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Nonostante la dicitura della legge parli di modifiche alla parte II della Costituzione,in

realtà tali modifiche incidono anche sulla prima parte di essa (che dovrebbe essere
intangibile!) riducendo i diritti dei cittadini, indebolendo le garanzie costituzionali ed
intaccando i principi fondamentali posti a base della democrazia repubblicana.
Vorrei anche riportare l’opinione di Franco Bassanini, presidente di Astrid
(Associazione per gli Studi e le ricerche sulla Riforma delle Istituzioni democratiche
e sulla innovazione nell’amministrazione pubblica), che a mio parere coglie chiaramente
quelli che sono i principali problemi posti da questa riforma e dalla sua possibile
applicazione.

Astrid ha più volte riunito, in questi anni, i più autorevoli costituzionalisti italiani, di
tutti gli orientamenti culturali e politici: di sinistra, di destra, di centro. E’
impressionante la enorme prevalenza di giudizi e valutazioni negative. Sono critiche
che non investono i particolari, ma demoliscono il disegno complessivo della riforma.
Rilevano che esso non appare coerente con i principi e la cultura del costituzionalismo
moderno. Denunciano il rischio di un forte indebolimento delle garanzie dei diritti e
delle libertà costituzionali. Come è stato scritto, "mai il costituzionalismo è stato, in
Italia, messo così duramente alla prova".(Riflettiamoci!)

Tre sono le principali ragioni del nostro angosciato dissenso.

Primo: questa riforma mescola contraddittoriamente derive secessioniste (ma c’entra


Bossi x caso????) e rivincite centraliste, minaccia l’unità nazionale e la coesione del
Paese, soffoca l’autogoverno locale, mette a rischio l’universalità dei diritti e delle
libertà costituzionali, (nonché il principio di eguaglianza sancito dall’art.3,aggiungerei
io!) a partire dai diritti all’istruzione e alla salute. Costringerà le Regioni e gli enti
locali a aumentare le tasse e ridurre i servizi, anche i servizi essenziali per i cittadini.

Secondo: abbandonata la forma di governo parlamentare, questa riforma non approda


da nessuna parte: non si ispira a nessuno dei modelli sviluppati dall’esperienza
costituzionale delle democrazie moderne. Delinea una forma di governo unica al mondo,
basata sulla dittatura elettiva di un uomo solo.

Il Parlamento è alla mercè del Primo Ministro. Esasperando la personalizzazione del


potere, rischia di aprire la strada a possibile derive autoritarie, peroniste o
bonapartiste, senza nel contempo garantire vera stabilità e efficacia all’azione di
governo. Il popolo è sovrano per un giorno e poi suddito per cinque anni. Ma il processo
democratico non può esaurirsi nella scelta di un capo al quale sono delegati per alcuni
anni pieni poteri.

Terzo: la riforma indebolisce il sistema delle garanzie democratiche e costituzionali,


invece di renderlo più forte, per equilibrare i maggiori poteri conferiti alla
maggioranza, al governo e a chi li guida. Certo, una democrazia è solida se sa risolvere
i problemi dei cittadini. Per questo occorrono
istituzioni forti,capaci di decidere e di attuare efficacemente le decisioni prese. Ma
esse lo sono, se lo fanno con il consenso dei cittadini, se garantiscono adeguati
controlli sull’esercizio del potere, se dànno a tutti la sicurezza dei propri diritti e
libertà(eeeee già!); se assicurano un equilibrato pluralismo istituzionale. Se ciò non
accade, alla lunga non sapranno neppure prendere le decisioni giuste, né sapranno farle
rispettare. La dittatura della maggioranza non è compatibile con la democrazia. E
dunque diciamo no a questa riforma.

Piuttosto occorre “mettere in sicurezza” la nostra Costituzione. Stabilire che


anche in Italia, come in Germania, negli Stati Uniti e in gran parte delle
democrazie moderne, le riforme costituzionali debbano essere approvate a
maggioranza qualificata. Le riforme costituzionali approvate a colpi di
maggioranza ledono i principi della democrazia costituzionale; e non durano nel
tempo. Non si può cambiare la Costituzione ad ogni cambio di maggioranza. (e
che cavolo!!!)

Infine bisogna anche sottolineare l’importanza di respingere questa riforma per noi
siciliani. L’esclusività della competenza regionale in materie di fondamentale
importanza quale servizi sanitari e istruzione pubblica rischiano di far precipitare la
nostra regione in un baratro abissale di differenze qualitative di servizi offerti ai
cittadini rispetto alle altre regioni d’Italia, e questo a causa dei nostri purtroppo non
abilissimi governanti e dei problemi che affliggono la nostra terra e che tutti
conosciamo bene. Insomma se questa riforma venisse approvata i nostri figli
potrebbero essere discriminati rispetto ai figli del Piemonte o del Veneto e questo
porterebbe inevitabilmente a una frattura enorme dell’Unità del paese, poiché i
cittadini italiani riceverebbero trattamenti diversi a seconda delle regioni di
appartenenza,e questo mi sembra una cosa davvero gravissima…e ancor di più per noi
siciliani. E a chi replica che la Sicilia è una regione a statuto speciale e quindi
sostanzialmente non cambierebbe nulla rispondo…bè,è un’emerita ca***ta!Infatti
avere uno statuto speciale non permette all’esecutivo di una regione di prendere
liberamente e senza alcun vincolo rispetto alla legislazione statale le decisioni
sull’amministrazione della regione!

Per cui le cose cambierebbero…e come!

Ovviamente ognuno è libero di votare come vuole,ma l’importante è CHE SI VADA A


VOTARE ,perché come sapete per questo referendum non è richiesto il
raggiungimento del quorum, quindi è molto importante farsi sentire…preferibilmente
esprimendo un voto negativo!