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NIDI E SERVIZIO PUBBLICO.


LEmilia-Romagna come laboratorio di innovazione sociale.
di Paola Marani, consigliera regionale e responsabile welfare del PD di Bologna
a mesi a Bologna, con un dibattito che ha finito per investire anche la dimensione regionale, ci si interroga sul futuro del sistema di welfare locale. I fondi destinati al sociale trasferiti dallo Stato alla Regione hanno subito una riduzione del 75%, i tagli agli enti locali e i tetti di spesa relativi al personale non solo impediscono lampliamento dei servizi, ma stanno mettendo a dura prova la possibilit di mantenere lattuale offerta. Lo scenario che si prefigura, in vista dellapprovazione della legge delega sullassistenza del governo, unidea di welfare residuale e caritatevole, che nega lesigibilit dei fondamentali diritti sociali per linfanzia, i disabili e gli anziani non autosufficienti. La nostra Regione ha la percentuale pi alta dItalia di donne che lavorano (oltre il 60%) e ha saputo tenere insieme, fino ad oggi, sviluppo e servizi alle persone, in quanto fattori determinanti del nostro modello di coesione sociale. Linvestimento pi significativo nelle politiche sociali dei nostri Comuni stato quello sui servizi alla prima infanzia: oltre il 30% dei bambini da 0 a 2 anni in Emilia-Romagna frequentano asili nido, che per il 70% sono pubblici e per il 30% sono gestiti da privati. Si tratta di unofferta presente nella quasi totalit dei Comuni e caratterizzata dal fatto che i Nidi sono diventati sempre pi punti di diffusione di una cultura delleducazione e di sostegno alla genitorialit. Questo grazie a uno straordinario processo di partecipazione che ha saputo cogliere le esigenze delle famiglie, le istanze pi avanzate del pensiero pedagogico, una generazione di educatori fortemente motivati e consapevoli della rilevanza di un servizio rivolto a una fascia di et cos delicata. Non va poi dimenticato che negli stessi anni lassunzione della sfida educativa volta alla conciliazione fra diritti dei bambini, esigenze sociali e didattiche, ha visto la nostra Regione supplire allassenza dello Stato nellistituzione delle scuole materne, nella diffusione del tempo pieno (avviato dalle amministrazioni locali) e nellintegrazione dei bambini disabili nei servizi educativi e nella scuola. Le istituzioni locali, sopperendo con risorse proprie, hanno in questi anni contrastato il costante disinvestimento dello Stato, che ha portato a una progressiva riduzione del tempo scuola e a disattendere allobiettivo di generalizzazione della scuola dellinfanzia. E tuttavia, oggi, le istituzioni locali non solo non sono pi in grado di svolgere questo ruolo di supplenza, faticano anche a garantire i servizi di loro competenza e a rispondere a una domanda che cresce nella quantit e nella complessit. Nel dibattito di questi mesi, che ha investito la comunit regionale in tutte le sue componenti, si sono misurate due correnti di pensiero: chi ritiene prioritario conservare ci che si costruito pur consapevole che di anno in anno il sistema dellofferta sar

redazionale

sempre meno in grado di rispondere alla domanda; e chi ritiene vadano ricercate nelle energie sociali, economiche e culturali della comunit nuove opportunit di rilancio e allargamento dei servizi. Anche la grande ricchezza del volontariato, a oggi in parte inespressa a causa dellincapacit del sistema di aprirsi ad apporti esterni, potrebbe e dovrebbe riuscire a integrarsi in maniera organica nella rete dei servizi. questa unestrema semplificazione di quel principio di sussidiariet pi volte richiamato negli ultimi mesi e visto con preoccupazione da parte di chi intravede in questo disegno la rinuncia del pubblico a garantire i diritti sociali e la frantumazione del sistema dellofferta. Credo che la sfida di oggi per chi amministra nellottica del bene comune stia nella capacit di promuovere una corresponsabilit che valorizzi tutte le risorse disponibili, rafforzando il ruolo del servizio pubblico nella programmazione, regolazione e regia delle politiche sociali. Non si tratta di indebolire il ruolo del pubblico ma di attrezzarlo, facendo s che la funzione di controllo, indirizzo e supervisione garantisca i requisiti pubblici di qualit e accesso dei servizi. In materia di Nidi, la nostra Regione ha saputo costruire un modello fortemente strutturato sul piano sociale ed educativo, con standard e regole che devono rappresentare la cornice dentro cui possano muoversi i vari gestori, pubblici e privati. La diffusione di sperimentazioni da parte di soggetti diversi, a partire dalle forme di autorganizzazione delle famiglie, non possono prescindere dalla centralit del bambino e dalla qualit delle figure professionali che se ne occupano. Allo stesso modo, laddove mutano le esigenze delle famiglie (sempre pi sole) e aumenta la flessibilit del lavoro, sempre pi indispensabile ricercare il punto di equilibrio fra le esigenze familiari e il rispetto dei diritti di tutti i bambini. questa la sfida che deve investire le amministrazioni pubbliche: ripartire dai bisogni, essere in grado di adeguare lofferta pubblica ai cambiamenti sociali, offrire opportunit anche a quel 70% dei bambini che, per scelta o necessit, non frequentano i Nidi; inoltre, far s che le iniziative delle famiglie, delle aziende, del privato profit e no profit siano ancorate a un sistema di regole e controlli capaci di garantire sicurezza, qualit e pari opportunit.

HANDICAP E FELICIT NELLA CITT DI TUTTI


di Rita Moriconi, consigliera regionale PSI-Gruppo PD
a felicit forse una delle cose pi difficili da definire, ma sicuramente costituisce lobiettivo cui ognuno di noi tende e, assistendo in questi ultimi mesi alla crisi morale ed economica che coinvolge il nostro Paese e lEuropa intera, da socialista il pensiero va ai pi deboli, a tutti coloro che rischiano di pi quando la coperta dei finanziamenti pubblici diventa corta. Mi chiedo: ancora possibile il binomio felicit e handicap? Come ho gi affermato nelle diverse occasioni in cui mi sono trovata ad affrontare il tema della disabilit, sono convinta che il livello di progresso raggiunto da una societ civile si misuri dal livello di attenzione che essa riserva verso i pi deboli: garantire a tutti gli stessi diritti distruzione, lavoro e accessibilit non soltanto un dovere delle Istituzioni a ogni livello, ma soprattutto un chiaro indicatore di civilt. Ho sempre creduto che la felicit non sia una meta da raggiungere bens un bel modo di viaggiare nella vita e credo che sia dovere di tutti far s che, anche chi ci sta intorno e chi deve fare il suo percorso di vita in un modo diverso dal nostro, abbia la sua parte di felicit, perch avere compagni di viaggio felici rende pi felici anche noi. Quando si parla della citt di tutti, penso alla Citt Ideale, quel meraviglioso dipinto simbolo del rinascimento italiano: rappresenta il limite che si vede ma che non si raggiunge mai, una coraggiosa metafora per fuggire i mali e le ingiustizie del mondo. Io penso che ognuno di noi, nei propri ruoli e possibilit, debba sforzarsi per costruire il proprio pezzo di Citt Ideale e, per me, la Citt Ideale sicuramente quella che non pone limiti a nessuno dei suoi abitanti e che non si dimentica mai dei pi deboli. A ciascuno appartengono potenzialit inespresse e limiti che, per carattere o per conformazione fisica, non ci fanno conquistare le mete prefisse, ma questo non impedisce a nessuno di poter essere comunque felice. Certo la felicit dipende anche da come gli altri ci aiutano a essere felici e questo vuol dire che la felicit degli altri anche nelle mani di ognuno di noi: per questo credo che non dovremo mai abbassare la guardia nellattenzione ai pi deboli e vigilare affinch le conquiste sociali e legislative fin qui raggiunte siano preservate poich misurano la scala del progresso sociale e contribuiscono in buona misura alla felicit di tutti, nessuno escluso. Certo, in un momento in cui gli Enti Locali sono di fronte a drammatiche scelte di bilancio, la vera felicit sar stabilire una linea rossa che salvaguardi fondi e diritti per la disabilit e tenga sempre altissima lattenzione per questo tema sia sui mezzi di comunicazione sia nelle stanze della politica affinch, parafrasando uno slogan sulla frequenza scolastica coniato proprio nella nostra Regione, nessuno sia lasciato indietro. Abbiamo ancora del lavoro da fare e la Regione Emilia-Romagna, dal 1992 a oggi, ha gi fatto molto per la disabilit sul piano legislativo - non ultimo il recente Protocollo dIntesa firmato con le associazioni che si occupano di disabilit Fish e Fand ma la vera battaglia per il binomio felicit\handicap continuare a crederci e a lavorare, facendo ognuno il proprio pezzo di viaggio affinch la meta si raggiunga, insieme, prima e pi facilmente.