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Indice

1 Equazioni di Maxwell 1.1 1.2 Concetto di campo . . . . . . . . . . . . . . . . Equazioni in forma integrale nel vuoto . . . . . . 1.2.1 Le equazioni di Maxwell . . . . . . . . . 1.2.2 Equazioni di Maxwell nel vuoto in forma variabili nel tempo . . . . . . . . . . . . 1.2.3 Loperatore . . . . . . . . . . . . . . . 1.2.4 Lequazione di continuit` della corrente . a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . differenziale per campi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 3 3 3 7 8 9

INDICE

Capitolo 1

Equazioni di Maxwell
1.1 Concetto di campo
Campo scalare (ad esempio il campo di temperatura) Campo vettoriale: dallazione a distanza, allazione mediata, al concetto di campo (ad esempio campo gravitazionale, campo elettromagnetico)

1.2 Equazioni in forma integrale nel vuoto


1.2.1 Le equazioni di Maxwell
Z e bl dl i h b in dS t S Z Z e bn dS = 0 e bn dS + I = 0 +J i i t t S S Z = dV = Q = 0
V

(1.1a) (1.1b) (1.1c) (1.1d)

0 h bn dS i

0 e bn dS i

h bl dl i

= 0

dove bn e la normale uscente e bl si sceglie con la legge del cavatappi. i ` i Convenienza nel passare dalla forma integrale alla forma differenziale: caso del campo elettrostatico Z e bl dl = 0 i c
S=c

(1.2)

ha come conseguenza che qualsiasi sia la linea aperta di estremi (A, B), l[A, B] Z e bl dl i
l[A,B]

(1.3)

CAPITOLO 1. EQUAZIONI DI MAXWELL

dipende solo dagli estremi A e B, e quindi esiste una funzione potenziale tale che Z e bl dl = i ZB e bl dl = (B) (A) i (1.4)

l[A,B]

o Il legame tra e e pu` essere espresso anche in forma differenziale ed assume una forma particolarmente semplice in coordinate cartesiane per campi espressi in componenti cartesiane. Supponiamo che la linea sia un segmento di retta parallelo allasse x di estremi A (x0 , y0 , z0 ) e B (x1 , y0 , z0 ) ZB e bl dl = i ZB e (x, y, z) bx dx = i
x Z1

x0

e (x, y0 , z0 ) bx dx = (x1 , y0 , z0 ) (x0 , y0 , z0 ) i

(1.5)

Dividendo per x1 x0 e facendo tendere x1 a x0 si ottiene


A B R

x1 x0

lim

e (x, y, z) bx dx i x1 x0
x0 x R1

= lim

x1 x0

(x1 , y0 , z0 ) (x0 , y0 , z0 ) = (1.6) x1 x0 x |(x0 ,y0 ,z0 )

Daltronde

e (x, y0 , z0 ) bx dx = ex (, y0 , z0 ) (x1 x0 ) con (x0 , x1 ) , per cui i


x1 x0

lim

x0

x R1

e (x, y, z) bx dx i x1 x0

= ex (x0 , y0 , z0 )

(1.7)

e dalla (1.6) ex (x0 , y0 , z0 ) = x |(x0 ,y0 ,z0 ) (1.8)

Ripetendo la stessa procedura su segmenti paralleli allasse y e z si ottiene e= , , = grad x y z

(1.9)

In effetti, per ragioni storiche e di comodit` sica, invece di usare la funzione potenziale a denita dalla (1.5), si preferisce utilizzare il suo opposto = e porre quindi e = grad ; (1.11) (1.10)

anche noi seguiremo in genere questa convenzione. Utilizziamo ora la seconda equazione integrale per il campo elettrico per giungere ad unequazione che colleghi alle cariche. Si scelga come volume V un prisma con facce parallele alle superci coordinate di un sistema di riferimento come in gura 1.1. Deve valere Z 0 e bn dS = Q i (1.12)
V

1.2. EQUAZIONI IN FORMA INTEGRALE NEL VUOTO

Figura 1.1: ` dove Q e la carica interna al prisma. Daltronde Z


z0 +z y0 +y Z Z z0 y0 z0 +z y0 +y Z Z z0 y0

0 ebn dS = i
z0 x0

0 ex (x0 + x, y, z) dydz

0 ex (x0 , y, z) dydz+

z0 +z x0 +x Z Z

0 ey (x, y0 + y, z) dxdz

z0 +z x0 +x Z Z z0 x0

0 ey (x, y0 , z) dxdz +

x0 +x y0 +y Z Z x0 y0

0 ez (x, y, z0 + z) dxdy

x0 +x y0 +y Z Z x0 y0

0 ez (x, y, z0 ) dxdy

(1.13)

Consideriamo il primo integrale nella (1.13) e valutiamolo utilizzando il teorema del valor medio (supponiamo sempre e continuo)
z0 +z y0 +y Z Z z0 y0
0

0 0 0 ex (x0 + x, y, z) dydz = yz0 ex x0 + x, ,


0

(1.14)

con (y0 , y0 + y) e (z0 , z0 + z) . Ripetendo le stesse operazioni per gli altri integrali si ottiene Z h i 0 e bn dS = yz0 ex x0 + x, I , I ex x0 , II , II + i

h i + xz0 ey I , y0 + y, III ey II , y0 , IV + h i xy0 ez III , III , z0 + z ez IV , IV , z0

(1.15)

CAPITOLO 1. EQUAZIONI DI MAXWELL

Dividendo ora per il volume V = xyz e facendo il limite per x 0, y 0, z 0, si ottiene lim V xyz R 0 e bn dS i + = lim V 0 x h i I III ey II , y0 , IV 0 ey , y0 + y, h i 0 ex x0 + x, I , I ex x0 , II , II +

V 0

+ y h i 0 ez III , III , z0 + z ez IV , IV , z0 + = z ex ey ez = 0 div e|(x0 ,y0 ,z0 ) + + = 0 x y z |(x0 ,y0 ,z0 ) Utilizzando ora la (1.12) otteniamo 0 div e = lim e le equazioni del campo statico divengono e = grad div e = 0 e sostituendo la prima nella seconda div grad = 0 Q
V 0 V

(1.16)

(1.17)

(1.18a) (1.18b)

(1.19)

Loperatore div grad viene indicato col simbolo 2 e quindi 2 = 0 . In coordi` nate cartesiane e facile vericare che

2 =

2 2 2 + + 2 x2 y 2 z

(1.20)

Abbiamo cos` denito loperatore divergenza e loperatore gradiente, nonch` la comi e posizione dei due. Diamo ora unanaloga denizione per loperatore rotore. Come e noto, ` ` se una funzione e differenziabile due volte, allora le derivate seconde miste fatte rispetto alle stesse variabili devono essere uguali; supponendo quindi due volte differenziabile, deve risultare 2 xy 2 xz 2 zy = = = 2 yx 2 zx 2 yz (1.21) (1.22) (1.23)

In virt` della (1.18a), possiamo dunque scrivere, in termini di campo elettrico, u ey x ez x ey z = = = ex y ex z ez y (1.24) (1.25) (1.26)

1.2. EQUAZIONI IN FORMA INTEGRALE NEL VUOTO che, in forma simbolica pu` essere posta o rot e = 0 dove i rot e bx i rot e by i rot e bz = = = ey ez z y ex ez z x ey ex x y

(1.27)

(1.28) (1.29) (1.30)

In effetti, anche loperatore di rotore pu` essere denito in termini integrali valutando o nel limite di S 0 lintegrale I e bl dl i (1.31)
S

Cominciamo con lo scegliere la supercie S in un piano parallelo al piano (x, y) del solito sistema di riferimento cartesiano ortogonale. Concordemente I ZB ZC ZD ZA

ey (x0 , , z0 )y + ex (, y0 , z0 )x + ey (x0 + x, , z0 )y ex (, y0 + y, z0 )x (1.32) Dividendo per S = xy e passando al limite si ottiene H e bl dl i

e bl dl = i

e bl dl + i

e bl dl + i

e bl dl + i

e bl dl = i

= xy ey (x0 + x, , z0 ) ey (x0 , , z0 ) ex (, y0 + y, z0 ) ex (, y0 , z0 ) lim = x0,y0 x y ex ey (1.33) x y


x0,y0

lim

` E dunque dimostrata lequivalenza delleqauzione rot e = 0 con la (1.2).

1.2.2 Equazioni di Maxwell nel vuoto in forma differenziale per campi variabili nel tempo
Sulla base di quanto esposto per i campi statici, il passaggio dalle espressioni integrali a ` quelle differenziali per campi variabili nel tempo e immediato. Consideriamo ad esempio lequazione (1.1b) e, come per il caso statico, particolarizziamola ad una supercie rettangolare di lati x e y giacente in un piano parallelo al piano (x, y) con i lati paralleli a tali assi. Il primo membro di tale equazione ci dice che R e 0 t + J bz dS i hy hx ez S bz = lim = (rot h) i = 0 + Jz (1.34) x0,y0 x y xy t

CAPITOLO 1. EQUAZIONI DI MAXWELL

e quindi ripetendo lo stesso ragionamento per una supercie ortogonale allasse x e per una otrogonale allasse y si ottiene rot h = 0 e analogamente rot e = 0 div h = 0 div (0 e) = h t (1.36) (1.37) (1.38) e +J t (1.35)

1.2.3 Loperatore

` Nel precedente paragrafo e stato mostrato che le equazioni di Maxwell possono essere scritte in forma locale introducendo alcune rilevanti combinazioni di derivate prime dei campi. Una analisi di queste espressioni ci porta a individuare un operatore vettoriale unico atto a poter rappresentare tutte le forme differenziali sinora introdotte. In effetti, posto formalmente = bx i + by i + bz i x y z (1.39)

` e facile vericare che

grad = = bx i

b b + iy + iz x y z ex ey ez div e = e = + + x y z bz i z = ez ez by ex ez + bz ey ex +i i y z x x y 2 2 2 + + 2 x2 y 2 z

(1.40) (1.41)

bx by i i rot e = e = x y e ey x bx ey i z

(1.42)

div grad = () = 2 =

(1.43)

Loperatore in coordinate cartesiane e per componenti cartesiane si comporta formalmente come un vettore nel senso che ad esso si applicano le regole dei prodotti scalare, vettore e per uno scalare (ad eccezione della propriet` commutativa). a In denitiva, quindi, le equazioni di Maxwell si scrivono h t e h = 0 +J t e = 0 h = 0 e = 0 (1.44a) (1.44b) (1.44c) (1.44d)

1.2. EQUAZIONI IN FORMA INTEGRALE NEL VUOTO

1.2.4 Lequazione di continuit` della corrente a


Le equazioni di Maxwell (1.44) non sono tra loro indipendenti; in particolare, prendendo la divergenza della prima equazione si ottiene 0 hx =e=0 t (1.45)

Scambiando poi derivate spaziali e temporali si ha ( h) = 0 t la quale pu` essere facilmente integrata rispetto al tempo ottenendo o h = costante t (1.47) (1.46)

e quindi, supponendo h = 0 per t otteniamo h = 0. Lultima delle (1.44) assume quindi il signicato di una condizione iniziale su h piuttosto che di una equazione ` effettivamente da soddisfare. In altre parole, come equazione e contenuta nella prima. Se ora analogamente prendiamo la divergenza della seconda equazione, e invertiamo derivate spaziali e temporali, otteniamo 0 e +J =0 t (1.48)

Se in questa equazione sostituiamo la terza delle (1.44) si ottiene lequazione di continuit` della corrente a J = ovvero, in forma integrale, I J bn dS = i Z Q dV = t t (1.50) t (1.49)

la quale ci dice che per esserci un usso di corrente attraverso una supercie chiusa, ci deve essere una variazione della carica interna al volume delimitato da tale supercie. Di ` conseguenza, non e possibile assegnare arbitrariamente J e in quanto devono essere legate dallequazione di continuit` (non possono assumere valori indipendenti). a