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Eliana Grossi 0000263310

Corso di comunicazione giornalistica Prof. Mauro Sarti a.a. 2008-2009

Deontologia e dintorni

Indice

Introduzione L'Ordine dei giornalisti e la legge n.69/1963 Documenti di autodisciplina La Carta di Treviso La Carta dei diritti e dei doveri Diritto di cronaca Sulla privacy Informazione e pubblicit La pratica della marchetta Caso Roberto Alessi Conclusioni Bibliografia

Introduzione
Il termine deontologia stato coniato dal filosofo e giurista Jeremy Bentham per definire la scienza di ci che conveniente, affinch le azioni umane possano conseguire i piaceri ed evitare i dolori. La definizione moderna del termine riguarda l'insieme dei doveri e delle regole inerenti alla pratica di una particolare professione che, in ragione della delicatezza dell'ambito o dei temi, l'ordinamento giuridico rinuncia a regolare per lasciare spazio al corpo sociale oggetto stesso della disciplina, nel nostro caso l'Ordine nazionale dei giornalisti. I primi due commi dell'articolo 21 della nostra Costituzione affermano che Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non pu essere soggetta ad autorizzazioni e censure. Nel delineare questo diritto insopprimibile la Cassazione ha provveduto a stabilire alcuni criteri con i quali riconoscere le manifestazioni di pensiero alle quali debba essere riconosciuto quello stesso diritto: si tratta di veridicit, continenza e interesse pubblico. La legge del 3 febbraio 1963, n 69, con la quale si istituiva lOrdine dei giornalisti, stata emanata con lo scopo di tutelare la categoria, proclamare il principio di libert della stampa e dunque il diritto alla cronaca. Gi allart. 2 di questa legge sono presenti alcuni accenni a quello che poi diventer il codice deontologico, come il rispetto della verit sostanziale dei fatti, lobbligo di rettifica delle notizie che risultino inesatte e il rispetto del segreto professionale.

L'Ordine dei giornalisti e la legge n.69/1963


L'istituzione dell'albo e dell'ordine dei giornalisti si ha nel 1925, in pieno regime fascista, con la formale giustificazione di offrire una soluzione alle esigenze e aspirazioni avanzate della categoria, ma dissimulando in realt la volont di esercitare un controllo sull'esercizio dell'attivit di informazione. I caratteri autoritari del controllo esercitato attraverso l'albo risultano chiari nel momento in cui, da un lato, si obbligano i direttori responsabili e, in genere, chiunque voglia esercitare la professione giornalistica a iscriversi all'albo; dall'altro si esclude la possibilit di iscrizione al medesimo per coloro che abbiano svolto una pubblica attivit di contraddizione con gli interessi della nazione. La legge n.69/1963 rimuove completamente gli strumenti di controllo politico propri della legislazione fascista. La legge non specifica cosa sia, in s, la professione giornalistica. Un contributo in questo senso 3

proviene dall'interpretazione giurisprudenziale, in base alla quale si considera giornalista colui che con attivit tipicamente anche se non esclusivamente intellettuale provvede alla raccolta, elaborazione o commento di notizie destinate a essere diffuse tramite organi di informazione (Cass. Civ., 23 novembre 1983, n. 7007). In questa prospettiva il giornalista tanto il redattore, quanto il fotoreporter, l'operatore televisivo, il critico, il vignettista. Il giornalismo si realizza, inoltre, attraverso modalit varie, cos come vari possono essere i media utilizzati. La pi efficace indicazione dei doveri del giornalista contenuta nella stessa legge n.69/1963: diritto insopprimibile dei giornalisti la libert di informazione e di critica, esercitata nel limiti delle norme dettate a tutela della personalit altrui; ed loro obbligo inderogabile il rispetto della verit sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealt e dalla buona fede (art. 2). La legge prosegue sancendo il dovere dei giornalisti di rettificare le notizie che risultino inesatte, e di riparare gli eventuali errori, nonch di rispettare il segreto professionale e promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori. La legge stabilisce inoltre il segreto professionale sulla fonte delle notizie, che i giornalisti e gli editori sono tenuti a rispettare quando ci sia richiesto dal carattere fiduciari o di esse. Questo dovere fissato anche nelle regole deontologiche del giornalista, in particolare nella Carta dei diritti e dei doveri del 1993, sul cui rispetto chiamato a vigilare l'ordine professionale. del 1988 il primo provvedimento dell'Ordine dei giornalisti contro un direttore. Il direttore era Paolo Pietroni, che su Sette spacciava per informazione un servizio che reclamizzava i prodotti di un inserzionista. Nel 1996 l'Antitrust dichiara pubblicit ingannevole un articolo del settimanale Specchio (supplemento de La Stampa) dedicato a papa Woytila, perch conteneva la marca della penna usata dal pontefice. Marca inserita in redazione e non riferita dall'autore dell'articolo (Domenico Del Rio). Direttore del giornale? Paolo Pietroni.

Documenti di autodisciplina
I documenti di autodisciplina riflettono una progressiva coscienza dei doveri professionali e formano un corpus di regole deontologiche che ha preso forma innanzi tutto dentro le redazioni di alcune grandi aziende editoriali, alla fine degli anni ottanta, con l'approvazione di statuti della professione. I testi pi completi sono il Codice di autodisciplina del Sole 24 Ore (1987) e il Patto sui diritti e doveri dei giornalisti, dell'Editoriale la Repubblica (1990). Il Codice di autodisciplina del Sole 24 Ore suddiviso in quattro parti, esso affronta i conflitti dinteresse, il rapporto con le fonti, il comportamento con i colleghi e i collaboratori e alcune norme 4

di garanzia. In particolar modo, viene posto laccento sullindipendenza di giudizio che ogni giornalista deve conservare rispetto a societ ed enti che possono essere soggetti della sua opinione, mantenendo le distanze da questi e rifiutando incarichi che possano limitare laccuratezza, la correttezza e lindipendenza delle informazioni. Inoltre sinvita esplicitamente ogni giornalista a non accettare regali e donazioni di valore elevato, pagamenti, rimborsi spese e prestiti gratuiti, viaggi e trasferte e vacanze da parte di societ che comportino impegni redazionali di qualsiasi tipo.
I giornalisti non accetteranno n direttamente n indirettamente: regali o donazioni il cui valore ecceda normali forme di cortesia; pagamenti, rimborsi, spese, prestiti gratuiti da societ o privati che possano condizionare l'attivit redazionale; inviti a viaggi, trasferte e vacanze gratuite da societ, enti o privati che comportino impegni redazionali di qualsiasi tipo.

Il Patto sui diritti e doveri dei giornalisti, dell'Editoriale la Repubblica, impegna a respingere ogni interferenza di carattere politico, economico, ideologico, da qualsiasi fonte esse provengano, siano enti, istituzioni, associazioni pubbliche o segrete, aziende pubbliche o private, gruppi di pressione, e ha istituito il Garante del lettore, al quale pu rivolgersi chiunque ritenga violato il rispetto della sfera privata delle persone.

La Carta di Treviso
La Carta di Treviso un documento approvato nel 1990 dall'Ordine nazionale dei giornalisti e dalla FNSI, in collaborazione con l'associazione per l'infanzia Telefono Azzurro. il primo atto formale con cui i giornalisti si impegnano nella difesa, troppe volte disattesa, dei minori coinvolti in fatti di cronaca. La carta tutela l'anonimato del minore come persona in divenire, con l'impegno a evitare la presenza di minori in servizi giornalistici che possano ledere la sua dignit o turbarne la privacy, a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori, ribadendo i principi espressi nella Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino. Nel 1995 stato aggiunto un punto in cui si chiede di non pubblicare le foto e non mandare in onda le immagini di malati o handicappati, quando queste possano costitutire un'offesa alla dignit della persona, anche quando il fine sia la presentazione di un caso pietoso da sottoporre alla pubblica opinione per intervenire in suo aiuto. L'Ordine dei giornalisti ha portato a termine nell'ottobre 2006 un adeguamento della Carta di Treviso attento ai nuovi media. La novit pi rilevante della proposta di revisione riguarda l'estensione a Internet di tutti i concetti di tutela introdotti nel 1990 a proposito di carta stampata e altri mezzi di informazione. 5

La Carta dei diritti e dei doveri


Muovendo dall'esigenza di rafforzare il rapporto fiduciario tra giornalisti e lettori, oltre che per evitare che fosse il Parlamento a disciplinare una materia cos intimamente legata alla libert di informazione, l'8 luglio 1993 su iniziativa del Consiglio nazionale dellOrdine dei giornalisti e della Federazione nazionale della Stampa (FNSI), stata adottata la Carta dei diritti e dei doveri. A presidio della Carta dei diritti e dei doveri, il Consiglio nazionale dell'ordine e la FNSI hanno dato vita anche ad uno specifico organo, il Comitato nazionale per la corretezza e la lealt dell'informazione, istituito nel settembre del 1994, cui pu rivolgersi chiunque ritenga che la carta sia stata violata. A fianco di principi generali, quali quello di correttezza dell'informazione, responsabilit verso i cittadini, dovere di ricercare e diffondere ogni notizia di pubblico interesse, non discriminazione, obbligo di rispettare sempre e comunque il diritto alla presunzione di innocenza, la Carta dei doveri contiene previsioni pi puntuali, quali il divieto di assumere incarichi e responsabilit che pongano il giornalista in situazione di conflitto di interessi e ne diminuiscano l'autonomia professionale, il divieto di adesione ad associazioni segrete, il divieto di accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare l'autonomia e la credibilit professionale. In particolare, la Carta si sofferma sull'esigenza di tutelare la riservatezza dei cittadini qualora le notizie sulla vita privata non siano di chiaro e rilevante interesse pubblico: un'esigenza che ha trovato pi articolata e incisiva regolamentazione nell'apposito Codice deontologico del 1998, relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attivit giornalistica. Uno spazio importante dedicato ai minori e soggetti deboli, in particolare: il giornalista tutela i diritti e la dignit delle persone disabili siano esse portarici di handicap fisico o mentale. Il giornalista tutela il diritto dei malati, evitando nella pubblicazione di notizie su argomenti medici un sensazionalismo che potrebbe fare sorgere timori e speranze infondate. In particolare: non diffonde notizie sanitarie che non possano essere controllate con autore voli fonti scientifiche; non cita il nome commerciale di farmaci e di prodotti in un contesto che possa favorire il consumo del prodotto; fornisce tempestivamente il nome commerciale dei prodotti farmaceutici ritirati o sospesi perch nocivi alla salute.

Diritto di cronaca
Il diritto di cronaca si caratterizza come il diritto di raccontare notizie e pensieri prevalentemente altrui. La questione deontologica pi controversa il delicato conflitto tra il diritto di cronaca, come manifestazione di interesse pubblico e di controllo sociale, e i diritti della persona come luogo privilegiato del rispetto dell'integrit dell'individuo, del suo onore e della sua privacy. Tra le pronunce che hanno maggiormente contribuito a fare luce sui limiti della liceit della cronaca giornalistica, va ricordata la cosiddetta sentenza decalogo della Corte di cassazione (18 ottobre 1984, n.5259). L'importanza di questa pronuncia risiede non tanto nell'affermazione del principio, ma soprattutto nell'indicazione puntuale dei diversi requisiti che rendono legittimo l'esercizio del diritto di cronaca, da cui discende la codificazione giurisprudenziale di una sorta di decalogo dei giornalisti. Secondo la sentenza del 1984, il diritto di cronaca legittimamente esercitato quando concorrono le diverse condizioni dell'utilit sociale dell'informazione, della verit della notizia, nonch della forma civile dell'esposizione dei fatti e della loro valutazione. Per quanto riguarda l'utilit sociale dell'informazione, essa non facilmente definibile, spetta al giornalista valutare la presenza di questo requisito in base alle circostanze. L'interesse pubblico alla conoscenza di un determinato fatto implica la fuoriuscita di quest'ultimo dalla sfera di protezione accordata alla privatezza; stato infatti sottolineato che il diritto di cronaca giustifica intromissioni nella sfera privata dei cittadini solo quando possano contribuire alla formazione di una pubblica opinione su fatti oggettivamente rilevanti per la collettivit. A proposito della verit dei fatti narrati, si pu affermare che la verit assoluta un mito irrealizzabile. Per il corretto esercizio del diritto di cronaca si richiede l'esistenza sostanziale tra fatti accaduti e fatti narrati. Il punto nodale ruota attorno all'impiego che il giornalista fa delle fonti e al loro attento e rigoroso controllo. Sulla forma civile dell'esposizione, la Corte di Cassazione si espressa nella sentenza del 1984 evidenziando una serie di subdoli espedianti che costituiscono forme di offese indirette e impediscono il corretto esercizio del diritto di cronaca. In relazione all'attualit della notizia il problema riguarda la definizione di quale sia l'arco temporale entro il quale collocare l'attualit della notizia.

Sulla privacy

L'entrata in vigore, l'8 maggio 1997, della legge 31 dicembre 1996, n.675, Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, rappresenta un momento decisivo per l'autodisciplina dei giornalisti italiani. Questa protegge la riservatezza dei dati personali di qualsiasi cittadini, ma prevede, attraverso lintroduzione dell'articolo 25, un'eccezione per i giornalisti. L'articolo 25, Trattamento di dati particolari nell'esercizio della professione giornalistica, affidava al garante l'obbligo di promuovere l'adozione da parte del Consiglio nazionale dell'Ordine di un codice deontologico relativo, al trattamento dei dati sullo stato di salute e sulla vita sessuale. Il Codice di deontologia sulla privacy, consegnato dall'Ordine dei giornalisti all'Ufficio del garante nel 1998, costituito da 13 articoli. I primi articoli delineano il quadro deontologico entro cui ammessa la ricerca e la raccolta di informazioni che contengono dati personali, su individui coinvolti in fatti di cronaca o di pubblica notoriet. Il punto chiave del codice la distinzione tra sfera privata e interesse pubblico. L'obiettivo del codice quello di tutelare una serie di diritti personali che appartengono alla vita privata: il diritto al riserbo sulle origini etniche, le convinzioni religiose, le opinoni politiche, l'adesione ad associazioni, il luogo di domicilio; il diritto al riserbo sulle condizioni di salute e sulla sfera sessuale; il diritto alla dignit delle persone malate e degli imputati di processi; i diritti dei minori che devono sempre essere considerati di primaria importanza.

Informazione e pubblicit

Oggi chiaro che: senza pubblicit, niente giornali e niente informazione. Maggiore la pubblicit, pi ampio lo spazio anche per raccontare i fatti. Spesso per il grosso dell'informazione dedicato all'evento in s, con tutto il corollario di gossip, e sulla sostanza della questione. Quanti sono effettivamente gli articoli di informazione pura? E quante le inserzioni pubblicitarie? I nostri mezzi di comunicazione sono cosparsi di tranelli sempre pi raffinati, ma la professione giornalistica non doveva essere uno strumento di critica e di comprensione del mondo, di informazione per quanto possibile equidistante da tutti gli interessi economici? Etica, deontologia e obiettivit. La pubblicit sta uccidendo l'informazione: la pressione del messaggio commerciale ormai pi forte della notizia e in molti casi possibile dire che la pubblicit sostituisce la notizia, perch fa spettacolo.

Ida Magli, antropologa, definisce i giornalisti come sacerdoti del potere, i mediatori fra chi ha il potere e chi non lo ha, ovvero i cittadini. Secondo la sua opinione, il giornalista non star mai dalla parte del cittadino, che sempre il pi debole. Star, di volta in volta, dalla parte degli inserzionisti della pubblicit, dei divi dello spettacolo, dello sport, delle grandi societ finanziarie. La questione fondamentale la possibilit di separare l'informazione giornalistica e i messaggi pubblicitari. Essa viene espressa in due commi del Protocollo firmato dall'Ordine dei giornalisti nel 1988, nei quali si afferma che i cittadini hanno il diritto di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e che i messaggi pubblicitari devono essere sempre distinguibili attraverso chiare indicazioni. Il peso degli introiti pubblicitari nei quotidiani i condizionamenti esercitati dalle strategie di mercato hanno determinato casi di commistione tra notizie, illustrazioni e messaggi pubblicitari. Molti mensili, periodici e quotidiani sono diventati veri e propri contenitori pubblicitari. Ma cosa successo? L'informazione vera e propria si trasformata in informazione sui consumi: descrizioni superficiali, nessun retroscena, nessune ragioni profonde, nessuna critica. Un giornalismo di totale adesione alla fonte, tanto da diventare una formidabile rete per la cattura dell'inserzionista. Purch si rinunci a un'informazione critica. Molte aziende protestano se la loro pubblicit viene inserita in un contesto critico, ritirano i loro annunci al minimo accenno di polemica e sono perennemente a caccia dei cosiddetti valori aggiunti: promozioni per i loro prodotti nelle guide allo shopping e nelle pagine della moda. Nel 1993 Mirella Pallotti rilascia un'intervista a Prima comunicazione, denunciando il sistema di pubblicit camuffata radicato nei periodici. Dichiara che molto spesso l'ufficio pubblicit, attraverso ordini scritti, dice cosa deve essere pubblicato e chi. E anche ci che non deve essere pubblicato. Ovviamente i commenti devono essere positivi, nessuna critica. Quindi possibile ritenerla informazione chiara, precisa e vera? La risposta negativa. Quando la pubblicit non si avvale di un corretto sistema d'informazione, la si chiama pubblicit ingannevole. Allora possibile parlare di giornalismo ingannevole? Quel sistema di informazione che, fingendo di dare notizie al pubblico, in realt lo inganna suggerendogli come orientare i propri desideri e come spendere il proprio denaro?

La pratica della marchetta

Il termine marchetta viene dal linguaggio delle case di tolleranza, o bordelli. La marchetta, o contromarca, era un gettone che il cliente consegnava alla prostituta di turno, dimostrava che la prestazione era stata pagata. Nel linguaggio giornalistico una marchetta un tradimento della professione e sembra aver preso piede in fretta tra i giornalisti e le redazioni italiane. il camuffamento di inserzioni in articoli di informazione pubblica. Da un punto di vista etico sicuramente sbagliato e poco professionale anche se pu sembrare un fatto meno grave rispetto ai numerosi campi che i codici deontologici ricoprono. Eppure la pratica della marchetta rappresenta una delle peggiori forme di rottura del patto di fiducia che intercorre tra il giornalista e il cittadino. Chi potrebbe vigilare, rimproverare e sanzionare lAutorit Garante della concorrenza e del mercato, istituita dallarticolo 10 della legge 10 ottobre 1990, n 287. LAutorit per non pu muoversi autonomamente, ma deve attendere la denuncia di un cittadino o unassociazione per far partire il procedimento. Dopo di che avvia unistruttoria solitamente molto lunga che non permette mai di intervenire in tempo (a campagna pubblicitaria in corso). Evidentemente si scelto di non dare troppo fastidio a chi farcisce le notizie di pubblicit occulta. Uno degli strumenti per combattere questa piaga il Protocollo sulla trasparenza pubblicitaria che, firmato il 14 aprile 1988, si unisce alle altra carte deontologiche e va a coprire un campo che pi di tanti altri ha bisogno di una raddrizzata etica. Come molte altre carte anche il Protocollo si apre inneggiando al diritto-dovere ad una veritiera e libera informazione riconosciuto al cittadino e la cui responsabilit spetta agli operatori delle comunicazioni di massa.

Caso Roberto Alessi

Vicedirettore del settimanale Chi, Roberto Alessi, stato sanzionato con l'avvertimento per aver favorito, sulle pagine del giornale per cui lavora, l'attivit e l'immagine della moglie, Betta Guerrieri, stilista della casa di moda Gi Guerrieri. Questo caso stato sollevato dall'Ordine dei giornalisti in seguito alla segnalazione di un sito Internet anonimo. L'Ordine ha incaricato una societ di Como, la Imago Mundi, di contare il numero delle volte che questa casa di moda, o la sua proprietaria, sono state citate nel corso di quattro anni, dal 1999 al 2002, e di metterle in rapporto 10

con il numero di inserzioni pubblicitarie. Risultato: 18 inserzioni e 116 citazioni. La delibera displinare parla di uso personale che Roberto Alessi avrebbe fatto delle pagine del settimanale Chi, pubblicando notizie con foto e citazioni dedicate all'attivit di stilista di sua moglie, personaggio del mondo della moda aiutato a crescere con le citazioni stesse e la pubblicazione della foto su Chi. L'aggravante la circostanza dell'incrocio coniugale il fatto che la casa di moda di propriet della moglie non ha un peso di fatturato e utili tale da far dire di Betta Guerrieri che sia un personaggio pubblico noto. Alessi stato punito per la discrezionalit delle sue decisioni. Sentenza che riguarda quindi il fatto morale, il professionista che viene meno ai suoi doveri.

Conclusioni

Sembra di aver capito che gran parte dell'informazione costruita a tavolino, con l'ausilio di invenzioni, gonfiature e silenzi. Probabilmente il giornalismo pu uscire dal tunnel in cui si trova, rinnovando i suoi criteri di notiziabilit senza cadere negli eccessi di un giornalismo soggettivo e sensazionalista. In molti credono che sia possibile per un giornalista concentrarsi su processi e conseguenze di un evento, invece che sulla sua drammaticit; rendere notizia le storie delle persone comuni e non solo quelle dei gruppi sociali pi potenti; mettere in luce gli eventi come risultato di movimenti sociali e non solo come opera di singoli individui. Cos facendo potremmo avere giornali e giornalisti meno superficiali e pi attenti ai loro doveri.

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Bibliografia

Bianchi Paolo, Giannini Sabrina, La repubblica delle marchette, Chi e come della pubblicit occulta, Stampa alternativa, 2004 Gardini Gianluca, Le regole dell'informazione. Principi giuridici, strumenti, casi , Bruno Mondadori Editore, 2005

Papuzzi Alberto, Professione giornalista, Donzelli Editore, Roma, 2003 Sarti Mauro, Il giornalismo sociale, Carocci, 2007

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