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Il modello bismarckiano di Crispi -Lalleanza tra proprietari terrieri e industriali Si era creata una nuova classe dirigente attorno

al protezionismo e ai tentativi di espansione coloniale composta da borghesia industriale e grandi proprietari fondiari. Questa classe voleva uno stato capace di difendere il mercato interno dalla concorrenza straniera, protezione dai conflitti sociali e allargamento dei mercati esteri. Crispi luomo che esprime questi interessi sul piano politico. Siciliano, ex mazziniano, da poco aveva cambiato le sue posizioni politiche optando per la monarchia. -Le proteste dei lavoratori e la politica autoritaria di Crispi Crispi sale al governo nel 1887 e avvia una politica simile a quella di Bismarck: accentra su di s tutti i poteri: era infatti ministro degli esteri, degli interni e presidente del consiglio. Egli represse duramente il movimento popolare che minacciava lequilibrio sociale. Il protezionismo aveva infatti provocato un rincaro dei prezzi e aveva contribuito a peggiorare la vita delle masse lavoratrici. Nel 1893 in Sicilia i gruppi operai si erano organizzati in Fasci di ispirazione socialista. Crispi si impose duramente e i Fasci furono sciolti nel 1894. Egli infine proclam dure leggi sullorganizzazione degli operai, vietandoli, compreso il partito socialista di Turati e promulgando leggi antianarchiche. -Lingresso dei cattolici nella vita politica e sociale Crispi si scontra anche con il movimento sociale cattolico. Infatti i cattolici (dopo il non expedit di Pio IX) impediva ai cattolici di partecipare alla vita politica ma i gruppi di cattolici pi aperti si sviluppano in campo sociale. Nel 1875 nasce lOpera dei congressi che coordina iniziative di beneficenza e mette la chiesa di fronte alla questione sociale. I cattolici allora sviluppano un pensiero sociale solido. Papa Leone XIII (1878) nel 15 maggio 1891 pubblica lenciclica Rerum novarum, ovvero latteggiamento della Chiesa rispetto a questa presa di coscienza per quanto riguarda la questione sociale. Lenciclica sottolinea lesigenza di una distribuzione pi equa delle ricchezze e la legittimit per i lavoratori di unirsi in sindacati (rispettavano per la propriet privata). Si organizzarono cos veri e propri strumenti sindacali che crebbero sempre pi fino a far attenuare le restrizioni clericali sulla partecipazione in politica consentendo la creazione di un proprio partito. -Una nuova fase della politica coloniale La politica estera di Crispi puntava ad un aggressivo espansionismo, che sentiva necessario per lItalia, dato che questa aveva bisogno di nuovi mercati e materie prime. Egli accentu semplicemente gli orientamenti delle classi dirigenti intensificando i rapporti con la Germania di Bismarck e ricominciando lespansione in Abissinia. I risultati furono per tragici: sconfitte si susseguirono a Amba Alagi (1895), a Macall (1896) e ad Adua (1896). La sconfitta di Adua costrinse Crispi alle dimissioni e segn la fine della politica coloniale italiana. Inizi un grave periodo di crisi in cui il re Umberto I venne ucciso da un anarchico (1900). 2)La crisi di fine secolo -La crisi economica e il fallimento degli istituti bancari In contemporanea alla crisi politica vi fu una crisi economica: la produzione decrebbe con le esportazioni e leconomia fece un balzo nel vuoto. Le banche furono quelle che ci rimisero di pi: furono travolte da fallimenti a catena dovuti al fallimento delle industrie. -Il salvataggio e il riordino del sistema bancario Tra il 1889 e il 1891 lo stato sorresse le banche imponendo loro di immettere sul mercato del denaro senza copertura aurea. Si riordin il settore che venne posto sotto il controllo della Banca dItalia a cui fu affidato il compito di regolatore. Si costruirono, dalle ceneri del vecchio sistema, banche nuove: Banca commerciale italiana, Credito Italiano, Banca italiana di sconto. Queste erano banche destinate al deposito a breve anche se presto divennero collettori di risparmio privato per il finanziamento di industrie. -Ripercussioni sociali della crisi Le condizioni di vita operaie e contadine erano peggiorate e il malcontento esplose presto. Le classi sociali pi basse si mossero per ottenere salari pi alti e garanzie di occupazione (1897 Ferrara Modena e Bologna). Nel 1898 scoppi una rivolta per il rialzo del pane. Di Rudin, che aveva sostituito Crispi, ordin a questo punto al generale Bava Beccaris di sparare cannonate sulla folla in tumulto, provocando decine di morti. Le classi pi alte erano favorevoli ad una svolta che limitasse la

libert di stampa e associazione. Un decreto di Pelloux, successore di Di Rudin, colpiva le libert costituzionali ed era fortemente ostacolato dai socialisti. Non venne accettato dal parlamento e Pelloux fu costretto a dimettersi. -Le elezioni del 1900 e la sconfitta del fronte autoritario Nelle elezioni del 1900 le opposizioni ottennero la maggioranza non solo per lazione delle minoranze, ma anche per i fallimenti in politica estera e le divisioni allinterno del partito stesso (una parte pi moderata favorevole al dialogo con sindacalisti). Umberto I diede il potere a Giuseppe Saracco, un liberale di sinistra. Umberto I fu ucciso e Vittorio Emanuele III nomin primo ministro Zanardelli, leader della sinistra parlamentare, il quale abol i divieti di associazione.