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capitoletto 3 alle origini del mito Mentre, nellarco della cultura occidentale, le altre fabulae greco-latine raccontate da Ovidio

si ripresentano solo rapsodicamente, il mito di Narciso ricorre di continuo, e ci significativo ed eloquente; infatti ci da lidea di quanto questo racconto enigmatico abbia, nel corso dei secoli, stimolato la riflessione di artisti, filosofi e poeti. Inoltre, la lettura data da Sigmund Freud, appare fortemente riduttiva, in quanto mette in luce alcuni aspetti del mito trascurandone volutamente altri; linterpretazione del mito da parte di Freud ha finito per imporsi a livello della cultura contemporanea; infatti comunemente si tende ad associare la figura di Narciso ad una forma di autoriferimento della libido a se stessi, metafora dellamore rifessivo, incapace di un amore di oggetto vero e proprio. In questo modo, proprio come accaduto con la vicenda di Edipo, ridotta a rappresentazione di un complesso, anche il mito di Narciso viene a perdere molti dei suoi diversi significati e, pertanto, molte delle interpretazioni che da essi si possono derivare. Al di l della semplificazione freudiana nella figura di Narciso convergono una pluralit di significati irriducibili al paradigma delleros riflessivo (Curi- miti damore). E evidente che ricondurre la storia di Narciso esclusivamente al tema dellamor sui risulta riduttivo anche considerando le altre versioni in cui il mito ci pervenuto. Una delle pi antiche quella del geografo greco Pausania che dopo aver esposto la versione pi nota del mito ne introduce una seconda versione volta a rendere il racconto pi verosimile e congruente; secondo questa versione Narciso avrebbe avuto una sorella gemella di cui era perdutamente innamorato; questa mor prematuramente; un giorno Narciso specchiandosi ad una fonte, riconosce le fattezze della sorella e pertanto non riesce pi ad allontanarsi, morendo di stenti sul posto. Pausania, nel tentativo di rendere pi credibile la vicenda, finisce per ometterne due elementi fondamentali: il tema dellamor sui e quello dellinganno, mantenendo solamente quello del riflesso; sostanzialmente il problema filosofico soggiacente al racconto viene eliminato, ma in questo modo questa versione esprime in maniera implicita la necessit di superare la tematica dellamor sui, con tutti i suoi annessi psicopatologici, per aprirsi a tutta una serie di problemi connessi alla tematica dionisiaca, irriducibili allaspetto narcisistico comunemente inteso. Unaltra variante del mito quella, coeva alla narrazione ovidiana (2-8 d.C.), del greco Conone. Secondo questa pi breve versione, la colpa di cui Narciso si era macchiato consisteva nel disprezzo per Eros, mostrato nel rifiuto per lamore di Aminia, un giovane di lui innamorato. Narciso non cedeva alle sue profferte, e gli invi addirittura una spada, perch con essa si uccidesse; Aminia si uccise davanti alla porta di Narciso invocando la vendetta di Eros. La punizione di Narciso sar, specchiandosi presso una fonte, quella di di innamorarsi per la prima volta, di se stesso. Alla fine comprendendo che soffriva giustamente, sopraffatto dalla disperazione, si uccise. Prima dellinterpretazione plotiniana, in cui la speculazione filosofica sul mito raggiunge il suo apice, il primo racconto completo del mito di Narciso, dalla nascita fino alla metamorfosi finale, lo troviamo nelle Metamorfosi di Ovidio. Qui si susseguono tutte e due le pi interessanti varianti del mito: quella nella quale la sventura del giovane determinata dallidea che al riflesso della fonte corrisponda un oggetto reale, per quanto irraggiungibile e quella, invece, in cui Narciso riconosce in quel riflesso se stesso, e muore in conseguenza dellimpossibilit di separarsi dal suo corpo. Lintero racconto di Ovidio impregnato di riferimenti e di richiami ad un contesto dionisiaco, e alla saga dei discendenti di Labdaco; lo sfondo geografico infatti la Beozia, la regione nella quale Cadmo fonder la citt di Tebe; come si sa, la il racconto introdotto dalla profezia di Tiresia, cieco-veggente e in questo modo il la storia di Narciso risulta collegata strettamente ad un personaggio, Tiresia appunto, che ritroviamo, con ruoli decisivi, sia nella trilogia sofoclea, protagonista il duplice Edipo, sia nella vicenda di Dioniso, dio della contraddizione, raccontata nelle Baccanti di Euripide. Lo stesso Tiresia presenta spiccati connotati di duplicit: privo della vista, ma in grado di prevedere il futuro, ed inoltre, reduce da una incredibile vicenda di sdoppiamento, essendo stato donna per sette anni, prima di trascorrerne altrettanti come uomo.

Narciso stesso nasce da uno stupro perpetrato dal fiume Cefiso, ai danni della ninfa Liriope, il cui nome forse deriva dal lirion, il giglio. Il modo in cui Narciso viene concepito segna la compresenza di amore e violenza; i suoi genitori ne determinano la physis di fiore bellissimo, che nasce prevalentemente al bordo dei fiumi. capitoletto 4 metamorfosi... E quindi gi ben chiaro il contesto allinterno del quale si colloca il mito di Narciso, un contesto denso di rimandi a due tra le principali figure della duplicit, ovvero Edipo ed il dio Dioniso; in tutta la narrazione sono oltretutto presenti inequivocabili symbola (con laccento su y come pysis) della compresenza dellalterit nellidentit. Infatti la metamorfosi stessa, non consiste semplicemente in un lineare trasformarsi in qualcosa di diverso, in unaltra forma. Bens rappresenta unidentit che pu esprimersi in forme via via diverse, ma non per questo opposte o scollegate tra loro. I personaggi del poema ovidiano, attraverso la metamorfosi, assumono una forma che non in contraddizione con la loro precedente natura , ma in continuit con essa. Coerentemente a ci che essi sono per nascita, la loro essenza pu assumere questa o quellaltra forma, senza che da questo passaggio derivi un cambiamento didentit, ma solo il manifestarsi esplicito di quella forma altra gi compresente nella forma originaria. La metamorfosi, se da un lato presuppone un cambiamento di forma, dallaltro implica il mantenimento di una identit che da luogo ad una forma, non gi diversa in se stessa, ma semplicemente pi adeguata allessenza intima del soggetto trasformato. Tra identit e alterit non si configura quindi un rapporto puntualmente esclusivo, bens una relazione di necessaria implicazione; non possibile realizzare pienamente la prorpia essenza, se non trasformandosi. La metamorfosi non comporterebbe quindi una perdita dellidentit ma diviene il processo per il quale emerge ci che il carattere specifico della condizione umana, ovvero il legame sostanziale tra unit e molteplicit. La metamorfosi, in questo modo, non manifesta solo una natura nascosta del personaggio, ma ne manifesta linsopprimibile duplicit, mettendo in luce la labilit del confine che separa e unisce nello stesso tempo i due poli di tale duplicit. Il cambiamento di forma ci mostra quanto laltro, il diverso da s, sia fondamentale affinch il s possa compiutamente affermarsi: solo trasformandoci, solo cambiando morf possiamo diventare pienamente noi stessi. La realizzazione del s, pertanto, non esclude il riferimento allaltro ma, viceversa, lo implica e la metamorfosi, in quanto assunzione di unaltra forma, diviene la pi perfetta realizzazione della propria identit. Il mutamento di forma, dunque, invece che configurarsi come perdita didentit, sarebbe proprio il processo attraverso il quale lidentit si compie nel vero senso. Questa dialettica di alius e idem, probabilmente laspetto filosoficamente pi significativo dellintero poema, molto evidente nella prima delle metamorfosi descritte da Ovidio, quella di Lycaone, re dellArcadia, noto come uccisore dei suoi ospiti, il quale nel racconto si trasforma in lupo, conservando tuttavia le tracce della forma precedente, resta grigio, il suo sguardo resta violento egli , come prima, limmagine della ferocia (vv. 232-39). In questo caso la duplicit insita nel personaggio gi contenuta nella descrizione del racconto dove la feritas a lui attribuita pu, di volta in volta, esprimersi come ferocia delluomo Lycaone o come la ferinit della sua natura animale che si manifester, appunto, nella metamorfosi. Anche dal punto di vista linguistico il passaggio da Lycaon a Lykos non altro che il ripristino della sua pi vera identit; il risultato finale si ha quindi da un lato con il mutamento di alcuni particolari fisici, ma dallaltro con la persistenza della ferocia delluomo. l Il concetto di compresenza di alterit e identit non circoscritto alle vicende narrate, ma investe la struttura del poema di Ovidio nel suo intero, attraverso diverse e ripetuti cambiamenti di stato caratterizzati dal superamento di ogni immediata opposizione tra il s e laltro da s.

Nellepisodio di Narciso lo specchio il simbolo dellimpossibilit di mediazione, emblema dellincapacit di autorealizzarsi a causa del non essere in grado di stabilire una relazione con un vero altro, che non sia solo una mera proiezione di noi stessi. Dal punto di vista della struttura del poema, la figura dello specchio esprime il collegamento tra lepisodio di Narciso e tutti gli altri racconti caratterizzati da continue metamorfosi che nel loro complesso rendono evidente il collegamento indissolubile che lega identit e alterit. capitoletto 5 contrappasso Tornando ora alla struttura del racconto di Ovidio, si vede come nelle Metamorfosi il racconto di narciso inserito tra lepisodio di Atteone che viene sbranato per avere visto la dea Diana nuda, e lepisodio di Penteo che subisce il supplizio dello smembramento, perchr sorpreso a spiare i riti bacchici. Il leitmotiv che compare in tutta questa parte del terzo libro del poema il binomio colpapunizione. Il mito ambientato in Beozia (terra di Edipo e Dioniso), unica regione presso la quale i miti riportano spesso in contemporanea episodi di parricidio ed incesto. C in questa parte del poema un esplicito richiamo al dio della contraddizione; e un ulteriore richiamo alla relazione di identit-alterit che sottesa al concetto stesso di metamorfosi, relazione che causa delle sciagure della stirpe di Edipo e della tragica fine di Bacco. Tutto questo rende chiaro il problema della metamorfosi finale di Narciso. Infatti il castigo subito dai personaggi delle saghe tebane narrate da ovidio, non una generica punizione, ma un vero e proprio contrappasso che permetta di ristabilire lequilibrio e larmonia turbati dallazione profanatrice -dal vulnus-, dei protagonisti. Ma perch la punizione si configuri come adeguata alla colpa, occorre che colpa e riparazione siano legate da una relazione che renda la riparazione stessa appropriata al vulnus, alloffesa subita. Ecco perci che, nel caso di Dioniso, lo sbranamento, lo smembramento diventa il castigo coerente alla colpa di aver fissato la sua immagine riflessa nello specchio. Lo specchio infatti scompone, smembra, scinde, rendendolo autonomo, il riflesso che una parte della realt, un elemento del molteplice nelluno che siamo; il riflesso diventa cos alterit irrimediabilmente scissa dallidentit. Allo stesso modo tutte le punizioni riservate ai personaggi di queste storie non ne contraddicono lintima natura ma anzi, attraverso la metamorfosi, la loro natura si manifesta in maniera pi compiuta. La possibilit che la pena sia fonte autentica di riscatto per il protagonista legata al fatto che essa sia isomorfica, pienamente adeguata come forma, rispetto alla colpa subita. Non solo deve essere equivalente come importanza, ma deve riprodurre quasi specularmente la colpa stessa. Atteone, Tiresia, Penteo e Narciso stesso pagano la colpa di aver visto ci che non consentito vedere. Gli oggetti che non devono essere visti sono tra di loro molto diversi; e allora qual l aspetto comune, che rende colpevole un atto di per s innocente quale quello di guardare? Dove sta la violazione messa in atto dai protagonisti, che li condanna alla rispettiva pena? La loro colpa consiste nellaver voluto vedere le cose nella loro verit; anzich accontentarsi di contemplarle come idola, come copie, riflessi, immagini mendaci, essi hanno voluto conoscerle come eikna, immagini autentiche e veritiere. Allo smembramento di Dioniso porr rimedio Apollo che render possibile la seconda nascita del Dio, per Narciso invece solo la metamorfosi potr essere ladeguata sanzione per aver voluto conoscere e profanare ci che non doveva essere visto. I colpevoli scopriranno la loro irriducibile duplicit mediante la trasformazione metamorfica, che render evidente laltro da s da sempre intimamente compresente nella loro natura.