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MICHELANGELO CONTINI STACKS AND OTHER PAINTINGS

WORKS BETWEEN 2009, 2010

Stack V, the whole bit, 2010 oil on canvas 170 x 200 cm

Stack VIII, this shot calls for a wood, not an iron, 2010 oil on canvas 200 x 140 cm

Stack VII, curtain shoe and small pieces, 2010 oil on canvas 160 x 190 cm

No less a person than the emperor, 2009 oil on canvas 140 x 110cm

Stack IV, warm-blooded animal, 2010 oil on canvas 200 x 140 cm

Stack II, at a snail`s pace, 2009 oil on canvas 120 x 170 cm

Stack III, dog bones, 2010 oil on canvas 140 x 110 cm

Stack VI, knee, 2010 oil on canvas 140 x 110 cm

Wood, 2010 oil on canvas 130 x 100 cm

The goat book 2009 oil on canvas 90 x 110 cm

Landscape, 2009 oil on canvas 160 x 200 cm

Wood, 2009 oil on canvas 140 x 110 cm

Neighbours teach how to love, 2010 oil on canvas 160 x 200

Face, 2009 oil on canvas 60 x 40 cm

Pigs, 2009 oil on canvas 130 x 170 cm

The room of Wladimir K., 2009 oil on canvas 90 x 120 cm

Landscape, 2009 oil on canvas 50 x 50 cm

LEGACIES OF HUMANITY in discussion with Antonella Felicetti


L: cosa ti appartiene e cosa ti confonde nel dipingere? M: mi appartiene il fatto di avere lesclusivit di agire. In pittura ogni possibile intervento dipende esclusivamente da te stesso, da quello che tu scegli. L: lautenticit del tuo agire quindi... M: pi che altro il fatto di essere lunico responsabile, lunico interlocutore, adoro quella concentrazione che si pu creare quando devi scegliere in solitudine, senza un confronto. E per contro la stessa cosa che mi confonde, il fatto che ogni scelta sia formalmente possibile e dipende esclusivamente da chi dipinge. Avere la lucidit di guardare il quadro e di prendere decisioni in maniera fluida. C` un rischio costante di essere sbattuti fuori strada e di perdere il senso di quello che si

era appena trovato. Ecco perch decido di dipingere esclusivamente con lolio, mi fa sentire protetto. un materiale che mi permette di retrocedere, di cancellare, ho quasi sempre la possibilit di lavarlo via. Se qualcosa va storto ho la sensazione che con lolio posso far succedere qualcosa di diverso. Non sarebbe mai possibile usando colori acrilici ad esempio. La pittura ad olio stata una invenzione meravigliosa. L: in questo modo di procedere come ti accorgi di essere arrivato ad una fine? quando non hai pi necessit di proseguire e retrocedere? O il quadro potrebbe non raggiungere mai una fine? M: Spesso ho la sensazione che potrei continuare a lavorare su di un quadro che reputo finito fino a farlo diventare unaltra possibile variabile e a volte succede devo dire. E pu anche succedere che la versione precedente fosse migliore di quella a cui ci si trova davanti dopo. Ci si sente sfiniti in questi casi! Mettere pittura sulla tela e tirarla via e poi rimetterla ancora, pi o meno come spendo il mio tempo in studio. L: Come vedi questo continuo tornare indietro e ricominciare? solo un modo per coprire gli errori? M: no, certo che no. pi un processo di stratificazione. Ogni processo di ricopre qualcosa, intervenendo su qualcosa di gi presente, pu permetterne un trasparenza, pu permettere di lasciare traccie della superficie precedente, che vengono percepite e che diventano parti costituenti della nuova materia pittorica. Queste traccie diventano materie prime da cui parto e sono fondamentali nella costruzione delle mie immagini. Perch il modo in cui vedi il quadro strettamente legato alla possibilit di poter leggere anche tutte le traccie coperte, gli echi di tutte le scelte precedenti, di tutti i possibili passaggi intrapresi e cancellati che sotto continuano a vibrare. L: perch senti il bisogno di conservare questi percorsi abbandonati nei tuoi quadri? Nella scrittura mi succede spesso che nel confrontarmi con testi che ho scritto, parole che ricordavo aver usato per un loro specifico significato, in un secondo momento mi suonano diverse, come se si

fossero svuotate. Non riesco pi a sentirle come prima, ma sento che le ho usate per una ragione specifica e le sento comunque come parte della struttura della frase ormai e non ho pi la possibilit di cambiarle. qualcosa di molto irrazionale e istintivo... M: si! Penso che sia importante tenere vivi listinto e lirrazionalit. Non puoi sempre controllare tutto e devi fidarti delle tue mani e dei tuoi occhi e mettere da parte il cervello qualche volta. Mi odio quando tendo a comportarmi come un control freak. Al momento sto lavorando alla serie Stacks e sento una particolare libert in questo senso. Le forme di queste cataste si costruiscono e si modificano a lungo. Non parto da nessun preciso bozzetto preparatorio se non da qualche schizzo piuttosto generico e cerco di crearmi una visione della forma e per prima cosa provo a seguire il mio stomaco e le mie mani. Lavoro molto nella prima fase di un quadro, usando molta pittura. Giorno dopo giorno limmagine comincia a definirsi e a trovare la sua posizione nella tela e spesso devo rimuovere molti dei primi strati di pittura, lavando via molto con la trementina. Quando ho abbastanza materiale dipinto comincio ad accordare limmagine e devo decidere cosa farne di tutto questo materiale. Spesso non mi chiedo perch quella cosa la? o da dove viene?. molto probabilmente quello che ti succede con le parole. Qualcosa resta perch necessario e qualcosa se ne deve andare e a volte delle parti della composizione che sembrano abbandonate sono necessarie per sostenere altre parti che sono pi vive e stridenti, servono come pause, compensano. probabilmente il contrasto tra le due che sostiene il mio lavoro. Elementi organici, umani e traccie, lasciti di questa umanit. Stracci, scarpe, carte, pezzi di legno. Cose che si legano indelebilmente a te, che acquistano una familiarit tale da rendere scontata la necessit o meno di portarteli dietro. Sono i tuoi stracci, le tue stampelle. Che conservino o meno il loro significato iniziale non ha pi importanza. Si sono assuefatti a noi e viceversa, dimentichiamo il sapere che ce li ha fatti conoscere, ma li conosciamo nel loro segreto. Io ho i miei stracci, le mie stampelle, i miei pezzi di cose e mi sono ben familiari. L: Nel guardare le Stacks, non riconosco pi dove finisce quello che organico e quello che non lo . Dove finito il

corpo? Tutto sembra confondersi nella stessa pasta. M: in Stacks, non c pi una rappresentazione antropomorfica del corpo, non c un attenzione nel descrivere le forme che canonicamente creano una figura umana. C la volont di dare vita ad una massa dove corpo e oggetti, memorie che gli appartengono si mischino e si mostrino in un nuovo livello. L: c molto rispetto alla memoria...qualcosa di andato M: lumanit in se stessa carica di memoria. Devo e ho bisogno di confrontarmi con questo sia che dipinga una persona o un paesaggio o una reinterpretazione della realt come negli ultimi lavori. Sono affascinato da immagini.... carri, uomini che trascinano carretti con sopra la propria casa, esodi, migrazioni, carri dove non capisci pi cosa cosa, bagagli fatti in fretta dove cose inutili, resti, si mischiano a cose fondamentali, come alcuni barboni che fra materassi, coperte, scarpe e pezzi di cartone creano i loro rifugi. E hanno libri, gadgets,altre cose, le loro cazzate. Non so nemmeno se sono immagini che ho realmente visto

o se sono invenzioni della mia testa, ma sono immagini vive, plastiche. Posso vedere queste cataste come esseri a se stanti, nuovi, integrali, inediti. In Stack II, at a snail pace,che il primo dei quadri finiti di questa serie, ero meravigliato nel sentire possibile questo processo. La mia idea iniziale era quella di fare a pezzi il corpo di No less a person than the emperore di reinventare una forma, di shakerare alcune parti di corpo con alcuni precisi oggetti. E alla fine mi sono trovato di fronte ad un nuovo essere, una grossa lenta lumaca. L: guardando questi due quadri mi sembra di poter dire che appartengono allo stesso luogo. Ho la sensazione che entrambe non stiano chiedendo di essere guardate, stanno li per i fatti loro. Che cosa si portano dietro? M: difficile dirlo, forse si portano dietro il fatto stesso di stare, non stanno vivendo qualcosa di particolare....Insomma, non sono interessato a provocare emozioni violente, preferirei creare immagini che possano essere accettate. L: sono daccordo, nel guardare i tuoi quadri percepisco una certa tensione ma nel contempo c qualcosa di molto delicato, potrei quasi dire qualcosa di innocuo. M: si, mi piacerebbe che losservatore li prenda in questo modo, senza troppe aspettative, senza aspettare nessuna rivelazione. Questi figure non stanno raccontando una particolare storia, stanno semplicemente nel loro spazio con tutti gli ammennicoli di cui hanno bisogno per andare avanti. Penso che quando succede di vivere unemozione molto forte, bella o brutta che sia, lintensit di questa particolare emozione tende a isolarci come soggetti. Ci sentiamo unici. Linnamoramento pu essere un esempio significativo. Da innamorati viviamo una condizione incredibile, estrema ma che tendenzialmente di breve durata. Mi piacerebbe che i miei quadri lavorassero al contrario, nel tempo, orizzontalmente. Non il momento in ci si rompe un braccio ad esempio, ma il dopo, lospedale, il mese in cui si sta col braccio ingessato, la fisioterapia... L: quanto il concetto di dono importante per te? Lo scambio? vuoi donare qualcosa col tuo lavoro?

M: il donare penso non possa essere scollegato dal concetto di onest. E questo pu valere anche per le immagini. Se unimmagine in grado di porsi davanti allosservatore nella sua onest, senza finzioni e con la pulizia di lasciare traspirare tutto, se non tutto molto. Se riesce a mostrare la sua bellezza come la sua bruttezza, se non usa troppi trucchi. Quando unimmagine mi si pone davanti in questo modo, io sono pronto a prendere, sono in ascolto. Voila! Ecco il dono, lo scambio, lumanit. un peccato quando unimmagine vuole comunicare troppo, troppo in fretta, quando a usa troppe didascalie, quando pretende. Succede lo stesso anche con le perone, con i luoghi, con alcuni oggetti. Il dono implica una forte dose di libert e di fiducia. In questo senso, si mi piacerebbe riuscire a donare qualcosa col mi lavoro.

A SELECTION FROM PREVIOUS WORKS

W?, 2005 oil on canvas 70 x 50 cm

One of two tweens, 2005 oil on canvas 40 x 30 cm

Ghost trio,crack I, 2004 oil on canvas 50 x 50 cm

Ghost trio, crack III,crutch and shoe, 2005 oil on canvas 120 x 90 cm

Faccia, anche piede e ancora azzurro, 2005oil on canvas 90 x 120 cm

Calce, 2004 oil on canvas 80 x 90 cm

Landscape, 2010 oil on paper 30 x 40 cm

Landscape, 2008 oil on paper 40 x 30 cm

MICHELANGELO CONTINI

Born 1976 in Milano, Italy, lives and works in Berlin, Germany 2000 Education Degree at the University for Music and Art (DAMS), Bologna, Italy Exhibitions Stacks, II // I PROJECT SPACE, Berlin, Germany (solo exhibition)

2010

Stacks-preview, DAS BRO, Berlin, Germany (solo exhibition) Tropical office hours, DAS BRO, Berlin, Germany Alle auf eins, group show, TEMPORARY KUNSTRAUM, Berlin, Germany
2009 2005 2004

Awry, II // I PROJECT SPACE, Berlin, Germany Faccia, anche piede e ancora azzurro, FONDATIONE VILLA POMINI, Castellanza (Varese), Italy (solo exhibition) Sechs maler aus Berlin, BERLINER KUNST PROJECT, Berlin Ghost trio, LYCHENERSTR.52, Berlin, Germany

2003 2002 2001 2000

Vor/Nach bilber, DER BLAUER SALON, Berlin, Germany Without dog, DEPOSITO BULK, Milano, Italy Galleria le giraffe, LINK PROJECT, Bologna, Italy Faccia, SESTO SENSO, Bologna, Italy (solo exhibition)
Publications Michelangelo Contini, faccia, anche piede e ancora azzurro, FONDAZIONE VILLA POMINI Castellanza, Texts by Ettore Ceriani e Gloria Pasetto

2005

Contacts Michelangelo Contini Hobrecht Str. 7 12043 Berlin, Germany

michelangelocontini@yahoo.it 0049 (0) 178 56 33 526