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PER UNA WELTANSCHAUUNG INTEGRALE. VITA E PENSIERO DI P. A.

FLORENSKIJ
I. INTRODUZIONE
Che cosa ho fatto della mia vita? Ho contemplato il mondo come un insieme o, pi precisamente, come un quadro e una realt unica, ma in ogni istante o, pi precisamente, in ogni fase delle mia vita, da un determinato angolo di osservazione1.

1. Cos scriveva Pavel Aleksandrovi Florenskij a suo figlio maggiore Kirill pochi mesi prima della sua fucilazione avvenuta nel pressi di Leningrado l8 dicembre 1937. In poche righe egli delinea tutto il percorso intellettuale concreto che lo ha caratterizzato rendendolo uno dei pensatori russi pi fecondi e interessanti del Novecento. Innanzitutto da queste poche righe che rappresentano come il manifesto programmatico di tutta la speculazione florenskijana emerge la necessit di avere una visione dinsieme intesa come contemplazione cio non in quanto possesso del mondo ma come relazione fondamentale in cui luniverso stesso a presentarsi: egli alla ricerca di una Weltanschauung integrale2 oltre la scienza tale da permettere una comprensione organica di tutto il reale. Tale osservazione viene realizzata nellambito della vita vissuta e non sulle astrazioni solo accademiche, sono frutto della stessa storia dellautore, di ogni istante. In ultimo sono segnalati i molteplici punti di vista secondo cui contemplata tale realt; ogni angolo di osservazione (e sono davvero notevoli e molteplici quelli con cui si cimenta il nostro autore) rappresenta un approccio diverso con il quale Florenskij affronta la realt: da una visione scientifica, ad una artistica, dalle analisi del linguaggio alla riflessione teologica, dalla matematica alla mistica e tanto altro ancora3. In lui, per, tutto cerca di armonizzarsi e divenire compatto, le sue analisi partono dallimmediatezza del particolare ma tendono ad unirsi simbolicamente in una dimensione pi alta ed ampia che non prescinda per dalla concretezza, perch solo in ci che particolare e concreto deve risplendere ci che generale: luniversale4. Questa la convinzione di fondo su cui Florenskij ha intessuto la sua trama di vita e di pensatore facendo ben dialogare il concreto vissuto storico con la riflessione teorica mai relegata a distante proposta antiquaria. Tra una rinuncia meramente spiritualistica al mondo frutto di una visione egocentrata e personalistica5 e laltrettanta deleteria concentrazione sui soli
1 P. A. FLORENSKIJ, Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 20062, p. 379. 2 Weltanschauung un termine che ricorre spesso il Florenskij, esso significa visione dinsieme, globale e unitaria. Egli riconosce diversi tipi di Weltanschauung da quello di tipo analitico-scientifica a quella di tipo fiabesca e infantile per giungere a quella integrale propria di un pensiero teologico e filosofico maturo che rintraccia in ogni ambito studiato il segno di ununit pi alta e densa di significato. Florenskij assunse a scopo della propria vita lapertura di nuove vie per una futura e globale visione del mondo. ID., Avtoreferat [Nota autobiografica], in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 5. 3 Lampia produzione di Florenskij conta oltre mille testi ed articolo e solo in questi ultimi anni stato possibile anche in Russia un lavoro specifico di lettura e stampa delle sue opere. Non si dimentichi che solo nel 1991 furono restituiti alla famiglia tutto larchivio con i suoi scritti sequestrati dal KGB allatto dellarresto. 4 ID., Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 20062, p. 381. 5 Florenskij non avrebbe mai potuto pronunciarsi per un pensiero meramente astratto e privo di alcun aggancio con la vita concreta. Essenziale resta sempre lesperienza. Raccontano cha attualmente in Occidente si impara a nuotare in palestra, sdraiati sul pavimento; allo stesso modo si pu diventare cattolici e protestanti sui libri, senza contatti con la vita, nel proprio studio. Per diventare ortodossi, invece, bisogna immergersi di colpo nellelemento ortodosso, vivere dellortodossia. Non esistono altri metodi. ID., La colonna e il fondamento della verit, Rusconi, Milano 19982, p. 40. Su questo punto e sulla riflessione in generale sulla categoria dellesperienza nellortodossia rimando a K. C. FELMY, La

fatti del mondo6 si pone la riflessione di questo fecondo pensatore russo che, legando la sua esperienza7 personale a quella religiosa, che per lui significava in primo luogo lOrtodossia, produce unavvincente proposta tutta concentrata a dimostrare lorganicit del suo pensiero e la concettualit del proprio vissuto. In questo tentativo sar dato spazio principalmente agli scritti di Florenskij come testimonianza diretta di tale ambizioso programma8.

2. necessario quindi dare, seppur brevemente, qualche notizia sulla vita e sulle opere, ma
soprattutto sul senso globale del percorso intellettuale di questo pensatore cos come egli stesso ce ne parla compilando una nota autobiografica per il Dizionario enciclopedico dellIstituto bibliografico russo Granat. Pavel Aleksandrovi Florenskij nasce a Evlach (Azerbaigian) il 9 gennaio9 1882 compiendovi l anche la prima formazione liceale. Gli anni dellinfanzia e delladolescenza saranno molto importanti per la sua crescita rappresentando lincubatrice per tutta la sua futura concezione del mondo. infatti lui stesso a sostenere che
guardando pi attentamente dentro me stesso, trovo ancora qualcosa che ho appreso da quel nostro vivere in due appartamenti collegati da un cortile. Ed la convinzione ferma, organica, nell essere mistico contrapposto allempirico apparire10.
teologia ortodossa contemporanea. Una introduzione, Queriniana, Brescia 1999, pp. 15-48. 6 Ma persino il pensiero strettamente positivista si accorto dellimpossibilit di una costruzione solamente analitica e razionale che possa spiegare ogni addentellato delluniverso, per mantenere il proprio valore esso deve trovare una convalida al di fuori del sistema stesso, in un qualche principio trascendente. Credere in Dio vuol dire vedere che i fatti del mondo non sono poi tutto. L. WITTGENSTEIN, Quaderni 1914-1916, in ID., Tractatus logico-philosophicus, Einaudi, Torino 19682, p. 173. 7 Il concetto di esperienza indubbiamente uno dei concetti chiave del pensiero di Florenskij, in quanto ogni sua attivit filosofica, teologica o scientifica nasceva dallincontro/dialogo personale con la realt viva e concreta. Si pu anzi dire che le sue esperienze di vita rappresentano i luoghi originari di nascita di quelle intuizioni ed ispirazioni originali di pensiero, dalle quali, come da un seme, cresciuto lalbero di tutta la sua opera. L. Z AK, Verit come ethos. La teodicea trinitaria di P. A. Florenskij, Citt Nuova, Roma 1998, p. 67. 8 La produzione di e su Florenskij ampia e svariata sia in italiano che in altre lingue oltre il russo. Per una pi completa visione e bibliografia rimando ai seguenti testi: G. LINGUA, Oltre lillusione dellOccidente. P. A. Florenskij e i fondamenti della filosofia russa, Zamorani, Torino 1999; M. SILBERER, Die Trinittsidee im Werke von Pavel A. Florenskij. Versuch einer systematischen Darstellung in Begegnung mit Thomas von Aquin, Augustinus Verlang, Wrzburg 1984; R. SLESINSKI, Pavel Florenskij. A Metaphisycs of Love, St. Vladimirs Seminary Press, New York 1984; S. TAGLIAGAMBE, Come leggere Florenskij, Bompiani, Milano 2006; N. VALENTINI, Pavel A. Florenskij: la sapienza dellamore. Teologia della bellezza e linguaggio della verit, EDB, Bologna 1997; ID., Pavel A. Florenskij, Morcelliana, Brescia 2004; L. ZAK, Verit come ethos. La teodicea trinitaria di P. A. Florenskij, Citt Nuova, Roma 1998; M. UST, la recherche de la Vrit vivante. Lexperience religieuse de Pavel A. Florensky (1882-1937), Lipa, Roma 2002. Per quanto riguarda le opere di Florenskij qui pi utilizzate riporto adesso la citazione completa per poi citarle secondo labbreviazione posta tra parentesi: P. A. FLORENSKIJ, Ai miei figli. Memorie di giorni passati, Mondadori, Milano 2003 (Ai miei figli); ID., Avtoreferat [Nota autobiografica], in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007 (Avtoreferat); ID., La colonna e il fondamento della verit, Rusconi, Milano 19982 (CFV); ID., Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 20062 (Non dimenticatemi). 9 Data da riferirsi al calendario giuliano, usato in Russia prima della Rivoluzione del 1917. La data corrisponde al 21 gennaio del calendario gregoriano. 10 P. A. FLORENSKIJ, Ai miei figli, p. 65. Questopera scritta negli anni venti del Novecento pu ben rappresentare da sola come il nostro autore intendesse la vita e soprattutto la sua infanzia e fanciullezza e come ne facesse da l derivare ogni suo successivo passo. il lascito che un padre dona ai suoi figli al fine di poterlo meglio comprendere oltre limmediatezza, per coglierne le motivazioni di fondo e poter dare un vero sguardo dinsieme alla vita dellavo. E niente di pi alto poteva lasciargli se non le sue esperienze dellinfanzia, luniva vera eredit materiale, culturale e spirituale della quale dispone. N. VALENTINI, Geometrie dellanima, tra fiaba e scienza, in Ai miei figli. Memorie di giorni passati, Mondadori, Milano 2003, p. 16-17.

Florenskij cresce in un ambiente certamente non religioso caratterizzato dal positivismo paterno e dallassoluta indifferenza della madre. Intorno a lui ogni possibile allusione ad una realt spirituale era consapevolmente eliminata, persino le storie di elfi e magia erano bandite da casa. Tutto era consegnato alla spiegazione scientifica razionale e chiara, eppure quegli occhi di bambino gi da allora coglievano la magia nascosta dietro la pura materialit, una magia11 essenziale e logica seppur rispondente ad un diverso piano dellesistenza. Bastava una pietra, un fiore o anche la visione del cielo per accendere in lui il desiderio dellinfinito che in quelle manifestazioni gli si faceva presente e lo attirava12. I suoi studi comunque sono improntati prevalentemente alla matematica tali da costruire intorno ad essa la sua prima visione delluniverso: la Weltanschauung scientifica. Se da un lato Florenskij riconosce in essa il merito di avergli stuzzicato listinto per la ricerca e una curiosit spinta oltre ogni limite e pure con essa che dovr lottare allo stremo per non farsi incatenare allastratta sistematicit delle sue costruzioni e alla tentazione di possesso e di riduzione che insita nel suo stesso procedere. Lasciata comunque la casa paterna frequenta luniversit di Mosca laureandosi in matematica pura nel 1904 con una tesi dal titolo Le particolarit delle curve piane come luoghi di violazione della discontinuit. Suo mentore e professore Bugaev13 grande matematico che sar il primo a presentargli un modo altro di pensare la matematica; altro personaggio di rilievo nei suoi studi scientifici poi G. Cantor14. Entrambe queste figure apriranno al giovane Florenskij nuovi orizzonti per la sua ricerca filosofica ormai del tutto permeata dallo sforzo di arrivare a una visione onnicomprensiva e poliedrica del mondo15. Il nostro pensatore non volter mai le spalle alla sua formazione matematica n tantomeno a queste nuove concezioni scientifiche che lo appassionavano.
Florenskij vede nella matematica il primo e indispensabile presupposto della concezione del mondo, ma proprio nellautoreferenzialit della matematica che egli individua la causa della
11 La categoria dellidealismo magico teorizzata da Novalis viene fatta propria dallo stesso Florenskij nello spirito della sua costruzione di una metafisica concreta e simbolica. Esso ha lo scopo di trasfigurare luniverso, ossia contemplare la natura per mezzo di unattivit che si fonda evidentemente sul riconoscimento della materia come portatrice in s dellessenza divina. Il nostro autore contrappone proprio tale visione magica a quella superficiale della scienza e degli adulti. Imparai presto a vivere con due teste: in superficie con la testa degli adulti, accogliendo le leggi della logica, e in profondit con la mia testa di bambino, percependo il mondo da seguace dellidealismo magico. P. A. F LORENSKIJ, Ai miei figli, p. 222. 12 Tutto quel che mi circondava, quel che solitamente non pare e non viene riconosciuto essere misterioso, oggetti e fenomeni abituali e quotidiani, avevano per me una certa qual profondit di ombre, una sorta di quarta dimensione, e mi si presentavano immersi nelle tenebre profetiche di un quadro di Rembrandt. Ibidem, p. 74-75. 13 N. V. Bugaev (1837-1903) fu una conoscenza personale di Florenskij. Padre della nuova ritmologia egli colp il nostro autore soprattutto per le sue idee sulla discontinuit, che sono state anche il tema della sua tesi di laurea. Innanzitutto il pensiero di Bugaev apriva un nuovo percorso per eliminare la scissione tra lambito del pensiero scientifico-filosofico e lambito della religione, tale strada si apriva dalla teoria degli infiniti e dallaccettazione della crisi della continuit matematica vista come pensiero arido e improduttivo. La teoria della discontinuit invece affiancava alle astratte teorie la concretezza del pensiero delluomo. Cfr. ID., Su un presupposto della concezione del mondo, in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007. 14 G. Cantor (1845-1918) ha molto influenzato il pensiero di Florenskij per ci che riguarda la sua teoria degli insiemi transfiniti e la correlata teoria dellinfinito attuale e potenziale. Cfr. P. A. FLORENSKIJ, I simboli dellinfinito (Saggio sulle idee di G. Cantor), in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007. 15 L. ZAK, Verit come ethos. La teodicea trinitaria di P. A. Florenskij, Citt Nuova, Roma 1998, p. 136. Noi che abbiamo visto lalba della nuova arte, siamo ora alle soglie della nuova scienza. E solo quando essa verr fondata potremo apprezzare degnamente lattivit di profeti quali Georg Cantor e Nikolaj Bugaev. P. A. FLORENSKIJ, Su un presupposto della concezione del mondo, in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 24.

sua sterilit culturale16.

Proprio per questo senso di inappagamento dettato dalla matematica, gi durante gli studi scientifici Florenskij frequent alcuni corsi alla facolt di Storia e Filologia trovando nella filosofia molte affinit con le sue aspirazioni. Nel 1904, contro ogni aspettativa, abbandona la carriera di promettente scienziato per iscriversi all Accademia teologica di Mosca dove continua la sua preparazione sia spirituale che culturale.
Pur senza trascurare gli studi di carattere matematico, allAccademia egli si dedica a materie che gli sono indispensabili per lelaborazione di una concezione del mondo ad ampio spettro: filosofia, filologia, archeologia e storia delle religioni17.

Anche qui lesperienza di vita gli serv come anticamera per la sua riflessione. Dibattuto tra il desiderio della scienza e il desiderio di diventar sacerdote o monaco18 egli fece viva esperienza di una della idee che pi gli saranno care nelle sue trattazioni: lantinomia19. Procrastinata la decisione a dopo la fine del corso accademico Florenskij complet gli studi nel 1908 con una tesi intitolata Sulla verit spirituale che costituir il nucleo poi per la famosa opera apparsa quattro anni pi tardi La colonna e il fondamento della verit. Insegn presso la stessa Accademia e i suoi seminari sono dedicati principalmente a questioni di storia della concezione del mondo20. Diresse il Messaggero teologico, rivista dellAccademia, dal 1911 al 1917 e si diede allapprofondimento. Nel 1911 chiese di essere ordinato sacerdote e il 24 aprile dello stesso anno ricevette il sacramento. Intanto egli si era sposato lanno precedente con Anna Michajlovna Giacinova con cui avr cinque figli. Da quel momento in poi niente sar pi lo stesso; Florenskij pone la sua ordinazione come una grazia ricevuta e un grande dono che lo hanno profondamente cambiato21.
16 P. A. FLORENSKIJ, Avtoreferat, p. 10. 17 Ibidem, p. 4. 18 Presso gli ortodossi possibile essere ordinati sacerdoti sia da nubili che da sposati. Nel primo caso la via da intraprendere quella del monastero e della vita separata; nel secondo caso viene richiesto prima che luomo si sposi e poi che possa chiedere di essere ordinato. Florenskij aveva accarezzato lidea di intraprendere la vita monastica ma ne fu dissuaso, o meglio, gli si consigli di procrastinare la decisione fino alla fine degli studi allAccademia. 19 Sacerdozio o scienza: questa contrapposizione gli rodeva lanima non meno di quella fra Dio e famiglia. Cos si svilupp dentro di lui il senso vivo dellantinomicit. La concezione dellantinomia insieme con quella trinitaria costituisce il cuore del pensiero florenskijano. Lantinomia la constatazione dellinconciliabilit del reale, dellimpossibilit di qualsiasi sintesi astratta o ideale, eppure non la resa al caos di fronte a cui si rimane impotenti. Il senso vivo dellantinomia consiste nellesperire insieme la pluriformit della realt ma anche la sua intima unione, essa non un terzo che si oppone tra lunit e la molteplicit ma proprio il fecondo rapporto che si instaura tra queste due realt e le fa coesistere senza sottomettere luna allaltra. E come si vede anche questo concetto apparentemente teoretico si basa su una profonda esperienza di vita. Infatti anche il paradosso sacerdozio o scienza si risolse nella viva antinomia di sacerdozio e scienza. Cos si risolse la prima contrapposizione. Dal giorno dellordinazione la teologia e la scienza di padre Pavel sarebbero passate al vaglio dellesperienza dellaltare, sarebbero state vissute dentro la vita della Chiesa. IGUMENO ANDRONIK (A. S. TRUBAEV), La vocazione di Florenskij, La Nuova Europa 5 (2007), p. 51-52. 20 P. A. FLORENSKIJ, Avtoreferat, p. 5. 21 Si legge in un appunto autografo del 23 aprile 1916: Che cosa avrei fatto, come avrei potuto vivere senza la vocazione sacerdotale? Come mi sarei agitato, quanto sarei stato infelice quanto avrebbero avuto a soffrire per causa mia Anna e i bambini. Anche ora, non che tutto vada bene, ma in quel caso saremo periti tutti. Certo, ho avuto sofferenze, contrasti anche a causa del ministero sacerdotale, ma che cosa sono mai, in confronto al dono della grazia!. Cit. in IGUMENO ANDRONIK (A. S. TRUBAEV), La vocazione di Florenskij, La Nuova Europa 5 (2007), p. 62. Ancora pi toccante resta la memoria di un suo caro amico, il filosofo e teologo Bulgakov: Ma tutto quello che si pu dire dello straordinario talento scientifico di padre Pavel, come anche della sua originalit, in virt della quale poteva sempre dire la sua, come una qualche rivelazione su tutto, tuttavia secondario e di poca importanza se non si riconosce in lui la cosa pi importante. Il centro spirituale della sua personalit, il sole che illuminava tutte le sue doti era il suo sacerdozio. S. N. BULGAKOV, Il sacerdote Pavel Florenskij, in S. N. BULGAKOV, Lo spirituale della cultura, Lipa, Roma

Fino alla Rivoluzione dottobre lavora intensamente allapprofondimento teologico, filosofico e scientifico secondo le direttive della sua Weltanschauung integrale. Dal 1918 in poi il lavoro si fa sempre pi buio e insicuro ma Florenskij non rinuncer mai ai propri ideali tanto da non smettere mai, fino alla morte, labito talare, anche la Mosca bolscevica lo ricorda mentre teneva lezioni scientifiche in talare e con la croce22. Limpegno allAccademia teologica sempre meno gravoso per laccresciuta diffidenza del regime nei confronti del pensiero religioso. Risalgono cos agli anni Venti le sue profonde e chiare ricerche sul linguaggio e soprattutto sullarte sia come teorico, e stupende pagine sono da lui dedicate allarte dellicona, sia come professore presso gli atelier di stato. Presa la decisione di non poter mai abbandonare la sua terra e diventare un emigre questo pensatore russo affronta quindi tutte le conseguenze di questo coraggioso gesto 23. Arrestato una prima volta nel 1928 per poi essere rilasciato grazie allintercessione dellex moglie di Gorkij, viene definitivamente imprigionato nel 1933. Saranno quattro anni di prigionia duri fino allinternamento nel famoso gulag delle isole Solovski per poi trovare la morte nel dicembre del 1937 nei pressi di Leningrado. Anche questi anni di reclusione ci permettono, grazie alle lettere che Florenskij spedisce alla moglie e ai figli, di capire lassoluta grandezza di questo autore e la grande caratura morale. In un epistolario fitto ed intenso che per problemi di censura non poteva nemmeno lontanamente accennare a qualche tema spirituale, pena la distruzione, Florenskij riesce comunque ad esprimere nella semplicit delle parole e con i colori e le impressioni a lui pi vicine che la realt pi ampia e armonica che lui teorizzava si compiva ora nella sua vita aldil di ogni sopruso, ingiustizia e dolore. Certo non mancano pagine anche amare e tristi eppure a distanza di pi di settantanni dalla morte mai parole furono pi profetiche delle sue.
Lopera della mia vita distrutta, e io non potr mai, n vorr, ricominciare dallinizio il lavoro di cinquantanni. Non ne avr la volont, perch non ho lavorato per me stesso n per il mio tornaconto, e se lumanit, per amore della quale non ho mai conosciuto una vita mia privata, ha ritenuto possibile distruggere semplicemente ci che era stato fatto per il suo bene e che non necessitava che degli ultimi ritocchi, ebbene tanto peggio per lumanit. Ci provino loro a rifare ci che hanno distrutto2 4 .

Sar impossibile ricreare di nuovo ci che un genio come Florenskij ebbe a creare ma rimane ancora tutto quello che nei suoi 55 anni di vita ha lasciato a disposizione per chi volesse prendere di petto la vita e approcciare una diversa e originale concezione del mondo. Dal silenzio cui il regime lha voluto costringere Florenskij con maggior forza parla proprio in forza di quelloblio, col silenzio della sua vita25. Come unantinomia proprio quel silenzio a
2006, p. 148. 22 S. N. BULGAKOV, Il sacerdote Pavel Florenskij, in S. N. BULGAKOV, Lo spirituale della cultura, Lipa, Roma 2006, p. 150. 23 come se la vita gli avesse offerto la scelta tra le Solovski e Parigi, ma egli scelse la patria, bench si trattasse delle Solovski, volle fino alla fine condividere la sorte del suo popolo. Padre Pavel non poteva e non voleva internamente diventare un emigrato, nel senso di un distacco volontario o involontario dalla patria. Lui stesso e il suo destino sono la gloria e la grandezza della Russia, e nello stesso tempo il suo pi grande delitto. Ibidem, p. 153. 24 P. A. FLORENSKIJ, Lettere, p. 252. 25 Lattuale opera di padre Pavel non sono pi i libri da lui scritti, le sue idee e le sue parole, ma egli stesso, tutta la sua vita, che se n andata per sempre da questo mondo in quello futuro. E solo coloro che credono e sanno che la vita della creativit prosegue oltre la tomba, che anche l possibile partecipare alla vita di qui, queste persone hanno la speranza cristiana di incontrarlo nella patria eterna, nella Russia incomprensibile, nel secolo futuro, nel quale niente di veramente prezioso si perder, ma si moltiplicher, e le opere del giusto lo seguiranno. S. N. BULGAKOV, Il sacerdote Pavel Florenskij, in S. N. BULGAKOV, Lo spirituale della cultura, Lipa, Roma 2006, p. 154.

dire pi di quello che la parola semplicemente concettuale sappia dire. Come un simbolo debole, questuomo innocente, questo crocifisso, ha vinto il potere che sembrava immortale del regime comunista e viene a sollecitare le coscienze e le menti delluomo contemporaneo che non ha pi il coraggio di contemplare lunit organica del mondo e si rinchiuso in vane interpretazioni ridondanti, in unindifferenza senza inquietudine, in un solipsismo senza aperture. Lautobiografia di Florenskij parla il suo pensiero cos come i suoi scritti sembra che respirino la sua vita. Uni-totalit veramente esperita ma che non vuol dire, come molti accusano, sentimentalismo o abdicazione della ragione: il punto capire che tutta lortodossia, e il nostro autore con essa
riprende il suo punto davvio dallesperienza e da ci che esperimentabile e con un consenso sempre pi ampio oppone a quello analitico-occidentale un pensiero originariamente unitario, includente anche lesperienza e persino il sentimento, talora accentuando anche il cuore come centro della persona rispetto alla testa. [] Pensiero unitario o pensiero della totalit significa pensiero, non sentimento. Non si disprezza lintelletto, ma un intellettualismo unilaterale26.

Accettare e motivare tale cambio di prospettiva, insieme con la non semplice rinuncia a tutto la sistematizzazione teologico-metafisica classica, risulta sicuramente una sfida difficile ma stimolante e foriera di novit. II. PERCORSO DI WELTANSCHAUUNG INTEGRALE Riprendendo la dichiarazione programmatica di Florenskij citata allinizio bisogna ora entrare nel cuore degli argomenti solamente adombrati. Sar quindi necessario chiarire in che maniera si compia la contemplazione della natura e secondo quali modi sia possibile esperirla e comunicarla. Poi sar la volta di far luce sul senso di quella visione dinsieme che si vuole al tempo stesso globale ma non metafisica, onnicomprensiva ma non ridotta allo schema del soggetto: apparir, quindi, la religione come unica via per il pensiero dellUni-totalit. Infine bisogna rendere evidente come tale pensiero completo non sia frutto di una pura astrazione ma scaturisca originariamente da ogni istante e fase della vita vissuta; Florenskij non dimenticher mai che solo il particolare concreto che contiene quel senso ulteriore nascosto alla semplice analisi matematico-metafisica e che riconosce nel simbolo la sua caratteristica propria. Preliminare a tutto risulta quindi laccantonare la visione analitico-scientifica in favore della Weltanschauung integrale florenskijana, perch
la concezione del mondo che egli elabora si delinea per contrappunto a partire da alcuni temi tenuti saldamente insieme da una peculiare dialettica e non si presta perci a essere riassunta e sistematizzata. Essa ha una struttura di carattere organico, non logico, dove le singole formulazioni non possono essere estrapolate dal materiale concreto27.

1. La natura28. Fin dallinfanzia Florenskij rest colpito dalla bellezza e organizzazione della natura. Ci che pi lo attrae non tanto la meccanica della natura, la sua struttura, quanto il suo
26 K. C. FELMY, La teologia ortodossa contemporanea. Una introduzione, Queriniana, Brescia 1999, p. 36. 27 P. A. FLORENSKIJ, Avtoreferat, p. 6. Cifra e simbolo della differenza tra le due visioni la contrapposizione tra la cultura rinascimentale, frutto della cultura scientifica e perci frammentaria, astratta, superficiale e tendente al soggettivismo e la cultura medioevale che invece si distingue per organicit, concretezza e oggettivit. 28 Il titolo di questo sottoparagrafo e dei prossimi ricalcano le intestazioni dei capitoli centrali (III IV V) di Ai miei figli che ne rappresentano anche lanima. Mi parso opportuno, nella fedelt ai suoi stessi scritti indicata in precedenza, conservare il suo stesso procedere e gli stessi termini fondamentali.

aspetto pi misterioso e stupefacente. uno sguardo incantato quello del nostro autore che cerca di non inglobare tutto sotto uno schema bello e confezionato ma vuole lasciarsi innanzitutto prendere dalla contemplazione delluniverso che anzitutto esperienza immediata e sensibile. Vi una sorta di rispetto per ci che lo circonda e per laura di mistero che pervade la realt, a tal punto da fargli affermare che
lesistenza fondamentalmente misteriosa e non desidera che i suoi misteri vengano svelati dalla parola. La superficie della vita di cui si pu ed concesso parlare molto sottile; al resto, alle radici della vita e forse allessenziale, si addicono le tenebre sotterranee29.

Essere in vero contatto con la natura significa rispettarne la sua misteriosit intrinseca che nessuna regola matematica o schema scientifico pu scalfire. Lo sguardo alla natura va ben al di l della mera osservazione della superficie per dedicarsi al suo senso pi alto e ampio. Questo nuovo senso per non si pu dare in una dialettica da scienziato e cavia: la natura un organismo e quindi va trattato come qualcosa di pi di semplice utilizzabile. Lo scarto iniziale per poter avere una nuova visione consiste nellabbandono del punto di vista analitico30 per uno pi globale e completo; non si trattava per nemmeno di fare una sintesi astratta e generalizzata astenendosi dal contatto con il mondo materiale. La verit della visione dipendeva dal grado di approfondimento che si riusciva a raggiungere pi che dallestensione che si poteva coprire31. Alla semplice analisi che al massimo poteva rendere visibile solo le superfici si affiancava unattenzione alla forma, alla trama di rimandi simbolici che in Florenskij significava non fermarsi alla apparenza ma accogliere quelloltre, quelle tenebre misteriose senza cercare di risolverle in un qualche schema soggettivo. La sfida consiste appunto nel tener presente che la natura non potr mai essere completamente assunta da qualsivoglia intelletto eppure appartiene sostanzialmente ad ogni essere umano a partire gi dalla sua corporeit32.
29 P. A. FLORENSKIJ, Ai miei figli, p. 103. 30 La mia vista non era di tipo analitico, non estrapolava acuendoli singoli elementi; quel che coglievo era soprattutto la forma. Ibidem, p. 110. 31 La verit non si ottiene con speculazioni schematiche, per quanto convincenti possano sembrare a chi ci circonda, e neppure con seguire la moda e col far chiasso, ma con limmedesimazione profonda col mondo, con la verifica tenace e la crescita organica. ID., Lettere, p. 372. 32 A volte la riflessione filosofica e teologica ha tralasciato proprio la concezione del corpo come elemento comune di appartenenza delluomo con luniverso ma ancor di pi come organo di relazione e partecipazione alla vita. Il nostro corpo infinitamente pi profondo di quanto lo ritenessero il materialismo e il positivismo da un lato e lo spiritualismo astratto dallaltro. Alla sua base la fisiologia assolutamente mistica, la base della religione dellumanit tutta. E se il corpo, inteso quale energia morfopoietica della vita linvolucro o una manifestazione dellanima che ci separa dal mondo, quale materia morfopoietica esso linvolucro del mondo o la manifestazione del mondo che separa il mondo da noi. [] Il nostro corpo esperisce misticamente il mondo intero. E c un nesso tra le parti del mondo e gli organi del corpo, tra gli aspetti della vita corporea e le energie cosmiche: se tale legame non esistesse, non esisterebbero nemmeno le relative parti del mondo, n nella nostra percezione, n nel nostro pensiero, n nella nostra parola; in altri termini, in questo senso non esisterebbe neppure il mondo. Ma in questo rapporto con noi pu essere solo ci che avevamo gi da prima, nel rapporto della realt stessa con noi. I rapporti empirici sono lastricati di nessi mistici. E solo la presenza in me del mondo come del mio corpo d modo di spiegare la possibilit della conquista empirica del mondo, della sua assimilazione, della sua organizzazione tecnica. I concetti relativi al mondo di cui disponiamo, tutti gli schemi della rappresentazione dei suoi processi, i termini, i numeri, le categorie, i predicati pi palesemente astratti, insomma tutto ci che potremmo o avremmo potuto esprimere o pensare sul mondo per non parlare, ovvio, della poesia e delle immagini artistiche o musicali -, tutto ci decisamente e assolutamente antropomorfo, tutto ci riflette luomo stesso e la sua struttura, la sua struttura esterna e i suoi processi interni che, a propria volta, simboleggiano la nostra struttura interna e i moti interni del nostro spirito. La matematica, lastronomia, la fisica ecc., per non parlare dellarte, sono riflessi luminosi dello spirito che illumina, sistematizza, organizza, assimila e vivifica il nostro stesso corpo, per quanto devastato dal male. ID., Lincarnazione della forma. Lazione e lo strumento Lo strumentario, in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 207.

La contemplazione della natura diventa cos lo specchio per esperire la verit perch, per Florenskij, la cosa pi vera era losservazione della natura33. ancora una verit non tematica quella che viene dalla natura eppure dice gi qualcosa di essenziale: la verit non appartiene esclusivamente alluomo, non una sua costruzione n resta a suo solo appannaggio. Ma di quale verit si sta andando in ricerca? Bisogna comprendere che, pur nella non linearit, Florenskij riesce a disegnare una trama per cui ogni elemento della natura si lega allaltro non secondo un ordine precostituito dal soggetto, bens losservatore deve lasciarsi prendere da quello che risulta essere il parallelismo universale34 e seguirne le tracce presenti intorno e dentro di lui. Non pi una catena di causa ed effetto ma si manifesta invece una relazionalit reciproca tra gli eventi e i fatti, tra il precedente e il seguente che non lascia nulla nello stato in cui era prima. Sono i dettagli simbolici che recano la traccia dellunione reciproca tra gli essenti secondo un senso pi profondo. Il coraggio di una visione altra della natura consiste nellabbandonare la presunta visione scientifica per una Weltanschauung infantile35, s perch la percezione infantile, infatti, pi di tipo estetico rispetto a quella di un adulto, pi scientifica, o quantomeno pseudoscientifica36. Estetica significa, in questo caso, la capacit, per chi contempla la natura senza alcuna mira di possesso, di essere davvero in grado di coglierne il senso al solo colpo docchio: la visione estetica ha meno materiale su cui riflettere ma sicuramente ha una prospettiva pi ampia. Tale visone dellinfanzia proprio quella che caratterizzer anche la visione integrale florenskijana ma mentre in questultimo caso i termini sono pi chiari e decisamente rivolti allambito teologico nella visione infantile tutto assume caratteri pi sfumati ed allusivi, magici. Mentre la visione scientifica deve essere necessariamente completa in ogni suo aspetto, la Weltanschauung dellinfanzia ha proprio nel incompletezza un suo carattere peculiare che non ne inficia affatto la logica interna. Tale nuova visione consente di esperire quella che la vita37 delluniverso nelle sue pi complesse articolazioni nei suoi componenti pi che nelle sue leggi generali. Infatti
nella percezione infantile la preminenza delle cose sullo spazio rende il mondo di gran lunga pi articolato di quanto lo sia per un adulto. [] La comprensione scientifica del mondo fiacca la differenza esteriore tra i fenomeni, rendendoli estranei luno allaltro persino quando essi sono qualitativamente identici, cos che il mondo, privato di una vivace variet, non solo non si unifica, ma al contrario si disperde. La percezione infantile supera la frammentazione del mondo dal di dentro38.

Il coraggio di questo cambio di prospettiva consiste per luomo nel non assurgere pi a modello
33 ID., Ai miei figli, p. 114. 34 Ogni percezione rimandava a unaltra, e nella mente si formava una sorta di sistema in cui quanto era eterogeneo si correlava per dettagli piccoli ma, a mio parere, significativi. Piante, pietre, uccelli, animali [], fenomeni atmosferici, colori, odori, sapori, corpi celesti ed eventi sotterranei si intrecciavano tra loro in legami multiformi, andando a formare il tessuto del parallelismo universale. Ibidem, p. 125. 35 Proprio Florenskij usa questo termine per differenziare la sua concezione sulla natura da quella usuale e accademica, essa rispondeva alla maggiore radicalit dei bambini, alla loro maggiore propensione ad un pensiero al tempo stesso ontologico cio chiaro e deciso ma non arrogante o inclusivo. Il giudizio dei bambini ontologico. Ragion per cui per me non esistevano larte bella e larte brutta, ma larte e la non-arte, e il mio giudizio era onesto e non fasullo. Ibidem, p. 123. 36 Ibidem, p. 126. 37 Il mondo viveva e io comprendevo quel suo vivere. Ibidem. 38 Ibidem, p. 126-127.

incontrastato e a regolatore universale ma a protagonista in campo, trasformarsi in giocatore da arbitro o spettatore che era. Esperire il mondo molto pi che osservarlo, si tratta di una percezione mistica del mondo39 che ogni essere umano deve al contempo accogliere e trasmettere, farne i conti con la propria mente e insieme riconoscere che va ben al di l di ogni ragione 40. Non potendo qui dedicare molto spazio al portato estremamente problematico del termine mistica voglio solo dire che Florenskij lo intende come percezione immediata e concreta che non annichilisce per il procedere della ragione ma si pone in piena sintonia con essa, seppur sintonia antinomica per il motivo che la percezione mistica non annulla lo iato presente tra le cose ma lo conserva dinamicamente nellaccostamento41. La differenza sostanziale tra queste due visioni consiste nella loro diversa capacit di approfondimento, per la Weltanschauung scientifica limportante dilatarsi nello spazio, orizzontalmente, fino a costruire un complesso di norme quanto pi generale e comprensivo possibile, essa vive di fatti e schemi. La Weltanschauung dellinfanzia, invece, ha una spiccata predilezione per la temporalit, non le interessa il possesso delle cose, ma ne vuole comprendere il senso, ha una prospettiva eminentemente verticale affine alleternit42. Per Florenskij il cuore della natura resta quindi laver tematizzato e fatto esperire il mistero quale momento imprescindibile per capire la relazione sostanziale tra luomo e il mondo43, un mistero che abbraccia ogni relazione. Il mistero, e qui bisogna davvero operare un cambio di prospettiva, ci abita e ci costituisce intimamente, contribuendo a definire quel processo di oggettivazione nel quale siamo quotidianamente immersi44; in tal senso si pu parlare di una ragione del mistero come incontro con il totalmente altro, con una presenza da accogliere, ascoltare e contemplare. Nessuna confusione per si instauri tra mistero e inconoscibile, perch il mistero ha sempre una sua propria forma che quella del simbolo allusivo ma essenziale e comunicante mentre linconoscibile resta sempre e solo il totalmente distante. La natura si esprime in simboli e con essi si pu andare sia oltre la sensibilit che oltre la nuomenicit del reale:
ora vedo con occhi diversi il quadro interno della mia anatomia e vedo come esso sia avvolto da figure simboliche che aleggiano di fronte a me in unaltra dimensione, rispetto a quella delle percezioni sensoriali45.
39 Ibidem, p. 127. 40 Nel suo capolavoro Florenskij affronta tale problema da punto di vista della dottrina della conoscenza postulando lintima correlazione tra lintuizione diretta della verit con il discorso su tale verit. Per essere esperita in ogni sua piega ed essere concepita nonch comunicata la verit non pu essere altro che intuizione-discorso. Cfr. P. A. FLORENSKIJ, CFV, p. 51-86. 41 Forse, dunque, la specificit della conoscenza immediata del mistico consiste proprio nel fatto che, nellatto della conoscenza, il soggetto sciente e la sostanza conosciuta si uniscono in una bi-unit indivisibile che non si fonde. ID., Non consider un rapimento, in ID., La mistica e lanima russa, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2006, p. 123-124. 42 La quarta coordinata il tempo era per me tanto viva da perdere il proprio carattere di mala infinit e da divenire accogliente e delimitata, rasentando leternit. Ero abituato a vedere le radici delle cose. Tale abitudine visiva fecond poi lintero mio pensiero e ne determin il tratto fondamentale: la tendenza a muoversi in verticale e lo scarso interesse per lorizzontale. ID., Ai miei figli, p. 140. 43 Sia la natura che luomo sono infiniti, e per questo loro essere infiniti, e in quanto equipollenti, essi possono essere reciprocamente parte luna dellaltro. Dir di pi, essi possono essere parte di se stessi e parti equipotenti tra s e con lintero. Luomo parte del mondo, ma allo stesso tempo egli complesso tanto quanto lo il mondo. Il mondo parte delluomo, ma anche il mondo complesso tanto quanto lo luomo. ID., Lincarnazione della forma. Lazione e lo strumento Macrocosmo e microcosmo, in ID., Il simbolo e la forma. Scritti di filosofia della scienza, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 210. 44 N. VALENTINI, Geometrie dellanima, tra fiaba e scienza, in Ai miei figli. Memorie di giorni passati, Mondadori, Milano 2003, p. 32. 45 P. A. FLORENSKIJ, Ai miei figli, p. 142.

Il compito della contemplazione della natura proprio quello di far apparire nuove possibilit alla ragione umana per comprendersi come parte di ununit pi ampia di quella meramente fisica, come membra di un organismo ben pi ampio e pi complesso di quello che una visione meccanicistica pu solo lontanamente immaginare, per questo la visione scientifica deve rendere il passo alla religione come lunica capace di poter concepire ed esprimere questa prospettiva ulteriore. 2. La religione. La nuova visione della natura diventa, per Florenskij, eminentemente una visione religiosa46. Ma cos religione per il nostro autore? Prima di essere quel determinato evento storico-simbolico che il culto e lOrtodossia47, essa una nuova categoria del pensare che tenta di rispondere alle nuove esigenze nate dalla differente visione della natura. La religione rappresenta quel tentativo di Weltanschauung integrale perch vuole essere innanzitutto un metodo e un approccio pi che una professione di fede, secondo cui rendere possibile larmonizzazione delle tante antinomie che la contemplazione del mondo rende evidenti senza risolverle in un qualsivoglia sistema. Prima di una vera e propria fede storica la religione assurge a linea guida per la formazione di unumanit diversa, infatti lo stesso Florenskij afferma
che non esistano le religioni ma che esista la Religione. La religione cambia continuamente volto allumanit, e continuamente differente il suo valore nei diversi suoi sembianti. Ma le forze che la formano sono simili48.

Chiara era nel nostro autore la convinzione che la religione non consistesse affatto nella costruzione di norme o schemi generali di vita ma invece tutto contribuisse al servizio dellumanit49 concreta e vivente al fine di renderla una comunit completa di relazioni profonde e complesse. Per meglio comprendere questo speciale carattere della religione mi rivolger brevemente alle acute analisi di un articolo molto interessante di Florenskij:
46 Fin dallinfanzia il sentimento religioso si contrapponeva a quello scientifico-familiare come due modi contrapposti di approcciarsi al reale: da un lato il cammino analitico della scienza dallaltro quello simbolico della religione. In me cera leccitazione repressa del sentimento religioso: ne ero stato tagliato fuori in modo tanto efficace che con la forza della mia inclinazione interiore innalzavo ancora di pi il muro che era stato eretto tra me e la religione. Tanto maggiore era la mia esigenza religiosa, tanto pi io, sul cammino a me indicato, mi allontanavo mea sponte dalleventualit di appagarla. Ibidem, p. 159. 47 Sia il culto che la religione Ortodossa sono punti cardini imprescindibili per comprendere il pensiero di Florenskij in quanto rappresentano quel suolo privilegiato in cui il simbolo diventa pi puro e pi fruibile. Lo spazio cultuale della liturgia e della preghiera ortodossa manifestano quella via daccesso al divino che la contemplazione della natura aveva aperto. Il culto un tempo privilegiato perch tange leterno, mette in contatto i due mondi della trascendenza e dellimmanenza senza risolverli luno nellaltro, in esso si neutralizza sia la potenza inclusiva della ragione umana sia la potenza, pure essa inclusiva al sommo grado, della divinit: viene celebrato lincontro reciproco e amante. LOrtodossia si esprime poi eminentemente nellesperienza ecclesiale che secondo Florenskij rappresenta lapice di ogni fede religiosa veramente aperta alla relazione interumana e di conseguenza alla relazione con la divinit. 48 Ibidem, p. 162. Avere una fede meglio che non averne nessuna. Si pu e si deve essere totalmente devoti alla propria confessione; ma non si pu negare che aderire a una confessione, quale che essa sia, meglio che non aderire a nessuna. [] Il cielo, da cui tutti ricevono la luce, non appare omogeneo sulle loro teste, e tuttavia un unico cielo. Vederlo, magari anche attraverso una fessura, meglio che non vedere nulla. Questo cielo Dio. Avere una fede qualsiasi meglio che non averne nessuna, poich la fede d un autentico contatto con il mondo spirituale. ID., Note sullortodossia, LAltra Europa 1 (235) 1991, p. 25-26. 49 Umanit: era questa la parola preferita di mio padre, quella con cui voleva rimpiazzare il dogma religioso e la verit religiosa. Nellumanit, nella benevolenza, egli scorgeva il regolatore universale di ogni sorta di rapporti sociali e personali da sostituire alla religione, al diritto e alla morale, lunica cosa da predicare e instillare. ID., Ai miei figli, p. 166. Questa concezione paterna sar sposata dallo stesso Florenskij a cui per non affiancher il rifiuto della categoria storica della religione (Ortodossia) intesa come unica capace di rendere concreto questo senso alto di umanit.

Cristianesimo e cultura50. La cultura51 tenta di staccarsi completamente da ogni riferimento alla trascendenza e alla religione. Per Florenskij questo prima di essere un problema dottrinale anzitutto un problema esistenziale: gli uomini stanno rinunciando palesemente ad ogni visione uni-totale della realt52. Tale distacco pu seguire diverse strade e riduzioni. Vi innanzitutto la riduzione moralista che la palese rivolta contro Dio53 per cui viene meno il principio generale dellazione riconoscibile nellontologia cristiana. Tale riduzione porta ad un estremo relativismo e soggettivismo in cui ogni relazione interpersonale diventa mero scambio e commercio54. Avanza poi la riduzione scientista secondo cui Dio altro non che lipotesi con la quale si rattoppano i buchi del nostro sapere e in generale della nostra cultura 55. Tale concezione non tiene conto che la religione in quanto tale vive di una totalit vivente che rappresentata da tutto luniverso colto come un insieme a cui ogni uomo sente interiormente di appartenere seppur non pu spiegarne la motivazione. La terza riduzione quella filosofica che corre il pericolo di riportare tutto il contesto della Verit alla sola costruzione soggettiva. Per Florenskij emblema di tale riduzione la filosofia kantiana per la quale non la Verit che determina la nostra coscienza, ma anzi la nostra coscienza che determina la Verit56. Il rischio resta quello di costruire un puro modello astratto senza alcun legame con loggettivit materiale posta di fronte alluomo. Infine appare una riduzione storicista per cui al posto di Dio assurge il mondo con il suo procedere incrollabile e autonomo. Il pericolo di tale concezione consiste nel portare ad assoluto il contingente storico e renderlo norma vincolante, far diventare cultura solo ci che cultura del nostro tempo. Di fronte a questi attacchi la religione deve rispondere con un atteggiamento accogliente e disponibile e non facendosi impelagare nella lotta; la religione, secondo Florenskij, appunto questo sguardo onnicomprensivo che vede unione l dove la semplice appercezione vuole solo paradosso, legge lantinomia come una opportunit e non solo come pietra dinciampo. Per questo la religione, e il cristianesimo in particolare, non si pu accontentare della sola dottrina perch lumanit contemporanea ha bisogno di una cultura cristiana, non posticcia ma seria, realmente di Cristo e realmente cultura57.
50 ID., Cristianesimo e cultura, LAltra Europa V (215) 1987 (da ora in poi citato come Cristianesimo). Questo interessante articolo, scritto allincirca negli stessi anni di Ai miei figli, risulta di notevole attualit nel dibattito tra la cultura e la religione e voleva essere un tentativo di smascherare le mire autonomiste di una cultura aggressiva ma anche i rischi che la religione corre nel momento in cui non si pone in dialogo con le altre forze spirituali del tempo contemporaneo. 51 Si intende qui come cultura tutto ci che ha a che fare con la riflessione e quindi spazia dalla matematica alla filosofia allarte e alla tecnica. La cultura rappresenta il mondo del pensiero che si sta sganciando da qualsiasi riferimento a quelloltre di senso che, per Florenskij, rappresentato dal cristianesimo. 52 La situazione in cui venuto a trovarsi il mondo della cultura non per qualcosa di casuale o che si sarebbe prodotto da un giorno allaltro, piuttosto lesito inevitabile dellindirizzo che questo mondo ha seguito ormai da diversi secoli, sforzandosi in ogni modo nella maggioranza dei casi in maniera non pienamente cosciente per erigere un muro tra s e la Fonte della vita eterna. ID., Cristianesimo, p. 49. 53 Ibidem. 54 La logica della storia ci ha posti di fronte a un dilemma ineludibile: o rinunciare a quellultimo residuo di cristianesimo che la morale cristiana, o rinunciare a tutto il corso della precedente cultura anticristiana e riconoscere francamente che un Dio, al quale siamo disposti a concedere in noi stessi e nella nostra vita solo un angolino per lasciare poi che tutto il resto se ne vada per la sua strada (At. 14,16), non gi pi nella nostra coscienza Dio. Ibidem, p. 50. 55 Ibidem. 56 Ibidem, p. 51. 57 Ibidem, p. 53.

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Eccoci quindi giunti alla vera novit della religione: essa presenta la natura, contemplata prima, come un unit organica e vivente a cui lintera umanit si rivolge e in cui trova uno spazio di confronto e di armonia. La religione quello spazio senza spazio e tempo senza tempo in cui linfinito si presenta nella sua struttura antinomica alluomo come ci che gli appartiene pi propriamente e come ci che lo trascende da sempre presentandosi sotto le spoglie della molteplicit del reale: Unit nella molteplicit58. Lunit59 di cui parla Florenskij non ununit a s stante, raggiunta ad ogni costo, ma piuttosto di una vita nella verit e nellamore60; essa deriva dalla natura, precedentemente presentata, e non da qualsiasi visione analitico-scientifica. Lunit un Corpo che vive e perci possiede tutti i tratti di una vita, con le sue difficolt e contraddizioni, eppure esso resta inscindibile, legato al senso pi forte dato dal sentimento religioso, seppur non ancora tematizzato. Se colta nella sua peculiarit la religione per Florenskij va ben oltre il cristianesimo storico per diventare stimolo allunit e sua concreta realizzazione.
Senza rinunciare a nulla di ci che proprio a ogni singola Chiesa, i cristiani devono issare, innanzitutto, il vessillo del cristianesimo e mostrarlo come un appello al mondo cristiano perch impari a conoscersi e sappia finalmente edificare una cultura cristiana; e attorno a questa bandiera si riunir allora tutto il gregge di Cristo61.

Laltro punto su cui basare questa Weltanschauung integrale costituito dallumanit perch non possibile costruire ununit vivente senza tener presente luomo nella sua positivit concreta. Perch secondo le stesse parole del nostro autore non tardai a comprendere il culto dellumanit, della benevolenza quale atto di divinizzazione delluomo62. La religione quindi la presa di coscienza che il mondo intessuto di legami che vanno al di l del visibile e del sensibile e che in tali legami si manifesta il senso pi vero di ogni uomo. Tale senso rappresentato da quellunit organica che ogni uomo sperimenta in se stesso, con laltro
58 La questione dellevn kai, polla, (uno e molti) centrale nellopera di Florenskij che la riprende dallidealismo di marca platonica. Il nostro autore riteneva infatti Platone uno dei pi grandi pensatori della storia nonch uno dei primi ad aver postulato non tanto il mondo delle idee ma piuttosto lidealit del reale, quella stessa presenza nelle trame concrete della vita del nesso ideale pi ampio e trascendente. vEn non solo ed esclusivamente ev,n (uno), ma allo stesso tempo polla, (molti) e addirittura pa-n (tutto). Dall ev,n (uno) che noi vediamo qui e ora si tendono innumerevoli fili verso laltro, verso il pa-n (tutto), verso lesistenza universale, verso la pienezza dellessere. Queste vie sono le vie della vita stessa: sono nervi, arterie che si dipartono dal fenomeno isolato e solitario dellev,n (uno), fino a farne un organismo vivo, una creatura viva. Sembra che lev,n (uno) sia qualcosa di chiuso in se stesso di piatto. Ma queste solo apparenza. Esaminatelo attentamente, vedrete che non affatto chiuso in se stesso e non nemmeno piatto. Anzi, esso circondato da una ghirlanda i cui rami si intrecciano con i rami di altre esistenze e spande intorno un fragrante profumo. Ha una profondit che si estende con lunghe radici fino a penetrare negli altri mondi, e dai quali riceve la vita. La sua tonalit sonora non quella del secco e isolato diapason, ma una viva armonia che si incarna in un insieme di toni melodici, alti, svariati Lev,n (uno) infinitamente pi grande e pi ricco di contenuti di quanto non sia razionale. [] La vera realt, lidea, non unesistenza isolata, ma mi,an dia. polln [un(idea) attraverso molte], come la definisce Platone, oppure ancora ev,n kai. polla, (uno e il molteplice), come egli afferma, alludendo chiaramente alla questione fondamentale di tutta la filosofia greca. [] Sentire questo mi,an dia. polln, sentire questo ev,n kai. polla,, ecco qual la percezione del mondo che sta alla base dellidealismo. ID., Il significato dellidealismo, Rusconi, Milano 1999, p. 66-67. 59 Florenskij, procedendo nella riflessione, pone lunit ecclesiale (Sobornost) come il punto pi alto per concepire lumanit, in questo momento non possibile affrontare anche il suo pensiero ecclesiologico, basti ora rammentare che la Chiesa per lui rappresenta unidea ontologica non riducibile alle singole chiese storiche ma come Corpo formato dalla vita di ogni uomo e riunito in Cristo. La vita sobornica della Chiesa universale non la somma della vite dei singoli uomini e neppure di quelle delle singole Chiese: lintero maggiore della somma delle parti. ID., Cristianesimo, p. 57. 60 Ibidem, p. 56. 61 Ibidem, p. 62. 62 ID., Ai miei figli, p. 193.

da s e con luniverso circostante; in questo riconoscimento dialettico e non pi possessivo emerge con tutta la sua carica lidea di umanit che diviene il fulcro e il centro di ogni riflessione, unumanit concreta che, facendo i conti con le proprie antinomie, scopre in se stessa la traccia profonda del divino e tenta di dare un nuovo volto alla realt circostante. Il pensiero della Weltanschauung integrale non pu realizzarsi senza un uomo che si sente capace di saper reggere il peso e la responsabilit di questo gravoso compito, spinto dal sentimento che lo unisce misteriosamente ad ogni altro uomo e allaltro per eccellenza che Dio. La religione unisce, nelluomo, quei due mondi63, quello della trascendenza e quello dellimmanenza, mai assimilabili luno allaltro eppure cos connaturati tra loro, come un confine discreto ma necessario per poter osservare la vera essenza del mondo e la sua pi propria natura. Il passo successivo sar quello di far passare lesperienza della religione nei canali concreti e quotidiani della vita, senza smarrirne lintima vocazione alluni-totalit. 3. Il particolare. Come si evinto gi dai precedenti punti, ogni passo non elimina ne conclude laltro bens lo approfondisce e lo dilata. In Florenskij il particolare diventa emblema di ci che richiama ad un mondo altro e diverso64, esso diventa la possibilit di poter concretamente unire i due mondi: un simbolo.
Per tutta la vita ho pensato, in sostanza, a una sola cosa: al rapporto tra fenomeno e noumeno, al rinvenimento del noumeno nei fenomeni, alla sua manifestazione, alla sua incarnazione. Sto parlando del simbolo. E per tutta la vita ho riflettuto su un solo problema, il problema del SIMBOLO65.

Il simbolo per il nostro autore non una semplice evocazione, ma lunica realt possibile oltre che esperibile66, una realt oggettiva diversa sia dallinconoscibile noumeno che dallorganizzazione tutta soggettivistica del fenomeno. Il simbolo esprime la contemplazione della natura e la religione come un compendio organico indipendente da ogni precomprensione; per questo
il fenomeno bi-unitario, spirituale-materiale , il simbolo, mi sempre stato caro nella sua immediatezza, nella sua concretezza, con la sua carne e la sua anima. In ogni vena della sua carne io vedevo, volevo vedere, cercavo di vedere e credevo di poter vedere lanima, la sola
63 Secondo le prime parole del Genesi, Dio cre il cielo e la terra (Gn. 1,1) e questa divisione di tutto il creato in due parti sempre stata considerata fondamentale. Cos nella confessione di fede chiamiamo Dio Creatore delle cose visibili e delle invisibili, Creatore cos delle visibili come delle invisibili. Questi due mondi il visibile e linvisibile sono in contatto. Tuttavia la differenza tra loro cos grande che non pu nascere il problema del confine che li mette in contatto, che li distingue ma altres unisce. Come si pu intenderlo? Qui come nelle altre questioni metafisiche il punto di partenza ci che noi gi sappiamo dentro di noi. S, la vita della nostra anima ci d il punto dappoggio per conoscere questo confine che mette in contatto i due mondi, infatti anche in noi la vita nel visibile si alterna alla vita nellinvisibile, sicch c un tempo, sia pur breve, sia pure concentrato al massimo, talvolta fino allatomo di tempo quando i due mondi si toccano e ci diventa contemplabile perfino questo congiungimento. ID., Le porte regali. Saggio sullicona, Adelphi, Milano 200610, p. 19. 64 Quanto era particolare, insolito, mi pareva foriero di un altro mondo e incatenava il mio pensiero, o meglio la mia immaginazione. ID., Ai miei figli, p. 200. 65 Ibidem, p. 201. 66 Il fatto che per me il rapporto tra ci che riluce e ci che traluce, tra cosa e scorza, non mai stato esteriore. Non ho mai cercato di contemplare questunit spirituale al di fuori e indipendentemente dalla sua manifestazione. Respingevo con tutto me stesso la scissione kantiana di noumeni e fenomeni []. Al contrario, in questo senso sono sempre stato un platonico, un onomatodosso: il fenomeno era per me un fenomeno del mondo spirituale, e il mondo spirituale oltre il proprio manifestarsi era da me concepito come non-manifestato, come esistente in s e per s e non per me. Ibidem, p. 201-202.

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sostanza spirituale; e tanto salda era la mia convinzione che la carne non fosse solo carne, che non fosse solo materia inerte, solo esteriore, quanto lo era la convinzione opposta, e cio che fosse impossibile, inutile e presuntuoso pensare di vedere questanima incorporea spogliata del suo velo simbolico67.

La peculiarit del simbolo quella di non ridurre le due realt, la fenomenica e il mistero, ma di farle esistere contemporaneamente senza sottomettere luna allaltra. Il simbolismo florenskijano un tentativo di costruire una riflessione concreta ma globale, organica ma rivolta alla unit, volgendosi contro quel pensiero riduttivistico per cui il positivismo mi disgustava, ma non meno mi disgustava la metafisica astratta68. Un tentativo assai coraggioso perch se da un lato Florenskij cercava di vedere lanima egli voleva vederla incarnata69. Il simbolo deve dunque districarsi tra la sua forma particolare che mai pu barattare per un concettualismo piano e analitico e la sua brama di totalit e unit, di infinito, che inscritto nella sua stessa natura evocativa. Stando cos le cose naturale che il simbolo risponde ad un tipo di logica del tutto diverso da quella del pensiero filosofico-scientifico classico. Esso parte innanzitutto dallaccoglienza del mistero70 come fondamentale per una visione unitaria. Per una visione scientifica il mistero va svelato, risolto, ma mai assolutamente accolto come parte del sistema: il mistero nella concezione analitica uccide il pensiero. Ma solo il mistero nasconde ci che di pi vero circonda luomo, l dove c una deviazione dal consueto, l che va cercata la confessione spontanea della natura 71. Si apre cos una nuova visuale in cui viene messo in discussione lo stesso procedere scientifico, visto come non essenziale72, per far posto ad un procedere non certo arbitrario ma sicuramente altalenante e antinomico. Alla Weltanschauung scientifica, che Florenskij vedeva ben rappresentata dal padre, egli contrapponeva la sua nuova visione dellinfanzia, fiabesca.
Nella concezione di mio padre lidea della continuit era il baluardo e il fulcro della visione scientifica del mondo, della scientificit, mentre lanima del fiabesco, secondo lui, era lidea inversa: la discontinuit73.

Largomentazione florenskijana sulla discontinuit mostra come accanto alloggettivit incondizionata riguardante la verit e il reale, vi sia lesigenza di una completezza, che rinunci
67 Ibidem, p. 202. Non parto da affermazioni e supposizioni generali astratte, ma seguo la strada della sintesi e dellapprofondimento dei casi concreti specifici, i quali cerco di cogliere in tutta la loro concretezza. Fin quando io stesso, con le mie mani, non ho pesato, sminuzzato, effettuato le analisi, calcolato, non capisco un fenomeno. Posso, s, parlarne e ragionarne, ma non ancora diventato mio. Ecco, proprio questo lavoro grossolano porta via tempo ed energie. Non che non possa, ma non voglio permettermi di accostarmi ai fenomeni in modo generale e astratto. Se passassi sopra a questo mio sentimento, nessuno, probabilmente, lo noterebbe; ma dinanzi al decorso astratto del pensiero, a me stesso viene un senso di disonest e di ciarlataneria, e proprio cos vedo la maggior parte delle generalizzazioni fatte dagli altri ricercatori. Invece, in ci che particolare e concreto deve risplendere ci che generale: luniversale. ID., Lettere, p. 380-381. 68 ID., Ai miei figli, p. 202. 69 Cfr. P. A. FLORENSKIJ, Ai miei figli, p. 202. 70 Il pensiero del mistero si conficcava nel cervello come un raggio di sole, come una macchia di luce; e dico nel cervello proprio perch con la sua forza e la sua incontra stabilit quel desiderio prendeva tutto lorganismo come un riflesso, fisiologicamente. Ibidem, p. 208. 71 Ibidem. 72 Era proprio l dove il corso quieto della vita veniva violato, dove il tessuto della causalit consueta si lacerava che vedevo la garanzia della spiritualit dellessere. Ibidem, p. 210. 73 Ibidem, p. 212. Mio padre riteneva che proprio lidea della discontinuit fosse labisso che si apriva tra la visione del mondo della sua generazione e la mia, la Weltanschauung del prodigio, della fiaba, a cui tendevo. Ibidem, p. 204. Abbiamo gi visto come proprio lidea della discontinuit una delle concezioni cardine del pensiero religioso, filosofico e scientifico di Florenskij.

allunivocit e affronti i problemi che insorgono quando si intende correlare lintuizione con la consequenzialit dei sistemi di pensiero formalizzati, la vita concreta con le sue analisi astratte. Il simbolo lunico capace di essere espressione della discontinuit riuscendo al contempo ad essere concreto e reale pur evocando una dimensione altra e trascendente. Con la discontinuit il simbolo pu contemplare anche laltro grande concetto cardine per la riflessione del nostro autore: lantinomia, perch proprio nelle profondit misteriose del simbolo
nella sostanza stessa, in quella misteriosa profondit dove gli adulti temono di guardare e non vogliono farlo, e dove non facevano guardare neanche me, l le leggi delluguaglianza e della contraddizione non valevano, mentre valevano altre leggi: luguaglianza del contraddittorio e la contraddittoriet delluguale; la cosa non la cosa stessa, ma qualcosaltro che la cosa74.

Entrambe queste idee, la discontinuit e lantinomia, sono ci che di pi originale abbia potuto offrire Florenskij alla riflessione contemporanea, riuscendo nel suo progetto di inserire organicamente la vita reale nel tessuto della ragione pensante, il mistero nelle pieghe dellapparenza, il tutto senza alcuna cessione a ci che di pi peculiare ogni categoria contiene. Il simbolo non tende a spiegare75 n a dare conto della regolarit della natura 76 quanto a presentare il reale cos com nelle sue trame misteriose e nelle sue relazioni non sempre spiegabili analiticamente ma comprensibili comunque sotto un altro aspetto. Esso presenta lessenza pi profonda, la forma77. Questo il compito del simbolo ma anche la sfida pi alta per non correre rischio di lasciarsi trascinare nella costruzione di una nuova realt simbolica, altra tra la trascendenza e limmanenza, ed invece rendersi disponibile ad essere una possibilit di comunicazione, mai esistente di per se stessa, eppure al di l della semplice unione di questi due mondi: un nuovo esistente ma senza un essere suo proprio se non quello della possibilit. S, la possibilit di mettere insieme ci che insieme non v, la possibilit di unire due dimensioni altrimenti mai congiungibili, la possibilit di conservare sia lantinomia sia lunit, entrambe in atto, la possibilit di mettere insieme il dato sensibile corporeo con la traccia misteriosa del divino.
Nei meandri del corporeo c il mistero, che dietro il corporeo si cela ma che corporeo non , e il corporeo del mistero non solo non cancella il mistero stesso, ma anzi in determinate occasioni pu esserne a propria volta cancellato78.

III. LA TRACCIA CONTINUA DELLA TRINIT


74 Ibidem, p. 222. Florenskij dedica un intero capitolo (la lettera sesta dal titolo La contraddizione) della sua opera maggiore proprio al tema dellantinomia. Essa lunica capace di far esperire la verit, anzi di pi essa stessa la verit. Infatti si pu credere solo allantinomia, perch ogni giudizio non antinomico viene semplicemente accettato o respinto dal raziocinio, visto che non trascende i confini del suo isolamento egoistico. Se la verit fosse non antinomica, il raziocinio, muovendosi in cerchio nel proprio campo, non avrebbe un punto dappoggio, non vedrebbe loggetto extrarazionale, e quindi non avrebbe lo stimolo ad abbracciare leroismo della fede. ID., CFV, p. 195. 75 Per la concezione scientifica del mondo spiegare significava ai miei occhi distruggere linterezza concreta del fenomeno, dimostrarne lillusoriet. Quel che cercavo io, invece, era la constatazione dellintero concreto e la conferma che il fenomeno fosse di fatto individuale e non riconducibile a nullaltro. ID., Ai miei figli, p. 235. 76 La regolarit era il mio nemico; venuta a conoscenza di una qualche legge della natura, la mia mente tormentata dallansia, da un senso di limitatezza e di mesta oppressione riacquistava serenit solo quando saltava fuori uneccezione alla legge stessa. ID., p. 234. 77 Quel che avevo caro, al contrario, era il fenomeno in toto, quanto era concretamente osservabile. Era la forma della sua unit che mi dava pena: per me la forma era la realt. ID., p. 235. 78 Ibidem, p. 225.

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Florenskij apre con le sue interessanti riflessioni un nuovo ambito su cui andare a ricostruire ogni perduta certezza. Egli non solo un pensatore che demolisce le costruzioni del passato ma cerca anche di formarne delle nuove, la sua concezione non volta le spalle alla concettualizzazione per rinchiudersi in una riduzione solipsistica e astratta ma sempre in ricerca di piste alternative che portino a differenti e pi universali visioni. Al grido di COME POSSIBILE LA RAGIONE ?79 egli tenta, con lardore del ricercatore instancabile, di trovare nuove strade al pensiero per potersi esprimere in maniera pi organica e completa. La lotta contro il pensiero scientifico, in lui, non si arresta con la distruzione e messa in dubbio del suo procedere e delle sue analisi, cerca, invece, di mostrare come unaltra razionalit sia possibile ed anzi auspicabile. La contemplazione della natura, il senso religioso e lattenzione al simbolo altro non sono che modelli per reinterpretare la realt oltre le categorie metafisicoscientifiche. Eppure sembra sfuggire ci che leghi intimamente tutti questi passaggi, pare che Florenskij nel suo annuncio di un pensiero del concreto sia nuovamente caduto nella tentazione intellettualistica dal lui tanto contrastata. Sembra mancare una traccia concreta su cui basare questa Weltanschauung integrale. Sembra, ma non cos. Tutto il pensiero florenskijano percorso da unidea sempre presente e vitale che lega intimamente ogni sua riflessione, ogni suo passo: essa il concetto della Trinit.
Lunico schema capace di risolvere levpoch,, posto che sia possibile soddisfare alle esigenze della scepsi, la Trinit uni sostanziale e indivisibile, lUnit triipostatica e consostanziale80.

Il Deus-Trinitas colto da Florenskij come la risposta prima (ed anche ultima) della ricerca filosofica delluomo, della sua ricerca amante della verit 81, una ricerca sempre legata allesperienza viva, alloggettivit e alla concretezza dellesistente, ancorata non alla metafisica dei concetti ma a quella della vita. Ma come pu rispondere la Trinit alle tre istanze presentate prima, in che modo ne diventa lunione e la sintesi? Volgiamo in particolare lo sguardo ad uno dei capolavori di Florenskij, La colonna e il fondamento della verit.
79 ID., CFV, p. 555. Naturalmente la ragione che va ricercando quella che si fonda sulla conoscenza della Verit esperita come ambito trascendente nellimmanenza concreta. La ragione brama salvezza; in altre parole, cio, essa perisce nella sua forma puramente logica, nella forma del raziocinio. [] Scomponendosi in antinomie e morta nella sua esistenza raziocinante, la ragione cerca il principio della vita e della fermezza. In ambito teoretico la salvezza si intende prima di tutto come stabilit dellintelletto, cio proprio come risposta alla domanda: come possibile la ragione?. ID., Ragione e dialettica, in N. VALENTINI, Pavel A. Florenskij, Morcelliana, Brescia 2004, p. 100. 80 ID., CFV, p. 89. Con altri termini, la Trinit permette di concepire quellidealismo concreto, tanto caro al pensiero florenskijano, che diventa un vero e proprio s alla vita, vita sia di pensiero che di esperienza. Soltanto la Triunit ev.n kai, polla, in senso proprio e definitivo, cio in essa soltanto trova una risposta la questione fondamentale di tutta la filosofia. Ed inoltre, proprio nel dogma della Trinit i temi fondamentale dellidealismo, che gi vari pensatori avevano affrontato in modo diverso e con un certo anticipo, si intrecciano in un unicum e risuonano in tutta la loro estrema chiarezza. P. A. FLORENSKIJ, Il significato dellidealismo, Rusconi, Milano 1999, p. 161. 81 La ricerca dei primi filosofi pi vicina allesperienza religiosa che allelaborazione speculativa-raziocinante moderna a partire da Cartesio e Kant. Nella sua origine folle la filosofia riconosce e accoglie la magmaticit del pensiero pi che i suoi astratti schemi, accoglie le istanze dellaltro pi che imporre le proprie. Il sistema che irrigidisce il pensiero, in generale una contradictio in adjecto ed nemico delle profondit vitali. ID., Il timore di Dio, in Id., Il cuore cherubico. Scritti teologici e mistici, Piemme, Casale Monferrato (AL), p. 302. Il mondo impazzisce e infuria alla ricerca di un qualcosa, mentre ha gi in mano lunica cosa che serve: la chiarezza. La cultura borghese si sta disgregando perch in essa non c unaffermazione chiara, un netto s al mondo. Essa tutta nel come se, come se fosse, lillusionismo il suo vizio principale. Quando il soggetto si stacca dalloggetto e gli si contrappone, tutto diventa convenzionale e vuoto, tutto appare unillusione. ID., Lettere, p. 281.

1. Per Florenskij la Trinit stessa che pervade con la sua logica ulteriore lintero universo, essa che apre le porte al mistero relativizzando il processo analitico conoscitivo in favore di uno pi ampio e simbolico82. Partendo dalla constatazione che lillusione scientifica di poter spiegare tutto resta appunto solo unillusione, unipotesi sempre potenziale83, che per sua natura lotta contro linspiegabile, il mistero, per poterlo ingabbiare nei suoi schemi, non resta che rivolgersi ad un diverso tipo di pensiero che riesca nellimpresa di mettere insieme levidente con il trascendente. Il primo passo consiste appunto nel ritrovare le tracce trinitarie nella realt che circonda luomo e che si trovano l dove il raziocinio tende alla sconfitta, dove lo schematismo assoluto fallisce. Non vi per alcun abbandono della ragione in favore di uno spiritualismo astratto e miracolistico, Florenskij intende invece costruire un nuovo tipo di razionalit che sposi insieme lintuizione immediata della verit con il discorso concettuale dellintelletto. Da una parte lintuizione apre le porte allinfinito per poi ritornare, con il discorso, alla realt concreta di relazioni facendo diventare cos quel bagliore passeggero dellintuizione motivo di vita e di conoscenza, senza pi cadere nellindefinibilit delle sue analisi, dallaltro il discorso riconosce un principio altro dalla sua catena causale e astratta84. Per superare la logica duale e apprensiva della conoscenza 85 la contemplazione della natura deve avvenire secondo una logica trinitaria secondo cui non vi pi alcuna costruzione ideale della verit ma
la verit contempla se stessa attraverso se stessa e in se stessa, e ogni momento di questo atto assoluto assoluto, la verit. La verit la contemplazione di s attraverso laltro nel terzo86.

La traccia trinitaria presente nella natura, nelle sue pieghe pi profonde, permette di cogliere la radice da cui tutto nasce e si muove, i fatti pi che le deduzioni, e in questo percorso emerge la vita delluniverso con tutto la sua carica misteriosa che per non assurge pi a nemica della razionalit quanto la potenzia e la rende capace di trascendersi verso una visione globale. Tutta la natura si esprime secondo un piano trinitario ed immagine della stessa Trinit pur non perdendo la sua connotazione essenziale87.
82 Nelle analisi florenskijane emerge infatti la crisi dei due capisaldi del pensiero metafisco-scientifico, il principio di identit e quello di ragion sufficiente. La legge didentit rappresenta per Florenskii la staticit del pensare perch ogni A, escludendo tutti gli altri elementi, viene escluso da tutti questi, perch se ognuno di essi per A soltanto non-A, anche A rispetto a non-A soltanto non-A. Non vi alcuna relazionalit n alcuna pretesa allassoluta universalit, tutto resta autoreferenziale e limitato. la legge di identit uno spirito di morte, di vuoto, di annientamento. ID., CFV, p. 62-63. altrettanto inimmaginabile che la ragione possa funzionare fidandosi esclusivamente della legge di ragion sufficiente perch se la certezza di un giudizio si basa sulla riducibilit ad un altro, tale processo risulta essere un regressus in indefinitum, poich non si pu conoscere la fine del pensiero inserito esclusivamente nei suoi meccanismo di causa ed effetto. 83 Il regressus in indefinitum dato in potentia, non in actu, non come una realt finita e attuata in qualche tempo e in qualche luogo. La dimostrazione razionale crea nel tempo il sogno delleternit, ma non permette di attingere leternit. Perci la razionalit del criterio, lattendibilit della verit non mai, come tale, data effettivamente in maniera attuale, nella sua giustificazione, bens sempre soltanto nella possibilit, in potenza, nella sua giustificabilit. Ibidem, p. 67. 84 La verit intuizione-discorso. Per essere dimostrabile (discorsiva), lintuizione non deve essere cieca, ottusamente limitata, ma deve aprirsi sullinfinito, deve, per cos dire, essere parlante, ragionevole. Daltra parte la discursio non deve andare nellindefinito, deve essere non solo possibile ma reale, attuale. Ibidem, p. 78. 85 La logica classica rispondeva ad una dialettica di soggetto e oggetto secondo la quale era il primo termine a porre in essere e determinare fondamentalmente il secondo che nel migliore dei casi poteva, passivamente, non partecipare n rendersi disponibile alla conoscenza e al possesso. 86 Ibidem, p. 84. 87 In un opera pi tarda Florenskij accosta limmagine della Croce, simbolo della stessa Trinit, alla potenza su cui si fonda il mondo. La Croce perci un essere vivo, ragionevole, consapevole, spirituale, capace di ascoltare le nostre preghiere e di rispondere ad esse con sollecitudine. [] Essa la forza su cui si fonda il mondo, che predetermina il

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2. La Trinit oltre a rendere accettabile la comunanza tra il mistero naturale e luomo permette altres di coglierne questa stessa natura come un insieme organico e unitario. Come Padre, Figlio e Spirito sono tre ipostasi ma un sola sostanza88 mantenendo sempre sia il carattere relazionale della molteplicit sia quello totale dellunit cos attraverso di essa possibile riconoscere nel reale sia la sua pi concreta pluriformit sia la sua pi segreta e organica unione89.
Bisogna trascendere i confini del raziocinio stesso e penetrare nel campo dove hanno radice il raziocinio e tutte le sue norme, occorre cio raggiungere con lesperienza una sintesi del non relativo e della relazione, del primario e del derivato, della quiete e del moto, dellunit e dellinfinitezza, ecc.90.

Se attraverso la scoperta della logica trinitaria stato possibile arrivare fino alla radice pi profonda della realt, attraverso il passaggio alla religione si giunge a una visione unitaria e sintetica che parte dallesperienza delluomo di sentirsi parte di quella molteplicit, per certi versi discontinua, che la natura. La Weltanschauung integrale tiene insieme, come si visto, il polo della ragione e quello dellintuizione spirituale e questo permette una visione prospettica di tutta la realt, dalle sue forme pi esteriori a quelle pi essenziale; la grandezza di tale concezione risiede nel fatto che tutti i momenti non sono subordinati tra loro ma ognuno deriva ed origine dellaltro, la realt mostra gi in s il mondo altro della trascendenza e il mondo trinitario divine possibile solo in e attraverso il contatto con la natura: i confini della fede e del sapere si fondono, crollano le mura di cinta del raziocinio, tutto il raziocinio si trasforma in una sostanza nuova91. Lontologia trinitaria della religione la chiave per leggere luni-totalit del reale, essa rappresenta quellorizzonte veritativo a cui attingono tutte le altre verit relative 92. Accettare tale ontologia significa uscire da una concezione solipsistica della realt per affidarsi ad un principio pi alto che Dio, una divinit, per, non distante ma in relazione essenziale con luomo e a sua disposizione.
Linizio della fede la rinuncia al monismo nel pensiero in favore di Dio. Lininterrotta continuit monistica la bandiera del raziocinio ribelle della creatura che si stacca dal suo Principio e Radice e si polverizza nellautoaffermazione autodistruzione. Viceversa la discontinuit dualistica la bandiera dellintelletto che perde se stesso a favore del suo Principio93.
mondo, custode del mondo, guida del mondo, idea del mondo, la Sofia. Nel suo insieme, come nelle sue parti luniverso cruciforme e questa forma della Croce penetra luniverso in tutte le direzioni, in tutte le azioni, in tutti i sensi. ID., Il timore di Dio, in ID., Il cuore cherubico. Scritti teologici e mistici, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1999, p. 288-289. 88 Il termine chiave dellunisostanzialit ovmoousi,a, che esprime proprio il germe antinomico della concezione cristiana della vita, un nome unico per tre ipostasi. Cfr. P. A. FLORENSKIJ, CFV, p. 89-93. Tale termine viene ripreso dalla tradizione patristica e dalle sedimentazioni conciliari ma viene originalmente introdotto nel suo pensiero da Florenskij che lo rende il punto chiave sia per comprendere la Trinit che per superare le aporie del raziocinio. 89 Luno e il molteplice trinitario non vanno separati, come rischia una certa teologia, come se luno appartenesse a Dio (la teologia!) e il molteplice alla storia (leconomia!). in Dio stesso che si danno luno e il molteplice come momenti costituenti la stessa realt-vita di Dio Uno-Trino. G. MAZZANTI, La Trinit e lontologia dellamore comunionale-ecclesiale. Lamico, il fratello e lamore universale in Pavel Florenskij, Humanitas 4 (2003), p. 690. 90 P. A. FLORENSKIJ, CFV, p. 96. 91 Ibidem, p.100. 92 Si conosce la verit solo attraverso le verit; per conoscerla bisogna averla e per questo necessario cessare di essere soltanto se stessi e comunicarsi alla verit. Ibidem, p. 103. 93 Ibidem. Torna qui il tema della discontinuit emblema ora del pensiero che si muove nella Trinit e non pi semplice termine matematico.

Florenskij concepisce lunit espressa dalla religione come una svolta epocale contro il monolitico pensiero del soggetto che attraverso la Trinit subisce il suo definitivo scacco; tale pensiero non pi in grado di dare risposte soddisfacenti per luomo in cerca di quel senso ulteriore che sente appartenergli pi profondamente di ogni altra cosa. In tal modo la ragione procede non pi per analisi e schemi ma come per invocazione, si rivolge a qualcosa o a qualcuno affinch possa trovare un suo significato, cerca la verit oltre il proprio sentire e costruire, nella misteriosit delluniverso, operando quasi una pascaliana scommessa94. Bisogna rinunciare alla tranquillit di un pensiero sempre sotto controllo, sempre piano per dedicarsi ad una viva riflessione in cui laltra parte non solo un oggetto da apprendere o conquistare ma la verit essenziale che da un lato permea lo stesso soggetto ma dallaltro lo trascende inevitabilmente. La verit non pi semplicemente qualcosa da apprendere ma qualcuno da conoscere ed esperire, la Trinit. Mi sembra opportuno lasciar sintetizzare alle stesse parole di Florenskij questa fondamentale idea.
Io cesso di essere io, il mio pensiero cessa di essere mio; con un atto inattingibile rinuncio allautoaffermazione Io=Io. Qualcosa o qualcuno mi aiuta a uscire dalla mia chiusura. [] Qualcosa o qualcuno spegne in me lidea che io sia il centro della ricerca filosofica e io metto al suo posto lidea della verit stessa. Io non sono nulla, ma rinuncio alla sola cosa che mi sia data, rinuncio a questo mio unico possesso, sacrifico alla verit lunica cosa in mio potere, la sacrifico non per forza mia bens per la forza della verit stessa. [] Metto nelle mani della verit stessa il mio destino, la mia ragione, lanima della mia ricerca che lesigenza dellattendibilit. In suo favore rinuncio ad una dimostrazione95.

3. Resta da vedere come ora nella Trinit trovi posto tutta la trattazione sul simbolo. La domanda cio come possa assurgere Ella stessa a simbolo senza correre il rischio di diventare un essenza cos ampia e forte tale da annichilire totalmente quel contatto tanto fecondo tra i due mondi fino a ridurlo in una monodimensionalit trascendente. Come il simbolo dice chiaramente di riferirsi sia alla realt che immediatamente richiama sia a quella che evoca da lontano cos anche la Trinit deve trovare in s il modo per rendersi al contempo presente ma non in maniera assoluta, ombra concreta che non svela tutta la sua reale essenza96. Il simbolo trinitario per eccellenza che riesce in questo arduo compito la Sofia, la Sapienza divina97. Essa nella concezione florenskijana il simbolo concreto dellunione tra questo
94 Forse proprio considerando linevitabilit di questa scelta nacque in Pascal lidea della scommessa con Dio. Da una parte sta il tutto, ma ne siamo malcerti; dallaltra sta il niente e allo stolto sembra qualcosa, ma che ne conosce il valore reale lo considera assolutamente nulla senza quel tutto, ed esso diventa tutto se si trova il tutto. Ibidem, p. 104. 95 Ibidem, p. 106-107. 96 In termini pi strettamente teologici il problema del rapporto tra la Trinit immanente e quella economica. Il primo termine indica il mistero trinitario nella sua dinamica interna, mentre il secondo ne indica la relazione con luomo e la creazione. Diventa importante per Florenskij tenere entrambe le concezioni insieme senza scadere nello spiritualismo di una Trinit solo immanente o nella razionalit di una Trinit assolutamente economica, cos come era nella visione dellidealismo tedesco. 97 Il termine Sofi,a viene tradotto con sapienza ma non significa affatto una semplice appercezione passiva dei dati, non corrisponde affatto ai nostri termini ragione, conoscenza, scienza, ecc., ma racchiude unindicazione precisa di creativit [], cos che nel renderlo in linguaggio moderno bisognerebbe scrivere Costruttrice, Maestra, Artista e simili. Ibidem, p. 766. Molto lungo sarebbe ora il discorso sul pensiero sofiologico di una certa corrente del pensiero religioso russo, si pu riassuntivamente dire che il mondo esprime la sapienza creatrice di Dio che fa da mediatore tra lUno e il molteplice. La sapienza si rivela in Cristo e nella Chiesa per il bene del mondo. La sofianicit del mondo ha unorigine trinitaria. il tentativo di esprimere in modo personale e relazionale latto creativo a partire dalla comunione divina e non dallidea astratta della causa prima. La Sofia divina auto rivelazione di Dio nel mondo e ha lAmore come fondamento del proprio essere, quindi, sta nella libert e non nella necessit. Cos dicendo, il mondo divino appartiene non solo allessere di Dio, ipostatizzandosi in esso, ma anche, in modo non ipostatico nella crerazione.

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mondo umano e il mondo divino, essa


il Logos costitutivo del creato e quindi il contenuto costituito di Dio Logos, il contenuto psichico di Lui, eternamente creato dal Padre attraverso il Figlio e compiuto nello Spirito Santo: Dio pensa mediante le cose98.

La Sofia il pensiero di Dio che non prescinde mai dalle sue creature, segno del suo amore infinito che si autolimita pur di conservare la libert delluomo; altres la Sofia anche la ragione umana nel momento in cui si apre allesperienza della Trinit, del mistero del mondo altro. Grazie a questo simbolo vivente Dio pu presentarsi quasi come non onnipotente, alla merc delluomo, disponibile alla relazione ma anche al rifiuto, passibile di essere attivato come di essere messo da parte. Ma in virt di questo simbolo vivente luomo scopre la parte pi nascosta del suo essere senza per questo appropriarsene, diviene capace di vivere davvero la relazione con laltro alla pari, si convince che la propria materia eterna propria perch materia e non a prescindere da essa99. Dio nel simbolo sofianico smette i tratti caratteristici dellessere metafisico proprio della visione scientifica per indossare quelli di un essere-relazione, persona concreta e vivente che richiede di essere conosciuto ed esperito come tale pi che essere analizzato come un concetto. Questa la profonda intuizione di Florenskij: rendere a Dio la sua potenza nel mentre lo consegna interamente nelle mani delluomo. Lunico modo per ottenere questo cambiamento consiste nel fare dellamore100 pi che dellessere il tratto caratteristico della divinit e perci come tale disposto ad ogni sacrifico, finanche il pi alto, cio la sua stessa negazione. Lamore diventa un concetto filosofico e teologico pi che un semplice sentimento, espressione di quella dinamicit relazionale che contraddistingue sia luomo che il Deus-Trinitas. La Sofia, invece sul versante naturale rappresenta
la Grande Radice della creatura totale []. Per lei il creato penetra nellintimo della vita triadica e ottiene la vita eterna dallunica Fonte della vita. La Sofia lessenza originaria del creato, lAmore creatore di Dio che stato riversato nei nostri cuori per mezzo della Spirito Santo (Rm. 5,5)101.

La Sofia proprio lamore che eternamente crea poich tutto esiste solo in quanto partecipa del Dio-amore, della Sorgente dellessere e della verit102.
Questa lautodeterminazione di Dio fuori di s. Lessere del mondo inserito nel circolo damore trinitario. La Sofia divina non solo il progetto divino del mondo, la sua idea o ordine, ma lo stesso fondamento. Secondo questa concezione si riconosce in Dio leternit della creazione e la temporalit nellessere fenomenico del mondo creato. Cos il tempo appare come la forma mobile delleternit. 98 Ibidem, p. 388 (corsivo mio). 99 Dal punto di vista di Dio, la ragione della creatura lamore autoumiliantesi di Dio per la creatura. Abbiamo cos un atto indescrivibile (nel quale si toccano e collaborano lumilt ineffabile dellamore divino e laudacia incomprensibile dellamore creato) che penetra nella vita della Trinit divina, che superiore allordine (perch il tre non ha ordine), un amore-idea-monade, un quarto elemento ipostatico che in rapporto a se stesso provoca una variazione nellordine (kata, ta,xin) delle Ipostasi della Santissima Trinit, la quale accondiscende a questa correlazione di S con la sua stessa creatura e alla definizione di S da parte della creatura che ne consegue e perci si esaurisce o svuota degli attributi assoluti. Dio rimane onnipotente, ma si comporta quasi come non onnipotente con lopera delle sue mani non costringe la creatura ma la convince, non la forza ma la prega. Ibidem, p. 385-386. 100 Lamore resta una categoria teologica per Florenskij pi che un semplice sentimento, esso esprime il miglior modo per esperire la verit. Si noti, qui solo accidentalmente, come diventi anche uno dei tratti caratteristici delle relazioni interumane che ne permettono la sublimazione verso un rapporto quasi-divino: lamicizia, frutto dellamore immagine visibile dello stesso amore intra-trinitario. La conoscenza effettiva della verit pensabile nellamore e soltanto nellamore e viceversa, la conoscenza della verit si manifesta attraverso lamore, chi con lAmore non pu non amare. Ibidem, p. 113. 101 Ibidem, p. 388. 102 Ibidem.

Entrare con Florenskij nellidea della Sofia significa giungere al pi alto grado di conoscenza e di esperienza del divino, nel cuore della fede che abbraccia tutto il reale, infatti
il discorso della fede non affatto quello della teologia e la fede ricopre la sua conoscenza della verit dogmatica di vesti simboliche, di un linguaggio figurato che ammanta di contraddizioni successive la verit e profondit supreme della contemplazione103.

Avere lardire di mettere proprio queste vesti simboliche significa avere un viva esperienza della Trinit e del mondo nel suo significato pi profondo. Si pu scegliere tra la calma di una riflessione assolutamente astratta e analitica e il rischio di chi vuole incontrare una verit non pre-costituita. Con Florenskij non si pu pi parlare di un dissidio tra ragione e fede, tra intuizione immediata e discorso razionale, ma tra solipsismo egoistico ed utopico e relazione fondamentale allaltro uomo e allAltro nella Trinit. Non deve mai abdicare una tra la ragione e la fede ma insieme devono collaborare per costruire quello spazio veramente vitale in cui ogni uomo pu riconoscere se stesso e laltro nella sua radicale antinomia: essere materiale ed essere trascendente nello stesso tempo e nel medesimo modo, partecipi ugualmente dei due mondi. IV. CONCLUSIONE Dialogare con il pensiero florenskijano non stato, non e non sar mai facile. Ogni sua riflessione sgorga da un puro esercizio della ragione ma anche frutto della pi concreta esperienza esistenziale. Per questo motivo pu risultare indigesto al teorico puro che cerca risposte chiare e precise espresse secondo i metodi canonici, mentre a chi si accontenta della sola intuizione immediata pu sembrare troppo intellettuale. Per i primi Florenskij appare un mare magnum senza senso n compattezza, ogni sua affermazione sembra ridondante e senza addentellati scientifici; persino il suo stile appare pi poetico che contenutistico. Per i secondi sembra che la sua esperienza sia solo mentale, frutto di una costruzione a tavolino e non una vera vita mistica, troppo impegnato com a ricercare anche le ragioni della propria fede. La grandezza di Florenskij per rappresentata proprio da questa sua assoluta unicit. Lantinomia stessa vive in lui e in ogni sua produzione cos da renderlo affascinante e stimolante. Capire la sua esistenza aiuta a comprenderne il suo pensiero e viceversa: non possibile scindere scienza e vita. Lasciare una possibilit alle sue analisi di penetrare i nostri cuori e le nostre menti vuol dire scommettere con lui che il senso delluniverso sia oltre il meramente visibile, oltre limmediato e si celi al di l di ogni controllo, al di sopra di ogni meccanismo, che non sia qualcosa, ma qualcuno: Dio ovvero la Trinit. La cosa che rende pi affascinante questa proposta poi il punto di partenza. Florenskij non d mai per scontata la sua Weltanschauung integrale, n parte dallintuizione diretta di Dio con un percorso dallalto. Tutto invece ha inizio nel contingente, dal basso, dalla natura contemplata come traccia invisibile della presenza divina, dalla religione come senso unitario delluomo, e dal simbolo come linguaggio e spazio ulteriore in cui esperire completamente la relazione tra lumanit e la divinit.
103 Ibidem, p. 398 (corsivo mio). Per fede Florenskij intende sempre pi che il semplice discorso teorico su Dio. La teologia per lui la mera riflessione accademica senza risvolti sullesistenza storica immediata. Fede , invece, esperienza concreta vissuta nella sua dinamica ecclesiale, cio un incontro personale sia con Dio che con gli altri uomini.

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Il cammino trinitario del nostro autore tutto votato a rintracciarne le impronte profonde fin nelle pieghe pi nascoste del reale. Ogni riga della sua ricca produzione e ogni singolo momento della sua esistenza sono stati un prendere di petto la concretezza della vita affrontandola con spirito di verit e coerenza. Florenskij non ha mai cercato scampo in un soluzione comoda ma riduttiva, ha scelto lesaltante riflessione sulla Trinit come sintesi del suo pensiero discontinuo, ha optato per la testimonianza del martirio pur di essere coerente con i principi in cui credeva. Si pu essere pi o meno daccordo con le sue proposte ma non si pu ignorarle, esse restano una domanda sempre aperta per ogni uomo che voglia sul serio affrontare il problema del senso. Oltre ogni risposta, da una fossa comune nei pressi di Leningrado, Florenskij grida ancora al mondo: COME POSSIBILE LA RAGIONE?. La proposta del nostro autore quella di cercarla oltre le sconfitte e i limiti scientifici, oltre la banalit e lorrore del male, oltre lindifferenza, oltre limmediato visibile nellesperienza concreta, nella contemplazione di ogni particolare e di l partire per trovare il senso nuovo, il senso pi alto, il senso dellaltro mondo che ri-dona senso anche a questo mondo, in una parola: la Trinit.

Giuseppe Malafronte Via P. Nastro, 6 80054 Gragnano (NA) giuseppe.mala@virgilio.it