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I CONTRATTI FUTURES

- FIB30 e MINIFIB -

Indice

 I derivati: i contratti futures


 Origine dei contratti futures
 Il FIB30 ed il miniFIB
 La Cassa di Compensazione e Garanzia ed il sistema dei margini
 Caratteristiche del contratto Fib30
 Caratteristiche del contratto miniFIB
 L'acquisto del Fib30 e del miniFIB
 La vendita del Fib30 e del miniFIB
 Gli ordini
 L'utilizzo degli stop-loss
 La chiusura della posizione
 Operatori e finalità dello strumento
 Gli elementi che influiscono sulle quotazioni
 Le strategie più comuni
 La psicologia del trader

I DERIVATI: I CONTRATTI FUTURE


La funzione dei derivati è quella di agevolare la gestione delle scelte economiche e
finanziarie, che nel corso degli anni sono divenute sempre più difficili a causa della elevata
variabilità delle quotazioni e della molteplicità di strumenti e prodotti. La denominazione
“derivati” dipende dal fatto che il loro valore “deriva” dal prezzo dell’attività (detta sottostante)
a cui si riferisce il contratto.
In base alla tipologia dell’attività di riferimento si distinguono:
a) i derivati sulle merci, che hanno per oggetto attività reali, quali petrolio, oro, grano,
caffè, etc.
b) i derivati sulle attività finanziarie, che si dividono a loro volta in contratti sui tassi di
interesse, valute, azioni ed indici azionari.

ORIGINE DEI CONTRATTI FUTURES


La nascita dei futures risale al secolo scorso. Negli Stati Uniti, il primo contratto future fu
quello realizzato sul grano, presso il Chicago Board of Trade, per soddisfare le necessità di
agricoltori e commercianti. Con esso, infatti, gli agricoltori (i commercianti) vendono
(acquistano) un prestabilito quantitativo di grano ad un prezzo prefissato e ad una determinata
scadenza. In questo modo entrambi i soggetti riescono ad coprire i rispettivi rischi: gli
agricoltori quello legato all’eventualità di un forte ribasso dei prezzi nei periodi di
sovrapproduzione, i commercianti quello di natura opposta, connesso al rialzo dei prezzi nei
casi di raccolti scarsi.
Il future si presenta, quindi, come un contratto a termine mediante il quale si assume
l’impegno di acquistare o vendere una quantità standardizzata di una merce o attività
finanziaria ad un dato prezzo e ad una scadenza futura predeterminata.
L’elemento principale che differenzia il contratto future dai generici contratti a termine è
costituito dal fatto che le contrattazioni dei primi avvengono soltanto all’interno dei mercati
borsistici ufficialmente riconosciuti. Da ciò deriva un’altra importante caratteristica dei futures:
la standardizzazione delle condizioni. La presenza di precise regole di scambio e di
negoziazione è un elemento che assicura la trasparenza del mercato, facilitando nel
contempo la negoziabilità dei contratti.

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In questa sede ci occuperemo della tipologia di future che ha per attività sottostante gli indici
azionari e in particolare del Fib30.

IL FIB30 ED IL MINIFIB
L’introduzione degli strumenti finanziari derivati è stata avviata nel mercato azionario italiano
nel novembre 1994, con l’apertura delle contrattazioni del future sull’indice di borsa Mib30. In
meno di sei anni si è assistito alla elevata crescita del numero e dell’importanza di questi
strumenti, la cui diffusione, dopo essersi consolidata presso gli addetti ai lavori, sta oramai
allargandosi anche presso gli investitori privati. Nel luglio del 2000 è stato introdotto un nuovo
contratto future, il miniFIB, che ha caratteristiche analoghe al FIB30, la principale differenza è
determinata dal fatto che il valore del contratto miniFIB è pari ad un quinto rispetto al
contratto FIB30.
I future sull’indice di borsa sono contratti con i quali due soggetti si accordano per
acquistare/vendere un paniere di titoli azionari (indice), ad un prezzo prefissato ed a una data
stabilita. L’indice azionario di riferimento per il mercato italiano è il Mib30, che comprende i
principali 30 titoli della Borsa di Milano. Ciascuna azione ha un peso differente all’interno
dell’indice in proporzione al valore di mercato delle società ed ai volumi di scambio dei relativi
titoli. Le variazioni del Mib30 sono misurate in punti. Partito dal livello base di 10.000 punti,
alla data del 31 dicembre 1992, alla fine dello scorso anno l’indice MIB30 aveva più che
quadruplicato il suo valore.
Le modalità di negoziazione del Fib30 e del miniFIB rispondono all’esigenza di
soddisfare i requisiti di liquidità del mercato e nel contempo garantire il buon fine dei
contratti.

CARATTERISTICHE DEL CONTRATTO FIB30

•= Attività sottostante: indice Mib30


•= Valore del contratto: 5 euro per ogni punto indice
•= Quotazione: punti indice. Esiste una quotazione "denaro" a cui il mercato é disposto ad
acquistare il contratto ed una quotazione "lettera" a cui il mercato é disposto a vendere il
contratto. La differenza tra la quotazione "denaro" e la quotazione "lettera" é detta
"spread".
•= Orario di negoziazione: Attualmente 09:15 - 17:30 (l'orario é suscettibile di modifica su
disposizione della Borsa Italiana)
•= Movimento minimo di prezzo: 5 punti indice (25 euro)
•= Scadenze: il contratto scade trimestralmente: in ogni momento sono quindi trattate le
quattro scadenze trimestrali a partire da quella corrente. Ad esempio nel corso del mese di
luglio 2000 sono trattate rispettivamente le scadenze di Settembre 2000 (prima scadenza
trimestrale), Dicembre 2000, Marzo 2001 e Giugno 2001. La prima e la seconda scadenza
trimestrale sono le più liquide, cioé quelle su cui si concentrano la maggior parte delle
contrattazioni e su cui le quotazioni del contratto in acquisto e in vendita prevedono lo
spread più ridotto: é invece sicuramente molto illiquida l'ultima scadenza trattata (Giugno
2001 nel nostro esempio)
•= Prezzo di chiusura giornaliero: prezzo medio ponderato per le quantità dell'ultimo 10% dei
contratti Fib scambiati nella giornata.
•= Regolamento: per contanti, in base al prezzo finale di regolamento
•= Ultimo giorno di negoziazione: terzo venerdì del mese di scadenza, ore 09:30
•= Prezzo finale di regolamento: il valore dell'indice Mib30 calcolato sui prezzi di apertura
dell'ultimo giorno di negoziazione.

CARATTERISTICHE DEL CONTRATTO MINIFIB

•= Attività sottostante: indice Mib30


•= Quotazione: punti indice

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•= Valore del contratto: 1 euro per ogni punto indice
•= Orari di negoziazione: Attualmente 09:15 - 17:30 (l'orario é suscettibile di modifica su
disposizione della Borsa Italiana)
•= Movimento minimo di prezzo: 5 punti indice (5 euro)
•= Scadenze: marzo, giugno. Settembre, dicembre (in ogni momento sono trattate solo le due
scadenze più prossime). Ad esempio nel corso del mese di Luglio 2000 sarà quotato il
MiniFIB scadenza Settembre 2000 e il MiniFIB scadenza Dicembre 2000.
•= Prezzo di chiusura giornaliero: prezzo medio ponderato per le quantità dell'ultimo 10% dei
contratti Fib30 scambiati nella giornata.
•= Regolamento: per contanti, in base al prezzo finale di regolamento
•= Ultimo giorno di negoziazione: terzo venerdì del mese di scadenza, fino alle ore 09:30
•= Prezzo finale di regolamento: il valore dell'indice Mib30 calcolato sui prezzi di apertura
dell'ultimo giorno di negoziazione

Cassa di Compensazione e Garanzia e sistemi di margini


Per favorire la negoziabilità dei futures è stabilito che ogni operazione conclusa, sia in acquisto
che in vendita, abbia come controparte la Cassa di Compensazione e Garanzia (CGG). La
CGG frapponendosi tra il compratore ed il venditore, elimina il rischio di insolvenza e
garantisce il buon fine delle negoziazioni effettuate sul mercato. A tutela della propria
posizione la CGG richiede, per ogni acquisto o vendita, il versamento di margini di garanzia,
che sono così suddivisi:

•= Margine iniziale
Per le posizioni, sia in acquisto che in vendita, che vengono mantenute aperte per più
di un giorno (dette overnight), è richiesto il versamento di un margine iniziale su un
apposito conto. La somma viene calcolata percentualmente sul prezzo di chiusura ufficiale
della giornata in cui la posizione è stata aperta. L'investitore può versare la somma in contanti
o depositare a garanzia titoli di Stato che sono valorizzati all'85% del loro valore nominale. La
percentuale del margine iniziale fissata attualmente dalla CGG è pari al 7.5%, anche se spesso
gli intermediari richiedono delle maggiorazioni in relazione al grado di rischiosità della clientela.
La modifica della percentuale sopra indicata viene effettuata a discrezione della Cassa di
Compensazione, durante la vita del contratto, sulla base delle condizioni di mercato.
Per chiarire quanto avviene illustriamo il seguente esempio: l'investitore acquista un contratto
FIB30 a 46.000 e al termine della prima giornata di contrattazione il prezzo di chiusura ufficiale
risulta essere pari a 45.000. Il margine iniziale in questo caso sarà di 45.000 x 7.5% x 5 =
16.875 Euro e verrà versato su un apposito conto. Il giorno seguente la chiusura ufficiale è
44.000. Viene pertanto ricalcolato il valore del margine iniziale, che in questo caso sarà di
44.000 x 7.5% x 5 = 16.500 Euro. La Cassa di Compensazione e Garanzia provvederà a
restituire all'investitore la differenza fra il margine versato il primo giorno e quello calcolato il
secondo giorno (16.875-16.500 = 375 Euro). L'importo del margine iniziale servirà alla Cassa
di Compensazione come garanzia nel caso in cui l'investitore risulti inadempiente.

Nel caso di operatività su miniFIB i calcoli sono esattamente uguali con l’unica differenza che il
moltiplicatore non è pari a 5 bensì è pari ad 1. Quindi utilizzando i dati dell’esempio precedente
si otterrebbero i seguenti valori: margine iniziale primo giorno: 45.000*7.5%*1 = 3.375 Euro.
Il giorno seguente il nuovo margine iniziale sarebbe pari a: 44.000*7.5%*1= 3.300 Euro. La
differenza restituita all’investitore sarebbe pari a: 3.375-3.300 = 75 Euro.

•= Margine iniziale “integrato”


Qualora il cliente detenga contemporaneamente una posizione costituita da contratti FIB30 e
da contratti miniFIB il calcolo dei margini iniziali terrà conto della posizione complessiva,
espressa in termini di miniFIB. Ogni posizione FIB30 viene convertita in un numero
“equivalente” di posizioni miniFIB nel rapporto 1 a 5.

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Ciò significa che se il cliente detiene contemporaneamente una posizione lunga su FIB30 ed
una posizione corta su miniFIB i margini iniziali saranno calcolati sulla “posizione netta
equivalente” in termini di miniFIB.

Esempio:
•= Posizione FIB30: +1 (un contratto acquistato);
Posizione netta equivalente: +5 (rappresenta la conversione della posizione FIB30 in termini
di miniFIB)

•= Posizione miniFIB: -3 (tre contratti venduti)


•= Posizione netta complessiva = +5-3 = +2 (rappresenta la posizione netta totale espressa in
termini di miniFIB)

Ipotizzando che il prezzo di chiusura di giornata del contratto FIB30 sia pari a 45.000 il
margine iniziale richiesto sarà pari a: posizione netta complessiva*prezzo chiusura
FIB30*moltiplicatore miniFIB= 2*45.000*1*7.5%= 6.750 Euro

•= Margine di variazione
In base al sistema adottato (marking to market), ciascuna posizione aperta
overnight genera un addebito/accredito sul conto corrente che dipende dalla
differenza tra il prezzo di acquisto o di vendita del contratto e il prezzo ufficiale del
Fib del giorno stesso. Riprendiamo l'esempio precedente. Nel caso di acquisto di un Fib a
46.000 e di chiusura della giornata a 45.000 la CCG preleverebbe sul conto dell'operatore la
somma di 5.000 Euro (1000 x 5). Il giorno seguente il contratto è riaperto alla quota di 45.000
punti e sulla base del nuovo prezzo di chiusura ufficiale sarà calcolato il margine di variazione
della seconda giornata.

•= Margini aggiuntivi infragiornalieri


La Cassa di Compensazione ha la facoltà di richiedere dei margini aggiuntivi qualora durante la
seduta le quotazioni registrassero oscillazioni molto marcate rispetto alla chiusura del giorno
precedente. Vengono calcolati in base all'esposizione complessiva del cliente, al netto dei
margini già versati fino a quel momento. La decisione di applicare questo tipo di margini viene
presa molto raramente

L'ACQUISTO DEL FIB30 E DEL MINIFIB


L'apertura di una posizione in A C Q U IS T O F IB 3 0 o m in iF IB
acquisto sul contratto Fib30 (o
sul contratto miniFIB) è
9000

essenzialmente motivata 7500

dall'opportunità di beneficiare di 6000

un trend rialzista del mercato 4500

azionario. Come emerge dal


Perdita/Profitto

3000

grafico 1, che illustra il profilo 1500

delle perdite e dei profitti nel 0


4 95 00 5 00 00 50 50 0 51 000 5 15 00 5 200 0 52 50 0 5 30 00
caso di una posizione lunga -1 5 0 0

l'investitore trae beneficio da un -3 0 0 0

rialzo dei prezzi oltre 51.000, -4 5 0 0

livello di acquisto del Fib30 (o -6 0 0 0

del miniFIB). L'utile o la perdita -7 5 0 0

di un contratto future in acquisto P re z z o fu t u r e

viene calcolato in base alla


differenza tra il prezzo di vendita
e il prezzo iniziale di acquisto.

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Esempio (i valori dell’esempio possono essere utilizzati sia per il FIB30 sia per il
MINIFIB):
Prezzo di acquisto al giorno 03/04:
51.000
Margine iniziale: 7.5%
Prezzo di chiusura al giorno 03/04: 50.000

Margine Iniziale (nel caso del Fib30):


Valore del contratto 50.000*5 = 250.000 Euro
(5 Euro è il valore convenzionale di ciascun punto dell'indice)
Margine Iniziale 250.000 x 7.5% = 18.750 Euro

Margine Iniziale (nel caso del miniFIB):


Valore del contratto 50.000*1 = 50.000 Euro
(1 Euro è il valore convenzionale di ciascun punto dell'indice)
Margine Iniziale 50.000*7.5% = 3.750 Euro

Per tenera aperta la posizione il cliente dovrà versare sul conto margini la cifra di 18.750 Euro
(oppure 3.750 Euro per il miniFIB), in corrispondenza di un investimento che ha come
controvalore 250.000 Euro (50.000 Euro nel caso del miniFIB). In realtà gli istituti di credito
già per l'apertura di una posizione infragiornaliera richiednon una liquidità disponibile almeno
pari al margine iniziale.
Emerge qui una delle peculiarità dei contratti futures che viene comunemente
indicata con l'espressione "leva finanziaria". Se l'investitore operasse direttamente sul
mercato azionario, per realizzare un investimento di eguale ammontare dovrebbe acquistare
titoli per 250.000 Euro (50.000 per il miniFIB). L'utilizzo dei futures consente, quindi, di
amplificare i guadagni e le perdite connessi all'investimento, poichè rende sufficiente l'impiego
di una somma relativamente piccola,18.750 Euro, (3.750 per il miniFib) rispetto al
controvalore della posizione, 250.000 Euro (50.000 per il miniFIB).

Valore del sottostante


L'effetto leva è calcolato come segue: .
Investimento
Nell'esempio è pari a 13.33 , ossia 250.000/18750 (50.000/3.750 per il miniFIB), ovvero la
variazione del Fib30 (o del miniFIB) si traduce in 13.33 volte il guadagno/perdita della
posizione aperta.
Ipotizziamo che la posizione venga mantenuta aperta anche il giorno seguente e calcoliamo il
margine di variazione.
Margine di variazione (per il Fib30):
Prezzo di chiusura 50.000
Prezzo di Acquisto 51.000
Saldo giornaliero: 50.000-51.000 = - 1.000 x 5 = -
5.000 Euro

Margine di variazione (per il miniFIB):


Prezzo di chiusura 50.000
Prezzo di Acquisto 51.000
Saldo giornaliero: 50.000-51.000 = - 1.000 x 1 = -
1.000 Euro

A fine giornata l'operatore vedrà addebitarsi sul proprio conto corrente la cifra di 5.000 Euro
(1000 Euro per il miniFIB). Il giorno successivo il contratto sarà riaperto sulla base del prezzo
di chiusura del giorno precedente.
Nella tabella seguente sono riportati i margini di variazione su Fib30, relativi a 15 giorni di
contrattazione con la chiusura dell'operazione.

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Data Operazione Margine iniziale Prezzo di Margine di Saldo cumulato
(Euro) chiusura (punti) variazione (Euro) Margine di Var.
(Euro)
3-apr Acquisto a 18.750 50000 -5000 -5000
51000
4-apr 18.825 50200 1000 -4000
5-apr 18.863 50300 500 -3500
6-apr 18.825 50200 -500 -4000
7-apr 18.713 49900 -1500 -5500
10-apr 18.806 50150 1250 -4250
11-apr 18.881 50350 1000 -3250
12-apr 19.013 50700 1750 -1500
13-apr 19.125 51000 1500 0
14-apr 19.350 51600 3000 3000
17-apr 19.500 52000 2000 5000
18-apr 19.650 52400 2000 7000
19-apr 19.538 52100 -1500 5500
20-apr 19.425 51800 -1500 4000
21-apr Vendita a 52000 19.500 52000 1000 5000
L'investitore vendendo il contratto future il 21 aprile a 52.000 Euro, realizza un profitto di 5000
Euro, con un investimento di soli 18.750 Euro. L'effetto leva è testimoniato dal rendimento
dell'investimento, pari in questo caso al 26,66%. Ad operazione chiusa il saldo cumulato dei
singoli margini di variazione coincide con la differenza tra il prezzo di acquisto e prezzo di
vendita moltiplicato per 5 Euro (valore di ciascun punto indice), nell'esempio (52000-
51000)*5=5000 Euro.

Nel caso del miniFIB la tabella sarà la seguente:


Data Operazione Margine iniziale Prezzo di Margine di Var. Saldo cumulato
(Euro) chiusura (punti) (Euro
03-apr Acquisto a 3750 50000 -1000 -1000
51000
04-apr 3765 50200 200 -800
05-apr 3772,6 50300 100 -700
06-apr 3765 50200 -100 -800
07-apr 3742,6 49900 -300 -1100
10-apr 3761,2 50150 250 -850
11-apr 3776,2 50350 200 -650
12-apr 3802,6 50700 350 -300
13-apr 3825 51000 300 0
14-apr 3870 51600 600 600
17-apr 3900 52000 400 1000
18-apr 3930 52400 400 1400
19-apr 3907,6 52100 -300 1100
20-apr 3885 51800 -300 800
21-apr Vendita a 52000 3900 52000 200 1000

Nel caso del miniFIB, utilizzando gli stessi prezzi l’investitore realizza un profitto pari a 1000
Euro, con un investimento di soli 3.750 Euro. L'effetto leva, anche in questo caso, è pari a
26,66%. Ad operazione chiusa il saldo cumulato dei singoli margini di variazione coincide con
la differenza tra il prezzo di acquisto e prezzo di vendita moltiplicato per 1 Euro (valore di
ciascun punto indice), nell'esempio (52000-51000)*1=1000 Euro.

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LA VENDITA DEL FIB30 E DEL MINIFIB
I futures consentono agli operatori anche di sfruttare i momenti di debolezza del mercato.
Aprendo una posizione in vendita sul Fib30, short Fib, (oppure sul miniFib) si scommette sul
ribasso del listino azionario. La possibilità di vendere future è utile sia agli investitori privati sia
agli istituzionali (banche, fondi, assicurazioni) che grazie a questo strumento possono coprire il
proprio portafoglio azionario nei periodi in cui si prevede una correzione al ribasso dei corsi.
Nel caso di vendita di un contratto future (Fib30 o miniFIB) a 51.000 punti il profilo grafico
della posizione sarebbe il seguente:
V E N D I T A F I B 3 0 o m in iF I B

8000

6000

4000
Perdita/Profitto

2000

0
49500 50000 50500 51000 51500 52000 52500 53000
-2 0 0 0

-4 0 0 0

-6 0 0 0

-8 0 0 0
P r e z z o fu t u r e

Consideriamo, basandoci sulle reali quotazioni di mercato, la posizione delle perdite/profitti di


un investitore che ha venduto un FIB30 (o un miniFIB) in data 06 marzo a quota 51.000, e che
chiude l'operazione comprando un contratto il successivo 24 marzo a 47.000. La discesa dei
corsi azionari del Mib30 ha trainato al ribasso anche le quotazioni dei contratti future (Fib30 e
miniFIB) che in meno di 20 giorni hanno perso 4.000 punti.
All'investitore che avesse utilizzato questa strategia l'investimento avrebbe fruttato 20.000
Euro nel cao del Fib30 (4.000 nel caso di miniFIB), a fronte di un esborso iniziale di 19.150
(3.830 nel caso del miniFIB) con un rendimento di circa il 104%.

In tabella è riportato l’andamento giornaliero dei margini nel caso del Fib30:

Data Operazione Margine Iniziale Prezzo di chiusura Margine di Saldo cumulato


(Euro) (punti) variazione (Euro)
(Euro)
6-mar Vendita a 51.000 19.149 51065 -325 -325
7-mar 18.646 49722 6715 6390
8-mar 18.555 49480 1210 7600
9-mar 18.790 50107 -3135 4465
13-mar 18.907 50419 -1560 2905
14-mar 18.425 49133 6430 9335
15-mar 18.377 49004 645 9980
16-mar 17.608 46955 10245 20225
17-mar 18.116 48309 -6770 13455
20-mar 18.309 48825 -2580 10875
21-mar 18.125 48333 2460 13335
22-mar 17.982 47952 1905 15240
23-mar 17.618 46982 4850 20090
24-mar Acquisto a 47.000 17.580 46881 -90 20000

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Nel caso del miniFIB i valori risultano pari ad un quinto rispetto al Fib 30:

Data Operazione Margine Iniziale Prezzo di chiusura Margine di Saldo cumulato


(Euro) (punti) variazione (Euro)
(Euro)
06-mar Vendita a 51.000 3.830 51065 -65 -65
07-mar 3.729 49722 1.343 1.278
08-mar 3.711 49480 242 1.520
09-mar 3.758 50107 -627 893
13-mar 3.781 50419 -312 581
14-mar 3.685 49133 1.286 1.867
15-mar 3.675 49004 129 1.996
16-mar 3.522 46955 2.049 4.045
17-mar 3.623 48309 -1.354 2.691
20-mar 3.662 48825 -516 2.175
21-mar 3.625 48333 492 2.667
22-mar 3.596 47952 381 3.048
23-mar 3.524 46982 970 4.018
24-mar Acquisto a 47.000 3.516 46881 -18 4.000

GLI ORDINI
Le contrattazioni sono realizzate nel mercato telematico attraverso l’inserimento di una serie di
funzioni in automatico.
Il prezzo al quale vengono acquistati i future è detto "denaro" o "bid" mentre il prezzo di
vendita è denominato "lettera" o "offer". Le proposte in denaro sono ordinate in senso
decrescente mentre quelle in lettera in senso crescente.

L'inserimento di ORDINI A MERCATO, è una strategia giustificata dalla necessità di


approfittare tempestivamente di una forte fase ascendente/discendente delle quotazioni.
L’ordine viene eseguito al migliore prezzo disponibile presente sul mercato, il denaro nel caso
di vendita, la lettera nell’ipotesi di acquisto. E' necessario comunque che l'operatore dichiari in
maniera inequivocabile il prezzo a cui vuole effettuare l'acquisto o la vendita. Prima di
utilizzare questa procedura è consigliabile controllare le quotazioni denaro-lettera presenti nel
book di negoziazione. In caso di acquisto, per aumentare la probabilità che l'ordine venga
eseguito, è consigliabile aggiungere ad esempio 40-50 punti alla miglior lettera. In caso di
vendita si suggerisce invece di trasmettere un ordine con 40-50 punti in meno rispetto al
miglior denaro.
Per gli investitori che operano su molti contratti in vendita o in acquisto è inoltre fondamentale
controllare le quantità relative alle singole quotazioni, prima di inserire un ordine a mercato.
Se un investitore deve acquistare/vendere molti contratti futures può rivelarsi conveniente
passare gradualmente gli ordini, poiché nel caso le operazioni venissero effettuate in un’unica
soluzione si potrebbe fare salire/scendere il prezzo degli ultimi contratti in esecuzione.

Esempio: vendita 20 contratti a mercato – ultimo prezzo 46.400

Miglior denaro Quantità

46.395 2
46.385 2
46.375 1
46.370 3
46.360 2
46.350 10
Con l’ordine di vendita “a mercato” venderemmo velocemente i 20 contratti, facendo però
calare le quotazioni sino a 46.350, prezzo di vendita degli ultimi 10 contratti. Probabilmente
l’operazione avrebbe un esito migliore immettendo gli ordini gradualmente, passando prima i

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due contratti a 46.395, in modo da poter beneficiare di eventuali inserimenti di altre proposte
di segno opposto allo stesso prezzo.

L'UTILIZZO DEGLI STOP-LOSS


L'elevata volatilità dello strumento suggerisce di utilizzare alcuni accorgimenti, in modo da
contenere le eventuali perdite che possono presentarsi durante la normale operatività. Per
soddisfare questa esigenza, è importante fissare quello che in gergo tecnico viene denominato
uno "stoploss", ovvero la massima perdita che per una determinata posizione si è disposti a
sopportare. Il ricorso agli stoploss è indispensabile, poiché, per quanto sbagliate possano
rivelarsi le scelte adottate, consente di evitare rilevanti perdite.

L’UTILIZZO DEGLI STOP LOSS


•= Valore di mercato contratto future: BID 46200 / ASK 46210
•= Inserisco un ordine di acquisto a 46250 (in questo caso si tratta di un acquisto a mercato)
•= L’ordine viene eseguito al miglior prezzo lettera presente in quel momento nel book
(46210)
•= Al fine di limitare la perdita si inserisce un ordine di vendita in stop al prezzo di 46100.
Att.ne l’inserimento di un ordine in stop o debordant prevede sempre l’indicazione
di due prezzi: uno é il cosiddetto prezzo stop order che rappresenta il livello di attivazione
dell’ordine, l’altro é il prezzo limite che rappresenta il prezzo a cui l’ordine sarà inviato al
mercato. Nel caso di vendite stop loss il prezzo stop é maggiore del prezzo limite, nel caso
di acquisti in stop il prezzo stop é minore del prezzo limite. (Solitamente l’intervallo tra i
due prezzi é di 100 punti). L’intervallo tra i due prezzi può anche essere inferiore a 100, ma
in questo modo si corre il rischio di vedere ineseguito il proprio ordine, soprattutto se il
mercato è molto volatile.
•= Non appena il mercato esegue uno scambio a 46100 l’ordine stop (che é per sua natura un
ordine inattivo, quindi non presente nel book di negoziazione) viene attivato ed inviato al
mercato al prezzo di 46000. (Ovviamente la procedura di controllo e di attivazione é fatta
in modo automatico e tempestivo)
•= L’ordine verrà eseguito alla miglior proposta denaro presente in quell’istante: ipotizziamo
45990.
•= Il risultato dell’operazione sarà pertanto: 45990-46250= -260 punti

Dall’esempio si può comprendere che gli ordini in stop possono essere eseguiti ad un
prezzo che é sensibilmente diverso dal prezzo stop.
L’attuazione di questa copertura risulta molto utile nel caso di forti movimenti direzionali di
segno contrario alla strategia intrapresa.
L’inserimento di uno stoploss risulta molto utile nelle strategie di day trading, mentre risulta
meno opportuna in caso di trading intraday a causa degli elevati cambi di direzione che il
mercato registra nel corso della stessa seduta.

LA CHIUSURA DELLA POSIZIONE


Per molti operatori la scelta del momento in cui chiudere la posizione si rivela un punto
dolente. Fermo restando che non è possibile indicare comportamenti validi in assoluto
possiamo segnalare tre suggerimenti:
a) passare un ordine di chiusura in anticipo (take profit) sull’obiettivo più
lontano, ovvero poco sotto una resistenza importante nel caso di acquisto, o
leggermente sopra un supporto importante per chiudere una precedente
posizione in vendita.
Esempio: Acquisto a 46.400, Ultimo prezzo 46.700 Resistenza 47.000
Ordine di vendita a quota 46.900 punti, per chiudere in anticipo realizzando eventualmente
500 punti di guadagno.

b) Avvicinare lo stoploss quando la posizione è in utile, facendolo diventare stop


profit;

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Esempio:
Partendo dalla situazione dell’esempio precedente può verificarsi la seguente situazione:
Il valore del future passa da 46210 a 46500. In questo caso si può cancellare l’ordine in
stop a 46100 ed inserire un nuovo ordine, in sostituzione del precedente, al prezzo stop di
46400 (prezzo limite 46300).

In questo caso, anche se il mercato dovesse scendere al di sotto di 46400, la posizione


verrebbe chiusa comunque in guadagno ad un prezzo che non è determinabile a priori in
modo preciso. E’ molto probabile, comunque che la vendita in stop venga eseguita ad un
prezzo molto vicino a 46400 consentendo un profitto di circa 150 punti.
In questo caso il termine corretto per definire il nuovo ordine sarà stop profit anzichè stop
loss.

c) Per chi opera con almeno due contratti può rivelarsi vincente la strategia di
chiuderne uno sul primo obiettivo mantenendo l’altro sul secondo obiettivo.
Con questo metodo il primo contratto serve a pagare l’eventuale stop del secondo
contratto, e permette dunque di arrivare al secondo obiettivo con rischio nullo.

OPERATORI E FINALITA’ DELLO STRUMENTO


A seconda della finalità perseguita attraverso l'utilizzo del future solitamente si distinguono tre
tipologie di operatori:
1) lo speculatore: la maggior parte delle operazioni sui future è effettuata con l'apertura di
posizioni di rischio speculative. Generalmente lo speculatore ha convenienza ad operare sul
future, piuttosto che acquistare direttamente sul mercato i titoli componenti l'indice di
riferimento, in virtù dell'effetto leva sopra evidenziato e dei ridotti costi di transazione. Le
principali attività di trading possono ulteriormente essere suddivise in:

a) Position trading, tipica dell'operato dei gestori di medio-grandi dimensioni che intendono
sfruttare i movimenti del future per un periodo che va da qualche giorno ad un paio
settimane. Il position trading non richiede un dispendio notevole di tempo visto che la
posizione è mantenuta per diverse sedute ma necessita di capitali spesso elevati dal
momento che il patrimonio dell'investitore deve essere in grado di sopportare oscillazioni
di prezzo anche consistenti. Il successo delle operazioni è legato alla capacità di
individuare correttamente il trend di fondo del mercato.
b) Intraday trading, il trading infragiornaliero viene effettuato da professionisti e piccoli
investitori. Questi ultimi devono possedere un'elevata esperienza e degli adeguati
strumenti tecnici per poter competere con gli speculatori professionisti di banche e
società di investimento mobiliare. Questa strategia comporta un notevole impegno di
tempo oltre che una rilevante dose di affaticamento psicologico visto l'elevato numero di
operazioni che vengono compiute.
c) Day trading, è effettuato da piccoli investitori e professionisti con un'ottica di diversi
giorni, ad esempio settimanale. Questo tipo di operatività, se da un lato non ha la
componente di stress dettata dall'assunzione di continue posizioni, dall'altro presenta i
rischi legati alla scarsa prevedibilità dello strumento. Il future è spesso sensibile alle
notizie societarie e macroeconomiche che vengono rilasciate nel corso della settimana e
risulta pertanto difficile anticiparne la dinamica delle quotazioni.

2) l'hedger utilizza il future sull'indice di borsa per coprire i rischi derivanti dal possesso di
un portafoglio di azioni. In questo modo gli investitori che dispongono di un pacchetto
di azioni del Mib30 cercano di tutelarsi dall'eventualità di una correzione del mercato
vendendo future.

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3) l'arbitraggista sfrutta eventuali anomalie presenti tra i prezzi di mercato delle attività
sottostanti (la azioni del Mib30) e le quotazioni del future collegato, con l'intento di lucrare
piccoli somme su grossi volumi. Soltanto i grandi operatori hanno le potenzialità di adottare
strategie di arbitraggio che per natura sono temporanee, poiché legate a momentanee
inefficienze del mercato.

GLI ELEMENTI CHE INFLUISCONO SULLE QUOTAZIONI


I prezzi del future riflettono soprattutto l'andamento dell'attività sottostante il contratto,
ovvero le quotazioni dei 30 titoli che compongono l'indice Mib. Si possono così evidenziare i
quattro elementi principali che concorrono a determinare la variazione del future:
1) Valore MIB30: è l'elemento che influisce maggiormente nella determinazione del prezzo
future; più aumenta il valore dell'indice e più naturalmente crescono le quotazioni del
contratto derivato.
2) Tasso di interesse: il future è correlato positivamente alla variazione dei tassi di
interesse. Nell'ipotesi che un investitore non abbia il capitale e debba indebitarsi per
operare risulta più conveniente lo strumento future rispetto ad un investimento nel mercato
azionario cash, che come abbiamo visto parlando di leva finanziaria, richiede un capitale
decisamente più elevato.
3) Dividendi: più aumentano i dividendi distribuiti dai titoli sottostanti l'indice e minore sarà il
valore di riferimento del future. Quando i tassi di interesse sono minori dei dividendi, il
future quoterà a valori inferiori a quelli dell'indice.
4) Tempo a scadenza: più lungo è il periodo di tempo mancante alla scadenza del contratto
e maggiore è, solitamente, il prezzo del future rispetto all'indice.

LE STRATEGIE PIU’ COMUNI


Un primo elemento da considerare nella definizione delle scelte da adottare è legato alla
valutazione delle potenzialità del mercato. Mediamente i futures registrano delle oscillazioni di
500-800 punti per seduta, creando quindi occasioni di rilevanti utili/perdite giornalieri. Le
difficoltà di operare nel mercato dei futures dipendono dal fatto che le quotazioni per buona
parte delle contrattazioni si muovono in modo laterale, ovvero con movimenti di 150-300
punti. Dopo queste fasi, nelle quali compratori e venditori cercano di disorientarsi a vicenda, si
creano i presupposti affinché si realizzino movimenti più ampi.
Si possono individuare due grandi linee strategiche che prevalgono per la maggiore fra i
trader:

•= Seguire la tendenza del mercato sfruttando la rottura di resistenze (livelli di prezzo


che ostacolano il proseguimento del trend rialzista) o supporti (livelli in corrispondenza dei
quali le quotazioni tendono ad arrestare la tendenza ribassista). Questa tecnica dà la
possibilità di porre degli stop piuttosto stretti, approfittando così anche di contenute
oscillazioni. Lo svantaggio è costituito dall'eventualità che i superamenti di
resistenze/supporti costituiscano dei falsi segnali, ovvero che le quotazioni possano rientrare
all’interno dei limiti precedentemente superati. A tale proposito è consigliabile attendere la
conferma dei segnali di rottura dei livelli massimi/minimi ad esempio aggiungendo 50 punti
agli ordini in acquisto.
•= Andare in controtrend, approfittando delle oscillazioni massime del future,
vendendo non appena la pressione rialzista porta le quotazioni poco sotto le
resistenze ed effettuando operazioni in acquisto nel caso la discesa dei corsi spinga
il titolo in prossimità dei supporti. Questa strategia comporta un elevato grado di
rischiosità ma offre delle potenzialità di guadagno molto consistenti, spesso superiori ai 300
punti. Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che non sempre vengono raggiunti i livelli
estremi previsti, rendendo di fatto inapplicabile l’attuazione della compravendita. Dopo
l’apertura della posizione possono essere fissati degli Stop, che se troppo larghi
limiterebbero, però, la remuneratività delle operazioni. Il ricorso a questa strategia è
decisamente da evitare in fasi di mercato con forti tendenze rialziste o ribassiste, nelle quali

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gli stop potrebbero saltare molto facilmente. E' da considerarsi imprudente, inoltre, applicare
questa tecnica in chiusura di seduta, in previsione di una discesa o di un rimbalzo nel giorno
successivo. Fatti salvi i casi in cui vengono raggiunti livelli di resistenza/supporto
particolarmente importanti, se in chiusura di giornata il contratto è sui massimi/minimi, le
quotazioni del mattino seguente tenderanno a seguire il trend della seduta precedente.

LA PSICOLOGIA DEL TRADER


Nei paragrafi precedenti abbiamo descritto le caratteristiche del Fib30 e del miniFIB, le diverse
strategie che possono essere adottate per trarre profitto dalle operazioni con i future. Indagini
recenti compiute negli Stati Uniti hanno evidenziato, tuttavia, come sia molto importante
conoscere lo strumento oggetto di trading e la filosofia sottostante all'operatività e al mercato
in cui lo strumento viene trattato.
Il future è uno strumento cosiddetto standardizzato, ossia con regole del gioco precise
ed ineludibili e garanzie fornite da una cassa di compensazione, oltre che da un sistema di
margini che tutela il mercato in merito all’affidabilità degli operatori ad esso aderenti. Come si
spiega allora la diffidenza di molti operatori verso questa tipologia di strumenti e la
convinzione, spesso superficiale e generalizzata, che i future siano “troppo rischiosi” ed
espongano gli investitori a pericoli anche elevati e a perdite consistenti?

Nell’approfondire l’argomento dal punto di vista teorico ci siamo accorti che molti libri di testo
trascurano un elemento che in molti casi risulta essere prioritario per comprendere la natura di
uno strumento e il suo appeal presso gli investitori. Ci riferiamo nella fattispecie alla
PSICOLOGIA che accompagna le operazioni di trading.

Avendo avuto la possibilità di lavorare gomito a gomito con trader professionisti e, comunque,
avendo contatti frequenti con operatori attivi sui futures, assidui frequentatori dei borsini,
abbiamo individuato COMPORTAMENTI per così dire TIPICI, che, a volte, si trasformano in
STRATEGIE PERDENTI e INFRUTTUOSE.

Di seguito cercheremo di fornire una breve elenco agli ATTEGGIAMENTI DA EVITARE a cui
faremo seguire una semplice guida con REGOLE DI AUTODISCIPLINA che abbiamo
sperimentato riducono i rischi di errore.

1. NON OPERARE SE NON CONVINTI DELLA POSIZIONE CHE SI STA ASSUMENDO.


Accade, infatti, spesso che si voglia assumere una posizione solo per la smania di voler
operare, di non sentirsi inattivi e senza essersi prima fatti un’idea precisa, magari errata,
ma comunque consapevole di che direzione stia prendendo il mercato.

2. NON LASCIARSI INFLUENZARE DA FATTORI INTERNI ED ESTERNI. Uno degli


elementi importanti per operare in maniera profittevole è quella di acquisire un ampio
livello di oggettività nelle scelte. Ciò non vuol dire che non vadano ascoltate le opinioni
degli analisti, diffuse da media e giornali, ma significa essere il più possibile padroni delle
proprie azioni e non agire mai per effetto di condizionamenti esterni. Spesso un
suggerimento deve essere filtrato e, comunque, va adattato al proprio modo di operare,
agli obiettivi che si intendono perseguire e alla propria personalità.

3. NON PENSARE CHE IL MERCATO SIA SEMPRE AL RIALZO. Sebbene sia


statisticamente dimostrato che sono leggermente superiori le probabilità che il mercato sia
al rialzo, non va dimenticato che anche per periodi molto lunghi dell’anno i mercati sono in
range, se non addirittura al ribasso. Sulla borsa italiana, ad esempio, negli ultimi anni, si
registra un andamento decisamente ciclico dei prezzi: fra ottobre e marzo, di solito, il
mercato mostra un trend marcatamente rialzista, per poi subire prese di beneficio in
primavera e in autunno, almeno fino alla prima metà di ottobre. I mesi estivi,
generalmente, sono invece caratterizzati da fasi altalenanti, con punte di massimo a luglio

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e di minimo a settembre. La periodicità sopra evidenziata, che pur non essendo una regola
rigida presenta elementi di veridicità elevati, dovrebbe insegnare che, per periodi anche
lunghi, impostare esclusivamente strategie al rialzo non è sempre una scelta vincente.

4. NON ESSERE INGORDI. E’ un fenomeno che si riscontra spesso nell’operatività e diventa


quasi sempre motivo di frustrazione. Frasi come “…ero in utile di 2000 punti, poi ho perso
tutto….” sono sintomatiche dell’incapacità di gestire una posizione in profitto e di
un’ingordigia di fondo. Questa situazione è decisamente negativa, poiché mano a mano che
gli utili iniziano ad assottigliarsi si assiste al sopraggiungere di una condizione di inerzia,
che impedisce, in ultima analisi, di prendere beneficio della parte residua di profitto. Questo
atteggiamento spiega perché, molte operazioni, dopo aver garantito utili anche elevati, si
trasformano in dolenti note per l’investitore. Una volta che questo succede, in molti casi,
l’individuo è incapace di reagire ed è portato ad astenersi del tutto dall’operatività anche
per periodi di tempo elevati.

5. NON SPERARE CHE UN’OPERAZIONE SBAGLIATA RIENTRI. La coppia PAURA-


SPERANZA è molto spesso fatale all’investitore. Avere speranza che l’operazione abbia
successo, dopo un avvio difficile, è già un segnale che la scelta compiuta è stata sbagliata.
In questo modo, si perde di vista l’andamento di fondo del mercato e, soprattutto, viene
meno la lucidità che invece dovrebbe accompagnare ogni operazione, e, a maggior ragione,
quella su future.

6. NON ANDARE CONTRO IL TREND. E’ una regola piuttosto semplice, ma viene spesso
violata. Molto spesso l’investitore assume una tale sicurezza in se stesso e nei propri mezzi
che pretende di essere in grado di comprare ai minimi e vendere ai massimi del mercato.
Questo fa sì che con la propria operatività si vada alla continua ricerca dei punti di svolta,
cercando i picchi. Se questa strategia può avere senso nelle fasi di congestione del
mercato, quando, con l’aiuto degli oscillatori e di altri indicatori tecnici, è possibile
individuare aree critiche di acquisto e di vendita, a rischio “relativamente basso”, non è
altrettanto facile da seguire in presenza di una fase direzionale. Il trend, in linea di
massima, va seguito: si rischia, in caso contrario, di effettuare molte operazioni
controtrend che, soprattutto in fasi di mercato fortemente direzionali, portano a perdite
anche consistenti.

7. NON LASCIARSI PRENDERE DALL’EUFORIA E DALLA DEPRESSIONE. Dopo una serie


di operazioni di successo può essere conveniente limitare l’operatività: di solito non si è né
più né meno bravi del passato e l’eccessiva sicurezza rischia di diventare pericolosa. Allo
stesso modo, quando una serie di operazioni non ha successo, diventa spesso dannoso
aumentare l’operatività con la prospettiva di ridurre le perdite: meglio fermarsi e riflettere
sugli errori.

8. NON METTERE IN GIOCO PIU’ DI QUANTO SI POSSA RAGIONEVOLMENTE


PERDERE o, in altri termini, NON ECCEDERE. Fra quelle esposte, questa, a opinione di chi
scrive, risulta essere una regola fondamentale, per evitare che un potenziale trader perda
la possibilità di operare e subisca conseguenze psicologiche rilevanti. E’ un principio che
vale per qualsiasi tipo di investimento e a maggior ragione per i future. E’ necessario
fissare un limite massimo di perdite che sono sopportabili sia dal patrimonio dell’investitore
che dai suoi nervi!

E’ chiaro che le osservazioni sopra esposte non prescindono da una componente elevata di
soggettività; si tratta tuttavia di atteggiamenti per così dire tipici e riscontrabili nella maggior
parte degli investitori e soprattutto di quei soggetti che considerano il trading come uno
strumento per incrementare il loro patrimonio.

Può sembrare banale al professionista della finanza, ma la scelta della filosofia, Trading o
Investimento è molto spesso cruciale per determinare il successo o l’insuccesso delle

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operazioni. Di seguito proponiamo alcuni principi di base che dovrebbero essere tenuti in
considerazione nell’approccio all’investimento.

1. IMPOSTARE GLI OBIETTIVI D’INVESTIMENTO. La scelta della tipologia di investimento


non può, a nostro avviso, prescindere dalle caratteristiche patrimoniali del soggetto, dalla
sua situazione finanziaria e dal suo tenore di vita. E’ chiaramente diversa la prospettiva di
un individuo giovane, con un orizzonte di vita lavorativa ancora lungo e quella del
capofamiglia, magari pensionato che ha la necessità di pianificare gli investimenti per
garantire lo studio dei figli o l’acquisto della prima casa. L’investitore con una media
propensione al rischio avrà, pertanto, fra i principali obiettivi, quello della
liquidità/liquidabilità dell’investimento, oltre alla crescita del capitale investito. Può infatti
avvenire che si trovi costretto a liquidare parte dell’investimento in qualsiasi momento (ad
esempio per l’acquisto della casa) e voglia perciò evitare il più possibile oscillazioni brusche
del capitale investito. Al contrario, l’obiettivo prioritario di un trader è quasi esclusivamente
la crescita del capitale che, per sua natura, contiene una componente di rischio più elevata.

2. SCEGLIERE GLI STRUMENTI CHE MASSIMIZZANO GLI OBIETTIVI DI


INVESTIMENTO. Questo principio si collega strettamente a quanto esposto nel punto
precedente. I mercati finanziari offrono oggi una gamma pressoché infinita di prodotti
finanziari e si tratta di scegliere quello più compatibile non solo con le proprie esigenze, ma
anche con le caratteristiche personali. E’ evidente che il future, con le caratteristiche che
abbiamo sopra illustrato, rischia di non essere idoneo a quanti siano fortemente avversi al
rischio, così come i titoli obbligazionari a breve scadenza, quali ad esempio i Bot, possono
non essere lo strumento più indicato a quanti vogliano massimizzare la redditività e la
crescita del capitale.

3. INFORMARSI ATTENTAMENTE SULLE CARATTERISTICHE DEI DIVERSI PRODOTTI


FINANZIARI. E’ necessario in questo caso documentarsi sulla tipologia di investimento
che si intende intraprendere, nonché sul mercato su cui i diversi strumenti di investimento
sono negoziati.

4. STABILIRE UN CODICE DI AUTODISCIPLINA. L’opinione autorevole di Martin Pring,


che ha approfondito le tematiche relative alla psicologia dell’investitore, concentra proprio
l’attenzione sulla possibilità di adottare addirittura un codice di regole scritto che deve
essere seguito nel momento in cui si presenta il conflitto psicologico. Il codice può non
essere del tutto rigido e possono essere apportate delle modifiche in funzione delle
situazioni di mercato e della maggior competenza che si acquisisce nell’operatività. In ogni
caso il piano scritto ha il vantaggio di obbligare al rigore, alla disciplina e all’oggettività.

5. IMPARARE DAGLI ERRORI. La presenza di un piano scritto costituisce un primo


importante elemento di controllo sulla capacità di seguire o meno la disciplina che ci si è
imposti. L’esperienza gioca in questo senso un ruolo fondamentale e consente di ridurre gli
errori di valutazione e di comportamento del trader e dell’investitore.

BUON TRADING A TUTTI!!!

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