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Antonio Montesanti

Le Tonnare di Bivona
l resti di una cultura del mare
a cura deLL' Associazione Turistica Pro Loco di Vibo Marina
( I \ . / - . . ) O ~ r l l l l J 8 r p l U O : J l : : l S - I l S J : J . \ I l J l 1 \ . 1 I l l l \ .
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Presentazione
E' indubbiamente un'iniziativa di alto spessore culturale quella
della Pro-Loco di Vibo Marina che ha voluto pubblicare un libro
sulla storia delle vecchie Tonnare di Bivona.
Da pi parti vi erano crescenti richieste di notizie sudi esse,
accennate in realt nel rispettabile patrimonio librario gi
esistente sulle tonnare in Calabria e nel Mediterraneo; mancava
tuttavia una raccolta come questa, ricca di singolari notizie,
documenti inediti , foto d'epoca che contribuisse a soddisfare
l'esigenza del conoscere, facesse rivivere quelle che furono tra le
pi importanti tonnare vibonesi.
Un piccolo ma significativo lavoro utile a riaprire il cassetto dei
ricordi, a recuperare un tassello della memoria storica sulle
attivit legate alle Tonnare di Bivona che costituirono uno dei
settori pi rilevanti dell'economia locale contribuendo, nel
contempo, allo sviluppo ed al processo storico dei centri costieri
vibonesi quali Bivona e Porto Santa Venere chiamata oggi Vibo
Marina.
L'antica modalit di pesca del tonno, la mitica mattanza, stata
praticata lungo le coste calabresi sino agli anni sessanta,
sopraffatta successivamente da nuove tecniche e da avversi fattori
ambientali; con essa scomparso anche l'abile mestiere del
tonnaroto.
Permangono tuttavia lungo le spiagge a'icuni edifici delle
tonnare, testimoni muti di un fiorente passato. Tra essi, in questa
pubblicazione, viene dato il giusto rilievo al "Complesso
architettonico della tonnara di Bivona" (palazzina gentilizia,
loggia in legno di quercia, cappella dei pescatori , i vecchi barconi
della mattanza), senza a'icun dubbio l'esempio pi importante di
Archeologia Industriale legata alla pesca esistente oggi in
7
Calabria, un vero gioiello monumentale, d'interesse nazionale,
che dona tanto prestigio alla neo-provincia di Vibo Valentia.
Questa iniziativa editoriale viene alla luce nel momento in cui
sono iniziati i lavori di restauro della loggia di Bivona a cura della
Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e
Storici di Cosenza. Ci si augura che giungano intanto ulteriori
finanziamenti necessari per il completo restauro dell'intero stabile
- che mantiene integre le caratteristiche originarie - nonch per
una destinazione d'uso che sia in sintonia con la storia della
tonnara e con la vita del vicino mare.
In questo progetto la Pro-Loco desidera cooperare, svolgere
ancora per intero il suo ruolo nella convinzione che dal recupero
del Complesso Architettonico della Tonnara di Bivona, possa
derivare un grande richiamo culturale, un impulso notevole per il
rilancio turistico della zona.
Va qu riconosciuto che,con tali convinzioni ,sono state condotte
nel passato vigorose iniziative dalla Associazione Pro-Loco, dal
Movimento Ecologico "Argonauta", da alcuni uomini di cultura
affinch non prevalesse ,'idea della distruzione della Tonnara per
come, cos superficialmente, accaduto per la vecchia tonnara di
via Emilia in Vibo Marina.
La nostra riconoscenza va a quanti,a vario titolo, hanno
collaborato per questa pubblicazione; in particolare si ringrazia
l'Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione e Promozione
Culturale per il contributo elargito a sostegno dell'iniziativa,
l'Assessorato Regionale al Turismo, la Capitaneria di Porto di
Vibo Valentia, l'Archivio Storico del Comune di Vibo Valentia,i
pescatori di Vibo Marina, i familiari del vecchio rais Canduci.
8
Il ringraziamento pi cordiale dovuto all'Autore di questa
pubblicazione, uomo di cultura e di prezioso talento, da tempo
impegnato generosamente ed in prima persona nella difesa dei
beni culturali ed ambientali del territorio vibonese.
Il presente libro, il primo sulla Storia delle Tonnare di Bivona,
non vuole essere esaustivo, ma un punto di pal1enza aperto al
contributo di quanti vogliano aiutarci per un lavoro di pi ampia
ricerca sui beni culturali presenti nel territorio costiero di Vibo
Marina, sinora trascurati .
E' nostra convinzione che uno sviluppo turistico e culturale sia
possibile solo preservando i beni culturali ed ambientali del
territorio, "custodendoli e facendoli conoscere come il bozzolo
de//'identit locale" per come efficacemente afferma l'instancabile
Cesare Mul, Presidente regionale dell'Unpli e Console del
Touring Club Italiano.
Per tali ragioni questa pubblicazione indirizzata a tutti
cittadini, alle scuole, ai circoli culturali, agli enti pubblici e
privati , a quanti a livello locale o nazionale desiderano conoscere
e preservare i tratti essenziali della nostra storia ed in pat1icolare
delle tonnare e delle loro strutture, un tempo fonte di lavoro e vita
per tanti calabresi.
Da tutti ci si attende vivo interesse e fattiva partecipazione.
Vincenzo De Maria
9
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l ? l U e l , d l U O I Z n p O l d m . . .
Le origini
La pesca con sistemi fissi, lungo la costa del Golfo di S.
Eufemia, ha origini molto antiche, che si possono far risalire alla
fondazione della citt di Hipponion, l'attuale Vibo Valentia, sul
finire del VII secolo a.c.. La polis fiss la sua chora anche nei
pianori sottostanti, con piccoli insediamenti che basavano la loro
economia sulla produzione agricola, posti a controllo del
territorio. Alcuni di questi insediamenti erano legati alle attivit
marinare e gravitavano intorno all'area del porto di Hipponion,
identificato dallo Schmiedt, grazie anche alla foto interpretazione,
ai limiti della laguna detta "il Maricello" di Bivona, in
corrispondenza della curva di livello dei tre metri, nell'insenatura
che allora si creava
l
nell'area del Castello di Bivona, tra la foce
della fiumara Trainiti, e quella del torrente S. Anna. Studi
recenti ? hanno meglio fissato la presenza del porto di
Hipponion- Valentia tra Punta Saf ed il basso corso del torrente
S. Anna confermando inoltre la presenza di insediamenti in villa
nelle circostanti aree: in quella del Castello di Bivona, a Punta
Scrugli ed in contrada S. Venere di Vibo Marina
3
.
.
Per la stesura di questo lavoro utili e preziosi sono stati gli scambi di idee ed i
suggerimenti ricevuti dalI-a Dott.ssa Anna Maria Rotella, a cui rivolgo il mio
pi sentito ringraziament o, Grato sono inoltre ai consigli della Profssa Elsa
Bianchi , dci DotI. Ferdinando Cammarata e dci DotI. Enzo De Maria, Un
grazi e particolare v alia famiglia Canduci per la disponibilit nel raccontare
usi e costumi dei tonnaroti e per le referenze fotografiche,
I G, Schmiedt, Antichi parli d'Ilalia. I porti delle colonie greche in
L'Uni verso, XL VI, 1966, pp 296-353
2 M,T,Jannelli, G.Lena, G.P. Givigliano, IlIdagini subacquee ileI trallo di
cosla tra Zamhroll e e Pizzo Calabro, con parlicolare riferimento agli
slahilimenli antichi per la lavorazione del pesce, in Atti V rassegna di
archeologia subaquea. 1990, pp. 9-43
3 Recenti scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza di Reggio C. in
contrada S, VeneFe di Vibo Marina hanno messo in luce una necropoli romana
del I-IlI d.C. legata alla presenza in zona di un insediamento a villa, Il
rinvenimento, alcuni anni t:l , dei resti di due fornaci a Punta Scrugli conferma
l'autonomia degli insediamenti costieri,
11
Del porto sono stati rilevati sott'acqua i due antemurali, costruiti
con massi e ciottoli, ed a terra, nell'area antistante il castello, sono
state messe in evidenza una serie di strutture romane di cui una, di
notevole dimensione, costruita con malta idraulica, interpretabile
forse come molo frangiflutt0
4
. Gli scrittori locali. del resto,
raccontano che il porto era ancora in attivit nel medioevo e che
fu poi distrutto ed interrato per ordine dei Pontefici romani con lo
scopo di evitare "il ricovero dei barbari"s.
Questa ampia premessa sull'area portuale ci aiuta a meglio
definire l'importanza che questa presenza ha rappresentato per le
prime iniziative economiche intraprese fin dall'antichit lungo
questo tratto di costa. Attivit legate alla pesca, alla
conservazione ed allo smercio del pescato sono documentate in
quest'area, cos come documentata la presenza lungo la costa di
due stabilimenti per la lavorazione del pesce, di epoca compresa
tra il III-II sec. a.c. ed il IV sec. d. c., uno posto in localit
S.Irene e l'altro in localit La Rocchetta di Briatico' . Si pu
suppore che le due peschiere fossero utilizzate anche nella
lavorazione del tonno, e le parole dell'antico geografo Athene0
7
,
che descrivono il porto di Vibo come ricchissimo di tonni, o
quelle di Aelian0
8
, che ammira la grande qualit del pesce
pescato in questo golfo, confermano l'ipotesi del loro uso come
vere e proprie antiche tonnare. Si pu dunque affermare che la
pescosit del mare vibonese fu determinante nella scelta
insediativa del territorio costiero, con ville "marittime" in grado di
trarre vantaggi economici da tale risorsa. Un'interessante
questione posta dalla localizzazione delle
4 M.T.Jannelli. G.Lena, G.P. Givigliano, Op. cit o
5 G. Fiore, Dellq Calabria illustrata, Napoli 1691
(, M.T.Jannelli , G.Lena, G.P. Givigliano, Op. ciI.
7 Deipnosophistae, VII, 302
8 De natura anirnaliurn, XV 3; Marafioti,in Croniche et antichit di Calahria,
160 l, citando Aeliano, dice che "si pescano tonni in una certa habitatione
chiamata SNicol e nel porto di Vibone, ove fabbri cato un /labile castello ".
12
antiche saline, visto che la conservazione del pescato avveniva
essenzialmente per salagione. Attualmente non documentata
un'area adatta alla produzione delle grosse quantit di sale
necessarie a tale attivit n la costa presenta variazioni
morfologiche tali da favorirne la costruzione 9. Si pu supporre
che la produzione avvenisse nelle zone fino a qualche
secolo fa paludose, come In quella detta il Maricello di
Bivona
lo
, o che comunque venisse importato via mare, grazie
appunto alla facilit d'approdo consentito dal porto. La
produzione locale di sale documentata soltanto a partire dal
1696, grazie d un'antica Regia Reintegra che indica l'esistenza
nel fundaco di Bivona di una salina, il cui sale veniva utilizzato
anche nelle tonnare di Pizzo, che recita testualmente: "Jus del sale
per la Tonnara: per il servitio della sudetta Tonnara sono
obbligati l'offciali Reggi del fll1daco de Bivona, di donare in
nome della Reggia Corte ad esso Ecc.mo Signore come per suo
privilegio spedito dalla Mat, che si conserva nella Contadoria di
quelli Stati alla quale lo sale che haver di bisogno per salare la
pesca d'essa e pagarcelo alla raggione di grana sedici lo tumulo,
e non essendoci sale in detto fundaco di Bivona, l'habbiano di far
venire loro spese d'altro fundaco, e consignarcelo in quello
sopra nominato di Bivona 1/11. Tale documento, seppur non ne
indica un uso in et precedente, conferma comunque che l'area di
Bivona ben si prestava alla coltivazione di saline e
all'approvvigionamento del sale. Oggi l'uso del sale nella
lavorazione del tonno limitato solo alla produzione della
bottarga
l2
, detta "vatarico" in dialetto, forse traendo origine
9 M.T.Jannelli , G.Lena, G.P. Givigliano, Op. cit.
IO Ibidem.
Il Regia Reintegra, agosto J 696, rogata dal notaio don Pietro Costarella del
Pizzo, tra il Regio Delegato del Regio Collaterale del Regno don F. Ximenez
De Arroyo, delegato dal vicer del Regno di Napoli ed il principe di Mileto
don Giovanni Domenico Maria De Silva y Mendoza
12 con il tennine bottarga si indica l'ovaio del tonno, conservato per intero e
ricoperto di sale. Attualmente sono in funzione gli stabilimenti Callipo di
Maierato, Sardanelli di Pizzo e Nostromo di Portosalvo.
13
dal termine greco lG1yxos, che indicava la salsa prodotta con le
interiora dello sgombro.
La tradizione della pesca del tonno rimasta viva nei secoli,
lungo questo tratto di costa, anche se con uno iato storico, che va
dal X al XV secolo, da attribuire alla carenza di documentazioni
oltre che alle incursioni dei corsari saraceni e turchi
l3
.
Nei secoli XVI e XVII, l'attivit della pesca del tonno ebbe un
forte incremento ed a questo periodo che ri sale infatti la
costruzione delle tonnare di Briatico, S. Venere, Bi \ ona e Pizzo
Calabro
l4

Le incursioni piratesche sottoposero tutti i centri costieri della
Calabria, nonch lo sparuto numero di "contadini-pescatori" che
basava il proprio reddito sulle attivit legate alla pesca. ad enonni
pericoli , per cui si verific, fino alla prima met del XVIII
secolo, uno spostamento delle popolazioni nelle zone interne della
regione, trasfonnando i 780 Km della costa calabrese in una lunga
fascia disabitata.
Sul versante tirrenico, la provincia ~ i Catanzaro, awva un sol
rifugio per le imbarcazioni: la rada di Santa Venereo che " enn
casualmente riscoperta, alla fine del settecento, per essere senira
da riparo ad alcuni naviganti genovesi, sorpresi dalla tempesta 5.
13 G. Valente, Calabria, Calabresi e Turcheschi Il ei secoli della pir'ateria
(1400-/800) , Chiaravalle Centrale 1973. pp. 336.340.344. L'ultima Impresa
piratesca storicamente accertata. sulle coste calabresi risal e al 1..J. agosto 18] ':;.
presso la marina di Sant'Andrea sul Mar Ionio. r\ el 1451. a Bi vona. due na\ j
genovesi che caricano 2500 tomoli di victualia sono assaltate e depredate da
due galere catalane; Diu ni scampi cii corsari/di chiddi tllrchi calli/turchi e
morii saracini/ livantini/ chi /1IIn crirunu alla fidi: recita una cialoma siciliana,
in V. Consolo. La pesca del tonno in Sicilia, ed. Sellerio. Palermo 1987
14 Ernesta Bruni Zadra, Le tonnare in Calabria nel XVI e XVII secolo, 1982
15 G.M.Galanti , Giornale di viaggio in Calabria (1792) , ediz. crit. a cura di A.
Placanica, Napoli 1981
14
Proprio nel XVII secolo la zona di Bivona si presentava agli occhi
dei viaggiatori europei come un piccolo paradiso. Emblematica
la descrizione fattaci dall'Abate di Sant-Non, che nel dicembre del
1777, scrive della sua visita a Bivona: ".. . si dice che in estate,
quando la marea bassa e tranquilla, si scorge ancora le vestigia
de le antiche costruzioni di Hipponium, che le sabbie non hanno
totalmente coperto. AI resto, la campagna di Bivona coperta
d'una quantit di casine sparse e di giardini; ci che, unito alla
sua posizione, in terrazza dominaJ1le sul mare, rassomiglia molto
alla campagna dei dintorni di Marsiglia, con il vantaggio che
coperta di alberi che rendono tutta questa costa deliziosa 111 (,.
Circa quarant'anni dopo R. Keppel Craven aggiunge: " ... sulla
costa, a poche miglia da Monteleone, in un posto chiamato
Bivona, ./rse una corruzione dell'antico nome, vi sono i resti di
antiche mura, erroneamente dette ciclopiche e che si pensa siano
i resti dell'antico porto. Non molto lontano vi sono tre piccole
rocce che sembrano corrispondere alla descrizione delle isole
Ithacesiae, mensionate da Pliniono. La singolare delicatezza del
tonno oggi cos celebrata come lo era al tempo di Ateneo 1117.
Subito dopo l'Unit d'Italia, in Calabria, la gente di mare
superava di poco le seimila unit, delle quali solo 1471 erano i
pescatori 18 e, non a caso, tutti distribuiti nei centri costieri di
16 G. Valente, La Calabria dell'Abate di Saint-Non, Ed. Effeemme, Chiaravalle
Centrale 1978, pp.69-70
17 Richard Keppel C r a ~ e n , Viaggio nelle provincie meridionali del Regno di
Napoli, Abramo Editore, Catanzaro 1990, p.196
18 Cfr. Del commercio italiano anteriore e posteriore al 1I0stro rinnovamento
politico, in Annali del Ministero di Agricoltura, industria e commercio, 1862,
L Torino, pp. 536 e sego
15
Paola, Pizzo, Tropea, Nicotera e Bagnara, arroccati come erano
sul mare, dove con minori rischi ci si era nei secoli potuti
dedicare alle attivit della pesca, con tradizioni antiche, e tra
questi, Pizzo e Bivona godevano periodicamente di una pesca di
tonni partJicolarmente ricca, tanto che nella seconda met
dell'ottocento realizzavano in media 2000 quintali di pescato
l9
.
Interno della Tonnara di Bivona. La moglie dell 'ultimo Rais G. Canduci ritratta affianco al
rimorchiatore Caterina
19 P.Bevilacqua, Uomini, terre, economie, in Storia d'Italia, Le Regioni
dall'Unit a oggi: La Calabria, Einaudi, 1985, p. 163
16
Il tonno (Thunnus Thynllus)
Il tonno vive nei mari caldi e temperati ed presente in tutto il
Mediterraneo, ha il corpo fusiforme, allungato negli esemplari
giovani e massiccio negli adulti. Di pone di due pinne dorsali,
unite tra loro, e di pinne pi corte di quelle pettorali. E'
provvisto di peduncolo caudale con carena ben sviluppata, il
dorso di colore blu scuro, mentre i fianchi grigio argentei . La
sua lunghezza pu superare i tre metri ed il suo peso pu
raggiungere i cinque quintali, nonostante ci un velocissimo
nuotatore, in quanto pu raggiungere velocit superiori ai 70
Km/ h. E' un pesce gregario e predatore, che si nutre di pesci,
molluschi e crostacei. Secondo alcuni studiosi un animale
tipicamente migratorio, mentre per altri di natura stanzia le.
Nella stagione primaverile, periodo in cui smette quasi di
alimentarsi, risale dalle profondit per riprodursi, avvicinandosi
alle coste ingruppato in grossi branchi.
La vicinanza alle coste e le basse profondit che il pesce
raggiunge un questo periodo, hanno consentito in passato la sua
pesca con le tonnare costiere.
Attualmente la sua pesca avviene con reti a circuizione, calate
dalle "tonnare volanti", grossi pescherecci d'altura,
tecnologicamente attrezzati per individuare i branchi in alto mare.
Finito il periodo riproduttivo, il tonno ritorna in mare aperto ed a
profondit superiori ai 500 metri.
L'esperienza condotta dal Tokyo Sea Life Park
20
, dove i tonni
possibile vederli in un acquario, dimostra la possibilit che
sin dall'antichit ta'li animali possano essere stati mantenuti in
20 Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari d'Italia, Mursia Editore, Milano
1991, pp. 331-332
17
cattivit]j ed allevati nelle cetaria, termine generico adoperato dai
Romani, comprendente qualsiasi luogo attrezzato per la raccolta,
l'allevamento e la cattura dei pesci .
Secondo alcune teorie, i tonni provengono dall'Atlantico,
attraversando lo Stretto di Gibilterra, anche se le osservazioni di
molti scienziati contemporanei hanno escluso una cos massiccia
migrazione, teorizzando la sua natura stanziale nel
Mediterraneo
12

La forte antropizzazione lungo le coste mediterranee degli
ultimi 40 anni causa della diminuita presenza del pesce e della
variazione del suo percorso abituale sotto costa. Il moltiplicarsi
degli scarichi inquinanti urbani, industriali ed agricoli
conseguente all' aumento della densit abitativa del litorale, unito
a piani regolatori e di sviluppo tutt'altro che accorti ed al
moltiplicarsi dei metodi di pesca distruttiva e poco selettiva,
hanno seriamente compromesso la vita marina in genere, e per
quanto riguarda il tonno, stata riscontrata una diminuzione della
natalit pari al 60 per cento dopo il 1980
23
.
Grazie alle pressioni delle tante associazioni ambientaliste verso
i vari governi si pervenuti alla stipula di accordi internazionali
che vietano l'attivit della pesca del tonno all'inizio dell'estate,
cos da garantire la deposizione delle uova, consentendo cos ad
un maggior numero di tunnidi di sopravvivere e diventare adulti
14
.
11 AA.VV., Pesci del Mediterraneo, Mondadori Editore, Milano 1994, p. 96
22 Rupert Riedl, Flora e fallna del Mediterraneo, Muzio Editore, Padova
1991 ,p.670
23 Xavier Pastor, Il Mediterraneo, Mondadori Editore, Milano 1991 , p. 127
24 Molte oggi sono le nazioni aderenti all'ICCAT (Commissione Internazionale
per la Conservazione del Tonno Atlantico), eppure basta che i pescherecci di
tali nazioni siano contrassegnati dalla bandiera di quelle non aderenti, per
aggirare le leggi. Famoso l'episodio dello speronamento, nel 1989, del
Sirius. nave ammiraglia di Greenpeace, da parte di una nave giapponese della
societ Fuku Toku Maru, immatricoalata in Venezuela (stato non aderente
all 'lCCA T), nel tentativo di sottrarsi all'abbordaggio, che dimostr la
violazione del Giappone degli accordi internazionali
18
Le tecniche della pesca del tonno
Plinio e Oppiano affermavano che grossi pesci SI pescavano con
particolari barche costnlite a loro immagine, questo
probabilmente per rifarsi ad una pi antica superstizione basata
sull'imitazione della fom1a della preda
25
Quindi forse proprio da
questa antica pratica imitativa traggono le loro fom1e le poderose
barche nere usate per la pesca del tonno e le acuminate
imbarcazioni per la pesca del pesce spada
2D
.
L'improvviso cambiamento di colore di una parte del mare ed il
movimento innaturale della superficie dell 'acqua indicavano al
tunnoskposn l'arrivo dei tonni, ed era allora che egli alle11ava, da
un posto d'osservazione lungo il promontorio, i suoi compagni
dando inizio alla pesca del tonno. Dalla costa partivano le
imbarcazioni, che circondavano con le reti il branco, che veniva
catturato cos come oggi viene catturato dalle moderne "tonnare
volanti". Non ci sono testimonianze dell'esistenza della "camera
della morte" anteriori al II sec. a.c., prima della descrizione
tramandataci da Oppian0
28
; da questo momento in poi la
25 Oppiano IV, 419; Eliano XII, 43
26 G.Purpura, Pesca e stabilimenti antichi per la lavorazione del pesce nel/a
Sicilia occidentale: iV - Un bilancia, in Atti V rassegna di archeologia
subaquea, 1990, pp. 87-101
" Termine utilizzato inTeocrito III, 25, che paragona il turbamento dell'animo
di un innamorato al mare osservato dal tunnoskpos (avvistatore del tonno)
28 Oppiano, Halieut. IV, 504: "si dispiega a livello dell'acqua una rete la cui
disposizione somiglia a quella di una citt: si vedono dei vestiboli e delle
porte e come delle strade e delle stanze all'interno. I tonni arrivano in file
serrati come flangi di un popolo che migra; ve ne sono di giovani, di vecchi
ed altri che sono tra queste due et. Essi penetrano in numero infinito
all'interno delle reti e questo flusso non cessa che quando non v' pi posto
per i nuovi arrivati; si effettua cos una pesca eccellente e veramente
meravigliosa"
19
drammatica rappresentazione della mattanza ci viene riportata in
vari modi: " ... El mi narravano, il modo comefclIl l/o. Evvi una
torre nel fne del Castello, che riguarda alla marina. ave nel
tempo che passano del/i pesci, st l'huomo pratico. e vedendo il
gran movimento dell'acque cagionale dalla moltitudine de' pesci,
che fanno il varco, d segno ai pescatori, quali quivi stalll10
apparecchiati coi debiti stromenti, e quegli inconlil/ ente col
passando, ove ha dimostrato colui, con le barchelte. intorniano
tul/a quel/a moititudine con le reti, poscia piano piano
conducendogli, si appropinquano al /ilo gi astrelfi nelle reti"29 .
La tecnica di pesca a circuizione quindi, nel Gol fo di
S.Eufemia, doveva essere in uso fino alla fine del XV secolo
30
.
Rilevante fu poi il contributo fornito dagli arabi, per il passaggio
dalla tecnica di pesca ad inseguimento di cui ci parla l'Al berti, a
quella in "trappola" fissa, installata in mare anche se. a tutt'oggi,
resta da definire l'origine e l'entit di questo apporto, proprio
perch paradossalmente, la soglia stori ca in cui ci avvenne
ancora tutta da stabilire.
Questo tipo di pesca psr secoli ha maJ1tenuto nel tempo e nei
luoghi, le proprie arcaiche tecniche e procedure: se si raffrontano i
procedimenti usati tre secoli l con quell i adoperati nell'ultima
mattanza effettuata nel Golfo di S. Eufemia. oppure le tecniche
calabresi con quell e sicil iane, o con quell e sarde o spagnole, si
noter come le procedure abbiano subito variazioni minime,
dovute essenzialmente alle caratteristiche ambientali dcI sito o al
percorso di "andata" o "ri torno" del pesce.
La pesca del tonno era comunque tutt'altro che certa, legata
com'era ad un percorso misterioso, noto solo attraverso
l'esperienza del rais ed all e informazioni orali che si scambivano i
marinai del le imbarcazioni d'alto mare ed i pescatori locali,
29 Drammatica la rappresentazione della camera del/a morte raffi gurata 111
un mosaico romano di Sousse ed in un quadro antico descritto da Filostrato
30 Alberti L., Descrizione di fuI/a Italia, Bologna 1550.
20
il cui protagoni ta era un animale leggendario e trasmigrante
31
,
che a vol te mutava, per altrettanti misteriosi motivi, il proprio
Itinerario.
Con il tempo i tonni hanno preferito transitare in fondali sempre
pi profondi, costringendo i tonnaroti a costruire reti sempre pi
alte e larghe, ma questo non s rvito ad impedire la continua
rum inuzione del reddito delle tonnare. portando all'inevitabile
scomparsa di Lino dei pi ti pici '"'d antic hi mestieri del
fediterraneo.
~ I Memoria dei proprietari e a/ltruMi delle TOIIl/are di Sardegna, sul corsu
Jei TonI/i, e sulle relazioni Fa la pesca delle Tonl/w'e e la pesca delle sardelle,
In La pesca in Italia, voI. I parte III. Genova 1872, p.J4: "E' cosa ricol1osciwa
ed (Immessa che cupioso numero di tOllni entra dall'Oceal1o /l ei AIediterralleo
/l e/mese di maggio, e che in luglio in gran copia da questo l/ ell'Oceallo dessi
ripassanu. / pescatori dello strel/o di Cibi/terra, e.gli equipaggi che vi
\'e!eggiano, ne lal/Ilo ampia jde, ed asserisco/lsi di tal passo e ripasso tesri
oculari".
21
La gestione delle tonnare
Nel XVI secolo le tonnare calabresi nascono come prIme
iniziative imprenditoriali di una classe nobiliare, che intende cos
diversificare la fonte dei propri guadagni , in precedenza legati
essenzialmente alla produzione agricola dei feudi.
In questo periodo le tonnare calabresi pi importanti sul
Tirreno erano localizzate nel golfo di S.Eufemia: due a Pizzo,
propriet dei De Silva y Mendoza, principi di i\Iileto, una a
Bivona ed una a S.Venere, quest'ultime di propriet di Ettore
Pignatelli, Duca di Monteleone, ed un'altra era a Briatico,
dapprima di propriet di Berardo Caracciolo, signore di Oppido,
infine dei Pignatelli
32
.
Il Duca di Monteleone possedeva inoltre una tonnara a Caronia,
in Sicilia, gestita in concessione da un barone che amministrava
uno dei suoi fondi, che fu comunque co::;tretto ad abbandonare
dopo diverse annate negative
33
. Ai feudatari \'eniva concesso il
privilegio del "palo", ovvero del diritto di scegliere il posto pi
propizio dove installare la tonnara
34
. Tale privilegio fu revocato
con l'Unit d'Italia, e da questo momento l'installazione venne
regolata da alcune leggi e da concessi oni a tempo determinato,
riguardanti essenzialmente le distanze da osservare tra le tonnare
operanti nella stessa zona.15 .
32 Ernesta Brunj Zadra. Op. ciI.
:\1 Fllore Pignatelli . Vicer di Sicilia nella reggenza di Carlo V. La tonnara di
( ':I rnllia figura tra le entra te ducali dal 1584 e l'ultimo esercizio risale al 1770,
1l1""ldu. nonostante qualche anno addietro si fosse affrontato un cospiquo
investimento per ricosruire il varcarizzo, ancore. reti e attrezzi vari , il
malfaraggio ed il baglio. la tonnara venne abbandonata.
34 D. Curatolo, TOllni, lunnure e tOllfluroti, in Le TOl1l1u/' e di Pizzo. Ed.
Qualecultura-Jaca Book, 1991, p.18.
35 Il R.D. n.1029 del 1936, all'aI1. 2 stabiliva il divieto di pesca ad una distanza
inferiore ai 5 Km sopravento, cio dall'imboccatura, e di I Km sottovento delle
tonnare in esercizio e raddoppiava tali distanze in presenza di pesca effettuata
con l'uso di fonti luminose.
22
La distanza tra la porta della tOl1nara, detta Vlicca, e quella della
tonnara confinante non doveva essere minore alle cinque miglia
marine e non inferiore alle tre miglia dal lato opposto. Questa
disposizione spesso fu causa di liti tra i proprietari delle tonnare
di Pizzo e di Bivona, visto il limitato spazio di mare in cui erano
poste; questa normativa spesso costrinse i proprietari a chiedere in
concessione tratti di mare limitrofi, anche se meno pescosi , per
impedire la vicinanza di tonnare concorrenzial i, dove
comunque periodicamente calare la tonnara se non si voleva
perdeme la concessione, definita dai tonnaroti dirilla di calo. Il
vantaggio di non avere in tal modo confinanti compensava lo
svantaggio derivante da una mattanza poco pescosa.
In quegli anni la pesca del tonno iniziava ai primi d'aprile e si
concludeva nel periodo detto del palamidaro, compreso tra i
primi giorni di luglio e gli ultimi di settembre, quando i tonni
avevano concluso il loro percorso di andata e nelle reti restavano
intrappolati solo pesci di minori qualit.
Dal XVI secolo in poi, un grosso contributo nella pratica di
questa tecnica di pesca fu dato dall'impreditorialit dei pescatori
pizzitani , i quali non solo calarono le tonnare di Pizzo, ma
presero, come vedremo oltre, puntualmente in fitto le tonnare di
S. Venere, di Bivona e di Briatico. Il bilancio della tonnara
grande di Pizzo calata nel 1627, rivela chiaramente la redditivit
economica di questa attivit: risultano venduti 407 barili di
tarantello, di cui 100 alla fiera di Salerno, 471 barili di tonnina
con scorza, di cui 300 sempre alla fiera di Salerno, 179 barili di
botamo, 127 barili di tonnina senza scorza, 20 barili di vaira, cio
"la tannina del mezzo del tonno vicino alla spina",127 barili di
palamiti, 29 barili di sgombri, 20 barili di tonnina, tarantello ed
ahri pesci, 288 paia di ovatarichi salati, mentre freschi furono
venduti 7.272 sgambirri , 3.193 palamiti , 2600 sgombri, 38 pesci
spada, 134 laccioli, 225 litterati . La vendita complessiva
raggiunse i 10.000 ducati , mentre le spese superarono di poco i
3.500 ducati , consentendo cos al gestore della tonnara di
raddoppiare la somma inizialmente investita neU'affitto.
23
Il salario di un marinaio non superava i 15 ducati
36
a stagione, e
ad esso si assommavano le quote sul pescato finale. nonche quelle
per la di pesca notturna. Al salatore spettavano 18 ducati, 34 al
pesatore, 36 al tagliatore ed allo scrivan0
37
.
Queste cifre mettono inoltre in risalto quanto la salagione
costitUiva in effetti l'attivit primaria di una ton11ara, essendo
questa la tecnica che meglio si prestava alla conservazione del
tonno in barili di legno.
E' dall'800 che si vengono a contrapporre due divers.i modelli
di gestione dell'attivit: il primo, "tradizionale", legato a principi
di moltiplicazione, con minimi rischi , della re ndita del nobile
il secondo, pi innovativo e di ampio respiro, legato
alla trasformazione ed alla distribuzione del pescato. inserito nel
nuovo meccanismo della fmiglia imprenditoriale. con attivit di
gestione economica varie e pi complesse, con l'obbiettivo di
creare nuova ricchezza.
La soglia storica del prevalere di quest'ulti mo e nuovo modello
produttivo sul pi antico data dalle voci, circolate dal 1860 in
poi , che il tonno salato fosse causa dell o scorbut0
3
.
La necessit di garantire un prodotto che non fosse considerato
veicolo di trasmissione della malattia costrinse tutti coloro che
avevano investito imprenditorial mente su questa attivit a
riorganizzare il sistema di conser;azione del tonno con l'olio,
investendo sulla pastorizzazione e sulla nuova tecnologia
dell'inscatolamento in recipienti di latta. Questo nuovo processo
produttivo segn l'abbandono da parte di tutti quei proprietari che
non intesero investire sulla riconversione delle tecniche di
conservazione del loro prodotto, rappresentando l'occasione
propizia per il sopravvento di una nuova mentalit industriale,
36Unit di misura di peso: I Cantaro =89,8 Kg. ; I cantaro =100 Rotoli; I rotolo
= 33 once; 12 once = I libbra. Unit monetaria: I Ducato = 12.000 lire;
ducato = IO carlini = 100 grana = 5 tar
37ASN , Re/evi, voI. 383
38M. Lo Curzio, L'architettura delle tOl1l1are, in TOllnare e barche tradizionali
di Sicilia, Ed. Sfameni, 1991
24
I
che trasform il nome d I produttore, in un vero e propn o
marchio di garanzia.
Emblematico l' e empio in tal senso offerto dalle famiglie
Florio in Sicilia e Sardanelh e all ipo in Calabria, ch sono
riuscite a trasformare le loro attivi t da aJtigianali in vere e
proprie industrie di trasti nnazione del pe:cato, che oggi sono ben
radicate nel mercato ali mentare.
Foto di gruppo in attesa della levata.
25
Usi e costumi di un'attivit.
In Calabria il termine tonnara indicava tutto il complesso di
attrezzature, strutture a terra ed a mare, che caratterizzavano tale
attivit.
La tonnara a sua volta si distingueva in tonnara di terra, l'area
posta sull'arenile, e tonnara di mare, costituita dal complesso di
reti che creava la trappola nel mare, per i tonni.
La tonnara di terra, detta anche maljraggio, comprendeva sia le
grosse strutture murarie della palazzina e della loggia, dove
venivano custodite le barche e le reti, sia l'area esterna in cui si
svolgevano tutte le attivit legate alla preparazione della trappola.
Essa era un vero e proprio insediamento autonomo, dove le
giornate erano scandite dal ritmo dei lavori di allestimento del
complesso sistema di pesca.
La costruzione della nuova tonnara di Bivona avvenne in due
fasi : intorno al 188 I , fu iniziata la costruzione della loggia e del
piano terra della palazzina, successivamente, in data imprecisata,
venne innalzato il primo piano.
Con il passaggio definitivo della tonnara alla tmiglia Gagliardi,
nel 19 I O la palazzina e la loggia furono ristrutturate e gl i ambienti
interni subirono alcune piccole modifiche.
A lavori ultimati, essa rappresent quanto di pi funzionale fosse
stato costruito in quegli anni in Calabria, riuscendo ad esprimere
in spazi semplici le diverse esigenze della tonnara, sia nella
stagione di pesca che nel periodo di fern1a.
Nell'edificio vi erano zone destinate all'amministrazione, ai
depositi delle salagioni, alle reti, alla pesatura, al lavaggio del
pescato, al rimessaggio dei grossi barconi oltre alle camere dei
loggiari , ai dormitoti per i pescatori e all'abitazione per la
famiglia del rais; vi era inoltre, al piano superiore, l'appaltamento
gentilizio del nobile proprietario, con tanto di camera da fU1110 e
della servit. In una casetta accanto era stabilito ilfimdaco, cio il
luogo ove si depositava il sale necessario alle salaggioni.
26
Tonnara di Bivona: inlerno della cappella dei pescatori .
Tonnara di Bi vona: disposizione dci barconi all'interno della loggia
Nella palazzina fu costruita fin dalla prima fase anche una
cappella e sopra il suo ingresso fu posta una campana sull a quale
riportata la scritta: "Tonnara di Bivona".
La piccola cappella, a navata unica, era dedicata a S. Al1 tonio di
Padova, cos come allo stesso santo, riprodotto in cera e posto in
una icona, era dedicata la loggia nella sua prima fase costruttiva.
La cappella rappresent, fino agili anni cinquanta, l'unico luogo
d'incontro della piccola comunit di Bivona ed in essa venivano
celebrate tutte le funzioni religiose.
In quasi tutte le tonnare siciliane S. Antonio di Padoya il
"patrono del/a Tonnara", e forse proprio ai primi r3is siciliani
che hanno gestito la tonnara di Bivona si deve la venerazi one del
santo. I primi tredici giorni di giugno, festeggiati a BivOl1a come
"a tredicina i Sant'A ntoni", coincidevano con il periodo pi
pescoso della tonnara, ed una coinci denza non casuale che lo
stesso santo sia il protettore delle dorme incinte: culto in cui
riaffiora l'identificazione del pezzo di mare racchiuso nella rete
della tonnara, con il fertile ventre marerno. Al tale culto si
aggiunse, quando la trappola di reti fu posta dinanzi alla costa
dell'Angitola, quello di S. Francesco di Paola. patrono di Pizzo c
dei pescatori delle tonnare pi zzitane.
Per quanto ri guarda la loggia. la sua unicit data dalla
struttura portante dell'ampio tetto. che rappresenta un vero
capolavoro dei Illustri d'ascia. Essa composta da otto pilastri in
legno, ognuno dei quali ~ fomlato da quattro grossi tronchi di
quercia poggianti su una base di mattoni e cemento. Questi
pilastri sostengono la capriata del grande tetto, di circa 20x60
metri , e tutta una serie di aste e tronchi che, a seconda del periodo
della pesca, venivano usatr come sostegno per il ricovero delle
reti, oppure come appiccatoio dove far dissanguare i tonni .
Nei primi anni del '900 fu costruito anche un binario per
facilitare il trasporto delle barche verso il mare e dei tonni verso
la loggia.
Da dicembre ad aprile, all'interno della loggia, si svolgeva la
maggior parte del lavoro di preparazione della tonnara.
28
In questo periodo il ruolo preminente era delle donne, per lo
pi mogli e figlie dei tonnaroti, che riparavano o preparavano le
reti a maglia fine, utilizzate nella rete della camera della morte.
Esse percepivano un compenso, che intorno agli anni quaranta,
raggiungeva le 20 lire ogni 20 cal/ne
J0
. Quando la tonnara era
calata a mare, le donne badavano al sostentamento dei pescatori
della ciurma di mare, cucinano nella grande cucina a legna,
posta al piano superiore della palazzina, che era utilizzata
comunitariamente dalle famigli e presenti in tonnara.
La Tonnara di mare, veniva calata entro il me e di maggio e vi
restava fino al mese di agosto o di settembre, periodo in cui si
svolgevano tutte le operazioni di pesca ad essa legate, mentre a
terra si ultimava la fase di lavaggio e sventramento dei tonni
pescati e s'intrapendevano le attivit legate alla loro vendita.
Quando la trappola di reti era pronta, venivano chiamati alcuni
sacerdoti dalla vicina Pizzo, che preparata l'acqua santa nella
chiesetta, impartivano la benedizione ai pescatori ed insieme a
loro recitavano le litanie lauretane. Al suono della campanella
benedivano le barche, il mare e ie reti , implorando la benedizione
degli apostoli , pescatori anch'essi, per una pesca pi copiosa, e se
a stagione di pesca inoltrata pochi tonni entravano nelle reti,
vel11va chiamato un frate francescano per una ulteriore
benedizione.
Gli uomini, durante il periodo di ferma, effettuavano i lavori di
riparazione e calafatura delle barche, nonch la periodica
manutenzione dei grandi argani di legno e delle carrucole poste
sui barconi, preparando inoltre le enormi quantit di galleggianti e
di cordame utilizzati nella pesca. Sulla spiaggia venivano
sistemate le decine di ancore nere usate per ancorare al fondo la
tonI/ara di mare.
La ciurma, composta da una sessantina di uomini, veniva
39 La cu/!/w era l'unit di misura della lunghezza delle reti. Una canna misurava
1,75 metri.
29
, , ! 1 I 0 1 t I V , l
U e
S I e U I ) l p a 1 l " B l l a p O p O ! l J d [ a u ~ 1 I 0 A I g I p J t I O I S S < J J O l d - O S 6 L
i
,..
c mandata dal rais, termine arabo con cui s'indicava il loro capo,
che in realt era una vera e propria figura carismatica,
detem1inante nelle scelte e nel destino della pesca. La paga della
ciurma di mare ammontava nel 1945 a 80 lire per ciascun
marinaio, che negli anni '46-'47 salirono a 300. Alla paga si
assommavano 20 lire per tonno e 50 lire per ogni pesce spada
pescato da dividere tra tutta la ciurma di mare. La paga del rais
assommava a 600 lire mensili, alle quali si aggiungevano, oltre
alle quote sopradette, anche il 50% delle minutaglie pescate; il
resto delle quali era diviso in parti uguali tra la ciurma e
l'affittuario della tonnara . E' interessante sottolineare come
rapporti economici tra i tonnaroti ed il proprietario assumessero
questa forma di compartecipazione al pescato finale, che si
aggiungeva al salario base.
La prima operazione da effettuare nell'allestimento della /onnara
di mare consisteva nello 'ncruciari 37 la tonnara, ossia scegliere
il punto esatto della sua collocazione a mare, decidendo cos la
posizione della cala/a. Si stendevano poi i cavi detti cruci, tenuti
a galla da una miriade di sugheri, detti galletti. L'intera
estensione della trappola, che complessivamente raggiungeva
10.000 mq. circa, era data dal pedale, da 'u rivo/u e dall'isula.
Veniva chiamata pedale la rete che univa la trappola alla spiaggia.
Esso era costituito da un grosso cavo d'acciaio fissato a riva
grazie all'ancora pi grande della tonnara, a quattro marre,
sotterrata ad una profondit di due metri. Su tale cavo veniva
legata la rete che creava cos un vero e proprio sbarramento al
percorso abituale del pesce. 'u rivo tu o mustazzu, veniva
posizionato subito dopo l'apertura (vucca) della trappola, con lo
scopo di convogliarvi i tonni. L'isula era un grande rettangolo i
cui lati superiori erano costituiti dai cavi, tenuti a galla da
sugheri e assicurati al fondo da decine e decine di pesi,
40 Secondo alcuni tale dizione deriva dall ' usanza di iniziare questo lavoro il 3
maggio, giorno della S. Croce. Cfr. G. Pitr, La famiglia, la casa, la vita del
popolo siciliano, Ed. Reber, Palenno 1913.
31
Schema della Tonnara di Bivona
.......
Isu/o --
UgouUJ:
l : Camera della morte con rete a coppu
2 : Camera PiCCDJa
3 ; Camera Grande
4 : lngresso de1/Q Tonnara dellO Vucca
j : Mustazzu o rivotu
6 : Sbarramento in reJe detto Pedale
7: A.ncore
8 : Galleggillnt detti Gal/eJti
9 : Barca di guardia dettIJ Portanova
10 : Barca 'U &ieri
Il .. Barco del rais deJta Caparrasu
12 : Zavorra o Mazzari
~ I @
detti mazzari ed altrettante ancore con fusto in ferro, per
arantrrne la stabilit. Da questi cavi venivano calate le reti,
pesso di canapa, di cocco, o di sparI/{. tutte fibre vegetali
41
che
errnette ano ai pescatori di abbandonarle a mare, grazie al
LO iddetto taglio, ne caso di condizioni metereologiche poco
aorevoli, oppure se, alla fine della stagione di pesca, si
T1 contrava un'usura eccessi ( delle ret i. e\'itando cos tutto il
tticoso lavoro della loro race Ita.
' el grande rettangolo di reti a mare nel lato di terra, veniva
a ciata un'apertura, detta 'a W/CCCI Cl na 'sa, larga ci ca 40 metri,
la cui entravano i tonni. Calando delle reti verti calmete ai due lati
U tonnara, si creavano dell e camere comuni canti tra loro
grazie ad un'apertura. L'ultima camera era detta camera della
lor le ed era composta da una rete a forma di culla detta
LOPPU o corpo, che iniziava con maglie larghe che si
re tri ngcvano man man0
42
. Lo sviluppo delle camere in cui
tazionavano i tonni, prima del loro ingresso nella camera della
mort , in realt costi tu ano il perno della politica economica
della tonnara: esse col tempo divennero un vero e proprio
Canapa: viene coltivata in tutta l'Europa, e per il suo peso adoperara per
nfezionare parti di rete e corde che fungono da zavorra. Manil/a: le fibre
\ engono estratte da piante originarie delle Indie, simili al banano. E' resistente
quant o la canapa ma pi leggera e meno soggetta all'infradiciamento. Visto il
minore peso viene adoperata nella tessitura delle fascie centrali delle reti.
Cocco: con le sue fibre, ricavate dal coC'cos nuciler, s'intrecciano cavi pi
leggeri delle canapa e della manilla, impiegati per le fasce di galleggiamento.
Sparto: cresce in Spagna, ma esisteva tempo addietro anche una produzione
local detta Libballu o Libbani (tutt'oggi vi una zona denominata Libbanio,
t.ra Bivona e Vibo Valentia, toponimo che rivela come quest'area fosse in
ant ico utilizzata per tal e coltivazione). E' una fibra tenacissima ma putrescibile,
per cui veniva utilizzata per le reti a perdere, che tagliate, venivano lasc iate a
mare.
12 Per una precisa descrizione della calata delle reti e distinzione delle parti
della tonnara consultare F. TelTanova" La cill disegnata nel mare in V.
Consolo, La pesca del t0l1110 iII Sicilia, ed. Sellerio, Palermo 1987, AA. VV. Le
tOl1l1are di Pizzo, Ed. Qualecultura-Jaca Book, Soveria Mannelli, 1991.
33
artificio economico-commerciale, che permetteva di effettuare
mattanze intervallate neI tempo, scaglionando l'affluenza dei tonni
sul mercato, cos da influire sul rialzo del prezzo finale del
pescat0
43
.
Il passaggio dei tonni mobilitava gli uomini dei paesi vicini e non
di rado partecipavano alla pesca anche pescatori siciliani, che si
stabiliranno poi definitivamente tra Bivona e Pizzo Calabro: i
Salmeri , i Migliastro, i Parasiliti, i Canduci, i Puglia, i Russo,
sono solo alcuni dei cognomi siciliani che si ritrovano nei due
centri costieri .
Quando i tonni erano radunati nella camera della morte, i marinai
prendevano il loro posto sui grandi barconi, nelle mangiatoie
all'uopo costruite (cfr. il glossario) , ed a questo punto il rais
comandava l'alzata della rete, detta levata, dando inizio cos alla
matlanza, tem1ine questo di chiara origine spagnola (matar =
uccidere). Con un preciso lavoro collettivo, i tOllllaroti alzavano a
forza di braccia la rete, ed uncinavano i tonni tirandoli, sempre a
forza di braccia, sulle imbarcazioni. Questa fase della pesca era
scandita dal ritmo di un coro, 'a lemla. molto simile alla cialoma
intonata dai tonnaroti siciliani.
I tonni catturati erano poi trasportati vicino alla riva e qu
venivano gettati in acqua. poi issati con corde ed adagiati sulla
battigia, dove veniva effettuato il primo lavoro di squartamento e
di lavaggio. Successivamente, dopo averli appesi per farli
dissanguare, iniziava la loro vendita.
Nelle tonnare spesso documentato l'uso di un codice segreto,
tale da non consentire ai pescivendoli di influire sulla rendita
finale del pescato; venivano comunque sempre usate deIle
bandiere per indicare il tipo di pesca effettuata: handiera italiana
nel caso si pescavano tonni, bandiera bianca pesci spada e blu
pesci di piccola taglia.
43 F. Li Greci- A. Berdar - F. Riccobono, Maltanza , Le tonnare messinesi
scomparse, Ed. G.M.B., Messina 1991
34
1955 - Ultimi prep.raLlvi primn dell a mattanza
! pesca tori cominciano la leva ta dell a camera della morte.
Si deve all'ultimo affittuario deUa tonnara di Bivona, l'adozione di
un cifrari o, codificato solo da persone di fiducia, per comunicare
tra la loggia e l'isula sull'esito della pesca e per tutte le probabili
neccessit della ciurma di mare
44
E' del tutto da scartare l'ipotesi,
avanzata da qualche studioso, che questo sistema di
comunicazione fosse anche uno stratagemma per difendersi dagli
iettatori, proprio perch la forte religiosit dei tonnaroti calabresi
non lasciava spazio a rituali, per cos dire pagani, contro il
malocchio, cos come avveniva al contrario, nelle tonnare
siciliane. L'unica usanza documentata in tal senso, ri guarda invece
i salsamentari, ovvero .i venditori di "rrobba salata", che erano
soliti appendere sull'ingresso del loro negozio una coda di tonno
macchiata di rosso, che proprio perch era a due punte, come le
corna, diveniva un potente mezzo contro la
44 F. Cortese, in Calabria Letteraria, anno XXV n. 7/9, 1977. Questo il
signiticato di alcuni numeri: "11. 3.' mastino iII ton/lara; n. 14.' si leva a tonni
grossi; n. 17.' si leva a pesce spada; Il. 18.' si leva (l calanne; Il. 19.' si leva a
palamiti; n. 25.' .1'0110 oltre 100 tonni; Il. 62.' forte corrente, 1101/ si pu pescare,'
n. 75.' le reti hanno sofferto molto,' Il. 80: aiuto di barche,' 11. 81.' venga a
bordo il padrone; n. 82.' manca acqua,' n. 84.' marinaio ferito viene a terra,
medico pronto,' n. 89.' aiuto di 25 uomini".
45 L.M.Lombardi Satriani- A.Rossi, Calabria 1908-10. La ricerca etnografica
di Raffaele Corso, Roma, 1973, p. 108.
36
'[ wlrcarizZll
La pesca del tonno con impianti fissi a mare rese indispensabile la
'o-truzione di particolari imbarcazioni adatte a svolgere nel modo
i funzionale tale attivit. Per la costruzione della maggior parte
de i barconi usati nelle tormare caI bresi furono assoldati decine di
ma {l'i d'ascia sicili ani, i quali trasmisero le loro conoscenze agli
anigiani locali
46

Ogni tonnara aveva il suo varcarizzo, cio un determinato
'1um ro di imbarcaz.ioni, che veniva custodito all'interno della
uggia o in strutture appositamente costmite.
I natanti pi noti sono quelli denominati scieri, forse proprio
!'erch erano quelli impiegati nella fase pi mitica della pesca del
'onno, la mattanza; su queste barche prendevano posto i tonnaroti
impegnati nella chiusura della camera della morte e nella cattura
dei tonni.
G li scieri erano le imbarcazioni pi grandi della tonnara, lunghe
dai 15 ai 20 metri, con una portata di circa 40 tonnellate.
Le barche, proprio perch avevano lo scafo cosparso di pece
47
,
erano di colore nero, panciute e con la poppa a specchio quadro,
quasi tronca, per favorirne la portanza e la capacit di carico.
~ p sso erano presenti in tonnara in due esemplari che, secondo la
po izione che assumevano ai Iati della camera della morte, SI
Jistinguevano in scieri' i ponenti e in scieri' i livanti; quello
-', :\ . Alift - E. Gemelli , Mastri d'ascia e calafati: la costruzione delle barche,
Ed. Sfameni , Messina, 1991
- La pece veniva prodotta con il legno di abete o di pino vecchio, tagliati
e hi, privi di resina. Il tronco si faceva ardere finch non diventava una
materia densa e scura. Ripulita dalle impurit, veniva stemperata con della
cera, si ammorbidiva al fuoco e assieme a dei rotoli di stoppa s'introduceva nel
fa ciame. La pece impedisce al legno, esposto al caldo e all'umidit, di
fennentare. ne chiude le cavit e ne arresta la marscenza.
37
Schema dell'imbarcazione denOlllinata "scieri".
\
@- -
~ - -
"
E}--
0 - - ~ - - - -
Lege nda:
1: Murata; 2: Canocchi a; 3: Cane di prua; 4: I)rgano;
2: Bagli o Banchi; 6: Stall i o Still atu: 7: Mangiatoia o Sti ra tu
i ponenti, era chiamato pure caparrasu o colunnitu
48
, perch in
esso prendeva posto il rais, era appunto posizionato a ponente
della camera della morte, con il fondamentale compito di reggere
'II coppu, che alzato al canto della levata consentiva di restringere
la camera della morte. Entrambi i scieri erano dotatati di un
corridoio sul fianco intemo, detto 'a mangiatoia oppure 'u
stiratu
49
, dove prendevano posto i marinai incaricati d'issare i
tonni sulla barca, di un grosso argano e di una grossa carrucola in
legno, detta cane, per l'alaggio dei cavi di superficie. Di questo
tipo di imbarcazione sono oggi custoditi in buone condizioni due
esemplari all'intemo della loggia della tonnara di Bivona,
insieme ad una terza imbarcazione, che presenta le stesse
caratteristiche delle precedenti, ma di qualche metro pi corta e
con il fondo un p pi ampio, che era utilizzata per il trasporto
delle reti , dei cordami e delle ancore nessessarie alla calata.
Anche quest'ultima barca era fornita di un argano a pnJa, e spesso
veniva affiancata agli scieri durante il sollevamento delle reti
della camera della morte.!1 varcarizzo era costituito anche dalle
l11usciare veloci barche a remi con due punte, usate in quasi tutte
le fasi della tonnara a mare: vi prendeva posto il rais nei suoi
spostamenti, o veniva usata per trasportare i galleggianti di
sughero per i cavi di superficie, o era posta al centro della camera
della mOl1e per guidare le operazioni di cattura.
Sugli scieri spesso si montavano le cahhane, (termine arabo con il
quale vengono indicate le tende a capanna) o 'a linda, tende che
servivano a proteggere gli uomini dal sole, dalla pioggia o
dall'umidit notturna. Un'altra imbarcazione utilizzata era 'a
vinturera, adibita al trasporto degli uomini dalla terra al mare e
viceversa, oltre che all'esplorazione e al controllo delle reti, ed
infine vi era il rimorchio o rimorchiatore, utilizzato per il traino
dei grossi barconi fino al punto della calata della tOlmara.
48 D. Donato, Lu j ne di u/1'epoca e di 1//1'epopea, in Le Tonl1are di Pizzo, Ed.
Qualecul tura/Jaca Book, Soveria Mannelli 1991
49 R. Sisci , Le barche tradizionali iII Sicilia, Ed. Sfameni, Messina, 1991
39
L'ultimo rimorchiatore a motore, il diesel "Cal
nelle tonnare di Bivona e di Pizzo, e che
rimorchio a vela usato fino agli anni trenta.
all'interno della loggia di Bivona.
E' importante sottolineare come il varcariz::o
nella tonnara di Bivona, utili zzato anche nelle calate G('
tonnare di Pizzo e dell'Angitola, rappresenti un veri e proprio
patrimonio, un "pezzo unico", esempio di mae""J:t c:,! li
ingegnosi mastri d'ascia e calatafari, con almeno lO' anri di
pesca ciascuno: essi sono oggi l'ultima testimonianza \'hibile di
quella che stata la grande flotta delle tonnare italiane. onnai
interamente distrutta dall'incuria e dal disinteresse.
I pescatori cominciano la levata.
50 nome della nobildona Caterina Gagliardi, coerede della Tonnara di Bivona
40
A. .. ;
8.6...

' .... ' .. 'NIl-Jl.,.-.L,......
E:.E ," ,... '!J' JJt..1-11oJII',.
Riproduzione di una piantina del '700 del castell o e della tonnara di Bivona,
Le Tonnare di Bivona
Si pu oggi parlare delle tonnare di Bivona al plura
perch confemlato che il sito della tonnara mut in
cambiamento della l inea di costa.
Notizie legate ad una struttura, adibita alla pesca. d
"tonnara di Bivona" le troviamo per la prima volta nel
del 15 febbraio 1091 con cui il gran conte Ruggero il >"orrr,Mlno
definisce i possedimenti della Badia di Mileto. Nella ncca
dotazione compreso il "possesso della fonnara e della relldiTa
del porto di Bivona"sl. Ulteriori documenti sul "1I1aga:::::fno D1e
riporre gli attrezzi della fonnaja" costruito a ridosso delle mura
del Castello di Bivona, risultano solo dal 1445
51
quando la
tonnara compare tra le rendite di Ettore Pignatell i. Duca di
Monteleone. La ragione di questo "incastellamento" della tonnara
certamente legata alla necessit di difendere tale ani\"itil dai
pericoli derivanti dalle continue incursioni saracene. Essa distava
circa 6 Km da quella di Pizzo, ed era situata tra la tonnara di
S.Venere a Nord e quella posta in Punta della Rocchetta a S U ~ .
Nel 1578 risultano ancora in funzione le Tonnare di Bi \ ona e
S.Venere, ma le uniche notizie che si hanno in proposit
riguardano la violenta reazione del duca di Monteleon_.
proprietario delle due tOlUlare, alla decisione della princi pessa di
Mileto Anna de Silva y Mendoza di calare una seconda tonnara a
Pizzo, quella detta "delli Climi", calata per la prima volta il 27
aprile 1578. A conferma di quanto fossero tesl i rapporti tra i due
feudatari, furono ospitati nelle case dei pescatori pizzitani alcuni
soldati della principessa Anna, propri o per garantire i lavori di
costruzione della nuova tonnara. Nel 1579 infatti. tra le spese da
detrarre dall'imponibile della Corte di Mileto. compreso un
51 F. Lenormant, La Magna Grecia, Paesaggi e Storia: La Calabria, Ed. Frama
Sud, voI. 3, p. 225
52 Ernesta Bruni Zadra, Op. ciI.
42
= Iciodell acarta della Calabria, ICMI (Monteleone
Fasi ilbitative del Borgo di Bivonil con Incaliuilzione del
- :: 11 111 1,., \,,,1<1 IH70; originillr in sca la 1:5(000) co n
l'anlicil Tonnar,l.
~ \nl l11o della ronnra' di Bi vona
St ralcio della car la della Ca lab ria, ICMI (Vibo
,'alenlia F0241 III SE; aerofolo 1984, aggiornamento
1988; ori ginal e in scal.a 1:250(0).
Ingrandi mento della ca r,ta levata il1870con locali zzazione
delle Tonndfc secondo I avanzamento della linea di costa:
Al Sito dill XV al XVII scc.; - B) Si lo dal XVII al XVIII sec;
-Cl Sito attuale.
certo numero di ducati " per tanta roba da mangiare nel sorgere
della nuova tonnara delli Gumi, dove pervennero lo
111. Governatore e li ojjciali di S. E. e la maggior parte dei
gentiluomini del Pizzo per fare faccia alla parte G\ '\ 'ersa che
eremo gli offciali del duca di Monteleone che minacciavano
volersi assaltare ... "53, questo a dimostrazione di quanto fosse
ritenuta grave l'iniziativa concorrenziale attuata dai feudatari di
Mileto. Controversa fu, in quegli anni, anche la questi one della
propriet della Tonnara di Bivona, in quanto sebbene risultasse
nel patrimonio dell'abate di Mileto, quando il Pignatelli divenne
duca di Monteleone, ne acqui s di prepotenza la propri et. La lj te
con i Principi di Mileto era di certo alimentata dai diritti di
giurisdizione, tra l'Abazia di Mileto e il Duca, che non li
riconobbe mai
54
, perch proprio nel fundaco di Bi vona, alcuni
anni prima, era stata ubicata dalla Corona La dogana, ove si
riscuotevano i diritti d'imposta sul movimento delle merci 55.
Nel 1581 venne data in affitto, assieme a quella di S.Venere, a
Graziano Bagnato con un contratto della durata di 4 anni , a partire
dall'apri le del 1581, per 1645 ducati , pi altri 150 ducati nel caso
si fosse risolta a favore del Pignatelli la litc con la Corte di
Milet0
56
. Allo scadere del contratto, nel 1584, il Duca di
Monteleone non riusc a trovare neSSWl affittuario in grado di
gestire la tonnara al prezzo fissato, e l'intera industria fu. per cos
dire, "riconvertita" in trappeto per la lavorazione dei cCll1nal1l eli
57
e la produzione dell a canna da zucchero. Tale e\' ento conferma
come da quegli anni ill poi la li nea di costa sub un notevole
illcremento, tanto da fonllare un'ampi a zona pal udosa, favorevole
a tale produzione.
53 ASN, Relevi. vol. 386, p.136
54 Mazzoleni I. . Fonti per la storia della Calahria nel Viceregno, Napoli 1968
55 Coniglio G. , li Regno di Napoli al tempo di Carlo V Napoli 1951, pp.3-19
56 ASN,Relevi. vol. 386
S Gennaro Matacena, Architettura del lavoro in Calabria tra i secoli XV e
XIX, Ed. Scientifiche Italiane, Ercolano 1983, pp. 26-3 I.
44
L'abbandono del castello a causa dell'avanzamento della linea di
costa, rese necessaria la costruzione, poco pi a nord, a ridosso
del torrente Gasparro, di un nuovo magazzino dove conservare gli
attrezzi della tonnara
58
.
Nella "calata" del 16 O la Ll U a tonnara di Bivona frutta
"novicientosittanta novi fari e trell ta grana"59 , anche se
successivamente seguiranno annate di mattanza veramente
fallimentari tanto che, nel 166 la Corte ducale di 1onteleone,
non riuscendo a dare in fi tto la tonnara di Bivona. d Id di calare
la tOLlnara per conto propri o, dividendo il frutto della pese in 24
parti, di cui due destinate al mi Si mone Co
Nel bilancio dell'Abbazia della SS. Trinit di Mil eto del 1669 si
legge che quest'ultima "esige dal signor Erario e Ministri della
Corte Ducale di Monteleone, ducati /5, quale canone della
tonnara di Bivona che paga all'abazia ogni anno un cantaro di
tonno" 61. Nel mese di aprile del 1671 Simone Mazzitello cala la
tonnara, sempre per conto della Corte Ducale, ed anche ad esso
toccarono 2/24 con un ricavo totale di 979 ducati 62.
Nel 1672 fu data ancora al rais Costarella di Pizzo che la cal
per 400 ducati, dividendo col Duca di Monteleone la rendita della
pesca sempre per 2/24. Nel 1675 si cal per la Corte ducale e si
ricavarono di netto 407 ducati, mentre nel 1676 frutt 857.ducati
netti
63
. Nel 1677 il Costarella riusc di nuovo ad assicurarsi il
fitto della tonnara di Bivona per soli 326 ducati , ma " ... se ne
andarono due. / 000 di spese" 64.
58 La tonnara, distrutta nel 1970, era posta nel luogo ove oggi un negozio di
attrezzature nautico-sportive: molte sono le testimonianze orali degli abitanti di
Bivona sui resti delle sue grandi coperture e dei suoi spessi muri.
59 ASN, Re/evi, vo1.384, fase. 14
60 ASN, Re/evi, vo1.384
61 ADM, Badia di Mi/elo, voI. 119
62 ASN, Re/evi, voI. 384
63 ASN, Re/evi, voI. 384, fase. 14
64 ASN, Re/evi, voI. 387
45
Nel 1678 fu fatta calare dal rais Diego Colaci ma l'annata fu
scarsissima, lo stesso rais dichiara alla Corte ducale "la lonnara
senza frutto atteso Il e presentando i richiesti 268.2. lO ducati e la
nota delle spese sostenute le indica punto per punto' ''per
apparare rezze duc. 220; per corraino duc. 50; i li bboni e colt re
due. 268.2.10; il soccorso dei marinai di due. 279. 0.4.' aloggia
duc.16, per mazzare duc. 14, per lo scrivano due. 3 ~ . In IOl ale
duc. 900 1 I ~ 5 .
Dal 1679 al 1680 fu affittata ancora al rais Costarella per 230
ducati all'anno.
Furono queste annate tristi per la pesca del tonno, il pescato fu
veramente scarso e le spese superarono di molto i ri cavi. proprio
per questo, nel 1681 le parti assegnate al rais divennero da 2 a
ben 6/24.
Tra il 1690 ed il 1793 la tonnara di Bivona toma ad essere sotto
l'amministrazione dell' Abazia di Mileto
66
, nel cui bil ancio del
giugno 1690 si rileva che si " ... esige dal signor Erario e\finistri
della Corte ducale di Monteleone ducati 15, quale canolle della
Tonnara di Bivona che paga all'abazia ogni anno un cal1'aro di
tonnoIl 67 ed inoltre:
1691 - un cantaro di tonno ..... per duc. 9
1694 - il solito cantaro .. ......... per dlle
1698 - erano per lo tOl1nara ... per due.
1699 - erario dal duca .. ...... ... per duc.
1791 - jl/ra sopra la tonllcn'a .. per due. 6
1792- perduc. 6
1793 - per dI/C. 5.73
65 ASN, Relevi, voL387, fase.!
66 ADM, Badia di Mileto, vol. 119
67 ADM. Ibidem.
48
Nei primi anni dell'800, durante il periodo napoleonico, con la
soppressione dell'Abazia di Mileto, la tonnara fu data in fitto a
due affaristi francesi , Pierre Majourel e Franoise Astrue, per
1000 ducati 68, gli stessi che presero in fitto, in quegli anni, una
tonnara di Pizzo.
Questa presenza straniera provo . una forte protesta da parte dei
nobili locali verso i governanti nap l Dici. tanto da costringere i
gestori francesi della tonnara di Bi ona ad in\'estire in altre
regioni i loro capita1i
69
.
Per il quadriennio 1807-1810 le condizioni di ttto della
Tonnara di Bivona si conoscono grazie ad un atto redatto a
Monteleone il 29 settembre 1807 dinanzi al notaio Lagala
Tommaso, tra il procuratore ducale Giuseppe Emilio Pisani di
Monteleone e l'affittuario signor Annunziato Tranquillo del
Pizzo 70. A tale atto si arriv dopo la presentazione, il 19 maggio
1806, di due oblazioni da parte del signor Nicola Scrugli con
l'offerta di 560 ducati e da parte del signor Annunziato Tranquillo
con l'offerta di 600 ducati l'anno, garantiti dal "biglietto di stare
avanti" firmati dai rispetti vi concittadini barone Luigi Gagliardi e
dal signor Domenico Stanganelli.
All'apertura degli incanti risultarono anche altre offerte, come
quella del "patron" Giuseppe Savelli di Pizzo e del notaio
Francesco Rizzo di Monteleone. Ma fu il Tranquillo che si
aggiudic l'appalto "candela fumante" per 1.451 ducati all'anno
da versare entro il mese di settembre.
68 U. Caldora, Calabria Napoleonica (J 806-1815), Ed. Brenner, Cosenza.
69 Reynier al Ministero Interni, Monteleone 1.10.1807, ASN, Interno II , f.
2246:"... agli abitanti de{{a Calabria non dee togliersi il mezzo de{{a legge per
a::.pirare a{{e loro solite aspirazioni" .
70 Protocolli notaio Tommaso Laga/a, in ASVV.
49
Nel 1854 la Tonnara di Bivona venne acquistata dai Dr! Caroli., di
Monteleone.
Nel 1882, nella piccola traversata fatta in
costruendo Porto di S. Venere ed il castello
magazzi ni della tonnara furono ammir ati dall o studlCSO .
F. Lenormant
71
, che attribu erroneamente la proprieL ai
Gagliardi, che risultano invece proprietari della stessa dal 1906 in
pOI.
Del Cav. De Carolis Gaetano fu Domeni co Iisulta il p,mo
contratto di concessione dell'area demanjale. posta nell'arenI e d
Bivona, registrato a Pizzo il 2 maggio 1881, per la urata di 30
anni con un canone annuo d' affi tto di lhc 300 72. l'area'u presa
in concessione per la costmzione deUa nuova loggia. quella (lggl
esistente, proprio perch, come lo stesso De Carolis spieJa nella
sua richiesta al Si ndaco di Monteleone, "le nalurc.J1i fasi clL'1
mare" , lo obbligano "a costruire un 'altro fabhricalo Il'!cC'ssario
all'industria, perch col continuo ritirarsi del mare. lu cosi Jt:.lla
loggia, ave si conserva il p esce, resta 1110110 I 0 1111l1/U dal I/'are,
talch il trasporto sulle spalle e l a mal1canZa d h:?1lIiiaziune.
corrompe il pesce dopo poche ore"D. Successivamente il D
arolis. fece elevare sul lato Est, un pi ano della supencie di 300
mq. adi bito ad abitazione dell 'esercente c degli impiegati dell a
tonnara
71 F. Lenomlant. Op. Cit o p. 156:"A Bil'rmu ~ 0 t : ! 0 f 1 0 ; mLl'f.u:::/n U)'(! si
conservano, nell'epoca de// 'lI/ ITlQ il/ cui 1/on su/to ;11 mari!. d/n-,.,; pt'::::::i della
tOI1I1(Jra, appartenel1le a/IIlUrd lCSe Gagliardi. l/w/!IIQ pe5;Ctllo Cl Birulla ed a!
Pizzo si ritiene nell'Italia meridionule _\Upl:'rinh cl c.{llellu -le/h' ullre localit".
72 Capitaneria di Porto. COli/p. di Pi::::::(). 14.05. 188 l. Reg _ I. \'ol 14 , foglio
116, L27,60 di tassa, in ACPVM.
73 ASCVV. Deliberato del Muni ci pio di Mont eleone del 20 Apne ! 872.
fr.lnce:ie
50
Nel 1892 il malfaraggio della tonnara di Bivona fu acquistato
dai fratelli Domenico e Luigi, fratelli germani del marchese
Francesco Gagliardi con un contratto in due trance, l'ultima della
quale risulta essere del luglio 1894 - ~ . Essi diedero in affitto la
tonnara al trapanese Cav. Gio\'anni Adragna D'Al. che in quegli
anni gestiva anche la tonnara di S.Venere.
Nel 1906 subentr definitivamente nella propriet il marchese
Enrico Gagliardi, che ristruttur sia la palazzina che la loggia; il
marchese Enrico t il proprietario pi affascinato da questo tipo
di pesca e, per essa, non disdegn pi volte di abbandonare il
fraterno amico Paolo Orsi, insigne archeologo, alle sue campagne
di scav0
75
. Lo stesso Orsi, indispettito, scriver nei suoi taccuini:
"Certo! Una campagna di scavi non pu convivere con lilla
campagna di tonni!" 76.
Nel 1911 la Prefettura sospese e revoc definiti vamente buona
parte delle concessioni e delle vendite nelle aree demaniali attuate
dal comune di Monteleone
77
, quindi, nOI1 pi proprietari del
terreno su cui sorgeva la tOl1nara, i Gagliardi si videro costretti a
prenderne in concessione l'area, con un contratto redatto il 15
maggio 1911 tra il Marchese Francesco Gagliardi fu Enrico e la
Capitaneria di Porto del compartimento di Pizzo "per la
concessione di una zona di arenile di mq. 300 nella contrada
Bivona a scopo lenervi un fabbricato e un magazzino per
l'esercizio della tonnara stessa" 78, per una durata di anni 30, con
il pagamento di un canone annuale di 330.000 lire.
74
ANVV, Monteleone, 1.08.1892 Reg. nA8, voI. 34;Monteleone, 23.07.1894,
Reg. n.32, VoI. 36
7S R. Spadea, Paolo Orsi a Monteleone, Annali dell a Scuola Nonnale
Superiore di Pisa, serie IIl, VoI. XIX, 2, Pisa 1989
76 P. Orsi, Taccuino JJ 9, 1921
77 Relazione Regio Commissario Straordinario Cav. Rag. A lberto De
Dominicis , 2 marzo - 13 novembre 1920
78 Capitaneria di Porto, comp. di Pizzo, contratto registrato a Pizzo il
03.07.1911 , n.9, modo I, VoI.43, foglio n.6, in ACPVM.
51
Il marchese fece calare le tonnare, nello specchio di mare
antistante la spiaggia di Bivona dal 1924 al 1936. dandone la
gestione al catanese Mario Battaglia e favorendo anche iniziative
scientifiche con lo scopo di approfondire lo st udio delle
caratteristiche biologiche delle acque e dei pesci
79
per meglio
comprendere ed intercettare il tragitto stagionale dei tonni .
Successivamente, nella gestione della tonnara subentr Vincenzo
Cantafio di Vibo Marina. Negli anni successivi al 1945, e per altri
30 anni , sempre il Marchese Enrico Gagliardi che richiede il
rinnovo della concessione dell'area demaniale della tonnara di
Bivona alla Capitaneria di Porto di Vibo Marina
80
, ed alla sua
morte la concessione fu richiesta dagli eredi De Riso e Vinci, i
quali la mantennero con alterne vicissitudini fino al 1981.
Nelle calate successive alla seconda guerra mondiale la pesca del
tonno lungo la costa produsse risultati economici negati vi tali da
non essere pi considerata redditizia, infatti la tonnara di Bivona,
durante la gestione dell'affittuario Cantafio, produsse nel 1946
circa 330 quintali di tonno, che scesero a 299 nel 1947 q, . anno in
cui per l'ultima volta si cal la tonnara nel mare di
79 Scordia c.. Per la biologia del Tonno (Thunllus tlzynlllis LI.
eseg/lire 1Ie1la rOllllara di Bivolla (Vibo Valentia Jluril/a. Culubria) nel
maggio-giugno del 1930. Mem. BioI. Mar. Oceanogr. ] (3 ). 11931):
Scordia c.. Per la biologia del TOllllo (Thul// lIIs On-mws L ).. Osserl'Uzioni
eseguite nelle IVllnare di Ei\'Olla e di Pi:::u (Cu/ubria) nel muggio-giugno del
1931. Mem. BioI. tv1ar. Oceanogr. 2(2) (1933):
Scordia c., Per la biologia Il!!1 TOllno rflrumllls IhylllIIL\ L.). Osservazioni
eseguite nella tonnara di Eil'Dna (Calabria) /Id muggio-giugno del 1932, con
riferi/nenti alle tv/mare di Pizzo e di Me::.::upra;u. \ 1em. Biol. Mar. Oceanogr.
3(1). (1934).
80 ACPVM, lett. del 28.08.45, pro!. n. J31 06 del 29. 1 J.4)
81 Anlluario Statistico italiano, 1949-1950, serie V. \'oUI. p. 213; ivi. J950,
serie V, vol.IV, p.259
54
Ca ianzilro 1949 - Fiera ref'jillJ1ale dell'Mtigianatn: II Rais Giovanni Canduci mostra al Pres idente'
dell,l R,' pubblici] En,ludi I modell ino in sCilla della Tun/lra. In secondo piano visibil e l'imprl'n
ditore V Cantilfio.
Foto dcIIi] ci urma di mare con al ce ntro un 'invii]to della BBS, dopo la registrazione dei canti delli]
Tonn<1ra.
Bivona. Tra le cause che determinarono l'abbandono dell'area di
pesca posta di fronte alla tonnara, grossa rilevanza ebbero i lavori
per l'ampliamento del Porto di Vibo Marina. Lo specchio di mare,
detto "Fossa di Bivona", in cui era collocata l'isula della tonnara
di Bivona, in fondali varianti dai 50 ai 60 metri, sub un forte
interramento a causa del considerevole prolungamento del molo
foraneo del porto, costringendo i suoi gestori a spostare l'area del
calo della tonnara al largo del fiume Angitola, ed a destinare
l'edificio al solo deposito delle reti e delle barche
82
.
I profitti derivanti dalla pesca del tonno per tutti gli anni trenta
erano stati rilevanti, tanto da consentire al Cantafio di costruire
una nuova tonnara a Vibo Marina negli anni quaranta ed a
costituire la societ a responsabilit limitata "Tonnara Angitola",
di cui fu amministratore unico e con cui inizi l'atti\"i t di
lavorazione ed inscatolamento del tonno sott'olio .
Dal 1950 in poi la pesca del tonno lungo la costa smise di
essere un'attivit redditizia,' anche se caparbiamente si continu
per alcuni anni a praticare la pesca lungo le coste pizzi tane. Ad
aggravare la situazione contribuirono le catti ve condizioni
metereologiche, che nel 1953, nei giorni tra il 30 maggio ed
82 ACPVM. letl. del 09.02.55 di Caterina Gagliardi. . n.lO..W del
10.02.55: "... La solloscriuasi oppol/e alla misura di ; a l ~ (".anone perch la
ritiene eccessiva il/ relaziol/e a/!'rotil del I/Ii.Jllujuo. e111a sua desfinazione a
deposito di harche. all'altI/aie precaria sirllfrion.' gen"TiJle della pesca del
t011110, aggravata nel caso prese"fe III modo irreparabile dalle opere
d'ingrandimento eIl'elluale in qllf!SI/ !lllImi l.lnll; di porto tli Vibo Valentia
Marina; tali opere hal1no prolungato di oltre :rCCl.'niO metri il molo foraneo,
con cOI/seguente fortissimo interramell w della COSlu e del fondo della
adiacente rada, in cui agiva la TUII/w!"!), Cl riprova di tale gravissima
situazione sta il falto che da ollre allo anni la ge:ilivne della Tonl1ara si vede
costrelta a non ef{ettuare il calo ed a chiederne al .'vIinistero competente la
debita autorizzazione, sempre concessa. /I
56
il l giugno provocarono grossi danni alle reti e l'inabissamento di
alcuni barconi
83
. L'episodio segn comunque negativamente la gi
fragile economia delle tonnare del Golfo di S. Eufemia, anche se
furono presto rimesse in ordine le reti ed in sostituzione dei
barconi persi nella mareggiata furono utili zzati quelli della
tonnara di Bivona.
E' lo stesso comandante dell a Capitan ria i Porto di Vibo
Marina del 1955, Ten. Col. Gi ovanni Linar che . a seguito della
domanda presentata dalla Ditta Gagliardi at rina fu Domenico,
coerede della Tonnara di Bivona e di Pizzo, ai fini di uno sgravio
fiscale, dichiara: //... dai fogli statistici risulta che la lOllllara di
Pizzo durante le campagne di pesca relative agli anni 195::, 1953
e 1954 ha effettuato la pesca come appresso distinta e che per
quanto riguarda la tonnara di Bivona risulta negativa in quanto
non calata in predetto periodo; Tonnara di Pizzo, campagna di
pesca 1952: tonni pescati n.138 dal peso complessivo di Kg.
8.250; campagna di pesca 1953: tonni pescati 11. 67 del peso
complessivo di Kg. 3.710; campagna di pesca 1954: tonni pescati
n. 33 del peso complessivo di Kg. 1.522//
84
. Dai primi decenni del
'900 fino all'ultima mattanza, i rais appartennero tutti alla
famiglia Canduci , d'origine siciliana, il capostipite dei quali ,
Nunzio, giunse nel 1899 in Calabria per calare la tonnara di
Pizzo. Alla famigha dei Canduci molto si deve per la
continuazione de'\le tecniche e dei riti legati a questo tipo di
pesca, cos come molto si deve ai figli di Nunzio, Giovanni e
Francesco, che dai primi degli anni venti, furono i rais delle
tonnare di Bivona e di Pizzo, ed al nipote, Nunzio, ultimo giovane
rais calabrese, dell'epoca della mattanza nel Golfo di S. Eufemia.
Xl ACPVM, lett. del 24.10.53 prot.n.1 0082: " ... certifica: 1) che nei giorni 30
maggio e 1 giugno 1953 a causa delle cal/ive condizioni metereologiche
locali la lonnar!..l di Angitola ebbe a subire alcuni dallni alle reti e lo
SOnImersione di alcuni natanti,' 2) che successivamente la predel/a tonl1(/ra
rimase il1ejjciente per alclIni giorni per il riaI/amento dell'impianto e la
rimessa in ordine dei natanti sommersi".
,. ACPVM, lett. 15. 11.1955
57
Appendic l
Confronto sinottico tra alcuni brani della levata calabrese e della
eialoma siciliana, cantati nell'alzata della rete della camera della
morte:
'A LEVATA 85
Leva' Leva!
Levamu! Levamu! .Jamu avandi ...
Levamu! Levamu! Amuri mio!
E Leva, leva I
Ti vogghiu beni, stasira ti vasu!
E leva, leva!
Stasira, pecchi o Cll la mendi
o cu lu visu!
E leva, leva!
U patruni non voli u ndi paga...
E leva, leva'
... e domani non fatigamu!
E leva, leva!
U patruni non havi dinari. ..
E leva, leva!
'A CIALOlfA '
E ah am! E ahimol, ,
E senti a mia
E senti a miil
E ahiam! ahi mola!
Giuvani beddi di mari a
E ahiam' E ahimola !
E chi semu figghi toi
E ahiam' E ahimola!
E rispunni cu chiamatu
Corpll santu lariatu
E ahiam! E ahimola!
Ca criasti luna esuli
E ahiam' E ahimola!
Ca criasti tanta genti
E ahiam! E ahimola' ...
85 AA.VV., Le tonnare di Pizzo, Ed, Qualecultura-Jaca Book, Soveria
Mannelli, 1991. Canto della Mattanza, con cui si accompagnava lo sforzo
fi sico per tirare la rete ed i tonni sulle barche,
86 f, Li Greci - A Berdar - f, Riccobono, Mattanza, Op. cito
59
Appendice 2
Primi dati per una storia delle tonnare di Vibo Marilla
Tonnara di S. Venere
Le prime notizie sulla tonnara di S.Venere risalgono al periodo
compreso tra il 1444 ed il 1459, qllando Alfonso d'Aragona, detto
il Magnanimo, conferma la concessione della t0I111ara di Vibo a
Zarletto Caracciolo di . La ritroviamo poi nel 1505. come
T onnara di S. Venere di Briatico
S8
, propriet di Berardo
Caracciolo, signore di Oppi do. Nei Re\cvi , un certo \ ' erardi,
intendente del Caracciolo, affenna di essere "mollo lldi\'iluIO
perch velluto anno che la tOflnara nO/7 se ave allocuta ne
trovase da locare per la sterilit e la penuria de lo piscare ilio
dillo allno passato 7" indizione ... " st) . Vi sto che non si ri usciva a
fittarla al prezzo stabilito dal feudatario, fu concessa a met
prezzo, ma la pesca quell'anno fu cos scarsa da non pem1cnere al
proprietario di rientrare nemmeno con le spese. Nel lo stesso testo
il Verardi prevedeva la difficolt di darla in fi tto anche per la
met del prezzo stabilito, negli anni successivi . affemlando che
" ... in questo anno 8'1 indiziol7e si vendula once J"; per 11011 se
piscare non similmente per lo precio lI eSS/l110 per li 1II111 i da
venire ... " Jfi , successivamente pass di propricta dei Pignnlelli .
La tonnara di S. Venere aveva in anche altri pali ,
come quello di Falerna, \"i c ino Capo $u\'ero. o q..1eIlo di S. Trene,
vicino Briatico.
La loggia era situata presso l'area del pC"InO dell 'attuale Vibo
Marina.
R7 Fonti Aragonesi, Vol.VI. a cura di Catello Sa h Framment i dei registri
"Commune Summariae" (1444-1459), doc. rL! 99. p.56
RR E
rnesta
' Z
a
dO'
p. CII.
B
rUnI fa,
S9
ASN, Re/evi, voI. 376, fasc. 3
90 ASN. Ibidem
60
Vibo Marina - Tonnara di S. Venere oggi.
Vibo Marina - Tonnara di S. Venerc ncll920.
11 suo ultimo proprietario fu il Cav. Giovanni Adragna D'Al, di
Trapani, che ristruttur la tonnara intorno al 1900. e la attrezz
anche per la produzione del tonno all'olio. L'area sull a quale era
costruita la tonnara non fu classifica tra le zone demaiali. cos
venne acquista dallo stesso Adragna nel 1911
91
L'edifi cio era
posto all'interno di una poderosa struttura in muratura. sul cui
ampio portale era costruito un locale a torretta. L'area intema
della loggia poggiava su archi in muratura che separa\'ano la zona
di pulitura da quella provvista di fornace che al imentava la
caldaia per la bollitura del pesce, mentre all'esterno. suL fianco
sinistro della loggia, vi era la zona di rimessaggio delle barche.
L' Adragna mantelll1e la propriet della tonnara fino al 1920,
quando, per gli scarsi profitti, cess la sua attivit. La tonnara fu
acquisita dai Callipo di Pizzo, che la riconvertirono in fabbrica di
conserva di pelati.
Attualmente, nel suo edificio, collocata un'officina meccanica.
La tonnara in via Emilia
Fu pensata e costmita nel 1940, come una vera industria di
trasformazione del tonno. Affacciava proprio all'intemo del porto
di Santa Venere ed era costituita da un ampio cortile che
inglobava un corpo centrale, la loggia, a due piani, e due ali dove
avveniva il rimmessaggio delle barche e delle reti, c l' esposi zione
al sole dei pezzi di tonno da asciugare.
Nel cortile interno, completamente scoperto, era la fomace per la
bollitura, sovrastata da un alto fumaiol o in mattoni pieni. Ad essa
si affiancava la zona provvista di appiccatoio. con ganci in ferro
inseriti nelle travi portanti , in cemento. del retto.
91 ANVV, D.M. del 22.09.11 reg.533 del bilancio entrate. foglio 97
62
Vibo Mari na - T nnar,l di Via Emili,l: Deposito di anniui, dow i me ttevano ad asciugare
p di tonno pri ma del loro
Tonl1ara di Via Emilia di ib" M,lrina: del confezionamento e dell'inscatolaLione dci tonno,
La loggia era composta dalle stanze dell'amministrazione e da
quelle usate durante le varie fasi della lavorazione del pescato, in
questo corpo di fabbrica era un ampio magazzino in cui veniva
conservata l'enorme quantit di scatolame, e dove ayveniva
l'inscatolamento meccanico del tonno. Sempre un questo grande
ambiente venivano custodite le decine e decine di portantine,
dette anche cannizzi, dei rettangoli di legno, provvisti ai quattro
lati di manici con il fondo formato da canne affiancate. dove i
pezzi di tonno lessato, prima dell'inscatolamento, venivano messi
ad asciugare al sole.
La fornace per la bollitura del tonno, seppure di dimens ioni pi
ridotte, del tutto simile a quella di una tonnara messinese. quella
del Tono di Milazzo
92
, cos come tutti gli elementi in ferro delle
due fornaci furono fusi dalla stessa ditta siciliana, la Panzera di
Palermo.
La propriet fu della societ a responsabilit limitata "Tonnara
Angitola" di cui Cantafio Vincenzo era amministratore unico, e fu
utilizzata per la bollitura ed inscatolamento del tOlmo pescato
nelle ultime campagne di pesca della tonnara di Bivona ed in
quelle dell'Angitola. Questa struttura fu mantenuta in attivit fino
alla fine degli anni cinquanta, quando la societ di Cantafio cess
la propria attivit per fallimento.
Da allora la tonnara rimase inutilizzata, per essere
definitivamente distrutta nel 1990 per la costruzione dell'edificio
in cui ha sede il Comando Provinciale della Guardia di Finanza.
92 Cfr. M. Lo Curzio, L'archi/el/ura delle TO/1l1are, in TO/1l1are e barche
tradizionali di Sicilia, Ed. Spameni, Messina, 1991
64
Tonnara di Via Emilia di Vibo Marin,): fase della bollitura delle trance di tonno.
-1 ppelldice 3: richiesta dell'area per la costruzione della
tOllllara
Al Sig' Sindaco e Consiglio del Municipio di
Monteleone Calabro
I! Sotloscrillo proprietario della Tonnara di Bivona, per le
naturali fasi del mare, obbligato costruire un altro fabbricato
necessario all'industria del suo stabilimento, perch al
continuo ritirarsi del mare, la cos detta loggia, ave si conserva
il pesce, resta molto lontana dal mare, talch il lungo trasporto
sulle spalle, e la mancanza di ventilazione, corrompe il pesce
dopo poche ore. Ha bisogno perci di uno spazio di terreno
vicino al mare per costruire il nuovo stabile, ed Egli ne manca.
I! Comune ha un pezzo terra o meglio di arena di aria 4/8 al
sottoscritto locato per annue [15 da Setto 1871 ad Ag. li 1875 ,
inutile alla coltura e soggetto alle inondazioni, talch
quest'anno di soli danni ho speso t'. 18.
Havi volere un pezzo di terra di circa le due e 2/8 che fa parte
della Cannemella jflata a Sorrentino e si calcola [30 fra le
[129 che Sorrentino dovrebbe pagare: limita col pezzo al
Sottoscritto jttato, propriet del Sig.' Giusti, arene del mare e
Val/one.
E' questo il terreno necesario per la costruzione in parola, ed
il Sottoscriuo prega il iVfunicipio accordargliene la usione per
costruirvi lo stabilimento sopra della, il quale pu dirsi di
utilit pubblica, mentre non poca parte contribuir ai dazi
comunali.
I! prezzo sar pagato al Municipio sulla rendita di t'.45 sia in
contante sia in rendita scritta sul G.L. per devono
verificarsi dal iVlunicipio nel farne la consegna poich varie
usurpazioni sono state commesse.
66
Pendente la pratica per la usione il Sottoscrilfo chi
per anni alto da Setto prosimo 1872 della parte chie r
30 come dell' altra che ha Sorrentino e che restando '.
a E102 e come che il fillo delle E15 scadutele pr imll _
chiede :he sia prolungato per la stessa durata.
Rinunzia ai casi fortuiti, e chiede la consegna dei limiti.
Monteleone 26 Marzo 1872.
Gaetano De Carolis
Oggi che si contano l 2 Settembre 1872 nel Palazzo di Cill
di Monteleone, La Giunta Municipale di questa Clt, Lella la
suppresenle domanda e la deliberazione consiliare del 20
Aprile ultimo alla quale si dato il debito cenzio per la
superiore approvazione, Ritenllto che penduta la sudella
approvazione e trovandosi gi il prejto Sig. r De Carolisi gi
fittuario di una parte per lire quindici annue utile concedere
allo stesso anche l'altra parte e pel vantaggio sulla mercede e
per la solvibilit dell'offerta.
Delibira accogliere la sopradetla dimanda del Sig. r De
C'arolis riguardante il jtto in parola salvo a regolarizzare gli
alli all' esito della pratica in corso presso il Ministero.
Il Sindaco e la Giunta
p. C'ordopatri
S.Ladedaj, Domellico Ruscio, VillcellZo Ammir
Accetto la Sopradelta deliberazione della Giunta e mi obbligo
all'adempimento.
Monteleone, 3 Settembre 1872
Gaetano De C'arolis
Comune di Vibo Valentia - Archivio Stori co
67
, lppefl dice 4: Delibera del M/lnicipio di Monteleone
@:.eg71o d' @faba
L;Vd/ ( //oprc dcll'anl1o
CVI!/I'mi; (]i,,,,c:rl1wle Cibec..'1/1ch1per !:J,([<Jic:r di c\3io e per
l'Okmlcf Je/ItT C){;J<Jio1le @(e d' @;crU;I
c.:K elld P' (.;:" {;II<[,[ di o"{{jf c'J-.GkrliJ r/iJI/d cfrc:rIlCCfC> Cibcn;e!7(J
del/il c;f"ub'i<io. e del /e5'/tl//('J//i cl/e tl1 f C"!TLfI!O ft:iTtrl1//0 11(i/lllcrk
Cj/ CO.fIII/.{wl1o
l/ Senatore Marchese Enrico CaRliardifil iv'/archese Francesco,
profJrietorio. domiciliato in questa Cill. e nella qualit di
Sindaco di Cf/lCSiO .Hul7icipio "l/ Cavaliere Signor De Carolis
Gaetano/i l DOlllenico, proprie/orio,domiciliu/o (/nche in questa
Citt - Ambedue S0!70 noti a Noi cl ai teslimoni
Hanno esse parti dichiaruto che i/ Signor Cavaliere De Carolis
({1 '(lJE offto per l'acquist o di lIna jJarte del/e terre delle
CO/Tlunello di Bivona, e precis({mente quella avanti la loggia
della 7'onnoio. che limilono coi beni de! Sig.' Marzano Anlonio
e lido di mare di 1111 Ialo piccolo Vallone do un a/tro che divide
queste lerre dalle ollre lerre del/ e CO/l1une, terre del ji.1 Sig."
Nolar Gil/Slo e piccolo lral/o Sig. " lv/ercadClnle, dallerzo e dal
quart o Fabbriche di Ciusti slesso, e largo avanli la loggia, per
la rendita di Lire quaranlacinqul.! 1:.45 l'anno. Che dopo le
deliherazioni di queslo Consiglio del 20 Aprile J872,
Deliberato della Giunla 13 Luglio 1873, e deliberazione del
Consiglio del 24 Luglio 1873, che approvarono l'o/Ila, e luI/e
le altrefrmalil necessarie el il Decreto Reale del 22 Ollobre
1872 17. 1110 serie 2a per l'alienazione di lali parli cii lerre in
seguilo di che il Sig.' De Carolis h(l presen/([/o un li/olo ciel
debito pubblico fl/o il numero 109924 del 22 Sell embre 1873
per la rendila annuale di Lire quaral1lacinque inleslalo al
Signor Sindaco del Comune di Monteleone come prezzo della
cessione di delle lerre jssalO dal Ahmic/]Jio di lv/onleleone-
68
i
Or volendo Pervenire nella stipula Distintiva Li loti,., II
si sono di comune accordo jssati i seguenti articoli:
Il Senatore Marchese Gagliardi nella qualit di Sill acu
questo lvfunicipio, cede e vende al Cavaliere De Caro!is l la'
del Comune chejanno parte di quel/e dette Comunella nella
Marina di Bivona, e propriamente avanti la loggia della
TOl1naia di esso Signor De Carolis dell'estenzione di circa al'
novanta pari a tomolati 2 r , ( ~ antica misura, per quanto sono CI
corpo che si te ne ano da Nicola Sorrentino ollre a quel/a tenuta
da esso Signor De Carolis stesso ed in cui sono pochi piedi di
fco, e che l1./tti vanl10 racchiuse nei limiti precisati di sopra. e
di cui si jatta la materiale consegna dal F F da Sindaco
Signor Stefno La Dedaj nel giorno primo del/'avante mese di
o!lo!Jre e se l1' messo in possesso.
Tale vendito viene stabili/a per la rendita annuale di Lire
qllarantacinque che il Sig. ' De Caro!i.y ha pagato consegnando
il Border di sopra descritto. per modo che il Signor Sindaco
dopo averglielo ritirato glienefa ampia e.finale quietanza.
Il Comune cede al Sig. ' De Carolis tutti i s1Ioi dritti, ragione et
azione che possono competergli per revindicore le llsurpazioni
che aveano potuto commettersi sopra dette parti di terra, senza
assumere nesslIna responsabilit o garanzia verso il Signor De
Caroli.\ per tale cessione
Il contributo fondiario del J575 per la parte che ricade sopra
dette terre sar CI carico del Sig.' De Carolis, come sono a suo
carico le 5pese di stipulare registro del presente.
Il Signor De Caro!is nell'accettare il presente contratto se ne
dichiara ben soddisfatto e si obbliga all'adempimento da parte
sua. Di tullo ci se ne redatlo il presente oggi sudetto di mese
anl10 in lvfonteleone di Calabria, Provincia di Calabria Ultra
Seconda, e nel palazzo ivfunicipale strada Pia::::a
dell'Indipendenza, in presenza di esse parti e testimoni Signor
Francesco Paolo Co/ace di LeolucCl, Sig. Gil/seppe Lombardi
fu Domenico ambi proprietari da Noi conosciuti et idem i,
domiciliati in questa Citt, i quali sottoscrivono con Noi e /
parli- Dell'intero allo e suoi inserti si da Noi duta
69
leuura ad esse parti e testimoni a chiara e intellegihile voce
JJarchese Gagliardi Senatore Sindaco, Cavaliere Gaetano De
Carolis, Francesco Paolo Colace testimone, C. Giuseppe
Lomhardi testimone, lesse Notar Ortona Francesco Saverio del
fu Fabrizio residente in Monteleone di Calabria-
Il tenore dell'inserto come sef{ue: Iornata l3 LUf{lio 1873
Presidenza LoDeday Assessore Buccarelli Panaya titolare
Ruscio Santulli Francesco supplenti Quaranta .'5egretario.
11 Presidente f sentire alla Giunta come il Sig' Cavaliere
Gaetano De Caro IL',. richiede che sia stipulato il contratto di
vendita della parte di terre nella marina di Bivona dette
Comunella, ./ffate a Nicola Sorrentino, f{iusta la sua offerta del
20 l'v'farzo 1872 e propriamente quella limitante con la
propriet degli eredi Notar Giusto, e l'altra parte di terre allo
stesso Sig.' De Carolis./ftalp, percui si ebbe il Sovrano Decreto
di autorizzazione del 22 Ottobre 1872 n. 1110, e richiede sia
.fissato il modo di pagamento di dello acquisto, essendo urgente
per lui determinarsi tale pendenza. La Giunta, letta 1'(dJerta del
Sig.' De Carolis del 20 lvfarzo l872, la deliherazione del
Consiglio del 20 Aprile l872, il Decreto del 22 Ottobre l872,
n.lllO che approva la deliherazione, delibera procedersi alla
stipula appena il Sig.' De Carolis avr presentato il Border di
Lire 45" 00 intestato al Comune di Monteleone di Calabria
essendo questo il miglior modo. e legale mezzo di alienazione
pel Comune, e delef{a il Sindaco per l'esecuzione e consegna al
Signor .............. dopo che si avr proceduto a regolare verifica
per consacrarsi chiaramente le limitazioni et indicazioni nella
scrittura. Lettura data il verbale approvato e sottoscritto. Il
Presidente Sig.' La Dedaj, l'assessore anz." G. Buccarelli, il
Segretario Giuseppe Quaranta per copia conforme, il Sindaco
Senatore Gagliardi.
fornata del 20 Aprde l872. Presidenza Cordopatl'i Sindaco,
intervenuti i Consiglieri Signori La De day, Bruzzano, Scalfari
Antonino, Manchi, Ammir, Solari, Tavella, La Dedaj, De
Francesco, Frezza, Panaya Cav. Francesco, Cav. Francica,
Ruscio, cavaliere Capialbi, Bucfarelli. Il Presidente dice
70
l
aperta la seduta con l'assistenza del Segretario Comunalt
Secondo l'ordine del giorno il Sindaco ha propo Il
Consiglio la dimanda del Cav. Sig." Gaetano De aruh
tendente ad ottenere la cessione di una tomolata e sei OUal'; d"
terreno dipendente dalle poche terre demaniali, che il C n1lme
possiede nella Marina di Bivona, previo pagamento del relalil'o
prezzo in Capitale ed in rendita sul debito pubblico in base al
.lilla del terreno medesimo convenuto per Lire 45" 00 all'anno: e
ci ad oggetto di costruirvi un fabbricato necessario per la
tonnaia. Il Consiglio, udita la lettura della detta dimanda.
considerato che le poche terre nella marina di Bivona pervenuti
al comune dallo scioglirnento dei diritti promiscui col Duca di
Monteleone non si san potuto dividere fra cittadini a monte
della legge per essere molto distanti dall'abitalo, soggetli alla
inondazione et luoghi malzani e che indipendentemente da ci
la sparuta quantit delle terre medesime, le grave spese che
richiedono per renderle produtlive, e l'incertezza del reddito le
fanno impossibili di divisione alcuna, Considerandosi che non
pOlendovi e.fJttuare la divisione. la quale per gl'indicati motivi
non stata mai chiesta di alcuno cittadino, convenienza esige
di assicurare nel miglior modo i vantaggi di tale propriet,
tanto a beneficio pubblico che quello speciale
dell'amministrazione Comunale gravata dal pagamento della
fondiaria. Infatti esaminati i conti consuntivi si rileva che poca
la differenza fra la fondiaria corrisposta e la differenza fi"a la
fondiaria corrisposta e la vendita degli a./ltti di dette terre, che
anzi tal volta quasi interamente mancata per bonifche e
rilasci che si san dovuti accordare ai fittuaioli per avvenI/ti
danni d'inondazioni. Considerato pertanto che accogliendo la
dimanda De Carolis, si vantaggierebbe un ramo importante
d'industria dove trovano speculazhmi non pochi Cittadini, e
quindi verrebbe in altro senso, raggiunto lo scopo della legg .
che destina a vantaggio dei cittadini poveri del Comune le terre
provenienti dallo scioglimento della promiscuit.
Considerando ancora che oltre all'utile pubblico si farebbe COli
tale concessione anche il vantaggio dell'amministrazione
71
omunale, imperoch oltre di assicurarsi la rendita delle terre
concesse, liberandosi dal
pagamento della contribuzione fondiaria darebbe maggiore
impulso alla pesca del Tonno, et di cui COI1?/ermo gravato di
dazio, forma uno dei migliori ce$piti dell'entrate Comunali.
Per tali considerazioni delibera accogliere la dimanda, et
incarica il Sig.'Sindaco per gli ulteriori incombenti. -
Lettala si sottoscrivono:
11 Presidente Pasquale Cordopatri, Il Consigliere anz. il
Marchese di Panaya,
Giuseppe Quaranta Segretario.
Per Copia conforme, Il Sindaco Senatore Gagliardi.
@/ CiJtilderco de/h m/Id di cMoJ1/eiame di
rYeltjlica
Che il Consiglio lvlunicipale di questo Comune, nella iornata
del 24 Luglio 1873 ha approvala la deliberazione della Giunta
di questo stesso Comune, presa nella iornata del 15 Luglio
anno sudello 1873 relativo alla cessione delle poche terre nella
Marina di Bivona al Sig.r De Carolis e che venne essa
deliberazione che aprova sottoscritta dal Presidente Sig.' La
Dedaj, dal Consigliere Anz. " Giacinto avvocato Froggio e dal
Signor Segretario Giuseppe Quaranta ed a fede -
Monteleone 24 Ottobre 1873. - Il Sindaco Senatore Gagliardi.
- N11 lO (serie 20= Regio Decreto che riconosce alienabile il
fondo demaniale del Comune di Monteleone denominato
Comunella 22 Ollobre 1872 .- Villorio Emanuele 2 Per grazia
di Dio, e per volont della Nazione Re d'Italia. - Viste le
Istruzioni approvate con Decreto del Nostro Luogotenente
generale nella Provincia Napolitane del 3 Luglio 1861.
Vista la deliberazione presa dal Consiglio Comunale di
Monteleone di Calabria Ultra 2" add 20 Aprile 1872 e la
relativa proposta del Prefetto della Provincia .
Visto l'avviso del Consiglio di Stato nell'adunanza generale del
28 Agosto 1869, sulla proposta Nostro Ministro Segretario di
72
Stato per l'Agricoltura Industria e Commer io: LI
decretato e decretiamo: Articolo unico. 11 fondo denom. o
Comunella del Comune di lv/onteleone di Calabria Ultra _ .
dell'estensione di are 61 , 72, riconosciuto alienabile 011 J
medesime formalit e cautele necessarie per l'alienazione degli
altri fondi Comunali, in adempimento della Legge 20 } v / a r ~ o
1865, N.2248 allegato A. Ordiniamo che il presente decreto
munito del Sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta
ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando
a chiunque spelli di osservar lo di farlo osservare. - Dato a
Napoli add 22 Ol/obre 1872. - ViI/orio Emanuele. Registrato
alla Corte dei Conti addi 2 Dicembre 1872 VoI. 63 atti del
Governo a.c.18 Avres- (Luogo del Sigillo) V II" Guardasigilli
De Falco Castagnola Stamperia Reale.
Registrato il presente istrumento di compravendita in
Monteleone di Calabria 26 Ol/obre 1872 at. 11. 579 Foi 45 Tassa
Lire ventisel/e i. 27, inserti Lire 4,,00 Doppio Decimo Lire Sei e
vento 20 Archivio 83 Lire Trentol/o e venti:05
Il Ricevitore G. Ade/ardi
Comune di Vibo Valentia - Archivio Storico
73
Appendice 5: Contratto di Concessione
Regia Capitaneria di Porto
del Compartimento Marittimo di Pizzo
contratto che si stipula col lvlarchese Commendatore Francesco
Gagliardi j Senatore Enrico per concessione di una zona di
arenile di mq. 3000, nella spiaggia di Monteleone Calabro,
Contrada "Bivona", a scopo tenervi un fabbricato ad uso
magazzino per l'esercizio della Tonnara stessa, per la durata di
anni trenta e verso il canone annuo di E 330,00.
L'anno millenovecentol/ndici, questo di quindici del mese di
Maggio, nell'l!ffcio della Capitaneria di Porto. Davanti a me
Cav. Ernesto Policastro, Capitano di Porto, Capo del
Compartimento lV/arittimo suddetto, ed alla presenza dei sigg.:l)
Tommaso De Via, fu Giu.5;eppe, 2) Giovanni Geremicca fu Nicola,
testimoni noti, idonei e richiesti, dimoranti in questa citt,
personalmente comparso il Commendatore A1archese Francesco
Gagliardi fil Senatore Enrico, proprietario, nato a Monteleone
Calabro ed ivi domiciliato, per addivenire alla stipulazione del
presente contralto con l'Arnministrazione Marittima, da me
rappresentata a termini dell'art. 771 del Regolamento 20
Settembre 1878, per la esecuzione del Codice della Marina
Mercantile
Si Premette
che con atto stipulato in questa Capitaneria il giorno 2 Marzo
1881, registrato a Pizzo il 14 Maggio 1881 - Reg.l0, Vol.J4,
foglio 116 con la tassa di lire 27,60, venne concesso al Signor
Cav. Gaetano De Carolis fu Domenico da Monteleone Calabro,
per la durata di anni trenta e verso il pagamento dell'annuo
canone di lire trecento (E300) l'uso di una zona di arenile di mq.
3000, nella spiaggia di Bivona, a scopo di costruirvi un
magazzino con tutti gli accessori relativi all'esercizio. della
tOl1nara;
74
Che l'area concessa non risulta ampliata .
su parte del magazzino, dal lato est, fil elevato, in POLiI no
precisabile, un piano della superficie di mq.300, adibilo
abitazione dell'esercente e degli impiegati della tonnara. qual'
questa in esercizio,"
Che scadendo col 31 dicembre 1910 il summenzionato contralTO,
con istanza in data 8 giugno 1910, diretto al Ministro d Ila
Marina, il commendatore Marchese Francesco Gagliardi.
consenzienti, giusta dichiarazione 9 febbraio 1911, i fratelli Cav.
Domenico e Luigi comproprietari col predetto loro Germano, del
Malfaraggio della Tonnara di Bivona, in virt degli atti pubblici
d'acquisto fil notar Raffaele Corigliano da Monteleone Calabro,
in data 11 luglio 1892 e 3 luglio 1894, registrato a Monteleone il
1" il primo agosto 1892 al n. 48 voI. 34 Reg. l ed il secondo il 23
Luglio 1894 al n. 32 volume 36, ha chiesto la l'innovazione della
concessione a suo favore ed alle identiche condizioni del
contratto scaduto, per la durata di altri trenta anni,'
Che nulla ostando per quanto riguarda gl'interessi marittimi
all'accoglimento della domanda predetta, il Capitano di Porto la
trasmessa per l'opportuno esame sotto l'aspetto di giudizio
tecnico all'U.Ucio Provo del Genio Civile, servizio idraulico, di
Catanzaro, facendo notare la mod[fca apportata sul lato Est del
magazzino, con l'elevazione di un primo piano per la supe/jcie di
mq.300, ed il detto con lettera del 28 Luglio 1910 n. 2014.
vi si dichiarano favorevoli,'
Che l'Intendenza di Finanza di Catanzaro con lettera n.40-5
sezione 1" in data 5 Gennaio 1911 dichiar egualmente nulla
ostare per sua parte in ordine ai servizi ed agli interessi doganale
e Demaniale all'accoglimento dell'istanza,'
Che essendo la domanda stata pubblicata nel Comune di
Monteleone Calabro ed inserita nel giornale per gli anlZlll
legali e amministativi della provincia di Catanzaro, come risulta
dal certificato del sindaco in data 3 Aprile 191/ e cl tto
esemplare del periodico suddetlo n. 80 in data 24 marzo 191 l.
qu allegati come parte integrante, nessuna opposizione ven/l e
75
resentata nel termine all'uopo stabilito:
Che il Ministero della .Marina, con dispaccio del 16 Aprile
J9/ J n.2775 VII-4 Divisione Porti, Demanio Marittimo e Pesca,
se::iolle 2a autorizz la stipula del presente atto
Quindi
Che l'avanti estesa narrativa, le parti contraenti
stipulano quanto segue:
Art. ]V: L'Amministrazione Marittima conccde al Commendatore
.Marchese Francesco Gagliardi fu Senatore Enrico, da
lvfonteleone Calabro, la temporanea occupazione ad uso di una
zona di arenile situata nella spiaggia di Monteleone Calabro, e
propriamente nella contrada Bivona, avente la forma e
l'estensionc risultanti dai tipi planimetrici .firmati dall'ingegnere
Domenico Frezza ed annessi al presente atto: cio una zona di
mq. 3000 (tremila) rappresentata dal rettangolo, il cui lato
maggiore di metri J00 ed il lato minore di metri 3O.
Art. 2: La concessione assentita a scopu di mantenere nell'area
concessa magazzini per l'esercizio della Tonnara di Bivona e sul
lato E.):t del magazzinu maggiore un prirno piano della superficie
di mq. 300 per la durata di anni trenta (30) a decorrenza da! Jo
Gennaio corrente anno 1911. Nel caso che il concessionari
nell'ambito della zona concessagli dovesse procedere a lavori di
riattamento, di ampliamento, di riparazione dei jbbricati
esistenti o di costruzione di fabbricati nuovi, egli non potr
sottrarsi all'osservanza delle norme tecniche ed igieniche
approvate con R.D. 18 Aprile 190911.193, dovendosi la presente
concessione intendere data senza pregiudizio delle norme stesse.
I! presente contratto per sar risolvibile anche prima della
scadenza ed in qualunque tempo, ogni qual volta fosse richiesto
da interessi marittimi o da altre ragioni di Pubblica utilit o di
servizio governativo e ci a giudizio dell'Amministrazione
Marittima senza che, per effetto di tale risoluzione il
concessionario abbia diritto ad indennit o compenso di sorta.
Art. 30: In riconoscimento del/a demaniabilit della zona
concessagli ed in conseguenza della maggiore utilizzazione di
76
mq. 300 di essa, sui quali oltre il pianterreno. il conce iOl i rio
Marchese Francesco Gagliardi si obbliga di corrispondere tJ l
Finanze dello Stato l'annuo canone di f. 330 (trecentotreJlfaj eh",
sar da lui pagato in rate semestrali anticipate con la
stabilita all'art. 2
0
.
Art. 4: A sanatoria della detta maggiore utilizzazione di .\Jq.
trecento (mq. 300) il concessionario pagher alla Finanaza dello
Stato una volta tanto ed all'atto del versamento della prima m Ia
di canone, la somma di /ire trecento (300).
Art.so' Anche all'atto del pagamento della prima rata di canone il
concessionario depositer a titolo di cauzione per l'osservanza
degli obblighi assunti col presente contratto, due annualit del
canone stesso che saranno computate nelle ultime due annate
della concessione. Nel caso che per mancato pagamento del
canone alle sue rateali scadenze dovesse essere pronunciata la
decadenza della presente concessione, a senso dell'art. 790 del
Regolamento Marittimo 20 Novembre 1879, il concessionario
presentapn da ora il SIiO pieno ed incondizionato assenza, per s.
suoi erede e successori, acciocch l'amministrazione Demaniale,
senza bisogno di alcun provvedimento dell' Auturit Giudiziaria.
possa devolvere a favore dell'Erario, secondo le cause e le
circostanze della decretata decadenza , una quata parte della
suddetta cauzione, ed anche l'intero ammontare di essa, eia tll
conto parziale o totale del proprio credito, sia in compenso dei
canoni che l'erario venisse a perdere in
dell'anticipata cessazione del presente contratto, per fatto d !lo
stesso concessionario.
Art. 6 : La presente concessione s'intende fatta coll'obblivo di
osservare strettamente oltre le predicate condizionioni speciali
anche tutte le condizioni generali formulate nell'art. '5
seguenti jno all'art. 808 del Regolamento 20 Novemnbre l ,9. . :
quali articoli vengono inseriti in foglio a stmnpa nel pre eme
contratto per jrmare parte integrale e jrmato dal
concessionario in segno di accettazione.
Art. r : Per tutti gli effetti del presente atto il concessionario
77
l
';chiara di leggere il propri() domicilio in Monteleone Calabro,
pala:;zo proprio. Letto ad alta ed intelligibile voce, viene
ffoscritto dalle parti contraenti e dai testimoni.
Il concessionario Francesco Gagliardi fu Enrico.
1/ capitano di Porto Ernesto policastro.
I testimoni : Tommaso De Via e Giovanni Geremicca.
Archivio Capitaneria di [>0(10 di Vibo Marina
78
Appendice 6: Quadro sin ottico Cronologico
data citt cefltro costiero
VII sec. a. C.
422 a. C.
388/357 a. C.
356 a. C.
294 a.c.
289/282 a. C
239 a.c.
90/ 89 a. C.
39 a. C.
IV sec. d. C.
465
409/550
915
1073
1083
1189/1266
1239
1266/1381
1304
Locri fonda Hipponion
Hipponion si rende libera da Locri
Hipponion attaccata da Dionisio
che la rid ai Locresi
cade sotto il dominio dei Bretti
conquistata da Agatocle
Ritorna sotto il dominio dei Bretti
e riprende l'antico nome di Veipunium
o Veipona
cade sotto il dominio dei Romani
Vibo Valentia Municipio Romano
con proprie leggi ed il diritto di conio
Costruzione del porto di
Hipponion
TI porto cii Vibo viene descritto
come.ricco di tonni
il "tonno ipponiate" rinomato
in tutto l'impero
Ottaviano, perduta la flotta in un
tempesta si ri fugia nel pon di
Vibona
Vibona sede episcopale.
prime noti zie del vescovo
di Vibona
Invasione dei Barbari: Alarico, Teodorico
e Goti
Ruggero il Normanno trasferisce
la sede vescovi le a Mileto
Periodo Svevo
Appare il nome di Monteleone
Periodo Angioino
79
Incursione saracena, viene di. tnh
la ci tt ed il borgo cost iero
Nuova distruttiva incur ion
saracena
prime notizie sul Castello di Bi, ODa,
fatto costruire da Carlo 11 O A.ngt
di fesa del tra ffico mari ttimo
3
~ ~ 1 ~ ~
P 59
2
1445
1440/1506
1505
1506/J 734
1508
ISSO
1571
1581
1595/1619
1621
1650
1659
1663
1666
1671
Periodo Durazzesco
Periodo Aragonese
Occupazione spagnola
e governo vicereale
notizie sulla tonnara di S. Venere,
di propriet di Zarletto Caracciolo
il Castello di Bivona viene meglio
fOJ1ificato su ordine di Alfonso
D'Aragona
Prime notizie della Tonnara di
Bivona, costrui ta a ridosso delle
mura del castello
Berardo Caracciolo acquisisce la
propriet della tonnara di S. Venere
E. Pignatelli acquista da Federico II
Monteleone ed altre terre per 15.200 ducati
un morbo fa strage di fanciulli
peste
a Bivona viene istituita la dogana
r cittadini di Monteleone chiedono di
non essere costretti a fare la guardia
di notte al Castello di Bivona per
timore delle incursioni
La tonnara di Bivona data in fitto
dal Duca di Monteleone a Graziano
Bagnato per 4 anni
i magazzini della vecchia tonnara
vengono riconvertiti per la
lavorazione della canna da zucchero
notizie sulla nuova tonnara di Bivona,
costruita piu a nord della precedente
a causa dell'avanzamento della costa
per impedire improvvisi sbarchi dei
pirati viene provocato l'inabissa
mento del porto di Hipponion, con
l'abolizione dei massi e l'immissione
dei due torrenti vicini
la tonnara di Bivona data in fitto
al Rais Simone Costarella
la tOllnara di Bivona data in fitto
a Simone Mazzitello
80
1672/1677 il Rais Simone Costarella gestisce
la tonnara di Bivona
1678 il Rais Diego Colaci ha in fitto la
tonnara di Bivona
1680 abbandon definitivo del Castello
di Bivona
1690/ 1793 La tonnara di Bi na ritorna sotto
l'amminist raLlone dell ' Abazia di
Mileto
1696 Notizi 'ul fund co di Bi\'ona come
luogo di produzione del sal
1734/1806 Periodo dei Borboni
1743 peste
1783 terremoto: 81 morti nello S.Pietro di Bivona: 3 111 rti su 326 ab.
Stato di Monteleone
1783/1786 epidemia di vaiolo
1800/ 1806 la tonnara di Bivona gestita dai
francesi PielTe Majourel e Frano ise
Astrue
1803 epidemia fera le con centinaia di vittime
1806/ 1815 occupazione francese ed abolizione del feudalesimo
1807/18 10
1808 Con G. Murat Monteleone diventa
capitale della Calabria Ulteriore
1815/1860 ritorno di Ferdinando II. Monteleone perde
le prerogative acquisite con i francesi
1822 a Napoli viene giustiziato Michele Morelli
1854
1860 il 24 agosto arriva a Monteleone Garibaldi
l'Italia diventa Regno Unito
1863
1885
la tonnara di Bivona gestita da
Annunziato Tranquillo di Pizzo
la tonnara di Bivona acquistata
dal Cav. Gaetano De Carolis
con legge del 29 maggio iniziano
i lavori del porto di S. Venere
viene costruita l'attuale tonnara
di Bivona
1892
1900/ 1920
l: tonnara di Bivona acquistata
da Domenico e Luigi fratelli
germani di FrancescoGagliardi
il trapanese Giovanni Adragna
D'Al gestisce la tonnara di
81
1 9 ~ 8 il 4 gennaio Monteleone riprende il nome
romano di Vibo Valentia
1940
1943 11 luglio: Bombardamento degli alleati
dell'3eroporto di Vibo Valentia
1944
rad3
1947
1957
S.Venere
la tonnara di Bivona diventa di
propriet dei marchesi Gagliardi
ini zia la sua attivit la lonnara di
via Emilia di Vibo Marina
il 12 aprile bombardamento aereo
di Vibo Marina
1'8 settembre sbarco della 231 '
brigata fanteria inglese nella
di Vibo Marina
ultima mattanza al largo della
Tonnara di Bivona
Chiude 13 Tonnara di v. Emilia
82
Glossario
AVVENTIZIl: manovalanza generica
assoldata per essere aggregata alla ciurma
dei tonnaroti.
ACCUSTARf: unire due diversi tipi di reti
ACQUALORU: operaIO addetto a
distribuire acqua potabile alla CiU1111a
ACQUA: modo di indicare la stagione di
pesca di una rete
AGGUANTAR!: tenere stretto il tonno
ALALONGA: pesce simile al tonno ma di
dimensioni minori (Thllnnus a/a/onga)
AMMUSSA: "ammussa i chiudere
la rete della camera grande
ANNISCAR!: adescare, far entrare il
tonno nella tonnara
APPICCATorO: travi o ganci dove
tonni venivano messi a dissanguare
ARGANU: argano manuale, presente su
alcune barche, azionato con una barra di
legno detta mallueddjia
ARMAR!: attrezzare, mettere insieme,
organizzare la tonnara
ASSUMMARI: portare lO superficie,
issare le reti
ASTA o SPETTA: asta di legno munita di
uncino usata per issare i tonni sulle barche
BAGGHUERl:operai che svolgono il loro
lavoro all'interno del baglio della tonnara
BOTTARGA: ovaio del tonno. Si
conserva salato
BUSONAGGHIJA: la parte pi grassa e
meno pregiata della carne del tonno
CABBANA o CAPANNA o T1NDA o
TINNA:telone posto a protezione dei
pescatori dal sole o dall'umidit notturna
CALANNA:tonno bianco dal peso di circa
15 chili
83

CALAFATU: stoppa impeciata usata _f
calafatare le barche
CALATA:a) lavoro di messa a mare
reti b) insieme delle reti poste a mare
CALOMA: corda di glltUI11U
CAMMARA: camera. Nome dato ad
ognuna delle divisioni con cui si fonna
l'iSlI/(/
CAMMARA DA MORTI: camera dell a
morte dove si procede all'uccisione dei
tonni
CAMMARA GRANDI: camera grande
della tonnara in cui entrano i tonni dalla
vlIcca a nassa.
CAMMARA PICCULA: camera piccol a.
che precede la camera della mOI1e
CANE: asse di legno sistemato su alcune
barche a poppa, provvisto di carrucola .
CANNA: unit di misura delle reti della
tonnara, pari a mI. 1,75
CANNAMU: canapa adoperata per le ret"
CAPUBBARCA: capobarca, responsabi e
dell'imbarcazione e del suo equipaggio
CAPARRASU: nome della barca dI
ponente, posta nel quadrato della camera
della morte
CIALOMA: modo di indicare i cant i :l i
tonnaroti
CICALA: anello di ferro saldato al rpo
dell'ancora che costituisce il su
maniglione superiore
C1MA: corda, o estremita della corda
CIURMA: gruppo di tonnaroti i p gnan
con contratto stagionale alla p -c
tonno
CODARDU: codardo. Rete pos a al IaLO
dell'isula per far ritornare i t noi ,.
teiTa. La tonnara di Bi\ na ne era
sprovvista.
PPC o CORPe: rete della camera della
r . ~ .
CRLCIARI o 'NCRUCIARI: posizionare
reti della tonnara
CC\ 1PAGNI : ancore di rinforzo
Cl 't\OCCHIA: verricello posto a prua di
alcune barche. In combinazione con il
cane, fa scorrere caVI durante
l'operazione dell'incruciari
DUNA VUCI: avvisare gli altri
GALLETTI o BALLETTE: galleggianti di
sughero usati per tenere a galla le reti.
GARZUNT: apprendista, collaborava con
la ciurma.
GUTUMU o GUTAMU: fibra vegetale
utilizzata per la realizzazione delle reti.
rUCA: scopa usata sulle imbarcazioni
ISULA: complesso delle reti della tonnara
LA TTUMI: sacca spennatica del tonno.
La parte pi delicata del pesce. Ottima da
mangiare fresca ma anche essiccata o
salata.
LEV A: a) comando del rais con cui si
inizia la mattanza; b) canto dei tonnaroti.
LlBBANU: fibra ricavata dallo
sparlo (Stipa tenacissima), usata in passato
per il confezionamento delle reti della
tOlillara
LITTIRATU: tonnetto di circa IO chili
LOGGIA: struttura in muratum usata per il
rimessaggio delle barche e dove i pesci
venivano puliti e venduti.
MALFARAGGIO o BAGGHIJO (da
tunnara):area di rimessaggio delle barche e
delle reti ; area in cui si svolgevailO anche i
lavori per la loro riparazione
MANGIATOIA o STIRA TU: corridoio
laterale degli scieri. Qui si dispongono in
riga i tonnaroti per arpionare ed issare a
bordo i tonni.
MANILLA: fibra vegetale, originaria delle
terre del Pacifico, con CUI si
confezionavano le reti.
MANISSI: uncini di ferro usati per alzare
la rete della camera della mOlie.
MANUEDDJIA: asta di legno utili zzata
per azionare l'argano.
MASTINU: pescecane
MASTRU CALAFATU: artigiano espeI10
nel calafatare le imbarcazioni
MASTRU D'ASCIA: esperto falegname
addetto alla costruzione e riparazione delle
barche.
MA TT ANZA: UCCISIOne dei tonni
all'interno della camera della morte.
MAZZARI: pietre utilizzate come zavorra
per le reti
MIGGHJIORIA: premio di produzione
concesso ai tonnaroti, in natura o 111
denaro.
MODULU: unit di misura per la
costruzione delle camere dell;] tonnara
MOLA: pesce luna
MURA T A: fiancata delle imbarcazioni
MUS CIARA: barca piatta e lunga usata in
tonnara
MUSTAZZU o RIVOTU: rete posta
davanti l'ingresso delln tonn;]ra. Impedisce
ai tonni di deviare uiterioI111ente il loro
corso, sfuggendo nlla trnppola.
NA VEJI: corde usate per tirare il coppo ed
iniziare la mattanza.
PALO o PALU: area di mare in cui si
aveva il diritto di calare la tonnara.
PANATICU: sa lario corrisposto alla
ciurma dei tonnaroti.
P ASSU (DI TUNNI): passaggio dei tonni
lungo la costn nella stagione primaverile.
84
nel periodo della deposizione' del le uova.
P A TRUN1: proprietario della tonnara
PEDALE: lunga rete tra la riva e l'isu/a,
posta in modo da sbarrare la
rotta dei tonni e guidarli verso 'a vucca a
nassa.
PORTA: rete di separazione tra una
camera e l'altra.
PORTANCOJIU: modo di indicare gli
uomini di fatica addetti al trasporto dei
tonni.
PORTANOVA: barca posta sopra la porta
della camera piccola, con l'incarico di
avvisare al riuscito ingresso dei tonni.
RAIS: capo della ciurma dei tonnaroti che
sovrintende e comanda tutte le fasi della
pesca.
RIMORCHIU: barcone utilizzato per
rimorchiare le imbarcazioni nell'area di
pesca. Dapprima a remi e vela, poi dotato
di motore.
i RIZZA: rete
SALATURI: vaso in terracotta usato per
conservare la carne salata del tonno.
SARPARI: la tonnara a stagione
Il di pesca ultimata.
SCIERI o USCIERI o V ASCEDDI: grosse
barche lunghe dai 15 aI 20 metri
variamente utilizzate durante la pesca.
La loro funzione reale comincia con la
mattanza, prendendo il nome di scieri
punenli (o caparrasu) e scieri i Iivanli.
SGAMBIRRI: tonno piccolo
-) SPIDARl: disancorare l'ancora
I
SPIG o BARBAJANNI: punto
d'intersezione del pedale con l'isu/a.
STADDJ1 o STALLI o STILLATU:
scomparti dell'imbarcazione in cui
venivano messi i tonni dopo la mattanza
SUTTARRASU: vice rais
85
TARANTEDJU o TARANTELLU: parte
laterale del tonno che si conserva nel
sa/alllri.
TOCCAU: segnale che indica la toccata
dei tonni sulla rete ed il loro ingresso nelle
camere.
T MBAGGHIU: coperchio di legno del
sa/aluri .
TUNNARA o TOl\.r:NARA: a) complesso
delle reti, cavi ed ancore, calate a mare,
per la cattura dei tonni; b) nome improprio
dello stabilimento di terra, dentro il quale
si procede alla pulitura e lavorazione del
tonno.
TUNNAROTO o T01\r:NAROTO:
marinaio addetto alla pesca del tonno.
TUNNfNA: carne fresca del tonno,
destinata al commercio minuto.
TUNNU: (Horcyl1us Ihyl/l1l1S. ThuIII111S
I17YI1I1US). E' il pi grosso teleosteo vivente
e pu superare i cinque quintali di peso.
V ANCU: asse di legno posto
trasversalmente all'intemo della barca, su
cui siedono i tonnaroti in attesa di
sistemarsi nelle mangiatoie
VARCA: barca
VARCARIZZU: il complesso delle
imbarcazioni in dotazione della tonnara
VASTASI: scaricatori addetti al tra 'p rto
dei tonni alla loggia.
VENTRESCA: carne di tonno po ta tra il
petto e la pancia
VINTURERA: barca con equipug;:- Io
addetto al controllo ed alla manutenzione
della tonnara.
VUCCA A NASSA: ingresso dell' ula.
dotato di un sistema di reli a imbulo h
si stringeva verso la carn ra grande. i
consentiva il facile ingr . dei tonni e
rendeva diffcile la loro u ' cita.
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Marina . Calabria) nel maggio-giugno del /930. Mem. BioI. Mar. Oceanogr.
1 (3) . (1931) = C. Scordia, Per la biologia del Tonno (Thl/flnus thynnus L.).
Osservazioni eseguite nelle tonnare di Bivona e di Pizzu (Calabria) nel
maggiu-gil/gno del /93/. Mem, Bio!. Mal'. Oceanogr. 2(2) . (1933) = C.
Scordia, Per la biologia del Tonno (Thl/Ilnus thynlllls L.) . Osservazioni
eseguite nella tonl1arct di Bivona (Calabria) nel maggio-giugno del 1932, COli
rifrimenti alle tonnare di Pizza e di Mezzapraia. Mem. BioI. Mar.Oceanogr.
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Messina, 1991 = G. Valente, Calabria, Calabresi e TlIrcheschi nei secoli del/a
pirateria (/400-1800) , Chiaravalle Centrale 1973 = G. Valente, La Calabria
dell'Abate di Saint-Non, Ed. Effeemme, Chiaravalle Centrale 1978
SIGLE:
ACPVM =Archivio Capitaneria di Porto di Vibo Marina
ANVV =Archivio Notarile di Vibo Valentia
ADM = Archivio Diocesi di Mileto
ASVV =Archivio di Stato sez. di Vibo Valentia
ASCVV =Archivio Storico Comune di Vibo Valentia
ASN =Archivio Storico Naz ionale
87
Indice
Presentazione ............ ..... .............. ......... .. .... ............... .... .... pago 7
Le origini ......... ... ...... .. ........... ... ... .... ...... ........ .. .......... ... .... . pago Il
Il tonno (Thunnus Thynnw,) ....... .... ... ......... ... ...... ...... ..... .... pag. 17
Le tecniche della pesca del tonno .... ............. ............... ..... . pag. 19
La gestione delle tonnare ................ .... ........ ..... ........... ...... pag. 22
U,' j e costumi di un'attivit ....... .. ....... .... ......................... .. . pag. 26
'U Varcarizzu .... ......... ... ............ .. .. .... ..... ........ ..... ... .......... .. pag. 37
Le tonnare di Bivona ............................................ ....... ..... pago42
Appendice l: .......................................... ........ ...... ...... .. ...... pag. 59
Confronto tra brani dei canti dei fonnaroti
calabresi e siciliani
Appendice 2: ............. .. ........ .. ... ...... ........ .. ...... .... ................ pag. 60
Primi dati per una storia delle' tonnare di Vibo }vfarina
Appendice 3: ........... ......... .... ................ ....... ............ .... ...... . pag. 66
Richiesta area per costruzione tonnara di Bivona (J 872)
Appendice 4: ........ .... .. .................... ................ .. .. .. .......... .... pag. 68
Delibera del Municipio di Monteleone (J 873)
Appendice 5: ...... ................... .... .... ... ...... .. .......... .. .. .. .......... pag. 74
Contrailo di concessione dell'area demaniale (1911)
Appendice 6: ............ ........ ...... : .. .................. ......... .......... .. .. pag. 79
Quadro sinollico cronologico
Glossario ... ... .............. ..... .... ........... ... ..... ... ............... .. .. ... .. . pag. 83
Referenze Bibliografiche ........ .. ......................................... . pag. 86

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