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LA SITUAZIONE DEL MONDO OGGI

Come richiede il metodo ermeneutico-storico adottato per la nostra


riflessione
teologica, iniziamo la ricerca dando uno sguardo oggettivo alla
situazione globale
dell'umanità d'oggi, con lo scopo di scoprire le sue principali
contraddizioni socio-
storiche e le cause che le producono. Esse costituiscono le domande e
le attese
che si pongono gli uomini e le donne di oggi e alle quali la teologia
deve cercare di
venire incontro. Nella nostra descrizione ci manterremo, per bisogno
di cose, ad un
livello globale e di conseguenza in parte astratto. Ciò che diremo ha
però delle ripercussioni concrete nei diversi livelli settoriali
dell'esistenza.

1. Le principali contraddizioni socio-storiche del mondo


attuale
Uno sguardo realista sul mondo di oggi porta a cogliervi una serie
di contraddizioni
di portata planetaria. Le descriviamo con estrema concisione.

1.1. Nell'ambito economico


E in corso nel mondo da alcuni decenni un cambio molto profondo
nell'ambito della
produzione, della distribuzione e del consumo dei beni materiali che
rispondono ai bisogni primari dell'uomo (ambito economico). L'attività
umana, infatti, avvalendosi dell'enorme progresso strumentale
ottenuto mediante le scoperte scientifiche e le loro
applicazioni tecniche, ha modificato profondamente il rapporto
dell'uomo con la natura:
questi passa sempre più da una situazione di soggezione alla natura
ad una situazione di
dominatore di essa. Su una scala vastissima si è cosi raggiunta la
razionalizzazione del
dominio umano sul cosmo.
• I benefici ricavati da tale cambiamento sono percettibili da chiunque
si guardi attorno. E sono realmente rilevanti. L'umanità nella sua
globalità è riuscita a moltiplicare in un modo mai prima conosciuto
nella storia i beni che possono soddisfare i suoi bisogni elementari. È
di conseguenza in condizione di poter liberarsi dalle preoccupazioni
nate dalla necessità di soddisfarli per poter dedicarsi a coltivare altri
valori più specificamente umani. E virtualmente cresciuta in libertà.
• Ma insieme a questo fatto estremamente positivo si è andata creando
una nuova
situazione che incide sensibilmente sugli uomini stessi, e in forma del
tutto particolare su alcuni di essi. Concretizzando si può dire che "il
fenomeno che caratterizza
gli anni novanta è la globalizzazione, da intendere come
globalizzazione dei mercati. Essa è intrinseca al capitalismo, basato
sul mercato di prodotti, dei capitali e
del lavoro [...]. Il primo mondo partecipa al processo di globalizzazione
detenendo
[...] cinque monopoli: 1) il monopolio della tecnologia; 2) il controllo
sul mercato finanziario [...]; 3) il monopolio cos'accesso alle risorse del
globo, in quanto le decisioni sono prese dal nord; 4) il monopolio sul
sistema delle comunicazioni, che influenzano le culture dei popoli, con
il conseguente pericolo della omogeneizzazione; e infine 5) il
monopolio sugli armamenti sofisticati e sul nucleare, che ha sostituito
l'equilibrio precedente".

La globalizzazione attuale comporta diverse sfaccettature.

In primo luogo, implica una forma collettiva di accaparramento dei


beni naturali (energia e materie prime) e di quelli prodotti dall'attività
umana, in modo
tale che attualmente mentre nel mondo alcuni - pochi in proporzione -
hanno
molto e sempre più, moltissimi altri mancano dei beni più elementari
della vita1.
Il mondo risulta così spaccato in due: un Nord, relativamente piccolo
dal punto di vista numerico, sempre più ricco e benestante, e un Sud,
numericamente
maggioritario, sempre più povero. Le statistiche che denunciano
questo fatto
planetario sono a portata di mano di chiunque si interessi del

Populorum progressioAASSollicitudo Rei Socialisin AASS LXXX


problema, e non
permettono di ingannarsi al riguardo.
Recentemente questa spaccatura sta spingendo l'umanità a
convenirsi in una
2
"società di esclusi" , in cui solo alcuni - relativamente pochi - hanno il
diritto di vivere e il resto avanza, è "in più".
Inoltre, la globalizzazione si accompagna della cosiddetta società dei
consumi
che, spinta dalla legge economica del profitto elevata a criterio
prioritario, crea
in continuazione artificialmente dei bisogni superflui per poter
aumentare la
produzione dei beni d'uso e con essa i profitti, senza che in molti casi
siano ancora soddisfatti i bisogni primari della vita.
D'altra parte, l'accresciuta capacità tecnica è orientata in misura
notevole verso
la costruzione di strumenti bellici sempre più sofisticati, dando così
luogo a
una sfrenata corsa agli armamenti, corsa che ha finito per costituire
una minaccia per la sopravvivenza stessa dell'intera umanità3.
Nonostante i recenti accordi fra le principali potenze mondiali riguardo
ad una progressiva diminuzione delle armi, la loro produzione è ancora
enorme e grava pesantemente sull'umanità intera e in particolare
sopra i paesi più poveri del mondo.
Tutto ciò incide, a sua volta, su altre situazioni negative per
l'umanità nel suo
insieme. Tra esse ricordiamo, anzitutto, la violenza ecologica, che
minaccia col
4
distruggere la "casa grande dell'uomo" , e poi anche la manipolazione
genetica, che è carica di conseguenze ancora appena prevedibili,
particolarmente con i passi fatti nella direzione della clonazione
(anche umana), e una sensibile perdita della dimensione Indica
dell'esistenza, e cioè della capacità del gratuito, dell'a-utile, di ciò che
non è produttivo ma che costituisce un aspetto essenziale del destino
dell'uomo.

1.2. Nell'ambito sociale

Evangelium Vitae
Redemptor hominisAAS
Insieme al cambio sul piano economico, e in buona parte come
effetto di quanto in
esso avviene, si sono prodotti altri fenomeni di notevoli ripercussioni
sociali.
• Come aspetto positivo si deve rilevare che i rapporti tra gli uomini e
tra i diversi
gruppi umani sono cresciuti e si sono fortemente potenziati fino al
punto di andare
creando, per la prima volta nella storia dell'umanità, una vera
coscienza universale
e planetaria (cf GS 9d).
• Costituisce invece un aspetto accentuatamente negativo il fatto che si
sia sviluppata una modo di rapporti collettivi, e al suo interno anche
individuali, il quale ha generato nuovi tipi di emarginazione oltre a
quelli già esistenti in passato in ragione della razza, della religione,
delle ideologie, del sesso, ecc. Infatti, il mutamento della situazione
economica globale ha causato un profondo mutamento anche sociale.
Ci sono oggi nel mondo dei gruppi e delle classi conflittivamente
contrapposti tra di loro, tanto a livello nazionale quanto a livello
internazionale. La società umana ne risulta sempre più squilibrata
nella sua convivenza. A livello mondiale, superato ormai da qualche
anno il conflitto tra Est e Ovest, di matrice ideologica, diventa sempre
più palese il conflitto tra Nord e Sud, di matrice prevalentemente
economica e politica, a cui abbiamo accennato sopra5.
Malgrado le apparenze alle volte contrarie, il mondo di oggi è in una
situazione di
gigantesco conflitto. Non esiste la vera pace sociale anche li dove non
c'è guerra
aperta. Perché l'emarginazione e l'esclusione dell'uomo da parte
dell'uomo, ad ogni
livello, genera guerre, miseria, fame e, in definitiva, morte. E sono per
lo più i poveri, deboli e indifesi a soffrirne più pesantemente gli effetti.
Tra essi si moltiplica
in mille modi la morte, come si può constatare dalle statistiche
periodicamente
pubblicate dai diversi organismi internazionali, ma anche dalla
semplice osservazione dell'esperienza.

1.3. Nell'ambito politico

Cf SRS nn. 20.21


La politica, come ambito dell'organizzazione e della gestione della vita
collettiva, nazionale e internazionale (e al suo interno del potere), è
anche notevolmente interessata
dalla nuova situazione che si è andata creando.
• La Costituzione Gaudium et Spes ne rilevava già trent'anni fa
l'aspetto positivo,
constatando che da una coscienza più viva della dignità umana stava
scaturendo lo
sforzo di instaurare un ordine politico nel quale fossero meglio tutelati
nella vita
pubblica i diritti della persona, e il desiderio sempre più sentito di
allargare a tutti i
cittadini la possibilità di una maggior partecipazione nelle decisioni
riguardanti la
comunità politica (cfr.73).
• Insieme a questo aspetto positivo, che resta ancora oggi
sostanzialmente valido, si
è andato affermando un altro, di segno negativo: grandi masse di
uomini e di don-
ne all'interno dei popoli, e anche molti popoli detti sottosviluppati o "in
via di sviluppo", non sono di fatto padroni delle loro decisioni ne hanno
la possibilità di
esserlo: altri li manipolano dall'esterno, convertendoli così in oggetto
delle loro decisioni, mossi spesso da interessi economici. Non viene
permesso loro di essere veri soggetti della loro storia e del loro
destino, tanto individuale quanto soprattutto collettivo.

1.4. Nell'ambito culturale


L'economico, il sociale e il politico influiscono sul culturale, inteso
sia come accesso
alle conoscenze ed informazioni, soprattutto a quelle che danno
possibilità di intervenire
nelle cose che interessano tutti (senso illuministico di "cultura"), sia
come modo peculiare con cui in un popolo gli uomini concepiscono e
vivono la realtà (senso antropologico).
• Indubbiamente in questi ultimi anni la possibilità di accesso alla
cultura nel primo
senso è enormemente aumentata, grazie soprattutto ai mezzi di
comunicazione sociale. Ci sono tuttavia delle manifestazioni negative
in questo ambito. Infatti, ancora molti sono tenuti al margine di tale
possibilità (analfabetismo), e spesso intenzionalmente, per avere
maggior facilità nel controllo delle masse.
• Se poi si prende il culturale nel secondo senso, occorre riconoscere
che, pur riconoscendo ciò che di positivo comporta una certa
unificazione culturale universale,
in molti casi tale unificazione si fa strada soffocando le culture
considerate inferiori, e imponendo arbitrariamente e
sistematicamente culture ritenute più avanzate.
La "cultura più universale", di cui parlava con viva attesa la Gaudium
et Spes
(n. 54), non si costruisce di fatto in questo momento nel rispetto delle
peculiarità
proprie delle diverse culture settoriali. Anche questa sopraffazione
delle culture più deboli obbedisce spesso a interessi di tipo
economico.

1.5. Nell'ambito religioso


• Mentre da una parte una nuova immagine di Dio, più adeguata alla
sensibilità culturale emergente, si declina per molti credenti coinvolti
nel processo scientifico-
tecnico in corso, dall'altra si è prodotto un fenomeno di ateismo di
masse, mai prima conosciuto nella storia dell'umanità. Per contrasto,
in questi ultimi anni si assiste a un risveglio della religiosità anche lì
dover prima imperava l'ateismo: le
nuove forme di esperienze religiose tendono a diffondersi e ad
affermarsi in vaste
6
zone dell'umanità .
In molti posti dove invece tale processo non è ancora arrivato o è
appena iniziato,
persistono forme di religiosità che, anziché spingere gli uomini verso
una maggiore
umanizzazione, li bloccano in uno stato di rassegnazione fatalista. In
altri ancora,
la religiosità popolare è entrata in crisi, oppure è in situazione di
profonda
revisione.
D'altra parte, alle antiche forme di idolatria che assolutizzavano
certi relativi, si so-
no sostituite delle nuove. Si erigono attualmente a idoli soprattutto

La ricerca di Dio. Dialogo teologico tra fede e indifferenza,


l'avere e il potere7. A
questi nuovi o rinnovati idoli vengono sacrificati ogni giorno,
apertamente o velatamente,
innumerevoli vittime umane.

1.6. Ripercussioni sulle problematiche personali e


interpersonali
Le contraddizioni elencate hanno delle ripercussioni rilevanti nella
sfera dell’esistenza dei singoli individui, anche se in modo diverso nel
mondo della povertà e dell'esclusione, dove la sopravvivenza è il
problema preponderante poiché la maggioranza "muore
8 9
prima del tempo" , e il mondo del "ipersviluppo" , dove il problema
prevalente è quello
del senso e della qualità della vita. Come è ovvio, queste
problematiche coinvolgono anche i rapporti interpersonali, che ne
restano fortemente segnati.

2. Alla radice delle contraddizioni

2.1. Constatazione di un fatto globale


Qualche decennio fa il Vaticano II, nella Gaudium et Spes, si faceva
eco di una constatazione che era a portata di mano di chiunque.
Diceva infatti:
"L'umanità si trova oggi in un periodo nuovo della storia,
caratterizzato da profondi e
rapidi mutamenti che progressivamente si estendono all'intero
universo" (n. 4 b).
I cambiamenti non sono certamente una novità nella storia
dell'umanità, ci sono stati
in ogni tempo, ma forse mai così profondi e rapidi come ai nostri
tempi. Lo stesso Concilio, nel testo appena citato, arrivava a
qualificare la situazione attuale come "un periodo
nuovo" della storia. Continuando il suo discorso, la Costituzione
pastorale si soffermava
a descrivere a grandi tratti le principali manifestazioni del cambio nei
diversi ordini della
vita (nn. 5-9).

SRS
La forza storica dei poveri,
Cf SRS 15.
Più importante ancora che descrivere ciò che sta capitando a livello
fenomenico, è
cercare di scoprire ciò che è alla radice di tutti questi cambiamenti, ciò
che ne può dare
una spiegazione globale. Anche questo veniva enunciato, in modo
molto succinto, dalla
Gaudium et Spes:
"[...] il genere umano passa da una concezione piuttosto statica
dell'ordine, ad una concezione più dinamica ed evolutiva" (n.5 c).
Per capire la portata di quest'affermazione conciliare, occorre tener
presente la situazione dell'umanità nel mondo. Senza dubbio, l'uomo è
l'essere che nasce più indifeso
e, in certo senso, più sprovvisto tra i viventi. È sufficiente fare un
confronto tra lui e gli
animali per averne l'evidenza. Questo, che vale per l'uomo preso
singolarmente, vale anche per l'umanità globalmente considerata.
L'essere umano, infatti, nacque diversi milioni
di anni fa piccolo e debole nel grembo di una natura potente e, più di
una volta, anche
ostile. Solo a poco a poco fece alcuni passi avanti nei suoi confronti,
andò affermando timidamente in mezzo ad essa la sua presenza e
cercò di sovrapporsi al suo dominio.
"L'uomo "primitivo" si trovava indifeso davanti alla natura, e la
concepiva come
un'immensa macchina della quale lui stesso si sentiva come un
piccolo ingranaggio. Poiché non possedeva il segreto del
funzionamento dei suoi determinismi, si
sottometteva ad essa come uno schiavo. Non conoscendo nemmeno i
determinismi
che operavano in se stesso e nei suoi rapporti con gli altri esseri, non
poteva neanche manipolarli a suo arbitrio.
Questo in cui era immerso era per lui un mondo già fatto, un mondo
che doveva solo rispettare, fare oggetto di ammirazione e magari
sfruttare con precauzione.
Qualunque passo in falso poteva arrecargli delle disgrazie anche
imprevedibili. Ciò
creava in lui un atteggiamento di rassegnazione e di conformità che lo
riduceva in
gran parte alla passività. Riusciva appena, e non sempre, a difendersi
dall'aggressività della natura.
C'è di più. Spesso, imbattendosi in fenomeni che superavano ciò che
era abituato a
sperimentare o che esulavano dalla sua ordinaria esperienza, non
conoscendo le
cause che li producevano li prendeva per manifestazioni immediate di
forze superiori, divine, a carattere avverso o benevolo. In questo modo
li sacralizzava10. Così finiva per concepire il mondo come un qualcosa
di fatale. Un mondo-natura lo
accoglieva certamente nel suo grembo, lo nutriva e lo difendeva in
certa misura,
ma anche lo dominava e lo uccideva.
Molto diversa è, da questo punto di vista, l'esperienza che un sempre
maggior numero di uomini e donne ha fatto e sta facendo nel nostro
tempo. Con la nascita
della scienza moderna è germogliato e si è andato affermando sempre
più intensamente in questi ultimi secoli, e particolarmente nel nostro,
un nuovo modo di rapportarsi alla natura e, di conseguenza, alla
realtà totale. Nella misura in cui, mediante la scienza, l'uomo è andato
acquistando una conoscenza razionale delle cause dei fenomeni che
avvengono dentro e fuori di lui, si è andata operando una de-
fatalizzazione della natura ai suoi occhi.
Conseguenza naturale è che l'uomo ha cominciato a non sentirsi più
piccolo. Viceversa, le sue dimensioni sono andate crescendo nella sua
coscienza. Ha imparato
non solo a difendersi dall'aggressività della natura, ma è cresciuto
anche nella convinzione che può anche arrivare a impadronirsi a poco
a poco di tutte le forze che
nella natura sono presenti e operanti. È nato in questo modo il
fenomeno della tecnica, quale applicazione pratica delle scoperte
scientifiche e, con essa, la possibilità di manipolare gradualmente
anche i fenomeni prima ritenuti inafferrabili e incontrollabili. Si è
originata, perciò stesso, una notevole crescita della coscienza circa la
propria libertà nei confronti della natura, e di una corrispondente
responsabilità nei suoi riguardi. E andata aumentando la convinzione
che il destino personale e collettivo dell'umanità è sempre
maggiormente nelle sue proprie mani, pur sapendo che molte cose
sfuggono ancora al dominio umano. Perciò gli uomini e donne si
dimostrano oggi anche sempre meno rassegnati e passivi, e
sviluppano atteggiamenti di ribellione davanti a ciò che di negativo

Foi et expression cultuelle,La liturgie après Vatican II. Bilans, études, prospective,
comportano i fenomeni
della natura e della società, e di creatività nei loro confronti. Tutto ciò
si può
esprimere con una formula molto concisa: gli uomini hanno
cominciato a percepire
la realtà come storia.

2.2. Fattore principale del cambio in corso


Sono senza dubbio diversi i fattori che stanno alla radice del
cambio di cui stiamo
parlando. Ci riferiremo ora solo a quello che sembra essere il più
direttamente influente.
Si tratta del modo di conoscenza che gli uomini hanno avuto o hanno
attualmente della
natura e dei suoi fenomeni.
• La concezione del mondo come natura sopra descritta, propria
dell'uomo "primitivo", era fondata su di una conoscenza mitica oppure
empirica dei fenomeni naturali (e anche sociali). E tali tipi di
conoscenza, pur nella loro ricchezza umana considerevole e in nessun
modo trascurabile, non offrivano all'uomo la possibilità di impadronirsi
di essi, di esercitare il suo dominio su di essi.
Era molto frequente, tra i popoli primitivi, il fatto di abbordare e
interpretare il
11
mondo che li circondava mediante miti . I miti, nell'accezione
antropologica con
cui qui usiamo il termine, costituiscono un modo di approccio
simbolico-religioso
alla realtà. I simboli, a loro volta, sono sempre uno strumento
intramondano per
esprimere ciò che è trascendente, ciò che "è oltre". Costituiscono una
maniera di
dire che "qualcosa è qualcosa", ma allo stesso tempo che è "qualcosa
in più". Perciò essi sono imprescindibili nell'ambito del discorso
religioso, che implica un rapporto con l'Assoluto, l'Assente dal mondo
(empirico), l'Altro12.
Ai popoli primitivi risultava (e risulta tuttora) connaturale l'impiego di
miti per situarsi in ciò che essi esperivano come assolutamente
superiore e trascendente, come manifestazione di forze distanti e
immanipolabili. Ciò dava loro sicurezza e tranquillità, ma allo stesso
tempo non permetteva loro di impadronirsi dei fenomeni e di
manipolarli liberamente e responsabilmente. I miti, in reali a e da
questo punto di vista, li mantenevano sottomessi della natura13,
benché conferivano loro anche una parziale possibilità di agire -
sacralmente - sulla natura stessa.
• Non molto diversa è, perciò che si riferisce al nostro tema, la
condizione della conoscenza empirica. Infatti, l'esperienza che non
raggiunge il grado di scienza, ossia quella che non riesce a cogliere le
leggi che reggono i fenomeni, è utile per una
certa loro manipolazione, ma è sempre soggetta al rischio di non
superare la semplice approssimazione. Più di una volta il nesso tra
causa ed effetto può essere in
essa sbagliato, e portare ad effetti disastrosi. Questa conoscenza non
si muove, per
se stessa, nell'ambito del simbolico-religioso, ma nemmeno arriva allo
strettamente
razionale. È insufficiente per fondare una vera libertà nell'ambito del
rapporto con
la natura.
• Quando invece l'uomo arriva a scoprire le leggi interne che reggono i
fenomeni e,
per mezzo della sua conoscenza razionale, può percepire il rapporto di
causa-effetto che è in essi presente, allora si produce una autentica
rivoluzione:" si apre la
strada ad un vero dominio razionale dei fenomeni stessi, che non
soltanto si spiegano senza un ricorso a forze superiori, ma che
possono anche essere provocati,
impediti, accelerati e potenziati secondo il suo arbitrio. Il segreto delle
cose indietreggia davanti al progresso della ragione scientifica e, con
esso, anche la sottomissione dell'uomo alle forze della natura. Cresce
di conseguenza la convinzione che anche ciò che al presente non è
conosciuto e dominato, lo sarà certamente in un domani non lontano.
E appunto quanto è cominciato a capitare da qualche tempo
nell'umanità, in un
processo sempre crescente, come conseguenza di qualcosa che ebbe
inizio qualche
secolo addietro, ma che in realtà è esploso solo ora. Con tutte le
conseguenze, positive e negative, di cui abbiamo parlato sopra.
Potremo rappresentare questo processo, schematizzandolo al
massimo, in questo modo:

Il sacro e il profano,
2.3. Caratteristiche principali di due atteggiamenti
Enunceremo ora, contrapponendole, le principali caratteristiche degli
atteggiamenti
di fondo che creano le due diverse esperienze del rapporto con la
natura e con la realtà in genere sopra descritte. Si tratta certamente
di un schema, e perciò rischia di semplificare eccessivamente le cose.
Ma può servire per meglio chiarite le loro differenze reciproche.

atteggiamento "primitivo"
atteggiamento "sc.-tecnico"

cosmocentrico
antropocentnco

cosale-sostanzial.
personalista

statico
dinamico

mitico-empirico
razionale

sacrale
desacralizzante

II primo atteggiamento è formalmente cosmocentrico, come e eia


apparso dall'esposizione fatta. Ciò vuoi dire che in essa la prospettiva
dalla quale si guarda l'intera realtà è
non l'uomo ma la natura (cosmos), nella quale l'uomo si trova come
sperduto. Il secondo
14
è invece formalmente antropocentrico . L'uomo, infatti, emergendo
dai determinismi
che lo imprigionano, considera sempre più se stesso quale centro di
tutta la realtà, e la
15
esperisce come a lui ordinata e come ricevendo senso da lui
Conseguentemente, mentre questo secondo atteggiamento è
decisamente
personalista (da non confondere con individualista), il primo e invece
cosale, sostanzialista16
Ancora più notevolmente, come lo fa anche rilevare la Gaudium et
Spes (n.5c), il
primo dei due atteggiamenti è prevalentemente statico, mentre il
secondo è accentuata-
mente dinamico. Poiché il primo considera il mondo come già fatto,
pensa che l'azione
dell'uomo si debba ridurre a ripetere, pur perfezionandolo in ciò che è
possibile, quanto si
è sempre fatto. Per l'altro, invece, la novità è sempre possibile; ancor
più, necessaria. In
altre parole, mentre il primo è piuttosto rivolto al passato, coltiva la
fedeltà alla tradizione, e ripone il suo paradiso terrestre nel passato
col desiderio di ritornarvi17, il secondo è
prevalentemente rivolto al futuro e ripone la sua mèta "oltre", lì dove
l'umanità non è ancora mai arrivata (u-topia).
Abbiamo già fatto rilevare come, in forza della sua interpretazione
della realtà, il primo atteggiamento sia mitico o, al più, empirico
(mescolando spesso ambedue le cose); il
secondo invece è prevalentemente razionale.
Infine, mentre uno tende a sacralizzare la natura, considerando i
suoi fenomeni, soprattutto se straordinari, quali manifestazioni
immediate e dirette di forze superiori o divine, l'altro è piuttosto
desacralizzante, nel senso che riconosce e accentua l'autonomia
dell'uomo e degli altri esseri della natura. Tale desacralizzazione può
sfociare nella negazione del divino, ma questo sbocco non è un suo
effetto necessario e inevitabile.

2.4. Ambivalenza del processo di cambio

Enchiridion Vaticanum,
La nostalgia delle origini. Storia e significato nella religione,
Come si può facilmente capire e anche constatare nell'esperienza,
questo profondo
cambiamento avvenuto nell'umanità costituisce di per sé una
stupenda opportunità di
crescita per l'essere umano. Grazie ad esso, infatti, può instaurare con
la natura un rapporto più consono con la sua dignità, ha la possibilità
di liberarsi da tante forme di sottomissione e asservimento, può
diventare sempre più padrone di se stesso, del mondo, della
storia.
Ma di fatto, dovuto alle libere prese di decisione soprattutto collettive
degli uomini,
tale cambiamento è accompagnato delle contraddizioni di cui si è
parlato sopra. Il nuovo
rapporto con la natura operato attraverso la ragione scientifica e la
tecnica da essa scaturita è sboccato in gran misura in una situazione
disumanizzante, almeno se lo si considera da un punto di vista
collettivo.
Si deve allora dire che la causa profonda di tali contraddizioni
storiche è d'indole
fondamentalmente antropologica. È stata la libertà umana ad
orientare il fenomeno del
processo scientifico-tecnico verso situazioni in gran pane non
umanizzanti, anzi disumanizzanti. Libertà collettiva - al cui interno
agiscono le libertà individuali -, che si è cristallizzata in strutture di
diversa indole: sociali, economiche, culturali, politiche,
giuridiche ... Si potrebbe dire, portando le cose all'estremo, che e
l'uomo che si è messo
in gran parte in contraddizione con se stesso.

3. Una reazione crescente


Negli ultimi anni si sta notando una reazione sempre più difesa
contro questo modo
di gestire la ragione scientifica e il conseguente progresso e quella
che, con un termine
non da tutti accettato, viene chiamata la "post-modernità" Anche se si
trova ancora ai
18
suoi inizi, la sua presenza si fa sentire già in diversi ambiti .

Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, La condicion pcsmoderna. Postmodernidad y
cristianismo. El desafio del fragmento.Sul postmoderno.Critica della modernità, Al di là del soggetto. Meiszche, Heidegger
e l'ermeneutica,La fine della modernità. Nichilismo ed ermeneutica della cultura post-moderna,La società trasparente.
Caratteristica basilare di questa nuova sensibilità e il fatto di
essere una reazione
contro le pretese della ragione - e soprattutto della ragione
strumentale - di raggiungere
la realtà oggettiva e, ancora di più, di manipolarla, di portare
l’umanità per le vie di un
progresso indefinito e alla conquista totale della sua libertà.
La postmodernità sostiene che ormai si è arrivati alla "fine della
storia" e si vive nell'esperienza della post-storia, nel senso di
un'incapacità, crea:a nelle masse dal progresso
trasformato in routine, di sentire la novità delle cose, incapaci: a
incrementata anche dai
nuovi mezzi di comunicazione sociale, soprattutto dalla televisione,
che tendono a livellare tutto sul piano della contemporaneità e della
simultaneità
La postmodernità sostiene ugualmente la fine della metafisica
(filosofia del "pensiero debole", "metafisica crepuscolare"),
dell'umanesino e dell'arte come altrettante pretese di
fondare un qualcosa di assoluto, di "forte e stabile".
Infine afferma, quale conseguenza di tutto ciò, la crisi e la caduta dei
grandi meta-racconti e dei grandi meta-discorsi creati dalla Modernità
al servizio del senso della storia
intesa come progresso indefinito, come emancipazione, libertà e
felicità dell'uomo. Sono discorsi da essa denunciati come segnati da
un carattere metafisico, dominatore e
alienante.
Semplificando al massimo le cose si potrebbe dire che la
condizione post-moderna è
una condizione di ribellione contro l'imperialismo della ragione,
soprattutto della ragione
strumentale.

4. Conclusione
La descrizione della situazione attuale del mondo da noi fatta può
sembrare, specialmente nel rilevare la sue più acute contraddizioni,
eccessivamente negativa e pessimistica. Basta tuttavia aprire gli occhi
senza prevenzioni alla realtà reale per accorgersi che non è tale.
D'altronde, è soltanto questo realismo nel percepire le cose che può
far scaturire l'esigenza di un'azione di trasformatrice. Comunque sia,
così si presenta oggi, nel suo risvolto globale, il mondo nel quale viene
annunciato e vissuto il mistero di Dio Uno e
Trino. È indispensabile che una teologia che vuole riflettere su di esso
in vista della prassi
storica ne tenga seriamente conto.