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origine ed evoluzione dell'uomo

sistematica dei primati

già nel 1735 carlo linneo, nella sua opera systema naturae, aveva classificato
l'uomo, da lui denominato homo sapiens, nell'ordine dei primati, insieme alle
scimmie e ai lemuri; con questa classificazione linneo aveva posto le basi della
storia della nostra specie.

l'ordine dei primati è oggi suddiviso in due sottordini: proscimmie e scimmie


antropoidi. di quest'ultimo sottordine fa parte la superfamiglia degli ominoidei,
comprendente le famiglie dei pongidi e dei panidi (le scimmie antropomorfe,
come il gorilla e lo scimpanzè) e quella degli ominidi, alla quale appartiene
l'uomo moderno.

i pongidi i panidi e gli ominidi

durante l'era terziaria, circa 60 milioni di anni fa, i primati, che erano già
presenti da 10 milioni di anni prima, si diversificarono rapidamente.

gli attuali primati si dividono in due grandi insiemi: da un lato le proscimmie (i


lemuriformi che comprendono animali come il lemur catta) e dall'altro il gruppo
delle scimmie: le platirrine (scimmie sudamericane) e le catarrine (le scimmie
del vecchio mondo, specialmente africane).

le catarrine diedero origine a due superfamiglie di animali: i cercopitecoidei (i


babbuini e i macachi) e gli ominoidei, che comprendono le scimmie
antropomorfe dei pongidi (gibbone, orango) e dei panidi (gorilla e scimpanzè),
e l'uomo (ominidi) che oggi è presente con una sola specie: l'homo sapiens.

rispetto alle scimmie antropomorfe gli ominidi hanno uno scheletro più esile,
mascelle e denti meno sviluppati, arti anteriori più corti di quelli posteriori e
non hanno l'alluce opponibile; in compenso possiedono due caratteristiche
fondamentali per l'evoluzione, soprattutto culturale: il portamento eretto (e la
definitiva acquisizione della bipedia) e un volume del cranio maggiore, quindi
un cervello molto sviluppato.

uomini, scimmie, cavalli, tartarughe, uccelli sono praticamente identici, a livello


embrionale, nei primissimi giorni di vita. tra le caratteristiche comuni, in questa
fase, a tutti i vertebrati, ci sono per esempio le fessure branchiali, situate nel
tratto faringeo dell'apparato digerente, che poi nell'uomo si trasformano in
strutture scheletriche e ghiandolari (la tiroide).

con lo sviluppo completo ogni specie manifesta le sue caratteristiche


morfologiche e funzionali che derivano dalle informazioni scritte nel dna, e a
questo punto sono ben visibili le differenze tra uomini, cavalli, scimmie, uccelli
e altri mammiferi.

e' però anche chiaro che gli animali che somigliano di più all'uomo sono
indubbiamente le scimmie e in particolare quelle antropomorfe, cioè i pongidi
con l'orango (pongo), e i panidi con il gorilla (pan gorilla) e lo scimpanzè (pan
troglodytes).

all'interno di questo piccolo gruppo è lo scimpanzè la specie che ha in comune


con noi il maggior numero di caratteristiche.
dal confronto del dna, che ormai si è imposto come il metodo più valido per
stabilire le parentele, risulta che uomo e scimpanzè hanno in comune quasi il
99% dei loro geni, mentre uomo e gibbone sono uguali per l'80% del corredo
genetico.

l'affinità è tale che, per esempio, i gruppi sanguigni sono identici e che, dal
punto di vista biologico, siamo compatibili con uno scimpanzè quanto lo siamo
con un altro uomo!

questo potrebbe far pensare che l'uomo derivi evolutivamente dallo scimpanzè
perchè è con questo che ha maggiori affinità, ma in verità non è così. l'analisi
dei geni e delle differenze di questi tra le varie specie costituirebbe per i
genetisti una specie di "orologio molecolare": un certo numero di differenze tra
individui simili corrispondono a un certo intervallo di tempo. maggiori sono le
differenze genetiche tra due specie simili, più indietro nel tempo bisogna
cercare il momento in cui queste specie si sono separate da un comune
progenitore.

in base agli studi di biologia molecolare questo significa che, partendo da un


antenato comune, uomini e scimmie si sono successivamente divisi in rami
evolutivi diversi. e che la separazione da noi umani è avvenuta in tempi più
antichi per il gibbone, e in tempi più recenti prima per l'orango e poi per il
gorilla e lo scimpanzè.

con questo sistema, andando a ritroso nel tempo si è stabilito per esempio che
il primo ominide sarebbe comparso tra i 5 e gli 8 milioni di anni fa. per il
momento non ci sono tuttavia riscontri fossili che lo confermino.

l'antenato comune

oggi i paleoantropologi si pongono come obiettivo principale la ricerca


sistematica della filogenesi, cioè della genealogia della specie umana, valendosi
dei dati forniti da diverse discipline scientifiche: la paleogeografia delle varie
zone che sono state centri di evoluzione dei primati superiori e degli ominidi; la
paleontologia, che ci precisa le caratteristiche anatomiche dei diversi tipi di
fossili che possiamo considerare preumani; la biochimica, che ci permette di
studiare con metodo comparato l'uomo e le scimmie; infine tutte quelle
discipline che rendono possibile una datazione sempre più precisa dei diversi
gruppi di pongidi, panidi e di ominidi originatisi da un tronco comune.

malgrado i progressi fatti nelle ricerche in tutti i campi, la situazione non è


ancora chiara. gli studiosi non sono ancora d'accordo nello stabilire il momento
in cui l'uomo si è separato dai grandi primati (all'interno del gruppo degli
ominoidi si separarano gli ominidi), e che viene posto intorno ai 7 milioni di
anni fa (il fossile più antico di ominide risale però a circa 4,5 milioni di anni fa).

l'itinerario evolutivo verso l'uomo moderno può iniziare circa 35 milioni di anni
fa con il primo e più antico degli antenati comuni a scimpanzè, gorilla e uomo:
l'aegyptopithecus.

e' il più antico primate superiore che si possa classificare nella superfamiglia
degli ominoidei e di cui si conosce solo una specie, l'aegyptopithecus zeuxis,
portatore di un miscuglio di tratti primitivi e di caratteri più moderni per cui è
stato inserito fra gli ominoidi.

circa 12 milioni di anni dopo, quindi circa 23 milioni di anni fa, appare una
nuova forma di primate, il proconsul, rappresentato da almeno tre specie.
i fossili rinvenuti di questo primate rivelano che proconsul era un quadrupede
arboricolo, potente arrampicatore, dalle membra pesanti e dai movimenti lenti,
i cui tratti hanno qualche somiglianza alle volte con quelli di aegyptopithecus,
altre volte con quelli di ominidi più avanzati.

i resti di proconsul sono stati rinvenuti in africa, nella rift valley, in europa e in
asia. evidentemente in quel periodo (circa 17 milioni di anni fa) deve essersi
verificato un evento tettonico e paleogeografico che ha portato in contatto il
continente africano e quello euroasiatico. in questo modo si costituisce un
corridoio tra i due continenti che ben presto sarà percorso nei due sensi da una
quantità di specie animali e vegetali e proconsul sarà uno di questi
conquistatori.

dryopithecus, il probabile discendente di proconsul, compare in effetti in europa


circa 14-15 milioni di anni fa, poi in asia, probabilmente a partire dall'europa,
circa 9-10 milioni di anni fa.

il terzo ed ultimo protagonista nella dinastia degli antenati comuni a panidi e


ominidi sarebbe apparso in africa, e più precisamente in kenya, circa 14 milioni
di anni fa: è il kenyapithecus, chiamato anche ramapithecus (che però
dovrebbe essere il suo discendente euroasiatico).

grande come uno scimpanzè, questo quadrupede, visibilmente adattatosi a


trascorrere una parte della propria vita a terra, doveva raddrizzarsi in piedi ogni
tanto e il suo apparato masticatorio presenta una forte riduzione dei grossi
canini che caratterizzano il proconsul, il che dimostrerebbe un adattamento
sempre più marcato verso una dieta onnivora.

a questo punto della storia esiste un "buco" temporale di circa 10 milioni di


anni che non permette ancora di collegare questi fossili con quelli successivi.

la comparsa degli ominidi

forse tra gli 8 e i 5 milioni di anni fa, dalla superfamiglia degli ominoidei si
differenzia la famiglia degli ominidi, caratterizzati dalla loro locomozione eretta
e dalla tendenza allo sviluppo del sistema nervoso centrale.

questo importante evento sarebbe avvenuto in africa orientale, nella rift valley,
dove sono stati rinvenuti i fossili più antichi di ominidi.

cosa estremamente interessante è che in nessuna delle località di ominidi


dell'africa orientale o dell'africa meridionale, che sono di gran lunga le più
antiche del mondo, sono stati rinvenuti fossili di panidi che sono invece diffusi
nella zona centro-occidentale dell'africa.

questa evidenza ha portato gli studiosi a formulare una interessante ipotesi


sulla evoluzione degli ominidi, che ha avuto come teatro la rift valley africana.

l'origine della rift valley risale almeno all'oligocene (un'epoca geologica che va
dai 38 ai 26 milioni di anni fa) ma è nel miocene superiore (intorno ai 10 milioni
di anni fa) che questa è interessata da una serie di eventi tettonici che portano
ad un aumento dell'altitudine e ad un'intensa attività vulcanica che modificano
la topografia e, di conseguenza, il clima di tutta la zona compresa tra la rift
valley occidentale e l'oceano indiano che vede svilupparsi una aridità
progressiva. così la foresta che si estendeva da una costa all'altra dell'africa
centrale si sarebbe contratta e diradata lungo tutta la costa orientale, lasciando
il posto alla prateria ed alla savana; l'ovest è rimasto coperto da una rigogliosa
foresta equatoriale, l'est è diventato aperto, scoperto.
questa enorme frattura tettonica con gli sconvolgimenti del paesaggio che essa
provocò divenne una barriera geografica per le specie animali che vivevano
nell'africa equatoriale.

anche le popolazioni di primati vennero isolate in due nuove popolazioni e


l'evoluzione di esse si sarebbe svolta indipendentemente l'una dall'altra, senza
più contatti fisici.

le consistenti modifiche del paesaggio nella zona della rift valley avrebbero
condizionato profondamente l'evoluzione degli antenati comuni dei panidi e
degli ominidi che vivevano in quell'area e che venivano isolati, prima
geograficamente e poi anche geneticamente, dalle popolazioni della zona
occidentale, dove le condizioni climatiche e ambientali non avavano subito
variazioni. così i panidi (gorilla e scimpanzè), adatti ad ambienti arborei,
rappresenterebbero i discendenti dell'ovest di questi antenati comuni, mentre
gli ominidi, adattati ad ambienti sempre più aperti, ne rappresenterebbero i
discendenti dell'est.

questa ipotesi è sostenuta da una apparente contraddizione: la genetica,


l'anatomia comparata, la fisiologia e la biologia molecolare dimostrano che
uomini e scimpanzè sono estremamente vicini; e in quasi trentacinque anni di
scavi in africa orientale, non è mai stato rinvenuto, tra le centinaia di migliaia di
ossa fossili fra cui migliaia di resti di ominidi, il minimo frammento osseo o
dentario che si possa attribuire ad un panide. se questi panidi si trovano oggi
tutti a ovest della rift valley e gli ominidi più antichi tutti ad est della rift valley,
questo è certo dovuto al fatto che gli uni e gli altri si sono sviluppati e
differenziati sul luogo dove si trovavano.

i primi ominidi: l'australopithecus

il primo ominide appare dunque intorno ai 7 milioni di anni fa in africa


orientale, nella rift valley, quando i cambiamenti geografici e climatici inducono
nei primati che vivono nella zona la necessità di adattarsi alle nuove condizioni
ambientali. australopithecus afarensis è il nuovo protagonista e il primo
della nuova famiglia degli ominidi. i fossili più antichi finora ritrovati risalgono a
circa 4 milioni di anni fa, ma quello denominato lucy, risalente a 3 milioni di
anni fa, è il più famoso perchè è il più completo fossile di australopithecus mai
rinvenuto.

bipede permanente, ma ancora buon arrampicatore, questo ominide era di


piccolissima statura (superava di poco il metro d'altezza), con un cranio piccolo
ma massiccio, con una capacità cerebrale di circa 400 cm3, e con denti che
presentano una mescolanza di caratteri arcaici vicini a quelli di pan e di tratti
umani. i tratti condivisi da australopithecus e da pan sono evidentemente quelli
degli antenati comuni alle due famiglie.

intorno ai 3 milioni di anni fa appare un'altra specie accanto all'australopithecus


afarensis, australopithecus africanus, con circa 500 cm3 di capacità
cerebrale e dalla dentatura generalizzata, che si adatta sempre più ad una
alimentazione ricca di fibre, consistente probabilmente in radici, bulbi, tuberi
ma anche semi e frutti dalla buccia spessa.

a partire da questa specie, di origine est-africana che si estende poi all'africa


del sud, si sviluppano in modo perfettamente parallelo e quasi contemporaneo
due altre specie, dalla dentatura vegetariana, australopithecus boisei
nell'africa dell'est e australopithecus robustus nell'africa del sud. poi la linea
evolutiva degli australopiteci africani e robusti si interrompe e quindi non
sembra che essi siano i nostri diretti progenitori, ma più probabilmente fanno
parte di un ramo collaterale della nostra famiglia, estinto circa 1 milione di anni
fa.

queste evidenze fanno pensare che l'ominide, che a lungo è stato immaginato
iniziare il suo sviluppo dal sistema nervoso centrale, sembra invece essersi
anzitutto eretto, poi aver trasformato la propria dentatura e infine, almeno
quantitativamente, il suo cervello.

l'uomo

il genere homo, al quale appartiene l'uomo moderno, compare in africa


orientale, molto probabilmente a partire dagli australopiteci più antichi, intorno
ai 2,5 milioni di anni fa e si trova ad essere contemporaneo per qualche milione
di anni con australopithecus.

intorno ai 2 milioni di anni fa il genere homo si diffonde verso l'africa del sud,
poi attraverso i tre continenti del vecchio mondo, per poi, negli ultimi centomila
anni, concludere la sua conquista della terra.

si usa attualmente dividere l'evoluzione morfologica di questo genere in tre


specie: si parla di homo habilis, di homo erectus e di homo sapiens.

il primo uomo è quindi homo habilis, che ci ha restituito di sè solo pochi


frammenti, nel quale si riconoscono tre caratteri essenziali: statura maggiore
con bipedia più eretta, che ormai è il suo unico mezzo di locomozione; la
dentatura onnivora; l'encefalo più grosso (circa 700 cm3). caratteristici di
questa specie sono anche i primi utensili conosciuti nella storia dell'uomo:
ciottoli lavorati, schegge per ritagliare, ossa appuntite; e anche la conquista del
linguaggio forse è attribuibile a questo homo.

il suo successore, homo erectus, compare circa 1,5 milioni di anni fa e sa


scheggiare la pietra molto bene, governa il fuoco e caccia in gruppo. ha una
corporatura simile all'uomo moderno, con un volume cerebrale di circa 1000
cm3 ma con tratti che ricordano ancora i suoi predecessori, come il cranio
allungato e appiattito, i canini ancora evidenti o le enormi arcate sovraorbitali.
non c'è dubbio, però, che homo erectus segna il netto passaggio da un passato
scimmiesco a un futuro umano. e per di più homo erectus ha girato il mondo,
arrivando in europa forse poco meno di 1 milione di anni fa e in asia orientale
800.000 anni fa (esistono testimonianze della sua presenza anche in italia, in
molise, risalenti a 736.000 anni fa).

si ritiene che la diffusione di homo erectus e il suo successo su homo habilis


siano stati favoriti da una più elevata organizzazione sociale, che prevedeva la
spartizione del cibo e una migliore capacità di trarre vantaggio dalle risorse
ambientali.

l'uomo moderno, a cui si da il nome di homo sapiens per metterne in luce le


capacità intellettive, si è quasi certamente evoluto dall'homo erectus
probabilmente già da mezzo milione di anni fa. i più antichi esemplari di homo
sapiens risalgono a circa 250.000 anni fa e a questo periodo possiamo dunque
far risalire l'origine della nostra specie.

una sottospecie particolare, homo sapiens neanderthalensis, (da


neanderthal, la località tedesca dove è stato ritrovato il primo fossile) abitava
l'europa e l'asia minore a partire da circa 100.000 anni fa.

e' difficile tracciare un confine preciso tra le due specie: l'uomo di neanderthal
era alto circa 1,60 - 1,70 m, aveva un corpo robusto ma ben proporzionato,
fronte sfuggente, arcate sopraccigliari molto marcate e mascella robusta; dava
la caccia a mammiferi anche di grossa taglia, raccoglieva vegetali, conosceva il
fuoco e utilizzava in genere ripari naturali fissi. tuttavia non sono tanto le
caratteristiche fisiche a rendere importante questo nostro antenato, quanto
certe sue abitudini, che sono tipiche del genere umano. egli seppelliva i morti e
li onorava, dimostrando così di possedere una vita spirituale, lavorava l'osso e
si prendeva cura degli infermi.

nel periodo in cui visse l'uomo di neanderthal si hanno le glaciazioni che


sconvolgono il clima di tutto il pianeta. l'ultima, la wurmiana (da 75.000 a
10.000 anni fa circa), contribuì probabilmente all'affermazione di questo
ominide, che sapeva cacciare e accendere il fuoco, sugli altri gruppi di simili, e
anche sul resto della fauna scomparsa in quel periodo.

l'uomo moderno homo sapiens sapiens, chiamato anche uomo cro-magnon


comparve circa 35.000 anni fa e sostituisce il neanderthalensis in un tempo
molto breve.

questo è l'uomo dalla fronte dritta, dalla grande statura, corporatura robusta,
zigomi sporgenti e mento proporzionato; è l'uomo delle pitture di scene di
caccia e delle incisioni rupestri, degli strumenti in pietra assai sofisticati e delle
suppellettili in argilla lavorata.

i motivi che hanno determinato la scomparsa dell'homo sapiens


neanderthalensis sono ancora sconosciuti: è quasi certo che le due sottospecie
vissero contemporaneamente per un certo periodo nelle stesse regioni
europee; alcuni studiosi sostengono che i cro-magnon sono originari del nord
africa, da dove poi migrarono in europa, dove entrarono in competizione con i
neanderthaliani, li assoggettarono, li spinsero nelle terre meno fertili e alla fine
si mescolarono con essi originando il cosiddetto homo sapien sapiens.

stiamo uscendo dall'ultimo capitolo nel tempo geologico per entrare nella
preistoria.

le ultime scoperte

sull'origine dell'uomo restano comunque ancora molti misteri, molti punti da


chiarire, primo fra tutti una certa contraddizione tra i dati ricavati dagli studi
comparati di tipo genetico e quelli basati sui reperti paleontologici.

ogni anno vengono fatte nuove ed importanti scoperte in base alle quali
vengono proposte diverse ed interessanti teorie.

di seguito se ne segnalano alcune tra le più importanti, avvenute negli ultimi 10


anni.

- nel settembre del 1991 due alpinisti tedeschi notano nella neve del ghiacciaio
similaun, sul confine tra italia ed austria, la forma di una testa umana che poi si
rivela la più antica mummia umana mai ritrovata finora, 5.000 anni, mille anni
più vecchia di quella dell'egiziano tutankhamon.

- nel 1995 nelle campagne di ceprano, vicino frosinone, è stato trovato il cranio
di un uomo vissuto intorno a 700.000 anni fa. e' di un homo erectus o di un
homo sapiens arcaico e in base ai primi esami si suppone che avesse da 20 a
40 anni. i resti di quattro individui della stessa epoca sono stati scoperti a
burgos, in spagna. gli scienziati pensano che si tratti di antenati dell'uomo di
neanderthal, anche se quest'ultimo è comparso circa 100.000 anni fa. finora si
credeva che l'uomo fosse arrivato in europa solo mezzo milione di anni fa.

- nello stesso anno, presso il fiume gona, in etiopia, sono stati trovati i più
antichi utensili mai scoperti. sono "chopper" (sassi scheggiati, con margine
tagliente) datati 2 milioni e 600.000 anni. ma l'homo habilis, al quale si
attribuisce la capacità di fabbricare utensili, comparve solo 2 milioni di anni fa;
erano allora di un australopithecus?

- ancora nel '95, sulle rive del lago turkana, in kenia, sono state trovate ossa di
un ominide finora sconosciuto, l'australopithecus anamensis, che sarebbe
vissuto 4 milioni di anni fa: un milione di anni prima della celebre lucy.

- nel mese di marzo del 1996 viene confermata da nuovi studi genetici l'ipotesi
dell'origine africana della specie umana.

- in aprile viene scoperto in cina un lontanissimo antenato dell'uomo:


l'eosismias centennicus, un primate arboricolo che viveva 40 milioni di anni fa.

- a settembre viene ritrovato il più antico villaggio europeo presso


montepoggiolo, in romagna, risalente a circa 1 milione 100.000 anni fa. mentre
in australia viene trovato il primo disegno fatto dall'uomo, tra i 58.000 e i
75.000 anni fa.

- in novembre si sposta indietro di 400.000 anni l'apparizione del genere


homo. lo dimostra il ritrovamento nella valle africana di hadar, in etiopia,
di una mascella di ominide datata 2,33 milioni di anni; questa scoperta
porta a modificare l'albero genealogico dell'uomo.

copyright © 1999 n. rainone