calabria con DDG n. 23795 del 29/12/2009 (doc. 15) revocava il suddetto DDG n. 22082 del 3/12/2009 in quanto lannullamento del parere favorevole espresso dallEnte Parco Nazionale del Pollino di cui alla determinazione dirigenziale n. 1111 del 28/10/2009 non riferito al parere favorevole (prot. 6574106 del 17/10/2006 acquisito agli atti del Dipartimento Politiche dellAmbiente al prot. n. 10777 del 30/10/2006) reso dallo stesso Ente Parco in merito alla valutazione di incidenza, di cui al DDG n. 536 dell8/02/2007, bens al parere favorevole reso in sede di Conferenza dei Servizi svoltasi presso la Provincia di Cosenza in data 30/07/2009 ; che con tale colpo di scena, di annullamento in autotutela un precedente annullamento in autotutela, la Regione riesumava la Valutazione di Incidenza, defunta solo 26 giorni prima; che, nel frattempo, l'iter della Conferenza dei Servizi terminava e la Provincia di Cosenza con nota 122064 del 23/12/09 (dopo ben nove anni di procedimento) si dichiarava incompetente ai sensi dell'art. 12 del D.Lgs. 387/03 e trasmetteva gli atti alla Regione Calabria-Settore Politiche Energetiche; che tale decisione di incompetenza stata gravata da ricorso da parte dellEnel in ordine al quale questo TAR prima, con ordinanza n. 180 del 20/02/10 (doc. 16), ed il Consiglio di Stato poi, con ordinanza n. 1858 del 26/04/10 (doc. 17), individuavano nella Regione

Calabria lente competente, dando ragione alla provincia di Cosenza; che, nel frattempo, presso la Regione Calabria, Dipartimento Politiche dellAmbiente, era gi pendente il procedimento (parallelo ed autonomo rispetto al procedimento che pendeva presso la Provincia di Cosenza) per il rilascio dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), ai sensi dell'art. 5 del D.Lgs. n. 59/05 iniziato con richiesta dell'Enel del luglio 2007 (doc. 18); che, attivata la procedura AIA, si ravvisava la necessit di attivare anche la procedura VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), e a tale scopo l'Enel presentava relativa domanda; che in data 24/11/08, prot. n. 19381, il nucleo VIA-AIA del Dipartimento Politiche dell'Ambiente rilasciava il parere favorevole con prescrizioni in merito sia all'AIA che alla VIA (cfr. all. 2 dell'atto impugnato); che, successivamente, sempre presso la Regione Calabria, Dipartimento Politiche dellAmbiente, al fine di rilasciare definitivamente l'AIA-VIA, si procedeva a indire una conferenza di servizi che si riuniva il 03/08/09, il 21/10/09 e il 16/02/10; che a tale ultima data (cfr il relativo verbale, doc. 19), ribadita da parte dellorgano gestionale dellEnte Parco del Pollino, la contrariet al progetto, si rinviava a data da destinarsi; che non consta che i lavori della suddetta conferenza abbiano mai avuto termine ed il provvedimento impugnato omette qualsiasi riferimento al suddetto procedimento; che, ad ogni modo, trasmessi tutti gli atti del procedimento dalla Provincia di Cosenza al settore politiche energetiche, del Dipartimento Attivit Produttive della Regione Calabria, con atto n. 0024507 del 17/06/10 lEnel ne richiedeva la convalida; che il dirigente del settore politiche energetiche, del Dipartimento Attivit Produttive della Regione Calabria, Ilario De Marco, riteneva di convalidare il procedimento condotto dall'amministrazione provinciale di Cosenza sulla base del seguente assunto: ritenuto che il procedimento condotto dall'amministrazione provinciale di Cosenza sia viziato da incompetenza relativa, considerato che a tale amministrazione sono attribuite competenze in materia di energia dalla l.r. 34/2002, nonch dalla l.r.. n. 17/2000 e che si debbano applicare i principi di conservazione degli atti amministrativi, di economicit dell'azione amministrativa e di divieto di aggravio del procedimento, anche alla luce della succitata sentenza del Tar Calabria n. 658/09 con la quale si intimava all'amministrazione provinciale di concludere il procedimento autorizzativo entro 30 giorni dalla data di notifica della sentenza stessa; che, pertanto, con atto n. 13021 del 28/07/10 (doc. 20) a firma del suddetto Dirigente, si richiedeva a coloro i quali avevano partecipato alla conferenza dei servizi presso la

provincia di Cosenza (Ente Parco, Provincia di Potenza, Comuni di Laino Borgo, Laino Castello, Mormanno, Castelluccio Inferiore, Rotonda e Viggianello ecc) la trasmissioneentro il 20/08/2010-(di)eventuali modifiche al parere gi rilasciato durante la Conferenza di servizi tenuta dallAmministrazione Provinciale di Cosenza e conclusasi in data 30/07/09, modifiche derivanti esclusivamente da eventuali variazioni normative nel contempo intervenute; che il Parco del Pollino riscontrava tale invito con nota n. 0007916 del 12/08/2010 (doc. 21) con la quale si richiedeva al funzionario De Marco la indizione di una nuova conferenza dei servizi presso la Regione Calabria atteso che era maturato l'indirizzo di contrariet alla realizzazione dell'intervento proposto dall'Enel; che il dirigente della Regione Calabria, Settore Politiche Energetiche, Ilario De Marco, non accoglieva tale proposta recuperando tutti i pareri resi nella conferenza dei servizi tenuta presso la provincia di Cosenza. Ma vi di pi. Il funzionario De Marco, responsabile del procedimento del Dipartimento delle Attivit Produttive, riteneva pure di convalidare il procedimento mai concluso pendente presso il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria concernente l'AIA-VIA; che, di conseguenza, il Dirigente De Marco, al fine di emanare l'autorizzazione unica, mescolava e univa due procedimenti che tra di loro erano paralleli ed indipendenti; il primo iniziato presso l'assessorato all'ambiente in data luglio 2007 (e mai concluso) e il secondo tenutosi presso la Provincia di Cosenza, ente incompetente; che, fatto ci, si procedeva alla pubblicazione sul supplemento straordinario n. 1 al BURC parti I e II - n. 18 del 05/10/10 delladozione provvedimento n. 13109 del 13/09/10 (doc. 2) con il quale si autorizzava ai sensi e per gli effetti dell'art. 12 del D.Lgs 387/2003 e della L.R. 42 del 29/12/08 la societ Enel all'adeguamento dell'autorizzazione alla riattivazione della sez. 2 della centrale del Mercure rilasciata dall'amministrazione provinciale di Cosenza in data 02/019/02; Tanto premesso, il ricorrente impugna il succitato provvedimento illegittimo nonch ogni altro atto endoprocedimentale, presupposto, connesso e consequenziale per i seguenti motivi DIRITTO 1) Incompetenza assoluta della Provincia di Cosenza La Regione Calabria nel rilasciare l'autorizzazione finale oggi impugnata ha provveduto a fare propri e a implementare pareri e atti venuti in essere durante l'iter autorizzativo svoltosi presso la Provincia di Cosenza. Tale operazione stata totalmente illegittima in quanto la suddetta provincia

difettava di qualsiasi competenza in ordine al rilascio dell'autorizzazione per la riattivazione della sez. 2 della centrale del Mercure. Ci si desume dalla violazione di due importanti complessi normativi di seguito esaminati: 1.1) Violazione e falsa applicazione dell'art.12 comma 3 del D.Lgs. 387/03 e dell'art. 4 comma 1, dell'allegato sub 1 della L. R. Calabria n. 42/2008 Stabilisce l'art. 12 comma 3 del D.Lgs. 387/03: La costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonch le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o dalle province delegate dalla regione Tale norma chiarissima nell'attribuire la competenza alle regioni per l'autorizzazione unica. N consta che la Regione Calabria delegava le province a tale scopo. Anzi nell'emanare la legge regionale n. 42/08 (di attuazione del D.Lgs. 387/03), all'articolo 4, comma 1, all. sub 1, stabilisce chiaramente: Domanda di autorizzazione unica. La domanda per la costruzione ed esercizio di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile a quella relativa agli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, nonch per le opere connesse ed infrastrutture indispensabili alla loro costruzione ed esercizio, deve essere presentata esclusivamente al Settore Politiche Energetiche del Dipartimento Attivit Produttive, responsabile del procedimento unificato. Il dettato normativo di tali leggi talmente chiaro che sul punto non necessario soffermarsi oltre. E la loro violazione comporta che l'iter autorizzativo condotto dalla provincia di Cosenza debba considerasi totalmente illegittimo. 1.2) Violazione e falsa applicazione del comb. disp. degli art. 1, comma 5, e art. 5, comma 14, del D.Lgs. n. 59/2005. Stabilisce l'art. 1 comma 5 del D.Lgs. n. 59/2005 Per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, nuovi ovvero sottoposti a modifiche sostanziali, l'autorizzazione integrata ambientale, ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, rilasciata nel rispetto della disciplina di cui al presente decreto. L'art. 5, comma 14, continua e stabilisce l'autorizzazione integrata ambientale, rilasciata ai sensi

del presente decreto, sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione, fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (emanato in attuazione della direttiva 96/82/CE, cd. direttiva Seveso, modificata dalla direttiva 2003/105/CE, relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), e le autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di recepimento della direttiva 2003/87/CE (cd. direttiva emission trading, recante l'istituzione del sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas ad effetto serra e modifiche alla direttiva 96/69/CE). L'autorizzazione integrata ambientale sostituisce, in ogni caso, le autorizzazioni di cui all'elenco riportato nell'allegato II. L'allegato II del decreto indica gli impianti che devono essere assoggettati ad AIA tra cui sono ricompresi quelli di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50 MW finalizzati alla produzione di energia elettrica. La centrale del Mercure rientra in questa casistica in quanto ha una potenza termica, per come dichiara l'Enel, di 134 MW (che cosa diversa dalla potenza elettrica di 35 MW netti) ed finalizzata alla produzione di energia elettrica. L'allegato II contiene l'elenco delle autorizzazioni ambientali gi in atto, da considerare sostituite dalla autorizzazione integrata ambientale tra cui rientrano quelle rilasciate ex decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203. A ben vedere l'autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Cosenza (doc. 3), nell'art. 1 recita testualmente la societ Enel Produzione ( ... ) autorizzata ai sensi ( ... ) dell'art. 15 del DPR 203/1998 a modificare ed esercitare la sezione 2 della centrale del Mercure .... Di conseguenza, tale autorizzazione, anche sotto questo ulteriore profilo, la provincia di Cosenza da ritenersi esautorata e priva di potere autorizzativo. Le violazioni di cui alle normative evidenziate con i motivi sub. 1.1 e 1.2 comportano, come necessaria conseguenza, che tutta l'attivit portata avanti dalla Provincia di Cosenza deve considerarsi completamente caducata e senza possibilit di salvezza. Quanto affermato nel decreto impugnato dal dirigente De Marco, responsabile del procedimento in sede regionale, assolutamente privo di pregio giuridico. Sostiene il dirigente (cfr. l'atto impugnato doc. 2) che il procedimento condotto dall'amministrazione provinciale di Cosenza sia viziato da incompetenza relativa, considerato che a tale amministrazione sono attribuite competenze in materia di energia dalla l.r. 34/2002, nonch dalla l.r.. n. 17/2000 e che si debbano applicare i principi di conservazione degli atti amministrativi, di economicit dell'azione amministrativa e di divieto di aggravio del procedimento,; Intanto preme rilevare che le normative su richiamate ai punti precedenti (1.1 e 1.2) sono talmente

chiare e nette nell'attribuire una competenza esclusiva alla Regione Calabria, da non lasciare dubbi che in materia non residuino competenze alla provincia. Leggi regionali n. 17/00 e n. 34/02, di conseguenza, non possono attribuire alla provincia nessun ruolo ai fini del rilascio dell'autorizzazione unica. Inoltre le attribuzioni riservate alla Provincia di Cosenza dalle leggi regionali n. 17/00 e n. 34/02 vengono semplicemente enunciate e non specificate dal funzionario regionale. Non dato capire qual' stato il ragionamento del Dirigente De Marco quando ha richiamato tali leggi e come si configuri, pertanto il vizio di incompetenza relativa. Pertanto, essendo l'enunciato del responsabile del procedimento della Regione Calabria laconico e assolutamente generico non pu neanche essere preso in considerazione e va ritenuto viziato da carenza di motivazione. La Provincia, si ripete, sfornita di qualsiasi competenza in merito allautorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili spettando ogni competenza alla Regione la quale avrebbe dovuto sin dal primo atto del procedimento assumerne liniziativa, lorganizzazione, la direzione. Il motivo dell'incompetenza talmente assorbente che si proceder oltre solo per mero tuziorismo difensivo, facendo finta che la Regione Calabria operava bene nel considerare il procedimento portato avanti dalla provincia di Cosenza pienamente valido. 2) Violazione e falsa applicazione delle norme che disciplinano la conferenza dei servizi Il funzionario della Regione Calabria recuperando e validando gli atti provenienti dalla provincia avrebbe dovuto, in ogni caso, indire almeno un'altra seduta della conferenza dei servizi. Ci per una serie di ragioni di seguito elencate. 2.1)Violazione e falsa applicazione dell'art. 14 ter, comma 6 bis, L. n. 241/90; Violazione e falsa applicazione dell'art. 12, comma 4 e comma 3- 2 cpv, del D.Lgs. n. 387/03 e dell'art. 8 L.R. Calabria n. 42/2008. Lart. 14 ter, 6 comma bis, della legge n. 241/90 stabilisce che: allesito dei lavori della conferenza, ..., lamministrazione procedente adotta la determinazione motivata di conclusione del procedimento.... Tale norma stabilisce con chiarezza che la conferenza di servizi debba essere indetta dallente competente ad adottare il provvedimento finale, il quale deve curarne sia la fase istruttoria sia quella conclusiva, tra loro inscindibilmente collegate. Non possibile, quindi, affidare l'attivit istruttoria ad un ente e e quella di adozione del provvedimento finale ad un'altra. Si tratta di un principio generale che regola il funzionamento della conferenza dei servizi e mira a garantire il corretto andamento del procedimento. Nel caso di specie, dunque, era la Regione Calabria a dover condurre i giochi sin dall'attivit istruttoria. Tale dato confermato dall'art. 12, comma 4, e dall'art. 12 comma 3- 2 cpv, del D.Lgs. 387/03 e dall'art. 8 L.R. Calabria 42/2008 i

quali stabiliscono rispettivamente: L'autorizzazione di cui al comma 3 (cio l'autorizzazione unica) rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei princpi di semplificazione e con le modalit stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni A tal fine la Conferenza dei servizi convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione Il Responsabile unico del procedimento il Dirigente del Settore Politiche Energetiche o suo delegato. Il Dipartimento Attivit Produttive - Settore Politiche Energetiche, convoca, entro 30 giorni dall'esito positivo della verifica preliminare di cui al precedente punto 6, la conferenza di servizi per l'acquisizione di tutte le intese, le concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i pareri, i nullaosta, gli assensi comunque denominati, necessari per la realizzazione del progetto in base alla vigente normativa Analizzando lo svolgimento dei fatti ci si avvede, invece, che il ruolo della Regione Calabria, ossia del solo ente competente a gestire il procedimento, si risolto in una presa datto notarile operata da un funzionario regionale che, senza mai stabilire alcun contatto con i soggetti coinvolti, ha effettuato una operazione di traslazione e implementazione di atti frutto di un'altra conferenza di servizi operando una insanabile scissione tra l'organo che ha curato l'istruttoria e quello che ha adottato il provvedimento conclusivo del procedimento. Frustrando, cos, il dettato normativo richiamato che inequivocabilmente utilizza termini come procedimento unico e responsabile unico al quale ultimo pone l'obbligo di convocare la conferenza dei servizi utile al rilascio dell'autorizzazione unica. In sostanza, la Regione Calabria stata di fatto estromessa dalla gestione del procedimento esaurendosi il suo intervento esclusivamente alla mera compilazione dellautorizzazione, quanto innanzi tale ente non vi mai stata alcuna conferenza di servizi, impedendosi, pertanto, la partecipazione dei soggetti coinvolti. Ne consegue che, in assenza di una regolare convocazione di una conferenza di servizi da parte della Regione Calabria, il provvedimento di autorizzazione unica, che la presuppone, risulta irrimediabilmente viziato. 2.2) Violazione e falsa applicazione dell'art. 14 ter, comma 4, e dell'art. 14 quater L. n. 241/90; Violazione e falsa applicazione degli artt. -- 4.2 lett. l), 3 cpv -- 10, comma 3, 4 cpv -- 6, commi 5 e 6 -- 9, comma 1 -- 10, comma 4 -- dell'all. sub 1 della della L.R. Cal. n. 42/08; Per come gi detto, il funzionario della Regione Calabria, ritenendo il procedimento condotto

dall'amministrazione provinciale di Cosenza viziato da mera incompetenza relativa, ha proceduto a implementare tutti gli atti venuti in essere in quella sede. Di conseguenza, ricevuti i documenti dalla Provincia di Cosenza, ritenuti validi tutti i pareri espressi nella conferenza di servizi, procedeva ad inviare una nota n. 13021/DIP del 28/07/2010 (doc. 20) a tutti gli enti coinvolti invitandoli a comunicare eventuali modifiche al parere gi rilasciato in sede di conferenza di servizi conclusasi, a suo dire, in data 30/07/09 e derivanti esclusivamente da eventuali variazioni normative nel contempo intervenute. A tale invito l'Ente Parco del Pollino rispondeva con una nota n. 0007916 del 12/08/2010 (doc. 21) con la quale si precisava che deve necessariamente ritenersi che questa amministrazione, avendo proceduto all'annullamento in autotutela con efficacia ex tunc del provvedimento n. 7550/09, reso ai sensi delle misure di salvaguardia di cui al DPR 15 novembre 1993, dovr nuovamente pronunciarsi sull'intervento proposto dall'Enel nelle forme e nei modi previsti dalle norme che regola la conferenza dei servizi, ovvero secondo quanto sar ritenuto opportuno dal settore in indirizzo nella sua qualit di soggetto responsabile dell'iter autorizzativo ex D.Lgs. 387/03 e L.R. 42/08. Alla luce dei provvedimenti adottati sulla questione dagli organi dell'ente (Comunit del Parco e Consiglio Direttivo), i quali contengono senza dubbio alcuno un preciso indirizzo politico di contrariet alla realizzazione dell'intervento proposto dall'Enel, l'adottando provvedimento non potr essere in contraddizione con gli indirizzi contenuti nei citati provvedimenti Il funzionario De Marco rigetta l'istanza in quanto: -risulti inammissibile la richiesta di riapertura della conferenza dei servizi, anche in relazione alla succitata sentenza del Tar n. 658/09, essendosi lo stesso Ente pronunciato favorevolmente nei procedimenti di valutazione di incidenza scaturiti nei decreti dirigenziali delle regioni Calabria e Basilicata ed avendo partecipato alle conferenze dei servizi effettuate dall'amministrazione provinciale di Cosenza in data 31 luglio 2007, 26/11/07, 08/01/09 e 30/07/09; - contenga un indirizzo di contrariet alla realizzazione dell'opera senza recare specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell'assenso; - esuli da quanto richiesto con nota n. 13021/DIP del 28/07/2010 non derivando da sopraggiunte variazioni normative; - contrasti con i pareri favorevoli rilasciati dallo stesso ente all'interno dei procedimenti di valutazione di incidenza conclusisi favorevolmente con decreti della Regione Basilicata e Calabria n. 1532 del 13/10/08 e n. 536 del 08/02/07 tuttora vigenti; - risulti applicabile quanto previsto dall'art. 14 ter e dall'art. 14 quater della L 241/90 e ss.mm.ii. in quanto per effetto del solo annullamento in autotutela senza rilascio di ulteriore parere disposto da ultimo con decreto n. 1111 del 28/10/09 del parere favorevole n. 7550/09 del 28/07/09- il parere non

stato definitivamente espresso all'esito dei lavori della conferenza dei servizi; Poi continua: rilevato altres che ai sensi dell'art. 14 quater della L. 241/90 il dissenso manifestatosi non riguarda amministrazioni preposte alla tutela ambientale, del patrimonio storico-artistico o della tutela della salute e della pubblica incolumit Tale iter logico del funzionario De Marco non condivisibile. Intanto il dirigente della regione Calabria non ha per nulla preso in considerazione quanto avvenuto dopo l'ultima seduta della conferenza di servizi in seno alla provincia di Cosenza, e cio dopo il 30/07/09. Infatti il Parco Nazionale del Pollino, dopo una sommossa popolare, sospendeva il proprio parere reso con nota n. 7550/09 del 28 luglio 2009 (doc. 8) e, al fine di meglio orientarsi, richiedeva con nota del 21/08/2009 (doc. 11) parere all'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza al fine di verificare la legittimit del proprio operato fino a quel momento seguito in tutto l'iter amministrativo finalizzato alla riattivazione della centrale del Mercure; chiedeva, in particolare, se sarebbe stato legittimo annullare in autotutela il parere n. 7550/09 reso nella Conferenza dei Servizi organizzata dalla Provincia di Cosenza. LAvvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza, con nota n. 27260 del 08/10/2009 (doc. 12), rimetteva il richiesto parere e stigmatizzava senza mezzi termini l'operato del Parco del Pollino evidenziando sembra alla scrivente di poter osservare, in ordine all'attivit praticata nel tempo dall'Ente, che in una prima fase il parere favorevole stato espresso senza adeguata e sostanziale valutazione dei fattori di rischio. Questi venivano, piuttosto, affidati e delegati all'autorit competente. Nella nota prot. 6574 del 17/10/2006, (quella con la quale si esprime parere favorevole alla Valutazione di Incidenza in seno alla Regione Calabria) infatti, l'Ente ...invita l'autorit competente all'espletamento della valutazione di incidenza a considerare con attenzione i seguenti aspetti... laddove chiaro che proprio l'esame ed il giudizio sui fattori di maggiore importanza spettava all'Ente Parco; e che l'approfondimento di essi doveva precedere il parere favorevole. Successivamente, nei tempi recenti (nota 18/12/2008), l'incongruenza sopra rilevata non stata ripetuta, e si perviene, cos, al parere reso con nota del 28/07/2009 (quella con la quale si esprime parere favorevole in seno alla Conferenza dei servizi presso la Provincia di Cosenza) che esprime valutazioni proprie e dirette, ed effettua prescrizioni. Tuttavia, anche in ordine a tale ultimo atto, sembra a questa Avvocatura che siano state compiute significative omissioni che vanno ad incidere non solo sull'opportunit, ma anche sulla legittimit del parere di compatibilit ambientale. Invero () non pu dubitarsi, per, che l'aver omesso di comparare il funzionamento di una centrale elettrica con l'impatto sulle popolazioni e sull'economia delle comunit locali, alle quali l'impianto non apporta alcun beneficio (e pu essere invece foriera di danno) rappresenta ad avviso di questa Avvocatura, una omissione ed una carenza di istruttoria e di motivazione che va a ledere la legittimit dell'atto. (). Ma il punto dolente della questione, l'aspetto pi significativo, che imponeva una valutazione

pi approfondita che non c' stata, quello del materiale combustibile necessario per il funzionamento dell'impianto. Dal carteggio qui trasmesso, dovrebbe evincersi che esso sar rappresentato esclusivamente da biomasse. Orbene, stabilito l'utilizzo esclusivo (...o quasi..vedi l'utilizzo del verbo integrare) di biomasse, se da un lato la combustione di un materiale legnoso pu prefigurare una centrale ecologica, dall'altra parte sembra che proprio la scelta di siffatto materiale combustibile rappresenta il maggiore rischio per l'area protetta del parco. (). Senonch si pu affermare, a parere di questa Avvocatura, che tale fattore di rischio non sia stato oggetto di valutazione al momento dell'emissione del parere. Il parere continua soffermandosi su altri aspetti quali il traffico veicolare e l'utilizzo delle acque. Il Parco Nazionale del Pollino, preso atto di quanto sostenuto nel parere reso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza, in ordine alla sussistenza di un interesse pubblico, concreto ed attuale, alla rimozione del parere, rinvenibile nella tutela delle popolazioni residenti nell'area del parco, nonch nella necessit di approfondimento in ordine all'incompatibilit tra l'impianto proposto e il territorio protetto, anche in ragione dei considerevoli rischi per il patrimonio boschivo, rischi non determinati e non valutati, e inoltre per l'approfondimento circa l'impatto del traffico veicolare e per il consumo di acqua, che possono derivare dalla messa in esercizio della centrale e valutato che nella contemperazione degli interessi, non pu non ritenersi prevalente quello delle popolazioni residenti, finalizzato a salvaguardare la integrit dell'area e ad evitare ogni eventuale rischio revocava ed annullava, attraverso la nota n. 1111 del 28/10/2009 (doc. 13), il parere favorevole n. 7550/09 del 28/07/2009 (doc. 8) rilasciato in sede di Conferenza di Servizi; Di frante a tali notevoli accadimenti e di fronte alla richiesta di riapertura della conferenza avanzata dal Parco del Pollino, il dirigente della Regione Calabria doveva, come minimo, accondiscendere a tale richiesta, anche perch si doveva dare la possibilit all'ente parco di manifestare il proprio dissenso. Cos facendo si sarebbe attenuto anche a quanto prescritto dagli artt. 3 ter e quater del D.Lgs. 152/06 i quali delineano, per come verr meglio illustrato in seguito, il principio dell'azione ambientale e dello sviluppo sostenibile in base ai quali l'amministrazione pubblica non pu omettere di valutare la posizione di netta contrariet di un Ente Parco la cui azione diretta a dare attuazione a tali principi di derivazione comunitaria. L'indizione della conferenza dei servizi avrebbe fatto s che si ponderassero, finalmente, e in modo adeguato, tutti gli interessi in gioco e far s che si cominciasse a mettere al centro della questione il fatto che la centrale va a ricadere su un sito di elevatissima valenza ambientale e avrebbe fatti s che, in attuazione dei principi dell'azione ambientale e dello sviluppo sostenibile, la riattivazione della centrale non sarebbe stata autorizzata .

Ma il dirigente, invece, che fa? Di fronte ad un Ente Parco, massimo organo di tutela ambientale, che manifesta un chiaro orientamento di contrariet, si inventa delle acrobazie procedurali. Intanto criticabile l'operato del funzionario della Regione Calabria il quale con la nota n. 13021/Dip del 28.07.2010 (doc. 20) ha chiesto agli enti che avevano partecipato al procedimento dinanzi allAmministrazione provinciale di Cosenza di voler comunicare eventuali modifiche al parere gi rilasciato in sede di conferenza di servizi, subordinandolo alla condizione che il parere fosse lo stesso di quello emesso al 30.07.2009 e prevedendo di poterlo modificare solo per sopravvenute modifiche normative. Tale modus operandi deve considerarsi una procedura atipica se non aberrante. Linvenzione dellatto sottoposto a condizione eventuale modifica del parere esclusivamente nellipotesi di intervenute variazioni normative e senza convocare una conferenza di servizi, senza ombra di dubbio costituisce uno pseudo procedimento, non previsto dalla legge e rappresenta un abuso di potere. Ma poi si spinge oltre. Afferma che, siccome l'Ente Parco ha manifestato parere favorevole per le Valutazioni di Incidenza rilasciate dalle Regioni Calabria e Basilicata, ora non pu pi contraddirsi. A parte che un'amministrazione pu sempre ritornare sui propri passi se riconosce di aver commesso un grosso errore, ma va evidenziato che quei pareri sono stati rilasciati prima che l'Ente Parco chiedesse un parere all'Avvocatura Distrettuale di Potenza, la quale, come gi detto, criticava l'operato dell'Ente Parco reso sia in occasione del rilascio del parere in sede di Valutazione di Incidenza regionale sia in sede di conferenza dei servizi in sede provinciale. Certo, l'Ente Parco avrebbe fatto bene a revocare anche i pareri resi per le Valutazioni di Incidenza, ma il sol fatto che ci non avvenuto non giustifica il Dirigente De Marco a far finta che, dopo il parere dell'Avvocatura di Potenza, il Parco ha mutato completamente indirizzo in merito alla messa in funzione della centrale. A parte, poi, che una cosa il parere reso in sede di Valutazione di Incidenza, altro il parere reso in seno alla Provincia di Cosenza. Il primo reso ai sensi del DPR n. 357/97 il secondo reso ai sensi delle misure di Salvaguardia previste dal DPR del 15 novembre 1993. Tra i due, quindi, non vi pu essere equipollenza. Anzi, il funzionario De Marco avrebbe dovuto fare il ragionamento opposto. Siccome a seguito del parere dell'Avvocatura di Potenza, l'Ente Parco ha manifestato un netto orientamento contrario, i pareri resi in sede di Valutazione di Incidenza non doveva erigerli al ruolo di manifestazione di volont dell'Ente Parco, ma

semplicemente

non avrebbe dovuto dare loro nessun peso. E senza senso

appare il richiamo alla sent. n. 658/09 del TAR Calabria (doc. 7), la quale intimava di chiudere il procedimento entro 30 giorni dalla notifica. Tale sentenza obbligava, per, solo la Provincia di Cosenza a chiudere il procedimento, cosa che la stessa ha fatto dichiarandosi incompetente. La Regione in tutto questo non centrava nulla. Non era n destinataria della sentenza e n la stessa era rimasta inattuata in quanto la Provincia di Cosenza, si ripete, ottemperava a quanto ivi previsto. L'unica cosa che doveva fare De Marco era attenersi alla tempistica prevista dalla legge. Il funzionario De Marco, poi, effettua un'altra acrobazia. Richiama gli art. 14 ter e quater della L. 241/90 per stabilire che, siccome il Parco revocava in autotutela il parere reso in seno alla conferenza di servizi, non avendone espresso un altro, si considerava che il parere non era stato definitivamente espresso in sede di conferenza. A tale ragionamento fa derivare conseguenze non corrette. Infatti l'art. 14 quater L. n. 241/90 al comma 1 stabilisce che il dissenso di uno o pi rappresentanti delle amministrazioni, regolarmente convocate alla Conferenza dei Servizi, a pena di inammissibilit deve essere manifestato nella conferenza stessa. E' sulla base di tale assunto che il Parco del Pollino richiedeva la riapertura della conferenza, proprio per manifestare il proprio dissenso, che poteva essere reso solo in quella sede e non poteva esprimerlo con l'atto di revoca in autotutela del parere 7550/09. E del parere del Parco del Pollino non si pu prescindere considerato che ente preposto alla salvaguardia di aree protette. Stabilisce, infatti, l'art. 20, comma 4, della L. 241/90 che il silenzio dell'amministrazione non pu essere considerato assenso in ordine ..agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente,... Il fatto che il Parco del Pollino, dopo aver revocato il proprio parere creava un vuoto di parere, tale vuoto non poteva essere colmato arbitrariamente, sopratutto perch il Parco, oramai, aveva espresso un orientamento nettamente contrario. Infine il funzionario della Regione si lamenta del fatto che con la nota prot. 0007916 del 12/08/10 (doc. 21) l'Ente Parco esprime un indirizzo di contrariet alla realizzazione dell'opera senza recare specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell'assenso. E' appena il caso di ricordare che a mente dell'art. 14 quater, comma 1 Il dissenso di uno o pi rappresentanti delle amministrazioni, regolarmente convocate alla conferenza di servizi, a pena di inammissibilit, deve essere manifestato nella conferenza di servizi, deve essere congruamente motivato, non pu riferirsi a questioni connesse che non costituiscono oggetto della

conferenza medesima e deve recare le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell'assenso. E palese che l'Ente Parco, con la nota citata, non poteva specificare le modifiche progettuali ai fini dell'assenso in quanto tale specificazione pu avvenire solo ed esclusivamente in seno ad una conferenza dei servizi. Altre sono, ancora, le norme violate che imponevano la indizione della conferenza dei servizi, sulle quali, per brevit espositiva, non si proceder ad eccessivi commenti tanto chiaro il loro contenuto. L'art. 14 ter, comma 4, della L. n. 241/90 prescrive che nei casi in cui sia richiesta la VIA, la conferenza di servizi si esprime dopo aver acquisito la valutazione medesima. Per come gi detto nella narrativa il funzionario De Marco procedeva ad acquisire la VIA il cui procedimento iniziava in seno all'assessorato all'ambiente e mai concluso. Mettendo da parte, per il momento, le irregolarit procedurali che hanno caratterizzato tale procedimento e che saranno analizzate con il motivo n. 6, una volta acquisita la VIA, successivamente si doveva obbligatoriamente convocare la conferenza dei servizi. Cosa che non avvenuta. Stabilisce, ancora, l'art. 4.2 lett. l), 3 cpv, all. sub 1 della L.R. Cal. n. 42/08 che il proponente si impegna a sottoscrivere, a seguito dell'accettazione della potenza assegnata ai sensi del successivo punto 6.4 e prima della data di convocazione della seduta insediativa della Conferenza di Servizi, a pena di rigetto della domanda, una fideiussione bancaria ... Dall'analisi di tale norma facile constatare che l'iter autorizzativo previsto dalla legge calabrese prevede l'indizione della conferenza dei servizi dopo la richiesta di autorizzazione unica. Stabilisce l'art. 10, comma 3, 4 cpv, all. sub 1 della L.R. Cal. n. 42/08 che il riliscio della autorizzazione unica subordinato alla presentazione di n. 2 copie del progetto definitivo aggiornato alle determinazioni conclusive della conferenza di servizi. Anche tale norma prevede come obbligatoria l'indizione della conferenza dei servizi in sede regionale dopo la presentazione dell'autorizzazione unica. E ci al fine di far emergere eventuali richieste di modifiche al progetto e far si che il proponente lo ripresenti nella sua stesura definitiva in duplice copia. Stabilisce, ancora, l'art. 6, commi 5 e 6, all. sub 1 della L.R. Cal. n. 42/08 che 6.5. In caso di accettazione da parte del richiedente, il Settore Politiche Energetiche del Dipartimento Attivit Produttive autorizza il proponente alla trasmissione al Dipartimento Ambiente della Regione Calabria - titolare del rilascio del nulla osta di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 - ed agli altri enti di cui all'elenco m) del precedente punto 4.2 della documentazione propedeutica, indicendo contestualmente la Conferenza di Servizi prevista al paragrafo 8 -

Conferenza di Servizi. 6.6. Dell'indizione della conferenza di servizi data tempestiva notizia, a spese del proponente, mediante pubblicazione di avviso nel Bollettino ufficiale della Regione e mediante pubblicazione di avviso su un quotidiano a diffusione regionale Tale apparato normativo non stato preso in nessuna considerazione dalla Regione Calabria. Stabilisce l'art. 9, comma 1, all. sub 1 della L.R. Cal. n. 42/08 che 9. Contenuto della Convenzione - Impegni del proponente 9.1. In caso di provvedimento finale della Conferenza di Servizi positivo, entro il termine stabilito di giorni 30 dalla data di chiusura della conferenza stessa, il dirigente del Settore Politiche Energetiche del Dipartimento Attivit Produttive stipula specifica convenzione con il proponente nella quale sono definite le modalit di realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, la potenza autorizzata e la produzione annua netta stimata di energia prodotta ed immessa in rete, dandone opportuna comunicazione a tutti gli Enti interessati ed alla Provincia competente per territorio, per gli ulteriori eventuali adempimenti di competenza di ciascuno.

Stabilisce, infine, l'art. 10, comma 4, all. sub 1, della L.R.Cal. n. 42/08: La mancata presentazione o sottoscrizione anche di una sola delle condizioni di cui al punto precedente entro il termine stabilito di giorni 30 dalla data di chiusura della conferenza di servizi per cause imputabili al proponente, comporta la conclusione dell'iter procedimentale con relativo atto di diniego L'analisi sistematica di tali norme, impone, senza ombra di dubbio, che l'iter da seguire per rilasciare l'autorizzazione unica presuppone obbligatoriamente l'indizione della conferenza dei servizi in capo al responsabile del procedimento del settore regionale preposto. Ci al fine di garantire la correttezza di tutto il procedimento autorizzativo il quale stato strutturato in varie fasi ognuna delle quali ha come presupposto quella precedente ed , a sua volta, presupposto per la fase successiva. Tale procedimento stato completamente stravolto con delle capriole procedurali che ne hanno snaturato l'essenza. Con la necessaria conseguenza della totale invalidit di tutto l'iter autorizzativo che sfociato nell'autorizzazione unica. 3)Vizi concernenti la conferenza dei servizi in seno alla provincia di Cosenza. Violazione e falsa applicazione dell'art. 14 ter, comma 2, L. 241/90. Violazione e falsa applicazione dell'art. 1 e 2 della L.R.Cal. n. 35/96. Pur volendo considerare che gli atti provenienti dalla Provincia di Cosenza non erano viziati da

incompetenza assoluta e che il funzionario De Marco non ha errato a non indire la conferenza in seno al Dipartimento Attivit Produttive -Settore Politiche Energetiche, Attivit Estrattive e Risorse Energetiche, in ogni caso la provincia di Cosenza ha gestito la propria conferenza dei servizi in modo errato in quanto non sono state invitate alcune amministrazioni per rilasciare il parere di competenza. L'art. 14 ter, comma 2, L. 241/90 stabilisce: La convocazione della prima riunione della conferenza di servizi deve pervenire alle amministrazioni interessate, anche per via telematica o informatica, almeno dieci giorni prima della relativa data. Tale articolo non fa altro che esplicitare il concetto che in seno alla conferenza dei servizi devono partecipare tutte le amministrazioni che devono emettere un parere o rilasciare una autorizzazione richiesta dalla legge Ma a ben guardare, sul punto, vi sono state delle gravi omissioni. Nello specifico non risultano i pareri delle seguenti amministrazioni: A) Regione Basilicata e comune di Castelluccio Superiore. Tali enti devono necessariamente considerarsi amministrazioni interessati considerato che la centrale produrr degli affetti anche nei loro territori. B) discorso a parte va fatto per la Provincia di Potenza, Comune di Rotonda, Viggianello e Castelluccio Inferiore, tutti enti locali confinanti con il comune di Laino Borgo. Tali enti, invece, sono stati invitati ma solo per esprimere un parere consultivo. Tale scelta operativa risulta errata in quanto gli stessi dovevano partecipare con potere decisorio. Stabilisce ancora la L.R.Cal. n. 35/96 Art.1 Oggetto e finalit della legge. 1. La Regione Calabria con la presente legge istituisce l'Autorit di Bacino Regionale in attuazione dei principi e delle finalit della legge 18 maggio 1989, n. 183 e successive modificazioni e disposizioni. 2. L'Autorit di Bacino opera in conformit agli obiettivi della legge 18 maggio 1989, n. 183 e successive modificazioni e disposizioni ed in particolare al fine di perseguire l'unitario governo dei bacini idrografici, indirizza, coordina e controlla le attivit conoscitive di pianificazione, di programmazione e di attuazione inerenti ai bacini idrografici di propria competenza aventi per finalit: a) la conservazione e la difesa del suolo da tutti i fattori negativi di natura fisica ed antropica; b) il mantenimento e la restituzione, per i corpi idrici, delle caratteristiche qualitative richieste per gli usi programmati; c) la tutela delle risorse idriche e la loro razionale utilizzazione;

d) la tutela degli ecosistemi, con particolare riferimento alle zone di interesse naturale, generale e paesaggistico. Art.2 Delimitazioni dei bacini idrografici di competenza regionale. 1. I Bacini idrografici regionali della Calabria sono raggruppati nelle seguenti tredici aree programma, ...: Area 1 - Bacini tirrenici fra i fiumi Lao e Savuto; Considerato che il Fiume Mercure fa parte del bacino del Lao, appare evidente, visti gli scopi istituzionali attribuiti, che l'autorit di bacino doveva presenziare alla conferenza dei servizi per rilasciare un proprio parere e per verificare se il progetto della centrale del Mercure rispettasse la normativa per il quale l'autorit stessa esiste e se vi fosse coerenza con il relativo piano di bacino. L'assenza di enti importanti come quelli citati, comporta che i lavori della conferenza dei servizi risultano irrimediabilmente viziati con nullit di tutti i verbali delle sedute del 26/11/07, 08/01/09, e 30/07/2009 (doc. 9). 4) Violazione e falsa applicazione degli artt. 4 e 10, all. sub 1, L. R. Calabria n. 42/08. Eccesso di potere per carenza e falsit di presupposti. Il funzionario della Regione Calabria conclude, a suo dire, il procedimento iniziato in seno alla provincia di Cosenza modificando l'autorizzazione del 2/9/2002 (doc 3). Con la conseguenza che l'autorizzazione del 2002 diviene propedeutica al rilascio dell'autorizzazione unica. Tale iter in palese contrasto con l'art. 4 della L. R. Calabria n. 42/08 il quale prevede quali sono, invece, i presupposti per autorizzare una centrale come quella del Mercure. Infatti recita: Domanda di autorizzazione unica (procedure) La domanda deve essere corredata della seguente documentazione: a) documentazione attestante i requisiti di cui al punto 3; (all'art. 3 detto: I proponenti l'installazione di impianti da fonti rinnovabili soggetti ad autorizzazione unica, oltre ai requisiti soggettivi previsti per le societ industriali e commerciali dalla legislazione vigente, devono espressamente avere come oggetto sociale l'installazione di impianti di produzione di energia proveniente da fonte rinnovabile o comunque di attivit ad essa connessa ed essere in possesso dei requisiti previsti dalla legislazione sulla liberalizzazione del mercato elettrico, dalle deliberazioni dell' Autorit per l'Energia Elettrica e il Gas. I suddetti requisiti devono essere documentati dal produttore proponente l'impianto all'atto della presentazione della domanda di autorizzazione unica).

b) documentazione attestante la capacit economica e finanziaria del richiedente. Tale capacit pu essere fornita mediante uno o pi dei seguenti documenti: a. idonee dichiarazioni bancarie; b. bilanci o estratti dei bilanci dell'impresa; c. dichiarazione concernente il fatturato globale d'impresa realizzato negli ultimi tre esercizi; c) progetto definitivo dell'impianto redatto a norma del D.Lgs 163/2006 (nr. 2 copie cartacee e nr. 1 copia su supporto informatico, quest'ultimo comprensivo di file riportante la posizione spaziale delle parti d'impianto, in formato compatibile per il corretto inserimento del progetto in ambiente GIS) comprensivo di cronoprogramma; d) documentazione tecnica del gestore della rete che attesti l'assegnazione del punto di connessione dell'impianto alla rete elettrica e le relative modalit di allaccio, completa della relativa accettazione da parte del proponente (Soluzione Tecnica Minima Generale accettata dal proponente) (ii); h) per gli impianti a biomassa: studio dettagliato sulla localizzazione dell'impianto in funzione della disponibilit di biomassa; studio, basato su indagini dirette, volto a minimizzare i costi relativi all'acquisto, al trasporto ed allo stoccaggio dei quantitativi di biomassa necessari al funzionamento dell'impianto; contratti preliminari di acquisto delle biomasse; j) dichiarazioni di conformit degli impianti che si intende installare alle normative vigenti; k) certificato/i comunale/i attestanti la destinazione urbanistica delle aree interessate dall'intervento, e la presenza di eventuali vincoli (aree protette ai sensi dell'art. 4 della L.R. n. 10/2003, aree di cui alla Legge 365/2000, aree di cui al Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico, aree con vincoli inibitori ai sensi del d.lgs 42/04 e della L.R. n. 23/1990, ecc.); l) atto di impegno nel quale il proponente si obbliga: a costituire, prima del rilascio dell'autorizzazione unica, una societ di scopo con residenza fiscale nel territorio della Regione Calabria; a dare inizio ai lavori entro novanta giorni dalla data di rilascio dell'autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell'impianto ed a terminarli entro la data indicata in domanda dandone comunicazione scritta alla Regione Calabria - Settore Politiche Energetiche entro i successivi 30 giorni dalla data di inizio e di ultimazione dei lavori. La durata dei lavori, conforme al cronoprogramma di progetto, non potr superare la durata di 3 anni dal rilascio dell'Autorizzazione unica; a sottoscrivere, a seguito dell'accettazione della potenza assegnata ai sensi del successivo punto

6.4 e prima della data di convocazione della seduta insediativa della Conferenza di Servizi, a pena di rigetto della domanda, una fideiussione bancaria o assicurativa o rilasciata dagli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, che svolgono in via esclusiva o prevalente attivit di rilascio di garanzie, a ci autorizzati dal Ministero dell'economia e delle finanze a favore della Regione Calabria - Settore Politiche Energetiche, a garanzia degli obblighi assunti di inizio dei lavori di costruzione entro 90 giorni dal rilascio dell'autorizzazione unica, di importo pari al 2% del valore dell'investimento previsto e di durata almeno pari a 12 mesi. La fideiussione deve prevedere espressamente la rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale, la rinuncia all'eccezione di cui all'articolo 1957, comma 2, del codice civile,, nonch l'operativit della garanzia medesima entro quindici giorni, a semplice richiesta scritta dell'Amministrazione beneficiaria; a sottoscrivere, prima del rilascio dell'autorizzazione unica, a pena di rigetto della domanda, le seguenti fideiussioni bancarie o assicurative o rilasciate dagli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, che svolgono in via esclusiva o prevalente attivit di rilascio di garanzie, a ci autorizzati dal Ministero dell'economia e delle finanze: - a favore della Regione Calabria - Settore Politiche Energetiche, a garanzia del mancato adempimento delle prescrizioni e condizioni stabilite nell'autorizzazione unica e degli obblighi assunti di ultimazione dei lavori di costruzione entro i termini previsti, fatti salvi i ritardi dovuti a cause di forza maggiore o comunque indipendenti dal Produttore, di importo pari al 1% del valore dell'investimento previsto e di durata almeno pari a quella indicata in domanda di autorizzazione maggiorata di 6 mesi, con decorrenza dalla data di rilascio dell'autorizzazione unica; - a favore del Comune/i in cui verr realizzato l'impianto, a garanzia dell'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi a seguito di dismissione dell'impianto nei due anni solari successivi alla data di comunicazione ufficiale di cessazione dell'attivit o di revoca dell'autorizzazione unica, nella misura di 10,00 per gli impianti eolici ( 30,00 nel caso delle altre tipologie di impianto) per ciascun kW di potenza complessivamente autorizzata e di durata almeno pari a quella indicata nella domanda di autorizzazione per l'ultimazione delle attivit, maggiorata di 12 mesi e con decorrenza dalla data di rilascio dell'autorizzazione unica. Tale valore dovr essere aggiornato ogni otto anni dalla data di entrata in servizio dell'impianto nella misura del tasso medio d'inflazione accertato nel periodo di riferimento. La fideiussione potr essere escussa a prima richiesta del beneficiario qualora i lavori di ripristino dello stato dei luoghi a seguito di dismissione dell'impianto non siano ultimati entro due anni solari successivi alla data della comunicazione ufficiale di cessazione dell'attivit o revoca dell'autorizzazione unica dell'impianto.

Il comune competente regoler all'interno della Convenzione di cui al successivo punto 9.2 le modalit di rinnovo di tale fideiussione. Le fideiussioni devono prevedere espressamente la rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale, la rinuncia all'eccezione di cui all'articolo 1957, comma 2, del codice civile, nonch l'operativit della garanzia medesima entro quindici giorni, a semplice richiesta scritta dell'Amministrazione beneficiaria; a ripristinare i luoghi per come garantito con la polizza fidejussoria di cui al punto precedente ed a tenere sgombra da qualsiasi residuo l'area di intervento non direttamente occupata dalle strutture affinch resti disponibile per le compatibili attivit agricole, di silvicoltura, di allevamento o altro; a ripristinare le strade di accesso e di servizio e le aree di supporto, a lavori ultimati, con le medesime caratteristiche e materiali preesistenti, salvo diversa autorizzazione; a favorire l'imprenditoria calabrese nella fase di realizzazione; a favorire l'assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di unit lavorative per la gestione dell'impianto; ad assumere una unit lavorativa ogni 8 unit lavorative assunte sul territorio calabrese, da scegliersi tra L.P.U. - L.S.U., iscritti nelle liste di mobilit, disoccupati con grado di invalidit maggiore o uguale al 46%, sempre che questi abbiano le caratteristiche fisiche per attendere in sicurezza alle mansioni richieste; a versare a favore della Regione Calabria - Settore Politiche Energetiche, con la causale "D.Lgs. 387/2003 - fase realizzativa - oneri per monitoraggio con relativa dotazione di antinfortunistica (D.Lgs. n. 626/94 e s.m.i.) e per l'accertamento della regolare esecuzione delle opere", della somma di 50 cent per ogni KW eolico di potenza elettrica nominale autorizzata ( 1,5 per le altre tipologie); m) elenco degli enti, con i relativi indirizzi, titolari del rilascio di permessi, pareri, assensi o nulla osta comunque denominati interessati ai sub-procedimenti per il rilascio dell'Autorizzazione unica; o) ricevuta di avvenuto versamento degli oneri istruttori a favore della Regione Calabria Dipartimento Attivit Produttive Settore Politiche Energetiche - pari ad 100 per ogni MW per il quale si richiede l'autorizzazione, con un minimo di 300.

Solo tale domanda di autorizzazione poteva legittimare la Regione Calabria a rilasciare l'autorizzazione unica. L'aver convalidato l'autorizzazione del 2002, che non contiene nulla di quanto prevede l'art. 4 della citata legge regionale, ha significato commettere una violazione

insanabile. N quanto previsto in tale articolo risulta altrimenti prodotto. Continua l'art. 10 10.3. L'emissione del provvedimento finale condizionata: - alla costituzione di una societ di scopo con residenza fiscale nel territorio della Regione Calabria; - alla sottoscrizione ed alla presentazione delle polizze fideiussorie di cui al precedente punto 4.2; - al versamento degli oneri per monitoraggio in fase di esecuzione di cui al precedente punto 4.2; - alla presentazione di n. 2 copie del progetto definitivo aggiornato alle determinazioni conclusive della conferenza di servizi; - alla stipula della convenzione con la Regione Calabria di cui al precedente titolo 9; - alla documentazione attestante la capacit economica e finanziaria del richiedente. Tale capacit pu essere fornita mediante uno o pi dei seguenti documenti: a. idonee dichiarazioni bancarie; b. bilanci o estratti dei bilanci dell'impresa; c. dichiarazione concernente il fatturato globale d'impresa realizzato negli ultimi tre esercizi. 10.4. La mancata presentazione o sottoscrizione anche di una sola delle condizioni di cui al punto precedente entro il termine stabilito di giorni 30 dalla data di chiusura della conferenza di servizi per cause imputabili al proponente, comporta la conclusione dell'iter procedimentale con relativo atto di diniego. Anche tale articolo stato assolutamente pretermesso in tutto il suo contenuto. E' appena il caso di evidenziare che l'autorizzazione del 2002 (doc.3) stata rilasciata sulla base di un mero progetto preliminare! All'art. 2, infatti, previsto che contestualmente all'inizio dei lavori, la societ Enel dovr trasmettere a quest'Ente il progetto esecutivo, mai prodotto. 5) Eccesso di potere per falsit e carenza di presupposti. Come gi detto l'autorizzazione unica della Regione Calabria completa l'autorizzazione del 2002(doc. 3). Ma quest'ultima scadeva giusto il disposto di cui all'art. 3 della medesima, ai sensi del quale l'impianto a biomasse dovr entrare in esercizio, inteso come primo parallelo con la rete elettrica, entro trenta mesi dell'emissione della presente Autorizzazione. Trattasi di termine perentorio e non rispettato, che abbondantemente spirato e che non stato mai prorogato. Ne consegue che la Regione Calabria ha convalidato un atto da considerarsi inesistente.

6) Violazioni concernenti il procedimento AIA-VIA. Alcune considerazioni devono essere effettuate sul procedimento AIA-VIA Per come gi detto nella narrativa, tale iter inizia presso la Regione Calabria, Dipartimento Politiche dellAmbiente, su richiesta dell'Enel in data luglio 2007 (doc. 18) per ottenere la sola AIA. Successivamente si ravvisava la necessit di attivare anche la procedura VIA. In data 24/11/08, prot. n. 19381(cfr all. 2 atto impugnato), il nucleo VIA-AIA del Dipartimento Politiche dell'Ambiente rilasciava il parere favorevole con prescrizioni in merito sia all'AIA che alla VIA. Successivamente il Dipartimento Politiche dell'Ambiente, nella persona della dott.ssa Squillacioti, procedeva a indire una conferenza di servizi che si riuniva il 03/08/09, il 21/10/09 e il 16/02/10 (doc. 19); a tale ultima data, ribadita da parte dellorgano gestionale dellEnte Parco del Pollino (in persona del Direttore Generale, Ing. Annibale Formica), la contrariet al progetto, si rinviava a data da destinarsi. Non consta che i lavori della suddetta conferenza abbiano mai avuto termine. Il Dirigente De Marco, responsabile del procedimento unico al Dipartimento Attivit Produttive, ha pensato bene (dopo aver inglobato gli atti illegittimi venuti in essere nella provincia di Cosenza) a inglobare anche tale procedimento. Sia tale modus operandi di inglobamento di un procedimento non concluso, che la stessa AIA-VIA presentano dei profili di illegittimit che di seguito si espongono. 6.1) Violazione e falsa applicazione dell'art. 14 ter, comma 6 bis, comma 9 e comma 10, della L. n. 241/90. Violazione e falsa applicazione dell'art. 6 del T.U. Ambientale e dell'art. 5, comma 1, L. n. 59/2005 Il funzionario De Marco, nell'aver incamerato il procedimento iniziato e mai concluso presso il Dipartimento dell'Ambiente, commetteva dei grossolani errori procedurali. Stabiliscono i commi 6 bis, 9 e 10 dell'art. 14 ter della L. n. 241/90 rispettivamente: 6 bis. All'esito dei lavori della conferenza, e in ogni caso scaduto il termine di cui al comma 3, l'amministrazione procedente adotta la determinazione motivata di conclusione del procedimento, valutate le specifiche risultanze della conferenza e tenendo conto delle posizioni prevalenti espresse in quella sede 9. Il provvedimento finale conforme alla determinazione conclusiva di cui al comma 6-bis sostituisce, a tutti gli effetti, ogni autorizzazione, concessione, nulla osta o atto di assenso comunque denominato di competenza delle amministrazioni partecipanti, o comunque invitate a partecipare ma risultate assenti, alla predetta conferenza 10. Il provvedimento finale concernente opere sottoposte a VIA pubblicato, a cura del

proponente, unitamente all'estratto della predetta VIA, nella Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino regionale in caso di VIA regionale e in un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte dei soggetti interessati Il dettato di tale apparato normativo talmente chiaro, cos come chiara la sua violazione. Infatti, tali norme stabiliscono che la procedura iniziata con la conferenza di servizi presso il Dipartimento dell'Ambiente doveva necessariamente concludersi con l'adozione di uno specifico provvedimento che doveva essere, poi, da pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza ci troviamo di fronte a un procedimento iniziato presso il Dipartimento dell'Ambiente, che doveva sfociare nel rilascio dell'AIA-VIA, che invece non si mai perfezionato (con l'aggravante che manca il parere del Parco del Pollino). Mancando il provvedimento finale di chiusura della conferenza dei servizi tenuta presso il Dipartimento dell'Ambiente, di conseguenza, manca anche l'AIA-VIA che, ovviamente, non poteva essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Pertanto l'autorizzazione unica stata rilasciata in assenza di AIA-VIA con le conseguenze di nullit che ne derivano. Infatti stabilisce l'art. 5, comma 1, della L. 9/2005: Ai fini dell'esercizio di nuovi impianti, della modifica sostanziale e dell'adeguamento del funzionamento degli impianti esistenti alle disposizioni del presente decreto, si provvede al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale di cui all'articolo 7. Tale norma chiarissima nello stabilire che non si pu autorizzare la riattivazione della centrale come quella del Mercure in assenza di AIA. Mentre l'art. 6 del TU ambientale prescrive tale autorizzazione non pu intervenire in assenza di VIA. A questo punto chiaro che, non essendosi perfezionato il procedimento per il rilascio dell'AIA-VIA, l'autorizzazione unica manca di presupposti indefettibile. Sul punto non necessario soffermarsi oltre viste le macroscopiche violazioni. 6.2) Violazione e falsa applicazione dell'art. 30, comma 2, del D.Lgs. n. 152/06 come modificato dal D.Lgs. n. 4/08 Come gi detto, l'autorizzazione unica stata rilasciata in essenza di AIA-VIA. Ma anche volendo considerare che comunque una VIA esista, la stessa deve considerarsi nulla per violazione dell'art. 30, comma 2, del D.Lgs. 152/06 a mente del quale: Valutazioni ambientali interregionali e transfrontaliere. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di interventi e di opere sottoposti a VIA di competenza regionale che possano avere impatti ambientali rilevanti su regioni confinanti, l'autorit competente tenuta a darne informazione e ad acquisire i pareri delle autorit competenti di tali regioni, nonch degli enti locali territoriali interessati dagli impatti

Tale disposizione mira a garantire, come nel caso di specie, una valutazione pi ampia dellopera da realizzare nel caso in cui la stessa vada a ricadere ai confini di una regione. La centrale del Mercure insiste nel comune di Laino Borgo in una lingua di terra che si inserisce nella Basilicata ai confini con i comuni lucani di Rotonda, Viggianello e Castelluccio della Provincia di Potenza. E non c dubbio che i potenziali effetti della centrale si riverberino anche sul territorio lucano. Infatti, non a caso, stata richiesta la Valutazione di Incidenza della Regione Basilicata (doc. 6). Allo stato degli atti non risulta che per la procedura VIA sia stato acquisito alcun parere da parte di nessuna autorit lucana. A nulla vale obiettare che la Basilicata si era comunque espressa favorevolmente per la Valutazione di Incidenza. Infatti VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e VI (Valutazione di Incidenza) rappresentano due procedimenti aventi ad oggetto situazioni diverse. La VI prevista dall'art 5 DPR 357/97 al comma 3 che recita: 3. I proponenti di interventi ... che possono avere incidenze significative sul sito ... presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito ... Lallegato G prevede: Contenuti della relazione per la valutazione di incidenza di piani e progetti. 1. Caratteristiche dei piani e progetti Le caratteristiche dei piani e progetti debbono essere descritte con riferimento, in particolare: alle tipologie delle azioni e/o opere; alle dimensioni e/o ambito di riferimento; alla complementariet con altri piani e/o progetti; all'uso delle risorse naturali; alla produzione di rifiuti; all'inquinamento e disturbi ambientali; al rischio di incidenti per quanto riguarda, le sostanze e le tecnologie utilizzate. 2. Area vasta di influenza dei piani e progetti - interferenze con il sistema ambientale : Le interferenze di piani e progetti debbono essere descritte con riferimento al sistema ambientale considerando: componenti abiotiche; componenti biotiche; connessioni ecologiche. La VIA prevista dall'art. 6, comma 5, del Testo Unico Ambientale il quale stabilisce che La valutazione d'impatto ambientale, riguarda i progetti che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale. Ai sensi dell'art. 5 comma 1 lett.c) e d) l'impatto ambientale rappresenta l'alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell'attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonch di eventuali malfunzionamenti e il patrimonio culturale rappresenta l'insieme costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici

in conformit al disposto di cui all'articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 42/04 La VIA ha ad oggetto valutazioni pi complesse ed ampie rispetto alla VI. Tale dato confermato dall'art. Art 5, comma 4, del DPR n. 357/97 a mente del quale Per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale ... che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione ... la valutazione di incidenza ricompresa nell'mbito della predetta procedura... Tale ultima norma, nel prevedere che la VIA contiene la VI, lascia presupporre che la prima ha un contenuto maggiore della seconda. Essendosi la Regione Basilicata espressa sulla mera Valutazione di Incidenza, manca ogni parere delle autorit competenti lucane sulla VIA. Tali errori procedurali di cui ai precedenti numeri 6.1 e 6.2 inficiano irrimediabilmente il provvedimento finale oggi impugnato. Infatti non essendosi conclusa la conferenza dei servizi iniziata presso il Dipartimento dell'Ambiente e non essendo stati acquisiti i pareri di enti che necessariamente dovevano partecipare, si sono creati dei vizi procedurali insormontabili. A questo punto si proceder oltre sul presupposto che quanto appena detto, per mera ipotesi, non sia vero e che, quindi, ci troviamo di fronte ad una AIA-VIA esistente e valida. Pur effettuando questa operazione di finzione, la VIA e il propedeutico parere del nucleo AIA-VIA (all. 2 dell'atto impugnato), presentano dei profili di ulteriori illegittimit. 6.3) Eccesso di potere per carenza di istruttoria, carenza di motivazione, travisamento dei fatti ed erronea valutazione di essi. Violazione e falsa applicazione del comb. disp. degli artt. 6, comma 5, e 5 comma 1 lett. c) e d) del Testo Unico Ambientale. Violazione e falsa applicazione dell'art. 1 comma 3 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394. E' stato gi detto cos' la VIA ai sensi degli artt. 6, comma 5, e 5 comma 1 lett. c) e d) del Testo Unico Ambientale. Dopo aver letto tali norme e dopo aver esaminato l'atto impugnato (doc. 2), il suo l'allegato 2 e lo studio di impatto ambientale (doc. 26), ci si rende conto tra le due realt (quella normativa e quella fattuale) vi una discrasia totale. Infatti la VIA e il parere del nucleo AIA-VIA sono stati rilasciati in modo molto superficiale e non prendono in seria considerazione tutti i singoli aspetti previsti dalla norma n la relazione tra di loro. Ma vi di pi. Vi sono delle complete omissioni su alcuni aspetti rilevanti di seguito elencati: A) Nella valle del Mercure esiste la Lontra. Tale tipo di mammifero, estremamente raro e vulnerabile, rappresenta un specie a rischio di estinzione ed rigorosamente protetto a livello

internazionale e nazionale. La lontra talmente tutelata che il Ministero dell'Ambiente e l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale hanno predisposto un vero e proprio Piano d'Azione per la Conservazione della Lontra, c.d. PACLO (doc. n. 22). Si tratta di un documento corposo ed articolato che mette in evidenza quant' delicato questo mammifero e come necessario essere cautissimi quando si va ad intervenire ed interferire sul suo territorio. Si riportano alcuni passi essenziali. Si riporta parte della premessa:
Il presente documento affronta due aspetti rilevanti della conservazione della biodiversit: da un lato infatti intende promuovere la conservazione di una specie - la lontra eurasiatica (Lutra lutra, L. 1758), a forte rischio di estinzione nel nostro Paese (Boitani et al. in prep.). Dallaltro affronta il pi vasto tema della conservazione di uno degli ecosistemi pi minacciati in Europa (Dudgeon et al. 2006), considerato che la lontra considerata sia specie indicatrice della qualit ambientale degli ecosistemi dacqua dolce (Lunnon e Reynolds 1991), sia specie ombrello, la cui protezione favorisce cio quella di altre specie che utilizzano gli habitat acquatici e ripariali (Bifolchi e Lod 2005). Il presente piano dazione (PACLO) rappresenta il documento di riferimento delle Regioni, delle Province, delle Aree protette e degli Enti locali per lattuazione di una serie di azioni concrete ed organiche volte alla conservazione della lontra in Italia. La definizione della strategia di azione scaturisce da unattenta revisione delle pi aggiornate informazioni sullecologia della specie, dalla valutazione del suo status di conservazione, dalla valutazione dei fattori limitanti e delle minacce e dallindividuazione delle aree prioritarie nelle quali concentrare opportune azioni volte ai generali obiettivi di conservazione sopra enunciati.

Si riporta il quadro normativo che tutela la lontra: DIRETTIVA HABITAT


Scopo della Direttiva Habitat (92/43/CE), attuata in Italia con il DPR 8 settembre 1997 n. 357 -modificato ed integrato dal DPR 12 marzo 2003 n. 120 -, la salvaguardia della biodiversit mediante la conservazione degli habitat e della flora e della fauna selvatica in Europa. La lontra inserita nellallegato II della Direttiva Habitat e in allegato B del DPR 357/97, che elenca le specie di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione, e nellallegato IV della Direttiva Habitat e allegato D del DPR 357, che elenca le specie che richiedono una protezione rigorosa. Le disposizioni di tali strumenti prevedono una proibizione delle attivit di cattura, uccisione, disturbo in particolare durante tutte le fasi del ciclo riproduttivo -, detenzione, trasporto e commercio di esemplari di lontra, nonch di deteriorare o disturbare i siti di riproduzione (Art. 8). Deroghe ai divieti di cattura o abbattimento possono essere concesse dal MATTM, sulla base di un parere tecnico dellISPRA, per prevenire gravi danni, nellinteresse della sanit pubblica, o per finalit di ricerca e reintroduzione, a condizione che non esistano soluzioni alternative e che lapplicazione della deroga non pregiudichi il mantenimento della popolazione in uno stato di conservazione soddisfacente (Art. 11).

Il DPR 357 impone inoltre alle regioni e le province autonome a garantire la salvaguardia ed ilmonitoraggio dello stato di conservazione della lontra sulla base di linee guida definite dal MATTM (Art. 7). LArt. 8 prevede linstaurazione di un sistema di monitoraggio delle catture o uccisioni accidentali della lontra (comma 4), e la definizione delle misure necessarie per assicurare che queste non abbiano un significativo impatto negativo sulla sua conservazione (comma 5). lArt. 3 stabilisce che vengano designate Zone Speciali di Conservazione per la conservazione ed il recupero dellhabitat della lontra da integrare nella Rete Ecologica Europea Natura 2000, e che vengano definite le direttive per la gestione delle Aree di Collegamento Ecologico Funzionale - aree che, per la loro struttura lineare e continua (come i corsi d'acqua con le relative sponde, o i sistemi tradizionali di delimitazione dei campi) o il loro ruolo di collegamento (come le zone umide e le aree forestali), sono essenziali per la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche. Direttiva Habitat e DPR 357 dispongono che il Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio e del mare relazioni alla Commissione europea, ogni due anni, sulle deroghe concesse. A tal fine il MATTM ed ISPRA richiedono ai beneficiari delle deroghe una rendicontazione annuale. Tutti i piani e progetti che potrebbero avere effetti significativi diretti o indiretti sulle Zone Speciali di Conservazione, sui Siti o Proposti Siti di Importanza Comunitaria, dovranno essere sottoposti a Valutazione di Incidenza (Art. 5), e potranno essere proibiti qualora pregiudicassero lintegrit dei siti in causa.

CONVENZIONE DI WASHINGTON - CITES


La Convenzione, firmata a Washington nel 1973 e ratificata dallItalia con LN 874/1975 e con LN 150/1992 (aggiornata dal Dlgs 300/1999), ha lobiettivo di tutelare le specie minacciate attraverso una stretta regolamentazione del commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione a livello globale. A livello europeo, il Regolamento CE 338/97 di recepimento della CITES, e le successive modifiche apportate dai Regolamenti CE 252/05 e CE 1332/05, inseriscono la lontra in All. A (Appendice I), che comprende specie minacciate di estinzione il cui commercio deve essere sottoposto a stretta regolamentazione. La detenzione ed il commercio di esemplari di lontra o di sue parti (es. pelli) sono pertanto consentiti solo in circostanze eccezionali. Il commercio di esemplari nati in cattivit, ovvero rispondenti alle caratteristiche esposte dal Regolamento CE 1808/2001 del 30 Agosto 2001 - che specifica le modalit di applicazione del Reg. CE 388/97 -, pu essere consentito solo previa autorizzazione (Art. 24).

CONVENZIONE DI BERNA
La Convenzione di Berna, adottata a Berna nel 1979 sotto legida del Consiglio dEuropa e ratificata dallItalia con LN 503/1981, coordina l'azione dei Paesi contraenti nell'adozione di standard comuni e di politiche volte ad un utilizzo sostenibile della biodiversit. Includendo la lontra in Appendice II, la Convenzione le conferisce status di specie strettamente protetta. Gli Art. 3 e 4 impongono agli Stati firmatari di prendere le misure legislative necessarie alla protezione della lontra e del suo habitat, e lArt. 6 ne proibisce la cattura, la detenzione, luccisione, il disturbo intenzionale, il deterioramento dei siti di riposo, il commercio di individui vivi, morti, nonch di parti o prodotti ottenuti dallanimale. LArt. 9 prevede la possibilit di deroga ai divieti di cui allArt. 6 per fini di ricerca ed educazione, per il ripopolamento o la reintroduzione, o per evitare importanti danni, ma solo nellinteresse della protezione della specie, e a

condizione che la deroga non sia dannosa per la sopravvivenza della popolazione in oggetto.

RACCOMANDAZIONI ADOTTATE DALLA CONVENZIONE DI BERNA


Il monitoraggio e l'implementazione della Convenzione di Berna sono svolti attraverso l'adozione di Raccomandazioni, che rappresentano linee guida internazionali e non hanno carattere vincolante, da parte del Comitato Permanente che coordina le attivit di specifici gruppi di esperti. Due raccomandazioni fanno specifico riferimento alla lontra: Raccomandazione n. 43 (1995) sulla conservazione dei mammiferi minacciati in Europa La lontra europea inserita in Appendice B, che elenca i taxa che devono essere valutati per interventi di conservazione o di recupero attraverso la definizione di obiettivi chiari e misurabili. Gli Stati firmatari si impegnano a monitorare le popolazioni di lontra, a tutelarne e migliorarne lhabitat, a valutare lopportunit di interventi di reintroduzione, ad agire per migliorare la connettivit tra le popolazioni residue, a prevenire e ridurre eventuali conflitti con le attivit umane, ed a favorire la cooperazione tra i vari organismi interessati. Raccomandazione n. 53 (1996) sulla conservazione della lontra eurasiatica. Gli Stati firmatari sono chiamati a valutare dettagliate linee guida sulla cui base potranno essere pianificati interventi di conservazione della lontra su scala nazionale. I temi principali sono: (i) aspetti istituzionali (es. avviare piani nazionali per la conservazione ed il recupero naturale delle popolazioni); (ii) protezione dellhabitat (es. migliorare lhabitat, eliminare/adattare normative ed incentivi che hanno conseguenze negative sullhabitat - es. riprofilatura degli argini -, creare una safety zone in prossimit del corso dacqua); (iii) qualit e flusso delle acque (es. ridurre linquinamento, assicurare un flusso minimo sufficiente ed evitarne alterazioni significative, tutelare pozze e stagni, assicurare la possibilit di migrazione di pesci e lontre); (iv) risorse trofiche (es. evitare il sovrasfruttamento delle risorse, creare riserve di pesca, limitare temporaneamente la pesca in periodi di scarsit); (v) mortalit (es. controllare il bracconaggio, utilizzare strumenti di pesca con dispositivi di protezione per la lontra, non costruire strade in prossimit dei fiumi, limitare la velocit e costruire appositi passaggi stradali nei tratti di attraversamento, prevenire i conflitti); (vi) rete ecologica (es. costruire una rete di habitat idonei per lo scambio genetico tra le popolazioni, identificare e tutelare i corridoi ecologici); (vii) ricerca e monitoraggio (es. promuovere la cooperazione e la standardizzazione delle metodologie); (viii) inquinamento (es. studiare i trend spaziali e temporali nei livelli di esposizione ai contaminanti ed il loro effetto interattivo; stimare obiettivi di qualit dei sedimenti, nelle prede, nei tessuti della lontra e negli spraints); (ix) informazione (es. lanciare campagne nazionali di informazione).

PIANO DAZIONE DELLIUCN/OSG E RELATIVE RACCOMANDAZIONI


Allinterno della Commissione per la Sopravvivenza delle Specie (Species Survival Commission, SSC) dellUnione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), nel 1974 stato fondato il Gruppo SpecialistiLontra (Otter Specialist Group, OSG) allo scopo di fornire linee guida e supporto tecnico scientifico per la conservazione delle specie. LOSG ha redatto un Piano dAzione per la conservazione delle 13 specie di lontra (Foster-Turley et al. 1990). Il Piano contiene anche specifiche indicazioni per limplementazione di Piani dAzione nazionali per la lontra eurasiatica, a cui si fatto costante riferimento nella redazione del presente documento, e che sono periodicamente aggiornate attraverso specifiche

Raccomandazioni; le pi recenti (IUCN 2004) prevedono di: (i) intensificare lo sforzo per completare la mappa di distribuzione in Europa con informazioni raccolte secondo il metodo standard (Reuther et al. 2000); (ii) creare una task force per laddestramento allutilizzo del metodo standard; (iii) promuovere la cooperazione tra gruppi di ricerca per unanalisi genetica organica e coordinata delle popolazioni; (iv) rendere obbligatorio luso di trasmittenti - quando possibile basate sulla tecnologia GSM - da applicare alle trappole per la cattura a fini esclusivi di ricerca.

LEGGE QUADRO PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA E PER IL PRELIEVO VENATORIO
In Italia, la prima forma di protezione della lontra risale al 4 Maggio 1971 quando, con Decreto Ministeriale, la specie stata esclusa dalla lista degli animali feroci e nocivi istituita dalla precedente LN 1420/1923, che ne consentiva il prelievo venatorio durante tutto lanno. Il divieto di uccisione e lo stato di protezione sono stati sanciti successivamente con lentrata in vigore della LN 968/1977. Attualmente, la legge 11 febbraio 1992 n. 157, conferisce alla lontra lo status di specie particolarmente protetta (Art. 2, comma 1). LArt. 26 prevede che sia costituito un fondo regionale destinato alla prevenzione ed al risarcimento dei danni arrecati dalla lontra (allinterno delle aree protette i danni sono risarciti dagli Enti parco, ai sensi della LN 394/1991). Per ogni attivit di cattura a fini scientifici quindi necessaria unautorizzazione sia della Regione (Art. 4 LN 157/92), sia del MATTM (DPR 357, Art. 11), entrambe espresse sulla base di un parere dellISPRA. Diverse regioni hanno demandato la concessione delle autorizzazioni alle province.

A pag. 29 si indicano le cause di morte:


La maggior parte delle informazioni sullincidenza delle cause di morte sono viziate dal fatto si basano su analisi post-mortem di carcasse rinvenute accidentalmente, spesso in seguito ad incidenti stradali, ed pertanto difficile valutare la relativa importanza dei vari fattori. Tra le pi comuni cause di morte si registrano gli incidenti stradali, lannegamento in nasse o altri equipaggiamenti da pesca, il bracconaggio, e le aggressioni interspecifiche ed intraspecifiche (Kruuk 2006; Sidorovich 1991).

Alla luce di quanto riportato e di quanto ulteriormente documentato nel PACLO (doc. 22), a cui si rimanda per l'integrale consultazione, evidente come non si pu autorizzare una centrale in un sito dove esiste la lontra, o, quantomeno, non si pu omettere di considerare in modo serio e puntuale che sul sito esiste la lontra. Ad es., considerato che la principale causa di morte delle lontre rappresentata dal traffico veicolare, opportuno far attraversare il sito con 120 mezzi pesanti al giorno che trasportano legname? E come si ripercuoterebbe sulla sua capacit di riproduzione e/o di semplice sopravvivenza degli individui adulti, qualora scomparissero o si riducessero le specie animali di cui si nutre? B) Nella valle del Mercure esiste un sito paleontologico. Lo attesta una relazione (doc. 23) del dott. Fabio Parenti. Si riporta un breve estratto (pag. 6): la densit di siti paleontologici nell'antico bacino del Mercure ne fa uno dei luoghi pi interessanti

per lo studio dell'evoluzione dell'ambiente nell'Italia peninsulare nell'ultimo milione di anni. A differenza di molti altri giacimenti,in cui ci si deve limitare allo studio del singolo affioramento, nel Mercure esistono ancora le condizioni per lo svolgimento di una ricerca integrata interdisciplinare che porti a una visione di sintesi dell'evoluzione del bacino. Da notare che nel bacino del Mercure sono stati rinvenuti uno scheletro semi completo di elefante, resti di ippopotamo e di rinoceronte attualmente conservati al museo di Rotonda (cfr la suddetta relazione a pag. 4). Sul punto vi stata una omissione di istruttoria totale. C) Nelle zone limitrofe alla centrale esistono colture a marchio DOP Nei comuni di Rotonda, Viggianello, Castelluccio Superiore e Castelluccio Inferiore si coltivano due prodotti pregiati che hanno ottenuto con decreto del 02/04/08 la protezione transitoria grazie alla quale i produttori possono utilizzare in ambito nazionale la denominazione DOP e precisamente: la melanzana rossa e i fagioli bianchi (doc. 24). Degli effetti che una centrale pu avere su tale attivit economica non si fa alcun cenno. D) Altre carenze istruttorie Si evidenzia che la centrale va a ricadere in un sito che pu considerarsi tra i pi tutelati del mondo. Infatti ci troviamo interamente nella zona 2 del perimetro del Parco Nazionale del Pollino individuato dalla Comunit Europea con codice IBA195 (Important Bird Area), e ricompreso nellElenco Ufficiale delle Aree Protette del Ministero dellAmbiente e del Territorio codice Parco Nazionale EUP0008, nonch allinterno della ZPS Pollino Orsomarso IT9310303, e comunque limitrofo alla riserva naturale EUAP0055 Riserva naturale Valle del Fiume Lao, al sito SIC IT9310025 Valle del Fiume Lao, alla ZPS IT9310026 Valle del Fiume Lao, allIBA144 Alto Ionio Cosentino. La fauna ivi residente, peraltro particolarmente protetta nelle sue diverse componenti, consta di ben 17 specie di uccelli in allegato I della Direttiva 79/409/CEE, 3 in allegato II della medesima Direttiva, 2 mammiferi in allegato B e D della Direttiva 92/43/CEE (ovvero, prioritari per lUnione Europea), 3 specie di anfibi in allegato B e D (ugualmente prioritari), invertebrati. Inoltre vi sono piante, e molte altre specie sia vegetali che animali da tutelare, che vanno a formare 11 unit ambientali zoologiche. Nello studio di impatto ambientale (doc. 26), nel parere del nucleo AIA-VIA (cfr all. 2 dell'atto impugnato) e nella VIA non si effettua nessun riferimento nei confronti di quali delle specie tutelate si va ad impattare e quali possano essere le conseguenze derivanti dallattivazione della centrale su di esse, anche a distanza, e come le diverse relazioni intra specifiche (ovvero tra individui della

stessa specie) e inter specifiche (ovvero tra individui di specie diverse e classi diverse) possano subire o meno alterazioni e quindi, a medio e lungo termine (oltre che a breve termine), ci possa influire sulle popolazioni delle diverse specie per le quali il sito stato individuato con pi livelli di tutela. Ovvero, viene completamente omesso l'impatto della centrale sia sulle singole specie che in merito alle interferenze con il sistema ambientale, senza minimamente prendere in considerazione le componenti biotiche, abiotiche e le complesse e fondamentali connessioni ecologiche. In poche parole, manca pressoch tutto ci che fondamentale sia per correttezza scientifica che per legge, per poter valutare correttamente e coerentemente con i principi comunitari, se il progetto possa o meno influire negativamente sulle specie e/o habitat per i quali il Parco stato istituito e per il quale lo Stato Membro si impegnato formalmente a garantirne la tutela. Mancare qualsivoglia riferimento a come le opere previste (e le azioni ad esse connesse, molteplici e costanti, come il prelievo e lo scarico dellacqua, il prelievo di biomassa dai boschi, la produzione di fumi e lemissione di sostanze tossiche) possano incidere sulla numerosa fauna (uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, invertebrati) e flora protetta, non vi alcun cenno ai numerosi habitat ugualmente protetti, molti dei quali prioritari per lUnione Europea (allegato A Direttiva 92/43/CEE), senza svolgere alcun approfondimento e analisi degli impatti prevedibili, possibili, probabili e certi. Nulla o poco detto sul reperimento della biomasse e sulle conseguenze che ci comporterebbe. Il problema serio perch il reperimento di biomasse per approvvigionare una centrale di tale portata non affatto semplice. Infatti lacquisizione di combustibile derivato da biomasse da legname, raccolto localmente, porterebbe ad un forte depauperamento degli ambienti boschivi. Lutilizzo di legname da cippare stimato (da parte Enel) in 380.000 tonnellate/anno (ma si tratta di una sottostima). Non dato capire come e per quanto si intendano prelevare legname da cippare come questo riguardi lIBA dentro la quale si troverebbe ad operare la centrale e quanto e come questo incida su tutte le specie animali, vegetali e sugli habitat protetti (oltre 15 solo nello ZPS Pollino Orsomarso!). E noto a chiunque che gli equilibri ecologici sono estremamente delicati e che ogni componente svolge un ruolo determinante per le altre, inclusa la vegetazione, sia essa viva o morta. Il sottobosco, la vegetazione residuale, i rami caduti, i tronchi caduti, i tronchi vivi ma da tagliare come cippato, i tronchi morti ma non caduti, sono tutti fondamentali per moltissime specie animali e vegetali e funghi. Ad esempio, tra le tante specie per le quali il sito stato protetto vi il Picchio nero (Dryocopus martius) che necessita di boschi misti, di alberi morti e di conseguenza, di una particolare entomofauna (insetti) che in essi vivono e senza i quali non pu sopravvivere. Come si ripercuoterebbe su questa specie (e molte altre!) lapprovvigionamento obbligatorio, affinch la

centrale sia funzionante e produttiva e non in perdita, di ben 120 camion al giorno del legname da bruciare? Verrebbero sottratte, senza alcun limite, infinite quantit di legname ai delicatissimi equilibri ecologici esistenti in questi siti protetti e che caratterizzano i rapporti intra e interspecifici esistenti tra le diverse specie animali, vegetali e funghi che sono alla base della vita estremamente fragile e complessa. Ci sarebbero con certezza assoluta effetti negativi indiretti su moltissime specie protette, sia a breve che a medio e lungo termine, irreversibili e perenni, le popolazioni subirebbero una contrazione, la capacit riproduttiva sarebbe compromessa e nel tempo, le specie per le quali i siti protetti sono stati istituiti, non garantirebbero pi la loro sopravvivenza, venendo meno allobbligo di risultato sancito dallUnione Europea, e venendo meno anche il mantenimento della coerenza della Rete Natura 2000, come richiede la stessa Unione Europea a tutti gli Stati Membri. E va considerato anche un altro aspetto. Come detto, la centrale ogni anno dovrebbe utilizzare (secondo i dati Enel, ma si tratta di una sottostima) almeno 380.000 tonnellate di materiale legnoso proveniente dai boschi. Si evidenzia che in Calabria esistono gi delle centrali a biomasse: 1. Centrale di Rende (CS) della potenza di 14,3 MW lordi (12 netti) appartenente alla societ Actelios (gruppo Falck); 2. Centrale di Strongoli (KR) della potenza di 46 MW lordi (40 netti) appartenente alla societ Biomasse Italia; 3. Centrale di Crotone (KR) della potenza di 22,5 MW lordi (20 netti) ) appartenente alla societ Biomasse Italia; 4. Centrale di Cutro (KR) della potenza di 16,5 MW lordi (14 netti) appartenente alla societ E.T.A. (gruppo Marcegaglia). A tutto questo, infine, si aggiungono le numerose richieste di autorizzazione per nuovi impianti alimentati a biomasse presentate negli ultimi tempi presso la Regione Calabria, come quello previsto a Maierato (VV), con un consumo annuo stimato in 180.000 tonnellate. Mentre in corso un progetto per una nuova centrale a biomasse a Panettieri, di potenza di tra 11,5 e 14 MWe. La potenza lorda complessivamente oggi esercita quindi pari a 99,3 MW. A questo punto sorge una domanda spontanea. Nell'autorizzare la centrale dell'Enel non si doveva tenere conto della realt gi esistente e verificare se c' lo spazio anche per la centrale del Mercure? E non bisognava considerare il fatto che queste centrali hanno avuto difficolt a reperire biomasse e a volte sono state autorizzate a bruciare CDR? E' logico pensare, ma lo sostiene anche l'Enel, che tali quantit di legname non possono provenire dalla sola Calabria e Basilicata, e questo porrebbe ulteriori problemi di carattere ambientale in quanto andrebbero stimati gli impatti generati da un reperimento che vada anche oltre i confini delle suddette regioni e andrebbero stimati gli effetti che si determinerebbero a causa di un ingentissimo traffico di rumorosi mezzi pesanti adibiti al trasporto della materia prima in un sistema viario precario. Per non parlare del rischio che nel Parco

del Pollino possano essere introdotte specie non autoctone. Ad es. si potrebbe verificare l'ipotesi che il legname venga importato da paesi comunitari lontani (o peggio ancora da altri continenti) in cui esiste una differente flora e fauna residente sui e nei tronchi degli alberi. Importare tali tronchi significherebbe importare anche ci che contengono (ad es. insetti, muschi, licheni, piante parassite, ecc.). Cosa succederebbe se nel Parco del Pollino attecchisse una specie diversa? Esiste un rischio di turbare l'equilibrio esistente? Esiste anche il rischio di introdurre delle patologie sia per la flora che per la fauna? E dire che lart. 1 comma 3 della Legge 6 dicembre 1991, n. 394 - Legge quadro sulle aree protettestabilisce:3. I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalit: a) conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarit geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunit biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici; b) applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attivit agro-silvo-pastorali e tradizionali; d) difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici. Aver approvato il progetto sulla centrale del Mercure significa andare nella direzione totalmente opposta rispetto a quanto appena enunciato. 6.4) Violazione e falsa applicazione dell'art 22, comma 3 lett. d), del D.Lgs. 152/06. Violazione e falsa applicazione degli artt. 3 ter e quater del D.Lgs. 152/06. L'art. 22 del T.U. ambientale prevede che: Studio di impatto ambientale. 3. Lo studio di impatto ambientale contiene almeno le seguenti informazioni: d) una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell'impatto ambientale. Nella documentazione presentata dal proponente (doc. 26) non si a riferimento alcuno ad alternative, compresa la zero. La disposizione citata (attuativa dei generali principi di trasparenza e pubblicit dell'agire amministrativo) volta a garantire che l'Autorit competente al rilascio della VIA abbia preso in considerazione tutte le alternative proposte dal committente compresa la c.d. opzione zero, e abbia dunque indicato le ragioni della scelta in modo da rendere noto l'iter

motivazionale della decisione adottata. Tutto ci non accaduto. Ne consegue che la presunta VIA, nonch il parere del nucleo AIAVIA, i quali pretermetteno ogni riferimento a tale questione, risultano essere illegittimi. Tali omissioni sono gravi anche alla luce dei seguenti articoli 3-ter. Principio dell'azione ambientale. 1. La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonch al principio chi inquina paga che, ai sensi dell'articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunit in materia ambientale 3-quater. Principio dello sviluppo sostenibile. 1. Ogni attivit umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualit della vita e le possibilit delle generazioni future. 2. Anche l'attivit della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell'ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalit gli interessi alla tutela dell'ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione. 3. Data la complessit delle relazioni e delle interferenze tra natura e attivit umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell'ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinch nell'ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altres il principio di solidariet per salvaguardare e per migliorare la qualit dell'ambiente anche futuro. 4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l'evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attivit umane Se si fossero considerati seriamente l'opzione zero e gli altri principi generali appena enunciati, non si sarebbe dovuto autorizzare la centrale. Infatti la centrale pu essere considerata un non senso energetico. Le centrali a biomasse nascono per esigenze di comunit locali, in zone solitamente dalla difficile orografia, nelle quali pu essere problematico ed antieconomico larrivo di una linea elettrica

tradizionale a motivo della bassa consistenza numerica della popolazione residente. A queste caratteristiche di norma abbinata la presenza di una significativa quantit di scarti vegetali derivanti dallagricoltura e dalla forestazione, necessari allalimentazione della centrale, che nasce dunque per esigenze strettamente locali. Oltre che sostitutiva dellenergia da fonti tradizionali, una centrale a biomasse pu anche affiancarle, mantenendo comunque le caratteristiche gi ricordate. Lutilit di una centrale siffatta, oltre al soddisfacimento di necessit locali, rappresenta anche un investimento di tutela ambientale, in quanto la CO2 prodotta dallimpianto, che si vuole limitare per ridurre leffetto serra, viene bilanciata da quella assorbita, durante il loro ciclo vitale, dalle piante utilizzate come combustibile. Naturalmente, nel bilancio complessivo deve essere inclusa la CO2 necessaria ai processi di produzione e di trasporto delle biomasse. Conseguentemente, una centrale a biomasse, per essere accettabile dal punto di vista ambientale ed energetico deve inevitabilmente essere alimentata con combustibile proveniente da un bacino circoscritto, pena un bilancio sfavorevole della CO2. E sono proprio i vantaggi ambientali che bilanciano il rendimento assai modesto di questo tipo di centrali (uno tra i problemi delle biomasse rappresentato dal basso potere calorifico, con un rendimento attorno al 26%, circa la met di quello del carbone). Una centrale delle dimensioni mastodontiche come quella del Mercure richiede un quantitativo di combustibile cos elevato da far ritenere che il gioco non valga la candela. Infatti per alimentarla sar necessario disboscare a pi non posso sia in Calabria che in Basilicata e non solo. Infatti le risorse locali saranno sicuramente insufficienti e si dovr far ricorso ad un importante reperimento di materia da bruciare in un ambito anche comunitario e oltre. E affinch ci accada dovranno pervenire presso la centrale almeno 120 camion al giorno i quali dovranno percorrere in alcuni casi anche migliaia di chilometri, con un enorme dispendio di energia. Cosa che per renderebbe pesantemente negativo il bilancio della CO2. Paradossalmente avrebbe pi senso far funzionare la centrale solamente con il gasolio che servir ad alimentare i camion per il trasporto delle biomasse. E senza considerare che in Calabria esistono, per come gi detto, gi delle centrali a biomassa che hanno difficolt a reperire la materia da bruciare (infatti alcune volte sono state autorizzate a bruciare CDR) e che in Calabria non ha senso mettere in funzione altre centrali visto che la regione produce gi circa tre volte l'energia che consuma e sono attualmente in corso autorizzazioni in merito a parchi eolici e ad altri centrali che faranno diventare la Calabria un super produttore di energia elettrica. Di fronte ad un quadro del genere, inserire una centrale nel Parco del Pollino rappresenta una scelta scellerata il cui unico obiettivo rappresentato dall'ottenimento, da parte dell'Enel, degli incentivi statati (c.d. CIP6) e dei certificati verdi. Ma si tratta di vantaggi meramente economici che vanno appannaggio della sola societ Enel la quale intascher lucrosi guadagni dallo

Stato. Senza tali guadagni, una centrale di tale portata non avrebbe avuto senso in quanto il recupero della biomassa sarebbe stato talmente dispendioso che sarebbe stata l'Enel stessa a bocciare il progetto. Allora che senso ha autorizzare una centrale in un parco nazionale se l'unico ente a beneficiarne la societ Enel, la quale vedr innalzati i propri utili in virt dei finanziamenti statali? E che ne facciamo di tutti quei principi dettati dalla normativa europea sulla azione ambientale e sullo sviluppo sostenibile su menzionati? L'autorizzazione unica non poteva certamente essere rilasciata in quanto il progetto insensato, insostenibile e dannoso per il Parco del Pollino. L'unica alternativa possibile al progetto sarebbe stata quella zero. 7) Violazione e falsa applicazione del DPR n. 15/11/93, all. A, misure di salvaguardia del Parco Nazionale del Pollino, e del DPR 02/12/97, preambolo. La centrale del Mercure situata allinterno del territorio del Parco Nazionale del Pollino istituito con DPR del 15/11/93 e riperimetrato con DPR n. 02/12/97 (doc. 25). Tale ultimo decreto, nel preambolo, stabilisce chiaramente Considerato, inoltre, che riguardo alla centrale idro-elettrica del Mercure, nel comune di Laino Borgo, detto impianto ben all'interno del perimetro del parco e interessa un'area per la quale stata segnalata la presenza della lontra, specie di interesse comunitario in base alla direttiva Habitat; che tale centrale costituisce una struttura stabile e non soggetta a modificazioni, che in sede di riassetto del parco tale area potr essere classificata come zona D a minore regime vincolistico, che attualmente la centrale comunque situata in zona 2 il che rende possibili interventi di manutenzione ordinaria. Lintervento autorizzato non certamente riconducibile alla categoria della manutenzione ordinaria (che, del resto, in quanto tale non avrebbe richiesto lattivazione di alcun procedimento per il rilascio dellautorizzazione). E' evidente, allora, la violazione di tale dettato normativo. Le stesse norme di salvaguardia del Parco (allegato A al DPR del 15/11/93) vietano tale opera. Al riguardo, valga considerare quanto stabilito dallart . 7 delle misure ai sensi del quale alla lett c) vengono indicate le sole opere che possono essere autorizzate opere tecnologiche: elettrodotti con esclusione delle opere necessarie allelettrificazione rurale, gasdotti con esclusione delle reti di distribuzione, derivazioni, acquedotti, con esclusione delle reti di distribuzione, depuratori, discariche, ripetitori, captazioni ed adduzioni idriche. Solo tali opere possono essere autorizzate, previa verifica della loro compatibilit con le misure di salvaguardia dellarea protetta e, come agevole constatare, tra esse non vi alcun riferimento a centrali elettriche di sorta. Lunica interpretazione consentita, fedele alla norma, nel senso di un divieto assoluto di un

siffatto tipo di intervento per il quale non pu proprio essere rilasciata alcuna autorizzazione non rientrando lo stesso nel novero delle opere assentibili . Lindicazione contenuta allart. 7 delle misure di salvaguardia, infatti, individua le opere che possono (e non necessariamente debbono) essere autorizzate; tutte le altre, non sono consentite, senza alcuna possibilit di valutazione.

ISTANZA CAUTELARE Nelle more del giudizio di merito si rende in ogni caso necessario disporre la sospensione dell'esecutivit dei provvedimenti impugnati essendo ravvisabile la sussistenza del requisito del fumus boni iuris e il requisito del periculum in mora. Il fumus affidato ai motivi che precedono. Il periculum di tutta evidenza in quanto la messa in esercizio della centrale del Mercure deturperebbe in modo significativo e irreversibile il Parco Nazionale del Pollino con gravissime ricadute sulla integrit ambientale del territorio e sulla salute dei cittadini. E' stato gi detto, infatti, quali sono state le gravi carenze istruttorie in cui si incorsi durante l'iter amministrativo che ha condotto al rilascio dell'autorizzazione. E non sono stati presi seriamente in considerazione i principi della precauzione, prevenzione e sviluppo sostenibile. E' necessario, pertanto, sospendere l'esecutivit dei provvedimenti impugnati al fine di evitare danni irreversibili ad un sito di grandissimo pregio ambientale e protetto con pi livelli di tutela. Per tutto fin qui illustrato e dedotto il ricorrente si rivolge all'Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica affinch, udito il parere del Consiglio di Stato, accolga il presente ricorso annullando gli atti impugnati e prima ancora adotti ogni pi opportuna misura cautelate. Si chiede che gli scritti difensivi delle altre parti siano portati a conoscenza del sottoscritto con assegnazione di un termine congruo per replicare All'atto della presentazione del ricorso saranno prodotti i seguenti documenti: decreto dirigenziale del Dipartimento Attivit Produttive -Settore Politiche Energetiche - della Regione Calabria n. 13109 del 13/09/10; autorizzazione del 2 settembre 2002 della Provincia di Cosenza; parere prot. 6574 del 17 ottobre 2006 dellEnte Parco Nazionale del Pollino; DDG n. 536 dell8/02/2007 del Dirigente Generale del Dipartimento Politiche

dellAmbiente della Regione Calabria; decreto n. 75/AB/2008/D/1532 del 13/10/08 sentenza Tar Catanzaro n. 658/09; nota n. 7550/09 del 28/07/2009 dellEnte Parco del Pollino; verbale della Conferenza dei Servizi del 30/07/2009; delibera del Coniglio Direttivo dellEnte Parco del Pollino n. 64/09 dell'11/08/09; nota del 21/08/2009 dellEnte Parco del Pollino; nota n. 27260 del 08/10/2009 dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza; nota n. 1111 del 28/10/2009 dellEnte Parco del Pollino; DDG n. 22082 del 3/12/2009 del Dirigente Generale del Dipartimento Politiche dellAmbiente della Regione Calabria; DDG n. 23795 del 29/12/2009 del Dirigente Generale del Dipartimento Politiche dellAmbiente della Regione Calabria; ordinanza del Tar Catanzaro n. 180/10; ordinanza del Consiglio di Stato n. 1858/10; domanda di AIA del luglio 2007 proposta da Enel Spa; verbale di conferenza dei servizi del 16/02/10; nota prot. 13021 del 28/07/10; nota n. 0007916 del 12/08/2010; Piano d'Azione per la Conservazione della Lontra; relazione del dott. Fabio Parenti; documento sulla melanzana rossa e il fagiolo bianco di Rotonda; copia DPR del 02/12/97; studio d'incidenza; atto costitutivo; statuto; verbale del Consiglio Direttivo del 20/09/2009. Cosenza, l 24/01/11 Avv. Marcello Nardi