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APPUNTI PER ANTROPOLOGIA DELLE ISTITUZIONI - PROSMART 2006/2007 - PIERO VERENI

Contenuto della dispensa 2) Ulteriori concetti necessari ad articolare un discorso antropologico sulle
1. Concetti di base istituzioni
1.1. La cultura
1.1.1. La cultura è appresa 1. LA CULTURA
1.1.2. La cultura è condivisa dai suoi membri Per quanto riguarda a), abbiamo detto che gli antropologi considerano cultura
1.1.3. La cultura è simbolica l’insieme dei comportamenti, delle pratiche dei manufatti e di qualunque altra
1.2. Forme dell’appartenenza “cosa” prodotta dall’uomo e dotata di queste tre caratteristiche:
1.2.1. Sentimento di appartenenza (nazionale) 1. è appresa
1.2.2. Nation building 2. è condivisa
1.2.3. Identità 3. ha una componente di natura simbolica
1.2.4. Popolo
1.2.5. Emico/etico 1.1. LA CULTURA È APPRESA
2. Le istituzioni Per quanto riguarda la NATURA APPRESA della cultura, ciò significa che non è cultura
Definizioni e rimando all’estratto da F. Crespi qualunque COMPORTAMENTO INNATO dell’uomo (come la suzione dei neonati) e abbiamo
3. Il ruolo del nazionalismo visto come lo spazio dei comportamenti naturali (innati) negli esseri umani sia
3.1. I caratteri nazionali estremamente ridotto, tanto che anche la postura eretta (camminare su due piedi)
3.2. Storia e nazioni deve in qualche modo essere “attivata” dal gruppo sociale nel quale siamo inseriti (i
3.3. La teoria di Gellner: nazionalismo e modernità bambini “selvaggi” allevati da animali non praticano la postura eretta). Mentre cioè
3.4. La teoria di Anderson: immaginare la nazione gli altri animali si affidano in massima misura a comportamenti innati, che cioè
3.5. Antropologia e nazionalismo fanno parte del loro corredo genetico e che possono essere trasmessi direttamente
4. Immaginazione, istituzioni statali e mass media alla prole per via biologica (un’ape operaia non impara a raccogliere il nettare, come
5. Alcuni esempi sul ruolo dei mass media non impara a fare le cellette esagonali: è il suo modo naturale di comportarsi, e non
5.1. La soapizzazione dell’anima può fare altro), gli esseri umani devono APPRENDERE (quasi) tutto quello che fanno, e
5.2. Esiste un’identità europea? praticamente tutto quello che pensano e dicono. In altre parole, la cultura ha la stessa
5.3. Hevan funzione che ha negli animali il corredo genetico (trasmettere un sapere: il gatto
5.4. Mjtia trasmette alla prole la capacità di ritrarre gli artigli e di miagolare), ma si affida
all’apprendimento, non alla biologia, e quindi può mutare in tempi infinitamente più
rapidi, rivelandosi uno strumento di adattamento senza pari. Se cioè un determinato
Il modulo si pone l’obiettivo di articolare una riflessione antropologica sulle comportamento innato si rivela non più adattivo (cioè non più adeguato a garantire
istituzioni intese come apparati culturali che producono il nostro modo di pensare di la sopravvivenza per la specie che lo pratica) può portare all’estinzione di quella
vivere in comunità. Per specie. Immaginate cosa succederebbe alle api se, per qualche ragione, sparissero i
fiori… La cultura invece ha una flessibilità straordinaria, proprio perché la sua
ALCUNI CONCETTI DI BASE trasmissione non passa per via genetica ma attraverso l’apprendimento. Immaginate
Nelle prime lezioni abbiamo articolato alcuni aspetti basilari dell’antropologia che tra le sfortunate api rimaste senza fiori ce ne sia una che per qualche mutazione
culturale, insistendo esplicitamente su questi argomenti: genetica ha imparato a sopravvivere nutrendosi di qualcos’altro (poniamo, di grano).
1) il concetto antropologico di cultura Certo, quell’ape potrà sopravvivere, ma per poter riprodurre questo comportamento
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(e per far sopravvivere le api come specie) dovrebbe accoppiarsi e sperare di avere potenziale della cultura. Se infatti lo stesso insegnamento è appreso da persone
un numero adeguato di successori con il suo stesso corredo genetico (in grado cioè diverse tra loro, è probabile che verrà elaborato in modi diversi: qualcuno non saprà
di nutrirsi con il grano invece che con il polline dei fiori). Immaginate invece ora un che farsene di quell’insegnamento, altri lo ripeteranno pedissequamente, altri ancora
gruppo umano che si sia specializzato nella caccia ai conigli, e che per qualche però vi apporteranno delle modifiche (abbiamo sempre pescato con gli ami fatti così,
ragione i conigli spariscano d’improvviso. Immaginate inoltre che tra i membri di ma se li facciamo cosà peschiamo di più) che possono essere vantaggiose e che
quel gruppo umano uno abbia imparato (seppure casualmente) a pescare o a possono “tornare” anche all’emissario di partenza (quello che aveva insegnato a
procurarsi comunque del cibo diverso dai conigli. Le possibilità che questo nuovo pescare per primo). Nel caso delle api, invece, il sistema standard della trasmissione
comportamento si trasmetta al resto del gruppo sono infinitamente maggiori che nel del sapere (come si cava del cibo dal grano) è fortemente omogeneizzante: è bene
caso del mutamento comportamentale delle api. Lo “scopritore della pesca”, infatti, che chi eredita quel sapere lo erediti per intero e senza modifiche. Mentre cioè la
non deve aspettare di riprodursi e sperare che la sua prole abbia ereditato le sue trasmissione per via biologica tende all’uniformazione entro la specie (un eccesso di
competenze in fatto di ami e di lenze, ma può “semplicemente” radunare i membri mutamento genetico può produrre un’incompatibilità riproduttiva e quindi una
del suo gruppo e INSEGNARE loro come si pesca. In questo modo, un comportamento nuova specie, che farà la sua storia evolutiva separata dalla specie da cui è nata), la
nuovo e adattivo può trasmettersi in tempi portentosamente rapidi (se comparati ai trasmissione culturale accetta un grado pressoché infinito di variazione intraspecie.
tempi della biologia) e attraverso individui diversissimi tra loro (dato che non serve Detto altrimenti, mentre un’ape che impara a mangiare il grano è probabile che
assolutamente che abbiano lo stesso corredo genetico per condividere quel sapere). smetta di essere un’ape (magari per cominciare a somigliare a una cavalletta), un
Ma se un nuovo comportamento può diffondersi in tempi rapidissimi, altrettanto essere umano che impara pratiche culturali diverse diventa “ancora più uomo”, e
rapidamente può andare perduto se non viene costantemente rinnovata la sua non corre mai il pericolo di creare attraverso la cultura una barriera insormontabile
trasmissione alle nuove generazioni. Tutti voi, ad esempio, sapete che in Olanda ci con altri esseri umani, dato che la cultura che ha imparato: a) può essere trasmessa
sono moltissime biciclette e molti servizi urbani sono organizzati proprio per ad altri esseri umani che ancora non la condividono; b) può essere mutata dallo
facilitare gli spostamenti in bici. Questo comportamento si è diffuso soprattutto dopo stesso portatore (che impara a pescare se spariscono i conigli); c) è comunque non
la seconda guerra mondiale, divenendo un segno distintivo dell’Olanda (soprattutto del tutto omogenea già all’interno del gruppo che ne sarebbe il tenutario principale
nelle sue aree urbane) in modo particolare negli anni Sessanta e Settanta. Ciò (una comunità di “pescatori” prevedrà comunque persone che pescano meglio e altre
significa che le persone che oggi hanno all’incirca cinquant’anni sono cresciute in che pescano peggio, “stili” e “tradizioni” diverse di pesca, addirittura “scuole di
un ambiente sociale e culturale per cui andare in bicicletta era considerato non solo pensiero” conflittuali su cosa sia una buona attività di pesca).
normale e sano, ma anche “giusto”. Le generazioni più giovani, quelle che hanno Ma prima di ritornare su questo tema (della complessità “interna” delle culture)
all’incirca la vostra età, premono invece perché nei centri storici venga consentito un riprendiamo il filo della trasmissione del sapere per via culturale, che ci consente di
accesso più semplice alle automobili e ai motocicli: se l’Olanda cioè non trova un chiarire ulteriormente il concetto antropologico di cultura. Il fatto che la cultura sia
modo per trasmettere alle nuove generazioni la “giustezza” dell’andare in bicicletta, un sapere appreso rischia di creare dei fraintendimenti proprio sulla natura di quel
è possibile che questo comportamento subisca un drastico calo nei prossimi anni, sapere. Quel che impariamo, infatti, può essere appreso in diversi modi e, per così
mano a mano che i giovani saliranno nelle stanze delle amministrazioni e della dire, a diversi livelli. State leggendo questi appunti perché volete imparare qualcosa
politica. L’esempio serve solo a far notare come un comportamento, per quanto di antropologia culturale. In questo caso tutto è piuttosto chiaro: chi deve insegnare
possa apparire vantaggioso, non viene mantenuto “automaticamente” tra le (i docenti), chi imparare (voi) e cosa state imparando (la storia della cultura
generazioni, ma ha bisogno di essere confermato e rinforzato ad ogni passaggio materiale). Altrettanto chiaro il modo in cui state imparando: grazie a un
generazionale. La trasmissione culturale, quindi, si presente come estremamente procedimento formalizzato (lezioni, studio) che passa soprattutto attraverso il
flessibile e mutevole: una generazione può rifiutare l’acquisizione della generazione linguaggio. Pensate invece ai vostri gusti musicali, o alla vostra capacità di praticare
immediatamente precedente. una certa attività fisica (uno sport, un gioco). Chi vi ha insegnato che quel cantante
Il fatto che gli individui che apprendono il nuovo comportamento siano “fa schifo” e quell’altro invece è bravo? Chi vi ha insegnato quello stile di nuoto, a
estremamente diversi tra di loro (ci sarà quello forte e quello timido, quello passare bene la palla, a muovervi su una pista da ballo? Avete imparato per
intraprendente e quello pigro) costituisce un ulteriore fattore di adattamento imitazione, per rielaborazione, spesso senza sapere chi vi stava insegnando, oppure

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secondo modalità che non sono state principalmente linguistiche (pensate al ballo, senso deve essere chiaro: chi conosce “fino in fondo” una cultura? Sono gli
ad esempio, che non si impara “leggendo” o “studiando”, ma “guardando” e “indigeni”, cioè i portatori di quella cultura, solo perché dentro quella cultura sono
“facendo”, anche se prendete delle lezioni: un’attività in cui la componente nati e cresciuti? Oppure anche un “esterno” può imparare a conoscere come
linguistica della trasmissione non è quella principale). funziona una cultura che non gli è familiare? Come vedrete, questo è un tema che
Dobbiamo quindi distinguere un sapere trasmesso in modo FORMALE (tutta ricompare quando si affronta la ricerca sul campo e la questione più generale di
l’educazione scolastica è di questo tipo) da uno trasmesso INFORMALMENTE (come i come sia possibile conoscere una cultura diversa dalla nostra.
gusti musicali ed estetici in generale), in cui cioè non è chiaro chi abbia il compito di
insegnare. Dobbiamo inoltre distinguere un sapere sostanzialmente di tipo 1.2. LA CULTURA È CONDIVISA DAI SUOI MEMBRI
LINGUISTICO da un sapere DEL CORPO che non passa necessariamente o principalmente Su questo punto abbiamo insistito soprattutto per quanto riguarda la DELIMITAZIONE
attraverso la spiegazione linguistica. Abbiamo poi accennato a un’altra opposizione delle culture. A tutti noi appare evidente che un americano non è un francese, che un
importante per chiarire il concetto antropologico di cultura, e cioè quella tra cultura irakeno non è un argentino, che un basco non è un castigliano e così via. Ci sono
ALTA e cultura BASSA, citando l’esempio della playstation. Una consolle per ovviamente diversi elementi culturali che possiamo utilizzare come tratti
videogiochi oggi richiede, da parte di un giocatore esperto, una notevole competenza discriminanti: la lingua, la religione, l’abbigliamento, il sistema di valori (cos’è bene
e un duro addestramento: per l’antropologia interessata alle pratiche culturali il fatto e cos’è male, in quella cultura). Non possiamo, invece, utilizzare tratti somatici (il
che saper giocare alla playstation non sia particolarmente prestigioso (che cioè non colore della pelle, ad esempio) proprio per quanto abbiamo detto sul modo non
venga considerato parte della “cultura alta” come, ad esempio, suonare il biologico con cui si trasmette la cultura: tutti conosciamo diversi esempi di italiani
violoncello) non muta l’interesse per questa pratica. Per l’antropologia culturale di colore, e il caso è ovviamente ancora più nitido nel caso di paesi con una storia
capire come si impara a suonare il pianoforte, a giocare con la playstation o a più lunga e complessa di immigrazione (Gran Bretagna, Francia, Olanda, per non
intrecciare un canestro di vimini (tre attività manuali associate a livelli sociali dire degli Stati Uniti). Questo per dire che, indipendentemente da quello che
estremamente diversi) è altrettanto importante, perché in tutti e tre i casi siamo di potremmo presupporre dalle caratteristiche somatiche, gli esseri umani sono in
fronte a comportamenti appresi, e quindi di natura culturale. L’antropologia quindi grado di imparare qualunque sistema culturale come “loro proprio” (si chiama
non distingue tra una cultura alta e una cultura bassa come oggetti di studio: processo di INCULTURAZIONE quel complesso meccanismo di apprendimento della
riconosce che gli uomini attribuiscono diversi valori (morali o economici) alle cultura “madre”, mentre si chiama ACCULTURAZIONE qualunque processo di
diverse competenze (per cui oggi saper giocare bene a calcio vale molto di più di acquisizione di una cultura diversa, successivamente al processo di INCULTURAZIONE).
quanto non valesse trent’anni fa, in termini economici, ma sapere sette lingue Questa evidente disponibilità delle culture ad essere apprese da chiunque deve però
straniere è comunque considerato estremamente prestigioso, anche se chi le sa non è spingerci a riflettere proprio sull’entità di quella condivisione. Molto spesso (per
ricco) ma è interessata a tutte le forme di competenza. Anzi, uno degli oggetti di ragioni complesse che non possiamo affrontare se non brevemente in questo
studio dell’antropologia è proprio il modo in cui le diverse culture mettono su modulo) tendiamo a “sopravvalutare” la compattezza delle culture, e a considerarle
diverse scale di prestigio o valore le diverse competenze dei singoli. come entità completamente separate una dall’altra: di qui i Nayar, di là i Nuer. Da
Un ultimo aspetto, particolarmente interessante per le conseguenze metodologiche una parte i Maya, e dall’altra gli Incas. Oppure (il che è lo stesso) da una parte gli
che possiamo trarne, della cultura in senso antropologico è costituito dal fatto che Irlandesi e da quella opposta gli Inglesi. In effetti, nessuno può dubitare che le
non solo spesso non è chiaro chi insegna, non solo spesso non è chiaro come quel culture tendano a coagularsi attorno ad alcuni elementi caratterizzanti, ma è
sapere venga insegnato, ma a volte non è neppure chiaro che cosa venga insegnato. altrettanto vero che nella maggior parte dei casi la nettezza con cui crediamo di poter
Può cioè capitare, quando si studia la cultura in senso antropologico, di incontrare distinguere tra diverse culture è più apparente che reale. “Dentro” ogni cultura, tanto
forme di conoscenza che sono chiaramente apprese, ma che i portatori di quella per iniziare, vi saranno persone con conoscenze diverse, con valori non condivisi e
cultura non sono consapevoli di sapere. Abbiamo a questo proposito raccontato spesso addirittura in conflitto tra loro. Pensate ad esempio a come la cosiddetta
l’apologo dei due archeologi (uno italiano e uno straniero ma che parla l’italiano) “cultura occidentale” stia in questi ultimi anni affrontando un ripensamento
che ritrovano dentro una nave un’ancora, un anello e un’anfora. Non ripeterò qui la profondo della propria dimensione religiosa. L’Islam è compatibile con
storia (chi non fosse stato presente se la faccia raccontare da qualche collega) ma il “l’occidente”? Non importa rispondere a questa domanda (non in questa sede,

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almeno), mentre è interessante chiedersi cosa quella domanda dà per scontato, e cioè abbiamo fatto (i tatuaggi e i piercing) sembrerebbe comunque appartenere alla
che il Cristianesimo sia invece non solo compatibile, ma un vero e proprio tratto famiglia delle eccezioni che confermano la regola: va bene, il tatuaggio no, ma sono
caratteristico dell’Occidente. Ma se il Cristianesimo è alla radice dell’Occidente, toscano e cresciuto qui, prova a dimostrarmi che questo non è tipico e che non
non è alla base dell’Occidente moderno anche il pensiero laico e razionalista, il caratterizza la mia appartenenza in modo netto! Bene, ci provo, e per farlo anticipo
materialismo scientista e l’ateismo come prospettiva antropologica radicale? Chi in linea generale l’argomento che proverò a dimostrare per via di esempi. Il punto è
potrebbe contestare che l’Illuminismo, il marxismo o la psicoanalisi sono prodotti che le culture non solo sono immerse nel tempo (cambiano) ma sono nate nel tempo.
intellettuali assolutamente occidentali (europei)? Eppure è noto a tutti che queste È questo quello che tendiamo a dimenticare, anche quando siamo disposti ad
visioni del mondo hanno criticato duramente (pur se in modi diversi) proprio la ammettere i mutamenti in corso (dovrei dire meglio: proprio quando ci lamentiamo
radici cristiane del pensiero occidentale. Sto cercando di dire che il Cristianesimo è dei mutamenti in corso). Riconosciamo cioè i mutamenti in corso (i tatuaggi, i
un figlio legittimo della cultura che chiamiamo “occidentale” quanto lo è piercing, i ristoranti cinesi) ma tendiamo a collocarli su uno sfondo di immutabilità
l’Illuminismo, anche se i due sistemi di pensiero sono per molti versi inconciliabili. che non ha alcuna giustificazione storica. Quando pensiamo alla nostra cultura che
Invito gli studenti a pensare altri esempi di sistemi di valori in conflitto entro quella oggi si cambia e si modifica, si mescola e si intreccia con altre tradizioni culturali,
che apparentemente è la stessa cultura. Possiamo parlare di una cultura toscana? Per dentro di noi confrontiamo lo stato attuale (di modificazione e mescolamento) con
molti versi sì, riconducibile a una famiglia omogenea di dialetti e a un passato uno stato precedente in cui invece la nostra cultura era pura, intonsa, non ancora
storico, artistico, politico e anche produttivo (la mezzadria) ricostruibile con estrema mescolata con altre. Il punto è esattamente questo: lo stato originario in cui le
precisione. Eppure chi non conosce le rivalità che oppongono in Toscana diversi culture erano pure e separate NON È MAI ESISTITO, è un’invenzione del nostro modo di
comuni? Scendendo ancora di livello, chi non si accorge, una volta a Firenze, che si pensare al passato, che salta non appena ci confrontiamo con la realtà storica.
respira un’aria “culturale” per molti versi riconoscibile, che si è dentro uno spazio Prendiamo un primo esempio. Cosa bevono gli inglesi alle cinque del pomeriggio?
segnato da una qualche forma di condivisione? Eppure mi chiedo che cosa Tè, si sa. Il tè è (assieme alle birre poco gassate e tiepide che servono nei pub) la
avrebbero da dirsi un giovane ultrà della Fiorentina e la vecchia signora che tutti i bevanda nazionale inglese (e britannica, più in generale). Si sa quanto il tè con lo
giorni dice il rosario nella chiesa della sua parrocchia, anche se sono tutti e due zucchero sia stato un alimento essenziale della classe operaia durante le fasi più
toscani. Non dovrebbero condividere un’unica cultura? In realtà, c’è un margine di intense della rivoluzione industriale, ma anche un simbolo dell’emergente borghesia.
sovrapposizione tra quanti partecipano alla “stessa cultura”, ma quasi mai una Questa bevanda è in grado di condensare la forza rude del proletariato (che beve il tè
sovrapposizione totale, per le ragioni che dicevamo sul modo in cui apprendiamo mentre cena, nei mugs, le tazze cilindriche spesso in metallo) e il gusto delle classi
modificando soggettivamente quel che impariamo. dominanti (che bevono tè in tazze svasate di porcellana, rendendolo
Quindi, primo punto, le culture sono estremamente complicate già al loro interno, l’accompagnamento di spuntini nutrienti come i cucumber sandwiches o di cibi
per il fatto che i loro membri si dispongono lungo fasce di età differenti (gli anziani “astratti” come la pasticceria). Il tè è quindi non solo un elemento importante del
sanno cose che i giovani non sanno, e viceversa), su diverse scale sociali (in base al sistema alimentare britannico, ma è quasi un simbolo prediletto di quel sistema e
reddito, all’istruzione, all’origine familiare) e su diverse strategie di competenza (chi dell’idea di Britishness. Ma da dove viene quel tè? Non è certo un prodotto
ne sa “di più” tra un chirurgo e un pianista, tra un botanico e un filologo, tra un indigeno, anzi. Il tè non cresce (non può crescere) nelle isole britanniche, è stato
idraulico e un elettricista? La domanda non ha ovviamente senso, dato che ognuno importato di recente (da pochi secoli vuol dire di recente) e la regina Elisabetta I o
ha una competenza specifica). Per questa ragione, nessuno possiede tutta la William Shakespeare (qualcuno oserebbe dire che non erano “tipicamente” inglesi?)
“propria” cultura, e nessuno possiede solo elementi culturali comunque riconducibili non bevevano tè. Eppure oggi siamo disposti ad accettare il tè come una bevanda
alla “propria” cultura (collocatevi dove vi pare, ma se avete tatuaggi o piercing vi “tipicamente” o “tradizionalmente” inglese. Se qualcuno poi pensasse che l’usanza
sfido a dimostrarmi che si tratta di elementi culturali tipicamente italiani, o toscani o oggi tipicamente inglese di sorseggiare tè sia stata assunta dai colonizzatori
quel che volete). britannici durante la loro permanenza in India (come se quindi la recente tradizione
Vista da questa prospettiva la differenza tra culture si fa meno rigida e meno netta, britannica si basasse in effetti su una più antica tradizione del subcontinente indiano)
dunque. Ma c’è dell’altro che dobbiamo aggiungere per capire effettivamente come precisiamo che fino agli anni trenta dell’Ottocento il tè era prodotto solo in Cina, e
si realizza la condivisione culturale, e che forme assume. L’ultimo esempio che

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di lì esportato tramite i commercianti olandesi. Fu solo dopo il 1834 che la latino e si sarebbe “scoperto” nel corso del tardo medioevo? Entrambe le ipotesi
coltivazione del tè venne introdotta nel subcontinente indiano. sembrano vere sciocchezze: l’italiano non è una versione “povera” del latino, e non
Il caso della “pasta al pomodoro” – questa volta “tipicamente” italiano – è è un’entità pura che sarebbe emersa nel suo splendore solo nel corso dei secoli. È
altrettanto indicativo: nei libri di cucina napoletani dei primi dell’Ottocento piuttosto un prodotto storico, come qualunque altro elemento di qualunque altra
esistevano i “maccaroni” e esisteva la “pummarola”, ma i primi si mangiavano a cultura.
timballo e venivano cotti al forno, la seconda invece si poteva associare alle carni, al È forse possibile dare una raffigurazione grafica della concezione antropologica di
pesce e alle verdure, ma non era mai “in coppa” alla pasta. Questo vuol dire che ci cultura come raggruppamento in uno specifico momento storico di alcuni elementi
deve essere stato un momento nel corso dell’Ottocento in cui si è cominciato a culturali, e opporre questa raffigurazione al modello che vorrebbe invece le culture
mangiare la pasta con il sugo di pomodoro, e certamente in quel periodo nessuno come entità separate e a rischio di commistione. Nella figura qui a fianco la sequen-
pensava che la pasta al sugo fosse un piatto “tradizionale” o “tipico”. (Ovviamente za temporale si sviluppa dall’alto al basso, mentre le diverse linee e le loro forme
non accenno neppure al fatto che sia la pasta come la conosciamo noi sia il differenti stanno a indicare i diversi elementi culturali (ad esempio: praticare
pomodoro sono stati introdotti in Italia da pochi secoli). l’agricoltura, fare i piercing, professare il monoteismo, far uso della televisione, non
Ecco, quanto tempo ci vuole perché un’usanza culturale possa essere considerata mangiare il maiale, eccetera, eccetera, eccetera). In questa figura ipersemplificata
come caratteristica di quella cultura? Ovviamente la domanda non ha una risposta rispetto a qualunque condizione reale,
assoluta, ma va indagata caso per caso. E se si hanno informazioni sufficienti si gli elementi culturali (raffigurati con i
potrà scoprire che, caso per caso, ogni elemento culturale ha una storia che è fatta di N N N diversi tipi di linea) si spostano nel
A
prestiti, commistioni e incroci. È la prospettiva da cui guardiamo alla realtà culturale tempo (sul piano verticale) e nello
che ci fa immaginare di provenire da un passato statico messo in crisi dalla spazio (sul piano orizzontale). Dato un
mutevolezza del presente. Le culture sono accorpamenti estremamente permeabili e qualunque momento storico (A, B, C),
fragili di elementi culturali, che nel corso dei tempi hanno sempre subito è possibile individuare specifiche
B
modificazioni. Del resto, non può che essere così, se pensiamo in prospettiva storica: configurazioni culturali come “nodi”
non ha senso pensare a una qualunque cultura come qualcosa di originario che “poi” (N1, N2, eccetera) attorno a cui si
si sarebbe inquinato, dato che questa immagine presuppone che le culture siano state “raddensano” alcuni elementi culturali.
create tutte contemporaneamente e tutte diverse, e che poi, eventualmente, si Come è evidente, non c’è un momento
sarebbero incrociate e commiste. In realtà, il processo storico è stato proprio “originario” per i singoli nodi, e non è
C
l’opposto. La diversità culturale è neppure possibile stabilire con assoluta
cresciuta proprio grazie alla precisione dove finisca un determinato
N A commistione. Se io che ho imparato raggruppamento culturale (anche se è possibile individuare per ogni nodo i punti in
a pescare da quello che me l’ha cui i singoli elementi culturali sono più fittamente intrecciati).
N
insegnato ci metto del mio (uso le Secondo invece la seconda figura, le culture sono entità nettamente distinte che
B reti invece degli ami) ecco che sto preesistono a qualunque commistione, che è il prodotto della “corruzione” del
creando una cultura della “pesca tempo. In questo modello, le culture sono l’entità primigenie che il tempo tende a
con le reti”, che si differenzia dalla mescolare o a fondere.
“pesca con gli ami”. Se mi hanno Quando quindi diciamo che la cultura è costituita da elementi culturali condivisi
N C insegnato il latino e io lo parlo dai membri della comunità culturale, dobbiamo sempre stare attenti che non sia
mescolandolo con le parlate italiche l’idea stessa di condivisione a generare l’illusione di una cultura intesa come entità
e germaniche, ecco che faccio compatta, distinta, nettamente separabile dalle altre culture. La condivisione è quindi
nascere l’italiano. Potremmo dire che l’italiano è un latino “inquinato”? O un concetto sempre relativo: i membri che diciamo (o che dicono) di appartenere
dovremmo invece pensare che l’italiano è sempre esistito, ma era stato “coperto” dal alla cultura x sono tali in quanto ciò che condividono tra loro è maggiore di ciò che

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condividono con altri individui, che si definiscono (o che definiamo) appartenenti ad RAPPORTO TRA SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO è ARBITRARIO, cioè non c’è nessuna ragione
altre culture. “naturale” per cui il significato ‘cane’ debba essere espresso con il disegno che ho
fatto, con il significante /cane/, come fa la lingua italiana, o con il significante /dog/,
1.3. LA CULTURA È SIMBOLICA come fa invece la lingua inglese. Se il segno come unione arbitraria di significante e
Quanto abbiamo detto sulla natura appresa e condivisa in senso relativo della significato e la natura convenzionale del significante sono due concetti facilmente
cultura ci costringe a riflettere più a fondo sul meccanismo di base delle culture comprensibili, solleva invece più di un problema la natura di quello che finora non
umane. Come abbiamo visto, far parte di una cultura vuol dire sostanzialmente abbiamo ancora definito, e cioè il significato.
condividere attraverso l’apprendimento una serie di pratiche, di valori e di Senza voler ripercorrere la storia dello studio dei segni (che è ben più lunga della
istituzioni. Mentre cioè un’ape appartiene alla specie delle api perché è dotata del semiotica moderna) e senza neppure pretendere di riassumere un dibattito che
patrimonio genetico (e quindi comportamentale) che distingue le api da qualunque coinvolge da sempre la riflessione filosofica, per i nostri scopi sarà sufficiente dire
altro essere (animato o inanimato), un essere umano appartiene a una cultura perché che possiamo concepire due teorie del significato, che qui ci limitiamo a definire
ne condivide gli elementi avendoli appresi. L’apprendimento, come abbiamo brevissimamente.
segnalato brevemente, non avviene in modo meccanico, ma attraverso complesse La prima è la cosiddetta TEORIA REFERENZIALE, per cui il significato di cane in
operazioni di trasmissione (formale e informale, a base linguistica e a base qualche modo coincide con l’animale o con “l’immagine mentale” che abbiamo
corporale, con contenuti espliciti o impliciti). Un qualunque elemento culturale dell’animale. Secondo questa teoria, quando dico /cane/ intendo riferirmi all’animale
(saper pescare) non può quindi essere trasmesso se chi riceve il messaggio non è in che ho in mente, o a quello che passa per la strada in quel momento. Una teoria
grado di interpretarlo, di rielaborarlo, di farlo proprio, ed eventualmente di inviare a referenziale del significato è ben rappresentata dalle definizioni di un vocabolario:
sua volta messaggi per chiedere chiarimenti, per sollevare dubbi o per porre critiche per ogni voce si dà una brevissima definizione, astratta da ogni riferimento
al messaggio ricevuto. Anche la più semplice operazione di trasmissione culturale contestuale.
deve accettare questo meccanismo di base, per cui chi impara deve essere in grado La seconda teoria invece si può definire TEORIA DELL’USO, e sostiene che il
di farlo, il che significa che deve avere una parte attiva e non può limitarsi a significato è dato dall’insieme di norme, pratiche e consuetudini che possiamo
ricevere passivamente l’insegnamento (provate a insegnare una cosa qualunque al associare a quel segno se vogliamo che sia comprensibile per chi ci sta ascoltando.
vostro tavolino, e capirete che cosa intendo). Gli antropologi riassumono questa Secondo questa teoria, il significato di “cane” è dato da tutto quello che
specificità della trasmissione culturale dicendo che la cultura è un CAMPO SEMIOTICO o, potenzialmente possiamo “raccontare” (i semiologi professionisti riprendono il
con altro termine, un SISTEMA DI SEGNI. Per capire di che si tratta vediamo brevemente termine filosofico “predicare”) del segno “cane”. Per cui il significato di “cane” è
alcune definizioni preliminari. dato dall’uso che facciamo dell’insieme delle informazioni “enciclopediche” che
La semiotica studia i segni (non solo linguistici) intesi come l’unione arbitraria di un abbiamo di cane.
SIGNIFICANTE e di un SIGNIFICATO. Il significante è la forma, il “mezzo” che assume il Questa teoria dell’uso risulta a mia esperienza particolarmente ostica da
segno per essere veicolato (inchiostro se il segno è scritto, onde sonore se il segno è comprendere in termini astratti, ma solitamente diviene particolarmente evidente
sonoro, qualunque materiale se il segno non è strettamente linguistico), per cui il segno quando esplicitata attraverso esempi concreti (il che sembrerebbe confermare
“cane” è costituito da un significante (che indichiamo convenzionalmente tra barre proprio la “teoria dell’uso” del significato, visto che sto cercando di spiegarvi il
oblique: /cane/) e da un significato (che indichiamo invece tra apici semplici: ‘cane’). significato di “teoria dell’uso”, e so per esperienza che una sua “definizione” non
Il significante può essere quanto di più vario possiamo immaginare: in queste pagine, riesce a veicolarne il senso quanto una sua “narrazione”). Prendiamo il caso che io
il significante è costituito dalle lettere che vedete scritte, e cioè /cane/, vi incontri e vi dica che ieri sera ho mangiato cotolette di cane. La cosa, oltre che
ma potrebbe anche essere qualcosa simile al disegno qui riportato. stupirvi, credo che metterebbe in dubbio il senso della comunicazione, e quasi di
Come appare per ora intuitivo, sia il disegno qui a fianco (per quanto riflesso molti di voi insisterebbero per “chiarire il senso” della mia affermazione.
maldestro) che le lettere comprese tra le barre oblique /cane/ Perché questa richiesta di “chiarimento”? Per la ragione che il vostro significato di
veicolano lo stesso significato, sono cioè due significanti estremamente diversi che “cane” non contempla che l’animale sia commestibile, e anzi associa a questa
veicolano però lo stesso significato. Questo intanto ci permette di dire che il eventualità una vera repulsione. Insomma, una frase apparentemente chiara e banale

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come: “Ieri sera ho mangiato cotolette di cane” (che in alcuni paesi asiatici non loro comportamenti e l’interazione linguistica quale sia PER LORO il significato della
susciterebbe alcuna richiesta di chiarimento) crea problemi di interpretazione non parola “cane”.
perché i singoli elementi non siano decodificabili (come se avessi detto: “Ho Ecco, questo è esattamente quello che cerca di fare l’antropologia. Ci sono diversi
sambilato catonate di prane”) ma perché entrano in conflitto con la rappresentazione modi per esprimere questo concetto. Si dice a volte che l’antropologo cerca di
enciclopedica del segno “cane”. Un ulteriore esempio, prima di trarre una “capire le cose dal punto di vista dei nativi” oppure che l’antropologo studia i
conclusione importante. Se entrassi in aula e mi presentassi come Napoleone “significati nativi”, o ancora che l’antropologia studia le “reti di significato”, che
Bonaparte, imperatore dei francesi, mi mettessi una mano nel panciotto e il dito sono “reti” perché i segni possono avere come significato un altro segno: se dico che
mignolo dell’altra nell’orecchio, e capiste che “sto facendo sul serio”, probabilmente in Italia il cane è “una specie di amico”, mi trovo a dover capire cosa significa il
chiamereste l’ambulanza. Eppure “nella mia testa” e nella “vostra testa” potrebbe segno “amico”; e se dico che in alcuni paesi asiatici il cane produce una “carne
esserci un’idea alquanto precisa del significato del segno “Napoleone Bonaparte”. prelibata”, dovrei capire cosa si intende per “prelibata”. I segni rimandano ad altri
Quel che non va, in questo caso, è che il “mio” segno (nella mia testa) e il “vostro” segni, e l’intreccio con cui i diversi segni si definiscono a vicenda produce una “rete
segno (nella vostra testa) non avrebbero uno spazio condivisibile, non sarebbero semiotica”.
“negoziabili” e – forti del vostro numero (tutto il mondo contro uno) – potreste dire
che il significato che io associo al mio segno è “sbagliato”. Concludiamo qui le nostre brevi riflessioni sul concetto antropologico di cultura.
Quel che questi due esempi estremi e fittizi vorrebbero dimostrare è che il Riassumiamo quanto abbiamo stabilito finora: la cultura è costituita da una rete di
significato non può limitarsi a stare “dentro la nostra testa”, ma deve essere simboli appresi e condivisi; l’informazione culturale non passa per via biologica ma
SOCIALMENTE CONDIVISIBILE. Detto altrimenti, “IL SIGNIFICATO È PUBBLICO”: è cioè il attraverso forme di trasmissione che prevedono un ruolo attivo da parte di chi
prodotto di pratiche sociali e ha poco a che fare con “l’oggetto rappresentato”. apprende; non è detto che i portatori di un determinato sistema culturale siano
Per capire cosa significa il segno “cane” nella cultura X devo quindi ricostruire il completamente consapevoli del contenuto delle loro pratiche culturali, dato che la
significato di quel termine attraverso l’indagine degli usi potenziali e legittimi di trasmissione del sapere può essere formalizzata ma spesso passa per canali informali
quel segno, per cui in Italia “cane” significa (tra le molte altre cose, e detto in modo per cui è difficile stabilire chi insegna, chi impara, e che cosa precisamente venga
estremamente semplificato): animale che quando torno a casa mi fa le feste e che insegnato e appreso; la cultura in senso antropologico può quindi essere alta o bassa,
devo portare a passeggio; una specie di strano amico poco esigente che mi aiuta a formale o informale, esplicita nei suoi contenuti o implicita; le culture associano
non sentirmi solo. arbitrariamente significanti e significati producendo segni culturali che hanno senso
Se invece cercassimo di capire qual è in significato del termine equivalente in (sono riconosciuti come segni) solo se sono condivisi, e quindi possiamo dire che i
coreano, dovremmo riuscire a concepire anche significati del tipo: animale che significati sono pubblici, e non sono “nella testa” degli individui, ma invece costruiti
produce una carne prelibata e difficile da cucinare. dall’interazione comunicativa tra i membri di quella cultura; lo studio scientifico delle
Come vedete, ha poca importanza (dal punto di vista dell’analisi culturale) culture è costituito proprio dal tentativo di ricostruire le reti si significato di una
stabilire che il termine italiano “cane” e il termine corrispondente in coreano si determinata cultura, cercando quindi di vedere le cose “dal punto di vista dei nativi”.
riferiscono allo stesso “oggetto”, dato che l’identità dell’oggetto fisico non Se tutto questo è vero, possiamo allora dire che il concetto antropologico di
muterebbe la sostanza del problema, e cioè che in italiano e in coreano i due segni CULTURA riassume tutte le pratiche umane che si oppongono alla NATURA, intensa
vengono usati in modi estremamente diversi, il che equivale a dire che il segno proprio come apparato che precede l’uomo e entro il quale l’uomo si trova ad agire.
italiano “cane” e il corrispondente coreano non hanno lo stesso significato, e che Fa parte della natura la nostra struttura biologica, il fatto che siamo mammiferi
l’unico modo per dar conto di questa differenza è ricostruire quale sia il significato bipedi, il fatto che abbiamo il pollice opponibile, che non possiamo sopravvivere al
plausibile del segno nel suo specifico contesto culturale o, detto altrimenti, di sotto o al di sopra di determinate temperature, che il nostro apparato digerente
ricostruire il significato pubblico del segno. Ecco allora che siamo tornati alla non riesce a decomporre la cellulosa (per cui non siamo erbivori), che i cuccioli
dimensione pubblica del significato. Non posso sperare di scavare nella mia testa per della nostra specie hanno necessità di essere accuditi per un periodo
capire il significato di “cane” nella cultura coreana, ma sono costretto a interagire eccezionalmente lungo prima di poter essere autosufficienti. Questi “fatti naturali”,
con i rappresentanti di quella cultura, a cercar di capire attraverso l’osservazione dei comunque sono modulati dal contesto culturale nel quale cresciamo e devono essere

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attivati entro gruppi organizzati: facoltà chiaramente ed esclusivamente umane come state effettuate ricerche sulla “magia” o sulla “stregoneria” (e anche molta parte
la postura eretta o il linguaggio articolato non si sviluppano naturalmente, cioè senza degli studi di antropologia delle religioni). Insomma, il fatto che molte persone, in
l’intervento di altri esseri umani che le attivano e le stimolano, mentre la capacità di molti luoghi, considerino la loro appartenenza a una comunità nazionale un aspetto
miagolare di un gatto sarà presente nell’adulto anche se quell’adulto è stato allevato, centrale della loro identità e che associno a questa appartenenza una serie di
poniamo, da una cagna ed è cresciuto in mezzo ai cani. sentimenti costituisce un legittimo oggetto di indagine per l’antropologia, e noi
Il concetto antropologico di cultura è stato espresso nella sua forma canonica per cercheremo di capire come funziona questo sistema di sentimenti e quali sono le
le discipline antropologiche da E. B. Tylor nel suo Primitive Culture (1871): “La istituzioni che lo “producono”. Del resto, anche se non abbiamo un forte sentimento
CULTURA… è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, di appartenenza nazionale, tutti comunque abbiamo una qualche comunità cui
la morale, il diritto, il costume, e qualsiasi altra capacità e abitudine ACQUISITA facciamo riferimento e che sentiamo nostra non solo in quanto ci appartiene
dall’uomo come membro di una società”. storicamente, ma anche perché ad essa ci sentiamo legati sentimentalmente.
La cultura studiata dagli antropologi non si oppone quindi all’incultura Vi sto invitando cioè a riflettere sul fatto che ogni volta che percepiamo o
(ignoranza) ma alla natura dell’uomo intesa come insieme delle sue qualità INNATE. esprimiamo il nostro senso di appartenenza, implicitamente facciamo riferimento
Per esemplificare, abbiamo ricordato il mito di Epimeteo, che si “dimenticò” di all’istituzione che ci ha inculturati in quel senso di appartenenza. Qualunque sia la
preservare per gli esseri umani una qualche qualità innata (come invece aveva fatto nostra rete basilare di appartenenza (parentela, amicizia, etnicità, religione, classe
per tutti gli altri animali creati da Giove) e quello di Prometeo, che proprio per politica, nazione) sono fondamentali le istituzioni che la sorreggono e fondamentale
compensare questa mancanza decise di rubare il fuoco agli dei (ingresso dell’uomo è la dimensione semiotica di questa appartenenza. Per sintetizzare: ogni gruppo è
nella cultura). Come ulteriore esempio abbiamo ricordato il saggio di Marcel Mauss, tale prima di tutto perché si riconosce in quanto tale e si distingue da altri gruppi.
“Le tecniche del corpo” (ora contenuto nella raccolta Saggio sul dono e altri saggi Ogni gruppo funziona producendo un senso di condivisione all’interno e di
di antropologia), in cui appare evidente che anche pratiche considerate distinzione verso l’esterno. Per diverse ragioni, una delle forme di appartenenza più
estremamente naturali come il camminare subiscono una modulazione da parte della studiate è quella nazionale e su questa ci soffermeremo più che su altre,
cultura. individuandone le peculiarità oltre che le regolarità condivise con altre forme di
appartenenza.
2. ULTERIORI CONCETTI
In queste sezione finale di questa prima parte della dispensa cerchiamo di 2.2. NATION BUILDING
articolare rapidamente alcune voci necessarie a comprendere la riflessione Con questa espressione si intende la costruzione della nazione (nation building)
antropologica sulle istituzioni. come processo di UNIFORMAZIONE che è insieme
A) ECONOMICO-SOCIALE: istruzione obbligatoria, sanità pubblica, burocratizzazione
2.1. SENTIMENTO DI APPARTENENZA (NAZIONALE) delle identità attraverso l’anagrafe, i censimenti, la coscrizione obbligatoria e le
L’APPARTENENZA nazionale come SENTIMENTO e non solo come dottrina sociale o pratiche diffuse di esazione delle tasse, documenti di identità.
strategia politica. Questo punto, per quanto presentato in classe con qualche breve B) INFRASTRUTTURALE: definizione rigorosa dei confini della sovranità nazionale,
accenno e esempio, non può essere indagato a fondo per ragioni di tempo. Ci basti collegamenti stradali, illuminazione pubblica, rete fognaria e acquedotti,
dire che – indipendentemente dalle nostre specifiche predilezioni, o dal nostro uniformazione della rete ferroviaria, omogeneizzazione delle unità di misura e di
giudizio – per molte persone nel corso degli ultimi duecento anni appartenere a una transazione economica, controllo sui media.
comunità nazionale non è stato solo un aspetto secondario dell’identità, ma ne è stata C) SIMBOLICA: emblemi nazionali, la mappa come logo, bandiera, inno, struttura
invece una dimensione centrale. Se, come credo, per molti di voi questo non è vero, organica della storia passata (teleologicamente riletta come processo di liberazione
ciò non significa che studiare questo sentimento sia meno importante. Come ci o progresso inarrestabile verso la nazione), eroi, miti nazionali, luoghi della
insegna da sempre l’antropologia, non è una strategia di ricerca molto efficace quella memoria (musei, lapidi, monumenti, iscrizioni pubbliche). In questo settore
di dare rilevanza solo agli aspetti che riteniamo importanti o “veri”. Se dovessimo possiamo includere l’acquisizione da parte dei singoli delle pratiche simboliche e
infatti basarci sulle credenze degli antropologi, è probabile che non sarebbero mai delle strategie retoriche che sono alla base dell’appartenenza nazionale (“essere

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italiani” come insieme di istruzioni per l’uso: so chi è Pinocchio e chi è Manzoni, definisce per differenza (si può cioè parlare di pratica o credenza “popolare” solo nel
so com’è fatto un sonetto e come si fa a non emettere fattura, conosco Pippo Baudo caso in cui si possa contrapporre a pratiche e credenze “non popolari”), questa
e Mike Bongiorno, mi ricordo della faccia di Tardelli ai mondiali di Spagna nel differenza può essere declinata in due direzioni: verticale o orizzontale. Cito per
1982). esteso da Cirese:
Possiamo dire che le concezioni romantiche e post-romantiche del “popolo-
2.3. IDENTITÀ
nazione” stabiliscono una opposizione verticale nel senso che tutta intera la
Identità personale e di gruppo come la risultante di due dimensioni di direzione
nazione, senza distinzioni tra classi e categorie sociali, viene contrapposta a
opposta e di forza relativa spesso differente: l’AUTOIDENTIFICAZIONE INTERNA (quello che
ciò che alla nazione è estraneo (gli “oppressori” prima e i “nemici” poi).
“noi diciamo” di essere) e la CATEGORIZZAZIONE ESTERNA (quello che gli “altri dicono”
Qualcosa di simile accade con l’ethnos dei positivisti (…) ed un analogo
che noi siamo). Lo spazio politico delle identità si gioca tutto sullo scarto tra queste
carattere di opposizione verticale si può riconoscere nella concezione del
due dimensioni: una nazione o una minoranza sarà tale solo quando la sua
“popolo-regione”, presente anch’esso nei nostri studi ottocenteschi e oltre: un
percezione interna di esserlo troverà un riscontro esterno in qualche istituzione che
questo caso, infatti, è la regione che, senza distinzioni tra classi o categorie
lo riconosca. Il caso dell’identità padana di questi ultimi anni è un ottimo esempio
sociali, si contrappone allo “stato” accentratore. [nota di pv: Cirese scriveva
della complessa interazione tra autoidentificazione e categorizzazione, dato che
queste pagine nei primissimi anni Settanta, ben prima dell’emergere sulla
permette di cogliere la difficoltà di stabilire dove sia l’interno e dove cominci
scena politica italiana dei diversi localismi che sembrano aver accettato in
l’esterno delle appartenenze collettive. Quando la leadership leghista parla di
pieno questa concezione del “popolo-regione” senza distinzioni di classe].
identità padana pretendendo che venga riconosciuta, è chiaro che i suoi interlocutori
sono di due tipi diversi: alcuni sono dichiaratamente esterni (le istituzioni nazionali,
Possiamo dire invece che stabiliscono una opposizione di carattere
tanto per dire) e in questo caso il discorso dell’identità padana si configura come un
orizzontale quei modi di concepire il popolo che distinguono categorie
atto di autoidentificazione con l’intento di suscitare un processo di categorizzazione
diverse all’interno di una stessa società (nazione o regione che sia),
esterna; ma molti degli interlocutori del discorso nazionale padano sono membri
tagliandola appunto orizzontalmente. Di questo tipo è la nozione del “popolo-
potenziali di quell’identità, che quindi il discorso cerca di convincere e sedurre. Un
volghi” che è stata spesso usata nel nostro campo di studi e che contrappone
discorso quindi di autoidentificazione interna da un certo punto di vista (pronunciato
alcuni strati (i volghi) ad altri stati (che volghi non sono) (…) Nettamente sul
cioè di fronte alle istituzioni italiane: “noi siamo padani, non italiani”) diventa
terreno sociale, si colloca la nozione di “popolo-classi subalterne”, in cui
invece un tentativo di nuova categorizzazione esterna se pronunciato di fronte ai
l’opposizione taglia orizzontalmente le società (nazioni, regioni, ecc.) in
padani potenziali (“voi siete padani, non italiani”). Quel che è importante in questo
“classi” dominanti e “classi” dominate».
gioco di scatole dell’identità (non sempre scatole cinesi, cioè contenute una
nell’altra, ma spesso scatole alternative e su piani diversi) è che ci si renda conto che
si tratta di processi retorici inevitabili che riguardano qualunque forma di 2.5. EMICO/ETICO
appartenenza collettiva: le identità collettive sono quindi essenzialmente formazioni La scienza linguistica ha posto da molto tempo una chiara distinzione tra livello
retoriche (prodotte attraverso la persuasione, non l’esposizione di appartenenze fon-etico (la pura registrazione delle differenze di suono) e fon-emico (il sistema per
oggettive) e quindi vanno studiate sotto questa loro dimensione. cui ogni lingua considera significativi certi suoni e non altri) per cui in italiano la
“erre” standard e quella “uvulare” (conosciuta comunemente come “erre moscia”)
2.4. POPOLO sono distinte sul piano fonetico (sono cioè prodotte utilizzando l’apparato fonatorio
Popolo vulgus e popolo ethnos. Riprendo questa distinzione da Alberto Cirese in modo diverso, la prima facendo vibrare la punta della lingua, l’altra invece
(Cultura egemonica e culture subalterne, Palermo, Palumbo, 1973, pp.16-17) perché facendo vibrare quell’appendice in fondo alla gola detta velopendulo) ma indicano
può essere utile per inquadrare meglio le differenti prospettive di indagine che lo stesso fonema nel senso che veicolano lo stesso significato (se dico “Roma” con
incontreremo quando analizzeremo i diversi casi di studio presentati nella seconda la erre standard o con la erre uvulare chi mi ascolta penserà sempre alla capitale
parte. Stabilito che il concetto di popolo e che la “popolarità” di una credenza si d’Italia), cosa che non avviene quando due suoni sono associati a due diversi fonemi

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(Roma e Coma, ad esempio). Per fare un altro esempio, la “r” e la “l” sono sempre descrivere come molti greci si raffigurano la loro appartenenza nazionale. In
distinguibili a livello fonetico, ma mentre nel sistema fonemico italiano sono quest’ultimo caso sto proponendo un livello emico di analisi, cercando di riprodurre
concepiti effettivamente come due suoni distinti (per cui, se dico “caro” e “calo” “il punto di vista dei nativi” e il “senso nativo” dell’appartenenza nazionale greca,
intendo due significati diversi), nel sistema fonemico del giapponese i due suoni mentre nel primo caso il livello di analisi si definisce etico, nel senso che sono io il
possono essere trattati in pratica come uguali, per cui un giapponese che studia responsabile delle affermazioni che faccio (non mi limito a “citare” il punto di vista
italiano farà all’inizio fatica a distinguere “caro” da “calo”. Viceversa, in italiano il altrui).
suono della nasale alveolare “n” che sta all’inizio della parola “nave” e della nasale
velare “n¸”, che sta a metà della parola “anche” sono pensati dai parlanti come un 2 LE ISTITUZIONI
unico fonema, anche se in effetti i suoni corrispondenti sono diversi. Quel che conta,
In questa sezione delle dispense ci limiteremo a dare alcune indicazioni generali e
è che esiste per la linguistica un duplice livello di analisi, per cui a livello fonetico ci
a rimandare, per il dettaglio, all’estratto dall’Introduzione alla sociologia di Franco
si preoccupa di descrivere “oggettivamente” i suoni di una lingua, mentre a livello
Crespi.
fonemico si cerca di ricostruire il quadro dei suoni “significativi” per quella lingua.
Le istituzioni sono enti sociali necessari al funzionamento di qualunque
Gli antropologi, attratti dall’apparente utilità di questa opposizione, hanno pensato di
raggruppamento umano. In prima approssimazione, possiamo dire che le istituzioni
estenderla dal rarefatto mondo dei suoni a tutto il sistema delle culture umane,
sono la forma pubblica della convivenza sociale. Il fatto che io sia qui in questo
proponendo una distinzione tra un livello emico e uno etico dell’analisi sociale e
momento deriva dal fatto che posso far conto su una serie di istituzioni, prima fra
antropologica. Secondo questa opposizione, un’analisi sarà di tipo etico se utilizza
tutte quella che ci ospita, l’università.
come categorie di giudizio quelle dell’osservatore, mentre sarà di tipo emico se
Prendiamo come punto di partenza una definizione semplice, presa da Wikipedia:
cerca di comprendere le categorie analitiche del soggetto culturale studiato. A evitare
fraintendimenti, aggiungo solo che il termine etico non ha nulla a che fare con
le istituzioni sono organizzazioni, o meccanismi, o strutture sociali, che
questioni morali o di giudizio su “bene e male”, ma è solo un adattamento italiano
governano il comportamento di due o più individui. Sono, inoltre, principi
dell’inglese etic (da phonetic, come emic deriva da phonemic). Mentre cioè in giuridici fondamentali dello stato e sono gli organismi politico-costituzionali
inglese abbiamo due termini distinti: che ne sono l espressione. Le istituzioni si identificano con uno scopo e una
etic = livello di analisi in cui è l’analizzatore a utilizzare le sue categorie durata che trascendono la vita e le intenzioni umane, e con la creazione e
ethic = aggettivo che riguarda i temi del bene e del male, la filosofia morale l’applicazione di regole che governano il comportamento umano.
in italiano la traduzione di etic con etico ha prodotto una sinonimia, per cui lo stesso
termine significa due cose del tutto distinte: Quale che sia il senso esatto di questa definizione, tutti abbiamo un’idea, per
etico1 = livello di analisi in cui è l’analizzatore a utilizzare le sue categorie quanto vaga, di cosa siano “le istituzioni”, e proprio su questa vorrei portarvi a
etico2 = aggettivo che riguarda i temi del bene e del male, la filosofia morale riflettere. Riprendiamo ad esempio la voce di Wikipedia dedicata alle istituzioni.
Per la nostra discussione, stiamo solo e sempre parlando di etico1. Nella versione italiana queste sono le “voci correlate”:
Comunque sia, per quanto criticabile e giustamente criticata, la distinzione tra livello
emico e etico dell’analisi ci sarà utile in pratica per distinguere il senso delle nostre Economia istituzionale
affermazioni. Parlando delle identità collettive, potremo infatti esprimere i nostri Establishment
giudizi e le nostre analisi, oppure cercare di riprodurre i giudizi e le analisi delle Istituto
persone di cui studiamo l’appartenenza collettiva. Nel primo caso il tipo di analisi Istituzionalizzazione
verrà detta etica, mentre nel secondo verrà detta emica. Fornisco un esempio che Istituzione sociale
dovrebbe chiarire il punto. Se dico “l’appartenenza nazionale greca come la Nazione e stato.
conosciamo si è sviluppata a partire dalla fine del XVIII secolo” sto esprimendo un
giudizio sulla base delle nostre conoscenze storiche, mentre se dico “per molti greci, Nella versione inglese il “See also” rimanda a:
la loro appartenenza è parte di una storia lunga di 4.000 anni”, sto cercando di

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Nation, country, state. In realtà, le cose non sono così semplici. Ci sono infatti istituzioni che non
Effect on individuals institutionalisation dipendono da organismi statali e, come vedremo in dettaglio nella sezione 4. di
Institutional economics queste dispense, la loro “liberazione” dal sistema degli stati nazionali produce effetti
General staff assolutamente imprevisti sulla formazione delle identità e delle appartenenze. Di
Historical institutionalism certo, molte istituzioni amano presentarsi in questo modo, come indissolubilmente
Social construction legate a un sistema statale di potere. Eppure vedremo che non sempre è così e che le
Establishment istituzioni, in quanto praticate e vissute dai singoli, non sono entità esterne in cui il
Institute Potere viene generato autonomamente e gestito “dagli altri”, ma sono invece spazi in
Social institution cui ognuno di noi, con il proprio fare, produce e fa circolare il potere.

Come si vede, a parte le voci derivate (istituto, istituzionale, istituzionalizzazione, In quel che segue mi limito a sintetizzare la proposta tipologica di Crespi, che
e i corrispondenti inglesi) gli unici nessi riconosciuti sono da un lato con troverete invece in forma dettagliata nelle fotocopie presentate a parte. Lo scopo è
Establishment (sia in inglese che in italiano) che sta per “gerarchie”, “quelli che quello di consentirvi di non perdere l’orientamento mentre leggete quelle pagine
comandano” (che include anche l’inglese “General staff”) e dall’altro con Nazione e dense. Servirà altresì per indicarvi, tra i molti nomi e concetti che incontrerete, su
stato (Nation, country, state, in inglese). quali vale la pena di soffermarsi con maggior attenzione.
Da questa prima definizione, insomma, ci rendiamo conto anche visivamente che
le istituzioni da un lato hanno a che fare con il Potere, e che dall’altro questo Potere INTENZIONALITÀ,REGOLE COSTITUTIVE E CARATTERI PROPRI
è quasi necessariamente associato allo Stato e alle sue forme politiche. Le ISTITUZIONI, come sistemi di relazioni regolate da norme, esistono in quanto
assolvono dei compiti (FUNZIONI) e, come visto, la loro durata temporale tende a
Secondo questo primo quadro, allora, le istituzioni sono strutture o organismi di trascendere quella degli individui che le costituiscono. In linea di principio, si
Potere che regolano il comportamento degli individui spesso sotto l’egida dello devono distinguere le ISTITUZIONI SOCIALI (che hanno FUNZIONI GENERALI) dalle
Stato o di qualche referente Nazionale. ORGANIZZAZIONI FORMALI (che perseguono invece INTERESSI SPECIFICI). Non sempre è
possibile stabilire con chiarezza se un’istituzione sia sociale o se non sia invece
Non deve stupire che le cose sembrino tali, perché tutti noi siamo stati educati un’organizzazione formale con interessi specifici, e il modo migliore per verificarlo
entro il sistema politico dello stato nazionale, che tra i suoi compiti “istituzionali” ha è controllare se gli scopi di quell’istituzione sono rivolti al bene collettivo o ad una
proprio quello di convincere i propri membri dell'inevitabilità della sua esistenza e parte della società (segnatamente, i membri di quell’istituzione). Così un partito può
del rapporto necessario tra istituzioni e stato. Detto altrimenti, per quanto non essere (considerato) un’istituzione sociale se ha come fine ultimo il bene del Paese,
necessario, il legame tra istituzioni e stato nazionale tende a presentarsi come tale. ma è ovviamente un’organizzazione formale se persegue il vantaggio esclusivo dei
Come semplice punto di partenza, potremmo pensare al seguente triangolo come suoi membri, anche a detrimento del benessere degli altri cittadini.
costitutivo della dimensione istituzionale della vita civile. Per poter esistere, le istituzioni (secondo John Searle) presuppongono
l’INTENZIONALITÀ COLLETTIVA e la presenza di REGOLE COSTITUTIVE. Con la prima facciamo
Istituzioni
cose che non potremmo fare da soli (che cioè esistono in quanto sono azioni
collettive, come giocare in una squadra di calcio o partecipare a una battuta di caccia
all’elefante) e le seconde creano oggetti sociali (come il gioco) che di per sé non
esisterebbero.
Con queste due premesse, possiamo individuare i CARATTERI PROPRI delle istituzioni:
1. AUTOREFERENZIALITÀ = le istituzioni si fondano su se stesse, non sulla “realtà
Potere Stato esterna”. Non hanno cioè bisogno di uscire da se stesse per essere legittime (dotate
di senso e accettate) entro le culture che le producono. Vedi il caso del denaro, o il

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modo in cui concepiamo alcune passioni mediate da istituzioni: una premiazione stradali, ma il primo atto si configura entro un quadro istituzionale, il secondo
sportiva è un evento del tutto autoreferenziale, come lo è l’uso del denaro, o un rimane confinato nelle “manie” personali. Come avevamo detto per i segni
happening di un festival musicale. Se non si è interni a quel sistema culturale o se linguistici, i fatti istituzionali devono essere pubblici e condivisi per essere sensati, il
non lo si conosce almeno in parte, è spesso impossibile recuperare il senso di alcune che equivale a dire che il senso dei fatti istituzionali è dato dal suo essere
pratiche istituzionali. In questo senso le istituzioni sono autoreferenziali: il loro riconosciuto. Paradossalmente, un atto istituzionale è tale se gli preesiste uno spazio
significato è prodotto all’interno del sistema cultura che le contiene, e non ha sociale che lo legittima. Riprendiamo la questione dei lucchetti su Ponte Milvio:
bisogno di appoggiarsi a una realtà empirica esterna. credo abbiate sentito che c’è stata una polemica sul fatto se quei lucchetti dovessero
2. COMPONENTE LINGUISTICA = Le istituzioni vivono dentro il linguaggio in senso più essere rimossi (per ragioni di “decoro urbano”) o se invece andassero mantenuti e
stretto di quel che potremmo pensare. Si pensi all’uso dei VERBI PERFORMATIVI, tipico addirittura protetti in quanto “nuova tradizione”. A parte il fatto che poi sono stati
caso di azione istituzionale. I performativi (dall’inglese performance) sono quei rubati (e pare ritrovati presso un rigattiere che li aveva ricettati pensando
verbi che fanno delle cose con le semplici parole. Io, all’esame, ho il potere di dirvi: evidentemente di guadagnarci rivendendoli come “reliquie”) il dibattito è un caso
“lei è promosso/a” oppure “lei è bocciato/a” e questo mio semplice parlare produce esemplare di natura semiotica della precostituzione dell’agire sociale. Quelli che
degli effetti immediati e concreti. Un presidente “nominato” subisce la stessa sorte volevano togliere i lucchetti dell’amore negavano valore semiotico agli oggetti, ai
performativa: c’è un’istituzione che ha il potere di produrre certi status sociali con gesti e alle parole di questa operazione (legare un lucchetto con una scritta al
alcuni gesti e con la parola. Si pensi al battesimo, che per essere valido deve lampione, e buttare la chiave nel Tevere sottostante) riducendo il tutto a un fatto
prevedere l’acqua ma anche “la formula”. Tutto ciò che potete pensare come privato che deturpava il panorama urbano (un po’ come se qualcuno avesse lasciato
“formula” ha una componente istituzionale che lo sorregge. In alcuni casi, la una scritta oscena sul muro di un palazzo): nessuna condivisione del senso, quindi, e
formula e il gesto servono proprio a legittimare l’istituzione. In questi giorni forse quindi nessuna precostituzione sociale dell’atto, cui viene in questo modo negato
avrete sentito la polemica sui lucchetti che gli innamorati romani (e non solo) valore istituzionale. Dall’altra parte invece quanti sostenevano la salvaguardia dei
attaccano a un lampione di Ponte Milvio. I lucchetti dovrebbero rappresentare il lucchetti stavano dicendo che la pratica era ormai diffusa tra i giovani, stavano
sigillo di un amore duraturo (eterno) ma sono sistematicamente accompagnati da quindi asserendo la sua natura di fatto precostituito in senso istituzionale dall’agire
scritte (ti amo, per sempre tuo/a) che hanno ovviamente il compito di “performare” sociale. Si noti il cortocircuito semiotico: questo quarto carattere proprio delle
l’eternità dell’istituzione della coppia. Cioè: se al momento del matrimonio il “sì” è istituzioni è deciso in sostanza da una battaglia linguistica (carattere 2) che dipende
una formula (magica, cioè performativa) che produce di per sé effetti legali profondi dalle convinzioni che alcuni attori hanno sulla natura autoreferenziale (carattere 1) o
per ragioni istituzionali, nel caso dei lucchetti stiamo assistendo al tentativo di meno del fatto. Insomma, 4 dipende da 2 che dipende da 1, e tutti ovviamente
nascita di una istituzione, (la lucchettizzazione della coppia) che ha l’obiettivo di dipendono da 3, cioè dalla natura interrelazionale delle istituzioni.
produrre la stabilità dell’istituzione amorosa. Stabilito questo contorno teorico delle istituzioni, vediamo ora brevemente la
3. INTERRELAZIONE ISTITUZIONALE = ogni istituzione, essendo un fenomeno in cui la tipologia proposta da Crespi.
componente semiotica è fondante, è legato ad altri fatti istituzionali. Proprio come il
significato di un segno può rimandare a un altro segno, così il significato di TIPI DI ISTITUZIONI
un’istituzione può rimandare a un’altra istituzione, in un gioco di circolarità che non Sono suddivise in quattro grandi raggruppamenti:
ha bisogno di un aggancio finale alla realtà empirica (vedi 1. autoreferenzialità). Se familiari
leggete queste parole (istituzione della scrittura) è perché siete dentro l’istituzione culturali
universitaria, che a sua volta altro non è che un raccordo complesso di diverse economiche
istituzioni (educative, economiche e politiche). giuridiche e politiche
4. PRECOSTITUZIONE SOCIALE = è la natura di atti sociali (cioè pubblicamente Per quanto riguarda la FAMIGLIA, tenete presente la sua natura diversificata nello
riconosciuti come tali, pubblici) che rende le istituzioni tali e non rituali nevrotici. spazio e nel tempo, il suo rapporto con la parentela. Possiamo solo accennare al fatto
Se entro in Chiesa e mi tolgo cappello, questo è un atto sociale. Di per sé, il gesto che la conoscenza della biologia della riproduzione sessuale è estremamente recente,
non è molto più “utile” o “sensato” che evitare di calpestare le righe sui pavimenti e quindi alle diverse concezioni della parentela corrispondono diversi tipi di

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ANTROPOLOGIA DELLE ISTITUZIONI 2006-2007 – PROSMART - UNIVERSITÀ DI FIRENZE - POLO DI PRATO
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famiglia. Immaginate, solo per fare un esempio, a che tipo di famiglia si può di fatto
costituire se a quelli che noi chiamiamo genitori una cultura attribuisce ruoli diversi
e non paritetici nella procreazione (se per esempio il ruolo del padre è considerato
del tutto secondario, o viceversa, o se il padre si crede trasmetta il carattere e la
madre il fisico, e così via…). Tenete a mente il concetto di reciprocità (che
spiegheremo a lezione) e le relazioni di alleanza, di fratellanza e di filiazione (o
discendenza) che si istaurano dentro una famiglia. Non è fondamentale che seguiate
le diverse teorie sull’origine della famiglia presentate nel testo (anche perché in gran
parte superate) e leggete invece bene la parte che riguarda la crisi della famiglia (p.
88) e il rapporto tra famiglia e autorità (Adorno e la personalità autoritaria).
Le ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI CULTURALI sono a loro volta suddivise in
EDUCATIVE = tenete a mente l’alternativa tra apprendimento e creatività, cioè tra le
tendenze integrative della scuola (che spingono al conformismo, necessario per certe
forme della sopravvivenza della società) e quelle disgreganti perché creative,
altrettanto necessarie per altri aspetti. Riflettete inoltre sul rapporto tra educazione e
sistema sociale (delle classi) e su quanto l’educazione possa essere un luogo dove
avviene la riproduzione del sistema di produzione.
MEZZI DI COMUNICAZIONE = Gli aspetti su cui riflettere sono: l’ambiguo rapporto tra
informazione e disinformazione/manipolazione; la ricezione del messaggio (attività
e passività dei fruitori) e la natura polisemica del messaggio che produce un collante
sociale molto potente. La comunicazione dei mass media, quindi, non è solo e non
tanto uno strumento di controllo sociale, ma è un elemento della produzione sociale
stessa. La messa in circolazione mediatica consente la circolazione di contesti e
pratiche comunicative estremamente divergenti e potenzialmente disgreganti. Su
tutti questi temi avremo modo di tornare nella quarta sezione di questa dispensa.
INTERROMPO A QUESTO PUNTO LA STESURA DELLA DISPENSA DI SUPPORTO ALLA LETTURA DI
CRESPI PER RAGIONI DI TEMPO. PER IL DETTAGLIO È POSSIBILE ASCOLTARE ONLINE O SCARICARE IL
FILE MP3 DELLE LEZIONI IN CUI ABBIAMO PARLATO DELLA TIPOLOGIA DELLE ISTITUZIONI PRESSO
QUESTI INDIRIZZI WEB:
LEZIONE DEL 9 MARZO:
http://www.zshare.net/audio/lezione09marzo2007mp3-mp3.html
LEZIONE DEL 16 MARZO PRIMA PARTE:
http://www.zshare.net/audio/lezione16marzoparte1mp3-mp3.html
LEZIONE DEL 16 MARZO SECONDA PARTE:
http://www.zshare.net/audio/lezione16marzoparte2mp3-mp3.html

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