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Riassunto de La coscienza di Zeno agosto 12, 2007 alle 12:37 pm Riassunti libri Archiviato in Libri, Recensioni libri,

La coscienza di Zeno un romanzo di Italo Svevo. Lopera figura come la confessione autobiografica di Zeno Cosini, scritta allo scopo di aiutare il suo psicanalista nella cura della malattia. Nellopera non c una trama e la narrazione si articola attorno ad alcune esperienze fondamentali della vita del protagonista, quali il vizio del fumo, la morte del padre, il matrimonio e unimpresa commerciale. Il narratore scrive in prima persona.

Zeno Cosini decide di andare dallanalista per riuscire a smettere di fumare. Lanalista, un certo dottor S., identificabile probabilmente con Sigmund Freud, gli consiglia di scrivere la storia della sua vita. Il grande problema di Zeno la sua inettitudine e inoltre suo grande problema sar il vizio del fumo dal quale non riesce a divincolarsi ; infatti il protagonista, che gi nelladolescenza aveva iniziato a fumare a causa di un rapporto conflittuale con il padre, nonostante pi volte si fosse riproposto di smettere, non vi riesce e per questo si sente frustrato. I tentativi si moltiplicano, e anche gli sforzi, ma il problema non viene risolto. A mano a mano che Zeno procede con il racconto, il lettore comprende che lincostanza e la faciloneria che attanagliano il protagonista vanno ben al di l del semplice vizio del fumo; infatti anche lo stesso matrimonio da considerare una delle tante decisioni prese e mai mantenute.

La malattia per Zeno lincapacit di sentirsi a proprio agio in ogni tipo di situazione. Il romanzo consiste nellanalisi della psicologia del protagonista, e mette sistematicamente a nudo la discrepanza tra comportamenti e intenzioni del protagonista.

Nel secondo capitolo emerge il tema del rapporto tra Zeno e suo padre: difficile fin dallinfanzia la relazione deviata dallincomprensione e dai silenzi; inoltre bisogna aggiungere che il padre non ha alcuna stima del figlio, tanto che, per sfiducia, affida lazienda commerciale di famiglia ad un amministratore esterno. Il pi grande dei malintesi lultimo, che avviene in punto di morte: quando il figlio al suo capezzale il padre lo colpisce con la mano e Zeno non riuscir mai a capire il significato di quel gesto. Linterrogativo produrr un dubbio atroce che accompagner il protagonista

fino allultimo dei suoi giorni.

Il protagonista conosce tre sorelle, di cui la pi attraente Ada: a costei il protagonista fa la corte, ma il suo sentimento non ricambiato, perch ella lo considera troppo diverso da lei ed incapace di cambiare. Zeno particolarmente attratto dalla sua bellezza esteriore ed interiore. Tuttavia egli finisce per sposare Augusta, delle tre la donna che meno gli piaceva. Nonostante questo il protagonista nutrir sempre per lei un sincero affetto, anche se ci non gli impedir di stringere una relazione con unamante. Augusta costituisce nel romanzo una figura femminile dolce, tenera, che si prodiga per il proprio marito. Stando al racconto autografo ella sembra la guida ideale per il recupero della salute di Zeno, anche se questa concezione di perfezione si smorza via via fino a quando lazione della donna scade nellegoismo e nella superficialit.

Il conflittuale rapporto dellautore con la sfera femminile la sua patologia stata bollata dallo psicologo come sindrome Edipica evidenziato anche dalla ricerca dellamante: Zeno accenna a tale esperienza come un rimedio per sfuggire al tedio della vita coniugale. Quella con Carla unavventura insignificante; lei solo una povera fanciulla e bellissima che inizialmente suscita un istinto di protezione. Tuttavia quella che in principio appariva come una relazione basata sul semplice desiderio fisico si trasforma successivamente in una vera e propria passione. Anche Carla subisce dei cambiamenti: dapprima insicura, diventa una donna energica e dignitosa che finisce collabbandonare il suo amante a favore di un maestro di musica che lo stesso le aveva presentato.

Particolarmente interessante la concezione che Zeno ha di s a confronto con gli altri personaggi (le tre sorelle, il padre, Guido, Enrico): egli sa di essere malato e considera gli altri sani, ma proprio perch questi ultimi sanno di esser normali tendono a rimanere cristallizzati nel loro stato, mentre Zeno, inquieto, si considera un inetto e per questo disposto al cambiamento e a sperimentare nuove forme di esistenza. Sulla base di questa convinzione egli finisce col ribaltare il rapporto tra sanit e malattia: linettitudine si configura come una condizione aperta, disponibile ad ogni forma di sviluppo; e di conseguenza la sanit si riduce ad un difetto, limmutabilit.

Alla fine del romanzo Zeno si considera guarito, o meglio riuscito a spiegare la propria malattia come un male che affligge lintera societ. Infine egli scrive una critica contro la psicoanalisi ed una profezia sulla fine del mondo che sar provocata dallautodistruzione delluomo.

Il termine di questopera pu suggerire che si tratti di una cattiva coscienza, infatti tutto viene risolto in un banale tentativo di autogiustificazione: Zeno desidera proclamare la propria innocenza nei confronti del padre, moglie, amante e cognato. Questo lo notiamo anche in Senilit, ma nella Coscienza di Zeno va ben oltre; infatti contemporaneamente oggetto e soggetto di critica. ironizzato ma anche ironico. La sua malattia gli impedisce di identificarsi con il mondo normale. Zeno a conoscenza di queste sue imperfezioni; per questo ben lieto di modificare le proprie esperienze, gli altri invece, convinti di essere perfetti, restano cristallizzati in una condizione di immutabilit, ergo negano ogni possibile miglioramento. Relazione de "La coscienza di Zeno" di Svevo Notizie sull'autore Svevo, Italo Pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861 - Motta di Livenza, Treviso 1928), romanziere italiano, la cui opera costitu un momento di passaggio tra le esperienze del decadentismo italiano e la grande narrativa europea dei primi decenni del Novecento. La coscienza di Zeno, in particolare, avrebbe influenzato la narrativa italiana degli anni Trenta e del dopoguerra. Di famiglia ebraica, Svevo riusc, grazie anche alle caratteristiche culturali di una citt come Trieste, allora parte dell'impero austroungarico, ad assimilare una cultura mitteleuropea, che gli consent di acquisire uno spessore intellettuale raro negli scrittori italiani del tempo. Al centro di questa sua formazione stanno da una parte la conoscenza della filosofia tedesca (soprattutto di Nietzsche e Schopenhauer) e della psicoanalisi di Freud e, dall'altra, l'interesse per i maestri del romanzo francese, da Stendhal a Balzac fino al naturalismo di Zola, e per i grandi narratori russi quali Gogol', Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij e Cechov. Svevo comp o approfond queste letture nel tempo libero che gli lasciava il suo lavoro di impiegato in banca, che dovette iniziare nel 1880 dopo il fallimento della ditta paterna. Intanto collaborava come critico teatrale e letterario a "L'indipendente", giornale triestino sul quale nel 1890 comparve a puntate la sua novella L'assassinio di via Belpoggio. La sua esperienza di impiegato gli ispir la prima opera pubblicata in volume, Una vita (1892). Il romanzo, che portava in origine il titolo "Un inetto", incentrato sul personaggio di Alfonso Nitti, incapace di adattarsi alle leggi e all'ambiente dell'ufficio e infine sconfitto dalla sproporzione tra le alte aspirazioni (la pubblicazione di una

grande opera, il successo in societ) e la sua incapacit di tradurre l'ideale in azione. Il romanzo successivo porta il titolo Senilit (1898), dove il riferimento non al dato anagrafico bens alla patologica vecchiaia psicologico-morale di Emilio Brentani. Questa seconda figura sveviana dell'"inetto" circondata da altri personaggi che acquistano nuovo spessore rispetto al romanzo precedente: la sorella Amalia, malinconica e "incolore"; Stefano Balli, scultore di poca fama ma uomo energico nella vita e fortunato con le donne; e la procace, sensuale ed esuberante Angiolina. Emilio, letterato di scarso successo, prende a modello l'amico Balli e, nel tentativo di riscattare la mediocrit e il grigiore della propria vita, intreccia con Angiolina una relazione che si riveler fallimentare per l'incapacit di Emilio di tradurre in pratica la lezione dell'amico e per la tenacia con cui proietter nella donna i propri sogni idealizzanti. L'insuccesso dei primi due romanzi indusse Svevo a circa vent'anni di silenzio letterario, ma, nonostante le responsabilit imposte dalla sua nuova posizione di dirigente nella ditta di vernici del suocero, Svevo non cess del tutto di coltivare la letteratura, come testimoniano alcuni suoi racconti: l'inizio della stesura della Madre, ad esempio, risale al 1910, sebbene il racconto sia stato pubblicato postumo, nel 1929, nella raccolta La novella del buon vecchio e della bella fanciulla; e prima del 1912 si colloca anche la scrittura di alcune delle prose brevi raccolte nel volume Corto viaggio sentimentale, pubblicato nel 1949. Nel 1905 Svevo cominci a prendere lezioni di inglese da James Joyce, con il quale intrecci un'amicizia che si sarebbe rivelata feconda per il suo futuro percorso letterario. Joyce, che soggiorn a Trieste fino al 1915, lesse con entusiasmo le opere di Svevo (soprattutto Senilit) e lo incoraggi a scrivere un nuovo romanzo. Svevo, da parte sua, pot leggere non soltanto le opere joyciane gi pubblicate ma anche i manoscritti di quelle ancora in fase di stesura (certamente lesse Dedalus). Intanto, nel 1908, si era accostato all'opera di Freud, che gli avrebbe fornito altri fondamentali strumenti per scandagliare la "coscienza" del terzo inetto, Zeno Cosini. Fu durante la prima guerra mondiale che Svevo cominci a elaborare La coscienza di Zeno (1923), unanimemente considerato il suo capolavoro. In questo romanzo l'autore sviluppa un'analisi psicologica di straordinaria profondit e costruisce tecniche narrative modernissime, soprattutto per la tradizione del romanzo italiano. La prima pagina, scritta nella finzione letteraria dallo psicoanalista di Zeno, presenta la narrazione come un'autobiografia del paziente, una rievocazione del passato richiesta dal medico come tappa preliminare alla terapia analitica. E attraverso la rappresentazione interiore della nevrosi del protagonista e narratore, l'autore riesce a rendere la soggettivit del pensiero e dei ricordi, in una narrazione che appare ormai quasi completamente svincolata dalle convenzioni

realistiche ottocentesche. Ma la novit di Svevo sta anche nella sua dissacrante ironia, nella costruzione di un protagonista radicalmente antitragico e antieroico. Rapporto con la psicanalisi Se si sa con certezza che le teorie psicanalitiche di Freud, sviluppatesi fra '800 e '900 influenzarono notevolmente Svevo, non si sa di preciso quando egli le conobbe, sembrerebbe fra 1908 e 1912, infatti, inizi ad occuparsi di psicanalisi nel 1911, discutendone con un allievo di Freud e leggendo alcune opere del filosofo. Svevo non condivise pienamente le teorie freudiane, accettandone solamente quelle che confermavano quanto lui gi pensava della psiche umana; il suo rapporto con la psicanalisi pu essere definito duale, infatti, da un lato egli ne fu affascinato, poich ne apprezzava l'attenzione riservata ai gesti quotidiani pi banali (lapsus, vuoti di memoria.), ma soprattutto perch vedeva la coincidenza fra l'inconscio di Freud e la volont di vita irrazionale di Shopenauer; d'altro canto Svevo fu turbato dalla psicoanalisi, perch l'analisi dell'inconscio spesso porta il soggetto a prendere coscienza di verit rimosse, e quindi molto sconvolgenti, ma anche perch diffidava della possibilit di guarire le malattie psichiche con qualsiasi mezzo, come sosteneva anche Shopenauer.Per questi motivi Svevo decise di seguire la teoria psicoanalitica non tanto come terapia medica quanto come mezzo letterario; l'analisi psicologica diventa l'argomento principale dei suoi romanzi, e questa analisi viene resa dal punto di vista letterario con il "flusso di coscienza", una tecnica che consiste nel narrare le idee del personaggio cos come si presentano alla sua mente, senza cercare necessariamente un legame logico fra le cose narrate, ma raccontando per "associazione di idee", come avviene realmente nella nostra psiche (e in ci fu influenzato anche da Joyce). Un altro elemento che Svevo rese dalle tesi di Freud fu la coscienza della complessit della psiche umana: ogni singolo individuo quello che e causa delle innumerevoli esperienze che ha vissuto durante la sua esistenza, e fra queste un ruolo fondamentale lo ha la societ per questo motivo Svevo analizza la societ a partire dalla psiche dei suoi personaggi e pu quindi criticarne i difetti, cosciente del fatto che essa non dice sempre la verit e possiede degli aspetti di cui il soggetto non ha piena padronanza. Tematiche dei romanzi Le opere di Svevo furono inizialmente dei grandi fallimenti, forse perch andavano contro i gusti del tempo, stimolando i lettori ad osservarsi, confrontarsi con personaggi scomodi, perch mostrano difetti e problemi comuni a tutti. Il periodo in cui Svevo scrisse era caratterizzato da una profonda crisi sociale

(la "crisi delle certezze"), dovuta alla perdita di importanza del positivismo e alla crisi della borghesia; ci port l'uomo alla consapevolezza che non bastavano la sola razionalit, il determinismo scientifico, la causalit necessaria a spiegare la realt, a tale presa di coscienza spinse l'uomo a cercare una via di fuga in mondi fantastici o in ideali di uomo immaginari; a ci gli scrittori reagirono in modo diverso: D'Annunzio con la teoria del superuomo, Pascoli col mito del fanciullino, Svevo anzich inseguire miti o inventarsi eroi decise di parlare e descrivere l'uomo in crisi, cos com'era, dandone un'immagine in cui gli uomini del suo tempo obbligati a riflettere su se stessi non amarono rispecchiarsi.La tipologia che ne emerge quella dell'"inetto", che costituisce il tema cardine di tutta l'opera sveviana, in pratica dell'uomo incapace, che non sa vivere e realizzare i suoi progetti. L'inettitudine dell'uomo, secondo Svevo, una debolezza interiore che rende inadatti alla vita, e caratterizza tutti coloro che sono nella societ borghese, ma si distinguono da essa come dei diversi, soprattutto perch non ne condividono i valori come il culto del denaro e del successo personale. Questo non riuscire a adattarsi alla societ diventa negli individui una vera impotenza psicologica, perch non riesce pi ad identificarsi con la figura vincente tipica della borghesia, e si auto-esclude, rifugiandosi in mondi fittizi (grazie alla letteratura) e vedendo in ogni altro uomo un antagonista, in grado di agire e reagire n elle varie situazioni, uscendone sempre vincenti, ma anche dei punti di riferimento a cui appoggiarsi e tentare, invano, di sollevarsi dalla propria inettitudine. Se inizialmente per Svevo questa figura fu estremamente negativa, lentamente il suo punto di vista mut, perch l'analisi su s e sugli altri a cui porta la malattia mostr come fosse relativo il concetto di sanit, perch ognuno ha i suoi problemi, le sue "inettitudini", ma l'inetto risulta forse il pi avvantaggiato nella vita, infatti, non avendo sviluppato le proprie possibilit in nessun ambito della societ ha in s un grande potenziale, che lo rende adatto ad emergere in qualsiasi situazione. L'inetto diventa dunque colui che sa osservare il mondo dal di fuori, e pu criticarlo, evidenziandone i difetti, minando alla base le certezze che lo guidano, e per questo diventa un personaggio positivo. Un'altra tematica fondamentale dell'opera sveviana, strettamente legata al tema precedente, la malattia; Svevo sostiene che i veri malati sono coloro che hanno delle certezze immodificabili su cui basano la propria esistenza e che non sanno analizzare se stessi, pertanto il confine fra sanit e malattia si assottiglia notevolmente, in un clima di malattia universale, in cui tutto soggetto ad una generale degradazione, e questo atteggiamento sintomo della crisi delle certezze che caratterizza l'inizio del '900. Altre tematiche sveviane sono la morte e il suicidio, visti come una

liberazione dalle sofferenze del mondo (e da ci si allontana da Shopenauer); Svevo parla anche di degenerazione, cio vede ogni realt della natura soggetta a crescita, decomposizione e morte, e di molteplicit dell'individuo, perch nelle sue opere mostra di essere cosciente della pluralit dei piani della psiche, dell'esistenza nell'individuo di aspetti di cui neanch'egli pienamente cosciente, tutto ci rende il soggetto "multisfaccettato" e non pi unico, ma questa sua complessit che lo rende degno di interesse letterario. Ideologia e poetica A Svevo non mai interessato rientrare in quelle esperienze culturali italiane volte a superare la crisi post-risorgimentale nella valorizzazione della realt e dei problemi regionali (ad es. il Verismo). N gli premeva di ricercare nuovi miti e modelli di comportamento per una borghesia velleitaria o delusa (ad es. Decadentismo, Futurismo, ecc.). Il suo orientamento va piuttosto in direzione di una tematica esistenziale, verso la rappresentazione della solitudine e dell'aridit degli individui che avvertono con disperazione la loro incapacit di aderire alla vita. La sua poetica, in un certo senso, rientra nel vasto movimento decadentistico. Della vita dell'uomo gli interessano non i rapporti sociali, ma gli impulsi pi segreti e oscuri, che paralizzano, ovvero gli aspetti dissociati e contraddittori del pensiero e dell'agire. Nei suoi romanzi appare evidente che la solitudine e l'alienazione dei protagonisti sono manifestazioni di una "malattia mortale" che corrode non solo i singoli individui, ma l'intera societ borghese, per cui non c' alcuna speranza che la situazione possa migliorare. C' insomma un abisso incolmabile fra la consapevolezza con cui si avverte questa tragedia e la possibilit di un'azione costruttiva: anzi, quanto pi forte la consapevolezza, tanto pi forte l'incapacit di reagire. Svevo e Pirandello, in questo senso, si somigliano molto. Svevo si inserisce perfettamente in questa scoperta dell'inconscio (fatta da Freud), che la strada anche di Proust e di Joyce, ed questa la vera novit del suo romanzo. Svevo s'interess molto di psicanalisi freudiana, che era stata divulgata negli anni successivi alla I guerra mondiale, ma il suo interesse caratterizzato da uno spirito polemico e sottilmente ironico nei confronti di questa nuova disciplina. La psicanalisi viene vista come una terapia cui il protagonista dell'ultimo romanzo si sottopone scetticamente, per giungere, quasi contro questa stessa terapia, a ricostruire da solo le motivazioni profonde del suo comportamento.

Il romanzo

* Titolo del libro: La coscienza di Zeno * Data della prima edizione:1923 * Genere del libro: Romanzo in forma autobiografica Personaggi principali Il protagonista di questa vicenda Zeno Cosini, ricco commerciante triestino, bizzarro e intelligente, non troppo dotato di capacit pratiche, condannato a vivere con i proventi di un'azienda commerciale vincolata, per disposizione testamentaria del padre, all'amministrazione Olivi. un malato, una persona che soffre autentici dolori fisici e conduce un'esistenza, se non sregolata, disordinata come dimostra il problema del fumo. Zeno una presenza ridondante che occupa con le sue prodezze e lamentele la scena del romanzo. una figura di inetto, molto particolare che accetta la malattia e se ne fa un punto di forza per sopraffare glia altri, di diverso che ha scelto di non soccombere ma di imporsi sugli altri. La sua disparit rispetto agli altri personaggi innanzitutto una differenza di cultura e di intelligenza, e si concretizza nell'osservare le contraddizioni del comportamento proprio e altrui, nel guardare con occhio estraniato e privo di pregiudizi il mondo che lo circonda. Si tratta di un mondo che ha come regola la lotta per la vita: nel padre e nel signor Malfenti, nel piccolo mondo di sensali, agenti, commercianti e commercialisti tra cui dominano le figure di Olivi padre e figlio. Personaggi che Zeno finisce per strumentalizzare, deridendone la concreta e cinica logica borghese, la razionalit negli affari e le trasgressioni calcolate. Socialmente Zeno un conformista cui impedito di esprimere fino a fondo i propri gusti; da represso, ha sposato Augusta, dolce e paziente ma non bella, e reagisce con l'adulterio, causato da un interesse verso le cognate, una delle quali Ada, unisce al fascino della bellezza quello della non intelligenza e non sensibilit. Altri personaggi che appaiono nel romanzo sono le figure di Tacich corresponsabile dello spettacoloso dissesto commerciale del solfato di rame, di Guido odiato in quanto rivale, ma in fin di conti oggetto di una sorta di invidia, dato che bello, disinvolto e persino capace di suonare bene il violino. Altri personaggi sono le donne che sono accettate in quanto portatrici di bellezza ed animalit come la giovane Carmen predisposta quasi da natura ad incontrarsi con Guido e, potenzialmente, con Tacich, Carla l'amante usata cinicamente senza il minimo affetto, cui pu essere addebitata soltanto la scarsa cultura e, s'intende una condizione sociale inferiore. Infine gli ultimi personaggi sono i medici: nessuno veramente umano e comprensivo, spregevoli quando dalla loro scienza pretendono di assurgere a giudici di questioni di vita e rivelano le proprie meschine propensioni e i propri egoismi; accettabili, rassicuranti e innocui, come nel caso del dottor Paoli, che diagnostica a Zeno, dopo scrupoloso esame di laboratorio che non ha il diabete.

Fabula e intreccio La fabula Protagonista Zeno Cosini, ricco commerciante triestino, condannato a vivere con i proventi di un'azienda commerciale. Giunto all'et di cinquant'anni, Zeno decide di affidarsi alla psicoanalisi per guarire il suo vizio per il fumo, per liberarsi dalla malattia e da i complessi che lo affliggono. Lo psicanalista esorta Zeno a fissare sulla carta i ricordi della sua vita, ricordi che egli non rievocher in ordine cronologico. Nascono cos le storie del suo matrimonio, della morte di suo padre, del fumo eccetera... Nelle pagine conclusive del suo diario Zeno si dice convinto di essere guarito, non per la psicoanalisi, ma per la felice ripresa della sua attivit commerciale.

L'intreccio Zeno Cosini un ricco commerciante triestino che giunto all'et di cinquant'anni, decide di affidarsi alla terapia psicanalitica per liberarsi dalla sua inettitudine, dai vari complessi che lo affliggono, per guarire dal vizio del fumo e dalla malattia che lo tormenta. Lo psicanalista, induce Zeno a fissare sulla carta i ricordi della propria vita, ricordi che egli non rievocher in ordine cronologico, ma lascer vagare in libert nella sua memoria, in un seguito di episodi legati ciascuno ad un suo vizio o ad un suo fallimento. Nascono cos le varie storie narrate in prima persona da Zeno stesso: il fumo, La morte del padre, La storia del matrimonio, La maglie e l'amante. La biografia di Zeno rappresenta una serie di sconfitte. Vuole guarire dal vizio del fumo, ma vani sono gli sforzi per smettere di fumare; per disintossicarsi si fa perfino ricoverare in una casa di cura, ma da questa fugge dopo aver corrotto l'infermiera. Si iscrive all'universit, ma non riesce a terminare gli studi. I rapporti con il padre sono difficili ed equivoci; si innamora di Ada Malfenti, la figlia pi bella di un furbo commerciante, ma finisce per sposare Augusta la sorella strabica. Intreccia una storia extraconiugale con Carla, ma questa lo abbandona per sposare il maestro di musica che lui stesso, Zeno, le aveva presentato. Nelle pagine conclusive del suo diario di malato. Zeno dice di essere guarito, non grazie alla psicoanalisi, ma alla felice ripresa della sua attivit commerciale. Riassunto dettagliato capitolo per capitolo

Capitolo 1: Il fumo Zeno inizia a fumare per rivaleggiare con il padre, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti. Si convince per che il fumo potrebbe seriamente

danneggiare la sua salute, e decide di smettere, ma "passer il resto della sua vita a fumare l'ultima sigaretta". Purtroppo nessuno riesce a guarirlo dal suo vizio, cos chiede aiuto ad una clinica specializzata, dalla quale fugge per il giorno dopo. Zeno in questa situazione pone il fumo come causa stessa del suo male congenito, cerca quindi di sbarazzarsene, ma finisce per nascondercisi inconsciamente dietro, con la paura che se avesse smesso di fumare il suo malessere non gli sarebbe passato, si sarebbe quindi dovuto convincere che egli stesso era la causa dei suoi mali; prefer perci fingere di voler smettere.

Capitolo 2: La morte di mio padre Il capitolo inizia col ricordo del genitore, seguito a ruota dalla narrazione degli eventi dal suo ultimo colloquio col padre fino alla sua morte. Ultimo colloquio, che, purtroppo per Zeno, non riesce a far esprimere a nessuna delle due "fazioni" i propri sentimenti verso l'altra, anche se di una erano gi noti. Zeno si sveglia la mattina dopo e gi trova il padre diverso dal solito, sensazione che verr confermata dopo, quando scoprir che il padre malato. Per via del delirio e dell'incoscienza di quest'ultimo, non riesce a comunicargli i suoi veri sentimenti, in questo riesce invece il padre, che, al momento della morte, alza la mano "alta alta" e gli d uno schiaffo. Tutti parlano di riflesso meccanico, ma il ricordo di quello schiaffo Zeno se lo porter dietro per sempre. La scomparsa del padre rappresent, infatti, la scomparsa dell'antagonista concreto col quale misurarsi per mettere in luce le proprie capacit. Il rimorso per la morte del padre vien vista da Zeno come un ulteriore rincaro alla sua malattia. Capitolo 3: La storia del mio matrimonio Zeno, per affari, conosce il sig. Malfenti, col quale entra in buoni rapporti, viene quindi invitato in casa sua, dove conosce le sue quattro figlie, delle quali la pi bella gli sembra Ada, con la quale, per, si comporta piuttosto goffamente, e viene quindi respinto. Ne parla quindi con la sig.ra Malfenti, ma questa situazione non fa altro che allontanarlo dalla casa del suo collega, ove ritorner dopo cinque giorni. Ritornando, poi, nella casa dell'amata, la incontra con Guido Speier, che in quel momento sta suonando il violino, e Zeno non perde l'occasione per fare una brutta figura. "Per caso", si sposa con Augusta, una delle sorelle di Ada, che non ama, ma dalla quale amato. Dovr ripiegare infatti su Augusta, in quanto con la prima si era comportato piuttosto goffamente. Prima del matrimonio, Zeno glielo dichiara chiaramente, ma questa acconsente ugualmente. Zeno in questo capitolo si sente un po' vittima del caso, che gli impedisce di sposare la donna amata, e che, per una serie di circostanze, gli fa sposare quella che non ama. Per lui il

matrimonio assume tutta una nuova serie di significati. Bench il matrimonio sia risultato sostanzialmente felice, Zeno riconosce che l'atteso "rinnovamento interiore" non che un'illusione: la moglie non cambier certo il suo consorte. Capitolo 4: La moglie e l'amante Dopo i primi tempi di matrimonio, Zeno si accorge, inaspettatamente, di amare Augusta, e la considera un po' come la sua protettrice; questa piacevole situazione dura fino a quando Zeno rivede un suo vecchio compagno di universit, Copler, il quale lo invita a dedicarsi con lui alla beneficenza, e pi precisamente ad apportare un aiuto economico a Carla, una giovanissima cantante. Quando Copler invita Zeno a giudicare il canto di Carla, egli comincia a desiderarla, fino a quando Carla diventa la sua amante, incitata da Zeno a migliorarsi nel canto nei suoi momenti di sconforto. Per farle migliorare la voce, assume per l'amante un maestro di canto, del quale per Carla si innamora, fino a lasciare Zeno, che cade in una profonda desolazione. Nel racconto della sua avventura Zeno oscilla tra l'atteggiamento di aperta confessione e la ricerca di una giustificazione qualsiasi. Mentre si confessa, egli vuol apparire agli altri ed a se stesso (riuscendoci) innocente e puro, parole che costituiscono l'intera anima della sua storia d'amore. Per quanto riguarda le giustificazioni, invece, quella da lui pi accreditata era di non amare Augusta, perch quindi avrebbe dovuto provare rimorso? Infine in lui non manc del tutto la resistenza al peccato, in quanto non giunse a Carla "in uno slancio solo, ma a tappe". Zeno ricorda, inoltre, che quando si trova tra le mani, per puro caso, il trattato di canto da donare a Carla, "costretto" dalla moglie a portarglielo. Intanto egli considera la colpa come un avanzamento della malattia, mentre l'innocenza gli si configura come salute.

Capitolo 5: Storia di un'associazione commerciale Quando Guido (divenuto il marito di Ada) decide di mettersi in affari, aprendo una casa commerciale, coinvolge Zeno, ed assume una segretaria, Carmen. Guido, su consiglio di alcuni affaristi inglesi, compra del solfato di rame, poi lo avrebbe rivenduto quando il prezzo sarebbe salito, ma invece di seguire i buoni consigli fa di testa sua e vende subito il prodotto, contraendo una grave perdita. Intanto si manifesta un menefreghismo da entrambe le parti verso l'agenzia, e sono i primi passi verso la rovina. Nel frattempo Ada d alla luce due gemelli, e viene colta da una malattia che la fa progressivamente imbruttire, Guido diventa l'amante di Carmen. Quindi l' "affarista" non accetta I consigli di dichiarare bancarotta, con la conseguenza dell'annullamento dei debiti, e sia Ada che Augusta si preoccupano non poco per la situazione. La

prima per la quella economica, la seconda anche perch Zeno aveva deciso di fare un consistente prestito a Guido. Non sapendo cosa fare, Guido attua una subdola strategia che lo aveva portato precedentemente al successo: ingerisce un potente sonnifero, il Veronal, che, se assunto in dosi elevate, poteva apportare non indifferenti danni all'organismo, e c'era anche l'eventualit della morte. Eventualit che si verifica per caso, in quanto Guido voleva solo fingere di essere in punto di morte, per avere affetto. Zeno comincia quindi a lavorare per due, al posto di Guido, e proprio per questa ragione si dimentica completamente del funerale del collega- amico, e per questo Ada lo disprezza, ma vista da Zeno come un'ingrata. Per questi non ha occasione per farglielo capire, in quanto Ada parte per l'Argentina. Zeno, di fronte alla disgrazia capitata all'amico si accorge dell'originalit della vita: fino ad allora egli aveva considerato il luogo comune che definisce la vita come crudele giusto, ora invece lo rivaluta e si accorge che impossibile definire ci che bene e ci che male: ricorda, infatti, di quando, da piccolo, amici e parenti davano giudizi contrastanti su di lui, che chiedeva alla madre: "ma sono stato buono o cattivo, io?" questo stesso dilemma che lo attanagliava da bambino lo perseguita anche ora, a distanza di trent'anni. Quindi secondo Zeno "la vita non ne' brutta ne' bella, ma originale!". A questa riflessione Zeno indotto dalla situazione che doveva sopportare, che lo vedeva nel ruolo opposto a quello che aveva sempre sostenuto, a cominciare dal padre per terminare con Ada, che lo definisce ora "il miglior uomo della famiglia". Capitolo 6: Psico-analisi Quest'ultimo capitolo delle sue memorie Zeno lo scrive sotto una luce diversa da quella sotto la quale si trovava negli altri: riconosce che il Dottor S. non lo aveva guarito affatto, e gli manda quest'ultima parte dei suoi ricordi per fargli capire cosa ne pensasse della sua cura; e si fa curare da "un medico vero, di quelli che esaminano il corpo quando si ammala", che lo trova in perfetta salute. Intanto siamo arrivati nel 1915, quando l'Italia entra nel primo conflitto mondiale, e la villa di Zeno si trova proprio al confine tra Austria e Italia, quindi gli viene impedito di entrarvi, e verr trasferito con la sua famiglia a Trieste, dove constater su se stesso gli effetti della guerra: si ritiene fortunato in primo luogo perch si disfatto della sua malattia, e guarda il mondo con occhi diversi, perch si considera fortunato in mezzo alle brutture della guerra. L'ultimo capitolo rende esplicita la concezione pessimistica della vita di Svevo, prima velata dall'autoironia sulla malattia di Zeno. Quella malattia quindi considerata come attributo inscindibile alla vita, che quindi diventa a sua volta "malattia", sempre mortale. In un certo qual modo cos non per Zeno, che dalla guerra (che, per quanto ne possa dire Zeno, pu essere considerata per una buona parte appartenente al "male"), trae la sua guarigione. Questo strumento di cura, crudele, sottolinea

ancora una volta il pessimismo dell'autore. Nell'ultima parte del libro Zeno trasferisce, inoltre, la sua malattia dal suo privato a tutta la societ, soprattutto a quella del suo tempo, facendole assumere dimensioni cosmiche. "L'episodio pi interessante e a tuo giudizio pi significativo" L'episodio che mi sembrato maggiormente interessante e significativo stato quello relativo alla morte del padre di Zeno, che stato per lui uno dei momenti pi decisivi e sconvolgenti della sua vita. L'attimo pi drammatico del passo quello in cui il padre morente e ormai privo di conoscenza, lasciando andare il braccio alzato colpisce il volto del figlio. Zeno inizialmente pensa che quell'atto sia stato volontario, come una punizione in seguito ad una lunga incomprensione e freddezza. Nella sua solitudine ragionava: era escluso che il padre in quello stato avrebbe potuto lasciare andare il braccio e colpire con tanta esattezza la guancia del figlio. Decise cos di rivolgersi a Coprosich, che come dottore gli avrebbe potuto spiegare qualcosa sulle capacit di risolvere dei moribondi. Ma con lui non parl, non avrebbe mai potuto raccontargli il modo in cui il padre si era congedato da lui, a lui che lo aveva accusato di poco affetto per il padre. Quando si rec nella stanza mortuaria il cadavere era stato vestito, il corpo era irrigidito, la mani fredde e livide; decise di non rivederlo mai pi. Poi al suo funerale riusc a ricordare il padre come debole e buono, e si convinse che quello schiaffo gli era stato dato da lui moribondo non da lui voluto. Divenne cos pi buono e il ricordo del padre fu sempre pi dolce.

Le tematiche Le tematiche pi importanti che emergono dalla lettura del romanzo di Svevo sono quelle della cura tramite la psicoanalisi e della scienza, ma quella che la principale, tanto da insidiare la Coscienza quella della malattia. Essa per gran parte del romanzo appare come una forma di malattia psichica. La malattia ci fa guardare la vita con invidia, che non si vuole afferrare o che ci impedita, per cui ci si sottrae e non si incapaci di viverla. Ma se all'inizio la malattia si pone come un problema individuale, finisce poi per diventare comune condizione dell'uomo. Zeno quindi si pone come metafora della crisi dell'uomo contemporaneo, una crisi accentuata dalla acquisizione della consapevolezza della propria condizione. Monologo interiore e tempo narrativo Una prima osservazione pu riguardare la particolare connotazione del "monologo interiore" nell'opera di Italo Svevo. Se conveniamo che a partire dalla Coscienza di Zeno l'opera di Svevo si connota fondamentalmente come

un nevrotico agglomerato monologante, come un costante ed ineliminabile flusso diagnostico che non prevede alternative, si dovr anche constatare l'avvenuto superamento dell'"ambiguit" di tipo pirandelliano; alle spalle definitivamente lasciata la tecnica contrappositiva, in quanto definitivamente risolto il dualismo attore-personaggio che aveva tormentato Pirandello lungo tutto il corso della sua attivit. Il "doppio" non esiste pi, sostituito com' dalla perfetta aderenza tra maschera e volto, tra realt e spazio della coscienza. Ne consegue che il modulo monologante subisca - ed era inevitabile - una profonda trasformazione. Se ne rese conto molti anni fa Giacomo Devoto, quando parlando del rapporto tra indiretto libero e discorso diretto affermava che per Svevo la differenza non esisteva pi in quanto il discorso diretto era solo apparente, trasformato com'era nella traduzione in forma diretta di pensieri che all'analisi di Svevo non apparivano ormai se non intellettualizzati, allungati e sciolti nei loro elementi costitutivi. In questa situazione anche l'indiretto libero rinuncia inevitabilmente alla sua rilevanza autonoma, fino ad adeguarsi al nuovo sistema adottato per il discorso diretto. L'appiattimento inevitabile, ma d origine ad un nuovo ed originalissimo modulo stilistico, riconducibile per altro a quel dialogo in interiore homine, a cui accennava Marziano Guglielminetti nel suo Struttura e tempo narrativo del romanzo italiano del primo Novecento (1966). Parliamo dunque, per Svevo, di un monologo di tipo diagnostico, come paradigma unico e assoluto di una realt non pi antitetica ma totalmente disintegrata. Il referente stilistico non pu che essere l'abbandono della dialettica tra discorso diretto e discorso indiretto libero, con la conseguente nullificazione dell'autonomia espressiva del primo e del secondo. Lo stile Nel romanzo di Italo Svevo appare la figura del narratore onnisciente che sa spiegare tutto, che sa pi dei personaggi, che interviene con riflessioni personali. Il discorso sia diretto che indiretto, lo stile paratattico, il registro formale.