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Qualit architettonica ed efficienza energetica: responsabilit e opportunit di un approccio ecosistemico

Roberta Morelli Il tema della sostenibilit ambientale da alcuni anni oggetto di riflessioni teoriche e sperimentazioni applicative nellambito del panorama scientifico, normativo e culturale internazionale. Pi di recente la questione dellemergenza energetica e la consapevolezza ormai consolidata degli effetti negativi provocati su clima e ambiente dallutilizzo indiscriminato di combustibili fossili, hanno concentrato lattenzione del dibattito architettonico su questi temi, con particolare riferimento alle questioni dellefficienza energetica.

EXPOST-Bolzano (I), Michael Tribus Architecture. Primo esempio in Italia di edificio amministrativo in standard passivhaus, realizzato in seguito a riqualificazione e ampliamento di ex edificio postale in nuova sede uffici per la Provincia di Bolzano

In Europa pi del 40% dellenergia totale consumata riguarda il settore delle costruzioni, comprendendo le fasi operative di costruzione, gestione e funzionamento degli edifici (riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e installazioni elettriche) proprie dellintero processo edilizio e ci si traduce in un consumo energetico superiore ai settori dei trasporti e dellindustria. Sulla base delle attuali tendenze, entro il 2030 lUnione europea dipender per il 90% dalle importazioni per coprire il suo fabbisogno di petrolio e per l80% per quello di gas naturale. evidente quindi che ecoefficienza e risparmio energetico rappresentano gli strumenti fondamentali, oltre che i mezzi pi rapidi ed efficaci, per ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera, migliorare la qualit dellaria e contenere i costi per lapprovvigionamento energetico. Gli obiettivi espressi in tal senso dalle numerose risoluzioni internazionali, a favore di una consistente riduzione delluso di combustibili di tipo fossile, sembrano ancora non trovare un riscontro diffuso nelle pratiche operative attuali, come dimostrato dalla quantit di studi che

evidenziano la necessit di far fronte alla crisi energetica in tempi brevi e in modo condiviso, per evitare preoccupanti conseguenze socioeconomiche, oltre che ambientali. I pi recenti provvedimenti legislativi e attuativi, promulgati da organi di governo comunitari, nazionali e locali, stanno mostrando un nuovo interesse nei confronti della questione dellefficienza energetica in edilizia, segnalando la necessit di condurre riflessioni, sperimentazioni e realizzazioni in tema. Le problematiche dellinquinamento ambientale, del contenimento dei consumi di energia e dellesaurimento progressivo delle risorse fossili hanno infatti indotto lUnione europea a indicare le linee di una politica comune, allo scopo di garantire la sicurezza dellapprovvigionamento energetico e limitare il fabbisogno complessivo dei Paesi membri riservando grande attenzione in particolare a interventi urgenti per migliorare le prestazioni energetiche del comparto edilizio. Tali obiettivi sono stati esplicitati nella direttiva europea sul rendimento energetico degli edifici (2002/91/Ce), promulgata allo scopo di far convergere le regolamentazioni edilizie degli

Stati membri verso quelle di paesi che, nel settore delle costruzioni, hanno raggiunto livelli di efficienza pi ambiziosi grazie a strategie di intervento efficaci. Lemanazione della suddetta direttiva ha cos contribuito allavvio di numerose sperimentazioni progettuali, caratterizzate da elevate prestazioni energetiche, livelli di comfort ambientale interno ottimizzati e contenimento degli extracosti. Come noto i risultati pi apprezzabili di questa ricerca si sono concentrati per lo pi nei paesi di cultura e lingua tedesca (Germania, Austria e Svizzera), in virt di una radicata e diffusa cultura di responsabilit dellirreversibilit dellazione umana sullambiente. Lattuale emergenza energetica ha per recentemente riacceso il dibattito architettonico su questi temi, coinvolgendo lattenzione di altre nazioni, compreso il nostro Paese. Lincredibile quantit di eventi, mostre e ricerche correlati testimone di un rinnovato interesse su queste tematiche, ma di per s non garanzia sufficiente di un corretto approccio alla questione, specie per quanto concerne lItalia. Nel nostro Paese infatti si cominciato a manifestare una certa sensibilit

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verso il comportamento energetico degli edifici a partire dal 1991, ma questo primo impulso non ha portato alla maturazione di una nuova coscienza e a una nuova estetica-etica del costruire: ci testimoniato dalla lentezza delliter normativo, dalla frammentazione delle politiche, dalla variet degli indirizzi di certificazione, incapaci di dialogare fra loro perch spesso mossi da logiche di convenienza economica locale e infine dalla scarsa diffusione di risultati di qualit apprezzabili che caratterizzano le nostre realt, a eccezione dellarea altoatesina nella quale la maturazione di una nuova coscienza progettuale sta producendo importanti casi esemplari. Tale mancanza induce quindi a riflettere sulla necessit di una reale e profonda trasformazione delle metodologie progettuali e operative correnti, per una pi matura definizione di un complesso ma imprescindibile rapporto tra qualit ed ecoefficienza dei sistemi insediativi. Se da un lato infatti pu considerarsi ormai consolidata la definizione degli obiettivi fondamentali della sostenibilit ambientale (riduzione dei consumi energetici e aumento della percentuale di energie rinnovabili nella gestione degli edifici), cos come dei fattori biofisici e bioclimatici incidenti nella determinazione dellefficienza energetica ( morfologia, orientamento, radiazione solare, protezione dal vento, ecc.) oltre che dei parametri progettuali correlati (rapporto di forma, sistema di involucro, innovazione tecnologica e dei materiali) appare ancora insufficiente il livello di integrazione di tali fattori in una pi profonda presa di coscienza della relazione tra qualit architettonica e urbana e concezione architettonica ecosistemica. In tal senso il frequente uso di una terminologia che associa in modo confuso e talora inappropriato termini come ecologico, sostenibile o solare a interventi che troppo spesso sono il frutto di operazioni commerciali o di applicazione asettica di principi di bioclimatica, rappresenta un grave danno culturale rispetto alla perdita di significato dei contenuti che essi rappresentano.

Riappropriarsi del valore reale di questi concetti appare quanto mai necessario, specie alla luce delle gravi condizioni in cui versano le nostre citt. Scarsa attenzione al paesaggio urbano e alla qualit degli spazi pubblici, mancato rinnovamento dei modelli edilizi in relazione alle nuove esigenze indotte dalle trasformazioni sociali e limitato ricorso a tecniche innovative, sono solo alcuni dei problemi che compromettono gravemente le nostre realt urbane. dunque necessario rinnovare il processo progettuale secondo un approccio capace di integrare la molteplicit delle valenze ecologiche in una nuova visione sistemica. Larchitettura ecologica infatti non pu ridursi alla semplice sostituzione di materiali dannosi con altri naturali o di un impianto di riscaldamento inefficiente con uno efficiente, n alla mera installazione di sistemi di captazione solare, di recupero del calore di climatizzazione o di aumento dellisolamento termico. Deve invece poter superare i tradizionali obiettivi di necessit funzionale, identificandosi con la gioia di realizzare edifici sempre pi autonomi e sempre pi indipendenti, per citare Georg Reinberg, uno dei pi importanti pionieri di questa concezione dellarchitettura. Lenergia deve essere cio intesa non solo come elemento fisico, ma anche come principio ispiratore di una qualit della vita che sappia tradursi nella configurazione degli elementi spaziali e relazionali che la definiscono. Ci significa offrire soluzioni che sappiano riconoscere alcuni dei pi importanti significati connessi a questo tipo di visione del costruire. In primo luogo significa verificare se la realizzazione di un nuovo intervento sia strettamente necessaria: ledificazione di strutture ex novo infatti non pu certamente essere considerata unattivit ecologica. La valutazione della possibilit che non vi siano altre soluzioni praticabili, quali ampliamenti o riqualificazioni degli edifici esistenti, rappresenta in tal senso una prima fondamentale verifica di un approccio ambientale intelligente e responsabile.

Complesso residenziale Lobach-Innsbruck (A), Baumschlager & Eberle. Vista sul fronte di uno degli edifici del complesso, caratterizzati da pannelli in legno mobili per il controllo dellilluminazione

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Quartiere Casanova-Bolzano, (masterplan di Frits van Dongen). Scorcio sui nuovi blocchi di uno dei castelli del nuovo quartiere ad elevata densit abitativa

Complesso residenziale Lobach-Innsbruck (A), Baumschlager & Eberle. Vista sullatrio centrale interno a tutta altezza

A questo proposito si ritiene sia necessario condurre una profonda riflessione sulle politiche di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente specie da parte delle amministrazioni pubbliche, che dovrebbero promuovere, con maggior determinazione, politiche di incentivazione e sensibilizzazione della domanda, per far comprendere i reali vantaggi connessi a questo tipo di operazioni. Per quanto riguarda i nuovi interventi necessario che la scelta della loro localizzazione e della loro consistenza avvenga non solo a partire dalla convenienza della committenza, ma sulla base della valutazione del minor impatto possibile nellambiente, oltre che nel rispetto della morfologia e delle preesistenze ambientali.

Ci significa operare scelte che promuovano unelevata densit insediativa per consentire una maggior permeabilit dei suoli e una reale qualificazione ambientale, rispetto a interventi diffusi responsabili di gravi sprechi del territorio. Da ci discende la necessit di realizzare unefficace integrazione e complementariet delle funzioni per ottimizzare il sistema delle reti energetiche, oltre che per offrire una migliore qualit della vita, lontana dalle logiche ormai superate dello zoning. Nella stessa direzione deve essere promossa una responsabile riduzione dei consumi energetici, promuovendo limpiego di misure passive, di materiali a basso impatto e soluzioni tecniche ottimizzate non come azioni fine a s stesse,

ma quali interventi concepiti in una visione pi ampia, capace di produrre risposte efficaci in termini di efficienza energetica, ma anche utili a stabilire una pi matura consapevolezza dellautonomia e della caratterizzazione di chi ha promosso tali scelte. Si sottolinea questo aspetto riferendosi in particolare alla messa in guardia dai rischi connessi a quella indifferenziata omogeneit di comportamenti progettuali che troppo spesso dimenticano le origini e i caratteri identitari dei luoghi e delle comunit, a favore di interventi commerciali di largo consumo. In tal senso emergono le responsabilit non solo dei tecnici, costretti ad aggiornare le proprie competenze alle esigenze di una societ in costante trasformazione, ma anche quelle legate alla formazione dellutenza sul corretto uso delle risorse e degli oggetti, per aumentare la consapevolezza della genesi dei processi e riavvicinare una tecnica ormai troppo estranea agli utenti finali. Questo significa anche modificare lattitudine oggi diffusa a considerare gli edifici come uno strumento utile a comunicare messaggi o peggio a esibire le capacit dei progettisti o la potenza della committenza, secondo una rappresentativit che spesso non corrisponde al benessere degli utenti, sulla quale ricadono comunque oneri di esercizio e di manutenzione non adeguati. Gli sforzi progettuali devono essere orientati al raggiungimento della massima qualit di vita interna ed esterna agli edifici, ottimizzando i consumi energetici e rispettando le risorse naturali a partire da una responsabile valutazione dei caratteri biofisici e bioclimatici del contesto e dalla scelta delle pi opportune tecnologie che consentano di migliorare il benessere ambientale riducendo i consumi energetici. Affermare che la migliore forma di efficienza consista nellenergia risparmiata significa dunque concentrare lattenzione non solo sulle tecniche per rendere compatibile da un punto di vista ambientale il mantenimento degli attuali standard di benessere, ma implica necessariamente che si compiano riflessioni e sperimentazioni capaci di avviare un nuovo processo educativo e formativo,

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che contribuisca a fare comprendere la natura superflua di tante delle nostre esigenze indotte da un mercato senza scrupoli. Il problema della sostenibilit appare dunque molto pi complesso e articolato di quanto linteresse esibito dal dibattito corrente potrebbe far credere. Il difficile rapporto tra azione umana e ambiente naturale, di recente caratterizzato da livelli di squilibrio sempre pi crescenti, impone che si ricomponga non solo un quadro chiaro degli indirizzi normativi e di specifiche strategie progettuali, ma che si operi al livello pi profondo dei comportamenti sociali e delle atteggiamenti culturali. Ci chiama in causa una molteplicit di operatori coinvolti nel processo edilizio: - gli amministratori pubblici, chiamati a operare scelte coerenti per dar risposta alle attuali emergenze, incentivando la trasformazione di prassi superate in opportunit di rinnovamento e promuovendo un pi consapevole uso delle risorse energetiche e del territorio; - i tecnici, chiamati ad aggiornare le proprie competenze per integrare le capacit in un sistema di conoscenze progettuali, tecnologiche e ambientali capaci di offrire risposte efficaci a problemi complessi e mutevoli; - i costruttori, chiamati a cogliere la portata di una nuova competitivit nella definizione di una reale innovazione tecnologica che sia a servizio della qualit ambientale e non solo del mercato; - lutenza, che, come detto, deve essere formata per diventare protagonista di una domanda consapevole, in grado di riappropriarsi della responsabilit del controllo e delluso delle risorse come delle tecnologie. Si tratta dunque di un lavoro da compiere su pi fronti e a differenti livelli di scala per ristabilire rapporti pi equilibrati tra ambiente e costruito, mercato e interesse privato, societ e luoghi urbani, identit degli insediamenti umani e caratteri delle risorse naturali. Ci avvalora la tesi della a-scalarit della progettazione ecosistemica che, senza pregiudicare la comprensione delle peculiarit dei differenti livelli, rafforza il principio di differenziazione contro quello

dellomologazione, privo dei significati e delle identit specifiche dei luoghi. I rischi non pi troppo celati dietro alle logiche di consumo che dominano la nostra societ si riflettono nei limiti di una cultura della globalizzazione e della specializzazione che ha ormai perso il concetto di misura, adottando approccio usa e getta fin troppo radicato anche nelluso del territorio e dellambiente. Per quanto riguarda la responsabilit della progettazione, occorre fare attenzione in particolare a due rischi fondamentali: da un lato il pericolo di sottovalutare le problematiche in questione in virt di unattenzione mediatica eccessiva che rischia di dequalificare la sostenibilit a una forma di moda, dallaltro la presunzione di risolvere il progetto ecologico secondo lapproccio semplicistico e/o commerciale di chi crede di poter risolvere un tema cos complesso nella messa a punto di sistemi edilizi composti da un kit di elementi componibili variamente configurabili secondo il gusto degli utenti, senza alcun riferimento ai contesti di appartenenza. Ci denuncia il rischio di perdere la capacit di valutare il significato e il valore degli interventi possibili sia da parte degli amministratori pubblici, che devono poter coordinare programmi di sperimentazione differenziati distaccandosi il pi possibile dalle logiche del mercato, sia per i progettisti che devono recuperare un nuovo approccio integrato della progettazione. In particolare per i tecnici ci significa porre al centro della propria attivit di ricerca una nuova visione sistemica, nella quale non sufficiente agire solo mediante lanalisi delle singole parti, ma mettendo in relazione tutti gli elementi componenti e considerandoli interagenti come in un organismo vivente (dalle conoscenze relative a caratteri fisici e climatici, allinnovazione tecnologica e impiantistica fino al ruolo del sistema di involucro intelligente, elemento di mediazione delle condizioni ambientali tra interno e esterno). Si ritiene che questo tipo di approccio olistico possa costituire lunica possibile strategia di

intervento capace di incidere profondamente sulle modalit di trasformazione delle azioni umane sullambiente. Porsi in un atteggiamento critico capace di valutare i problemi considerando non solo i singoli fattori fisici e tecnici, ma anche quelli culturali e sociali, rappresenta la condizione essenziale per il mantenimento di una creativit umana capace di un rinnovamento radicato nella storia e nella cultura identitaria delle comunit. A tali considerazioni fa eco quanto emerso in occasione del XXIII Congresso Mondiale UIA di Torino (2008) che, riservando particolare attenzione al ruolo e alla responsabilit dellArchitettura relativamente alle tre declinazioni Cultura, Democrazia e Speranza, ha messo in luce la necessit di recuperare una fondata dimensione culturale della progettazione, per realizzare unefficace dimensione operativa nella definizione di scenari contemporanei e futuri pi responsabili e consapevoli. Si tratta di una sfida complessa ma certamente necessaria cui tutti saremo chiamati a dare risposta.

Casa Passiva Bronzolo-Bolzano, IPES (Istituto Edilizia Sociale Provincia di Bolzano). Lintervento rappresenta il primo esempio di edilizia pubblica in standard passivhaus realizzato in Italia

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