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Missione

AFFIDARSI ALLA PAROLA - 3 -

Sapersi affidare

Paolo nel discorso di commiato dagli anziani e dalla comunità cristiana di Efeso: “Vegliate su voi
stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la
Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. Io so che dopo la mia partenza entreranno
fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a
insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che
per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi. Ed ora vi
affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità
con tutti i santificati”. (Atti 20, 28-32).
E’ sorprendente: Paolo non affida agli anziani la Parola, ma affida gli anziani alla Parola perché
siano strumenti docili della Parola. Paolo se ne va e le comunità di Efeso rimarranno sole in mezzo
ai pericoli; per i cristiani però la Parola sarà la garanzia della loro perseveranza.
Fede nel potere della Parola

Il missionario, come ogni battezzato, è solo uno strumento della Buona Novella, per questo deve
affidarsi alla Parola. Paolo, dal canto suo, è convinto che non sarà la sua presenza fisica a Efeso,
così pure in altre comunità, a garantire il futuro della fede nella comunità, ma il porre la comunità
nelle mani di Dio, della Grazia e della Parola. (cfr. Atti 14, 25-26; 15, 40). A Timoteo aggiungerà
poi che la Parola si convertirà in “deposito di sicurezza” tale da garantire la perseveranza
(2Tim.1,12). Anche l’apostolo Pietro ha dimostrato più di una volta la sua fede nella Parola:
“Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo pescato nulla, ma sulla tua Parola getterò
le reti” (Lc 5,5); “da chi andremo, Tu solo hai Parole di vita eterna”…
Rafforzare la nostra fede nel potere della Parola di Dio e raccomandare ad essa le nostre comunità,
diventa l’imperativo missionario per ogni cristiano. Quando un missionario, un cristiano perde la
fede nel potere della Parola, relegandola in un secondo piano, pecca contro la missione stessa,
perché non crede nella forza dell’annuncio e dimentica che “non di solo pane vive l’uomo, ma di
ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt.4,4).

Che cos’è la Parola

Possiamo dire che la Parola, alla quale affidiamo la missione, è un insieme di sei realtà strettamente
unite ed analoghe allo stesso tempo:
- è il Verbo Eterno di Dio: punto di riferimento per tutto quello che si vuol dire circa la Parola di
Dio;
- è Gesù Cristo, il Verbo fatto carne: ogni Parola deve far riferimento a Lui;
- è l’insieme delle parole dette dagli apostoli e profeti sul piano di Dio; è la Parola parlata;
- è l’insieme degli scritti dei profeti e degli apostoli che, per ispirazione divina, manifestano il
progetto di salvezza in Cristo; è la Sacra Scrittura;
- è la predicazione cristiana viva: quando si predica la fede, la conversione, la persona di Gesù
Cristo, nella chiesa ha luogo l’avvenimento che chiamiamo Parola di Dio;
- è il seme del Verbo (Vaticano II) contenuto nei libri sacri di altre religioni e culture vive, non
cristiane, ma che esprimono qualche cosa di Dio. I missionari, ricevuto l’orientamento che il
Signore comunica loro, devono ascoltare anche questa Parola e poterla poi proclamare come
Buona Notizia iniziando proprio dai contesti non cristiani: “quello che adorate senza
conoscere, io ve lo annuncio” , dice Paolo ad Atene (Atti 17,23).
Quattro attributi della Parola

Personalità: “Questa è la parola che egli ha inviato ai figli di Israele, recando la buona novella
della Pace, per mezzo di Gesù Cristo che è il Signore di tutti” (Atti 10,36). La Parola acquista una
specie di personalità, è inviata infatti come si invia un personaggio, un messaggero. E’ in questa
logica che Paolo affida i presbiteri a Dio e alla Parola perché la Parola è inviata come messaggera
oltre che come messaggio, essa cresce come una persona e si diffonde come messaggio: cfr. i testi:
“intanto la parola di Dio cresceva e si diffondeva” (Atti 12,24); “così la Parola di Dio cresceva e
si rafforzava” (Atti 19,20); “la Parola di Dio si diffondeva per tutta la regione” (Atti 13,49).
(racconto: il bambino e la tempesta…come il bambino conosce la personalità del padre, così noi
quella della Parola; “so infatti a chi ho creduto” dirà Paolo –2Tm 1,12)

Potenza, come forza di Dio: la Parola, dice Paolo a Mileto “ha il potere di edificare e di concedere
l’eredità con tutti i santificati” (Atti 20,32): la Parola quindi ha potere, edifica, distribuisce
un’eredità. Paolo è profondamente convinto della potenza della Parola: “Io infatti non mi vergogno
del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del
Greco” (Rm 1,16). Appunto perché la Parola ha la sua potenza intrinseca, l’opera missionaria non
dipende tanto dallo zelo dei presbiteri, quanto dalla potenza della Parola.

Progresso, come capacità di far crescere la comunità, di costruire l’edificio della spiritualità: “la
chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava
nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo” (Atti 9,31). Il crescere per opera di
Dio e della sua Parola, indica il progresso spirituale di una comunità, il suo movimento ascensionale
sulla montagna che conduce all’incontro con Dio (cfr. primo incontro) e l’edificazione è opera di
Dio e della sua Parola in quanto “è Dio che fa crescere la pianta” l’edificio (1Cor. 3,7). La Parola
diventa un fattore che progressivamente fa crescere la vita spirituale personale e della comunità dei
credenti.

Partecipazione, la Parola conferisce infine la possibilità di accedere ad una eredità: sempre Paolo a
Mileto afferma: “ed ora vi affido al Signore e alla Parola della sua Grazia che ha il potere di (…)
concedere l’eredità con tutti i santificati” (Atti 20,32). I santificati sono coloro che hanno accettato
la fede e sono salvi, mentre i pagani sono coloro che non sono ancora entrati nella chiesa di Gesù.
E’ compito della Parola far partecipare anche i pagani alla salvezza attraverso l’azione missionaria,
incaricata di riunire i figli di Dio dispersi, per portarli alla sua chiesa e formare l’unico popolo di
Dio. Il compito che Paolo aveva ricevuto era proprio questo: “ti mando ad aprire loro gli occhi (dei
pagani) perché passino dalle tenebre alla luce” (Atti 26,15-18).

Le tre sfide della Parola


(per vivere pienamente la spiritualità missionaria)

Interiorizzazione (o Lectio): (racconto dell’uomo e la dottrina) interiorizzare la Parola vuol dire


incarnarla nella nostra vita, assimilarla come si assimila un alimento che a sua volta si trasforma in
vita. Il Vaticano II ci ha chiesto di essere una “Chiesa comunione” alimentata dalla Parola di Dio a
tal punto da diventare servi della Parola attraverso: l’ascolto devoto, custodirla santamente e
diffonderla fedelmente (DV.10). “Solo se siamo abitati dalla Parola, dice una missionaria francese,
siamo abilitati” ad essere missionari. La spiritualità missionaria ha come base prioritaria
l’interiorizzazione della Parola.

Fedeltà. Chi vive una spiritualità missionaria e riconosce nella Parola la migliore realtà cui affidare
la missione, si considera come un servo della Parola e ciò che si chiede a un servo, è che sia fedele.
Essere fedeli alla Parola è seguire il cammino che gli apostoli ci hanno tracciato nel libro degli Atti:
fedeltà al Kerigma, all’annuncio entusiasta e diretto della Buona Novella del Vangelo e
testimonianza del Risorto. Tutti coloro che li ascoltano si rendono conto che gli apostoli non
parlano di se stessi, ma di Gesù Cristo e lo fanno con la forza dello Spirito (Atti 4,8). Appunto
perché non c’è nulla né nessuno migliore cui affidare la missione, “Ho creduto, perciò ho parlato”
dirà Paolo ai Corinzi (2Cor.4,13), la fedeltà alla Parola che possiamo dimostrare nella nostra azione
missionaria è quella di metterci al servizio della Parola con entusiasmo e sincerità.

Cuore. La terza sfida della Parola è la comunicazione della stessa attraverso il cuore. Si dice che il
cuore parla al cuore. Paolo mentre stava predicando a Filippi “il Signore… aprì il cuore (di Lidia)
per aderire alle parole di Paolo” (Atti 16,14). Lo Spirito del Signore mise in sintonia il cuore di
Paolo con il cuore di Lidia creando un contato spirituale tra di loro. Parlare con il cuore significa
allora parlare dalla interiorità, dal più profondo e autentico di una persona. Significa per noi far
emergere e annunciare la Parola di Dio che prima abbiamo fatto nostra, che abbiamo incorporato,
assimilato, convertito in vita della nostra vita. La Parola, comunicata con il cuore e la forza dello
Spirito, ha pure il potere, seguendo il pensiero di Paolo, di far crescere l’edificio dello Spirito e
della Chiesa mentre offre ai pagani la stessa eredità che i “santificati” hanno già acquistato. La
spiritualità missionaria che vogliamo vivere nel nostro quotidiano in forma attiva e genuina, prende
forma proprio nella comunicazione tra il nostro cuore e il cuore di Dio. Arrivare al cuore delle
persone in profondità dove gli elementi culturali non contano, dove le classificazioni sono inutili,
dove l’umanità è raggiunta dai valori più autentici, dove risiede ciò che è più singolare, nostro,
questo è quanto esige la comunicazione della Parola.

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Attività di gruppo o personale:
- Racconta una esperienza personale o altrui in cui ti sei affidato alla Parola di Dio e
fidandoti di essa hai realizzato ciò che desideravi.
- Scrivi il nome di colui che si fidò della Parola:
. nella tua parola getterò le reti….………..
. si faccia in me secondo la tua parola..……………
. dì una parola e il mio servo sarà guarito…..…………
. quando venni da voi non mi presentai con il prestigio della parola o della sapienza…..
……….
. credette nella parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino….……………
- Quando hai provato nella tua vita la verità della frase: “il cuore parla al cuore”?
- S. Gregorio Magno dice: “impara a scoprire il volto di Dio nelle sue parole”. Spiega
come faresti a seguire questa esortazione.