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La pi antica idea "moderna" di universo si ha con la scuola pitagorica (Filolao e Aristarco di Samo) che sostenendo un'idea prima solamente

"quasi filo-eliocentrica" - l'idea del Fuoco Centrale - e poi in modo definito eliocentrica (Aristarco), aveva provato a elencare e definire tutti ipianeti. Essa vedeva il cosmo come un disegno perfetto, da qui la parola da loro coniata kosmos, che significa ordine. Durante il XX secolo e fino agli anni ottanta, la parola universo era usata per riferirsi all'intero continuum spazio-temporale con tutta la materia e l'energia in esso contenute. La scienza che cerca di comprendere l'universo nel suo insieme, alla scala pi grande possibile, la cosmologia, che deriva da studi congiunti della fisica e dell'astronomia. I cosmologi ritenevano che non esistesse ragione scientifica per cui la regione al di fuori del nostro universo visibile dovesse essere diversa da quella all'interno e si riteneva che l'ammettere una tale diversit fosse una violazione al principio copernicano (secondo cui il nostro punto d'osservazione non mai speciale) in quanto si ammetteva che la nostra regione potesse essere atipica.

Dagli Anni '80 in poi, per, la formulazione della teoria dell'inflazione ha portato ad un cambiamento di opinioni tra i cosmologi e ad un diverso intendimento del termine "universo" a seconda che lo usino i cosmologi osservativi o i cosmologi che si occupano prevalentemente di concetti teorici. Le due tipologie di cosmologo sono infatti molto diverse: la prima si attiene di pi al metodo scientifico e considera solamente quella parte dell'intero che si riesce a vedere; la seconda, basandosi sulla fisica teorica e su alcuni assunti ricavabili anch'essi (in una certa misura) dalle osservazioni tenta comunque di scoprire l'origine (semmai ce ne sia stata una), la struttura e l'evoluzione dell'intero "universo". La teoria dell'Inflazione (capace di spiegare molti degli attuali misteri relativi al cosmo) cambi le opinioni dei cosmologi perch presuppone un aumento abnorme delle dimensioni dell'universo nelle sue prime fasi. Regioni quasi, ma non del tutto, totalmente prive di irregolarit perch molto piccole, e quindi capaci di appianare i loro "disequilibri" interni grazie ad un rapidissimo scambio di energia (vedi anche Secondo principio della termodinamica), in brevissimo tempo hanno potuto raggiungere dimensioni pi grandi di

quelle dell'universo visibile, con un aumento corrispondente nelle dimensioni delle irregolarit cosmiche e con l'allontanamento reciproco delle varie regioni dell'universo, le quali non avendo subito in tempo un processo di "omogeneizzazione" reciproca potrebbero presentare strutture estremamente diverse da quelle presenti all'interno del nostro universo visibile, con conseguenze ignote (le speculazioni vanno da una semplice ridistribuzione delle galassie a sostanziali differenze nelle leggi fisiche).

Espansione, et e Big Bang


Il risultato pi importante della cosmologia, che l'universo in espansione, derivato dalle osservazioni degli spostamenti verso il rosso delle galassie ed quantificato dalla Legge di Hubble. Estrapolando questa espansione all'indietro nel tempo, si incontra una singolarit gravitazionale, un concetto matematico piuttosto astratto, che pu o meno corrispondere ad un oggetto reale. Questa estrapolazione diede vita alla teoria del Big Bang, il modello dominante della cosmologia moderna. Il tempo zero, che nella teoria segna letteralmente l'inizio del tempo come noi lo conosciamo, stimato a 13,7 miliardi di anni fa, con un'incertezza di soli 200 milioni di anni, secondo la sonda WMAP della NASA. Un aspetto fondamentale del Big Bang pu essere osservato oggi nel fatto che la velocit alla quale le galassie si allontanano proporzionale alla loro distanza. Un'altra prova a sostegno della teoria la radiazione cosmica di fondo, la quale un residuo attenuato della radiazione che ebbe origine poco dopo il Big Bang. Questa radiazione di fondo estremamente uniforme in tutte le direzioni, cosa che i cosmologi hanno cercato di spiegare con un periodo di espansione rapida (detta inflazione) che immediatamente seguita al Big Bang. La dimostrazione che l'universo sia in espansione data dalle onde elettromagnetiche che giungono fino a noi. Tali onde per effetto doppler dovuto all'allontanamento degli astri gli uni dagli altri si spostano in frequenza rispetto alla loro frequenza originaria. Il colore di alcune stelle spostato verso l'infrarosso rispetto a quello che sarebbe il loro reale colore. Il Big Bang l'evento di un cosmogonico che riguarda lo sviluppo e l'espansione dell'universo. Secondo i cosmologi il big bang la formazione dell'universo che inizi a partire da una condizione iniziale calda e densa e che questo processo di espansione durato per un intervallo di tempo finito e continua anche oggi La teoria del Big Bang stata dedotta dalle equazioni della Relativit Generale di Albert Einstein inserendovi opportune ipotesi semplificative, in particolare quella di omogeneit e isotropia dell'Universo. Questa ipotesi, nota come principio cosmologico, generalizza all'intero universo il principio copernicano. La

teoria del Big Bang risult subito in accordo con la nuova concezione della struttura dell'universo, che proprio negli stessi decenni stava emergendo dall'osservazione astronomica delle nebulose. Nel 1912 Vesto Slipher aveva misurato il primo effetto Doppler di una "nebulosa a spirale" e aveva scoperto che la maggior parte di esse si stava allontanando dalla Terra. Egli non colse l'implicazione cosmologica di ci, infatti in quel periodo erano in corso accesi dibattiti sul fatto se queste nebulose fossero o non fossero degli "universi isola" esterni alla Via Lattea. Dieci anni dopo, Alexander Friedmann, matematico e cosmologo russo, ricav le omonime equazioni dalle equazioni della relativit generale di Albert Einstein, mostrando che l'universo doveva essere in espansione, in contrasto con il modello di universo statico sostenuto da Einstein. Egli, per, non comprese che la sua teoria implicava lo spostamento verso il rosso della luce stellare e il suo contributo matematico fu completamente ignorato, sia perch privo di conferme astronomiche sia perch poco noto nel mondo anglosassone (era scritto in tedesco). A partire dal 1924, Edwin Hubble, utilizzando il telescopio Hooker dell'Osservatorio di Monte Wilson, mise a punto una serie di indicatori di distanza, che sono i precursori dell'attuale scala delle distanze cosmiche. Questo gli permise di calcolare la distanza di nebulose a spirale, il cui redshift era gi stato misurato (soprattutto da Slipher), e di mostrare che quei sistemi si trovavano ad enormi distanze ed erano in realt altre galassie. Nel 1927, Georges Lematre, fisico e sacerdote cattolico belga, svilupp le equazioni del Big Bang in modo indipendente da Friedmann e ipotizz che l'allontanamento delle nebulose fosse dovuto all'espansione del cosmo. Egli infatti osserv che la proporzionalit fra distanza e spostamento spettrale (oggi nota come legge di Hubble) era parte integrante della teoria ed era confermata dai dati di Slipher e di Hubble.Nel 1931 Lematre and oltre e sugger che l'evidente espansione del cosmo necessita di una sua contrazione andando indietro nel tempo, continuando fino a quando esso non si possa pi contrarre ulteriormente, concentrando tutta la massa dell'universo in un singolo punto, "l'atomo primitivo", prima del quale lo spazio e il tempo non esistono. In quell'istante, la struttura spazio-temporale doveva ancora comparire. Nel 1929, Hubble pubblic la relazione tra la distanza di una galassia e la sua velocit di allontanamento, formulando quella che oggi conosciuta come la legge di Hubble.

Rappresentazione artistica del satelliteWMAP, che sta raccogliendo dati per aiutare gli scienziati nella comprensione del Big Bang. Durante gli anni trenta furono proposte altre idee (note come cosmologie non standard) per spiegare le osservazioni di Hubble, come ad esempio il modello di Milne, l'universo oscillante (ideata originariamente da Friedmann, ma supportato da Einstein e da Richard Tolman) e l'ipotesi della luce stanca di Fritz Zwicky. Dopo la seconda guerra mondiale, emersero due differenti teorie cosmologiche:
La prima era la teoria dello stato stazionario di Fred Hoyle, in base alla quale

nuova materia doveva essere creata per compensare l'espansione. In questo modello, l'universo approssimativamente lo stesso in ogni istante di tempo.
L'altra la teoria del Big Bang di Lematre, supportata e sviluppata da George

Gamow, che introdusse il concetto di nucleosintesi e che predisse insieme ai suoi colleghi Ralph Alpher e Robert Herman la radiazione cosmica di fondo. Il termine "Big Bang" fu coniato da Fred Hoyle nel 1949 durante una trasmissione radiofonica, in senso dispregiativo, riferendosi ad essa come "questa idea del Grosso Botto" durante una trasmissione radiofonica della BBC Radio del marzo 1949. Successivamente Hoyle diede un valido contributo al tentativo di comprendere il percorso nucleare di formazione degli elementi pi pesanti a partire da quelli pi leggeri. Inizialmente la comunit scientifica si divise tra queste due teorie; in seguito, grazie al maggior numero di prove sperimentali, fu la seconda teoria ad essere pi accettata. La scoperta e la conferma dell'esistenza della radiazione cosmica di fondo a microonde nel 1964 indicarono chiaramente il Big Bang come la migliore teoria sull'origine e sull'evoluzione dell'universo. Le conoscenze in ambito cosmologico includono la comprensione di come le galassie si siano formate nel contesto del Big Bang, la comprensione della fisica dell'universo negli istanti immediatamente successivi alla sua creazione e la conciliazione delle osservazioni con la teoria di base. Importanti passi avanti nella teoria del Big Bang sono stati fatti dalla fine degli anni novanta a seguito di importanti progressi nella tecnologia dei telescopi, nonch dall'analisi di un gran numero di dati provenienti da satelliti come COBE, il telescopio spaziale Hubble e

il WMAP. Questo ha fornito ai cosmologi misure abbastanza precise di molti dei parametri riguardanti il modello del Big Bang e ha permesso di intuire che si sta avendo una accelerazione dell'espansione dell'universo.

Stelle e comete! Cometeeee!


Una cometa un oggetto celeste relativamente piccolo, simile ad un asteroide ma composto prevalentemente di ghiaccio. Nel Sistema solare, le orbite delle comete si estendono oltre quella di Plutone. Le comete che entrano nel sistema interno, e si rendono quindi visibili ad occhi umani, hanno spessoorbite ellittiche. Spesso descritte come "palle di neve sporche", le comete sono composte per la maggior parte di sostanze volatili come biossido di carbonio, metano e acqua ghiacciati, con mescolati aggregati di polvere e vari minerali. La sublimazione delle sostanze volatili quando la cometa in prossimit del Sole causa la formazione della chioma e della coda. Si pensa che le comete siano dei residui rimasti dalla condensazione della nebulosa da cui si form il Sistema Solare: le zone periferiche di tale nebulosa sarebbero state abbastanza fredde da permettere all'acqua di trovarsi in forma solida (invece che come gas). sbagliato descrivere le comete come asteroidi circondati da ghiaccio: i bordi esterni del disco di accrescimento della nebulosa erano cos freddi che i corpi in via di formazione non subirono la differenziazione sperimentata da corpi in orbite pi vicine al Sole.

Stelle !
Una stella un corpo celeste che brilla di luce propria. In astronomia e astrofisica il termine designa uno sferoide luminoso di plasma che genera energia nel proprio nucleo attraverso processi di fusione nucleare; tale energia irradiata nello spazio sotto forma di radiazione elettromagnetica, flusso di particelle elementari (vento stellare) e neutrini. Buona parte degli elementi chimici pi pesanti dell'idrogeno e dell'elio, i pi abbondanti nell'Universo, vengono sintetizzati nei nuclei delle stelle tramite il processo di nucleosintesi. La stella pi vicina alla Terra il Sole, sorgente di gran parte dell'energia del nostro pianeta. Le altre stelle, ad eccezione di alcune supernovae, sono visibili solamente durante la notte come dei puntini luminosi, che appaiono tremolanti a

causa degli effetti distorsivi operati dall'atmosfera terrestre (seeing). Sono oggetti dotati di una massa considerevole, compresa tra 0,08 e 150200 masse solari (M). Gli oggetti con una massa inferiore a 0,08 M sono detti nane brune, corpi a met strada tra stelle e pianeti che non producono energia tramite la fusione nucleare, mentre non sembrano esistere, almeno apparentemente, stelle di massa superiore a 200 M, per via del limite di Eddington. Sono variabili anche le dimensioni, comprese tra i pochi km delle stelle degeneri e i miliardi di km delle supergiganti e ipergiganti, e le luminosit, comprese tra 104 e 106 - 107luminosit solari (L). Le stelle si presentano, oltre che singolarmente, anche in sistemi costituiti da due (stelle binarie) o pi componenti (sistemi multipli), legate dalla forza di gravit. Un buon numero di stelle convive in associazioni o ammassi stellari (suddivisi in aperti e globulari), a loro volta raggruppati, insieme a stelle singole e nubi di gas e polveri, in addensamenti ancora pi estesi, che prendono il nome di galassie. Numerose stelle possiedono inoltre uno stuolo pi o meno ampio di pianeti. Nel corso della storia numerosi filosofi, poeti, scrittori e musicisti si sono ispirati al cielo stellato per la realizzazione delle loro opere e, in diversi casi, si sono interessati direttamente allo studio dell'astronomia.

Parte della Cintura di Gould e delle stelle di una vicina regione di formazione stellare formano il gruppo di astri conosciuti in tutto il mondo col nome di costellazione di Orione. La stella maggiormente visibile dal nostro pianeta, nonch la pi vicina in assoluto, il Sole: esso occupa la parte centrale del nostro sistema solare e si trova a una distanza media di 150 milioni di km dalla Terra; la sua vicinanza fa s che sul nostro pianeta arrivi una quantit di luce tale che, nell'emisfero in cui esso visibile, le altre stelle sono oscurate. Se guardato direttamente senza protezione, il Sole pu persino causare danni permanenti alla vista. In generale tuttavia, quando ci si riferisce al termine "stella" si pensa a tutti gli altri corpi celesti che hanno caratteristiche simili al Sole, ma che si trovano pi lontane; in particolare, si pensa ai punti luminosi di vari colori che

popolano un cielo notturno le cui condizioni atmosferiche sono ottimali, ossia senza nubi n foschia o inquinamento luminoso. Le stelle non appaiono tutte della stessa brillantezza, infatti mostrano una vastissima gamma di luminosit; ci dovuto principalmente a due fattori. Il pi importante la distanza: le stelle infatti sono distribuite nello spazio in modo irregolare, a causa del loro moto proprio, di eventi esterni ad esse che ne possono alterare la distribuzione come le esplosioni di supernovae, della loro stessa origine all'interno di nubi molecolari e, in grande scala, della morfologia e delle dinamiche galattiche. Il secondo, non meno importante, la luminosit intrinseca della stella, che dipende dalla sua massa, dalla sua temperatura superficiale e dalla sua fase evolutiva: una stella di grande massa pu essere anche decine di migliaia di volte pi luminosa di una stella di piccola massa. A titolo di esempio, basta pensare che la stella pi vicina a noi, il sistema di Centauri, solo la terza stella pi brillante del cielo notturno, mentre Sirio, che sta a oltre il doppio della distanza, la pi brillante; la seconda stella pi luminosa del cielo invece Canopo, una stella supergigante gialla circa settanta volte pi distante di Centauri ma almeno 20 000 volte pi luminosa. Ad occhio nudo possibile scorgere, in una notte con condizioni atmosferiche ottimali, fino a 3000-4000 stelle, a seconda del luogo e del periodo di osservazione; le aree di cielo con la densit maggiore di stelle visibili sono quelle in prossimit della scia luminosa della Via Lattea, dove la linea di vista incrocia pi stelle. In generale, dall'emisfero boreale i cieli pi ricchi di stelle sono quelli invernali, mentre quelli estivi, nonostante sia visibile il centro della Via Lattea, sono leggermente meno ricchi; inoltre, i cieli pi ricchi di stelle in assoluto sono quelli dell'emisfero australe, e in particolare le sue notti estive. Sarebbe logico invece pensare che in direzione del centro galattico siano visibili, anche ad occhio nudo, molte pi stelle rispetto alla direzione opposta; questo paradosso apparente dovuto a tre fattori principali: il primo legato alla morfologia del braccio di spirale in cui ci troviamo, che presenta in direzione opposta al centro galattico e nella direzione dell'emisfero australe una grande struttura ad arco di stelle giovani, chiamata Cintura di Gould, composta da centinaia di stelle luminose; il secondo fattore riguarda la nostra posizione, sul bordo interno del Braccio di Orione, pertanto la gran parte del nostro braccio di spirale ospitante visibile in direzione opposta al centro galattico, mentre il braccio pi vicino in direzione interna, quello del Sagittario, dista alcune migliaia di anni luce, per cui la distanza delle sue stelle notevolmente superiore a quelle del nostro braccio di spirale. Terzo fattore la presenza, nel tratto di cielo visibile dall'emisfero nord, di enormi banchi di nebulose oscure relativamente vicini a noi, che occultano le grandi regioni di formazione stellare del nostro braccio di spirale come il Complesso di Cefeo e del Cigno.

La via lattea.
La Via Lattea (dal latino Via Lactea) la galassia alla quale appartiene il sistema solare; la Galassia per antonomasia, poich il nome deriva dal greco (Galaxias), che significa "latteo", utilizzato in epoca greca per designarla. In base agli studi pi recenti, pare che la Galassia sia, da un punto di vista strettamente morfologico, una galassia spirale barrata, ovvero una galassia composta da un nucleoattraversato da una struttura a forma di barra, dalla quale si dipartono i bracci di spirale, che seguono un andamento logaritmico; il membro principale, insieme alla Galassia di Andromeda, del Gruppo Locale, un insieme di galassie comprendente, oltre alle due precedentemente citate, la Galassia del Triangolo ed una cinquantina di galassie minori, principalmente nane.

In astronomia osservativa, il termine designa la debole banda luminosa biancastra dall'aspetto lattiginoso che attraversa diagonalmente la sfera celeste, formata dalle stelle e dalle nebulosit situate nel disco galattico stesso. La Via Lattea pi brillante in direzione della costellazione del Sagittario, dove si trova il centro galattico, il quale non per visibile a causa dell'assorbimento della luce da parte delle dense polveri presenti in quella direzione. Nel corso della storia molti miti e leggende sono sorti per spiegare l'origine della Via Lattea: dal latte di Era che allatta Eracle nella mitologia greca al Gange etereo dell'India; immaginata da Democrito e dagli astronomi arabi come una scia di stelle lontane, fu in seguito riconosciuta come tale da studiosi e filosofi come Immanuel Kant, William Herschel e Lord Rosse. Secondo alcune fonti, il termine Via Lattea va riferito esclusivamente alla scia luminosa osservabile nel cielo notturno; in campo scientifico, consuetudine radicata principalmente nei Paesi anglosassoni, sarebbe preferibile utilizzare, per indicare la galassia nel complesso, il termine Galassia Via Lattea (in inglese Milky Way Galaxy), o anche la

Galassia, con l'iniziale maiuscola. Tuttavia anche nelle pubblicazioni scientifiche la


locuzione Via Lattea resta la pi diffusa, anche per indicare la galassia nel suo complesso.