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Cristina Capponi Licia Giglio

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Tesina di esame per il corso di Comunicazione Giornalistica 10 crediti

Informazione in Radio Le differenze fra RAI ed i cento fiori degli anni 70

INDICE Capitolo I - LINFORMAZIONE UFFICIALE 1.1 Informare attraverso la radio 1.2 La radio pubblica
1.2.1 Un po di storia 1.2.2 Nasce la RAI 1.2.3 Primi segni di crisi del monopolio

1.3 L'informazione della Rai


1.3.1 Radio anchio 1.3.2 Un occhio a Prima Pagina

Capitolo II - ANNI 70 TRA CONTROINFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE DIRETTA 2.1 La radio libera: chi, cosa, dove, come, perch
2.1.1 Importanza delle radio pirata

2.2 Fare radio negli anni 70: controinformazione e partecipazione diretta


2.2.1 Il primato di Danilo Dolci 2.2.2 Un esempio coraggioso di controinformazione: Radio Aut di Peppino Impastato 2.2.3 I 36 giorni di Radio Milano International

2.3 Linformazione bidirezionale


2.3.1 Radio Popolare 2.3.2 Microfoni aperti ma aperti davvero: qui Radio Alice

Capitolo I LINFORMAZIONE UFFICIALE


Vedete, il telegrafo a filo un tipo molto, molto lungo di gatto. Voi tirate la sua coda a New York e la sua testa miagola a Los Angeles. Lo capite questo? E la radio opera esattamente allo stesso modo: voi mandate i segnali qui, e loro li ricevono l. Lunica differenza che non c alcun gatto
Albert Einstein

1.1.

Informare attraverso la radio

La parte pi complessa della produzione radiofonica riguarda linformazione, le news e i notiziari: richiedono un apparato redazionale permanente e non consentono di mandare in onda materiale precotto come lo sono i dischi. A ci si aggiunge il problema dellalto valore professionale e deontologico della notizia e la responsabilit sociale di chi la diffonde: una notizia non controllata ed accurata pu provocare grossi danni sociali, ledere i diritti di qualcuno o violare la sua privatezza, generare querele per diffamazione, procurarsi i commenti aspri degli altri media e gettare discredito sullemittente. Basta inciampare in qualche trappola, dar credito ad un informatore sballato o non valutare, nella fretta, limpatto di quello che si sta per dire; per questo la solidit della struttura e lesperienza dei giornalisti sono elementi decisivi per la radio, e il prezzo di un errore alto. Questo uno dei motivi per cui la radiofonia ha atteso cos tanto prima di cimentarsi con linformazione e ancor di pi per farne una risorsa dellemittente. La radio d le notizie, la televisione le illustra, i quotidiani le approfondiscono. Non c una sola ora del giorno in cui il giornale stampato non sia preceduto dai mezzi elettronici, e la radio assai pi immediata della televisione anche per i tempi di annuncio della notizia. Non c tempo in radio per fare lunghe inchieste, ma ci sono molte possibilit di arrivare primi: comunque il pubblico sentir la radio o a casa o, molto pi probabilmente, in macchina prima di comprare il giornale. Bisogna per sottolineare alcune differenze e peculiarit del mezzo radiofonico rispetto ai giornali stampati: anzitutto, la radio ha uno sviluppo lineare. Lascoltatore non pu scegliere quale articolo leggere ma deve stare alla scelta che la radio ha fatto per lui. La parola poi ha sempre la stessa intonazione: non ci sono titoli a sei colonne e altri a due. In pi lascoltatore non pu fermarsi a rileggere quello che non ha capito o che vuole esaminare dopo con pi calma: ci che non viene compreso si perde nelletere irrimediabilmente. Per questo non pesabile fare articoli lunghi. La notizia deve essere compressa in 30 secondi, che equivalgono poi a 8 righe di scritto; un servizio su un fatto rilevante si aggira sul minuto, una intervista non pu durare pi di tre. Si leggono in media 130-150 parole al minuto, quindi le righe pronunciate sono non pi di 13. poich un giornale radio che supera i 10 minuti va inevitabilmente incontro a cali di attenzione, e un breaking news non
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pu superare i tre, si deduce che la selezione delle notizie spietata: un giornale radio lungo ha cinquanta volte meno notizie di un quotidiano. Ma arriva prima, d il tono alla giornata, in forma indiretta.

1.2.

La radio pubblica

1.2.1. Un po di storia La storia della radio pubblica inizia nel 1922 nel Regno Unito, quando la BBC ottenne il monopolio delle trasmissioni radiofoniche grazie ad una licenza del Postmaster General (paragonabile al nostro ministero delle Poste). Il direttore della BBC, John Reith, sosteneva che fosse necessario utilizzare la forza del monopolio pubblico per unire a un compito di intrattenimento anche una fondamentale funzione educativa, anche se il pubblico non lo chiedeva, essendo molto pi interessato al lato dellintrattenimento. Lintento pedagogico ignorava cos quasi totalmente la domanda: per lungo tempo le radio pubbliche europee mantennero la presunzione di agire per il bene del pubblico e tennero conto solo in parte delle richieste avanzate per lettera dagli ascoltatori. Gli obiettivi della radio pubblica di questo primo periodo erano sintetizzabili nella triade informare, educare, divertire. Il 6 ottobre 1924 nasce la radio italiana. Lo stato monarchico, che usciva dalla prima guerra mondiale, aveva concesso il monopolio delle trasmissioni allURI (Unione Radiofonica Italiana). Le trasmissioni erano composte di bollettini di notizie, programmi musicali e di attualit, informazioni su borsa e mercato e un programma per bambini. Nel 1927 anche la politica si accorse della radio, e una commissione speciale istituita da Benito Mussolini ebbe lincarico di studiare le potenzialit del nuovo mezzo; fu costituito un nuovo ente concessionario, lEIAR (ente italiano audizioni radiofoniche) e creato un comitato di vigilanza attraverso cui il regime si organizz per assicurarsi il controllo dellopinione pubblica. A partire dal 1924 e per tutto gli anni trenta la radio italiana aument il suo ambito di diffusione e le ore di programmazione, presentando una sempre maggior variet di programmi. Oltre alle rubriche culturali di lettura, geografia, storia, alle trasmissioni speciali per lagricoltura, alla prosa e alle prime radiocommedie, mandava in onda programmi leggeri: trasmissioni per bambini solo in parte didattiche, programmi per il pubblico femminile, quiz, musica leggera. Intanto si rafforzava il controllo del regime fascista sullinformazione e sulla programmazione, trasformando limpostazione pedagogica in un meccanismo di propaganda. Questo controllo divenne ferreo nella seconda guerra mondiale: a partire dal giugno 1940 le trasmissioni vennero unificate in un solo canale nazionale con programmazione ridotta. 1.2.2. Nasce la RAI Nel 1944 un decreto per la riorganizzazione della radiodiffusione istitu una nuova societ per la gestione del servizio radiofonico pubblico: il suo nome era RAI (Radio Audizioni Italia). Le redini della gestione vennero prese dal partito di Democrazia Cristiana. I canali di diffusione erano due: la Rete Rossa e la Rete Azzurra, con programmazione sostanzialmente simile fatta di informazione, cultura, programmi di intrattenimento.
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Nel 1951 i canali della RAI diventano tre: il programma Nazionale, il Secondo programma e il Terzo. Il canale Nazionale si rivolgeva a un pubblico medio, con programmazione mista di informazione, approfondimento e intrattenimento; il Secondo offriva pi programmi di intrattenimento; il Terzo aveva un chiaro carattere culturale concentrato su musica colta e cultura alta. Gli ascolti premiarono soprattutto le prime due reti, e come conseguenza si svilupp anche una maggiore attenzione nei confronti dei gusti del pubblico, che chiedeva pi programmi di intrattenimento e musica. A met degli anni cinquanta la comparsa della tv cre un scompiglio: lattenzione del mondo politico, i finanziamenti dellente pubblico e la maggior parte degli sforzi creativi iniziarono a spostarsi verso il nuovo mezzo, che permetteva luso dellimmagine. Inizialmente la RAI non reag e non cambi la sua programmazione. Ma nel 1966 fece la sua comparsa Radio Monte Carlo, prima vera forma di concorrenza interna al settore radiofonico, che proponeva intrattenimento a braccio affidato ai conduttori, molta musica, giochi e partecipazione telefonica degli ascoltatori. Radio Monte Carlo ebbe un grandissimo seguito, che evidenziava la distanza della RAI rispetto ai gusti e alle esigenze del pubblico, soprattutto giovanile. 1.2.3. Primi segni di crisi del monopolio La convenzione della RAI con lo stato scadeva nel 1972. La Corte costituzionale decret che la RAI non forniva sufficientemente le garanzie di imparzialit, obiettivit e pluralismo che giustificavano il monopolio delle trasmissioni radiotelevisive, cos nel 1975 venne approvata la legge di riforma della RAI che sanc unampia autonomia, pari dignit e concorrenzialit alle tre reti e alle rispettive testate giornalistiche. Ma mentre RadioRai cercava di rinnovarsi, lanno seguente la Corte costituzionale decret la fine del monopolio pubblico legittimando le trasmissioni radiofoniche via etere, purch non eccedenti lambito locale. Gia due anni dopo la sentenza della Corte costituzionale la radio pubblica aveva perso met degli ascolti a favore delle emittenti private, il cui numero andava moltiplicandosi. Solo nel 1990 il regime misto che metteva in concorrenza RAI e radio provate venne riordinato dalla Legge Mamm, che aveva lobiettivo di disciplinare il sistema radiotelevisivo italiano pubblico e privato. Programmi locali e nazionali, radio e tv nazionali, pubbliche e private, erano obbligate a trasmettere programmi uguali per tutto il territorio nazionale. Nello stesso anno il Consiglio di amministrazione approv anche un Piano per la radio che di nuovo prevedeva una riorganizzazione dellofferta secondo la differenziazione per canali. I nuovi palinsesti vennero attivati lanno successivo: Radio Uno specializzata sullinformazione, Radio Due generalista con prevalente funzione di intrattenimento, Radio Tre confermata nella sua funzione culturale.

1.3.

Linformazione della RAI

Linformazione radiofonica ha costituito fin dallinizio uno dei segmenti pi esclusivi del servizio pubblico. Anche dopo lavvento dellemittenza privata, la RAI non ha praticamente avvertito la concorrenza se non da parte delle radio politiche, molto attente alla controinformazione. Fino al 1975 la RAI ha avuto ununica testata giornalistica, il Giornale Radio, che nasce con una forte impronta ufficiale. Con la riforma i GR diventano tre, uno per rete, opportunamente divisi per
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equilibri politici e zebrati, per cos dire, al loro interno, organizzati cio in modo che ogni testata avesse, oltre ad un colore di partito prevalente, anche rappresentanze di altri partiti. Nel giugno 1993 iniziata la riunificazione dei GR, compiuta nel 1994 con lintento, mai interamente realizzato, di trasferire linformazione su Radio Uno, facendone un rullo all news, o almeno un palinsesto a prevalente vocazione informativa, lasciando sulle altre reti solo brevi notiziari flash, indicando Radio Uno come sede del completamento e approfondimento della notizia. Da sempre i GR sono abituati a lunghe campiture di spazio di circa mezzora, soprattutto al mattino con notiziari di tipo generalista con una gerarchia di notizie e di generi simile allimpaginazione di un giornale di carta che avesse moltissime edizioni con continue ribattute e aggiornamenti di notizie. Con il tempo i notiziari su argomenti specifici (sport, economia, ecc.) si sono dilatati e sono comparsi notiziari flash e rubriche di attualit a punteggiare il palinsesto. Il risultato stato la moltiplicazione dellinformazione: 5.791 ore annue nel 1998, contro 3.997 nel 1991. Lapprovvigionamento delle notizie non il principale problema del Giornale radio, vicino anche fisicamente ai telegiornali e collocato in unistituzione con sedi in ogni regione, corrispondenti dappertutto e collaudati rapporti con le altre emittenti radiofoniche pubbliche europee. Il problema piuttosto quello di un giornale che ha un numero elevato di edizioni quotidiane e pi marchi sulle diverse reti cui corrispondono rilevanti differenze di trattamento delle notizie e di diversit di percezione, da parte dei giornalisti, sul fatto di appartenere ad una testata unificata o a prodotti editoriali diversi. Questo problema risolvibile attraverso un complesso intreccio tra addetti ai contenuti tematici e addetti alle varie edizioni e marchi. A tal proposito scrive Filippo Nanni, giornalista della testata: Il giornale radio ha una struttura orizzontale costituita dalle redazioni di fascia, incaricate di confezionare il prodotto. Esiste dunque un nucleo di giornalisti che assembla le principali edizioni del mattino sul Gr 1 (ore 6, 7, 8), un diverso gruppo di colleghi fa altrettanto sul Gr 2 (ore 6,30, 7,30, 8,30) e sul Gr 3 (ore 8,45). Lo schema si ripete nel corso della giornata con altri nuclei di redattori. Su questa intelaiatura si innestano i settori tematici, che approfondiscono gli argomenti di propria competenza e offrono prodotti finiti allediting. Ogni redazione tematica (Politica, Esteri, Economia, Cronaca) contribuisce alla causa del mattino con i servizi registrati il giorno prima e con la presenza allalba di almeno un giornalista addestrato al pronto intervento (Filippo Nanni, A cinque secondi dal via. I cronisti del giornale radio, Roma, RAI-ERI,1998). Il meccanismo ben oliato, ma lunificazione del Gr ha fallito nel suo intento di trasferire linformazione su un unico canale. Sembra invece che la RAI veda le sue tre reti come un grande clock nel quale ogni mezzora c un notiziario che dura mezzora. 1.3.1. Radio anchio Gli aspetti pi innovativi dellinformazione RAI si trovano in trasmissioni di approfondimento mattutino, di cui larchetipo Radio anchio, programma inizialmente ideato e condotto dal giornalista Gianni Bisiach, in diretta su Radio uno. Il programma si evoluto in fili diretti e radiocronache in occasione di situazioni particolari (grandi processi, eventi, calamit naturali) con una continua triangolazione tra lo studio, gli inviati sul posto con i loro microfoni sempre aperti
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e le interviste che riescono a realizzare, e i personaggi (esperti, autorit, ascoltatori) in collegamento telefonico con lo studio: efficace modello che abbatte mediazioni, filtri e pesantezze produttive. Attualmente condotto dal giornalista Giorgio Zanchini, alle soglie dei 30anni Radio anchio riuscito a consolidare il suo gradimento e la sua tradizione con quasi 1.000.000 di ascoltatori e ascoltatrici, in costante aumento. 1.3.2. Un occhio a Prima Pagina Prima Pagina, la rassegna stampa che con interventi degli ascoltatori va in onda da venticinque anni ogni mattina non , come direbbe la logica, una pertinenza del GR, ma della Terza rete, che il direttore Enzo Farcella seppe sottrarre alle tentazioni egemoniche del Giornale Radio Tre.Il 15 marzo 1976 viene varato un programma sperimentale della rete, dal titolo Quotidiana gi contenente quelle che sarebbero state le caratteristiche del futuro Prima Pagina: 90 minuti in diretta di musica e di lettura commentata dei quotidiani da parte di giornalisti che si avvicendavano ai microfoni in turni settimanali. Dopo meno di sette mesi, il 4 ottobre 1976, nasce Prima Pagina, ripulita della parte musicale e condotta per la prima settimana da Eugenio Scalfari. Il nuovo programma, ideato da Enzo Forcella, alla prima parte di lettura e commento dei quotidiani del mattino faceva seguire una seconda parte dedicata al filo diretto con gli ascoltatori. Il programma, divenuto in breve uno dei pilastri della programmazione della terza rete radiofonica, ha sempre goduto di ottimi ascolti tra il pubblico e negli ambienti politici, economici e finanziari. Nel corso della sua storia si sono alternati alla conduzione diverse centinaia di giornalisti ed un buon numero di scrittori e docenti universitari. Ogni giorno, dalle 7.15 alle 8.38, Prima Pagina, secondo i dati Audiradio, segna l'inizio della giornata di circa 500.000 ascoltatori.

Capponi Cristina

Capitolo II ANNI 70 TRA CONTROINFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE DIRETTA

Amo la radio perch arriva dalla gente entra nelle case e ci parla direttamente se una radio libera, ma libera veramente piace ancor di pi perch libera la mente.
Eugenio Finardi La radio

2.1.

La radio libera: chi, cosa, dove, come, perch

Radio libera: un nome che indica tutte quelle emittenti radiofoniche nate in Italia dopo la liberalizzazione delletere sancita da una sentenza della Corte Costituzionale nel 76 e che trasmettevano su scala locale. E questo il punto di partenza della storia delle radio libere in Italia, che nascono sulla scia delle radio pirata che gi qualche tempo prima iniziavano ad occupare letere trasmettendo dai pescherecci nei mari del nord Europa. Il perch della nascita delle radio libere va cercato nella voglia dei giovani di avere qualcosa di nuovo, nuova musica, nuova informazione, nuovi metodi di approccio da parte delle radio sullesempio delle emittenti moderne inglesi. In Italia fino al 76 il monopolio statale delle frequenze per le trasmissioni radiofoniche e televisive era affidato alla RAI che infatti era lunica ad avere lautorizzazione per trasmettere. I suoi programmi erano fortemente condizionati dalle regole che coprivano pi o meno tutti gli aspetti del fare radio: un certo tipo di musica, un certo tipo di programmi, un certo tipo di linguaggio e di approccio, una certa informazione. La Corte Costituzionale aveva, fin dagli anni 50, giustificato il monopolio statale solamente in base alla limitatezza delle frequenze utilizzabili, tuttavia dopo la sentenza 202/1976 sancisce la fine del monopolio ed in Italia iniziano a spuntare moltissime radio libere che ben presto divennero pericolosi concorrenti del servizio pubblico. Le prime radio libere, le radio della controinformazione, nacquero nelle principali citt italiane: Radio Flash a Torino, Radio Popolare a Milano, Radio Alice a Bologna, Controradio a Firenze, Radio Citt Futura a Roma. Aprire una radio allepoca era unimpresa al limite della legalit, infatti molte delle radio libere nate in quel periodo erano soggette a denunce e sequestri; tuttavia questo non blocc minimamente lo sviluppo delle emittenti radiofoniche. 2.1.1. Importanza delle radio pirata Esaminare il quadro culturale e sociale allinterno del quale si sviluppano le radio libere in Italia ci aiuterebbe molto a capirne bene la natura e gli scopi. Le prime radio libere che nacquero in Italia devono molto alle radio pirata che gi 10 anni prima occupavano e trasmettevano illegalmente nel nord Europa. Le radio pirata erano emittenti radiofoniche arrangiate in maniera piuttosto blanda grazie anche al basso costo della strumentazione; esse trasmettevano da alcuni pescherecci che si trovavano nelle acque extraterritoriali del nord Europa, pi o meno in corrispondenza dello stretto della Manica. Le radio pirata arrivavano a coprire una vasta area considerando la loro posizione
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ottimale. La prima ad iniziare a trasmettere fu Radio Londra, poi vennero Radio Veronica, Radio Caroline, Radio Luxemburg che per si captava solo di notte, ed altre, che trasmettevano principalmente in inglese. Le radio pirata inizialmente ebbero una rilevanza enorme per quanto riguarda la circolazione della musica e la moda. A loro si devono, ad esempio, la circolazione della musica dei Beatles che erano stati inizialmente rifiutati dalla BBC per via del loro stile e dei loro testi, cosa che avvenne peraltro anche in Italia.

2.2.

Fare radio negli anni 70: controinformazione e partecipazione diretta

2.2.1. Il primato di Danilo Dolci Negli anni 70 ormai la radio era diventato uno strumento di controinformazione potente. Lesigenza di utilizzare questo mezzo per arrivare alla massa cresceva sempre di pi a causa dellinsoddisfazione e della voglia di riscatto e di ribellione a quellinformazione piatta e piena di filtri e regole che il servizio pubblico offriva. Prima del 1976 comunque, non si pu dire che lesperienza della radio libera fosse una cosa mai sperimentata: il 25 marzo del 1970, intorno alle 19:00 circa va in onda la prima puntata Radio Libera Partinico condotta da Danilo Dolci, poeta, sociologo ed attivista della nonviolenza. Radio Libera Partinico nasceva come strumento politico nel senso pi ampio del termine, era un luogo di comunicazione sociale allinterno del quale i problemi di una societ fatta a pezzi dalla mafia e dal malgoverno venivano discussi dai diretti interessati. Non un caso che il primo intervento radiofonico di Dolci inizi con un SOS, una richiamo allattenzione dellopinione pubblica, una richiesta di aiuto. Lintervento fu molto forte, conteneva unaccusa pesante nei confronti del potere mafioso che aveva rubato gran parte dei soldi destinati alla ricostruzione della valle del Belice dopo il terremoto del 1968. Il contributo di Dolci allinformazione radiofonica fu breve ma enorme; il programma, infatti, dopo sole 27 ore di messa in onda fu interrotto dalle forze dellordine che fecero irruzione negli studi sequestrando le apparecchiature. Inoltre furono presi provvedimenti penali nei confronti di Dolci e dei suoi collaboratori Franco Alasia e Pino Lombardi. Lesperienza di Danilo Dolci seppur breve ebbe degli effetti giganteschi sul modo di concepire lo strumento radio, poich il suo metodo di comunicazione semplice e senza filtri, consisteva si nellinformazione ma soprattutto nel dare voce a chi non ha voce (Peppino Ortoleva). Molte radio che nacquero in seguito cercarono di fare dellesperienza di Dolci un obbiettivo concreto, guardando alla radio non solo come ad un mezzo di informazione ma come un mezzo di partecipazione diretta di tutti coloro che accomunati da idee, problemi, ingiustizie e quantaltro, si riconoscevano in ci che ascoltavano. 2.2.2. Un esempio coraggioso di controinformazione: Radio Aut di Peppino Impastato Sullesempio dellinformazione radiofonica di Dolci nacquero moltissime radio negli anni 70, tutte con lo scopo di fare uninformazione alternativa e che magari parlava davvero a chi i problemi li viveva in prima persona. Peppino Impastato stato uno dei grandi protagonisti di quegli anni. La sua Radio Aut fondata nel 1976 con sede a Terrasini ebbe un ruolo importante per lazione informativa che svolse tanto da trovare conferma nei rapporti contenuti negli atti della Commissione Parlamentare Antimafia. Quello messo in atto da Peppino Impastato era un progetto di radio che andasse a vedere da vicino e direttamente i problemi che la gente, ed in particolar modo i siciliani, pativano in quegli anni. La radio era gestita in maniera autonoma, quindi autofinanziata e
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la struttura redazionale della radio era molto blanda come anche quella dei programmi. I notiziari erano strutturati in maniera da comprendere 30 o 40 notizie divise in varie sezioni: notizie internazionali, nazionali, operaie, regionali, locali. Si dava ampio spazio ai problemi ambientali, alla disoccupazione, ai movimenti studenteschi che in quegli anni ribaltavano le piazze di mezza Italia, la devastazione del territorio e soprattutto si parlava molto di politica e mafia, che peraltro spesso rientravano nella stessa notizia. Quella di Radio Aut era una informazione che usciva dagli schemi rigidi dei radiogiornali ufficiali, che andava a toccare con mano i problemi reali della gente, di tutta la gente, in particolare le fasce sociali meno garantite come i precari, i braccianti, i pescatori ed i contadini. Le notizie locali, spesso imbevute di una pesante satira, andavano a colpire gravemente il sistema di potere mafioso dei paesi attorno a Terrasini poich contenevano nomi e cognomi e parlavano in maniera diretta e senza filtri. Il lavoro coraggioso di Peppino Impastato e di tutta la redazione dei compagni di Radio Aut and avanti per due anni, fino a che, ormai diventato un personaggio scomodo, venne assassinato. Della radio libera di Peppino oggi rimane un esempio di coraggio, un modo di fare radio fresco, genuino, talvolta anche scherzoso, che non solo parla agli ascoltatori ma d loro la voce. 2.2.3. I 36 giorni di Radio Milano International Unaltra esperienza molto importante quella di Radio Milano International, emittente radiofonica che nasce nel marzo del 75 ad opera di due fratelli, Angelo e Rino Borra, che sulla scia di Radio Luxemburg e Radio Montecarlo decidono di fondarne una propria. Acquistano un trasmettitore da poche decine di watt e con laiuto unantenna installata in un palazzo di via Locatelli a Milano iniziano a trasmettere piratescamente nelletere coprendo fino a quaranta chilometri dal capoluogo lombardo. Da quel momento la rottura del monopolio si a ancora pi evidente e decisa, i giovani cominciano ad interessarsi sempre pi a quel fenomeno, la radio libera sembra essere il mezzo pi adatto per una comunicazione del tutto nuova. Radio Milano International diventa un fenomeno culturale ma dopo soli 36 giorni di messa in onda le forze dellordine fanno irruzione negli studi della radio per sequestrare tutte le apparecchiature. Il 24 aprile dello stesso anno ad opera del pretore Cassara i materiali sequestrati a Radio Milano International vengono riportati nella sede dellemittente radiofonica e con grande stupore di tutti la radio viene ripristinata e i programmi riprendono. Un anno pi tardi, nel luglio del 76, arriva la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara legittime tutte le trasmissioni che trasmettono via etere in ambito locale e spezza una volte per tutte il monopolio delle frequenze. Da allora iniziano a spuntare in Italia moltissime emittenti radiofoniche create da giovani volenterosi che avevano bisogno di unalternativa allinformazione ed allintrattenimento che a quel tempo offriva lemittente pubblica. Ben presto le emittenti superarono le cento unit. Quel periodo di sviluppo in ambito radiofonico viene ricordato come la stagione dei cento fiori.

2.3.

Linformazione bidirezionale

2.3.1. Radio Popolare Contemporaneamente alla nascita delle radio commerciali e private nacquero sempre a Milano le prime emittenti politiche. Una delle pi importanti, tuttora in vita, Radio Popolare.
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Linformazione e la comunicazione assunsero con Radio Popolare un aspetto totalmente diverso, basti pensare ad uno dei primi programmi che nacquero allinterno di questa radio: Microfoni Aperti. Un programma mai esistito prima dove la gente telefonava ed andava in diretta in maniera immediata, senza filtri e senza restrizioni. In questo programma il ruolo centrale era affidato al telefono, quale mezzo di comunicazione allinterno di un mezzo di comunicazione. Le telefonate in diretta senza filtri e senza restrizioni erano una novit, se si esclude il programma Chiamate Roma 3131che per aveva una struttura molto rigida e cera molta meno improvvisazione. Microfoni aperti fu una trasmissione che otre a favorire una pi efficace partecipazione degli ascoltatori grazie alla comunicazione bidirezionale, permetteva alla radio di comunicare direttamente con il pubblico, di avere una comunicazione quanto mai vera. Va ricordato che lo sviluppo delle radio libere conosce il suo momento di massimo sviluppo durante un periodo non molto bello per lItalia: gli anni di piombo, infatti, erano il quadro sociale allinterno del quale linformazione radiofonica fungeva da cronaca diretta. Erano gli anni delle contestazioni giovanili e studentesche causate dallinsoddisfazione per la situazione politica ed istituzionale, insoddisfazione che poi si tradusse in violenza di piazza e lotta armata. Erano gli anni delle BR, delle stragi e degli omicidi. A quel tempo linformazione delle radio libere si basava molto sulle telefonate che andavano direttamente in onda. Gli ascoltatori che dalle piazze telefonavano usando i gettoni nelle cabine telefoniche raccontavano passo passo levolversi delle vicende; un caso emblematico fu quello della trasmissione di Radio Popolare che il 7 dicembre del 76 durante una prima della Scala di Milano raccont come molti membri del Circolo del proletariato giovanile misero in subbuglio il centro della citt. Allora i cellulari non cerano e tutto ci fu possibile grazie alle telefonate che arrivavano numerose alla radio; gente che si staccava dal corteo di protesta con le tasche piene di gettoni telefonici ed andava a cercare una cabina per chiamare in radio e tenere aggiornati quanti seguivano alla radio la protesta. Non era la priva volta n lultima che una radio libera dava informazioni in diretta sugli scontri in piazza ma accadeva sempre di pi che i giornali iniziarono ad interpretare questo servizio delle radio libere come una vera e propria istigazione alla rivolta. 2.3.2. Microfoni aperti ma aperti davvero: qui Radio Alice La storia dellinformazione radiofonica conosce loriginalit e limportanza dei microfoni aperti con Radio Alice. Nata a Bologna nel 76, animata da Francesco Berardi, Radio Alice stata una delle grandi protagoniste degli anni 70 per una serie di motivi. In primis, come detto, i microfoni aperti. Non esisteva un palinsesto di riferimento n tantomeno una redazione fissa e strutturata; semplicemente si dava il microfono a chiunque avesse qualcosa da dire. La caratteristica principale di Radio Alice era costituita dal fatto che quasi sempre la diretta acquisiva una dimensione di primo piano. Le trasmissioni trattavano i temi pi disparati, si andava al programma dedicato allo yoga alla lettura di favole per bambini, dalla diretta delle jam session notturne che animavano la citt ai programmi di Filippo Scozzari incentrati sulla lettura di testi alla radio. Per quanto riguarda il panorama radiofonico di allora, Radio Alice non era una radio come tutte le altre: era per met una emittente ironica che non mancava mai di discussioni verso il potere e la politica e per met emittente di militanza estrema legata ai gruppi della cosiddetta autonomia.

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Il Movimento del 77, londata di proteste che coinvolsero tutte le piazze italiane ed in particolare quelle di Roma e Bologna era strettamente legato a Radio Alice che per tutto quel periodo mantenne un contatto strettissimo con gli ascoltatori che dalle piazze telefonavano in diretta ed illustravano il quadro generale della situazione nelle zone calde della citt durante gli scontri con la polizia. Soprattutto nelle ultime settimane Radio Alice, che aveva suscitato moltissimi dissensi nelle sezioni politiche cittadine e nelle redazioni di molti giornali, ebbe un ruolo informativo molto importante; si ricorda ad esempio le ore che seguirono luccisione dello studente Francesco Lorusso, a Bologna l11 marzo del 77, quando la folla di giovani universitari e di appartenenti ai movimenti si barric nella zona universitaria. L Radio Alice era presente, nel senso che riceveva continuamente segnalazioni telefoniche o di gente che andava e veniva dalla strada per portare ai microfoni la sua testimonianza. La diretta per Radio Alice fu il filo conduttore che percorse tutta la sua vita dallinizio alla fine; fu proprio in diretta infatti che si pot ascoltare la morte di Radio Alice il 12 marzo del 77 quando durante gli scontri in piazza i ragazzi della radio trasmettevano barricati nella sede di via del Pratello 41 mentre la polizia sfondata la porta li ammanettava e spegneva i microfoni. Quella rimane probabilmente la trasmissione pi celebre dellepoca delle radio libere.

Giglio Licia

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Capitolo I - Linformazione ufficiale Bibliografia: Cordoni G., Ortoleva P., Verna N., Le onde del futuro, presente e tendenze della radio in Italia, Costa e Nolan, 2006 Fenati B., Scaglioni A., La radio: modelli, ascolto, programmazione, Carocci, 2007 Menduni E., Il mondo della radio, dal transistor a internet, Il Mulino, 2001

Siti di riferimento: http://www.archiviostorico.corriere.it http://www.radio.rai.it

Capitolo II - Anni 70 tra controinformazione e partecipazione diretta Bibliografia: Borgnino A., Radio Pirata. Radio pirata. Rock, libert, trasgressione e nuovi linguaggi radiofonici,Persinani 2009 Collettivo A/Traverso, Alice il diavolo, Shake edizioni, 1976 Cordoni G., Ortoleva P., Verna N., Le onde del futuro, presente e tendenze della radio in Italia, Costa e Nolan, 2006

Siti di riferimento: http://www.wikipedia.it/ http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/ http://www.peppinoimpastato.com/ http://www.storiaradiotv.it/ http://www.comunicalo.it/ http://www.radioalice.it/

Film di riferimento: Radiofreccia di Luciano Ligabue, 1998 I cento passi di Marco Tullio Giordana, 2000 Lavorare con lentezza di Guido Chiesa, 2004 I love Radio Rock di Richard Curtis, 2009

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