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PARTONO LE 22 ZONE FRANCHE MA

(PICCOLI COMUNI DELLALTO VASTESE)


Vince il Populismo, lennesimo schiaffo alla Montagna ed alla intelligenza. Nessuno appare illuminato e con voglia di riequilibrare realmente un territorio che soffre pi dogni altra zona dItalia liniqua distribuzione di ricchezza del lavoro e dei servizi! Che in Abruzzo la costa divori ogni risorsa messa a disposizione dallo Stato lo diciamo da tempo, ma la questione riguarda forse lintero territorio Nazionale, Prima ancora che Letizia Moratti ex Sindaco di Milano accennasse alla questione delle Zone Franche, avevamo pensato, quale ultima speranza per salvare dallirreversibile spopolamento una parte del territorio del cuore dellAbruzzo e Molise che non si mai ripreso dalla avvenuta separazione/spartizione che diede vita, in modo ingiusto e, a detta di molti illegale, a due distinte Regioni il cui rispettivo centralismo ha provocato progressivamente la morte delle attivit produttive e il conseguente spopolamento di cui ha beneficiato la Costa bagnata da continui e cospicui fiumi di denaro che hanno dato sostanza assecondato il processo di industrializzazione alla crescita economica e sociale e demografica. Fu il Populismo democristiano, a prevalere sulla prima lungimiranza di Remo Gaspari, indiscusso padre dellAbruzzo moderno, che aveva splendidamente intuito, da subito, il cambiamento in atto nella societ italiana e, nella prima fase, lavor sodo e concretamente per incentivare il rientro di tanti lavoratori emigrati che ebbero, in tal modo, lopportunit di ricostruire la loro vita nel Bel Paese nella loro terra dorigine molti accanto ai propri cari; diceva spesso che il sogno suo era quello di vedere i pullman pieni di emigranti che rientravano nella loro terra. Ma ben presto, sfortunatamente per noi, si comprese che le quel posto in fabbrica costituiva una efficace moneta di scambio per ottenere il consenso popolare mirato al mantenimento del potere ed un nugolo di personaggi, spesso ambigui, cominciarono a girare intorno al sole Gaspariano presentando liste di collocamento che avrebbero poi garantito il loro e del loro Partito il successo! Di qui la devianza nefasta che fece perdere di vista quella visione di progresso illuminata e lungimirante di cui lora defunto padre della Politica abruzzese si vantava, a ragione, di esserne precursoreindiscusso alfiere. Fabbriche e poi fabbriche ancora e per giunta concentrate tutte in prossimit della Costa (eccezione fatta per qualche zona - come il suo Paese natale Gissi che benefici del forse in modo esagerato della benevolenza del suo figliuolo) a ridosso di una autostrada costruita monca troppo a ridosso del mare e quindi potenzialmente in grado di offrire il 50 % delle potenzialit che una via di comunicazione dovrebbe offrire sfruttando ambo i versanti e non sacrificandone uno regalato al Mare. Fabbriche e solo fabbriche concentrate in zone privilegiate e figlie della devianza - anche sindacale ( potere ambiguo anche questo nato da un rapporto spesso strano tra imprenditoria e le maggiori Sigle Sindacali) - che man mano ha sottratto braccia e menti alle attivit commerciali ed artigianali del nostro territorio montano. Gli sforzi posti in essere per la costruzione ed adeguamento delle infrastrutture di supporto alle Mega-Zone Industriali ed ai crescenti Centri Urbani rifioriti attorno a tanto lavoro a tanto benessere hanno per segnato, inevitabilmente, il declino di una vasta zona dellentroterra, Alto Vastese, Alto Sangro e Alto Molise nelle quali non sono arrivate che gocce dei fiumi di risorse e che sono state chiuse da infrastrutture mai pensate e quindi mai realizzate nel corso degli anni. Molti piccoli comuni montani hanno quindi ceduto sotto i colpi dell interventismo Statale che ha, di fatto colpevolmente, squilibrato il territorio allargando quella forbice di divario di ricchezza e di benessere ma soprattutto di servizi messi a disposizione dei cittadini. Quel che peggio che la fiera gente dei monti Frentani stata probabilmente resa schiava psicologicamente di un potere dichiaratosi, col suo fare, unico elemento in grado di garantire una 1

vita meno dura attraverso la elargizione di posti di lavoro e che si ben guardato dalloffrire pari opportunit a tutti per far s che si potesse costruire e garantire un futuro decente alla nostra terra. Una prosecuzione dellassoggettamento ai padroni, al dominio dei feudatari e signorotti la cui fine pareva decretata dalla caduta del Regno delle Due Sicilie (con la concretizzazione dellUnit dItalia tramite la consultazione popolare del1861) ma che invece ha avuto un prosieguo alimentata dal protagonismo dei nuovi padroni che hanno messo a punto metodi innovativi e sempre pi subdoli per tenere sotto appeso allo Statalismo un popolo che sembra aver dimenticato, nel profumo del concesso/elargito/regalato per benevolenza di mamma Politica la fierezza e la caparbiet dei suoi antenati. Alla faccia dei Sanniti che tanto a lungo resero la vita difficile a Roma antica solo per difendere lonore lindipendenza. Insomma i Lupi dellAppennino dei Frentani spinti progressivamente a vestire il vello di remissivi agnelli per essere pian piano cucinati e le loro carni servite sul desco della vorace Costa e degli spietati Capoluoghi di Provincia. Ma dove diavolo finita la solidariet ed il senso del bene comune? E quel sentirsi Abruzzesi inteso nel pi alto significato che tanto ci fu caro (FORTI E GENTILI si narrava un tempo)?. No, non ci siamo proprio ed a dirlo non sono io bens i fatti; ogni decisione, ogni proposta, ogni deliberazione della Politica sottolinea in modo sfacciato ed evidente che i ricchi sono destinati ad accrescere sempre pi la loro ricchezza ed i poveri, invece condannati a morire di fame a meno che non scelgano spontaneamente di trasferirsi ad alimentare le squallide periferie cittadine creando altri alibi per poter succhiare ancora fiumi di risorse in nome dei numeri che sono tanto cari alla Politica in genere! Questo leggo dalla Deliberazione della Giunta regionale n. 644 del 26/09/2011 che designa l'Area Val Pescara, quale area di crisi industriale complessa ai sensi e per gli effetti del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 24 marzo 2010. Gi perch da noi la crisi non c , non ci sarebbe potuta mai essere visto che lindustrializzazione non sappiamo cosa sia. Si perde lennesima opportunit per tentare disperatamente di riequilibrare il territorio e di evitare un ulteriore disastro che a breve costringer la Nazione ad accollarsi le spese del mantenimento dei beni architettonici, paesaggistici. E a rischio anche il, troppo spesso rispolverato (solitamente in occasione di tragedie), presidio del territorio e crescono cos i rischi di disastri che diventano poi INQUIETUDINESTUPORE quando si materializzano. MA NOI SIAMO QUA PER CHIEDERNE CONTOA DENUNCIARE LO STATO DI ABBANDONO CHE INEVITABILMENTE PRODURRA DISASTRI PER I QUALI VOGLIAMO CHE CHI SBAGLIA PAGHI DURAMENTE. SIAMO QUA A DOCUMENTARE LE ANOMALIE GESTIONALI PER LE QUALI QUANDO ACCADRA LIRREPARABILE NESSUNO SI POSSA TIRARE FUORI AFFERMANDO: NON NE SAPEVO NIENTE. Fraine (400 abitanti sulla carta ma in realt sono molto meno i cittadini che vivono nel mio piccolo comune e quasi tutti di et molto avanzata) non ha pi la forza di procedere ad pressoch irrilevanti riparazione della Chiesa Parrocchiale San Silvestro PP e fa male sapere che le generosissime famiglie che si sono accollate (col contributo tangibile degli emigranti) la ristrutturazione del Santuario della Materdomini, per un importo complessivo di oltre 320 mila euro. E poi ancora un ulteriore fardello relativo agli oneri dei lavori di consolidamento e manutenzione della struttura portante della chiesa parrocchiale. 2

Ora le forze sono esaurite e il mio popolo stato abbandonato a se stesso SCARICATO dalla parte pi solida della mia Regione che non prova alcuna piet per chi boccheggia tra gli stenti. E sembrano non produrre risultati apprezzabili i richiami di un eminente esponente della Chiesa quale Monsignor Bruno FORTE universalmente riconosciuto teologo di spicco, amico personale del Papa, uomo illuminato e guidato dal grande senso di giustizia che accenna alla moralit della Politica o che sprona gli amministratori denunciando inaccettabile stato della viabilit dellAlto e Medio Vastese pur essendo palese che ad intere comunit E NEGATO di porre le basi per una crescita auspicabile (anzi , forse meglio dire per salvare la pellaccia) perch cos come stanno le cose sar morte certa entro i prossimi 5 - 10 anni! Allora ecco le reazioni di quelli che non amano essere tacciati per mediocri e per assuefatti al malcostume alla immoralit allo scarso senso del bene comune. Si rispolvera quindi lAlto significato e la nobilt della Politica si afferma che il cambiamento non pu prescindere da essa. Noi concordiamo, naturalmente. solo attraverso la Politica pu avvenire effettivamente il cambiamento ma che alternativa abbiamo se non quella di tentare di abbattere questo vecchio modo di fare Politica tipicamente nostrano, vista che non riesce a fermare (non prova nemmeno a farlo) la grave malattia la cancrena che laffligge? Che altra alternativa ci viene offerta per guadagnarci uno spiraglio di lucedi speranza sinora negato alla nostra gente? Perch non vengono raccolte da nessuna parte le proposte concrete che prospettano esplicitamente di un piano di sviluppo equilibrato per il nostro martoriato territorio. Perch non si tenta finalmente di creare un tessuto industriale omogeneo come quello che ha determinato il successo del Nord del nostro Paese? Ve lo dico io! Perch i nostri uomini di governo, nella maggior parte dei casi (fortunatamente non tutti ancora) non sono riusciti a scrollarsi di dosso lidea che si va avanti succhiando al grande seno dello Stato e non ci si sforzano di capire davvero il mercato di capire i passi da dare per far crescere il benessere della societ. Non si comprende ancora che non pu esserci progresso senza equilibrio sociale! Io sono convinto che idea comune (datata e figlia di un vecchio modo di fare Politica) quella che parte delle risorse vadano spese per rafforzare il mercato la competitivit dando solo i soliti aiutini alle imprese. Ma la realt ad oggi ha dimostrato che queste risorse spese per queste finalit sono soventemente causa del dissanguamento le esigue finanze della nostra Nazione della nostra Regione e Provincia e non producono affatto ricchezza. Ed anche lindirizzo Europer mi pare sia quello che lo Stato non deve intervenire regalando ma solo con interventi strutturali che creino terreno fertile perch si faccia impresa. Pochi i miglioramento tangibili nella competitivit delle imprese che, spesso, esaurito il latte materno, finiscono col serrare comunque i battenti. Noi non la vediamo in questo modo e chiediamo un cambio di rotta di puntare, finalmente, sulla forza della parte sana del Paese sui Cittadini fieri ed orgogliosi di appartenere al territorio sulle micro-imprese locali ..sulla caparbiet di coloro che imprecano quando si vedono costretti a lasciare la loro terra e che quindi sono in grado di sopportare anche disagi per tenere in vita le loro aziende e non su conigli che quando intravedono possibilit di maggior profitto scappano allEstero. Ma gli incentivi dove sono? Dove finiscono i fiumi di denaro captati dalla nostra Regione o della Nostra Provincia? Sapete, io non sono un politico e nemmeno un giornalista, ma ho provato a scovare qualche rivolo affluente a questo grande fiume ed allora non posso che evidenziare quanto segue: degli 80 milioni di euro avuti per il progetto Elena - per il miglioramento dellefficienza energetica degli edifici pubblici, per linstallazione di nuovi impianti per la produzione di 3

energia fotovoltaica (8 milioni) e per la conversione degli impianti di pubblica illuminazione a basso consumo energetico (5 milioni) -un successo indubbio per chi ha lavorato al progetto, solo briciole finiranno ai nostri disastrati comuni poich la maggior parte degli edifici si trovano dislocati nei capoluoghi di provincia e nelle gi calde cittadine in prossimit della riviera che abbondano di edifici pubblici. le proposte presentate per la realizzazione delle zone franche riguardano grossi centri (Pescara Chieti e Lanciano) che non sono affatto afflitti dal problema della desertificazione ma al contrario da problemi derivanti dalla eccessiva concentrazione urbana e guarda caso tra le proposte, viene scelta Pescara (forse solo un caso ma citt natale e residenza dellelettorato di riferimento del Vice Presidente della Giunta Regionale). E gi perch da noi non esiste la crisi industrialenon ci potr mai essere sulle montagne crisi industriale, nemmeno ci sono lass le industrie! E bene sottolineare, anzi, che lagognata (da oltre 50 anni) strada Fondo Valle Treste procede a rilento e con questi tempi avr modo di esistere quando ultimata, solo allo scopo di permettere di raggiungere limmenso Cimitero dellAlto Vastese; Proprio cos poich lanziana popolazione oggi residente sar certamente defunta pur augurandoci (per molti) nella migliore delle ipotesi il superamento della soglia dei cento anni. La conseguenza facilmente prevedibile che coloro che ancora hanno qualche affetto che li trattiene lass saranno finalmente liberi di trasferirsi a valle per evitare quella fatica insopportabile di vivere sulla Montagna Abruzzese! E devo anche aggiungere in relazione alla realizzazione dei lotti del Fondo Valle Treste che nemmeno sono stati capaci dispettare il patto stipulato tra i sindaci dei Comuni interessati ed alla luce dei nuovi risultati elettorali che hanno visto montare in sella il centrodestra sono mutati i programmi attuativi. Si doveva procedere a realizzare il tratto pi difficile della Provinciale, ovvero quello a monte (Zona San Michele di Liscia) che costituisce il collo di bottiglia il principale ostacolo al raggiungimento di una percorribilit accettabile; si sa che quel tratto, pericoloso soprattutto dinverno, rende di fatto la strada ancora strategicamente INUTILE, ma nonostante levidenza alla fine il patto succitato stato buttato nel cesso da una Politica che scelto molto probabilmente, di compensare quei Sindaci Amici e far pagare il conto a quelli che vestono diversa casacca. Difatti la realizzazione del V lotto proceder a completare il percorso a valle fino al bivio degli amici di San Buono! Se si chiede conto di questo operato ci risponderanno che la questione pi complessa di quanto si creda e non centra niente tutto il restoMa GUARDATE CHE ANCHIO HO VOTATO PDL e acc nisciune fess. E intanto quella maledetta strada a causa del tratto di San Michele dinverno resta potenziale intuitile difficile da percorre con normali autovetture, figuriamoci con Tir che dovrebbero consentire un ipotetico trasporto merci. Sono portato a pensare che si tiene VOLUTAMENTE in fuori gioco lintero Alto Vastese. Questo, aim, lamara constatazionelequilibrio che la Politica degli ultimi 50 anni stata in grado di donare allAlto Vastese! Senza Parlare poi della Sanit pagata duramente solo dai popoli della Montagna e su questo non ci spendo nemmeno unaltra parola poich ciascun altro verbo profuso una coltellata allanima mia e me le voglio proprio risparmiare di questi tempi. Si continuano a progettare Ospedali in riva al mare senza avere la bench minima accortezza di sceglierne la collocazione in funzione del potenziale bacino dutenza ed in funzione della fruibilit del servizio sanitario da parte di tutti magari guardando al futuro alle opere in progettazione. Basterebbe che la Costa rinunciasse a qualche decina di Km (un nulla a dire il vero) per agevolare i Comuni dellEntroterra (ci sono esempi come il Miulli di Acquaviva delle Fonti in Puglia costruito fuori dalle mura urbane e che funziona in modo eccellente per tutti). Se proviamo ad evidenziare che la Costa avr anche la fortuna di realizzare il Parco dei Trabocchi ci risponderanno che quella una opportunit per la nostra provincia offerta dal ministero della Marina Mercantile assolutamente da non perdere ma su altri fronticomunque mai mollano losso! E noi sorridiamo felici che ai nostri Centri di riferimento trainanti delleconomia locale sia consessa lennesima opportunit di crescitaMA NOI? Non 4

credete che giustizia sia mettere almeno sul piatto della bilancia (quella dellequilibrio e senza barare) altre risorse di altro genere e di altra provenienza? NO! Quelli sono altra storia, per i quali si proceder ad altra iniqua spartizione continuando a demolire ancor pi i Comuni montani. La cartina illustrata in pagina relativa alle 22 zone franche voglio leggerla con ottica diversa. Noterete che le uniche localit dellentroterra inserite nel progetto zone franche risultano essere Sora, Matera e Campobasso di cui veramente montana solo Campobasso che per capoluogo di provincia. Ed allora analizziamo i dati demografici di queste fortunate Localit: Citt MATERA SORA CAMPOBASSO Altitudine mt. 400 540 701 Abitanti 1861 14.430 12.434 12.802 Abitanti attuali 60.916 26.611 50.916

Appare chiaro che, ancora una volta, una fetta consistente di denaro pubblico (quindi di tutti i cittadini) finisce, sapientemente veicolato dai Politici, in aree che sono certamente in crisi ma che in passato hanno gi divorato risorse ed investimenti. Limpegno dello Stato nei tempi andati ha consentito a queste aree, ora depresse, di crescere spaventosamente e lo dico senza paura di essere smentito, a danno dei piccoli centri montani limitrofi che invece declinavano inesorabilmente lentamente. Il resto della distribuzione? Osservando bene non si pu non notare che tutte le risorse sono assegnate alla gi fiorente ed agiata Costa. Cosa possiamo pensare gli uomini della montagna dopo avere applaudito ed essersi commossi nei festeggiamenti dei 150 della Unit dItalia? La nostra gente inizi da allora una irrefrenabile diaspora alla quale nessuno sembra voler mettere fine e si perde, ancora oggi, lennesima opportunit di rendere giustizia; si scarta (anzi nemmeno viene partorita dalle menti pensanti della Politica) lipotesi di puntare sulla caparbia volont dei pochi eroi rimasti a presidiare il nostro territorio montano, si nega sistematicamente, lopportunit di ripopolare (o meglio dire porre fine alla progressiva desertificazione) attraverso la creazione di zone franche in territori realmente depressi. Si scelto di accelerare un processo di urbanizzazione selvaggia, di ghettizzazione che eleva in modo esponenziale i rischi di speculazione sommando problemi ad altri problemi che poi, per essere risolti, costituiranno un ulteriore alibi per spillare sangue allo Stato ed ai suoi ignari cittadini! Livigno porto franco nacque in forza della Legge 17 luglio 1910, n. 516 (GU n. 180 del 02/08/1910) per volont di uomini lungimiranti che videro a rischio questa popolosa localit a quota 1500 mt. difficilmente raggiungibile ed animati da un profondo senso di giustizia, che pare non 5

abbia mai attecchito nellanimo dei nostri attuali Amministratori decisero di offrirle lopportunit di sopravvivere. Ora Livigno la pi popolosa localit oltre quota 1.000 mt. ricca ed agiata e sarebbe in grado certamente di sopravvivere con i propri mezzi (le condizioni sono cambiate). MA NESSUNO SI SOGNA DI PROPORRE FINALMENTE IL TAGLIO A TALE AGEVOLAZIONI FISCALI MAGARI PER DIROTTARLE SU CHI NE HA ORA DAVVERO BISOGNO! Colpa dello Stato? Per quanto concerne Livigno certamente dei giochini delle partidei partiti....dei campanili insomma. Per quanto riguarda in Abruzzo le proposte delle zone franche la colpa deve accollarsela certamente chi ha presentato i progetti, e chi, prima ancora di mirare al nobile obiettivo (perseguire una equa distribuzione della ricchezza e del Lavoro) si preoccupato di incassare risultati quantizzabili in Euro da mostrare con fierezza sul carro del vincitore al proprio elettorato Si riusciti persino nellintento di trarre spunto da un formidabile provvedimento antico, preso a suo tempo NON PER FAVORIRE ma per dare il giusto ad una cittadina svantaggiata dalla posizione geografica difficile, per tirare acqua ai ricchi mulini costieri! Scusate se penso che sia una insopportabile vergogna! Sconfitta del federalismo che, con questi uomini ed in questi termini, porta solo acqua a torrenti gi in piena ad arricchire ancor pi aree complessivamente fortunate (complessivamente lo ribadisco) ed ad umiliare, di conseguenza, i poveri cristi che non hanno ancora ottenuto NIENTE!. E dove sono le voci dei sindacati? A difendere un vecchio sistema logoro e imputridito dalleccesso di sostanza messa a disposizione dello Stato forse? Perch non premono per spingere i Governanti a puntare sulla parte sana e tosta del Paese piuttosto che a mantenere in piedi realt industriali (non sono certo contrario a che questo avvenga ma soltanto per le medie e piccole imprese locali le multinazionali non interessano) che, di solito esaurito le risorse pubbliche, poi abbandonano comunque il campo.? Dov la voce degli Industriali dei Commercianti (ma almeno questi possiamo scusarli visto che per logica non possono far altro che perseguire interessi corporativi) Dove finita la voce della Cultura, della Scienza degli Intellettuali che troppo spesso vediamo a braccetto col potere e dimenticano di svolgere la funzione di faro illuminante per il progresso per la crescita per la moralit, che dimenticano il ruolo di costante spina nel fianco del potere quando questo deriva pericolosamente. La mia impressione che non ci siano uomini nel panorama culturale Abruzzese in grado di tenere alto lonore faticosamente e conquistato da eccelsi personaggi che hanno scritto la storia dAbruzzo come DANNUNZIO (pi temuto che amato dal potere fascista). Sono pronto a ricredermi naturalmente non appena sentir levare la voce dellIntelletto! Questa la mia idea desunta dai fatti, quel che leggo dai fatti, naturalmente. Non c una sola manifestazione culturaledi presentazione di libri di saggi e quanto altro che non sia presieduta o sponsorizzata dal potere politico; non c nomina o consiglio di amministrazione non avvelenato dalla presenza di politici o personaggi sponsorizzati dalla politica stessa che in qualche in modo sono poi costretti a rendere favori e concessioni ad essa. Dove sono i giovani che dovrebbero vibrare di rabbia per avversare un sistema deviato e deviante (qua non si tratta di questo o quel Partito o di differenti colori) invece che accodarsi a movimenti che sembrano pi palle a piede che rendono schiavi e prigionieri di ideologie (assoggettate anchesse) che libere manifestazioni del pensiero. Dove sono i giornalisti? Forse prigionieri del potere delleditoria che non riesce a divincolarsi dagli artigli del potere?...Sembrano tutti in qualche modo imbrigliati nella fitta e robusta ragnatela anche gli editorie comunque aggrappati troppo soventemente, anchessi, alla generosa mammella dello Stato! Dove sono i nostri concittadini trasferitisi a Valle? Dov finito lorgoglio di essere nativi dellAlto Vastese?

Dove sono amministratori locali, i Sindaci dei piccoli comuni che invece di combattere uniti per la sopravvivenza del loro territorio, che invece di consultarsi ed organizzare un programma di sviluppo sinergico sembrano pi votati a farsi guerra per strappare anchessi risorse dando cos alibi al potere centrale per dirottarle verso altre rotte? So gi che non avr nessuno il coraggio di pubblicare questi miei pensieri, ed io continuer a grattugiare lanima mia su questo impervio e aspro suolo montano Continuer a scrivere Poesie come un fiume ingrossato dal fango di un sistema paese ingiusto e che ha smarrito il senno I miei giorni resteranno una fogna incubata imprigionata che sputer eccessi ad ogni acquazzonead ogni iniqua decisione di che governa le nostre vite. Non saranno mai, i miei giorni, (per riprendere un concetto di Alda Merini) uno spazio immenso e libero dove far spiccare il volo a pensieri miei e dei miei amici Montanari per sentirsi finalmente liberi dalle catene della indigenza! Che fare? Ve lo indichiamo NOI in modo chiaro e netto: Seminate finalmente nel terreno fertile della nostra volont del nostro amore per la terra natia, seminate nella nostra voglia di non soccombere e noi provvederemo a curarli quei virgulti di una nuova Italia di un nuovo Abruzzo capace di competere perch accarezzarli con lamore per la nostra terra e non alimentarli per il mero profitto; e, a maturazione avvenuta, poseremo i nostri frutti sul fiume che alimenter, anche la valle, leconomia di una costa mostratasi incapace di condividere ricchezza ed ora strozzata dalla sua stessa ingordigia. LE ZONE FRANCHE, SIA CHIARO LE RIVENDICHIAMO NOI, CI SPETTANO DI DIRITTO. Crediamo che il metro di misura da usare per misurare gli impegni di una Nazione, di una Regione, di una Provincia seria sia da sostituire.. Una idea quella del metro della proporzionalit nelle concessioni. Il termine di proporzione sia la percentuale di calo demografico nel territorio (Zona franca ogni comune che ha perso pi del 50% dei residenti). Agevolazioni/riduzioni di tasse commisurate alla percentuale di calo demografico o al disagio che si paga per lASSENZA di infrastrutture e Servizi che di fatto creano un handicap sostanziale insormontabile. Questa giustizia visto che anche dalle nostre parti pagano le tasse come altri privilegiati cittadini in riviera. Ecco cosa gradita, una Politica giusta che miri a riequilibrare il territorio una politica equa e saggia che pensi da subito (prima che sia troppo tardi) a porre in atto azioni mirate ad evitare che lo Stato debba farsi carico di Patrimoni immensi abbandonati dai cittadini stremati che lasciano per disperazione la loro terra le nostre montagne. Questo non campanilismo bens lungimiranza intelligenza! E notizia di qualche ora fa la sigla dellaccordo per lo sblocco dei fondi per il Sud che investono i settori Istruzione, banda larga, infrastrutture e nuova occupazione 3,7 miliardi Euro per la nostra Regione. Ed allora vogliamo ricordare quanto segue: ISTRUZIONE: nella gran parte dei piccoli Comuni non ci sono pi scuole medie scuole primarie mentre i comuni stessi, privandosi delle loro gi esigue risorse, impegnano parte del bilancio per permettere di tenere in vita gli asili! BANDA LARGA: tutta la zona montana vergognosamente scoperta e le societ che offrono servi essenziali quali energia ed acqua sono refrattari a spendere persino per manutenzioni e messa in sicurezza delle linee (vedi 7

foto). Anche il segnale Rai non sufficiente ed i cittadini pagano il canone per un servizio solo parzialmente offerto. La SASI continua a far pagare il canone di depurazione senza che questa sia effettuataContinua, la stessa azienda, con sistema timer, a chiudere ed aprire i rubinetti dellacquedotto pi volte durante la giornata (anche in pieno inverno quando non esiste alcuna necessit di farlo) facendo pagare aria agli ignari cittadini. INFRASTRUTTURE: Combattiamo ancora per avere una strada (la Fondo Valle Treste) che sia percorribile in tempi accettabili e da mezzi adeguati per potere pensare ad un minimo spiraglio di sviluppo tanto che molte aziende nate nel nostro territorio sono state costrette a trasferirsi al MARE. Il risultato che anche un prodotto deccellenza e tipico della montagna Abruzzese ora viene prodotto al Mare. Quindi non diamo alibi alla Provincia per potere ancora una volta ignorare le esigenze primarie di un vasto territorio quasi defunto proprio a causa dei disagi creati dalla ridicola viabilit e facciamola finita ultimando questo maledetta via di comunicazione che avvicini la montagna al mare! NUOVA OCCUPAZIONE: Da noi non si pu parlare di occupazione poich non esiste una vera significativa area industriale ed allora diamo il via nelle aree dei Comuni in forte calo demografico (questo il parametro giusto per veicolare gli aiuti intesi come sgravi fiscali) a quegli interventi che consentano di attrarre piccoli investimenti vitali per la sopravvivenza delle Comuni montaniponiamo, insomma, le condizioni per offrire a tutti i contribuenti dAbruzzo pari opportunit a che possano competere lealmente. Sarebbe sufficiente nel mio paesino impiegare 30 donne in loco per riportare a monte 30 famiglie ridando vita ad un comune pressoch morto. In fondo lo sforza che si chiede non poi tanto!

MA PER FARLO GIU LE MANI DEI DISFATTISTI CAMPANILISTI DALLA PROGRAMMAZIONE DEL FUTURO DELLA NOSTRA TERRA! NOI INTANTO, DA LIBERI CITTADINI NON PRIGIONIERI DEI VINCOLI DEI PARTITI, CI ORGANIZZIAMO, CI ASSOCIAMO, DIVULGHIAMO ED ESPRIMIAMO CON FORZA IL NOSTRO DISAPPUNTO NELLA SPERANZA CHE LA POLITICA SANA RINSAVISCA E CI RENDA PARTECIPI DEL NOSTRO COMUNE DESTINO. E SE QUESTO NON POTRA AVVENIRE BEH ALLORA. TENTEREMO DI SOTTOLINEARE LA SPACCATURA VERA DELLITALIA QUELLA FALDA CHE DIVIDE I MONTI DAL MARE.SEMPRE MEGLIO CHE LA SPACCATURA TRA NORD E SUD DEL NOSTRO BEL PAESE!!!!!

7 ottobre 2011 Duilio MARTINO