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TrenoInCasa – Guide “Come Fare” Una Cascina Padana

Costruiamo una cascina in stile padano

Dovendo realizzare la scenografia del mio modulo del plastico FIMF del C.M.P. (Club Modellismo
Pavese - www.modellismopavese.it ) ed essendo la tipologia dell’opera in ambientazione basso-
padana, era inevitabile che mi trovassi a dovermi cimentare nella costruzione di una tipica cascina
di pianura come se ne vedono tantissime viaggiando a sud di Milano, dall’Alessandrino fino ai
confini dell’Emilia, attraverso le piatte ma affascinanti terre della Lomellina Pavese, del Lodigiano e
del Cremonese.
I moduli FIMF scelti per la nostra realizzazione sono di dimensione standard 120 x 60 cm e se si
toglie lo spazio da dedicare al tracciato ferroviario nella zona anteriore lo spazio rimanente da
dedicare alla scenografia non è moltissimo. Se si considera che dovevo anche realizzare una strada
provinciale che corre parallela al bordo posteriore lungo del modulo, lo spazio usufruibile
rimanente non avrebbe superato i 30 cm di profondità.
In effetti non è molto e quindi ho dovuto scartare subito l’ipotesi di dedicarmi alla costruzione di
una grande cascina a pianta quadrangolare e ho dovuto invece considerare l’idea di dedicarmi ad
una cascina più modesta, con corpo a “L” e strutturata su quattro tipologie di edifici al vero
sempre presenti nelle nostre fattorie padane:

• La classica cascina strutturata come stalla nella parte inferiore chiusa e fienile nelle parte
superiore parzialmente chiusa dai caratteristici muri traforati di mattone.
• Il portico multifunzione in genere utilizzato come ricovero dei mezzi agricoli e come ambiente
per usi vari
• L’abitazione vera e propria del fattore
• Il tipico doppio silos per lo stoccaggio dei cereali

La pianta dell’ingombro totale entro il quale dovevo necessariamente attenermi risultava essere di
circa 30 cm x 30 cm con un lato rivolto verso la strada provinciale, il lato opposto verso la ferrovia,
il lato ovest si affaccia su un fossato che alimenta la vicina risaia, elemento caratterizzante del
modulo ed infine il lato est con il portone principale della cascina che si affaccia su una stradina
sterrata di accesso e collegata alla vicina strada provinciale.

fig.1 – pianta dell’edificio e travature dei tetti

Guida realizzata da: marioscd pag.1


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Per effetto estetico complessivo decidevo di realizzare il corpo a L sui due lati comprendenti la
stradina di accesso e la ferrovia lasciando il lato strada e il lato fossato chiusi con un muretto a
completare l’area quadrata.

fig. 2 – prospetti quotati

Una volta stabilite le linee generali del progetto bisognava preparare un prospetto quotato di
massima e decidere anche la tecnologia costruttiva. Scartata subito l’ipotesi di modificare edifici
commerciali (alcuni prodotti sia di Minitalia che di BFC potevano essere presi in considerazione ma
ho preferito dedicarmi ad un’autocostruzione integrale), ho considerato di provare un materiale del
quale mi avevano parlato molto bene ma che non avevo mai testato personalmente, ovvero il
“carton-plume”.
Si tratta di un materiale composto a sandwich, ovvero due sottili fogli di cartoncino rigido con
un’anima di polistirolo estruso disposta in mezzo. Il materiale risulta essere molto leggero ma
contestualmente è anche molto rigido, facilmente lavorabile al taglio, facilmente decorabile con
vernici acriliche e di costo contenuto. Si può reperire nei negozi che trattano materiale per belle
arti, è comunemente usato dagli architetti per la costruzione dei modelli in scala di progetti edili.
Lo spessore utilizzato è di 3mm ma esiste anche in spessori differenti, da circa 1,5mm fino ad un
paio di cm.

fig.3 - pareti in carton-plume fig.4 - colonne portanti in listello di legno

Guida realizzata da: marioscd pag.2


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Vista la particolare tipologia costruttiva delle cascine, in genere composte di una serie di colonne di
mattoni che reggono le travi del tetto in coppi e tamponate tra loro da muri anch’essi in mattone
intonacato o lasciato a vista, decidevo di utilizzare il carton plume per costruire i muri intonacati e
di usare listelli di legno tenero di varie misure da scolpire per ottenere l’effetto mattone. Sempre
con listelli di legno avrei costruito anche la travatura del tetto degli edifici.
La lavorazione ad effetto “mattone” delle colonne portanti (listello navale a sezione 6 x 6mm) mi
ha portato via molto tempo… per accelerare la costruzione ho utilizzato un metodo di incisione
particolare montando in morsa più colonne gemelle affiancate e sfruttando un seghetto da traforo
molto sottile per incidere le fughe orizzontali.

fig.5 – intaglio delle fughe orizzontali dei mattoni delle colonne a traforo

Una volta eseguito l’intaglio delle fughe orizzontali ho provveduto a incidere anche tutte le fughe
verticali con un paziente lavoro di coltellino…

fig.6 – incisione delle fughe orizzontali e verticali

Guida realizzata da: marioscd pag.3


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La decorazione delle colonne avviene in due fasi: dapprima ho steso una mano di gesso acrilico
finissimo (fondo per lavori di “decoupage”) dato a pennello e diagonalmente alle fughe in modo da
essere certo che esso penetri bene all’interno di esse, successivamente alla sua essiccazione
(poche decine di minuti), ho provveduto a colorare i mattoni con acrilico “rosso mattone”
(Maimeri) steso con la tecnica detta “dry-brush” ovvero con pennello quasi secco e facendo
attenzione ad evitare di entrare nelle fughe con la vernice rossa.
Contestualmente alla preparazione delle colonne, ho preparato tutti i muri di tamponamento in
carton-plume tagliandoli nelle misure esatte e ricavando i vani delle finestre e porte. Consiglio di
usare un bisturi a lama triangolare appuntita molto affilato. Io uso lame Stanley abbastanza
costose ma che reggono il filo anche dopo moltissimi tagli. Sconsiglio le lame economiche “cinesi”
che non durano nulla… consiglio inoltre di usare questa lama esclusivamente per il taglio del
carton plume e non per altri tipi di taglio. Se ci si attiene a questa regola le incisioni saranno
sempre regolari, semplici e mai “strappate”. Un’ultima cosa… sono meglio tante passate leggere di
lama che non una sola pesante. Il risultato è più sicuro e la lama durerà molto più a lungo.

fig.7 – le colonne in legno dopo la verniciatura fig.8 – i muri in carton-plume dopo il taglio

Proseguendo con la preparazione dei materiali prima dell’assemblaggio, ho steso una mano di
fondo in gesso acrilico sui muri di carton plume per avere maggior ruvidezza dell’intonaco e minor
problemi di aggrappaggio della successiva verniciatura in acrilico.
Ho, inoltre, verniciato con mordente noce scuro all’acqua tutte le travi di legno che sorreggeranno
la struttura del tetto.
Una volta fatto ciò ho iniziato l’assemblaggio dei muri con le colonne incollandoli con vinavil:

fig.9 e 10 – assemblaggio dei muri e delle colonne

Guida realizzata da: marioscd pag.4


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Completata l’essiccazione della colla ho iniziato ad assemblare il corpo dell’edificio inserendo anche
le travi portanti e le tipiche pareti traforate in mattoni disposti a croce che caratterizzano le cascine
padane.
Queste ultime sono di difficile realizzazione, specialmente in scala esatta… quindi ho adottato una
soluzione di compromesso che a me è parsa comunque soddisfacente: ho steso del comune DAS
color terracotta (pasta da modellare) all’interno dei vani ricavati nel carton plume e li ho poi
traforati usando un vecchio cacciavite a stella con la punta limata ottenendo una serie di croci
intercalate. L’operazione è un po’ difficoltosa, all’inizio, poi ci si prende la mano. Ovviamente deve
essere eseguita ponendo il tutto in orizzontale su un piano di compensato ricoperto di stagnola per
evitare che il DAS, asciugandosi, possa incollarsi al piano di lavoro.

fig.11 – stalla e fienile fig.12 – portico rimessa mezzi agricoli

fig. 13 e 14 – varie fasi dell’assemblaggio del corpo dell’edificio, in primo piano l’abitazione del fattore

In questa fase ho deciso di tenere separate le tre parti principali del corpo dell’edificio, ovvero il
fienile a tre luci visibile in fig.11, il portico con il portone d’entrata visibile in fig.12 e l’abitazione del
fattore visibile in primo piano nelle fig.13 e 14.
Tale decisione si è resa necessaria per avere maggiore facilità nell’assemblaggio dei particolari
proprio dell’abitazione quali le finestre e le porte con i vetri in acetato e i davanzali il listello di
legno (già visibili non ancora dipinti in fig.13 e 14).
Dopo un primo tentativo di stampare gli infissi su cartoncino o direttamente su acetato usando un
programma grafico, non soddisfatto del risultato ho deciso di optare su infissi di tipo commerciale
prodotti da Auhagen fortunatamente compatibili con le aperture praticate.
Una volta eseguito l’assemblaggio si passa alla fase di verniciatura degli edifici. Il colore scelto è il
tipico giallo ocra lombardo (Maimeri). Anche gli infissi che sono di plastica bianca devono essere

Guida realizzata da: marioscd pag.5


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dipinti in marrone (Tamiya) e pure le persiane ricavate da fascette per cablaggio elettrico larghe
3,6mm.
Vengono anche incollati dei piccoli listelli di supporto in mezzo alle finestre chiuse che serviranno
per l’incollaggio delle persiane

fig.15 – gli infissi in verniciatura


fig.16 – particolare delle finestre e persiane

Una volta completata la verniciatura delle finestre esse sono poste in opera assieme alle persiane:

fig.17 – l’edificio pre-assemblato, verniciato e completo di porte e finestre

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A questo punto ho provveduto all’incollaggio dell’acetato all’interno delle finestre a simulazione del
vetro e anche di alcuni pezzetti di carta crespa ad imitazione delle tendine. Una volta completato
ciò sarà possibile l’incollaggio definitivo dei tre corpi di fabbrica in un’unica struttura.
Ora si passa alla fase più interessante e che inizierà a dare l’idea di come sarà il prodotto finale…
ovvero si passa al lavoro d’invecchiamento e di sporcatura.
L’ho eseguita esclusivamente usando il metodo delle polveri colorate date a secco (dry-brush)
usando ossido nero, marrone e bianco e un pennello dalle setole molto rigide.
Bisogna fare attenzione, specialmente col nero… bisogna usarne pochissimo eliminandone una
grande quantità dal pennello picchiettandolo su un foglio prima di appoggiarlo sul modello. Se la
macchia nera di polvere è troppo grossa bisogna subito soffiare via l’eccesso prima di usare il
pennello. Il nero è molto aggressivo… bisogna stare attenti. Col nero si tenderà ad enfatizzare i
punti della facciata dove più è probabile l’accumulo di sporcizia e di usura come sotto le travi
oppure nelle parti inferiori dei muri così come ai lati delle finestre dove bisogna simulare l’effetto
del dilavamento delle piogge.
Il nero invecchia bene anche le colonne in mattone dove, però, deve essere usato assieme al
pigmento bianco che correggerà l’eccessivo scurimento e enfatizzerà le fughe dei mattoni. Il
bianco è anche utile sui muri in quanto creerà una patina di “usura” sulle superfici mettendo in
risalto screpolature ed interstizi.

Figg.18, 19, 20 e 21 – particolari dell’invecchiamento e sporcatura con ossidi applicati a secco

Guida realizzata da: marioscd pag.7


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Una volta terminato di invecchiare con le polveri, ho provveduto a iniziare l’assemblaggio della
travatura di sostegno del tetto. Essa è stata realizzata utilizzando dei listelli per modellismo navale
da 2 x 2mm verniciati con mordente noce scuro. I listelli sono poi stati incollati sulle travi principali
usando vinavil o colla per legno:

Figg. 22, 23, 24 e 25 – particolari, da diverse angolazioni, della travatura in listelli di legno

Arrivati a questo punto sono in grado di installare finalmente il tetto in coppi. La tecnica
realizzativa col cartone ondulato non mi soddisfaceva completamente nel caso della cascina… essa
trovo sia più adatta per edifici più moderni visto che il risultato finale è molto regolare e preciso. Le
nostre cascine hanno vecchi tetti in coppi raccolti in varie generazioni di rifacimenti, varie epoche
di ristrutturazioni, età molto antiche e più moderne… insomma, un pout-pourrì di colori, di pezzi
irregolari nella forma e nelle dimensioni, irregolarmente disposti a causa degli agenti atmosferici e
dell’età…
Ho provato varie lastre di prodotti commerciali ma l’unica che mi soddisfaceva come risultato finale
era quella prodotta da Minitalia che, seppur leggermente fuori scala, dava quell’idea di irregolare
ed antico che andavo cercando.
Oltre all’incollaggio del tetto bisognava ancora provvedere alla preparazione del muretto da
disporre nei due lati privi di edifici e, soprattutto, del doppio silos per lo stoccaggio di cereali nella
sua tipica costruzione di cemento.
Quest’ultimo veniva realizzato semplicemente unendo due cilindri di cartone di diametro adeguato
(circa 5cm) ricavati dall’anima di un rotolo di pluriball per imballo debitamente sottratto dal
cassonetto dei rifiuti del magazzino della ditta per la quale lavoro… le solite figure dei modellisti!
Un paio di listelli di legno di dimensione adeguata, due “tappi” di polistirolo ad alta densità
recuperati dal sacchettone degli… scarti di lavorazione (non si butta mai via nulla…) una manciata

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di graffette metalliche per cucitrice e un paio di ritagli di nastro zigrinato per pacchi (anch’esso…
recuperato in magazzino!) e il gioco è fatto! Il silos è pronto, verniciato di grigio e sporcato con
ossidi neri, marrone, ocra, ruggine e bianco.

Figg. 26 e 27 – il doppio silos per i cereali

Figg. 28 e 29 – particolari del silos, scaletta e botole di caricamento

Il muretto veniva invece realizzato con la consueta tecnica del carton-plume e delle colonne di
legno intagliato a mattoni, questa volta ricavate da listelli 4 x 4mm.
Per completare l’opera era necessario provvedere all’incollaggio dell’aia (ballast finissimo grigio
chiaro di Lineasecondaria) e delle parti in terra (una miscela di sabbia fine Lineasecondaria e
polvere di legno) nonché di erba e rampicanti vari (Woodland Scenics e Bush).
Questa realizzazione mi è costata molte ore di lavoro. Ad essa ho dedicato quasi tutto il mio tempo
libero dalla fine di novembre 05 fino a metà gennaio 06 approfittando anche delle vacanze di
Natale. Ho voluto tenere traccia delle fasi costruttive grazie ad un po’ di foto (purtroppo non tutte
di buona qualità) e ho realizzato questa piccola guida sperando che possa essere d’aiuto a qualcun
altro che voglia realizzare qualcosa di simile. La tecnica mista carton plume e listelli portanti di

Guida realizzata da: marioscd pag.9


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legno penso sia possibile adottarla anche per costruire edifici industriali specialmente quelli di fine
secolo scorso. La tecnica non è difficile, l’importante è una buona progettazione iniziale dei vari
moduli costruttivi che si prestano ad essere replicati per una costruzione… quasi modulare.
Ma ora, basta parole, ecco qualche foto della cascina terminata:

Figg. 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36 e 37 – particolari da varie angolazioni della cascina finita

Guida realizzata da: marioscd pag.10

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