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2.

La moneta come istituzione: il concetto di tecnologia di pagamento Perch si possa parlare di uneconomia monetaria, occorre che siano soddisfatte tre condizioni. In primo luogo, ci deve essere un metro comune per valutare le merci, cio ununit di conto. In secondo luogo, devono esistere merci o procedure che consentono di estinguere qualunque obbligazione derivi dallo scambio di merci, cio uno o pi mezzi di pagamento. Se si tratta di merci, il loro passaggio di mano esaurir latto del pagamento. Se di procedure, il passaggio di mano di un documento attestante linizio della procedura (si pensi allassegno) costituir solo il primo atto di una catena di operazioni, che giunger ad esaurimento solo con il trasferimento della titolarit di una certa quantit di moneta, cio di un mezzo di pagamento socialmente riconosciuto come tale. Tra lunit di conto e il mezzo (o i mezzi) di pagamento si dovr poi stabilire una qualche relazione aritmetica, magari non rigidamente fissa ma quanto meno prevedibile. Linsieme delle merci, procedure e convenzioni che consentono di soddisfare queste tre condizioni ci che chiameremo una tecnologia di pagamento. Noi siamo abituati a economie monetarie semplificate, in cui lunit di conto e il mezzo di pagamento coincidono (ad esempio, nelleuro), e quindi la loro relazione aritmetica di uno a uno. In un contesto siffatto, lutilit di un concetto come quello di tecnologia di pagamento non ovvia. Ma per gran parte della storia conosciuta non stato cos. Fino allavvento della moneta legale inconvertibile (il fiat standard), unit di conto e mezzo di pagamento erano separati, e il mantenimento di un determinato rapporto di conversione tra di loro rappresentava il principale obiettivo della politica monetaria. Risalendo allindietro nel tempo, non raro trovare contesti in cui ad una molteplicit di mezzi di pagamento corrispondeva anche una molteplicit di unit di conto[12]. Lelemento qualificante di una tecnologia di pagamento per indubbiamente la possibilit di completare uno scambio in assenza di una doppia coincidenza dei desideri e senza che rimangano in essere ulteriori obbligazioni giuridicamente vincolanti. cio lesistenza di un mezzo di pagamento, o, in una parola, di moneta. Da questa semplice definizione del ruolo della moneta emerge che condizione necessaria, anche se non sufficiente, per avere uneconomia monetaria che nel circuito economico esistano almeno tre diversi beni se ne esistessero solo due, il baratto sarebbe una modalit di scambio efficiente e almeno tre diversi individui se ve ne fossero solo due, al massimo si potrebbe avere uneconomia di credito. Ma se esistono tre individui o pi, e la cessione di moneta effettivamente disobbliga in maniera definitiva il cedente, vuol dire che esiste un accordo a tal fine, tacito o esplicito, tra tutti i componenti del circuito in cui la tecnologia di pagamento operante, e che quindi travalica le parti direttamente coinvolte in un determinato atto di scambio. La moneta, ne consegue, non un bene come gli altri, bens unistituzione sociale. Nelle parole di Robert Clower, il primo studioso postpatinkiniano ad attirare lattenzione su questo aspetto: ci che importa [perch si dia economia monetaria] lesistenza di istituzioni sociali consentite dalluso o dalla legge, che permettono agli individui di effettuare scambi in modo efficiente se essi seguono certe regole[13]. frequente nella letteratura lassimilazione della moneta al linguaggio, o ad altre convenzioni sociali, come il senso di guida sulle strade[14]. Ma si tratta di unanalogia fuorviante. Una convenzione sociale, una volta prodottasi, in grado di sorreggersi da sola, perch sar nellinteresse di tutti i componenti della comunit conformarsi ad essa. Non cos per la moneta. Lo stock di moneta pu essere assimilato a un bene durevole che produce un flusso di servizi per chi ne faccia uso, chiamiamolo il consumatore. Ma, come argomentato da Benjamin Klein in un importante articolo del 1974, la differenza tra la moneta e un qualunque altro bene durevole sta nel fatto che la qualit della moneta, cio i servizi che essa in grado di rendere in termini reali, sono una funzione dellofferta di moneta futura, nonch della domanda espressa dagli altri consumatori[15]. Un aumento imprevisto dellofferta di moneta pu ridurre in modo sostanziale il flusso di servizi associato ad una determinata scorta monetaria. Alla stessa maniera, i servizi monetari svaniranno se gli altri consumatori giungono alla conclusione che la moneta fino a quel

momento corrente priva di valore. Per dirla diversamente, la qualit di ununit nominale di moneta dipende dal suo prezzo di vendita al momento in cui verr spesa. Sar dunque razionale per ogni consumatore modificare le proprie scorte monetarie fino a quando il costo marginale non eguagli il beneficio marginale. Il costo-opportunit marginale della moneta, o se vogliamo il prezzo dei servizi monetari, sar dato dalla differenza tra il tasso nominale dinteresse (i) e il tasso di rendimento della moneta stessa (rm). La domanda di moneta in termini reali sar dunque in funzione inversa della differenza (i rm). Ma sar anche una funzione diretta di , che simboleggia la fiducia che il consumatore avr nella moneta. Questo dipender dalla varianza del tasso anticipato di variazione dei prezzi monetari. Se il consumatore ritiene di poter prevedere con precisione il tasso di variazione futuro dei prezzi, allora avr un valore elevato, altrimenti no. Se vi sono pi monete circolanti nel sistema economico, il meccanismo concorrenziale far s che le monete che godono di elevata fiducia scaccino quelle di dubbia stabilit. Supponiamo ora che i consumatori non dispongano di informazione perfetta, e che sia costoso procurarsi informazioni circa i comportamenti futuri dei produttori di moneta. La qualit di una determinata forma di moneta sar dunque incerta. Un modo di rappresentare questa situazione ci offerto dalla teoria dei contratti[16]. La decisione di accumulare una certa scorta monetaria pu essere assimilata ad un investimento in unattivit patrimoniale altamente specifica (nel senso che tale attivit perderebbe di valore se luso monetario venisse meno) in un contesto di incompletezza contrattuale (perch non possibile negoziare oggi il comportamento futuro dei produttori di moneta e la domanda di moneta espressa dagli altri consumatori). Il consumatore che decida comunque di detenere moneta si pone dunque nella condizione di avere una quasi-rendita (il flusso di servizi monetari) che pu essere espropriata in ogni momento, vuoi perch lofferta di moneta aumenta in maniera imprevista, vuoi perch la domanda diminuisce in maniera altrettanto imprevista. Nessun consumatore razionale accetter di assumere un rischio simile, a meno che i produttori di moneta non escogitino qualche meccanismo per accrescere , cio per creare fiducia nei propri comportamenti futuri, e quindi nella qualit della moneta da essi prodotta. in questo senso che la moneta unistituzione, non una mera convenzione: perch la fiducia nella sua qualit deve essere continuamente sostenuta, pena la degenerazione della tecnologia di pagamento di cui essa al centro. In relazione ad ogni tecnologia di pagamento deve dunque sussistere un corpo di norme, convenzioni e meccanismi istituzionali volto a sostenere la fiducia di chi quella tecnologia utilizza. Rudolf Richter d a questo concetto il nome di ordine volto alla protezione del potere dacquisto[17]. Pi semplicemente, nel seguito parleremo di meccanismi generatori di fiducia. Lo scopo di una teoria della moneta in quanto istituzione proprio quello di studiare i meccanismi generatori di fiducia evolutisi per sostenere laccettabilit della moneta come quid pro quo in un mondo di informazione imperfetta, o se si vuole di agenti potenzialmente fraudolenti. Un corollario dellimpostazione proposta che unanalisi dei fatti monetari non pu prescindere da un esame degli aspetti giuridici del pagamento. La qualit di ciascuna tecnologia di pagamento dipender in modo cruciale dalla robustezza dei sottostanti diritti di propriet, cio dallaffidabilit dellordinamento. Molti mezzi di pagamento assumono infatti la veste di titolo ad ottenere una prestazione, cio di costrutti giuridici. la possibilit, in casi estremi, di ricorrere alla protezione dellordinamento per chi li detiene che fa di questi titoli una potenziale moneta. In linea di principio, si possono immaginare tre diversi meccanismi generatori di fiducia in una situazione di incompletezza contrattuale[18]. Si pu ad esempio scegliere unattivit patrimoniale caratterizzata da un basso grado di specificit, che possa cio essere riutilizzata a basso costo per altri fini. Si pu inoltre richiedere che la parte forte del contratto, nel nostro caso il produttore, consegni alla parte debole un ostaggio un pegno, un vincolo giuridico, o quantaltro a garanzia dei propri comportamenti futuri. Si pu, infine, immaginare qualche forma di integrazione verticale, che riunisca produttore e consumatore sotto una medesima struttura di governo societario.

La storia della moneta offre esempi di tutte e tre le soluzioni. La moneta-merce rappresenta una tecnologia di pagamento caratterizzata da un basso grado di specificit, che diventa addirittura nullo se una merce non deperibile, come pu essere la barra di bronzo utilizzata in epoca romana, assume il ruolo di mezzo di pagamento. La moneta convertibile invece una forma di moneta garantita, dal momento che il detentore acquisisce dal produttore un diritto a vedere convertita la propria scorta monetaria in una qualche attivit patrimoniale di riserva, solitamente a un tasso di conversione prefissato. pi difficile immaginare una forma di integrazione verticale applicata alla moneta. A ben vedere, per, lintegrazione verticale del settore monetario proprio ci che si ottiene attraverso la nazionalizzazione della produzione di moneta, o comunque lassoggettamento dei produttori a vincoli e forme di supervisione sotto la responsabilit diretta dello Stato. Non un caso che questa forma di organizzazione monetaria si sia sviluppata in relazione alla diffusione di un mezzo di pagamento, la moneta inconvertibile, caratterizzata dal massimo livello di specificit, poich priva di valore intrinseco, e non garantita da alcun diritto contrattuale, se non quello di influire sulle scelte dello Stato attraverso gli ordinari meccanismi della rappresentanza politica, dal diritto di voto alle regole di responsabilit politica. 3. I costi delle tecnologie di pagamento Limpostazione istituzionalista apre nuove prospettive allanalisi monetaria. Essa consente in particolare di fare luce su un antico paradosso: la persistenza attraverso le epoche e le culture pi svariate della moneta-merce. Le tecnologie di pagamento basate sulla moneta-merce sono apparentemente inefficienti. Ancora allinizio del Novecento, i trattati di teoria monetaria si dilungavano a descrivere le caratteristiche che rendono un bene particolarmente adatto alluso monetario. Tratti come la portabilit, lindistruttibilit, lomogeneit, la divisibilit, la riconoscibilit venivano posti al centro dellanalisi. Ma si trattava e si tratta di aspetti secondari. Per quanto fisicamente adatto possa essere il bene prescelto, la moneta-merce presenter sempre due gravi svantaggi rispetto a tecnologie di pagamento basate su mezzi di pagamento intrinsecamente inutili. Il primo rappresentato dai costi connessi alla produzione del bene-moneta e dallindisponibilit del bene per usi alternativi. Questo svantaggio pu apparire di portata limitata, ma a ben guardare non cos. Se si guarda per esempio agli ultimi ventanni, nellipotesi di una velocit di circolazione costante sarebbe stato necessario accrescere lo stock monetario di circa il 3 per cento allanno per mantenere stabile il livello dei prezzi nella media dei principali paesi. Poich, in questo periodo, lo stock monetario (M1) stato pari a circa il 30 per cento del prodotto interno lordo, ci vuol dire che ogni anno circa 1 punto percentuale del prodotto avrebbe dovuto essere dedicato ad accrescere lo stock monetario. A ci si deve aggiungere il costo sociale dellindisponibilit delle scorte monetarie. Come si vede, un costo tuttaltro che trascurabile. Ovviamente, si pu ribattere che ormai da molto tempo anche le tecnologie basate sulla monetamerce non sono pi del tipo puro, e che un sistema a riserva frazionale consentirebbe di conseguire notevoli risparmi. Ma si tratterebbe, appunto, di una tecnologia di pagamento dalle caratteristiche sostanzialmente diverse, fondate su moneta convertibile pi che su moneta-merce. Vi poi un secondo svantaggio, pi sottile da percepire del primo ma ad esso connesso e forse pi rilevante sul piano sociale. Nota Milton Friedman, in quello che ancora il testo classico sulla moneta-merce: i vizi di uno standard basato sulla moneta-merce sono laltra faccia delle sue virt. Essendo automatici, questi standard potrebbero non assicurare sufficiente flessibilit o adattabilit da prevenire fluttuazioni marcate dei prezzi o del reddito[19]. Di che adattabilit stiamo parlando? Si potrebbe impostare tutto il discorso nei termini della nota identit degli scambi. Se lofferta di moneta rigida e la velocit di circolazione anchessa fortemente condizionata dalle caratteristiche del mezzo di pagamento, facile vedere che il sistema economico sarebbe esposto a una deriva deflazionistica, o a una stagnazione, o a entrambe. Per converso, improvvisi salti nella scheda di offerta, dovuti ad esempio alla scoperta di nuovi giacimenti o allapertura di nuovi mercati, potrebbero risolversi, in presenza di strozzature nel settore reale delleconomia, in repentini aggiustamenti al rialzo del livello dei prezzi. Ma questa visione sarebbe riduttiva. Il problema ben pi complesso. Come nota Clower[20], la vera

differenza tra la moneta e un qualsiasi altro bene consiste nel fatto che la moneta non ha un vero mercato proprio. Quando parliamo del mercato della moneta stiamo parlando di qualcosa che ha un grado di astrazione ancora superiore a quello di un qualunque altro bene, quantunque anche in questo caso non si faccia solitamente riferimento a un mercato fisico. Il fatto che il prezzo della moneta semplicemente linverso di una media di tutti gli altri prezzi quotati nel circuito economico. Il mercato della moneta dunque costituito dallinsieme di tutti i mercati in cui la moneta viene impiegata. Ne consegue che ogni squilibrio tra domanda e offerta di moneta pu essere rimosso, se lofferta non manipolabile a piacimento, solo attraverso un processo estremamente decentrato, che porti alla rinegoziazione di molti, se non tutti i contratti stipulati nei vari mercati di cui il circuito economico si compone. Se i costi di transazione fossero trascurabili, tutto questo non sarebbe un gran problema. Ma necessario, come si visto pi sopra, postulare lesistenza di significativi costi di transazione se si vuole che la moneta abbia un senso dal punto di vista economico. E in presenza di costi di transazione, qualsiasi squilibrio monetario destinato a rivelarsi socialmente costoso. Ma quanto costoso? In un articolo del 1975, Arthur Okun[21] fu il primo ad attirare lattenzione sul fatto che molti mercati, proprio per la rilevanza dei costi di transazione, in particolare in conseguenza di imperfezioni informative, sono basati su contratti impliciti, in cui il non detto fa premio su ci che nel contratto viene espressamente specificato. Si tratta di mercati Okun li chiama mercati del consumatore in cui la relazione di lunga durata tra il produttore e il consumatore pi importante del profitto di breve periodo. In tali mercati, in presenza di uno squilibrio monetario imprevisto, le parti si trovano di fronte un dilemma: esse possono o rinegoziare esplicitamente il proprio contratto, il che per ipotesi estremamente costoso; oppure possono, per tacito accordo, far finta di nulla, e continuare a rispettare gli accordi vigenti, con la conseguenza per di accettare un cambiamento nel prezzo relativo della merce scambiata rispetto a tutte le altre. In ogni caso, uno squilibrio monetario avr effetti reali. In un mondo di mercati del consumatore, socialmente sub-ottimale adottare tecnologie di pagamento basate su un mezzo di pagamento dallofferta rigida, o comunque poco elastica a cambiamenti nel livello dei prezzi. Gli istituzionalisti come Williamson hanno proposto unetichetta per questo tipo di costo, che nella teoria economica spesso stato negletto: li hanno chiamati costi dellinflessibilit (maladaptation costs). Si tratta di costi dovuti alla rigidit dellassetto organizzativo che presiede a una determinata classe di transazioni in presenza di eventi imprevisti, riguardo ai quali il contratto stipulato non fornisce una guida sufficiente ad evitare comportamenti opportunistici delle parti. Friedman, nel citato articolo del 1951, ritiene che gli elevati costi di produzione e opportunit abbiano rappresentato la molla principale ad andare al di l della moneta-merce. Ma vi ragione di ritenere che i costi dellinflessibilit siano stati storicamente altrettanto se non pi importanti. Scrive ad esempio Cipolla a conclusione di uninfluente ricostruzione delle vicende monetarie del Medioevo: Durante tutto il Medioevo lofferta di metalli preziosi si dimostr ovunque, nel lungo periodo, decisamente e progressivamente, inadeguata di fronte alla sempre crescente domanda di tali metalli per uso monetario ed industriale. Gli stati che avessero mantenuto stabili il peso e la lega della moneta che costituiva la base del loro sistema di prezzi interni, sarebbero stati colpiti da una deflazione plurisecolare le cui conseguenze avrebbero potuto riuscire disastrose[22]. in sostanza, quella di Cipolla, la stessa interpretazione che Marc Bloch d dello sviluppo, a partire dal XIII secolo, della moneta immaginaria, un meccanismo istituzionale che portava alla separazione tra unit di conto e mezzo di pagamento. Si trattava di un ingegnoso tentativo, ancorch frutto di un processo di adattamento progressivo, pi che di una scelta consapevole di un qualche sovrano, di creare un mercato artificiale della moneta che consentisse di riassorbire eventuali squilibri tra domanda e offerta attraverso alterazioni del rapporto di scambio tra unit di conto e mezzo di pagamento. In realt, era un sistema alla lunga votato al fallimento, perch, se evitava di dover riconiare le monete in presenza di una modifica di tale rapporto di scambio, non impediva per che i prezzi dei beni circolanti venissero ricontrattati. La separazione tra unit di conto e

mezzo di pagamento alla lunga si rivel un mero escamotage tecnico, e come tale fu superato facilmente con il passaggio alla moneta convertibile. Ed , quella di Cipolla, anche la stessa interpretazione che informa gli studi comparatistici di Rondo Cameron sullo sviluppo dellattivit bancaria tra Settecento e Ottocento[23]. Ma al di l delle divergenze di opinione circa limportanza relativa delle diverse categorie di costo, sta di fatto che entrambi gli svantaggi della moneta-merce, che potremmo definire rispettivamente micro e macroeconomico, dovrebbero spingere ad adottare tecnologie di pagamento in qualche modo pi astratte. Eppure per molti secoli cos non stato. Certo, forme di moneta-segno, cio intrinsecamente inutile, sono conosciute fin dallantichit, ma vi in sostanza consenso unanime intorno allasserzione che fino alla rivoluzione industriale le tecnologie di pagamento predominanti erano tutte imperniate su forme particolari di moneta-merce. Lo potremmo chiamare il paradosso della moneta inefficiente. Ma un paradosso che nella chiave di lettura istituzionalista proposta da Benjamin Klein si rivela subito per quello che : uno pseudo-paradosso, la cui longevit da attribuirsi unicamente allinadeguatezza delle categorie analitiche attraverso cui per lungo tempo la moneta stata studiata. In realt, la moneta-merce tende a prevalere in tutti quei contesti istituzionali in cui la fiducia un bene scarso. Rappresenta un modo di ovviare allincompletezza costitutiva del contratto monetario senza bisogno di continui e massicci investimenti effettuati da una parte esterna allo scambio il produttore di moneta, la comunit, lo Stato a sostegno della fiducia nel mezzo di pagamento prescelto. La cosa pi importante in regime di incompletezza contrattuale e di informazione imperfetta quella di limitare la libert di azione della parte forte del contratto, la parte cio che pu dar luogo a comportamenti opportunistici, o, nel linguaggio della teoria dei contratti, espropriativi. Per ottenere questo le varie tecnologie di pagamento ricorrono a vincoli pi o meno diretti allofferta di moneta. Nel caso di un bene fisico, il vincolo anchesso di natura fisica, ricollegandosi alla tecnologia di produzione del bene in questione. una tecnologia di pagamento a bassa intensit di fiducia, che una volta in essere pu rivelarsi addirittura in grado di auto-perpetuarsi (self-enforcing). Questo perch il bene-moneta rappresenta un ostaggio, nella terminologia di Williamson, posto nelle mani del singolo agente economico. Un ostaggio, per di pi, a basso grado di specificit, perch da un lato si tratta di un bene che si presta senza particolari adattamenti a usi non-monetari; dallaltro, perch la rigidit della scheda di offerta del bene moneta agisce da garanzia contro fluttuazioni del suo prezzo motivate da comportamenti opportunistici del produttore. Non appena ci si muove dalla moneta-merce pura a quella parziale, come le chiama Friedman, la produzione di fiducia diventa un problema la cui soluzione pu non essere ovvia. La tanto decantata riconoscibilit della moneta coniata, ad esempio, ad uno sguardo appena meno superficiale si rivela illusoria, perch il metallo monetato non mai puro. In realt, uno dei maggiori problemi monetari del Medioevo costituito dal rapporto tra circolazione monetaria by tale e circolazione by weight. Al crescere del grado di astrattezza del mezzo di pagamento, e quindi del grado di specificit dellinvestimento in scorte monetarie, i costi di produzione della fiducia inevitabilmente tenderanno ad aumentare, perch la moneta si trasforma da un insieme di oggetti in un insieme di diritti, che per essere fatti valere dovranno essere socialmente riconosciuti e protetti. Nel caso di una moneta intrinsecamente inutile ma convertibile, il vincolo di natura giuridica, perch al crescere dellofferta di moneta per data domanda risulter pi arduo per il produttore onorare i propri doveri di convertibilit. Nel caso della moneta-segno, di natura politica, perch lunico vincolo il controllo sul potere esecutivo, nelle varie forme pi o meno democratiche che esso pu assumere. Siamo dunque in presenza di un processo, logico, non storico, che consta di sei diverse tappe, rispettivamente associate alla moneta-merce pura, a quella parziale, alla moneta cartacea convertibile (la banconota), alla moneta scritturale convertibile (il deposito bancario), alla moneta legale (la fiat money), al credito (tab. 1.1). Senza escludere forme di moneta scritturale

inconvertibile, fondata sulla reputazione dellemittente e i cui esempi storici sono rari ma non insignificanti. Per ciascuna forma monetaria, gli aspetti salienti sono la tecnologia di pagamento in s (le caratteristiche di mezzo di pagamento, mezzo di scambio, e unit di conto) e linsieme dei meccanismi generatori di fiducia ad essa associati (il sistema di tutela dei diritti associati alluso di quella particolare moneta e le istituzioni volte a proteggerne il potere di acquisto). solo tenendo presente linsieme di queste componenti che le varie tecnologie di pagamento possono essere analizzate e confrontate. cos, ad esempio, che la moneta-segno, bench non abbia alcun uso alternativo, pu comportare, in funzione dellambiente istituzionale che fa da sfondo al circuito economico, costi di produzione della fiducia tali da eccedere i costi, di produzione e opportunit, associati a una merce come loro. Lefficienza di una data tecnologia di pagamento, in altri termini, non pu essere giudicata se non avendo presente lambiente istituzionale in cui il circuito economico inserito. Tab. 1.1. Una sinossi delle tecnologie di pagamento Tecnologie Esempi storici Meccanismi generatori di pagamento di fiducia 1. Moneta-merce pura Bestiame; pepe; metalli Autoregolazione non coniati (self-enforcement) 2. Moneta-merce parziale Coniazione Marchio di coniazione Meccanismi di verifica (cambiavalute) Regole di conversione o vincoli allemissione Tutela giuridica dei titoli al portatore Regole di conversione Diritti di propriet Vigilanza bancaria Credito di ultima istanza Corso legale Autonomia della banca centrale Controllo parlamentare Meccanismi anti-contraffazione Reputazione Restrizioni allentrata

3. Moneta cartacea convertibile

Banconote private

4. Moneta scritturale convertibile

Deposito bancario

5. Moneta cartacea inconvertibile (moneta segno)

Moneta legale

6. Credito

Circuito della lettera di cambio; scoperti infra-giornalieri nelle procedure di netting e di regolamento lordo

Naturalmente, stiamo parlando di tipi ideali. Sono infatti esistite forme di responsabilit politica (si pensi al controllo accentrato delle zecche) anche in relazione a tecnologie di pagamento fondate sulla moneta-merce. E anche oggi le riserve ufficiali detenute dalle banche centrali svolgono il ruolo, pi che altro a dire il vero psicologico, di rassicurare i detentori di moneta-segno sul valore

futuro delle scorte monetarie detenute. Ma si tratta di elementi di complicazione da cui al momento sembra lecito prescindere, per concentrarci sugli aspetti fondamentali dei meccanismi di funzionamento di ciascuna tecnologia di pagamento. Siamo a questo punto in condizione di trarre due importanti implicazioni del ragionamento sin qui svolto. In primo luogo, alla radice della questione monetaria vi una tensione logicamente irrisolvibile. Da un lato, sarebbe socialmente desiderabile che lofferta di moneta fosse perfettamente adattabile, per azzerare i costi dellinflessibilit. Dallaltro, non c presidio migliore contro il rischio di esproprio monetario della scelta di un bene moneta dallofferta altamente rigida, o dellimposizione di vincoli legali alla creazione di moneta. Siamo in presenza di un tipico tradeoff: tanto pi adattabile lofferta di moneta, tanto maggiore il rischio di comportamenti opportunistici da parte dei produttori di moneta, ma anche tanto maggiori gli spazi per una politica monetaria consapevole e mirata allinteresse collettivo. Il dibattito tra fautori delle regole e fautori della discrezionalit assume in questo contesto una luce nuova, come espressione di un problema tecnico, non politico, che sta alla radice del meccanismo di funzionamento delleconomia monetaria. naturale che, se si parte da posizioni che sottolineano il ruolo della fiducia nel contratto monetario, si finir per sottolineare limportanza dei vincoli, fisici, statutari, legali, allofferta di moneta. Se invece, si muove da unanalisi dei costi associati a squilibri monetari indotti da shock esogeni, propri del settore monetario o provenienti dal settore reale delleconomia, si finir, con John Kenneth Galbraith, per denunciare il pericoloso clich che nel mondo della finanza tutto dipende dalla fiducia[24]. La verit, come spesso accade, sta nel mezzo. In secondo luogo, bene ricordare, in unanalisi che ha per riferimento il lungo periodo unico orizzonte significativo se si vuol comprendere la logica evolutiva delle tecnologie di pagamento che lambiente istituzionale non pu essere assunto sempre e comunque come esogeno. Esso anzi pu cambiare, ed spesso cambiato, proprio in conseguenza del tentativo di spostare il trade-off tra fiducia e flessibilit verso lalto. Spiegare perch e come ci sia stato possibile rappresenta un problema distinto, che costituisce loggetto del prossimo paragrafo. 4. Levoluzione delle tecnologie di pagamento: il problema della produzione di fiducia Le istituzioni rappresentano un vincolo alla libert di scelta dellindividuo. Spiegare come individui razionali ma votati alla massimizzazione della propria utilit possano risolversi a creare unistituzione e poi a modificarla nel tempo ha sempre costituito una sfida imponente per la teoria economica. La tentazione di abbandonare lindividualismo metodologico in favore di una qualche forma di olismo la strada prediletta dai sociologi o di lasciarsi alle spalle qualsiasi pretesa teorica in favore di un mero descrittivismo storicistico come nellistituzionalismo americano dellinizio del secolo scorso, sempre stata molto forte. Il nuovo istituzionalismo, quello che ha in Douglass North, Oliver Williamson, Mancur Olson i suoi profeti, si differenzia da tutti gli istituzionalismi precedenti proprio per linsistenza sui processi di cambiamento istituzionale. La riflessione attuale sul cambiamento istituzionale ha come punto di partenza lanalisi di uno studioso dellOttocento che probabilmente non avrebbe mai accettato di definirsi istituzionalista: Carl Menger. Menger tracci una distinzione tra le istituzioni organiche e quelle pragmatiche. Le prime sono il risultato accidentale di azioni individuali tese a massimizzare lutilit del singolo, non del gruppo. Emergono da un lungo e magari tortuoso processo di convergenza verso certe regole il cui rispetto si rivela a posteriori nellinteresse di tutti. Sono, per cos dire, un portato della storia. Le istituzioni pragmatiche sono invece il frutto di una scelta consapevole, del tentativo esplicito di limitare le scelte a disposizione di ciascun individuo per ridurre lincertezza che grava sui processi economici. Linteresse di Menger, uno dei padri fondatori della scuola neo-classica, andava ovviamente alle istituzioni organiche, perch solo queste apparivano ai suoi occhi una sfida per il pensiero liberale, fondamentalmente anti-statalista. Ed significativo che come principale esempio di istituzione organica Menger abbia scelto la moneta. Sullargomento egli torn pi volte, ma lespressione pi chiara del suo pensiero sullevoluzione della moneta egli la diede in un articolo apparso sullEconomic Journal nel 1892[25]. La teoria di Menger ruota intorno al concetto di

vendibilit. Nella ricerca di una controparte che possieda esattamente il bene di cui ha bisogno, lindividuo imparer a disfarsi dei beni che ha in dotazione in favore di beni pi vendibili, cio pi facilmente smerciabili e quindi pi liquidi. Come misura del grado di vendibilit, Menger propone il differenziale tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto che ciascun individuo disposto a praticare (il cosiddetto bid-ask spread). Le merci pi vendibili, questa lipotesi cruciale, saranno caratterizzate da un differenziale corrispondentemente minore. La moneta emerger alla fine del processo mediante la convergenza inconsapevole di tutti gli individui verso il bene pi vendibile presente nel circuito economico. Non questa la sede per unanalisi dettagliata della teoria di Menger e dei molteplici tentativi di formalizzazione che ne sono stati dati negli ultimi anni[26]. Ai nostri fini invece importante sottolineare due aspetti spesso trascurati della teoria. Il primo che la merce pi vendibile non necessariamente anche la merce pi adatta a un uso monetario e che il grado di vendibilit di una merce pu variare nello spazio. Se si accettano questi assunti, come dimostrato da Jones, ne consegue che diversi equilibri sono possibili, ciascuno basato su un diverso bene-moneta. Lefficienza del processo di convergenza in uno schema decentrato non assicurata[27]. Il secondo che per essere il bene pi vendibile, la moneta deve essere prima di tutto vendibile, cio merce, quindi intrinsecamente utile. La moneta di cui parla Menger dunque la monetamerce. Si tratta di un limite non piccolo, perch la moneta-merce nella sua forma pura, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, ha cessato di esistere quasi dappertutto almeno a partire dallinvenzione della coniazione, cio da oltre duemila e cinquecento anni. Menger stesso ne era ben consapevole, e per questo ci tenne a precisare, a conclusione del suo studio del 1892, quanto segue: La moneta non stata generata dalla legge. In origine era unistituzione sociale, non statale. La sanzione proveniente dallautorit dello Stato una nozione che le aliena. Daltra parte, tuttavia, grazie al riconoscimento da parte dello Stato e alla regolamentazione, questa istituzione sociale della moneta stata perfezionata e adeguata ai molteplici e mutevoli bisogni di un commercio in continua evoluzione, esattamente come diritti convenzionali sono stati perfezionati e adeguati con lintroduzione della nozione di statuto. Originariamente scambiati a peso, come altre merci, i metalli preziosi col tempo sono stati coniati e scambiati al loro valore nominale. Con la coniazione, la liquidit dei metalli preziosi si accresciuta. La definizione di un conio, nei suoi diversi gradi di valore (Werstufen), il mantenimento della fiducia nella coniazione e la prevenzione della contraffazione sono stati dappertutto riconosciuti come importanti funzioni dellamministrazione dello Stato[28]. Menger propone in questo passo uninteressante chiave di lettura delle vicende monetarie: il mercato produce, lo Stato perfeziona. Ovviamente, questo non sempre vero. Ci sono e ci saranno sempre esempi di innovazione consapevole, o di intervento statale controproducente. Ma, di nuovo, quello che Menger propone un processo ideale, e come tale va trattato. Il problema per come passare da processi inconsapevoli a scelte consapevoli, magari dettate dallinteresse collettivo. abbastanza facile, ammonisce Viktor Vanberg[29], spiegare in termini di processi inconsapevoli la comparsa di convenzioni relativamente semplici o anche di alcune regole di buona condotta. per discutibile che si possa davvero spiegare la comparsa di istituzioni complesse come la moneta o la legge senza fare alcun riferimento a un disegno consapevole. Ma da dove viene il disegno consapevole e come lo si realizza? Il rischio da scongiurare nellaffrontare questo problema duplice. Bisogna in primo luogo evitare di cadere nella trappola del funzionalismo, che consiste nellipotizzare che unistituzione emerga solo perch socialmente utile. Ogni atto di innovazione istituzionale presuppone un dispendio di risorse, e, come insegna Mancur Olson[30], anche in presenza di un chiaro interesse del gruppo a impegnarsi nellistituzione di regole comuni non detto che sia possibile sormontare i problemi di free riding che ogni azione collettiva porta con s. In secondo luogo, non bisogna postulare in partenza lesistenza di uno Stato onnisciente in grado di imporre a tavolino una soluzione che gli individui operanti nel mercato non sono in grado di ipotizzare[31]. Insomma, occorre evitare di

ragionare in circolo, considerando linnovazione istituzionale come il frutto della continua ricerca dellefficienza. Poich lefficienza, nelle condizioni tipiche in cui linnovazione istituzionale avviene, e cio in condizioni di costi di transazione positivi e di imperfezioni informative, non pu essere definita a priori, a meno di cadere in quella che Harold Demsetz ha chiamato la fallacia del Nirvana. Sar listituzione, una volta creata, a definire cosa efficiente e cosa no, ma questo non potr aiutarci a spiegare come si sia arrivati a quella determinata istituzione. Studiare i processi di cambiamento istituzionale, ammonisce Douglass North, lo studioso che pi di ogni altro ha contribuito a riportare questo tema allattenzione generale, significa cercare di isolare quattro distinte componenti: le ragioni per cui il processo si mette in moto, gli agenti del cambiamento, il motivo e i modi dellistituzionalizzazione, cio il passaggio dallo stadio di accordo informale a quello di struttura dalle caratteristiche e dai poteri ben definiti, e, infine, il sentiero evolutivo di lungo periodo nellambito del quale una determinata innovazione istituzionale si colloca[32]. Da un punto di vista tecnico, tutte le cesure nella vita economica possono essere ricondotte a due grandi categorie analitiche: mutamenti nei prezzi relativi siano questi frutto dellinnovazione tecnologica, di accidenti della storia, come una guerra o una catastrofe naturale, o dellapertura di nuovi mercati e mutamenti nelle preferenze[33]. Invocare per un mutamento di preferenze spesso un modo poco interessante di procedere. Nel lungo periodo, probabilmente vero che le preferenze mutano. Nel breve periodo, tuttavia, pi difficile che ci avvenga; spesso possibile ottenere spiegazioni convincenti anche ricorrendo ad ipotesi meno distruttive per lanalisi (si pensi al concetto di razionalit limitata), e in ogni caso se anche il motore della storia economica fossero i mutamenti di preferenze rimarrebbe da spiegare come e perch tali mutamenti si producano. Sovente mutamenti di preferenze possono considerarsi essi stessi come il frutto di cambiamenti dei prezzi relativi. quindi su questi ultimi che vale maggiormente la pena soffermarsi. In campo monetario, esempi di innovazioni tecnologiche o di eventi accidentali che abbiano alterato i prezzi relativi in favore di questo o quel mezzo di pagamento sono numerosi. Basti pensare allinvenzione della coniazione. Ai giorni nostri, sicuramente si pu attribuire allinnovazione tecnologica un ruolo determinante nellaver favorito lo sviluppo della moneta elettronica. Ma difficile pensare che linnovazione tecnologica possa di per s sospingere verso ladozione di tecnologie di pagamento caratterizzate da un grado di specificit maggiore e da maggiore flessibilit di offerta. In realt, il grande motore del cambiamento monetario sono state le esigenze del commercio. Tutte le grandi innovazioni monetarie si sono prodotte in presenza di una forte espansione degli scambi, soprattutto di quelli relativi al commercio internazionale[34]. Ed abbastanza ovvio che sia cos. Perch una rapida espansione del commercio, soprattutto di quello in cui prevalgano transazioni differite nel tempo e relazioni di lungo periodo tra le parti, accresce la percezione dei costi di inflessibilit delle tecnologie di pagamento esistenti e crea cos gli incentivi giusti perch si sviluppino tecnologie innovative, pi adattabili. Anche perch, come nota Hicks: Per il mercante, in ogni tempo, le transazioni finanziarie costituiscono una naturale estensione di quelle commerciali[35]. Cipolla[36], ad esempio, attira lattenzione sul continuo impulso deflazionistico esercitato dalle imperfezioni della moneta coniata sulle economie tardomedievali e interpreta in questottica linstabilit monetaria osservata per gran parte del periodo. La lettera di cambio rappresent anche un modo per aggirare la penuria di moneta coniata e i problemi di trasporto. Ed stato cos anche per altre tecnologie di pagamento. La banconota in larga misura figlia della rivoluzione industriale; la moneta bancaria si definitivamente affermata nei paesi industriali in concomitanza con la fase di maggior fulgore del gold standard; la consapevolezza delle potenzialit della moneta-segno stata raggiunta solo durante gli anni di vigenza degli accordi di Bretton Woods, uno dei pi prolungati periodi di espansione del prodotto e degli scambi mondiali che la storia ricordi. Se sono cambiamenti di prezzi relativi il motore della storia monetaria, si tratta per di cambiamenti che avvengono al di fuori del settore monetario delleconomia, che spesso non hanno nulla a che vedere con i costi di produzione della moneta, ma

che portano alla luce con maggiore evidenza il ruolo di freno allespansione dei profitti che una tecnologia di pagamento anelastica pu svolgere. Ma i problemi pi spinosi da un punto di vista teorico riguardano probabilmente lindividuazione degli agenti del cambiamento e lo studio dei processi di istituzionalizzazione. Per ogni teoria che si richiami allindividualismo metodologico, com il caso anche del neo-istituzionalismo ispirato dai lavori di North e Williamson, lagente del cambiamento non pu essere che il singolo imprenditore. E infatti North suggerisce che siano gli imprenditori a iniziare il processo, allorquando qualche mutamento esogeno faccia loro percepire che sia pi conveniente investire risorse nellopera di modifica dellassetto istituzionale esistente piuttosto che nella massimizzazione del profitto per dato assetto. Ma come risolvere il problema del free riding? Una risposta ci viene dai lavori di Avner Greif, il quale ha riconsiderato con lo strumentario della teoria dei giochi alcune importanti istituzioni commerciali del Medioevo. La teoria dei giochi cosiddetti non-cooperativi mostra come in un contesto di giochi ripetuti le strategie cooperative tenderanno a prevalere se gli attori sono in numero limitato, possiedono informazioni ampie sulle azioni adottate da ciascun altro attore in precedenti scambi, e sono in grado di definire con sufficiente precisione costi e vantaggi derivanti da eventuali defezioni. Nella stragrande maggioranza di situazioni reali, queste condizioni non saranno verificate, e quindi la scelta in favore della cooperazione potr essere giustificata solo ricorrendo ad ipotesi supplementari. Ma non sempre cos. Lattivit dei grandi mercanti nel corso della storia ha spesso approssimato queste condizioni. Per spiegare come mai accordi cooperativi non solo siano emersi, ma siano stati rispettati anche per periodi prolungati pur in assenza di intervento statale, Greif introduce il concetto di coalizione, che egli definisce una istituzione non-anonima basata su un meccanismo di reputazione multilaterale e flussi informali di informazioni[37]. Una coalizione rappresenta una risposta a problemi di incompletezza contrattuale e di imperfezione informativa in situazioni in cui lo Stato non in grado di assicurare un meccanismo di protezione dei diritti di propriet. in sostanza un modo per consentire a chi opera in un determinato settore di assumere impegni credibili: nel gergo della teoria dei giochi, una commitment technology. Coalizioni di questo tipo tenderanno ad emergere ogni qual volta un evento esterno (un marcato mutamento nei prezzi relativi, o lapertura di nuovi mercati) render ovvio per un gruppo ristretto di agenti impegnati in unattivit che presenta elevati investimenti specifici convergere verso una strategia cooperativa. Perch una coalizione si riveli robusta occorre che siano verificate due condizioni. In primo luogo, la minaccia di punizione nei confronti di chi infrange le regole deve essere credibile, perch infliggere una punizione essa stessa unazione collettiva, ed ex post nellinteresse individuale di ciascun partecipante alla coalizione astenersi dallassumersene lonere. In secondo luogo, la punizione deve essere tale da scoraggiare effettivamente comportamenti espropriativi da parte degli aderenti allaccordo. Queste condizioni saranno verificate solo se gli individui operanti nel settore condividono una visione del loro interesse di lungo periodo e se sono in grado di escludere dal settore eventuali reprobi. La rivoluzione commerciale del tardo Medioevo, ha prodotto molteplici esempi di coalizioni di questo tipo. Greif studia in dettaglio il caso della rete commerciale sviluppatasi sulla costa meridionale del Mediterraneo durante lundicesimo secolo, ma un esempio pi rispondente ai nostri fini quello dello sviluppo della lettera di cambio, uno strumento di pagamento dalla natura creditizia sviluppatosi per generazione spontanea del mercato tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo (de Roover[38]). Vedremo nel prossimo capitolo che, allinizio del Cinquecento, la lettera di cambio era divenuta una vera e propria tecnologia di pagamento creditizia, dunque ad alto contenuto fiduciario, il cui utilizzo era per limitato al ceto mercantile. Il problema dei meccanismi informali in cui la reputazione funga da collante consiste nella loro fragilit in presenza di repentini aumenti del grado di concorrenza. Nel momento in cui gli aderenti allaccordo diventano altamente fungibili, e quindi possono essere sostituiti da imprenditori rivali, la tacita azione collettiva necessaria per assicurare il rispetto delle regole pu risultarne inficiata. La probabilit di comportamenti opportunistici conseguentemente aumenta. Quando ci si verifica,

solo listituzionalizzazione, cio lintroduzione di regole esplicite affidate alla tutela di un magistrato legittimato a somministrare punizioni, pu proteggere la coalizione dal dissolvimento. La letteratura teorica tende ad assumere un tono pessimistico quando si arriva a questo stadio, perch una cosa convenire sulla necessit di un corpo di regole, altro , in mancanza di preesistenti meccanismi coercitivi, assoggettarvisi spontaneamente. Eppure, se si guarda alla storia delle relazioni commerciali e finanziarie, risulta sorprendente la capacit dei meccanismi di mercato di produrre tentativi consapevoli di istituzionalizzazione di convenzioni tacite, pur in assenza di intervento pubblico. Lesempio classico al riguardo, costituito dalle corporazioni mercantili, studiate in chiave neo-istituzionalista da Greif, Milgrom e Weingast[39]. La stessa lex mercatoria, come mostra Francesco Galgano nella sua storia del diritto commerciale[40], pu essere interpretata come il frutto del tentativo del ceto mercantile dapprima di difendere la propria reputazione come ceto nei confronti di altri mercanti poco scrupolosi, e poi di tutelare i propri interessi contro i sovrani assoluti del diciassettesimo secolo. Ma innumerevoli sono anche gli esempi che possono essere tratti dalla storia della moneta, partendo dalle fiere dei cambi tardomedievali, veri e propri meccanismi di compensazione dei pagamenti con regolamento differito a distanza di settimane se non mesi, per giungere fino alle clearinghouses operanti negli Stati Uniti nei decenni antecedenti la costituzione del Federal Reserve System[41]. Due osservazioni sembrano pertinenti a questo punto. La prima che queste forme di organizzazione, bench si risolvano in una restrizione della concorrenza, e quindi in un maggior grado di monopolio del mercato di riferimento, sono in origine, almeno nella maggior parte dei casi, volte ad accrescere il benessere collettivo. Nei termini della teoria del commercio internazionale, esse tendono a rendere possibili forme di ampliamento del volume degli scambi (trade expansion), e non di mera sostituzione commerciale (trade diversion)[42]. In secondo luogo, vi ampia evidenza che in molti casi lo Stato, lungi dallo scoraggiare queste forme di organizzazione, in qualche modo antagonistiche rispetto ai poteri del sovrano, le ha anzi incoraggiate, e in alcuni casi attivamente promosse. Il mercato pu dunque, in alcuni casi con lincoraggiamento pi o meno tacito dello Stato, sviluppare spontaneamente forme organizzative anche piuttosto complesse. Il settore monetario in questo non fa eccezione. Menger, nel circoscrivere le potenzialit del mercato alle sole istituzioni organiche, era, contro i suoi stessi intenti, eccessivamente pessimista. Sotto determinate condizioni, possibile che tecnologie di pagamento anche dallelevato contenuto fiduciario, al limite persino quelle basate sulla moneta-segno, si diffondano perch i loro produttori, tramite meccanismi informali basati sulla reputazione multilaterale, ovvero tramite istituzioni formali a tal fine appositamente costituite, riescono a creare un grado di fiducia sufficiente a sostenerne luso, anche per periodi piuttosto prolungati. Le tecnologie di pagamento hanno per due caratteristiche che tendono a ostacolare una protratta produzione di fiducia su basi completamente private. La prima rappresentata dalle cosiddette economie di rete (network externalities), una particolare forma di economie di scala. Una volta affermatasi in un circolo sufficientemente ampio da poter costituire un modello di riferimento per gli altri agenti economici, luso di una data tecnologia di pagamento tender quasi automaticamente a travalicare i confini di tale circolo, perch lutilit di una forma di pagamento e in questo s che lanalogia con il linguaggio illuminante cresce allaumentare degli agenti che vi fanno ricorso. Si pu discutere se le economie di scala siano talmente forti da configurare per la moneta un monopolio naturale, poich la realt stessa, dove la coesistenza di molteplici forme di pagamento una regolarit pressoch universale, a dirci che cos non [43]. Ma innegabile che la circolazione di una data forma monetaria soggetta a elevate economie di rete. Se una determinata forma monetaria non prodotta in regime di monopolio, ma vi piuttosto una pluralit di emittenti, vi sar quindi una naturale tensione competitiva ad espandere la propria quota di mercato allallargarsi della circolazione complessiva. E qui subentra la seconda caratteristica. Come sottolineato in precedenza, al crescere del grado di astrattezza del mezzo di pagamento, con il passaggio cio dalla moneta-merce a forme monetarie in cui la componente fiduciaria progressivamente pi marcata, si

accrescono anche i problemi di distinguibilit dei marchi di fabbrica. A mano a mano che diventa pi difficile per i detentori di moneta distinguere la qualit degli emittenti, in sostanza il loro grado di affidabilit, diviene anche pi difficile sostenere lequilibrio cooperativo, per quanto esso possa essere stato istituzionalizzato. Al limite, se i marchi di fabbrica sono totalmente indistinguibili, o, il che lo stesso, se non vi una efficace tutela contro il rischio di contraffazione dei marchi, lequilibrio cooperativo si frantumer. su questo terreno che lo Stato pu avere un vantaggio comparato rispetto al mercato. Perch lo Stato pu tutelare a un tempo i diritti dei detentori di moneta e i diritti dei produttori dei marchi pi affidabili ricorrendo al proprio potere di coercizione, che poi vuol dire allamministrazione della giustizia. Ed infatti al vantaggio comparato dello Stato nella produzione di fiducia che tanto Benjamin Klein che Milton Friedman e Anna Schwartz fanno riferimento per spiegare luniversalit e la persistenza del coinvolgimento dello Stato nelle questioni monetarie[44]. Non casuale, sostengono in particolare Friedman e Schwartz, che tutte le forme di concorrenza monetaria svincolata dal controllo statale di cui si ha conoscenza, fatta eccezione per episodi minori circoscritti nel tempo e nello spazio (come ad esempio il fenomeno dei cosiddetti mini-assegni circolanti nel Regno dItalia dopo la dichiarazione dinconvertibilit del 1866) sono imperniate o sulla moneta-merce, o su moneta convertibile in metallo, cio tecnologie di pagamento dai costi di produzione della fiducia limitati. Lo Stato pu avere, non necessariamente ha, un vantaggio comparato. Gli esempi di abuso monetario perpetrato dal sovrano stesso sono troppi e troppo noti per essere ricordati qui. Lo Stato che Klein, Friedman e Schwartz hanno in mente in realt lo Stato liberale basato su una chiara definizione dei diritti di propriet, la divisione dei poteri, il controllo democratico. Anche uno Stato siffatto, inoltre, come mostrano i fenomeni inflazionistici degli anni Settanta del secolo scorso, pu andare soggetto a problemi di credibilit nella tutela della tecnologia di pagamento. Ma che in linea di principio uno Stato dalle istituzioni liberali abbia un vantaggio comparato nei confronti del mercato nella produzione di fiducia sembra difficilmente opinabile. Da un punto di vista analitico, la difficolt consiste per nello spiegare il passaggio dalla gestione sociale delle tecnologie di pagamento alla gestione statale. Come si passa dalla sfera economica alla sfera politica? Qui ci sovviene una regolarit empirica spesso trascurata nelle analisi teoriche del cambiamento istituzionale: lassociazione delle principali riforme dellassetto monetario con fenomeni diffusamente percepiti dai contemporanei come patologici, le crisi. Allestendersi dellarea di circolazione di un mezzo di pagamento e allaccrescersi delle tensioni concorrenziali aumenta anche il rischio di una crisi di fiducia. Una crisi monetaria pu essere rappresentata, nella terminologia di Klein, come una repentina caduta di : un fenomeno di portata macroeconomica legato al diffondersi di timori sul prezzo di vendita del mezzo di pagamento, e quindi sulleffettiva qualit dei servizi monetari che quella data forma monetaria in grado di rendere. Una crisi non necessariamente porter a un diretto intervento dello Stato, perch nellimmediato altre risposte sono possibili. I produttori di moneta, di fronte al rischio che la tecnologia di pagamento si dissolva, possono collettivamente riuscire ad introdurre innovazioni istituzionali tali da ripristinare il originale. Oppure possono individualmente agire sul costo-opportunit (i rm) della moneta prodotta cos da compensare il calo di qualit dei servizi monetari. Ma se gli episodi di crisi tendono a ripetersi, perch i conflitti di interesse tra produttori sono ormai tali da impedire il raggiungimento di un accordo cooperativo, o per qualsiasi altro motivo, lintervento dello Stato diventer col tempo un punto focale, una soluzione ovvia, per due importanti categorie sociali: gli utenti della tecnologia di pagamento, cio coloro che avendo accumulato consistenti scorte monetarie o avendo ormai improntato i propri scambi a una determinata tecnologia sono maggiormente soggetti al rischio di esproprio delle quasi-rendite o a un repentino aumento dei costi di transazione qualora la tecnologia di pagamento in essere perdesse definitivamente corso; i produttori originali, cio coloro che avendo affrontato investimenti in parte irrecuperabili hanno interesse a proteggere il proprio marchio dai comportamenti opportunistici dei nuovi entranti sul mercato.

Questa domanda di riforme rivolta al sistema politico sar tanto pi pressante quanto maggiore larea di circolazione ormai raggiunta dalla tecnologia di pagamento e quanto pi organizzata e influente la lobby dei produttori di moneta. bene rilevare che gli interessi delle due categorie non coincidono. Linteresse dei detentori di moneta consiste nella stabilit della tecnologia di pagamento, perch solo una tecnologia stabile pu assicurare la prevedibilit del flusso di servizi monetari. Linteresse dei produttori solo di essere protetti dalla concorrenza esterna, indipendentemente dalla qualit del proprio marchio. Ma tali interessi sono sufficientemente convergenti, almeno nellimmediato e in presenza di significativi fenomeni patologici, da rendere ipotizzabile unofferta politica che persegua a un tempo il bene pubblico della stabilit monetaria e il bene privato della protezione degli investimenti dei produttori organizzati. Si tratta di unapplicazione del principio secondo cui: un ampio ed eterogeneo gruppo di individui che pur tuttavia condividono un interesse a che sia garantito un certo bene pubblico possono in realt beneficiare delle attivit poste in essere da un segmento anche molto circoscritto della societ per proteggere le proprie rendite particolari[45]. Nel linguaggio della teoria dellazione collettiva, questo meccanismo noto come produzione congiunta di un bene pubblico e di un bene privato. La convergenza di interessi tra utenti e produttori importante per aggirare i problemi di azione collettiva, perch lo Stato pu incontrare difficolt nellapprontare unazione unicamente diretta a soddisfare la domanda di protezione del bene pubblico, perch i consumatori tendono ad essere meno organizzati, o possono rifiutare di essere tassati per finanziare lazione collettiva richiesta. La presenza sullo sfondo di un potente gruppo di pressione, per contro, disposto anche a fare concessioni per ottenere la tutela del proprio interesse privato, pu essere determinante per far pendere lago della bilancia in favore della riforma monetaria. Ma i gradi di libert dellofferta politica non sono illimitati, e qui ritorniamo al tema delleffettiva capacit dello Stato di sostenere la fiducia nella tecnologia di pagamento. Nel breve periodo, e per ogni dato momento storico, linsieme dellapparato politico, giudiziario e militare di ciascun paese pu essere assimilato a una forma di capitale esogenamente dato, che chiameremo qui capitale istituzionale[46]. Tanto per fare un esempio, un controllo diretto dello Stato sulla produzione di moneta-segno in regime di monarchia assoluta e di imperfetti meccanismi di tassazione pu essere razionalizzato al pi come una forma di tassazione surrettizia, quando non come un vero e proprio esproprio per fini privati del sovrano, non certo come una manifestazione della superiore capacit dello Stato di produrre fiducia. Ma sono possibili anche molti altri esempi, come lo sviluppo del diritto commerciale, il regime di responsabilit limitata, la disciplina del corso legale in campo giuridico, o laffermazione del suffragio universale o del concetto di autorit indipendente dal potere esecutivo in campo politico. Si tratta in tutti i casi di fenomeni che alterano il capitale istituzionale del paese, e quindi la capacit di risposta politica alla domanda di riforma monetaria espressa dai gruppi di pressione favorevoli alla stabilit monetaria. In alcuni casi, il dissesto monetario pu essere di dimensioni tali, o riguardare una componente cos ampia della popolazione, da essere esso stesso fonte di un processo di ampliamento del capitale istituzionale. C una lunga tradizione di pensiero che individua nel tentativo degli emergenti ceti borghesi di proteggersi dal rischio di esproprio monetario da parte del sovrano lo sviluppo delle democrazie parlamentari[47] . Non solo, una data riforma monetaria, una volta completata, pu risolversi essa stessa nella formazione di nuove istituzioni che a quel punto possono rappresentare un capitale impiegabile per il perseguimento di altri beni pubblici. Al riguardo, le stesse banche centrali, oggetto di questo esempio, possono essere citate come esempio cogente. Ma nel breve periodo, il capitale istituzionale esogeno, e come tale bene trattarlo, almeno in prima approssimazione. La necessit di rispettare il vincolo rappresentato dal capitale istituzionale, linteresse dei produttori della tecnologia di pagamento a che vengano salvaguardati i propri investimenti, i limiti cognitivi e organizzativi degli utenti dei servizi di pagamento sono tutti fattori che convergono nel sospingere i processi di cambiamento istituzionale in direzione di una elevata dipendenza sequenziale (path dependence). Le riforme monetarie sono per la stragrande maggioranza appunto delle riforme, quasi

mai delle rivoluzioni. Quando appaiono tali, perch qualche cambiamento radicale, una rivoluzione appunto, nel frattempo avvenuto nel capitale istituzionale del paese, cos da determinare uno iato nel sentiero evolutivo delle tecnologie di pagamento. Spesso, in questi casi si osserva un regresso verso tecnologie dai costi di produzione della fiducia pi bassi, proprio perch in qualche modo il capitale istituzionale, in conseguenza di una rivoluzione, si depauperato, non accresciuto. Inoltre, anche nel campo delle riforme, il criterio ispiratore quello della parsimonia, sia perch maggiore il numero dei cambiamenti, maggiore sar anche il numero dei danneggiati, e quindi pi forte lopposizione; sia perch, anche in caso di uno stallo negoziale, sar pi agevole concentrare lattenzione sui margini dellassetto istituzionale giudicati pi malleabili[48]. Un ulteriore aspetto della dipendenza sequenziale osservata nei processi di riforma monetaria lelevata frequenza e diffusione dei processi imitativi su scala internazionale. Proprio perch gli agenti operano in un contesto di razionalit limitata e gli interessi in gioco sono ampi e tendenzialmente vischiosi, una volta che una particolare azione di riforma abbia mostrato la propria validit nel paese che per primo si sia dovuto misurare con il progressivo deterioramento della fiducia in una particolare tecnologia di pagamento, questa tender ad assumere il ruolo di modello per lazione di riforma in altri paesi. in questo senso, ad esempio, e lo vedremo nei capitoli successivi, che possiamo oggi parlare del modello del Bank Charter Act inglese del 1844, o del modello del Federal Reserve System dopo il 1914, o, in epoca pi recente, del modello della Bundesbank. Le riforme monetarie tendono a procedere a ondate e ad essere ispirate a un modello unico, diverso tra unondata e laltra. Il processo di diffusione internazionale potr richiedere adattamenti locali per tenere conto del capitale istituzionale esistente in ciascun paese. In alcuni casi, tuttavia, linsoddisfazione verso lassetto monetario vigente pu essere talmente forte da indurre singoli paesi ad adottare riforme che mal si conciliano con il capitale istituzionale esistente. il caso per esempio della riforma attuata dalla dinastia Meiji in Giappone negli anni Sessanta dellOttocento, o di quella introdotta dalle forze alleate in Germania dopo il secondo conflitto mondiale. Si tratta di operazioni rischiose e piuttosto rare, almeno in quei paesi gi dotati di un considerevole e radicato capitale istituzionale. Quando, per ragioni contingenti come sconfitte militari o rivoluzioni, si decide di percorrere questa strada, il successo delloperazione dipender dalla capacit del sistema politico locale di intraprendere una determinata azione di adeguamento dello stesso capitale istituzionale. Mancando tale capacit, la probabilit di crisi di rigetto sar elevata.
12 Cfr. Cipolla, Moneta e civilt mediterranea, cit. 13 Robert W. Clower, Introduction, in Clower (a cura di), Monetary Theory, cit., p. 13 (trad. it. cit., p. 12). 14 Cfr. Karl E. Warneryd, Economic conventions: Essays in institutional evolution, Stockholm, Stockholm School of Economics, 1991. 15 Benjamin Klein, The competitive supply of money, in Journal of Money, Credit and Banking, dicembre 1974 (trad. it. Lofferta concorrenziale di moneta, in Giannini e Pittaluga (a cura di), Moneta e istituzioni monetarie, cit.). Il modello proposto da Benjamin Klein discusso pi a lungo nellappendice a questo capitolo. 16 Cfr. Benjamin Klein, Robert G. Crawford e Armen A. Alchian, Vertical integration, appropriable rents, and the competitive contracting process, in The Journal of Law and Economics, ottobre 1978. 17 Rudolf Richter, The new institutional economics applied to monetary economics,in Journal of Institutional and Theoretical Economics, febbraio 1988. 18 Cfr. Williamson, The new institutional economics, cit. 19 Milton Friedman, Commodity reserve currency, in Journal of Political Economy, giugno 1951. 20 Clower, Monetary Theory, cit., p. 14 (trad. it. cit., p. 13). 21 Arthur Okun, Inflation: Its mechanics and welfare costs, in Brookings Papers on Economic Activity, 2, 1975. 22 Cipolla, Moneta e civilt mediterranea, cit., p. 50.

23 Rondo Cameron (con Olga Crisp, Hugh T. Patrick e Richard Tilly), Banking in the early stages of industrialization: A study in comparative economic history, New York, Oxford University Press, 1967; Rondo Cameron (a cura di), Banking and economic development: Some lessons of history, London-New York, Oxford University Press, 1972 (trad. it. di gran parte degli scritti inclusi in entrambi i volumi in Le banche e lo sviluppo del sistema industriale, Bologna, Il Mulino, 1975). 24 John Kenneth Galbraith, Introduction, in Robert Shaplen, Kreuger: Genius and swindler, New York, Alfred A. Knopf, 1959, p. ix. Cfr. anche Harold James, The end of globalization, Cambridge, Mass., Harvard University Press, 2001, p. 34. 25 Carl Menger, On the origin of money, in The Economic Journal, giugno 1892. 26 La pi interessante formalizzazione della teoria di Menger quella di Robert A. Jones, The origin and development of media of exchange, in Journal of Political Economy, agosto 1976 (trad. it. Origini e sviluppo dei mezzi di scambio, in Giannini e Pittaluga, Moneta e istituzioni monetarie, cit.). 27 Il problema diviene ancora pi complesso se si ipotizza, con Hodgson, che la qualit del bene-moneta sia soggetta a variazioni difficili da valutare. In queste condizioni, gli individui possono inconsapevolmente convergere verso luso monetario solo di versioni scadenti del bene prescelto (cfr. Geoffrey W. Hodgson, Carl Mengers theory of the evolution of money: Some problems, in Review of Political Economy, 4 (4), 1992). 28 Menger, On the origin of money, cit., p. 255. 29 Viktor Vanberg, Markt und Organisation: Individualistische Sozialtheorie und das Problem korporativen Handelns,Tbingen, J.C.B. Mohr, 1982. Cfr. anche Langlois, The new institutional economics, cit., pp. 18-19. 30 Cfr., ad esempio, Mancur Olson, The logic of collective action: Public goods and the theory of groups, Cambridge, Mass., Harvard University Press, 1965 (trad. it. La logica dellazione collettiva: i beni pubblici e la teoria dei gruppi, Milano, Feltrinelli, 1983), e The rise and decline of nations: Economic growth, stagflation and social rigidities, New Haven, Conn., Yale University Press, 1982 (trad. it. Ascesa e declino delle nazioni: crescita economica, stagflazione e rigidit sociale, Bologna, Il Mulino, 1984). 31 Questo il difetto principale di tutte le analisi dellintervento statale basate sul concetto di market failure. Non chiaro perch lo Stato debba essere in grado di realizzare quelle soluzioni istituzionali (e prevederne gli esiti) che il mercato non in grado di produrre. Se non si vuole ipotizzare un grado di conoscenza diverso dello Stato rispetto ai soggetti bisogna ricorrere ad altre ipotesi (Coase, ecc.). 32 Douglass C. North, Towards a theory of institutional change, inQuarterly Review of Economics & Business, inverno 1991. 33 Cfr. Douglass C. North, Institutions, institutional change and economic performance, Cambridge, Cambridge University Press, 1990 (trad. it. Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione delleconomia, Bologna, Il Mulino, 1997). 34 Cfr. Douglass C. North e Robert P. Thomas, The rise of the western world: A new economic history, Cambridge, Cambridge University Press, 1973. 35 Hicks, A theory of economic history, cit., p. 73 (trad. it. cit., p. 83). 36 Carlo M. Cipolla, Currency depreciation in medieval Europe, in The Economic History Review, aprile 1963. 37 Avner Greif, The fundamental problem of exchange: A research agenda in historical institutional analysis, in European Review of Economic History, dicembre 2000, p. 266. 38 Raymond de Roover, Lvolution de la lettre de change XIVe-XVIIIe sicle, Paris, Colin, 1953. 39 Greif, Milgrom e Weingast, Coordination, commitment, and enforcement: The case of the merchant guild, cit. 40 Francesco Galgano, Lex mercatoria: storia del diritto commerciale, Bologna, Il Mulino, 1993. 41 Sulle fiere dei cambi, il riferimento obbligato Fernand Braudel, Civilisation matrielle, conomie et capitalisme XVe-XVIIIe sicles, Paris, Colin, 1979 (trad. it. Civilt materiale, economia e capitalismo (secoli XV-XVII), 3 voll., Torino, Einaudi, 1981-1982). Cfr. anche la monografia di Marie-Thrse Boyer-Xambeu, Ghislain Deleplace e Lucien Gillard, Monnaie prive et pouvoir des princes, Paris, Editions du Cnrs, 1986 (trad. it. versione ridotta e rivista Banchieri e principi: moneta e credito nellEuropa del Cinquecento, Torino, Einaudi, 1991). Sulle clearinghouses statunitensi si ritorner estesamente nel capitolo quarto. 42 Cfr. Greif, Milgrom e Weingast, Coordination, commitment, and enforcement, cit. 43 Su questo argomento si rimanda a Roland Vaubel, The governments money monopoly: Externalities or natural monopoly?, in Kyklos, 1, 1984.

44 Klein, The competitive supply of money, cit.; Milton Friedman e Anna Schwartz, Has government any role in money?, in Journal of Political Economy, gennaio 1986 (trad. it. Del ruolo dello Stato nelle questioni monetarie, in Giannini e Pittaluga, Moneta e istituzioni monetarie, cit.). 45 Broz, The international origins of the Federal Reserve System, cit., p. 211. 46 North, Institutions, institutional change and economic performance, cit., e Williamson, The new institutional economics, cit., si riferiscono allo stesso concetto quando parlano di ambiente istituzionale (institutional environment). Preferisco lespressione capitale istituzionale per rendere lidea che si tratta di uno stock che nel tempo pu accrescersi o depauperarsi in funzione delluso che una data collettivit ne fa. Le istituzioni sono un concetto economico, non un dato di natura. 47 Cfr. Poggi, La vicenda dello Stato moderno, cit. 48 Cfr. North, Towards a theory of institutional change, cit., p. 6.