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Giulia Magnani Luca Manucci

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OMBRE CINESI SULL INFORMAZIONE


Il nostro compito riferire le notizie, non fabbricarle: quello compito del governo (dal film V per Vendetta, regia di James McTeigue, 2005)

Esame di Comunicazione Giornalistica - Anno Accademico 2007/2008 Universit di Bologna Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione 1

INDICE
Introduzione

Parte I

I media in Cina: un affare di Stato La carta stampata 1.1 1.2 1.3 I giornali di Stato Il giornalismo con gli occhi a mandorla: tra difficolt e contraddizioni I reporter stranieri: You are not in the US or Great Britain. This is China

Cap. 1

Cap. 2

Il web: la Cina innalza la sua Muraglia Telematica 2.1 2.2 Siti internet, blog e forum: filtrati e censurati Motori di ricerca. L autocensura paga

Parte II

Intervista al corrispondente per la Stampa da Pechino Francesco Sisci. E se invece

Bibliografia

Introduzione
No, non potevamo restare indifferenti. Da mesi si susseguono notizie preoccupanti sulla situazione dei diritti umani in Cina, emerse grazie alla straordinaria cassa di risonanza costituita dalle Olimpiadi. Fa scalpore che proprio la Cina sar portavoce a livello mondiale di valori che l vengono sistematicamente ignorati. Il rapporto 2008 di Amnesty International sottolinea un utilizzo spropositato della pena di morte al termine di processi spesso irregolari o sommari, porta alla luce la presenza di campi di lavoro, che ricordano tanto quelli nazisti, in cui maltrattamenti e violenze sono all ordine del giorno. Non mancano repressioni etniche e religiose, come quella ai danni degli Uiguri, un gruppo di religione musulmana, e contro il movimento spirituale Falun Gong e di altre cosiddette organizzazioni eretiche. Si conta che il numero di giustiziati in Cina in un anno sia maggiore di quello del resto del mondo; fra i reati punibili con la pena di morte c anche quello d opinione. Il diritto alla libert di espressione e di informazione fortemente controllato e censurato dal partito comunista (PCC), per questo sia la carta stampata che il web sono ridotti a semplici strumenti di propaganda politica. Non ammesso trattare alcun argomento sgradito al regime; il Dipartimento di Propaganda ha dato in merito disposizioni chiare: si deve offrire unimmagine positiva della nazione e rafforzare lideologia del partito unico. A questo punto si tratta di capire se le Olimpiadi di quest estate, durante le quali la Cina sar al centro dell attenzione mondiale, saranno un occasione per un drastico cambiamento in materia di diritti fondamentali oppure un nuovo pretesto per censurare i dissidenti e chi, in generale, sostiene idee che vanno contro il Partito. Riportando le parole di Horacio Verbitsky secondo il quale Giornalismo diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto propaganda, cercheremo di fare un analisi breve ma accurata della situazione con l intento di fare chiarezza sulle modalit e le motivazioni di una censura cos rigida. Insomma, provare a dissipare un po le ombre cinesi sull informazione.

Parte I I media in Cina: un affare di stato


Formalmente lo Stato cinese riconosce ai suoi cittadini ampia libert di espressione, infatti l Art. 35 della Costituzione garantisce libert di parola, di stampa, di riunione, di associazione, di spostamento e di dimostrazione. Una gamma di libert che, se pienamente attuate, dovrebbero essere sufficienti alla completa realizzazione dei diritti umani. Tuttavia questo articolo del tutto 3

privo di valore se interpretato alla luce dei Principi Generali che vietano ogni sabotaggio ed opposizione al sistema socialista. In sostanza l Art. 35 va cos tradotto: ognuno libero di esprimere la propria opinione, a patto che questa sia condivisa dal Partito.

Capitolo 1 La carta stampata 1.1 I giornali di Stato I maggiori quotidiani cinesi sono esplicitamente controllati dagli organi del Partito e ne costituiscono il mezzo privilegiato di propaganda ideologica. Tra questi l organo ufficiale del Comitato Centrale del PCC il Peoples Daily, con una tiratura di 3-4 milioni di copie: i suoi editoriali sono considerati come dichiarazioni autorevoli della politica governativa. Di cultura ed educazione si occupano in specifico i sette giornali raggruppati nel Guangming Daily, diretta espressione della Conferenza politica consultiva cinese. Anche la Lega della giovent comunista ha un proprio organo di stampa: il China Youth Daily, con una tiratura di 500.000 copie. Ancor pi significativa l esistenza del Peoples Lliberation Army Daily, nato nel 1956 come pubblicazione ufficiale dell esercito cinese con lo scopo di fare propaganda al PCC e di diffondere le decisioni prese dalla commissione militare. Infine, da segnalare il pi generico China Daily, portavoce dell informazione ufficiale. La Xinhua (Nuova Cina), invece, l agenzia stampa ufficiale: sono i suoi comunicati a diffondere le notizie considerate pubblicabili. E il governo stesso che con una legge dell Agosto 2007, l Emergency Response Law, rende noto che proibita la fabbricazione di notizie false su incidenti e disastri e rende responsabile il governo stesso di fornire precise informazioni sui fatti in un ragionevole limite di tempo. Per questo le redazioni devono aspettare l arrivo dei comunicati Xinhua prima di pubblicare notizie su disastri naturali, incidenti industriali, 4

epidemie e fatti di pubblica sicurezza, senza la possibilit di effettuare indagini autonome. Per i trasgressori sono previste multe da 50 a 100 mila yuan (5-10 mila euro). Emblematica la testimonianza di un giornalista del Beijing News riportata da Reporter Senza Frontiere: Tutti in redazione sanno che bisogna aspettare il comunicato dall agenzia ufficiale Xinhua quando ci sono temi riguardanti leader del partito, occasioni ufficiali o questioni internazionali. E troppo rischioso pubblicare qualsiasi cosa prima dell approvazione. Tutti sanno cosa vietato: parlare di minoranze, libert religiosa e del gruppo dei Falun Gong. Le direttive in materia arrivano direttamente dal Dipartimento di Propaganda e dall Ufficio per la Stampa e le Pubblicazioni (GAPP): Gli articoli devono essere veri, precisi, oggettivi e non opporsi agli interessi dello Stato o infrangere i diritti dei cittadini. Per esempio nel novembre scorso il Dipartimento di Propaganda ha ordinato ai direttori dei pi importanti media cinesi di evitare notizie negative sull inquinamento atmosferico, i rapporti con Taiwan sul problema della torcia olimpica e questioni di sicurezza pubblica collegati alla preparazione dei Giochi Olimpici. Ci conferma ancora una volta che, per salvaguardare gli interessi dello Stato, diventa lecito anche mentire ai cittadini o pi semplicemente non informarli su ci che sta realmente accadendo.

1.2

Il giornalismo con gli occhi a mandorla: tra difficolt e contraddizioni Come se non bastasse la censura ci si mettono anche i giornalisti stessi a speculare

sull ambiguit del proprio ruolo, facendosi pagare per il loro silenzio. Da ci nasce il fenomeno del blackmail journalism, che sicuramente non una caratteristica esclusiva della Cina, ma ne costituisce un tratto peculiare. Si tratta di una forma di corruzione che prevede una somma di denaro in cambio del silenzio: il giornalista si fa pagare per non pubblicare notizie compromettenti. Ancora una volta articoli su temi importanti non emergono a vantaggio di interessi personali e la figura del giornalista assume lo stesso ruolo del Partito nel manipolare il flusso delle notizie a scapito del diritto all informazione. Un esempio eclatante si verificato nell agosto 2005 nella contea di Jiliao: in seguito all allagamento di una miniera 500 giornalisti, o sedicenti tali, si sono presentati per riscuotere la propria parcella in cambio del silenzio sulle drammatiche condizioni di sicurezza in cui versava la miniera. Fan Youfeng, un giornalista che allepoca lavorava per l Henan Business Time, si recato sul luogo dell incidente e ha visto una lunga fila di persone che aspettavano di ricevere i soldi. C era chi spingeva e chi cercava di guadagnare una buona posizione scavalcando gli altri. Pare che, dopo diversi giorni, le estorsioni avessero fruttato 200 mila yuan, equivalenti a circa 19mila euro. Incoraggiato dal direttore, Fan scrisse quel che era successo. Era una delle prima volte in cui si

rendeva pubblica un abitudine nascosta di un giornalismo che mantiene un ruolo ambiguo. Da Pechino, il Dipartimento per la Propaganda disse che la storia era falsa e inappropriata. Un episodio analogo si verificato in una clinica che, a detta dei reporter, non aveva i certificati per garantire certi servizi, tra cui gli aborti e una corretta politica di contenimento delle nascite. I giornalisti avevano richiesto il pagamento di 15mila yuan (circa 1.400 euro), una cifra piuttosto alta se si considera che di norma le bustarelle si aggirano sulle centinaia di yuan. Tuttavia ci sono ancora giornalisti cinesi che si impegnano per raccontare la verit, non quella che il Partito vuole imporre. Proprio contro di loro la censura dello Stato agisce con forza e prende provvedimenti decisamente irrispettosi dei diritti fondamentali. Poco scalpore ha destato la rimozione del direttore del China Youth Daily, Li Xuegian, colpevole di aver favorito un clima redazionale poco tollerante nei confronti dei casi di corruzione interna al Partito, sempre pi frequenti nellultimo anno, come denunciato nelle colonne del quotidiano. Al suo posto stato nominato Li Erliang, decisamente pi in sintonia con il governo. A questo punto comprensibile come la Cina sia il paese che imprigiona il maggior numero di cyber dissidenti, sostenitori della libert d espressione e giornalisti: di questi ultimi ben 72 sono in carcere per aver commesso reati d opinione a fronte dei 211 totali a livello mondiale (fonte: La Torre di Babele, blog di Pino Scaccia). Essi sono spesso sottoposti a durissime condizioni: condividono celle sovraffollate con criminali, svolgono lavori forzati e non di rado vengono picchiati dalle loro guardie o da altri prigionieri. I maltrattamenti sono pi feroci nelle prime settimane, durante le quali la polizia cerca di estrarre confessioni. Tra le vittime di questo sistema di repressione va segnalato il giornalista cinese Hu Jia, arrestato il 27 dicembre 2007 a Pechino con l'accusa di incitamento alla sovversione. Attivista per i diritti umani, insieme a sua moglie Zeng Jinyan ha richiamato l'attenzione sugli abusi dei diritti dell'uomo in Cina. Entrambi, a causa delle loro campagne d'informazione, hanno passato numerosi periodi agli arresti domiciliari e nel 2007 hanno ricevuto il premio speciale per la Cina di Reporter Senza Frontiere e la nomina al premio Sacharov per la libert di pensiero attribuito ogni anno dal Parlamento europeo. Tra le altre cose nel 2006 Zeng Jinyan figurava tra i cento "eroi" del mondo scelti dalla rivista Time. La liberazione di Hu Jia stata richiesta dallo stesso Hans-Gert Pottering, il Presidente del Parlamento europeo, che allo stesso tempo ha lanciato un appello affinch le prossime Olimpiadi siano usate dalla Cina per dimostrare il proprio impegno nel rispetto dei diritti umani e della libert di espressione. A testimonianza delle misure repressive adottate nelle carceri va ricordato il racconto della moglie di Ching Cheong, giornalista di Hong Kong rilasciato nel febbraio 2008. A Reporter Senza Frontiere descriveva cos le condizioni del marito: Posso vederlo una volta al mese per un ora [] Cheong detenuto in una cella con altri dodici prigionieri, molti dei quali stanno scontando una 6

lunga sentenza. Ci sono due fabbriche nella prigione. Deve lavorare otto ore al giorno, con uno straordinario due volte la settimana fino alle nove di sera, fabbricando uniformi di polizia per le quali i prigionieri non sono pagati. Prima del suo arresto aveva problemi di pressione del sangue, ma succedeva due o tre volte la settimana. Ora tutti i giorni. [] Ha perso quindici chili dal suo arresto. Sapete, il primo mese di detenzione a Pechino stato molto duro, era trattato in un modo che potrebbe essere visto come tortura mentale. Purtroppo le condizioni dei numerosi giornalisti in carcere (alcuni anche da parecchi anni) non sono conosciute o comunque non hanno grande risonanza e non possibile fare un quadro generale della loro situazione. Le poche volte in cui, come nei casi descritti, filtra qualche informazione, queste sono sempre desolanti e richiamano a sistematiche violazioni dei diritti fondamentali dell uomo.

1.3

I reporter stranieri: You are not in the US or Great Britain. This is China Reporter Senza Frontiere ha pubblicato un documento classificato "confidenziale" che

indica quale comportamento tenere all arrivo dei giornalisti stranieri attesi durante i Giochi Olimpici. Se da una parte si chiede ai funzionari di dar prova di apertura con i media internazionali, dall'altra li si incita a meglio controllare e influenzare l'informazione. Il documento in realt una circolare titolata "Raccomandazioni di lavoro per rinforzare l'efficacia della gestione del Regolamento delle interviste dei giornalisti stranieri in Cina durante le Olimpiadi e nel loro periodo di preparazione" e propone a tutti i funzionari sei punti chiave da eseguire scrupolosamente: una linea comune per le interviste, il miglioramento delle capacit di diffusione dell'informazione, la messa in atto di un sistema di propaganda comune durante le interviste, il sostegno di una opinione positiva su Internet, il silenzio dell'opinione pubblica di fronte a una qualunque crisi in atto durante i Giochi e la formazione di ulteriori funzionari che si occupino del flusso di notizie. La circolare da un lato ribadisce la disponibilit delle autorit a permettere ai giornalisti stranieri un certo margine di movimento e di lavoro, ma dall altro richiama al controllo dell'informazione, al "rafforzamento della propaganda positiva" e al controllo capillare di Internet. Con l avvicinarsi delle Olimpiadi, inoltre, le autorit cinesi hanno avviato la schedatura di tutti i giornalisti che seguiranno l evento. Il governo cinese sta preparando un database su tutti i reporter stranieri accreditati per i Giochi: dovunque andranno saranno preceduti da un pacchetto di informazioni che li riguardano. Ci comporta che se un giornalista chieder un intervista al capo di un azienda o al responsabile del partito comunista o al sindaco di un villaggio di qualunque parte della Cina, gli interessati potranno cercare sul database notizie sui giornalisti, compresi, forse, 7

elementi di giudizio da parte degli uffici centrali di censura. Le autorit cinesi giustificano questa gigantesca schedatura con la necessit di mettersi al riparo dai falsi giornalisti e da quel fenomeno che va sotto il nome del blackmail journalism di cui abbiamo gi parlato. Il problema esiste, ma forte la tentazione da parte delle autorit locali di usare questo pretesto per mettere a tacere giornalisti scomodi, per chiudere o multare pubblicazioni troppo libere. Si prevede che nei giorni delle Olimpiadi arriveranno a Pechino ottomila giornalisti accreditati per seguire i Giochi e ventimila che avranno il compito di raccontare il Paese che li ospita. Nonostante le nuove direttive del primo ministro Wen Jiabao sembrino dare ai giornalisti una maggiore autonomia negli spostamenti lungo tutto il paese, ad eccezione di zone come il Tibet altamente militarizzate, la creazione di questo database conferma la vocazione da grande fratello delle autorit cinesi. A riprova di un clima di censura malcelata, vanno ricordati i 180 incidenti che hanno coinvolto i corrispondenti stranieri. Dall inizio del 2007, come riferisce Reporter Senza Frontiere, i giornalisti che si occupano del rispetto dei diritti umani sono stati contrastati in ogni modo, nonostante le nuove direttive. You are not in the US or Great Britain. This is China, ci che ha detto un ufficiale durante l interrogatorio al team della BBC World Service arrestato in marzo. Il gruppo di giornalisti, infatti, cercava di far luce su una rivolta avvenuta in un villaggio in Hunan, credendo che le direttive adottate dal governo di Pechino permettessero finalmente di far luce su temi delicati. Ha invece replicato l ufficiale: That is only for news linked to the Olympic Games and I don t think you have come here for the Olympics. Sempre la BBC World Service insieme alla Agence France Presse e alla Swiss Tv ha subito l arresto e il pestaggio da parte della polizia nel tentativo di raggiungere il villaggio di Shengyou, a Sud di Pechino, dove nel 2005 erano state uccise sei persone dagli scagnozzi della polizia locale. Dal resoconto del Foreign Correspondents Club of China (FCCC) emerge che le violazioni vanno dalla sorveglianza dei giornalisti al loro arresto e, in un sondaggio del 2007, alla domanda se le promesse fatte dal governo cinese nel 2001 in merito alla libert di stampa siano state mantenute, il 67% degli intervistati ha risposto no e solo l 8,6% s. Se i giornalisti cinesi se la passano decisamente male, agli inviati stranieri non va molto meglio

. 8

Capitolo 2 Il web: la Cina innalza la sua Muraglia Telematica

Anche Internet viene utilizzata dal Partito come strumento di sorveglianza per individuare e punire i dissidenti. Mentre negli altri Paesi del mondo essa appare come il nuovo media capace di rivoluzionare l informazione, offrendo quella libert d espressione che i mezzi tradizionali spesso negano, in Cina gli sforzi per limitarla sono notevoli. Il controllo statale ha maggiore efficacia nel censurare le pubblicazioni on line dei quotidiani che hanno un proprio sito. "Dobbiamo regolare meglio i servizi giornalistici on line con lemergere di cos tanti articoli malsani che possono facilmente fuorviare lopinione pubblica", ha detto in una conferenza stampa un portavoce dellUfficio informazioni del Consiglio di Stato. Il regolamento precisa inoltre che i mezzi di comunicazione collegati al governo centrale o direttamente dipendenti dai governi provinciali non possono fornire materiale ad altri siti giornalistici on line senza previa approvazione. A ci va aggiunta l esistenza nel Paese di ben cinque organi di controllo dell'informazione su Web oltre a decine di migliaia di cyberpoliziotti che sorvegliano continuamente gli internauti. Non sorprende che con misure cos rigide i cyberdissidenti attualmente in prigione siano ben 51.

2.1

Siti internet, blog e forum: filtrati e censurati La nuova direttiva del governo cinese riguardo alle pubblicazioni on line prevede che i siti

giornalistici che pubblicano in rete storie che contengono informazioni inventate, pornografia, gioco dazzardo o violenza ricevano severe punizioni fino alla chiusura. Tuttavia, questa normativa si rivelata un semplice pretesto per controllare l intera rete, applicando una censura a fini propagandistici. L intento di voler proteggere l opinione pubblica da articoli malsani cela in realt il desiderio cinese di voler trasmettere a tutti i costi un immagine di armonia interna. Data l enorme mole di informazioni da controllare, lo Stato ha pensato bene di sollecitare anche i visitatori 9

del web ad aiutare i dipartimenti preposti a tenere sotto controllo i siti giornalistici. Chiunque trovi on line articoli discutibili pu visitare il sito http://net.china.cn e riferirne. Il 20 marzo 2008, l'autorit cinese che regola radio, film e televisione (SARFT) ha chiuso venticinque forum Internet sui quali era possibile diffondere video. La SARFT ha qualificato questi siti come "osceni", "violenti" o "apportatori di attentato alla sicurezza nazionale o allinteresse nazionale". Trentadue altri siti Internet hanno ricevuto severi avvertimenti e tra questi spicca Tudou.com, uno dei siti che ospita video tra i pi consultati nel Paese. Questa la prima applicazione della legge adottata dal governo il 31 gennaio 2008, riguardante la regolazione di trasmissioni radio e video e che di fatto stringe ancora di pi il controllo in Cina su Internet. I censori del web sfruttano un software che con un insieme di parole chiave filtra la rete individuando rapidamente le discussioni sgradite al regime, e-mail dissidenti o filo-democratiche, siti che trasmettono valori sgraditi e che per questo devono essere bloccati. Tra le 30mila parole chiave utilizzate compaiono termini come diritti civili, democrazia, cristiano, sesso, brasserie, libert, verit. Le restrizioni colpiscono eventi storici come la campagna anti-destra ai tempi di Mao, la Rivoluzione culturale e la recente campagna anti-corruzione, ma anche argomenti come il dibattito sulla libert dei media e le campagne a favore della protezione dei diritti civili e legali. Naturalmente, il bando copre anche tutto ci che tratta di corruzione giudiziaria, protezione dei diritti umani, crimini sessuali, il tenore di vita dei nuovi ricchi ed i racconti legati alla prostituzione. Infine, non si pu parlare dei grandi piani di costruzioni previsti dal governo, e tanto meno paragonarli ad altri con un punto di vista occidentale. "L'atmosfera armoniosa" che si vuole preservare con la censura in obbedienza allo slogan di Hu Jintao, "costruire una societ armonica, per frenare le crescenti tensioni sociali presenti in Cina. Bisogna ricordare che la censura cinese non un semplice fatto tecnologico, ma completata da pressioni politiche, pestaggi e arresti. Per meglio comprendere fino a che punto sia pericoloso trattare certi temi sul web utile sapere come nell agosto 2007 la polizia abbia arrestato il blogger He Weihua. Egli stato ricoverato di forza in un ospedale psichiatrico dopo la pubblicazione, nel mese di luglio, di un suo articolo nel quale denunciava laumento arbitrario del prezzo della carne di maiale, deciso dalle autorit provinciali, e preannunciava un implosione del Partito comunista, roso dalla corruzione. Gi nel mese di giugno 2007 una squadra della Sicurezza di Stato della citt di Hengyang (provincia dello Hunan) aveva fatto irruzione nel domicilio di He Weihua per procedere ad una perquisizione; gli agenti avevano sequestrato il suo computer e lavevano minacciato, dicendogli che se avesse continuato a scrivere di diritti umani le ritorsioni sarebbero state terribili. In passato, nel dicembre 2004, membri dellUfficio della Sicurezza di Stato lo avevano sottoposto a iniezioni di farmaci 10

durante un suo primo ricovero coatto, mentre alcuni mesi prima una moto lo aveva investito e, dopo l incidente, il guidatore lo aveva minacciato intimandogli di smettere di scrivere.

2.2

Motori di ricerca. L autocensura paga Google, MSN e Yahoo! intendono investire in Cina. L'obiettivo quello di entrare in un

mercato che conta oltre 200milioni di internauti in crescita progressiva a fronte di oltre 400 milioni di potenziali clienti ancora da "svezzare". La Cina interessata all arrivo dei pi importanti motori di ricerca, a patto che si adeguino alle leggi del Paese in cui intendono investire. Si tratta di limitazioni mirate alla selezione a priori delle notizie: vige il principio secondo cui "le informazioni che mettono in cattiva luce l'opera del regime non devono essere mostrate". Google, il motore di ricerca pi famoso al mondo, non ha saputo rinunciare al mercato cinese, anche a costo di dover accettare i compromessi del Partito. Infatti, la nuova versione cinese ampiamente censurata in modo da non fornire risultati su temi sgraditi, come lindipendenza di Taiwan, il massacro di Tienanmen, il Dalai Lama e la setta religiosa Falun Gong. Per non parlare delle critiche al Partito comunista, anche queste forzatamente inesistenti per i cinesi che utilizzeranno google.cn. Unica concessione allonest intellettuale, il motore americano ha ottenuto di poter aggiungere una nota che avverta che alcuni risultati sono stati rimossi. Con questa scelta Google sbarcato in Cina, dove potr contare su un numero di connessioni Internet superiore a quello degli USA. Una scelta di business, insomma. E davvero una brutta notizia per Internet in Cina, ha commentato Reporter Senza Frontiere, fino ad ora Google era lunico motore di ricerca che non si era piegato. Di conseguenza, era il governo cinese a doversi attivare per bloccare le informazioni. Ora lo far direttamente Google. Bisogna ricordare che in momenti di forte tensione la censura cinese si fa ancora pi rigida, come avvenuto per gli sconti in Birmania tra monaci tibetani e forze armate. In quell occasione, infatti, sia Google che Yahoo! e Live Microsoft sono stati totalmente oscurati, reindirizzando gli utenti al motore cinese Baidu.com dai contenuti in sintonia con le idee del regime. Lo scorso novembre molte critiche ha suscitato il comportamento del motore di ricerca Yahoo!, finito sotto inchiesta con l accusa di aver passato informazioni alle autorit cinesi sui dissidenti Shi Tao e Wang Xiaoning, poi arrestati, processati e condannati a dieci anni. Yahoo! ha deciso di pagare risarcimenti ai familiari dei due giornalisti cinesi, fornendo loro "sostegno finanziario, umanitario e legale. Yahoo si difende ricordando che non sapeva quale uso le autorit cinesi avrebbero fatto delle informazioni cedute. Non scampato alla censura nemmeno il sito Youtube.com, infatti il risultato della ricerca di piazza Tiennamen + rivolta una pagina con indicazione di video non accessibile. Tuttavia, 11

la censura non pu impedire totalmente la trasmissione dei contenuti sgraditi, cos sempre pi spesso molti blogger indicano siti terzi dove trovare i filmati oscurati. Persino Skype, leader nel settore della telefonia a basso costo, si dichiarata pronta a far rispettare ai clienti una lista di parole proibite stabilite dalle autorit. A seguito di pressioni subite dal governo cinese ha dovuto accettare la censura. La Cina, infatti, ha richiesto al pi grande fornitore di VoIP del mondo di applicare un filtro alle chiamate in entrata e in uscita dalla Cina. In un primo momento, Skype aveva rifiutato, ma in seguito il regime ne aveva impedito l utilizzo. Per non dover rinunciare ad un mercato cos promettente ha accettato che, a seconda di una lista aggiornata dal Partito, gli utenti Skype cinesi, quando pronunceranno una parola proibita (come Tibet o Falun Gong) sentano un miagolio o un abbassamento del volume. A conferma di interessi puramente economici dietro a queste vicende va ricordato che Yahoo! e Microsoft censurano spontaneamente blog e pagine web contro la Cina, anche se non fisicamente allocati in Cina, segno che il potere economico cinese influenza anche quei Paesi dove la libert e la democrazia dovrebbero essere cosa di tutti i giorni.

Parte II

Intervista al corrispondente per la Stampa da Pechino Francesco Sisci


E se invece
Avevamo proposto via mail una serie di domande che Sisci ha definito sbagliate, proponendo cos di impostare subito l intervista (realizzata tramite Skype) in modo diverso e facendoci notare come tutta la questione debba essere considerata in termini diversi. Ma allora come stanno realmente le cose? Qual la situazione della stampa? Il problema della stampa in Cina una sofferenza. In realt non ci sono giornalisti arrestati perch giornalisti, questo falso. E molto pi complicato di cos: vengono arrestati perch hanno fatto delle azioni organizzative. Anche Hu Jia non stato arrestato per quello che ha scritto negli articoli, ma perch stava organizzando dei movimenti di contadini contro il governo locale. Questo quello che fa traboccare il vaso per i cinesi: il lavoro di organizzazione di azione e opposizione politica. Inoltre, i giornalisti stranieri non hanno censure, cio noi scriviamo e mandiamo quello che vogliamo. E sempre stato cos. Il rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere cita casi di giornalisti stranieri a cui stato impedito di lavorare e che in alcuni casi sono stati arrestati dalle autorit cinesi.

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Lei deve fare una differenza: io scrivo quello che voglio, ma le autorit cinesi mi possono dare accesso o meno alle fonti. Queste sono due cose diverse per. Deve capire che c una differenza fondamentale. Io posso scrivere malissimo dell Universit di Bologna e questa libert di stampa, per l Universit di Bologna ha il diritto di concedermi o meno l intervista con il Rettore. Questa anche una sua libert: il Rettore non obbligato a darmi un intervista. Se non capiamo questa differenza, facciamo un grandissimo errore. Questa una cosa che non emerge cos chiaramente dalle fonti sul web. Emerge, solo che lei non ha esperienza nel campo del giornalismo e confonde. Per noi giornalisti stranieri la censura non c . C un problema di accesso alle fonti. Il problema della censura molto complicato. E un problema politico e culturale. Ad esempio i giornalisti e gli internauti cinesi della carta stampata non fanno semplicemente propaganda? I cinesi non fanno propaganda: non possibile. Sono 200milioni di persone, come hanno fatto ad aver fatto il lavaggio del cervello a cos tante persone? E ridicolo solo pensarlo. Ma allora perch su internet noi abbiamo trovato notizie di questo genere? C anche propaganda, per ci sono molte notizie false e tendenziose, sbagliate. Proprio oggi sono andato sul luogo del terremoto, la mia persecuzione che ogni contadino mi ferma e vuole sapere perch i giornalisti stranieri scrivono cos tante stronz**e. Ai contadini in mezzo alla strada gli hanno lavato il cervello? No! E perch molti giornalisti stranieri arrivano qua paracadutati con l idea che c la censura e scrivono stronz**e, scusi il linguaggio. Dovrebbe esserci allora un cambiamento, bisognerebbe fare sapere come stanno realmente le cose. Bravissimi. Questo sta a voi.

Francesco Sisci nato a Taranto nel 1960 ed il corrispondente della Stampa a Pechino. Laureato e specializzato in Lingua cinese a Venezia e a Londra, stato il primo straniero mai ammesso alla Scuola Superiore dellAccademia Cinese delle Scienze Sociali di Pechino. Sposato con una cinese, da cui ha avuto due figlie, collabora dal 1988 a testate giornalistiche italiane e internazionali, tra cui i pi importanti quotidiani e periodici orientali, e ad Asia Times, la maggiore testata online dellEstremo Oriente. Direttore dellIstituto Italiano di Cultura di Pechino dal 2003 al 2005, collaboratore dellEnciclopedia Treccani, lunico consulente straniero della rivista Zhanglue yu guanli ("Strategia e gestione"), il pi prestigioso bimestrale cinese di politica e cultura. Ha pubblicato nel settembre 2006 il libro Chi ha paura della Cina, edito da Ponte alle Grazie.

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Siamo riusciti ad aprire una breccia in questo rompicapo sull informazione cinese che, vista dall interno, assume connotati del tutto diversi. Sembra che i giornalisti stranieri paracadutati in Cina diano notizie sulla censura basate su pregiudizi che non hanno poi riscontro nella realt. La questione va affrontata da un differente punto di vista, da una prospettiva radicalmente diversa che bisogna considerare la situazione dei giornalisti stranieri e cinesi. La censura come la intendiamo noi in realt non esiste, ma limitata ad uno stretto controllo da parte delle autorit sulle fonti e sulla possibilit di accedervi; sostanzialmente il Governo decide cosa i giornalisti possano vedere o meno, quali fatti si possano tradurre in notizie. A quel punto, se il giornalista riesce a superare le barriere poste dal Partito, una rigida censura sul contenuto degli articoli diventa impossibile. Appare evidente, quindi, che il significato di censura a cambiare radicalmente: non pi un rigido controllo sul contenuto degli articoli, ma una questione di accesso alle fonti. A questo punto il tema trattato pi che mai aperto a varie interpretazioni e non siamo riusciti a capire fino in fondo quale sia la verit. Resta comunque il fatto che la questione deve essere portata allattenzione del maggior numero possibile di persone: ci che proviamo a fare con questo lavoro.

Mentre il manganello pu sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perch esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verit. E la verit che c' qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudelt e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E l dove una volta c'era la libert di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto pi opportuno, l ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ci. [] ma ancora una volta, a dire la verit, se cercate un colpevole... Non c' che da guardarsi allo specchio. (dal film V per Vendetta, regia di James McTeigue, 2005)

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Bibliografia
http://www.rsf.org http://www.isfreedom.org/dossierCina.htm http://www.europarl.europa.eu http://www.undicom.it/ http://intruder-news.blogspot.com http://www.amnesty.it http://www.corriere.it http://www.agichina24.it http://www.asianews.it http://www.lsdi.it http://www.lastampa.it National Geographic Italia, numero speciale di maggio 2008 interamente dedicato alla Cina

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