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Chianciano Terme, 9 settembre 2011 Festa Nazionale Udc Intervento di Corrado Passera alla tavola rotonda L'agenda per

la crescita

Alberto Orioli: Cosa serve o cosa servirebbe al paese per recuperare questa crisi di fiducia sui mercati? Dobbiamo immaginare che i mercati abbiano gi scontato una manovra della bellezza di 54 miliardi in tre anni e che si aspettino che ne facciamo unaltra, magari la versione numero sei? Corrado Passera: Intanto grazie per avermi invitato, perch questo un momento in cui si rende necessario raccogliere le idee per poi mettere insieme al pi presto dei piani per la crescita. Per rispondere alla domanda e per arrivare al tema grave sollevato da Orioli - perch oggi veramente un problema di credibilit e di fiducia che venuta meno nei confronti del nostro paese - mi rifaccio a ci che detto prima Pezzotta. Lui si domandato: che Italia vogliamo e come misuriamo la performance di un paese?. Il PIL, ad esempio, una misura sufficiente? Serve ovviamente per capire alcune cose, ma se oggi dovessimo scegliere un indicatore per valutare adeguatamente la qualit delle nostre azioni dovremmo scegliere un parametro sulloccupazione, sulla capacit di uneconomia di creare posti di lavoro. Oggi noi stiamo sottovalutando il disagio che si sta creando e che molto superiore a quello rilevato dalle statistiche. Certe volte ci accontentiamo di andare a rilevare che i disoccupati statistici sono pi o meno stabili: parlo dei ben conosciuti due milioni di disoccupati, che peraltro sono tantissimi. Ma facciamo fatica a vedere la vera entit del disagio che si sta accumulando, in tutto il mondo, in Europa e sicuramente in Italia. Dove si annida il disagio occupazionale oltre ai disoccupati statistici vanno considerati gli inoccupati scoraggiati, quelli che non cercano neanche pi un lavoro, i sotto-occupati, i precari assoluti, quelli che non hanno un lavoro sufficiente per essere definito tale; e ancora i falsi studenti, le false partite iva, coloro che di fatto sono sospesi dal lavoro. Se noi mettiamo assieme questi numeri, arriviamo a sei, sette, anche otto milioni di persone, che, insieme alle loro famiglie vivono una condizione di profondo malessere. Questo il problema da affrontare. Poi chiaro che lo strumento per farlo la crescita. Non solo attraverso lausterit, non solo attraverso i tagli. Certe volte, anche in politica, si confondono gli strumenti con gli obiettivi. Lobiettivo principale, deve

essere quello di rimettere in moto la crescita, quella sostenibile, non quella drogata, e per farlo dobbiamo creare strutturalmente posti di lavoro. E questo deve essere il parametro che ogni classe dirigente, non solo quella politica, deve considerare come essenziale tra gli strumenti necessari per svolgere al meglio il proprio lavoro. Il secondo tema altrettanto forte, che anche Emma ha ripreso, che ciascuno deve fare la sua parte. Tutti dobbiamo sentirci corresponsabili di tutto. E finito il tempo in cui si pensava- che ciascuno con il proprio egoismo, facendo solo il proprio interesse su un mercato portato allestremo, contribuisse al bene comune. un dogma che non ha mai funzionato, ma che in questi anni stato fonte di innumerevoli guai. La verit unaltra: le societ si tengono per condivisione di responsabilit, per mezzo della coesione nel fare le cose. Oggi, come hanno detto prima Emma e Pezzotta, siamo oggettivamente in pericolo. Perch quando si parla di spread non ci si riferisce solo ad una questione tecnica, che attiene alla finanza. Lo spread vuol dire avere o non avere le disponibilit per sostenere il sistema di welfare, le pensioni, la sanit e listruzione. Lo spread vuol dire avere o non avere i soldi per garantire i finanziamenti alle imprese. Il finanziamento alle imprese si traduce poi in investimenti e occupazione. Quindi quel maledetto numero che sta andando cos male non un qualcosa per soli addetti ai lavori. Influisce pesantemente sullequilibrio economico e sociale del paese, non solo del nostro, ma anche di altri molto meno forti di noi. Noi possiamo crescere. Abbiamo unindustria forte, abbiamo dimostrato, anche ultimamente, di saper esportare ed essere presenti sui mercati internazionali quasi come nessuno; abbiamo un basso livello di indebitamento privato; abbiamo banche robuste: siamo uno dei pochi paesi dove lo stato non ha dovuto mettere una lira per salvare o per sostenere le proprie banche. Abbiamo un welfare che funziona: perch negli ultimi anni, se vi ricordate, i famosi professorini consideravano previdenza, istruzione e sanit come una specie di zavorra. Invece sono vere e proprie conquiste di civilt, che permettono di tenere insieme le societ e che consentono di guardare al futuro senza paura. Perch se i cittadini guardano al futuro con paura non investono, non si sposano, non fanno figli, non consumano, non fanno nulla delle cose che poi alimentano lenergia complessiva della societ. Ma lultima conseguenza del discorso: ognuno deve fare la sua parte, e mi riattacco al tema Italia che vogliamo, che possiamo davvero salvarci da soli. ora di finirla di pensare che solo lEuropa sia in grado di salvarci. una cosa mortificante: noi abbiamo tutti i numeri per ristrutturarci e per rilanciarci. Finch saremo un paese che deve essere salvato, per il quale addirittura un membro del consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea batte il pugno sul tavolo e si dimette

saremo un paese che non conta pi nulla. Se vogliamo essere parte della sala di regia, come siamo stati nei momenti migliori dellEuropa, se vogliamo ritornarci, e non essere la Grecia 2 come stiamo rischiando di diventare, dobbiamo metterci velocemente a posto, e da soli, con le nostre forze. Possiamo farlo: lo strumento la crescita sostenibile. Possiamo crescere per le ragioni che dicevo prima. Non si cresce con una pacca sulle spalle. La crescita non si fa con iniziative estemporanee o semplicemente tagliando. Sicuramente non con la sola austerit : alcuni tagli che sono talvolta necessari in determinati capitolo di spesa sono, invece deleteri in altri e remano contro la crescita. Noi abbiamo tutta una serie di attivit e di funzioni, dalla giustizia allistruzione, dagli investimenti alla ricerca, dove dobbiamo aumentare spese e investimenti. Ricordiamoci anche che siamo un paese che riuscito negli ultimi anni ad accumulare un ritardo negli investimenti nelle infrastrutture quantificabile tra i 200 e i 300 miliardi. Quello delle infrastrutture non del resto un tema secondario: una pi adeguata dotazione infrastrutturale si traduce in maggiore competitivit delle imprese e del sistema nel suo complesso. Se ci mettiamo a costruire con soldi pubblici, privati, europei 30 miliardi allanno di infrastrutture per dieci anni, otteniamo come risultato due punti in pi di PIL annui. Nonostante questo, pur essendoci le risorse, continuiamo a non farlo. Questo per dire che per rimettere in moto la crescita dobbiamo mettere in fila tutto, metterci tutti a lavorare insieme le aziende, le banche, la politica, lamministrazione pubblica sapendo che, prima di tutto, la crescita la si promuove con la competitivit delle imprese. E dobbiamo facilitare chi investe, chi cresce, chi si internazionalizza, chi mette soldi nella propria azienda. Dobbiamo fare in modo che intorno alle aziende ci sia competitivit ed efficienza di sistema, cio di infrastrutture adeguate, di sistemi di istruzione e giustizia moderni, di pubblica amministrazione funzionante. Noi siamo un paese che per molti aspetti inagibile agli investimenti per problemi di sicurezza e per la lentezza della nostra giustizia. Tagliamo anche l: ma scherziamo? Ma la competitivit non sufficiente, perch i paesi che non hanno valori comuni, che non hanno meccanismi di coesione che sono fondamentalmente legati al welfare , sono paesi che alla fine crescono molto meno. quindi urgente, in questo contesto, completare come diceva Emma la riforma delle pensioni: siamo stati uno dei primi paesi a farla, portiamola fino in fondo, facciamola in maniera equa, e chiudiamo definitivamente questo capitolo. La sanit uno strumento al contempo di coesione e di crescita. uno dei settori che pu crescere di pi al mondo e nel quale siamo forti, anche se assistiamo ad una serie di episodi vergognosi in giro per lItalia. Per quanto riguarda il welfare poi, sappiamo di

essere molto deboli sui temi della famiglia, dellimmigrazione, della tutela dei disoccupati che cercano di rientrare nel mercato del lavoro, sul contrasto alle nuove povert: proprio in questi ambiti dobbiamo disporre di pi risorse da investire. Il Terzo Settore una risorsa che quadrer il cerchio di un welfare che il privato non finanzier mai, e che il pubblico non avr pi le risorse per sostenere. Dobbiamo impegnarci per sostenerlo, insieme a tutto il mondo dellimpresa sociale, perch un ingranaggio fondamentale di un motore importante della crescita. Forse ne avete gi parlato questa mattina con Marco Morganti: assieme abbiamo costruito Banca Prossima proprio per avere la possibilit di lavorare con 50mila entit del Terzo settore. Poi ci sono tutti gli altri elementi che alimentano la vera energia del paese: parlo della mobilit sociale e della meritocrazia. Bisogna porre un freno allidea del merito legato unicamente allanzianit: la vera meritocrazia prima di tutto buon credito saper dare credito a tutte quelle iniziative che lo meritano, anche dove c un po pi di rischio imprenditoriale da prendere, ed sapere naturalmente anche dire dei no. . Meritocrazia vuol dire anzitutto liberalizzare settori chiusi alla concorrenza. Ma ci che pi di ogni altra cosa determina lefficienza di un sistema paese la velocit dei processi decisionali: oggi noi ci siamo completamente bloccati. Abbiamo costruito dei meccanismi troppo complessi, lunghi e falsamente partecipativi, che di fatto garantiscono il diritto di veto a chiunque. In questo modo, per fare qualsiasi cosa in Italia ci mettiamo 4, 5 volte il tempo impiegato da altri paesi. Tuttavia questo problema pu essere risolto. Il federalismo pu essere unoccasione utile per chiarire i compiti che spettano a ciascun livello decisionale, dallo Stato centrale come al singolo comune. Per capire chi ha la responsabilit e le risorse per fare le cose. Lelenco pu ancora continuare, ma il meta messaggio questo: possiamo crescere, abbiamo tutti i numeri per farlo e lo abbiamo dimostrato, abbiamo le risorse. Dopo lapprovazione della manovra dobbiamo avere il coraggio di mettere in moto un piano, grande, forte, che comprenda tutti i motori per la crescita. Dobbiamo ridurre il debito, se vogliamo salvarci da soli. Non retorica, perch siamo stati spesso protagonisti in Europa e dobbiamo tornare a esserlo. Questo avverr grazie alla crescita, che si misura soprattutto con il numero di posti lavoro che si creano. Alberto Orioli: Dottor Passera, siamo in un contesto di una festa di un partito politico e, nella relazione di pocanzi, Pezzotta ha parlato di un governo di unit nazionale. Attivare tutti i motori: ma il pilota deve essere quello di adesso? capace di attivare tutti i motori oppure no?

Corrado Passera: Il ruolo della politica certamente molto importante, ma mi lasci dire che un bel pezzo di strada, come in altre occasioni, le parti sociali possono farla. Perch molte delle cose che si sono dette fin qui, il mondo dei produttori, le imprese, i sindacati, possono contribuire molto a realizzarle. In molti comparti e in molti settori, poi, gi sono state fatte. Secondo me, lesempio per la politica pu venire dal mondo delle parti sociali, ma solo se sapranno riunire i tavoli, se sapranno lavorare in unit, sia da una parte che dellaltra. Poi chiaro che tante cose quadrano soltanto se ci sono la politica, le norme, le regole, i fondi pubblici, eccetera. Dobbiamo forzarli in questa direzione, e - come diceva Emma - se sapranno fare bene saremo i primi a riconoscerlo, altrimenti bisogna cambiare, perch non possiamo certo rinunciare ad un piano effettivo di crescita che ci consenta in tempi rapidi di realizzare tutte le cose che abbiamo detto. Alberto Orioli: Ci sono diversi spunti che recupererei dai discorsi che sono venuti fuori da chi lha preceduta. Abbiamo prima parlato dellaspetto che deve avere la crescita, ma con lei non abbiamo approfondito a sufficienza il tema delle politiche fiscali, che trovo interessanti. Bonanni ha rilanciato lidea di uno squilibrio fiscale, il tema dellevasione; venuto poi fuori il tema della patrimoniale. Sarei curioso di sapere la sua opinione, come banchiere e uomo dei mercati finanziari. in corso la riunione del G7: uno dei temi la discussione sulla eventuale Tobin Tax sulle transazioni finanziarie globali. E una chimera che spesso ritorna; anche noi abbiamo manifestato pi volte delle perplessit, perch sembra una soluzione tecnicamente complessa nella sua applicazione pratica. Per bisogna prendere atto di un diverso orientamento globale su questo tipo di tassazione, ed alcune complicazioni tecniche di prima potrebbero essere rese ora meno complesse. Infine recupererei il tema delle minoranze che bloccano gli investimenti, che sono un grosso fattore frenante. E infine lasciatemi essere un po provocatorio: si parlato di una sbornia un po individualista che nata sullonda dei miracoli della finanza. Lei pu portare a questo nostro palco un po di autocritica per il settore? Corrado Passera:

Alcuni temi si mischiano tra di loro perch, quando si parla di politiche fiscali e di investimenti, bisogna dire che uno dei grandi cambiamenti che dobbiamo introdurre quello del premio forte in termini di incentivo fiscale alle aziende che fanno investimenti, innovazione, internazionalizzazione e agli imprenditori che mettono soldi nella loro azienda e che crescono dimensionalmente. Perci una delle finalit del fisco per la crescita certamente quella di premiare gli investimenti in tecnologia, in innovazione, in espansione allestero, in crescita dimensionale e in patrimonializzazione delle aziende. Poi dobbiamo modificare e correggere il cuneo fiscale e contributivo - che in Italia ai limiti estremi rispetto agli altri paesi per poi mettere delle risorse effettive in tasca alla gente, se vogliano che consumi e crescita si rimettano in moto. E questo non incompatibile con laumento della produttivit. Abbiamo una serie di occasioni da cogliere insieme, tra parti sociali, per potenziare la produttivit e contemporaneamente per aumentare il potere dacquisto della gente: non una cosa impossibile da realizzare. Sul tema evasione: se lo si vuole veramente, e lo sappiamo tutti, una soluzione definitiva a questo gravissimo problema la si pu trovare. I numeri urlano vendetta: a parte i dipendenti, non c praticamente nessuno che dichiara pi di 100mila euro in Italia: semplicemente non possibile. Basterebbe fare 3 o 4 cose, se ce n la volont. Sappiamo dove andare a recuperare risorse per far pagare meno quelli che pagano gi troppo. Ancora: se c la volont si pu fare. Per quanto riguarda la patrimoniale, personalmente guarderei largomento con mente fredda. Se noi garantiamo agli italiani che verranno eliminati tutti gli sprechi, tutte le inefficienze compresi quelli che si annidano nei costi della politica e dellamministrazione pubblica- se rimettiamo in moto gli investimenti e la crescita, se mettiamo pi soldi nelle cose che servono per creare vero futuro, come istruzione, giustizia, contrasto alla criminalit; se dimostriamo di fare tutti il nostro dovere, se dimostriamo che tutto quello che si poteva fare labbiamo fatto per rimettere in moto la crescita e loccupazione e, a quel punto, decidiamo che necessario uno sforzo aggiuntivo per abbassare il debito pubblico, allora possiamo pensare ad una piccola patrimoniale Ecco, io credo che se gli italiani sanno che la patrimoniale non va a finire nella fornace dello spreco e se viene richiesta a valle di un lavoro serio di ristrutturazione del conti e di riavvio della crescita, allora sarebbero anche disposti ad accettare una patrimoniale. Certo, dobbiamo - come diceva Emma avere venduto una parte di patrimonio

pubblico inutilmente tenuto dal pubblico, dobbiamo anche aver privatizzato quelle che assurdo che sia pubblico. Solo a quel punto si pu dire chiudiamo la fase dellemergenza e diamo un ulteriore colpo di acceleratore alla crescita con una patrimoniale ben pensata, che sappia graduare e togliere il peso dai micro-patrimoni e progressivamente metterlo su quelli pi consistenti. A quel punto gli italiani risponderebbero positivamente. Tobin Tax: forse questa una di quelle pochissime cose in cui non siamo perfettamente allineati con Emma. Io da sempre dico che anche questa una cosa che va esaminata attentamente. Non c nessuna ragione al mondo per non avere una micro-tassa sulle transazioni. Allora su quei miliardi di transazioni facili, di compravendite, di cose che possono essere messe con un semplice software in un qualsiasi meccanismo di acquisizione e cessione cio di vendite e acquisti - si potrebbe immaginare di chiedere un mezzo centesimo e di tirare su risorse importanti colpendo quelli che in borsa non sono per investire ma sono per speculare. E chiaro che i grandissimi operatori che fanno miliardi di operazioni al giorno non la vogliono. Non sto parlando di una maxi-imposta calcolata in percentuale sui volumi o sui valori: sto parlando di una micro cosa per transazione che non bloccherebbe e non impedirebbe nessuna operazione di borsa, se fatta con buon senso, spirito di risparmio e di investimento. Io non direi no a priori: lho sempre detto e lho anche scritto. Valutiamola, perch in un momento in cui necessario fare dei grandissimi investimenti per costruire il futuro, anche questa pu essere una fonte utile da cui attingere. Io in banca ci sono solo da alcuni anni, e non ho bisogno di difendere il settore per obbligo di categoria. Vengo dallindustria, sono sempre stato nellindustria, pubblica e privata; casa mia una piccola azienda, ben gestita, una micro-azienda. Ho sempre guardato e continuo a guardare a questo mestiere, che ho avuto la fortuna di fare, con una certa obiettivit. Certamente i comportamenti di talune banche in alcune parti del mondo hanno contribuito molto alla crisi. La crisi, per, viene da tante cose: viene dagli squilibri macro economici globali, viene da regole sbagliate, da politiche di liquidit inadeguate; viene da controlli mancanti perch se soltanto nel resto del mondo ci fossero stati i controlli che ci sono stati in Italia, almeno per quanto riguarda il settore bancario non avremmo assistito al disastro che invece si verificato. Ci sono stati poi comportamenti assolutamente non coerenti, non soltanto con un

agire etico, ma anche con le regole e con le leggi: di nuovo, quindi, una questione di controllo. Alla grande crisi - che ha causato tanti danni tra il 2007, il 2008 e il 2009 e che poi diventata una vera crisi delleconomia reale - hanno contribuito sicuramente le banche, ma in modo assai differenziato tra le diverse tipologie di banche Certamente hanno contribuito enormemente le banche daffari pi aggressive, soprattutto quelle che vivono di operativit, di trading sui mercati. Molto meno quelle che vivono di raccolta e impieghi: anzi, quelle che vivono di rapporti con i clienti sono state le pi penalizzate, ma non per colpa loro. Per cui ci sono diverse responsabilit per ogni categoria. Diverse responsabilit anche per le banche di ciascun paese: lInghilterra, che ci impartiva la lezione, ha visto quasi tutte le sue banche fallire o essere nazionalizzate:non tutte, ma quasi. In America hanno fatto dei guai pazzeschi. LItalia uno dei paesi che se l giocata meglio, passando attraverso la crisi senza particolari problemi: non si mai fermato il credito, lo dicono i numeri. Abbiamo aperto il nostro mercato in uno dei settori pi competitivi come nessun altro: ci sono banche nazionali e internazionali, banche dirette e banche indirette, banche piccole e grandi, c il Banco Posta. Quindi, lanalisi dei motivi della crisi deve per forza di cose essere completa ed esaustiva. Avremmo potuto fare meglio evitare molti degli errori che sono stati commessi? Sicuro. Un esempio. Ieri ho incontrato i miei mille dirigenti a Torino: il nostro piano dimpresa prevede 150 progetti per far meglio il nostro mestiere, quindi figuriamoci se le aree di miglioramento non ci sono. Per, se c un settore - ne parliamo spesso anche con Emma dove lItalia non sfigura assolutamente in nessun contesto europeo e mondiale, questo sicuramente il settore bancario, dove assieme al sindacato abbiamo fatto un gran lavoro. Come non impossibile quello che diceva prima Emma: aumentare i soldi in tasca alla gente e aumentare la produttivit. Alcuni anni fa abbiamo dimostrato che non impossibile far fare dei grandissimi salti di funzionamento alla pubblica amministrazione. Abbiamo, ad esempio, vissuto cinque anni magnifici alle Poste. Le Poste erano considerate insalvabili, sembrava che fosse la metafora dellItalia irrecuperabile. Allora ci siamo messi a lavorare assieme: azienda, Istituzioni (in quel caso Ciampi e Maccanico), sindacato, riuscendo a mettere in pratica e a far fruttare un piano che appariva durissimo, quasi impraticabile. Abbiamo cos dimostrato che non assolutamente vero che nel nostro paese non si possono recuperare situazioni che sembrano inevitabilmente destinate al fallimento.

E allora le Poste sono diventate la metafora al contrario: non dellItalia che non si riesce a mettere a posto ma dellItalia che si pu aggiustare e rimettere in carreggiata. Ci tenevo a dirlo: perch lho vissuta direttamente e per me stato importante fare questa esperienza. Grazie.