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UBERA MENTE

A

TRENTANNI DAL VIA

PIEROANGELA

DA LA FORMULA DI QUARK

IL

18 MARZO 1981 DEBUTTAVA IL PROGRAMMA DI DIVULGAZIONE

DI

RAIUNO. L'INVENTORE SVELA IL SEGRETO DEL SUO SUCCESSO,

E

IL SUO UNICO CEDIMENTO ALL'IRRAZIONALE, VESTITO DI ROSSO

di ANGELOCAROTENUTO

era una lista di cinquanta nomi, e alla fine ne rima- sero due. «Eravamo in-

decisi. Diogene o Quark». Era il 1981, in tv c'era an- cora Portobello, Beppe Grillo ti dava lui l'America e Mister Fantasy si inventava una cosa chiama-

ta videoclip. «Scegliemmo Quark per-

ché si trattava di una parola curiosa e perché raccontava bene l'ambizione di andare dentro le cose». Trentanni fa. Piero Angela era stato il volto della Rai da Parigi e da Bruxel- les, poi il primo mezzobusto del Tg2, e finalmente il 18 marzo dietro quella pa- rolina di cinque lettere diventava l'uo- mo che voleva essere. Un divulgatore. «La scuola da ragazzo non mi entusia- smava. Mai stato bocciato, mi piaceva-

no le scienze, però ero distratto dalla musica e dallo studio del pia- no. Con il tempo mi sono re-

so conto che le cose a quel

tempo giudicate noiose, in realtà erano interessanti. Il punto è che a scuola non sa- pevano spiegarle».

Cominciò lui. Con i docu- mentali della Bbc e di David Attenborough, con i cartoni animati di Bruno Bozzetto. Ogni mercoledì. Piero Ange-

la veniva subito dopo J.R., il

cattivissimo Larry Hagman

di Dallas. «A quei tempi la

seconda serata partiva già alle 21.35». La sera dell'esor- dio, Quark si prese lo spazio della Coppa dei Campioni di

calcio, di Stella Rossa-Inter diedero ima sintesi in differita. «Facevamo una media di sette milioni di spettatori. Og- gi con quei dati ci stappano lo champa- gne». Quel 18 marzo '81 la seconda rete mandava lo sceneggiato Anna Kuììscioff, la terza il Rapporto confidenziale di Or- son Welles. Quark sbarcò sul pianeta tv

accompagnato dalle note del secondo movimento della Suite in re maggiore di Bach, quanti la conoscevano prima? «Avevo assistito nel '67 a un concerto degli Swingle Singers, un ottetto vocale francese straordinario, e ne avevo com- prato un disco. E lì c'era questo arran- giamento jazz, con basso e batteria, di quell'aria di Bach, il mio autore preferi- to. Quell'esecuzione era stata la sigla di un mio precedente programma, e volli tenerla». Così è iniziato un viaggio che ha portato Piero Angela a un paio di migliaia di puntate realizza- te, a un centinaio di docu-

mentar! prodotti, a 33 libri e tre milioni di copie vendute. Più otto lauree honoris cau- sa: una in più dei Telegatti. «Mi accorsi che nei ma- gazzini Rai giacevano bellis- simi documentai'! sulla na- tura: venivano mandati in

Da bambino, in classe, mi distraevo. Poi ho capito che spiegano male cose entusiasmanti

150

PIERO ANGELA. 83 ANNI, IN UNA PUNTATA SUGLI UNNI

MIKE BONGIORNO, SABINA CIUFFINI E IL CAMPIONE PARAPSICOLOGO MASSIMO INARDI

LARRY HAGMAN,

i

ILJ.R.DICWLMS.INONDA I

PRIMA DI QUARK

J

UNA SCENA DEL FILM APOLLO 13, CON TO1 HANKS (A DESTRA)

onda come riempitivi. Allora ne colle- zionai una serie e li proponemmo in prima serata con presentazioni e inter- venti». Al pomeriggio, invece, c'era // mondo di Quark. «Gli studenti tornava- no da scuola e lo guardavano prima di fare i compiti. Il Wwf registrò un'im- pennata nelle iscrizioni». E poi Quark Economìa, Quark Europa sui segreti di Maastricht, Quark in pillole. Tutto mentre J. R. continuava a essere catti- vo. Però su Canale 5. «A Canale 5 vole- vano anche me. Ma gli ho sempre fatto sapere che il mio ruolo era legato al servizio pubblico. Avrei potuto guada- gnare molto di più. In Rai avevo un contratto da capo redattore, ero stato corrispondente dall'estero, ma ho sem- pre rifiutato altre offerte. Non volevo

IL VENERD Ì

SBUC A

che i dati d'ascolto potessero condizio- nare la qualità. In Rai non è successo:

anche perché per fortuna i miei pro- grammi sono sempre andati bene».

Tanto bene che, nel tempo, sono fiori-

problema, nell'elenco dei nomi delle persone impegnate a Capo Kennedy,

Piero Angela ne scorse uno italiano. «Rocco Petrone. Presi un appuntamen-

to, gli chiesi delle sue origini, lui mi ri-

spose: Sug7io d' 'o paese 'e Sasso di Ca-

stalda, in provincia di Potenza. Ci an- dai. Era pieno di suoi cugini, zie vestite

nero con le pannocchie in cucina, una famiglia contadina. Suo padre era emigrato in Ame- rica, lui aveva preso la lau-

rea in ingegneria spaziale. È diventato il direttore della base di lancio, la persona che

ha schiacciato il tasto per mandare l'uomo sulla Luna. Dalle stalle alle stelle, si può dire così. Ecco cosa vogliono dire educazione e studio». Educazione. Piero Angela racconta la sua. «Mio padre Carlo era medico. Uno psichiatra». Durante la guerra è a San Maurizio Canavese, direttore sanitario della casa di cura per malattie mentali. «Eravamo sfollati, anche il resto della nostra famiglia viveva lì». Lì, dove Carlo Angela falsificava le cartelle mediche

di

ti gli speciali, con la regia di Gabriele Ci- pollitti. I dinosauri, prima che Spielberg

riscoprisse con Jurassic Park. Il viaggio nel corpo umano. Gli scoop sull'uomo di Altamura o l'autoritratto di Leonardo. Oppure // viaggio

nel cosmo. Dove in fondo tutto era cominciato. Racconta An- gela: «Quando ancora ero al Tg, seguivo le missioni della Nasa. Così capii che dovevo dedicarmi alla divulgazione.

Ho seguito il programma Apollo: dal 7 al 12. Quando gli americani misero piede sulla Luna, immaginavo di trovare gente in trionfo. Il contralio. Alla Nasa mi dissero che stavano licenziando, la corsa era fini- ta, c'erano arrivati, avevano vinto. A Houston ci sono ancora tre razzi Satur- no mai lanciati. Apollo 13, che non ho se- guito, mi ha emozionato al cinema». Pri- ma, molto prima che Houston avesse un

li

Mio padre

Carlo era medico, salvò decine di ebrei falsificando

le cartelle

cliniche

per ricoverare degli ebrei e salvarli dal- la furia nazista. Li faceva passare per matti. «Un giorno vennero per fucilarlo, fu risparmiato con la mediazione di una persona che conosceva». Israele gli ha conferito alla memoria la medaglia di Giusto fra le nazioni. La storia della sua impresa è stata resa nota solo molto tempo dopo da uno degli ebrei salvati, Renzo Segre. Da papa Carlo arrivano le radici della razionalità, di uno sguardo laico e scientifico. «Ne ho avuti di pro- blemi. Ricordo un grandissimo campio- ne dei quiz di Mike Bongiorno, Massimo Inardi. Dirigeva un centro di parapsico- logia. Ricordo che Mike dava per scon- tate le cose che diceva Inardi. Io mi chiedevo: come può essere? Così andai a indagare, ci feci cinque puntate che fu- rono uno shock per chi riteneva che ci fosse del vero». E poi le battaglie contro l'omeopatia e l'astrologia. In tutta la vita una sola concessione all'irrazionale. «I bambini hanno bisogno di magia. Ai miei figli, quando erano piccoli, ho detto che Babbo Natale esiste. E se devo dire la verità, a Babbo Natale, ho creduto an- che io. Ma avevo tre anni». ••