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Capitolo1

Il Ground Penetrating Radar


1.1 Funzionamento del GPR
Il Ground Penetrating Radar (GPR) o più comunemente georadar, è un metodo elettromagnetico
d’indagine sub-superficiale utile per effettuare indagini non distruttive e ad alta risoluzione del
terreno.

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Principio di funzionamento
del georadar.

Lo scopo di questo sistema è quello di


individuare ed identificare strutture ed oggetti sotterranei utilizzando la propagazione di onde
elettromagnetiche. Tramite un’antenna trasmittente si invia nel sottosuolo un segnale
elettromagnetico in alta frequenza; l’onda si diffonde verso il basso e se colpisce un oggetto o una
superficie con caratteristiche elettriche e magnetiche diverse da quelle del mezzo in cui si sta
diffondendo, parte dell’energia viene riflessa e torna verso la superficie, mentre il resto continua a
propagarsi verso il basso. L’onda che torna in superficie è intercettata da un’antenna ricevente e

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registrata per le elaborazioni successive; essa è costituita dalla sovrapposizione degli echi dei
diversi bersagli che si trovano nel diagramma di radiazione dell’antenna trasmittente.

1.2 Limiti applicativi


I principali fattori che causano problemi con
l’utilizzo del georadar non sono molti, ma
richiedono comunque una certa attenzione.
Presenza di materiali umidi (come le argille
con più del 10% di acqua), essendo molto
conduttivi tutta l’energia verrebbe
immediatamente dissipata, impedendo la
riflessione.
Disturbi elettromagnetici: antenne che
operano a frequenza da 80 a 120 Mhz, essendo
prive di schermatura trasmettono segnali che
possono apparire come discontinuità.
L’irregolarità del suolo se è tale da causare
salti allo strumento, i dati verrebbero alterati a
seguito della variabilità dell’angolo
d’irradiamento.
In ambienti coperti spesso si hanno riflessioni Esempio di una discontinuità rilevata . Radargramma
spurie dovuti al ritorno d’onda dall’alto. presentato in una scala di grigio.
Segnali simili a quelli prodotti da strutture
archeologiche si hanno in presenza di radici di
piante.
Talvolta il livello di falda freatica costituisce il
limite per il segnale radar.

1.3 Vantaggi
La continuità delle sezioni consente di ottenere
un dettaglio unico.
La rapidità esecutiva permette di indagare
superfici ampie in tempi ristretti.
La risoluzione può essere scelta entro una
gamma variabile da pochi centimetri a qualche
metro.
È possibile esaminare qualsiasi superficie (in
campo archeologico è utile l’indagine di
murature in elevato e di terreni).
Grazie alla caratteristica non
distruttiva della superficie, non si
hanno alterazioni di alcun genere
dell’area di indagine.
La capacità della strumentazione ci fornisce
Sistema sir 10-b prodotto da G.S.S.I. è un sistema GPR
un’informazione volumetrica e
versatile, multicanale digitale.
tridimensionale del sottosuolo.
Capacità di ottenere, con l’ausilio di tecniche di
posizionamento precise (GPS),
la perfetta ubicazione dei reperti una volta
individuati.

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1.4 Strumenti
Il GPR è costituito da due parti principali: il
sistema di acquisizione (S.A.) e il trasduttore
(antenna).
Vi possono essere due tipi di georadar:
monocanale o multicanale. I prodotti della
G.S.S.I. sono tra i più diffusi e per il monocanale
ci si riferisce al SIR-2, mentre per il multicanale
al SIR-10 con la possibilità di collegarvi fino a
quattro trasduttori; mentre recentemente la I.D.S.
ha presentato un prodotto specifico per usi
archeologici con otto canali. I S.A. sono composti
da un Pc in grado di gestire la registrazione dei
dati e di visualizzarli sullo schermo video.
Le antenne si differenziano fra di loro in base alla
frequenza del segnale emesso: da 50 a 2500 Mhz.
La scelta dipende dalle caratteristiche del suolo e
dalla natura e dimensioni degli oggetti ricercati.
La I.D.S. propone l’utilizzo di una antenna da
1600 a 2000 Mhz per una grande risoluzione
(utilizzato solitamente per indagini di alzati in alta Georadar specifico per applicazioni archeologiche
risoluzione e bassa penetrazione), mentre una a prodotto dalla I.D.S.
più bassa risoluzione (600-1600 Mhz) per ottenere
maggiori profondità. Nello stesso campo la
G.S.S.I. propone per usi archeologici un’antenna
da 400 a 500 Mhz.
Elementi che influenzano la scelta sono la profondità massima ottenibile e la risoluzione. Nella
tabella seguente sono riassunti i principali fattori di antenne utilizzate in campi archeologici.

Frequenza (Mhz) Durata impulso (ns) Risoluzione (cm) Penetrazione (m) Peso (kg)
100 10 10 2-18 35
300 3 3 1-8 31
500 2 2 0.5-4 4
1000 0.75 1 0.1-1 1.8

Il valore di penetrazione dipende fortemente dalle


caratteristiche del suolo; è quindi solo indicativo.

1.5 Analisi del sito


L’esecuzione del rilievo deve essere preceduta da
un’analisi del sito. Questa deve essere improntata
sull’accessibilità, sulla possibilità di eseguire profili
lineari senza incontrare ostacoli superficiali o irregolarità
topografiche. In secondo luogo sono necessarie
informazioni geologiche sul terreno; per ottenere
informazioni sulla velocità di propagazione si possono
utilizzare antenne a frequenza attorno a 80-100 Mhz.

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Esempio di un radargramma in cui la zona sotto In caso di umidità o terreno molto argilloso, la rilevazione risulterà
la linea rossa rappresenta una falda acquifera. difficoltosa. Sarebbe utile sapere la profondità e la dimensione
degli oggetti ricercati.
Prima di iniziare
l’esecuzione del rilievo è
necessario impostare la
maglia di misura,
l’orientamento del profilo e
quindi l’antenna da
utilizzare.
Ogni profilo costituisce una
scansione continua e quindi
necessita di un riferimento
metrico per poter essere
“agganciato” a quelli
successivi.
Preventivamente
all’esecuzione del rilievo si
dovrà disporre di una
griglia di linee parallele che
copra l’area da indagare; la
distanza dovrà essere da 1 a
3 metri. Per questo motivo
è utile avere a disposizione
una stazione totale che
permette rilevamenti
topografici univoci.
Essendo le variabili ampie
è difficile prevedere con
precisione i fattori che
potrebbero causare
problemi; è quindi utile
procedere con prove sul
campo. A questo scopo si
può agire in corrispondenza
di obiettivi di posizione e
Esempio di un tumulo con ambiente sotterraneo ed il relativo risultato
profondità note, per poter con un’ indagine con il GPR.
tarare in modo ottimale lo
strumento.

1.6 Acquisizione, elaborazione ed interpretazione dei dati


L’antenna viene trascinata sul suolo da un operatore. Essa invia una quantità di energia
elettromagnetica tramite impulsi emessi ad una certa frequenza. Un apparato ricevente ottiene gli
echi prodotti dalle variazioni geologiche e produce un’immagine sul monitor e registra questi
radargrammi.
Per l’elaborazione dei dati ci si basa su una stazione formata da un Pc, con installati software che
consentono di elaborare i dati provenienti dalle antenne. L’elaborazione dei dati, comprendente i
filtraggi per la rimozione dei disturbi e del rumore, l’elaborazione topografica e la stima dei
parametri è completamente automatico in modo tale da garantire elevate prestazioni in tempi di
lavoro relativamente ridotti.

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Per trasferire in tempo reale informazioni radar sovrapposte in una cartografia del sito si utilizza
l’ambiente CAD 3D. L’applicazione di questo software ha lo scopo di garantire una
rappresentazione dei dati con una conversione automatica delle coordinate ottenute con il georadar
a quelle dell’ambiente CAD, venendo meno agli inevitabili errori umani. Inoltre garantisce una
riduzione dei tempi di lavoro e la possibilità di utilizzare i dati da parte di operatori in capo
archeologico che non abbiano esperienza nel campo georadar.
L’interpretazione si basa sull’esperienza dell’operatore, che deve riconoscere anomalie di ampiezza,
fase e frequenza del segnale alle varie profondità. Per far questo si dovrà esaminare accuratamente i
radargrammi. Risposte elettromagnetiche si producono in presenza di contatti fra materiali con
diverse proprietà elettriche, compresa l’umidità. Anomalie si presentano come deviazioni di una
situazione normale. La correlazione fra vari profili di queste deviazioni consente l’individuazione di
strutture d’interesse archeologico attraverso la percezione di forme geometriche, o da un diverso
grado di permeabilità all’acqua.

In particolare per il sistema


Rappresentazione 3d di anomalie rinvenute.
Esse rappresentano strutture murarie.

Archeoradar è stato messo a


punto un software
per la visualizzazione on-site,
cioè per fornire una
interpretazione dei dati e una

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caratterizzazione del sito direttamente nel momento in cui vengono registrati i
dati.
Tale sistema è tratto dalla linea di produzione del RIS 2K/S (Radar per
Introspezione da superficie specializzato nella ricerca di sottoservizi) sviluppato
dalla IDS Ingegneria dei sistemi Spa.

1.7 Presentazione risultati


Per rendere più comprensibile il risultato delle indagini, è possibile applicare delle procedure che
consentano di dare maggiore amplificazione alle anomalie di scarsa potenza. Si cerca inoltre di
diminuire l’effetto di riverbero causato da corpi molto conduttivi.
È ormai consuetudine rappresentare con falsi colori le sezioni, ricorrendo ad una scale calorimetria
applicata a quella dell’intensità energetica del segnale. Questo permette di accentuare i minimi
contrasti presentati nella scala di grigio.
Recenti software permettono la
trasposizione su base planimetrica delle
aree anomale, consentendo una migliore
visualizzazione delle caratteristiche
morfologiche.

1.8 Costi
Il Georadar è uno dei metodi geofisici che
comportano maggiori spese. Lo strumento
in sé costa dai 15000 ai 50000 Euro.
È necessario avere a disposizione una
squadra di operatori composta da un
minimo di due persone. Essendo di recente
concezione, è altresì difficile trovare
personale specializzato in campo
archeologico. Radargramma presentato in scala di grigio e falsi colori. Si
Il noleggio di un o strumento con noti la maggiore comprensibilità del secondo metodo di
presentazione.
operatore si aggira attorno ai 850-900
Euro giornalieri, mentre altre società
propongono l’esecuzione di un’indagine
con prezzo al metro che si aggira dai 6,20
ai 10,00 €/m con un ulteriore spesa di
trasporto degli strumenti di 260 euro ed un
costo di spostamento degli strumenti per
ciascun profilo di 100 Euro.
Capitolo2
Il georadar in Italia
2.1 Il progetto Archeoradar
Guardando all’evoluzione della tecnologia GPR in Italia il progetto Archeoradar rappresenta il
primo passo verso lo sviluppo di un sistema radar da utilizzare esclusivamente in ambito
archeologico.
Nato dalla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, la società
I.D.S., il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Pisa ed il Ministero dell’Istruzione,

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Archeoradar è un dispositivo in grado di monitorare il terreno fino ad una profondità di oltre 5
metri, rivelando la forma e la posizione degli elementi interrati.
L’aspetto più importante di questa nuova tecnologia è che permette un’analisi non invasiva del
sottosuolo e, pertanto, può essere efficacemente combinata con altre indagini di superficie per avere
un quadro più chiaro della situazione archeologica di un sito.

Esempio schematico di una delle


modalità di adattamento al terreno del
georadar in base alla zona da indagare.

2.1.1 Caratteristiche:
• non reca danni meccanici, chimici o fisici all’area sottoposta ad indagine
• è possibile variare capacità di penetrazione e risoluzione (basse frequenze = max.
penetrazione; alte frequenze = max. risoluzione)
• informazione volumetrica del sottosuolo
• posizionamento molto preciso

Fasi del posizionamento del sistema


Archeoradar caratterizzati dalla
limitazione dell’area da prendere in
esame e dall’adattamento del sistema
alla zona da indagare.

2.1.2 Vantaggi ed applicazioni:


• programmazione della priorità dello scavo
• possibilità di programmare le opere pubbliche per non interferire con i resti archeologici
• redazione di mappature complessive e di dettaglio
• studio ed analisi di pavimentazioni, pareti, murature e strutture di vario genere
• indagini su statue ed affreschi
Naturalmente si è rivelato fondamentale l’addestramento di tecnici specializzati nell’uso di tale
sistema, anche se la rappresentazione tridimensionale permette all’occhio non esperto del comune
archeologo di interpretare i dati rilevati.

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Una campagna di sperimentazione è stata condotta in Molise a Sepino-Altilia.
Sepino-Altilia è un’antica città romana del V-VI secolo a.C. dove si sviluppò il
primo centro abitato del popolo dei Sanniti Pentri.
All’interno di questo sito archeologico sono state condotte indagini archeoradar nelle aree di seguito
elencate: il teatro (l’edificio più importante della città, risalente al II-IV sec. d.C. , situato all’interno
della città e più precisamente nella zona nord, a ridosso delle mura di cinta), il foro (il centro di tutte
le attività della città), il macellum (l’antico mercato, è chiamato macellum il luogo adibito al
macello delle carni) e l’edificio termale.
Le soprintendenze che attualmente possiedono tale sistema sono:
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise

2.2 Roma Villa Adriana (Tivoli), L’esempio dello stadio


2.2.1 RIS per indagini archeologiche
Possiamo vedere i risultati di un indagine fatta nella Villa Adriana come dimostrazione da parte
della compagnia Carben s.r.l. Lo scopo era controllare la presenza di possibili cavità sotterranee e
dimostrare i vantaggi in campo archeologico dati dall’uso di metodi di lavoro non distruttivo basati
sul sistema RIS. Sulla base dei risultati si è deciso di fare dei test di controllo nell’area dello stadio,
dove è stata fatta una completa rilevazione usando gli standard RIS-S.

2.2.2 Strumentazione RIS


usata
Le acquisizioni furono effettuate
usando un sistema cartografico
referenziato.
• Unità di acquisizione sul
campo
Per l’indagine radar si è usata
l’unità di acquisizione sul campo
con questa configurazione:
Apparato RIS-S
IDSGRAD v. 2.1 acquisizione
SW
• L’ unità di elaborazione
usata per fare le analisi dei risultati Configurazione del RIS/S Unità di acquisizione sul campo.
consiste in :
DIGITAL stazione Alpha con un esterno DAT
Stazione CAD
IDSGRES v. 1.3 a
CAD microstazione 95
2.2.3 Esempio dello stadio : le
mappe radar ottenute
La parte più interessante
dell’indagine era l’area dello stadio
dentro la villa, qui sia le immagini
radar che la corrispondente sezione
termografica indicavano la

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presenza di una possibile struttura posizionata obliquamente rispetto al modulo di copertura della
scansione .
La figura mostra il radargramma dello stadio nell’intervallo di profondità da 0,80 – 1,00 m.
Si può osservare l’anomalia prodotta dalla presenza di una struttura.
Questo bersaglio era caratterizzato da un’ampiezza di circa 0,80 m e una lunghezza di 15 m ,
posizionato in una direzione obliqua rispetto al modulo di copertura delle scansioni. Considerando
la posizione inusuale del bersaglio e la sua forma e dimensione si decise di fare dei test in questa
area per verificare le sue caratteristiche. Uno scavo rivelò la presenza di un canale scavato nel
terreno e coperto da una lastra di travertino.
Lo scopo per cui questa struttura era stata costruita non è chiaro, comunque le ipotesi sono due: un
Radargramma dello stadio. canale di scolo per l’acqua piovana o un canale

per le acque termali usate dentro la


villa.

2.2.4 Risultati
I risultati dell’indagine hanno
dimostrato il significativo potenziale
operativo del sistema RIS in campo
archeologico, utilizzando un
apparato di antenne e mappe
topografiche. In particolare l’uso
dell’apparato ha permesso di ottenere
in breve tempo una completa
copertura del campo, mentre durante
la fase di elaborazione, la
disponibilità delle mappe
topografiche ha dato una veduta tridimensionale del terreno, che ha permesso di rilevare la presenza
della struttura. Il test di scavo fatto successivamente ha confermato l’interpretazione fatta usando le
immagini radar acquisite.
Gli scavi effettuati.

Cartografia dell’area dello stadio.

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Gli scavi effettuati.

Capitolo3
Applicazioni del georadar all’archeologia
Gli esempi di seguito riportati confermano come il GPR può essere usato con buoni risultati in
archeologia.

3.1 Komochi-Mura,
Giappone.
Sono state effettuate ricerche
archeologiche nel villaggio di
Komochi-Mura, situato nella parte
centrale del Giappone. L'intera area
occupata dal villaggio moderno è
costituita da uno spesso strato di

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Villaggio di Komochi-Mura in Giappone.
pomice derivante dall'eruzione del vulcano Futatsudake del monte Haruna, distante circa 10 km dal
villaggio, che intorno alla metà del VI secolo lo ricoprì interamente. Le ricerche con il GPR si sono
svolte nell'arco di dieci anni con l'obiettivo di ritrovare l'antico villaggio. Completato il lavoro si è
realizzata una mappa dettagliata dell'intero insediamento. Con i successivi scavi si e' riportato alla
luce una grande varietà di manufatti e resti di abitazioni e tombe.
Le ricerche sono state svolte utilizzando uno strumento chiamato Georadar-2. La pomice permette
una velocità di propagazione delle onde abbastanza elevata grazie alla sua costante dielettrica molto
bassa. Analizzando i diversi strati di pomice (dovuti a diverse eruzioni) è stato possibile una mappa
dell'antico villaggio e si è riusciti a distinguere quali costruzioni resistettero alla prima eruzione e
quali no.
Nel villaggio erano presenti due tipi di abitazioni:scavate nel terreno, le più diffuse e chiamate pit-
dwelling o erette sulla superficie
(chiamate surface-dwelling
Altri reperti individuati grazie al
GPR sono le tombe, dette Kofun
(che significa “tombe a
tumulo”).
Potevano avere una forma
quadrata o circolare e di solito
erano delimitate da un fossato.
Nella figura a pagina seguente è
riportato un profilo GPR
relativo ad una tomba. Sono
perfettamente riconoscibili i due
fossati (surrounding moat) ed il
tumulo (mound). Dall'analisi
della figura è stato possibile
Esempio di come possono essere state distrutte le abitazioni: la pomice supporre che la pomice abbia
eruttata dal vulcano si è depositata progressivamente sul tetto finché esso prima ricoperto i fossati e poi il
Non ha ceduto e l'abitazione non è crollata.
tumulo.

Profilo GPR relativo ad una


tomba Kofun.

3.2 Valenza, Spagna


La Cattedrale di Valenza è uno
dei principali monumenti
storici della Spagna e la sua
costruzione iniziata nel 1262 fu
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ultimata nel 1530. Venne edificata sopra le antiche rovine di una Moschea araba e ad altre rovine di
periodo romano; la sua costruzione può essere suddivisa in 3 fasi (erezione di un'antica chiesa
romanica tra il 1262 ed il 1330, aggiunta di una torre tra 1330 e 1430, modifiche strutturali tra il
1430 e 1530).
Le ricerche, che sono state effettuate con il GPR all'interno della Cattedrale hanno permesso di
avere informazioni riguardo ad alcuni documenti e vecchie mappe contenuti negli archivi della
stessa, che illustravano le presenza di antiche strutture (succedutesi nelle varie fasi di costruzione) e
per monitorare ed analizzare l'estensione e la potenziale pericolosità di una chiazza di umidità sul
pavimento. Grazie a queste ricerche è stato possibile localizzare cripte, ossari e antichi muri
esistenti già prima della costruzione della Cattedrale. I materiali su cui questa sorge sono depositi di
origine alluvionale (ghiaia, sabbia, argilla). L'area di interesse per le ricerche si estendeva fino a 3
metri di profondità, per questo è stata utilizzata una frequenza di 500 Mhz, scelta come
compromesso tra la potenza necessaria e la risoluzione richiesta per individuare oggetti di piccole
dimensioni.
Le principali strutture individuate sono state le cripte. Le vecchie mappe contenute negli archivi ne
indicavano tre, la più grande delle quali era localizzata sotto la navata centrale di fronte all'altare, ed
i profili hanno confermato la sua presenza.
Nella figura sono riportati i profili acquisti lungo la navata centrale (P1) e vicino all'altare (P5). Da
essi si può constatare che la cripta, posta circa a 0,5 metri sotto il pavimento, provoca un'anomalia
che si estende per circa 4 metri.
Inoltre si rivela la presenza di Pianta della cattedrale di Valenza.
altre strutture, tra le quali un
muro risalente all'antica
costruzione romanica, tombe ed un'altra cripta. Come abbiamo detto, altre strutture rivelate grazie
alle ricerche effettuate sono state le tombe e gli ossari, la cui precisa localizzazione non era nota
anche se la loro presenza era ben documentata nella carte presenti negli archivi.
Per quanto riguarda il monitoraggio dell'umidità le ricerche hanno rivelato che essa è probabilmente
causata dal bacino sotterraneo posto a circa 7-9 metri di profondità. Sul pavimento sono ben visibili
delle macchie
bianche di sale
dovute
all'evaporazione
dell'acqua
proveniente dal
bacino. I
Risultati
differenti tra la
zona umida e la
zona secca sono
dovuti proprio
alla presenza di
acqua che tende
ad alterare in Profili acquisti lungo la navata centrale e vicino all'altare.
peggio le
caratteristiche
elettriche di marmo e cemento.

3.3 Elden Pueblo, Arizona, USA

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Il villaggio di Elden Pueblo, che sorgeva in Arizona intorno al 1200 fu uno dei maggiori centri
abitati della zona. Le abitazioni avevano struttura molto semplice:veniva scavata una buca nel
terreno, intorno ad essa venivano erette delle mura di pietra a poi il tutto veniva ricoperto con legna
o pelli di animali. Un'altra particolarità del villaggio erano le tombe. Durante le sepolture venivano
posizionate delle pietre vicino alla testa ed ai piedi delle salme. Le dimensioni di queste pietre sono
tali da generare delle forti riflessioni facilmente individuabili nei profili acquisiti e questo permette
di individuare e definire precisamente la zona dove dovrà essere effettuato lo scavo..

Con le lettere A, B, C, D sono indicate le anomalie generate da abitazioni, mentre con la lettera E è
3.4 indicata l'anomalia proveniente da una tomba.

Sebastian , Florida, USA


I dati acquisiti nella località di Sebastian sono stati utilizzati per verificare la presenza di relitti
lungo la costa per testare l'efficienza del GPR lungo i terreni costieri; la profondità di penetrazione
delle onde è limitata in questa zona dalla presenza di acque. Le spiagge e le dune della zona sono
costituite prevalentemente da granelli di quarzo e frammenti di conchiglie. I dati sono stati acquisiti
lungo cinque spiagge e lungo alcune dune sabbiose vicino alla costa. La scelta della localizzazione
dei profili è stata effettuata sulla base di studi sulle correnti oceaniche ed in base alla presenza di
oggetti precedentemente scoperti.

Interpretazione del profilo ottenuto col georadar.

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3.5 Gortina, Grecia
Tra le molte indagini preliminari svolte presso il teatro del Pythion, la campagna di scavo 2004 ha
previsto anche prospezioni georadar, effettuate attraverso uno strumento di recente acquisto da parte
dell’Università di Padova (SIR3000), nell’intento di verificare presenza o assenza di anomalie
significative in alcuni settori del teatro non ancora indagati. L’articolato panorama archeologico del
sito di Gortina ha offerto anche la possibilità di testare lo strumento su superfici tra loro molto
diverse, consentendo la sperimentazione di diversi settaggi dello strumento modificati di volta in
volta a seconda delle caratteristiche del terreno.
Per l’indagine sono stati scelti due settori (zona retrostante la cavea -area1- e zona extrateatro a nord
del muro est-ovest di chiusura dell’edificio -area2-) per la superiore potenzialità documentaria di
queste aree indagate rispetto ad altre di minore interesse, anche in vista di una eventuale estensione
delle indagini archeologiche.
Tuttavia le due aree offrono condizioni tutt’altro che favorevoli per la prospezione georadar: la forte
irregolarità del piano campagna, alterato dalla presenza di elementi lapidei di grandi dimensioni e
sporadici laterizi, condiziona il recupero delle informazioni non consentendo una aderenza continua
del dipolo al suolo; al contempo, la consistenza estremamente farraginosa del terreno, in larga parte
risultato dell’accumulo di riporti esterni e dello sfaldamento della malta dei crolli delle strutture del
teatro, ha limitato fortemente il recupero delle informazioni.
Le indagini condotte nella zona di extrateatro non hanno portato a conclusioni interessanti date le
scarse anomalie rilevate, mentre nella zona retrostante la cavea sono state riscontrate forti anomalie
diffuse su tutta la superficie indagata a partire dalla profondità di 1 metro/1,5 metri, interpretabili
come blocchi di crollo provenienti dalle sostruzioni del sovrastante ordine di scalinate col tempo
obliterati da strati di accumulo.

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Pianta del teatro di Gortina con settori interessati dalle prospezioni
georadar:
area1, dietro la cavea del teatro, zona che ha dato maggiori riscontri
come presenza di numerose e forti anomalie nel terreno sottostante;

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Indice

• Capitolo 1 Il Ground Penetrating Radar

1.1 Funzionamento del GPR


1.2 Limiti applicativi
1.3 Vantaggi
1.4 Strumenti
1.5 Analisi del sito
1.6 Acquisizione, elaborazione ed interpretazione dei dati
1.7 Presentazione risultati
1.8 Costi

• Capitolo 2 Il georadar in Italia

2.1 Il progetto Archeoradar


2.1.1 Caratteristiche
2.1.2 Vantaggi ed applicazioni
2.2 Roma Villa Adriana(Tivoli), L’esempio dello stadio
2.2.1 RIS per indagini archeologiche
2.2.2Strumentazione RIS
2.2.3 Esempio dello stadio : le mappe radar ottenute
2.2.4 Risultati

• Capitolo 3 Applicazioni del georadar all’archeologia

3.1 Komochi-Mura,Giappone
3.2 Valenzia, Spagna
3.3 Elden Pueblo, Arizona, USA
3.4 Sebastian, Florida, USA
3.5 Gortina, Grecia

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Bibliografia

E.Finzi ­ Geofisica archeologica. Stato dell’arte e manuale d’uso dei metodi geofisici ad alta 
                risoluzione per lo studio topografico del sottosuolo antropizzato.
L.Fiori  ­ Principi di funzionamento del GEORADAR e studio statistico del clutter.
Articolo tratto da “Archeo” 
Articolo tratto da “Arkos” Progetto  archeoradar

http://www.archeologymapping.com/
http://www.geophysical.com
http://www.ids­spa.it/
http://www.ing.univaq.it/
http://www.geopartner.pl
http://www.archeoradar.it
http://www.bai.uni­wuppertal.de/projekte/prospektionen/georadar/main.html
http://www.boviar.net
http://www.denkmalpflege­hessen.de

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