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turismo

numero sei

2 - lode

novembre 11

non-luoghi scorciatoie
pagina 3 pagine 4-7

torino
pagina 8

riflessioni
pagine 10-12

e d i tor i a le
di NeRi
Nel 1693 Giovanni Francesco Gemelli Careri, calabrese abbiente tediato dalle liti di casa, lascia la famiglia e intraprende una circumnavigazione del mondo che durer quattro anni. Il suo viaggio non ha alcuno scopo preciso, la sua impresa puro vezzo, mero svago, evasione filistea: qualcosa di incomprensibile per la sua epoca. Privo com di secondi fini, Careri il primo turista della storia dellumanit: viaggia per compiere il viaggio e, pi tardi, poterlo descrivere. Egli inaugura una tradizione di viaggi oziosi, di viaggi-sguardo e suggestione, che oggi fanno la fortuna delle agenzie di viaggio. Quasi due secoli dopo, Fileas Fogg parte (cos ci illude Verne) per la sua avventura di 80 giorni. Rapido come il progresso, i finestrini possibilmente chiusi, Fogg, che se ne infischia del paesaggio, il prototipo del turista moderno del pacchetto tuttocompreso, gli occhi chini sulla guida turistica pi che sul panorama: l per essere l, e poco gli importa di fare un passo fuori dalla sua carrozza. Grosso modo cos che affronta il tema del turismo un noto filosofo tedesco, oggi ampiamente frequentato (la pipa rigorosamente alla bocca), da molti intellettualoidi di sinistra - se non riportiamo il suo nome, solo perch lo riteniamo impronunciabile. Il ritratto che presenta del caro Fileas Fogg eccessivamente enfatico, la sua diagnosi del turista moderno decisamente sommaria; ma le sue parole ci affascinano e ci carezzano, e sono dunque adatte a cominciare il nostro viaggio nel mondo del turismo. Perch parlare di turismo? Perch perch perch, sempre perch. Perch il turismo il prodotto par excellence della civilt globale, lemblema del capitalismo, il punto di fuga della societ dei consumi. Perch anche noi pennivendoli dellode a volte vestiamo camicia hawaiana e bermuda, e col monocolo da colonialista amiamo discettare, tornati allovile, delle meraviglie che abbiamo incontrato - ma anche e soprattutto del sistema economico e dei rapporti sociali e culturali che soggiaciono a questo processo estivo di migrazione coatta, noto come turismo. Il nostro viaggio nel mondo delle vacanze estive non pu che essere, contro ogni standard dellode, fullcomfort e all-inclusive. Infatti questo mese il giornale sar due giornali: un espediente discutibile, diranno i nostri detrattori, ma che stato necessario per affrontare il tema del turismo in maniera comprensiva. Il turismo infatti fatto di sguardi, di immagini e di prospettive - e quindi di due orizzonti degli eventi: quello del visitante, e quello del visitato. Cos, ancora una volta, abbiamo tirato fuori dal nostro cappello a cilindro due nuove sezioni e le abbiamo chiamate Da questa parte e Dallaltra parte. Da questa parte si situa il nostro sguardo di viaggiatore torinese, con le tasche piene di biglietti del pullman stampati in caratteri incomprensibili, alle prese con guide turistiche di paesi lontani, mercanti truffaldini e hostess suadenti. Dallaltra parte, invece, in agguato lo sguardo del turista sperduto che si trova catapultato nella nostra citt, e deve orientarsi fra fiumi, savoiardi a cavallo, sindoni e mummie e obelischi quasi fosse al Cairo. Nella prima parte del giornale - laddove lo sguardo riposa ancora da questa parte - abbiamo invece sperimentato una scrittura alternativa, diversa da quella scelta nei numeri passati: brevi aforismi, fugaci immagini di pensiero che seguono unandatura frammentata. Scorciatoie ci sembra la parola pi adatta a definire questi brani. Una scorciatoia arriva al succo della questione senza preamboli e lunghi giri di parole. Getta subito sul tavolo da gioco la puntata del pensiero. Una forma breve, poi, perfetta per il formato del nostro giornale: non spaziosa ma allo sesso tempo deposita fra le righe una densit di senso che non si lascia consumare a una lettura immediata. Ma chi si loda simbroda. Non lodiamo lode, allora, e lasciamo a voi il giudizio: godete, affondate a dovere il naso in mezzo ai nostri neri caratteri di inchiostro afghano, finemente raffinato nelle botti di rovere della Tipografia La Marca, Torino.

cultura
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universit
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scontri
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sagre
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lode - 3

Da questa parte

Turista, migrante, viaggiatore


Suggestioni su turismo e capitalismo globali di Dario Consoli
lepoca del turismo di massa, per tutti. Per chi si reca in paesi dal fascino esotico e per chi abita i luoghi dei sogni vacanzieri e vede nel turismo una risorsa economica fondamentale, pur vivendone sulla propria pelle le contraddizioni monopolio di multinazionali, sfruttamento lavorativo, devastazione del patrimonio ambientale e storico. Capire il turismo significa interrogare le relazioni fra i luoghi e le strategie dei corpi che li attraversano, fra i confini geopolitici e i diritti degli individui. Nel turismo si materializza il paradosso della mobilit e dellesperienza dello spazio e della frontiera nel mondo globalizzato: i turisti si recano volentieri presso quei paesi dai quali gli emigrati partono in difficili condizioni, talvolta a rischio della vita, scrive Aug in Per una antropologia della mobilit. Se gli uni possono oramai attraversare confini e raggiungere paesi con estrema facilit, agli altri si frappongono

barriere invalicabili. La distinzione tra quelli che stanno fuori e quelli che stanno dentro quello che Sloterdijk ha chiamato il Palazzo di Cristallo, la gigantesca serra del comfort allinterno della quale vivono i ceti benestanti dei paesi occidentali. Per garantire il proprio ambiente interno e la propria sicurezza, essa necessita solo raramente di confini fisici, mentre perlopi istituisce le sue barriere pi efficaci sotto forma di discriminazioni sono pareti fatte di possibilit di accesso e patrimoni monetari che dividono chi ha da chi non ha, mura che vengono erette con la pi asimmetrica delle distribuzioni di chance di vita e opzioni di impiego. La stratificazione della societ postmoderna data dal grado di mobilit, ovvero dalla possibilit di scegliere dove andare o restare. in questo senso che Bauman (Dentro la Globalizzazione - Le conseguenze sulle persone) giustappone al turista la figura del vagabondo. Il primo si muove perch lo vuole, in un mondo attraente e a portata di mano; il secondo perch deve, a causa di una situazione insostenibile, e sempre con estrema difficolt. Il vagabondo lincubo del turista, assediato nella lussuosa campana di vetro in cui vive tanto a casa quanto in vacanza. Egli teme, inconsciamente, di poter scivolare da un momento allaltro nella stessa situazione. In un altro saggio (La societ dellin-

certezza), Bauman individua nel turista e nel vagabondo, insieme al neur e al giocatore, delle figure, dei modi dellidentit caratteristici della contemporaneit postmoderna. Lindividuo moderno stato un pellegrino che attraversava il mondo come un deserto, cui conferiva significato attraverso il vagabondare.

Nella societ globale il colombo il denominatore comune di ogni esperienza turistica


Le orme sulla sabbia tracciavano una storia e un cammino riconoscibile e orientato, ci che veniva chiamato costruzione dellidentit. I tipi della postmodernit invece, muovendosi in un mondo liquido nel quale lobiettivo consiste nellevitare ogni fissazione, militano contro la costruzione di reti di doveri e obblighi reciproci che siano permanenti. Il turista, in particolare, un ricercatore desperienza cosciente e sistematico. Di unesperienza nuova e diversa, di unesperienza di differenza, e di novit dal momento che le gioie di ci che familiare si logorano e cessano di attrarre. Il turista moderno, dice Aug, un consumatore che si crede viaggiatore; egli fruisce di uno spazio-tempo appiattito dai cataloghi delle agenzie e transita o si intrattiene in nonluoghi (autostrade, aereoporti, villaggi turi-

stici): spazi privi di riferimenti sociali e storici. Per superare le contraddizioni di questa mutazione antropologica necessario recuperare, in contrapposizione al turismo, il senso autentico del viaggio elemento che riveste grande valore simbolico in culture molto diverse. E per saper viaggiare, bisogna forse esser stati vagabondi almeno una volta nella vita. Il turista non abita i luoghi che visita; egli consuma lesotismo [] ma resta a casa [sua], anche quando non lo . Il viaggiatore tende invece a trattenersi, a dare importanza alla strada agli spazi attraversati. Egli sta presso il luogo che visita e che, pur vivendo una duplice estraneit (esteriorit dal contesto visitato, astrazione dal proprio s abituale), riempie di significato e di relazioni, sottraendolo al vuoto e desolante destino del non-luogo. Da una parte il turista vive il mondo in quanto ridotto a merce di consumo, e come consumatore lo utilizza ed esaurisce; dallaltra il viaggiatore si sforza di far emergere il senso cosmopolitico della globalizzazione: il mondo come una grande casa da abitare. Oggi pi che mai occorre ripensare e ridefinire la politica di circolazione degli esseri umani. Tanto nella loro veste di turisti, quanto in quella di vagabondi o migranti clandestini. Categorie che vorremmo veder cadere di fronte al riconoscimento di un bisogno umano fondamentale: la mobilit o, meglio, il viaggiare.

4 - lode

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Scorciatoie
Esse est percipi
Fuori da Santa Sofia incontro un vescovo irlandese travestito da turista. Non mi sentirei a mio agio, con i vestiti lunghi, mi dice. Lo ignoro. Lui mi si accosta e mi d un colpetto con il gomito: Santa Sofia non esiste, in s. Il suo alito puzza dalcool. Io mi avvicino alledificio e batto il mio pugno tre volte contro lingresso imponente. Non si arrende, piuttosto invadente. Mah, s -sbuffo di alcool- lhai percepita con il tatto. Allora certo che esiste. tangibile perch la tocchi, non che la tocchi perch tangibile. I suoi denti marci mi danno la nausea. Mi prende per una manica. Aspetta. Guardati intorno. Cento turisti la stanno osservando. La met di loro ha la macchina fotografica in mano. Poi ci sono due greci, l in fondo, una coppia. Sono due ortodossi ferventi. Il ciccione sta spiegando alla moglie quanto era bella Santa Sofia prima che gli infedeli la conquistassero. Quanto era sacra prima che le piazzassero sopra i minareti! Vedi i suoi gesti? Odia i turchi, le orde di infedeli. Alla loro sinistra c un signore con gli occhiali. Un archeologo tedesco, ammira il peso storico di queste pietre. Dove vuoi arrivare?, gli chiedo. Ci sono tre percezioni differenti. La prima: Santa Sofia unattrazione turistica che si trascina dietro le fotografie di famiglia e qualche sguardo annoiato alla guida. Oppure, e siamo alla seconda, il ricordo di un simbolo religioso immenso, il cuore dellortodossia, come pensa il nostro greco. Terza percezione, quella archeologica, o storico-artistica: un monumento denso di cultura e memorie del passato. Gli dico che ognuno ci pu vedere quello che vuole. Io dico invece che i due greci e larcheologo sbagliano di grosso, mi risponde. Santa Sofia solo un bel museo da postare su Facebook e le sue pietre non vogliono dire altro: esse dipendono dai cento sguardi che ha attorno. Preferirei conservasse la sua sacralit, sospiro. Allora mi devi assoldare cento ortodossi ferventi e devi piazzarli qui sotto. Si aggiungono ai nostri greci e arriviamo a centodue, contro cento turisti. legemonia della percezione. E se gli ortodossi vi restano sotto per almeno un giorno sono sicuro che il patriarca pu anche insediarsi, come ai vecchi tempi. Poi per sar necessario convertire tutti i turisti futuri, prima che la guardino, e salvare ledificio da un un avvenire circense

ceci nest pas une liste


Bosnia: Davide Diena Palestina, Russia: Andrea Salvoni Paesi Caldi: Francesco Migliaccio Italia: Simone Perazzone

Solo dei colombi


Due italiani al checkpoint militare per entrare nella Grotta dei Patriarchi ad Hebron, dove sono conservate le spoglie di Abramo, Isacco e Giacobbe. Are you jewish?, Ehm, no, Are you cristian?, Yes. Come in. And you, are you jewish?, No, Cristian?, No. Ehm, but, what... But you arent Muslim, are you?, No, no. Ok, come in. I controlli allingresso non sono particolarmente rigidi, ma a seconda della religione professata il visitatore segue un percorso differenziato: ebrei e cristiani

da una parte, musulmani dallaltra. Pur riconoscendosi entrambi in Abramo, un ebreo ed un musulmano non lo pregano nello stesso luogo. Abramo diviso da un muro, per permettere ad entrambi di onorarlo, e di non farlo insieme. A svolazzare da un parte allaltra del complesso, solo dei colombi. Limmagine retorica, inazionata, banalmente cinematografica e un po ingiusta, ma suggestiva e vale la pena di riportarla: sono quei colombi gli unici ad avere la possibilit di vedere Abramo da entrambi i lati. Les frontires on sen fout.

Akragas
Parto da Palermo, al mattino presto. La rotaia non aspetta. Panino dolce in tutta fretta, viaggio incosciente, frame di colline, sonno senza nome. Poi dargento sapre Agrigento. Oltre le sue tette guarda il mare e il suo ombelico greco. Polvere e sudore di liquirizia, impasto di ulivi e mandorli, cocci e cacti. Nella voce che sgorga da sotto un parasole bianco, rivive un foro di trinacria venduto come fosse ancora vergine. Le origini ai porci. Il virus della ricerca delle origini perdute, pandemico nellantropologia di inizio 900, oggi colpisce sempre pi i turisti. Neppure una metopa s salvata dalla sabbia. Neppure un colore avanza

al morso grigio della pietra. Groviera di tufo. Un muro inciso di mezzi soli: necro-monolocali. Sagome di dee bianche sgorgano dal nous e si solidificano nel nas. Eserciti di cacciatori del sacro si aggirano, cane da tartufo al guinzaglio, tra le rovine. Le Nikon spalancate puntano, come fucili protonici, ogni scorcio. Questi erano pagani, bisogna fare attenzione: qui gli dei si possono nascondere ovunque, possono avere qualsiasi forma. Un naso di Poseidone dietro quella colonna, un dito dApollo tra quei rami, una tetta di Demetra in mezzo ai fichi indiani. Zeus un inserviente: i fulmini li jetta a chi non paga per la toeletta.

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lode - 5

V edi Napoli
Agosto 2011. Il centro storico di Napoli deserto. Molti negozi fra Forcella e Via dei Tribunali sono chiusi. Qualche spaesato turista biondo e pallido si aggira per i vicoli. Napoli vive la crisi del turismo. La causa: i rifiuti. La lattina lasciata sul ciglio della strada, in una realt urbana incapace di smaltirla. Il rifiuto fa venire a galla le contraddizioni del capitalismo. Il circolo virtuoso di produzione e consumo lascia i suoi resti fetidi: la monnezza. Il sistema deve ridurla, nasconderla in periferia, accumularla dove nessuno

abita. A Napoli questo non accade: lemergere dellimmondizia porta alla luce le contraddizioni del nostro sistema economico. Sono i brandelli soffocanti di quanto sfugge al consumo bulimico a testimoniare linsostenibilit di un modello di produzione. Napoli non una citt arretrata, ma una profezia sul futuro occidentale. La crisi del capitalismo e la crisi del turismo si intrecciano nella lattina di Coca Cola schiacciata nei vicoli. La monnezza per la strada prefigura il rovesciamento dellindustria turistica e dei rapporti di forza del capitale. Il suono di Utopia ha la melodia del mandolino.

Nautili
Quando sbarcate nellaeroporto di un paese straniero, o di una regione distante, entrate in un fast-food, in un bar, in una tavola calda. A voi la scelta. Basta che siano filiali di una grande catena. Ivi pi facile, nella bocca della standardizzazione, trovare le carie, i denti doro, il tartaro accumulato. Le usanze tipiche di un determinato luogo, come nautili, come detriti fossili usurpati al loro habitat, sincrostano in questi non-luoghi, sopravvivono

mummificati. Ci che ha resistito alla gravit e alla pressione della necessit uniformante perch troppo piccolo, perch invisibile, perch nascosto palesa le irriducibili idiosincrasie di un paesaggio culturale. Ad esempio, nellaeroporto di Napoli in tutti i bar troverete, posato sul bancone, un piattino con delle monete. Il caff un diritto che trascende il concetto di propriet privata: la comunit se ne fa carico, per chi non pu pagare. autorit a sloggiare in periferia: il fumo dei forni disturba le nari dei turisti. Sulla spianata del Trocadero ogni giorno decine di africani vendono le riproduzioni della Tour. I nuovi migranti vendono memoria di plastica. Stanno in piedi, in fila, come in catena di montaggio. Quale il valore duso di una piccola Tour? Quale il valore di scambio? A chi appartengono i mezzi di produzione di oggetti che non sono nemmeno pi consumabili? Lo sfruttamento sembra de-realizzarsi: dalla produzione industriale alla vendita al dettaglio di simulacri. Dal Marocco a Parigi.

Del ricordo materia


Nel suq di Fez, Marocco centrale, cerco una teiera. La vuoi vera?. Chiedo quale sia la differenza con una teiera finta. Quella vera la puoi usare, laltra solo un soprammobile. Il suq contemporaneo offre oggetti che devono testimoniare limpresa turistica: cianfrusaglie colorate da disporre sul televisore prima della cena con gli amici. Il souvenir, ricordo di materia, dischiude il mercato dellinutile. Nel frattempo i vasai che da secoli occupavano il centro della medina sono costretti dalle

Isole
Limnos un isola greca. In mezzo al Mediterraneo, di fronte allo stretto dei Dardanelli. Su Limnos crescono meloni e uve da vino, pomodori e melanzane. Solo forme di vita ben attaccate al suolo. Il sole e il vento che spazza lisola non lasciano spazio ad altro. Non ci sono alberi, su Limnos. Nemmeno il turismo riesce ad attecchire, se non nelle vie della citt pi grande e solo nei mesi di punta. Limnos una costellazione di paesini poco abitati, di strade cotte dal sole e

di ville poco appariscenti di una sparuta borghesia europea. Lisolamento un ostacolo determinante al colonialismo delle macchine fotografiche e il mare la pi radicale forma di opposizione alle invasioni delle cartoline e dei villaggi sulla spiaggia. Utopia non poteva che essere unisola ogni forma di resistenza o di alternativa deve essere separata dal mondo, dalla metropoli. Per questo lavanguardia del capitale va a studiare a Mykonos. Mykonos la promessa di plastica e di decibel: tutto conquistabile. Mykonos lo specchio di Limnos: Distopia.

Mille e un Market
Il suq di Marrakech il mondo dei sogni. Sogni occidentali. Il suq materializza limmaginario europeo, i turisti in camicie di anella e pantaloncini corti possono comprare tutto quello che hanno sempre immaginato: spezie, borse di pelle, vasellame, tessuti, pipe. Lampade a olio variopinte occhieggiano ai turisti: una strofinata, ancora qualche desiderio da esaudire. Intanto, nella piazza Jamal el Fna, alcuni anziani con il turbante incantano i serpenti. Lesotico inizia quando finisce lOccidente, oltre non ha confini: Turchia, India e Maghreb sono terre dense di odori, sapori sensuali, notti calde sul limitare dei deserti, volti misteriosi di donna. Nel centro di Marrakech gli incantatori indiani convivono con venditori abbigliati da beduini: la cultura degli altri non si distingue pi e lesotico oriente diventa il tema di un parco dei divertimenti. Anche nelle Mille e una Notte la cultura indiana vive a fianco a quella araba e persiana: geni e principesse, marinai e beduini si affastellano luno sullaltro. Come il testo, cos la realt: il mercato turistico materializza le narrazioni occidentali sulloriente. Aladino vive e vende con noi.

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Circo Istanbul
Spunti per immaginare Istanbul
Si delinea sullo sfondo del cielo limponenza di Santa Sofia, ricordo della Costantinopoli caduta, e si staglia la Moschea Blu, il tripudio imperiale ottomano. La citt antica si affaccia sul Corno dOro e si srotola fra il Gran Bazar e le vie color del miele. Istanbul si concede al tramonto, vista dal mare, mentre il sole si nasconde dietro ai minareti e le navi dirette al Bosforo lanciano i loro richiami. Contrappunti. Tredici milioni di abitanti in un hinterland sconfinato. Il cemento avvolge tutto. Tredici milioni di abitanti si affollano in grattacieli e baraccopoli, ma nessuno abita nel centro antico, fra Sultanahmet e la moschea di Suleymaniye. Questa Costantinopoli, di notte, una citt fantasma: le

vie sono deserte. Dopo il tramonto nessuno si inoltra dentro lIstanbul immaginata dallOccidente, restano solo i negozi chiusi e gli edifici gonfi della gloria trascorsa. Resta il silenzio. Tutto torna in vita al mattino: i musei aprono, i venditori ambulanti calcano le strade, i negozi espongono le merci occidentali e i souvenir. Istanbul antica un grande parco giochi a cielo aperto. I narghil sono come lo zucchero filato, o un giro di giostra. Ma torna sempre la notte e le vie assumono lo stesso aspetto dei sentieri che si aprono fra i tendoni del circo, quando il buio scende sui volti sfatti dei pagliacci. Santa Sofia forse crollata da tempo. Oppure dei collezionisti lhanno smantellata, pezzo a pezzo. Al suo posto, svetta una riproduzione realizzata dallo stesso architetto del castello di Biancaveve, a Disneyland.

Nell'e poca della riproducibilit


Atto Terzo
Mi guardo attorno perplesso e un po stranito prima di incamminarmi verso il celebre ponte a gobba dasino di Monstar, Bosnia. Il simbolo della resistenza prima e della disperazione poi stato ricostruito pochi anni fa. Ora, in una calda mattinata di agosto, stracolmo di turisti di ogni

nazionalit. A pochi metri dal ponte un signore sui trentanni, baffetti e occhialini, impegnatissimo a riprodurre su tela con indiscutibile precisione il profilo del ponte; tuttintorno, sulle pareti del suo negozietto, decine di altri quadretti rappresentano il medesimo soggetto. Penso allalienazione delloperaio in catena di montaggio, questo non poi tanto diverso. Eppure la legge del mercato lo richiede. Il turista vuole portarsi a casa un pezzo della citt. Il pittoperaio glielo offre.

Qui pieno di Bosnie


Atto Secondo
Quando giungo sulla strada acciottolata che conduce al centro di Mostar, mi accorgo che qualcosa non va. Il fascino discreto e un po decadente di Sarajevo non abita qui. Ha lasciato il posto a una distesa infinita di bancarelle e negozietti ricolmi di ogni sorta di souvenir. Qui pieno di Bosnie. Sul bancone a destra ci sono venti Bosnie-termometro appena sopra un centinaio di Bosnieportachiavi. Pi avanti fanno bella

mostra di s delle Bosnie-grembiule non meno accattivanti delle Bosnieombrellino che li precedono. Sullespositore, l in fondo sulla sinistra, campeggia una enorme Bosnia-orologio. Non certo la prima volta nella mia vita che vedo unaccozzaglia di souvenir alla merc del turista medio eppure questa volta ci rimango un po male. Sar perch non me lo aspettavo qui nel mezzo dei Balcani o sar perch duecento metri prima la guerra dellaltro ieri mi aveva mostrato ben vivi i suoi segni,sul profilo accartocciato di un palazzo abbandonato.

Dei proiettili e del loro mercato


Atto Primo
Girato langolo, la lunga fila ininterrotta di banchetti prosegue. Bandiere della repubblica croata stanno a braccetto con cappelli dellarmata serba e spillette dellesercito regolare bosniaco: anche il caleidoscopio politico si ricompone per la gioia del visitatore. Vengo attirato da una cesta: piena di portachiavi, e questa volta non sono delle Bosnie ma dei proiettili. Ebbene si, pure il simbolo del massacro diventato souvenir. Anche lo strumento di morte riprodotto allinfinito e viene venduto a modici prezzi. Un po scosso mi avvicino al giovane ambulante deciso a chiedergli spiegazioni. Ma come, esclamo, non vi sembra fuori luogo mettere in vendita dei

proiettili, questi fino a quindici anni fa sibilavano impazziti sulle vostre teste, quante persone che conoscevi saranno morte per oggetti come questi?. Con la massima naturalezza del mondo e un sorrisetto furbo mi risponde: Che ci vuoi fare, ne vendiamo un sacco, piacciono molto soprattutto agli americani, e poi la guerra quello per cui tutti ci conoscono, dovremo pur sfruttarla. Comunque ai croati facciamo pagare molto di pi aggiunge mostrando un cartello che recita: 1 Euro = 2 Marchi bosniaci = 10 Kune. Poche ore pi tardi alla frontiera croata scopriremo che il cambio ufficiale 1 Marco = 3 Kune. Anche lodio etnico nel mondo del turismo si misura in denaro, e a modici prezzi. E intanto il turista compra e spende e tutte le vie del mondo si trasformano in un grande centro commerciale a cielo aperto.

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E qualcosa rimane
La toponomastica di Mosca uno degli elementi che segnano con maggiore evidenza il passaggio che la citt, e tutta la Russia, hanno vissuto negli ultimi ventanni. Fatta eccezione per le vie del centro, in cui i nomi delle strade sono segnalati da cartelli nuovi di zecca, nel resto della citt ci si pu imbattere in nomi di vie cambiati da una mano approssimativa di vernice e un tratto di penna. Il comunismo che fu , dove possibile, cancellato o, dove sfruttabile, ridicolizzato. Sotto ai cartelli che danno nomi nuovi a strade che in passato onoravano Zukov e Lenin, adesso i turisti fanno le foto in compagnia a tre personaggi bizzarri: Lenin, Stalin e Breznev o dei loro sosia, le loro maschere che con la Pravda in mano, i baffoni sul viso e le onorificenze militari sul petto, si mettono in posa per lo scatto. Le bancarelle, nel frattempo, sono piene di magliette inneggianti al KGB o al silenzio staliniano. I centurioni romani davanti al Colosseo non potrebbero essere onorati meglio.

Tour Eiffel
Rovesciando i rapporti fra oggetto e immagine
La Tour svetta sugli Champs de Mars, mentre i turisti si fanno fotografare nel tentativo di sorreggerla. Sugli schermi digitali la Tour brilla nel suo grigio metallico, nelle cartoline svetta imponente e nei film su Parigi testimonia orgogliosa il suo dominio simbolico. La Tour vive nelle immagini che invadono la cultura occidentale e come un virus si duplica nelle calamite sul frigo, nei portachiavi, nei souvenir abbandonati a fianco del televisore. Ogni immagine-Tour sussurra ancora le promesse di un tempo: il fulgore del progresso, la bellezza del metallo, le magnifiche sorti del capitalismo. Il rapporto fra oggetto reale e immagine si rovesciato: non sono pi le immagini a dipendere (a ripresentare) la realt delledificio; ora avviene il contrario. La Tour-oggetto stata ormai sopravanzata dalle sue rappresentazioni ed schiava di esse. Ogni mattina, non appena il sole la

Scorciatoie un progetto a cura di Franois Milieu

illumina, la Tour-oggetto insegue il fulgore delle sue promesse di pixel, arranca dietro la diffusione delle sue riproduzioni. Il suo corpo vivo, fatto di molecole, si presta allo sguardo di migliaia di turisti e sempre meno potr soddisfarne le attese. Il ferro ormai antico e il tempo canta il lento disfarsi della materia: la Tour reale perde terreno e non allaltezza dellimmaginario che ha prodotto. Pochi se ne sono accorti: fra le retine e il disfacimento del ferro si frappongono le immagini registrate nella memoria di ognuno. Il segreto regge ancora. Ma cosa accadr quando la prima crepa si aprir, nel silenzio di una notte? Quando il velo di ruggine salter agli occhi dei turisti pi attenti? Ogni immagine della Tour colta da lontano (nel pieno delle sue promesse) un colpo assestato al duro metallo delloggetto. Ogni riproduzione che viene venduta come soprammobile una ferita aperta nelloriginale. Ogni ash che divampa nelle notti parigine un secondo di vita sottratto al sogno della Grande Esposizione del 1889.

Levantismi
Eravamo io, Edward Said e Paolo Conte, seduti ad un bar sulla spiaggia di Bergeggi. Conte bevendo la birra faceva i rumori con la bocca e aveva tutti i baffi unti di focaccia. I tedeschi si giravano schifati e noi ci si vergognava alquanto. Ma Paolo cos: non puoi dirgli niente, lui fa come vuole. Ma questo il meno. Stavo per addentare la prima olivella taggiasca, quando Said ha cominciato. Ce laveva che la Riviera di Levante solamente uninvenzione del neo-colonialismo turistico piemontese, che la Liguria sotto legemonia sabauda e che le agenzie turistiche sono le nuove sedi di questo potere istituzionale e reazionario, teso a riprodurre le immagini stereotipiche che vogliono questa regione come tirchia e poco ospitale, etc... Inizialmente stetti zitto. Seguitavo a sputare nocciuoli nella sabbia. Ma lui parlava, parlava... Io me ne strabattevo, tamburellavo i diti sul tavolo e pensavo a quando, da bimbo, mangiavo le focaccine al bar della spiaggia (che buone focaccine puoi acquistare nei bar delle spiagge liguri, quando sei bambino! Tutte oleose di quellolio ligure verde e denso!) Stavo davvero reggendo alla grande,

ma dopo che pronunzi lavverbio foucaultianamente per la quarta volta, persi la pazienza. Said..., dissi. Continuava. Said..., ripetei. Imperterrito. Said..., ribadii. Come se nulla fosse. Buon dio Said! Non me ne frega un cazzo dei tuoi pipponi post-moderni!, sbraitai. Tacque, leggermente indispettito. Continuai: Voglio solo mangiarmi in santa pace una focaccina. Una focaccina, Said. Mentre il mare lontano si stropiccia come una coperta, e le alghe si ammonticchiano a grumi verdi e marroni sul bagnasciuga. Si, ma... tent lui. Si ma una fottuta minchia lo dissuasi io, Sono in vacanza, santoilsignore, e questo significa anche che sono in pausa. In pausa da tutto. Anche dalle questioni epistemologiche, antropologiche, di storia della cultura e del potere... Sono aldil, capisci? Sono nel buco dolio di una focaccina cosmica. Nellatarassia totale. Quindi, lasciami stare. Se proprio non puoi farne a meno, parlane con Conte. Dopo una briciola di silenzio, Said si gir verso lAvvocato, amareggiato. Paolo scosse la testa e, guardando dentro al bicchiere di birra - finito -, bofonchi: Genova per noi, unidea come unaltra... zazza-razaran---zazzazaran. Poi si alz, and al banco, e ordin un gelato. Si. Al limon.

Islam
Nella medina di Fez, come in tutto il Marocco, un infedele non pu entrare nelle moschee. Il luogo sacro si concede solo allo sguardo del credente. Lislam protegge i suoi spazi dai ash dei turisti. lopposizione pi forte al colonialismo dellimmaginario capitalistico. In Turchia le moschee sono aperte a tutti. Ogni giorno la Moschea Blu di Istanbul invasa dai turisti e il brusio delle voci degli infedeli invade i tappeti, si insinua fra le vetrate, corre sulle schiene genuesse dei musulmani. Il luogo di preghiera diventa uno sfondo ideale per quadretti vacanzieri di famiglie occidentali. Poi la piccola giostra si interrompe. La voce del muezzin risuona, gli infedeli e i mezzi di riproduzione multimediali sono banditi: durante la preghiera la Moschea Blu diventa un luogo di culto riservato ai soli musulmani. Brevi attimi di redenzione dalla fantasmagoria turistica, mentre fuori dal perimetro religioso i camerieri mostrano i menu per la cena e le riproduzioni in miniatura delledificio sulle bancarelle aspettano di brillare al sole del mattino a venire. Allah anti-capitalista, seppur reazionario. Dio grande.

8 - lode

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Dall'altra parte
Riletture

Come tu mi vuoi
La citt sabauda e i suoi mille volti
di Mara Caibo
Questa una storia che ha inizio a met degli anni Novanta: la cittfabbrica in crisi, Torino costretta a cercare una nuova identit. Si avvia cos un progetto di riqualificazione urbana, volta al recupero delle aree industriali dismesse, ma soprattutto alla creazione di una nuova immagine di Torino. Il cuore del capoluogo viene cos liberato dalle auto, Piazza Castello nel 2000 torna ad essere in gran parte pedonale, Piazza Vittorio, pur continuando ad ospitare un parcheggio, ha smesso di sembrarlo, ora le macchine stanno sotto e i turisti possono ammirare quella che viene celebrata come una delle pi grandi piazze dEuropa. Il centro si ripulito, pronto a farsi vedere. Unulteriore spinta stata data dai Giochi Olimpici Invernali del 2006. Hanno portato a Torino grandi finanziamenti europei, nazionali, pubblici e privati; sono stati loccasione per linaugurazione della prima linea della metropolitana, ma soprattutto hanno dato alla citt lalta visibilit che cercava da tempo. Da quella data a oggi stata una continua ascesa, Torino ha imparato a vendersi, ha capito che per soddisfare i turisti deve sempre dare loro qualcosa da fare; si moltiplicano cos gli eventi che la citt ospita: Il Salone del libro, Torino Comics, Biennale Democrazia, Torino Film Festival, Torino Spiritualit. Viene scelta come Capitale Mondiale del Design nel 2008 e come Capitale Europea dei Giovani nel 2010. Persino lostensione della

Sindone si trasforma in unoccasione per ottenere maggiore visibilit. Un turbinio di eventi che questanno, con le celebrazioni per i 150 anni dellUnit dItalia, ha raggiunto lapice. Da aprile la citt perennemente in festa, gli eventi si susseguono senza dare tregua ai torinesi. Si moltiplicano a vista docchio le bandiere tricolore appese fuori dalle case, e sulle bancarelle spuntano coccarde e piccole riproduzioni della Mole. Torino si sente una grande realt, pronta a competere con le altre in Italia. Le manca solo il biglietto da visita. Cos nel 2010 viene prodotta una guida Lonely Planet apposta per lei. Se da un lato significativo che la celebre collana in passato non avesse preso la nostra bella citt in considerazione, altrettanto significativo che Torino non abbia tuttora una vera e propria Lonely Planet. Ne stata prodotta una versione ridotta, che si chiama Incontri, sintomatica: una citt che

si fa in quattro per emergere e non riceve lo stesso la considerazione che vorrebbe. Verrebbe da dire che Torino sia la pi bella delle citt italiane meno note (o la meno nota delle citt italiane pi belle). E quindi forse la pi sorprendente di tutte, recita lintroduzione di Aldo Cazzullo alla guida. La Torino che emerge dalla Lonely Planet giovane ed effervescente, ben diversa dalla citt darte impregnata di storia che viene presentata dalle guide del Touring Club Italiano. una citt in cui larte fa soltanto da cornice: i monumenti, le piazze, i musei non sono che uno scenario. La vera citt pare essere quella in cui gli eventi non danno tregua, quella fatta di negozi e locali chic, la citt della vita notturna e della movida. Un palcoscenico che vuole ammaliare i turisti e compiacerli. Tutto qui? davvero questa Torino? No. Torino resta pur sempre il brusio di Porta Palazzo, meta di migranti,

prima dal Sud Italia e poi dal Sud del mondo, i quartieri di Falchera, di Barriera di Milano, del traffico di droga e della criminalit. Basta prendere un pullman che si sposta dal centro verso la periferia per rendersene conto. Corso Regina Margherita come uno spartiacque, che separa nettamente le due facce dell'urbe: a sud il lato pulito, elegante, la facciata; a nord il degrado, limmigrazione, le contraddizioni. Come possono queste due facce convivere? Semplice. Si fa come si fatto per anni. Una volta, arrivando da Corso XI Febbraio allincrocio con Corso Regina Margherita, con lo sguardo rivolto alla piazza del Duomo non si vedevano i bei parchetti con lerba e le panchine che ci sono ora. Cerano giganteschi pannelli colorati, degli enormi trompe loeil che nascondevano i carri accatastati del mercato e la sporcizia. Torino nasconde le sue contraddizioni e mostra la facciata.

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lode - 9

Semiotica

Marketing di una citt

Italia 150

di Eleonora Chiais
Poco pi di due secoli fa, nel 1797, il Parlamento della Repubblica Cispadana sanc ufficialmente la nascita del tricolore italiano. Con una postilla decretava che bianco, rosso e verde dovevano essere presenti anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Oggi, a pi di due secoli di distanza, sembra che la proposta di Giuseppe Compagnoni sia stata presa alla lettera, almeno nella citt di Torino. Allombra della Mole, in occasione dei festeggiamenti per il 150 anniversario dellUnit dItalia, i gadget creati ad hoc sono autentici must have. Turisti e autoctoni non disdegnano le bancarelle, pronte a soddisfare ogni genere di patriottico desiderio modaiolo. Vale la pena di interrogarsi sulle cause di questa frenetica corsa allo shopping: seguendo la massima di Baudrillard, possiamo cogliere le innovazioni di una societ attraverso i messaggi emessi dalle merci che la costituiscono. In questa chiave di lettura, loggettistica del 150 assume un chiaro significato sociale: coccarde, magliette, cappelli e bigiotteria assumono, in tempo di crisi economica e valoriale, il valore di passe-partout verso unintegrazione sociale altrimenti preclusa. Il meccanismo scatenante di questa scelta di stile tricolore ci che Volli definisce travestimento e che consente di creare un effetto di senso sugli astanti, attraverso modifiche pi o meno evidenti del

proprio look: indosso una coccarda dunque comunico il mio essere italiano, indosso un cappello alpino dunque esprimo la mia propensione alla vita sana e naturale, indosso un gioiello tricolore dunque sottolineo il mio gusto ricercato e la mia partecipazione ai festeggiamenti. Da un punto di vista narratologico, loggettistica assume un significato altro, tramutandosi in un marchio distintivo delleroe che utilizza i gadgets per distinguersi dallantieroe, che nel caso specifico colui che non riesce ad inserirsi attivamente nella giostra dei festeggiamenti. In questo senso il proliferare di stands non deve stupire: da un lato tutti sognano il ruolo del protagonista nella narrazione; dallaltro, in occasione di eventi sociali, gli individui sentono spesso il bisogno di mascherarsi o, quantomeno, di portare indumenti adatti a (e creati proprio al fine di) inserirli nella comunit attraverso particolari segni distintivi. Durante tali ricorrenze la divisa che tipicamente un strumento elitario utilizzato per indicare lappartenenza ad un circolo ristretto si trova facilmente in commercio, ma assume le sembianze delluniforme - uniforme nel suo significato primo, cio quello di uniformare una massa che altrimenti sarebbe necessariamente sfaccettata (multiforme). La decorazione del corpo va interpretata secondo i codici validi nel contesto o almeno, sottolinea ancora Volli, rispetto alla figura pubblica che siamo chiamati a

rappresentare. La decisione stessa di indossare un simbolo rimanda al concetto di appartenenza, rendendo lindividuo protagonista della sua rappresentazione della vita quotidiana. E si tratta necessariamente di una rappresentazione che deve costruirsi attraverso lutilizzo di ben definiti vestiti di scena. Nel caso specifico, pi che di abbigliamento completo si dovrebbe piuttosto parlare di accessori di moda intesi nella loro funzione di autentici status symbol. Gli accessori, nel contesto dei festeggiamenti per il 150, compiono un passaggio valoriale simile a quello postulato da Eco nel caso delle merci inserite nelle societ consumistiche: in una societ industriale i cosiddetti simboli di status pervengono in definitiva ad identificarsi con lo status stesso. Raggiungere uno status riconosciuto (e riconoscibile) significher possedere una certa serie di oggetti; in parallelo, anche i singoli oggetti otterranno unidentit quasi autonoma diventando simbolo tangibile della situazione complessiva. La forza simbolica degli oggetti, utilizzati come una sorta di marchio magico, molto ben descritta da Packard: Loggetto la situazione sociale, ma nel frattempo ne il segno: di conseguenza non ne costituisce solo il fine concreto perseguibile ma il simbolo rituale, limmagine mitica in cui si condensano sogni e desideri. Il limite oggettivo degli aspetti positivi (e quasi magici) degli accessori espresso ancora da Eco: identificando loggetto-status symbol come la proiezione di ci che vorremmo essere

Sapevatelo!
Lo sapevate? Recenti studi di linguo-archeologia, dimostrano che litalico cin-cin non sia un suono onomatopeico del tintinnar di calici, ma debba essere riferito alla mala abitudine di Lucius Quinctius Cincinnatus, tale da far coincidere il Latino prosit (forma augurale e propizia) alla sua prima particella nominale. Lo sapevate? Nel 1788, la prima edizione di The Times mostrava gli usi e costumi del turista nella Londra di quegli anni. La testata dipingeva gli avventori come barbari pronti a saccheggiare la citt. Il turista medio viene indicato come donkey, yokel, pratface e altri termini che ci riserviamo di censurare. Lo sapevate? Le Royal Guards inglesi sono note per lo sguardo fisso e il rigore durante il cambio della guardia, tanto da stimolare i turisti a prendersene gioco. Con una normativa recentemente approvata, Sua Maest la regina di Inghilterra autorizza le Royal Guards a mitigare la foga dei turisti troppo giocondi e rumorosi, servendosi di taser appositamente concepiti. Lo sapevate? A Sofia, Bulgaria, i tabacchini si trovano nelle cantine dei vecchi palazzi sovietici. Per comprare il vostro pacchetto di sigarette dovrete rivolgervi a un commesso del quale vedete a malapena la testa, chinandovi dal marciapiede fino ai bocchettoni delle vecchie celle dareazione. duopo, infine, ringraziare con un caloroso Blagoadarj prima di tornare sui vostri passi. Lo sapevate? A Gersusalemme, Israele, possibile acquistare delle icone raffiguranti personaggi biblici nellatto di disinnescare una bomba. Pare che garantiscano la benevolenza degli Elohim durante le passeggiate nei quartieri pi pericolosi.

Uniforme nel suo senso primo, quello di uniformare le masse


(come la manifestazione tangibile della nostra personalit), mette in guardia dalla tentazione a rinunciare, o ad annullare addirittura, la propria personalit in un oggetto condiviso, uniformante perch identico per un vasto gruppo di persone. Quindi: oggetto magico o diabolico accessorio? Passe-partout per lingresso nelluniverso della condivisione festante o limite (auto-imposto) alla personalit autonoma? I giudizi di merito esulano dallintento iniziale di questa breve analisi ma, senzaltro, vale la pena sottolineare come, in occasione delle celebrazioni del circuito di esperienza Italia 150, labito faccia il patriota.

10 - lode

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La cultura a Torino e i tagli alla conoscenza


Pietro Polito, Centro studi Piero Gobetti Archivio Norberto Bobbio
Il consiglio regionale straordinario piemontese del 14 settembre 2001 che ha approvato la politica culturale della giunta Cota/Coppola ha segnato una pagina negativa nei rapporti tra il Palazzo e la cultura. Un consiglio distratto, attento pi agli equilibri politici che al futuro della cultura, ha respinto un ordine del giorno di entrambi gli schieramenti mirante a non mettere sul lastrico gli attori che fanno vivere le biblioteche, gli archivi, i musei, il teatro, la musica, il cinema, larte. A quel consiglio ho assistito sbalordito insieme a cinquanta lavoratori della cultura: la reazione immediata stata di sconcerto. Ora, dopo la rabbia, auspicabile che la cultura offesa si faccia promotrice di una discussione senza pregiudizi. Il nodo al centro della contesa pubblica e privata sulla cultura : Come si misura la cultura di un territorio? Quali sono gli indicatori che meglio esprimono la cultura di una comunit? Provo a rispondere concentrando il discorso su Torino. La rete culturale della citt pi vasta del cartellone del Circolo dei lettori, della Fiera del Libro, di Torino Spiritualit, Biennale Democrazia, Artissima e cos via. Da questo punto di vista lofferta culturale ai cittadini e ai visitatori Torino ha le carte in regola. Aggiungo, a ragion veduta, che la rete di istituti culturali, intitolati a figure importanti della cultura cittadina e nati attorno a una biblioteca e a un archivio, costituisce un patrimonio di inestimabile valore documentario e civile. Voglio darne un primo rapido incompleto excursus.Se avessi la responsabilit di una proposta rivolta ai cittadini e ai turisti che vogliono conoscere lanima di Torino, suggerirei un cammino tra i luoghi di Gobetti, Gramsci, Prospero Marchesini, Frassati, Burzio, Luigi e Giulio Einaudi, Pavese, Firpo,

Culturismo

Riflessioni - 1

Levi, Bobbio. Accenno a due itinerari. Primo itinerario. Vicino al Centro Gobetti in via Fabro, trovate la Biblioteca civica in via della Cittadella e la Fondazione Vera Nocentini in via Barbaroux; in via Garibaldi, a duecento metri il Centro Sereno Regis; in Corso Palestro, presso il Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libert, operano lIstituto piemontese per la storia della Resistenza e della societ contemporanea, lArchivio nazionale cinematografico della Resistenza, il Centro Levi. Secondo itinerario. Un altro polo di questo percorso nella memoria e nella storia ci porta nella zona dellUniversit in via Po 18. Qui si possono visitare la Fondazione Einaudi e la Fondazione Firpo in via Principe Amedeo, non molto pi in l lAccademia delle Scienze, inoltre nei pressi di Palazzo Nuovo lIstituto Gramsci e lIstituto

Salvemini. Tuttavia, a mio avviso, il principale indice della vivacit culturale di Torino, sta nella presenza attiva di minoranze culturali indipendenti. Penso in particolare agli operai e agli studenti che con la loro iniziativa tengono aperto lorizzonte di un futuro diverso. Non stata compresa e non viene percepita nella sua ricchezza e variet la protesta dei lavoratori della conoscenza contro i tagli alla cultura. (Le uniche voci che si sono espresse, a mia conoscenza, sono quelle di Umberto Eco, Erri De Luca, Tullio De Mauro e Marco Revelli, che si esposto in prima persona partecipando attivamente alla protesta del 14 settembre). Infine, tra le minoranze vive, segnalo quella della nonviolenza, che in citt testimonia concretamente il messaggio di Gandhi e Capitini. Ogni volta che passo in via Garibaldi e vedo esposta la bandiera arcobaleno col fucile spezzato, respiro una boccata daria buona. Concludo con alcune domande. Si pu avviare un colloquio tra gli attori istituzionali, gli istituti culturali e le minoranze attive di questa citt? Si pu fare in modo che la politica della cultura degli istituti e delle minoranze sincontri e dialoghi con la politica culturale della Citt, della Provincia di Torino e della Regione Piemonte? Si pu lavorare insieme per creare un clima cittadino aperto che permetta agli istituti di svolgere il proprio lavoro e alle minoranze di esprimersi liberamente in questo spazio chiamato Torino? Mi sembrano domande legittime perch da un lato la vita degli istituti consolida il legame con le radici, dallaltro la vitalit delle minoranze, soprattutto quelle giovanili ma non solo, un investimento sul futuro. un po' marcio, corruttore di giovani anime. Insomma, la vera icona di Torino. Per questo nelle palle di vetro ci andrebbe Palazzo Nuovo. Un chioschetto all'entrata, e vedreste quanti turisti accorrerebbero! Si potrebbero regalare mappe del malandrino per consigliare che, se si vogliono bagni puliti, urge salire oltre i tredici metri. Palazzo Nuovo infatti l'antitesi della citt moderna e seduttrice, dove pi ti inoltri e pi c' puzza, ma per le strade dev'essere tutto lindo e pulito, a prova di pascolo turistico. A Palazzo Nuovo invece la pop sta dove deve stare: in basso, allingresso. Nessuna falsit.

Torino erotica
di Pietruzzo
Torino: qui s. Gamlebyviken: qua proprio no. Eppure sono due citt. vero, a volte, le citt sono come le donne. Non nel senso che sono aperte a tutti. No, nemmeno nel senso che sono noiose. Sono come le donne perch si truccano, si vestono bene e si rifanno il naso, tutto per sedurre. Le citt, pi sono grandi, pi sono famose, pi sono

macchine da seduzione. Ognuna deve differenziarsi dalle altre: per un piatto tipico, un luogo comune, un monumento, tanto che quel simbolo, in una sorta di perverso feticismo, diventa la citt stessa. Cosa sarebbe Torino senza la Mole? Una volta, narrano i poeti, le citt erano pi simili a dei prati: spontanee, coi loro autunni e con le loro primavere, non dovevano sedurre gli assenti, ma principalmente coltivare, essere un terreno di coltura e di cultura per i presenti. Oggi, invece, la citt si fa slogan: [Vattelapesca]: dove si trova tutto ci che la vita pu offrire. Il metodo per eccellenza dell'auto-

diffusione pubblicitaria della citt il souvenir-succhiotto. cos che la citt marchia i manzi che si ripassata, per invogliare gli altri a non essere da meno: "vieni a farti marchiare pure tu". Ci sanno fare, le veline. Ma prima o poi ogni citt dovr pur trovarsi di fronte a un turista romantico, che invece di sesso, cerchi quell'amore che conoscenza profonda, non solo seduzione e fascino. Questo romantico ideale fuggir dai succhiotti e dai nasi rifatti e, in cerca di un'utopica esperienza autentica della citt, il nostro romantico finir, inevitabilmente, a Palazzo Nuovo. Cadente, visibilmente vecchio, postindustriale,

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Riflessioni - 2

BracciaXXL

A cura della Redazione


Dopo aver letto l'articolo di Polito dedicato alla situazione culturale nella nostra citt, cerchiamo anche noi degli spunti di riessione per approfondire il tema. Rivolgiamo la nostra attenzione allamministrazione cittadina e leggiamo con interesse lelenco della nuova giunta comunale: i nostri occhi si soffermano inevitabilmente su Maurizio Braccialarghe, assessore alle Attivit e manifestazioni culturali. Fra le sue mansioni, curiosamente, ne figura una che non avremmo associato al suo ruolo di assessore alla cultura: Turismo e politiche di indirizzo e coordinamento degli Enti e settori di competenza. La grammatica dellamministrazione torinese accorpa in ununica figura politica e istituzionale il turismo, la promozione della citt, e la cultura (e quanto tradizionalmente ne consegue: la gestione di musei e biblioteche, i rapporti con enti e associazioni culturali, i patrocini agli eventi culturali). Il campo di azione di Braccialarghe attraversa il tessuto culturale della societ civile (i soggetti che producono senso, idee e prospettive critiche nello spazio cittadino), il patrimonio culturale del passato (testi, opere darte, documenti) e la produzione dellofferta culturale. La cultura conuisce cos allinterno del mercato delle attrattive cittadine, nella giostra colorata di manifestazioni che rendono Torino appetibile, nella compravendita della produzione intellettuale. Oggi la frontiera fra turismo e cultura, fra merci e segni sempre pi labile e porosa. E la geografia della cultura nelle nostre societ sempre pi permeabile alle

ingerenze del mercato. Torniamo a Braccialarghe, al suo curriculum. Fra i diversi impegni ricoperti, notiamo che dal dicembre 2009, e fino allattuale nomina, stato direttore del Centro di Produzione TV di Torino. Anche in questo caso, niente di sorprendente: la societ dello spettacolo con i suoi onesti funzionari a dettare le politiche della cultura. Le domande che vorremmo porre al nostro assessore emergono chiare alla luce del panorama delineato: su quali fonti economiche si pu reggere unattivit culturale propositiva e radicata nel tessuto urbano? Pu ancora esistere un terreno culturale fertile e allo stesso tempo indipendente dal turismo e dalle leggi del mercato? Le democrazie occidentali hanno fornito una risposta spesso convincente: i finanziamenti pubblici. il caso allora di valutarne lefficacia e la praticabilit a partire dalle ultime esperienze che hanno segnato molti di noi. Iniziamo dalle pagine che state leggendo. Questo stesso giornale pubblicato con una forma di finanziamento che da due anni non esiste pi: i fondi dellEDiSU. Gli spiccioli stanno finendo e lavvenire dellorizzonte degli eventi non roseo. Una realt marginale, vero, ma che al contempo illumina perfettamente i duri colpi che la crisi economica sta apportando allo stato sociale: il sogno di una cultura sostenuta dai finanziamenti pubblici sembra sempre meno realizzabile. Ma non solo la contingenza economica a rendere problematica lidea di una cultura finanziata dal pubblico. Molti componenti della redazione sono riusciti a realizzare diversi progetti

culturali durante lamministrazione di Mercedes Bresso. Con la vittoria di Cota abbiamo visto i nostri spazi di azione restringersi di colpo. E ci siamo risvegliati: solo ora, da grandi, ci rendiamo conto che la proposta culturale esiste meglio se organica a un determinato gruppo di potere o di governo. La cultura se non mercato dipende sempre pi dalle amministrazioni, dal loro colore. Appare evidente che diversi ostacoli costellano il nostro futuro di lavoratori dellimmateriale: lassenza di capitali, la dipendenza dallorientamento delle amministrazioni, il ricatto dellindustria culturale. A questo si aggiunga lisolamento culturale che percepiamo intorno a noi: sempre pi difficile essere organici ai contesti sociali che abitiamo, riuscire inuire nel dibattito pubblico di tutti i giorni. Nel suo articolo, Polito utilizza pi volte il termine minoranza. Chi produce cultura a contatto con il territorio (e fuori dal rumore dello spettacolo) costretto a porsi come un soggetto di nicchia, una forma di resistenza

disperata allavanzare incontrastato dei nuovi media. Sappiamo che molti di voi, lettori e studenti, proprio non riuscite a leggerci. Ma dovrebbe apparire ormai chiaro che se non riusciamo a comunicare con voi non del tutto colpa nostra. Non ci resta che piangere. Ma proprio quello che non faremo. Mai come ora dobbiamo sostenere lindipendenza della cultura, dobbiamo rivendicare spazi di aggregazione sociale nei quali sia possibile pensare la societ senza dipendere dalle bombole dossigeno del mercato e delle amministrazioni di turno. Senza scivolare in un banale attacco alla politica istituzionale contemporanea, necessario ridefinire i rapporti che la cultura intesse con economia e politica. Se ancora vogliamo vivere e produrre pagine come quelle che state sfogliando, la nostra azione dovr ripercorrere quella di un nostro vecchio amico e compagno di viaggi: il barone di Munchausen - che, finito nelle sabbie mobili, ne usc fuori da solo, tirandosi su per gli stivali. che la Torino vocativa del turista una Torino di simboli e ombre, una serie di figure letterarie e di memoria denciclopedia e non la Torino fumosa, funesta popolazione che, sotto il sole o la diversa luna, sta compiendo perseverante attorno al Po la sua routine di amore, di ozio, e di morte. Alla Torino dei simboli ho opposto quella vera, quella di carne, quella che decima le trib dei metalmeccanici e oggi, 13 novembre del 2011, allunga su Mirafiori una lenta ombra - ma gi il fatto di nominarla e di congetturare le sue circostanze la rende immagine poetica e non popolazione vivente di quelle che si affaticano per la terra. Una terza Torino allora cercheremo, senza Mole. Questa sar come le altre una forma del mio sogno, un sistema di parole umane e non la Torino di metallo che opprime la terra. Lo so bene, ma qualcosa mi impone questavventura indefinita, insensata e antica, e persevero nel cercare lungo il tempo della sera laltra Torino, quella che non nei versi.

Riscritture
L'altra Torino
di Jorge Luis Borges
Penso a Torino. La penombra esalta la vasta biblioteca laboriosa e sembra allontanare gli scaffali; forte, innocente, insanguinata e nuova, lei splender fra la Mole e i Reali Giardini e traccer le sue orme sul fangoso margine di un fiume di cui ha dimenticato il nome. E danzer le barbare danze dei Murazzi e annuser nellintrecciato labirinto degli odori lodore dellalba e quello dilettevole del Bicerin. Fra le sale del Museo mi immergo in sogni simulacrali e scopro i suoi misteri sotto le mura del Castello. Invano si interpongono i convessi mari e i deserti del pianeta: da questa casa di un remoto porto dellAmerica del Sud, ti seguo e ti sogno, oh Torino delle rive del Po. Si propaga la sera nella mia anima e rietto

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Riscritture Fu Turismo
di Filippo T. Marinetti
L8 luglio 1910, 800.000 foglietti contenenti questo manifesto furono lanciati dai poeti e dai pittori futuristi dallalto dei cieli di Torino sulla folla che tornava dalle vacanze. Cos cominci la campagna contro il turismo passatista. Fu, turisti! Quando gridammo: Uccidiamo il chiaro di luna! noi pensammo a voi! Ma ora la voce nostra si amplifica, e soggiungiamo ad alte note Liberiamo il mondo dalla tirannia del turismo! Siamo sazi di avventure erotiche, di lussuria, di sentimentalismo e di nostalgia!. Perch dunque ostinarti, a offrirci viaggi ad ogni svolto crepuscolare? Basta! Basta... Finitela di offrire osceni inviti a tutti i passanti della Terra! Io pure turista, impregnato di lussurie rare... Ma basta! Tutta questa roba

assurda, abominevole e irritante ci d la nausea! E vogliamo ormai che le lampade elettriche dalle mille punte di luce taglino e strappino brutalmente le tue tenebre misteriose, ammalianti e persuasive! Il tuo grande inganno diventer fatalmente un gran porto mercantile. Treni e tramvai lanciati per le grandi vie costruite sui forti terreni finalmente colmati vi porteranno cataste di mercanzie, tra una folla sagace, ricca e affaccendata dindustriali e di

Treni e tramvai lanciati per le grandi vie


commercianti! Non urlate contro la pretesa bruttezza delle locomotive dei tramvai degli automobili e delle biciclette in cui noi troviamo le prime linee della grande estetica futurista. Potranno sempre servire a schiacciare qualche lurido e grottesco turista nordico dal cappelluccio tirolese. Ma voi volete prostrarvi a tutti i forestieri, e siete di una servilit ripugnante! Vili Turisti! Fu-turisti noi vi svegliam! Perch voler essere ancora sempre i fedeli schiavi del passato molle e lascivo, i lerci custodi del pi grande bordello della storia, glinfermieri del pi triste

ospedale del mondo, ove languono anime mortalmente corrotte dalla luce dell inutilit? Oh! Le immagini non mi mancano, se voglio definire la vostra inerzia vanitosa e sciocca. Si sa, daltronde, che voi avete la saggia preoccupazione di arricchire la Societ dei Grandi Alberghi, e che appunto per questa vi ostinate ad

imputridire senza muovervi! Eppure siete divenuti camerieri dalbergo, ciceroni, lenoni, antiquari, frodatori, fabbricanti di vecchi quadri, pittori plagiari e copisti. Avete dunque dimenticato di essere anzitutto dei viaggiatori, e che questa parola, nella lingua della storia, vuol dire costruttori dellavvenire?

Urbanismi

I tetti di Torino al mio fianco


di Giovanni Bouvet
A seguito della crisi degli anni Settanta, le grandi citt industriali hanno affrontato un periodo di incertezza e declino. Il vecchio modello fordista, basato sullequazione citt-fabbrica, si dimostrato del tutto inadeguato: lautomatizzazione delle attivit produttive, lo sviluppo delle reti di comunicazione; labbattimento delle barriere alla circolazione di beni e capitali - tutto ha condotto a una nuova struttura economica, su scala globale. in questo contesto che le citt devono trovare una nuova collocazione, in un sistema sempre pi competitivo: da un lato, infatti, resistono grandi centri di importanza mondiale - le metropoli, come Londra, Tokyo, New York - sedi di multinazionali e grandi istituti finanziari; dallaltro, si trovano un gran numero di nobili decadute,

che perdono importanza nel sistema economico e che devono trovare un nuovo modello di sviluppo. Torino sicuramente una delle citt italiane che pi risente della crisi del mondo industriale: legata a doppio filo con la FIAT, secondo il modello one company-one town, nel nuovo contesto economico soffre un periodo di forte recessione: le fabbriche licenziano in massa o chiudono definitivamente (il Lingotto nel 1982 o le ferriere FIAT nel 1992) lasciando grandi spazi vuoti allinterno dellagglomerato urbano. Per ottenere visibilit nel nuovo sistema globale, Torino deve riuscire a valorizzare linsieme di caratteri socioculturali, naturali ed economici che le caratterizzano: la tradizione industriale va integrata con lofferta culturale, il patrimonio enogastronomico, la presenza di paesaggi, edifici storici ed ambienti di indubbio valore (come il sistema delle residenze Sabaude, dal 1997 nella lista dei patrimoni dellumanit dellUNESCO). Torino prova a crearsi una nuova immagine di citt vivibile e attiva, in un processo comune a centri come Baltimora, Rotterdam o Liverpool:

trasporti pubblici ed aree verdi al posto delle grandi arterie stradali, un centro storico a misura duomo e non monopolizzato da uffici e istituzioni, musei e centri culturali al posto delle fabbriche (sintomatico il caso delle OGR, spazio per mostre ed eventi ricavato allinterno delle ex-officine ferroviarie). Al centro della mutazione il nuovo Piano regolatore, adottato nel 1995, che mette in relazione i molteplici progetti di trasformazione: la riqualificazione delle sponde del Po, linterramento del tracciato ferroviario urbano, il raccordo Nord-Sud delle tangenziali lungo lasse di corso Marche. Il nuovo asse di corso Marche deve, nelle intenzioni del piano, diventare un nuovo polo logistico e funzionale allarea metropolitana, sottraendo traffico al centro cittadino. Il progetto Po, che doveva ridefinire le aree uviali come luogo per il riposo ed il tempo libero, si evoluto nel progetto Corona Verde, che ambisce a costruire un anello ambientale intorno alla citt, collegando tra loro le residenze Sabaude ed aree ora periferiche. Linterramento del tracciato ferroviario interno lintervento pi rilevante, anche perch interessa le aree del

centro. Lungo il tracciato della ferrovia si articola il sistema delle spine, che affianca a operazioni di mera speculazione edilizia (basata sullaccoppiata centro commerciale - quartiere residenziale ad alta densit), interventi di riqualificazione del vecchio tessuto industriale in zone dedicate allo sviluppo culturale (le gi citate OGR), alla ricerca scientifica (il raddoppio del Politecnico) e alla qualificazione ambientale (come il parco Dora, del paesaggista tedesco Peter Latz). Un aspetto cruciale quello della valorizzazione e della promozione della citt, attraverso lintervento del settore pubblico con la definizione di politiche finalizzate allorganizzazione di grandi eventi, che portano visibilit e finanziamenti: caso simbolo quello dei Giochi Olimpici, che possono diventare un vero motore per lo sviluppo di una citt, come accaduto a Barcellona dopo il 1992. Strategie che, almeno in parte, hanno dato i loro frutti: Torino sta cominciando ad essere riconosciuta a pi livelli. Quello che ancora non si pu dire, se ci baster a ripagare gli sforzi e i debiti contratti dalla citt.

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lode - 13

Che vuol dire Saggezza?


Corte di Cassazione

Terra Ferma
di Francesco Migliaccio
Dopo la nomina alla selezione ufficiale come miglior film straniero, Terraferma sta varcando le nostre frontiere per affacciarsi sugli schermi internazionali. Crialese si conferma cos regista oltreconfine, esperto di migrazioni e di sconfinamenti: con Nuovomondo (2006) il regista era riuscito a tracciare un disegno visionario del viaggio oceanico intrapreso dagli italiani costretti a espatriare in America. Forse la miglior pellicola prodotta in Italia negli ultimi anni. Terraferma si riversa sul presente, d forma alle cronache odierne. I rapporti di forza sono cambiati, il nostro paese (ancora) una potenza economica e le sue coste incarnano il sogno di rivalsa e redenzione dei nuovi migranti: le spiagge di unisola siciliana sono lo spazio narrativo in cui prende vita lennesimo confronto fra gente di qui e gente di l, fra pescatori antichi e nuovi disperati, fra cittadini e clandestini. Non tanto cinema di viaggio, ma cinema di viaggiatori: di chi viaggia. La traversata sui barconi partiti dalle coste africane si rovescia specularmente nella migrazione in traghetto dei turisti che ogni estate aggrediscono lisola per godere le vacanze. E sulla terraferma si devono incontrare i clandestini viaggiatori per forza e i turisti viaggiatori per svago in mezzo restano gli autoctoni, schiacciati fra il dovere dellospitalit sancito dalle antiche leggi del mare e la miniera turistica da sfruttare: il mercato del divertimento non pu accettare i moribondi e gli affamati sullo sfondo delle sue cartoline. I confini sono gli stessi: confini di acqua e di sabbia o confini di segni (le tracce convenzionali sulle carte nautiche) di qua lAfrica, poi le acque internazionali, di l lItalia. I corpi, invece, sono diversi e tutto dipende dalla direzione: se il corpo italiano non conosce barriere, la carne migrante clandestina, da Identificare ed Espellere. Il turismo il sogno realizzato del maggio francese: les frontires on sen fout il cosmopolitismo servito fra un dpliant e un villaggio estivo. Mentre le politiche migranti ripetono lorrore della discriminazione, della reclusione e dello sfruttamento: dai campi di detenzione ai campi di pomodori.Il soggetto ricco di spunti, denso di riessioni possibili. Ma Crialese si ferma alla superficie, allanalisi manichea riassunta in queste righe. Ci sono gli sfruttatori -meglio se in divisa- e gli sfruttati. Tutto viene spiegato attentamente da unimmagine attenta a non confondere il bene con il male, il giusto con lingiusto. Lemergenza di raccontare il dramma e di denunciare le politiche inaccettabili dellattuale governo prosciugano ogni sguardo in profondit, ogni possibilit di problematizzare le soggettivit a confronto. Limmagine visionaria di Crialese non ha pi la forza di un tempo e tutte le sperimentazioni sembrano infrangersi contro lansia di testimoniare lorrore. La crisi politica e civile del nostro paese si riversa sul nostro cinema. Come se questo nostro presente fosse troppo brutto per diventare opera: il nostro sistema va denunciato, in fretta, cos che tutti abbiano coscienza del baratro-Italia, cos da voltare pagina, per una buona volta. Non c tempo per fare cinema, lorrore va urlato chiaramente senza possibilit di fraintendimenti. Lestetica va lasciata a tempi migliori. Larte inconcepibile, dopo Pantelleria.

La strada ferrata
di Francesco Scarrone

La strada ferrata corre sotto le ruote del treno che corre sulla strada ferrata che corre. Che corre che corre. Che corre che corre. Che corre che corre. Gli scossoni mi tengono sveglio ma voglio che gli occhi rimangano chiusi. Nellodore del freddo e del fumo ripenso al ricordo della dolce Torino. bella Torino quando in primavera. Forse n pi n meno di qualsiasi altra citt nel fiorire di maggio. Firenze e Roma devono essere lo stesso, immagino. Ponte Vecchio, la fontana di Trevi. Eppure a Torino che penso. Gli origami azzurri del cielo tra gli squarci degli alti cortili, lodore di risate, la freschezza delle ragazze, le nuvole impigliate come cenci alla Mole. Le acque danno senso ai ponti e la lontananza ai ricordi. Lodore di minestra in casa la sera e la piega del polso di mia madre. Sono cose che non mi aspettavo di ricordare. E sorprendente quello che locchio registra e la memoria rilascia.

I ricordi sono solo scambi chimici. Stimoli, pulsioni. Potremmo quasi dire che i ricordi in fondo non esistono. Anzi, a ben vedere tutto lintero eterno passato non esiste. Siamo noi, ora, e qui. Su questo treno che corre sulla strada ferrata che corre. Che corre che corre. Che corre che corre. Una serie di presenti che si rinnovano ogni momento e con loro ogni momento rinasciamo, rigenerati da noi stessi con la percezione di ricordi che non sono altro che scambi chimici di stimoli e pulsioni. Potrebbero non essere veri. Potrebbero esserci stati iniettati un istante appena prima che questo momento presente esistesse e facesse di noi esseri che sono. Esseri che siamo. Torino. Laria fredda e qualche fiocco di neve entra nel vagone. A Torino star nevicando? Fra poche settimane sar primavera, ma sperduto in questo viaggio la primavera pare lontana da venire. Un paesaggio orizzontale, bianco di cielo e di terra. A volte appena un filo scuro di rami si alza verticale in preghiera. Ed tutto quello che d movimento a questo immoto viaggiare senza sosta. Le teste dei miei compagni che ciondolano. Lorizzonte che non si muove. Io che tengo gli occhi chiusi e mi sforzo di ricordare. Non il passato che non so se sia mai esistito, ma il presente. E importante ricordare per non essere cancellati. Ricordare chi sono, ricordare chi siamo. Ricordare il mio nome. Primo Levi. Ricordalo Primo, ricordalo. Ricordalo. Ricordalo, ricordalo, ricordalo, che corre, ricordalo, che corre, ricordalo, che corre, ricordalo, che corre. Che corre che corre. Che corre che corre. Che corre che corre. Che corre che corre. Che corre che corre.

14 - lode

novembre 11

Universit
Statuto di Ateneo
Una magnifica farsa
di Golia Magro

Commenti orizzontisti

Ai primi di ottobre stato approvato tra le polemiche il nuovo Statuto di Ateneo, che l'UniTo era stata costretta a redigere in seguito all'approvazione della Legge Gelmini dello scorso autunno. L'iter di approvazione stato lungo e difficile, costellato di proteste e mobilitazioni promosse dai ricercatori della Rete 29 Aprile e dai collettivi degli Studenti Indipendenti. Studenti e ricercatori avevano infatti avanzato richieste di maggiore trasparenza e democraticit, laddove spesso nelle Commissioni Statuto sono prevalse decisioni unilaterali che hanno lasciato numerose ferite aperte nei rapporti tra amministrazione accademica e studenti, precari e ricercatori. Non possiamo che evidenziare l'incapacit dell'Ateneo di tener conto dei pareri e delle rivendicazioni degli studenti e di tutti i soggetti che non siano professori ordinari. Fondamentalmente, la bozza di Statuto stata sottoposta a due pressioni: da un lato, vi era un'esigenza largamente condivisa tra il corpo docente di cambiar tutto per non cambiar nulla, che in linguaggio universitario significa pressapoco non cedere alcuna quota di potere, anzi, se possibile

aumentarle. Dall'altro, le condizioni di salute del Rettore (ultimamente decisamente peggiorate) e la palese volont di grossi settori dell'Ateneo di rottamarlo al pi presto hanno imposto tempi di approvazione decisamente poco prudenti, sino al punto di preferire uno Statuto tecnicamente vergognoso, ma con un nuovo Rettore, ad uno Statuto plausibilmente accettabile senza eccessivi contrasti, ma con il Rettore attuale in carica per ancora un anno. Ma cos'avr mai di cos maligno lo Statuto di Ateneo? Possiamo citare ad aexemplum la composizione dei prossimi venturi in C.d.A. e Senato Accademico. Questultimo sar designato su micro aree didattico-disciplinari. I SI e la R29A avevano avanzato la proposta di ridisegnarlo su grandi aree, cos da prevenire eccessivi interessi particolari e ridurre il peso della componente docente a favore di ricercatori, precari e tecnici. Per come stato approvato nella bozza finale, possiamo solamente affidarci alla generosit dei baroni nella speranza di non veder scomparire importanti settori di ricerca, per

quanto marginali. Sono infatti questi ad essere sottoposti al rischio di schiacciamento da chi ha pi potere di loro. Per ci che concerne il C.d.A., si pu nutrire qualche speranza in pi. Grazie alla protesta messa in campo dai SI in zona Cesarini dellapprovazione statutaria, stata inserita una clausola che limita il potere del Rettore nella scelta dei membri che compongono lorgano; di fatto, senza questa clausola che rimane ancora per ora lettera morta, il Rettore avrebbe potuto designare da s, senza alcun tipo di controllo, gli appartenenti di provenienza interna allAteneo. Non difficile immaginare cosa questo significhi in un ateneo che ha difficolt persino a concedere elezioni universitarie regolari, ogni due anni. Nel complesso, chi scrive rileva unimmaturit dellAteneo che assurge a vero e proprio peccato veniale in quanto causata da gretti e limitati interessi personali di un professore ordinario piuttosto che di un dirigente amministrativo. Quando si compiono grandi manovre istituzionali in enti pubblici di notevole importanza, come nel caso dello Statuto di Ateneo dellUniversit di Torino, prerequisito essenziale una certa lungimiranza.

Numeri
Li diamo da sempre
Nellultimo numero dellode (Rappresentanza) ci siamo occupati delle elezioni dei rappresentanti degli studenti. Ci sembra dunque giusto esporre e commentare i risultati. Ricordiamo, per chi si fosse perso qualcosa, che per ottenere le elezioni gli Studenti Indipendenti si erano dimessi da tutte le cariche e che quindi in palio vi erano solamente i loro posti. Primo aspetto rilevante la scarsa afuenza: meno del 6% (poco pi di 3000 persone). Nonostante lastensionismo sia un dato cronico per le elezioni universitarie in tuttItalia, il dato particolarmente significativo se raffrontato con quello delle elezioni del 2009 (record di afuenza, con il 15%) ed strettamente correlato con la data della scadenza elettorale (15 e 16 giugno): un periodo in cui le Facolt erano sostanzialmente vuote. Sui 3300 e rotti voti totali il 76% (poco pi di 2300 voti) andato agli Studenti Indipendenti: risultato notevole, se si considera che nel 2009 ne presero circa 3000 con un dato di afuenza ben pi alto. Il restante 24% (circa 800 voti) delle preferenze stato per Comunione e Liberazione, alias Obiettivo Studenti. Un risultato simile si registra nelle singole facolt, se non superiore nella media, con qualche essione ad Economia e Giurisprudenza, uniche facolt dove i rappresentanti dimissionari dei SI hanno perduto posti. In tutte le altre facolt si registrano percentuali a favore dei SI che vanno dall80% al 97%. Nel complesso, i SI hanno riconquistato tutti i seggi negli organi centrali: due su due in C.d.A, quattro su quattro in Senato Accademico, e la maggioranza assoluta al Senato degli Studenti.

Adesso possiamo soltanto affidarci alla generosit dei baroni


Chi si assunto la responsabilit di appoggiare e favorire limbarazzante iter statutario, approvandolo a maggioranza e chiudendo porte in faccia a studenti e ricercatori, ha dimostrato di possedere i tratti peculiari del satrapismo berlusconiano, sin nella sua pi intima essenza di insignificanza morale ed intellettuale. Che tali personalit guidino importanti strutture di ricerca (medici, psicologi, scienziati e umanisti di grande rilievo accademico) denota ancora una volta lo stato di gravissima salute del nostro paese.

novembre 11

lode - 15

Roma, 15 ottobre

Le Pagelline
di Adriano Sofferenza
Spezzone Antagonista San Precario (8) Iniziano in sordina, alla spicciolata, ma prendono quasi subito la testa del corteo. Crescono in quantit e qualit con l'avanzare in via Cavour (prime vetrine sfondate e macchine bruciate). A parte qualche discussione di troppo coi compagni di squadra (vedi COBAS) giocano la partita perfetta. Superato il Colosseo e la tentazione di cercare la prima scaramuccia con un cordone qualsiasi, puntano al bottino pieno e lo raggiungono: prima incendiando degli uffici del Ministero della Difesa, poi da protagonisti assoluti in piazza San Giovanni in Laterano e negli scontri di Porta San Giovanni. Il palco, che stato di tanti concerti sindacali, il 15 ottobre tutto per loro: caschi, mazze e bombe carta riempiono la scena e catturano l'attenzione di giornalisti e fotografi. Si chiude col botto e la camionetta in fiamme che ingrigisce il cielo di Roma al tramonto. Cinematografici. Global Project (4) Birra, musica e tante parole. Lo spezzone che doveva raccogliere il cartello Uniti per l'alternativa delude. Stanno in piazza colorati e spillando birra, ripetendo slogan e parole magiche, ma senza far scattare la magia. Inconcludenti fino all'ultimo: arrivati in piazza San Giovanni annusano la puzza di bruciato e di lacrimogeni e fanno marcia indietro con il loro autotreno carnevalesco e lasciano la scena agli ex amici. Vorrei, ma non posso. Rete della Conoscenza - LINK (6) Ormai gli studenti sono loro, si giocano lo spezzone studentesco con Atenei in Rivolta (s.v.) ma vincono facilmente. Relegati al fondo del corteo, per scelta, non sono certamente i protagonisti della giornata, ma fanno presenza dal punto di vista numerico. Camionetta, musica e tanti interventi gridati: il loro compitino lo fanno e anche bene, tengono lontani dalla violenza gli studenti e la parte di corteo pi pacifica. Non arrivano in Piazza San Giovanni n al Circo Massimo. Tornano alla Sapienza dopo una lunga marcia: infaticabili. COBAS (7) Tanti, organizzati e pacifici. I sindacati di base si assumono l'onere di guidare il corteo degli indignati, indignati anche dalle macchine che bruciano. Mostrano i muscoli contro i caschi neri e le maschere antigas deuna ideologia di purezza bucolica simil ariano-wagneriana. In una fintissima fiducia verso un popolo universitario che per il 95% se ne fotte delle vostre verbosit. Ai wagneriani mancano i fatti, i numeri, il rapporto con il reale. Ai wagneriani ariani piace spingere lideale fino alla sua irrealizzabilit, o fino alla sua mediocrit, che lo stesso in Politica. Manco fosse utopico, il suo discorso. Almeno lutopia scandaglia il reale e lo porta un p pi in l. Armando M. Caro Armando, Ma no, dai. La Redazione ----Alla cortese attenzione della redazione dellode, Nel vostro numero di giugno mi capitato di leggere la vostra rubrica sapevatelo!, nella quale riportate notizie sconvolgenti e stravaganti. Ad unattenta verifica, tuttavia, mi sono

gli antagonisti, facendo da cuscinetto tra il resto del corteo e i facinorosi e arrivando al contatto: rudezza e resistenza d'altri tempi. Arrivano in piazza che i caroselli poliziotteschi e gli assalti del blocco nero gi infuriano, ma si attestano all'ingresso della spianata e ci rimangono a lungo garantendo la sicurezza di molti. Sono costretti a lasciare il campo quando con l'avanzare della Polizia una camionetta con idrante li tampona e scappa per piazza San Giovanni seminando il panico. Incidentati, ma resistenti. Indignados de noartri (6,5) Ci sono, ma non incidono molto. Sono ancora troppo pochi rispetto ad altre nazioni e nel mare magnum della protesta nostrana non riescono ad emergere. Subiscono per tutto il tempo l'attivismo delle altre realt presenti, la lontananza dai luoghi del potere (irraggiungibili con il percorso concordato) e la difficolt di praticare modalit pacifiche in uno scenario di violenza: si limitano a un ruolo di comprimari. A sera piantano le tende vicino ai seminaristi del Laterano. Mezzo punto in pi per l'impegno. Fiom CGIL (6) Compatti e preparati. Le bandiere rosse con la ruota gialla ci sono, ci sono gli operai e i leader metalmeccanici, ma in una giornata come questa sembrano un po' fuori luogo. Inseguendo i movimenti nelle piazze pi eterogenee mostrano ancora tutta reso conto che tutto ci che vi era riportato era falso. Come giustificate un comportamento del genere? Non contravviene alletica del giornalismo? Un caro saluto, Antonio A. Caro Antonio, Nel numero di giugno non cera nessuna rubrica del genere. La Redazione ----Cara Redazione, Perch ad ogni domanda ci devessere una risposta? Giuseppe L. ---Cara redazione dellorizzonte degli eventi, Tutto quello che scrivete falso. Maria E. Cara Maria, Anche la tua lettera. La Redazione

la loro differenza. In piazza rimangono sindacato e non partito. Avulsi. Forza dell'Ordine (7,5) Giornata sugli scudi anche per le forze dell'ordine. Sono loro, insieme agli antagonisti, i grandi attori della giornata. Quasi invisibili fino al gran finale, lasciano scorrere il corteo e incendiare e devastare senza intervenire. Si scatenano in via Labiacana spezzando il corteo tra buoni e cattivi, ma danno il meglio di loro stessi in Piazza San Giovanni: sul grande palcoscenico del pratone, con caroselli pazzi a gran velocit e fitto lancio di lacrimogeni, cercano di evitare il contatto fisico (dimostrandosi un po' abatini all'inizio degli scontri), ma quando c' fare sul serio non si tirano indietro. Rischiano un paio di volte di essere buttati fuori dalla piazza, ma poi cambiano registro e chiudono una parte degli antagonisti verso Porta San Giovanni, costringendoli a disperdersi per poi avanzare fino a far fuggire tutti i non violenti dalla piazza. Riescono a farsi incendiare una camionetta e infartare un poliziotto, ottengono cos visibilit e solidariet da tutti. Concreti.

Scusa ma ti chiamo crisi


Con la manovra di ferragosto (decreto legge n.138) entrano in gioco diverse misure per fronteggiare la crisi e puntare al pareggio di bilancio. Fra le norme entrate in vigore, spicca laumento dellIVA dal 20% al 21%, voluto dalla Mercegaglia, sedicente leader di Confindustria. Saranno prevalentemente i consumatori a risentirne, e alcuni casi sono pi eclatanti di altri. Nelle universit, il rialzo ha colpito drasticamente i prezzi del caff alle macchinette. Salvo Peluzzi, direttore della Federcom, responsabile delle forniture, dichiara: La prezzatura era gi al minimo, nove anni di inazione senza che si fosse mai deciso di rialzare. [] Non potendo aumentare di 1 centesimo, ed essendo impossibile tenere gli stessi prezzi, siamo stati costretti al rialzo di 5 centesimi. Si tratta di un aumento del 15%, allinterno di un business che fattura 7 milioni di euro lanno. Un rialzo che graver di 200.000 euro annui sulla popolazione universitaria, andando a minare ancora pi le finanze, gi precarie, degli studenti.

La redazione risponde
Per lei, caro Direttore, tutta una grande Festa Nietzschiana, un prendersi poco sul serio, un contraddirsi autocompiacente, uno sfascismo continuo, un immodestia di bassa lega, uno spregio della coerenza, un destroide modo di atteggiarsi, un buttarla in vacca di continuo, assieme ai suoi compari di merenda, dannunziani fino al midollo, nel rimirarsi allo specchio, nellessere turisti momentanei della Politica, nello sfottere tutto come se fosse ancient regime. E invece il vecchiardo che le sta scrivendo viene a dirle che non vero che gggiovane bello, che nuovo sempre bello. Anzi. Giovane pu essere anche peggio, molto peggio. Forse a casa sua il Senso Politico delle cose talmente nascosto e invisibile da costruire

16 - lode

novembre 11

Eat love in town


di Luca Ampliato Fiera del Tartufo Bianco Sagra della Trippa
16 Vendemmiaio - 22 Brumaio 220 Alba, Cuneo, Piemonte 1 Brumaio 220 Passerano Marmorito, Asti Una ricca festa per celebrale il nobile fungo ipogeo. Il sapore del metano aleggia per la sagra, i rolex sberluccicano festanti, e internazionali massoni plutocratici fanno il loro ingresso in citt accolti da cibi luculliani e vini rubini. Minestra di trippa, spezzatino di trippa e salame di trippa, trippa al sugo, trippa in bianco, trippa e pesce, trippa e verdure, trippa e fagioli, gelato di trippa, trippa secca, trippa di trippa. Troppa trippa. La fera dij subit (fiera dei fischietti) deriva da una tradizione medievale secondo la quale si accoglievano le signore locali con dei fischi, quando esse comparivano nel mercato cittadino. Antichi ricordi di campi e rivolte da seghe e zappe.

Sagre & Fiere di paese

Sagra del Sedano Mole


1 Brumaio 220 Torino, Torino, Piemonte

Fiera di Santa Caterina


7 Frimaio 220 Rivoli, Torino, Piemonte

Sagra del Zucn

5 brumaio 220 Meugliano, Torino, Piemonte

Il conte Verde dei Savoia di suo pugno la indisse, dei contadini la gioia e il vino benedisse, per colei che tanto sapeva una grande festa le si faceva. Al contadino non far sapere quanto buono formaggio e pere.

Ore 19,00 Inizio distribuzione bagna cada Ore 20,30 Gara di scopa (per tutta la serata accurato servizio bar e panini). Ore 21,00 Esibizione del coro Pulcherada Eco della Dora PORTA LA TUA ZUCCA! GARA A CHI CE LHA PI GROSSA

Per il primo anno consecutivo la citt di Torino festeggia il suo Sedano Mole. Verde signore delle tavole dei contadini riscoperto recentemente, deve il suo nome oltre che alla provenienza alla sua forma oblunga. I piani dell edificio e le sale del museo del cinema saranno invase da questo nobile ortaggio per la prima sagra in verticale mai realizzata

Fiera del Marrone

Corsa Ragliante

18 Vendemmiaio 220 Calliano, Asti, Piemonte

Fera dij Coj

21 Brumaio 220 Settimo Torinese, Torino, Piemonte

6 Vendemmiaio 220 18 Frimaio 220 Cuneo, Cuneo, Piemonte

Lasina col puledrino, non va dritta al mulino. Una corsa mozzafiato, carote e letame, otto contrade si sfideranno in una corsa senza tempo spingendosi per le vie tortuose della citt. Un asino solo sopravviver.

Sagra di San Martin


23 brumaio 220 Canelli, Asti, Piemonte

In questa incantevole cittadina del ridente hinterland torinese, come da tradizione quindicennale si festegger lillustre concittadino il Cavolo. Ad affiancare lesposizione di tutte le variet possibili di questa nobile verza, ci saranno anche musica, pittura e spettacoli legati in modo fedele al re della manifestazione.

Dame e cavalieri, contadini e contadine, castagnai e castagnaie, giovani yuppie in costume depoca daranno il benvenuto allautunno con cibi prelibati e profumi dantan. Protagonisti assoluti saranno il Re Salsiccia e le Regine Castagne.

Fera dij Subit


Moncalieri, Torino Attenzione! Le date delledizione di questanno non sono attendibili, in quanto calcolate in base al calendario gregoriano. Prima di mettersi in carrozza vi consigliamo di contattare il sindacato dei venditori di fischietti.

Fotografie:
Dalla redazione: Neri Marsili, Mirko Isaia, Irene Floris, Valeria Buscemi, Davide Diena Da Flickr: bernachoc, pierrelag, klearchos, Rafael Gomez, pytiponk, Remo Casella, Fulvio Varrone, Tambako the jaguar

Il vate pensava certamente a questo incantevole borgo quando preso dimpeto fervente scriveva ma per le vie del borgo dal ribollir de tini va laspro odor dei vini lanime a rallegrar. Con i Ringraziamenti del buon Bacco e del rubicondo Martino, il novello scorre i fiumi e i calcagni dei prodi vinaioli finalmente si riposano lieti.

ode * torino direzione editoriale NeRi Marsili progetto fotografico Mirko Isaia, NeRi progetto grafico Francesco Olivero, Mirko, Neri