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MAESTRO

De ROSE

SWÁSTHYA YÔGA SHÁSTRA

U NIVERSITÀ D I YÔGA
registrata ai sensi degli articoli 18 e 19 del Codice Civile Brasiliano con il n. 37959 nel 6 o . Ufficio Notarile
www.uni-yoga.org
M
2 AESTRO DE ROSE

DATI INTERNAZIONALI DI CATALOGAZIONE DELLA


PUBBLICAZIONE (CIP)
Elaborata dall’Autore
De Rose, L. S.A.., 1944 –
Faça Yôga antes que você precise / De Rose. – São Paulo :
Editora, União Nacional de Yôga; Primeira Universidade de
Yôga do Brasil, 1995.
Include bibliografia.
1. Yôga 2. De Rose 3. Corpo e mente – Terapie 4. Scienze
occulte 5. Yôga nella letteratura 6. Maestri di Yôga. I. Titolo
CDD– 181.45

Signor Libraio.
Questo non è un libro di autoaiuto, né di terapia e tanto
meno di esoterismo. Non ha nulla a che vedere con
l’Educazione Fisica né con lo sport. Il tema YÔGA merita,
da solo, una classificazione a parte.
Quest’opera deve essere catalogata come YÔGA ed essere
esposta nello scaffale di YÔGA.
Grazie,
L’Autore

2
MAESTRO De ROSE
Il Maestro De Rose è il fondatore dell’Università di Yôga. Con più di 20 libri scritti e 24 anni di viaggi in India,
ha ricevuto il riconoscimento del titolo di Maestro di Yôga (non accademico) e Notorio Sapere dalla FATEA –
Faculdades Integradas Teresa d’Ávila (SP), dall’Università di Oporto (Portogallo), dall’Università Estácio de
Sá e dalla UniCruz (RS). Possiede il titolo di Commendatore e Notorio Sapere in Yôga dalla Società
Brasiliana di Educazione e Integrazione. Fondatore del Consiglio Federale di Yôga e del Sindacato Nazionale
dei Professionisti di Yôga. Ha introdotto il Corso di Formazione di Istruttori di Yôga nelle Università Federali di
Rio de Janeiro, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, Minas Gerais, Mato Grosso, Bahia, Ceará,
Maranhão, Pará, Piauí, Pernambuco, Rio Grande do Norte, ecc.; Università Statali di Rio de Janeiro, Santa
Catarina, Bahia etc.; PUC – Pontificie Università Cattoliche di Rio Grande do Sul, Paraná, Minas Gerais,
Bahia, São Paulo ed altre. In Portogallo, ha introdotto il Corso di Formazione di Istruttori di Yôga
nell’Università Lusofona di Lisbona e nell’Università di Oporto. In Argentina ha introdotto il Corso di
Formazione di Istruttori di Yôga nell’Università Nazionale di Lomas di Zamora. Creatore della prima
Università di Yôga in Brasile. Fondatore della Prima Confederazione di Yôga del Brasile. Creatore del primo
progetto di legge nel 1978 e principale articolatore della Regolamentazione dei professionisti di Yôga. Per
legge, nel Paraná, la data di nascita del Maestro De Rose è stata istituita come il Giorno dello Yôga in tutto lo
Stato.

SWÁSTHYA YÔGA SHÁSTRA

UNIVERSITÀ DI Y ÔGA
www.uni-yoga.org
SÃO PAULO: AL. JAÚ, 2.000 – TEL.: (0055/11) 3081-9821
GLI INDIRIZZI DELLE ALTRE CITTÀ SI TROVANO ALLA FINE DEL LIBRO.
M
4 AESTRO DE ROSE

© Copyright 1995:
Maestro De Rose, L.S.A.
1ª. Edizione in lingua italiana, 2.007
Progetto editoriale, creazione della
copertina, digitazione, Maestro De Rose, L.S.A.
diagrammazione:
Revisione Aida Ferrás e Diana Raschelli de Ferraris
Esecuzione della copertina: ERJ
Modelli delle foto:
Traduzione e correzione Istr. Carlo Mea e Maria Bochicchio
Revisione Giuseppe Mea, Natacha Santos e Francesco
Stella

Produzione grafica:
Editora Uni-Yôga,
Organo di divulgazione della

U NIVERSITÀ D I YÔGA
registrata ai sensi degli articoli 18 e 19 del Codice Civile Brasiliano con il n. 37959 nel 6 o . Ufficio Notarile
divisione della
UNIONE INTERNAZIONALE DI YÔGA
www.uni-yoga.org
AL. JAÚ, 2.000 – SÃO PAULO – BRASIL – TEL.: (0055/11)
3081-9821

Sono consentite citazioni di brani da questo libro in altri libri e


organi di Stampa, purché menzionino la fonte ed abbiano
l’espressa autorizzazione dell’autore.
È vietato qualsiasi altro utilizzo, copia o riproduzione del testo, e/o
illustrazioni dell’opera in generale o in parte, attraverso qualsiasi
mezzo o sistema, senza la previa autorizzazione dell’autore.

4
Caro Maestro De Rose.

Questo libro è il contributo monumentale allo Yôga di


questo secolo e il dono più inestimabile a quello del
prossimo. Definitivamente, Lei ha prodotto un capolavoro
nell’insegnamento dello Yôga.

M.S. VISWANATH
Presidente dello Yôga Federation of India

Questo libro ha il sostegno culturale del


Consolato dell’India del Brasile
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6 AESTRO DE ROSE

ALL’ATTENZIONE DEL LETTORE

Siccome la maggior parte dei lettori è solito avere contatto con uno o
due libri di ogni autore, anche perché non ha tempo di leggere tutto
ciò che gli piacerebbe, abbiamo adottato il procedimento editoriale di
riprodurre alcuni testi principali della nostra intera opera in più di un
libro. Pertanto, ogni qual volta che individuerai uno di questi brani,
non saltarlo. Rileggilo con attenzione. La ripetizione è intenzionale
perché si tratta di argomenti di capitale importanza.

PRATICA
SE DESIDERI METTERE IN PRATICA
IMEDIATAMENTE
VAI AL CAPITOLO
TESTO DELLA PRATICA BASICA DI YÔGA.

Quest’opera è stata adottata come libro di testo


dei Corsi di Formazione di Istruttori di Yôga
delle Università Federali, Statali e Cattoliche, ed
è raccomandata dalla Confederazione
Internazionale di Yôga.

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MAESTRO DE ROSE 7

BENVENUTO

Benvenuto alla lettura di questo libro. L’ho scritto


pensando a te. Ho passato molti anni scrivendo,
scolpendo, levigando, rivedendo, diagrammando, per te.
Molti brani sono stati elaborati in India, altri in
Nepal, Pakistan, Iran, Marocco, Francia, Inghilterra,
Germania, Svizzera, Danimarca, Portogallo, Spagna,
Italia, Argentina e Brasile. Ma tu sei stato con me tutto
questo tempo, in tutti i paesi. L’ho scritto per te.
Divoralo con la fame della conoscenza, assapora con
amore ogni frase, ogni parola, e mi riterrò
ricompensato.

7
M
8 AESTRO DE ROSE

MAESTRO DE ROSE
Con l’onorificenza di Commendatore della Società Brasiliana di Educazione ed Integrazione e
Medaglia al Merito Professionale dell’Accademia Brasiliana di Arte, Cultura e Storia.

SOMMARIO
INTRODUZIONE
Definizione dello Yôga 17
Dimostrazione che la parola Yôga ha l’accento 18
Prefazione del Presidente della Federazione di Yôga di Santa 19
Catarina
Lo Yôga non è quello che pensi 21
SWÁSTHYA YÔGA SHÁSTRA
Documentazione del titolo di Maestro, Notorio Sapere, 27
Commendatore e Dottore Honoris Causa
Che cos’è lo Yôga? 34
Cosa ha lo SwáSthya Yôga di così speciale? 40
Che cos’è lo SwáSthya Yôga 43
Caratteristiche principali: 45
1. Ashtánga sádhana 45
2. Regole generali 45
3. Coreografie 46
4. Il pubblico giusto 47
5. Valorizzazione del sentimento gregario 47
6. Serietà superlativa 47
7. Allegria sincera 48
8. Lealtà infrangibile 49
SwáSthya Yôga ortodosso 50
SwáSthya Yôga eterodosso 50
Differenze tra lo SwáSthya e l’Hatha Yôga 51
Che cos’è una codificazione 57
Effetti della tappa iniziale dello SwáSthya Yôga 61
Qual è il profilo del praticante di SwáSthya Yôga? 72
Schema di attuazione del Metodo De Rose di Yôga Avanzato 75
Bio-Ex (pre Yôga) 76
Ashtánga sádhana (la pratica in 8 parti) 80
Bhúta shuddhi (programma di purificazione intensiva del corpo fisico) 85
Maithuna (tecniche d’ottimizzazione e canalizzazione dell’energia sessuale) 86
Kundaliní (risveglio dell’energia interiore) 87
Samádhi (autoconoscenza attraverso lo stato d’ipercoscienza) 88

8
MAESTRO DE ROSE 9

Sat sanga (riunione festosa di yôgin con vocalizzazione di kirtan) 91


Sat chakra (circolo di mentalizzazione e convivio) 91
Shiva Natarája nyása (identificazione con il creatore dello Yôga) 92
Sat Guru nyása sádhana (identificazione con il Maestro) 92
Pronuncia del sanscrito 94
Terminologia dello SwáSthya Yôga (prefissi, radici e suffissi) 99
Mudrá (100 gesti riflessologici) 105
Pújá (bhavan pújá, guru pújá, satguru pújá, Shiva pújá) 122
Mantra (kirtan, japa, bíja, vaikharí, manasika, saguna e nirguna) 134
Pránáyáma (58 esercizi respiratori di diversi livelli e i suoi bandha) 156
Kriyá (27 kriyá, shanka prakshalána, drishti) 190
Ásana (con 2.000 tecniche codificate) 201
Regole di respirazione 207
Regole di permananenza 208
Regole di ripetizione 210
Regole di localizzazione della coscienza 212
Regole di mentalizzazione 213
Regole di angolo didattico 215
Regole di compensazione 215
Regola di sicurezza 216
Yôganidrá (vari metodi di decontrazione)
Samyama (50 tecniche di concentrazione e meditazione)
Apologia alla Serie Prototipo (con riassunto selettivo delle tecniche)
Mettiamo tutto insieme e pratichiamo? (raccomandazioni e avvertenze)
Testo della Pratica Basica di Yôga (con gli 8 tipi di tecniche)
Quadro con le 84 tecniche della Serie Prototipo
Pratiche quotidiane (com’è la giornata di uno yôgin)
La relazione Maestro/discepolo (Guru sêvá, parampará e kripá guru)
Kripá, il tocco del Maestro (ádi kripá, mahá kripá, tantra kripá)
Karma
Egregora
Programmazione per il successo
Sei insoddisfatto?
La Sindrome della Felicità
L’incenso
La legenda del Kámala
Alimentazione vegetariana: basta con le sciocchezze!
Norme di alimentazione biologica
Suggerimenti per piatti senza nessun tipo di carne
Ricette
Codice di Etica dello Yôgin
Gruppi di Studio
Cambia il mondo. Comincia da te!
La fine di questo viaggio

APPENDICE:
Corso di lettura
Orientamento al lettore di Yôga
Bibliografia raccomandata
Bibliografia dettagliata

9
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10AESTRO DE ROSE

Dove trovare i libri


Glossario dei termini sanscriti
Termini simili con significati differenti
Semantica comparata
Significato degli omofoni nei nomi di persone
Questionario del libro
ALLEGATO: Questa sezione è destinata alla divulgazione dello SwáSthya Yôga
Corsi tenuti dal Maestro De Rose A3
Come contribuire con il nostro lavoro A9
Relazione di materiale didattico A11
Sai cos’è l’Unione Nazionale di Yôga? A17
Cos’è l’Università di Yôga A25
Modulo d’iscrizione A27
Modulo per l’esame medico A28
Lettera aperta ai medici A29
Indirizzi di Istruttori Autorizzati A34

S OMMARIO DEI Q UADRI S INOTTICI


Dimostrazione che la parola Yôga ha l’accento
Cronologia storica dello Yôga
Differenze tra lo SwáSthya Yôga e l’Hatha
Attuazione scaglionata del Metodo De Rose di Yôga Avanzato
Terminologia
Prefissi, radici e suffissi dei nomi delle tecniche
I málá (cordoni)
Ordine delle tecniche nella codificazione
Sintesi della Serie Prototipo
Riassunto analitico della Serie Prototipo

S OMMARIO DEI M ESSAGGI


Esortazione
La Bellezza
Mudrá
Pújá
Mantra
Pránáyáma
Kriyá
Ásana
Yôganidrá
Messaggio della Meditazione
Messaggio d’Amore
Avvertenza ai Neofiti
Trasmissione del Mahá Kripá
Giuramento dello Yôgin
Messaggio dell’Infinito
Vieni, ti voglio con me

10
MAESTRO DE ROSE 11

S OMMARIO DEL L ETTORE


Questo sommario è destinato al lettore per annotare i brani che
devono essere individuati rapidamente per posteriori riferimenti.

ARGOMENTI PREFERITI PAGINE

11
Esortazione
La conoscenza porta all’Unione.
L’ignoranza porta alla dispersione.
Rámakrishna

Invitiamo tutti coloro che praticano o studiano lo Yôga, con


sincerità e l’animo puro, a partecipare al nostro lavoro di
Unione.
Desideriamo che tutti coloro che si preoccupano di più a
costruire che criticare, si uniscano e possano divulgare il
nostro messaggio di Integrazione.
Ci appelliamo a tutti coloro che non sono interessati a
mettere in evidenza ciò che esiste di sbagliato nell’Essere
Umano, ma a coltivare ciò che esiste di buono, affinché ci
diano le mani e tutti insieme possiamo perpetuare le
tradizioni ancestrali che ci sono state trasmesse dagli
Antichi.
A tutti coloro che non vogliono perdere tempo in discussioni,
ma, al contrario, desiderano utilizzare questo tempo per
incontrare il vero Yôga che esiste in ogni cosa o persona; a
tutti coloro che vogliono un miglioramento dell’Uomo e la
sua fratellanza piena di affetto; a tutti coloro che aspirano
ad una comunità yôgi dove l’ostilità e la competizione
rimangano fuori; a tutti questi apriamo i nostri cuori,
stendiamo le nostre braccia e li baciamo come veri fratelli.

Maestro De Rose

Profa. Vanessa de Holanda


M
14AESTRO DE ROSE

AL MIO MAESTRO
Fonte di saggezza che irradia l’Amore Universale,
fa del momento l’eterno avvenimento
e lascia che, trasformata in cascata di luce,
piccole gocce, come lacrime di felicità,
scorrano dalle mani del Maestro al discepolo,
trasformando in oro la sua esistenza.

Vanessa de Holanda

14
DEFINIZIONI

Yôga1 è qualsiasi metodologia strettamente pratica che


conduca al samádhi.
Samádhi è lo stato d’ipercoscienza ed autoconoscenza che soltanto
lo Yôga offre.

SwáSthya Yôga è il nome della sistemazione dello Yôga


Antico, Preclassico, lo Yôga più completo al mondo.
Le caratteristiche principali dello SwáSthya Yôga (ashtánga guna) sono:
1. la sua pratica estremamente completa, integrata da otto modalità di
tecniche;
2. la codificazione delle regole generali;
3. riscatto del concetto arcaico di sequenze concatenate senza
ripetizione;
4. indirizzamento a persone speciali, che sono nate per lo SwáSthya
Yôga;
5. valorizzazione del sentimento gregario;
6. serietà superlativa;
7. allegria sincera;
8. lealtà infrangibile.

1 L’accento indica soltanto dove si trova la sillaba lunga, ma succede che, molte volte, la tonica
si trova altrove. Ad esempio: kundaliní si pronuncia “kúndaliní”; e Pátañjali si pronuncia
“Patânjali”. Per segnalare questo ai nostri lettori, nella prima parte del libro e nel Glossario
sottolineeremo la sillaba tonica di ogni parola. Se il lettore desidera chiarimenti sui termini
sanscriti, raccomandiamo di consultare il Glossario. Riguardo alla pronuncia, ascolta il CD
Sânscrito – Treinamento de Pronúncia, registrato in India. Per ulteriori approfondimenti, l’ideale
è studiare i video del Curso Básico de Yôga.
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16AESTRO DE ROSE

DIMOSTRAZIONE
CHE LA PAROLA YÔGA HA L’ACCENTO
NEL SUO ORIGINALE IN ALFABETO DÊVANÁGARÍ:

= YA (corta).
= YAA ∴ YÁ (lunga).
= YOO* ∴ YÔ (lunga).
= YÔGA C.V.D.

* Nonostante abbiamo scritto didatticamente YOO, quest’artificio è utilizzato soltanto


per la migliore comprensione del sanscrito da parte del lettore profano. Va chiarito che
il fonema ô risulta dalla fusione tra a e u e, perciò, è sempre lungo, poiché contiene
due lettere. In questa convenzione, l’accento acuto è applicato sulle lettere lunghe
quando si verifica una crasi o fusione di lettere uguali (á, í, ú). L’accento circonflesso è
applicato quando si verifica una crasi o fusione di lettere differenti (a + i = ê; a + u = ô),
ad esempio, in sa+íshwara=sêshwara e AUM, che si pronuncia ÔM. Perciò scriviamo
Vêdánta. L’accento circonflesso non è utilizzato per chiudere la pronuncia della ô o
della ê, poiché questi fonemi sono sempre chiusi. Non esiste, quindi, la pronuncia
“véda” né “yoga”.

Bibliografia in lingua spagnola:


Léxico de Filosofía Hindú, di Kastberger, Editorial Kier, Buenos Aires.

Bibliografia in inglese:
Pátañjali Aphorisms of Yôga, di Srí Purôhit Swámi, Faber and Faber, Londra.
Encyclopædia Britannica, nella scheda Sanskrit language and literature, volume XIX,
edizione del 1954.

Se qualcuno, suppostamente conoscitore del sanscrito, dichiara che la parola Yôga non ha l’accento,
chiedigli di mostrare come si scrive l’ô-ki-matra. Dopo chiedi di indicare dove l’ô-ki-matra compare
nella parola Yôga (compare subito dopo la lettera y). In seguito chiedi cosa significa ognuna delle tre
parti del termine ô-ki-matra. Dovrà rispondere che la ô è la lettera o; ki significa di; e matra si
traduce come accento. Dunque, ô-ki-matra si traduce come “accento della o”. Quindi, ancora una
volta, è provato che la parola Yôga ha l’accento.

16
PREFAZIONE
DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DI YÔGA DI SANTA CATARINA

Ci sono cose a cui possiamo sempre rinunciare, perché non ci sono


necessarie. Ad altre, possiamo rinunciare ogni tanto, data la loro
importanza relativa. Ci sono, però, principi a cui non possiamo mai
rinunciare, perché perderemmo la nostra dignità. Nel mondo dello
Yôga esiste un gruppo ristretto che si batte per conservarli. Il Maestro
De Rose fa parte di questo gruppo e questo grande libro ne è una
piccola dimostrazione.
Nelle pagine che seguono, con un linguaggio facile e piacevole, il
Maestro De Rose chiarisce i dubbi principali che la maggior parte di
noi ha nei riguardi dello Yôga. Ora, quando cominciamo a leggere le
prime righe, possiamo già constatare la sua preoccupazione nel
difendere lo Yôga Antico e insegnare la struttura di uno Yôga puro,
senza la contaminazione di altri sistemi, senza adattamenti, senza
semplificazioni e senza concessioni.
Il testo chiaro è intriso dei principi fondamentali che orientano la vita
di questo grande yôgi sin dal 1960, quando ha cominciato ad
insegnare: l’onestà, la serietà e l’impegno con la verità.
Questi principi sono presenti in tutta la sua opera, che totalizza più di
due decine di libri, coronate con la più completa compilazione di
tecniche di Yôga di tutti i tempi, il libro SwáSthya Yôga Shástra.
Questi valori si manifestano anche nei suoi corsi sullo Yôga Antico e
nei più di 5.000 istruttori che ha formato in Brasile, America Latina ed
Europa.
De Rose, oltre ad essere il mio Maestro, è mio amico personale da più
di 20 anni. In tutto questo tempo, ha dimostrato molta responsabilità
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18AESTRO DE ROSE

nel trasmettere lo Yôga originale e nel proteggerlo dalla febbre


utilitaria e consumistica che ha devastato questa filosofia nello XX
secolo.
Per questo, si è scatenata l’ira di coloro che, per disinformazione,
mancanza di cultura, o semplicemente malafede, si sono sentiti
minacciati.
Nonostante tutto, il suo lavoro, dedicato e persistente, ha conquistato
un enorme contingente di persone intelligenti, colte e difensori della
verità, che formano oggi una legione di discepoli e amici fedeli sparsi
in tutto il mondo e che cresce in modo impressionante, soprattutto tra i
giovani.
Il Maestro De Rose è riuscito a costruire, più che un’opera, un’enorme
famiglia dove si valorizza l’amicizia, la cultura e la lealtà. Si noti che
questo è uno dei pochi gruppi culturali in cui non si usano droghe,
fumo o alcool, cosa che, riconosciamolo, è quasi un miracolo ai nostri
tempi!
Con quest’opera, coloro che sono interessati al tema,
indipendentemente dalla linea a cui appartengono, hanno guadagnato
un trattato pratico di Yôga Antico che si dimostrerà fondamentale
quando si dovrà scegliere il Maestro e adottare una modalità di Yôga.
Complimenti, Maestro De Rose; e complimenti, a tutti gli studenti
sinceri dello Yôga.
Nuova Delhi, febbraio 1998.
Prof. Joris Marengo
Presidente della Federazione di Yôga di Santa Catarina

18
LO YÔGA NON È QUELLO CHE PENSI

Le persone pensano che lo Yôga sia tutto quello che in realtà non è. Se
chiedessi ad un amico ben informato, colto ed esperto, di scrivere
dieci frasi diverse per definire e identificare lo Yôga, è molto
probabile che ne sbagli dieci su dieci! Ma non ti stupire: molti
praticanti di Yôga commetterebbero errori simili.
Allora cominciamo proprio da qui, cioè da quello che lo Yôga non è:
1) Yôga non è una parola femminile.
Non si dice “la yoga”, come pensano alcuni autori di dizionari. Yôga è
un termine maschile e si pronuncia con la ô chiusa. A tal proposito è
bene leggere le spiegazioni indiscutibili riportate nel mio libro Yôga:
Mitos e Verdades; e averne conferma ascoltando il CD: Sânscrito –
Treinamento de Pronúncia, registrato in India. Puoi constare poi
l’esistenza dell’accento circonflesso nei libri Aphorisms of Yôga, di
Srí Purôhit Swámi (Edizioni Faber & Faber, Londra) e Léxico de
Filosofía Hindú di Kastberger (Ed. Kier, Buenos Aires).
2) Il vero Yôga, quello di più di 2.000 anni a. C., non contiene
alcun misticismo.
Il misticismo deriva da un’errata interpretazione che risale a circa
venti secoli dopo la sua comparsa e che raggiunse il suo apogeo in
epoca medievale. Lo sviluppo dei chakra, la stimolazione della
kundaliní, l’acquisizione di poteri paranormali, come le percezioni e
gli stati di coscienza superiori, non hanno niente di soprannaturale.
Sono fenomeni perfettamente naturali che sono alla portata di
qualsiasi persona che abbia disciplina.
3) Lo Yôga non è una terapia.
M
20AESTRO DE ROSE

Nonostante produca effetti straordinari sulla salute, lo Yôga è


classificato come una filosofia, non una terapia.
I benefici eccezionali che lo Yôga produce si devono al fatto che il
praticante esegue tecniche fisiche intelligenti, allenando la
respirazione, dominando lo stress, evitando la vita sedentaria,
imparando ad alimentarsi meglio, a conoscere il suo potenziale
interiore, ecc.
Infine, sarebbe incredibile se con tutto ciò, la salute, l’energia e la
bellezza del corpo non rispondessero con un grande incremento. Però
lo Yôga non si deve cercare quando ci si ammala, ma prima. Ricordati
della massima dello SwáSthya Yôga che è divenuta celebre in tutto il
mondo: Fa Yôga prima di averne bisogno. Anche il nuoto è ottimo per
la schiena e per l’asma ma viene classificato come sport e non come
terapia.
4) Lo Yôga non calma: energizza!
Non confondere il ridurre lo stress col calmare. Anche il karaté riduce
lo stress, ma non calma. Negli antichi testi dell’India sullo Yôga,
questo viene associato con l’idea di forza, potere ed energia e mai con
quella di calma e passività. Quello che succede è che una persona
forte, in generale, ha un comportamento più sereno perché confida
nella propria forza e non ha bisogno di rassicurazioni come chi si
sente debole. Il praticante di Yôga deve essere forte e dinamico e non
calmo.
5) Non esiste un solo tipo di Yôga: ne esistono 108 diverse
modalità.
In Europa ci sono più di quaranta tipi di Yôga, e non tutti sono
efficaci. Alcuni sono autentici, ma la maggior parte è talmente
distorta, che arriva ad essere addirittura dannosa. Le diverse modalità
di Yôga non sono compatibili tra di loro. Chi pratica un tipo di Yôga
non deve praticarne altri. Si deve ricercare uno Yôga che sia il più
autentico possibile e dedicarsi esclusivamente a questo, senza
influenze esterne.
Chi si dedica ad altri sistemi, che suppone siano simili, come tai chi,
chi kun, do in, shiatsu, kuatsu, tui na, macrobiotica, probiotica,

20
MAESTRO DE ROSE 21

biodanza, bioenergetica, antiginnastica, feldenkrais, rolfing, eutonia,


eubios, teosofia, losofia (conoscere se stessi), antroposofia, rosacroce,
esoterismo, gnosis, controllo mentale, zen, ecc. non deve mischiarli tra
loro, né con lo Yôga. Se desideri dedicarti allo Yôga o a qualcuna di
queste correnti è bene evitare tutte le altre e offrirsi ad una sola con
seria ed esclusiva dedizione, senza interferenze esterne.
6) Lo Yôga non è teorico. È estremamente pratico.
Quando esegui le tecniche, questo è Yôga. Quando ne parli, non è.
Tutta la teoria che ho inserito in questo testo o che gli altri autori
trattano nei loro libri, non è Yôga, ma soltanto le nostre opinioni,
commenti, storia, ecc. Lo Yôga è la pratica. Il fondamento teorico
dello Yôga si chiama Sámkhya.
7) Lo Yôga non è statico. È dinamico. È bello. È forte.
Guarda il DVD Coreografie di SwáSthya Yôga e sarai d’accordo.
Se, eventualmente, qualcuno afferma che lo Yôga antico non
possedeva coreografie e che è il sottoscritto ad averle introdotte, devo
correggere il concetto (affinché non diventi un preconcetto): quello
che io ho fatto è stato riscattare una struttura antica che era quasi
persa.
Vuoi un esempio? Il surya namaskar! Questo è considerato uno dei
più antichi insiemi di esercizi fisici di Yôga, che risale ai tempi in cui
l’uomo primitivo adorava il Sole. Così il surya namaskar, il saluto al
Sole, è l’esempio più eloquente dell’esistenza di quello che chiamiamo
coreografia, nello Yôga ancestrale.
Il surya namaskar è l’unica coreografia che fa parte del bagaglio che
l’Hatha Yôga ereditò dagli Yôga più antichi, perché l’Hatha è uno
Yôga moderno, sorto nell’XI secolo dell’era cristiana e che aveva già
perso quasi tutta la tradizione iniziatica dello Yôga antico.
Per questo, quella che oggi chiamiamo coreografia già esisteva ed era
una pratica molto antica, solo che attualmente è poco conosciuta
perché praticamente quasi estinta. Quanto alla somiglianza con la
danza, non ci dimentichiamo che il creatore dello Yôga, Shiva, era un
ballerino; fu immortalato nella mitologia con il titolo di Natarája (re
dei ballerini).

21
M
22AESTRO DE ROSE

8) Lo Yôga non ci mette molto tempo a dare risultati.


Una grande quantità degli effetti comincia a manifestarsi già dalle
prime settimane di pratica e molti si sentono perfino nella prima
lezione. La flessibilità inizia ad aumentare a partire dalla prima
sessione. Già il primo giorno si riduce lo stress. Scompaiono
immediatamente i dolori della schiena che derivano da una cattiva
postura. I mal di testa dovuti alla tensione possono essere eliminati in
quel momento. L’insonnia di solito sparisce dopo la prima pratica. Ed
inoltre, si è notata la tendenza alla rapida normalizzazione di alcuni
tipi di ipertensione arteriosa. L’asma, l’ulcera, l’impotenza sessuale
rispondono molto bene agli esercizi.
Tuttavia, è di fondamentale importanza non considerare questo
come una terapia, ma come un miglioramento di salute dipendente
da una revisione della qualità di vita, degli esercizi, dell’alimentazione
e del proprio atteggiamento interiore.
9) Lo Yôga è per gente giovane.
Non solo anagraficamente, ma biologicamente giovane. Questo dà
qualche speranza ai più grandi, una volta che, indipendentemente
dall’età, una persona giovane può avere meno predisposizione allo
Yôga di una che è più grande d’età.
Però, la concezione che lo Yôga sia utile alla terza età è sbagliata, a
meno che il praticante non sia in ottima forma fisica.
Uno Yôga autentico è molto forte per le persone anziane o malate. La
sua semplificazione può costituire, nella migliore delle ipotesi, una
mutilazione. In alcuni casi, addirittura un inganno.
Non intendo dire che le tecniche adattate siano necessariamente
sconsigliabili, assolutamente no. Possono essere benefici a seconda
della competenza dell’istruttore. Solo che in questo caso, avremmo
bisogno di dargli un altro nome, in quanto lo Yôga deve condurre ad
una meta che è chiaramente definita, per la quale non sono
contemplati programmi semplificati. L’inganno, allora, deriverebbe
dal fatto di aver detto che le pratiche sono di Yôga quando in realtà
non lo sono.

22
MAESTRO DE ROSE 23

Lo Yôga è qualsiasi metodologia strettamente pratica che conduce al


samádhi.
Quando proposi questa definizione, negli anni sessanta, ci si mise
molto tempo a comprenderla perché, all’epoca, gli istruttori di Yôga
avevano molta poca cultura. A partire dagli anni ottanta passai a
divulgarla in Europa ed in India. In quei luoghi fu compresa
rapidamente e accettata come la definizione che, nel minor numero di
parole, riusciva a dire quello che era lo Yôga genericamente, in modo
da poter essere condivisa da qualsiasi ramo o linea.
Indipendentemente dalla definizione generale per tutte le modalità,
ogni tipo di Yôga possiede la propria definizione, relativa alla propria
specializzazione.
10) Lo Yôga è cosa da uomini.
Le donne sono molto gradite, ma si deve sapere che in India, in molte
scuole, solo gli uomini praticano Yôga. Ogni cento praticanti abbiamo
al massimo una donna. Diversi ashram semplicemente non le
accettano. “Lo Yôga è cosa da uomini”, si giustificano.
Nel nostro caso, non facciamo discriminazione nei confronti di
nessuno. Abbiamo molte donne che fanno parte integrante del corpo
di praticanti, istruttori e direttori. Allo stesso tempo notiamo che le
casalinghe, generalmente non si adattano. Quelle che amano di più il
metodo sono donne dinamiche e indipendenti, imprenditrici, libere
professioniste, universitarie e sportive.
Questi dieci punti illustrano solo alcuni degli elementi con cui cerco di
riscattare la vera immagine dello Yôga. Agli istruttori di Yôga del XX
secolo non piacque affatto, perché molto di ciò che affermo ha
pregiudicato i loro affari. Mentre i professori del XXI secolo mi sono
molto grati di aver avuto il coraggio di affrontare l’apatia conciliante e
l’inerzia che servivano solo ad alimentare ancora di più il parassita
dell’equivoco e della malafede che stavano deteriorando l’immagine
positiva di questa rinomata filosofia di vita.
A metà del secolo scorso le mie idee pubblicate nella prima edizione
del mio primo libro furono duramente contrastate, ma quanto più gli
anni passavano e l’umanità si approssimava al terzo millennio, sempre
più porte ci sono state aperte, fino a raggiungere l’approvazione e

23
M
24AESTRO DE ROSE

l’appoggio di tutte le parti sociali, dalla Medicina alla Chiesa, dalla


Stampa alle Università.
Grazie a questo appoggio ho potuto introdurre il corso di formazione
di Istruttori di Yôga praticamente in tutte le Università Federali,
Statali e Cattoliche del Brasile. Perfino chi non condivide la mia
maniera di dire le cose deve necessariamente riconoscere che si tratta
di un evento di notevole importanza che deve essere attribuito non alla
persona di De Rose, ma al merito dello Yôga e degli yôgin come un
tutto.

24
MAESTRO DE ROSE 25

DOCUMENTAZIONE DEL TITOLO DI MAESTRO, NOTORIO


SAPERE, COMMENDATORE E DOTTORE HONORIS CAUSA.

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M
26AESTRO DE ROSE

26
MAESTRO DE ROSE 27

27
Dedico questa edizione
agli istruttori Melina Flores, Natalia Aramburú, Sensi
Quintero, Luciano López Guzmán, Daniel Cambria,
all´allievo Elías Abdul e a tutti gli altri compagni
dell’Argentina, Brasile, Portogallo, Spagna e Italia che tanto
hanno lavorato, posando per le fotografie,
scattando le foto e trattandole.
MAESTRO DE ROSE 29

“Soltanto posso credere in un Dio che sappia danzare.”


Nietzsche.

Maestro DeRose eseguendo Shiva Natarája nyása

COS’È LO YÔGA?
SARÀ UNA GINNASTICA? UNA RELIGIONE?
U N A L O T T A ? U N S U CC O D I F R U T T A ?

C’era una volta un famoso ballerino che improvvisò alcuni movimenti


istintivi, ma, estremamente sofisticati grazie al suo virtuosismo e,
proprio per questo, bellissimi. Questo linguaggio corporeo non era
propriamente un balletto, ma innegabilmente, era stato ispirato dalla
danza.
L’incantevole bellezza della tecnica emozionava coloro che
assistevano alla sua esibizione e le persone chiedevano al ballerino di
insegnare loro la sua arte. E così fece. All’inizio il metodo non aveva
un nome. Era qualcosa di spontaneo, che proveniva dal di dentro, e
trovava eco soltanto nel cuore di coloro che avevano avuto il
privilegio di nascere con una sofisticata sensibilità.

29
M
30AESTRO DE ROSE

Gli anni passarono e il grande ballerino riuscì a trasmettere buona


parte della sua conoscenza. Finché un giorno, molto tempo dopo, il
Maestro passò ai piani invisibili. La sua arte, però, non è morta. I
discepoli più leali l’hanno preservata intatta e hanno assunto la
missione di trasmetterla. I pupilli di questa nuova generazione hanno
capito l’importanza di diventare anche essi degli istruttori e di non
modificare, non alterare niente dell’insegnamento geniale del primo
Mentore.
Ad un certo punto della Storia questa arte assunse il nome di integrità,
integrazione, unione: in sanscrito, Yôga! Il suo fondatore entrò nella
mitologia con il nome di Shiva e con il titolo di Natarája, Re dei
Ballerini.
Ciò accadde più di 5000 anni fa nel Nordovest dell’India, nella valle
dell’Indo, che era abitata dalla popolazione dravida. Perciò studieremo
le origini dello Yôga di quel periodo ed individueremo la sua proposta
originale per poter identificare un insegnamento autentico e
distinguerlo da altri che sono compromessi dal consumismo o da
interferenze di modalità straniere ed incompatibili.
Questo popolo meraviglioso ha sviluppato lo Yôga, il Tantra e il
Sámkhya. La sua civiltà, una delle più avanzate dall’antichità, è
rimasta occultata e sotterrata per migliaia di anni, finché gli archeologi
alla fine del XIX secolo hanno trovato tracce evidenti della sua
esistenza e scavando hanno creato due importanti siti archeologici
dove hanno scoperto rispettivamente le città di Harappá e Mohenjo-
Daro. Dopo ne sono sorte altre e altre ancora. Oggi i siti sono
migliaia, distribuiti su un’area più grande dell’Egitto e della
Mesopotamia.
Rimasero stupiti con ciò che trovarono. Città con un’urbanistica ben
progettata. Invece di viuzze tortuose, viali larghi che arrivavano fino a
14 metri, tagliando la città nel senso Nord-Sud e Est-Ovest. Tra
queste, strade pedonali, dove non passavano carri trainati da buoi. In
esse le case della classe media avevano due piani, atrio interno,
istallazioni sanitarie dentro la casa, acqua corrente! Non
dimentichiamoci che stiamo parlando di una civiltà che è fiorita 3000
anni prima di Cristo.

30
MAESTRO DE ROSE 31

E non era tutto. Era presente l’illuminazione nelle strade e le fognature


coperte, giocattoli per bambini in cui i carri avevano le ruote che
giravano e la testa dei buoi era articolata, le bambole avevano i capelli
impiantati, imponenti granai che avevano un ingegnoso sistema di
ventilazione e piattaforme elevate per facilitare il carico e scarico delle
carrette.
In altre culture dello stesso periodo le costruzioni dei sovrani
presentavano opulenti palazzi e maestose tombe reali,
mentre il popolo sopravviveva in catapecchie insalubri. Nella cultura
dravidica, al contrario, il popolo viveva bene e l’architettura della
pubblica amministrazione era semplice.
Un’altra curiosità è stata espressa da Gaston Courtillier nel suo libro
Antiche Civiltà, quando ha dichiarato: “Siamo rimasti veramente
sorpresi, in quei tempi profondamente religiosi, di non trovare templi
o tracce della statuaria che li avrebbe popolati, come era la regola in
altri luoghi durante tutta l’antichità, neanche statue di adoratori in
atteggiamento di preghiera davanti alla propria divinità”. Per noi
questo ha un senso, infine, perché sappiamo che nell’India Antica il
Sámkhya ha avuto il suo momento di splendore. E nell’India
preclassica, la varietà Niríshwarasámkhya è stata ancora più
fortemente naturalistica del Sámkhya Classico.
Questa società fu identificata come matriarcale, il che è anche in
armonia con le nostre fonti, secondo le quali lo Yôga sorse in una
cultura tantrica.
Con ulteriori scavi, gli archeologi scoprirono un’altra città sotto le
rovine della prima. Per loro sorpresa, più in profondità c’era un’altra
città ancora, molto più antica. Scavarono ancora ed incontrarono sotto
un’altra città. E un’altra ancora. E ancora un’altra. Ciò che richiamava
l’attenzione era il fatto che più profondo era lo scavo più avanzata era
la tecnologia, sia nell’architettura sia negli utensili. Finché
s’imbatterono in una falda acquifera e di conseguenza furono obbligati

31
M
32AESTRO DE ROSE

a fermare gli scavi. Ciò che ci domandiamo è: quante altre città ci


sono ancora lì sotto e quanto più evolute sono?2
Bene, è stata in questa civiltà che sorse lo Yôga. Una civiltà tantrica
(matriarcale) e sámkhya (naturalistica).
Circa mille e cinquecento anni dopo, la Civiltà della Valle dell’Indo fu
invasa da una popolazione sub barbarica proveniente dall’Europa
Centrale, gli arya o ariani. Risulta, nella Storia attuale, che questi
sottomisero i dravidi, distrussero la loro civiltà, assorbirono parte della
loro cultura, sterminarono quasi tutti i vinti e schiavizzarono i pochi
sopravvissuti. Altri fuggirono, migrando verso l’estremo sud
dell’India e Srí Lanka, dove vivono i loro discendenti ancora oggi,
costituendo l’etnia Tamil3.
Lo Yôga fu il prodotto di una civiltà non guerriera, naturalistica e
matriarcale. A partire dal 1.500 a.C. circa, questa civiltà fu assorbita
da un popolo che era il suo opposto: guerriero, mistico e patriarcale.
Circa mille e duecento anni dopo l’invasione (il che non è poco), lo
Yôga fu formalmente arianizzato attraverso la celebre opera di
Pátañjali, lo Yôga Sútra. Era inaugurata una nuova lettura dello Yôga
che, a partire da allora, sarebbe stato conosciuto come Yôga Darshana,
o Yôga Classico, il quale proponeva niente di meno che l’opposto
della proposta comportamentale del vero Yôga nelle sue origini
dravidiche. Lo Yôga dei dravidi era matriarcale, sensoriale e
liberatorio, in una parola, era tantrico. Questa nuova interpretazione
arianizzata era patriarcale, antisensoriale e repressiva, ossia,
brahmácharya.
Ciò che è interessante in questo processo di deturpazione è che se non
fosse per Pátañjali, lo Yôga sarebbe sparito dai registri storici. Grazie
a lui, che ovviamente era ben intenzionato e saggio, oggi siamo a
conoscenza dell’esistenza della codificazione dello Yôga Classico. Gli
ariani discriminavano tutto ciò che era tipicamente dravidico, dovuto

2
Recentemente, sono stati ripresi gli scavi. Aspettiamo le nuove scoperte.
3
Esistono altre versioni dell’occupazione ariana. Queste versioni possono nello stesso modo
.
essere più fedeli alla verità

32
MAESTRO DE ROSE 33

alle caratteristiche matriarcali considerate sovversive della società


strettamente patriarcale degli árya. Adattando lo Yôga alla realtà
ariana vigente, Pátañjali riuscì a farsi accettare dalla società e dai
rappresentanti dei poteri costituiti dell’epoca e, perciò, questa
tradizione è arrivata fino ai nostri giorni.
Nel Medio Evo lo Yôga subì un’altra grave deformazione quando il
grande Maestro di filosofia Vêdánta, Shankaráchárya, convertì gran
parte della popolazione. Questo fatto influenzò lo Yôga, poiché, una
volta che la maggior parte degli indiani diventarono vêdánta,
l’opinione pubblica e quella dei suoi leader hanno conferito un
fondamento spiritualistico4 allo Yôga che esercitavano, il quale sin
dalle origini e anche nel periodo classico, era fondato sulla filosofia
Sámkhya, naturalistica.
Nel XX secolo lo Yôga subì ancora un’altro duro colpo: fu scoperto
dall’Occidente e... occidentalizzato, è chiaro. Diventò utilitario,
consumistico, qualcosa di amorfo, brutto e noioso.
È bello assistere allo Yôga autentico, è affascinante da praticare ed è
eccellente come filosofia di vita. È dinamico, è forte, è per i giovani.
Tutti coloro che vengono presso le nostre scuole e assistono al DVD
di presentazione del metodo rimangono a bocca aperta e commentano
la stessa cosa: pensavamo che lo Yôga fosse qualcosa di statico, al
punto da richiedere pazienza, o qualcosa che si supponga indicato per
la terza età! Ora, se qualcuno della terza età decide di iniziare la
pratica del vero Yôga corre il rischio di avere una sincope. E se è uno
Yôga non autentico, frutto di semplificazioni successive, adattamenti
cumulativi e occidentalizzazioni senza scrupoli, allora non vale la
pena chiamare questa anomalia Yôga.
Il problema è che molta gente senza certificato di istruttore di Yôga si è
cimentata ad insegnare e, come non ha un repertorio di tecniche,

4
Da non confondere spiritualismo con spiritualità. La spiritualità è un patrimonio dell’essere
umano. Lo Yôga di qualsiasi modalità, sviluppa spiritualità se esso è autentico. Lo spiritualismo
è l’istituzionalizzazione della spiritualità, o il sistema che ha come fulcro lo spirito in
contrapposizione alla materia, basandosi sul concetto della dicotomia tra corpo e anima come
cose separate e opposte.

33
M
34AESTRO DE ROSE

mischia un po’ di ginnastica, un po’ di esoterismo, qualcosa di ipnosi,


un pizzico di spiritismo, qualcosa del linguaggio del tai chi, alcuni
concetti macrobiotici, tutto questo condito con atmosfera di terapie
alternative e impacchettato per il consumo con una voce calda, con
musica new age. Per il profano, che non ha la minima idea di cos’è lo
Yôga, a parte una visione stereotipata e falsa, questa miscela
inverosimile è soddisfacente. Soltanto che questa miscela, del vero
Yôga, non ha niente.
Non dobbiamo dimenticare che la parola Yôga significa integrità. È
necessario che i suoi rappresentanti siano integri. Perciò, nei prossimi
capitoli avrai la soddisfazione di conoscere una modalità di Yôga
affascinante, bellissima, estremamente gradevole da praticare e con un
carico di risultati capace di lasciare chiunque perplesso. È lo
SwáSthya Yôga, lo stesso Yôga preclassico, preariano, prevedico,
protostorico, lo Yôga di Shiva, Yôga Ultra-Integrale, con tutte le sue
caratteristiche Tántrika e Sámkhya conservate, e inoltre: la sua
esecuzione ricorda una danza, riscattata dagli strati più remoti
dell’inconscio collettivo!

CRONOLOGIA STORICA DELLO YÔGA


Divisione YÔGA ANTICO YÔGA MODERNO
Tendenza Sámkhya Vêdánta
Periodo Yôga Preclassico Yôga Classico Yôga Medievale Yôga Contemporaneo
Epoca Più di 5.000 anni sec. III a.C. sec. VIII d.C. sec. XI d.C. Secolo XX
Maestro Shiva Pátañjali Shankara Gôrakshanatha Aurobindo
Letteratura Upanishad Yôga Sútra Vivêka Chudamani Hatha Yôga Rámakrishna
Vivêkánanda
Shivánanda
Chidánanda
Krishnánanda
Yôgêndra
Fase Protostorica Storica
Fonte Shruti Smriti
Popolo Dravida Arya
Linea Tantra Brahmácharya

QUADRO TRATTO DAL LIBRO YÔGA, MITOS E VERDADES, DI QUESTO AUTORE.


Note del quadro qui sopra riportato
1. Lo Yôga Antico, Preclassico, è conosciuto oggi come SwáSthya Yôga. Se in qualche
dibattito accademico tu avessi bisogno di elementi per dimostrare che lo SwáSthya è di
struttura preclassica, utilizza questo quadro sinottico. Esso dimostra che l’unica
discendenza Sámkhya - Tantra è il preclassico. Ora, questa è la struttura dello SwáSthya
Yôga (Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga).

34
MAESTRO DE ROSE 35

2. Nonostante la tendenza della maggior parte dei Maestri e delle Scuole continui ad essere
brahmácharya, nel periodo contemporaneo comincia a diffondersi una tendenza tantrica
(dakshinachara) rappresentata da Aurobindo e Rámakrishna.

COS’HA LO SWÁS THYA YÔGA


DI COSÌ S PECIALE ?

Hay que tratar de ser el mejor, pero jamás creerse el mejor.


Juan Manuel Fangio

Di tutti i tipi di Yôga che esistono, uno in particolare è speciale perché


è il più completo. Produce effetti rapidi e durevoli come nessun altro.
Si tratta dello Yôga Antico, oggi conosciuto come SwáSthya Yôga,
sistemazione del Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga,
del periodo preclassico. Per renderlo comprensibile è stato necessario
organizzarlo, come avrebbe fatto un archeologo con i preziosi
frammenti via via incontrati.
Studiamo molti tipi di Yôga e ci rechiamo in India quasi tutti gli anni
sin dagli anni 70 del secolo XX. Siamo convinti che lo Yôga Antico è
effettivamente il migliore che esiste. La prova più grande è che
l’abbiamo adottato. E l’hanno adottato anche migliaia di persone
molto speciali in altri paesi. Sono intellettuali, scienziati, artisti,
musicisti e scrittori di diversi continenti.

35
M
36AESTRO DE ROSE

Per attingere ad un pubblico così colto, sensibile ed intelligente lo


Yôga Antico, SwáSthya Yôga, deve avere qualcosa di molto speciale.
Ma cosa?
1. Lo Yôga Antico contiene gli elementi di base di tutte le altre
modalità di Yôga. Non esiste nessun altro tipo di Yôga così
completo. Nella pratica dello SwáSthya, lo Yôga Antico, si praticherà
l’Ásana Yôga, Rája Yôga, Bhakti Yôga, Karma Yôga, Jñána Yôga,
Layá Yôga, Mantra Yôga e Tantra Yôga, così come gli elementi che
costituiscono le sottodivisioni più moderne, nate da questi rami, come
l’Hatha Yôga, Kundaliní Yôga, Kriyá Yôga, Dhyána Yôga, Mahá
Yôga, Suddha Rája Yôga, Ashtánga Yôga, Yôga Integrale e molti
altri.
Ma attenzione: nonostante lo Yôga Antico (SwáSthya) abbia in sé gli
elementi costitutivi di tutti questi tipi di Yôga, non è formato dalla
combinazione di quei rami, poiché si fonda in una tradizione molto
più ancestrale, anteriore ad essi.
2. Lo Yôga Antico ha radici sámkhya. Può essere uno Yôga
estremamente tecnico, dinamico e che non adotta misticismo, pertanto
piace di più alle persone dinamiche, produttive, e con raziocinio
logico.
3. Lo Yôga Antico è tantrico. Ciò significa che è uno Yôga
matriarcale, sensoriale e liberatorio. Liberatorio significa che non
proibisce niente e in più contribuisce a liberare. Orienta, ma non
reprime. Sensoriale significa che rispetta e valorizza il corpo, la sua
bellezza, la sua salute, i suoi sensi e il suo piacere. Dunque, si ha
libertà totale. Si può mangiare ciò che si vuole, fare ciò che si vuole e,
inoltre, non viene proibito il sesso. Però, ci sono dei consigli
facoltativi a riguardo. Nella misura in cui perfezionerai le tue abitudini
di vita, coltivando abitudini più salutari, riceverai dall’istruttore le
tecniche più avanzate.
Questo rispetto per la libertà del praticante è stata una delle
caratteristiche più accattivanti dello SwáSthya Yôga, poiché va
incontro alle aspirazioni delle persone e risponde positivamente alle
rivendicazioni dei membri degli altri rami restrittivi, che sono
insoddisfatti con le repressioni da essi imposte.

36
MAESTRO DE ROSE 37

4. Il nostro modo di eseguire le tecniche è differente dalle forme


moderne di Yôga. Negli ultimi secoli è diventata popolare una
maniera povera di eseguire le tecniche corporee, stagnanti, separate le
une dalle altre e ripetitive come nella ginnastica. Lo SwáSthya Yôga si
fonda sulle linee più antiche ed esegue gli ásana sincronizzati
armonicamente, nascendo gli uni dagli altri attraverso passaggi
estremamente belli e che permettono l’esistenza di vere coreografie, di
tecniche corporee, che nessun altro tipo di Yôga possiede. Ogni volta
che qualcuno assiste ai nostri video, l’esclamazione è costante: "Ah!
Allora, lo Yôga è così? Ma questo è bellissimo!"
Le coreografie sono state introdotte dal Metodo De Rose negli anni
sessanta del secolo scorso. Nelle decadi successive, in molte parti del
pianeta, sono sorte modalità di esecuzione che si sono ispirate allo
Yôga Antico (SwáSthya Yôga). La maggioranza riconosce questa
innegabile influenza. Anche se non lo confessassero, sarebbe
sufficiente paragonare i metodi per capire la chiara influenza che
esercitiamo sulle loro interpretazioni originate successivamente.
È accaduto, nel frattempo, che, non comprendendo il nostro impegno
per riscattare un concetto di Yôga Antico in tutto lo splendore della
sua millenaria autenticità, coloro che si sono ispirati allo SwáSthya
per elaborare altre modalità, hanno finito per dare origine a forme
moderne che niente hanno a che vedere con la nostra proposta. Hanno
visto, ma non hanno capito.
5. Finalmente, lo SwáSthya è l’unico Yôga nel mondo che possiede
regole generali, ossia, è l’unico che offre autosufficienza a colui che
lo pratica. In un altro tipo di Yôga l’istruttore deve insegnare
all’allievo tecnica dopo tecnica: come respirare, quanto tempo
rimanere, quante volte ripetere, dove localizzare la coscienza, ecc. Se
l’istruttore insegna dieci tecniche, il suo allievo non saprà eseguire
l’undicesima. Se utilizzasse le regole generali, l’allievo avrebbe il
vantaggio di non rimanere legato all’istruttore né dipendere da lui. Se
avesse bisogno di proseguire da solo, potrebbe proseguire
sviluppandosi, poiché, avendo imparato soltanto dieci tecniche con le
regole generali, potrebbe sviluppare altre cento o mille e proseguire
evolvendo sempre. Le regole generali danno autonomia e libertà al
sádhaka. Le regole generali sono un’altra contribuzione della

37
M
38AESTRO DE ROSE

sistemazione dello Yôga Antico (SwáSthya Yôga). Osservando


qualcuno che sta utilizzando le regole generali, si può avere la
certezza che ha stabilito qualche tipo di contatto con il nostro metodo,
anche se lo nega. Questa dichiarazione è dimostrata nei miei libri.
Bene, tutto questo è ciò che lo SwáSthya Yôga ha di così speciale. Se
vuoi saperne di più, va avanti. Il prossimo testo riserva rivelazioni
ancora più stimolanti.

COS’È LO SWÁSTHYA YÔGA


(PRONUNCIA: “SUÁSTIA”)
Esiste una cosa che è più forte
di tutti gli eserciti del mondo,
è un’idea il cui tempo è arrivato.
Victor Hugo

SWÁSTHYA YÔGA È LO YÔGA PIÙ INTEGRALE CHE ESISTE


SwáSthya, in sanscrito, lingua morta dell’India, significa
autosufficienza (swa = suo proprio). Comprende anche il significato
di salute, benessere, conforto, soddisfazione. Si pronuncia “suástia”.
In hindi, la lingua più parlata in India, significa semplicemente salute.
In questo caso, con l’accento hindi, si pronuncia “suásti”. Non
permettere che persone mal informate confondano SwáSthya,
sanscrito, metodo antico, con SwáSthya (“suásti”), hindi, che potrebbe
fornire un’interpretazione equivoca con una connotazione terapeutica.
Consulta a riguardo il Sanskrit-English Dictionary, di Sir Monier-
Williams, il dizionario più autorevole di sanscrito.

38
MAESTRO DE ROSE 39

In India, a Jaipur, ho trovato un centro di salute che utilizza lo Yôga


come metodo terapeutico. Si chiama Swásthya Yôga Center (in questo
caso, “Suasti” Yôga Center) e non ha niente a che fare con lo
SwáSthya Yôga. Si tratta solo di un Centro di Salute che utilizza lo
Yôga! Cose di questo tipo possono confondere coloro che hanno una
insufficiente conoscenza linguistica.

DEFINIZIONE UFFICIALE DEL NOSTRO YÔGA:


SwáSthya Yôga è il nome della sistemazione dello Yôga
Antico, Preclassico, lo Yôga più completo al mondo.

RICORDA QUESTA IMPORTANTE INFORMAZIONE


Si può parlare di autentico SwáSthya Yôga soltanto se sono presenti
tutte queste caratteristiche. Anche la modalità eterodossa deve
osservare i punti 2 a 8, sotto elencati. Se qualcuno insegna utilizzando il
nome “SwáSthya Yôga” senza rispettarne le sue particolarità, non si
tratta del nostro metodo.

Anche se la persona in questione ha seguito i nostri corsi e possiede


un certificato d’istruttore, una volta formata ha l’autonomia di
insegnare il tipo di Yôga che preferisce, dato che lo Yôga Antico
(SwáSthya) ha in sé gli elementi costitutivi comuni a tutti gli altri rami
dello Yôga. Alcuni istruttori rimangono fedeli alla formazione
ricevuta, mentre altri deviano, mischiando diversi sistemi e
trasmettendo in tal modo versioni apocrife. Perciò, prestare molta
attenzione a questo tema è importantissimo, sia che tu pratichi, o
insegni, o desideri di diventare istruttore.

LEGGI CON ATTENZIONE


Studia con cura le pagine che seguono. Tu hai bisogno di
interiorizzare questi insegnamenti in modo da essere in grado di
spiegare, insegnare e – principalmente – dibattere riguardo alla
sistemazione dello Yôga Antico, in armonia con le conoscenze
trasmesse di seguito. Se non hai una penna per prendere appunti,

39
M
40AESTRO DE ROSE

prendine una. Se vai di fretta, chiudi ora il libro per rileggerlo più
tardi.
Alla fine del capitolo, non continuare. Rileggi tutto da capo prestando
più attenzione alle annotazioni fatte durante la prima lettura. Procedi
nello stesso modo con tutti i capitoli. Non avere fretta di finire il libro.
Questo non è un romanzo. Oltre tutto, se finisci subito, ti priverai
prima del piacere di questo convivio con l’autore.

I. CARATTERISTICHE DELLO SWÁSTHYA


1) ASHTÁNGA SÁDHANA
La principale caratteristica dello SwáSthya Yôga è la sua pratica
ortodossa chiamata ashtánga sádhana (ashta = otto; anga = parte;
sádhana = pratica). Si tratta di una pratica integrata in otto parti, vale a
dire: mudrá, pújá, mantra, pránáyáma, kriyá, ásana, yôganidrá,
samyama. Questi elementi saranno spiegati in dettaglio più avanti.

2) REGOLE GENERALI D’ESECUZIONE


Uno dei più importanti contributi storici della nostra riorganizzazione è
costituito dall’avvento delle regole generali, che non si trovano in
nessun altro tipo di Yôga... a meno che non siano incorporate ora, a
causa dell’influenza dello SwáSthya Yôga. Siamo stati testimoni di
questa tendenza in lezioni e testi di differenti tipi di Yôga in diversi
paesi, dopo il contatto con lo SwáSthya.
È facile constatare che le regole e le altre caratteristiche non erano
conosciute né utilizzate in precedenza: basta consultare i libri delle
diverse modalità di Yôga pubblicati prima della codificazione dello
SwáSthya. In nessuno di loro si troveranno riferimenti alle regole
generali d’esecuzione.
D’altra parte, possiamo dimostrare che le regole generali hanno
costituito soltanto una scoperta e non un adattamento, poiché sono
sempre state presenti in modo soggettivo. Prendiamo ad esempio una
tecnica qualsiasi, come un’anteflessione (paschimôttanásana), una
retroflessione (bhujangásana) e una lateroflessione (trikônásana), ed
eseguiamole secondo le regole dello SwáSthya Yôga. Dopo

40
MAESTRO DE ROSE 41

consultiamo un libro di Hatha Yôga ed eseguiamo le stesse posizioni


seguendo le sue estese descrizioni per ogni tecnica. Resterai sorpreso:
le esecuzioni saranno equivalenti in più del 90% dei casi. Perciò esiste
un modello di comportamento. Noi abbiamo identificato questo
modello e lo abbiamo sintetizzato in forma di regole generali.
Tutto ciò non è stato percepito da generazioni di Maestri di tutto il
mondo per migliaia d’anni, ed è stato scoperto solo all’inizio nel terzo
millennio dell’Era Cristiana, nello stesso modo come la legge di
gravità è passata senza essere registrata dai grandi saggi e fisici della
Grecia, India, Cina, Egitto e di tutto il mondo, per essere scoperta solo
recentemente da Newton. Così come Newton non ha inventato la
gravità, anche noi non abbiamo inventato le regole generali
d’esecuzione. Esse erano sempre lì, ma nessuno se n’è reso conto.
Nello SwáSthya Yôga le regole aiutano molto, semplificando
l’apprendistato e accelerando l’evoluzione del praticante.
All’istruttore, inoltre, fa risparmiare quel tempo prezioso, che di solito
si perde con istruzioni e descrizioni superflue.

Le regole saranno spiegate nel capitolo ÁSANA, sottotitolo Regole


generali.

3) SEQUENZE COREOGRAFICHE
Un’altra caratteristica importante dello SwáSthya Yôga è il riscatto
del concetto primitivo d’allenamento, che consiste in esecuzioni più
naturali, anteriori all’abitudine di ripetere le tecniche. L’istituzione del
sistema ripetitivo è molto più recente di quanto si possa immaginare.
Le tecniche antiche, libere dalla limitazione imposta dalla ripetizione,
si legavano tra loro tramite concatenazioni spontanee. Nello SwáSthya
Yôga queste concatenazioni costituiscono movimenti di collegamento
tra gli ásana non ripetitivi e statici, e ciò predispone all’elaborazione
di esecuzioni coreografiche.
Così, [A] la non ripetizione, [B] i passaggi (movimenti di
collegamento) e [C] le coreografie (con ásana, mudrá, bandha, kriyá,
ecc.), sono conseguenze gli uni degli altri, reciprocamente, e fanno
parte di questa terza caratteristica dello SwáSthya Yôga.

41
M
42AESTRO DE ROSE

Anche le coreografie non sono una creazione contemporanea. Questo


concetto risale allo Yôga primitivo, quando l’uomo non aveva una
religione istituzionalizzata e adorava il Sole. L’ultimo rudimento di
questo metodo primitivo d’esecuzione coreografica è la pratica più
ancestrale dello Yôga: il súrya namaskara!
Il súrya namaskara è l’unica reminiscenza di coreografia registrata
nella memoria dello Yôga moderno. Non costituisce, perciò, una
caratteristica propria. Vale la pena ricordare che l’Hatha Yôga è uno
Yôga moderno, uno degli ultimi a sorgere. È nato, infatti, nel secolo
XI dopo Cristo, circa 4.000 anni dopo l’origine del primo Yôga.
Importante: l’istruttore che dichiara di insegnare SwáSthya Yôga, ma non
prepara tutta la lezione in forma coreografica non sta trasmettendo uno
SwáSthya originale al 100%. Chi non riesce ad infondere nei suoi allievi
l’entusiasmo per la pratica coreografica, ha la necessità di frequentare più
corsi e stringere i contatti con la nostra egregora, poiché non ha ancora
compreso l’insegnamento del codificatore dello SwáSthya Yôga.

4) PUBBLICO ADATTO
È fondamentale capire che: per parlare di vero SwáSthya Yôga non
basta la fedeltà al metodo. È necessario che le persone che lo
praticano siano un pubblico adatto. In caso contrario, eseguiranno il
suddetto metodo, ma, alla fine, non professeranno lo Yôga Antico.
Sarebbe come disporre della tecnologia giusta per produrre un certo
tipo di pane, ma volerlo fare con la farina sbagliata.

5) SENTIMENTO GREGARIO
Il sentimento gregario è la forza di coesione che ci fa crescere e
diventare forti. Il sentimento gregario è l’energia che ci spinge a
partecipare con piacere a tutti i corsi, eventi, riunioni e feste dello
SwáSthya Yôga. Il sentimento gregario è il sentimento di
gratitudine che irrompe nel nostro petto dal privilegio d’essere
insieme e di partecipare a tutte le attività assieme a persone così
speciali. È il potere invisibile che ci conferisce il successo in tutto
ciò che faremo, grazie al sostegno che i colleghi ci offrono con
tutta la buona volontà. Il sentimento gregario è la soddisfazione
incontenibile con la quale condividiamo le nostre scoperte e

42
MAESTRO DE ROSE 43

suggerimenti per il perfezionamento tecnico, pedagogico,


filosofico, etico, ecc. Il sentimento gregario è ciò che induce
ognuno di noi a percepire, nel profondo dell’anima, che partecipare
a tutto questo non è un obbligo, ma una soddisfazione.

6) SERIETÀ SUPERLATIVA
Nell’entrare in contatto con lo SwáSthya Yôga, una delle prime
impressioni avuta dagli studiosi è la superlativa serietà che si rileva
nei nostri testi, linguaggio e metodo. Questa serietà si manifesta a
tutti i livelli, dall’onestà dei propositi – un’onestà integra – alla
cura estrema nel non praticare alcuna forma d’indottrinamento, né
fare proselitismo, o promesse di terapia. In definitiva, non si trova
una tale attenzione nella maggior parte delle altre modalità di
Yôga.
È per noi importantissimo che i nostri istruttori ed allievi abbiano
una condotta rigorosamente etica, sia nello Yôga, che sul lavoro,
nelle relazioni affettive, nella famiglia e in tutte le circostanze della
vita. Dobbiamo ricordarci che, anche in quanto allievi, siamo
rappresentanti dello Yôga Antico e che l’opinione pubblica
giudicherà lo Yôga a partire dal nostro comportamento e
dall’immagine che ne diamo.
Per quanto riguarda il denaro, ricordati che è preferibile perdere il
nobile metallo che perdere un amico, o perdere il buon nome, o
perdere la classe.
Dobbiamo mostrarci profondamente responsabili, maturi ed onesti
negli affari, nel fare dichiarazioni, nell’evitare conflitti, nel
ricercare la perfezione nel proprio comportamento, nel coltivare
l’eleganza e la nobiltà. Il mondo si aspetta da noi un modello
d’equilibrio, soprattutto in quei casi in cui abbiamo l’obbligo
morale di difendere coraggiosamente i nostri diritti e le persone o le
cose in cui crediamo. Fuggire alla lotta sarebbe una spregevole
codardia. Lottare con bravura in difesa della giustizia e della verità
è un attributo dei coraggiosi. Però lottare con eleganza e dignità è
qualcosa che pochi riescono a conquistare.

43
M
44AESTRO DE ROSE

7) ALLEGRIA SINCERA
Allegria e serietà non si escludono a vicenda. Puoi essere una
persona di un’allegria contagiosa e, allo stesso tempo, molto seria
nei confronti dei precetti fondamentali della vita sociale.
L’allegria è salutare e ci predispone ad una vita lunga e felice.
L’allegria scolpisce il nostro volto in modo che dimostri più
gioventù e simpatia. L’allegria è accattivante e apre porte che,
altrimenti, ci costerebbero più sforzo. L’allegria può conquistare
amici sinceri e conservare antiche amicizie. Può persino salvare
matrimoni.
Non è concepibile un praticante di Yôga senza allegria. Se lo Yôga
porta felicità, il sorriso e l’atteggiamento tranquillo sono le sue
conseguenze naturali.
Però, amministra la tua allegria evitando di superare i limiti e non
aggredire gli altri. Alcune persone quando sono allegre diventano
rumorose, indelicate e invadenti. Questo, ovviamente, non è il caso
dello SwáSthya yôgin.

8) LEALTÀ INFRANGIBILE
Lealtà verso gli ideali, lealtà verso gli amici, lealtà al tuo tipo di
Yôga, lealtà al Maestro, sono anche caratteristiche distintive dello
Yôga Antico. Nello SwáSthya valorizziamo perfino la fedeltà ai
clienti e ai fornitori. Simbolicamente, siamo leali anche ai nostri
oggetti e alla nostra casa, cercando di preservarli e di coltivare la
stabilità, evitando la sostituzione o il trasloco a causa di un
semplice impulso al cambiamento (Yôga chitta vritti nirôdhah). Ci
sono circostanze dove cambiare fa parte dell’evoluzione e può
costituire la soluzione ad un problema di stagnazione. In tale caso,
è chiaro che, non si tratta d’instabilità emotiva. Lo stesso Shiva,
creatore dello Yôga, ha come uno dei suoi attributi il rinnovamento.
Non c’è niente di più bello della lealtà. Leale quando tutti gli altri
non lo sono più. Leale quando tutte le evidenze puntano contro la

44
MAESTRO DE ROSE 45

persona amata, il collega o compagno, senza aver paura di


compromettersi e rimanere leale fino alla fine.
Davvero, non c’è niente di più nobile della lealtà, soprattutto in
un’epoca dove così pochi preservano questa virtù.

II. PRATICA ORTODOSSA


SwáSthya Yôga è il tronco stesso dello Yôga Antico, Preclassico,
dopo la sua sistemazione. Lo SwáSthya Yôga più autentico è quello
ortodosso, nel quale ogni pratica è costituita dalle seguenti otto parti:
1. mudrá gesto riflessologico fatto con le mani;
2. pújá5 retribuzione di energia;
3. mantra vocalizzazione di suoni e ultrasuoni;
4. pránáyáma espansione della bioenergia attraverso respiratori;
5. kriyá attività di purificazione delle mucose;
6. ásana tecnica corporea;
7. yôganidrá tecnica di rilassamento;
8. samyama concentrazione, meditazione e samádhi.

Ci sono vari tipi di ashtánga sádhana. La struttura qui sopra è la prima


che il praticante impara. Si chiama ádi (seguito da una parola che
comincia per una vocale la i si trasforma in y, ády). Il secondo tipo è il
viparíta ashtánga sádhana. Dopo verranno il mahá, swa, manasika e
gupta ashtánga sádhana, accessibili soltanto agli istruttori di Yôga.
Però, se non ti identifichi con questa forma più completa, in otto parti,
esiste l’opzione chiamata Pratica Eterodossa.

5 L’accento indica soltanto dove si trova la sillaba lunga, ma succede che, molte volte, la tonica
si trova altrove. Ad esempio: pújá si pronuncia “púgia”; e yôganidrá si pronuncia “yôganídra”.
Per segnalare questo ai nostri lettori, nell’inizio dei capitoli dedicati agli otto anga e nel
Glossario sottolineeremo la sillaba tonica di ogni parola. Consulta quest’ultimo per imparare a
pronunciare meglio.

45
M
46AESTRO DE ROSE

III. PRATICA ETERODOSSA

Questa variante è totalmente flessibile. La struttura d’ogni pratica è


determinata dall’istruttore. Perciò, la sessione può essere costituita da
uno o più anga a seconda di quanti l’istruttore ne voglia
somministrare, e nell’ordine che crede meglio. Può, ad esempio,
somministrare un sádhana esclusivamente di ásana, o di mantra, o di
pránáyáma, o di samyama, o di yôganidrá, ecc. O può combinarne di
diversi a suo piacimento. Anche in questo caso è SwáSthya Yôga, a
patto che rispetti le altre caratteristiche menzionate nel sottotitolo
I (CARATTERISTICHE DELLO SWÁSTHYA) e dal momento che ci sia
un orientamento generalizzato in armonia con la nostra filosofia.
Tuttavia, in quest’applicazione alternativa l’istruttore dovrà,
preferibilmente, utilizzare tutti gli anga, sebbene possa farlo in
occasioni diverse e con intensità variabile. In questo modo, nelle varie
lezioni tenute durante il mese, avrà impartito agli allievi, in modo
equilibrato, la sperimentazione e i risultati di tutti gli otto anga.
L’ideale è che l’istruttore non adotti soltanto la versione eterodossa
ma che la combini con l’ortodossa; se ad esempio insegna, due volte
alla settimana, una volta utilizzerà la prima e l’altra la seconda
modalità di pratica.
Per quanto riguarda gli esami d’abilitazione per istruttori presso
l’Università di Yôga e le Federazioni Statali si accetta soltanto la
versione ortodossa.
La buona comprensione di questo capitolo è imprescindibile per i
presupposti del nostro lavoro, così come per assimilare la proposta di
questa modalità di Yôga. Sarebbe un’ottima idea rileggere tutto di
nuovo, con più attenzione. Rileggi un piccolo brano alla volta, fermati
e analizza ciò che hai letto.

DIFFERENZE TRA LO SWÁSTHYA E L’ HATHA YÔGA

Tutti i 108 tipi di Yôga sono diversi tra di loro: e non soltanto questi
ultimi due. L’Hatha è più comune e il lettore potrà utilizzare questo

46
MAESTRO DE ROSE 47

quadro come parametro di paragone tra un’immagine popolare


(Hatha) e una più ancestrale (SwáSthya).
Diverse modalità che utilizzano nomi differenti, moderni, appellativi o
in inglese, si trattano di variazioni di Hatha Yôga con alcune
alterazioni. Pertanto, il quadro comparativo della pagina successiva
potrà servire anche in gran parte per quelle modalità che, nonostante
abbiano un’altro nome, sono, in realtà, Hatha Yôga adattato.

DIFFERENZE SWÁSTHYA YÔGA HATHA YÔGA

1. FONDAMENTO: Tantra-Sámkhya (dichiarato). Tantra-Vêdánta (ma un


grande numero di
istruttori di questo ramo
si dichiarano contrari al
Tantra e si allineano
come Brahmácharya-
Vêdánta).

2. FASE STORICA IN CUI Preclassica Medievale


SI FONDANO LE (più di 5.000 anni). (± XI secolo dell’era
RADICI: cristiana).

3. CULTURA DI Dravidica (preariana). Ariana.


RIFERIMENTO:

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M
48AESTRO DE ROSE

4. COSTITUZIONE Otto parti: mudrá, pújá, Due parti: pránáyáma e


CARATTERISTICA mantra, pránáyáma, kriyá, ásana. Lo shavásana è
DELLA PRATICA: ásana, yôganidrá, samyama. anche ásana.
(non facciamo
riferimento a tutto il Oltre a questi otto elementi
minimi, costitutivi di una pratica Oltre a questi due
contenuto di elementi minimi,
tecniche della di SwáSthya Yôga, possono
modalità analizzata, esservi ancora alcuni ricorsi costitutivi di una pratica
ma soltanto a quelle supplementari, come: chakra di Hatha Yôga, possono
considerate sádhana, nyása, bandha, ecc. esservene ancora altri
indispensabili come kriyá, mudrá e
affinché la lezione bandha, ma non
della modalità in obbligatoriamente.
questione sia
considerata
autentica.)

5. REGOLE GENERALI Lo SwáSthya è l’unico Yôga L’ Hatha non utilizza


DI ESECUZIONE: che possiede regole esplicite regole. Nessun libro le
di esecuzione. riporta.

6. PASSAGGI Lo SwáSthya Yôga possiede L’ Hatha Yôga non


COORDINATI DA UN passaggi. utilizza passaggi.
ÁSANA ALL’ ALTRO:

7. COREOGRAFIE: Lo SwáSthya Yôga utilizza L’ Hatha Yôga non


coreografie, sia per utilizza coreografie.
dimostrazioni, sia per la pratica
individuale che per la struttura
della lezione.

8. CRITERIO SELETTIVO Lo SwáSthya Yôga possiede L’Hatha Yôga, in


PER MONTARE UNA due criteri di selezione generale, possiede un
PRATICA: applicati simultaneamente e criterio per Scuola, il
incrociati, per ottenere una quale può variare da una
serie completa e ben all’altra. Nella pratica, la
equilibrata. maggior parte degli
istruttori non lo applica
perchè lo ignora.

9. RIPETIZIONE: Nello SwáSthya Yôga non si Nell’Hatha Yôga gli ása-


ripetono gli ásana, eccetto na si ripetono tre volte,
quelli a carattere cinque o fino a 25 volte.
eccezionale.

10. RILASSAMENTO Nello SwáSthya, si esegue il Nell’ Hatha, si esegue il

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MAESTRO DE ROSE 49

DURANTE GLI ÁSANA: rilassamento come fase rilassamento dopo gli


preliminare di ogni ásana, ásana, tra l’una e l’altra
inseparabile da esso. È l’ tecnica. Questo crea un
ásana stesso in variante ritmo interrotto tra gli ása-
sukha. na statici e ripetitivi.

11. POLARIZZAZIONE Nello SwáSthya Yôga Nell’Hatha Yôga,


DELLE TECNICHE: eseguiamo una fase passiva generalmente, si applica
e un’altra attiva in ogni un ásana attivo e dopo
ásana, secondo la un’altro passivo, e così
spiegazione succitata. via.

12. RISCALDAMENTO Nessun tipo di Yôga autentico Anche l’Hatha non


MUSCOLARE PREVIO: applica riscaldamento utilizza il riscaldamento.
muscolare. Il riscaldamento, Gli istruttori che
così come la ripetizione, furono l’adottano, lo fanno
importati dalla ginnastica copiando l’Educazione
britannica durante la Fisica. Ma è apocrifo.
colonizzazione dell’India.

13. CRITERI PER Insegna lo SwáSthya soltanto Nell’ Hatha la maggior


L’ABILITAZIONE chi è diplomato e qualificato parte degli istruttori
DEGLI ISTRUTTORI: attraverso corsi, esami, insegnano senza
verifiche annuali e nessuna preparazione,
supervisione di un Maestro. E senza corso, senza
nonostante tutto, questi valutazione, senza
requisiti non sono sufficienti. certificato e senza alcun
albo professionale. Ci
riferiamo ovviamente alla
maggior parte dei paesi
dell’Occidente nel XX
secolo.

14. TIPO DI PUBBLICO Persone dinamiche, Alternativi, spiritualisti,


(IN OCCIDENTE): intellettuali, artisti, scrittori, anziani, malati, nervosi,
scienziati, giornalisti, donne incinte,
imprenditori, quadri, liberi casalinghe, ecc.
professionisti, universitari,
sportivi, ecc.

15. FASCIA D’ETÀ: Giovani adulti dai 18 ai 38 Per la maggior parte, dai
anni di età. Poche persone al 50 anni in su. Poche
di sopra di questa fascia. persone al di sotto di
questa fascia.

16. LIVELLO Superiore e medio. Medio e basso.


CULTURALE:

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M
50AESTRO DE ROSE

17. CLASSE SOCIO- Tutte le classi, ma Tutte le classi, ma


ECONOMICA: specialmente la classe alta. specialmente la classe
media e bassa.

18. SESSO (IN Maggiore ricerca da parte Maggiore ricerca da


OCCIDENTE): degli uomini. parte delle donne.

19. MOTIVAZIONE PER Piacere di praticare, Problemi psicologici,


LA QUALE soddisfazione personale, malattie, aspettativa di
PRATICANO: acquisire buona forma, vantaggio spirituale.
qualità di vita, definizione
muscolare, amministrare lo
stress, autoconoscenza.

20. PROPOSTA DEL Come qualsiasi tipo legittimo L’Hatha Yôga non ha lo
METODO: di Yôga, la proposta è scopo di raggiungere il
raggiungere il samádhi. samádhi. Perciò le più
grandi autorità ortodosse
non considerano l’ Hatha
come Yôga.

Fatto bene è meglio che spiegato bene.


Benjamin Franklin

50
MAESTRO DE ROSE 51

ASHTÁNGA YANTRA

L’ ashtánga yantra è il simbolo dello SwáSthya Yôga, lo Yôga Antico. Le sue origini
risalgono alle più arcaiche culture dell’India e del pianeta. Parte della sua struttura è
spiegata nello Shástra Yantra Chintamani. In quest’opera classica, dietro
l’illustrazione c’è una didascalia che dice: “Questo è lo yantra che trattiene la parola
nella bocca del nemico”. Costituisce un vero scudo di protezione, impregnato in
archetipi dell’inconscio collettivo.

Come qualsiasi scudo di protezione, esso non può essere utilizzato come arma di
attacco. Così, nessuno riuscirà ad utilizzarlo per fare male ad alcuno. Però, se
qualcuno aggredisce un protetto dall’ ashtánga yantra, si ferirà gravemente. Perciò,
quasi tutte le persone che usano il verbo per attaccare il portatore dell’ashtánga
yantra tendono a raccogliere infortuni amari.

Nel riprodurlo, devi fare attenzione perché nelle estremità dei trishula non ci sono
punte angolate, ma curvilinee. Per rispettare rigorosamente il suo tratto, invece di
ridisegnarlo, fotocopia o scannerizza l’illustrazione qui sopra.

51
M
52AESTRO DE ROSE

Amico e nemico sono come lo yin e lo yang: abbiamo bisogno


di tutti e due. Un albero cresce verso il basso e verso l’alto.
Verso il basso, crea radici, che si sviluppano nelle tenebre, ma
senza le quali l’albero non avrebbe né forza né struttura per
rimanere in piedi. I nemici sono le radici e gli amici, i rami che lo
fanno fiorire.
Maestro De Rose

COS’È UNA CODIFICAZIONE

In quanto Maestro di Yôga, mi sento


estremamente motivato sapendo che
adesso stai leggendo questo capitolo e
che forse avrò, in te, un continuatore
della mia opera.

Immagina di aver ricevuto in eredità un armadio molto antico (nel nostro


caso, di cinquemila anni!). Di tanto ammirarlo, pulirlo, toccarlo e ritoccarlo,
finisci per trovare un pannello che sembra nascondere qualcosa dentro. Dopo
molto tempo, lavoro e sforzo per non danneggiare questa preziosità,
finalmente riesci ad aprirlo. È un cassetto dimenticato, e perciò sigillato dal
tempo. All’interno contempli estasiato un tesoro archeologico: utensili,
pergamene, sigilli, sculture! Un inestimabile contributo culturale!
Gli utensili funzionano ancora, dato che gli anelli antichi erano molto
resistenti, costruiti ad arte e fatti per durare. Le pergamene e i sigilli sono
leggibili e contengono insegnamenti importanti sulla loro origine e utilizzo,
così come sul significato storico delle sculture. Tutto è intatto, ma in grande
disordine, mischiato e con la polvere dei secoli. Allora, tu soltanto pulisci
con cura e metti in ordine il cassetto. Pergamene di qua, utensili di là, sigilli

52
MAESTRO DE ROSE 53

a sinistra, sculture a destra. Infine richiudi il cassetto, da adesso sempre


disponibile ed in ordine.
Cosa hai tolto dal cassetto? Cosa hai aggiunto? Niente. Hai soltanto
organizzato, sistemato, codificato.
Noi abbiamo fatto soltanto questo. L’armadio è lo Yôga Antico, la cui
eredità ci fu lasciata dai Maestri ancestrali. Il cassetto è una lunghezza
d’onda peculiare nell’inconscio collettivo. Gli utensili sono le tecniche dello
Yôga. Le pergamene sono gli insegnamenti dei Maestri del passato, che non
avremmo mai avuto l’arroganza di alterare. Questa è stata la
riorganizzazione dello SwáSthya Yôga.
Per essere stata onesta e premurosa nel non modificare, non adattare, né
occidentalizzare niente, la nostra codificazione fu ben accolta dalla
maggioranza degli studiosi. Oggi, questo metodo codificato in Brasile esiste
in tutti i Continenti. Se qualcuno non lo conosce con il nome di SwáSthya
Yôga, conoscerà sicuramente con il nome di Yôga Antico, o l’appellativo
erudito: Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga.
Il nome già denota le sue origini ancestrali dato che lo Yôga più antico
(preclassico, preariano) aveva fondamenti Tantra e Sámkhya. Compara
queste informazioni con il quadro della Cronologia Storica, alla fine del
primo capitolo (Cos’è lo Yôga?).

A V VE R T E N ZA
Non giudicare lo SwáSthya Yôga da ciò che hai sentito o provato con uno o
due istruttori.
Attenzione a chi emette giudizi senza essere autorevole (per sapere chi è
autorizzato a dare opinioni consultare il capitolo Herança Cultural del libro
Yôga, Mitos e Verdades). Se puoi ricevere l’informazione direttamente,
tramite i nostri libri, non c’è ragione di rischiare una via indiretta, seguendo
le opinioni di coloro che possono anche non aver capito bene e malgrado ciò
s’innalzano ad araldi dello SwáSthya Yôga.
Una cosa è praticare con professori autorizzati che sono i più indicati per
trasmettere il nostro metodo; altro, ben diverso, è accettare qualcuno che
abbia studiato con noi, ma non ha autorità per emettere un giudizio. Perciò,
apprendi lo SwáSthya, lo Yôga Antico, soltanto con istruttori diplomati.
Anche così, controlla se ciò che insegnano è in armonia con ciò che viene
esposto in questo libro, il vademecum del nostro sistema.

53
M
54AESTRO DE ROSE

La veemenza di queste avvertenze è dovuta alla constatazione elementare


che perfino i discepoli più fedeli finiscono per alterare l’insegnamento
originale per aggiustarlo alle proprie convinzioni o convenienze. Questo è
successo con Blavatsky, Steiner, La Ferrière, Krumm-Heller e tutti coloro
che hanno costituito una leadership nel campo dell’autoconoscenza. Perciò
gli enti che essi hanno creato, si sono frammentati in correnti molte volte
divergenti tra di loro.
Siamo testimoni, tra i nostri discepoli stessi, di discrepanze
sull’interpretazione delle nostre parole, sufficienti per generare uno scisma.
Individuiamo deturpazioni involontarie, motivate anche dall’eccesso di zelo,
tali da farci rimanere perplessi su come l’essere umano sia capace di capire
in maniera completamente errata. Casualmente, siamo stati in grado di
intervenire sul momento e correggere il corso delle idee.
E quando non assistiamo all’atto di distorsione? Dopo tutto, non possiamo
essere onnipresenti in tutte le lezioni per verificare se gli istruttori stiano
veramente rispettando il metodo in maniera rigorosa.
Il fatto è che ogni persona ha opinioni, temperamento, bagaglio culturale
differente e interpreta gli insegnamenti in modo diverso. Abbiamo già
sorpreso degli istruttori di SwáSthya Yôga nell’atto di impartire pratiche
aleatorie, utilizzando metodi, concetti e vocabolario definitivamente
condannabili. Però, questi stessi istruttori, facevano tutti gli anni esami di
verifica e procedevano in modo così irreprensibile da riuscire ad avere buoni
voti. Abbiamo chiesto una spiegazione e ci hanno risposto candidamente,
quasi tutti, la stessa cosa:
– Noi studiamo e facciamo gli esami in armonia con le esigenze. Mostriamo
di sapere ciò che è corretto. Ma dopo, nel quotidiano delle nostre lezioni...
beh, lì è diverso.
Conclusione: anche prendendo le precauzioni per una buona formazione e
per avere un valutazione efficiente capitano sviamenti. In fondo, questi
dettagli funzionano soltanto per coloro che sono ben intenzionati, gelosi nel
rispetto alla fedeltà del metodo e al Maestro. Quando qualcuno vuole
sfuggire alle norme ed essere disonesto, non c’è modo di impedirlo.
Immagina, quindi, la proporzione dei deliri commessi da coloro che non
hanno neanche una formazione, né certificato, né supervisore, né fanno
esami di valutazione, né procedono alle verifiche annuali!
In verità, lo Yôga Antico (SwáSthya Yôga) come qualsiasi altra disciplina,
dipende molto più da chi trasmette, che dalla trasmissione in sé. Se sarà bella
o senza armonia, efficiente o no, dipende molto dal talento dell’istruttore.

54
MAESTRO DE ROSE 55

Perciò, mettiamo a fuoco queste raccomandazioni, affinché ogni allievo sia


nostro collaboratore, esigendo che tutti coloro che dichiarano di insegnare
SwáSthya Yôga lo facciano veramente.

55
La Bellezza
Maestro De Rose

La bellezza si trova nei petali dei fiori,


nell’alito tiepido della sabbia,
nell’uccello che vola e canta,
nel vento che parla con me nella meditazione
del crepuscolo.

La bellezza sta nella roccia viva,


nella silfide dell’incenso che aspiro,
nello sguardo tenero e supplicante del
cagnolino
che mi capisce più di quanto io non capisca
lui.

Se la bellezza abita in tutto ciò che esiste,


perché non deve abitare anche
nella proposta della nostra sublime Unione?
MAESTRO DE ROSE 57

EFFETTI DELLA TAPPA INIZIALE DELLO


SWÁSTHYA YÔGA

Vidi l’indisposizione generalizzata di un infermo e


compresi perchè uno yôgi è perfetto in tutto ciò che fa.
Maestro De Rose

Ci sono persone che praticano Yôga. Altre preferiscono Karatè,


Danza, Tennis, Piano, Pittura, ecc., ognuno secondo il proprio
temperamento. Ciò nonostante, tutte queste persone hanno qualcosa in
comune. Ossia, gli adepti di queste discipline si dividono in due tipi di
praticanti: coloro che studiano e si esercitano per lunghe ore,
quotidianamente, durante anni, senza ricercare nessun beneficio; e
coloro che praticano alcune di queste attività soltanto se esse
apportano un qualche vantaggio. Inutile sottolineare che i primi sono
gli artisti, campioni e virtuosi.
Prima di affrontare gli effetti propriamente detti, vorremmo tessere
alcuni commenti sull’atteggiamento stereotipato del pubblico in
riguardo a questo argomento .

A COSA SERVE LO YÔGA?


Lo Yôga non mira a risolvere le afflizioni del triviale
quotidiano ma la grande equazione cosmica dell’evoluzione.
Maestro De Rose

Quando si parla di Yôga, sorge subito una domanda: “a cosa serve lo


Yôga, quali sono i benefici che apporta?” Se pensi bene: perché lo
Yôga ha la necessità di apportare qualche beneficio?
In questi ultimi 50 anni, non c’è stato un intervistatore televisivo che
abbia tralasciato questa vitale domanda, nel cominciare il suo dialogo

57
M
58AESTRO DE ROSE

con l’istruttore di Yôga. Rare sono le persone che, quando sono


incoraggiate da un amico a praticare Yôga, non domandino la stessa
cosa, come se dichiarassero: “Va bene, posso anche praticare Yôga,
ma cosa ci guadagno?”
Se questa persona fosse invitata a praticare Tennis, Karatè, Nuoto o
Danza6, chiederebbe a cosa serve ognuna di queste attività, o quali
benefici riceverebbe in cambio, se concedesse la grazia della sua
presenza?
Non è convincente la giustificazione che è necessario fare tale
domanda perché nessuno conosce bene lo Yôga. Questo può servire ai
segmenti semi analfabeti delle popolazioni povere, ma non alle classi
mediamente istruite. Lo Yôga è espressamente diffuso in Occidente da
più di un secolo. È difficile incontrare un club che non abbia lezioni di
Yôga. Rara è la rivista o giornale che non pubblichi almeno un artico
all’anno sul tema. Perciò, si tratta di una posizione viziosa, uscita non
si sa da dove, quella che induce la popolazione a porre
automaticamente quella domanda per nulla lusinghiera.
Per quale motivo lo Yôga ha la necessità di apportare un qualche
beneficio? Golf, Tennis, Aerobica, Rugby, Skate, Surf, Ginnastica
Attrezzistica e molte altre attività fisiche sono proverbialmente
pregiudiziali7 alla colonna, articolazioni, legamenti, ma, malgrado ciò,
legioni si dedicano ad esse, anche sapendo che arrecano più danni che
benefici8. Qualcuno domanderebbe: “A cosa serve la Ginnastica
Attrezzistica? Che benefici mi apporta? Si, perché ho bisogno di
sapere prima di decidere di praticarla. Come potrei iniziare senza
sapere a cosa serve?”. A cosa serve la pittura, scultura, tastiera o
canto? Qualcuno in sana coscienza porrebbe un tale domanda?

6
Daremo una definizione di danza: movimento volontario, armonioso, ritmico, il cui fine sono
gli stessi movimenti” dal libro Grammatica della danza classica, de G. Guillot e G.
Prudhommeau, citato da Anahí Flores.
7
Questo autore apprezza la pratica di diversi sport, ma è cosciente dei rischi ai quali sottomette
la propria colonna, legamenti e articolazioni al dedicarsi per piacere a queste attività.
8
L’autorevole medico fisiologista dott. Turibio Leite de Barros Neto, con 25 anni dedicati alla
ricerca e all’insegnamento della medicina sportiva, in un’intervista alla rivista Veja del 9 luglio
del 1997, ha dichiarato: “è molto più facile e rapido perdere che guadagnare salute attraverso lo
sport”.

58
MAESTRO DE ROSE 59

YÔGA PRIMA CHE TU NE ABBIA BISOGNO

Fa Yôga per il piacere di farlo come faresti alcune di quelle attività


sportive o artistiche. Consideriamo un procedimento più nobile
praticare Yôga senza finalità di beneficio personale, ma spinto dalla
stessa motivazione che induce l’artista a dipingere un quadro: una
manifestazione spontanea che sta nel suo intimo e necessita di essere
espressa. Fa Yôga se ti piace, se hai la vocazione, se esso già bolle
nelle tue vene. Non perché ne hai bisogno.
Non è giustificabile cercare lo Yôga neanche per motivazioni
spirituali, poiché rappresenta una forma di egoismo dissimulato, visto
che mira a un vantaggio spirituale.
Se colui che pratica cerca esclusivamente le conseguenze secondarie,
che sono la terapia, l’estetica, il rilassamento, si limiterebbe alle
briciole che cadono dal tavolo – e l’istruttore non riuscirà ad
insegnargli realmente lo Yôga, così come il professore di ballo non
riuscirebbe ad insegnare la danza ad un allievo che desidera soltanto
perdere peso.

EFFETTI VERSUS YÔGA


Nel paese dei ciechi, chi ha un occhio... sbaglia!
Maestro De Rose

Ci sono due tipi di praticanti: uno che cerca benefici e un altro che
cerca lo Yôga. Ognuno troverà ciò che cerca. Chiaro che insegnare a
chi desidera praticare lo Yôga, e che non cerca vantaggi personali, è
più gratificante. Ciò non significa che rifiuteremmo o
discrimineremmo l’altro. Speriamo semplicemente di rieducarlo per
renderlo cosciente che una cosa nobile è lo Yôga e un altra cosa ben
inferiore sono i suoi effetti.
Colui che vuole praticare lo Yôga e non desidera solamente i suoi
benefici, legge, ricerca, investe, si dedica. Colui che ricerca soltanto
gli effetti benefici, non è interessato alla serietà o all’autenticità del
metodo, incoraggiando, in questo modo malsano, la disseminazione di
insegnanti senza formazione né abilitazioni, che promettono benefici.

59
M
60AESTRO DE ROSE

Il sádhaka che cerca benefici non valorizza gli studi più approfonditi
né le sofisticazioni tecniche che il suo istruttore si sforza di offrire.
Vuole i benefici e non gli importa se il metodo sia autentico o no, dal
momento che riesce ad usufruire dei suoi effetti. Anche se sono il
prodotto di una miscela esotica di spiritismo, massaggi, ipnosi,
macrobiotica, esoterismo, floroterapia, cristalloterapia e
sciamanesimo, che niente hanno a che vedere con lo Yôga.
Adesso, immaginiamo un’altra situazione, risultato dell’atteggiamento
sopra descritto. Supponi di essere un insegnante di danza classica e,
ogni volta che insegni una tecnica più elaborata per far diventare il tuo
allievo un bravo ballerino e non un semplice illuso, lui reclami:
– Ah! Professore, non richieda tanto da me. Non sono qui per
imparare a danzare. Sono venuto solo per dimagrire.
E un’altro:
– Anche io non voglio danzare. Voglio solo far passare il dolore alla
colonna.
E ancora un’altro:
– Non ho più l’età per danzare. Il mio medico mi ha mandato qui per
curare l’asma.
Alla fine, sei un insegnante di danza, ma nessuno vuole imparare a
danzare, in quanto sono tutti interessati solo ai benefici salutari! Che
frustrazione! È ciò che succede sistematicamente con gli istruttori di
Yôga. Per questo motivo abbiamo evitato di parlare degli eccezionali
benefici che la pratica dello SwáSthya Yôga può dare.
Tra l’altro, abbiamo il vantaggio dell’atteggiamento etico di non fare
propaganda diretta. Non promettiamo niente. Chi pratica Yôga con noi
è perché ha capito la nostra proposta e già sa ciò che vuole. Detto
questo, possiamo permetterci di parlare di alcuni effetti più comuni
per rispondere a quelle così famigerate domande.
AH! I B E NE F I CI ...

Se hai capito quanto espresso sopra, allora accettiamo di spiegare i


famosi benefici.

60
MAESTRO DE ROSE 61

Lo SwáSthya produce una flessibilità impressionante ed un eccellente


rafforzamento muscolare. Con le sue tecniche biologiche beneficia la
colonna vertebrale, i sistemi nervoso, endocrino, respiratorio e
circolatorio.
Gli ásana (tecniche corporee) promuovono la regolazione del peso
attraverso la stimolazione della tiroide; migliore irrorazione cerebrale
attraverso le posizioni invertite; coscienza corporea, coordinamento
motorio e elasticità dei tessuti.
Gli kriyá (attività di purificazione delle mucose) promuovono l’igiene
interna, delle mucose dello stomaco, degli intestini, del seno
mascellare, dei bronchi, delle congiuntive, ecc.
I bandha (contrazione e compressione di plessi e ghiandole)
massaggiano i plessi nervosi, ghiandole endocrine e organi interni.
I pránáyáma (tecniche respiratorie) forniscono una quota extra
d’energia vitale, aumentano la capacità polmonare, controllano le
emozioni, permettono il contatto del conscio con l’inconscio e aiutano
ad acquisire il dominio della muscolatura liscia.
I mantra (vocalizzazione di suoni e ultrasuoni), in prima istanza
applicano vibrazione vocalica per purificare meridiani energetici; in
seconda istanza, permettono di equilibrare gli impulsi di introversione
/ estroversione e dinamizzare i chakra; in terza istanza, aiutano ad
ottenere l’aquietamento delle onde mentali per acquisire una buona
concentrazione e meditazione.
Lo yôganidrá (tecnica di decontrazione) è il modulo di rilassamento,
che aiuta tutti i precedenti e, insieme con gli altri anga della pratica,
implode lo stress.
Il samyama (concentrazione, meditazione e altri stati più profondi)
proporziona la megalucidità e l’autoconoscenza.
Questi effetti e molti altri, sono semplici conseguenze di esercizi.
Rappresentano il risultato naturale di esercitare una filosofia di vita
salutare. Se impariamo a respirare meglio, rilassare meglio, dormire
meglio, mangiare meglio, evacuare meglio, fare esercizi moderati, far
lavorare meglio la colonna e manifestare una sessualità migliore, i

61
M
62AESTRO DE ROSE

frutti possono essere soltanto l’incremento della salute e la riduzione


degli stati di infermità.
Stress.
Lo Stress è lo stato psico organico prodotto dallo sfasamento tra il
potenziale dell’individuo e la sfida che deve affrontare. Per
amministrarlo, non ci limitiamo a effettuare un rilassamento. Molto
più importante è aumentare l’energia del praticante affinché il suo
potenziale aumenti e possa affrontare la sfida dall’alto verso il basso.
Lo stress in sé non è cattivo. Senza di esso, l’essere umano sarebbe
vulnerabile e non riuscirebbe a lottare, lavorare o creare con
necessaria aggressività. È l’eccesso di stress che è cattivo o la
mancanza di controllo su di esso.
Tra un allerta psico fisico e l’altro, la persona avrebbe le condizioni di
rifarsi da questo stato di estrema tensione organica e mentale.
Pertanto, sarebbe necessario che ci fosse una minor frequenza dello
stato di tensione o, allora, tecniche specifiche per minimizzare la
fatica generalizzata risultante, che produce una reazione a catena di
effetti secondari come infarto, pressione alta, emicrania, insonnia,
depressione, nervosismo, caduta della produttività, caduta dei capelli,
riduzione della capacità immunologica, herpes, problemi digestivi,
ulcera, gastrite, impotenza sessuale, dolori alla schiena e il peggiore di
tutti i problemi di salute: le fatture del medico!
Basta ridurre lo stress per diminuire anche tutti i suoi effetti, i quali, in
altro modo, difficilmente cederebbero a un trattamento veramente
definitivo. La terapia sarebbe soltanto palliativa o una copertura dei
sintomi.
Lo Yôga è una delle risorse più efficienti per ridurre lo stress a livelli
salutari. Tale opinione è stata pubblicata in una grande quantità di libri
seri sull’argomento ed è condivisa da un buon numero di medici che
indicano lo Yôga ai loro pazienti stressati.
Per questa ragione, sono molti gli imprenditori, dirigenti, politici, ar-
tisti e liberi professionisti che cercano nello Yôga la dose extra di
energia e dinamismo di cui hanno bisogno e, allo stesso tempo, il
controllo dello stress.

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MAESTRO DE ROSE 63

Il novanta per cento delle persone risente gli effetti della lotta allo
stress già nella prima sessione di Yôga, se condotta bene.
Ulcera, pressione alta, infarto.
Ecco le tre conseguenze dirette dello stress e della vita sedentaria. La
maggior parte dei trattamenti sono palliativi. Chi ha l’ulcera o la
pressione alta, passa lunghi anni prendendo medicine e vive sotto
restrizioni alimentari. Inoltre, quando avviene una contrarietà sul
lavoro o in famiglia i sintomi tendono ad aggravarsi. L’infarto,
quando non uccide, invalida il professionista.
Lo Yôga offre risultati a due livelli: prima e dopo aver avuto problemi
cardiovascolari. Prima, la pratica dello Yôga mira a ridurre
enormemente l’incidenza dell’ulcera, pressione alta ed infarto in
coloro che non li hanno ancora avuti. Dopo, tende ad aiutare in
maniera tangibile il recupero della persona che ne è affetta. L’ulcera e
la pressione, generalmente migliorano sin dall’inizio della pratica
dello Yôga. Questo miglioramento può essere percepito facilmente dal
praticante e confermato dal suo medico, il cui accompagnamento è
obbligatorio. Ciò non va confuso con la terapia.
Riguardo all’infarto, esso ha nello Yôga un insieme di tecniche
gradevoli e salutari che contribuiscono effettivamente a mantenere il
cuore in buona forma e a minimizzare la possibilità di un nuovo
infarto.
L’aspettativa di vita di un malato cardiaco che pratica lo Yôga ben
orientato arriva ad eguagliare e, a volte, a superare quella di una
persona sana, che non pratica Yôga.
Insonnia.
Nessuno sa spiegare come e perché, ma se si pratica Yôga al mattino o
al pomeriggio, questo concilierà facilmente il riposo notturno.
Dall’altra parte, praticarlo la sera tende a lasciare le persone sveglie
(gli studenti praticano Yôga la sera per trascorrere la notte studiando).
Ci sono, però, esercizi per eccellenza che ti lasciano più sveglio se
praticati la sera (bhástriká, sirshásana) e quelli che, anche se fatti
prima di dormire, aiutano a conciliare il sonno (vamah krama,
shavásana, dhyána).

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M
64AESTRO DE ROSE

Abbiamo avuto casi di persone che per anni non riuscivano a dormire
senza i farmaci e che sin dal primo giorno di pratica di Yôga, hanno
dormito tutta la notte dimenticando semplicemente di prendere i
farmaci.
Però, se eventualmente non riuscirai a prendere sonno, non
scoraggiarti: leggi i nostri libri di Yôga.
Emicrania.
Quel mal di testa che capita di tanto in tanto, a volte accompagnato da
altri sintomi, come bagliori, nausea, ecc., può essere l’emicrania.
Non esiste un rimedio definitivo. Si usano come palliativi analgesici
più o meno forti e una serie di precauzioni nell’alimentazione e nello
stress. Certi alimenti in taluni soggetti possono scatenare l’emicrania.
A volte, il latte scatena un eccesso di emicrania, o l’uovo, o mangiare
troppo, o mischiare molti alimenti. Altre volte, basta soltanto
un’emozione o una tensione.
Per interrompere un emicrania, si può provare una buona dose di caffè
forte o di tè nero ben forte, ma che sia all’inizio della crisi. Ma
attenzione: se si è abituati a fare uso di caffè o tè, l’effetto potrà non
essere così efficace.
La pratica regolare dello Yôga tende progressivamente a dilatare il
tempo che intercorre tra un’emicrania e un’altra, così come ne riduce
considerevolmente l’intensità. Molti dei nostri allievi dichiarano che
non hanno mai più avuto una crisi di emicrania a partire dal primo
mese di Yôga.
Asma.
Una crisi d’asma generalmente ha bisogno di due fattori per
scatenarsi: uno fisico e l’altro emotivo, con una predominanza del
primo o del secondo, a seconda della persona.
Però, sia in un caso come nell’altro, le tecniche dello Yôga si sono
dimostrate eccezionalmente efficienti nel ridurre l’intensità della crisi
e distanziarle sempre di più.
Gli effetti dello Yôga sull’asma sono anche molto rapidi, a patto che il
praticante esegua a casa alcune tecniche respiratorie per meno di

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MAESTRO DE ROSE 65

cinque minuti al giorno e partecipi ad una o due pratiche complete alla


settimana con un istruttore.
La maggior parte degli asmatici abbandona la bomboletta già alla
prima lezione. Basta eseguire un esercizio respiratorio ogni volta che
si pensa di avere una crisi. La bomboletta rimane in tasca soltanto
come sostegno psicologico.
Molti allievi che hanno sofferto di asma per molti anni, sin dalla prima
lezione hanno notato un miglioramento e più tardi si sono dichiarati
liberi da questo incomodo.
Depressione.
A volte la depressione ha ragioni giustificate e in tal caso è
perfettamente normale se, completato il suo ciclo, essa si estingua
naturalmente, senza lasciar tracce e impiegando molto tempo per
ripetersi.
Se la depressione è molto intensa, molto frequente o senza ragione
apparente, richiede un’attenzione speciale.
Lo Yôga possiede tecniche efficaci per combattere la depressione.
Una di queste è l’iperventilazione che pompa più ossigeno al cervello.
Lo Yôga utilizza tali tecniche da migliaia di anni, ma soltanto
recentemente la scienza ha abbozzato una spiegazione: l’aumento
dell’ossigenazione cerebrale produce una sensazione di euforia, la
quale elimina la depressione senza necessità di farmaci.
Esercizi respiratori, alleati a tecniche organiche e di rilassamento
hanno dato la formula perfetta per l’eliminazione della depressione.
Dimagrimento.
Nello Yôga, noi riusciamo a dimagrire senza sudare e senza dieta. È
chiaro che la moderazione alimentare è raccomandabile, ma non la
nevrosi torturante delle diete.
Si constata che lo Yôga fa dimagrire perché agisce sulle ghiandole e
regola l’orchestra endocrina. Per esempio, si osserva che le diverse
tecniche con fama di essere efficienti dimagranti sono eseguite senza
sforzo e quasi tutte comprimono o distendono la tiroide. È risaputo

65
M
66AESTRO DE ROSE

che la stimolazione di questa ghiandola tende a produrre il


dimagrimento.
L’altra risorsa dello Yôga è aumentare l’assorbimento di comburente
(ossigeno) tramite determinati respiratori, il quale induce l’aumento
della bruciatura dei grassi nell’organismo.
Ci sono tecniche di tonificazione della muscolatura e di ritrazione
dell’addome, le quali producono un risultato estetico che supera le
aspettative.
Oltre le tecniche, c’è il consiglio alimentare, poiché non si può
ignorare che certi alimenti ingrassano più di altri. Ma questo non ha
niente a che fare con la dieta.
Finalmente, lo Yôga ha un asso nella manica poderoso: crea equilibrio
emozionale, il quale manca frequentemente nelle persone che non
riescono a dimagrire e che rende inutile qualsiasi altro tentativo, sia di
esercizi, sia di restrizione alimentare, il che può causare una nevrosi.
Questi sono i segreti dello Yôga per avere buoni risultati di
dimagrimento in tempi ragionevolmente brevi.
La colonna.
Chi non ha problemi di colonna? Quasi tutti ne hanno. Questo a causa
della vita sedentaria di oggi, alleata di sedie e poltrone delle case,
uffici, automobili e cinema, totalmente mal progettate. A questo, si
aggiunga l’abitudine di sedersi in maniera scorretta, con la colonna
storta, e quello di rimanere in piedi con una postura sbagliata; fermarsi
appoggiandosi su una gamba sola, sempre la stessa; dormire in una
sola posizione; portare borse, cartelle o pacchi sempre dallo stesso
lato; alzare pesi con la colonna messa male; dormire in letti molto
morbidi con cuscini molto alti; ecc.
Ma di tutte queste cause, la mancanza di esercizio moderato, visto che
l’esercizio violento fa più male che bene alla colonna. Ad esempio il
jogging. Ad ogni passo avviene un piccolo trauma ritmato alle
vertebre, il quale, ripetuto, può causare problemi ad alcune persone
che già non hanno una buona colonna.

66
MAESTRO DE ROSE 67

Lo Yôga ha prodotto ottimi risultati per i problemi di colonna, come la


lordosi, cifosi e scoliosi. Per spondilosi, ernia del disco e altri più
gravi, lo Yôga funziona molto come profilassi, oppure, quando già si è
in uno stato evoluto, aiuta ad alleviare i dolori a patto che, in questo
caso, sia sotto stretto controllo del fisioterapista o dell’ortopedico.
D’altra parte esiste una legione di persone che soffrono di dolori
cronici alla schiena, ma il cui disagio non ha niente a che vedere con
la colonna vera e propria. Sono dolori muscolari, facilmente
eliminabili con le flessioni, estensioni, torsioni e trazioni
proporzionate dalle tecniche dello Yôga, sempre biologiche.
Oltre a questo, ci sono anche i rilassamenti che aiutano ad eliminare le
tensioni muscolari, sia che provengano da una cattiva postura,
stanchezza fisica o stress.
Impotenza sessuale / frigidità.
Ecco una delle cose che svegliano di più l’attenzione nello Yôga. È
che la semplice pratica regolare aumenta molto l’energia sessuale e
perfeziona il piacere sensoriale.
Gli uomini hanno più riserve nel confidare problemi in questo campo,
ma non resistono e commentano i risultati affascinanti di una pratica a
breve termine. È persino frequente che, l’uomo e la donna che
praticano Yôga, percepiscano un’eccitazione genitale durante
l’esecuzione di alcune tecniche, anche in sala di pratica. Alcuni,
preoccupati, vengono a consultarci per sapere se c’è qualcosa che non
va, ma noi spieghiamo che è perfettamente naturale, poiché lo Yôga
agisce molto intensamente sulle ghiandole endocrine per risvegliare la
kundaliní e, con ciò, produrre il samádhi, lo stato di ipercoscienza e
autoconoscenza che è la meta dello Yôga.
Ma attenzione: c’è un’altra faccia della medaglia. È che aumenta
anche la fertilità. Molte coppie che non riuscivano ad avere figli, con
la pratica dello Yôga hanno ottenuto la fecondazione in poco tempo. È
interessante sapere che nessuno di loro ha iniziato a praticare lo Yôga
con questa intenzione, in quanto non immaginavano che potesse avere
un tale effetto.
Allungamento muscolare.

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M
68AESTRO DE ROSE

Tra i più informati è risaputo che l’allungamento muscolare o


stretching non è, né più né meno, che una delle parti dello Yôga
denominata ásana (si pronuncia ássana). Per questo chi detiene il
migliore know how sullo stretching sono proprio gli istruttori di Yôga.
Nello SwáSthya Yôga abbiamo sviluppato un metodo di allungamento
muscolare a freddo che, oltre ad essere molto più efficiente, garantisce
due cose che tutti gli sportivi sognano:
1. una protezione quasi infallibile contro gli strappi muscolari
(anche facendo sport senza riscaldarsi).
2. lo sportivo non perde la forma fisica anche se deve
interrompere gli allenamenti (a seconda del tipo di sport,
l’atleta può mantenersi in forma senza allenarsi addirittura per
vari anni).
Grazie al dominio tecnico di questo know-how, stiamo allenando molti
sportivi, ballerini e lottatori con risultati molto soddisfacenti. Se inizi
a praticare lo SwáSthya potrai dire addio al terrore dello strappo...

Elasticità x forza.
È vero che quanto più si è muscolosi, tanto meno si è agili? Questa è
solo una mezza verità.
In primo luogo cerchiamo di capire che cos’è l’elasticità. Molta gente
infatti confonde l’allungamento muscolare con l’elasticità. In realtà
quest’ultima comprende tanti fattori di cui i muscoli sono solo una
parte.
Generalmente viene condivisa l’idea che un muscolo molto allungato
perda forza e che un muscolo molto forte perda elasticità.
Ciononostante se si sa lavorare sopra il proprio corpo, si possono
ottenere muscoli forti e, allo stesso tempo, elastici. Un ottimo esempio
può essere la ginnastica attrezzistica.
Lo SwáSthya Yôga possiede una serie di tecniche che sviluppano la
muscolatura in maniera estremamente armoniosa, ottenendo la
padronanza perfino dei muscoli considerati involontari, cosa che
contribuisce a performance atletiche superiori in qualsiasi sport, danza

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MAESTRO DE ROSE 69

o lotta. Inoltre questo tipo di Yôga garantisce un’eccezionale elasticità


delle articolazioni e dei muscoli, per l’eliminazione delle piccole
tensioni locali, per la presa di coscienza dei vari gruppi muscolari e
per le lunghe permanenze nel punto culminante dello stimolo fisico.
Se non vuoi provare lo SwáSthya Yôga per una specie di preconcetto,
ricorda che ci sono altri atleti che non hanno avuto alcun tipo di
riserva mentale e hanno affiancato lo Yôga allo sport. Allora, anche se
non pratichi lo SwáSthya Yôga, avrai la possibilità di confermare la
superiorità di colui che pratica... gareggiando contro di lui!

Competizione sportiva.
Ti sei mai reso conto che quando ti innervosisci la respirazione si
accelera anche se stai fermo? È normale che le persone affannino
quando si emozionano per uno spavento, per paura, rabbia o
nervosismo – come, per esempio, prima di una gara.
Molto prima di mettere i muscoli in moto, il cuore già accelera il
battito, la muscolatura si riempie di tossine e il corpo di adrenalina,
tutto ciò avviene con un anticipo pregiudicante. Il risultato è una
considerevole perdita di energia e di rendimento solo a causa di
nervosismo e stress. Il vigore fisico viene pregiudicato dalla mancanza
di controllo emozionale. Quando si è troppo tesi si può provocare uno
strappo muscolare contraendo molto la muscolatura. Quante medaglie
e trofei sono stati persi per questo! Se si praticasse lo SwáSthya Yôga
questo non succederebbe.

Nelle imprese.
Nelle posizioni decisionali e di comando, lo Yôga, controllando lo stress,
riduce gli indici di esaurimento, stanchezza, ulcere, gastriti, pressione
alta, infarto, emicrania ed insonnia. Tra i dipendenti d’ufficio,
combattendo la vita sedentaria, ha eliminato i dolori alla schiena, corretto
alcuni problemi di colonna, emorroidi, sonnolenza post prandiale e
irritabilità che disturbava i rapporti umane tra i colleghi e rallentava la
macchina amministrativa. Tra gli operai, ha aumentato la produttività di
circa il 30%, poiché gli ha ossigenato il cervello favorendo una maggiore

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M
70AESTRO DE ROSE

concentrazione, il che ha ridotto gli errori operazionali e gli incidenti


quasi a zero. A tutti i livelli si è osservata una caduta considerevole delle
assenze dal lavoro per motivi di salute. Soltanto per l’influenza, ad
esempio, le assenze sono crollate a meno della metà.
Nell’insieme, le tecniche proposte dallo Yôga aumentano la qualità e
le aspettative di vita, creando un sensibile ringiovanimento dovuto
all’aumento di vitalità, energia sessuale e salute generalizzata.
Costituisce l’esercizio più biologico mai creato dall’essere umano.
Bene, ci sono molti effetti, ma fermiamoci qui poiché non vogliamo
risvegliare un eccesso di attenzione del lettore riguardo agli effetti,
visto che non è questo il punto che vogliamo enfatizzare.

QUAL È IL PROFILO DEL PRATICANTE DI SWÁSTHYA YÔGA?


Tra i nostri allievi ci sono sempre state persone di entrambi i sessi e di
ogni età, professione, razza e credo.
La fascia d’età si è stabilizzata tra i 18 e 38 anni, nonostante ci siano
praticanti al di sotto e al di sopra di questi limiti. Nello Yôga Antico
(SwáSthya Yôga) abbiamo circa il 60% di uomini e il 40% di donne.
Quanto alla religione dei praticanti, abbiamo notato che è cresciuto
molto il numero di cattolici, ebrei, spiritisti e, principalmente, atei. Tra
i protestanti abbiamo osservato più attenzione da parte degli avventisti
e dei battisti. Coloro che non accettano lo Yôga e che arrivano a
pubblicare articoli diffamatori sono alcune sette evangeliche. Ma
questo ha una spiegazione: sono persone semplici e umili che a causa
dell’ingiustizia sociale sono rimaste schiacciate alla base della
piramide sociale.
In termini socioculturali, lo SwáSthya Yôga è il più ricercato dalle
classi alte. Alla classe culturale media piace lo Yôga, ma pochi di
questo gruppo lo praticano in ambienti di insegnamento specializzato.
D’altra parte, consumano molti libri, video e CD per praticarlo a casa.
La classe culturale bassa non sa che cos’è lo Yôga, non fa parte del
suo universo.
Negli ultimi anni, lo Yôga Antico (SwáSthya Yôga) viene praticato di
più da universitari, scrittori, imprenditori, dirigenti, liberi
professionisti, sportivi, scienziati, musicisti e artisti.

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MAESTRO DE ROSE 71

Tra le professioni che si avvicinano di più allo SwáSthya Yôga ci


sono, in primo luogo, gli ingegneri; dopo, gli avvocati, medici, den-
tisti, architetti, professori di educazione fisica, danza e arti marziali.
Gli studenti universitari formano una fetta consistente. Ci sono ancora
molti intellettuali e scrittori.
L’altra tendenza osservata negli ultimi tempi è che molti imprenditori
e dirigenti scoprono che lo SwáSthya Yôga può aiutarli non soltanto
ad amministrare lo stress, ma anche ad aumentare la produttività e
migliorare la qualità di vita. Per questo, molti di loro hanno introdotto
lo SwáSthya nelle rispettive aziende.
I professionisti legati all’area dell’educazione fisica si avvicinano allo
SwáSthya perchè hanno un beneficio di resistenza, allungamento
muscolare, flessibilità, know-how contro stiramenti, più
concentrazione e controllo emotivo.
Gli artisti hanno scoperto che lo SwáSthya Yôga aumenta la
sensibilità e la creatività. Vanno inclusi gli artisti figurativi, musicisti
e anche quelli della pubblicità. È enorme il numero di cantanti,
compositori, attori di teatro e televisione che praticano lo Yôga con
noi, per non parlare dei presentatori che cercano le tecniche di
respirazione e mantra per educare la voce.
Gli studenti sono interessati a realizzare un maggior profitto con meno
ore di studio e al controllo del sistema nervoso durante gli esami.
Come abbiamo visto negli esempi qui sopra, quasi nessuno è
interessato allo Yôga in sé. Quasi tutti vogliono soltanto i benefici
utilitari che costituiscono soltanto gli effetti collaterali dello SwáSthya
Yôga, semplici briciole. Lo SwáSthya è superlativamente più grande,
più importante e più profondo di questi piccoli benefici. Troverai
conferma di ciò nel prossimo capitolo.

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M
72AESTRO DE ROSE

SCHEMA DI ATTUAZIONE SCAGLIONATA


DEL METODO DE ROSE DI YÔGA AVANZATO

TAPPA FASE STADIO CONTENUTO

1 Bio-Ex Preparatorio prima dello Yôga.

INIZIALE
2 Ashtánga Rafforzamento della struttura
sádhana biologica.

3 Bhúta shuddhi Purificazione corporea intensiva.


INTERMEDIO
4 Maithuna Canalizzazione dell’energia sessuale.

5 Kundaliní Risveglio dell’energia creatrice.

FINALE
6 Samádhi Stato di ipercoscienza.

LA MECCANICA DEL METODO DE ROSE

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MAESTRO DE ROSE 73

Capitolo tratto da una delle lezioni del Curso Básico de Yôga, in video.

IL METODO CONSISTE IN TRE TAPPE:


1. La tappa iniziale – ha per obiettivo preparare il praticante a
sopportare la spinta evolutiva che avverrà nella tappa finale. Il
risultato di questa preparazione è il rafforzamento della struttura
biologica con un aumento sensibile ed immediato della vitalità.
2. La tappa intermedia – ha per obiettivo una purificazione più
intensiva e il rinvigorimento sessuale.
3. La tappa finale – ha per obiettivo risvegliare l’energia kundaliní, con
il conseguente sviluppo dei chakra, dei suoi poteri paranormali e, infine,
lo sbocciare dell’ipercoscienza chiamata samádhi.
In altre parole, la tappa iniziale mira a infondere salute e forza
sufficienti affinché il praticante sopporti le prodigiose alterazioni
biologiche, risultato di un’evoluzione personale accelerata che si
ottiene nella tappa finale.
Perciò, la tappa iniziale tende a infondere tutti quegli effetti
menzionati nel capitolo precedente. Nella fase finale si lavorerà per
far diventare il praticante una persona che superi la fascia della
normalità. Se qualcuno è al di fuori di questa fascia verso il basso, la
fase iniziale lo innalzerà alla piena normalità, conferendogli una quota
ottima di salute e vitalità. Da questo punto potremo fare un buon
lavoro di sviluppo interiore equilibrato e sicuro, nel quale il praticante
conquisterà i risultati di un milione di anni di evoluzione in una
decade. Per questo, è necessario acquisire struttura.
Per questa ragione, esiste una schiera di persone che adottano lo
SwáSthya Yôga puntando solo ai benefici acquisiti con la pratica
introduttiva e si fermano lì, soddisfatti per gli ottimi risultati ottenuti.
Adesso analizziamo le singole tappe.

I – BIO-EX
BIO-EX è una specializzazione della professione di professore di
Yôga. È uno sdoppiamento dello SwáSthya eterodosso che, tuttavia,

73
M
74AESTRO DE ROSE

ha conquistato una propria identità. Non deve esser confuso con lo


Yôga. Raccomandiamo perciò che non sia menzionato in articoli di
Yôga e che lo Yôga non sia citato in argomenti di Bio-Ex.
Definiamo il Bio-Ex come una tecnica biologia per eccellenza,
indicato per coloro che sono consapevoli, per propria cultura generale,
del bisogno dell’uomo di esercitarsi per non far deteriorare il suo
corpo, non diventare deformato e non morire presto.
Si tratta di un pre-Yôga. È lo stadio preliminare, obbligatorio prima che
l’interessato abbia accesso allo Yôga propriamente detto. Si deve
rimanere nel Bio-Ex soltanto un mese (o, al massimo, tre, a discrezione
dell’istruttore), a meno che l’obiettivo sia quello di dedicarsi ad una
tecnica biologica e non praticare lo Yôga. In questo caso, si lavorerà
esclusivamente con il corpo, con effetti immediati, intensi e di lunga
durata. Si sviluppa la flessibilità, la vitalità, la tonificazione muscolare e
la salute come un tutto. È una proposta semplice, senza filosofia, senza
compromessi, senza sanscrito.
Il Bio-Ex consiste in tecniche biologiche senza fatica, fondate su
movimenti coscienti, senza ripetizione, che agiscono prioritariamente
in tre aree:
1) Flessibilità – questa comprende l’allungamento muscolare e il
rendere flessibili le articolazioni, poiché l’allungamento si verifica
soltanto nell’ambito muscolare; però, se vogliamo acquisire una buona
flessibilità, dobbiamo aumentare l’angolo di apertura delle
articolazioni.
2) Tono muscolare – mira all’aumento della forza, alla definizione
della muscolatura e all’indurimento dei tessuti, senza compromettere
la flessibilità.
3) Vitalità – quando si realizza un lavoro continuato e graduale che
promuove profondi cambiamenti nella vascolarizzazione della massa
muscolare, rafforzati dall’aumento dell’ossigenazione cellulare e la
riduzione dello stress, il risultato è una sensazione di benessere, buona
disposizione, voglia di vivere e incremento della salute di tutti i tessuti
e gli organi del corpo.

74
MAESTRO DE ROSE 75

Da questa terza area si capisce il motivo per il quale il Bio-Ex tende


ad agire in una vasta gamma di effetti corporei ai quali molte persone
attribuiscono una connotazione terapeutica.
Non si tratta di ginnastica. L’Educazione Fisica e gli sport sono molto
buoni all’interno degli obiettivi che si prefiggono. Bio-Ex non è
Educazione Fisica. Né si pone contro l’Educazione Fisica.
Semplicemente offre un’opzione.
Alcune persone a volte ci cercano interessati alla pratica della nostra
tecnica e per una questione d’onestà, riconoscendo che i suoi obiettivi
non saranno raggiunti con il Bio-Ex, li orientiamo verso il nuoto, i
pesi, la danza, le arti marziali, ecc. Tutto è valido, dipende da ciò che
la persona necessita o desidera. Allo stesso modo, è comune che
qualcuno venga alle nostre Università cercando lo Yôga e noi gli
spieghiamo che il Bio-Ex soddisferà meglio le sue aspettative. O vice-
versa.
BIO-EX NON È YÔGA?
Malgrado appartenga alla struttura globale dello SwáSthya come un
pre-Yôga, esso da solo non è Yôga. Bio-Ex non è Yôga visto che non
s’inquadra nella definizione tecnica di Yôga. Ti ricordi? Lo Yôga è
qualsiasi metodologia strettamente pratica che porti al samádhi. Ora,
se il Bio-Ex non si propone di portare al samádhi, come effettivamente
non lo fa, allora, tecnicamente non è Yôga.
Un’altra risposta molto obiettiva è la seguente: fa vedere una lezione
di Bio-Ex ad un istruttore di Yôga e chiedigli se quello è Yôga. Lui
risponderà perentoriamente di no. Quindi, non lo è.
In pratica, ci si rende conto molto facilmente che il Bio-Ex è diverso.
Tale differenza non si trova necessariamente nelle tecniche, tanto che,
per esercitare la perspicacia dei nostri praticanti, usiamo per la Serie
Regolare di Bio-Ex praticamente le stesse tecniche che abbiamo
utilizzato precedentemente per montare la Serie Basica di Yôga.
Perciò, la differenza non sta nelle tecniche. Sta nel modo di eseguirle,
nel ritmo, nell’atteggiamento interiore e anche nel clima emotivo
interno alla sala in cui si pratica.
Inoltre, se facciamo vedere la foto o il disegno di una persona seduta a
terra, con le gambe distese, le mani alle caviglie e la testa nelle ginocchia,

75
M
76AESTRO DE ROSE

questa stessa illustrazione può essere un esercizio di Ginnastica


Attrezzistica, riscaldamento di Karatè, Fisioterapia, Massaggio Orientale,
Yôga, Bio-Ex, Danza e un’atra dozzina di pratiche. Il modo di eseguire,
l’intenzione e perfino gli indumenti alla fine definiranno la modalità alla
quale appartiene questa posizione.
NON AVVIENE UNO SCONTRO DI EGREGORE TRA
LO YÔGA E IL BIO-EX?

No, perchè il Bio-Ex è nato da uno sdoppiamento dello SwáSthya


Yôga Eterodosso. Come ogni figlio, ha subito acquisito un’identità
propria e possiamo affermare, senza paura, che il Bio-Ex non è Yôga.
Però, esiste una simbiosi tra i due. Si aiutano reciprocamente. Questo
preserva la compatibilità.
Così, per insegnare questa disciplina, viene richiesto di essere istruttore di
SwáSthya Yôga diplomato, con specializzazione in Bio-Ex, a patto che
lavori in una Unità Credenziata dall’Uni-Yôga. Senza di questo,
l’istruttore può insegnare soltanto Yôga, ma non la specialità di Bio-Ex,
che è un marchio registrato.

COSA CARATTERIZZA E DISTINGUE UNA PRATICA DI BIO-EX


Riguardo allo Yôga, le differenze sono innumerevoli. Ecco alcune
caratteristiche del Bio-Ex:
1. Il Bio-Ex consente l’adattamento, così come la creazione di
nuove tecniche;
2. proprio per questo, le tecniche non hanno nome;
3. evidentemente non si usa il sanscrito per niente;
4. si pratica sempre ad occhi aperti;
5. si coltivano molto di più coreografie e incatenamenti o
passaggi da una tecnica all’altra;
6. non si usano nelle coreografie i gesti tipici dello Yôga;
7. la lezione non è recitata in monologo ma in dialogo,
incentivando per tutto il tempo il feed back dell’allievo;
8. l’allegria viene esplorata al massimo;
9. la sala è ben illuminata e non è necessario stare in silenzio;
questo consente alle persone di muoversi, persino di entrare ed
uscire, o di rivolgersi all’istruttore, senza disturbare la lezione;

76
MAESTRO DE ROSE 77

10. non c’è filosofia, compromessi né ideologie di nessun tipo;


11. non ci sono restrizioni alimentari, soltanto consigli;
12. non si giustifica niente, non si vuole provare niente a nessuno9.
L’istruttore di SwáSthya che è abilitato ad insegnare Bio-Ex, deve
stimolare i suoi praticanti a progredire e varcare lo Yôga, facendogli
prendere coscienza che, se sono così soddisfatti del Bio-Ex, gli piacerà
molto di più lo Yôga Antico (SwáSthya), che è infinitamente più
completo. E, alla fine del primo mese di pratica del Bio-Ex,
l’insegnante deve impartirgli una sessione di SwáSthya ortodosso in
modo che si rendano conto delle differenze tra un metodo e l’altro. Se
gli è piaciuto lo Yôga, dovranno leggere la bibliografia raccomandata
e disponibile, fare un test d’assimilazione e soltanto allora, essere
ammessi nello Yôga.
Se qualche candidato non gradisce lo Yôga e preferisce continuare nel
gruppo di Bio-Ex, potrà proseguire normalmente con questa forma
d’esercitazione biologica. Non c’è nessun inconveniente.
Se per caso qualcuno consideri sproporzionata l’esigenza di leggere
alcuni libri e rifiuta di sottoporsi a valutazione, si autoescluderà per
mancanza d’umiltà, disciplina e senso gerarchico. Il gruppo scelto di
Yôga Antico continuerà ad essere costituito da persone molto speciali
e nessun contestatore s’infiltrerà per compromettere eventualmente
l’armonia dell’insegnamento o della relazione Maestro/discepolo.
Nel nostro girare per il mondo, ci rendiamo facilmente conto quando
un istruttore non segue questo orientamento. In alcuni Nuclei notiamo
che ci sono molti più praticanti di Bio-Ex che di Yôga, segno che
l’istruttore si è accomodato e non ha saputo stimolare i suoi allievi,
non ha saputo dimostrare quanto lo SwáSthya sia affascinante. Forse,
perché lui stesso non lo ha ancora metabolizzato.
In altri Centri ci sono molti praticanti di Yôga, sì, ma questi non
sembrano cento per cento identificati con la nostra egregora, non
trasmettono la luce della tenerezza nei loro sguardi, non manifestano
l’empatia con il metodo o rispetto verso i precettori. Ciò significa che

9
Neanche lo Yôga vuole provare niente, ma ciò che si vede in pratica sono professori che cercano
troppo di giustificare. Si tratta di una pandemia nell’ambiente dello Yôga e altre filosofie orientali.

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M
78AESTRO DE ROSE

sono entrati nel gruppo di Yôga senza che le norme di selezione


fossero rispettate.
II − ASHTÁNGA SÁDHANA
Una delle principali caratteristiche dello SwáSthya Yôga è l’ashtánga
sádhana. Ashtánga sádhana significa pratica in otto parti (ashta =
otto; anga = parte; sádhana = pratica). Noi utilizziamo diversi livelli di
questo programma ottuplo. Il primo livello, per coloro che sono
autorizzati ad entrare nello Yôga Antico, è l’ády ashtánga sádhana
(ádi / ády = primo, fondamentale), il quale è costituito dalle otto parti
seguenti, in quest’ ordine:

1) mudrá gesto riflessologico fatto con le mani;


2) pújá sintonizzazione con l’archetipo; retribuzione di energia;
3) mantra vocalizzazione di suoni e ultrasuoni;
4) pránáyáma espansione della bioenergia attraverso respiratori;
10
5) kriyá attività di purificazione delle mucose;
6) ásana tecnica corporea;
7) yôganidrá tecnica di rilassamento;
8) samyama concentrazione, meditazione e ipercoscienza.

ANALISI DEGLI 8 ANGA:

1) Mudrá
E’ il gesto o sigillo che, per riflesso, aiuta il praticante ad acquisire
uno stato di ricettività superlativa. Anche coloro che non sono
sensitivi posso entrare in stadi alfa e theta già in questa introduzione.
Nel capitolo Mudrá, presentiamo l’illustrazione di 108 mudrá.

2) Pújá (manasika pújá)

10
L’accento indica soltanto dove si trova la sillaba lunga, ma succede che, molte volte, la tonica
si trova altrove. Ad esempio: pújá si pronuncia “púdja”; e yôganidrá si pronuncia “yôganídra”.
Per segnalare questo ai nostri lettori, nella prima parte del libro e nel Glossario sottolineeremo
la sillaba tonica di ogni parola. Se il lettore desidera chiarimenti sui termini sanscriti,
raccomandiamo di utilizzare il Glossario. Per la pronuncia, ascolta il CD Sânscrito – Treinamento
de Pronúncia, registrato in India. Per ulteriori approfondimenti, l’ideale è studiare i video del
Curso Básico de Yôga.

78
MAESTRO DE ROSE 79

È la tecnica che presenta una perfetta sintonia del sádhaka con


l’archetipo di questa categoria. In questo modo, il praticante seleziona
una lunghezza d’onda adeguata a questa modalità di Yôga, collega il
suo plug nel giusto compartimento dell’inconscio collettivo e accende
la corrente, stabilendo un perfetto scambio di energia tra discepolo e
Maestro. Tutto ciò verrà spiegato nell’apposito capitolo.

3) Mantra (vaikharí mantra: kirtan e japa)


La vibrazione degli ultrasuoni accompagna il "vacuo" delle
vocalizzazioni, in questo caso quello dell’ády ashtánga sádhana, ha la
finalità di liberare i canali affinché il prána possa circolare. Prána è il
nome generico della bioenergia. Soltanto dopo questa pulizia si può
fare il pránáyáma. Lo SwáSthya Yôga utilizza centinaia di mantra:
kirtan e japa; vaikharí e manasika; saguna e nirguna mantra. Nel
capitolo Mantra, insegneremo le parole di più di 30 mantra.

4) Pránáyáma (swara pránáyáma)

Sono respiratori che pompano il prána affinché circoli nelle nádí e


rivitalizzi tutto l’organismo. Ed ha anche lo scopo di distribuirlo tra le
migliaia di chakra che abbiamo, disseminati in tutto il corpo. Pompare
quella energia attraverso condotti ostruiti da detriti risultanti da cattive
abitudini alimentari, secrezioni interne non ben eliminate ed emozioni
tossiche, può dare un risultato innocuo o anche dannoso. Perciò, prima
del pránáyáma, procediamo ad una previa pulizia dei canali, nell’area
energetica. Usiamo 58 respiratori diversi, che sono insegnati nel
rispettivo capitolo.

5) Kriyá

Sono attività di purificazione delle mucose, che hanno la finalità di aiutare


la pulizia dell’organismo, in questo caso nell’ambito organico. Trattandosi
di Yôga, si procederà alle tecniche corporee soltanto dopo la cura avuta nel
pulire il corpo attraverso i kriyá. Elenchiamo di seguito i 27 kriyá presenti
in questo libro.

6) Ásana

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M
80AESTRO DE ROSE

Questa è la parte più nota e caratteristica dello Yôga per il pubblico


profano. Non è ginnastica e non ha niente a che vedere con l’Educazione
Fisica. Sono tecniche corporee che producono effetti straordinari per il
corpo in termini di buona forma, flessibilità, muscolatura, equilibrio del
peso e salute in generale. Per utilizzare al massimo il suo potenziale, gli
ásana devono essere preceduti dai kriyá, pránáyáma, ecc. Applichiamo
migliaia di ásana, dei quali, circa 2.000 si trovano in quest’opera. Gli effetti
degli ásana iniziano a manifestarsi a partire dallo yôganidrá.

7) Yôganidrá
È il rilassamento che aiuta lo yôgin11 nell’assimilazione e
manifestazione degli effetti prodotti dagli anga. Ad essi, si
aggiungono gli effetti stessi di un buon recupero muscolare e nervoso.
Ma attenzione: lo yôganidrá non ha niente a che vedere con lo shavásana
dell’Hatha Yôga. Shavásana, come dice il nome stesso, è soltanto un
ásana, una posizione, nella quale ci si rilassa, ma non è la scienza del
rilassamento in se. Questa scienza si chiama yôganidrá ed essa non
risulta nel curriculum dell’Hatha Yôga. Perciò molti istruttori di Hatha
Yôga censurano l’utilizzo di musica o di induzione verbale da parte
dell’istruttore durante il rilassamento. Lo yôganidrá applica non
soltanto la migliore posizione per rilassarsi, ma anche la migliore
inclinazione rispetto alla gravità, il tipo migliore di suono, di
illuminazione, di colore, di respirazione, di profumo, di induzione
verbale, ecc.
8) Samyama
Questa tecnica comprende concentrazione, meditazione e samádhi "allo
stesso tempo", cioè praticati insieme, in sequenza, nella stessa seduta
(etimologicamente samyama può significare andare insieme). Se il
praticante si occuperà soltanto della concentrazione, o di arrivare alla
meditazione o di raggiungere il samádhi, questo dipenderà soltanto dal
suo avanzamento personale. Così, è anche corretto chiamare l’ottavo
anga dhyána, che significa meditazione. È una forma con minori
pretese.

11
Non scrivere mai yoguin, yogui, yogue. Queste sono forme scorrette.

80
MAESTRO DE ROSE 81

Perciò, anche una pratica di SwáSthya Yôga per principianti, come


questo insieme di otto fasci di tecniche che abbiamo appena finito di
analizzare, sarà molto avanzata in paragone a qualsiasi altro tipo di
Yôga, già prevedendo la possibilità di raggiungere un sabíja samádhi.

REAZIONE DA PARTE DI PERSONE PROVENIENTI DA ALTRE CORRENTI DI


YÔGA
Molti che migrano verso lo SwáSthya Yôga, si incontrano con
l’ashtánga sádhana e rimangono perplessi. Spesso, dopo lo shock della
prima lezione, ripetono tutti la stessa frase:
– In anni di yoga non ho mai imparato tanto come in questa prima
lezione di SwáSthya!
Questo nonostante abbiano conosciuto soltanto l’ády ashtánga
sádhana, la nostra pratica più elementare. Dopo seguono altre tecniche
più avanzate: il viparíta ashtánga sádhana, il mahá ashtánga sádhana,
lo swa ashtánga sádhana, il manasika ashtánga sádhana, ecc.
Come può lo SwáSthya Yôga essere così completo? Esso è
prodigiosamente globale perché si tratta di un proto-Yôga integrato,
Yôga pre-classico, pre-vedico, pre-ariano. Yôga originale, riscattato
direttamente dal suo registro akashico. Dallo Yôga Pre-Classico sono
nati tutti gli altri e per questo motivo esso possiede tutti gli elementi
costitutivi delle principali e più antiche branche dello Yôga. SwáSthya
è il nome stesso dello Yôga Pre-Classico dopo la sua organizzazione.
Per questo è così completo.
Una volta un allievo ci chiese se esistesse della letteratura che
spiegasse il motivo per il quale il nostro metodo è così efficace.
Abbiamo indicato il libro Kundaliní Yôga, di Swámi Shivánanda
(pagina 86 della seconda edizione della Editorial Kier). In poche linee
il Maestro indù ci offre un’eccellente chiarimento, quando dice:
"I hatha yôgin lo raggiungono attraverso la pratica di pránáyáma,
ásana e mudrá; i rája yôgin, attraverso la concentrazione e
l’allenamento della mente; i bhakti, a causa della devozione e
abbandono totale; i jñani, attraverso il processo analitico della
volontà; e i tantrici attraverso i mantra, così come per il kripá guru

81
M
82AESTRO DE ROSE

(la grazia del Maestro) per imposizione delle mani, la fissazione dello
sguardo o il semplice sankalpa."
Adesso sorge una domanda: un metodo che detiene, simultaneamente,
tutte queste risorse e molte altre, come si potrebbe chiamare? Che
nome dare ad uno Yôga così completo?
Il suo nome è SwáSthya Yôga, rielaborato nel 1960 a partire dal
Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga, oggi estinto.

ALTRE TECNICHE
Indipendentemente dalle diverse gradazioni di ashtánga sádhana
ortodosso e delle miriadi di variazioni eterodosse, la nostra tradizione
offre ancora al praticante gli stadi seguenti 3, 4, 5, e 6, e oltre ad essi,
le tecniche chiamate supplementari, perché pur non essendo
indispensabili, forniscono un valido aiuto. Studiamo, adesso, lo stadio
numero tre.

III – BHÚTA SHUDDHI


È la tappa di purificazione intensiva del corpo e dei suoi canali di prána,
le nádí. Nella terza parte dell’ády ashtánga sádhana (l’anga mantra), e
successivamente nella quinta parte (l’anga kriyá), abbiamo già
compiuto i primi passi di questo compito. Adesso si tratta di
specializzare e approfondire la purificazione, non soltanto con i mantra,
kriyá, pránáyáma, ma anche con una rigida selezione alimentare,
digiuni regolari e moderati e con un sistema di rieducazione delle
emozioni affinché il praticante non sporchi il suo corpo con i detriti
tossici delle emozioni viscide quali l’odio, l’invidia, la gelosia, la paura,
ecc. Cerchiamo anche di regolarizzare la quantità di esercizio fisico, di
lavoro, di sonno, di sesso e di alimenti. C’è una misura ideale per
ognuno di questi fattori. Qualsiasi eccesso o carenza può
compromettere il risultato desiderato.
Queste ed altre risorse sono utilizzate per mantenere i canali liberi,
flessibili, affinché l’energia possa fluire liberamente quando sarà
risvegliata. Caso contrario, se risvegliamo la kundaliní senza aver
liberato la sua strada attraverso le nádí, il suo sbocciare dominante può
rompere i condotti naturali e versarsi dove non deve, causando

82
MAESTRO DE ROSE 83

inconvenienti alla salute. Siccome i praticanti della "yoga" (pronunciata


con ó aperta), non conoscono i procedimenti corretti, nutrono una paura
giustificata di risvegliare la kundaliní. L’uomo ha paura dell’ignoto e di
questo tema, che per quelli della "yoga", è ignorato, misterioso. Da qui
il misticismo di alcuni. In realtà, seguendo le regole del gioco e
l’orientamento di un Maestro, risvegliare la kundaliní è meno
pericoloso che attraversare la strada. Perciò, i praticanti dello Yôga
(pronunciato con la ô chiusa), non lo temono e dominano perfettamente
questo processo di sviluppo.

IV – MAITHUNA
Una volta ottenuto il grado di purificazione desiderato, coltivando
sempre la pratica dell’ashtánga sádhana, arriviamo alla parte più
affascinante del curriculum tantrico: l’alchimia sessuale. Sicuramente,
nessuna opera insegna le tecniche del maithuna, perché appartengono
alla tradizione chiamata gúpta vidyá o scienza segreta. Ciò che si trova
nei libri sono, per la maggior parte, informazioni false e fantasiose per
illudere i curiosi. Ciò nonostante, trasmetto nel mio libro Tantra, a
sexualidade sacralizada buona parte di ciò che può esser insegnato
per scritto.
Chi desidera avviarsi per questa strada deve cercare un Maestro
autentico che accetti di trasmettere personalmente questa conoscenza.
Pochi istruttori di fatto conoscono questa tecnica, ed evitano anche di
insegnarla dato che la maggior parte delle persone non hanno né la
maturità né la sensibilità sufficienti per meritare questa Iniziazione.
Oltre a questo, esistono impedimenti culturali e non sono stati pochi i
Maestri i cui discepoli, in questa tappa, sentendo le perle sotto i loro
piedi "si voltarono e le spezzarono" (Matteo, 7:6).
Tuttavia, il maithuna è il mezzo più potente per aizzare il serpente
igneo. Secondo questo processo tantrico, abbiamo nella regione
genitale una centrale nucleare a nostra disposizione. Possiamo
lasciarla addormentata come fanno alcuni monaci e i beati di quasi
tutte le religioni. Possiamo semplicemente utilizzarla e sprecarla sotto
l’impulso cieco dell’istinto, come fanno tutti gli animali, incluso
l’animale uomo. O possiamo coltivarla, usufruendo di un piacere
molto più grande e, ancora, canalizzando questa forza straordinaria

83
M
84AESTRO DE ROSE

dove vogliamo: per un rendimento migliore nello sport, negli studi,


nel lavoro, nell’arte e nell’obiettivo principale di questa pratica:
l’autoconoscenza che proviene dal risveglio della kundaliní e dallo
sbocciare del samádhi.
In generale possiamo dire che riguardo al sesso non ci sono mezzi
termini: o lo usi o non lo usi. Il Tantra ci offre una terza opzione:
addomesticarlo e passare da schiavo a signore di questo potente
istinto. Usarlo sì, e anche più intensamente, ma secondo certe tecniche
di rieducazione e profitto della forza generata. Per utilizzarla è
necessario pompare più o meno pressione nella caldaia termonucleare
che tutti abbiamo nel ventre. E poi liberare il vapore gradualmente
affinché ci sia sempre una pressione alta nella centrale.

V – KUNDALINÍ
Kundaliní é un’energia física, di natura neurologica e manifestazione
sessuale. La parola è femminile, deve essere sempre accentata e con
pronuncia lunga nella í finale. Significa serpentina, quella che ha la
forma di un serpente. Di fatto, il suo aspetto è quello di un’energia
ignea, avvolta tre volte e mezzo dentro il múládhára chakra, il centro
di forza situato vicino alla base della colonna e degli organi genitali.
Mentre è addormentata, è come se fosse una fiamma congelata. È così
potente che gli indù la considerano una dea, la Madre Divina, la
Shaktí Universale.
Tutto dipende da essa, a seconda del suo grado di attività – la tendenza
dell’uomo alla verticalità, la salute del corpo, i poteri paranormali,
l’illuminazione interiore che lo strappa dalla sua condizione di
mammifero umano e lo catapulta, in una sola vita, alla meta
dell’evoluzione senza aspettare il fatalismo di altre eventuali
esistenze.
Secondo Shivánanda "non è possibile nessun samádhi senza
kundaliní". Equivale a dichiarare che gli istruttori di yoga e di Yôga
che sono contrari al risveglio della kundaliní non sanno ciò che
dicono, non sanno cos’è lo Yôga e né loro né i loro discepoli
raggiungeranno la meta dello Yôga.

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MAESTRO DE ROSE 85

L’energia della kundaliní risponde facilmente agli stimoli. È facile


risvegliarla. Una respirazione che aumenti il tasso di comburente è
sufficiente per infiammare il suo potere. Un bíja mantra correttamente
vocalizzato, è capace di muoverla. Un ásana che lavori la base della
colonna, la posiziona per risalire il midollo. La pratica di maithuna
può deflagrarla. Basta combinare le tecniche giuste e praticarle con
regolarità.
Visto che risvegliare la kundaliní non è difficile, non farlo finché non
avrai un Maestro. E quando lo troverai, non attizzarla senza la sua
autorizzazione.
La difficoltà consiste nel condurla con disciplina, etica e maturità.
Freud e Reich hanno tentato di domarla per fini terapeutici. Freud la
chiamò libido. Reich ha dato il nome di orgonio. Non avendo nessuno
dei due l’Iniziazione di un Maestro in questi misteri, fallirono
entrambi e lasciarono alla posterità un’eredità meramente accademica
di teorie sull’argomento, senza grandi risultati pratici.
Lo Yôga tantrico va in profondità in questo lavoro, alzando la
kundaliní dalla base della colonna fino in cima alla testa, attraverso i
chakra, attivandoli in modo potente, risvegliando i siddhi e facendo
sbocciare il samádhi.

VI – SAMÁDHI
Il Samádhi è lo stato di ipercoscienza, di megalucidità, che
l’autoconoscenza favorisce, così come la conoscenza dell’Universo.
Coloro che praticano altri tipi di Yôga considerano il samádhi
qualcosa di irraggiungibile, degno soltanto dei grandi Maestri.
Qualcosa che i semplici mortali non devono neanche desiderare a
meno di venire considerati pretenziosi. E chi lo raggiunge, deve
negarlo pubblicamente per evitare la derisione da parte degli altri
yôgi! Quanta stupidità! Quante distorsioni! Se la meta dello Yôga è il
samádhi, tutti coloro che lo praticano devono raggiungere questa
megalucidità.
Il sabíja samádhi, o samádhi con seme, è uno stato di coscienza che
può essere tradotto come preilluminazione ed esso è alla portata di

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M
86AESTRO DE ROSE

qualsiasi praticante sano e disciplinato, che abbia superato tutti gli


stadi precedenti rimanendo in ognuno di loro il tempo stabilito dal
Maestro.
Non c’è nessun pericolo o misticismo. È soltanto uno stato di
coscienza.
Il nirbíja samádhi è lo stadio finale, dove il praticante raggiunge la
meta dello Yôga, il coronamento dell’evoluzione dell’essere umano.
Non si può descrivere. Si racconta che, quando i discepoli
dell’illuminato Rámakrishna gli chiedevano di spiegare cos’è il
samádhi, il Maestro semplicemente entrava in samádhi.
Si accetta, soltanto, che il fenomeno è uno stato di coscienza che sta
molte dimensioni al di sopra della mente e, perciò, è impossibile
comprenderlo con l’aiuto di meccanismi mentali, logici o culturali.
Questi strumenti saranno utili soltanto dopo che il fenomeno sia stato
vissuto, per concettualizzarlo. Per ora è abbastanza. Queste istruzioni
saranno completate dal capitolo sul samyama, più avanti.

86
MAESTRO DE ROSE 87

QUADRO DELLA PROGRESSIONE DELLO


YÔGA ANTICO
6

SAMÁDHI
IPERCOSCIENZA, AUTOCONOSCENZA

KUNDALINÍ
RISVEGLIO DEL POTERE INTERNO

MAITHUNA
TECNICHE DI INCANALAMENTO DELL’ENERGIA SESSUALE

BHÚTA SHUDDHI
FASE DI PURIFICAZIONE INTENSIVA

ASHTÁNGA SÁDHANA
RAFFORZAMENTO DELLA STRUTTURA BIOLOGICA

87
M
88AESTRO DE ROSE

BIO-EX

TECNICHE BIOLOGICHE DI INTRODUZIONE

RISORSE SUPPLEMENTARI
Oltre alla struttura in tre tappe e sei stadi che abbiamo appena studiato, lo
SwáSthya Yôga possiede alcune risorse che sono considerate
supplementari perché non sono indispensabili nel processo di crescita ed
evoluzione del praticante ma che, d’altra parte, possono contribuire ad
un’integrazione migliore nell’egregora, così come dare una maggiore
soddisfazione allo studente. Le risorse sono:
SAT SANGA
Sat sanga significa riunione in buona compagnia, o semplicemente
associazione. Designa un tipo di riunione festiva, generalmente promossa
soltanto per eseguire kirtan. In questa occasione l’officiante può approfittare
per fare una prelezione o una meditazione con il gruppo.
Per estensione si può chiamare sat sanga una riunione festiva nella casa
di un praticante di Yôga, preferibilmente se tutti gli invitati sono yôgin.
SAT CHAKRA
Sat chakra è una modalità di sat sanga in chakra, in cerchio. Da non
confondere con il termine shat chakra che significa “i sei chakra”.
Sat chakra è un tipo di chakra sádhana, vale a dire, pratica eseguita in
cerchio.
Quando l’obiettivo è fare un pújá, si chiama chakra pújá, che è una
tecnica tipicamente tantrica. Nel capitolo PÚJÁ si trovano ulteriori
spiegazioni.
Il sat chakra è una pratica che gli yôgin, in un minimo di sei persone, si
siedono, formando un cerchio, nel quale eseguiranno i sei anga seguenti:
1. captare l’energia, tramite dei pránáyáma, pompando l’energia dell’aria all’interno
dell’organismo e il prána verso i chakra;

88
MAESTRO DE ROSE 89

2. equalizzazione dell’energia, attraverso i mantra, realizzando gli stessi mantra,


allo stesso tempo, nello stesso volume e allo stesso ritmo;
3. dinamizzazione dell’energia, attraverso le palme delle mani, all’attritare i 35
chakra che abbiamo in ogni mano;
4. circolazione dell’energia, dandosi le mani e chiudendo la catena;
5. proiezione dell’energia, attraverso la mentalizzazione e/o imposizione delle
mani;
6. filtro contro il ritorno karmico, attraverso la mentalizzazione specifica.

NYÁSA
Nyása significa identificazione. Consiste in una risorsa di origine tantrica
che mira alla produzione di un fenomeno molto peculiare nel quale il
praticante si identifica a tal punto con l’oggetto della sua concentrazione che
comincia ad acquisire delle caratteristiche dell’oggetto stesso. Finito il
nyása, le caratteristiche cessano. Però, se lo yôgin12 pratica
sistematicamente il nyása su uno stesso oggetto, le sue qualità saranno
gradualmente incorporate dal praticante.
Così, se il sádhaka pratica il nyása con il suo Maestro, comprenderà
meglio il suo insegnamento. Lo incorporerà come suo. È possibile
eseguire nyása non soltanto con persone vive o morte, ma anche con
oggetti della Natura, come un fiore o una pietra. E, ancora, con egregore
e con esseri mitologici.
Ci sono diverse forme di nyása. Due di esse sono: il Satguru nyása
sádhana e il Shiva Natarája nyása.
SATGURU NYÁSA SÁDHANA
Si tratta di una pratica molto forte. È così potente perché il discepolo la
riceve per via diretta, dall’interno verso l’esterno, in una specie di catarsi
scatenata dall’azione della presenza del Maestro.
Il sádhana può essere trasmesso soltanto dal Satguru, cioè, dal Maestro
degli altri Maestri di questo lignaggio. La sua presenza catalizza le
energie dei sádhaka ed essi cominciano ad eseguire ásana, mudrá,
pránáyáma, mantra, bandha, kriyá, dháraná, dhyána e samádhi senza che
il Precettore trasmetta concretamente un qualche insegnamento. Lui si

12 Non scrivere mai yoguin, yogui, yogue. Queste sono forme sbagliate.

89
M
90AESTRO DE ROSE

permette soltanto di correggere alcune pratiche che non sono state


recepite correttamente.
SHIVA NATARÁJA NYÁSA
Questa è una identificazione con Shiva nella sua forma di Natarája, colui
che danza dentro un cerchio di fuoco, segnando il ritmo dell’Universo
con il suo tamburo damaru, e calpestando il demone dell’ignoranza,
Avidyá (conosciuto anche con altri nomi).
Al livello iniziale riprogramma la gestualità del neofita per perfezionare
il linguaggio gestuale legato agli ásana e i suoi passaggi nelle
coreografie. Ad un livello più profondo promuove l’identificazione con il
creatore dello Yôga, facilitando la sintonia riguardo alla prima origine,
conseguentemente, l’autenticità e legittimità dell’insegnamento che ci
proponiamo di rappresentare.
Se fatto bene, lo Shiva Natarája nyása può introiettare l’egregora di Shiva
nell’inconscio dello yôgin, facendolo diventare uno con il creatore dello
Yôga.
IL GUSTO NON SI DISCUTE
Dopo tutto ciò che hai letto fin qui, tu comprendi perché lo SwáSthya è lo
Yôga più completo. Però, se trovi difficile metabolizzare la magnitudine
di uno Yôga così avanzato e profondo, ci sono 108 altre modalità, alle
quali potrai rivolgere le tue preferenze. Alcuni di questi rami sono
succintamente descritti nel sottotitolo Yôga non è Educazione Fisica, nel
capitolo Ásana, appena prima delle foto. Nel frattempo, non devi
dedicarti a più di uno Yôga simultaneamente. Leggi, a riguardo, il
capitolo Egregora.

90
MAESTRO DE ROSE 91

Alla fine di ogni capitolo, ritorna e leggi tutto da capo, facendo più
attenzione alle annotazioni che hai fatto durante la prima lettura.
Non avere fretta di finire questo libro. Assaporalo con soddisfazione.

LA PRONUNCIA DEL SANSCRITO


Il fatto che tu persisti nella lettura di
questo libro è la mia più grande
gratificazione.

La trascrizione del sanscrito in caratteri latini si chiama


traslitterazione. Ci sono diverse traslitterazioni, adattate per l’inglese,
per il francese, per il portoghese, ecc. Chi legge libri di Yôga, di solito
rimane disorientato vedendo la stessa parola scritta nei modi più vari e
strani; e non di rado finisce per assimilare una forma meno corretta,
ma che è riuscita a diventare più popolare. In questo libro abbiamo
scelto la traslitterazione più utilizzata in India, poiché, se lo Yôga
viene da lì, ha senso non modificare la maniera di scrivere i suoi
termini. Inoltre, questa che abbiamo adottata è più facile e molto più
logica, basta vedere il nome del creatore dello Yôga. Il suo nome
appare nei diversi libri con le seguenti grafie: Shiva, Siva, Siva, Çiva,
Civa, Shiv, Siwa, Xiva e altre...
Noi abbiamo adottata la prima delle variazioni sopra citate, poiché,
oltre ad essere una forma largamente utilizzata in India e in inglese,
permette un’immediata comprensione della pronuncia sdrucciola della
prima sillaba, in quasi tutte le lingue. Le altre forme potranno essere

91
M
92AESTRO DE ROSE

lette e pronunciate soltanto da chi già conosce il sanscrito, perché le


quattro prime alternative sono corrette e le altre sono deturpate.
Non usare lettere maiuscole per scrivere i termini sanscriti comuni.
Come in italiano, portoghese, francese, inglese, spagnolo, ecc., nel
sanscrito scriviamo soltanto i nomi propri in lettera maiuscola o
all’inizio di una frase. Perciò, non si giustifica l’errore di scrivere le
parole di questa lingua sempre con iniziali maiuscole (Chakra,
Mantra, Ásana, etc.) o peggio, tutto in maiuscolo (YÔGA,
SWÁSTHYA, etc.), come se si stesse gridando al lettore. Questo si
usa soltanto quando si scrive a mano, per evitare confusione di lettura.
TRASLITTERAZIONE ADOTTATA:
A- aperta, semplice, come in pala (sútra);
Á- aperta, doppia, come in Graal (dháraná);
Ê- sempre chiusa, come in vedo (Vêda);
Ô- sempre chiusa, come in coda (Yôga);
CH ou C – si pronuncia come in città (chakra);
G- sempre gutturale come in gola (Gítá);
J- si pronuncia come in Giulia (japa);
H- sempre aspirato, come nell’inglese help (mahá);
M- come in auditorium (prônam);
Ñ- come in gnocchi (ájña);
R- come in Roma (rája);
S- ha il suono ss, come in passo (ásana);
SH ou Ç - ha il suono sc, come in coscia (Shaktí).
Z- non esiste questa lettera né questo suono in sanscrito!

Attenzione: la tilde (~) non può mai esser messa sulla lettera a, né su
nessun altra vocale.
Le parole in sanscrito che finiscono in a sono di solito maschili. Es.:
Shiva, Krishna, Ráma (tutti questi sono nomi maschili); così come
l’ásana, il chakra, il mantra, lo Yôga.
Il femminile si fa di solito con la í accentata alla fine. Es: Párvatí,
Lakshmí, Kálí, Saraswatí, Dêví, Shaktí, Kundaliní, ecc.

92
MAESTRO DE ROSE 93

Il sanscrito ha alcuni fonemi dalla pronuncia difficile da parte di


coloro che non sono studiosi della lingua. Perciò, utilizziamo
un’accentuazione o segnalazione più rigorosa soltanto nel libro Yôga
Sútra di Pátañjali, che è la traduzione di un testo classico di più di
2.000 anni.
In altre nostre pubblicazioni, metteremo l’accento soltanto sulle
sillabe lunghe. Come, a volte capita che la tonica sta in una sillaba e la
lunga in un’altra, quando questo avviene sottolineeremo la tonica.
Questo procedimento, però, sarà adottato soltanto nella prima parte
del libro, nel Glossario e in pochissimi altri brani di questo libro, per
informare meglio coloro che cercano più dettagli sui termini sanscriti
senza, tuttavia, confondere senza necessità gli altri lettori nel resto del
libro.
Dobbiamo chiarire che il fonema ô risulta dalla fusione della a con la
u e, perciò, è sempre lungo, poiché contiene due lettere. In questa
convenzione, l’accento acuto è messo sulle lettere lunghe quando
avviene una crasi o fusione di lettere uguali (á, í, ú). L’accento
circonflesso è messo quando avviene una crasi o fusione di lettere
differenti (a + i = ê; a + u = ô), ad esempio, in sa + íshwara =
sêshwara e AUM, che si pronuncia ÔM. Perciò scriviamo Vêdánta.
Così, la parola Yôga prende sempre l’accento circonflesso.
Bibliografia per la lingua spagnola:
Léxico de Filosofía Hindú, di Kastberger, Editorial Kier, Buenos Aires.
Bibliografia per la lingua inglese:
Pátañjali Aphorisms of Yôga, di Srí Purôhit Swámi, Faber and Faber,
Londra.
Encyclopædia Britannica, alla voce Sanskrit language and literature,
volume XIX, edizione del 1954.
Riguardo all’utilizzo degli accenti, acuto e circonflesso, in modo
diversificato, questo è un vantaggio che il portoghese ha nei confronti
della maggior parte delle lingue e che possiamo usare in beneficio del
lettore, senza aggredirne la legittimità, visto che le traslitterazioni in
uso sono frutto di una mera convenzione, poiché la lingua sanscrita si
scrive con un altro alfabeto.

93
M
94AESTRO DE ROSE

Così, dichiarare che non esistono gli accenti acuti e circonflessi nella
scrittura sanscrita potrebbe ricevere, come risposta, che neanche l’a, b,
c, d, esistono; né la macro; né il punto sotto le lettere n, s, r, l; tanto
meno la virgola tra le parole di una sentenza, poiché l’unica
punteggiatura che esiste è il punto finale, rappresentato da un tratto
verticale alla fine della frase (I) e il paragrafo, da due tratti (II).
Per stabilire le norme in uso, ogni paese ha imposto le proprie esigenze
grafiche in funzione delle proprie limitazioni e punti di vista linguistici.
UNA REGISTRAZIONE CHE INSEGNA LA PRONUNCIA CORRETA
Per discutere sulla pronuncia corretta dei vocaboli sanscriti, in uno dei
viaggi in India abbiamo intervistato i Swámi Vibhôdánanda e
Turyánanda Saraswatí, in Rishikêsh, e il professore di sanscrito Dr.
Muralitha, a Nuova Delhi13.
L‘intervista con lo Swámi Turyánanda è stata molto interessante, visto
che proviene da Goa, regione dell’India dove si parla portoghese e,
così, la conversazione è avvenuta in modo comprensibile. E anche
pittoresca, perchè Turyánandaji, oltre all’accento caratteristico e ad
essere anziano, mischiava portoghese, inglese, hindi e sanscrito in
ogni frase che pronunciava. Anche così, non si è confuso. È un piacere
vedere il vecchietto rimanere indignato con la pronuncia “yoga”.
Quando abbiamo chiesto se era corretto, ha risposto arrabbiato:
– Yoga, no. Yoga non è corretto. Yôga. Yôga è giusto.
Riguardo al Dr. Muralitha, lui ha avuto la gentilezza di insegnare sotto
forma d’esercizio fonetico con ripetizione, tutti i termini sanscriti
presenti nel glossario di questo libro. Confermiamo, così, che non si
dice múdra ma mudrá; non si dice kundalíni ma kundaliní; non si
dice AUM ma ÔM, non si dice yoga ma Yôga; non si dice yoganidrá
ma yôganidrá; e molte altre correzioni.
Raccomandiamo veemente che il lettore ascolti e studi questa
registrazione. Se si tratta di un istruttore di Yôga, è consigliabile averla

13
Se il lettore vorrà più chiarimenti riguardo ai termini sanscriti, raccomandiamo di consultare il
Glossario. Riguardo alla pronuncia, ascolta il CD Sanscrito – Treinamento de Pronúncia,
registrato in India. Per ulteriori approfondimenti, l’ideale è studiare i video del Curso Básico de
Yôga.

94
MAESTRO DE ROSE 95

sempre sotto mano per documentare la propria opinione e accorciare le


discussioni quando gli indefettibili sapientoni vorranno imporre le loro
solite baggianate.
Un’altra osservazione importante è l’identificazione del Maestro a partire
dalla pronuncia del discepolo. Il discepolo addotta sempre la pronuncia di
colui che ha scelto come Maestro, anche se sbagliata14. È una questione
d’identificazione ed empatia. Perciò, se il Maestro pronuncia, ad
esempio, pújá, e il discepolo dice pujá, si evidenzia che non esiste
un’identificazione tra i due. O che il discepolo vuole essere migliore del
Maestro.

14
A proposito, è molto difficile scoprire la pronuncia delle lingue morte. Il mio professore di latino
diceva sempre che i romani non hanno lasciato dischi registrati per sapere come parlavano.
Quando ero bambino ho imparato che la parola Cæsar, doveva esser pronunciata “sesar”. Più
tardi, i latinisti hanno deciso che la maniera corretta era “cesar”. Pochi anni fa hanno concluso che
la pronuncia doveva essere “kesar”. Tutte queste modifiche sonno avvennute nell’arco della mia
vita. Immagino quante alterazioni ancora avverranno nel futuro riguardo al latino o il sanscrito!

95
M
96AESTRO DE ROSE

LA TERMINOLOGIA DELLO SWÁSTHYA


YÔGA

La nomenclatura dello SwáSthya Yôga è molto semplice perché è


organizzata, ridotta a sistema. I nomi sono divisi in prefissi, radicali e
suffissi. Perciò, non spaventarti con i nomi lunghi. In genere il nome
composto è più esplicativo, dato che ogni prefisso fornisce un’informazione
necessaria per l’esecuzione. Ad esempio: mahá parshwa padma
jánushírsh ásana.

Prefissi Radicale Suffisso

MAHÁ PARSHWA PADMA JÁNUSHÍRSH ÁSANA

Il suffisso designa la famiglia o il tipo di tecnica. Nel caso è ásana, perciò,


c’informa che si tratta di una tecnica corporea.
Di seguito il radicale c’informa qual è l’individuo di quella famiglia, ossia, a
quale delle tecniche corporee fa riferimento. Nel nostro caso è jánushírsh.
Memorizzando alcuni termini sanscriti, secondo il quadro della prossima
pagina o conforme al glossario alla fine del libro, sappiamo che jánu
significa ginocchio e shírsh, testa. Quindi, deduciamo facilmente che si
tratta di un ásana con la testa al ginocchio.
Infine, volgiamo la nostra attenzione al prefisso, che definirà quale
variazione della rispettiva tecnica viene indicata. Nel nostro caso, abbiamo
tre indicazioni: mahá parshwa padma. Sempre seguendo l’ordine
d’importanza, dalla destra verso sinistra, concludiamo che il jánusirshásana
dovrà essere eseguito con il piede in padma, ossia, con il collo del piede

96
MAESTRO DE ROSE 97

appoggiato sulla coscia opposta, per sostenere meglio la gamba senza


piegarla; dopo viene parshwa, che ci informa che la variazione è di flessione
laterale; per ultimo il termine mahá, determina che il grado di avanzamento
è il massimo possibile. Controlla nel quadro della pagina seguente.

PREFISSI RADICALI SUFFISSI


Indicano la variazione. Indicano la tecnica. Indicano la
famiglia.

Jíva = uomo (mani davanti al petto); Shiva;

átman = anima (mani sopra la testa); jñána;


Mudrá
chandra = luna (palmo verso giù); átman;
súrya = sole (palmo verso su); prônam;

prithiví = terra (puntando verso giù); trimurti;


váyu = vento (puntando verso su);

bhavan (al luogo);

guru (all’istruttore);
pújá
báhya (esterno); sat guru (al Maestro dell’istruttore);

manasika (mentale); Shiva (al creatore dello Yôga);

Gáyatrí;

Shiva;
kirtan (cantico);
Mahá; mantra
japa (ripetizione);
ecc.
vaikharí (pronunciato);

manasika (mentale);

adhama pránáyáma;

bandha adhama pránáyáma;


kúmbhaka adhama pránáyáma;
pránáyáma
bandha adhama kúmbhaka pránáyáma;

swára (respiratorio); rája pránáyáma;


bandha pránáyáma;

97
M
98AESTRO DE ROSE

manasika (mentale); kúmbhaka pránáyáma;

bandha kúmbhaka pránáyáma;


vamah krama pránáyáma;

sukha púrvaka pránáyáma;


ecc.

kapálabhati;
trátaka;

sútra (con stringa o sonda); nauli;


kriyá
nêti;

jala (con acqua); dhauti;

basti (vasti).

consultare la prossima pagina; consultare la prossima pagina;


ásana

non esiste; non esiste; yôganidrá

agni, chandra, tárakam, súrya, Shiva, yantra; dhyána o


Ômkára, Íshwara, ecc. mantra; samyama.
tantra.

98
MAESTRO DE ROSE 99

PREFISSO RADICALI SUFFISSO


Indicano la variazione. Indicano la tecnica. Indicano la
famiglia.

z tecniche con nomi di animali:

bhêga = rana;

bhujanga = naia;

gáruda = aquila;

gô = mucca;

gôkarna = orecchio di mucca;


gômukha = muso di mucca;
z riguarda la complessità: hamsa = cigno;
sukha = facile (in rilassamento); hastina = elefante;

ardha = metà (incompleto); káka = corvo;

rája = reale (completo); kapôta = piccione;

mahá = grande (avanzato); kukkuta = gallo;


riguarda la posizione delle gambe: kúrma = tartaruga;
sukha, samána, siddha, padma, makara = coccodrillo;
bhadra, vajra, etc.
matsya = pesce;
z riguarda i punti di appoggio:
mayúra = pavone;
êkapáda = su di un piede;
shalabha = cavalletta;
dwapáda = su 2 piedi;
simha = leone;
tripáda = su 3 appoggi;
ushtra = cammello;
chatuspáda = su 4 appoggi;
vrishka = scorpione;
z riguarda l’uso delle mani:
z tecniche con nomi di vegetali:
êkahasta = con una mano;
banchê = bambù;
dwahasta = con due mani;
kámala = loto (altro nome: padma);
z riugarda i vari dettagli:
múla = radice;
supta = addormentato; ásana
padma = loto (altro nome: kámala);
baddha = cinto (per le braccia);
tala = palma;
tamas = fermo;
vriksha = albero;
rajas = in movimento;
z tecniche con nomi dell’anatomia:
utthita = sospeso;
angushtha = alluce;
úrdhwa = elevato;
hasta = mano;
vamah = verso sinistra;
jánur = ginocchio;
dakshinah = verso destra;
kapala = cranio;

karaní = corpo;

99
M AESTRO DE ROSE
100

mêrudanda = colonna vertebrale;

naságra = nasale;
páda = piede;

sírsh, shírsh, shíra = testa;


z tecniche con nomi vari:

ádi = fondamentale (primo);

chakra = ruota o cerchio;


chandra = luna; curvo come mezza luna;

dhanura = arco;
hala = arato;

lôla = con dondolio;


matsyêndra = nome proprio; torsione;

natarája = altro nome per Shiva;


párvata = montagna;

paschimôttana = distensione posteriore;

prishtha = ritorto;
purána = primordiale;

púrna = pieno, completo; torsione in


piede;

sarvánga = tutte le parti; invertita;


shava = cadavere; rilassamento;

trikôna = gambe a triangolo;


vajra = bastone; seduto sui calcagni;

vakra = torsione;
viparíta = invertito;

upavishta = seduto.

100
MAESTRO DE ROSE 101

NOTA DEL CAPITOLO


ESORTAZIONE ALLA TOLLERANZA
Dobbiamo accettare l’esistenza di varie opzioni di scrittura per la stessa parola.
Questo perché il sanscrito, oltre ad essere una lingua morta, si scrive in un altro
alfabeto.
Le convenzioni per la sua traslitterazione sono molte. Perciò, incontrerai le versioni:
sirsh, shirsh e shira; parshva e parshwa; ustra e ushtra; SwáSthya e Svásthya; átma,
átmam e átman; namah e namaha; Shankar e Shankara; chakra e cakra; Shaktí e
Saktí...
Lo stesso avviene per l’utilizzo degli accenti, visto che in India non si usano quasi
mai. Questo avviene a causa di una specie di disprezzo degli indiani per i vocaboli
traslitterati. Dicono che i termini sanscriti segnati con caratteri latini sono “scritti in
inglese”(!) e li scrivono in una maniera qualsiasi.
Dopo 24 anni di viaggi in India, ho rinunciato a scrivere o pronunciare correttamente.
Neanche loro ci riescono. Un giorno, stavo stampando i certificati di un corso che
avevo appena terminato nella città di Rishikêsh. Chiesi ad un esperto di sanscrito
indù quale era la differenza nella scrittura e nella pronuncia tra la prima sh e la
seconda, che si trovano nel nome della città. Lui mi spiegò in modo chiaro e preciso,
così imparai il modo corretto. Appena avevo assimilato la spiegazione, un altro
pandit che era lì cominciò a correggerla. La prima sh che mi era stata insegnata, era
in realtà la seconda e viceversa!
Per complicare la situazione, in India si parlano 18 idiomi ufficiali (ognuno scritto con
un alfabeto diverso), duecento e più lingue non ufficiali e più di tremila dialetti,
ognuno con il suo accento.
Dunque, l’unico atteggiamento sensato è la tolleranza verso la molteplicità di scritture
e pronunce. Quando conosciamo poco, quel poco ci sembra verità indiscutibile. Nella
misura in cui allarghiamo i nostri orizzonti, ci rendiamo conto dell’enormità della
15
nostra ignoranza e questo ci rende più tolleranti .

15 Soltanto per dare alcuni parametri ai nostri studenti, abbiamo adottato la pronuncia del CD
registrato in India con un professore di sanscrito, con il titolo di Sânscrito - Treinamento de
Pronúncia. In questo modo, non abbiamo bisogno di saltare da una pronuncia all’altra, come una
foglia secca in balia del vento, secondo l’opinione di questo o di quello.

101
M AESTRO DE ROSE
102

Mudrá
Un gesto d’affetto,
un gesto de pacificazione,
un gesto di tolleranza.
Un gesto sentito,
un gesto profondo,
un gesto di benedizione.
Mani che accarezzano,
mani che realizzano,
mani che tengono le mani
dei compagni,
come che dicessero ad ognuno:
“conta sulla mia amicizia,
sono amico tuo.”
Comunque sia, il gesto dello Yôga
trasmette la forza e l’amore che
sgorga dal profondo della sua
anima ed irrompe attraverso le
proprie mani...
Questo è mudrá!

102
MAESTRO DE ROSE 103

MUDRÁ
GESTO RIFLESSOLOGICO FATTO CON LE MANI

Mudrá è il linguaggio gestuale. Deve essere pronunciato sempre con la a


tonica. Significa letteralmente gesto, timbro o segno. Proviene dalla
radice mud, rallegrarsi, gradire. In alcuni libri viene tradotto come
simbolo, ma non è corretto. Simbolo è la traduzione della parola yantra.
Nello Yôga, mudrá designa i gesti fatti con le mani. Sono definiti come
gesti riflessologici perché scatenano una successione di stati di coscienza
e anche di stati fisiologici associati ai precedenti.
Un tipo di Yôga moderno, l’Hatha, sorto nel secolo XI d.C., ammette
gesti fatti con il corpo (yôga mudrá, mahá mudrá, vajrôli mudrá,
viparítakaraní mudrá), ma questa interpretazione sembra non
concordare con le correnti più antiche. D’altronde, se chiediamo a un
istruttore di Hatha quale è la differenza tra un ásana (tecnica corporea)
e un mudrá fatto con il corpo, la spiegazione non sarà convincente. La
spiegazione confusa, ma non per questo corretta, è che i mudrá
comprendono mentalizzazione! Ora, come studierai nel sottotitolo
Regole Generali, al capitolo ÁSANA, questa tecnica è considerata
completa e perfetta soltanto se include la mentalizzazione. Perciò, non
abbiamo potuto classificare ciò che gli yôgin di quel ramo moderno
chiamano di “mudrá fatto con il corpo”.
Il Mudrá ha la sua origine ancestrale nella tradizione tantrica. Come
afferma Shivánanda, la presenza di mudrá, pújá e mantra, caratterizza
l’eredità dei Tantra. Dobbiamo ricordare che la pratica basica dello
SwáSthya Yôga comincia con questi tre anga. E non è per caso: il
nome completo del nostro lignaggio è Dakshinacharatántrika-
Niríshwarasámkhya Yôga.
C O ME AGISCONO I MUDRÁ

103
M AESTRO DE ROSE
104

I mudrá agiscono per associazione neurologica e per condizionamento


riflessologico. Non possiamo negare una componente culturale, che
rafforza o diminuisce l’effetto dei mudrá. È innegabile il suo effetto
sulla sfera ormonale. Chi non ha mai sentito salire l’adrenalina a causa
di un mudrá provocativo, o gli ormoni sessuali a causa di un gesto
erogeno?
Un fatto curioso e che può essere attribuito soltanto all’inconscio
collettivo, è la “coincidenza” la quale fa sì che, in epoche diverse,
emisferi diversi, etnie e culture diverse, siano osservati gli stessi gesti
e con lo stesso significato. Ci sono diversi studi pubblicati di an-
tropologia e di psicologia che dimostrano che, presso qualunque
popolazione, certi gesti hanno un significato comune, sia che si tratti
di una primitiva tribù africana, o un moderno paese nordico.
Ma, infine, cosa c’è di straordinario in tutto questo? Tutte le culture
non esprimono la soddisfazione e la cordialità attraverso il sorriso e la
rivolta attraverso un pugno chiuso? Quanti altri esempi sono venuti in
mente al lettore in questo momento?
Perciò, mudrá è la parte dello Yôga che studia ed applica gli effetti dei
gesti sulla psiche e, di conseguenza, sul fisico.

L’ I MP O R T A N ZA DEI MUDRÁ
L’uomo si è allontanato dagli animali, ha dominato la Natura, ha
acquisito tecnologia, creato l’arte e la civiltà grazie all’uso delle mani.
Ed in particolare al pollice opponibile. Non è stato grazie al cervello.
Tutto il contrario: il cervello si è sviluppato soltanto dopo che le mani
hanno cominciato ad afferrare e persino fabbricare strumenti, quasi
istintivamente, come d’altronde fanno alcune scimmie e diverse altre
specie animali. Da allora, gli stimoli neurologici, sempre più
complessi, hanno cominciato ad esigere un maggior sviluppo
cerebrale. Se si mette un cervello umano in un cavallo, questo non
potrà costruire niente con i suoi zoccoli.
Le mani e le dita oltre ad essere strumenti di edificazione culturale,
sono mezzi efficaci di comunicazione tra individui. Una figura
pubblica può proferire un discorso molto convincente nella sua

104
MAESTRO DE ROSE 105

esposizione, ma la gestualità può tradirlo e il pubblico non lo accetterà


se i suoi mudrá non sono coerenti. Quanti politici perdono le elezioni
a causa di una gestualità che denuncia le loro vere intenzioni...
Oltre tutto, il corpo umano, come qualsiasi parte di materia organica,
possiede un magnetismo e polarità. L’energia scorre in quantità e
qualità diverse nell’organismo. Quindi, non dobbiamo stupirci se nelle
estremità – le mani – cambiando la disposizione, la posizione,
l’orientamento e la combinazione delle dita, si manifestano differenti
reazioni elettromagnetiche. Da quando le foto kirlian sono diventate
popolari, è impossibile negare che dalle mani e dita partano fasci di
energia fotografabili. E diremo di più, tu stesso puoi fare questo
esperimento: scatta una kirliangrafia prima e un’altra dopo aver fatto
respiratori, ásana, mantra, meditazione, ecc. Le variazione sono,
quanto meno, interessanti.
QUANTI SONO I MUDRÁ
Il numero totale di mudrá è incerto, visto che, a seconda della regione,
dell’epoca e della scuola, i mudrá hanno nomi differenti, fino a due o
tre per uno stesso mudrá, a seconda della modalità di esecuzione.
Possiamo, però, elencarne più di 100, dei quali menzioneremo innanzi
tutto i principali per il nostro ramo di Yôga.
I mudrá dell’induismo hanno origine nell’antica tradizione tantrica e sia
lo Yôga sia la danza classica indù, il Bhárata Natya, li adoperano. Negli
Yôga più tardivi questa forma d’arte si è praticamente estinta, limitandosi
a pochi mudrá. Il praticante di SwáSthya Yôga li deve coltivare con
sensibilità e dedizione, fissandoli nella sua pratica quotidiana e, con
molto più impegno, nel suo allenamento di coreografia.
I mudrá sono divisi in due categorie: samyukta hasta (con le due
mani) e asamyukta hasta (con una sola mano).
QUALI SONO I MUDRÁ
I più conosciuti sono:
Shiva mudrá, per la meditazione (il dorso della mano positiva si
posa sul palmo della mano negativa).

105
M AESTRO DE ROSE
106

In questo mudrá dobbiamo sentire le nostre mani come un


calice nel quale riceviamo la preziosa eredità millenaria di
forza e saggezza. Amplifica la nostra ricettività.

Jñána mudrá, per respiratori e meditazione (l’indice e il pollice


di ogni mano si toccano).
Questo gesto collega i poli positivi e negativi rappresentati
dalle dita indice e pollice di ogni mano, facendo passare
attraverso di esse una corrente di basso amperaggio e
appoggiate sui chakra delle ginocchia, che sono secondari.

Átmam mudrá, per respiratori e mantra (le mani formano un


vortice davanti allo swádhisthána chakra);
Questo gesto ha un effetto simile al precedente, soltanto
che questa volta le dieci dita, formano il circuito di alto
amperaggio, e localizzato davanti ad un chakra principale.
Ciò crea una spinta che fa salire l’energia sessuale verso
l’alto della colonna.

Prônam mudrá, per mantra e ásana (palme delle mani unite di


fronte al petto).
In questo gesto, la mano di polarità positiva si poggia su
quella di polarità negativa, chiudendo un importante circuito
elettromagnetico che fa circolare l’energia dentro il proprio
corpo per ricaricarlo, specialmente se eseguito durante o
dopo i mantra. Negli ásana, tende a favorire il senso di
equilibrio e proprio per questo è più usato negli ásana di
appoggio su di un piede.

Trimurti mudrá, per ásana (le dita indice e pollice formano un


triangolo).
Questo mudrá è simbolico e rappresenta la trimurti indù,
Brahmá, Vishnu e Shiva. Poiché ha poco effetto, è più
utilizzato come sostegno ai movimenti delle braccia durante
l’esecuzione di ásana.

Le applicazioni sopra menzionate (meditazione, mantra, ecc.) sono


soltanto le più comuni. Ci sono diverse altre finalità ed effetti legati a
questi gesti.
Oltre ai più utilizzati, ce ne sono alcuni molto importanti, ma meno
conosciuti, che sono:
yônílinga mudrá;
mushti mudrá;

106
MAESTRO DE ROSE 107

padma mudrá;
vaikhara mudrá;
kálí mudrá.

Di seguito vedi la lista dei mudrá indù, con i nomi più conosciuti. A
volte possiamo incontrare nomi differenti per designare lo stesso
mudrá. Generalmente questo è dovuto all’uso di un altro idioma o
dialetto, dato che in India si parlano niente di meno che 18 lingue
ufficiali, ognuna con un alfabeto differente, più alcune centinaia di
lingue non ufficiali, tutte con scrittura e grammatica, e ancora alcune
migliaia di dialetti. Qualche confusione di nomenclatura è, quindi,
inevitabile.
Altre volte lo stesso nome serve per designare due mudrá differenti,
come è il caso del trishúla mudrá, dello swástika mudrá e altri.
Una cosa molto importante è questa: mai, mai, mischiare i mudrá indù
con altri di tradizione discrepante, scivolone molto comune tra alcuni
autori occidentali. Per noi, “orientale è tutto uguale”. Quindi,
giustifichiamo tutto, e supponiamo che sia anche una dimostrazione di
cultura generale, mischiare le arti, scienze o filosofie dell’India, Cina,
Giappone, Tibet, Nepal, o dell’induismo, buddismo, taoismo, come se
fosse tutto identico. Scappa dal supposto Maestro che fa miscugli. Nel
trattare questi argomenti, è necessaria più serietà per non dare una
cattiva informazione al lettore.

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ORIENTAMENTO PER ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIA IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE IL MUDRÁ


Per dirigere il mudrá e riuscire a far sì che gli allievi lo realizzino veramente, è
necessario che tu stesso sappia ciò che stai proponendo di eseguire. La
questione è che il mudrá non consiste soltanto nel fare un gesto con le mani. Il
Mudrá è piuttosto l’esperienza profondamente concentrata e ricettiva del vivere il
gesto che rappresenta un segnale associativo o di riflesso, per avere accesso a
determinate cateratte di forza dell’inconscio millenario.
Ciò che vogliamo dire è che se i tuoi allievi semplicemente mettono le mani in
una determinata posizione, ma senza sentirla, otterranno l’unico risultato di
sentirsi ridicoli, invece che ottenere i potenti effetti di questo linguaggio gestuale.
Farli imitare la gesticolazione è relativamente facile. Il difficile è impregnarli con
la presa di coscienza dell’importanza che questo anga ha e che se non vi è un
rinforzo dell’atteggiamento interiore, il risultato sarà quasi nullo, poco più di una
messinscena.

COSA FARE
L’istruttore non deve chiudere gli occhi, visto che deve sapere tutto ciò che
avviene nella classe di cui è responsabile. Oltre a questo, praticanti di lunga data
e istruttori non hanno più bisogno di chiudere gli occhi per concentrarsi.
Fa vedere il mudrá che vuoi insegnare. Simultaneamente fanne la descrizione,
chiara e concisa.
Soprattutto, padroneggiati, convinto di ciò che stai facendo, convinto
dell’importanza e degli effetti del mudrá e dell’ imprescindibilità di questa risorsa
per scatenare lo stato di Yôga nei presenti.

COSA NON FARE


Non parlare troppo. Non usare termini che non siano ben chiari ai praticanti. Non
cercare di parlare difficile: questo fa soltanto diventare la descrizione vana e
sciocca. Applica un vocabolario semplice e sincero, descrivendo esperienze che
tu stesso hai vissuto. Caso contrario il tuo discorso non convincerà nessuno,
poiché parlerai di qualcosa che non hai provato.
Non usare mudrá di difficile comprensione. Accantonali per un corso di mudrá
nel quale potrai dilungarti nelle spiegazioni. Il mudrá nella pratica regolare è
soltanto un anga, una fase che dobbiamo superare con una certa rapidità e
leggerezza per non stancare il praticante novizio.
Non rimanere troppo serio. Ricordati della frase attribuita a Vivêkánanda: Faccia
brutta non è segno di spiritualità ma di dispepsia. Oltretutto, il mudrá è tecnico,
psicofisico, non ha niente di spirituale.

SUGGERIMENTO

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Se l’allievo dichiara o dimostra che non gli piace il mudrá, questo sarà un
avvertimento all’istruttore a prendere coscienza che non sta riuscendo ad
insegnare bene questo anga.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“PRIMO ANGA: MUDRÁ − GESTO DI RIFLESSO FATTO CON LE MANI. I mudrá sono
usati nello Yôga come chiavi, accessi o codici per penetrare in determinati settori
dell’inconscio collettivo.
Innanzitutto facciamo il tradizionale Shiva mudrá. Gli uomini appoggino il dorso
della mano destra sul palmo della mano sinistra. Le donne, il dorso della mano
sinistra sulla mano destra. E i palmi girati verso l’alto, appoggiati sulle gambe o i
piedi, a seconda della posizione nella quale sei seduto. Concentra tutta la tua
attenzione su questa posizione delle mani. Questo mudrá apre uno stato di
ricettività in cui ricevi quest’eredità millenaria. Le mani a conchiglia simboleggiano
la tua disposizione ad accogliere in quel calice gli insegnamenti dei Maestri
dell’antichità che sono arrivati fino a noi grazie al lavoro di coloro che si sono
dedicati a questo nobile ideale. Shiva è stato il creatore dello Yôga, perciò il primo
yôgi e Maestro di tutti gli altri. Assumiamo il “gesto di Shiva”, perché vogliamo
identificarci con l’origine prima dello Yôga più autentico.
Passa adesso al prônam mudrá, unendo i palmi delle mani e portandoli davanti
al petto. Questo gesto rappresenta un saluto reciproco tra di noi e stabilisce
l’inizio formale della nostra pratica, liberando lo stato di Yôga dentro di noi.
Cerca di viverlo pienamente e profondamente.”

AVVERTENZA ETICA
Molte persone in buona fede adottano un nome mistico, ma questo deve essere
evitato, perché dà un margine all’imbroglio. Se vuoi fare un’inchiesta sul
carattere e sul passato di un professionista e lui utilizza un nome fittizio, le sue
frodi non compariranno nella fedina penale. Tale verifica non è possibile se lui ha
adottato uno pseudonimo (pseudo = falso).
Un altro problema è dato dal fatto che le persone non conoscono il significato di
questi nomi. Una volta, un istruttore ha assunto il nome di Maitrêya. Ora, questo
nome designa l’Avatar, l’Incarnazione Divina dell’Era dell’Acquario, qualcosa
come Buddha o Cristo. Davvero i suoi discepoli e la Stampa sanno che lo stanno
chiamando Cristo? Perciò, se incontri qualche professionista del ramo che usa
un nome finto, chiedigli sempre il suo vero nome.
Lo Yôga è una filosofia perfetta, esercitata da persone imperfette.
Maestro De Rose

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M AESTRO DE ROSE
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SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI VALUTATI
DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

Questo è il nostro pubblico: gente giovane, bella, intelligente, colta e gioiosa.

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Pújá
Un’offerta, un dono.
Energia, vibrazione.
Sentire, pensare.
Shiva, Bhávajánanda
e coloro che li hanno succeduti
attraverso i millenni, fino ad oggi.
Chi offre, si collega.
Chi dà, riceve molto di più.
L’allegria di colui che dà,
il cuore leggero e felice,
sintonizza, empatizza, assimila,
assorbe e viene assorbito per
simbiosi.
La retribuzione al Creatore dello
Yôga, agli ancestrali,
al Maestro e all’istruttore:
onore, culto, adorazione
come sono venerati i genitori, la
Patria e gli uomini saggi.
Questo è pújá!
PÚJÁ
RETRIBUZIONE DI ENERGIA

Pújá può avere vari significati. Offerta, onore o retribuzione di energia


o di forza interiore. Sono queste le forme per le quali facciamo
riferimento al pújá nella stirpe Dakshinacharatántrika-
Niríshwarasámkhya Yôga. Ma il termine può significare anche
adorare, rendere culto, venerare, onorare, riverire.
Così, se stai seguendo una corrente di Yôga Vêdánta, il termine pújá
potrà avere una connotazione totalmente diversa da quella di una
Scuola di Yôga Sámkhya (ancor di più se è Niríshwarasámkhya).
Perché nel Sámkhya più antico, preclassico, pújá ha un senso
naturalistico di sintonizzazione con gli archetipi, nella linea Vêdánta
medievale, invece acquista un’interpretazione spiritualistica e anche
religiosa.
Un buon esempio del pensiero naturalistico è il brano della poesia di
Fernando Pessoa:
Se Dio è i fiori e gli alberi
E i monti e il sole e il chiarore lunare,
Allora credo in lui.
Ma se Dio è gli alberi e i fiori
E i monti e la luce della luna e il sole,
Perché lo chiamo Dio?
Lo chiamo fiori e alberi e monti e sole e chiar di luna.
MAESTRO DE ROSE 113

V A RI E T À DI P ÚJ Á
Il concetto di pújá ha due divisioni: báhya pújá (esterno, espresso con
offerte materiali) e manasika pújá (interno, manifestato attraverso la
mentalizzazione e atteggiamento interiore).
Per realizzare il báhya pújá, tradizionalmente, si raccomandano cinque
oggetti materiali: frutta, fiori, tessuti, incenso e denaro. A seconda del
Maestro, una o più di queste forme di offerta possono non esser ben
accettate, perciò informati prima di agire impulsivamente, come mi è
successo in India, quando ero giovane, nel caso che ho raccontato nel
libro Yôga, Mitos e Verdades. Malgrado queste cinque forme di pújá
tradizionali, attualmente è comune per un indiano medio offrire al
Maestro semplicemente una scatola di dolci! In Occidente, un tipo di
offerta che ogni istruttore apprezza sono dei brani che possa usare per
coreografie, meditazione, rilassamento e lezioni in generale. In verità,
non importa quale sia la tua offerta. Ciò che importa è il sentimento,
l’intenzione e l’intensità con i quali il pújá è fatto. Partendo da questo,
possiamo dire che esiste un numero infinito di varianti, sia di báhya
pújá, sia di manasika pújá.
Nella pratica regolare dello Yôga si usa di più il manasika pújá,
riservando il báhya pújá per le circostanze cerimoniali, sociali e
festive. In Oriente, queste occasioni sono molte. Mentre in Occidente,
si riducono a poche quali compleanni, giorno del Maestro, Natale,
inaugurazione di un nucleo, conclusione di un corso o di un evento,
ecc. Una modalità chiamata chakra pújá può essere fatta per
commemorare la formalizzazione di un rapporto affettivo di una
coppia di yôgin di linea tantrica.
Il manasika pújá si esegue con profonda concentrazione e
visualizzando linee, raggi o fasci di luce che partono dal cuore del
praticante o del discepolo (a seconda del grado di identificazione) in
direzione del Maestro, avvolgendolo ed impregnandolo con l’energia
di tenerezza, amore, lealtà e sostegno di colui che trasmette il pújá.
La visualizzazione avrà molto più valore se sarà potenziata da un
sentimento vero, onesto ed intenso. Questa luce può essere
visualizzata con il colore giallo-oro, diafano e brillante, come sono di
solito i fasci di luce, o può prendere le caratteristiche cromatiche di

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M AESTRO DE ROSE
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ciò che si vuole trasmettere: se è salute fisica e vitalità, luce arancione;


se è la salute in generale con la riduzione dello stress, verde chiaro; se
è pace e serenità, luce blu celeste; se è affetto, rosa; se è per aiutare un
superamento karmico, viola.
Però, non serve a molto visualizzare colori o mentalizzare situazioni
positive se non ci mettiamo all’opera. Sarebbe come quelle persone
che pregano perché la vita migliori, per avere più soldi, per superare
gli esami all’università, ma non fanno niente perché ciò accada –
sperando di guadagnare i soldi senza lavorare, o superare gli esami
senza studiare. Ad esempio, nel pújá al Maestro, come parte oggettiva
dello stesso, è necessario realizzare azioni effettive e concrete a favore
dell’opera e della persona del Maestro.
Nella pratica ortodossa dello SwáSthya Yôga si utilizzano per
convenzione quattro segmenti di pújá:
1) Bhavana pújá - al luogo che accoglie i praticanti e che rimane
impregnato di forze positive;

2) Guru pújá - all’istruttore che ministra la pratica in corso,


rappresentante di Shiva;
3) Satguru pújá - al Maestro vivente del nostro lignaggio più
anziano, che trasmette a lui la forza di Shiva;
4) Shiva pújá - al creatore dello Yôga.
Nella pratica eterodossa, il pújá può subire alcuni piccoli adattamenti,
sempre che si abbia l’autorizzazione del suo Supervisore.
A COSA SERVE IL P ÚJ Á ?
La funzione del pújá è di stabilire una corrente di sintonia tra
discepolo e Maestro e, subito dopo, realizzare energeticamente il
fenomeno dei vasi comunicanti: quello che ha di più, lascia fluire a
quello che ha di meno. Colui che ha più forza e conoscenza è il
Maestro. Però, secondo la Legge Naturale di Azione e Reazione, se il
discepolo assume l’atteggiamento vampiresco e parassitario di chi
vuole soltanto ricevere, si crea un campo di forza, di reazione, che
blocca tutto. D’altra parte, se il discepolo ben educato cerca di

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MAESTRO DE ROSE 115

mandare una offerta di buone vibrazioni e immagini al suo Maestro, si


crea un campo di forza favorevole all’identificazione tra i due,
conseguentemente, avviene un flusso di ritorno verso colui che ha
fatto l’emissione originaria.
Ma, attenzione: non si fa pújá con secondi fini, per ricevere il
beneficio del ritorno di energia. Questo sarebbe lo strascico di una
educazione religiosa deturpata, dove la persona quasi sempre prega
per chiedere qualcosa, invece di manifestare il comportamento più
degno che sarebbe quello di pregare per offrire qualcosa.
A CHI SI FA IL PÚJÁ
Si può fare un pújá ad un luogo consacrato, ad una persona consacrata,
o ad una egregora, cioè, ad una entità gregaria, l’essere archetipico che
polarizza e raggruppa un nucleo di individui.
Tra le persone, il pújá si fa soltanto nella direzione ascendente, ossia,
dall’inferiore al superiore gerarchico. Così, un devoto può fare pújá
alla sua divinità, un figlio può fare pújá a suo padre o a sua madre, e il
discepolo al Maestro, ma non il contrario. Nel chakra pújá gli invitati
alla cerimonia offrono un pújá alla coppia perché, in quel momento,
essa rappresenta Shiva-Shaktí.
Come in tutte le cose dell’induismo, riguardo al pújá vi sono opinioni
varie e discrepanti. In alcune regioni e in determinate scuole, il pújá
cambia nome e in tal modo si intende che esso non possa essere
rivolto ad un Essere Umano, ma soltanto all’Essere Divino. Altre
scuole di pensiero ribattono dicendo che l’Essere Divino si trova
dentro ogni Essere Umano, perciò, il pújá può essere fatto al Maestro.
Se ci dovessimo attenere alla teorizzazione e alla filosofia speculativa,
entreremmo in una discussione senza fine.
L’importante è che il praticante sappia che il pújá fa parte
dell’etichetta e delle buone maniere yôgi (consultare il libro Boas
Maneiras no Yôga, di questo autore). Qualsiasi sia la tua origine,
casta, credo o posizione sociale, prima di ogni altra cosa deve aver
luogo un pújá. Il pújá è un previo ringraziamento per ciò che ancora
deve essere fatto. È un “grazie” detto dall’allievo prima della lezione,
appena arriva in classe. È la mela che il bambino offre
spontaneamente alla sua professoressa.

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L A M A N C A N ZA DEL PÚJÁ
La mancanza del pújá danneggia il praticante, dal momento che
l’energia posseduta dell’istruttore non è inesauribile tanto da
permettergli di ministrare tante lezioni e continuare con forza ad
irradiare magnetismo nei suoi pupilli. È grazie all’energia offerta
precedentemente dal gruppo che l’istruttore opererà. Lui processa e
riflette la forza di ritorno ai suoi allievi sotto forma di una lezione
migliore, più potente, più dinamica, più magica e più alchemica.
La mancanza del pújá può danneggiare severamente anche l’istruttore.
Dopo tutto, quando gli Antichi elaborarono il pújá come parte
fondamentale della pratica dello Yôga, sapevano quel che stavano
facendo. Con quale arroganza i contemporanei decidono che questo
non è importante e lo sopprimono!?
Gli istruttori di Yôga occidentali hanno il complesso di Dio. Pensano
di essere immortali, che le loro energie sono inesauribili e che
possono insegnare Yôga per degli anni, dando, dando sempre, senza
mai esaurirsi. La sindrome della divinità è così acuta che molti
professionisti, oltre a non insegnare il pújá ai loro allievi, scelgono
pure i più deboli e carenti di energia per lavorare con loro, a volte, in
maniera esclusiva: sono coloro che rivolgono il loro insegnamento
specificamente agli anziani e agli ammalati! Non dobbiamo stupirci
che questo tipo di istruttore finisce per avere seri problemi di salute.
Innanzitutto, diventa nevrastenico con sintomi psicotici. Nella seconda
fase, somatizza malattie che ha assorbito a causa dell’interferenza con
il karma dei suoi allievi perché non ha applicato il dispositivo di
sicurezza che i Maestri Ancestrali ci hanno fornito – il pújá. E, infine,
muoiono presto, esauriti.
Si osservi che nella nostra Scuola, che utilizza il pújá, in più di 40
anni non c’è stato nessun decesso. Considerando che siamo circa 200
Unità in Brasile, più di 30 in altri paesi e migliaia di istruttori, siamo
di fronte ad un dato statistico che merita di essere studiato.
E ci sono anche delle spiegazioni sul perché i nostri istruttori di Yôga
hanno più salute e vivono più a lungo degli altri? Certamente: perché
usiamo la tecnica chiamata pújá e siamo di linea tantrica, che
valorizza il corpo, la salute, il piacere e questo miracolo che è la vita.

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MAESTRO DE ROSE 117

Siccome, da quando lo SwáSthya Yôga fu introdotto in Brasile, negli


anni 60 del secolo XX, nessuno dei nostri istruttori è passato dall’altra
parte della vita16, si è creato un detto sulla causa mortis di un
istruttore di SwáSthya. Dicono che un istruttore di SwáSthya Yôga
muore soltanto dal ridere!
A proposito, visto che siamo in un clima rilassato, vale la pena ricordare
che il pujante, in portoghese, significa possente, che ha grande forza; e
che pujar, vuole dire superare! Non è una simpatica coincidenza?
Sapendo che il sanscrito ha influenzato etimologicamente la maggior
parte delle lingue moderne, possiamo anche supporre che sia avvenuta
qualcosa di più di una semplice coincidenza. La semantica mostra che
molte parole delle lingue moderne provengono da termini greci o latini,
molti dei quali, a loro volta, hanno avuto probabilmente origine nel
sanscrito. Ad esempio, la parola dente, dal sanscrito danta; acagiù, da
kaju; dea, da dêví; due, da dwa; nove, da nava; naso da naságra; nome,
da nama; e ancora:
• ignis (latino), da agni, fuoco;
• gnose (greco), da gnana o jñána, saggezza;
• man (inglese), da man, pensare;
• tri (dal greco e dal latino) e three (dall’inglese), da tri, tre;
• penta (greco), da pañcha, cinque;
• genou (francese), da jánu, ginocchio;
• sept (francese), da sapta, sette; ecc.
BHÁVA
Bháva significa sentimento, condotta, amore, inclinazione della
mente. È la riverenza o il sentimento profondo, intenso, che potenzia e
dinamizza la forza della tecnica. Senza bháva, il pújá non è pújá, il
mantra non è mantra, e così via: lo Yôga non è Yôga.
CHAKRA PÚJÁ

16 Dati del 1998.

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CERIMONI A DI C O N S A C R A Z I O N E P R E N U Z I AL E NELLO SWÁSTHYA YÔGA

La solennità descritta qui sotto non è vincolata a nessun credo o


religione. Si tratta di una cerimonia di carattere sociale e festivo.
Può essere presieduta soltanto dal Maestro con il più alto grado
gerarchico.
La coppia si siede su di una coltre per terra o su di un palco al centro
del recinto scelto per dare luogo al chakra pújá. Tra i nubendi, un
tessuto bianco. Sul tessuto si trovano fuoco, incenso e fiori bianchi.
Intorno, gli invitati iniziati si dispongono preferibilmente in cerchio o
semicerchio, se lo spazio lo consente. Fuori dal cerchio si siedono gli
eventuali invitati non iniziati. I testimoni devono essere per forza
yôgin.
Dopo una breve prelezione, il Maestro officiante da inizio alla
cerimonia intonando mantra allegri (vocalizzazioni in sanscrito) con
battito di mani, ciò che dà alla cerimonia un’atmosfera rilassata.
Terminati i mantra, tutti rivolgono le loro mani verso la coppia,
inviandogli auguri di tenerezza duratura, comprensione, assenza di
possessività, rispetto per l’individualità e autentica solidarietà.
Sotto il comando del Maestro officiante, gli invitati cominciano a
vocalizzare il mantra ÔM continuo, semi sussurrato, affinché tutti
possano sentire tutte le parole che verranno pronunciate.
I due stendono le mani sul fuoco per purificarle e renderle degne di
toccare il compagno.
Di seguito, ognuno tocca leggermente le labbra dell’altro con le dita
indice e medio, dicendo:
– Che le tue labbra pronuncino soltanto parole di amore e
comprensione.
Dopo, ognuno tocca le orecchie, destro e sinistro del compagno (in
quest’ordine), dicendo:
– Che le tue orecchie sentano da me soltanto parole dolci e vere.
Per ultimo, ognuno tocca l’ájña chakra dell’altro, dicendo:

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– Che i tuoi occhi vedano soltanto la tenerezza che c’è in tutti i miei
atteggiamenti.
La Shaktí fa un prônam mudrá che è avvolto in un prônam mudrá
dalle mani dello Shákta. Il Maestro Officiante trasmette il suo kripá
alla coppia. Si conclude il mantra ÔM continuo.
Il Maestro Officiante riceve dalle mani dei testimoni una colomba
bianca che possa volare. La coppia tocca la colomba per trasmettere il
suo affetto. Il Maestro dichiara:
– Che l’Amore e la Libertà siano il più grande patrimonio
dell’unione che adesso si formalizza.
Di seguito libera la colomba. Allo stesso tempo, segue una esplosione
di applausi, manifestazioni di giubilo e di congratulazione da parte di
tutti i presenti.

Alla fine di ogni capitolo, ritorna e leggi tutto da capo, prestando


maggior attenzione alle annotazioni che hai fatto nel corso della
prima lettura. Non avere fretta di finire questo libro. Assaporalo con
soddisfazione.

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ORIENTAMENTO PER GLI ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIA IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE IL PÚJÁ


Il pújá è una delle parti più incomprese dagli istruttori occidentali. Molti non lo
utilizzano e perciò pagano un pesante dazio nei confronti della propria salute fisica e
mentale. Il pújá si fonda su leggi naturali e su principi strettamente tecnici,
estremamente logici di protezione della salute dell’istruttore e anche dell’allievo
stesso. Quando inviamo una certa quantità di forza in una direzione, creiamo una
reciprocità, un ritorno e una identificazione. Quando il praticante fa un pújá al suo
istruttore e al suo Maestro, genera un’empatia che lo aiuterà nel suo discepolato.
Dall’altra parte, crea un blindaggio contro sentimenti inferiori, con i quali, istruttore e
discepolo, non siano sintonizzati. Un noto istruttore di yoga (pronunciato con la ò
aperta), autore di diversi libri, è diventato vulnerabile, si è ammalato ed è morto
vittima delle mentalizzazioni dei suoi nemici, perché non faceva pújá. Interpretata da
un punto di vista spiritualistico, questa protezione può acquisire una connotazione
mistica, cosa che non vogliamo. Alcuni nuovi allievi, applicando questa
interpretazione si confondono manifestando delle riserve nel praticare il pújá. Tocca
all’istruttore chiarire ai principianti che non c’è niente di mistico né di spirituale nella
pratica del pújá, e che il suo meccanismo è biologico, anche per quello che riguarda
l’inconscio collettivo, il quale, nello SwáSthya, crediamo che si trovi nel DNA.

COSA FARE
Per dirigere un buon pújá, è fondamentale che l’istruttore sia in perfetta empatia con
il suo Maestro, che abbia molto bháva e sappia esternarlo attraverso una
espressione verbale chiara ed entusiasmante. Per questo l’istruttore deve essere
colto per poter esprimersi bene. È tramite una buona espressione verbale, mettendo
i punti nelle parole giuste, che l’istruttore carismatico riesce a catalizzare i suoi allievi,
svegliando in loro un sentimento vero, intenso o quantomeno sufficiente per aprire le
chiuse archetipiche che desideriamo.
Mantieni gli occhi aperti. Sii padrone di te stesso, convinto di ciò che stai facendo,
convinto dell’importanza degli effetti del pújá e dell’imprescindibilità di questa risorsa
per stabilire una sintonia con i Maestri del nostro lignaggio.

COSA NON FARE


Non parlare troppo. In una lezione per principianti, il mudrá e il pújá devono essere
eseguiti in circa due minuti. Infatti, in India non c’è bisogno di dire quasi niente,
perché le persone già hanno la tradizione del pújá incorporata nella propria
educazione. In Occidente, dobbiamo spiegare un po’ di più ai nostri praticanti. Però,
non infastidirli con inutili vaniloqui.

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Non assumere un atteggiamento in modo affrettato, e neanche un tono di voce


eccessivamente impostato. Usa un vocabolario semplice e sincero. Non rimanere
troppo serio. Lo SwáSthya Yôga deve trasmettere allegria e felicità.

Suggerimento
Se l’allievo dichiara o mostra di non gradire il pújá, questo sarà un avvertimento
affinché l’istruttore prenda coscienza che non sta riuscendo ad insegnare bene
questo anga.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“2º ANGA: PÚJÁ – RETRIBUZIONE DI ENERGIA. Così com’è stato fatto in India per
decine di secoli, diamo inizio alla solennità dei quattro saluti iniziali.
Il pújá è la parte più importante della pratica, perché dà luogo all’identificazione con
gli archetipi attraverso l’istruttore che è più vicino e che è il portatore di questa
preziosa tradizione millenaria.
Il praticante con più esperienza prende molto sul serio questo saluto, perché ne ha
già sentito gli effetti. Ha già potuto paragonare la differenza tra la pratica nella quale
è riuscito a fare un buon pújá ed altre nelle quali non lo ha fatto. Se lo esegui
correttamente, ti porterà benefici proporzionali al tuo impegno.
Prima parte del pújá – viene fatta al luogo della pratica. Immagina lo spazio vitale
intorno al tuo corpo, con la forma di una campana luminosa. Visualizza che diventa
di un arancione brillante e che si spande, impregnando tutto l’ambiente con una forte
vibrazione di allegria, salute, prosperità, affetto ed energia. Senti che questa
immagine stabilisce sintonia con i nostri compagni di SwáSthya Yôga vicini o lontani
nello spazio e nel tempo. Osserva le campane energetiche di tutti i Maestri e
discepoli che praticano questo tipo di Yôga fondersi in una sola, stabilendo una
corrente protettrice indistruttibile, di solidarietà, coesione, amicizia e unione tra tutti
noi. Sia questa Casa sempre un riferimento di un lavoro serio e onesto. Da oggi in
poi saremo più uniti.
Seconda parte del pújá – all’istruttore che conduce la pratica. Quando la pratica è
diretta personalmente da un istruttore è a lui, che è davanti alla classe, che si deve
offrire questo pújá. Nel caso di una pratica registrata, dobbiamo indirizzare l’offerta a
chi l’ha registrata, con lo scopo di stabilire sintonia con quest’istruttore. In entrambi i
casi, immagina dei raggi di luce arancione che dalle tue mani, dal plesso solare e dalla
fronte partono in direzione dell’istruttore. Rafforza la ferma intenzione che questi raggi
di luce lo avvolgano con salute, vitalità, amore, felicità e auspici di longevità.
Terza parte del pújá − al Maestro più antico del nostro lignaggio. Come gli scalini di
una scala, i gradi del pújá si succedono per condurre il praticante sempre più vicino
alle origini dello SwáSthya Yôga. Tramite il tuo istruttore, in questo momento tu
raggiungerai il Maestro vivo più antico del nostro lignaggio. Immagina che dal tuo
cuore parte un fascio di luce dorato che avvolgerà il Maestro, trasmettendogli forza,
allegria e molto amore. Praticando senza la sua presenza fisica, immagina il volto o il
nome del Maestro. Come parte obiettiva del pújá, a partire da oggi realizza azioni
effettive e concrete a favore dell’opera e della persona del Maestro.

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Quarta parte del pújá – a Shiva, il creatore dello Yôga, l’uomo che è vissuto
nell’antichità e al quale dobbiamo questa eredità culturale. Offriamo a Shiva il nostro
impegno di preservare e disseminare lo Yôga Antico, insegnandolo al maggior
numero possibile di persone; offriamo il nostro cuore pieno di sincerità ed
entusiasmo; e offriamo i mantra che faremo di seguito.” (In questo caso, ovviamente,
dovranno essere mantra shivaisti.)

AVVERTENZA ETICA
L’ istruttore di Yôga deve essere una persona onesta e il suo lavoro deve ispirare
serietà. Infatti il pubblico non vede di buon occhio l’istruttore di Yôga che ha a che
fare anche con altre materie presumibilmente simili. Sia il Codice dell’Etica dello
Yôgin sia il Contratto di Supervisione Professionale dell’Unione Internazionale di
Yôga condannano espressamente il miscuglio e lodano la specializzazione. Tutti
abbiamo la corresponsabilità di vigilare sulla purezza dello Yôga altrimenti una
disciplina che dura da 5.000 anni non sussisterà altri 50!
La legge del karma esiste. La mancanza di lealtà verso il Maestro ti costerà un
pesante tributo karmico, dal quale non esiste modo di sottrarsi. La lealtà è la linea di
forza che porta all’istruttore la saggezza e il potere degli yôgi ancestrali. Taglia
questa corrente e rimarrai solo, vulnerabile, oscuro, detestato ed isolato da tutti i
Maestri del passato e del presente.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

• PÚJÁ – A FORÇA DA GRATIDÃO, DEL MAESTRO SÉRGIO


SANTOS.
• LEGGI I LIBRI DI SRÍ SWÁMI SIVÁNANDA, SPECIALMENTE IL
TANTRA YÔGA.
• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI VALUTATI
DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

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MAESTRO DE ROSE 123

Mantra
Suono sacro, ritmo, parola di potere.
Verbo capace di catalizzare mente in materia,
emozione in azione!
Vibrazione che trasmuta,
evolve e metamorfosa.
Suono della natura sottile.
Suono cosmico che potenzia.
Suono che, prodotto dallo yôgin, tutto armonizza.
Suono che scuote il tuo interno
e riorganizza le tue molecole.
Suono che genera risonanza nel tuo cuore e fa
diventare la tua anima profondamente leale.
Questo è mantra!

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MANTRA
VOCALIZZAZIONE DI SUONI ED ULTRASUONI

Mantra si può tradurre come vocalizzazione. È composto dalla radice


man (pensare) + la particella tra (strumento). Una tale costruzione
semantica è significativa, visto che il mantra viene molto utilizzato per
raggiungere la “soppressione dell’instabilità della coscienza”,
chiamata intuizione lineare o... meditazione!
Il Mantra può essere qualsiasi suono, sillaba, parola, frase o testo, che
abbia un potere specifico. Però, è fondamentale che appartenga a una
lingua morta, nella quale i significati e le pronunce non subiscano
l’erosione dei regionalismi, mode e altre alterazioni risultanti
dall’evoluzione della lingua viva.
Trattandosi di Yôga, soltanto l’idioma sanscrito è accettato. Da esso
furono tratti i mantra del nostro repertorio. E non si deve mischiarli ai
mantra di altre lingue o di altre tradizioni, per evitare il triste e celebre
scontro di egregore.

PERCHÉ P R A T I C A RE I L M A NT RA

Esistono mantra per facilitare la concentrazione e la meditazione,


mantra per dare serenità e per dare energia, per addormentarsi e per
svegliarsi, per aumentare il fiato e per educare la dizione, per
sviluppare i chakra e risvegliare la kundaliní, per migliorare la salute e
addirittura per uccidere in casi estremi di autopreservazione dello
MAESTRO DE ROSE 125

yôgi17, quando si sente attaccato. Leggi a riguardo nel nostro libro


Yôga, Mitos e Verdades il caso del vecchio saggio che, per difendersi,
avrebbe ucciso un facinoroso in India, soltanto emettendo un mantra.
Nella pratica basica dell’ády ashtánga sádhana, il mantra viene
utilizzato per applicare la vibrazione di ultrasuoni nella liberazione
delle nádí, che sono i meridiani nei quali il prána circola nel nostro
corpo fisico energetico. Nella maggior parte delle persone le nádí sono
ostruite da cattive abitudini alimentari che le ingorgano nello stesso
modo delle arterie, e anche da cattive abitudini emotive, dando sfogo
ad una enorme varietà di sentimenti inferiori, pesanti e viscidi.
Per sviluppare i chakra, i mantra agiscono per risonanza. È lo stesso
fenomeno che si osserva quando accordiamo due strumenti a corda e
dopo, suonando uno di loro, l’altro, lasciato ad una certa distanza,
suona da solo, per simpatia. Allo stesso modo se riusciamo a
riprodurre gli ultrasuoni che hanno a che fare con l’accordatura dei
chakra, essi reagiscono a questo stimolo.
Secondo la Fisica, la risonanza ha una tale forza che una truppa non
deve attraversare un ponte marciando. Se lo fa, il ponte può crollare,
come è già avvenuto molte volte. Ogni militare sa questo, ma pochi
sanno che tale procedura è intimamente legata all’arte dei mantra.
Siccome non riusciamo a sentire gli ultrasuoni, i Maestri del passato
hanno creato determinati suoni che hanno la proprietà di riprodurli
simultaneamente, come se gli ultrasuoni accompagnassero il vacuo dei
suoni udibili. Così, le persone comuni acquisiscono la capacità di
emettere vibrazioni che agiscono nelle aree recondite della nostra
fisiologia pranica.
Non serve leggere i mantra scritti, anche sulle righe musicali. È
necessario sentirli attentamente e cercare di riprodurli esattamente allo
stesso modo. È necessario che un Maestro con esperienza li ascolti e li
corregga, finché i mantra diventino precisamente corretti.

17 Non scrivere mai yogui o yogue. Sono forme sbagliate.

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M AESTRO DE ROSE
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Perciò, in India, alcuni Maestri di mantra si infuriano quando gli


occidentali gli chiedono con quale nota musicale questo o quel mantra
deve essere fatto.
– Il Mantra non è musica! – Vociferano loro, a ragione.
Stando così le cose, è bene sapere che LAM agisce nel múládhára
chakra, che VAM agisce nello swádhisthána, RAM nel manipura, YAM
nell’anáhata, HAM nel vishuddha e ÔM nel ájña e nel sahásrara, ma ciò
non risolve assolutamente niente, se il praticante non ha un Maestro
che, oltre ad intonarli, sia anche disposto a correggere la
vocalizzazione.

TIPI D I MA N T R A

Kirtan
Significa cantico. Kirtan è il mantra che ha varie note musicali, diverse
parole e una traduzione. Kirtan è un mantra estroversore, di azione più
psicologica che fisiologica, ed è meno potente del japa.
Japa
Significa ripetizione. È “goccia a goccia s’incava la pietra”. Il japa
ideale ha soltanto una nota musicale, una sola parola, una sillaba
soltanto e, preferibilmente, nessuna traduzione. Tuttavia, si può
eseguire un kirtan al posto di un japa. Per questo, si aggiunge una
ripetizione intensiva. Non sarà un japa perfetto, ma può essere
classificato come japa senza rischio di sbagliare. Japa è un mantra
introversore, che agisce più fisiologicamente che psicologicamente, ed
è molto più forte del kirtan.
Bíja
Significa seme. È una specie di japa con la funzione specifica di
sviluppare i chakra. Ogni chakra ha il suo suono-seme, il suo bíja
mantra, che scatena l’attivazione tramite risonanza, attraverso una
esauriente ripetizione. Attenzione: un mantra pronunciato in modo
sbagliato produce effetti imprevedibili. Un noto insegnante profano di
yoga a Rio de Janeiro, che ha fondato una associazione brasiliana di
professori di yoga, è morto a causa di un mantra fatto male: ha

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MAESTRO DE ROSE 127

utilizzato ripetutamente in maniera sbagliata il suono PAM, al posto di


YAM, che è il bíja corretto dell’anáhata chakra. La conseguenza è stato
un attacco cardiaco. Sfortunatamente il suddetto professionista ha
insegnato il mantra sbagliato a molta gente... persone che non
leggeranno mai queste pagine e che trasmetteranno questo bíja
sbagliato! Abbiamo già conosciuto decine di insegnanti che hanno
imparato dallo sfortunato signore e che ora stanno trasmettendo il
mantra sbagliato a centinaia di altre persone, anche tramite libri! Da
questo puoi valutare la responsabilità di chi insegna e l’importanza di
essere un istruttore formato, supervisionato e convalidato. Un istruttore
di Yôga non abilitato è un vero sieropositivo disinformato, che
contamina la popolazione.
Siccome è molto potente, non si insegna il bíja mantra ai principianti.
Raccomandiamo anche che i bíja siano utilizzati soltanto in stretto
equilibrio proporzionale, anche se è ammesso caricare un po’ di più in
quelli dei chakra superiori. Tuttavia, mai trascurare di vocalizzare i
chakra inferiori, come consigliano certi libri di autori spiritualistici, con il
timore, secondo loro, che il praticante possa sviluppare la sessualità!
È importante, ancora, che lo yôgin osservi l’alimentazione prevista
dallo Yôga per potersi dedicare allo sviluppo dei chakra tramite i bíja
mantra.
Vaikharí mantra
Vaikharí significa vocalizzato, verbalizzato o pronunciato. Proviene dal
termine vák, parola. Designa qualsiasi mantra udibile. In questa categoria
ci sono diverse gradazioni, dal mantra vocalizzato ad alto volume (che ha
meno forza), fino a quello sussurrato (questo, di quelli pronunciati, è il
più forte). Il mantra verbalizzato ha meno potere di quello mentalizzato,
però, è quello che lo studente deve utilizzare nei primi tempi affinché il
Maestro possa ascoltare e correggere la pronuncia. Oltre a questo, è più
facile per il principiante concentrarsi con minore dispersione se esegue i
mantra che può sentire. Il mantra mentale, manasika mantra, esige molta
più concentrazione.
Manasika mantra

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Manasika (pronuncia manássika) significa mentale. Proviene dal


termine manas (pronuncia manáss), mente. È la modalità più potente
dei mantra. Non importa se la pratica è kirtan, japa o bíja mantra.
Eseguendolo mentalmente diventa molto più efficace. Perché,
verbalizzando, vibriamo l’aria. Mentalizzandolo, vibriamo il pensiero.
Questo è, di sicuro, più potente dell’aria. Il manasika permette anche
allo yôgin di praticare il mantra in un ritmo e velocità impronunciabili
a causa dei limiti del nostro apparato fonatorio, ma perfettamente
possibile per una mente allenata. Shivánanda raccomanda di eseguire
il mantra ÔM 400 volta al minuto.
Saguna mantra
Saguna significa con attributo. Designa i mantra con traduzione e
alludono a qualcosa che può essere visualizzato. Per esempio: ÔM
namah Shivaya (si può visualizzare Shiva); ÔM jay Gangá, Srí Gangá,
ÔM jay (si può visualizzare il fiume Gange); etc.
Nirguna mantra
Nirguna significa senza attributo. A questa categoria appartengono i
mantra che sono astratti e non fanno riferimento a nessuna persona o
oggetto visualizzabile. Per esempio: ÔM, LAM, KLIM, ecc.
Malgrado l’ÔM abbia una grafia particolare che ricorda il numero 30,
( ) questo simbolo è soltanto una sillaba con le lettere ô e m (au e m),
scritte nell’alfabeto dêvanágarí – o un altro ancora più antico.
Likhita mantra
Likhita significa scritto. È il mantra scritto. Generalmente tale
designazione si verifica quando lo yôgin esegue molte volte lo stesso
mantra per scritto, come se lo stesse facendo verbalmente. Shivánanda
era solito riempire fogli e fogli di carta con l’ÔM. Questa pratica è
anche utilizzata per perfezionare la calligrafia del dêvanágarí,
specialmente per gli occidentali.
Kriyá e bháva del mantra
Kriyá significa attività e designa la parte meccanica dell’emissione del
suono. Bháva significa sentimento, condotta, amore, inclinazione

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della mente e designa la componente emotiva che conferisce forza al


suono.
Vocalizzando l’ÔM, evita di ripeterlo tre volte. Questo appartiene a un
insegnante profano. Raramente lo sentirai così da un istruttore
formato. Molto più raramente lo sentiremmo in India. In venti anni
frequentando le migliori scuole di Yôga di quel paese, ho sentito solo
una volta l’istruttore emettere l’ÔM tre volte: lui stava facendo lezione
ad un gruppo di turisti di yoga occidentali!
L’effetto delle tecniche è cumulativo. Quando eseguiamo un mantra,
dobbiamo generare un ritmo tramite la ripetizione. Evita il
procedimento pro forma, che consiste nell’eseguire soltanto tre volte,
per liberarsi e poter terminare.
Japa con bíja mantra
Una maniera interessante di praticare il japa è farlo con i bíja mantra
dei chakra (LAM, VAM, RAM, YAM, HAM, ÔM) ripetendoli in ordine
ascendente, ognuno una volta, di seguito due volte ognuno, dopo tre
volte ognuno e così successivamente fino a sei volte ognuno. Dopo di
che, in ordine inverso, cinque volte ognuno, quattro volte ognuno, fino
ad arrivare ad una volta ognuno.
Quando riuscirai fare una serie di: 1+1+1 + 2+2+2 + 3+3+3 + 4+4+4
+ 5+5+5 + 6+6+6 + 5+5+5 + 4+4+4 + 3+3+3 + 2+2+2 + 1+1+1, avrai
vocalizzato 108 volte ogni bíja mantra e senza perdere il conto.
Un’altra maniera di non perdere il conto è semplicemente utilizzare un
japamálá, un cordone di japa, che ha 108 grani e serve per contare il
numero di ripetizioni.
Rudráksha
Rudráksha significa lacrime di Shiva. È il nome di un seme
considerato sacro dagli indù, utilizzato per confezionare japamálá.
Risulta che abbia un batterio che combatte infiammazioni, infezioni
e altri problemi di salute fisica, così come ha un influsso sulla
dimensione paranormale. Questo batterio sarebbe in uno stato di
sospensione di vita perché si secca, ma tornerebbe a riprodursi
quando inumidito dal contatto con la pelle. Ciò che accade è che

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esso è riverito e i suoi effetti lodati persino in uno Shástra, la


Rudráksha Upanishad.
Málá
Japamálá significa cordone (málá) di japa (ripetizione). Il japamálá è
un cordone con 108 grani di rudráksha o di un altro seme indiano che
ha simili proprietà. Il numero 108 è tradizionale e simbolico. Il
numero 1 è il praticante; l’8 è la pratica, che consiste in otto parti
(l’ashtánga sádhana); e lo zero è la filosofia che integra i due, pratica e
praticante.
Il japamálá viene impiegato come una minuteria, un timer, affinché tu
conti il numero di ripetizioni del mantra, senza perderti. Sembra un
rosario. Ci sono coloro che sostengono che il rosario proviene dal
japamálá. È sbagliato riferirsi al japamálá dicendo che stai portando
un japa. La maniera giusta è dire che stai portando un málá. Il
japamálá funziona anche come un fusibile e capita di rompersi in
momenti di molta tensione, sia essa generata dall’individuo o
proveniente da fuori.
Esistono, ancora, altri tipi di málá, come, ad esempio, il Cordone di
Brahmá e il Cordone di Shiva. Il primo viene portato esclusivamente
dagli indù che nascono nella casta superiore, dei brahmani. Il secondo
è una onorificenza della Scuola Bháva, la cui tradizione gupta vidyá è
seguita dallo Yôga Antico (SwáSthya).

I MÁLÁ JAPAMÁLÁ BRAHMÁMÁLÁ SHIVAMÁLÁ


COLORE Generalmente, Bianco. Nero.
rossastro.
NUMERO DI GRANI 108. Nessuno. Minimo 3, massimo
9.
FILI Cotone. Cotone. Tre fili di lana
intrecciati.
COS’È Un contatore. Distinzione di casta. Una onerificenza.

CHI PUÒ USARLO Chiunque. Soltanto indù nati Chi lo riceve dal
nella casta superiore. Maestro.
COME LO SI PORTA Al collo Incrociando il petto, Incrociando il petto,
da sinistra verso da destra verso
destra, fin sotto la sinistra, fino

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cintura. all’ultima costola.


CIRCOSTANZA Per fare un mantra. Si usa sempre. Si porta soltanto in
circostanze solenni.

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ESEMPI DI MANTRA
I mantra possiedono una melodia, ma non sono musica. Perciò, anche
con uno spartito musicale il praticante non riuscirebbe a dominare le
sue peculiarità. L’ideale è contare su un istruttore formato per dare
una dimostrazione e, dopo, correggere il sádhaka. Nella mancanza di
un istruttore formato, il minimo che si può fare è ascoltare le
registrazioni con attenzione raddoppiata, allenarsi molto e avere buon
senso.

Kirtan:
1. ÔM jay guru.
Srí guru.
ÔM jay.
2. Bhávajánandaji, Bhávajánandaji, Bhávajánandaji jaya,
Bhávajánandaji, Bhávajánandaji, Bhávajánandaji ÔM namaha.
3. ÔM Shiva, ÔM Shaktí, namah Shiva, namah Shaktí.
4. Pátañjali ÔM namah Gurují, Pátañjali ÔM namah Guruji.
5. Hara, Hara, Shankaráchárya.
6. Jaya Krishnaya, jaya Rámakrishnaya, Rámakrishnaya, jaya
Krishnaya jaya.
7. Jaya Guruji ÔM Dê.
8. ÔM Kumara.
9. ÔM namah prêma dêví Guruji ( ou ÔM namah prêma dêva Guruji,
quando vocalizzato da donne.)
10.ÔM namah Kundaliní.
11.ÔM namah Shivaya.
12.Namah Shivaya, namah Shivaya, namah Shivaya. Namah Shivaya,
namah Shivaya, namah Shivaya.
13.Shiva, Shiva, Shiva, Shiva, Shivaya namah ÔM, Hara, Hara, Hara,
Hara, namaha Shivaya.

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14.ÔM namah Shiva, ÔM namah Shivalinga.


15.Shivaya namah ÔM, Shivaya namah ÔM, Shivaya namah ÔM,
namaha Shivaya.
16.Shivaya namah Shiva, Shivaya namah Shiva, Shivaya namah
Shiva, Shivaya namah Shiva
Shivaya namah ÔM namaha Shivaya. Shivaya namah ÔM namaha
Shivaya.
17.Jaya Ganêsha, Jaya Ganêsha, Jaya Ganêsha, pahiman.
Srí Ganêsha, Srí Ganêsha, Srí Ganêsha rakshaman.
18.Ganêsha charanam, charanam Ganêsha.
19.ÔM Shivánanda Guru sat, chit, ánanda.
20.Shivánanda, Shivánanda, Shivánanda pahiman.
Shivánanda, Shivánanda, Shivánanda rakshaman.
21.Hari ÔM, Hari ÔM, Hari, Hari, Hari ÔM.
22.Harê Ráma, Harê Ráma, Ráma, Ráma, Harê, Harê.
Harê Krishna, Harê Krishna, Krishna, Krishna, Harê, Harê.
23.Sita Rám, Rám, Rám, rája Rám, Rám Rám (2x). Narayan,
Narayan, Narayan (2x).
24.Srí Rám, jaya Rám, jaya, jaya, jaya Rám.
25.Chidánand, Chidánand, Chidánanda ÔM (2x). Hara Halamê Ala-
mastasá Chidánanda ÔM (2x).
26.Jaya Guru Shiva, Guru Harê, Guru Ram,
Jagat Guru, param Guru, Sat Guru sham.
ÔM Ádi Guru, Adwaita Guru, Ánanda Guru ÔM
Chit Guru, Chitgana Guru, Chinmaya Guru ÔM.
27.Íshwara, Íshwara, Íshwara Harê.
28.Jaya Shiva, Guru Shiva, jaya Shiva, Guru jaya.
29.Samba Sada Shiva (3x). Samba Shiva ÔM Hara. ÔM Mátá, ÔM
Mátá, ÔM Srí Mátá Jagadambá.
Uma Paramêshwarí, Srí Bhuvanêshwarí, Ádi ParaShaktí Dêví
Mahêshwarí.

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30.ÔM namô, namah Shivaya, namô, namah Shivaya.


31.Gáyatrí Mantra:
ÔM Bhur Bhuvah Swahah, ÔM tat Savitura varênyam.
Bhargô Dêvasya Dhimahi, dhyôyô naha prachôdayatô.
32.Ayôdhya vasi Rám, Rám, Rám,
Dasharata ánandanaram.
Pathita pavana janaki Jivana
Sita mohana Rám.
33.Jaya guru Ômkára, jaya, jaya,
Satguru Ômkára, ÔM.
Brahmá, Vishnu, Sadashiva,
Hara, Hara, Hara, Hara, Mahádêva.
34.ÔM jay Gangá.
Srí Gangá.
ÔM jay.

È importante che l’istruttore sappia ciò che sta insegnando per non
trasmettere nozioni sbagliate, che finiranno per macchiare la buona
immagine del nostro Yôga. Prendiamo come esempio quest’ultimo
mantra. Abbiamo già visto buoni istruttori eseguirlo vocalizzando
l’ÔM jay, Gangá Srí, Gangá ÔM, jay! Ora, detto così, è sbagliato.
Altrimenti, vediamo:
ÔM jay Gangá, significa Salve Gange (il Fiume Gange);
Srí Gangá, Sacro Gange, o Santo Gange;
ÔM jay, salve.
Se i punti fossero sostituiti da virgole nei posti sbagliati avremmo la
seguente traduzione:
ÔM jay, salve;
Gangá Srí, non significa niente;
Gangá ÔM, non è corretto;
jay, salve.
Il nome del Fiume Gange può essere sostituito dal vocabolo Guru, che
significa istruttore, professore o Maestro in qualsiasi disciplina,

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professione che è molto riverita in India, anche se si tratta di un


maestro elementare, di lingue o di musica. Perciò, si ammette che un
professore sia chiamato Srí. D’altronde, questa è una forma comune di
rivolgersi a una persona che abbia una posizione sociale importante o
che si dedichi ad un’opera considerata sacra, come la letteratura, la
poesia, la pittura, la scultura, la musica, la filosofia, ecc. Si usa più o
meno come il Sir in inglese.
Sostituendo Gangá con Guru il mantra diventa così:
ÔM jay Guru.
Srí Guru.
ÔM jay.
L’istruttore che non vocalizza correttamente questo e gli altri mantra,
testimonierà di non averli imparati direttamente da un Maestro, ma da
un libro. O allora, che non ha fatto attenzione. Questo può essere
nocivo nelle circostanze in cui la grafia traslitterata è uguale ma i
fonemi in sanscrito sono diversi.
È il caso del kirtan Srí Rám, Jaya Rám, jaya, jaya, jaya Rám. Non
bisogna confondere la parola Rám con il bíja mantra RAM.
Nell’alfabeto latino si scrive allo stesso modo, però, nell’alfabeto
dêvanágarí si osserva che sono due suoni diversi. Rám è il nome
dell’eroe Ráma, articolato con l’accento hindi, Rám(a). Si scrive con
due lettere: rá + ma. Contraendo la pronuncia della ultima a, si ottiene
Rám (rá-m).
D’altra parte il bíja mantra del manipura chakra, RAM, è scritto con una
sola lettera, ra, più un accento chiamato anuswára (in grammatica) o
bindu (in filosofia), che è un punto sulla lettera che dà al fonema un
suono nasale, con un effetto simile al tilde portoghese (rã).
Confondendoli nella vocalizzazione dei mantra, oltre a dire qualcosa
di diverso, a volte senza senso, si rischia di avere conseguenze
imprevedibili.
Questo non è complicato, ma richiede l’assistenza di un istruttore, che
sia presente. Allora lo studente si rende conto che tutto è molto
semplice.

I BATTITI DELLE MANI

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Quasi tutti i mantra possono essere accompagnati dal battito delle


mani (nel Gáyatrí, per esempio, non si usa battere le mani). I battiti
devono essere fatti a partire dal prônam mudrá. Perciò, le mani non si
incrociano come nei battiti comuni. L’obiettivo è di attritare tutti i
chakra secondari che abbiamo nelle mani e nelle dita, 35 in ogni
mano, per un totale di 70 chakra solo in questa zona.
Così, quando finisce il mantra, le mani emaneranno una grande
intensità di prána. Prána è il nome generico di qualsiasi forma di
energia manifestata biologicamente: in questo caso, energia termica ed
elettricità statica. Il prána emanato in questo modo non viene estratto
dall’organismo. Sarà generato dall’attrito dei battiti delle mani.
Il praticante può utilizzare questo prána semplicemente rimanendo
alcuni istanti in prônam mudrá, chiudendo il circuito elettromagnetico
con le due mani unite, facendo circolare questa quota addizionale di
energia dentro il proprio corpo per un rafforzamento generale. O può
applicare le mani, ancora calde, su di un chakra principale per
stimolarlo; su di un organo per ravvivarlo; su di un muscolo o
articolazione per massimizzare la sua resa nello Yôga o nello sport.

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COS’È L’ÔM

Osserva quando un istruttore con il


grado di Maestro vocalizza il mantra
ÔM e riuscirai a percepire che fa vibrare
tutta la sala e ogni molecola del tuo
corpo.

ÔM è il simbolo universale dello Yôga, in tutto il mondo, in tutte le


epoche e in ogni ramo dello Yôga. Però, ogni Scuola adotta un
tracciato particolare che diventa il suo simbolo. Certuni sono più
corretti, altri meno; alcuni eleganti, altri non tanto; e alcuni sono
iniziatici, altri profani. Questo può essere percepito da un iniziato
semplicemente osservando la calligrafia utilizzata, o facendo
attenzione nel momento in cui si fa il simbolo.
Quel disegno che rassomiglia al numero 30 che compare in tutti i libri
e centri di Yôga, è una sillaba formata da tre lettere: A, U e M
(fonema AU + M). Si pronuncia ÔM. L’errore comune di coloro che
non conoscono lo Yôga, è di pronunciare le tre lettere “AUM”. Scritto
in caratteri, è uno yantra. Pronunciato, è un mantra. Ci sono
innumerevoli modi di pronunciarlo per ottenere differenti risultati
fisici, energetici, emotivi ed altri.
I caratteri utilizzati per scrivere l’Ômkára sembrano appartenere ad un
alfabeto ancora più antico del dêvanágarí, utilizzato per scrivere
l’idioma del sanscrito. Consultando un dizionario o una grammatica di
sanscrito, ci rendiamo conto che l’alfabeto dêvanágarí è predominan-
temente rettilineo e che lo stesso ÔM in quello alfabeto è scritto
secondo questa tendenza. Però, uscendo dal campo della grammatica e
dell’ortografia e entrando in quello della filosofia, troviamo l’ÔM
scritto soltanto in modo diverso, con caratteri esclusivamente
curvilinei, il che dimostra la sua identità totalmente distinta. Si può

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vedere questo anche nella nostra medaglia, la quale possiede alcune


iscrizioni in sanscrito, intorno all’ÔM.
L’ÔM non ha traduzione. Però, gli indù lo considerano come il nome
stesso dell’Assoluto, il suo corpo sonoro, dovuto alla sua antichità e
all’ampio spettro di effetti raccolti da chi lo vocalizza in modo
corretto, o lo visualizza con una grafia corretta.
Nelle scritture dell’antica India l’ÔM è considerato il più potente di
tutti i mantra. Gli altri sono considerati aspetti dell’ÔM e l’ÔM è la
matrice degli altri mantra. È chiamato mátriká mantra, o suono
matrice.
L’ÔM è anche il bíja mantra dell’ájña chakra, in altre parole è il suono
seme che sviluppa il centro di forza ubicato tra le sopracciglia,
responsabile per la meditazione, intuizione, intelligenza, premonizione
e iperestesia del pensiero. Perciò è il mantra che produce i risultati
migliori per la pratica di dhyána e di samyama, così come risveglia un
buon numero di siddhi.
Poiché è il mantra più completo ed equilibrato, la sua vocalizzazione
non presenta nessun pericolo né controindicazione. È stimolante e allo
stesso tempo rilassante, perché consiste in una vibrazione sáttwica18,
che include tamas e rajas sublimati. Quando è scritto con caratteri
antichi, diventa un simbolo grafico denominato yantra. La
specializzazione che studia la scienza di tracciare i simboli si chiama
Yantra Yôga. L’ÔM può essere scritto in diverse forme. Ogni maniera
di scriverlo racchiude una determinata classe di effetti e di
caratteristiche o tendenze filosofiche.
Ogni ramo dello Yôga adotta un disegno caratteristico dell’ÔM che ha
a che fare con i suoi obiettivi, il quale diventa il suo simbolo. Perciò
non si deve utilizzare la grafia adottata da un’altra Scuola: per una
questione di etica e anche per evitare scontri di egregore.

18 Mai scrivere “sativica”, come risulta da alcuni libri, perchè è dimostrazione di grande
ignoranza. Sattwa non ha la lettera i – e nessuna lettera – tra la t e la w, perciò, non si può far
diventare tonica la sillaba che non esiste.

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Se tu pratichi SwáSthya Yôga e ti sei identificato con ciò che


esponiamo in questo libro, senza dubbi sei dei nostri. Questo ti
autorizza ad utilizzare la grafia dell’ÔM per concentrarti e meditare,
così come portare la nostra medaglia. Soltanto non puoi usare l’ÔM
prima della firma, come fanno gli istruttori graduati, fintanto che non
imparerai la forma corretta di scrivere e non otterrai l’autorizzazione
del tuo Maestro ad incorporarlo al tuo nome.
Nessuno può negare che l’ÔM sia un simbolo molto potente. È forte a
causa del suo tratto yantrico, della sua antichità, le sue migliaia di anni
di instaurazione nell’inconscio collettivo, i miliardi di indù che lo
utilizzarono e venerarono, generazione dopo generazione, per decine
di secoli, da molto prima di Cristo, prima di Buddha, prima che
esistesse la civiltà europea e, durante tutto questo tempo, tutte queste
persone fortificarono l’egregora dell’ÔM!
Evidentemente, portando questo simbolo, stabiliamo una sintonia con
una corrente di forza, potere ed energia che è una delle più grandi, più
antiche e più potenti della Terra. Perciò molta gente associa con l’idea
di protezione l’uso di una medaglia con il simbolo dell’ÔM. Anche se
siamo obbligati a riconoscere una certa categoria di benefici di questo
genere, pensiamo che ciò non debba essere la giustificazione per
portare la medaglia, perché, agendo così, saremmo suscettibili di
cadere nel misticismo, contro il quale la nostra discendenza di Yôga
(Niríshwarasámkhya) è tassativa. Bisogna usarlo in modo tranquillo e
se ci fa piacere; se ci identifichiamo con il significato e con la
discendenza che rappresenta. Non per superstizione né per usufruire
benefici.

LA MEDAGLIA CON L’ÔM


Visto che l’obiettivo della nostra discendenza è quello di perpetuare
l’autenticità dello Yôga Ancestrale, abbiamo adottato il disegno dello
yantra ÔM riprodotto fotograficamente da un testo antico trovato a
Rishikêsh, negli Imalaya. Nessun disegnatore occidentale ha alterato il
simbolo. Esso rimane originale come l’orientamento del nostro Yôga.
In questo modo, se vuoi seguire la nostra tradizione, sei autorizzato ad
usarlo, ma a condizione di riprodurlo fotograficamente o

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M AESTRO DE ROSE
140

scannerizzato, per non alterare la sua esattezza minuziosa. Soltanto


non sei autorizzato ad utilizzare l’ÔM prima della firma, perché è un
privilegio di coloro che hanno ricevuto l’iniziazione dell’ÔM
personalmente dal loro Maestro e hanno imparato i diversi modi di
scriverlo e pronunciarlo a seconda degli effetti desiderati. Soltanto
allora, potrai incorporarlo nel tuo nome.
Finché non riceverai questa iniziazione, potrai usare l’ÔM in tre modi:
1. vocalizzandolo nel modo insegnato nella registrazione della Serie
Prototipo o nelle lezioni in video;
2. mentalizzando lo yantra ÔM durante le tua pratiche di yantra
dhyána;
3. portando la medaglia con l’ÔM al collo, mantenendo la sua
vibrazione vicino al vishuddha chakra, il centro di forza della gola.
Quando un profano chiede di fare una medaglia con l’ÔM
normalmente avvengono alcuni errori. Per evitarli, fa attenzione a
quanto segue:
a) l’ÔM non deve essere ritagliato o perforato, altrimenti sarà voltato con
frequenza, presentando l’ÔM invertito, cioè, la sua antitesi in termini di
simbolismo, di conseguenza con effetti opposti;
b) di solito i professionisti che fanno l’ÔM non capiscono niente del
simbolo che stanno cercando di riprodurre e finiscono per commettere
sbagli grossolani, molte volte facendo disegni di cattivo gusto e che
perdono la caratteristica originale, annullando i suoi effetti positivi.
Per queste ragioni l’Unione Internazionale di Yôga ha fatto coniare
una medaglia19 in modo antico, avendo da una parte l’ÔM circondato
da altre iscrizioni sanscrite; e dall’altro l’ashtánga yantra, simbolo di
protezione dello SwáSthya Yôga.
Anche in India le persone ci chiedono dove siamo riusciti ad avere un
pezzo stampato con un’autenticità così marcata. Quando togliamo la
medaglia dal collo e la regaliamo, si commuovono, i loro occhi si

19 Per rispetto al lettore e per preservare la nostra buona immagine, ci sentiamo nell’obbligo di
informare che persone senza scrupoli stanno commercializzando, senza la nostra autorizzazione,
copie volgari della nostra medaglia, rifinite pessimamente, con le quali confezionano bigiotteria di
cattivo gusto.

140
MAESTRO DE ROSE 141

inumidiscono e ci ringraziano due o tre volte. Anni dopo, se li


incontriamo di nuovo, vediamo che la usano ancora e che si ricordano
del nostro nome.
Tra l’altro, in tutti i paesi dove lo SwáSthya Yôga si è diffuso, l’atto di
togliere la medaglia dal collo e regalarla, ha acquisito un forte
significato di omaggio speciale e di una dichiarazione formale di vera
amicizia. Questo atto così delicato ha acquisito un senso molto
profondo di tenerezza e chi riceve la medaglia, diventa, per sempre, un
amico leale e sincero.
Grazie alla medaglia, le persone si scoprono costantemente,
incontrandosi, conoscendosi, ampliando il proprio circolo di amicizie
negli aeroporti, nei treni, negli autobus, nei teatri, negli spettacoli,
nelle università. Yôga significa unione. La medaglia con il simbolo
dello Yôga sta adempiendo molto bene l’obbiettivo di unire le persone
affini tra loro!

141
M AESTRO DE ROSE
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ORIENTAMENTO PER GLI ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIA IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE IL MANTRA


Questo è il terzo e ultimo degli anga che possono sembrare strani ai praticanti senza
esperienza e fonte di imbarazzo per gli istruttori non convinti. Se l’istruttore non è a
suo agio, se non conosce bene i mantra, se non è sicuro dei suoi effetti e la ragione
per la quale li propone in quel luogo del suo sádhana, è meglio desistere. Non potrà
persuadere nessuno a seguirlo. Se colui che insegna trasmette insicurezza o
imbarazzo, gli allievi sono vere e proprie antenne per percepire questo.
Ci sono due maniere di dirigere il mantra. Nella prima, l’istruttore esegue una volta e
gli allievi ripetono la vocalizzazione. Dopo, l’istruttore e gli allievi vocalizzano insieme,
allo stesso tempo.
L’istruttore deve accompagnare i mantra con battiti delle mani, ciò stimolerà gli altri a
seguire il suo esempio e ha il vantaggio di segnare il ritmo, oltre ad animare la
pratica. Insegna il movimento quaternario delle mani e correggi quelli che scuotono
le spalle o muovono le braccia come se volessero volare. Il movimento deve essere
naturale e discreto.
Quando un allievo è fuori ritmo o batte le mani fuori tempo, cerca di correggerlo con
lo sguardo. Se non è sufficiente, mettiti davanti a lui. Se è necessario, tienilo per i
polsi e lo metti al ritmo. Ma tutto con un sorriso tenero affinché non si senta
imbarazzato per aver sbagliato.

COSA FARE
Fare corsi di mantra ed ascoltare registrazioni di mantra tutta la giornata. Sentire
piacere per il mantra. Allenare il mantra mentre guidi la macchina, mentre cucini,
quando fai il bagno, quando vai in bicicletta, ecc. Nell’aula: se l’allievo sbaglia,
correggilo. Se il gruppo non vocalizza in modo soddisfacente, interrompi la pratica, fa
i commenti e ripeti la vocalizzazione.

COSA NON FARE


Non gridare il mantra. La vocalizzazione deve essere soave, armoniosa, vellutata.
Non fare un mantra che non conosci: non sai quale effetto avrà. Non insegnare
mantra troppo lunghi né con parole complicate. Faresti la vocalizzazione da solo o
con un paio di veterani. Nel frattempo, i meno esperti, che di solito sono la
maggioranza, si annoierebbero e abbandonerebbero le lezioni.
Riguardo al movimento del corpo durante i mantra, che accompagna la melodia come se
fosse una danza, ci sono Maestri che lo raccomandano altri che sono contrari.
Generalmente, coloro che criticano questa allegra spontaneità sono quelli della corrente
brahmácharya; e coloro che l’adottano di solito sono della linea tantrica. Ciò nonostante,
si trovano eccezioni da entrambi i lati.

SUGGERIMENTO

142
MAESTRO DE ROSE 143

Istruisci i praticanti a non gridare i mantra. Il mantra a basso volume ha più forza.
Inoltre, quando l’istruttore passa ad un altro mantra o finisce la vocalizzazione, tutti
ascoltano.
Un altro trucco è strofinare le mani, affinché i praticanti si rendano conto che è finito il
mantra.
Questi suggerimenti non sono necessari se l’istruttore sceglie la forma più popolare
di eseguire i mantra, in modo alternato, una volta da solo e poi eseguito da tutti gli
altri, e così via.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“3º ANGA: MANTRA – VOCALIZZAZIONE DI SUONI ED ULTRASUONI. Innanzitutto
eseguiremo il kirtan per acquisire l’estroversione e dopo il japa, per l’introversione.
Nell’insieme, i mantra di questo tipo di pratica mirano alla liberazione dei meridiani
attraverso l’ultrasuono.
Facciamo il kirtan ÔM namah Shivaya, secondo l’esempio del nastro registrato
affinché sia eseguito in maniera corretta e abbia l’effetto desiderato.
[Eseguire il kirtan.]
Vocalizziamo il japa ÔM, 27 volte, nella modulazione esatta della registrazione.
[Eseguire il japa.]
Possiamo finire l’anga mantra con l’ÔM continuo.
[Eseguire l’ÔM continuo.]”

Avvertenza Etica
Se insegni o desideri insegnare Yôga, sii onesto e prendi un’abilitazione nel Corso di
Formazione. Il Certificato di istruttore di Yôga convalidato, spedito da un ente
riconosciuto, è l’unico documento che autorizza l’insegnamento. Consulta l’Università
di Yôga per sapere quando e dove si terrà il prossimo Corso di Formazione
Professionale. Tu puoi anche prepararti nella tua stessa città attraverso il Curso
Básico de Yôga tramite video. Per fare gli esami di abilitazione o di convalida,
consulta la Confederazione Internazionale di Yôga per sapere quali sono le
federazioni riconosciute e autorizzate a fare le valutazioni nella tua regione. Il
telefono della Confederazione è lo stesso dell’ente di mantenimento, la Uni-Yôga:
(0055 / 11) 3064-3949.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

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M AESTRO DE ROSE
144

• LIBRO 108 MANTRAS COMENTADOS, MAESTRO CARLOS


CARDOSO, PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DI YÔGA DELLO
STATO DI BAHIA;
• CD REGISTRATI IN INDIA, NEI VIAGGI DEL MAESTRO De
ROSE;
• CD MANTRA – SONS DE PODER, PROF. EDGARDO CARAMELLA,
PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DI YÔGA
DELL’ARGENTINA.

• VARI CD CON MANTRA, DEL MAESTRO CARLOS CARDOSO,


PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DI YÔGA DELLO STATO DI
BAHIA.
• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI
ACCREDITATI DALLA UNIVERSITÀ DI YÔGA.

144
MAESTRO DE ROSE 145

Pránáyáma
Prána, l’energia vitale
penetra il nostro corpo
attraverso i labirinti respiratori.
Porta la benedizione della vita al nostro petto
e, da esso, a tutto l’essere,
fisico e sottile.
Prána, l’energia biologica
senza la quale nessuna forma di vita
animale o vegetale sarebbe possibile.
Prána, che porta la guarigione e la
rigenerazione cellulare.
Per vivere, tutti gli esseri hanno bisogno di
respirare.
Respirando, incrementiamo la vitalità,
rivitalizziamo, ricostruiamo i tessuti,
soffiando in loro la vita stessa.
Controllando i ritmi respiratori,
dominiamo le nostre emozioni e azioni.
Cambiando il livello di profondità della
respirazione, conquistiamo nuovi stati di
coscienza. Interferendo volontariamente
nell’atto respiratorio varchiamo la frontiera
tra il conscio e l’inconscio.
Questo è pránáyáma!

145
PRÁNÁYÁMA
ESPANSIONE DELLA BIOENERGIA TRAMITE RESPIRATORI

Prána significa bioenergia; ayáma, espansione, larghezza, intensità,


elevazione. Pránáyáma designa le tecniche, quasi sempre respiratorie,
che conducono all’intensificazione o espansione del prána
nell’organismo.

PRÁNA
Prána è il nome generico con il quale lo Yôga designa qualsiasi tipo di
energia manifestata biologicamente. In principio, prána è energia di
origine solare, ma può manifestarsi dopo la metabolizzazione, ossia,
indirettamente, essendo, così, assorbita dall’aria, dall’acqua o dai cibi.
Il prána, generico, si divide in cinque prána, che sono: prána, apána,
udána, samána e vyána. Questi si suddividono in vari sottoprána.
Il prána è visibile. In un giorno di sole, fai pránáyáma e fissa lo
sguardo nel vuoto blu del cielo. Aspetta. Non appena la vista si
abituerà comincerai a vedere miriadi di minuscoli punti brillanti e
incredibilmente dinamici, che scintillano descrivendo rapidi
movimenti circolari e sinuosi. Nell’eseguire i tuoi respiratori,
mentalizza che stai assorbendo questa immagine di energia.

SCHIARIMENTI PRELIMINARI
La respirazione yôgi (mai scrivere yoghi o yoghe) deve essere sempre
nasale, silenziosa e completa, salvo istruzione contraria. Deve essere fatta
con la partecipazione della muscolatura addominale, intercostale e
toracica, promovendo una resa molto maggiore della capacità polmonare.
MAESTRO DE ROSE 147

Quando la respirazione deve essere fatta con inspirazione o espirazione


dalla bocca o, ancora, quando deve produrre qualche rumore, verrà
spiegato nella descrizione. Perciò, rimane chiaro sin da ora, che quando
capiterà uno di questi procedimenti, si tratterà di un’eccezione.

FASI DELLA RESPIRAZIONE


Le fasi della respirazione hanno i nomi seguenti:
• inspirazione – púraka;
• ritenzione con aria – kúmbhaka;
• espirazione – rêchaka;
• ritenzione senza aria – shúnyaka.

PÚRAKA
Sempre quando ispiri, mentalizza che stai ricevendo il prána in
sospensione nell’aria. Visualizza il prána. Cerca di sentire un piacere
intenso nell’atto di inspirare questa vitalità, come quello che provi
nell’ingerire un cibo appetitoso.

KÚMBHAKA
Nel trattenere il fiato evita di sospendere il respiro tanto a lungo da
causare ansietà o tachicardia. Il progresso deve essere graduale per
essere salutare. La ritenzione dell’aria nei polmoni sarà più facile e
comoda se il praticante non riempie troppo il petto. Devi riempirlo al
massimo soltanto nei pránáyáma senza ritenzione o con ritenzione
corta. Allora mirerai ad aumentare la capacità polmonare
Si può verificare un giramento di testa quando il praticante è inesperto
o quando si eseguono molti pránáyáma. Questo è naturale dovuto
all’iperossigenazione del sangue. In linea di massima non devi
preoccuparti, fermo restando che la salute della persona sia normale.
Anche negli ásana si può verificare giramento di testa per la stessa
ragione, specialmente nel bhujangásana. Ma si consiglia sempre di
consultare l’istruttore per sapere se non si tratta di un’esecuzione
sbagliata, la quale può avere conseguenze indesiderate. Tecniche con
ritenzione o ritmo vogliono l’accompagnamento di un istruttore
diplomato.

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M AESTRO DE ROSE
148

Si prenda nota che le ritenzioni molto lunghe non sono esente da


rischi e richiedono l’orientamento di un istruttore con il grado di
Maestro, oltre alla salute perfetta del praticante.

RÊCHAKA
Molti istruttori dicono che le malattie, i mali, i vizi, i difetti e “tutto
ciò che hai di brutto”, vengono espulse insieme all’aria esalata.
Personalmente, non mi piace questa mentalizzazione, perché porta con
sé l’idea che hai “cose cattive” dentro di te. E, inoltre, accetta di
inquinare l’ambiente dove si pratica il proprio Yôga, espellendo tali
vibrazioni indesiderate, lasciandole lì perché altri eventualmente le
contraggano. Il tuo luogo di pratica deve essere pulito sul piano fisico
denso e anche sugli altri. Perciò, nell’espirare, pensa di lanciare
nell’universo ciò che hai di meglio, salute, allegria, affetto,
cameratismo e tutto ciò che puoi ricordare di positivo.

SHÚNYAKA
Lo shúnyaka prolungato (così come il kúmbhaka molto lungo)
produce intossicazione di CO2, che ci può aiutare nel chitta vritti
nirôdhah (Yôga Sútra, capitolo I, sútra 2), però, deve essere praticato
con molta attenzione e sempre sotto la supervisione di un Maestro. In
principio, non si deve eseguire solo con l’aiuto di un libro.

RITMO
Matra (da non confondere con mantra) significa accento o pausa.
Viene usato in grammatica per segnalare la sillaba lunga, ma designa
anche l’unità di tempo usata per contare i pránáyáma e corrisponde a
poco meno di un secondo ("il tempo di un batter d’occhio", secondo i
Shástra).
Quando incontrerai la descrizione: contare un tempo, significa che
questo tempo è l’unità minima nella relazione tra inspirazione,
ritenzione, espirazione. Questa unità di tempo può essere di un
secondo, due, tre, ecc. Due tempi significa che in questa fase la
durata è il doppio della prima, che serve da parametro. Perciò, una
respirazione con ritmo 1-2-1 consiste in inspirare durante un tempo
(diciamo, tre secondi), trattenere l’aria nei polmoni per due tempi

148
MAESTRO DE ROSE 149

(quindi, sei secondi), espirare in un tempo (in questo caso, tre


secondi) e non trattenere senza aria nessun tempo, visto che non è
stato indicato per questo pránáyáma. Questo è il ritmo migliore per i
principianti che hanno già un po’ di pratica. Principianti senza pratica
si devono dedicare a respiratori senza ritmo.

Il ritmo 1-2-1-2 indica che si deve trattenere senza aria lo stesso tempo
che si è trattenuto con l’aria (due tempi o matra). Questo ritmo può
essere usato da praticanti più avanzati, che pretendono dominare i
vritti, ma senza correre rischi.

Il ritmo 1-2-3 indica che l’espirazione è la somma dei tempi di


inspirazione e ritenzione. Per esempio: inspirazione 5"; ritenzione 10";
ora, 5" più 10" uguale a 15", quindi, l’espirazione deve durare 15
secondi. Questo ritmo è di livello intermedio e più indicato per
tecniche tranquillanti, come rilassamenti e semirilassamenti,
meditazione, controllo delle emozioni, il ritorno alla calma dopo lo
sport, ecc.

Il ritmo 1-4-2 consiste in inspirare in un tempo (supponiamo, tre


secondi), trattenere per quatto tempi (quindi, 4 x 3" = 12"), espirare in
due tempi (in questo caso, 2 x 3" = 6") e non trattenere senza aria
nessun tempo, visto che non c’è una quarta cifra che riguarda questa
fase, quindi corrisponde a zero. Di conseguenza, non si tratta di
ritenzione aleatoria, a piacere del praticante. Questo è un ritmo
avanzato, sconsigliato ai principianti, specialmente quando un tempo
diventa di quatto secondi o più. Contribuisce a condurre il praticante a
stati superiori di coscienza e alla paranormalità.

GRADAZIONE DEL RITMO


Nei pránáyáma con ritmo, la relazione tra di loro, dal meno avanzato
al più avanzato è la seguente (i numeri 1, 2, 3 e 4 fanno riferimento
alle proporzioni osservate tra le fasi della respirazione, già descritte):
a) 1-1-1-0;
b) 1-2-1-0;
c) 1-2-3-0;

149
M AESTRO DE ROSE
150

d) 1-1-1-1;
e) 1-2-1-2;
f) 1-4-2-0.
Avvertimento: raccomandiamo che i praticanti evitino di fare
esperienze, usando altre proporzioni che non sono presenti in questo
manuale. La ragione è giustificabile. Queste proporzioni sono antiche
nel nostro lignaggio e conosciamo bene i loro effetti. Se un praticante
adotta un’altra proporzione soltanto per sperimentare una novità, starà
mettendo la sua salute a rischio. Lo Yôga è fondamentalmente
empirico. Se una tecnica è innocua oppure nociva, con il tempo viene
esclusa. Se è efficiente e benefica, viene incorporata nel patrimonio
dello Yôga. Ma, affinché una tecnica sia inserita nella nostra
tradizione, sono necessari secoli di sperimentazione e alcune vittime.

ADHAMA, MADHYAMA E UTTAMA


I termini adhama (inferiore), madhyama (medio) e uttama (superiore)
vengono utilizzati in due circostanze:
a) per designare le respirazioni basse, medie e alte, cioè, quelle che
utilizzano la muscolatura della parte bassa (addominale), media
(intercostale), e alta (toracica);
b) per designare i tre livelli di avanzamento della pratica, che sarà
chiamata adhama se il tempo del púraka arriva fino a 12 matra;
madhyama, da 12 fino a 24 matra; uttama, se il tempo del púraka è di
più di 24 matra.
EVOLUZIONE GRADUALE
I respiratori sono scaglionati nella seguente maniera, in relazione al
suo avanzamento:
addominale senza ritmo e senza – adhama pránáyáma;
bandha
addominale senza ritmo e con – bandha adhama pránáyáma;
bandha
addominale con ritmo e senza – kúmbhaka adhama pránáyáma;
bandha
addominale con ritmo e con bandha – bandha kúmbhaka adhama pránáyáma;
completo senza ritmo e senza bandha – rája pránáyáma;
completo senza ritmo e con bandha – bandha pránáyáma;
completo con ritmo e senza bandha – kúmbhaka pránáyáma;

150
MAESTRO DE ROSE 151

completo con ritmo e con bandha – bandha kúmbhaka pránáyáma;


completo senza ritmo e alternato – vamah krama pránáyáma;
completo con ritmo e alternato – sukha púrvaka pránáyáma;
Oltre a queste, ci sono diverse tecniche specifiche che possono
inquadrarsi nei diversi livelli di avanzamento.
Compara, nella descrizione dei pránáyáma, gli altri nomi che questi
respiratori possono avere.

AGARBHA E S A G A RB H A

I pránáyáma sono classificati anche a seconda che includano la


mentalizzazione di mantra o no.
I più semplici, per principianti che ancora non padroneggiano i vritti,
sono chiamati agarbha pránáyáma, o respiratori senza il potere creatore
del manasika japa. I più avanzati, per i veterani, sono chiamati sagarbha
pránáyáma, o respiratori con la fecondità del manasika japa (la
ripetizione mentale del mantra).
Queste varietà di classificazione ci consentono l’elaborazione di
sofisticate coloriture che si trovano descritte una ad una, secondo la
tradizione millenaria, nelle pagine seguenti.

D I N A M I ZZA ZI O N E DE L P R Á N ÁY Á M A

Le tecniche dello Yôga sono molto potenti ma, allo stesso tempo,
estremamente sicure. Ciò nonostante, per farle diventare ancora più
forti, si ha l’abitudine di combinarle con altre, producendo, così, un
fattore cumulativo esponenziale, di progressione geometrica.
In questo modo, all’inizio, il praticante impara le tecniche
separatamente. Dopo, si allena nell’arte di associarne due; poi, tre;
poi, più tecniche simultaneamente. Ad esempio, si combina un ásana
con un pránáyáma; su questo, si aggiunge un mudrá; su questo
risultato, si aggiunge un bandha; e, per di più, ci si associa un mantra e
una mentalizzazione! Il prodotto è una pratica ad altissimo voltaggio.

BANDHA

151
M AESTRO DE ROSE
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I bandha sono contrazioni o compressioni di plessi e ghiandole. Molti


pránáyáma e ásana utilizzano bandha come fattore di potenziamento. I
bandha principali sono:
múla bandha forte contrazione degli sfinteri dell’ano e
dell’uretra. Se ripetuto molte volte, viene chiamato
aswiní bandha (in alcune scuole è chiamato aswiní
mudrá). Per gli uomini, aumenta molto la potenza
sessuale e aiuta nel controllo dell’eiaculazione
precoce. Per le donne sviluppa il dominio della
muscolatura vaginale. Sono anche delle tecniche
tantriche per amplificare il piacere sessuale.
uddiyana ritrazione dell’addome finché il contorno delle
bandha vertebre si scolpisca sulla pelle addominale. Esiste
la variante statica, tamas uddiyana bandha, e la
dinamica, rajas uddiyana bandha. Attraverso
quest’ultima, si ottiene l’agnisára kriyá.
jalándhara contrazione e distensione alterne della tiroide.
bandha Aiuta l’esecuzione del kúmbhaka e contribuisce al
controllo del peso.
jíhva bandha compressione della lingua contro il palato, sulla
parte morbida posteriore. Produce stimolazione
tramite massaggio sul pineale, attraverso la
propagazione della pressione intracranica.

I primi tre bandha – múla bandha, uddiyana bandha e jalándhara


bandha – quando sono praticati insieme, uno dopo l’altro sono
chiamati bandha traya, “o bandha triplice”.

MUDRÁ
I mudrá più utilizzati dai principianti nei respiratori sono il jñána
mudrá, per gli inizianti, e l’átmam mudrá, da parte degli avanzati.
Altri mudrá possono essere applicati ai pránáyáma, a seconda degli
obiettivi dell’istruttore.

ÁSANA

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MAESTRO DE ROSE 153

Esistono ásana specifici alla pratica di pránáyáma. Sono ásana di poca


o nessuna sollecitazione cinesiologica, perciò, in questo senso
praticamente neutrali.
Gli ásana ideali per l’esecuzione di respiratori sono quelli seduti con
la schiena naturalmente diritta, della categoria chiamata dhyánásana,
proprio per essere anche i migliori per il raggiungimento di dhyána
(meditazione).
Essi sono: samánásana, siddhásana, padmásana, swastikásana,
vajrásana, virásana, bhadrásana, ecc. Il sukhásana è tollerato, ma non
è raccomandato. Il samánásana serve per i principianti ma anche per
gli avanzati, quando fanno una pratica senza pretese. Il siddhásana
viene scelto per le pratiche che mirano al risveglio dei siddhi e della
kundaliní. Il padmásana, per quando vogliamo raggiungere presto stati
più profondi di meditazione. Il vajrásana è per coloro che non riescono
ad incrociare le gambe comodamente, o quando non c’è spazio, o per
le persone che hanno difficoltà a mantenere la colonna diritta. Il
bhadrásana, per chi vuole migliorare l’apertura pelvica. Abbiamo ancora
i primi tre: idásana, píngalásana e sushumnásana, per pránáyáma
avanzati, che mirano a lavorare separatamente le nádí ídá, píngalá e
sushumná.
Il sukhásana non è raccomandabile perché purtroppo molti insegnanti
profani si avvalgono di questa posizione per potare il progresso dei loro
allievi e, tramite questo espediente, tentano di impedire che i loro allievi
sorpassino l’istruttore. Questo procedimento è antietico e vano, poiché,
prima o poi, gli allievi vengono in contatto con un buon libro ed
imparano il trucco. Il fatto è che nel sukhásana i piedi impediscono che
le gambe scendano sotto l’azione della gravità. Perciò, durante gli anni,
le ginocchia non cedono e il praticante non riesce ad eseguire il
padmásana. Senza di esso, non può conquistare alcune centinaia delle
tecniche più avanzate.
D’altra parte, aver paura di essere superato dal discepolo e minare il
suo perfezionamento è un procedimento indegno che mostra
insicurezza, egoismo e disonestà dell’insegnante (che non merita di
essere chiamato istruttore). Un buon Maestro è colui che riesce a
condurre i discepoli ad un progresso tale da superare il loro precettore.

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M AESTRO DE ROSE
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La conseguenza del fatto che alcuni insegnanti cercano di “nascondere


il gioco” è che, in queste scuole, la qualità dell’insegnamento
regredisce di generazione in generazione, fino a perdersi totalmente.

Nel frattempo, in altre, come lo SwáSthya – che è la sistemazione


dello Yôga Antico –, ad ogni generazione i nuovi discepoli superano
così tanto i Maestri che l’insegnamento conquista sempre di più una
qualità superlativa. Ed i Maestri, sempre di più, sono esaltati dai
meriti dei discepoli che scrivono libri eccellenti, fanno lezioni di
qualità imparagonabile e diventano virtuosi nella coreografia.

C O NT R O I N D I C A ZI O N I

Sono controindicati i respiratori con ritenzione o ritmo a tutte le persone


con problemi cardiaci, pressione alta e salute precaria in generale. Ma,
siccome lo Yôga Antico non è terapia, quindi non è rivolto a persone
ammalate, questa informazione è meramente pro forma, così come
l’esame medico, obbligatorio per tutti i praticanti, anche se giovani e sani.

E S A ME MEDICO

Chiunque, anche se giovane e sano, prima di cominciare la pratica di


respiratori deve consultare il suo medico, preferibilmente portando
questo libro. Un istruttore di Yôga non deve permettere l’accesso del
praticante in sala, neanche per la prima sessione, senza la dovuta
compilazione del modello di iscrizione da parte di un medico, con la
sua firma e numero di iscrizione all’albo. Non devono essere accettati
semplici certificati medici: essi non forniscono i dati necessari.

D E S C R I ZI O N E DEI PRÁNÁYÁMA

1 – Tamas pránáyáma – respirazione impercettibile.


a) Inspirare così lentamente che non si riesca a percepire il
minimo movimento respiratorio;

154
MAESTRO DE ROSE 155

b) trattenere l’aria per alcuni secondi, senza contare ritmo;


c) espirare così lentamente che sia impercettibile.

2 – Rajas pránáyáma – respirazione dinamica.


Da non confondere con rája pránáyáma.

a) Inspirare alzando le braccia fino all’altezza delle spalle;


b) trattenere l’aria chiudendo fermamente le mani e muovendo
vigorosamente le braccia, piegandole e distendendole, portando le
mani fino alle spalle e distenderle di nuovo varie volte prima di
espirare;
c) espirare lentamente, abbassando simultaneamente le braccia.

3 – Adhama pránáyáma – respirazione addominale senza ritmo.


Altri nomi: ardha pránáyáma;
ardha prána kriyá.

a) Inspirare spingendo l’addome verso fuori20, cercando di


riempire la parte bassa dei polmoni;
b) trattenere l’aria per qualche secondo, senza contare il ritmo;
c) espirare ritraendo l’addome, cercando di svuotare quanto
possibile i polmoni, specialmente la parte bassa.

4 – Adhama kúmbhaka – respirazione addominale con ritmo (1-2-


1).
Altro nome: ardha kúmbhaka.

a) Inspirare spingendo l’addome, contando un tempo;


b) trattenere l’aria nei polmoni, contando due tempi;
c) espirare ritraendo l’addome, contando un tempo.

20 Alcuni autori preferiscono insegnare la respirazione addominale senza spingere l’addome


verso fuori, dicendo che ciò può contribuire alla dilatazione addominale, opinione che non
condividiamo. Quattro decadi insegnando lo Yôga ci hanno dimostrato che il nostro metodo riduce,
e di molto, la pancia e la vita. Spingi l’addome, ma dopo lo ritrai molto di più, incrementando il tono
della muscolatura addominale.

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5 – Bandha adhama pránáyáma – addominale senza ritmo e con


bandha.
Altro nome: bandha ardha prána kriyá.

a) Inspirare spingendo l’addome* verso fuori, alzando il mento e


distendendo la zona tiroidea;
b) trattenere l’aria, eseguendo jíhva bandha (comprimendo la
lingua contro il palato, sulla zona molle);
c) espirare ritraendo l’addome mentre si abbassa la testa,
comprimendo il mento contro il petto (jalándhara bandha), spingendo
l’addome ben in dentro, indietro e in su (uddiyana bandha) e contraendo
fortemente gli sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla bandha).

6 – Adhama kúmbhaka pránáyáma – addominale con ritmo e con


bandha (1-2-1).
Altro nome: ardha kúmbhaka bandha.

a) Inspirare spingendo l’addome verso fuori in un tempo, alzando


il mento e distendendo la zona tiroidea;
b) trattenere l’aria per due tempi, eseguendo jíhva bandha
(comprimendo la lingua contro il palato, sulla parte molle, posteriore);
c) espirare ritraendo l’addome in un tempo, mentre si abbassa la
testa, comprimendo il mento contro il petto (jalándhara bandha),
tirando l’addome in dentro, indietro e in su (uddiyana bandha) e
contraendo fortemente gli sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla
bandha).

7 – Madhyama pránáyáma – respirazione media senza ritmo.

a) Mettere i palmi delle mani a fianco delle costole, con le dita


rivolte in avanti;
b) espirare facendo pressione con le mani, in modo tale da
spingere le costole e che le punte delle dita si avvicinino all’altezza
del plesso solare;

156
MAESTRO DE ROSE 157

c) inspirare togliendo la pressione delle mani, lasciando adesso


che vengano spinte verso fuori dalle costole;
d) in questo pránáyáma non si muove la parte bassa né quella alta
dei polmoni e quando la muscolatura intercostale sarà ben sotto
controllo, si potrà dispensare l’utilizzo delle mani.

8 – Madhyama kúmbhaka – respirazione media con ritmo (1-2-1).

a) Procedere come nel pránáyáma precedente;

b) respirare il più lentamente possibile, in maniera confortevole e


in modo ritmato;

c) inspirare in un tempo determinato, trattenere l’aria nei polmoni


due volte questo tempo ed espirare nello stesso tempo
dell’inspirazione.

9 – Bandha madhyama pránáyáma – respirazione media senza


ritmo e con bandha.
a) Respirare utilizzando soltanto la parte media dei polmoni, che
corrisponde alla zona intercostale;
b) inspirare inchinando la testa all’indietro e comprimere la punta
della lingua sul palato molle, facendo pressione ben indietro (jíhva
bandha), mentre c’è aria nei polmoni;
c) espirare, avvicinando il mento al petto, piegando la zona
cervicale;
d) con i polmoni vuoti, mantenere la pressione del mento contro il
petto (jalándhara bandha), contrarre profondamente l’addome
(uddiyana bandha) e anche gli sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla
bandha). Permanenza libera nella ritenzione senza aria.

10 – Madhyama kúmbhaka pránáyáma – media con ritmo e con


bandha (1-2-1).
a) Eseguire il pránáyáma precedente, aggiungendo ritmo;

157
M AESTRO DE ROSE
158

b) inspirare in un determinato tempo, trattenere l’aria nei polmoni


due volte questo tempo ed espirare contando lo stesso tempo
dell’inspirazione.

11 – Uttama pránáyáma – respirazione alta senza ritmo.


a) Inspirare portando l’aria all’apice dei polmoni. Per questo,
bisogna mantenere le muscolature addominali e intercostali
leggermente contratte;
b) trattenere l’aria per qualche istante;
c) espirare soavemente e con controllo.

12 – Uttama kúmbhaka – respirazione alta con ritmo (1-2-1).


a) Eseguire la respirazione alta come spiegata qui sopra, cercando
di farla il più lentamente possibile introducendo il ritmo;
b) inspirare in un tempo, trattenere l’aria in due tempi ed espirare
in un tempo.

13 – Bandha uttama pránáyáma – alta senza ritmo e con bandha.


a) Inspirare portando l’aria verso la parte alta dei polmoni,
inchinando la testa all’indietro e facendo jíhva bandha, pressionando
con la punta della lingua contro la zona anteriore del palato;
b) mantenere questo bandha durante il tempo di ritenzione con
aria;
c) espirare ed avvicinare il mento allo sterno;
d) rimanere con i polmoni vuoti mantenendo la pressione del
mento contro la cassa toracica (jalándhara bandha), contrarre
l’addome spingendolo verso dentro e all’insù (uddiyana bandha) ed
eseguire la contrazione degli sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla
bandha).
Oss.: in questa respirazione la parte bassa e media dei polmoni non
vengono utilizzate.

158
MAESTRO DE ROSE 159

14 – Uttama kúmbhaka pránáyáma – alta con ritmo e con bandha


(1-2-1).
a) Inspirare soavemente dalle narici, in un tempo, riempiendo
soltanto la parte alta dei polmoni.
b) trattenere l’aria in due tempi, eseguendo jíhva bandha – la testa
cade indietro, con la punta della lingua che fa pressione sulla parte
molle del palato;
c) espirare in un tempo, facendo pressione con il mento contro la
parte alta dello sterno;
d) rimanere liberamente senza aria, mantenendo il mento sul
petto, facendo pressione sulla zona della ghiandola tiroidea
(jalándhara bandha), contraendo profondamente l’addome (uddiyana
bandha) e gli sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla bandha).

15 – Rája pránáyáma – respirazione completa, senza ritmo, senza


bandha.
Altro nome: prána kriyá.

a) Inspirare spingendo l’addome verso fuori, di seguito, le costole


verso i lati e infine, dilatando la parte più alta del torace, senza contare
il ritmo;
b) trattenere l’aria nei polmoni per alcuni secondi, senza contare
ritmo;
c) espirare, rilasciando innanzitutto l’aria della parte alta21, dopo
della parte media e infine della parte bassa dei polmoni (ci sono autori
che preferiscono espirare nell’ordine inverso – il che, secondo noi, non
cambia quasi niente).

16 – Bandha pránáyáma – respirazione completa, senza ritmo, con


bandha.
Altro nome: prána bandha kriyá.

21 Esiste l’opzione di rilasciare innanzitutto l’aria della parte bassa. È quasi indifferente. La nostra
Scuola non utilizza questa forma per una questione di tradizione.

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M AESTRO DE ROSE
160

a) Inspirare spingendo l’addome verso fuori, di seguito le costole


verso i lati e infine dilatando la parte più alta del torace, tutto nella
stessa inspirazione, senza contare ritmo; allo stesso tempo alzare il
mento e distendere la zona della tiroide;
b) trattenere l’aria per alcuni secondi con la testa piegata verso
dietro e senza contare il ritmo;
c) espirare piegando la testa in avanti, rilasciando per prima l’aria
dalla parte alta, poi da quella media e infine dalla parte bassa dei
polmoni, senza contare ritmo; allo stesso tempo che espiri, comprimi il
mento contro il petto (jalándhara bandha), tirando l’addome ben in
dentro, indietro e all’insù (uddiyana bandha) e contraendo fortemente
gli sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla bandha)22.

17 – Antara kúmbhaka – respirazione completa con ritmo (1-2-1 o


1-4-2).
Altro nome: kúmbhaka.

a) Inspirare dilatando la parte bassa (adhama), media


(madhyama) e alta (uttama) dei polmoni, innanzitutto spingendo
l’addome verso fuori, dopo le costole verso i lati e infine espandendo
il torace, contando un tempo;
b) trattenere l’aria nei polmoni, contando due tempi;
c) espirare, rilasciando innanzi tutto l’aria dalla parte alta, dopo
dalla parte media e infine dalla parte bassa dei polmoni, contando un
tempo.
Osservazione: per gli avanzati, il ritmo può passare progressivamente
a 1-4-2, che è molto più forte.

18 – Kêvala kúmbhaka – ritenzione del fiato.


Questa respirazione è citata da Pátañjali nella sua opera classica Yôga
Sútra, scritto da più di 2.000 anni. Consiste nel trattenere l’aria in
qualsiasi fase della respirazione, cioè, senza aver previamente

22 Quando si tratta di pratica specifica per risvegliare la kundaliní, a seconda dell’esercizio,


l’ordine potrà essere inverso: múla bandha, uddiyana bandha e jalándhara bandha.

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MAESTRO DE ROSE 161

inspirato o espirato e con l’intenzione di trattenere in seguito. Il


praticante deve trattenere il più a lungo possibile, senza esagerare,
progressivamente.

19 – Bandha kúmbhaka pránáyáma – respirazione completa, con


ritmo e con bandha (1-2-1).
Altro nome: kúmbhaka bandha.

a) Inspirare come nell’antara kúmbhaka, qui sopra, soltanto che,


quando si inspira, alzare il mento distendendo la tiroide, mentre si
conta un tempo;
b) trattenere l’aria contando due tempi;
c) espirare come nell’antara kúmbhaka, in un tempo, soltanto che
nell’espirare lasciar cadere la testa in avanti, comprimendo il mento
contro il petto (jalándhara bandha), spingendo l’addome ben in dentro,
indietro e all’insù (uddiyana bandha) e contraendo fortemente gli
sfinteri dell’ano e dell’uretra (múla bandha). L’insieme di queste tre
bandha è chiamata bandha traya.
Osservazione: per gli avanzati, il ritmo può passare progressivamente
a 1-4-2.

20 – Manasika pránáyáma – respirazione completa con


mentalizzazione.
a) Inspirare lentamente e immaginare nitidamente una forte luce
dorata che penetra nelle tue narici;
b) trattenere l’aria nei polmoni, visualizzando questa energia che
viene assorbita dagli alveoli, penetrando nella corrente sanguigna e
depositandosi in ogni cellula, rinvigorendole;
c) nell’espirare immagina il tuo corpo raggiante come il sole;
d) si possono aggiungere bandha e ritmo, così come utilizzare
altri colori a seconda del tuo interesse in quel momento.
21 – Báhya kúmbhaka – ritenzione vuota (senza aria).
Altro nome: shúnyaka.

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M AESTRO DE ROSE
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a) Fare una respirazione completa (adhama, madhyama, uttama);


b) espirare lentamente;
c) trattenere senza aria il più a lungo possibile, senza esagerare,
aumentando progressivamente.
Osservazione: questo pránáyáma viene utilizzato per inibire le funzioni
cerebrali tramite la riduzione di fornimento di ossigeno al cervello e
così facilitare il controllo dei vritti ("Yôga chitta vritti nirôdhah", Yôga
Sútra, cap. I, vers. 2). Si tratta di una pratica che comporta il rischio di
danneggiare il sistema nervoso e per questo non è raccomandata ai
principianti.
22 – Nádí shôdhana pránáyáma – respirazione alternata senza
ritmo.
Altro nome: vamakrama o vamah krama.

a) Mettere le mani in jñána mudrá;


b) ostruire la narice destra con il dito medio della mano destra in
jñána mudrá23;
c) inspirare dalla narice sinistra (respirazione completa);
d) trattenere il più a lungo possibile, senza esagerare,
comodamente;
e) cambiare narice, adesso ostruire la sinistra, sempre con le mani
in jñána mudrá utilizzando la stessa mano per ostruire la narice;
f) espirare dalla narice destra;
g) continuare il pránáyáma, inspirando dalla narice destra e così
successivamente.
Osservazione: Notare che la narice in azione viene alternata sempre
quando i polmoni sono pieni e mai quando sono vuoti. Ci sono altri
mudrá che possono essere utilizzati per ostruire le narici e ogni scuola
ha una preferenza per uno di loro. Nel nostro caso, optiamo per il
jñána mudrá.

23 Altre Scuole utilizzano mudrá differenti per le respirazioni alternate, come il Vishnu mudrá.
Praticare SwáSthya Yôga, shivaista, eseguendo mudrá vishnuisti è incoerente. Eseguire qualsiasi
procedimento che non sia caratteristico della nostra stirpe contribuisce all’allontanamento e perdita
di identificazione con la nostra egregora. Leggi il capitolo Egregora e, anche, il capitolo Relazione
Maestro / discepolo.

162
MAESTRO DE ROSE 163

23 – Nádí shôdhana kúmbhaka – alternata con ritmo (1-2-1 ou 1-4-2).


Altro nome: sukha púrvaka.

Esattamente uguale al pránáyáma precedente, aggiungendo soltanto il


ritmo di un tempo per inspirare, due per trattenere con l’aria, uno per
espirare e senza ritenzione vuota (shúnyaka). I più avanzati potranno
passare progressivamente al ritmo 1-4-2. Leggi le spiegazioni sul
ritmo all’inizio di questo capitolo.
24 – Manasika nádí shôdhana – respirazione alternata eseguita
mentalmente.
a) Respirare in modo ampio, cosciente e profondo, con le due
narici;
b) immaginare una luminosità intensa che penetra dalla narice
destra;
c) trattenere l’aria nei polmoni, visualizzando questa energia che
impregna tutto il tuo corpo;
d) durante l’espirazione visualizzarla uscendo dalla narice
sinistra;
e) nella inspirazione seguente immaginare una forte luce che
penetra dalla narice sinistra;
f) nel trattenere con l’aria, questa viene assimilata;
g) nell’espirazione, immagina che essa esce dalla narice destra.
h) eseguire diversi cicli.
Osservazione: si può utilizzare uno qualsiasi dei colori raccomandati
per la pratica della mentalizzazione.
25 – Súrya pránáyáma – respirazione con la narice positiva o solare.
a) Mettere le mani in jñána mudrá24;

24 Altre Scuole utilizzano mudrá differenti per i respiratori alternati, come il Vishnu mudrá.
Praticare SwáSthya Yôga, shivaísta, eseguendo mudrá vishnusti è una incoerenza. Eseguire
qualsiasi procedimento che non sia caratteristico della nostra stirpe contribuisce all’allontanamento
e la perdita di identificazione con la nostra egregora. Leggi il capitolo Egregora e, anche, il capitolo
Relazione Maestro/discepolo.

163
M AESTRO DE ROSE
164

b) ostruire la narice negativa (sinistra per gli uomini o destra per


le donne), con il dito medio di qualsiasi mano;
c) inspirare ed espirare senza trattenere, sempre dalla narice
positiva (destra per gli uomini e sinistra per le donne).
Osservazione: Esiste anche la variante che comporta l’espirazione
dalla bocca.

26 – Manasika súrya pránáyáma – respirazione solare eseguita


mentalmente.
a) Respirare in modo completo, soave e profondo con ambedue le
narici;
b) visualizzare una forte luminosità di colore arancione che entra
nella narice solare (destra per gli uomini e sinistra per le donne)
durante l’inspirazione e uscendo dalla stessa durante l’espirazione.

27 – Chandra pránáyáma – respirazione dalla narice negativa o


lunare.
Uguale al súrya pránáyáma, soltanto che si usa l’altra narice.
Osservazione: Esiste anche la variante che comporta l’espirazione
dalla bocca.

28 – Manasika chandra pránáyáma – respirazione lunare eseguita


mentalmente.
a) Mantenere la respirazione completa, soave e profonda con le
due narici;
b) immaginare una luce intensa color celeste che penetra dalla
narice lunare (sinistra per gli uomini e destra per le donne) durante
l’inspirazione e uscendo dalla stessa durante l’espirazione.

29 – Súryabhêda pránáyáma – respirazione alternata con


inspirazione solare senza ritmo.
a) Mani in jñána mudrá;

164
MAESTRO DE ROSE 165

b) ostruire la narice negativa (sinistra per gli uomini o destra per


le donne) utilizzando il dito medio della mano destra;
c) inspirare dalla narice positiva (destra per gli uomini e sinistra
per le donne);
d) trattenere il fiato, eseguendo jalándhara bandha e deglutendo la
saliva;
e) disfare il jalándhara bandha ed espirare dall’altra narice;
f) ripetere tutto il processo, facendo attenzione a inspirare sempre
dalla narice solare o positiva ed espirare sempre da quella lunare o
negativa. Non fare come nel vamah krama o come nel sukha púrvaka,
dove il processo di alternanza sostituisce sempre la narice in attività di
inspirazione.
30 – Chandrabhêda pránáyáma – respirazione alternata con
inspirazione lunare senza ritmo.
Questo pránáyáma è uguale al precedente soltanto che l’inspirazione
avviene dalla narice negativa e l’espirazione dalla narice positiva. Non
deve essere utilizzato se non per casi specifici indicati direttamente dal
tuo Maestro.
31 – Súryabhêda kúmbhaka – respirazione alternata con
inspirazione solare, con ritmo (1-4-2).
Simile al súryabhêda pránáyáma, con la differenza del tempo di
ritenzione dell’aria nei polmoni. In questo caso la ritenzione o kúmbhaka
deve essere il massimo che il praticante possa trattenere, senza esagerare.
Alla fine, eseguire uddiyana bandha e múla bandha mentre si espira.
32 – Bhastriká – respirazione del soffio veloce.
Altro nome: in alcune scuole, il bhastriká viene chiamato kapálabhati e vice-versa!

a) Inspirare ed espirare velocemente e forte dalle due narici,


producendo un rumore forte come quello di un mantice;
b) il ritmo ideale è quello di inspirare ed espirare soltanto in un
secondo (un secondo per tutti e due i movimenti);
c) i principianti lo eseguiranno più lentamente per non perdere il
ritmo. I più avanzati lo faranno più veloce, più forte e utilizzando la

165
M AESTRO DE ROSE
166

respirazione completa. Finché questo non sarà possibile, prova quella


addominale;
d) alla fine, rimanere in shúnyaka e bandha traya.

33 – Súrya bhastriká – respirazione del soffio veloce dalla narice


solare.
Eseguire lo stesso pránáyáma precedente, però, soltanto con la narice
positiva (destra per gli uomini e sinistra per le donne), senza alternare.

34 – Chandra bhastriká – respirazione del soffio veloce dalla narice


lunare.
Eseguire lo stesso pránáyáma precedente, però, con la narice negativa.

35 – Nádí shôdhana bhastriká – soffio veloce alternato.


Per i praticanti che già dominano le tecniche dei due pránáyáma
precedenti, esiste questo che è ben più complesso, visto che richiede
buona coordinazione motoria. Accade che, nell’eseguire questa
tecnica lo yôgin (mai scrivere yoguin) deve cambiare velocemente la
narice in attività, in maniera tale da inspirare da una ed espirare
dall’altra – e non dalla stessa. È un pránáyáma molto forte, per coloro
che sono ben allenati e vogliono effetti più vigorosi. Vietato ai
principianti ed agli imprudenti.

36 – Kapálabhati – respirazione del soffio lento.


Altro nome: in alcune scuole, il kapálabhati viene chiamato bhastriká e vice-versa!

a) Inspirare profondamente a ritmo normale, una respirazione


completa;
b) non trattenere;
c) espirare tutta l’aria vigorosamente dalle narici in una sola volta
con la durata massima di mezzo secondo.

37 – Súrya kapálabhati – soffio lento dalla narice solare.

166
MAESTRO DE ROSE 167

Eseguire lo stesso pránáyáma precedente, però, soltanto con la narice


positiva (destra per gli uomini e sinistra per le donne).

38 – Chandra kapálabhati – soffio lento dalla narice lunare.


Eseguire lo stesso pránáyáma precedente, però, con la narice negativa.

39 – Nádí shôdhana kapálabhati – soffio lento alternato.


Per i praticanti più avanzati che desiderano effetti più forti, consiste in
inspirare profondamente da una narice a ritmo normale. Non
trattenere. Espirare dalla narice opposta, allo stesso modo dei
pránáyáma precedenti. La differenza sta, quindi, nell’alternanza delle
narici, che i precedenti non hanno, visto che utilizzano soltanto la
destra o la sinistra.
40 – Mantra pránáyáma – respiratorio ritmato con emissione di
mantra (1-2-3).
Atro nome: pránava pránáyáma.

a) Sedersi preferibilmente in siddhásana;


b) inspirare in un tempo, mentalizzare l’assorbimento del prána
attraverso le narici e la sua canalizzazione tramite le nádí,
direttamente all’ájña chakra;
c) trattenere l’aria in due tempi, visualizzando l’ájña chakra con
lucentezza, girando vertiginosamente nel senso destrogiro
(dakshinavártêna) e crescendo nel suo diametro;
d) espirare in tre tempi, emettendo il vaikharí mantra ÔM
armoniosamente fino ad estinguere il fiato.
41 – Ômkára pránáyáma – respiratorio ritmato con manasika
mantra (1-4-2).
a) Inspirare come nel kúmbhaka, però, nel segnare il tempo, invece
dei secondi, contare con le ripetizioni di manasika mantra, visualizzando
la sillaba ÔM. Esempio di visualizzazione che corrisponde a tre secondi:
ÔM-ÔM-ÔM,

167
M AESTRO DE ROSE
168

b) trattenere l’aria come nel kúmbhaka, però, nel contare quattro


tempi, utilizzare le ripetizioni mentali del mátriká mantra. Esempio di
visualizzazione che corrisponde a 4 x 3 secondi:
ÔM-ÔM-ÔM
ÔM-ÔM-ÔM
ÔM-ÔM-ÔM
ÔM-ÔM-ÔM
c) espirare l’aria come nel kúmbhaka, però, nel contare due
tempi, utilizzare ripetizioni mentali dell’ÔM. Esempio di
visualizzazione che corrisponde a 2 x 3 secondi:
ÔM-ÔM-ÔM
ÔM-ÔM-ÔM
Il praticante può optare per l’unità di tempo ÔM-ÔM; o ÔM-ÔM-
ÔM; o ÔM-ÔM-ÔM-ÔM; ecc. La cosa fondamentale è il buon senso,
il progresso graduale e l’orientamento di un Maestro.
Lo yôgin più avanzato passerà ad utilizzare lo yantra ÔM per contare
e mentalizzerà così:

púraka –

kúmbhaka –

rêchaka –

42 – Soffio ha – espirazione forte dalla bocca emettendo suono alto e


brusco.
a) In piedi, con le gambe leggermente separate;

168
MAESTRO DE ROSE 169

b) inspirare, alzando le braccia avanti e in su;


c) trattenere l’aria per un secondo;
d) espirare tutta l’aria dei polmoni in meno di un secondo,
energicamente, buttando le braccia, il tronco e la testa in avanti,
emettendo il suono HA, come se stessi gridando – soltanto che il
suono non viene prodotto da un grido ma da una espirazione forte e
veloce.
Misura di sicurezza: per rispettare la tua colonna e i muscoli della
schiena, evita di fare con violenza il movimento del tronco in avanti,
specialmente se il corpo è molto freddo, sia per la temperatura della
giornata, sia per il fatto che sei all’inizio della pratica.

43 – Ujjáyí pránáyáma – respiratorio con contrazione della glottide.


a) Inspirare dalle narici, contraendo la glottide; il praticante
percepisce un leggero rumore simile a quello del russare, ma che deve
essere soave e, preferibilmente, l’altra persona al tuo fianco non deve
sentirlo;
b) trattenere l’aria nei polmoni con la glottide completamente
chiusa e jalándhara bandha;
c) espirare dalle narici, contraendo la glottide e producendo lo
stesso rumore soave dell’attrito dell’aria con le vie respiratorie.

44 – Shítálí pránáyáma – respiratorio con la lingua a caletta.


a) Mettere la lingua a forma di caletta tra i denti semichiusi;
b) fare un’inspirazione completa dalla bocca, facendo passare
l’aria attraverso il canale formato dalla lingua;
c) trattenere l’aria, senza ritmo;
d) espirare normalmente dalle narici.

45 – Shítkárí pránáyáma – respiratorio con la lingua e i denti.


a) Chiudere i denti, lasciando le labbra semiaperte e la lingua
leggermente appoggiata dietro gli incisivi superiori;

169
M AESTRO DE ROSE
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b) inspirare dalla bocca, facendo passare l’aria tra i denti e la


lingua;
c) trattenere l’aria, senza ritmo;
d) espirare normalmente dalle narici.

46 – Bhrámárí pránáyáma – respiratorio con rumore di ape.


a) Fare una respirazione profonda come nell’ujjáyí;
b) non trattenere l’aria;
c) espirare lentamente e profondamente, producendo un ronzio
simile a quello di un’ape (bhrámárí).

47 – Múrchhá pránáyáma.
a) Sedersi in padmásana;
b) inspirare come nell’ujjáyí;
c) trattenere l’aria per molto tempo, con jalándhara bandha;
d) espirare lentamente;
e) durante la ritenzione senza aria, eseguire il múla bandha.

48 – Plavíní pránáyáma – respiratorio con deglutizione di aria.


a) Inspirare, deglutendo l’aria come se fosse acqua, riempiendo lo
stomaco d’aria.
b) espirare eruttando (non insegnare questo esercizio in sala!).

49 – Sama vritti pránáyáma.


a) Fare un’inspirazione completa, lenta e profonda in 5 secondi;
b) trattenere 5 secondi;
c) espirare in 5 secondi.

50 – Visama vritti pránáyáma.


a) Eseguire tutto un ciclo di respirazione completa ritmata con il
ritmo 1-4-2;
b) ripetere un ciclo intero, usando il ritmo 2-4-1;

170
MAESTRO DE ROSE 171

c) ripetere un ciclo intero, usando il ritmo 4-2-1;


d) ricominciare tutto il processo descritto nelle lettere a, b, c, per
il numero di volte stabilito dal Maestro. Se non hai un Maestro, usa il
buon senso.

51 – Chaturánga pránáyáma – respiratorio quadrato.


a) Inspirare in 4 secondi;
b) trattenere l’aria per 4 secondi;
c) espirare in 4 secondi;
d) trattenere per 4 secondi.

52 – Vilôma pránáyáma.
a) Sedersi in padmásana, con le mani in jñána mudrá;
b) inspirare in 2 secondi e smettere di riempire i polmoni;
c) trattenere l’aria per 2 secondi;
d) inspirare un altro po’, per altri 2 secondi;
e) trattenere l’aria ancora per 2 secondi;
f) continuare il processo fino a riempire totalmente i polmoni;
g) fare il kúmbhaka da 5 a 10 secondi;
h) a questo punto eseguire il múla bandha, durante il kúmbhaka;
i) espirare;
j) ripetere per il numero di volte che il Maestro stabilirà. Se non
hai un Maestro, usa il buon senso e ripeti circa da 10 a 15
volte, ma sempre regolando la permanenza e la ripetizione
dell’avanzamento.

53 – Anulôma pránáyáma.
a) Fare il jalándhara bandha;
b) inspirare dalle narici come nell’ujjáyí;
c) trattenere da 5 a 10 secondi;

171
M AESTRO DE ROSE
172

d) eseguire il múla bandha;


e) ostruire le narici, mantenendo il múla bandha;
f) espirare lentamente dalla narice sinistra, mantenendo la destra
otturata;
g) ripetere il pránáyáma da a a f, adesso espirando dalla narice
destra;
h) finendo le due fasi, l’anulôma completa un ciclo;
i) ripetere da 5 a 8 cicli.
54 – Pratilôma pránáyáma.
a) Fare il jalándhara bandha;
b) ostruire le narici con la mano destra;
c) far pressione sulla narice sinistra e controllare l’apertura della
destra;
d) inspirare lentamente e profondamente dalla narice destra;
e) trattenere l’aria facendo pressione sulle due narici;
f) fare il múla bandha mentre dura il kúmbhaka (5 a 10 secondi);
g) espirare dalle due narici come nell’ujjáyí;
h) ripetere facendo pressione adesso sulla narice destra e
controllando l’apertura della sinistra;
i) finito tutto il pránáyáma, completa un ciclo;
j) ripetere da 5 a 8 volte.
55 – Chakra pránáyáma – respiratorio per attivare i chakra.
Eseguire sei volte di seguito l’ômkára pránáyáma, soltanto che al
posto dell’ÔM, deve essere fatto ogni volta utilizzando uno dei bíja
mantra dei chakra, nel giusto ordine di ascensione: LAM, VAM,
RAM, YAM, HAM, ÔM. La pronuncia corretta è fondamentale anche
se il mantra è soltanto mentalizzato, perciò abbiamo bisogno di un
Maestro che ce la insegni e che l’ascolti per correggerla. Quando
completerai 6 volte, una per ogni bíja, avrai completato un ciclo.
Ripeti 10 cicli. Aumenta progressivamente l’unità di tempo misurata
dai mantra, aggiungendo ad ogni mese un secondo in più nel púraka

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MAESTRO DE ROSE 173

(che rappresenta ancora una ripetizione del mantra nell’inspirazione).


Ad esempio: nel primo mese farai ÔM; nel secondo, ÔM-ÔM; nel
terzo, ÔM-ÔM-ÔM; e così successivamente, aumentando il tempo
dell’unità tipo che servirà per contare il ritmo 1-4-2. Ma è importante
che il praticante sappia smettere di aumentare il tempo, o addirittura
ridurlo, ogni volta che ritiene che il kúmbhaka diventa eccessivo.
56 – Kundaliní pránáyáma – respiratorio per attivare la kundaliní.
a) procedere come nel nádí shôdhana pránáyáma, ostruendo la
narice destra e inspirando dalla sinistra, immaginando che il prána
penetri tramite l’idá (se il praticante è uomo) o pingalá (se il praticante
è donna), e che scende serpeggiando attorno alla colonna vertebrale
fino al múládhára chakra.
b) quando finisci l’inspirazione, trattenere l’aria nei polmoni
immaginando che il prána sia arrivato al múládhára chakra e abbia
vitalizzato la kundaliní; siccome la sua natura è ignea, immagina che
l’ossigeno l’abbia stimolata e accesa di più; visualizzare che la
kundaliní ha attivato il múládhára chakra e ha cominciato a salire per
la sushumná nádí;
c) cambiare narice e espirare dalla destra, immaginando che un
getto di luce dorata stia liberando il canale della sushumná nádí dal
múládhára fino allo swaddhisthana chakra;
d) cambiare narice e ripetere tutto allo stesso modo;
e) tutto ciò che è stato fatto fin qui costituisce la fase di
liberazione dal primo al secondo chakra; ora ripetere tutto, una volta
con ogni narice, immaginando che la kundaliní ascenda fino al terzo
chakra, manipura, e che il getto di luce salga sino ad esso;
f) ripetere tutto allo stesso modo per ognuno degli altri chakra,
fino al sahásrara; si avrà, perciò, un totale di dodici cicli respiratori
completi.
Il tuo Maestro ti insegnerà come accoppiare il ritmo, mudrá, mantra,
bandha e, più tardi, il manasika pránáyáma nelle tappe adeguate per
dare dinamica alla pratica, a seconda se consideri il praticante
sufficientemente leale e disciplinato, quindi, meritevole ed adatto ad
accelerare il processo.

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M AESTRO DE ROSE
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RESPIRATORI TANTRICI

57 – Shiva-Shaktí pránáyáma – respirazione di Shiva e della sua


consorte.
a) I compagni, di sesso opposto, si siedono uno di fronte all’altro
in siddhásana con le mani in átman mudrá;
b) tutti e due avvicinano le narici a quelle del compagno, senza
toccare, e quando uno espira l’altro inspira il suo fiato.
c) dopo alcuni scambi di fiato, terminare con un mantra ÔM
lungo e con la riverenza reciproca in prônam mudrá;
d) pránáyáma di durata indeterminata.

58 – Tántrika pránáyáma – respirazione per attivare i chakra.


a) I compagni, di sesso opposto, si siedono uno di fronte all’altro
in siddhásana con le mani in prônam mudrá;
b) tutti e due vocalizzano tre volte il bíja mantra di ogni chakra
nell’ordine ascendente per stabilire il ritmo del manasika bíja mantra
che faranno di seguito;
c) si sfregano i palmi delle mani prima di ogni chakra che sarà
energizzato;
d) dopo aver sfregato le mani, la sinistra rimane in contatto con la
sinistra del compagno.
e) eseguono il chakra pránáyáma, insegnato precedentemente,
applicando il palmo della mano destra nella zona del chakra
corrispondente al bíja mantra mentalizzato, sfregandolo
moderatamente;
f) finito il numero di ripetizioni del bíja mantra, passare al chakra
successivo fino all’ájña chakra e, dopo, ritornare al múládhára,
ripetendo il processo varie volte;
g) finire con un mantra ÔM lungo e con la riverenza reciproca in
prônam mudrá.

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MAESTRO DE ROSE 175

ORIENTAMENTO AGLI ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIARE IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE IL PRÁNÁYÁMA


Il modulo di respirazione è estremamente importante. Una buona parte della
sessione di Yôga deve essere dedicata a questo punto. Nell’ády ashtánga sádhana
dello Yôga Antico (SwáSthya Yôga), deve essere praticato sempre dopo i mantra,
visto che operano una previa purificazione delle nádí, affinché il prána possa fluire
attraverso questi canali. Senza di esso, non si può chiamare pránáyáma. Sarebbe un
semplice respiratorio, che potrebbe portare beneficio alle vie respiratorie, aumentare
la capacità dei polmoni, perfezionare la voce, etc., ma non sarebbe possibile
esercitare l’espansione del prána, pránáyáma.

COSA FARE
I pránáyáma possono essere fatti da seduti, sdraiati o in piedi. Soltanto
eccezionalmente potrebbero essere eseguiti nelle invertite. Ci sono ásana speciali
per i respiratori. Sono posizioni neutre, sedute, sempre con la schiena eretta e quasi
sempre con le gambe incrociate. Ciò nonostante, i pránáyáma possono anche
essere combinati con altri ásana attivi, a seconda del repertorio di conoscenza ed
esperienza di chi fa la lezione. Ai principianti, si raccomanda di chiudere gli occhi
soltanto per ridurre la deconcentrazione. Praticanti veterani non hanno bisogno di
questo stratagemma.

COSA NON FARE


1. Non insegnare i kúmbhaka o altri pránáyáma avanzati ad allievi principianti, ai
sensitivi, paranormali o persone malate. Non permettere agli epilettici di fare dei
kúmbhaka o bhastriká. Non far fare a nessuno gli ásana di retroflessione in piedi
accompagnati da púraka o kúmbhaka. Evitare di dare pránáyáma immediatamente
prima delle invertite, perché in alcune persone si verifica una incompatibilità tra
queste due modalità di tecniche. Evitare il bhástrika con il praticante in piedi, perché
può produrre giramento di testa. In alcune persone, è capace di far cadere a terra.
2. Raccomandiamo che gli istruttori evitino di fare esperimenti con i loro allievi,
utilizzando altre proporzioni tra púraka, kúmbhaka, rêchaka e shúnyaka che non
sono presenti in questo manuale. La ragione è che queste proporzioni sono antiche
nel nostro lignaggio e conosciamo bene i loro effetti. Se un istruttore adotta altre
proporzioni soltanto per offrire una novità, mette in pericolo la salute delle sue cavie, i
suoi allievi. Lo Yôga è fondamentalmente empirico. Se la rispettiva tecnica è innocua
oppure nociva, sarà esclusa. Se è efficiente e benefica, sarà incorporata nel
patrimonio dello Yôga. Ma, perché una tecnica sia inserita nella nostra tradizione,
sono necessari secoli di sperimentazione e alcune vittime.

SUGGERIMENTO

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M AESTRO DE ROSE
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1. Raccomanda ai praticanti di fare una buona igiene delle fosse nasali prima della
pratica. Durante i pránáyáma, avere fazzoletti di carta da dare in mano agli allievi.
Educarli a raccogliere i propri fazzoletti usati e metterli nella pattumiera alla fine della
pratica.
2. Per conquistare la lealtà e il rispetto dei propri allievi, l’istruttore deve dimostrare
molta lealtà e rispetto verso il proprio Maestro. Se i tuoi allievi non percepiscono
questo tuo atteggiamento, non puoi aspettarti che la manifesteranno nei tuoi
confronti.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“4º ANGA: PRÁNÁYÁMA – ESPANSIONE DELLA BIOENERGIA TRAMITE RESPIRATORI.
Iniziare i respiratori apoggiando le mani soavemente sulle ginocchia, con il dito indice
e pollice uniti in jñána mudrá, e i palmi verso l’alto, se è di giorno, o verso il basso, se
è di sera.
I più veterani possono cominciare dal kúmbhaka bandha, cioè, la respirazione
completa, con ritmo e con bandha. Gli altri cominciano a respirare naturalmente,
facendo attenzione che la schiena sia ben diritta, il corpo rilassato e la respirazione
esclusivamente nasale, tranquilla, soave, profonda, addominale e silenziosa.
Senti l’aria che entra nelle narici, percorrendo tutti i condotti respiratori fino ai polmoni
e, una volta dentro, il sangue assimila la bioenergia, trasmettendola ad ogni cellula di
ogni organo di tutto l’organismo.
Inspira, spingendo l’addome verso fuori, espira, ritraendolo. Ricorda questa regola:
quando l’aria entra, l’addome esce; quando l’aria esce, l’addome entra. Ripetendo:
aria dentro, pancia fuori; aria fuori, pancia dentro.
Inspira, spingendo la pancia fuori e lasciando cadere la testa all’indietro. A questo punto,
fa pressione con la lingua contro il palato, quella zona morbida vicino alla gola.
In seguito espira, spingendo la pancia in dentro e lasciando cadere la testa in avanti,
comprimendo il mento contro il petto. A questo punto, fa una contrazione degli
sfinteri dell’ano e dell’uretra. Mentre mantieni la contrazione, cerca di sentire la sua
azione di rivitalizzazione degli organi sessuali. Continua: inspirando, pancia fuori,
testa all’indietro, lingua contro il palato. Trattieni alcuni istanti... dopo espira, testa in
avanti, addome ben in dentro e contrazione degli sfinteri.
Dopo aver ripetuto alcune volte il primo pránáyáma, di respirazione addominale o
completa, passa alla respirazione seguente, che è il bhastriká, la respirazione del
soffio rapido. Inspira ed espira in maniera accelerata dalle narici, con forza e rumore,
abbastanza alto, rapido e forte, ma senza contrarre il volto e senza muovere le
spalle: Fa così:
...............................[Esecuzione del pránáyáma]......................................
L’iperossigenazione fornita da questo pránáyáma è estremamente efficace per
eliminare stati depressivi. Ed è anche di grande aiuto per chi ha bisogno di
ragionamento rapido.
Adesso passa alla respirazione alternata, sukha púrvaka o vamah krama, a seconda
se le diamo un ritmo o no.

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Attenzione: mantenendo il jñána mudrá, le dita indice e pollice unite, ostruisci con il
dito medio della mano destra la narice destra ed inspira dalla sinistra. Quando i
polmoni saranno pieni, cambia narice, chiudendo la sinistra ed espirando con la
destra. Con i polmoni vuoti non cambiare ed inspira dalla destra. Con i polmoni pieni,
cambia narice ed espira con l’altra.
Continua lo stesso processo, alternando le narici sempre quando i polmoni sono
pieni e mai quando sono vuoti. Ricordati che nei nostri respiratori la schiena è
sempre diritta e la respirazione, a parte eccezioni, è assolutamente silenziosa.
Una volta che hai familiarizzato con questo vamah krama, puoi trasformarlo in sukha
púrvaka, un pránáyáma più avanzato, aggiungendo il ritmo. Inspirare da una narice
in un determinato tempo, trattenere l’aria per quattro volte quel tempo ed espirare in
due volte il tempo di inspirazione. Abbiamo, così, il ritmo 1-4-2. Inspirare in quattro
secondi da una narice, trattenere l’aria per sedici secondi ed espirare in otto secondi
dall’altra narice.
Non dimenticare di continuare ad eseguire la respirazione completa durante questo
respiratorio alternato, così come in qualsiasi altro respiratorio e, ancora, durante tutto
il giorno, nella tua quotidianità. La respirazione completa consiste nel riempire
pienamente i polmoni, dilatando successivamente la parte bassa, media ed alta, ed
espirare nella forma inversa, rilasciando l’aria dalla parte alta, media e bassa dei
polmoni.
Quando finisci il respiratorio alternato, fallo espirando dalla narice sinistra, visto che
hai cominciato da essa.”

AVVERTENZA ETICA
Non inventare. Le tecniche dello Yôga sono sicure perché hanno millenni di
sperimentazione. Non assumere il karma di aver leso alla salute di qualcuno a
motivo dell’irresponsabilità di voler innovare. Nello Yôga non ci sono innovazioni.
Esistono, al massimo, riscoperte. Se non hai un repertorio sufficiente di tecniche, sii
onesto e fai un corso rispettabilmente riconosciuto. Non dare i tuoi soldi ad impostori.
E non diventare neanche uno di loro.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

• PRÁNÁYÁMA, A ARTE DE RESPIRAR, DEL MAESTRO SÉRGIO


SANTOS, PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DI YÔGA DELLO
STATO DI MINAS GERAIS.
• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI
RICONOSCIUTI DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

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M AESTRO DE ROSE
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Lezione del Maestro De Rose per più di 300 istruttori di SwáSthya Yôga. La
maggioranza è laureata in Giurisprudenza, Ingegneria, Medicina, Architettura,
Odontologia, ecc. e ha cambiato la professione per lavorare esclusivamente con lo
SwáSthya.

Kriyá
Diventare puro, fuori e dentro,
puro di corpo, emozione e mente.
Coltivare la purezza di cuore
e la pulizia dell’ambiente e i suoi dintorni.
L’igiene alimentare,
ingerendo alimenti incontaminati.
Incontaminati dal dolore e dal sangue,
incontaminati da additivi e sostanze nocive.

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MAESTRO DE ROSE 179

L’igiene mentale,
generando pensieri positivi
costruendo le fondamenta mentali
di opere buone e ideali utili.
L’igiene emotiva,
sublimando emozioni pesanti,
attenuando l’ego,
facendole diventare sentimenti leggeri e puri.
Tutto questo è bhúta shuddhi,
del quale i kriyá
costituiscono la controparte tecnica.
Pratica di igiene, pulizia e purificazione.
Questo è kriyá!

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KRIYÁ
ATTIVITÀ DI PURIFICAZIONE DELLE MUCOSE

Kriyá significa attività. I kriyá sono tecniche di purificazione tipiche


dello Yôga Antico. Sono una vera arte di purificazione del corpo, dal
di fuori e dal di dentro, non trascurando dettagli da far arrossire
chiunque di noi pensi di essere una persona pulita.
Per la perplessità dell’uomo occidentale moderno, i kriyá furono
elaborati in un’epoca in cui la maggior parte delle popolazioni,
considerate oggi come colte, non si lavavano, né lavavano i denti. In
quell’epoca, gli yôgi erano molto più preoccupati del fattore igiene di
quanto lo siamo noi oggi, più di tutti i popoli di qualsiasi epoca.
Essi sapevano, ad esempio, che non basta purificare soltanto la parte
esteriore, la facciata visibile del corpo, se poi lasciamo sudicia la
parte che non è visibile. Avevano la coscienza che questo non era
molto onesto, perché sarebbe come buttare la sporcizia sotto il
tappeto. Soltanto che il tappeto, in questo caso, è il nostro corpo!
I kriyá principali sono sei, chiamati shat karma.

1) Kapálabhati Purificazione del cervello25 e dei polmoni. Può


anche essere catalogato come pránáyáma.
2) Trátaka Purificazione dei globi oculari e allenamento
per migliorare la vista. Ha risultati rapidi per
astigmatismo ed ipermetropia.

25 Secondo i testi classici indù.


MAESTRO DE ROSE 181

3) Nauli Purificazione degli intestini e degli organi


addominali tramite massaggio.
4) Nêti Purificazione delle narici e del seno mascellare
con acqua (jala nêti) o con una sonda speciale
(sútra nêti).
5) Dhauti Purificazione dell’esofago e dello stomaco con
acqua (jala dhauti) o con una garza (vasô
dhauti).
6) Basti (vasti) Purificazione del retto e del colon con acqua.
È stato il precursore del clistere.
Oltre ai kriyá principali, ne troviamo altri, tra i quali alcuni veramente
importanti. Sono i seguenti, in ordine alfabetico.

1) Agnisára dhauti Purificazione delle viscere e riduzione


dell’addome.
2) Bahiskrita dhauti Purificazione del retto con acqua o aria.
3) Chakshu dhauti Lavaggio degli occhi.
4) Danta dhauti Pulizia dei denti.
5) Danta múla dhauti Pulizia della radice dei denti.
6) Dhauti karma o Vasô Purificazione dell’esofago e dello
dhauti stomaco con garza.
7) Hrd dhauti Purificazione del cuore.
8) Jíhva shôdhana Pulizia della lingua.
9) Jíhva dhauti Lo stesso del jíhva shôdhana.
10) Kapálarandhra Purificazione dei seni frontali e del
dhauti pineale.
11) Karna dhauti Purificazione delle orecchie.
12) Múla shôdhana Purificazione dell’ano e del retto.
13) Shít krama Purificazione della bocca e narici,
prendendo acqua dalla bocca e

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espellendola dal naso.


14) Sthala vasti Purificazione del retto con aria, nel
viparíta karanyásana.
15) Sukha vasti Purificazione del colon con acqua.
16) Yôní vasti Lavaggio vaginale con acqua.
17) Vamana dhauti Purificazione dello stomaco con acqua.
18) Varisara dhauti Lavaggio completo del tubo digerente
con acqua, dalla bocca fino al retto.
19) Vasô dhauti Lo stesso del dhauti karma,
sopraccitato.
20) Vátasára dhauti Purificazione dello stomaco con aria.
21) Vyut krama Lavaggio delle narici introducendo
acqua dal naso ed espellendola dalla
bocca.

Siccome i kriyá non sono esenti da rischi, abbiamo deciso di non


insegnarli in questo libro. Devono essere imparati direttamente da uno
istruttore formato. Esigi da lui il Certificato di Istruttore di Yôga,
riconosciuto (fai attenzione al fatto che un mero certificato di Yôga è
diverso da un Certificato di Istruttore; e che per questo si deve
sottoporre alla giurisdizione dell’entità della classe riconosciuta).

Vi sottolineiamo tre avvertenze.

I. Se già conosci alcuni di questi kriyá, sappi che il lavaggio costante


del seno mascellare e degli intestini può causare danno alla flora
intestinale.

II. Non introdurre nel corpo nessun liquido che non sia acqua filtrata e
bollita. Non fare il jala basti immerso nelle acque di un fiume, come
induce l’illustrazione di questo kriyá in alcuni libri di autori indù: se ci
sono parassiti puoi contrarre la schistosomiasi.

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III.Non raccomandiamo i kriyá che usano altri rimedi oltre l’acqua e


l’aria. Nessuno strumento deve esse utilizzato, se non per il danta
dhauti kriyá (dove si può utilizzare lo spazzolino moderno), per il
jíhva shôdhana (dove può essere utilizzata una spatola o un
cucchiaio specifico riservato a questo fine), e per lavaggio
intestinale o vaginale (dove si può utilizzare la doccia
contemporanea di gomma).

KRIYÁ YÔGA
Una curiosità: Kriyá Yôga è un tipo di Yôga che non ha kriyá! Non è
segreto e non è mai è stato perduto, dichiarazioni queste che appaiono
in un libro contemporaneo molto divulgato nel XX secolo e che ha
disseminato disinformazioni tra i lettori profani. Il Kriyá Yôga viene
descritto nello Yôga Sútra di Pátañjali26, un’opera che ha più di 2.000
anni. Visto che lo Yôga Sútra non è mai stato perduto né è segreto,
non lo è neanche il Kriyá Yôga lì menzionato.
Il tronco originale dello Yôga si è diviso in un primo momento in otto
rami importanti: Ásana Yôga, Rája Yôga, Bhakti Yôga, Karma Yôga,
Jñána Yôga, Laya Yôga, Mantra Yôga e Tantra Yôga. Questi si sono
suddivisi in molti altri rami. Il Rája Yôga, per esempio, ha dato
origine al Dhyána Yôga, al Suddha Rája Yôga e all’Ashtánga Yôga
(conosciuto anche come Rája Yôga di Pátañjali). Quest’ultima
suddivisone consiste in otto stadi: yama, niyama, ásana, pránáyáma,
pratyáhára, dháraná, dhyána e samádhi. Il secondo stadio, niyama, è
composto da cinque parti. Poiché il Kriyá Yôga è costituito da tre di
queste cinque parti, che sono: tapas, swádhyáya e íshwara
pranidhána, le quali riassumono le tre norme etiche.
Perciò si conclude che il Kriyá Yôga è soltanto un insieme di tre
frammenti di una ottava parte di una suddivisione di una divisione
dello Yôga che professiamo, lo Yôga Preclassico. Nell’interpretazione
di queste tre norme etiche si può svolgere qualsiasi procedimento.
Tapas è la norma di autosuperamento, che può anche essere intesa
come sforzo su se stesso, disciplina o austerità. A partire da qui, si

26 Consultare il libro Yôga Sútra di Pátañjali, del Maestro De Rose. (Nota della Comissione
Editoriale.)

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può dichiarare, per esempio, che una pratica di ásana, o qualsiasi altra
tecnica, sia tapas. Costituisce un’eccellente strategia per poter
chiamare tapas qualsiasi cosa. Artifici simili sono applicati riguardo
allo swádhyáya e all’íshwara pranidhána.
Come bibliografia di sostegno a queste affermazioni consultare lo
Yôga Sútra di Pátañjali, capitolo II verso 1; e il libro Kriyá Yôga, di
Srí Swámi Shivánanda, Editorial Kier, Buenos Aires. Quest’ultimo
insegna apertamente il Kriyá Yôga, senza misteri.
Alcune persone accettano metodi meno esaurienti perché non
conoscono niente di meglio. Così, ciò che hanno a disposizione nel
loro limitato universo culturale sembra loro sufficientemente buono e
persino divulgano che il ricorso ad un rimedio piccolo e povero è
meglio degli altri. Immagina la perplessità che queste persone
proverebbero se conoscessero uno Yôga assolutamente completo
come lo Yôga Antico (SwáSthya Yôga). Completo e non complicato!

SHANKA PRAKSHALÁNA

Lo shanka prakshalána è un capitolo a parte. Non viene catalogato


come kriyá classico, però, non rimane nessun dubbio che questa è la
sua categoria. Si tratta di una purificazione intestinale fatta ingerendo
una grande quantità di acqua o tè e espellendola diverse volte dagli
intestini, con l’aiuto di ásana o di nauli.
La variante più popolare di questo kriyá è fatta con ásana per la
semplice ragione che la maggior parte degli aspiranti non riesce ad
eseguire il nauli. Però, per chi riesce a praticare questa tecnica di
movimentazione della muscolatura addominale involontaria, la
variante che usa il nauli al posto degli ásana è molto più semplice,
confortevole ed autentica, per il solo fatto di essere più antica
dell’altra forma più popolare, le cui caratteristiche sono
manifestamente moderne.
L’esecuzione dello shanka prakshalana è semplice, non ha nessun
mistero e non merita l’aura di suspense che alcuni principianti
costruiscono intorno ad esso.
L’acqua deve essere stata filtrata e bollita. Per ogni litro di acqua
aggiungere un cucchiaino da caffé, di sale. Non più di un cucchiaino di

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caffé, raso! Deve essere ingerito caldo come un tè. D’altronde, bere tè – o
meglio, infusione – al posto dell’acqua è un’eccellente alternativa per far
diventare lo shanka prakshalána più gradevole e, di conseguenza, non
introdurre il sale assassino nel tuo corpo. Un’infusione blanda di anice o
camomilla può avere effetti benefici per gli apparati digestivo e escretore.
Vale, nel frattempo, registrare che per alcune persone l’infusione non
produce risultati così buoni, a meno che sia leggermente salata.
Prima dello shanka prakshalána è bene stare a digiuno per un minimo
di otto ore. Dopo, non devi digiunare. Il primo alimento sarà una
pappina di riso bianco ben cotto e condito con ghí o, ancora meglio,
olio di oliva extra vergine. Più tardi, alimentazione leggera,
preferibilmente legumi cotti senza condimenti.

LA T EC N I C A

Bevi un bicchiere di quell’acqua calda o di infusione blanda. In


seguito fa il nauli diverse volte. Vai in bagno e prova ad espellere.
Non importa se non ci riesci o no. Ripeti tutta l’operazione. Prova ad
espellere un’altra volta. E così di seguito. Dopo un po' di tempo
comincerai ad espellere e continuerai ad eliminare finché non ci siano
più feci e di seguito comincerai ad espellere il liquido ingerito. I tuoi
intestini saranno perfettamente puliti quando il liquido che sarà
eliminato da essi sarà assolutamente limpido. In questo caso, l’acqua
permette di osservare la limpidezza meglio che l’infusione, poiché
uscirà chiara.

D RI S H T I
I drishti sono varianti di trátaka che possono essere utilizzati sotto due
tipi di interpretazione: come kriyá o come dháraná. Nel primo caso
sono chiamati bahiranga trátaka (esterni) nel secondo, antaranga
trátaka (interni). Come kriyá, il sádhaka non ha bisogno di far ricorso
alla concentrazione più del necessario per la buona esecuzione tecnica.
Essendo i drishti esercizi di fissazione dello sguardo, i muscoli oculari
sono molto sollecitati ed i globi oculari si lavano con la lacrimazione.
Proprio per questo, se fatti con moderazione possono portare beneficio
agli occhi e ridurre i problemi di vista. Ma, al contrario, fatti in modo
esagerato possono lesionare il meccanismo della visione.

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M AESTRO DE ROSE
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Nella variante di esercizio per la concentrazione, lo yôgin si deve sforzare


per non lasciare il pensiero evadere dall’oggetto della fissazione. Per
esempio, se l’oggetto è una stella, cercare di rimanere il massimo di tempo
possibile senza batter occhio, in modo ragionevole, mantenendo
l’attenzione fissa sulla stella.
I drishti più comuni sono:
1) Naságra drishti fissazione sulla punta del naso;
2) Bhrúmadhya fissazione sulla radice del naso, tra le
drishti sopraciglia;
3) Shaktí drishti o fissazione negli occhi del partner tantrico;
shakta drishti
4) Guru drishti fissazione di una immagine (pittura,
simbolo o fotografia) del Maestro;
5) Agni drishti fissazione sul fuoco (fiamma di una
candela, fuoco, torcia, ecc.)
6) Táraka drishti fissazione su una stella;
7) Chandra drishti fissazione della luna;
8) Súrya drishti fissazione del sole (soltanto all’alba o al
tramonto, anche così, soltanto in quel
momento che non ferisce gli occhi).

MAUNA
Il mauna è considerato un rimedio di purificazione. Mauna significa
silenzio. Voto di mauna è il voto di rimanere in silenzio per un
determinato intervallo di tempo come tapas. Ha avuto origine
probabilmente nei monasteri, dove l’osservanza del silenzio facilitava
l’imposizione della disciplina. Nel Shivánanda Ashram si trova scritto
in dêvanágarí sulla parete di alcune sale: “mauna kripá”, che significa
silenzio, per favore.
La pratica del mauna ha molto più a che fare con la linea brahmácharya
che con la linea tantrica che è liberale e predica che ognuno eserciti la
propria libertà nella forma più piena. Così, nello Yôga Antico (SwáSthya
Yôga) non incentiviamo il mauna, anche perché può mettere il praticante

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MAESTRO DE ROSE 187

in situazioni difficili di fronte alla famiglia e ad amici non praticanti.


Ricorda che lo SwáSthya Yôga, Metodo De Rose, si distingue dagli altri
per non far passare un’immagine di alienazione che invece si incontra in
alcune altre modalità.
Però, se appartieni alla linea brahmácharya e vuoi praticare il mauna,
fa attenzione ad alcune precauzioni: primo, non fare “faccia di
brahmácharya occidentale”, cioè, quell’ aria di equanimità (mancanza
di emozione). Mantieniti estremamente simpatico e sorridente,
cercando di partecipare al tutto con la più grande naturalità. Se
qualcuno ti rivolge la parola, sorridi e mantieni tutte gli atteggiamenti
normali della tua relazione con questa persona, rafforzati con una
dose extra di tenerezza e simpatia.
DIGIUNO (UPASANA)
Il digiuno non è un kriyá, ma contribuisce alla purificazione
dell’organismo. Il digiuno migliore è corto e frequente: 36 ore, una
volta alla settimana, bevendo molta acqua minerale. Un giorno prima,
alimentazione contenuta, lassativo naturale (come un’infusione
lassativa, o semi di papaia, o acqua di prugne lasciate in ammollo
durante la notte e bevuta il mattino) e un clistere. Per finire, frutta
dolce come papaia o mango, prima di ingerire alimenti più pesanti.
Digiuni lunghi aggrediscono troppo il corpo, consumano la massa
muscolare e possono compromettere la salute. Devono essere evitati.
Ciò nonostante, possono essere utilizzati in casi di estrema necessità.
Se vengono praticati, si devono fare con molta prudenza e con
l’accompagnamento di un medico.

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ORIENTAMENTO PER GLI ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIA IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE IL KRIYÁ


I Kriyá sono tecniche delicate che richiedono abilità da parte di chi le trasmette. Non
si deve praticare un ásana senza prima aver purificato gli organi interni attraverso un
kriyá. Si ottengono migliori risultati con gli ásana se prima purifichiamo il corpo con
dei kriyá.

COSA FARE
Quando si è in sala, usare soltanto i kriyá secchi. Insegnare in modo graduale ai
praticanti come fare a casa i kriyá umidi. Sporadicamente, in un corso che abbia le
strutture adeguate, si può mostrare e anche allenare i sádhaka nell’esecuzione con
acqua e con sonda.

COSA NON FARE


Scoraggia i tuoi allievi ad eseguire da soli i kriyá che richiedono qualsiasi altra cosa
che non sia acqua, aria o la semplice muscolatura. Strumenti come sonda,
cordicella, garza, anello di bambù o asta di legno sono sconsigliabili.
Più che con qualsiasi altra tecnica di Yôga, devi essere moderato con i kriyá.
Ognuno ha la propria durata e intervalli particolari. Ci sono eccezioni, come il nauli, il
trátaka e il kapálabhati che possono essere praticati tutti i giorni.

SUGGERIMENTO
Se l’allievo dichiara o dimostra di non apprezzare il kriyá, questo sarà un
avvertimento per l’istruttore affinché prenda coscienza che non sta insegnando bene
l’anga.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“5º ANGA: KRIYÁ – ATIVITÀ DI PURIFICAZIONE DELLE MUCOSE. Chi vuole migliorare gli
occhi e la vista deve, a questo punto, realizzare i trátaka, il cui orientamento è inserito
regolarmente nelle sedute d’allenamento.
Gli altri si alzino senza l’aiuto delle mani e, una volta in piedi, passino alle posizioni di
ritrazione addominale, con le gambe leggermente divaricate e un po' piegate, e le mani
che premono sulle cosce. I praticanti più esperti devono eseguire subito il nauli kriyá.
Gli altri, seguano queste istruzioni preparatorie.
Espira tirando bene l’addome in dentro e tenendolo così, senza aria, per quanto è
possibile. Questo è il tamas uddiyana bandha, un eccellente esercizio per ridurre
l’addome. Poi ispira ed espira nuovamente l’aria. Ripeti l’esercizio, adesso
dinamicamente, facendo diverse ritrazioni addominali successive, senza aria, tirando
in dentro l’addome e spingendolo in fuori, in dentro e in fuori, però senza respirare.

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MAESTRO DE ROSE 189

Se hai bisogno di respirare è segnale che il rajas uddiyana bandha è terminato. Con
la ripetizione quotidiana di questa tecnica, presto riuscirai a dominare il nauli kriyá.”

AVVERTENZA ETICA
Non è onesto pirateggiare il lavoro degli altri. Sempre quando utilizzi un testo,
disegno, foto, logo, frase o qualsiasi altra cosa creata da un altro istruttore di Yôga,
devi citare la fonte e onorare l’autore con la tua riconoscenza.
Quando trascrivi il testo di un libro, mai far pensare che sei tu l’autore, come è
successo frequentemente. Costantemente, persone che per questione di ego si
dichiarano contrari al De Rose, affermano che il De Rose è questo o quell’ altro,
semplicemente copiano spudoratamente i suoi testi, senza confessare da dove li
hanno presi. Non funziona: c’è sempre qualcuno che conosce l’origine del testo e la
cosa diventa molto sgradevole per quelle persone. Come dice il Codice di Etica dello
27
Yôgin, “Lo yôgin non si deve appropriare di oggetti, idee, crediti o meriti che
appartengano ad altri”.
Perciò, niente fotocopie di libri e fascicoli, né riprodurre cassette, CD, DVD, o
videocassette per rivenderli. Il diritto di fare copie di cassette, CD, DVD o video è una
concessione esclusiva all’allievo che vuole divulgare ciò che ama ai suoi amici.
Anche in questo caso, è illegale e immorale ricevere qualsiasi somma in cambio del
favore, anche se è sotto il pretesto di coprire i costi materiali.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

• HATHA YÔGA, SWÁMI SHIVÁNANDA, EDITORIAL KIER;


• PERFEZIONO LO YÔGA, ANDRÉ VAN LYSEBETH, PRESIDENTE
DELLA FEDERAZIONE BELGA DI YÔGA, MURSIA.
• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA INSEGNANTI
RICONOSCIUTI DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

27 Mai scrivere yoguin, yogui, yogue. Queste forme sono sbagliate.

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M AESTRO DE ROSE
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Ásana
La magia del movimento che innalza lo spirito
in un appello alla bellezza,
creando opere d’arte corporee,
generando sculture viventi,
sgorgando le une dalle altre,
incatenate da un sottile filo di continuità
e armonia indescrivibile!
Così come lo scultore,
scolpendo il blocco di pietra fredda fa sorgere il
capolavoro che giaceva nel suo interno,
allo stesso modo lo yôgin si trasfigura e lascia
affiorare opera e artista nell’esecuzione
coreografica di questa danza millenaria.
Questo è ásana!

190
ÁSANA28
(Si pronuncia “ássana”, perché il suono ‘z non esiste in sanscritto)

TECNICA CORPOREA, FERMA E GRADEVOLE

Ásana è qualsiasi posizione ferma e gradevole (sthira sukham


ásanam). Questa è la definizione ampia e laconica dello Yôga Sútra,
capitolo II, 46. Secondo tale definizione il numero di ásana è infinito.
Altra frase, questa attribuita a Shiva, conferma quella di Pátañjali: ci
sono tanti ásana quanto esseri viventi sulla Terra.
Altri, però, limitano il numero di ásana in 84.000, dei quali 840
sarebbero i più importanti e, di questi, soltanto 84 fondamentali. In
questo libro, riportiamo 2.000 ásana. È la più grande compilazione
mai realizzata nella Storia dello Yôga in tutto il mondo.
Ma infine, che cos’è l’ásana? Ásana è la tecnica corporea che, per
molte persone, stereotipa meglio lo Yôga. Questo succede a causa del
fatto noto che, tra le altre tecniche dello Yôga, l’unica fotografabile,
filmabile e dimostrabile al pubblico è l’ásana. Tu potresti fotografare
lo yôganidrá, filmare il pránáyáma, o dimostrare il mudrá... ma non
sarebbe molto interessante per il pubblico profano, a meno che fossero
combinati con gli ásana. Così, questo anga è diventato il più noto.

28 Da qui in avanti ridurremo l’indicazione della silaba tonica delle parole sancrite con la
sottolineatura, perchè a questo punto il lettore ha già assimilato il concetto e, anche, è necessario
che si familiarizzi con la grafia normale, che si trova in altri libri e che non forniscono questa
indicazione.
MAESTRO De ROSE 192

Ásana è tecnica corporea, ma non esclusivamente corporea. Non ha


niente a che vedere con la ginnastica, né con l’Educazione Fisica. Le
origini sono diverse, le proposte sono diverse e la metodologia è
diversa. Perciò, nello Yôga non abbiamo bisogno di molte cose che
sono fondamentali nell’Educazione Fisica come, ad esempio, il
riscaldamento muscolare. Nello Yôga Antico non usiamo il
riscaldamento muscolare prima degli ásana. Per chi è interessato allo
studio comparativo dello Yôga con l’Educazione Fisica e le loro
differenze, per non ripetere qui spiegazioni già pubblicate,
raccomandiamo la lettura del nostro libro Tudo sobre Yôga.
Per economizzare parole le persone hanno l’abitudine di far
riferimento all’ásana esclusivamente tramite il suo prisma corporeo.
Però, una tecnica non merita il nome di ásana, a meno che incorpori
altri elementi.
Se è esercizio fisico non è Yôga. Ásana deve avere tre fattori:
1. POSIZIONE;
2. RESPIRAZIONE COORDINATA;
3. ATTEGGIAMENTO INTERIORE.

La posizione deve essere:


a) stabile;
b) comoda;
c) estetica.
La respirazione deve essere:
a) cosciente;
b) profonda (addominale e completa);
c) ritmata.
L’atteggiamento interiore deve avere:
a) localizzazione della coscienza nel corpo;
b) mentalizzazione di immagini, colori e suoni;
c) bháva (profondo sentimento, o riverenza).

PER OTTENERE PIÙ FLESSIBILITÀ


Se vuoi accelerare il tuo progresso riguardo alla flessibilità, esplora la
permanenza e non la ripetizione. Usa le regole di permanenza,
specialmente la Regola di un secondo al giorno che si trova descritta

192
MAESTRO De ROSE 193

più avanti, nella parte delle regole generali di questo stesso capitolo di
ásana. Evita, però, gli atteggiamenti estremi. Qualsiasi violenza tu
faccia contro il tuo corpo ti costerà un onere di retrocessione.
La tecnica della controforza di solito aumenta istantaneamente alcuni
gradi di flessibilità. Essa consiste nel flettersi al massimo; in
seguito, applicare la forza muscolare in senso opposto a quello
rispetto al quale si desidera aumentare la flessibilità, con un assistente
che oppone resistenza.
La riduzione drastica del sale, dei formaggi e della carne
nell’alimentazione aiutano molto. L’ideale è l’eliminazione del sale e
della carne. Cagliate e yogurt possono e devono continuare ad essere
consumati.
MAHÁ ÁSANA
I mahá ásana meritano un’attenzione speciale, anche da parte dei
praticanti più avanzati. Mai collocare un mahá ásana all’inizio della
pratica o della coreografia. I tessuti, muscoli, articolazioni e altri
organi devono adattarsi gradualmente allo sforzo maggiore al quale
sottoponi il corpo. Questo è molto importante.
C O NT R O I N D I C A ZI O N I
Nello Yôga Antico (SwáSthya Yôga) non enfatizziamo le
controindicazioni, visto che questo metodo non si rivolge ad un
pubblico malato, né anziano. Così preferiamo dare un’attenzione
individuale ad ogni praticante, in funzione delle proprie limitazioni,
incidenti o interventi chirurgici che eventualmente abbia subito e,
ancora, dell’età, professione e aspettative. Uno degli aspetti più
importanti di queste attenzioni è un previo esame medico.
E S A ME M E D I C O
Chiunque, anche giovane e in salute, prima di cominciare la pratica
dello Yôga deve consultare un medico, preferibilmente portando
questo libro. Un’ istruttore di Yôga non deve permettere l’accesso alla
sala, neanche per la prima lezione, senza che un medico abbia
debitamente compilato il modulo di iscrizione. Non si deve accettare
un semplice certificato medico, visto che non fornisce i dati necessari.

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MAESTRO De ROSE 194

C O RE O G R A F I E

Una delle caratteristiche più importanti dello SwáSthya Yôga, lo Yôga


Antico, è la lezione fatta dall’istruttore al praticante in forma di
coreografia. I migliori istruttori del Metodo De Rose, strutturano le
loro lezioni in modo che l’allievo esegua dei passaggi tra una tecnica e
altra, creando un incatenamento armonico tramite gli ásana.
Evidentemente, per insegnare SwáSthya Yôga in questo modo, è
necessario che l’istruttore studi sempre e partecipi a dei corsi con
professori altamente specializzati.
Coloro che hanno veramente compreso il messaggio di colui che ha
organizzato il metodo, fanno lezione con contenuto, dall’inizio alla
fine del sesto anga, in forma di coreografia. E, alla fine dell’anga
ásana, incentivano ancora i loro allievi ad improvvisare una vera e
propria coreografia, in regime di pratica libera.
Se, eventualmente, qualcuno supponesse che lo Yôga Antico non
possiede coreografie e che è stato questo autore ad introdurle, dobbiamo
correggerlo: ciò che abbiamo fatto è riscattare una struttura antica, che si
era quasi persa.
Il súrya namaskara è considerato uno dei più antichi insiemi di
tecniche corporee dello Yôga, che risale ai tempi in cui l’uomo
primitivo adorava il Sole. Infatti il súrya namaskara, saluto al Sole, è
l’esempio più eloquente dell’esistenza di ciò che chiamiamo
coreografia, in seno allo Yôga ancestrale.
Il súrya namaskara è l’unica coreografia che ancora esiste nel
repertorio che lo Hatha Yôga ha ereditato dagli Yôga precedenti, visto
che l’Hatha è uno Yôga moderno, sorto nel secolo XI dell’era
Cristiana e ha perso quasi tutta la sua tradizione iniziatica.
Perciò, ciò che oggi definiamo come coreografia, già esisteva ed era
una forma di esecuzione molto arcaica, soltanto che attualmente è
poco conosciuta perché praticamente estinta. Riguardo alla
somiglianza con una danza, non dimentichiamoci che il creatore dello
Yôga, Shiva, era un ballerino ed è stato immortalato nella mitologia
con il titolo Natarája (re dei ballerini).

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MAESTRO De ROSE 195

REGOLE G E N E R AL I

Secondo ciò che abbiamo già visto, una delle caratteristiche principali
dello SwáSthya Yôga sono le regole generali di esecuzione, proprio
perché sono i fondamenti dell’autosufficenza (SwáSthya).
Altri tipi di Yôga non possiedono delle regole generali. Perciò, hanno
bisogno di impiegare molte pagine di libri o sprecare molto tempo
nelle lezioni, descrivendo le esecuzioni degli ásana, ad uno ad uno.
Diventa un aneddoto la ripetizione letargica che costituisce il
ritornello di alcuni insegnanti – “ispira, espira... ispira, espira... ispira,
espira...” – ad nauseam, con ciò, molte ore di lezione finiscono per
essere rubate al praticante che ha pagato per un orientamento meno
prescindibile e più tecnico di questo semplicismo.
Senza regole generali il praticante imparerà soltanto ciò che gli sarà
indicato dal suo istruttore e niente altro. Se l’istruttore insegna dieci
ásana per dire come respirare in ognuna di esse, quanto tempo rimane,
quante volte ripetere, dove localizzare la coscienza, ecc. e, dopo tutto
ciò, istruttore e praticante, non possono continuare insieme, il praticante
saprà eseguire soltanto quelle dieci tecniche che gli sono state
insegnate.
Con le regole generali, nelle stesse circostanze, il praticante saprà
eseguire praticamente tutti gli ásana, e potrà perfezionarsi
continuamente, anche senza un istruttore al suo fianco. Perciò,
abbiamo discepoli che non ci hanno mai conosciuto personalmente
perché abitano in paesi distanti e, malgrado ciò, grazie alle regole
generali, diventano esecutori virtuosi, veri artisti corporei.
Quando qualcuno dichiara di essere un istruttore di SwáSthya Yôga e
non applica le regole generali e, persino, insegna qualcosa che non sia
in armonia con esse, il lettore può avere la certezza che: o non è un
istruttore formato, o si tratta di un non discepolo, un indisciplinato
che, nonostante conosca ciò che è giusto, si arroga il diritto di
adulterare l’organizzazione del metodo.

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MAESTRO De ROSE 196

LE REGOLE ATUALMENTE CODIFICATE SONO:

1. Regole della respirazione coordinata


2. Regole di permanenza nell’ásana
3. Regole di ripetizione
4. Regole di localizzazione della coscienza
5. Regole di mentalizzazione
6. Regole di angolo didattico
7. Regole di compensazione
8. Regola di sicurezza
L’obiettivo delle regole è di facilitare la vita del praticante. Perciò,
non preoccuparti di memorizzare queste regole. Semplicemente, leggi
ed esegui allo stesso tempo per capire ed incorporare. Dopo aver
automatizzato l’esecuzione non preoccuparti più di questo. Le quattro
prime regole sono sufficienti per i principianti. Se pensi che ti stai
confondendo, lascia le altre quattro e studiale più tardi.

LE REGOLE CON LE LORO SUDDIVISIONI


1. Regole della respirazione coordinata.
Sono sette le regole basilari, ma è sufficiente utilizzare la prima.
2. Regole di permanenza nell’ásana.
Permanenza circostanziale
• per dimostrazione;
• per la pratica regolare in gruppo;
• per l’allenamento individuale a casa.
Permanenza per principianti.
Permanenza per veterani sani.
Regola di “un secondo al giorno”.
3. Regole di ripetizione.
4. Regole di localizzazione della coscienza.
5. Regole di mentalizzazione.
Mentalizzazione exoterica (profana).
Mentalizzazione esoterica (iniziatica).
6. Regole di angolo didattico.
7. Regole di compensazione.
Nella pratica regolare.
Nella coreografia.
8. Regole di sicurezza.

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MAESTRO De ROSE 197

1. R E G O L E DI R E S P I R A ZI O N E C O O R D I N AT A
COME RESPIRARE DURANTE L’ESECUZIONE DEGLI ÁSANA?

Ci sono sette regole di respirazione, però, la prima di esse comprende


praticamente tutte le altre e quasi non ha eccezioni. Così, diamo la
priorità di memorizzazione ad essa.
Prima regola di respirazione:
I movimenti verso su sono fatti con inspirazione; quelli verso giù con
l’espirazione.
Le altre regole sono:
Flessioni in avanti o verso i lati sono fatte con l’espirazione; indietro con
l’inspirazione, eccetto quelle in piedi.
Quando torci una spugna bagnata l’acqua esce: quando torci il torace,
che è una spugna d’aria, l’aria esce.
Ásana in decubito frontale sono fatti con inspirazione.
Le posizioni muscolari sono fatte con i polmoni pieni.
Ásana di lunga permanenza, o dove il tronco è dritto, la respirazione è
normale.
In caso di dubbio o malessere, fa tutti gli ásana con i polmoni vuoti.

2. R E G O L E D I P E R M A N E N ZA N E L L ’ Á S A NA
QUANTO TEMPO RIMANERE NELLA POSIZIONE?

C’è un tempo di permanenza per la dimostrazione, uno per la pratica


in gruppo condotta da un istruttore e uno per l’allenamento
individuale a casa.
Regole di permanenza circostanziale:
La permanenza di dimostrazione è di un secondo nel punto culminante
dell’ásana, una pausa prima di continuare con il prossimo passaggio
della coreografia.
La permanenza della pratica in gruppo, condotta da un istruttore, sarà il
tempo che lui determinerà.
La permanenza nell’allenamento individuale ubbidisce a due regole che
si susseguono.

Regola di permanenza per principianti che hanno fino a 5 anni di


pratica – respirazione trattenuta:
Finché puoi trattenere la respirazione*, rimani. Se hai necessità di
respirare, sciogli.

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MAESTRO De ROSE 198

*Questa ritenzione può essere con aria o senza, a seconda dell’ásana. Consulta la
Regola di Respirazione.

Regola di permanenza per veterani sani con più di 5 anni di


pratica − respirazione libera:
Rimani nell’ásana, respirando liberamente, il tempo che il buon senso e
il conforto permetteranno. Prima che finisca il conforto, sciogli la
posizione.

La Regola di Un Secondo Al Giorno:


Comincia rimanendo un secondo nel primo giorno, due secondi nel
secondo giorno, tre secondi nel terzo, quattro nel quarto e così
successivamente. In questo modo, quando completerai un anno rimarrai
circa 365 secondi.

La norma di cui sopra si basa su un detto che ci insegna un principio


molto semplice. Se alziamo tutti i giorni un vitello, dopo qualche
tempo riusciremo ad alzare un toro (perché il vitello cresce in modo
graduale e, con lui, la nostra forza si adatta alla crescita del suo peso).
Ciò nonostante, funziona ed è sicuro soltanto se il praticante è un
praticante disciplinato e sistematico, non interrompe nemmeno per un
giorno l’esercizio. Se devi interrompere uno o più giorni, devi ridurre
la tua permanenza per il numero di secondi equivalenti
approssimativamente lo stesso numero di giorni durante i quali sei
rimasto fermo.
Questa regola può essere applicata insieme con quella di permanenza
per principianti dall’inizio fino a circa 60 secondi. E può essere
combinata con la regola di permanenza per veterani a partire da questo
limite.
È chiaro che devi privilegiare il buon senso e, come sempre, mai
esagerare. Proprio per questo, osserverai che riuscire in un progresso
quotidiano di un secondo sarà molto più facile in un ásana come il
paschimôttana e molto più difficile in un altro come il mayúra. Non ha
importanza. Puoi fermarti per alcune settimane o anche mesi senza
aggiungere un’altro secondo in un determinato ásana più difficile e,
nel frattempo, proseguire aumentando la permanenza in altri più facili.
Ad ogni modo, la regola di un secondo al giorno costituisce, da sé, un
dispositivo di sicurezza che in una certa misura frena l’impeto di
progredire a balzi. Dopo tutto, dobbiamo convenire che aggiungere

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MAESTRO De ROSE 199

soltanto un secondo al giorno è abbastanza metabolizzabile per una


persona che stia bene in salute, per ciò che concerne la maggior parte
degli ásana. Non è con spasmi di impegno che riuscirai ad avere una
buona performance ma con la regolarità, disciplina e lucidità.
Un avvertimento speciale deve essere fatto riguardo ai praticanti
avanzati a cui piace dormire in un ásana per esplorare gli effetti fisici
di una più lunga permanenza, specialmente per aumentare la
flessibilità: alcune posizioni potranno rappresentare un rischio di
lesione per le articolazioni dovuto alla permanenza esagerata. In casi
estremi ci possono essere problemi gravi com’è il caso del
californiano che ha eseguito il supta vajrásana con le braccia sotto la
regione lombare e si è lasciato addormentare in quella posizione. Al
risveglio aveva le braccia e le gambe immobili per mancanza di
circolazione e non ha potuto uscire di lì. È stato trovato morto, dopo
vari giorni di agonia. Un brasiliano di Rio de Janeiro che si è
addormentato nel mahá upavishta kônásana, conosciuto anche come
mahá kúrmásana, ha quasi fatto la stessa fine!
Perciò, evita di avventurarti nello Yôga senza un istruttore diplomato
che abbia il suo Certificato convalidato. È raccomandabile praticare a
casa, sì, ma se si ubbidisce agli ordini di un Maestro competente. La
disciplina e l’umiltà del discepolo nel riconoscere la gerarchia, sono
fattori di sicurezza e costituiscono l’unica via garantita di progresso.

3. R E G O L E D I RI P E T I ZI O N E
QUANTE VOLTE RIPETERE L’ÁSANA?

La regola di base della ripetizione è:


Massima permanenza, minima ripetizione.

La ripetizione praticamente non esisteva nello Yôga più antico.


L’uomo primitivo osservava gli animali e li imitava. Non vedrai mai
una tigre fare “uno, due, uno, due”, né fare riscaldamento prima di
andare a caccia, o ripetere esercizi fino a stressare la muscolatura. Se
non hai a disposizione una tigre osserva il tuo gatto domestico. Ci
sono tre cose che lui non fa: non ripete, non si riscalda e non esegue
volontariamente qualcosa fino a stressare la muscolatura, perché
questo produce sconforto ed è comprensibile che qualsiasi animale

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MAESTRO De ROSE 200

irrazionale eviti la scomodità. Soltanto l’homo sapiens è diverso, dopo


tutto, lui è più intelligente...
Come fa il tuo gatto? Lui flette la colonna con forza ed intensità e una
permanenza determinata. Dopo, distende bene gli arti anteriori, con molta
tensione, e così rimane per un periodo di tempo. Di seguito quelli
posteriori, e basta! Ha finito una gradevole pratica di SwáSthya Yôga per
gatti. Se funziona? Prova a mettere un cane vicino a lui. Senza nessun
riscaldamento muscolare, il felino ti mostrerà cosa significa essere in
forma, farà uno spettacolo di riflessi, di agilità, di coordinazione motoria.
Questo significa essere in forma. Questa forma smagliante è ciò che lo
SwáSthya, lo Yôga Antico, dà ai suoi praticanti.
La tendenza a ripetere gli ásana tre volte, cinque volte o anche 25 volte è
apocrifa, moderna ed è stata assorbita da altre modalità forestiere, come
la ginnastica occidentale stessa. Proprio così. Che ironia! Molte cose che
si importano oggi dall’India come Yôga legittimo, gli indiani le hanno
assorbite dagli inglesi negli ultimi secoli di colonizzazione britannica!
Leggi il libro o vedi il film Passaggio in India e capirai meglio questo
fenomeno di acculturazione che ha tanto minato la virtù dello Yôga negli
ultimi tempi e lo ha mischiato con cose che non hanno niente a che fare
con la nostra filosofia di autoconoscenza.
Se hai studiato attentamente i capitoli precedenti hai già percepito che
la nostra proposta è quella di riscattare lo Yôga Antico, perché è più
autentico delle versioni moderne, semplificate ed adattate per il
consumo, anche in India. Perciò, per professare uno Yôga che valorizza
la serietà e la legittimità, non fare ripetizioni, eccetto che in casi
eccezionali. Non fare la “molla”, flettendo le ginocchia su e giù con
l’intenzione di migliorare la flessibilità. Il riflesso di contrazione nel
fuso muscolare, generato da ripetizione, farà diventare la procedura
meno efficace che se tu rimani nel punto massimo di flessione e rilassi
tutti i muscoli che puoi. Dopo, senza uscire dalla posizione, cerca di
andare più avanti e così di seguito, fino a quando pensi che sia ora di
terminare l’ásana, secondo la regola di permanenza.
La ripetizione esiste, ma è un’eccezione. La regola è non ripetere.

Quindi, a cosa rassomiglia una pratica di SwáSthya, lo Yôga Antico?


Non potrà mai rassomigliare a una lezione di ginnastica, neanche di
Hatha Yôga, con persone che fanno esercizi stagni, ripetuti. Una

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MAESTRO De ROSE 201

pratica di SwáSthya Yôga, anche se eseguita a casa o in una sala di


lezione, avrà la forma di una coreografia, con ásana non ripetitivi e
tecnicamente concatenati gli uni agli altri per mezzo di passaggi.
Questi sono elementi di congiunzione elaborati dal praticante stesso o
suggeriti dall’istruttore che svolge la sessione.
La pratica dello Yôga Antico (SwáSthya Yôga) ricorda un katá di
Karatê, ricorda un katí di Kung-Fu, ricorda una coreografia di Mikhail
Barishnikov. Quella degli uomini è fortemente virile, quella delle
donne graziosamente femminile. Si può capire la bellezza, la forza e la
tecnica di questo concetto, soltanto vedendo una coreografia dal vivo
o in video.

4. R E G O L E P E R L A L O C A L I Z Z A ZI O N E DE L L A C O S C I E N ZA
DOVE LOCALIZZARE LA COSCIENZA?

Questo segmento possiede due moduli: localizzazione della coscienza


e mentalizzazione.
La localizzazione della coscienza consiste nel prestare attenzione ad
una determinata area del corpo. Un organo o un gruppo di organi, un
muscolo o un gruppo muscolare, un’articolazione, un chakra, ecc.
Regola de localizzazione della coscienza:
Localizza la tua coscienza nella zona più sollecitata dall’ásana.

Come si fa? Molto semplice. Qualsiasi ásana sollecita sempre la nostra


attenzione naturalmente verso l’una o l’altra parte del corpo. Basta cedere
alla sollecitazione naturale e pensare a questa parte. Per esempio: durante
l’esecuzione di un trikônásana, flessione laterale in piedi, un praticante con
scoliosi potrà avere la sua attenzione sollecitata verso la colonna, perché su
di essa lavora; nel contempo, eseguendo la stessa tecnica, un altro
praticante che ha eccesso di grasso sentirà la sollecitazione nella cintura
adiposa. Ognuno dovrà portare l’attenzione, la coscienza, alla rispettiva
zona e ognuno riceverà una concentrazione di effetti in questa parte del
corpo che è più carente di cure.
Quando tu localizzi la coscienza in una zona del corpo, direzioni verso
di essa un getto di energia vitale. Questa energia si chiama prána. Essa
alza la temperatura della zona nella quale tu concentri l’attenzione,
stimola l’iperemia, un più grande flusso di sangue e, con questo,

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MAESTRO De ROSE 202

contribuisce notevolmente alla rigenerazione dei tessuti, alla


vitalizzazione di organi e muscoli, all’eliminazione di eventuali
malattie, stimola i chakra e aumenta la flessibilità. Non è necessario
mentalizzare niente. Soltanto localizzare la coscienza nella zona.
Test nº 1: come dimostrare che il fenomeno fisiologico avviene
realmente? Semplice. Siediti in qualsiasi ásana di meditazione. Ma
non meditare. Metti le mani alla stessa altezza. Possono stare per terra
o sulle ginocchia. Passa, quindi, a concentrarti sulla mano destra. Non
mentalizzare niente di speciale. Soltanto localizza la coscienza e ripeti
mentalmente: “mano destra, mia mano destra, ho una mano destra, la
mia mano destra ha muscoli, la mia mano destra ha delle ossa, la mia
mano destra ha vene e arterie, sento il tatto della mia mano destra,
sento la temperatura della mia mano destra”, ecc.
L’obiettivo di questo è evitare che la tua mente si disperda. Tu devi
rimanere concentrato sulla tua mano destra. Un praticante di Yôga più
esperto non ha bisogno di verbalizzare niente. Mantieni l’esercizio di
localizzazione della coscienza per 5 minuti.
Dopo, apri gli occhi e compara le due mani. Quella sulla quale ti sei
concentrato sarà più arrossata di sangue. In seguito, tocca un palmo
con l’altro per sentire la temperatura. La destra sarà più calda. Cerca
di fare questo test con un gruppo di amici e vedrai come sarà
interessante. In media, dal sessanta al settanta per cento delle persone
profane sin dal primo tentativo ottengono risultati eccellenti
(incredibili, per loro!). I fallimenti sono dovuti unicamente alla
mancanza di concentrazione e alla dispersione mentale.
Cosa si deduce da questo?
1. Che se si desidera esercitare una funzione curativa su di un organo
potrai dargli un bagno di energia termica ed aver una concentrazione
sanguinea, come quella che il corpo ha l’abitudine di provvedere in
casi acuti, nella forma che conosciamo sotto il nome di
infiammazione. Soltanto che in questo caso sarebbe una
infiammazione volontaria e controllata dalla tua volontà!
2. Che se si desidera che un’articolazione ceda o un muscolo si
allunghi, potrai applicare la stessa forma di calore interno, che è
molto più efficiente del riscaldamento dal di fuori verso dentro.

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MAESTRO De ROSE 203

3. Che se hai un dolore, potrai diminuirlo, conducendo la


localizzazione della coscienza verso un’altra zona.
4. Che se hai un incidente potrai ridurre l’emorragia producendo una
ischemia nella zona colpita.

5. R E G O L E DI MENTALIZZAZIONE
COSA MENTALIZZARE?

La mentalizzazione (chaittanya) consiste nell’applicare immagini,


colori e/o suoni nella zona dove localizzi la coscienza.
Regola di mentalizzazione exoterica: immagini e verbalizzazione
positiva.
Visualizza immagini chiare e ricche di dettagli di ciò che vuoi che si
realizzi.
Applica la cromoenergetica: il colore blu celeste è sedativo. Il colore arancio
è stimolante. Il colore verde chiaro si associa agli archetipi della foresta e
induce ad una salute generalizzata. Il dorato contribuisce allo sviluppo
interiore. Il viola aiuta a bruciare le tappe e superare dei karma.

Test nº 2: ripeti l’esperienza della localizzazione della coscienza, adesso


con la mentalizzazione: mentalizza la tua mano destra avvolta e penetrata
da una luce arancione, quasi rossa; immagina i vasi sanguigni che si
dilatano ed il sangue che arriva, sempre più intensamente, per
concentrarsi sulla mano destra. Perseverare nella mentalizzazione per
circa cinque minuti.
Vedrai che l’effetto è straordinariamente più forte. Importante: non
fare questo esercizio di mentalizzazione prima di aver esperimentato
quello semplice della localizzazione della coscienza per poter valutare
l’effetto di ognuno separatamente.
Oltre a questo, la mentalizzazione agisce fuori della circoscrizione del
tuo corpo fisico. Puoi mentalizzare qualcosa che vuoi che si realizzi in
un contesto esteriore, come un viaggio, un rapporto affettivo, un
lavoro, un’alterazione positiva di prosperità, la guarigione di una
persona amica, ecc.
Test nº 3: per avere la certezza ed essere convinto del potere che ha la
tua mente su circostanze ed oggetti esterni, metti alcuni fagioli su del
cotone umido in due piatti. Ogni piatto con la stessa quantità di

203
MAESTRO De ROSE 204

cotone, acqua e fagioli. I due gruppi devono ricevere la stessa quantità


di acqua e luce. Tutti i giorni al mattino e alla sera, rivolgiti a uno dei
gruppi di fagioli, sempre lo stesso, e immagina che stia crescendo. Se
trovi che aiuti la concentrazione, puoi verbalizzare la tua
immaginazione dicendo al gruppo di fagioli di crescere. Il contenuto
dell’altro piatto deve essere semplicemente ignorato. Alla fine di una
settimana, compara i due gruppi. Nel novanta per cento dei casi, il
gruppo verso cui hai mentalizzato per farlo crescere sarà notevolmente
più sviluppato dell’altro.
Se hai tutto questo potere su di una pianta, che per giunta, è al di fuori
del tuo corpo, immagina il dominio che hai, e non sai, sui tuoi organi,
nervi, ghiandole, muscoli. Dominio per somatizzare malattie e
ugualmente per neutralizzarle!
Adesso considera: se hai tutta questa forza oggi, in quanto principiante
nello SwáSthya Yôga, quante capacità e facoltà affascinanti, molto
utili, svilupperai se ti impegnerai e sarai perseverante! Che questo
possa servire di stimolo alla tua pratica regolare.

Regola di mentalizzazione esoterica: yantra e mantra.


Questi simboli e suoni sono trasmessi soltanto mediante una
iniziazione. Se potessero apparire in libri, non meriterebbero più una
tale classificazione e cadrebbero nell’anacronismo di chiamare
“esoterico” a qualcosa che non è più assolutamente riservato e ed è
alla portata di chiunque, degno o no, che farà un buono o cattivo uso
della conoscenza.

6. R E G O L E DI A N G O L O D I D A T T I CO
O
DIMOSTRARE DI FRONTE, DI LATO O A 45
RISPETTO ALL’OSSERVATORE?

Tutte le volte che praticherai per essere valutato e corretto


dall’istruttore; tutte le volte che darai dimostrazioni pubbliche affinché
i profani possano percepire che lo Yôga non è niente di quello che
immaginavano; o tutte le volte che condurrai una pratica, orientando
altre persone, ricordati che non devi dimostrare gli ásana aleatoria-
mente. C’è una regola per far diventare l’ásana più estetico e più
didattico, sia dal vivo, che in fotografia o in video.

204
MAESTRO De ROSE 205

Le regole di angolo didattico (posizionamento del corpo rispetto


all’osservatore) sono:
Posizioni di flessione in avanti, indietro e di torsione sono dimostrate di
lato. Quelle di flessione laterale sono dimostrate di fronte.
Mai girare le spalle o la pianta dei piedi verso l’osservatore.
Le posizioni che sono fuori di queste categorie sono studiate una a una.
In caso di dubbio o di ásana che passano da una categoria all’altra, gli
ásana possono, eccezionalmente, essere fatti a 45 gradi.

7. R E G O L E DI C O MP E N S A ZI O N E

Bisogna eseguire dai due lati? Anche nella coreografia?

Non dimenticare che la compensazione è fondamentale affinché gli


ásana procurino soltanto benefici e non compromettano la colonna o la
tua salute generale.

Regole di compensazione nella pratica regolare:


Tutte le volte che farai un ásana di flessione in avanti, compensa con
uno di flessione all’indietro, e viceversa; tutte le volte che eseguirai una
flessione a sinistra, compensa con una a destra, e viceversa; idem per le
torsioni; e così successivamente.
Nel caso di serie lunghe, può essere raccomandabile ridurre la
proporzione di flessioni posteriori.

Regole di compensazione nella coreografia:


Non appena eseguirai un ásana da un lato, fa dall’altro lato un ásana
equivalente che lo compensi.
Oltre a ciò, quando finisci, ripeti tutta la coreografia dall’altro lato.

Riguardo le coreografie, gli ásana devono essere fatti verso un lato


soltanto. Di conseguenza, l’attenzione con la compensazione deve
essere doppia con l’osservanza di questa ultima regola.

8. R E G O L A G E N E R AL E DI S I C U R E ZZ A

Come sapere quando sto forzando troppo o facendo qualcosa di


sbagliato?

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MAESTRO De ROSE 206

È molto semplice: basta leggere con attenzione le raccomandazioni


che sono state fatte con insistenza in questo libro ed osservare la
prossima regola.
Regola di sicurezza:
Sforzati senza sforzare. Qualsiasi scomodità, dolore, accelerazione
cardiaca o traspirazione in eccesso sono avvertimenti del nostro
organismo per essere più moderati. Questi ásana non devono stancare
ma ricaricare le nostre batterie.

Per completare questa regola, leggi attentamente le norme del capitolo


Adesso mettiamo tutto insieme e pratichiamo?.

LA NOSTRA GARANZIA DI FABBRICA È DI 5.000 ANNI


La grande protezione che lo Yôga Antico (SwáSthya) dà al praticante
è la successione di filtri di difesa, uno dopo l’altro, in modo che, per
riuscire nella prodezza di farsi male, si deve essere veramente un
virtuoso dell’inconseguenza.

FATTORE CUMULATIVO
Un interessante fattore di protezione nel nostro Yôga è che la tecnica
più potente, capace di potenziare forti effetti, risulta quasi nulla se non
viene ripetuta sistematicamente. Bisogna applicare ripetizione e ritmo,
in una parola, disciplina! Ora, una persona indisciplinata difficilmente
riuscirà a mantenere un programma metodico per la ripetizione
dell’errore. Nonostante ciò, se lo farà, s’imbatterà in un’altra rete
protettiva.

FATTORE ASSOCIATIVO
Le tecniche devono essere dinamiche le une per le altre. Anche una
pratica potente, ripetuta sistematicamente, sarà moderata nei suoi
risultati se non sarà associata ad altre tecniche.
Per esempio: un ásana estremamente efficace per risvegliare la
kundaliní, non produrrà grandi effetti se sarà eseguito in maniera
stagna. Un potente pránáyáma per attivare i chakra, neanche avrà
effetto se praticato isolatamente. Anche se li esegui uno dopo l’altro,
non serve a granché.

206
MAESTRO De ROSE 207

Ma se, seduto in siddhásana, con il calcagno corretto facendo


pressione sul múládhára, lo yôgin esegue un mudrá per l’elevazione
della naja ígnea, associa allo stesso tempo un pránáyáma che inietti
comburente in questo padma, combina tutto questo con un bandha per
spingere la kundaliní, simultaneamente applica il mantra adeguato per
risvegliarla e la mentalizzazione iniziatica per condurla al giusto
canale, associando tutto questo allo stesso tempo, avrà una pratica che
sarà una bomba nucleare capace di risvegliare la potenza interiore fino
al loto dei mille petali...
Ciò nonostante, se eseguito una sola volta questo potente
procedimento risulterà innocuo. Bisognerà ripeterlo molte volte finché
avvenga l’effetto cumulativo. Ritorniamo, quindi, al fattore di
protezione anteriore. Avviene, perciò, un circolo virtuoso dove un
fattore dipende dall’altro, reciprocamente.
In questo modo, se l’apprendista stregone fa un sádhana sbagliato, che
per caso risulti estremamente dannoso, lui sarà protetto ancora per un
buon tempo, perché la cosa comincerà a diventare nociva poco a poco.
Allora, l’imprudente avrà l’opportunità di interrompere la pratica
prima che essa gli sciolga i neuroni.

FATTORE SUPERVISIONE
Nello Yôga Antico è moralmente autorizzato ad insegnare soltanto chi
ha un Supervisore, ossia, un Maestro antico, esperto, che accetti
formalmente di dare il suo prezioso orientamento all’istruttore più
giovane. Può anche insegnare da 30 anni. Anche così sarà più giovane
del suo Maestro, che insegna da 50, sa meno di lui e ha molto da
imparare se non sarà petulante.
Di conseguenza, se il tuo istruttore avrà un dubbio, consulterà il
rispettivo Supervisore; questo, consulterà il suo Maestro; e così via,
fino ad arrivare al più antico ed esperto Precettore vivente!
Grazie a questa rete protettrice, chi impara Yôga con un istruttore che
ha un Supervisore, non ha soltanto un Maestro: in realtà, conta su
decine di Maestri e con le più grandi autorità per trasmettere il suo
sapere e la sua forza, che si precipitano in effetto cascata da Maestro a

207
MAESTRO De ROSE 208

discepolo fino ad arrivare all’allievo principiante, l’ultimo prezioso


anello della catena.
Per questo motivo, controlla se il tuo istruttore è integrato nel sistema
millenario di Supervisione. Basta chiedere: “chi è il suo Supervisore?”
Se dice che non ce l’ha, cerca un’altro istruttore meno arrogante. Se
dice che ce l’ha, cerca conferma, non soltanto tramite documenti, visto
che persone male intenzionate possono contraffarli, ma consultando il
Maestro stesso citato come Supervisore. Ricordati della massima: il
Maestro che non è leale al suo proprio Maestro, cosa non farebbe con i
suoi discepoli?
Se questo accorgimento non fosse imprescindibile non l’avremmo
menzionato.

FATTORE GERARCHIA
L’ascendenza gerarchica è il sostegno del fattore Supervisone. Lo
SwáSthya Yôga ha mantenuto sempre un’evoluzione stabile e
un’armonia interna grazie a due concetti che si bilanciano come forze
antagoniste e complementari:
Il primo è che tutti gli esseri umani sono intrinsecamente uguali, degni
di tutto l’amore e considerazione.
Il secondo è che, nonostante siamo tutti esotericamente uguali,
exotericamente ognuno è diverso da tutti gli altri e si trova in una
scala ascendente di progresso, che dipende da un cocktail con diverse
varianti: sforzo personale, conoscenza acquisita, autodisciplina
esercitata, esperienza di vita e tempo di maturazione. Ognuno
occuperà la posizione gerarchica che questi componenti esterni
permetteranno.
I compagni trattano i più antichi e coloro che hanno un grado più
elevato, con rispetto e affetto sempre proporzionale alla differenza tra
i due. Questo si chiama gerarchia.
Di coloro che stanno ai livelli superiori si osserva la nobiltà e la
reciprocità in termini di affetto e rispetto umano. Mai la gerarchia è
stata un pretesto per abusi o per giustificare un trattamento rude verso
i più giovani e verso coloro che non occupano cariche di maggior

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MAESTRO De ROSE 209

responsabilità. L’affetto è sempre stato la maniera caratteristica dello


SwáSthya yôgin di relazionarsi con chiunque.
Così, se un Maestro di grado più elevato trasmette un insegnamento,
nessun istruttore più giovane o di grado inferiore lo porrà in causa né gli
mancherà di rispetto. Se ha un’opinione discrepante, non sarà mai
manifestata pubblicamente. In questo caso, consulterà il Maestro di grado
più elevato e, avendo ragione, avrà contribuito alla crescita di tutti, senza
generare indisciplina né mettere a rischio la struttura di rispetto degli
Ancestrali.

AVVERTENZA AI PRATICANTI BRAVI


E AI SUOI ISTRUTTORI
Cade da una altezza maggiore colui che si mette su di un piedistallo.
Maestro De Rose

La nostra Università di Yôga è conosciuta e rispettata in tutto il


mondo, per vari motivi tra cui l’eccellente formazione dei praticanti
che produce. Nonostante incentiviamo il superlativo perfezionamento
degli ásana, è necessaria una serissima avvertenza.
L’eccellenza tecnica può sviluppare in alcuni praticanti un disturbo di
ipertrofia dell’ego. Una tale molestia fa sorgere un’assurda arroganza
che compromette il rapporto con il suo Maestro e con gli altri
compagni. Tutto questo avviene se lo studente è già portatore di una
lacuna psicologica in questo campo, e mai nelle persone
emotivamente equilibrate.
Per il fatto che è consapevole che esegue meglio della maggior parte
dei suoi colleghi, lo yôgin si lascia portare dalla vanità e in un dato
momento pensa di essere superiore. Lui si dimentica che lo Yôga non
è ásana e che la buona performance fisica costituisce soltanto una
delle tappe più rudimentali del sentiero.
Ásana, per essere fisico, si riduce ad una conquista molto limitata in
questo grande viaggio. Infinitamente più difficile è coltivare l’umiltà e
la lealtà riguardo ai suoi Maestri.
Generalmente è tra gli eccellenti praticanti di ásana che sorgono gli
indiscepoli, orgogliosi e petulanti, che tradiscono gli istruttori e
rinnegano il loro versante di Yôga.

209
MAESTRO De ROSE 210

Che questo avvertimento possa agire come un vaccino, una misura


preventiva, che ti salvi da questa orrenda malattia che ha tagliato fuori
tanti promettenti yôgin, condannandoli alla sconsacrazione, bloccando
la loro evoluzione personale e impedendo qualsiasi vero progresso.
All’istruttore, voglio lasciare una raccomandazione categorica:
non adulare il buon praticante. Incentivalo, ma non rovinarlo con
attenzioni eccessive, elogi e concessioni. Lui ha bisogno di
prendere coscienza che il discepolo migliore è il più leale e
disciplinato, che accoglie con amore e umiltà le determinazioni o
rimproveri del suo istruttore. Molto di più, quelle del suo
Maestro. Ancora di più, quelle del Maestro del suo Maestro!

Adesso che hai studiato dettagliatamente le spiegazioni, ripassa


soltanto le parti di questo capitolo che sono in grassetto, una volta
che le regole sono poche e di facile memorizzazione.

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MAESTRO De ROSE 211

YÔGA NON È EDUCAZIONE FISICA


Nelle pagine seguenti presenteremo le illustrazioni delle tecniche
corporee dello Yôga. Vogliamo lasciare ben chiaro che gli ásana non
hanno nessuna similitudine con l’Educazione Fisica.
Yôga e Educazione Fisica hanno avuto origini diverse, in epoche diverse,
paesi diversi, si fondano su principi diversi e hanno obiettivi diversi.
Oltre tutto, lo Yôga è sorto in India niente meno che 3000 anni prima dei
primordi dell’Educazione Fisica nell’antica Grecia.
L’Unione Internazionale di Yôga, il Sindacato Nazionale dei
Professionisti di Yôga, la Confederazione Nazionale delle Federazioni di
Yôga del Brasile e le Federazioni di Yôga degli stati del Rio Grande do
Sul, Santa Catarina, Paraná, São Paulo, Rio de Janeiro, Minas Gerais,
Bahia, Ceará, Rio Grande do Norte e Pará, così come le centinaia di
Associazioni dei professionisti di Yôga di tutto il paese, ripudiano
energicamente la politica di annessione adottata dalla categoria dei
professionisti di Educazione Fisica, inaspritasi a partire dalla rego-
lamentazione della loro professione. I leader dell’Educazione Fisica
vogliono che soltanto coloro che sono laureati in Educazione Fisica
possano insegnare lo Yôga, il che costituisce una violenza
inconcepibile dei nostri diritti civili.
Come è di conoscenza pubblica, lo Yôga Antico sviluppa la nostra
premonizione. Avvertendo ciò che sarebbe successo due decadi dopo, nel
1978 ho presentato una proposta iniziale di progetto per la
regolamentazione del professionista di Yôga. Nel frattempo, i colleghi
delle altre branche [di Yoga], che non avevano sviluppato questo siddhi,
si sono lasciati illudere (maya) dal loro ego o vanità, e boicottarono la
regolamentazione che ci avrebbe concesso riconoscimento, identità e
autonomia. Venti anni dopo, nel 1998, i professionisti di Educazione
Fisica hanno avuto la loro regolamentazione, la quale ha istituito il
Consiglio Federale di Educazione Fisica. A partire da allora, molti
istruttori di Yôga sono stati infastiditi da entità di categoria, minacciati da
associazioni di professionisti e sollecitati a pagare delle tasse ai sindacati
di Educazione Fisica. Un direttore della Facoltà di Educazione Fisica è
arrivato a denunciare un determinato istruttore di Yôga del Rio Grande
do Sul alla Magistratura, che gli intimò, sotto minaccia di incarcerazione,
di far chiarimento riguardo ad una sua intervista alla Stampa. Tale

211
MAESTRO De ROSE 212

atteggiamento, oltre ad essere antietica e antipatica, è ingiusta contro


professionisti onesti che svolgono il loro lavoro in modo esemplare e che
sono legalizzati.
Una tale invasione di una professione nel campo di un’altra si configura
come se i dentisti dicessero che potrebbe esercitare Architettura,
Ingegneria o Diritto soltanto chi è laureato in Odontoiatria!
Però, basta la legge che regolamenta l’Educazione Fisica per constatare
che queste pressioni poco eleganti per sottomettere lo Yôga
all’Educazione Fisica non hanno una base legale. Lo Yôga non viene
citato in nessuna parte della legge e niente di ciò che in essa si trova può
condurre a questa interpretazione trasversale. Nello Yôga studiamo temi
come mantra, karma, kundaliní, Tantra, poteri paranormali e stati
ampliati della coscienza. Ora, questo non appartiene al campo
dell’Educazione Fisica. Anche gli ásana dello Yôga non sono attività
fisiche né sportive e sono completamente diversi dagli esercizi di
ginnastica. Tutto, sin dalle origini, le proposte, perfino le regole e i
principi sono totalmente diversi.
Lo Yôga è tradizionalmente riconosciuto come Filosofia, mirando allo
sviluppo interiore e all’autoconoscenza. È uno dei sei darshana, o punti di
vista filosofici dell’induismo. Oltre a questo, lo Yôga è molto vasto per
essere classificato semplicemente come Educazione Fisica. Una pratica
completa di Yôga contiene tecniche organiche, bioenergetiche, emotive,
mentali, ecc., tramite respiratori, rilassamento, purificazione di organi
interni, vocalizzazioni, concentrazione, meditazione e mentalizzazione. A
seconda della modalità di Yôga alla quale appartiene il professionista,
potrà includere tutte queste tecniche o soltanto alcune di esse.
Queste sono alcune modalità di Yôga. Come il lettore può costatare, non
hanno niente a che vedere con l’Educazione Fisica:

RÁJA YÔGA, LO YÔGA MENTALE


Possiede un numero maggiore di tecniche mentali rispetto ad altre modalità di Yôga.

Rája significa reale (dei re). Consiste di quattro parti o anga: pratyáhára (astrazione dei sensi), dháraná
(concentrazione mentale), dhyána (meditazione) e samádhi (iperconoscenza). Posteriormente, circa il
terzo secolo avanti Cristo, a queste quattro tecniche, fu aggiunta una introduzione costituita da altre
quattro (yama, niyama, ásana, pránáyáma) con il che si è codificato l’Ashtánga Yôga, o Yôga Classico.
Vedi, più avanti, la spiegazione su queste modalità che oggi sono presentate come se fossero due cose
diverse.

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MAESTRO De ROSE 213

BHAKTI YÔGA, LO YÔGA DEVOZIONALE


La tonica è una devozione quasi religiosa. Utilizza più mantra e pújá delle altre modalità di Yôga.

Bhakti significa devozione. Lo Yôga devozionale non è per forza spiritualista. Nelle sue origini
preclassiche, il suo fondamento era naturalistico e nella regione in cui si è sviluppato non si sono
trovate tracce dell’esistenza di religioni istituzionalizzate. Consiste nel rendere culto alle forze della
Natura, il Sole, la Luna, gli Alberi, i Fiumi, ecc.

KARMA YÔGA, LO YÔGA DELL’AZIONE


Insegna come agire nella vita e nel mondo per essere in armonia con la legge del karma.

Karma significa azione. È uno Yôga che induce all’azione. La sua vertenza medievale cominciò ad
avere connotazioni della filosofia Vêdánta, il che le ha conferito un’aria di “azione disinteressata”,
quando in verità la proposta è spingere all’azione, al lavoro, alla realizzazione. Di certo, tale dinamica in
principio non mira a benefici personali, ricompense o riconoscimenti.

JÑÁNA YÔGA, LO YÔGA DELL’AUTOCONOSCENZA


Dà più enfasi alla ricerca dell’autoconoscenza tramite la meditazione.

Jñána significa conoscenza. Il metodo di questa modalità consiste nel meditare nella risposta che la tua
psiche elabora per la domanda “chi sono io?”, fino a non avere più nessun elemento che possa essere
separato dal Self e analizzato. A questo punto, il praticante avrà trovato la Mônada, o l’Essere.

LAYA YÔGA, LO YÔGA DEL PARANORMALE


Sviluppa i poteri paranormali tramite tecniche corporee, respirazioni, mantra, ecc.

Laya significa dissoluzione. L’intenzione di questo tipo di Yôga è di dissolvere la personalità, ossia
eliminare la barriera che esiste tra l’ego e il Self. Siccome il Self o Mônada è l’Assoluto stesso che abita
in ogni essere vivente, nell’essere dissolta la barriera della personam, tutto il suo potere e saggezza
fluiscono direttamente alla coscienza del praticante.

MANTRA YÔGA, LO YÔGA DEL DOMINIO DEL SUONO E DELL’ULTRASUONO


Come dice il nome stesso, l’enfasi è posta sui mantra.

Mantra significa vocalizzazione. Si tratta di un ramo dello Yôga che desidera raggiungere la meta
tramite la risonanza trasmessa ai centri d’energia del proprio corpo, portandoli ad un pieno risveglio.
Come conseguenza, la coscienza aumenta e il praticante raggiunge il samádhi.

TANTRA YÔGA, LO YÔGA DELLA SENSORIALITÀ


Usa la sessualità come leva per l’evoluzione interiore.

Tantra significa, tra altre cose, la maniera corretta di fare qualsiasi cosa, autorità, prosperità, ricchezza;
accordatura (di uno strumento musicale). È la via del perfezionamento interiore tramite il piacere.
Insegna come convivere con se stesso, con gli altri esseri umani, animali, piante, ambiente, l’Universo.

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MAESTRO De ROSE 214

Tratta anche di tutto ciò che ha a che fare con la sensorialità e la sessualità. Desidera raggiungere la
meta tramite il rafforzamento e la canalizzazione della libido. Il Tantra Yôga mette l’enfasi sul lavoro
sulla kundaliní, però esiste un’altra modalità specializzata nel risveglio di questa forza colossale: è il
Kundaliní Yôga, che descriveremo più avanti.

SWÁSTHYA YÔGA, LO YÔGA ANTICO, CONTIENE TUTTI QUELLI DESCRITTI PRECEDENTEMENTE


Si tratta della sistemazione del tronco stesso dello Yôga Preclassico, dal quale sono nati tutti gli altri.

SwáSthya significa autosufficienza, salute, benessere, conforto, soddisfazione. È fondato su radici


molto antiche (Tantra - Sámkhya) e per questo è così completo, poiché possiede il germe di ciò che,
secoli più tardi, ha dato origine agli otto rami più antichi (Ásana Yôga, Rája Yôga, Bhakti Yôga, Karma
Yôga, Jñána Yôga, Laya Yôga, Mantra Yôga e Tantra Yôga). La sua pratica consiste in otto fasci di
tecniche, vale a dire: mudrá (linguaggio gestuale), pújá (sintonizzazione con l’archetipo), mantra
(vocalizzazione di suoni e ultrasuoni), pránáyáma (respiratori), kriyá (purificazione delle mucose), ásana
(tecnica organica), yôganidrá (tecnica di decontrazione) e samyama (concentrazione, meditazione e
altre tecniche più profonde). Si tratta della sistemazione del Dakshinacharatántrika -
Niríshwarasámkhya Yôga, un protoYôga integrato d’origini dravidiche con più di 5000 anni.

SUDDHA RÁJA YÔGA, UNA VARIANTE DEL RÁJA YÔGA MEDIEVALE, PROFONDAMENTE MISTICO
È un versante del Rája Yôga, che include mantra e rituali.

Suddha significa puro. Dà ad intendere che desidera essere la versione più pura del Rája Yôga, il che
non è vero, visto che il Rája Yôga aveva come base il Sámkhya e il Suddha Rája è fondato sul punto di
vista opposto, il Vêdánta. Consiste in mantra e meditazione. In Brasile, ha sofferto l’influsso del
Cristianesimo ed è stato esercitato come un ibrido di religione cristiana. Attualmente è difficile trovarlo.

KUNDALINÍ YÔGA, LO YÔGA DEL POTERE


È il ramo specializzato nel risveglio delle energie latenti nel sistema nervoso centrale. Lavora con
visualizzazioni, mantra, respirazioni, contrazione di plessi e ghiandole, ecc.

Kundaliní significa quella che ha la forma di un serpente. È un tipo di Yôga che mira al risveglio
dell’energia che porta il suo nome (kundaliní). Questa energia si trova nel perineo e ha a che fare con la
sessualità. Il suo risveglio e ascensione tramite il midollo spinale fino al cervello produce una
costellazione di eventi paranormali, culminando in uno stadio espanso della coscienza chiamato
samádhi, che è la meta dello Yôga. In realtà, non soltanto questa modalità, ma tutti i tipi autentici di
Yôga lavorano per il risveglio della kundaliní, come ci dice il dott. Sivánanda nel suo libro Kundaliní
Yôga, pagina 70.

SIDDHA YÔGA, LO YÔGA DEL CULTO DELLA PERSONALITÀ DEL GURU


Di origini tantriche, utilizza molta meditazione e mantra.

Siddha significa il perfetto, o colui che possiede i siddhi (poteri paranormali). Dal nome, dà ad intendere
che ha una parentela con il Kundaliní Yôga, ma con il quale presenta poca similitudine. Si pratica molto
mantra, pújá e meditazione, ma la base è realmente la riverenza alla personalità del guru.

KRIYÁ YÔGA, LO YÔGA CHE CONSISTE NELL’AUTOSUPERAMENTO, AUTOSTUDIO E


AUTOAFFIDAMENTO
Il vero Kriyá Yôga consiste in tre suddivisioni dell’anga niyama, che sono norme etiche.

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MAESTRO De ROSE 215

Kriyá significa attività. Si tratta di uno Yôga molto diffuso negli Stati Uniti negli anni 50 e che oggi
mantiene delle ricche istallazioni. Consiste in tre niyama (norme etiche): tapas (autosuperamento),
swadhyáya (autostudio) e íshwara pranidhana (autoaffidamento). Viene citato nello Yôga Sútra, libro
del III secolo a.C. Ci sono poche entità che lo rappresentano in Brasile, essendo Bahia e Rio de Janeiro
i suoi principali roccaforti. La maggioranza delle persone lo studiano sui libri. Il libro migliore è il Tantra
Yôga, Náda Yôga e Kriyá Yôga, di Sivánanda, Editorial Kier, Buenos Aires. Questa è l’unica opera che
insegna apertamente il Kriyá Yôga, senza misteri.

YÔGA INTEGRALE, LO YÔGA D’INTEGRAZIONE NELLE ATTIVITÀ QUOTIDIANE


Si tratta di una modalità contemporanea, che propone l’incorporazione dello Yôga alla vita quotidiana.

Viene chiamato Yôga Integrale non perché è più integrale degli altri, come il nome può suggerire per
associazione di idee con i cibi integrali. Si chiama così perché la sua proposta è di integrarsi nella vita
professionale, culturale e artistica del praticante. È stato creato da Sri Aurobindo, che difendeva il
desiderio che “lo Yôga cessi di sembrare qualcosa di mistico e anormale che non abbia relazione con i
processi comuni dell’energia terrena”.

YÔGA CLASSICO, UNO YÔGA ARIDO E DURO, CON RESTRIZIONI SESSUALI ED ALTRE
È uno Yôga patriarcale e restrittivo che utilizza otto anga: yama, niyama, ásana, pránáyáma, pratyáhára,
dháraná, dhyána e samádhi. Molta gente usa l’etichetta di Yôga Classico, ma insegna una cosa molto
diversa.

Lo Yôga Classico – o Ashtánga Yôga – non è lo Yôga più antico e più completo, come si divulga. Il più
antico e completo è il Preclassico. Lo Yôga Classico ha un nome forte, ma la sua pratica è impraticabile
per l’uomo moderno dovuto alla lentezza nel percorrerlo. La pratica è così restrittiva ed arida che
nessuno pagherebbe per ricevere questo tipo d’insegnamento. Perciò, ciò che trovi nell’Occidente sono
scuole che approfittano del celebre nome di questo ramo, ma in pratica insegnano l’Hatha Yôga. Lo
Yôga Classico è costituito da otto parti o anga che sono: yama, niyama, ásana, pránáyáma, pratyáhára,
dháraná, dhyána, samádhi.

ASHTÁNGA YÔGA, LO STESSO CHE YÔGA CLASSICO


Però, quello che troviamo negli Stati Uniti è soltanto un nome di fantasia per lo
Hatha Yôga della linea del Professore Iyengar, leggermente modificato.

HATHA YÔGA, LO YÔGA FISICO


Modalità che consiste in tecniche corporee, respiratori e rilassamento.

Hatha significa forza, violenza e non il poetico “Sole-Luna”, come dichiarano alcuni libri. Consulta a
riguardo il Sanskrit-English Dictionary, di Sir Monier-Williams. Si tratta di una variante medievale,
fondata nel secolo XI dell’era Cristiana, perciò è considerato uno Yôga moderno, sorto più di 4000 anni
dopo l’origine dello Yôga primitivo! È costituito dai quattro anga iniziali dell’Ashtánga Yôga (yama,
niyama, ásana, pránáyáma), però nelle palestre i due primi anga non vengono insegnati, in pratica si
riduce all’ásana (tecniche corporee) e pránáyáma (respiratori). Altre tecniche possono essere
aggregate, come i bandha, mudrá e kriyá, ma non per forza. La meditazione non fa parte e non deve
essere inclusa in una pratica di Hatha. È già stato lo Yôga più popolare in Occidente.

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MAESTRO De ROSE 216

IYENGAR YÔGA, UNA VARIANTE DELL’HATHA YÔGA


Il nome è inadeguato. Iyengar è il nome di un professore di Hatha Yôga.
Sarebbe lo stesso che chiamare di Sergio Yôga la modalità insegnata da questo Maestro.

B. K. S. Iyengar è il nome di un professore di Hatha Yôga. Chiamare il suo metodo di Hatha con il nome
del professore, sarebbe lo stesso che chiamare Sergio Yôga o Carlo Yôga il metodo utilizzato da questi
Maestri. Si tratta di un’interpretazione estremamente vigorosa dell’Hatha Yôga.

POWER YÔGA, UNA VARIANTE DELL’IYENGAR YÔGA


È soltanto un’altra etichetta per l’Hatha Yôga.

Power Yôga è un metodo poco espressivo. Per esempio, fino ad oggi, nessun professore di questa modalità ha
pubblicato un libro in Brasile29. Si tratta di un marchio di fantasia per un tipo di Hatha Yôga semplificato, praticato
negli Stati Uniti, il che è palese dal nome ibrido inglese - sanscrito. Non c’è motivo di chiamarlo con un termine
inglese. Altrimenti sarebbe anche permesso di chiamare un’altro metodo in italiano: “Potere Yôga”, “Acqua Yôga”,
“Salute Yôga”, ecc. Rimaniamo perplessi quando osserviamo che la stampa non menziona altri tipi di Yôga
migliori ed autentici per dare spazio a quello che ha un nome in inglese, perché viene dagli Stati Uniti e non
dall’India.
Perfino lo Yôga fisico, l’Hatha Yôga, che lavora prioritariamente con il
corpo, è diverso dalla ginnastica. Anche l’Hatha, non può essere
classificato in modo così semplicistico, poiché appartiene ad una
tradizione filosofica, indù, iniziatica e non possiede esercizi di ginnastica.
Possiede mudrá (linguaggio gestuale), kriyá (attività di purificazione
delle mucose), bandha (contrazioni o compressioni di plessi e ghiandole),
trátaka (tecniche per gli occhi), e un’infinità di altre risorse che non
hanno la minima parentela con la ginnastica. Anche i suoi ásana, che
sono tecniche psicofisiche, non presentano nessuna affinità con i canoni
della Educazione Fisica.
Nel difendere il fatto che lo Yôga non ha nessuna parentela con la
ginnastica e che non può essere sottoposto all’Educazione Fisica, con
questo non voglio esprimere nessun disprezzo per lo sport. Al contrario,
sono un fervente ammiratore e sono stato praticante d’innumerevoli
modalità. Difendo, soltanto, che ogni professionista rimanga nel suo
campo.
Prof.ssa Vanessa de Holanda

29 Questo testo è stato scritto nel 1998. A qualsiasi momento può sorgere una pubblicazione della
modalità menzionata.

216
MAESTRO De ROSE 217

SISTEMAZIONE UNIVERSALE DEGLI ÁSANA


(Revisionata e perfezionata da Melina Flores, Fernanda Neis, Diana Raschelli de Ferraris e
diversi altri colleghi del Brasile, Argentina e Portogallo, basati su quella originariamente
pubblicata nel Prontuario di SwáSthya Yôga, del Maestro De Rose, nel 1969. Direzione di
fotografia: Melina Flores.)

Qualsiasi studente serio di Yôga osserva che esiste una notevole


discrepanza di nomenclatura tra un libro e l’altro, una Scuola e l’altra,
un Maestro e l’altro, in India stessa. Un motivo della differenza è il
fatto che ognuno possiede nel suo repertorio una quantità limitata di
tecniche. La gran parte dei libri di Yôga insegnano in media circa 50
ásana. L’opera considerata più completa in numero di ásana era il
Light on Yôga, di Iyengar, che presenta circa 600 illustrazioni, ma
siccome molte di loro fanno riferimento allo stesso ásana, il numero
reale di tecniche è molto minore (“Over 200 postures and 14
breathing exercises”).
In questa codificazione, la più grande mai realizzata nella Storia dello
Yôga, abbiamo compilato 2000 ásana e molto più di 2000
illustrazioni, oltre a 58 respiratori e 108 mudrá. Vogliamo, nel futuro,
aggiungere i nomi dati da tutte le Scuole, insieme alla nomenclatura
che noi abbiamo adottato per, allo stesso tempo, rendere omaggio a
queste Scuole e rendere la nostra opera più didattica ed universale.
Perciò, se il lettore conosce qualche altro nome per alcuni degli ásana,
mudrá o pránáyáma di questa estesa relazione, presta un grande
servizio inviandocelo per essere inserito nelle edizioni future, così
come suggerimenti di ásana che mancano.

NON USIAMO LA DESCRIZIONE DEGLI ÁSANA AD UNO AD UNO


Questo argomento è già stato ben spiegato nel sottotitolo Regole
Generali. Se hai qualche difficoltà per eseguire gli ásana dalle
illustrazioni, ritorna e leggi con più attenzione. Se hai bisogno di
altri sussidi, consulta il video del nostro Corso di Ásana. Se hai
bisogno della descrizione per esemplificare l’esecuzione, vai al
capitolo Testo della Pratica Basica di Yôga.

EVITA ÁSANA ANTIESTETICI

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MAESTRO De ROSE 218

Pensa con la testa dell’altro: come un samsárin (non yôgin, una


persona che non fa parte del cerchio dei praticanti) interpreterebbe un
determinato ásana? Lo troverebbe bello ed estetico o strano e ridicolo?
Dai preferenza assoluta agli estetici. Negli esami per istruttori, ci sono
degli ásana che, anche se corretti, se usati in lezione o coreografia
possono compromettere seriamente il concetto del candidato e perfino
causare la sua bocciatura. Alcuni di questi ásana sono:
1. i garudásana, per essere considerati buffi dall’outsider e perché si
presta a scherzi e burle;
2. i padmásana nelle dimostrazioni, a causa del malessere di certe
persone che li associano ai mendicanti di alcuni paesi poveri, che
hanno sofferto di poliomielite;
3. le invertite sulle spalle e sulla testa nelle coreografie, per essere
state stereotipate dalla stampa per caricaturare lo Yôga;
4. tutti gli ásana che possono fare una cattiva impressione o
pregiudicare l’immagine dello Yôga presso l’opinione pubblica;
5. e qualsiasi altro che il tuo istruttore ti sconsiglia.
MOLTA ATTENZIONE CON ALCUNI ÁSANA
Buon senso, responsabilità ed amore per il tuo corpo sono concetti
fondamentali per chi pratica lo SwáSthya Yôga. Attento agli ásana che
forzano le articolazioni delle ginocchia. Attenzione alla tua colonna:
ne hai una sola! Sii estremamente moderato con le retroflessioni.
Infine, esegui soltanto ciò che sei stato autorizzato dal tuo medico.
Sappi che chi si fa male praticando Yôga, per di più viene ammonito
per essersi fatto male, visto che questo rende vulnerabile la nostra
reputazione...
NON PRATICARE SOLTANTO DAL LIBRO
Per la tua sicurezza, l’ideale è cercare un istruttore formato,
convalidato e supervisionato. Alla fine di questo libro presentiamo
una lista di scuole, nuclei, associazioni e federazioni di Yôga in
Europa e nel resto del mondo.

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MAESTRO De ROSE 219

DUNQUE, PERCHÈ SONO PRESENTI IN QUESTO LIBRO DEGLI ÁSANA


CHE RICHIEDONO PIÙ CURA NELL’ESECUZIONE E QUELLI CHE NON
SONO COSÌ BELLI?

Semplicemente, perché questi ásana esistono. La proposta di questa


Sistemazione Universale è di accogliere il maggior numero possibile
di tecniche di tutte le linee di Yôga.

L’ O R DI N E D E G L I Á S AN A

Il lettore potrà osservare che le differenti modalità di tecniche non


sono tutte raggruppate in uno stesso luogo della lista seguente. Per
esempio, gli ásana di semirilassamento in piedi compaiono, per la
prima volta, subito dopo quelli di equilibrio e, più avanti, riappaiono
senza motivo apparente. Lo stesso avviene per le retroflessioni in
piedi (primo e secondo gruppo), flessioni frontali seduti (primo,
secondo e terzo), ecc.
Il motivo di questa disposizione alternata è che la grande relazione dei
nomi degli ásana è ben fondata sull’ordine bilanciato della Serie
Prototipo, che ha dato origine alla Pratica Basica. Prendendo qualche
ásana da ogni categoria menzionata nei sottotitoli, il praticante avrà
l’opportunità di organizzare la propria versione individualizzata della
Serie Prototipo, che è una pratica straordinariamente completa e, allo
stesso tempo, concisa.
QUADRO CHE PRECEDE LE FOTO
Per selezionare le tecniche, per costruire una pratica bilanciata, usa il
quadro Categoria / ásana che risultano nella categoria, alla fine di
questo capitolo. Gli esempi della colonna destra ci offrono soltanto
uno o due ásana per ogni categoria. Da notare che essi sono sufficienti
per costruire una serie bilanciata. Attraverso la sostituzione di un
ásana con un altro della stessa categoria, perfino il lettore profano sarà
in grado di cambiarli a piacere, personalizzando la pratica a se stesso,
al proprio avanzamento e, nonostante questo, preservare il
bilanciamento, l’equilibrio e la compatibilità tra le tecniche scelte.
Compara questo quadro con la Sintesi della Serie Prototipo, alla fine
del capitolo Testo della Pratica Basica.

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MAESTRO De ROSE 220

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MAESTRO De ROSE 221

CATEGORIA ÁSANA CHE RISULTANO NELLA CATEGORIA

1. Tracce di coreografie primitive súrya namaskar


2. Rilassamenti sdraiati shavásana
3. Posizioni sedute per mantra e dhyána dhyánásana (padmásana, siddhásana, ecc.)
4. Movimenti per alzarsi urdhwásana
5. Posizioni di equilibrio sul(i) piede(i) vrikshásana e simili
6. Semirilassamenti in piedi (1º gruppo) ádyásana e simili
7. Flessioni laterali in piedi trikônásana, chandrásana, nitambásana
8. Retroflessioni in piedi (1º gruppo) prishthásana e simili
9. Aperture pelviche in piedi jánurásana, shírángushthásana, ecc.
10. Movimenti per sedersi trikôna-upavishtásana, trikôna-virásana
11. Aperture pelviche a terra prasaranásana e hanumanásana
12. Torsioni in piedi púrnásana
13. Semirilassamento in piedi (2o gruppo) hastinásana
14. Trazioni in piedi talásana
15. Retroflessioni in piedi (2º gruppo) chakrásana e simili
16. Anteflessioni in piedi pádahastásana e simili
17. Posizioni accovacciate utkásana
18. Dondolamenti sulla schiena lôlásana
19. Movimenti per sdraiarsi e sedersi con supta e úrdhwa mêrudandásana
trazione
20. Anteflessioni sedute (1º gruppo) paschimôttanásana e simili
21. Aperture pelviche sedute upavishta kônásana e bhadrásana
22. Addominali vajrôlyásana e simili
23. Anteflessioni sedute (2º gruppo) jánushírshásana e simili
24. Flessione delle ginocchia vamadêvásana e ardha kapôdásana
25. Retroflessioni sedute kapôdásana e simili
26. Torsioni sedute vakrásana e matsyêndrásana
27. Flessione con una gamba sulla nuca shírapádásana e upadhanásana
28. Muscolari di elevazione sulle braccia utthita padmásana, samakônásana, ecc.
29. Allungamento per braccia e spalle gômukhásana
30. Equilibrio sulle ginocchia párvatásana e simili
31. Anteflessioni sedute (3º gruppo) yôgásana, kúrmásana e hamsásana
32. Retroflessioni sdraiate bhujangásana, shalabhásana, dhanurásana
33. Allungamento anteriore delle cosce bhêgásana
34. Muscolari per braccia e pettorali chatuspádásana, báhupádásana, ecc.
35. Allungamento dei piedi angushthásana, banchêásana, ecc.
36. Facciali e laringei simhásana
37. Muscolari diversi mayúrásana e kakásana
38. Addominali in decubito dorsale mêrudandásana
39. Flessioni cosciofemorali páda shírshásana
40. Retroflessioni, inginocchiate ushtrásana e natashíra vajrásana
41. Sdraiate all’indietro, gambe piegate supta vajrásana, supta padmásana, ecc.
42. Invertite sulle spalle viparíta karaní, halásana, sarvángásana
43. Compensazioni delle invertite sulle spalle ardha, vajra, sukha, padma matsyásana
44. Preparazione per le invertite sulla testa ardha shírshásana e grívásana
45. Invertite sulla testa shírshásana, kapalásana
46. Riposo delle invertite sulla testa dháranásana
47. Invertite sulle braccia e/o mani vrishkásana

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MAESTRO De ROSE 222

ORIENTAMENTO AGLI ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIA IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE L’ÁSANA


Mostra gli esercizi durante tutto il tempo. Correggi gli allievi costantemente. Mentre
dimostri e correggi, descrivi tutto il tempo, usando un linguaggio corretto, una buona
tonalità di voce e una buona dizione. Mentre descrivi, respira correttamente per non
dare l’impressione di essere stanco o senza fiato.
Per insegnare l’ásana non hai bisogno di essere un virtuoso, né un campione. Negli
sport, l’allenatore è un certo tipo di professionista e l’atleta ne è un altro. Tocca
all’atleta eseguire gli ordini dell’allenatore che, a volte, è una persona con una
grande pancia. Nel caso dello Yôga questo è più raro. Però, un istruttore di Yôga che
non abbia dominato una determinata tecnica può essere perfettamente in grado di
condurre un praticante a dominarla in modo esemplare.
Quindi, non essere depresso perché pensi di non raggiungere mai l’eccellenza
tecnica che hai visto nei nostri video con coreografie così belle. Gli istruttori di coloro
che le dimostravano probabilmente non riuscivano ad eseguire così bene. La loro
competenza come Maestri è diventata celebre a partire dal momento che hanno
dimostrato di essere capaci di allenare terzi e di farsi superare dai loro discepoli.

COSA FARE
Dimostra “allo specchio”, ciò è, mettiti di fronte agli allievi e ogni volta che dici
mano destra, muovi la mano sinistra. Mantiene sempre il buon umore, la
comunicazione, la simpatia e il sorriso tutto il tempo.
Fai attenzione nel bilanciare la scelta degli esercizi che userai. La pratica deve
essere equilibrata, con dei rigidi standard, per non diventare nociva al praticante.
Esiste una proporzione ideale di ásana di equilibrio, apertura pelvica, muscolari,
trazioni, flessioni frontali, all’indietro, di lato, torsioni, invertite, ecc., affinché lo yôgin
non finisca con un problema di colonna o qualcosa di più grave. Per questo usa il
ricorso insegnato in questo libro, di sostituire gli esercizi della Serie Prototipo per
elaborare una pratica più o meno avanzata, preservando, però, l’ordine delle
categorie degli ásana per mantenere l’equilibrio della sequenza.
Dici il nome in sanscrito di ogni tecnica che insegni ai tuoi allievi e chiedi di ripetere a
voce alta affinché imparino.

COSA NON FARE


Non chiudere gli occhi. Non correggere gli allievi con i piedi. Non parlare nel punto
culminante degli ásana come il paschimôttanásana o nella fasi in ascesa delle invertite
sulle spalle, perché la tua voce uscirà strozzata o forzata. Non fare correzioni o scherzi
che possono mettere gli allievi in imbarazzo. Il tocco dell’istruttore è positivo, ma non
toccare gli allievi in zone del corpo che le usanze del tempo e del luogo possano
condannare. Usa la tua sensibilità per percepire come ogni allievo reagisce al

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MAESTRO De ROSE 223

tocco dell’istruttore e comincia a dosare l’intensità di questi contatti in funzione


della recettività dell’allievo.
Non mischiare lo Yôga con Ayurvêda, Do In, Shiatsu, Tai Chi, Reiki, Chikun,
Biodanza, Bioenergetica, Ginnastica, Spiritismo, Esoterismo, Cristali, Tarocchi,
Astrologia, Massaggio, Macrobiotica né con qualsiasi altra cosa! Non mescolare.
Sii onesto. Se la tua proposta è di insegnare Yôga, adempila. Niente miscugli.
Questa è roba da profano in vacanza. Non fare questo.
L’istruttore che dichiara di insegnare SwáSthya Yôga, ma non costruisce tutta la
lezione in maniera coreografica non trasmette uno SwáSthya al 100% autentico.
Chi non riesce a passare ai suoi allievi l’entusiasmo per la pratica in forma di
coreografia, ha bisogno di fare altri corsi e stringere maggiori rapporti con la nostra
egregora, perchè non ha ancora capito l’insegnamento dello SwáSthya Yôga.

SUGGERIMENTO
Mai utilizzare la parete per praticare gli ásana. Poggiarsi alla parete è una cattiva
tecnica e, in alcuni casi, può essere pericoloso.
Due fattori che contribuiscono molto al progresso effettivo del praticante sono
permanenza e coreografia. Se l’allievo dichiara o dimostra che non gli piace la
coreografia, questo sarà un avviso per l’istruttore a prendere coscienza del fatto
che non è capace di insegnare lo specifico anga.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“6º ANGA: ÁSANA − POSIZIONE FISICA, FERMA E GRADEVOLE. Siediti a terra con le
gambe allargate, la sinistra distesa e la destra piegata. Metti il collo del piede destro
sull’inguine sinistro e ispira, alzando le braccia con le mani in trimurti mudrá, dal suolo fino
alla verticale, torcendo il tronco verso sinistra e piegando in avanti, tenendo con le due
mani la caviglia distesa, e lasciando cadere la testa senza piegarla totalmente. Rilassati.
A questo punto la respirazione è libera.
Dopo, espira, piegando al massimo, con la testa che cerca il ginocchio e
distendendo il piede. Questo è il rája padma jánushírshásana. Nel frattempo,
concentrati sui tuoi organi addominali che hanno un gran beneficio da questo
ásana. Esso esercita una salutare compressione sull’ipocondrio e in più
contribuisce a ridurre la dilatazione dello stomaco. In caso di lunghe
permanenze, questo è uno degli ásana principali per attivare i chakra e
risvegliare la kundaliní.
Nelle tue pratiche a casa, cerca di rimanere più tempo. Adesso, inspira sciogliendo e
rifacendo dall’altra parte, rigorosamente allo stesso modo. Lo SwáSthya Yôga è
considerato lo Yôga più completo del mondo. Seguiamo la tradizione preclassica,
prevedica, preariana, chiamata Dakshinacharatántrika-Niríshwarasámkhya Yôga.
Perciò, applichiamo un orientamento strettamente tecnico. Se manteniamo la
regolarità, conquisteremo una miglior resa nello sport, negli studi e nell’attività
professionale. Questo spiega il motivo per il quale il nostro pubblico è costituito da
persone di gusto raffinato e senso critico, che ci tengono ad avere il meglio in ogni
cosa.

223
MAESTRO De ROSE 224

Adesso, sciogli il rája padma jánushírshásana. Tenendo le gambe distese in avanti,


esegui l’ardha matsyêndrásana, mettendo la gamba sinistra sopra la destra, con la
pianta del piede per terra, il braccio destro tra la coscia alzata ed il petto. Espira,
facendo una torsione verso sinistra, guardando indietro senza aria. Mentre rimani in
questa posizione, stai guadagnado energia, riducendo le tensioni e portando
beneficio alla colonna. Di conseguenza, stai trattenendo l’invecchiamento.
Inspira, ritornando, cambiando verso destra, con la gamba destra sopra la sinistra,
con la pianta del piede a terra, il braccio sinistro tra la coscia alzata ed il petto.
Facendo una torsione verso destra ed espirando. Come già lo sai, la permanenza in
una posizione dipende direttamente dalla tua capacità polmonare individuale,
quando vuoi, comincia a sciogliere, passando i piedi all’indietro, sedendoti sui
calcagni, con le mani sulle ginocchia. Questo è il rája vajrásana, ottimo per l’apparato
digerente e la sciatica. Tieni con la mano destra il polso sinistro alle spalle e,
espirando, piega in avanti in vajra yôgásana. Non appena la testa tocca per terra,
metti le mani sotto la fronte, con le palme rivolte verso terra. Questo è il vajra
kúrmásana, posizione di semirilassamento transitorio seduto, con respirazione libera.
Ricordati che il nostro metodo di tecniche biologiche deve essere sempre gradevole.
Qualsiasi scomodità, dolore, accelerazione cardiaca o traspirazione in eccesso sono
avvisi del nostro organismo per essere più moderati. I nostri ásana non devono
stancare ma ricaricare le nostre batterie.”

AVVERTENZA ETICA
Ásana non è ginnastica. Perciò, per insegnare è necessario essere un istruttore di
Yôga e non di Educazione Fisica. Così come noi non possiamo fare corsi di
aerobica, culturismo e nuoto, anche loro non possono insegnare Yôga. Se un
insegnante di Educazione Fisica insistere nell’insegnare Yôga, dovrà ammettere che
un istruttore di Yôga possa insegnare atletica e ginnastica attrezzistica; o che un
architetto sia capace di sviluppare e ed eseguire un progetto di ingegneria
elettronica!

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)
• COREOGRAFIA, LA DANZA DE LOS SWÁSTHYA YÔGINS,
DELL’ISTRUTTRICE ANAHÍ FLORES, DELL’ARGENTINA
• VIDEO CURSO DE ÁSANA, DELL’UNIONE INTERNAZIONALE DI
YÔGA.
• CORSI TENUTI IN VARIE CITTÀ DA PROFESSORI RICONOSCIUTI
DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

224
MAESTRO De ROSE 225

Yôganidrá
Un momento di pace,
un istante di tranquillità.
Come può essere così piacevole questo iato fugace
tra l’essere e non essere...
Quanto benessere può essere contenuto in
alcuni minuti d’abbandono!
“Questo momento è mio.”
Con tale sentimento lasciamoci portare fuori
del tempo e dello spazio verso un paradiso di
pace, pace, profonda pace...
Questo è yôganidrá!

225
YÔGANIDRÁ
TECNICA DI DECONTRAZIONE
Dovremmo essere come le acque dei ruscelli
che, tranquillamente, aggirano gli ostacoli.
Maestro De Rose

Yôganidrá è il rilassamento che aiuta lo yôgin nell’assimilazione e


manifestazione degli effetti prodotti da tutti gli anga. Ad essi, si
sommano gli effetti propri di un buon rilassamento muscolare e
nervoso.
Non confondere yôganidrá con shavásana. Alcuni tipi di Yôga non
possiedono nel loro repertorio la scienza del rilassamento chiamata
yôganidrá, che è di tradizione tantrica, e finiscono le loro pratiche con
lo shavásana. Questo, come il nome stesso dice, è soltanto un ásana,
una posizione di rilassamento. Lo yôganidrá applica non soltanto la
migliore posizione per rilassarsi, ma anche la migliore respirazione, la
migliore inclinazione rispetto alla gravità, il migliore tipo di suono,
d’illuminazione, di colore, di profumo, d’induzione verbale, ecc.
Prima di continuare, prenderemo una precauzione contro un sottile
equivoco. È considerata una gaffe molto grave confondere Yôga con
rilassamento. Come hai già potuto percepire, fino a questo punto
abbiamo consumato una quantità di pagine senza parlare di questo
argomento, eccetto en passant. In realtà, soltanto negli ultimi tempi lo
Yôga è stato associato al concetto di pace e tranquillità. Negli scritti
antichi lo Yôga è sempre stato legato all’idea di forza, potere ed
energia. Mai alla calma o al rilassamento. Ciò è frutto di una società
consumistica. Il concetto popolare è sorto perchè ci sono molte
persone che insegnano senza avere una formazione. E queste persone
riescono a lavorare senza nessuna abilitazione visto che il
MAESTRO De ROSE 227

consumatore non richiede da loro un certificato di formazione


professionale.
A che cosa è dovuta questa distorsione? Ad una grave
disinformazione. La stessa che porta ad associare il Karatè a qualcuno
che lancia un grido e rompe una tavola. Questa è una caricatura.
L’immagine che le persone hanno dello Yôga è soltanto una satira che
non rende giustizia allo spessore della nostra filosofia di vita. Lo Yôga
richiede molta meno pazienza che qualsiasi sport o arte. D’altra parte,
il rapporto costo/beneficio è eccellente, per esempio, nell’intensità,
rapidità e sicurezza con la quale agisce, fornendo flessibilità corporea,
rafforzamento muscolare e rinvigorimento di tutta la struttura
biologica.
Se una persona impara a respirare meglio, amministrare lo stress,
concentrarsi meglio, lavorare il corpo, allungando la muscolatura,
migliorando la postura, portando benefici agli organi interni, riceve un
vigoroso aumento della salute generalizzata. Con l’acquisizione di tanta
energia, gli effetti si spostano e cominciano ad agire nel settore più
sottile come quello dello sviluppo dei chakra (centri energetici), il
risveglio della kundaliní (potere della libido) e il settore del
paranormale. Da lì alla meta, che è il samádhi, il passo è breve.
La parte più sottile e interna è sviluppata soltanto se il praticante lo
desidera. Caso contrario, lui si limita al lavoro organico che è la base
di tutto. Come puoi vedere, in quest’universo di tecniche e d’effetti, il
rilassamento è una parte insignificante nel computo generale.

TIPI D I RI L A S S A ME NT O

Ci sono vari tipi d’induzione al rilassamento. Alcuni sono:


• rilassamento dei colori;
• rilassamento dei suoni;
• rilassamento del mare;
• rilassamento di una radura nel bosco;
• rilassamento di una goccia di rugiada che cade sulla superficie di
un lago sereno;
• rilassamento della rosa;
• rilassamento della cascata di luce;
• ecc.

227
MAESTRO De ROSE 228

Tutti questi usano uno stesso punto di partenza che consiste in un


comando di decontrazione di tutto il corpo, parte per parte. Il punto di
partenza può indurre alla decontrazione, localizzando la coscienza in
ogni segmento del corpo, uno ad uno, per spegnere tutti i punti di
tensione. Il comando del punto di partenza è quasi sempre simile, ma
può seguire ordini diversi, variando ogni giorno:
• decontrazione dai piedi verso la testa;
• decontrazione scendendo davanti, dal collo fino ai piedi, e salendo
da dietro, dai piedi verso la testa;
• decontrazione dal centro verso le estremità, partendo
dall’ombellico, senza ritornare al tronco;
• decontrazione a cerchio (tronco, braccio sinistro, gamba sinistra,
gamba destra, braccio destro, testa);
• decontrazione a stella (dal tronco verso le braccia, gambe e testa,
uno ad uno, ritornando al tronco);
La migliore è quella dai piedi verso la testa, visto che la morte avviene
in questa direzione – moriamo a cominciare dai piedi e, per ultimo, la
vita esce dalla testa (esclusa la possibilità di morte celebrale o stato
comatoso).
Perciò, la posizione di rilassamento si chiama, niente meno che
shavásana, la posizione del cadavere, alludendo, tra le altre cose,
all’ordine di ritirata della coscienza. Oltre a questo, la testa si rilassa
soltanto alla fine, affinché il praticante rimanga “lucido e cosciente”
durante il massimo di tempo e, se possibile, per tutto l’esercizio.
In psicoterapia può essere fatto nell’ordine contrario, visto che il
terapeuta ha bisogno di assumere il controllo della psiche del paziente
per aiutarlo. Quindi, prima si rilassa il cervello per sopprimere il senso
critico e dominare il malato. Però nello Yôga Antico e autentico, non
lavoriamo con terapia e vogliamo che il praticante rimanga padrone
della sua coscienza, e sempre più lucido!
Possiamo utilizzare risorse diversificate per raggiungere stati più
profondi e produrre effetti specifici. Però, ci sono due cose che devono
essere evitate: tecniche d’ipnosi e d’autosuggestione. Lo Yôga non ha
niente a che vedere con queste modalità. I comandi dello yôganidrá
sono completamente differenti ed è importante che il praticante non

228
MAESTRO De ROSE 229

faccia confusione. Vogliamo professare uno Yôga legittimo e non un


ibrido.
Siccome non vogliamo che lo Yôga sia confuso con la visione
popolare di “un rilassamento”, questo sarà l’anga più corto e meno
commentato del libro. Quindi, lo concluderemo con il testo di un
rilassamento profondo, chiamato Riprogrammazione Emozionale,
poiché la lettura dei suoi comandi insegnerà diverse chiavi per il
perfezionamento fisico e mentale.

TESTO DEL CD DI RIPROGRAMMAZIONE EMOZIONALE


Rimani lucido e sveglio durante quest’esercizio, sentendo tutto ciò che
io dirò per poter filtrare ed assimilare soltanto ciò che vuoi.

Accompagna e rafforza queste parole con la mentalizzazione di


immagini chiare di ciò che desideri.

I rumori non disturbano il rilassamento e la concentrazione, anzi


aiutano ad approfondirli.

È importante raggiungere non soltanto i sintomi, ma principalmente


le cause.

Fai un respiro profondo e rilassati quando espiri. Rilassati


profondamente e lascia la mente serena. Lascia il corpo riposare.
Rilassa il corpo tutto in una volta sola, come se si stesse sciogliendo e
stesse sentendo in maniera più forte l’attrazione della terra. Dopo,
rilassa il centro del corpo, rendendo la respirazione più soave,
irradiando la decontrazione per la colonna e da essa per tutto il resto
del corpo.

Fai un’altro respiro profondo e rilassa quando espiri.

Visualizza una nebbia bianca molto soave che penetra piacevolmente


dalla pianta dei piedi, rilassando e decontraendo la pelle, muscoli e
nervi superficiali, muscoli e nervi profondi, tendini e ossa fino al
midollo, liberando, abbandonando, riposando, rilassando i piedi,
caviglie, gambe, ginocchia, cosce, fianchi, e adesso anche gli organi

229
MAESTRO De ROSE 230

del ventre, dell’addome, del torace, rilassando le spalle, braccia,


avambracci, mani e dita.

Adesso, principalmente il collo e la testa, rilassando e decontraendo le


mascelle, guance, labbra, lingua, narici, muscoli e nervi degli occhi,
globi oculari, palpebre, sopracciglia, la fronte senza rughe, il cuoio
capelluto e le orecchie.

Impara a fare questo da solo, rilassando tutte le volte che desideri, per
determinazione della tua propria volontà. Tu puoi farlo. Conta alla
rovescia da otto a uno, mentalizzando e pronunciando mentalmente
ogni numero. Stabilisci che ad ogni numero regressivo tu starai
sprofondando in questo piacevole stato di rilassamento e ricettività.
Rilassati: otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno. Adesso sei in
un stato più profondo, più ricettivo e salutare.

Anche se sei rilassato, continua ad ascoltare la mia voce che ti darà


valide istruzioni per il tuo beneficio; ciò nonostante, mantieni il tuo
sensore attivo per filtrare tutto ciò che ascolti e accetta soltanto ciò
che desideri.

Ogni volta che vuoi entrare in questo stato di rilassamento totale,


basta fare un respiro profondo e rilassarti quando espiri. Quando
vorrai approfondire il tuo rilassamento, dovrai respirare così un’altra
volta e andrai più fondo ancora all’espirare. Quindi, conta,
regressivamente da otto a uno e approfondisci ancora di più questo
piacevole rilassamento.

Per uscire dal rilassamento, basterà la proposta di svegliarti. Soltanto


questo: semplicemente devi desiderare di svegliarti e ti sveglierai da
qualsiasi tipo di sonno, riposo o esercizio. Se sei in uno stato molto
profondo e desideri ritornare più lentamente, dovrai contare nelle dita,
strofinando uno ad uno, prima quelli della mano sinistra e dopo quelli
della mano destra, progressivamente da uno a otto. Proponiti di
svegliarti quando arriverai al numero otto e comincia a contare ed a
strofinare uno ad uno le dita della mano sinistra. Finendo con la mano
sinistra, ricordati che ti sveglierai all’otto, continua contando ed
strofinando le dita della mano destra. Arrivando ad otto, sarai

230
MAESTRO De ROSE 231

assolutamente sveglio, lucido, felice e di buon umore, in eccellente


salute.

Il numero otto significa per te uno stato di enorme lucidità. Il


numero otto rappresenta l’iperlucidità. Significa sve-gliar-si.

Se conti da otto ad uno, sprofonderai di più. Da uno ad otto, ti svegli


e ritorni. Da otto ad uno, sprofonderai di più. Da uno ad otto, ti
svegli e ritorni.

È importante raggiungere non soltanto i sintomi, ma principalmente


le loro cause più profonde.

Ripeti sempre: “Il mio corpo è un meccanismo difficile da rompere,


ma facile da riparare.”

Nell’ingerire qualsiasi alimento, pensa automaticamente che


quest’alimento, solido o liquido, sarà ben digerito ed assimilato. Tutto
ciò che ingerisci comincia a funzionare nel tuo organismo come un
rimedio naturale per la salute perfetta del corpo e della mente,
guarendo qualsiasi cosa che sia necessaria guarire e proporzionandoti
longevità.

Accompagna e rafforza queste parole con la mentalizzazione di


immagini chiare di ciò che desideri.

Pensa così: lunga vita alle mie cellule e un potere eterno di


riproduzione disciplinata. Perciò vivrò molte e molte decadi con
lucidità e in piena salute.

Ogni giorno che passa le tue prestazioni e comportamento sessuale


saranno sempre più di tuo gradimento.

Sin d’ora sei programmato per avere una vita moolto lunga, piena di
salute, lucidità, amore e felicità, una vita produttiva, utile e creativa.

Tutti i tuoi organi, tessuti e cellule sviluppano la proprietà di


rigenerarsi indefinitamente, rinnovarsi, rafforzarsi e vivere molto oltre

231
MAESTRO De ROSE 232

a ciò che era previsto dall’eredità genetica. Tu diventi sempre più


appagato e felice con te stesso, fiero di te, con un grado elevato
d’autostima e d’autopreservazione. Questo è una garanzia contro
malattie e anche contro incidenti, perchè sarai attento nel prevenirli.

Il tuo elevato stato d’animo sarà ogni giorno più invulnerabile e la


gioia di vivere ti manterrà l’entusiasmo alto, ottenendo dal tuo corpo e
dalla tua mente ciò che vuoi, in favore di una stabilità psicosomatica
permanente.
È importante raggiungere non soltanto i sintomi, ma principalmente
le loro cause più profonde.
Programma la tua psiche per somatizzare soltanto stati armoniosi,
felici ed affettuosi, e per sublimare ciò che non conviene al tuo corpo.
Per questo, tu stai perfezionando ogni giorno, sempre di più, una
mente adulta, robusta e emancipata.
Parla con le tue cellule, le tue unità di lavoro organico, le tue
individualità d’intelligenza corporea che ti rispettano e ti ammirano
molto, dimostrandogli rispetto, ammirazione e riconoscenza per il
senso di disciplina, ordine e coordinamento che esse sempre
manifestano; e chiedigli di rimanere sempre così.
Digli quanto li ami e quanto ti fidi di loro per la performance di tutti i
loro compiti, e in più quelli che stiamo imprimendo attraverso questa
programmazione. Chiedigli di dialogare con te tramite il tuo inconscio
che ogni giorno rendi sempre più conscio. Digli che possono contare
su di te per tutto ciò che hanno bisogno e che, quando sarà necessario
un sostegno supplementare della tua mente centrale, tu glielo darai.

Le tue cellule, in cambio, dovranno sollecitare l’aiuto in tempo. Esse


diventano sempre di più tue amiche e confidenti, servitrici fedeli,
ansiose di servirti bene e disposte a lavorare in modo sincronizzato,
adempiendo tutte le missioni che la natura e la tua intelligenza si
aspettano da loro.
Accompagna e rafforza queste parole con la mentalizzazione di
immagini chiare di ciò che desideri.

232
MAESTRO De ROSE 233

Proietta bellezza fisica nel tuo aspetto esterno. È importante che il tuo
corpo sia un’opera d’arte. Fai diventare il tuo corpo come una scultura
di carne ed ossa. Immagina il tuo giro vita che diventa più sottile e la
muscolatura più soda. Immagina tutto il tuo corpo con l’aspetto che
più ti piace e che vuoi per te. Il tuo corpo si sta trasformando!

Proietta amore e ordine nel tuo apparato respiratorio, comandando


salute ai polmoni e altri organi di questa zona, affinché rimangano
sempre rinvigoriti, in salute e perfetti.

Proietta amore e ordine nel tuo apparato circolatorio, comandando


salute al cuore, arterie e altri organi di questa zona, perchè rimangano
sempre rinvigoriti, sani e perfetti. Che la tua pressione arteriosa sia
sempre quella ideale per una salute perfetta.

Proietta amore ed ordine al tuo apparato digerente, comandando salute


allo stomaco, fegato, cistifellea, milza, pancreas e altri organi di
questa zona, affinché rimangano sempre rinvigoriti, sani e perfetti.

Proietta amore ed ordine al tuo apparato escretore, comandando salute


alla vescica, reni, duodeno, intestini e altri organi di questa zona,
affinché rimangano sempre rinvigoriti, sani e perfetti.

Proietta amore e ordine al tuo apparato riproduttivo, comandando


salute agli organi e ghiandole sessuali affinché rimangano sempre
rinvigoriti, sani e perfetti.

Proietta amore al tuo apparato locomotore, comandando salute ed


energia alle tue gambe, braccia, articolazioni, tendini, legamenti e
muscolatura, affinché rimangano sempre rinvigoriti, sani e perfetti.

Proietta amore e ordine al tuo sistema muscolare, comandando salute,


forza, flessibilità ed agilità affinché rimanga sempre giovane, sano e
perfetto.

Proietta amore e ordine al tuo sistema osseo, comandando salute,


resistenza e flessibilità affinché rimanga sempre giovane, sano e
perfetto.

233
MAESTRO De ROSE 234

Proietta amore e ordine al tuo sistema ghiandolare, comandando


salute, armonia e l’equilibrio di un’orchestra sinfonica affinché
rimanga sempre giovane, sano e perfetto.

Proietta amore e ordine al tuo sistema nervoso, comandando salute,


riflessi rapidi, ma sotto controllo; tranquillità, ma con dinamismo e
vita lunga alle tue cellule affinché rimangano sempre rinvigorite, sane
e perfette.

Proietta amore e ordine al tuo cervello, comandando salute e che


aumenti le sue prestazioni, utilizzando tutto l’ossigeno che avrà
bisogno per l’uso del restante 90% che è latente nelle persone comuni,
ma che tu stai sviluppando rapidamente.

Adesso parlo direttamente alle cellule cerebrali e chiedo con amore di


ascoltarmi. Voi siete la parte più nobile di tutto questo meraviglioso
insieme che fin qui abbiamo migliorato e portato beneficio. Con la tua
partecipazione in questo lavoro, il nostro risultato sarà molto più
soddisfacente e questo avrà una mutua ricompensa. E tutti avremo
molto più rispetto, apprezzamento e ammirazione per le tue funzioni.
Sono sicuro che possiamo contare sulle cellule cerebrali. Da oggi in
poi cercate di imparare a riprodurvi con assoluta perfezione e salute; e
insegnate questo a tutte le cellule nervose affinché si riproducano
sempre che ce ne sarà bisogno per la sana longevità dell’organismo.

Fai una respirazione profonda e rilassati quando espiri.

Adesso sei in uno stato più profondo, più ricettivo e sano. Ogni volta
che vorrai entrare in questo stato basta fare tre respirazioni profonde,
rilassandoti quando espiri. Quando vorrai approfondire questo stato,
respira così un’altra volta e andrai più in profondità, e la tua mente
concentrerà le tue forze.

Per uscire da questo stato e svegliarti, è sufficiente la risoluzione di


svegliarsi. Soltanto questo. Devi soltanto desiderare svegliarti e ti
risveglierai da qualsiasi tipo di sonno, riposo o esercizio. Ogni volta
che c’è necessità o emergenza, ti sveglierai automaticamente,

234
MAESTRO De ROSE 235

rapidamente, ma con tranquillità. Ad ogni modo, sarai assolutamente


sveglio, lucido, felice e di buon umore, in eccellente salute.

Il numero otto significa per te uno stato d’enorme lucidità. Il


numero otto rappresenta l’iperlucidità. Significa svegliarsi.

Se conti da otto a uno, ti immergi più profondamente. Da uno a otto,


ti svegli e ritorni. Da otto a uno, ti immergi più profondamente. Da
uno a otto, ti svegli e ritorni.

Accompagna e rafforza queste parole con la mentalizzazione di


immagini chiare di ciò che desideri.

Da adesso in poi e sempre con maggiore forza, tu risvegli e sviluppi le


tue capacità, facoltà, poteri e doni, sensoriali ed extrasensoriali della
tua mente, ed impari a gestirli in modo ideale. La tua memoria diventa
ultraefficiente e potrai ricordarti di tutti i fatti, nomi, numeri e date che
hai visto o sentito una volta sola e sarai capace di riprodurli con
esattezza in qualsiasi momento che vuoi.

Per richiamare la memoria immediatamente, usa il gesto associativo


che consiste nel toccare la radice del naso, tra gli occhi, con il pollice
e l’indice. Questo gesto ti aiuterà anche a concentrarti e la tua capacità
di concentrazione si espanderà e si svilupperà velocemente.

Diventi sempre più capace nel concentrarti immediatamente e con


perfezione in tutto ciò che vorrai.

I rumori non disturbano il tuo rilassamento e concentrazione, e


perfino aiutano ad approfondirli.

Il potere della visualizzazione mentale è chiamato mentalizzazione e


consiste nella capacità che tutte le persone hanno di pensare a
qualcosa e di immaginarla nelle forme e colori che si vuole. Tu
sviluppi questa capacità di mentalizzare qualsiasi forma e colore che
vuoi.

235
MAESTRO De ROSE 236

Tutto ciò che mentalizzerai di buono si realizzerà in poco tempo e


con esattezza.

Come conseguenza della tua memoria chiara e veloce, della tua


concentrazione immediata e profonda e del tuo potere di
mentalizzazione, il tuo QI aumenta ogni giorno di più e la tua
intelligenza si sviluppa sempre di più.

Ogni giorno, quando ti svegli, sarai più intelligente. Il tuo cervello e la


tua mente sviluppano una grande maturità per saper gestire tutti i
poteri che si risvegliano con equilibrio e armonia. Ogni nuova facoltà
che la tua mente risveglia, trova già una struttura fisica ed emotiva per
essere utilizzata correttamente.

I tuoi occhi, nervi e centri visivi del cervello svilupperanno la


proprietà della lettura veloce con capacità d’assimilazione integrale. E
ad ogni giorno che passa aumenterà la quantità di parole assimilate per
minuto di lettura. Arriverai al punto di semplicemente sfogliare un
libro per assimilarlo interamente e potrai perfino fare citazioni di brani
e delle pagine dove si trovano. Più tardi, potrai imparare l’argomento
senza neanche aprire il libro, soltanto toccandolo e concentrandoti. E
nel futuro, basterà pensare al titolo, oppure all’autore, e conoscerai
tutto il suo contenuto.

Tutto ciò che ti proponi d’imparare, imparerai rapidamente senza


dimenticarlo mai più.

Tu sviluppi la capacità di controllare il dolore e il sangue e ogni


giorno che passa, ti perfezionerai a tal punto da riuscire ad avere in te
stesso e negli altri un effetto migliore di quello dell’anestesia
convenzionale. Il dolore è sempre di più sotto il tuo controllo e lo
potrai dispensare ogni volta che lo desideri.

È importante raggiungere non soltanto i sintomi, ma principalmente


le loro cause profonde.
Il semplice sguardo di una persona sviluppata ha il potere di uccidere
germi, virus e batteri nocivi alla salute. A questo punto ti puoi

236
MAESTRO De ROSE 237

considerare una persona sviluppata. Metti in pratica tutto ciò che di


buono e utile hai imparato sino ad oggi. Metti in pratica tutto ciò che è
stato detto sin qui. Metti all’opera la tua mente e sviluppa le sue
potenzialità.
A partire da ora, il tempo passerà in fretta soltanto nei momenti meno
buoni. Nei momenti migliori il tempo renderà abbastanza, e siccome i
momenti buoni sono una costante, la durata soggettiva della vita si
allungherà. Indipendentemente da questo, la vita oggettiva sarà
prolungata nel tuo numero di anni. Tu sei ora programmato per avere
una vita molto più lunga, piena di salute, lucidità, amore e felicità.
Una vita produttiva, utile e creativa.

A partire da ora e sempre di più tu svilupperai tutte le tue capacità,


facoltà, poteri e doni sensoriali o extrasensoriali della tua mente, e
imparerai a manipolarli in modo ideale.

Programma un dispositivo d’allarme che farà suonare un ronzio dietro


il tuo orecchio sinistro per avvisarti ogni volta che starai per prendere
una decisione o avrai un atteggiamento sbagliato, o che non sia
conveniente.

Sviluppa il tuo buon senso e mettilo in pratica.

Tutto ciò che mentalizzerai di buono si realizzerà in poco tempo e


con esattezza.

Accompagna e rafforza queste parole con la mentalizzazione di


immagini chiare di ciò che desideri.

Tu hai scelto spontaneamente lo SwáSthya Yôga come disciplina di


perfezionamento e autoconoscenza. Adesso lo SwáSthya Yôga sceglie
te come missionario di un ideale superiore. Tu hai avuto fiducia nello
SwáSthya Yôga, adesso lo SwáSthya Yôga retribuisce avendo fiducia
in te e depositando nelle tue mani la missione sommamente
importante di rappresentarlo bene nel mondo e nella vita, diventando
un esempio impeccabile per tutto ciò che è degno di rispetto ed
ammirazione. È nell’interesse reciproco che tu abbia molta salute,

237
MAESTRO De ROSE 238

forza interiore e qualità positive, perciò, lavoriamo insieme in questo


senso per il resto delle nostre vite.

Lo SwáSthya Yôga è il tuo metodo di cultura integrale e di sviluppo


interiore, così, tu devi conoscerlo meglio e studiarlo di più, praticando
quotidianamente con impegno. Tu sei sulla strada giusta per acquisire
tutto ciò che desideri di positivo dal tuo corpo e dalla tua mente,
perchè tu sei un praticante di SwáSthya Yôga. Abbi fiducia in te
stesso ed entusiasmo per le cose che impari e alle quali ti dedichi.

L’egregora dello SwáSthya Yôga ha l’intenzione di darti molta


prosperità affinché tu possa avere più tempo per dedicarti agli studi e
agli esercizi. Diventa ricettivo per assorbire questa forza gregaria.

Rimaniamo insieme in questa fratellanza di amici più che fratelli,


perché tu sai che le amicizie come queste non sono facili da trovare e
che un ambiente come questo non esiste da nessuna parte.

Valorizza i tuoi compagni, amandoli, frequentandoli e aiutandoli in


ogni modo che puoi rimanendo insieme a loro costantemente
attraverso gli anni. Manteniamo il nostro gruppo unito, con uno spirito
fraterno e forte. Manteniamo il cameratismo, l’amicizia, il rispetto
degli uni verso gli altri e di tutti verso ognuno.

Facciamo crescere questo gruppo, divulgandolo discretamente tra


coloro che sono in sintonia con noi, arricchendo la nostra grande
famiglia di coloro che sono degni di noi e che aspirano agli stessi
ideali.

Persone intelligenti, belle e sensibili meritano di camminare al nostro


fianco e noi le vogliamo. Emetti un’onda mentale che spazzi il Cosmo
alla ricerca della sintonia con tutti quelli che sono idonei per capire,
apprezzare e valorizzare il nostro lavoro.

Chiamiamo soggettivamente e obiettivamente queste persone affinché


la nostra comunità cresca in qualità e quantità per quanto concerne gli
studiosi, i praticanti e gli istruttori.

238
MAESTRO De ROSE 239

Immagina che in ogni città i praticanti e professori di SwáSthya Yôga


si dedichino totalmente alla causa. E che in ogni città possano sorgere
più praticanti, istruttori, gruppi di studio e Università di SwáSthya
Yôga.

Immagina che questi nuclei sono costruiti in maniera adeguata, belli e


comodi; e che possano proiettare sincerità, autenticità e sobrietà alle
persone e nel lavoro intenso che lì si svolge. Sii orgoglioso, conosci,
difendi e divulga la nostra stirpe filosofica.

Tutto ciò che mentalizzerai di buono si realizzerà in poco tempo e


con esattezza.

Adempi rilassatamente tutti i tuoi obblighi. Non lasciare niente per


dopo. Metti ordine e disciplina alla tua vita, al tuo lavoro e ai tuoi
pensieri.

La vita è buona. Problemi e ostacoli sono parte integrante della


nostra esistenza, e la vita è l’arte di vincerli.

Fortunatamente essi esistono per allenarci e mantenerci in forma.

Ogni volta che vorrai eliminare qualsiasi tipo di dolore in qualsiasi


parte del corpo basterà applicare la tua mano, anche se solo
mentalmente, e otterrai sollievo immediatamente. Otterrai lo stesso
effetto con la semplice applicazione della volontà.

È importante raggiungere non soltanto i sintomi, ma principalmente


le loro cause profonde.

Durante questa notte e nelle notti seguenti il tuo cervello e il tuo corpo
continueranno ad elaborare i risultati benefici di questa
riprogrammazione affinché tu riceva gli effetti benefici durante molti
anni.
Se lo desideri, ricordati di usare questa registrazione domani e tutti i
giorni prima di dormire.

239
MAESTRO De ROSE 240

Adesso comincia a ritornare attraverso i cinque sensi, dal più sottile al


più denso, sentendo meglio la mia voce, sentendo meglio tutti i rumori
esterni. Sentendo meglio i rumori del tuo stesso corpo, sentendo il
battito del tuo cuore e il suono del proprio sangue che circola. Inspira
profondamente e ascolta il rumore dell’aria. Senti il contatto dell’aria.
Senti il contatto della schiena con il suolo, nel fare un respiro
profondo. Senti il contatto della mano nello strofinare le tue dita una
ad una.
Conta nelle dita da uno ad otto per svegliarti. Determina che al
conteggio dell’otto sarai perfettamente sveglio, lucido, felice e di buon
umore, in uno stato di superlativa salute.
Accompagna il conto progressivo, strofinando una ad una le dita della
mano sinistra: uno, due, tre, quattro.
Arrivando al numero otto ti sveglierai definitivamente.
Strofinando le dita della mano destra, conta: cinque, sei, sette, otto.
Sei pienamente sveglio, lucido e felice, con molta disposizione e
benessere, in uno stato di superlativa salute.
Muovi tutto il tuo corpo, sentendo il contatto di tutto il tuo corpo,
stiracchiandoti e aumentando la forza e la vitalità dei muscoli. Apri gli
occhi e vedi più forme e colori, vedendo molto meglio di prima.
Muovi la lingua e sentirai il palato molto più fine.
Se sei sul letto, continua a dormire un sonno naturale e riparatore, e ti
sveglierai al mattino presto con molta disposizione per vivere,
sorridere, amare e lavorare.
Se non sei a casa, siediti e svegliati definitivamente.

240
MAESTRO De ROSE 241

ORIENTAMENTO AGLI ISTRUTTORI DI YÔGA

COME DIRIGERE LO YÔGANIDRÁ


Un buon rilassamento è diviso in quattro parti che sono:
• entrata
• utilizzazione
• preparazione all’uscita
• uscita
L’entrata consiste nell’aiutare il praticante ad ottenere una rapida decontrazione
muscolare ed emotiva. È l’accesso al rilassamento, che si raggiunge più facilmente o
più profondamente grazie ad alcune risorse tecniche che l’istruttore impara durante il
corso di formazione.
L’utilizzazione consiste nell’utilizzare lo stato di decontrazione e di ricettività per
qualcosa di più che semplicemente rilassare. Altrimenti, sarebbe come aprire la
portiera della macchina, entrare, aprire l’altra portiera ed uscire, senza aver utilizzato il
veicolo. La prima fase, entrata, significa aprire la portiera della macchina ed entrare.

241
MAESTRO De ROSE 242

Ma è la seconda fase, utilizzazione, che permetterà di riprodurre gli effetti colossali


della riprogrammazione emozionale. Questa consiste nell’introiezione di ordini positivi.
La preparazione all’uscita consiste nel preparare il praticante affinché, quando
sarà dato l’ordine di ritornare, lui l’accetti e l’esegua. Siccome lo stato di
rilassamento è molto gradevole, alcune persone più pigre possono eventualmente
non voler uscire da questo stato. Non c’è nessun problema. Possono ritornare
alcuni minuti più tardi. Ma succede che quando una pratica viene svolta in
un’istituzione d’insegnamento di Yôga, ci deve essere disciplina per quanto
riguarda gli orari. E, oltre a questo, dobbiamo avere considerazione per i colleghi
della lezione che possono avere una brutta impressione se un allievo non
ubbidisce all’ordine di ritornare. Questa terza fase è una sicurezza in più affinché il
praticante esca quando sarà chiamato.
L’uscita consiste nel riportare il praticante gradualmente proiettando di nuovo la
sua coscienza nel corpo, nel giusto ordine affinché possa riprendere possesso del
suo territorio organico senza lasciare nessuna parte senza dominio. Deve essere
fatto con molta competenza per non indurre l’allievo ad alzarsi ed andarsene senza
essersi, nel frattempo, veramente svegliato!

COSA FARE
Utilizza per ogni anga una modulazione di voce differente. Le sfumature tra i
comandi di mudrá, pújá, mantra e samyama sono sottili, ma esistono. Mentre tra
ásana e yôganidrá diventano ben distinti. Nell’ásana l’insegnamento deve essere
stimolante: in alcuni esercizi, invitante; in altri, imperativo. Nello yôganidrá
l’imposizione deve essere dolce ed induttiva. Attenzione, perchè è qui che gli accenti
linguistici regionali si accentuano di più. Cerca di attenuarli.
La tonalità della voce può rilassare più della locuzione. Anche così fai attenzione a
non esagerare e farne una caricatura.
È buon galateo cominciare lo yôganidrá con un dispositivo di sicurezza, sia per
l’allievo che per l’istruttore. Dici: “Rimani lucido e sveglio, sentendo tutto ciò che dirò
per filtrare ed assimilare soltanto ciò che vorrai.”

COSA NON FARE


Siccome il praticante diventa molto ricettivo, evita frasi alle quali possono seguire
atteggiamenti non desiderati. Per esempio: “il tuo mal di testa sta migliorando”, è una
frase che richiama l’attenzione al dolore. Si potrebbe utilizzare quest’altra formula:
“benessere, sentiamo sempre di più il benessere”, senza menzionare il famigerato
dolore. Un’altra costruzione verbale da evitare: “inspira salute ed espira eliminando
tutto ciò che hai di cattivo, tutte le malattie, ecc.”, perchè questo comando suggerisce
al praticante di avere malattie e cose cattive.
Allo stesso modo, le locuzioni affermative sono più assimilabili che quelle negative:
“sii felice” produce migliori risultati di “non essere infelice”. L’essere umano
nell’attuale stadio d’evoluzione è di per sé molto più vulnerabile alle idee distruttrici.
Se le stimolerai a causa della disattenzione nell’utilizzo delle parole, potrai causare
una tragedia, minando senza volerlo la salute fisica e mentale di colui che si è fidato
di te. Perciò insistiamo molto affinché l’istruttore di Yôga debba essere

242
MAESTRO De ROSE 243

formato, tutti i suoi anni d’insegnamento devono essere convalidati e deve


avere un Supervisore di grado più avanzato. Questa è un’esortazione
all’onestà!

SUGGERIMENTO
Gli istruttori, specialmente quelli di lunga data, devono fare più corsi con i rispettivi
Maestri, per non allontanarsi dall’insegnamento originale. I professionisti di lunga
data devono avere in mente che ogni giorno sorgono nuovi istruttori sul mercato di
lavoro e che questi novizi hanno studiato molto, hanno la materia fresca in mente e
possiedono virtù che gli altri hanno già perso: i nuovi sono umili, vogliono essere
bravi osservanti delle norme, sono predisposti alla lettura, allo studio, così come a
partecipare a corsi e avvenimenti. Se il veterano non vuole cedere il suo posto alle
nuove generazioni, sia meno orgoglioso e più impegnato: osservi le norme, studi,
partecipi a corsi, eventi e riunioni.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


O
“7 ANGA: YÔGANIDRÁ – TECNICA DI DECONTRAZIONE.

[Fase 1] Rilassati profondamente e abbandonati totalmente, con il corpo immobile,


gli occhi chiusi e la mente serena. Mettiti nella posizione più comoda che puoi
trovare. Da ora in poi, non muoverti più.
Rimani lucido e sveglio, sentendo tutto ciò che dirò per filtrare ed assimilare soltanto
ciò che vorrai.
Comincia rilassando tutto il corpo in una sola volta, sentendo di più la forza
d’attrazione della Terra, come se ti stessi sciogliendo per terra. Sciogli i muscoli,
nervi e organi interni. Rilassati, sciogliti, riposati.
Dopo, rilassa il centro del tuo corpo, rendendo la respirazione più soave, irradiando
la decontrazione alla colonna e da essa al resto del corpo.
Sentiti a tuo agio e felice. Fai una respirazione profonda e rilassati quando espiri.
Visualizza una nebbia bianca e falla penetrare dalla pianta dei piedi, rilassando
completamente la pelle, muscoli e nervi superficiali, muscoli e nervi profondi, tendini
e ossa fino al midollo. Sciogliendo, abbandonando, riposando i piedi, caviglie,
gambe, ginocchia, cosce, anche. Adesso anche gli organi della pelvi, gli organi
dell’addome, gli organi del torace, tranquillizzando il cuore e vitalizzando i polmoni,
rilassando la schiena, spalle, braccia, avambracci, mani e dita.
Adesso, principalmente, il collo, rilassa la carotide e la giugulare, laringe e faringe, e
la testa; sciogli e rilassa le mascelle, guance, labbra, lingua, narici, globi e muscoli
oculari, palpebre, sopracciglia, la fronte senza rughe, il cuoio capelluto e le orecchie.
Impara a fare questo da solo ogni volta che vorrai.
Adesso sentiti leggero, come se fluttuassi nell’aria. Sarà normale se, a questo punto,
il rilassamento sia così profondo da non sentire più il corpo. Lascia il corpo
completamente sciolto, rilassato, abbandonato e riposato. La tua coscienza si calma
completamente e le tue emozioni trovano la pace più assoluta.
[Fase 2] A questo punto entriamo in una fase molto importante, nella quale vengono
esaltati tutti i poteri interiori, risvegliando e sviluppando tutte le tue capacità e facoltà,

243
MAESTRO De ROSE 244

sensoriali ed extrasensoriali. In questa fase, si risaltano tutte le virtù e qualità che un


Essere Umano deve coltivare e, inversamente, le abitudini meno consigliabili
vengono eliminate.
Mentalizza i tuoi obiettivi nella vita e ciò che più desideri nel tuo corpo, nella salute, nel
tuo lavoro, nella tua vita affettiva e familiare. Stai pur certo che sin dalla prima pratica di
SwáSthya Yôga, e dopo sempre di più, in ognuna delle successive, otterrai
rapidamente ed esattamente ciò che sei venuto a cercare, e ancora molto di più:
energia, salute, benessere, qualità di vita, affetto e felicità.
Sfrutta intensamente questi momenti gradevoli di decontrazione. Senti forza, fiducia
e amore nel tuo cuore.
La prossima volta che eseguirai quest’esercizio di rilassamento, esso sarà molto più
facile, profondo, completo e piacevole, bastando un ordine di rilassamento affinché il
corpo e la coscienza si rilassino immediatamente, raggiungendo, sin dall’inizio, uno
stato più profondo di quello d’oggi. E il progresso quotidiano sarà sempre maggiore,
sia nella pratica delle posizioni come nel rilassamento, meditazione, mantra e in tutte
le altre tecniche, così come nella soddisfazione derivante da tutto questo.
[Fase 3] Fra cinque secondi, finendo questo rilassamento, avrai una espressiva
sensazione di pace, soddisfazione, salute, energia e leggerezza, con molta
disposizione, entusiasmo, allegria e benessere. Con molta motivazione per vivere,
sorridere, amare e lavorare.
[Fase 4] Comincia adesso a ritornare al corpo fisico, portando la coscienza
attraverso i cinque sensi, dal più sottile al più denso: sentendo meglio i suoni,
sentendo meglio la mia voce; inspirando profondamente e sentendo il profumo
dell’aria; muovendo la lingua, cercando di sentire il gusto; muovendo le labbra,
aprendo gli occhi e vedendo, muovendo tutto il corpo e sentendo il tatto di tutto il
corpo, stiracchiandoti bene e restituendo forza e vitalità ai muscoli; sbadigliando,
sorridendo e sedendoti per meditare.
La parte più importante del risveglio è stata il sorriso.”

AVVERTENZA ETICA
Mai mischiare sistemi, scuole o lignaggi. Se proponi lezioni di Yôga, non devi
macchiare il tuo lavoro con un miscuglio apocrifo. Non usare nella tua lezione,
neanche nell’ambiente del tuo spazio culturale, tecniche importate da altre origini e
che hanno altre proposte, come l’ayurvêda, shiatsu, tai chi, do-in, massaggio,
biodanza, bioenergetica, eutonia, feldenkreis, meditazione trascendentale,
neurolinguistica, controllo mentale, tarocchi, radiestesia, e un’infinità di altre
modalità, alcune anche buone, se non si fanno miscugli.
Anche se insegni strettamente Yôga, devi attenerti eticamente al ramo scelto. Non si
deve insegnare più di un tipo di Yôga, sotto pena di soffrire un violento scontro
d’egregore. Leggi il capitolo riguardante l’egregora, quest’energia prodigiosa che può
aiutarti o distruggerti.
La legge del karma esiste. La mancanza di lealtà verso il tuo Maestro ti costerà un
pesante tributo karmico, dal quale non c’è via di fuga. La lealtà è la linea di forza che
dà all’istruttore la saggezza e il potere degli yôgi ancestrali. Taglia questa corrente e

244
MAESTRO De ROSE 245

rimarrai solo, vulnerabile, odiato, nell’oscurità e isolato da tutti i Maestri del passato e
del presente.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

• CD DI RIPROGRAMMAZIONE EMOZIONALE, CON LA VOCE DEL


MAESTRO DeROSE.
• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI
RICONOSCIUTI DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

SAMYAMA
CONCENTRAZIONE, MEDITAZIONE E IPERCOSCIENZA

245
MAESTRO De ROSE 246

È chiaro che noi scienziati usiamo l’intuizione. Conosciamo


la risposta prima di controllarla.
Linus Pauling,
Premio Nobel per la Chimica nel 1954.

Pátañjali afferma nella sua opera classica, lo Yôga Sútra (III-4), che il
samyama si realizza quando avvengono dháraná, dhyána e samádhi
allo stesso tempo. Questo ha confuso i teorici che hanno avuto la
pretesa di emettere opinioni sullo Yôga. Essi, equivocamente, avevano
capito che bisognava mischiare le tre tecniche. Questo è impossibile,
visto che i tre stati di coscienza sono, ognuno, lo sdoppiamento del
precedente, in un altra dimensione − il dháraná avviene quando la
coscienza fluisce attraverso la quinta dimensione, il dhyána, quando
fluisce attraverso la sesta dimensione e il samádhi, la settima.
Praticare concentrazione, meditazione e samádhi allo stesso tempo
vuole dire eseguirli in una sola seduta, in un solo esercizio, come
quando qualcuno sale i gradini di una scala soltanto.
Prima di raggiungere la meditazione, devi dominare il dháraná e,
prima di esso, il pratyáhára. Le Upanishad, scritture molto antiche,
fanno riferimento a questo tema con la seguente allegoria: se lo
yôgin rimane 12 matra in pratyáhára, entra in dháraná; se rimane in
12 dháraná, entra in dhyána; se rimane in 12 dhyána, entra in samádhi.
È evidente che non è una questione di moltiplicare il tempo di
pratyáhára per dodici, e dopo di nuovo per dodici. Si tratta di
un’allusione al fatto sopra menzionato: è necessario dominare e
trascendere ognuno affinché, dall’interno di esso, fiorisca il seguente.

A S T R A ZI O N E ( P R AT YÁ H Á R A )
L’astrazione dei sensi è un fenomeno che tutti hanno già provato
molte volte. Avviene, per esempio, quando stai assistendo ad una
lezione che ti interessa e non ascolti i rumori circostanti, come il
claxon, il campanello, le persone che parlano. Lo stesso avviene
quando non ascolti più la musica di fondo, il rumore del
condizionatore d’aria, ecc.

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MAESTRO De ROSE 247

Chiamiamo pratyáhára cosciente quando il fenomeno diventa


volontario. Per esempio, tu sei nell’aula e decidi di non sentire più la
musica di fondo o il rumore della strada.
Quando si tratta di un suono, è più facile dominarlo. Dopo, gli esercizi
sono fatti con gli altri sensi: vista, olfatto, palato e tatto.
Non ti devi preoccupare. Non si tratta di sviluppare nessuna anomalia,
ma semplicemente di dominare i sensi per spegnerli, riaccenderli o
perfino affinarli, a seconda della convenienza. È già un inizio dello
sviluppo di siddhi, le paranormalità.

C O N C E N T R A ZI O N E ( D H Á R A N Á )
La concentrazione è un concetto che non richiede nessuna spiegazione
addizionale. Tutti sanno cosa significa concentrarsi. Nello Yôga, la
concentrazione (dháraná), è la piattaforma di lancio per raggiungere lo
stadio seguente, meditazione o (dhyána).

M E DI T A ZI O N E ( DH Y Á N A )
Meditazione, nel frattempo, richiede qualche chiarimento. Traduzione
non corretta del vocabolo sanscrito dhyána, il termine meditazione è
stato universalizzato e, per ciò, adesso è impossibile sostituirlo. Però,
quando parliamo con persone più informate, preferiamo utilizzare
termini quali intuizione lineare o supercoscienza. Poiché, in realtà,
“meditare” in Yôga significa esattamente l’opposto di ciò che questa
parola traduce.
Il dizionario dice che meditare è pensare, riflettere su qualcosa. Però,
la proposta dell’esercizio chiamato dhyána è fermare le onde mentali,
svuotare la mente dai pensieri, sopprimere l’instabilità della coscienza
(chitta vritti nirôdhah), Yôga Sútra I-2.
Perché smettere di pensare? In realtà, il culto ai “miracoli della tua
mente” e venerazione dei poteri mentali sono concepibili soltanto da
persone semi profane. Per chi ha già raggiunto stadi più avanzati nello
Yôga, la mente è uno strumento molto rudimentale, lento, limitato e
impreciso.

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MAESTRO De ROSE 248

Fernando Pessoa (in Alberto Caeiro), poeta e filosofo portoghese del


secolo scorso, concorda:
“C’è abbastanza metafisica nel non pensare a niente.
Cosa ho meditato su Dio e l’anima
e sulla creazione del Mondo?
Non lo so. Per me pensare a questo è chiudere gli occhi
e non pensare.”
(Traduzione di Antonio Tabucchi)

Così come durante il giorno il sole eclissa la sottile luminosità delle


stelle e non le vediamo, allo stesso modo ogni manifestazione più
densa eclissa le più sottili. Il corpo fisico eclissa quello emotivo.
L’emotivo eclissa quello mentale. E quello mentale eclissa quello
intuitivo, dove avviene la vera meditazione.
Perciò, quando vogliamo coltivare o esplorare le emozioni, come nel
caso di una preghiera o di una relazione affettiva, cerchiamo la quiete
fisica. Quando vogliamo sbloccare la sfera mentale, cerchiamo la
quiete emotiva − non c’è lucidità mentale se l’individuo è emozionato.
Allo stesso modo, se vogliamo arrivare alla meditazione, dobbiamo
acquietare la mente. O meglio, un dispositivo molto più vasto della
mente, qualcosa che nello Yôga chiamiamo chitta. Quando si acquieta
questo veicolo o strumento, viene a galla un altro stato superiore della
coscienza, che durante tutto questo tempo era stato eclissato dalla
mente. Questo stato è chiamato supercoscienza (dhyána). È per questo
che l’uomo comune non riesce a meditare: il suo organismo mentale è
tutto il tempo in movimento accelerato.
Rámakrishna paragonava la mente umana ad una scimmia irrequieta,
che avesse bevuto alcool, fosse stata punta da uno scorpione e, per di
più, che gli avessero appiccato il fuoco! Così siamo noi.
Per raggiungere il successo nello Yôga bisogna prima di tutto
spegnere il fuoco (pratyáhára); dopo, togliere il veleno dello scorpione
(dháraná); in seguito, eliminare l’alcool (dhyána); e, finalmente,
eliminare la stessa scimmia (samádhi).
Così come non riusciamo a vedere il fondo di un lago la cui superficie
è torbida, una persona non può conoscere il fondo di se stessa se la sua
mente (personalità) è agitata, instabile.

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MAESTRO De ROSE 249

Ma come raggiungere la stabilità della coscienza? Come far sbocciare


la supercoscienza? Come far fluire l’intuizione lineare? Il processo è
semplice, richiede soltanto disciplina e costanza.
Tutto si fonda semplicemente nell’esercitare la concentrazione due o
più volte al giorno, educando la mente e non lasciandola disperdersi
tutto il tempo. L’alimento della mente è la diversificazione. Perciò la
gente ama il divertimento, e le novità hanno tanto successo.
Se negherai alla tua mente questo diversivo coercitivo, essa reagirà
innanzitutto come un bambino (quale è) e farà capricci, sbatterà i piedi
e dirà che vuole smettere l’esercizio, che vuole uscire, che vuole
disperdersi, pensando ad altro, facendo qualcos’altro, qualsiasi cosa!
Dopo, piano piano, si disciplina e riesce a trarre un piacere molto
speciale nel permettersi di dedicare alcuni istanti tutti i giorni, facendo
una catarsi che consiste in sprecare ciò che abbiamo di più scarso e
prezioso: il tempo.
Soltanto “rimanendo in silenzio” cominciamo a ricaricare le nostre
batterie. Ma questo non è meditazione. È ciò che viene dopo.
Meditazione è quando avviene un cambiamento di canale attraverso il
quale la coscienza fluisce. Normalmente, essa fluisce attraverso la
mente, o la sfera emozionale, o la sfera fisica. Ma poche persone
provano a disattivare tutti questi circuiti e lasciare la coscienza fluire
verso un canale più sottile, più profondo, chiamato intuizionale.
Mentre parli, lavori, studi, viaggi, ti diverti, stai ricevendo
informazioni dall’esterno. Per avere gli insight è necessario fermare
tutto e rimanere senza bombardare registri da fuori verso dentro.
Soltanto così riuscirai ad invertire il flusso della percezione e far
affiorare ciò che hai dentro. È li che ha luogo la creatività artistica o
imprenditoriale. È li che avviene l’autoconoscenza.
Esistono fondamentalmente tre gradi o metodi di meditazione: yantra
dhyána, mantra dhyána e tantra dhyána.
I. L’esercizio di primo grado che mira la meditazione è lo yantra
dhyána, che consiste in concentrarsi (applicare dháraná) nella
visualizzazione di simboli o immagini, fino a che la mente si saturi
e i vritti cessino. Da qui proviene la stabilità della coscienza,
poiché spariscono i fattori di turbolenza. Gli yantra possono essere:

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MAESTRO De ROSE 250

una forma geometrica, un fiore, la fiamma di una candela o torcia,


il sole, la luna, una stella, l’ÔM, ecc. Ma avrà effetto soltanto se
l’esercizio sarà fatto sempre con lo stesso yantra. Gli altri puoi
provarli nei primi giorni per scoprire quello che ti dà una migliore
concentrazione. Devi fermare la mente sull’oggetto della
concentrazione senza analizzarlo. Lascia che la tua mente sia
assorbita dall’oggetto finché l’osservatore, l’oggetto osservato e
l’atto dell’osservazione diventino una cosa sola.
II. L’esercizio di secondo grado che mira alla meditazione è il mantra
dhyána, che consiste in concentrarsi (applicare dháraná) sul suono
di un mantra sanscrito. Può essere soltanto sanscrito per evitare il
nefasto scontro di egregore. Alcuni Maestri ammettono che possa
essere utilizzato eventualmente qualche altro idioma indù, a
condizione che sia in piccola proporzione. Non è necessario
utilizzare un mantra individuale. Il mantra ÔM è il mátriká mantra,
o mantra mater, che ha dato origine a tutti gli altri. L’ÔM deve
essere ripetuto con il pensiero, in maniera ritmica, a brevi intervalli,
producendo l’effetto “goccia a goccia s’incava la pietra”.
III.L’esercizio di terzo grado che mira alla meditazione è il tantra dhyána,
che è gupta vidyá e può essere insegnato soltanto attraverso
iniziazione.
La cosa interessante è che puoi raggiungere la meditazione profonda
tramite uno qualsiasi di questi gradi. Una volta che hai ottenuto l’arresto
dei vritti, il risultato è sempre lo stesso, non importa quale metodo o
grado hai utilizzato. La cosa importante è utilizzare durante molto
tempo il primo grado, prima di andare a curiosare il secondo. E,
ugualmente, è necessario eseguire durante molto tempo il secondo,
prima di accingerti al terzo.
Un piccolo trucco: se rimani con il viso contratto e la schiena ricurva,
sarà più difficile meditare. Prova a sederti diritto e ad avere un leggero
sorriso. Vedrai che questo piccolo artificio ti aiuterà a superare i primi
blocchi.
Un’altro suggerimento: quanto meno varierai il metodo, più rapidamente
riuscirai ad entrare in meditazione. Variare è disperdere. La dispersione è
il nutrimento della mente. Senza la dispersione, la mente tende a calmarsi

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MAESTRO De ROSE 251

e smette di eclissare lo stato d’intuizione, più sottile. In questo libro,


offriamo 52 metodi di meditazione affinché il lettore possa scegliere
quello che considera più simpatico o effettivo. E anche perché l’istruttore
possa disporre di un repertorio variato da usare nelle sue lezioni. Ciò
nonostante, dobbiamo mettere in guardia i praticanti che se utilizzeranno
sempre lo stesso supporto alla meditazione, raggiungeranno lo scopo con
più rapidità.
Come sapere se hai già raggiunto lo stato di meditazione o di
supercoscienza? È semplice: se esprimi questo dubbio, non hai
meditato. Se meditassi non avresti dubbi! Ma la cosa reciproca non è
vera. Se non hai dubbi, questo non è per forza una garanzia. Puoi
essere entrato in autoipnosi o in qualche psicopatia se sei stato
orientato male da insegnanti non diplomati. In tal caso, invece di
risvegliare una megalucidità, il praticante entra in un mondo di
vaneggiamenti e alienazioni. Questo è molto frequente quando degli
avventurieri tentano di fare meditazione senza l’infrastruttura naturale
che sono gli altri anga dello Yôga che la precedono: mudrá, pújá,
mantra, pránáyáma, kriyá, ásana, yôganidrá.

DHYANÁSANA
Le posizioni per la meditazione si chiamano dhyanásana. Ciò significa
che ci sono posizioni specifiche per l’esercizio della meditazione.
Queste posizioni sono: samanásana, swastikásana, siddhásana,
padmásana. Sono posizioni sedute, con la schiena diritta, le gambe
incrociate, gli occhi chiusi e le mani in Shiva mudrá o in jñána mudrá,
secondo l’indicazione dell’istruttore. Ci sono altre posizioni sedute
che rispondono a quasi tutti questi requisiti, come vajrásana,
bhadrásana e altre, ma che non servono perché non hanno le gambe
incrociate.
Come ogni sensitivo ben sa, le gambe incrociate impediscono
qualsiasi manifestazione medianica, fenomeno che non deve avvenire
durante la meditazione, né in nessuna pratica di Yôga.
Avviene che se qualche alunno è spiritista o ha coltivato la
paranormalità dell’incorporazione e non si è ben sviluppato, può
accadere che egli associ il comando della meditazione (“chiudi gli occhi
e concentrati”) con una induzione simile utilizzata per stimolare il

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MAESTRO De ROSE 252

fenomeno medianico. A causa del riflesso condizionato, tale praticante


potrebbe scatenare un fenomeno durante la pratica della meditazione, il
che rovinerebbe l’esercizio. Oltre a questo, se stesse in un gruppo, i suoi
compagni non spiritisti, eventualmente, rimarrebbero con una cattiva
impressione e potrebbero abbandonare lo Yôga.
Questa è una delle ragioni per le quali non insegniamo meditazione ai
principianti in posizione di rilassamento. L’altra ragione è dovuta al
dato comune che molti profani confondono meditazione con
rilassamento. Ora, la meditazione è un esercizio attivo e il
rilassamento è passivo. Nella meditazione, la coscienza si amplifica e
nel rilassamento si riduce. Sdraiati, siamo condizionati a riposare e a
dormire. Seduti, siamo programmati per lavorare, studiare, insomma,
rimanere allerta. La meditazione non è un riposo, significa essere più
attenti, più svegli. L’altra ragione è che, se anche seduti, alcuni
praticanti sonnecchiano quando tentano di meditare, figuriamoci
sdraiati!
Quando lo yôgin sarà più avanzato e riuscirà a meditare con più
facilità, suggeriamo che passi a meditare con gli occhi aperti. Poi,
senza il mudrá. In seguito, in qualsiasi posizione, tranne sdraiato. E,
finalmente, camminando, lavorando, facendo qualsiasi cosa. Dopo
tutto, se meditare significa essere più lucido e sveglio, qualsiasi cosa
fai in stato di dhyána sarà fatta meglio. Ma ciò, soltanto per praticanti
veramente avanzati che di fatto entrino in stato di supercoscienza. Ciò
vi servirà da trampolino al prossimo stato, quello dell’ipercoscienza.

I P E R C O S C I E N ZA ( S AM Á D H I )
La tappa della meditazione è molto avanzata, però dhyána non è la
meta. La meta dello Yôga è il samádhi. Soltanto lo Yôga conduce al
samádhi. Questa è la differenza. Da dove la migliore definizione di
Yôga autentico è la nota “Yôga è qualsiasi metodologia strettamente
pratica che conduce al samádhi”. Non confondere samádhi con satori.
Ognuno ha avuto origine in un’epoca e in un continente differente, in
un’etnia diversa ed ha una proposta diversa. Il problema è che tutti i
pseudo intellettuali mischiano le letture sull’Oriente e tendono a
mischiare i concetti.

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MAESTRO De ROSE 253

Samádhi è lo stato d’ipercoscienza che può essere sviluppato soltanto


dallo Yôga. Samádhi va molto oltre la meditazione. Per conquistare
questo livello di megalucidità, è necessario operare una serie di
metamorfosi nella struttura biologica del praticante. Questo richiede
tempo e salute. Allora, lo stesso Yôga, nelle sue tappe preliminari,
provvede ad un miglioramento della salute affinché l’individuo
sopporti la spinta evolutiva che avverrà durante il percorso; e
provvede anche al tempo necessario, ampliando l’aspettativa di vita,
affinché lo yôgin riesca, nella sua vita, a raggiungere la sua meta.
Gli effetti sul corpo, la sua flessibilità, rafforzamento muscolare,
aumento della vitalità e amministrazione dello stress si fanno sentire
molto velocemente. Ma per svegliare l’energia chiamata kundaliní in
sicurezza, sviluppare le paranormalità e raggiungere il samádhi, è
necessario l’investimento di molti anni con una dedizione intensa.
Perciò, la maggior parte dei praticanti di Yôga non s’interessano alla
meta in sé (kundaliní e samádhi). Invece, si soddisfano con i forti e
rapidi effetti sul corpo e la salute.
Ci sono vari tipi di samádhi. Il sabíja samádhi, anche chiamato
savikalpa samádhi o samprajñata samádhi, è il meno difficile e si
spera che ogni praticante di Yôga veterano lo viva almeno una volta.
Il nirbíja samádhi, anche chiamato nirvikalpa o asamprajñata samádhi,
bene, questo è praticamente irraggiungibile da chi non coniughi due
fattori: molta dedizione lungo gli anni e una programmazione genetica
favorevole.

E S E R C I ZI D I P R A T Y Á H Á R A
(ASTRAZIONE DEI SENSI ESTERNI)

1) Prendi un orologio da polso analogico. Mettilo vicino all’orecchio e


concentrati sul tic tac. Accendi uno stereo con una registrazione di
una melodia omogenea, senza alti e bassi, a basso volume. Fai
attenzione a non smettere di sentire il tic tac dell’orologio. Dopo,
alza lentamente il volume della musica, senza perdere il suono
dell’orologio. Quando il volume sarà al massimo, comincia ad
allontanare l’orologio, lentamente, sempre senza perdere l’ascolto
selettivo del tic tac. Quando il braccio sarà totalmente disteso, il

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MAESTRO De ROSE 254

suono al massimo e continuerai a sentire il rumore dell’orologio,


l’esercizio avrà raggiunto il suo punto culminante.
2) Un’altro esercizio di pratyáhára è sedersi come chi deve meditare,
chiudere gli occhi e non sentire nessun suono esterno.
3) Quando diventerai più addestrato all’astrazione, potrai superare il
dolore, cosa molto utile nelle diverse circostanze della vita. Ma non
deve essere mai usato per dimostrazioni di fachirismo, poiché
banalizzerebbero i poteri dello Yôga.
4) Più tardi, comincerai ad astrarti da tutti gli altri sensi oltre l’udito,
la vista, l’olfatto, il palato ed il tatto.
E X E R CI ZI D I DH Á R A N Á ( C O N C E N T R A ZI O N E )
Questi esercizi sono utilizzati anche per sviluppare la capacità di
mentalizzazione di forme e colori. Anche se consideri l’esercizio
molto facile, pratica quotidianamente soltanto una delle modalità. Non
fare due o più esercizi nello stesso giorno. Invece, rimani a lungo sulla
stessa tecnica.
1) Siediti, chiudi gi occhi, visualizza un triangolo. Non lasciare che il
tuo pensiero si disperda. Mantieni l’immagine del triangolo ben
nitida e senza interferenze, durante un minuto. Il giorno seguente,
due minuti. Aumenta il tempo di un minuto al giorno fino ad
arrivare a 20 minuti. Dopo sostituisci l’esercizio con uno più
avanzato.
2) Visualizza un esagono, adesso con un colore. Dai preferenza ai
colori freddi (ma ci sono eccezioni). Un colore molto positivo è il
blu celeste. Segui la stessa progressione dell’esercizio precedente.
In seguito, sostituisci con altri colori. Dopo, passa all’esercizio
numero 3.
3) Mentalizza un pentagono, adesso con lo sfondo di un altro colore.
Ad esempio, un pentagono viola su di uno sfondo arancione. Dopo,
cambia i colori.
4) Visualizza un cerchio dorato, su di uno sfondo verde chiaro, adesso
con movimento pendolare, lento. Sostituisci i colori.

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MAESTRO De ROSE 255

5) Conta mentalmente, visualizzando i numeri, da 1 in poi, fino a che


non riesci più per mancanza di concentrazione. Aumenta
quotidianamente il tuo limite fino a circa 20 minuti.
6) Ripeti l’esercizio precedente, adesso scegliendo un tipo di numero
specifico per mentalizzare. Comincia con numeri di disegno
semplice e, poco a poco, progredisci verso i disegni più complessi.
7) Perfeziona l’esercizio precedente, applicando un colore ai numeri.
8) Avanza nella tecnica, contando ogni numero con un colore
differente.
9) Adesso, tutti i numeri con un colore e lo sfondo con un altro.
10) Infine, mantieni un colore di fondo e sostituisci il colore di ogni
numero.

E S E R C I ZI D I DH Y Á NA ( ME DI T AZI O N E )
L’esercizio di meditazione sarà tanto efficace quanto minore sarà la
varietà degli oggetti della concentrazione utilizzata. Però, Il
principiante ha il diritto ad entrare in contatto con una buona diversità
di ricorsi per provare ognuno di loro e dopo, infine adottarne uno con
il quale mediterà sempre.
Tutti gli esercizi suggeriti qui sotto devono essere praticati con una
durata media di 20 minuti al mattino e altri 20 minuti alla sera.
All’inizio possono essere praticati in un tempo più breve, circa 5
minuti. Per gli yôgin più avanzati, circa 30 minuti. Quando non hai
tempo, sappi che è meglio meditare un minuto soltanto che non
meditare affatto. E chi non dispone di un minuto al mattino e un
minuto alla sera?

La differenza tra gli esercizi di concentrazione e quelli di meditazione


è che i primi concentrano soltanto il pensiero, mentre i secondi, hanno
come obiettivo di fermare il pensiero, mirando all’apertura di un
nuovo canale di coscienza: l’intuizione lineare!

Yantra dhyána

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MAESTRO De ROSE 256

1) Il primo esercizio di meditazione che raccomandiamo è appoggiare


la coscienza sullo yantra di un cuore rosso con l’immagine di uno
yôgi seduto in posizione di meditazione al suo interno;
2) visualizza un piccolo pezzo di canfora, che evapora lentamente;
mantieni il tuo pensiero sulla canfora, realizzando un êkagrata;
quando la canfora finisce di evaporare, la tua mente si calmerà e
non penserà più a nulla;
3) stabilizza la tua mente sulla fiamma di una candela;
4) la stessa fiamma dell’esercizio precedente, ponila adesso dentro al
tuo cuore;
5) la stessa fiamma nel cuore, adesso con colore arancione;
6) la fiamma nel cuore, di colore dorato;
7) la fiamma nel cuore, con colore viola;
8) trasferire la visualizzazione della fiamma alla zona dell’interciglio,
tra le sopracciglia;
9) stabilizza la tua coscienza sulla fiamma tra le sopracciglia, con un
fuoco arancione;
10) la fiamma tra le sopracciglia, adesso con fuoco dorato;
11) la fiamma tra le sopracciglia, adesso con luce viola;
12) stabilizza la tua coscienza su un Sole arancione che brilla tra le
sopracciglia;
13) stabilizza la tua coscienza sullo yantra ÔM dorato, luminoso
come un Sole;
14) stabilizza la tua coscienza sullo yantra ÔM arancione, luminoso,
pulsando con più luminosità al passaggio di ogni secondo;
15) il simbolo dei canali idá, pingalá e sushumná, che brillano;
16) un bocciolo di loto bianco (o di qualsiasi altro fiore) che sboccia
nella regione del ájña chakra;
17) stabilizza la tua coscienza sull’immagine di un’eruzione
vulcanica, la cui lava sale il sushumná e, mentre sale, si tramuta e

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MAESTRO De ROSE 257

si assottiglia, trasformandosi, da liquido rosso (nel múládhára), a


luce dorata brillante (nel sahásrara);
18) agni dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine
dell’elemento fuoco (non più di una candela, ma di una fiamma
più grande);
19) váyu dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine
dell’elemento aria, del vento;
20) prithiví dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine
dell’elemento terra;
21) apas dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine
dell’elemento acqua;
22) tarakam dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine di una
stella solitaria nel cielo;
23) chandra dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine della
Luna;
24) súrya dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del Sole
25) Shiva dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine di Shiva,
il creatore dello Yôga;
26) guru dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del tuo
Maestro;
27) shaktí (o shakta) dhyána: stabilizza la tua coscienza
sull’immagine della tua Shaktí o del tuo Shakta;
28) kundaliní dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine della
kundaliní; l’immagine della kundaliní, così com’è, può essere
ottenuta vibrando un bastoncino di incenso acceso in un ambiente
buio: i disegni serpeggianti descritti dalla luce della brace nel
buio, lascia tracce curve e contorte, che forniscono l’immagine
più vicina alla bhujanginí;
29) Íshwara dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine
dell’archetipo dello yôgi;
30) Gangá dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del
Fiume Gange;

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MAESTRO De ROSE 258

31) Imalaya dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine


dell’Imalaya;
32) vriksha dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine di un
albero;
33) padma dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del fiore
di loto;
34) vajra dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del
fulmine;
35) trishúla dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del
trishúla, arma da guerra simbolo di Shiva;
36) linga dhyána: stabilizza la tua coscienza sull’immagine del linga.
Come puoi vedere, la lista è quasi infinita. Dipenderà della tua
immaginazione. Ma ricordati che avrai migliori risultati se utilizzi un
supporto di meditazione soltanto. Quanto maggiore sarà la
diversificazione, minore sarà il risultato.

Mantra dhyána
1) Medita sul messaggio "Il tempio della pace è dentro di te", che si
trova all’inizio di questo capitolo;
2) appoggia il tuo pensiero sul japa ÔM ripetuto, ritmato, a brevi
intervalli;
3) stabilizza la tua coscienza sul japa ÔM ripetuto, ritmato, a brevi
intervalli; porta il mantra nel ájña chakra;
4) stabilizza la tua coscienza sull’ÔM vibrando 10 volte in ognuno dei
sette principali chakra, in ordine ascendente;
5) stabilizza la tua coscienza sull’ajapa-japa dhyána (SO-HAM): un
forma di mantra dhyána utilizzando la concentrazione nel suono
della respirazione; nell’ispirare, mentalizza il suono SO;
nell’espirare, HAM;
6) stabilizza la tua coscienza sull’ajapa-japa dhyána (HAM-SA): una
forma di mantra dhyána utilizzando la concentrazione nel suono
della respirazione; si tratta di un esercizio simile al precedente,

258
MAESTRO De ROSE 259

soltanto che comincia dall’espirazione; nell’espirare, mentalizza il


suono HAM; nell’ispirare, SA;
7) stabilizza la tua coscienza con i bíja mantra dei chakra (LAM, VAM,
RAM, YAM, HAM, ÔM) ripetendoli mentalmente in ordine ascendente
una volta per uno, in seguito due volte ognuno, dopo tre volte
ognuno e così via fino a sei volte per ognuno; di seguito, in ordine
inverso, cinque volte per ognuno, quattro volte, fino ad una volta
per ognuno; quando riuscirai a fare una serie di: 1+1+1 + 2+2+2 +
3+3+3 + 4+4+4 + 5+5+5 + 6+6+6 + 5+5+5 + 4+4+4 + 3+3+3 +
2+2+2 + 1+1+1, avrai mentalizzato 108 volte ogni bíja mantra e
senza perdere il conto.

Yantra-mantra dhyána
1) stabilizza la tua coscienza sull’energia kundaliní nel múládhára
chakra, pulsando allo stesso ritmo con il quale hai in mente il
mantra ÔM ripetuto, a brevi intervalli;
2) stabilizza la tua coscienza su una eruzione vulcanica che porta la
sua energia interiore in superficie con una forza colossale,
associando il suono dell’energia che ascende nella forma di ÔM
continuo;
3) stabilizza la tua coscienza sul japa ÔM ripetuto, ritmato, a brevi
intervalli; porta il mantra nel ájña chakra; associare il mantra ÔM
con lo yantra ÔM; quando il mantra vibra, lo yantra deve pulsare
allo stesso ritmo;

Tantra dhyána
Questa tecnica è segreta. Ogni praticante dovrà ricevere l’iniziazione
direttamente da un istruttore formato e assumere un impegno formale
di non insegnarla mai, a qualsiasi persona.

IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA COSMICA

259
MAESTRO De ROSE 260

LA PRIMA ESPERIENZA

Il mistero delle cose? Non so cos’è il mistero!


L’unico mistero è che ci sia qualcuno che pensi al mistero.
Fernando Pessoa

Il fatto di cominciare ad insegnare Yôga è stata la grande leva che mi


ha catapultato ai livelli più avanzati di questa filosofia. Dedicandomi
integralmente allo Yôga, non avevo né dispersione d’energie né di
tempo con qualsiasi altra professione, la quale mi avrebbe occupato
quasi interamente la giornata. In genere, i praticanti cominciano a
dedicarsi allo Yôga soltanto la sera, dopo che arrivano dal lavoro,
fanno la doccia, cenano... e allora, i dilettanti yôgin, stanchi ed
assonnati, andranno a leggere e tenteranno di praticare qualcosa. Altri,
che scelgono di studiare al mattino, prima del lavoro, la sera svengono
dal sonno. E hanno anche moglie e figli, ai quali devono dare
attenzione.
In questo contesto, praticare lo Yôga in qualità di allievo è
perfettamente fattibile e aiuta perfino a ridurre la stanchezza, lo stress
ed il sonno. Però, diventare un vero studioso ed un professionista
competente, non è assolutamente fattibile. Per evolvere veramente nei
gradi superiori dello Yôga è imprescindibile diventare istruttore, per
potersi dedicare a tempo pieno, senza dispersioni.
Ho avuto la fortuna di trovarmi nella comoda posizione di poter
studiare e praticare tutto il giorno, tutta la settimana, tutto l’anno,
senza essere distratto, né da un’altra professione, né dalla famiglia.
Oltre a questo, diventando istruttore di Yôga, ho potuto investire
nell’acquisto di libri importati, più profondi e molto più cari. Libri che i
semplici studenti di Yôga esitavano ad acquistare, poiché erano per loro
fonte di soddisfazione, ma non di reddito, si trattava di un investimento
senza ritorno economico. Per me, al contrario, ciò che spendevo in libri,
corsi, viaggi, si sarebbe tutto convertito in un maggior perfezionamento
della qualità del mio lavoro. Di conseguenza, l’investimento avrebbe
avuto un ritorno in un modo o nell’altro.

260
MAESTRO De ROSE 261

Con buoni libri e vivendo in uno stato d’immersione totale nello


Yôga, ho potuto tuffarmi nei labirinti dell’inconscio in lunghi viaggi,
sempre più remoti, per realizzare il vero "scavo archeologico"
direttamente nelle origini archetipiche dello Yôga. Le iniziazioni che
ho ricevuto erano un vero filo d’Arianna, con il quale sono riuscito a
trovare la strada di ritorno. Il mio Minotauro è stato il Guardiano delle
Porte.
Alcune esperienze erano terrificanti, ciò nonostante, la gioventù mi ha
dato la forza e il coraggio per superare tutte le prove ed arrivare dove
volevo. Così, ho potuto testare fino all’esaurimento un numero
considerevole di tecniche. Com’era d’aspettarsi, la maggior parte delle
pratiche si rivelò innocua e funzionava soltanto come placebo. Così
erano anche dei ricorsi pericolosi, che non offrivano la minima
sicurezza al praticante, com’è il caso del maha vêdha e dell’antar
mauna.
Ho scoperto, inoltre, diverse combinazioni esplosive di tecniche che
potevano essere utili se praticate separatamente, ma che diventavano
molto violente se combinate tra di loro. Ho cercato di escluderle e di
riunire in sistema quelle che ho trovato efficaci e sicure.
Da allora, ho cominciato a praticare lo SwáSthya Yôga, adesso riunito
in sistema, con ancora più insistenza e dedizione. Esso ha dato prova
di essere eccellente, poiché ho cominciato a raccogliere risultati forti,
abbastanza veloci e con tutta sicurezza.
Oggi, tutto questo è stato sperimentato e codificato, ma quando io ero
un principiante e facevo ricerche, affrontando l’ignoto, ho avuto
alcune esperienze che, credo, se le descrivo qui potranno essere utili a
coloro che stanno cominciando.
Ad ogni modo, il primo ed il più importante di tutti i consigli che mi
permetto di dare al lettore è di cercare un buon Maestro, che possieda
una reale conoscenza Iniziatica ed un’esperienza pratica.

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MAESTRO De ROSE 262

Inoltre, è necessario che l’aspirante abbia un senso critico eccezionale


per poter riconoscere tali attributi e non lasciarsi illudere da falsi
maestri30.
Tutti i praticanti hanno le loro crisi di scoraggiamento a causa dei
lunghi periodi di disciplina ed incubazione, senza vedere i risultati del
sádhana. Questo è successo anche a me. Io mi chiedevo se quelle
pratiche erano giuste, dopo tutto erano ore e ore di esercizi, di
dedizione esclusiva durante mesi e anni...
Sin dalle prime pratiche ho avuto rapidi ed intensi effetti sul corpo, lo
stress, la salute, la flessibilità, la muscolatura. Però, quello che
consideravo importante erano i chakra, i siddhi, la kundaliní ed il
samádhi. E, in questo campo, non percepivo nessun progresso.
In verità, l’evoluzione procedeva speditamente dentro di me, soltanto
che era in fase di fermentazione. Più tardi ho scoperto che quando il
praticante non percepisce il suo progresso, è segno che il ritmo del suo
sviluppo è equilibrato e metabolizzabile, ossia, si trova dentro i limiti
considerati sicuri. Ciò che accade è che i principianti non lo sanno e
vogliono vedere salti di progresso palpabili. In altre parole, aspirano a
violenze energetiche che l’organismo non metabolizza e risultano
essere delle accelerazioni brusche. Questo ha un costo e finisce per
pesare sulla salute fisica e mentale.
Dopo tanto provare ho ricevuto un colpo. Non mi è andata male
soltanto perché lo SwáSthya Yôga circonda il praticante con
innumerevoli dispositivi di protezione molto efficaci. Uno di essi fa in
modo che le forze siano liberate soltanto se il sistema nervoso e le
nádí sono veramente purificati ed equilibrati.
Un giorno, dopo un lungo digiuno, mi sono messo a praticare ore di
japa con bíja mantra, pránáyáma ritmati e lunghi kúmbhaka, rafforzati
da bandha, kriyá, ásana e pújá. Dopo tre ore di questo sádhana, ho
fatto maithuna con la Shaktí per altre tre ore. Dopo, altre due ore di

30 Per saper riconoscere un buon Maestro, leggi il capitolo La Relazione Maestro / Discepolo, più
avanti.

262
MAESTRO De ROSE 263

viparíta ashtánga sádhana, con padma shírshásana di un’ora31. Allora,


ho sentito uno di quegli apici di trasporto energetico, sindrome di
eccesso.
Alla fine di tante ore di pratiche così forti, è successo l’inevitabile. Ho
sentito che qualcosa stava succedendo nel perineo, come se un motore
avesse cominciato a funzionare lì dentro. Una vibrazione molto forte
ha preso la regione del coccige, con un rumore sordo che s’irradiava
attraverso i nervi fino all’orecchio interno, dove produceva
interessanti effetti sonori, la cui provenienza potevo facilmente
attribuire a questo o a quel plesso.
In seguito, un calore intenso è cominciato a muoversi in ondulazioni
ascendenti. A seconda dei mudrá, bandha, mantra e pránáyáma, io
potevo manovrare la temperatura ed il ritmo delle ondulazioni,
facendo in modo che il fenomeno si fermasse più tempo in un chakra
o passasse subito al seguente. Ad ogni padma, il suono interno
cambiava, diventando più complesso man mano che saliva la linea
della colona vertebrale.
Ad un tratto, ho perso il controllo del fenomeno, come se fosse un
orgasmo che riesci a controllare fino ad un certo punto, ma dopo
esplode. Ed è stata proprio un’esplosione di luce, felicità e saggezza.
Tutto intorno a me era luce. Non avvolto dalla luce: semplicemente
era luce. Una luce brillante piena di indescrivibile bellezza,
intensissima, ma che non offuscava. La sensazione di felicità
estrapolava qualsiasi parametro. Era una soddisfazione assoluta,
infinita. Un getto di amore incondizionato è sgorgato dal profondo del
mio essere, come se fosse un vulcano. E la saggezza che mi ha invaso
durante questa esperienza era cosmica, illimitata. In un decimo di
secondo ho compreso tutto, istantaneamente. Ho capito la ragione
d’essere di tutte le cose, il principio e la fine.

31 Sconsigliamo categoricamente questo tipo d’esperienza senza l’autorizzazione e la


supervisione diretta di un Maestro qualificato. Questa è una pratica alla quale poche persone sono
preparate e, sempre, chi pensa di essere in grado, non lo è! Se un nostro discepolo commette
l’imprudenza e l’indisciplina di buttarsi in modo ardito in esercizi rischiosi prima di avere le dovute
condizioni di maturità, lo dispensiamo immediatamente e non gli insegniamo più niente. La
sicurezza e la serietà sono componenti tecnici importanti e indispensabili nello SwáSthya Yôga.
Dopo tutto, il fatto che nessuno dei nostri discepoli abbia corso nessun rischio, ha mantenuto la
buona reputazione del metodo.

263
MAESTRO De ROSE 264

Sottolineo: sono state esperienze come queste che hanno cancellato il


misticismo acquisito in gioventù, dovuto a letture sbagliate. (“Non
accettare, né rifiutare: non accettare la grazia come essendo divina, né
rifiutarla perché non lo è.” Testo Sámkhya.) Coloro che si dichiarano di
essere diventati mistici a causa, appunto, di esperienze simili, in realtà
hanno avuto soltanto barlumi così superficiali che hanno finito per
generare misteri anziché scioglierli. È come la parabola dell’uomo che
ha trovato la verità32.
Nel mio caso, da questa esperienza ho tratto dei concetti che mi hanno
permesso di concludere la sistemazione del metodo. In quel momento,
tutto è diventato chiaro. Tutto il sistema è andato a posto da solo,
bastava che fosse osservato dall’alto e visto nel suo insieme, come
attraverso una lente grand’angolare. Tutto era così semplice, così
logico! Bastava salire in una dimensione differente da quella nella
quale le nostre povere menti giacciono incatenate quaggiù.
Non ho avuto nessun desiderio di uscire da quella esperienza. Però,
dopo un lungo momento, mi sembravano molte ore, di gioia ed
apprendimento, ho sentito che il tempo era finito ed era necessario
ritornare allo stato di coscienza di relazione, nel quale avrei potuto
convivere con gli altri, lavorare, nutrire il mio corpo, ecc. È bastato
pensare di ritornare ed immediatamente ho cambiato lo stato di
coscienza. È stato qualcosa di molto interessante, sentire di perdere la
dimensione dell’infinito e cadere, con la velocità della luce, da tutte le
direzioni nelle quali mi ero esteso, adesso contraendo la coscienza in
un piccolo centro, infinitesimale, blindato da una mente e da un corpo,
in un punto determinato dentro quell’Universo che era tutto mio e che
ero tutto io, soltanto un istante prima. Era il Púrusha cosmico, che si
contraeva per diventare Púrusha individuale.

32 Un giorno, un filosofo, mentre stava parlando con il Diavolo, vide un saggio passare con un
sacco pieno di verità. Distratto, come sono tutti i saggi in generale, non si rese conto che gli era
caduta una verità. Un uomo passando di lì e vedendo quella verità caduta, si avvicinò con cautela,
la esaminò con paura che gli potesse accadere qualcosa e, dopo essersi convinto che non c’era
pericolo, la prese in mano, la guardò lungamente, estasiato, e partì correndo e gridando: "Ho
trovato la verità! Ho trovato la verità!" Davanti a questa scena, il filosofo si girò verso il Diavolo e
disse: "Adesso ti è andata male. Quell’uomo ha trovato la verità e tutti sapranno che tu non
esisti..." Ma, sicuro di sé, il Diavolo rispose: "Al contrario. Lui ha trovato un pezzo di verità. Con
questa, fonderà un’altra religione ed io diventerò più forte!"

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MAESTRO De ROSE 265

Ritornare alla dimensione umana non è stato sgradevole. La


sensazione di pienezza e felicità estasianti rimaneva. La cosa curiosa è
che erano passate, non tante ore come io supponevo, ma nessun
tempo! L’orologio sulla parete indicava la stessa ora. Quindi, per un
osservatore esterno, tutto era avvenuto in un lasso di tempo
equivalente ad un batter d’occhio e non avrebbe richiamato
l’attenzione di nessuno.
A partire da quel giorno, è stato come se avessi scoperto la via del
Tesoro: non c’era più bisogno di mappe. Potevo entrare ed uscire da
quello stato sempre che ne avessi avuto voglia, con facilità. Oggi,
parlando con qualcuno o durante una lezione, entro, vivo per “ore” in
questo tipo di percezione e ritorno senza che l’interlocutore se ne
renda conto.

Penso 99 volte e non scopro niente. Smetto di pensare,


m’immergo nel silenzio, e la verità si rivela.
Einstein.

ORIENTAMENTO AGLI ISTRUTTORI DI YÔGA


(STUDIA IL LIBRO PROGRAMA DO CURSO BÁSICO DE YÔGA)

COME DIRIGERE IL SAMYAMA


In primo luogo l’ovvio: per dirigere una meditazione devi sapere molto bene ciò che
stai facendo. Se non lo sai, se non hai molta certezza, se hai alcuni dubbi, non
insegnare – impara!
Il fatto è che la maggior parte delle persone che si dedicano esclusivamente ad
insegnare meditazione non hanno la minima idea di ciò che stanno dicendo.
Inducono il povero credulone allievo esattamente nella direzione opposta per la
quale ha pagato. E questo nella migliore delle ipotesi. A causa della nostra

265
MAESTRO De ROSE 266

professione, abbiamo conosciuto molte persone che hanno contratto patologie


psichiatriche dopo essersi avventurate in gruppuscoli di supposta meditazione.
Siamo sicuri che non è il tuo caso, poiché, se stai ancora leggendo questo libro è
perché sei ben intenzionato, e vuoi imparare di più, vuoi perfezionarti, abbandonando
antichi paradigmi.

COSA FARE
La meditazione è un anga che se l’istruttore non ha un’esperienza personale,
difficilmente dirigerà bene. Perciò, rileggi il capitolo sul samyama con un’attenzione
raddoppiata, fai un buon corso sull’argomento e allenati tutti i giorni, al mattino e alla
sera.

COSA NON FARE


Non usare l’ipnosi. La coscienza del praticante non deve essere ridotta ma
amplificata. Non permettere che l’allievo tenti di meditare sdraiato. Non utilizzare
termini o simboli che possano essere associati ad una religione, setta o corrente
spiritualista, o gruppo ideologico. Non parlare tutto il tempo. La locuzione deve
essere soltanto una spinta iniziale all’esercizio, per posizionare la tua proposta e
direzionare l’intenzione del praticante. Dopo, un grande silenzio fino alla chiusura di
questo modulo. Questo silenzio può eventualmente essere riempito con qualche
suono continuo o una musica adeguata. Ma non confondere ciò che abbiamo detto:
la musica in sé non ha niente a che vedere con la meditazione propriamente detta. È
soltanto una tendina di piacere.

SUGGERIMENTO
La meditazione può essere raggiunta più facilmente se sul viso sboccia un sorriso.
Questo si spiega, visto che ciò che avviene all’interno si manifesta nell’esterno. Così,
se la meditazione conduce allo stato di ánanda (beatitudine, felicità ineffabile), allora,
questo stato di felicità deve traboccare sul piano fisico e produrre un aspetto
compatibile. La reciprocità avviene a causa dell’interazione tra il corpo fisico e i piani
sottili.

MODELLO DI LOCUZIONE PER IL TUO ALLENAMENTO


“8º. ANGA: SAMYAMA: CONCENTRAZIONE, MEDITAZIONE E IPERCOSCIENZA. Siediti
in qualsiasi posizione che sia ferma e gradevole, con la schiena diritta e gli occhi
chiusi, senza contrarre il viso. Si riesce a meditare più facilmente se la fisionomia
sarà rilassata e con una lieve aria di sorriso sul viso. Metti le mani in Shiva mudrá e
calmati interiormente.
Esistono nello SwáSthya Yôga vari tipi e gradi di meditazione. Ad esempio: 1º grado
– yantra dhyána; 2º grado – mantra dhyána; 3º grado – tantra dhyána, di natura
iniziatica; ed altri.

266
MAESTRO De ROSE 267

Oggi proverai il metodo chiamato 1º grado, yantra dhyána. Per questo, concentrati
su di un simbolo. L’icona migliore è la sillaba ÔM tracciata in caratteri dêvanágarí,
che ogni praticante di Yôga porta in una medaglia appesa al collo. Meditando
nell’ÔM stabilirai una sintonia più diretta con la saggezza e forza che i Maestri
dell’antichità hanno lasciato impregnato nell’inconscio collettivo. Questa eredità
ancestrale è come un tesoro, racchiuso in ogni Essere Umano e l’ÔM è la chiave per
trovarlo.
...............................[Esecuzione del samyama]......................................
Qui finiamo questo allenamento iniziale di meditazione, finendo l’ashtánga sádhana.
Passiamo le mani al prônam mudrá, con le palme della mano incollate l’una all’altra e
ambedue davanti al petto, salutandoci con la parola: SwáSthya!”

AVVERTENZA ETICA
Non si può concepire un istruttore di Yôga che fuma, beve alcool o mangia qualsiasi
tipo di carne. Uno Yôga di linea tantrica non fa alcuna restrizione al sesso, al denaro,
al conforto e alla felicità. Però, appartenendo allo Yôga e al Tantra Bianco, fumare,
bere e divorare cadaveri di animali morti sono tre abitudini che sono completamente
fuori questione per gli istruttori.
Anche per gli allievi la raccomandazione è valida. Caso contrario, molti degli stati
superiori dello Yôga sarebbero annebbiati dall’intossicazione prodotta da questi vizi
di una civiltà decadente. Però, l’allievo non è discepolo. Merita una grande tolleranza
da parte dell’istruttore. Ora il discepolo, lui deve seguire alla lettera le
raccomandazioni.
Ad ogni modo, è fuori questione: chi pratica Yôga non deve mangiare carne, fumare,
bere, ne usare droghe. Chi, nel passato, ha usato droghe regolarmente non deve
praticare tecniche avanzate di Yôga. Lo Yôga avanzato potenzia le tracce lasciate
nei tuoi neuroni e può scatenare problemi psichiatrici.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

• YÔGA SÚTRA DE PÁTAÑJALI, MAESTRO DeROSE, UNI-YÔGA;

267
MAESTRO De ROSE 268

• LO YÔGA, IMMORTALITÀ E LIBERTÀ, MIRCEA ELIADE,


BIBLIOTECA UNIVERSALE RIZZOLI;
• PÁTAÑJALI E LO YÔGA, MIRCEA ELIADE, BIBLIOTECA
UNIVERSALE RIZZOLI;
• CORSI TENUTI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI
AUTORIZZATI DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

268
Messaggio di Amore

Lascia che ti parli come vorrei farlo sempre, se le barriere culturali me lo permettessero.
Lascia che io possa chiederti qualcosa di difficile. Fallo per me. Ti chiedo di trascendere
l’ego.
Non per tutta la vita. Soltanto per leggere queste mie parole. Altre che hai lette o che
leggerai, possono essere state dettate dalla mia personalità umana e, perciò, forse non
sono riuscito a toccare il tuo cuore. Dopo tutto, siamo Umani. Gli Esseri Umani
hanno molta difficoltà ad esprimere amore e tolleranza. Gli uomini non sanno aprirsi
totalmente, francamente. Gli uomini non sanno darsi globalmente e ricevere dall’altro
con pienezza. Gli piace disputare e creano sempre motivi per farlo.
Così, dimentica di essere un Ente Umano, dimentica di essere Uomo o Donna.
Dimentica che anche io lo sono. Soltanto così potrai ricevere questo messaggio, perchè è
d’amore, da me per te.
Chi ti parla non ha un ego. Amalo con intensità. Prova un poco di questo sentimento
sottile e non egoista. L’Essere Umano ha bisogno d’affetto. Nonostante, a volte, sia
ostile, supplica disperatamente l’ affetto.
Ora, con il tuo aiuto, non è un Uomo che stai ascoltando. È una voce, soltanto. Una
vibrazione anonima e indistinta che aleggia nello spazio e va, senza polarità, al tuo
cuore per toccarlo nel profondo. Per darti affetto e comprensione. Senti con me! Vibra
con me!
Senti – come me – gli occhi umidi dall’emozione. Senti il mio amore, perché io lo sento
per te, sinceramente.
Tenta di liberarti dai tabù e condizionamenti culturali, sciogli gli ormeggi e... permetti
a te stesso di amare un po’. Vedrai come è gratificante questo sentimento. Come è
riposante e soave. Come rigenera le energie per sopportare le amarezze e vicissitudini del
quotidiano.
MAESTRO De ROSE 270

Prova, almeno una volta, a sentire un amore intenso, esaltante e non egoista. Sentilo
con me.
Ama profondamente e sinceramente, senza riserve, senza timori, senza preconcetti.
Non aver paura: anch’io lo sento per te e non ho vergogna di dirlo. Ascolta:
– Io ti amo intensamente. Amo la tua Anima e so che è luminosa come l’aurora; amo
il tuo Corpo e credo con convinzione che esso è puro e senza macchie.
Accettami! Vedi: ti offro il mio cuore che palpita di passione disinteressata per te, il
cui calore cerca di trasmetterti un messaggio d’amore incondizionato.
Rilassa i tuoi sentimenti prima che si possano atrofizzare. Lascia che il tuo petto
palpiti e che i tuoi occhi sorridano d’ineffabile giubilo.
Senti la tenerezza del bambino che ti sorride: amalo con tutto il cuore. Aspira la
tenerezza del fiore che ti ringrazia dell’amore totale che provi per esso (lo senti, vero?)
Non avere vergogna di avere pietà di quel mendicante anziano o di rispettare i vassalli
di casa tua. Apriti a me come io mi apro a te. Sentimi come io ti sento. Ti sento,
Creatura, e mi identifico con te. Sono uno con la tua Anima al punto di sentire la tua
carne, perché, o Ente Purissimo, vedo il Tutto di te.

270
APOLOGIA DELLA SERIE PROTOTIPO
Tu sei ancora con me! Accetta i miei
saluti, infine, questo è un libro grande
e tecnico. Di certo, molta gente a questo
punto ha già desistito, ma tu persisti. È
a persone come te che scrivo.

LA PROTOTIPO NON È L’UNICA, MA È LA MIGLIORE!

Lo SwáSthya Yôga possiede una grande varietà di tecniche e di


risorse didattiche, come il lettore ha già costatato nel capitolo LA
MECCANICA DEL METODO. In quel capitolo è stato spiegato che, oltre
alle tre tappe (iniziale, media e finale) e alle sue sei fasi (Bio-Ex,
ashtánga sádhana, bhúta shuddhi, maithuna, kundaliní, samádhi), lo
SwáSthya offre ancora delle tecniche supplementari (sat sanga, sat
chakra, satguru nyása sádhana, Shiva Natarája nyása, ecc.). La fase
ashtánga sádhana possiede sei livelli. Di uno di questi livelli, l’ády
ashtánga sádhana, il nostro acervo contiene centinaia di serie
specifiche.
Ciò nonostante, ce n’è una che ha un’efficacia degna di rilievo
speciale. È la Serie Prototipo. Malgrado contenga un ády ashtánga
sádhana, che è la pratica dei principianti, ha un potere notevole che da
sola è capace di condurre il praticante alle vette dell’autosuperamento
e dell’evoluzione interiore, senza menzionare il volume degli effetti
collaterali sul corpo e la salute che tale pratica proporziona.
MAESTRO De ROSE 272

LA STORIA DELLA SERIE PROTOTIPO


Dichiariamo che essa è un po’ magica per il modo in cui è stata
concepita. Nel 1964, un allievo che partiva per le vacanze e non
voleva perdere le lezioni ci ha chiesto di registrare una pratica.
All’epoca non c’erano le cassette e i registratori avevano le bobine. In
una delle lezioni normali, abbiamo messo il registratore a registrare le
istruzioni e nella lezione seguente abbiamo messo il nastro per fare
una prova. Abbiamo chiesto ai praticanti che provassero a fare gli
esercizi soltanto con la lezione registrata per vedere se era
comprensibile.
Il risultato fu che non soltanto avevano capito ma l’avevano apprezzato
chiedendo tutti una copia. Cominciammo così a fornire la prima lezione
registrata della Storia dello Yôga. Prima c’erano soltanto lezioni con
rilassamento, senza contenere una pratica completa, con ásana e tutto il
resto.
Alcuni orari non erano fattibili per fare delle lezioni personali, quindi
abbiamo messo a disposizione degli interessati gruppi che avrebbero
funzionato soltanto con le registrazioni. L’esperienza ha avuto
successo. Così tanto, che gli iscritti in questi orari hanno cominciato a
manifestare risultati sorprendenti.
Anni dopo, nell’analizzare il contenuto della registrazione siamo
rimasti sorpresi, perché essa conteneva degli elementi che non erano
stati messi lì consciamente. La serie comprendeva otto parti: mudrá,
pújá, mantra, pránáyáma, kriyá, ásana, yôganidrá, samyama;
conteneva 84 esercizi eseguibili con ritmo tranquillo in circa un’ora.

COS’È LA SERIE PROTOTIPO


Viene chiamata prototipo perché è un modello, la pratica di base del
metodo.
Si tratta di un sistema sintetico, che comprende la trasmissione
dell’insegnamento simultaneamente all’esecuzione, in modo continuo,
producendo un concatenamento tra gli esercizi in modo tale che lo

272
MAESTRO De ROSE 273

yôgin non smette di eseguire per passare ad un’altra posizione, ma


esegue un ásana, facendo sì che finisca nel seguente.
Grazie a questo armonioso katá è possibile eseguire otto anga (con 84
esercizi) di questa sequenza in 55 minuti, senza fretta. Nella misura in
cui il praticante avanza, riceve, o meglio, percepisce gradualmente
nuovi insegnamenti che erano sempre stati lì, ma che la sua
evoluzione non permetteva di notare o assimilare all’inizio.

LA SERIE È ADATTABILE AD OGNI PRATICANTE


La Serie Prototipo non è rigida, ma, al contrario, estremamente
flessibile, permettendo di formare un numero infinito di pratiche
differenti. È emozionante assistere ad una serie Prototipo eseguita da
un gruppo veterano. Ognuno fa i propri esercizi assolutamente diversi
da quelli degli altri. La registrazione trasmette al praticante tutte le
istruzioni.
Riferendosi al sottotitolo Sistemazione Universale degli Ásana il
praticante potrà sostituire vari esercizi e perfino sopprimerne alcuni e
aggiungerne altri, senza alterare l’equilibrio della serie e senza correre
il rischio di equivoco.

COME SI SVILUPPA LA SERIE


Se hai letto in fretta i capitoli che spiegano in dettaglio ogni anga, la sua
funzione e la sua tecnica; se non hai capito; o se già è trascorso molto
tempo da quando li hai letti, vale la pena consultarli di nuovo.
La Serie inizia con un raccoglimento, distruttore di tensioni che slega
il praticante dal mondo esterno e concentra le sue energie. Sono i due
primi anga, mudrá e pújá. Questi due costituiscono l’apertura della
pratica e contribuiscono ad isolare lo yôgin dalle tribolazioni, così
come per collegarlo agli archetipi dell’inconscio collettivo o registro
akáscico.
Il terzo ed il quarto anga sono mantra e pránáyáma. Mantra, nell’ády
ashtánga sádhana, hanno la funzione essenziale di sbloccare le nádí o
canali da dove il prána, l’energia vitale, dovrà fluire nell’anga
seguente, pránáyáma. Il principiante di solito arriva con le nádí
sclerosate dalle abitudini alimentari e da emozioni pesanti. Se non si

273
MAESTRO De ROSE 274

libera il passaggio dell’energia, avrà poco profitto dall’esecuzione dei


respiratori. Così, i tipi di Yôga che propongono la pratica di
pránáyáma senza la previa liberazione delle nádí attraverso i mantra
possono pregiudicare gli effetti dei respiratori e, eventualmente,
causare danni al sistema pranico.
La prossima coppia di tecniche è formata dal quinto e sesto anga,
kriyá e ásana. Nuovamente, il primo pulisce affinché il secondo
agisca. Il kriyá promuove una purificazione degli organi interni
affinché l’ásana possa agire sullo sviluppo degli effetti che gli sono
caratteristici. Senza la previa esecuzione dei kriyá, le tecniche
corporee hanno i loro benefici compromessi. Anche con i kriyá, gli
effetti degli ásana rimangono soltanto potenziali e non si manifestano
nella loro pienezza, senza il rilassamento fornito dal prossimo anga.
Successivamente, si deve eseguire yôganidrá, tecnica di rilassamento,
che permetterà la piena manifestazione di tutto ciò che è stato
potenziato dagli ásana. Lo yôganidrá prepara anche lo yôgin ad
esperienze più profonde nel futuro, come la proiezione del corpo
psichico.
Infine, l’ottavo anga, la pratica è coronata da un esercizio che mira ad
amplificare la lucidità e conquistare l’autoconoscenza. Dopo aver
raggiunto il maggior potenziale di salute ed energia, grazie
all’esecuzione di sette fasci di tecniche (mudrá, pújá, mantra,
pránáyáma, kriyá, ásana e yôganidrá), il praticante ha raggiunto
cumulativamente la condizione ideale per il successo nella
meditazione. Perciò, molte persone che tentavano di meditare senza
riuscirci molto, nel provare lo SwáSthya Yôga sono state sorprese da
un poderoso sbocciamento già nelle prime pratiche. Provare la
meditazione senza l’infrastruttura dei sette insieme di tecniche citate
nei paragrafi precedenti, risulta innocuo nella maggior parte delle
volte e, in altri casi, può causare gravi disturbi psichici.

ALLA FINE, LA SERIE SI BIFORCA

Dopo le posizioni di decubito frontale, la pratica si divide in due


livelli. Quando eseguono váyútkásana, i praticanti più avanzati

274
MAESTRO De ROSE 275

toccano il suolo con le ginocchia di fronte e passano alle tecniche più


avanzate, come kakásana, mayúrásana, vrishkásana, shírshásana. Gli
altri, si siedono e si sdraiano indietro, passando alle invertite sulle
spalle e le loro compensazioni. In questo modo, oltre alle possibilità
già menzionate di ogni praticante di adattare la serie a suo piacimento,
adesso anche ci vuole una proposta esplicita di aggiustare la pratica
all’avanzamento di ognuno.

RIPETIZIONE CONSECUTIVA DI OGNI ESERCIZIO


In quasi tutta la serie occorre una ripetizione dell’esercizio precedente
tramite un esercizio sinonimo subito di seguito. Si tratta di una tecnica
leggermente diversa, ma con similitudini di esecuzione e di effetti,
anche attuandola in modo più diversificato, globale, sollecitando un
maggior numero di muscoli, articolazioni, nervi, organi, ghiandole e
plessi.
Un altro vantaggio di questa procedura è che se il praticante si
sofferma in un’esecuzione o se preferisce rimanere anche il doppio del
tempo destinato ad ogni tecnica, non perderà niente. Potrà
semplicemente eseguire un esercizio e saltare l’altro e, ciò nonostante,
preserverà l’equilibrio. Se ritiene che la velocità della locuzione è
molta o poca, adatterà il ritmo a se stesso.
Completa queste informazioni con quelle del quadro sinottico delle
categorie degli esercizi nel sottocapitolo Sistemazione Universale
degli Ásana.

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MAESTRO De ROSE 276

ADESSO METTIAMO TUTTO INSIEME E PRATICHIAMO?


Si avvicina al Grande Architetto che ha creato la scalinata,
il Muratore che ha posto il piede sul primo gradino.
Maestro De Rose

Una volta che hai studiato nei dettagli i moduli caratteristici della
nostra pratica, suddivisi in otto parti che presentano un vasto
contenuto di tecniche, cosa ne diresti se mettiamo tutto insieme e lo
pratichiamo?
Dai la dovuta attenzione a queste raccomandazioni. Se le
menzioniamo è perché sono importanti. Se non ti attieni a tali
raccomandazioni e ottieni risultati diversi da quelli proposti, non dare
la colpa allo Yôga: la causa sarà stata la tua negligenza.
1. Scegli un buon locale per le tue pratiche e riservalo solo a questo
fine. Mantienilo pulito e ben aerato.
2. Non deve contenere mobili né oggetti duri o appuntiti, né specchi
sui quali si possa cadere e ferirsi.
3. Il pavimento non deve essere né molto duro né molto soffice. Deve
avere la morbidezza simile a una spuma di elevata densità con uno
spessore che oscilla tra i 2 e 3 cm. La spuma ideale è

276
MAESTRO De ROSE 277

commercializzata con il nome E.V.A. I tappetini non sono buoni,


trattengono la traspirazione, la polvere, gli acari e i batteri tra le loro
fibre. Inoltre, sono scivolosi e possono causare incidenti. E non
pensare neanche di poggiare la faccia su tappeti o moquette, perchè
essi sono i maggiori collettori di immondizia.
4. Pratica lontano dai pasti. Comincia almeno due ore dopo e termina
mezz’ora prima di ingerire il cibo.
5. Prima di praticare, svuota l’intestino e la vescica. Se pratichi al
mattino, potrai, facoltativamente, lavare lo stomaco con il dhauti
kriyá.
6. Il bagno deve essere fatto prima e non dopo la pratica. Dopo, lo si
potrà fare solo se sarà trascorsa una mezz’ora.
7. Svestiti di tutto: orologi, braccialetti, anelli, orecchini, collane,
catenine, fasce, cinte, elastici, calze, reggiseni, ecc. Indossa solo la
medaglia con l’ÔM.
8. Se ti è possibile pratica svestito. La respirazione si fa anche dalla
pelle. Se non è possibile, utilizza il minimo di vestiti sul corpo,
anche d’inverno. Appena cominci il mantra o il pránáyáma il tuo
corpo si riscalderà. Ma a parte questo è importante diventare
resistenti al freddo. Però, se la bassa temperatura perturba il tuo
benessere o la tua concentrazione, riscalda l’ambiente o copriti
tanto quanto basta. Non prendere la polmonite solo per dimostrare
che resisti al freddo!
9. Per praticare lo Yôga, non vestirti mai di nero. Non c’e nulla di
più incompatibile con lo Yôga del nero per quanto concerne i
vestiti da utilizzare per la tua pratica. Fuggi da chi è un dark, evita
l’oscurantismo e le tenebre. (Ciò naturalmente è valido solo per le
pratiche e non per l’abbigliamento in generale.)
10. Sii severo con te stesso per ottenere un’esecuzione perfetta e per
progredire sempre. Ma allo stesso tempo non esagerare. Anche se
si tratta di uno sportivo, ricordati che lo Yôga è diverso dalla
ginnastica e non ha nulla a che vedere con l’Educazione Fisica.
Devi acquisire gradualmente una buona forma nello Yôga e devi
avere del buon senso. D’altronde gli sportivi sono coloro che
hanno più difficoltà dovute alla scarsa flessibilità e al

277
MAESTRO De ROSE 278

condizionamento respiratorio inadeguato. Non aggredire il tuo


corpo, ma non essere troppo accondiscendente, altrimenti addio
progresso. La norma è: sforzati senza forzare.
11. Fai dei controlli medici prima di iniziare il tuo programma di
Yôga.
12. Pratica sotto l’orientamento di un’istruttore diplomato,
riconvalidato e supervisionato. Richiedi il suo certificato di
abilitazione professionale. Nel caso contrario, starai in balia di te
stesso e a rischio.

Avvertenza ai Neofiti
Messaggio scritto nel 1962.

Ecco che davanti a te si spalancheranno le porte del Tempio; il velo di Iside


cadrà davanti ai tuoi occhi. Ti troverai davanti al Guardiano della Soglia
e spetta solo a te assumere la decisione di quello che ti riguarda:
camminare avanti, scegliendo la via di mezzo, o retrocedere, come farebbero
gli altri. Sarebbe prudente che anche tu lo facessi.
La porta stretta è riservata ai forti; i mediocri si fermano al freddo, e non
penetrano nel fuoco. Chi intraprende questo cammino deve essere
consapevole che scorgerà orizzonti più estesi, ad una altezza che farà venire
le vertigini ai deboli, che inevitabilmente cadranno. La luce sarà tanta,
abbagliante per chi è abituato soltanto alle tenebre e ne resterà accecato.

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MAESTRO De ROSE 279

Quindi, se pensi di penetrare in questi segreti per tradirli, troverai


soltanto l’oscurità della notte nel deserto e quando pensi di vedere due
stelle che emanano una piccola luce, queste saranno le pupille del serpente
che ha ucciso, in Adamo, l’Albero della Vita!
Penserai di avere in mano la Pietra Filosofale, ma volendola mostrare agli
infedeli, vedrai che è un pezzo di ghiaccio che ti scivola tra le dita e non
avrai nient’altro, se non la tua vana stoltizia. Non avrai visto nulla. Ma
avrai molto da rammaricartene.
Pesa bene la tua decisione nel tuo silenzio interiore. Questo è il cammino
senza ritorno che libera il coraggioso o soggioga l’indeciso.
Scegli se vuoi rimanere nel mondo dell’illusione, seguendo falsi maestri che
usano invano il Santo Nome. Scegli se vuoi assumere con loro il karma
colposo della diffamazione di coloro che hanno un messaggio. O se invece
vuoi ergerti con carattere per trovare il vero, proiettandoti nel seno di
coloro che sono predestinati a svegliare gli Uomini.
Comunque sia, dovrai assumere le conseguenze della tua scelta, perchè c’è
una legge che inesorabilmente riscuoterà i debitori e premierà i meritevoli.
Medita: qualunque sia la tua decisione, che essa nasca solamente da te. Sei
ancora in tempo a desistere.

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MAESTRO De ROSE 280

TESTO DELLA PRATICA BASICA DI YÔGA


SERIE PROTOTIPO
ÁDY ASHTÁNGA SÁDHANA

Sii perseverante come il mare


che da millenni cerca di scavalcare la sabbia.
Maestro De Rose

Se possiedi il CD con la registrazione della Pratica Basica, procedi


nel seguente modo: prima, leggi tutto il testo che viene sotto,
paragonandolo con le illustrazioni riportate alla fine di questo
capitolo e prova ogni tecnica. Dopo senti la registrazione ed
accompagna, rileggendo il testo. Quando hai dei dubbi, fermati e
studia di nuovo. Alla fine, chiudi il libro e comincia la pratica,
ascoltando soltanto l’audio. Se possiedi il DVD, puoi iniziare
direttamente, perché la presentazione audiovisiva è abbastanza
precisa.
Per un’utilizzazione completa, accompagna la descrizione registrata in
CD con le fotografie di ásana del poster della Pratica Basica sulla
parete davanti a te. Ogni illustrazione è accompagnata dal numero e
dal nome di ciascuna tecnica descritta qui sotto.
Prima di iniziare la tua pratica di Yôga Antico (SwáSthya Yôga),
accendi un bastoncino di Purificatore Kálí-Danda. Questo bastoncino
serve a molte cose, come profumare l’ambiente e stimolare i
respiratori. Ogni profumo, erba o resina ha i suoi effetti ben definiti33.
Quelli del Purificatore Ambientale Kálí-Danda proporzionano una
miglior performance nella pratica dello Yôga.

33 Per ulteriori informazioni, leggi il capitolo L’Incenso.

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MAESTRO De ROSE 281

L OCUZIONE DELLA P RATICA


SwáSthya è un termine sanscrito che significa autosufficienza, salute,
benessere, conforto, soddisfazione. Non è stato creato nulla di nuovo.
Seguendo lo Yôga Antico, gli abbiamo soltanto dato una sistemazione
contemporanea. Per imparare il nome dello Yôga che pratichi,
pronuncia con me: SwáSthya.
Iniziamo la nostra pratica di SwáSthya Yôga, lo Yôga più completo
del mondo, sedendoci in qualsiasi posizione stabile e comoda, con le
gambe incrociate e le spalle dritte. La pratica che faremo ora si chiama
ashtánga sádhana, perché è costituita da otto parti o anga ed è la
caratteristica principale dello Yôga ortodosso.

1º ANGA: MUDRÁ – GESTO RIFLESSOLOGICO FATTO CON LE MANI

I mudrá sono usati nello Yôga come chiavi, accessi o codici per
penetrare in determinati settori dell’inconscio collettivo.
Innanzitutto facciamo il tradizionale Shiva mudrá. Gli uomini
appoggino il dorso della mano destra sul palmo della mano sinistra.
Le donne, il dorso della mano sinistra sulla mano destra. E i palmi
girati verso l’alto, appoggiati sulle gambe o i piedi, a seconda della
posizione nella quale sei seduto. Concentra tutta la tua attenzione su
questa posizione delle mani. Questo mudrá proporziona uno stato di
ricettività in cui ricevi quest’ eredità millenaria. Le mani a conchiglia
simboleggiano la tua disposizione ad accogliere in quel calice gli
insegnamenti dei Maestri dell’antichità che sono arrivati fino a noi
grazie al lavoro di coloro che si sono dedicati a questo nobile ideale.
Shiva è stato il creatore dello Yôga, perciò il primo yôgi e Maestro di
tutti gli altri. Assumiamo il “gesto di Shiva”, perché vogliamo
identificarci con l’origine prima dello Yôga più autentico.
Passa adesso al prônam mudrá, unendo i palmi delle mani e portandoli
davanti al petto. Questo gesto rappresenta un saluto reciproco tra di
noi e stabilisce l’inizio formale della nostra pratica, liberando lo stato
di Yôga dentro di noi. Cerca di viverlo pienamente e profondamente.
Mantenendo il primo anga, passiamo al….

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MAESTRO De ROSE 282

2º ANGA: PÚJÁ – RETRIBUZIONE ETICA DI ENERGIA

Così com’è stato fatto in India per decine di secoli, diamo inizio alla
solennità dei quattro saluti iniziali.
Il pújá è la parte più importante della pratica, perché dà luogo
all’identificazione con gli archetipi attraverso l’istruttore che è più
vicino e che è il portatore di questa preziosa tradizione millenaria.
Il praticante con più esperienza prende molto sul serio questo saluto,
perché ne ha già sentito gli effetti. Ha già potuto paragonare la
differenza tra la pratica nella quale è riuscito a fare un buon pújá ed
altre nelle quali non lo ha fatto. Se lo esegui correttamente, ti porterà
benefici proporzionali al tuo impegno.

Prima parte del pújá – è rivolta al luogo della pratica.


Immagina lo spazio vitale intorno al tuo corpo, con la tua lunghezza
d’onda caratteristica e con la forma di una campana luminosa.
Visualizza che diventa di un arancione brillante e che si spande,
impregnando tutto l’ambiente con una forte vibrazione d’allegria,
salute, prosperità, affetto ed energia. Senti che quest’immagine
stabilisce una sintonia con i nostri compagni di SwáSthya Yôga vicini
o lontani nello spazio e nel tempo. Visualizza le campane energetiche
di tutti i Maestri e discepoli che praticano questo tipo di Yôga fondersi
in una sola, stabilendo una corrente protettrice indistruttibile, di
solidarietà, coesione, amicizia e unione tra tutti noi. Da oggi in poi
saremo più uniti.

Seconda parte del pújá – all’istruttore che dirige questa pratica.


Quando la pratica è ministrata personalmente da un istruttore, è a lui,
che è davanti alla classe, che si deve offrire questo pújá. Nel caso di una
pratica registrata, dobbiamo indirizzare l’offerta a chi l’ha registrata,
con lo scopo di stabilire sintonia con quest’istruttore. In entrambi i casi,
immagina dei raggi di luce arancione che dalle tue mani, dal plesso
solare e dalla fronte partono in direzione dell’istruttore. Rafforza la
ferma intenzione che questi raggi di luce lo avvolgano con salute,
vitalità, amore, felicità e auspici di longevità.

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MAESTRO De ROSE 283

Terza parte del pújá – al Maestro del tuo istruttore.


Come se fossero parti di una scalinata, i gradini di pújá si succedono
per condurti sempre più vicino alle origini dello SwáSthya Yôga.
Attraverso il tuo istruttore, tu adesso raggiungerai il Maestro vivo più
antico del nostro lignaggio.
Immagina che dal tuo cuore parte un fascio di luce dorata che
avvolgerà il Maestro, trasmettendogli forza, allegria e molto amore.
Praticando senza la sua presenza fisica, mentalizza il viso34 o il nome
del Maestro. Come parte obiettiva del pújá, da adesso in poi realizza
azioni effettive e concrete a favore dell’opera e della persona del
Maestro.

Quarta parte del pújá – a Shiva, il creatore dello Yôga.


Shiva è stato il creatore dello Yôga, l'uomo che è vissuto nell'antichità
e
a cui dobbiamo questa eredità culturale. Offriamogli il nostro impegno
di
preservare e disseminare lo Yôga Antico, insegnandolo al maggior
numero di
persone; offriamo il nostro cuore pieno di sincerità ed entusiasmo; ed
offriamogli i mantra che faremo di seguito.

3º ANGA: MANTRA – VOCALIZZAZIONE DI SUONI ED ULTRASUONI

Prima eseguiremo kirtan per conquistare l’estroversione e dopo japa,


per l’introversione. Nell’insieme, i mantra di questo tipo di sessione
hanno come scopo la liberazione dei meridiani attraverso l’ultrasuono.
Facciamo il kirtan ÔM namah Shivaya, come l’esempio del nastro
registrato in modo che sia eseguito correttamente e possa produrre gli
effetti desiderati.
...............................[Esecuzione del mantra]......................................

34
Una foto con il viso del Maestro del tuo istruttore deve essere affissa nell’ aula e anche nella
casa del praticante, nel luogo dove pratichi. Il nome del Maestro deve essere citato
dall’istruttore, sistematicamente, in tutte le lezioni, nel momento del pújá.

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MAESTRO De ROSE 284

Vocalizziamo il japa ÔM, 27 volte, nella modulazione esatta della


registrazione.
...............................[Esecuzione del mantra]......................................
Possiamo terminare l’anga mantra con l’ÔM continuo.
...............................[Esecuzione del mantra]......................................

4º ANGA: PRÁNÁYÁMA – ESPANSIONE DI BIOENERGIA ATTRAVERSO GLI ESERCIZI


RESPIRATORI

Inizia gli esercizi respiratori appoggiando leggermente le mani sulle


ginocchia, con indice e pollice uniti in jñána mudrá, e i palmi delle
mani girati verso l’alto, se è giorno, o verso il basso, se è notte.
I più esperti possono iniziare dal bandha kúmbhaka, in altre parole,
respirazione completa, con ritmo e con bandha. Gli altri cominciano a
respirare naturalmente, facendo attenzione che le spalle siano dritte, il
corpo rilassato e la respirazione esclusivamente nasale, tranquilla,
soave, addominale e silenziosa.
Senti l’aria che penetra dalle narici e percorre tutte le vie respiratorie
fino ai polmoni e, una volta dentro questi, senti il sangue che assimila la
bioenergia, trasmettendola ad ogni cellula d’ogni organo, di tutto il tuo
organismo.
Inspira spingendo fuori l’addome, espira, contraendolo. Osserva questa
regola: quando l’aria entra, l’addome esce; quando l’aria esce, l’addome
entra. Ripetendo: aria dentro, pancia in fuori; aria fuori, pancia in
dentro.
Inspira spingendo fuori l’addome e piegando la testa all’indietro. A
questo punto, comprimi la lingua contro il palato, quella regione
morbida vicino alla gola.
Di seguito espira, tirando la pancia in dentro e piegando la testa in
avanti, in modo che il mento tocchi il petto. A questo punto contrai gli
sfinteri dell’ano e dell’uretra. Mentre mantieni questa contrazione cerca
di sentire la sua azione rivitalizzante sugli organi sessuali. Continua:
inspirando, pancia in fuori, testa indietro, lingua contro il palato molle.
Trattieni alcuni istanti... poi espira, testa in avanti, addome ben in
dentro e contrazione degli sfinteri.

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MAESTRO De ROSE 285

Dopo aver ripetuto alcune volte il primo esercizio, di respirazione


addominale o completa, passa al respiratorio seguente, che è il
bhastriká, la respirazione veloce. Inspira ed espira acceleratamente con
le narici, con forza e rumore, ben forte e veloce, però senza contrarre la
fisionomia del volto né le spalle: fai così:
...............................[Esecuzione del pránáyáma]......................................
L’ iperossigenazione data da quest’ esercizio è molto efficace per
eliminare stati depressivi. Aiuta molto anche chi ha bisogno di rapido
ragionamento.
Passa adesso alla respirazione alternata, sukha púrvaka o vamah krama,
a seconda se gli diamo ritmo o no.
Fai attenzione: mantenendo lo jñána mudrá, indice e pollice uniti,
ostruisci con il dito medio della mano destra la narice destra e inspira
con la sinistra. Quando i polmoni sono pieni, cambia la narice in
attività, chiudendo adesso la sinistra ed espirando dalla destra. Con i
polmoni vuoti non cambiare ed inspira di nuovo dalla destra. Con i
polmoni pieni, cambia la narice in attività ed espira dall’altra.
Continua lo stesso processo, alternando le narici quando i polmoni sono
pieni e mai quando sono vuoti. Ricordati che i nostri esercizi respiratori
si eseguono sempre con le spalle dritte e la respirazione, tranne in casi
eccezionali, è assolutamente silenziosa.
Una volta pratico di questo vamah krama, aggiungendogli ritmo puoi
trasformarlo in sukha púrvaka, un esercizio più avanzato. Inspira con
una narice in un determinato tempo, trattieni l’aria durante quattro volte
lo stesso tempo ed espira in due volte il tempo dell’inspirazione.
Abbiamo, allora, il ritmo 1-4-2. Inspira in quattro secondi da una narice,
trattieni l’aria per sedici ed espira in otto secondi dall’altra narice.
Non dimenticarti di continuare ad eseguire la respirazione completa
durante questo esercizio respiratorio alternato, così come in qualsiasi
altro respiratorio e, anche, durante tutta la giornata della tua vita
quotidiana. La respirazione completa consiste nel riempire
completamente i polmoni, partendo dalla parte bassa dei polmoni, la
media e poi la alta, ed espirando in modo inverso, svuotando la parte
alta, media e bassa dei polmoni.

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MAESTRO De ROSE 286

Per terminare la respirazione alternata, espira dalla narice sinistra, una


volta che hai iniziato inspirando da questa. Proseguendo la pratica di
SwáSthya Yôga, passa al…

5º ANGA: KRIYÁ – ATTIVITÀ DI PURIFICAZIONE DELLE MUCOSE

Chi vuole migliorare gli occhi e la visione deve, a questo punto,


realizzare i trátaka, il cui orientamento è inserito regolarmente nelle
sedute d’allenamento.
Gli altri si alzino senza l’aiuto delle mani e, una volta in piedi, passino
alle posizioni di ritrazione addominale, con le gambe leggermente
divaricate e un po' piegate e le mani appoggiate sulle cosce. I praticanti
più esperti devono eseguire subito il nauli kriyá. Gli altri, seguano
queste istruzioni preparatorie.
Espira tirando bene l’addome in dentro e tenendolo così, senza aria, per
quanto è possibile. Questo è il tamas uddiyana bandha, un eccellente
esercizio per ridurre l’addome. Poi inspira e espira nuovamente l’aria.
Ripeti l’esercizio, adesso dinamicamente, facendo diverse ritrazioni
addominali successive, senza aria, tirando in dentro l’addome e
spingendolo in fuori, in dentro e in fuori, però senza respirare. Se hai
bisogno di respirare, è segnale che il rajas uddiyana bandha è terminato.
Passa allora al…

6º ANGA: ÁSANA – TECNICA ORGANICA, STABILE E GRADEVOLE

Unisci i piedi e metti le mani in prônam mudrá, con i palmi uniti uno
all’altro davanti al petto. Il nome di questa posizione è rája padásana.
Mantieni le punte dei piedi unite e chiudi gli occhi per perfezionare il
senso d’equilibrio. Appena ti ritieni in equilibrio, apri gli occhi e, con
l’aiuto delle mani, porta il dorso del piede destro sopra la coscia
sinistra. Adesso, se puoi, lascia il piede e porta le mani in prônam
mudrá. Questo è l’ardha vrikshásana, che tonifica gli organi digerenti e
i reni.
Per eseguire il rája vrikshásana, inspira alzando le braccia con le mani
in prônam mudrá sopra la testa, espira ed abbassa il tronco toccando
con le punte delle dita il suolo, senza flettere la gamba stesa e
rimanendo senza aria.

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MAESTRO De ROSE 287

Non potendo più rimanere senza aria, ritorna, inspirando ed alzando il


tronco, espirando ed abbassando le braccia un’altra volta sul petto.
Sciogli tutta la posizione e ripeti dall’altro lato, rigorosamente nella
stessa forma.
Se hai ancora poco equilibrio, mantieni gli occhi aperti e guarda fisso
un punto davanti a te. Concentratati sulla pianta del piede che è a terra e
mettilo a conchiglia per avere più appoggio. Ricordati della regola
generale: tutti i movimenti verso l’alto sono accompagnati da
inspirazione e verso il basso, da espirazione. Se non riesci ad
equilibrarti, non preoccuparti: continua a provare, ma non appoggiarti
alla parete! Se già ci riesci, fallo con gli occhi chiusi; se questo ti è già
facile, prova un’altra posizione più avanzata. Questo esercizio aumenta
il controllo neurologico e l’equilibrio emozionale. È considerato uno
dei migliori esercizi di concentrazione.
Sciogli la posizione e passa all’adyásana, con le gambe leggermente
allargate, gli occhi chiusi, la respirazione naturale ed il corpo immobile.
Lascia cadere la testa all’indietro e fai una circonvoluzione intorno al
collo da ogni lato. Questo è l’allungamento cervicale. Termina con la
testa indietro e alza le spalle, producendo con questo un gradevole
brivido che s’irradia dalla spina dorsale alle braccia.
Allarga le gambe di circa cinque palmi tra i piedi paralleli ed inspira,
alzando le braccia lateralmente fino all’altezza delle spalle. Espira,
piegando il busto a sinistra e guardando la mano destra, che è più in
alto. Questo è il trikônásana, nel quale rimarrai il tempo che riesci a
restare senza aria. Inspira ritornando dritto ed espira ripetendo verso
destra. Queste posizioni correggono le deviazioni della colonna ed
aiutano ad eliminare le adiposità localizzate sulla vita. Inspira
sciogliendo e, senza abbassare le braccia, passa al trikônásana seguente.
Espira, girando il busto a sinistra, piegandolo sulla gamba sinistra,
prendendo con la mano destra la caviglia sinistra, senza dare la
massima flessione. Il braccio sinistro sì piega sulla schiena. Rimani in
questa posizione respirando ed allungando. Così, stiamo in riposo.
Poi, espira tutta l’aria, dando la massima flessione, tocca con la fronte il
ginocchio sinistro, mano destra sul piede sinistro ed alzando l’altro
braccio. Rimani senza aria fin quanto puoi. Inspira, ritornando dritto.

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MAESTRO De ROSE 288

Espira, ripetendo a destra. Non dimenticarti che, ogni volta che puoi,
devi stendere la muscolatura nella prima fase d’ogni posizione. I piedi
devono essere paralleli e le gambe non si devono piegare. Concentrati
sugli effetti che desideri. Quest’ esercizio agisce sulla colonna
vertebrale, sulla vita, sull’addome e offre un eccellente allungamento
della muscolatura posteriore delle gambe e della schiena.
Inspira, sciogliendo la posizione, ancora con le gambe ben allargate e i
piedi paralleli, espira, piega il tronco all’indietro, con i palmi delle mani
sui popliti, dietro alle ginocchia, e la testa ben piegata all’indietro. Passa
il braccio destro intorno alla vita davanti e il palmo della mano sinistra
dietro al ginocchio destro. Questo è il prishthásana. Inspira, sciogliendo
ed espira, ripetendo dall’altro lato. Prima con le due mani dietro le
ginocchia. Dopo, con il braccio sinistro sull’addome e il palmo della
mano destra dietro il ginocchio sinistro.
Inspirando sciogli la posizione e con la mano destra prendi il polso
sinistro dietro la schiena, gira la punta del piede sinistro verso l’esterno
e piega la gamba sinistra, senza piegare la destra, espira toccando con la
sommità della testa il suolo. Questa posizione si chiama
shírangushthásana. Inspira, sciogliendo ed espira ripetendo a destra, allo
stesso modo. Stai lavorando sugli organi della sfera genitale, muscoli
delle gambe, diminuendo la circonferenza della vita e l’addome e
stimolando l’intestino.
Sciogli la posizione con inspirazione e, mettendo i piedi paralleli ad una
distanza di due palmi tra loro, passa all’hastinásana. Il busto si torce su
se stesso da un lato e dall’altro dinamicamente e le braccia abbandonate
dondolano. In questa posizione la respirazione è a tuo piacere.
Cerca di sciogliere le braccia. Rilassati, liberati... completamente.
Rallenta a poco a poco.
Misura un palmo tra i piedi paralleli ed esegui il talásana, inspirando ed
alzando allo stesso tempo le braccia e i talloni. Rimani in trazione il
doppio del tempo con le braccia alzate e poi abbassa
sincronizzatamente i talloni e le braccia, queste lateralmente, con
espirazione.

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MAESTRO De ROSE 289

Unisci i piedi, le mani in trimurti mudrá, inspira alzando le braccia stese


ed espira piegandoti all’indietro in ardha chakrásana. Rimani il
massimo di tempo con i polmoni vuoti e la testa ben piegata
all’indietro. Chi avverte un giramento di testa in questa posizione ha
fatto male la respirazione.
Inspira, ritornando ed espira in sukha pádahastásana, piegando il busto
in avanti. Prima, evitando la flessione massima, con le mani appoggiate
sulle ginocchia e le braccia dritte, sostenendo il corpo. Dopo, respirando
normalmente, lascia cadere piacevolmente le braccia e la testa in avanti.
In seguito, espirando, tocca il suolo con i palmi delle mani. Prendi
dietro le caviglie in rája pádahastásana, cercando di toccare con la
fronte le ginocchia, senza piegarle.
Piegale in seguito come per accoccolarti, senza togliere i talloni da
terra. Questo è il páda utkásana. Siediti a terra, stendi le gambe in
avanti. Questo è il rája puranásana.
Inspira alzando le braccia dritte e stenditi, portando le mani sopra la
testa sul pavimento e i piedi in giù e stiracchiati con forza. Dopo, espira
stendendoti piacevolmente con le mani ad un palmo dai fianchi. Cerca
di rilassarti al massimo, con il corpo immobile, occhi chiusi e la
respirazione normale. Sei nella posizione di riposo utthara shavásana.
Sciogli completamente tutti i muscoli e i nervi. Senti la pienezza della
soddisfazione che ci dà la pratica dello SwáSthya Yôga, lo Yôga
ultraintegrale. Affidati totalmente al piacere dato dagli esercizi. Noi, i
praticanti più antichi, arriviamo al punto di sentire la mancanza di
questo benessere. Godi ed usufruisci di questo tuo diritto alla qualità di
vita.
Unisci i piedi ed inspira alzando le braccia stese sopra la testa,
allungando le mani verso l’alto e i piedi verso il basso, stiracchiandoti,
espirando e sedendoti, senza scatti, in sukha paschimôttanásana, con le
gambe unite stese, le mani sulle caviglie e la testa piegata in avanti,
senza dare la massima flessione, respirando pienamente. Rilassati.
Lascia che i tuoi muscoli si allunghino piacevolmente. Se preferisci,
rilassati in questa posizione e abbassa progressivamente la testa.
Oppure completa la posizione espirando, dando la massima flessione,

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MAESTRO De ROSE 290

stendendo i piedi in giù e cercando di toccare con il petto sulle


ginocchia. Questo è il rája paschimôttanásana. Se hai buona flessibilità
puoi prendere le dita dei piedi e tirarle indietro.
Inspirando, alza il busto, divarica bene le gambe e passa al sukha
upavishta kônásana, inspira ed alza bene le braccia con le mani in
trimurti mudrá, dal pavimento tra le gambe fino a raggiungere la
verticalità.
Espira abbassando il busto, prendendo le caviglie con le mani, respira e
lascia che la muscolatura si adegui alla posizione. Non forzare la
colonna. Non forzare niente. Cerca di stendere la muscolatura della
schiena e spingi la testa in avanti. Espira nuovamente, dando la
massima flessione, cercando di toccare il suolo con il petto e stendendo
i piedi. Soltanto ora che la posizione si trova nel suo punto massimo,
merita il suo vero nome e i suoi effetti si fanno sentire.
Inspira, ritornando dritto, piegando le gambe e unendo le piante dei
piedi, tirando i piedi con le mani vicino alle anche, abbassando le
ginocchia, cercando di farle toccare contemporaneamente il suolo.
Aiutati con i gomiti ad abbassare di più le ginocchia.
Siamo in rája bhadrásana, con la respirazione a piacere. Quest’ esercizio
e il seguente preparano le gambe per il padmásana, che è una tecnica
più avanzata, e anche questa agisce intensamente sulla regione pelvica,
aumentando la potenza sessuale e riducendo l’adiposità delle cosce.
Riposati con le gambe distese davanti e il corpo appoggiato sulle
braccia. Questo è il sukha puranásana. In seguito, allontana le gambe e
porta con le mani il dorso del piede destro sull’interno della coscia
sinistra. Sostieni il piede con la mano sinistra e con la mano destra
spingi moderatamente il ginocchio destro, cercando di fargli toccare il
suolo. Questo è l’ardha padma jánushírshásana.
Inspira, alzando le braccia con le mani in trimurti mudrá, dal suolo fino
alla verticalità, girando il corpo a sinistra e piegandoti in avanti,
prendendo con le due mani la caviglia stesa, e lasciando cadere la testa
senza dare la massima flessione. Rilassati. A questo punto la
respirazione è a piacere.

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MAESTRO De ROSE 291

Espira, dando la massima flessione, cercando di toccare con la testa il


ginocchio e stendendo il piede. Questo è il rája padma jánushírshásana.
Nel frattempo, concentrati sui tuoi organi addominali che sono
enormemente beneficiati da quest’esercizio. Questo provoca una
salutare compressione nell’addome e contribuisce anche a ridurre la
dilatazione dello stomaco. Nel caso di permanenze lunghe, questo è uno
dei principali ásana per attivare chakra e risvegliare la kundaliní.
Nelle tue pratiche a casa cerca di rimanere più tempo. Adesso, inspira
disfacendo la posizione e ripeti dall’altro lato, rigorosamente nello
stesso modo. Lo SwáSthya Yôga è considerato lo Yôga più completo
del mondo. Seguiamo la tradizione preclassica, prevedica, preariana,
chiamata Dakshinacharatantrika - Niríshwarasámkhya Yôga.
Perciò applichiamo un orientamento strettamente tecnico. Se
manteniamo la regolarità, conquisteremo una migliore resa nello sport,
negli studi e nella produttività professionale. Questo spiega perché il
nostro pubblico è costituito da persone di gusto raffinato e senso critico,
che ci tengono ad avere il meglio per sé in tutte le cose.
Adesso, sciogli il rája padma jánushírshásana. Mantenendo le gambe
stese davanti, fa l’ardha matsyêndrásana, piegando la gamba sinistra
sopra la destra, con la pianta del piede a terra, il braccio destro dritto tra
la coscia alzata ed il petto. Espira, girando a sinistra, guardando indietro
senza aria. Rimani senza inspirare.
Adesso ritornando, inspirando, girandoti a destra, con la gamba destra
sopra la sinistra, con la pianta del piede a terra, il braccio sinistro tra la
coscia alzata ed il petto. Girandoti a destra ed espirando. Rimani senza
aria. La permanenza in una posizione dipende direttamente dalla tua
capacità polmonare individuale.
Quando vuoi, puoi sciogliere la posizione e passare i piedi dietro,
sedendo sulle caviglie, con le mani sulle ginocchia. Questo è il rája
vajrásana, ottimo per l’apparato digestivo e la sciatica. Prendi con la
mano destra il polso sinistro dietro la schiena ed espirando, piegati in
avanti in vajra yôgásana. Appena stai per toccare il suolo con la testa,
porta le mani sotto la fronte, con i palmi girati verso il basso. Questo è il
vajra kúrmásana, posizione di semirilassamento transitorio seduto, con
la respirazione a piacere.

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MAESTRO De ROSE 292

Ricordati che il nostro metodo d’esercizi biologici deve essere sempre


piacevole. Qualsiasi fastidio, dolore, accelerazione cardiaca o
sudorazione in eccesso sono avvisi del nostro organismo ad essere più
moderati. Questi esercizi non devono affaticare, ma ricaricare le nostre
batterie.
Stendi le braccia in avanti e sarai in vajra hamsásana.
Adesso attenzione:
• non devi piegarti indietro;
• non devi staccare le ginocchia da terra;
• non devi piegare le braccia.
Inspira, scivolando le mani sul pavimento di due palmi in avanti,
alzando il petto ed abbassando i fianchi, passa al rája bhujangásana,
con:
• i piedi uniti,
• talloni uniti,
• ventre a terra,
• braccia tese,
• spalle basse,
• occhi chiusi,
• polmoni pieni,
• e la testa ben piegata all’indietro.
Siccome questo ásana può produrre vertigine per iperossigenazione,
evita di rimanere molto tempo. Espira, piegando le braccia, mano destra
sulla sinistra, la testa sopra le due e, infine, si separano le gambe. È
stato buono, ma può essere ancora meglio. Se hai piegato le braccia, la
prossima volta ti sforzerai di più e non le piegherai. Se sei propenso
all’iperossigenazione, esegui quest’esercizio senza aria.
Tutte le posizioni con la testa verso il basso sono fatte con i polmoni
pieni. Esegui il rája shalabhásana. Unisci i piedi, poi poggia il mento sul
suolo e infine le mani si uniscono sotto i fianchi, con i palmi sul
pavimento, le braccia stese e i gomiti sotto l’addome. Inspira, alzando al
massimo le gambe unite, stese, senza togliere il mento dal suolo. Ti
puoi anche alzare poco, l’importante è rimanere molto tempo,

292
MAESTRO De ROSE 293

provocando un’azione isometrica sui muscoli della schiena, delle


braccia, delle gambe e dei glutei.
Espira, disfacendo la posizione e appoggia una delle guance sul suolo e
lasciando le braccia accanto ai fianchi, con le gambe divaricate... Dopo
appoggia l’altra guancia sul suolo. Il miglior udara shavásana è di solito
con i talloni all’infuori. Siccome, nello SwáSthya Yôga tutto è
personalizzabile, cerca la tua posizione più comoda. Queste posizioni
con la testa a terra esigono uno sforzo maggiore, motivo per cui sono
state collocate alla fine della serie e per cui possiedono un intervallo
maggiore.
Passa al rája dhanurásana, lentamente unendo i piedi, mento a terra;
piega le gambe e prendi le caviglie con le mani. Inspira stendendo le
gambe senza lasciare le caviglie e senza piegare le braccia, alzando
vigorosamente il petto. La testa si piega all’indietro e i piedi sono stesi
con forza.
Sciogli la posizione, espirando, la mano destra sulla sinistra, la testa
sopra queste e le gambe separate. Lascia che le spalle si avvicinino al
suolo. Cerca di mantenere una fisionomia felice durante la pratica.
Dopotutto, questa pratica ti sta donando benessere. Sebbene puoi
sforzarti un poco, non andare mai all’estremo di resistenza. Dopo la
pratica, ti devi sentire meglio, più dinamico, più leggero e più di buon
umore di quando hai iniziato.
Adesso, unisci soltanto i piedi, perché la testa e le mani sono già nella
posizione per il rája dolásana. Inspira, alzando al massimo il petto e le
gambe unite, stese, formando un arco con il corpo, rigido, toccando il
suolo soltanto con l’addome. Rimani in questa posizione, che tonifica la
muscolatura della schiena, che è molto importante per la salute della
colonna vertebrale.
Espira e rilassati profondamente e piacevolmente in udara shavásana,
con la fronte sulle mani e le gambe separate. Recupera le tue energie,
respirando naturalmente.
Per eseguire il prossimo, chatuspadásana, metti i piedi uniti e a
martello, metti le mani lateralmente all’altezza delle spalle e solleva il
corpo sulle braccia, con inspirazione. Espira, portando una gamba dopo

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MAESTRO De ROSE 294

l’altra in avanti, sedendoti sui talloni in váyútkásana, con i talloni e le


ginocchia elevati in aria, le mani sulle ginocchia, le braccia tese, la
schiena dritta e gli occhi chiusi.
A questo punto la serie si biforca e i praticanti più esperti toccano con le
ginocchia il suolo davanti, passando ai loro ásana.
Gli altri, si siedono e si stendono, allungano le mani verso l’alto e i
piedi verso il basso, come se si stiracchiassero, espirando e riposando
con le mani ad un palmo dal corpo. Rilassati profondamente.
Unisci i piedi, le mani dai lati dei fianchi, inspira ed alza le gambe unite
e stese, alzando il tronco dal suolo.
Sostieniti con le mani all’altezza dei reni e starai eseguendo le posizioni
capovolte sulle spalle, viparíta karaní e sarvángásana. Chi ha difficoltà
ad alzare i fianchi deve mettere le mani a terra e portare le gambe ben
indietro. Queste posizioni capovolte sulle spalle sono posizioni di
permanenza che, una volta eseguite, devono essere mantenute per
diversi minuti e non più ripetute. Devono essere fatte con gli occhi
chiusi, la respirazione a piacere e con il minimo sforzo muscolare.
Può essere fatta qualsiasi variazione, però, evitando movimenti bruschi
e cercando la massima permanenza. Il corpo deve rimanere bene
elevato. Se vuoi agire sulle vene varicose e migliorare lo stato generale
delle gambe, muovi circolarmente i piedi e gioca con le dita. Poi, guida
la posizione, tocca con i piedi a terra dietro alla testa, prima con le
gambe stese e, dopo, piegate, toccando il pavimento con le ginocchia.
Poi, esegui altre variazioni, con le mani sui fianchi o a terra, le braccia
stese o piegate vicino alla testa o con le punte delle dita che si toccano
sotto la nuca o sulla fronte, o, ancora, con le mani accanto alle
ginocchia.
Il tronco deve formare un angolo retto con le gambe, puoi toccare con i
piedi a terra o, molto meglio, stenderti verticalmente. Le gambe
possono essere separate o unite, stese o piegate, o anche in padmásana.
La cosa più importante è la permanenza e la più utile, la verticalità.
Per sciogliere le posizioni capovolte sulle spalle e scendere, dobbiamo,
innanzi tutto, portare le mani a terra ed abbassare i fianchi
gradualmente.

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MAESTRO De ROSE 295

Una volta steso, rilassati per assimilare i benefici dell’esercizio.


La posizione che faremo di seguito è l’ardha matsyásana,
compensazione della posizione capovolta sulle spalle, che lavora sulla
tiroide. Se desideri dimagrire, rimani più a lungo nell’esercizio. Unisci i
piedi ed inspira alzando il petto al massimo, senza togliere i fianchi dal
suolo, appoggiando tutto il peso del corpo sulla sommità della testa.
Quando vuoi terminare, espira ed appoggia le spalle a terra.
A questo punto, le persone che hanno qualche problema alla colonna
vertebrale o anche persone tese, potranno sentire un leggero fastidio alle
spalle. Per eliminare tale sensazione, basta abbracciare le gambe piegate
sul petto e rimanere così per alcuni istanti.
Da questo momento in poi, i praticanti dovranno fare la loro pratica
libera, in forma di coreografia.

7º ANGA: YÔGANIDRÁ – TECNICA DI RILASSAMENTO

Rilassati profondamente ed abbandonati totalmente, con il corpo


immobile, gli occhi chiusi e la mente serena. Assumi la posizione più
comoda che trovi. Da questo momento in poi, non muoverti più.
Rimani lucido e sveglio, sentendo tutto quello che dico per filtrare e
assimilare soltanto quello che vuoi.
Comincia a rilassare tutto il corpo in una sola volta, sentendo
maggiormente la forza di attrazione della Terra, come se ti sciogliessi al
suolo. Sciogli i muscoli, i nervi e gli organi interni. Rilassati, sciogliti,
riposati.
Poi, rilassa il centro del tuo corpo, rendendo la respirazione più
tranquilla, irradiando il rilassamento dalla spina dorsale al resto del
corpo.
Sentiti bene e felice. Fai una respirazione profonda e, all’espirare,
rilassati. Immagina una nebbia bianca che penetra dalle piante dei tuoi
piedi, sciogliendo e rilassando completamente la pelle, i muscoli e i
nervi superficiali, i muscoli e i nervi profondi, i tendini e le ossa fino al
midollo. Sciogliendo, distendendo e abbandonando i piedi, le caviglie,
gli stinchi, le ginocchia, le cosce, i fianchi. Adesso anche gli organi del

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MAESTRO De ROSE 296

bacino, gli organi dell’addome, gli organi del torace, tranquillizzando il


cuore e vitalizzando i polmoni, rilassando la schiena, le spalle, le
braccia, gli avambracci, le mani e le dita.
Adesso principalmente il collo, rilassando la carotide e la giugulare, la
laringe e la faringe, e la testa; sciogliendo e rilassando le mascelle, le
guance, le labbra, la lingua, le narici, i globi oculari, le palpebre, le
sopracciglia, la fronte senza rughe, il cuoio capelluto e le orecchie.
Impara a fare questo rilassamento ogni volta che vuoi.
Adesso, sentiti leggero, come se fluttuassi nell’aria. E’ molto normale
se, a questo punto, il rilassamento si fa così profondo che non senti più
il corpo. Lascia tutto il corpo completamente sciolto, rilassato,
abbandonato e riposato. La tua coscienza si tranquillizza
completamente e le tue emozioni trovano la pace più assoluta.
A questo punto entriamo in uno stato molto importante, nel quale
vengono esaltati tutti i poteri interiori, risvegliando e sviluppando
pienamente tutte i tuoi atteggiamenti e facoltà, sensoriali ed
extrasensoriali. In questa fase si migliorano tutte quelle virtù e qualità
che un Essere Umano deve coltivare e, di contro, le abitudini meno
consigliate vengono eliminate.
Immagina i tuoi obiettivi nella vita e quello che più desideri di ottenere
nel corpo, nella salute, nel lavoro, nella vita affettiva e familiare. Puoi
stare certo che dalla prima pratica di SwáSthya Yôga, e in seguito
sempre di più, otterrai velocemente ed esattamente tutto quello che
cerchi, e perfino molto di più: energia, salute, benessere, qualità di vita,
affetto e felicità.
Godi intensamente di questi gradevoli momenti di rilassamento. Senti la
forza, la fiducia e l’amore nel tuo cuore.
La prossima volta che eseguirai quest’ esercizio di rilassamento, sarà
molto più facile, profondo, completo e gradevole, e sarà sufficiente
l’ordine di rilassare affinché il corpo e la coscienza si rilassino
immediatamente, raggiungendo, fin dall’inizio, uno stato più profondo
di quello di oggi. E il progresso giornaliero sarà sempre maggiore, tanto
nella pratica delle posizioni come nel rilassamento, nella meditazione,

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MAESTRO De ROSE 297

nel mantra e in tutte le altre tecniche, così come aumenta la


soddisfazione che ne deriva.
Al termine di questo rilassamento, sentirai una grande sensazione di
pace, soddisfazione, salute, energia e leggerezza, con buona
disposizione, entusiasmo, allegria e benessere. Con molta motivazione
per vivere, sorridere, amare e lavorare.
Comincia adesso a ritornare al corpo fisico, portando la coscienza ai
cinque sensi, dal più sottile al più denso: sentendo meglio i rumori
intorno, sentendo meglio la mia voce; inspirando profondamente e
sentendo il profumo dell’aria; muovendo la lingua, cercando di sentire
gusto; muovendo le labbra, aprendo gli occhi e guardando, muovendo
tutto il corpo, sentendo il tatto in tutto il tuo corpo, stiracchiandoti a
fondo e dando forza e vitalità ai muscoli; sbadigliando, sorridendo e
sedendoti per la meditazione.

8º ANGA: SAMYAMA – CONCENTRAZIONE, MEDITAZIONE E IPERCOSCIENZA

Siediti in qualsiasi posizione che sia stabile e piacevole, con la schiena


dritta e gli occhi chiusi, senza contrarre il viso. Si riesce a meditare più
facilmente con la fisionomia rilassata e se c’è un leggero accenno al
sorriso nel viso. Metti le mani in Shiva mudrá e tranquillizzati
interiormente.
Esistono nello SwáSthya Yôga diversi tipi e gradi di meditazione. Per
esempio: 1º grado – yantra dhyána; 2º grado – mantra dhyána; 3º grado
– tantra dhyána, di natura iniziatica; ed altri.

Illustrazione nº 60
La sillaba ÔM in dêvanágarí.

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MAESTRO De ROSE 298

Oggi proverai il metodo chiamato 1º grado, yantra dhyána. Per questo,


concentrati in un simbolo. Il migliore di tutti è la sillaba ÔM tracciata in
caratteri dêvanágarí, che tutti i praticanti di Yôga portano in una
medaglia al collo. Meditando sull’ÔM stabilirai una sintonia più diretta
con la sapienza e forza che i Maestri dell’antichità hanno lasciato
impregnato nell’inconscio collettivo. Quest’eredità ancestrale è chiusa,
come un tesoro, in ogni Essere Umano e l’ÔM è la chiave per trovarla.
...............................[Esecuzione del samyama]......................................
Qui terminiamo questo primo allenamento iniziale di meditazione,
chiudendo l’ashtánga sádhana.
Passiamo con le mani al prônam mudrá, con i palmi delle mani uniti
davanti al petto, salutandoci con la parola
SwáSthya!

Adesso tocca a te trasmettere le tecniche che hai appena eseguito, in


modo che anche gli altri abbiano accesso alla stessa energia, allegria,
salute e benessere, dei quali tu stai beneficiando. Studia i libri
consigliati dall’Unione Internazionale di Yôga, pratica con dedizione e
pensa alla possibilità di partecipare ad un Corso di Formazione
d’Istruttori di Yôga. Fino a quando non sei formato, riunisci un gruppo
d’amici per praticare con loro la lezione contenuta in questo nastro.
Questo nastro non è commerciale, perciò, tu puoi fare quante copie
vuoi e distribuirle ai tuoi amici.
Però attenzione: è severamente vietata la riproduzione per terzi
attraverso qualsiasi tipo di pagamento, anche soltanto dello stesso
nastro usato per registrare.
Se hai un gruppo di praticanti di Yôga sotto il tuo orientamento,
scrivici spedendoci notizie sul tuo lavoro. Con questo passerai a far
parte della nostra mailing list e riceverai sempre notizie.
L’importante è che d’ora in poi apparteniamo alla stessa famiglia e
saremo ogni volta più uniti da più affetto.
Accetta il nostro saluto yôgi di forza ed energia:

298
MAESTRO De ROSE 299

SwáSthya!

299
MAESTRO De ROSE 300

È già disponibile il poster con le foto del Maestro De ROSE che dimostre le tecniche della serie
prototipo, in grande dimensione, affinchè il praticante lo possa affiggere ed accompagnare la
locuzione del CD Pratica Basica.

RELAZIONE DEGLI 84 ESERCIZI CARATTERISTICI DELLA SERIE PROTOTIPO

La stessa pratica non deve essere eseguita da tutti, essendoci la possibilità di


creare infinite varianti della Serie Prototipo. Ogni praticante deve adattare la
sequenza al suo progresso, mediante la sostituzione dell’esercizio proposto
con un altro più o meno avanzato, conforme ai suggerimenti offerti nella
colonna destra del riquadro in basso.
Home work per il lettore: colloca i numeri della seconda colonna (numero
dell’ásana):

Nº di Nº dell’ Può essere sostituito da:


Nome in sanscrito Consiste in:
ordine ásana
1 Shiva mudrá dorso di una mano sul palmo dell’altra jñána mudrá
2 prônam mudrá palme unite di fronte al petto átmam prônam mudrá
3 samánásana sedersi con le gambe incrociate sukhásana, padmásana
4 manasika pújá riverenza; retribuzione di energia báhya pújá
5 kirtan vocalizzazione estrovertrice bhajan
6 japa vocalizzazione introvertrice bíja mantra
7 ÔM continuo vocalizzazione per il rinforzo dell’egregora non c’è sostituto
8 jñána mudrá pollice e indice uniti átmam mudrá
9 bandha kúmbhaka pránáyáma respirazione completa ritmata adhama kúmbhaka , kúmbhaka
10 jíhva bandha compressione della lingua contro il palato bandha traya
11 jalándhara bandha compressione della tiroide bandha traya
12 múla bandha contrazione degli sfinteri dell’ano e dell’uretra aswiní bandha
13 uddiyana bandha contrazione del plesso solare nauli kriyá
14 bhastriká pránáyáma respirazione del soffio veloce kapálabhati pránáyáma
15 sukha púrvaka pránáyáma respirazione alternata con ritmo vamah krama pránáyáma
16 trátaka nº 1 esercizio per la visione con movimento drishti
verticale
17 trátaka nº 2 esercizio p/ la visione c/ movimento orizzontale drishti
18 trátaka nº 3 esercizio p/ la visione c/ movimento destrogiro drishti
19 trátaka nº 4 esercizio p/ la visione c/ movimento levogiro drishti
20 trátaka nº 5 esercizio p/ la visione c/ fissazione vicino e drishti
lontano
21 trátaka nº 7 rilassamento e riscaldamento degli occhi drishti
22 sukha úrdhwásana alzarsi senza le mani vajra o padôtthita úrdhwásana
®23 tamas uddiyana bandha contrazione addominale isometrica (statica) tamas nauli
®24 rajas uddiyana bandha contrazione addominale isotonica (dinamica) rajas nauli
25 rája pádásana equilibrio in piedi sui due piedi utthita pádásana, prathanásana
26 trátaka nº 6 esercizio p/ la visione c/ fissazione dello drishti
sguardo
=27 ardha vrikshásana equilibrio in piedi, su di una sola gamba natarajásana e pakshásana
=28 rája vrikshásana idem al precedente con anteflessione del pakshásana e angushthásana

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MAESTRO De ROSE 301

tronco
29 ádyásana semirilassamento in piedi, immobile hastinásana
acoplad griva vartênásana relax cervicale con circonvoluzione della testa hastinásana, ádyásana
o
=30 rája trikônásana flessione laterale in piedi chandrásana, nitambásana
=31 rája trikônásana flessione laterale e torsione, fase di maha trikônásana
rilassamento
=32 sukha vakra trikônásana completando il precedente con la testa al maha trikônásana
ginocchio
=33 ardha vakra trikônásana continuando il precedente, palmo della mano a maha trikônásana
terra
=34 rája vakra trikônásana continuando, l’altro braccio in su, verticale maha trikônásana
=35 dwahasta prishthakônásana retroflessione in piedi, mani dietro le ginocchia ardha e rája prishthásana
=36 êkahasta prishthakônásana idem, con la mano dietro al ginocchio opposto rája e maha prishthásana
=37 rája shírángushthásana flessione di una gamba e del tronco in avanti rája jánurásana
38 sukha dwahastásana misurare due palmi tra i piedi rája dwahastásana
39 rája hastinásana semirelax in piedi con oscillazione delle utthita hastinásana, adyásana
braccia
40 sukha êkahastásana misurare un palmo tra i piedi rája êkahastásana
41 rája talásana trazione della colonna con stiramento in piedi utthita talásana
42 ardha chakrásana retroflessione in piedi úrdhwa chakrásana
43 trimurti mudrá (com l’ásana) gesticolazione che accompagnata il prônam mudrá
chakrásana
44 sukha pádahastásana nº 1 rilassamento nell’anteflessione in piedi sukha pádahastásana nº 2
45 sukha pádahastásana nº 3 idem, liberando le braccia ardha pádahastásana
46 ardha pádahastásana idem, palmi delle mani al suolo rája pádahastásana
47 rája pádahastásana idem, completo, testa sulle ginocchia maha pádahastásana
48 rája páda utkásana posizione accovacciata con talloni al suolo ardha páda utkásana
®49 rája puránásana seduti con le gambe unite e distese ardha puránásana
®50 supta mêrudandásana distesi con lavoro addominale e trazione cambiare angolo delle braccia
®51 uttara shavásana relax dorsale semplice, intermedio maha shavásana
®52 úrdhwa mêrudandásana sedersi con lavoro addominale e trazione cambiare angolo delle braccia
53 sukha paschimôttanásana anteflessione seduta, in relax, gambe unite ardha paschimôttanásana
54 rája paschimôttanásana anteflessione seduta, testa sulle ginocchia maha paschimôttanásana
55 sukha upavishta kônásana anteflessione seduta, relax, gambe allargate ardha upavishta kônásana
56 rája upavishta kônásana anteflessione seduta,testa al suolo maha upavishta kônásana
57 ardha bhadrásana pianta dei piedi uniti, ginocchia allargate rája bhadrásana
• úrdhwa upavishta kônásana seduto, alzare e allontanare bene le gambe úrdhwa paschimôttanásana
58 sukha puránásana rilassamento seduto, gambe distese uttara shavásana
=59 ardha padma jánushírshásana seduto, una sola gamba distesa ardha jánushírshásana
=60 sukha padma idem, con anteflessione in rilassamento sukha jánushírshásana
jánushírshásana
=61 rája padma jánushírshásana idem, con la testa sul ginocchio, massima rája jánushírshásana
flessione
® • ardha puránásana seduto, gambe distese, spalle erette rája puránásana
=62 ardha matsyêndrásana torsione spinale seduta, 1 gamba distesa sukha o rája matsyêndrásana
63 rajas puránavajrásana passaggio delle gambe indietro utthita padma e utthita samakônásana
64 rája vajrásana sedersi sopra i talloni rája padmásana
65 vajra yôgásana idem, con anteflessione, mani alla schiena padma yôgásana
66 vajra kúrmásana idem, con le mani sulla testa padma kúrmásana
67 vajra hamsásana idem, scivolando con le braccia davanti padma hamsásana
• párvatásana equilibrio sulle ginocchia êkapáda angushthásana
68 rája bhujangásana retroflessione distesa con elevazione del padma bhujangásana
tronco
69 rája udara shavásana rilassamento frontale semplice, disteso padma udara shavásana
70 rája shalabhásana retroflessione distesa con sollevamento delle padma shalabhásana
gambe
®71 rája udara shavásana rilassamento frontale semplice, disteso padma udara shavásana
72 rája dhanurásana retroflessione distesa prendendo i piedi maha utthita dhanurásana
®73 rája udara shavásana rilassamento frontale semplice, disteso qualsiasi rilassamento frontale
74 rajas dôlásana bilanciamento sull’addome tamas dôlásana
®75 rája udara shavásana rilassamento frontale semplice, disteso qualsiasi rilassamento frontale
76 chatuspadásana flessione delle braccia con tronco rigido bahupadásana, tripadásana

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MAESTRO De ROSE 302

77 váyútkásana sedersi sui talloni e ginocchia elevate dwapáda angushthásana


• banchêásana idem, con le ginocchia a terra e retroflessione ushtrásana, natashira vajrásana
• êkapáda angushthásana equilibrio seduto su un tallone dwapáda angushthásana
• rája mayúrásana muscolare, corpo appoggiato solo sui gomiti padma mayúrásana
• rája kákásana muscolare, ginocchia appoggiate sui tricipiti padma kákásana
• ardha shírshásana mezza inversione sulla testa grívásana
• rája shírshásana inversione completa sulla testa padma e maha shírshásana
• dháranásana riposo dopo lo sirshásana kúrmásana
• ardha vrishkásana inversione sulle braccia rája vrishkásana
®78 rája puránásana sedersi com le gambe unite e distese ardha puránásana
®79 supta mêrudandásana distesi con lavoro addominale e trazione cambiare angolo delle braccia
®80 uttara shavásana relax dorsale semplice maha shavásana
81 viparíta karanyásana inversione semplice sulle spalle a 90° sarvángásana, halásana
®82 uttara shavásana relax dorsale semplice maha shavásana
83 ardha matsyásana compensazione cervicale del viparíta karaní padma matsyásana
®84 uttara shavásana relax dorsale semplice maha shavásana

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MAESTRO De ROSE 303

Gli esercizi della Serie Protótipo sono formalmente 84, conformemente alla
numerazione della prima colonna. Ma possono essere molti di più se
consideriamo da un lato le esecuzioni facoltative che non sono state
numerate e dall’altro le ripetizioni dall’altra parte. Per orientarti meglio,
osserva la segnaletica seguente.
LEGGENDA:
® esercizi ripetuti, già apparsi precedentemente.
= esercizi eseguiti dai due lati.
• esercizi facoltativi, pertanto non possiedono numerazione.

RIASSUNTO SELETTIVO DELLA SERIE PROTOTIPO


1 gesti riflessologici 3
2 vocalizzazioni estroversione e introversione 2
3 respiratori vitalizzazione e dominio dell’ inconscio 3
4 contrazioni plessi e ghiandole 4
5 purificazioni e esercizi visuali mucose e organi interni 5
6 tecniche corporee muscoli, articolazioni, colonna, organi vitali 54
7 rilassamento rilassamento muscolare e nervoso 12
8 concentrazione e meditazione supercoscienza e autoconoscenza 1
84

ITEM 6 − TECNICHE CORPORALI

303
Primo criterio selettivo:
1 in piedi 25 Secondo criterio selettivo:
2 sedute 19 1 equilibrio 3
3 distese 9 2 anteflessione 19
4 invertite 1 3 retroflessione 9
54 4 lateroflessione 5
5 torsione 3
6 trazione 5
7 muscolari 10
54
MAESTRO De ROSE 305

PRATICHE QUOTIDIANE

Una volta, un alunno mi ha chiese com’era la vita quotidiana del


praticante di Yôga. Percependo un po’ di fanatismo
nell’atteggiamento di quel giovane, sul momento non risposi e
scherzai con lo studente, dicendogli che siamo persone normali, che
vivono, mangiano e lavorano come tutti quanti. Volli neutralizzare
l’immagine mentale stereotipata secondo cui i praticanti di Yôga
debbano essere esotici. Lui rise, ridemmo tutti e la classe continuò la
lezione: Ciononostante, al termine del corso ebbi un enorme desiderio
di chiarire in maniera ampia il tema e così mi misi a scrivere. Ciò che
apprenderai ora lo devi a quel ragazzo.

L A D I F F E RE N ZA T R A " F A RE Y Ô G A " E E S S E R E U N O YÔ G I N

C’è una differenza molto grande tra suonare il piano e essere un


pianista. Il primo va a scuola di musica, impara alcune note, si sente
soddisfatto nel riuscire a far emettere qualche suono al nobile
strumento, paga e va via. Invece chi vuole diventare un pianista, torna
a casa e ripete per ore e ore gli esercizi. Legge libri sull’argomento.
Partecipa agli eventi. Suona in pubblico. Si coinvolge. Si impegna. Fa
di questo la sua ragione di vita.
È cosi per ogni cosa, compreso lo Yôga. Chi pratica appena Yôga non
è detto che sia per forza uno yôgin. È uno yôgin solo colui che penetra
a fondo, corpo e anima, nella filosofia di vita che lo Yôga preconizza,
colui che nella sua vita privata segue un programma di
coinvolgimento e identificazione totale, a tempo pieno.
Ma come ottenere ciò senza alienarsi o generare fanatismo?

305
MAESTRO De ROSE 306

Le raccomandazioni che seguono devono essere adottate dal praticante


in maniera tale da non pregiudicare i suoi impegni professionali o le
relazioni familiari. Tieni presente che lo Yôga significa unione nel
senso di integrazione. Integrazione è l’opposto di alienazione.
Lo Yôga non porta al fanatismo. Cerca di incorporare gradualmente le
proposte che seguono, in maniera tale da poterle assorbire
naturalmente senza cadere nell’eccesso che ti farebbe diventare una
persona “strana”.

1– Svegliarsi
L’ora ideale per svegliarsi è prima delle 4 in modo che, dopo il
risveglio corretto, dopo la prima meditazione e il bagno mattutino, sia
possibile iniziare la tua pratica regolare di ashtánga sádhana alle
quattro. Ma, come fare per svegliarsi prima delle 4:00 se tutte le
attività culturali e sociali, incluso lo stesso Yôga, si svolgono la sera?
Quando ero discepolo ciò mi sembrava una incoerenza. In realtà,
rappresenta un incentivo alla disciplina e alla creatività.
Quando ti svegli, allunga bene una gamba e poi l’altra, come se volessi
allungarti e crescere da un lato per volta. Di seguito tutte e due allo stesso
tempo allungando e stendendo bene le gambe e le braccia
simultaneamente. In seguito, siediti senza sollecitare molto la colonna e
gli addominali, appoggiandoti con le braccia e alzandoti senza movimenti
bruschi. Ciò vale anche per gli sportivi. Preserva la tua colonna.

2– La prima Meditazione
La prima attività del giorno deve essere la meditazione, anche se
corta.
Siediti, preferibilmente con le gambe incrociate in qualche ásana di
meditazione. Schiena eretta, occhi chiusi.
Prima d’ogni cosa, cerca di ricordarti ciò che hai sognato. All’inizio i
ricordi saranno sfocati. Dopo, nella misura in cui ti allenerai, le
immagini diverranno più numerose e chiare, sino a quando riuscirai a
ricordarti tutto ciò che hai vissuto da quando hai cominciato a dormire
sino al tuo risveglio. Tenta di comprendere i tuoi simboli onirici e

306
MAESTRO De ROSE 307

apprendere con il tuo proprio inconscio. Cio è importante per


l’autoconoscenza.
Con il passare del tempo, potrai sviluppare la capacità di mantenere la
lucidità ininterrottamente, 24 ore al giorno, anche durante il sonno. Un
settore del cervello dorme e l’altro osserva ciò che confluisce dalle
aree soggettive della coscienza. In questo interim, il praticante può
lavorare in progetti artistici, intelletuali e altro. E può, inoltre,
praticare dhyána, anche con il corpo addormentato, per esplorare
l’intuizione lineare.
Terminato l’esercizio di ricordo della fase del sonno, pratica qualche
tecnica di meditazione per un minimo di cinque, una media di 20 e un
massimo di 30 minuti. Se non hai tempo, medita 1 minuto, ma non
dimenticare di fare i tuoi esercizi.
Puoi scegliere come metodo di meditazione il primo grado, yantra
dhyána, che consiste nel concentrarti su un simbolo (il migliore è lo
yantra ÔM). O il secondo grado, mantra dhyána, che consiste nel
concentrarsi in un mantra (il migliore è il mantra ÔM). O un terzo
grado, che è iniziatico e può essere insegnato solo personalmente, da
Maestro a discepolo. Se opti per il metodo di primo grado, puoi
selezionare praticamente qualsiasi immagine che non sia troppo
complessa, con cui hai qualche affinità. Può trattarsi di una fiamma,
un fiore, un simbolo, il volto di una persona che abbia un significato
speciale. Nel caso desideri approfondire l’empatia con il tuo Maestro,
utilizza il suo volto come oggetto di concentrazione e identificazione.

3– Identificazione con il Maestro


Quando ti siedi per meditare, visualizza il volto del tuo Maestro e digli
buongiorno. Come, per la Legge di Causa ed Effetto, non si può
ricevere nulla senza che prima si offra qualcosa di uguale intensità,
offri al Maestro un pújá molto intenso, con molto bháva.
Pújá ha molti significati. Uno dei quali è quello della retribuzione. Si
può eseguire secondo la modalità báhya pújá, con donazione di oggetti
concreti come fiori, frutta, libri, ecc.; o manasika pújá, con un
atteggiamento interiore e offerta di energia.

307
MAESTRO De ROSE 308

Immagina che dal tuo cuore partono fiaccole di luce dorata, che tras-
mettono energia, salute, amore, tenerezza e stabiliscono una
connessione di lealtà e fedeltà con e per il tuo Maestro.
Mentalmente, chiedigli una benedizione per il giorno che inizia.
Visualizza la sua mano destra posata sulla tua testa. Senti il calore
della forza che ti viene trasmessa. In quel momento, concentrati su
qualcosa che vorresti realizzare durante il giorno. Se il pújá inviato è
stato sincero e vigoroso, la riflessione si realizzerà in proporzione
diretta.

4– Kriyá
a) Insegnare a lavare i denti a qualcuno in questo momento della
civiltà occidentale può sembrare patetico, ma di fatto questa pratica è
stata inventata dagli yôgi, migliaia di anni fa, denominata danta kriyá.
Danta significa dente e kriyá è l’attività di purificazione.
Gli indù masticavano piccoli ramoscelli teneri di legno aromatico sino
a disfare una delle estremità, facendo in modo che acquisisse il
formato di un pennello, cioè con un’asta che termina con delle setole
dello stesso legno. Nel masticarla, pulivano la superficie dei molari.
Dopo, strofinando tutti i denti con la parte disfatta, realizzavano
l’igiene posteriore e anteriore.
Gli occidentali hanno adottato solo recentemente l’abitudine di curare
l’igiene dentale. Tuttavia oggi non abbiamo bisogno di masticare steli,
in quanto disponiamo di spazzolini da denti! Utilizzane uno che sia
morbido e spazzola lungamente, nel senso longitudinale, dopo
qualsiasi ingestione di alimenti. Massaggia morbidamente le gengive
con il proprio spazzolino.
I dentifrici sono meno importanti degli spazzolini, ma possono essere
usati se si variano tutti i tipi di marchi, inclusi gli "alternativi".
Sperimenta anche le soluzioni antisettiche.
La rotazione dei tipi di marchi è una regola generale che deve essere
adottata come norma di vita, applicata a quasi tutto: marche di acque
minerali, tipi di pentole (ferro, vetro, acciaio, ceramica, pietra, agata),
erbe per il tè (tisane), ecc. La finalità è quella di evitare la saturazione

308
MAESTRO De ROSE 309

di alcuni elementi a discapito di altri, così come ridurre le irritazioni


eventualmente causate dagli agenti aggressori dell’organismo presenti
praticamente in tutte le sostanze, nelle più naturali perfino in quelle
medicinali.
Alla fine, spazzola vigorosamente la lingua. All’inizio strofina appena
la parte anteriore poi la regione di dietro più sensibile che può causare
ansia da vomito ai principianti. Poco a poco, spazzola scendendo
verso la gola.
b) Se vuoi, approfittane per fare il dhauti kriyá, che consiste nella
pulizia dello stomaco. Pertanto, prima del danta kriyá, fai un
gargarismo con acqua; poi ingerisci alcuni bicchieri di acqua potabile
leggermente salata. Così appena hai voglia di vomitare approfittane e
respingi l’acqua. Se il tuo corpo non espelle l’acqua naturalmente,
basta collocare le dita nella gola: è infallibile. Successivamente
riuscirai ad espellere l’acqua solo attraverso l’azione della volontà.
c) Per far diventare il dhauti kriyá più efficiente, puoi eseguire il nauli
kriyá dopo l’ingestione d’acqua. Il nauli consiste nel massaggio degli
organi interni attraverso il movimento ondulante del grande retto
addominale.

5– Evacuazione intestinale
Educa il tuo organismo in modo che evacui un numero di volte uguale
a quello dei tuoi pasti. La prima evacuazione deve essere fatta al
mattino, prima della tua pratica di SwáSthya Yôga.
Evita la carta igienica. È antigienica e aggredisce la mucosa dell’ano
causando in seguito problemi. Quando ne hai la possibilità utilizza
acqua e sapone per la tua igiene.
Se il tuo intestino è pigro e funziona solo una volta al giorno, o meno,
aggiungi fibre alla tua alimentazione: crusca, pane integrale, cereali
integrali, molta frutta, ortaggi e legumi. Anche lo yogurt aiuta. A
digiuno bere l’acqua nella quale sono state lasciate a bagno tutta la
notte delle prugne secche, funziona come lassativo. Semi di papaia

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MAESTRO De ROSE 310

sono molto efficaci, se ingoiati interi. E inoltre il tè lassativo, tisane


che si trovano nelle farmacie il cui dosaggio è a tua scelta.

6– Bagno mattutino
L’acqua è un elemento purificatore, non solo per il corpo. Chi non ha
sperimentato la sensazione di benessere quando era stanco ed ha fatto
una doccia?
Un buon momento per fare il primo bagno del giorno è quando ci si
alza, prima della serie regolare di Yôga (non si deve fare il bagno
dopo la pratica).
Nel caso effettui più di una doccia al giorno, cerca di usare la
saponetta solo una volta, scegliendo il sapone più neutro possibile. Se
hai i capelli corti lavali tutti i giorni. Se sono lunghi, ogni volta che
puoi. Massaggia il cuoio capelluto.
Fai delle tue attività, le più abituali, un pretesto per perfezionarti. Nel
lavarti i piedi, esegui il vrikshásana. Più tardi riuscirai a farlo anche ad
occhi chiusi. Ma attenzione: non rischiare di cadere per provarlo
fino a quando non sei in condizione di effettuarlo. Se il sapone
scivola dalla mano, esercita i tuoi riflessi afferrandolo al volo. Vedrai
che non è poi così difficile. Questo ti riprogrammerà di modo da, in
situazioni inattese, non restare paralizzato lasciando che l’evento
segua il suo corso. Svilupperai riflessi rapidi per una pronta reazione.
Questo esercizio potrà salvarti la vita.
Alla fine concludi con un getto d’acqua fredda anche in inverno. Se
ciò rappresenta un sacrificio, abituerai un po’ per volta, ogni giorno
una parte del corpo. Al di là dei benefici per la circolazione, per la
pelle, per i capelli, per i muscoli, aiuta a ridurre la flaccidezza, e
inoltre costituisce tapas, lo sforzo su se stesso, cercando
l’autosuperamento.
Dopo il bagno, asciugati facendo delle frizioni vigorose con un
asciugamano nella regione dei chakra, facendo il movimento in senso
dakshinavártêna (destrogiro).

7– Ashtánga sádhana

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MAESTRO De ROSE 311

Se ti è possibile praticalo durante un’ora, con l’aiuto del CD di Pratica


Basica (Serie Prototipo). Nel caso contrario, riduci il tempo degli
anga. È possibile eseguire un ashtánga sádhana in appena 8 minuti, un
minuto per ogni anga può essere abbastanza forte. L’importante è
creare il ritmo della pratica quotidiana.
Nel capitolo Adesso mettiamo tutto insieme e pratichiamo? troverai
una pratica completa di ashtánga sádhana, ben orientata al fine di
poter eseguire tutte le tecniche senza nessuna difficoltà.

8– Prima colazione
Spremuta di arancia, yogurt, miele, pane integrale, formaggio, frutta,
granola, muesli. Il mattino è il momento ideale per ingerire
complementi alimentari come il ginseng, pfaffia, lievito, ecc. Il
guaraná in polvere non deve essere preso con frequenza, ma solo
quando è necessario.
Se seguirai in maniera stretta le raccomandazioni del sistema
alimentare yôgi, presta attenzione alle norme di combinazione
alimentare. Questa piccola attenzione può essere molto utile
nell’evitare problemi digestivi o intestinali, di pelle o alito cattivo e,
inoltre, aiuta a controllare il peso.

9– Inizio di un bel giorno di lavoro


Come? Pensavi che lo yôgin non lavorasse? Che preconcetto! Che
mancanza d’informazione! Sì, devi sapere che lavora e molto. Mentre
tu lavori 8 orette al giorno, noi, yôgin, ne lavoriamo almeno 12. E,
siccome produciamo molto di più, grazie alla nostra notevole
concentrazione e proverbiale creatività, le nostre 12 ore equivalgono a
24 ore di un individuo che si suppone sia un esecutivo, ma che in
realtà sia appena un esecutato...
Ecco alcuni consigli per i tuoi giorni lavorativi, non importa la tua
professione – anche se si tratta di una meno motivante di quella
dell’istruttore di Yôga.
Non lasciare nulla per dopo. Quando ti viene un’idea annotala.
Cammina sempre con un libro, carta e penna. Non fare troppe pause.

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MAESTRO De ROSE 312

Uno yôgin riesce ad accattivare le persone e ad avere buoni rapporti


con tutti anche con i colleghi invidiosi o maleducati. Il trucco è:
cordialità distante.
Aiuta gli altri: Non essere egoista. Tutti lo notano. Una persona
servizievole non è stupida né si lascia sfruttare. Sta appena
collezionando crediti nella sua comunità.
Durante il lavoro, ricarica le tue batterie facendo esercizi respiratori
discreti. Siediti sempre con la schiena eretta. Mantieni il buon umore.
Sorridi a tutti.
A pranzo mangia poco. Così eviti la sonnolenza e il calo della
produttività del secondo turno.
Arriva presto al lavoro ed esci più tardi. Non compiere l’orario
minimo. Chi si comporta così è il subalterno. I tuoi superiori
capiranno (anche quando sembrano di non capire) e, alla prima
opportunità, il tuo valore sarà riconosciuto.

10– Addestramento degli emisferi cerebrali


Anticamente non si chiamava così. Era un semplice esercizio di
sviluppo delle capacità. Consiste nell’addestramento della mano
sinistra e quella destra in uguale maniera, eseguendo tutti i compiti,
quali mangiare, scrivere, ecc., nei giorni dispari con una e nei giorni
pari con l’altra. Recentemente si è scoperto che questo semplice
addestramento consiste in una potente stimolazione neurologica degli
emisferi cerebrali.

11– Pranzo
Uno yôgin ha il suo proprio sistema nutritivo. Non deve adottare la
macrobiotica né qualsiasi altra ideologia alimentare.
Il sistema dello Yôga raccomanda di eliminare la carne di ogni tipo (in
alcuni aspetti le carni bianche sono peggiori), l’alcool anche
socialmente, il fumo di qualsiasi sostanza e le droghe, a meno che
siano usate come medicine prescritte dal medico.
Un’alimentazione biologica che sia in armonia con lo Yôga consiglia
di ridurre lo zucchero, il sale, le fritture, il caffè, i prodotti raffinati, le
conserve, le bibite e gli eccessi. Acqua, solo minerale, anche per il tè e

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MAESTRO De ROSE 313

per cucinare. Ma è necessario controllare e cambiare le marche e la


provenienza. Questa regola non vale solo per l’acqua, ma per tutto
nella vita. Niente pentole in alluminio: sostituiscile con altre in vetro,
acciaio o in altri materiali. Evita il teflon.
È conveniente utilizzare prodotti integrali, più fibre, più legumi,
cereali, ortaggi, radici, frutta, miele, maggior quantità di cibi crudi
(che siano ben lavati e sterilizzati in insalatiere rivestite con argento
colloidale o, in mancanza, in salamoia e succo di limone). Frugalità e
molta masticazione sono sempre enfatizzate.
Però evita di etichettarti come vegetariano. Ciò non crea chiarezza
nelle persone e causa solo polemiche non necessarie. Se vuoi afferma
con schiettezza che non ti piace la carne.
Per un maggiore chiarimento, leggi il capitolo Alimentazione
Vegetariana: basta con le sciocchezze!

12– Cena
Al mattino mangia come un re, durante il giorno come un principe e la
sera come un mendicante. Cosa ne diresti di cenare solo la frutta?
Aiuta a dormire meglio, dormire meno, evita di russare e riduce l’alito
cattivo al mattino.

13– Digiuno (upasana)


Il miglior digiuno è quello breve e frequente: 36 ore, una volta a
settimana, bevendo molta acqua minerale. Un giorno prima,
alimentazione moderata, lassativo naturale (come una tisana lassativa,
o noccioli di papaia, o l’ acqua delle prugne lasciate a mollo durante la
notte e bevuta al mattino), e un clistere. Per terminare, frutta dolce
come papaia o mango prima di ingerire alimenti più pesanti.
Digiuni lunghi aggrediscono troppo il corpo, consumano massa
muscolare e possono compromettere la salute. Devono essere evitati.
Ciò nonostante, possono essere utilizzati in casi di estrema necessità,
ma con accompagnamento medico e molta prudenza.

Oss.: Non praticare mauna, né antar mauna

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MAESTRO De ROSE 314

In alcuni testi indù l’upasana è associato al mauna. Queste due


tecniche appartengono alla corrente brahmácharya e, in principio,
sono da sconsigliare ai sádhaka della tradizione dakshinacharatántrika.
Ambedue tendono a creare squilibri al praticante all’interno del contesto
sociale e culturale, il che costituirebbe esattamente l’opposto di quello
che lo Yôga si propone: unire, integrare. Pertanto, non pratichiamo
mauna quando siamo in presenza di altre persone, anche se siamo
yôgin. Se vogliamo praticare mauna, resteremo a casa con il telefono
staccato. Se si tratta di un discepolo che parla in maniera compulsiva,
il Maestro potrà consigliargli il mauna come rieducazione. L’antar
mauna ha già creato squilibri in molte persone, facendo perdere anni
di lavoro che diversi istruttori hanno avuto con i loro praticanti.

14– Lettura giornaliera


Resisti eroicamente alla tentazione di leggere qualsiasi cosa, solo perché
si tratta di Yôga o perché è un argomento che si supponga gli assomigli.
Sarà meglio rileggere varie volte un buon libro che leggere vari libri
nuovi contro indicati. Con una bibliografia così buona ed estesa come
quella che raccomandiamo, non hai necessità di uscire sprecando il tuo
tempo e il tuo denaro con libri che potrebbero pregiudicare non solo la
tua cultura, ma anche la tua salute mentale. Consulta il capitolo su
Egregora.
Lo studio, per essere efficace, deve essere giornaliero. Per chi ha
tempo, l’ideale è destinare un periodo del giorno per sedersi calmo e
leggere senza essere interrotto durante alcune ore. Se non hai tempo,
la soluzione è portarti dietro libro, carta e penna. Ogni volta che
dovrai aspettare qualcosa, o qualcuno, apri il libro. Costaterai quanto
tempo perdiamo durante il giorno, aspettando… A casa, è
consigliabile dedicare almeno alcuni minuti prima di addormentarsi:
Tempo? Basta eliminare l’abitudine di vedere la televisione,
guadagnando alcune ore produttive al giorno.
Non leggere senza avere dei fogli per prendere nota e una matita per
sottolineare i paragrafi più importanti del libro. Dispiace scribacchiare
un libro ma questa è l’unica maniera per imparare. Usando la matita,
invece dell’inchiostro, abbiamo la coscienza tranquilla per non aver

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MAESTRO De ROSE 315

rovinato l’esemplare; oppure possiamo comprare due esemplari; uno


per scribacchiarci e l’altro per conservarlo intatto.

15– Sesso
“Où l’amour sera roi, où l’amour sera loi, et tu seras reine.”
Ne me quittes pas, di Jacques Brel.

L’energia sessuale è la grande chiave per facilitare lo sviluppo dei


chakra, il risveglio della kundaliní e la conquista del samádhi, meta
dello Yôga. Per questo, è conveniente addestrarsi nelle arti tantriche
che aumentano la sensibilità e perfezionano il rapporto con il partner.
Le tecniche del Tantra migliorano la prestazione sessuale mirando non
solamente al piacere, ma anche, alla canalizzazione dell’energia per la
produttività nel lavoro, negli studi, nello sport, nell’arte e,
principalmente, nello sviluppo interiore.
Il contatto sessuale tantrico non deve essere realizzato frettolosamente.
Se non si ha tempo, è meglio lasciare per un’altra occasione più
appropriata. Non bisogna avere per obbiettivo l’orgasmo ma piuttosto il
prolungamento del piacere per alcune ore.
L’iniziazione tantrica non può essere trasmessa attraverso dei libri, per
questo, qui riporteremo appena alcune norme generali. Se hai
l’opportunità, partecipa al Corso di Tantra (teorico), per acquisire una
cultura specifica.
Fino a quando non riceverai l’iniziazione cerca semplicemente di
contenere l’orgasmo. Questo è valido sia per gli uomini che per le
donne. Vai piano. Aumenta il tempo gradualmente. Cerca di essere
estremamente moderato le prime volte, o la Natura ti dimostrerà il
giorno dopo che l’evoluzione non fa salti.
Fai un bagno prima della tua pratica di maithuna, frizionando i chakra
come ti è stato raccomandato precedentemente, solo che ora deve
essere utilizzata una goccia di Kámala sullo swádhisthána, una sull’
anáhata e l’altra sull’ájña chakra. Quando farai frizione su
quest’ultimo, fai attenzione a non far scivolare l’essenza vicino agli
occhi. Comunque non ti screpolare la pelle!
La tradizione millenaria del Tantra bianco, alla quale appartiene la
nostra stirpe di Yôga Antico (SwáSthya Yôga), raccomanda la

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MAESTRO De ROSE 316

depilazione del pube della donna. Se la praticante o il suo compagno


non si sentono a loro agio, la depilazione può essere parziale,
riducendo l’area e la lunghezza dei peli. Ricordiamo che è tutta una
questione culturale, vale a dire, di abitudine. Esiste cosa più scomoda
e antinaturale per un uomo se non quello di depilare il suo volto tutti i
giorni? Ciò nonostante, la maggior parte lo fa, preferendo utilizzare il
verbo “sbarbarsi”…
Prima di iniziare il tuo esercizio, accendi un bastoncino di incenso di
buona qualità e collocalo ad una certa distanza, perché il fumo non
deve essere respirato. Siediti di fronte al tuo partner in un ambiente
preferibilmente illuminato con il fuoco (candele decorative o
lampadine di buon gusto). Pratica il drishti, l’esercizio occhi negli
occhi. Inizialmente, fallo senza strizzare l’occhio. Potrai aver alcune
percezioni visive. Non spaventarti. Se ti appaiono immagini luminose
queste potrebbero essere emanazioni del prána del volto del consorte.
Se ti accade di vedere qualche forma modificata della fisionomia si
potrebbe trattare della percezione di un vissuto remoto o del registro
di qualche Maestro o Maestra nell’inconscio collettivo.
Durante la pratica del drishti, inizia l’esperienza del tatto. Comincia
dalle mani del partner, poi dal volto, capelli, petto, ventre. Questa
tappa preliminare può durare il tempo che la coppia desidera
opportuno. Quanto più è prolungata, meglio è. Mai avere fretta.
In questa fase, se desideri lavorare più profondamente, puoi eseguire i
pránáyáma tantrici Shiva-Shaktí e tántrika pránáyáma.
Quando sorge l’impulso naturale per la comunione dei corpi, la coppia
può scegliere qualsiasi posizione seduta o distesa, basta che la donna
rimanga sopra. Nel decorrere del rapporto, questa posizione può
cambiare, ma deve prevalere l’alternativa della donna in cima.
La spiegazione filosofica di questa preferenza è che la compagna
tantrica rappresenta la Shaktí, la dea che costituisce l’energia di Shiva.
Lui, lo Shákta, adoratore della Shaktí, rimane in basso. Guardando in
alto si adora una dea. In verità, questa allegoria nasconde una ragione
di ordine pratico: la donna in cima si sente più libera e partecipe. Non
è posseduta, ma possiede. E siccome comanda i movimenti può

316
MAESTRO De ROSE 317

cercare un migliore coefficiente di attrito nelle zone in cui ha più


sensibilità.
Si devono evitare movimenti rapidi e atteggiamenti grossolani.
L’amore tantrico è un’opera d’arte, di poesia ed estetica. Regola
numero uno: molta tenerezza.
Come ausilio alla contenzione dell’orgasmo lo Yôga Tantrico dispone
di un vasto arsenale che include bandha, pránáyáma, mantra e mentali-
zzazione. La trasmutazione di energia sessuale e la sua canalizzazione
a favore del lavoro, studio, arte, sport, o per lo sviluppo interiore con
il risveglio della kundaliní e attivazione dei chakra, è ottenuta anche
con l’ausilio di ásana e mudrá speciali che imparerai più tardi. Alcune
di queste tecniche sono insegnate nel nostro libro Tantra, a
sexualidade sacralizada.
Terminata questa bella esperienza, la coppia deve praticare la
meditazione uno di fronte all’altro e poi fare un altro bagno.
Questo esercizio aumenta molto la potenza sessuale dell’uomo e la
libido della donna. I due devono stare allerta per saper affrontare la
situazione.
Per praticare il maithuna la condizione fondamentale è che il praticante
non fumi, non beva alcool, neanche socialmente, non faccia uso di
droghe, non mangi carne, neanche quelle bianche. Se il partner è il
coniuge non si sottragga ai rapporti coniugali né crei problemi nel suo
matrimonio con il pretesto di seguire queste raccomandazioni. Dei due
mali, scegliere il minore.
D’altra parte, se si tratta di una persona nubile o divorziata, è bene
scegliere con attenzione il partner. Scegli di avere un rapporto con
qualcuno che sia un praticante identificato con la nostra egregora e
che sia ad un livello di purificazione ed evoluzione somigliante al
proprio, o più elevato, poiché questo ti potrà aiutare. Entrare in
comunione con persone che sono ad un livello meno evoluto, ritarda il
progresso e annulla molti dei tuoi sforzi.
16– Corrente Macrocosmica
Tutti i giorni tra le nove meno dieci e le nove e dieci di sera, vi è una
corrente universale fortissima, denominata Corrente Macrocosmica.

317
MAESTRO De ROSE 318

Essa obbedisce ai fusi orari e ore locali in maniera tale da girare nel
pianeta continuamente nello stesso senso del sole, pertanto da Oriente
ad Occidente (Ex Oriente lux).
Questa corrente di pensiero diventa più forte di secolo in secolo,
perchè diventa più antica, di conseguenza, più consolidata
nell’inconscio collettivo e maggiore, visto che altre regioni del mondo
s’incorporano Ad essa la forza dei Maestri Ancestrali è presente in
maniera accumulata. Per tutte queste ragioni, anche partecipando una
sola volta, sentirai il potere che ti penetra e diventa parte del tuo
patrimonio energetico.
Qualsiasi persona può partecipare. Però, otterrà maggior risultato chi
si identifica con la egregora dello SwáSthya Yôga, generatrice della
corrente.
Per partecipare, basta isolarsi dalle nove meno dieci alle nove e dieci
di sera. Durante i primi dieci minuti invia energia alla prima onda di
corrente, quella che ti riempie di forza. Nei successivi dieci minuti,
mantieniti in stato di ricettività, concentrandoti sulle cose più
importanti che desideri veder realizzate. Se sei meritevole il tuo
desiderio si realizzerà. Trattandosi di un praticante di SwáSthya Yôga
l’intensità dei buoni risultati sarà maggiore e più rapida, e ciò è dovuto
a due fattori: la sua identificazione con la nostra lunghezza d’onda
gregaria e la sua capacità di concentrazione acquisita nella pratica
giornaliera dell’ashtánga sádhana.

Come inviare energia nei primi dieci minuti: colloca le mani in


prônam mudrá. Concentrati sul tuo Maestro, persona che serve come
tramite tra te e la fonte primaria di tutta la forza della nostra stirpe, le
cui radici s’incontrano profondamente radicate in India da 5.000 anni.
Visualizza il volto e il suo nome. Immagina che dal tuo cuore partono
fasci di luce come un arcobaleno, con i sette colori che lo
avvolgeranno nel mezzo di una intensa vibrazione di affetto.
Immagina tutto questo come se fossi in un film, ricco di dettagli e
immagini nitide. Nel caso non dovessi riuscirci la prima volta, persisti.
Poco alla volta svilupperai la capacità di concentrazione e di
mentalizzazione. Se sarai sincero, il Maestro ti riceverà. Se ti riceverà,
nella seconda tappa il ritorno karmico sarà positivo.

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Come ricevere il ritorno negli altri dieci minuti: passa le mani allo
Shiva mudrá. Concentrati sulle palme delle mani e visualizza che il
tuo Maestro deposita in esse una perla di luce. Indirizza questa perla
di luce verso il tuo desiderio più segreto. Ripeti la stessa pratica tutti i
giorni, accumulando perle di luce, fino a che tu abbia energia
sufficiente per la realizzazione del tuo desiderio. Per piccole necessità,
è sufficiente poca energia. Per grandi realizzazioni, o cambiamenti
notevoli di uno stato fisico, o di un karma più problematico avrai
bisogno di accumulare più perle di luce nelle tue mani.

D’altra parte, ricordati, se la donazione che precede il ricevimento non


è sincera e la tua motivazione non è l’amore vero per il tuo Maestro,
sarà una perdita di tempo. Inviare energia solo per poter ricevere un
beneficio produrrà l’annulamento naturale del processo energetico di
azione e reazione.

Un’altra maniera per entrare nella corrente è praticare in quest’orario


l’esercizio descritto nel CD Sat Chakra.
17– Addormentarsi
Cerca di sollevare i piedi dal letto, in maniera tale da dormire con la
testa più bassa e le gambe più alte. Come sempre, raccomandiamo che
si faccia tutto con cautela e progressivamente. Se hai problemi
cardiaci, ipertensione, o altra infermità, sii più prudente e consulta il
tuo medico.
Il sollevamento dei piedi può essere ottenuto attraverso vari mezzi
semplici e economici. Uno di questi è quello di collocare assicelle
fatte tagliare in misura identica per essere aggiunte una ad una, poco a
poco, alzando i piedi dal letto di mezzo centimetro per volta, fino a
quando si raggiunge una inclinazione ragionevole. Fuggi dalle
esagerazioni come il diavolo dalla croce.
Un’alternativa per non far perdere il livello del letto e non
compromettere l’arredamento della stanza è quella di collocare delle
assicelle sullo strato del letto dal lato che si vuole elevare, una per volta,
come nel caso precedente fino a quando sia alzato, senza tuttavia
alterare la posizione del letto.

319
MAESTRO De ROSE 320

Per chi può spendere un po’ di più, esistono letti con parti inclinabili da
collocare nella posizione desiderata.
La posizione ideale per il rilassamento è il decubito dorsale con le mani
ad un palmo delle anche. In questa posizione, cerca di acquistare o far
fare un appoggio morbido per la testa, che non sia alto ma che appoggi
la lordosi fisiologica della colonna cervicale. Dormire tutta la notte in
questa posizione può non essere buono per tutti. Verifica qual è la
miglior posizione per te. Una delle migliori è di lato, con una gamba
piegata, cambiando lato varie volte durante il sonno (ciò diventa
automatico dopo un po’ di tempo). In questo caso, un cuscino maggiore
è consigliabile per evitare che il collo resti storto.
La tua stanza da letto deve essere pulita e ventilata, anche durante le
notti fredde. Se fa molto freddo, copriti con buone coperte e piumini,
ma cerca di non usare pigiami né altro tipo di abbigliamento.
Prima di coricarti, pratica qualche tecnica di meditazione durante un
minimo di cinque, una media di 20 e un massimo di 30 minuti. Se non
hai tempo, medita un minuto, ma fai sempre il tuo esercizio.
Siediti di preferenza con le gambe incrociate in qualche ásana di
meditazione. Schiena eretta, occhi chiusi.
Ripetiamo le istruzioni date per la prima meditazione del giorno:
Puoi scegliere come metodo di meditazione il primo grado, yantra
dhyána, che consiste nel concentrarsi su di un simbolo (il migliore è
lo yantra ÔM). O il secondo grado, mantra dhyána, che consiste nel
concentrarsi in un mantra (il migliore è il mantra ÔM). O il terzo
grado, che è iniziatico. Se opti per il primo grado, puoi praticamente
selezionare qualsiasi immagine che non sia troppo complessa e con la
quale hai legami di affinità. Può essere una fiamma, un fiore, un
simbolo, un volto di persona che abbia un significato speciale. Nel
caso desideri approfondire l’empatia con il tuo Maestro, utilizza il
suo volto come oggetto di concentrazione e identificazione.
A fine meditazione, condizionati mentalmente nel senso di lasciare
che il tuo corpo si addormenti e riposi bene, ma che la tua coscienza
rimanga sempre più sveglia e lucida durante il sonno, affinché tu

320
MAESTRO De ROSE 321

possa partecipare coscientemente, prendendo decisioni e assimilando


gli insegnamenti derivanti nel periodo di immersione nello psichismo.
Con il passar del tempo potrai sviluppare la capacità di mantenere la
lucidità ininterrotta, 24 ore al giorno, anche durante il sonno. Un
settore del cervello dorme e l’altro osserva ciò che affluisce dalle aree
soggettive della coscienza. In questo spazio di tempo lo yôgin può
lavorare in progetti artistici, intellettuali e altro. E può, ancora,
praticare dhyána, anche con il corpo addormentato,per esplorare
l’intuizione lineare.
Per coloro a cui piace praticare sotto orientamento, raccomando il CD
Desenvolva a Sua Mente per la pratica di mentalizzazione che precede
il sonno, e quello di Reprogramação Emocional per rilassarsi e
addormentarsi sotto l’induzione di ordini positivi. Ma ascoltalo prima,
per sapere se ti può essere d’aiuto il contenuto di questa
riprogrammazione.

18– Pratica di Yôga con l’Istruttore e Participazione a Corsi


La prossimità fisica dell’istruttore è indispensabile. Per lo meno due
volte a settimana, deve essere fatta una pratica di gruppo per iden-
tificarsi con l’egregora. È come andare al cinema, condividere le
emozioni con gli altri invece di guardare il film solo a casa. Hai già
notato che una commedia è molto più divertente quando si è in
compagnia di altre persone?
Non rimanere solo. Condividi questa meravigliosa maniera di vivere.
Fai dei corsi. Se preferisci, studia in casa con i video. In questo caso,
puoi riunire familiari e amici per partecipare tutti insieme.
L’importante è non rimanere solo.
RICORDATI: NIENTE FANATISMI. ENTUSIASMO, SÌ
Se non riesci a seguire tutte queste norme, non preoccuparti e non
alimentare sentimenti di colpa. Ciò che fa di te uno SwáSthya Yôgin è
il vincolo di coerenza con la nostra filosofia di vita.

321
MAESTRO De ROSE 322

LA RELAZIONE MAESTRO/DISCEPOLO

So che nutri un affetto naturale per il semplice concetto di Maestro.


C’è una relazione affettiva di alto livello tra Maestro e discepolo. Di
quasi tutti i miei pupilli ho solo buoni ricordi. Se riuscissi a riunire
tutte le poesie e dichiarazioni d’affetto che ricevo costantemente,
potrei pubblicare un bel libro ricolmo di arte e affetto.
Tuttavia, fuori dal nostro circolo di SwáSthya Yôga, sono stato
testimone di comportamenti deprimenti, di discepoli sleali, orgogliosi,
che mescolano linee filosofiche diverse e che si rivoltano contro il
loro proprio Maestro. Tutti loro pagano molto caro
quest’atteggiamento.
Per te, che t’identifichi con il nostro lignaggio e con la mia maniera
d’insegnare, questo capitolo è uno dei più importanti, in quanto
stabilisce i parametri del nostro rapporto. È una relazione basata sulla
libertà e l’amore – ma, allo stesso tempo, su gerarchia, disciplina e
estrema lealtà.

COSA DICONO LE SCRITTURE INDÙ


Secondo i Shástra tradizionali, il Maestro è per il discepolo, padre,
madre e Íshwara (che significa Signore, in un certo senso è la divinità
eletta per il culto particolare). In un’era di contestazione e irriverenza,
tale affermazione non è per nulla modesta. È abitudine, negli ultimi

322
MAESTRO De ROSE 323

tempi, costruire frasi d’effetto o emettere concetti demagogici per


accattivare l’opinione pubblica. Le scritture indù non sono
preoccupate da questi atteggiamenti, non scherzavano quando hanno
stabilito molto chiaramente quale doveva essere l’atteggiamento del
Maestro e quella del discepolo. Essendo un’antica filosofia Orientale,
lo Yôga non è da meno: il discepolo deve totale rispetto, obbedienza,
amore e fedeltà al suo Maestro: caso contrario, non può essere un
discepolo, né ha il diritto di chiamare qualcuno Maestro, così come
dice la Maitrí Upanishad: “Questa scienza assolutamente segreta deve
essere insegnata solamente a un figlio o ad un discepolo totalmente
devoto al proprio Maestro”.
Non si potrà essere un Maestro competente per quelle persone che non
sanno imparare, in quanto l’incompetenza non sarà nell’insegnare ma
nell’apprendere. Per colui che accetta le norme del discepolato, il
Maestro scelto va sempre bene perchè tale discepolo ha il siddhi
dell’apprendistato pienamente svolto e imparerà anche quando non gli
verrà detto nulla, essendo sufficiente la prossimità fisica del Maestro,
il quale si pone come catalizzatore. Per questo è importante visitare il
Maestro con frequenza.
Sarà poi così importante la prossimità fisica visto che lo Yôga è
fondamentalmente soggettivo e domina così spettacolarmente le
dimensioni del paranormale? Sì, accade un fenomeno denominato
nyása, una specie di osmosi, nella quale il discepolo che riunisce le
qualità indispensabili assimila parte della conoscenza e del potere del
suo Maestro attraverso la semplice convivenza. Per lui il Maestro è un
catalizzatore vivente della forza e del sapere che già erano presenti nel
suo intimo. Questa convivenza è così importante nella misura in cui è
attraverso di lui che sarà realizzato il Guru Sêvá, il Parampará e il
Kripá Guru, tre delle più sacre tradizioni dello Yôga per quanto
concerne la relazione Maestro/discepolo.
Nello scegliere il tuo Maestro devi accettarlo, seguirlo e riconoscerlo
definitivamente e senza riserve. Nessun dubbio o messa in
discussione. Se non hai questa capacità, non sei all’altezza di avere un
Maestro e rimarrai fermo, senza apprendere nulla di profondo, nulla
che sia realmente Yôga. Per chi, d’altra parte, ha questa capacità, nel
suo più alto grado, riesce ad apprendere, anche a distanza, ogni volta

323
MAESTRO De ROSE 324

che realizza un pújá sincero, entra in sintonia interiore e il Maestro


parla direttamente al suo cuore, fuori dal tempo e dallo spazio. Questa
modalità può compensare parzialmente la mancanza
dell’importantissima presenza fisica.
QUAL È LA DIFFERENZA TRA ISTRUTTORE, PROFESSORE E MAESTRO
L’istruttore tiene le sessioni pratiche di Yôga ai praticanti comuni. Il
professore di Yôga tiene i seminari teorici per la preparazione di
futuri istruttori. Maestro è colui che interferisce nel carattere. Il
professore prepara il discepolo per il Maestro.
Di conseguenza, praticante è chi partecipa alle sessioni pratiche
dell’istruttore. Alunno è chi riceve le lezioni del professore. E
discepolo è colui che ha assunto una relazione di compromesso,
coinvolgimento, empatia, lealtà e amore. Discepolo è colui che
apprende più fuori che dentro la classe, che accetta l’interferenza del
Maestro nella sua vita privata.
Si può presto osservare, che molta gente si dichiara indebitamente
discepola di Maestri già deceduti. Questi Maestri non potranno mai
esprimere una critica o una reprensione per lo stile di vita censurabile
del supposto discepolo, per la sua incorretta alimentazione dovuta alla
presenza di carne, all’uso di alcool e fumo, o per la mancanza di etica.
Questo è un modo comodo di avere un Maestro. È per questo che i
Maestri deceduti sono generalmente più accettati: perchè non possono
far notare gli errori dei “discepoli”. Essere Maestro o discepolo esige
reciprocità e accettazione dell’altra parte. Nessuno può dichiarare di
essere il tuo Maestro se tu non accetti di essere il suo discepolo, nella
stessa maniera, nessuno può dichiararsi discepolo, senza che il
Maestro sia d’accordo. È logico, no?
Ora già sai perchè tanti occidentali eleggono a Maestri alcuni indù già
deceduti che non possono rifiutarli né richiamare la loro attenzione. Se
un mio discepolo si comporta male è ammonito. Se ricade nell’errore,
sono vivo e posso dichiarare che lui non è più mio discepolo, dato che
non adempie ciò che è previsto. Ma… e se questa stessa persona
decide di sostituirmi con Sivánanda o Aurobindo? Sivánanda,
deceduto nel 1963, non può apparire pubblicamente per difendersi e

324
MAESTRO De ROSE 325

chiarire che il supposto discepolo sta errando, che Sivánanda non ha


mai predicato ciò e non é d’accordo con tali atteggiamenti.
A volte per queste ragioni vari codici di etica, di diversi paesi,
proibiscono all’istruttore di Yôga di dichiararsi discepolo di Maestri
indù deceduti.

COME RICONOSCERE UN BUON MAESTRO


È difficile riconoscere il vero Maestro, perchè “per chi é pieno di
karma peccaminoso, il Guru gli sembra umano; tuttavia chi ha un
karma auspicale e pieno di merito, il Guru gli sembra Shiva. I meno
fortunati non riconoscono il Guru, incarnazione della verità suprema,
neanche quando sono al cospetto della sua presenza, come il cieco
davanti al Sole.” Ma, ci sono alcune caratteristiche che aiutano a
identificare un vero Maestro.
Il vero Maestro ha autorità nei confronti dei suoi discepoli, ma rispetta
con estrema umiltà ed affetto il suo proprio Maestro.
Il vero Maestro, dopo essere stato investito del titolo d’istruttore o unto
dal maha kripá, non cambia corrente o Maestro.
Il vero Maestro si colloca sempre dopo il proprio Maestro in gerarchia
e merito.
Il vero Maestro non mette in discussione il proprio Maestro, non lo
contesta, non emette commenti contrari né lo critica.
Il vero Maestro trova sempre l’opportunità per citare il nome e il
merito del proprio Maestro.

CHI PUÒ ESSERE DISCEPOLO


TESTO DEL KULÁRNAVA TANTRA

Il Kulárnava Tantra insegna:


“Il Guru deve desistere dal prendere come discepolo il discepolo
dell’altro, colui che istiga gli altri, che è dedito a fare ciò che è
proibito e omette ciò che gli viene raccomandato, che divulga
segreti, che ricerca sempre l’errore nell’altro, che è ingrato,

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MAESTRO De ROSE 326

traditore, sleale al suo Maestro, che pretende tutto, e disillude tutti,


che è orgoglioso, che si crede migliore di tutti, che non è sincero,
che ragiona in maniera incorretta, che gli piace litigare, che replica
senza ragione, che non è degno di fiducia, che sparla, o che parla
come brahmane con coloro che non hanno questa conoscenza, colui
che plagia, condannato da tutti, che è un duro, che tradisce il suo
Maestro, che inganna se stesso, falso, invidioso, intossicato (da
droghe), egoista, mentalmente invidioso, duro, collerico, instabile,
che crea confusione, che non ha pace né condotta corretta, che si fa
scherno delle parole del suo Maestro, maledetto da un Guru, questi
discepoli devono essere rigettati.”

Il Kulárnava Tantra cita anche le qualità:


“Il discepolo scelto deve essere dotato di buone qualità. Deve essere
degno di fiducia, non intossicato (da droghe), servizievole, non
propenso ad attaccare gli altri, con avversione ad ascoltare lodi
rivolte a lui, ma geniale nei confronti delle critiche, deve essere
qualcuno che parli del Guru, ogni volta che gli è vicino, deve piacere
al Guru, costantemente impegnato al suo servizio, con la mente, con
le parole e con il corpo; che compie gli ordini del Guru; che diffonde
la gloria del Guru; conoscitore dell’autorità della parola del Guru;
che segue le intenzioni del Guru; che si comporta come un servitore
del Guru; senza orgoglio di classe sociale, onore o ricchezza e
presenza del Guru; che non concupisca i beni del Guru.”
Il lettore deve aver osservato che il testo della scrittura indù ha messo
l’accento su determinate questioni disciplinari. E facciamo notare che
si tratta di uno shástra tantrico, essendo il Tantra una filosofia
libertaria. Immagina le esigenze della corrente brahmácharya, che è
repressiva!

GURU E KARMA
La legge del karma esiste. Non potrai sottrarti a pagare un caro prezzo
kármico per la mancanza di lealtà al tuo Maestro. La lealtà è la linea
di forza attraverso la quale giunge sino all’istruttore la saggezza e il
potere degli antichi yôgi. Taglia questa corrente e rimarrai solo,

326
MAESTRO De ROSE 327

vulnerabile, oscurato, odiato e isolato da tutti i Maestri del passato e


del presente. Gli Shástra profetizzano:
“Un Potere Superiore punisce in maniera atroce coloro che negano o
tradiscono il loro Maestro. Molte sono le sventure che cadranno su
coloro che rinnegano il loro Guru. La loro armonia familiare si
sgretolerà. La loro salute diventerà vulnerabile e molte malattie
riempiranno di dolore e sofferenza i loro giorni. Le loro risorse
economiche si deterioreranno e si ricorderanno con nostalgia dei
tempi in cui manifestavano lealtà al loro Maestro. Un’infelicità
profonda invaderà la loro anima, e sentiranno tanto dolore da far
pensare agli ex discepoli di togliersi la vita. Lacrime amare
ricadranno su coloro che rinnegano il loro Guru.”

TUTTO QUELLO CHE IL DISCEPOLO DEVE SAPERE SULLA LEALTÀ


La lealtà è una delle principali virtù richieste al discepolo di Yôga e,
per quanto incredibile possa sembrare, è la più mal interpretata in
Occidente. Ma senza questa virtù non si può progredire nel sentiero.
Se ti domandassero: “Sei leale”, la tua risposta sarebbe sì, senza
titubanza, definitivamente sì! Quasi tutti gli occidentali si considerano
leali al loro Maestro, ma in verità, in armonia con i principi orientali,
il loro concetto di lealtà lascia a desiderare.

LA LEALTÀ HA TRE ASPETTI PRINCIPALI


La libertà è il nostro bene più prezioso.
Confrontando la libertà con la disciplina,
se l’una viola l’altra, opta per la libertà.
Maestro De Rose

Primo aspetto – rispettare tutto ciò che proviene dal Maestro


Ogni volta che hai dei dubbi, o che qualcuno critica il tuo compor-
tamento, accusandoti di fanatismo, fermati e pensa: quale sarebbe
l’atteggiamento di un discepolo orientale di fronte alle raccomandazioni,
proibizioni o riprensioni del proprio Maestro? Un discepolo indù do-
manderebbe o contesterebbe il suo Maestro? Chiaro che no, e per una
semplice ragione estremamente logica. Quella della libertà di scelta del
discepolo. È lui che sceglie il Maestro. A questo è riservato il diritto di

327
MAESTRO De ROSE 328

rifiutare o escludere il discepolo il cui comportamento non viene


considerato compatibile con l’insegnamento del Maestro. Di
conseguenza, un discepolo deve eleggere come Maestro solo qualcuno
con cui abbia già empatizzato. A partire da qui, il discepolo ha appena il
privilegio di rispettare ciò che proviene dal Maestro.

Secondo aspetto – fedeltà ad un unico Maestro


Ma non è solo questo. Essere leale non significa solo rispettare tutto
ciò che proviene dal Maestro. Ma esprimere attraverso le proprie
azioni, parole e pensieri un atteggiamento di soddisfazione piena,
simile a quella che provano coloro che sono innamorati, quando non
pensano a nessun altro.
Nella relazione Maestro/discepolo, questo atteggiamento di amore e
pienezza si manifesta nel senso di non voler apprendere da nessun
altro nessuna cosa. Una volta che il discepolo si trova perfettamente
soddisfatto con la quantità e qualità dell’insegnamento del suo
Maestro, non ha bisogno e non accetta altri Maestri. Non nutre la
minima curiosità su quello che altri potrebbero insegnargli, come la
moglie e il marito fedeli non alimentano la minima curiosità sulle
possibili carezze manifestate da abili conquistatori.
È considerata come mancanza grave di disciplina, etica e educazione
visitare altri Maestri che appartengono a stirpi diverse o anche a
scuole meno leali della propria stirpe. Visitare un altro Maestro senza
espressa indicazione del proprio Maestro, significa che non stai al
cento per cento con lui, che non sei soddisfatto con gli insegnamenti e
vuoi compararli con quelli di altre scuole. In qualche ashram
dell’India, un discepolo che visita un altro Maestro senza
autorizzazione del suo, è sommariamente escluso e spinto a seguire
l’altro che ha risvegliato il suo interesse!

Terzo aspetto – difendere il tuo Maestro


Ogni istruttore o professore ha il dovere morale di dare chiarimenti a
tutti i suoi praticanti e alunni riguardo a questi concetti sommamente
importanti. Li deve anche preparare per difendere coraggiosamente il
loro tipo di Yôga, la loro discendenza e il loro Maestro dai frequenti
attacchi di sapientoni che per invidia li attaccano. Non si ammette che

328
MAESTRO De ROSE 329

un discepolo ascoltando attacchi e ingiurie contro il proprio Maestro,


non lo difenda con fermezza ed eloquenza. Tolleranza e silenzio, in
questo caso, sarebbero indizi di codardia e slealtà.
Quando qualcuno comincia a dichiarare qualcosa di negativo, l’etica
vuole che il discepolo leale non rimanga ad ascoltare con morbosa
curiosità ciò che il diffamatore con intenzione maligna diffonde. Chi
ascolta è un diffamatore passivo, che permette all’aggressore di
esprimere il suo messaggio malsano. Se ha coraggio, dignità e amore
per il Maestro, deve interromperlo e affermare: “Non dica più nulla. Io
conosco il lavoro della persona in questione e sono testimone che Lei
non sta dicendo la verità. Sappia che è molto brutto calunniare persone
oneste che stanno facendo un lavoro serio.” E voltagli le spalle.

GURU SÊVÁ
In India, prima d’insegnare veramente lo Yôga ad un candidato a
discepolo, il Maestro lo sottomette ad una serie di prove per testare la
sincerità, la volontà e principalmente la lealtà del chêla. Punti a favore
anche per la combattività dello yôgin e per la sua disposizione nel
difendere la sua scuola e il suo Maestro.
Nel ricevere la richiesta di ammissione di un aspirante discepolo è
comune che il Maestro gli assegni solo servizi duri e comuni. Il
candidato che viene accettato entra nella scuola, ma inizialmente solo
per spazzare il pavimento, pulire i bagni, lavare i piatti, fare da
mangiare, ecc. Nessuna tecnica obbiettiva di Yôga gli viene insegnata.
Nel caso l’aspirante a discepolo non abbia sufficiente amore per il
Maestro e capacità di donarsi al punto di accettare tutto senza mettere
nulla in discussione, in breve tempo potrà chiedere un colloquio con il
Maestro nel quale potrà domandare il perché gli abbia ordinato di fare
servizi banali invece di insegnargli lo Yôga. Se lo chiederà il Maestro
gli risponderà:
– Ciò che ti viene insegnato è Karma Yôga, pertanto una modalità di
Yôga. Senza una buona assimilazione di Karma Yôga, nessun altro
tipo di Yôga potrà essere appreso.
Siccome tutti gli atteggiamenti del sádhaka hanno un peso nella
costante valutazione del merito, a partire da una tale domanda il
Maestro esigerà molto di più concedendo molto meno a questo

329
MAESTRO De ROSE 330

aspirante che ha già cominciato male, dando prova di poca


accettazione.
D’altra parte, se l’aspirante accetta tutto, e compie con allegria i
compiti a lui attribuiti, trascorso un po’ di tempo, il Maestro lo accetta
come discepolo e comincia a impartirgli insegnamenti della tappa
successiva al Guru Sêvá e che viene denominata Parampará.

PARAMPARÁ
Per le ragioni esposte, si comprende perchè il Guru Sêvá, o servizio al
Maestro, è considerato una delle cose più importanti del discepolato. È
anche uno dei mezzi più autentici e tradizionali per raggiungere la
conoscenza. Tale conoscenza è il Parampará. Letteralmente, questo
termine significa uno dopo dell’altro. Ma il senso è “trasmissione
orale”, ossia, è l’unica forma per la quale la vera conoscenza può
essere trasmessa dal Maestro al discepolo, di bocca in bocca,
attraverso i secoli e millenni.
La cultura libresca nello Yôga ha un valore molto limitato e viene
raccomandata solo a coloro che sono all’inizio del cammino, al fine di
fornirgli un minimo di elementi con i quali possano lavorare. Subito
dopo, la lettura intensiva sarà sconsigliata, poichè stimola una classe
di futilità tipica degli intossicati di teoria, che agiscono come ubriachi
ripetendo cose delle quali non hanno sufficiente conoscenza derivante
dal vissuto e, pertanto, non sanno di cosa parlano. Malgrado ciò, fanno
discorsi filosofici, molto convincenti, teoricamente parlando. Con
l’ego ipertrofiato, si dilettano ad ascoltare se stessi in sgorghi di
vaniloqui inutili. Così come avviene con la fase del Guru Sêvá, nella
quale gli immaturi, i disadattati e coloro che sono pieni di vaneggiamenti
tendono a disilludersi e a pensare che il Maestro non sappia o non voglia
insegnare.
In realtà, i più preziosi insegnamenti gli sono stati dati in mano, ma
tale discepolo non può fermarsi per capirlo, perchè è troppo
impegnato a coltivare sogni e aspettative. Non è interessato che la
verità sia vera: ha bisogno di inquadrarsi nell’immagine alimentata
dalla sua immaginazione laica e profana.
In questo modo, perde tra le dita preziosi gioielli di sapere millenario,
perchè si presenta con vestiti semplici. Nella sua autenticità, la sua

330
MAESTRO De ROSE 331

sapienza non ha bisogno di rivestirsi con parametri gerarchici. Ciò


nonostante, stolto, il discepolo quasi sempre si aspetta che la verità
abbia bisogno d’essere annunciata al suon di trombe. Per questo,
lascia passare il tesoro che s’incontra nelle interlinee di ogni cosa che
il Maestro dice o fa quando sta scherzando, riposando, mangiando o
rimproverando.

KRIPÁ GURU
Kripá guru è il tocco del Maestro, che trasmette forza. Può anche
essere tradotto come benedizione, grazia o favore. Da non confondere
kripá con kriyá!
Se il discepolo riesce a comprendere che il vero insegnamento non è
formale e che la maggior lezione il Maestro la dà fuori dall’aula,
allora non tarderà ad essere convocato per ricevere la terza fase
dell’iniziazione, il Kripá Guru, la grazia del Maestro, ossia, il suo
tocco, la sua benedizione, attraverso la quale trasmetterà la forza al
discepolo. Però l’aver già ricevuto il kripá non significa che si è
oltrepassata la fase anteriore. Queste fasi non sono sostituite ma
accumulate le une alle altre e la sua energia sommata.
Ci sono vari tipi di kripá:
1) l’ádi kripá è un tocco semplice, una benedizione semplice, una
benedizione che qualsiasi persona può ricevere a mo’ di trasmissione
di forza, pace, salute, benessere e sviluppo interiore;
2) il mahá kripá è una trasmissione forte, che trasforma il
discepolo in istruttore o l’istruttore in Maestro. Infonde il potere di
preparare altri istruttori. Stabilisce legami eterni di tenerezza e rispetto
tra il Maestro che lo ha concesso e il discepolo che lo ha ricevuto;
3) il tantra kripá è un tocco di energia che stimola i chakra e la
kundaliní attraverso la libido. Non è utilizzato in Occidente a causa
dei nostri blocchi culturali;
4) e altri.

IL MAHÁ KRIPÁ

331
MAESTRO De ROSE 332

Il mahá kripá, o grande benedizione, è trasmessa solo a coloro che


hanno il coraggio di un leone per difendere il proprio Maestro e la sua
stirpe. A questi, viene conferito potere e protezione. Però, nulla
nell’universo è gratuito. Coloro che sollecitano il mahá kripá e si
comportano come codardi, smettendo di difendere adeguatamente il
proprio Maestro, otterranno l’effetto opposto. Nelle pagine seguenti
s’incontrerà il testo del mahá kripá adottato del nostro lignaggio.

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MAESTRO De ROSE 333

T E S T O DI T R A S M I S S I O N E D E L KRIPÁ GURU
A COLORO CHE FANNO LA FORMAZIONE PER ISTRUTTORI:

Trasmissione del Mahá Kripá


Attraverso i secoli, una Forza viene
trasmessa da Maestro a Discepolo, da più
di 5.000 anni. Questa Forza rappresenta
la nostra eredità.
Per aver dimostrato dedizione, lealtà e
disciplina, sei diventato tu stesso degno
di ricevere il Maha Kripá.
Il Kripá ti farà diventare capace di
perpetuare la tradizione millenaria e, a
tua volta, capace di formare altri
Istruttori di SwáSthya Yôga, che
porteranno questa sacra fiamma attraverso
i tempi, alle generazioni future.
Colloca le mani in prônam mudrá, chiudi
gli occhi, inspira profondamente.
Concentrati sulla Forza che stai
ricevendo.
Che le benedizioni di Shiva e la forza
cumulativa degli Yôgi ancestrali ricadano
su di te per proteggerti mentre sarai
fedele alla nostra stirpe e difenderai il
tuo Maestro con il coraggio di un leone.
Se un giorno smetterai di esserlo o di
farlo, abbiano pietà di te tutti gli dei.
Alzati: sei Iniziato.

333
KARMA
Il concetto indù di karma è molto differente dal concetto occidentale,
diffuso dai gruppi spiritistici e spiritualistici. Con l’influenza giudaico
cristiana, ricca in nozioni di colpa e peccato, il karma per gli occidentali
ha una connotazione di qualcosa per forza negativa, che si deve pagare
con la sofferenza.
Per l’induismo, karma è solamente una legge di causa ed effetto, del
genere "ha sputato in alto, riceverà uno sputo in faccia ". La pura legge
del karma è semplicemente meccanica e non spirituale. Nemmeno
morale. Non dipende da un fondamento reincarnazionistico o perfino
teistico. Si riferisce al meccanismo della propria natura. Una specie di
energia potenziale, molto distante dal fatalismo che gli attribuiamo.
Per semplificare la flessibilità di questo concetto in India, possiamo citare
una parabola che paragona il karma a un arciere con le sue frecce. Il
karma avrebbe tre parti: la prima, equiparabile al momento in cui
l’arciere tiene il suo arco a riposo e le sue frecce riposano nella faretra; la
seconda, in cui colloca una freccia nell’arco, lo tende e lo punta verso il
bersaglio; e la terza, nella quale scocca la freccia.
In armonia con questo paragone, sia nella prima che nella seconda parte,
l’arciere ha il controllo assoluto sul karma, potendo, sino all’ultimo
istante, spostare la sua freccia verso un altro bersaglio, tendere più o
meno l’arco per dare maggiore o minore potenza alla freccia, o ancora
desistere dal tirarla. Ciò corrisponde a un controllo equivalente a due
terzi del karma, che è ben ragionevole se paragonato al nostro concetto di
destino inflessibile e sul quale non possiamo agire.
Al di là di ciò, qualsiasi sia il nostro karma, la libertà che abbiamo sul modo
di compierlo è abbastanza elastica. La sensazione di restrizione o
impedimento dipende molto più dalla propria paura di cambiare e
MAESTRO De ROSE 335

dall’accomodamento delle persone, che propriamente dalla legge di causa


ed effetto.
È come se il compimento di un karma fosse un viaggio in un transa-
tlantico. Ti stai dirigendo inevitabilmente verso il tuo destino, però,
potrai approfittare delle giornate in maniera diversa. Potrai compiere il
percorso avendo buone o cattive relazioni con i tuoi compagni di viaggio.
A bordo, avrai il diritto di prendere il sole, nuotare, leggere, ballare,
praticare sport e amoreggiare. O lamentarti della vita, della monotonia,
dell’odore del mare, dell’oscillazione della nave, del servizio in cabina,
della grandezza del boccaporto, della nausea… Tutti arriveranno a
destinazione, in una maniera o nell’altra. Solo che alcuni si divertiranno
abbastanza nel tragitto. Altri soffriranno. Ciò si deve in maniera
preponderante al temperamento di ognuno e non dal karma. Questo è il
vero concetto del karma. Il resto è un complesso di colpa.
Ma, volendo complicare le cose, possiamo aggiungere che esistono due
leggi che agiscono sulla nostra vita: il karma e il dharma. Non
conoscendo questi dettagli, gli spiritualistici confondono i due e
attribuiscono al karma qualità che non gli sono proprie. Il karma è una
legge universale e il dharma, una legge umana, giuridica o religiosa,
circoscritta al luogo e al tempo in cui una persona vive. il karma non è
temporale né spaziale. Lo stesso karma è applicabile a un ateo del XXI
secolo, a un musulmano del quindicesimo secolo, ad un centurione
romano, o ad un troglodita preistorico.
Tuttavia, il dharma di ognuno di loro è ben specifico, è stato determinato
dai costumi del tempo e del luogo. Per vivere bene, in salute e felicità, è
necessario conoscere le due forze per ottenere armonia tra loro,
specialmente nei molti momenti in cui entrano in urto. Ci sono
circostanze in cui il dharma determina che tu agisca in una forma e il
karma in un’ altra. Per esempio: il dharma comanda che tu, in tempo di
guerra, uccida. Il karma, lo proibisce in qualsiasi circostanza. Come
agire? Ci sono molte soluzioni. Una di queste è fare il servizio militare
come infermiere. Questa manovra dissimulativa è applicabile nel nostro
quotidiano.
Il karma non è una legge morale perchè morale è qualcosa di temporale
che cambia costantemente. Il dharma è una legge morale perchè è basata
sui costumi.

335
MAESTRO De ROSE 336

Congratulazioni. Stai quasi arrivando


alla fine del libro. Questo significa che
la lettura ti è piaciuta. La tua presenza
fino a qui, accanto a me, lusinga
l’autore.

336
MAESTRO De ROSE 337

EGREGORA
L’amico di tutti, non è amico di nessuno.
Schopenhauer

Egregora proviene dal greco egrégoroi e designa la forza generata


dalla somma di energia fisica, emozionale e mentale di due o più
persone, quando si riuniscono per una qualche finalità. Tutti i
raggruppamenti umani possiedono le loro egregore caratteristiche:
tutte le imprese, associazioni, religioni, famiglie, partiti, ecc.
Egregora è come un figlio collettivo, prodotto attraverso l’interazione
"genetica" delle diverse persone coinvolte. Se non conosciamo il
fenomeno, le egregore si creano aleatoriamente e i suoi creatori
diventano subito loro servi, in quanto sono indotti a pensare e agire
sempre nella direzione dei vettori che hanno caratterizzato la creazione
di queste entità gregarie. Saranno tanto più schiavi quanto meno
saranno consapevoli di questo processo. Se conosciamo la sua esistenza
e le leggi naturali che lo reggono, diventiamo signori di queste forze
colossali.
Per assioma, un essere umano non potrà mai vincere l’influenza di una
egregora nel caso in cui si opponga fortemente ad essa. La ragione è
semplice. Una persona, per molto forte che sia, è sempre una sola. La
egregora accumula l’energia di varie persone, inclusa quella della
stessa persona forte. Così, quanto più potente è l’individuo, più forza
dará alla egregora affinché essa lo incorpori e lo domini di più.
L’egregora si rialimenta delle stesse emozioni che l’hanno creata.
Come essere vivente, non vuole morire e chiede il cibo ai suoi
genitori, inducendoli a produrre ripetitivamente le stesse emozioni.
Così, l’egregora generata da sentimenti di rivolta e odio, esige
maggiore rivolta e odio. Nel caso di partiti o fazioni estremiste, per

337
MAESTRO De ROSE 338

esempio, generano interminabili attentati. Nel caso di rivoluzioni,


frequentemente, i principali leader rivoluzionari nel raggiungere il
potere si trasformano da eroi a traditori. Terminando i loro giorni
esattamente come coloro che avevano appena detronizzato (secondo
Richelieu, essere o non essere un traditore è solo una questione di
date).
L’egregora creata con sane intenzioni, tende ad indurre i suoi membri
a continuare sani. L’egregora della felicità, cerca di "obbligare" i suoi
padroni a rimanere felici. Da questo punto di vista, domandiamoci: chi
domina chi? Conoscendo le leggi naturali, tu canalizzi forze tremende,
come il corso di un fiume, e le utilizzi in tuo beneficio.
L’unica maniera per vincere l’influenza dell’egregora è quella di non
opporsi frontalmente ad essa. Pertanto è necessario avere
l’Iniziazione, studi e conoscenze sufficenti sul fenomeno. Come
sempre, le misure preventive sono migliori di quelle correttive.
Pertanto, invece di voler cambiare le caratteristiche di una determinata
egregora, la cosa migliore sarà quella di generare o associarsi alle
egregore positive. In questo caso, la tua vita fluirebbe come
un’imbarcazione che segue la corrente. È molto facile riuscirci. Se
l´egregora è prodotta da gruppi di persone, basta approssimarsi e
frequentare le persone giuste: gente felice, non complicata, sana, con
un buon carattere, una buona indole. Ma anche con fibra, dinamismo e
capacità di realizzazione, senza vizi, che non dice menzogne, che non
è pigra o morbosa. Il difficile è diagnosticare tali attributi prima di
entrare in contatto con loro.
Una volta raggiunto il gruppo ideale, tutte le egregore generate o nelle
quali tu penetri, ti porteranno la salute, il successo, l’armonia e la
felicità.
Gli antichi consideravano l’egregora un essere vivo, con forza e
volontà propria, generata a partire dai suoi creatori o alimentatori, per
questo indipendenti da ognuno di essi. Per vincerla o modificarla,
sarebbe necessario che tutti i genitori o mantenitori lo volessero e si
adoperassero in questo senso. Ma succede che, siccome ognuno
individualmente è sotto la sua influenza, praticamente non si riesce a
superarla.

338
MAESTRO De ROSE 339

Se occupi una posizione di leadership nell’azienda, nella famiglia, nel


club, ecc. avrai un’arma potente per correggere il corso di
un’egregora. Potrai allontanare gli individui deboli, più influenziabili
attraverso il condizionamento imposto dalla egregora, quelli che
oppongono più resistenza ai cambiamenti eventualmente proposti. È
una soluzione drastica, sempre dolorosa, ma alle volte
imprescindibile.
Ma, se non occupi una posizione di leadership, è consigliabile seguire
il detto che esprime saggezza popolare: che cambino gli scomodi.
Ossia, esci dall’egregora, allontanati dal gruppo e da ogni individuo
che ne fa parte. Potrà non essere molto facile, ma è la migliore
soluzione.
Un’altro fattore fondamentale in questo studio è quello
dell’incompatibilità delle egregore. Siccome tutti gli esseri umani
sono soggetti a convivere con l’influenza di alcune centinaia di
egregore, l’arte di vivere consiste nel mantenere nel proprio spazio
vitale solo le egregore compatibli. Essendo esse espressione della
forza di guppo, un individuo è sempre l’anello più debole. Se non fos-
sero in sintonia le une con le altre, generebbero un campo di forza di
repulsione, e se tu stai sulla loro lunghezza d’onda, all’espellersi
mutuamente, ti squarciano nel mezzo, energeticamente. Dilacerano la
loro energia come se tu stessi soffrendo il supplizio dello squarta-
mento, con un cavallo legato in ogni braccio e in ogni gamba, che
corrono in direzione opposta.
Questo squartamento si traduce in sintomi come l’ansia, depressione,
nervosismo, agitazione, insoddisfazione o solitudine. Ad un livello più
grave, sorgono problemi nella vita privata, familiare, affettiva,
professionale e finanziaria, perché l’individuo è disperso e non centrato.
Nel grado successivo, sorgono neurosi, fobie, paranoie, psicopatologie
diverse, che tutti percepiscono, tranne il mischiante. Finalmente, le sue
energie entrano in collasso e sorgono somatizzazioni concrete di
malattie fisiche, delle quali una delle più comuni è il cancro.
Senza menzionare il fatto che se due o più correnti di perfezionamento
personale si realizzano simultaneamente nello stesso individuo,
possono rompere i suoi chakra, mentre ognuna induce movimenti in
velocità, ritmi e anche direzioni diverse nei suoi centri di forza.

339
MAESTRO De ROSE 340

In relazione alla compatibilità, ci sono alcune regole precise, delle


quali può essere menzionata la seguente: le egregore somiglianti sono
incompatibili in proporzione diretta alla loro somiglianza; le diverse
sono compatibili in proporzione diretta alla loro dissomiglianza.
Immaginavi il contrario, vero?
Tutti sbagliano pensando che le somiglianti siano compatibili e
cercando la coesistenza delle forze antagoniste esse finiranno per
distruggere lo stolto intenzionato a farle coesistere.
Vuoi un esempio della regola appena menzionata? Immagina che un
uomo normale ha una egregora di famiglia, una di professione, una di
religione, una del partito politico, una della squadra di calcio, una di
razza, una di paese e così via. Siccome sono diverse riescono a
coesistere senza problemi. Quell’ uomo potrà avere qualsiasi
professione e appartenere a qualsiasi partito politico, tifare per
qualsiasi squadra e frequentare qualsiasi chiesa.
Ora immagina un altro caso. Lo stesso uomo decide di avere due
famiglie, tifare per varie squadre di calcio, appartenere ai partiti
politici di destra e di sinistra allo stesso tempo, esercitare la medicina
e il diritto, simultaneamente essere cattolico la domenica, protestante
il lunedì e ebreo il sabato! Convieni con me che la persona in
questione è psichiatricamente squilibrata. Ciò nonostante, è quello che
molta gente fa quando si tratta di seguire correnti di perfezionamento
interiore: la maggioranza crede che non ha importanza mischiare
aleatoriamente Yôga, tai chi, macrobiotica, teosofia e quante più cose
gli si incrocino davanti. Allora buon appetito per la tua insalata mista!

I FATTORI DI PROTEZIONE DELLA EGREGORA O


L’ANGELO GREGARIO
L’egregora è anche un ente che può, sotto certi aspetti, essere
associata al concetto di angelo protettore. È innegabile che il conso-
lidamento dei legami tra l’individuo e il gruppo, integra il primo con
un registro d’incosciente collettivo. Se sei identificato con la nostra
egregora, in qualsiasi luogo tu stia, l’Angelo Gregario ti avvolge con
le sue ali protettrici. Sia di giorno o di notte, nelle Americhe, Europa o
Asia, nei momenti alti o bassi della vita, tu sarai sempre protetto e non

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MAESTRO De ROSE 341

resterai solo. Le sfortune saranno abbastanza attutite, perché il loro


impatto brusco è assorbito dal potere gregario di milioni di fratelli di
questa confraternità mondiale senza muri. Finché integrato, ognuno di
noi ha la forza di milioni. È questo che ci fa vincitori dove i più sono
perdenti.
Se tu sei identificato e ben integrato nella nostra egregora, nei
momenti di necessità potrai ricorrere all’ausilio dell’Angelo Gregario,
facendo una meditazione o mantra dello SwáSthya Yôga, o anche
leggendo qualche nostro libro per rafforzare i legami e, in seguito,
mentalizzando quello che tu desideri. L’altra forma efficiente per
mantenersi dentro il circolo di protezione della nostra egregora è
mantenere un contatto costante con il maggior numero possibile di
compagni aventi la stessa sintonia.

I miscugli minano la credibilità; la specializzazione l’innalza.


Maestro De Rose

341
MAESTRO De ROSE 342

IN DIFESA DELLA VERITÀ E DELLA GIUSTIZIA


Noi, i discepoli, siamo coloro che dobbiamo difendere il Maestro,
e non restare inerti, apatici, mentre la Storia si ripete.

A te che sei arrivato fin qui, vogliamo consacrarti araldo della verità
e un difensore della giustizia. Nel leggere questo libro, hai compreso
che la maggior preoccupazione del Maestro De Rose è il riscatto
dello Yôga autentico e la preparazione di professori onesti per
perpetuarlo.
Però, ha lottato invano contro le forze oscurantiste che spacciano per
Yôga deturpazioni tali da ingannare le persone e illudere gli adepti.
Persone senza carattere mentono, diffamano e aggrediscono colui che
fa un lavoro serio, perchè si sentono pregiudicate nel loro imbroglio.
Se hai letto il presente libro fino a questo punto, sei convinto
dell’onestà e della serietà del lavoro del Maestro, perchè sappiamo
che lui è contundente nel non lasciar dubbi a riguardo.
Chiediamo, allora, che tu lo difenda con brio e grinta, perchè non è
giusto che lui sia codardamente attaccato, insultato e diffamato da
coloro che non lasciano che la verità prevalga, mentre i suoi discepoli
e amici non fanno nulla per trasformare la situazione. Inviare
solamente al Maestro letterine piene di affetto, appoggio e solidarietà
è molto lodevole, ma non risolve. È necessaria l’azione. Azione
effettiva.
Il Maestro De Rose lavora con lo Yôga da più di 40 anni,
probabilmente, più di quanto tu abbia vissuto. In questo periodo ha
avuto centinaia di migliaia d’alunni ed ha aiutato molta gente. Ha
insegnato questa professione a migliaia di giovani mantenendoli
lontani dal fumo, dall’alcool e dalle droghe. Molte vite sono state

342
MAESTRO De ROSE 343

salvate. Il Maestro De Rose non merita le aggressioni codarde che ha


subito, semplicemente per essere diventato il più significativo leader
di Yôga del nostro paese. Ha la barba bianca e un curriculum come
nessun altro professionista del settore ha raggiunto in tutto il mondo.
Il Suo nome è conosciuto e rispettato in tutto il mondo come sinonimo
di un lavoro serio. Allo stesso tempo, qui e lì s’incontrano fuochi di
diffamatori virulenti che tentano di denigrare la buona immagine di
una vita dedicata esclusivamente a questo ideale. Tentano di
distruggerlo perchè rappresenta la Luce e, per comparazione tutti
sapranno che i suoi oppositori sono le Tenebre.

LAVORO SERIO
Abbi sempre in mente che De Rose è l’unico Maestro di Yôga che non
promette strabilianti benefici spirituali o terapeutici, cosa che gli
garantisce un indubitabile atteggiamento etico. Promettere benefici
rende vulnerabile il professionista e costituisce una porta aperta ai
ciarlatani. Anche se in questo libro è obbligato a citare alcuni effetti
dello Yôga, lui presta attenzione a chiarire prima l’importanza di non
concentrarsi su questi particolari e avverte che ciò non è l’obbiettivo
dello Yôga Antico (SwáSthya Yôga).
Se non fa indottrinamento spirituale e non promette benefici
terapeutici, i diffamatori non potranno mai accusarlo di nulla e anche
se fossero intenzionati a farlo, sarebbero facilmente smentiti e
demoralizzati. È necessario, allora, che i suoi alunni, lettori e
simpatizzanti non si tacciano di fronte all’ingiustizia.
Per questo, abbiamo bisogno di una guardia d’onore che ci aiuti,
perchè la maggior parte delle accuse parte dall’oscurità. Se sei una
persona giusta, onesta e coraggiosa, convochiamo il tuo cuore a
difesa della giustizia per proclamare la verità. Stringi questo libro al
petto e assumi il compromesso di difendere il Maestro De Rose, che
ha dedicato anni della sua vita a scriverlo per la crescita culturale
della comunità yôgi di tutto il mondo. Se assumi questo compromesso,
che le benedizioni di Shiva e dei Maestri dello Yôga Antico faranno
ricadere su di te e sui tuoi cari salute, felicità, amore e prosperità. In
qualsiasi luogo saremo, sulla Terra o nei piani invisibili, gli saremo
grati. Oggi e sempre!

343
MAESTRO De ROSE 344

Fernanda Neis
Unione Nazionale di Yôga

Charles Maciel Rosana Ortega


Confederazione Nazionale di Yôga Sindacato Nazionale dei Professionisti di Yôga

Nina de Holanda Rosângela de Castro


Federazione di Yôga dello Stato di San Paolo Federazione di Yôga di Rio de Janeiro

Ricardo Mallet Joris Marengo


Federazione di Yôga dello Stato di Rio Grande do Sul Federazione di Yôga dello Stato di Santa Catarina

Maria Helena de Aguiar Sérgio Santos


Federazione di Yôga dello Stato del Paraná Federazione di Yôga dello Stato di Minas Gerais

Carlos Cardoso Maria Cruz dos Santos


Federazione di Yôga dello Stato di Bahia Federazione di Yôga dello Stato del Pará

Luís Lopes António Pereira


Federazione di Yôga del Nord del Portogallo Federazione di Yôga del Sud del Portogallo

Maria Teresa Milanez Edgardo Caramella


Federazione di Yôga del Distretto Federale Federazione di Yôga dell’Argentina

Roberto Locatelli Vanessa de Holanda


Associazione dei Professionisti di Yôga di San Paolo Associazione dei Professionisti di Yôga di Rio de Janeiro

344
GIURAMENTO DELLO YÔGIN
PER ESSERE LETTO CON SOTTOFONDO MUSICALE DI “POMPA E CIRCOSTANZA”.

Elaborato dal Maestro De Rose nel 1964.

Io, yôgin per determinazione karmica e per mia scelta, mi prostro davanti
alla presenza dei Maestri Ancestrali che invoco per offrire questo
compromesso.
Io, che mi rallegro e sono grato per essere stato integrato nella Fraterna Egregora
dello Yôga, giuro e prometto alle Amate Guide dell’Umanità, di amare, conoscere e
onorare lo Yôga, così come di avere parte attiva nella sua evoluzione, diffusione e
trasmissione, secondo le mie capacità e con il maggior impegno.
Io, particella infinitesimale dell’imponderabile, giuro e prometto di dedicare con
trascendente devozione tutte le mie risorse a questa filosofia di vita, collocandola al
di sopra d’ogni cosa, elevandola al di sopra di ogni orgoglio e ambizione, sopra ogni
egoismo e intolleranza, riconoscendo lo Yôga nel suo aureo piedistallo, al di sopra di
ogni mio vincolo, ostacolo e limitazione.
Io, sádhaka e chêla sino alla fine della mia vita, giuro e prometto di lottare con tutte le
mie forze per la pace interna (degli Uomini) e per la pace esterna (del Mondo) e,
quindi, non creare rivalità tra i miei fratelli dello Yôga.
Io, che onestamente mi consacro al mio Maestro con la massima lealtà, giuro e
prometto di lavorare per la felicità, per il perfezionamento e l’evoluzione di tutti
attraverso i saggi insegnamenti dello Yôga, con abnegazione e sacrificio se sarà
necessario, senza aspettare ringraziamenti, lucro o vantaggi di qualsiasi specie, ma
offrendo tutto il mio impegno.
In olocausto d’amore e devozione allo Yôga si incinerino tutti gli ostacoli e gli
oppositori ai miei ideali di vita. Possa io contare sulle benedizioni cumulative di tutti
gli yôgi che mi hanno preceduto in questo percorso lungo i secoli e con la protezione
della nostra Egregora Millenaria, per compiere con dignità la mia missione.
Solennizzo quest’atto sotto la testimonianza dei Maestri Ancestrali. E a tutti quanti,
con la cui venia e rispetto ho invocato, entro in sintonia per poter compiere tutte le
parole proferite.
ÔM JAY GURU, SRÍ GURU, ÔM JAY!

Deve essere ripetuto nei momenti di difficoltà, quando il praticante si sente solo e incontra
l’opposizione di coloro che non condividono con lui gli stessi ideali.
MAESTRO De ROSE 346

PROGRAMMAZIONE PER IL SUCCESSO

Attribuisco molto del successo che ho avuto nella vita al fatto di


esercitare una riprogrammazione costante nel corso degli anni.
Ho creato formule secondo la necessità del momento e le ho poi
perfezionate. Con il passare del tempo, ho scoperto costruzioni di frasi
con la proprietà di entrare direttamente nei settori dell’ inconscio che
determinano le reazioni dell’individuo. Allora, sono le reazioni delle
persone, ossia la loro maniera di reagire alle circostanze della vita, che
orientano l’individuo per il successo o il fallimento, avere amici o non
averli, avere salute o essere malati, essere felici o infelici.
Per esempio, quando uno sconosciuto guarda qualcuno
insistentemente, una persona non molto educata potrà reagire con
aggressività, replicando: “Che stai guardando?”. Mentre un’altra più
raffinata potrà retribuirgli lo sguardo con un sorriso spontaneo e
automatico, poiché questa è la forma con la quale si reagisce
naturalmente. Il primo avrà guadagnato un nemico, potrà ascoltare ciò
che non gli piace, potrà arrivare alle estreme conseguenze di un
confronto. Mentre il secondo avrà conquistato un amico in più, una
persona che potrà perfino aiutarlo nel futuro. Di reciprocità è fatta la
storia del successo nella vita.
Pertanto, non è convincente affermare che tutto va male “solo con te”.
Le stesse cose succedono con tutti. Solo che alcuni reagiscono in
maniera sportiva e simpatica, altri con paranoia e isterismo.
Per quanto riguarda la riprogrammazione emozionale positiva, essa si
mostra efficace in maniera dipendente dalle costruzioni verbali
utilizzate. È necessario tener conto che il nostro stato emozionale è un

346
MAESTRO De ROSE 347

bambino. Segue ciò che gli è più gradevole. Una frase piena di verità
ma che, allo stesso tempo, non ha la metrica, la melodia e non è
accattivante, non riesce a penetrare la blindatura con la quale la psiche
si protegge dal bombardamento costante di suggestioni provenienti
dall’esterno, sia attraverso la propaganda, sia attraverso i tentativi
naturali di un interlocutore di convincere l’altro in un semplice scambio
di idee o in una discussione su qualche argomento più scottante.
Un’affermazione del tipo “sono bello”, probabilmente sarebbe
rigettata dall’inconscio e pertanto, nulla per la maggior parte delle
persone. D’altra parte, se accettata dalla psiche, tale affermazione
costituirebbe l’introduzione di una mera autosuggestione, semplice
inganno che non porterebbe a nessun progresso vero nel senso di
perfezionamento del tuo bell’aspetto.
La riprogrammazione progressiva funziona così:
(1ª parte) “voglio migliorare il mio aspetto personale”, di conse-
guenza,
(2ª parte) “voglio progredire gradualmente per migliorare il mio as-
petto personale”, e, conclusione,
(3ª parte) “sto migliorando sempre di più il mio aspetto personale”.
Questa sì, è una strategia convincente. Trasmette maturità, veracità,
consistenza. Crea tempo e condizioni affinché l’ordine possa essere
obbedito. Stabilisce mete e tempi molto efficaci.
Per mentalizzare al mattino, al risveglio:
Ricevo questo nuovo giorno nella mia vita predisponendomi ad essere
una persona migliore e più felice.
Voglio rieducarmi gradualmente per servire meglio le persone con cui
entrerò in relazione in questo giorno.
Voglio imparare altre cose, realizzare qualcosa di buono, rallegrarmi
con le cose belle e semplici come una brezza, un raggio di sole, un
uccello, un fiore.
Voglio essere più tollerante oggi di ieri, e domani più di oggi.
Desidero condividere le cose buone, i pensieri buoni.

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MAESTRO De ROSE 348

Se ricevo un’aggressione:
So che questa persona ha dei problemi. La vita non deve essere stata
così buona con lei come lo è stata con me. Sono grato per questo.
Così, trovo la forza per superare l’incidente e andare avanti
sfruttando ciò che la vita mi riserva di migliore.
Quando qualcuno ha bisogno di aiuto:
Sono più felice della maggior parte delle persone. Voglio utilizzare al
massimo le mie potenzialità per dare un po’ di felicità a tutti. Anche
se questo mi costa qualcosa, mi sento ricompensato per essere stato
messaggero della felicità. Pertanto, non mi aspetto nessuna
riconoscenza né gratitudine.
Se qualcosa va storto:
Poteva essere peggio. Sono felice che mi è accaduto solo questo. Ma
anche così, voglio che nel futuro i miei atteggiamenti riducano le
probabilità che tali circostanze si ripetano.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(MATERIALE DIDATTICO DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)

• CD REPROGRAMAÇÃO EMOCIONAL, INCISO DAL MAESTRO De


ROSE.
• CD DESENVOLVA A SUA MENTE, INCISO DAL MAESTRO De ROSE.
• CORSI TENUTI IN VARIE CITTÀ DA PROFESSORI RICONOSCIUTI
DALL’UNIVERSITÀ DI YÔGA.

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MAESTRO De ROSE 349

SEI INSODDISFATTO?
Ostacoli e difficoltà fanno parte della vita.
E la vita è l’arte di superarli.
Maestro De Rose

Mezzo secolo di vita mi ha insegnato ad accettare un difetto dell’essere


umano come qualcosa d’incurabile: la sua insoddisfazione
Ho girato il mondo moltissime volte e ho conosciuto molta, ma molta
gente. Ho avuto contatti intimi con una infinità di circoli iniziatici, entità
culturali, associazioni professionali, accademie sportive, università,
scuole, aziende, federazioni, fondazioni... In tutte esse, senza eccezione,
c’era il malcontento.
In tutti i raggruppamenti umani vi è una forza di coesione chiamata
egregora. Secondo la legge di azione e reazione, tutta la forza tende a
generare una forza che si oppone. Perciò, in questo stesso
raggruppamento sorgono costantemente piccole divergenze. Queste
guadagnano contorni drammatici a causa di un’ottica egocentrica che
tiene in conto solo la soddisfazione delle aspettative di un individuo
isolato che analizza i fatti in armonia con le sue proprie convenienze.
In altre parole, se i fatti potessero essere analizzati senza interferenze
deleterie del singolo ego, si constaterebbe che non c’è nulla di errato in
tutto ciò, se non l’ istabilità emozionale di chi li ha vissuti. Instabilità
questa che è congenita negli esseri umani. Una specie di errore di
progetto originale, che è ancora in un processo di evoluzione. Infine,
siamo una specie estremamente giovane comparata con le più diverse
forme di vita del pianeta. Siamo nell’infanzia della nostra evoluzione e,
come tale, commettiamo incontestabilmente atti d’immaturità tipici di
questa fase.

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MAESTRO De ROSE 350

Da osservare che sono rarissime le persone soddisfatte della propria realtà.


In generale, tutti si lamentano del loro lavoro, dei loro dipendenti e dei loro
superiori; della loro rimunerazione e del riconoscimento del proprio lavoro;
ci si lamenta dei propri genitori, dei propri figli, del rapporto di coppia, del
proprio condominio, del governo del proprio Paese, della propria regione,
della propria città, della polizia, della Giustizia, del traffico, delle tasse, del
vicino maleducato, degli autisti incapaci, dei pedanti indisciplinati… Quante
cose per lamentarsi, non è vero?
Se seguiamo questo cammino, concluderemo che il mondo non è un buon
luogo per vivere e vivremo con amarezza e amareggeremo gli altri.
Oppure ci suicideremo!
Già nell’antichità, gli indù hanno osservato questo fenomeno di endemica
insoddisfazione umana e ci hanno insegnato come risolverli:
“Se il terreno ha le spine, non dobbiamo coprire il suolo con il cuoio.
Copriamo i nostri piedi con delle scarpe e camminiamo sulle spine senza
lasciarci infastidire da esse.”
Ossia, la soluzione non è lamentarsi degli altri o delle situazioni per
cercare di cambiarle, ma al contrario bisogna educare se stessi al fine di
potersi adattare alle situazioni. L’atteggiamento corretto è smettere di
volere in maniera infantile che le cose si modifichino per soddisfare il
proprio ego, e modificare se stessi per entrare in armonia con la realtà.
Questa sì che è maturità.
L’altro atteggiamento è nevrotico, giammai potrai modificare le persone
o le istituzioni affinché esse si adeguino ai tuoi desideri. Non essere un
disadattato.
E allora smettiamola. Accettiamo le persone e le cose come esse sono. E
cerchiamo di farcele piacere. Noterai che a queste piacerai di più e che le
situazioni che prima sembravano inamovibili, ora si modificano
spontaneamente, senza che tu debba pagare per esse. Provaci. Il risultato
ti piacerà!

350
MAESTRO De ROSE 351

LA SINDROME DELLA FELICITÀ


Cos’è peggio: essere infelici o esserne convinti?
Maestro De Rose

Quando ho cominciato a insegnare lo Yôga ero molto giovane e


l’humus culturale nel quale lo Yôga si sviluppava era fatto di persone
spiritualistiche, anziane e piene di preconcetti. Fino a quando non ho
conquistato il riconoscimento fuori dal paese e fino a quando non ho
visitato l’India per oltre 20 anni consecutivi, la comunità ha avuto
riluttanza ad accogliere la riorganizzazione dello SwáSthya Yôga.
Ciò è stato estremamente utile, in quanto hanno scoperto che più mi
facevano pressione, più forza avevo per reagire e più mi realizzavo.
Usufruivo anche di un certo stimolo nel vincere gli ostacoli che erano
imposti dagli istruttori di yôga più anziani. D’altra parte, nei periodi in
cui tutto andava bene, mi adattavo alla situazione. Se questo periodo
di benessere si prolungava, sentivo un po’ di nostalgia.
Ho iniziato ad osservare le altre persone ed ho notato che la maggior
parte reagisce allo stesso modo. Allora ho elaborato la teoria della
SINDROME DELLA FELICITÀ, registrata nel 1969, che ha contribuito
notevolmente ad aiutare coloro che vivono conflitti esistenziali,
coniugali, ecc.
La teoria si basa sul fatto che l’essere umano è un animale in
transizione evolutiva e che, nei suoi milioni di anni di evoluzione,
soltanto da diecimila miseri anni ha iniziato a costruire ciò che
sarebbe stata la civilizzazione. E solo negli ultimi secoli, ha sentito il
gusto amaro delle restrizioni imposte come tributo a quest' avventura.
Come animali, abbiamo i nostri istinti di lotta, che comprendono
dispositivi di incentivo e ricompensa con la sensazione emozionale ed
anche fisiologica di soddisfazione ogni volta che vinciamo, sia con la
lotta, sia mediante la fuga (la fuga è anche una forma di vittoria, visto

351
MAESTRO De ROSE 352

che l’animale è riuscito a vincere nella corsa o nella strategia di fuga;


ed il suo predatore è stato sconfitto, dal momento che non è riuscito a
raggiungerlo).
In una situazione di pericolo, l’istinto ordina o di combattere o di
fuggire. Quando rispettiamo questa necessità psico organica, il
risultato, nella maggior parte dei casi, è la salute e la soddisfazione
che si instaura nella tappa successiva.
Se non è possibile fuggire né combattere, si scatenano degli stati di
stress che portano a diversi disturbi fisiologici. Tutto ciò è stato già
ampiamente studiato in laboratori e divulgato in altre opere.
Ciò che abbiamo introdotto nella teoria della SINDROME DELLA
FELICITÀ è la scoperta di un fenomeno quasi inverso a quello che è
stato descritto e che i ricercatori ancora non hanno messo a punto. Si
tratta di quelle circostanze più o meno durature nelle quali non vi è
necessità di combattere né di fuggire perché tutto va bene. Troppo
bene e per troppo tempo.
Ciò generalmente accade con maggiore incidenza nei paesi con grande
sicurezza sociale e, in una proporzione impressionante, nelle famiglie
più agiate.
Il dispositivo di ricompensa con la sensazione di vittoria, la sua
conseguente euforia ed autovalorizzazione per aver vinto nella lotta o
nella fuga, in alcune persone non è attivato con la frequenza
necessaria. Come conseguenza l’animale ne sente la mancanza – in
quanto è un meccanismo che esiste per essere utilizzato, e se non lo si
utilizza l’individuo cade in depressione.
Se vogliamo considerare il lato fisiologico del fenomeno, possiamo
attribuire la depressione alla mancanza di un ormone, ancora non
scoperto scientificamente, che ho chiamato endostimulina, e che
l’organismo smette di produrre quando non si ha la necessità di lottare
o fuggire durante un periodo prolungato, periodo questo che varia da
una persona all’altra.
Un cucciolo domestico entra in depressione, ma non sa il perché. La
proprietaria del cagnolino nemmeno lei conosce la causa della
depressione, in quanto si tratta di un processo incosciente, tuttavia, il

352
MAESTRO De ROSE 353

cervello umano, più sofisticato di quello del cane, razionalizza, cioè


elabora una giustificazione ed attribuisce la sua insoddisfazione
profonda a fattori irrilevanti. Non serve a nulla soddisfare una
possibile carenza che provenga dall’immaginario responsabile per
l’insoddisfazione o la depressione: altre appariranno in seguito per
occupare quel luogo permettendo di dare continuità a quella falsa
giustificazione. L’esempio sopra riportato potrebbe essere riferito a
persone di entrambi i sessi e di tutte le età, ma, perché ciò accada, è
necessario che la persona sia felice.
Riassumendo, quando l’essere umano ha la necessità di lottare per
qualcosa, non vi è spazio nella sua mente per sentirsi infelice. Se non
può lottare né fuggire, si verificano in primo luogo delle reazioni
violente; in seguito, apatia e la somatizzazione di varie malattie. Ma se
tutto va bene, troppo bene e per troppo tempo, l’individuo comincia a
sentirsi infelice per mancanza dello stimolo di pericolo-lotta-e-
ricompensa. Siccome ciò avviene a livello incosciente, l’individuo
tenta di giustificare la sua infelicità, attribuendola a cose che non
avrebbero il minimo effetto depressivo in una persona che stesse
lottando contro delle avversità.
Esempi:
• La Scandinavia, dove la popolazione vive in una delle migliori
strutture sociali, tranquillità, confort, sicurezza personale e stabilità
economica, è il luogo dove si registra uno dei più alti indici di
depressione e suicidio nel mondo. Durante la guerra del Vietnam,
dove le persone avrebbero avuto buone ragioni per abdicare alla
vita, l'indice dei suicidi è stato quasi nullo.
• I paesi più civilizzati, che non avrebbero motivi per agitazioni
popolari, non hanno nulla da reclamare ai loro governi, ma con
frequenza creano movimenti di agitazioni con pretesti ecologici,
pacifisti o per la difesa dei diritti umani nel Sudamerica.
• Il movimento in difesa dei diritti della donna è apparso esattamente
nel paese in cui le donne avevano più diritti ed erano anche più
influenti degli uomini: gli Stati Uniti. Là, dove tradizionalmente si
riconosce l'immagine di superiorità della donna che con il
matterello picchia il marito che prova a dare spiegazioni per le sue

353
MAESTRO De ROSE 354

malefatte, ed è stato proprio in questo paese che le donne si sono


lamentate della loro mancanza di libertà e della necessità
d'uguaglianza. Già in Italia, Spagna, Portogallo, America Latina,
Asia, paesi musulmani ed altri dove la donna avrebbe potuto avere
ragioni in quel tempo di lamentarsi, in nessuno di questi paesi le
donne si sono sentite così violentemente pregiudicate nei loro diritti
così come è avvenuto negli Stati Uniti.
Così, ogni volta che qualche allievo o allieva veniva piangendo a
confessare i propri dolori, gli spiegavo la nostra teoria della
SINDROME DELLA FELICITÀ e concludevo dicendo:
– Se ti senti infelice senza ragione, o attribuisci ad essa ragioni così
piccole, può darsi che tu sia troppo felice e non riesci a metabolizzare
la tua felicità. Qualcosa come indigestione per eccesso di felicità.
Pensa a questo e smettila di lamentarti della vita.

Quello che lamento in te non sono


le tue pene, ma le tue lamentele.
Maestro De Rose

354
MAESTRO De ROSE 355

L’ INCENSO

L’incenso non è un artefatto mistico ma sì una risorsa naturale che ci


aiuta a raggiungere alcune finalità, variabili a seconda delle fragranze
e degli elementi che costituiscono le erbe, resine, ecc., le cui molecole
si staccano con l'ustione ed evaporano permettendo un immediato
assorbimento da parte della membrana pituitaria.
I profumi influenzano la sfera emozionale, la mente e perfino il corpo,
e la risposta è immediata, così rapida quanto un'iniezione nella vena.
Ad esempio:
• se senti un odore nauseabondo, il tuo stomaco si aggroviglia
subito;
• se senti un profumo sensuale, le ghiandole sessuali
cominciano a secernere immediatamente gli ormoni;
• se senti una fragranza che ti spinge verso la devozione, sei
subito precipitato in una dimensione della tua coscienza che non
potresti raggiungere in nessun altro modo.
Così, gli antichi hanno scoperto che le fragranze dolci erano ottime
per essere utilizzate nei monasteri, in quanto riducevano l’appetito e
predisponevano al digiuno. Sono arrivati anche alla conclusione che
l’inalazione degli aromi o vapori di certe erbe esercitavano
un’influenza positiva in un certo numero di malattie. Chi ignora
l’effetto dell’eucalipto nella cura delle influenze? E chi contesterebbe
l’effetto delle inalazioni fatte con le erbe, come per esempio l’uso
efficace dell’eucalipto contro la rinite?
Tutto è cominciato quando hanno iniziato a bruciare erbe e resine in
luoghi chiusi per mantenere l'ambiente piacevole ed hanno osservato

355
MAESTRO De ROSE 356

gli effetti nelle persone che inalavano le loro esalazioni, effetti questi
variabili a seconda del prodotto bruciato. A partire da quel momento,
c’è voluto solo del tempo per catalogare i risultati. Da allora, sono
passati 5000 anni.
Oggi l'incenso ha tre applicazioni distinte. La prima è quella di
profumare. La seconda, sono gli effetti ottenuti sulle persone che lo
inalano. La terza è la purificazione degli ambienti. Un buon incenso
deve avere queste tre applicazioni.
È interessante osservare che la parola stessa profumo proviene dal
latino per fumum, per il fumo, che fa riferimento alla forma con la
quale si utilizzava il profumo nell'antichità, cioè, bruciando erbe e
resine aromatiche.
Nel nostro caso, la principale finalità nell’uso dell'incenso, oltre al
piacere olfattivo, è quella di stimolare gli esercizi respiratori. Hai già
osservato che quando senti un profumo piacevole, la tendenza naturale
è quella di fare una respirazione profonda?
La seconda finalità è quella che ha dato origine ad una divisione della
medicina denominata osmoterapia, o aromaterapia. Essa cerca di
fornire benefici fisici e psicologici anche in casi di malattie. Non
lavoriamo con la terapia, dunque questa parte è assorbita sotto
l'aspetto della profilassi.
La terza finalità studia gli effetti dell’incenso nell’ambiente in due
prospettive diverse. Una non inquinarlo, evitando di bruciare sostanze
che pregiudicano la salute degli esseri umani, animali e vegetali, o lo
strato dell’ozono.
L’altra prospettiva studia i benefici raggiunti all’interno degli
ambienti, come purificare l’aria, ridurre la proliferazione di funghi,
eliminare gli insetti sino a migliorare l’atmosfera psichica.
Attualmente si stanno svolgendo ricerche al fine di provare la teoria
che il fumo dell’incenso contiene elementi che neutralizzanno il fumo
della sigaretta. Oggi è abitudine comune di molti non fumatori di
accendere l’incenso tutte le volte che qualcuno accende una sigaretta
in casa o in ufficio. Per lo meno ne migliora l’odore.

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MAESTRO De ROSE 357

COME HO COMINCIATO A RICERCARE


Quando da giovane ho esagerato nell’uso dell’incenso, mi sono
intossicato a causa di molte sostanze chimiche in esso contenute.
Quando mi sono ristabilito, come conseguenza, sono diventato
ipersensibile al profumo dell’incenso. Non serviva a nulla cambiare
marca, li avevo provati tutti, accusavo sempre gli stessi sintomi. Erano
tutti uguali e il grado di tossicità variava di poco. Alcuni mi causavano
mal di testa, altri la nausea, altri ancora irritazione delle vie
respiratorie...
Ho cominciato allora a fare ricerche nella Biblioteca Nazionale
sull’incenso in libri di chimica, medicina, profumeria, magia, storia, e
addirittura archeologia. Ho studiato di tutto. Sono stato in India con
l’obbiettivo di visitare fabbriche di incenso e istituti di botanica. Le
scoperte sono state deludenti e allarmanti.
L’incenso vero, antico e naturale, era un prodotto medicinale, buono
per la salute, ma così caro che nessuna industria poteva utilizzarlo. Era
privilegio dei re e dei sacerdoti delle antiche civiltà. Se hai presente il
passaggio biblico che riporta i regali dei Magi35 a Gesù come pújá in
occasione della sua nascita noterai che si tratta di: oro, incenso e
mirra! Le resine d’incenso e mirra sono i principali componenti delle
formule dell’antichità e sono state considerate di ugual valore all’oro.
A causa dell’elevato costo di queste gomme, i fabbricanti d’incenso
smisero di utilizzarle cominciando ad utilizzare sostituti economici ed
innocui o addirittura tossici. Le formule attualmente, con alcune
varianti, prevedono quanto segue:
1) un materiale che bruci (segatura di legno, carta, escrementi di
mucca, o qualsiasi altra cosa che bruci, indipendentemente dal suo
effetto);

35 La Bibbia non cita re magi, ma semplicemente magi:


"...ecco dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme." Matteo 2:1.
"Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; ed aperti i loro tesori, gli offrirono
dei doni: oro, incenso e mirra." Matteo 2:11.

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MAESTRO De ROSE 358

2) una colla che leghi (gomma arabica, lacca, adragante, catrame,


colla di amido, collagene di bue, ecc., senza preoccuparsi degli effetti
o della tossicità degli elementi);
3) un colorante verde, rosso, viola, ecc. (generalmente anilina o altro
colore);
4) un profumo, generalmente chimico (non preoccupandosi della sua
tossicità).
Chiedo al lettore, quale effetto può avere tale formula? Quale effetto
può avere la bruciatura di segatura, colla, anilina e essenze chimiche?
Se lo scopo è solo quello di profumare, sarebbe meglio uno
spruzzatore e non bruciare nulla. Inoltre oggi molte essenze sono
derivate da oli estratti dal petrolio che, bruciandosi producono
monossido di carbonio che è tossico! Senza parlare della bruciatura
delle colle e coloranti altamente tossici. Al di là di ciò, è un
controsenso chiamare bastoncino di incenso un prodotto che non
contiene resina d’incenso nella sua formula. Ha tutto, tranne
l’incenso.
Ed è paradossale che i maggiori consumatori di questo prodotto
altamente tossico, antiecologico ed aggressivo per l’ambiente siano gli
ecologisti ed i naturalisti!
Appena ho scoperto tutte queste cose, ho smesso subito di utilizzare
gli incensi disponibili in commercio ed ho cominciato a bruciare erbe
e resine indicate negli antichi libri direttamente nella brace. Ma dava
molto lavoro preparare la brace in un turibolo che accendere un
bastoncino; inoltre sporcava, produceva fumo in eccesso, mi
obbligava al consumo di altri materiali e ciò aumentava notevolmente
il costo.
Era necessario trovare una soluzione pratica il cui costo fosse
contenuto. Ho consultato vari chimici, botanici, occultisti, ma mi
hanno dato solo un piccolo aiuto. La vera arte di produrre incenso si
era persa.
Così, ho appellato il Maestro. Ho utilizzato le tecniche di meditazione
che erano risultate efficaci in altre occasioni ed ho concentrato la
mente nell’obbiettivo di trovare una soluzione per la formula

358
MAESTRO De ROSE 359

dell’incenso. Bhavajánanda, come canale di contatto con l’inconscio


collettivo, avrebbe potuto condurmi a questa soluzione.
Non ci volle molto tempo e la soluzione arrivò così chiara e logica
come se io la avessi sempre saputa e avessi solamente bisogno di un
imput psicologico. Ma, una cosa è avere la formula in mente, cosa ben
diversa è saper realizzare ogni tappa dell’alchimia dalle materie prime,
di cui solo la pratica ne garantisce il dominio perfetto.
Bisognava, pertanto, cominciare l’interminabile esperienza che segnò
quel periodo. Ogni volta che sbagliavo tutto avevo voglia di desistere,
poiché il prezzo del materiale utilizzato e consumato era scoraggiante.
Nonostante tutto, continuavo ostinato a cercare la formula.
Ho cominciato a dominare la tecnica del solve. Mancava quella del et
coagula. Ho tentato di utilizzare l’elemento aria, ma non era efficace.
Ho provato il fuoco. Mi è sembrato meglio. Nel frattempo vi erano
sostanze infiammabili nella formula e il fuoco poteva far esplodere
tutto. Ho scoperto questo solo quando un giorno vidi se i bastoncini si
erano già seccati e aprii il forno un po’ prima che i vapori
infiammabili si fossero dissipati. Nell’aprire, entrò dell’ossigeno, il
combustibile che mancava, e il tutto mi esplose in faccia!
Mi ricordo ancora oggi il terrore nel vedere il formarsi rapido di
un’enorme lingua di fuoco enorme, ben vicina ai miei occhi: lo
spostamento d’aria che mi ha spinto indietro, il calore, l’odore delle
mie ciglia, sopracciglia, barba e capelli bruciati, e la sensazione di
rimanere cieco. Ma non lo sono diventato.
Con il passare degli anni ho preso altri spaventi simili, ed ho finito per
abituarmi. Il primo è stato il peggiore.
Finalmente riuscii a concludere l’esperimento, dalla scelta delle
materie prime importate dall’India, Nepal, Egitto, Somalia, Etiopia; la
combinazione dei componenti nelle proporzioni ideali e attraverso il
metodo corretto (qualsiasi errore in carenza pregiudica l’aroma e in
eccesso brucia); fino alla solidificazione e all’asciugamento finale
senza evaporazione per non perdere la fragranza naturale della resina.
Quasi intuitivamente sono stati aggiunti o soppressi dei componenti. È
stato così per il sale. Nello scambiare informazioni con altri

359
MAESTRO De ROSE 360

fabbricanti d’incenso dell’India, tutti rimanevano sorpresi quando


venivano informati dei componenti da me utilizzati. Avevano
l’espressione di chi non stava capendo nulla e domandavano:
– Ma perchè il sale se non aiuta a legare, non serve per l’aroma,
pregiudica l’asciugamento e in più la presenza dei suoi cristalli fragili
crea problemi?
Non serviva a nulla spiegare. Stavamo parlando di cose diverse. Io
volevo produrre un incenso iniziatico, forte, potente, ricco in effetti
positivi e atossico, anche se fosse più caro ed esigesse una manipolazione
più laboriosa, infine io lo stavo producendo per il nostro uso personale e
per quello dei nostri discepoli. I fabbricanti al contrario avevano bisogno
di produrre qualcosa che fosse semplice ed economico tanto quanto
bastasse per stimolare il consumo in grande scala con finalità lucrative, in
quanto queste sono le finalità di ogni industria. Per questo motivo tutti i
componenti superflui di cui si poteva fare a meno, avrebbero
rappresentato un costo in meno, ciò ha portato all’eccessiva
semplificazione e allo stesso tempo alla deturpazione delle sue formule.
Mi resi conto che non potevo imparare nulla da loro. Smisi lo scambio
di informazioni e continuai a fare il nostro incenso con una formula
eccellente e carissima. La mia salute valeva il prezzo.
Un giorno, erano gli anni ‘70, un’allieva di San Paolo che partecipava al
nostro corso nella Facoltà di Scienze Biopsichiche, dichiarò che
possedeva alcuni reperti trovati negli scavi archeologici in Egitto donati
da un suo familiare. Pensando in una possibile maledizione dei faraoni si
sentiva in ansia e desiderava liberarsene. Mi chiese se li volevo. Non ho
nessun interesse speciale verso oggetti egizi, ma quando seppi di cosa si
trattava, accettai subito tutto il lotto. C’erano campioni d’incenso con più
di 3000 anni! Ciò m’interessava.
Il risultato dell’analisi di questo incenso fu emozionante. Anche la sua
formula conteneva sale, carbone e la stessa nostra resina, in
proporzioni molto simili. Com’è accaduto che io arrivassi allo stesso
risultato nel ventesimo secolo senza avere delle fonti di riferimento?
Tutto ciò lo si può attribuire solo all’inconscio collettivo.
Ebbi così un’idea geniale: ho dissolto una parte dell’incenso del
faraone in una buona quantità d’alcol e, simbolicamente, ho iniziato a

360
MAESTRO De ROSE 361

collocare una goccia di questa soluzione in ogni partita d’incenso da


me prodotta. Con questo gesto, potevo considerare che il nostro
incenso aveva, a partire da quel momento, particelle di un incenso
preparato dai sacerdoti dell’antico Egitto di tremila anni fa! Un
principio omeopatico!
La scoperta fatta dall’analisi dell’incenso egiziano mi ha dato voglia
di continuare le mie ricerche analizzando antichi testi sacri
appartenenti a vari popoli. Un po’ di tempo dopo, tra le altre scoperte
interessanti, ho trovato un riferimento nell’Antico Testamento, libro
dell’Esodo, capitolo 30 versetto 35, che dice:
"E ne farai con tutto questo un profumo per l’incenso, composto
secondo l’arte del profumiere, condito con sale, puro e santo."
(Bibbia cattolica)

Nuovamente, la presenza del sale.


In quel periodo ancora preparavo l’incenso solo per il nostro uso. Ad
alcuni alunni piaceva, domandavano come potevano ottenerlo e noi
offrivamo una piccola quantità gratuita a chi si mostrava interessato. Il
numero degli ammiratori cresceva di giorno in giorno, molti di loro
erano istruttori che avevano bisogno di grandi quantità da usare
durante le loro lezioni. Siccome il costo dell’incenso era elevato,
arrivò il momento in cui non potevamo più offrirlo gratuitamente.
Fummo obbligati a stabilire un prezzo e cominciammo a venderlo. Il
nostro fu il primo incenso nazionale (in quel periodo si vendevano tre
marche in Brasile tutte prodotte fuori dal paese, due imballate qui).
Il nostro incenso Kálí-Danda diventava sempre più conosciuto e
migliorava in qualità. Arrivavano richieste dal Brasile e da altri paesi del
Sud America e dell’Europa. A causa della grande richiesta, era un
incenso difficile da trovare, mancava sempre. Ciò lo ha reso molto
ricercato ed oggi gode di grande prestigio tra gli specialisti.
Oltre a rinforzare tutto ciò, gli occultisti hanno scoperto che pulisce
l’ambiente con grande efficacia. I sensitivi hanno osservato che questo
incenso purifica e eleva l’astrale delle persone e dei locali. Tutta una
gamma di fenomeni indesiderati cessa immediatamente con il suo uso.
Gli spiritisti dichiarano che è molto più facile realizzare le loro attività
bruciando un bastoncino di Kálí-Danda. Coloro che abitualmente lo

361
MAESTRO De ROSE 362

usano raccolgono le ceneri e le impiegano per fare delle frizioni nella


regione dei chakra, con lo scopo di stimolarli. Altri le utilizzano come
cicatrizzante per ferite o per ridurre le infezioni della pelle, brufoli,
foruncoli, ecc. Siccome questa materia non ci interessa, non abbiamo
effettuato nessuna ricerca con l’obbiettivo di confermare tali benefici
e nemmeno suggeriamo tali pratiche.
Siccome non esistono prodotti buoni e rinomati che non vengano
imitati, sono sorte molte imitazioni economiche i cui risultati non sono
uguali all’originale, anzi, di gran lunga inferiori.
L’istruttore, più di qualsiasi altra persona, è molto attento alla qualità
dell’incenso, in quanto lo espone durante ore e ore, tutti i giorni. È
fondamentale che sia un prodotto puro e che non sia nocivo per la
salute, altrimenti l’istruttore sarà il primo ad ammalarsi.
Per questo continuiamo zelanti ricercando una rigorosa purezza e una
qualità superiore delle resine naturali, di ottima provenienza
(importate). Diamo molta attenzione alla lavorazione del prodotto di
cui accompagnamo le varie tappe fino a quella finale con estremo
rigore. Il nostro incenso continua ad essere un prodotto naturale ed
artigianale.
D’altra parte i nostri appassionati ammiratori devono aver presente
che un prodotto artigianale ha una certa variabilità, difficilmente è
identico in ogni suo pezzo. Ogni infornata ha una personalità propria e
diversa da tutte le altre precedenti. Varia nel tempo della bruciatura o
nel profumo, nell’aspetto esteriore o nella rigidità del bastoncino.
Molti fattori contribuiscono tra cui in maniera preponderante l’origine
della resina, in quanto gli alberi della Somalia producono gomme
diverse da quelli dell’India o dell’Egitto pur avendo effetti simili.
Pertanto, ascolta l’appello dell’alchimista: non domandare perchè una
determinata partita è diversa dall’altra che hai usato precedentemente.
Coltiva invece il piacere di comparare piccole differenze da un anno
all’altro o anche da una decada all’altra. Esplora la proprietà del
nostro incenso che non si rovini nel tempo, anche se è stato conservato
senza la confezione durante anni. Come il buon vino, diventa migliore
con l’invecchiamento. Se diventa umido lascialo un po’ al sole.
Personalmente abbiamo l’abitudine di bruciare preferibilmente

362
MAESTRO De ROSE 363

bastoncini che hanno più di dieci anni. Vi suggeriamo di fare lo


stesso. Non è difficile. Basta cominciare a conservare subito una
riserva per l’invecchiamento. Dopo si dovrà semplicemente usare i più
antichi e conservare i più recenti.

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MAESTRO De ROSE 364

LA LEGGENDA DEL PROFUMO KÁMALA36

Racconta la leggenda, che Muntaz era una delle mogli di un potente


Maharája del Nord dell’India. Disanimata, notava che il suo signore
manifestava le sue preferenze per le altre e che lei veniva rigettata,
nonostante cercasse di conquistare il cuore del re, provando di essere
graziosa e di servirlo nella migliore maniera. Ma non serviva a nulla.
Le altre dovevano essere più addestrate nell’arte dell’amore e
raccoglievano i benefici della soddisfazione del Marajá.
Un giorno, Muntaz cercò un mago affinché questi gli preparasse un
filtro d’amore al fine di aiutarla a catturare il cuore del Re. Il Mago,
suddito di quel sovrano, si rifiutò di aiutarla, temendo delle spiacevoli
conseguenze, nel caso fosse stato scoperto.
Muntaz, presa dalla disperazione, assunse le funzioni secondarie delle
mogli meno importanti, ed iniziò a fare molta attenzione alle proprie
azioni, in quanto i re avevano l’abitudine di far uccidere le mogli
sconvenienti.
Così cominciò ad occuparsi dell’arte della profumeria, tenuta molto in
considerazione nelle antiche corti indiane. Al di là degli incensi, era
molto apprezzata l’utilizzazione delle fontane che al posto di far
scorrere acqua, facevano scorrere acqua di colonia, per il diletto del
monarca e dei suoi invitati.
Tempo dopo, il regno fu visitato da profumieri che portavano delle
offerte al Maharája, le più nobili formule provenienti da tutto il
mondo, persino dall’Europa. Muntaz fu incaricata di servirli come

36 La leggenda del profumo Kámala è solo un racconto. Il Kámala è una formula elaborata dal
Maestro De Rose.

364
MAESTRO De ROSE 365

anfitriona e di imparare tutto ciò che potesse al fine di poter migliorare


le sue capacità.
Il profumiere principale, uomo anziano, la cui esperienza lo aveva
fatto diventare un osservatore d’invidiabile acutezza, si diresse verso
Muntaz e la scrutò in viso:
– Altezza, ho notato che il cuore di una certa dama della corte è triste
per la mancanza di retribuzione dell’amore dato a suo marito.
– Caro signore, la sua acutezza può porre a rischio la riservatezza di
questa dama – rispose l’infelice consorte con profonda tristezza.
– Le assicuro che non correrà questo rischio, in quanto posso aiutare
questa signora con molta discrezione.
Ascoltando queste parole, gli occhi di Muntaz rivelarono curiosità, il
desiderio e la speranza. L’anziano percepì e si senti incoraggiato a
proseguire:
– Una delle più segrete formule che ho in mente, è quella del profumo
chiamato Kámala. Il suo aroma potente è capace di risvegliare la
passione degli uomini e delle donne, stimolando il desiderio della
coppia così intensamente, al punto da ristabilire i fluidi vitali degli
uomini impotenti e delle donne frigide. Questo profumo segreto è
stato creato con l’obbiettivo di aumentare l’energia delle persone per
risvegliare in esse la forza della creatività, della sensibilità e del
dinamismo per il lavoro intellettuale. Ma gli antichi osservarono che
sotto la sua azione, sorgevano altre manifestazioni che arricchivano la
vita amorosa. Fu così che venne battezzato con il nome Kámala, che
significa fior di loto. Vi insegnerò questa formula affinché Vostra
Altezza possa beneficiare la dama in questione, o qualsiasi altra
persona che ne abbia bisogno.
Dopo aver ascoltato tutto ciò, Muntaz non poteva rifiutare l’offerta.
Gli disse allora il saggio profumiere:
– È necessario utilizzare i più forti fissatori della natura, affinché
quest’olio rimanga così impregnato nel corpo al punto da esalare il
suo profumo durante molte ore, addirittura giorni. L’ambra, lo zibetto
e il muschio gli danno il fascino della sensualità. Il sandalo, la lavanda
e la rosa di buona provenienza offrono la nobiltà, la delicatezza e la

365
MAESTRO De ROSE 366

nota romantica del bouquet. Questo è un grande segreto della


profumeria orientale, che in Occidente è sconosciuto. In seguito
bisognerà aggiungere queste diciassette essenze naturali, sino a che la
porzione diventi vellutata e morbida. Infine, il Kámala deve essere
posto ad invecchiare in un recipiente di cristallo, il cui coperchio deve
rimanere sigillato per un anno, conservato in un locale fresco e al
buio. Solo dopo che è trascorso questo tempo può essere utilizzato.
Ma attenzione: la formula deve essere preparata nelle notti di luna
crescente e il sigillo potrà essere rotto solamente in una notte di luna
crescente.
Muntaz fece esattamente come gli avevano insegnato. Un anno dopo,
molto emozionata aprì la boccetta. La fragranza invase le sue stanze.
Così come gli era stato detto dall’anziano profumiere, Muntaz
resistette alla tentazione e usò appena tre gocce nel palmo della mano,
strofinò le mani e con esse, il suo collo e i capelli. In quella notte, di
proposito, portò delle squisitezze al Maharája. Questi, nel sentire il
profumo inebriante, sembrò notarla per la prima volta in tanti anni. Gli
chiese di rimanere e di sedersi vicino a lui. Le domandò perchè si
erano allontanati e le confessò il desiderio di trascorrere più tempo
con lei.
Così, giorno dopo giorno, Muntaz conquistò il cuore del Re fino a
quando egli s’innamorò follemente di lei disinteressandosi delle altre
donne.
Si racconta che quando Muntaz morì, il Maharája fece costruire un
mausoleo enorme e bellissimo in marmo bianco, unico in tutta l’India.
E riempì il suo palazzo di specchi disposti in maniera tale che da
qualsiasi angolazione potesse vedere la sua ultima dimora. Oggi
riposa accanto a lei, realizzando le sue promesse di amore eterno.

366
MAESTRO De ROSE 367

Messaggio dell’Infinito

Io Sono il mormorio della brezza, sono la rugiada


sul fiore, sono le bolle delle onde del mare. Sono il
cinguettare degli uccelli, felici. Sono il calore del
Sole che avvolge, Sono il silenzio dell’alba,
profonda. Abito il sorriso dei bambini, lo sguardo
amorevole dell’anziano.

Sono in questa pietra, in quell’insetto, nella


nuvola lì distante. Io sono in te. Sono quella
scintilla di Luce Eterna che costituisce la tua
propria vita e coscienza, quel piccolo, ma
offuscante bagliore di comprensione che di tanto in
tanto ti assorbe lo spirito durante una frazione di
secondo.

La mia voce possiede le chiavi millenarie della


felicità e ti esorta alla comunione dei nostri cuori
tramite lo SwáSthya Yôga, perché io sono Púrusha e
lo sei anche tu: siamo uniti, uno all’altro, e
siamo tutto uno con l’Universo!

367
MAESTRO De ROSE 368

ALIMENTAZIONE VEGETARIANA:
BASTA CON LE SCIOCCHEZZE!
Non dichiarare mai di essere vegetariano in un hotel, ristorante,
compagnia aerea o in casa di una vecchia zia. Tutti loro hanno la
stessa vivacità nel rispondervi:
– Mi piacerebbe prepararti un cibo decente, ma siccome non mangi
niente ti servirò una insalatina di campo.
E, quanto più tenti di spiegare che non è questo essere vegetariano le
tue probabilità di successo sono nulla di fronte alla fantasia
immaginativa dell’interlocutore. Nella sua scatola nera già sei bollato
e omologato come colui che in quanto vegetariano mangia solo
insalata e basta.
Da vent’ anni invio lettere e faccio visite di chiarimento al
management e ai nutrizionisti di una nota compagnia aerea brasiliana.
Ma nulla li smuove dalla saggia decisione di conoscere meglio il
vegetarianismo dei vegetariani. E prenditela con la discriminazione. I
malintesi cominciano già ad accumularsi. Basta sollecitare
l’alimentazione lactovegetariana, il cui codice è VLML, che il
funzionario dall’altro lato della linea dica allegramente:
– Ah! Vegetariano? Perfetto, signore.
Il problema è che l’alimentazione vegetariana, per le compagnie
aeree, ha un altro codice, VGML, che designa un sistema ben diverso
e assurdamente immangiabile che esiste solo nella fantasia dei
nutrizionisti dei catering. Mi viene da pensare se VGML è la sigla di

368
MAESTRO De ROSE 369

VegMeal o se significa: Voleresti Gradevolmente Masticando


Lattuga?*
E se il passeggero ha maggiore conoscenza del funzionario e lo
avverte in maniera tale che possa usare il codice giusto,
inevitabilmente viene lasciato in attesa mentre si organizza una
conferenza dietro le quinte. A volte il tono della discussione è tale che
si riesce ad ascoltare:
– Digli che questo codice non esiste. Non è vegetariano? Allora è
VGML.
Una volta, in un viaggio internazionale, avevo già posto il mio ripiano
quando ho avuto l’infelice idea d’ informare il commissario di bordo
che la richiesta di alimentazione vegetariana era mia. Subito l’hostess
ritirò dal mio ripiano il formaggio, il burro, la maionese, il pane, i
biscotti, il cioccolato, il dolce e ritirò persino il sale e il pepe. Al loro
posto, collocò un lavaggio di legumi cotti nel polistirolo.
Perchè quella gentile signorina si comportò così con questo simpatico
signore? Sarà che abbia pensato che il formaggio sia carne? Che
burro, maionese, cioccolato sono alcuni pericolosissimi prodotti
camuffati da mucca pazza?
La cosa peggiore nei viaggi aerei e che se chiedi l’alimentazione
VGML o VLML, il personale del catering ritira il tuo dolce come per
punirti per avergli dato un gran da fare. È come se rimproverassero il
passeggero:
– Cattivo ragazzo. Siccome non mangi la carne, resterai senza dolce.
E così sei obbligato a mangiare legumi cotti o insalata fredda e uva
per dolce, mentre osservi il tuo vicino di poltrona rimpinzarsi con un
piatto caldo di strogonoff, sufflè, parmigiana, cotoletta, il tutto ben
presentato, in più un appetitoso budino e per di più dobbiamo
ascoltarlo mentre dice:

*
Nel suo originale in portoghese, Você Gosta Mesmo dessa
Lavagem?
(N. del T.)

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MAESTRO De ROSE 370

– Questo cibo è una schifezza...


Pensi che la discriminazione sia solo in aria? In terra ferma è peggio.
Se in un ristorante ti dichiari vegetariano e chiedi suggerimenti al
maître, per quanto questi si sforzi, potrà darti due risposte. La più
frequente è:
– Lei è vegetariano? In questo caso possiamo consigliarle il pollo, il
pesce... E l’aragosta è ottima.
Inutile tentare di fargli capire che un vegetariano non mangia pollo, né
carne di pesce, né carne di crostacei. Lui farà una faccia da pisello
encefalico e ti offrirà la pancetta. Il lettore pensa che io stia
scherzando? E allora faccia l’esperienza. Entra nel primo ristorante
che trovi e usa la parola magica vegetariano. Ti garantisco che
all’uscita farai una generosa donazione al Servizio di Protezione per il
Vegetariano Incompreso.
L’altra risposta che il maître potrà darti e che non ha nulla per i
vegetariani. Allora potrai controbattere:
– Ha patate fritte? Ha cavolfiori? Ha formaggio? Ha polenta? Ha supplì?
Ha spaghetti? Ha funghi? Ha pizza? Se ha tutto questo e molto di più,
perchè dice che non ha nulla per i vegetariani? – Visto cosi ti servirà una
zuppa di cipolle con il brodo di carne.
Cercheremo, pertanto, di chiarire alcuni equivoci consacrati dall’opinione
pubblica profana sull’alimentazione vegetariana, includendo qui i
nutrizionisti, specialmente quelli delle compagnie aeree e gli chef di
cucina di ristoranti e hotel – e, certamente, le vecchie zie di tutti noi.
1. Vegetariano è colui che non mangia carne. Né rossa, né bianca, né
azzurra, né cangiante. Nessuna carne. Ed è tutto. Il Vegetarianismo
si divide in tre gruppi:
a) Vegetarianismo propriamente detto (chiamato anche Lacto-ovo-
vegetariano), che consiste in una alimentazione che comprende
assolutamente tutto ciò che è usato nell’alimentazione comune, tranne
la carne di qualsiasi tipo;
b) Vegetarianismo (chiamato anche Lactovegetarianismo), che è come
la modalità anteriore, tranne le uova;

370
MAESTRO De ROSE 371

c) Vegetarianismo (chiamato anche Vegetarianismo Puro), che non


accetta le carni, né le uova, né i latticini.
Il sistema più comune è il primo. Quando qualcuno si dichiara
vegetariano, nel novanta per cento dei casi, sta affermando soltanto che
non mangia carne, di nessuna specie. Le altre due modalità sono degli
estremismi che vengono generalmente rimorchiati da comportamenti
dottrinari.
2. Il vegetariano non mangia insalata. Solo di tanto in tanto.
È un assurdo supporre che per il semplice fatto che una persona non
voglia mangiare carne di animali morti debba per questo astenersi da
tutte le varie pietanze al forno o ai fornelli come timballo, supplì,
lasagna, pizza, pasta in generale, cannelloni, pasticci rustici, gratinati,
dorati, impanate alla milanese, strogonoff, fondue, farina di manioca,
sugo al pomodoro, alla cipolla, quattro formaggi, sugo rosa, maionese
e le 15.000 varianti di legumi, cereali, ortaggi, frutti, radici, uova,
latte, formaggi, yogurt... in più tutta quella meravigliosa gamma di
spezie quali l’origano, cumino, coriandolo, noce moscata, timo,
zenzero, cardamomo, paprica, alloro, prezzemolo, chiodi di garofano,
cannella, basilico, timo, maggiorana, chili, curry, masala e una infinità
di altre.
Il vegetariano è un gourmet sofisticato ed esigente che non si
preoccupa solo della salute e dell’igiene alimentare, ma anche del
piacere, come qualsiasi altro essere umano. Se non vuoi commettere
un’indelicatezza, non gli offrire "una insalatina". Lui avrà pena di te e
forse accetterà solo per educazione.
3. Il vegetariano non mangia soia.
Solamente il falso vegetariano, quello di boutique, voglio dire, di
ristorante, adotta compulsivamente la soia. Il vero vegetariano,
sperimenta, s’informa, non usa soia perchè è una mera stupidaggine.
A meno che questa leguminosa non entri nella composizione di alcuni
prodotti come kibe vegetale, etc. La soia è brutta, indigesta, non
necessaria e contiene un eccesso di proteine.
4. Il vegetariano non mangia solo prodotti integrali.

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MAESTRO De ROSE 372

No! O sarà che i raffinati smettono di essere vegetali e diventano dei


tipi di carne?
5. "Per questo signore servi il tè senza zucchero perchè è
vegetariano."
Perchè senza zucchero? Per caso lo zucchero è carne? Ciò che il
vegetariano non mangia è la carne. Lo zucchero è vegetale. Non
abbiamo nulla contro lo zucchero. Cerchiamo solamente di evitare le
esagerazioni nell’uso degli alimenti impoveriti dal processo di
raffinamento. E questo è tutto. Pertanto chiediamo alle compagnie
aeree che la smettino con la mania di sopprimere il dolce, la
cioccolata, e perfino il formaggio, il burro e i biscotti (che assurdità!)
per chi ha detto solo che non voleva mangiare la carne.
6. "Il Vegetariano non beve refrigeranti."
Non stiamo discutendo qui se i refrigeranti sono salutari oppure no.
Stiamo denunciando l’assurdo della collocazione: "Chi si propone di
non mangiare carne non può bere i refrigeranti." Se concordi con
questa logica trasversale, attenzione a non essere bocciato nei test
psicotecnici!
7. Tofu, misso e shoyu.
Ciò non fa parte della culinaria vegetariana ma della macrobiotica.
Sono elementi che provengono dalla cucina giapponese, e per questo
devono essere usati in piatti giapponesi. La macrobiotica, corrente
creata da Oshawa, è dichiaratamente nippocentrica. Collocare alghe,
shoyu, misso, tofu e altri prodotti macro in ricette che hanno
l’intenzione di essere soltanto vegetariane è una gaffe comparabile a
quella che commettono gli stranieri che vengono in Brasile e parlano
spagnolo!
E, non importa chi sia o che titolo esibisca, se qualcuno osa dichiarare
che l’alimentazione vegetariana non fornisce tutti gli amminoacidi
essenziali, contesta questa affermazione con l’indignazione dei giusti.
Dicendo: “Sono convinto che tu non sai cos’è il vegetarianismo...”. Infine
un sistema alimentare che riunisce tutti i legumi, frutta, verdure, cereali e
radici, in più latte, formaggio, quagliata e uova, non può essere
considerato carente. Mi ricordo con grata allegria, di un medico di

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MAESTRO De ROSE 373

Lisbona che esercitava all’età di 103 anni! Era vegetariano. Mi ricordo


ancora del folclorico maratoneta brasiliano settantenne che tutti gli anni
commemorava il suo compleanno correndo per 24 ore con una fascia al
petto dove si leggeva un’unica e significativa parola: “VEGETARIANO”.
Sono stati vegetariani anche Bernard Shaw, Isaac Newton, Leon
Tolstoi, Isadora Duncan, Xuxa, Pitagora, Rousseau, Madonna, Paul
McCartney, Éder Jofre, Thomas Koch.
Non dimentichiamoci che i più grandi e forti mammiferi Terrestri
sono tutti vegetariani: l’elefante, il rinoceronte, l’ippopotamo, il
bufalo, il bisonte e il nostro parente, il potente gorila.

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MAESTRO De ROSE 374

ALCUNE NORME DI ALIMENTAZIONE BIOLOGICA


Chiamiamo veleno ciò che ci uccide rapidamente;
e alimento, quello che ci uccide a lungo termine.
Maestro De Rose

Non mischiare il sale con lo zucchero nello stesso pasto. Pertanto: niente
dessert.
Di preferenza non usare né il sale né lo zucchero. Cerca di ridurre questi
due impostori. La riduzione drastica del sale aiuta molto l’aumento di
flessibilità negli ásana. Il sale fa diventare la persona meno sensibile, ed
elimina le percezioni sottili.
Non mischiare l’aglio con la cipolla nello stesso pasto, anche se in
portate diverse.
Non mischiare frutta acida con frutta dolce.
Non bere liquidi durante i pasti. Solo mezz’ora prima o mezz’ora dopo.
(Quando sono invitati a mangiare, gli indiani guarani dell’Argentina,
hanno l’abitudine di rispondere: “Grazie. Ho già bevuto.”) Lontano dai
pasti bere molta acqua minerale.
Diversificare molto le marche di acqua minerale.
Usa acqua minerale anche per il tè e per cucinare gli alimenti.
Non buttare via l’acqua che avanza dalla cottura dei legumi. Essa è ricca
di sali minerali e può essere usata per cucinare un’altra cosa come per
esempio il riso. Al di là dei vantaggi nutrizionali, la pietanza diventa più
gustosa.
Evita l’uso di maionese, uova, panna, burro e grassi di origine animale ed
altri in stato solido a temperatura ambiente.
La panna può essere sostituita dallo yogurt o dal burro di sesamo (tahini).
Riduci i latticini al minimo possibile.
Il burro quasi sempre può essere sostituito con l’olio di oliva
extravergine, estrazione meccanica a freddo.
Lo stato dei tuoi piatti può indicare il grado di pulizia o di sporcizia ce il
cibo produce nel tuo organismo. Se il piatto resta così pulito che non è
neanche necessario lavarlo, anche il tuo corpo lo sarà. Se il tuo piatto ha

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MAESTRO De ROSE 375

bisogno di un detersivo ed acqua calda per diventare pulito, immagina lo


stato dei tuoi organi interni dopo la digestione.
Usa spezie, che al di là di dare sapore alle pietanze, aiutano la digestione,
aiutano la scomposizione dei grassi, dando beneficio al fegato, cistifellea,
intestini, danno vitalità, aumentano l’energia sessuale e tonificano tutto
l’organismo. Esse sono: zenzero, chiodi di garofano, cannella, origano,
cumino, timo, coriandolo, curry, noce moscata, cardamomo, maggiorana,
basilico, prezzemolo, erba cipollina, aglio o cipolla.
Adotta fibre, cibi integrali, lievito di birra, ginseng, aglio. Attento a non
brindare con i tuoi amici con l’alito di aglio. La miglior cosa è ingerire
capsule di olio di aglio o denti interi di aglio la sera prima di dormire.
Così, al mattino, hai già digerito e si è eliminato buona parte dell’
“odore-scaccia-compagno”. Poi, pulisci i denti, fai un bagno, mangia
qualcosa e, per garanzia, esci di casa masticando un chiodo di garofano!
Elimina urgentemente le pentole di alluminio. Usa quelle di vetro, ferro,
acciaio, agata, terracotta, pietra, ecc. Evita le pellicole antiaderenti:
ancora non sappiamo se sono inoffensive.
Guarda e vedi il cibo. Non ingerire leggendo o distraendoti con altre cose.
Noterai che il cibo ti darà maggior piacere e ti soddisferà di più con
minor quantità.
La nostra raccomandazione è di evitare sempre il fanatismo. Ma dov’è la
frontiera tra il fanatismo e la serietà? Per dedicarci a qualsiasi cosa con
serietà è necessario un coefficiente di determinazione che coloro che non
si sono compromessi con lo stesso ideale definiscono generalmente
fanatismo. Solo il buon senso di ognuno potrà giudicare. L’importante è
non infastidire le persone con le nostre eccentricità. Anzi, quanto meno
sanno, meglio è.

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MAESTRO De ROSE 376

CONSIGLI PER PIATTI SENZA CARNE


DI QUALSIASI SPECIE
(né carne di pollo, né carne di pesce, né carne di crostacei, ecc.)

Tutti i suggerimenti che vi proponiamo prevedono l’aggiunta delle spezie che


abbiamo già citato: origano, cumino, coriandolo, noce moscata, timo,
zenzero, cardamomo, curry, paprika, alloro, prezzemolo, chiodi di garofano,
cannella, basilico, maggiorana, masala, kümmel, senza menzionare la
cipolla e l’aglio. Usare olio extra vergine di oliva al posto del burro. Eliminare
sale, pepe nero e aceto.
MINESTRE, SOUFFLÉ E ARROSTI: di piselli, cuore di palma, asparagi, legumi in
generale, cipolla, cavolfiore, mais, funghi, formaggio, barbabietola con
panna, lenticchie con patate tagliate, ecc.
LEGUMI ALLA MILANESE, IMPANATI, DORÉ, GRATIN: cavolfiore, cuore di palma,
carota, e ancora tutti i legumi separatamente o insieme come per esempio
patate e cipolle, asparagi con funghi e tutte le combinazioni possibili ed
immaginabili.
FARINA DI MANIOCA: brasiliana autentica (cipolla, olive, peperoncino,
pomodoro, prezzemolo), o di uova con olive, uvetta con uova, solo con
cipolla, solo con carote grattugiate e prezzemolo, o olive con cipolla soffritta,
o ancora di banana, ecc.
FAGIOLI (cucinati senza carne secca, ciccioli di pancetta, salame, né
brodo di carne di manzo, di gallina, di pesce o di qualsiasi altro
animale morto): borlotti, cannellini, bianchi di spagna, occhio nero,
lenticchie e tanti altri.
RISO (BIANCO O INTEGRALE): con piselli, con carote, con cuori di palma, con
olive, con uvetta, con formaggio.
PASTA: aglio e olio, con sugo di pomodoro, al pesto, al tahini, alla panna con
cipolla soffritta, sugo rosa con teneri cuori di palma, sugo bianco con funghi,
o con sughi diversi, o con formaggi vari al forno.
ARANCINI FRITTI O AL FORNO: di riso, mais, cavolfiori, manioca, ceci, carote,
patate, e ancora un’infinità di legumi, cereali, radici, ecc.
FARRO SENZA CARNE: con zucca, con carote, con ceci, con spinaci, con
piselli e con tutto ciò di cui si ha voglia. Può essere ripieno con del
formaggio o con della cipolla, ecc.

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MAESTRO De ROSE 377

PASTICCI, CROCCHETTE E TIMBALLI: di cipolla, di cuore di palma, di funghi, di


asparagi, di legumi in generale, di tutto ciò che hai a casa!
FRITTATA: usiamo poche uova, ma se l’hotel o il ristorante non ha nient’altro
o se il cuoco non ha tempo, possiamo chiedere una frittata di cipolle, cuori di
palma, formaggio, olive, legumi vari, cavolfiori, prezzemolo con cipolle,
pomodori con qualsiasi altra cosa, mais, erbe fini, spagnola senza carne
(olive, peperoni, prezzemolo, pomodoro e legumi), ecc.
PIZZA: tutto ciò che desiderate collocare sull’impasto andrà bene. Basta
volare con l’immaginazione!
PANINI: con pane al malto, pane integrale di grano, di segale, d’orzo, di mais,
con due o tre strati di pasta d’uovo e olive; insalata e pomodoro; pomodoro e
formaggio; pasta de cipolla con panna; carote lesse con il tahini; insalate
varie con maionese; alcuni ortaggi frullati con prezzemolo, olive, cipolle e
panna; e potete frullare tutto ciò che desiderate. Tranne quel famigerato
panino naturale che di naturale ha solo il nome.
INSALATE VARIE: bene, sapete che l’ultima cosa da offrire ad un vegetariano
è l’insalata, vero? Allora, se fai un’insalata, sforzati per architettare qualcosa
di realmente saporito, colorato, bello, profumato e ben decorato. Mettere
alcune verdure sul vassoio da portata non è la maniera corretta di servire
l’insalata. E non condirla con limone o aceto senza consultare i commensali.

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MAESTRO De ROSE 378

RICETTE
In questo capitolo ti offriremo alcune ricette che non contengono
nessun tipo di carne, tutte nutritive, appetitose e di rapida
preparazione. Il tempo previsto per la preparazione non include la fase
di preparazione degli ingredienti, in quanto alcune persone sono molto
rapide ed altre molto lente. Cronometriamo a partire dal momento in
cui gli ingredienti sono pronti per essere utilizzati.
Se stai praticando bhúta shuddhi, non devi utilizzare gli ingredienti
che riportano l’asterisco.

MINESTRA DI PIETRA
TEMPO DI PREPARAZIONE: CIRCA 5 MINUTI.

INGREDIENTI:
una pietra pulita;
acqua minerale;
alcuni condimenti.

STORIA
Racconta la tradizione popolare che un giorno un viaggiatore bussò alla porta di
un’abitazione e domandò se avevano qualcosa da fargli mangiare, dato che era molto
affamato. Il padrone di casa gli disse che non aveva cibo. Il viandante allora domandò se
poteva utilizzare i suoi fornelli per fare una minestra di pietra, per la quale aveva bisogno
solamente di una pietra e dell’acqua. Non sapendo come sottrarsi ad una richiesta così
semplice e anche con un pizzico di curiosità l’uomo accettò. Il forestiero lavò per bene
una pietra, pose dell’acqua sul fuoco lasciandola riscaldare. Assaggiò e disse:
– È senza sale. Potrebbe darmi un po’ di sale?
E così mise il sale. Provò ancora e disse:
– Ora credo di aver bisogno di un peperoncino.
Lasciò bollire per un po’ e assaggiando nuovamente esclamò;
– Hmm! Ho bisogno di alcuni spicchi di aglio...

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MAESTRO De ROSE 379

E dopo:
– Credo che se aggiungessi una carota il sapore sarebbe migliore.
E in questa maniera, poco a poco, terminò di elaborare una sostanziosa minestra che
lo saziò, senza che il proprietario dell’abitazione potesse negargli gli ingredienti.
Bene, la nostra minestra di pietra non ha ingredienti nutritivi. Approfitta appena del
racconto popolare per suggerire una minestra quasi senza calorie, ma che soddisfa
l’appetito.

PROCEDIMENTO:
Metti una pietra e dell’acqua in una pentola e falla bollire. Spegni il fuoco ed
aggiungi una generosa dose di condimenti vari. Ed ecco, la tua minestra di pietra è
pronta. Non ha praticamente nessun valore nutritivo, ma contiene sali minerali e può
essere molto saporita. È ideale per una dieta dimagrante, purché non si ecceda. Il
sale non lascia cadere la pressione e la temperatura del liquido aiuta a colmare
alcune eventuali carenze emozionali legate al mangiare un cibo caldo. Cerca di usare
spezie varie. La pietra? Beh, la pietra non serve a nulla.

MINESTRA DI CONDIMENTI
TEMPO DI PREPARAZIONE: CIRCA 10 MINUTI

INGREDIENTI:
cipolla;
pomodoro;
funghi;
foglie di coriandolo;
maggiorana;
curry;
kümmel;
paprika dolce;
zenzero.

PREPARAZIONE:

Come la precedente, anche questa minestra è rapida, economica e contiene poche


calorie. La differenza è che questa è nutriente. Trita una buona quantità di cipolla e
un po’ di pomodoro. Fai soffriggere senza olio, solo con l’acqua. Usa poca acqua.
Mescola e controlla l’acqua affinché non si bruci. Quando la cipolla è dorata,
aggiungi i funghi tagliati a lamelle e le foglie di coriandolo tagliate. Lascia
soffriggere il tutto per un po’, mescolando sempre.

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MAESTRO De ROSE 380

Infine aggiungi le spezie a piacere. Raccomandiamo per questo piatto: maggiorana, curry,
kummel, paprika dolce, zenzero.

A questo punto aggiungi acqua sufficiente, lascia bollire e, dopo averla tirata dal
fuoco, aggiungi l’olio di oliva a tuo piacimento.

Se vuoi puoi aggiungere un pizzico di germe di grano e / o di crusca di grano prima


di toglierlo dal fuoco.

Se desideri invece della minestra un sugo per condire la pizza o i panini, basta
aggiungere meno acqua e lasciare addensare.
SUGO DI TARATUR (A BASE DI TAHINI)
(Tahini è un burro di sesamo che puoi incontrare nei supermercati o nei negozi di prodotti
alimentari del Medio Oriente.)

TEMPO DI PREPARAZIONE: CIRCA 5 MINUTI.

INGREDIENTI:
tahini;
acqua minerale;
limone;
aglio;
origano;
curry;
cumino;
sugo di pepe;
olio di oliva.

PREPARAZIONE:

Metti nel frullatore tre cucchiai di burro di sesamo con acqua minerale e frulla.
Aggiungi uno spicchio d’aglio (se preferisci senza il germe e la membrana che lo
avvolge che incontri al centro dello spicchio dove si concentra l’odore). Aggiungi il
succo del limone e una buona dose di condimenti. Se è molto denso, aggiungi
l’acqua. Se diventa troppo liquido aggiungi dell’altro tahini.
Lascialo sempre un po’ più fluido per poter porre l’olio alla fine, che lega e
indurisce il sugo.
Puoi utilizzare il sugo di taratur per sostituire il burro sul pane, per arricchire
qualsiasi altra pietanza cotta o cruda ed è un’eccellente alternativa per sostituire la
maionese, così come la panna nei piatti caldi.
STROGONOFF De ROSE*
TEMPO DI PREPARAZIONE: CIRCA 15 MINUTI.

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MAESTRO De ROSE 381

INGREDIENTI:
cipolla;
cuore di palma;
funghi;
mozzarella, parmigiano e un terzo formaggio a tua scelta;
sugo di pomodoro;
panna* o yogurt o tahini, o taratur;
origano;
cardamomo in polvere;
noce moscata;
sugo di pepe verde o rosso.
La quantità è a tuo piacimento. Se ti dovesse mancare uno di questi ingredienti non ti
affliggere. Sostituiscilo in armonia con il tuo gusto e la tua creatività. La culinaria si
realizza con creatività ed improvvisazione.

PREPARAZIONE:

Taglia la cipolla a fettine e falla rosolare senza aggiungere nessun tipo d’olio,
mescolando sempre per non farla bruciare, lasciandola indorare per bene. Introduci
il sugo di pomodoro. Poi aggiungi un po’ di acqua, i funghi tagliati a metà e il cuore
di palma tritato. Cosa ne dici di aggiungere un po’ di più d’acqua?

Appena viene a bollire, abbassa il fuoco e aggiungi i formaggi. Mescola sempre per
non fare attaccare i formaggi alla pentola. Quando i formaggi si sono fusi, aggiungi
le spezie: origano, cardamomo, noce moscata e il sugo di pepe. Sale, neanche a
pensarci! Aggiungi subito la panna, o lo yogurt, o ancora il burro di tahini. Mescola
e togli subito dal fuoco.

Se vuoi puoi aggiungere un pizzico di germe di grano e / o di crusca di grano prima


di ritirarlo dal fuoco.

Ogni volta che utilizzerai questa ricetta varia i condimenti, i formaggi e tutto il resto:
lo strogonoff De Rose ha circa 3.000 varianti...

Questo piatto serve per accompagnare qualsiasi tipo di legumi lessi o riso.

BROCCOLI AFRODISIACI
TEMPO DI PREPARAZIONE: CIRCA 20 MINUTI.

INGREDIENTI:

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MAESTRO De ROSE 382

broccoli;
zenzero;
aglio;
curry;
una tavoletta di brodo vegetale (biologico) opzionale.

I broccoli possono essere sostituiti da cavolfiori o da qualsiasi altra cosa. Se vuoi


puoi aggiungere ricotta* o formaggio* e panna* light. Puoi anche introdurre altri
elementi, come cuore di palma tenero per poterlo incorporare agli ortaggi.

PREPARAZIONE:

Metti più o meno un litro di acqua minerale in una pentola e falla bollire. Nel
frattempo, con un coltello, taglia in maniera longitudinale un pezzo grande di
zenzero come se volessi tagliarlo a fette, ma senza separarne le parti. Ciò faciliterà
ritirare la radice da dentro il piatto prima di servirlo, in quanto lo zenzero è molto
fibroso e noi desideriamo solo le sue proprietà energetiche e il suo sapore. Poi
sbuccia da dieci fino a venti spicchi d’aglio (così come preferisci) e mettili
nell’acqua. Non preoccuparti, l’aglio cotto in questa maniera perde l’odore e non
lascia l’alito cattivo.

Ora è il momento di aggiungere un dado vegetale. Se nella tua città esistono negozi
biologici, ottimo. Altrimenti scegli tu se ne vuoi utilizzare uno di produzione
industriale. Il maggior o minor radicalismo nella preparazione di questi piatti è
assolutamente flessibile e dipende dalla tendenza di ognuno. Aggiungi un pizzico
generoso di curry. Se ti piace il cibo piccante, aggiungi alcune gocce di sugo di pepe
di tua preferenza. Solamente ora metti i broccoli o i cavolfiori. I broccoli saranno
pronti in pochissimo tempo. I cavolfiori richiedono alcuni minuti in più. Quando il
tutto sarà ben morbido, sarà pronto per essere servito e buon appetito!

FARINA DI MANIOCA DI PIRLIMPIMPIM


TEMPO DI PREPARAZIONE: CIRCA 5 MINUTI.

INGREDIENTI:
farina de manioca tostata;
germe di grano;
crusca di grano;
cipolla;
pomodoro;
olive verdi snocciolate o a pezzetti;
burro*;

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MAESTRO De ROSE 383

olio di oliva;
olio vegetale di tua preferenza;
due o tre tipi di spezie, a piacere;
se usi le uova*, puoi aggiungerne uno o due.

PREPARAZIONE:

Questa volta mi dispiace molto, ma senza burro non è la stessa cosa. Poni burro, olio
di oliva e olio vegetale a riscaldare in una padella. Quando è ben calda aggiungi la
cipolla, il pomodoro e le olive, il tutto tagliato come tu preferisci. In seguito metti
l’insieme della farina di manioca, di germe e di crusca. Mescola il tutto fino a
quando queste imbruniscono. Prima di ritirarle dal fuoco aggiungi le spezie. Sale no!
Dopo, se vuoi, aggiungi le uova.
Quando acquisirai maggiore pratica potrai alterare le proporzioni degli ingredienti al
fine di soddisfare meglio il suo palato.
Questo tipo di farina di manioca può accompagnare i fagioli, gli ortaggi lessi e le
insalate fredde. Conosco delle persone che lo divorano senza contorno!
PATATE FRITTE SECCHE *
Bene, l’ideale è evitare le fritture. Ma se le fai evita per lo meno che esse assorbano
molto grasso: il trucco consiste in aggiungere all’olio, ancora freddo, un cucchiaio di
alcool di cereali. Dopo procedi normalmente. Vuoi un altro consiglio? Lascia un
fiammifero dentro l’olio. Quando l’alta temperatura farà accendere il fiammifero,
sarà il momento ideale per iniziare a friggere. Con la temperatura alta, puoi lasciare
l’alimento meno tempo in contatto con l’olio, evitando così che diventi molto
grasso.
MILK SHAKTÍ*
Sbatti nel frullatore un bicchiere di latte con un pizzico di cumino, un altro di
cardamomo, una fogliolina di menta e qualche cubetto di ghiaccio. Puoi variare nei
condimenti. Se ti piace, aggiungi il miele e, forse, una tazza di yogurt. Aggiungi a
poco a poco il ghiaccio fino a che il tutto comincia a diventare consistente.
SORBETTO NATURALE, INSTANTANEO E CASERECCIO*
Ancora una volta il frullatore, il latte* e il ghiaccio. Aggiungi della frutta dolce o il
cioccolato* (non prendertela con il cioccolato!). La differenza è che aggiungerai i
cubetti di ghiaccio a poco a poco, fino a quando il frullatore abbia difficoltà a
frullare perché il tutto si è congelato. Se desideri che resti più cremoso, aggiungi la
panna* o latte in polvere* o yogurt. Il tempo di preparazione è di pochi secondi.
Sorbetto istantaneo, naturale e casereccio.

SHAZAM!

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MAESTRO De ROSE 384

Per digerire tutto e rivitalizzare l’organismo, non c’è nulla di meglio di una tisana
medicinale.
Metti dell’acqua minerale a bollire con lo zenzero tagliato sottilmente, garofano, o
cardamomo, o cannella. Quando l’acqua bolle, spegni il fuoco e aggiungi le erbe di
cui il tuo organismo ha bisogno. Lasciale in infusione durante cinque minuti e
servilo puro o con latte. Addolcire con miele è una buona alternativa per chi non
vuole rinunciare al gusto zuccherato. Una alternativa è il così male parlato zucchero
bianco*, che se utilizzato con parsimonia non fa male. Puoi usare svariate erbe.

ÔSHADHI YÔGA
Seguono qui alcuni suggerimenti, che nominano le erbe in ordine ai loro benefici:
digestione camomilla, anice, menta;
mal di gola zenzero, melagrana;
fegato e cistifellea boldo, iperico, cardo mariano;
influenza aglio, zenzero, eucalipto;
nervosismo, tensione melissa, passiflora, camomilla, lattuga, granadiglia;
reni, vescica camomilla, stigme di mais, foglie di avocado;
vermi melagrana, menta, assenzio;

* Se stai praticando bhúta shuddhi, non devi utilizzare le ricette e gli


ingredienti che hanno un asterisco.

SE VUOI SAPERNE DI PIÙ:


(BIBBLIOGRAFIA DI SOSTEGNO A QUESTO CAPITOLO)
• ALIMENTAÇÃO LIGHT − PROF.SSA ROSÂNGELA DE CASTRO,
EDITORA ÍCONE.
• O GOURMET VEGETARIANO − PROF.SSA ROSÂNGELA DE
CASTRO, EDITORA UNI-YÔGA.
• 108 PERLAS DE SABOR − PROF. EDGARDO CARAMELLA ,
EDITORA UNI-YÔGA DELL’ ARGENTINA.
• ALIMENTAÇÃO VEGETARIANA: CHEGA DE ABOBRINHA! –
MAESTRO De ROSE, EDITORA UNI-YÔGA.

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MAESTRO De ROSE 385

• CORSI REALIZZATI IN DIVERSE CITTÀ DA PROFESSORI


AVALLATI DALLA UNIVERSITÀ DI YÔGA.

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CODICE DI ETICA DELLO Y ÔGIN


Elaborato dal Maestro De Rose
ispirato allo Yôga Sútra di Pátañjali.

INTRODUZIONE

Yôga è qualsiasi metodologia strettamente pratica che conduca al


samádhi.

I. AHIMSÁ

• La prima norma etica millenaria dello Yôga è l’ahimsá, la non


aggressione. Deve essere intesa lato sensu.
• L’essere umano non deve aggredire gratuitamente un altro essere
umano, né gli animali, né la natura in generale.
• Non deve aggredire fisicamente, né con le parole, né con gli
atteggiamenti o il pensiero.
• Permettere che si perpetri un’aggressione, potendola impedire e
non impedendola, significa diventare complici dello stesso atto.
• Versare il sangue degli animali o arrecargli sofferenza per nutrirsi
delle loro carni morte, costituisce una barbarie indegna di una
persona sensibile.

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• Ascoltare un’accusa o una diffamazione e non prendere le difese


dell’accusato indifeso perché assente costituisce una confessione di
complicità.
• Molto più grave è l’aggressione attraverso parole, atteggiamenti o
pensieri rivolta ad un altro praticante di Yôga.
• Non è scusabile avere una condotta simile nei confronti di un
professore di Yôga.
• Sarebbe estremamente condannabile, se un tale atteggiamento
ostile fosse perpetrato da un professore nei confronti di uno dei
suoi pari.

Precetto moderatore:
L’osservanza dell’ahimsá non deve indurre alla passività. Lo yôgin
non può essere passivo. Deve difendere energicamente i suoi diritti e
ciò in cui crede.

II. SATYA
• La seconda norma etica dello Yôga è satya, la verità.
• Lo yôgin non deve far uso della non verità, sotto forma di bugia, sotto
forma di equivoco o distorsione nell’interpretazione di un fatto, sotto
forma di omissione di fronte ad una di queste circostanze.
• Di conseguenza, ascoltare dicerie e lasciare che esse siano divulgate è
così grave quanto diffonderle.
• La diceria più grave è quella che è stata generata in buona fede, per
mancanza di attenzione nel riportare i fatti fedelmente, visto che
una non verità detta senza cattive intenzioni ha più credibilità.
• Emettere dei giudizi senza una base di verità, su fatti o persone,
significa non rispettare questa norma etica.
• Praticare o trasmettere una versione non autentica di Yôga
costituisce un esercizio di non verità.

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• Esercitare la funzione di istruttore di Yôga senza avere una


formazione specifica, senza un’abilitazione ottenuta mediante una
valutazione da parte delle autorità competenti o senza
l’autorizzazione del proprio Maestro, costituisce un atto illegitimo.
Precetto moderatore:
L’osservanza di satya non deve indurre alla mancanza di tatto o di
carità, sotto il pretesto di dire sempre la verità. Ci sono molte forme
per dire la verità.

III. ASTÊYA
• La terza norma etica dello Yôga è astêya, non rubare.
• Lo yôgin non deve appropriarsi di oggetti, idee, stima o meriti che
appartengono ad altri.
• È evidente che, facendo uso nelle lezioni, in interviste agli organi
di comunicazione e in testi scritti o registrazioni di frasi,
definizioni, concetti, metodi o simboli di altri professori, il proprio
autore viene sempre onorato attraverso le citazioni e/o i diritti
d’autore a secondo del caso.
• È disonesto promettere benefici che lo Yôga non può dare, così
come accennare a benefici esagerati, irreali o strabilianti e,
principalmente, guarigioni di qualsiasi natura: fisica, psichica o
spirituale.
• Un professore di Yôga non deve rubare alunni ad altri professori.
• Quando ciò accade, sarà antietico per un professore installarsi per
dare lezioni in prossimità di un altro professionista della stessa
linea di lavoro, senza consultarlo previamente.
• È considerato disonesto il professore che fa prezzi vergognosi, in
quanto oltre a svalutare la professione, starà rubando il
sostentamento agli altri professori che si dedicano esclusivamente
allo Yôga e hanno bisogno di vivere con dignità e di provvedere
alle loro famiglie come qualsiasi essere umano.

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• Un tale atteggiamento oltretutto ruberebbe all’Umanità il


patrimonio culturale dello Yôga, in quanto potrebbe insegnare lo
Yôga a un prezzo vergognoso solo colui che avesse un’altra forma
di sostentamento e pertanto, non si dedicasse a tempo pieno allo
studio e all’autoperfezionamento di questa filosofia di vita, ciò
culminerebbe in una graduale perdita di qualità sino alla sua totale
estinzione.

Precetto moderatore:
L’osservanza di astêya non deve indurre a rifiutare la prosperità
quando essa rappresenta migliore qualità di vita, salute e cultura per
gli individui e le loro famiglie. Tuttavia, l’opulenza è una forma tacita
di rubare.

IV. BRAHMÁCHARYA
• La quarta norma etica dello Yôga è brahmácharya, la non
dissipazione della sessualità.
• Questa norma raccomanda totale astinenza dal sesso agli adepti
dello Yôga Classico e a quelli di tutte le correnti non tantriche.
• Lo yama brahmácharya non obbliga il celibato né l’astinenza dal
sesso per gli yôgin che seguono la linea tantrica.
• La sessualità si dissipa attraverso la pratica eccessiva del sesso con
l’orgasmo.
• Lo yôgin o yôginí che ha ottenuto dei progressi relativi alle sue
qualità energetiche mediante le pratiche e l’osservanza di queste
norme, dovrà preservare la sua evoluzione, evitando rapporti
sessuali con persone che non condividono lo stesso ideale di salute
e purificazione.

Precetto moderatore:
L’osservanza del brahmácharya non deve indurre al moralismo, al
puritanesimo, né deve creare distanze tra le persone o allontanamenti.

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Non deve essere un pretesto per evitare contatti intimi con il proprio
compagno o compagna.

V. APARIGRAHA
• La quinta norma etica dello Yôga è aparigraha, la non
possessività.
• Lo yôgin non deve essere attaccato ai suoi beni e, ancora meno, a
quelli degli altri.
• Molti di coloro che si sono staccati sono attaccati al desiderio di
non attaccarsi.
• Il vero stacco è quello che rinuncia al possesso dei suoi beneamati,
come familiari, amici e, principalmente, coniugi.
• La gelosia e l’invidia sono manifestazioni censurabili del desiderio
di possedere persone, oggetti o realizzazioni che appartengono ad
altri.

Precetto moderatore:
L’osservanza dell’ aparigraha non deve indurre né al disinteresse per
le proprietà che ci sono state affidate, né alla mancanza di zelo nei
confronti delle persone a cui vogliamo bene.

VI. SAUCHAN
• La sesta norma etica dello Yôga è sauchan, la pulizia.
• Lo yôgin deve essere purificato sia esternamente che internamente.
• Il bagno quotidiano, l’igiene della bocca e dei denti e altre forme
comuni di pulizia non sono sufficienti. Per quanto riguarda il
corpo, bisogna purificare gli organi interni e le mucose, mediante
delle tecniche dello Yôga.
• Non serve a molto lavare il corpo fuori se la persona ingerisce degli
alimenti con elevato tasso di tossine e impurità come le carni di

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animali morti che entrano in processo di decomposizione a morte


avvenuta.
• Allo stesso modo, lo yôgin non deve fare uso di sostanze tossiche,
che inducono alla dipendenza o che alterano lo stato di coscienza,
anche se queste sostanze sono naturali.
• Colui che si preoccupa solo dell’igiene fisica non sta compiendo
sauchan. Questa raccomandazione viene interpretata in maniera
soddisfacente solo quando si pratica la pulizia interiore. Essere
pulito psichicamente e mentalmente costituisce un requisito
imprescindibile.
• Essere pulito interiormente significa non nutrire la tua psiche con
immagini, idee, emozioni o pensieri tossici, come la tristezza,
impazienza, irascibilità, odio, gelosia, invidia, avidità, disfattismo
ed altri sentimenti inferiori.
• Infine, questa norma raggiunge la sua pienezza quando la pulizia
dello yôgin si riflette nell’ambiente in cui vive, la cui
manifestazione più prossima la si nota nella sua casa e nel suo
luogo di lavoro.

Precetto moderatore:

L’osservanza di sauchan non deve indurre all’intolleranza nei


confronti di coloro che non comprendono l’igiene in maniera così
estesa.

VII. SANTÔSHA
• La settima norma etica dello Yôga è santôsha, la contentezza.
• Lo yôgin deve coltivare l’arte di essere contento in tutte le
situazioni.
• La contentezza e la sua antitesi, il malcontento, sono indipendenti
dalle circostanze che li hanno generati. Sorgono, crescono e

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cingono l’individuo solamente dovuto all’esistenza, radicata nel


fondo della personalità, del germe di questi sentimenti.
• L’istruttore di Yôga deve manifestare costantemente contentezza
nei confronti dei suoi colleghi manifestandogli solidarietà e
sostegno reciproco.
• Discepolo è colui che coltiva l’arte di essere contento insieme al
Maestro che ha scelto.

Precetto moderatore:
L’osservanza di santôsha non deve indurre all’accomodamento di
coloro che usano questo pretesto per non perfezionarsi.

VIII. TAPAS
• L’ottava norma etica è tapas, autosuperamento.
• Lo yôgin deve costantemente fare uno sforzo su se stesso in ogni
momento.
• Questo sforzo di autosuperamento consiste in una attenzione
costante nel migliorarsi giorno per giorno impegnandosi in ogni
circostanza.
• Coltivare l’umiltà e la cortesia sono la dimostrazione pratica di
tapas.
• Mantenere la disciplina nella pratica quotidiana dello Yôga è una
manifestazione di questa norma. Preservarsi da un’alimentazione
incompatibile con lo Yôga fa parte del tapas. Trattenere l’impulso
nel fare commenti maligni su terze persone viene considerata come
corretta interpretazione di questo precetto.
• La serietà nel non mischiare con lo Yôga sistemi, arti o filosofie che
il tuo Maestro sconsiglia, grazie alla sua vasta conoscenza, è tapas.
• L’austerità nel mantenere fedeltà e lealtà al tuo Maestro costituisce
la più nobile espressione di tapas.

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• Tapas è inoltre la disciplina che spiana la strada al compimento


delle altre norme etiche.

Precetto moderatore:

L’osservanza di tapas non deve indurre al fanatismo né alla


repressione e, ancor meno, ad alcun tipo di mortificazione.

IX. SWÁDHYÁYA
• La nona norma etica dello Yôga è swádhyáya, o autostudio.
• Lo yôgin deve cercare l’autoconoscenza attraverso l’osservazione
di se stesso.
• Questo autostudio lo si può anche ottenere attraverso la
concentrazione e la meditazione. Sarai aiutato dalla lettura di opere
indicate e, allo stesso modo, ostacolato da libri non raccomandati
dall’ orientatore competente.
• La convivenza con il Maestro rappresenterà il maggiore stimolo
allo swádhyáya.
• L’autostudio deve essere praticato ancora mediante la socievolezza,
l’allargamento del cerchio di amicizie e l’approfondimento del
cameratismo.

Precetto moderatore:
L’osservanza di swádhyáya non deve indurre all’alienazione dal
mondo esterno né all’adottare atteggiamenti che possano portare a
comportamenti strani o che denotano un disadattamento di personalità.

X. ÍSHWARA PRANIDHÁNA
• La decima norma etica dello Yôga è íshwara pranidhána,
l’autoaffidamento.

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• Lo yôgin deve essere sempre interiormente sicuro e fiducioso che


la vita segue il suo corso, obbedendo a leggi naturali e che ogni
sforzo per autosuperarsi deve essere conquistato senza ansietà.
• Durante l’impegno della volontà e della dedizione in un lavoro, la
tensione dell’aspettativa deve essere neutralizzata dalla pratica di
íshwara pranidhána.
• Quando la coscienza è tranquilla per aver fatto il possibile pur non
avendo raggiunto il risultato ideale; quando la persona è
impossibilitata nell’ottenere migliori risultati, questo è il momento di
affidare il risultato delle proprie azioni a una volontà superiore i cui
piani molte volte sono incomprensibili.

Precetto moderatore:
L’osservanza di íshwara pranidhána non deve indurre né al fatalismo
né all’indifferenza.

CONCLUSIONE
L’amore e la tolleranza sono perle che arricchiscono i precetti della
nostra etica.
Che questo Codice non sia la causa della disunione.
Non sia usato per fini di raggruppamento ideologico, discriminazione,
manipolazione e persecuzione.
Nessuna penalità sia imposta da nessun gruppo a coloro che
eventualmente non compiranno queste norme. A loro basterà la
sventura di non usufruire del privilegio di averle vissute.

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Vieni, Io Ti Voglio con me

Ho percorso terre, mari e cielo alla tua ricerca. Ho


pellegrinato incessantemente stimolato dalla tua
mancanza e con la certezza d’incontrarti.

Ti ho cercato attentamente in ogni luogo


dell’Oriente e dell’Occidente, dove sono stato,
guardandomi intorno e chiamandoti nei miei
pensieri.

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Eppure sono solo, come tutti quelli che abitano la


dimensione dell’Infinito. Volare alto ha la
sconvenienza di essere un volo solitario...

Nonostante siano tanti quelli che mi ascoltano e


mi seguono, a me interessi solo tu, averti al mio
fianco non solo per farmi ascoltare, ma per
dialogare con me.

Voglio parlarti e ascoltarti. Voglio toccarti e essere


toccato da te. Voglio offrirti una parte di me
affinché io abiti e germogli in te.

Vieni con me al di là della Terra, del Cielo e di


tutto ciò che esiste al di là di esso.

Vieni: io ti voglio con me!


Maestro De Rose
nossas onze Unidades de São Paulo (Jardins, Aclimação, Moema, Brooklin,
Vila Madalena, Jaçanã, Tucuruvi, São Bernardo e Santo André) reunidos na Sede

GRUPPI DI STUDIO
Se hai letto fin qui e se hai letto tutto il libro senza saltare nessun
capitolo, nessuna pagina, allora sei potenzialmente in grado di riunire
rsidade de Yôga, na Alameda Jaú, 2.000.

un piccolo gruppo di persone speciali, sincere, interessate ad assorbire


i preziosi insegnamenti dello Yôga Antico (SwáSthya Yôga).

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Ciascun lettore del nostro libro è un potenziale istruttore, giacché è


stato delucidato dalla lettura. Il suo interesse è stato stuzzicato dagli
aspetti polemici e controversi dello SwáSthya Yôga. So di averti
contagiato con la soddisfazione che provo nel recuperare queste
conoscenze e nel divulgare e far crescere lo Yôga Antico.
Il prossimo passo è leggere gli altri libri raccomandati alla fine di
questo volume e riunire i tuoi amici per studiare tali opere, praticare
insieme ed assistere al Curso Básico de Yôga in video.
Per ricevere la nostra autorizzazione formale e il nostro orientamento
su come procedere, entra in contatto con noi per lettera o per telefono.
E buona fortuna!
SwáSthya!

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ISTRUZIONI PER ORIENTATORI DI GRUPPI DI STUDIO


SUGGERIMENTI DI STRUTTURA
Lunedì: SAT SANGA, gruppo di mantra, utilizzando i
diversi CD di Mantra degli Istruttori della Uni-
Yôga.
Martedì e giovedì: PRATICA DI ASHTÁNGA SÁDHANA, con il CD
Prática Basica de Yôga.
Mercoledì: SAT CHAKRA, circolo di mentalizzazione, con il
CD Sat chakra.
Venerdì: CIRCOLO DI LETTURA per dibattere il capitolo che
è stato previamente letto a casa, del libro
corrispondente a questa settimana.
Sabato: SEMINARIO, con i video del Corso Basico.

I TEMI SUGGERITI PER LA LETTURA E IL DEBATTITO SONO I SEGUENTI:

PRIMO TRIMESTRE – LIBRO YÔGA, MITOS E VERDADES.


a
MARZO: 1 . settimana – La Storia dello Y