Sei sulla pagina 1di 1

Appunti sparsi di rappresentativit http://www.cittafutura.al.

it/ Michele Fontefrancesco Lennesima manovrina di mezzautunno da riscrivere; unaltra compagnia di rating retrocede lItalia; leconomia dellEuropa sempre pi guidata e decisa allinterno di un asse da cui lItalia periferica tanto quanto la lIrlanda od il Portogallo; il Presidente del Consiglio ed il suo Governo appaiono delegittimati a livello nazionale ed internazionale. In questo quadro, ancora una volta si parla di voto di Fiducia. lennesima volta in due anni. Alcune domande sono riprese da tutti i quotidiani: Il Governo ce la far anche questa volta? Chi verr comprato? Di quanti altri ministri e sottosegretari si allargher dopo il voto? In realt la fondamentale sono due. La prima Chi rappresenta il Governo? ha una semplice risposta: la maggioranza parlamentare. Da questa risposta segue la seconda domanda Chi rappresenta la maggioranza? pi difficile. Ripensando al passato e ipotizzando una continuit del futuro con esso, si pu ipotizzare che anche questa volta la partita del prossimo voto di fiducia sar interamente giocata allinterno della maggioranza. Cosa la nazione potrebbe volere chiaramente rigettato in un angolo: oggetto di scarso interesse allinterno del dibattito di gestione del potere. questo aperto disinteresse, questo declamato me ne fotto apre per un orizzonte sul problema di chi chi, ovvero sulla rappresentativit di questo e pi generalmente di un qualsiasi Parlamento e Governo. Dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, i Padri Costituenti pensarono ad un modello di governo rappresentativo in cui i cittadini erano chiamati a votare dei propri delegati una volta ogni tot anni. Facendo questo, per, non misero in campo nessuno strumento per far si che, una volta dopo il voto, i cittadini potessero avere un che minimo controllo sul proprio rappresentate (questo sia a livello locale che nazionale). Lunico guinzaglio era la possibilit di rielezione. Questo ragionamento non considerava, o non voleva considerare, problemi endemici italiani come il clientelismo, ovvero luso dispotico del potere e di allocazione dello stesso sulla base di favori che fa si che il candidato non sia votato per la sua capacit politica ed eticit, ma sulla semplice utilit momentanea del chilo di pasta dato prima delle elezione, del figlio fatto assumere, etc. Come si pu immaginare questa la prima frattura che fa del governo unentit esterna alla popolazione: che fa dello Stato un Altro e non un Noi. Laddove a livello locale la popolazione ha ancora il diritto del non voto o del cambio di voto, una volta ogni tot anni, lattuale legge elettorale nazionale ha ulteriormente depotenziato questa una forma di controllo e ponendo le basi per fare della politica nazionale una autocrazia gestiti da lobby, pi che da partiti. Calcolando che non c quorum minimo per le elezioni, si comprende come tale legge abbia contribuito ad allargare la spaccatura. Lattuale parlamento un Altro. Portando ad estreme conseguenze il ragionamento: il Parlamento avr governato (tralascio il come) il paese, ma non rappresentativo di questo. Questo per antitetico con lidea principe della costituzione, ovvero del principio democratico che dovrebbe guidarla. Di fronte a questo quadro si nota lurgenza di pensare meccanismi nuovi di controllo. Il ritorno al Mattarellum una possibilit, ma per pensare allItalia dopo Berlusconi questo non basta. Elezioni anticipate? Rotazione? Estrazione stile antica Grecia? Si accettano idee e suggerimenti.