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Biblioteca di Muntu

Gustave Le Bon

Ieri e domani
Pensieri brevi

2005
2 Gustave Le Bon
Ieri e domani 3

Gustave Le Bon

Ieri e domani
Pensieri brevi
4 Gustave Le Bon

Titolo originale : Hier et demain. Pensées brèves, Flammarion, Paris 1918.

Traduzione di Antonio Vigilante.

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Come citare questo testo:


G. LE BON, Ieri e domani, trad. it. di Antonio Vigilante, Biblioteca di
Muntu, n. III, 2005
<http://purl.oclc.org/NET/MUNTU/Biblioteca03>

Data di rilascio: 14 maggio 2005. In attesa di revisione.


Ieri e domani 5

Introduzione
L'immenso conflitto nel quale s'urtano così violentemente le forze
dell'universo ha ammassato rovine non solo materiali, ma anche morali. Se
vediamo il mondo cambiare, non è solo perché delle città sono state
annientate, delle frontiere geografiche spostate, ma soprattutto perché le
antiche concezioni che orientavano la vita dei popoli hanno perso la loro
forza.
Le idee che irradiavano il firmamento della civiltà e regolavano i
rapporti tra gli uomini sbiadiscono. I popoli scuotono la loro fede nel
potere delle armature sociali che li proteggevano.
I diversi governi, quale che sia la loro forma, hanno manifestato la
stessa insufficienza. Le dottrine del pacifismo e del socialismo, la libertà
come l'autocrazia hanno mostrato una stessa impotenza. Nessuno dei
dogmi proposti alle nazioni si è rivelato efficace. Le formule maggiormente
cariche di speranza perdono ogni prestigio.
La micidiale epopea che è l'esito delle ambizioni germaniche non ha
dunque soltanto fatto uscire i popoli dalla loro vita quotidiana, ma anche
dalle concezioni tradizionali che facevano loro da fiaccola.

*
* *

Il mondo di trova bloccato nel su cammino, ed il futuro è avvolto nelle


tenebre, perché un popolo potente in armi si è precipitato sull'Europa per
asservirla. Invocando i principi di una filosofia che molti ammiravano
senza comprenderne i pericoli, sosteneva che il diritto dato dalla forza era
superiore a tutti gli altri. L'equità, la giustizia, l'umanità e tutte le
acquisizioni di sforzi secolari furono ridotti a cosa senza valore. La
Germania sperava che si mostrassero senza forza.
Per facilitare la sua impresa questa nazione ha dato prova di una ferocia
e di un disprezzo delle leggi tradizionali dell'onore da riempire il mondo di
stupore e da sollevare presto contro di essa i popoli indignati per questo
ritorno alla barbarie.
L'invasione è stata respinta, ma quanto tempo ancora bisognerà restare
in armi per evitare gli attacchi di un popolo che non riconosce valore ai
trattati?

*
* *
6 Gustave Le Bon

La storia ha visto periodi in cui gli uomini agivano come oggi, ma non
ha mai conosciuto un'epoca in cui gli fosse tanto necessario riflettere. Non
invocando più, per spiegare le cose, né l'azzardo di un caso incerto, né le
volontà sovrana di dei incostanti, l'uomo moderno non cerca che in sé
stesso le cause del suo destino. Vede il pericolo delle illusioni e comprende
che il mondo non è governato dalle chimere che derivano dai suoi desideri.
Possente distruttrice di illusioni, la guerra ha considerevolmente
modificato la nostra visione generale delle cose e costretto tutti gli spiriti a
meditare sulle questioni di diritto, di psicologia e di storia abbandonate un
tempo agli specialisti.

*
* *

I problemi che la pace farà sorgere sono molti e difficili. Credere che
siano semplici conduce a soluzioni incerte cariche di conseguenze
pericolose. Tutto si tiene nell'edificio economico e sociale. Gli interessi vi
sono aggrovigliati e contraddittori. Li domina la necessità più della volontà.
Ho giò consacrato un volume agli Insegnamenti psicologici della
guerra ed un secondo alle sue prime conseguenze. Mi propongo di
esaminare più tardi i problemi che farà nascere.
Questi lunghi studi mettono capo finalmente a un piccolo numero di
conclusioni facili da formulare in pensieri brevi.
Il pensiero breve sembra una forma letteraria adatta ai bisogni del
tempo attuale. Il campo delle conoscenze è diventato così vasto e la
specializzazione così stretta che bisogna rassegnarsi ad abbordare solo le
idee generali che sostengono le diverse branche del sapere. Esse
costituiscono l'armatura filosofica delle cose, l'anima dei fenomeni.
Poco numerose in ogni epoca, esse evolvono lentamente e non possono
cambiare senza che le civiltà che orientano si trasformino.
Condensate in proposizioni concise, queste idee generali e le riflessioni
che suscitano non hanno d'altra parte interesse che a condizione di essere
la sintesi di numerosi fatti. Allora esse dicono molte cose con poche parole
e dispensano da lunghi discorsi. Il loro ruolo è soprattutto quello di far
pensare, e non di dimostrare.
I lettori benevoli, che in regioni varie del globo seguono da molto tempo
il mio pensiero attraverso le lingue più diverse, ritroveranno in questo libro
i princìpi che ho già applicato allo studio dei grandi problemi storici. Una
volta ancora ho tentato di liberare la psicologia dalle vaghe teorie libresche,
per adattarla alla realtà quotidiana che essa sembrano voler ignorare e che
essa sola tuttavia può spiegare.
Questo nuovo lavoro sarà utile se condurrà il lettore a considerare certi
aspetti dei fenomeni che possono essergli sfuggiti, a rivedere le sue opinioni
Ieri e domani 7

in base alle cose, a diffidare di tutte le spiegazioni semplicistiche che


l'estrema complicazione dei fenomeni con tollera mai.

*
* *

Non è solo a pensieri nati dallo spettacolo della guerra e delle possibilità
future di cui sarà origine che si limita quest'opera. Esso termina con
riflessioni scientifiche di interesse generale. L'autore non può dimenticare
di aver consacrato una parte della sua vita a lavori di laboratorio, e che la
scienza è la sola fonte delle nostre rare certezze. Essa è anche la grande
consolatrice in queste ore cupe in cui scompaiono tutte le grazie della vita,
in cui l'ombra della morte cresce ogni giorno e l'avvenire stesso sembra
senza speranza. La catena delle ore sarebbe troppo pesante se, per fuggire
una realtà ossessiva che ci riporta alla barbarie della preistoria, non si
potesse errare nelle regioni lontane della scienza pure, dove si elaborano le
leggi sovrani che orientano il mondo verso mete misteriose.

Parigi, novembre 1917.


8 Gustave Le Bon

Libro I

Le forze che guidano la storia


Ieri e domani 9
10 Gustave Le Bon

Capitolo I
Le potenze materiali e morali

Le guerre rappresentano l'esteriorizzazione visibile di forze invisibili in


conflitto.

***
Le forze psicologiche sono l'anima dei fenomeni materiali.

***

Le forze materiali sono temibili. Le forze psicologiche invincibili.

***
La guerra è un meraviglioso esempio della potenza delle forze
psicologiche che guidano gli uomini. Essa mostra con quale facilità la paura
della morte e gli interessi personali svaniscono quando agiscono queste
forze.

***

Nei suoi preparativi di guerra la Germania aveva previsto tutto, salvo


che l'influenza dei fattori psicologici diventasse tanto potente da sollevarle
contro il mondo.

***

Lo sviluppo materiale di una civiltà non è parallelo alla sua evoluzione


morale.

***

Le forze psicologiche sono sempre state le vere sovrane dei popoli.


Trasformate in credenze religiose, politiche o sociali, esse conducono,
secondo il senso della loro azione, le civiltà verso la grandezza o la
scomparsa.

***

Le forze che guidano la storia: forze biologiche, forze affettive, forze


mistiche, forze collettive e forze intellettuali, possiedono delle logiche
distinte, non avendo una misura comune.
Ieri e domani 11

Capitolo II
Le forze biologiche ed affettive
Le forze biologiche comprendono tutti i bisogni necessari al
mantenimento della vita. Esse sono canalizzati dai due grandi fattori di
attività di ogni essere: il piacere e il dolore.

***

Le forze affettive, vale a dire i sentimenti e le passioni, si mettono il più


delle volte al servizio delle forze biologiche. La ragione è impotente contro
di esse.

***
I progressi della civiltà hanno sviluppato considerevolmente
l'intelligenza, ma sono rimasti senza azione sui sentimenti il cui aggregato
costituisce il carattere. L'ambizione, la cupidigia, la ferocia e l'odio
sopravvivono a tutte le epoche.

***
Sulla maggior parte di questioni scientifiche o tecniche dipendenti
dall'intelligenza, i benpensanti di ogni paese si trovano d'accordo perché è
l'esperienza che li guida. In materia religiosa, politica o sociali, le
impressioni personali rimpiazzano l'esperienza, e quindi la comprensione è
possibile solo tra persone dotate di sentimenti identici. Non è più allora la
giustezza della cosa, ma l'identità dei sentimenti provocati dalle cose che
crea l'intesa.

***
Le divergenze intellettuali si sopportano ed una ragione debole si
inclina facilmente davanti ad una ragione forte. Le divergente sentimentali,
al contrario, non si tollerano. Solo la violenza le fa cedere.

***

I sentimenti diventano facilmente contagiosi. L'intelligenza no.

***
Le persone si uguagliano più nel dominio dei sentimenti che in quello
dell'intelligenza.

***
12 Gustave Le Bon

Dal momento che i sentimenti e l'intelligenza non hanno una evoluzione


parallela, né una misura comune, una civiltà molto elevata si sovrappone
facilmente a dei sentimenti molto bassi.

***

Uomini di intelligenza superiore hanno talvolta, dal punto di vista


sentimentale, una mentalità vicina a quella di un selvaggio.

***

Quando un sentimento si esaspera, la facoltà di ragionare scompare.

***

Un popolo che non riesce a dominare i suoi istinti barbarici finisce per
glorificarli, per poter obbedire loro senza vergogna. È stata una grande
abilità dei filosofi tedeschi quella di tentare di giustificare con delle ragioni
biologiche e storiche gli impulsi atavici di conquista, di morte e di
saccheggio della loro razza.

***

Certi sentimenti possono essere combattuti solo da sentimenti identici.


Non si dominano la cattiveria, la violenza e la cattiva fede con l'onestà e gli
scrupoli.

***

I grandi autori drammatici di ogni tempo compresero che i sentimenti


non si gerarchizzano. Il più intenso domina, in un dato momento, tutti gli
altri. Euripide mostra la gelosia che travolge l'amore materno, quando
Medea immola il figlio che aveva avuto da Giasone, per punirlo della sua
infedeltà. Corneille, al contrario, ci fa vedere in Chimene il bisogno di
vendetta cancellato dal suo amore l'omicida di suo padre.

***

La legge fisiologica secondo la quale, dati due dolori simultanei, il più


forte cancella il più debole, si verifica ugualmente nel dominio dei
sentimenti. I diplomatici tedeschi l'hanno ignorata, quando hanno dato per
scontati i nostri odii politici. Essi erano molto forti, ma sono scomparsi
immediatamente davanti all'odio ancora più forte nei confronti dello
straniero.
Ieri e domani 13

***

Le passioni vivono raramente isolate. L'invidia ha come compagna


l'odio, l'amore non esiste granché senza la gelosia. L'avarizia è inseparabile
dalla durezza.

***

Nella nostra civiltà il bisogno del lusso, o almeno delle sue apparenze, è
spesso più imperioso di quello del necessario.

***

Un essere senza pregiudizi, senza illusioni, senza vizi e senza virtù


sarebbe talmente asociale che la solitudine costituirebbe il suo unico
rifugio..

***

La maggior parte dei dolori e della gioia dell'esistenza risultano dal fatto
che noi attribuiamo alle cose una importanza sproporzionata al loro valore.

***

Per quanto imperfetta sia la ancora la conoscenza delle logiche affettive,


mistiche e collettive, essa ci dà tuttavia la chiave dei fenomeni storici che la
logica razionale non sa spiegare.
14 Gustave Le Bon

Capitolo III
Le forze mistiche

Lo spirito mistico si caratterizza per l'attribuzione di poteri immaginari


e misteriosi a delle dottrine, dei riti, dei personaggi o delle formule. È
indipendente dalla devozione a una qualsiasi divinità. I difensori di un
mucchio di sette politiche e sociali sono saturati dallo spirito mistico.

***

Quando milioni di uomini professano certe opinioni ed altri milioni di


uomini professano opinioni esattamente contrarie, si può essere certi che
queste convinzioni riposano su basi mistiche o affettive, e per nulla
razionali.

***

Le forze mistiche possiedono un potere creatore immenso, Esse hanno


edificato delle grandi civiltà e fatto sorgere dal niente le meraviglie
dell'arte, che le generazioni ammireranno per sempre se i cannoni futuri
non le avranno distrutte.
Il mondo moderno si credeva immune dall'influenza delle forze
mistiche. Mai, tuttavia, l'umanità ne è stata maggiormente asservita. Sono
esse che hanno messo a fuoco l'Europa.

***

Lo spirito mistico è creatore di forze immaginarie ma potenti in razione


della fede che ispirano. Queste forze fanno talvolta agire l'uomo
contrariamente ai suoi sentimenti più cari, ai suoi interessi più evidenti.

***

Le concezioni di ordine affettivo o mistico si accettano o si rifiutano in


blocco, ma non si dimostrano.

***

Sulle forze mistiche la ragione non ha presa.

***
Ieri e domani 15

Penetrando nella sfera del mistico, lo spirito più sagace perde le sue
facoltà di discernimento. Il manifesto degli intellettuali tedeschi, in cui si
vede degli studiosi di fama negare l'evidenza ed interpretare i fatti al solo
lume delle loro illusioni, è una nuova conferma di questa legge.

***

Nel dominio delle forze mistiche più ancora che in quello delle forze
sentimentali, tutte le intelligenze si equivalgono.

***

Una credenza mistica basta, ma acquista più forza ancora in


associazione con degli interessi materiali. L'ideale mistico di egemonia
della Germania non sarebbe forse stato sufficiente per provocare la guerra
senza la speranza di conquistare e saccheggiare delle ricche province.

***
Se la Germania stabilisse ora il bilancio dei risultati dell'impulso mistico
che ha lanciato sul mondo, scoprirebbe che sono a suo passivo: la morte
miserabile di milioni di uomini, la perdita di cento miliardi e l'avversione
universale. A suo attivo figurerebbe solo l'annessione di qualche provincia
impossibile da conservare senza delle spese militari pesantissime.

***

Credere ciecamente dispensa dal ragionare e impedisce di essere


influenzati da un ragionamento. Molti anni sono passati prima che il
popolo tedesco perdesse la convinzione di essere attaccato dalla Francia e
dall'Inghilterra, che cospiravano per la sua rovina.

***

La lezione dei fatti non istruisce l'uomo prigioniero di una credenza o di


una formula.
***

Le convinzioni di origine mistica si propagano per contagio mentale o


suggestione, mai attraverso il ragionamento.

***

Le più certe verità razionali non acquisiscono prestigio sui popoli che
dopo essersi rivestite di una forma mitica.
16 Gustave Le Bon

Un partito politico o una rivoluzione non trionfano mai grazie ad


argomenti razionali, ma solo dopo aver ispirato una fede mistica vivissima
nei loro adepti.

***

Un popolo che abbia fede nella vittoria non risente né della fame né
della miseria. La sua resistenza morale crolla il giorno stesso in cui
comincia a dubitare del suo successo.

***

Se si eliminassero da una civiltà tutte le entità mitiche che sono servite


per edificarla, essa perderebbe la maggior parte dei suoi motivi d'azione.

***

Non vi sono molti esempi, nella storia, di credenze religiose scosse per
l'esito di battaglie. Nonostante molti secoli di sconfitte, l'islamismo è
ancora temibile. Il sogno egemonico della Germania, assunta una forma
religiosa, resterà per l'Europa una fonte di conflitti prolungati.

***

Non si vince una fede con delle armi materiali, ma solo opponendole
una fede più forte.

***

Contro le illusioni mistiche i cannoni sono senza forza.


Ieri e domani 17

Capitolo IV
Le forze collettive
Un popolo diventa molto forte quando possiede un ideale capace di
generare in tutti i suoi cittadini gli stessi sentimenti, gli stessi pensieri e, di
conseguenza, gli stessi atti. La secolare anarchia dei tedeschi scomparve
quando per via della scuola e della caserma la Prussia fece acquisire loro un
ideale di dominio universale.

***

Quando un popolo è stato a lungo addestrato allo sforzo collettivo,


finisce per sovrapporre alla sua anima individuale un'anima collettiva che
la domina interamente. Tutti i suoi sentimenti: orgoglio, gloria, sete di
potere, diventano allora collettivi.

***

La sostituzione del collettivo all'individuale non eleva l'intelligenza, ma


dona una grande forza militare ed industriale ai popoli che la attuano.

***

I sentimenti collettivi obbediscono alla stessa legge dei sentimenti


individuali, vale a dire il dominio su tutte le passioni da parte di una sola,
diventata molto forte. L'orgoglio del popolo tedesco si era talmente
sviluppato che lo indusse a sacrificare alla sua ambizione egemonica
l'evidente interesse di mantenere una pace necessaria al progresso della sua
industria.

***

Far sorgere dei sentimenti nell'anima delle moltitudini è relativamente


facile, frenarle è difficile. Sviluppandosi, esse diventano delle forze
incontrollabili.

***
Con l'evoluzione attuale della civiltà, ogni società sembra condotta a
dividersi in piccoli gruppi con interessi simili, diretti da forti individualità.

***
18 Gustave Le Bon

Nelle nuove società in via di formazione l'individuo isolato sarà presto


schiacciato. Non potrà prosperare se non aggregandosi a dei gruppi che
posseggano interessi simili.

***

In materia di sentimenti, l'anima collettiva di un popolo è superiore alle


anime individuali. In materia di intelligenza, le anime individuali
prevalgono di molto sull'anima collettiva.

***

Le grandi personalità indipendenti tendono sempre più a scomparire.


L'essere collettivo rimpiazza progressivamente l'essere individuale.
Presso i popoli primitivi che non avevano superato di molto lo stadio
della tribù e del dono, gli individui non possiedono ancora un'anima
personale nettamente formata, ma solo un'anima collettiva. Il militarismo e
l'evoluzione industriale riportano certe nazioni alla fase collettiva dei primi
anni.

***

Annettersi a una collettività vuol dire accrescere la propria forza sociale,


ma perdere la propria personalità.

***

I greci preferivano la grandezza individuale alla grandezza collettiva, i


romani si accontentavano della superiorità collettiva.

***

I romani, ancora semi-barbari, asservirono la Grecia che possedeva già


una legione di pensatori e di artisti immortali, grazie a delle qualità
collettive di disciplina e tenacia, un po' disdegnate dai vinti.

***

Le battaglie tendono a diventare collettive. Le precauzioni di un grande


capo non sarebbero sufficienti oggi a decidere che qualche ora del successo
di una campagna. Una vittoria moderna rappresenta l'addizione di migliaia
do energie.

***
Ieri e domani 19

Le nazioni devono sempre guardarsi dagli accessi di delirio collettivo di


un popolo, soprattutto quando basa la sua sete di conquista sulla
convinzione di compiere una missione divina. È in nome di concezioni
analoghe che Arabi e Turchi un tempo devastarono il mondo. Solo il
cannone può combattere tali illusioni.

***

La maggior parte dei sentimenti o delle associazioni di sentimenti come


l'ottimismo, il pessimismo ed il coraggio, si propagano per contagio
mentale, ma la propagazione è molto più facile quando essa prende la
forma collettiva.

***

È possibile chiedere all'anima collettiva dei sacrifici impossibili da


ottenere dall'anima individuale.

***

Una sofferenza collettiva si sopporta più facilmente di una sofferenza


individuale.

***

Durante la guerra i sentimenti collettivi sono stati i più attivi. Se, dopo
la pace, il loro predominio si manterrà, essi attenueranno le influenze
individuali, spesso molto egoistiche.

***
Tenacia, solidarietà, disciplina sono delle qualità del carattere che
sempre danno ai popoli una grande forza. Nessuna qualità intellettuale
potrebbe rimpiazzarle.

***

L'età moderna rappresenta il trionfo della mediocrità collettiva.


20 Gustave Le Bon

Capitolo V
Le forze intellettuali
Creatrice di tutte le scoperte che hanno trasformato l'esistenza degli
uomini, la ragione possiede un potere grandissimo. Tuttavia non è mai
stata sufficiente per determinare la condotta dei popoli.

***

La logica razionale edifica la scienza, ma gioca un ruolo debole nella


genesi della storia.

***

Non è con la ragione, ma il più delle volte contro di essa, che si edificano
le credenze capaci di scuotere il mondo.

***

Guidata solo dalla ragione, la Germania avrebbe visto che, senza


combattere e per la semplice estensione della sua potenza industriale
dovuta alla sua ricchezza carbonifera ed alla sua educazione tecnica, essa
avrebbe potuto imporre la sua potenza all'Europa. Dominata dal suo sogno
di ambizione mistica, essa non l'ha visto.

***
I governanti che pretendono di avere come guida solo la logica razionale
giungono presto all'incoerenza.
In politica, il razionalismo serve soprattutto a rivestire di una forma
accettabile degli appetiti che non lo sono.

***

Una delle fonti di errore più frequenti è pretendere di spiegare con la


ragione degli atti dettati da influenze affettive o mistiche.

***

La ragione serve molto più a giustificare la condotta che a dirigerla.

***
Ieri e domani 21

Dietro gli atti che la ragione crede di guidare c'è la formidabile armata
degli atavismi che li determinano.

***

L'uomo che pretende di agire solo seguendo la ragione è condannato ad


agire solo di rado.
***

L'intuizione fa pensare, la volontà fa agire, la ragione serve soprattutto a


spiegare

***

Delle idee male elaborate generano delle risoluzioni deboli e delle azioni
mediocri.

***

Il mondo è con tutta evidenza guidato più dall'istintivo che dal


razionale. Ma mentre i filosofi tedeschi considerano l'istintivo come la
miglior guida dei popoli, i filosofi latini ammettono che il progresso della
civiltà consiste nel sottomettere sempre più l'istintivo al razionale.

***

L’istintivo è un principio di vita, non di civiltà.

***

Dal momento che l'intelligenza tende a paralizzare l'azione, non è mai


vantaggioso per un popolo avere più intelligenza che carattere. I bizantini
discutevano molto bene, ma agivano molto poco, mentre Maometto era già
nelle loro mura.

***
In materia di previsione, il giudizio è superiore all'intelligenza.
L'intelligenza mostra tutte le possibilità che possono verificarsi. Il giudizio
discerne tra queste possibilità quelle che hanno maggiori possibilità di
realizzarsi.

***

L’ analogia, origine frequenti di giudizi definitivi, mentre dovrebbe


essere soltanto creatrice di ipotesi da verificare, è una fonte di frequenti
errori. È stato lasciandosi guidare da superficiali analogie che i capi del
22 Gustave Le Bon

nostro stato maggiore hanno accumulato tanti errori e si sono rifiutati così
a lungo di moltiplicare cannoni e munizioni.

***
Se ci si intende poco nelle discussioni, è perché degli spiriti differenti
impiegano le stesse parole per tradurre delle idee diverse.

***

Le persone che hanno l'abitudine di criticare tutto sono quelle che


generalmente possiedono meno spirito critico.

***
Lo spirito critico è al tempo stesso creatore del progresso e generatore
di inazione.

***
Non è alla ragione, ma al buon senso, che si sarebbe dovuto innalzare
un tempio. Molti uomini sono dotati di ragione, ben pochi di buon senso.

***

L'abbondanza di parole inutili è un sintomo certo di inferiorità mentale.

***

Gli uomini di genio fanno la grandezza intellettuale di una nazione, ma


raramente la sua potenza.

***

Gli uomini di pensiero preparano gli uomini d'azione. Non li


sostituiscono.

***

Il pensiero di un grande uomo vive pienamente solo dopo la sua morte.


Ieri e domani 23

Capitolo VI
Le interpretazioni della storia
La storia comporta delle testimonianze, dei princìpi e dei metodi.
Bisogna diffidare delle testimonianze, dubitare dei princìpi ed accettare
solo i metodi.

***

La nozione di percentuale dovrebbe essere alla base delle osservazioni


psicologiche e sociali. I fatti isolati non privano niente, solo il loro grado di
frequenza relativo è importante da conoscere.

***

La storia della guerra, per come la scrivono i tedeschi, mostra con quale
facilità gli autori deformano i fatti quando essi contraddicono le loro
convinzioni o i loro princìpi.

***

Attribuendo agli interessi economici un ruolo preponderante, i teorici


della concezione materialistica della storia dimenticano che questi interessi
sono facilmente spazzati via dalle forze psicologiche, di cui le più potenti
saranno sempre gli impulsi mistici.

***

Una visione esatta ma frammentaria di un evento conduce a delle


interpretazioni inesatte nel momento in cui la si applica ad un'altra parte
dello stesso evento.

***

La storia resta così incerta perché si compone soprattutto di visioni


frammentarie generalizzate.
***

Ciò che spesso un libro di storia contiene di più sicuro non è il racconto
degli eventi, ma la mentalità dello scrittore che li racconta.

***
24 Gustave Le Bon

Le generazioni che fanno la storia di un'epoca non saprebbero mai


scriverla. I vivi hanno un po' di imparzialità solo per i morti.

***

Gli storici in genere vedono gli eventi passati attraverso le idee del
tempo in cui vivono. Per questo gli uomini e le dottrine popolari in
un'epoca risultano esecrabili in un'altra. Papa Alessandro VI e Cesare
Borgia furono simpatici ai loro contemporanei. Machiavelli è diventato
antipatico solo dopo la morte. La strage di San Bartolomeo provocò un tale
entusiasmo in diversi paesi che diverse medaglie furono coniate per
commemorarla. Il papa fece riprodurre sulle mura del Vaticano, dove sono
ancora visibili, i dettagli del massacro.

***

I testi, le medaglie, i monumenti permettono di ricostituire lo scheletro


del passato, ma chi non sa determinare i sentimenti e le idee da cui
derivano ignora del tutto la storia.

***

Creazione del passato, il presente genera l'avvenire. Studiare i


cambiamenti avvenuti permette spesso di presentire gli avvenimenti futuri.
Il domani è la fioritura dell'oggi e dello ieri.

***

Un fatto storico non insegna niente, separato dalla sua genesi.


Ieri e domani 25

Capitolo VII
Le spiegazioni e le cause

Non vi sono molte cause semplici in storia. Ogni causa è circondata da


una corte di elementi invisibili più attivi delle cause visibili immediate.

***
Una delle caratteristiche della mentalità primitiva è quella di attribuire
delle cause semplici ai fenomeni.

***

L'interpretazione semplicistica delle cause ha sempre falsato la storia.


Grandi eventi come la guerra mondiale hanno raramente origine dalla
volontà di un solo uomo. Le fonti sono profonde, lontane e varie. La
decisione di un sovrano può agire solo dopo il loro lento accumulo.

***

Solo agli spiriti superiori appare l'estrema complessità delle cause, la


difficoltà di collegarle agli effetti osservati e l'impossibilità di spiegare le
origini reali del più semplice dei fenomeni, ad esempio la caduta di una
pietra.

***

Nella genesi dei fenomeni storici le cause si aggiungono in progressione


aritmetica e i loro effetti in progressione geometrica. Delle cause infime
possono dunque, in certi momenti, generare degli effetti considerevoli.

***

Esaminata dal punto di vista della pura ragione, la guerra mondiale


appare per il suo inizio e per la sua evoluzione come un caos di cose
inverosimili. Essa contribuirà a mostrare ai teorici che ancora dubitano il
debole ruolo giocato dalla ragione sulle azioni dei popoli.

***

Non si colgono bene le origini della guerra imposta dalla Germania se


non si leggono le dissertazioni dei suoi filosofi, dei suoi storici e dei suoi
26 Gustave Le Bon

economisti a partire da metà secolo. Le loro conclusioni sono nettamente


riassunti in questa dichiarazione recente di un professore tedesco: «La
Germania ha la coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri ed intende
assumersi la direzione del mondo».

***

Il ruolo del filosofo non consiste nel ricercare il valore razionale dei
moventi che fanno muovere gli uomini, ma l'influenza che questi moventi
esercitano.

***

Nelle loro interpretazioni il colto e l'ignorante partono da ipotesi. Ma


mentre l'ipotesi è agli occhi del colto una semplice supposizione
considerata provvisoria fino alla sua verifica, essa costituisce una certezza
per l'ignorante.

***

L'ipotesi ammessa senza controllo ritarda di molto la scoperta della


verità.
Ieri e domani 27

Capitolo VIII
L'imprevedibile nella storia

L'oscura volontà delle cose sembra talvolta superiore a quella degli


uomini e sconfessa le loro previsioni. Quando cessò la guerra tra la Francia
e l'Inghilterra, nel 1815, questi paesi erano stati in lotta per sessant'anni su
un periodo di 127 anni. Al momento di Fachoda1 il conflitto non si è
rinnovato. Come si sarebbe potuto prevedere allora che queste grandi
nazioni sarebbero diventate alleate?

***

Durante la guerra gli eventi imprevedibili sono stati molti più di quelli
prevedibili. Nessuno, ad esempio, ne aveva previsto la durata. Ancora meno
si poteva prevedere l'accumulo di fatti psicologici che ha sollevato tutti i
popoli del mondo contro la Germania, malgrado il suo desiderio di
mantenere una neutralità conforme ai suoi interessi.

***

Sarebbe lunga la lista degli eventi realizzatisi contro ogni previsione.


Nessuno avrebbe sospettato la sconfitta dell'immensa Russia da parte del
piccolo impero giapponese; e nessuno avrebbe supposto la resistenza del
debole Belgio al potente impero germanico. Meno ancora si sarebbe potuto
presagire che l'Inghilterra e l'America, sprovviste di armi e profondamente
ostili al militarismo, sarebbero diventate delle potenze militari di
prim'ordine.

***
Dopo la ritirata di Charleroi, uno spirito che ragionasse secondo i dati
della psicologia, della strategia e della storia mai avrebbe previsto che
un'armata in ritirata tornasse indietro bruscamente ed arrestasse lo slancio
di un invasore vittorioso.

***

Un evento è imprevedibile quando ognuna delle possibilità da cui


dipende offre delle possibilità di realizzazione pressoché uguali. I tedeschi
riconoscono che il prolungarsi della guerra sarebbe stato impossibile per
loro se, all'inizio, non avessero conquistato il bacino di Brey la cui difesa
era facile. Gli Alleati ugualmente non avrebbero potuto continuare a lottare

1 Incidente anglo-francese in Sudan, nel 1898 (n. d. t.).


28 Gustave Le Bon

se l'America avesse proibito l'esportazione del ferro che a noi mancava,


come speravano i tedeschi. Tali eventi sfuggivano evidentemente ad ogni
previsione.

***

Resterà sempre inspiegabile il fatto che la Germania non abbia


compreso l'immenso interesse che aveva a non obbligare gli Stati Uniti a
dichiararle guerra. Tutto l'oro degli Alleati sarebbe passato
progressivamente in America e si sarebbe avvicinato il momento in cui,
esaurito il loro credito, non avrebbero più potuto procurarsi l'acciaio e le
materie prime che solo gli Stati Uniti erano in grado di fornire.

***

La Germania aveva interesse ad attaccare l'Inghilterra, sua temuta


rivale, a invadere la Francia per acquisire le sue ricchezze, ma inutilmente
si cerca quale poteva essere il suo scopo nell'attaccare la Russia, le cui
industrie, il cui commercio, le cui banche erano nelle sue mani, al punto
che molti tedeschi consideravano questo paese una colonia tedesca.
Impossibile comprendere un tale evento se si ignorano le sue cause
mistiche.

***

I tedeschi avevano previsto molte cose prima di dichiarare la guerra,


tranne però le più essenziali, quali la resistenza dei francesi e l'intervento di
Inghilterra, Italia ed America.
Ieri e domani 29

Libro II

Durante le battaglie
30 Gustave Le Bon
Ieri e domani 31

Capitolo I
La genesi psicologica
dei grandi conflitti

Le cause immediate di una guerra hanno un interesse solo secondario.


Bisogna immergersi nelle cause lontane per scoprirne la genesi.

***

Gli elementi razionali giocano in genere un ruolo poco importante


nell'origine dei conflitti che riempiono la storia.

***

La ragione si limita unicamente a servire le forze affettive, mistiche o


collettive che sono il vero motore dei grandi conflitti.

***

I sentimenti più attivi nella genesi delle guerre sono l'orgoglio,


l'ambizione, la diffidenza e l'odio.

***

La diffidenza, più ancora dell'odio, è stata per cinquant'anni il


sentimento che ha dominato le relazioni tra i popoli europei. Essa li ha
condotti a degli armamenti la cui esagerazione ha reso la guerra inevitabile.

***

Si possono ricondurre a un piccolo numero di cause i grandi conflitti


della storia: 1. Cause biologiche quali gli impulsi della fame, che
determinarono le invasioni germaniche che hanno distrutto la civiltà
romana. 2. Cause affettive quali la gelosia, l'odio, la cupidigia e soprattutto
l'ambizione. La guerra dei Cent'Anni e quella dei Sette Anni sono delle
guerre d'ambizione. 3. Cause mistiche quale le supposte influenze di
potenze superiori che ordinano ai fedeli di conquistare il mondo. Esse
determinarono le invasioni musulmane, le crociate, le guerre di religione, la
guerra dei Trent'anni e la guerra attuale. 4. Cause economiche quali la
sovrapproduzione industriale che suscita rivalità commerciali.
32 Gustave Le Bon

***

La potenza militare si mette indifferentemente al servizio di influenze


biologiche, affettive, mistiche ed economiche.

***

I dirigenti tedeschi riuscirono a rendere la guerra popolare


attribuendole per causa la necessità di premunirsi contro l'invasione russa
temuta per molto tempo, poi contro il supposto desiderio di rivincita dei
francesi, infine contro la minacciosa rivalità economica dell'Inghilterra. La
paura dell'invasione russa fu la principale cause dell'adesione unanime dei
tedeschi. Sono i loro capi conoscevano abbastanza la disorganizzazione
della Russia, da sapere che essa non era affatto temibile.

***

È raro che i popoli si combattano con accanimento per degli interessi


puramente materiali. I più grandi popoli in conflitto al giorno d'oggi,
soprattutto gli Stati Uniti, combattono per dei princìpi.
Ieri e domani 33

Capitolo II
Elementi psicologici delle battaglie
La storia dei popoli è composta soprattutto dal racconto delle loro
battaglie. I periodi di pace sono dei casi effimeri.

***

Le guerre utilizzano armi materiali, ma i loro veri motori sono delle


forze psicologiche. Ogni cannone, ogni baionetta è avvolta in una atmosfera
di forze invisibili che dirigono i sentimenti e le azioni dei combattenti.

***
Napoleone disse a Sant'Elena che il destino di un paese dipende talvolta
da una sola giornata. La Storia giustifica questa affermazione, ma mostra
anche che generalmente occorrono molti anni per preparare quel solo
giorno.

***

Nessun esercito potente senza un ideale che lo guidi. Amore di Roma


nei suoi legionari, attrattiva del bottino presso le soldataglie del Medio Evo
ed i tedeschi di ogni epoca, amore della gloria presso i soldati di Napoleone,
religione del dovere presso i volontari inglesi, amore della patria presso i
francesi attuali.

***

I motivi d'azione degli eserciti sono cambiati nel tempo. La speranza del
bottino e la paura della punizione, soli fattori psicologici utilizzati dagli
antichi comandanti, oggi hanno influenza sono presso quelle razze in cui la
civiltà non ha ancora cancellato gli istinti primitivi.

***

Le azioni collettive, il cui ruolo sociale era già così grande, tendono ad
assumere una influenza preponderante nelle battaglie moderne. Quella
della Marna è una battaglia collettiva.

***
34 Gustave Le Bon

La forza di un esercito tiene soprattutto a che l'uomo nella folla perda il


suo egoismo individuale per acquisire un egoismo collettivo.

***
Onnipotente nella vita sociale, il contagio mentale rappresenta
ugualmente una delle basi più sicure della condotta di un soldato. Esso è la
vera creatrice della coesione e della solidità di un esercito.

***

La capacità di resistenza di un popolo si accresce immediatamente


quando ha per nemico un devastatore privo di pietà, che minaccia i deboli
di una servitù senza speranza.

***

Non riconoscere durante una guerra né leggi né trattati è sicuramente


un vantaggio momentaneo per l'invasore, ma crea presso i vinti un
accumulo di odio al quale non può resistere alcun vincitore.

***

L'esperienza sembra provare che nelle moderne guerre di trincea gli


eserciti si logorano lentamente per il solo fatto di difendersi. La sconfitta
rappresenterebbe il logoramento completo.

***

Una sconfitta non è nulla se il vinto non dispera. Si è giustamente fatto


notare che nessun popolo ha subito più sconfitte dei Romani. Poggiando
tuttavia sulla costanza della loro volontà, essi finivano sempre per
trionfare.

***

La guerra è soprattutto una lotta di volontà.

***

Nelle battaglie prolungate ed indecise, in cui l'equivalenza delle forze


crea l'equivalenza delle stanchezze, il successo appartiene necessariamente
a chi sa prolungare la lotta qualche istante più dell'avversario.

***
Ieri e domani 35

La guerra ha rivelato che prevedere e osare sono le qualità che mancano


maggiormente ai generali mediocri.
36 Gustave Le Bon

Capitolo III
L'anima nazionale e l'idea di patria
L'anima di una razza regge il suo destino. Occorrono generazioni per
crearla, e talvolta pochi anni per perderla.

***

L'anima collettiva di una folla differisce molto dall'anima collettiva di


una razza. La prima è transitoria, la seconda permanente.

***

Le grandi nazioni moderne sono degli aggregati di razze diverse, la cui


anima è stata unificata da un lungo passato di vita comune, di interessi, di
credenze e di sentimenti identici.
In ragione della loro dissimile struttura psicologica, le razze sono
diversamente impressionate dagli stessi soggetti. Sentendo ed agendo in
modi diversi, esse non possono accedere alle stesse evidenze e non sanno
pertanto comprendersi.

***

È la superiorità della sua anima ancestrale che distingue il civile dal


barbaro. L'educazione non potrebbe dunque renderli uguali.

***

La razza è la pietra angolare sulla quale riposa l'equilibrio delle nazioni.


Essa rappresenta ciò che v'è di più stabile nella vita di un popolo. Ripetuti
incroci potrebbero dissociarla, l'influenza degli stranieri è molto pericolosa.
Tali incroci distrussero un tempo la grandezza di Roma. Essa perse il suo
potere perdendo la sua anima.

***

Le tradizioni nazionali rappresentano uno dei principali elementi che


fissano l'anima dei popoli. Senza di esse, ogni generazione dovrebbe
penosamente ricominciare a cercare delle guide per orientare la sua
condotta.

***
Ieri e domani 37

Lo svanire dell'anima individuale transitoria nell'anima permanente


della razza, sotto l'influenza di un grande pericolo nazionale, fortifica
considerevolmente l'unità mentale di un popolo.

***

Quando l'interesse della razza si sostituisce interamente in un popolo


all'istinto di conservazione individuale, la resistenza di questo popolo ai
suoi aggressori diventa infinita. Lo si può distruggere, ma mai
sottometterlo.

***

Il patriottismo è la più potente manifestazione dell'anima di una razza.


Rappresenta un istinto di conservazione collettivo che, in caso di pericolo
nazionale, si sostituisce immediatamente all'istinto di conservazione
individuale.

***

La patria resta un'astrazione un po' vada in tempo di pace. La sua


potenza appare solo quando è minacciata. Liberata dal velo mistico che
l'avviluppava, essa diventa allora una realtà tanto forte da trasformare la
condotta di un popolo.

***

La patria non è costituita solo dal suolo su cui viviamo, ma anche dalle
ombre degli avi che continuano a vivere in noi e contribuiscono a elaborare
il nostro destino.

***

Difendere la patria vuol dire per un popolo difendere insieme il suo


passato, il suo presente e il suo futuro.

***

Il patriottismo acquista tutto il suo valore diventando mistico. Chi fosse


patriottico solo per la ragione lo sarebbe ben poco.

***

Un popolo presso il quale si affievolisse l'idea mistica di patria


sparirebbe dalla storia senza nemmeno avere il tempo di percorrere tutte le
tappe della decadenza.
38 Gustave Le Bon

***

Le guerre sono gli agenti più sicuri del consolidamento dell'anima di


una nazione.

***

Gli Stati Uniti avevano raggiunto la vetta della potenza industriale e


commerciale, ma la loro anima nazionale non era ancora molto stabile. La
guerra l'ha definitivamente fissata.

***
Le cospirazioni tedesche in America hanno provato la difficoltà per un
popolo di assorbire degli elementi stranieri. Se i vivi possono fondere le
loro lingue, i loro costumi e i loro interessi, i morti che li guidano restano
ribelli a questa fusione. Non si cambia razza cambiando latitudine.

***

L'anima delle razze ha delle frontiere che non si oltrepassano.

***

La patria non si difende che con qualità ancestrali. Bastò all'Inghilterra


una organizzazione abile per creare in due anni un esercito ben
equipaggiato, ma per infondere in quell'esercito le qualità della tenacia e
del valore capaci di trasformare dei volontari indecisi in intrepidi veterani
fu necessaria l'influenza della razza. I reggimenti ed i cannoni si creano in
qualche mese. Sono necessari secoli per forgiare i cuori degli uomini che li
maneggiano.

***

La guerra rivela a un popolo le sue debolezze, ma anche le sue virtù.

***

La guerra trasformerebbe certi popoli al punto di cambiare il cammino


futuro della loro storia, se essi potessero conservare durante la pace una
minima parte delle qualità manifestate durante la guerra.

***

Le guerre provocate dall'odio tra razze si possono differire, ma mai


evitare.
Ieri e domani 39

Capitolo IV
La vita dei morti
e la filosofia della morte
Le qualità del carattere che fatto la grandezza di un popolo sono opera
dei suoi antenati. L'anima dei vivi è foggiata da quella dei morti.

***

Nei grandi conflitti, dai quali dipende la sorte di un popolo, l'esercito


invisibile dei morti guida le gesta dei combattenti. La battaglia della Marna
è stata vinta dai morti. Essi erano più numerosi dei vivi, quelli di Tolbiac, di
Bouvines, di Marengo e di tutte le glorie passate, per impedire alla Francia
di cadere nell'abisso in cui sembrava spingerla un sinistro destino.

***

Le volontà dei vivi non lottano facilmente contro quelle dei morti.

***

In Inghilterra l'opinione dei morti è più potente di quella dei vivi. Il


governo inglese ne ha fatto esperienza durante il primo anno della guerra.
Conquistare l'anima dei morti attraverso quella dei vivi è stato il suo
compito più difficile.

***

L'inconscio, in cui si elaborano i moventi di molti dei nostri atti,


rappresenta una condensazione dell'anima degli avi.

***

I morti devono avere il loro posto nella direzione di una società, ma il


loro potere non dev'essere tirannico, perché, non potendo progredire, essi
tendono a paralizzare il progresso.

***

La disciplina interna creata dai morti è sempre meno dura di quella


esterna imposta dai vivi. Gli individui e i popoli che non possiedono la
prima devono rassegnarsi a subire la seconda.
40 Gustave Le Bon

***

Quando l'uomo ascolta l'anima della sua razza, il senso della morte
diventa nuovo per lui. Egli comprende allora che sotto l'effimero di
nasconde la durata, e che la perpetuità, negata all'individuo, è accordata
alla razza di cui egli rappresenta un frammento.

***

La morte non è che un trasferimento di individualità. L'eredità fa


circolare le stesse anime attraverso la successione di generazioni di una
medesima razza.

***

I nostri atti sono solo apparentemente effimeri. Le loro ripercussioni si


prolungano talvolta per secoli. La Vita del presente tesse quella
dell'avvenire.
Le nostre forme transitorie celano un contenuto eterno. Ereditiero di un
lungo passato, ogni essere, sorto momentaneamente sulla linea del tempo,
racchiude un numero immenso di generazioni che attendono l'ora di
sfuggire al loro nulla provvisorio.
Ieri e domani 41

Capitolo V
Cambiamenti di personalità
creati dalla guerra
Gli elementi psicologici fondamentali di una razza restano permanenti.
Gli elementi secondari posseduti dai diversi individuo che la compongono
sono mutevoli. Dalle loro combinazioni risultano dei nuovi equilibri,
generatori di nuove personalità.

***

Ciò che noi sappiamo delle persone che ci circondano e ciò che esse
sanno di se stesse rappresenta solo una delle loro personalità possibili.

***
Incanalata dall'abitudine e dalla costanza dell'ambiente, la nostra anima
cambia un poco ogni giorno. È dunque impossibile prevedere le personalità
che sorgeranno sotto la necessità imperiosa di adattamento a circostanze
impreviste.

***

Ogni essere porta in sé delle possibilità latenti del carattere, legate ai


suoi diversi avi, che gli eventi fanno affiorare.

***

L'uomo generalmente può più di quel che crede, ma non sa sempre ciò
che può. Solo le circostanze gli rivelano le sue capacità ignorate.

***

I discorsi non traducono la vera personalità di ogni essere. Solo gli atti
la rivelano, talvolta ai suoi stessi occhi.

***

Quando, sotto l'influsso di potenti eccitazioni, gli equilibri


dell'organismo mentale vengono modificati, l'uomo può trasformarsi al
42 Gustave Le Bon

punto di diventare irriconoscibile a se stesso. Alla sua antica personalità si


è sostituita una personalità imprevista.

***

Perché possano nasce delle nuove personalità, bisogna che gli equilibri
abituali dell'organismo mentale siano disaggregati da eventi che turbino
violentemente i rapporti di quell'essere con il suo ambiente.

***

La guerra è un potente eccitante di tutte le energie, quelle del bene


come quelle del male. Essa stimola a un tempo le virtù, i vizi e l'intelligenza.

***

Le qualità sviluppate dalla guerra sono di quelle che elevano l'uomo al


di sopra di se stesso: l'eroismo, la tenacia, lo spirito di sacrificio, il valore e
soprattutto la continuità nello sforzo.

***

L'uomo della vita quotidiana è generalmente guidato dal suo egoismo


individuale. L'uomo delle battaglie dagli interessi collettivi della sua razza.
Ieri e domani 43

Capitolo VI
Le forme del coraggio

La resistenza al sentimento naturale di paura prodotto dal pericolo


costituisce il coraggio. Se il pericolo cessa di essere immediato pur restando
minaccioso, il coraggio necessita di perseveranza.

***

Il coraggio militare si è molto evoluto nel corso della storia. Dagli eroi
antichi ai baroni feudali, nessuno avrebbe osato affrontare degli inoffensivi
giavellotti e delle incerte frecce senza la protezione di una pesante
armatura. La tempesta di ferro cui il soldato moderno si espone senza
protezione li avrebbe fatti indietreggiare con orrore.

***

Un tempo un momento di eroismo bastava ad assicurare l'immortalità.


Oggi conquistare una trincea esige una continuità nel coraggio sconosciuto
ai guerrieri di Omero. Achille è celebre dopo tremila anni per delle imprese
che oggi non gli varrebbero la croce di guerra.
Le guerre moderne hanno sostituito al coraggio intermittente ed
irriflessivo il coraggio continuo e prudente. Molto più utile del primo, è più
difficile da creare.

***

L'eroismo silenzioso delle battaglie sotterranee di oggi e quello


dell'aviatore perso nell'immensità sono molto superiori agli eroismi
eclatanti ma momentanei delle antiche battaglie.

***
Il coraggio discontinuo si trasforma in coraggio continuo attraverso
l'abitudine solo se i pericoli ripetuti sono simili. Colui che si mostra eroico
nell'assalto sarà spaventato da un ordigno sconosciuto.

***

Il coraggio davanti a un pericolo imprevisto esige una volontà forte,


poiché necessita di un dispendio nervoso che non può essere prolungato e
non può essere sanato che con un lungo riposo.

***
44 Gustave Le Bon

saper trasformare in abitudine un pericolo, una fatica, un fastidio vuol


dire renderli facilmente accettabili.

***
L'attenzione, non essendo divisibile, può essere deviata. Si possono
utilmente sviare le preoccupazioni del soldato con esercizi vari e continui.
Ogni gruppo militare finisce per possedere una bravura collettiva. Essa
chiede sempre un certo tempo per formarsi.

***

Un uomo coraggioso, uscito dal suo gruppo e piazzato in un altro in cui


egli sia sconosciuto, perde talvolta molta della sua bravura.

***
Una stessa collettività militare può oscillare dalla paura all'eroismo,
seguendo il capo che la comanda.

***

Convincere una truppa della sua superiorità vuol dire insufflare in essa
un eroismo continuo, che genera il successo.

***

Uno degli svantaggi psicologici della difesa è quello di deprimere il


coraggio, mentre l'offensiva lo stimola.

***

La trincea ha provato che il valore si misura in base alla tenacia, alla


sopportazione, all'iniziativa, al coraggio, alla volontà, al giudizio, qualità
che non insegnano i libri e che dipendono unicamente dal carattere.

***

L'eroismo non ha casta.


Ieri e domani 45

Capitolo VII
L'arte di persuadere e l'arte di comandare

Dal momento che l'anima del capo fa quella del soldato, una truppa che
perda un capo che sappia comandarla perde al tempo stesso la sua coesione
ed assume presto l'inconsistenza di una folla.

***

I galloni facilitano il comando, ma non creano l'arte di comandare.

***

I gradi stabiliscono una gerarchia fittizia, spesso illusoria in tempo di


guerra. Solo il valore morale può creare l'obbedienza, il rispetto e la
dedizione nei subalterni.

***

L'arte di comandare è completa solo se ha per sostegno l'arte di


persuadere.

***

I trattati di retorica danno regole per comporre dei discorsi, ma non


sanno insegnare l'arte di persuadere.
Nelle arringhe destinate a persuadere una collettività si possono
invocare delle ragioni, ma bisogna anzitutto far vibrare i sentimenti.

***

La ragione convince talvolta per un istante, ma non fa agire. I grandi


conduttori di uomini raramente vi fanno ricorso.

***

Per inculcare a una collettività lo spirito di corpo è indispensabile il


maneggio delle leggi psicologiche che conducono le folle.

***

Si accresce enormemente il valore di una truppa creando in essa lo


spirito di corpo. Grazie ad esso alcuni reggimenti acquisiscono durante la
46 Gustave Le Bon

guerra una reputazione tale, che si ricorre ad essi in tutte le circostanze in


cui occorrono uomini inflessibili.

***

In una truppa che possieda spirito di corpo, la gloria e l'emulazione


sono collettive. Questi sentimenti si diffondono per contagio mentale alle
nuove unità introdotte nella truppa, a condizione che gli uomini incorporati
non siano troppi.

***

La fiducia del soldato nei suoi capi è uno dei più importanti elementi del
suo valore.

***

Al capo la cui anima sia in comunicazione intima con quelle dei suoi
uomini la parola è inutile: un gesto, uno sguardo bastano.

***

Mantenere il buon umore e l'allegria nei soldati minacciati ad ogni


momento dalla morte è un'arte che nessun capo deve ignorare.

***

Certe parole accrescono le energie e rendono il soldato invincibile.


Bisogna essere già un grande capo per pensarle e dirle.

***

Si agisce facilmente su uomini isolati facendo appello ai loro interessi,


vale a dire al loro egoismo. Poiché le moltitudini non sono egoiste, bisogna,
per sedurle, utilizzare altri moventi.

***

L'affermazione, la ripetizione, il prestigio ed il contagio costituiscono i


grandi fattori della persuasione, ma i loro effetti dipendono da chi li usa.

***

Per persuadere bisogna, secondo i casi, rivolgersi alle influenze affettive,


mistiche o collettive che guidano gli uomini, e poco alla loro intelligenza.
Ieri e domani 47

***

La controversia è raramente un mezzo di persuasione. Contraddire


un'opinione spesso non fa che fortificarla. Le idee di un avversario si
modificano, portandolo a convincersi con una serie di suggestioni e di
riflessioni che germogliano poi lentamente nell'inconscio. Le donne,
conoscendo d'istinto questo processo, persuadono facilmente.

***

Un oratore cambia facilmente l'opinione dei suoi uditori, ma la sua


opinione essendo effimera, agisce poco sulla sua condotta.

***

I voti di un'assemblea immediatamente dopo un discorso o all'indomani


di quel discorso sono spesso molto differenti.

***

Soggiogando i cuori si domina facilmente le volontà.


48 Gustave Le Bon

Libro III

La psicologia dei popoli


Ieri e domani 49
50 Gustave Le Bon

Capitolo I
L'anima dei popoli e la sua formazione
L'anima di un popolo rappresenta un accumulo di elementi ancestrali
stabilizzati nei secoli. Su questa roccia solida fluttuano gli elementi mobili
delle anime individuali creati dall'educazione e dall'ambiente.

***

Un popolo acquista stabilità solo dopo aver acquisito una coscienza


collettiva. Questa acquisizione richiede talvolta dei secoli.

***

La vita di un popolo, le sue istituzioni, le sue credenze, le sue arti e i suoi


conflitti rappresentano la forma visibile delle forze invisibili che lo guidano.

***

Dalla mentalità di un popolo derivano la sua condotta e, di


conseguenza, la sua storia.

***

Si possono prevedere le possibili reazioni di un popolo sono studiando i


suoi atti nelle grandi circostanze della sua storia.
Gli errori di previsione commessi dai diplomatici tedeschi riguardo alla
supposta neutralità dell'Inghilterra e del Belgio hanno mostrato
l'impossibilità di prevedere la condotta di un popolo nei grandi eventi
basandosi sulla sua psicologia quotidiana.

***

Il vero carattere di un popolo appare solo nelle crisi importanti della sua
storia.
***

L'anima di un popolo si legge molto bene nei suoi atti, molto male nei
suoi libri e discorsi.

***
Ieri e domani 51

Gli scritti e le parole rappresentano l'anima cosciente della vita


quotidiana; gli atti, l'anima incosciente e stabile creata dagli antenati.

***

Qualche anno basta per civilizzare l'intelligenza di un popolo.


Occorrono secoli per civilizzare il suo carattere.

***

Le trasformazioni mentali comportano rapidamente delle


trasformazioni materiali.
Il progresso materiale di certi popoli è diventato distruttore del loro
progresso morale.

***

Un popolo non cambia la sua anima ancestrale, ma essa può subire


nuovi orientamenti, generatori di successo o di catastrofi. È così che la
mentalità tedesca ha cambiato orientamento sotto l'influenza di tre fattori:
il militarismo, l'unificazione politica, l'educazione tecnica.

***

Un popolo può trasformare la sua civiltà adottando la lingua, le


istituzioni e le arti di un altro popolo. Esso non trasforma, in questo modo,
la sua anima. Dopo la conquista normanna gli inglesi parlarono per molto
tempo francese, ma restarono inglese. Latinizzando i galli, Roma non ne
cambiò affatto il carattere.

***

Il Giappone che, in qualche anno, è passato dall'uso dell'arco e della


freccia alle armi ed all'industria moderna, non ha potuto assimilare una
civiltà nuova che utilizzando le qualità di pazienza, di tenacia, di disciplina
tramandate dagli antenati. Ha cambiato civiltà, non anima.

***

La nazionalità è costituita da quattro elementi diversi, raramente riuniti


in uno stesso popolo: la razza, la lingua, la religione gli interessi.
I popoli che non possiedono un0anima ancestrale sufficientemente
stabilizzata vivono nell'anarchia e progrediscono poco. Quelli la cui annima
si è stabilizzata troppo non progrediscono più. Nei tempi moderni, i Russi
rappresentano la fase di stabilizzazione insufficiente, i Cinesi quella della
stabilizzazione troppo completa.
52 Gustave Le Bon

***
In un certo periodo della storia di un popolo gli errori di pensiero, di
carattere, di giudizio e quindi di condotta restano senza rimedio. Essi
diventano creatori di fatalità inesorabili, sotto il cui peso grandi imperi
hanno finito per soccombere.

***
Sostituire come motivo d'azione la gloria collettiva a quella personale è
per un popolo un importante progresso morale.

***

Le nazioni si trasformano solo attraverso l'evoluzione dei primogeniti. È


in se stesso e non fuori di sé che un popolo deve cercare le cause della sua
grandezza o della sua decadenza.

***

Nelle gravi circostanze storiche, i popoli spesso vedono meglio dei


governanti. Essi vedono allora con i loro morti.

***

L'anima di un popolo, molto più della volontà dei suoi dirigenti


determina il regime politico che può accettare.
Far nascere, crescere o scomparire dei sentimenti e delle credenze
nell'anima dei popoli è un fondamento essenziale dell'arte di governare.

***
Trasformare la mentalità di un popoli è talvolta più utile che accrescere
i suoi armamenti.

***

Conquistare un territorio di un popolo non basta. Per dominarlo


occorre vincere la sua anima.
Ieri e domani 53

Capitolo II
Psicologia comparata di alcuni popoli

Tutti i popoli presentano un certo numero di caratteri comuni, ma


ciascuno ne possiede ugualmente alcuni speciali che lo differenzia. Tali, ad
esempio, la tenacia presso gli inglesi, l'indecisione e l'imprecisione nei
russi.

***

La visione delle cose in un popolo dipende più dal suo temperamento


psicologico, vale a dire dal suo carattere, che dalla sua intelligenza. Questo
carattere condiziona il modo in cui reagisce agli stimoli del mondo esterno.

***

Ogni popolo ha un ideale di diritto, di morale e di giustizia troppo


personale per essere accettato dalle altre nazioni. L'ignoranza di questa
legge psicologica ha creato la decadenza di molte colonie.

***

Certi caratteri dei popoli si mantengono durante tutto il corso della loro
storia. Jean de Saulx, visconte di Avanne, disse già sotto Carlo IX che la
Francia, invincibile quando resta unita, è il paese che sa sempre sistemare i
propri affari quando sembrano disperati.

***

Un popolo è libero di definire immortali i princìpi che lo guidano, ma


non ha il diritto di imporli ad altre nazioni di mentalità differente. Le
metafisiche politiche sono rispettabili quanto quelle religiose, a condizione
che non pretendano di imporsi con la forza.

***

Benché molto semplice e retta da un piccolo numero di elementi,


l'anima dei balcanici restò all'inizio della guerra un mistero per la maggior
parte dei diplomatici europei, che si ostinarono a giudicarla secondo le
regole della loro logica.

***
54 Gustave Le Bon

La guerra attuale ha fornito nuove giustificazioni alla legge storica


secondo la quale un popolo non può adottare le istituzioni, le arti, la lingua,
la religione di una razza differenza, senza far loro subire trasformazioni
profonde. Gli stessi dei sono condannati a tali cambiamenti. Trasportato in
Cina, il Buddha indiano prende rapidamente i caratteri di una divinità
cinese. Giunto in Inghilterra, il Jehovah biblico è diventato un Dio inglese,
che governa il mondo per il profitto dell'Inghilterra. Adottato dai tedeschi,
il Dio caritatevole e dolce dei cristiani si è trasformato in una divinità
sanguinaria e feroce, senza pietà per i deboli, pieno di riguardo per i forti.

***

Prima della guerra la Germania invadeva il mondo con la sua industria,


ma non più con il suo pensiero. L'era dei grandi filosofi, dei grandi scrittori
era chiusa da tempo.

***

Anche isolato, il tedesco resta un essere collettivo. Egli non acquista


valore che fuso in un gruppo. Ogni cittadino è cellula di un grande
organismo: lo Stato.

***

La coscienza del tedesco è una coscienza collettiva diretta dallo Stato,


quella dell'inglese e dell'americano è una coscienza individuale che
abbandona allo Stato solo una parte di sé.

***

Ciò che si chiama germanesimo è semplicemente la sintesi degli


appetiti costantemente generati in un popolo dalla convinzione di essere
abbastanza forte da impossessarsi dei territori e delle ricchezze dei popoli
supposti meno forti.

***
Bisogna ammettere che la cultura tedesca non crea molta perspicacia,
dal momento che i partigiani di rovinose annessioni territoriali si reclutano
tra i professori, i funzionari e gli industriali.

***

La Prussia ha impiegato più di mezzo secolo per foggiare la mentalità


tedesca per mezzo della scuola e della caserma, ma questa mentalità,
essendo contraria alla natura umana, resta artificiale. I tedeschi finirono
Ieri e domani 55

per constatare che la gloria di essere quasi gli unici difensori


dell'assolutismo e della violenza costa cara e paga poco.

***

La mentalità bellicosa dei tedeschi sembra per il momento irriducibile.


Dopo tre anni di guerra mondiale, il ministro della guerra prussiano ha
chiesto al Reichstag l'autorizzazione per una nuova scuola di ufficiali, al
fine di preparare le future battaglie che, secondo lui, succederanno alla
guerra attuale, dal momento che il pacifismo non è che una utopia
pericolosa.

***

La celebre memoria di Bissing, governatore del Belgio, meriterebbe di


essere incisa sulle mura delle nostre scuole. Dopo aver detto che il Belgio
deve restare sotto il giogo tedesco, e considerando che il sovrano deposto
poteva diventare scomodo, Bissing raccomanda energicamente di seguire il
consiglio di Machiavelli: «Chi si propone di impossessarsi di un paese è
costretto a sbarazzarsi del re e del governo, anche con la morte». In alcun
paese si troverebbe un moderno uomo di Stato che osasse scrivere cose
simili.

***

L'abisso mentale esistenza tra inglesi e tedeschi si era già rivelato prima
della guerra nella loro condotta verso i popoli conquistati. L'Inghilterra
rese la libertà al Transvaal sconfitto. L'america, dopo aver organizzato
l'isola di Cuba, lasciò che si governasse da sé. I tedeschi, al contrario, in
Polonia, in Alsazia e in tutte le loro colonie, non hanno conosciuto mai altro
regime politico che la violenza, e si sono inimicati i popoli che governano.

***

Se i tedeschi avessero sospettato l'anima inglese, avrebbero compreso


che le loro ferocie in Belgio non avrebbero raggiunto altro risultato che
indignare gli inglesi al punto di far sorgere sul suolo britannico migliaia di
combattenti.

***

Poco preoccupato dalle teorie e dalla logica, l'inglese considera solo la


realtà e cerca di adattarvisi.
56 Gustave Le Bon

***

I popoli hanno sempre gerarchizzato i valori secondo il grado di utilità


che attribuivano loro. I romani dei primi tempi mettevano la capacità di
maneggiare la lancia molto al di sopra dell'arte di comporre i canti omerici.
Un generale tedesco sarebbe, ai nostri giorni, molto più fiero di incendiare
una cattedrale o una biblioteca che di scoprire un pianeta.

***

La ferocia è un sentimento di razza, proprio di certi popoli e che i secoli


non cancellano. Il piacere degli antichi Assiri nel veder scorticare vivi i loro
prigionieri è della stessa natura di quello dei balcanici moderni, che
torturano lungamente i loro prigionieri, e della gioia delirante dei tedeschi
nell'apprendere il siluramento del Lusitania.

***

I popoli la cui civiltà ha troppo addolcito i costumi e paralizzato le


qualità del carattere lotteranno sempre con difficoltà contro le razze dotate
ad un tempo di subcoscienza bestiale, di disciplina rigida, di desiderio di
conquista e di amore del saccheggio.

***

Una delle caratteristiche di alcuni popoli è di non avere alcuna stabilità,


cosa che rende impossibile fidarsi di loro. Si può generalizzare per loro
l'osservazione fatta da un antico deputato al Reichstag, l'abate Wetterlé, a
proposito dei suoi colleghi polacchi: «Erano tutti uomini di buona
compagnia e di gradevole conversazione, ma incostanti e insicuri. Li ho
visti passare dalla opposizione più rivoluzionaria all'autoritarismo più
sfrenato, e ciò da un momento all'altro, senza motivo apparente. Un giorno
minacciano di piazzare bombe sotto la sedia del cancelliere, l'indomani
votano con entusiasmo delle leggi molto reazionarie. Non si potrebbe mai
contare in modo assoluto sul sostegno di personaggi così mutevoli.»

***

Ci si espone a molti errori di interpretazione della condotta dei popoli


quando si dimentica che non tutte le anime si misurano con lo stesso
metro.
Ieri e domani 57

Capitolo III
L'incomprensione tra razze diverse

L'incomprensione regola i rapporti tra persone di razza, educazione e


sesso differente, perché le stesse sensazioni e le stesse parole risvegliano in
loro idee e sentimenti diversi.

***

La guerra ha mostrato una volta di più fino a che punto i popoli non si
conoscono. La Germania ignorava l'anima della Francia e dell'Inghilterra.
Noi non ignoriamo di meno quella della Germania.

***

I popoli hanno appreso attraverso la guerra attuale come varia, secondo


le razze, il senso di certe parole astratte: diritto, libertà, giustizia, umanità,
forza e molte altre. I filosofi lo sapevano già.

***

Uno dei più sorprendenti esempi di incomprensione tra uomini di razze


diverse è offerto dal fatto che i socialisti tedeschi e francesi si sono
incontrati in numerosi congressi senza mai sospettare le loro divergenze di
idee, di sentimenti e anche di dottrina.

***

Possibile nel dominio degli interessi, l'internazionalismo non lo è in


quello dei sentimenti.
***

La persistenza degli odi razziali è dovuta al fatto che uomini di


mentalità diversa reagiscono in modi diversi sotto stimoli simili. Credenze,
giudizi, visioni della vita, tutto differisce in loro.

***

Se le idee di popoli stranieri o di popoli morti sono spesso inaccessibili,


è perché noi non possiamo giudicarli che attraverso la nostra mentalità.
Come comprendere oggi, ad esempio, un romano che divinizza
l'imperatore, le città ed anche selle semplici astrazioni come la concordia?
58 Gustave Le Bon

***

I professori che dichiararono un tempo il popolo tedesco un mirabile


modello e lo considerano oggi un prototipo di barbarie avrebbero evitato
queste variazioni di opinione se avessero studiato le sue dottrine
filosofiche. Le conquiste ed i massacri dei tedeschi sono, di fatto, semplici
applicazioni degli insegnamenti propagati per molto tempo dai loro libri.

***

L'anima di un popolo ci è impenetrabile quando si scosta troppo dalla


nostra e soprattutto quando, non essendosi ancora stabilizzata, varia
incessantemente con le circostanze. Le oscillazioni dell'anima russa ci
restano per questa ragione incomprensibili.

***

Per sopportarsi, persone di mentalità diversa devono evitarsi. Quando si


frequentano, le loro divergenze psicologiche entrano in conflitto.

***

Volentieri consideriamo totalmente privo di giudizio l'uomo che non ha


il nostro stesso giudizio.
Ieri e domani 59

Capitolo IV
Ruolo delle illusioni
nella vita dei popoli
Le illusioni corrispondono ad irriducibili bisogni della mentalità umana,
dal momento che la loro influenza di è mostrata sempre preponderante
attraverso la storia. In ogni epoca milioni di uomini sono stati pronti a
sacrificarsi ad esse. In nome dell'illusione grandi imperi sono stati distrutti
ed altri fondati.

***

Il debole ruolo delle influenze razionali nella vita dei popoli è una delle
cause che rendono difficile prevederne il corso. Se si eliminassero dalla
storia le illusioni e i fantasmi, non ci sarebbe più la storia.

***

Molti spiriti considerano la nostra un'epoca positiva che obbedisce solo


alla ragione. L'esperienza ha provato al contrario che il mondo resta
guidato dalle utopie più chimeriche. In nome della loro illusoria missione
egemonica i tedeschi hanno devastato l'Europa, mentre i paesi invasi erano
vittime di illusioni di altro ordine, pacifiste e internazionaliste, che hanno
finito per condurli alla rovina.

***

La completa credulità e non lo scetticismo costituisce lo stato normale


dell'individuo e soprattutto dei popoli.

***

Se gli allucinati non avessero giocato un ruolo preponderante nella


storia, il corso degli eventi sarebbe stato diverso. Non è certo tuttavia che il
mondo ne avrebbe tratto vantaggio. L'errore è stato spesso uno stimolante
più forte della verità.

***

I popoli fanno più facilmente a meno del pane che dell'illusione.


Soggiogati da questi fantasmi seducenti, essi dimenticano i loro interessi
più cari.
60 Gustave Le Bon

***

Nella lotta eterna contro l'illusione, la ragione non può trionfare senza
l'aiuto del tempo.

***

Solo l'esperienza è una distruttrice rapida dell'illusione, a condizione di


rivestire una forma catastrofica. Essa rende allora l'errore istantaneamente
visibile come il lampo illumina la notte.

***

Al momento di abbozzare nel mondo nuovi tentativi di pacifismo, è utile


ricordare questa riflessione del presidente Roosvelt: le illusioni pacifiste
sono costate alla Francia torrenti di lacrime e sangue.

***

Il pacifismo è un sicuro generatore di guerre di conquista. Un popolo


pacifista, non essendo temuto, attira fatalmente l'aggressione su di sé. Una
nazione ben armata raramente viene attaccata.

***

Le illusioni collettive cedono a delle necessità, mai a dei ragionamenti.

***

La Germania resterà pericolosa per molto tempo, perché la coalizione di


popoli contro di lei ha ingrandito le sue illusioni ed il suo orgoglio.
Incapace di comprendere i motivi di questa coalizione, li attribuisce a una
gelosia universale causata dalla sua pretesa superiorità.

***

Ciò che chiamiamo progresso delle idee è spesso una trasformazione


delle illusioni create da queste idee.

***

Poiché l'errore è generalmente più impressionante della verità, i politici


preferiscono l'errore alla verità.

***
Ieri e domani 61

Le forze materiali combattute al giorno d'oggi sono temibili, ma le


illusioni che le generano sono ancora più temibili.

***

Creatrici di speranza e di conseguenza di felicità, le illusioni saranno


sempre più seducenti delle realtà.

***

Per distruggere un errore occorre più tempo che per farlo.

***

L’ arte di maneggiare le illusioni è necessaria ai conquistatori quanto


l'arte di maneggiare i cannoni.

***

L'irreale è il grande generatore del reale.


62 Gustave Le Bon

Capitolo IV
Le opinioni individuali e la condotta
Dal punto di vista intellettuale, il valore di un uomo dipende in primo
luogo dal suo giudizio, poi dal numero e dalla precisione delle sue
informazioni. Dal punto di vista della condotta, esso dipende dal suo
carattere.

***

La vera personalità di un individuo o di un popolo risiede meno nella


sua intelligenza che nel suo carattere.

***

L'uomo intelligente senza carattere resta sempre un gregario e non


diventa mai un capo. Raramente è padrone della sua condotta.

***

Le opinioni che si professano esercitano generalmente una influenza


assai debole sulla condotta che si pratica.

***

Molti uomini hanno ragione di affermare l'invariabilità delle loro


opinioni, ma torto di vantarsene. Vuol dire mostrare che non hanno
appreso nulla dal giorno in cui esse si sono formare. Non v'è prova più
evidente di ignoranza o imbecillità.

***

Rari sono gli spiriti capaci di edificare le loro opinioni su riflessioni


personali. La razza, il gruppo sociale, l'ambiente, la professione, il giornale
bastano il più delle volte a orientare le idee ed alimentare i discorsi.

***

Pensare collettivamente è la regola generale. Pensare individualmente


l'eccezione.

***
Ieri e domani 63

Il valore attribuito ad una opinione non dipende generalmente dalla sua


giustizia, ma dal prestigio posseduto da colui che l'enuncia.

***

La maggior parte delle persone restano avviluppate in una rete di


opinioni, di pregiudizi e di errori che vela loro la realtà; attraversano la vita
senza percepire altro che le visioni dei loro sogni o i racconti dei loro libri.

***

Nei grandi cataclismi sociali, l'anima individuale è talmente dominata


dall'anima collettiva, che gli spiriti più eminenti perdono le loro facoltà
critiche e diventano incapaci di percepire chiaramente alcuna evidenza.

***

Presso gli individui, e soprattutto presso i popoli, le ferite legate agli


interessi si dimenticano facilmente. Quelle dell'amor proprio non si
perdonano.

***

Il rimorso, sentimento individuale, è ignorato dalle collettività. I


peggiori crimini di una nazione trovano in essa tanti difensori quanti ne
trovano le sue virtù.

***

A volte ignorarsi è meglio che conoscersi.

***

La vera conoscenza di se stessi rende generalmente molto modesti.

***

Si incontrano molti uomini che parlano di libertà, ma se ne vedono


pochi la cui vita non sia principalmente consacrata a forgiarsi delle catene.

***

Le nostre virtù resterebbero a volte molto incerte se, in mancanza della


speranza di una ricompensa, non avessero il sostegno della vanità.
64 Gustave Le Bon

***

L'uomo è il vero creatore del suo destino. Resta un relitto nella vita
quando non ne è convinto.

***

La volontà precarie si traducono in discorsi, quelle forti in azioni.

***

Sforzarsi di modificare la propria vita interiore è più utile che impiegare


le proprie forze per perseguire la trasformazione della propria vita
esteriore.
Ieri e domani 65

Capitolo VI
Le opinioni collettive
L'opinione collettiva è diventata tanto potente che gli autocrati più
assoluti non saprebbero resisterle. I popoli, e non le loro guide, detteranno
la pace o la guerra.

***

L'opinione pubblica rappresenta una forza considerevole, ma raramente


spontanea. Occorrono delle guide per crearla ed orientarla, soprattutto in
caso di grandi conflitti.

***

Entrare a far parte di un gruppo vuol dire assumerne l'anima collettiva e


le opinioni. Negli agglomerati dai contorni ben netti: militari, magistrati,
professori, ecc., l'identità delle occupazioni e soprattutto il contagio
mentale danno a tutti i membri del gruppo delle opinioni collettive simili.

***

Poiché le concatenazioni della logica collettiva non solo le stesse della


logia razionale, le contraddizioni che la seconda non tollererebbe sono
facilmente accettate dalla prima.

***

Le folle ragionano poco, ma sentono e reagiscono vivamente. Tra la


sensazione e la reazione, l'individuo sa intercalare un ragionamento,
l'uomo nella folla no.

***

Le parole e le immagini hanno più potere sull'anima delle moltitudini di


qualsiasi argomento.

***

Una opinione fondata su sentimenti collettivi può essere esatta, ma


generalmente la ragione non ha alcuna parte nella sua genesi.

***
66 Gustave Le Bon

Si è giustamente notato che in Russia le folle non si attaccano alle idee,


ma al verbo. In pochi minuti esse applaudiranno con entusiasmo degli
oratori che sostengano opinioni diametralmente opposte.

***

Quando l'uomo cui si vuole affidare la direzione di un affare propone di


farsi assistere da un comitato, bisogna rinunciare immediatamente ad
affidargli quell'affare.
***

Diventando collettivo l'errore acquista la forza di una verità.


Ieri e domani 67

Capitolo VII
Le idee nella vita dei popoli

Ogni civiltà, con le sue istituzioni, la sua filosofia, la sua letteratura e le


sue arti, deriva da un piccolo numero di idee direttive. Esse imprimono il
loro marchio su tutti gli elementi di quella civiltà.

***

Trasformare le idee di un popolo vuol dire cambiare la sua condotta, la


sua vita, e di conseguenza il corso della sua storia.

***

Anche se la guerra europea sembra mettere in gioco solo forze


materiali, in realtà sono in ballo delle idee. L'assolutismo lotta contro le
aspirazioni democratiche.

***

Il destino di un popolo dipende molto più dalle certezze che lo guidano


che dalle volontà dei suoi governanti.

***

La Germania moderna è più pericolosa per le sue idee che per i suoi
cannoni. Gli ultimi dei teutoni restano convinti della superiorità della loro
razza e del dovere che hanno, in ragione di tale superiorità, di imporre al
mondo il proprio dominio. Questa concezione, identica a quella professata
a lungo dai turchi nei confronti dei cristiani, dà evidentemente a un popolo
una grande forza. Occorrerà forse una nuova serie di crociate per
distruggerla.

***

I popoli che pretendono di farsi guidare da idee puramente razionali


saranno sempre militarmente inferiori a quelli condotti da credenze
politiche, religiose o sociali, più forti per creare dei fanatismi collettivi.

***

Si l'idea tedesca trionferà, la faccia del mondo cambierà, perché


l'indipendenza dei popoli sarà annientata per sempre.
68 Gustave Le Bon

***

Il valore politico o sociale di una idea non va misurato in base al suo


grado di verità, ma per la dedizione che ispira. A giudicare dagli
insegnamenti del passato e quello della guerra attuale, le idee più false sono
spesso quelle che impressionano più profondamente gli animi.

***

Per propagarsi e diventare movente di azione, una idea deve avere un


sostegno sentimentale o mistico. L'idea puramente razionale non è
contagiosa e resta senza forza nell'anima delle moltitudini.

***

Una idea vaga ed imprecisa ma avvolta nel mistero esalta facilmente,


mentre una idea chiara e precisa resta spesso senza azione.

***

Gli eventi che sconvolgono la vita dei popoli cambiano frequentemente


le idee evocate dalle parole. Termini antichi poco usati, come quello di
patria, acquistano acquistano all'improvviso un vigoroso rilievo; altre un
tempo cariche di speranza, come pacifismo e internazionalismo, perdono
ogni prestigio.

***

A forza di vantarsi di virtù che non ha, un popolo finisce per persuadersi
di possederle.

***

Per orientare la condotta di un popolo, le idee non hanno bisogno di


essere giuste, basta che possiedano del prestigio.

***

Il pacifismo e l'internazionalismo, che tanto ci sono costati, devono la


loro forza agli errori seducenti che servono loro da sostegno.

***
Ieri e domani 69

I grandi eventi sono generano talvolta idee contrarie a quelle che li


hanno fatti nascere. Le teorie tedesche sul diritto e la forza saranno senza
dubbio completamente trasformate dalla guerra attuale.

***

Le idee, come le persone, sono sottomesse al processo evolutivo che


condanna il mondo a trasformarsi. delle idee direttrici, giuste in un'epoca,
non lo sono in un'altra. La dimenticanza di questo principio ci è costata
molti errori militari all'inizio della guerra.

***

Non si modificano le idee di un popolo se non cambiando le loro


formule. Per determinare tali cambiamenti sono necessarie esperienze
ripetute.

***

L'ottimismo, come il pacifismo, è conseguenza di uno stato mentale.


L'ottimismo rende l'uomo più felice, il pessimismo lo rende più
preveggente. Se si fosse preparata alla guerra annunciata da alcuni
pessimisti, ma negata dagli ottimisti agghindati di pacifismo, la Francia
avrebbe evitato molte rovine.

***

Le idee false sono le grandi devastatrici della storia. Le armi materiali


non bastano a combatterle.

***

Dal momento che non deve tener conto né della realtà né della
verosimiglianza, una idea falsa si presenta generalmente sotto una aspetto
più seducente di una idea vera.

***

Una idea falsa trova facilmente migliaia di uomini che la difendano.


Una idea vera ne trova generalmente pochi.

***

Quando una idea falsa invade il campo della ragione, le esperienze più
dimostrative restano senza affetto su di essa.
70 Gustave Le Bon

***

Far penetrare una idea falsa nell'anima delle moltitudini vuol dire
suscitare un incendio di cui nessuno può prevedere le devastazioni. I
dirigenti dell'impero tedesco devono esserne persuasi oggi.

***

Se registrasse soltanto quelle provocate da idee giuste, la storia delle


guerre sarebbe molto breve.

***

La tenacia della idee false ed il loro pericolo sono messi in evidenza dal
congresso socialista tenuto in piena guerra. Si sono visti incorreggibili
teorici ripetere instancabilmente i loro errori sul pacifismo e
l'internazionalismo, origini dei nostri disastri.

***

Quando i conflitti militari saranno terminati, certe idee, silenziose oggi,


entreranno nuovamente in conflitto. L'avvenire dei popoli dipende dai
risultati di questo conflitto tra idee vera ed idee false.

***

I conquistatori più sanguinari sono meno devastatori delle idee false.


Ieri e domani 71

Capitolo VIII
La vecchiaia dei popoli
Non c'è esempio, nella storia, di nazioni che abbiamo progredito
sempre. Dopo una certa fase di grandezza, essa declinano e scompaiono,
non lasciando a volte che incerte vestigia.

***

Se i cicli della storia dovessero ripetersi, tutte le nazioni sarebbero


condannate, come quelle del passato, a invecchiare e scomparire. La sabbia
ha ricoperto le vestigia di Ninive. La gloria di Roma non è più che un
ricordo.

***

I popoli periscono, le opere qualche volta sopravvivono. Ma ben presto


dalla morte zampilla una nuova vita. Sulla polvere delle razze creatrici delle
piramidi sono nate razze nuove, ricche di verità sconosciute alle antiche
civiltà.

***

Ciò che si chiama vecchiaia di un popolo è una vecchiaia molto più


mentale che biologica.

***

La vecchiaia di un popolo comincia quando, rammollito dal benessere e


diventato incapace di sforzo, sostituisce l'egoismo individuale all'egoismo
collettivo, cerca di ottenere un massimo di tranquillità con un minimo si
lavoro e si mostra incapace ci adattarsi alle nuove necessità che il progresso
di una civiltà fa sempre sorgere.

***

I popoli non crescono più quando la vita diventa per loro troppo facile.
Roma è progredita solo nel periodo dei suoi conflitti. L'età della pace e della
prosperità materiale ha segnato l'inizio del suo declino.

***
72 Gustave Le Bon

C'è nella storia dei popoli un momento in cui il culto della forza, la
passione per il guadagno e la cattiva fede possono costituire degli elementi
di successo, ma tali successi portano presto con sé la decadenza. Cartagine
ne fece esperienza. Malgrado le sue ricchezze e la potenza dei suoi eserciti,
scomparve dalla storia non lasciando altre vestigia che il disprezzo dei
popoli per la fede punica.

***

I vecchi, assicurava Bacone, fanno troppe obiezioni, riflettono troppo a


lungo, rischiano troppo poco, rimpiangono troppo presto, agiscono
raramente al momento opportuno e si accontentano di successi mediocri.
Tali difetti si osservano ugualmente nei popoli le cui energie sono
paralizzate per diverse cause.

***

L'impotenza a decidersi, la tendenza all'inazione e la paura delle


responsabilità sono dei sintomi caratteristici di senilità presso gli individui
come presso i popoli.

***

Sembra che arrivati ad una certa fase della loro esistenza, i popoli non
possano progredire senza l'azione di grandi crisi che ne sconvolgano la vita.
Esse appaiono necessarie per sgomberarli dalla stretta di un passato
diventato troppo pesante, di pregiudizi ed abitudini troppo fisse.

***

Un popolo invecchia rapidamente quando, non sapendo adattarsi alle


nuove necessità, si lascia sorpassare. A giudicare dalle statistiche
industriali, marittime e commerciali, certe nazioni prima della guerra erano
considerevolmente distanziate da altre. La lotta attuale sarà forse uno
stimolo capace di risvegliare le attività addormentate.

***

Quando una catastrofe mette in evidenza l'usura e di conseguenza


l'insufficienza di un'antica armatura sociale, si impone la necessità di
trasformarla. Ben diretta, questa difficile operazione rende vita nuova alla
società scossa. Mal condotta, ed è il caso più frequente, genera un'anarchia
che, per certi popoli, ha segnato la fine della loro storia.

***
Ieri e domani 73

Tra le cause di distruzione che minacciano le civiltà troppo vecchie, si


può citare l'accumulo di regolamenti che ordinano la vita sociale. Essi
paralizzano le libertà, le iniziative, e finalmente la volontà di agire.

***

Certe professioni creano in ogni epoca le stesse deformazioni mentali.


Già Machiavelli lamentava le scartoffie e la routine degli stati maggiori del
suo tempo.

***

Lo sviluppo del pacifismo in un popolo attorniano da nazioni avide di


conquista disgrega le molle della sua attività e lo conduce rapidamente alla
schiavitù.

***

Un grande passato è sempre un peso per i popoli, qualche volta un


fardello schiacciante.

***

Il grado di vitalità delle nazioni sarà ancora più visibile all'indomani


della pace che durante la guerra.
74 Gustave Le Bon

Libro IV

Fattori materiali
della potenza delle nazioni
Ieri e domani 75
76 Gustave Le Bon

Capitolo I
L'età del carbone
Nella fase attuale dell'evoluzione del mondo, le azioni dei popoli e dei re
sono dominati da necessità economiche molto più forti delle loro volontà.

***

L'età industriale ha definitivamente invaso il mondo. La superiorità di


un popolo non è più caratterizzata dallo sviluppo della sua filosofia, della
sua letteratura e delle sue arti, ma dalla sua ricchezza in carbone e dalla sua
capacità tecnica.

***

In tutto il mondo antico e fino ad un'epoca recente la potenza di un


paese dipendeva molto dal numero e dalla capacità dei suoi abitanti. Oggi
essa risulta principalmente dalla sua ricchezza in carbone.

***

La nuova evoluzione dell'età moderna si caratterizza per il ruolo del


carbone. Senza utilità solo due secoli fa, esso è diventato così indispensabile
che la vita di un paese arretrerebbe con la sua scomparsa. Più treni, più
fabbriche, ed in tempi di guerra più cannoni.

***

Solo il carbone poteva creare il macchinismo che ha rinnovato la civiltà


moderna.

***

Nella vita dei popoli, la concatenazione dei fenomeni finisce per


dominare tutte le volontà. La scoperta di miniere di carbone permette alla
Germania la fabbricazione economica di prodotti da esportazione. Ne
risulta una sovrapproduzione che rende necessaria la conquista di mercati
lontani e, per conseguenza, la creazione di una flotta potente per
proteggere queste esportazioni. Le ambizioni tedesche si ingrandirono e la
realizzazione dell'antico sogno egemonico parve possibile.

***
Ieri e domani 77

La ricchezza di un paese in carbone e ferro determina oggi, non solo il


livello della sua potenza militare ed industriale, ma anche le sue possibilità
di espansione commerciale.

***

Il ruolo preponderante del ferro e del carbone nelle guerre moderne è


stato messo in evidenza dal manifesto di sei grandi associazioni industriali
tedesche, che hanno affermato che senza la conquista del bacino di Briey,
all'inizio della guerra, lo scontro non avrebbe potuto continuare, in
mancanza del ferro necessario per le munizioni.

***

La potenza conferita a un paese dalla sua ricchezza in carbone risulta


dal fatto che il lavoro annuale di un operaio, che costa circa 1.500 franchi,
può essere compiuto con una quantità di carbone pari a 3 franchi.
L'operaio-carbone costa dunque cinquecento volte meno dell'operaio
umano . 1

***

La prosperità economica della Germania è dovuta soprattutto al fatto


che estrae annualmente dal suo suolo 190 milioni di tonnellate di carbone.
La loro energia meccanica rappresenta il lavoro manuale di 950 milioni di
operai.

***

Cercare di accaparrarsi l'energia solare, come fecero le piante che


formarono un tempo il carbone, sarà per i popoli privi di carbone uno dei
grandi problemi del futuro.

***

Un paese la cui ricchezza in carbone sia insufficiente non può produrre


economicamente. Esso si trova di conseguenza costretto a limitare le sue
esportazioni a prodotti la cui fabbricazione esiga una debole forza motrice.

***

Accrescere la produzione di carbone di un paese porta ad aumentare la


cifra dei suoi lavoratori. Con molto carbone e pochi abitanti un popolo è più
ricco e più forte che con poco carbone e molti abitanti.
1 È possibile trovare gli elementi di questo calcolo nella mia opera: Gli insegnamenti psicologici
della guerra (27° edizione).
78 Gustave Le Bon

Capitolo II
I conflitti economici
I conflitti economici sono a volte disastrosi quanto i conflitti militari. La
storia dimostra che essi hanno causato la decadenza di molti paesi.

***

Non c'è progresso senza concorrenza, e di conseguenza senza conflitti


industriali.

***

Ai nostri giorni, un conflitto economico può arricchire il vincitore. Un


conflitto militare lo rovina per molto tempo. Le relazioni tra popoli saranno
trasformate quando esperienza sufficientemente ripetute avranno provato
l'esattezza di questa verità.

***

Un popolo che invada progressivamente una nazione con i suoi prodotti


arriva a dominarla completamente, come se l'avesse conquistata con le
armi. La dipendenza economica crea presto la dipendenza politica.

***

Le alleanza militari sono facili, perché associano degli interessi simili.


Le alleanze economiche durevoli sono quasi impossibili, poiché gli interessi
industriale e commerciali degli alleati non sono identici.

***

In materia industriale e commerciale, nessuna barriera doganale,


nessun intervento dello Stato, nessun regolamento potrà proteggere
utilmente l'incapacità professionale e la mancanza di iniziativa.

***

Quando un popolo possiede un'industria quasi prospera, ad esempio


l'agricoltura, deve sforzarsi prima di ogni altra impresa di rendere
quell'industria del tutto prospera.

***
Ieri e domani 79

Secondo le statistiche, la Francia, malgrado la qualità del suo suolo, non


ottiene, a causa dei suoi procedimenti di coltivazione inferiori, che una
media di 13 ettolitri di grano per ettaro, mentre la Germania e l'Inghilterra
ne ottengono 21 e la Danimarca 27. La differenza è simile per l'avena e
l'orzo. Non è evidente che migliorare il nostro metodo di coltivazione
sarebbe ugualmente più remunerativo che fabbricare penosamente merci
da esportazione rese poco remunerative dalla concorrenza?

***

Con ragione un eminente difensore dell'agricoltura ha recentemente


sostenuto che essa diventerà la pietra angolare della ricostruzione
nazionale.

***

La capacità di assorbimento commerciale dei popoli lontani si riduce


man mano che essi progrediscono. Il Giappone e presto il resto dell'Asia
sembra che debbano chiudersi interamente ai prodotti europei.

***

Nei paesi in cui l'industria è rimasta individuale, essa non saprà


competere con le associazioni formate all'estero.

***

Una delle grandi forze dell'industria tedesca è di aver regolarizzato


l'associazione di fabbricanti di prodotti simili e reso così più economica la
produzione.

***

Le associazioni di industriali simili, generalizzare da molto tempo in


Germania con il nome di cartelli, sono una condizione necessaria del
progresso industriale moderno. Per combattere utilmente le nuove
invasioni commerciali, i nostri produttori devono imparare ad associarsi
invece di combattersi.

***

La lotta contro l'invasione di merci tedesche non è possibile che


attraverso la fabbricazione di prodotti simili al medesimo prezzo. Stabilire
barriere doganali supposte inviolabili non avrebbe altro effetto che
l'introduzione, attraverso i paesi neutrali, di prodotti fabbricati in
80 Gustave Le Bon

Germania o in quegli stessi paesi neutrali per conto dei tedeschi. Vorrebbe
dire arricchire a nostro svantaggio altri popoli.

***

È stato necessaria la guerra mondiale per rivelare che il commercio


tedesco stava progressivamente conquistando tutti i mercati. Si
accumulerebbero molte discussioni prima di spiegare come mai, con una
situazione così eccezionale, i tedeschi non abbiano fatto l'impossibile per
evitare la guerra.

***

I futuri tentativi di egemonia industriale della Germania saranno


temibili quanto il suo sogno di egemonia militare.

***

In attesa del giorno in cui l'orientamento delle idee sarà completamente


cambiato, il mondo vedrà senza dubbio l' alternarsi di conflitti economici e
conflitti militari ed il loro reciproco generarsi.

***

Le guerre a mano armata rappresentano uno stato transitorio, i conflitti


economici uno stato permanente.
Ieri e domani 81

Capitolo III
I conflitti tra le concezioni chimeriche
e le necessità economiche
Benché spesso invisibili, le necessità economiche sono le grandi
regolatrici del mondo moderno.

***

Lo Stato, con la sua inesperienza, la sua rigidità, la sua irresponsabilità


e l'indifferenza dei suoi impiegati, non potrebbe intervenire nei meccanismi
complicati del commercio senza falsarli interamente.

***

Le teorie politiche illusorie fanno talvolta più danni dei cannoni. Le


concezioni socialiste sul pacifismo, la lotta di classe, la distruzione del
capitale furono le cause principali di errori militari ed economici sotto il cui
peso la Francia ha rischiato di soccombere.

***

Dimentichi della potenza delle leggi economiche che guidano il mondo,


la maggior parte degli uomini politici restano convinti che le formule e i
decreti usciti scaturiti dai loro timori o dai loro desideri possano cambiare
il corso delle cose.

***

Una delle esperienza che meglio dimostrano il pericolo di violare le leggi


economiche è fornito dai risultati delle tassazioni durante la guerra. Esse
contribuirono alla penuria di carbone e di diversi alimenti.

***

La possibile attività di un popolo dipende da tutta una serie di fattori


indipendenti dai suoi desideri: la produzione del suo suolo, il numero della
sua popolazione, soprattutto le attitudini della sua razza.

***
82 Gustave Le Bon

Un paese che, con il pretesto di bastare a se stesso, rifiutasse di


comprare all'estero le materie prime; cotone, seta, carbone, ecc., necessarie
alle diverse industrie, determinerebbe la morte delle sue industrie e dei
commerci che vi si collegano.

***

Certe esportazioni di articoli di lusso potrebbero essere facilitati dalle


simpatie internazionali. Quelle delle materie prime indispensabili, quali il
carbone o il cotone, dipendono da necessità imperiose, superiori ad ogni
sentimento.

***

Pretendere di cessare le relazioni commerciali con un popolo che solo


economicamente può ottenere certi prodotti indispensabili costituisce una
pericolosa illusione.
Il boicottaggio delle persone è utile, quello delle merci fabbricate spesso
necessario, quello delle materie prime impossibile.

***

Sopprimere il rischio e la concorrenza nelle imprese industriali, come


sognano ancora i socialisti latini, significherebbe inaridire ogni progresso
nella civiltà.

***

Lo sfruttamento delle nostre ricchezze industriali ed agricole dopo la


guerra esigerà uno sviluppo immenso del credito che avrà bisogno di un
decentramento finanziario, da cui risulterà la rinascita delle antiche banche
provinciali che le grandi società avevano fatto scomparire. Solo queste
banche regionali possono apprezzare il valore delle industrie locali e di
conseguenza il credito che esse meritano.

***

La diversità di pareri dati dai teorici sul senso dei nostri sforzi futuri
mostra che essi tengono conto più dei loro desideri che delle possibilità
economiche.

***

Perseguendo l'edificazione di società immaginarie figlie della ragione


pura, i teorici preparano la decadenza delle nazioni in cui vivono.
Ieri e domani 83

L'istituzione di una lega per la pace sembra facile perché, malgrado tutti
gli insegnamenti della storia, si suppone che siano possibili alleanze capaci
di sopravvivere ad interessi economici contraddittori.

***

L'affermazione dei diplomatici tedeschi che i piccoli Stati dovevano


scomparire in favore dei grandi deriva da una concezione che un tempo era
esatta ma che è inapplicabile all'evoluzione attuale del mondo. Oggi è
possibile una federazione di piccoli Stati che difendano la loro
indipendenza, mentre la loro annessione non potrebbe essere mantenuta
che con una oppressione militare molto costosa.

***

Con l'evoluzione delle idee risultanti dalla osservazione dei fatti, il


dominio dei territori stranieri, scopo principale della guerra attuale,
apparirà presto una operazione disastrosa nel presente e senza profitto per
l'avvenire.

***

Sviluppare la produzione e sopprimere tutti gli ostacoli con cui i


socialisti cercheranno di imbrigliarla dovrà essere lo scopo essenziale del
nostro futuro politico.

***

Il primo ministro della Gran Bretagna disse al Parlamento che


l'avvenire dei popoli dipenderà dal profitto che sapranno trarre dagli
insegnamenti della guerra. Il mondo è entrato, in effetti, in una fase di
civiltà in cui l'azione delle chimere sarà funesta quanto quella delle più
distruttive invasioni.
84 Gustave Le Bon

Capitolo IV
Il ruolo della fecondità
Dal microbo all'uomo, la fecondità è sempre stata una causa, se non di
superiorità, almeno di prosperità. All'epoca delle invasioni germaniche che
distrussero la civiltà romana, l'instancabile fecondità degli invasori
costituiva la loro principale condizione di successo. Uccisi a migliaia, essi
rinascevano sempre.

***

Tutti i popoli che si sviluppano in eccesso diventano fatalmente invasori


e distruttori dei popoli la cui fecondità è minore.

***

Un paese è temibile per i suoi vicini quando il suo suolo non gli procura
più un nutrimento sufficiente. La fame fu l'origine delle grandi invasioni
che sconvolsero l'Europa.

***

Se le orde germaniche non avessero un tempo pullulato su un suolo


incapace di nutrirle, il mondo non avrebbe conosciuto la distruzione della
civiltà romana, né mille anni di Medioevo, né la guerra attuale.

***

È pericoloso prosperare lentamente nei pressi di un popolo che cresce


velocemente. La guerra ha provato l'importanza di questa verità.

***

La pace non dovrà far dimenticare le seguenti parole pronunciate al


Reichstag: «Tutti gli ideali umanitari sono seppelliti per sempre. Noi
vogliamo ciò di cui abbiamo bisogno, e soprattutto della terra per nutrire
maggiori masse di uomini.»

***

I tedeschi che prima della guerra videro cominciare a diminuire le loro


nascita per delle cause identiche a quelle che agivano in Francia, non ne
cercarono il rimedio in procedimenti fiscali, ma considerarono che «una
Ieri e domani 85

politica di ripopolamento è prima di tutto una politica di colonizzazione


delle campagne.»

***

La rivalità nella fecondità è diventata per certi economisti l'ideale da


proporre ai popoli. Tutta la storia degli esseri viventi, dall'insetto all'uomo,
e quella delle invasioni germaniche dall'antichità ai nostri giorni,
dimostrano che la sovrappopolazione è stata sempre causa di guerre di
sterminio e di conquista.

***

Darwin ha insistito su questa legge generale, non suscettibile, dice, di


eccezione: gli esseri viventi si riproducono in una tale proporzione che i
discendenti di una sola coppia di animali qualunque invaderebbero
rapidamente il mondo se non fossero regolarmente distrutti in parte ad
ogni generazione. Subendo questa legge, gli esseri umani sono costretti,
quando si moltiplicano troppo, a distruggersi reciprocamente, o ad
invadere paesi vicini.

***

La qualità della popolazione rappresenta un fattore di progresso molto


più della quantità. Altrimenti, i paesi del mondo più popolati, come la
Russia e la Cina, invece di restare semi-barbari, sarebbero all'avanguardia
della civiltà.

***

Nelle civiltà di tipo industriale il successo appartiene per forza ai popoli


non più numerosi, ma più lavoratori, più disciplinati, più capaci di sforzi
collettivi, se possiedono al tempo stesso abbastanza ferro e carbone.

***

Un grande paese senza carbone non ha interesse a veder crescere la sua


popolazione. L'Italia, povera di carbone, non è potuta diventare industriale
e sembra destinata a restare povera.
86 Gustave Le Bon

Libro V

Fattori psicologici
della potenza dei popoli
Ieri e domani 87
88 Gustave Le Bon

Capitolo I
Ruolo di certe qualità
secondarie nella vita dei popoli
Alcune qualità inutilizzabili in certi periodi della civiltà determinano la
prosperità di un popolo quando nuove condizioni di esistenza permettono il
loro utilizzo.

***

La superiorità letteraria, artistica ed intellettuale fu un certe civiltà,


quali quelle degli antichi greci e degli italiani del Rinascimento, elemento di
grandezza. La pazienza, la tenacia, l'obbedienza alle regole ed altre qualità
un tempo considerate mediocri costituiscono nelle civiltà industriale delle
condizioni di successo.

***

L'età moderna, con la sua tecnica complessa e la divisione del lavoro,


esige delle qualità di pazienza, di vigile attenzione, di minuzia, di sforzo
sostenuto e di solidarietà che delle razze individualiste dall'intelligenza viva
non hanno mai praticato facilmente.

***

Il senso della continuità è per un popolo un elemento di stabilità molto


lento da acquisire e senza il quale esso non potrà, tuttavia, né durare né
crescere.

***

La forza dei popoli moderni dipende sempre meno dai loro governanti.
Essa di compone soprattutto di una somma di milioni di piccoli sforzi
individuali. Un paese diventa grande quando tutti i suoi cittadini lavorano
per la sua grandezza. Il suo declino è rapido quando esso abbandona allo
Stato le iniziative e le responsabilità.

***

I successi di un popolo sono dovuti oggi meno al valore dei suoi


governanti, o anche delle sue élites, che a certe qualità secondarie
possedute dalla maggioranza dei cittadini.
Ieri e domani 89

***

Le superiorità individuali possono a volte essere rimpiazzate da


modeste qualità collettive. Con dei pulviscoli di individualità mediocri i
tedeschi hanno saputo creare degli aggregati molto forti.

***

La potenza di un popolo esige delle qualità comuni alla grande


maggioranza di quel popolo. La superiorità delle élites non basta a
determinare la sua grandezza.
90 Gustave Le Bon

Capitolo II
La volontà e lo sforzo
La battaglia della Marna, che ha salvato Parigi dalla distruzione e
rappresenta il più importante evento della nostra vita nazionale, è un
esempio memorabile del ruolo dominante della volontà degli uomini sulle
pretese fatalità della storia.

***

Una delle scoperte più feconde della psicologia moderna è di aver


dimostrato che la nostra attività cosciente costituisce la manifestazione
superficiale di una attività inconscia molto più importante.

***

La volontà può essere conscia o inconscia. Nella volontà inconscia la


decisione arriva già formata nel campo della coscienza. La volontà conscia è
al contrario preceduta da una deliberazione e di conseguenza da una
valutazione dei moventi.

***

La decisione volontaria più riflessa contiene quasi sempre una parte di


volontà inconscia che ha contribuito se non a farla nascere, almeno a
fortificarla. Quando il presidente degli Stati Uniti dichiarò guerra alla
Germania è probabile che sulla bilancia dei motivi, sulla quale si pesano le
nostre decisioni, agissero inconsciamente fattori quali l'utilità di un esercito
in caso di conflitto con il Messico o il Giappone, l'importanza
preponderante del ruolo che gli Stati Uniti dovevano assumere negli affari
del mondo, ecc. La decisione interventista ha finito per scaturire da tale
blocco di motivi.

***

se esiste talvolta una grande divergenza tra le azioni di un uomo ed i


suoi propositi, è perché la volontà inconscia può differire nettamente dalla
volontà conscia creata da influenza superficiali. Lo si vide all'inizio della
guerra quando pacifisti e socialisti agirono in modo così opposto alle loro
dottrine.

***
Ieri e domani 91

La volontà inconscia creata dagli avi, poi fortificata dall'educazione e


dalle influenze dell'ambiente, dirige le sue azioni. La volontà conscia dirige
soprattutto i discorsi.

***

Il posto dell'uomo nella vita è segnato non da ciò ce sa, ma da ciò che
vuole e da ciò che può.

***

Gli eventi dominano le volontà deboli. Essi sono dominati dalle volontà
forti.

***

Per progredire, non basta voler agire, occorre in primo luogo sapere i
che direzione agire.

***

La chiaroveggenza è ancora più rara della volontà.

***

La guerra ha risvegliato in Francia le vecchie energie. La nostra


situazione economica nel mondo dipenderà dalla continuità dei nostri
sforzi durante la pace.

***

L'uomo d'azione è un costruttore o un distruttore, a seconda della


direzione dei suoi sforzi.

***

Il progresso nasce dalla continuità dello sforzo; la decadenza, dal riposo.

***

Il solo modo per ottenere la continuità nello sforzo è di trasformare


questo sforzo in abitudine attraverso una educazione conveniente. Non è
all'istruzione libresca che un tale risultato può essere demandato.

***
92 Gustave Le Bon

Lo sforzo continuo è un vero creatore di miracoli. Grazie a lui, un paese


poco militarista come l'Inghilterra ha creato un esercito di 4 milioni di
combattenti ed ha trasformato tutte le condizioni della sua esistenza.

***

Nella guerra moderna, in cui le grandi manovre sono rare, l'intelligenza


organizza la preparazione, ma la continuità nello sforzo dei combattenti è
una condizione principale di successo.

***

L'evoluzione prossima del mondo porterà i popoli a contare poco sulle


loro alleanze, ma molto sui loro propri sforzi. Avendo sperimentato il
debole valore del diritto senza la forza, essi dovranno acquisire la potenza
necessaria per non diventare mai dei vinti.

***

La mesta inazione di certi uomini ribelli ad ogni sforzo non differisce


sensibilmente dal riposo della tomba. Questi morti viventi non hanno vita
che apparentemente.
Ieri e domani 93

Capitolo III
L'adattamento

La legge dell'adattamento governa tutti gli esseri viventi. Trasformarsi


ed adattarsi o scomparire è una necessità universale.

***

Così come ogni variazione di clima porta con sé una trasformazione


profonda della fauna e della flora, ogni cambiamento economico, religioso,
politico o sociale necessita di un nuovo adattamenti della mentalità dei
popoli sottomessi alla sua azione.

***

Il contagio mentale è un potente agente d'adattamento. Ci si piega


inconsciamente alle modificazioni accettate dal proprio ambiente sociale. Il
difficile è trovare coloro che daranno l'esempio.

***

La vita mentale è condizionata da due influenze preponderanti, quella


degli ambienti passati, di cui l'eredità mantiene l'impronta, e quella degli
ambienti presenti che trasformano gradualmente le persone. Queste due
influenze sono indispensabili, ma ogni progresso è impossibile se la
potenza dell'una paralizza quella dell'altra.

***

La stabilità dell'anima di un popolo, che nelle vita normale fa la sua


forza, l'impaccia nelle epoche in cui è necessario un adattamento rapido.
Questo è stato il caso dell'Inghilterra che ha impiegato più di un anno, dopo
la dichiarazione di guerra, per adattarsi a delle condizioni di vita del tutto
nuove.

***

Il rapido adattamento è sempre penoso perché, se l'uomo trasforma con


sofferenza il suo modo di vivere, cambia ancora più difficilmente il suo
modo di pensare.

***
94 Gustave Le Bon

Un popolo declina quando la sua armatura sociale è troppo rigida per


piegarsi a nuove condizioni di esistenza. Una delle cause più frequenti della
caduta dei grandi imperi fu questa incapacità di adattarsi alle necessità
impreviste che le circostanze facevano nascere.

***
Ogni popolo non può assorbire che una quantità limitata di civiltà.

***

Uno dei più grandi pericoli che possano minacciare una società è quello
di contenete molti individui rimasti a fasi di evoluzione inferiore e quindi
male adattati allo stato attuale di quelle società.

***

L'età moderna diventa sempre più impietosa verso gli inadatti. Le nuove
necessità elimineranno presto questi sopravvissuti di epoche scomparse.
Ieri e domani 95

Capitolo IV
L'educazione
Poiché gli uomini si conducono molto più con il loro carattere che con la
loro intelligenza, il fine dell'educazione dovrà essere quello di drizzare il
carattere. I tedeschi conoscono questa verità, la nostra Università sembra
ignorarla del tutto.

***

L'educazione potrà inculcare nell'alunno lo spirito di corpo


interessandolo al successo della sua classe quanto al suo successo
personale. Egli comprenderà allora che è meglio associarsi con i suoi rivali
che combatterli. Misconosciuto in Francia, questo principio costituisce uno
degli elementi della potenza industriale tedesca.

***

L'educazione tecnica, la disciplina della scuola e poi della caserma e


l'attitudine allo sforzo collettivo rendono facile ai tedeschi l'esecuzione
minuziosa del lavoro comandato. Non è il maestro di scuola, ma il tecnico
che permette l'espansione industriale delle Germania.

***

Un professore saggio ha perfettamente riassunto lo stato della nostra


educazione tecnica, scrivendo: «La guerra ci ha costretti a creare in qualche
modo una attrezzatura chimica formidabile, mentre in tempi di pace ci
siamo rifiutati di perfezionare un materiale rudimentale che faceva pena ai
nostri concorrenti.»

***

Si coglierebbe l'utilità dell'educazione tecnica anche solo considerando


l'insegnamento agricolo. Gli specialisti affermano che se ottenessimo in
cereali lo stesso rendimento per ettaro die tedeschi, il cui suolo è peraltro
inferiore a quello della Francia, la nostra ricchezza annuale crescerebbe di
due miliardi.

***
96 Gustave Le Bon

In Francia l'agricoltura resta una delle professioni meno considerate,


mentre esige delle conoscenze più varie della maggior parte delle altre. «Un
uomo che sappia ben governare una fattoria sarebbe capace di governare
l'impero delle Indie», disse un ministro inglese.

***

La riforma dell'insegnamento industriale e commerciale, giudicata


assolutamente utile in Inghilterra, sarebbe ancora più necessaria in
Francia, ma essa si scontrerà a lungo con l'opposizione di una Università
che pretende di dirigere tutto, benché ribelle ad ogni cambiamento.

***

La sferza a scuola, il bastone in caserma rendono i tedeschi capaci di


obbedire senza discutere agli ordini dei loro capi. L'energia sviluppata
durante la guerra dai popoli cui questi procedimenti sono sconosciuti prova
che l'anima umana può essere disciplinata con metodi meno servili.

***

Un ministro della guerra prussiano affermò, nel corso del presente


conflitto, che la preparazione militare della gioventù a scuola deve avere
per scopo non solo quello di renderla più forte, «ma anche di mettere un
freno allo spirito di indipendenza personale e di iniziativa, che minaccia di
degenerare in un soggettivismo con il quale periscono le democrazie».
Questi princìpi sono utili solo a formare dei soldati pronti a sacrificarsi alle
ambizioni di un sovrano.

***

Se l'eguaglianza democratica è realizzabile, essa lo sarà solo attraverso


un sistema educativo che impieghi le capacità particolari di ciascuna
persona, e non attraverso delle istituzioni politiche.

***

Uno dei punti di forza dell'educazione tedesca è di saper trarre partito,


grazie ad insegnamenti variati, dalle attitudini di ciascun allievo. Una causa
di debolezza nell'educazione latina è il suo insegnamento identico applicato
a mentalità diverse.

***
Ieri e domani 97

L'educazione non dovrebbe avere per scopo l'apprendimento


mnemonico del manuale, ma la creazione di abitudini di pensiero e di
carattere. L'insegnamento puramente mnemonico delle nostre Università
sviluppa poco l'intelligenza e per niente il carattere. Professori, genitori ed
allievi non l'hanno ancora compreso.

***

Non è possibile alcun miglioramento dell'educazione in Francia se essa


continua ad essere diretta da universitari che non conoscono il mondo che
attraverso i loro libri.

***

Una educazione puramente intellettuale diventa presto una causa di


decadenza.

***

Le teorie libresche non forniscono che una concezione deformata


dell'universo, senza rapporto con gli insegnamenti dell'esperienza.

***

Gli inglesi pensano a ragione che certi giochi scolastici preparano molto
utilmente alla vita. Una squadra sportiva implica in effetti: associazione,
gerarchia, disciplina, qualità indispensabili a una società che voglia
prosperare.

***

Una delle riforme future più necessarie sarà quella di inculcare a tutti i
giovani francesi il rispetto della disciplina. Essa è diventata nulla nella
famiglia, nulla a scuola, nulla nelle amministrazioni, nulla negli arsenali,
nulla insomma ovunque.

***

L'uomo che non sappia dominarsi da sé è costretto dalle leggi, ma


questa disciplina imposta non vale mai quanto la disciplina interna che può
dare l'educazione.

***

La riforma dell'educazione costituirà il compito più urgente dopo la


guerra. Benché degli spiriti illuminati abbiano inutilmente tentato di
98 Gustave Le Bon

modificare la nostra Università, non bisogna disperare di riuscirvi,


pensando che le grandi catastrofi sono generatrici di riforme che tutti i
discorsi dei tempi di pace non potrebbero ottenere.

***

Una educazione capace di accrescere il giudizio e la volontà è perfetta,


quali che siano le cose insegnate. Con queste sole qualità, l'uomo sa
orientare il suo destino.

***

Vale più comprendere che apprendere.


Ieri e domani 99

Capitolo V
La morale
Tra le cause della forza di un popolo figura al primo posto il suo livello
morale. Quando si trovò senza munizioni né viveri, per gli errori di una
serie di ministri, di generali e di burocrati prevaricatori, l Russia comprese
chiaramente il ruolo della morale nella vita delle nazioni.

***

La morale di un popolo è opera del suo passato. Il presente crea le virtù


dell'avvenire. Noi viviamo della morale dei nostri padri ed i nostri figli
vivranno della nostra.

***

Ogni regola morale è i primo luogo una molestia, una costrizione che
bisogna imporre. Solo la ripetizione ne fa un'abitudine facilmente
accettabile.

***
Una moralità commerciale elevata dà ad un popolo la superiorità su dei
rivali che non attingano lo stesso grado di moralità. Quando un editore, ad
esempio, mette sulla copertina di una guida antiquata una data recente per
ingannare l'acquirente, o quando un famoso fabbricante di obiettivi mette il
suo marchio su uno strumento mediocre, essi non fanno che favorire quei
concorrenti stranieri che tengono aggiornate le loro guide e verificano i loro
strumenti.

***

La guerra attuale avrà contribuito a provare che, anche in politica,


l'onestà è utile. La Germania sa oggi quanto le è costata la violazione dei
suoi impegni verso il Belgio. I ministri russi che hanno tradito la loro patria
e sono stati occasione dei disastri da cui è nata la rivoluzione dovettero fare
nelle loro carceri delle serie riflessioni sui vantaggi dell'onestà.

***

Per molto tempo si citerà come prova della stupidità delle folle il caso
dei socialisti russi che complottavano di abbandonare gli Alleati, entrati in
guerra unicamente per difendere la Russia, senza comprendere che tali
100 Gustave Le Bon

progetti disonoravano il loro paese e generavano nei suoi confronti una


diffidenza che in futuro le avrebbe impedito di trovare degli alleati.

***

L'onestà ragionata è saggia, ma per il solo fatto di essere ragionata


tende a non essere più onestà.

***

Uno dei risultati più sicuri delle manovre diplomatiche tedesche fu


quello di provocare una diffidenza universale. La Germania ha distrutto nel
mondo ogni fiducia nei suoi discorsi. Essa soffrirà a lungo di questa
sfiducia ormai indistruttibile.

***

Disprezzando, in nome delle loro teorie filosofiche, tutte le leggi morali


durante la guerra, i tedeschi hanno involontariamente contribuito alla
creazione di una morale internazionale. Riuniti per difendersi, i popoli
hanno talmente insistito sui principi per i quali lottavano che questi ultimi,
un tempo un po' vaghi, hanno finito per incrostarsi nelle anime ed ispirare
un rispetto tanto universale che non si oserebbe più violarli.

***

Secondo i filosofi tedeschi, la morale che regola i rapporti tra individui


non si applica agli Stati. In qualità di sovrani assoluti, i governi non sono
legati da alcun trattato. Evidentemente non si potrò dare che una fede ben
limitata ai futuri contratti fatti con un paese che professi simili dottrine.
Ieri e domani 101

Capitolo VI
L'organizzazione e la competenza
L'organizzazione risulta semplicemente dall'applicazione die princìpi
che dominano tutte le scienze: dissociare gli elementi generatori di un
fenomeni, studiarli separatamente e ricercare l'influenza di ciascuno di
loro. Un simile metodo implica divisione del lavoro, competenza e
disciplina.

***

Da Alessandro ad Augusto e Napoleone tutti gli spiriti superiori furono


dei grandi organizzatori. Alcuni di essi non ignorarono che organizzare non
consiste solo nel creare dei regolamenti, ma anche nel farli eseguire. In
questa esecuzione consiste la principale difficoltà dell'organizzazione.

***

Nessuna organizzazione è possibile se ogni individuo ed ogni cosa non


occupano il loro vero posto. L'applicazione di questa verità elementare
richiede purtroppo una lungimiranza molto rara presso certi popoli.

***

Il valore di una organizzazione qualsiasi dipende dal capo posto alla sua
guida. Le collettività, atte ad eseguire, sono incapaci di dirigere e meno
ancora di creare.

***

Applicate all'organizzazione di opere di previdenza sociali, di


assicurazione, di pensione e di educazione tecnica, le abitudini del lavoro
collettivo renderebbero enormi servizi ai tedeschi. La loro organizzazione
dell'apprendistato, ad esempio, impedisce presso di loro la crisi della
manodopera così minacciosa in Francia.

***

L'assenza di coordinazione die servizi sembra il difetto più irriducibile


delle amministrazioni latine. Generazioni di ministri hanno inutilmente
tentato di rimediarvi. Questo difetto infieriva a tal punto che in una via di
Parigi in un mese il selciato fu tolto e risistemato tre o quattro volte, perché
i servizi del gas, dell'acqua e dell'elettricità non arrivarono ad intendersi per
102 Gustave Le Bon

fare una volta sola questa operazione. Durante la guerra si sono visti
delegati ufficiali, inviati in America da due ministeri differenti, farsi
concorrenza per acquistare gli stessi cavalli che, in mancanza di un'intesa
preliminare, pagarono quattro volte più cari.

***

Moltiplicare i controlli in un servizio pubblico vuol dire sparpagliare


talmente le responsabilità, che esse finiscono per scomparire. Ciò che viene
controllato da troppe persone non è mai ben controllato.

***

Il debole valore dell'organizzazione dei servizi pubblici in certi paesi non


è dovuto solo all'indifferenza degli impiegati ed al loro timore delle
responsabilità, ma al fatto che il favore rimpiazza spesso la competenza.

***

Gli americani sembrano aver compreso molto bene tutti i segreti


dell'organizzazione. Il loro grande ingegnere Taylor ha mostrato che nella
mostrato che nella maggior parte dei lavori di fabbrica si può, eliminando
metodicamente gli sforzi inutili, ottenere il medesimo risultato con molto
meno fatica. Molte fabbriche, anche tedesche, sono oggi organizzate
secondo questo principio.

***

La necessità diventa presto un potente fattore di organizzazione. È


dubbio che l'apprezzato spirito metodico dei tedeschi sia superiore a quello
che ha permesso agli inglesi di formare in due anni un esercito di quattro
milioni di uomini con gli ufficiali, le munizioni e tutto il complicato
materiale delle guerre moderne.

***

Una delle cause della debolezza della nostra economia e dei nostri
governi è legata al fatto che presso di noi le industrie erano lontane dal
governo o trattate con sospetto. Quando le necessità della guerra hanno
reso la loro collaborazione indispensabile, si è constatato che problemi
molto complessi sono stati, grazie ad esse, facilmente risolti. Se esse non
hanno agito sempre così velocemente, è stato perché la terribile
incompetenza della burocrazia le ha costantemente ostacolate.

***
Ieri e domani 103

L'intervista all'amministratore generale dei viveri in America potrebbe


essere opportunamente affissa in certi uffici la cui organizzazione è stata
tanto difettosa durante la guerra.
«I viveri – disse – non hanno bisogno di una dittatura, ma di una saggia
amministrazione. Per quanto mi riguardo, concepisco questa
amministrazione non nell'ottica dei decreti draconiani o delle inquisizioni
arbitrarie, ma come una armoniosa intesa tra i tre grandi gruppi
interessati: produttori, distributori, consumatori. I miei consiglieri saranno
presi esclusivamente da questi tre gruppi e non dai teorici o dai burocrati.»
Che abisso tra la mentalità che ha dettato queste righe e quella dei nostri
governanti!

***

La Russia ha constatato per esperienza che l'organizzazione anche


mediocre di un grande paese è molto lunga da stabilirsi e non si
improvvisa. Questa organizzazione non acquista valore che dopo essere
stata fissata nelle anime.

***

L'eccesso di organizzazione non sembra sempre favorevole al progresso.


La meticolosa organizzazione della Cina ha finito per paralizzare ogni
iniziativa e l'ha condotta ad uno stato di decrepitezza da cui non può uscire.

***

Un paese governato dall'opinione non può essere governato dalla


competenza.

***

Il numero può creare l'autorità, ma non la competenza.

***

Uno dei grandi motivi di superiorità dell'industria sulle


amministrazioni pubbliche consiste nel fatto che la competenza viene
preferita alla gerarchia e soprattutto al favore.

***

La competenza senza l'autorità è impotente quanto l'autorità senza


competenza.
104 Gustave Le Bon

***

La competenza diventa inefficace quando è sotto gli ordini


dell'incompetenza.
Ieri e domani 105

Capitolo VII
La coesione sociale e la solidarietà
Le armi non bastano a costituire la potenza di un popolo. Essa risiede
soprattutto nella coesione mentale creata dall'acquisizione di sentimenti
comuni, di interessi comuni, di credenze comuni. Finché questi elementi
non sono stabilizzati dall'eredità, l'esistenza di una nazione resta effimera
ed alla mercé di ogni pericolo.

***

Anche se invisibile, l'influenza dell'ordine sociale pesa enormemente


sulla nostra vita giornaliera. Essa orienta i nostri pensieri e le nostre azioni
molto più di qualsiasi ragionamento.

***

Una società si mantiene grazie all'equilibrio dei suoi membri. Quando


questo equilibrio è rotto, gli appetiti e gli odi, contenuti grazie ai freni
sociali lentamente edificati, si scatenato liberamente. Il potere cambia
allora incessantemente di mano, e l'anarchia dura fino al giorno in cui
un'autorità forte, dopo aver ristabilito l'ordine, viene universalmente
reclamata.

***

In mancanza di comunità etnica, la fede in uno stesso ideale religioso,


politico o sociale, può creare in un popolo l'identità di pensiero e di
condotta necessaria per mantenerlo in vita.

***

L'unione dei partiti politici è indispensabile ad un paese per lottare


contro i suoi nemici. Se i dissensi che ci avevano condotti sull'orlo
dell'abisso fossero risorti dopo la guerra, la Francia sarebbe stata
minacciata da una irrimediabile decadenza.

***

Non sarebbe inutile ricordare con una iscrizione affissa nell'emiciclo dei
parlamenti che i popoli che, come i greci e più tardi i polacchi, non hanno
saputo rinunciare alle loro lotte intestine, sono finiti nella servitù ed hanno
perso il diritto stesso ad avere una storia.
106 Gustave Le Bon

***

Un partito che volesse essere utile si darebbe a provare alle folle che la
fusione delle classi deve rimpiazzare la loro rivalità. Tentata vanamente per
molto tempo, questa fusione diventerà forse possibile con la dimostrazione
pratica dei benefici dell'associazione.

***

Ai rapporti impersonali e freddi tra diverse classi sociali, la vita delle


trincee ha sostituito delle relazioni cordiali ed una disciplina senza rigore.
Quando gli uomini si conoscono, constatano presto che sono uguali per
molti punti e che le differenze di origine libresca sono senza importanza.

***

Le emozioni collettive risultanti da una guerra prolungata riavvicinano


gli uomini che le hanno provate insieme. Esse creano tra di essi una
solidarietà suscettibile di sopravvivere alla scomparsa di quelle emozioni.

***

I popoli la cui solidarietà non sia stata definitivamente fissata dalla


guerra vedranno sicuramente succedersi alle lotte militari le battaglie
socialiste, quelle economiche ed altre ancora.

***

La solidarietà fondata sull'interesse possiede una base solida, quella che


poggia sulla fraternità o sulla carità è sempre stata fragile. La Germania
deve molti dei suoi progressi economici ai raggruppamenti di interessi
simili.

***

Le trasformazioni sociali utili non deriveranno dalle teorie socialiste


attuali, ma da una solidarietà senza dogma che si preoccuperà soprattutto
di migliorare l'esistenza di ciascuno con una educazione più adatta ai nuovi
bisogni e con forme diverse di associazione.

***

Se la parola solidarietà giungesse a rimpiazzare la parola socialismo,


sarebbe realizzato un grande progresso sociale, poiché la potenza delle
parole è generalmente superiore a quella delle dottrine.
Ieri e domani 107

***

È inutile predicare agli uomini che sono fratelli, dal momento che
ciascuno sa che non è vero. Ancora più inutile è esortarli alle lotte di classe.
Esse sono creatrici di rovine reciproche. Bisogna semplicemente provare
loro che hanno interesse ad aiutarsi associando i loro sforzi.
108 Gustave Le Bon

Capitolo VIII
La rivoluzione e l'anarchia

Le rivoluzioni più difficili sono quelle delle abitudini e dei pensieri.

***

Di tutte le rivoluzioni, la più profonda, forse, è stata quella realizzata


dall'Inghilterra quando, in contrasto con tutte le sue tradizioni secolari, ha
accettato, durante la guerra, di rimettere ogni potere nelle mani dello Stato,
accordandogli un diritto assoluto sulla vita e il destino dei cittadini. Questo
sconvolgimento nazionale si effettuò senza disordine, perché fu opera di
tutti i partiti e non di uno solo, come le rivoluzioni anteriori.

***

Provocare una rivoluzione è sempre facile, prolungarla difficile.

***

Rovesciare un autocrate non vuol dire assolutamente sopprimere il


regime autocratico. Migliaia di sotto-autocrati irresponsabili, necessari
all'amministrazione di un paese, continuano di fatto a detenere il potere
reale. Il regime può cambiare di nome, ma essi restano i veri padroni.

***

Una rivoluzione brusca non fa che sostituire un nuovo arbitrio al


vecchio.

***

Le barriere sociali che le rivoluzioni rovesciano si risollevano presto o


tardi, poiché i popoli non possono sussistere senza il loro potere limitante,
ma non si risollevano generalmente allo stesso posto.

***

Talvolta è più facile per un popolo sopportare i suoi mali che i rimedi
impiegati per guarirli.

***
Ieri e domani 109

In un paese diviso in classi con interessi contrari una rivoluzione si può


fare pacificamente, ma è molto raro che essa resti pacifica a lungo.

***

Una rivoluzione, al suo inizio, non è più governabile di una valanga


durante la sua caduta.

***

Il contagio mentale è il più sicuro fattore di propagazione di una


rivoluzione.

***

Il più grave pericolo che minaccia un'assemblea rivoluzionaria non è


nelle reazioni che si fanno alla sua destra, ma nel gioco al rialzo che
sorgono alla sua sinistra.

***

Una rivoluzione fatta dalle folle non segue altra direzione che quella
degli impulsi mobili e disordinati delle folle. Tali movimenti hanno una
grande forza, ma sono senza durata e generano facilmente l'anarchia.

***

I rivoluzionari russi hanno dimenticato di riflettere su questa frase di


Napoleone: «l'anarchia porta sempre al potere assoluto».

***

Le rivoluzioni che cominciano si muovono in una atmosfera di illusione


e di esagerazioni che generano un disordine sociale da cui, finalmente,
sorgono le restaurazioni.

***

Tra le cause delle rivoluzioni figura la perdita della fede generale nel
valore delle antiche concezioni che dirigono la vita sociale. L'anarchia che
ne risulta è allora una ricerca inquieta di nuove verità capaci di orientare un
popolo.

***
110 Gustave Le Bon

È durante il periodo di trionfo di una rivoluzione, quando, rotti i legami


sociali, ognuno segue i suoi impulsi, che appare meglio il ruolo
indispensabile giocato nelle società dala disciplina e dalla coesione.

***

Gli storici che giudicano gli eventi rivoluzionari attribuiscono loro


spesso delle cause estranee alle loro origini reali. Quando, all'inizio della
rivoluzione russa, i soldati abbandonarono le trincee, non fu in nome di
princìpi incomprensibili per loro, ma semplicemente per partecipare alla
divisione delle terre promessa dai socialisti.

***

Uno dei risultati più spaventosi della rivoluzione russa è stato quello di
trasformare, a causa della distruzione della coesione sociale, un esercito di
diversi milioni di uomini perfettamente agguerrita in una truppa
senz'anima che fugge davanti al minimo attacco.

***

I nemici interni rendono una nazione impotente contro i nemici esterni.

***

Certe rivoluzioni, come la rivoluzione russa, distruggono in qualche


mese l'opera di aggregazione realizzata con secoli di sforzi.

***

La lungimiranza è rara presso i rivoluzionari. Fin dai loro primi trionfi


quelli russi perseguirono tre scopi ugualmente funesti per l'avvenire del
loro paese: 1. una pace immediata e per conseguenza l'abbandono degli
Alleati che si erano impegnati nella guerra per loro; 2. la promessa di
distribuzione delle terre che creerà delle lotte permanenti su tutto il
territorio; 3. la separazione delle diverse nazionalità della Russia, che
trascinerà la distruzione dell'immenso impero.

***

Dopo la separazione dell'Ucraina, grande provincia di trenta milioni di


abitanti molto fertile e ricca, e poi della Finlandia e della Lituania, la Russia
resterà ancora il più vasto degli imperi, ma sarà anche il più povero e si
vedrà attorniato da provincia ostili, sempre in lotta.
Ieri e domani 111

***

La rivoluzione russa ha semplicemente sostituito ad un regime rigoroso


un regime ancora più duro. Essa ha nuovamente mostrato che i popoli
hanno i governi che meritano.

***

Nessuna analogia va stabilita tra la Rivoluzione francese e la rivoluzione


russa. La prima fu fatta da borghesi istruiti, la seconda da operai e
contadini analfabeti il cui livello mentale non supera di molto quello degli
antichi sciiti.

***

Per la maggior parte degli operai russi una rivoluzione si riassume in


questa nozione: nessuno comanda, ognuno fa quel che vuole.

***

Finché le idee della Germania non muteranno, l'Europa sarà minacciata


da frequenti guerre. Ma, poiché l'artificiale impero germanico rappresenta
uno Stato feudale sovrapposto a uno Stato industriale, i tedeschi stessi
comprenderanno un giorno l'incompatibilità dei due regimi. Ne risulterà
necessariamente una di quelle rivoluzioni di pensiero che sempre generano
profonde rivoluzioni politiche.

***

Se anche le grandi rivoluzioni sono facilmente previste, non vi sono


molti esempi di previsioni riguardanti le loro più importanti conseguenze.

***

L'anarchia è ovunque quando la responsabilità non è da nessuna parte.


112 Gustave Le Bon

Libro VI

Il moderno governo dei popoli


Ieri e domani 113

Capitolo I
I progressi democratici
Grazie alla guerra l'eguaglianza, che esisteva solo nei codice finirà senza
dubbio per introdursi un poco nei costumi.

***

La guerra attuale farà per la realizzazione degli ideali democratici più


delle rivoluzioni violente. Gli uomini sottomessi agli stessi pericoli hanno
imparato a conoscersi ed a constatare l'equivalenza di capacità di ordine
differente.

***

La guerra segnerà senza dubbio il trionfo definitivo della democrazia nel


mondo. Monarchi e diplomatici sono stati troppo poco previdenti perché i
popoli acconsentano a rimettere ciecamente il loro destino nelle loro mani.
Le guerre non saranno forse meno frequenti, ma saranno almeno
dichiarate da coloro che ne porteranno il fardello.

***

La guerra minaccia tutte le autocrazie e tuttavia ha avuto come risultato


l'apparizione in ogni paese in conflitto di governi autocratici. Utili talv9olta
per le decisioni rapide, esse hanno tuttavia accumulato errori tali che si è
imposta la necessità di controllare la loro gestione attraverso commissioni
competenti.

***

Con l'evoluzione dei tempi nuovi, nessun potere assoluto sarà capace di
conciliare e coordinare gli interessi vari e talvolta contraddittori dei diversi
gruppi sociali per adattarli all'interesse generale.

***

Poiché la guerra mondiale ha avuto il risultato di scuotere fortemente


l'autorità delle concezioni autocratiche, le sole monarchie che potranno
sussistere saranno quelle dei paesi in cui il sovrano non governa e
costituisce un semplice simbolo dell'unità nazionale.

***
114 Gustave Le Bon

Sembra che per molti popoli una delle conseguenze della guerra
europea debba essere il passaggio dall'autocrazia individuale all'autocrazia
collettiva.

***

Se l'antica legge dell'offerta e della domanda continua a governare il


mondo, è probabile che dopo la guerra gli operai vedano migliorare
enormemente la loro situazione, in ragione della rarità della manodopera di
fronte ai nuovi bisogni dell'industria.

***

Con un po' d'ordine e la chiusura delle osterie la classe operaia giungerà


presto a costituire una nuova borghesia. La parte media dell'antica
borghesia - magistrati, funzionari, professori ecc. - ha molte possibilità, al
contrario, di formare presto una categoria di proletari che forse
alimenteranno l'esercito socialista abbandonato dagli operai, soddisfatti
della loro sorte.

***

Si realizzerà un grande progresso quando gli elettori dei paesi


democratici eleggeranno come rappresentanti, al posto di avvocati ed
uomini confinati nei libri, industriali, agricoltori, commercianti che
conoscono la realtà della vita.

***

Il vero progresso democratico non consiste nell'abbassare l'élite al


livello della folle, ma nell'elevare la folla verso l'élite.
Ieri e domani 115

Capitolo II
Lo statalismo tedesco
e lo statalismo latino
Lo statalismo e la sua forma estrema, il collettivismo, tendevano, prima
della guerra, a diventare la religione nazionale dei popoli latini. Erede del
potere della Provvidenza e di quello dei re, lo Stato costituiva per essi una
entità mistica sempre criticata, ma invocata senza fine dai cittadini che ad
esso chiedevano soprattutto il soddisfacimento delle loro esigenze
personali.

***

Il liberalismo rispettoso di tutte le opinioni e lo statalismo che ammette


solo la sua sembrano sempre più inconciliabili. I progressi dello statalismo
faranno scomparire ogni traccia di libertà con l'istituzione di una censura
permanente degli scritti, delle azioni e dei pensieri.

***

La storia della politica in Francia nel corso di trent'anni è quella delle


conquiste del socialismo statalista. In mancanza di numero, esso aveva
l'audacia, ed il numero cede sempre all'audacia. Le sue promesse
demagogiche e le sui minacce condussero il paese al bordo dell'abisso in
cui, senza la guerra, sarebbe probabilmente precipitato.

***

I risultati così diversi ottenuti dallo statalismo in Francia ed in


Germania contribuiscono a dimostrare non soltanto che gli effetti delle
istituzioni dipendono dalla mentalità dei popoli che li adottano, ma anche
che le stesse parole possono designare, da un paese all'altro, cose ben
diverse.

***

Lo statalismo tedesco è una istituzione soprattutto militare. Uscendo


poco dal suo dominio, lascia agli industriali la loro libertà d'azione. Lo
statalismo latino, al contrario, pretende di gestire e dirigere tutto. Quando
non assorbe le imprese industriali, le tratta come nemiche e le opprime con
regolamenti vessatori che paralizzano il loro sviluppo.

***
116 Gustave Le Bon

Lo statalismo tedesco è un fattore di immenso progresso economico in


Germania, mentre lo statalismo latino è stato una delle cause più sicure
della nostra decadenza industriale.

***

Quando uno stato pretende di dirigere ed assorbire tutto, si trova presto


in presenza di interessi collettivi inconciliabili, che limitano la sua azione.
La sua impotenza si risolve allora in anarchia.

***

Nei paesi in cui domina lo statalismo latino, sembra che la gestione


suprema degli affari sia devoluta ai ministri. Di fatto, essa appartiene ad
una legione di funzionari irresponsabili. I ministri, poco ascoltati in ragione
della loro incompetenza, della scarsa durata delle loro funzioni e
dell'indisciplina generale, non esercitano che una autorità illusoria.

***

Ogni individuo che lavori in un'opera collettiva al cui successo non è


interessato fornisce un debole rendimento. Da questo principio psicologico,
così misconosciuto dai socialisti, risulta il fatto che le imprese gestite dallo
Stato costano care e fruttano poco.

***

Una delle forze dell'industria americana è di fare a meno dell'intervento


dello Stato. La debolezza della nostra è dovuta agli impacci statalisti. Se le
nostre concezioni non cambieranno, la nostra industria soccomberà sotto il
peso di leggi e regolamenti.

***

Quando i cittadini non riescono a gestire i propri affari, bisogna che


intervenga la pesante e costosa macchina dello Stato.

***

Le amministrazioni dello Stato e quelle dell'industria privata


presentano questa differenza fondamentale: le prime si occupano molto più
della forma che della sostanza, mentre le seconde disdegnano le forme e si
attaccano solo alle realtà utili.
Ieri e domani 117

***

Il disprezzo delle leggi economiche, l'incoerenza delle tassazioni e delle


requisizioni durante la guerra, la paralisi di ogni iniziativa da parte di
burocrati tirannici e incompetenti, possono far presentire in quale anarchia
cadrebbe un paese asservito definitivamente al regime del socialismo
statalista.

***

I rincari conseguenti alle tassazioni durante la guerra non fanno che


confermare antiche esperienze. La Convenzione aveva già dovuto
riconoscere che niente può rimpiazzate l'iniziativa privata, la libertà del
lavoro ed il gioco del mutuo scambio.

***

Scoraggiare la coltivazione del grano con delle tassazioni che


costringano l'agricoltore a vendere il suo raccolto al di sotto del prezzo di
produzione e così a cessare tale coltivazione, quindi cercare di rianimarla
con delle sovvenzioni sottomesse all'arbitrario amministrativo, sono due
esempi della perniciosa influenza degli interventi statalisti.

***

Se, dopo la guerra, le iniziative industriali, agricole e commerciali


saranno paralizzate da regolamenti vessatori risultanti da interventi
statalisti, la decadenza dei popoli sottomessi a tale regime sarà certa. Non
c'è progresso senza iniziative individuali, e tali iniziative sono impossibili
finché lo Stato pretende di dirigere l'organismo complesso dell'industria e
del commercio.

***

Il socialismo pacifista, che così tanto aveva contribuito alle nostre prime
sconfitte per l'insufficiente preparazione dovuta alla diffusione delle sue
dottrine, ha ripreso l'influenza perduta all'inizio della guerra per due
motivi: 1° lo sviluppo universale, come conseguenza delle necessità della
guerra, di una autocrazia statalista molto vicina al gioco sognato dai
socialisti; 2° l'affermazione, impressionante per l'immaginazione popolare,
che si potrebbe ottenere la pace con un congresso internazionale socialista.

***

Lo statalismo latino è una forma inferiore di governo, che ha avuto la


sua utilità, come un tempo il regime feudale, ma che non ne ha più oggi.
118 Gustave Le Bon

Prolungandosi, esso avrebbe per esito ultimo l'uguaglianza nella servitù,


quindi la decadenza.

***

Poiché la teoria tedesca dello Stato assoluto accetta altra legge che la
sua volontà, essa implica necessariamente la preponderanza della forza sul
diritto. È per giustificare questo predominio che i filosofi tedesco sono
giunti, dopo aver divinizzato lo Stato, a identificare il diritto con la forza ed
a considerare mitezza ed umanità come segni d'impotenza.

***

La concezione tedesca dello Stato che non può essere legato da alcun
trattato è più asiatica che romana, più antica che moderna. Essa costituisce
un vero regresso contro il quale il mondo intero si è levato.

***

Facendo dello Stato una divinità sovrana, Hegel ed i suoi successori


formularono semplicemente in termini filosofici la concezione militare di
tutti i re di Prussia.

***

Lo statalismo ed il socialismo sono talmente vicini che in Germania la


maggioranza dei socialisti costituisce un partito governativo.

***

È incontestabile che in qualche anno la Germania è riuscita a piazzarsi


al vertice dell'industria. Ma si sbaglierebbe di molto attribuendo il suo
successo a delle influenze stataliste. Una educazione tecnica superiore, una
disciplina severa, la solidarietà delle diverse industrie, l'intervento di alte
individualità capaci di dirigere, le grandi imprese e soprattutto il possesso
di ricche miniere di carbone sono state le cause del suo progresso realizzato
in venticinque anni.

***

Preziosa per coordinare lo sforzo di spiriti mediocri, l'organizzazione


statalista della Germania non potrebbe favorire ricerche importanti, opera
esclusiva di élites. Perdendo il suo individualismo, la Germania ha perso i
suoi grandi studiosi, i suoi grandi scrittori, i suoi grandi pensatori.
Ieri e domani 119

***

Lo statalismo può essere momentaneamente una causa di progresso per


i popoli deboli, ma, inevitabilmente, genera la decadenza. Quando lo Stato
solo pensa ed agisce al posto dei cittadini, essi diventano incapaci di
pensare ed agire. Le superiorità individuali si perdono in una mediocrità
universale e scompaiono.

***

I partigiani irriducibili dello statalismo diventeranno molto pericolosi


dopo la guerra. Avendo visto l'autocrazia statalista imporsi a tutti i popoli
durante il conflitto, essi ne concludono la sua utilità durante la pace. Con
ogni evidenza, tuttavia, un regime adatto ad una situazione anormale non
ha valore che per tale situazione.

***

Se lo statalismo militare creato dalla guerra continuasse durante la pace


bisognerebbe chiedersi in quali limiti saranno tollerati l'indipendenza di
pensiero e la libertà individuale. Dalla soluzione data a questo problema
dipende il futuro della civiltà.

***

L'individualismo moderno ha visto levarsi contro di sé due nemici


temibili: il socialismo ed il germanesimo.

***

Se l'umanità finirà per preferire l'asservimento collettivo alla libertà,


essa entrerà in un'età di definitivo regresso.

***

Determinare i limiti rispettivi dell'individualismo e dello statalismo sarà


uno dei più difficili problemi del futuro.
120 Gustave Le Bon

Capitolo III
La religione socialista
Il ruolo delle credenze non è meno importante oggi che in passato.
Molti uomini credono di essere liberi da ogni religione, ma lo spirito
mistico li domina sempre. La fede socialista è una delle manifestazioni di
questo spirito al medesimo tutolo del buddhismo e dell'islamismo.

***

Gli adepti di sette politiche diverse: nichilisti, frammassoni, socialisti


ecc., sono delle persone religiose che hanno perso le vecchie credenza, ma
non possono fare a meno di una fede per orientare i loro pensieri.

***

Insegnando la fraternità universale e la caduta dell'uomo, il


cristianesimo ha distrutto presso i romani l'idea di patria ed annientato l
civiltà antica. Il trionfo dell'ideale socialista disgregherà così il culto della
patria e, per mezzo della lotta di classe, genererà delle guerre civili che
condurranno ogni patria a distruggersi da sé.

***

Le credenze di forma religiosa come il socialismo sono incrollabili


perché gli argomenti restano senza presa su una convinzione mistica. Il
fedele crede e non ragiona.

***

Tutti i dogmi, soprattutto quelli politici, si impongono generalmente per


le speranze che fanno nascere, e non per i ragionamenti che invocano.

***

Guidati solo dalla ragione i pacifisti avrebbero giusti motivi per


dichiarare impossibile la guerra. Essi dimenticano semplicemente che i
popoli sono orientati da forze sulle quali la ragione è priva di presa.

***
Ieri e domani 121

Gli storici constateranno con stupore che il catechismo socialista


tedesco non ha fatto i suoi guasti presso gli operai francesi ed i politici che
lo seguono che dopo essere stato praticamente abbandonato in Germania.

***

Malgrado le loro divergenze di principio, il socialismo collettivista ed il


militarismo conducono esattamente al medesimo risultato: la servitù.

***

Molti pensatori hanno sostenuto che il trionfo del socialismo potrebbe


condurre ad un completo ritorno alla barbarie. L'esperienza della Russia
mostra almeno che un popolo soggiogato dalla fede socialista cade presto in
uno stato di anarchia che lo rende vittima di vicini poco propensi ad
adottare una fede rigeneratrici dalle simili conseguenze.

***

Non esiste che una parentela illusoria tra il socialismo latino e quello
degli americani e dei tedeschi. Preoccupati soprattutto della produzione di
ricchezza, questi ultimi l'hanno favorita, sapendo bene che l'operaio ne trai
sempre vantaggio. Preoccupati unicamente dalla ripartizione delle
ricchezze, i socialisti francesi ed i loro legislatori al contrario non hanno
smesso, perseguitando il capitale, di sottrarlo alle imprese nazionali ed
obbligarlo a basarsi su investimenti stranieri. Così facendo essi hanno
accentuato la nostra decadenza economica.

***

La guerra di classe, adottata dai socialisti francesi dopo essere stata


abbandonata dai loro compagni tedeschi, sarebbe più micidiale e più
costosa delle guerre tra popoli. Queste ultime non creano, di fatto, che
rovine provvisorie, mentre le prime generano una rovina definitiva.

***

L'uomo dà tutto il suo rendimento solo se è direttamente interessato al


successo dell'opera intrapresa. Da questo principio psicologico risulta che
l'operaio cui non tocchi un salario proporzionale ai suoi sforzi per la
prosperità della sua fabbrica, e l'impiegato di Stato che lavora a prezzo
fisso, forniranno sempre un rendimento mediocre.

***
Se il socialismo consistesse semplicemente nel volere il miglioramento
della sorte delle moltitudini, tutto il mondo sarebbe socialista, ma i due
122 Gustave Le Bon

punti fondamentali della dottrina, la lotta di classe e la soppressione del


capitale, comporterebbero la disgregazione delle società e la loro rovina.

***

Mai il ruolo del capitale si è rivelato tanto importante quanto durante la


guerra mondiale. Non solo la potenza di espansione economica di un paese,
ma soprattutto la sua forza difensiva e di conseguenza la sua indipendenza
risultano dalla sua ricchezza. È importante quindi non ostacolare più il suo
sviluppo, come non cessano di fare i legislatori dominati dalle influenze
socialiste.

***

I paesi in cui i socialisti avranno i potere non di distruggere il capitale,


cosa impossibile, ma di farlo emigrare, sono votati a una rapida decadenza.

***

Il ruolo del capitale, preponderante nella guerra attuale, lo sarà più


ancora nelle guerre future. Un proiettile da cannone da 75 costa 60 franchi,
uno da 305 costa 2.500 franchi. Per distruggere un cannone nemico a 4
chilometri bisogna tirare più di 1.000 proiettili del 155 corto. La distruzione
di un cannone nemico del valore di 10.000 franchi costa più di 300.000
franchi con il 155 ed enormemente di più con dei calibri superiori. Gli
specialisti autori di questi calcoli hanno valutati in 25 miliardi le spese di
artiglieria dall'inizio della guerra.

***

Un paese senza capitale è un paese senza difesa.

***

La prodigiosa persistenza delle illusioni socialiste si trova ben


evidenziata nelle seguenti righe di un saggio scrittore. «La dura prova
imposta da tre anni al mondo non ha insegnato niente ai socialisti. Essi
girano ostinatamente intorno alle stesse formule, con le quali un tempo si
sono dati a creare le illusioni più pericolose. Tutto ciò che vedono in questa
guerra è la possibilità di tirare argomento a favore di quella lotta di classe
che costituisce il fondo della loro dottrina.»

***
Ieri e domani 123

Possono prosperare le nazioni senza concorrenze interne ed esterne? I


socialisti risolvono facilmente questo problema, ma l'esperienza non l'ha
ancora risolto.

***

Vivendo in teorie astratte indipendenti dalle leggi economiche, i


socialisti possono promettere alle folle il paradiso di cui sono avide.
Limitati da necessità economiche inflessibili, li avversari del socialismo non
possono fare le stesse promesse e possedere di conseguenza lo stesso
prestigio.

***

L'errore più pericoloso dei socialisti è stato quello di non comprendere


che la lotta di classe nuove alla produzione, di cui l'operaio profitta sempre.
I socialisti tedeschi, che insegnano questa lotta di classe nei loro libri, nella
pratica vi hanno rinunciato da molto tempo.

***

Bisogna ignorare completamente i moventi che conducono gli uomini,


per immaginare una società in cui tutti i mezzi di produzione siano sfruttati
in comune. Questa concezione, implicando per i popoli una rigida servitù,
poteva nascere solo in cervelli sottomessi alla rude disciplina delle caserme
tedesche.

***

L'intelligenza, il capitale ed il lavoro sono i fattori essenziali dello


sviluppo industriale moderno. In conflitto nei popoli che sono dominati
dalle illusioni socialiste, questi tre elementi hanno finito, presso altri
popoli, per formare una associazione che è la principale generatrice del loro
progresso.

***

È impossibile dire se il capitalismo scomparirà in futuro. Oggi non si


può negare che, dopo aver trasformato il mondo in meno di un secolo, esso
resta l'elemento indispensabile dei suoi nuovi progressi.

***

Per comprendere la persistenza di certe illusioni socialiste bisogna


ricordare che l'assurdità di un dorma non nuove mai alla sua propagazione.
124 Gustave Le Bon

***

Si può cogliere la potenza della religione socialista constatando che,


malgrado i disastri irreparabili che ha prodotto, i suoi adepti non hanno per
nulla perso la loro fede e pretendono ancora di governare le società con le
loro chimere.

***

La religione socialista ha fatto tali progressi in certi spiriti che parlare di


libertà individuale, di iniziativa, di limitazione dei diritti dello Stato sembra
loro la lingua di un'epoca scomparsa.

***

Dal punto di vista delle dottrine socialiste la guerra presenta due


fenomeni che appaiono contraddittori. Essa ha in primo luogo determinato
il crollo delle teorie internazionaliste, provando che i legami creati dalla
razza sono molto più forti di quelli che risultano dagli interessi
professionali. D'altra parte, lo sviluppo dello statalismo, fino alla servitù,
ha momentaneamente realizzato i sogni più chimerici dei socialisti.
Poiché le convinzioni mistiche sono fuori dalla portata della ragione e
dell'esperienza, i socialisti vedranno nella guerra solo una conferma della
loro dottrina.

***

I progressi della religione socialista verificano quella legge storica che se


talvolta i popoli cambiano nome ai loro dei, nondimeno non sanno fare a
meno di quei grandi fantasmi per orientare la loro vita.
Ieri e domani 125

Capitolo IV
Le qualità psicologiche
necessarie ai governi
Un capo di Stato rappresenta oggi una sintesi delle volontà che può
orientare, ma che lo dominano se non sa orientarle.

***

Come il fisico, conoscendo le forze della natura, è padrone dei fenomeni,


così l'uomo di Stato, capace di maneggiare le forze psicologiche, dirigerà a
suo piacimento i sentimenti e le volontà degli uomini.

***

L'uomo di Stato abile sa utilizzare le illusioni di cui molte persone non


possono fare a meno. L'uomo di Stato inesperto le perseguita e ne diventa
la vittima.

***

L'ignoranza della psicologia dei popoli è stata in ogni tempo una fonte
di errori politici disastrosi.

***

Le classi dirigenti sono scelte con concorsi che rivelano la memoria, non
le qualità di giudizio e di carattere che fanno il valore dell'uomo. Così le
società si trovano condotte da capi spesso mediocri.

***

Vivere esclusivamente nei libri impedisce di comprendere le realtà. È


per questo che i governi dei teorici sono così pericolosi per un paese.

***

Più un problema politico è difficile, più si trovano uomini che si credono


adatti a risolverlo.

***
126 Gustave Le Bon

L'assenza di lungimiranza e l'irresolutezza costituiscono i difetti più


comuni degli uomini politici. Non sapendo dirigere gli avvenimenti, si
lasciano dominare da essi e subiscono ogni rischio.

***

Presso quegli uomini politici che presiedono alle sorti dei popoli si
riscontrano molti spiriti semplicisti, persuasi che le leggi naturali si
modifichino con dei decreti. Rari sono gli spiriti osservatori che abbiano il
senso delle possibilità e che si limitino ad orientare la marcia delle cose,
senza pretendere di trasformarne il corso.

***

Le folle immaginano volentieri che i loro governanti appartengano ad


una umanità superiore infallibile. Di qui il loro furore quando un errore
rivela l'uomo dietro l'idolo.

***

Il valore di un ministro dipende molto da chi lo attornia, ma l'arte di


scegliere gli uomini è ancora più difficile di quella di governarli.

***

Quell'uomo divenuto ministro avrebbe dovuto essere un semplice


cocchiere e quell'altro, rimasto cocchiere, avrebbe meritato di essere
ministro, disse Napoleone. Senza dubbio, ma come fare la distinzione e
scoprire le vere capacità?

***

I peggiori tiranni sono meno pericolosi dei governanti indecisi.


L'indecisione è sempre stata generatrice di catastrofi.

***

Se tanti uomini di Stato si mostrano irresoluti nelle loro azioni, è perché


gli manca una idea netta di ciò che vogliono e di ciò he possono.

***

L'uomo incapace di dominare i suoi nervi è indegno di occupare il


gradino più simile del potere politico. Se la guerra del 1870 è diventata
inevitabile, è stato perché i negoziati furono condotti da un ministro che
Ieri e domani 127

non aveva abbastanza calma per verificare, prima di agire, l'esattezza dei
fatti riportati nel telegramma falsificato che fece scoppiare la guerra. La
sottile psicologia di un diplomatico nemico riuscì a utilizzare la nostra
irritabilità etnica per lanciarci in una serie di catastrofi.

***

I capi di Stato devono saper discernere i moventi suscettibili di agire


sulle diverse mentalità. Incapaci di un tale discernimento, i diplomatici
tedeschi non compresero che il terrore, tanto efficace per i Balcanici,
sarebbe stato senza effetto sugli altri popoli.

***

Una delle abitudini più pericolose degli uomini politici mediocri è quella
di promettere ciò che sanno di non poter mantenere.

***

In politica le istituzioni importano meno dei costumi.

***

Le assemblee parlamentari costituirebbero un regime politico


sufficiente, se le si potesse sottrarre all'influenza dei grandi fantasmi che le
opprimono: la paura, la gelosia e l'odio. Per venticinque anni sono state
ispiratrici di persecuzioni e di leggi disgregatrici dell'industria, della finanza
e dell'esercito.

***

Il settarismo ed il timore degli elettori lasciano difficilmente ai


legislatori una grande libertà di giudizio.

***

Negli Stati Uniti, essendo poco numerose le competenze dello Stato, le


influenze politiche restano senza azione. Il ruolo del politico non diviene
disastroso che nei paesi in cui lo Stato assorbe tutte le funzioni.

***

È sempre stato pericoloso per i popoli essere condotti da uomini


preoccupati più dagli effetti dei loro provvedimenti su un partito che il
valore di tali misure e del loro interesse generale.
128 Gustave Le Bon

***

L'uomo di Stato superiore sa opporre l'evidenza che vede all'errore che


l'accecamento dei partiti pretende di imporgli.

***

L'inesperienza politica si manifesta generalmente con il bisogno di


accumulare misure restrittive. Considerate un po' un azzardo, esse sono
generalmente contrarie a tutte le leggi economiche e bisogna presto
revocarle.

***

I governi che non hanno saputo creare opinione spesso non la


conoscono che al momento in cui essa li rovescia.

***

Gli uomini si Stato senza carattere tentano inutilmente di puntellare la


loro debolezza individuale associandola a delle debolezze collettive.

***

Non ci si può aspettare nulla da quegli uomini politici per i quali il


mondo è uno specchio che riflette solo i loro desideri, i loro sogni e le loro
paure.
***

Mentre lo studioso ricerca la verità senza paura delle conseguenza, il


politico mediocre ne diffida e la considera come un nemico. Ne censura
l'espressione nella vana speranza di annientarla.

***
Uno degli errori politici più pericolosi è quello di affidare a degli oratori
brillanti la direzione degli affari pubblici. Napoleone aveva già notato che i
grandi oratori, atti a governare una assemblea, sono incapaci di condurre il
più modesto affare.

***

Un grande oratore è raramente un grande pensatore. L'arte dell'oratore


consiste soprattutto nel maneggiare abilmente le formule illusorie capaci di
impressionare le folle.
Ieri e domani 129

***

L'uomo politico che spende la sua attività in parole raramente la spende


in azioni.

***

Per i diplomatici, come per le donne, il silenzio è spesso la più chiara


delle spiegazioni.

***

Il vero uomo di Stato si mostra talvolta intransigente nei suoi discorsi,


ma mai nelle sue azioni. Le necessità che governano la vita dei popoli
moderni non sono compatibili con l'intransigenza.

***

Governare è patteggiare, patteggiare non è cedere.

***

Per governare saggiamente, non bisogna mai dimenticare che


l'influenza del passato limita l'azione possibile dell'uomo sul presente. La
folla dei viventi è sempre circondata da quella dei morti.

***

L'idea che gli uomini si fanno delle cose è per i governanti più utile da
conoscere del valore reale delle cose.

***

Far nascere, crescere o scomparire dei sentimenti e delle credenze


nell'anima dei popoli rappresenta uno degli elementi essenziali dell'arte di
governare.

***

Saper maneggiare i sentimenti di un popolo vuol dire dirigere la sua


volontà. Saperli perpetuare vuol dire rifare la sua anima.
130 Gustave Le Bon

Capitolo V
Le imperfezioni dei governi
rivelate dalla guerra
La mancanza di lungimiranza è stata la caratteristica generale degli
uomini di Stato prima e durante la guerra. I governanti capaci di prevedere
gli avvenimenti con solo qualche mese di anticipo sono eccezionali.

***

L'incapacità di prevedere e l'irresolutezza si pagano sempre. I tedeschi


non avrebbero pensato senza terrore alla distruzione che avrebbe
minacciato la loro flotta, se l'imprevidenza di un ministro inglese non
avesse abbandonato loro, un tempo, l'isola di Heligoland. Gli Alleati non
possono ricordare senza amarezza che lo svolgimento della guerra sarebbe
stato ben altro se, all'inizio della campagna, un ministro avesse posseduto
lo spirito decisionale e la lungimiranza necessarie per ordinare a qualche
corazzata di seguire le navi tedesche che si dirigevano verso Costantinopoli.

***

Un imperatore lungimirante avrebbe compreso che la Germania era il


paese al mondo più interessato a mantenere la pace. Avrebbe saggiato in
seguito la profondità del consiglio di Bismark di non entrare mai in
conflitto con la Russia.

***

Le conseguenze dell'imprevidenza non si riparano granché. Gli Alleati


persero inutilmente più di 100.000 uomini a Gallipoli, nel vano tentativo di
riparare degli errori di imprevidenza e di indecisioni commessi
precedentemente.

***

Una semplice parola, imprevidenza. Riassume le cause della maggior


parte di scacchi di cui sono stati vittime gli Alleati all'inizio della guerra.

***
Ieri e domani 131

I capi dei popoli continuano a vivere di idee diventate senza valore. Una
delle verità meglio dimostrare dai fatti è che un popolo non ci guadagna
nulla cercando si annettersi dei popoli stranieri contro la loro volontà.
L'Austria ne ha fatto esperienza con il Veneto, la Germania con l'Alsazia,
che è stata causa di tumulti e spese per cinquant'anni.

***

«Troppo tardi.» Questa frase è, come disse un ministro inglese, la


spiegazione di molti sogni.

***

Impotente un tempo sullo sviluppo della storia, la volontà dei popoli è


diventata un fattore essenziale della politica moderna.

***

Se le grandi potenze sono così male informate dai loro agenti è perché,
per essere tenuti in considerazione dai loro capi, questi agenti si limitano a
rifletterne le opinioni. Le nostre illusioni sui bulgari e i greci, all'inizio della
guerra, non hanno altra causa.

***

Gli errori nel maneggiare le forze psicologiche possono annullare la


superiorità negli armamenti. La Germania ne ha fatto esperienza nella
misura in cui l'insufficienza psicologica dei suoi diplomatici le ha suscitato
contro nuovi nemici.

***

I governi deboli sono, come gli individui senza carattere, poco temibili
per i loro nemici e pericolosi per i loro amici. La Russia durante la guerra
illustra questo esempio.

***

Un dittatore non è che una finzione. Il suo potere si dissemina in realtà


tra numerosi sotto-dittatori anonimi ed irresponsabili la cui tirannia e
corruzione diventa presto insopportabile.

***

Ogni potenza senza responsabilità si trasforma presto in tirannia.


132 Gustave Le Bon

***

Ci si può fare un'idea della formidabile potenza dei mercanti di vini e


del timore che ispirano ai nostri legislatori constatando che il più illustre
die nostri ministri della guerra è stato rovesciato per aver tentato di
ostacolare il loro commercio, in ragione delle sue conseguenze sulla salute
dei soldati.

***

I motivi per contestare il valore del nostro parlamento sono numerosi, a


bisogna riconoscere che, senza le grandi commissioni che escono dal suo
seno, non avremmo mai avuto né le munizioni, né i cannoni necessari alla
difesa, Un governo assoluto, ma prigioniero di illusioni burocratiche, non
sarebbe riuscito a ottenerle.

***

Il gioco al rialzo, così diffuso in politica, è sempre stato un metodo


pericoloso. Può essere momentaneamente utile a certi partiti, ma mai a dei
governi.

***

Preferire l'utilità di un giorno a delle verità durevoli e governare


seguendo le opinioni del momento significa creare per l'avvenire delle
situazioni senza rimedio.
Ieri e domani 133

Capitolo VI
Insegnamenti politici
dedotti dalla guerra
Dopo la guerra l'arte della politica sarà malagevole come mai in passato.
Una delle più grandi difficoltà consisterà forse rompere con le abitudini di
intervento universale che hanno reso necessario il conflitto.

***

L'arte di maneggiare con certezza la gamma dei sentimenti che fanno


muovere gli uomini non si insegna né nei libri né nelle scuole. Essa resta
empirica e si acquisisce solo con l'esperienza. A giudicare da tutti gli errori
psicologici commessi durante la guerra, questa acquisizione non è facile.

***

I grandi motori della condotta dei popoli sono le credenze e gli interessi.
Poiché le credenze non possono essere ridotte né con la ragione né con la
forza, i governanti devono limitarsi a conciliare degli interessi. Molti secoli
di persecuzioni e di guerre sanguinose sono state necessarie per stabilire la
solidità di questo principio.

***

Gli uomini più adatti a guidare gli eventi sono spesso trascinati da essi,
dopo averli condotti fino ad un certo limite che essi non potevano
prevedere.

***

Gli scopi ottenuti in politica sono talvolta molto diversi da quelli


perseguiti. La Germania non sospettava certo di fare un favore
all'Inghilterra, costringendola alla guerra. Nel presente le evita una guerra
civile con l'Irlanda e consolida in un blocco omogeneo gli elementi
inconsistenti del suo immenso impero. Per l'avvenire accrescerà
considerevolmente la sua potenza industriale ed economica facendole
comprendere i pericoli dell'infiltrazione tedesca.

***
134 Gustave Le Bon

Grazie ai progressi della sua industria la Germania ha conquistato


velocemente in tempi di pace l'egemonia sognata. Essa ha sconvolto il
mondo per raggiungere un risultato assolutamente contrario a quello che
cercava.

***

Laplace, nel suo libro sulle probabilità, dimostra «i vantaggi che la


buona fede ha procurato ai governi che ne hanno fatto la base della loro
condotta. Vedete al contrario, aggiunge, in che abisso di infelicità spesso
sono stati precipitati i popoli dall'ambizione e dalle perfidie dei loro capi.
Tutte le volte che una grande potenza inebriata dall'amore di conquista
aspira al dominio universale, il sentimento di indipendenza produce nelle
nazioni minacciate una coalizione di cui essa diviene quasi sempre la
vittima». Questa pagina scritta più di un secolo fa contiene delle verità che
resteranno eterne, benché senza grandi possibilità di trovare applicazione
pratica.

***

I conflitti provocati da principi sono sempre molto lunghi. Tali


nell'antichità le guerre persiane e nei tempi moderni le guerre di religione,
la guerra dei Trent'anni, le guerre della Rivoluzione. Se la guerra di
secessione negli Stati Uniti è durata solo cinque anni, è stato perché la
rovina finanziaria di una delle parti in conflitto ne rese impossibile la
continuazione.

***

È sempre pericoloso per una nazione avere un passato troppo carico di


iniquità.

***

Per quanto potente possa divenire un popolo, per quanto grandi siano le
sue conquiste, per quanto superiori possano essere i suoi armamenti, il suo
potere non può durare quando esso finisce per costituire una minaccia
permanente per tutti gli altri popoli. Più di un conquistatore ne ha fatto
l'esperienza in passato. I tedeschi la ripetono a loro volta.

***

Federico II fissò già le regole applicate più tardi dai suoi successori,
quando disse che la guerra è un affare nel quale il minimo scrupolo può far
Ieri e domani 135

perdere tutto. Secondo lui non si può fare una guerra senza avere il diritto
di saccheggio, di incendio, di strage.

***

Governare contro l'opinione è impossibile, ma la si può creare. Una


delle forze del governo tedesco è stata quella di aver saputo per molto
tempo orientare l'opinione del suo popolo verso la necessità di una guerra
di conquista. Vi è giunto con l'aiuto dell'università, dei giornali e di
numerose associazioni.

***

Misure eccezionali imposte a un gruppo politico, religioso o etnico non


fanno che fortificarlo. Se perseguitato, aumenta la coesione, mentre si
scioglie se cessano le disparità di trattamento. Questa legge psicologica ha
consentito agli ebrei di mantenere la loro individualità attraverso i secoli.
Per averlo disconosciuto, l'impero austriaco vedrà necessariamente
dissociarsi le sue province.

***

Conquistare un popolo può essere opera di un giorno. Assimilarlo


richiede talvolta un secolo. Spesso nemmeno il tempo basta. L'Inghilterra
non è mai riuscita ad aggregarsi l'Irlanda, l'Austria ha sempre avuto come
nemici i popoli sottomessi al suo dominio.

***

La violenza non basta per fondere le anime delle razze. Benché la storia
abbia solidamente dimostrato questa legge psicologica, i capi dei popoli
non l'hanno ancora compresa.

***

L'utilità di avere spiriti superiori nel governo dei popoli è stata messa
bene in evidenza dalla storia dei venti anni seguenti alla guerra del 1870. Il
cancelliere allora a capo della Germania seppe isolare la Francia alleandosi
con l'Italia, con la Romania e l'Austria, poi ottenendo la neutralità benevola
della Russia e dell'Inghilterra. Questa situazione è scomparsa
progressivamente da quando la Germania è governata da capi arroganti,
sempre pronti a minacciare l'Europa con la forza tedesca.

***
136 Gustave Le Bon

Per i popoli di razza, lingua, religione o interessi diversi, uniti dalla


combinazione delle conquiste, non esistono che due forme possibili di
governo: l'autocrazia pura o una federazione di province autonome. Questo
secondo tipo di governo oggi s'impone dappertutto. L'Inghilterra ne ha
fatto l'esperienza con il Transvaal e l'Irlanda, l'Austria con l'Ungheria e
presto, senza dubbio, col le altre province. La Russia, composta da popoli
diversi, arriverà probabilmente alle stesse separazioni dopo una serie di
sconvolgimenti.

***

Un popolo non può sperare un governo migliore di se stesso. A vette


incerte corrispondono governi incerti.

***

Se i governi democratici sono stati fino ad ora dei governi di avvocati è


perché gli scontri parlamentari danno all'abitudine della parola un ruolo
preponderante. Nelle civiltà di forma industriale, poiché la competenza
tecnica diviene più necessaria della competenza oratoria, il tecnico sembra
chiamato a sostituire l'avvocato. È una delle riforme cui maggiormente
pensa l'Inghilterra. L'antico tipo medio del politico oratore tende a
scomparire.

***

Nei grandi conflitti, la forza dei popoli fa quella dei suoi governanti.
Ieri e domani 137

Libro VII

Prospettive future
138 Gustave Le Bon
Ieri e domani 139

Capitolo I
Qualche conseguenza della guerra
La guerra europea apre uno di quei grandi periodi della storia in cui,
come all'epoca della Riforma e della Rivoluzione, i popoli cambiano le loro
concezioni della vita, il loro ideale ed anche le loro élites.

***

Sarà all'indomani della pace che si snoderanno le più importanti


ripercussioni della guerra. Essa si prolungherà in conflitti economici,
industriali e sociali che trasformeranno il futuro dei popoli.

***

le conseguenze materiali del conflitto europeo saranno meno


importanti, forse, delle trasformazioni mentali che avrà generato. I
cambiamenti del mondo esteriore foggiano rapidamente un nuovo mondo
interiore.

***

Senza dubbio l'Europa non vedrà granché modificate dalla guerra le sue
frontiere geografiche, ma le sue frontiere psicologiche si troveranno
cambiate.

***

Le guerre rovesciano la scala dei valori morali. L'atto severamente


represso come crimine in tempi ordinari diventa virtù e gloria durante il
combattimento. L'interesse individuale si eclissa. La vita umana ha solo
un'importanza collettiva.

***

La dimostrazione sperimentale che il dominio militare di un popolo


straniero costituisce una operazione costosa, improduttiva e di
conseguenza inutile risparmierà forse al mondo nuove carneficine.

***

È stato giustamente notato che i grandi geni compaiono spesso nei


periodi di guerra. Il secolo che ha visto nascere Raffaello, Michelangelo,
Galileo, Copernico è quello in cui il mondo si è trovato massimamente
140 Gustave Le Bon

sconvolto da lotte feroci. Sembra dunque che la guerra costituisca uno


stimolo per tutte le energie. Una quantità di progressi scientifici ed
industriali non sarebbero probabilmente stati realizzati senza i conflitti
attuali.

***

Le guerre esaltano o deprimono un popolo secondo il suo stato mentale


del momento in cui scoppia. La guerra del 1870 ha depresso
considerevolmente la Francia. Il conflitto attuale al contrario risveglia le
sue attività addormentate.

***

La Germania, credendo di assicurarsi nuovi sbocchi, è riuscita a perdere


quelli che possedeva, soprattutto in Oriente. Il Giappone sarà senza dubbio
il principale beneficiario della guerra europea.

***

Che trova al suo focolare, quando le ferite ve lo riportano, il soldato


tedesco che sognava una abbondanza illimitata creata dalle ricchezze
conquistate? La minaccia di tasse che rendono necessario un lavoro
massacrante ed una povertà senza speranza. Queste constatazioni, fatte fa
qualche milione di uomini, modificheranno forse le loro idee sui vantaggi
della guerra.

***

Solo i fatti avrebbero potuto insegnare al popolo tedesco quanto


valgono le teorie dei suoi filosofi.

***

Rovine economiche, clientela scomparsa, relazioni commerciali rotte


rappresentano la contropartita delle sterili vittorie della Germania. Tutte le
statistiche mostrano che la Mitteleuropa, anche perfettamente organizzata,
non potrebbe rimpiazzare il commercio con gli altri paesi. Contro il blocco
economico dell'Europa centrale si leverà il blocco molto più forte delle altre
potenze.

***
Ieri e domani 141

Le conseguenze immediate della guerra saranno ben tangibili: rarità


della mano d'opera e delle materie prime, innalzamento dei carichi fiscali,
necessità di accrescere la produzione con delle risorse diminuite. Al di là di
questi fenomeni visibili, sorgeranno delle conseguenze lontane
comprendenti troppe possibilità perché le si possa conoscere oggi.

***

Uno statistico tedesco valuta come segue il costo della guerra europea
nei primi tre anni: spese in denaro 430 miliardi, uomini uccisi 7 milioni,
storpi 5 milioni. Sarà difficile scoprire cosa potranno guadagnarci gli autori
di tali cataclismi.

***

Senza parlare di paesi come la Russia, in cui la banca, l'industria ed il


commercio erano interamente germanizzati, l'infiltrazione della Germania
si estendeva rapidamente dappertutto. Solo la guerra avrebbe potuto
rivelare il pericolo che l'impero tedesco faceva correre al mondo.

***

Senza dubbio dopo la guerra l'agricoltura assumerà un'importanza


superiore a quella dell'industria. Poiché le disponibilità di tutti i popoli in
cereali e in carne sono state esaurite dagli immensi eserciti che bisognava
nutrire, cercheranno inutilmente di rifornirsi da fuori. Ne risulterà un
aumento enorme dei prezzi, fino a quando saranno create nuove risorse
alimentari. Lo sfruttamento agricolo dei territori e delle colonie diventerà
forzatamente la principale preoccupazione dei popoli.

***

In certi paesi, l'Inghilterra soprattutto, l'industria agricola era relegata


all'ultimo posto. La minaccia di carestia creata dai siluramenti l'ha fatta
rapidamente passare al primo posto. Avverrà la stessa cosa in tutti i paesi
che aspirino a conservare la loro autonomia.

***

Riferirsi a mezzo secolo fa basta per vedere che con una agricoltura
prospera ed una industria media un popolo può condurre una vita molto
più felice di quella risultante dallo sviluppo esagerato delle fabbriche. Una
conseguenza utile della guerra sarà senza dubbio di far abbandonare un
poco la fabbrica per la terra.

***
142 Gustave Le Bon

Sarà soprattutto durante la pace che la popolazione civile sentirà il peso


della guerra.

***

L'impoverimento delle classi medie, conseguenza della guerra, toglierà


al paese un grande elemento di stabilità.

***

La Francia uscirà evidentemente da questa guerra esaurita di uomini e


di denaro, ma liberata forse da illusioni politiche e sociali che avrebbero
finito per generare una irrimediabile decadenza.

***

La guerra sarà stata una grande distruttrice di tutte le abitudini:


militari, industriali, mentali soprattutto.
Ieri e domani 143

Capitolo II
Le minacce future della politica
Dopo la guerra si creeranno necessariamente nuove credenze politiche
presso gli uomini nuovi, ma si scontreranno con concezioni troppo antiche
per essere facilmente sradicate; ne risulteranno dei violenti conflitti.

***

I problemi creati dalla pace saranno carichi di imprevisti quanto quelli


sollevati dalla guerra. Sarebbe disperante se solo i politici fossero chiamati
a risolverli.

***

Bisogna considerare fin d'ora che all'indomani della guerra la Francia


potrà trovarsi senza materie prime, senza industrie, senza nolo, senza
carbone, con delle tasse triplicate e molte città da ricostruire. Affidare a dei
teorici politici e non ad industriali, agricoltori e commercianti la direzione
del paese, significherebbe generare la rovina e l'anarchia.

***

Lo spirito critico e lo spirito dogmatico resteranno sempre troppo


incompatibili per non essere perpetuamente in conflitto. Il primo
appartiene alla sfera del razionale, al seconda a quella del mistico e
dell'affettivo.

***

Lo spirito critico crede e non ragiona. Non regna solo nelle religioni, ma
anche nelle istituzioni sociali e militari.

***

Il giacobinismo, il protezionismo ed il socialismo, messi al servizio dello


statalismo, potranno costituire dopo la guerra dei flagelli pericolosi quanto
l'invasione tedesca. Coercizioni, inquisizioni, requisizioni, tassazioni
diventerebbero allora i principali mezzi di governo.

***
144 Gustave Le Bon

In un paese in cui i partiti politici sono intolleranti la centralizzazione


amministrativa resterà a lungo necessaria. Solo il decentramento
industriale e finanziario sembra possibile.

***

La più grande difficoltà dei futuri governi sarà quella di equilibrare gli
interessi spesso contrari dei diversi gruppi sociali, in modo che essi non si
nuocciano reciprocamente e rispettino l'interesse generale.
Ieri e domani 145

Capitolo III
Il diritto e la forza
La storia filosofica del diritto può essere divisa in tre fasi successive: 1°
Il diritto biologico. Regolando la vita del mondo animale ed i rapporti degli
uomini con gli animali, ha per unica regola la legge del più forte. 2° Il
diritto all'interno delle società. È caratterizzato dal dominio dell'essere
collettivo sull'essere individuale nel comune interesse. 3° Il diritto esterno
alle società, o diritto internazionale. Costituito finora solo dal dominio della
forza, si svilupperà soltanto quando gli interessi comuni dei popoli gli
avranno creato delle sanzioni.

***

In seno ad una società, il diritto prevale sulla forza. Nei rapporti tra
società differenti, è al contrario la forza che prevale sul diritto.

***

Per i popoli di mentalità puramente militare, il diritto di fare una cosa


rappresenta semplicemente il potere di compiere quella cosa. Il pellerossa
che fa lo scalpo ai suoi prigionieri, il cannibale che li divora, il tedesco che
saccheggia e massacra, affermano di avere il diritto di compiere questi atti
poiché possono farlo. Il cannone è i solo argomento efficace contro tali
concezioni.

***

Il diritto di distruggere gli animali ha come solo fondamento la forza


risultante dalla nostra intelligenza. È in virtù di questo stesso principio che
i filosofi tedeschi attribuiscono alle razze umane superiori il diritto di
annientare le più deboli. Tutte le civiltà sarebbero allora minacciate di
distruzione dal gruppo umano momentaneamente più forte e i popoli
tornerebbero alla barbarie della preistoria.

***

Liberate dal loro contenuto metafisico, le definizioni del diritto si


riconducono a quella del Digesto di Giustiniano: «ciò che in ogni paese è
utile a tutti o al maggior numero». L'utilità è dunque il solo fondamento del
diritto, ma poiché tale utilità varia a seconda del paese, non si può parlare
di diritto universale.
146 Gustave Le Bon

***

I progressi dei costumi hanno finito per creare certi princìpi ammessi da
tutte le nazioni civili e la cui violazione solleva universale indignazione.
Quando dichiarano di combattere per il diritto, i popoli intendono la difesa
di tali princìpi.

***

Nelle relazioni tra individui di una medesima società, il gendarme è il


necessario sostegno del diritto. Nelle relazioni tra popoli, solo il cannone ha
potuto fino ad ora sostituire il gendarme.

***

Il diritto è figlio delle necessità sociali. Le leggi possono essere


utilmente codificare solo quando sono già stabilizzate dal costume.

***

I codici hanno valore solo se fissati nelle anime. Senza altri sostegni che
le punizioni essi restano senza valore.

***

Il diritto civile rappresenta in primo luogo null'altro che una estensione


del diritto religioso. Le volontà divine si completarono più tardi con quelle
dei re, e più tardi ancora con quelle delle collettività. Per certi popoli che,
come i musulmani, non hanno separato il diritto civile da quello religioso,
una legge non sostenuta dalla religione è senza prestigio. I nostri
colonizzatori talvolta lo dimenticano.

***

Poiché il diritto di conquista, sopravvivenza di idee antiche, ed il diritto


all'indipendenza, concezione moderna dei popoli, sono assolutamente
inconciliabili, le guerre tra la Germania ed il resto del mondo si ripeteranno
fino alla scomparsa completa di uno di questi principi.

***

'alleanza di uno Stato debole con uno forte non ha altro risultato
possibile per lo Stato debole che il suo vassallaggio, se lo Stato forte è
vincitore, e la sua rovina, se lo Stato forte è vinto. La Turchia non ricavato
dalla sua alleanza con la Germania altro che la perdita dell'Arabia,
Ieri e domani 147

dell'Armenia, della Mesopotamia, della Siria e una rovina finanziaria


completa.

***

Il diritto che vuol essere rispettato ha per compagna necessaria la forza.

***

La forza non opprime mai l'idea per molto tempo, perché una idea
oppressa diviene presto generatrice di forza.

***

Gli psicologi tedeschi insegnano che il successo trascina una cieca


approvazione e che agli occhi dei popoli la causa che trionfa ha sempre il
diritto dalla sua. Tuttavia, essi hanno dovuto constatare che fu proprio
quando la Germania era vittoriosa che i paesi neutrali le si sono sollevati
contro.

***

L'abuso di una forza finisce per provocare la distruzione di quella forza.


Le violenze ed i crimini passati sono espiate dai figli, che gemono a lungo
sotto il pesante fardello delle iniquità dei loro padri.

***

Raramente nel corso della storia è stato possibile giudicare


sperimentalmente un sistema filosofico come è avvenuto durante la guerra
per la tesi tedesca che conferisce ai popoli forti il diritto di asservire i popoli
deboli.

***

Asservire non è conquistare.

***

La forza che ha solo armi materiali per sostegno finisce per diventare
impotente quanto il diritto senza forza.

***
148 Gustave Le Bon

Il diritto stabilito sulla violenza può imporsi per qualche tempo, ma non
può durare. Esso ben presto crea coalizioni che oppongono un diritto più
forte. La nascita di tali coalizioni è una legge costante della storia. Si sono
viste formarsi in tutti i tentativi di dominio europeo, sotto Carlo V, Luigi
XIV e Napoleone.

***

Un grande progresso per i popoli è consistito nell'organizzare contro la


forza individuale una forza sociale più potente. Il principale progresso
sociale dell'avvenire, ancora lontano, sarà di sostituire alla forza aggressiva
di un solo popolo la forza collettiva di tutti gli altri.

***

L'incendio delle cattedrali, delle biblioteche e delle opere d'arte, i


massacri sistematici, le deportazione di schiavi, rappresentano un regresso
della civiltà che, se si prolungasse, potrebbe diventare definitivo e privare i
popoli di tutte le conquiste morali elaborate in secoli di sforzi.

***

Dal punto di vista del successo militare, sembra vantaggioso essersi


alleggeriti della generosità, dell'umanità, dell'equità, del rispetto degli
impegni, ma il vantaggio non è durevole che a condizione di restare
indefinitamente il più forte. Ora, non c'è esempio di una storia di un popolo
che sia rimasto per sempre il più forte.

***

I popoli deboli hanno facilmente degli scrupoli. Quelli forti non ne


hanno.

***

I conquistatori divinizzano la violenza fino a quando restano i più forti.


Diventati i più deboli, si affrettano a maledirla.

***

È occorso ai giuristi dell'Aia una dose singolare di illusioni per credere


possibile stabilire un codice privo di sanzioni. La storia non ha mai
conosciuto un simile codice, né religioso né civile.

***
Ieri e domani 149

Impedire alla violenza di restare la legge definitiva delle relazioni tra i


popoli costituirà probabilmente il più difficile problema dell'avvenire.
Nessun progresso della civiltà sarà possibile finché esso non sarà risolto.

***

La civiltà dovrà realizzare ancora molti progressi prima che i diritti dei
popoli possano avere altro sostegno che il numero dei loro soldati.

***

Il ruolo della giustizia sociale è quello di impedire con la minaccia di


sanzioni la violazione delle regole necessarie alla vita di una società. Il ruolo
futuro della giustizia internazionale sarà lo stesso quando diventerà
possibile coprirlo con delle sanzioni. Questa possibilità non appare ancora.

***

La diffidenza universale contro i popoli che violano i loro impegni e le


leggi dell'umanità sarà senza dubbio il germe delle sanzioni necessarie alla
creazione di un codice internazionale.

***

Quale che sia l'ordine morale o materiale, rappresentato dalla potenza


dei codici, delle idee, delle religioni o delle armi, la forza resterà
necessariamente sovrana del mondo.

***

Le civiltà si costruiscono con le idee, ma si difendono ancora soltanto


con i cannoni.
150 Gustave Le Bon

Capitolo IV
Le riforme e le leggi
Occorrono molti anni di viaggi e di osservazioni per comprendere che le
vere riforme non si fanno con le leggi.

***

Scienza e politica non possono avere gli stessi metodi. La prima è


soprattutto preoccupata del generale, la seconda del particolare. Studiando
delle cose fisse o artificialmente fissate, la scienza stabilisce facilmente le
leggi regolano gli elementi delle cose. La politica si trova al contrario in
presenza di esseri viventi e mobili dalle reazioni spesso impreviste.

***

Il valore delle istituzioni dipende unicamente dal modo in cui sono


applicate. Nessuna di esse possiede una virtù sovrana.

***

Una riforma politica o sociale è raramente utile quando non segue ad


una trasformazione mentale.

***

Le leggi sono efficaci a condizione di seguire i costumi senza cercare di


precederli. Il loro ruolo è di sanzionare degli usi, e non di crearli.

***

Una riforma è durevole solo se rappresenta l'addizione di piccole


riforme successive.

***

Le leggi ed i regolamenti diventano nocivi quando, invece di tradurre


delle necessità di ordine generale, hanno semplicemente lo scopo di
soddisfare le esigenze di un partito.

***
Ieri e domani 151

Le leggi cessano di essere giuste quando si applicano a degli esseri di


mentalità ineguale. Reggere una colonia con dei codici europei con il
pretesto dell'assimilazione costituisce una pericolosa utopia.

***

Un regolamento viene compreso e rispettato solo se formulato in


termini brevi e chiari. Un regolamento lungo è necessariamente cattivo,
perché non è possibile ricordarne tutte le parti.

***

Una delle forze della Germania è di aver saputo far osservare, grazie
alla sua militarizzazione, i regolamenti e le leggi, mentre essi sono poco
rispettati presso i popoli latini.

***

Scuotere il rispetto di una sola legge vuol dire scuotere la forza di tutte
le altre. Le moratorie dell'inizio della guerra, fornendo dei pretesti per
sottrarsi a degli impegni formali, hanno portato all'armatura sociale un
colpo da cui non si riprenderà che lentamente.

***

Un vero progresso dopo la guerra non consisterebbe nel fare nuove


leggi, ma nel sopprimerne un gran numero.

***

La guerra non sarà stata senza utilità se ci avrà fatto scoprire che invece
di reclamare senza fine delle riforme allo Stato dobbiamo riformare noi
stessi.

***

Nessuna forza è durevole in un popolo con l'instabilità delle leggi, delle


istituzioni, delle idee e delle dottrine.

***

Non si fa il diritto; esso accade. Questa breve formula contiene tutta la


sua storia.
152 Gustave Le Bon

Capitolo V
La futura interdipendenza dei popoli
L' aumento generale del costo della vita durante la guerra e la
privazione, in ogni paese, di una moltitudine di prodotti hanno provato per
esperienza l'interdipendenza industriale, commerciale e finanziaria dei
popoli. Gli economisti la segnalarono già, ma senza aver mai convinto
nessuno.

***

Si può considerare quale esempio dell'interdipendenza dei popoli il fatto


che prima della guerra la metallurgia francese dell'Est si procurava il suo
carbone in Westfalia, dando in cambio dei minerali di ferro. I metallurgici
non potevano più fare a meno del carbone tedesco, come i metallurgici
tedeschi non potevano fare a meno dei minerali francesi.

***

L'interdipendenza dei popoli si è manifestata anche durante la guerra. Il


cotone necessario alla fabbricazione degli esplosivi veniva dagli Stati Uniti,
nitrati utilizzati in agricoltura dal Cile. Le piriti indispensabili nella
preparazione dell'acido solforico, base di certe munizioni, venivano dalla
Spagna e dalla Norvegia.

***

Malgrado i vantaggi certi del libero scambio e la probabilità del suo


trionfo futuro, la guerra ha dato una grande forza al protezionismo. Essa
ha, in effetti, mostrato ai popoli la necessità di produrre il più possibile sul
proprio suolo i materiali di cui hanno bisogno per rendersi indipendenti.

***

Malgrado le indistruttibili divergenza di struttura mentale che li


separano, i popoli sono condannati a delle relazioni commerciali sempre
più estese. Continueranno ad odiarsi, ma non potranno evitare di cambiare
i prodotti differenti che ciascuno ottiene secondo le sue capacità, il suo
suolo ed il suo clima.

***
Ieri e domani 153

Si può ragionevolmente sperare che dopo i conflitti selvaggi che hanno


distrutto milioni di uomini, devastato antiche città, rovinato imperi potenti,
i filosofi tedeschi scoprano che, per via dell'interdipendenza delle nazioni,
un popolo industriale si arricchisce di più esportando i suoi prodotti che
distruggendo i suoi clienti e le loro ricchezze a colpi di cannone.

***

Quando l'Europa otterrà una pace prolungata, non sarà la forza del
diritto né delle convenzioni internazionali che la manterranno, ma la
dimostrazione definitiva dell'interdipendenza economica die popoli.

***

Superiore a tutte le volontà, l'interdipendenza dei popoli potrà


provocare una trasformazione profonda delle idee che guidano ancora le
nazioni ed i loro capi.
154 Gustave Le Bon

Capitolo VI
La militarizzazione del mondo
Dall'inizio dei tempi, la condizione necessaria della vita è stata sempre
l'attitudine a difendersi. Chi è disarmato viene rapidamente schiacciato.

***

Le necessità di subiscono e non di discutono. Benché incompatibile con


il progresso della civiltà, il militarismo sembra tuttavia il solo mezzi di
difesa conosciuto contro le minacce di Stati pesantemente armati. Prima di
pensare a progredire, i popoli devono evitare di essere asserviti.

***

La militarizzazione del mondo civile e tutte le regressioni che ne


seguiranno diventeranno forse le caratteristiche del secolo attuale.

***

Dopo aver avuto, successivamente, una base religiosa, una base


militare, una base giuridica, poi una base economica, le società sembrano
tornare allo stato puramente militare.

***

Il bisogno di espansione e di dominio si sviluppa fatalmente presso i


popoli il cui potere militare cresce. Poiché le loro armi sono molto costose,
cercano di trarne profitto.

***

Gli armamenti die tempi di pace costituiscono una prima sicurezza


contro gli attacchi esterni, ma lo sviluppo del materiale bellico renderà la
guerra così disastrosa che pochi popoli saranno capaci di sopportarla.

***

Nelle nazioni molto militarizzate non esiste altro diritto che la volontà
die capi. La celebre vicenda di Saverne, dove si vide un colonnello
prussiano far gettare in una cava dei civili la cui fisionomia non gli era
piaciuta, costituisce un esempio memorabile della mentalità creata dala
sostituzione del diritto militare al diritto civile.
Ieri e domani 155

***

Uno dei problemi più difficili dell'avvenire sarà di sovrapporre a civiltà


raffinate un militarismo rigido, contrario allo sviluppo dell'intelligenza, ma
indispensabile al mantenimento dell'indipendenza.

***

Se, per proteggersi dal militarismo tedesco, tutti i popoli del mondo
sono obbligati a militarizzarsi, l'individualismo scomparirà forzatamente,
anche in seno alle nazioni in cui era più sviluppato.

***

L'eccesso di armamenti, che crea la potenza di un popolo, finisce per


comportare la sua rovina. Gli imperi fondati unicamente sul militarismo
soccombono con il militarismo. La decadenza dell'impero romano cominciò
quando non ha avuto per sostegno altro che le forze militari.

***

Quando i metodi di armamento di un popolo presentano una


superiorità evidente, le altre nazioni sono obbligate ad adottarli, per non
vedersi asservire. Malgrado il suo orrore del germanesimo, l'Europa è
minacciata di subirne i princìpi militari con tutte le servitù politiche che
comportano.

***

Supponiamo che il militarismo tedesco sia distrutto. Come impedire che


rinasca, se non opponendogli un militarismo più forte? Una
militarizzazione universale sarà dunque necessaria per smilitarizzare un
solo popolo.

***

L'Europa potrà evitare il militarismo solo in seguito ad una


trasformazione profonda nella mentalità del popolo tedesco. Possibile in
futuro, questa trasformazione è molto improbabile oggi.

***

Finché le concezioni militariste della Germania non saranno


trasformate, i popoli otterranno armistizi, ma non una pace durevole.
156 Gustave Le Bon

***

Si parla spesso di una società delle nazioni, ma, come ha dichiarato un


primo ministro al parlamento, una tale società non potrà essere costituita
che dalle nazioni armate. Ora, è poco probabile che dei popoli ben armati
restino pacifici a lungo. La psicologia e la storia insegnano tutt'altro.
Ieri e domani 157

Capitolo VII
L'evoluzione industriale
delle guerre moderne
Il fonditore di cannoni è diventato il grande arbitro dei tempi nuovi. I
capi del mondo non potrebbero nulla senza di lui.

***

Le guerre moderne sono guerre di industriale molto più che di generali.


Il genio di Cesare e quello di Napoleone resterebbero impotenti contro un
avversario che possieda un numero illimitato di cannoni.

***

Gli effettivi hanno giocato un ruolo importante, ma non essenziale,


nella guerra attuale. I mezzi di distruzione meccanica esercitano una azione
preponderante, e sempre più lo sarà con i progressi dell'industria. In
futuro, senza dubbio non saranno i paesi più popolati, ma quelli che
avranno più armi di distruzione, che acquisteranno il predominio militare.

***

I filosofi che vorranno mostrare con quali difficoltà si stabiliscono certe


verità elementari ricorderanno che sono occorsi molti mesi d'osservazione e
la perdita di molte centinaia di migliaia di uomini per far comprendere il
ruolo delle trincee, del filo di ferro e dei cannoni a lunga gittata.

***

La guerra è stata fatta con elementi nessuno dei quali era conosciuto dai
nostri generali: sottomarini, trincee, filo di ferro, aerei e cannoni pesanti.

***

La trincea costituisce una fortezza mobile rimpiazzata a volontà quando


viene presa o distrutta.

***

La trincea moderna ha reso impossibili le battaglie decisive di un


tempo, come quella di Azio, di Iena e di Waterloo, che in una giornata
158 Gustave Le Bon

decidevano le sorti di un paese. Benché molto lunghe e molto micidiali, le


guerre attuali restano tuttavia sempre indecise.

***

Originariamente disdegnata dai capi militari, l'artiglieria pesante ha


finito per essere considerata come il grande fattore delle battaglie. La sua
efficacia, tuttavia, è limitata, dal momento che i tedeschi non sono riusciti a
impossessarsi di Verdun.

***

Le difficoltà dell'offensiva moderna e la frequente impossibilità di


attraversare delle linee di trincea sono messe in evidenza dalle statistiche
che affermano che la distruzione di un metro di trincea costa 30.000
franchi, 3 tonnellate d'acciaio e da quattro a cinque giorni di lavoro, mentre
il lavoro di un giorno basta per rifare una trincea delle stesse dimensioni.

***

La guerra ha provato ancora una volta che un procedimento di


distruzione qualunque provoca immediatamente la creazione di mezzi per
proteggersi. Obici da 420, zeppelin, gas asfissianti ecc., hanno visto ben
presto i loro effetti più o meno annullati. Nemmeno il sottomarino potrà
sfuggire a lungo a questa legge. Un agente di distruzione veramente
invincibile dovrebbe possedere degli effetti tanto istantanei da annientare
gli eserciti e le città prima che essi abbiano il tempo di difendersi.

***

Quando l'evoluzione industriale delle guerre avrà completato il suo


sviluppo, un numero immenso di ordigni di distruzione sarà facilmente
maneggiato da un piccolo numero di specialisti esperti. La macchina per
uccidere rimpiazzerà allora i soldati, come il carbone ha rimpiazzato lo
schiavo.
Ieri e domani 159

Capitolo VIII
Possibilità dell'avvenire
In tempi di sconvolgimenti il dominio dell'imprevedibile avvolge
talmente quello del possibile che il pensiero arretra davanti alle oscurità
dell'avvenire. Esso solo tuttavia è capace di chiarire un poco la via lungo la
quale i popoli devono impegnarsi.

***

Gli insegnamenti del passato non bastano più a guidare i popoli su vie
sconosciute. Costretti ad agire come se non avessero mai agito, i loro
pensieri si orienteranno verso dei princìpi direttivi nuovi, creati dalle nuove
necessità.

***

Pur essendo contenuto nel presente, l'avvenire non è percettibile che


sotto forma di possibilità.

***

Le previsioni fondare sulla valutazione degli interessi possono essere


razionali, ma è tuttavia raro che siano giuste. Le passioni e le influenze
mistiche sono dei moventi della vita dei popoli davanti ai quali ogni
considerazione degli interessi svanisce.

***

Le nostre visioni dell'avvenire sono soprattutto delle visioni di speranza,


senza parentela necessaria con la realtà. Non bisogna disdegnarle, perché
sono sempre state dei potenti moventi d'azione. Una umanità priva di
speranza vivrebbe con molta pena.

***

Ragionando dell'avvenire in base al passato e ricordandosi della


persistenza delle idee di origine mistica, si può temere per l'Europa una
nuova guerra dei Trent'Anni interrotta solo da paci incerte. Il conflitto avrà
possibilità di durare ancora di più se la mentalità tedesca non cambia. In
effetti le sconfitte non impedirono alle crociate e alle guerre di religione di
rinnovarsi finché sono rimaste in vigore le illusioni mistiche che le avevano
generate.
160 Gustave Le Bon

***

Man mano che la civiltà si sviluppa, essa fa sorgere dei conflitti sempre
più minacciosi. Se tutte le aspirazioni egemoniche: tedesche, russe,
balcaniche, giapponesi, ecc., che si ingrandiscono, entreranno in conflitto,
l'era della pace sarà chiusa per molto tempo.

***

È impossibile pronosticare l'esito delle guerre in base alle regole


applicabili agli antichi conflitti. Un tempo una o due battaglie perse
decidevano la sorte di un popolo, gli eserciti sconfitti non si rimpiazzavano.

***

La perdita di qualche centinaia di migliaia di uomini oggi non comporta


la soluzione decisiva, in ragione dei mezzi di difesa attuali e della facilità di
rimpiazzare i combattenti.

***

Uno dei principali insegnamenti delle guerre nuove e che forse impedirà
la loro ripetizione troppo frequente è che, in un conflitto che coinvolge
milioni di uomini, la sconfitta completa e definitiva di uno degli avversari
sembra impossibile. Si distrugge un esercito, ma non si annienta un popolo.

***

Per valutare la durata possibile di una guerra, bisogna considerare lo


scopo reale che i belligeranti perseguono. La posta principale della guerra
europea è in realtà Anversa e soprattutto Costantinopoli, chiave
commerciale del Mediterraneo, dell'Egitto e delle rotte dell'India.
Possedere l'antica città vuol dire tenere in vassallaggio economico una
parte dell'Europa.

***

Le riflessioni più giuste sulla necessità, per la Francia, di evitare una


pace incerta furono formulate da uno dei nostri nemici, il principe di
Hohenlohe: «La Francia, disse, combatterà costi quel che costi fino alla
fine; il popolo francese avverte nettamente che ne va della sua esistenza. Sa
che non troverà più al suo fianco tanti alleati e così importanti; sa che se
non esce vincitore dalla lotta terribile attualmente impegnata, tutte le sue
possibilità di vittoria saranno scomparse per sempre.»
Ieri e domani 161

***

Si potrebbe sperare che il ricordo delle devastazioni e degli odi generati


dal conflitto mondiale impedirà per molto tempo il ritorno delle guerre, se
non si sapesse quanto è corta la memoria dei popoli.

***

La distruzione di meravigliose città da parte di orde incapaci di


dominare la loro ferocia ancestrale permette di temere l'annientamento
futuro di capolavori risparmiati dai secoli. L'avvenire forse ci riserva un
mondo in cui tutte le opere d'arte distrutte saranno rimpiazzate da
fabbriche, caserme e trincee. I popoli civili rimpiangeranno allora di aver
vissuto troppo.

***

Le battaglie future, probabilmente aeree, avranno per scopo principale


l'incendio delle città e lo sterminio dei loro abitanti ad opera di piccole
équipes di ingegneri. La distruzione sistematica della popolazione civile
rimpiazzerà senza dubbio allora quella della popolazione armata.

***

Un diplomatico tedesco affermò che con i progressi rapidi dei mezzi di


distruzione la prossima guerra comporterà l'annientamento della razza
bianca. La sua scomparsa completa pare dubbia, ma è possibile che, se tali
conflitti si ripeteranno, lo scettro della prosperità passi nelle mani delle
nazioni dell' Estremo Oriente.

***

I popoli saranno talmente abituati dalle nuove forte di guerra al


possesso da parte dello Stato della vita nazionale, della libertà, della sorte e
dell'esistenza dei cittadini, che ci si può chiedere se il ritorno all'antica
schiavitù non diventerà la legge futura del mondo. Le nozioni di diritto
individuale e di libertà scompariranno allora fino a non essere nemmeno
più comprese.

***

Uno dei più importanti personaggi dell'impero tedesco chiese che, per
ricostituire le ricchezze perdute, lo stato obbligasse tutti i cittadini a
esercitare un lavoro manuale. La fabbricazione di oggetti di lusso sarebbe
proibita, tasse pesantissime sarebbero state applicate alle persone che
pretendessero di conservare tali oggetti, soprattutto i quadri. Se tale
162 Gustave Le Bon

progetto si fosse realizzato, la Germania sarebbe diventata una fabbrica


gigantesca in cui, sotto il bastone di rigidi caporali, la massa dei cittadini
avrebbe fabbricato articoli da esportazione e cannoni, di cambio di una
modesta razione di birra e crauti. Occorre una mentalità davvero
particolare per proporre come ideale di vita un tale inferno.

***

La vita nella caserma o nella fabbrica attendendo la morte sui campi di


battaglia può essere realmente il risultato di tanti secoli di civiltà e di
sforzi? Tanto varrebbe tornare all'età delle caverne. L'uomo vi vivrebbe
senza dubbio in mezzo ai pericoli, ma almeno godendo di qualche libertà.

***

La sola possibilità di una pace prolungata non si troverà né in una


alleanza di popoli, poiché tali alleanze sono incerte, né nella dimostrazione
dell'interdipendenza industriale delle nazioni, poiché la fede mistica
domina tutti gli interessi, ma solo nella sostituzione nel popolo tedesco di
una filosofia nuova all'antico ideale mistico di egemonia. Tali
trasformazioni sono sempre molto lente.

***

Sembra poco probabile che l'Europa possa sperare di rivedere per molto
tempo un'era di libertà. Al di là del militarismo che la minaccia, come
sfuggirà alle diverse catene che i teorici dello statalismo e del socialismo
tornano a forgiarle?
Ieri e domani 163

Libro VIII

Nel ciclo della scienza


164 Gustave Le Bon
Ieri e domani 165

Capitolo I
Le verità scientifiche
e i limiti delle nostre certezze
Lo studioso utilizza le forze della natura e ne determina le leggi, ma
ignora profondamente la loro essenza.

***
All'aurora delle scienze i fatti sembrano facilmente spiegabili. Quando la
scienza cresce, fenomeni così simili in apparenza come l'elettrizzazione di
un bastoncino di resina, la combustione di una candela o la caduta di un
corpo diventano inesplicabili.

***

Nel dominio dell'osservazione la scienza non ha mai fatto fallimento. È


solo nel ciclo delle interpretazioni che tale fallimento è reale.

***

Poiché tutte le nostre verità scientifiche sono approssimate alle nostre


misure, la loro interpretazione dipende dalla mentalità che le formula.

***

Le conseguenze delle leggi scientifiche finiscono generalmente per


assumere un'importanza maggiore della scoperta delle leggi stesse. I tre
princìpi fondamentali della termodinamica si enunciano in qualche riga,
ma hanno dato nascita a numerosi volumi di spiegazioni.

***

Le verità scientifiche più sicure in apparenza sono soltanto delle


certezze convenzionali. È così che gli assiomi essenziali della geometria si
applicano a dei corpi inconcepibili per il pensiero. Inutilmente, ad esempio,
si tenterebbe di immaginare un punto che non abbia tre dimensioni. Un
punto reale, vale a dire pensabile, è necessariamente esteso e può di
conseguenza essere attraversato da molte linee parallele, contrariamente a
uno dei più celebri assiomi della geometria.

***
166 Gustave Le Bon

Le grandi scoperte scientifiche cominciano con delle intuizioni che


sorgono nello spirito sotto forma di ipotesi che in seguito l'esperienza dovrà
verificare.

***

Rifiutarsi di accettare l'ipotesi come guida vuol dire condannarsi a


prendere il caso per maestro.

***

Gli uomini di tutte le epoche hanno vissuto di ipotesi ma, mentre


l'ignorante le accetta come certezze definitive, lo studioso accorda loro un
valore solo dopo una verifica sperimentale. L'ipotesi è per lui soltanto un
gradino della verità.

***

Una dottrina scientifica e soprattutto filosofica non ha bisogno, per


trionfare, di appoggiarsi a delle ragioni molto sicure. Le bastano che siano
sostenute da credenze molto forti.

***

Una banalità espressa in termini algebrici cessa, per molti spiriti, di


essere una banalità. La teoria più incerta si fa accettare facilmente quando è
rivestita di una forma matematica.

***

La storia della scienza mostra che molte proposizioni ammesse come


verità sono il più spesso dei semplici punti di vista momentanei, destinati a
scomparire.

***

L'antichità di un dogma non costituisce per nulla una prova della sua
esattezza. Per duemila anni i filosofi e gli studiosi hanno creduto alla
indistruttibilità dell'atomo. Oggi l'esperienza ha provato che la materia
subisce la legge universale che condanna le cose a invecchiare e morire1.

***

1 Questa dimostrazione appartiene all'autore della presente opera. Essa ha richiesto


dieci anni di ricerche sperimentali, consegnate in diciotto memorie riassunte in un
libro, L’Évolution de la Matière, di cui sta per comparire la trentesima edizione.
Ieri e domani 167

Anche in materia scientifica, è raro che le nostre convinzioni avviano


per sostegno unicamente l'esperienza. Le teorie più facili da dimostrare,
quelle della circolazione del sangue o della smaterializzazione della
materia, ad esempio, sono state accettate solo dopo il consenso di studiosi
rivestiti di prestigio ufficiale1.

***

L'utilità e la verità sono delle nozioni ben distinte. Si può essere


obbligati ad accettare una necessità, ma è pericoloso per il progresso dello
spirito umano identificare, come fanno i pragmatisti, il vero e l'utile.

***

Due verità di aspetto contraddittori non sono talvolta che dei frammenti
complementari di una medesima verità.

1 Ho avuto l'occasione di constatare l'esattezza di questa frase quando sono stato per tre
anni il solo a sostenere, contrariamente alle asserzioni del più illustre fisico francese,
che i raggi emessid all'uranio, dal momento che non si rifrangono, non si riflettono e
non si polarizzano, apparengono ad un nuovo campo della fisica.
168 Gustave Le Bon

Capitolo II
Le verità attive e le verità inattive
Dal punto di vista della loro azione sulla condotta, le nostre certezze
potrebbero essere divise in verità attive e verità inattive. Le verità inattive si
formulano in asserzioni banali che ciascuno ripete senza essere influenzato
da esse, finché una catastrofe ne rivela la forza.

***

Una verità che si scontra con i sentimenti, le passioni, le credenze, gli


interessi o semplicemente con l'indifferenza, resta una verità inattiva. Essa
cessa anche, per molti spiriti, di essere una verità.

***

Noi possedevamo prima della guerra un gran numero di verità inattive:


la superiorità dei cannoni a lunga gittata, l'utilità di numerose munizioni, il
valore delle trincee e molte altre ancora. Solo l'esperienza rivelerà il loro
valore.

***

L'enunciato di una verità è senza interesse finché essa non colpisce lo


spirito abbastanza da diventare movente d'azione.

***

Le catastrofi sono talvolta necessarie per trasformare in verità attive


delle verità inattive. L'arresto della ritirata dei tedeschi dopo la Marna ha
mostrato, conformemente alle teorie dei loro libri, che con delle trincee si
ferma un'invasione. Noi abbiamo avuto otto dipartimenti devastati perché
questa verità, attiva per i tedeschi, era rimasta inattiva per noi.

***

Certe verità sono inattive perché la loro semplicità apparente dissimula


delle conseguenze difficili da percepire. Si può considerare, per esempio,
come una verità evidente che non bisogna far concorrenza ai propri rivali in
campi in cui le loro risorse naturali li renderanno sempre più forti. Il
contenuto di questa verità è molto superiore alla sua parte evidente, perché
essa sembra ancora poco compresa. Dalla sua comprensione dipende tutto
il nostro futuro economico.
Ieri e domani 169

***

Le verità evidenti diventano presto verità inattive. È per questo che


spesso bisogna ripeterle sotto forme diverse.

***

Il successo di una verità dipende molto dal momento in cui è formulata.


Quando un illustre generale inglese raccomandò al suo paese, prima della
guerra, la necessità di un esercito potente, non fu ascoltato. Lo stesso
accade nel dominio della scienza pura. Nessuno adottò le idee di Lamarck
quando prima di Darwin insegnò il trasformismo.

***

Delle verità capaci di illuminare l'avvenire restano senza azione sul


presente quando pochi spiriti sono adatti a saggiarne la portata.

***

L'errore è talvolta più generatore d'azione della verità.


170 Gustave Le Bon

Capitolo III
La natura e la vita
La vita di un essere rappresenta la somma dell'esistenza di milioni di
piccole cellule che assolvono delle funzioni molto diverse e si comportano
come se costituissero delle individualità distinte, capaci ciascuna di dirigere
la sua evoluzione in un senso determinato.

***

L'essere vivente è paragonabile a un edificio le cui pietre, logorandosi


molto rapidamente, debbano essere continuamente rimpiazzate. L'edificio
mantiene più o meno la sua forma, ma non contiene più nessuno dei suoi
materiali originari.

***

Durante la loro evoluzione, le cellule di un essere vivente eseguono una


serie di operazioni fisiche e chimiche infinitamente più complesse di quelle
dei nostri laboratori. Queste operazioni non hanno nulla del meccanismo
cieco, poiché variano secondo le necessità del momento. Le cose vanno
come se le cellule fossero guidate da intelligenze diverse dalla nostra e in
molti casi molto superiori.

***

La piccola cellula iniziale da cui deriva ogni essere vivente e che,


sviluppata in un senso determinato, diventerà uccello, uomo o quercia,
contiene un lungo passato ed un immenso avvenire. Questo minuscolo
elemento carico di un cumulo di secoli rivela un mondo di forze, orientato
da un meccanismo la cui comprensione resta molto al di là della nostra
intelligenza.

***

Lo studioso che fosse capace di rivolvere dei problemi risolti in ogni


istante dalle cellule di un essere vivente possiederebbe una intelligenza così
immensamente superiore a quella degli altri uomini che meriterebbe di
essere considerato come un Dio.

***
Ieri e domani 171

La terribile legge della lotta per la vita, di cui le civiltà tentano


penosamente di addolcire gli effetti, sembra una legge universale. Le cellule
del nostro stesso corpo lottano costantemente tra loro. La lotta è tanto
intensa nel mondo vegetale quanto nel mondo animale. Le piante
combattono sulla terra per un posto al sole e sotto terra per il possesso
degli alimenti del suolo.

***

L'instabilità e la lotta solo le leggi della vita. Il riposo è la morte.

***

Le forze psichiche, soprattutto la radiazione solare, determinano le


condizioni della nostra civiltà. Il calore estremo o il freddo estremo
implicano la vita selvaggia o almeno la barbarie.

***

Ogni era geologica ha avuto i suoi re del creato. Ai modesti trilobiti


dell'era primaria succedettero i giganteschi rettili dell'era secondaria, e più
tardi i mammiferi da cui un giorno sarebbe emerso l'uomo, in attesa che il
mondo veda sorgere dei nuovi padroni. Essi saranno forse caratterizzati da
una intelligenza sufficiente per comprendere i fenomeni della vita, così
inaccessibili oggi.

***

La legge della trasformazione degli esseri attraverso brusche mutazioni


che tende a rimpiazzare quella dell'evoluzione lenta indica soltanto che
dopo una serie successiva di cambiamenti interiori inosservati, gli equilibri
dell'essere vivente sono stati modificati abbastanza perché una causa
leggera cambi improvvisamente il loro aspetto.

***

La mutazione brusca è una rivoluzione, ma corona una lenta evoluzione.


La rivoluzione dei popoli rappresenta una applicazione dello stesso
principio.

***

Quando il tempo interviene nell'equazione generale delle cose, la


piccolezza infinita può generare l'infinita grandezza.
***
172 Gustave Le Bon

Infimi polipi hanno costruito dei continenti. Isole e montagne sono


state create per l'accumulazione continua di piccoli granelli di sabbia. Una
formica cui venisse dato il tempo arriverebbe a livellare le cime più alte.

***

Il tempo è necessariamente associato ad ogni creazione. Nemmeno gli


dei potrebbero nulla senza di lui.

***

La natura non ha affatto stabilito tra gli animali e l'uomo l'abisso


profondo che noi tentiamo di rimarcare con i termini sprezzanti della
nostra lingua. Per noi, la femmina di un animale non è incinta, ma pregna;
essa non partorisce, ma butta giù; non muore, crepa; non è seppellita, ma
interrata. Il nostro disprezzo per gli animali è dovuto solo all'ignoranza
della nostra parentela con essi.

***

È sempre imprudente parlare di supposti fini della natura, dal momento


che la conosciamo così poco. Essa agisce su un piano molto diverso dal
nostro. I suoi valori non sono i nostri, ed essa ignora le nostre misure.

***

Quando, per giustificare le loro devastazioni, i tedeschi ricordano come


la natura fa progredire gli esseri distruggendo i più deboli, essi dimenticano
che ogni progresso della civiltà è giustamente consistito nel sottrarre
l'uomo alle forze della natura. Essa un tempo ci dominava, oggi la
dominiamo noi.

***

La civiltà e la natura sembrano perseguire degli scopri molto diversi e


spesso anche contraddittori. La giustizia è una creazione umana
indispensabile all'esistenza delle società, ma che le forze cieche della natura
non conoscono.
Ieri e domani 173

Capitolo IV
La materia e la forza

L'evoluzione del pensiero scientifico ha condotto dalla certezza assoluta


a delle incertezze progressive. Cinquanta anni fa la scienza rappresentava
un ciclo di verità che il dubbio non sfiorava mai. Le fondamenta
dell'edificio erano di una grandezza imponente. Delle sapienti equazioni
che legavano gli elementi irriducibili delle cose, il tempo, lo spazio, la
materia e la forza, sembravano tracciare alla natura le sue leggi. Le scoperte
recenti hanno annientato tutte le nostre illusioni sula semplicità
dell'universo.

***

La meccanica classica, un tempo apparentemente la più sicura delle


scienze, è quella che ha rivelato le maggiori incertezze nel momento in cui
l'esperienza ha toccato i suoi fondamenti. All'epoca in cui i suoi adepti
credevano di spiegare il mondo con delle equazioni di movimento,
l'universo pareva molto semplice. Oggi l'impotenza della dinamica di
interpretare le cose è diventata evidente. La meccanica energetica che nei
fenomeni vede solo mutamenti di energia non è riuscita fino ad ora a
fornire delle spiegazioni più sicure.

***

Le nuove esperienze sulla variazione della massa con la velocità,


sull'identità di materia e forza, sull'irradiamento dell'energia attraverso
elementi di grandezza variabile detti quanti e di conseguenza sulla
sostituzione del discontinuo al continuo nei fenomeni, sono stati sufficienti
a mostrare la debolezza dei principi scientifici considerati fino ad ora
indistruttibili.

***

Un eminente matematico fece giustamente notare, a proposito delle


idee nuove, che oggi si vede una medesima teoria «appoggiarsi ora sui
principi dell'antica meccanica, ora sulle ipotesi che ne sono la negazione».
Molto sicura quando si limita al dominio dei fatti, la scienza diventa più
ogni giorno più incerta in quello delle interpretazioni.

***
174 Gustave Le Bon

I concetti della meccanica, già tanto modificati in questi ultimi anni,


dovranno cambiare ancora quando sarà generalizzata l'idea che la materia
rappresenta semplicemente una forma di energia, dotata di una fissità
provvisoria. La materia e la forza, che un tempo sembravano costituire due
mondi separati, appaiono oggi come le forme differenti di una medesima
cosa1.

***

Tutti gli elementi della natura sembrano collegati da legami invisibili.


Trascinato dai fili dell'attrazione, l'oceano oscilla tra le stelle e la terra. Il
volume di un corpo varia costantemente con la temperatura del suo
ambiente. La tavola su cui scrivo queste righe è sottomessa all'attrazione di
tutti gli astri dell'universo e li attira a sua volta. Nulla resta isolato nel
meccanismo del mondo.

***

I fenomeni imprevisti rivelati dalla scoperta della dissociazione della


materia hanno provato che noi siamo attorniati da forze gigantesche
appena sospettate, che obbediscono a logiche ancora ignote. La più
colossale di queste forze, l'energia intra-atomica, era così sconosciuta
qualche anno fa quanto lo è stata l'elettricità per molti secoli.

***

Le reazioni chimiche, origine delle forze che noi utilizziamo, modificano


l'equilibrio delle molecole, ma sfiorano appena la stabilità degli atomi. Il
giorno in cui la scienza perverrà a disgregare interamente gli atomi di un
corpo, essa avrà tra le mani una fonte colossale di energia che renderà
inutile l'impiego del carbone e trasformerà interamente le condizioni di
esistenza dei popoli.

***

Sotto la sua apparente immobilità la materia più stabile, un blocco di


marmo ad esempio, possiede una vita intensa ed una impressionabilità
estrema, facilmente rivelata da certi strumenti come il bolometro.

***

La materia, considerata un tempo come un elemento inerte, immagine


della quiete, sussiste solo grazie a una immensa rapidità di movimento

1 Si veda L'Evolution de Forces, di Gustave Le Bon, in-18, 16° edizione.


Ieri e domani 175

vorticoso degli atomi che la compongono. La materia è velocità, e non


quiete.

***

La materia rappresenta uno stato di equilibrio tra le forze interne di cui


è sede e le forze esterne che l'avvolgono. La definizione di un corpo resta
dunque inseparabile da quella del suo ambiente. Il metallo più duro si
trasforma in vapore quando il suo ambiente prova certe variazioni. L'acqua
diventa solida, liquida o gassosa secondo l'ambiente in cui è immersa.

***

È sorprendente constatare con quale difficoltà la scienza che osserva


così facilmente i fatti arriva a determinarne la legge. Più di mezzo secolo di
faticose ricerche è stato necessario per accorgersi che le leggi che
determinano l'apparizione di qualsiasi tipo di energia: calore, elettricità,
movimento ecc., sono identiche a quelle che regolano il flusso di un liquido,
e che di conseguenza non c'è alcuna manifestazione possibile di energia
senza dislivello di certi elementi.

***

Nella natura la piccolezza apparente degli elementi è talvolta priva di


rapporti con i loro effetti. La cellula iniziale di un elefante o di una quercia è
molto più piccola della testa di uno spillo. Un minuscolo frammento di
metallo contiene una quantità immensa di energia intra-atomica.

***

Con una forza qualsiasi della natura si possono ottenere tutte le altre,
salvo quelle che animano gli esseri. Solo la vita crea la vita.
176 Gustave Le Bon

Capitolo V
Visioni filosofiche
Personificata sotto forma di un essere giudicato secondo i nostri
sentimenti umani, la natura apparirebbe dotata di qualità molto mediocri.
La sua ferocia sarebbe rivelata dall'obbligo di divorarsi per vivere cui
costringe tutte le creature. La sua intelligenza sembrerebbe ristretta, poiché
la si vede tentare numerose forme successiva priva di realizzarne di più
perfette. La sua benevolenza nei nostri confronti sarebbe considerata nulla,
poiché l'esistenza di un microbo funesto è assicurata con la stessa cura di
quella dei geni più potenti.

***

Interrogato sulle sue intenzioni, l'essere personificante la natura


risponderebbe senza dubbio che, dominato dalla necessità e dal tempo, non
possiede alcuna volontà e non legge meglio delle creature del libro del
destino.

***

Gli uomini non hanno mai cessato di sognare l'eternità, e tuttavia


l'effimero li domina sempre. I più grandi imperi sono svaniti, gli dei stessi
sono caduti nella polvere, ed oggi l'astronomia mostra che anche gli astri
che popolano il cielo finiranno per scomparire.

***

Le nostre idee sulle cose variano necessariamente, a seconda che si


consideri la forma effimera delle cose o il loro contenuto eterno.

***

Le religioni insegnarono un tempo all'uomo a guardare nel passato e lo


considerarono caduto dal suo primitivo splendore. La scienza al contrario
insegna che il progresso è nell'avvenire. I nostri sforzi creano la potenza
dell'umanità futura.

***

All'eternità individuale promessa dalle antiche credenze deve sostituirsi


il sentimento di continuità e perfettibilità della razza. Questo ideale non è
insufficiente, perché sui campi di battaglia milioni di uomini sacrificano la
Ieri e domani 177

loro vita per assicurare la prosperità futura di persone che non vedranno
mai.

***

Lo spirito umano preferirà sempre una interpretazione chimerica


all'assenza di spiegazioni.

***

Le leggi dei fenomeni sono scritte in un libro di cui un'esistenza intera


non basta a decifrare qualche riga.

***

Restare convinti che il mondo è dominato da fatalità occulte contro le


quali l'uomo resta impotente, vuol dire dimenticare che ogni progresso
della scienza consiste proprio nel dissociare delle fatalità. Le grandi
epidemia hanno cessato di essere delle fatalità quando sono state
conosciute le loro cause.

***

I progressi della civiltà rappresentano i trionfi successivi dell'uomo


nella sua lotta contro le fatalità della natura.

***

La storia sembra provare che è più facile sottomettere la natura che i


propri sentimenti. Le forze naturali sono asservite, il sole, il fulmine e
l'oceano diventano nostri schiavi, ma non non siamo ancora riusciti a
dominare certi istinti della nostra animalità primitiva.

***

Se l'astronomia è incapace di determinare la traiettoria di tre corpi che


agiscano gli uni sugli altri, si comprende l'impossibilità di calcolare l'azione
reciproca di migliaia di elementi che intervengono nei fenomeni sociali.
Una previsione è possibile solo se uno degli elementi diventa assolutamente
preponderante rispetto agli altri.

***

La scienza non potrà mai servire da base a una morale, perché nessun
confronto è possibile tra leggi morali e leggi psichiche. Le prime
178 Gustave Le Bon

rappresentano delle necessità sociali variabili da un popolo all'altro. Le


seconde sono universali e non cambiano mai.

***

Poiché tutte le nostre definizioni si riconducono a dei confronti, ciò che


non è comparabile con nulla, come lo spazio, il tempo e la forza, non è
suscettibile di definizione, ma solo di misura.

***

L'apprezzamento filosofico del valore delle cose dipende interamente


dal punto di vista dell'osservatore. Una intelligenza superiore indipendente
dal tempo considererebbe le razze umani come insignificanti formiche che
popolano un pianeta votato per il suo raffreddamento progressivo ad una
morte certa. Uno spirito che consideri solo la natura vedrebbe nel più
grande genio e della più umile muffa degli organismi dello stesso ordine,
sorti momentaneamente dalla materia e destinati a ritornarvi presto. Dal
punto di vista esclusivamente umano, l'uomo diventa al contrario il centro
dell'universo, la cui durata è abbastanza lunga da sembrare eterna.

***

Le dissertazioni sulla vanità delle cose e sui misteri che ci avvolgono


non devono catturare troppo i nostri pensieri. La vera saggezza è nel
seguire il proprio destino, senza preoccuparsi dei fini misteriosi di un
universo che non comprendiamo. Quale sarebbe la vita delle effimere, che
vivono un solo giorno, se esse impiegassero il loro tempo a dissertare sulla
brevità di quel solo giorno?

***

Per gli dei dotati di prescienza infinita, di cui le religioni popolano il


cielo, l'avvenire, in ragione di questa stessa prescienza, è fisso quanto il
passato lo è per noi. Percorrendo a loro piacere la scala infinita del tempo,
essi non saprebbero distinguere la linea di separazione tra il passato ed il
futuro che noi chiamiamo presente.

***

La ricerca della felicità e quella della verità sono ben distinte. Per
l'uomo preoccupato della sua felicità, è saggio non ricercare troppo le
fondamenta delle cose. Il ricercatore avido soltanto della verità deve al
contrario tentare di approfondire tutto.
Ieri e domani 179

***

La scoperta filosoficamente più alta, perché ci farebbe penetrare


nell'essenza delle cose e rasentare l'assoluto, sarebbe di arrivare a
conoscere la materia e le forze in modo diverso che attraverso le loro
relazioni col mondo esteriore. Concepirle diversamente è oggi impossibile,
poiché sono unicamente queste relazioni che costituiscono le proprietà che
permettono di definire le cose.

***

Ogni scienza mette capo ben presto ad un muro di causalità


inaccessibili. Non c'è un solo fenomeno di cui si conosca la causa prima.

***

L'osservazione astronomica rivela che gli astri si trovano in diverse ere


di evoluzione. Sembra dunque che essi percorrano il ciclo fatale delle cose:
nascere, crescere, declinare e morire. Dei mondi popolati come il nostro,
coperti di città fiorenti, pieni di meraviglie della scienza e dell'arte, sono
dovuti uscire più di una volta dalla notte eterna e rientrarvi senza lasciare
nulla dietro di sé.

***

L'universo e gli esseri che lo abitano rappresentano delle forme


transitorie governate da forze eterne.
180 Gustave Le Bon
Ieri e domani 181

Indice
Introduzione................................................................................................. 5
Libro I :Le forze che guidano la storia......................................................... 8
Le potenze materiali e morali...................................................................10
Le forze biologiche ed affettive.................................................................11
Le forze mistiche.......................................................................................14
Le forze collettive......................................................................................17
Le forze intellettuali.................................................................................20
Le interpretazioni della storia..................................................................23
Le spiegazioni e le cause...........................................................................25
L'imprevedibile nella storia......................................................................27
Libro II: Durante le battaglie....................................................................... 29
La genesi psicologica.................................................................................31
Elementi psicologici delle battaglie..........................................................33
L'anima nazionale e l'idea di patria..........................................................36
La vita dei morti.......................................................................................39
Cambiamenti di personalità.....................................................................41
Le forme del coraggio...............................................................................43
L'arte di persuadere e l'arte di comandare...............................................45
Libro III: La psicologia dei popoli................................................................48
L'anima dei popoli e la sua formazione...................................................50
Psicologia comparata di alcuni popoli.....................................................53
L'incomprensione tra razze diverse..........................................................57
Ruolo delle illusioni..................................................................................59
Le opinioni individuali e la condotta.......................................................62
Le opinioni collettive................................................................................65
Le idee nella vita dei popoli......................................................................67
La vecchiaia dei popoli..............................................................................71
Libro IV: Fattori materiali della potenza delle nazioni................................74
L'età del carbone.......................................................................................76
I conflitti economici..................................................................................78
I conflitti tra le concezioni chimeriche e le necessità economiche..........81
Il ruolo della fecondità.............................................................................84
Fattori psicologici.....................................................................................86
Ruolo di certe qualità...............................................................................88
La volontà e lo sforzo...............................................................................90
L'adattamento..........................................................................................93
L'educazione.............................................................................................95
La morale..................................................................................................99
L'organizzazione e la competenza...........................................................101
La coesione sociale e la solidarietà.........................................................105
La rivoluzione e l'anarchia.....................................................................108
Libro V: Il moderno governo dei popoli......................................................112
I progressi democratici............................................................................113
Lo statalismo tedesco..............................................................................115
182 Gustave Le Bon

La religione socialista.............................................................................120
Le qualità psicologiche...........................................................................125
Le imperfezioni dei governi....................................................................130
Insegnamenti politici..............................................................................133
Libro VI: Prospettive future........................................................................137
Qualche conseguenza della guerra.........................................................139
Le minacce future della politica..............................................................143
Il diritto e la forza...................................................................................145
Le riforme e le leggi................................................................................150
La futura interdipendenza dei popoli.....................................................152
La militarizzazione del mondo................................................................154
L'evoluzione industriale..........................................................................157
Possibilità dell'avvenire..........................................................................159
Libro VII: Nel ciclo della scienza................................................................163
Le verità scientifiche...............................................................................165
Le verità attive e le verità inattive..........................................................168
La natura e la vita...................................................................................170
La materia e la forza................................................................................173
Visioni filosofiche....................................................................................176