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Di Pietro Story (ed altri)

Di Pier Luigi Baglioni


biografia non autorizzata di Antonio Di Pietro realizzata da Pier Luigi Baglioni. Sottotitolo : Perch degli anni '90 non ci stata raccontata tutta la storia...LS

PREFAZIONE Capitolo 1
Di Antonio Di Pietro, il 27 aprile del 1996, nel suo EDITORIALE su Il Foglio, Giuliano Ferrara scriveva: Un giorno bisogner raccontare la storia sprovveduta ma autentica di questo giovanottone furbo e della sua passione narcisista e confusa per la famiglia, per le donne, gli amici, le feste, i cavalli, i prestiti, leducazione civica, la tv e la politica. I suoi contatti riservati e regolarmente intercettati, le pesche nel torbido dei suoi interlocutori, grandi industriali e finanzieri di grido; lo straordinario incontro in treno con quella donna del mistero che gli consigli di avviarsi a una carriera di Stato negli arsenali della Difesa. Ora che il romanzo di Di Pietro si chiude melanconico nellanticamera del Palazzo, sarebbe bello andare a pranzo con lui e farsi raccontare la sua vera storia. Bene. Voglio senza andare a cena con lui, quindi senza farla raccontare accomodata da lui medesimo, la Di Pietro Story, vicenda del giovanottone come chiama Giuliano Ferrara lAntonio Di Pietro dalle grandi ambizioni fin troppo appagate. Che dai monti di Campobasso dove nacque nel 1950 a Montenero di Bisaccia, emigra a lavorare in Germania ove, provando il duro lavoro delloperaio (ahi, quanto sa di sale lo pane altrui!), gli viene voglia di studiare perch il colletto bianco sempre meglio della tuta blu.. Torna in Italia. Entra in polizia ma ben presto, nel 1981, da quel corpo passa alla magistratura divenendo sostituto alla procura della Repubblica di Milano nel 1985. Dalle date si capisce il compimento di una bella fulminea carriera certamente inusitata sentendolo parlare (daltronde chi ha figli laureati in legge sa bene quanto sia difficile senza spinte e appoggi). Ecco; di questo periodo della vita di Di Pietro mi piacerebbe parlare a pranzo con lui, per farglielo raccontare viva voce guardandolo negli occhi (ma meglio sarebbe con la macchina della verit al braccio). In magistratura il campo del suo lavoro diventa quello dei reati contro la pubblica amministrazione. Per frugugnare meglio nei bilanci aziendali premunisce lufficio di supporti informatici inconsueti nel lavoro giudiziario. Raccordando codesta capacit tecnica alle volont politiche di un circolo culturale milanese animato da un gruppo di PM che anni prima si sarebbero chiamati dassalto, esplode (pi che rovesciarsi) il calzino Italia. Diceva Pier Paolo Pasolini: Io so i nomi delle persone importanti che stanno dietro a personaggi comici o grigi. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perch sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire tutto ci che succede, immaginare tutto ci che si tace; che mette insieme i pezzi frammentari di un coerente quadro politico. B, questa sar la strada che, nella mia modestia rispetto a PPP, cercher di percorrere accingendomi a tracciare un quadro sintetico ma esplicativo di quanto successo in Italia con larrivo della Madonna Di Pietro, trasformatasi poi in ciclone, animando la Tangentopoli milanese e la Mani pulite nazionale che ha cancellato dalla scena politica italiana i partiti del primo centro sinistra DC, PSI, PSDI, e PLI; che nei primi anni della repubblica hanno salvato la democrazia in Italia. E che fino al 1992 l'hanno governata in solido con l'opposizione attraverso le varie formule 'partiti del CLN' 'arco costituzionale' 'concertazione' (cio consociazione, per cui il 93 % delle leggi varate dal parlamento era concordato e votato alla quasi unanimit). Non esisteva -secondo la prassi lottizzatoria- ente pubblico, partecipazione statale, consiglio di amministrazione in cui l'opposizione non fosse partecipe alla gestione e conduzione. Per a pagare il prezzo del finanziamento illecito fu solo una parte a vantaggio dell'altra. Come vedremo.

L'Italia (e Di Pietro) alla vigilia di Mani Pulite Capitolo 2


Nella conferenza stampa seguita ad un convegno degli stati componenti l'Unione Europea in Spagna, alla domanda di un giornalista sulla corruzione politica e le inchieste che lo riguardavano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Berlusconi ha rispos to: Negli anni 92 - 94 in Italia si svolta una guerra civile.

Una certa piccola parte della magistratura ha eliminato dalla scena politica i partiti che avevano governato per mezzo secolo e solo questi, senza toccare il partito comunista italiano, e gli altri esponenti legati al PCI. Nella sostanza, pur non usando toni cos forti, la stessa cosa l'aveva annotata Ferruccio De Bortoli in una intervista a Panorama: Nel 1992 quando prese le mosse Tangentopoli, tutti eravamo sicuri che sarebbe stata una parentesi eccezionale, sgradevole ma indispensabile al rinnovamento, e destinata ad esaurirsi in fretta. Chiudemmo un occhio sulle esagerazioni e sugli eccessi non per amore di giustizialismo n per assecondare le ambizioni della magistratura, ma nella speranza, quasi una certezza, che la mannaia avrebbe colpito indiscriminatamente: uomini e partiti responsabili di corruzione, a destra quanto a sinistra. Poi ci siamo accorti che alcuni sono stati risparmiati o hanno ricevuto trattamento di riguardo, e si creata una situazione di disparit francamente imbarazzante; chi in galera chi al potere. In tutta la vicenda Tangentopoli l'impronta del gruppo di PM del pool di Mani pulite, nato 'per combattere la dilagante corruzione politica', il metodo dei due pesi e due misure. Che abbiano colpito le corruttele di certi partiti, ignorando le corruttele di altri senza assolvere il postulato fondamentale della giustizia scritto in ogni aula di tribunale: 'La legge eguale per tutti'. La realt italiana del coinvolgimento dei partiti nella corruzione e concussione era sistematica, diffusa, tollerata negli anni. La nostra democrazia dei partiti si era fatta nel tempo partitocrazia, cio una oligarchia basata sulla degenerazione della democrazia interna ai partiti, dei quali attraverso carte false congressuali (tesseramento clientelare o fasullo) detenevano un inamovibile dominio. Tale classe politica si manteneva attraverso l'illecito drenaggio di denaro pubblico e privato, attraverso creste o tangenti sugli appalti dello stato e delle amministrazioni. Con una differenza derivata dalla natura (o forma-partito come dicono i politologi) dei partiti di cultura occidentale rispetto a quello di radici leniniste. I primi -articolati in correnti interne- erano un s imulacro unitario, di fatto associazioni confederate alla maniera dei Pellerossa Irochesi di 'trib' al servizio acritico e servile di notabili, boss, raramente leaders. Il secondo, nato per fare in Italia la rivoluzione alla maniera di Lenin in Russia, organizzato successivamente negli schemi stalinisti del centralismo democratico, aveva un apparato di ex 'rivoluzionari professionali' cio burocrati irreggimentati e compartimentati senza alcuna iniziativa personale. In altre parole, detto pi chiaramente, mentre nella DC, ma pi ancora PSI, le creste o 'tangenti' su appalti, forniture e quant'altro, giravano brevi mani a incaricati del 'big' di corrente (la minima parte era gestita al vertice dai segretari amministratori tanto che la situazione venne descritta dalla celeberrima battuta di "i frati sono ricchi, ma il convento povero"); nel PCI il tutto era organizzato in maniera centralistica, senza alcuna autonomia dei sindaci, assessori, presidenti. L'input veniva dal partito, l'amministratore eseguiva, i soldi andavano ad un collettore che poi li portava all'ignoto gestore. Insomma, Raggio stava a Craxi, come Greganti stava al PCI. Pertanto in questo 'sistema di dazioni ambientali' (definizione di Di Pietro al processo Enimont) erano coinvolti tutti i soggetti politici dell'arco costituzionale, nessuno escluso. Difatti, prima del 1992 nessuno scandalo nasce da una denuncia della opposizione che taccia di 'ladri' gli avversari senza mai mettere bianco su nero davanti ad un magistrato. Si che nella alternanza delle giunte, i nuovi assessori venivano a conoscenza di tutto il pregresso. D'altronde questo era arcinoto e inchieste giornalistiche in questo senso si sprecavano (Espresso, Panorama, il Mondo, Repubblica ecc). La magistratura sanzion quei reati quando proprio non pot farne a meno per denuncia di privati o scandali di dominio pubblico. Carceri d'oro, prigioni d'oro, lenzuola d'oro, banane d'oro, autostrade d'oro, roulottes d'oro... ogni commessa e appalto aveva costi doppi o tripli dei fatturati poich le cifre 'a dare' comprendevano anche la 'dazione' al politico o al partito di referenza. Teardo a Savona, Micco a Milano, Zampini a Torino rivelarono ampiamente la regola assumendo la parte del capro espiatorio. Prima di Mani Pulite i processi riguardarono i livelli bassi della corruzione. Se investivano quelli alti venivano insabbiati e fatti cadere in prescrizione (esemplare lo scandalo dei Petroli). Negli enti locali, nelle aziende IRI, il PCI era coinvolto alla pari degli altri. Giampaolo Pansa ('la Repubblica' del 10 dicembre 1983) firma una inchiesta che prende tutta la pagina 7 del quotidiano: Complotto dei giudici o inevitabile resa dei conti dopo anni di furti? - I partiti in manette - "La tangente diventata la droga di massa della partitocrazia, il principio e la fine di tante carriere; e i mandati di cattura hanno finito col disegnare una nuova geografia del paese". Proseguendo l'inchiesta, quattro giorni dopo, Pansa ancora a tutta pagina 5 intervista Adriano Zampini, l'uomo chiave dello scandalo torinese che coinvolse e affoss la giunta cittadina di sinistra guidata dal sindaco Novelli (20 anni prima di Mani pulite). Dichiara Zampini: Certo che ho versato tangenti E' un investimento che frutta al cento per cento Io ero obbligato a versare, il sistema campa sulla corruzione. Le quote al PCI venivano versate ad un tal Sindaco di Ortonovo che fungeva da collettore delle tangenti emesse alla maniera di Primo Greganti finito nella maglie di Tiziana Parenti prima di essere estromessa dal pool. Greganti si prese la patente di ogni responsabilit pur di tutelare il partito di appartenenza, il PCI. I suoi compagni che con gli inquisiti avversari scendevano in piazza 'contro i ladroni di stato' verso di lui facevano tifo affinch non parlasse. I comunisti manifestavano, bene organizzati, contro tutti escluso il loro partito nonostante che oltre ai soldi delle tangenti prendeva anche quelli di una potenza straniera nemica dello schieramento NATO di cui l'Italia faceva parte (L'oro di Mosca' di Cernetti). Accreditando, compiacenti i giornalisti politicizzati o conformisti, i socialisti come 'ladri' esclusivi quando negli enti locali

governavano con la DC, per diventare automaticamente onesti se formavano giunte di sinistra (che spesso nascevano per ripicca e liti nella spartizioni del bottino con i precedenti alleati DC). Le maggioranze si alternavano a pelle di leopardo in tutta l'Italia col medesimo connubio tra imprese e costruttori edili con gli amministratori pubblici. Ma l'edilizia a Rapallo diventava 'rapallizzazione' mentre sulla costiera romagnola 'urbanistica a misura d'uomo'. In questi anni Antonio Di Pietro non si occupa di politica. Dopo avere conseguito il diploma delle scuole medie superiori (1968) si impiega presso la Direzione Costruzioni Aeronautiche del Ministero della Difesa. Il suo compito di addetto alla supervisione ed al controllo della produzione di armamenti militari (1973- 1977). Studente lavoratore, consegue la laurea in Giurisprudenza presso l'Universit Statale di Milano, quindi si specializza presso l'Universit di Pavia in Diritto Amministrativo. Fa per un anno il Segretario comunale nei comuni di Pigra, Blessagno e Introbbio in provincia di Como. Quindi entra in polizia ove vince subito il concorso di Commissario destinato alla Scuola Superiore di Polizia, prima di essere trasferito a Milano nel IV Distretto della Polizia Giudiziaria. Attratto dalla libera professione diviene Procuratore Legale nel 1980. L'anno successivo vince il concorso ed entra nel corpo della Magistratura. Il primo tirocinio avviene a Roma come praticante presso il Consiglio Superiore di Magistratura. Infine viene assegnato con funzione di Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Bergamo. Da dove, nel 1985, passa a quella di Milano dedicandosi al contrasto della criminalit organizzata e dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Essendosi introdotto nella conoscenza del nuovo venuto sulla scena, il computer, cura anche il campo dei crimini informatici. Gli anni '80 sono gli anni della 'Milano da bere', di Craxi, Tognoli, Pillitteri e Mario Chiesa. Dei socialisti sulla cresta dell'onda.

Gli anni 80 Capitolo 3


Indubbiamente il decennio degli anni 80 sono attraversati dallapoteosi di un uomo, uno stile, una politica: Craxi, il rampantismo, lautocraxia. La sua corte di ruffiani e profittatori lo adula: Per trovare un presidente di pari statura bisogna almeno risalire a Camillo Benso di Cavour dichiara Luigi Felisetti, deputato. Lo crede onnipotente, eccezionalmente fortunato, destinato ad un fulgido destino di statista. I quattro anni di permanenza a Palazzo Chigi ritenuta un antipasto di quello che verr. Appartenere alla cerchia dei fedelissimi , il sinedrio craxiano considerato un privilegio di cui inebriarsi. Con tale emozioni la dignit, lamor proprio, il senso dellonore, si obnubilano. Il vecchio socialista duna volta (galantuomo ma un po coglione, confusionario, idealista e romantico, insomma quel poeta un poco ridicolo della politica ben rappresentato nel pater familias del film Amarcord di Fellini) completamente ribaltato. Segue liconografia nuova del partito che passa dalla vecchia, ottocentesca falce martello e libro su sole nascente, al bel garofano rosso stilizzato. LHomo Craxianus come lo battezza Filippo Ceccarelli in un servizio su Panorama di quegli anni veste in gabardin a doppio petto, grigio ferro o preferibilmente blu, con camicia oxford azzurro delicato e cravatta rosso carminio (mentre invece il colore della sciarpa deve essere rosso vivo). Fuma la pipa, ha sempre con se la valigetta 24 ore di zeb. Segue la moda, come certa giovent ha la mania del firmato, ma naturalmente le sue cose sono Aquascutum e non Monclair, Rossetti non Timberland, Rolex e non Swatch. Tuttalpi sar unito allo stile dei paninari allora in voga alla giacca inglese trapuntata Huski ed alle magliette Lacoste. Insomma limmagine che vuole dare di se quella delluomo moderno abbiente, arrivato, cosmopolita. Le umiliazioni che ingoia col capo le ridistribuisce secondo la catena piramidale della gerarchia dal vertice alla base. I postulanti, i galoppini, i piccoli bos di sezione che gli curano il piedistallo di consenso da cui trae la forza congressuale ed elettiva, solamente per la quale ha o no considerazione; invece sono trattati con bonario distacco, amicale paternalismo. Ogni occhiata ogni gesto con loro pare che dica vedi come sono democratico? Potrei darmi delle arie, ma con te non lo faccio. Ti offro il caff, ti sorrido, ti batto le mani sulle spalle perch tu sei amico mio ed io i miei amici pi fedeli li tratto cos. Insomma come un padrone col proprio cane. Anche la vita interna del partito cambia radicalmente. Il PSI era noto per esssere organizzativamente libertario, lasciando organizzare i gruppi, le correnti, come partiti dentro il partito. In perenne litigiosit, lotta per il potere. Una delle ragioni comuniste della separazione, nel 1921, fu proprio questa. Il PCI, su falsariga sovietica, la sostitu col centralismo, lidentificare -cio- il partiro nel suo gruppo di comando. Ci era impossibile nel PSI dove ogni dirigente formava il suo gruppo ed agiva in proprio, anche verso lesterno. Con Craxi tutto ci fin. Lasci che i vari luogotenenti mantenessero lautonomia purch lubbidienza al capo fosse indiscussa. Le correnti divennero aggregazioni di sopporto al vertice. La precedente conflittualit competitiva venne sostituita dalla cristallizzazione delle forze, il pacchetto azionario congressuale, e dai successivi e costanti accordi a tavolino. Gli istituti rappresentativi del partito nelle provincie o nazionali, il direttivo o lassemblea, lesecutivo o la direzione, lufficio di segreteria; divennero simulacri di potere. In effetti erano puramente nominalistici e ratificavano assumendole le decisioni prese ai vertici. Contava Bettino e basta.

Tuttalpi si consultava coi pochi marescialli capi delle residue correnti Manca, Formica, DellUnto, Signorile, De Michelis, Martelli. Codesto bonapartismo dispotico veniva contrabbandato come presidenzialismo allamericana, leadersheep al posto dellestabilisheman, dimenticando che la forma-partito negli USA si presidenziale ma temporanea ed elettorale. Scelta tra i leaders indicati attraverso le primarie e selezionata in un congresso democratico di selezione. Nel PSI di democratico non cera pi nulla. Ogni assessore aveva le sue clientele che chiamava a votare in occasione dei congressi per la lista cui aveva contrattato il sostegno in cambio duna precisa prospettiva personale o conferma del potere acquisito. Nulla di pi stagnante. Nelle elezioni era difficile che un outsider potesse affermarsi. Le liste erano piene di facentinumero e portatoridiacqua ai predestinati. Quelli indicati dalle correnti che avevano lappoggio dei padrini nei centri di potere, il sottogoverno o le sezioni territoriali. I soldi del finanziamento, sia lecito che illecito, erano per questi e per nessun altro. I professionisti che venivano adescati e messi in lista si finanziavano da se la campagna elettorale spendendo fior di milioni. Ma difficilmente riuscivano a superare le miglia delle preferenze clientelari. Difatti, dopo che negli anni 60 e 70 molte persone di chiara fama professionale vennero esposte allo sbaraglio, non fu facile candidare personalit di rilievo e le liste elettorali divennero di uno squallore deprimente. l culto della personalit, caduto in disgrazia nel PCI, diviene in auge nel PSI. Craxi distribuisce centinaia di migliaia di cartoline patinate con la foto del suo faccione ridente, penne stilografiche, portachiavi, medaglie, bottoni... autocelebrativi. Signorile, Martelli, Intini fanno altrettanto. La moda si diffonde e arriva in periferia ove ogni piccolo boss imposta su se stesso la campagna elettorale. Solo Mancini e De Martino stanno fuori del branco. Ma sono gli sconfitti, il vecchiume che non serve e che viene accantonato. Si salva Sandro Pertini ma certamente non per merito del partito. Lascendente che ha allesterno la sua migliore assicurazione. Altrimenti sarebbe anchegli un emarginato nel cimitero degli elefanti. Lo stile di vita improntato alla pi cinica indifferenza verso il pubblico denaro a cui si attinge con dovizia per i propri personali comodi. Gianni De Michelis utilizza nei suoi spostamenti la flottiglia aerea dellENI. Giusy La Ganga, Nicola Capria, Angelo Tiraboschi, oltre ai gi citati colonnelli, volano con aerei di stato o privati col rimborso a pi di lista. Il che permette di scendere, naturalmente in hotel a cinque stelle. Gli amici pi cari sono imprenditori edili, alti funzionari dello stato, boiardi dellIRI, che introducono i parven nella mondanit ove ci si diverte e si combinano lucrosi affari. Le belle signore sono il contorno dovuto di tutto questo. Allesterno del partito si dedica poca attenzione meno che nei momenti cruciali, determinanti per trattative, acquisizioni. La politica come sviluppo strategico appassiona poco. Lhomo craxianus si sveglia soltanto se in ballo c il sottogoverno ed i suoi appannaggi. Allora diviene durissimo, instancabile, cocciuto. Non si riesce a batterlo, ottiene sempre quello che vuole. Col ricatto, con linsistenza, ribaltando le alleanze. I principi non hanno alcuna influenza sulla morale. Questa machiavellica in senso deteriore: conta vincere, non importa come. Il perdente un essere pietoso, non merita riguardi. Chi vince ha sempre ragione, giustifica tutto, compiacendosi coi sofismi. Destra e sinistra? Polarit superate (alias mi accordo con chi mida di pi, indifferentemente di qui o di la). A Genova Fulvio Cerofolini, uomo della sinistra socialista, diviene sindaco di una giunta coi democristiani. In corso di mandato, rovesciando le alleanze, far il sindaco col sostegno degli oppositori di prima (il PCI) e la contrariet degli ex alleati DC. Lo stesso far Francesco Principe presidente della giunta regionale in Calabria. Trasformismo? Affatto: pragmatismo. Sono le alterne vicende della politica, il contesto che muta, la forza delle cose per dirla con Nenni, maestro di Betttino, che pur non essendo un edonista reaganiano anche lui qualche piroetta nella sua vita lha certamente fatta. Gli intrallazzi, che in politica ci sono sempre stati, vengono razionalizzati. Col nuovo corso non ci si affida pi al dilettantismo, al fai da te. Assurge al ruolo il professionista, colui che i giornalisti battezzeranno subito faccendiere. Chi il faccendiere? E un personaggio mediato dalle intermediazioni commerciali, colui che mette insieme insieme per un contratto le due parti, chi compra e chi vende, e, combinato laffare si tiene una percentuale di sua spettanza. Solo che nel caso in questione la faccenda basata sulla illegalit: da una parte c il politico, dallaltra limprenditore. Il politico vende, esempio un appalto (quindi non pu apparire). Limprenditore che lo acquista tratter col faccendiere di rispetto e pagher lillecito con soldi illeciti, cio che non possono figurare a bilancio. La sua ditta dovr, perci, disporre alluopo di fondi neri, attraverso i bilanci falsi. I reati che la partita accumula sono corruzione (se il cliente offre e laltro subisce), concussione (se a chiedere in forma di ricatto chi offre), ricettazione da parte di chi prende (perch denaro proveniente da un reato), finanziamento illegale del partito (se vanno in quelle casse), peculato (se vanno in tasca propria ed il danaro pubblico), falso in bilancio. Lo scandalo di Torino, propedeutico alla Tangentopoli milanese, mette in luce gli uomini chiave del finanziamento occulto dei partiti. Per il PCI appare Greganti, sorpreso sullautostrada mentre portava oltre un miliardo a Botteghe Oscure (sono soldi raccolti alle feste dellUnit dir ai finanzieri che dopo una telefonata a Roma chiuderanno la partita) ed il Sindaco di Ortonovo (che fa da collettore del malloppo che probabilmente consegna a Greganti. Nel PSI invece appare un personaggio esterno al partito che costituisce il legame col mondo della finanza. E Francesco Mach di Palmstein, brasseur daffaire, come dicono i francesi, internazionale con forti interessi ed amicizie altolocate in Africa, Asia, e nellest comunista, e lausilio di una vasta catena di societ finanziarie legate al partito. Nel 1984, quando la sua figura emerge per un illecito finanziamento al PSI di 120 milioni (siamo ancora nelle bazzecole!)

contestatogli dal magistrato torinese Gian Giacomo Sandrelli, Palm non se ne preoccupa pi di tanto: Se non ritengo del tutto illecita moralmente la questione del finanziamento al partito , mi molto seccato dover ammettere che nei confronti della Coprofin ho mantenuto una condotta di slealt, appropriandomi di fondi societari al di fuori della contabilit sociale, e in violazione ai patti interni tra soci. In sostanza , se ne impipa del processo per lillecito verso lo Stato; soffre invece per essere colto con le dita nella marmellata (del PSI) o col sorcio in bocca come dicono a Roma. Gli brucia, cio, la brutta figura verso Craxi e non quella verso gli italiani. Comunque c da dire che gli italiani, in quei tempi erano ancora dentro lovatta di un giornalismo servile e asservito (ammesso ma non concesso che in seguito sia emancipato). Lo scandalo di Torino, la confessione di Adriano Zampini, erano molto pi di Mario Chiesa ed il Pio Albergo Trivulzio. Per, allora, finiva in cronaca, non gi in prima pagina coi titoli in scatola, come cinque anni dopo. Tutti conoscevano di queste cose nel PSI e negli alti partiti, ma lassuefazione non creava problemi. Riguardavano i vertici dei partiti, il costo della democrazia, e sostanzialmente lopinione pubblica ragionava con la filosofia di Mach. Dovevano scandalizzare, e molto, invece i piccoli imitatori di quel drenaggio illecito di denaro; quelli della periferia, nelle sezioni e federazioni, che per un interessamento (la spinta lolio per lubrificare le ruote) chiedevano cinquecento mila lire al postulante. Era notorio a Genova un compagno nel consiglio di amministrazione dellIACP che nellassegnazione duna casa popolare aveva tariffa fissa: 300.000 lire sullunghia, anticipate. Una corruzione diffusa che negli anni 80 port, il PSI (partito geneticamente pi allo sbando in questo senso) al discredito pubblico. Sintomatiche le polpette velenose degli show di Beppe Grillo (interessati propagandisti della sinistra accreditarono nellimmaginario collettivo lunilateralit del soggetto politico della pratica generalizzata). Invece di allarmarsi, prendere le dovute contromisure, il PSI rideva di quelle facezie tanta era limpudenza e la sicmera della dirigenza al comando al centro come in periferia (Craxi si arrabbi ma stoltamente se la prese col comico, non con le cause dello sbeffeggiamento). Le barzellette sullavidit dei socialisti si diffondevano raccontate dentro il partito. Una molto divulgata era quella delle uova: Sai come fa un socialista a fare una frittata d uova? No? Prima ruba le uova, poi... - Sul Golgota: Hanno messo Cristo in mezzo a due socialisti: su tre, hanno detto, gliene spettava due. Al posteggio dauto il Vigile contesta un automobilista: Non pu posteggiare davanti al portone di Craxi... Non si preoccupi, ho lantifurto. Si scherza anche sui nomi: Qual il socialista pi geniale? Craxi. Quello pi bello? Martelli. E quello pi onesto? Manca. I comunisti ci vanno a nozze. Trasformano vecchie barzellette adattando il socialista al vecchio soggetto: Ges era socialista. Perch? Nacque in una mangiatoia (era sul Don Basilio e riguardava i democristiani). Si arriv allassurdo che un boss delle tangenti come Antonio Gava faceva codesti lazzi su Bettino Craxi (il bue dice cornuto allasino direbbero in Toscana). E del PCI che dire? Nulla, anche se si finanzia come gli altri attraverso le tangenti. Compartimentato come sotto il 'centralismo democratico', la sua vita interna si svolge alla maniera della cupola di Cosa Nostra. Trapela fuori poco, e quel poco voluto ed etero diretto, altrimenti fa parte dell'anticomunismo viscerale. Solo loro sono onesti, hanno le mani pulite. Dire il contrario sono calunnie propagate dalla CIA' .

Il tramonto della Prima Repubblica Capitolo 4


Ma l'era Craxi volge al termine senza che nessuno lo sospetti (men che meno l'interessato). Quello che avvenuto nel 1976 al Midass Hotel si ripete il 13 giugno 1988 alle Botteghe Oscure. Alessandro Natta si dimette da segretario generale del PCI; il 21 viene designato come suo successore Achille Occhetto. Appena in tempo per affrontare il patatrac del Muro di Berlino (novembre del 1989) che si frantuma sotto le picconate dei tedeschi dellest e dellovest. Bettino Craxi corre a Berlino ed anche lui si toglie la soddisfazione di qualche martellata. E il momento di maggiore difficolt per il PCI e di massimo successo del PSI. Limmediato avvenire appare tutto suo come se fosse arrivata la tanto attesa rivincita socialista sul comunismo italiano. Di Pietro nel 1985 diventato sostituto procuratore al Tribunale di Milano. Come pm si specializzato sia nel ramo della criminalit organizzata sia nelle inchieste sui reati contro la pubblica amministrazione. Tuttavia ancora un oscuro personaggio della Procura di Milano anche se si era gi occupato dei reati contro la pubblica amministrazione quando era in servizio sempre come PM della Procura di Bergamo. A Milano poi aveva condotto le inchieste su Atm (primo filone), Carceri d'Oro, Patenti Facili, Ricostruzione della Valtellina, Oltrep, Codemi-De Mico. La sua destrezza investigativa agevolata dalla passione per l'informatica. Aiutato da esperti al posto dei monumentali faldoni immagazzina tutti i dati negli hard disk, manipolandoli e comparandoli cos con molta facilit. La visione sistematica dei casi lo porta a convincersi che tra la stragrande maggioranza dei reati contro la pubblica amministrazione e i reati societari vi sia un'interconnessione precisa, che poi chiamer 'corruzione ambientale'. D'altronde egli stesso conosce bene l'ambiente di Milano attraverso amicizie e frequentazioni che lo metteranno in difficolt dopo Tangentopoli portandolo alle dimissioni dalla magistratura. Comunque abbiamo visto come la forzatura delle regole sugli appalti e la loro assegnazione aveva un rilievo di pubblico dominio, con connivenze e complicit dei vari livelli arcinote soprattutto dopo le confessioni dell'imprenditore De Mico a Milano e Zampini a Torino. Sono gli anni in cui bazzica certi amici e strani finanzieri che, nel paese dellusura, prestavano a lui, senza interesse,

malloppi di quattrini da lui poi restituiti in contanti, scriver Giuliano Ferrara su Il Foglio, "come un qualunque tangentaro di periferia allapparire sullorizzonte di ispettori ministeriali". Nel periodo in cui Craxi faceva gli affari per il PSI (in una intervista del 23 febbraio 1996 Gerardo DAmbrosio spiega che Craxi finanziava la politica, non se stesso) il comportamento di Di Pietro non era certo dei pi adamantini vista ala funzione che svolgeva. Nello stesso editoriale de l'Elefantino (Il Foglio, 13 marzo 1996), Giuliano Ferrara scrive ancora dopo le sue dimissioni dalla magistrattura: "il suo comportamento di uomo e di magistrato sarebbe risultato incompatibile a norma di legge e di etica pubblica con la sua funzione di pubblico ministero. Difendersi eventualmente davanti a un Gup (giudice delludienza preliminare), sempre che un magistrato avesse avuto poi lardire di chiedere il suo rinvio a giudizio per numerose concussioni, sarebbe stato pi facile, codicilli alla mano e orchestrazione politica alle spalle, che non difendersi davanti a un semplice esposto per incompatibilit ambientale al Csm. Da quel briccone furbastro che appare e da quel politicante di dubbia specie protodemocristiana, quale Di Pietro certamente , il magistrato ex pi pulito dItalia queste cose le sapeva, e abbandon appena in tempo la toga macchiata di comportamenti che si addicono pi a uno spaccone coinvolto in un giro di biscazzieri che non a un pubblico inquisitore e moralizzatore. Ma Di Pietro non ha solo il difetto di aver preso soldi dove non doveva, di aver avuto case a buon prezzo politico quando non ne aveva diritto, di aver girellato con i suoi amichetti su una Mercedes avuta a titolo gratuito, di aver mandato avvisi di garanzia in tempi sospetti a persone che gli avevano rifiutato dei favori clientelari, di aver fatto il procacciatore di favori e prebende professionali per la sua famigliola, e chissenefrega delletica e della pubblica moralit". Mentre la futura 'Madonna' della procura milanese giostra con l'avvocato Lucibello, Pacini Battaglia e la Maa Assicurazioni, Bettino Craxi si dimette dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, lascia Palazzo Chigi, e torna a pieno tempo alla segreteria del PSI certo e convinto che dopo una pausa di astinenza le prossime carte in sua mano saranno ancora migliori con prospettive pi grandi (la presidenza della Repubblica terzo socialista dopo Giuseppe Saragat e Sandro Pertini). Ha le idee nitide e determinate per porre il PSI terza forza centrale tra DC e PCI contendendo ogni primato alle due forze. Chi vincer in Italia? si domandava Alberto Ronchey in un libro (Mondatori) del 1982. Sembra propria che a vincere sia Bettino Craxi. Berlinguer morto improvvisamente con ancora nelle orecchie i fischi socialisti del Congresso di Verona. La Dc al minimo elettorale storico. Il quadro si presenta favorevolmente consono al suo ottimismo della volont. Ma ecco l'inattesa ed improvvisa svolta del PCI ad una riunione di partigiani in quel di Bologna tenuta da Achille Occhetto con l'intento proprio di sparigliare e confondere le carte. La Bolognina una sezione della citt simbolo e vetrina del comunismo italiano prima del 1989. Occhetto la sceglie per annunciare lo strappo col comunismo, rendendola famosa a tutti gli italiani. Una rivoluzione che per i profani aveva il crisma drammatico e stupefacente; per i meno sprovveduti -coi regimi dellest europeo e lURRS, il campo socialista dopo la caduta del muro di Berlino che stavano tirando le cuoia- loperazione appariva pi come atto di furbizia, di trasformismo allitaliana, che la realizzazione del processo di superamento della scissione comunista di Livorno nel 1921. Alla Bolognina nasce il PDS annunciato da unOcchetto molto commosso. Poteva essere il momento della riunificazione tra i due tronconi separati per ricostruire il partito unico dei lavoratori italiani. La storia successiva della politca italiana sarebbe stata certamente diversa, meno tragica. Ma in quel terribile 1989 sia Craxi che Occhetto commettono errori di superbia. Siamo noi il vero partito socialista dice quest'ultimo rivolto al PSI quale interlocutore per la riunificazione. Passo impudente quanto falso che suona male alle orecchie dell'orgoglioso Bettino Craxi. Io credo che sia in questa fase che ognuno dei due leader si ponga in mente di fagocitare o distruggere l'altro. Ma mentre Occhetto ne ha i mezzi (un partito organizzato, compartimentato, con mani lunghe in ogni campo compresa la magistratura), come abbiamo visto il PSI di Craxi ridotto ad una congrega di clientele opportuniste ed infingarde. Senza pi -escluso il suo capo- riferimenti ideali, capacit politica. Bastava riprendere il discorso di Amendola, sul Partito Unico dei Lavoratori Italiani per creare una nuova entit che superasse il fallimento ideologico del PCI e quello etico organizzativo del PSI. La Domenica 12 novembre nell'assemblea della Bolognina, il quartiere della periferia bolognese, potevano presentarsi insieme Occhetto e Craxi ad ufficializzare lannuncio di rompere con Cossutta ed Ingrao, e creare la nuova socialdemocrazia italiana (quella che invano D'Alema oggi tenta di costruire). Invece da solo, davanti ai vecchi compagni partigiani, in lacrime Occhetto consuma il sacrificio del nome allo scopo esclusivo di salvare il partito cos come . Cambier etichetta ma, pertanto la cultura rester la stessa provocando le difficolt successive che si sfogheranno nell'ossessivo giustizialismo anti-socialista a sostegno del Pool di Milano intento alla sua distruzione. Bettino Craxi non avverte il pericolo. Anzi crede nell'onda lunga del suo governo ed tuttaltro che propenso a ricomporre la casa socialista insieme al PCI. Saranno le tornate elettorali a sfrondargli le illusioni. Londa lunga di Palazzo Chigi smorzata. Quando lItalia vota i risultati si possono considerare il canto del cigno della prima repubblica. Saranno anche gli ultimi di unepoca. Le ultime elezioni politiche erano state nell87 ed avevano dato i soliti risultati di blocchi cristallizzati, luno o due per cento in pi o in meno che non modificavano dun pelo la situazione. DC e

PCI, partiti finti alternativi, consociati di fatto dopi il 'compromesso storico' e la 'fermezza' contro le Brigate Rosse; cumulavano oltre il 70 % dellelettorato (PSI al 12). Maggioranza di pentapartito confermata il 18 giugno del 1989, quando si affaccia in sordina, la Lega, ancora chiamata Lega Lombarda o Alleanza Nord. Essa computata su tutto il territorio ha un misero 1,4 per cento, ma nella plaga del nord-est (II circoscrizione del Veneto, Trentino, Friuli, Emilia Romagna) si afferma col 5,6 % (quasi il 10 se non ci fosse la rossa Emilia a diluire il voto). Anche il PSI aumenta un punto in percentuale, dal 13,5 dell87 al 14,5 dell89, cosa che fa illudere Bettino. Ma uno sguardo al voto indica che il PSI perde 600.000 elettori (da 5.503.000 nell 87 a 4.985.000 nell 89). Tutto sommato -per- unesito ideale per un incontro PSI-PCI alla pari. Ma sia Craxi che Occhetto da quellorecchio non ci sentono perdendo una grande, irripetibile occasione. Passano due anni e mezzo di alterne vicende. Crolla il Muro, Occhetto crea il PDS, polemizza con mezza Italia difendendo Saddan Hossein, fa la testa di turco contro il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga per sciogliere le Camere convinto di vincere le elezioni (si pu pensare che egli gi conosca gli eventi giudiziari in gestazione, altrimenti non si spiega codesto ottimismo). Le camere sono sciolte mentre si accende il turbine di Tangentopoli che ha delegittimato circa 200 tra deputati e senatori messi sotto inchiesta dal pool mani pulite. Il 5 aprile 1992 va alle urne. E il primo voto post-comunista; la preferenza unica. In gioco la riconferma del Pentapartito guidato dal cos detto CAF (Craxi, Andreotti, Forlani). Esso ha nel vecchio Parlamento il 53 %, maggioranza assai risicata. Tra le novit il PATTO SEGNI uscito vittorioso dal Referendum sulla preferenza unica; Rifondazione Comunista, Verdi, la Rete di Orlando. E soprattutto l'incognita della Lega. Perde la DC 30,7 - Il PDS dimagrisce dal 27 al 14 per cento, la stessa forza del PSI di Craxi. Il resto la frantumazione da Pannella, Cossutta, Segni, Orlando tra cui il Partito dellAmore della povera Moana Pozzi. La Lega ha sfondato impedendo ogni maggioranza coesa sia di pentapartito che della sinistra. Il terreno concimato per far esplodere Mani pulite. Nellultima puntata di Samarcanda, il talk-show demagogico giustizialista, condotto da Santoro, Occhetto accusa la Federazione di Firenze in merito ad operazioni urbanistiche su aree di propriet Fiat e Fondiaria della citt, provocando le dimissioni del capogruppo alla Regione Toscana Michele Ventura, il vice sindaco, e l'assessore allurbanistica allepoca dei fatti. Quisquiglie rispetto a quanto poi avverr.

La quiete prima della tempesta

Capitolo 5
LItalia prima DI Mani Pulite credo di averla tinteggiata senza piet o indulgenze per nessuno. Il nocciolo della questione che provoc la tempesta giudiziaria inizialmente accolta con fiducia dai cittadini (e non solo per la sollecitazione manipolata verso l'entusiasmo da parte dei mass media). Tutti i partiti nel tempo avevano esageratamente dilatato i cos detti 'costi della politica' che supplivano col sistema delle tangenti ad ogni appalto concesso. Abbiamo visto come la pratica si era generalizzata nei vertici nazionali dei partiti, ma si era -per una perversa imitazione- diffusa anche fino al pi piccolo notabile di provincia. Che questi agiva in proprio spesso con spudoratezza all'ombra del sottobosco dei partiti nazionali operanti alla medesima maniera. Imprenditori e manager si erano bene adagiati nel sistema (dato per scontato), offrendo per primi le creste ai mediatori o faccendieri. Si pagava per lappalto, limpiego, la promozione, lesame di stato I viaggi allestero dei politici coi pletorici codazzi al seguito costavano allerario un patrimonio. Macchine blu con autisti e accompagnatori fissi. Scorte esagerate anche a mezze tacche che non correvano alcun pericolo. Lo status' di politico affermato richiedeva sia sfoggiare, che dissipare col pi profondo disprezzo per il pubblico denaro. La Democrazia Cristiana costava testimonianza di Cirino Pomicino prima che diventasse Geronimo- 100 miliardi allanno. Nella provincia, neppure il partito ma una sua corrente interna, necessitava almeno di cinquecento milioni in media tra citt grandi e piccole; due miliardi per affrontare le elezioni (il finanziamento pubblico varato in quattro e quattrotto dopo Antilope Kobbler, ne copriva la infinitesima parte). Il Partito Comunista aveva delle federazioni che parevano ministeri; Bottege Oscure un governo intero. Il denaro per la propaganda e la sussistenza (pensiamo al deficit de L'Unit) aveva capitolati di spesa enormi che venivano suppliti in una miriadi di fonti quasi tutte di illecito stampo (difficilmente dimostrabili in un processo ma di certa sussistenza come assegnazioni di inutili consulenze a professionisti vicini, progetti di fattibilit, esenzioni con permessi sindacali retribuiti per il lavoro nel partito, vendite prodotti sovietici negli spacci all'interno delle fabbriche o delle Case del Popolo). Eppure, nonostante tutto ci, aiutato dalla vasta penetrazione dei propri militanti nelle redazioni dei quotidiani e dei mass media, il PCI si accredita all'opinione pubblica come il partito delle 'mani pulite'. Anzi l'inchiesta che sta maturando nel gruppo culturale dei magistrati milanesi pi politicizzati prender proprio quel nome coniato da Enrico Berlinguer nel 1976. Quando il segretario del PCI condusse una campagna elettorale incentrata sull'alternativa di sinistra alla 'corrotta' DC e poi, giustificandosi col pericolo del colpo di stato alla Pinochet anche da noi, devi sul 'compromesso storico' cio proprio dell'alleanza con quel partito). Agli inizi di settembre Chiara Moroni, figlia di una vittima cruenta della futura inchiesta, che

accusava i magistrati del 'pool' di aver condotto il loro lavoro con precise finalit politiche, secondo il metro dei due pesi e due misure per salvare Occhetto e D'Alema dalle inchieste che massacrarono Craxi, Forlani e Andreotti; viene redarguita da Cesare Sabelli Fioretti che sul magazine Sette del Corriere della sera le intima: "Onorevole Moroni, la capisco ma lei su Mani Pulite si sbaglia' sviluppando la tesi della Procura Milanese che le indagini siano state imparziali e corrette, e che se il PCI-PDS usc pressoch immune lo fu soltanto perch venne meno implicato nei processi. Naturalmente esplosero le polemiche. Gli risposero la stessa Moroni figlia del primo suicida dell'inchiesta, Paolo Cirino Pomicino, Stefania Craxi e Gianni De Michelis. Nella mia modestia diffusi in rete e nel web una lettera aperta contestando la sua visione delle cose (il giornalista un notorio antico militante del PCI, e pertanto parte in causa). Il Magazine SETTE, allegato del Corriere della Sera, in agosto ha pubblicato l'intervista di Michele Brambilla alla giovane onorevole Chiara Moroni figlia de "il primo suicida eccellente" di Tangentopoli' come recitava il titolo. Nel n 38 del 19 settembre gli risponde il 'giornalista' Claudio Sabelli Fioretti (le virgolette significano che fa il giornalista come Michele Santoro fa il conduttore televisivo) sciorinandole in una lettera aperta una serie di -non vero- confutando completamente (secondo lui) l'elementare tesi della Moroni: "il sistema di finanziamento pubblico riguardava tutti i partiti, ma il PCI non stato colpito" con la prima apodittica affermazione anzidetta. Prima per, da buon tartufo, moraleggia sulla condizione di figlia di una vittima di Mani Pulite che "ha diritto a tutta la comprensione possibile". inoltre le vuole insegnare che "il falso ripetuto mille volte diventa vero. Lo fanno in continuazione i professionisti della propaganda politica" dimenticando che egli proviene da un partito che di quella scuola aveva essenza di vita tanto che nelle sue federazioni esisteva un preciso ufficio chiamato appunto Agit/prop (col burocrate incaricato a tempo pieno di portarlo avanti). Dalle due pagine di Sabelli Fioretti emerge che l'inchiesta Mani Pulite ha investito tutti, anche il PCI, ma su di esso emerso poco o nulla (Epifanio Li Calzi, Barbara Pollastrini e Gianni Cervetti). E la carcerazione di Primo Greganti, rilasciato sulla parola che i soldi che manovrava erano suoi e non del partito, mentre i compagni riempivano le piazze manifestando contro i 'ladroni' socialisti facevano il tifo per il suo silenzio; era garanzia di imparzialit. Cos dal comodo quadro descritto, nei cinquant'anni della prima repubblica sarebbe avvenuta questa anomalia: I partiti dell'arco costituzionale hanno governato l'Italia in solido, occupando tutti gli interstizi di potere dello stato (che in economia equivalevano quasi a quelli di una 'democrazia popolare' vedi ENI, IRI, RAI ecc) attraverso la lottizzazione. Ma il drenaggio del denaro pubblico riguardava solo i partiti del primo centro sinistra perch i rappresentanti del PCI nei consigli di amministrazione si comportavano come le classiche tre scimmiette aggiungendo al non sento, non vedo, non parlo anche il non prendo. Ora per scagionare il PCI dal coinvolgimento nelle 'dazioni ambientali' prendere a esempio le inchieste di Borrelli e la sua equipe giudiziaria, esaltando i testi di Marco Travaglio, una bella trovata. Sabelli Fioretti si appoggia sul lavoro del Pool milanese, che proprio quello oggetto della contestazione per essere stato condotto in modo fazioso interpretando l'azione giudiziaria con la bilancia che pende solo da una parte. Mani Pulite aveva dei precendti, non nasce nel 1992, anche se da quell'anno scaglia l'affondo e raggiunge lo scopo (togliere di scena -dopo la caduta del Muro di Berlino- i partiti avversari del PCI, il cui sistema di potere minacciato da quell'evento). C'era stato prima lo scandalo Teardo a Savona. Quello della giunta Novelli a Torino. Rilegga, Sabelli Fioretti, gli atti, le interviste di quelle vicende-prove generali di fattibilit. Legga il libretto di Michele Del Gaudio (poi divenuto onorevole) 'La toga strappata'. Nelle inchieste appare chiaramente che anche elementi del PCI erano coinvolti. Ma l'occhio del ciclone investe disastrosamente soltanto il PSI (e dopo il marasma come Del Gaudio- molti magistrati delle inchieste vengono candidati al Parlamento dalla sinistra). Legga come spiegava Zampini l'incasso delle tangenti. Mentre quelle dei socialisti correvano brevi mani dal corruttore al corrotto (o viceversa), per il PCI -data la natura centralista del partito- c'era tutta una organizzazione che evitava intraprendenze personali. Per le dazioni torinesi il collettore delle ricezioni era il sindaco di Ortonovo. Tuttavia codesta rete delle percezioni rimasta coperta. Nulla venuto alla luce. Greganti, intercettato sulla autostrada per Roma con una valigetta piena di denaro dalla Finanza, fa telefonare a Berlinguer e la cosa muore l. Sostenere l'imparzialit di Mani Pulite in quanto, se ha colpito il PCI nei minimi termini del finanziamento illecito, gli perch nei minimi termini esso era coinvolto, ci vuole molta impudenza. Il suo stesso direttore Ferruccio De Bortoli, che non certo persona filo craxiana, ebbe a scrivere in un editoriale del Corriere della Sera: >. Ma la cosa pi scandalosa, aggiungo per concludere, che lartefice primo dellinchiesta Mani Pulite, abbandoni la magistratura. Bussa alla porta di un partito inquisito, e si faccia dare un seggio senatoriale in un collegio della Toscana talmente sicuro, che, se agli elettori il partito chiedesse di votare una capra la voterebbero>>. Con questo abbiamo un succinto anticipo della narrazione. Per completare il quadro c' da dire che a tutti Sabelli Fioretti risponde confermando la sua tesi: "Scusate, ma su Tangentopoli ci vuole altro per convincermi". Ci vuole altro? Ma quando mai un comunista si convinto di qualcosa che non fosse la linea professata? La mia lettera si chiude con Di Pietro. Gi l'Antonio di Pietro lo abbiamo perso di vista dopo avere accennato a 'cosa faceva durante gli anni '80' della prima repubblica. Riprendiamone il filo. Dopo averlo visto esordire a Milano come uditore giudiziario ( il novembre del 1981, egli ha compiuto 31 anni), egli, provenendo dal commissariato di polizia, predilige le materie penali evidenziandosi elemento preparato e molto attivo.

Con tali meriti venne assegnato -come abbiamo visto- alla Procura di Bergamo dove il 'poliziotto' soverchia la personalit del 'magistrato' tanto che il s uo capo tratteggia di lui un giudizio pesante: "I metodi del dott. Di Pietro" scrive "sono eccessivamente inquisitori". Il profilo che ne tratteggia gi il ritratto del PM animatore di Tangentopoli: oltre alla maniera di condurre le indagini tipo tribunale della inquisizione, indulge al protagonismo, e pecca di metodi accentratori. Ma a Bergamo oltre alle inchieste assegnate (rapine e furti, incendio di una societ compensato da Toro Assicurazioni con quattro miliardi di indennizzo) Di Pietro si fa conoscere anche negli ambienti politici cittadini. Si avvicina all'area democristiana della corrente Forze Nuove guidata da Giancarlo Borra, sostiene la candidatura di un esponente in competizione elettorale per un seggio alla Camera dei Deputati. Con quel bagaglio di esperienze arriva a Milano dove prende in mano l'inchiesta sulle patenti false che coinvolge una pletora di persone inserite nel contesto di quella attivit (autoscuole, notai, funzionari comunali e della motorizzazione). Si applica nelle ricerche comparate all'uso del computer aiutato da giovani CC esperti d'informatica. Ma al fine della nostra ricostruzione, che facevano Di Pietro e la magistratura quando nel paese dilagava il sistema delle tangenti, hanno meno rilevanza le esperienze professionali che le amicizie, e le frequentazioni. Con la seconda moglie, avvocato Susanna Mazzoleni, si inserisce nella Milano che conta: circoli, alte personalit politiche e amministrative, imprenditori e industriali. Collabora alla rivista 'Gran Milan' edita dal conte Carlo Radice Fossati. Attraverso un ritrovato collega ora funzionario della Digos Eleuterio Rea entra in amicizia col questore Achille Serra. Ma i prediletti sono un avvocato Giuseppe Lucibello, e l'agente immobiliare Antonio D'Adamo che dalla Fininvest di Berlusconi si messo in proprio trattando immobili ed in poco tempo -sbaragliando ogni concorrente quando si tratta di vendite da parte di enti pubblici (compreso il Pio Albergo Trivulzio, la 'Baggina di Mario Chiesa. Amicizie generose che implicano processi a cui in futuro sar sottoposto dalla Procura di Brescia, dai quali uscir sempre assolto perch 'i fatti non costruiscono reato' o perch i fatti non sussistono . Ricordiamone alcuni: Lex magistrato era accusato dai sostituti procuratori Fabio Salamone e Silvio Bonfigli di abuso di atti di ufficio, a favore di una societ costituita da suoi ex collaboratori, e di concussione, per il progetto di informatizzazione degli uffici giudiziari (Una decisione che si commenta da sola, dice con soddisfazione Massimo Di Noia, lavvocato di Antonio Di Pietro). Comparir ancora davanti al gip bresciano come parte lesa per il presunto complotto che lo avrebbe indotto alle dimissioni. Dopo ancora per la vicenda 'Lombardia Informatica'. I pm bresciani sono interessati a capire i rapporti fra Antonio Di Pietro, Sergio Radaelli, Maurizio Prada e Giuseppe Lucibello tra cui si svolgono soventi e numerose le telefonate. Come abbiamo detto tutto codesto lavoro giudiziario si risolve nel nulla. Di certo per Antonio Di Pietro "frequenta strani amici di certi strani finanzieri che, nel paese dellusura, prestavano a lui, senza interesse, malloppi di quattrini da lui poi restituiti in contanti, come un qualunque tangentaro di periferia, allapparire sullorizzonte di ispettori ministeriali" come scrive Giuliano Ferrara. Insomma, morale della favola, fino al giorno in cui qualcuno decide di premere il detonatore di Tangentopoli nell'Italia della corruzione tutto, tra Pinocchio ed i Lucignoli, filava liscio come nel paese dei balocchi.

L'arresto di Mario Chiesa Capitolo 6


Il 17 febbraio 1992 Mario Chiesa si apprestava a intascare l'ennesima tangente di 14 milioni per un appalto delle pulizie. Questa volta, per, l'imprenditore stanco della vessazione lo aveva denunciato ai CC, e le banconote erano segnate. L'amministratore arrestato in flagranza cade come il cacio sui maccheroni per l'inchiesta in pectore di cui i falconi stavano gi sul tavolo dei PM della Procura milanese. La moglie del Presidente, Laura Sala, viveva separata da Mario Chiesa che -secondo lei- non le passava gli alimenti nella misura dovuta. I suoi rapporti con l'ex marito sono quindi assai tesi, facendo il diavolo a quattro contro il coniuge. Alla signora importa poco sentire che l'ex marito acquistava sempre pi potere e notoriet. Non gli perdona la tirchieria dopo che Mario Chiesa l'ha citata in tribunale chiedendo la riduzione dell'assegno di mantenimento, e poi sa che lo stipendio di manager pubblico la fonte minima del guadagno. Che egli detiene due cospicui conti correnti in Svizzera. A tirarlo in ballo si era aggiunto il ricorso di un impresario di pompe funebri contro un cronista, colpevole solo di avere raccontato le sue chiacchiere sentite durante il pasto in trattoria delle tangenti che doveva versargli per il suo lavoro. Fu la sera del 4 giugno 1991 quando in una trattoria lungo i Navigli stavano seduti amici e conoscenti di Franco Restelli, titolare della "Magenta Sas", un'impresa di pompe funebri. Tra loro anche Nino Leoni, redattore del quotidiano "Il Giorno". Quella sera sent dire da Restelli che sui morti della Baggina esisteva un vero e proprio racket, e che Mario Chiesa chiedeva centomila lire a salma... Leoni fece i controlli del caso e ne scrisse su "Il Giorno" (allora quotidiano dell'Eni): "Racket del caro estinto con subappalto salme a centomila l'una". Smentite, proteste, querela per diffamazione a mezzo stampa. Appena il documento arriv sul tavolo di Antonio Di Pietro, il

magistrato poliziotto avvi i primi riscontri ottenendo da Italo Ghitti, giudice per le indagini preliminari, l'autorizzazione a mettere sotto controllo i telefoni di Mario Chiesa. L'inchiesta giudiziaria, che pugnal al cuore la prima repubblica, era partita. Si chiam "Mani Pulite" per dargli il senso di pulizia in tutta Italia, e 'Tangentopoli' (termine coniato dal giudice Italo Ghitti) ristretto alla citt di Milano. Per il suo attivismo inquisitorio e l'impulso delle indagini, con arresti e carcerazioni a catena, le indagini si identificano da subito nel PM Antonio Di Pietro. Questo conveniva al pool composto nella maggioranza da magistrati notoriamente collocabili politicamente. Di Pietro era stato vicino agli ambienti democristiani e socialisti, non era in odore di sinistra o politicizzato come gli altri. Veniva proprio a fagiolo. E come abbiamo visto si era gi occupato di reati contro la pubblica amministrazione a Bergamo. A Milano poi aveva condotto le inchieste su Atm (primo filone), Carceri d'Oro, Patenti Facili, Ricostruzione della Valtellina, Oltrep, Codemi-De Mico. La sua iniziazione all'informatica lo agevolava nelle indagini immagazzinando dati e comparandoli con facilit e maggior velocit delle trascrizioni cartacee. A queste pratiche diciamo tecniche, Di Pietro aggiunge l'esperienza di commissario che , negli interrogatori consiste di mettere sistematicamente, gli indagati uno contro l'altro. Aizzare chi ha pagato contro chi ha ricevuto. Tenere chiuse le persone in carcere e promettere la libert in cambio delle delazioni, o -se si vuole- confessioni che coinvolgano altre persone implicate. Con Mario Chiesa il gioco punta subito e direttamente a Bettino Craxi. Alla vigilia della tempesta, dicevamo nel capitolo precedente, la vita di Milano scorreva tranquilla. Craxi in auge, ristoranti pieni, negozi affollati, il denaro circolava e produceva ricchezza. Antonio Di Pietro riceveva in prestito per comperare casa 100 milioni dall'assistente di Giancarlo Gorrini presidente della Maa assicurazioni. Dirr dopo: Rocca sapeva che ero in difficolt e non avevo i soldi per la casa. Decise di farmi un prestito, dilazionando i tempi della restituzione come volevo. Cento milioni senza una data di restituzione n interessi. Salder il debito nel 94 quando su di lui grava l'inchiesta del PM Salamone. In quella occasione Gorrini dice di aver aiutato Di Pietro perch, in pericolo a Milano per un buco da oltre 100 miliardi, sperava nella riconoscenza e nelleventuale aiuto da parte di un magistrato influente. A Di Pietro arriva anche un altro dono, una Mercedes, dallufficio sinistri della Maa assicurazioni: Rocca venne a sapere che avevo fuso la mia macchina in autostrada e decise di aiutarmi. Trovammo una Mercedes che valeva 20 milioni e Rocca mi assicur che avrebbe provveduto a coprire il p rezzo racconta ancora Di Pietro. L'auto pochi giorni dopo fin, per 20 milioni, al suo amico avvocato Giuseppe Lucibello (Di Pietro pag, solo anni dopo, i 20 milioni dellautomobile). Nessun atto contrario alla legge e neppure ai doveri di ufficio. L'andazzo italiano della prima repubblica era quello adagiato sul generale do ut des. L'Italia un paese senza principi: le cose si fanno o non si fanno non a prescindere dalla contingenza, perch vanno fatte; ma si fanno quando conviene al potente di turno. Nelle grandi cose e nelle piccole. Una strada ha il divieto di sosta; per anni si lascia posteggiare. Un bel giorno un vigile passa e mette a tutte le vetture la contravvenzione. Dopodich per altri anni non si far pi vedere. Le tangenti erano una pratica consuetudinaria. L'esplosione di Mani Pulite come il vigile a che passa e mette le bollette. Qualcuno ha dato l'imput, perch la cosa al momento gli giovava. Non si spiega altrimenti la tolleranza, gli occhi chiusi, del prima e del dopo il fatidico giorno del 17 febbraio 1992. L'ingegnere elettrotecnico Mario Chiesa, laurea a 24 anni, socialista, si dice coltivasse l'ambizione di diventare un giorno sindaco Di Milano. Intanto, fa parte di rilievo dell'entourage di Bettino Craxi la cui corrente ha sede in piazza del Duomo. E' presidente dell'ospizio Pio Albergo Trivulzio, detto dai milanesi Baggina degli anziani, una struttura moderna ed efficiente, resa dalla sua presidenza una specie di clinica svizzera da sfruttare come biglietto da visita negli appuntamenti elettorali essendo ottimo piedistallo clientelare e di reperimento fondi. E Mario Chiesa lo sa bene usare. Come presidente si fa un buon nome sia in citt per l'efficienza, sia nel partito per i favori. Aiuta Bobo Craxi alle comunali con le preferenze in attesa del suo turno. Purtroppo a distruggere i suoi sogni e troncargli la carriera politica scatta la strategia di un circolo culturale milanese, a cui aderiscono i magistrati che poi formeranno il Pool Mani Pulite, che ha deciso di irrompere nella politica con una grande inchiesta giudiziaria, e la personalit poliziesca quindi estremamente pragmatica del PM Di Pietro che coglie al volo l'opportunit di mettersi in luce e volgere al meglio (per la sua persona) l'inchiesta stessa. Il cui avvio spettacolare: intorno alle 17 del 17 febbraio 1992, Luca Magni, il piccolo imprenditore titolare dell'impresa di pulizie Ilpi, negli uffici della presidenza del Pio Albergo Trivulzio. Deve secondo accordo consegnare a Mario Chiesa 7 milioni in contanti. Le banconote che porge sono fotocopiate in Procura e una ogni dieci portava la sigla di Di Pietro e del capitano dei CC Roberto Zuliani. Magni aveva anche un microfono nella penna, e telecamera nella borsa. Quando Mario chiesa es clam: "Questi soldi sono miei" i carabinieri gli risposero: "No, ingegnere, questi soldi sono nostri". E lo portano via. Un anno prima nel 1991 al Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa, inaugura alcuni nuovi padiglioni. La dirigenza del gerontocomio, sotto gli ordini del presidente, ha fatto le cose in grande. Mario Chiesa in occasioni come queste di festeggiamento dei traguardi ottenuti, vuole dimostrare la propria potenza al partito, a Bettino e alla citt. Egli insieme a pochi altri uno dei marescialli socialisti di Milano. A Craxi ha dato e da Craxi ha ricevuto. Viene messo in quel feudo, per rifondere tributi secondo la prassi conclamata, nota a anche alle panchine dei giardinetti. Il posto di potere serve alla carriera individuale del boss di partito, ma anche a finanziare la corrente di appartenenza.

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Sono tipi che nella prima repubblica si sono prolificati facendo perdere alla classe politica il credito dei cittadini. Tronfi, arroganti, temuti, ammirati, invidiati, corteggiati, adulati fanno il verso al Capo atteggiandosi, nel loro piccolo, a leader servendo quello vero avendo potere quasi assoluto nellente pubblico in cui sono stati collocati. Quel mattino la festa era una apoteosi per Mario Chiesa. Suoi ospiti sono Bettino Craxi, insieme a Tognoli e Pillitteri. C anche il Procuratore della Repubblica Francesco Saverio Borrelli. Inaugurazione, rinfresco, strette di mano, inchini e complimenti. Chi pu immaginare la bomba appena descritta che investir lEnte, il suo presidente, il gruppo politico al suo fianco compreso il leader Bettino Craxi? Che la scintilla dellesplosione sar proprio Mario Chiesa? Linchiesta del PM Antonio Di Pietro in quei primi mesi del 92 resta circoscritta a Milano ma riguarda nomi di risonanza nazionale. In giugno alla Giunta per le autorizzazioni a procedere, presieduta dal DC Gaetano Vairo di Caserta, un nome del tutto sconosciuto, riceve il plico delle prime richieste: 54 pagine pi allegati; dieci tomi degli interrogatori, ed un massiccio faldone di documenti. Fogli coperti dal segreto istruttorio che di li a poco correranno di mano in mano tra i giornalisti. Difficile accusare qualcuno: i parlamentari possono consultarli dietro licenza dellon. Vairo, e molti corrono a sfogliarli (non possono fare fotocopie). Per le pagine pi scottanti circolano e segnalano che la richiesta di Di Pietro riguarda i deputati socialisti Tognoli, Pillitteri e Massari, Antonio del Pennino del PRI e Gianni Cervetti del PDS. Questultimo desta scalpore non come persona ma per lappartenenza al partito delle mani pulite secondo lo slogan lanciato da Berlinguer e ripreso da Occhetto con le palme alzate verso la platea (Forattini stiller una vignetta con Lui, DAlema e Nilde Jotti in manette. Didascalia: partito dalle manette pulite). La partenza sembra vera, obiettiva, imparziale. Fa colpo sulla gente che, stufa delle vessazioni partitocratriche non ancora contrabbandate per craxismo, si entusiasma e parteggia immediatamente per i magistrati contro i politici. Il turbine vero e proprio, per, presto investir unicamente Craxi, segretario del PSI, tirato in ballo da Chiesa dopo aver ricevuto lepiteto di mariuolo. Egli dichiara a Di Pietro di aver finanziato la campagna delle comunali a Milano al figlio Bobo coi soldi delle creste reperite alla Bagina. Il 1992 doveva essere per Bettino lanno della risalita Palazzo Chigi. Le circostanze gli apparivano tutte favorevoli: la tornata elettorale, la elezione dei presidenti delle due Camere. Lamico Francesco Cossiga al Quirinale una tranquillit per ricevere lincarico. Durante la campagna elettorale Giovanni Minoli lo intervista a Mixer dove Bettino craxi dichiara: Si, mi sento lunico candidato per la formazione del futuro governo. La maggioranza che prospetta sempre il quadripartito uscente (DC, PSI, PSDI e PLI) ma potrebbe estendersi al PDS se Occhetto aderisse all'Unit Socialista. Una tagliola per Occhetto che non deve certo gradire. E a questo punto esplode Tangentopoli determinando il disastro del CAF, e i partiti di governo. Ma sono miratamente escluse le sinistre interne vicine al PCI-PDS di quegli stessi partiti. Il quadripartito prospettato da Craxi non ha maggioranza, per il boom elettorale della Lega che sottrae voti specialmente a socialisti e democristiani. Lalleanza con Forlani basata sul presupposto io a Palazzo Chigi, tu al Quirinale si affloscia. Bettino spedisce il delfino Martelli a esplorare e ingraziarsi Achile Occhetto mentre il vortice dei rinnovi procede nella maniera che pare favorevole. Alle due presidenze di Camera e Senato vanno Scalfaro e Spadolini. Dopo le dimissioni anticipate di Cossiga, al Colle va Scalfaro, a sua volta sostituito alla presidenza della Camera da Napoletano. Ogni pedina piazzata, manca soltanto di piazzare la propria pensa Bettino Craxi. Credendo abbia gi la vittoria in tasca. Il notabile DC Scalfaro, gi ministro degli interni nel suo primo governo, ritenuto un amico. Anche Napoletano, migliorista nel PDS, considerato il pi vicino ai socialisti. Tutti calcoli fatti senza l'oste, che nessuno mette nel conto Di Pietro. Dalla segreteria di via del Corso escono illazioni sulla composizione del Secondo Ministero Craxi. Ci saranno meno ministri, ma molto qualificati; un mix di tecnici e politici. I nomi sono: Forlani agli esteri, Carlo Azeglio Ciampi, super ministro di tutti i dicasteri economici (per una rigorisissima manovra economica che far invece Amato). Obiettivo: portare lItalia in Europa. Giuseppe Tamburrano, lesegeta della storia socialista, vaticina imprudentemente: Dal punto di vista politico Tangentopoli lo ha ferito, ma non finito. E come un leone ferito reagir. Le uniche reazioni che arrivano dal PSI, come abbiamo visto gi malato e quasi in coma, sono sordidi ribollii contro Di Pietro. Smentite, allusioni a complotti, rivelazioni private. Il Sabato, diretto da Paolo Liguori pubblica un 'dossier Di Pietro' redatto dal giornalista Roberto Chiodi ove, prove alla mano cio in allegati, sono elencati tutti gli intrallazzi che si riveleranno veritieri anche se non assimilabili a reati. Ma in quel momento il vento tira dalla parte del PM e tutta la stampa ignora la denuncia bollandola di mascalzonata. Col tintinnio di manette, il carcere a chi non parla, le confessioni degli imputati piovono come mazzate. Dice Chiesa a Di Pietro: Nel 1979 organizzai il comizio finale della campagna elettorale al senatore Rino Formica. Fu un vero successo ed il segnale, per me, che cominciavo a contare qualcosa dentro il partito. Dal 1990 era direttamente Craxi che si preoccupava della mia realizzazione politica tant vero che fu lui personalmente ad imporre la mia riconferma a presidente della Baggina e diede ordini in questo senso al sindaco di Milano Pillitteri. Aggiunge Luigi Carnevale, comunista ora PDS: Parte delle tangenti arrivavano in piazza Duomo, cio al segretario del PSI.

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Si giunge al paradosso che il componente del consiglio di amministrazione della MM fin dal 1982, collettore di tangenti per il suo partito, accusa non a chi ha portato le 'dazioni' ricevute dal suo partito, ma quelle di un altro. Nonostante i segni evidenti, nessuno avverte la strategia giudiziaria in atto tesa a sgominare una parte politica per favorirne un'altra. Il garofano piange ma la pensa come Tamburano, e spera ancora nel colpo d'ala craxiano. Mentre la residua base socialista delle sezioni, divisa in due gruppi, o gioisce alla sue disgrazie o crede di risalire la china.. Nelle riunioni i buoni propositi si sprecano: Basta con gli intrallazzi ritornare alla politica rimbocchiamoci le maniche e giriamo pagina insieme alle buone intenzioni: Aboliamo le correnti largo ai giovani gli uomini giusti ai posti giusti. Frasi fatte e luoghi comuni di cui sono lastricati i mesi dellestate 92, che io ho vissuto essendo stato dirigente della Federazione PSI di Genova che gi aveva avuto la sua Tangentopoli nel 1976 con l'arresto di Teardo e Paolo Machiavelli due mesi prima delle elezioni comunali in citt e politiche nel paese. Dico la verit a me non facevano nessun effetto, le avevo sentite e risentite perci sapevo che non avrebbero portato a nulla. La regola tra i socialisti di quei tempi era: Peggio per chi cade, meglio per chi resta secondo l'adagio latino mors tua vita mea. Pi si stringeva la morsa Di Pietro attorno al partito e pi il PSI diveniva un generale auto-da-f, un Gange purificatorio dove politicanti si prodigavano in false abluzioni oratorie. Martelli cerca prendere il posto di Bettino abbandonando la veste di culo e camicia. Amato, gia braccio destro, pappa e ciccia, fa altrettanto teso soltanto a salvaguardare se stesso. Non spender mai una parola a favole del compagno caduto in disgrazia, in cambio Mani pulite neppure lo sfiora. Qualcuno suggerisce di affidare il partito ad una personalit esterna, come Marco Pannella che si offre. Probabilmente sotto la sua guida se ne sarebbero viste delle belle. Antonio Di Pietro avrebbe faticato a strangolarlo. Ma chi pu non ci sta, gli preferisce un debole Benvenuto segretario Uil e poi un innocuo De Turco numero due CGIL. Nel 1994 il vecchio, glorioso Partito Socialista Italiano, di Turati Matteotti Sragat, Nenni e Pertini tirer le cuoia.

Di Pietro diventa la Madonna.... Capitolo 7


Mani pulite riguarda l'inchiesta generale sulla corruzione politica, Tangentopoli la citt di Milano. Inizia il percorso giudiziario che il Pool di Milano condurr, con forte accelerazione dopo le confessioni (sollecitate dall'epiteto di "mariuolo" con cui incautamente Bettino Craxi cond Mario Chiesa), fino al processo Enimont con l'uscita di scena di Di Pietro attraverso improvvise dimissioni togliendosi la toga nella sala del processo alla fine di una arringa; per terminare con l'avviso di garanzia a Berlusconi (Napoli durante il vertice dei Leader dei Grandi paesi industriali). Il tutto condito in un turbinio di arresti eccellenti, tragici suicidi, rivoluzioni elettorali e crolli finanziari. L'anno 1992-93 quello del processo Enimont gestito e condotto da Antonio Di Pietro, che diviene il simbolo del pool guidato da Francesco Saverio Borrelli. Da una confessione all'altra di Mario Chiesa, si arriva a indagare i piani alti della politica romana: sul banco degli imputati finiscono i segretari del Psi e della Dc Bettino Craxi e Arnaldo Forlani. A inchiodare gli imputati eccellenti soprattutto il giro di mazzette legate alle manovre attorno all'Enimont : una maxistecca da 168 miliardi nota come la "madre di tutte le tangenti". Il grande mediatore Sergio Cusani, l'uomo chiave dei fondi neri dell'Enimont. Naturalmente in questo avvio dello schiacciasassi giudiziario viene coinvolto (ma solo a livello cittadino milanese di Tangentopoli) anche il PCI-PDS. Nel 1992 sono inquisiti dal Pool, dopo Mario Chiesa, due esponenti: Epifanio Li Calzi e Sergio Soave. A seguire quest'ala delle inchieste chiamata Tiziana Parenti che quasi azzera il vertice milanese del partito. Stranamente -tutta la storia non ancora ben chiarita- il PM detta 'la rossa' per il colore dei capelli viene estromessa dal pool e da Palermo chiamata una collega che ne prender il posto. Da qui in avanti 'la rossa' non sar pi Tiziana Parenti ma Ida Mocassini. L'anno 1992 dell'avvio di Mani Pulite termina con l'inserto di Societ & Cultura allegato al quotidiano La Stampa che definisce il 1992 lanno dellincantesimo ("qualcosa ha stregato la politica tradizionale - Unintera classe dirigente passata dallonnipotenza allimpotenza"). La sintesi descrive perfettamente il clima del momento. Col senno di poi aggiungo che si parlava in generale di classe politica, quindi comprensiva di tutti i partiti dell'arco costituzionale. Il buon senso collettivo sapeva che codesta era la realt. Si vedr invece che, col procedere dellinchiesta e linterazione stampa-magistratura, si afferma una concezione mistificata di quella verit con l'esclusione degli ex comunisti. Cio quando si dice o si scrive 'classe politica corrotta' la manipolazione multimediale e propagandistica dell'opinione pubblica fa intendere 'partiti di governo' escluso PCI-PDS e larea che lo contorna. Loro sono gli 'onesti' come se quei soggetti politici fossero vissuti sulla luna (la frase di Craxi). Facciamo un esempio. Il 29 maggio il pool chiede lautorizzazione a procedere contro Tognoli, Pillitteri e Massari (PSI), Del Pennino (PRI) e Cervetti (PDS). Di tutti e cinque il personaggio di rilievo Cernetti, in quanto amministratore del PDS, mentre gli altri hanno cariche importanti ma periferiche. E pure l'enfasi tutta posta sui minori e su di essi si abbatte lo

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scandalo. Questi, vero, godono di popolarit, mentre Cervetti importante ma meno conosciuto. Tuttavia per la grande stampa l'accento dovrebbe essere sul Cardinale Mazzarino del finanziamento al PCI-PDS, non sugli altri. Invece, con una costante che giunge sino ai nostri giorni, gli uomini del PCI ora PDS sono preservati anche se immersi nel sistema delle tangenti come ogni altro partito. Il ricettore della quota parte Enimaont, 'madre di tutte le tangenti', il segretario amministrativo. Sullo stesso piano indiziario dovrebbe stare -quindi- Occhetto come Craxi e Forlani. Invece no, anche se Cernetti ne soffre da morire sul piano personale, il suo segretario salvato dal pool, e lindulgenza dellampia stampa favorevole. Bisogna anche annotare - a giustificazione della bilancia che pende da una sola parte- la diversit dei comportamenti del PDS rispetto al PSI. Il primo di fronte alla colata di fango si comporta come giunco di palude, si piega, lascia scorrere, attende la fine dell'onda di piena. Il PSI, i suoi dirigenti e Bettino Craxi, sentendosi evidenziati in esclusiva, fanno pubbliche dichiarazioni di barriera. I militanti comunisti o tacciono o difendono i loro dirigenti, quelli socialisti li abbandonano. La massa di fango - enorme e inarrestabile proiettata sun un PSI come abbiamo visto vulnerabile, senza argini e difese, finisce per travolgerlo. Sotto accusa non si pone soltanto la classe politica socialista, ma anche gli imprenditori, e manager dello Stato della sua area. Nel Giugno del 92, dallinizio dellinchiesta sono arrestate in tutta Italia 56 persone cos suddivise: 32 politici, 4 funzionari pubblici, 20 imprenditori. Mi sembra che le cifre indichino lesatta ripartizione delle responsabilit, 50 % da assegnare ai partiti, 50% ad attori privati o pubblici della corruzione. C poco da dissertare su colpe e prodigarsi nello scaricabarile. Col drenaggio del denaro pubblico sotto forma di 'creste' sulle fatture o 'tangenti' prelevate dai fondi neri aziendali anche gli Industriali (che fanno in sottordine gli editori di quotidiani) non sono andati per il sottile. Per questo i loro giornali e giornalisti hanno ignorato la pratica o presentata come connaturata al sistema. Fino al crollo del Muro di Berlino, ed allo sfascio dell'Urss, cos andava bene a tutti. Certo, quando scoppiava uno scandalo, la cronaca ci si tuffava. Ma Zampini a Torino, Teardo a Savona, erano presentati come episodi personali, singole occasioni che non inficiavano il sistema. Del 1989 il libro di Giampaolo Pansa 'il Malloppo (Finanzieri, tangentisti, onestuomini, furboni ed altre storie di una Italia ossessionata dal denaro)'. Il libro inizia con l'Avvertenza: " Sulle prime volevo intitolare questo libro La tangentese avessi fatto cos non avrei dovuto spiegare nulla. La tangente ormai il cancro abituale della nostra societ politica". Ma poi tutto il libro si sviluppa in un'unica direzione. Pansa non si domanda neppure come mai nell'alternarsi delle amministrazioni comunali gli assessori del PCI non hanno mai denunciato, neppure una volta, le tangenti dei loro predecessori tacciati di 'ladri' ai quattro venti, in una specie di omert diffusa alla stregua dei branchi di bisonti che brucano l'erba incuranti di chi cade colpito al loro fianco. Ed a colpire sempre un es traneo al mondo della politica e dei partiti (un imprenditore vessato, un concorrente scontentato come a Torino e a Milano stessa). Fu Antonio di Pietro il primo a teorizzare il 'sistema' e inquadrarlo nella pratica istituzionalizzata della dazione ambientale'. Nessun giornalista, salvo casi sporadici (ricordo una bella e stringente inchiesta sull'argomento de Il Mondo che di fatto dava gi 20 anni prima alla magistratura il quadro del sistema corruttivo italiano) promosse alcuna specifica denuncia delle cose che ogni giorno aveva sotto il naso e giravano come pettegolezzi nelle corti delle redazioni. Come funzionavano le aziende municipali, quantificare nomi e cifre di -spesso inutili- consulenze che gli enti pubblici (Regioni specialmente) assegnavano agli amici degli amici quali eccellenti e ricche sinecure. La partitocrazia dominante, da cui dipendevano direttori e giornalisti, evit sempre di fare le bucce in casa della politica che annualmente presentava in Parlamento bilanci spudoratamente falsi. Antonio di Pietro, nel corso dellannuale convegno dei giovani industriali di Santa Margherita Ligure, si presenta sulla cresta dellonda per tirare le orecchie al mondo dellimprenditoria. Parla di concussione ambientale. A Di Pietro risponde Cesare Romiti che, parte in causa, trova difficolt a farne il difensore. Dice "Un conto sono i comportamenti individuali. Un altro quelli di sistema. E i problemi di un sistema vanno affrontati in separata sede". Cio dice al PM in auge una cosa ovvia in democratica: la separazione delle responsabilit tra parti istituzionali. I magistrati applichino la legge e sanzionando chi linfrange. Alla politica, ai politici, deve essere lasciato il commento, le teorie, ogni esternazione di merito. Non spetta a cinque o sei persone che per concorso hanno percorso una certa carriera emendare il rapporto affari-politica-finanza la sua morale in linea con quanto i socialisti e Bettino Craxi va dicendo. Ma Di Pietro non intende. Ormai, sostenuto dal pool nell'interazione di evidenti (e successivamente acclarate) soggettive convenienze (in funzione di se stessi, o in quelle di riguardo al PDS), lanciato. Tra il 1992 ed il 1993 nessuno ha forza o volont di fermarlo nell'estensione politica della giustizia. Le inchieste si abbattono su Milano e la sconquassano. Ai primi di agosto loperazione Mani pulite presenta il seguente bollettino di guerra (visto che si parla di operazioni): 71 gli implicati; 38 politici (18 Dc, 11 PSI, 7 PDS, e altri) il resto imprenditori e funzionari dello Stato. Lo spot di amaro distillato 'Milano da bere' diventa amaro davvero. Levidente ironia che suscita fa si che sar ritirato. Milano non da bere, bevuta. Sono finiti i bei tempi, oppressi dalla paura i politici non firmano pi decreti di appalto. L'economia cittadina ferma, la moneta pure. Le inchieste hanno bloccato tutto. Il ben godi delle tangenti terminato e con esso anche le relazioni industriali. Ristoranti vuoti, meno feste, meno acquisti. Il bel mondo sta chiuso in casa, preferis ce non farsi vedere. Gioved 11 giugno,

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al Castello Sforzesco, i VIP cittadini indicono una manifestazione anti AIDS. Avevano per assunto bandito la presenza dei politici ma ironia della sorte, per evidenti motivi di ruolo, c' l'invitato il Ministro della Sanit Francesco De Lorenzo. Una burrasca getta lo scompiglio, abbattendo il bel telone candido, mettendo in fuga gli astanti. E la metafora di Milano 1993, rovescio di quella degli anni '80. Cambia lo stile nella citt travolta dalle tangenti: c sem pre un codazzo di cittadini e cronisti sotto il Palazzo di Giustizia. Tutti i telegiornali si collegano dalla strada. Quando esce Di Pietro un gran battimani mentre i politici debbono scappare alla svelta in macchina per non subire improperi. Anche nei locali pubblici, se dei cittadini riconoscono qualche imputato di Di Pietro, volano gli insulti. Antonio del Pennino per uscire si rende irriconoscibile nascondendo il volto sotto un cappello calcato sopra un grosso paio di occhiali da sole. Lo stesso sindaco Piero Borghini, ex comunista colpevole di simpatia per Craxi (che fino a prova Di Pietro contraria non reato) sorpreso nel ristorante del Piccolo Teatro da qualcuno seduto presso di lui; viene invitato ad uscire. Valentino, la bouticque di via Monte Napoleone, ha ridotto le vendite della met. La canzone in voga ' qui la festa?' si trasforma sulle labbra de l'Avvocato nel motto la festa finita. Nel 1993 nasce anche un nuovo tipo di giornalismo, quello della sindrome Di Dietro. Una infatuazione che arriva a vederlo neppure come PM (anche se sgrammaticato), ma come una specie di Madonna vindice e liberatrice. La ressa multimediale attorno a lui, al suo ufficio al Palazzo di Giustizia, si fa spasmodica. Le torme di giornalisti e speaker sembrano le teen-agers attorno ai cantanti in cima alle topten. Telecamere ossessive, fotografi ansiosi, cronisti storici, reporter noti o mai visti, sono coalizzati per strappare un cenno, un sorriso, una dichiarazione.La Rai contro Fininvest tacciata d'essere amica dei socialisti. Non odiare e svillaneggiare Bettino Craxi considerato infamante anche per chi fino al giorno prima gli scodinzolava intorno a pietre favori. Diventa nota, perch oggetto di causa giudiziaria, la raccomandazione di Rutelli ricordata con uno 'stronzo' dalla figlia Stefania. Gad Lerner, nellancora lontano 2000 confesser su Sette a Sabelli Fioretti, di pentirsi di tutto questo. Allora Enrico Mentana stipendiato da Berlusconi, che in seguito pencoler a sinistra, sul neonato Tg5 annuncia larresto di Chiesa senza mai pronunciare la parola socialista. Meglio di lui Emilio Fede: col suo TG4 brucia in anticipo i quotidiani, facendo la fortuna multimediale di Paolo Brusio (e sua madre) 'uomo di fede' che, al di la della strada, davanti al tribunale, mentre bus e auto transitano sfiorandolo pericolosamente, conduce i servizi della notte diffondendo le diuturne regolari slavine di arresti (rosi dallinvidia due cronisti concorrenti lo presero da parte con lintento di menarlo tanta era la passionalit giustizialista). Insomma il Circo Barnum della stampa cartacea e multimediale d'appoggio al Pool tritura carriere e reputazioni senza andare per il sottile. Annuncia persino larresto dellindustriale Carlo Gavazzi deceduto da tempo, al pos to del figlio Riccardo vivo e vegeto. Una vera epopea di servilismo a mezzo stampa, della quale anche Susanna Agnelli arriv a lamentarsi, quando i giornalisti presero a concordare toni e titoli da gettare in pasto ai loro lettori. Si form una sorta di minculpop della informazione, o redazione giudiziaria unificata come la defin lUnit). La grande stampa di informazione, scientemente, abdic alla funzione critica per appiattirsi completamente su Antonio Di Pietro. Una agiografia che andava fatta, dicevano i responsabili, poich bisognava salvare la rivoluzione giudiziaria. Cos, stuprando il loro mestiere chi in buona chi in mala fede, epuravano ogni notizia sconveniente alle indagini, al suo conduttore. Negli anni 1992 e 1993 l'appiattimento della cronaca giudiziaria si estese da giornale a giornale. E Antonio Di Dietro, nel gergo di quei cronisti, divenne la Madonna. Una suggestione che era passata al giornalismo trasmessa da imprenditori e politici in continuo pellegrinaggio in Procura per chiedere udienza, confessare, compiere umilianti auto-da-f. Presi da delirio di onnipotenza i PM procedevano alla maniera dello schiacciasassi. Pazienza se sotto il rullo compressore ci capitava linnocente. Pazienza se qualcuno ci lasciava le penne. I servizi in cronaca dei supporters iscritti all'albo, uniformi nel sostegno incondizionato, faceva grazia di ogni uso ed ogni abuso. Il bulldozer mediatico e giudiziario spinse gli ex assessori milanesi a presentarsi in lacrime davanti alla Madonna. Qualcuno allude anche al miracolo: il democristiano Luigi Martinelli racconta ai magistrati di essersi redento dopo due colloqui: uno col fratello prete e un altro con una giovane veggente. La presenza del Gabibbo alla porta di casa di un socialista impedisce ai CC di compiere il solito impudico arresto; il Tg3 ne da notizia come se al posto del Gabibbo ci fossero state le truppe cammellate di Bettino Craxi fornite dallamico Ben Al di Tunisia. Tanto Bettino reietto quanto i PM di Mani pulite sono sacri. Di Pietro non esercita la giustizia: detta il Vangelo e contraddirlo come bestemmiare. Il Corriere della Sera tra il 7 e il 15 maggio 1993 sfodera titoli come questi: Il pm contadino, quasi un eroe La domenica tranquilla delleroe Il fascino discreto delluomo onesto (in altro punto abbiamo riportato lamara palinodia del Direttore Ferruccio De Bortoli che non vale ripetere). I PM tronfi e sicuri di se d'altronde non tollerano critiche. Un dissenso palesato con loro sarebbe stato come sgarro alla mafia. Un PM insoddisfatto dallo scritto di un cronista de L'Avvenire, lo strattona urlandogli: Ti prenderei a ceffoni, se io non fossi magistrato. Ed una agenzia che si era permessa di non omologarsi al generale servilismo riportando una dichiarazione non autorizzata n gradita dai magistrati della redazione unificata viene dipinta come composta da mitomani craxiani.

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Antonio Di Pietro nellimmaginario collettivo come l'eroe contadino, il giustiziere in nome del popolo; colui che porta il riscatto dai prepotenti. Sembra di assistere alla replica italiana di quei film western laddove una cittadina di mandriani e pacifici agricoltori viene liberata dallo sceriffo che da solo mette in galera i delinquenti e sgomina la banda che la teneva stretta nella m orsa. Difatti il fenomeno di adesione, ammirazione, e consenso coglie aspetti di divismo cinematografico. Vengono scritte velocemente agiografie della sua vita, venduti gadgets, giochi di societ. Una specie di gioco delloca mette Di Pietro al posto del pennuto; c un carretto che avanza ungendo le ruote, spinto dalle mazzette, che si ferma in gattabuia quando entra nella casella del PM. Nelle discoteche infuria un indiavolato pezzo con brani della sua voce incastrati nella musica. Dei giovani di Torino lanciano la maglietta avente sul petto la scritta 'Milano ladrona, Di Pietro non perdona'. Ci fanno un sacco di soldi. L'abbaglio collettivo, l'esaltazione di massa, non si placa. Si smorzer lentamente quanto abbattuto Craxi, il Pool vorr ripetere la litania con Berlusconi.

Craxi nel mirino Capitolo 8


Mario Chiesa incalzato. E' stato colto come dicono a Roma col sorcio in bocca ma nell'afflato mirato dell'inchiesta un pesce piccolo. Utile solo a risalire alla preda ambita Bettino Craxi, chiamato il cinghialone da Vittorio Feltri che aveva subito intuito che era a lui che si dava la caccia. Bettino Craxi invece ancora non avverte la morsa che gli stanno stringendo attorno. Crede che tutto si fermi a Mario Chiesa, come in passato avvenuto per Teardo a Savona, Paolo Machiavelli a Genova. Pertanto boriosamente scinde le sue responsabilit dal 'mariuolo' che per rivalsa fa il suo nome come percettore delle tangenti anche da lui acquisite. Manna che cade dal cielo per il lavoro iniziale del Giudice Contadino (primeggia codesta immagine a quella di poliziotto che verr dopo). Daltronde il personaggio che abbatter il cinghialone sembra studiato apposta nella sua naturalezza. Occhio mansueto simile a quello dei vitelli delle sue montagne, sorriso dolce, vagamente malizioso. Veste abiti stazzonati, fuori moda. Mani pesanti, nodose. Voce roca, dialettale; parlantina talvolta sgrammaticata nel lessico delle questure (colazionato per dire che ha fatto colazione). E tuttaltro che limmagine del magistrato cos come gli italiani sono abituati a vedere: borghese impeccabile, profumato di lavanda; mani curate dal parrucchiere con manicure, gestualit raffinata (la gente li ricorda cos perch i nuovi -gli universitari post-sessantottini- non sono venuti ancora alla ribalta). Il colpo di grazia Di Pietro lo porta con lefficienza, la novit del computer che affianca lindagine come si abituati a vedere nei triller americani. Prima di lui da noi ancora dominano i faldoni amanuensi, dattilografati. Eppoi Di Pietro appare un sempliciotto, disinteressato, che ama il mestiere per pure amore della giustizia etica; che non lascerebbe mai il suo lavoro per rincorrere progetti dambizione personale. Essendo il 'Madonna' sgorgato come una visione repentina tra le rocce al popolo pastorello, nessuno sa nulla di lui, della sua vita, delle precedenti frequentazioni. Divenuto l'idolo dell'immaginario collettivo, sapientemente costruito dai mass media le cui redazioni sono farcite di giustizialisti, nasce spontaneo il 'partito Di Pietro'. Lui si schernisce, non lo vuole... schiva le domande, appare timido, protagonista suo malgrado. La gente lo vede cos e lo apprezza ancora di pi. Nel duello che sorge tra Antonio Di Pietro e Bettino Craxi tifa per lui con vigore. D'altronde il segretario del PSI massacrato nell'opinione dalla stampa e dalla vox populi degli attivisti comunisti che lo propagandano come un criminale, un predone del denaro pubblico che si arricchito alle spalle della povera gente. Lo scontro diviene la solita lotta manichea all'italiana del bene contro il male. Sul Corriere della Sera di Domenica 19 luglio 1992 , Arturo Carlo Quintavalle termina il suo articolo su Di Pietro 'Eroe a furor di popolo', cos: Insomma, con Di Pietro trionfa il bene, trionfano loro, i poveri, o se si preferisce, trionfano le Cenerentole del lavoro, e le sorelle cattive dai piedi, o meglio, dalle mani troppo lunghe non sposano il Principe. Anche io, per pochi mesi per, ho partecipato allabbaglio collettivo. Non delluomo sintende, ma del suo lavoro. Lo credevo imparziale nella pulizia di cui in effetti l'Italia necessitava. Come il chirurgo che apre il torace ed estirpa la metastasi senza discriminare alcuna ramificazione. Lincanto era tale e tanto che dopo il ferragosto del 92, quando Bettino Craxi scrive il primo corsivo di attacco a Di Pietro su LAvanti! (anonimo ma da tutti subito attribuitogli) la mia reazione di sdegno. Pari al coro generale che neppure lontanamente mette nel conto il dubbio che Bettino Craxi potesse avere non dico ragione, ma quanto meno delle ragioni. Mandai alla Procura di Milano un espresso: Egregio Di Pietro. Mi sento in obbligo, a fronte alle inconsulte ed inaudite manifestazioni di arroganza dei dirigenti del PSI, partito al quale sono iscritto da oltre 40 anni, riguardo la sua inchiesta detta mani pulite , porgerLe il mio pi caldo attestato di stima e affetto unito alla accorata esortazione di proseguire nel modo pi fermo ed integerrimo il lavoro da Ella ottimamente avviato. Una cantonata di cui ancora mi rimordo. Ministro della giustizia era Claudio Martelli. Bettino Craxi, dopo tre corsivi fatti apparire sul quotidiano socialista, lo invita ad aprire una inchiesta sul PM di mani pulite: Sono insorte polemiche su aspetti non chiari e non convincenti riguardanti una

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parte dellinchiesta milanese. Si alludono alle cose che saranno l'oggetto delle indagini della procura di Brescia (ad inchiesta avviata preoccupazioni che hanno una loro seriet ed un loro fondamento vengono lanciate da Roberto chiodi nel 'Dossier Di Pietro' pubblicato da Il Sabato di Paolo Liguori). Le iniziative che dovrebbero seguire potrebbero essere avviate e proposte nelle sedi proprie previste dalle leggi. Bettino Craxi prova a difendersi invocando che la giustizia e la libert riescano a camminare a braccetto, e procedere insieme verso una diritta strada. In un corsivo stillato in una pausa di riposo ad Hammameth scrive il messaggio: Non pensiamo affatto probabile uno strumentale delitto Di Pietro. E linsinuante avvertimento: Vi sono nellinchiesta rapporti e relazioni connessi e collegabili allinchiesta stessa tuttaltro che chiari... Con il tempo, e attraverso una migliore conoscenza dei fatti, di cui qualcuno dovrebbe finalmente occuparsi, potrebbe persino risultare che il dottor Di Pietro tuttaltro che leroe di cui si sente parlare.... Appaiono le locuzioni a sua difesa come la mano, in Guernica di Ricasso, che spunta dalla terra piccola e debole per fermare il grande, potente, carro distruttore della guerra. Il suo destino, essere schiacciato, ormai ineluttabile. La cultura del segretario del PSI nato e vissuto nella politica della partitocrazia imperante la 'prima repubblica', come esplica a destra ed a manca, vede nelle tangenti un fatto proprio delleconomia in rapporto ai costi della politica. Non sbaglia diagnosi, sbaglia nel teorizzarla come naturale senza coinvolgere -nomi e cognomi, fatti specifici- gli altri usufruttuari e contraenti di quella patologia era una consuetudine gi ripetutamente esplosa in passato. Ugo La Malfa ne rivendic le responsabilit in parlamento. Aldo Moro disse alla medesima platea che la DC di cui era segretario non accettava per quello processi sulle piazze. Le aziende avevano conti in nero dove attingere. Ogni partito i comparti aziendali riservati al drenaggio della pecunia. Come nella lottizzazione del sottogoverno si usava il manuale Cancelli per ridistribuire le tangenti quando il collettore era unico. Laccordo era intascar tacendo e se qualcuno inciampava peggio per lui. Codesta filosofia aveva in passato sacrificato Leone, Tanassi, Nicolazzi, Pietro Longo. Con Ugo La Malfa e Aldo Moro abbiamo visto non aveva funzionato. Craxi crede di essere come loro, intoccabile, e ripete lo stesso tipo di discorso alle Camere: S, vero ho preso le tangenti; ma cos facevan tutti dice nella sostanza. Ma i tempi sono cambiati, la chiamata generica di correit non funziona, perch ora il CAF debole. Dopo il muro di Berlino crollato il PCI non fa pi paura. Difatti il paese pu essere pilotato facilmente verso percorsi opposti ai precedenti ('meglio i ladri che i comunisti'). L'opinione pubblica ora non sente ragioni. Assume il discorso alle Camere come professione di arroganza, di sfida. Lo stesso PSI si ribella al suo segretario. Tre sindaci craxiani, Gianfranco Borghini a Milano, Giorgio Morales a Firenze, Mario Valentini a Perugia prendono le distanze sottoscrivendo una dichiarazione in cui affermano che la campagna del segretario contro la magistratura milanese sbagliata e non pu essere condivisa. Claudio Martelli approfitta delle difficolt del suo pigmalione per candidarsi a prenderne il posto scatenando una rivalit interna al PSI mortale in quel frangente. A questo punto Craxi coglie veramente il senso della tagliola che il Pool di Milano gli aveva teso e cerca di ovviare tornando alla iniziativa politica. Cerca vanamente una tregua con Occhetto mettendo il disco verde allingresso del PDS nellInternazionale Socialista. Un segno di debolezza inviato agli avversari (solo un mese prima, in luglio, un documento di alcuni parlamentari PSI e PDS per rifondare la sinistra con il partito unico del riformismo, veniva silurato da Intini, portavoce della volont di Craxi). Per tutta risposta della cortesia, Luciana Lama (intervista a IL SECOLO XIX del 27 agosto 1992) dichiara: Se avessi Craxi di fronte gli direi una cosa sola: chiedi scusa a Di Pietro. La difesa di Craxi viene fatta apparire dalla stampa e dalla propaganda degli ex comunisti una polemica sgradevole, un attacco oscuro. Ricordo di avere pensato nell'occasione che Craxi avesse qualcosa in mano... A stroncare ogni dubbio supposto alla domanda ci pensa Antonio Galdo: Ed allora ha il dovere di presentarsi ad un magistrato e sporgere una regolare denuncia. Altrimenti taccia. Con i messaggi, le insinuazioni, si entra in un metodo contrario non soltanto alle regole democratiche ma persino a rapporti di civilt. E si arriva alla barbarie. Nessun credito, nessuna parola alla difesa, Bettino scosso dal turbine ha poco da fare, non deve opporsi al linciaggio. Ma solo lasciarsi spazzare via. Antonio Di Pietro l'arcangelo Gabriele, Bettino Craxi il diavolo. Pertanto tutti contro. I suoi amici, avendo la coda di paglia, si guardano bene da difenderlo dai Maramaldi che italianamente infierivano. Prendo la pagina di giornale del 25 agosto 1992 che riporta le reazioni politiche al corsivo su Di Pietro e trascrivo i nomi di coloro che si sdegnano per l'impudenza, la lesione dellautonomia della magistratura, la volont di porre il potere giudiziario in conflitto con quello politico. Scontati gli ex comunisti, tradizionali detrattori che non hanno cero aspettato Di Pietro per linciarlo; sorprendono molti suoi illustri gratificati: Ripa Di Meana, personaggio da lui creato e fatto ministro. O alleati come Mastella, Fumagalli Carulli, Alfredo Biondi. La Lega Nord (non ancora inquisita) affonda la spada: Quel corsivo spazzatura -dice il comunicato ufficiale- di uno pseudo organo di stampa, lultimo gesto duna classe politica partitocratica che, vistasi alle corde, ha buttato la maschera democratica mostrando il suo vero volto tirannico. In quel momento sia il MSI che la Lega credono di raccogliere i frutti di Mani pulite senza rendersi ancora conto che essi sono diretti a tutt'altro cesto. Poi, quando Di Pietro inquisir a sua volta Bossi, egli uscir con la frase del proiettile per i giudici che costa solo 300 lire. Martelli, dal Ministero di Grazia e Giustizia pi dolce. Si rende conto che linchiesta mani pulite straborda dalla legalit

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procedurale, ma laccetta come mezzo di cambiamento. Anche lui ubbidisce al dono ventilato nell'adagio latino mors tua vita mea. I partiti non possono essere cambiati per decreto, dice, e aspetta seduto in riva al fiume indifferente o quasi a quanto accade in quei mesi nelluso della carcerazione preventiva come arma per le confessioni. Martelli, ministro della Giustizia, non batte ciglio sugli eccessi dei magistrati, sul fatto che la questi intervengano in supplenza del Parlamento, e della politica. Probabilmente egli, come gli altri politici sei partiti colpiti, non sentono in se lautorit morale per intervenire, ammesso alcuni lo vogliano. Sui giudici del pool di Milano il vignettista Alfredo Chiappori illustra la mentalit corrente in due stanze che raffigurano un dialogo tra PM. Nuvoletta del primo: Il PSI dice che noi giudici dobbiamo essere veramente indipendenti. Nuvoletta del secondo: Dalla legge?. In quel clima di giustizialismo poco spontaneo e molto sollecitato, Bettino Craxi aveva una unica possibilit: lasciarsi schiantare, o fare il Sansone nel tempio dei filistei. Ma la delazione non era nella sua cultura. E forse si sar reso conto che sarebbe stata inutile.

Sergio Cubani e linchiesta Enimont Capitolo 9


Il 28 giugno del 1992 Giuliano Amato si insedia a Palazzo Chigi. Il governo del professore nasce fra il sangue delle stragi di Palermo, la crisi economica e l'incalzare delle inchieste milanesi che colpiscono ministri e leader. In dicembre Di Pietro invia il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi provocando un terremoto politico fuori e dentro i Palazzi del potere che sta scivolando fuori dalle istituzioni e dalla politica per insediarsi dentro la Procura di Milano che emette la cos detta 'informazione' ridotta ormai ad un eufemismo il 15 dicembre del 92. Bettino resiste, come abbiamo visto in precedenza, ma a febbraio del 1993 lascia la guida del partito che deteneva dal 1976. Gli succede Giorgio Benvenuto. L'intera classe dirigente, anche la sinistra socialista di Signorile nonostante non sia nel mirino di Di Pietro, viene spazzata via. Il partito allo sbando. Inizia la diaspora socialista. Per continuare il quadro entro cui si muove Antonio Di Pietro e si sviluppa l'azione di Mani pulite da annotare che il governo Amato dura 299 giorni, fino al 22 aprile del 93. Giorni difficili. LItalia nella morsa della crisi economica e i delitti di mafia insanguinano il Paese. In tale fosca situazione i nomi eccellenti della politica e delleconomia figurano nelle inchieste del pool milanese. Il 5 aprile del 92 si tengono le elezioni che confermano la maggioranza assoluta al pentapartito che gi governava l'Italia. Ma il grosso successo della Lega un segno opposto che indebolisce quella riconferma politica. In questo clima ci vorranno 83 giorni per formare il nuovo esecutivo appoggiato da Dc, Psi, Psdi, Pli (si defila il PRI). Il 23 maggio, mentre il Parlamento da giorni impegnato nella elezione del successore di Francesco Cossiga alla Presidenza della Repubblica, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti di scorta vengono fatti saltare in aria in Sicilia lungo la strada che da Punta Raisi porta a Palermo (e il 19 luglio, sempre a Palermo e sempre con un attentato di stampo terroristico, muore Paolo Borsellino). Londa del barbaro attentato fa si che i grandi elettori precipitino la soluzione trovando l'accordo sul nome avanzato in Parlamento da Bettino Craxi e Marco Pannella. E' il democristiano Oscar Luigi Scalfaro gi ministro dell'interno del governo socialista, che eletto Presidente della Repubblica al 16 scrutinio il 25 maggio. Pannella e Bettino credono insediare un amico alleato al Quirinale prendendo una grossa cantonata poich anche Scalfaro -salvo quando Di Pietro gli toccher Romano Prodi- si appiattir sulla Procura di Milano. Il 28 giugno Amato pu giurare nelle mani del Capo dello Stato. Ma poco tempo esplode anche nel suo seno Tangentopoli: Vincenzo Scotti (Dc) ministro degli Esteri si dimette il 29 luglio del 92, dopo un mese di mandato. Lo sostituisce il compagno di partito Emilio Colombo il 1 agosto. Claudio Martelli (Psi) lascia il dicastero della Giustizia il 10 febbraio del 93 al suo posto verr nominato un ministro tecnico. Giovanni Goria, ministro democristiano alle Finanze, rinuncia allincarico il 19 febbraio del 93. Stessa sorte per Angelo Fontana (Dc), dimessosi il 21 marzo. Francesco De Lorenzo (Pli) lascia la Sanit il 19 febbraio, gli succede Raffaele Costa. Constater pi tardi Giovanardi: "Tutti i dirigenti moderati alternativi alla sinistra vanno sotto inchiesta". Le continue defezioni dei ministri costringono Amato ad un mini rimpasto del suo esecutivo che cambia la fisionomia del governo: Su 26 ministri, 18 non sono parlamentari dando chiaramente la visione come 'la politica' lasci le istituzioni. Poco prima, il 10, Bettino Craxi lascia la segreteria del Psi. La guidava dal 1976. Marco Pannella pone la sua candidatura ma sciaguratamente (per il PSI) non viene ascoltato. Credo che sarebbe stato l'uomo giusto nel momento giusto. Col suo dinamismo e rigore morale avrebbe certamente salvato il partito dalla distruzione giudiziaria. Ma la corte dei delfini, e Craxi, si arrocca in se stessa. Sceglieranno un personaggio inadeguato, figlio del sindacalismo clientelare di Viglianesi, che lo pose alla segreteria nazionale della UIL, Giorgio Benvenuto. Intanto la situazione economica si fa gravissima. Il premier Amato avvia la stagione del rigore con una finanziaria tra le pi dure nella storia della repubblica (prelievo di denaro persino sui conti correnti, e soppressione della pensione privata delle casalinghe anche se avevano gi effettuato tutti i versamenti volontari previsti dal contratto.

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Gli italiani sono chiamati a votare 8 referendum. E il 18 aprile. Quattro giorni pi tardi Amato si dimette, e undici giorni dopo Carlo Azeglio Ciampi prende il suo posto alla presidenza del Consiglio dei ministri. Il suo governo durer 353 giorni, dal 28 aprile 93 al 16 aprile 94, con lo scioglimento anticipato delle Camere. Il 1993 segna una svolta importante: Mani pulite dalla citt di Milano si estende a Palermo passando per Napoli, e investe tutta l'Italia col nome di Tangentopoli. Sul banco degli imputati della Procura milanese siedono i big del vecchio pentapartito e del mondo imprenditoriale. Antonio Di Pietro con un dinamismo sconosciuto nella lentocratica magistratura affonda il bisturi nell'affaire Enimont, i fondi neri dell'Eni, arrestando il mediatore Cusani da cui crede di risalire a Bettino Craxi e Arnaldo Forlani i veri obiettivi dell'inchiesta. Il legame tra l'ex segretario socialista ed il presidente Amato non si ancora spezzato. Difatti il 5 marzo il suo gabinetto vara un decreto sulla giustizia. A presentarlo il ministro che ha sostituito Martelli al dicastero della Giustizia suggerito dal PDS, Giovanni Conso; nella sostanza esso limita la carcerazione preventiva e depenalizza il finanziamento illecito ai partiti. Tutti sono daccordo meno che la Procura di Milano. Di Pietro circondato dagli altri PM si presenta in TV e spara contro il decreto. Lo sostengono a spada tratta le redazioni del Corriere della Sera e de La Repubblica. La classe politica sotto schiaffo, non reagisce, il governo fa indegnamente marcia indietro e ritira il provvedimento. Lo stesso ministri Guardasigilli che ha presentato il decreto dir al Presidente Amato che se non lo ritira Egli si dimette dal governo. Conso nel governo porta la volont del PDS tesa al pieno e acritico sostegno della azione della Procura milanese. Con lo stretto sostegno a questa rompe la tradizione lunga e lineare del PCI verso la 'centralit del Parlamento' ed il 'primato della politica'. Come mai il PDS rinuncia ai suoi principi consolidati appiattendosi su Antonio Di Pietro? Ognuno pu farsi il giudizio che vuole su possibili connessioni o soltanto acquiescenza per interesse del partito che solo sfiorato dalle inchieste mentre gli altri vengono percossi. Persa la fiducia dei PM e dei due principali quotidiani italiani in fase collaterale, Giuliano Amato si dimette. In aprile lo sostituisce il ministero di Azelio Ciampi, che forma un governo tecnico, o 'del presidente' che gode dellavallo del PDS (unica forza partitica rimasta effettivamente in piedi. Antonio Di Pietro, il magistrato simbolo del pool guidato da Francesco Saverio Borrelli, servendosi della carcerazione preventiva passa da una confessione all'altra, e arriva a indagare ai piani alti della politica anche romana. Sul banco degli imputati finiscono i segretari del Psi e della Dc (Bettino Craxi e Arnaldo Forlani). A inchiodarli soprattutto il giro di mazzette legate alle manovre attorno all'Enimont: una maxitangente di 168 miliardi che prender il nome da Saddan Hossein (per una battaglia durante la Guerra del Golfo) come la "madre di tutte le tangenti". Il grande mediatore Sergio Cusani, l'uomo chiave dei fondi neri dell'Enimont. E' socialista, gi animatore del movimento studentesco e sessantottino rifluito nell'area di Bettino Craxi dopo la stagione dei sogni rivoluzionari del operai e studenti 'uniti nella lotta'. E' arrestato e carcerato, ma Antonio di Pietro da lui non strappa il nome che vuole. La figura di Cusani rispetto a Craxi l'alter ego di Greganti rispetto a D'Alema ed Accetto. L'uno rifiuta di parlare, l'altro parla ma per prendersi la colpa e passare personalmente da ladro. Dice che i milioni intascati gli sono serviti per l'acquisto di un appartamento in Roma. Durante le indagini inizia la serie dei dieci suicidi che bagneranno di sangue il corso delle inchieste. L'onorevole Sergio Moroni (il 2 settembre 1992) si mette in bocca le canne del suo fucile e spara. Prima di suicidarsi lascia la seguente lettera indirizzata al presidente della Camera Giorgio Napoletano: Egregio Signor Presidente, ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l'atto conclusivo di porre fine alla mia vita. E' indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l'espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non giusto che ci avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle "decimazioni" in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. N mi estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la "pulizia". Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C' una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidariet nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole. Mi rendo conto che spesso non facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessit di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. N mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui consentito di distruggere immagine e dignit personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto d'informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ci si aggiunge la propensione allo sciaccallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruir il futuro che si merita coltivando un clima da "pogrom" nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma

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che pure ha fatto dell'Italia uno dei Paesi pi liberi dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee, ma operare per realizzare positivamente le proprie capacit e competenze. Io ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il "sistema", ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, n ho operato direttamente o indirettamente perch procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione di "ladro" oggi cos diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione pi seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un'informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna. Con stima. Sergio Moroni L'estate 1993, continua la sequela dei suicidi: La mattina del 20 luglio il presidente dell'ENI Gabriele Cagliari, dimenticato in carcere da un PM che dopo aver promesso un incontro per l'interrogatorio lo salta per andare in ferie, si lascia morire soffocato dentro un sacchetto di plastica, seduto nella toelette. Raul Gardini, azionista di maggioranza della Montedison, avendo saputo della sua iscrizione nell'albo degli indagati per la solita fuga di notizie che viola in continuazione il segreto istruttorio (senza che la Procura prenda mai alcun provvedimento), il giorno prima gli ricevere l'avviso di garanzia, si spara un colpo di pistola alla tempia. il 23 luglio 1993. A poche ore di distanza dal suicidio di Raul Gardini, Sergio Cusani, di ritorno dal funerale del presidente dellEni Gabriele Cagliari, viene arrestato in qualit di segretario e commercialista dello stesso Gardini. Le indagini su Tangentopoli si estendono come un eco che parte da Milano. A fine ottobre 1992 nella lista degli indagati finisce l'allora ministro della Sanit Francesco De Lorenzo: la Tangentopoli napoletana vede coinvolta anche la coppia Poggiolini che sconcerta l'Italia con le centinaia di milioni nascoste in un puff. Ling. Carlo De Benedetti patron de La Repubblica e Olivetti confessa al Pool di aver versato ai partiti di governo dieci miliardi di tangenti per ottenere la vendita alle PPTT di migliaia di obsolete telescriventi e computer. Iscritto nellalbo degli indagati nel maggio 1993, ma, dopo le condanne a Craxi e le inchieste contro Berlusconi, allindagato Carlo De Benedetti il processo non ancora stato fatto. Dopo il parere favorevole del Gip Italo Ghitti, il 28 ottobre inizia il processo a Sergio Cubani, conclusosi, dopo appena 6 mesi, con la condanna a sei anni di reclusione (laccusa ne aveva chiesti sette) per il tangentone Enimont, una torta da pi di 150 miliardi di lire spartita tra i segretari di diversi partiti politici. Tra i passaggi chiave del processo che vede Antonio Di Pietro protagonista dell'accusa, l'imputato Cusani sceglie di non dire ai magistrati i nomi dei complici. La rapidit dellattenzione giudiziaria verso Cusani nelle date: arresto il 23 luglio, richiesta di processo immediato: 27 agosto, parere favorevole del GIP (Italo Ghitti): 6 settembre, prima udienza del processo 28 ottobre; conclusione in sei mesi con la condanna. Racconta Cusani a Vespa: (Invece) " ...due persone molto importanti a Milano hanno avuto un trattamento particolare. Se avessi commesso io i loro reati sarei stato condannato a 20 anni. Loro hanno patteggiato una miseria. E' evidente che non gli perdonano la mancata delazione dei nomi che interessa colpire, e che faranno invece Giuseppe Garofano, all'epoca amministratore delegato della spa MONTEDISON e poi presidente della stessa, e Carlo Sama all'epoca consigliere e successivamente amministratore delegato. I nomi, tuttavia, il lettore informato dei quotidiani, pu conoscerli da giornalismo collaterale alla Procura, quindi non pi reticente e appiattito sui potenti, specialmente ora che non lo sono pi. Il processo Cusani assume in tiv la spettacolarit della soap opera processuale con un Di Pietro scatenato che pare il Perry Mason de noialtri. Stupisce l'opinione pubblica per il suo ossequioso comportamento verso Bettino Craxi, quasi al limite del servilismo, mentre appare impietoso al limite della insolenza con laccasciato Forlani. Intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta 'Mani Pulite dieci anni dopo', Arnaldo Forlani, spiegher il suo apparire remissivo e perdente accusando la TV: "Delle quattro ore di ripresa hanno mandato in onda soltanto i miei momenti di s tanchezza, indugiando sui primi piani della saliva agli angoli della bocca". Tutto il contrario della maschera del volto duro e impassibile di Sergio Cusani che colpisce l'immaginario collettivo, e incosciamente non pu fare a meno di ammirarlo. Nella pletora di politici alla sbarra viene visto, lui 'faccendiere' e 'confidente' del potere, come la persona con maggiore dignit. In carcere il sessantottino, che dopo il riflusso si integrato negli affari, subisce un'altra trasformazione. Come chi ha una crisi mistica si dedica ai problemi dei carcerati e dice che lo fa come forma di intima personale espiazione. Dopo aver pagato il suo conto con la giustizia, nellottobre del 2001 lex consulente finanziario ottiene il ripristino dei diritti civili. Gli anni in carcere, i mesi in semilibert e quelli di affidamento ai servizi sociali, gli hanno lasciato un segno: oggi Cubani una persona completamente diversa dal rampantehomo craxianus degli anni '80. Veste maglioni casual, non porta pi i Rayban o occhiali con elegante montatura di tartaruga. Si messo nel gruppo Abele e collabora con la Caritas ambrosiana. Non mi stupirei di vederlo nei cortei anti global al fianco di Gino Strada

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Chiuso il processo Enimont. Di Pietro al bivio Capitolo 10


Nellottobre 1993 scoppia lo scandalo dei fondi riservati del Sisde che investe la persona di Oscar Luigi Scalfaro nella sua passata funzione di ministro degli interni. Gli agenti segreti ed il prefetto Malpica capo del servizio civile rivela che Scalfaro avrebbe avuto per quattro anni un appannaggio di cento milioni mensili in busta fuori controllo. Il Capo dello stato la notte di Capodanno nel suo messaggio alla nazione reagisce indignato col famoso: Non ci sto a reti unificate. Ma gli italiani non conoscono il motivo della negazione e non conosceranno neppure la destinazione di quei fondi dati ad personam. Il Presidente dice che furono usati per esigenze istituzionali, quali non si sapr mai. I magistrati dell'inchiesta ci credono sulla parola, e non solo, l'inchiesta si spenge ma gli accusatori sono incriminati con laccusa di golpe. Il 10 marzo 1993 Pier Francesco Pacini Battaglia rientra dalla Svizzera per costituirsi a Di Pietro. Assume per difensore lavvocato Giuseppe Lucibello, amico stretto di Di Pietro, e di fatto esce di scena. A portarlo sul banco degli imputati ancora il processo Enimont, incentrato sulla cosiddetta "madre di tutte le tangenti" (la mazzetta da 168 miliardi legata alle manovre attorno alla joint-venture tra il polo chimico privato Montedison e il colosso pubblico Eni). Grande mediatore dell'operazione abbiamo visto essere Sergio Cusani, uno dei pochi a pagare con il carcere: condannato a sei anni in appello, passer due anni e due mesi in cella. Rispondendo alla lettera di un lettore, di lui e del suo processo, scrive cos su Il Foglio Giuliano Ferrara: >. Cusani rifiutandosi di coinvolgere personalit e complici, gratifica del suo silenzio Francesco Pacini Battaglia, il banchiere italo-svizzero definito dai PM "l'uomo un gradino sotto Dio". Ma sar egli stesso a parlare. Le sue confessioni rivelano l'esistenza di 500 miliardi di fondi neri Eni per pagare sottobanco i politici, ma soprattutto metteranno in seri guai il suo avvocato difensore Lucibello amico di Di Pietro con la frase famosa registrata al telefono 'quei due mi hanno sbancato'. Naturalmente la parola contestata poich presuppone da parte di Pacini Battaglia il versamento di forti somme di denaro per cui l'inchiesta -se ammesso il termine- dovrebbe appurare a chi ed in cambio di che cosa. Cos sbrigativamente il termine accettato 'sbiancato' che c'entra come i cavoli a merenda ma pu essere verosimile nel senso di 'mi hanno fatto impallidire' (anche qui non si sa n perch n per cosa). Sempre Giuliano Ferrara, che attraverso Il Foglio sostiene una solitaria ed impari battaglia contro il dilagante giustizialismo multimediale di sostegno al Pool di Milano, allega al giornale un compact disc con le registrazioni delle telefonate affinch i lettori possano sincerarsi di persona come stanno le cose. Sulla vicenda pubblica anche il seguente editoriale: >. Ma andiamo per ordine. Chiuso il processo Enimont, sgominati i partiti del CAF, il Pool crede di avere esaurito la sua funzione. Eugenio Scalfari lo annota in una stanza del Venerdi de La Repubblica. E Occhetto prepara con 'la gioiosa macchina da guerra'. Mani pulite ha scosso l'albero, il PDS pu raccogliere le mele. Il capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro scioglie di mala voglia le Camere, respingebdo le dimissioni dell'esecutivo, che rester in carica fino all'insediamento del nuovo Parlamento. E' il segretario del PDS Occhetto che impone al Presidente di sciogliere le Camere. Scrive Francesco Verderame (Sette Corriere della Sera del 22 novembre 2001 pag 68): >. Pi chiaro di cos! Le elezioni indette nei giorni 27 e 28 marzo vedono nascere dalle ceneri della Democrazia cristiana il nuovo Partito popolare, guidato da Mino Martinazzoli. Pierferdinando Casini, Clemente Mastella e altri esponenti democristiani in disaccordo con la linea politica della segreteria, danno vita al Centro Cristiano Democratico. Nella grande risistemazione dei partiti, post Tangentopoli, nasce a Roma la nuova formazione politica della destra italiana, Alleanza nazionale con Gianfranco Fini presidente e nuova linea politica, ispirata ai princpi della tradizione gollista della destra liberale europea. I suoi interlocutori principali sono il Centro cristiano democratico e il movimento che Silvio Berlusconi costituiscre per opporsi alle sinistre. La discesa in campo del Cavaliere, sparigliando le carte, sorprende tutti negativamente. Per primo Indro Montanelli, direttore de Il Giornale, editore il fratello Paolo. Indro punta sulla leadersheep dei moderati di Mario Segni, il quale per rifiuta la proposta che in questo senso gli fa Berlusconi. Non coglie la novit dei cambiamenti in atto e rifiuta mettersi a capo dello schieramento, essendo esso agganciato per vincere col maggioritario all'alleanza con Fini. Berlusconi decide allora di 'scendere in campo' in prima persona a lla guida de 'Il Polo delle Lobert' senza ascoltare Montanelli decisamente contrario. Il direttore de Il Giornale, organo salvato coi soldi del Cavaliere, messo su dal suo vice Federico Orlando che sta in quei frangenti attaccato al grande giornalista come una mignatta. Sente odore di carriera politica e non demorde. Indro Montanelli della carriera politica non se ne fa niente ma si lascia suggestionare fino a rompere anche i rapporti con Silvio. Non le gliela perdoner mai e porter nella tomba il suo risentimento. In risposta allo schieramento moderato, il 1 febbraio 1994 il PDS, la Rete, i Verdi, Alleanza democratica, il PSI, i CristianoSociali e Rifondazione comunista firmano una dichiarazione programmatica che d origine all'alleanza dei Progressisti. Due giorni pi tardi il congresso della Lega Nord sancisce l'accordo elettorale tra Bossi e Berlusconi, sottolineando per l'incompatibilit politica con Alleanza nazionale. Il segretario fondatore del PDS capeggiando la coalizione dei Progressisti sicuro del successo.

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Mentre la DC rifondata da Martinazzoli nel Partito Popolare Italiano (Ppi) rifiutando la bipolarit insita nel maggioritario, si presenta alle elezioni come terzo polo di aggregazione. Formazione nel mezzo, pi che di centro. Lobiettivo essere, nel nuovo parlamento, ago della bilancia tra gli ex-comunisti e Berlusconi, in modo da perpetuare i teorizzati 'due forni' di Andreotti con il panettiere che sceglie a quale servirsi. I moderati Casini e Mastella aderiscono al nuovo movimento di Forza Italia. Questa storia politica essenziale alla Di Pietro Story. Mani pulite e Tangentopoli non sono vicende giudiziarie a se stanti, ma si intersecano e si mischiano con la politica. Difatti ai nuovi assetti della geografia partitica italiana immediata la risposta dei PM milanesi: Paolo Berlusconi viene fatto arrestare da Di Pietro. Dopo il carcere, a sua richiesta, otterr gli arresti domiciliari in una delle ville della Costa Smeralda in Sardegna (Successivamente la Cassazione sentenzier linsussistenza del reato ascrittogli). Luciano Violante (PDS) presidente della Commissione Antimafia costretto a dimettersi dopo aver dichiarato alla stampa che la Procura di Catania indaga su Publitalia e Marcello Dell'Utri. I PM smentiscono ma poi l'indiscrezione di Violante si rivela vera, dimostrando confidenza e rapporto tra lui stesso ed i PM di Palermo. D'altronde Violante e Caselli sono amici e compagni politici. Occhetto imprime alla campagna elettorale un taglio esagitato, spasmodico, aggressivo contro il nuovo soggetto politico. Berlusconi definito 'il Cavaliere Nero'. Campagna propagandistica tesa alla demolizione senza esprimere critica ad un avversario ma solo fobia di rigetto. Berlusconi vince le elezioni. Il 15 e il 16 aprile 1994 nasce la XII legislatura con l'insediamento ufficiale delle Camere: a Montecitorio la leghista Irene Pivetti diventa presidente, mentre al Senato viene eletto Carlo Scognamiglio di Forza Italia, che supera per un solo voto il presidente uscente Giovanni Spadolini (ne morir di crepacuore). Nonostante le resistenze di Scalfaro al Quirinale, Berlusconi forma il governo di centro destra con Fini e Bossi. Tale governo uno smacco nella mente dei PM di Milano. Non di Antonio Di Pietro che oramai persegue obiettivi personali che lo allontanano dai colleghi. Tirato per la giacca da una parte e dall'altra, quei mesi della prima met del 1994, sono mesi di indecisione. Da una parte Tremaglia che gli amico, Alessandra Mussolini ed il m arito il capitano della Guardia di Finanza Mauro Floriani, ufficiale di polizia giudiziaria che ha seguito passo passo Di Pietro nellinchiesta Enimont, come stato detto; spingono a tirarlo nel Polo. Forse la sua stessa natura di poliziotto propende verso il centro destra. Ma oramai tardi, troppa stata la collaborazione coi colleghi di sinistra nella Procura di Milano per mettersi contro di loro. Rifiuter, dopo un colloquio al Quirinale, la chiamata del nuovo Premier al Ministero degli Interni. Un salto incredibile dalla Procura di Milano al governo in uno dei ministeri pi importanti. Ci vuole poco ad intuire che gli allettamenti per indurlo al rifiuto siano stati maggiori.

Di Pietro si toglie la toga Capitolo 11


Il 10 marzo 1993 Pier Francesco Pacini Battaglia era rientrato dalla Svizzera per costituirsi a Di Pietro. Assumendo come difensore lavvocato Giuseppe Lucibello, amico stretto di Di Pietro, di fatto esce di scena. Pacini Battaglia accusato di aver "ripulito" in Svizzera circa 300 miliardi di lire sottratti alle casse sociali dellEni, e di averli fatti rientrare in Italia per pagare tangenti. Difeso da Giuseppe Lucibello, amico - scriveranno i pubblici ministeri Fabio Salamone e Silvio Bonfigli - di Di Pietro, Pacini Battaglia esce indenne dal processo sui fondi neri dellEnte Nazionale Idrocarburi: in seguito, sar inquisito dalle magistrature di La Spezia e Perugia per altre vicende di tangenti. Il suo nome legato anche a dichiarazioni ritenute diffamatorie. Nel 1996 il Gico di Firenze intercetta una chiamata partita dal suo telefono e registra queste parole: Per uscire da Mani Pulite si pagato. Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato. Nel corso di unaltra telefonata, il banchiere rivela che limputato Sergio Cusani gli avrebbe chiesto di accusare Di Pietro di aver usato carte false al processo Enimont. Pacini Battaglia dice di non aver dato retta a Cusani. A Gamberale andr molto diversamente; incarcerato pur avendo accuse assai minori e che si riveleranno infondate. Quando sar assolto avr, da uomo libero ingiustamente perseguito, avr la famiglia a pezzi con una tristissima storia riguardo la figlia. Il lavoro giudiziario del pool di Milano per 'combattere la corruzione', con l'imprevista e inaspettata vittoria del 27 marzo 1994 di Silvio Berlusconi contro 'i Progressisti' di Occhetto, porta al potere il centro destra, non lo schieramento di sinistra. E la cosa non viene accettata dagli sconfitti di cui Oscar Luigi Scalfaro, presidente della repubblica, si pone alla guida. Da quel momento tutta l'opera del Presidente, di Antonio Di Pietro e del Pool di Milano, rivolger le attenzione alla famiglia di Arcore e la 'loro' Fininvest. L' 11 febbraio1994, Paolo Berlusconi fratello di Silvio, arrestato per tangenti alla Carialo. L'arresto non serve, il 27 marzo il Polo delle Libert vince le elezioni. Seguono allora (21 aprile) ottanta arresti tra la Guardia di Finanza, mentre tre giorni dopo dalle colonne del Corriere della Sera Cesare Romiti ammette tangenti Fiat ai partiti senza grande scandalo n il solito can can di quando le inchieste riguardavano Bettino Craxi e al presente Berlusconi. A latere di codeste vicende giudiziarie la questione politica ritorna al punto di partenza Di pari passo al Quirinale si lavora a scardinare lalleanza Berlusconi, Fini, Bossi individuando in quest'ultimo la cerniera debole.

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Il 12 e il 13 giugno si torna alle urne per rinnovare il Parlamento europeo, per il quale l'Italia deve eleggere 87 dei 567 deputati. I risultati vedono la netta affermazione di Forza Italia, che con il 30,6 per cento dei suffragi aumenta di quasi dieci punti i propri consensi rispetto alle ultime politiche. il Polo, nonostante il calo registrato da tutti gli alleati di Berlusconi, conferma di avere la maggioranza nel Paese con il 51,8 per cento dei consensi. La seconda sconfitta consecutiva della sinistra provoca una grave crisi di leadership nel PDS che sfocia nelle dimissioni di Achille Occhetto. D'Alema lo affronta: "Tu non sai fare il segretario" gli dice e gli intima di dimettersi. Annichilito e rintronato dai colpi subiti un abulico Occhetto lascia le Botteghe Oscure. La battaglia per la successione al vertice del PDS si conclude con la vittoria di Massimo D'Alema su Walter Veltroni, sancita dal Consiglio Nazionale il 1 luglio. Il 13 luglio il governo approva il discusso decreto Biondi, cio una riforma in senso garantista verso le precedenti norme sulla custodia cautelare e sugli avvisi di garanzia. Il provvedimento desta un forte scalpore nel Paese alim entato dalla gran cassa del solito Barnum giustizialista. Nel pomeriggio, i magistrati del Pool guidati da Antonio di Pietro (o dietro la sua figura) si riuniscono come fossero (e forse in quel momento lo sono) la direzione di un partito. Alla fine stabiliscono una linea comune stesa nel comunicato da leggere davanti alle telecamere. I sostituti procuratori di Mani pulite Davigo, Colombo e Greco, lo fanno apparendo nei tele giornali attorno allo scamiciato e teso Antonio Di Pietro, che annuncia le dimissioni del Pool qualora il decreto non venga ritirato o modificato dal governo. E' il 14 luglio 1994, ricorrenza in Francia della presa della Pastiglia. In Italia sar ricordata come il giorno in cui Di Pietro appare in tv, assieme a tutti i colleghi del Pool, per annunciare dimissioni in massa se non fosse stato ritirato il decreto di Alfredo Biondi, avendo partita vinta. E' la prima ritirata del nuovo governo, indice di divisioni al suo interno, quindi debolezza. Il fronte politico giudiziario da codesto evento capisce che la sconfitta del 27 marzo 1994 pu essere 'ribaltata'. E' la Lega che inizia le sue manovre di distacco dalla maggioranza. Prima si dissocia dalla scelta del Consiglio dei ministri in materia di giustizia, minacciando le dimissioni del ministro Maroni. Il 13 luglio il governo Berlusconi emette il decreto Biondi, soprannominato "decreto salvaladri" secondo la tipica antica strategia comunista dello slogan propagandistico nel popolo di bocca buona, gi efficace nel 1953 ("legge Truffa") per bocciare una legge elettorale che se consolidata anticipava di quasi mezzo secolo le riforme necessarie al paese per dare maggioranze stabili e governi durevoli. La Camera difatti non approva il "decreto Biondi" e impegna il governo a presentare un disegno di legge che contenga le opportune modifiche. La CGIL, che dal dopo guerra ha sempre svolto un ruolo complementare alla politica del PCI ieri e del PDS oggi (polverone di scioperi dichiarati o 'spontanei' durante l'opposizione, inviti a 'rimboccarsi le maniche e lavorare' se nell'area della maggioranza (Lama, discorso all'EUR durante il 'compromesso storico'); indice uno sciopero generale e imponenti manifestazioni contro la manovra finanziaria predisposta da Palazzo Chigi in opposizione alla riforma delle pensioni. Una 'marcia su Roma' antigovernativa di un milione di lavoratore e pensionati coster ai sindacati 50 miliardi. Passata l'estate il mese di ottobre si apre con un duro braccio di ferro tra il procuratore capo di Milano e il governo. Francesco Saverio Borrelli in una intervista rilasciata al Corriere della Sera attacca pesantemente il ministro della Giustizia Alfredo Biondi, che si dimette. L'esecutivo per respinge le dimissioni, ed il giorno successivo invia una lettera-esposto al Consiglio superiore della magistratura contro Borrelli, ma l'organo di autogoverno della magistratura decide di archiviare il caso. Con la copertura del CSM (definito 'la cupola' da Marco Pannella) gli straripamenti del Pool nell'ambito della politica si fanno pressanti e insolenti. Novembre, il 21, il Presidente del Consiglio viene iscritto dal pool nel registro degli indagati, nell'ambito dell'inchiesta sulle mazzette pagate dalla Fininvest alla Guardia di Finanza. Inseguendo a ritroso il percorso del denaro, i magistrati scoprono decine di miliardi in societ off-shore. Quei fondi e passaggi di denaro li ritengono sospetti, mentre La Fininvest li giustifica come conti di pronta cassa e di rappresentanza, tenuti su libretti personali per comodit. Materia processuale comunque, tenendo presente che la nostra legislazione impone la presunzione di innocenza fino a condanna avvenuta. Ma gli avvisi nati per dare garanzia all'indagato nel corso delle indagini sono diventati vere gogne pubbliche ai suoi danni. Difatti la notizia, uscita dalla segretezza della Procura di Milano, appare il giorno seguente sul Corriere della Sera. Il Presidente del Consiglio presenzia a Napoli la Conferenza internazionale dell'ONU sulla criminalit organizzata ed apprende la cosa leggendo il titolone del quotidiano di via Solferino. L'inchiesta a cui viene data la massima visibilit riguarda, come detto, la corruzione alla Guardia di Finanza. Nello stesso giorno il preannunciato avviso di garanzia viene recapitato a Silvio Berlusconi con l'invito a presentarsi davanti ai magistrati del pool Mani pulite di Milano per essere interrogato. L'annuncio in prima pagina del Corriere della Sera una vera e propria delegittimazione del capo del governo. Antonio Di Pietro risulter essere l'estensore del provvedimento riassunto nelle parole testimoniate in seguito dal suo Procuratore Capo: Io a quello lo sfascio. Il quale Di Pietro, mentre dice quelle cose al suo capo Borrelli insistendo per linoltro del mandato e per essere lui stesso il PM interrogante, davanti al Presidente del Consiglio declina ogni responsabilit addossandone la colpa ai colleghi: Lo hanno voluto loro, io non ero daccordo. Berlusconi reagisce con un messaggio televisivo di sette minuti alla nazione, durante il quale annuncia di non aver alcuna intenzione di dimettersi e rigetta i sospetti degli inquirenti. Ad allungare la lista dei processi che vedono imputato il capo di Fininvest, poi Mediaste, la deposizione del "teste Omega", compagna amante di uno degli avvocati della cerchia intima di

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Berlusconi. Una vicenda oscura, dai contorni foschi di interne rivalit e gelosie, che porta un'altra mazzata micidiale contro il Cavaliere e l'altro suo avvocato Cesare Previti. Questi avrebbe messo a libro paga alcuni magistrati romani. L'inchiesta che parte ed ancora in corso sar chiamata delle 'Toghe sporche'. Il governo vacilla di fronte all'attacco sindacale ed il provvedimento ritirato: Questa debolezza si trasmette anche in campo giudiziario. Il ministro Biondi manda a Milano gli ispettori ministeriali che torneranno con le pive nel sacco. Ma Antonio Di Pietro, che il 23 novembre ha ricevuto l'ispezione ministeriale, non si sente tranquillo. Il 6 dicembre 1994, a sorpresa, Di Pietro lascia la magistratura pochi giorni dopo il previsto interrogatorio di Silvio Berlusconi. Sento parlare, ormai -scriver al procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli- di 'tifoserie politiche' con cui sono accolte questa o quella decisione giurisdizionale, tanto che, ultimamente loperato della magistratura stato addirittura qualificato come una sorta di metafora giudiziaria della lottizzazione. In verit ha deciso di contrattaccare alle accuse che gli vengono mosse, quelle del famoso 'dossier' de Il Sabato; e poi darsi alla politica. Prima per al duro magistrato ora tocca fare limputato. A provare cosa sono le perquisizioni all'alba 'che spaventano i miei figlioli'. Difeso dallavvocato Massimo Di noia affronta unescalation di accuse, da quelle del generale della Guardia di Finanza Giuseppe Cerciello, a quelle di Giancarlo Gorrini gi vice presidente della Maa Assicurazioni condannato per truffa aggravata e appropriazione indebita e falso in bilancio. Tra i capi daccusa c labuso dufficio per aver favorito la societ ISI di Giuseppe Lucibello, avvocato - scrivono i pubblici ministeri Fabio Salamone e Silvio Bonfigli - suo amico personale. Il 31 marzo 1996, dopo il proscioglimento di Di Pietro da parte della Procura di Brescia, il di l a poco ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, dalle colonne del Sole 24 Ore, commentava: Vi certamente la soddisfazione di non vedere inquinata una figura le cui capacit di lavoro e di indagine hanno costituito e impersonato le vicende Mani Pulite. E, con tono inquisitorio, concludeva: Resta lamarezza per le dimissioni del magistrato e la speranza che il processo possa fare definitivamente luce sulle cause e le eventuali responsabilit di quel gesto: se non altro per evitare che alle garanzie di inamovibilit del magistrato e della sua soggezione alla legge finisca per sostituirsi la certezza delle sue dimissioni, pi o meno coatte. Oramai la sinistra difende Di Pietro come un suo uomo, sapendo del prossimo approdo ai lidi del 'Mugello'. Il pool, anche senza Di Pietro, non molla la presa sul presidente del Consiglio Berlusconi che il 13 dicembre si sottopone ad un loro interrogatorio. Ma il suo governo agli sgoccioli. Dopo la presentazione il 17 dicembre alla Camera di due mozioni di sfiducia, una della Lega Nord e dei Popolari, l'altra dei Progressisti, durante il dibattito in Parlamento Berlusconi difende il suo operato con un lungo discorso. Accusa l'ex alleato Bossi di aver tradito il voto del 27 marzo prestandosi al 'ribaltone' per portare al governo coloro che hanno perso le elezioni. Crede di impedirlo con nuove elezioni, ed il giorno dopo, presenta le dimissioni al capo dello Stato. Questi gli fa credere di sciogliere il Parlamento ma certamente gi d'accordo con D'Alema e Dini per un governo tecnico di transizione che porti il paese al rinnovo delle Camere quando la sinistra pronta per vincerle sia organizzando una adeguata coalizione, dandosi un leader moderato, meglio se ex democratico cristiano, da contrapporre autorevolmente al popolarissimo Cavaliere. Confidando inoltre sull'accanimento giudiziario della Procura milanese che, dopo aver distrutto il PSI e Bettino Craxi, vuole ripetere la cosa verso Berlusconi e Forza Italia. Certamente a Bossi stato garantito di non andare alle elezioni che il voto immediato sarebbe per la Lega il suicidio. Gli promessa anche una posizione preminente dopo 'il ribaltone' ma non sar mantenuta tanto che Bossi, accortosi del raggiro, entrer in grande agitazione fomentando la secessione del nord dallo Stato italiano. Ma il grande capolavoro di Scalfaro convincere Berlusconi alle dimissioni (Marco Pannella contrarissimo, gli consiglia di far dimettere in massa tutti i deputati) facendogli indicare il nome del successore, Dini suo ministro, di fatto per gi d'accordo con i suoi avversari. Oscar Luigi Scalfaro gioca una partita smaccatamente partigiana e, naturalmente, la parte danneggiata lo investe di critiche e accuse di faziosit. L'on. Garavini, dopo aver conferito al Quirinale testimonia alla stampa una dichiarazione del Presidente della Repubblica: "Io non ho nulla da rimproverarmi". Certo, di che deve dolersi se ha ottenuto al cento per cento quello che voleva e che ha pilotato dal Quirinale? Tutta la vicenda della crisi, la sfiducia di Bossi, la fine del governo Berlusconi, la costituzione del governo Dini senza crisma elettorale, sono parto suo. Ma O.L.Scalfaro si mette a posto la coscienza identificandosi nel bene del paese. Alla medesima maniera del pool Mani pulite che per quel 'bene' persegue alcuni e non altri. Obiettivamente, invece, entrambi hanno molto di che rimproverarsi. Il ruolo costituzionale del Capo dello Stato nel nostro ordinamento 'super partes' cos come lo quello della magistratura. Invece entrambi si sono schierati apertamente e pervicacemente da parte ai danni dell'altra. In questo senso, Quirinale e Procura milanese, meglio di cos non potevano fare. Pi che rimproverarsi possono dirsi soddisfatti.

Di Pietro pencola tra i poli Capitolo 12


13 dicembre 1994 avviene l'interrogatorio di Silvio Berlusconi. Dalla 'scesa in campo' del Cavaliere alla fine del 1994 le aziende della Fininvest hanno avuto126 ispezioni della GdF destinate nel proseguo degli anni a superare le quattro centinaia. Pare che nel Pool di Milano si lavori solo per trovare la maniera di incastrare Berlusconi. Il sospetto ce l'ha persino

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Indro Montanelli, amico di Di pietro e recente detrattore del Premier. Anzi il discorso che sviluppa il grande giornalista questo: 'lasciatelo governare' perch solo dopo averlo provato il popolo perder il suo incanto. Il 3 settembre Antonio era andato a Cernobbio a parlare agli industriali a dir loro come per lui si doveva uscire da Tangentopoli. Lui, componente di un potere separato dello Stato, si propone come interlocutore del potere legislativo. Commenter Sergio Romano che coloro che parlano, si espongono politicamente, perdono la legittimit di giudicare gli altri: " Debbono assumere dinanzi al paese le responsabilit delle loro posizioni. In altre parole, lasciare la toga, rimboccarsi le maniche e fare politica". Non ci sono bisogno di spinte: In quel momento egli sa gi come uscire dalla magistratura per entrare nell'agone della politica, anche se lo nega a chi glielo domanda. Gi nella formazione del primo governo Berlusconi gli era stato proposto il ministero degli interni dal premier. Egli lo aveva declinato adducendo allo stesso Berlusconi le motivazioni: "Avrei accettato se Scalfaro non fosse intervenuto su Borrelli per fermarmi". Gi, il suo capo Borrelli, che, facendo finta di non conoscere la Costituzione, invece ventila l'ipotesi che 'se chiamati dal Capo dello Stato' sia lui che i suoi avrebbero preso in considerazione la possibilit di entrare nell'esecutivo. Il primo a scoprire le carte del PM in fase di sganciamento dal Pool il settimanale 'OGGI' che nell'ultimo numero del settembre '94 titola il servizio: "Di Pietro entra in politica". Ma la cosa covava da tempo: Francesco di Maggio confida che nell'estate del 1994 Di Pietro ambiva alla Presidenza del Consiglio. Lo conferma Gabriele Cimadoro, allora nell'ambito del CCD e di Casini ma soprattutto cognato del magistrato, chiamando Gianni Pilo per dirgli: "Se Berlusconi si toglie di mezzo, Antonio di Pietro pronto a fare il capo del Polo". E lo stesso premier commenta: "Come pu un sostituto procuratore ambizioso come lui rifiutarmi il ministero degli interni se non ha promessa una a spettativa assai pi importante?". Lo aveva personalmente detto anche ai suoi benefattori D'Adamo e Gorrini quando gli avevano ventilato l'ipotesi di vederlo ministro. "Solo ministro?" aveva loro risposto. Intanto nella societ civile l'entusiasmo per il Magistrato ed il Pool si di molto raffreddato. La persecuzione giudiziaria verso Berlusconi appena divenuto avversario della sinistra ha evidenziato l'uso improprio del potere giudiziario per invalidare la scelta democratica degli italiani attraverso le elezioni. Inoltre la contingente ambiguit del PM -che non si sa ancora a quale degli schieramenti approder- rende cauti e guardinghi anche gli ex comunisti. Come abbiamo detto a corteggiarlo Alleanza Nazionale. Ma non il suo segretario Fini pi smaliziato e freddo di Tremaglia, e meno alieno alle simpatie umane di Tatarella. D'altronde le ambizioni di Antonio di Pietro c' da supporre non si fermino ad un ministero ma lambiscano la stessa guida del governo. Almeno cos pensa lo stesso Rocco Bottiglione che lo dichiara apertamente ai giornali suscitando la solita tempesta nel bicchiere d'acqua mediatico. Pi Di Pietro si accosta alla politica pi i suoi colleghi prendono le distanze. Negli ultimi tre mesi dell'anno prima il GIP Italo Ghitti appena passato al CSM lamenta certe costrizioni dei PM verso i giudici per farsi avallare i loro provvedimenti. Vittorio Sgroi, competente delle azioni disciplinari, denuncia difficolt ad agire contro 'certi' magistrati. Giulio Catalani, capo della Procura di Milano, aggiunge che non dovrebbero esistere 'santuari di nessun genere'. Le allusioni a Mani pulite, sono evidenti. Anche all'interno di Mai pulite limpressione che il procuratore capo e i suoi sostituti non siano pi in piena sintonia con Di Pietro. Il suo protagonismo, l'egocentricit nl lavoro di Mani pulite, il rivendicare per se ogni merito e azione, comincia ad infastidire i colleghi. A codesto contesto si aggiungono le inchieste su di lui promosse dal ministro Biondi. Il 23 novembre c' l'ispezione ministeriale non su Mani pulite ma precisamente su Di Pietro. Il quale sentendosi il cerchio stringersi attorno a lui il 6 dicembre 1994, a sorpresa, lascia la magistratura platealmente togliendosi la toga sotto i riflettori delle telecamere alla fine della sua arriganga conclusiva del processo Enimont. Sono passati pochi giorni dal previsto interrogatorio di Silvio Berlus coni con cui iniziato il capitolo. Al magistrato Di Pietro tocca fare limputato, come a voluto far fare al Presidente del consiglio. Lavvocato Massimo Di noia lo difende dalle accuse del generale della Guardia di Finanza Giuseppe Cerciello, di Giancarlo Gorrini gi vice presidente della Maa Assicurazioni. Tra i capi daccusa contro quello sullabuso dufficio per aver favorito la societ ISI di Giuseppe Lucibello, avvocato scrivono i pubblici ministeri Fabio Salamone e Silvio Bonfigli - suo amico personale. La prima confidenza di lasciare la magistratura Antonio di Pietro la fece al collega Pier Camillo Navigo. Due giorni prima aveva chiesto al suo capo Borrelli di gestire il dibattimento contro Berlusconi. Cosa era avvenuto nella sua mente per cambiare repentinamente idea? La supposizione facile: forse nei suoi pensieri notturni si era reso conto che l'azione giudiziaria contro il Cavaliere non avrebbe avuto lo stesso andamento di Bettino Craxi. Questi aveva alle spalle cinquanta anni di logorata partitocrazia, una opinione pubblica manipolata e resa quasi interamente ostile al personaggio, i 'poteri forti' decisamente propensi al suo affossamento. Con Berlusconi il contesto si presentava diverso, e l'osso si preannunciava molto pi duro. Avrebbe potuto rompersi i denti invece di masticarlo. Gli eventi che seguono pare smentiscano quei timori di Antonio Di Pietro. Alla fine del 94 il governo Berlusconi precipita. I giornali, quelli pi favorevoli a lui, scrivono 'primo governo Berlusconi' pres upponendo che altri seguiranno (si dovr attendere il 2001). Il vezzo dura un anno poi nessuno usa pi la numerazione, tanto quella previsione appare lettera morta di fronte al dispiego del grande potere della sinistra alleato e sostenuto dai 'poteri forti'.

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Si legge sulle prime pagine dei giornali la mattina del 15 dicembre: VERSO LA CRISI -la maggioranza non c pi- alleanza tra Lega, Popolari e PDS - Tutto iniziato ieri mattina alla Camera quando la Lega ha votato con le opposizioni una mozione per riformare lintero sistema televisivo.Berlusconi, dopo un vertice con Fini, annuncia che si presenter in Parlamento... ci sar un voto, e sar lapertura ufficiale della crisi. Incontroa tre fra Bosssi, DAlema e Buttiglione.Nasce la nuova maggioranza? Scalfaro pensa ad un governo di lunga durata. A condire la frittata, come se la mazzata non bastasse i giornali riportano voci provenienti dal pool milanese: ...si scatena la caccia ai verbali segreti dellinterrogatorio di Berlusconi. Il silenzio dei magistrati non blocca il tam tam delle ipotesi (certamente fatte filtrare proprio dagli stessi ormai in fase di godimento assoluto). Il giorno dopo la convocazione del Premier in Procura, la sensazione di essere alla vigilia di una svolta clamorosa: i giudici sarebbero per giocare le loro carte e punterebbero al bersaglio grosso, la richiesta di rinvio a giudizio. (IL SECOLO XIX , n 281 del 15 dicembre 1994). Per il Cavaliere in un solo anno dalle stelle alle stalle. Abilit altrui, unita a demeriti propri principale per gestire bene la vittoria non avere i leader degli schieramenti (Bossi soprattutto nel governo, varato secondo i vecchi criteri delle coalizioni. Sin dall'inizio il rapporto con lalleato riottoso e diffidente, la Lega, si fa difficile e conflittuale. Pur senza rinunciare alla vecchia lottizzazione gli si nega uno spazio nella RAI-TV che FI e AN si prendono. Inoltre si lascia intendere che il boom elettorale di FI esploso ai danni della Lega destinato ad ampliarsi. Gi ingelosito e preoccupato di suo su questo punto premeranno D'Alema e Scalfaro per spaventarlo ancor di pi ed indurlo al 'ribaltone'. Cio passare all'altro schieramento anche se nei collegi uninominali i suoi parlamentari sono stati eletti coi voti del centro destra. Francesco Cossiga analizza gli errori che hanno impedito la transizione dalla prima alla seconda Repubblica: "Deve essere tenuto fermo il principio della divisione dei poteri. Mentre io ho sempre difeso i magistrati di Mani pulite, i pubblici ministeri, il gip e anche il tribunale, per come hanno interpretato, seppur estensivamente, i loro poteri, non li difendo affatto per le intromissioni, per le invasioni di campo che loro hanno compiuto sia quando hanno sindacato il corpo parlamentare, sia quando hanno voluto esercitare una supplenza politica, sia quando addirittura si costituiscono in corporazione a interferire nella formazione dei governi". Stesse parole del ministro Filippo Mancuso dette un anno d'anticipo. Il mese prima in una intervista a Massimo Franco Cossiga tratteggia i campi di riforma necessari al governo Berlusconi per la transizione dalla prima alla seconda repubblica: riforme costituzionali, assetto Radio-tv, giustizia. Alcune risposte: "Il mio appoggio dipender dal modo in cui Berlusconi risolver il problema dellinformazione radiotelevisa e delle riforme costituzionali. Non pu essere premier e padrone della Fininvest. E una questione pregiudiziale. (...) Deve varare una riforma radicale del sistema radio-tv ridimensionando la Fininvest ed in parallelo la RAI. Creando quattro poli se no tutti si scatenerebero per diventare il terzo. Uno per il gruppo La Repubblica-LEspresso, uno per Gemina da sola o con altri ( in pi a RAI e Fininvest). (...) La seconda repubblica inizier soltanto dopo le riforme costituzionali. (...) Occorre un forte innesto di democrazia diretta. Un referendum propositivo tra repubblica parlamentare e repubblica presidenziale. Berlusconi deve farlo. Se non capisce che il decisionismo pu essere un vizio nel sistema proporzionale ma un dovere in quello maggioritario, il governo non combiner niente. (...) Ho aspettato 40 giorni per un governo che poteva essere fatto in 40 ore. Giorni impiegati a discutere non di federalismo o di magistratura ma quasi solo di poltrone"(queste cose non le far il Polo ma neppure i governi della sinistra che terranno il potere dal 1995 al 2001. Le ultime due domande a Cossiga sono: "sempre irritato con i giudici? Prevede una guerra tra magistratura e governo Berlusconi?" Ecco le risposte di Cossiga: (Coi giudici) "non sono irritato, sono spaventato. Ma solo da una parte della magistratura. Non da Coiro e Borrelli ma da Caselli e da Cordova. Spaventato da come i componenti dellANM si costituiscono in partito contro la maggioranza ed intimidiscono da chi vuole cambiare le norme. Mi spaventa questa visione autoritaria e corporativa della giustizia. Guerra? (tra Berlusconi e magistratura) Non pu essere guerra. E poi sarebbe guerra tra alcuni cittadini che abusano del loro stato di magistrati, e la rappresentanza eletta dal popolo sovrano. Lo Stato deve imporre la propria volont attraverso il Parlamento. Deve dettare regole a tutti magistrati compresi". Chi ha il potere senza usarlo, o tituba, o fa marcia indietro al primo vento ostile si dimostra un leader debole, vulnerabile. Cos appare il Cavaliere ai suoi oppositori: ha avuto la ventura di salire allapice, ma non dimostra la capacit di mantenerlo a lungo. E interessante cogliere gli atteggiamenti del Quirinale che sollecita la crisi e l'affronta prendendone decisamente in mano il timone. Dichiara mons. Riboldi vescovo di Acerra, fiancheggiatore della sinistra cattolica e amico di Scalfaro, dopo aver conferito col Presidente per convivere insieme una pausa spirituale: "lho trovato molto sereno e tranquillo". Di certo cos: i suoi piani stanno andando velocemente in porto. Decide nelle festivit di non allontanarsi da Roma. Si consulta con due amici del suo ex partito, Amintore Fanfani e Paolo Emilio Taviani. La loro salita al Quirinale la palese e personalizzata riesumazione dei riti della prima repubblica. La strategia per 'bollire' Berlusconi perfezionata. Primo: niente voto anticipato a breve scadenza. Si sa che Berlusconi lo vincerebbe e la situazione tornerebbe da capo seguendo il percorso di Mani pulite. Nuovo governo finto tecnico, ma politico perch facente perno sulla maggioranza che inglobi la Lega ai perdenti le elezioni dell'anno precedente. La nuova maggioranza sar composta da PP, Lega, e PDS. Si tratta di dargli un premier. Il callido Scalfaro lascia circolare irreali rose di candidati leghisti a Palazzo Chigi. Le voci indicano Roberto Maroni ministro degli interni di Berlusconi, o Irene Pivetti presidente della Camera eletta coi voti del Polo. Bossi tranquillo e va fino in fondo. Il pericolo stringente di quella strategia non avvertito nella sua pienezza da Berlusconi e Fini che, pur essendo oramai nel sacco, ancora non se ne sono accorti. Come nella peggiore tradizione del 'sistema proporzianale' sepolto da una legge ed un referendum, il Presidente Scalfaro inizia le consultazioni dei gruppi per valutare, verificare, studiare la situazione.

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Una spudorata manfrina per 'accertarsi se il governo ancora ricomponibile, e la maggioranza di centro-destra esiste ancora. In quel momento egli per ha gi in tasca il quadro degli eventi successivi: il tradimento di Dini, lo strappo di Bossi. Del fatto che ci sia stato un referendum votato dall80 % degli italiani, una legge maggioritaria votata dal Parlamento (pur nella ambiguit proporzionale del 'mattarellum'), un premier della squadra vincente voluto dalla maggioranza del paese... non lo condiziona per nulla. Concorda con Lega, Buttiglione, DAlema il piatto della sua 'alta mediazione' da cui ricavare le 'necessarie esplorazioni atte al futuro nuovo incarico' visto che la crisi irrisolvibile nell'ambito del Polo. E il nodo in cui la volont del presidente Scalfaro stoppa la seconda repubblica che per essere tale doveva passare immediatamente a nuove elezioni col governo Berlusconi in carica sia pur sotto dimissioni. Questo era l'indirizzo dettato dal maggioritario: quando la maggioranza uscita dalle elezioni si sfalda si debbono scioglere immediatamente le Camere. Con quel precedente i futuri governi avrebbero trovato la stabilit caratterizzante la 'seconda repubblica'. Magari con l'alternanza. Se nel 95 le elezioni potevano essere ancora favorevoli al centro-destra, una legislatura dopo potevano andare (come andarono) al centro-sinistra. Un Presidente super partes avrebbe agito senza condizionare gli atti all'obiettivo. Ma Scalfaro non fu, e non volle essere, ' il presidente di tutti gli italiani ' come sar il suo successore Ciampi. Anzi, agir manovrando una vera e propria congiura di palazzo coordinata tra partiti, sindacati, gruppi di magistrati politicizzati; per rovesciare il governo democraticamente eletto. Partendo dall'avviso di garanzia durante il summit di Napoli, lo sciopero generale con 'marcia su Roma', alla verifica parlamentare dopo la defezione di Bossi, Scalfaro pilota inesorabilmente verso lo sbocco voluto. Nel Polo lunico che vede con chiarezza le cose, e le dice con franca brutalit Giuliano Ferrara: "Per fare la crisi" scrive "al Quirinale c stata una bella adunata di golpisti". Egli vede la sostanza delle cose non l'essenza formale. Difatti al termine golpe sarnno aggiunti aggettivi esplicativi: 'bianco' 'giudiziario' 'partitocratico' 'revanchista'... L'Italia abituata da mezzo secolo alla 'sacralit' della Costituzione. E tuttavia quando si voluto si sono ignorati suoi articoli (es. 39, 40), stravolti i principi delle parti non gradite (rovesciare un governo con la piazza il 30 giugno 1960). Basta rispettare la forma. Anche alla fine del dicembre 1994 la forma rispettata: se la maggioranza si sfascia, se ne forma unaltra anche se sconfitta elettoralmente, e si continua ignorando che di mezzo c stato un voto maggioritario che ha mischiato nei collegi i voti di chi viene spinto all'opposizione. Democraticamente Bossi doveva verificare -subbito con nuove elezioni - quanti suoi elettori lo seguivano nel ribatone. Nel maggioritario la delega alleletto insita nel suo schieramento, non discrezionale allo stesso come nel proporzionale. E' mandato ottenuto su una linea: rovesciata la quale un sopruso allelettore. Formalmente non si pu parlare di golpe, ma sostanzialmente s. La cronaca che fa Massimo Franco di quei giorni glaciale: Temo che sia finita... " Bastava ascoltare Gustavo Selva, uomo di AN e amico sincero di Berlusconi. Con aria disfatta correva incontro a Gianfranco Fini dopo il ritorno da Napoli ove aveva incontrato il Presidente Berlusconi. Silvio pu durare due giorni o qualche settimana. Ma lepilogo gi scritto: Scalfaro chiama Berlusconi al Quirinale. Poi chiama la croce rossa e lo fa portare via in autoambulanza, come successe a Mussolini. Inutile nasconderlo: il capo del partito anti-Berlusconi Scalfaro. E dietro di lui si muovono le vedove inconsolabili del potere PDS e PP in testa. S,anche Rocco Buttiglione, lallievo di Augusto Del Noce,. Anzi, lui il vero killer del Polo di centrodestra". In quel momento poteva assurgere ad un ruolo essenziale di salvaguardia quanto meno della decenza istituzionale poteva essere la seconda autorit dello Stato. Il Presidente del Senato Carlo Scognamiglio -uomo del Polo eletto contro il grande notabile del sistema consociativo e partitocratrico Spadolini. Contrapponendosi con tutta lautorit del suo incarico alle manovre di Scalfaro, denunciandole pubblicamente, Scognamiglio poteva assurgere ad un ruolo politico molto qualificante invece di sparire come poi sparito. Ma la grandezza come il coraggio manzoniano: o c' o non c'. Se non c' nessuno se la pu dare. Invece, da miope, crede di operare per se stesso avallando le manovre di Scalfaro, e lasciandogli scavare la fossa al suo gruppo. Come Bossi che rinuncia a cinque ministri credendo in chiss quale ruolo successivo maggiore di quello. Come Buttiglione che sogna di varare un governo di attesa, e, dopo il congresso del Ppi, rifare il centro-destra con il suo partito al posto della Lega. Come un anno prima Antonio di Pietro aveva rifiutato il ministero degli Interni lusingato dalla veste di Presidenza del Consiglio Oscar Luigi Scalfaro li gioca tutti. Lunico che usce dalla partita con la saccoccia piena dAlema ed il suo PDS. Codesto partito soltanto sei mesi prima dato spacciato. Massimo lo trasforma in DS facendolo diventare il carro trainante del nuovo assetti politico sfociato a sinistra nonostante la sconfitta elettorale. E Veltroni sente gi odore di governo e invita il partito a prepararsi alla stanza dei bottoni. Ma aggiunge: "Io credo alla alleanza col Ppi. Ma non basta a garantirci presso lelettorato moderato. Deve essere la stessa sinistra a presentarsi in modo credibile allopinione di centro". La strada della rivincita tracciata, non c che da percorrerla. Antonio di Pietro colto di sorpresa da codesti avvenimenti. "Abbandonata la toga" scrive bruno Vespa nel tomo Dieci anni che hanno sconvolto l'Italia "Di Pietro lasci credere che se ne era andato perch non condivideva l'atteggiamento del Pool nei confronti di Berlusconi". Pierferdinando Casini gli cita le parole esatte: "Berlusconi non certo uno stinco di santo, come tutti gli industriali avr fatto carne di porco. Per l'accanimento giudiziario di carattere politico del Pool non posso condividerlo". In quel periodo anche molto amico di Francesco Cossiga il quale, secondo una incallita propensione al protettorato-guida verso esponenti politici pi giovani, crede di portarlo per mano iniziandolo alla nuova attivit. Antonio Di Pietro va ad Arcore ad incontrare Belusconi parlando di un suo possibile appoggio esterno al Polo, in cambio del Vicinale o

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la direzione dei Servizi Segreti. Ma quando si accorge che le elezioni anticipate non sono affatto imminenti, e avverte la ragnatela del Quirinale in cui Berlusconi caduto, inizia la marcia di avvicinamento allo schieramento opposto anche perch la sua ambiguit non regge pi all'incalzare degli eventi. Nel talk show di Santoro TEMPO REALE Berlusconi interviene con una telefonate che gli scopre le carte. Subito gli ex colleghi del Pool lo invitano ad una cena per un chiarimento. La cena avviene a casa di Colombo il marted di Pasqua 1995, ma non porta ad alcun chiarimento. A quella data Di Pietro ancora indeciso e pencolante perch non ha ancora chiaro chi sia il vincitore del 'duello' tra i poli.

Governo Dini, Berlusconi all'opposizione Capitolo 13


Lamberto Dini giaceva come un pacco dimenticato da 14 anni (dal 1979 al 93) in una stanza della Banca dItalia quando Berlusconi lo chiam a sedere sulla poltrona di ministro del Tesoro del suo governo. Una delle massime usuali con cui Enzo Biagi infarcisce i suoi scritti riguarda la riconoscenza: non fare del bene a nessuno se non sai sopportare lingratitudine. In Toscana invece la dicono pi terra terra: a fare del bene agli asini si riceve dei calci. Dini, scongelato da quella ibernazione dal Cavaliere, si render poi lo strumento nelle mani di Scalfaro per rosolare Berlusconi prima delle nuove elezioni. Alla Banca dItalia Lamberto Dini era direttore generale. Per contava quanto il due a briscola, niente. Carlo Azeglio Ciampi, il Governatore, non gli aveva dato neppure una delega, nemmeno quella del parco macchine. Non solo, ma aveva designato come suo successore, Mario Fazio, numero 3 della graduatoria interna alla Banca d'Italia, proprio dietro Dini. Uno schiaffo plateale e pubblico ignorando la tradizione che voleva lavvicendamento al governatorato dalla posizione di direttore generale. Quella tra Ciampi e Dini , entrambi toscani il primo livornese il secondo fiorentino, era una rivalit personale con radici nel campanile e nella politica. In quella regione rossa, dove non si muoveva cosa non voluta dal PCI, Azelio Ciampi aveva costruito la sua carriera professionale di tecnico all'interno di quel sistema di potere; mentre Lamberto Dini ne era sempre stato fuori. Insomma l'uno in buona coi comunisti, l'altro in rotta. Pertanto questi aveva subito lostracismo di cui erano stati oggetto tutti gli economisti di scuola liberale negli anni del consociativismo catto-comunista in Emilia come in Toscana. Per merito ed attenzione di Berlusconi il personaggio ingiustamente accantonato a 63 anni trova la sua rivalsa: L11 maggio 1994 giura come ministro del Tesoro del 'primo' governo di Silvio Berlusconi. Buon colpo per lui, ma anche per chi lo aveva nel suo governo poich la notoriet in campo internazionale di Lamberto Dini costituiva buon viatico presso la stampa ed i governi esteri nel contesto di altri egregi sconosciuti venuti alla ribalta dopo il 2728 marzo. Prima del 79 aveva operato a Washington presso il Fondo Monetario Internazionale, quindi parlava perfettamente l'inglese. Nella capitale USA tifava per la squadra di football americano della citt, aveva lhobby della fotografia e la tipica mentalit pragmatica della cultura anglosassone. Quando dagli USA venne a prendere la direzione di via Nazionale non fu per i calcoli del manuale Cancelli, la consacrata Bibbia della lottizzazione. Come scherzavano in RAI quando cerano le nomine ("due a te, cinque a me, tre agli altri... uno che sappia lavorare"); Lamberto entr alla Banca d'Italia per scelta del povero Toni Bisaglia, in quota proprio di capacit. Con la prematura morte per annegamento nel mare di Santa Margherita del suo tutore, egli rest un isolato senza protettori o referenti politici. Per questo pass nel dimenticatoio 14 anni alla Banca dItalia finch Berlusconi non lo trasse portandolo nel governo. Una bella rivalsa anche verso Ciampi. Nel governo Dini fu un ministro leale. Il suo compito era quello di aggiustare i conti dello Stato, risanare leconomia, incidere sulle fonti del dissesto e lo fece con diligenza e capacit. Studi una legge finanziaria diversa, non il solito rastrellamento di liquidi attraverso tasse e balzelli (in questo senso il premier odierno Berlusconi pu avere un certo rimpianto rispetto a Giulio Tremonti). Le vecchie finanziarie generavano inflazione divaricando di anno in anno il rapporto tra debito pubblico e PIL. Lamberto Dini proponendo la riforma delle pensioni per uscire da quel perfido ingranaggio da tecnico non sapeva di incidere un bubbone custodito gelosamente dal sindacato. Difatti noto come da Ministro non si sarebbe piegato ai dictak della CGIL e del PDS. Egli sarebbe andato in fondo, e premette all'interno del consiglio dei ministri per non lasciarsi suggestionare dalla piazza. Credo avesse ragione. Probabilmente se Berlusconi raccoglieva la sfida come fece Craxi 10 anni prima, la maggioranza non si sarebbe sfaldata. I quella circostanza il Cavaliere si rese debole e indeciso agevolento le manovre del Quirinale per disarcionarlo e poi fare del suo ministro del Tesoro Lamberto Dini il Caio della circostanza. Il professore Giovanni Sartori, ostile a Berlusconi, giustifica lazione di Scalfaro come corretta nellintervista a la Repubblica del 26 gennaio 1995: "Un Presidente sempre condizionato dalle indicazioni che riceve dalle forze parlamentari. Se la scelta caduta su Dini perch il suo nome ha ricevuto nelle consultazioni pi consensi di altri. Scalfaro non Caligola, non pu nominare premier il suo cavallo. Ci detto concedo che in un parlamento senza vere maggioranze Scalfaro ha avuto ampia libert di gioco. Ma anche grazie ai madornali errori di un Berlusconi che ha sbagliato tutte le mosse e che ha finito per incastrarsi.

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Berlusconi ha sempre bluffato su maggioranze che non ha mai avuto. Ha cominciato a contare male sin dal 28 marzo rifiutandosi ab ovo di capire che al Senato era, sia pure di poco, in minoranza. E da allora ha cavalcato, sempre e spavaldamente rifiutando di contare, un cavallo sempre pi zoppo. A dicembre (perdendo Bossi) ha addirittura perso il cavallo. Ma il Cavaliere ha fatto finta di essere sempre in arcione. Un governo che perde la maggioranza, che cade o deve cadere, pu dettare condizioni? (...) E chiaro che allinizio della crisi Berlusconi poteva ottenere molto. E invece chiedendo malamente lassurdo e limpossibile, ha finito per non ottenere nulla. Cos la sconfitta se l davvero chiamata perch il Capo dello Stato di un sistema parlamentare non pu far cadere un governo a data da lui stabilita". Secondo Sartori, Berlusconi ha sbagliato a gridare ai quattro venti, quindi ammazzandola, la promessa di elezioni a breve fattagli da Scalfaro a quattrocchi. Doveva ripiegare su un governo Urbani, o su uno istituzionale di grande coalizione: "Ma invece di far buon viso a cattivo gioco, Berlusconi, ha fatto la faccia feroce, si proclamato lunto del popolo, ed ha cos reso inevitabile lesito a lui pi dannoso". Lanalisi convince in alcuni aspetti, niente affatto in altri specie nel presupposto che Scalfaro fosse parte neutra nella vicenda. Sartori finge non sapere che il Presidente della Repubblica non fu costretto dai fatti a fare ci che fece, ma pilot le cose per fare quanto fece. Scalfaro fu parte in causa nella crisi, dallinizio alla fine. Convinse Bossi a rompere garantendogli le non elezioni. Concert la presidenza di seccessione a Dini dopo avere indubbiamente concertato con lo stesso che non sarebbe stato una pedina di Berlusconi. Gli impose dei ministri, mettendo nel governo uomini di BankItalia vicini al PDS. Cosa poteva fare di pi per affossare il voto del 27 marzo? Si rimangi persino l'impegno del messaggio di Capodanno 1996 di sciogliere il Parlamento appena Bossi sfiduciava la maggioranza di cui faceva parte. E di lasciare in carica il governo per andare al pi presto a nuove elezioni. Concordo invece sugli errori del Polo e Berlusconi in particolare. Che non sono quelli indicati da Sartori (la duttilit, cio incassare e tacere), ma il contrario: raccogliere attorno a se la dissidenza leghista, e chiedere alla Camera il voto di fiducia sul suo governo. Probabilmente sarebbe stato confermato. In tal caso Scalfaro aveva ben poco a che fare. Oppure non dimettersi rifiutando alcuna trattativa che non fosse lo scioglimento delle Camere. E forse il presidente del Senato Scognamiglio, nellincertezza degli sbocchi, non sarebbe stato quel pesce in barile che stato. Invece torn a casa col suo governo quasi passivamente, fece lui il nome di Dini come successore, e port il Polo ad astenersi sul governo nato dal 'ribaltone' di Bossi. Lamberto Dini coglie alla Camera 302 s e 39 no: Sommando i 270 astenuti del polo ai 39 contrari, Dini non sarebbe passato. Non potendo formare alcun governo Scalfaro era costretto a sciogliere le Camere. Questi i dati che condannano le scelte strategiche del Cavaliere portandolo ad una dura sconfitta. Il dibattito alle camere dimostra come il trireme Scalfaro-Dini-DAlema abbia preso il via e tragga velocit dalle spinte di Andreatta capogruppo Ppi, e Buttiglione ancora segretario. La sprovvedutezza degli uomini del Polo si rivela nei commenti ai risultati del voto di fiducia. Parla Biondi: "Governo minoritario sfiduciato Scalfaro". Meluzzi canta vittoria, DOnofrio dice: "Scalfaro deve fare le valigie". Anche Vittorio Sgarbi prende labbaglio: "E un grande smacco per lui". Unica mente lucida della compagnia Giuliano Ferrara che come Fabio Mussi inquadra bene e subito la situazione gettando un secchio dacqua ghiacciata sulla testa degli ottimisti ad oltranza: "Il Governo ha avuto la maggioranza. Tuto il resto una bizantina fiera del cavillo". Il Capo dello Stato a sua volta replica agli strepiti:"Pestate lacqua nel mortaio". Per tutto il 1995 Berlusconi chiede pateticamente lo scioglimento delle Camere, evitando per di m ettere in crisi il governo Dini nel momento in cui era possibile. Quando si fece presentatore della mozione di sfiducia, cont -pia illusione- sui voti di Rifondazione Comunista. La fine estate del 1995 trova Lamberto Dini ancora stabilmente in sella. Il suo governo prepara la par condicio suggeritagli da Scalfaro, poi si dedica alla finanziaria. Si prende sul serio, non vuole vivacchiare; altro che elezioni. DAlema pubblica il libro 'UN PAESE NORMALE' ove teorizza comuni regole del gioco democratico entro le quali governo ed opposizione svolgano i reciproci ruoli. Scopre l'umidit nei pozzi mentre all'asciutto insegue e costruisce la larga maggioranza per 'bollire' lavversario Berlusconi con regole favorevoli al nuovo sodalizio anti-Polo. Prodi chiamato ad organizzare LULIVO. Alla festa nazionale de LUnit di Reggio Emilia viene consacrato 'leader' davanti a tutti i sindaci gi progressisti. Non ha ancora cominciato a scorrazzare avanti e indietro per lo stivale col pullmann ma lavora sodo a preparare lUlivo alle elezioni. Gi, le elezioni. Tormentone che impazza le cronache un giorno s e laltro pure, da quando Dini presidente del consiglio. A questo proposito al ritorno dalle ferie in Costa Esmeralda Gianni Agnelli per imbarcarsi anche egli sul carrozzone de L'Ulivo spende una parola contro le iterate richieste elettorali di Berlusconi pronunciandosi favorevole al rinvio: "mettere ora in crisi il governo Dini -dice- significa indire le elezioni anticipate nel pieno del semestre di presidenza italiana dellUnione Europea". Secondo lui sarebbe un suicidio per la nostra credibilit internazionale. Chiss poi perch... Non lo spiega ma evidente che, come tutti i procrastinatori della sinistra e della Lega, vuole posticipare levento per dare tempo a Prodi di costruire la ragnatela dei suoi comitati. Anche la Confindustria allineata: "il voto deve attendere" dicono a ruota Mario Carraro

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presidente degli industriali veneti, Aldo Fumagalli leader dei giovani industriali, Innocenzo Cipolletta direttore generale della organizzazione. I cos detti 'poteri forti', insieme ai bojardi di Stato che amministrano leconomia pubblica, sono amici di Romano Prodi loro rappresentante consacrato da Mani pulite, anche se interrogato duramente da Di Pietro (sentivano le urla da fuori della porta) correr a pietire l'appoggio di Scalfaro e come quelli difesi dall'avv. Lucibello, uscir dall'inchiesta. Tutti codesti dopo il crollo dellimpalcatura del CAF che li sosteneva, per sopravvivere, si sono aggrappati al carro pidiessino uscito integro dal massacro giudiziario del pool di Milano. Ora Insieme salgono sul bus di Prodi, targato PDS che si spaccia per 'il nuovo che vanza'. Dini, dopo la par condicio, Lambertow vara la legge finanziaria. Il problema Maastricht sul tavolo, ma i rigoristi lo ignorano di proposito. Per vincere le elezioni non si pu tartassare come hanno tartassato a sangue le precedenti finanziarie soprattutto quella di Amato (prelievo persino sui conti correnti, scippo retroattivo della pensione volontaria alle maaturande casalinghe anche se avevano regolarmente pagato tutti i contributi). Dini fa la sua parte approvando una legge di pseudo risanamento. Una manovra economica, cio, blanda, limitata, che non costi popolarit di chi la vara riducendo il bilancio delle famiglie. In fatto di libri non c due senza tre. Dopo Occhetto e DAlema scende nella tipografia di Rizzoli anche Veltroni con La bella politica. Sotto forma di intervista, in 262 pagine, Stefano del Re, fa parlare il direttore de LUnit per dare un ritratto al candidato di vice Prodi nel futuro governo de LUlivo. Uno zibaldone di progetti, programmi, idee, considerazioni per arrivare anche lui ad una normalit della politica "come tensione ideale, capacit di governare, disponibilit a rischiare per le proprie idee". Bella politica? No, solite belle parole del politichese per incartare quanto di solito ci propinano. La rivalit tra direttore de LUnit e segretario del PDS, plateale ai tempi della consultazione dei fax, viene assopita perch punto primo bisogna vincere. Poi si vedr che piega prende LULIVO. Per DAlema strumento transeunte, per Veltroni un punto di arrivo. In altre parole per Massimo il suo senso primo passo per arrivare al partito unico della sinistra italiana, una specie di Labour Party o PSD alla tedesca. Veltroni, dichiaratamente 'mai stato comunista' (sic) e ammiratore della sinistra americana, ci vede invece un soggetto meno zuppo della tradizione socialdemocratica, anzi affatto marxista, ma che riecheggi il partito Democratico dell'asinello americano. Non per niente Veltroni ammiratore di Clintonismo e della cultura cinematografica del Greenwicht Willage di NY. Per arrivare al nodo per c ancora tanto cammino al presente con Dini, domani con Prodi. Se queste sono le idee che albergano nella sinistra ex comunista, al centro (e al Quirinale) ve ne albergano altre. Prodi ed il Ppi hanno poca o punta intenzione di fare il battistrada a DAlema. Anche loro hanno degli obiettivi da raggiungere pur restando stretti alleati col PDS. Da democristiano impenitenti, ma anche impuniti, il loro desiderio tornare agli assetti della prima repubblica quando il centro dominava, potendo scegliersi gli alleati sia a destra che a sinistra. Una stagione che Mancino, Bianco, Marini, Andreatta (e lo stesso Scalfaro) non considerano finita. Tra i poli la battaglia prende campo dentro la commissione bicamerale per le riforme. Diciamoci la verit: la nuova repubblica doveva nascere da una Assemblea Costituente cos come la prima nacque da quella del 1946. Le riforme costituzionali avrebbero avuto un parto sicuro e legittimato dal voto. La bicamerale era un espediente, per di pi gi percorso in passato senza costrutto. La 'Bicamerale' il tormentone dellestate 95. Vediamo dentro di essa cosa distingue (e contrappone) il centro-sinistra dal centro-destra. Li unifica almeno a parole il federalismo, ormai patrimonio dei due schieramenti. Almeno lo declamano senza dargli contenuto, qualificazione, sviluppo. Dopo questo nulla pi li unisce: presidenzialismo, cancellierato, sistema elettorale maggioritario ad un turno o a due, a collegi parcellizzati o collegio unico nazionale Hanno tesi contrapposte su ogni punto dallart. 138 della Costituzione (Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non promulgata se non approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti). Per il centro-sinistra lanzidetto art. 138 troppo permissivo e deve essere ristretto. Il centro-destra invece non lo vuol modificare e si dice pronto ad usarlo qualora non si trovasse accordo riformatore nella bicamerale. La cosa spaventa tutti che le elezioni sono sempre una incognita. Si vorrebbe l'impegno solenne di tutti a non usare i numeri, detti 'colpi di maggioranza', ma ricercare comunque un compromesso. Concetto valido per stabilire le regole del gioco ma certamente non estendibile al di fuori di esse. Chi vince le elezioni poi deve pur governare. La questione del premier . DAlema per un sistema eguale a quello della elezione del sindaco. Jerry Bianco - Ppi - vuole il cancellierato. Cossutta e Bertinotti sono per ritornare al sistema proporzionale. Fini 'sparato' sulla repubblica presidenziale. Berlusconi parla di presidenzialismo in modo generico volendo lasciar margine per l'eventuale inciucio con DAlema nella bicamerale. Insomma sotto il sole dello stivale la confusione grande ma non nuova.

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Antonio Di Pietro inquisito Capitolo 14


I caotici avvenimenti dei giorni a cavallo della fine del 1994 e inizio 1995 sono appena attenuati dalle festivit. Ma appena l'Epifania 'tutte le feste porta via' esplode quanto covava. Bossi, dopo alcuni incontri coi nuovi segretari del Ppi e del PDS Rocco Bottiglione Massimo DAlema, mette in crisi il governo dove ha cinque ministri. Uno di questi Maroni agli Interni ottenuto forzando la mano al Quirinale che si opponeva. Lo stesso Berlusconi, per compiacere Scalfaro, aveva fatto resistenza alla sua nomina tentando, in un colloquio a Palazzo con Di Pietro, di far assumerne lincarico al PM. Incline e propenso ad accettare, poi aveva rifiutato dietro l'intervento del procuratore capo Borrelli. Ma questi agiva su pressione del Capo dello Stato che, certamente, us con lui argomenti pi convincenti (nel senso di pregnanti) di quelli del Cavaliere che offriva 'soltanto' un ministero. Soprattutto, conscio del suo lavoro di tarma ad affossare il governo Berlusconi, l'argomento chiave sar stato la sicura breve durata di quel governo. Erano difatti iniziate dal Quirinale le grandi manovre per tessere 'il ribaltone' che si concretizzer nella crisi del governo nato dalle elezioni di nove mesi prima. Il 13 gennaio 1995 il capo dello Stato conferisce a Lamberto Dini l'incarico. Il Cavaliere, in tutta la vicenda malleabile. Nonostante le insistenze di Marco Pannella che lo mette sull'avviso del 'golpe' in atto e lo invita a far dimettere tutti i deputati; Berlusconi crede nella promessa di immediate elezioni anticipate. Ma Scalfaro ha gi promesso anche a Dini e Bossi il contrario: Egli non scioglier le Camere prima di un tempo adeguato al logorio del Cavaliere e quando il centro sinistra avr trovato un leader per contrastarlo. Nasce la coalizione de L'Ulivo e Romano Prodi, candidato premier, chiamato a rappresentarla. Nonostante codesta tessitura minuziosa il progetto Scalfaro-D'Alema va in porto di stretta misura: alle elezione del 1996 il Polo nel proporzionale avr pi voti dellUlivo nonostante lo stesso Berlusconi abbia gfatto una campagna elettorale sotto tono, quasi assenteista. Il nuovo governo formato da Lamberto Dini composto sotto dettatura del Quirinale che impone 19 tecnici molti di area diossina, escludendo alcuni suggeriti dal Cavaliere. Dice che il governo non politico ma tecnico, o meglio 'del presidente' , cosa non prevista in alcun punto della Costituzione che assegna al presidente una figura di notaio non di protagonista. Alla Camera ottiene la fiducia coi voti favorevoli del Partito popolare, Lega e PDS. Il Polo sceglie l'astensione. Silvio Berlusconi caduto nella trappola, ed il ribaltone compiuto. Gli unici a guadagnarci sono gli ex comunisti di D'Alema. Il pool di Milano ora pu andare avanti tranquillo. Tutte le attenzioni del pool ora non saranno pi rivolte a Craxi ma al nuovo arrivato che ha rotto le uova nel paniere alla macelleria giudiziaria finalizzata a spazzare via una classe politica per portarne un'altra al potere. Le perquisizioni, sequestri di bilanci, avvisi di garanzia si abbattono sulla Fininvest come un uragano. Una societ privata, che prima che il suo 'padrone' scendesse in politica non aveva ricevuto alcuna attenzione, adesso subisce il tentativo di massacro da parte della giustizia, cio del pool di Milano. A Fiuggi, dal 23 al 29 gennaio, avviene l'ultimo Congresso del Movimento sociale italiano, che si trasforma in Alleanza nazionale. Il segretario Gianfranco Fini conferma l'alleanza con Forza Italia e minaccia di espellere dal partito chi si oppone al cambiamento. Bossi comincia ad inquadrare e metabolizzare la solenne 'fregatura' che gli hanno inflitto e reagisce incompostamente tentando di lanciare la secessione del nord. Infine, prendendo atto che su quella strada il seguito scarso, ripiega a pi miti consigli e medita di ricostruire l'alleanza che aveva maldestramente infranto. E Antonio Di Pietro che fa? Lo abbiamo lasciato nel novembre del 1994 mentre matura la decisione di lasciare la magistratura. L'aveva accennato a Piercamillo Davigo, poi al procuratore capo Borrelli. Solo giorni prima gli aveva invece chiesto di gestire personalmente 'il caso Berlusconi'. E' naturale che Borrelli, preso alla sprovvista, si infuriasse. Chiese al PM in partenza (o in fuga) di compiere almeno il primo interrogatorio del Presidente del Consiglio (ammesso si fosse fatto interrogare). Al netto rifiuto lo accus di tradimento. Cosa era maturato in Di Pietro di cos improvviso da ribaltare completamente il suo atteggiamento? Ancora oggi resta un mistero se le sue reiterate spiegazioni ("tutti mi tiravano la giacca") non convincessero. Io propendo nella opinione che abbia scelto d'impeto istintivo quel m0omento per entrare in politica prima che la sua immagina, in calo di popolarit da tempo, perdesse l'ultimo barlume di appeal. Giuliano Ferrara la pensa altrimenti e lo scrive su Il Foglio il 13 marzo 1996: " La toga infatti Di Pietro lha dismessa, ma non perch (come disse) tutti gli tiravano la giacca, bens per il semplice fatto che, se lavesse avuta ancora sulle spalle quando vennero fuori le sue magagne, il suo comportamento di uomo e di magistrato sarebbe risultato incompatibile a norma di legge e di etica pubblica con la sua funzione di pubblico ministero. Difendersi eventualmente davanti a un Gup (giudice delludienza preliminare), sempre che un magistrato avesse avuto poi lardire di chiedere il suo rinvio a giudizio per numerose concussioni, sarebbe stato pi facile, codicilli alla mano e orchestrazione politica alle spalle, che non difendersi davanti a un semplice esposto per incompatibilit ambientale al Csm. Da quel briccone furbastro che appare e da quel politicante di dubbia specie protodemocristiana, quale Di Pietro certamente , il magistrato ex pi pulito dItalia queste cose le sapeva, e abbandon appena in tempo la toga macchiata di comportamenti che si addicono pi a uno spaccone coinvolto in un giro di biscazzieri che non a un pubblico inquisitore e moralizzatore>>. Le cose accennate da Ferrara il primo a proporle fu Bettino Craxi con i suoi elzeviri su L'Avanti al nascere dell'inchiesta Mani pulite. I tempi erano prematuri tant' che invece di difenderlo i suoi delfini e portaborse (Giuliano Amato e Claudio Martelli specialmente) gli crearono il vuoto intorno. Senza maggiore fortuna ci prov 'Il Sabato' di Liguori con il dossier Di Pietro del giornalista Chiodi. Anche stavolta, come con Craxi Antonio Di Pietro, considerato a priori 'il pi pulito d'Italia, ebbe un coro di attestati di solidariet uniti alle reprimende contro i 'calunniatori'. Quando ancora era in magistratura il PM aveva superato una prova ben pi seria e maggiore: l'ispezione ministeriale inviata a Milano dal ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Biondi. Riguardava sia i comportamenti giudiziari del pool che quelli personali di Di Pietro. Al ministro erano giunte segnalazioni ed esposti sulla base dei quali manifest le intenzioni di mandare a Milano i suoi ispettori (d'altronde ne aveva tutte le facolt di legge). Qualcuno dei suoi collaboratori, conscio della forza della procura che aveva ancora intatto il sistema di potere politico, economico, e multimediale che l'appoggiava (oltre all'alto scranno del Quirnale), cerc di dissuaderlo. Intuivano questi che Biondi il braccio di ferro con Borrelli lo avrebbe perso. Glielo disse chiaramente anche il procuratore generale

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della Cassazione, Vittorio Sgroi, quando gli comunic la richiesta della ispezione in quanto contitolare della azione disciplinare essendo essa competenza del Consiglio Superiore della Magistratura. "Quelli sono intoccabili" gli disse chiaramente "la loro procura gode il privilegio della extraterritorialit". Attaccarla era come un atto di lesa maest alla corte del Re Sole. Gli stessi Ugo Dinacci e Vincenzo Nardi, il primo capo dell'ispettorato il secondo suo s ottosegretario, cercarono di convincerlo a soprassedere. L'unico che insisteva col Ministro ad attuare l'ispezione era Giulio Catalani, il superiore di Borrelli. Alfredo Biondi lo assecond promuovendo l'azione disciplinare con l'avvio della ispezione alla procura di Milano. Era il novembre del 1994, i giorni del primo invito a comparire a Silvio Berlusconi. Prima ancora si muovessero gli ispettori Borrelli pass ad attaccarli scatenandosi su due direttrici: la richiesta a Scalfaro se poteva avviare una azione penale contro Nardi, incaricato da Dinacci a procedere; e contro il suo capo Catalani accusandolo con lettera di fare il doppio gioco. In questa tempesta Antonio Di Pietro divaric il suo comportamento da quello dei colleghi e del suo capo, collaborando gentilmente con gli ispettori. Aveva in mente le dimissioni dalla magistratura e prefer tenersi buono il mondo politico, il suo futuro, a quello del pool che rappresentava oramai il passato. Naturalmente (in quel contesto) l'azione di Biondi naufrag nella vergogna generale e gli ispettiri ne furono vittime incolpevoli. Abbiamo sinora tratteggiato fugacemente alle amicizie imbarazzanti e gli atti ad esse ascrivibili che erano la base delle accuse ad Antonio Di Pietro. Ricapitoliamole brevemente: la frequentazione a titolo di amicizia con numerose personalit politiche ed imprenditoriali della Milano 'craxiana' che poi vennero tutte coinvolte nelle inchieste giudiziarie da egli stesso condotte.: Claudio Dini, presidente della MM. l'assicuratore Giancarlo Gorrini. Maurizio Prada e Sergio Radaelli protagonisti delle 'dazioni ambientali' spettanti alla DC ed al PSI. L'avvocato Giuseppe Lucibello e Antonio D'Adamo imprenditore nel campo della compra e vendita di immobili. Il capo dei vigili urbani di Milano Eleuterio Rea, noto giocatore d'azzardo. Da codeste amicizie, si diceva, Di Pietro avrebbe tratto per se e per la moglie avvocato, vantaggi personali in fatto di prestiti in denaro, autovettura, appartamentino privato, telefonino in conto d'uso. La divulgazione di quelle voci fu il primo vero colpo alla popolarit del magistrato a cavallo degli anni 1994 e 1995. Sfumava certamente il suo sogno di diventare presidente del consiglio, per queste ombre, ma soprattutto perch tra Dini-D'Alema e Scalfaro si era creato un feeling tale da escludere salti nel buio. L'inchiesta avviata per quelle accuse dai PM di Brescia Salamone e Bonfigli, coadiuvati dal GIP Anna Di Martino fin nel proscioglimento di rinvio a giudizio non essendo negli atti nessun rilievo penale. Mentre cosa diversa sarebbe stata per il magistrato ancora in servizio che poteva incappare in pesanti sanzioni disciplinari, come indica l'articolo riportato di Giuliano Ferrara. Ma oltre alle vicende legate alle inchieste di La Spezia e Brescia, c' quella che riguarda Pierfrancesco Pacini Battaglia. Chicchi, per gli amici. Ha effettivamente pagato Lucibello per uscire dalle sue inchieste? Il sospetto viene dalle intercettazioni delle parole del banchiere "quei due mi hanno sbancato". Ma anche di uno scritto, un atto ufficiale, un bilancio regolarmente depositato, e quindi pubblico, della societ di DAdamo editore spa, il gruppo controllato da Antonio DAdamo, costruttore che si autodefinisce sincero e leale amico di Di Pietro. Il bilancio quello al 31 dicembre 1994, e leggendolo a fondo si arriva diritti a Pacini e al suo fiduciario Van Der Poel, definito dai magistrati spezzini lamministratore delle societ lussemburghesi del banchiere. Qui do la parola a quanto scrive IL Foglio nel 1996 quando Di Pietro si dimette da ministro ancora per difendersi dalle inchieste a suo carico: >. Per concludere il capitolo 'Di Pietro sotto inchiesta' c' da dire che il Gip di Brescia proscioglie l'ex-magistrato da ogni responsabilit penale perch i fatti non sussistono . Tra l'altro i sostituti procuratori Fabio Salamone e Silvio Bonfigli lo avevano indagato anche per abuso di atti di ufficio a favore di una societ costituita da suoi ex collaboratori, e di concussione per il progetto di informatizzazione degli uffici giudiziari. Come indagato per concussione, ma parte lesa per il presunto complotto che lo avrebbe indotto alle dimissioni; e per la vicenda Lombardia Informatica. Le intercettazioni riguardavano 24 mila telefonate fra Antonio Di Pietro, Sergio Radaelli, Maurizio Prada e Giuseppe Lucibello. Nel febbraio 1996 viene indagato tutto il pool di Mani pulite dai pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli su denuncia di Silvio Berlusconi per le fughe di notizie nei suoi confronti. Liscrizione nel registro degli indagati riguarda: Francesco Saverio Borrelli, Gerardo DAmbrosio, Piercamillo Davigo, Francesco Greco , Antonio Di Pietro e Margherita Taddei. Anche questa inchiesta finir nel nulla e dopo grande notoriet il pm Fabio Salamone rientrer nell'anonimato. Soddisfatto Massimo Di Noia avvocato difensore di Antonio Di Pietro.

Il caso Mancuso Capitolo 15


Alla fine di marzo del 1996 a Brescia, viene prosciolto il dottor Antonio Di Pietro. La sentenza stabilisce che fu ricattato ma non aveva nulla da nascondere. A latere saranno processati Cesare Previti, Paolo Berlusconi e gli ispettori ministeriali. Avrebbero complottato, costringendo Antonio Di Pietro alle dimissioni dalla magistratura con la minaccia di rivelare affari e relazioni pericolose. L'ex PM effettivamente si dimesso, ma non aveva compiuto niente di male. Almeno nulla che sia sufficiente a portarlo in giudizio. Cos ha decide il giudice delle udienze preliminari Anna Di Martino. Antonio Di Pietro colleziona il terzo non luogo a procedere e non ha pi pendenze con la giustizia. Mentre lex ministro Cesare Previti e Paolo Berlusconi saranno processati a settembre per concussione, in concorso con gli ispettori ministeriali Ugo Dinacci e Domenico De Biase. Prosciolti, invece, il capo dei vigili urbani di Milano Eleuterio Rea e lex sindaco Paolo Pillitteri. Non ci sono elementi per pensare che il concorso che port alla nomina di Rea sia stato pilotato. Infine sono stati rinviati a giudizio gli avvocati Vittorio DAiello e Stefano Traldi, accusati di favoreggiamento a vantaggio di Di Pietro. Avrebbero cercato di convincere Giancarlo

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Gorrini a non testimoniare contro Di Pietro. Per il Gip Di Martino i comportamenti contestati dai pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli non meritano un processo per concussione. I fatti principali sono noti e rimarcati in precedenza: Di Pietro ha ammesso di aver ricevuto 100 milioni da Rocca, assistente di Giancarlo Gorrini, presidente della Maa assicurazioni: Rocca sapeva che ero in difficolt e non avevo denaro per la casa. Decise di farmi un prestito, dilazionando i tempi della restituzione come volevo. Cento milioni senza una data di restituzione n interessi. Accesi comunque un libretto bancario - ha aggiunto Di Pietro - sul quale periodicamente versavo i miei risparmi, e nel 94 ho saldato il mio debito. Gorrini invece ha aiutato Di Pietro perch, in pericolo a Milano per un buco da oltre 100 miliardi, sperava nella riconoscenza e nelleventuale aiuto da parte di un magistrato influente. Di Pietro, sua ammissione, ha ricevuta la Mercedes dallufficio sinistri della Maa assicurazioni: Rocca venne a sapere che avevo fuso la mia macchina in autostrada e decise di aiutarmi. Trovammo una Mercedes che valeva 20 milioni e Rocca mi assicur che avrebbe provveduto a coprire il p rezzo. Di Pietro non riusciva a mantenere una macchina costosa e pochi giorni dopo la Mercedes fin, per 20 milioni, al suo amico avvocato Giuseppe Lucibello. Di Pietro pag, solo anni dopo, i 20 milioni dellautomobile, ma non restitu i soldi ricevuti da Lucibello . Nessun atto contrario ai doveri di ufficio secondo la tesi che un italiano medio non ha il coraggio di dire alla moglie benestante che gli mancano i soldi per la casa e per lautomobile e che si rivolge innocentemente all'amico facoltoso. Che per inquisito in un inchiesta condotta da un altro amico, il sostituto procuratore Ilio Poppa, la cui moglie a sua volta lavorava nello studio legale dellamico facoltoso. Per questo fatto Ilio Poppa stato trasferito dufficio da Milano. Naturalmente appena i guai giudiziari terminano positivamente lex magistrato Antonio Di Pietro libero di dedicarsi pienamente a costruire la sua carriera politica. Intanto tiene vivo l'aggancio con l'opinione pubblica attraverso la sua rubrica sul settimanale Oggi. Un giorno polemizza con uno, la settimana dopo con un altro. Tra questi anche con il dottor Gerardo DAmbrosio per una intervista che questi concesse a Il Foglio. In quella intervista era detto, da parte del numero due di Francesco Saverio Borrelli, che lo scopo di Bettino Craxi non era quello dellarricchimento personale ma il finanziamento della politica. A Di Pietro non va gi e scrive di forzature giornalistiche del solito Giuliano Ferrara di turno al quale DAmbrosio ha fatto male a raccontare quel che pensa. Tra i due non corre buon sangue, e la continua battaglia a colpi di penna alla fine si svilupper in campo aperto nel Collegio Firenze 3 detto del Mugello, quando il senatore Pino Arlacchi nel 1997 lo lascer per un alto incarico all'ONU. Polemizza anche col ministro della Giustizia Vincenzo Caianiello accusandolo sempre su Oggi di interferire nel corso della giustizia. Il ministro definito: ringhioso Caianiello di turno, strumento dei potenti di Palazzo. In una relazione svolta nel quadro di un Convegno giuridico Caianello aveva accennato al comportamento del dottor Di Pietro, peraltro da me non espressamente nominato, quale esempio della giustizia spettacolo che egli non condivideva. Poi ad un modo protervo di smettere la toga senza spiegare all'epoca le ragioni del gesto cos spettacolare che aveva deluso le aspettative riposte nella sua azione. Infine usando l'espressione, sempre in quell'intervento, di compiti forse pi grandi di lui alludendo a evidenti progetti politici di cui il dottor Di Pietro intendeva caricarsi. D'altronde citati dalla stampa e da lui mai smentiti. La politica italiana nell'anno precedente era stata in grande evoluzione. A Fiuggi, dal 23 al 29 gennaio, l'ultimo Congresso del Movimento sociale italiano che si trasforma in Alleanza nazionale. Il segretario Gianfranco Fini conferma l'alleanza con Forza Italia e minaccia di espellere dal partito chi si oppone al cambiamento. Il 3 febbraio 1995 Romano Prodi, gi presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e nel 1993, si era candidato alla guida del governo ed alle elezioni del Parlamento fa il leader della coalizione di centro-sinistra, contrapposta a quella di centro-destra. L'ispezione ministeriale ordinata l'11 ottobre dal ministro di Grazia e Giustizia Filippo Mancuso sul pm di Mani pulite Paolo Ielo, per controllare la regolarit delle intercettazioni telefoniche effettuate dal giudice sulla linea di Craxi, scatena la sinistra. L'Associazione nazionale magistrati e l'ex pm Antonio Di Pietro contestano l'operato del ministro, difeso da Silvio Berlusconi. Il giorno di inizio della discussione in Senato sulle mozioni di sfiducia presentate dai progressisti contro Mancuso, il ministro ordina un'azione disciplinare contro il procuratore Francesco Saverio Borrelli, accusato di aver violato il segreto istruttorio, informando il 21 novembre 1994 il presidente Scalfaro dell'imminente avviso di garanzia indirizzato all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Mancuso difende il suo operato al Senato accusando Scalfaro di aver esercitato pressioni perch fossero assolti con formula piena precedenti ministri dell'Interno (tra cui Scalfaro stesso) coinvolti nello scandalo dei fondi neri del Sisde. Contro di lui approvata la mozione di sfiducia 'ad personam'. Il presidente del Consiglio Dini assume ad interim il ministero di Grazia e Giustizia. La vergognosa vicenda di Filippo Mancuso magistrato a riposo di 73 anni credo vada raccontata. Le circostanze e il gradimento del Presidente lo hanno portato al ministero di Grazia e Giustizia. Invece di tirare a camp secondo il pi classico stile italiano (chi non fa non falla) si assume una enorme responsabilit: ridare alla classe politica la capacit di pilotare la crisi italiana riportando la Procura di Milano nel suo alveo naturale. La filosofia sottintesa: ora basta, lemergenza finita; ognuno ritorni ai ruoli che gli si confanno. Mancuso voleva, cio, riportare alla normalit i rapporti tra le istituzioni politiche e lordinamento giudiziario sottraendo al pool quel ruolo dominante acquisito con mani pulite. Egli non essendo un politico professionale credeva di far bene dopo che anche le capre ormai avevano cognito il fatto che il protrarsi indefinito di codesta emergenza screditava e guas tava in modo irreparabile quanto

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restava del sistema politico italiano. Col sospetto che sopra tali macerie qualcuno volesse costruire la propria carriera politica. La legge sulla carcerazione preventiva approvata unanimemente dai due schieramenti di recente gli dava il senso tangibile della svolta nella passata acquiescenza e soggezione alla repubblica dei PM. Probabilmente Filippo Mancuso non aveva colto la mistificazione del governo Dini contrabbandato per tecnico ma con una sostanza essenzialmente politica. Egli essendolo veramente e non per gioco strumentale, poteva peccare di pignoleria formalistica nel fare svolgere le sue ispezioni; e tuttavia esse erano legittime nel diritto e giustificate dai fatti. In uno Stato di Diritto non esistono porti franchi, zone -anche se togate- che non rispondono a nessuno delle loro azioni. Inoltre Mancuso si muoveva nellambito della Costituzione che prevede al Ministro Guardasigilli potere ispettivo presso le Procure. Purtroppo (per lui e per noi) la sua azione non ha buon esito. Non saprei dire se lazione giusta ma maldestra, o se in ogni maniera chi tocca i fili muore. Fatto sta che il partito dei giudici messo in sordina dalla rinata volont di raddrizzare il rapporto improprio politici-procuratori nel cors o dellestate dalla collaborazione del rinato garantismo a destra ed a sinistra, riprende veemente il vecchio protagonismo. Lasse magistratigiornalisti-politici agitano novello demagogico giustizialismo. Borrelli ricorre alla Corte di Cassazione e al Consiglio Superiore della Magistratura, organi di autocontrollo della corporazione per ripristinare il ruolo egemone della sua procura. Gli altri due fattori -stampa e sinistra- lo appoggiano conculcando i principi a favore dellinteresse, sapendo che lo strapotere giudiziario nel suo sviluppo danneggia la destra e salva la sinistra ex DC, ex PCI. Tutti insieme, chi per forza chi per amore, si propongono lobiettivo di disfarsi del Ministro scomodo e audace e presentano una mozione individuale di sfiducia. Un vero e proprio processo parlamentare del centro-sinistra contro Filippo Mancuso accusato di persecuzione nei confronti del pool mani pulite mediante le sue ispezioni. Una specie di esecuzione condotta su commissione -secondo loro- da parte di Berlusconi e del Polo. Io credo che il dibattito parlamentare sulla sua defenestrazione sia una delle pagine pi brutte e pietose della storia repubblicana: se esse facessero parte della seconda repubblica ci sarebbe da vergognarsi di averla desiderata. Da una parte un gelido schieramento freddamente determinato al massacro. Dallaltra un uomo solo che riceve il conforto del Polo come carit elargita ad un passante bisognoso. Il personaggio bizzarro, parla forbito, con retorica complicata e contorta, sembra un anziano preside di liceo, classicista puntiglioso quanto antipatico. Non certo fatto per trascinare il popolo. E pure ci che dice sono sciabolate (purtroppo sulla gomma che non c peggior sordo di chi non voglia intendere), fendenti, menati vigorosamente sulla personalit del Capo dello Stato. Il guardasigilli delegittimato imputa al reperto Scalfaro il suo siluramento. Ne fa un ritratto abietto, dun uomo con due facce, che dice una cosa in pubblico ed unaltra in privato. Che condiziona i magistrati per non essere indagato e cerca di fai incriminare quei politici che non siano sottomessi ai suoi disegni politici. Che ha voluto frettolosamente bloccare le ispezioni perch da esse sarebbe stato compromesso anche lui. Informa lassemblea che Borrelli lo aveva informato dellavviso di garanzia che la Procura avrebbe spedito a Berlusconi durante il G7 di Napoli. Lo stesso giorno il Quirinale esterna la volont di non sciogliere le Camere in caso di crisi di Governo ed il Corriere della Sera la riporta contemporaneamente alla notizia del provvedimento dei magistrati verso il Presidente del Consiglio che legger tutto prima di ricevere materialmente il documento che lo riguarda per un disguido che ritarda i messi. Secondo Mancuso Scalfaro aveva cominciato a tessere le trame per far dimettere il Governo e togliere di mezzo Berlusconi. Un piano concordato con Borrelli ed attuato di conserva. Deve, nellesercizio delle sue funzioni, resistere alle pressioni del segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni che pretende sia concessa lautorizzazione a procedere indiscriminatamente nei procedimenti della magistratura contro chi aveva offeso la persona del Presidente (principalmente Fini e Berlusconi). Il Ministro aveva respinto la richiesta in quanto menomativa della libert di opinione, ricevendo una sgradevole sensazione di intrigo. A questo punto il centro sinistra si solleva, schiamazza. Filippo Mancuso, gi in preda a fortissima tensione, decide di saltare alcune pagine che riguardano lo scandalo del SISDE. Fa saltare i tre fogli e prosegue. Su questo fatto le sinistre intesseranno una campagna di stampa basata sul messaggio mafioso del Ministro. In verit ai giornalisti stato fornito il testo completo dello scritto e Mancuso non smentisce quanto riportano le tre pagine non lette assumendosene di fatto la responsabilit poich di esse la stampa riporter il contenuto. Che il seguente: Fu per me un vero e proprio scuotimento interiore quando, non molto tempo fa, dovetti fronteggiare, in pi tempi, la insistente pretesa, ancora una volta proveniente dal segretario generale del Quirinale, perch, quale Guardasigilli, io concedessi lautorizzazione a procedere , ai sensi dellart. 313 del Codice Penale, per numerose iniziative penalistiche nelle quali il Presidente della repubblica risultava persona offesa: la concedessi, questa autorizzazione a procedere, indiscriminatamente per tutti i casi presentati. Criterio questo, ovviamente inammissibile, ma da notare, per, che i procedimenti di cui ho detto vedevano indagati o denunciati, tra gli altri, gli onorevoli Silvio Berlusconi (in due procedimenti) e Gianfranco Fini, politici notoriamente tuttaltro che consenzienti a talune posizioni politiche del Presidente della Repubblica. Questa pretesa che concedessi comunque lautorizzazione a procedere affinch i suddetti politici fossero condotti a giudizio

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(e poi si sarebbe veduto, sic!), fu certo da me respinta, ma mi conferm in una sgradevole sensazione di intrigo che suscit in me una crisi fortissima sia come ministro che come cittadino. Tanto che decisi fin da allora che avrei colto la prima occasione istituzionale per render nota questa vicenda, certo non perseguibile, ma certo non edificante. Ed questa di oggi la prima e pi adeguata sede nella quale poter adempiere al dovere di riferire sia lepisodio di cui sopra, sia altri due della medesima origine e natura. Fra lestate e la fine dellanno 1993, gi pensionato, presiedetti il Comitato di inchiesta amministrativa sulla gestione dei fondi Sisde. Uno dei capi conclusivi della relazione sar in questo senso: le acquisizioni compiute non hanno posto in essere ragioni che consentano di dichiarare... che somme di denaro, appartenenti ai fondi riservati Sisde... siano state versate, a titolo di personale profitto, a ministri dellInterno succedutisi in carica. Una formulazione, come si vede, in negativo e di portata relativa, ma che non dovette piacere del tutto. E cos, una sera fui amichevolmente prelevato a casa dal Segretario Generale e, per la prima e ultima volta, condotto nellabitazione privata dellon. Scalfaro. Entrambi, mostrandosi scontenti e preoccupati della formulazione anzidetta -in negativo e di portata relativa- mi parlarono in conseguenza. Concordemente ed insistentemente dissero che avrebbero preferito che quella formula -data limpossibilit di revocarla- venisse integrata in una nuova riunione del Comitato. Integrata in maniera che venisse invece esplicitato -e questa volta in positivo ed in assoluto- che era stato accertato che i ministri medesimi non avevano mai percepito nessuna somma di provenienza Sisde. Affermazione (...) questa che era stata per dal Comitato esclusa in quanto contraria alle obiettive risultanze. N la differenza concettuale e giuridica tra le due formule apparve irrilevante. E questo fu lostacolo, e non laltro, della riconvocazione del Comitato, che mi port subito ad opporre un fermo diniego. Cos troncai limbarazzante situazione con lespediente di chiedere mi venisse cortesemente mostrata da vicino una lettera di De Gasperi che avevo avuto la fortuna di scorgere esposta in cornice sulla parete di fronte: chiusi il discorso definitivamente e me ne tornai a casa sempre accompagnato da un luttuoso Segretario Generale. Ignoro, naturalmente, se la storia patria si occuper di questo caso che resta, per, deontologicamente almeno, tuttaltro che esemplare. Oltretutto, conosco la grande prudenza del Segretario generale e la sua fondamentale aderenza al volere ed agli interessi del Capo dello Stato. Qui finisce la parte non letta. Mancuso per continua concentrando ora lattenzione sul Presidente del Consiglio: In forza di queste esperienze posso anche comprendere che il dottor Dini, errabondo com, fra indecise convenienze, vincoli plurilaterali, e piccolissimi scrupoli, non abbia mai trovato la forza di sostenere un ministro collaborativo e da lui stimato in una situazione come la presente: ma non posso non trovare penoso questo atteggiamento. Con la gola rotta dalla tensione e scatti di nervosismo Mancuso conclude lintervento: Vi ho parlato, signori, dallinterno stesso di una coscienza. In ogni caso serber gratitudine se mi avrete udito, ascoltato, compreso. Codesta scena finale del dibattito nello Sgarbi quotidiani di Canale5 per settimane sar la chiusura della trasmissione di commento dello stesso. Chi lo segue la imparer a memoria. Dalla vicenda la Procura di Milano esce pi tronfia che mai. Pu andare avanti ancora meglio, calibrare tempi, esercitare modi, individuare uomini a discrezione; tenere chiunque sotto schiaffo. Dopo Conso, pi ancora Biondi, ed infine Mancuso, quale Ministro di Grazia e Giustizia ardir mettere il naso con le ispezioni? Sarebbe per lui il suicidio. Chi perde la faccia, anche se nella politica Italiana ci vuol dire poco o niente, Sono le maggiori istituzioni e chi le occupa. Le denuncie gravissime lasciano il tempo che trovano continuando i soggetti a moralizzare infischiandosene di apparire oracoli screditati, sepolcri imbiancati. Politicamente Dini si rivela un ostaggio nelle mani del cartello delle sinistre, e queste a loro volta del Quirinale. Sono passati quasi due anni del Governo Dini, il tempo per garantire la vittoria alla nuova formazione de L'Ulivo preannunciata col rinnovo di 15 consigli regionali, 75 provinciali, 5.119 comunali. Nella elezione dei rispettivi presidenti e sindaci difatti vince la coalizione di centro-sinistra in 9 regioni, quella di centro-destra in 6. Complessivamente il centrosinistra ottiene il 48,6 per cento dei consensi, il Polo di centro-destra raggiunge il 40,7 per cento. La Lega stavolta svolge il ruolo 'n di qui n di la' che fu del Ppi di Martinazzoli nel 1994. Il 6,4 per cento che raggiunge, nel sistema maggioritario, esiziale facendo perdere collegi su collegi nel nord Italia al centro destra. Umberto Bossi, gabbato dalla sinistra, e deluso dall'elettorato, ha una reazione distruttiva verso il paese. A Torino vara un Parlamento della Repubblica del Nord, con sede a Mantova. Il 24 luglio minaccia, qualora non si attui in tempi brevi il federalismo, di avviare il processo di secessione del Nord, sottoponendo ai cittadini dell'Italia settentrionale un quesito referendario sull'argomento. La Procura di Mantova iscrive il leader leghista nel registro degli indagati per attentato all'unit dello Stato. Massimo D'Alema opera un cauto avvicinamento verso Forza Italia cercando innescare un processo per giungere al 'governo delle riforme costituzionali' magari da lui stesso presieduto. Berlusconi accoglie l'appeasement' che per suscita le ire dei falchi d'una parte e dell'altra col titolo di inciucio. Anche i partiti minore scalpitano: L'alleanza tra i due maggiori partiti renderebbe marginale il loro condizionamento che si uniscono nella fronda facendo fallire il progetto che allettava sia D'Alema che Berlusconi. Si ritorna all'antagonismo ed alla contrapposizione, miele per le labbra di Scalfaro che studia la par condicio per impedire gli spot elettorali al Cavaliere ed aiutare la vittoria di Prodi e de l'Ulivo.

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LUlivo raggruppa nel cartello elettorale oltre Dini, PDS, anche il Ppi insieme ai vari cespugli della sinistra: socialisti, verdi, Patto Segni, la Rete di Orlando. Candida a Premier Romano Prodi, che da presidente dellIRI da 12 anni si era dimesso appena Berlusconi form il suo governo. Prodi stipula con Rifondazione Comunista un patto di desistenza nei collegi (dove ti presenti tu, non ci presentiamo noi e viceversa). Cumulando i voti pur nella distinzione avvia un marchingegno che, se n meglio n peggio del tanto criticato patto del Polo alleato al nord con Bossi ed al sud con Fini. Comunque sia permette allUlivo di conquistare numerosi collegi trasformando la minoranza numerica dei voti in maggioranza parlamentare dei seggi. Risultato, il Polo viene sconfitto pur prendendo pi voti de L'Ulivo pur senza l'apporto della Lega. Romano Prodi diviene Presidente del Consiglio. La maggioranza su cui si regge ingloba la Rifondazione Comunista, esterna allUlivo, che votando la fiducia al governo emette una cambiale in bianco, passibile di essere posta allincasso in ogni momento. A discrezione del segretario Bertinotti. Situazione non gradita a D'Alema mentre Prodi se ne ritiene -a torto come vedremo- avvantaggiato. Nel governo Prodi, il dottor Antonio Di Pietro diventa ministro dei Lavori Pubblici. Pare il salto definitivo ai vertici dello Stato ma soltanto un colpo a salve: abbandona l'incarico dopo pochi mesi. Si rif l'anno seguente, il 1997, ottenendo da Massimo D'Alema il collegio Firenze 3 detto del Mugello lasciato libero da Pino Arlacchi che ottiene un alto incarico presso le Nazioni Unite. Subito i Verdi si dichiarano contrari e Antonio Di Pietro, con grande tatto, dichiara: Non capisco lopposizione, mica sono come i socialisti ai quali qualcosa ho fatto. Ma poi ci ripensano. Tra loro dopo una discussione aperta accettano la candidatura dellex ministro dei Lavori pubblici. Alla fine anche il garantista Manconi non vuole sfidare leroe di Mani pulite e si accoda riottoso ma silenzioso. Il collegio del Mugello prende una delle zone tradizionalmente pi rosse della Toscana. Qui il partito pu far senatore un cavallo alla maniera di Caligola: chiedendo al popolo ex comunista di votarlo. In cambio di promessa fedelt a L'Ulivo ed al suo programma il segretario del PDS concede all'ex PM quel collegio blindato che faceva gola a molti per la sua sicurezza. Uno di questi Sandro Curzi che accetta la candidatura passando con Rifondazione Comunista. Un personaggio notissimo nel popolo pidiessino per aver diretto TeleKabul (il telegiornale di RAI3) guardato e ammirato dalla sinistra. Nell'altro campo Giuliano Ferrara si inventa un dispettuccio per Di Pietro: chiede a Silvio Berlusconi di lasciare la direzione di Panorama e fare il candidato alternativo, terzo incomodo, nel medesimo collegio. Sa che perde ma non gli importa: il gioco vale la candela. E poi il combattimento lo esalta. Aveva da anni condotto una battaglia giornalistica contro il PM ricevendo barcate di querele. Ora poteva affrontarlo in campo politico aperto, il suo campo. C'era di che divertirsi. E si divert girando paesi e campagne, circoli e mercati, sfidandolo al confronto, al faccia a faccia. Ma Di Pietro si sottrae sistematicamente. Il voto fu scontato, ma almeno Ferrara ebbe la soddisfazione di superare Sandro Curzi. Di Checcacci il candidato della Lega meglio non parlarne. La campagna elettorale mantiene le promesse. LAssociazione industriali di Firenze il 10 settembre scrive ai quattro candidati del collegio: Si organizza una pubblica discussione tra tutti i candidati nel collegio 3, di fronte agli imprenditori toscani interessati. Lei cortesemente invitato a partecipare. Giuliano Ferrara non ancora designato e, naturalmente, non pensa nessuno ad invitarlo. La lettera indirizzata a Curzi, Di Pietro e Checcacci, candidato leghista. Sar, pensano gli imprenditori, un nobile confronto. A met settembre arriva la risposta stringata di 'Tonino' in persona: Ringrazio per linvito - dice pi meno la missiva - contatteremo per organizzare lincontro non appena la mia candidatura verr formalizzata. Firmato Antonio Di Pietro. Ma poi non contatteranno pi nulla perch a fine settembre esce pubblicamente in lizza anche Giuliano Ferrara. Lo staff inizia a tergiversare. In via Valfonda, sede dellAssociazione, arrivano dall'ex pm i primi 'vedremo' 'ci risentiamo'. Gli industriali toscani mangiano la foglia ma sono gente che non si arrende facilmente. Rifiutano i forse, esigono il si o il no. E il 15 ottobre il segretario di Di Pietro telefona alla sezione dellAssociazione nel Mugello: Cari signori, per impegni fuori dal collegio, il 21 ottobre non potremo partecipare. Cambiamo giorno. "E' impossibile" rispondono "non possiamo spostare tutti i candidati per Di Pietro, a una settimana dal convegno. Risponde lemissario di Di Pietro: "fate il vostro dibattito e il dottor Di Pietro viene a parlare con voi industriali un altro giorno, da solo. Non se ne parla, la risposta definitiva dellAssociazione fiorentina. Anche i cretini capiscono che Di Pietro ha avuto un mese e mezzo per mettere limpegno in agenda. Che fugge dal faccia a faccia con Giuliano Ferrara. Per la cronaca, il dottor Di Pietro stato visto, proprio il giorno del dibattito, da un noto barbiere di Barberino di Mugello mentre si ritoccava la sfumatura. Gioved 9 ottobre 1997 Michele Santoro dedica la sua trasmissione Moby Dick a sostegno di Di Pietro, presente Bertinotti, senza per Giuliano Ferrara. Che per ha ospite una supporter in Anna Cimmino Monti. Ella, dopo aver concordato via telefono con una giornalista del programma il suo intervento registrato tra quaranta persone partite in autobus nel pomeriggio da Firenze. Sullautobus cerano casalinghe, pensionate, operai, un ex partigiano, impiegati, studenti e un imprenditore. Ma la signora Anna Cimmino Monti non riesce ad avere la parola. La povera giornalista di Michele, per due ore, tiene il microfono a breve distanza dalla sua bocca aspettando un cenno di Santoro per farla parlare. Arrabbiata quando protester chiedendo spiegazioni le viene risposto: Non siamo riusciti a darle la parola, ma in compenso le abbiamo fatto un bellissimo

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primo piano delle gambe. Terzo e ultimo episodio da raccontare per dare una idea della stravagante e diversa campagna elettorale. Venerd 10 ottobre al teatro Don Bosco di Borgo San Lorenzo era fissato un incontro con il senatore a vita Francesco Cossiga. Giuliano Ferrara aveva fatto sapere che gli sarebbe piaciuto venire a Borgo per incontrare lex presidente della Repubblica e l'aveva chiesto anche se lincontro era ufficialmente pubblico, cio aperto a tutti. Nella precedente occasione di San Frediano, dove Di Pietro non laccolse, facendolo respingere dal servizio dordine - si era creato un gran bailamme. Questa volta gli organizzatori si sono dimostrati subito disponibili. Ma hanno chiesto un po di tempo prima della conferma. Volevano sentire le altre componenti. Il giorno seguente una telefonata degli organizzatori in modi molto diplomatici inform delle opinioni discordi: "Non tutti sono felici della vostra partecipazione ma siccome lItalia un paese libero, avrebbe -il caro Giulianone Cicciopotamo- potuto essere presente". Ma i rappresentanti del PDS e di Di Pietro chiedevano che le varie domande allex presidente della Repubblica fossero messe per iscritto in modo da poter filtrare (parola precisa) gli interrogativi troppo polemici per la discussione. Il presidente Cossiga non viene messo a conoscenza della decisione, racconta Iacopo Magaldi temendo da lui un rifiuto di ogni censura. Evidentemente, invece, in sintonia con la cultura della sinistra. Il 9 novembre 1997 Di Pietro viene eletto senatore nel collegio del Mugello con il 67,75% dei voti. Gli sfidanti: Giuliano Ferrara 16,14%; Sandro Curzi: 13,01%. Nel collegio di ex stalinisti, fedeli al comunismo come i carabinieri all'Arma, l'amico destro di Mirko Tremaglia, il poliziotto magistrato Antonio Di Pietro, surclassa nei voti il bolscevico Sandro Curzi. E in seguito -per ringraziamento- propiner ai suoi militanti elettori qualche buona libagione di puro fiele.

Di Pietro politico con cespuglio Capitolo 16 - Epilogo


Volgono al termine il secolo ed il millennio. Come ogni storia, ed anche la nostra. Il 2000 si apre con un politico (Antonio Di Pietro) ed un 'cespuglio' (l'Italia dei Valori) in pi. Ma ricapitoliamo; gli ultimi tre anni della vicenda facendo un passo indietro come scrivevano nei romanzi di appendice, alla cui tradizione in fondo, anche questo lavoro si richiama con l'ordine cronologico insieme al commento, per la chiusura. Riprendiamo da quando Di Pietro, liberatosi dalle beghe giudiziarie che lo riguardavano, si buttato a corpo morto, e tempo pieno, in politica. Durante lo stallo del Governo Dini, nato per non andare alle elezioni nella primavera del 1995 dato che secondo i sondaggi Berlusconi avrebbe vinto, mentre davano a Bossi il 2,3 %; il tempo utilizzato dalla sinistra DC e dagli ex comunisti per far nascere LUlivo, un cartello elettorale creato per battere il centro destra con la benedizione di O.L. Scalfaro. LUlivo raggruppa oltre Dini e PDS, anche il Ppi e vari cespugli della sinistra: socialisti, verdi, Patto Segni, la Rete di Orlando. In ogni democrazia il candidato premier della coalizione sarebbe il leader del partito maggiore cio Massimo D'Alema, o Walter Veltroni. Ma l'Italia risente della sua anomalia congenita, la sinistra rappresentata dagli ex comunisti, che ha bloccato l'alternanza democratica, il ricambio al governo, per 50 anni. Cos viene assunto Romano Prodi, un tecnico pi che un politico della sinistra democristiana, gi presidente dellIRI per 12 anni in conto Ciriaco De Mita. Sfiorato da Tangentopoli per l'inchiesta sulla vendita dell'industria alimentare da parte dell'IRI, Romano Prodi era stato interrogato da Di Pietro in maniera molto turbolenta, tanto che si sentivano le grida fin nei corridoi. Dopo si era fatto ricevere al Quirinale quasi piangente per essere tutelato dal molosso che lo voleva sbranare. Romano Prodi si era dimesso dalla Presidenza dell'Iri appena, nel 1994, Berlusconi form il suo primo governo. Ora, due anni dopo, Prodi capeggia L'Ulivo. Stipula con Rifondazione Comunista un patto di desistenza nei collegi (dove ti presenti tu, non ci presentiamo noi) permettendo alle due formazioni di cumulare i voti pur nella distinzione. Un marchingegno simile al criticato patto del Polo nel '94 con cui Berlusconi si era alleato al nord con Bossi, ed al sud con Fini, facendo vincere il Polo. Ora tocca a LUlivo e Prodi diviene Presidente del Consiglio. Procediamo per ordine: Il 16 febbraio 1996 Scalfaro scioglie le Camere e si va alle elezioni politiche anticipate. Di Pietro non ancora pronto. Lo invece Dini che le affronta fondando Rinnovamento Italiano, a cui aderiscono i suoi ministri Augusto Fantozzi (Finanze) e Tiziano Treu (Lavoro). E il Professore Bolognese che attraversa lItalia in pullman girando in lungo ed in largo in una estenuante campagna elettorale, non altrettanto seguita dal suo avversario. 21 aprile 1996 la coalizione di centro sinistra vince le elezioni politiche ma ha la maggioranza Assoluta solo al Senato. Alla Camera avr bisogno dei voti di Bertinotti. Il successo di Romano Prodi arriva dopo una durissima campagna elettorale. Dallaltra parte opposta Silvio Berlusconi vuole riprendersi quello che gli stato tolto attraverso luso politico della magistratura, ma questa volta non riesce a ripetersi, e Forza Italia perder. Prodi si insedia a Palazzo Chigi il 18 maggio dopo aver prestato giuramento nelle mani del Capo dello Stato. Rifondazione Comunista che aveva sottoscritto con lUlivo il patto di desistenza non entra nellesecutivo. Walter Veltroni vice presidente del Consiglio, alla segreteria del partito Pds lo sostituisce Massimo DAlema. Tutto fa credere nellavvio di una stagione di forte stabilit. Sar proprio il contrario: lex presidente dellIri resta in carica solo 876 giorni (il suo governo sar comunque tra gli esecutivi pi lunghi della storia repubblicana dopo quello di Bettino Craxi). Prodi forma il governo ove Di Pietro diventa ministro dei Lavori Pubblici. La maggioranza su cui si regge ingloba anche Rifondazione Comunista, esterna allUlivo, con Cossutta e Bertinotti che, votando la fiducia al governo, tengono nelle sue

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mani una cambiale in bianco, passibile di incasso in ogni momento e occasione. Questa situazione genera degli screzi tra il leader reale D'Alema, ed il leader per espediente elettorale ora Premier di governo quindi con potere effettivo. Il primo non gradisce stare sotto schiaffo alla Rifondazione Comunista, mentre il secondo ne accetta il rischio, godendo e salvaguardando il patto pena le dimissioni. D'Alema, stretto dentro codesta morsa, opera un avvicinamento verso Forza Italia con la proposta di un 'governo delle riforme costituzionali' col programma e l'intento di dare stabilit e chiarezza al paese (in pratica scalzare prodi da Palazzo Chigi). Inizia lera de L'Ulivo. La presidenza Prodi dovrebbe essere di legislatura, ma i pettegoli mormorano che sar la transizione a quella di Massimo DAlema. La staffetta avviene a met legislatura. Intanto, per, una sottile normalizzazione scende sulla penisola ed ammanta il bel paese di conformismo. Nella RAI le giornaliste organiche dell'USIGRAI sono avide di rivincita dopo il 1994. Avevano chiesto agli ascoltatori come tante gallinelle di alzare la voce contro Letizia Moratti: adesso tacciono liete della colonizzazione Ulivista. I ministri del PDS si presentano in televisione dal mattino alla sera col sorriso fino alle orecchie, appagati, la pelle distesa, il volto soddisfatto. Le ministre Rosy Bindi e Livia Turco sono tronfie di se. Al contrario Claudio Burlando irradia incolpevole tristezza, mesto presagio dei futuri eventi. Il malinconico genovese nella sua citt ha fama di iettatore: sar casuale ma durante il suo ministero le FFSS sono nel caos, e gli incidenti si ripetono. Egli si consola alle prelibate (ed esclusive) colazioni di Emma Marcegaglia nel palazzo cinquecentesco di Cazoldo. Il ministro della giustizia Flick da avvocato difensore delle vittime di Tangentopoli passa al ruolo di scudo difensore del Pool Mani pulite. Con la sua pipa impugnata a m di fioretto pare dica loro: Dormite sonni tranquilli miei cari PM di Milano. Finch su questa poltrona ci siedo io, nessuno vi chieder conto delle licenze che vi siete prese, degli abusi che avete fatto. La lotta alla mafia ha ripreso impulso per merito di Caselli coi pentiti divenuti (a suon di miliardi) collaboratori di giustizia, che cantano a comando come passerotti ammaestrati. Berlusconi, insieme a Andreotti, si delinea come terzo livello, segreto, segretissimo, della mafia ma arcinoto a quaranta pentiti alla volta. Bossi ha capito il bel raggiro in cui caduto col ribaltone. Da in escandescenze, agita la secessione; crede cos di farla pagare a chi lo ha utilizzato, spremuto come un limone, e poi gettato nella pattumiera. Vuole la Padania, una nazione che non esiste se non nel suo cervello. Anche la satira politica morta. Michele Serra che diceva quando cera Bettino al governo: bisogna colpirlo perch rappresenta il potere ora che il simbolo del potere il concittadino Provolone, finge di nulla e fischietta canzoni. Solo la rifondista ElleKappa, il bertinottiano Vauro, e Michele Santoro imperterriti, come nulla fosse, sparano in continuazione contro il Berluska senza rendersi conto che Massimo non gradisce (o forse proprio perch lo sanno). Di Pietro come ministro dei Lavori Pubblici non brilla di certo. Ma non ne ha neppure il tempo, abbandonando dopo pochi mesi (13 settembre 1996) perch viene iscritto dal tribunale di La Spezia nel registro degli indagati per un presunto trattamento di favore nei confronti del banchiere Francesco Pacini Battaglia. Prodi barcamena bene e riesce a superare il crisma di figura debole nelle mani di DAlema e del PDS. Appoggiandosi a Veltroni e Cossutta gioca abilmente tra DAlema e Bertinotti superando momenti difficili. Viene salvato dal Polo su Albania e allargamento della NATO. Porta lItalia in Europa con una rigida politica deflazionistica che grava specialmente sulle spalle dei lavoratori). Le organizzazioni sindacali CGIL CISL UIL sono acquiescenti, rendono praticabile senza tensioni sociali la dura politica economica di Azelio Ciampi. Manifestano in piazza a titolo di atto dovuto. Avevano portato a Roma un milione di pedissequi seguaci contro Berlusconi: alla politica economica di Prodi rispondono con acquiescenza, proni al tavolo della concertazione. Nel gennaio 1997 la Camera approva la legge che istituisce la Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali (modifica 2 oparte della Costituzione). Concluder i lavoro il 30 settembre 1997, aggiungendo anche la prefigurazione dello stato federalista oltre al presidenzialismo. Massimo D'Alema, presidente con accordo del Polo, fa approvare il progetto di modifica della seconda parte della costituzione: elezione diretta del Capo dello stato con nuovi e pi forti poteri. Ma poi tutto si blocca perch prevalgono all'interno dei due schieramenti i falchi: coloro che non vogliono il cos detto 'inciucio'. DAlema rinuncia di avviare la stagione delle riforme istituzionali. Fa marcia indietro annullando il lavoro dei 15 mesi, dal 5 febbraio al 2 giugno del 97, in cui aveva presieduto la commissione. Con la riforma della Costituzione, doveva costruire la pi larga intesa possibile tra le forze politiche. La rottura con Silvio Berlusconi si consuma il 27 maggio del 98 quando Forza Italia, pressata dalla contrariet di Fini, si dissocia sulla possibilit di allargare il poteri del Capo dello Stato nello scioglimento delle Camere. In realt la materia vera del contendere si era registrata sul fronte della riforma della giustizia. Il Cavaliere voleva ribaditi certi principi come la separazione delle carriere, che i DS, sotto schiaffo del Pool di Milano, non poteva consentire. Cos la terza Bicamerale della storia della Repubblica naufraga come le altre. E con essa il famoso patto della crostata che il 18 giugno a Roma era stato raggiunto durante una cena a casa Letta fra Pds, Ppi; An e Fi. Una intesa che prevedeva tra laltro la riforma elettorale basata sul doppio turno di coalizione. A queste turbolenze politiche e di pressione giudiziaria, si aggiunge la tempesta sindacale provocata da Bertinotti. Il 9 ottobre del 98 con 313 no e 312 s, per un solo voto, la Camera respinge la fiducia al governo. Prodi cade nonostante

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Armando Cossutta, nel tentativo di garantirgli lappoggio, avesse deciso di spaccare Rifondazione Comunista dando laddio a Fausto Bertinotti, che rester segretario di Rifondazione mentre l'altro fonda i Comunisti Italiani. La crisi del governo Prodi si apre con il varo della Finanziaria 99. Bertinotti, che gi un anno prima aveva minacciato di ritirare lappoggio allesecutivo se non fosse stato raggiunto laccordo sulle 35 ore, invita ora il governo a ritirare la manovra dal presunto contenuto di misure insoddisfacenti alla 'tutela delle classi sociali pi deboli'. Si muove anche l'ex picconatore Francesco Cossiga che porta nella maggioranza un drappello di transfughi sotto l'etichetta di Udr. Tuttavia Prodi non intende sostituire i voti di Prc con quelli di Cossiga, dichiarando: Sono contrario ai trasformismi. Aggiunge 1200 miliardi in extremis alla Finanziaria per venire incontro alle esigenze e alle richieste di Prc. Crede di salvarsi nonostante la spaccatura di Rifondazione e va fino alla conta dei voti. Ma i suoi calcoli sono sbagliati: Il giorno del voto, la mozione di fiducia respinta per un voto. Un esponente di Rinnovamento Italiano, in dissenso con il suo gruppo, vota contro il governo. Si registrano inoltre altre due assenze durante la chiamata I sospetti del complotto contro Prodi prende forma e non abbandoner pi la dialettica interna al centrosinistra. Si tenta il Prodi-bis. Cade anche lipotesi di un governo di larghe intese guidato da Maccanico. In pochi giorni per prende corpo lasse delle doppie C: schieramento da Cossiga a Cossutta con Massimo DAlema al posto di Prodi. Primo esponente degli ex comunisti a Palazzo Chigi (si dice necessario a far digerire la guerra del Kosovo alla sinistra pacifista). Massimo DAlema si insedia a Palazzo Chigi il 21 ottobre del 1998. Anche il suo sar un incarico a termine. Si dimetter il 19 aprile del 2000 dopo aver presieduto due governi. Il DAlema I durato 423 giorni dal 21 ottobre del 98 al 18 dicembre del 99 sostenuto da lUlivo, Pdci e Udr e il DAlema II protrattosi per 119 giorni dal 22 dicembre del 99 al 19 aprile del 2000, questultimo sostenuto dallUlivo, Pdci e dal neonato Udeur guidato da Clemente Mastella, 56esimo governo succeduto nella storia dellItalia Repubblicana. Ma quando -proprio per questioni sindacali, le 35 ore di lavoro approvate in Francia che bertinotti vuole anche in Italia e Prodi rifiuta- l'idillio si interrompe. Prodi accantonato e si da vita al triunvirato DAlema, Cossutta, Cossiga, con Marini segretario di un Ppi alquanto appannato. Nel suo settennato Oscar Luigi Scalfaro pilota per la seconda volta consecutiva un ribaltone. Nel primo aveva scelto Dini e i ministri. Ora mette nell'esecutivo un suo luogotenente, Rosa Russo Jervolino, che diviene ministro degli interni. Nasce lincredibile governo DAlema che si regge alla sua destra coi transfughi del Polo, alla sinistra coi transfughi di Rifondazione. Ambedue i gruppi portano i voti di un partito tradito sfacciatamente per un pugno di poltrone. Sar pura combinazione ma nella sua rubrica de Il Venerd di Repubblica Scalfari risponde egli scrive: "Mani Pulite, missione compiuta". Adesso Borrelli pu anche lasciare il Pool. La lotta alla corruzione non ha pi ragione dessere. DAlema ce lha fatta, la missione del Pool compiuta. Allindecente pateracchio, per tutti risponde ancora Scalfari in altra stanza del Venerd: "In positivo c che la formazione del governo avvenuta in tempi rapidi". Buttiglione non entrato nellesecutivo per cui la questione scuola pubblica, scuola privata, quasi risolta. Alla giustizia non c un pappa molla, ma un duro come Diliberto di sicura garanzia per la sua cultura tollerante e liberale, di affrontare i temi della giustizia con rigore, equilibrio ed equit. Se sulla scena ricompaiono vecchi personaggi tipo Mastella, Pomicino e lo stesso Cossiga, la colpa di Bertinotti. Per cui niente mal di pancia. DAlema arriver alla fine della legislatura, e condurr lItalia a diventare un paese normale. A fronte delle critiche provenienti dal centro destra il Presidente Scalfaro reagisce con dure esternazioni: Nessuno libero di diventare costituzionalista senza conoscere la Costituzione. Questa libert non c!. Per Cossutta dichiara in comizio, la cui registrazione fa aggio sulla smentita, che il Capo dello Stato non voleva le elezioni anticipate temendo una vittoria del centro destra. Pertanto lo invit a rompere con Bertinotti, e aderire alla nuova maggioranza intorno a Cossiga e DAlema. Nella medesima esternazione Scalfaro afferma: Non posso dire ad un deputato tu non puoi passare da una parte allaltra. Io non sono un vigile urbano. Il deputato dipende dallelettore. Ma nei due sillogismi v contraddizione: Se il popolo sovrano, e il deputato dipende dall'elettore non pu di certo scippargli il voto per portarlo da uno schieramento ad un altro, da un partito ad una altro. Senza fare il vigile urbano, un presidente di tutti, che voglia tutelare la volont popolare, deve dire: Onorevoli e senatori, non so quanti elettori sono daccordo col salto che avete fatto. E' obbligo verificarlo: Lo scioglimento delle Camere si impone". In questo periodo il ruolo di Antonio di Pietro inconsistente. Di Pietro, ora senatore del Mugello, rendendosi conto che senza uno strumento nelle sue mani non pu sedere al tavolo dei leader de L'Ulivo. Pertanto crea L'Italia dei valori, movimento interno al centro sinis tra; nuovo soggetto politico con lo scopo di avere forza nella contrattazione delle candidature alle prossime, incombenti, elezioni europee. Dopo il brevissimo exploit al ministero del lavoro, l'ex PM ha capito che nella dialettica politica italiana non conta la notoriet, ma i numeri. Senza una propria forza, il suo destino marginale. Ora incombono le elezioni europee nel suo intimo, Di Pietro rifiuta di affrontarle da peones di DAlema, ruolo che non gradisce affatto. Linquieto senatore scalda i motori, riscalda i cuori dei fan battendo lItalia a caccia di firme per il suo referendum anti-proporzionalista. Si preoccupa del giugno 1999 lappuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Sono elezioni proporzionali terreno giusto per m isurarsi lanciando ufficialmente il suo movimento, Italia dei valori. Elio Veltri

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sventola gli ultimi sondaggi: Ci danno al 12%, assicura. Esagerazione? Si mormora nel Transatlantico che lo stesso Di Pietro avrebbe confidato a Francesco Cossiga queste ambizioni: Mi candido come capolista in tutte le circoscrizioni elettorali. Poi la traballante maggioranza dellUlivo dovr trattare con me alla pari". Massimo DAlema regalandogli il collegio blindato del Mugello credeva di imbrigliarlo ma il neo senatore stato al gioco solo un po. Avanza il no al finanziamento pubblico dei partiti discostandosi da chi lo ha fatto eleggere. E' vero rinuncia a costituire un proprio gruppo parlamentare, ma vara il suo movimento L'Italia dei Valori. Entra nel coordinamento de LUlivo, ribadendo la sua fedelt alla coalizione e indicando DAlema come proprio riferimento. Anche ladesione al referendum contro la proporzionale, dice, ha avuto il beneplacito del leader dei Ds. Ma collabora con gli ex colleghi di Milano ad abbattere la Bicamerale, e chiudere il dialogo con lopposizione sulle riforme. Insomma nel 1998 Antonio di Pietro si sente nuovamente il vento in poppa, le ali ai piedi. Spinge a fondo lacceleratore portando un durissimo attacco al presidente della Repubblica. Al passato Capodanno aveva reagito sentendosi direttamente chiamato in causa dal discorso presidenziale sul tintinnio di manette. Ora lui, il senatore, a muovere lattacco al Colle. DAlema stizzito, definisce assolutamente inopportuna la polemica. Ma assicurando "che non esiste un problema Di Pietro in pratica lo rileva e rivela. Non basta che Di Pietro faccia mettere agli atti della maggioranza la sua opposizione alla commissione su Tangentopoli. Agitando il concetto che la maggioranza non pu tenere insieme il diavolo e lacqua santa cio lui medesimo e Rifondazione, chiede la scelta de l'Ulivo verso se stesso e di conseguenza l'espulsione di Bertinotti (verr espulso lui nel 2000 per aver rifiutato di sostenere il governo Amato). Il leader di Rifondazione commenta: Di Pietro rivela la sua smisurata ambizione, invocando la nostra estromissione. Io non mi sento minacciato: il centrosinistra a essere sempre pi in imbarazzo con il senatore Di Pietro. Le Regionali del 16 aprile del 2000 segnato una disfatta per DAlema che le aveva affrontate con baldanza mettendo in gioco la sua persona e l'istituzione rappresentata. Onestamente ne trae le conclusioni dimettendosi. La sua decisione sorprende gli alleati che non la gradiscono ma egli Lascia Palazzo Chigi il 19 aprile. Il centrosinistra, gi provato da anni di turbolenza e lotte intestine, ritrova la sua unit nellindicare Giuliano Amato come successore. Il 25 aprile del 2000 si insedia a Palazzo Chigi. Vi rimarr fino alla scadenza naturale della legislatura (senza l'appoggio di Di Pietro come abbiamo detto). Durante la presidenza Amato, Berlusconi pare favorevole all' appeasement' tra i due schieramenti avversari. Ma l'inciucio ancora bloccato sul nascere dai detrattori che si sentono minacciati da una eventuale alleanza tra i due maggiori leader che animano la scena politica. La minaccia che sentono, naturalmente, riguarda il fatto che l'intesa renderebbe marginale il loro ruolo. C' anche la forte ostilit dei PM di Milano, fiancheggiati come sempre dai fondamentalisti del giustizialismo di Micromega, che afflitti da una specie di patologica fobia antiberlusconiana, entrano in agitazione al solo pensiero di un avvicinamento, o quantomeno ad uno smorzamento delle ostilit. Antonio Di Pietro, naturalmente con loro, e coloro che non ci stanno ad una tregua. In questo clima si va verso le nuove elezioni politiche. Distrutto il progetto di intesa 'per le regole', che per qualche tempo ha allettato sia D'Alema che Berlusconi, si ritorna all'antagonismo ed alla contrapposizione esacerbata dalla criminalizzazione non solo di Berlusconi, ma anche dei suoi collaboratori Marcello Dell'Utri e Cesare Previti. Questi due nomi, vengono propagandati a piene mani di discredito negli attivisti e nel popolo della sinistra ex comunista educata culturalmente ad avere sempre 'un nemico' (da De Gasperi, Saragat, Nenni, Craxi i comunisti ne ebbero sempre uno da 'battere'). Il Gran Cerimoniere del sodalizio Oscar Luigi Scalfaro, che aveva studiato nel 1996 la par condicio per impedire gli spot elettorali al Cavaliere ed aiutare la vittoria di Prodi e de l'Ulivo, questa volta assiste dall'alto del Colle alla frana della sua creatura. Tenta qualche timida inversione per riciclarsi coi futuri vincitori. Antonio Di Pietro subito lo rimbecca definendolo 'cerchiobottista' perch accoglie le proteste degli esponenti del Polo che protestano ancora per l'uso politico della giustizia". Alle politiche L'Ulivo non riesce a ricreare le condizioni unitarie del 1996: sia Bertinotti che Di Pietro si presentano da soli. La coalizione si macera nelle divisioni per la scelta del leader successore di Romano Prodi; bruciato D'Alema, il Presidente del Consiglio Amato ne diviene erede naturale. Ma per gli ex comunisti ha una tara congenita: socialista ed stato il braccio destro di Bettino Craxi. Indigeribile ai loro stomaci. Cos esce il nome di Rutelli che si era mosso da tempo per carpire a l'Ulivo quella investitura. Sar Francesco Rutelli, gi radicale cicis beo di Marco Pannella, gi verde, gi sindaco di Roma, a portare lo schieramento di centro sinistra alla batosta. Mors tua, vita mea come dicono i latini. Pier Luigi BAGLIONI FINE

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