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Giovanni Ballotti matricola n. 0000256936 e-mail: giovanni.ballotti@studio.unibo.

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Esame di Comunicazione Giornalistica A.A. 2008/2009

Ma quale trash Questa CRONACA (VERA)

Indice

. pagina 3 _ Introduzione . pagina 4 _ I precursori: Cronaca, Crimen, Stop e ABC . pagina 4 _ 1969: nascita di un fenomeno editoriale . pagina 6 _ Personaggi e persone di Cronaca Vera . pagina 7 _ Cronaca Vera e gli altri giornali . pagina 8 _ La scelta delle notizie e uno stile inconfondibile . pagina 11 _ Il titolo, marchio di fabbrica di Cronaca Vera . pagina 12 _ Bianco-Nero, Giallo e Rosso: molto pi che semplici colori . pagina 13 _ Cronaca Vera di destra o di sinistra? . pagina 14 _ Nuove difficolt per la rivista . pagina 15 _ Conclusioni . pagina 17 _ Bibliografia . pagina 17 _ Webgrafia

Introduzione
Noi dobbiamo far leggere una storia ad una signora che probabilmente ha il marito, che torna a mangiare a mezzogiorno, e tre bambini da accudire. Se si brucia il riso abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Sergio Garassini, fondatore di Cronaca Vera

Quello di Cronaca Vera uno dei casi pi interessanti e controversi nella storia della stampa periodica italiana. Rappresenta un autentico successo nel campo delleditoria popolare, genere che in Italia ha goduto di alterne fortune. Il settimanale, ora edito da Edicronaca, racconta fatti di cronaca, prevalentemente se non esclusivamente nera. Storie di solito snobbate dalla stampa e dai telegiornali generalisti; racconti di episodi molte volte al limite dellincredibile provenienti principalmente dalla provincia e che hanno come protagonisti persone normali. A queste si aggiungono una serie di rubriche, alcune serie, altre pi frivole, e spazi dedicati alla posta dei lettori: salute, sesso, questioni legali, commemorazione di defunti e felicitazioni per nascite. Anche chi di questo giornale non proprio un lettore accanito per usare un eufemismo avr avuto modo di sfogliarlo al bar, nella sala dattesa del proprio medico oppure dal proprio barbiere. Il fatto che la si possa trovare e leggere in questi luoghi ha fatto della rivista una icona trash. Questa etichetta di giornale da bar rischia di semplificare troppo il fenomeno Cronaca Vera e va contro la mission della testata: raccontare una Italia nascosta, dare voci e volti a fatti avvenuti negli angoli pi remoti della provincia italiana. Da quarantanni limperativo della rivista uno solo: dire dare ai lettori la verit ad un prezzo contenuto, come ribadito dallo slogan di copertina Costa POCO e dice TUTTO.
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CV ha avuto alcuni illustri predecessori. Riviste che lo hanno fortemente influenzato nel modo di trattare le notizie e nella veste grafica, oltre che suggerirgli a quale target di lettori rivolgersi. Vediamo quali.

I precursori: Cronaca, Crimen, Stop e ABC


Cronaca Vera non pu prescindere dallesperienza di due settimanali degli anni cinquanta - sessanta, Cronaca e Crimen, veri artefici della diffusione nel nostro paese delleditoria popolare. I due settimanali si concentrano su fatti di cronaca nera, con qualche breve accenno alle notizie politiche, senza badare troppo alla forma. Da genere di nicchia leditoria popolare conosce i primi successi con Stop e ABC. Dal primo CV attinger la veste grafica e i colori: grandi foto in bianco e nero e titolo della testata di colore bianco su sfondo rosso. Se le affinit sono tante dal punto di vista grafico, lo stesso non pu dirsi per i temi trattati, in quanto Stop alla cronaca preferisce il racconto di particolari piccanti e pettegolezzi, in una parola il gossip. Nonostante attualit, politica ed eros leggero prevalgano sulla cronaca, ancor pi importante linfluenza di ABC . Non tanto per le similitudini grafiche la copertina delle due riviste pressoch identica quanto perch caporedattore del giornale un certo Antonio Perria, che sar il primo direttore di Cronaca Vera. Completano il quadro delleditoria popolare del periodo Grand Hotel e Kent : il primo una raccolta di fotoromanzi; il secondo un mensile per soli uomini che ben presto incappa nella censura. E il settembre del 1969 quando limprenditore Sergio Garassini, editore del gi citato Kent, decide di impegnare le sue risorse per finanziare il progetto Cronaca Vera. La rivista, pur bistrattata, riscuoter un successo ben pi grande di quanto preventivato dalleditore stesso e dai suoi collaboratori.
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1969: nascita di un fenomeno editoriale


Per nel 1968 a pensare un giornale cos ci volevano dei geni, veramente. Giuseppe Biselli, direttore di Cronaca Vera

Quello che Garassini ha in mente un settimanale specializzato in cronaca nera, destinato ad un pubblico popolare e realizzato con un budget ridotto. Nomina direttore Antonio Perria, autore di libri gialli ed ex inviato di cronaca nera de LUnit, oltre che ex caporedattore di ABC . La cura della parte grafica viene invece affidata allillustratore Maurizio Bovarini. Il nome stesso della testata che ha sede a Rho fuga ogni dubbio su quale sia la sua linea editoriale; laggettivo Vera che qualifica il genere Cronaca pi significativo di quanto si possa pensare. Nelle sue pagine, infatti, vengono raccontate storie che hanno per protagonisti persone vere, in carne ed ossa, vicine per status sociale agli stessi lettori del settimanale. Persone nelle quali i lettori possono identificarsi, che usano il loro stesso linguaggio e delle quali non vengono certo taciute le generalit. Ed in questo che risiede la verit. Se dei soggetti coinvolti vengono diffusi nomi e cognomi e pubblicate le foto, non possono esserci dubbi: le storie devono per forza essere vere. Questo fa s che tra la testata e i lettori si instauri un rapporto di completa fiducia. I primi 3 anni per non sono semplici. Gi nel 1969 leditore viene citato in tribunale. Cronaca Vera , registrato come settimanale di fatti e di attualit, si trova costretto ad aggiungere politica alla sua denominazione; viene riscontrato un atteggiamento eversivo della testata che potrebbe farle rischiare addirittura il sequestro nelle edicole. Il settimanale si configura inizialmente come un giornale di inchiesta. E il primo a pubblicare un dossier sul caso Valpreda, con tanto di foto, documenti e interrogatori e a porre la questione di una scarcerazione dellanarchico.
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Ma critica e pubblico non sembrano gradire e capire Cronaca Vera . La svolta nel 1972. Il settimanale comincia ad occuparsi esclusivamente di cronaca, soprattutto nera, andando ad occupare un settore delleditoria fino ad allora poco considerato o non adeguatamente approfondito. La rivista conosce i primi successi. Nonostante molti giornalisti e la classe medio -borghese continuino a snobbarla, il pubblico comincia ad apprezzarla proprio per quel suo modo semplice di raccontare le vicende. Non solo fatti di sangue, ma anche storie a lieto fine: ricongiungimenti familiari, solidariet tra sfortunati, episodi commoventi che hanno per protagonisti non solo persone ma anche animali. Racconti in cui lettori dal livello culturale medio basso possano immedesimarsi. Alcuni in grado di dar sfogo alla loro rabbia e capaci di riprodurre sdegno e perplessit nei confronti di una societ i cui costumi, a loro avviso, stanno cambiando in peggio; altri capaci di commuoverli e, se non divertirli, almeno consolarli, mostrando loro come in vi siano almeno 15 persone, tanti sono i servizi di Cronaca Vera, che stanno peggio di loro. A met anni 70 la creatura di Garassini e Perria una realt nel panorama delleditoria italiana e pur essendo un giornale ai margini ed estraneo ad ogni logica di mercato la pubblicit quasi del tutto assente arriva a vendere ben seicentomila copie a settimana.

Personaggi e persone di Cronaca Vera


partito un giornale che prendeva in considerazione la popolazione vera, quella che non conta, quella che non ha santi in Paradiso. Giuseppe Biselli, direttore di Cronaca Vera

I protagonisti delle storie di CV sono solitamente casalinghe, immigrati, vedove, portatori di handicap, anziani e persone sole. Figure come queste diventano i personaggi di un racconto in cui ognuno ha un ruolo
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ben definito: ci sono i buoni, le vittime, e ci sono i cattivi. Sullo sfondo i parenti, gli amici e i vicini di casa che, con i loro aneddoti, racconti e malumori, sembrano quasi il coro di una tragedia greca. Ma il settimanale non dimentica che queste sono prima di tutto persone. Gente comune che si sveglia ogni mattina per andare al lavoro, quando non disoccupata Persone normali che vengono emarginate per questo loro essere tanto semplici, cosa che in una societ in cui la televisione e lapparire la fanno da padroni li rende insignificanti e marginali nella loro normalit. Cronaca Vera scrive di persone non troppo diverse dai suoi lettori abituali. Ecco perch Vera. Non solo perch espone e garantisce la verit dei fatti, ma anche perch racconta di persone vere, autentiche. Un prodotto di taglio popolare come Grand Hotel ma che d spazio alla gente comune, ignorando gossip e personaggi da copertina. Questo spirito di fondo ne ha fatto un giornale di successo, vittima di numerosi tentativi di imitazione. Ma ancora molta la diffidenza che circonda la rivista, soprattutto quella degli addetti ai lavori. Va detto che queste critiche non sembrano preoccupare troppo lattuale direttore del giornale, che ha ribadito pi volte che Cronaca Vera vuole stare proprio dove gli altri lo relegano. Ai margini.

Cronaca Vera e gli altri giornali


Tutte cagate, questo latteggiamento tipico di chi invece si occupa di grandi notizie. E un giornale di merda e a citarlo non si fa mai bella figura. Noi siamo ai margini delleditoria. Ed l che vogliamo stare. Giuseppe Biselli, direttore di Cronaca Vera

Da subito il rapporto con il mondo delleditoria non dei migliori. Nonostante il grande successo che riscuote a livello nazionale non gode dei favori di quei giornalisti che si occupano di grandi notizie. Questo volersi distinguere dalle altre pubblicazioni, questo tralasciare le grandi notizie, si rivela un pericoloso boomerang per il settimanale,
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che viene immediatamente relegato in una posizione marginale. Chi vi lavora non viene considerato al pari degli altri giornalisti, viene quasi deriso. C addirittura chi considera un disonore lavervi lavorato, un bollo che macchier per sempre il proprio curriculum. Tante sono le differenze tra la rivista con sede a Rho e gli altri giornali. Nei giornali italiani da sempre emerge una certa adesione politica, che ha via via assunto modalit diverse. Con lentrata nelle propriet editoriali dei grandi gruppi economici, il primato della politica diventa una opportunit per acquisire la benevolenza della classe politica. I quotidiani si legano a precisi colori politici i cui valori vengono promossi nelle loro pagine. Essendo ancora basso il livello di alfabetizzazione, almeno fino a met anni 60, i destinatari dei giornali diventano le elite politiche e culturali. E da qui nasce la tendenza del giornalismo italiano a preferire il commento alla cronaca. Cronaca Vera no. Rimane fuori dai giochetti di potere, senza percepire alcun finanziamento dai partiti. Questo gli consente di rispettare la sua mission, molto simile a quella del giornalismo di denuncia degli anni 70, quelladvocacy journalism che fa della difesa dei soggetti svantaggiati il proprio punto di forza.

La scelta delle notizie e uno stile inconfondibile


Uno che cade in bicicletta a Bergamo non una storia. Ma, magari, era in bicicletta perch stava andando a trovare lamante. Se poi in bici aveva anche due litri di vino e cadendo non si rompono questa storia minteressa. Giuseppe Biselli, direttore di Cronaca Vera

Lobiettivo di Biselli come del suo predecessore Perria quello di andare al cuore delle cose. In una recente intervista, il direttore spiega le caratteristiche che devono avere i pezzi di Cronaca Vera . Gli articoli sono scritti utilizzando un linguaggio semplice e discorsivo. Hanno una lunghezza massima di 70 80 righe, due facciate standard
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per storia. Questo per andare incontro alle esigenze di lettori che non amano troppo i lunghi articoli. In redazione vengono esaminati un centinaio di pezzi proposti di volta in volta dai collaboratori della testata. Le 15 storie ritenute migliori vengono pubblicate e tre di queste finiscono in copertina. I collaboratori, la maggior parte free-lance, costituiscono la prima fonte, poi ci sono le lettere dei lettori e per ultime le agenzie. Poich diversi sono i modi di scrivere, i pezzi reputati interessanti vengono uniformati; gli articoli di Cronaca Vera sembrano tutti scritti dalla stessa persona. Ed effettivamente questo che accade. Ai pezzi scritti dai collaboratori pi esperti a volte viene rifatto il titolo; altre notizie vengono solo in parte riscritte; altri ancora vengono rifatti in toto. Il lavoro della redazione consiste nel far emergere dalla notizia una storia che vada oltre la semplice cronaca dei fatti. Se ad un lettore si riporta la nuda cronaca di un fatto avvenuto in un paesino di provincia a centinaia di chilometri dal suo, state certi che dopo poche righe chiuder il giornale... Una storia invece suscita interesse indipendentemente dal contesto in cui la si legge. Per capire meglio la filosofia del settimanale ci si pu rifare a quella distinzione tipica del giornalismo americano tra news e features . Le news rimangono aderenti ai fatti, limitandosi a descrivere laccaduto. Il loro scopo quello di informare il lettore e rispondono alle classiche 5 W del giornalismo. Le features sono qualcosa di pi complesso. Allargano il campo della vicenda, includendo particolari che solitamente rimangono fuori dalle news . In America si dice Put the people into the story ; lo stesso fa Cronaca Vera , che racconta i fatti in modo da far emergere il fattore umano. Le vicende sono analizzate non tanto con gli occhi del cronista quanto con quelli del narratore e rivivono di fronte ai lettori. Consuete sono le

dichiarazioni di parenti e vicini di casa delle vittime, spesso riportate nel dialetto locale, a rendere ancor pi vere e veraci le storie raccontate. Nel numero 1919, la madre di una giovane uccisa dalla vicina di casa si sfoga cos: Ditemi che cosa cha nel cervello sta nfame Ho sentito che adesso dice che le voleva dare solo na puncicata. Non ci provasse nemmeno e non se sognasse de di che troppo vecchia per stare in carcere. Lha voluta ammazza e adesso bisogna che paga. I racconti di Cronaca Vera perdono lobiettivit delle hard news e si concentrano pi sulle persone coinvolte che non sui fatti; in questo modo coinvolgono maggiormente il lettore e, perch no, lo emozionano. Informano e intrattengono. I pezzi sono impostati su una logica della contrapposizione: la vittima incarna il bene, il suo carnefice rappresenta il male assoluto. Ci sono la giovane sposina, bella, lavoratrice e madre di famiglia e lanziana signora tutta casa e chiesa; e ci sono i loro assassini: lanziana del piano di sotto, sola e arrabbiata con il mondo intero e il nipote senza scrupoli pronto a tutto pur di accaparrarsi leredit della nonna. Questa contrapposizione tra bene e male emerge anche negli episodi di cronaca bianca: il cane abbandonato e salvato dalla volontaria di un canile al quale si contrappone il suo sciagurato padrone; la ragazza portatrice di handicap e il suo fidanzato che gridano la loro rabbia nei confronti dellamministrazione comunale che non gli ha concesso un alloggio nelle case popolari. Tutte queste storie sono sapientemente redatte in modo da santificare le vittime e mettere alla gogna i cattivi e questo non pu che compiacere il lettore di medio bassa scolarizzazione. Vi un vero e proprio accanimento sui colpevoli, che si traduce in una ridondanza di termini appartenenti alla sfera della delinquenza. Lassassino ha certi tarli per la testa; viene appellato farabutto o affetto dal male di vivere, a marcare una distinzione sempre pi netta tra bene e male. E questo avviene gi nei titoli.
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Larma del delitto viene descritta con termini dispregiativi il coltellaccio . Frequente il ricorso ad espressioni antiquate o colloquiali. Non si spara ad una persona, ma la si fulmina a pistolettate; la vittima non viene uccisa ma mandata al Creatore. Termini cruenti, quasi da romanzo, che conferiscono ulteriore brutalit agli omicidi. I vicini di casa ricordano quale pezzo di pane fosse la vittima, mentre i parenti auspicano che i colpevoli vengano messi in gattabuia. Anche i particolari pi insignificanti fanno notizia e danno alla vicenda un ulteriore tocco di umanit sicuramente apprezzato dal lettore.

Il titolo, marchio di fabbrica di Cronaca Vera


Dagli anni 70 Cronaca Vera si sempre distinta per i suoi titoli aggressivi ed espliciti. In particolare quelli di copertina, per il contenuto e per il carattere maiuscolo utilizzato, sembrano quasi urlati. Titoli di impatto, ma non slogan simili a quelli delle pubblicit. Forti s, ma mai paradigmatici. Nessuna allusione o ambiguit: a prevalere sempre un intento enunciativo. Nei titoli non solo viene concentrata la notizia ma gi racchiusa una prima interpretazione dei fatti che condiziona gi in partenza il giudizio del lettore. Formati da un occhiello superiore, uno inferiore e dal titolo vero e proprio, rappresentano una felice sintesi di sensazionalismo e moralismo; sono urlati e bigotti al tempo stesso. Altre volte sfociano nel populismo, finendo col banalizzare troppo questioni di ben pi profonda lettura. Gli occhielli superiori sembrano quasi togliere le parole di bocca alluomo comune. Dicono quello che il lettore medio di un settimanale di stampo popolare potrebbe pensare o esclamare di fronte ad una scena del genere; interpretano ci che la gente vuole sentirsi dire. Alcuni esempi recenti:
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SEMBRANO GIOVANI PER BENE MA CHISSA CHE COSHANNO IN TESTA I CAPELLI BIANCHI NON SEMPRE GARANTISCONO SENTIMENTI PIU MITI e uno emblematico degli anni 70: CERTA GENTE DOVREBBE STARE IN GATTABUIA! A volte ironici, altre di cattivo gusto, creano una sorta di stereotipo o macchietta della mentalit dei lettori abituali della rivista. I titoli veri e propri sono scritti a caratteri cubitali, rigorosamente in maiuscolo, pari quasi a sentenze. BRUTTI MAIALI MI AVETE VIOLENTATA il titolo di uno degli articoli, a riprodurre il grido di dolore di una anziana signora molestata da tre coetanei. Quando il titolo descrive il fatto spesso prolisso come ad esempio il recente HA PREFERITO AMMAZZARSI PIUTTOSTO CHE VIVERE TUTTA LA VITA SENZA LA SUA GIOVANE AMATA, dove un freddo titolo di cronaca avrebbe risolto con un meno romantico Giovane innamorato si suicida perch non ricambiato . HA DECISO DI LASCIARE QUESTO MONDO E DI PORTARE CON SE LA SUA DOLCE META, in luogo del quale qualsiasi altra testata avrebbe titolato Accoltella la moglie e poi si suicida. Gli stessi termini usati nei titoli, negli occhielli e nei sommari appaiono antiquati; termini come galera e gattabuia stridono con la parola carcere; il coniuge viene quasi sempre definito con la perifrasi dolce met. Sempre nei titoli si ricorre spesso a diminutivi: Come potremo ridare un BRACCINO nuovo a Sara? Negli occhielli inferiori invece si d una precisa introduzione della vicenda e anchessi sono molto pi lunghi del normale. Vittima, arma del delitto e carnefice. I personaggi vengono connotati per et e professione: Operaia ventiquattrenne madre di due bimbi (di 2 e 4 anni) ammazzata dallanziana vicina del piano di sotto.

Bianco-Nero, Giallo e Rosso: molto pi che semplici colori


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Altra nota di distinzione rispetto agli altri settimanali rappresentata dalla veste grafica. La copertina e le pagine interne sono organizzate nello stesso modo: foto a tutta pagina in bianco e nero contrastano con caratteri di colore rosso e giallo. Ne risulta una pagina violenta dal punto di visivo, che aggredisce locchio del lettore. La scelta del bianco e nero non casuale e risponde certamente ad una esigenza di contenimento dei costi. Ma non solo. Mantenere invariato il format del giornale lo distingue dalla concorrenza e garantisce al prodotto alta riconoscibilit nelle edicole. Settimanali come Gente, Di Pi e Visto, con le loro enormi foto a colori in copertina, a prima vista sembrano tutti uguali. Questo rimanere ancorata al passato rappresenta un modo per riaffermare la propria identit e ribadire il rifiuto della testata di scendere a compromessi. Il bianco e nero, nelle intenzioni di chi cura il progetto grafico, conferiscono maggiore drammaticit ai fatti e al tempo stesso attenuano immagini altrimenti non pubblicabili una macchia di sangue a causa della loro violenza visiva.

Cronaca Vera di destra o di sinistra?


Per le caratteristiche del giornalismo italiano si portati a distinguere tra giornali di destra e di sinistra. Cronaca Vera non sembra schierarsi a favore di alcuna parte politica. Alcuni la collocano in una dimensione politica vicina alla destra per il rigore nei giudizi e la tendenza al populismo che la contraddistinguono. I numeri degli anni 70, con i loro titoli carichi di moralismo, risultano molto conservatori e fanno storcere il naso ai lettori quando trattano di relazioni extra-coniugali o di avventure pre-matrimoniali. Le prosperose ragazze in bikini che sfoggiano tutta la loro bellezza sulle copertine della rivista negli ultimi anni quasi totalmente sparite vengono guardate con sdegno dalle signore, forse un po meno dal pubblico maschile. Le
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loro foto fanno esclamare al lettore-medio del giornale: Guarda quelle svergognate!. Questi toni di accusa nei confronti di una societ che sembra aver dimenticato i suoi valori tradizionali, in primis quello della famiglia, non gli hanno risparmiato letichetta di giornale moralista e bigotto. C invece chi vede in Cronaca Vera una rivista pi vicina ai valori della sinistra per questa sua capacit di essere cos vicina a stranieri, poveri ed emarginati. Biselli per sottolinea come siano proprio i giornali storicamente vicini al centro-sinistra a snobbare la rivista di cui direttore. Secondo lui la natura popolare del suo giornale ne fa un prodotto volgare, non da intellettuali. E lo stesso direttore a chiarire una volta per tutte da che parte stia il suo settimanale: Il mio non un giornale politico, anche se, sia ben chiaro, siamo dalla parte dei perdenti. In Italia non credo ci sia un schieramento di destra di perdenti . Persone di destra, di sinistra o che non si riconoscono in nessuno dei due schieramenti, ma che vivono quotidianamente i problemi e le difficolt che affliggono la nostra societ.

Nuove difficolt per la rivista


Negli anni il numero di copie vendute si abbassato progressivamente fino alle attuali duecentomila a settimana, molte meno rispetto alle seicentomila di media di met anni 70. Oggi vi un tasso maggiore di scolarizzazione e questo provoca una sofisticazione dei gusti dei lettori. La cronaca di fatti riguardanti persone comuni sembra aver lasciato spazio nei gusti della gente al gossip; giornali come Novella 2000 , Chi o Di Pi riscuotono maggiore successo. Prodotti pi moderni, pi adatti ad un pubblico che vive di reality e pettegolezzi. Dagli anni 80 in poi la pubblicit svolge un ruolo importante per la sopravvivenza di quotidiani e riviste. Gli introiti provenienti dalle aziende
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che pubblicizzano i loro prodotti sulle pagine dei giornali sono notevoli e quasi tutti finiscono col vendere lanima al diavolo. Lunico a resistere al richiamo del marketing e al conformismo proprio il settimanale di Perria. Il giornale rimane coerente con s stesso. Vuole che sia il lettore a decidere il suo destino, premiandolo con lacquisto di una copia perch lo ritiene un prodotto di qualit e non vedersi costretto a sopravvivere esclusivamente per merito dei proventi della pubblicit. La televisione rappresenta per Cronaca Vera un concorrente molto scomodo. Programmi come La Vita in diretta , Verissimo o Striscia la notizia sono una autentica trasposizione sullo schermo televisivo del settimanale fondato da Garassini . E si sa quanto sia illimitato il potere della televisione e quale sia la sua efficacia comunicativa. Anche le disposizioni in materia di privacy, andando a limitare per legge lesercizio del diritto di cronaca in favore della tutela dei diritti della persona, hanno reso ancor pi difficile la vita alla rivista.

Conclusioni
Cronaca Vera rimasto uno dei pochi prodotti editoriali se non lunico a rimanere fedele a s stesso. Da quarantanni il tempo sembra essersi fermato per il settimanale fondato da Sergio Garassini. Nel 96 con il passaggio da Perria a Biselli alla guida del giornale nulla cambia nel format e negli intenti della rivista. Oggi per Cronaca Vera diventato una icona trash al pari dei film di Lino Banfi. Molti lettori comprano il giornale semplicemente per farsi due risate: leggono i suoi particolari titoli, guardano le foto in bianco e nero di persone anziane e pensano: Guarda come sono messi questi!. Personaggi persone come quelli di CV , nella loro semplicit, risultano essere banali o addirittura insignificanti agli occhi di un pubblico che vive di gossip e star della TV. Oggi le persone di cui si occupa la rivista appaiono rudi ed ancorate ad una mentalit troppo distante, in
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particolare da quella dei lettori pi giovani: cos che da popolare Cronaca Vera diventa trash . Ad abbandonarlo stata anche parte di quel pubblico che per anni ne stato fedele lettore. Perfino loro preferiscono oggi perdersi nelle vicende dei vari Corona e Lecciso piuttosto che leggere storie di perdenti. Oggi si preferisce sognare un mondo fittizio fatto di plastica e lustrini piuttosto che sdegnarsi per quello che accade nel nostro paese o commuoversi per storie semplici ma reali. La tv spesso ruba storie e personaggi di conseguenza anche pubblico a CV, che non ha nemmeno la magra consolazione di essere citata come fonte. Contenitori televisivi come Verissimo e un telegiornale come Studio Aperto vivono di queste vicende. Oggi lo chiamano infotainment , ma qualcosa di simile continua a fare tuttora la rivista di nera pi famosa dItalia: informare e intrattenere. Cronaca Vera rappresenta ancora oggi un forum aperto a tutti. Chi ha una storia da raccontare, assurda o banale che sia, trover nella rivista lo spazio di cui ha bisogno, senza correre il rischio di essere snobbato o deriso. Ne sono testimonianza le numerose rubriche dedicate alla posta dei lettori, che trattano di problemi legati al sesso, alla salute e a questioni legali. Il potere della TV sembra averne compromesso anche questa funzione. Le Iene o il Gabibbo si ergono a nuovi paladini della giustizia e la rivista combatte contro la forza mediatica della televisione una battaglia che sembra persa in partenza. Ma pur tra mille difficolt il settimanale di cronaca pi letto e bistrattato dItalia continua a fare quello che ha sempre fatto: dare voce a chi non ha santi in paradiso.

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Bibliografia
. Montolli E. (a cura di) (2007), Cara Cronica Lettere (mai pubblicate) a Cronaca Vera 170 lettere per svelare lItalia dimenticata, Roma, Alberti Editore . Papuzzi A. (2003), Professione Giornalista, Roma, Donzelli . Sorrentino C. (2002), Il Giornalismo: che cos e come funziona, Roma, Carocci

Webgrafia

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http://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_Vera Wikipedia.org)

(voce

Cronaca

Vera,

da

http://www.carmillaonline.com/archives/2006/07/001844.html (Cronaca Vera su CarmillaOnLine.com) http://www.carmillaonline.com/archives/2006/12/002048.html (Cronaca Vera su Carmilla: LAlieno Cinese) http://www.carmillaonline.com/archives/2007/01/002096.html (Cronaca Vera su Carmilla: Viulenza Carnale!) http://www.neromagazine.it/magazine/index.php? c=articolo&id=125&idnum=16&num=10 (Una Cronaca Vera, Intervista al direttore di Cronaca Vera, da NeroMagazine.it) http://www.viceland.com/it/a4n5/htdocs/la-vera.php?country=it (La Vera Cronaca di Cronaca Vera, Intervista a Giuseppe Biselli, da ViceLand.com) http://www.booksblog.it/post/2211/cara-cronica-intervista-a-edoardomontolli (Cara Cronica: Intervista a Edoardo Montolli, da Books|blog.it)

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