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Roma, 12 maggio 2011.

Conferenza stampa di presentazione di Project Malawi Corrado Passera: E davvero un piacere per me presentarvi un lavoro che ha visto la Fondazione Cariplo e Intesa San Paolo svolgere un ruolo importante di promozione, che continuano ad assicurare non solo attraverso il finanziamento ma anche tramite il coordinamento. Per poi il grande lavoro che viene fatto sul campo merito soprattutto delle organizzazioni che sono state in parte citate: prima di tutto la Comunit di SantEgidio, Save the Children, gli Scout locali, il CISP, che anche presente qui con noi oggi. Si sono poi uniti, nel corso del tempo, anche pediatri e neonatologi italiani; insomma, una squadra forte, squadra impegnata; una squadra che da tanto tempo coinvolta in un lavoro importante, e per questo motivo ci fa piacere accogliere linvito della Comunit di SantEgidio, che avr in questi giorni un suo convegno con molti importanti esponenti africani per fare il punto del progetto. Ci fa piacere farlo con la presenza del rappresentante del Governo del Malawi, perch questi progetti, se vogliono essere vitali, se vogliono essere sostenibili nel tempo, hanno bisogno di una fortissima integrazione con le strutture nazionali. Non si pu limitarsi a portare competenze, a installare strutture; bisogna creare la forza interna, bisogna formare le persone sul posto, bisogna creare strutture che sappiano collaborare con le strutture centrali e Mary Shawa, che da pi di sei anni accompagna questo progetto, ne stata la garante in Malawi. La copertina che adesso apparir sullo schermo un po la sintesi di tutto questo: c il contributo forte delle quattro ONG, il contributo ugualmente forte del Governo del Malawi, ci sono i due finanziatori e coordinatori principali, Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo per lappunto. Il tutto porta a un progetto che abbiamo chiamato in maniera molto semplice Project Malawi. E un progetto che alcuni anni fa sembrava un po impossibile, soprattutto per le ragioni che diceva prima Marazziti: non ci credeva pi nessuno che un paese cos mal messo potesse riprendere dei trend positivi come quelli che oggi vediamo, e oggi a distanza di sei anni siamo a farvi un rendiconto e non perch il progetto sia concluso; esso infatti deve continuare e continuer con il nostro appoggio convinto. Per dopo sei anni e dopo i risultati concreti e dimostrabili che sono stati raggiunti, ci sembrava una buona occasione approfittare dellevento organizzato in questi giorni a Roma dalla Comunit di SantEgidio, per condividere insieme un po del lavoro fatto. Due punti nella presentazione. Innanzitutto lAIDS non un problema risolto, anche se a casa nostra se ne parla molto meno, perch abbiamo imparato a conviverci, perch non si muore pi come si moriva prima. LAIDS continua a essere, per il mondo in generale, ma sicuramente per lAfrica, un problema enorme non ancora eliminato, col quale bisogna fare i conti. Il nostro progetto, Project Malawi in generale, e il

programma Dream, che la parte pi specificatamente dedicata alla cura dellAIDS, si sono dimostrati efficaci - quindi non pi una promessa, non pi un impegno nellaffrontare lAIDS con un approccio integrato, che quello che vorrei cercare di illustrare per affrontare sia i temi sanitari, sia i temi dello sviluppo. E chiaro che la massima priorit e la massima enfasi sono oggi rivolte sulla parte sanitaria, perch da l si parte se si vuole creare una speranza di futuro. Per se non ci fossero insieme tutte le altre operazioni di prevenzione, di educazione, di microfinanziamento, di assistenza a questa sterminata popolazione di orfani, non ci sarebbe alcuna speranza di risolvere i problemi facendo conto solo sullapproccio sanitario. Allora vediamo alcuni dati concreti sia sul primo punto che sul secondo. La prima tavola dimostra che in alcuni paesi, proprio nella parte sub-sahariana dellAfrica, lAIDS continua a essere un problema di grandissima portata: parliamo di pi di 33 milioni di persone infette e due terzi sono concentrate proprio in quella regione. Questo dimostra che assolutamente e drammaticamente vero che in alcune parti del mondo continua a essere il problema principale. Infatti, a pagina 4, vedete che lAIDS rimane la principale causa di mortalit, staccando di molto tutte le altre; stiamo quindi parlando dellepidemia ancora principale, ed la ragione per cui non solo non molliamo, ma spingiamo sempre di pi il piede sullacceleratore. A pagina 5 vedete lo stesso tipo di messaggio: lAIDS ancora la principale causa di mortalit in Africa, e se prendiamo le diverse parti del mondo, dove ovviamente le cause di morte sono molto diverse, sia come mix sia come effetto complessivo, vedete che differenza c tra i paesi benestanti e lAfrica in generale. Se poi andassimo pi in profondit e guardassimo specificatamente alla parte sub-sahariana dellAfrica, quella terribile stringa di malattie e di percentuali di decessi da AIDS sarebbe ancora pi forte, ma gi cos noi ci rendiamo conto di quanto il problema sia ancora grave, ed quindi importante non perdere attenzione su questo tema. Non solo un tema sanitario, un tema sociale, perch lAIDS distrugge le famiglie, e quando si distrugge la struttura fondamentale della societ, si distrugge la tenuta stessa della societ. LAIDS ha prodotto 16 milioni di bambini orfani e il 90 per cento sono proprio concentrati nei paesi di cui stiamo parlando. Stiamo parlando di 16 milioni di bambini. Le dimensioni del problema sono sterminate, in grado di innescare ulteriori problemi altrettanto eccezionali, perch essere orfani vuole dire non avere istruzione, non essere accuditi, vuol dire creare intere generazioni disperate, senza speranza, che si possono portare dietro gravi rischi sociali, economici, ben maggiori del problema medico in s. LAIDS costa enormemente, a seconda dei paesi, in termini di mancato sviluppo Si calcola l12 per cento di Pil, cifra fa la differenza in molti di questi paesi.. Il fatto che ovviamente muoiano i pochi medici, i pochi infermieri, i pochi insegnanti di questi paesi, rende le societ stesse molto pi deboli, destrutturate, incapaci poi di reggere la dimensione

del problema. Qui abbiamo solo riassunto alcuni degli aspetti, non certo per sottolineare le debolezze del paese, ma per giustificare la necessit di intervento e limpegno che ci siamo presi, grazie a queste informazioni che valutiamo con Mary Shawa periodicamente, con le persone che sul territorio seguono il progetto. LAIDS rimane la causa di morte numero 1, e questo facile da dire: pi del 12 per cento infetto e il 17 per cento delle madri sono sieropositive e, se non ci fosse il progetto Dream, molte di loro non potrebbero che far nascere bambini malati, e quando si nasce malati, vuol dire che non c speranza. Infatti, a volerla sintetizzare in poche parole, la finalit del progetto, Project Malawi, proprio quello di mettere una barriera alla malattia, per far nascere generazioni sane, che possano sperare in un futuro migliore. Sar poi difficilissimo costruirsi una vita dal punto di vista economico, sociale, democratico, etc., per se non si salvaguarda il diritto di nascere sani, non c nessuna speranza di realizzare qualcosa di positivo per la vita. Stiamo parlando di diffusione attraverso i parti di decine di migliaia di possibili nuovi malati allanno; stiamo parlando di una malattia che, come si diceva nel bellissimo filmato, non solo grave e porta alla morte, ma marginalizza, nasconde, ghettizza le persone e facilita un degrado economico e sociale che spesso gi presente, rendendolo ancora pi terribile. Accennavo al tema che le prime vittime sono proprio coloro che possono poi contribuire alla soluzione, come medici, insegnanti, infermieri e persone che si occupano con generosit di curare questa malattia. Quando pensate al Malawi, un paese con poco pi di 10 milioni di abitanti e pi di 1 milione di orfani, immaginate cosa vorrebbe dire in proporzione in Italia, aggiungendoci i livelli di povert che certamente noi non conosciamo da tanti decenni: sono problemi che apparentemente sembrano irrisolvibili. E questa quasi mancanza di speranza stata una delle ragioni per cui abbiamo voluto concentrare insieme alla Fondazione Cariplo - i nostri sforzi allestero in un posto dove si era persa un po la speranza, dove sembrava che non ci credesse pi nessuno, ma dove, allo stesso tempo, cera la possibilit di reagire . E i numeri, soprattutto sei anni fa, dimostravano che il Malawi rispondeva a queste caratteristiche. Vediamo adesso qualcuno dei risultati. Ricordiamo velocemente alcune delle caratteristiche di Project Malawi: il primo obiettivo, sicuramente quello di migliorare le condizioni della vita della popolazione, quindi la sanit, ma anche tutto ci che ci sta intorno in termini di sviluppo complessivo. Secondo obiettivo specifico del progetto: creare la barriera allAIDS di cui si parlava prima, attraverso la prevenzione della trasmissione da madre a figlio, cio contribuire a creare generazioni sane. Si tratta poi di contenere gli impatti economici e sociali della piaga dellAIDS.. Un tema importante quello dellapproccio. Parliamo di un progetto integrato, che lavora col paese, perch guai a fare ciascuno il proprio pezzettino in maniera autonoma e guai a fare interventi

dallesterno che poi non trovano nel paese, nelle strutture locali, lacceleratore, il realizzatore nel lungo periodo. Secondo aspetto: va bene la lotta allAIDS, che la cosa principale, ma anche educazione sanitaria, prevenzione, assistenza agli orfani, sviluppo locale e micro finanza. E un modello abbastanza inusuale, non ci sono tanti progetti di cooperazione di questo tipo e questa una delle ragioni per cui anche lONU ci ha segnalato e ci ha premiato per il lavoro che stiamo facendo. Si parlava di finanziamento, perch questi lavori non si fanno se non ci sono risorse importanti, che, nel nostro caso, sono state garantite dalla Fondazione Cariplo e da Intesa Sanpaolo. Abbiamo gi destinato in questi sei anni 18 milioni, poi abbiamo trovato altri amici che hanno contribuito: per esempio, i dipendenti di Intesa Sanpaolo hanno messo a disposizione anche parte delle loro risorse. Siamo arrivati cos a circa 20 milioni una cifra che ne fa uno dei progetti privati pi grandi che si stanno conducendo in questo campo al mondo. Noi apparteniamo a unAssociazione che si chiama Business Coalition, che raggruppa tutti i privati che nel campo della lotta allAIDS si impegnano in giro per il mondo. Ci viene confermato che sono pochissimi i progetti di questa dimensione, di questa durata e soprattutto di questa portata. Altre caratteristiche importanti, ci torneremo e poi ci torneranno le persone pi esperte, riguardano la qualit terapeutica. Non era cos prima: in Africa si portavano i resti, si portava quel che cera, oggi i risultati che vi portiamo derivano dal fatto che in questo paese si applicano gli standard migliori del mondo. Le cure che si ricevono in Italia piuttosto che negli Stati Uniti sono le stesse che garantiamo l. La qualit dei laboratori, il tipo di analisi, il tipo di prevenzione che riusciamo, solo su una parte per adesso e sperabilmente su una parte sempre pi ampia della popolazione, a dare in Malawi, non hanno nulla da invidiare alle cure che hanno permesso di incominciare a isolare lAIDS come problema nei nostri paesi. La cosa importante che collaboriamo con il Governo, perch il progetto deve entrare nelle strutture e nella vita del paese, deve coinvolgere le comunit locali, che sono molto importanti, le strutture dei villaggi, le strutture delle province locali, che hanno in parte la responsabilit di realizzare alcune delle cose che introduciamo. Investimento anche nella formazione del personale: stiamo parlando di centinaia di persone formate, gente del posto, che vanno poi avanti ciascuno per conto suo, sempre bene organizzati e coordinati nelle varie parti del paese. Coinvolgiamo organizzazioni non governative con sede sul territorio e a predominante partecipazione malawiana. Che cosa vuol dire? Prendiamo per esempio gli scout, le guide, una delle organizzazioni pi vitali del Malawi: sono loro che irradiano per tutto il paese i messaggi di formazione, di educazione, di speranza. Lo fanno nelle maniere pi diverse, facendo teatro, facendo piccole pre-scuole, o prescuole ai bambini locali. Solo con grandi strutture locali si possono raggiungere risultati che fanno la differenza.

Ultimo punto, il ruolo dei finanziatori, Fondazione e Intesa Sanpaolo. Non si limitano a staccare lassegno, ma sono direttamente coinvolti, si sentono parte, si sentono responsabili, stanno sul posto, fanno in modo che il coordinamento, che non che una cosa che viene naturalmente, avvenga. E davvero un impegno di lungo termine, perch molto spesso, ce lo dicono tanti governi, anche di altre parti del mondo, questi progetti iniziano, fanno un primo boom, fanno degli annunci spot, ma poi dopo un po si spengono, mentre limpegno che ci siamo presi di portare fino in fondo quello di cui vi stiamo parlando. Ci vuole poi un grande rigore nel monitorare e nel controllare le spese, gli investimenti; quindi anche dal punto di vista dei meccanismi di controllo del progetto, credo che questo sia uno dei casi che possano essere presi ad esempio. E chiaro che questo ci viene anche dalla grande esperienza di gestione di progetti umanitari e sociali della Fondazione Cariplo, che ha tutto un meccanismo assodato per la rendicontazione dei risultati dei vari progetti. Ripeto, i quattro grandi comparti sono salute e cura dellAIDS, che dimensionalmente ovviamente il pi consistente, gestito dalla Comunit di SantEgidio. C poi il tema educazione e prevenzione che naturalmente integrato, e lo stesso Dream fa attivit di educazione, ed il mondo degli scout malawaiani. C il grande tema della cura degli orfani dove il capofila Save the Children, e poi linaugurare politiche economiche di micro credito, di micro imprenditorialit, e per questo c il Comitato italiano per lo sviluppo dei popoli, il CISP. Vediamo velocemente i risultati principali per ciascun settore. Qui bisogna spiegare cose con un contenuto scientifico in modo comprensibile, il dott. Palombi sar molto pi bravo di me, per ci sono alcune cose che fanno la differenza su cui volevo soffermarmi. LAfrica prima e dopo il progetto Dream sono due realt diverse, nel senso che anche in Africa sono stati portati protocolli di assoluta eccellenza mondiale. Prima, come diceva Marazziti allinizio, facevamo al massimo un po di prevenzione - e la scusa era che non cerano i soldi n i modi per fare terapia. No, Dream dimostra che soltanto abbinando prevenzione e trattamento terapeutico si possono portare risultati. Prima si adottavano terapie molto semplici, mono terapie, bi-terapie e quindi di scarso risultato nella prevenzione del passaggio della malattia tra madre e bambina,. Invece chiaro che soltanto attraverso lapplicazione di tri-terapie a tutte le donne in gravidanza si possono portare a risultati importanti. Terzo punto, quando si comincia? Solo al momento del parto? No, bisogna partire molto prima: quando le condizioni sono troppo gravi gi troppo tardi, e quindi bisogna partire con anticipo, bisogna monitorare, bisogna cominciare a investire in termini di cure preventive. E c poi il modello Dream, in base al qualche soltanto se si accompagna madre e figlio nel corso dellallattamento, si eliminano e si abbassano veramente le probabilit per i pi piccoli, di morire presto. E, infatti, questo diventata La formula. E poi, ultimo tema, ma non meno importante, da diagnostica solo clinica, cio sul campo, si passati ad

una diagnostica profonda, rigorosa, basata su laboratori e tecniche, che se vedeste questi laboratori, tocchereste con mano quanto siamo alla frontiera delle conoscenze in questo campo. Risultati: questo in blu, lindice di trasmissione dellAIDS tra madre e figlia, con la cura prevista dal progetto Dream; le altre erano i risultati della non cura, o ottenuti dallapplicazione di cure diverse o molto pi semplici e sbrigative. Quindi sono numeri che poi parlano in termini di efficacia. Questa la mortalit materna, perch molte madri morivano successivamente al parto e adesso con lapplicazione del protocollo Dream inserito nel progetto Malawi, voi vedete che il tasso di mortalit non cambia solo di un po, ma si riduce di tre quarti: una diversa prospettiva di vita e di risultato. Qui sar poi Palombi che potr andare pi in dettaglio, per questi numeri dimostrano che la carica virale, cio la forza della malattia nelle comunit dove sono introdotti i protocolli di Dream, cala concretamente: stiamo parlando di numeri che passano da 91 al 5. Sono cose concrete, dimostrate: infatti, grazie a questi risultati, anche lOMS e anche il Governo del Malawi ha preso delle iniziative molto importanti. Prendiamo in generale la forza del virus nelle comunit, dove c stato il trattamento delle madri in gravidanza: non solo guariscono di pi, ma lintera comunit di cui queste donne fanno parte, produce soggetti con meno vulnerabilit e grado di infezione. Ecco, questi numeri sono numeri da campionato del mondo, nel senso che sono le cose che hanno permesso di portare a cambiamenti molto importanti, sia a livello di OMS, e qui viene citato nel primo capoverso che i risultati del programmi Dream sono stati sicuramente rilevanti nella decisione poi dellOMS di introdurre questo genere di protocolli rispetto a quelli precedenti, ;sia a livello del Governo locale, che ha anticipatogli interventi di cura, avviando, per una larga parte della popolazione, lutilizzo di questi protocolli. Gli investimenti, perch queste cose non succedono per buona volont, sono possibili se ci sono le strutture per poi realizzare le cose. Abbiamo finanziato e permesso la realizzazione di nove centri, cio nove ospedali che danno questo genere di assistenza, che in un piccolo paese fanno la differenza; , sette strutture di maternit in gran parte collegate a strutture locali, e poi quattro laboratori costruiti da zero, passando quindi dal niente alla possibilit di seguire in maniera molto approfondita landamento delle cariche virali e quindi lindividuazione dei momenti in cui la cura pu essere realizzata col massimo delle possibilit di successo. Settecento operatori formati, ovviamente tra educatori e operatori sanitari pi specializzati. Stiamo per parlando di numeri che cominciano poi a percepirsi allinterno dellintero paese grazie ad un grande lavoro di comunicazione interno al paese e di collegamento tra il paese e il resto dellAfrica e il resto del mondo. Questo il piccolo paese dove sono segnalati i nostri centri medici e di laboratorio e le comunit dove si concentrata lattivit di Project Malawi. Questi sono alcuni numeri, perch poi sono i numeri che devono convincere sul fatto di avere

avuto successo o meno del progetto, sia nella scelta a monte che nel farlo operativamente. E chiaro che questi numeri adesso cresceranno molto pi velocemente, perch le strutture si sono create soltanto negli ultimi anni; stiamo per parlando di tremila bambini nati sani, stiamo parlando di diecimila persone in cura, stiamo parlando di quote rilevanti nelle comunit dove operiamo, di gente con una speranza di vita accettabile rispetto alla morte sicura. Parliamo dellattivit enorme dei laboratori, ma di nuovo anche qui la velocit adesso prender ulteriore sprint, dato che tutti e quattro sono ora perfettamente funzionanti; e poi ci sono il numero delle visite mediche, i prelievi: parliamo di grandi numeri che, soprattutto in un paese con queste dimensioni, fanno certamente la differenza. Intorno allattivit base di Project Malawi, che appunto il Progetto Dream, c la fantastica attivit degli scout locali. Vi accennavo allenormit della questione: parliamo di migliaia di giovani che si sono messi a disposizione, di iniziative fisse in 158 scuole, parliamo di decine di migliaia di ragazzi che sono stati formati, perch non avete idea della dimensione del ritardo culturale. - un po nel filmato viene fuori - perch poi certe cose che ti fanno accapponare la pelle non si sanno. Non si deve combattere solo con lignoranza ma con convincimenti che hanno del pazzesco, del tipo che se si violenta una bambina sana si pu guarire dallAIDS, quindi pensate cosa pu succedere nella famiglie. Quindi il fatto di rendere coscienti famiglie e ragazzi di quelle che sono cose assurde o cose giuste da fare, pu fare veramente la differenza. Adesso non entro in tutti i dettagli, per come vedete si parla di decine di migliaia di ragazzi e ragazze coinvolte. Tutti sapete cos Save the Children: qui stiamo parlando di 104 centri che sono stati creati nel paese, della formazione di quasi 600 educatori, della creazione di Childrens Club in tantissimi paesi, creazione di luoghi dove situazioni di disagio vengono affrontate e risolte. Di nuovo non solo poche cose, bens centinaia o migliaia di cose in corso che non si fermeranno. La micro-finanza e il micro-credito, insieme alleducazione alla micro-imprenditorialit, sono cose molto difficili che prendono molto tempo, perch ci sono da creare ex novo le basi di qualcosa che pu trasformare un pollaio in una piccola iniziativa economica, trasformare unattivit di riparazione dei secchi in una cosa che pu essere anche fonte di reddito per diverse persone allinterno di un villaggio. Ecco, qui il CISP che se ne occupa. Grande struttura di lavoro con organismi rurali locali, 300 imprenditori gi assistiti nel fare le loro piccole pianificazioni, e varie esperienze di successo che le 77 attivit generatrici di reddito, che poi avranno un effetto non pi monitorabile, perch quando si capisce che si pu uscire dalla povert assoluta, facendo delle cose relativamente facili, poi si mette in moto leffetto valanga delle iniziative. Siamo inoltre molto grati anche alla societ italiana di neonatologia e di pediatria che ha messo in moto un meccanismo di fornitura periodica, nel senso che ci sono sempre presenti sul territorio dei nostri

medici in un certo numero di reparti di pediatria e neonatologia, che fanno sia servizio diretto sia formazione al personale in loco. I prossimi passi sono impliciti in quello che vi dicevo. Dobbiamo andare avanti: il progetto originario si dimostrato quello giusto, si sta concludendo il secondo e si aprir presto il terzo triennio. Dobbiamo naturalmente continuare a ripensare i protocolli fino ad ora utilizzati. Come adattarli, come farli evolvere, se concentrarsi di pi in alcune zone, o se fare invece attivit pi diffuse; probabilmente sar la strada del concentrarsi per abbattere tutte le fonti di AIDS in una particolare zona, quella che stiamo valutando. . Per di questo parleremo magari in una prossima occasione, quando affronteremo nello specifico lattivit del prossimo triennio. Certamente questi impegni hanno senso soltanto se sono impegni di lungo termine. 3.300 bambini nati sani, che sembrava impossibile, e il fatto che le loro madri sono ancora l, secondo noi la prova vivente che lo sforzo da fare era giusto, e che, come diceva Marazziti, forse un contributo, un piccolo contributo a una speranza molto concreta che si sta creando in Africa. Quindi ancora grazie alle organizzazioni, prima di tutto alla Comunit di SantEgidio; grazie al supporto del Governo del Malawi. Grazie per come molti di voi ci hanno seguito e speriamo continueranno a seguirci. Cedo adesso la parola alla signora Enoch, poi interverr Palombi che lesperto tecnico e dir delle cose molto pi rigorose di quelle che ho detto io, per dovevamo convincerci anche noi, perch molto spesso se ci si limita allassegno e non si parte della decisione e del rischio di iniziare strade nuove - perch Dream era rivoluzionario rispetto a quello che facevano gli altri - ecco, se non si entra nella comprensione delle cose almeno un po, non si ha poi lo stesso entusiasmo nel fare le cose. E poi ci sar Mary Shawa che ci dar la prospettiva dal punto di vista del Malawi.