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Universit degli Studi di Bologna Facolt di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione Comunicazione giornalistica

FOTOGIORNALISMO DI GUERRA:
LE IMMAGINI RACCONTANO LE NOTIZIE?

Usi e abusi degli scatti pi celebri

Cerabona Giuliana 0000319210 Mauro Sarti

Prof.

INDICE

INTRODUZIONE: LE IMMAGINI RACCONTANO LE NOTIZIE? Pag. 3

IL CASO ROSENTHAL: COSTRUIRE IL SIGNIFICATO DI UNA FOTOGRAFIA Pag. 6

IL CASO CAPA: TALMENTE VERO DA SEMBRARE UN FALSO Pag. 8

IL CASO KIM PHUC: NIENTE DI PIU TRAGICAMENTE VERO Pag. 12

CONCLUSIONE: IL GUAIO NON E LA MANIPOLAZIONE, MA IL FAR FINTA CHE SIA VERA Pag. 15

INTRODUZIONE

Le immagini raccontano le notizie?


Letimologia del termine fotografia ha origine da due parole della lingua greca: foto (phos) e grafia (graphis); letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos). La fotografia dunque mezzo privilegiato del giornalismo per scrivere, raccontare la realt, riportarla (reportage). Essa molto pi efficace e diretta delle parole, e qui sta limportanza della fotografia nellinformazione: comunicare in modo semplice ed immediato. Roland Barthes nel suo libro La camera chiara. Nota sulla fotografia definisce la fotografia come lunica arte tra tutte le altre arti in grado di fornire una presenza immediata del mondo. Il fotogiornalismo ha il compito di raccontare le notizie attraverso le immagini; possiamo pensare alla fotografia come alla materializzazione del motto proprio del giornalismo andare, vedere, raccontare. Il fotoreporter ha dunque il dovere di essere l dove i fatti accadono. I significati di una fotografia sono molteplici, ma uno solo appartiene a tutte le fotografie giornalistiche: lidea che il fotografo fosse sullavvenimento . Il compito del giornalismo quello di
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raccontare e il fotoreporter racconta facendo vedere al lettore le immagini catturate dallocchio (e dallobiettivo) chi ha assistito allevento di persona. La fotografia, dunque, una notizia a tutti gli effetti, che contiene un alto grado di attendibilit, ma che presenta allo stesso tempo un alto grado di ambiguit rispetto alla percezione e una forte soggettivit dellautore, poich lui che attraverso un intervento di mediazione sceglie linquadratura, cosa e come

Papuzzi, Professione giornalista, tecniche e regole di un mestiere, pag. 113


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fotografare: la foto classica rappresenta una cosa vera, ma grazie allintervento intellettuale di una persona umana 2 . Per di pi, sulla pagina del giornale la fotografia, oltre alla semplice testimonianza, pu fornire al lettore uno sguardo in pi, unulteriore informazione rispetto a quella fornita dallarticolo, dalle parole del giornalista. Della fotografia si detto che essa catturi solo il particolare di un avvenimento, ma esistono fotografie, le migliori, che riescono a cogliere in uno scatto non solo un particolare, ma tutto il senso dellevento, comunicando in modo diretto e impressionabile. La forza della fotografia sta proprio nel forte impatto emotivo che essa in grado di suscitare nel lettore ed per questo che spesso gli scatti vengono decontestualizzati e caricati di significati diversi che si allontanano dal loro valore originale e dallintenzionalit di rappresentazione del fotografo che li ha eseguiti. La passione che nutro per la fotografia mi ha spinto a compiere ricerche sulle fotografie pi famose, per capire come sono state scattate, come sono state utilizzate dalla stampa, come sono diventate celebri. Questo breve elaborato vuole soffermarsi in particolare sul fotogiornalismo di guerra e pi precisamente sul valore simbolico che stato attribuito ad alcuni degli scatti di guerra pi celebri. Questi scatti hanno fatto il giro del mondo e hanno riempito pagine di giornali e di libri di storia veicolando messaggi precisi, diventando a loro insaputa un simbolo: della vittoria, del sacrificio, dellorrore. E' per proprio dalla tendenza della fotografia a diventare simbolica che nasce lesigenza di indagare il legame fra la rappresentazione e il fenomeno rappresentato. Infatti, molte delle fotografie diventate simbolo di alcune guerre o eventi, non sono immagini di cronaca, ma immagini manipolate, costruite o ricostruite appositamente per essere veicolo di significati inequivocabili.
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Franco Carlini, Manipola che ti passa, Il Manifesto del 15 ottobre 2000 5

Le fotografie di guerra passate alla storia sono innumerevoli, molte di queste hanno ricevuto importanti premi e ancora oggi riempiono le mostre di fotografia di tutto il mondo. Tra tutte ho scelto tre immagini celebri, divenute icona del giornalismo dal fronte, cercando di analizzare il loro rapporto con la realt. Sono partita dal celebre scatto della Seconda Guerra Mondiale del fotografo statunitense Joe Rosenthal, che immortala sei Marines che alzano una bandiera americana in segno di vittoria e conquista, ritenuto pi che uno scatto di cronaca, uno scatto di posa caricato di suggestioni patriottiche. In secondo luogo mi sono soffermata sulla famosa fotografia del miliziano morente realizzata dal grande fotografo ungherese Robert Capa durante la Guerra Civile spagnola, per anni ritenuto un falso e rivelatosi poi, in seguito a numerose ricerche, autentico e reale. E per finire, ho scelto unaltra immagine simbolo della guerra, la famosa fotografia dei bambini in fuga da un bombardamento al napalm, scattata dal fotoreporter Nick Ut durante la guerra del Vietnam, niente di pi vero e tragico.

IL CASO ROSENTHAL

Costruire il significato di una fotografia


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Questa famosa fotografia passata alla storia come immagine simbolo


della Seconda Guerra Mondiale per gli americani, essa infatti testimonia con grande forza e partecipazione i successi e le vittorie a stelle e strisce. Limmagine immortala sei Marines americani che alzano una bandiera statunitense per segnalare la conquista di un crinale; venne scattata il 23 febbraio del 1945 sullisola Iwo Jima (Isola dello zolfo in giapponese), scenario dellomonima battaglia combattuta durante la Seconda Guerra Mondiale tra lesercito statunitense e le forze giapponesi. Il valore della foto risiede nel gesto collettivo di un gruppo di soldati che, alla fine di una battaglia, issa trionfante la propria bandiera a simbolo della potenza della propria patria. Lautore di questo scatto Joe Rosenthal, fotografo statunitense nato a Washington nel 1911, inviato al fronte insieme ai Marines dallagenzia Associated Press come fotoreporter di guerra. La perfezione della fotografia assicur a Rosenthal il riconoscimento pi ambito del giornalismo americano, il prestigioso Premio Pulitzer, ma port anche alla messa in discussione dellautenticit dello scatto. Furono in molti
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infatti a sostenere che la fotografia fosse stata costruita a tavolino, facendo mettere in posa i soldati. Si tratta dunque di foto storica o di falso storico? Le discussioni a riguardo si susseguirono negli anni a venire e naturalmente le versioni dei fatti riportate furono molteplici. Secondo un politico, testimone della scena, quello immortalato da Rosenthal il secondo alzabandiera del dopo battaglia, mentre il primo venne effettuato da altri soldati con unaltra bandiera; secondo altre fonti, invece, limmagine sarebbe stata realizzata dal fotografo facendo posare i soldati appositamente per lo scatto; altri ancora ritengono che la foto non sia stata creata di sana pianta, bens sia stata ricreata dal fotoreporter che, giunto troppo tardi sul crinale, non era riuscito a immortalare la scena originale. Questultima ipotesi sembra la pi accreditata, infatti lo stesso Rosenthal a raccontare che al suo arrivo una bandiera era gi stata issata, ma i Marines ritenendola troppo piccola si apprestarono a sostituirla con una pi grande, dando in tal modo al fotografo il tempo di realizzare una foto da premio Pulitzer. Cos quello scatto, realizzato da un fotoreporter che non si trovava sul posto al momento dellevento, venne scelto dalla stampa e dai vertici politici come immagine emblema dei successi americani. La foto, pubblicata su importanti giornali, fece il giro del mondo a testimonianza della vittoria statunitense. Limmagine serv inoltre da modello al Memoriale di Iwo Jima, vicino al cimitero nazionale di Arlington in Virginia (foto sopra), e ispir film, tra cui il celebre Flags of Our Fathers di Clint francobolli e decine di iniziative patriottiche.
IL CASO CAPA

Eastwood, poster,

Talmente vero da sembrare un falso


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E il 12 luglio 1937 quando la foto del miliziano morente scattata da Robert Capa durante la Guerra Civile Spagnola fa la sua apparizione sulla rivista Life. La didascalia precisa: Robert Capas camera catches a Spanish soldier the instant he is dropped by a bullet through the head in front of Crdoba. Inizia cos il giro del mondo di questa foto, che diventa emblema della guerra spagnola a rappresentanza del sacrificio umano nella lotta per la libert e la democrazia, oltre che simbolo propagandistico contro la dittatura franchista. Il valore della foto dato dalla capacit del fotografo di cogliere lattimo, in questo
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caso non un attimo qualsiasi, generico, bens lattimo della morte. Lo scatto cos perfetto da indurre chiunque a domandarsi come fece Capa a trovarsi accanto al soldato, e a immortalarlo, proprio nellattimo in cui venne colpito da una pallottola dei franchisti. Fin dal principio la foto stata oggetto di accese polemiche riguardanti la presunta messa in posa dellevento ritratto, alimentate da alcune caratteristiche salienti dello scatto. Limmagine infatti non fornisce informazioni sul luogo esatto in cui stata scattata e, a parte il soldato che cade allindietro, nessun altro soggetto viene ritratto; inoltre il volto del miliziano non riconoscibile e non sono presenti tracce di sangue o di ferite. Si tratta dunque di una foto autentica o di una messa in scena? Questa domanda diede vita a un vero e proprio giallo politico-giornalistico. Le ipotesi pi disparate con relative fotografie a confronto, documenti storici, opinioni di esperti si susseguirono su riviste, libri e giornali. Uno dei primi a riportare dubbi sullautenticit della foto in questione fu Piero Berengo Gardin nellarticolo pubblicato sulla rivista Fotografia Italiana del giugno 1972, dove mostr quattro fotografie allora inedite riguardanti il miliziano e la trincea da cui questo sarebbe uscito, diventando bersaglio dei colpi franchisti. La sequenza, curiosamente, presenta prima il miliziano colpito a morte e poi lo stesso uomo in posa per il fotografo, con gli altri commilitoni. Successivamente, in un articolo firmato da Rita Grosvenor ed Arnold Kemp
(foto sopra),

pubblicato sul quotidiano inglese The Observer il 1 settembre

1996, compaiono, oltre alla foto dei miliziani in posa, altre due istantanee di due diversi miliziani feriti che cadono a terra sulla medesima area. Larticolo, inoltre, mette in luce un altro aspetto inquietante della vicenda: negli archivi militari di Madrid e di Salamanca risulta registrato un solo decesso sul fronte di Cerro Muriano, in data 5 settembre 1936. Negli anni Ottanta le stesse immagini vengono infine raccolte e pubblicate con il titolo Comment ils sont
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tombs (Come sono caduti), nella sezione Il fotogiornalismo parte II della collana dedicata ai Grandi temi della fotografia (Gruppo Fabbri Editori).

La Guerre Civile en Espagne: Comment Ils Sont Tombs (n. 445 pag. 1106) 23 Settembre 1936.

Il fatto che si sappia che era il 5 settembre 1936, e che il soldato sia stato in seguito identificato come Borrell Garcia dal fratello, il quale conferm che fu ucciso proprio quel giorno e in quelle circostanze, non ha mai del tutto posto fine alle controversie. Soltanto oggi a distanza di decenni, dopo anni di ricerche e dibattiti, possibile affermare con certezza che la foto vera. A rivelarne lautenticit sono quaranta fotografie scattate nello stesso giorno e nello stesso luogo, da Capa e dalla sua compagna Gerda Taro, scoperte dallInternational Centre of Photography di New York, il centro fondato da Cornell Capa, fratello di Robert. Questa sequenza completa di immagini permette di analizzare con chiarezza che cosa avvenne: Capa era intento a fotografare una scena simulata di battaglia quando
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improvvisamente una mitragliatrice nemica cominci a sparare. Dunque la foto autentica: quel giorno il giovane Federico Borrell Garcia mor veramente sotto i colpi dei franchisti. Fu una coincidenza fortuita, dice al Sunday Times la curatrice della mostra This is War! Robert Capa at Work dove vengono esposti i quaranta scatti inediti, Capa ebbe la fortuna di riprendere un momento cos terribile e cos emblematico della guerra 3.

IL CASO KIM PHUC

Niente di pi tragicamente vero

Enrico Franceschini, Capa, la vendetta dopo 70 anni autentica la foto pi contestata, Repubblica del 22 settembre 2008, pagina 31, sezione: POLITICA ESTERA

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Questa foto simbolo della guerra in Vietnam, scattata l8 Giugno 1972 dal fotoreporter sudvietnamita Nick Ut dellAssociated Press, stata ed tuttora immagine emblema dellatrocit della guerra. Lo scatto che immortala un gruppo di bambini che fugge insieme ai soldati da uno sfondo devastato dai bombardamenti al napalm, valse al fotografo il Premio Pulitzer nel 1973. Il valore della foto dato, oltre che dai volti terrorizzati dei bambini e dalla loro corsa disperata davanti ad un gruppo di soldati incuranti di loro, dal corpo nudo di una ragazzina ustionata dal napalm, in seguito riconosciuta per Kim Phuc, di nove anni. La vicenda della bambina venne ricostruita dai racconti del fotografo Nick Ut, che dopo averle versato addosso dellacqua, prese lei ed altri bambini e li port in un ospedale vicino Saigon. La piccola Kim Phuc trascorse quattordici mesi in ospedale e sub 17 operazioni per guarire dalle gravi ustioni.

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Il governo nordvietnamita sfrutt questa foto trasformandola in immagine emblema della resistenza vietnamita e la gente inizi a utilizzarla come icona del pacifismo americano. La foto si trov da subito al centro di una serie di dibattiti riguardanti la sua pubblicazione sui media americani: la nudit della bambina infatti suscit non poche perplessit sulla sua diffusione che vennero per fugate dalla forte rilevanza dello scatto. Inoltre, in seguito alla comparsa della foto sui giornali e in televisione, il presidente americano Richard Nixon avanz, anche se non pubblicamente, dubbi sullautenticit della foto. Come per ogni celebre foto le indagini e i dibattiti si susseguirono su articoli, giornali, riviste, libri. Si parl di manomissione che avrebbe addensato la cortina di fumo dello sfondo e addirittura di una sorta di messa in posa ad opera del fotografo, che avrebbe direzionato la fuga dei bambini in modo tale da consentire uno scatto pulito, senza lintromissione dei numerosi fotoreporter e cineoperatori presenti alla scena. Secondo la scrittrice Susan Sontag, come riportato nel suo libro On Photograpy fotografia, 1977 Torino, (trad. it., Sulla 1978) Einaudi,

questa foto sicuramente non il risultato di una messa. I motivi da lei citati sono diversi; tra questi le circostanze di fatto della fuga dei bambini ustionati dal napalm che non si sarebbero di certo potuti mettere in posa e la presenza costante delle televisioni che con le loro

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riprese sorvegliavano facendo da garanti per la correttezza delluso delle immagini. Infine a conferma dellindiscutibile autenticit delle immagini arrivano le parole di testimonianza della vittima che reca su di s le cicatrici dei fatti e del fratello, nella foto in primo piano, oltre a quelle del fotografo.

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CONCLUSIONI

Il guaio non la manipolazione, ma il far finta che sia vera 4


Ai suoi esordi la fotografia viene considerata un procedimento scientifico che non pu falsificare la realt: una fotografia considerata dimostrazione incontestabile che una data cosa effettivamente accaduta 5 ; ma ben presto si impara a servirsene per distorcere il reale; ci si rende conto che la fotografia rappresenta un forte strumento di persuasione, pertanto temuta e spesso manipolata. Esistono casi di manipolazioni di immagini di guerra e non, usate per modificare, deviare o suggerire il significato delle fotografie; tra i pi conosciuti cito il caso della foto di copertina del Time dedicata a O.J Simpson, campione di football americano accusato dellomicidio della moglie: il colore della pelle dellex campione, era stato reso notevolmente pi scuro e tutta la luce era concentrata attorno agli occhi, quasi eliminando gli altri lineamenti6, quasi a significare che il colore della pelle gi di per s fosse indizio di reato; si induce inoltre il lettore a soffermarsi su uno sguardo cupo, minaccioso, tipico di un assassino. Sergio Romano, in un suo articolo comparso su LA STAMPA il 27 Dicembre 1997 (pag.19 sezione Societ e Cultura), afferma che nessuna manipolazione della realt pi pericolosa e inquietante del falso fotografico[] non possiamo accettare che i fotografi falsifichino la realt [] Il falso fotografico e' un inganno, una menzogna 7. Vorrei partire da questa dichiarazione per
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Franco Carlini, Manipola che ti passa, Il Manifesto del 15 ottobre 2000 Susan Sontag, Sulla fotografia, Torino, Einaudi, 1978 , Papuzzi Alberto, Professione giornalista, tecniche e regole di un mestiere, pag.129

ROMANO SERGIO, Dal "miliziano morente" al tragico incidente di Lady Diana: usi e abusi dell'immagine nel giornalismo del '900, del 27-12-1997, STAMPA, TORINO, pag.19.

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trarre le conclusioni del mio breve elaborato. Il fotografo porta la sua professionalit sul luogo del conflitto rischiando la propria vita ricordiamo che Robert Capa morto calpestando una mina anti-uomo durante la guerra dei francesi in Indocina, vittima della sua stessa passione e della sua stessa missione
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e si limita a immortalare sulla pellicola ci che i suoi occhi

vedono, nessuna manipolazione, nessuna posa, solo testimonianza. Come stato detto la macchina fotografica [...] non mente mai (Knightley 1975) 9, sono i fotomontaggi, le elaborazioni, le scelte editoriali di pubblicazione, contestualizzazione, descrizione dellimmagine a non essere obiettive, a falsificare la realt. La gestione delle immagini catturate non di competenza del fotografo: i rullini arrivano allagenzia che ne di fatto la proprietaria e comunque (al di l delle clausole contrattuali e la ripartizione dei diritti, che sono variabili) ne dispone decidendo la scelta tra i vari negativi, la titolazione, la diffusione e anche le caratteristiche delle emulsioni usate per lo sviluppo. Linnovazione della fotografia digitale mette in discussione i due caratteri sostanziali della foto classica, vale a dire la sua immutabilit e il suo essere dautore. Infatti tutti sono in grado, con software creati appositamente a questo scopo, di manomettere e modificare le immagini fotografiche trasformandole in nuove immagini della cui originalit, non essendoci rullini, non si sa niente. Non un percorso arrestabile e di per s non nemmeno negativo, perch la nuova versione della prima immagine pu risultare migliore delle precedenti, magari perch stata migliorata dall'intervento creativo di un videografico 10.
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Tiziana Bagnato, ROBERT CAPA Colui che scrisse la storia su una pellicola, InStoria, rivista online di storia e informazione N.21 febbraio 2007

Papuzzi, Professione giornalista, tecniche e regole di un mestiere, pag. 115 Franco Carlini, Manipola che ti passa, Il Manifesto del 15 ottobre 2000 http://www.ap.org/newsvalues/index.html

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Limportante che il processo di correzione dellimmagine originale venga reso noto al lettore. Per questo motivo sono stati introdotti dalle agenzie i codici etici di autoregolamentazione al fine di garantire lintegrit sostanziale delle immagini; per esempio, lagenzia Associated Press, una delle pi importanti agenzie che attraverso lagenzia LaPresse distribuisce in esclusiva materiali anche ai giornali italiani, nel 2006, ha istituito il codice etico STATEMENT OF NEWS
VALUES AND PRINCIPLES, integralmente consultabile sul sito web 11, nel quale

precisa quanto segue: il contenuto delle fotografie non pu essere alterato o manipolato in nessun modo, non sono ammesse modificazioni con Photo Shop o con altri mezzi, aggiunte o cancellazioni di elementi; sono invece ammessi minimi aggiustamenti con Photo Shop e semplici aggiustamenti di tonalit o colore che non alterino in modo sostanziale la natura della fotografia originale. E giusto guardare alle immagini del fotogiornalismo con lo stesso occhio critico riservato alla televisione e ai giornali, ma non va dimenticato che grazie agli innumerevoli scatti realizzati dai fotoreporter che abbiamo avuto una testimonianza reale, concreta e diretta dei conflitti susseguitesi nellultimo secolo; questi scatti hanno testimoniato la guerra nei suoi tanti aspetti, portando sotto gli occhi di tutti rappresentazioni vere e tangibili dei conflitti e dei loro effetti devastanti. La fotografia rimane a mio parere il mezzo pi semplice e diretto di fare giornalismo.

Le pi autentiche fotografie di guerra sono fotografie di cronaca, semplici testimonianze degli occhi del fotografo che era l in quel preciso e tragico momento.

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Immagine dello studente che tenta di fermare i carri armati in Piazza Tien Ammen

Fotografia del

rastrellamento nel Ghetto di Varsavia, scattata da un soldato tedesco

BIBLIOGRAFIA
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Papuzzi, Professione giornalista, tecniche e regole di un mestiere, Donzelli2003

Marco Pratellesi, New Journalism, Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno Mondadori, 2004

Alberto Abruzzese, Valeria Giordano, Lessico della comunicazione, Meltemi Editore srl, 2003 Andy Steel, Reportage i grandi maestri del fotogiornalismo Atlante, 2007

Da articoli di giornale rintracciabili negli archivi online: *http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewO bj.jsp?objid=1868176 *http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/22/c apa-la-vendetta-dopo-70-anni-autentica.html *http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/06/11/d a-ylenia-sophia-quei-falsi-scoop-passati.html Da riviste online *http://www.instoria.it/home/robert_capa.htm *http://www.con-noi.it/news.aspx?idnews=121&idarchivio=9

Da sito dellassociazione di fotografi indipendenti Fotografia & Informazione: *http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=74 *http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=476 * http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=118

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Dal sito dellAssocieted Press *http://www.ap.org/newsvalues/index.html

Da altri siti vari *http://www.mediastudies.it/IMG/pdf/Kim_Phuc._Storia_di_una_foto_de l_Vietnam_1.09.pdf *http://www.photographers.it/articoli/capa.htm *http://www.jollyrogerxxx.it/capadossier.htm *http://www.photosob.com/forum/index.php?topic=637.0

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