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Introduzione al pensiero complesso


Epistemologia della complessit Di Edgar Morin
Sintesi di Stefano La Rosa

INDICE

Capitolo 1 Introduzione al pensiero complesso (Edgar Morin)


Appunti di Stefano La Rosa

Prefazione Per lungo tempo il pensiero scientifico ha tentato di dissipare lapparente complessit dei fenomeni cercando di rivelare lordine semplice al quale obbediscono. Questa missione, a ben vedere, destinata a fallire: le modalit di semplificazione pi che rendere semplice la realt finiscono per mutilarla, producono pi cecit che delucidazioni. La stessa parola complessit e il suo reale valore semantico vanno compresi perch al suo interno contengono confusione, incertezza. E complesso ci che non pu essere ricondotto ad unidea semplice. La complessit non potr mai essere definita in modo semplice e prendere il posto della semplicit. Lambizione del pensiero semplice era quella di controllare e dominare il reale. Oggi invece dobbiamo essere capaci di operare CON il reale, di dialogare con lui. Dobbiamo innanzitutto dissipare due illusioni. 1) Noi non possiamo e non dobbiamo pensare di eliminare la semplicit. Il pensiero complesso rifiuta le conseguenze mutilanti, riduttive, unidimensionalizzanti e alla fine accecanti del pensiero semplice 2) La complessit non pu essere sinonimo di completezza. Essa ambisce alla multidimensionalit ma consapevole dellimpossibilit della conoscenza completa. Adorno diceva: la totalit la non-verit. Pascal: tutte le cose sono aiutate e aiutanti, mediate e immediate e tutte si tengono tra loro attraverso un legame naturale e insensibile che lega le pi lontane e le pi diverse. Quindi possiamo dire che il pensiero complesso teso tra laspirazione a un sapere non parcellizzato e il riconoscimento dellincompletezza di ogni conoscenza. Par. 1 - Lintelligenza cieca
1. Dobbiamo prendere coscienza di alcuni aspetti riguardanti la condizione

umana:
a) La causa dellerrore non lerrore di fatto (errata percezione) o lerrore

logico (incoerenza) ma lerrore sta nel modo in cui il nostro sapere organizzato in teorie; b) Un certo tipo di ignoranza legata al modo in cui la scienza si sviluppata; c) Luso degradato della ragione conduce ad un nuovo tipo di cecit (ignoranza); d) Se osserviamo, il progresso cieco e incontrollato della conoscenza ha prodotto morte e distruzione (latomica, disastri ecologici, manipolazioni genetiche). Io voglio dimostrare che tutto questo il prodotto di un modo mutilante di organizzare la conoscenza, incapace di riconoscere la complessit del reale.
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Lorganizzazione della nostra conoscenza avviene di solito in questo modo: noi tendiamo a selezionare i dati significativi e a scartare quelli non significativi. Ci avviene separando (distinguiamo i concetti) e unendo (associamo i concetti identificabili), creando gerarchie (mettiamo in evidenza il principale rispetto al secondario) etc. Questa organizzazione si basa sulla logica, ma si tratta di principi sovra-logici (paradigmi) che governano la nostra visione del mondo. Noi dobbiamo rifuggire da una visione unidimensionale. Il salto tra la concezione geocentrica e quella eliocentrica stata frutto di un modo nuovo di organizzare la conoscenza. Noi viviamo sotto il dominio dei principi di disgiunzione, di riduzione e di astrazione. Cartesio ha formulato quello che Morin definisce il paradigma della semplificazione separando il soggetto pensante (ego cogitans) dalla cosa estesa (res extensa) cio la filosofia dalla scienza. Dal XVII secolo la nostra conoscenza si basa su questa impostazione. Questo ha prodotto indubbiamente enormi progressi alla conoscenza ma ha cominciato nel XX sec. a produrre anche conseguenze negative. Questo principio di disgiunzione ha separato tra loro i tre grandi campi della conoscenza scientifica: la fisica, la biologia e la scienza delluomo. Per rimediare a questa disgiunzione (semplificante) si fece unaltra semplificazione: la riduzione del complesso al semplice. Ci si ottenne attraverso la ricerca di un Ordine Perfetto che fosse lOrdine dellintero universo. Una conoscenza simile si fondava sulla misura e sul calcolo ma la matematizzazione e la formalizzazione hanno via via disintegrato lesistente per ridurre tutto a formule governanti la realt quantificata. Il pensiero semplificante inoltre si rivelato incapace di congiungere lUno e il Molteplice perch unisce ci che contiene diversit e giustappone arbitrariamente le diversit senza concepire lunit. Cos si arriva allintelligenza cieca, che isola gli oggetti dal loro ambiente circostante e non concepisce il legame inscindibile che lega losservatore e la cosa osservata. I media producono un basso incretinimento, le Universit un alto incretinimento. Questa ignoranza a sua volta ignorata dagli studiosi e provoca un allarmante oscurantismo scientifico. Lincapacit di concepire la complessit della realt socio antropologica nella micro dimensione individuale e macro dimensione planetaria ha portato ad una tragedia. La politica per potere manipolare le menti ha dovuto necessariamente essere semplificatrice e manichea ma la strategia politica richiede una conoscenza di tipo complesso. Cos la complessit? E un tessuto (complexus = tessuto insieme) di elementi eterogenei inseparabilmente associati. Racchiude in s lUno e il Molteplice. In secondo luogo essa il tessuto di fatti, azioni, interazioni e retroazioni che costituiscono il mondo fenomenico. In questo senso il complesso appare come unaccozzaglia disordinata, un inestricabile e incerto agglomerato di oggetti. Ecco perch la conoscenza ha cercato di mettere ordine, di gerarchizzare, di sistematizzare. Simili operazioni inevitabilmente hanno finito per renderci ciechi perch, depurando, riducendo, separando, hanno

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eliminato elementi importanti del complexus. E cos si scoperto che latomo non la particella elementare, e che il cosmo non una macchina perfetta ma un processo in fase di disintegrazione e di riorganizzazione. La vita, cio, non una sostanza, bens un fenomeno di auto eco organizzazione complesso che produce autonomia. La difficolt del pensiero complesso sta nel dover affrontare il disordine, lincertezza. E pu riuscirci elaborando un nuovo paradigma della complessit: al paradigma della disgiunzione/riduzione/unidimensionalizzazione occorrerebbe sostituire un paradigma di disgiunzione/congiunzione che consenta di disgiungere senza distinguere, di associare senza identificare o ridurre. Lintenzione dellautore non quella di fissare i comandamenti del pensiero complesso ma sensibilizzarci rispetto alle carenze del nostro pensiero e farci prendere coscienza della patologia contemporanea del pensiero. La patologia della mente porta alla iper semplificazione La patologia dellidea porta allidealismo La patologia della teoria porta al dogmatismo e al dottrinarismo La patologia della ragione porta alla razionalizzazione che rinchiude il reale in un sistema parziale e unilaterale Solo il pensiero complesso ci consente di civilizzare la nostra conoscenza.

Capitolo 2 Tracciato e disegno


Il procedimento dellautore su due fronti, apparentemente divergenti: reintegrare luomo tra gli esseri naturali, ma senza con ci ridurlo ad essi. Si tratta cio di sviluppare contemporaneamente unepistemologia della complessit adeguata alla conoscenza delluomo. Finora si cercato di stritolare la differenza riducendola ad unit e occultare lunit guardando solo la differenza; lautore cerca invece di superare questa alternativa tentando di integrare la verit delluno e dellaltro (unit molteplice). Sembra dunque necessaria e inevitabile una rivoluzione paradigmatica della conoscenza. E gi ora ci che sembrava il piedistallo della conoscenza si sta incrinando. 2.1 Amerindia. Noi abbiamo scoperto gi le prime cose dellAmerica ma continuiamo a pensare che si tratti dellIndia. Nella scienza classica sono avvenute due brecce fondamentali: la breccia microfisica (latomica, il nucleare etc.) che ha introdotto delle contraddizioni sul concetto di materia, lalea nella conoscenza, e la breccia macrofisica che un insieme due dimensioni che fino a quel momento sembravano assolutamente separati ed eterogenei: lo spazio e il tempo. Avvicinandoci allo studio della velocit della luce le nostre certezze si sono sgretolate e lo spazio e il tempo hanno smesso di essere entit assolute ed indipendenti. Di qui una conseguenza importante: il semplice non pi fondamento di tutte le cose, ma un passaggio tra due complessit, quella microfisica e quella macrofisica. La teoria dei sistemi ha un campo, in linea di principio, vastissimo perch ogni realt conosciuta pu considerarsi un sistema, cio unassociazione

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combinatoria di elementi diversi. Essa rivela per almeno tre facce contraddittorie: c un sistemismo fecondo (legato a un principio di complessit) un sistemismo vago e piatto (basato sulla ripetizione di verit rese asettiche e un system analysis che risulta essere il contrario del sistemismo perch implica operazioni, appunto, di analisi riduttiva). Tuttavia il sistemismo presenta dei pregi: 1) ha recuperato la centralit della unit complessa: il tutto non si riduce alla somma delle sue parti; 2) ha concepito la nozione di sistema non come una nozione reale, ma vaga e ambigua; 3) ha recuperato un livello di inter disciplinariet che consente di concepire da un lato lunit della scienza e dallaltro la differenziazione delle scienze. 2.3 Il sistema aperto in origine legato al secondo principio della termodinamica [da appunti miei] secondo cui il calore flusso di energia- si trasferisce da corpi caldi a quelli pi freddi e che questa trasformazione di stato irreversibile e determina un passaggio di stato da uno ordinato ad uno disordinato entropia). Da un punto di vista biofisico, infatti, l'Uomo un
sistema aperto. Il carattere dissipativo dei sistemi biologici aperti consente la dispersione dell'entropia all'esterno permettendo, cos, all'organismo vivente di assorbire energia dall'ambiente esterno senza subire un aumento catastrofico della propria entropia. Le Leggi della Termodinamica applicate ai sistemi aperti, come quelli biologici, ci ammoniscono a mantenere basso lo stato di entropia, ossia di disordine, dell'ambiente che ci circonda.]

I sistemi viventi si fondano su una struttura riconducibile ad un sistema aperto: luomo acquista energia dallalimentazione esterna. Un sistema chiuso, in cui gli scambi di energia con lesterno sono nulli (ad es. una pietra) in stato di equilibrio. Al contrario, una candela, una cellula o lorganismo umano (sistemi aperti) sono in stato di squilibrio perch c una continua ricerca di nuova energia. Senza la quale c il deperimento. Questo squilibrio nutritivo consente di avere per un apparente equilibrio, uno stato stazionario nel quale le strutture costituenti cambiano (ad esempio le cellule dellorganismo) ma la struttura resta immutata (si pensi ad es. ad una piscina con continuo ricambio dacqua). Si pu dire dunque che: 1) le leggi di organizzazione del vivente sono di squilibrio, ma si tratta di squilibrio compensato. 2) Lintelligibilit di tale sistema dato dalla sua relazione con il mondo esterno e questa relazione costitutiva del sistema. La conseguenza immediata di ci che la realt sia nel legame sia nella distinzione tra il sistema aperto e lambiente circostante; insomma la realt pu essere compresa solo nella sua relazione con il suo ambiente, che gli intimo ed estraneo al tempo stesso. Dobbiamo quindi operare un rovesciamento epistemologico: finora la scienza classica ha classificato e ridotto il reale a sistema chiuso. Questo modo di pensare va rovesciato. 2.4 Linformazione un concetto legato alla cibernetica (la scienza dellinformazione). Un programma (software) portatore non solo di informazioni ma anche di organizzazione, perch ordina al calcolatore una serie di operazioni. Questo meccanismo pu estendersi al campo biologico.

Infatti il DNA non altro che una serie di codici-messaggio che stanno alla base della ri-produzione cellulare. Questo rientra nella teoria della comunicazione. La mutazione genetica non altro che un errore (un rumore) nella comunicazione. Si pu anche dire che lentropia, cio il disordine inversamente proporzionale allinformazione, cio cresce al decrescere dellinformazione. Linformazione un concetto indissolubilmente legato allorganizzazione, un concetto-problema, non un concetto soluzione. Non ancora delucidato. E un concetto - punto di partenza. 2.5 Lorganizzazione pu considerarsi uno sviluppo della teoria dei sistemi. C una differenza tra organizzazionismo e organicismo. Questultimo un concetto sincretico, romantico e anche abbastanza confuso, che rimanda lorganismo ad una totalit armoniosamente organizzata. Luniverso come un organismo e lo stesso dicasi per la societ umana. Lorganicismo quindi paragona la societ ad un organismo biologico. Si fonda su questa analogia. Lorganizzazionismo invece cerca i principi di organizzazione e i principi evolutivi di tali principi. Lorganizzazione vivente (ovvero lauto-organizzazione) supera le teorie sopra enunciate. Essa si basa su un modello auto riproduttivo e auto organizzativo. a) Lorganizzazione vivente non obbedisce al 2 principio della termodinamica b) Von Neuman (pr. Fon Noiman) introduce il paradosso della differenza tra macchina vivente e macchina artificiale. La macchina artificiale costituita da parti estremamente affidabili ma nel suo insieme non lo perch basta un guasto ad una sua parte per renderla fuori uso. E quindi una macchina organizzata ma non auto organizzata. La macchina vivente invece costituita da parti non affidabili (molecole o cellule che si degradano facilmente) ma nel suo insieme molto efficiente e affidabile. Possiamo quindi ricavarne il principio che la disorganizzazione (semplice) e lorganizzazione complessa sono in stretto nesso intrinseco e da qui deriva la riorganizzazione, quella che viene chiamata entropia negativa (cio lopposto dellentropia, detta anche neghentropia). La logica che dobbiamo seguire, come si vede, non la logica a cui siamo abituati, ma una logica della complessit, PARADOSSALE, perch lentropia, (cio il disordine) contribuisce a quella organizzazione che tende (nello stesso tempo) a condurre alla rovina. Questa logica postula la complessit. c) Loggetto organizzato fenomenicamente individuale. Nelloggetto auto organizzatore intrinseco il principio di organizzazione. Il sistema vivente dotato di autonomia; in quanto tale si separa dallambiente ma nello stesso tempo si lega allambiente in quanto sistema aperto allo scambio (di energia). Ecco perch viene chiamato sistema auto - eco organizzatore, dove eco sta per ambiente. Senza lambiente il sistema non autosufficiente. PAG.31
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La complessit un terreno noto in filosofia. Nella scienza compare nel XX sec, nella macro e microfisica. Nella micro la particella elementare si comporta ora come onda e ora come corpuscolo. Nella macrofisica spazio e tempo interagiscono in modo contraddittorio e la velocit della luce viene coinvolta nel determinare questa relazione interattiva tra le due dimensioni. Ma lo spazio intermedio veniva ridotto in modo semplicistico. E con la cibernetica da un lato e con Von Neuman dallaltro che la complessit entra prepotentemente nella scienza. Cos la complessit? A prima vista un fenomeno quantitativo: lestrema quantit di interazioni e interferenze tra un gran numero di unit. Ma laspetto quantitativo non sufficiente a descrivere la complessit. Che invece ha a che fare con il caso, con una quota di incertezza, insita in tutti i sistemi viventi. Questa incertezza convive con il sistema altamente organizzato; essa fa parte del disordine, sempre commisto allordine. Ci che contraddistingueva la scienza era la lotta contro limprecisione, lambiguit, la contraddizione. Ora bisogna accettare limprecisione. Occorre riconoscere alcuni fenomeni come la libert e la creativit che sono inspiegabili fuori dal quadro complesso. La superiorit delluomo sul calcolatore proprio questa. Piaget aveva intuito questo ma si era fermato sulla sponda del Rubicone. Noi dobbiamo attraversare il Rubicone e avventurarci nei territori nuovi della complessit. Soggetto e oggetto sono parte di un medesimo sistema. Essi si pongono luno di fronte allaltro in modo reciproco e inseparabile in una relazione sistema auto-organizzatore / eco-sistema. Nella dimensione positivista della scienza il soggetto stato eliminato dalla scienza, in quanto esso al di sopra del reale, re delluniverso. E dallaltra parte si operata uneliminazione metafisica delloggetto. Loggetto fa parte della res exstensa, luomo res cogitans, Dualismo cartesiano che regner nellimpostazione scientifica per molti secoli. Questi due termini che stanno apparentemente in un rapporto disgiuntivo (o luno o laltro) coesistono sempre e sono inseparabili. Non c oggetto se non in relazione ad un soggetto e viceversa. Nessuno dei 2 concetti autosufficiente. Essi sono inscindibilmente legati insieme. Il tema solleva quello del paradosso del doppio specchio: la coscienza una realt (specchio) e una non realt (riflesso). Possiamo avanzare lipotesi che il soggetto riflette il mondo e che nello stesso tempo il mondo rifletta il soggetto. Possiamo dunque arrivare al Paradigma dellOccidente: LOggetto tutto per la scienza perch tutto ci che conoscibile, isolabile e di conseguenza manipolabile. Ma se manipolabile anche NIENTE. Il soggetto daltra parte lignoto, lindeterminato, perch specchio, perch estraneo, perch totalit. Luomo il TUTTO-NIENTE. Perch Niente esiste senza di lui ma tutto lo esclude. Luomo rumore (errore) di fronte alloggetto. Soggetto e oggetto sono costitutivi uno dellaltro. Il mondo sta nella mia mente, che allinterno del mondo. Esse stanno in una relazione complessa dominata dalla incertezza. Occorre aprirci ad una conoscenza pi ricca (complessa) e meno certa. Nella scienza, quando alcune certezze si frantumano, si aprono nel contempo nuovi prolifici scenari, si aprono nuovi orizzonti di ricerca che in precedenza avrebbero potuto apparire contraddittori (Niels Bohr)

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Sul piano epistemologico puro dobbiamo avere un punto di vista, anzi un meta punto di vista. In particolare occorre un meta sistema di carattere logico che esamini la teoria dal punto di vista della sua consistenza interna. Il teorema di Godel per ci ammonisce sulla indecidibilit che si trova in ogni sistema formalizzato. (ogni sistema formalizzato contiene almeno una proposizione che indecidibile, una breccia nel sistema). E vero pure, per, che la conoscenza seppure attraverso continui fallimenti ed errori avanza e progredisce, di meta sistema in meta sistema anche se si formano sempre nuove ignoranze. Ogni progresso della scienza si attua attraverso la frattura di sistemi chiusi. Questo non vale solo per la scienza ma anche per i sistemi auto eco organizzatori viventi. Le due nozioni, prese in senso assolute, presentano lacune. Ma se ciascuna di esse riconosce questa lacuna, questo squarcio diventa apertura su di un probabile superamento. Questa lidea di una scienza nuova (Vico) una trasformazione multidimensionale basata sul superamento di alcuni imperativi ineludibili della vecchia impostazione, a cominciare dellineluttabilit della parcellizzazione disciplinare e del frazionamento teorico.

2.10 Lautore tenta di dare unit alla nozione di scienza. Ovviamente non in senso riduzionistico ma che contempli ad un tempo lunit e la diversit, cio la interdisciplinariet. Questo non viene attuato secondo il modello positivista (che proibisce di rivolgere lo sguardo laddove c lincerto). Vanno recuperate innanzitutto le dimensioni dellinventiva e della creativit. I grandi problemi della conoscenza sono stati rispediti nel cielo cio nella filosofia, lo Spirito, la Libert. Finora la scienza ha manipolato loggetto, che si adeguato alla scienza. Ora giunto il momento che la scienza si adegui al suo oggetto. 2.13 Le alternative classiche, riconducibili all o/o , vanno sostituite con l e/e. Il riduzionismo ha sempre suscitato la nascita, per opposizione di una corrente olistica fondata sul concetto di globalit/totalit Ma questo olismo risultato vuoto e insipido.. La scienza nuova vuole trasformare queste nozioni alternative in nozioni complementari. 2.12 Occorre dunque una svolta paradigmatica: lOntologia dellOccidente era fondata su entit chiuse non comunicanti, era basata su una logica omeostatica in cui lequilibrio era mantenuto mediante lespulsione della contraddizione e dellerranza. Limmaginazione, la creazione, lilluminazione erano viste come entit fuorvianti. Bisogna cambiare le basi di partenza. Non c niente di pi facile che spiegare una cosa difficile muovendo da premesse semplici ammesse contemporaneamente dal locutore e da chi ascolta. Ma non c niente do pi difficile che modificare il concetto angolare, lidea di fondo che sostiene tutto ledificio intellettuale. E a questo dobbiamo prepararci.

Capitolo 3 Il paradigma della complessit


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Il paradigma della semplicit mette ordine nelluniverso e ne caccia il disordine. Questo principio vede sia luno sia il Molteplice ma non pu lUno essere nello stesso tempo Molteplice. Il principio opera o per disgiunzione separando o per riduzione unendo. Cos luomo viene sezionato nei suoi vari aspetti: biologico e culturale, il cervello e la mente sono scissi in due ambiti separati, senza considerare che luna non esiste senza laltra. Questa impostazione stata gravida e feconda di grandi conquiste e scoperte (la gravitazione, lelettromagnetismo, il nucleare etc.) Questa ossessione della parcellizzazione ha mosso gli scienziati a ricercare la tessera elementare delluniverso: e cos dalla molecola si passati allatomo, poi al nucleo e agli elettroni, poi al quark. Poi si rinunciato allidea stessa di tessera elementare. Infine, nel XIX sec., si avuta lirruzione di un evento fondamentale: la termodinamica, che ha portato lidea del disordine nelluniverso. Il primo principio dice che ogni lavoro produce calore, che nella realt un moto disordinato di molecole in movimento. Lebollizione un semplice esempio: le molecole si disperdono in modo disordinato nellatmosfera. Il secondo principio sostiene che il calore flusso di energiasi trasferisce da corpi caldi a quelli pi freddi e che questa trasformazione di stato irreversibile e determina un passaggio di stato da uno ordinato ad uno disordinato.

3.3 Il secondo principio da un lato metteva in evidenza la tendenza allentropia generale, dallaltro che lUniverso tende alla riorganizzazione. Una conquista relativamente recente la considerazione che lordine e il disordine, pur essendo da un certo punto di vista uno nemico dellaltro, cooperano per organizzare lUniverso. In fondo il big bang inizia con un enorme deflagrazione, un enorme disintegrazione dalla quale prende origine il tutto. Lorganizzazione delluniverso ha origine da un momento distruttivo. Quindi il mondo si organizzato disintegrandosi. Questa unidea tipicamente complessa, nel senso che dobbiamo unire insieme due nozioni che apparentemente sembrano escludersi: lordine e il disordine. In determinati casi dei fenomeni disordinati sono necessari alla produzione di fenomeni organizzati. Eraclito diceva morire di vita, vivere di morte. Oggi sappiamo che cos: i nostri organismi si riproducono grazie alla degradazione di altri organismi. Vivere un continuo morire e ringiovanire. E a forza di ringiovanire invecchiamo. Oggi gli scienziati, dopo le tante contraddizioni in cui sono incappati nello studio della macro e microfisica sono aperti ad una nuova metafisica. Si rivolgono spesso alla cultura orientale, ai mistici per trovare una visione riconciliata, euforica del mondo. In questo modo per essi sfuggono alla complessit. Per superare le contraddizioni dellesistenza si rifugiano in visioni alternative. Laccettazione della complessit laccettazione della contraddizione: larmonia della disarmonia. Larmonia nella disarmonia e viceversa. 3.4 La complessit del reale difficile. Lo stesso concetto di soggetto di difficile comprensione. Soltanto se comprendiamo lidea di autonomia, possiamo capire lidea di soggetto. Soggetto non lessere pensante dotato di coscienza, o di emozioni. Soggetto chi pu dire IO, mettersi nella posizione dellIo. Nessuno pu dire IO per qualcun altro, fosse anche il suo gemello omozigote. Poter dire IO significa stare al centro del proprio mondo.

Autonomi non significa essere indipendenti. Quando ci mettiamo al centro del nostro mondo mettiamo nel contempo i nostri. I nostri cari. Dai quali siamo dipendenti. Il soggetto complesso: autonomo ma dipendente. 3.5 Lautonomia dunque si nutre di dipendenza. Dipendiamo da una cultura, da un linguaggio, dai nostri stessi geni. Noi possediamo i geni che ci possiedono. Nel libro Origine della coscienza si racconta che in origine nella mente vivono due stanze: una era occupata dal potere e laltra dalla vita quotidiana. Ad un certo punto il muro che separava queste stanze si ruppe creando una comunicazione. Ecco nascere la coscienza. Noi conserviamo queste due stanze. Noi non siamo del tutto liberi ma siamo capaci di libert. Facciamo delle scelte anche se queste scelte non sempre sono libere, ma sono indotte, condizionate, a volte anche in modo occulto. Nellottica classica quando si presenta una contraddizione un segno di errore. Nella visione complessa invece lerrore il raggiungimento di una falda profonda della realt, intraducibile nella nostra logica. La complessit non completezza. Infatti la completezza ci porta al concetto di totalit, di esaustivit. Invece la complessit porta con se la nozione di incertezza, di non verit. Inoltre non bisogna confondere la complessit con la complicatezza- Questultima infatti lestremo aggrovigliamento delle inter retro azioni ed in qualche modo uno dei costituenti della complessit ma non si riduce ad essa. Quali sono gli strumenti della complessit? Sono strumenti di natura razionale, che affondano nella ragione. Dobbiamo distinguere la razionalit dalla razionalizzazione. La razionalit il gioco, il dialogo che la nostra mente fa in modo incessante creando le strutture logiche. Ma per quanto sia sviluppato il nostro cervello non riuscir a cogliere tutto ci che insito nellUniverso. La razionalizzazione invece consiste nel voler rinchiudere la realt in un sistema coerente e tutto ci che contraddice quel sistema coerente viene scartato.. Razionalit e razionalizzazione hanno la medesima origine, dunque, ma sviluppandosi diventano nemiche una dellaltra. La paranoia, ad esempio, una forma di razionalizzazione, seppure delirante. Tra queste forme non c una frontiera precisa, un confine, un segno di allarme. Un tempo i filosofi rifiutavano le religioni ritenendo che fossero state inventate dai preti per ingannare la gente. Senza rendersi conto della profondit della sensibilit religiosa nellessere umano. E cos scivolavano nella spiegazione semplicistica di ci che la loro ragione non riusciva a capire. E stato necessario che la ragione diventasse autocritica. Quando osserviamo le popolazioni primitive notiamo che essi passano il loro tempo a fare riti di stregoneria, si dedicano alla magia etc. Essi non sono dotati di razionalit? Certo che ne sono dotati, in massimo modo. Anche noi siamo intrisi di mitologia, ma di altro tipo. Abbiamo dunque bisogno di un arazionalit autocritica, unico correttivo al delirio logico. Esistono due tipi di delirio. Uno quello dellincoerenza assoluta (parole a caso) laltro quello della ricerca della coerenza assoluta. Contro questo delirio lunica risorsa la razionalit autocritica e il ricorso allesperienza. Nessun pensatore avrebbe mai immaginato quanto fosse complesso un semplice batterio. La scoperta

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scientifica figlia della razionalit autocritica, della continua modificazione della nostra visione del mondo e delle cose.
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Un altro principio utile alla comprensione complessa del reale lutilizzo dei macro concetti. Latomo un aggregato di particelle, il sistema solare una costellazione, allo stesso modo noi dobbiamo pensare per costellazioni e correlazioni di concetti. Dobbiamo andare al cuore dei concetti perch le frontiere, i confini sono sfumati. Pensiamo allamore e allamicizia. Esistono situazioni intermedie tra i due fenomeni (amori amicali, amicizie amorose). Ma al cuore i concetti sono chiari e distinti.
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Tre sono i principi fondamentali per comprendere la complessit:

a) il principio dialogico che associa due termini in qualche modo antagonisti

e nello stesso tempo complementari. Ad esempio nel sistema vivente abbiamo unentit stabile, il DNA, ed un altro instabile costituito dagli aminoacidi (che formano proteine che si degradano e si ricostituiscono continuamente). Quindi abbiamo un sistema che consente lesistenza fenomenica e a contatto con lesterno (le proteine) ed unaltra che garantisce la riproduzione (il DNA). Questi termini sono necessari uno allaltro, ma sono anche antagonisti. La riproduzione sessuale (quindi trans individuale) complementare a quella dellesistenza individuale. Il principio dialogico consente di mantenere la dualit in seno allunit. b) Il principio ricorsivo (ricorso di organizzazione). Per spiegare questo principio pensiamo al vortice. Ogni suo momento prodotto e produttore delleffetto. Noi umani siamo il prodotto di un processo di produzione anteriore a noi ma siamo a nostra volta produttori di un nuovo processo. Tutto ci che prodotto ritorna su ci che lo produce in un ciclo che esso stesso autocostitutivo, auto organizzatore e auto riproduttore. c) Il principio ologrammatico. In un ologramma ogni singolo punto contiene in s la quasi totalit dellinformazione. Non solo la parte nel tutto ma il tutto nella parte. Questo principio presente sia nellambito biologico (cellula, nucleo, DNA) sia nellambito sociologico. Lidea costituisce un superamento sia dellimpostazione riduzionistica classica, sia di quella olistica. Questi tre principi sono ovviamente legati insieme e interconnessi.
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Noi abbiamo bisogno di un meta punto di vista che ci consenta di osservare il reale nella sua complessit. Pensiamo ad un campo di concentramento: noi dovremmo avere delle torrette sopraelevate che ci consentono di guardare meglio lambiente. Non possiamo raggiungerlo in pieno perch i teoremi di Tarski e Godel ci insegnano che ogni sistema aperto contiene una breccia, una falla e quindi non ci sar mai un sistema che riesca a auto spiegarsi da s in modo totale. Lunica cosa che possiamo fare quella di includere noi stessi nellosservazione. Solo cos possiamo avere un meta punto di vista.
11. Cartesio ha separato la scienza dalla filosofia. Ha operato con lo

strumento della disgiunzione questa frattura tra cultura umanistica e


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cultura scientifica. Il paradigma di semplificazione, frutto del pensiero cartesiano, ha dominato in modo incontrastato per secoli. Esso si basa fondamentalmente sul concetto di riduzione e disgiunzione. Il pensiero complesso non ha un vero e proprio paradigma: ma sicuramente se il vecchio paradigma quello ora enunciato il nuovo paradigma sar di segno opposto, e cio fondato sulla distinzione, sulla congiunzione e sulla implicazione. LUno e il Molteplice vanno distinti ma congiunti, senza che il primo si dissolva nel secondo. La complessit si fonder sul predominio della congiunzione complessa.

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