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OPERATORI DELLA SICUREZZA E GUARDIE PARTICOLARI GIURATE: PROTEZIONI PASSIVE PERSONALI

di: Fernando COLACI ( Istruttore Tattico e Docente di Difesa Passiva e Attiva Team Colaci)

PREMESSA

Parlare oggi di sicurezza e di tutte le varie implicazioni tecniche ad essa connesse, facile ed allo stesso tempo complicato. Un po perch largomento di moda ed un po perch il materiale dedicato dalle varie aziende tanto, forse, troppo. Tra i vari prodotti si vuole in questi appunti esaminare il giubbotto antiproiettile, bene anticipare per che non rientra negli scopi del presente scritto, fare una esegesi completa di tutte le caratteristiche tecniche che caratterizzano tali indumenti protettivi, bens fornire agli operatori della sicurezza informazioni pratiche sui vizi e virt di queste particolari protezioni balistiche.

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INTRODUZIONE

E trascorso ormai molto tempo da quando, gli antichi guerrieri medioevali si proteggevano con rilucenti corazze metalliche. Se una corazza bastava a fermare i dardi, non bastava di sicuro a fermare i pesanti proiettili lanciati sfruttando la combustione della polvere nera, quellinvenzione diabolica che ha spazzato via gli ideali della cavalleria e che ha posto in condizione anche il pi pavido fra gli scudieri di battere efficacemente il pi prode cavaliere. Era crollato il mito della invincibilit che da Achille in poi era stato il motivo di vanto e giustificazione del potere. Luso dei materiali tradizionali, acciaio pi o meno trattato, ha sempre comportato un netto svantaggio in fatto di mobilit, peso da sopportarsi, ingombro notevole; leterna battaglia tra chi costruisce corazze e chi proiettili sembrava volgersi a favore dei secondi rispetto i primi. Solamente la scoperta e la produzione in serie di nuove fibre sintetiche ad altissima resistenza e luso di materiali compositi innovativi ha reso possibile sovvertire il risultato.

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CENNI STORICI

Dalla seconda guerra mondiale si iniziata a studiare tutta una serie di protezioni pi leggere e moderne di quelle di cui usufruiva il fante del primo conflitto, oberato nelle sue missioni pi rischiose (come quelle di tagliare i reticolati sotto il fuoco nemico) da pesanti corazze metalliche. Tali studi sono stati resi necessari dal fatto che era vitale cercare di proteggere il soldato soprattutto dalle lesioni derivanti da schegge di granata e dai frammenti delle bombe di vario tipo prima che dal fuoco diretto delle armi leggere. E nella guerra di Corea che si avuto il primo diffuso impiego di indumenti protettivi assemblati con materiali di sintesi: il nylon balistico e il Doron (fibra di vetro), che hanno dimostrato sul campo la loro reale validit. Famosa la foto di un marine vittorioso in combattimento ravvicinato con un nord coreano che mostra la sua flack jacket in nylon e Doron centrata da una raffica di PPSH in 7,63 Tokarev. In tale foto c anche un altro aspetto interessante: la testimonianza visiva di un effetto balistico terminale sul corpo, dovuto allimpatto del proiettile e la conseguente estroflessione della protezione che ha determinato un trauma (back face deformation) sul torace. Nonostante questa lesione, il marine, non solo sopravvissuto alla raffica nemica, ma ha anche vinto lo scontro, motivo questo di riflessione per cercare di dare il giusto peso alla potenzialit invalidante del blunt trauma, termine con cui gli autori doltre oceano sono soliti classificare il trauma indotto dalla deformazione della protezione. Con la guerra del Vietnam si avuta una vera e propria generalizzazione dellimpiego delle protezioni personali a funzione anti-balistica che, allepoca, venivano realizzate con materiali diversi, sia di sintesi che ceramici e metallici. Solitamente le flak vest realizzate con protezioni sintetiche, venivano usate dalle truppe appiedate per il loro minore peso e per la maggiore adattabilit, mentre quelle realizzate con piastre dure, essendo pi pesanti ed impacciando i movimenti, erano appannaggio quasi esclusivo dei piloti di elicottero, dei serventi delle mitragliere o dei carristi.

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NUOVI MATERIALI

Nel 1965 la ricercatrice dei laboratori della Du Pont, Stephanie Kwolek, scopr la fibra aramidica che , dopo il Nylon, la pi importante scoperta nel campo delle fibre sintetiche. Ma passarono un po' di anni prima che questo materiale venisse utilizzato per la produzione di articoli di protezione balistica; il balzo di qualit fatto dopo la scoperta del Kevlar (questo il marchio che la Du Pont ha dato al suo prodotto) fu sorprendente, grazie allimpressionante resistenza alla trazione, unita alla densit ridotta (rapporto peso/resistenza) di questo materiale. A seconda delle caratteristiche si sono prodotti i Kevlar 29 ed il Kevlar 49. La sua caratteristica principale quella di essere 5 volte pi resistente dellacciaio, 10 dellalluminio, 2 del nylon balistico e della fibra di vetro; ci ha reso possibile la realizzazione di tutta una serie di protezioni personali di pesi e fogge fino ad allora impensabili. Attualmente, a questa fibra, se ne affiancata unaltra, il polietilene orientato che il 2030% pi resistente del Kevlar 29 e, pur non vantando la stessa attitudine al calore, da qualche tempo materiale di valida alternativa anche al nuovissimo Kevlar 129 che il 15% pi forte del vecchio K 29 pur essendo nel contempo il 15% pi leggero ed il 20% pi sottile. La situazione attuale, per quanto riguarda la protezione personale, quindi il frutto di una evoluzione e di un costante miglioramento della produzione industriale orientata alla ricerca di nuovi materiali sempre pi leggeri e resistenti e/o allassemblaggio pi opportuno di prodotti gi sperimentati, ottenendo cos una sinergia che permette realizzazioni ancora pi efficienti come ad esempio labbinamento, nello stesso pannello, di strati di Klevar 129 uniti a pellicole di polietilene orientato.

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GIUBBOTTI ANTIPROIETTILE

Va innanzitutto detto che, a mio avviso, la dizione giubbotto antiproiettile non del tutto pertinente per trattare delle realizzazioni indirizzate alla protezione personale, dato che, se vogliamo essere pignoli, col termine giubbotto si intende una categoria di vestiario che ben poco ha a che fare, ad esempio, con tutte quelle realizzazioni da portare undercover, cio sottocamicia e la denominazione non del tutto consona alla realt in quanto, questi tipi di protezioni anti-balistiche, non sono antiproiettile, ma resistono ai proiettili. Questa differenza, che pu sembrare una sottigliezza, ha un suo intrinseco valore e negli Stati Uniti ha portato a decretare la cancellazione del termine bullet proof (impermeabile ai proiettili) in bullet resistant (resistente ai proiettili). Con il giubbotto antiproiettile si pensato di sostituire al muro dacciaio una rete in Klevar che, in quanto tale, gode di vantaggi e svantaggi. Il vantaggio fondamentale quello di poter dissipare elevate quantit di energia in lavoro di deformazione, lo svantaggio che, come il pesciolino sfugge alla rete da pesca, un proiettile piccolo ed aguzzo (tipo spitzer) pu creare qualche problema di tenuta. Vale sempre la pena ricordare che linvulnerabilit non esiste e che lo scopo di un indumento protettivo quello di preservare da una gamma di possibili offese, ampia finch si vuole, ma pur sempre limitata. Nel nostro Paese, a complicare il problema, c una certa confusione sulla precisazione delle reali attitudini che deve avere una veste per arrestare un proiettile e per contenere gli effetti dovuti alla mancata perforazione (blunt trauma). Non sono stati infatti stabiliti i livelli protettivi in cui includere ed omologare i vari indumenti a seconda del tipo di minaccia. Ci determina una situazione non chiara dal punto di vista delle responsabilit, ad esempio del datore di lavoro rispetto ai dipendenti che espletano mansioni di scorta armata o di piantonamento; soprattutto dopo che la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza nella quale stata stabilita la obbligatoriet della fornitura di adeguati mezzi protettivi a chi svolge tali mansioni, senza per precisare il livello protettivo da adottare.

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Solitamente, per dare un minimo di indirizzo allacquirente rispetto alla validit dellindumento, ci si rif ad alcuni standards americani: lNIJ concepito negli anni 70 ed il PPAA molto pi restrittivo, che basa la sua logica applicativa su studi recenti dedotti da esperienze ed analisi di dati reali ed in parte sulla resistenza di tali vesti a minacce del tipo raffica di pistola mitragliatrice calibro 9 Para e colpi di cartucce Geco Metalpiercing in canna da 6 pollici con traumi massimi di 20 mm. Il tessuto in fibra aramidica, con cui fatto il giubbotto antiproiettile, non soggetto ad invecchiamento, ma sensibile alla luce ultravioletta (raggi solari), dalla quale sarebbe bene tenerlo sempre protetto conservandolo sempre nella sua veste esterna. Come tutte le altre fibre, unaltra piccola pecca dellaramidica che, bagnandola abbondantemente (se non trattata), perde le sue specifiche di resistenza, anche se, una volta asciugata, torna alle caratteristiche dorigine. Esistono alcuni procedimenti contro lumidit, lacqua, lolio o i solventi; il pi famoso di questi trattamenti lo Zepel-D a base oleosa che per rende il tessuto auto lubrificato avvantaggiando leventuale perforazione del proiettile. In alcuni Stati si fatto obbligo, una volta cucito il Klevar che compone la protezione, di sigillarlo tra due strati di polietilene tipo quelli neri dei sacchetti della spazzatura, in tal modo si assicura la perfetta protezione dalle intemperie e dai raggi ultravioletti. La categoria delle protezioni a funzione antibalistica composta da 5 tipi fondamentali di realizzazioni che trovano la loro differenza nella rigidit dei materiali e nella adattabilit al corpo umano: i soffici, i semi-impregnati, gli impregnati, le piastre fibro-ceramiche e le metalliche. Dal punto di vista pratico, quando si sceglie una protezione personale antibalistica, si dovrebbe fare attenzione non solo al livello dichiarato che in funzione dei calibri, dei pesi e della velocit di palla, ma anche ai tipi di munizioni che esso in grado di fermare. Si tenga presente che per i proiettili provvisti di nucleo perforante tipo armour piercing quasi sempre necessario luso di piastre metalliche o fibrocomposite rigide, mentre per i metalpiercing e cio i penetratori incamiciati in acciaio dolce e con nucleo in piombo, i compositi di adeguato livello protettivo sono i pi indicati a neutralizzarli; nel caso si opti per un indumento soffice, necessaria la presenza di una apposita piastra perch il numero di strati necessari per ottemperare a questa minaccia ne sconsiglia la realizzazione pratica per peso e dimensioni. Anche nei giubbotti antiproiettile di uso comune spesso presente un

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marsupio anteriore nel quale infilare una piastra di materiale composito (ceramica/fibra aramidica) per elevare la classe di protezione. Aspetto per nulla secondario nella scelta del giubbotto antiproiettile la portabilit dellindumento per dimensioni generali, pesi e per la sua idoneit a conformarsi alla persona. Sarebbe buona norma, in caso di uso continuativo, preferire una misura di taglia inferiore a quella abitualmente portata perch, la ricerca assoluta del maggiore indice di area protetta, anche se di principio cosa giusta, potrebbe penalizzare nel movimento e creare disagi che potrebbero indurre a portare male ed addirittura non indossare lindumento. A titolo informativo si riporta lesistenza di giubbotti sotto camicia undercover che si

indossano direttamente sulla pelle o sopra una T-shirt, ma comunque ben nascosti sotto una camicia o un maglione. I sotto camicia si dividono in due tipi: semi-rigidi e soffici. La differenza tecnica tra i primi ed i secondi determinata dal modo di unire il tessuto aramidico: nel primo caso le pezze vengono sovrapposte ed incollate tra di loro con apposite resine, mentre nel secondo le pezze vengono normalmente sovrapposte e cucite sul bordo formando una specie di cuscino. Lunico svantaggio del modello semi-rigido proprio la sua rigidit per chi lo indossa; il grosso vantaggio sta nella limitazione del Blunt Trauma. Come considerazione prettamente personale, si ritiene che luso esterno dei giubbotti antiproiettile dovrebbe principalmente sortire un effetto deterrente nelle comuni mansioni svolte dagli operatori di un istituto di vigilanza, ma dal punto di vista difensivo per servizi particolari, si ritiene vitale che la protezione indossata sia il pi occultabile possibile, per evitare che il fuoco rivolto alla persona sia appositamente diretto verso le aree scoperte (testa, collo, bacino). Negli Stati Uniti, la delinquenza, dopo che la polizia ha adottato i giubbotti antiproiettile esterni, ha diminuito il calibro delle armi passando dalle grosse 357 Mag. alle 22 LR o alle 22 Magnum mirando alla testa.

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FUNZIONAMENTO DEL GIUBBOTTO ANTIPROIETTILE

Il giubbotto antiproiettile, come gi detto, costituito da diversi strati di tessuto in fibra aramidica (Kevlar). Per capire in modo semplice ed elementare la funzione del tessuto di Klevar nella protezione balistica, si deve immaginare una porta di campo da calcio che, anzich usare la normale rete, ne utilizzi (sovrapponendole) un certo numero (ad es. 10, 16, o 22), con una maglia pi sottile del normale e ben tese. Ora, lanciando in direzione di questa porta un pallone (allincirca 5 volte pi soffice del materiale con cui sono realizzate le reti) ad altissima velocit ed immaginando al rallentatore leffetto dellimpatto del pallone contro la rete, vedremo che si former contro le reti sovrapposte un effetto cono di estroflessione, mentre il pallone, essendo pi soffice, si schiaccer effetto fungo diminuendo in modo decrescente la sua velocit ed energia. In questo caso, alla fine della sua corsa, la palla sar, per la sua leggerezza ed elasticit, rilasciata e rimbalzata allindietro mentre, contro una protezione balistica, il proiettile, essendo di materiale solido, dopo la deformazione per limpatto rimane generalmente trattenuto intrappolato dal tessuto. Questo effetto chiaramente visibile osservando un proiettile dopo un impatto contro il Klevar; si noter una tipica espansione a forma di fungo. La velocit limite per un proiettile ordinario, cui la fibra aramidica riesce a resistere di circa 550 m/s. Una volta tessuto il Kevlar, per la sua tenacit e resistenza, ha la capacit di intrappolare i proiettili rallentandone progressivamente sia la corsa che lenergia. Secondo la teoria, lEnergia Cinetica Ec associata ad un corpo in movimento alla Velocit V e dotato di Massa M data dalla formula: Ec = M x V 2 Agendo sulle due variabili M e V si possono ottenere infinite combinazioni di valori a pari energia cinetica. E il classico e dibattuto problema della scelta del calibro per ottenere un adeguato arresto del proiettile (stopping-power): meglio un massiccio e lento calibro 45 o un piccolo e veloce calibro 9 mm?
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(Forza Viva)

Dal punto di vista dellesperienza appare chiaro che il solo valore dellenergia non un parametro adeguato di giudizio; impossibile prescindere dalla velocit con cui il fenomeno avviene. A riprova di quanto detto si pu riportare il seguente paradosso balistico: consideriamo una piastra di acciaio da corazza (Armour Steel) dello spessore nominale di 6 mm, caratterizzata da una durezza Brinnel 495. Un colpo di 7.62x51 Nato sparato dal classico Fal con proiettile di ordinanza Smi da una distanza di 10 m. e ad una velocit di impatto di 839 m/s, corrispondente a ben 3350 joule di energia, viene trattenuto mentre due colpi ben distanziati di 5.56x45 Nato sparati dalla distanza di 10 m. con un M16 A1 e con munizionamento M193 ad una velocit variante dai 980 ai 1020 m/s, cui corrisponde una energia di soli 1750 joule, passano entrambi tranquillamente oltre la piastra. Il principio secondo il quale ad ogni corpo in movimento sia associata unonda, cos come stato intuito dal De Broglie, deve essere esteso al caso dellurto ed allo studio delle reazioni che il bersaglio oppone al proiettile collidente e soprattutto alle violente forze risultanti dalla composizione dei fronti donda. In particolare si deve sfatare la convinzione che il bersaglio possa opporre una sola resistenza passiva: se adeguatamente conformato e di materiale opportuno, possibile avere un comportamento attivo.

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BLUNT TRAUMA

Tutti pensano comunemente che il giubbotto antiproiettile sia efficace solo se ferma un proiettile. Un dato appurato che si pu rimanere feriti anche se la palla non passa il giubbotto. Questo effetto chiamato BLUNT TRAUMA. Il BLUNT TRAUMA il risultato della distanza che la palla compie dopo limpatto con il giubbotto, oppure, in altro modo, la profondit del rigonfiamento interno, anche se la palla non perfora il giubbotto. Gli standards industriali e le specifiche del Dipartimento delle Armi Americano responsabile del settore, hanno stabilito che un giubbotto antiproiettile, per essere immesso sul mercato, non deve oltrepassare i 44 mm. di BLUNT TRAUMA. Per diminuire il Blunt Trauma (B.T.) occorre distribuire lenergia della palla su una maggiore superficie del giubbotto nel minor tempo possibile. Le soluzioni al B.T., adottate in vari modi da tutte le ditte produttrici di giubbotti antiproiettile sono svariate: dai vecchi cuscini di piume, alle nuove tecnologie del poliuretano espanso. Quella pi largamente usata sino ad oggi stata la seguente: sovrapposti gli strati del tessuto aramidico, questi vengono cuciti tra loro sempre con del filo di Kevlar, incrociando le cuciture e formando piccoli quadri o rombi (pi o meno 3x3 cm.) su tutta la superficie come una specie di rete. Questo tipo di soluzione ha portato sicuramente a ridurre il B.T., ma con un piccolo svantaggio: il maggior irrigidimento della protezione. Altre ditte usano il principio di intrappolare la palla come in una rete. Questo principio avviene utilizzando diversi tipi di Klevar tessuto con titoli diversi tra loro; una volta sovrapposti e cuciti, creano una decelerazione del proiettile dopo limpatto con il giubbotto. Per in questo modo la palla non si deforma e quindi, a volte, riesce a penetrare il giubbotto. Questo processo di decelerazione pu consentire alla palla di continuare la sua corsa dopo limpatto, causando in questo caso maggior danno. Per intrappolare il proiettile necessario che il Klevar sia libero di muoversi come parte di una rete. Alcune Ditte (Arnoplastik) interpongono, allinterno del giubbotto, tra lultimo strato di Klevar e la veste che ricopre tutto, una lastra di materia tipo gomma che assorbe velocemente londa durto data dal proiettile e la propaga su tutta la sua superficie senza un elevato rigonfiamento allinterno.
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Chiaramente, il contenere il pi possibile leffetto del B.T., un fattore importante perch lindice di invalidit sia permanente che temporanea per taluni tipi di munizioni, pu essere talmente elevato da causare la messa fuori combattimento di colui che viene attinto. Inoltre, ci sono stati dei casi mortali senza perforazione dellindumento, ma le cartucce usate non erano incluse nella classe per cui il giubbotto antiproiettile era idoneo (erano munizioni sparate da armi lunghe e dotate di velocit molto elevate e fuori standard), per cui non si trattato di B.T. con ferite mortali dovute magari allintervento di costole rotte che hanno perforato organi vitali o di un violento shock idrodinamico che ha fatto scoppiare grandi organi cavi, ma di una vera e propria penetrazione della parte a contatto con il corpo in seguito ad estroflessioni considerevoli (78 mm).

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NORMATIVE E TEST

In Italia non esiste per il momento nessuna normativa riguardo alla protezione balistica (nel settore privato), negli Stati Uniti, invece, tutto il materiale prima di essere messo in produzione e commercializzato deve superare severi test di collaudo. Si gi fatto cenno agli standard NIJ e PPAA di cui tralasciamo in questa sede i raffronti e le relative comparazioni, vediamo invece cosa dicono le normative americane perch un giubbotto antiproiettile possa essere classificato, con ladeguato livello di protezione. La tabella che segue riporta i valori di riferimento relativi ai calibri ed i loro livelli energetici abbinati ai vari gradi di protezione, indipendentemente dal materiale impiegato per la loro confezione. Classificazione 1, livello di protezione = I, calibri: .22 LRHV, 40 grs, 1050+fps; .38 special RN, 158 grs, 850+50 fts. Classificazione 2, livello di protezione = IIA, calibri: 9 mm FMJ, 124 grs, 1090+50 fps; .357 Mag JSP, 158 grs, 1250+50 fts. classificazione 3, livello di protezione = II, calibri: 9 mm FMJ, 124 grs, 1175+50 fps; .357 Mag JSP, 158 grs, 1395+50 fps. classificazione 4, livello di protezione = IIIA, calibri: 9 mm FMJ, 124 grs, 1400+50 fps; .44 Mag LSWC, 240 grs, 1400+50 fps. classificazione 5, livello di protezione = III, calibri: 7,62 FMJ, 150 grs, 2750+50 fps. classificazione 6, livello di protezione = IV, calibri: 30-06 AP, 166 grs, 2850+50 fps. Esempi e conversioni: Per la classe IIA, oltre a trattenere tutti i piccoli e medi calibri (es. 22 Lr, 22 Mag., 6,35 Br., 7,65 Br., .38 Special, ecc.) non deve essere oltrepassato da palle cal. 357 Mag. da 158 grani ad una velocit di 381 + 15 m/s o da una 9 mm. Para con palla da 124 grani ad una velocit di 332 + 15 m/s. Per la classe II, oltre a trattenere i gi citati piccoli e medi calibri, non deve essere oltrepassato da proiettili cal. 357 Mag. da 158 grani ad una velocit di 425 + 15 m/s o da una 9 mm. Para con palla da 124 grani ad una velocit di 358 +15 m/s..
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Il BLUNT TRAUMA non deve superare in entrambi i casi i 44 mm.. Esistono numerosi test classificativi, a seconda del tipo di arma, del grado di incidenza e dei proiettili sparati con potere di penetrazione variabile, che si omettono in questa sede, ma che servono a far comprendere la variazione di comportamento delle protezioni balistiche in funzione del tipo di aggressione. Per la determinazione del B.T. si fa ricorso a test di omologazione con lutilizzo di materiale per niente simile ai tessuti umani direttamente a contatto con lindumento, e cio la plastilina tipo Roma che del tutto priva di elasticit ed ha una densit 1,6-1,8 contro quella media dei tessuti soffici del corpo umano che 1,02, senza neanche preoccuparsi di considerare con precisione la ripartizione degli effetti balistici del campione ai vari distretti del corpo umano. Si avuta perci la creazione di modelli sperimentali che non hanno una totale corrispondenza con il reale. Comunque, per fortuna, come risultato da molte esperienze sulla strada, nessun indumento protettivo, anche il pi scadente, ha mai fallito il suo compito non solo per il fattore di penetrazione, ma anche per il trauma. Considerando anche che lo standard U.S.A. decisamente pi ottimistico di quello europeo (44 mm contro 20 mm) e che luso continuativo e la mancanza di adeguata manutenzione pu causare un deciso scadimento proprio in questa importante funzione, possiamo affermare che i limiti U.S.A., pur arbitrari, sembrano sufficienti a preservarci dalla minaccia del B.T.

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CONCLUSIONI

In estrema sintesi bene ricordare che la scelta di un giubbotto antiproiettile non da fare a cuor leggero o sulla scorta di consigli raccolti dal sapientone di turno. Occorre avere idee chiare al riguardo, soprattutto in relazione al tipo di minaccia da affrontare ed alle necessit legate al tipo di servizio (trasporto e scorta valori, piantonamento, pattugliamento, etc.) che richiede la vestizione dellindumento protettivo. Probabilmente alcuni operatori del settore non potranno trovare tutte le risposte in un unico capo, ma dovranno prevedere la disponibilit di due o forse pi protezioni in virt delle varie circostanze da fronteggiare. In ogni caso non conviene mai lesinare sullinvestimento ed acquistare quanto di meglio offre il mercato sia in termini di qualit che di rapporto costo/efficacia. Orientandosi principalmente sulle seguenti caratteristiche:

- che sia di un livello di protezione non inferiore alla classe II; - deve avere la possibilit del marsupio anteriore per aggiungere un eventuale piastra
anti-trauma;

- deve essere comodo da portare; - deve essere leggero e confortevole; - deve possedere una struttura soffice e non rigida; - deve poter abbondantemente proteggere i fianchi, garantendo cos una protezione globale
del busto.

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