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Interrogarsi su apprendimento, formazione e lavoro a partire dalla crisi


1.

I mismatch: spreco culturale e scarsit di manodopera

La crisi economica di stampo finanziario ma con pesantissime ricadute sulleconomia reale sta bruciando in tutti i paesi avanzati centinaia di miglia di posti di lavoro e sta aggravando le condizioni di inserimento occupazionale dei giovani, soprattutto di quelli con basse qualifiche ma anche, e talvolta in modo clamoroso, di quelli con elevate competenze tecnico-specialistiche. Dopo un lungo periodo durante il quale si sostenuta la tesi che la maggior parte dei nuovi posti di lavoro che l'economia europea avrebbe dovuto creare in futuro era caratterizzato da qualifiche di alto livello, gli effetti della crisi sul mercato del lavoro spingono a dubitare sulleffettiva portata della crescita dei fabbisogni aziendali di tali competenze, mentre persino in tempi di stagnazione del mercato del lavoro, le imprese continuano a reclamare la necessit di formare figure professionali di livello inferiore, ma con una specifica preparazione tecnica, adeguata ai fabbisogni ad hoc dei processi produttivi Si calcola che in Europa l'eccesso di istruzione sia in media pari a circa il 30%, mentre al contempo una parte sostanziale della forza lavoro ha uno scarso livello di istruzione. Da un lato c ne troppa rispetto alle capacit di assorbimento di ruoli dirigenziali, manageriali e specialistici da parte delle piccole e medie imprese, dallaltro c ne troppo poca rispetto alla vacatio di posizioni occupazionali di tipo tecnico, come evidenziano le analisi del CEDEFOP sulla formazione professionale in Europa. L'eccesso di istruzione non di per s un problema. Tuttavia, l'utilizzo insufficiente di capacit e competenze uno spreco effettivo. Al contempo, ancora pi grave il fenomeno della domanda inevasa di figure professionali con competenze tecniche. Il motivo che le carenze di competenze sono dovute a una mancanza di persone con le competenze e l'esperienza necessarie, anzich a una mancanza di anni di istruzione. Quanto allItalia, questi fenomeni si presentano in forma ancora pi grave. Mentre la quota dei giovani under 24 disoccupati o inoccupati il triplo della Germania e il doppio della media europea, pi del 17% delle richieste di personale delle aziende rimane inevasa per lassenza delle corrispondenti figure professionali, che spesso, in particolare nellarea dellartigianato e della piccola impresa, sono di medio, se non basso, livello di qualificazione. Nello stesso tempo la domanda di personale ad alta qualificazione rimane largamente al di sotto dellofferta generata dal nostro sistema di istruzione, malgrado la percentuale dei giovani laureati risulti decisamente inferiore alla media europea. Siamo dunque in presenza di una scarsa offerta di qualificazioni medio-basse, associata anche alla decrescente capacit di attrazione dellistruzione tecnica e professionale: quindi di un fenomeno di over-education. E nello stesso tempo, siamo pure in presenza di una scarsa domanda di alte qualificazioni, dovuta anche a quello che potremmo definire il circolo vizioso della riproduzione della bassa qualificazione e spesso anche della bassa innovazione (datori di lavoro sotto-istruiti e poco innovativi che rifuggono dallimpiegare lavoratori pi qualificati e innovativi): quindi di un fenomeno di under-education. Pi ancora che di un problema di matching fra la domanda e lofferta esistente (in una logica di mero adattamento della seconda alla prima) si deve allora parlare di un problema di matching ai bisogni di crescita e di benessere del paese tanto dellofferta di lavoro e del sistema di istruzione/formazione quanto della domanda di lavoro e del sistema produttivo. E un ulteriore aspetto del mismatch , come ben sappiamo, quello territoriale. La doppia discrepanza (mismatch) di cui abbiamo parlato ha molte cause rivenibili su entrambi i lati del difficile rapporto tra istruzione/formazione e lavoro. Quali vi sembrano i

meccanismi che incidono maggiormente sui disallineamenti che sono allorigine dello spreco culturale e della scarsit di manodopera? E quali sono le politiche di matching che possono contribuire almeno ad attenuarli? Le politiche recentemente avviate sui due fronti (dellistruzione/formazione e del lavoro) vi paiono o no andare nella giusta direzione? E come tutto ci entra in relazione con lattuale crisi economica dellItalia e dellEuropa e con gli scenari che si possono ipotizzare a proposito dei suoi sviluppi?
2.

Le analisi dei bisogni professionali e delle competenze

Oltre alle comprovate difficolt che nel passato si sono registrate in tutti i paesi relativamente al raggiungimento dellequilibrio tra domanda e offerta, si aggiungono oggi, in una fase di crisi economica mondiale che non appare per niente transitoria, pi complicati problemi di traducibilit o leggibilit dei fabbisogni professionali del sistema produttivo. Fabbisogni che sono suscettibili di essere mappati in modo pi aggregato o pi specifico e che si riferiscono ad oggetti diversi: le posizioni professionali, le competenze, i livelli e i tipi di istruzione/formazione, le altre fonti di apprendimento. A che punto siamo nel processo di sviluppo e di affinamento delle analisi dei fabbisogni professionali? Quali i progressi pi promettenti e quali le lacune e i limiti maggiormente rilevanti?

Fra le competenze tecnico-specialistiche, quelle trasversali e quelle culturali e scientifiche di base quali vi sembrano registrare le carenze pi diffuse, in quali settori e per quali posizioni professionali? Fra le fonti di apprendimento come sembrano delinearsi i rapporti fra sfera formale e sfera informale? Esistono problemi di preferenza legati a fattori quali let e lalternativa fra mercati interni e mercati esterni?

3.

Le transizioni al lavoro e le asimmetrie informative

Nella maggior parte dei paesi europei la quota delle persone che ha trovato lavoro attraverso le reti informali di collocamento resta superiore al 60%. Questo fenomeno, particolarmente accentuato in Italia, comporta diverse diseconomie: prima di tutto non consente di sfruttare al meglio la disponibilit di competenze tra i potenziali candidati a ricoprire una data figura professionale; in secondo luogo non consente di analizzare gli andamenti del rapporto tra domanda ed offerta di lavoro in termini di caratteristiche dei profili; infine, rende particolarmente opaco il flusso di informazioni che sarebbero utili per sviluppare interventi sul lato della formazione e della qualificazione professionale. Quali passi avanti sono stati fatti nel nostro paese a fronte della riforma dei Servizi per lImpiego? La definizione del quadro nazionale delle qualifiche e la certificazione delle competenze possono favorire la mobilit e dare maggiore peso ai meccanismi formali di transizione al lavoro

rispetto a quelli informali che oggi in Italia sono ancora largamente prevalenti? E come si potrebbero utilizzare in positivo le reti informali e virtuali superando i limiti e le distorsioni che sono suscettibili di produrre? Un altro strumento importante di raccordo durante le fasi di transizione lorientamento. La questione dellassenza o della debolezza dei servizi di orientamento riempie i dibattiti da molto tempo. Come la formazione in azienda e la formazione per il lavoro, le misure di accompagnamento sono state al centro del processo di Copenaghen avviato dal 2002. Quali vi sembrano nellarco degli ultimi dieci anni i principali progressi realizzati? Quali i nodi pi urgenti da affrontare?

4.

La formazione e lapprendimento

Come si gi detto, in Italia abbiamo assistito ad una crescente sfiducia degli utenti e delle imprese nei confronti dellistruzione tecnica e dellistruzione e formazione professionale. Si rimproverano loro fra laltro di essere rimaste impigliate in un modello didattico superato, di tipo scolastico tradizionale, con un insufficiente valorizzazione delle forme di apprendimento attivo, a cominciare dallesperienza del lavoro. I tentativi fatti per introdurre forme di alternanza in questo contesto non sembrano per lo pi aver raggiunto i risultati sperati e voci critiche si sono a pi riprese levate contro le modalit in cui sono stati gestiti gli strumenti dello stage e del tirocinio. Per converso, una crescente attenzione stata rivolta allapprendistato, nelle sue differenti tipologie, che stato oggetto di vari interventi normativi e di cui si attende il rilancio. Malgrado ci, non mancano le esperienze positive. Quali sono i passi avanti compiuti sul fronte delle metodologie pi adeguate per la formazione tecnica e professionale, continua o iniziale? In che misura, a seguito di essi, i datori di lavoro hanno ritenuto i percorsi formativi pi affidabili per la ricerca delle competenze richieste? Quali sono i limiti che tuttora si riscontrano nei processi di innovazione didattica? Quale il giudizio che ne danno le autorit di regolazione (Ministero, Regioni, Isfol) e gli enti erogatori che le hanno sperimentate? Come fare per migliorarle e diffonderle? E, infine, se provassimo a tracciare un bilancio dei punti di forza e di debolezza mostrati dai vari canali della formazione e dellapprendimento istituzionalizzato (listruzione, la formazione, lapprendistato, i tirocini)?