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Bahiyyih Nakhjavani

La Donna Che Leggeva Troppo

Su una lapide del cimitero della citt di Qazvin incisa limmagine raccapricciante di un assassinio: un mullah in preghiera accoltellato alla schiena da un uomo dal volto coperto. Dietro di lui, seminascosta da una tenda, una donna osserva la scena. Tiene in mano un foglio di carta, la prova incriminante del fatto che sa leggere. Farzaneh Milani

Questo libro dedicato alla memoria di una donna persiana del XIX secolo, una donna che, sebbene sia ritratta su una lapide del cimitero di Qazvin, pure non ha mai avuto lonore di un epitaffio. un tributo a Tahirih Qurratul- Ayn: la sua vita protesa verso il futuro e i suoi ultimi anni in carcere a Teheran tra il 1847 e il 1852 sono il cuore di questa storia. Ma anche un memento mori ispirato alla fine di alcuni illustri personaggi vissuti allepoca della dinastia Qajar: un sovrano, un alto dignitario, un gran visir e il mullah assassinato che tuttora giace sotto quella lapide. Ricostruisce a ritroso una storia sepolta, a partire dalla fine, lassassinio di Nasirud- Din Shah nel 1896, per risalire fino al primo attentato contro di lui, nel 1852. La Postfazione fornisce uninquadratura storica al lettore che desideri distinguere tra fatti e finzione, nel libro come sulla lapide.

IL LIBRO DELLA MADRE


Capitolo uno Quando lammazzarono, lo Shah barcoll per qualche passo nel santuario e cadde stecchito in grembo a una vecchia mendicante. Era diretto alla tomba della moglie, e la mendicante era seduta vicino alla porta del cimitero, accanto alla nicchia in cui era nascosto lassassino. Per quanto la vecchia fosse da biasimare per essersi allontanata dallangolo che le era stato concesso, nel cimitero fuori della moschea, sarebbe stato poco opportuno attirare lattenzione su quel fatto. Lassassino fu arrestato e identificato, loccasione e il luogo furono accuratamente annotati per i posteri, ma naturalmente nei libri di storia non si fa alcun cenno alla presenza di una donna. Sui sordidi dettagli della morte di Sua Maest fu steso un velo pietoso. Meglio rievocare il fallito attentato contro la vita del sovrano, mezzo secolo prima, che contemplare le effettive circostanze del suo assassinio. La vecchia mendicante era solita lavare cadaveri in cambio di qualche spicciolo, e sosteneva di aver lavorato per la famiglia del re, ai suoi tempi. Nessuno le credette, naturalmente; risaputo che le donne inventano storie fantasiose, e quella in particolare era famosa per le sue bugie. Ma forse in quelle vanterie cera qualcosa di vero, perch persino la scorta ammise, in seguito, che appena prima di accasciarsi il re aveva scrutato la mendicante come se lavesse riconosciuta. La vecchia, da parte sua, non aveva fatto altro che stendere la mano col palmo in su per chiedergli lelemosina. Poich era inconcepibile che in passato Sua Maest avesse avuto a che fare con una simile creatura, e arrestarla avrebbe suscitato uno scandalo, le guardie si accontentarono di prenderla a calci nelle costole prima di lasciarla andare. La vecchia protest la propria innocenza, giurando sulle sue piaghe che non aveva avuto intenzione di importunare Sua Maest in punto di morte. Aveva solo chiesto lelemosina per lamore di Dio.

Capitolo due Prima dellattentato contro suo figlio, la Madre dello Shah non si era mai preoccupata troppo dellamore di Dio. Laveva semplicemente sfruttato, come del resto aveva fatto con quello degli uomini. Aveva temuto complotti e cospirazioni, naturalmente, e tanto pi regicidi e rivoluzioni; era stata in guardia contro pestilenze, carestie e siccit e indigestioni. Ma sebbene non vedesse nella clemenza di Allah unalleata naturale, di certo non la considerava sua nemica o rivale. Prima che il giovane Shah salisse al trono, per quanto la riguardava la divinit aveva brillato solo per assenza.

Non cera da stupirsi, dunque, se riteneva che il figlio dovesse i suoi titoli agli sforzi materni pi che a una grazia accidentale. Fin da quando era bambino la Madre aveva preso ogni precauzione per proteggere il Principe Ereditario dalle sue fragilit. Aveva fatto in modo che quel ragazzino malaticcio consultasse i cosmografi e sottoponesse regolarmente le urine allesame dei medici. Aveva organizzato i suoi matrimoni, controllato le sue concubine, governato la sua politica economica. Nel corso della sua infelice adolescenza, la Madre lo aveva costretto a studiare lantica arte dellavvelenamento, pur di assicurargli la sopravvivenza politica a corte. E aveva dato per scontato che, al momento di succedere al padre, Re dei re e Centro delluniverso, egli sarebbe stato perfettamente in grado di distinguere tra labilit di sua Madre e lamore di Dio. Ma aveva sottovalutato la minaccia della compassione di vina. Nella quinta estate del suo regno, una mattina presto, mentre andava a caccia, il nuovo Shah di Persia aveva ricevuto un segno piuttosto brusco dellarbitrariet del volere di Dio. La corte aveva abbandonato la capitale da qualche settimana, come usava nella stagione calda, e le tende reali erano state piantate lungo le pendici delle alture pi fresche a nord della citt; una brezza rinvigorente ne agitava le insegne e Sua Maest cavalcava di ottimo umore, pregustando la battuta di caccia imminente. Gli scudieri reali lo avevano preceduto, per non disturbare il sovrano con la polvere dei loro cavalli; dietro di lui gli arcieri della trib lo scortavano a rispettosa distanza. Nessuno era al fianco del re quando gli attentatori gli si avvicinarono appena fuori da un frutteto abbandonato, pochi farsang a nord della capitale. Gli studenti brandivano petizioni e reclamavano giustizia; e gridarono a Sua Maest di fermarsi ad ascoltare il loro appello, per lamore di Dio. Ma invece di tenersi a distanza, come era dobbligo fare quando si chiedeva un favore regale, circondarono il giovane Shah. Imprecando, trattennero il cavallo che indietreggiava e presero a urlare le loro assurde richieste. Infine, con sommo sbigottimento del re, i giovani ebbero linaudito ardire di fare fuoco sulla sua augusta persona. Poich non cera nessuno a osservare da vicino laccaduto, i rapporti sullattentato contro lo Shah risultarono contraddittori. Alcuni dissero che i giovani intenzionati ad assassinare Sua Maest erano almeno sei; secondo altri erano solo quattro; qualcuno sostenne che due erano pi che sufficienti, considerata lesiguit del danno inflitto. Ci fu chi insist che gli attentatori erano mossi da motivi politici; altri erano convinti che fossero fanatici religiosi e riformisti degenerati. Qualcuno dichiar che si era trattato di un tentato omicidio a sangue freddo; altri lo definirono un gesto di follia indotto dalla disperazione. Si disse che il colpo era penetrato nel collo dello Shah, oppure che aveva raggiunto la gamba; taluni giurarono che la lesione era alla guancia, o forse alla coscia? Qualcuno mormor addirittura che Sua Maest era stato ferito allinguine. Nessuno, tuttavia, ricordava di cosa parlasse la

petizione. Prima ancora che il re fosse trasportato durgenza nella capitale, le voci dilagarono. I ciambellani reali che lo condussero, urlante, nei suoi appartamenti, annunciarono che Sua Maest era in punto di morte. In realt le ferite non erano che graffi, appena sufficienti ad abbattere una pernice, come ebbe a osservare, con una certa petulanza, il medico francese; troppo piccoli e troppo superficiali per giustificare quegli strilli da far ghiacciare il sangue. Ma la manciata di piombini che il gelido uomo di scienza aveva estratto senza misericordia dalle carni del giovane sovrano, bast a riempire di cupi presagi i regi pensieri. Quei piombini, decise lo Shah, erano un monito della clemenza di Allah, da cui dipendeva il suo potere. Confermavano i suoi timori che lautocrazia non fosse immortale. E gli ricordavano che la sua intera esistenza era dovuta allamore di Dio. Gli stessi piombini marchiarono col segno dellodio il cuore di sua Madre, che si affrett a impedire laccesso agli appartamenti privati del re, schiumante di rabbia mentre il medico tastava e punzecchiava. Con sua massima indignazione, il francese aveva insistito perch la donna uscisse dalla stanza. I ministri si accalcavano tuttintorno a protestare la loro lealt al sovrano, ma se a lei era vietato di entrare, la Madre non vedeva perch ad altri dovesse essere consentito. Era gi abbastanza imbarazzante che gli ululati di suo figlio si udissero anche attraverso le porte chiuse; di certo non era il caso che i suoi dignitari lo vedessero in quelle condizioni. Per la verit, lo Shah aveva sempre dimostrato una certa tendenza allistrionismo. Da bambino il suo aspetto esangue aveva attirato lattenzione dei diplomatici inglesi con uninclinazione alla pederastia, e appena giovinetto uno sguardo dei suoi occhi languidi era bastato a farlo issare sulle ginocchia dello zar e a conquistargli lanello col sigillo imperiale. Superata ladolescenza e raggiunto il trono paterno, il suo atteggiamento era diventato decisamente teatrale, ma con questo attentato alla sua vita il melodramma rischiava di trasformarsi in farsa. La meschinit della posizione del figlio, pi ancora della sua incertezza, non avrebbe potuto essere pi dolorosamente evidente alla regina. Alla fine lo avrebbero incoronato Re di Isteria, pens amaramente. La Madre dello Shah sapeva che non aveva altra scelta che farsi carico della situazione. La reputazione di suo figlio andava salvata prima che egli perdesse ogni credibilit agli occhi del popolo. Per quanto il fallito attentato fosse avvenuto troppo presto per dar modo allo Shah di dimostrare il proprio valore politico, lo si poteva sfruttare almeno per dar prova del suo coraggio. E cos la regina, decisa a prendere in mano le redini del potere, trasform il figlio in un eroe. Dopo aver chiuso con fermezza le porte in faccia ai ministri, licenzi in tronco i regi ciambellani, fece percuotere i servi per indurii al silenzio e impart severe istruzioni ai cronisti di corte per quanto riguardava la documentazione storica. Inform la corte che Sua Maest aveva lottato contro gli assassini, asser che si era

difeso coraggiosamente dagli aggressori, che aveva affrontato il tradimento da solo e con nobilt. E aveva avuto la meglio, concluse, come un vero re: grazie allintervento divino. Era stato salvato miracolosamente dallamore di Dio. Mai prima dallora la divinit le era tornata tanto utile. Ma la decisione di reclutare la provvidenza a fini politici le sarebbe costata cara. Anche se non sarebbe vissuta abbastanza da vedere il figlio riverso in grembo alla donna che lavava i cadaveri, la Madre era destinata a rendersi conto, prima di morire, che per lo Shah di Persia lamore di Dio era pi pericoloso di quello delle donne.

Capitolo tre La Madre dello Shah non aveva inclinazioni religiose, ma si era sempre considerata tra gli eletti. Grazia e provvidenza non vi avevano nulla a che fare. Anche da giovane difficilmente la si sarebbe potuta definire bella, bench fosse dotata di due occhi straordinari che non mancava di sottolineare con il kajal. La moglie dellambasciatore britannico, che era venuta a palazzo a porgerle i suoi omaggi poco dopo lascesa al trono del Principe Ereditario, li aveva elogiati nel suo diario, riconoscendoli, con un certo sussiego, come il suo tratto pi attraente. I poeti di corte componevano elegie sul verde dei suoi occhi, evitando prudentemente di menzionare il resto. In effetti la sua mascella era troppo squadrata, gli zigomi troppo larghi, le guance troppo pesanti per meritare lodi sincere. Ma il velo pu esaltare, oltre che nascondere, e i ruffiani erano naturalmente soggetti al suo fascino. La moglie dellambasciatore britannico non era sensibile, n incline, alladulazione. Durante il primo incontro con la Madre dello Shah, era apparsa terribilmente a disagio: attorno a lei aleggiava unaria biliosa, pens la regina, come se avesse mangiato qualcosa di indigesto appena prima di presentarsi a palazzo. Sembrava confusa dai sorrisi compiaciuti di Madame, linterprete francese che per prima laveva accolta nellanticamera a specchi per poi scortarla nel gineceo: Vanderoun regale. La regina non aveva voglia di visite quel giorno. Il ritorno dellemissario britannico durante il regno del vecchio Shah aveva coinciso con diffuse insurrezioni nelle province, e la regina temeva che il nuovo gran visir di suo figlio stesse approfittando della situazione ancora instabile per accrescere il proprio potere personale. Francamente, era pi preoccupata dalle mosse del visir che dalla necessit di accogliere in citt la sposina inglese. Il primo ministro, infatti, aveva imposto epurazioni massicce su tutto il territorio: decine di arresti erano stati effettuati per suo ordine e i ricercati erano numerosissimi. Tra questi ultimi, la pi famigerata era una donna. Nata a Qazvin, educata a Karbala, nota per la sua audacia ed eloquenza in Persia, in Turchia e nelle province curde, la ribelle aveva dimostrato di rappresentare una seria minaccia per la stabilit dello stato. Andava predicando pericolose sovversioni, insegnava nuovi modi di

interpretare le regole e il suo verbo rivoluzionario si stava diffondendo con rapidit. Data la popolarit della donna, e il diffuso malcontento nei confronti del giovane sovrano, darle la caccia di casa in casa e di strada in strada per tutto il paese rischiava solo di peggiorare le cose. La Madre dello Shah un po"sperava, un po"paventava il suo arresto. La donna di Qazvin era influente, celebre per le sue poesie quanto per le sue idee. Era bellissima, si diceva, e di straordinaria intelligenza. Ma, stando alle voci, laspetto pi inquietante era la sua stupefacente abilit divinatoria. Decifrava segreti dietro i silenzi e coglieva desideri inespressi tra le parole; leggeva i fallimenti del passato nelle azioni del presente e prediceva avvenimenti futuri. Alcuni giuravano che fosse una strega. I suoi formidabili poteri erano attestati dalla sua capacit di sfuggire a ogni trappola, di eludere ogni inganno. Nonostante le ingenti forze dispiegate per trovarla, fino a quel momento era riuscita a evitare larresto. Pareva inafferrabile. La Madre dello Shah, pur approvando i piani del primo ministro per mettere fine allinfluenza della donna, riteneva sospette le sue ragioni. Perch il gran visir era cos deciso a catturarla, invece di ordinarne semplicemente luccisione? Si diceva che la sospettasse di congiura, perch recentemente aveva sventato un complotto ai suoi danni; ma quali macchinazioni, quali tranelli avrebbe potuto organizzare una donna contro di lui? Come avrebbe potuto cospirare per rovesciare il nuovo visir senza che lei ne venisse a conoscenza? Sua Altezza Imperiale era scandalizzata da quella possibilit. Aveva paura dellinfluenza della poetessa sulla corte. Ed era decisissima a tenerla lontana dal figlio. Quando la giovane inglese varc la soglia, la Madre dello Shah la esamin con estrema attenzione. Questa qui, almeno, pens, non rappresenta una minaccia e non sar mai una sobillatrice. Era una di quelle creature timide che arrossivano facilmente e non sapevano che cosa farsene delle mani. Chiss perch, medit, le occidentali arrossiscono con tanta facilit? Forse sarebbero meno imbarazzate se portassero il velo. Questa donna, probabilmente, si sentiva particolarmente a disagio perch era incinta del primo figlio: dopo tutto era una giovane sposa, da poco arrivata nel paese. Di sicuro non era abituata alle usanze persiane: infatti, invece di sedersi per terra come le persone di buon senso, si era scomodamente appollaiata su una sedia, obbligando la sua ospite a fare altrettanto e costringendo le principesse a rimanere in piedi. Forse li considerava tutti dei barbari e non si sentiva al sicuro tra i nativi, pens amaramente. Il fatto che linglese non si fidasse neanche delle domestiche, era evidente dallespressione sconcertata con cui fissava la nubiana, che era la confidente della regina. Ma era anche possibile che il suo smarrimento fosse almeno in parte dovuto alla presenza della francese. La traduzione una faccenda insidiosa, e tutti sapevano che Madame, con i suoi sorrisetti e le sue smorfie, oltre ai fiori aveva venduto qualcosaltro nelle strade di Lione, prima di sposare un sarto persiano e di

assurgere al prestigioso ruolo di traduttrice reale nei quartieri femminili del palazzo dello Shah. La Madre dello Shah elarg allospite un sorriso smagliante mentre si sistemava con difficolt sulla sedia che, nonostante fosse utilizzata assai raramente nellanderoun, non riusciva a nascondere unaria logora e antiquata. Linglese, che doveva avere s e no ventanni, sembrava la figlia, pi che la moglie dellanziano diplomatico britannico. Sua Altezza dissimulava meglio la propria et. Bench in teoria fosse vedova, le piaceva dare limpressione di essere troppo giovane per essere madre, e non faceva mistero del fatto che il defunto Shah, al quale era stata promessa fin dalla nascita, non le era mai piaciuto. Lo scomparso sovrano, del resto, si interessava pi ai propri problemi digestivi che alle proprie prerogative dinastiche. Il matrimonio tra questi cugini male assortiti si era rivelato cos insoddisfacente per entrambi che di fronte alla scoperta delle infedelt della consorte il re si era limitato a pregarla formalmente di agire con maggiore discrezione, in modo da non costringerlo a porre un limite ai suoi piaceri. Linclinazione della regina per le barbe maschili, e la sua particolare debolezza per la peluria che ornava il mento del gran cerimoniere della camera regale, erano sfociate nellesilio del poveretto durante il regno del vecchio monarca. La successiva intimit tra la regina e il capo dellesercito aveva fatto s che anche questultimo cadesse in disgrazia. Sebbene le manifestazioni di dolore della regina sulla tomba del marito fossero non meno sincere di quelle di qualsiasi vedova, le sue passioni non furono seppellite insieme alle spoglie reali. Bench non rappresentasse il suo ideale di primo ministro, infatti, il nuovo gran visir del figlio innegabilmente le piaceva. Lacuto interesse che questi dimostrava nei confronti della poetessa stuzzicava la sua gelosia, irritandola oltremodo. Era scandaloso, aveva ringhiato la regina al cospetto del capo dellesercito poco prima di ricevere la moglie dellambasciatore, e vergognoso che il nuovo primo ministro impiegasse le forze armate di Sua Maest lo Shah per dare la caccia a una donna che leggeva troppo! La regina, tuttavia, nascose la propria indignazione sotto unostentazione di ospitalit e accolse la straniera con considerevole pompa. La Madre dello Shah era perfettamente addestrata a questo genere di esibizioni e detestava le pretese di spontaneit ultimamente tanto in voga. Senza indossare una maschera come avrebbe fatto a sopravvivere alle ipocrisie di corte? Come sarebbe riuscita a impressionare quei presuntuosi forestieri? Confonderli era abbastanza facile, perch la loro interpretazione delle parole era assai superficiale, ma non sempre era possibile destare il loro interesse. Erano cos disgustosamente pieni di s. Dopo che la moglie del diplomatico britannico ebbe trovato il suo piedistallo, tra fruscii di sottogonne e scricchiolii di stecche di balena, Sua Altezza batt le mani cariche di gioielli per far entrare il corteo delle leccornie da servire allonorevole ospite. Al suo

segnale le porte coperte da preziosi tendaggi si spalancarono e due giovani donne dalle guance lustre e dai riccioli induriti dalla lacca entrarono nella sala portando vassoi traboccanti di torte di mandorle e frutta. Queste graziose dame, modul la regina scacciando con la mano le pigre mosche invernali, queste deliziose principesse, trill ordinando loro di impilare i dolci nel piatto di sua signoria, sono le mogli favorite dello Shah. Quanto felici, quanto beate, esclam, a poter vivere allombra dello Shah di Persia! E con la mano nascose uno sbadiglio. La moglie dellambasciatore, per tutta risposta, mise alla prova labilit dellinterprete profondendosi in lodi a Sua Maest britannica, il cui compleanno era stato festeggiato di recente alla Legazione e i cui poteri, in assenza di inoppugnabili prove del contrario, si reputavano estesi perfino alle onde del mare. La Madre dello Shah digrign i denti. Lultima cosa di cui desiderava parlare erano i compleanni. Era pi ansiosa di nascondere le devastazioni del tempo che di pubblicizzarne il trascorrere, ed era frustrata dai limiti del suo potere quanto da quelli imposti al suo sesso. Aveva fatto di tutto per assicurare la successione del figlio al trono, ma sospettava che il nuovo primo ministro, con la scusa della cattura della poetessa di Qazvin, mirasse a minare la sua autorit. Le donne non erano le uniche a cercare di rovesciare i ruoli, pens risentita mentre lanciava un altro sorriso smagliante alla sua ospite. Ai suoi tempi era stata una giovane vergine, le disse, oltre che una sposa; aveva goduto del privilegio di essere sorella e madre, e sapeva cosa significava essere figlia e moglie. Ma la pi alta aspirazione nella vita di una donna, di sicuro, era essere una regina. Solo la mano di una vera regina poteva aspi rare a impugnare le redini del vero potere nella sua terra. Al mare era meglio non far riferimento, data la presenza britannica lungo la costa del Bushire. Mentre la fioraia di Lione annaspava nelle acque basse della traduzione, Sua Altezza Imperiale pens che la sensibilit linguistica della sua ospite probabilmente non andava oltre la rima baciata, bench a dire il vero non occorresse troppa sottigliezza per cogliere tracce dironia nelle frasi di circostanza che lei aveva appena finito di pronunciare in onore della sovrana inglese. Lospite si compliment con la regina per la finezza letteraria del suo eloquio. Ma sebbene la regina liquidasse con eleganza quei complimenti, laltra non li ripet, come era prescritto dalletichetta. Inaspettatamente si lanci invece in una confusa digressione, che si concluse con una domanda del tutto fuori luogo sul tasso di alfabetizzazione tra le donne persiane. La sovrana ne fu contrariata. Che cosa centrava la lettura con la letteratura?, chiese allinterprete inarcando le sopracciglia con aria sprezzante. La signora inglese, spieg Madame in persiano, sembrava interessata a sapere quante donne nel paese sapessero leggere e scrivere. La moglie dellambasciatore britannico, ripet con una smorfia molto francese, auspicava che quelle poverette fossero liberate dalla schiavit dellignoranza. La regina socchiuse gli occhi. Liberate dalla schiavit? La forestiera stava forse

suggerendo che le donne non erano meglio degli schiavi? Di recente linterferenza britannica negli affari interni della Persia aveva gravemente intralciato il commercio degli schiavi nel porto del Golfo e lei aveva fatto il possibile per dissuadere suo figlio dal sottoscrivere i trattati. Li giudicava una follia esattamente come le dottrine della famigerata poetessa. E adesso questa inglese sosteneva le raccomandazioni del nuovo visir? O nella traduzione si era perso qualche dettaglio? Madame insist che cos non era. La sua traduzione in e dal persiano era impeccabile. Ma non poteva giurare che lospite capisse bene il francese, insinu con aria beffarda. E cos la regina scacci il commento insieme alle mosche. Tutte le principesse sapevano leggere e scrivere, dichiar con sufficienza sventagliandosi con la mano ingioiellata. Tutte le dame di rango sapevano cantare e suonare il santur, il salterio persiano. Tutte avevano appreso i rudimenti della poesia e le regole fondamentali della religione, ma listruzione non era garanzia di intelligenza; la poesia era priva di valore senza disciplina politica. Dopo aver rinnovato lofferta del t alla sua ospite, la regina prese a riflettere sulla natura della disciplina politica. Sicuro, non era stata lei a ordinare le epurazioni, ma era decisa a occuparsi personalmente della sorte di qualunque prigioniera. Le vicende delle donne la riguardavano da vicino. Il carcere della citt era pieno di marmaglia di infimo ordine, non era certo il luogo adatto per una signora. Se mai questa pericolosa poetessa fosse stata arrestata, avrebbe dovuto essere messa agli arresti domiciliari, piuttosto che in prigione. Proveniva da una famiglia illustre e aveva gi umiliato i suoi parenti; sarebbe stato pi saggio non provocare ulteriormente il loro orgoglio. Ma in quale casa la si sarebbe dovuta custodire?, riflette la Madre dello Shah. E alla vigilanza di chi si poteva affidare una donna tanto pericolosa? Poich era stato il suo candidato al posto di primo ministro, lei avrebbe preferito la custodia del sardar, il capo dellesercito. Era sicura che, sperando di poter essere promosso, avrebbe obbedito ai suoi desideri e avrebbe seguito alla lettera le sue disposizioni. La poesia era inutile, concluse torva, senza disciplina politica. Per una qualche ironia della sorte, la disciplina politica, tradotta in francese, sembr ricondurre il discorso dritto dritto al tedioso argomento della regina dInghilterra. La giovane inglese mostr alla sua ospite un ritratto della regina Vittoria, e arross unaltra volta. La Madre dello Shah disprezzava Sua Maest britannica, con quei suoi occhi slavati e sporgenti. Non riusciva a capire per quale motivo una regina non cercasse di dissimulare la propria et. Le risultava poi inconcepibile che un sovrano degno di tale nome potesse governare in modo adeguato dal letto in cui aveva appena partorito, o presentarsi a modello delle sue suddite regnando in un perenne stato di gravidanza.

Lei perseguiva il potere con listinto della giungla che dominava nella corte dei Qajar, a scapito del proprio corpo. Era sia moglie che figlia di re, disse alla sua ospite, ma non aveva bisogno di darne tutti gli anni la prova. A differenza delle altre donne non aveva neanche bisogno di moltiplicare la progenie, perch il retaggio dello Shah e di sua sorella, aggiunse con orgoglio, era doppiamente regale. Dopo che la fioraia francese di Lione ebbe riferito, smorzandone i toni, questa bordata, la Madre dello Shah not che la giovane straniera appariva completamente sconcertata. Il suo entusiasmo circa i regi compleanni era stato stroncato sul nascere, e le domande sullalfabetizzazione delle donne erano state liquidate in modo efficace. Con grande sollievo della regina, linglese non sollev nemmeno largomento delle epurazioni o delle punizioni che queste avrebbero potuto comportare e, dopo aver appena assaggiato un po di frutta e qualche sorso di t, mise fine alla visita. Se la lettura era un complotto britannico, pens la sovrana, in Persia avrebbe avuto vita breve. E se togliersi il velo dava alle donne laria imbarazzata e sciocca di quella povera ragazza, perch mai farlo, in nome del cielo? Ma in quel momento aveva quasi deciso di uscire a passo di carica dal gineceo e di strapparsi il velo davanti al gran visir, solo per ottenere la sua attenzione. Voleva scuotere la sua presunzione e anche scioccarlo. Voleva costringerlo a piegarsi alle sue richieste. Va bene darsi importanza intimando arresti per tutto il paese, ma minacciare il potere della reggente nella sua corte era un altro paio di maniche. Poteva interrogare tutti i rivoluzionari che aveva catturato, se proprio voleva; poteva amministrare quella che lui definiva giustizia, se gli pareva. Ma la colpa o linnocenza di qualsiasi imputata donna era affar suo. La Madre dello Shah era ben decisa a occuparsi personalmente della poetessa di Qazvin. Era suo diritto decidere il destino di quella predicatrice dellalfabetizzazione. Era suo privilegio scegliere che cosa fare di questa donna per la quale i pensieri erano sillabe e le azioni parole, questa donna che si faceva beffe dellidea stessa di una condanna allergastolo e sosteneva che il futuro stava davanti a ciascuno in eguale misura, come un libro aperto. Ma le prerogative della Madre dello Shah erano in fondo meno esclusive dei suoi privilegi; il suo nobile retaggio era, in ultima analisi, equivoco. Dal momento che il suo leggendario antenato, il patriarca della dinastia Qajar, aveva prodotto tanti discendenti quante erano le pulci del regno, non cera quasi donna in Persia che non potesse, con qualche ragione, sostenere di essere sua prole. Non sarebbe stata certo lei ad ammetterlo con la moglie dellambasciatore, che proprio in quel momento veniva accompagnata fuori dalla schiava, ma per quanto lorgoglio del sangue la innalzasse al di sopra delle altre donne, Sua Altezza Imperiale era probabilmente imparentata con met dei miserabili del paese.

Capitolo quattro Forse si pu perdonare Sua Maest lo Shah, per aver scambiato una mendicante per sua Madre cinquantanni pi tardi, quando fu ucciso nella moschea. Lultima volta che laveva vista, anche lei gli si era gettata ai piedi implorandolo, come non faceva mai, per lamore di Dio. Un gesto eccessivo e di cattivo auspicio, mormorarono dopo i pettegoli: i timori di una madre a volte si dimostrano pi efficaci delle sue preghiere. Lui non posava gli occhi su di lei da oltre un quarto di secolo ormai, e aveva evitato di pensare a lei da quando era morta. Ma gi da anni preferiva confondere tra loro le identit dei suoi parenti privi di scrupoli. Lo faceva per ragioni economiche, oltre che per salvaguardare le propria sanit mentale. Dopo il primo attentato, per diversi anni aveva scelto di dimenticarsi di aver mai avuto una sorella, e nel corso dei cinque decenni successivi trov spesso comodo scambiare i nomi delle mogli. Alcuni giuravano che alla fine non fosse pi in grado di capire la differenza tra una donna e un gatto. Era evidente che stava perdendo ogni capacit di discernimento. In quelle condizioni, scambiare la vecchia che lavava i cadaveri per la regina, non era cos improbabile. E poi quel giorno era difficile distinguere i volti, con le porte chiuse e linterno della moschea tanto soffocante. Anche se fuori soffiava una piacevole brezza primaverile, nelledificio la calca dei fedeli era insopportabile. Lo Shah sentiva di sicuro un bisogno disperato daria fresca. I candelabri stillanti e le lampade che pendevano dal soffitto producevano pi calore che luce e il fetore che emanava dalla folla scalza era opprimente. Era possibile che il sovrano si fosse diretto verso il cortile proprio per respirare. Se parve riconoscere la mendicante probabilmente fu soltanto perch aveva la mente sconvolta. Forse aveva semplicemente confuso quel momento con un altro. Non ebbe il tempo di chiedersi quale fosse laltro momento, bench alcuni sostengano che lanima, nellestremo passaggio, possa leggere la propria storia a ritroso. Ma allo Shah questa possibilit non fu data. Le preghiere erano finite e si stava accingendo a varcare la soglia del cortile quando un frastuono gli allag la mente, e fu perduto. I pensieri iniziarono a sfuggirgli subito dopo gli spari, e in pochi istanti la memoria della sua esistenza fu cancellata, quasi completamente. Chi sta per morire non indugia a rivelare le ironie degli ultimi ricordi: impaziente di andarsene e di sapere il seguito. Le parole diventarono insieme storia e profezia, quando la vecchia che lavava i cadaveri stese la mano. Non che avesse pronunciato niente di grandioso o di significativo. Quel che aveva cominciato a dire subito prima che larma facesse fuoco non era niente di insolito. E nemmeno lo era la frase che riusc a completare quando leco degli spari rimbomb in tutta la moschea. Sperava soltanto che il re volesse ricordare, per lamore di Dio, che suoi erano la ricchezza, il potere e la signoria; la vecchia si limitava

a implorarlo, per lamore di Dio, di non dimenticare che a lei appartenevano invece la povert, la mancanza di un tetto, la disgrazia. Le parole erano abbastanza familiari, la formula consueta dei mendicanti; erano luoghi comuni ripetuti cos spesso che non ci si poteva aspettare che lo Shah ne ricordasse lorigine. Anche il sentimento era abbastanza trito, quasi privo di senso, ma limpatto sulla mente di Sua Maest fu altrettanto devastante del proiettile che in quello stesso momento penetr nel suo cuore. Non c da meravigliarsi se scambi la mendicante per sua madre, dal momento che la vecchia regina era stata ossessionata dal pensiero della morte del figlio fin dal momento in cui era nato. comprensibile che proprio allora ripensasse a Sua Altezza Imperiale, perch niente pi banale delle parole di una madre. La mendicante giur che non aveva avuto intenzioni malvage. Non voleva far niente di male, disse, nel ricordare Dio a Sua Maest. Non gli aveva certo nominato la regina quando era in punto di morte, aggiunse. Per queste parole ricevette un altro calcio nelle costole.

Capitolo cinque Al primo attentato contro lo Shah era seguito il caos. Non appena giunta la notizia che era stato colpito durante una battuta di caccia, laccampamento regale, colto dal panico, aveva fatto i bagagli nel giro di unora. Smontate le tende a strisce, arrotolati i tappeti dai vivaci colori, impacchettate e caricate sui muli recalcitranti le pentole di rame e le teiere, lintera compagnia di principi, cortigiani, ufficiali e guardie si era precipitata a rotta di collo gi dalle colline in preda allisteria. Lharem aveva appena fatto in tempo a rientrare a palazzo che, su ordine della regina, fu imposto un rigido coprifuoco. Le porte della citt furono chiuse e le bocche dei cannoni puntate verso lalto nella disperata attesa del disastro. Soltanto lambasciatore britannico rifiut di muoversi. Sebbene dentro la tenda soffocante la moglie tremasse immaginando assassini acquattati dietro ogni cespuglio, luomo ribad che sarebbero stati pi al sicuro nel territorio dellaccampamento, circondati dalle loro guardie Gurka, che nella capitale, in balia della regina. Nessuno era esente da sospetti in quel momento, disse; chiunque avrebbe potuto essere accusato di complicit nel delitto. Sua Altezza interpretava ogni gesto come una sfida, ogni parola come una mancanza di rispetto verso lautorit del figlio. Esigeva vendetta immediata. Girava voce che uno dei mancati assassini fosse gi stato ucciso sul posto per quello che aveva detto, e che un altro fosse stato giustiziato poche ore dopo larresto, per essersi rifiutato di parlare. Nei giorni che seguirono, i loro compagni furono malmenati e condotti a unesecuzione sommaria senza processo, ma questo non era che linizio della

carneficina. Se degli studenti senza Dio avevano cercato di attentare alla vita del giovane Shah, spie ed eretici avrebbero potuto trovarsi ovunque. Per settimane, stallieri, guardie e giardinieri avevano perso la voce a forza di urlare chiedendo vendetta. Bambinaie e levatrici si accalcarono fuori dalle loro case per giorni, invocando il sangue. Tutti i bravi cittadini riempirono le piazze dei mercati per assistere alle esecuzioni, e il primo notabile della capitale, che era responsabile dellordine pubblico e di quella che con compiacimento definiva la sicurezza cittadina, si incaric personalmente di scovare i perpetratori del crimine. Disse che lo doveva alla Madre dello Shah. Per tutta lestate, pi del suono dei tamburi e dei corni sulle mura cittadine, fu temuto lo sferragliare per le viuzze della carrozza del primo notabile che si infilava di vicolo in vicolo e di casa in casa, a caccia di sospetti. Nel giro di poche ore dopo il folle attentato, un giovane disperato che aveva la disgrazia di conoscere di vista i mancati assassini fu arrestato dal capo della polizia, minacciato di morte, riempito di alcol e quindi costretto a confessare i nomi degli altri congiurati, che gli erano stati precedentemente indicati. Dopodich, nulla avrebbe potuto mettere freno allavidit privata che si trasformava in pubblico profitto. Quando qualche rappresentante del potere bussava alla porta si era automaticamente colpevoli; un invito a comparire sulla soglia era sufficiente a confermare la presenza di un possibile cospiratore e della sua ricchezza. Nessuno, se non quelli le cui borse pesavano pi delle loro proteste, riusciva a scampare a quella furia e soltanto le donne di rango osavano rimanere nelle loro dimore quando si presentava la polizia. Tutti gli altri venivano trascinati fuori senza riguardo e perseguitati a morte. Mai si era avuto nel regno un simile bagno di sangue. Nessuno dei tentativi per soffocare le insurrezioni al tempo del vecchio Shah era stato tanto spietato come questa repressione; nemmeno le epurazioni allinizio del nuovo regno erano paragonabili a quello che accadde quellanno. La Madre dello Shah obblig tutti i servitori dello stato a partecipare ai massacri, se volevano dimostrare la loro fedelt al trono. Nessuno era esonerato, nessuno poteva considerarsi al riparo dal sospetto. Cortigiani dalto rango ed ecclesiastici di rango infimo, tutti dovevano condividere tale onore, perch il visir non voleva accollarsi limpresa da solo. Ministri e mullah furono accolti con dolci squisiti nella confraternita dei boia, e quotidianamente si barattavano mandorle caramellate e tamarindi dolci in cambio di cadaveri. Quellestate fu ununica lunga mattanza. Neppure gli stranieri poterono sottrarvisi. Se si rifiutavano di partecipare infliggendo lultima coltellata o impartendo lultima stoccata nel petto del disperato su cui si abbatteva la furia della regina, venivano obbligati a fare da testimoni delle esecuzioni. Il medico francese dello Shah, che declin con un sorriso laconico questo genere di inviti, pregando di essere esonerato dal massacro con la scusa che gi provocava troppi decessi con le sue prestazioni professionali, fu trovato avvelenato dieci giorni dopo. Un capitano austriaco impiegato nelladdestramento dellesercito fugg dal paese in tutta fretta per evitare di essere

coinvolto in questa strage insensata, e un giovane inglese, assunto per tradurre in persiano brani dai giornali occidentali, si ritrov quellestate a scrivere una prosa che rivaleggiava con i racconti dappendice in voga a Londra, solo per salvarsi la pelle. Nonostante lantagonismo endemico e il diverso carattere, persino lambasciatore russo e quello britannico furono costretti a unirsi alle condoglianze collettive dopo lattentato contro la vita del giovane Shah. Alla prima occasione presentarono espressioni congiunte di simpatia a Sua Maest ed espressero simultaneamente la loro indignazione per loltraggio da lui subito, allo scopo di prevenire ogni sospetto di avere avuto un qualche ruolo nella congiura. Dopodich, i russi si barricarono nei soffocanti quartieri residenziali e il colonnello torn al suo accampamento, anche se il suo attach insist invece per rimanere a corte, nella capitale. Preferiva tenere docchio Sua Altezza, come ebbe a spiegare, piuttosto che fornirle unaltra schiena da accoltellare. E loculista viennese al quale fece tale osservazione ribatt seccamente che avrebbe preferito farsi cavare gli occhi piuttosto che vedere le atrocit che si commettevano a Teheran. Ben presto i bazar arsero di cadaveri e alle mura si appesero trofei di teste insanguinate. Gli uomini venivano lapidati, scuoiati vivi, ferrati come cavalli prima di essere spinti a frustate per le strade con candele accese conficcate nella carne. Furono gettati nelle fosse sotto il palazzo reale e nutriti con le orecchie arrostite dei loro compagni; furono squartati e fatti a pezzi dalla folla inferocita. Il primo notabile aveva promesso alla Madre dello Shah che non si sarebbe fermato davanti a nulla. Giur che ogni singola pietra sarebbe stata rivoltata e nessuno sforzo sarebbe stato tralasciato per snidare gli attentatori. Le aveva promesso che avrebbe stanato i ratti regicidi dalle loro fogne, che avrebbe cavato alla citt, goccia a goccia, tutto il sangue del tradimento. Avrebbe dato la caccia ai traditori ovunque fossero, le disse, anche se la caccia lo avesse portato, strada per strada e vicolo per vicolo, fino ai cancelli di casa propria. Non fu un giuramento a vuoto. La rovina della vita della regina risiedeva appunto sotto il suo tetto. La celebre poetessa di Qazvin, la studiosa pi brillante, loratrice pi eloquente del suo tempo, si trovava da tre anni in stato di arresto nella residenza privata del primo notabile, come disposto dal primo gran visir dello Shah. Non era difficile immaginare che prima della fine dellestate egli si sarebbe ritrovato a bussare alla porta della propria casa.

Capitolo sei La casa del primo notabile era un edificio appariscente allestremit meridionale della citt, situato in fondo a un vicolo cieco proveniente dalla piazza del mercato. Le pesanti cancellate della propriet si aprivano su due cortili interni gemelli: uno anteriore, pubblico, grande abbastanza da accogliere una guarnigione di soldati, e uno privato sul retro, riservato al gineceo. Il cortile dellanderoun era ornato da un paio di betulle le cui fronde leggiadre frusciavano al di sopra di una vasca rettangolare rivestita fino allorlo

marmoreo di piastrelle turchesi; i muri confinavano con un terreno recintato in cui si susseguivano cipressi e pioppi in cupe file ordinate. Cerano solo altri due cancelli nella viuzza: quello della Legazione britannica, pesante, di ferro, sulla destra della casa del primo notabile, mentre laltro, ligneo, si apriva di fronte, a sinistra, sul lotto vacante. Quei terreni erano stati concessi alcuni anni prima al messo plenipotenziario della regina dInghilterra, per farne un giardino. Nonostante la scomodit della posizione, dallaltra parte della stradina, il giardino della Legazione era a tutti gli effetti privato. I muri erano alti, il cancello di legno chiuso da pesanti sbarre e lunica finestra che si affacciava sui sentieri appartati, accanto alle colombaie seminascoste tra le aperture del porticato, apparteneva a una stanza della residenza del primo notabile che raramente veniva usata. Per quanto negli ultimi anni la vicinanza britannica non sempre avesse portato maggior credito al primo notabile, pure aveva prodotto un certo divertimento tra le sue donne, allinizio del regno. Prima dellarresto della prigioniera, le dame del suo anderoun amavano sbirciare, da quella piccola apertura, la moglie appena arrivata dellambasciatore britannico che passeggiava tra i pioppi o indugiava sotto i cipressi dietro la casa. La stanza superiore della residenza del primo notabile era stata costruita sopra i locali della cucina, su un tetto a terrazza che correva lungo la sommit di una serie di fabbricati annessi che dividevano le zone pubbliche della casa da quelle private. Il birouni, cio gli appartamenti maschili, e quelli femminili, landeroun, erano collegati da un basso arco nel muro oltre quella serie di fabbricati, e porte distinte sotto le due zone conducevano, attraverso una mezza dozzina di gradini, allo scantinato comune tra i due cortili. Ma per una svista dei costruttori quella stanza, sebbene esposta su ambo i lati, non era accessibile che attraverso una scala a pioli. Non poteva quindi essere usata senza oltraggio al pudore, e di conseguenza veniva lasciata vuota. Poich il suo unico scopo era lostentazione, i muri esterni che si affacciavano sul giardino erano elaboratamente ornati, mentre quelli interni erano stati lasciati grezzi. Persino i colombi che facevano il nido nelle nicchie piastrellate sotto le travi del portico avevano alloggi pi eleganti dellinterno della soffitta. Malgrado ci, quando il palazzo fu sventrato, quasi un decennio dopo lattentato, la gente continu a insistere che era stato a causa di quel secondo piano. Si erano gi fatte molte ipotesi, negli ultimi anni di regno del vecchio Shah, sui motivi che avevano spinto il primo notabile a costruirsi una dimora tanto grandiosa. Cerano state preoccupazioni, anche, sul rischio che aveva rappresentato per la sua sicurezza. Il secondo piano infatti torreggiava sopra le altre case del quartiere, cotte dal sole, imitando pericolosamente il palazzo del re; anche i sotterranei a volta sotto le sale da t riccamente adorne erano una provocazione, non soltanto dal punto di vista dellingegneria. Nessun altro in citt si era permesso di erigere tanto in alto o di scavare tanto in basso; nessunaltra casa era tanto sontuosamente adorna di piastrelle provenienti da Isfahan. Persino la Legazione britannica, in cima al vicolo, con la grande corte e i portici eleganti, non aveva simili aspirazioni. Gi prima che il giovane Principe

Ereditario salisse al trono tutti sapevano che la Madre dello Shah aveva messo gli occhi su quella magnifica residenza. Linterrogativo riguardava solo quale scusa avrebbe addotto per appropriarsene. Nella solenne occasione dellincoronazione dello Shah, comunque, il primo notabile mise fine alle chiacchiere offrendo egli stesso in dono al sovrano la propria dimora. Il gesto confermava la sua stravaganza, e non riusc a tacitare i pettegolezzi. La regina se ne compiacque, ma non poteva non domandarsi cosa pensasse della faccenda la moglie. Durante le cerimonie dellincoronazione gli occhi verdi e astuti della Madre dello Shah, pesantemente cerchiati di kajal, scrutarono con acuto interesse il primo notabile che attraversava impettito la sala dei ricevimenti per porgere i propri omaggi al nuovo sovrano. La regina si era seduta dove poteva osservare meglio tutti coloro che si avvicinavano al figlio: dietro un paravento ornamentale, alla sinistra del trono. Il primo notabile era un uomo corpulento, che aveva passato da poco la sessantina e si era tinto i capelli di nero secondo la vecchia moda persiana. Non era alto, ma compensava la statura con un passo baldanzoso e un girovita imponente, e incedeva lento tra le file di cortigiani servili, da un candeliere allaltro, strofinandosi nervosamente le mani. Si diceva in giro che la sua seconda moglie fosse una brava cuoca. Si diceva anche che in famiglia fosse lei a comandare. Malgrado il primo notabile adempisse al suo incarico pubblico con una certa rozzezza, era risaputo che sua moglie aveva mire sociali, soprattutto per il figlio ed erede. Il dignitario aveva parecchie figlie pi grandi, ma il suo unico maschio, della stessa et del re appena incoronato, aveva guance grassocce e rosee e unandatura sculettante, notavano i maligni, e non era ancora sposato. Se il gesto magnanimo del primo notabile per accattivarsi il favore regale era scaturito dalle aspirazioni dellambiziosa consorte, la regina temeva che sarebbe dovuta intervenire personalmente nella faccenda. Mentre il primo notabile si avvicinava al palco del trono scintillante, la Madre dello Shah si accorse che i suoi occhi piccoli, scaltri e sfuggenti si volgevano spesso verso la barba brizzolata e le vesti da cerimonia del nuovo visir, seduto con ostentazione alla destra del re. La regina strinse le labbra, irritata. Non era ancora lei la reggente ufficiale? Il capo dellesercito, che la sovrana intendeva avviare a una posizione ministeriale, era in bella vista accanto a lei. Anche il giovane Shah aveva favorito un primo ministro diverso dal protg proposto da lei, non vedeva perch il primo notabile dovesse far mostra di tanta deferenza verso il lato sbagliato del trono. Quando era nervoso il primo notabile tendeva alla balbuzie, e i suoi omaggi furono interrotti da pause pi lunghe del necessario e da inchini ossequiosi. Dopo questi tediosi preliminari, luomo offr al re il proprio palazzo residenziale, parlando a scatti e sbirciando verso la destra del trono con un occhio, mentre laltro scappava verso il lato sinistro. Rivolgendosi al vago spazio vuoto nel mezzo, espresse la speranza che Sua Maest volesse accettare la sua umile dimora.

Il suo unico scopo quando laveva costruita, assicur, il suo unico desiderio nelledificarla, era stato di servire il suo sommo sovrano. La Madre dello Shah si agit dietro il paravento e si prepar a parlare, ma prima che avesse il tempo di aprire bocca intervenne il gran visir. Prendetelo in parola, mormor allo Shah. Sbarazzatelo della sua casa e trasformatela in carcere speciale. Un uomo come questo merita di essere rimesso al suo posto. Per la regina questo era un affronto. Non era abituata a chiedere il parere altrui in presenza della corte. Il primo notabile, borbott piegandosi verso il capo dellesercito al suo fianco, non era lunico che andava rimesso al suo posto. Questo primo ministro di fresca nomina si metteva un po troppo in mostra, a suo parere, era un po"troppo baldanzoso, e si adornava con troppe perle. Il capo dellesercito assent con un inchino. Il nuovo visir forse era anche un po"troppo alto, mormor. Come laugusta sovrana aveva forse notato, la sua testa arrivava fino al mento sfuggente del monarca, bench fosse seduto pi in basso, a destra del trono. La regina non riusciva a reprimere il senso di frustrazione. Avrebbe voluto che suo figlio non si accasciasse in modo tanto evidente sotto il peso della corona. Se anche non riusciva a emanare autorit in modo adeguato, almeno che tenesse un po"pi alta la testa. Viveva come una cocente delusione il fatto che lui non fosse luomo che lei stessa avrebbe potuto essere. Da dietro il paravento, si pieg verso di lui con un fruscio di sete. Forse sarebbe stato meglio, sibil, elevare la condizione del primo notabile prima di abbassarne lorgoglio. Sarebbe stato saggio concedergli un qualche titolo, lo avvert, prima di punirlo per la sua presunzione. Ricordati che sua moglie ha una lingua temibile. Cos lo Shah accett graziosamente il dono tra le acclamazioni della sua corte di leccapiedi, e innalz il primo notabile al rango di capo della polizia, riuscendo in un colpo solo a cambiare destinazione alla sua residenza e a soddisfare lorgoglio delluomo. Tuttavia, lasciando di stucco la Madre autorizz anche il gran visir a definire lesatta natura dei doveri del funzionario di fresca nomina. Con una profusione di sigilli reali e frasi ridondanti, annunci che il nuovo visir avrebbe impartito disposizioni al nuovo capo della polizia in merito ai prigionieri arrestati durante le recenti epurazioni. Il primo ministro avrebbe stabilito chi doveva restare affidato alla custodia del primo notabile e chi gettato nel carcere comune, in citt. Quindi annunci che la reggente sarebbe stata sollevata da tali gravosi doveri. La regina rimase immobile dietro il paravento. In quel momento non le sarebbe dispiaciuto gettare parecchi dei presenti nella prigione comune. Come poteva suo figlio ignorare i suoi desideri? Come osava autorizzare il gran visir a decidere la sorte della poetessa di Qazvin? Poteva darsi che quegli incompetenti dei suoi soldati non riuscissero a trovarla, naturalmente. Le avevano dato la caccia per settimane in tutte le province settentrionali, senza esito. Ma se la famigerata ribelle doveva finire nelle mani del gran visir, la regina avrebbe

preferito che non larrestassero affatto. Avrebbe consentito a che la donna fosse affidata alla custodia del nuovo capo della polizia, riflett cupamente, a patto che luomo prendesse ordini direttamente da lei. Ma ormai la cosa sembrava molto improbabile. Allimprovviso la sovrana si sent terribilmente stanca. A che serve leggere il futuro, si chiese, se poi non lo si pu controllare? E quale donna, per quanto colta, avrebbe mai potuto farlo? Le tediose cerimonie erano appena a met quando, lamentando un mal di testa, lasci la sala del trono su tutte le furie, facendo serpeggiare tra la corte un brivido di apprensione. La brusca uscita della reggente, venendo a coincidere con gli omaggi al giovane sovrano da parte dei diplomatici stranieri, fu sfortunatamente interpretata da questi ultimi come mancanza di rispetto. Poich era difficile stabilire se il gesto fosse rivolto al rappresentante dello zar o di Sua Maest britannica, i due ambasciatori decisero di leggerlo come unoffesa a entrambi. Di conseguenza, pochi giorni pi tardi sottoposero allo Shah una protesta congiunta. Eccetto dopo lattentato, quando si unirono nel presentare a Sua Maest le loro espressioni di solidariet, quella fu lunica situazione, nel corso della loro carriera diplomatica, in cui gli ambasciatori russo e britannico collaborarono.

Capitolo sette La vecchia che lavava i cadaveri ripeteva che era stato un momento perfetto per lassassinio dello Shah. Aveva un interesse particolare per le coincidenze, avendo dedicato molti anni al ritmo delle preghiere e della decomposizione. A differenza dellattentato, che a suo parere era stato compiuto, imprevedibilmente, in un insensato giorno destate, riteneva che la morte di Sua Maest, mezzo secolo pi tardi, non avrebbe potuto accadere in un momento migliore. Invece che nellora pi calda, quando gli animi sono pi irritabili, si era verificata in una bella mattina di primavera quando i tigli erano ancora in fiore e tutti si annoiavano. Aveva coinciso perfettamente con il cinquantesimo anniversario del regno dello Shah. La mendicante si trovava tra la folla che si era ammassata per giorni davanti alle porte; e proprio allultimo momento era riuscita a intrufolarsi nel santuario. La maggior parte della gente si era accontentata di aspettare fuori, agitando petizioni e sperando in atti di clemenza. Alcuni si erano accampati vicino alla moschea e tra le tombe del cimitero erano sparsi rifiuti vari; altri avevano fatto ala al passaggio del sovrano lungo i viali che dalla capitale conducevano al santuario. I poveri si erano riversati dalle province settimane prima, attirati dalle promesse di cibo gratuito, e gi da un anno i ricchi facevano a gara per ottenere titoli nobiliari ed esenzioni fiscali. Piazze ed edifici pubblici ardevano di luci, in unimitazione del paradiso o pi semplicemente delle capitali europee. Alcuni giorni prima le strade erano state ripulite dagli storpi, sgradevoli alla vista, perch i festeggiamenti avrebbero dovuto superare ogni immaginazione.

Secondo i meglio informati, tra i muezzin erano stati distribuiti sciroppi per la tosse per lubrificare le lodi allo Shah, ed erano state allargate le fontane perch lacqua santa fosse sufficiente per unamnistia generale. Si diceva, tra le donne che lavavano i cadaveri, che persino agli eretici sarebbe forse stata accordata una tregua. Questo era infatti il grande spartiacque di un mezzo secolo di tirannia; era il giorno in cui forse, finalmente, Sua Maest avrebbe effuso la propria generosit e la propria clemenza sui sudditi. Nessuno per si aspettava che la sua liberalit si estendesse fino a morire. La vecchia giur che non si aspettava che lOmbra di Dio pagasse con la propria vita per la remissione dei debiti del suo popolo, anche se per loccasione si era vestito di nero e spiccava come uno scarafaggio sul formaggio. La sua giacca di broccato era intessuta di fili doro, i capelli erano stati tinti di recente e il copricapo di feltro era ornato di brillanti. I pantaloni erano di taglio perfetto e piega impeccabile, il panciotto gli stava a pennello, almeno finch non saltarono i bottoni. Sua Madre sarebbe stata fiera di lui, secondo la mendicante. Aveva sempre consigliato a suo figlio di assumere un atteggiamento regale in pubblico, anche se non aveva niente da dire. Difficilmente lo Shah avrebbe potuto parlare in quelle circostanze. I due colpi fatali lo lasciarono senza fiato. Il primo si apr il passaggio nella cassa toracica e il secondo gli devast i polmoni. La vecchia gli stava ricordando in quellistante che suoi erano la ricchezza, il potere e la signoria, quando il cuore prese a rimbombargli nelle orecchie. E non aveva ancora finito di dirgli che la povert, la mancanza di un tetto e la disgrazia appartenevano a lei, che gi il sangue gli ispessiva la lingua. Emise un debole rantolo, guardandola. Spalanc la bocca come uno che vedesse la propria anima immortale sparire rotolando ai propri piedi. Invece erano solo i bottoni. Dopodich, per lui, il significato di quelle parole si rovesci per sempre, mentre i bottoni si sparpagliavano fatalmente sul pavimento. Povert e miseria divennero suoi e la signoria fu della donna, quando lo Shah si accasci in grembo alla vecchia che lavava i cadaveri, e l rimase. Muto e con gli occhi sbarrati.

Capitolo otto Diverse settimane trascorsero prima che la Madre dello Shah avesse modo di parlare in privato con il primo notabile. Anche se il motivo ufficiale della visita era quello di complimentarsi con lui per la nuova carica e confermare la sua approvazione per la nomina a capo della polizia, lintenzione della donna era anche di verificarne la fedelt. Dopo lincoronazione, infatti, in citt avevano cominciato a giungere voci secondo cui la poetessa di Qazvin era stata finalmente catturata. Nessuno era in grado di dire esattamente dove e come fosse

accaduto. Era persino possibile che la notizia non fosse vera o anche che quella strega scappasse di nuovo mentre veniva ricondotta nella capitale, ma nel frattempo tutti, regina compresa, pensavano a quale sarebbe stato il suo destino, se e quando fosse arrivata. Lincontro privato tra il primo notabile e la regina si svolse alla presenza del gran cerimoniere di corte, che tutti sapevano essere la spia della sovrana. Il nuovo capo della polizia era allarmato poich il dignitario aveva taciuto per tutta la durata della conversazione, limitandosi a pettinarsi la lunga barba nera con le dita troppo morbide e troppo curate. Era anche preoccupato che la Madre dello Shah durante il colloquio accennasse alle voci che giravano a corte sulle prigioniere arrestate nel corso delle epurazioni indiscriminate del visir. Con immenso sollievo perch largomento non era stato sollevato, present i suoi ultimi omaggi e si prepar a congedarsi. Ma mentre si inchinava per lultima volta e si accingeva a indietreggiare davanti alla luce della sua presenza, lei allimprovviso gli chiese, come per ripensamento, di portare i suoi saluti alla moglie. Il primo notabile rimase di sasso. Fu costretto a fermarsi e a manifestare la propria gratitudine. La regina lasci che arretrasse di qualche passo e, dopo una pausa quasi impercettibile, aggiunse che senzaltro la sua consorte era perfettamente daccordo con lui su tutte le questioni concernenti la sicurezza. Luomo fu costretto a fermarsi di nuovo e a balbettare qualche complimento. Dopo avergli concesso un altro inchino e qualche altro passo allindietro, la regina osserv che, in quanto reggente, era acutamente consapevole della necessit di adottare misure di sicurezza nella capitale: sarebbe stato possibile, come sperava, in caso di emergenza, radunare i suoi uomini per rimpiazzare i soldati dello Shah? Lui si impietr ancora una volta, ma proprio mentre cercava di mettere insieme qualche formula di cortesia che gli avrebbe consentito di andarsene senza compromettersi ulteriormente, la sovrana alz la voce, che echeggi minacciosa in tutto il salone. Dal momento che adesso poteva estorcere quello che voleva agli imputati in sua custodia, tuon, sperava che il nuovo capo della polizia si sarebbe rimesso al giudizio della regina per quanto riguardava qualsiasi prigioniera; era certa, aggiunse in tono controllato, che la sua consorte avrebbe acconsentito a tutto. Poi tacque, mentre il gran cerimoniere continuava a pettinarsi lentamente la barba con le dita. Sulla soglia, il primo notabile esitava a rispondere alla Regina Madre. Sapeva che la reggente intendeva imbrigliare i poteri del nuovo gran visir, ai cui ordini egli era costretto a obbedire. Sapeva anche di dover proteggere gli interessi del suo favorito, il capo dellesercito. Ma a irritarlo fu soprattutto il fatto che lei si servisse di sua moglie per ricattarlo sullo scabroso problema delle prigioniere. Questo metteva il capo della polizia in una posizione estremamente scomoda. La cosa pi appropriata da fare, pens il primo notabile mentre si inchinava nuovamente nel tentativo di controllare la balbuzie, era custodire la donna sotto il suo tetto come richiesto dal nuovo primo ministro. Ma sua moglie, pens raddrizzandosi, non lavrebbe mai permesso; non lo avrebbe nemmeno lasciato finire di parlare.

Lalternativa, pens arretrando di un altro passo, sarebbe stata affidarla alla custodia del capo dellesercito, evitando in tal modo il conflitto con sua moglie e guadagnando il favore della regina. La sorella e la moglie del capo dellesercito, lo sapeva, erano ferventi sostenitrici della poetessa; tenendola agli arresti nella loro residenza, la regina avrebbe avuto il controllo diretto di quellanderoun. Ma disattendendo agli ordini del gran visir e inchinandosi al protg della regina, non sarebbe venuto meno alla sua lealt verso lo Shah? A quel pensiero, il nuovo capo della polizia rischi di inciampare. Durante il primo periodo del regno del giovane Shah, la sua amministrazione di una giustizia sommaria nella capitale era andata a beneficio del primo notabile e a vantaggio della regina. Le fortune della sua famiglia e la sicurezza della sua posizione erano sempre dipese dalla Madre dello Shah. Ma, per quanto sapesse di essere in obbligo nei suoi confronti perch aveva sancito con i titoli i suoi diritti, ora i tempi erano incerti e i presagi per nulla promettenti. Il giovane sovrano non aveva certo le qualit per gestire i poteri che aveva assunto, e il paese era a tutti gli effetti sotto il dominio del primo ministro. Quali che fossero le prospettive future del protg della regina, le redini dellautorit stavano nelle mani dellattuale gran visir. Il primo notabile non aveva alcuna intenzione di mettersi contro la sua vecchia protettrice ma, dopo tutto, una donna era solo una donna. Lasci passare una frazione di secondo prima di schiarirsi la voce e balbettare la propria promessa di obbedienza alla sovrana. Doveva evitare ogni minima allusione al fatto che adesso doveva rispondere a nuovi padroni. Che il cielo gli accordasse di rimanere per sempre soggetto alla sapienza della Regina Madre, suddito del suo piacere e retto dal suo volere, declam; volesse il cielo che il mondo intero si piegasse al giudizio della regina, sulle prigioniere o su qualunque altro argomento. E poi riprese fiato. Operazione pericolosa, quella. La Madre dello Shah registrava acutamente qualsiasi esitazione. In un ritardo immaginava denigrazione, ogni volta che una lode era troppo debole sospettava una critica, e in quel momento, mentre il primo notabile riprendeva fiato, sent la sua reggenza vacillare sotto il peso delle sue iperboli. Sapeva infatti che il capo della polizia si aspettava da lei una contrattazione da piazza di mercato; e sapeva che ora cerano altri compratori in concorrenza per assicurarsi la sua lealt. Ma lei era una veterana di questa vecchia guerra; aveva il suo potente arsenale privato. Era decisa a mettere la prigioniera in casa del suo protg, ma se la poetessa rivoluzionaria fosse finita sotto la custodia del primo notabile, sapeva come penetrargli in casa e interferire nel suo anderoun. Dal momento che ununione tra il figlio e una qualche insignificante principessa avrebbe gratificato le aspirazioni sociali di sua moglie, lei ripet lespressione dei suoi pi sentiti complimenti alla signora, e nel momento stesso in cui si apriva la porta chiese di nuovo, con voce esageratamente alta, notizie del loro ultimogenito. Il primo notabile ammutol e fiss il tappeto. Prov il desiderio di sbattere in faccia ai lacch, che si erano subito lasciati sfuggire dei sorrisetti compiaciuti, la porta che gli

stavano aprendo, mentre il gran cerimoniere lo congedava tra gli inchini. Tutti sapevano che suo figlio era una delusione per via della sua palese mancanza di interesse per la carriera politica del padre. Perch la regina non si informava piuttosto delle prospettive delle sue figlie? Come stava quel giovane affascinante?, chiese in tono di falsa dolcezza. Aveva raggiunto let del matrimonio? Era fidanzato con qualche giovinetta di rango? La residenza del primo notabile non doveva essere ricordata solo come un carcere: la sua casa doveva passare alla storia anche come un luogo perfetto per le nozze, modul mentre lui girava i tacchi e scappava a gambe levate per i corridoi del palazzo.

Capitolo nove Anche se nessuno era daccordo su quali fossero state le ultime parole dello Shah, le donne sostennero che il santuario in cui era stato ucciso era il posto perfetto per un assassinio. La moschea stessa, che sorgeva cinque miglia a sud della capitale, era stata costruita alcuni secoli prima in onore di un santo, e il luogo, oltre a offrire un tetto ai mendicanti e alle donne che lavavano i cadaveri, era diventato un rifugio per coloro che fuggivano dalle ingiustizie durante il regno del vecchio re. Ma una volta abrogate le leggi sul bast, il diritto dasilo, dopo lincoronazione dello Shah, il santuario cess di fornire immunit fisica o spirituale alla popolazione. Fu trasformato gradualmente da ritrovo per merende allaperto a obitorio, e mezzo secolo dopo, quando la popolarit di Sua Maest era colata a picco, secondo le addette ai cadaveri era ormai diventato il luogo ideale in cui ammazzare un re. La moschea era frequentata, in particolare, da esponenti del sesso femminile perch la sua immagine era associata a quella della favorita dello Shah. Costui aveva donato il suo cuore a questa concubina dopo essere stato respinto, si diceva, dalla poetessa di Qazvin e laveva amata follemente nella prima decade del suo regno. Subito dopo il suo arrivo a corte laveva innalzata al rango di favorita e una volta che lei gli ebbe dato un figlio maschio le aveva conferito il titolo di Madre dellErede Legittimo. I pensieri della sua, di Madre, dopo di allora si erano fortemente incupiti. Nei primi anni di vita, nellanderoun, il sesso dei bambini di norma era indeterminato o, in alternativa, poteva essere identificato come femminile, il che in fondo era lo stesso. I tassi di mortalit erano tali che i figli dovevano sopravvivere oltre i sette anni per potersi dimostrare maschi, ed era un fatto eccezionale che si nominasse Erede Legittimo un bimbo tanto piccolo. Oltretutto la Regina Madre si era offesa moltissimo al vedere minati il suo rango e la sua autorit nellintimit dellanderoun dopo averli visti minacciati nella corte e nel paese dalla poetessa di Qazvin. Era talmente irritata che era pronta persino ad accusare di eresia la favorita dello Shah.

Ma il privilegio ebbe vita breve e la promozione precipitosa del bambino si tramut in una prematura caduta: il piccolo si ammal di una grave malattia nel sesto anno di et. Dissero che si era sacrificato per amore di sua madre. Poich nulla si poteva fare per una febbre cerebrale dai risvolti politici, il piccolo si spense rapidamente. Mor tra la tregua del mezzogiorno e lo stordimento del pomeriggio, quando lo spirito cerca una via duscita naturale; si inarc, si irrigid in un ultimo spasmo, e sua madre da quel momento prese a sputare sangue. Tent di farsi coraggio, ma ormai era finita; cerc di danzare nuovamente per il re e simul una gravidanza o due, il tutto per con scarsa convinzione. Le sue risate si fecero caustiche e fin per soccombere alloppio appositamente fornitole dalla Madre dello Shah. Poich cera stato ben poco amore tra le due donne, nessuno si stup quando la cortigiana mor prima che fosse passato un anno dalla scomparsa del figlio. Quando accadde, lo Shah era assente per una spedizione di caccia. Era fuggito dalla corte perch non poteva sopportare di ascoltare le sue ultime parole, dissero le donne. Invece di far avere alla sua favorita un funerale sontuoso, le fece realizzare una tomba appariscente. Al suo ritorno, terminato il periodo di lutto, costru per lei un mausoleo a sud della capitale: una tomba di marmo venato di azzurro tutta adorna doro, nel cortile della moschea. Sembr un gesto appropriato di fedelt coniugale. In Inghilterra la regina Vittoria aveva eretto un monumento analogo in onore del defunto e rimpianto principe consorte. Cos lo Shah aveva deciso di seguire la moda dei monumenti funebri, a costo di affamare met della popolazione. Il vero amore non ha prezzo, dopo tutto. Ma il suo dolore cost caro ai suoi concittadini, perch spese di pi per la favorita defunta che per tenere in vita tutte le altre. Il risultato fu che per decenni, da allora, la morte divent la scusa per una gita fuori porta. Le donne arrivavano a frotte a visitare la tomba di marmo a sud della citt. Adoravano spettegolare sulla cortigiana che era diventata regina, la ballerina che aveva osato sfidare lo Shah sul letto di morte. Era stata condannata a morte dal matrimonio e disfatta dalla maternit, mormoravano; aveva rovesciato i ruoli della femminilit, come la poetessa di Qazvin. Ma Sua Maest laveva amata malgrado ci. O forse a motivo di ci, si chiedevano? Discutevano per pomeriggi interi sulle ultime parole della favorita, mentre i bambini giocavano nel cimitero. Prima della fine del regno di Sua Maest, il mausoleo era diventato pi popolare del santuario stesso, ed era sempre ricoperto dai rimasugli di semi di zucca. Se le celebrazioni del cinquantesimo anniversario del regno erano cominciate da l, forse era stato solo perch in un posto come quello la partecipazione delle folle era garantita. In effetti la maggior parte delle donne era convinta che lassassino avesse scelto di nascondersi dietro la porta del cortile che conduceva alla tomba della favorita perch sapeva che lo Shah sarebbe senzaltro andato in quella direzione. Era sempre lei, la cortigiana dal fascino irresistibile anche dopo la morte, la calamit che lo attirava fuori dalla capitale. Era una continua scommessa con lei, sospiravano le donne; la concubina

dalla vita troppo breve continuava a provocarlo e a civettare con lui fin dentro le fauci della morte. Quasi nessuno, a parte la regina, poteva batterla. Poich non aveva potuto morire tra le sue braccia, lo aveva fatto venire fin l per dargli lultimo saluto. Non stava forse andando verso la sua tomba, quando gli avevano sparato?, ripetevano. Non aveva invocato il nome della favorita nel momento in cui era spirato? Il dibattito sulle ultime parole dello Shah non fu mai risolto. La donna che lavava i cadaveri sostenne che le era caduto in grembo, come la fatta di un mulo, con la bocca che ancora si muoveva e non cera dubbio che, prima di esalare lultimo respiro, avesse tentato di dire qualcosa. Ma forse, dopo mezzo secolo di vuote promesse, era comprensibile che nessuno stesse ad ascoltare lestremo gorgoglio incoerente di Sua Maest. Alcuni erano certi che avesse pronunciato il nome della moglie favorita. Altri giuravano che in quel momento avesse invocato sua Madre. Ma la vecchia mendicante insist che il nome sussurrato dallo Shah era quello della poetessa di Qazvin.

Capitolo dieci La poetessa di Qazvin era nota con una quantit di nomi diversi. Alla nascita le era stato dato quello solito, quello dato a tutte le ragazze di famiglia religiosa, il nome santo della figlia del Profeta. Ma finch rimase in vita la nonna materna, che condivideva con lei lo stesso privilegio, fu chiamata come la prima eroina convertitasi allIslam, la Madre dei Credenti. Pi tardi, nel corso della sua carriera, fu incoronata di alloro dorato e le furono attribuiti tanti nomi che non avevano altro in comune se non la loro incongruenza. Il governatore di Baghdad la esalt come la pi casta delle donne, mentre i sommi sacerdoti di Qazvin la calunniarono attribuendole una pessima reputazione. Gli studiosi dei centri teologici di Najaf e Karbala la citavano come fosse un oracolo, oppure la condannavano come una strega. Alcuni dicevano che la sua bellezza era un piacere per gli occhi e che la purezza della sua mente non temeva confronti; altri la definivano eretica, assassina e puttana. Ma quando fu arrestata nel primo inverno del regno del giovane Shah, tanto i suoi ammiratori quanto i suoi detrattori furono costretti ad ammettere che nessuno dei nomi tradizionali poteva bastare a riassumerla. Riconobbero che era la calamit del suo tempo. Era unepoca segnata dalle sciagure e lei le simboleggiava tutte. Era un paese scosso dalle rivolte, devastato dalle richieste di riforme, ma quando la notizia della sua cattura trov conferma a Teheran, lintera nazione rimase attonita. Malgrado non fosse lunica donna della storia a essere accusata, fu la prima a essere arrestata durante le epurazioni del nuovo gran visir. I soldati la scovarono, dopo un anno intero di ricerche, nellangolo pi remoto del regno. In unalba fredda, dopo averle dato la caccia per miglia e miglia attraverso le

lande desolate di numerose province, circondarono il piccolo villaggio in cui si era rifugiata, corruppero gli abitanti con t e zucchero e attirarono la sua cameriera fuori dal nascondiglio con una copia del Libro Sacro. Promisero che alla giovane non sarebbe stato fatto alcun male, se la sua padrona si fosse arresa immediatamente. Garantirono che gli abitanti del villaggio non avevano nulla da temere, purch la ricercata si fosse lasciata arrestare. La poetessa di Qazvin acconsent a tutte le loro richieste, ma i soldati dello Shah infransero le loro promesse, sostenendo che non erano in grado di leggere il libro sul quale avevano giurato. Uscendo dal villaggio appiccarono il fuoco alle capanne e saccheggiarono fino allultimo albero da frutto prima di andarsene. Tuttavia permisero alla cameriera di servire la sua padrona finch raggiunsero la capitale. Fu un viaggio difficile, allinizio dellinverno, il vento che li sferzava era pungente per il sale delle pianure desertiche che portava con s, le strade erano disseminate di briganti. Poco dopo la partenza la pioggia implacabile dellautunno costrinse i soldati a cercare riparo in una miserabile stazione di posta appena fuori da un villaggio: il letto del fiume in secca lungo il quale procedevano si era trasformato in un torrente di fango. Uno dei muli scivol e fu trascinato via dalle acque impetuose. I cavalli freschi che si erano procurati nel villaggio precedente erano gi azzoppati dal pietrame, e per il giorno dopo il tempo non sembrava promettere una giornata migliore. Gli animi si surriscaldarono, i soldati erano sempre pi irritabili per lapprossimarsi della notte, e quando scoprirono che il loro miserabile ricovero era infestato di insetti velenosi che riempivano i loro corpi di vesciche dolorose, cominciarono a incolpare la prigioniera della loro malasorte. Era tutta colpa sua, sibilavano, se erano afflitti da un prurito insopportabile. Era colpa sua se erano fradici e infreddoliti. Che si accendesse il fuoco da s, grugnirono, visto che aveva spento il loro; che andasse a prendersi lacqua, visto che aveva scatenato il diluvio sulle loro teste. Che fosse maledetta, lei e il suo malocchio! Quando la cameriera affront le intemperie uscendo dal rifugio sconnesso per avviarsi verso il pozzo del villaggio, parecchi degli uomini si sfidarono lun laltro a seguirla. Non la si poteva davvero definire una creatura graziosa, con quelle croste di cui le si erano ricoperte le braccia, ma al buio non era il caso di andare troppo per il sottile. Due dei pi sfrontati, in cerca di risarcimento per tutte le loro privazioni, uscirono di soppiatto dalla stazione di posta e le andarono dietro sotto la pioggia battente. Il loro piano era di afferrarla, tapparle la bocca e stuprarla, di nascosto, nel fango. Ma proprio mentre si accingevano ad aggredirla, sentirono alle loro spalle un rumore improvviso. Nel momento in cui la ragazza si chinava sulla bocca del pozzo, udirono un grido, che non proveniva da lei. Fu un suono brevissimo, come il flebile inizio di una parola, come il richiamo di un uccello notturno, ma agghiacci loro il sangue. La ragazza tremante si gir su se stessa, lasciando cadere il secchio nel pozzo con un singulto soffocato. I soldati rimasero sui due piedi, raggelati, quando si resero conto che

lei non stava affatto guardando loro; sentendosi le gambe molli, ingoiarono le imprecazioni e si guardarono alle spalle. La prigioniera torreggiava su di loro dallargine fangoso. Aveva i vestiti inzuppati; le trecce sciolte; la testa scoperta sotto la pioggia; ma quello che li sconvolse pi di tutto fu il suo viso nudo. Aveva gli occhi fissi sugli uomini acquattati allombra del pozzo, e muoveva le labbra. Con calma, freddezza e terrificante tranquillit, cominci a maledirli. Secondo le rigide regole del dibattito teologico scagli il suo anatema contro quegli uomini. Servendosi dello strumento terribile dellesecrazione, ben pi potente della forza fisica, maledisse i due balordi in tono sepolcrale: li annient con le sue accuse, imprecando contro la lussuria che li avrebbe condotti alla perdizione e condannando la bassezza delle loro anime. I due arretrarono in preda al terrore. La pura forza delle parole della donna squarci il buio come un lampo e li annichili completamente. Se la diedero a gambe e sparirono. Doveva essere una strega, bofonchiarono, per aver intuito le loro intenzioni. Quella puttana era una tigre in gabbia: le sue parole avevano gli artigli! Non cera da stupirsi che fosse accusata di blasfemia, sussurrarono; nessuna meraviglia che fosse stata condannata per eresia. Si era gi dimostrata molto astuta in passato, dissero agli altri, quindi avrebbero fatto meglio a stare in guardia con una come quella; gi una volta era scappata dalla casa di suo padre, nascosta in un mucchio di biancheria sporca, facendosi portare sulle spalle da una lavandaia qualsiasi. Doveva essere tenuta sotto la pi stretta sorveglianza: forse era nnjinn, uno spirito maligno. Dopo quellepisodio i soldati incominciarono ad aver paura della prigioniera pi di quanta ne avessero della Madre dello Shah e non si azzardarono pi a molestare la sua cameriera. Ma nelle tediose settimane che seguirono, lo strano comportamento della donna cominci a fare effetto su di loro. Aveva alzato la voce contro di loro una volta sola, e per un motivo soltanto, e non lo fece mai pi. Quando la attaccavano non offriva altra resistenza che la mitezza del suo silenzio, che li confondeva. Quando la insultavano, durante il lungo viaggio invernale fino alla capitale isolata dalla neve, chiedeva loro, gentilmente, di ripetere quello che avevano detto, come se non li avesse sentiti. Li induceva a vergognarsi e, impercettibilmente, il loro atteggiamento inizi a cambiare. Bench allinizio la trattassero con indifferenza e brutale insolenza, con il passare del tempo si scoprirono costretti a tenere a freno la loro volgarit. Dapprima le rifiutarono persino lo stretto necessario, e le negarono ogni comodit, ma dopo che lei, nei momenti di difficolt, ebbe diviso con loro il pane che aveva ed ebbe offerto generosamente t e zucchero, lo stupore cominci a raddolcire il loro imbarazzo. Quando alcuni di loro presero a zoppicare durante la lunga marcia a piedi che li riportava alla capitale, non soltanto li compat e offr loro degli unguenti benefici, ma mostr profondo rispetto per le loro sofferenze. Lesse la sincerit nellacqua chiara dei loro occhi e li tratt con la stessa compassione che riversava sulla cameriera. Dopo un po"i soldati cominciarono a

nutrire nei suoi confronti un involontario rispetto. Le sue maledizioni erano state terrificanti, ma le sue gentilezze, alla fine, si dimostrarono pi pericolose. Alcuni erano del parere che il suo t doveva essere drogato; altri sospettavano che il suo pane secco avesse poteri magici. Le sue preghiere evocavano nel fuoco i volti delle loro donne; i suoi canti richiamavano, nel vento, le voci dei loro figli. Qualcuno mormor persino che se fossero riusciti a sopravvivere al viaggio sarebbe stato solo merito suo, perch se anche allinizio potevano aver temuto i suoi cattivi presagi, ora si fidavano dei suoi angeli custodi. Quando si trovarono bloccati dalla tempesta tra i monti, una schiera di spiriti parve cavalcare attorno a lei per scortarla, sventolando bianchi stendardi per guidarli. Nelle mattine invernali, il sole pallido che si alzava sopra le pianure sembrava portarle consiglio e conforto, messaggi di incoraggiamento che lei era lieta di condividere con loro. Dopo qualche tempo i soldati giurarono che poteva leggere il futuro come il Libro Sacro, perch vedeva parole scritte nel paesaggio desertico e sembrava percepire i corrieri del re che venivano verso di loro dal lontano orizzonte. Aveva straordinarie doti di preveggenza. Quando la interrogavano a questo proposito, lei si metteva a ridere e diceva che era proprio come leggere. Se guardi solo le parole che ti stanno sotto il naso, rispose, non riesci a vedere il collegamento con quello che viene prima e quello che viene dopo. Se vedi solo quello che ti succede in questo momento, non puoi capire il legame tra ieri e domani. Siccome la maggior parte degli uomini era analfabeta, insegn loro a leggere. Non fu facile. Allinizio arrossivano, quando lei mostrava loro come dividere le sillabe con la lingua; non le credettero, a tutta prima, quando assicurava loro che le lettere sarebbero poi tornate insieme, in un batter docchio. Si grattavano la testa, stupiti, al pensiero di trattenere le parole nella mente nello stesso momento in cui le lasciavano andare. Ma avrebbero giurato di vedere la forma delle cose dispiegarsi davanti ai loro occhi mentre lei le declamava. Rimasero sbigottiti quando si avvidero che lalfabeto si srotolava come un sentiero davanti a loro, via via fino alla capitale. La poetessa di Qazvin era uninsegnante straordinaria, e di una purezza assoluta, dissero; era indomita, e non si lamentava mai delle scomodit. Era diversa da tutte le altre donne che avevano conosciuto. Prima di arrivare alla periferia della citt, ai piedi dei monti incappucciati di neve di Damavand, la scorta era ormai caduta nellincantesimo della prigioniera. Le erano assolutamente devoti, e rivaleggiavano per il privilegio di cavalcare accanto a lei. La scortarono sotto le porte della citt, pi come una principessa che come una prigioniera, e quando fu chiesto loro, allarrivo, di passare le consegne, tutti quanti, come un sol uomo, si rifiutarono. Avrebbero continuato a farle da guardia anche mentre era agli arresti domiciliari, se lei lo avesse consentito. Ma lei li mand via tutti. Avevano gi messo abbastanza a repentaglio la loro reputazione per lei, disse. Aveva messo in pericolo il loro futuro insegnando loro a leggere il passato, quindi dovevano

pensare a proteggersi, per il presente.

Capitolo undici Se gli uomini della scorta regia avessero agito principalmente per proteggere se stessi o per difendere il re, era una questione spinosa sulle cui dimensioni etiche e politiche discussero a lungo i tribunali civili e religiosi, durante linterminabile processo che si svolse nella capitale dopo lassassinio dello Shah. Se le guardie di Sua Maest si erano preoccupate soltanto della loro sicurezza, erano colpevoli esattamente quanto lassassino? Se erano state mosse dal desiderio di proteggere il re, potevano essere considerate innocenti anche se avevano fallito nelladempimento del loro compito? Occorreva interrogare la storia. Mezzo secolo prima, quando quei giovani spregevoli avevano attaccato il sovrano, le guardie dello Shah si erano mostrate del tutto inette. Avevano sentito vagamente, in lontananza, i colpi darma da fuoco; avevano notato appena gli echi di spari nellaria polverosa, ma erano troppo lontani per capire esattamente che cosa fosse accaduto e non avevano reagito prontamente. Si limitarono a guardare a bocca aperta, attraverso lalone di pulviscolo, il gruppo di giovani che si accalcavano attorno al loro sovrano e a fissare senza comprendere mentre questi lo attaccavano. Lo Shah era stato costretto a gridare aiuto prima che la sua scorta muovesse un muscolo. Era stata una cosa indegna, scioccante. La loro incompetenza era stata tale che la Regina Madre dubit della loro intelligenza, oltre che della loro lealt. Il caso era chiaro, per quel che riguardava la Madre dello Shah: gli uomini erano colpevoli. Se davvero fossero stati pronti, come loro protestavano, a sacrificarsi per il proprio sovrano, avrebbero dovuto provarlo con le loro azioni. Ma visto che avevano dimostrato unicamente la loro negligenza, dovevano essere sacrificati, malgrado il re fosse sopravvissuto. La loro punizione poteva essere desempio per attestare di fronte al popolo limportanza del monarca. Al suo ritorno nella capitale, la prima cosa che fece fu di ordinarne la fustigazione delle piante dei piedi per aver mancato nei confronti dello Shah, nel momento del bisogno. Anche se non erano direttamente coinvolti nellattentato, forse avevano collaborato con i regicidi, disse; forse erano influenzati dagli eretici. E poi, visto che cera la possibilit che avessero fatto parte del reggimento che in origine aveva condotto la poetessa di Qazvin alla capitale tre inverni prima, li fece giustiziare seduta stante. Cinquantanni pi tardi per, quando lassassino spar a bruciapelo allo Shah dentro il santuario, la sua scorta ag con molta pi competenza. Se gli scudieri reali avevano fallito quando la vita di Sua Maest era stata in pericolo, di certo le sue guardie si mostrarono allaltezza del compito in occasione della sua morte. Anche se non

riuscirono a salvarlo, quanto meno stavolta la loro reputazione ne usc priva di macchia. Al primo sparo restarono allibiti, ma al secondo balzarono allazione. Identificarono lassassino, cacciarono a calci la donna che lavava i cadaveri e si serrarono attorno al sovrano morente, impedendo a chicchessia di avvicinarsi. Nessuno avrebbe potuto incolparli per mancanza di rapidit o di efficienza, se non forse la mendicante, che ebbe le costole fracassate dai loro scarponi. La storia piena di grida che sarebbe meglio ignorare. Le guardie avevano protestato che stavano soltanto eseguendo gli ordini. Il primo ministro aveva sibilato loro di tirar su lo Shah ciondolante, di riportarlo il pi presto possibile in posizione eretta, in modo che nessuno si accorgesse del terribile incidente. Aveva comandato loro di allontanare allistante la mendicante e di trasportare Sua Maest fuori dalla moschea, immediatamente. In conseguenza del loro intervento tempestivo, le ultime parole del re furono dimenticate, ma al suo corpo ormai esanime fu subito restituita la dignit. Fu incuneato tra le guardie e fatto marciare disinvoltamente fuori dal santuario, prima che qualcuno potesse notare che i piedi penzolavano nel vuoto. A tutta prima, la donna che lavava i cadaveri pens che sarebbe stata arrestata. La scorta fu scagionata, ma lei era certa che il suo delitto fosse peggiore dellomicidio. Si era spaventata al punto da lasciar cadere il velo, scoprendo il volto alla vista di tutti.

Capitolo dodici Quando la poetessa di Qazvin arriv alle porte della capitale il suo volto era nascosto dietro le tendine dellhowdah, il baldacchino montato sul mulo. Fu solo per il potere delle parole dellufficiale al comando della scorta che i guardiani la fecero passare. Nessuno la vide e nessuno la ud parlare. Varcate le porte della citt, il corteo fu bloccato da un gruppo di uomini che brandivano mazze e bastoni. La banda di facinorosi del primo notabile era venuta a condurre personalmente in carcere la prigioniera e insist perch fosse affidata loro. Lufficiale protest di aver ricevuto precedenti istruzioni di consegnare la donna in sua custodia direttamente al primo notabile in persona. Ne segu un battibecco, le voci si alterarono, ma la passeggera allinterno dellhowdah strapazzato dalle intemperie continu a non dire una parola. Dopo un poco per la contesa fu interrotta dallarrivo di un dignitario con disposizioni speciali da parte della regina. La barba fluente del gran cerimoniere di corte svolgeva la duplice funzione di dissimulare i suoi lineamenti cavallini e allo stesso tempo proclamare la sua identit, ma i suoi ordini non fecero che acuire il conflitto. Egli si oppose a che la prigioniera fosse affidata alla custodia del primo notabile, con o senza scorta. In aperta contraddizione con la volont del gran visir, intim ai soldati dello Shah di condurre la poetessa di Qazvin direttamente alla residenza del sardar, sotto il suo personale controllo.

Questo pose uno spinoso dilemma a tutte le parti in causa. Il primo notabile rispondeva al gran visir, mentre il capo dellesercito, notoriamente rivale di questultimo, era un protg della regina. Preferire le richieste delluno alle istruzioni dellaltro comportava un rischio politico di proporzioni considerevoli. Dal momento che i soldati dello Shah erano disponibili ad accettare una destinazione diversa, ma rifiutavano di consegnare la prigioniera a chiunque altro, il convoglio rimase completamente immobilizzato. Tutti si unirono alla disputa, che nessuno riusciva a dirimere. I toni si alzarono e ne segu un alterco sotto le porte, ma la prigioniera si tenne fuori dalla discussione, con gran delusione della folla che si andava raccogliendo. Il flusso del traffico allingresso della citt fu notevolmente intralciato, quel giorno, mentre alcuni dicevano che il re era il legittimo governante e doveva essere obbedito, se solo si fossero conosciuti i suoi voleri. Altri sospettavano che a detenere lautorit fosse in realt il gran visir e temevano le conseguenze di unopposizione ai suoi ordini. Non pochi credevano che la regina continuasse a reggere le redini del potere. Ma quando ci si rese conto che la discussione continuava a bloccare le porte, si decise finalmente di trasferire il problema in citt. Le due scorte concordarono di portare la prigioniera silenziosa, a turno, a entrambe le destinazioni, e una folla crescente segu la portantina chiusa dalle tende che si faceva strada nei vicoli angusti. La notizia dellarrivo della poetessa di Qazvin divamp in citt come un incendio incontrollabile. La gente prese a precipitarsi fuori dai bagni turchi e dai bazar per dare unocchiata dellhowdah. Un banditore precedeva il doppio corteo nel tentativo di sgombrare le strade, e quando il gran visir quella mattina pass in rassegna le truppe si rese conto che, stranamente, sui tetti non cera nessuno ad ammirare la parata militare. Mezza citt era radunata attorno alla casa del primo notabile, e laltra mezza ai cancelli del capo dellesercito, in attesa di vedere la poetessa di Qazvin. La casa del primo notabile era la prima tappa, ma quando il folto corteo svolt nella strada che portava al carcere, fu costretto a fermarsi ancora una volta. Una terza scorta di dodici guardie a cavallo, con la vistosa livrea dellambasciatore e plenipotenziario britannico stava cercando proprio in quel momento di attraversare la strada. Il diplomatico costringeva la moglie a seguire rigorosamente le regole locali ogni volta che desiderava fare due passi in giardino. Doveva prendere posto in un howdah coperto, velata da capo a piedi, e percorrere i venti passi che separavano il palazzo della Legazione dal terreno dallaltra parte della via scortata da una dozzina di guardie a cavallo con luniforme dei Gurka. Il loro aspetto era meno imponente dello sgargiante corteo di cosacchi che lambasciatore russo faceva quotidianamente sfilare in parata per le vie della citt, ma il colonnello era estremamente sensibile alle esigenze del protocollo ed era determinato a sfruttare la passeggiata igienica di sua moglie a fini diplomatici. Quella mattina, in ogni modo, anche la scorta britannica rimase bloccata in mezzo alla via. Sbirciando dalle tende cremisi per capire cosa stesse succedendo, la moglie dellambasciatore vide langolo di un altro howdah incuneato sotto il suo. Era un

carretto rozzo, tutto infangato per il lungo viaggio. Non riusc a distinguere chi vi fosse allinterno per via del fitto tendaggio, ma sentiva il raglio sonoro del mulo a cui era attaccato, mentre i soldati gridavano, le guardie imprecavano e i suoi soldati protestavano. Tutti davano ordini. Si udirono schiocchi di frusta, affermazioni di rango, nobilt e diritto di precedenza, offese alla dignit e discussioni in toni striduli e acuti, ma nella strada congestionata nessuno si mosse. Infatti, al conflitto tra le Scorte si era aggiunta lostinazione del guardiano del carcere. Questi sosteneva che il primo notabile si era raccomandato di non aprire i cancelli a nessuno. Il poveretto era talmente impegnato a tener fuori i soldati che ci mise parecchio a rendersi conto di chi stava bloccando allinterno, e il primo notabile dovette alzare le mani, prima di riuscire a farsi strada attraverso i cancelli del carcere. Quando riusc a irrompere allesterno cercando di farsi largo tra la folla, il baccano era ormai diventato infernale. La moglie era una donna che non perdeva mai loccasione di far conoscere la sua opinione, quale che fosse la parte che le capitava di difendere, e nel momento in cui suo marito inizi a urlare in mezzo alla strada con tutto il fiato che aveva, lei cominci a sgridarlo ad alta voce dallinterno delledificio. Lei era per obbedire alla Madre dello Shah. Lui, dal canto suo, insisteva a seguire le istruzioni del gran visir. E quando i cancelli si spalancarono e il guardiano fu sbattuto per terra in mezzo al fango, la loro lite domestica era gi salita di grado, in un crescendo politico. Nel suo howdah, la signora inglese era spaventata. Non cera nulla che potesse dire, circondata comera dal fracasso di uomini e bestie urlanti. E non cera nulla che potesse fare, intrappolata dietro le tende leggere della sua lettiga. Poteva solo sperare che il marito arrivasse a soccorrerla, e poich questo non avvenne, il panico la prese alla gola. Il cuore le batteva selvaggiamente, riusciva a malapena a respirare. Cominci a girarle la testa, mentre le preghiere le ispessivano la lingua. Da quando era arrivata in Persia, la moglie dellambasciatore trovava difficile pregare. Dopo aver visto le gole dolenti dei minareti stagliarsi contro il cielo turchese e aver sentito la voce ultraterrena del muezzin librarsi sulle cupole grigiastre della citt, le parole familiari non le venivano pi con tanta spontaneit. Perch, si chiedeva, la verit dovrebbe essere prerogativa esclusiva delle campane? Comera possibile, rifletteva fra s, che la salvezza fosse limitata ai suoi bisbigli quando il mondo intero sembrava in preda al rimbombo? La ragione era limitata a ununica parte del mondo? La verit era tutta solo in un idioma? In presenza del rispettabile vescovo di Caldea, si limitava a muovere le labbra mentre il marito piamente cantava. E intrappolata nel suo howdah in mezzo a quel caos di uomini e muli, si sent ardere da una sete che le invadeva lanima. Ma proprio mentre si sentiva sul punto di svenire, una voce si alz al di sopra del frastuono del vicolo. La voce di una donna, diversa da tutto il resto, si alz dallhowdah vicino al suo. Una voce calma, pi vicina a lei del sangue che le scorreva nelle vene, e altrettanto vibrante. Si libr al di sopra di parole e lettere, trascese il brusio di sillabe e

suoni. Come lo squillo di una tromba, come il richiamo di un corno, liber laria da ogni contraddizione e trafisse il suo cuore come una preghiera. La prigioniera non disse molto. Ingiunse alla propria scorta di farsi da parte. Comand agli uomini del primo notabile di cedere il passo. E chiese alla scorta inglese di arretrare e aspettare il suo turno. Disse solo tre o quattro parole, non di pi, ma diede limpressione che provenissero dalla massima autorit del paese. Il nodo si sciolse. I soldati dello Shah si fecero da parte senza esitazione e gli uomini del primo notabile passarono avanti mentre le guardie della Legazione raggiungevano il giardino. Il guardiano, che era notoriamente un sempliciotto, in quel momento proruppe in un grido entusiasta e la giovane inglese, sbalzata in avanti nella lettiga drappeggiata di rosso, pianse di puro sollievo. Dopo questo inatteso risolversi della disputa, la calca si disperse con una certa riluttanza. Ascoltar parlare una donna molto meno gratificante che vederla e il conflitto sempre pi interessante della sua soluzione. Essendo stata ingiustamente privata della vista delleretica, la folla fu molto pi incline a condannarla per essersi fatta sentire. Nelle settimane che seguirono la maggior parte della gente fu daccordo nel dire che quel giorno, nel vicolo, sarebbe stato meglio fare meno chiacchiere e spargere pi sangue. Quasi tutti riecheggiarono il giudizio ecclesiastico, che la poetessa di Qazvin aveva davvero oltrepassato i limiti. Non soltanto aveva causato, non certo risolto, la congestione al suo ingresso nella capitale, ma non spettava a lei comandare a destra e a manca, neanche fosse la Regina Madre! Quella sera la questione dellautorit fu un tema di discussione scottante, nei caff. Quando il capo dellesercito consegn la prigioniera ai responsabili del carcere, fu aspramente rimproverato dal primo notabile per aver disobbedito alla massima autorit del paese. Anche il gran cerimoniere gli ricord che aveva mancato ai suoi doveri nei confronti della massima autorit del paese. Al suo ritorno alla guarnigione, scopr che anche lintero reggimento era stato messo in consegna senza paga per tutto il resto dellinverno dalla massima autorit del paese. Non era difficile, a quel punto, prevedere il futuro, perch la Madre dello Shah non perdonava mai quelli che dimenticavano chi era la massima autorit del paese. Era furiosa con il primo notabile che aveva anteposto gli ordini del gran visir ai suoi. Minacci di scaricare il sardar se non avesse difeso con maggiore efficacia i suoi interessi, e fece sapere al gran cerimoniere che non desiderava vederlo fino a nuovo ordine. Era furiosa perch la poetessa le era scappata di mano. Pi tardi, in serata, quando il gran cerimoniere le porse i suoi omaggi, la supplic di avere fede nella sua imperitura lealt, avanz la speranza che lei potesse ricordare con generosit i passati servigi e la supplic di consentirgli di continuare a servirla nel futuro, la sovrana lo liquid in un accesso di stizza.

Capitolo tredici Lo Shah era appena spirato nel santuario che subito fu adagiato sui cuscini della carrozza regale e riportato in citt. Il primo ministro nascose gli occhi spenti di Sua Maest con un paio di occhiali scuri, per salvare le apparenze, e si sedette accanto al morto, fingendo di conversare con lui lungo tutto il viale di tigli fino alla capitale. Diede anche ordine al cocchiere di procedere con calma, senza lasciar trasparire segni di fretta insolita o di urgenza indebita, e riusc persino a far muovere al re marionetta un braccio in via di irrigidimento per salutare la moltitudine festante che incontrarono lungo la strada, sempre badando a sostenerlo per evitare che si ribaltasse. Quella della diplomazia unarte esigente. Lultimo primo ministro dello Shah era lunico, in cinquantanni, a essere sopravvissuto al sovrano. Il primo dei suoi gran visir era stato condannato a morte per decreto del re un anno prima del maldestro attentato contro il giovane sovrano. Il secondo aveva conservato i suoi poteri durante i massacri estivi che seguirono, soltanto per essere cacciato dalla carica grazie alle macchinazioni dellanderoun durante il secondo decennio di regno. Il terzo era caduto in disgrazia quando lo Shah era rientrato dal suo viaggio in Occidente, e ci fu un periodo durante il quale lOmbra di Dio torn alle antiche tradizioni, rifiutandosi di nominare un nuovo visir, soltanto per spregio verso i protg della Madre. Solo dopo la morte di lei, nel terzo decennio del regno, mise fine a questa situazione. Allepoca in cui entr in carica questultimo primo ministro, i poteri del suo ufficio erano ormai ridotti al livello di quelli di un piccolo funzionario quasi ridicolo, perch lo Shah si era assicurato che il taglio dei suoi abiti fosse assolutamente inadeguato allonore del suo titolo. Il suo unico successo pubblico, durante un ministero segnato da un crescente scontento, furono i festeggiamenti da lui organizzati per celebrare il cinquantesimo anniversario dellinterminabile regno del monarca. Lasciate che il popolo faccia festa, aveva celiato nei giorni precedenti le celebrazioni, cos non penseranno pi a fare la festa del popolo. Ma dopo lassassinio e durante quel lento, macabro viaggio di ritorno nella capitale, sulla carrozza regale, sua eccellenza rimpianse il giorno in cui aveva offerto al sovrano un suggerimento tanto democratico. Il primo ministro aveva avuto una crisi isterica nel santuario, appena prima dellesplosione del primo sparo. La sua nuova giacca in stile occidentale lo stringeva sotto le ascelle e lidea di trascorrere il resto della giornata in compagnia di Sua Maest gli stava facendo venire idee omicide. Per distrarsi, cominci a immaginare svariati modi di ammazzare il re. Lo infil a testa in avanti in un cannone mentre la scorta regale procedeva con la dovuta pompa verso la moschea, e accese la miccia con lenta determinazione mentre lo Shah entrava nelledificio. Lo leg a un paio di pioppi mentre il muezzin intonava le preghiere, e lo squart pezzo per pezzo. Quando Sua Maest cominci a manifestare disinteresse e lanci uno sguardo ozioso in direzione della porta che conduceva alla tomba di sua moglie, gli

trapass ferocemente le narici con un gancio di metallo e lo trascin legandolo a una cavezza. Non capiva perch lo Shah dovesse scampare al proprio giubileo. Ma al primo sparo, il gran visir fu costretto a risvegliarsi dai suoi sogni a occhi aperti. Vedendo il re che si accasciava in grembo alla vecchia che lavava i cadaveri, si convinse che le sue peggiori fantasie si stessero avverando. Soltanto la strettezza della giacca lo richiam alla realt e lo indusse allazione. Intim alle guardie di afferrare lassassino, sbarazzarsi della mendicante e nascondere lo Shah alla vista del pubblico nella carrozza reale. Poi, invocando aria, e che si aprissero le porte, grid che Sua Maest si sentiva svenire. Mentre tornava traballante in citt in compagnia del cadavere, il primo ministro aveva la lingua ormai incollata al palato. Sapeva che, se voleva evitare di essere incolpato, doveva mettere a tacere tutte le voci a qualsiasi costo. Nessuno avrebbe dovuto conoscere le circostanze esatte dellassassinio. Anche se il rumore degli spari avrebbe genericamente confermato il luogo in cui era avvenuto il delitto, sarebbe stato meglio, pens il gran visir, mantenere nel vago i dettagli. La notizia delluccisione di Sua Maest era gi di per s abbastanza sconvolgente, senza aggiungervi la circostanza grottesca e incresciosa che il sovrano era spirato tra le braccia di una vecchia che lavava i cadaveri. Nessuno, per nessun motivo, doveva sapere della mendicante. Sarebbe bastato confermare che il re era stato assassinato nel santuario. Ma per ora nessuno avrebbe dovuto sapere che Sua Maest era defunto; nessuno doveva sapere che era gi stato ucciso. Avrebbe scatenato lira degli angeli, per non parlare dei chierici, riportarlo cadavere nella capitale. La ragione per cui i corpi degli eretici venivano gettati nei fossati o nei pozzi fuori dalle porte della citt era di dissuadere la gente dallandarli a recuperare. Mezzo secolo prima il cadavere di un ufficiale inglese era stato fatto entrare in citt come se fosse vivo, per evitare sommosse tra i bigotti. Che il re fosse stato ferito e riportato in citt avrebbe potuto forse essere definito un incidente, ma il suo assassinio e il passaggio del suo cadavere attraverso le porte della capitale sarebbero stati unempiet intollerabile. Il gran visir non voleva essere accusato di violare le usanze religiose. In effetti, meno si veniva a sapere del suo ruolo in questa faccenda e meglio era. Di sicuro preferiva che nessuno gli chiedesse cosa stava facendo nel santuario. Era terrorizzato dal tetro destino dei ministri che lo avevano preceduto e temeva di essere chiamato a rendere conto di tutti i servizi resi al despota. Il Principe Ereditario sarebbe arrivato nella capitale circondato da antichi risentimenti e nuovi consiglieri, e lui rischiava di essere incolpato di cinquantanni di malgoverno. Alla fine si mise a rimuginare, con le labbra pallidissime, su tutto quello che non sapeva. Ogni volta che la carrozza prendeva una buca o sobbalzava su un ciottolo, il cuore del gran visir perdeva un battito e ogni volta che il sovrano ondeggiava o sprofondava nel sedile, e gli occhiali scivolavano gi dal naso regio, rabbrividiva sotto lo sguardo fisso dei suoi occhi morti. Che cosa vedeva lanima al momento del

trapasso?, si chiese. Cera una risurrezione dopo il passaggio? Cosa succedeva quando si moriva? Le risposte a questo genere di interrogativi si possono leggere soltanto a ritroso, e forse fu per questo che il primo ministro si guardava tanto spesso dietro le spalle mentre tornava in citt. Non potendo prevedere il futuro, fiss lo sguardo sul passato per poter vedere la via che aveva davanti. E il risultato fu che prima di rientrare nella capitale aveva gi inventato una bella storia. In effetti quella versione dei fatti aveva cominciato a circolare ancor prima che la carrozza fosse a met percorso. Gi si mormorava, mentre i sudditi si rovesciavano fuori dalla moschea, che Sua Maest doveva aver avuto un lieve incidente. Proprio come la volta precedente. Si diceva, mentre tutti si riversavano in citt sulla scia della carrozza reale, che doveva essersi graffiato una gamba e che si sarebbe ripreso subito, proprio come allora. Erano tutti convinti che lo Shah non correva maggior pericolo di quando si era attentato alla sua vita durante una battuta di caccia. Di solito pi facile ripetere una storia vecchia che inventarne una nuova, ma anche le bugie meglio raccontate hanno le gambe corte in confronto alle lunghe verit delleternit. Cinquantanni prima erano stati trascurati i fatti in favore della finzione, ma le donne dellharem regale indovinarono che cera qualcosa che non tornava, non appena udirono quelle storie. E poi ne avevano inventate cos tante loro stesse che le menzogne le riconoscevano a occhi chiusi. Cominciarono a piangere e a lamentarsi non appena furono informate dellincidente. Le mogli e le concubine dello Shah erano professioniste delle lacrime. Si sapeva che piangevano per pura noia, se non cera ragione per disperarsi, ma quando sospettavano di averne motivo le loro grida avrebbero potuto tirar gi i muri del palazzo. Il gran visir aveva appena deposto il cadavere nellingresso del palazzo reale che quelle gli si precipitarono incontro. Non aveva neanche chiamato i medici per la constatazione ufficiale, che gi esigevano di sapere se il loro signore era morto. Malgrado avesse sperato di ritardare il terribile annuncio finch non ne fosse stato doverosamente informato il Principe Ereditario, le vedove del re pretesero la precedenza, e molto prima che la notizia ufficiale fosse diffusa le loro urla strazianti riecheggiavano gi per tutta la citt. Non cerano alternative: bisognava consegnare loro il cadavere.

Capitolo quattordici Consegnatela a me! grid il mullah fuori di s, uscendo furibondo dallanticamera del re. Il marito lunico uomo che ha diritto di toccare il suo corpo! La Madre dello Shah era pienamente daccordo: il corpo di uneretica andava maneggiato con estrema cautela. Ed espresse il suo parere al marito della prigioniera

proprio quel pomeriggio. Larrivo del mullah aveva suscitato parecchio rumore nella capitale, in quel primo inverno. Era arrivato seguendo la moglie, che era stata condotta in citt sotto scorta armata qualche settimana prima. Luomo la accusava di aver ucciso il suocero, ovvero suo padre, che era stato assassinato lanno prima. Gi una volta aveva inoltrato presso il vecchio Shah una petizione con le stesse motivazioni, e adesso si ripresentava, per la seconda volta, a pretendere giustizia da quello nuovo. Insisteva, in quanto marito dellaccusata e figlio del defunto, per non parlare del fatto che era anche un mullah e quindi la sola persona autorizzata a giudicare, condannare e punire la donna per i suoi delitti. Il marito delleretica, amareggiato, era rimasto a ciondolare nei pressi dellanticamera dello Shah per diversi giorni, in attesa di ottenere unudienza. Quando finalmente gli fu concessa, non rimase pienamente soddisfatto del modo in cui fu ricevuto, perch Sua Maest aveva gi sentito parlare del suo caso e non sopportava le lamentele del querelante. E poi non ne poteva pi delle pretese di custodia della prigioniera che provenivano da tutte le parti. La Regina Madre aveva interferito nelle condizioni della sua detenzione, senza la sua autorizzazione; il gran visir aveva dato per scontato che lavrebbe interrogata come gli altri prigionieri arrestati durante le epurazioni, senza prima rimettersi allopinione del suo sovrano; e adesso si presentava il marito che insisteva nel dire che il caso era di pertinenza del tribunale religioso, e pretendeva che la moglie fosse consegnata al muft. Lo Shah intendeva prendere il controllo della situazione e dichiar a tutti i contendenti che non poteva pervenire ad alcuna decisione se prima non avesse visto personalmente la donna. Il mullah se nera offeso moltissimo. Era uscito a grandi passi dalla sala del trono, non soltanto maledicendo la moglie ma mormorando anche contro Sua Maest. La regina aveva ritenuto necessario invitarlo nei suoi appartamenti privati, per mitigare le conseguenze del deludente colloquio. Lo aveva intrattenuto sontuosamente e aveva accettato di assumerne il patrocinio, quale che fosse la decisione dello Shah in merito alla poetessa. Gli aveva dato la sua parola: avrebbe sostenuto la richiesta del tribunale islamico e concordava con lui che una donna dovesse assolutamente essere consegnata al marito. Quando lo venne a sapere, lo Shah perse la pazienza. Perch sua Madre interferiva di nuovo?, brontol. Quanto avrebbe voluto che non intralciasse sempre le sue decisioni! Gli occhi della regina si spalancarono, pieni di innocenza. Decisioni?, pronunci con falsa ingenuit. Pensava che Sua Maest avesse detto che non poteva ancora pervenire ad alcuna decisione. Come ripeteva il gran visir, rispose altezzosamente lo Shah, la Regina Madre sminuiva la sua autorit intervenendo a questo modo. La regina non sopportava di sentirlo citare il gran visir. Sottoline che il suo intervento non sarebbe stato necessario, se suo figlio avesse agito con pi saggezza. Quando un marito arrabbiato vuole vendicarsi della moglie,

sarebbe meglio evitare di farne anche un cornuto geloso. Suo figlio non sapeva se essere lusingato o offeso dalle sue insinuazioni. Risolse lincertezza diventando sarcastico. Se un uomo geloso, sogghign, solo perch la donna che ha sposato pi intelligente di lui. Non era stata una scelta molto assennata quella di mandar via il mullah furibondo con il suo sovrano oltre che con sua moglie, ribatt la regina. Gli uomini di quel genere sono furibondi di mestiere, rispose il figlio con aria di scherno. Ragione di pi per stare in guardia, replic la Madre. Le accuse del marito erano ovviamente ispirate dalla vendetta, prosegu lo Shah. Ogni castigo doveva sicuramente avere un limite. Lorgoglio del mullah era stato ferito, disse, e non cera modo di azzittire un cane rabbioso che latrava. Parole che suonavano pesantemente offensive, e lunica scusante che si poteva trovare loro era la giovinezza di Sua Maest. La regina si morse le labbra. La sua reggenza dipendeva dallimmaturit del figlio, ma bisognava ammettere che, se limmaturit poteva essere ammissibile, in un re la volgarit era imperdonabile. Non cera motivo di mettersi contro il mullah, disse seccamente. Quelluomo apparteneva a una potente fazione religiosa. Tutta la sua famiglia era composta da bigotti o da eretici, quindi sarebbe stato pi sicuro farselo amico che nemico. Tieniti fuori dagli scandali domestici, lo consigli. Ecco perch lo aveva congedato in modo cos sbrigativo, si accalor lo Shah. Un bisticcio familiare non meritava il giudizio del sovrano. Lei cap che stava nuovamente citando il maledetto visir. Era talmente ossessionato dal nuovo primo ministro che si diceva addirittura che lo avesse sposato nellanderoun regale. Ma di sicuro cerano altri modi, meno drastici, mormor cercando di blandirlo, per esercitare i suoi diritti di monarca. Cerano altri modi che Sua Maest avrebbe potuto usare, meno volgari di questo. Fece una pausa. Lo Shah attese che continuasse. Lei non lo fece. Sua Madre riusciva sempre a indurlo a chiederle di intromettersi nei suoi affari. Quali modi?, domand infine. Quali mezzi? Questa accusa di eresia, per esempio, replic la regina. Se suo figlio la sfruttava con pi intelligenza, poteva farsi amici i mullah invece di offenderli; poteva sfruttare laccusa per ottenere il loro appoggio invece di rivaleggiare con loro. Desiderava forse che lei facesse indagini discrete tra alcuni membri accuratamente selezionati della comunit religiosa? Poteva fare domande per conto del re sulle possibilit di una rieducazione? A volte lintelligenza poteva essere sviata... Discrete?, ripet lui. Che genere di rieducazione? Non si fidava affatto della

definizione di intelligenza che dava sua Madre. Cosa suggeriva che avrebbero potuto fare, esattamente, alla prigioniera, e perch ci teneva tanto a ungere gli esponenti religiosi? Lei fece un sorriso accomodante. Stava soltanto offrendosi di tastare il terreno, di cercare un qualche compromesso per conto del re. Voleva solo agire nel suo interesse, disse. Ma forse lo Shah preferiva interpellare personalmente il tribunale religioso e trattare direttamente con i mullah? Lei non aveva certo intenzione di interferire. Il padre del sovrano aveva mantenuto per tutta la vita ottime relazioni con il clero. Preferiva assumersi personalmente il caso? Lo Shah sbadigli. Era inutile insistere su un argomento quando la regina chiamava in causa suo padre, e poi il marito della prigioniera era uno di quei teologi pedanti con cui si potevano avere buoni rapporti solo non avendone. Il diritto islamico era una tale noia, si lagn. Davvero avrebbe dovuto rivolgersi a un tribunale che applicava la sharia? Preferiva evitarlo. In quel caso, non doveva preoccuparsi, gli disse sua Madre. Lei sapeva come trattare i dotti islamici. Promise di prendere in mano la questione e di risolverla con la massima discrezione. Poteva stare tranquillo. Il primo notabile era impegnato con i prigionieri, il gran visir aveva cose molto pi importanti da fare e questa, dopo tutto, non era che una faccenda da donne.

Capitolo quindici Al funerale privato e alla sepoltura provvisoria dello Shah che si svolse nellaranceto il giorno dopo lassassinio nel santuario parteciparono quasi soltanto esponenti del sesso femminile, per lo pi isteriche. A parte i servitori di corte, il primo ministro e alcuni ricchi e illustri personaggi, legati da alleanze matrimoniali ai Qajar per ragioni difficili da indagare, gli unici altri presenti alla cerimonia erano le donne. Una volta che si furono appropriate del corpo, presero in mano tutta la questione. Nei giardini, versarono le loro lacrime sul cadavere per lintero pomeriggio. Ulularono mentre prosciugavano i laghetti del palazzo per lavarlo, al tramonto, e prima ancora di deporlo sui materassi bagnati, erano ormai rauche per il troppo piangere. I loro lamenti sovrastarono i richiami delle ronde della mezzanotte, i loro singhiozzi squarciarono laria dellalba, e poich nulla incoraggia pi rapidamente la decomposizione delleccesso di respiro umano, la putrefazione era gi iniziata prima del canto del gallo. Il primo ministro fu obbligato a chiamare i becchini allalba. Nellinteresse della salute pubblica, nonch della religione, il sovrano doveva essere sepolto il pi presto possibile, disse. Il funerale ufficiale di stato avrebbe avuto luogo soltanto di l a un mese, quando il Principe Ereditario fosse giunto nella capitale. Il gran visir annunci che nel frattempo lo Shah sarebbe stato sepolto in una tomba provvisoria,

nei giardini privati di palazzo, sotto laranceto della vecchia regina, secondo lesplicito desiderio delle dame di palazzo. Per la loro prossimit allanderoun regale, i giardini privati dello Shah erano sempre appartenuti allharem. Fin dai primi tempi del suo regno, il maestoso edificio si era rispecchiato nelle acque limpide dei laghetti, il suo riflesso capovolto risplendeva nelle pozze immobili. Le carpe reali ingrassavano tra le logge di quellimpero femminile; i girini andavano pigramente alla deriva attraverso i passaggi segreti di quel mondo subacqueo. Le donne dellharem avevano elaborato strategie che rivaleggiavano con i pi sofisticati intrighi di corte. Portavano rancori, covavano risentimenti, nutrivano ambizioni capaci di competere con la politica estera dello Shah. E nel corso degli anni gareggiarono ferocemente una contro laltra, fin gi alle radici del fiore dei sogni, il loto, per essere le madri dei suoi figli maschi. La maternit lunica immortalit, proclamavano a gran voce mentre attraversavano gli appartamenti della regina e oltrepassavano con passo malfermo le porte del giardino seguendo il feretro. Avevano drappeggiato la bara di velluto rosso e lavevano ornata di una corona di gigli, ma dopo una notte insonne il loro dolore gi si andava trasformando. Erano talmente esauste che a malapena ricordavano di chi fosse il funerale; avevano la testa pesante e le gambe quel mattino si muovevano rigide e lente, come se condividessero la morte del loro signore. La Madre dello Shah era sempre nei loro pensieri. Nel tempo idilliaco della sua reggenza, la regina aveva presieduto su quellalveare. Le porte delle sue stanze si aprivano direttamente sul giardino, e i suoi appartamenti avevano dominato lharem. Una concubina non avrebbe potuto spingersi oltre, non cera altra meta cui potesse aspirare una cortigiana, una volta superate le sale illuminate dalle lampade e le gallerie del palazzo, una volta attraversata lanticamera dalle pareti a specchio. Non esisteva strada per unulteriore promozione, non cera altra prospettiva che la morte o la sottomissione alla sovrana. Sue erano state le sale oltre le quali non era dato passare. Non si poteva neanche respirare senza che lei lo sapesse, borbottavano le donne mentre la processione attraversava ondeggiando le balconate. Nessuna di loro poteva muovere un dito senza che la vecchia lo spiasse! E davano colpetti ai portantini perch raddrizzassero la cassa che si inclinava, riuscendo a mantenere stabile il tono dei loro lamenti anche mentre scendevano le scale. Ma nonostante i cupi gemiti, avevano cominciato a sollevare le sopracciglia luna verso laltra con fare ammiccante prima ancora che il corteo funebre si avvicinasse ai giardini delle rose. I giardini privati del palazzo si erano infatti guadagnati una reputazione salace ai tempi della vecchia regina. Tra quelle aiuole erano scivolati furtivamente uomini coperti dal velo; amanti ambiziosi, travestiti da donne, erano entrati nel suo appartamento. Si era sfiorata la tragedia quando lo Shah aveva scoperto uno scambio di confidenze tra Sua Altezza e il protg che lei si stava coltivando perch rimpiazzasse il gran visir. Non fosse stato per lintervento tempestivo di un eunuco di palazzo, probabilmente lo Shah

avrebbe ammazzato sua Madre, sparandole in mezzo a quelle rose. Ai suoi tempi era stata una gran puttana, sibilavano le donne. Una vecchia baldracca, aggiungevano malignamente, finch non le si erano prosciugate le tette. Quando la processione si arrest disordinatamente al limitare dellaranceto, ci fu una pausa nelle loro lamentazioni, per consentire preghiere e sospiri in memoria della regina. Ma non pass molto prima che scoppiassero in lacrime con rinnovato entusiasmo. Una volta calata la cassa nel terreno, quando zolle di terra bagnata cominciarono a cadere rimbombando sul legno, avevano ormai smesso di pensare al loro regio consorte o a sua Madre, e stavano sinceramente piangendo per se stesse. Non era la prima volta che il sangue andava a inzuppare quel terreno. L in passato erano stati trascinati uomini condannati, per il divertimento dei vecchi re. Alcuni prigionieri erano stati giustiziati in privato tra queste rose, davanti ai membri della corte di Persia. La Madre dello Shah considerava salutare per i cortigiani osservare il sangue che schizzava da un torso umano, prendere nota del tempo che occorreva ai polmoni per riempirsene. Quando sal al trono, suo figlio partecip volentieri a questo passatempo tradizionale, ma poco dopo la cattura della poetessa di Qazvin le torture private lasciarono il posto alle esecuzioni pubbliche, con grande irritazione della regina. Niente uccide tanto rapidamente come lingratitudine, singhiozzavano le donne; niente mina lo spirito come il rimorso. E poich le gramaglie di una vedova possono coprire qualsiasi genere di lutto, cominciarono a battersi il petto e a graffiarsi le guance con le unghie mentre si gettava terra nella fossa. Ma non era tanto laffetto per il comune consorte quanto il restringersi dei cordoni della borsa che ora scatenava il loro dolore. Prima che il feretro fosse coperto da un mucchietto di pietre non era pi la dipartita del Re dei re a tormentarle, quanto la paura di una vedovanza squattrinata. La triste verit era che il giardino della regina aveva gradualmente perso le proprie funzioni strategiche nel corso del regno dello Shah. Con il declinare della sua influenza a palazzo, sua Madre era stata relegata nel dimenticatoio. Invece di dominare lharem, era stata imprigionata alla sua periferia; invece di godere di una visuale strategica sulla corte, era stata isolata da essa. E si era ritirata in strane riflessioni. Nel tardo autunno della sua vita, era solita appoggiarsi alla balaustra dei laghetti e guardare per ore, senza vederle, le acque stagnanti. Nei suoi ultimi, solitari anni, parlava da sola dietro le porte chiuse a chiave. Lo Shah aveva gi cominciato a evitarla. Ed era anche ora, piangevano le donne, con le guance devastate dai graffi che bruciavano sotto il vento orientale. Era ora che finalmente si liberasse di quella sanguisuga, singhiozzavano, dando la schiena al tumulo desolato. Sapevano che anche i loro giorni a corte erano contati. Anche loro presto avrebbero dovuto lasciare il palazzo reale. Il vecchio Shah aveva un harem troppo numeroso perch il suo successore potesse mantenerlo tutto, e quanto prima altre figlie, sorelle, mogli e madri avrebbero rivaleggiato per la sua attenzione nellanderoun regale. Se non volevano elemosinare favori, avrebbero dovuto sbarcare il lunario con orgoglio da mendicanti, proprio come la

Madre dello Shah. Il monarca era stato crudele a disconoscerla alla fine, si lamentarono, ma che altro si poteva fare con una madre come quella? Per colmo di ironia, anche la regina era stata sepolta in quei giardini. Anche lei era stata posta a riposare qui, nellombelico del regno dello Shah. Ma non le era stato permesso di marcire in pace a lungo. Il re era andato su tutte le furie e si era adirato moltissimo con sua sorella per essersi conformata ai desideri della moribonda. Aveva impacchettato le sue ossa e le aveva spedite a Qum al suo ritorno da un lungo viaggio in Occidente, dicendo che un giardino non era una tomba confacente al corpo di una regina. Specialmente una tanto insozzata da esecuzioni e tresche amorose, precisarono le donne tirando su col naso, mentre rientravano a palazzo dopo laffrettata sepoltura. Erano pallide per lo sfinimento e avevano un disperato bisogno di un po di t, ma non ci sarebbe stata una veglia vera e propria, naturalmente, nessun banchetto funebre formale fino alla nuova inumazione del defunto sovrano, di l a un mese. Comera nauseante il fetore dei gigli marci, pensarono depresse. Che noia i discorsi commemorativi! Era colpa di un pozzo intasato, magari, oppure di tutte quelle lugubri esequie, se il giardino a un tratto sembrava puzzare? Che vergogna, sospirarono le donne, con le labbra secche, violare un luogo che emanava profumo damore e di poesia! Che peccato, mormorarono mentre si accendevano le lampade e si faceva entrare il crepuscolo della vedovanza, insozzare il simbolo di un giardino persiano con omicidi e scandali. Infatti, anche se nessuno laveva nominata, neanche con la protezione del buio, tutte stavano pensando alla poetessa di Qazvin.

Capitolo sedici Quando la Madre dello Shah si rese conto che suo figlio parlava sul serio a proposito di incontrare la donna che aveva avuto laudacia di togliersi il velo, rimase sconvolta. Lidea era quasi altrettanto assurda quanto quella di far sposare sua sorella con il gran visir, che era la voce che in quel momento girava per la corte. La regina si rifiutava di ammettere una simile follia. Non intendeva certo permettere al re di incontrarsi con una donna del genere. Doveva essere pazzo a pensare una cosa simile, disse. Quella sera stessa fece chiamare alla sua presenza il giovane Shah, per qualche parola di materno consiglio. Egli arriv riluttante e si mise a sedere giocherellando con carta e penna mentre lei parlava. Disegnava, immagin lei, come faceva spesso quando qualcuno gli parlava. Diceva che lo aiutava a concentrarsi. Questo la fece definitivamente infuriare. Era vero che voleva avere un colloquio con quella cosiddetta poetessa che era appena stata messa agli arresti domiciliari nella residenza del primo notabile?, chiese. Lo Shah fece spallucce e continu a scarabocchiare.

Non era esattamente appropriato che un monarca prendesse uniniziativa di quel genere, prosegu la regina. Doveva ricordarsi del suo rango, disse, e della sua religione. Doveva lasciare queste faccende ai suoi sottoposti. Non avrebbe potuto pensarci il suo ministro? Certo che potrebbe ribatte seccamente lo Shah. E lo farebbe. E prima che sua Madre potesse rispondere, le ricord, con compiacenza, che lei stessa lo aveva ammonito a non delegare tutto al gran visir. Lei stessa gli aveva ingiunto di mettere quellarrogante al proprio posto. Bene, continu lo Shah, adesso intendeva essere presente allinterrogatorio per essere sicuro che il primo ministro restasse al proprio posto. Tocca al re giudicare i propri sudditi disse minaccioso. Voglio solo sapere che cosha fatto davvero quella donna. Sua Madre guard quel giovanotto soddisfatto di s da sotto le sopracciglia aggrottate. Le guance olivastre erano rosse di eccitazione, e si mordicchiava il labbro inferiore esattamente come suo padre. Dal modo in cui si contorceva sulla sedia cap che stava disegnando qualcosa di scatologico, come al solito. Le sarebbe piaciuto che il suo unico figlio fosse dotato di attributi pi virili. Avrebbe voluto che fosse pi intelligente, oppure meno. Trasse un profondo respiro e ricominci da capo. Se avesse insistito per condurre quel colloquio di persona, gli disse, avrebbe sminuito la propria autorit. E se avesse partecipato semplicemente come testimone oculare, avrebbe indebolito la propria posizione. Doveva scegliere con attenzione i tempi, i luoghi e le situazioni in cui i suoi sudditi potevano vederlo. Quelloccasione era impropria e le circostanze degradanti. Un sovrano non doveva prendersi il disturbo di prostrarsi davanti a tutte le puttane del regno. Lo Shah depose la penna. una delle donne pi brillanti e intelligenti del regno ribatt. Forse del mondo intero aggiunse. Lo dice anche il gran visir. Le hanno tributato onori di ogni genere a Karbala e anche a Baghdad, oltre che a Qazvin. Perch non dovrei conoscerla? Sua Madre divent rossa per la rabbia. Non le sembrava affatto che questa donna mirabile avesse acquisito tanta saggezza. Non era poi cos accorta, con tutta la sua erudizione. Cosa ci si poteva aspettare da una famiglia di mullah che da generazioni si accoppiavano tra di loro?, sbott sprezzante. La regina teneva in maggior conto il lignaggio che il Libro Sacro e argomentava in base alla nobilt del sangue, non certo seguendo principi ideali. Quella donna poteva anche saper citare le parole del Profeta, decret, ma il suo comportamento era la prova di quanto fosse stupida. Mancava di rispetto nei confronti di tutte le appartenenti al suo sesso, era un insulto alla decenza. Lo Shah non doveva esporsi alla perniciosa influenza di un simile personaggio. Mi sono esposto a cose ben peggiori replic lui socchiudendo gli occhi con fare minaccioso. Sua Madre si morse la lingua. La decisione di Sua Maest era imprudente, ribatt con

le guance in fiamme. Gli raccomandava assolutamente di cambiare idea. Ci fu una pausa mentre il giovane sovrano tornava ai suoi scarabocchi. E comunque, in nome del cielo, che cosa aveva da dire a quella donna? Non avrebbe mai fatto bella figura in pubblico, come si conviene a un re, se non avesse avuto nulla di cui parlare. Suo figlio alz lo sguardo, mordicchiando la penna. Voglio vederla in faccia rispose tranquillamente. Sua Madre perse la pazienza. Questa non era una ragione. Aveva intenzione di fissare quella puttana a bocca aperta, come un ragazzino? Di restare a guardarla con la bava alla bocca? I motivi che una donna poteva avere per svelarsi, erano ovvi. Esporsi in pubblico era unoffesa alla religione e al decoro; se mostrava il viso in privato, era un atto di seduzione. In entrambi i casi era un pericolo per lo stato e per lo Shah. E tu sai benissimo di essere impacciato con le donne concluse seccamente. Il re sput fuori la punta spezzata del calamo, facendo il broncio. Annullerai immediatamente questo ridicolo incontro ripet. Lui strabuzz gli occhi come faceva sempre quando intendeva puntare i piedi. Lei gli ricord tutte le altre volte in cui si era dimostrato stupido e gli disse senza mezzi termini che avrebbe fatto meglio a obbedire a sua Madre. Adesso. Subito. E poi, smettila di masticare la penna e guardami in faccia quando ti parlo sibil furente. Il giovane sovrano pos la penna e le disse, seccato, di lasciarlo in pace. La regina alz la voce e gli ingiunse di non comportarsi in modo tanto ridicolo. Proprio in quel momento un cardine cigol, i drappi di velluto si agitarono; udirono un colpo di tosse soffocato provenire dallanticamera degli specchi, al di l della porta coperta dai tendaggi. Era la sorella dello Shah. La regina not con soddisfazione che il figlio era palesemente irritato nello scoprire che lei stava origliando. Ne approfitt subito. Posso sperare soltanto concluse in tono gelido che il primo notabile abbia sufficiente buon senso da tenere quella donna sotto chiave, altrimenti la tua prossima mossa potrebbe essere di invitarla a risiedere qui! Mi immagino lo scompiglio che sarebbe capace di scatenare nellanderoun regale! Suo figlio a quel punto balz in piedi, e senza neanche aspettare di essere congedato dalla sua presenza, schizz fuori dalle sue stanze in un accesso di rabbia, gridando dietro di s in modo che eunuchi, concubine e soprattutto sua sorella potessero sentirlo - che avrebbe incontrato la poetessa di Qazvin, era deciso. Lavrebbe vista quando voleva e per quanto tempo voleva. Avrebbe dato ordine che gli fosse portata subito. Immediatamente. Senza velo.

Capitolo diciassette

Anche se lassassino dello Shah era un uomo, chiaramente identificato come tale in tutti i documenti storici, negli ambienti di corte la responsabilit del crollo della dinastia fu attribuita alle donne. La stirpe dei re era stata condannata nel momento in cui i sarti avevano preso il posto degli astrologi nel prevedere il futuro, dissero; il suo declino era iniziato quando una donna persiana si era volontariamente levata il velo. Il processo ufficiale allassassino non ebbe luogo fino a dopo il funerale del vecchio Shah e lascesa al trono del nuovo, ma il legame tra veli e petizioni ricopr un ruolo fondamentale nella causa contro il colpevole. Gli fecero domande sul suo nome e sui suoi obiettivi, sulla pistola e sulla politica; fu interrogato circa le sue simpatie religiose, le sue teorie economiche, i suoi accoliti. Ma soprattutto gli chiesero dei suoi rapporti con le donne che lavavano i cadaveri. Lassassino si sent oltraggiato da queste allusioni. Era un anarchico, protest con fierezza, e non gli importava un fico secco dei cadaveri. Non aveva mai visto prima quella mendicante e sperava di non incontrarla mai pi. Preferiva essere paragonato a quei patetici sovversivi che non erano riusciti ad ammazzare il re, piuttosto che essere sospettato di avere legami con donne del genere. Infatti aveva usato, per avvicinare Sua Maest, la stessa strategia utilizzata dagli studenti la prima volta: aveva nascosto la pistola sotto una petizione, proprio come avevano fatto loro. Fu ritenuto estremamente significativo che avesse compiuto il suo gesto sotto la copertura della carta. Si era avvicinato al sovrano nel santuario come per avanzare una richiesta, come per chiedere un favore regale, nascondendo i suoi motivi dietro le tradizionali ipocrisie femminili. In effetti, si era comportato esattamente come una donna che si copre in pubblico, proprio come gli studenti cinquantanni prima. Ci confermava le affinit tra una pistola pronta a far fuoco e un volto di donna. Ma tra i due eventi non cerano altre analogie. Non ci furono scene di carneficine di massa, non si versarono fiumi di sangue alla vigilia del cinquantesimo anniversario di regno dello Shah, come allindomani della sua incoronazione. Lassassino non fu fatto a pezzi sul posto, n gli fu spappolato il cervello con un maglio, comera accaduto in passato ad altri che avevano osato presentare petizioni al re. Sebbene larma da lui utilizzata fosse fatta per uccidere qualcosa di pi grosso degli uccelli, non si levarono voci indignate contro il temerario, a cui tuttavia nel trambusto che segu levento, fu strappato lorecchio destro. Gli studenti che fallirono il primo attentato furono trasformati in mostri dallimmaginazione popolare, mentre il regicida che aveva effettivamente commesso il fatto divent, negli anni che seguirono, un vero e proprio eroe. Dopo levento per continuarono ad aleggiare molte congetture: si dubitava se Sua Maest fosse morto per mano di un assassino o per il volto di una donna. Anche quando il colpevole fu processato, condannato e impiccato, i punti interrogativi su di lui rimasero. Era riuscito a sbarazzarsi del re cos facilmente, a confronto di altri che avevano attentato senza successo alla vita della regina dInghilterra, dello zar di tutte le Russie e dellimperatore di Francia, che alcuni azzardarono persino che lui stesso

potesse essere una donna. Nelle settimane che seguirono lesecuzione fu necessario rendere pubblica la fotografia del regicida, con tanto di barba e catene, per mettere a tacere quelle teorie. Il risultato fu che egli fece sensazione tra le signore e che il suo sguardo tenebroso attirava nellharem regale almeno la stessa curiosit dei lineamenti bovini del nuovo re. Cominciarono a circolare storie secondo cui il complotto per uccidere lo Shah era in realt stato ordito allinterno dellanderoun delle donne. Cinquantanni prima la Madre dello Shah aveva formulato la stessa ipotesi. Subito dopo il primo attentato contro il figlio aveva rivolto la propria sinistra attenzione non soltanto agli assassini mancati, ma anche allharem. Mentre impartiva disposizioni per la rappresaglia in citt, la sovrana aveva scatenato nellanderoun regale una caccia alle streghe. Perlustr le alcove in cerca di tracce di ribellione, rastrell gli alloggi di lattanti a caccia di disobbedienze, e interrog una a una le mogli e concubine dello Shah. Chi di loro era stata a casa del primo notabile durante la sua assenza per un viaggio a Qum? Chi aveva letto le parole, scritto lettere, o ancora peggio, incontrato di persona la poetessa di Qazvin? A queste domande, le donne si sentirono gelare il sangue. Non cera marchio dinfamia peggiore, compromissione pi pericolosa, maggior rischio, che quello di essere messe alla stessa gogna delleretica. Naturalmente tutte giurarono di non avere alcun rapporto con la donna. La rinnegarono con veemenza, protestarono, sul sangue dei loro figli, di non aver mai messo piede a casa del primo notabile, giurarono sulla testa dei loro padri e sulle viscere delle loro madri di non aver mai incontrato in vita loro quella puttana svergognata. Non avevano niente a che fare con quelleretica, strillarono, e a conferma della loro buona fede la maledirono. Non avevano mai letto una parola scritta da lei o sentito alcunch da lei pronunciato. Se quella donna aveva affermato il falso, che fosse dannata per questo. Se aveva sfidato le tradizioni, che fosse punita. Avrebbe dovuto maledire il giorno in cui era nata, conclusero tremando dindignazione. In verit, il nome della poetessa di Qazvin era ancora ricordato anni dopo che quello dellassassino era stato dimenticato. Quando le riluttanti vedove dello Shah, cinquantanni dopo, fecero i bagagli e lasciarono landeroun regale, si coprirono pudicamente il capo, celarono dignitosamente i loro corpi nelle vesti e lasciarono il palazzo deplorando limprovvisa povert, lagnandosi del loro totale abbandono, protestando per essere state cacciate via con nientaltro che i loro veli. Date le circostanze nessuno pot sollevare obiezioni su quelle lamentele. Nessuno os accennare, allindomani del funerale ufficiale dello Shah, che alle sue inconsolabili vedove quei veli avrebbero dovuto essere strappati, date le dimensioni del bottino che avevano nascosto sotto le loro pieghe. Perch la verit nuda e cruda era che le donne dellanderoun stavano scappando verso le province con le spoglie del palazzo e i migliori gioielli degli scrigni regali nascosti

sotto i loro veli. Ma nessuno poteva dire una parola al riguardo fintantoch le vicende delle donne dellharem reale erano sinonimo di cambiamento politico.

Capitolo diciotto La Madre dello Shah si trovava nella citt di provincia di Qum quando suo figlio incontr la poetessa di Qazvin. Era stata costretta a intraprendere quel viaggio alcuni giorni prima, e a palazzo fiorivano i pettegolezzi sui motivi per cui lo Shah laveva sbattuta fuori dalla capitale. Era stata cacciata perch le sue critiche contro il gran visir erano diventate troppo esplicite, troppo vivace il suo rifiuto ad acconsentire al suo fidanzamento? Le sue accuse contro il primo ministro - di aver usurpato i diritti della Madre del sovrano, ed essersi appropriato delle di lei prerogative - erano diventate troppo imbarazzanti? O forse le sue trame per rimpiazzare il primo ministro si erano fatte troppo evidenti, troppo massiccia la sua interferenza nel governo? Sua Maest cercava semplicemente una scusa per annullare la reggenza materna? Egli infatti non laveva esiliata nel mausoleo dei defunti Qajar, ma laveva degradata non appena lei aveva girato le spalle. Fu da parte del re un tale atto di codardia che qualcuno prov addirittura compassione per la regina. Avrebbe dovuto avere il coraggio di dirglielo in faccia, si mormorava. Un figlio non doveva forse almeno quel poco di rispetto verso sua madre? A lei cera voluto cos tanto per garantirgli la sua posizione, e a lui cos poco per abusarne; lei ci aveva messo tanto a confermare la propria reggenza, e tanto poco a perderla. Ma il peggio era che era stata bandita appena prima che lo Shah incontrasse la poetessa. Anche se la motivazione ufficiale della partenza era che la Regina Madre non desiderava trovarsi in citt durante lesecuzione dei prigionieri arrestati nel corso delle epurazioni del gran visir, il suo esilio nelle province di fatto coincise con linvito alla poetessa a recarsi a palazzo. Evidentemente il re aveva mandato fuori citt sua Madre per poter vedere quella puttana, mormor la gente. Quando due donne cos potenti si trovano gomito a gomito, le conseguenze per la verit rischiano di essere fatali. Malgrado il numero delle spie coinvolte, la regina non riusc mai ad accertarsi se il colloquio tra suo figlio e la prigioniera ebbe effettivamente luogo nella casa del primo notabile. Le informazioni ricevute dal gran cerimoniere furono del tutto insoddisfacenti. Le proteste del primo notabile altrettanto inaffidabili e persino il capo dellesercito, suo protg, non riusc a convincerla che luomo diceva la verit. In effetti i rapporti erano talmente incoerenti che gli eventi verificatisi quellinverno a palazzo rimasero per sempre, nella mente della reggente, confusi con lepisodio tristemente noto verificatosi nelle province durante lestate precedente.

Lei si trovava nel giardino dinverno quando apprese la notizia, era seduta con la schiena appoggiata al muro inondato di sole e i piedi stesi verso il braciere, avvolta in pesanti coperte. Era irritata, quella mattina, e aspettava con impazienza larrivo dei corrieri, in quanto aveva ricevuto lettere piene di menzogne e adulazioni da suo figlio, ma nulla dalle sue spie. Il giardino dinverno di Qum non era paragonabile a quello della capitale. Era piccolo e anonimo; i suoi unici ornamenti, se cos li si poteva definire, erano un antico castagno, una vecchia vasca piena di foglie morte e una fontana rotta. Era circondato dagli alti muri di uno dei palazzi pi decrepiti dei Qajar, costruito da un principe pio venuto a morire a Qum un secolo prima. Quando dalla capitale arrivavano i corrieri della regina, correvano come il vento per le strade della citt fino al palazzo, e venivano subito fatti passare, senza altre cerimonie, fino al piccolo giardino sul retro. Qui restavano a sudare negli abiti coperti di polvere e di fango, aspettando i comodi di Sua Altezza Imperiale sotto la tettoia di un tendone, mentre i minareti risuonavano al di sopra delle loro teste. Nel corso degli anni il quartiere aveva acquisito prestigio non soltanto regale ma anche religioso. Nelle vicinanze erano spuntate quattro moschee, che cinque volte al giorno gareggiavano nel richiamare alle preghiere tutti i bravi musulmani. Poich i minareti torreggiavano sopra il cortile e la regina trovava fastidioso lo zelo dei muezzin, aveva imposto che si innalzasse un tendone tra la porta dellanderoun e lalbero di castagno, per proteggere la propria intimit. Quella mattina i raggi di un sole invernale avevano annunciato linizio della stagione delle caldarroste e lei si era appena sistemata fuori sotto i suoi scialli quando arriv il primo corriere. Lei lo interrog stando dallaltra parte del tendone. Allora, il re lha vista, alla fine? Il re, Altezza? ripet il corriere confuso. Aveva cavalcato a rotta di collo, senza sosta, per essere il primo a portarle la notizia. Il suo ansare la irrit. Chi altri, imbecille! Quella donna ha camminato alla presenza del potente re di Persia? Lha fatto, Vostra Altezza, mi perdoni lardire ansim rauco luomo, senza niente addosso! Gli avevano consigliato di tralasciare i preliminari e venire subito al punto. Niente? gli fece eco, scandalizzata, la regina. E il gran visir lo ha permesso? Il gran visir non era presente, Vostra Altezza replic il corriere. Vuoi dire che Sua Maest lo Shah ha incontrato quella strega da solo? Luomo cominci ad agitarsi e preg di essere congedato. Aveva evidentemente confuso il colloquio reale con un altro, diverso. E dopo un interrogatorio pi serrato risult che non stava pensando allo scandalo che aveva avuto luogo quellinverno, ma a un altro che si era verificato lanno prima, durante il solstizio destate. Anche se la parola dei testimoni era estremamente dubbia, dato il discredito associato alla loro partecipazione nella faccenda, la Regina Madre apprese dalluomo tremante che in un villaggio remoto, in un angolo oscuro del Mazanderan, lontano dai centri di potere, la poetessa di Qazvin aveva mostrato il viso davanti a un gruppo di

uomini - una quarantina tra mercanti, mullah e persino figli di ministri - in una mattina destate dellanno precedente. Dopo aver lanciato avvertimenti e aver annunciato le sue intenzioni, era entrata in una tenda pubblica, senza essere stata invitata, e aveva citato versetti del Libro Sacro a volto scoperto. Forse quelle storie erano esagerate. Forse invece dicevano meno del vero. Chi in grado di distinguere i fatti dalle invenzioni, quando entrambi sono altrettanto convincenti? Ma secondo la regina, una volontaria provocazione di quel genere era la prova delle palesi ambizioni della donna, nel passato come nel presente. Non solo il suo volto, ma anche il suo desiderio di potere era scoperto e a giudicare dallevidente confusione del corriere la Madre dello Shah aveva ragione di temere che suo figlio fosse rimasto vittima di entrambi gli atteggiamenti. Aveva appena intimato che il messo fosse frustato per la sua incompetenza, quando ne apparve un secondo. Ebbene? lo interrog la regina seccamente. vero? Il secondo messaggero era molto meno ansioso del primo di addentrarsi in dettagli. Gli era stato consigliato di essere il meno ambiguo possibile nel suo rapporto, per non essere incolpato di aver portato brutte notizie. E poi non mangiava da tre giorni e lodore delle caldarroste gli ottenebrava la mente. No, non poteva giurare a Sua Altezza che Sua Maest lo Shah avesse veramente incontrato la poetessa di Qazvin faccia a faccia. Forse laveva semplicemente sbirciata da dietro una tenda mentre il gran visir la interrogava. E non avrebbe nemmeno potuto affermare con certezza se il primo ministro fosse stato personalmente presente, insieme al re, o se fosse intervenuto quando lei si era rifiutata di acconsentire alla richiesta dello Shah di sollevare il velo. Poich nessuna di queste possibilit dissipava i suoi timori, la regina comand che luomo fosse riportato alle stalle insieme allaltro e frustato per la sua stupidit. Entrambi avevano la schiena ridotta a striscioline quando il terzo inviato sopraggiunse e fu ammesso alla presenza delladiratissima sovrana. Rimase in piedi, spostando il peso da un piede allaltro, dallaltra parte del tendone. Quella notte non aveva dormito e aveva bevuto dellarale per trovare il coraggio di affrontare la regina. Cerc di sbirciare da sotto il drappo della tenda, ma quando quella rivolse i suoi terribili occhi verdi su di lui, fissandolo allimprovviso, sent che gli girava la testa e poco manc che cadesse. Allora, successo davvero? chiese lei. S, Vostra Altezza balbett luomo. E chi altri ha assistito allo scandalo? Uno si tagliato la gola, Altezza, per evitare di vederla, ed scappato dal giardino con il sangue che gli inondava la camicia... Quale giardino? interruppe la regina. Sua Maest lha ricevuta nei giardini di palazzo? Sembrava che anche questo corriere confondesse lincontro privato della prigioniera

nella capitale con il suo disvelamento pubblico nelle province. La Madre dello Shah non seppe mai per certo se fosse stata tagliata una gola o scostata una tenda, durante uno o entrambi questi eventi. Non seppe mai se dar credito alla realt o alla propria rabbia, quando luomo cadde involontariamente in ginocchio implorando piet. Ma lo sent sicuramente dire, malgrado fosse davanti a lei o forse perch aveva bevuto troppo, che per quanto molti avessero distolto lo sguardo e alcuni si fossero coperti le orecchie contro le parole della donna, lanno prima, quelli che erano rimasti con lei nel frutteto erano stati ricompensati da una rara esperienza. Si erano scoperti ad ascoltare una che non era n sorella n figlia, n madre n moglie, allo stesso momento in cui osservavano le parole formarsi sulle sue labbra. Avevano guardato il suo volto mentre la ascoltavano parlare. E avevano visto giardini e fiumi mentre lei, con uneloquenza che lasciava senza fiato, raccontava loro del paradiso. I paradossi scatenano limmaginazione, cos come le contraddizioni mettono alla prova la mente, ma la Madre dello Shah non tollerava n gli uni n le altre. Accusando i messaggeri di aver fatto dichiarazioni incoerenti e contrastanti, li fece appendere a testa in gi e bastonare sulle piante dei piedi. Quando, mezzora dopo, sopraggiunse il quarto inviato, trov i primi tre che languivano alla gogna. Aveva una sola notizia da riferire, che comunic senza fronzoli. Inform Sua Altezza che il Re dei re e Centro delluniverso era stato accalappiato nella rete delleretica. Che lavesse incontrata o meno, con o senza il velo, aveva concesso alla prigioniera la sospensione immediata della pena. E aveva sfidato il gran visir a disobbedirgli. Alludire ci, la regina speriment le sensazioni pi violente. Progett sgozzamenti, uccisioni, omicidi nella notte; decise di far avvelenare i corrieri e torturare a lungo le sue spie. Avrebbe voluto strangolare tutti i gatti di Qum al pensiero della stupidit di suo figlio. Pianse sotto il tendone, perch nessuno potesse assistere alla devastazione del suo volto, e maledisse il giorno in cui era nata donna. Poi prese a scrivere un fiume di lettere allo Shah: appelli e proteste, accuse veementi, richieste, dinieghi, tentativi di conciliazione. Quello che pi di tutto le bruciava, quello che soprattutto la faceva infuriare era che suo figlio corrispondesse con la poetessa dietro le spalle di sua Madre. Sua Maest le aveva inviato una lettera, e quella puttana gli aveva risposto. Lui le aveva fatto profferte, esteso su di lei il suo patrocinio, le aveva promesso la libert. Le aveva fatto sapere che avrebbe potuto essere rilasciata allistante, purch avesse ceduto ai suoi desideri. Contro ogni regola di dignit, contro qualsiasi nozione di rispettabilit, contro ogni criterio di decenza, laveva invitata a essere sua concubina nellanderoun reale. E quellorrida baldracca aveva risposto. Aveva osato replicare, con una quartina improvvisata, scarabocchiata sul retro della proposta del re. Aveva rifiutato! I versi furono cos ammirati, riferirono alla regina, che stavano facendo il giro dellintera corte, oltre che dellanderoun.

Erano passati di bocca in bocca, fino a varcare le porte di palazzo, e gi mettevano radici nei bazar e nei vicoli. Si diceva che alcuni mullah li citassero nelle scuole di teologia. Tutti ripetevano le parole scritte allo Shah dalla poetessa di Qazvin. Tuoi sono ricchezza, potere e signoria: povert, perdita, esilio la parte mia. Fai la scelta che tua soltanto, e lascia chio faccia altrettanto!

Capitolo diciannove Dopo lattentato alla vita del figlio, nella quinta estate del suo regno, la Madre dello Shah ripet la quartina scritta al re dalla prigioniera. Era ormai assurta a detto popolare, ma lei sapeva che il sovrano non ne avrebbe mai dimenticato lorigine. Aveva atteso pazientemente per tre anni, ma adesso non vedeva lora di pareggiare i conti con la donna cui attribuiva la colpa del proprio esilio. Lo Shah era ancora alla merc del medico francese quando lei si fece strada tra la folla di cortigiani ammassati vicino alla porta degli appartamenti privati di Sua Maest. I piombini erano finalmente stati estratti e le pinzette avevano tintinnato senza rispetto nel piattino di porcellana accanto al sovrano gemente, quando lei spinse via tutti. Il medico si era lavato le mani un po"troppe volte e aveva ordinato a suo figlio di evitare sella e briglie per tutta la settimana entrante, mentre lei teneva lorecchio accostato alla porta. Ma quando quello cominci a consigliare al reale paziente di ridurre anche le visite allanderoun, la Madre dello Shah perse la pazienza. Gir la maniglia e fece irruzione. Il Re dei re e Centro delluniverso era sdraiato con le chiappe allaria. Il medico francese fece un profondo inchino al suo avvicinarsi. Stava appunto tamponando le ferite con una garza intrisa di amamelide, la inform freddamente. Sarebbe stato meno imbarazzante per Sua Maest, aggiunse, se sua Madre fosse rimasta fuori. La sua sprezzante indifferenza, mentre si gir per andarsene, non sfugg alla regina, come pure lumiliazione di suo figlio. Guardandolo rabbrivid. Il re sollev la testa dal cuscino, il naso che colava e una guancia coperta da un cerotto. Quel dottore un bruto! frign. pi feroce degli assassini! Lei lanci unocchiata al francese che se ne stava andando, e borbott che lavrebbe pagata cara. Avrei potuto essere morto tir su col naso il ragazzo indignato, e lui avrebbe detto soltanto che ero stato fortunato a non essere un gallo cedrone! A labbra tirate, lei disse che avrebbe fatto in modo che altri fossero meno fortunati. Ha osato suggerire che dora in poi avrei dovuto scegliere dove e quando mettermi a sedere! brontol lo Shah. E ha avuto il coraggio di fare delle battute sulle mie mogli! E qual era, chiese sua Madre in tono glaciale, la scelta di Sua Maest?

Lo Shah sollev gli occhi verso la sua faccia corrucciata, poi trasal sotto lo sguardo di sua Madre. Si rese conto che non scherzava. Intendi sedere sul trono dei tuoi padri chiese, oppure montare come un imbecille forestiere che mette in ridicolo lharem regale? Il sovrano non rispose. Il silenzio sembrava lalternativa migliore, in quelle circostanze. Non tempo di giocare, figlio mio continu cupamente sua Madre. Dovrai sedere per giudicare i tuoi sudditi, dora in poi. Se sei in grado di farlo aggiunse. Lui si gir dallaltra parte, fissando i cuscini imbronciato. E se non lo sei, allora dovr farlo io per te concluse. Non ho intenzione di restare a guardare mentre ti fai infinocchiare unaltra volta. Fai la tua scelta, e lascia che io faccia la mia! A quelle parole il Centro delluniverso trasal. Non aveva mai immaginato che un giorno sua Madre avrebbe fatto riferimento alla poetessa di Qazvin. A Qum, quando aveva appreso che il figlio le aveva offerto protezione, aveva giurato che la prigioniera sarebbe morta in casa del primo notabile. Glielo avevano confessato le sue spie, al loro rientro nella capitale. Lui allora aveva sventato i suoi piani, ma adesso che era stato protetto dalla clemenza di Allah, lei avrebbe messo in atto la sua minaccia. Fai la scelta che tua soltanto, e lascia che io faccia altrettanto! ripet lei a bassa voce, chinandosi su di lui, ravvivandogli i capelli con le dita. Capiva quanto fosse spaventato dal modo in cui si ritrasse al suo tocco, ed era decisa ad approfittarne. Ben gli sta, visto che cos vigliacco, pens mentre si chinava a baciargli la fronte sudata. Non preoccuparti, tesoro mormor con dolcezza. Non star a guardare mentre mio figlio soffre! Quel medicastro francese rimpianger il giorno in cui ha fatto del male allo Shah di Persia. Provveder a che venga punito. Provvedere a che siano puniti tutti quelli che hanno osato far soffrire il re. E questo aggiunse vale per le donne come per gli uomini. Lo Shah sobbalz: laccenno allaltro sesso lo colpiva nel vivo. Sapeva che sua Madre avrebbe sfruttato la crisi per riaffermare la propria autorit sul trono e riusciva a immaginare esattamente come avrebbe fatto. Aveva sempre sostenuto le accuse dei mullah e degli imam contro la prigioniera, soprattutto dopo il suo ritorno da Qum. Laveva sempre considerata responsabile di tutte le sommosse, aveva insistito nel dire che le sue dottrine avevano provocato le insurrezioni allinizio del regno. Contro leretica non era stata provata alcuna accusa, e fintantoch non gli era costato nulla lo Shah aveva continuato a estendere su di lei la sua protezione. Ma non era facile, nella sua attuale posizione, mantenere tanta magnanimit. Sua Madre lo aveva colto con la guardia abbassata o, come si suoi dire, con i calzoni calati. Quando lei cominci a incolpare la prigioniera per lincompetenza della guardia reale, quando insist che quella donna era una minaccia per il trono, egli non ebbe altra scelta che sottomettersi alle sue pressioni.

Se una donna preferisce lamore di Dio allamore per il suo re, che pu fare un uomo per aiutare una stupida sgualdrina?, aveva borbottato pi tardi con sua sorella, nel tentativo di giustificarsi. Era rimasto a guardare cupamente il piatto di piombini insanguinati sul tavolino accanto a s, mentre sua Madre continuava a parlare. Stava dicendo che avrebbe avuto un colloquio privato con il primo ministro quella sera stessa: gli interrogatori da parte degli uomini di religione in casa del primo notabile dovevano riprendere immediatamente, insist. Avrebbe discusso anche con il gran cerimoniere riguardo alla nomina del sardar incaricato del compito: nessuno di rango inferiore a quello di capo dellesercito avrebbe dovuto avere la responsabilit di una questione tanto delicata, a suo parere. Sugger anche di far intervenire allesecuzione loculista austriaco, in qualit di testimone: non dovevano nascere superstizioni n miti da questa faccenda, disse. Lultima cosa che desiderava era incoraggiare le leggende. Lo Shah, concluse, doveva metterlo in chiaro personalmente con il capo della polizia. Devi far chiamare il primo notabile termin e chiedere a suo figlio di fare gli onori di casa. lunica maniera per star certi che sua moglie tenga a freno la lingua.

IL LIBRO DELLA MOGLIE

Capitolo uno Quando il primo notabile fu impiccato, si disse che sua moglie avesse smesso di parlare. Finch era stato in vita, di rado le erano mancate le parole, ma la morte produce a volte strani effetti sui logorroici. Si era zittita subito dopo che il marito era stato chiamato a palazzo, e quando il suo corpo fu appeso alle porte della citt, senza turbante, la barba tagliata, il volto irrigidito in una smorfia di sorpresa, la donna divenne completamente muta. Non era la prima volta che il dignitario veniva convocato, ma si sarebbe rivelata lultima. Fino ad allora non gli era mai venuto a mancare il patrocinio dello Shah. Dopo lascesa al trono del re si era recato a corte di frequente, ed era stato invitato spesso a dimostrare fedelt al regale padrone da quando la sua casa era stata trasformata in carcere. In tutte le occasioni precedenti, che gli avevano procurato onori, titoli e incremento di poteri, sua moglie aveva condiviso con lintera citt quello che ne pensava. Stavolta, dopo limpiccagione, la donna non disse niente. La trascinarono su per la scala fino al secondo piano della residenza dove, dieci anni prima, era stata confinata la poetessa di Qazvin e, anche se vi rimase diversi giorni, non parl mai pi. Forse lo aveva gi fatto troppe volte. Forse non cera pi nessuno ad ascoltarla. O forse cercava di trattenersi dal dire qualcosa, perch alla fine la sua incontinenza era diventata spaventosa. Le donne che lavavano i cadaveri tirarono a sorte per schivare quel compito, ma alla fine ci vollero tutte quante per ripulirla. Persino con la pezza legata sotto il mento, la moglie del primo notabile continuava a sgocciolare.

Capitolo due La moglie del primo notabile era nota per la sua volubilit. Nella moschea la sua voce stridula era familiare quanto laglio, e al bazar la rendeva riconoscibile a tutti nonostante il velo. Le sue parole impregnavano muri e vicoli, come lo sfrigolio del kebab e il puzzo di cipolla fritta. Malgrado non avesse conoscenze a corte e tra i mullah, erano penetrate a volte fin dentro i cancelli di palazzo, e aleggiavano nellanderoun regale con la persistenza delle spezie pi odorose. La Madre dello Shah soleva dire alle donne di corte che se volevano sapere le ultime notizie, bastava che chiudessero la bocca e seguissero il loro naso fino in citt.

La moglie del primo notabile era infatti la regina della cucina oltre che dei pettegolezzi. Pochi raggiungevano la perfezione dei suoi sottaceti, nessuno arrivava allortodossia del suo riso. Le sue marmellate avevano la consistenza della verit, secondo gli intenditori, ed erano linvidia di tutti. Anche le sue conserve erano attestati di fede pura, e non necessitavano di interpretazione. Se le mele cotogne erano affettate troppo sottili o troppo spesse, se il cardamomo veniva schiacciato troppo o troppo poco, se lo zucchero bolliva oltre il volere di Allah, era pronta a maledire le sue cuoche per apostasia. Quando si trattava di cibo, era una fanatica. Malgrado le sue origini provinciali e il fatto di non essere stata la prima, la moglie del primo notabile era la favorita del suo harem. Il marito naturalmente aveva altre concubine, come cera da aspettarsi da un cittadino tanto in vista, ma questa laveva adornata di bracciali doro e orecchini a cerchio per dimostrare come fosse il primo ornamento del suo harem. In giovent era stata una bella donna, con fossette burrose e braccia bianche e ben tornite, oltre a una dote sostanziosa. Era anche una donna spiritosa, di intelligenza piuttosto indiscreta, ma soprattutto era una creatura gelosa, che brandiva la lingua come un coltello da cucina. A differenza delle altre parenti di suo marito - una madre sorda, una sorella in miseria, le figlie zitelle e le altre mogli butterate dal vaiolo - lei dominava il primo notabile. Ma quando il giovane Shah era salito al trono, lei era gi sposata da un tempo sufficiente da essersi stancata di gioielli da poco prezzo. La sua attenzione si era spostata dal marito al figlio. Questi aveva la stessa et di Sua Maest e, secondo lei, era degno di una principessa. Era il suo tesoro, il suo pasticcino, il suo adorato, era bello almeno quanto il re, a suo parere. Nelle settimane che precedettero lincoronazione torment incessantemente il marito riguardo a quella perla di moglie che sarebbe stata adatta al suo ragazzo. Parlava solo di contratti di matrimonio, mentre lui si preparava a recarsi a palazzo per porgere i suoi omaggi al nuovo Shah. Tutto dipende dallingraziarsi il favore della regina ricord al primo notabile, quindi farai tutto il possibile, vero, per adulare la Regina Madre durante le cerimonie? Lui borbott qualcosa a proposito di guadagnarsi favori prima ancora di chiederli. Sua Altezza intrattiene ogni sorta di rapporti vantaggiosi continu imperturbabile la moglie. Lui disse qualcosa riguardo ad altre priorit per il momento. Perbacco, anche una lontana cugina potrebbe andare insist lei. Lui brontol qualcosa sul fatto di dover servire il nuovo visir, adesso. Bene, a quanto pare anche il primo ministro ha messo gli occhi su una principessa ribatt lei. Non deve sposare la sorella dello Shah? Se pu farlo lui, puoi farlo anche tu canterell. Il primo notabile ebbe un fremito. La voce di sua moglie era squillante. Non voleva che tutto il vicinato la sentisse parlare di un fidanzamento che la regina ancora disapprovava violentemente. Sarebbe stato meglio, bisbigli, tacere su quel particolare argomento finch Sua Altezza Imperiale non avesse dato il suo consenso.

Ma niente riusciva a far tacere sua moglie. Proprio cos gli ritorse contro le sue parole. Te lho detto che una buona alleanza dipende dalla Madre dello Shah! Il primo notabile sospir, mentre si vestiva preparandosi ad andare a palazzo. Non aveva avuto modo di informare la moglie del suo progetto di offrire in dono al nuovo sovrano la loro dimora. Ogni volta che aveva cercato di sollevare largomento, nelle ultime settimane, lei aveva contrattaccato parlando di contratti nuziali. E a ogni interruzione lui si dimenticava completamente di quello che stava per dire. Le parole delle donne possono indurre alla violenza pi della sfida di una spada, pens mentre attraversava a passo di marcia il cortile, e andava verso le scuderie, rifilando uno scappellotto al guardiano perch si scansasse. Il primo notabile era stato costretto a proteggere la propria casa dallattenzione degli invidiosi assumendo un idiota che non lasciava entrare n uscire nessuno. La sicurezza, in citt, era diventata un problema, dopo lascesa al trono del nuovo Shah. Non solo la plebaglia nelle strade, ma anche i libertini e gli imbroglioni a corte stavano diventando sempre pi pericolosi. Il primo notabile riteneva pi sicuro comprare i favori del giovane re che dipendere dalla sua incerta generosit. Visto che se non si sbrigava ad agire rischiava di perdere del tutto la sua residenza, aveva giudicato preferibile offrire la sua propriet allo Shah su un vassoio dargento un gesto che senzaltro gli avrebbe garantito in contraccambio dei benefici - che vedersi obbligato a rinunciarvi con la forza. Sapeva che sua moglie sarebbe stata furiosa, quando lavesse saputo. Non gli avrebbe dato tregua dopo aver scoperto il suo tradimento. Aveva costruito quella casa in suo onore, dopo la nascita del loro unico maschio. Aveva fatto aggiungere un secondo piano sopra le cucine solo per soddisfare lambizione della consorte a vivere in un palazzo. Lei lo considerava uno dei beni principali in vista dei negoziati per una nuora adatta. Non lo avrebbe mai perdonato per averla barattata prima che lei potesse servirsene per comprare una sposa.

Capitolo tre Fu nellinverno della rivolta del pane che il primo notabile fu impiccato, nove anni dopo lattentato contro lo Shah. Il secondo piano della sua dimora era rimasto chiuso per tutto quel tempo e il primo notabile non ne aveva mai varcato la soglia dopo i massacri di quellestate. Sua moglie non gli aveva pi permesso di servirsene dallultima volta che era stato occupato. Era lei lunica persona della casa che entrava nella stanza del piano di sopra e insisteva a tenerne nascosta la chiave. Quando era stata aggredita durante la rivolta del pane, suo figlio laveva trovata appesa a un nastro bisunto annodato tra i rotoli di grasso attorno alla sua vita. Avevano dovuto tagliarlo con un coltello per poter aprire la porta della stanza segreta.

Era stato il custode idiota a trovare la padrona che giaceva nel fango in stato confusionale, tra i cancelli della Legazione e il giardino in fondo alla via. Era rientrato di corsa, gesticolando in modo convulso dopodich il figlio del primo notabile aveva immediatamente disposto che sua madre fosse trascinata in casa avvolta in un tappeto e nascosta alla vista di tutti. Morire grassa in tempo di carestia era una provocazione grave quasi quanto morire muta dopo una vita di loquacit. Bisognava rinchiuderla al piano di sopra, disse. Dovrai passare sul suo cadavere lo sfid sua zia quando lo venne a sapere. Sospettava che quel codardo di suo nipote avesse qualcosaltro da nascondere, oltre alla madre. Quello protest che era lunico luogo al sicuro dalla furia della marmaglia. Se la rinchiudi di sopra lavvert la vedova, non la riporterai gi viva. Ma il figlio del primo notabile ignor lammonimento della zia. La vecchia pensa di riuscire a guardarsi dietro le spalle disse sprezzante alle sue mogli e sorelle, e invece il pericolo ce lha sotto al naso. Il corpo del loro padre penzolava ancora alle porte della capitale e stava marcendo, dopo essere stato trascinato appeso per i piedi per tutta la citt, ammon; la folla inferocita era ancora l fuori, a morire di fame, e la loro rabbia non era ancora appagata. La loro casa sarebbe stata la prossima a essere saccheggiata, se non riuscivano a mercanteggiare la sua sicurezza. Sarebbe stato meglio, disse alle donne, nascondere la loro madre finch il peggio non fosse passato. Dal momento che il secondo piano non era facilmente accessibile, avrebbero dovuto portarla su ed eliminare la scala, nel caso qualcuno fosse venuto a bussare alla porta. Le sorelle la ritennero unottima idea. Da anni morivano dalla voglia di dare unocchiata alla stanza del piano di sopra. Dopo che la prigioniera se nera andata, la moglie del primo notabile ci saliva tutte le sere; per pregare, diceva, ma non ci avevano mai creduto. La zia sosteneva che era lunico posto della casa in cui una donna potesse riflettere. Ma le figlie del primo notabile erano sicure che la loro matrigna nascondesse dei soldi al secondo piano e cercasse di privarle della loro dote; sospettavano che vi custodisse delle leccornie per quel ciccione di suo figlio, bocconcini che non voleva dividere con loro. Molto prima che la capitale fosse sconvolta dalla rivolta del pane, dissero ai vicini che la stanza del piano di sopra era il granaio privato della moglie del primo notabile. Di certo nel secondo decennio del regno dello Shah i beni di consumo erano scarsi. Fin dallascesa al trono di Sua Maest il primo notabile fissava il prezzo del riso a un livello artificialmente gonfiato. Da oltre un decennio, inoltre, accumulava riserve di cereali e sapeva esattamente quando ridurne la distribuzione ai fornai. Su incarico del sovrano controllava il flusso del grano in tutta la capitale, accertandosi che la regina e la sua cerchia ricevessero la loro parte e chiudendo la bocca ai mullah pagando delle tangenti. Faceva bei quattrini ogni inverno. Era anche diventato esperto nel distrarre la gente dalla fame. Il capo della polizia governava con la legge del terrore e i suoi scagnozzi erano unalternativa formidabile ai malpagati soldati del re. Ma anche loro

avevano bisogno di incentivi, e siccome il primo notabile non aveva intenzione di tirarli fuori di tasca sua, teneva ogni anno in galera qualche ricco mercante in modo da estorcergli denaro per i suoi uomini. Pi tardi, in seguito allattentato, per ordine della regina scaten delle rappresaglie per derubare i figli dei ministri, allo stesso scopo. Alla fine del secondo decennio del regno gli serviva qualche nuovo capro espiatorio per mandare avanti unimpresa redditizia. Ma lintuito politico del primo notabile sembrava vacillare. Suo figlio temeva che quellanno egli stesse sfidando troppo la sorte, e cerc di avvertirlo di non esagerare. Era possibile che uninsurrezione sconvolgesse il paese, come ai tempi del vecchio re, gli disse timidamente. Dieci anni prima il gran visir dello Shah aveva cercato di soffocare i disordini, ma non ne aveva risolto le cause. Se si accaparravano i beni di consumo, si rischiavano altre sommosse popolari, come quando era salito al trono lattuale Shah. Il capo della polizia dileggi i timori di suo figlio. Cera sempre penuria di cibo tra il solstizio dinverno e lequinozio di primavera, disse, quindi perch questanno le cose sarebbero dovute andare diversamente? In realt la situazione era peggiorata fino al limite della sopportazione umana. Dopo essersi barricato in casa e aver raddoppiato la guardia ai cancelli, il primo notabile si assicur che quellinverno le consegne alla capitale fossero ridotte al lumicino, per ordine dello Shah. Non cera grano sul mercato, nessuna disponibilit di orzo, niente mais in vendita. Il pane, se cos lo si voleva chiamare, era fatto di crusca e stoppa, un impasto grigiastro mescolato con ossa di animali, solo il cielo sapeva quali, ancora pi disgraziati degli uomini che lo mangiavano. Cittadini rispettabili furono ridotti in miseria e rovistavano nei canali di scolo in cerca di avanzi, rastrellavano le fogne, masticavano cuoio per sopravvivere. Il prezzo del riso sal talmente che la gente digiunava una settimana per mangiarne un pugno in un giorno, e almeno un migliaio di anime spirarono allinizio della stagione fredda, nel tentativo di rimanere oneste. Prima della met dellinverno la carestia era endemica. Quando lo Shah part per una lunga battuta di caccia, senza lasciare istruzioni su cosa fare in caso di emergenza, la citt divenne ostaggio dei briganti e delle donne che lavavano i cadaveri. Le uniche professioni che prosperavano, a parte quelle di chi non aveva scrupoli, si trovavano al cimitero. Ma persino i funerali quellinverno furono una pagliacciata. Nella maggior parte dei casi cera poco da lavare, e il terreno era troppo duro per le vanghe. Molti dormivano nei cimiteri, la notte, per risparmiare ai parenti il fastidio di portarceli la mattina dopo, e spesso creature affamate si tuffavano a testa in gi nelle tombe, insieme a quelli che venivano sepolti. I preti sospesero lobbligo delle preghiere per i morti e solo quando la terra partor ossa, col disgelo della primavera seguente, si riusc a distinguere tra i defunti e coloro che li piangevano.

Ma se anche la fine della stagione fredda offriva qualche conforto ai morti, non prometteva quasi nessun sollievo ai vivi. Quellanno la pestilenza si mise alle calcagna della carestia. Quanti erano andati a perlustrare i campi in cerca delle prime, esili foglie di grano, cominciarono a sentirsi male, le loro pance si gonfiarono per lerba cotta, la lingua penzolava in modo orribile. Persino le zitelle pi coriacee e le madri di famiglia si ammalarono del morbo verde e spirarono con la stessa rapidit di deboli fanciulle. I neonati venivano al mondo succhiandosi il pollice per la fame, si diceva, e dopo che i primi disgeli preannunciarono la primavera, i vermi iniziarono a divorare i bambini prima ancora che morissero. La stagione del lutto quellanno fu interminabile. E poi, al culmine della crisi, la rivolta del pane paralizz la capitale. In una fredda giornata di febbraio le donne diedero lassalto ai negozi dei fornai. Le stesse donne che avevano rincorso il carro del primo notabile nella soffocante calura dagosto, dopo lattentato contro lo Shah di nove anni prima, adesso scendevano nelle strade e davano lassalto alla residenza del capo della polizia, chiedendo inferocite del pane con cui sfamarsi. Il re era ancora a caccia quando accadde, e al suo ritorno il primo notabile fu convocato a palazzo per risolvere la crisi. Quando se ne fu andato, suo figlio prese finalmente in mano la situazione. Apr i granai e ordin alle sue tremanti sorelle di barricarsi nello scantinato. Permise alle concubine di andarsene e disse ai servi di scappare, se volevano salvarsi la vita. Sapeva che la sommossa non si sarebbe risolta senza ulteriori violenze. Sperava che, se la folla avesse fatto irruzione nel complesso, si sarebbero accontentati di saccheggiare i magazzini e avrebbero lasciato in pace la casa. Ma sua zia si rifiut di muoversi dal porticato. Anche quando la popolazione affamata invase la piazza del mercato e mise a ferro e fuoco il vicolo, anche quando cominciarono a battere ai cancelli e a bussare alle porte del granaio, lei rimase l seduta, a fissare il vuoto con lo sguardo vitreo. Sembrava non sentire le nipoti che gridavano e ignor gli appelli di suo nipote. Era probabilmente sorda oltre che cieca, disse il giovane alle sorelle, e le preg di abbandonare quella stupida donna al suo destino. Infatti non cera ormai pi nulla, se non il guardiano idiota, tra loro e la folla inferocita. Fu solo quando si fu rifugiato sotto terra che si accorse dellassenza di sua madre. Non si era messa in salvo nello scantinato con le altre donne, e non era neanche nella stanza sopra il terrazzo. Non era in casa, da nessuna parte. Doveva aver seguito suo padre fuori dai cancelli fino al palazzo, pens con orrore. Doveva essere l fuori, per strada, che diceva alla marmaglia urlante quello che pensava del primo notabile. E si rese conto che sua zia, immobile nel portico, sapeva cosa le stava accadendo.

Capitolo quattro

Dodici anni prima la moglie del primo notabile aveva detto a tutto il vicinato quello che pensava della prigioniera che doveva essere affidata alla custodia di suo marito. Avere per casa un carcere gi di per s insopportabile strillava, ma vivere con una puttana troppo. Non ci sono gi abbastanza prigioniere in questo posto? Il primo notabile non riusciva a farla stare zitta. Sua moglie non aveva preso bene il fatto di dover vivere nel carcere del re. Era stata estremamente offesa dallonore tributato al capo della polizia durante le cerimonie dellincoronazione, e lui aveva dovuto faticare non poco per placare il suo orgoglio ferito. Nemmeno la benevolenza della sovrana verso loro figlio era bastata ad ammansirla. Sua Altezza aveva fatto lei il primo passo, le disse, ansioso di compiacerla. Aveva insistito affinch le riferisse i suoi graziosi omaggi. Sua moglie gli scocc unocchiata biliosa. A mio figlio serve qualcosa di pi degli omaggi della regina brontol. Ma la Regina Madre senza dubbio aveva in serbo per il loro erede la principessa perfetta, replic lui suadente. Non valeva forse la pena di vivere in una prigione, in cambio di una moglie di alto lignaggio? Bellaffare convenne. Ma dipende da chi ne paga il prezzo. Per un po"era riuscito a placarla. Finch aveva potuto convincerla che gli uomini nello scantinato facevano parte dei negoziati di matrimonio, era stato in grado di tenere a freno la sua indignazione, ma quando lei venne a sapere che anche una donna sarebbe stata messa sotto la sua custodia, esplose unaltra volta. Lira dei giusti risuon fin sopra i tetti. Il suo disappunto riecheggi nella piazza del mercato. Adesso per sposare nostro figlio ci servono anche le prostitute? chiese con le guance in fiamme. Non lo contraddire, sussurr suo figlio. Sa essere spietato. Non farlo arrabbiare, mormor sua cognata, potrebbe prendersi una concubina. Ma la moglie del primo notabile non sapeva tenere a freno la lingua. Questa una prigione o un bordello? aggred il marito. E tu sei un padre o un ruffiano? Come faccio a stringere alleanze con qualche buona famiglia grid, se tu inviti in casa delle baldracche? Dopo di allora lo tratt con freddezza estrema, e nelle settimane che seguirono sul carcere tir una costante aria di tempesta. La coppia si parlava a malapena, allinizio dellinverno, e dopo che la prigioniera giunse alle porte della capitale, il fracasso in fondo al vicolo spento e la folla frustrata finalmente dispersa, sulla casa del primo notabile cal un silenzio di gelo. Sua moglie, offesa per la lite pubblica, si ritir stizzita nel salottino del t. Aspettava che suo marito si scusasse e si rifiut di avere a che fare con la nuova prigioniera finch lui non le avesse chiesto perdono. Ma nondimeno era divorata dalla curiosit sulla donna, e si piazz davanti alla finestra ghiacciata per spiarne larrivo. Che aspetto avr quella creatura?, si chiese. Sar sporca come le zingare, dopo aver

vagabondato per tutto il paese? Si mostrava sfacciatamente senza il velo sul volto? Una contadina, aizzata dalle sue parole incendiarie, aveva cavalcato per le province brandendo una spada e terrorizzando i soldati dello Shah con le sue grida stridule, si diceva. Mogli ispirate dal suo esempio si erano tagliate le trecce e le avevano avvolte attorno ai moschetti scassati dei loro uomini durante le recenti insurrezioni. Era accusata di essersene andata in giro con vestiti dai colori sgargianti durante il mese del lutto, di aver boicottato i macellai, di aver insegnato a legge re alle ragazze. Possibile, si chiedeva la moglie del primo notabile, che una donna del genere sia stata moglie? Il marito della prigioniera era tornato di recente in citt a chiedere che la mettessero a morte per i suoi misfatti. Il mullah sosteneva che aveva abbandonato i suoi figli, che aveva osato divorziare da lui. La moglie del primo notabile adorava i pettegolezzi, ma era scioccata dalle sue accuse volgari quanto dal comportamento della donna. Il torto non era mai da una parte sola in queste situazioni, secondo lei, e cos fiss lo sguardo sulla stretta arcata che collegava il birouni allanderoun sottostante, con crescente trepidazione. Tutti passavano sotto larco meno la prigioniera. Prima quellidiota del guardiano che trascinava un asino stracarico nel cortile delle donne, con il primo notabile alle calcagna che gli gridava di riportare la bestia nelle stalle. Poi lo stretto passaggio si riemp di un howdah sbilenco, con le tende afflosciate, le aste spezzate, trainato da un mulo macilento, e suo marito che tuonava contro gli stallieri. Ma quando alla fine un mucchio di stracci casc gi dallhowdah nella neve, e il primo notabile imprec per la testa di tutti i santi, sua moglie aguzz la vista. Era quella la poetessa di Qazvin? Nel cortile sottostante cera una contadina in ginocchio. Indossava un fazzoletto rozzo attorno alla fronte e aveva le braccia coperte di croste. Implorava il primo notabile di lasciarla rimanere, lo supplicava di permetterle di continuare a servire la sua padrona. Mentre lui scatenava unaltra sfilza di maledizioni e la ricacciava indietro a frustate insieme al mulo e agli stallieri, sua moglie si rese conto che doveva essere la cameriera della prigioniera. Ci mancava solo questa, brontol tra s. Una prigioniera con la cameriera. Quella creatura presuntuosa avrebbe fatto meglio a non pensare di essere servita, in questa casa; doveva badare da s a lavare e cucinare, e a farsi bastare il carbone. Con qualsiasi tempo. Gi cominciavano a cadere i primi fiocchi quando il primo notabile finalmente ripass sotto larco dopo aver disposto che lhowdah se ne andasse. E stavolta sua moglie vide, col cuore in gola, che dietro di lui cera una figura velata. La prigioniera indossava una tenuta da viaggio che non le donava molto. Portava calzoni sformati stretti alle caviglie e aveva i piedi fasciati di stracci. Il mantello scuro era incrostato di fango fino alle ginocchia, come sudicio e macchiato era il velo che le copriva il viso. La moglie del primo notabile la fiss con curiosit. Non era alta, ma era lunica cosa che si potesse dire di lei. Una donna con il velo era come un libro con la copertina chiusa. Parve ritirarsi nelle pieghe dellabito quando il capo della polizia prese a maledire i

servi perch si erano dimenticati di scaricare i suoi bagagli dal dorso del somaro che avevano mandato nella stalla; si ritrasse dentro il mantello e chin la testa quando lui sbrait contro la loro lentezza e li insult di nuovo quando finalmente lo riportarono indietro. Era come se fosse riluttante a vederli rimproverare in sua presenza. Dopo un po, mentre lui continuava a lanciare improperi e urlare ordini ridondanti, lei si allontan verso il lato opposto della vasca. E l rimase, con la schiena contro il muro, i fiocchi di neve che le si posavano sulle spalle, mentre il guardiano idiota slegava il baule dalla schiena dellasino con esasperante lentezza. L attese, nera contro il candore che scendeva, mentre quello scaricava il fagotto con la biancheria e cominci a portar su le sue cose per la scala, una alla volta. L ristette, come una macchia dinchiostro sulla neve, mentre la moglie del primo notabile cominciava a rabbrividire guardandola nella luce invernale che svaniva. Finch allimprovviso comparve sotto larco uno stalliere. Al cancello cera una carrozza reale, disse senza fiato al primo notabile, con un messaggio da palazzo. Il padrone voleva venire? Non appena il capo della polizia si avvi fuori dal cortile, la prigioniera si tolse il velo. La moglie, che osservava dalla finestra del salottino del t, trattenne il respiro per la sorpresa. La donna che le stava di fronte in cortile aveva chinato la testa nuda, raccolto una manciata di neve dal bordo della vasca e si stava passando la mano sulla fronte. Il suo volto era ancora contornato da una sciarpa, dopo che si era levata la ruband bianca. Si era annodata dietro la nuca il velo bianco che le copriva il naso e la bocca e si sciolse i capelli, con evidente sollievo, quindi si pass rapidamente una mano bagnata su entrambe le guance. Quando raddrizz la schiena e si guard attorno, il suo viso sembr splendere. Diede unocchiata impaziente di l dalla vasca verso il portico; lanci uno sguardo speranzoso verso le cucine e le porte dellanderoun delle donne. E poi, a un tratto, con occhi lucenti guard in su verso le finestre del salotto del t. La moglie del primo notabile si ritir di scatto dalla finestra. Era scioccata. Non aveva immaginato che la prigioniera potesse avere la sua et. Dicevano che avesse quattro figli e non aveva considerato lipotesi che potesse essere tanto attraente. Una donna intelligente dovrebbe essere meno bella. Una donna che da scandalo non dovrebbe essere anche avvenente. Aggrott le sopracciglia. Si era aspettata una persona pi volgare. Si raccontavano storie di lei che cantava per le strade, delle sue poesie recitate a mezzanotte nei caravanserragli. Si diceva che quella creatura avesse fatto furore a Baghdad, che fosse stata incoronata regina dei curdi tra le montagne dellIraq. Dicevano che si fosse aggirata nuda in una tenda piena di uomini e li avesse invitati a morderle i capezzoli! Di sicuro lo sguardo penetrante che aveva lanciato attraverso il cortile laveva fatta sentire nuda, ma in un modo che non aveva niente a che vedere con lerotismo. Trascorse del tempo prima che osasse sbirciare di nuovo in basso. La poetessa di Qazvin adesso stava osservando la vasca vuota. Aveva una bella

capigliatura, not la moglie del primo notabile, fluente sotto la sciarpa. Le trecce erano intessute di fili di rame che scintillavano tra la neve che si andava sciogliendo, e due riccioli le incorniciavano le guance secondo la moda dellepoca. Era bellissima, ammise la moglie del primo notabile, con quella carnagione trasparente e le magnifiche sopracciglia. Forse era anche vanitosa, pens, dal modo in cui si lisciava i riccioli, schiacciandoli con la punta delle dita. Di tanto in tanto rivolgeva di nuovo lo sguardo verso lalto, e ogni volta la moglie del primo notabile si ritraeva spaventata. Le mani avevano la movenza di ali di uccelli; la sua immobilit e i suoi gesti sembravano una danza. Il primo notabile ci mise uneternit a tornare dai cancelli. Durante la sua assenza era cessata ogni attivit nel cortile delle donne. I fagotti della prigioniera giacevano sporchi nella neve mentre i servi stavano in disparte, riluttanti a continuare a scaricare; il custode se ne stava sotto larco con un sorriso vacuo, in attesa di ordini che non arrivavano. E in tutto quel tempo la prigioniera parl una volta sola. Aveva evidentemente chiesto dellacqua perch il guardiano le port una piccola anfora che probabilmente proveniva dal suo alloggio. Sospir, anche quello una volta sola, spostando il peso da una gamba allaltra, e chin il capo, come se la neve le pesasse sulle spalle. Finalmente si rimise il velo sulla testa per proteggersi e si accasci accanto al bordo di marmo della vasca, come se le fossero venute meno le forze. Fu solo quando la moglie del primo notabile la vide rabbrividire che si rese conto, con una fitta di compassione, di quanto la povera donna dovesse essere esausta. Allora desider che la prigioniera fosse stata invitata almeno nelle cucine, al riparo da quel freddo. Desider che i servi le avessero offerto del t caldo, dopo il lungo viaggio. Ma nessuno le si era avvicinato; nessuno, a parte il custode, aveva fatto alcunch per lei. La padrona di casa non aveva dato disposizioni. Fissando lo sguardo sulla schiena curva sotto di s, la moglie del primo notabile prov un intenso turbamento: odiava la poetessa di Qazvin perch aveva invaso la sua casa; e al tempo stesso si vergognava per non aver reso omaggio allospite. Quando suo marito torn era gi buio. La prigioniera si copr, pudicamente, sui gradini e quando lui le ingiunse di salire per prima la scala, mise una moneta nel palmo dellidiota in segno di ringraziamento. Il primo notabile con un cenno brusco ordin al custode di togliere la scala subito dopo; fu unostentazione di autorit crudele e inutile, e sua moglie si vergogn per lui. Luomo quella sera era di pessimo umore. Lei fu costretta a infrangere il suo voto del silenzio solo per farlo parlare. Ma appena la moglie inizi a lagnarsi di dover tenere in casa una puttana, lui le disse di chiudere il becco. Quando lei mise il broncio dicendo che la gente avrebbe pensato che si era fatto una nuova concubina, lui le rispose che lavrebbe fatto davvero se non avesse tenuto a freno la lingua. A quel punto lei ribatt, tra lacrime pungenti - perch a quel punto era davvero sconvolta - che avrebbe potuto prendersi quante mogli voleva, per quel che le importava, e lui si gir, le volt le spalle e grugn come un maiale. Si rifiut di dirle il motivo della visita della carrozza reale. Fu

tutto estremamente sgradevole. Ma per tutta quella notte solitaria, ogni volta che si svegliava e scorgeva la debole luce di una lampada a olio che sfarfallava sul terrazzo, rabbrividiva al pensiero che non cerano bracieri nella stanza al secondo piano. E ogni volta che le tornavano alla mente quegli occhi scuri alzati verso di lei dal cortile, tremava. In effetti, la moglie del primo notabile era quasi certa che la prigioniera fosse un jinn, uno spirito maligno.

Capitolo cinque Il giorno in cui lo Shah decret limpiccagione del primo notabile, era insolitamente caldo per essere inverno. Il suo corpo cominci a gonfiarsi sopra le porte della citt gi al secondo giorno. Ma quella sera la temperatura scese improvvisamente e la capitale fu investita da una bufera di neve. Quando le figlie del primo notabile, il mattino dopo, videro la terrazza sul tetto coperta da un cumulo di neve, dichiararono che per loro era impossibile salire la scala. Se per oggi se ne prende cura la lavandaia, non se ne accorger nemmeno assicurarono al fratello, visto che la moglie del primo notabile si era limitata a russare con lo sguardo vitreo, quando lavevano deposta sul pavimento. Erano rimaste amaramente deluse alla vista della stanza segreta. Anche se le pareti esterne del secondo piano erano ornate con maioliche pretenziose, quelle interne erano rimaste grezze e non rifinite. Porte e finestre erano di rozza fattura, il pavimento di terra battuta, lintonaco uno strato sottile. Il vento soffiava attraverso le travi del tetto e le pareti erano striate di macchie scure dove era filtrata la pioggia. Si erano dimenticate che quel posto era praticamente inabitabile. Dio solo sa che cosa le aveva preso per venire quass per tutti questi anni brontolarono le sue figliastre, guardandosi attorno costernate quando la portarono dentro. La stanza infatti era del tutto spoglia. Era vuota come la notte in cui ci era entrata la prigioniera, pi di dodici inverni prima. Una lampada di ottone mezza rotta stava ancora nella nicchia annerita, in una delle pareti, e sullaltra uno stretto scaffale era macchiato di tracce di cera di candela. La finestra che dava sui giardini della Legazione era opaca di polvere e ragnatele. Laria sapeva di muffa, i mucchi di coperte di cotone arrotolate contro le pareti macchiate di umidit erano infestati dai topi. A parte un tappeto da preghiera liso e alcune stuoie dallaspetto ancor pi consunto, lunica traccia delleretica era un baule, rimasto dietro la porta. Appeso a un chiodo cera anche uno specchio con la cornice laccata. Il baule era chiuso a chiave e lo specchio annerito. strano pensare a una prigioniera che usa uno specchio mormorarono le figlie del primo notabile, distogliendo nervosamente lo sguardo dal loro riflesso distorto

nellovale opaco. E strofinando formarono un tondo nei vetri polverosi per sbirciare sul giardino della Legazione come erano solite fare quando erano pi giovani. Il secondo giorno della rivolta del pane, decisero di rovistare nel baule nellangolo. Non cera molto altro di cui occuparsi, visto che non sembravano esserci miglioramenti nelle condizioni della moglie del primo notabile. La donna giaceva con lo sguardo fisso sulle travi e il respiro affannoso, mentre loro armeggiavano con la chiave nella serratura arrugginita. Durante i loro tentativi di forzare il baule, il suo ansimare si fece pi profondo, rendendo difficile la concentrazione.

Quando sollevarono il coperchio, sembrava fosse sul punto di soffocare, ma continu a respirare quando fu aperto del tutto. La loro delusione tuttavia raddoppi. Non soltanto la stanza era vuota: lo era anche il baule. A parte alcune croste di pane raffermo e un pacchetto di cristalli di zucchero, cerano solo una tazza da t russa, un piattino di porcellana dal bordo rosso e un cucchiaino dargento tutto ossidato. Infine, il terzo giorno, appena prima che il corpo del primo notabile fosse tirato gi, scoprirono una strana macchia dietro la porta. La curiosit le aveva spinte a sfidare la neve, dopo che la lavandaia aveva salito la scala con la sua andatura dondolante. Le stuoie sul pavimento erano lise e spezzate e la macchia si era allargata. Evidentemente in quel punto doveva essere stato posto un samovar. Le figlie del primo notabile riuscivano ancora a vedere le impronte frastagliate e bruciacchiate delle pesanti zampe di ottone sulla stuoia. Si riconoscevano anche, tra le cannucce, i segni delle bruciature causate dalla brace schizzata fuori. Ma non riuscivano a venire a capo della macchia. Era verde. Una di loro osserv che la macchia odorava vagamente di dragoncello. Unaltra riteneva che fosse piuttosto del colore del prezzemolo. Stavano ancora discutendo, in ginocchio, e annusando gli stuoini per appurare la verit, quando dallaltra parte della citt ci fu un frastuono improvviso. Balzarono in piedi, il cuore in tumulto. La matrigna giaceva in mezzo a loro come una statua, con lo sguardo sempre fisso al soffitto. E poi lintero edificio fu scosso da un lontano scoppio di cannone seguito da un altro urlo da far gelare il sangue. Il fratello cominci a gridare, da sotto, verso di loro, che corressero al pi presto nei sotterranei. Il peggio doveva ancora venire. Evidentemente la folla si era di nuovo inferocita, come tre giorni prima, e lui voleva tirare gi la scala. Avevano sentito urla e grida come quelle di quando loro padre aveva terrorizzato la citt, bussando alle porte di cittadini innocenti durante le rappresaglie seguite allattentato contro lo Shah. Avevano ascoltato lo stesso frastuono riecheggiare nella piazza del mercato in quellinverno, quando si svolsero le prime esecuzioni pubbliche, dopo le torture subite dai prigionieri nello scantinato di casa loro. E adesso uguale sorte era toccata al primo notabile. Tre giorni prima il popolo affamato e rabbioso aveva trascinato per le strade il corpo maciullato del loro padre, tra urla e imprecazioni, prima di appenderlo alle porte della citt. E adesso lo stavano tirando gi con le stesse urla. Quando il loro fratello venne informato dello scempio che si stava perpetrando sul corpo di suo padre, fu travolto dal panico. Se il popolo poteva far questo a un uomo morto, che cosa avrebbe potuto fare alla sua casa? Ordin al custode di barricare le porte contro la marmaglia e fece a pezzi la scala. Il risultato fu che sua madre rest abbandonata nella stanza segreta del secondo piano, con nessun altro ad assisterla che la lavandaia, mentre una pesante coltre di neve ricopriva ogni cosa.

Capitolo sei

La carrozza reale che si era fermata alle porte della prigione la sera dellarrivo della poetessa recava precise istruzioni da parte della regina. Il messaggio era chiarissimo. Leretica doveva restare in isolamento fino a nuovo ordine. Non le si doveva permettere di corrispondere con chicchessia. Doveva essere privata di ogni comodit, comprese le visite ai bagni turchi. Sua Altezza Imperiale desiderava che la donna fosse rigorosamente evitata da tutti, secondo le disposizioni che il gran cerimoniere consegn al primo notabile. Sar fatto, disse sua moglie il mattino seguente, quando finalmente la informarono. Aveva tutte le intenzioni di obbedire ai comandi della regina. Sospettava che, quali che fossero i benefici di cui il marito avrebbe potuto usufruire con lofferta di casa sua in dono allo Shah, egli si sarebbe messo in pericolo non appena avesse eseguito le volont del gran visir sulla faccenda della detenzione di quella prigioniera. Finch cera ancora modo di ottenere una principessa per suo figlio, lei non avrebbe avuto scrupoli a imporre gli ordini della Regina Madre. E poi era sufficientemente gelosa, dopo una notte insonne, da indurire il cuore contro la prigioniera. Per quanto in generale simpatizzasse con qualsiasi donna desiderasse essere pulita, era abbastanza irritata con la prigioniera da augurarle di marcire nella sporcizia. Non aveva intenzione di sprecare parole o acqua calda per lei, e diede istruzione che la nuova arrivata provvedesse da s anche al proprio bucato, a meno che non avesse i mezzi per pagare la lavandaia. Se era davvero un jinn, non avrebbe comunque avuto bisogno di denaro o di generi di conforto materiale. E se non lo era, non era il caso di incoraggiarla a diventare una sorta di concubina. Quella donna rappresentava una minaccia per landeroun di suo marito, cos la tenne attentamente docchio durante le prime settimane, poich quellinverno il primo notabile aveva troppo da fare con gli altri prigionieri per preoccuparsi della nuova arrivata. La spi di nascosto dal salotto del t ogni volta che usciva dalla stanza. Osserv, allalba, a che ora si alzava per le abluzioni, e la notte quando sbatteva la polvere dalle stuoie. Not che si copriva il capo prima di uscire sulla terrazza, dove le guardie avevano la possibilit di vederla e si accorse di quanto rapidamente si ritirava ogni volta che quelli, oltre alle solite occhiate lascive, le rivolgevano commenti osceni. Tenne ininterrottamente sotto sorveglianza la prigioniera solo per accorgersi di quanto fosse riluttante ad attirare lattenzione su di s. In effetti, considerate tutte le voci scandalose che giravano su di lei, la moglie del primo notabile trov che la poetessa era sorprendentemente discreta. Lo stesso non si poteva certo dire di suo marito, abbandonato dalla legittima consorte e amareggiato dalla piega che aveva preso la situazione. Dopo linsoddisfacente colloquio a palazzo, il mullah di Qazvin marci sul carcere e batt con gran fracasso ai cancelli, esigendo in tono stentoreo di vedere il capo della polizia. Poich lo Shah non gli aveva concesso il permesso di riportare sua moglie a Qazvin, voleva dare ordini al primo notabile riguardo alle condizioni della detenzione della donna a Teheran. Per colmo di sfortuna, proprio quel giorno era venuta la lavandaia, e dal momento

che il Libro Sacro considera impura la sua attivit, era il giorno peggiore della settimana per ricevere esponenti religiosi. La padrona di casa era esasperata. Il marito della prigioniera era infatti accompagnato da un seguito di imam armati fino ai denti di prove teologiche dei diritti che lui rivendicava. Il primo giro di t non era ancora terminato e la discussione si preannunciava interminabile, oltre che agguerritissima. Ed era evidente che la delegazione si aspettava di essere invitata a pranzo. Era compito del marito punire la moglie, insistevano. Nessun altro aveva il diritto di decidere sulle condizioni della sua prigionia. Il primo notabile si strinse nelle spalle. Stava soltanto eseguendo gli ordini dello Shah, brontol strascicando le parole e soppesando con lo sguardo gli imam. A prescindere dalle obiezioni che facevano sulla detenzione femminile, loro personalmente erano ricchi, viziati e pensavano solo a mangiare. Anche se leretica era sotto la custodia del capo della polizia, stavano dicendo, la sua dieta non era affar suo. Solo un marito poteva decidere di cosa poteva cibarsi sua moglie, sostenevano. Il primo notabile adott un tono temporeggiatore. Lalimentazione della prigioniera non lo interessava minimamente, rispose. Le cucine non erano il suo regno. Non si sarebbe mai sognato di interferire con quello che mangiava sua moglie, aggiunse con una risata e facendo tintinnare intenzionalmente le monete che aveva in tasca. Motivo in pi per sottomettersi alla legge islamica, replic irritato il marito della prigioniera. Non questione di quello che la donna mangia, ma di quello che non mangia, precis in tono pedante. Il primo notabile not lampio girovita sotto il ricco broccato del mullah. Era considerato un fanatico per quel che riguardava il dettame della legge. La pedanteria pagava, fu il suo sarcastico pensiero mentre si schiariva la gola. In quanto capo della polizia, modul in tono zelante, era tenuto a obbedire al suo signore, lo Shah. Ma sarebbe stato lieto di accogliere qualsiasi consiglio appropriato che lonorevole mullah volesse suggerire. Se lo spettabile religioso desiderava fare qualche richiesta specifica, concluse, facendo di nuovo tintinnare le monete nella tasca della sua "aba, la veste tradizionale, sarebbe stato pi che disposto ad accoglierle. Al mullah non occorse molta immaginazione per capire quanto specifico fosse il consiglio che aveva da offrire al primo notabile. La somma esatta stava accuratamente ripiegata dentro un sacchetto di seta, infilato nellorlo della sua veste. Per quanto gli seccasse parecchio dover pagare di pi perch la moglie che lo aveva abbandonato potesse mangiare di meno, alla fine dovette sganciare la somma richiesta e contare le monete una per una nel palmo grassoccio della sua mano. Visto che le privazioni si erano dimostrate tanto costose, rimase pi di quanto fosse gradito e gli si dovettero servire due pasti completi nel corso della giornata, che avrebbe dovuto essere dedicata al bucato. Il mullah sfrutt loccasione della serata per esporre una meditazione sul fondamento teologico della sua richiesta.

Inform il primo notabile che la prigioniera era colpevole di crimini religiosi, oltre che di reati comuni, quindi la sua detenzione doveva conformarsi alla legge coranica oltre che a quella civile. Esistevano pochissimi precedenti di eresia tra le donne, ma valevano anche per loro certe norme e regole. Secondo tradizioni ben documentate - non esattamente nel Libro Sacro, non nelle parole del Profeta, la pace sia con Lui, ma secondo alcuni giuristi del passato e in base alle interpretazioni di alcuni sacerdoti - uneretica doveva essere privata del cibo finch non avesse abbandonato le sue opinioni errate. Il marito della prigioniera voleva essere sicuro che nelle attuali circostanze ci si attenesse a tale principio. Un pezzo di pane al giorno era pi che sufficiente, disse, finch persisteva nella via delle tenebre. Quando lo venne a sapere, la moglie del primo notabile si scandalizz. Come ci si poteva nutrire soltanto di pane? Era stata disposta a soddisfare i voleri della regina, ma era meno incline a sottomettersi alle pretese del mullah. Sospettava che fosse uno di quegli uomini che avevano sacrificato i pantaloni al turbante. Non che fosse troppo sensibile. Non aveva dovuto soffrire la povert, ma da anni assisteva alla sua manifestazione e ai suoi effetti. Ogni inverno portava con s la carestia, i mendicanti ammassati dietro i cancelli di casa sua, i bambini che la seguivano nel bazar, ma finch la sua dispensa era ben fornita, poteva chiudere gli occhi davanti allo sfruttamento dei poveri praticato da suo marito. Quello a cui trovava difficile assistere era una persona che venisse affamata nella sua dimora. Dopo aver seguito per due settimane lo stretto regime alimentare richiesto dal mullah, la prigioniera era pallida come il pane che mangiava. Alla fine la moglie del primo notabile fece avere alla donna un vecchio samovar e del carbone. Anche se non aveva un braciere, di sicuro non cera niente di male in un sorso di t caldo. Aveva gi permesso alla lavandaia di provvedere al bucato della prigioniera, perch la vista di quelle nocche screpolate e ossute immerse nella vasca ghiacciata la turbava. Una puttana poteva avere i geloni, aveva pensato, ma un jinn ne avrebbe avuto cos tanti? Quindi aveva deciso di ignorare il pagamento dei servizi di lavanderia. La prigioniera evidentemente dava alla lavandaia dei soldi perch comprasse qualcosa al mercato, e divideva con lei quel che riusciva a portarle. Non si parlavano, ma la moglie si era accorta che nella lavanderia cerano dei pacchetti di carta che contenevano verdure. Siccome lei stessa aveva un debole per le erbe, non vedeva il motivo di parlarne con suo marito. Per completare un pasto a base di pane, dragoncello e prezzemolo invernale, serviva soltanto un pezzo di formaggio bianco e fresco.

Capitolo sette Dallimpiccagione del primo notabile pass un mese prima che sui giornali di Londra

comparisse qualche notizia sulla sommossa del pane a Teheran. Per il pubblico britannico un ammutinamento faceva pi sensazione della peggior carestia, e le atrocit commesse di recente a Cawnpur erano pi importanti del destino dei disgraziati che morivano dinedia tra le nevi dellinverno persiano. Quando non erano occupate dai dibattiti sui negri americani e sulla guerra civile nelle ex colonie, le pagine dei giornali britannici erano piene di malinconici elogi funebri sulla prematura dipartita del principe consorte. E poi, anche quando le notizie dei disordini finalmente raggiunsero Londra, era difficile associare la terra leggendaria del Leone e del Sole con la fame nera. Nellimmaginazione popolare, la Persia letteralmente rigurgitava di grosse pagnotte, datteri e riso. Il trafiletto che il colonnello lesse quel giorno, comunque, effettivamente alludeva allimpiccagione del primo notabile. Da quando era andato in pensione, lex ambasciatore aveva continuato a tenersi informato sulle sorti politiche della Persia dalla sede del suo club londinese. Durante la guerra anglo- persiana era stato consulente del Foreign Office per gli interessi britannici e aveva opinioni molto precise sul diritto dasilo per gli armeni nel paese. Quella sera, mentre la sua carrozza si addentrava nella nebbia, rimugin sul pericolo che potevano rappresentare per lo Shah le donne senza velo e riflett sugli uomini che forse si nascondevano dietro di loro e incitavano alla violenza. Medit sulla strana storia della poetessa sovversiva, che era venuto a sapere dal suo incaricato daffari dopo essere tornato dalla Persia in compagnia della moglie, e ripens a come lavesse liquidata senza rifletterci troppo, ritenendo assurda lidea che una donna senza velo potesse minacciare la stabilit del paese. Ora, a dieci anni di distanza, si chiese se non avesse avuto torto. Il colonnello si era trovato a leggere, ultimamente, una quantit di sciocchezze sui diritti delle donne. Era abbastanza sconcertante scoprire che una conferenza rimasta tristemente famosa sul suffragio universale, che si era svolta, in quelle che un tempo erano le colonie americane, lanno in cui lui aveva ripreso il suo incarico a Teheran, era stata preannunciata in quella stessa estate da una riunione di ribelli svoltasi nella campagna persiana, riunione in merito alla quale il suo incaricato aveva cercato di metterlo in guardia, al suo rientro. Era possibile che delle parole pronunciate da una donna senza velo a unottantina di uomini in un angolo oscuro del Mazanderan avessero trovato uneco, appena due settimane dopo, in una dichiarazione di diritti firmata a nord di New York? Suonava come una cospirazione di dimensioni internazionali! Anche se si trattava probabilmente di un argomento poco consono alla conversazione a tavola, quella sera cominci a sproloquiare sul tema delle donne che morivano di fame, proprio mentre venivano servite le costolette dagnello. Le conseguenze politiche della carestia in Persia potevano dimostrarsi di pi vasta portata di quella irlandese, proclam, se venivano coinvolte le donne. Uno dei loro ospiti faceva lillustratore per una rivista satirica, ma il colonnello non rispose allo sguardo ammonitore di sua moglie. Dopo una vita di autocontrollo e di cauta diplomazia, in vecchiaia era diventato logorroico, stentoreo e un po"sordo. Sua moglie

temette per lui. E non era neanche la prima volta che il sesso debole provocava uninsurrezione nel paese, continu; la prossima volta avrebbero potuto scatenare una rivoluzione, se solo avessero avuto una mezza idea di provarci. Quelle donne vogliono qualcosa di pi del pane, ve lo garantisco disse con una risata sguaiata. Come molti uomini timidi, il colonnello aveva la tendenza a ridere scompostamente delle sue battute pi infelici. Sua moglie pos il bicchiere con mano tremante e sistem una salviettina sulla tovaglia di damasco. Era risaputo che la moglie dellambasciatore non amava avere ospiti. Sarebbe stato difficile trovare una moglie pi devota tra Eaton Piace e Cadogan Gardens, ma passava a Londra meno tempo di quanto avrebbe dovuto. Le curiose circostanze del pensionamento anticipato di suo marito dalla Legazione britannica a Teheran, e le proprie pretese di intellettuale quando, al loro ritorno, aveva pubblicato il suo diario, avevano un po"sminuito la reputazione della signora nei salotti di Belgravia. Lillustratore osserv le occhiate che la padrona di casa lanciava verso il marito, con laria esasperata tipica delle tensioni coniugali. Era preoccupata per il pericolo che lui rappresentava per le preziose porcellane con cui era stata apparecchiata la tavola, oppure cera qualche altro scandalo che temeva lui potesse svelare? Il colonnello comunque rimase indifferente alle sopracciglia inarcate della consorte, e tutti furono condannati al confuso comizio sulla carestia e la ribellione delle donne, fino al dessert. Quando la signora aveva compiuto la sua prima visita di cortesia al palazzo dei Qajar, suo marito laveva istruita perch evitasse largomento della carenza di viveri. Tieniti sugli schiavi, le aveva detto: meno imbarazzante, soprattutto in traduzione. Metti laccento sullemancipazione; lusinga la regina sul fatto che suo figlio ha acconsentito al rispetto delle norme internazionali. Ma quando la porta dellanticamera era stata aperta da una negra sinuosa, nella gola della moglie dellambasciatore i complimenti si erano prosciugati. Qualsiasi convenzione potesse aver firmato lo Shah, evidentemente non valeva nellanderoun regale. Ma quel che la imbarazzava ancora pi del commercio degli schiavi, quel che la fece arrossire e le impast la lingua per tutta la visita, fu labbigliamento discinto della regina. Sua Altezza era vestita in un modo che aveva scioccato la sua ospite. Ogni volta che abbassava lo sguardo, la giovane inglese si trovava a fissare un paio di gambe nude sotto gonne incredibilmente corte. Ogni volta che lo rialzava, era costretta a osservare i fianchi nudi, chiaramente scoperti fino alla vita. E quando guardava ancora pi su, era alla merc di quello sguardo sfacciato e bistrato. Sotto il drappeggio di scialli e veli e unaccozzaglia di gioielli vistosi, la Madre dello Shah praticamente non aveva niente addosso. Da quando era arrivata in Persia, la moglie dellambasciatore aveva scoperto che non serviva a nulla mettere in mostra le spalle se era vietato mostrare la faccia. Il colonnello era un po bigotto e molto pio; distingueva a malapena, se non per i rigorosi doveri della

procreazione, tra una moglie, una madre e una monaca. Pi che corteggiarla, prima del matrimonio aveva cercato di convertirla, laveva invitata a risorgere incorruttibile insieme a lui, e quando erano partiti per lincarico diplomatico di lui, le aveva assicurato che nel paese del Leone e del Sole li attendeva una nuova nascita. Non si era resa conto, allepoca, del prezzo di tale risurrezione. Lasciando lIrlanda per la prima volta aveva pensato di essere diretta nel mondo romantico delle Mille e una notte. Ma la realt del viaggio via terra laveva ben presto riportata alla realt. Una rapida occhiata al paesaggio montuoso del Caucaso era stata sufficiente a confermarle che le donne in Persia contavano meno degli asini. Anzi, appena passato il confine, aveva pensato che il paese fosse popolato da soli uomini. Alle cerimonie di benvenuto organizzate per suo marito partecipavano solo uomini, e quelle occasioni erano pensate esclusivamente per loro. Lungo la strada la vegetazione era altrettanto rara dei visi delle donne. Non cerano alternative: doveva nascondersi nellhowdah. Le sue condizioni non migliorarono di molto dopo che ebbe varcato il portone della Legazione britannica. Ogni suo passo nella capitale era fortemente limitato. Una semplice passeggiata comportava luso di una scorta a cavallo. E non le fu permesso di restare da sola nel giardino finch il colonnello non si fu assicurato che le feritoie sul lato opposto del muro, in alto, fossero accessibili soltanto ai piccioni che nidificavano fra le travi della balconata della casa dirimpetto. Le sue conoscenze dovevano necessariamente abitare in citt, e le distrazioni erano pochissime. Ma si accorse che i fagotti neri e marrone che si spostavano alla chetichella dentro e fuori dai bazar erano liberi di andare e venire senza che nessuno ci badasse. Si rese conto che le native esercitavano libert che erano vietate alla moglie dellambasciatore britannico. A dispetto delle apparenze, quello era un paese governato di fatto dalle donne. La sua visita alla Madre dello Shah ne era stata la prova. Aveva pregustato con troppe speranze, forse, loccasione di entrare in stanze che suo marito non aveva visto. Solo alle altre donne o ai membri della famiglia reale era permesso lingresso nellharem. Nel corso della sua visita di cortesia, per, linglese si rese conto che anche lei era fuori posto nellanderoun reale: era esclusa dallala pubblica del palazzo a motivo del suo sesso, e da quella privata perch era straniera. Era evidente, dal luccichio delle mosche che come una trina nera ronzavano sopra i dolci, che le giovani donne che le servirono il t erano rimaste appostate nei posti loro assegnati dietro le tende di velluto fin da quando era stata annunciata la sua presenza ai cancelli del palazzo. Ma quando misero ai suoi piedi i vassoi ricolmi, fu sopraffatta dallimbarazzo. E, naturalmente, riusc a dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. Con la sua prima domanda evit, come le aveva suggerito il marito, di sollevare largomento del prezzo della farina, ma senza volerlo abbass il tono del colloquio. Forse Sua Altezza desiderava parlare delle donne nel proprio paese, incominci.

La Madre dello Shah la guard fissa. Sulla condizione delle mogli e delle leggi dellharem, continu un po"incerta la moglie dellambasciatore. Dal sorriso compiaciuto della regina fu evidente che Madame la traduttrice aveva posto la domanda con tono ironico, perch ci furono risolini in tutta la stanza. Le principesse sembravano molto divertite. Forse lospite inglese preferiva descrivere la propria sovrana, replic la Madre dello Shah con una certa asprezza: il numero dei suoi figli maschi e la natura dei suoi poteri. Era vero che il consorte di Sua Maest era tanto devoto? La traduttrice francese si rivel una creatura grossolana. La moglie dellambasciatore si affrett a informare la Madre dello Shah che era stato celebrato di recente il compleanno di Sua Maest, e le mostr una miniatura della regina. Felice quel sovrano, sospir la Regina Madre, la cui et era nota a mezzo mondo. Benedetta quella moglie il cui marito la serve con tanta lealt. Lospite inglese era altrettanto fortunata?, chiese la regina. Gli inglesi restavano fedeli alle loro mogli? La strizzatina docchio di Madame fu estremamente umiliante. La moglie dellambasciatore raccolse tutto il suo coraggio e rilanci la domanda. Qual era lopinione di Sua Altezza Imperiale a proposito delle donne persiane e delle leggi dellharem? A proposito del velo, incalz. Le risatine cessarono. Lo scherzo si era evidentemente spinto troppo oltre. La traduzione di Madame provoc un silenzio che si sarebbe potuto tagliare a fette come il melone che la regina ordin fosse servito con un cenno. La moglie dellambasciatore naturalmente declin per non dover mangiare con le mani e il colloquio si avvi alla conclusione non appena fu decentemente possibile lasciare la stanza. Non parl mai al marito del suo passo falso a palazzo, ma fu costretta a raccontargli dellincontro nel vicolo, qualche settimana dopo. Lui ne fu estremamente irritato. La prigioniera, le disse, era un pericolo per lo stato e avrebbe potuto arrecarle danno. Quando lei obiett, pacatamente, assicurandogli che la prigioniera non si era resa colpevole di nulla, lui prese a citare casi e a fornire esempi, a illustrare il come e dove e quando quella donna aveva contestato le regole, propugnato riforme e violato il decoro in tutto il regno. Ma la giovane inglese pens che la poetessa di Qazvin forse era stata condannata per aver affermato ci che era ovvio, non per aver deviato dalla verit. Le sue le erano sembrate parole sante, disse al colonnello. Doveva aver citato il Corano, perch in pochi istanti aveva risolto lingorgo. Una donna aveva certamente cose pi importanti da fare che dirigere il traffico, si irrigid lambasciatore. Non cera da meravigliarsi se i mullah ce lavevano con lei, aggiunse, se si serviva della religione per scopi simili. Ma sospettava che la responsabilit dellintasamento delle vie della citt potesse essere dei cosacchi. Non si poteva escludere, dichiar, un intervento straniero.

Sua moglie fu risvegliata dai ricordi dallarrivo della salsiera. Non si poteva escludere, stava dicendo il marito in tono stentoreo, un intervento straniero. Oltre alle donne, forse anche i russi erano responsabili della carestia in Persia. Lo zar era capacissimo di approfittare delle disgrazie dei suoi vicini. La Legazione, lo avevano informato, era stata inondata da richieste di asilo e un recente dispaccio dellattach britannico riferiva che una povera donna era stata picchiata cos tanto che riusciva appena a parlare. La moglie fiss la costoletta raggrinzita nel piatto e rifiut la salsa. Nellultima decina danni i rapporti della coppia si erano gradualmente raffreddati. Anche se il colonnello aveva comprato una cripta doppia in un cimitero di Londra con intenzioni lugubri, sua moglie gi ci teneva poco a dividere con lui il letto, figuriamoci la tomba. In effetti, dopo tante gravidanze - lei le chiamava i suoi periodi di confino avrebbe preferito alzarsi finalmente da sola al richiamo della tromba del giudizio. Una donna picchiata cos tanto da riuscire appena a parlare, pens. E per qualche ragione la povera costoletta dagnello nel suo piatto le fece tornare in mente la moglie del primo notabile.

Capitolo otto La moglie del primo notabile neg che nei suoi sotterranei si praticassero torture. Anche se le dava un gran fastidio avere dei prigionieri in casa e si lagnava a gran voce dei lamenti e dei gemiti, non voleva sapere esattamente che cosa succedeva dal piano di sotto, quel primo inverno in cui la poetessa di Qazvin fu posta sotto la custodia di suo marito. Era perfettamente consapevole che durante lepurazione ordinata dal gran visir erano stati catturati anche una decina di uomini di buona famiglia, ma nonostante gli schiocchi di frusta, i rumori di sferzate e i tonfi provenienti dai sotterranei, preferiva non fermarsi a riflettere sul loro destino. Era terribile e spaventoso. Ed era anche una stramaledetta seccatura, perch i sotterranei finora erano stati usati per trovare scampo dallafa della stagione estiva e lei, per quanto la riguardava, tra qualche mese intendeva godersi il suo cocomero laggi, seduta al fresco. Ma soprattutto era un grave imbarazzo a livello sociale. Come poteva trovare una moglie per suo figlio con tutto quel baccano? Come poteva parlare liberamente con le mediatrici di matrimoni? Le torture erano un grave ostacolo ai negoziati per la dote. Non fosse stato per la fastidiosa vicinanza della donna rinchiusa nella stanza segreta, avrebbe cercato di far finta che casa sua non fosse nemmeno una prigione. Ma in una fredda mattina, tre giorni prima delle esecuzioni pubbliche, la prigioniera la interpell direttamente su questo argomento. Scivol fuori dal sottotetto mentre la padrona di casa scendeva i gradini del portico diretta in cucina, e data una rapida occhiata verso il cortile centrale si gett a terra sul ghiaccio e la neve del tetto terrazzato,

subito sopra la signora. Era evidente che aveva atteso loccasione di parlare alla moglie del primo notabile senza essere vista dalle guardie che pattugliavano laltro lato. Date al vostro signore un messaggio da parte mia, ve ne supplico la apostrof a bassa voce. La moglie del primo notabile rimase sbalordita. La prigioniera era proprio al di sopra della sua testa, per parlarle si era sporta dal terrazzo. Era avvolta in uno scialle e tremava nel vento sferzante. Le cime dei monti incappucciati di neve, a nord, si ergevano candide dietro di lei e il cielo era plumbeo. Guard in su, sconcertata dalla voce, e vide una nuvola di passaggio nella sciarpa svolazzante della donna; sent il cuore dellinverno che soffiava nel respiro di lei. Era scioccata al vedersela cos vicina, le guance incavate, il neo scuro sotto il labbro inferiore, la fronte aggrottata sopra gli occhi avidi, dalle ciglia folte. Cerc nervosamente di mettersi al riparo dagli sguardi dei servi che potevano spiare dalle cucine e delle domestiche che bisbigliavano presso le porte. Le figlie del primo notabile schiacciavano il naso contro le finestre del salotto del t; quella serpe di sua cognata annusava laria proveniente dal portico. Non aveva nessuna voglia di essere vista mentre parlava con uno dei detenuti. Ditegli di mettere fine alle torture! sussurr la poetessa di Qazvin. La moglie del primo notabile era senza parole. Che coraggio! La voce le trem. Quali torture?, replic querula. Non aveva idea di cosa dire, come rispondere. Voi sapete quello che sta facendo l sotto mormor la prigioniera. La donna rabbrivid. Qualcun altro aveva sentito la discussione? Si guard attorno. Vi imploro, chiedetegli di smetterla! ripet laltra. La moglie del primo notabile si morse il labbro, si arm di coraggio e replic. Chi si credeva di essere, questa prigioniera? Come osava chiedere alla padrona di casa di farle da intermediaria? Non so di cosa stiate parlando ribatt seccamente, e se ne and mostrandosi indignata, a beneficio delle donne che stavano a spiare. Naturalmente aveva riferito subito il messaggio al marito. Gli aveva parlato quella sera stessa. Quand troppo troppo, aveva sibilato. Non cera un limite a questa storia? Di certo non sarebbe riuscito a cavare pi nulla da quegli uomini, non era meglio farla finita e basta? Non parlava per difenderli, ma per se stessa e suo figlio, disse. Non avrebbe pi potuto frequentare il vicinato a testa alta se quella odiosa faccenda continuava. Pensa, persino la prigioniera se ne lagna! aggiunse irritata. Poteva lamentarsi finch le pareva, sbadigli il primo notabile, ma sua moglie non aveva alcun diritto di parlare con lei. Magari quella avrebbe tenuto il becco chiuso se lei si fosse impicciata meno, aggiunse in tono irascibile. A quel punto fu la moglie del primo notabile a chiudere il becco, cercando di ignorare, il giorno dopo, i gemiti atroci che provenivano dallo scantinato. Evit persino di lasciare le quattro mura di casa, non solo a motivo delle recenti nevicate e del vento

tagliente, ma perch non voleva rischiare un altro incontro con la donna rinchiusa nella stanza segreta. Ma la prigioniera laspettava. Ignorando le ingiurie dei soldati, sedeva accovacciata sul bordo del terrazzo gelato, in attesa della moglie del primo notabile. Non appena questa usc sul portico, la apostrof una seconda volta. Khanum la chiam di nuovo, sommessa e insistente. Una parola. Alla donna si chiuse lo stomaco. Che cosa voleva adesso? Guard in su, ansiosa. La prigioniera questa volta era in ginocchio, la sciarpa tirata indietro, i capelli scarmigliati. Aveva le mani intrecciate in grembo e tremava. La moglie del primo notabile fiss le sue dita screpolate per non doverla guardare negli occhi. Quando finalmente ne trov il coraggio vide che la prigioniera stava piangendo e ci la turb profondamente. Gli avete riferito il mio messaggio? sussurr. Aveva gli occhi cerchiati, le palpebre gonfie. La moglie del primo notabile non sapeva pi dove guardare. Anche le labbra della prigioniera erano screpolate. Avevano un colorito bluastro, un livore malsano, come se avesse succhiato dellinchiostro. Gli avete detto di porre fine alle torture? insist la donna. Va avanti cos, notte e giorno, da due settimane. Avete fatto ci che vi avevo chiesto? La moglie del primo notabile si strinse nelle spalle. Che poteva dire? Laltra non pretendeva cibo per s; non scongiurava sollievo alle proprie sofferenze, cosa che avrebbe reso un po"pi facile respingerne gli appelli. Invece implorava per conto degli altri, quei relitti miserabili e innominabili che stavano nelle segrete, della cui esistenza la padrona di casa conosceva soltanto le urla improvvise e strazianti nella notte, e i gemiti flebili e continui durante il giorno. Devo spiegarvi cosa stanno facendo a quei poveretti? La poetessa parlava cos piano che la moglie del primo notabile fu costretta, suo malgrado, ad avvicinarsi, ad accostarsi a lei. Non voleva che gli altri sentissero. Devo descrivervi stava dicendo laltra come li spogliano e li gettano nudi nella vasca ghiacciata dellaltro cortile? Come li frustano e li marchiano a fuoco? Hanno strappato loro dal capo i turbanti e li hanno insozzati e profanati; hanno appeso loro al collo catene pesanti e arrugginite. Li costringono a stare tutta la notte in mezzo allo sterco dei cavalli e la mattina glielo fanno mangiare. Gli strappano le unghie con pinze di metallo, gli straziano il naso con uncini per la carne, mutilano i loro corpi con coltelli da macellaio... Basta! esclam la moglie del primo notabile, ritraendosi sopraffatta dallorrore. No, non basta ancora continu la prigioniera duramente. Continua e continua, giorno dopo giorno. Quegli uomini saranno straziati a morte

prima che il boia possa dar loro il colpo di grazia. Trasse un profondo respiro, e alla signora parve che stesse bruciando dentro, tanto era strana, ardente, la luce nei suoi occhi. Dite a vostro marito, per amore di Dio, di aver piet di loro riprese in tono vibrante. Ditegli che adesso tocca a me. Che torturi me, piuttosto. La moglie del primo notabile rabbrivid. Quella donna doveva essere uscita di senno, a forza di non mangiare altro che pane lass. Doveva aver perso il lume della ragione per la fame e il freddo, per fare un appello cos sconsiderato. Ma forse la sua era pi una minaccia che una richiesta. Un appello che suonava come un ultimatum. Progettava forse di buttarsi di sotto?, si chiese la donna con crescente terrore. La terrazza era alta; si sarebbe rotta losso del collo! In un moto improvviso di diffidenza, la moglie del primo notabile si tir indietro. Si raccontavano delle storie in citt su questa eretica, i suoi messaggi e i suoi ultimatum. Stando ai pettegolezzi, una volta, prima di essere catturata, quandera ancora nelle province, aveva inviato un messaggio a uno dei suoi studenti, in un frutteto. Aveva insistito perch il ragazzo le facesse visita nella tenda eretta a uso esclusivo delle donne, dicevano. Era contro ogni discrezione, ogni decoro, ma quando il giovane aveva ignorato quella richiesta indecente lei gli aveva immediatamente mandato un altro messaggio, per dirgli che se non obbediva ai suoi desideri, sarebbe andata lei stessa da lui; avrebbe lasciato il suo giardino e sarebbe entrata nel frutteto riservato agli uomini. Il corriere incaricato di comunicare il terribile ultimatum era cos terrorizzato da quella prospettiva che aveva implorato il giovane in questione di tagliargli la gola, pur di non vedere la sua padrona dare seguito a una simile minaccia. Ma proprio mentre si scopriva il collo e gi la spada era levata su di lui, lei aveva fatto limpossibile. Aveva marciato in mezzo a loro, si era imposta a quegli uomini, senza il velo e a viso nudo. E lo stava facendo di nuovo, pens la moglie del primo notabile sconvolta per lagitazione. Stava imponendo loro la sua rivoluzione, pens con orrore voltando la schiena al vento sferzante. Sentitela, come chiama dal cortile, come alza la voce in modo che tutti possano udirla! Se non gli riferirete il mio messaggio, gli parler io stessa! Le persiane del salotto del t scricchiolarono lievemente, come esalando il respiro delle donne, e la moglie del primo notabile cominci a risalire barcollante i gradini del porticato. Le porte delle cucine sbatterono dietro di lei spinte da una folata daria gelida, come trascinate dal passaggio delle gonne e dei ruvidi gomiti delle figlie che si ritraevano e delle cameriere che rabbrividivano. La signora era scossa dai tremiti quando arriv in cima. Sapeva che avrebbe dovuto voltarsi e dire qualcosa alla prigioniera un rimbrotto, una replica, qualcosa - ma alla vista di lei rimase senza parole. La donna era immobile sulla terrazza. Era ancora inginocchiata in mezzo alla neve. Ma sul suo volto scorrevano copiose le lacrime. Fissava la moglie del primo notabile con unespressione di infinito dolore, quasi di disperazione. Perdonatemi disse con voce roca. Non avrei dovuto arrabbiarmi tanto.

La moglie del primo notabile arross violentemente. Era come se la poetessa di Qazvin avesse teso la mano, avesse raggiunto la profondit del suo essere e le avesse strappato via il cuore, con quelle parole. Per favore, perdonatemi ripet. Non colpa vostra. Questo sconvolse ancora di pi la signora. Sembrava che si stesse scusando per entrambe, che chiedesse perdono per ambedue e non soltanto per s. Era come se vedesse pi motivi per compatire che per rimproverare la padrona di casa. La moglie del primo notabile non aveva idea di che cosa avesse fatto, ma sapeva di aver sbagliato. In quel momento ebbe limpressione di essere stata spogliata, che il suo passato e il suo futuro fossero stati denudati; sentiva che laltra la leggeva da cima a fondo, in qualche modo, attraverso quelle lacrime. Anche lei avrebbe voluto piangere e implorare perdono. Ma prima di riuscire a pronunciare una parola, la prigioniera si rimise in piedi e se ne and. Si alz con un unico movimento, come unonda, si alz come dalle sue preghiere quotidiane, con la grazia di una lunga consuetudine con la genuflessione. Per parecchi minuti dopo che fu scomparsa come neve al sole, la moglie del primo notabile rimase a guardare, con occhi fissi e vuoti, la sua assenza sulla terrazza del tetto. Decise che doveva parlare a suo marito, a qualsiasi costo Lultima cosa che voleva era che anche lui fosse apostrofato da una bellezza cos inquietante e dolorosamente consapevole Non voleva che la donna toccasse anche il suo cuore in quella stessa, sconvolgente maniera.

Capitolo nove Se l cercata tuon il colonnello. Quelluomo era una bestia. Sua moglie sospir. Era grata che le donne affamate fossero state allontanate dalla tavola, insieme alle costolette dagnello e alla salsa fredda, ma era turbata dalla prospettiva di mangiare il pudding in compagnia del primo notabile di Teheran. Suo marito era stato apertamente critico nei confronti del loro vicino di casa quanderano in Persia, e non aveva smesso di inveire contro di lui dopo che la sua famiglia se nera andata. Dopo la spaventosa esperienza nel vicolo, aveva vietato a sua moglie di recarsi nel giardino, a causa della vicinanza con la dimora del primo notabile. Suoni tetri aleggiavano sopra le mura delledificio, quellinverno. Gemiti strazianti ne provenivano. I sotterranei del capo della polizia erano stipati di sospetti, si diceva, e si parlava anche di un complotto contro il nuovo visir. Costui, determinato a mostrare il pugno di ferro allinizio del regno, aveva scatenato epurazioni in tutto il paese, e lambasciatore aveva ordinato alla moglie di restare in casa finch il peggio non fosse passato. Il suo esilio dal giardino coincise con quello della regina a Qum. Ho cercato di attirare lattenzione dello Shah sul pericolo, allepoca inton il

colonnello. Le prebende di quel tizio ammontavano a met del bilancio nazionale. Ma si sa, una mano lava laltra... Sua moglie trasal. Era abituata a scappare dalla Legazione con la scusa del giardinaggio. Era solita farsi scortare dallaltra parte della via solo per poter passeggiare tra i cupi cipressi, e respirare. E quando non era impegnata a piantare ortaggi e a potare le rose, era anche incline alla riflessione; a sostare sotto i pioppi, presso le tombe dei neonati inglesi e delle loro madri morte di parto, solo per poter rimanere per un po"con i suoi pensieri. La sua condizione le aveva spesso vietato di stare allaria aperta. Il suo soggiorno triennale in Persia era stato un continuo confino. Il primo figlio era nato subito dopo il suo arrivo, il terzo appena prima di lasciare il paese. Il costo del giardino era esorbitante annunci il colonnello. Ma una donna ha pur bisogno del suo svago quotidiano! A quel punto sua moglie si trov costretta a partecipare alla conversazione. S, il giardinaggio. Un passatempo affascinante. Si dava il caso che il giardiniere dello Shah fosse inglese. Dello Staffordshire, se non ricordava male. No, non le dispiaceva essere stata in Persia. Rose e usignoli, mormor. Immagino disse piano lillustratore che la signora non avesse molti contatti con i locali... Evit di rispondere. La maggior parte delle donne persiane si interessavano solo ai suoi bustini di stecche di balena e alla biancheria della sua cameriera irlandese. Le principesse reali volevano sapere perch si toglieva gli abiti quando andava a letto e la prendevano in giro perch stava mezzora seduta nellacqua tiepida invece di passare la giornata nei bagni turchi. Poche scambiavano con lei qualcosa di pi che banalit. Le due sorelle armene, che erano andate a trovarla, per carit cristiana, avevano ancor meno in comune con lei. Condividevano la stessa religione, ma dal modo in cui brandivano i parasole era chiaro che non amavano il suo cane. E poi pensavano che fosse da barbari piantare broccoli e cavolfiori tra le tuberose. Con sua grande delusione, non le era permesso di coltivare la conoscenza della consorte e della figlia dellambasciatore russo. Per ovvie ragioni mugg suo marito dallaltra parte del tavolo, per ragioni che, alla fine, non erano per niente ovvie. Le sue uniche altre uscite lavevano portata a un teatro coperto dove si mettevano in scena solo rappresentazioni religiose. Durante il primo inverno aveva assistito a una di queste storie sacre. Alcuni cammelli fungevano da cavalleria per le schiere celesti, un ragazzo coperto da un velo faceva la parte di una fanciulla morente, e larcangelo Gabriele sembrava un cortigiano, tutto coperto di lustrini comera. Ma guardando quello spettacolo pacchiano dalla galleria soffocante proprio sopra il palcoscenico aveva provato una sensazione curiosa. Era stato come entrare nel sogno di qualcun altro. I simboli appartenevano a una religione diversa, ma la trama era perfettamente familiare. I personaggi erano sconosciuti, ma la storia era la stessa. Era la

vecchia storia di sacrificio e risurrezione, linfinita storia damore del mondo. Suo malgrado nel teatro cominciarono a sgorgarle le lacrime, proprio comera successo durante lingorgo nella via. Discorsi campati in aria e paroloni, laveva definita suo marito: tutti a urlare e piangere e agitarsi. Le donne della famiglia reale erano le peggiori, le disse in tono sbrigativo. Secondo lui le sacre rappresentazioni erano troppo melodrammatiche e avrebbe declinato linvito agli spettacoli teatrali persiani, se il suo attach non si fosse offerto di scortare sua moglie. Ha tenuto in ostaggio la citt per anni, ve ne rendete conto? latr il colonnello, continuando a inveire contro il primo notabile. Ricattava anche la corte. Era ora che avesse quel che si meritava. Suo marito era stato in cattivi rapporti con lattach gi molto prima di sposarsi. Avevano iniziato la carriera in India nello stesso momento, effettuato laddestramento militare in Persia nello stesso periodo, nutrito identiche ambizioni. Ma avevano temperamenti diversi, tattiche contrarie. Il colonnello era pedante, in ogni circostanza puritano e parsimonioso e si atteneva scrupolosamente alle regole; il capitano invece godeva di grande popolarit tra il personale delle scuderie per le sue mance sontuose, apprezzava i vini di Shiraz e i piaceri della conversazione. Non agevol i loro rapporti il fatto che il primo fosse considerato scaltro e capace presso il governo di Londra mentre laltro era popolare nellanderoun dello Shah. Quando il primo fu nominato messo plenipotenziario e il secondo suo attach, la tensione aument, e al ritorno dellambasciatore dalla licenza matrimoniale in compagnia della giovanissima moglie, la gelosia esplose. Quel tizio era un mascalzone tuon il colonnello. Un delinquente fatto e finito. Sua moglie cerc di incrociare lo sguardo del maggiordomo. Servire lultima portata stava richiedendo un tempo interminabile. Probabilmente i domestici stavano spettegolando in cucina. Appena arrivata nella capitale persiana la neosposa aveva scoperto che il personale persiano della Legazione britannica scommetteva su quale dei due diplomatici si sarebbe arreso prima. Era come alle corse dei cavalli: i segretari puntavano somme non da poco su chi sarebbe stato il primo a dimettersi: se lambasciatore o il suo attach. Alcuni erano sicuri che il colonnello avesse pi capacit di resistenza; altri giuravano che il capitano sarebbe durato di pi. Persino quando, in quellultima, estenuante estate, suo marito si era beccato il fuoco di santAntonio e aveva dovuto fare una cura di acque sulfuree in montagna, si era rifiutato di arrendersi. Nessuno riusciva a sbarazzarsi di quellorrendo primo notabile di Teheran rimbomb dallestremit opposta del tavolo. Nessuno riusciva a cacciarlo dalla poltrona, neanche la regina. Sua moglie era una vera strega, una di quelle donne cui non si dovrebbe mai concedere il voto rise sguaiatamente. Ce ne sono volute seimila senza velo per liberarsi di quel tizio. Che faccenda spaventosa! Persino dopo lattentato contro la vita dello Shah, ricord lei, suo marito aveva tenuto

duro. Non faceva una piega, nonostante gli omicidi di giornata serviti a colazione e il caos che esplodeva tutte le notti. Ma il suo attach diede le dimissioni subito dopo le ritorsioni, o perch aveva partecipato alle esecuzioni per ordine della regina o perch si era rifiutato di farlo ed era stato costretto a fuggire per evitare le conseguenze. Non seppe mai quale delle due fosse la verit. Accadde pochi mesi dopo la morte della poetessa di Qazvin. Un atto crudele e inutile mormor la moglie dellex ambasciatore. Davvero, signora? le fece eco lillustratore. Alz gli occhi, stupita. Non si era accorta di aver parlato a voce alta. Ve lo assicuro, mio caro url il colonnello venendo in suo soccorso. Dicono che i suoi sotterranei fossero inondati di sangue. Ben gli sta se diventato il capro espiatorio dello Shah, alla fine. Il suo corpo rimasto appeso alle porte della citt per tre giorni, e quando finalmente lo hanno tirato gi, non solo stato aperto e squartato, ve lo garantisco: le donne lo hanno fatto a pezzi con le mani nude, a quanto pare; lo hanno maciullato come carne trita con le forbici da cucito, dopo aver trascinato il suo cadavere in decomposizione lungo le strade. Barbari, tutti quanti. La padrona di casa rabbrivid. Il castigo del cuoco era arrivato: frutta cotta e gelatine coperte di una salsa di un giallo violento. Afferr il cucchiaio e avvert la familiare ondata di nausea. Tre volte in Persia. Tre volte in Inghilterra. Questo sarebbe stato il suo settimo confino. Non gradite il dessert, signora? domand lillustratore accanto a lei inarcando un sopracciglio con aria allusiva.

Capitolo dieci Il primo notabile rimase nello scantinato per tutto il giorno precedente le esecuzioni. Ci rimase anche dopo il tramonto. I prigionieri dovevano essere condotti sulla piazza del mercato il mattino seguente, ma lui evidentemente intendeva estorcere loro tutto il possibile, prima di consegnarli al boia. Erano stati cittadini abbienti e insigni. La casa puzzava per i suoi sforzi. Sua moglie pens che il marito stesse facendo bollire qualche pecora nei sotterranei, lana compresa; temeva che stesse friggendo delle scarpe, che facesse il kebab con le trapunte di piuma, lo stufato con vecchi turbanti. Quella mattina si immerse in una frenesia di sottaceti, per coprire il fetore di carne bruciata, ma niente riusciva ad alleviarle i nervi, o le narici. E per quanto avesse trascorso il pomeriggio appollaiata sul braciere della sala del t, a sorseggiare uninfusione di semi di finocchio e a bere t aromatizzato al cardamomo, non riusc ad alleggerire il senso di oppressione che le gravava sul petto. Non ebbe la possibilit di parlare a suo marito per tutta la giornata, e prima di sera era ormai isterica. Se non fosse uscito subito da quelle segrete, rimugin, sarebbe scesa

lei stessa a parlargli. Oppure sarebbe salita sulla scala e avrebbe detto alla poetessa quello che pensava. Infine, quando il salotto divent troppo soffocante e insopportabile, si avvi a passi felpati nellaria fredda del portico, avvolta in una coperta. Se non respirava, scoppiava. La prigioniera laveva messa in una posizione estrema mente imbarazzante. La sua minaccia era oltraggiosa, eppure la sua supplica sembrava sincera; la sua sfida era presuntuosa, ma le sue richieste erano giuste. Le emozioni che suscitava erano talmente conflittuali che la moglie del primo notabile si sentiva insieme avvampare e agghiacciare quando ci ripensava. Era rimasta scioccata dal degrado fisico subito dalla poetessa. Prigionia e inedia avevano preteso il loro dazio. A parte i lampi degli occhi, la donna che quella mattina era rimasta a tremare sulla terrazza era una creatura del tutto diversa da quella, cos sicura di s, che dal cortile sottostante aveva guardato in su quella prima sera al suo arrivo. Doveva essere con le spalle al muro per fare un appello del genere, concluse. Ma perch si era sottoposta a questa degradazione? Perch si era messa in quella posizione? Era giovane e veniva da una famiglia privilegiata; era istruita e molto bella. Perch aveva scelto questa umiliazione, invece di vivere tra le comodit e gli agi? Avrebbe potuto essere padrona in casa sua, comandare il suo anderoun; avrebbe potuto manipolare con furbizia il marito, e fargli fare quello che voleva, come qualsiasi altra donna di buon senso. Credeva forse di essere diversa, superiore alle sue simili? Si sentiva migliore della moglie del primo notabile di Teheran? Perbacco, lei aveva fatto quel che doveva, pens risoluta. Era stata al gioco e aveva fatto la bella vita. Cera forse qualcosa di male in questo? Ma gi mentre si avvolgeva meglio nelle coperte e malediceva il marito che ci metteva cos tanto, le venne in mente che forse nella sua situazione qualcosa di riprovevole cera. Davvero faceva una bella vita? E come si chiamava quel gioco che la faceva vivere tra gli agi dentro il suo anderoun, mentre altri soffrivano pene indicibili dietro le pareti di casa sua? Come sarebbe stata giudicata dalla storia, lei che si faceva viziare dal capo della polizia mentre degli innocenti venivano torturati nei sotterranei? Sapeva perfettamente che i prigionieri erano innocenti; lo sapevano tutti. Erano stati catturati in base ai pretesti pi risibili, e sarebbero stati giustiziati sulla pubblica piazza per pura avidit. Anzi, sospettava che la poetessa di Qazvin fosse stata condotta a sopportare questo supplizio per amor loro. Forse aveva accettato la propria umiliazione per principio, per difendere la loro causa. Era inquietante considerare i motivi che avevano indotto la poetessa a mettersi in quella posizione. O era stata completamente plagiata, come sostenevano i mullah, tristemente illusa da qualche ciarlatano, da qualche manipolatore delle coscienze - nel qual caso, pens la moglie del primo notabile, meritava di essere salvata dalla sua stessa follia (una possibilit che appariva in qualche modo contraddittoria, alla luce della sua evidente e leggendaria intelligenza).

Oppure era pazza, squilibrata, folle, come il custode idiota del carcere (una seconda possibilit che quella mattina si era affacciata diverse volte alla mente della signora) nel qual caso, rimugin, la poveretta avrebbe dovuto essere compatita, non punita; protetta da amici e familiari e non abbandonata alla sua prigionia. Tuttavia, se era solo pazza o semplicemente unillusa, pens sentendosi invadere da una vampata di calore e da un brivido nello stesso tempo, allora perch era considerata un tale pericolo per lo stato? Perch le avevano dato la caccia per tutto il paese, lavevano fatta arrestare dai soldati dello Shah su ordine del gran visir? Perch alla regina doveva importare qualcosa se faceva o non faceva il bagno? Esisteva solo unaltra possibilit. Che non fosse n pazza n stupida. Che per la sua causa valesse la pena soffrire, morire, sopportare qualsiasi cosa. Se si era trovata con le spalle al muro, forse era perch alcune persone molto in alto avevano ragione di temere le sue critiche? S, perch lei difendeva la giustizia; lei sfidava le antiche consuetudini... Trasal quando, proprio in quel momento, si apr la porta dello scantinato. La testa del primo notabile emerse dai gradini subito sotto la sala del t. Si asciugava i palmi sul vestito mentre saliva al cortile dellanderoun. Accidenti a lui, pens sua moglie, rincuorata. Perch non passa dallaltra parte? La signora ci teneva alle regole della casa. Le porte delle cantine che conducevano al cortile dellanderoun andavano tenute chiuse quando di sotto era in corso il cosiddetto lavo ro di polizia; in quelle circostanze sua moglie obbligava il primo notabile ad andare e venire dallingresso del birouni. Per quanto il vederlo la sollevasse, lo avrebbe rimbrottato per essere salito dalla parte sbagliata, se proprio allora non fosse comparsa dietro di lui una lama di luce che la mise in guardia. Not che la luce puntava, curiosamente e con un senso di cupo presagio, verso il bordo di pietra della vasca, dove la lavandaia faceva il bucato. Si morse la lingua, e il cortile fu scosso da un urlo di dolore. Gli scagnozzi di suo marito evidentemente erano ancora al lavoro. Vide la sua testa, netta come unaccetta contro il cielo di ghiaccio. Le nuvole di neve erano state spazzate via dal vento e allindomani il sole che preannunciava la primavera avrebbe brillato crudelmente sui condannati. Vide la figura massiccia del marito attraversare la lama di luce che usciva dalle cantine sotto di lui e che scomparve quando la porta si chiuse con un tonfo. E poi lo osserv inciampare sullultimo scalino, rischiando di cadere. Una voce nel buio aveva chiamato il suo nome. La moglie non cap con certezza da dove provenisse il suono, se dalla terrazza di sopra o dai sotterranei, finch la figura della poetessa di Qazvin non oscur le stelle. Era quasi invisibile contro il cielo notturno, velata da capo a piedi di cotonina azzurra, comera sua abitudine quandera davanti al primo notabile. Sua moglie si irrigid. Avrebbe messo in atto la sua minaccia, parlando a suo marito? O si sarebbe buttata di sotto? Cosa avrebbe fatto? Lui barcoll cercando di recuperare lequilibrio. La voce della donna si insinu come un coltello tra le imprecazioni di lui.

Attento, signor primo notabile disse la prigioniera. Sua moglie trattenne il fiato. Attento a Sua Maest! ripet. Un rivolo ghiacciato le corse tra le spalle, mentre le ardevano le guance. Attento al re che alla fine vi tradir continu la donna. E alla moglie del primo notabile parve di udire il rombo di una folla lontana mentre la donna velata di azzurro proseguiva. Il padrone che servite con tanta fedelt il vostro zelo non ripagher, ma al contrario, un giorno vi punir. Ricordate queste parole: la mia morte le prover. Tacque, e la moglie del primo notabile fece un respiro profondo. In quellistante suo marito si volt e la vide, sulla balconata, in un alone di luce iridescente proiettata dallo sfiatatoio di vetro sopra la porta del salottino. Luomo era furente. Si rivolt contro la poetessa. Tu! balbett, agitando il pugno nel buio. Tu bada agli affari tuoi! Ma quelli erano affari suoi, replic tranquilla la prigioniera. Era gi troppo tempo che usava degli innocenti come capri espiatori, adesso era tempo che volgesse la sua attenzione su di lei. Io ti ammazzo, sgualdrina url il primo notabile, avventandosi contro di lei. Puttana! Ti sfondo, brutta troia! La mia morte ripet lei dolcemente sar il segno che non ti sto ingannando. Il suo monito non aveva alcunch di imperioso, ma parve riecheggiare da una stella allaltra. Non cera nemmeno rabbia in quelle terribili parole, solo un dolore solenne, ma alla moglie del primo notabile girava la testa per lo sforzo di comprenderle. Cosa aveva visto? Cosa aveva sentito? Cosa voleva dire la prigioniera, e dovera sparita tutto a un tratto? Prima di riuscire a rimettersi in piedi, suo marito stava gi maledicendo il cielo vuoto. La donna era tornata nella stanza segreta e aveva spento la lampada dietro di s. La sua assenza era altrettanto sorprendente della sua presenza un attimo prima. La moglie del primo notabile era impietrita. Sapeva che suo marito era fuori di s dalla rabbia. Era furioso, umiliato, di umore feroce. Lo sent attraversare il cortile strascicando i piedi, salire le scale, balbettando imprecazioni. Ogni volta che andava fuori dai gangheri a questo modo e incespicava nelle parole, dopo frustava i servi quasi a morte. O magari avrebbe finito per picchiarla, come aveva minacciato di fare tanto spesso in passato? Ma non era colpa sua, pens sulla difensiva, se quella donna aveva detto cose tanto orribili. Perch avrebbe dovuto esserne ritenuta responsabile, solo per aver assistito alla scena, quando tutti gli altri in casa stavano origliando? Il primo notabile raggiunse la scalinata che portava al portico e cominci a salire verso di lei. Si mordeva il labbro superiore; la mascella era contratta come quando perdeva il controllo. Da un momento allaltro le sarebbe piombato addosso.

Sua moglie trasse un respiro profondo, fiss gli occhi nei suoi, e sorrise. Che stupidaggini!, balbett mentre il primo notabile si avvicinava, un gradino dopo laltro. Che provocazione inaudita!, trill mentre lui avanzava facendo ondeggiare le braccia. Chi si credeva di essere quella, e perch qualcuno avrebbe dovuto prender per vera la sua preveggenza? Era una pazza, uneretica, e le sue parole dimostravano quanto fosse squilibrata. Suvvia, era inconcepibile che Sua Maest tradisse un servitore cos fedele! Stava ancora blaterando quando alle sue spalle si apr la porta del salottino. Laria gelida del portico la invest mentre una cameriera le sussurrava qualcosa. Il primo notabile intanto aveva raggiunto lultimo gradino. Sua moglie approfitt delloscurit per correre verso di lui e buttargli le braccia al collo. C un messaggio per te da palazzo, caro! gli comunic allorecchio. Lui rest rigido, ma lei gli si strinse addosso come un cagnolino, aggrappandosi alle sue spalle. Lo Shah ti manda a chiamare mormor con dolcezza. Te lo avevo detto, non riesce a far niente senza di te. Aveva gi ripreso il controllo della situazione, e lui lasci ricadere il pugno sui fianchi. La tortura pu diventare una droga, pens il capo della polizia poco dopo, mentre attraversava il cortile. E prima di spronare il cavallo alla volta del palazzo diede un violento strattone allorecchio del custode.

Capitolo undici I giornali di Londra non riportarono la notizia della crescente sordit del custode, lanno in cui il primo notabile fu impiccato. Il povero idiota veniva strattonato regolarmente da pi di dieci anni, dallepoca delle torture nel sotterraneo, ma le sue orecchie cominciarono a soffrire di emorragie interne solo durante la rivolta del pane. N i giornali registrarono, quellinverno, la caduta sociale della lavandaia. Dopo essere scivolata dal rango di balia a quello di levatrice nel corso della sua carriera, era scesa ulteriormente da lavandaia ad addetta a lavare i cadaveri, in seguito alla carestia che infuriava nella capitale persiana. Ma soprattutto lopinione pubblica britannica rimase alloscuro del collegamento tra donne che morivano di fame e inadeguatezza dei sovrani: limpotenza del Re dei re e Centro delluniverso non conquist lattenzione europea. Tuttavia losservazione della Madre dello Shah in qualche modo ricevette gli onori della stampa: Quando la gente vuole un capro espiatorio, i suoi capi dovrebbero sapere di chi la colpa. La citazione non era accurata, non si citava la fonte e non si faceva riferimento al pane, ma la necessit di un capro espiatorio fu messa in luce dalla stampa britannica nello stesso anno in cui in Occidente si mettevano in discussione frustate, schiavismo e pena di morte. Linverno in Persia era sempre stata la stagione delle epurazioni. Limpennata del prezzo del pane coincideva invariabilmente con il crollo della temperatura nella capitale e la diffusione dellaccattonaggio era inevitabile

come il fango gelato, e ugualmente ignorata. Quando le donne scesero in piazza, al culmine delle sommosse, il mercato nero prosperava gi da un pezzo. Nemmeno le esecuzioni pubbliche bastavano a distogliere lattenzione dai prezzi gonfiati; i lucrosi monopoli non servivano pi ad ammorbidire i mullah e la regina; e le concubine non erano pi una necessit per distrarsi dalla morte per fame. Se occorreva un capro espiatorio, il primo notabile sapeva esattamente dove andarlo a cercare, perch lui adesso aveva un mandato regale. Il principale beneficiario della carestia era il re stesso. Era Sua Maest a gestire i cordoni della borsa. Ma non poteva gestire le insurrezioni. Non cera modo quellanno di placare la furia degli affamati, che divampava nella capitale come un incendio. Quando le sue guardie, in quella fredda giornata di febbraio in cui scortarono Sua Maest di ritorno dalla caccia, incontrarono la furiosa resistenza popolare, il sovrano fu costretto ad ammettere che i capri espiatori, diversamente dal fango, non sempre si potevano ignorare. Per quanto avesse osservato distrattamente i contadini dai visi scarni allineati lungo le strade di campagna per chiedere lelemosina durante la stagione della caccia, non aveva pensato che la carestia avesse alcun rapporto con la sua persona. Ma quando i ricchi si barricarono allinterno delle loro grandi dimore e i poveri si accalcarono alle porte del palazzo reale, quando le donne cominciarono a gridare chiedendo pane e misericordia, a invocare a gran voce riso e giustizia, il re non pot pi ignorare la gravita della situazione. E fu costretto a calcolare quanto gli sarebbe personalmente costata la carestia. La sua avanzata in citt fu notevolmente ostacolata. Attorno alla carrozza la folla si infittiva, la minaccia degli affamati si faceva sempre pi pressante. Non pass molto prima che il corteo regale, dopo aver avanzato di centimetro in centimetro nei vicoli tortuosi, dopo aver raggiunto la piazza del mercato dove la gente rumoreggiava, dopo essersi fatto strada con penosa lentezza attraverso la calca ed essere giunto dallaltra parte, fu costretto a fermarsi completamente davanti ai cancelli del palazzo reale. Le guardie non poterono avanzare di un passo perch le masse disperate si erano accalcate attorno alla carrozza come una marea umana. Le donne cercarono di sopraffare i soldati a furia di denti, unghie e pugni; si misero a graffiare gli sportelli della carrozza con le dita sanguinanti e premettero le bocche aperte contro i vetri. E le loro labbra appannarono i finestrini freddi con il respiro della morte per fame. Lo Shah grid alla sua scorta di picchiare, frustare, bastonare, sparare per aprirsi la strada attraverso il blocco. Ordin di avanzare sulla folla quali che ne fossero le conseguenze, di costringere i cavalli a superare i cancelli a qualsiasi costo, a lastricare i marciapiedi di ossa se necessario, ma di raggiungere il palazzo reale. Si tapp le orecchie per non sentire le grida. Chiuse gli occhi. E quando finalmente si guard alle spalle, rimase basito al vedere che quei disgraziati scalavano i muri di cinta, si arrampicavano sulle inferriate, si impalavano sulle picche della recinzione nel tentativo di seguirlo. Il Re dei re e Centro delluniverso si diede alla fuga nellanderoun per sfuggire alla

fame feroce del suo popolo. And a rifugiarsi tra le sue donne. Era sicuro che la masnada non lavrebbe inseguito fino a l; era certo che nessuno, per quanto famelico, avrebbe mai osato violare il santuario dellharem reale.

Capitolo dodici Dopo che il primo notabile part per recarsi a palazzo alla vigilia delle prime esecuzioni pubbliche, sua moglie fece aprire il cassettone e stendere le trapunte nella camera pi grande dellanderoun. Sapeva come gestire suo marito. Era un uomo irascibile, ma anche uno che si faceva mettere sotto dalla moglie. Se era sempre riuscita a scampare alla sua violenza, era perch sapeva esattamente come prenderlo. Ma era ben consapevole che quella sera aveva oltrepassato i limiti. Il primo notabile avrebbe potuto picchiarla a sangue se non fosse arrivata la chiamata del re. Per il momento il pericolo era passato, ma la donna si rendeva conto che la sua rabbia si era solo smorzata temporaneamente prima di unaltra esplosione. La convocazione a palazzo laveva protetta dalla brutalit del consorte, ma temeva che preannunciasse il castigo del sovrano. E se lo Shah lo avesse chiamato a palazzo per rimproverarlo, per accusarlo di malversazione, per condannarlo, infine, per estorsione? E se la profezia della poetessa si fosse avverata? Non sarebbe stata la prima volta che quella donna prediva la morte di un uomo. Secondo il mullah, suo marito, la poetessa di Qazvin era capace di istigare allomicidio solo per dimostrare di aver ragione. La profezia che aveva pronunciato quella sera nel buio ossessionava la moglie del primo notabile; la sconcertava. Non riusciva a dimenticarla; non poteva capirla. Non osava immaginare la provenienza di un messaggio tanto strano, ed era pi che mai convinta che leretica fosse un jinn. Lavrebbe quasi voluta morta, per aver dato voce a delle parole cos orribili, se la sua morte non fosse stata la prova stessa della loro verit. Forse lo Shah aveva semplicemente convocato il marito a palazzo per ordinargli lesecuzione della prigioniera quella sera stessa. Forse la fine di lei avrebbe portato a quella di lui, come la poetessa aveva annunciato cos solennemente. La moglie del primo notabile temeva fortemente per il proprio destino, a quel punto. La confortava tuttavia il pensiero che questa chiamata tardiva a palazzo in fondo poteva non presagire qualcosa di negativo per il primo notabile. Forse lo Shah intendeva lodare suo marito, non punirlo. Dopo tutto era riuscito a ottenere confessioni accettabili da almeno met dei condannati, tali da soddisfare i mullah e gli imam, e fatto abbastanza pressioni sugli altri da estorcere lucrose tangenti per la corte. Forse Sua Maest desiderava complimentarsi per i suoi fedeli servigi, perch era usanza regale, durante il periodo del Ramadan, prolungare i banchetti fino alla ronda della mezzanotte.

E forse la regina stessa progettava una ricompensa ancora pi benaugurante. Forse, azzard la moglie del primo notabile altalenando tra paura e speranza nel tentativo di rassicurarsi, forse suo marito era stato convocato a corte per comunicargli la notizia di un fidanzamento principesco per suo figlio! Cerc una via di mezzo tra questi estremi ricorrendo al vecchio trucco dellanderoun. Una donna non poteva sempre dipendere, per conservare lequilibrio della sua casa, da mezzi esterni: poteva ripristinarlo facendo ricorso allarte sottile della diplomazia e della seduzione. La moglie del primo notabile era unesperta di questi mezzi. Sapeva come tenere a bada la collera, come riconquistare la fiducia, e allo stesso tempo carpire risposte da un uomo a forza di moine. Si pass il kajal intorno agli occhi, indoss una tunica di seta semitrasparente e si infil le cavigliere e i braccialetti doro. Poi, dopo aver disposto che si preparassero i piatti preferiti di suo marito, ordin a tutte le donne di uscire dal salotto del t e comand che si portassero al padrone brocche dargento e un bacile di rame non appena i servi ne annunciarono larrivo. Lei stessa gli lav i piedi, in acqua profumata ai fiori darancio, per dimostrare quanto fosse lieta del suo ritorno a casa sano e salvo. Gli serv poi con le sue mani una deliziosa cenetta e gli massaggi le giunture irrigidite con balsami lenitivi. E poich sempre pi facile ingraziarsi qualcuno denigrando qualcun altro, non appena finita la cena cominci a insultare la poetessa di Qazvin. Quella donna era impossibile, disse mentre gli sistemava i cuscini dietro la schiena. Per quanto ancora avrebbero dovuto sopportarla, rinchiusa l accanto nella stanza segreta? Il primo notabile grugn. La sua rabbia si era placata mano a mano che il suo stomaco era stato riempito. E non voleva che gli si ricordasse pi la prigioniera. Sua moglie si era giudiziosamente sistemata ai suoi piedi. Non amava particolarmente i piedi di suo marito, ma fece del suo meglio per massaggiarglieli fedelmente. Quel che non riusciva a sopportare, mormor, era vedere il suo signore e padrone offeso dalle abominevoli profezie di quella donna. Il primo notabile si agit, sciolse le pieghe della sua "aba e rutt. Lo Shah aveva deciso quale sarebbe stato il destino della prigioniera?, riprese la moglie avida di notizie. Il primo notabile si accomod appoggiandosi sul gomito e si fece pi vicino alla moglie. Gli piaceva il modo in cui la luce della lampada faceva splendere i suoi capelli rossi di henne. Adorava il tintinnio delicato dei braccialetti sul braccio candido. Al diavolo la prigioniera! fece burbero, e allung un braccio per strizzarle la spalla. Quando lei si ritrasse, stizzita, e smise di massaggiargli i piedi, lui cerc di farsi perdonare. Intendeva soltanto dire che non doveva affliggere la sua bella testolina con faccende del genere, mormor. Ma lui non avrebbe lasciato che quella disgraziata se la cavasse, dopo osservazioni tanto offensive, vero?, disse lei con il broncio. Non si era lamentato con lo Shah per il

suo comportamento sconvolgente di questa sera? Il primo notabile amava il modo in cui i piccoli lobi della moglie scintillavano quando lei scuoteva i ricci. Indossava i suoi orecchini, not compiaciuto, ma avrebbe preferito che smettesse di parlare. Comunque, che voleva Sua Maest dal suo signore e padrone?, gli chiese. Lasciando intendere che quello che voleva lui si trovava sotto la seta della sua tunica, si sporse in avanti per carezzarla. Lei era il suo amore, ansim, la sua colombella, il suo bocconcino prelibato. Ma sua moglie resistette. Ridacchi, incantevole, e disse che prima voleva sapere che intenzioni aveva lo Shah per la donna. Lui rispose che era un segreto e cerc di chiuderle la bocca a forza di baci. Ma lei si sottrasse al suo abbraccio, chiedendo prima di conoscere il segreto. Il primo notabile cominciava a esasperarsi. Lo Shah voleva vederla, ecco tutto, brontol seccato. Avrebbe deciso dopo che cosa farne. Se il gran visir glielo permetteva. E con ci gett la moglie sul letto senza tante cerimonie. Lui aveva le sue priorit. Lei si divincol, impaziente di saperne di pi. Vuoi dire che andr a corte? trill eccitata. Troppo tardi il capo della polizia si rese conto di aver divulgato il segreto. Corrucciato, le ordin di abbassare la voce. Non doveva dirlo ad anima viva, non doveva parlarne con nessuno, ringhi. Sua Maest voleva che la poetessa di Qazvin fosse condotta a palazzo tra una settimana, ma si trattava di una faccenda della massima riservatezza, chiaro? I condannati erano gi stati interrogati dal primo ministro sul ruolo avuto nelle recenti insurrezioni, e adesso era il suo turno, tutto qui. Ma niente pettegolezzi, niente ciarle, la avvert. Il suo turno? gli fece eco la moglie. E con sua grande costernazione lo spinse via e si mise a sedere sul letto. Ma guarda, proprio quello che ha detto lei, ti ricordi? Lui non aveva voglia di ricordare. Disse a sua moglie di chiudere il becco e mettersi gi. Quando si erano sposati lei gli permetteva di toglierle gli orecchini con i denti. Lei squitt. Il primo notabile le tapp la bocca con la mano. Lei lo morse e lui si tir indietro, sorpreso. Provocato, la inchiod nuovamente sul letto. Lei aveva il viso rosso di eccitazione, not soddisfatto. Ma se la prigioniera incontrava lo Shah, sua Madre avrebbe avuto qualcosa da ridire, no?, ribatt lei impaziente. A quel punto il segreto sarebbe stato scoperto, no? Il primo notabile si chin su di lei, eccitato. E perch mai, grugn, la Regina Madre avrebbe dovuto conoscere i segreti che lui mormorava in queste deliziose piccole orecchie? La moglie si divincol per ricordargli che la sovrana aveva spie in tutta la citt. Si sarebbe irritata enormemente con il primo notabile se lui avesse condotto quella donna a incontrare lo Shah. Suo marito le disse che lui non poteva farci granch; aveva ricevuto un ordine. E gli ordini della regina?, insist lei liberando il gomito dalla sua stretta. La felicit

del loro figlio non dipendeva forse dalla sua obbedienza alla Madre dello Shah? Il primo notabile era stanco di chiacchiere. Al diavolo la regina rispose irritato. Il gran visir aveva acconsentito a interrogare la donna alla presenza del sovrano. Lui doveva sottostare alla volont dei suoi superiori. I braccialetti ai polsi della moglie tintinnarono minacciosi e i suoi occhi neri divennero due fessure. Quanti padroni aveva in realt?, volle sapere. Obbediva al gran visir o al re? Un uomo obbedisce a un padrone per volta, colombella mormor. E lo stesso dovrebbe fare sua moglie. Avrebbe fatto meglio a ricordarsi lavvertimento della prigioniera, mormor lei di rimando. Il primo notabile si irrigid. Bada a quel che dici, dolcezza le disse piano. Doveva pur tenere presente leventualit che il suo signore lo tradisse, sibil lei. Chiudi il becco, tesoro borbott il primo notabile. Se la Regina Madre faceva pressioni sul gran visir e il gran visir diceva allo Shah di realizzare la profezia della prigioniera, insist lei implacabile, immagina le conseguenze per tutti loro... Silenzio! rugg luomo, e si avvent su di lei. Troppo tardi. Lei strill, balz in piedi e corse verso la porta. Nonostante la ciccia, quando vuole sa essere svelta, rimugin deluso il marito. Aveva cercato di afferrarla per le caviglie mentre lei gli sfrecciava davanti, ma aveva invece dovuto stringersi laba sulle spalle perch proprio in quel momento fuori dalla porta si udirono un tramestio e delle voci sommesse. Maledizione a lei; non si vergognava? Possibile che non sapesse tenere a freno la lingua neanche nellintimit della camera da letto?, pens irato. Ma sua moglie non si faceva scrupoli a sfruttare la sua vulnerabilit. Se lo Shah ti tradisce piagnucol lei, cosa succeder a mio figlio? Proprio niente, disse il primo notabile a denti stretti, purch si decidesse a stare zitta. appunto questo che mi fa paura fece la moglie tirando su col naso. Non succeder niente. il mio povero tesoro quello che sar stato tradito! E cominci a piangere rumorosamente. Il ragazzo dovr solo aspettare un po"per sposarsi, tagli corto il primo notabile. Ma fino a quando? mugol lei. Finch la regina torner da Qum, ribatt seccamente il marito esasperato. Dietro la porta cessarono i fruscii, lasciando il posto a un silenzio stupefatto che pervase la stanza. Il primo notabile imprec. Volt le spalle alla moglie. Sentiva gli occhi di lei che lo trapassavano. Qum? disse senza fiato. Lultima cosa che avrebbe voluto era di metterla a conoscenza dellesilio della regina. Perch oltre ad aver ricevuto ordini, quella sera, riguardo alle intenzioni dello Shah di interrogare privatamente la prigioniera subito dopo le esecuzioni pubbliche, era stato informato che tale incontro avrebbe avuto luogo durante lassenza della Regina

Madre, confinata nella citt dei morti. Quali che fossero le altre cause di questo esilio forzato dalla capitale, era chiaro che la regina era fortemente avversa al colloquio. E le conseguenze del suo bando secondo il primo notabile erano lampanti. Non ci sarebbero stati matrimoni, n trattative per la dote, fino al ritorno della sovrana. La sua assenza da corte era destinata a produrre un ritardo nel fidanzamento del loro erede. Si morse la lingua e si maled per aver parlato troppo presto; era infatti stata sua intenzione nascondere la notizia alla moglie il pi a lungo possibile. Sapeva che si sarebbe infuriata. Il silenzio di lei era spaventoso. Da lei non proveniva neanche il minimo tintinnare di gioielli. Il primo notabile sospir. Cos svanisce ogni speranza di piacere, e anche di dormire, per stanotte. Fu sollevato quando finalmente lei parl. Ma ci che disse lo gel. Bene, se ne usc con alterigia, se doveva aspettare che la Madre dello Shah tornasse da Qum per riprendere i negoziati di matrimonio, e se suo figlio doveva aspettare il ritorno di Sua Altezza per avere una moglie, allora anche suo marito avrebbe dovuto pazientare molto prima di andare a letto con lei.

Capitolo tredici Quando lo Shah cerc scampo nellanderoun regale durante linverno della sommossa del pane, a mogli e concubine girava la testa per leccitazione. Sarebbe rimasto con loro? Avrebbe dormito con loro? Chi avrebbe scelto per farsi consolare? Da un anno intero evitava la loro compagnia. Ma grazie alla rivolta era tornato da loro; era rientrato nel gineceo in quella fredda giornata di febbraio. Da quando era morta la sua favorita, era la prima volta che Sua Maest le onorava con la propria presenza. Si diceva che il dolore gli avesse scatenato unavversione alle donne. Quando la sua diletta era stata sul letto di morte, lui si era rifugiato nel suo padiglione di caccia e aveva cenato con fagiano arrosto per lenire il dolore, ma non aveva partecipato al funerale. Quando era morta, aveva dato fondo al tesoro per costruirle un mausoleo dorato, e il suo adorato micetto aveva avuto fegato fritto a volont nel periodo del lutto, per non si era dato molto pensiero per la fame che affliggeva il suo popolo. Il feretro era stato scortato dalla capitale fino al santuario da un corteo di eunuchi e una carovana di muli aveva portato pane e riso da distribuire ai poveri, per i quali tuttavia quello era stato lunico pasto per molti mesi a venire. Sua Maest infatti aveva ignorato i segnali dellaggravarsi della carestia attorno a s e nei mesi che seguirono aveva manifestato una marcata indifferenza per le sofferenze altrui. I suoi ministri dicevano che tanta spietatezza era simulata; il popolo attribuiva la sua freddezza alla saziet; ma le mogli, che pativano in modo pi immediato la sua

mancanza di sensibilit, giudicarono pi facile ignorare il problema che tentare di curarlo. Non era la prima volta che Sua Maest evitava la compagnia delle donne. Aveva incominciato a trascurare la sorella molto prima della grande carestia, quando laveva scoperta a spiarlo mentre giaceva sul divano alla merc del medico francese. Si era anche tenuto alla larga da sua Madre e si era ritratto dal suo tocco dopo le ritorsioni sanguinose da lei scatenate in seguito allattentato. Ma i primi sintomi della sua disaffezione si erano verificati gi durante lesilio della regina a Qum. Lo Shah aveva smesso per la prima volta di frequentare le donne dei suoi appartamenti subito dopo il suo colloquio con la poetessa di Qazvin. Al suo ritorno dalla citt dei morti, la Regina Madre lo aveva trovato di umore strano. Durante la sua assenza la mente del re si era sviata, dissero, e non mostrava pi alcun interesse per mogli e concubine. Le donne si lamentarono che il loro signore e padrone non le onorava mai della sua regale presenza; brontolarono che evitava la loro compagnia per notti e notti di seguito e si rifiutava di benedire il loro letto. Da quando aveva incontrato la poetessa di Qazvin, piagnucolarono, non aveva fatto che rimuginare in modo innaturale sulla vanit del mondo e sullimpotenza dei re. La regina fu costernata da questa preoccupante astinenza. Se il volto senza velo di uneretica poteva influenzare un uomo in modo tanto profondo, il suo impatto sulla dinastia poteva essere fatale. Cos, nel giro di poche settimane dal suo ritorno, a m di cura procur al figlio una nuova concubina. Allinizio si diede un gran daffare attorno alla cortigiana, la rivest di broccati doro e le forn i suoi scaltri consigli. Danza per il re, mormor; rivolgi i suoi pensieri verso il desiderio. Ruba il suo cuore se non riesci a conquistarlo: fagli dimenticare la poetessa. La incoraggi ad andare a caccia con lo Shah, il velo avvolto a m di turbante attorno alla fronte, il volto acceso, gli occhi ridenti. Gli insegn a provocarlo perch lasciasse la caccia e inseguisse lei. Finch questi trucchetti inducevano suo figlio a dimenticare leretica, toller quella sgualdrina; acconsent persino al suo fidanzamento formale con Sua Maest. Ma anche se laveva fatta entrare nellharem perch distraesse suo figlio dallamore di Dio, alla fine fu costretta a tenerla lontana da lui esattamente per lo stesso motivo. Quando la favorita dello Shah si ammal, la diagnosi fu di consunzione ma la regina disse a tutti che aveva smarrito la ragione. Aveva cominciato a delirare e a sputare sangue dopo la morte del bambino, ad accusare la regina dicendo che cercava di avvelenarla, che voleva ucciderla per controllare lo Shah, a incolparla di aver complottato ai suoi danni con laiuto del gran visir che era stato suo amante. Nelle ultime settimane di malattia era arrivata ad accusare la suocera di stregoneria. Se la Madre dello Shah non avesse ucciso tanti innocenti, il Principe Ereditario avrebbe potuto salvarsi, gridava. Se non gli avesse fatto il malocchio, suo figlio sarebbe sopravvissuto. Era morto perch lei aveva ordinato luccisione della poetessa di Qazvin

durante i massacri di quellestate. Non si possono prendere troppo sul serio le parole di una donna ammalata sospirava la regina alzando gli occhi al cielo. Ma questo non imped alla favorita di parlare. Cominci a ripetere, come talismani, tutti i detti pi popolari della poetessa di Qazvin per tenere lontana la morte; cominci a citare, come incantesimi, tutte le profezie attribuite alleretica. E quanto pi sprofondava nella malattia, quanto pi peggioravano i suoi vaneggiamenti, quanto pi si aggravava, tanto pi riecheggiava parole che tutti conoscevano e nessuno osava ripetere. La regina naturalmente fece di tutto per tenere il figlio lontano da lei. Il suo alito sussurrava contagioso; non avvicinarti troppo. Le sue parole sibilava sono piene di febbre: non ascoltarle. La poverina impazzita. E osserv con soddisfazione lo Shah ritrarsi dalla fiamma che ardeva sulle guance della favorita. Guard con freddo piacere il figlio che si allontanava dalla moglie ridotta al lumicino. Ma non riusc a impedire che quei terribili effluvi fuoriuscissero dalla bocca della moribonda. Nel suo ultimo giorno di vita la favorita chiese di vedere Sua Maest. Era una mattina di fine autunno e un vento sferzante scuoteva loro pallido delle foglie di betulla lungo il sentiero, quando lo Shah attravers i giardini appassiti verso il pergolato chiuso in cui lei si trovava. Era triste e non aveva voglia di parlare con sua Madre, che lo aspettava sulla porta. E nemmeno gli andava di perder tempo con le altre mogli e concubine che le stavano attorno come pipistrelli. Voleva partire per la battuta di caccia il pi presto possibile. Non toglierti il fazzoletto dalla bocca, tesoro gli stava raccomandando la regina mentre lui si avvicinava. Suo figlio la spinse da una parte con impazienza e ignor le sue donne che gli si accostavano con le vesti svolazzanti. E non essere troppo sconvolto dalle sue condizioni insist la Madre tallonandolo. Lo Shah non aveva bisogno che gli ricordassero le sue condizioni, maledizione. Calmati. Fallo per amor suo, tesoro sorrise la Madre dello Shah, che odorava di canfora e aveva le guance cascanti coperte di macchie brunastre. Non agitarti cos aggiunse. Lo Shah si ritrasse, disgustato, e apr la porta. E non dimenticare di dirle che lami gli sibil alle spalle la vecchia strega. Era imbarazzato entrando in camera da letto, perch era molto tempo che non vedeva sua moglie. Si vergognava, e aveva anche paura. Lei aveva chiesto che oscurassero le finestre e spegnessero la luce; si era fatta lasciare solo una lampada a olio accesa. Ma fu ugualmente un trauma vedere le guance scavate e arrossate dalla febbre, il petto vuoto sotto la trapunta. Lo accolse a braccia aperte, ma sembrava gi un cadavere e lui fece un

passo indietro. Le donne magre gli avevano sempre fatto ribrezzo. Gli occhi di lei, color dellambra, scintillarono pericolosamente con qualcosa di pi dellantica gaiezza. Come stava, disse tutta allegra, il suo signore? Il respiro era affannoso in modo insopportabile. A cosa si era dedicato, chiese, negli ultimi tempi? E dove era stato?, rantol. Non lo vedeva da settimane. A caccia, rispose lo Shah. Oh, meraviglioso, trill lei. Non andava a caccia da mesi. Anche oggi ci sarebbe andato, disse debolmente. Ma prima aveva voluto vedere come stava. Sua Maest era molto gentile. Stava abbastanza bene, grazie, ansim. Da anni non si sentiva cos bene. Si sentiva talmente bene che quasi avrebbe potuto mettersi a ballare... Forse stava abbastanza bene da poter andare a caccia, abbozz lui in tono esitante, non sapendo cosaltro dire. Lei scoppi in una risata che si trasform in un accesso di tosse. Oh, che splendida idea, concluse col fiatone. A caccia con lo Shah! Ma no, a dire il vero oggi non aveva voglia di andare a caccia. Poteva andare senza di lei, per quel che le importava. Oppure rimanere con lei, se voleva. Stava a lui, mormor, perch l cera posto a sufficienza per tutti e due. Andiamo! E con suo orrore, lo invit a letto. Sfida terribile. Nemmeno in quelle condizioni rinunciava a fare la civetta. Sua Maest esit. Tergivers. E lo sguardo che le lampeggi negli occhi in quel momento fece appassire la sua virilit per sempre. A quel punto gli disse addio, con laria di volerlo liquidare. So che il padrone che io servo non mi tradir mai! furono le sue ultime, sfinite parole. Sua Maest fugg da lei con le orecchie in fiamme. Le volt la schiena e se ne and a caccia. Anche se immagin che le ultime parole della sua favorita fossero gi state pronunciate dalla poetessa di Qazvin, come tutto il resto di quel che lei aveva detto negli ultimi mesi, non aveva idea se quellenigmatica dichiarazione fosse un atto di sfida o un segnale della fiducia assoluta nello Shah. Sapeva solo che non voleva essere vicino a lei quando moriva. Ed essendo fuggito dal suo capezzale, trov in seguito tutte le scuse per stare lontano dallanderoun. Non prendere mai una donna alla lettera, se la ami, disse la Madre dello Shah, e suo figlio la maledisse per questo. Ama solo gli uomini che rispettano la parola data, sospirarono le mogli, e lo Shah maledisse anche loro. Nei mesi che seguirono avrebbero preferito aver tenuto la bocca chiusa, perch da quel momento in poi il tasso di natalit nellanderoun croll drasticamente. La morte della favorita segn la fine del gioco dinastico. La regina non poteva pi mettere una donna contro laltra, finch suo figlio le detestava tutte allo stesso modo. Ma quando torn in citt nel bel mezzo della rivolta del

pane, un anno dopo, quando si apr con la forza la strada allinterno del palazzo sudando copiosamente dopo lo scampato pericolo tra la folla, quando finalmente varc vacillando la porta dellanderoun reale dopo la lunga assenza, scosso, distrutto e sconvolto per laggressione della marmaglia, mogli e concubine furono pronte a ricominciare da capo, come se niente fosse successo. Lo accolsero con estasi isterica. Gli corsero incontro, gli si accalcarono attorno; svolazzarono intorno a lui, se lo contesero aggrappandosi ai vestiti e tirandogli le maniche. Lo accarezzarono e lo coccolarono, singhiozzando di sollievo, stringendoglisi sul cuore e sospirando. Volevano ingozzarlo di cibo, come se fosse lui quello che moriva di fame; insistettero perch mangiasse polpettine, riso e lenticchie, uova, e misero il broncio risentite quando lui rifiutava. Lo soffocarono di attenzioni e di pretese. Grazie al cielo era venuto in loro aiuto, strillarono. Grazie a Dio Sua Maest aveva ascoltato le loro preghiere. Senza di lui si sentivano abbandonate. Senza la sua protezione, erano a rischio di violenza immediata, di stupro imminente. Come potevano dormire sicure la notte senza di lui? Come potevano sopportare i loro mal di testa, i crampi, i dolori alla schiena? Avevano paura che quelle donne infuriate potessero fare irruzione nellanderoun da un momento allaltro e strangolarle tutte. Sarebbero venute a graffiare facce e strappare capelli; le avrebbero gettate a terra e trascinate per i piedi fin dentro i laghetti del palazzo. Dato il modo svergognato con cui si comportavano in strada, quelle megere urlanti erano probabilmente seguaci della poetessa di Qazvin. Dovevano essere discepole delleretica, sibilarono, sue accolite, sue devote! Lo Shah avrebbe voluto che tacessero, che lo lasciassero in pace. Tremava e voleva andare a dormire, da solo. Lultima cosa di cui aveva bisogno era di essere pressato, vezzeggiato e imboccato. Tra laltro era cos tanto tempo che non vedeva mogli e concubine che aveva dimenticato quanto fossero stridule, quanto strillassero; quanto fossero apprensive le strisce nere di antimonio con cui univano le sopracciglia e come fossero irritanti le stupide babbucce bianche sui loro piedi dalla pianta larga. La menta del loro alito aveva una nota acuta di grasso di montone; le loro ascelle emanavano un odore acre di sudore e lavanda. Non poteva sopportare le loro molestie profumate. Era gi abbastanza sgradevole essere stato circondato da femmine fameliche che urlavano in strada, ma essere intrappolato al chiuso con queste altre, tutte bocca, ipernutrite, era pi di quanto fosse in grado di tollerare. Scapp da loro per rifugiarsi nel bastione al centro dellharem.

Capitolo quattordici Non appena la moglie del primo notabile venne a sapere che la Madre dello Shah era stata spedita a Qum, mise fine alle regole e restrizioni imposte da Sua Altezza Imperiale sulla prigioniera. Non vedeva motivo per rispettare ingiunzioni tanto severe, se il

matrimonio di suo figlio doveva essere rinviato a tempo indeterminato. Era evidente che la regina non aveva intenzione di trovare una moglie al figlio del dignitario fintantoch era offesa con il suo, di figlio, e poich la tensione tra lo Shah e sua Madre aveva spaccato in due la corte, lei si mise dalla parte delleretica per non doversi schierare. Il giorno prima di quello in cui la prigioniera doveva recarsi a palazzo prese appuntamento nei bagni cittadini. Occup lintero stabilimento a uso privato del suo anderoun. La spesa era paragonabile a quella di un matrimonio, e bisognava assoldare altre assistenti perch oltre alla sorella e alle figlie del primo notabile, era venuta in citt anche la vecchia madre di lui, che viveva in campagna, insieme alle figlie dei suoi figli e alle cameriere. Tutte le nipoti e cugine e zie della famiglia si unirono al corteo del bagno turco e, per la costernazione del marito, fu invitata anche la poetessa di Qazvin. Ma non era permesso alla prigioniera, protest, lasciare il gineceo. Non uscir dal gineceo ribatt la moglie. Il gineceo uscir con lei. E poi una donna ha il diritto di lavarsi, quali che siano le sue opinioni. Quando obiett dicendo che doveva eseguire gli ordini, lei controbatt ricordandogli che le aveva gi infranti. La prigioniera aveva tenuto corrispondenze illecite per tutto il tempo, e lui non se nera neanche accorto. La lavandaia le aveva fornito erbe che lei aveva macerato trasformandole in inchiostro; le aveva procurato della carta vegetale con cui scrivere le sue lettere, e aveva consegnato la sua posta in tutta la citt. Lo sapeva che si potevano usare le cannucce delle stuoie come penne?, gli chiese sarcastico. E poi gli raccont della macchia verde dietro la porta della stanza segreta. Se quella donna sa scrivere, pu anche lavarsi disse trionfante. Lacqua calda non certo pi eretica dellalfabeto. Ma la regina, balbett il primo notabile, aveva espressamente vietato le visite ai bagni turchi. Bene, per quanto lungo possa essere il suo braccio, non pu legiferare sui bagni della capitale da Qum replic acida sua moglie, che era estremamente irritata con la Madre dello Shah. Il marito la fiss a bocca aperta. Non si sarebbe mai aspettato che linfluenza di uneretica potesse essere tanto forte. Dopodich rinunci a ogni rimostranza e sper che i pettegolezzi non arrivassero alla regina. Ma la voce della moglie del primo notabile arrivava lontano. Fluiva attraverso i canali sotterranei a sud della capitale, scorreva a ovest sotto il Gran Deserto Salato e alla fine sgorgava con rumori acri e insalubri, nelle fogne della citt dei morti. Sua Altezza odiava i bagni turchi di Qum. Gli scarichi della sua alcova privata erano continuamente intasati da tappi di capelli, e farsi strofinare da unaddetta al bagno in quel luogo chiassoso le sembrava fin troppo simile a farsi preparare per la sepoltura da una che lava i cadaveri. Aveva orrore delle abluzioni mensili in quel posto, ed era come sempre disgustata quando lassistente che le stava sciacquando la schiena

mentre lei sedeva nuda in una vasca di ottone la inform, con il tono untuoso della leccapiedi di professione, che la visita della prigioniera ai bagni turchi della capitale si era dimostrata un punto di svolta nelle sue fortune. La sua reputazione era salita assieme allacqua, nel momento stesso in cui ci si era immersa. Se ha tanto ritegno nel mostrare il suo corpo in privato si diceva avesse commentato la moglie del primo notabile, chi potrebbe credere che sia disposta a mostrare la faccia in pubblico? A quanto pareva tutte le signore erano daccordo con lei, perch era vero: malgrado si fosse tolta il velo in pubblico, la poetessa in privato si teneva sempre ben coperta. Si era pudicamente avvolta arti e membra negli asciugamani prima di immergersi fino alle ascelle nellacqua calda, come era duso ai bagni. E quando ne era uscita parecchie ore dopo, si era vestita, come lassistente inform Sua Altezza, prima di acconciarsi i capelli e di usare la pietra pomice. Ma per qualche ragione i termini comuni della valutazione femminile - la circonferenza del suo seno e la curva della vita, la lunghezza delle gambe e lincavo delle cosce - non erano sopravvissuti al passaggio delle voci, malgrado la loquacit della moglie del primo notabile. Lunico dettaglio emerso dal fumo dei pettegolezzi e dal vapore delle congetture sgocciolato fin l dalla capitale era che la poetessa aveva diverse doti, quanto a bellezza. Poco altro era stato riferito, con grande frustrazione della regina. Ebbene, posso assicurarvi che non una di quelle donne segnate dal vaiolo, con le natiche rugose come largilla cruda aveva ribattuto la moglie del primo notabile a una principessa che laveva interrogata dopo la visita al bagno turco. E non neanche una di quelle con la pelle giallastra e le anche come i manici di una brocca aggiunse compiaciuta, perch sapeva riconoscere le spie della regina a un miglio di distanza. Sua Altezza mise il broncio quando le dissero che compagna piacevole era stata la prigioniera durante il bagno; le donne della casa del primo notabile ne erano entusiaste, o cos dicevano. Si era immersa nelle vasche e si era crogiolata nel vapore insieme a loro finch non ebbero tutte le dita raggrinzite. Le aveva aiutate strofinando loro la schiena e passando la pietra pomice sui calcagni fino a far sparire ogni minima callosit e a cancellare ogni sospetto. E aveva parlato con loro con tanta freschezza, tanta leggerezza che prima che la loro pelle fosse tutta lucente e rinnovata, i capelli unti e pettinati, anche tutti i loro dubbi e le loro paure si erano ammorbiditi fino a scomparire. Le assistenti del bagno giuravano che non avevano mai visto tanti pregiudizi finire nello scarico in un giorno solo. Chiese loro scusa per lo sporco che aveva accumulato e il fastidio che aveva causato fin dalla sua cattura e giur che si sarebbe sentita per sempre in debito con la moglie del primo notabile per averle permesso di ripulirsi cos a fondo. Confess che, per quanto sapesse che il volere dello Shah attraversava la Persia in lungo e in largo, lei non si era resa conto di come lo si potesse misurare con precisione

osservandosi i capelli che aveva in testa. E le fece ridere tutte al pensiero che la convocazione di un re potesse adempiere la stessa funzione dei servizi di una brava lavandaia. Se voleva meritarsi la lealt incondizionata dei suoi sudditi, disse allegramente, un sovrano avrebbe dovuto badare che facessero regolarmente il bagno. N il senso dellumorismo di Sua Altezza, n il suo appetito si risvegliarono quando lassistente le disse, durante il pasto di mezzogiorno, che il giorno in cui la moglie del primo notabile aveva affittato il bagno turco unaria di vacanza si era diffusa nella capitale. Data la sua reputazione culinaria, parecchie delle inservienti avevano accettato cibo in cambio del prezzo dellhenne, secondo i pettegoli, e avevano messo a disposizione delle sue ospiti tutte le comodit del luogo. La prigioniera, anchessa invitata a unirsi al pasto, si era dimostrata una gran buona forchetta. La moglie del primo notabile, si diceva, aveva proclamato che era una vergogna aver privato del cibo una persona che lo apprezzava tanto. A suo parere, chiunque sapesse distinguere lo zafferano del primo raccolto invernale da quello dellultimo non poteva essere una persona del tutto cattiva; a una donna con un palato capace di riconoscere le spezie di un sottaceto bisognava riconoscere un certo grado di giudizio. Come pu, una donna che ama tanto mangiare, fare cose tanto orribili? aveva protestato. Quando poi le dissero che la moglie del primo notabile aveva cominciato a cucina re per la poetessa dopo che su di lei era stata estesa la clemenza regale, la regina fu presa da un accesso dira e gett il suo riso nella vasca, cos che lassistente dovette portare altra acqua per sciacquarle la testa. Apprese anche come, dopo la revoca ufficiale delle restrizioni, alla prigioniera erano state concesse tutte le comodit negate in precedenza. Le era stata data una camera ampia e luminosa e non le era stato pi impedito di comunicare. Le offrirono anche un braciere e una fornitura illimitata di carta e inchiostro. La figlia di nove anni, che era stata portata a corte insieme ai due fratelli pi grandi per giustificare la richiesta di vendetta del loro padre, ebbe il permesso di stare con la madre contro il parere del mullah, e da quel momento in poi le fu permesso di avere compagnia, oltre che di intrattenere corrispondenza. Il fior fiore della societ femminile accorreva a casa del primo notabile, cos disse lassistente alla regina. Principesse del palazzo reale, parenti di ministri e segretari di stato, tutte facevano a gara per incontrarla. Una signora a cui era capitato di visitare i giardini della Legazione britannica sostenne di averla intravista dallalta finestra sopra le mura e di averle dedicato una poesia che stava facendo il giro della corte. Le figlie dei borghesi di citt venivano solo per darle unocchiata e la moglie e la sorella del capo dellesercito chiedevano ogni giorno unora di conversazione con lei. Tutte volevano vedere la donna che aveva prodotto un tale effetto sul re. Dissero alla moglie del primo notabile che era molto fortunata ad avere una prigioniera del genere in casa sua. In realt considero la poetessa di Qazvin mia ospite replic la signora compiaciuta. Al sentirsi riferire queste parole, la Madre dello Shah sput nel bacile pulito che era appena stato portato, e ordin allassistente di cambiare unaltra volta lacqua.

Durante lesilio della regina nelle province, il carcere divent altrettanto famoso del santuario a sud della capitale. Sua Altezza venne a sapere che la moglie del primo notabile non era pi contraria ad avere uneretica in casa sua e approfittava della popolarit della donna per rimediare favori a corte. Si parlava di un matrimonio, nellaria, mormor lassistente al bagno, non solo per la sorella dello Shah ma anche per il figlio del primo notabile. Malgrado le penurie invernali e la consueta minaccia di carestia, i sontuosi ricevimenti della moglie del primo notabile si erano moltiplicati, come pure le cifre spese per i mezzani. La signora sembrava pensare che poteva coltivare i contatti giusti per il suo ragazzo in assenza di Sua Altezza, mormor lassistente. Non sar una Qajar aveva detto scuotendo la testa in un impeto dorgoglio, ma mio figlio vale quanto un principe. Alludir ripetere questa oltraggiosa osservazione, la Madre dello Shah si dichiar tanto insoddisfatta dei servigi dellassistente che furono costretti a ripassarle la pietra pomice ai piedi se volevano essere pagati. Era decisissima a mettere freno a tanta presunzione. Era gi abbastanza preoccupante che il gran visir minacciasse la sua influenza a corte, ma se le donne rispettabili della capitale cominciavano a combinare matrimoni alle sue spalle avrebbe perso ogni influenza in tutto il paese. La poetessa di Qazvin a quanto pareva aveva detto alla sua padrona di casa che, se i progetti matrimoniali di suo figlio erano stati rimandati a tempo indefinito, la sua reputazione doveva essere salita moltissimo nella stima della regina. Era ormai divenuta il candidato ideale al ruolo di capro espiatorio, e se ogni privilegio aveva il suo prezzo, questo si sarebbe finalmente rivelato come risposta alle sue preghiere. Le sue attuali sofferenze, aveva promesso, alla fine si sarebbero tradotte nella felicit del figlio. Mi ha detto che la regina non lavrebbe dimenticato disse la moglie del primo notabile in tono trionfante. Ha detto che Sua Altezza gli conferir onori speciali quando torner in citt. Dopo che lultimo frammento di schiuma sporca fu sparito gorgogliando nello scarico, la regina prese a calci unguenti e balsami, e usc come una furia dalledificio, di pessimo umore. Liquid inoltre tutte le assistenti dei bagni di Qum e licenzi in tronco le lavandaie. Affari urgenti laspettavano nella capitale. Da quando la sua opposizione al matrimonio della figlia era stata tra le cause del suo esilio, non aveva alternative: doveva dare la sua benedizione se voleva tornare. Mand quindi a dire allo Shah che finalmente gli auspici erano buoni e i mullah lavevano confermato. Adesso che erano finite le esecuzioni, disse, era tempo di banchetti di nozze. E poi aveva un disperato bisogno di un bagno come si deve, aggiunse. Non ti puoi immaginare, disse al figlio, le odiose condizioni e il pessimo servizio offerto dai bagni turchi di Qum. Da quel momento in poi, la loro riconciliazione fu ingannevolmente agevole. Lo Shah era felice che sua Madre avesse tratto beneficio dai buoni consigli dei mullah e si

doleva immensamente alludire che nella citt dei morti le sue esigenze non erano state soddisfatte. La esort a fare ritorno subito nella capitale a congratularsi, in occasione della cerimonia di fidanzamento della sorella. I bagni privati di palazzo, disse, sarebbero stati rinnovati appositamente per celebrare le nozze. Ma prima del suo ritorno, la Madre dello Shah negozi un altro contratto matrimoniale e si assicur i servigi di due teologi di Qum. Il contratto era tra il figlio del primo notabile e una principessa strabica. I teologi inoltre dovevano intraprendere la rieducazione della poetessa di Qazvin. Il risultato fu che la moglie del primo notabile apprese del grande onore conferitole nello stesso momento in cui veniva a sapere che un paio di mullah si sarebbero uniti al flusso dei visitatori in casa sua. Non ti aspetterai che tolleri anche i predicatori oltre ai criminali? ribatt quando il marito le annunci la notizia. Era rimasta delusa nello scoprire che la futura sposa aveva gli occhi un pochino divergenti. Ma unocchiata di suo figlio e uno sguardo di sua cognata la misero in guardia. Allora si morse le labbra e non fece pi parola sullargomento. I suoi rapporti con il primo notabile erano recentemente diventati tesi e motivo di una certa preoccupazione. Il marito faceva visita allanderoun con meno regolarit di prima e le era stato riferito, anche se rifiutava di crederci, che lo avevano visto frequentare i bordelli di citt. Ma lei preferiva guardare al lato bello delle cose. Lo strabismo della nuora si doveva probabilmente al nobile lignaggio della ragazza, si disse. Aveva sangue reale da una parte e legami con i mullah pi autorevoli dallaltra, dopo tutto, e visto che mezza principessa era sempre meglio di niente, cominci a organizzare il menu del banchetto di nozze con grande entusiasmo. E poi condividere con Sua Altezza Imperiale lonore di essere suocera la compensava di tutto il rancore che questo comportava.

Capitolo quindici Il bastione dello Shah resisteva da tempo agli assalti del rancore e degli anni ed era un edificio di antica e affidabile costruzione. Le mura massicce erano fatte di pietra viva, le porte rinforzate da pesanti sbarre di ferro, e in passato gli alti parapetti erano serviti a giustiziare i prigionieri, che venivano gettati di sotto. Ma lo Shah aveva ordinato la fine delle esecuzioni per defenestrazione quando, di recente, una donna dalla reputazione scandalosa era stata spinta gi solo per scendere galleggiando dolcemente a terra, sostenuta dalle sottogonne. Cos il bastione era stato trasformato nella sancta sanctorum del sovrano. Forse si era rifugiato l per lassociazione del torrione con i miracoli, ma neanche quel baluardo poteva resistere allassalto delle donne. Sua Maest era riuscito a chiudere la porta in faccia a tutte le mogli e concubine, ma non poteva tenere fuori sua Madre o sua sorella. La prima insist per accompagnarlo, per ragioni di protocollo, e la seconda si limit semplicemente a entrare senza permesso. Era molto seccante essere privato

della propria intimit nelle sue gi difficili condizioni. Sua Madre era al corrente della gravit del problema, naturalmente, ma dalla morte della favorita aveva fatto s che sulla questione vigesse la regola del silenzio. Nessuno osava accennarvi in presenza della regina, nemmeno la Principessa Ereditaria. Nessuno nellanderoun regale aveva il permesso di fiatare a proposito di falli artificiali e tamponi, di unguenti e di erezioni. Dacch il sommo astrologo aveva messo in guardia contro le minacciose congiunture del mese successivo alla morte della favorita, nessuno aveva potuto nemmeno discutere la decisione della Regina Madre di introdurre i gatti nellanderoun regale da quel momento in poi e di consentire ai paggi di sostituire le concubine. Perch la verit nuda e cruda era che, malgrado le cure prodigategli dai medici giunti da Parigi e da San Pietroburgo, lo Shah, per quanto si manipolasse, non era in grado di produrre altro che uno zampilletto di urina. Il re ne aveva abbastanza di essere il fulcro di ogni attenzione, il punto di convergenza di sguardi adoranti. Non ne poteva pi di essere minuziosamente esaminato. Quando si ritir nella torre voleva nascondersi dagli occhi altrui, oltre che dallinsurrezione. Diede ordine che le pesanti porte del bastione fossero chiuse a doppia mandata. Comand poi che il cannone davanti ai cancelli fosse carico e armato. Dispose che le guardie caricassero i moschetti, salissero sul parapetto, pronte a sparare immediatamente nel caso la masnada urlante rompesse il cordone dei soldati. Malgrado gli piacesse essere allavanguardia non aveva alcuna intenzione di soccombere alla disobbedienza civile. Ma quando la folla affamata caric la barricata, invase la cittadella e fece irruzione nel palazzo, Sua Maest non diede lordine di aprire il fuoco. Lultima cosa che si sarebbe aspettato era di essere assalito dalle donne. Seimila visi femminili lo fissavano, seimila paia docchi, resi folli dalla fame, cercarono i suoi. Seimila donne che morivano dinedia, che reggevano con le braccia scheletriche bambini dagli stomaci dilatati, neonati morti da mostrargli, piangevano da far piet e chiedevano da mangiare. Ma il peggio era che le donne si erano sciolte le trecce e si erano lordate di fango la fronte per manifestare la loro disperazione; si erano strappate i veli, tutte quante, come eretiche. A quella vista, fu sopraffatto dal panico. Lattentato alla sua vita, nove anni prima, era stato molto meno minaccioso di questassalto, che non poteva essere represso con i metodi consueti. La sua impotenza fu evidente quando, riluttante, si rivolse ancora una volta a sua Madre e le chiese consiglio. Che cosa doveva fare, le domand, con quelle donne infuriate? La Madre dello Shah aveva coltivato una sua teoria sullimpotenza e sulle donne, a partire dallattentato. Anche lei aveva covato i suoi rancori per oltre un decennio e non era tipo da dimenticare gli antichi risentimenti. Quindi sapeva cosa dire e fece in modo che tutti la sentissero mentre rispondeva a suo figlio. Lo consigli di trovare qualcuno che si assumesse la responsabilit della crisi, qualcuno in grado di controllare la

situazione. Gli disse di scegliere un servitore fedele, un suddito che si fosse dimostrato leale dallinizio del regno e che fosse ancora disposto a servirlo. Al popolo serve un capro espiatorio disse, e allo Shah serve qualcuno con cui prendersela. La Regina Madre si sentiva tradita, quellinverno, e anche a lei serviva qualcuno con cui prendersela. Era stata tradita da uomini che aveva creduto servi fedeli, ma che in realt erano stati i suoi padroni. Aveva lottato tutti quegli anni per conservare il potere e adesso si accorgeva che era stata invece al servizio delle ambizioni di ministri, mullah e dello stesso monarca. Tutti lavevano ingannata per realizzare i propri fini. E, fra i tanti, alcuni lavevano fatto pi degli altri. Aveva molte ragioni per provare risentimento verso il primo notabile. Da quando aveva offerto la propria casa in dono, allincoronazione dello Shah, il capo della polizia aveva estorto per ricompensa tangenti sontuose. Lo aveva visto leccare i piedi al primo gran visir fin dal giorno in cui questi aveva assunto la carica, e lo aveva osservato lusingare anche il secondo per ottenerne i favori, con la scusa dei rapporti familiari. Nel corso degli anni aveva sfruttato i ricchi come i poveri e aveva obbedito ai suoi superiori soprattutto nel proprio interesse personale. Ma il motivo principale per cui lo odiava era perch aveva introdotto nellanderoun regale la donna che aveva scavato un solco tra lei e suo figlio. Non fosse stato per il primo notabile, la cortigiana favorita dello Shah non avrebbe mai soppiantato la Regina Madre al potere. Si era presentata ai cancelli di palazzo pochi giorni dopo le nozze del figlio del primo notabile, ed era stata subito ammessa nellanderoun e alla presenza della regina. Nello stesso momento la Madre dello Shah era stata travolta da unalluvione di doni - vasi ricolmi di riso nuziale profumato e scatole traboccanti di dolciumi, finissime sciarpe di cachemire, ricami e una gabbietta di bamb piena di uccellini variopinti - ma era la danzatrice il dono pi prezioso della festa di nozze. Il primo notabile aveva voluto consegnarla al re personalmente. Un pegno di gratitudine per lonore che la sovrana aveva conferito alla famiglia; un gesto di apprezzamento per i vantaggi ottenuti dallalleanza regale. Egli espresse la speranza, da dietro la tenda, che la cortigiana fosse gradita a Sua Maest. La regina era stata lesta a mettere allopera la nuova concubina. Qualcuno disse che la ragazza era una risposta alle sue preghiere. Altri sostennero che aveva acconsentito alla consumazione delle nozze di sua figlia quello stesso anno per stimolare lappetito del figlio. Ma quando controllare il corpo non si dimostr pi facile che governare la mente, prefer dimenticare il suo ruolo nellaffare. Negli ultimi anni neg persino di aver avuto il bench minimo ruolo nel matrimonio del figlio del primo notabile. Ma diede sempre la colpa al capo della polizia per aver perso potere nellanderoun: entro linverno della sommossa del pane, la sua fame di vendetta era ormai feroce quasi quanto la fame vera nelle strade. Quando lo Shah si rifugi nellharem per la prima volta dopo un anno, sospett che potesse essere lultima volta che si rivolgeva a lei per un consiglio.

Era persino disposta, a quel punto, ad approfittare della sua impotenza per giocarsi lultima carta. Cos, quando lui le chiese cosa fare con tutte quelle donne senza velo, lei aveva la risposta sulla punta della lingua. Il primo notabile era ovviamente luomo giusto per loccasione, disse al figlio. Era lui che aveva fatto salire il prezzo della farina, quindi che si assumesse la responsabilit di far scendere la tensione. Convocalo a palazzo, disse, prima che queste donne rovescino il trono. Se riesce a controllare quel po po"di moglie in casa sua, mormor, non avr problemi a rimettere in riga queste furie per strada. E cos lo Shah mand a chiamare il primo notabile. Per lultima volta.

Capitolo sedici Anche se entrambi gli avvenimenti si svolsero lo stesso anno, il matrimonio del figlio del primo notabile fu ricordato ancora a lungo dopo che quello della sorella dello Shah era stato dimenticato. Rappresent il culmine della carriera culinaria di sua madre, ma segn il suo declino nellanderoun del primo notabile. E per quanto fosse stato il punto di svolta di molte esistenze, fin per essere associato a ununica donna. Molti potranno aver pensato che allinizio quella donna fosse la favorita dello Shah. Ma la fame soddisfa lappetito ben pi della saziet, a volte. Gi prima del banchetto di nozze i mendicanti della citt si erano accampati davanti al portone del primo notabile, solo per sentire gli aromi che aleggiavano nel vicolo. E nelle settimane che seguirono furono ben felici di cibarsi degli avanzi. Per tre giorni tutta la casa vibr di tamburi e cetre, risuon delle note di oud e di flauti. Per tre notti le tende a strisce nel cortile si gonfiarono e sventolarono; le lanterne scintillarono e le mura echeggiarono di luce e di poesia. Persino la moglie dellambasciatore britannico sent la musica, vide la casa del primo notabile addobbata come per lo spettacolo di un circo, odor i profumi del matrimonio quando si affacciava alla finestra della Legazione. Tutto il vicolo era coinvolto nei festeggiamenti. Fu innalzato un palco di assi di legno e le ballerine si esibirono sul lato femminile della casa per la prima notte, e su quello maschile per la seconda. La terza sera la baldoria raggiungeva ogni via della citt. La cerimonia vera e propria si svolse il primo giorno delle nozze, a casa di un parente della sposa. Poich la presenza delleretica sarebbe stata un insulto per il mullah che celebrava il rito, il contratto di nozze fu firmato e sigillato allaltro capo della citt. Fu l che si stese il telo bianco ricamato e che si accesero le candele accanto allo specchio; fu l che la sposa fu pregata di sussurrare il suo consenso e il figlio del primo notabile rischi di soffocarsi con il fumo di ruta siriana, un blando allucinogeno da sempre usato in Persia, quando vide per la prima volta locchio strabico. La festa in onore dello sposo si svolse il secondo giorno, nella residenza del primo notabile. Sua moglie super se stessa per amore del figlio. Fece sobbollire e stufare e

grigliare e brasare; pass intere giornate a fare sughi e fricassee. Le sue salse non temevano confronti, i suoi sottaceti sconvolgevano il palato, la gente parl per dieci anni dei suoi dolmeh e delle sue koofteh. Il suo dolce di nozze, riso allo zafferano con mandorle tritate e scorze darancia filettate, assurse alla condizione di tesoro nazionale, e persino i mendicanti ingrassarono con i resti del banchetto. Ma nonostante i piatti deliziosi e i vini di Shiraz, gli ospiti non furono soddisfatti. Malgrado tutti gli sforzi della moglie del primo notabile i membri femminili della famiglia avevano fame di qualcosa di pi. Dovera la poetessa di Qazvin?, strillavano. Perch, tra la sorpresa generale, alla prigioniera non era stato permesso di unirsi a loro? Dovera lerudita di cui avevano sentito tanto parlare? Il fatto era che il primo notabile era stato riluttante a farla scendere in giardino. Un matrimonio, aveva detto alla moglie con aria cupa, non era posto per una donna di quel genere. I suoi ospiti furono estremamente delusi, alla fine del primo giorno, quando lei rifer loro il parere del marito. Cos, ribatterono quelli con disprezzo, secondo il primo notabile la reputazione di una ballerina era migliore di quella di una poetessa? Anche se gli scherni per lei furono una spaventosa provocazione, e nonostante sapesse che tutti mormoravano alle sue spalle, la padrona di casa non si ferm a rimuginare sulle loro insinuazioni. Cambi strategia. La sera del secondo giorno tese un agguato al marito sui gradini del porticato, e non lo fece passare finch non gli ebbe detto quello che pensava. La ballerina in quel momento teneva in suo potere il birouni e lei sapeva che il primo notabile era impaziente di andarsene, ma lei blocc la scala e si rifiut di cedergli il passo finch non avesse cambiato idea. Le signore, si lagn, imploravano di vedere la prigioniera. Se il loro desiderio non fosse stato soddisfatto, lonore della famiglia ne avrebbe tratto un grave danno. Il matrimonio di suo figlio sarebbe stato un fallimento totale se la poetessa di Qazvin non avesse partecipato alla festa di nozze. Gli ospiti ci sarebbero rimasti cos male. Lasciasse almeno che la donna venisse in salotto, lultimo giorno, lo implor. Il primo notabile aggrott le sopracciglia e disse che al mullah la cosa non sarebbe piaciuta. E chi se ne importa, ribatt lei, visto che la cerimonia religiosa era finita? Il marito rispose che voleva evitare cattivi auspici. Si sarebbe assunta lei la piena responsabilit dei presagi, replic cocciuta. Per favore!, lo preg. Forse, brontol lui. Purch la smettesse di tormentarlo. Solo una breve visita il terzo giorno, insist lei lamentosamente. Chiedeva solo che la poetessa potesse raggiungerle per un poco quando fosse arrivato il corteo nuziale. Era chiedere troppo? Lui rispose che ci avrebbe pensato e la allontan dirigendosi verso la musica.

La padrona di casa si mostr entusiasta quando comunic la notizia alle signore. Ci sta pensando, disse in tono trionfante. Ottime possibilit, le defin. Le sue ospiti trattennero il fiato e si diedero di gomito. Il primo notabile non avrebbe pensato molto finch stava a guardare la ballerina, si dissero lun laltra, ridacchiando e coprendosi la bocca con le mani. Lalito del primo notabile sapeva di arak durante il matrimonio di suo figlio; i suoi abiti puzzavano di tabacco e di donne da marciapiede, ma sua moglie allepoca non riconobbe lodore del tradimento. Lei era cos sicura del potere che aveva su di lui, cos convinta di averlo piegato al suo volere, che attribu la gratificante assenza della ballerina, quel giorno, alla sua influenza personale sul marito. Era talmente certa di averla avuta vinta sullargomento, che quando cominciarono a bussare alla porta lultima sera della festa di nozze non esit un attimo. Mand a dire alla prigioniera e a sua figlia di unirsi agli altri ospiti nel salotto del t. E mentre correva alla porta pensava a come avrebbe dimostrato la sua gratitudine al primo notabile. Il cantore con loud aveva preso le redini dello spettacolo e nellaria risuonavano lamentosi canti damore, quando la moglie del primo notabile and ad accogliere la sposa in casa sua. Il pomeriggio cominciava a risplendere come una pesca matura attraverso le alte finestre e le lame nere dei cipressi nel giardino della Legazione ondeggiavano sullo sfondo del cielo dorato quando la poetessa raggiunse gli ospiti. Malgrado gli ululati acuti alla porta e il rullo dei tamburelli del corteo nuziale, quando la poetessa entr dalla porta si ud il tubare delle colombe sul portico. Il lieve aroma del gelsomino in cortile fu addolcito dal profumo di essenza di rose che port con s nella stanza. Le ospiti ciarliere si diedero di gomito, impazienti. Eccola, ammiccarono. Guarda! Ecco la donna che ha abbandonato il marito! Si era seduta in fondo alla sala, fecero notare. E ci mancherebbe, brontolarono. Molto corretto. Anche se la moglie del primo notabile le dava tanta importanza, in fin dei conti era solo una prigioniera. La donna, che teneva per mano la figlia, era fresca come una rosa e vestita di cotonina a fiori. La fanciulla indossava un foulard bianco ed era molto pi carina, pensarono le ospiti, della sposa strabica. Che peccato per, sospirarono. Quella creatura non avrebbe mai vissuto un momento simile. Chi mai avrebbe voluto sposarla, dopo quello che sua madre aveva detto e fatto? La giovane guardava impaziente verso la porta da cui doveva entrare la sposa. Era chiaro, dagli strilli acuti in cortile, che stavano aprendo il portone. Gli ospiti stavano soppesando la prigioniera. Si sistemata bene, mormorarono invidiose. Non cera da stupirsi che avesse abbandonato il marito: non sembrava certo la moglie di un sacerdote. Indossava calzoni di velluto rosso scuro sotto la gonna a balze e una tunica di broccato sopra una graziosa blusa a ramages bordeaux. Poteva anche essere capace di recitare il Libro Sacro al contrario, si sussurrarono lun

laltra le donne, ma evidentemente non era cos castigata. Sar pudica come sembra?, si chiesero. Sembra piuttosto vanitosa, con quelle sopracciglia arcuate e gli occhi a mandorla... Chi pensa di prendere in giro, questa figlia di mullah, che finge di essere una studiosa e si veste con tanta eleganza? Le donne trattennero il fiato e dimenarono la testa mano a mano che i battimani e i cori si avvicinavano. Immaginarono che la sposa avesse ormai raggiunto i piedi della balconata. Di sicuro la poetessa era attraente, riconobbero di malavoglia. Il velo sul capo era finemente ricamato e il suo viso era reso pi affascinante da un tocco di belletto. Gli occhi erano scuriti dal kajal, come pure il piccolo neo sotto la bocca. Ma perch teneva sempre abbassate le sue lunghe ciglia? Una donna capace di andarsene in giro mezza nuda dovrebbe essere meno riservata, ridacchiarono. Ma probabilmente unipocrita, come chiunque altro, sospirarono deluse. Gli ululati raggiunsero livelli inauditi quando la sposa sal i gradini della balconata. Le donne ondeggiarono sulle anche e bisbigliarono eccitate e impazienti. Avevano una tale voglia che leretica aprisse bocca e dicesse qualcosa. Speravano che predicesse la fortuna alla sposa. Volevano che parlasse del matrimonio, cos avrebbero avuto materia per i loro futuri pettegolezzi. Cosa mai poteva dire, fecero tra una risatina e laltra, una donna che aveva abbandonato il marito a una sposa, nel giorno delle sue nozze? Che spasso, se una donna dopo un matrimonio fallito avesse parlato di mariti e di mogli! I musicisti cominciarono a suonare una musica vivace proprio nel momento in cui la sposa, appesantita da molti strati di satin rosa e da una pesante ed elaborata acconciatura, finalmente fece il suo ingresso nel salotto con la moglie del primo notabile. Mentre si sedeva al posto donore tutte quante si agitarono, strusciarono i piedi, si strinsero lun laltra sui tappeti per far posto alle parenti. Fu intonato il benvenuto tradizionale, fu servito il t; i battimani cessarono e Pusignolo nella gola della cantante tremol e tacque. Tutti si rivolsero in trepida attesa verso la padrona di casa e aspettarono che cominciasse. Era la terza sera, il momento dei regali. La moglie del primo notabile non aveva ululato con le altre quando la sposa aveva varcato la soglia con il corteo nuziale. Si era fatta livida in volto, il suo ampio petto aveva cominciato a sollevarsi e abbassarsi affannosamente, ma ancora non aveva detto una parola. Era seduta a unestremit del salotto, di fronte alla poetessa di Qazvin che si trovava accanto alla porta, e aveva fissato lo sguardo su di lei. Aveva unaria strana. Sorprese, le ospiti cominciarono a mormorare tra loro. Cosaveva la padrona di casa?, si chiesero. Perch non dava inizio al benvenuto? Forse la sposa aveva calcato troppo sul rituale cerimoniale durante il rito nuziale?, ridacchiarono.

Le avevano forse cucito il velo troppo stretto sulla testa, perch non tormentasse troppo la nuora? Oppure aveva litigato col marito? Cosa mai le aveva preso? Bisbigliarono e inarcarono le sopracciglia. Si fecero locchiolino con laria saputa e ridacchiarono. Dovevano richiedere i servigi della ballerina? Solo per alleggerire limbarazzo? Ma la moglie del primo notabile continuava a tacere. Si diedero di gomito e fecero altre risatine. I musicisti fecero una pausa, la cantante fu zittita, ma la signora continuava a non dire niente. Un silenzio frusciante riemp la stanza; le ospiti cominciarono ad agitarsi, ad allungare il collo per vedere. Ma poi si immobilizzarono, raggelate. Lespressione sul viso della moglie del primo notabile era di angoscia pura. Fu la poetessa di Qazvin a venire in suo soccorso. Alzatasi dal suo posto si avvicin alla moglie del primo notabile e offr un pacchetto avvolto in un quadrato di seta. Un moto di sorpresa percorse la sala. Tutti volevano vedere a chi lavrebbe dato. Per vostra nuora, da parte mia mormor la poetessa. meglio che le giunga dalle vostre mani, perch voi siete stata una sposa felice! E si inginocchi abbracciando la moglie del primo notabile. A questo, la padrona di casa scoppi in un pianto improvviso e prese a singhiozzare in modo incontrollabile. Ah, mormorarono le donne, sollevate: naturalmente. Le lacrime sono previste, annuirono; una donna deve piangere, quando si sposa suo figlio. La moglie del primo notabile era sempre stata infatuata di quel ragazzo, e adesso nella sua vita cera unaltra donna. E fecero girare i dolcetti, sorseggiarono altro t; batterono le mani per incitare i suonatori e sorrisero con approvazione alla poetessa. Perch tutto era come doveva essere e finalmente poteva cominciare la cerimonia dei regali. Tutto, o quasi. Perch non poterono fare a meno di domandarsi perch leretica avesse dato il suo dono alla suocera invece che alla sposa. E non poterono trattenersi dal chiederglielo, visto che la moglie del primo notabile stava ancora piangendo. Tirarono la prigioniera per la gonna, blaterando come pappagalli, mentre lei tornava a sedersi. Che cosa, domandarono affamate di scandalo, vogliose di pettegolezzi, cosa aveva regalato? Il segreto per soddisfare il proprio signore e padrone? La formula della moglie perfetta? Conosceva qualche trucco per rendere felici anche i loro mariti? Che cosa significava il matrimonio per la poetessa di Qazvin e, per favore, voleva dir loro cosa cera nel pacchetto? Un libro, rispose lei sedendosi, e accarezz la mano della figlia. Le ospiti erano sbalordite. Ma la ragazza non sapeva leggere!, strillarono. Avrebbe imparato presto, rise la poetessa. Avrebbe anche scritto, adesso che era una moglie. Alcune ragazze imparavano presto a leggere e scrivere, disse lanciando unocchiata affettuosa alla bambina al suo fianco, ma tutte noi dovremmo saperlo fare a partire dalla prima notte di nozze. Ah, se questo il genere di alfabeto di cui stiamo parlando, dissero con un sorrisetto

sprezzante alcune di loro, guardando sdegnose la padrona di casa. Raddrizzarono le spalle e guardarono dallalto in basso la figlia della prigioniera che arross di orgoglio. Ma altre si fecero pi vicine alla poetessa. Dicci, insistettero, che tipo di studio pu aiutare una ragazza a diventare una buona moglie? Moglie e marito sanno leggersi a vicenda, questo sicuro, rise lei. Chi altri in grado di leggere solo guardando la copertina? Come si poteva giudicare un matrimonio dalla rilegatura? Questa unidea ridicola, mormorarono le donne guardando di traverso la moglie del primo notabile. Avevano sentito paragonare il matrimonio a un cocomero, ma chi lo aveva mai concepito come un libro? E chi scrive la storia di una coppia?, insistettero. Perch morivano dalla voglia di sentir parlare di come avesse abbandonato il marito. Gli sposi la scrivono insieme, certo, replic lei. Ciascuno ha la sua storia personale, ma ne condividono anche una comune, che nessun altro pu leggere. Ciascuno un libro di segreti per laltro, ma tra loro c una barriera che niente pu superare. Una barriera, sottile come un foglio di carta, lieve come il respiro... Le donne alla fine si acquietarono. La conoscevano bene, quella barriera. Lavevano sentita nelle chiacchiere dellanderoun, sottile come il pensiero eppure pi spessa di qualsiasi velo. Era un muro. Smisero di mormorare. Smisero di lanciare occhiatine di soppiatto verso la moglie del primo notabile e si misero ad ascoltare con pi attenzione. Allora la poetessa cominci a narrare loro la vecchia storia dellamore impossibile tra quello che una donna desiderava fare e quello che riusciva in realt a compiere, tra quello che lanima anelava dire e le parole a disposizione per esprimerlo. Disse loro come lingua e matrimonio non erano che ponti, nientaltro, ponti tra uomo e donna, tra lingua e orecchio; come fossero i mezzi per costruire, per vivere la propria esistenza, per suscitare nuovi significati in ciascuna generazione. Quando un matrimonio era fedele, generava poesia, concluse. Altrimenti nel giro di una notte diventava lettera morta. Le donne chinarono il capo. Adesso non osavano pi guardare la moglie del primo notabile. Ci che aveva detto faceva male. In alcuni dei libri che conoscevano il matrimonio era una tragedia. Amore e poesia erano morti da tempo in molte delle loro vite, e non avevano voglia di parlarne. Ma proprio in quel momento, la moglie del primo notabile parl. Come pu una donna sapere se il marito le rester fedele? chiese con impeto. Come pu una moglie essere sicura che il suo padrone alla fine non la tradir? E le sue parole parvero salire dal fondo di un pozzo. Le altre trattennero il fiato. La padrona di casa non piangeva per il figlio, adesso lo capivano: piangeva per s. Non aveva perso la lingua, stava cercando il coraggio di parlare. Aveva fatto le domande che nessunaltra aveva osato pronunciare. Sembrava infatti che tutto il dolore che provavano nascesse dal centro di loro stesse,

che tutta la loro delusione germogliasse dal nucleo, come una rosa scura. E dopo la risposta della poetessa la rosa cominci a sbocciare, i petali ad aprirsi. Tutte le loro sofferenze non dette scesero come rugiada sulla stanza e il loro dolore si trasform in profumo. Che nessun uomo sia il vostro padrone, finch gli uomini non sono sinceri con se stessi disse. E non lasciate nemmeno che a controllarvi sia una donna, fintantoch non avrete imparato a fidarvi dei vostri desideri. Per quanto lealmente serviate questi padroni, alla fine vi tradiranno. Il significato di queste frasi sembr colmare la stanza, riversarsi gi per i gradini della balconata, diffondersi in entrambi i cortili della casa del primo notabile. La voce della poetessa di Qazvin era bassa, ma la musica nel cortile svan mentre lei parlava e persino i colombi che tubavano furono indotti al silenzio, mentre frullavano e stridevano nel cielo della sera. Gli invitati furono distolti dalloud e dai flauti per ascoltare la prigioniera; abbandonarono tamburelli e grancasse. Lasciarono i padiglioni addobbati a festa e si radunarono attorno alla vasca per ascoltarla; anche la ballerina si avvicin e si ferm, come vittima di un incantesimo, sotto larcata. Tutti sembravano stregati da quella voce color di rosa che fluttuava nellaria. Tutti erano ebbri del vino delle parole della poetessa di Qazvin. Dove aveva appreso queste verit?, le domandarono le donne. Disse loro che si limitava a ripetere ci che loro stesse sapevano benissimo. Ma chi le aveva insegnato a leggere a quel modo le loro vite?, chiesero ancora meravigliate. Lei replic che la vita era scritta negli atti, e di certo si leggeva allo stesso modo. Ma le parole non possono leggersi da s, mormorarono, per chi dunque stava scrivendo la sua storia? Non rispose, quando insistettero per conoscere il nome. Si limit a scuotere la testa. Quelle blandirono, schernirono, cercarono di provocarla. Forse i suoi scritti erano privi di scopo; forse il suo racconto veniva narrato allaria vuota. Ma lei non fece che sorridere e non disse altro. Solo quando la moglie del primo notabile si un alle loro suppliche, soltanto quando la padrona di casa la preg, con le lacrime agli occhi, di dirle dove si poteva trovare la vera fedelt, solo allora confess che in tutta la sua vita, dal giorno in cui era nata, aveva scoperto un solo vero lettore, un solo padrone che non lavrebbe tradita. E costui, ammise, non era n uomo n donna. Mentre le donne trattenevano il respiro per udire il nome di questo amante, mentre aspettavano con ansia di sapere di chi lei si fidava, chi avesse un dominio cos assoluto su di lei, la poetessa di Qazvin si volt e spalanc le braccia per abbracciarle tutte, una per una. In seguito le donne rifletterono a lungo su questi fatti. Smisero di sognare di essere spose nel giorno delle nozze e si immaginarono come

sarebbe stato essere innamorate. Cessarono di concepirsi come mogli e si chiesero cosa volesse dire essere persone. Non indugiarono pi in vecchi pettegolezzi e malignit, ma bramarono la possibilit della verit. Si accalorarono a lungo in animate discussioni per stabilire se, alla fine, la poetessa avesse effettivamente fatto il nome del Diletto. Alcune ammisero che quel giorno aveva letto i segreti del loro cuore. Parecchie erano dellopinione che avesse tolto il velo alle loro menti e che sapesse sul conto della moglie del primo notabile pi di quanto dava a vedere. La poetessa non si era certo lasciata ingannare dai peccatucci del primo notabile con le sue ballerine, mormorarono tra loro. Qualcuna si ostinava ad affermare che il dono per la sposa era una collana di corallo e perle, e non un libro. Ma per quanto il ricordo del matrimonio in casa del primo notabile fosse associato da tutti alla sua presenza, la maggior parte degli invitati dimentic che cosa aveva detto esattamente la poetessa di Qazvin. Perch persino il profumo delle rose svanisce.

Capitolo diciassette Quando sent dire che il primo notabile sarebbe andato a palazzo nel bel mezzo della sommossa del pane, sua moglie si gett eroicamente a terra e svuot sopra i suoi piedi una fialetta di essenza di rose. La moglie del primo notabile era una donna di sostanza, una donna pesante, e buttarsi per terra non era cosa che facesse spesso o con disinvoltura. Ma in quelloccasione si adagi sul pavimento con tutta la grazia di una grassa coda di agnello alla brace disposta su un cuscino di riso allo zafferano. Si gett prona ai piedi del marito come una melanzana ripiena di salsa di melagrane. E mentre il profumo di rose saturava la sala del t in modo inebriante, blater di qualche profezia. Il primo notabile faticava a distinguere le profezie dalle ricette quando sua moglie parlava. E poi con gli anni era diventato un po"duro dorecchio ed era gi sazio di parole fin da prima che la rivolta del pane scuotesse la capitale. Da tempo aveva iniziato a far entrare delle donne nellanderoun a titolo temporaneo, per evitare i tormenti della moglie, quindi adesso gli venne facile fare il sordo. La ignor mentre si rivestiva con abiti vistosi e si regolava la barba, preparandosi alla visita a palazzo. Liber le caviglie dalla sua stretta mentre si cospargeva di acqua di lavanda dallaroma pungente, perch di sicuro non voleva comparire alla presenza dello Shah profumato come un roseto. E mentre usciva di casa circondato dai suoi sgherri ordin alle figlie, in tono freddo, di aiutare la padrona di casa a rialzarsi da terra. Fu insensibile ai suoi moniti e brandendo un randello usc in strada come una furia per soffocare la rivolta. Avvicinandosi al palazzo dello Shah, il capo della polizia si trov circondato da donne che morivano di fame. Malgrado gli sforzi della sua scorta, quelle gli si avventarono contro, attaccarono il suo cavallo, gli strapparono i vestiti e gli urlarono

maledizioni. Dovette farsi largo a frustate per le vie affollate; fu persino costretto a prendere a calci quelle furie per farle scansare e aprirsi un passaggio attraverso i cancelli di palazzo; alla fine, sulla porta della roccaforte, le minacci con il bastone. Quando finalmente raggiunse la presenza di Sua Maest era senza fiato, ma ancora profumato. I suoi abiti erano tutti insozzati, il suo aspetto sconvolto, ma il randello era ancora al suo fianco. E soprattutto aveva imparato, col tempo, a controllare la balbuzie. Certo che era in grado di mettere fine alle insurrezioni, assicur tranquillamente al re; naturale che avrebbe avuto la situazione sotto controllo. Ci voleva solo un po"di disciplina. Come lo Shah stesso sapeva fin troppo bene, le donne che scatenano la baraonda in piazza di solito parlano troppo a casa. Lo aveva detto anche a sua moglie, confid, con una strizzatina docchio troppo pericolosamente maliziosa. Lo Shah non era dellumore giusto per le battute volgari. Fu chiaro, dalla sua replica secca, che quello che il primo notabile diceva a sua moglie non lo interessava, ma quello che avrebbe potuto fare con la folla era del massimo interesse per lo stato. Gli fu ordinato di utilizzare tutti i mezzi necessari per riportare lordine in citt. Era un mandato enigmatico. Tutti i mezzi necessari non erano necessariamente giustificati, e cerano ottime ragioni di credere, dallatteggiamento altezzoso del re, che tali mezzi non necessariamente avrebbero soddisfatto Sua Maest. Il primo notabile sapeva che se avesse cercato di difendere i propri interessi personali avrebbe rischiato di incorrere nellira regale, e che se andava incontro alle richieste del popolo facendone pagare il prezzo al re, avrebbe perso il suo potere. Poich non aveva intenzione di pagare per la pace di tasca sua, e non era uomo da prendere alla leggera le umiliazioni, sfog le sue frustrazioni sulle donne. Si conged dal re e usc come una furia per strada, il manganello gi sguainato. Se vogliono pane, fate loro assaggiare la corda, grid; se vogliono grano, date loro vergate. E si lanci alla cieca in mezzo alla folla. Men sferzate tutto attorno, da una parte e dallaltra, affondando gli speroni nei fianchi del cavallo finch questo si lanci contro la gente che gli si ammassava attorno. Si fece strada senza piet, provocando contusioni, fratturando braccia e gambe e teste tutto attorno a s. Molti svennero sotto i suoi colpi; molti furono calpestati dagli zoccoli del suo cavallo. A decine rimasero storpiati per il resto dei loro giorni e non pochi morirono sul posto. Ma una donna ebbe il coraggio di chiamarlo per nome; una megera gli si accost urlando pi forte degli altri, gridando la sua vergogna; una voce sola, stridente, dominante, ebbe laudacia di gridare un avvertimento, di reiterare una profezia, di scagliargli addosso le parole pronunciate dalla poetessa di Qazvin. Il primo notabile non sapeva che sua moglie era tra la folla. Non aveva idea che lei si fosse tolta il velo e lavesse seguito fuori dal carcere. Era stata risucchiata dalla marea di donne affamate non appena era scesa in strada. Aveva perso le scarpe e il velo nella baraonda e nonostante il suo peso e la loro debolezza era

stata portata come un trofeo sulle spalle delle donne e si era ben presto trovata davanti a lui. Le sue parole parvero far uscire di senno il capo della polizia. Cominci a prenderla a randellate, prima un colpo e poi un altro. Prima di rendersi finalmente conto di chi fosse, lo Shah aveva dato ordine di arrestarlo.

Capitolo diciotto La moglie del primo notabile fissava il soffitto della stanza segreta. Non riusciva a vedere le ragnatele tremolanti sulle travi bench i suoi occhi fossero spalancati. Non riusciva neanche a sentire il tumulto per le strade, il rombo del cannone, il ruggito della folla affamata. Non si accorgeva delle figlie del primo notabile che entravano e uscivano in punta di piedi dalla camera al secondo piano, che aprivano e chiudevano il cassettone dietro la porta. Non sentiva il calore del braciere, o il freddo della neve che cadeva, o lacqua di rose che le infilavano tra le labbra con il cucchiaio. E non seppe ci che accadde quando finalmente il corpo di suo marito fu tirato gi dalle porte della citt dove era rimasto appeso per tre giorni e tre empie notti. Ma riusciva ancora a sentire gli odori: il rancido delle frattaglie nelle strade, la puzza di terrore nellaria. Annus i cadaveri che si scongelavano nelle fosse, gli escrementi nei vicoli, lurina contro i muri. Annus il fumo delle case in fiamme e del cannone che sparava nella piazza del palazzo per soffocare la rivolta. Annus il fetore di topi marci e muffa, il sentore di polvere vecchia e di lereiume nella stanza in cui giaceva. Soprattutto sentiva lodore del tradimento. Gli odori erano sempre stati importanti per lei. Il pesce arrosto, per esempio, copriva col tempo il puzzo di urina. Le cipolle fritte e il fieno greco dovevano essere evitati a ogni costo il giorno in cui ci si lavava i capelli. La sua maggior preoccupazione durante la carestia era stata di impedire che lodore del kebab di agnello trasudasse dalle pareti e il suo pi grande rammarico, quando ancora ce nera motivo, era che suo marito non si sciacquasse la bocca con la menta e i piedi con le bucce di limone prima di concederle i suoi favori. Odiava lafrore presuntuoso delle donnacce di strada, disprezzava la fragranza dei profumi da bordello, e pi di tutto temeva lodore insopportabile del tradimento. Era un odore familiare. La moglie del primo notabile lo aveva sentito salire a folate dai sotterranei e aleggiare ogni inverno intorno alla porta del granaio. Aveva pervaso le strade dopo lattentato contro lo Shah e si era appiccicato ai vestiti di suo figlio la notte in cui i soldati avevano portato via la prigioniera. E adesso, al culmine della sommossa del pane, nove anni dopo, lo riconobbe di nuovo: un accenno di decomposizione senza preavviso, lodore di fogna in una bella mattina di primavera, una traccia di slealt nellaria. Ormai quegli odori incriminanti erano suoi. Riconobbe una boccata di t negato, di

dragoncello tradito, il gusto pungente di sottaceti che snaturavano la verit e di conserve che congelavano il ricordo. Soprattutto la moglie del primo notabile, mentre giaceva sul pavimento della stanza segreta, sentiva lodore del profumo da quattro soldi che aveva varcato le porte di casa sua al matrimonio di suo figlio. La musica aveva raggiunto il suo culmine di frenesia quando i cancelli si erano aperti per la sposa. Lei gettava rose davanti a s insieme alle altre donne urlanti. Tutto il cortile sembrava odorare di rose, e lei in quel momento si sent girare la testa: i ricordi sentimentali del proprio matrimonio e la nostalgia le avevano dato le vertigini. Il primo notabile era stato buono con lei in tutti quegli anni, si era detta; le aveva dato tutto quello che voleva. Era piuttosto burbero e poco comunicativo, ma bisognava ammettere che lei lo tormentava parecchio, poveraccio. Si era dimostrato senza cuore verso gli altri, vero, ma con lei era stato sempre gentile, e anche generoso. Si sentiva piena di gratitudine quando furono tirati i chiavistelli e si sentiva pulsare damore per suo marito mentre festeggiava il matrimonio di suo figlio. Sembra va che i tamburi le battessero nel cuore. Sembrava che il terreno le ondeggiasse sotto i piedi, mentre lidiota spalancava i cancelli davanti alla sposa. Ma rimase leggermente sconcertata vedendo il kadi locale che se ne stava l, insieme al resto degli invitati. Che bisogno cera ancora di un giurista, quando i contratti erano gi stati firmati? E rest confusa al vedere due palanchini e due gruppi di musicisti fuori dal cancello. Si portavano in casa due spose, anzich una? Lei si era assunta la responsabilit dei cattivi presagi, ma non si era aspettata che fossero cos a doppio taglio. Fu il rapido cenno e il sussurro proveniente dalla madre della sposa a spiegare tutto. Cera un certo codicillo da stilare, un certo affaruccio da sottoscrivere, mormor. Il primo notabile aveva acquisito il monopolio sul prezzo del grano in cambio di questa nuora strabica. La mogliettina era in realt una tangentina, e, ah, cera unaltra questione senza importanza. Cera un certo contratto da far firmare al leguleio, una certa transazione da concludere, aggiunse. Il primo notabile aveva pagato la tariffa per portarsi a letto, per una sola notte, una moglie temporanea, la cui identit fu rivelata quando la ballerina scese dal secondo palanchino. Sua moglie vide la propria dote tintinnare sul petto della concubina nellistante stesso in cui il custode chiuse i cancelli. In seguito si domand se la poetessa di Qazvin avesse presagito tutto ci. Si chiese se la donna avesse letto questo tradimento nei libri del futuro o in quelli del passato, quando torn con la sposa al salotto del t. Come il monito lanciato al primo notabile la notte prima delle esecuzioni, le parole della prigioniera quel giorno erano troppo dolorose da ricordare, troppo vere da sopportare. La moglie prefer fingere di averle dimenticate; prefer negare di averle sentite; e sebbene da allora ne fosse stata ossessionata per sempre, non le pronunci mai pi. Solo quando arriv lultima convocazione dallo Shah, nel pieno della rivolta del pane, trov finalmente il coraggio di ripetere quelle parole al marito. Mentre giaceva nella stanza segreta, dopo limpiccagione del marito, gli odori rancidi

che sua moglie riconobbe attraverso il suo torpore erano quelli del suo stesso tradimento nei confronti della poetessa di Qazvin. Non che lei fosse lunica ad averla tradita. Tutte le donne della casa avevano sentito la sfida al primo notabile al culmine delle torture; nessuno poteva sostenere di aver ignorato le sue profezie. Non che gli abitanti di Teheran fossero alloscuro delle sue parole, anche se nessuno in citt, a parte la favorita dello Shah, ebbe mai il coraggio di ripeterle. Quando il figlio del primo notabile scopr che il sinistro ammonimento aveva addirittura raggiunto i confini della corte, diede naturalmente la colpa a sua madre, malgrado le proteste di lei. Dopo di allora, le sue sorelle la maledirono aspramente ogni volta che apriva bocca, e persino sua zia le consigli la prudenza. Ma quando arriv la convocazione dello Shah, si rese conto di dover parlare. Le donne della casa pensarono dapprima che stesse cercando di avvertire suo marito, quando gli corse dietro in mezzo alla sommossa, ripetendo le parole della poetessa. Le povere disgraziate morte di fame che aveva incontrato mentre correva verso la piazza del mercato pensarono che parlasse in loro difesa, quando lei grid che erano stati traditi dai padroni che avevano servito con tanta fedelt. Ma prima di arrivare infine ad affrontare il marito, era ormai evidente che quelle frasi le pronunciava per rimproverare se stessa, non per accusare altri. Le sue parole erano una confessione di qualche perdita fatale da lei subita, lammissione di qualche vitale verit da lei ripudiata. Stava ammettendo di aver tradito se stessa e di aver servito per tutto il tempo dei falsi padroni. Ricordati disse piangendo mentre il marito alzava il randello su di lei. Ricordati che la mia morte sar un segno per te! Ma lui non voleva che gli si ricordasse il resto.

Capitolo diciannove Dopo essere stata picchiata da suo marito, la moglie del primo notabile cadde in uno stato di torpore. Riusc a mantenersi eretta e ad attraversare la piazza del mercato, e fu in grado di fare diversi passi nella via nonostante la sua condizione, ma non ce la fece a tornare a casa. Croll davanti al cancello del giardino della Legazione britannica, muta come il custode che la riport in casa avvolta nel tappeto. Bench priva delluso della parola, allambasciata le sue pietose condizioni furono per interpretate come una richiesta di asilo e immediatamente fu inoltrata una protesta a palazzo. Lo Shah non aveva bisogno di aspettare che i giornali stampassero la storia un mese dopo, per reagire alloltraggio. Indoss il rosso mantello della collera gi unora dopo. Come osava una donna chiamare in causa potenze straniere perch intervenissero in una crisi domestica?, rugg. Chi era responsabile di questa umiliazione grottesca? Scoprire le risposte a queste domande fu particolarmente soddisfacente. Quando le guardie riportarono alla sua presenza, trascinandolo, il primo notabile che si dibatteva, il sovrano lo sottopose a giudizio davanti allintera corte. Aveva fallito nel

suo mandato, disse lo Shah; aveva causato la crisi, anzich risolverla. Era responsabile delle sofferenze di tutti, e aveva attirato la vergogna sul suo paese. Il fatto che fosse stato sorpreso a bastonare la moglie nella piazza del mercato non aveva fatto che confermare la sua colpevolezza. Perch, se era capace di agire con tanta crudelt in pubblico, quanto malvagio poteva essere in privato? Avrebbe dovuto essere picchiato anche lui, affinch la gente potesse vedere la giustizia del re. La sua punizione li avrebbe vendicati per tutto ci che aveva negato loro. Fatelo bastonare sulle piante dei piedi! ordin lo Shah. Il capo della polizia gemette in modo indecente quando le guardie gli si avvicinarono. Il re fu particolarmente irritato dal modo in cui balbettava mentre gli legavano i polsi. Colpitelo coi bastoni! grid il sovrano. E tagliategli la barba! Luomo diede un gemito terribile. Le guardie in seguito giurarono che in quel momento pronunci un nome di donna. Ma il suo grido irrit lo Shah ancora di pi. Strangolatelo! rugg il re. Il boia infil il cappio al collo del condannato e gli tolse la vita. Alla popolazione affamata tocc il cadavere. Anche se forse avrebbero preferito il pane, nei giorni successivi placarono la loro fame con il morto. Lattach che a quel tempo era assegnato alla Legazione britannica osserv che lo Shah, facendo del primo notabile il suo capro espiatorio, aveva salvato per un soffio la capitale dalla rivoluzione. Il trafiletto sulla stampa inglese un mese dopo riecheggi lo stesso commento, ma senza fare menzione del ruolo della moglie nel suo crollo. Come aveva predetto la sorella vedova, non sopravvisse alla rivolta. Una folla infuriata appicc il fuoco al tetto della casa tre giorni dopo, e saccheggi ledificio. Nel giro di pochi minuti il porticato era in fiamme e le donne misero tanta fretta nel far scendere la padrona dalla stanza segreta, che la poveretta scivol, precipitando nel cortile. Pesava pi da morta che da viva, giurarono le figlie del primo notabile piene di amarezza. I silenzi di una donna pesano due volte pi delle sue parole, aggiunse la sorella vedova. E il figlio si sent in colpa per via della scala. Non fece cenno alla profezia, naturalmente, ma per nascondere la propria vergogna accus la poetessa di Qazvin della furia delle masse. Era colpa di quella sovversiva che era stata alloggiata nella camera al secondo piano se la gente era impazzita, disse; era colpa delleretica se la casa di suo padre era stata saccheggiata e distrutta e sua madre era morta. Le donne che lavavano i cadaveri in seguito raccontarono strane storie. Dissero che, sebbene la moglie del primo notabile giacesse fredda tra le loro mani, accanto al bordo di marmo della vasca, da ogni suo poro sfuggivano parole, come acqua che gocciola, dalle labbra irrigidite colavano brusii, come vino. La bocca traboccava delle preghiere che aveva mormorato per tutti quegli anni, dissero, dando forma a un nome. Le donne che lavavano i cadaveri giurarono che non era quello del marito. Ma qualche tempo dopo, quando un rovo spinoso e frastagliato spezz la tomba e si insinu nella fossa,

nessuno se ne meravigli. Lo sapevano tutti che la moglie del primo notabile era morta per le cose non dette. La Madre dello Shah compens i suoi silenzi. La trasform in unicona cittadina e contribu a pagare la cancellata attorno alla tomba per proteggerne la reputazione. Scrisse persino un abbozzo di versi per la lapide, citando i servigi fedelmente resi al primo notabile, suo signore, che con tanta crudelt laveva tradita. Linverno successivo ordin che si distribuisse grano ai poveri mentre il sovrano era fuori a caccia per evitare il ripetersi dei disordini. Si giustific, al ritorno del figlio, dicendo che di certo un regale padrone e signore non avrebbe tradito per due volte i suoi sudditi fedeli. Lo Shah si infuri. Ne aveva abbastanza di quella maledetta espressione. Gli aveva gi spezzato il cuore quando laveva pronunciata la sua favorita: in bocca a sua madre non poteva tollerarla. Disse allanziana regina che se lavesse sentita ancora parlare di padroni e di servi fedeli, se lavesse sentita ancora cianciare di tradimenti, il tradimento sarebbe ricaduto su di lei. Se mai avesse interferito unaltra volta nei suoi affari, disse, lavrebbe esiliata a Qum fino allultimo dei suoi giorni. O forse, aggiunse con unocchiata a sua sorella, forse Sua Altezza avrebbe preferito che venissero invece qui le inservienti dei bagni della citt dei morti, per prendersi cura di lei?

IL LIBRO DELLA SORELLA

Capitolo uno Quando il gran visir mor in un hammam nelle province, tutti dettero per scontato che dietro ci fosse la mano di una donna. Gli sconosciuti dallaria cupa che quel giorno lo avevano seguito allinterno delledificio erano naturalmente uomini; gli assistenti che lo avevano assistito nelle sue abluzioni erano, cos si conviene, anchessi uomini. I cancelli che davano sui giardini di Fin, in cui si trovavano i bagni turchi, erano stati chiusi con i sigilli delluomo pi potente del paese, ma non era difficile immaginare chi avesse forzato tutte le serrature. Aprire le vene di un uomo che giace nudo in un bagno di vapore richiede una certa arte, ed necessaria una perversione tutta speciale per ficcargli un asciugamano in gola, mentre il suo corpo galleggia nellacqua che si tinge di rosso. Una simile esecuzione tradiva un desiderio di vendetta che poteva essersi alimentato soltanto nei recessi dellanderoun. Il comunicato ufficiale che rifer la fine del ministro in disgrazia, il quarto inverno del regno dello Shah, affermava che era sofferente da parecchie settimane e che fin da quando aveva lasciato la capitale, due mesi prima, era dolorante per via di alcuni misteriosi gonfiori alle gambe. Ma le addette a lavare i cadaveri dissero a tutti che la sua carne, quando fin nelle loro mani, era fresca come formaggio. Confermarono che quella mattina stessa gli erano state squarciate le vene con rasoi poco taglienti, e che il suo corpo era rimasto per qualche ora a dissanguarsi nellacqua bollente. In seguito i cronisti di corte insistettero nel dire che il gran visir aveva scelto il proprio metodo di esecuzione, ma tutti sapevano che la sua morte era opera di una donna. La prova incriminante si trovava in una lettera scritta allo Shah da sua sorella, cos si mormorava.

Capitolo due Il primo gran visir dello Shah era stato oggetto, nellanderoun regale, di emozioni contrastanti, molto prima della sua nomina. La sua reputazione era stata sezionata e criticata tra i pesanti tendaggi del palazzo; le donne si erano stupite delle sue ambizioni, e lo avevano deriso attorno ai samovar. Prima ancora che la corte gli posasse gli occhi addosso, ogni volta che si parlava di lui tra le principesse passavano rapidi sguardi dintesa, e occhiate piene di allusioni lampeggiavano da un capo allaltro del salotto del t quando si faceva il suo nome. Poich la sua ascesa al potere era stata pi rapida e la sua indifferenza alladulazione pi evidente di quanto la tradizione potesse tollerare, nessuno si meravigli che, quando ancora serviva sul confine turco- persiano, si fosse

fatto dei nemici nella capitale. Cera gi stato un tentativo di assassinarlo durante il regno del vecchio re, e per quanto il palazzo riecheggiasse tutto dei suoi successi, quando il nuovo Shah sal al potere, nessuno - almeno a portata dorecchio della regina os tessere le lodi del gran visir. Allinizio la Madre dello Shah si era invaghita di questo rozzo soldato e aveva fatto innumerevoli domande sul suo conto. Ne aveva commentato favorevolmente lintelligenza, invidiato la spietatezza e giudicato virile lampiezza delle spalle. Era solo il figlio di un cuoco, ma il suo portamento era notevole. La donna incoraggi addirittura lo Shah a nominarlo capo dellesercito, nel primo periodo della reggenza, e si spinse fino a offrirgli i suoi favori, a condizione che egli rispettasse la sua sfera di influenza. Poich voleva fare di lui un alleato e non solo tenere a freno un potenziale nemico, era disposta a cedere parte dei suoi poteri pur di controllare questastro nascente. Ma ben presto scopr che le ambizioni del nuovo gran visir non potevano essere ridimensionate a suo piacimento. Era chiaro gi dal taglio della sua barba che non era soggiogato dal fascino di una donna, infatti dava limpressione di essersi fatto radere da un macellaio e non si tingeva i capelli. Era anche evidente che pagava sarto e gioielliere per la loro impudenza, perch il bagliore della fibbia e della spilla di diamanti che indossava in occasione dellincoronazione dello Shah e gli sgargianti disegni cachemire, nonch le perline luccicanti che intarsiavano i suoi abiti da cerimonia, bastavano ad avvertire che il primo ministro puntava lo sguardo molto al di l dei confini del potere domestico. Si definiva innovatore, riformista. Non appena assunta la carica tent di trasformare lesercito, di riorganizzare la cancelleria, di sradicare quella che amava chiamare disonest. Con orrore della regina e dei suoi parenti, cerc persino di apportare cambiamenti radicali alle casse della corte. Non ci fu sinecura o stipendio che egli non decurtasse, n appannaggio che non riducesse drasticamente. Ma mentre svuotava di potere la posizione di molti, la Regina Madre osserv che spesso il primo ministro conservava per s i benefici dei privilegi revocati. Si spinse addirittura ad abrogare le leggi tradizionali dellasilo politico nei santuari e nelle stalle regie, al solo scopo - consider fra s la regina - di allargare il raggio del proprio potere. Chi resisteva ai suoi arbitrari ordini di arresto e di carcerazione veniva squartato allistante, come misura preventiva. Era particolarmente contrario alluso delle legazioni come luogo di rifugio, e lambasciatore britannico e quello russo ben presto capirono che offrendosi di salvare la vita di qualcuno, mettevano a repentaglio la propria. In effetti il gran visir applicava nuove regole per fare il solito, vecchio gioco. Le sue idee potevano forse essere illuminate, ma i suoi metodi di certo non lo erano: sugger allo Shah di comportarsi da perfetto tiranno. Un re devessere fermo, consigliava il nuovo gran visir, per garantire la libert del suo popolo; crudele per poter essere ricordato per la propria clemenza; spietato per riportare la pace nel paese. E non deve

cedere le redini n ai capricci di una madre n alle pretese del clero. State alla larga da mullah e imam, sugger al re, e mettete gli ambasciatori stranieri uno contro laltro, perch chi sfugge alla giustizia di Sua Maest, non deve aspettarsi la misericordia di Dio. Cos il regno del giovane Shah ebbe inizio allinsegna di retate ed epurazioni. Nel giro di poche settimane dal giuramento con cui assunse lincarico, il gran visir sostenne di aver scoperto un complotto ai danni della vita dello Shah e utilizz la cosiddetta congiura come scusa per scatenarsi sugli insorti. Le carceri ben presto si riempirono di idealisti, gli uffici della polizia di visionari, studiosi e poeti. Si fecero arresti casuali, di mercanti che avevano espresso la speranza di un futuro migliore, o di mullah che cercavano di evitare errori passati. Per essere sospettati bastava interpretare la riforma in un modo che non corrispondeva perfettamente a quello del primo ministro. Persino leggere divenne unattivit rischiosa, e anche scrivere poteva esporre a torture ed espropri. Quando la poetessa di Qazvin venne catturata fu chiaro che, soprattutto per le donne, gi soltanto saper decifrare le parole scritte era un crimine. Nessuno poteva dirsi al sicuro dal gran visir. Non cera possibile rifugio n porto in cui trovare riparo da lui. La regina non si opponeva ai suoi metodi, ma era estremamente infastidita dai suoi rapporti con lo Shah. La faceva infuriare che quel suo figlio incapace di governare il paese cercasse lindipendenza nascondendosi dietro il gran visir. La irritava vederlo alle sue calcagna, ubbidiente e scodinzolante come un cagnolino tenuto al guinzaglio. E quando costui mise leretica nel nuovo carcere invece che nelle mani del capo dellesercito, lei giur di vendicarsi. Avrebbe potuto accettare linterferenza del nuovo ministro se questi avesse avuto la buona educazione di accogliere le sue profferte. Invece il sardar aveva respinto le sue avances nel pi umiliante dei modi; laveva rifiutata ed era andato a lamentarsi con Sua Maest per lindecenza di lei. Il risultato fu che le tocc ricorrere a incontri clandestini nei suoi giardini privati, fissare appuntamenti in segreto dietro pergolati discreti per continuare a esercitare la propria influenza a corte. E quando suo figlio le punt in faccia una pistola, nel giardino delle rose, un giorno in cui il gran cerimoniere la stava consigliando sullo spinoso problema della poetessa, lei cap subito chi avesse spinto a tanto quel ragazzino inetto. Il problema era spinoso per varie ragioni, non ultima che il re desiderava incontrare la prigioniera. A peggiorare le cose, il gran visir sembrava appoggiare un progetto cos stupido. E la regina non poteva impedirlo. I poteri del primo ministro erano pari ai suoi; la sua influenza, superiore. Non cera da stupirsi se lo odiava. Ma forse lo amava, anche. La sorella dello Shah diceva che la Regina Madre tramava la caduta del gran visir perch ne desiderava spasmodicamente le attenzioni. A tutti quelli che avevano voglia di starla a sentire diceva che sua Madre era diventata ostile al primo ministro dello Shah perch costui laveva paragonata, e non a suo vantaggio, a unaltra donna. Ammirava qualcunaltra, ben pi della regina.

E quella persona aggiungeva con un sorriso ferito la sorella dello Shah non ero io.

Capitolo tre Non molti si preoccupavano di dare ascolto alla sorella dello Shah. Aveva un modo semplice di parlare, in netto contrasto con listrionismo del fratello e la magniloquenza della Madre. Le sue osservazioni erano mosse pi dal buon senso che dal senso della politica, e la sua intelligenza non rappresentava una grossa sfida per una mente di medio livello. Per lo pi le sue timide osservazioni affondavano come ciottoli nello stagno della conversazione, e venivano subito dimenticate. La sua influenza era pi passiva che attiva, pi assimilata che notata, e in seguito fu ricordata solo in modo vago, come uno sbadiglio. Era stata soprannominata Palla da Polo, ancor prima di essere scagliata in mezzo al melmoso campo da gioco della politica ministeriale. Il polo era il gioco pi antico e amato in Persia, e secondo le donne dellanderoun regale lepiteto era particolarmente azzeccato, per cui nessuno si meravigli che lo Shah la passasse ora a questo ora a quello, con un colpo del suo maglio infangato, da un marito allaltro, per i successivi cinque decenni. Fu data in sposa al primo, poi al figlio del secondo, poi al fratello e al nipote del terzo e quarto e infine al segretario dellultimo dei suoi gran visir. Ma il suo valore andava decrescendo a ogni nuovo matrimonio. Bench allinizio avesse rappresentato il sigillo dellapprovazione regale, con il tempo le sue quotazioni precipitarono sempre pi. Il suo primo matrimonio fu condannato a morte, il secondo al divorzio, il terzo alla malattia, il quarto alla delusione e il quinto al disonore. Prima che il fratello fosse assassinato, era evidente che chiunque sposasse sua sorella, alla fine era destinato alla castrazione o alleliminazione. Quando la moglie dellambasciatore britannico finalmente la incontr, in occasione della sua seconda visita di cortesia a corte, qualche settimana dopo lignominioso funerale del gran visir assassinato, pens che la piccola vedova era spaventosamente noiosa. La giovane inglese aveva riposto grandi speranze nella sorella dello Shah. Aveva immaginato che la principessa si distinguesse per intelligenza, si facesse notare per indipendenza, spiccasse per portamento ed eleganza. Infatti aveva scelto di lasciare la corte con i due bambini piccoli e di accompagnare il gran visir destituito quando questi fu bandito nelle province; aveva condiviso con lui lhowdah e lumiliazione da l fino a Kashan. I macabri particolari della morte, che filtrarono nella capitale due mesi dopo la sua fine, non avevano fatto che intensificare il desiderio della straniera di incontrare questa eroina persiana che nel momento del bisogno aveva assunto una posizione cos coraggiosa accanto al marito. Ma la principessa reale la deluse profondamente. Si rivel una figura piccola e tozza, avvolta

in un taffett nero che non le donava affatto. Ciondolava il capo come una sempliciotta e non disse una parola per tutto il pomeriggio. Fin da quel giorno dautunno in cui la carrozza del primo ministro esiliato era uscita traballando dalle porte della citt, tra pioggia e vento, verso i giardini di Fin, tutti avevano spettegolato sulla sorella dello Shah. Pochi avevano interpretato la sua partenza come un segno di fedelt. La maggioranza lo consider un gesto di follia e alcuni si spinsero addirittura a definire un atto di lesa maest il fatto che non avesse esitato un attimo nella scelta tra il suo sovrano e il suo sposo. Non era stato affatto encomiabile, anzi piuttosto scandaloso, da parte sua, rinunciare al favore fraterno per rimanere fedele al marito e mettere la lealt coniugale al di sopra del disprezzo chiaramente manifestato dalla sua nobile Madre. Era colpa sua, mormorava la gente, se alcuni mesi dopo aveva dovuto subire un colpo tanto atroce, quando aveva trovato il gran visir in quelle condizioni, come un sacco di segatura bagnata, le vene svuotate del sangue e le gambe gonfie. Poteva prendersela solo con se stessa. Le sorelle avevano un ruolo ben preciso nella societ, e lei si era rifiutata di fare la sua parte. I libri di storia danno poco credito alle sorelle, e la sorella dello Shah non faceva eccezione alla regola. Mentre vergogna e onore delle madri sono ben documentati, e fama e infamia sono automaticamente attribuite alle mogli, la curiosa condizione conferita fortuitamente alla donna per nascita anzich per matrimonio un titolo dal quale raramente si ricavano grandi vantaggi. N la felicit personale, n la distinzione sociale, e nemmeno lautonomia spirituale vengono necessariamente potenziate da un simile titolo. Se fosse stata meno significativa dal punto di vista dinastico, forse la sorella dello Shah avrebbe avuto un ruolo sociale pi importante. Ma alla fine era pi sicuro rimanere inosservata; pi semplice farsi disprezzare che farsi accusare. Se aveva accettato con tanta facilit di essere messa in un angolo, era stato soltanto perch, a causa delle continue critiche subite, era estremamente ansiosa di fare ci che ci si attendeva da lei. Tuttavia per la Regina Madre, sua figlia aveva sbagliato tutto. Non solo aveva preso posizione contro lo Shah e la sovrana seguendo il marito in esilio, ma al suo ritorno era diventata fonte di imbarazzo nella corte. Era rientrata nella capitale con i due bambini al seguito, non immediatamente come ci si sarebbe aspettato, ma con riluttanza, e diverse settimane dopo il funerale. Pochissimo tempo dopo, la visita a palazzo della moglie dellambasciatore britannico, venuta a porgere le condoglianze alla giovane vedova senza un invito della regina, parve soltanto accentuare la sua aria irragionevolmente tragica. Anche se la sorella dello Shah obbed alle istruzioni del primo notabile, di non dire nulla in presenza dellinglese, anche se tenne la bocca chiusa e strinse le labbra in una linea dura al di sopra del velo strettamente legato attorno al mento, la regina fu comunque insoddisfatta del suo contegno, che critic aspramente. Sembravi proprio un cadavere disse disgustata alla figlia. La sorella dello Shah era una delusione per la regina. La sua femminilit, per cos dire, era grossolana e, nel giudizio materno, rispecchiava una deplorevole pesantezza

mentale. Aveva i capelli cos sottili che era difficile immaginare che nella sua testa potesse formarsi un pensiero, e gli occhi tanto piccoli che il cervello non poteva essere molto pi grande. La linea nera e diritta delle sopracciglia, infittita con lantimonio secondo la moda, non faceva che sottolineare la sua insignificante bruttezza. Linvolontario sollevarsi dei muscoli facciali che si associa, contemporaneamente, a civetteria e innocenza, lespressione limpida esaltata nel corso dei secoli dai poeti e dai pittori non facevano parte del repertorio delle sue grazie. La principessa sorrideva raramente. Di certo non sorrise nel corso della seconda visita di cortesia a palazzo della moglie dellambasciatore britannico. Ma nemmeno si mostr accigliata. Il suo volto sembrava celarsi dietro una maschera di pietra. La straniera era sconcertata. Era venuta a offrire le sue condoglianze alla principessa in lutto e aveva sperato di parlare alla povera, giovane vedova la cui condizione laveva profondamente toccata. Era stata molto scossa dalla notizia dellomicidio, e sperava di raccoglierne le confidenze nellintimit dellanderoun. Quando suo marito le ricord che la morte del gran visir era stata attribuita a cause naturali, secondo la stampa ufficiale, e che non bisognava farvi riferimento come a un assassinio premeditato, la sconvolse scoprire che persino le condoglianze incontravano barriere diplomatiche. Come poteva, in tutta coscienza, ignorare il lutto di una vedova, quali che ne fossero le cause politiche? Era ormai il suo terzo inverno a Teheran, si era ormai abituata alle usanze locali. Sentiva di capire i persiani. Anche se, da quando era arrivata dal paese delle rose e degli usignoli, i suoi progressi nella lettura al contrario erano stati lenti, aveva acquisito una discreta conoscenza della lingua parlata. Ma la sua scioltezza la doveva a bambinaie, balie e lavandaie, perch negli ultimi due anni aveva trascorso pi tempo con il personale domestico femminile che con gli impiegati della Legazione. Un bambino era nato allinizio del suo primo inverno, un altro era stato partorito durante lestate del secondo anno, e sospettava che il terzo sarebbe arrivato la primavera successiva, senza darle il tempo di padroneggiare lalfabeto locale. Il risultato di questi lieti impedimenti era stato che seppure non aveva imparato a leggere, non aveva pi bisogno dei servigi della traduttrice francese nellanderoun regale. Quando fu scortata attraverso le anticamere della regina trov le dame tutte accalcate attorno al braciere. Questa volta non si era fatta scioccare dalla vista della schiava nera di Sua Altezza, ma quando le fu chiesto di unirsi a loro sul pavimento rimase piuttosto sconcertata. Invece di concederle lo splendido isolamento di una sedia gelida, fu invitata a sedersi sotto la tenda fatta di coperte e tappeti, in attesa della Madre dello Shah. Sua Altezza, le dissero mogli e concubine lasciando intendere che si trattava di un grande onore, le avrebbe mostrato gli affreschi del palazzo, in compagnia della Palla da Polo. La moglie dellambasciatore non era molto interessata agli affreschi. Ma la sfida di sedersi sul pavimento fu una prova della sua determinazione a incontrare la principessa

reale. Considerati tutti i bustini, i corsetti e le sottogonne che ne impedivano i movimenti, sedersi sul pavimento in uno stordimento di fumo, con i piedi allungati verso il braciere in mezzo alla stanza rappresentava una difficolt diplomatica assai maggiore che discutere largomento proibito degli schiavi e della sottomissione femminile dalla comoda posizione di un sedile alloccidentale. La sua costernazione si fece pi intensa, comunque, quando cerc di parlare in persiano. Madame la traduttrice non si mostr lieta di essere considerata di troppo e insist che laccento dellospite era assolutamente incomprensibile. Nessuno sapeva cosa stesse cercando di dire, comment con un sorriso di scherno; con tutto il rispetto, la consorte dellambasciatore parlava come una lavandaia. Le risatine delle principesse parvero confermare il giudizio, cos lospite fu costretta anche questa volta a ricorrere alla mediazione dellinterprete. Ma la delusione peggiore fu la sorella dello Shah. Non cera da stupirsi che la chiamassero Palla da Polo, perch di sicuro era piccola e tonda. E di pelle altrettanto spessa, borbottarono le dame dellanderoun. Cos devi essere, bisbigliarono allospite straniera, se ti fai prendere a calci tutto il giorno; devi diventare coriacea, per rimbalzare da un letto allaltro al servizio dello stato. Dato il suo passato, non cerano illusioni sul suo futuro. Nella corte giravano gi voci, mormorarono dandosi di gomito, sul destino della vedovella. Ma la moglie dellambasciatore ignor le loro allusioni e alla giovane donna a lutto chiese con sollecitudine del funerale del marito. Non sapeva di cosaltro parlare in quelle circostanze. Si diceva che come prima prefica, in quelle tristi esequie, avesse superato se stessa. Poteva anche essere la sposa pi noiosa che la corte avesse mai visto, ma tutti concordavano che i funerali erano il suo forte. La moglie dellambasciatore ricord di aver sentito i suoi ululati dolenti nel teatro coperto, durante il mese del lutto, innalzarsi come enormi mongolfiere al di sopra del rimbombo dei tamburi e del coro dei cantori. Ma non apr bocca, non si lasci sfuggire neanche una sillaba, davanti agli affreschi del palazzo, sullargomento gran visir. Al suo posto rispose la Madre: La situazione di una vedova sempre dura comment cupa. Era difficile immaginare la sorella dello Shah nel suo ruolo di vedova persiana, per chi lavesse osservata trascinarsi alle calcagna della Madre che additava i dipinti di pessima qualit alle pareti del palazzo, cos come figurarsela mentre piangeva, si lamentava, si strappava le vesti e si lasciava i capelli sciolti e scarmigliati sulle spalle, vedendola l, adesso, mite, muta e nerovestita, mentre la regina continuava a cianciare dellidilliaca vita nomade. Ed era altrettanto impossibile immaginare come avesse reagito quando aveva scoperto il marito assassinato nelle terme di Fin. Dovera e che cosa aveva fatto quando le avevano dato la notizia? Chi glielo aveva comunicato, e che cosa aveva detto lei quando aveva trovato il cadavere di suo marito? Aveva urlato vedendolo giacere nellacqua calda tinta di rosso, arenato ai suoi piedi come una balena

bianca? Era svenuta? Doveva aver intuito quello che stava per succedere, pens la moglie dellambasciatore. Letto i segnali. E dunque, cosa aveva provato? I cronisti ufficiali dichiararono che la principessa reale non aveva saputo della macabra fine del marito se non in seguito; a quanto pareva ignorava tutto. Non risultava da nessuna parte, inoltre, su chi ricadessero i suoi sospetti circa lautore del terribile gesto; la cosa non la doveva riguardare. Anche se le avevano insegnato i rudimenti della lettura, come a qualsiasi altra donna del suo rango, non ci si aspettava da lei che sapesse leggere il tradimento. Tenne segreta questarte pericolosa fino alla morte di sua Madre.

Capitolo quattro Pi o meno nello stesso periodo in cui a corte cominciavano a circolare voci sul matrimonio tra la sorella dello Shah e il gran visir, al re fu consegnato un comunicato congiunto degli ambasciatori stranieri residenti nella capitale persiana. Arriv a palazzo subito dopo le cerimonie dellincoronazione, ponendo un problema diplomatico senza precedenti. Nel documento si richiedeva vivacemente che nel paese le torture private cedessero il posto a esecuzioni pubbliche. I ministri di Sua Maest britannica e dello zar cominciavano congratulandosi con il giovane Shah per la sua incoronazione, e deplorando la disgraziata assenza della reggente. Concludevano esprimendo la speranza che il suo regno si distinguesse per essere pi illuminato di quello del suo predecessore. Ma nel mezzo esponevano ampiamente le loro civili opinioni secondo cui lusanza seguita da Sua Maest di macellare i prigionieri nei giardini del palazzo dopo averli torturati nei sotterranei era uno spettacolo rivoltante, una vergogna per qualsiasi nazione moderna, un esempio di condotta pi consona alle barbare trib dellAfrica nera che a un sovrano di razza ariana appena incoronato. Desideravano inoltrare una protesta congiunta al riguardo. Era la prima volta che questi acerrimi rivali facevano qualcosa insieme. Inoltre, il vociferare sullimminente matrimonio rappresentava una minaccia senza precedenti anche per la regina. La possibilit di un fidanzamento tra il nuovo ministro e la sua unica figlia era una questione delicata quanto il problema di politica estera. Sua Maest era circondato da eredi potenziali, ma nessuno vantava le stesse pretese al trono di sua sorella. La principessa era la parente pi stretta, la pi prossima per vincolo di sangue. Lei sola condivideva la sua eredit, e ne costituiva la principale minaccia; era la sola nelle cui turgide vene scorresse esattamente la stessa miscela di legittimit, lidentica mistura di inettitudine, la perfetta combinazione di orgoglio e risentimento che caratterizzava la dinastia regnante dei Qajar. Nessun altro in tutta la Persia era stato realizzato secondo la

medesima, disastrosa ricetta. Questa singolarit tanto pericolosa non andava sprecata col gran visir, secondo la regina; non doveva essere data disinvoltamente in pasto al figlio di un cuoco se non si voleva rischiare che costui finisse per considerarsi una figura permanente del regno. Lo Shah si era aspettato lopposizione materna su entrambi i fronti, e rimase sconcertato quando il gran visir gli disse di piegarsi alle pressioni dei diplomatici e di sottomettersi al giudizio della sovrana. In occasioni precedenti, lungi dallacconsentire alle richieste degli stranieri, il ministro lo aveva piuttosto invitato a diffidare e, invece di concordare con le posizioni della Regina Madre, le aveva invariabilmente avversate. Questa strategia di intransigenza era risultata estremamente gratificante per lo Shah; aveva blandito il suo orgoglio, potenziato in lui un vertiginoso senso di potere. Quindi, quando il visir gli consigli di cedere, in particolare riguardo al matrimonio di sua sorella, si sent incline a protestare. Ma perch?, piagnucol. Sapeva che il gran visir era gi sposato, ma per quale motivo una nuova moglie avrebbe dovuto essere fonte di problemi, fra loro? Avrebbe avuto libero accesso allanderoun regale, prov a insistere ammiccando con aria licenziosa. E una volta cognati, avrebbero potuto fare fronte comune contro la Regina Madre! Ma ci sarebbe stato possibile solo se il visir fosse entrato a far parte della famiglia. Il primo ministro replic seccamente che forse era troppo vecchio per apprezzare le proposte, e preferiva gestire il potere senza far parte della famiglia. Forse questo vecchio decrepito non avrebbe fatto altro che limitare le libert di Sua Maest, disse, perch era sinceramente affezionato a sua moglie. Quando lo Shah liquid quelle scuse con un complimento alla sua virilit, lui sugger che, in tal caso, forse la principessa era troppo giovane per gravarle le spalle con le faccende di stato. Ma aveva sottovalutato la spietatezza del re. Lei far ci che dico io disse lo Shah mettendo il broncio come un bambino viziato. Non era abituato a prendere in considerazione i desideri di sua sorella. Il gran visir calcol quali alternative avesse. Gliene era rimasta una sola. Forse Sua Maest poteva prima sollecitare il parere della sua regale Madre, propose. La regina aveva dato il suo consenso? Lo Shah sbuff. Al diavolo sua Madre, rispose in tono irriverente. Non stava mica chiedendo al gran visir di sposare lei! Ma non riusc a smuovere il primo ministro e a piegarlo al suo volere. Il gran visir era diventato molto serio riguardo a quellargomento, e piuttosto noioso. Doveva avere lassenso di Sua Altezza, replic solennemente. Il matrimonio con la sorella dello Shah non era cosa da prendersi alla leggera. La Madre dello Shah si rivel ancora meno flessibile sulla questione delle esecuzioni pubbliche. Quando le minacce erano velate di cortesia, le offese potevano andare in una direzione come nellaltra, e lei si riteneva oltraggiata dal consiglio del gran visir di

capitolare di fronte agli stranieri. Era una congiura, disse allo Shah, una cospirazione interna. Questo comunicato congiunto doveva essere stato suggerito da qualcuno allinterno della corte. Lungi dal fare il bene del paese, il gran visir avrebbe provocato insurrezioni e malcontento se i prigionieri detenuti nella casa del primo notabile fossero stati uccisi davanti agli occhi della marmaglia, sulla pubblica piazza. Lo Shah cerc di convincerla che le critiche dei diplomatici stranieri, come le sommosse interne, erano un problema scabroso allinizio di un regno; occorreva risolverle in fretta, secondo il primo ministro, prima che sfuggissero di mano. Inoltre quei prigionieri avevano tramato per rovesciare lui, il gran visir. Sciocchezze ribatt lei. Quelluomo se li inventa, i complotti. Se lo Shah avesse permesso a russi e inglesi di interferire nelle questioni interne, avrebbe mostrato al mondo di essere un burattino nelle mani del gran visir. E questo concluse con aria tetra sarebbe ancora pi scabroso. Poich sua Madre e il suo primo ministro erano divisi sul comunicato ma uniti nellopposizione ai progetti matrimoniali, lo Shah decise di mettere in campo una strategia per fare a modo suo. Se riusciva a metterli luno contro laltra, come il gran visir gli aveva suggerito di fare con i diplomatici, sarebbe forse riuscito a minare la loro unanimit riguardo alle nozze. Una mattina dinverno, poco dopo la cattura della famigerata poetessa di Qazvin, scost le tende allingresso dellanderoun surriscaldato per consultarsi, cos disse, sulle esecuzioni pubbliche con la regina e il suo gran visir. Sua Madre si rifiut di partecipare a qualsiasi riunione sullargomento, e lui fu quindi costretto a discuterne negli appartamenti privati di lei. Ma poich la dignit dellharem sarebbe stata compromessa se un uomo non imparentato con la famiglia si fosse avvicinato, lasci volutamente indietro il gran visir, nellanticamera gelida. Voleva umiliarlo. E voleva anche irritare sua Madre con la sua vicinanza, che sapeva avrebbe scatenato parecchia agitazione tra le donne. Non gli dispiaceva neanche stuzzicare sua sorella, permettendole di dare una sbirciatina alluomo che voleva farle sposare. Landeroun era soffocante, per consentire il consueto abbigliamento succinto della regina, ma la sorella dello Shah rabbrivid alla vista della figura che torreggiava alle spalle del re quando suo fratello fece il suo ingresso nellharem. Il gran visir era alto e massiccio come un orco. Allentrata di Sua Maest le concubine reali si trasformarono allistante in modelli di modestia e pudore e le sue mogli si allontanarono dalle tende, frullando come tarme dalla canfora, ma la regina fiss lo Shah da sotto le spesse sopracciglia. Cosa voleva?, chiese irritata. Oggi non aveva tempo per lui. Aveva bisogno di parlare, le disse lui, delle esecuzioni pubbliche. Le sue necessit avrebbero dovuto attendere, ribad lei. La moglie dellambasciatore sarebbe giunta da un momento allaltro. Ma doveva rispondere al comunicato, piagnucol il sovrano.

Il gran visir insisteva. La sorella dello Shah trattenne il fiato al pensiero di un orco insistente. Dovr pazientare, disse cocciuta la regina, fino a che linglese non se ne sar andata. Ma perch gli inglesi devono sempre ficcare il naso negli affari altrui?, ribatt lo Shah irritato. Gli inglesi, sbott la Madre, non erano gli unici a farlo. Ed elarg al figlio la sua opinione circa le nuove politiche del gran visir. La sorella dello Shah rabbrivid quando suo fratello scost la tenda per andare in anticamera, perch dallaltra parte intravide le mani, grandi e pesanti come vanghe, del visir. Ma perch, fece eco il re con un filo di voce, il primo ministro permetteva ai forestieri di ficcare il naso nei loro affari interni? La voce dellorco stridette attraverso il velluto come la lama di un coltello. Se gli stranieri, che di solito erano in disaccordo su tutto, esprimevano unindignazione tanto unanime, sarebbe stato meglio indebolirne la collaborazione, anzich incoraggiarla, disse. Ci significava perdere una piccola battaglia per evitare una sconfitta maggiore; sacrificare la libert attuale in nome dellautonomia futura. La politica pi saggia sarebbe stata sottomettersi alle loro richieste e promettere di modificare gli usi del paese, col tempo. Dopodich Sua Maest avrebbe potuto fare come meglio credeva. La regina sbuff. Col tempo? Quanto tempo, esattamente, suggeriva il primo ministro?, sibil; e mentre suo figlio scostava le tende, la sorella vide una barbetta a cono brizzolata riflessa negli specchi alle spalle del re. Lorco sembrava proprio un boia! Forse il gran visir avrebbe fatto meglio prima a modificare il proprio atteggiamento, ribatt secca sua Madre. Sta solo dicendo che sarebbe pi prudente, per ora, protest lo Shah. Ma sua Madre dichiar che era un ben misero re quello che metteva da parte le antiche tradizioni della propria terra. Quando lui sollev ancora una volta le tende dellanticamera, la sorella pot scorgere un lampeggiare di candele e una fronte cespugliosa riflessa negli specchi. Si sent decisamente svenire. Perch il ministro voleva mettere da parte le usanze del suo paese?, sent urlare da quel pappagallo di suo fratello. Ma no, lui difendeva le antiche usanze, replic lorco sottovoce. Stava mostrando al suo sovrano come trattare con gli stranieri. Sua Maest doveva comunicare ai diplomatici stranieri che avrebbe preso in considerazione lidea di passare alle esecuzioni pubbliche solo se loro avessero smesso di offrire immunit diplomatica ai suoi sudditi; avrebbe abbandonato le vecchie pratiche se loro non avessero pi dato rifugio a quanti volevano sfuggire alla giustizia. Il gran visir si offr di celebrare personalmente equi processi per i condannati, a condizione che fosse negato il basi, ossia il diritto dasilo. La sorella dello Shah si riprese quando entr il fratello accompagnato da un refolo di aria fredda, ma la regina era furibonda. Processi equi?, sbott. Il primo ministro pensava forse di poter usurpare i diritti del

suo sovrano con la stessa facilit con cui si era arrogato quelli di Dio? Di quale genere di giustizia parlava? Se lavava in pubblico i panni sporchi del paese, si sarebbero avute insurrezioni, caos, assassinii! Nella stanza faceva un caldo soffocante. La temperatura era cos insopportabile che la sorella dello Shah sent che stava per scoppiare quando la voce di sua Madre sal di tono. Adesso ci mancava solo che il gran visir trascinasse delle femmine sulla forca, grid la regina. Intendeva giustiziare in pubblico anche le donne? In tal caso, perch non tagliare la testa alla poetessa, gi che cera, visto che quella si era gi levata il velo! Lo Shah non sapeva pi da che parte della tenda si trovava in quel momento. Quando finalmente riusc a farsi strada dibattendosi tra la cortina di velluto, ritrov la voce ma perse la pazienza. Se il gran visir voleva litigare con sua Madre, annunci irritatissimo, avrebbe fatto meglio a sposare sua sorella, cos avrebbe potuto farlo faccia a faccia, perch lui, per parte sua, non era pi disposto a fare da intermediario. E comunque, aggiunse a voce pi alta, a beneficio della Madre dallaltra parte, le esecuzioni pubbliche sarebbero state possibili solo se lui prima avesse potuto incontrare la poetessa in privato. Sua sorella sobbalz. Quella donna era appena stata catturata, e gi lo Shah trattava per lei. Ma lui sembrava non rendersene conto. Dopo aver lanciato il suo ultimatum se ne usc a passi pesanti, proprio nel momento in cui veniva annunciata la moglie dellambasciatore britannico. Questa volta lo Shah aveva dato scacco matto alla Regina Madre e al ministro, con la sua petulanza, pi che con la sua strategia. Al gran visir non rimase alternativa se non difendere i capricci di Sua Maest al fine di obbligarlo a istituire processi equi ed esecuzioni pubbliche, e la regina si indign talmente con il figlio per aver accondisceso alle richieste dei diplomatici, che naturalmente sfog la sua frustrazione sulla figlia. Pochi istanti dopo, quando lospite straniera fu fatta accomodare in occasione della sua prima visita di cortesia, la regina consent alle concubine dello Shah di servire i dolci e permise alle mogli di suo figlio di portare il t, ma si rifiut di lasciare che la sorella del re rimanesse nella stanza. Se si fosse comportata davanti alla straniera come aveva fatto con il gran visir, che aveva fissato per tutto il tempo a bocca aperta, disse acida Sua Altezza, avrebbe svergognato tutta la corte. Il risultato fu che la sorella dello Shah non incontr faccia a faccia la signora inglese fino alla sua seconda visita di cortesia a corte, due anni dopo. Quando il gran visir era gi morto.

Capitolo cinque Il gran visir era gi morto da diverse ore quando la sorella dello Shah attravers di corsa i giardini di Fin e cominci a battere alla porta delle terme. Il luogo era chiuso e

minacciosamente deserto. La vecchia che di solito stava seduta di fuori non cera e gli assistenti dei bagni non aprirono la porta quando lei buss. Nessuna delle guardie che pattugliavano il padiglione centrale, nessuno dei soldati di vedetta al portico sembrava presente. Non cera nessuno in servizio neanche alla garitta. Strano. Quando appoggi lorecchio al portone di legno non ud nessuna voce. Sent solo il rumore onnipresente dellacqua che scorreva. Ma non poteva distinguere lo sgocciolio distante degli scarichi nelle vasche di pietra del bagno dal continuo fluire delle acque, dal mormorio delle vasche gorgoglianti e dallo zampillare incessante delle fontane tuttattorno a lei nei giardini dinverno di Fin.

Si sentiva sciocca e vulnerabile, l in piedi, fuori dalla porta chiusa delle terme, cos vicina al posto di guardia e in piena vista del padiglione centrale. Il gran visir avrebbe preferito risiedere in questo palazzo pi maestoso che in quello piccolo sul retro, messo a disposizione del suo anderoun al loro arrivo. Dominava i giardini di Fin e si ergeva, splendido nel suo isolamento, tra limponente portico a nord e il padiglione sul retro lungo le mura meridionali. A differenza di questultimo, di pi recente costruzione, era un edificio plurisecolare, progettato dagli antichi re di Persia, per accogliere una vasca verdeazzurra nella quale confluivano quattro canali, che scorrevano da nord a sud e da est a ovest. I padiglioni situati tra cipressi e pioppi erano cinti su tutti e quattro i lati da massicce fortificazioni, sormontate a ciascun angolo da alte torri circolari presidiate, come in una fortezza, dai soldati dello Shah. Ma i corsi dacqua e le fontane, alimentate da sorgenti naturali che sgorgavano dalle rocce desertiche esterne, scorrevano liberamente per tutta la sua lunghezza, e zampillando da un canale dacqua limpida allaltro, lambivano senza sforzo i gradini di marmo e i sentieri di ghiaia, spinti dalla sola forza di gravit. Il padiglione centrale era in pessime condizioni, come pure i vecchi bagni turchi nellala est del complesso, ma di recente era stata costruita una nuova stazione di guardia dalla quale emersero finalmente, con passo malfermo, tre guardie insonnolite, in risposta alle grida e ai colpi furiosi della sorella dello Shah. I volti di quegli uomini le erano sconosciuti, e non riusc a leggere le loro intenzioni. Dovevano essere stati reclutati nel villaggio quella mattina stessa, perch il giorno prima non li aveva visti. Cera una rotazione continua di guardie, ai giardini di Fin. Non appena stringevano amicizia con la gente del luogo, venivano rimpiazzate. Di nessuno di loro ci si poteva fidare, secondo la principessa. Questi evidentemente stavano facendo la siesta pomeridiana, dopo un pasto consumato accanto alla stufa della guardiola. Puzzavano di hashish e di grasso di pecora, di carbone e di sudore. Erano l per rimpiazzare la custode, dissero, che quel giorno si era dovuta allontanare per un funerale. Due mesi prima, quando erano arrivati, la sorella dello Shah aveva considerato di cattivo auspicio la presenza della vecchia, la quale, quando se ne presentava loccasione, come secondo lavoro andava a lavare i cadaveri. Ma quel giorno sarebbe stata lieta della sua garrula presenza. I nuovi soldati erano piuttosto sgarbati, e di fronte alle sue domande restavano inespressivi. Avevano solo eseguito gli ordini, replicarono sulla difensiva. Il gran visir in persona aveva detto che non voleva essere disturbato durante le abluzioni. Neanche per il pranzo?, replic lei seccata. E poi chiese che le aprissero la porta e la facessero entrare. Voleva assicurarsi che suo marito stesse bene, disse. A quel punto apparvero imbarazzati. Erano molto dispiaciuti, replicarono spostando il peso ora su un piede, ora sullaltro, ed evitando il suo sguardo. Quel giorno i bagni erano aperti esclusivamente agli uomini, la cosa era fuori discussione, infrangere i regolamenti non rientrava nelle loro competenze, avrebbero perso il posto. Lasciare entrare una donna nellhammam in un giorno riservato agli uomini era vietato, dissero.

La sorella dello Shah era incredula. Stavano seriamente aggrappandosi a convenzioni del genere, quando lunica persona l dentro era suo marito? E poi si ricord degli assistenti. Fate uscire gli assistenti, pretese perentoria, avrebbe parlato con loro. Le guardie parvero ancora pi imbarazzate. Gli assistenti, dissero, se nerano gi andati. Quindi il primo ministro non ha nessuno che lo aiuti?, grid, e dopo essersi girata cominci a tempestare la porta e a chiamare il marito. Fu allora che not i sigilli. Il portone dei bagni turchi nei giardini di Fin non solo era sbarrato e chiuso da lucchetti: al chiavistello era legata una corda. E questa corda non solo era stata avvolta pi volte attorno alla sbarra, ma era anche fermata da un pesante sigillo di ceralacca. Limmagine impressa sul sigillo era quella di suo fratello. La riconobbe immediatamente, vi lesse le insegne regali e perse il controllo di s. Chi aveva dato ordine di sigillare le porte?, url. Le guardie confessarono che quella mattina insieme agli assistenti si erano presentati due forestieri. Avevano dimenticato di riferirglielo, borbottarono. Erano spuntati fuori due uomini dallaspetto sinistro, mai visti prima nella zona, che avevano trascorso la notte precedente in una capanna abbandonata. Con modi arroganti avevano seguito gli inservienti allinterno dei bagni. Pi tardi, uscendo, si erano chiusi il portone alle spalle, avevano messo i sigilli e se nerano andati con le chiavi. Ecco perch, protestarono debolmente le guardie stringendosi nelle spalle, era impossibile aprirle la porta. Quando la sorella dello Shah si rese conto che suo marito era solo, sigillato allinterno del bagno turco, cominci a tirare le corde, a strappare i nodi con le unghie. Tra la costernazione delle guardie prese a calpestare furiosamente la ceralacca. Ordin che si abbattesse la porta, immediatamente. Esigeva di poter entrare, subito. Stavano ancora l incerti sul da farsi quando lei cominci a urlare allassassinio, allomicidio, e si strapp il velo come se fosse gi in lutto. Solo allora cedettero. E la sorella dello Shah urlava gi nel varcare la soglia del bagno turco e mentre scendeva le scale. Corse, singhiozzando, attraverso il dedalo di locali inciampando da uno allaltro, finch arriv allultimo. E fatta irruzione in quella sala nella quale nessuna donna sarebbe dovuta entrare, ruppe in un grido acutissimo e si immobilizz l, muta e senza fiato. Ai suoi piedi giaceva luomo che amava, il volto illeggibile dietro la cortina di vapore che ancora si levava dalla vasca scura, il corpo gonfio che sciabordava a un ritmo impercettibile sotto lacqua rosso sangue del castigo.

Capitolo sei

La sorella dello Shah era certa di essere la responsabile dellesilio di sua Madre a Qum. Anche se il legame tra il suo crimine e la punizione della regina non fu mai evidente a nessun altro, lei lo vedeva scritto in modo leggibile nelle coincidenze. La decisione di suo fratello di esiliare la regina nella citt dei morti fu resa pubblica lo stesso giorno in cui finalmente il gran visir accett di sposarla. La concomitanza dei due avvenimenti non avrebbe potuto essere pi lampante. Quellanno la primavera era in ritardo e il palazzo, con grande preoccupazione degli indovini, era stato invaso dai corvi. Quei rauchi uccelli del malaugurio si erano installati tra le grondaie della sala dei ricevimenti e per tutto linverno interruppero impuniti i pi complessi dibattiti e le questioni governative. La gente diede loro la colpa delle esecuzioni pubbliche. Secondo i pettegolezzi, tutti i corvi del circondario si erano affollati nei giardini reali per sfuggire alle grida degli uomini torturati in prigione quellinverno. O altrimenti erano stati attirati per stregoneria. In ogni caso, rendevano estremamente difficoltosa qualunque discussione. Le consultazioni formali di quel giorno, che si svolsero davanti a un uditorio di una dozzina di cortigiani e di una colonia di corvi, ufficialmente riguardavano il delitto e castigo della prigioniera che si trovava in casa del primo notabile. Cosa si doveva fare della poetessa di Qazvin? Chi aveva il diritto di giudicarla innocente o colpevole? Che genere di sanzioni le si potevano imporre, e da parte di quale tribuna le? Doveva essere il governo, il monarca o il clero a decidere se andava condannata o rimessa in libert? Perch leretica non era soltanto una persona di rango e di chiara fama: era anche una donna. Secondo la tradizione, la legge interveniva a punire le donne solo in caso di adulterio. O di omicidio. Mogli, figlie e sorelle innocenti venivano impunemente macellate, ma ufficialmente potevano essere condannate a morte solo per infedelt. O per omicidio volontario. Sempre secondo le usanze, bench sul genere femminile si praticasse spesso la violenza, una donna doveva essere colpevole di povert per poter essere accusata di omicidio o di adulterio: era raro che una donna ricca o una di nobile nascita fosse gettata dallalto di una torre o lapidata. Lunico altro modo per meritare una morte imposta dalla legge era lapostasia. Ma uneretica doveva dimostrarsi refrattaria al pentimento e aver influenzato altri a seguire la sua via erronea prima di poter essere giudicata colpevole di tale peccato. E solo un tribunale ecclesiastico poteva pronunciarsi su tali faccende. Il gran visir era fortemente contrario a consegnare la poetessa al giudizio della legge coranica. I mullah avevano gi troppo potere, disse allo Shah, e lui sospettava che insistessero su questo caso solo per guadagnarne altro. E poi quella faccenda conteneva una contraddizione intrinseca. Lesistenza di una donna irriducibile era teologicamente inconcepibile, in base alle leggi della giurisprudenza religiosa. Se una donna era in grado di influenzare altre persone, ci implicava che possedesse una mente propria; denunciarla perch conservava le proprie opinioni, significava riconoscere il suo diritto di pensare. Ma come poteva essere, se una donna non faceva che riflettere il pensiero

altrui? Alcuni dottori della legge, disse, negavano persino che le donne avessero un cervello. La poetessa di Qazvin presentava alla corte un dilemma insolubile, ma la regina ne rappresentava un altro, altrettanto problematico, per suo figlio. Proprio quel giorno, rinunciando ai privilegi della reggenza, era riuscita a boicottare efficacemente il dibattito. In sua assenza non si poteva decidere niente; non si poteva ratificare alcuna decisione se non cera la reggente ufficiale. E le sue spie erano in bella mostra. Il gran cerimoniere stava alla sinistra del trono in atteggiamento deferente, e il capo dellesercito alla destra di Sua Maest. Non avevano neanche bisogno di parlare, perch tutti conoscevano la posizione della regina. Se il clero non poteva decidere su questo caso, lei di certo non vedeva perch il gran visir dovesse assumersi il compito di consigliare lo Shah. Il destino della poetessa di Qazvin non riguardava nessun altro tranne lei. La discussione era giunta a un punto morto quando lo stormo di corvi si alz in una protesta improvvisa e prese a convergere formando un nuvolone sotto il portico del palazzo. Lo Shah fu costretto ad aspettare che le loro strida si placassero. Quando finalmente apr bocca, era visibilmente agitato. Allora, cosa bisognava fare con una donna tanto ribelle e tanto poco disposta a collaborare?, domand irritato. Qual era il modo pi consono di punire una donna che minacciava la governabilit e si rifiutava di sottomettersi alla correzione? Le sue domande celavano un doppio senso. Era ovvio che Sua Maest si stava riferendo a pi di una creatura di sesso femminile. Francamente, le colpe delleretica lo ostacolavano meno, in quel momento, delle politiche della regina. Poich il silenzio dei volatili minacciava di essere breve e sia il gran cerimoniere sia il capo dellesercito si rimettevano al gran visir per la risposta, la sola possibilit che aveva questultimo era quella di rispondere con estrema cautela. Costui si azzard a suggerire che, dal momento che i teologi stessi erano divisi sullargomento, forse cera un altro modo di risolvere il dilemma. Avrebbe interrogato di persona la prigioniera e deciso il suo delitto e il suo castigo, in base al diritto civile. Avrebbe affrontato la questione senza ricorrere ai mullah. E il suo sorriso, mentre proponeva questa soluzione, era pesante come le palle di cannone impilate alle porte delle citt, dove le donne pregavano per essere liberate dalla sterilit. Lo Shah esit e i corvi riempirono la pausa che ne segu. Non gli era del tutto chiaro se la proposta del gran visir accresceva o sminuiva i suoi poteri. Sua Madre gli aveva sempre consigliato di non pestare i piedi al clero, per quanto autocratico volesse essere. Il regno si ereditava per diritto divino, ma dipendeva dallappoggio dei mullah. Pur essendo ansioso di ridurre la loro influenza, non voleva usurpare i loro diritti, temendo che essi si appropriassero dei suoi. Sapeva che avrebbero potuto sollevare il popolo contro il re e aveva paura che sua Madre li incoraggiasse a farlo. Guard torvo il gran visir.

Il primo ministro si rendeva conto che la Regina Madre dominava il dibattito malgrado la sua assenza e si affrett a rassicurare lo Shah sulle sue intenzioni. Naturalmente si sarebbe rimesso al giudizio di Sua Maest sulla questione, puntualizz: teologia e giurisprudenza erano complesse quanto la mente femminile. Ma lo Shah non era pi disposto a sentir parlare di teologia e giurisprudenza. Uno dei cortigiani, provvisto di fucile, fu mandato ad allontanare gli uccelli. Quando il gracchiare si fu acquietato ci fu un momento di silenzio. Dopodich il re disse: il punto questo, cervello o no, quella donna deve essere uccisa? Destinandola allesecuzione le si darebbe troppa importanza, osserv il gran visir. Quindi gli altri cosa propongono?, chiese lo Shah rivolgendosi al capo dellesercito. Questi si inchin con deferenza. Unalternativa poteva essere rinchiuderla a tempo indefinito, rispose. Bene, disse lo Shah speranzoso. Carcere a vita? Il capo dellesercito si strinse nelle spalle. La sparizione, sugger, poteva assumere diverse forme. Stiamo parlando, chiese lo Shah, di assassinio, o di esilio? Nessuna delle due soluzioni sarebbe stata appropriata per una donna del suo genere, interruppe il gran visir. Lesilio avrebbe diffuso la sua influenza allestero, e la morte lavrebbe trasformata in una martire. Ci si poteva sbarazzare di lei senza creare scalpore, mormor il gran cerimoniere dallaltro capo del trono. Si accarezz la barba con la sua tipica cura, ravviandola lentamente con le dita. Sarebbe potuta sparire in modo non ufficiale, disse. Accidentalmente, per cos dire. Fuori, sotto il porticato, i corvi cominciavano a tornare volteggiando dal giardino. Le fucilate non erano bastate a tenerli lontani. Nel qual caso, interruppe il gran visir alzando la voce per sovrastare il gracchiare dei volatili, perch mai i tribunali ecclesiastici sarebbero dovuti intervenire nella questione? Chi altri, ansim il gran cerimoniere, aveva il diritto di leggere la coscienza umana? Chi altri, disse con un sorriso di religiosa affettazione, poteva offrire a uneretica la possibilit del pentimento? Sua Maest aveva perduto interesse per la discussione. Per quanto lo riguardava n sua Madre n leretica sembravano molto inclini al pentimento. Indic al gran visir di avviarsi alla conclusione del dibattito, che si fosse raggiunta o meno una decisione. La sola cosa necessaria a questo punto, annunci il primo ministro, era una formalit tecnica. Sua Maest doveva sapere se una donna di quel genere agiva per volont propria. Se cos era, il caso poteva non aver nulla a che vedere con leresia. Altrimenti sarebbe intervenuto il tribunale islamico. Lo Shah fu enormemente sollevato per aver risolto questo dilemma dottrinale. Il primo ministro, annunci, avrebbe sovrinteso alla faccenda. Con ci autorizzava il gran visir ad accertare lindipendenza mentale della donna, a verificare se stesse o meno

esercitando la propria libera volont. Ma cera una clausola, aggiunse. Leretica poteva essere interrogata a una sola condizione. I corvi intervennero vivacemente; quando si quietarono il gran visir dichiar che era a disposizione di Sua Maest a qualsiasi condizione. Il suo scopo nella vita era servirlo. In tal caso replic il re, sposate mia sorella, affinch la vostra volont e la mia diventino una cosa sola. Tutti gli astanti trattennero il respiro. Il gran visir mormor qualcosa circa lapprovazione della Regina Madre, ma era chiaro che era stato messo in trappola. La regina sar confinata a Qum annunci lo Shah, finch non avr concesso la sua benedizione. A queste parole tutti i presenti fremettero stupefatti. Il capo dellesercito fece un profondo inchino e si ritir dalla presenza dello Shah. Il gran cerimoniere si affrett a imitarlo, ma nel frattempo il frastuono dei volatili era ripreso, e il re insist perch il gran visir tirasse fuori il fucile. Si era chiuso un capitolo, la storia per non era finita e le ripercussioni dellesilio della regina a Qum minacciavano di essere rumorose e sgradevoli quanto i corvi. Lindisponibilit del gran visir a sposare sua figlia era stata per la regina altrettanto offensiva dellinsistenza di suo figlio perch lo facesse. Ma la ragione per cui alla fine latto dignitario si sottomise alla proposta lavrebbe di certo fatta infuriare ancora di pi. Lo Shah aveva acconsentito alle esecuzioni pubbliche a condizione che il suo primo ministro gli permettesse di incontrare la poetessa di Qazvin. E adesso sembrava che il gran visir avrebbe sposato sua figlia solo se avesse avuto lui stesso lautorizzazione a interrogare la donna. Il fatto che tutto sembrasse girare attorno alleretica sarebbe stato un oltraggio intollerabile per la regina. Ma quando lo venne a sapere, la principessa reale chin il capo e non disse nulla.

Capitolo sette Il gran visir usc a testa alta dal padiglione sul retro, nei giardini di Fin. Pass a lunghe falcate sotto i pioppi, di ottimo umore nel sole invernale, diretto verso i bagni turchi. Quando super le guardie e gir langolo verso il vecchio hammam, fischiettava. Sua moglie lo sent. Il servitore doveva correre per tenere il passo. Era la prima volta, dopo due mesi, che il ministro usciva allaria aperta. Dopo la sua caduta in disgrazia, la sorella dello Shah sapeva che suo marito non sarebbe mai stato al sicuro dallumore arbitrario del fratello o dalla vendetta implacabile della Madre. Prima di lasciare la capitale pens che per liberarsi di lui si sarebbe fatto ricorso al veleno; il caff dei Qajar era diventato tristemente famoso a corte durante la reggenza della regina.

Sulla via per Kashan si aspett di subire un agguato dai banditi, unimboscata da assassini prezzolati. E nei giardini di Fin fu certa che le guardie attendessero solo loccasione giusta per attaccare il gran visir con la protezione del buio, per sorprenderlo, da solo, e portare a termine lesecuzione. Lo aveva implorato di non allontanarsi dal suo fianco per alcuna ragione al mondo, perch sebbene suo fratello non avrebbe esitato a umiliarla, era certa che non avrebbe messo a repentaglio la sua vita. Lei rappresentava lunica protezione di cui potesse avvalersi il gran visir. Ma non le era permesso accompagnarlo al bagno turco, anche se era sua moglie. Per questo quella mattina pianse sul samovar servendogli la colazione; si butt in ginocchio davanti a lui e gli si aggrapp alla veste, supplicandolo di non uscire di casa. Lui, semplicemente, fece un sorriso indulgente, e la prese in giro perch aveva messo troppo sale nel t. Si limit ad asciugarle le lacrime e laiut a rialzarsi. Fu molto gentile, ma non le prest ascolto. Non aveva fatto pi di una dozzina di passi lungo il sentiero che partiva dal padiglione sul retro, quando lei gli mand dietro un servitore con gli abiti puliti e un messaggio per dirgli che se non fosse tornato, lei lo avrebbe seguito. Il gran visir ignor il messaggio e fischiett passando davanti alle guardie che lo fissavano. A quel punto, lei rinunci. Non cera possibilit di raggiungere lhammam senza essere notati, perch i sorveglianti erano sempre di guardia. Lunico modo di evitare di passare davanti alle guardie sarebbe stato fare il giro delle mura e camminare davanti al portico principale. Ma questo significava essere visti invece dai soldati dello Shah. Il gran visir scelse la strada pi rapida: procedette diretto attraverso il padiglione centrale e sotto il naso delle guardie. Dopo averlo guardato svoltare langolo e sparire dietro gli alberi, sua moglie non aveva molte alternative se non convincersi a pazientare. Suo marito era un uomo schizzinoso e molto esigente in fatto di igiene personale. Per lui era stata una vera sofferenza stare sempre rinchiuso, fin dal suo arrivo, nel soffocante padiglione sul retro, impossibilitato a uscire dalledificio e a recarsi al bagno turco per tutte quelle settimane, costretto ad arrangiarsi con una bacinella dottone e una brocca dacqua nella stanza sul retro, che la moglie usava anche come cucina improvvisata. Era stata una tortura per lui ascoltare il mormorio continuo dellacqua corrente nei giardini di Fin ed essere privato di un bagno. La sorella dello Shah conosceva le sue abitudini: sarebbe stato fuori tutto il giorno. Malgrado la sua angoscia, lalba le aveva rischiarato il cuore. Forse la fiducia di suo marito nellindulgenza regale era giustificata; dopo tutto era un politico accorto. Forse i doni arrivati da corte il giorno prima erano sinceri e i suoi sospetti su sua Madre infondati: sapeva bene che la regina in segreto ammirava suo marito. Forse era un buon auspicio che lui fosse finalmente uscito dal padiglione, si fosse avviato direttamente oltre la garitta e fosse entrato nellhammam sorridendo mentre splendeva un bel sole invernale. Il servitore, che rincorreva il visir portando una pila di abiti puliti, disse poi

alla sorella dello Shah che non aveva mai visto il suo padrone cos di buon umore come il giorno in cui era entrato nel bagno turco di Fin. Cera stato un unico motivo di preoccupazione, ed era passato con la stessa rapidit con cui era arrivato. Quando il valletto era tornato con i vestiti sporchi del gran visir, aveva riferito alla moglie che il solito assistente, che era il barbiere del villaggio, era stato sostituito da altri due uomini. Quel giorno due assistenti speciali si erano presi cura delle esigenze del padrone. Il cuore della sorella dello Shah manc un battito. Quali assistenti speciali? Da dove venivano?, chiese piena di paura. Il servitore appariva perplesso. Di certo la principessa reale ricordava i due assistenti speciali mandati dallo Shah? Erano arrivati con il seguito il giorno prima. La donna era sconcertata. Il gran visir non le aveva fatto parola di assistenti speciali. E poi si disse che anche loro dovevano far parte del perdono del re giunto dalla capitale: doni, lettera di riconciliazione, veste donore e due assistenti speciali per aiutare il gran visir a prepararsi per il ritorno. Non cera da stupirsi che suo marito avesse voluto recarsi ai bagni. Nessuna meraviglia se aveva ignorato i suoi appelli. Cerc di tenere a bada i propri timori e si immerse nelle faccende domestiche. Era meglio non allarmarsi per la presenza dei due assistenti speciali, pens. Il gran visir avrebbe sicuramente preferito i loro servigi a quelli del barbiere orbo del villaggio. Non cera ragione di preoccuparsi, si ripet, e fece di tutto per tenersi occupata. Lav e diede da mangiare personalmente alla bambina; spazz le foglie dai gradini e strofin con le sue mani gli abiti sporchi del marito. Non aveva bisogno di aiutanti per dimostrargli il suo amore. Quando erano arrivati l, lautunno prima, quei semplici compiti quotidiani lavevano colmata di una gioia indicibile. Aveva cantato insieme agli uccelli mentre spazzava la polvere davanti alla porta; aveva servito il marito con zelo religioso. Ma oggi lavorava per non pensare. Dopo aver svolto le incombenze mattutine, mand la cameriera lungo il viale di cipressi fino al padiglione centrale con un recipiente di riso e un samovar nuovo da offrire ai viaggiatori giunti il giorno prima. Erano dame della corte, e la quantit e qualit dei doni che avevano portato da parte di sua Madre indicavano la natura e il livello del benvenuto che si aspettavano da lei. Per quanto probabilmente li avesse delusi come figlia e sorella, doveva adempiere ai suoi obblighi di padrona di casa, e di moglie. Avrebbero dovuto riferire alla regina che, se non altro, li aveva ricevuti come si deve. E con questo pensiero in mente ordin al valletto di tirare il collo a un altro pollo. Gli ospiti avrebbero avuto bisogno di pranzare e bisognava anche mandare un pasto caldo al bagno turco, per il gran visir. Era mezzogiorno quando il servitore finalmente usc, con la pentola del riso sulla

testa e un tegamino in mano. Il gran visir era l dentro da pi di quattro ore, ormai. Lei aveva dato severe istruzioni al servo di evitare il padiglione centrale e di prendere la via pi lunga per recarsi ai bagni turchi. Non voleva che gli ospiti lo bloccassero prima che arrivasse a destinazione. Le sembrava, mentre scrutava dalla grata delle finestre del padiglione sul retro, mentre la figura ciondolante del servo appariva e spariva lungo la scala di luci e ombre proiettata dai cipressi, che ci mettesse uneternit per superare la garitta e aggirare il muro meridionale. Infine, quando attravers gli alti pioppi che circondavano il padiglione centrale, lo perse di vista. Allora sospir e si prepar ad attendere per unaltra eternit il suo ritorno. Ma con sua sorpresa dopo meno di mezzora il servitore era gi tornato. Aveva sentito i suoi passi scricchiolare di nuovo sulla ghiaia, e a tutta prima aveva creduto che fosse il suono dellacqua scrosciante; poi not unombra sghemba tra gli alberi e pens che si trattasse di un gufo. Ma si allarm quando, invece di vedere una guardia che faceva la solita ronda, riconobbe la figura curva del servitore che costeggiava il giardino diretto al padiglione sul retro, con la pentola di riso ancora sulla testa e il pentolino in mano. Perch quello scemo riportava indietro il cibo cos presto? Perch non era rimasto finch il suo padrone non aveva finito di pranzare?, voleva sapere. E allo stesso tempo, non voleva sapere. Luomo era imbarazzato. Il suo padrone non aveva voluto mangiare, rispose. Aveva mandato via il valletto dicendo che non aveva fame. La sorella dello Shah era sbalordita. Non poteva crederci. Suo marito non aveva mai rifiutato il pranzo. Perch non aveva voluto mangiare?, domand. Questo poteva significare soltanto che aveva gi mangiato. Qualcun altro gli aveva mandato del cibo?, insist preoccupata. Aveva accettato un pasto da una delle guardie? Il gran visir aveva mandato a dire che non voleva essere interrotto, si affrett a spiegare il servitore. Gli avevano detto che il padrone desiderava proseguire indisturbato le sue abluzioni. Avevano?, chiese con crescente timore. Chi gli aveva detto queste cose? Ma gi conosceva la risposta. Il servitore confess di aver avuto linformazione dagli assistenti speciali. Erano usciti dal bagno turco per portargli il messaggio, quando aveva bussato alle porte; gli avevano detto di portar via il cibo perch il gran visir non desiderava essere disturbato. Quando cap che luomo non era entrato di persona, non aveva affatto parlato con il padrone e non laveva neanche visto, la sorella dello Shah cedette al terrore che si era andato accumulando dentro di lei fin dalla notte prima. Si gett un velo sopra la sciarpa che le copriva la testa, usc dal padiglione sul retro e corse ai bagni turchi. Lei sapeva leggere i segni premonitori.

Capitolo otto Fu mentre sua Madre era a Qum che la sorella dello Shah cominci a sognare le esecuzioni pubbliche. Non cera da stupirsi. Erano largomento al centro di tutte le conversazioni quellanno e quando su invito della moglie dellambasciatore britannico, le dame della capitale trascorsero la giornata nei giardini della Legazione, durante la festa della primavera, lunica cosa di cui riuscirono a parlare, mordicchiando le carote sradicate dalle aiuole e assaggiando le radici piantate dalla giovane signora inglese in mezzo alle tuberose, fu la morte. Poich le zone verdeggianti in citt non erano molte, il giardino della Legazione si riempiva di gente che faceva colazione sullerba, nei giorni in cui la tradizione imponeva di sfuggire agli spiriti maligni stando allaria aperta. Questo terreno aveva sempre assolto la funzione di parco pubblico per i cittadini, e il colonnello pot prenderlo in affitto dal primo notabile per il proprio uso personale solo a condizione che si rispettassero le tradizioni, il tredicesimo giorno dellanno nuovo. Il risultato era che il campo che fiancheggiava la prigione veniva invaso ogni anno dalle signore di citt che volevano sbarazzarsi della malasorte dellanno vecchio e allontanare dal nuovo ogni sciagura. Ma quella primavera lassalto fu particolarmente brutale. Non solo i visitatori decapitarono le rose e fecero strage di narcisi, ma devastarono anche lorto, con grande costernazione della moglie dellambasciatore; fecero scempio delle pianticelle appena spuntate e strapparono impunemente la menta a morsi. Alla fine la signora fu costretta a rifugiarsi nella Legazione per non vedere quel disastro. Uninvasione di locuste non avrebbe potuto essere pi perniciosa. Si chiese se tanta voracit fosse il risultato delle esecuzioni pubbliche. Per quanto si dovesse presumere che lo Shah aveva sostituito la tortura privata con lesecuzione pubblica nel tentativo di accontentare i diplomatici stranieri, tutti sapevano che i sette uomini condannati a morte sulla piazza del mercato, appena prima delle festivit primaverili, erano innocenti. Erano stati accusati di aver cospirato contro il gran visir, ma nessuno ci credeva, meno di tutti la regina. Si sapeva che erano buoni cittadini, che godevano di ottima reputazione a Teheran: mercanti i cui mezzi avevano scatenato invidie; studiosi le cui interpretazioni avevano disturbato lo status quo; un illustre poeta le cui parole avevano suscitato pensieri proibiti. Poich tutti erano considerati un pericolo per lo stato, il gran visir aveva ordinato che fossero decapitati e che lo spettacolo dei loro corpi, abbracciati insieme, fosse offerto come un monito e un esempio salutare alle folle irrequiete che avrebbero assistito alla scena dai tetti. Ma il dramma non si svolse del tutto secondo le aspettative. I condannati avevano dato prova, nella morte, di una dignit sconcertante. Avevano parlato alla gente con un fervore difficilmente riscontrabile persino nelle sacre rappresentazioni, e avevano detto addio alla vita con una vitalit che fece vergognare

quanti erano venuti a vederli morire. Uno si era messo a recitare dei versi improvvisati quando gli era stato strappato via il turbante, e aveva espresso il desiderio che venisse subito il turno della sua testa. Un altro aveva emozionato gli astanti fino alle lacrime con il suo umorismo sarcastico. Il boia si era talmente commosso che subito dopo era sceso dal palco e aveva cambiato mestiere, diventando facchino; la simpatia pubblica verso i condannati fu cos intensa che il clero si trov costretto a fomentare disordini, subito dopo le esecuzioni, per poterle giustificare. E poi ci fu un ultimo colpo di scena. Lavvertimento della regina si era dimostrato vero: la morte di quegli uomini non fece che da re lustro alla reputazione della donna rimasta in vita, nel carcere cittadino. Sarebbe stato il suo turno adesso?, si chiedevano le dame alzando gli occhi in alto, verso la finestrella aperta nellalto muro della casa del primo notabile. Sua moglie quel giorno avrebbe dovuto raggiungerle nel giardino, e non vedevano lora di interrogarla sulla prigioniera affidata alla custodia di suo marito. Siccome erano mogli di ricchi borghesi o principesse della capitale, il rango le aveva private della possibilit di veder morire gli uomini sulla pubblica piazza, ma proprio per questo erano ancora pi impazienti di sapere tutto della poetessa ancora in vita, dietro quella porta cos vicina. Speravano di darle una sbirciatina quel giorno, e rimasero deluse quando invece videro solo le facce tirate delle figlie del primo notabile che guardavano in basso, dalla finestrella della stanza segreta della prigione. Le sue sorelle erano state molto indecise se spiare o restare fuori casa. Non erano abbastanza importanti da poter essere invitate ai giardini della Legazione, e di conseguenza non potevano assicurarsi un marito annodando un filo derba per il nuovo anno. Come invidiavano la sorella dello Shah, il cui fidanzamento imminente era sulla bocca di tutta la citt, e che delusione non vederla tra le signore di sotto, poich aveva deciso di non uscire da palazzo durante lassenza della Madre a Qum. Solo quando furono sorprese a fissare le donne tra le aiuole si ritirarono dalla finestra e scesero in cortile. In seguito, diedero sempre la colpa delle loro sfortune matrimoniali al fatto che quel giorno erano rimaste troppo tempo chiuse in casa, come la prigioniera segregata nella stanza al secondo piano. Le dame nei giardini della Legazione ronzarono come vespe attorno alla moglie del primo notabile, quando questa arriv, impazienti di ascoltare gli ultimi pettegolezzi sulla prigioniera. Si preoccupavano molto per i torti e le ragioni del suo caso. Ancor prima del suo arresto, avevano sentito dire che quella donna famigerata aveva istigato un omicidio, commesso adulterio ed era sospettata di eresia. Poich le accuse variavano in base alla pena proposta, forse il suo crimine sarebbe stato adattato alla pena, anzich il contrario. Ci di cui si era resa colpevole sarebbe stato determinato in base a ci che si sarebbe deciso di fare di lei. Morivano dalla voglia di conoscere il suo destino. Il loro argomento di conversazione preferito riguardava i metodi di esecuzione. Qual era, si chiedevano mentre strappavano le foglioline pi tenere dei broccoli della signora inglese, qual era il modo migliore di morire? Quale morte, ponderarono mordicchiando i

cavolfiori, era la pi facile? Alcune di loro difendevano lannegamento perch il soffocamento era troppo volgare, e lo strangolamento troppo fisico. Altre insistevano che farsi sparare era senzaltro meglio che venire accoltellate o bruciate, ma molte si dividevano tra chi riteneva peggio morire di sete o di fame. Tutte deplorarono la lapidazione e nessuna si fece scrupolo di parlare contro la mancanza di dignit del veleno, il sistema preferito dalla Madre dello Shah, comera ben noto, che tuttavia era lunico tipo di morte non previsto per leretica; mormorarono qualche parola sulla regina, grate che fosse troppo lontana per sentirle. Ma alla fine tutte concordarono tra pesanti sospiri che la morte non era peggiore della loro vita. La donna rinchiusa nella stanza segreta del primo notabile sarebbe morta o sarebbe sopravvissuta? Si rivolsero alla moglie del primo notabile per avere il suo parere. Ebbene, le inform questultima con aria soddisfatta, aveva una notizia per loro. La poetessa di Qazvin non era pi nella camera al secondo piano. Le donne spalancarono la bocca per la sorpresa. Avevano sparso le vettovaglie sotto i susini, dopo che la loro ospite era andata a rifugiarsi nella Legazione, ma smisero immediatamente di mangiare quando la moglie del primo notabile annunci loro questa succulenta novit. La poetessa di Qazvin aveva avuto un incontro segreto con Sua Maest subito dopo le esecuzioni, a quanto pareva, e in seguito a quel colloquio era stata trasferita nellanderoun della casa del primo notabile. Meglio non dirlo alla regina, aggiunse. Le donne la tempestarono di domande. Era stato un incontro privato? Non era stato presente nessun altro? Il gran visir aveva davvero lasciato Sua Maest da solo con una donna simile? La moglie del primo notabile disse loro che s, il gran visir aveva interrogato la prigioniera a portata dorecchio di Sua Maest, ma aveva fatto lo stesso anche con gli altri, le cui esecuzioni erano state da lui autorizzate. E cosa le aveva chiesto il visir?, insistettero le signore. La moglie del primo notabile ammise che non lo sapeva, ma aggiunse che, quali che fossero state le domande, le risposte delleretica dovevano essere state oltraggiose, perch lui laveva condannata a morte. Davvero?, strillarono le dame. E lei come faceva a essere a conoscenza di questa notizia? Perch il re dopo aveva concesso la grazia alla donna. E che senso aveva una grazia reale se la donna non fosse stata condannata a morte dal primo ministro? Le signore furono enormemente impressionate dalle sue capacit di deduzione. Ma cosa aveva osato dire, implorarono di sapere, la poetessa di Qazvin al gran visir per meritarsi una tale condanna? La moglie del primo notabile rispose loro che, al suo ritorno, tutto quel che le aveva riferito il marito era stato che Sua Maest aveva dato ordine al gran visir di prosciogliere la donna. Lasciatela in pace e lasciatela vivere aveva detto al primo ministro. Perch

gli era piaciuto il suo viso. Le dame si agitarono, tutte eccitate. Si avvicinarono ancora di pi per interrogare la moglie del primo notabile. Nella loro agitazione calpestarono tutto lorto e devastarono le rose. Lo Shah aveva visto la prigioniera in volto, quindi? Forse il gran visir laveva condannata proprio perch si era mostrata sfacciatamente. Ma cosa voleva dire, con quel lasciatela in pace? E quanto pensava di lasciarla in vita? Che cosa aveva mai detto la poetessa di Qazvin al gran visir?, volevano sapere. La moglie del primo notabile dovette confessare che non ne aveva idea. Lunica altra informazione che poteva fornire era che la prigioniera aveva avuto il coraggio di respingere le profferte reali. Le signore smisero di masticare carote, allibite. Ottenere una sospensione di pena era gi abbastanza terribile, considerando i privilegi e le responsabilit che comportava, ma rifiutare una simile grazia dello Shah era ancora peggio. Lavrebbe salvata, la clemenza del re, dalla sua stessa presunzione? Oppure questa era la prova della minaccia che rappresentava? Il suo rifiuto rappresentava uneresia, o era piuttosto un atto di compassione verso le altre concubine del re? E che cosera peggio, in ultima analisi: essere giustiziata in pubblico come un uomo o rimanere per sempre reclusa e sostenere una dieta di pane e rieducazione, solo perch era una donna? Ma la cosa pi importante era questa: cosa aveva detto al gran visir per provocare tutto questo? E come avrebbe reagito la regina, quando lavesse saputo? Oh, meglio che la regina non venga a conoscenza di questo fatto, ripet la moglie del primo notabile. La sola alternativa era infatti consegnare il caso nelle mani del tribunale islamico, e il gran visir non lavrebbe mai permesso. Sarebbe stato lo stesso che rinunciare alle sue riforme. Non poteva certo contare sulla collaborazione del clero, adesso, data la sua politica di annullare il diritto di asilo nelle moschee e nei luoghi santi; aveva indebolito i tribunali religiosi e aveva preso in mano le redini della giustizia, quindi non poteva pi contare sullappoggio dei mullah. E nemmeno poteva dipendere dal patrocinio della regina, visto che lei lo incolpava del suo esilio. In effetti, mormorarono le dame preparandosi finalmente a spargere in segno augurale le lenticchie a foglia tenera che avevano coltivato apposta per la festa della primavera; in effetti, sussurrarono tirando gli steli intrecciati e strappando le radici attorcigliate per liberarsi della maledizione dellanno vecchio; in effetti, sibilarono buttando infine i germogli ingialliti nel canale di scolo al cancello del giardino, mentre uscivano, il gran visir doveva stare attento che i suoi nemici non unissero le loro forze a Qum, contro di lui. Ma sembrava che la maledizione dellanno vecchio non fosse stata adeguatamente scongiurata in quel tredicesimo giorno della nuova primavera. La mano del boia era stata sospesa a mezzaria, ma il dito accusatore da quel momento in poi rimase puntato sul primo ministro. Qualsiasi cosa avesse detto la poetessa al gran visir, la sua parziale

assoluzione era una sfida diretta contro la sua autorit. Fintantoch lei era sotto la protezione del re, lui non avrebbe potuto prendere alcuna iniziativa. E quando la regina, sulla base delle voci che dai giardini della Legazione erano arrivate fino a Qum, lo accus di essere coinvolto in un complotto britannico, lui non ebbe modo di difendersi. Non aveva alternative, se non corteggiare lira della regina per conservare il potere. Fu costretto a inchinarsi alle richieste dello Shah per assicurarsi i suoi buoni uffici. E fu cos che venne annunciato il suo fidanzamento con la principessa reale. Il re era molto soddisfatto di aver dato scacco al suo ministro e a sua Madre, quella primavera. Ma non aveva previsto lesito delle sue strategie su sua sorella. A lei non si addiceva accompagnare le altre principesse ai giardini della Legazione mentre la loro Madre era a Qum, tuttavia questo non le imped di riflettere sul destino della poetessa di Qazvin durante la festa della primavera. Anche lei rimugin su quello che poteva aver detto leretica al gran visir nel corso del colloquio. E pi volte, allindomani delle esecuzioni pubbliche, sogn morti e matrimoni. Per tre notti consecutive dopo il tredicesimo giorno dellanno nuovo, sogn di essere giustiziata. Sogn un uomo alto e imponente con la barba brizzolata e mani come vanghe che la esortava ad alzarsi dal divano e seguirlo. Percorse i corridoi dellanderoun reale camminando come sulla terra bagnata, fino a raggiungere i cancelli esterni del palazzo. Dopo essere stata condotta l lei istintivamente cap che dallaltra parte cera la piazza del mercato. Nel sogno restava in piedi sul cancello che si apriva sul patibolo, dove i sette capri espiatori erano stati giustiziati davanti alla folla attonita. Era lora pi silenziosa della notte, e la sentinella era sul punto di annunciare lalba, quando luomo alto allimprovviso si ferm e alz una mano. Parola dordine? La sorella dello Shah si concentr, ma non riusciva a ricordarla. D la parola o la poetessa morir la minacci lui. Ma era inutile: la parola era svanita, la sentinella chiamava e i cancelli si spalancavano. Troppo tardi si rese conto che la parola segreta era scritta a lettere chiare sul palmo della mano di lui. Non laveva letta, e adesso era il suo turno. Mentre il suo accompagnatore la sospingeva verso la luce del giorno, la sorella dello Shah riconobbe il volto del gran visir e cap con gioia e tremore che doveva sposarlo.

Capitolo nove La notte prima che il gran visir si recasse ai bagni di Fin, la sorella dello Shah finse di aver avuto un sogno premonitore. Aveva gi provato in ogni altro modo a dissuaderlo dallandare, e niente aveva funzionato. I sogni erano lestrema risorsa delle donne quando fallivano con argomenti pi solidi, e poi dopo la cattura della poetessa le profezie erano molto in voga. Quando

avevano lasciato Teheran da esuli, due mesi prima, le dame di corte si erano date molto da fare per leggere i segni del tempo. Prendevano lezioni dalla poetessa di Qazvin su come discernere il futuro e interpretare il passato. Decifrare i significati di sillabe e suoni degli eventi passati era il passatempo pi diffuso. Ma poich la sorella dello Shah non vi si dedicava, n poteva sperare di fare appello alla ragionevolezza del marito, aveva implorato invece la sua compassione, addirittura la sua piet; alla fine era crollata e, in lacrime, laveva supplicato per amore dei figli di non uscire dal padiglione sul retro. Ma il gran visir era un uomo ostinato. Era singolarmente ottuso e soffriva di fissazioni. Lei cap che il marito malgrado la sua intelligenza era del tutto analfabeta, quando si trattava di intuito. Era stato defenestrato, con tutta la sua astuzia, ed esiliato nonostante la sua accortezza politica. Non aveva saputo leggere i segni del pericolo davanti a s. Ma con lei fu infinitamente tenero quella sera. Anche leretica si recata ai bagni prima di incontrare il re disse sciogliendo dolcemente le braccia di lei avvinghiate al suo collo. Come puoi pretendere che torni a corte senza andare dal barbiere? Devo tingermi i capelli e spuntare la barba per fare buona impressione su tua Madre! Era cos impaziente di tornare nella capitale che sembrava incapace di decifrare le possibili implicazioni della cosiddetta clemenza dello Shah. La sorella dello Shah si era sentita gelare quando il marito aveva letto ad alta voce, agli ospiti radunati l la sera prima, la lettera di suo fratello. Era rabbrividita quando lui aveva intonato le parole ipocrite del re, una riga appiccicosa dopo laltra, ununtuosa parola dietro laltra, durante i festeggiamenti in loro onore. E quando lui aveva annunciato la propria intenzione di ritornare a corte con loro per riconciliarsi con lo Shah, lei aveva fatto fatica a deglutire la saliva. Mentre le signore lodavano la magnanimit del re, lei aveva dovuto celare i suoi sospetti dietro unaria serena. Aveva dovuto mordersi le labbra e trattenere i conati di vomito mentre loro lo adulavano. Sapeva che non era colpa del veleno. Il pasto che aveva servito quella sera agli ospiti era senza pretese, ma aveva supervisionato attentamente la sua preparazione. Non era possibile, con due pentole e un solo braciere nella stanza sul retro, produrre molto pi che del riso impregnato di fumo e una salsa tiepida e liquida che sembrava sego. Il cibo era piuttosto disgustoso, ma lei sapeva che era sicuro. Dal luccichio negli occhi di una delle donne immaginava che la storia della sua pessima cucina avrebbe nutrito di scherni landeroun nelle prossime settimane. Le loro cortesie erano indirizzate soprattutto a suo marito, ma lei sapeva che le dame di corte erano venute a spiare lei. Quali che fossero le altre loro motivazioni, erano venute per giudicarla e metterla in ridicolo al loro ritorno. Non vedeva lora che quel banchetto finisse. Ma prima bisognava servire il t e fare ancora una volta il giro con i dolci, occorreva sopportare ancora unultima nota del liuto e il tintinnio dei tamburelli. Gli ospiti avevano portato doni e buone novelle, dopo tutto, e per quanto lei non credesse alla loro adulazione e non si fidasse dei loro sorrisi troppo amichevoli, anche la cortesia aveva le sue indispensabili ipocrisie.

In realt la propria mancanza di sincerit le dava la nausea. Persino quando fecero ritorno al padiglione sul retro e furono finalmente soli, lei non riusc a essere franca con il gran visir. Lui era cos contento per la clemenza dimostrata dal re che lei non riusc a parlargli onestamente. Non avrebbe voluto sentire neanche una parola contro suo fratello. Verr a mangiare dal palmo della mia mano, proprio come prima, aspetta e vedrai disse. Era notte fonda e loro parlavano a bassa voce. Tra loro e la stanzetta accanto, dove dormivano le domestiche e i bambini, cera un divisorio sottilissimo, e un lungo raggio frastagliato di luce lunare attraversava le coperte. Alla sorella dello Shah parve un dito ammonitore entrato dalla finestra sbarrata e puntato contro il gran visir. Non riusciva a trovare il modo per metterlo in guardia. Non sapeva che cosa dirgli. E si trov impotente davanti al suo ottimismo assoluto, senza parole di fronte alla luce brillante della sua certezza, mentre si preparava ad andare a letto. Vedere la sua ingenuit cos messa a nudo le faceva male. Io so come manovrare il tuo fratellino rise lui spegnendo la lampada. Lei non riusc a dormire. La notte non finiva mai, il braciere si spense lasciando la stanza gelata. Rimase l sdraiata, avvolta nelle coperte ai piedi del gran visir, ad ascoltare lo sgocciolio esasperante delle fontane che zampillavano nel buio; si rigir mille volte in preda allansia, ascoltando i passi sulla ghiaia di guardie immaginarie, il brusio e il mormorare di quei fantasmi davanti alla porta. Ma erano solo i gorgoglii dellacqua, che sciacquava e sciabordava nella vasca del giardino. Sobbalzava ogni volta che sentiva il richiamo di un gufo che volteggiava come lo spirito di un morto tra gli alberi tremolanti. E ogni volta che il vento freddo faceva tremare i vetri, si risvegliava di soprassalto. Non riusciva a smettere di pensare a come aveva pianto il gran visir leggendo lindulgenza dello Shah. Non poteva dimenticare quello che aveva detto mentre rompeva il sigillo della lettera. Le parole che aveva pronunciato in quel momento le salivano in gola, soffocandola. Alla fine scese dal letto e si inginocchi accanto al marito, tremante di gelida paura. Lui si lament perch laveva svegliato. Che succede?, chiese con voce impastata perch la sera prima durante il banchetto con gli ospiti giunti dalla capitale aveva bevuto pi vino del solito. Ti prego, lo supplic, non andare ai bagni turchi domani. Non saggio, non sicuro. Che sciocchezza, mugugn lui assonnato, e si gir dallaltra parte. Per favore, non ascoltare quelle donne. Sono velenose, disse con un filo di voce, e pericolose. Ma lui le diede qualche colpetto sulla mano dicendole di non fare la stupida. Torna a dormire, le consigli. Alla fine finse di aver fatto un sogno. Una premonizione, un presagio. Lo esort a prenderlo come un avvertimento.

Ho sognato disse tra i singhiozzi che ti giustiziavano. E cos lui le permise di infilarsi sotto le coperte calde accanto a s. Era talmente piccola che stava tutta rannicchiata nellincavo del suo braccio. Dimmi del sogno, sospir lui insonnolito. Aveva sognato, gli raccont sottovoce, che cera una donna laggi, sulla soglia del loro padiglione. Una donna velata di bianco da capo a piedi, che aveva invitato il gran visir ad alzarsi dal sof e seguirla. Scivolava come terra bagnata tra i ciottoli del giardino; era passata, come un alito di ghiaccio, per i cortili ammuffiti del padiglione centrale. Ed era andata, alta e pallida come un cipresso, davanti al gran visir, percorrendo tutto il viale di pioppi, passando davanti alle fontane, fino allingresso principale. I cancelli erano chiusi, ma lei sapeva che dietro di essi cera la morte. Sapeva che se il gran visir li avesse varcati non avrebbe fatto ritorno. Era ancora notte e la sentinella stava per annunciare lalba, quando la donna allimprovviso si ferm. Qual la parola dordine? aveva chiesto, alzando una mano. Ma lui non riusciva a ricordarla. Dilla, o morirai! aveva minacciato. Perch adesso toccava a lui. Ma era inutile: il gran visir non riusciva a leggere la parola, incisa a chiare lettere sul palmo di lei. E prima che la sentinella suonasse il suo corno, la sentenza di morte era stata emessa; i cancelli si erano spalancati su unalba bianca e la donna lo chiamava, inesorabile. La sua mano era una lama di falce disse tra i singhiozzi la sorella dello Shah. Il suo viso come una spada sguainata. Era la poetessa di Qazvin! Era solo il chiaro di luna mormor il gran visir. La luna splende forte quando si alza laggi, sopra le cime degli alberi. E si volt per riprendere a dormire. Sua moglie rimase immobile accanto a lui che russava in modo regolare. Il raggio di luna sulle coperte sembr farsi sempre pi pesante su di lei, attraverso la notte. Si sent come schiacciata tra le pagine di un libro le cui parole non sopportava di leggere. Non voleva sapere cosa aveva detto leretica al marito, in presenza dello Shah.

Capitolo dieci Poche settimane dopo le esecuzioni nella capitale, quando finalmente la regina, dalla citt dei morti, elarg la sua tanto attesa benedizione sulle nozze, molti dissero che stava sacrificando sua figlia per sbarazzarsi del gran visir. Se finalmente questi aveva consentito a quella malaugurata unione, pensarono molti, era solo perch la ragazza gli faceva piet. Avrebbe dovuto avere altrettanta piet per se stesso, aggiunsero alcuni con sarcasmo.

La prima cosa che Sua Altezza fece, al ritorno dallesilio a Qum, fu organizzare una cerimonia di fidanzamento per la sorella dello Shah. Era appena stato celebrato il matrimonio del figlio del primo notabile, e tutti si chiedevano se le nozze reali ne avrebbero superato la magnificenza. Era anche lunica occasione in cui la sovrana avrebbe reso onore a sua figlia. Le principesse erano sicure che i cronisti di corte avrebbero conservato una registrazione scrupolosa di quello storico evento, ma erano impazienti di assistervi loro stesse. La regina non bad a spese nei preparativi. Nelle settimane che precedettero la cerimonia il palazzo fu stuccato di fresco con arabeschi squisiti, le nicchie sotto gli archi furono ridipinte e ornate di costose tappezzerie e tappeti. Tutti i candelieri disposti lungo le pareti delle sale furono lavati e risciacquati nelle vasche del giardino finch non scintillarono; i mosaici, gli specchi dei soffitti e le piastrelle invetriate alle pareti furono lustrati fino a risplendere. E prima che fosse pronta la scena, gi mille candele ammiccavano dalle finestre del palazzo, mentre le donne accorrevano a frotte dai cancelli e volteggiavano come falene ubriache verso la luce accecante del banchetto preparato dalla Madre dello Shah. Le ombre dei pioppi si allungavano lentamente sui vialetti quando le invitate arrivarono e presero posto nella sala dei ricevimenti della regina. I bassi raggi del sole proiettavano sagome iridescenti attraverso la fila di finestre, mentre loro si appoggiavano alle pareti, a gambe incrociate oppure con un ginocchio sollevato e laltro ripiegato sotto falpal e calzoni di velluto. E quando si furono messe in mostra nel modo pi lusinghiero sopra i cuscini di satin, esposte in tutta la loro eleganza di pizzi e disegni cachemire, di ricami intarsiati di perle e fili dorati; quando si furono sporte in avanti per piluccare dai grappoli duva e mordicchiare le peschenoci dolci e le susine nei vassoi disposti sui ricchi tappeti; quando poi si curvarono sui piatti doro coperti di piramidi di dolci, adorni di sfoglie di baklava e more passite; e quando allungarono il collo per vedere i seggi riservati alla famiglia reale da una parte, e ai musicisti dallaltra, fu chiaro a tutti che nella sala non era rimasto un solo posto libero. Il salone era stracolmo, affollato dalla crme dellaristocrazia. E traboccava di malignit color porpora e oro, rigurgitava di scandali dagli scranni donore fino ai posti pi umili vicino alla porta. Ci furono orecchie in fiamme mentre le cameriere servivano incessantemente il t da un capo allaltro della sala su scintillanti vassoi dargento; sorrisi brucianti mentre i bicchierini pieni di fuoco liquido andavano avanti e indietro sui tappeti, da unospite allaltra. E mentre le risate tintinnavano su e gi, mentre gli occhi scoccavano scintille e le lingue davano stilettate, le belle dame della corte massacravano la Madre e la sorella dello Shah. Che imbarazzo, tornare a palazzo e scoprire che lattenzione della corte tutta rivolta alla poetessa di Qazvin, sibilarono. Che umiliazione, sogghignarono, una regina che compete in popolarit con uneretica! Era increscioso che lunico modo per Sua Altezza di tornare a imporre il suo

potere sullanderoun fosse dare una festa per la sorella dello Shah. Ma i dolciumi sciolsero lentamente i pungiglioni delle malelingue e la musica gradualmente smorz la loro perfidia. Dopo un po"anche le osservazioni pi sprezzanti cominciarono a fondersi con le zollette di zucchero tra i denti delle signore. Mano a mano che il suono del flauto si alzava e ricadeva nella cadenza del canto, che i tamburelli piumati e il liuto sottile disegnavano i loro arabeschi formando volute attorno ai loro cuori, le dame sospirarono e alla fine smisero di parlare. Impercettibilmente, lumore prese a cambiare. Il canto lamentoso e la tenerezza del flauto che si chiamavano e rispondevano come amanti appassionati in un giardino di gigli, le fecero diventare malinconiche. Affiorarono i ricordi delle loro personali, taciute miserie. Avendo cominciato con lo sputar veleno, alla fine in verit furono mosse a compassione, e prima che terminasse la soave melodia avevano addirittura versato un paio di lacrime per la Madre e la sorella dello Shah. La regina si alz dal suo scranno. Il fidanzamento di sua figlia, grid, sarebbe iniziato con una gara di poesia. Che i pi raffinati poeti del regno cantassero le lodi della principessa reale! Una gara di poesia? Restarono tutti di stucco. Le menti si risvegliarono e gli spiriti si riebbero quando Sua Altezza battendo le mani invit tutte le signore a tornare ai loro posti. Chi erano i concorrenti e qual era il premio? Chi sarebbe stato il giudice, e quali i criteri di giudizio? Come si sarebbero potuti scrivere versi ispirati su quellinsipida creatura? Ma le risposte a queste domande devono essere state censurate dai cronisti di corte. Se lannuncio della regina suscit un mormorio nella sala, esso svan senza lasciare traccia. Non sono pervenuti documenti, nessun rapporto ha tradito le risatine, i sorrisi soffocati quando Sua Altezza fu invitata a recitare i suoi versi scandendoli davanti a tutti. Quanto a ci che accadde quando le porte della sala del banchetto si aprirono davanti ai pi raffinati poeti del regno, gli storici non registrano altro che un silenzio assordante. Un improvviso zittirsi. Un respiro o sospiro trattenuto, addolcito dopo la musica. La lingua bruciante attirata da un dente cariato. Chi oserebbe raccontare limpatto della poetessa di Qazvin su tutte quelle donne, quando oltrepass la soglia della sala? Negli anni a venire, ogni volta che si menzionava il fidanzamento della sorella dello Shah, le dame dellanderoun reale si affrettavano a cambiare argomento. La sorella dello Shah?, cinguettavano, un po"incerte, sbattendo gli occhioni e inarcando un sopracciglio. Prima di tutto, di quale dei suoi fidanzamenti si parlava?, chiedevano con aria innocente. Quello prima o dopo lattentato contro lo Shah? Qualcuna si spingeva al punto di scuotere la testa e affermare che doveva trattarsi di un errore. Doveva esserci stata un po"di confusione tra questo evento e il matrimonio del figlio del primo notabile. Tutti

sapevano cosera successo in quelloccasione. Ma per favore, badate di ricordare la differenza tra un matrimonio a casa del capo della polizia e un banchetto alla corte del re! Era possibile immaginare uneretica a un ricevimento reale? Era davvero accaduto che una prigioniera fosse stata invitata alla cerimonia di fidanzamento della principessa reale? Certo, a quel tempo la poetessa di Qazvin era molto popolare, potevano ammettere se si insisteva su questa ipotesi. E vero, era allapice della sua fama. Allinizio dellestate del suo primo anno di prigionia intratteneva le signore in casa del primo notabile. Tutta la citt ne parlava. Le dame dellanderoun andavano e venivano dal carcere solo per vederla. Tutti volevano sentire la prigioniera; tutti citavano le sue parole. Persino la regina avrebbe potuto esserne un po"gelosa. S, dovette provare per lei una certa invidia, al suo ritorno da Qum. Perch la poetessa aveva cominciato a insegnare a leggere alle signore? ! Insegnare a leggere? Forse per questo la Madre dello Shah aveva cercato di svergognarla in pubblico. Lultima cosa che voleva era incoraggiare una pericolosa istruzione nellanderoun del re. La prigioniera in casa del primo notabile insegnava alle donne a leggere e scrivere ben altro che poesia. Quelle dame impararono a incidere la loro vita sulle pagine della storia, a leggere le loro motivazioni, a scrivere le loro azioni, a interpretare il mondo. La poetessa di Qazvin forniva loro gli strumenti con cui diventare autonome. Forse per questo la regina era tanto determinata a insultarla, umiliarla e rovinarne la reputazione. Altrimenti perch invitare la prigioniera a palazzo? Perch chiedere a una studiosa tanto illustre, a una poetessa cos famosa di esibirsi per loro come una scimmietta ammaestrata? Perch portarla nella sala dei banchetti dove non cera posto per lei, spazio per farla sedere, cortesie da porgerle? Per metterla in ridicolo e farsi beffe di lei... s, forse era stato questo il suo intento. E funzion? Oh, cielo, ma chi si pu ricordare una cosa del genere? Chi potrebbe dire con certezza cosa accadde cos tanto tempo fa? No. Le signore scuotevano la testa; non erano in grado di rispondere. Erano troppo giovani per aver partecipato alla prima cerimonia di fidanzamento della sorella dello Shah. Erano fuori citt. Erano malate e non avevano potuto recarsi a palazzo. Non lo sapevano. Gli unici riferimenti che forse avevano sentito si limitavano a menzionare la musica, i piatti doro e labbigliamento delle dame. E se la Madre dello Shah aveva cercato di umiliare pubblicamente la poetessa di Qazvin, chi poteva biasimarla? Francamente, non ricordavano niente riguardo a un eretico. Come avrebbero potuto, infatti, trovare le parole per descrivere ci che accadde allora? Come avrebbero potuto dire che cosa si verific quando la poetessa di Qazvin entr nella sala? Lespressione del volto della regina era indecifrabile e indescrivibile la folgorazione che attravers la stanza; irripetibili i versi pronunciati dalla poetessa e

inaudito ci che fece la sorella dello Shah. Non appena la poetessa cominci a declamare, la principessa reale si alz involontariamente in piedi e offr alla donna il suo posto, come se fosse unospite donore. Perch lo fece? Un gesto tanto sconveniente rifletteva un istinto condiviso da tutti, ma che nessuno aveva il coraggio di manifestare. Cosa pens in quel momento? Meglio non chiederlo, borbottavano le signore, meglio non indagare troppo da vicino: meglio non sapere. Meglio non ripetere ci che venne detto. La regina intervenne subito, naturalmente, per correggere lerrore della figlia. Si poteva sempre contare su Sua Altezza quando si trattava di riportare lordine. La principessa reale fu rapidamente rimessa a sedere, tra il sollievo generale, e il decoro fu prontamente ristabilito. I musicisti si alzarono nuovamente, per coprire limbarazzo, e la gara fu rinviata a dopo cena. La poetessa fu fatta sbrigativamente uscire dal salone e al suo posto si fece entrare una danzatrice poich intrattenesse le signore. Una ragazza dallaria sfrontata, con lo sguardo duro e il ventre deliziosamente mobile, che aveva suscitato un certo trambusto alle recenti nozze del figlio del primo notabile, a quanto pareva, e che si diceva avesse molte probabilit di diventare la concubina favorita dello Shah. Ma bisognava ammettere che, nonostante le arti di questa ballerina, dopo il bizzarro gesto della sorella dello Shah si diffuse un senso di vergogna che rovin alquanto il pomeriggio delle invitate. E anche se non se ne parl mai pi, tranne ununica volta, per anni la sorella dello Shah fu perseguitata dalle parole declamate dalla poetessa quando entr nella sala. Non c pi posto per me in cui fuggire, dove cercare rifugio? Non posso trovare asilo, n un santuario sicuro? In tal caso cercate altrove la gioia dei vostri occhi; non c posto per lei, qui tra di voi! In verit, tra giardini e fiumi dimorer il giusto, alla presenza del pi potente dei Re!

Capitolo undici La sorella dello Shah era in un tale stato di sgomento e confusione dopo lassassinio di suo marito, che a volte si chiedeva se non lavesse sognato declamare versi la notte prima di morire. In effetti era disposta a convincersi che lintero, curioso episodio del banchetto fosse stato uninvenzione della sua stessa immaginazione sovraeccitata. Era stata una giornata di false speranze, un giorno di sorprese spurie per la famiglia degli esuli nei giardini di Fin. Il tempo era stato mite, cosa insolita per gennaio, e il sole era stato come un gioiello scintillante nel cuore dellinverno, lultimo dono della bella stagione da poco terminata o il primo della primavera futura. Persino i pochi uccelli appollaiati sugli alberi spogli sembravano in dubbio se fosse iniziata la stagione dei nidi

e quel colore ingannevole li aveva indotti a cantare con rinnovata speranza e vigore, a gara con la voce spezzata del muezzin del villaggio vicino. Era appena risuonata la chiamata alla preghiera di mezzogiorno quando un convoglio inatteso giunse al grande portico del giardino. Una principessa era arrivata dalla citt di Kashan, riferirono i servi alla sorella dello Shah, dopo essersi messa in viaggio dalla capitale. Era accompagnata da una schiava nera e da un corteo di muli mandato dalla regina. Aveva portato dolci e spezie, doni e generi di lusso, coni di zucchero russo e squisito t di Ceylon. E si era installata come una della famiglia reale, con le sue cameriere e il resto del seguito, nello splendore un po"appassito del padiglione centrale. I sentieri e i pergolati dei giardini di Fin quel pomeriggio riecheggiarono di convenevoli e complimenti eleganti, con risate acute e adulazioni infiocchettate. I servi furono messi a strofinare gli scalini di marmo e a togliere lintonaco screpolato dalle pareti del grande padiglione, a ripulire la muffa dalle crepe nei mosaici e a riscaldare le camere con i bracieri. La sorella dello Shah presiedette alla preparazione di un banchetto, perch quella sera il gran visir aveva indetto una festa. Tutto doveva essere sfarzoso come a corte; si doveva compiere ogni sforzo per assicurare un adeguato benvenuto agli ospiti che avevano viaggiato fin l dalla capitale. I padroni di casa erano di ottimo umore. I messaggi dalla corte sembravano calorosi, i saluti sinceri. La principessa venuta a far loro visita era stata scelta per quel compito dalla Madre dello Shah in persona, con il mandato di consegnare con le proprie mani i doni al primo ministro in esilio. Ma pi significativa dei ricchi doni era la lettera personale dal re al dignitario. Sua Maest elargiva la propria indulgenza sul suo diletto gran visir. Restaurava il primo ministro defenestrato nel favore regale con una magnifica veste cerimoniale, squisitamente ricamata a trifogli e palmette cachemire. Tutto perdonato e dimenticato, cancellata ogni macchia di ignominia. Il gran visir veniva richiamato a casa. La sorella dello Shah era costernata. Lultima cosa che desiderava era rientrare a corte. L il suo spirito aveva sviluppato un cancro, come un albero che avrebbe dovuto crescere al sole e si trovava allombra, come una pianta che avrebbe dovuto crescere nella terra asciutta ed era costretta a vivere nella palude. Era stata eccessivamente potata quando le sue foglioline pi tenere si stavano appena formando; aveva sofferto tagli e marciume alle radici. Non aveva alcun desiderio di tornare. Ma soprattutto non si fidava del tono untuoso del fratello. Non credeva nella sua cosiddetta indulgenza. Sospettava che tutta quella magnificenza non fosse altro che un tranello per trarre in inganno il gran visir ormai disperato. E temeva che dietro questa visita si celasse in realt sua Madre. In effetti, quando era stata informata dellarrivo della principessa e del suo corteo di cameriere, il suo primo pensiero fu che sua Madre le avesse mandato la sua balia, lavvelenatrice. La donna era una schiava nubiana dei tempi del vecchio Shah ed era stata rivale della regina, prima di diventarne la confidente. Conosceva la sorella del re da quando era nata,

e laveva protetta dalla malvagit materna e dal disprezzo fraterno. Tipico di sua Madre, istruire la donna che lei amava pi di ogni altra nellanderoun perch venisse a Fin per uccidere il gran visir. Anche se era cresciuta imparando a fidarsi dellafricana, la sorella dello Shah sapeva che la schiava era una donna sottile, e la sua conoscenza delle erbe letale. Era in grado di estrarre il veleno dai ragni, scatenare la puntura dello scorpione, sciogliere il morso della vipera, ma con le sue pozioni era capace anche di annodare le vene degli uomini e di strangolare i bambini non ancora nati. Molte delle erbe che raccoglieva erano amare per chi stava bene e dolci per lammalato; i suoi rimedi, se male applicati, potevano risultare pi fatali del veleno del quale erano gli antidoti. Il famigerato caff della regina, che era legato al nome della dinastia, era un preparato della schiava che, si diceva, avesse anche fornito a Sua Altezza lelisir delleterna giovinezza. Guariva con la stessa facilit con cui uccideva, e non aveva et. La sorella dello Shah aveva sempre avuto il terrore del veleno. Dal loro arrivo ai giardini di Fin aveva presenziato alla preparazione di tutti i pasti, per scongiurare il rischio di avvelenamento. Insisteva per prendersi cura della cucina e non permetteva ai servi di usare la cucina comune delle guardie. Preparava in casa, nel piccolo padiglione, i pasti del gran visir e assaggiava lei stessa tutti i piatti prima di servirgli qualsiasi cosa. Ma quando arrivarono gli ospiti, la sua ansia raddoppi. La fedelt della schiava a sua Madre era il veleno pi terribile. E se avesse corrotto i servi e comprato i cuochi dietro le sue spalle? E se avesse spezzato una fialetta fatale sopra il cibo senza che lei se ne accorgesse, se avesse offerto al gran visir dolci contaminati non assaggiati prima da lei? Trascorse lintero pomeriggio a sorvegliare i cuochi con accanimento, rischi la vita e si procur la nausea gettandosi su ogni vivanda prima che suo marito la toccasse. E anche se non aveva dato voce ai suoi sospetti, da essi era gi avvelenata. Parl pochissimo tutta la sera. Il gran visir in compenso era loquace. Era felicissimo dei suoi ospiti e dei loro messaggi, entusiasta dei doni e delle indulgenze ricevute. Annunci inoltre la sua intenzione di uscire dallanderoun il mattino seguente e la reazione della moglie fu straziante. Non menzion i bagni, naturalmente; sarebbe stato altrettanto indecente che proclamare in pubblico il suo desiderio di avere rapporti sessuali quella sera. Ma sua moglie ancora arrossiva di vergogna per la sua insistenza a prepararsi per i pubblici uffici. Non lasciava quelle quattro mura da settimane, disse in tono trionfante, ma ora che il suo sovrano estendeva su di lui la sua protezione, era libero uscire. Diede ordine che quella sera, dopo cena, venissero a suonare il flauto e i tamburelli; fece chiamare il maestro di oud e applaud con fervore quando la schiava nera srotol dal pavimento il suo vecchio corpo di pitonessa. Con orrore di sua moglie, cominci a cantare da ubriaco:

Il solo posto in cui fuggire, il solo rifugio per me, il solo asilo sicuro, il mio solo santuario alla presenza del mio potente sovrano! Stentava a credere alle proprie orecchie. Stava storpiando la poesia declamata dalla prigioniera quando era entrata nella sala del banchetto di sua Madre! Stava profanando i versi del Libro Sacro, che lei aveva citato! Come poteva ripeterli in modo cos poco appropriato? E il peggio era che sembrava del tutto dimentico di ci che stava cantando, del tutto ignaro della propria stupidit. Si chiese se fosse colpa del vino che aveva bevuto. Voleva alzarsi in piedi e fuggire dalla stanza, urlando: Oh! Cerca altrove la delizia dei tuoi occhi; qui per te non e pace n salvezza! Ma si controll. Stava immaginando, si disse; i vapori del vino dovevano averle dato alla testa. Perch nessun altro sembrava notare alcunch di strano, nessuno a parte lei parve registrare lorribile ironia. La principessa continu a sorridere come una maschera dipinta e ad applaudire con le mani ingioiellate; la schiava nera accovacciata sul pavimento continu a far ondeggiare avanti e indietro il ventre sfiorito. Il maestro di oud continu a pizzicare il liuto e i tamburelli a oscillare ritmicamente. Forse in quel momento stava solo ascoltando i suoi peggiori timori, e non le parole di suo marito; forse stava sognando a occhi aperti lintera scena confondendola con la vergogna provata due anni prima. Era ossessionata dai versi che lavevano spinta ad alzarsi per cedere il posto alleretica. Ma fortunatamente non si era lasciata sfuggire una parola e non era scappata dalla stanza. Aveva imparato a contenersi in pubblico, ormai.

Capitolo dodici Dopo il matrimonio della sorella dello Shah fu chiaro a tutta la corte che nei sentimenti della regina vi era qualcosa di pi dellavversione per il genero normale e persino appropriata in una suocera. Il disprezzo altezzoso che aveva manifestato in precedenza verso il gran visir sbiadiva, lasciando il posto a unapprovazione nauseante. Le critiche che aveva scagliato contro le sue riforme si erano dissolte in un torrente di complimenti stucchevoli. Si serviva di iperboli per indebolirlo e lo elogiava per distruggerlo. In realt, dopo il matrimonio di sua figlia, affermava la sua ammirazione per il primo ministro con tanta veemenza che tutti erano certi che lui avesse commesso qualche crimine orribile. Nessun altro uomo aveva mai fatto tanto, gridava ai quattro venti la regina. Era impossibile uguagliare i suoi successi. Senza dubbio si doveva alleviare il carico dei doveri che pesavano sulle sue spalle, perch non crollasse nel loro adempimento. Di certo qualcuno avrebbe dovuto sollevarlo dalle sue eccessive responsabilit, altrimenti ne sarebbe stato sopraffatto.

Il minimo che lei poteva fare era perorare la sua causa. Finch era stata in grado di gestire il potere attraverso il figlio, la Regina Madre aveva ignorato la figlia, ma dopo il matrimonio spost su di lei tutte le sue attenzioni. Si assicur che lo Shah conferisse alla sorella un titolo adeguato alla sua condizione. Insist per far costruire una nuova residenza in suo onore e inizi a farle visita di frequente, nel suo palazzo sorto verso il confine settentrionale della capitale. I pettegolezzi di corte, naturalmente, da quel momento in poi si concentrarono tutti sulla vita privata del gran visir. Non cera segreto dalcova, n intimit di vita coniugale che la regina non considerasse suo dovere estorcere alla figlia. Non esisteva un dettaglio nellabbigliamento o nelle abitudini domestiche o nellalimentazione, che lei non le cavasse fuori. Alla regina interessava non poco che il gran visir avesse scelto di divorziare dalla moglie precedente per sposare la sorella dello Shah. Che lo avesse fatto come gesto di omaggio alla signora in questione, per la quale sarebbe stato meno umiliante essere messa da parte che venire relegata in un ruolo secondario, oppure che esprimesse un segno di rispetto per la principessa reale, alla quale garantiva in tal modo una posizione unica in casa sua, la decisione comunque irrit Sua Altezza. La interpret come una mancanza di rispetto. La monogamia, disse, non faceva che ridurre il potere allinterno dellanderoun, e per un uomo che aveva gi concesso il suo cuore a un amore di giovent era normale non rimanere fedele per sempre a sua moglie. Nei primi mesi del suo matrimonio elarg alla giovane sposa continui e pressanti consigli di arte coniugale. Doveva essere al corrente di tutti gli affari di suo marito, senza per mostrare di conoscerli; doveva influenzare le sue decisioni senza dare limpressione di esservi coinvolta; doveva evitare di suscitare il minimo dubbio sulla propria fedelt. Insist sul fatto che doveva accompagnare il gran visir in qualsiasi viaggio, e non lasciare mai il suo fianco, perch per strada cerano pi voci che mosche, secondo la regina, e la verit dipendeva da quello che credeva landeroun. In una parola, si immischi nelle vicende della coppia e prima che sopraggiungesse lestate la sorella dello Shah sapeva di non avere altra scelta che aggregarsi al viaggio ufficiale del re attraverso le province. La sola idea la faceva sentire male. Aveva avvertito le prime nausee alcuni mesi prima, esattamente quando suo fratello aveva annunciato la propria intenzione di visitare le province meridionali. La distanza da coprire era notevole, la stagione gi afosa, e un soggiorno tra le fresche alture del nord sarebbe stato molto pi piacevole. Soprattutto nelle sue condizioni, pens ansiosamente la sorella dello Shah. Non era la sola a temere quella traversata. Tutte le dame di corte se ne lamentavano. La moglie dellambasciatore britannico, agli ultimi mesi della sua seconda gravidanza, attendeva il giorno della partenza con la massima riluttanza. Anche se tutti erano obbligati a intraprendere quellitinerario nel sud del paese, nessuno veniva compensato per lo spostamento forzato. E il peggio era che la regina aveva deciso di presiedere

allorganizzazione del viaggio per la corte. Aveva assunto il completo controllo della dimora di sua figlia. Nei saloni echeggiavano le voci stridule degli eunuchi di palazzo; nei corridoi aleggiava il sudore dei portatori di palazzo; trapunte e tappeti rimasero per giorni nei cortili polverosi prima di essere impacchettati sotto la severa supervisione di Sua Altezza. Era decisissima: il viaggio reale sarebbe costato caro al ministro. Pretese che il gran visir si sobbarcasse la maggior parte delle spese. Ordin tende nuove per gli uomini e per le donne, carovane di muli cariche di beni di lusso per tutta la corte e decine di cavalli elegantemente bardati. Solo il seguito della Madre dello Shah comprendeva sessanta carri e millequattrocento bestie da soma. Occorreva provvedere a vitto e alloggio, sistemare il necessario per accendere il fuoco e i gambali, non potevano mancare tappeti e coperte, t e zucchero, pepe e riso sufficienti a un esercito. Infatti a cavalleria, fanteria, fucilieri e moschettieri della scorta si era aggiunto un seguito di guardie, servitori e sarti; astrologi, portatori dacqua, stagnai, ciabattini e cappellai; cuochi e sguatteri, tappetai e fornai; portatori di pipe e portatori di lanterne, addetti al caff e mozzi di stalla. La piaga di questa invasione di locuste seminava il terrore tra quanti erano costretti ad accoglierla, tanto quanto si deplorava a corte la loro partenza. La sorella dello Shah sospir, la testa che le girava per la polvere e la canfora. Nelle sue condizioni era particolarmente vulnerabile alle attenzioni materne. Non doveva stancarsi, ordin la regina. Aveva voglia di cetriolini sottaceto? Non doveva stare in piedi, n camminare n chinarsi. Si era ricordata di mettere nei bagagli gli amuleti adatti alle circostanze? La borsa con la buccia daglio e i sali? Bisognava prendere ogni precauzione per scongiurare leventualit che il mangiabambini le si insinuasse nel ventre. La tenda del gran visir doveva essere piantata accanto a quella della Regina Madre, durante il viaggio, proprio a quello scopo. Anzi, a proposito, aggiunse: cera una questione urgente che il ministro doveva risolvere prima di lasciare la citt. Nello scompiglio dei preparativi venne servito il t e la sorella dello Shah ne accett un bicchiere senza avere troppa voglia di sorseggiarlo. Era dallinizio della gravidanza che quel malefico liquido dorato le scatenava la nausea. Che intenzioni ha stava dicendo la regina il gran visir riguardo a quella donna che ha rinchiuso in casa del primo notabile? Sua figlia deglut il t con un brivido involontario. Era un argomento proibito. Aveva evitato il minimo accenno alla poetessa fin dalla cerimonia di fidanzamento. Per tutto il periodo in cui le principesse si erano recate nella residenza del capo della polizia, durante lesilio della Madre a Qum, quando le lezioni di lettura erano diventate di gran moda in citt, lei aveva mantenuto il segreto sul fatto che sapeva leggere e scrivere. Esercitava in privato la calligrafia. Nascondeva quelle arti oscure sotto lo schermo di unapparente stupidit. Ma and vicina a tradirsi durante la cerimonia di fidanzamento. Le parole della donna riflettevano in modo tanto perfetto la sua condizione

nellanderoun che non aveva avuto scelta, aveva dovuto cedere il suo posto alla poetessa, per pura compassione di s. Non potr nascondersi in carcere per sempre, no? Le parole di sua madre aleggiavano sospese tra unaffermazione e una domanda, salivano a spirale come un cobra bianco dalla superficie del t bollente. La sorella dello Shah fece roteare il bicchiere con aria infelice. Tenere una donna come quella nella capitale, mentre il re e la corte si trovano nelle province, significa andare in cerca di guai prosegu la Madre. Bisogna fare qualcosa prima di partire. La figlia trasal osservando le spirali serpentine che si avvolgevano attorno alle parole di sua Madre. Era una donna pericolosa, stava dicendo la regina. La sua eresia era insidiosa. Linfluenza della lettura era sottile e si diffondeva senza darlo a vedere. Ci voleva tempo per accumulare le prove e prima i mullah iniziavano, meglio era. Lo aveva detto anche allo Shah, prima di partire per Qum, ma lui ormai non teneva pi in considerazione i suoi consigli. Sospir. Potrebbe dare ascolto a te. La giovane sposa accolse losservazione con studiata impassibilit. Suo fratello non si accorgeva nemmeno della sua esistenza. Che lascoltasse era impensabile. Chin la testa senza replicare. Di sicuro ascolterebbe tuo marito aggiunse la sovrana guardandola, dopo una pausa. Sua figlia guard fisso il bicchiere. Sent la nausea montare di nuovo. Il punto che il visir ha bisogno di ingraziarsi la classe religiosa continu. I mullah sono estremamente irritati per le sue riforme, lo sai. Profondamente offesi. Decisamente il t era stato un errore, pens la sorella dello Shah. Le insinuazioni della regina la facevano stare ancora peggio. Sarebbe meglio se questa faccenda fosse risolta prima dellautunno stava dicendo, battendo con lunghia dellindice contro il bicchiere, ma qualcuno deve autorizzarli a cominciare. Quella donna astuta. Sa come approfittare di questo genere di situazioni. Non le succeder niente finch vezzeggiata a casa del primo notabile, dove le servono tre pasti al giorno per il privilegio di insegnare a leggere a delle povere illuse. La sorella dello Shah, sgomenta, guard sua Madre in faccia. Quello che vide le fece metter gi il bicchiere troppo in fretta, rovesciando un po"di t. Si morse le labbra, ma non fece caso al liquido bollente sul suo grembo, perch era coperta di sudori freddi. Lodio scoperto nei lineamenti della regina la riemp di orrore. Era peggio che essere loggetto del suo disprezzo. Posso contare su di te per sollevare largomento con il gran visir? chiese insistente sua Madre. Era evidente, dalla durezza del suo tono, che aveva perso ogni pazienza con la figlia.

La sorella dello Shah avrebbe voluto andarsene di corsa dalla sala. Non cera maniera di conciliare il suo dovere verso suo marito con quello verso la Regina Madre. Non cera modo di sfuggire alle aspettative materne n al dispiacere del coniuge. La prima voleva che lei fungesse da intermediaria; il secondo laveva proibito. Come poteva rispondere a richieste tanto contrastanti? Si alz di scatto, mentre sua madre batteva di nuovo il bicchiere con la sua lunga unghia tinta con lhenne. Si alz senza volerlo, la gola che si riempiva di bile, mentre i portatori di palazzo gridavano da un lato allaltro del cortile e gli eunuchi correvano di stanza in stanza. Sono sicura che il gran visir daccordo con te disse senza riflettere. Ritiene anche lui che la prigioniera sia tuttaltro che stupida. Anzi, pensa che la poetessa di Qazvin sia la donna pi intelligente che abbia mai incontrato. Appena le ebbe pronunciate avrebbe voluto rimangiarsi queste parole. Lesse lo spaventoso verdetto scritto sul volto di sua Madre: la linea dura delle labbra sotto il disprezzo delle narici dilatate, unita alla fronte aggrottata, poteva significare solo catastrofe. Non cera pi scampo alla sua furiosa vendetta.

Capitolo tredici Quellestate le trombe daria devastarono la Persia. Feroci tempeste di sabbia e piogge selvagge investirono il paese, lasciandosi dietro solo distruzioni. Londata di maltempo inizi ai confini con la Russia, acquist potenza lungo la frontiera turca, aument la propria forza sul Caucaso e si scaten in valanghe di fango alle porte della capitale persiana. Minacciose nubi di sabbia gialla trasformarono il giorno in una notte da incubo e il tuono incessante - che ringhiava, muggiva, ruggiva e brontolava da est a ovest riempiva di terrore il cuore di tutti coloro che lo sentivano. Quando la lenta fila di cavalli da soma, muli e cammelli della carovana reale non subiva la canicola nelle pianure torride, era perseguitata da venti di spaventevole veemenza e da scirocchi dimprovvisa intensit tra i monti e le gole. Gli howdah e le tende dellharem regale si fecero talmente soffocanti per il caldo e pesanti per la polvere, mentre il convoglio si dirigeva verso sud attraversando le regioni desertiche, che gli umori, gi esasperati dalleccessiva vicinanza, cominciarono a inasprirsi e a esplodere. Il gran visir propose brevi soste ogni pochi farsang per rinfrancare le signore, e la corte lasci la strada principale riparando verso maggiori altitudini, per poter respirare. Fu in un falsopiano relativamente fresco, ai piedi di un alto passo a breve distanza dalla citt di Isfahan, che il disastro li invest. Un caldissimo giorno di luglio, poco dopo che il pesante corteo si era inerpicato su per un pendio per una breve sosta allombra di unaltura scoscesa, le guide dello Shah riferirono che a nord si andavano accumulando nuvole cariche di polvere. Il cielo si fece sinistramente buio e lorizzonte lontano cominci a ringhiare minaccioso; sul convoglio reale si abbatt unafa pesantissima e

una strana luce filtr dal cielo che si abbassava. Poi allimprovviso si alz il vento e una tempesta calda li colp con tale violenza che parve si fossero aperte le porte dellinferno. Per un caso fortuito, generato pi dallinvidia che dalla previdenza, quel pomeriggio i diplomatici stranieri avevano piantato le tende in unarea pi riparata, al di sopra del falsopiano. Erano stati indirizzati a questa posizione di preminenza dal gran visir e il risultato fu che rimasero isolati, a qualche distanza dallaccampamento reale, a guardarsi sospettosamente lun laltro in compagnia di quattro somari e un gregge di pecore. Quando sentirono in lontananza il rumore spaventoso di tuoni furono scossi dal loro torpore e ben presto si trovarono uniti da un identico terrore. Prima ancora di riuscire a capire lorigine o a rendersi conto della gravit della tempesta imminente, le cateratte del cielo si aprirono sulle loro teste. La forza della tempesta fu spietata, il suo impatto feroce. Un torrente di pioggia fangosa si abbatt sul campo, tra rocce franate e alberi divelti. Il fiume strarip dagli argini, spaccando i ponti lungo il cammino, tra lampi di fulmini scatenati. Intere montagne furono sgretolate e nuove valli aperte. E quando, alcune ore pi tardi, la moglie dellambasciatore britannico emerse dal riparo improvvisato e sgocciolante, mentre i mozzi di stalla scendevano per il pendio allinseguimento dei muli terrorizzati e dei cavalli in preda al panico, vide sotto di s il campo allagato dello Shah, ridotto a pali spogliati delle tende in una distesa di grano appiattito a terra. Le aste di legno a cui assicurare i cavalli e i paletti delle tende erano stati strappati da terra dalla violenza della tempesta, e molte delle tende appartenenti allanderoun regale erano state sollevate in aria, lasciando lharem urlante esposto alla furia degli elementi. Molti giurarono che fosse un segno della giustizia divina, tuttavia lira della Madre dello Shah non fu meno implacabile di quella di Dio. La sua collera era montata come avevano fatto le nubi allorizzonte e dopo pochi minuti dal disastro gi additava allattenzione di tutti la relativa sicurezza degli accampamenti russo e britannico, sulle pendici pi alte, rispetto alla spaventosa umiliazione subita dallharem dello Shah nel falsopiano sottostante. Accus il gran visir di aver attirato il disastro sulla corte. Era lui il responsabile delle condizioni meteorologiche avverse, disse. Non solo aveva messo a rischio la vita del sovrano, ma aveva minato le fondamenta del regno. Quasi a conferma delle sue accuse, proprio mentre la carovana reale ancora sconvolta si preparava per gli ultimi farsang del viaggio, arrivarono dei corrieri. Portavano allo Shah la notizia di unaltra esecuzione che aveva avuto un esito grottesco. Fu lultima goccia. Le prime esecuzioni pubbliche a Teheran erano gi state un disastro, dal punto di vista delle relazioni diplomatiche. Ma questultimo fiasco, avvenuto a nord, nella caserma di Tabriz, secondo i corrieri era molto peggio. A mezzogiorno il cielo si era oscurato, e la folla intimorita che osservava la scena era in preda a unattesa apocalittica prima ancora che i fucili sparassero. Ma una volta che il fumo ebbe lasciato il campo al

rombo del tuono, la situazione era precipitata. Invece di corpi crivellati di proiettili stesi a terra nella luce livida, non si videro che le corde a cui erano stati appesi i condannati, lacerate e penzolanti contro il muro della caserma. Tutta la citt era stata sul punto di insorgere, convinta che si fosse trattato di un miracolo e non di una tempesta di sabbia. Un altro plotone di esecuzione dovette essere radunato in fretta e furia, perch il primo si era rifiutato di completare il compito, e anche se il secondo aveva fatto il suo dovere la tempesta esplosa dopo lesecuzione aveva convinto molti dei presenti che su di loro si era scatenata lira divina. Poich a sovraintendere questultima dbcle era stato il fratello del gran visir, la colpa del fallimento delle esecuzioni fu attribuita in toto a questultimo. Era un caso di calcolata incompetenza, secondo la regina, che metteva in luce le perniciose nefandezze della politica del gran visir. Per quanto egli protestasse il contrario, la Madre dello Shah afferm che era colluso con le potenze straniere. Ne era prova il fumo di settecentocinquanta moschetti con cui un reggimento di soldati cristiani aveva aperto il fuoco. Invece di un complotto britannico, stavolta ne avevano uno russo, perch lultimo dramma cui si era assistito dai tetti di Tabriz era sensazionale quanto i tableaux vivants prediletti dalla moglie dellambasciatore russo. La carovana reale non aveva ancora raggiunto le porte di Isfahan che gi cominciavano a circolare accuse calunniose contro il gran visir. Il capo dellesercito andava ripetendo che di lui non cera da fidarsi. Il gran cerimoniere mormorava che la sua ambizione era superiore ai suoi diritti, e la sua brama di potere insaziabile. Le sue cosiddette riforme avevano suscitato il malcontento e aveva voluto abolire il diritto di asilo solo per indebolire il trono. Invece di sedare i tumulti, si disse, il primo ministro aveva attirato lattenzione su tutte le ingiustizie perpetrate in nome dello Shah. Ma non fu la minaccia dellinfluenza straniera sulla politica interna del paese a volgere definitivamente lo Shah contro di lui. Non fu lascia del boia ad acuire i suoi sospetti contro il visir. Quello che lo spinse a cedere alle pressioni della regina e a licenziare luomo che aveva sposato sua sorella fu unosservazione pronunciata di sfuggita da un passante al bazar mentre la carovana reale entrava a Isfahan. Le cerimonie di benvenuto si erano appena concluse e il seguito reale - gli howdah delle signore e tutta lingombrante carovana di capi falconieri e cocchieri, addetti alle cavalcature e responsabili del guardaroba regale - era appena passato sotto le porte quando uno stagnaio del posto fu udito chiedere al vicino chi fosse quel piccoletto. Quale piccoletto? chiese laltro. Quello che cammina tutto impettito davanti a Sua Maest disse luomo, indicando il re che precedeva il suo gran visir. Oh, solo il cognato dello Shah aveva replicato lamico. La regina si impadron della storia. La gonfi per provo care lindignazione del re contro il gran visir; la amplific per scatenarne la gelosia e scuotere la sua fiducia nel primo ministro. Se uno stagnaio non riusciva a vedere la differenza tra il figlio di un cuoco e il Re dei re, sbuffava, allora il trono era davvero in condizioni pietose! Non si

rendeva conto, lo Shah, che nei fatti lo si stava usurpando agli occhi del suo popolo? Non si accorgeva che il primo ministro gli faceva ombra? Se quello sfacciato aveva delle mire su una donna che aveva respinto le proposte del re, allora era abbastanza ovvio che aveva messo gli occhi sul trono: non aveva sentito da sua sorella come il gran visir aveva esaltato la poetessa di Qazvin? Per quanto ancora pensava di consentire a suo cognato di tenere rinchiusa la sua concubina in casa del primo notabile? Doveva essere estromesso dal potere, prima che fosse troppo tardi. Un visir non dovrebbe essere pi grande di quanto lo abbia fatto il suo sovrano, mormor a suo figlio, e una sorella non pi importante di quanto lo siano i servizi che rende al trono. Se uno veniva licenziato, laltra si poteva mettere a miglior frutto. E per una volta lo Shah fu daccordo con lei.

Capitolo quattordici La corte si era appena insediata a Isfahan che gi la storia del piccoletto e del cognato si era diffusa in tutta la citt. I rapporti tra il primo ministro e lo Shah si deteriorarono rapidamente nel corso del viaggio di quellestate; i suoi tentativi di riconciliarsi con il re furono ripetutamente minati dalle trame dellanderoun; e prima che la carovana reale rientrasse nella capitale, allinizio dellautunno seguente, il gran visir aveva definitivamente perso il favore del re. La moglie dellambasciatore britannico era meno interessata al cognato che al confino della sorella dello Shah. Cera stata una crisi tra le levatrici e una corsa alle balie al loro arrivo a Isfahan, perch la giovane sposa del gran visir aveva dato alla luce una bambina nello stesso momento in cui la moglie del diplomatico aveva partorito un maschietto. Allapprendere tale coincidenza, la signora inglese prov unondata di sentimento fraterno verso la principessa reale. Voleva porgere i suoi omaggi alla giovane madre non appena fossero tornati nella capitale. Ma il colonnello non era affatto entusiasta di una seconda visita di cortesia della moglie. Sarebbe stato poco opportuno, disse. La sorella dello Shah era diventata una questione altrettanto controversa della prigioniera in casa del primo notabile. Il suo fidanzamento aveva fatto molto rumore, il matrimonio aveva dato scandalo e adesso il sesso della bambina aveva irritato la regina. Tra laltro al ritorno dalle province la corte aveva trovato una congregazione di ecclesiastici radunata nella capitale che protestava a gran voce contro la politica del gran visir. Il palazzo pullulava di mullah in quel momento, e tutti parlavano dellimminente caduta in disgrazia del primo ministro. Il potere stava cambiando di mano e la posizione del gran visir era incerta. Una visita in un periodo come quello sarebbe risultata molto imbarazzante. La moglie dellambasciatore era sbalordita. La sorella dello Shah sarebbe stata relegata allo stesso rango di uneretica solo perch aveva partorito una femmina?, chiese.

Il marito non cedette. Stava solo suggerendo un rinvio. Era meglio aspettare un po. Ma la situazione non fece che peggiorare. Nel giro di qualche settimana la posizione del primo ministro si fece precaria e tutti discutevano apertamente la sua sostituzione. Lunica cosa che lo aveva salvato dalla defenestrazione e dallesilio nelle province, secondo lopinione dei pi, era il suo matrimonio con la sorella dello Shah. Il messo plenipotenziario di Sua Maest britannica disse alla sua consorte che in quel momento incontrare la principessa reale era fuori discussione. La regina non avrebbe affatto gradito liniziativa. Il suo attach scoppi a ridere quando lo seppe. Se la Regina Madre voleva sbarazzarsi del gran visir, poteva trovare pretesti migliori della sorella dello Shah, lo dileggi. Il colonnello non ne fu divertito. Avrebbe preferito che il suo attach si attenesse scrupolosamente ai fatti. Non poteva permettere una visita a corte di sua moglie per motivi di protocollo diplomatico, si irrigid. Fesserie diplomatiche, ribatt il capitano. Il colonnello era semplicemente riluttante a far usare a sua moglie la carrozza privata, ecco tutto, visto che linvito non era venuto dalla regina. La faccenda sfoci in una brutta discussione, ma gi mentre i due si affrontavano giunse la notizia che il destino del gran visir era segnato. Come tutti si attendevano, gli era stato tolto ogni potere. Nel giro di una notte era stato privato del suo rango e dei titoli, spogliato di ogni ricchezza e propriet dalloggi al domani, e il mattino seguente doveva lasciare la capitale. Lo Shah lo aveva bandito ignominiosamente: sarebbe stato confinato nelle province in un giardino alla periferia di Kashan. Era un posto tetro, in pessime condizioni, stando alle solite malelingue; un luogo oscuro nascosto da una cortina di cupi cipressi, percorso da canali fangosi. Poteva essere un rifugio dal caldo, un asilo durante la stagione estiva, unoasi di piacere al centro del deserto dove era stato edificato, dagli antichi re di Persia; ma nel bel mezzo della stagione invernale, quando il vento soffiava e la pioggia trasformava in fango qualsiasi cosa, i giardini di Fin erano freddi e malsani, il posto ideale per le febbri malariche e il tempio della perpetua umidit. Ma tra la meraviglia della corte, lo scontento dello Shah e il disgusto della regina, la giovane moglie intendeva accompagnare il ministro in disgrazia. La sorella dello Shah aveva scelto di andare in esilio con il marito invece di abbandonarlo a se stesso. La moglie dellambasciatore fu scossa dallemozione quando venne a saperlo, davanti alla sua tazza di t. Alle porte della Legazione la notizia della caduta del gran visir era giunta a notte fonda, e per quanto il mattino dopo, a colazione, lambasciatore britannico avesse consultato abbastanza spesso lorologio da far capire che aveva fretta di andarsene, sua moglie lo fece tardare sciogliendosi in un fiume di lacrime. Gli appartamenti occupati dalla famiglia si trovavano nellala femminile della casa, e gli uffici dellambasciata

occupavano lala pubblica delledificio, ma era difficile per lui lasciare la moglie in condizioni di tale evidente sofferenza. Era appena uscita dal periodo del secondo parto ed era un po"troppo incline al sentimentalismo. Che esempio di fedelt coniugale, singhiozz. Che eroismo, che finezza di sentimenti! Supplic il marito di permetterle di incontrare la sorella dello Shah prima che fosse condotta in esilio. Il marito si asciug i baffi con il tovagliolo e spinse indietro la sedia. Il cambiamento al vertice lo metteva in una posizione delicata, e aveva diverse lettere urgenti da scrivere prima che arrivasse lattach. Davvero, non aveva tempo di discuterne adesso, le disse alzandosi finalmente in piedi: ne avrebbero parlato con pi calma quella sera. Ma nel frattempo, cosa ne sarebbe stato di quella povera, giovane e nobile donna?, piagnucol la sua consorte. Il visir in disgrazia non poteva ricorrere alla giustizia e non avrebbe pi trovato rifugio, una volta lasciata la capitale. Sua moglie avrebbe dovuto patire le peggiori umiliazioni, concluse piangendo e soffiandosi il naso. Sua moglie, dichiar secco il colonnello, era la sorella dello Shah, e se lo Shah desiderava umiliare sua sorella, un diplomatico straniero non poteva farci granch. Ma perch non offrire loro asilo?, protest lei inseguendolo in salotto. Era stato dato basi a persiani di ogni categoria; perch non al gran visir e a sua moglie? Lui le fece segno di abbassare la voce. I muri avevano orecchie, tra servi persiani e cameriere irlandesi, e gli impiegati della Legazione stavano gi scartabellando documenti nelle stanze accanto. Ma sua moglie sembrava dimentica di chi origliava e si impunt che bisognava dare asilo al gran visir decaduto. Il capitano, insist, aveva detto che bisognava intraprendere unazione immediata. Il suo attach poteva dire quello che gli pareva, la interruppe il colonnello, ma era colpa del visir se adesso non aveva dove fuggire. Lui stesso aveva abrogato le leggi sul diritto di asilo. E poi la protezione britannica gli era gi stata offerta, e lui laveva rifiutata in favore di quella russa. Non che un opportunista disse freddamente, come tutta questa gente. Sua moglie era scioccata. Pens che suo marito era orrendamente privo di sentimenti. Come poteva fare generalizzazioni del genere? E quegli infelici torturati linverno scorso? E la donna che da tre anni era reclusa in casa del primo notabile senza poter ricorrere alla giustizia? Il capitano, ribad, era sicuro che si potesse fare qualcosa per il gran visir. Non spettava al capitano, ripet il colonnello, essere sicuro di niente. Linnocenza era relativa e leccesso di fiducia pericoloso. Unofferta di protezione britannica in questa fase era sufficiente a segnare definitivamente il destino di quelluomo. Non aggiunse che un gesto di buona volont in questo senso rischiava anche di compromettere gli interessi britannici. Non disse che se offriva limmunit diplomatica a quella vecchia volpe, avrebbe messo in pericolo le proprie prospettive con il suo successore. Si accontent di aggiungere che aveva le mani legate.

B, almeno lambasciatore russo aveva fatto qualcosa, ribatt la moglie. Aveva mandato i suoi cosacchi a proteggere la casa del primo ministro. Il messo plenipotenziario di Sua Maest britannica aveva intenzione di fare ancor meno di questo? Il colonnello sbuff. Il suo attach insisteva per unoperazione analoga, una grandiosa liberazione, come la chiamava, ma lui si era rifiutato di consentire una simile stupidaggine. Liniziativa russa era un passo falso, replic. Le donne nella casa del gran visir facevano parte dellharem reale, e violare la santit dellanderoun non era solo oltraggioso, era pericoloso. Ricordati questo concluse, la folla sacchegger la Legazione russa, come ha gi fatto una volta, se i cosacchi non si ritirano. Adesso, se per favore vuoi scusarmi... Ma mentre si voltava per andarsene si accorse che la moglie era scoppiata di nuovo in lacrime. Fece un enorme sforzo per usare un tono pi conciliante. Ti prego, non essere angosciata, mia cara cominci. Lei si asciug le guance rigate dal pianto e con un gesto stizzito afferr un lavoro di ricamo. Il silenzio tra loro si tagliava con il coltello. Lambasciatore britannico armeggi irrequieto, guard unaltra volta lorologio e poi le si avvicin. Era stato costretto a firmare una dichiarazione appena qualche giorno prima, le confid, un documento segreto in cui rinunciava a qualsiasi futura offerta di protezione in favore del ministro. Lha mandato il gran visir in persona mormor. Ecco perch ho le mani legate. E se fosse stato scritto sotto costrizione? disse lei voltandosi di scatto e spalancando gli occhi. Il marito toss. Evit il suo sguardo e fece scivolare lorologio nel taschino. La domanda di sua moglie era sgradevolmente pertinente. In effetti la sera prima, piuttosto tardi, era arrivato un messaggero alla Legazione, con una nota del primo ministro scritta evidentemente in gran fretta, una richiesta di aiuto nei termini pi toccanti, malgrado la precedente rinuncia. Lambasciatore, ovviamente, non aveva alcuna intenzione di accondiscendere alla richiesta, che lo avrebbe messo in una posizione estremamente imbarazzante. Ma lei come aveva fatto a intuirlo? Chi poteva averle fatto leggere del materiale tanto confidenziale? Gliene aveva forse parlato quello sciagurato capitano? Se laveva fatto, lavrebbe ucciso con le proprie mani. Brontol qualcosa a proposito del suo dovere, in qualit di rappresentante di Sua Maest britannica, di alimentare una solida base per le future relazioni anglo- persiane. Disse che doveva prestare la massima attenzione a non offendere lo Shah, che era molto teso e incline a improvvise esplosioni di violenza. Menzion le eccellenti credenziali del capo dellesercito, un favorito della Regina Madre che, si diceva, sarebbe stato il successore del primo ministro e con il quale, era lieto di poter dire, il governo di Londra intratteneva i pi cordiali rapporti. Ma sua moglie gett il ricamo per terra e si alz in piedi.

Io preferirei lasciare lincarico che proteggere gli interessi del paese approvando dei delitti disse a un tratto. Preferirei andarmene da questo paese che agire contro la mia coscienza. E poi, con sbalordimento del marito, richiese allimprovviso di preparare la carrozza. Desiderava uscire il giorno dopo, disse, e aspettare alle porte della citt nel punto attraverso cui dovevano passare il gran visir e sua moglie per recarsi a Kashan. Voleva che il ministro in disgrazia vedesse il veicolo e sapesse che avrebbe potuto servirsene, se necessario. Anche se suo marito non poteva offrirgli direttamente limmunit diplomatica, disse, lei doveva fare qualcosa per la sorella dello Shah. Sono cos affranta per quella ragazza tanto giovane concluse con voce tremante, che deve andare laggi, fino ai giardini di Fin! Nellesatto momento in cui lei scoppiava in un nuovo fiume di lacrime, il colonnello giur di sbarazzarsi del suo attach. Era certo che questo progetto sconsiderato fosse unidea del capitano.

Capitolo quindici Eliminare il gran visir risult pi facile che sbarazzarsi della poetessa di Qazvin. La regina era riuscita a tramare la caduta del primo ministro subito dopo il viaggio reale, ma non era stata in grado di far partire linchiesta ecclesiastica contro la prigioniera allinizio dellautunno. Aveva organizzato con successo lassassinio del genero in esilio quellinverno, ma ancora non sapeva come risolvere la questione della donna che da tre anni si trovava sotto la custodia del primo notabile. Fu solo dopo che la figlia, ora vedova, fu tornata dalle province allinizio della primavera successiva che una coppia di mullah si present finalmente alla porta del capo della polizia per indagare sul caso delleretica. Si trattava di due fra i pi rispettati teologi di Qum, che rappresentavano la massima autorit del paese per quanto riguardava la legge islamica ed erano stati autorizzati dal nuovo primo ministro a condurre accurate indagini per scoprire se la prigioniera affidata al primo notabile stesse persuadendo altri a seguire le sue orme traviate. Il loro incarico era quello di portarla a uno stato di sincera contrizione, oppure di giudicarla colpevole una volta per tutte. Si parlava infatti di scritti illeciti sparsi in tutti gli appartamenti femminili; girava voce di lezioni di lettura allinterno del carcere, di poesia sussurrata da cuore a cuore e di versi passati di mano in mano. A dar retta a Sua Altezza Imperiale, tutto il paese era sullorlo della rivoluzione: donne che dispiegavano unartiglieria di prosa incendiaria, che impugnavano libri come scudi e brandivano penne come se fossero spade. La regina insisteva che un processo ecclesiastico era lunico modo di mettere fine a questa eresia femminile.

Aveva gi sfruttato lira dei mullah un mese prima, per indurre suo figlio a firmare la condanna a morte del gran visir. Il marito delleretica era stato un membro insigne della delegazione di sacerdoti che aspettava il ritorno della carovana reale, e aveva chiesto che la moglie fosse nuovamente processata, stavolta in base alla legge islamica. Poich incolpava il ministro in esilio di aver ridotto lautorit dei tribunali ecclesiastici, la regina aveva promesso di restaurare il loro potere, ma a patto che fossero disposti a ricambiare il favore. Sua Maest aveva bisogno di avere Dio dalla sua, disse, se doveva giustificare la morte del primo ministro. Se i mullah potevano assolvere quellomicidio, lei dava loro la sua parola che la fine del primo gran visir dello Shah avrebbe segnato linizio degli interrogatori per la prigioniera. Sapeva che desideravano reprimere questa eresia delle donne. Aveva approfittato della situazione anche per affermare la propria autorit sul capo dellesercito. Lo stava preparando da diversi anni per il ruolo di gran visir, ma gli avrebbe permesso di occupare il seggio vacante solo alle sue condizioni. Diverse donne della sua famiglia erano frequentatrici assidue della poetessa di Qazvin. Sua sorella in particolare, che aveva addirittura gareggiato in influenza nellanderoun regale durante la forzata assenza della regina, aveva offerto ospitalit a quella donna prima della sua cattura e da allora era stata il suo avvocato difensore. Questo lassismo non poteva essere tollerato oltre. Il suo anderoun doveva essere, di diritto, sotto il controllo della regina. E cera un modo semplice per ristabilire lordine. Il fidanzamento della sorella dello Shah con il figlio del nuovo primo ministro avrebbe inserito saldamente la famiglia del gran visir nellorbita della Regina Madre. Il precedente era gi stato stabilito e lunione strategica avrebbe garantito la politica del regno. Ma non fu facile ottenere lapprovazione dello Shah agli interrogatori ecclesiastici. Aveva ancora un debole per leretica e lunico modo per volgerlo contro quella donna consisteva nello sfruttare la sua antipatia per sua sorella. Ben consapevole della tendenza al vittimismo e allautocommiserazione del figlio, e intenzionata a sfruttarli a proprio vantaggio, sua Madre rivers in lui il risentimento verso la principessa reale. Conoscendo anche la tendenza del sovrano ai sensi di colpa, e sapendo che era stato incline a biasimarsi dopo aver firmato la condanna a morte del suo primo gran visir, lo indusse ad accusare la sorella dellorrendo omicidio avvenuto nei giardini di Fin. E quando lebbe adeguatamente fomentato contro di lei, insinu che se la sorella era partita per le province lautunno precedente, lo si doveva probabilmente allesempio della prigioniera. Lo persuase che se la vedovella triste si abbandonava al suo dolore da quando era tornata a corte, era per via dellinfluenza della poetessa di Qazvin e del suo esagerato senso di giustizia. Lunico modo di rimetterle tutte due al loro posto, disse, era di far convolare sua sorella a nuove nozze e di dare ai religiosi il permesso di investigare sulle motivazioni delleretica. Lo Shah accett la proposta di matrimonio perch non gli costava niente. Ma rimase in guardia circa linsistenza della regina sui processi ecclesiastici. Bench acconsentisse,

con una certa riluttanza, alla rieducazione della prigioniera, non aveva alcuna intenzione di trovarsi di nuovo sotto il controllo di sua Madre. Temeva che lei volesse usare la poetessa di Qazvin per ottenere lappoggio dei sacerdoti e tornare subdolamente al potere; la sospettava di ambire a gestire le casse reali e di voler influire sulle decisioni del nuovo gran visir. E poich sapeva che questultimo era ansioso quanto lui di limitare le aspirazioni politiche della Regina Madre, di ostacolare i suoi intrighi a corte e di mettere fine ai suoi complotti, si serv della principessa reale per corrompere il primo ministro e assicurarsene lappoggio: la us per mettersi al riparo dalle macchinazioni materne. Fu cos che la sorella dello Shah fu fidanzata una seconda volta, sempre per sancire il potere del massimo dignitario del regno, allinizio della primavera, cio proprio quando i mullah di Qum avviarono le indagini sulleresia femminile. La regina non si rendeva conto di quanto il figlio fosse determinato a limitare la tirannia delle donne.

Capitolo sedici Quando lambasciatore britannico disse a sua moglie, appena ritornata dalla seconda visita di cortesia a palazzo, che la sorella dello Shah si sposava di nuovo, lei, scioccata, scapp via verso il vicolo. Cammin diverse ore, quel giorno, solo per ricomporsi. Come faceva una vedova a diventare nuovamente moglie con una fretta cos sconveniente?, si chiedeva. Come poteva questepitome della fedelt coniugale, che aveva preferito lesilio al divorzio, sottomettersi a un secondo marito? La sola risposta alle sue domande fu una cascata di risa proveniente da sopra il muro. Quella primavera la moglie dellambasciatore si nascose spesso agli sguardi altrui nel giardino. Quel luogo divenne il suo unico rifugio, il suo solo santuario nellultimo anno del suo soggiorno in Persia. Vi si recava per evadere dalle tensioni crescenti alla Legazione, per evitare le liti tra suo marito e lattach, ma soprattutto per ascoltare le risate dallaltra parte del muro del primo notabile. I suoi sforzi per risuscitare le rose e ripiantare le verdure coincisero con i processi per eresia svoltisi nel carcere attiguo, e anche se non sempre capiva le domande dei mullah, acquist familiarit con le risposte della poetessa di Qazvin. Per via della risata delleretica si tratteneva tra le aiuole pi del necessario e il giardino ne trasse grande beneficio, tanto che quellanno il raccolto fu eccezionale. I rapporti con suo marito erano diventati particolarmente tesi, dopo il suo tentativo abortito di salvare il gran visir e la sua famiglia. Quando era venuto a sapere del piano che aveva progettato per accorrere in loro aiuto, il colonnello non aveva potuto impedirsi di alzare la voce malgrado la vicinanza dei segretari della Legazione e delle bambinaie persiane dallaltra parte della parete. Infine aveva consentito a metterle a disposizione la carrozza solo a condizione che si facesse accompagnare da lui alle porte della citt. Del

resto, come aveva previsto, loperazione si era conclusa in un fallimento. La coppia era rimasta seduta in carrozza, fianco a fianco, in un silenzio irrigidito, per tutta la mattina. Lui a guardar fisso davanti a s; lei a piangere inconsolabile dentro il fazzoletto. E quando il ministro in disgrazia e il suo seguito erano stati infine scortati alluscita della capitale, da quellultimo appello alla clemenza inglese non venne altro che delusione. Il gran visir, intrappolato in un howdah con moglie e figli, era circondato da un fitto plotone di guardie e impossibilitato a servirsi dellimmunit diplomatica. La signora inglese, che da parte sua desiderava ardentemente accogliere la coppia esiliata nella sicurezza della propria carrozza, fu costretta a restare seduta accanto al suo cadaverico marito, e a guardarli mentre si allontanavano in un turbine di polvere. Dopo la caduta del ministro, lambasciatore britannico prese a offendersi per qualsiasi osservazione del suo attach; anche con i suoi segretari perdeva regolarmente la pazienza e giunse a lamentarsi con la moglie delle sue passeggiate igieniche. Lei per sfrutt le feste di primavera come pretesto per allontanarsi da lui e rifugiarsi in giardino. Doveva controllare la potatura delle rose, gli disse: tra poche settimane sarebbero arrivate le principesse e bisognava preparare il posto per la loro annuale merenda allaperto; cerano da proteggere verze e cavolfiori dagli appetiti della corte. Quando seppe del secondo matrimonio della sorella dello Shah, per, non cerc nemmeno una scusa. Scapp in giardino, quel giorno, senza neanche avvertire il marito. Come poteva risposarsi dopo cos poco tempo dalla morte del primo marito?, rimugin mentre camminava su e gi per il giardino. E con il figlio del secondo gran visir, poi! A detta dei soliti bene informati il nuovo sposo era un ragazzino viziato, un giovanotto cresciuto nella bambagia, dalle abitudini volgari, una creatura di presunzione smodata e di illimitato orgoglio. La sorella dello Shah come avrebbe potuto sopportare di essere sua moglie? Le risate dallaltra parte del muro smisero di colpo, mentre lei si allontanava pensierosa, e il dibattito riprese mentre tornava verso la cancellata. I teologi proprio in quel momento cominciarono a catalogare i ruoli femminili e leretica a obiettare alle loro definizioni. La moglie dellambasciatore non riusciva a decidersi su chi avesse ragione. La maternit comportava necessariamente dolore?, si chiese; esigeva umiliazione? Essere sorelle doveva essere una punizione e il matrimonio una penitenza? La tozza figlia della regina, alla quale aveva appena porto le sue condoglianze, veniva anche lei castigata per la sua mancanza di ortodossia? Quando infatti aveva raccontato al marito il suo incontro piuttosto deludente con la noiosa vedovella sotto gli affreschi macchiati, lui aveva detto che probabilmente la principessa reale veniva sottoposta a un programma di rieducazione. Era stato piuttosto soddisfatto del fatto che sua moglie non avesse particolarmente apprezzato la sua seconda visita a corte e le aveva ricordato che glielaveva vivamente sconsigliata. La sorella dello Shah stava probabilmente espiando le sue malefatte, ripet, come leretica a casa del primo notabile. Ma non cerano segnali, dal tono di voce brillante che proveniva da oltre il muro, che

la poetessa di Qazvin stesse ritrattando le proprie convinzioni. Sembrava dimentica dei suoi torti, impermeabile alle esortazioni, gloriosamente irriducibile. Anche se i teologi di Qum continuavano nei loro noiosi discorsi, ora dopo ora, nessuno dei loro argomenti sembrava avere una grande influenza. In effetti, lei sembrava godersi lopportunit di parlare con loro. Lungi dallesprimere rimorso, sembrava impaziente, addirittura felice, di discutere questioni astruse con i mullah. Dun tratto le loro affermazioni provocarono una risposta cos squillante che la moglie dellambasciatore ebbe limpressione che fosse la poetessa a condurre linterrogatorio, e non il contrario. In pi di unoccasione, quei degni gentiluomini erano stati costretti a concludere i loro interrogatori con fretta indecorosa e ad andarsene con le risate che gli scrosciavano nelle orecchie. Non sembrava, dal loro atteggiamento offeso mentre uscivano nel fango del vicolo, in mezzo alla scorta di guardie Gurka, davvero non sembrava che i loro sforzi stessero producendo il bench minimo risultato. E non pareva nemmeno, dallo stuolo di signore che prendevano il loro posto per ricevere lezioni dalla poetessa, che lei stesse prendendo sul serio gli avvertimenti di non circondarsi di proseliti. Nemmeno alla moglie dellambasciatore britannico sarebbe dispiaciuto imparare a leggere, per cos dire. Si sentiva stranamente analfabeta quella primavera e avrebbe voluto saper decifrare ci che stava accadendo tra suo marito e lattach. Latmosfera alla Legazione era talmente carica di gelosia, cos elettrica di sospetti, che rientrava sempre nelledificio con apprensione, dopo essere stata in giardino. Cercava, per quanto possibile, di mantenere la conversazione lontana dalle discussioni. Parlava di questioni che non avevano alcun rapporto con la politica estera. Faceva osservazioni sul profumo straordinario delle rose persiane rispetto alle loro deludenti dimensioni. Ammirava la bravura e la fantasia dei giardinieri locali e metteva favorevolmente a confronto la loro abilit con quella del loro giardiniere nello Staffordshire. Ma una sera, proprio mentre il capitano entrava nella stanza con un fascio di documenti urgenti che richiedevano la firma dellambasciatore, sollev largomento della poetessa di Qazvin. Il colonnello si infuri con il capitano perch aveva fatto irruzione negli appartamenti della famiglia, e allo stesso tempo fu costretto a dargli retta perch i dispacci erano davvero urgenti. Avrebbero dovuto essere pronti per la firma e sigillati per partire con il corriere diplomatico diretto a Costantinopoli molto prima, quel giorno stesso, ma il capitano aveva cincischiato e lasciato la faccenda in sospeso fino allultimo momento, come suo solito. Fischiettava con aria indifferente mentre aspettava. Lambasciatore lo fulmin con lo sguardo. Sua moglie fu costretta a riempire limbarazzante pausa di scartoffie fruscianti e stivali scricchiolanti, esprimendo la tremula speranza che la prigioniera non rischiasse torture o esecuzioni, come quegli altri poveretti arrestati lanno scorso. Suo marito le assicur, freddamente, che a quanto gli constava il nuovo gran visir non aveva alcuna intenzione di nuocere a quella donna. Era sempre sotto la protezione

dello Shah, e in casa del primo notabile veniva trattata come unospite donore. Ma non riusc a trattenersi dal lanciare unocchiata tagliente al suo attach prima di aggiungere che, eretica o no, quella donna era estremamente popolare tra le signore. Ed era ben noto, incalz con rabbia, che il primo ministro non desiderava certo offendere le dame della capitale. Come previsto, le sue osservazioni suscitarono una risposta sarcastica. La sfida che doveva affrontare il nuovo gran visir, replic il capitano, era quella di soddisfare le signore senza irritare i mullah. Perch lo sapevano tutti, il primo ministro non aveva nemmeno desiderio di infastidire il clero. Il colonnello restitu sgarbatamente le carte firmate allattach. Se quella donna era furba come dicevano tutti, sarebbe stata capace di manovrare i religiosi senza offenderli, puntualizz. Era sicuramente abbastanza intelligente da leggere le loro debolezze, ribatt seccamente il capitano. La moglie dellambasciatore pos lo sguardo da uno allaltro, piena di ansia. Che cosa significava intelligente?, chiese nel modo pi stupido possibile. Non osava domandare il significato di debolezza. Lira faceva dubitare del senso delle parole. Voleva dire che la poetessa di Qazvin era colpevole di eresia? Il capitano intervenne prima che il colonnello avesse il tempo di replicare. Voleva dire, rispose con una certa irritazione, che i due mullah venuti da Qum non avevano grandi probabilit di fare molti passi avanti con una donna del genere. A queste parole la giovane signora inglese arross, il che la fece sentire ancora pi a disagio. Forse la prigioniera era innocente?, azzard. Che lo sia o meno, li far cuocere a fuoco lento nella loro giurisprudenza per tutta lestate! rispose il capitano con un sorriso sghembo, e se ne and prima che il colonnello potesse aprir bocca. La moglie dellambasciatore provava uno spiacevole senso di colpa ogni volta che i due litigavano. Se non riusciva a evitare il loro risentimento se ne sentiva responsabile, ma quella sera raccolse il coraggio per sollevare di nuovo largomento delleretica. Sapeva quale sarebbe stata la sua risposta pubblica, ma in privato chiese a suo marito se, data la natura non risolutiva del processo e la probabile innocenza dellimputata, non poteva intercedere per la liberazione della poetessa. Lui le rispose bruscamente che una simile proposta era fuori discussione. Di certo non aveva intenzione di rischiare un incidente diplomatico per difendere uneretica. Le consigli di scordarsi queste scempiaggini romantiche e le disse che, a suo parere, da tutto quel chiasso e quei fastidi non sarebbe venuto nulla. Cerano tutte le ragioni per credere che gli sforzi degli ecclesiastici sarebbero finiti cos come erano iniziati, e cio a parole. Il primo ministro avrebbe permesso loro di interrogare la prigioniera quanto volevano, di rieducarla per tutto il tempo che ritenevano opportuno, e di prolungare gli interrogatori come desideravano, ma tutta la faccenda era destinata a restare priva di conclusione, data la natura delleresia femminile e la preoccupazione del re di non

interferire nei diritti del clero. Le parole del colonnello sembravano sensate. Lo zelo dei teologi, fervido allinizio dellinverno, presto cominci a languire, e sebbene gli interrogatori continuarono per parecchie settimane dopo le feste della primavera, rallentarono fino a fermarsi appena prima della partenza della corte per il fresco della montagna. Anche la Regina Madre fin per avvertire la frustrazione di tutto questo gingillarsi e rimandare. Cominci a sospettare una congiura. Inizi a chiedersi se il primo ministro non stesse cospirando alle sue spalle. Temeva che la poetessa di Qazvin potesse essere rilasciata mentre lei era lontana dalla capitale. Ma poich da sempre i complotti distinguono coloro che hanno potere da coloro che non ne hanno, lultima persona che la regina e chiunque altro, compresa la moglie del plenipotenziario britannico, si potevano immaginare coinvolta in una congiura per liberare leretica, era la sorella dello Shah Capitolo diciassette Il clima era gi caldo dietro i tendaggi alle finestre di palazzo e un lieve tanfo di decomposizione saliva dalle vasche sottostanti, quando la sorella dello Shah chiese a suo fratello se le avrebbe fatto lonore di un colloquio privato nellaranceto. Il sole aveva cominciato a far accartocciare i petali di rosa nei giardini della regina, e i preparativi per lannuale partenza dalla capitale erano gi in via di ultimazione. Quellanno a corte tutti aspettavano con ansia il soggiorno tra le fresche alture al posto di un altro, tedioso viaggio reale, e lo Shah non vedeva lora di andare a caccia. Fu sorpreso al ricevere il messaggio della principessa reale. Era raro che gli domandasse qualcosa e non gli aveva mai scritto una lettera. Tra i molti attributi che non aveva ereditato dalla sua onorevole Madre cera la presunzione di coltivare la raffinatezza estetica; era difficile lodare qualcosa nella sua calligrafia, che cascava in avanti quando avrebbe dovuto inclinarsi allindietro. Ci che scriveva, per quanto fosse del tutto inaspettato, era banale: aveva un favore da chiedere allo Shah e perci faceva richiesta di un colloquio privato nei giardini della regina il giorno prima che la corte partisse per gli accampamenti estivi. Lo Shah non aveva idea del perch volesse vederlo. Sua Maest cerc di controllare i nervi, quando entr nellaranceto allora stabilita. Era la quinta primavera del suo regno, e lui aveva tutti i motivi per essere compiacente. Il suo primo gran visir aveva soffocato le prime inquietudini del suo regno ed era stato estromesso dal potere appena non cera pi stato bisogno di lui. Il suo successore era stato corrotto a dovere perch ostacolasse linfluenza di sua Madre, e non cera ragione di sentirsi sulle spine solo perch sua sorella voleva parlargli. Il tempo si manteneva mite e la canicola estiva non aveva ancora colpito la pianura, ma lo Shah si accorse di essere tutto sudato mentre si incamminava verso Palla da Polo. Si era vestita con alcuni rotoli di satin rosa e sembrava un cuscino da sof. Le si confacevano pi le gramaglie da vedova che gli abiti nuziali, pens dopo i saluti di rito. Sapeva che lei era infelice. Aveva sentito i pettegolezzi sulla loro prima notte di nozze: che era stata costretta a scappare da quel buzzurro del marito per rifugiarsi

nellintimit della sua camera, richiudendo la porta a chiave in faccia allo zoticone, il quale aveva bevuto troppo. Non era certo un buon posto per scappare, non un granch come asilo, perch il bruto aveva preso a calci la porta furiosamente. I valletti della camera da letto erano agitatissimi; le signore dellanderoun piegate in due dal ridere. La corte diceva che, visto che era evidentemente destinata a essere il sigillo reale di tutti i gran visir, il marchio di approvazione di ogni nuovo primo ministro, la principessa reale non poteva lamentarsi se le arrivava qualche schiaffo. Suo fratello si augurava che non avesse intenzione di lagnarsi. Sperava anche che non intendesse tirare in ballo il macabro argomento dellassassinio del precedente gran visir. Sapeva che ne era rimasta sconvolta. Gli erano state riferite alcune storie. Lo avevano informato che, quando aveva scoperto il corpo del ministro assassinato che galleggiava nella vasca rossa e bollente, sua sorella si era messa a correre per i giardini di Fin, gridando come una pazza. Francamente, era anche colpa sua se il gran visir era morto a quel modo. Interpretando il matrimonio come molto pi che una regale convenienza, aveva indispettito terribilmente suo fratello. Non fosse stato per quel ridicolo atto di lealt da parte sua, forse lui avrebbe concluso quella sciagurata faccenda in modo pi discreto. Il ministro sarebbe rimasto a languire nellignominia finch il veleno del dispiacere reale non avesse sortito il suo effetto, e forse si sarebbe svuotato di importanza senza bisogno di ricorrere al rasoio. Ma visto comerano andate le cose, lo Shah era stato costretto a firmare la sua condanna a morte, solo per disprezzo verso la sorella. Adesso la guard di sghembo mentre passeggiavano nel giardino in penombra. Sperava che Palla da Polo non cominciasse a dare in escandescenza nellaranceto di sua Madre. Si era gi comportata da isterica in altre occasioni, pens innervosito. Aveva gi violato il decoro ed era andata vicinissima al tradimento, abbandonando la corte. Doveva essere stata fuori di s per fare una scelta del genere. Ma forse la sua peggiore follia, quandera sfuggita alle costrizioni dellanderoun reale, era stata di mostrare a tutti quanto fosse felice di andarsene. Era rifiorita come una rosa dinverno durante il breve soggiorno a Kashan, si diceva. Era diventata cos allegra che alcuni di quelli che la videro la giudicarono addirittura alquanto graziosa. Bench non fosse dotata di attrattive tali da far innamorare un uomo allistante, alla fine la sua fedelt le aveva conquistato il rispetto del marito. Lo Shah aggrott la fronte. Non che lui non ci avesse provato, a compensarla della sua perdita. Non che non avesse sopportato lui stesso altrettante prove, con una Madre come la sua e tutte le preoccupazioni dello stato sulle spalle. Sua sorella non aveva scuse. Anche se non riusciva ancora ad accettare lidea del suo secondo matrimonio, lui laveva ripagata sontuosamente. Aveva annunciato il fidanzamento della figlia primogenita della sorella con il proprio erede, nominato da poco, nello stesso momento in cui lei andava sposa al figlio del primo ministro. Anche se aveva intenzione di sostituire nel ruolo di proprio successore quellorrendo ragazzotto con il bambino

appena nato dalla sua concubina favorita, da parte sua era stato un parziale tentativo di compensare le umiliazioni della sorella. Lultima cosa di cui aveva bisogno in quel momento, era un rimprovero. Allora? chiese in tono aggressivo. A cosa devo questo grande piacere? A chi, lo corresse sua sorella. Facciamo i pignoli sulla grammatica, adesso? rise lui. Lei gli disse che non cera altra persona cui potesse rivolgersi. Sua Maest era il solo rifugio dei suoi sudditi, lunico asilo sicuro del paese. Lo Shah la guard attonito. Non lo aveva mai adulato prima. Immagin che fosse stata imbeccata da sua Madre. Laveva probabilmente preparata la regina a quel colloquio, per qualche suo scopo. Mi stai dicendo disse con scherzosa severit che questo piacere lo devo a me stesso? Sua sorella non era mai stata brava con le parole, ma i suoi silenzi quel giorno erano pi intensi dellodore dei fiori darancio. Non rispose immediatamente quando lui le chiese in modo sbrigativo di che si trattasse, ma si ferm invece a guardarlo dal basso, esitante. Al fondo dei suoi occhietti cera uno scintillio vuoto e lo Shah prov una curiosa sensazione di vertigine quando lei finalmente apr bocca. Si tratta di nostra Madre disse con semplicit. Lui alz lo sguardo al cielo. Immagin che stesse cercando di estorcergli del denaro, su istruzione della regina. Non sarebbe stata la prima volta. Si domand, a disagio, se intendeva chiederglielo per unaltra casa. Non poteva certo farle costruire una residenza reale ogni volta che si sposava. La loro Madre riponeva molte speranze negli interrogatori a casa del primo notabile, prosegu lei. Il re aggrott nuovamente la fronte. Era ormai esasperato da quegli interrogatori. Avrebbe voluto non aver mai acconsentito al piano della Regina Madre che li aveva avviati. Sembrava che non portassero da nessuna parte. Ma forse si poteva rilasciare la poetessa, continu sua sorella, prima che finissero. Per amore della loro Madre. Lo Shah trasal. Per amore di chi?, le fece eco, incredulo. Aveva sempre pensato che sua sorella fosse poco intelligente, ma a tutto cera un limite. Lo sapevano tutti che la regina detestava leretica, e come aveva insistito un anno intero per avviare questo processo ecclesiastico. E davvero quella sciocca pensava che sua Madre avrebbe preferito rilasciare la prigioniera? Cosa voleva dire? Sua sorella chin il capo. Questa sarebbe stata la prima e ultima richiesta che gli avrebbe mai fatto, promise. Avrebbe fatto qualsiasi cosa lui desiderava e acconsentito a qualunque suo volere, se lui le avesse concesso questultimo favore. Avrebbe accettato qualunque alleanza, sposato chi voleva lui, servito da sigillo reale per chiunque fosse nominato primo ministro da allora in poi, a questunica condizione:

che fermasse il processo e liberasse immediatamente la poetessa di Qazvin. Per amore di nostra Madre ripet poi, piano. Per amor nostro, in realt. Lo Shah scoppi a ridere. E poi, allimprovviso, si ferm e si mise a fissare la figura strana e minuta che aveva accanto. Anche lei aveva smesso di camminare ed erano rimasti vicini un attimo, fratello e sorella, sotto lombra leggera degli aranci ricoperti di foglie primaverili. Lei aveva le braccia talmente corte che quasi non riuscivano a circondarle la vita, not. Anche le gambe erano corte. Era davvero brutta, con quella bocca imbronciata e le guance cascanti. Ma forse non era cos stupida, pens lo Shah. Cominciava a capire dove voleva andare a parare. Era vero che cerano solo due modi per risolvere il dilemma di tenere leretica prigioniera per sempre, ed entrambi potevano causare un considerevole imbarazzo alla regina. Se i mullah non riuscivano a trovarla colpevole, la loro Madre sarebbe stata umiliata pubblicamente, dal momento che era stata lei a insistere per il processo. E se la condannavano o toccavano un solo capello del suo capo, si sarebbe scatenata lindignazione generale, perch la prigioniera era molto popolare. No, sua sorella non era affatto stupida. Lo Shah certamente non voleva provocare uninsurrezione nel paese. E nemmeno poteva permettere che Sua Madre fosse messa in ridicolo e il suo trono esposto al disonore. Poteva umiliarla personalmente, ma non poteva permettere che lo facesse qualcun altro. Se non voleva sminuire la propria posizione, avrebbe fatto meglio a liberare la poetessa. Erano ormai tre anni che leretica era tenuta prigioniera. Quasi tre anni erano passati anche dalle torture nella casa del primo notabile, dalle esecuzioni sulla pubblica piazza, dal suo colloquio con leretica. La prima cerimonia di fidanzamento di sua sorella si era svolta anchessa tre anni prima, e per quanto la faccenda fosse stata messa a tacere, lo Shah sapeva che era stata duramente punita per essersi alzata quando la poetessa aveva fatto la sua breve apparizione nella sala dei ricevimenti di sua Madre. Era stata schiaffeggiata e accusata di aver svergognato la regina davanti alla corte. Era certo che lei non avesse dimenticato il bruciore degli anelli reali contro la sua guancia, perch dopo di allora non le aveva mai pi sentito ripetere le parole delleretica. Forse per questo non voleva mettere di nuovo in ridicolo sua Madre. Aveva gi sperimentato gli effetti dellumiliazione della regina, e stavolta voleva proteggersi, tutto qui. Si stava preparando una risposta che non lo impegnasse, quando lei a un tratto riprese a parlare. Non c rifugio se non nella presenza del Re potente disse a bassa voce, alzando gli occhi su di lui. Lo Shah non era certo di aver sentito bene. Attribu il leggero capogiro che lo colse ai fiori darancio o allinebriante fiducia in se stesso provata quella mattina. Ma aveva la netta sensazione che sua sorella non stesse affatto chiedendo un favore a lui quando aveva pronunciato quelle strane parole. Gli parve che stesse rivolgendo il suo appello a un qualche tribunale pi in alto, a

qualche autorit superiore, a un re pi potente di lui. Palla da Polo lo stava prendendo in giro? Mentre tornava verso il palazzo recuper la sua dignit come meglio pot. La rassicur, con tono altezzoso, che aveva gi acconsentito a estendere la sua protezione sulleretica, e non era tipo da rimangiarsi la parola. Era solo questione di tempo prima che fosse libera, disse. Anzi, aggiunse con un improvviso lampo di ispirazione, in unondata di magnanimit, in effetti era disposto a promettere a sua sorella, qui e ora, le dava la sua parola che, prima del loro ritorno alla fine dellestate, la poetessa di Qazvin non sarebbe pi stata reclusa a casa del primo notabile. Che le pareva? Era contenta adesso? Lui era proprio soddisfatto di se stesso, e lanciando unocchiata verso i balconi della regina, mormor che non aveva neanche lontanamente immaginato che la sua sorellina facesse parte di questa eresia femminile. La loro Madre sarebbe morta se lavesse saputo, ghign, ma promise di non dirglielo. Non cera affatto da stupirsi se la principessa si sent oscuramente responsabile quando suo fratello, due settimane dopo, fu ferito alla coscia. Per uno scherzo del destino, la sua intercessione in favore della prigioniera era avvenuta poco prima dellattentato contro la vita dello Shah. Quando la poetessa di Qazvin fu travolta dai massacri di quellestate, la sorella dello Shah diede per scontato che la colpa fosse sua, che ne aveva difeso la causa.

Capitolo diciotto Due decenni dopo, quando la Madre dello Shah era in punto di morte, la gente diede la colpa alla dissolutezza del figlio, pi che al patrocinio delleretica da parte della figlia. La regina si era sentita sempre pi a disagio per la stravaganza dello Shah durante lultimo decennio. Gi prima che tradisse il futuro del suo popolo mettendolo nelle mani di un barone delle ferrovie e che scambiasse il suo regno per un cavallo di ferro, era stato evidente, almeno a sua sorella, che la sconsideratezza del re aveva seriamente minato la salute della regina. Cadde preda di una grave malattia, ma la nascose al figlio. Fu solo quando lui dilapid il futuro del suo paese durante un viaggio in Occidente, che lei infine cedette e mor. La sorella aveva notato i primi segni della malattia di sua Madre subito dopo lomicidio del gran visir. Con la sua caduta, la regina era riuscita a sbarazzarsi di un potente nemico, ma aveva perso la fiducia di suo figlio, e questo la addolorava profondamente. In seguito si era assicurata la carica di gran visir per il suo protg, ma aveva iniziato a indebolirsi visibilmente quando aveva scoperto che costui tramava alle sue spalle. E con larrivo a corte della favorita dello Shah, che coincise con la sua perdita di qualsiasi potere nellanderoun, fu evidente che la malattia aveva ormai preso piede.

Prima della rivolta del pane era ormai nauseata da ministri venali, da mullah corrotti e da quel suo figlio completamente senza cuore. Si sentiva spossata soltanto a guardarlo. Unamara consapevolezza si gonfiava dentro di lei come un tumore, un sospetto acre cresceva come un cancro in lei, la consumava lidea che i suoi complotti e le sue cospirazioni, persino le sue gelosie e vendette erano state sfruttate. Si sentiva usata, abusata, un mero strumento nelle mani degli uomini, e questa presa di coscienza letale la stava lentamente uccidendo. Molti avevano assistito al melodramma pubblico della regina, ma pochi ebbero il permesso di condividerne i terrori privati. Sperper una fortuna in cosmetici per camuffare limplacabile progresso della malattia, lamentandosi di continuo per disturbi ridicoli. Finse un tale numero di patologie che suo figlio alla fine divenne totalmente indifferente al suo stato di salute. Fece tante di quelle volte le prove della sua ultima ora che lui non immagin mai quanto fosse vicina alla morte. Quando chiese di essere assistita da medici inglesi, lui sospett che volesse interferire con la sua politica estera. Quando svenne, allannuncio del viaggio in Occidente durante il quale avrebbe incontrato lo zar e la regina dInghilterra, lui disse che era stata tutta scena. Gli anni tra la sua perdita di potere e la sua morte rimasero per quasi tutti un libro chiuso. Nessuno a parte sua figlia si accorse che la malattia vera la stava divorando da dentro, e nessuna delle domestiche, in quel labirinto femminile, si rese conto dellestrema intensit delle sue sofferenze. Le donne dellanderoun dissero che se la Madre dello Shah era diventata cos dipendente dalla figlia, poteva essere soltanto perch questultima aveva difeso la causa della poetessa di Qazvin. Una qualche forma di stregoneria le aveva conferito i suoi strani poteri, mormoravano. Altrimenti, come avrebbe potuto Sua Altezza Imperiale affidarsi alla donna che meno rispettava e pi disprezzava? Perch, altrimenti, le avrebbe permesso di tagliarle le spesse unghie dei piedi e cambiarle la biancheria sporca? La principessa aveva probabilmente fatto un incantesimo a sua Madre, bisbigliavano tra loro. Si stava vendicando dopo tutti quegli anni; puniva finalmente la vecchia megera per tutte le umiliazioni che le aveva inferto. Nessuna intu che la sorella dello Shah aveva imparato a leggere oltre le interpretazioni letterali. A nessuna di loro venne in mente che potesse aver perdonato sua Madre. Di certo negli ultimi anni la principessa reale era lunica persona che si mostrava capace di comprendere i desideri della vecchia. Lunica cui la Madre dello Shah permettesse di avvicinarsi, la sola a cui concesse di lavarla quando svilupp unesasperante fobia per i bagni. Si impuntava furiosamente lasciandosi cadere a peso morto, come un sacco di sale bagnato sopra un mulo!, brontolavano le signore dellanderoun. Si sarebbe detto che vedeva del sangue, bisbigliavano, dal modo in cui la vecchia strega strillava ogni volta che entrava nellacqua calda. Sua figlia era anche lunica da cui Sua Altezza accettasse da mangiare, alla fine, perch aveva perso lappetito e dopo le sommosse del pane si era ridotta alla met di quel che era. Quando suo figlio and in

collera con lei, che aveva aperto i granai dopo limpiccagione del primo notabile, lei smise di mangiare; disse che preferiva morire di fame che essere avvelenata dal rimorso. Il re interpret questi fatti come sintomi di senilit, e disse a sua sorella che non voleva sentire altre scempiaggini dalla Madre. Afferm che tali indicazioni di tardiva umanit nella regina erano la prova che anche nella sua mente, come negli occhi, andavano formandosi delle cataratte. Non sopportava pi quello che definiva il suo sentimentalismo, e da allora in poi prese a evitarla. Ma alla vigilia della sua partenza per lOccidente, lei ne ignor il disprezzo e lo convoc perentoriamente al suo capezzale. Chiamalo qui disse debolmente alla figlia. Ho bisogno di lui; lui ne sa pi di me sulla morte. Digli di rimandare il viaggio, se vuole la benedizione di sua madre aggiunse in tono lugubre. Lo Shah sospett che si trattasse di qualche urgenza inventata, qualche crisi fatua, quando la principessa reale gli comunic il messaggio. Tipico!, pens. Sempre una sceneggiata, quando le conveniva; sempre una convocazione allultimo momento. E doveva succedere proprio adesso, no? Proprio mentre si preparava a partire per le capitali occidentali, proprio quando un improvviso furore di gelosia era esploso tra le sue mogli. Rivaleggiavano luna con laltra per accompagnarlo, e lui era stato costretto a offenderle scegliendone una tra le altre. Era convinto che quelle liti furibonde fossero state organizzate da sua madre. Era sicuro che lo facesse per ritardare la sua partenza. Conosceva tutti i suoi tranelli, tutti i trucchi del suo repertorio, e non aveva intenzione di accorrere unaltra volta al suo capezzale. La sorella dello Shah fu costretta a inventare delle scuse per lui con la regina. Suo fratello sarebbe arrivato presto, ment; aveva promesso. Doveva arrivare da un momento allaltro. Ma la vecchia aveva una tale familiarit con la mancanza di sincerit che ne sentiva lodore a molte leghe di distanza. Digli che me ne sono gi andata mormor amara la regina, il fiato che gi puzzava. Digli che se gliene importa cos poco di me, tanto vale che muoia subito. Digli di seppellirmi dove voglio io, almeno, prima che parta aggiunse. A quel punto si mise a piagnucolare che allo Shah interessavano di pi lo zar e il kaiser e la regina dInghilterra che sua madre, e avvolgendosi nelle lenzuola cominci a declamare versi con voce stridula e spezzata. A tutta prima la sorella dello Shah pens che fosse il delirio della febbre; pens che fossero i farmaci a farla cantare. Si accorse anche, piena di piet, che malgrado i suoi sforzi agli angoli della bocca di sua madre si era formata una riga di sporcizia; le sue guance cascanti erano incrostate di cosmetici vecchi, di saliva secca e di disperazione. Ma siccome le parole che le uscivano gorgogliando dalle labbra si sentivano anche attraverso i muri e le donne dellanderoun erano in ascolto, decise di mandare a chiamare il fratello per la seconda volta. Informa Sua Maest disse a uno degli eunuchi di corte con gli occhi che mandavano cupi bagliori che sua Madre sta citando la poetessa di Qazvin.

Al ricevere il messaggio, lo Shah ebbe un brivido. Sua sorella, pens, aveva il marchio dellassassina. Aveva ereditato il talento di famiglia. Quando giunse agli appartamenti di sua Madre, un silenzio gravido di presagi regnava dietro la porta chiusa. Sua sorella lo stava aspettando, ma lui evit di guardarla. Buss e attese, la faccia girata dallaltra parte. E dato che la vecchia non rispondeva, non pot trattenersi dallo sperare di essere arrivato troppo tardi. Ma quando gli aprirono, la scena allinterno della camera lo riemp di disgusto. La vecchia regina lo stava aspettando, seduta, come una ragazzina piagnucolosa, sui materassi al centro della stanza. Si reggeva appoggiandosi alle trapunte, grottesca e trionfante, tutta truccata e incipriata. Sorrideva dolcemente, tremante. Sapevo che saresti venuto sussurr con voce rauca. Sapevo che dovevi volermi bene, almeno un pochino! Gli occhi semiciechi, pesantemente cerchiati di kajal, sembravano sprofondare in uno stagno. Trasudava acqua di rose. Tu non potresti abbandonarmi, vero? domand in tono supplichevole. Non mi lasceresti adesso, in queste condizioni? E prima che lui potesse fermarla, si slanci in avanti e cerc di abbracciargli le ginocchia. Lei gli voleva tanto bene, mormor roca. Dio le era testimone, amava suo figlio con tutto il cuore. Lo scongiur di perdonarla per i torti che aveva commesso, di dimenticare tutti gli errori che aveva compiuto: erano stati dovuti solo al suo amore per lui. Per favore, non poteva lasciarla adesso, implor. Per favore, rimanesse con lei fino alla fine: se ne sarebbe andata prestissimo. Quando lui cerc di divincolarsi, di allontanarla, lei alz le mani verso di lui come una mendicante, come se chiedesse lelemosina. Piet, per lamore di Dio, singhiozz. Non voleva morire sola. Lui si vergogn talmente di quel gesto e allo stesso tempo ne fu cos disgustato, che si liber da lei con violenza esagerata e cerc scampo vicino alla porta. Le url che lo aveva ingannato, che stava mentendo come aveva sempre fatto. Lei frign in risposta che gli stava dicendo la verit, era lui che non le aveva mai creduto. Il re grid di rimando che lei lo aveva sempre tormentato, tutta la vita. La Madre gli grid se non vedeva che stava morendo. Fu un commiato pieno di amarezza. Lui non era dellumore giusto per una riconciliazione, e lei non era in condizioni di riuscire a dominare i suoi sentimenti. Tra loro passarono parole aspre. Lo Shah accus sua Madre di cercare di controllarlo e fu accusato a sua volta. La regina lo chiam ingrato e di rimando fu mandata allinferno. Lui le augur una vita lunga e amara come il fiele con cui lo aveva allattato. Lei ribatte che si meritava la pallottola che, come aveva sempre saputo, avrebbe causato la sua caduta. Alla fine lui le augur lo stesso destino a cui lei aveva condannato i suoi nemici: che potesse morire soffocata, grid, come la poetessa di Qazvin. E con quellultimo colpo, lei ricadde senza emettere suono sulle coperte e rivolse il viso contro il muro.

Ma un attimo prima che uscisse dai suoi appartamenti, sbattendosi la porta alle spalle, lo Shah si gir unultima volta e vide sua sorella in piedi, accanto al letto della Madre. I suoi occhietti stretti erano fissi su di lui che se ne andava: aveva visto tutto.

Capitolo diciannove Lo Shah non si rappacific mai con sua Madre. Lasci la capitale per il suo viaggio in Occidente due giorni dopo, salutato dalla fanfara e dai pianti delle mogli, ma senza la solita benedizione materna. Langolo formato dalle sopracciglia quella sera nellanderoun, laltezza a cui erano rivolti gli occhi neri nei giorni che seguirono avrebbero potuto rivelarsi mortali, ma Sua Altezza la regina non ne era quasi pi consapevole. Il vecchio fardello del suo corpo aveva assunto la forma della sua ostinazione, e le rigide cinghie che lo trattenevano si spezzarono di colpo nel momento esatto in cui lo Shah le volse la schiena. Le donne dellanderoun affermarono che era morta di crepacuore. Dopo tutti quegli anni di sacrifici, tutte le sue prove damore, chiocciarono ipocritamente. Le sue membra erano rigide, la carne si gonfi prima ancora che le addette a lavare i cadaveri la portassero gi e la stendessero senza cerimonie accanto alla vasca del palazzo. Quando la figlia la svolse dalla vecchia tenda in cui era stata arrotolata come un grumo di caglio molliccio, vide che sua madre era morta raggomitolata come un feto, e le sue guance flaccide erano incavate come crateri vuoti. La biancheria era in condizioni pietose. Si era agghindata in raffinate vesti di seta, si era avvolta in scialli di cachemire e si era inzuppata di acqua di rose, ma la pelle sembrava divorata dai tarli. Della polvere acida, come sale bagnato, si era accumulata nelle pieghe e nelle cavit del suo corpo. Ci sarebbero volute molte ore per lavar via tutti i suoi delitti. Ma quantera stanca sua figlia di quella storia. Una madre meritava qualcosa di pi che essere abbandonata come un vecchio gatto su un mucchio di rifiuti, sospirarono le donne. Sarebbe comunque morta di l a pochissimo, che bisogno cera di ucciderla con lindifferenza? La sorella dello Shah dovette spogliare la regina dei vestiti rancidi, per pulire il suo corpo esangue. A differenza del gran visir, che era stato lasciato a mollo fino a che il suo cadavere divenne trasparente per la perdita di sangue, la sovrana era opaca e sozza per la trascuratezza; i suoi peccati le si erano incrostati addosso. Sua figlia dovette ordinare alle donne di strofinarla con crini di cavallo e di usare la pietra pomice per togliere la sporcizia. Ma la mancanza di uso, unita alla malattia, aveva deformato il suo seno grumoso. Se adesso era illeggibile, forse dipendeva dal suo essere stata analfabeta tutta la vita. Le callosit su gomiti e talloni sembravano cinghie di cuoio vecchio; i fianchi si

erano assottigliati per la manipolazione ossessiva cui erano stati sottoposti; ma era evidente, dalla pelle tarmata, che per quanto avesse convissuto a lungo con la morte, non aveva mai imparato a leggere i propri torti. Chi avrebbe potuto immaginare quanto aveva sofferto, quanto dolore aveva provato? La Culla delluniverso meritava pi rispetto, sospirarono le dame dellanderoun reale in tono pio. Le donne che lavavano i cadaveri le svuotarono le budella di cacchine di capra, ma non riuscirono a sciogliere il tumore marmoreo nel suo ventre. La sorella dello Shah la risciacqu con pentole e pentole dacqua presa dalla grande vasca, ma il tanfo spietato continu ad aleggiare nellanderoun per giorni dopo che la macchia delle sue delusioni era stata lavata via dal letto. Un cadavere proprio sporco, quello della regina. Un cadavere triste, con tutti i suoi complotti. Chi poteva biasimare lo Shah se voleva radere al suolo i suoi appartamenti? Sua Maest era stato piuttosto duro, dissero le dame con i loro sorrisetti affettati, roteando gli occhi bistrati con il kajal, ma chi si sarebbe immaginato che sua sorella potesse avere il cuore tanto tenero? Infatti non permise che fossero le donne incaricate di lavare i cadaveri ad avvolgere sua Madre nel sudario. Anche se laiutarono a spogliarla e a ripulirla, viet loro di strofinarla con gli unguenti o di pettinarle i capelli o di avvolgere il suo corpo nei teli di seta. Quel compito lo svolse da sola. Ci sono dei segreti che vanno tenuti al riparo dagli occhi dellanderoun. Ci sono cose meravigliose, anche, e misteri, che le dame dellharem non possono vedere perch non capirebbero. Bisognava essere pi di una moglie o di una madre, pi di una sorella o di una figlia, per perdonare i crimini della femminilit. La sorella dello Shah voleva lisciare ogni cicatrice e ogni crepa nel corpo di sua Madre, accarezzare ogni piega e ogni ruga del suo sudario perch non rimanesse il minimo odio, la pi piccola gelosia, quando sarebbe stata deposta nella bara. Voleva che gli angeli leggessero unaltra storia sul corpo della regina. Da un quarto di secolo cercava di proteggere sua Madre dallamarezza. Aveva sperato di cambiare la storia della sua vita, quando aveva chiesto allo Shah di liberare la poetessa per amor suo. Perch era stata gi testimone delle ripercussioni che la morte del gran visir aveva provocato sulla regina: come laveva indurita, come laveva raggelata. Quando lui era stato ucciso, lei aveva perso ogni vestigia di giovinezza e sua figlia temeva le ulteriori devastazioni che avrebbe potuto subire con la morte della prigioniera in casa del primo notabile. E i suoi timori erano fondati, perch quellestate lattentato alla vita dello Shah aveva distorto per sempre i lineamenti della Madre. Quando si era alzato quel polverone fuori dagli appartamenti delle donne, e le guardie avevano urlato che avevano sparato allo Shah, quando crisi e isterismi avevano travolto laccampamento reale e i paletti delle tende erano stati divelti dal panico, la regina era rimasta in piedi, fra le dame tremanti

dellanderoun, esultante, trionfante, con unagghiacciante espressione di gioia stampata sul volto. Lattacco allo Shah era il pretesto che aspettava da anni. anni. Quellespressione di invidioso compiacimento si era indurita col tempo, ma non fu mai cancellata dal suo viso. La maschera che indossava non fu mai trasfigurata dalla sofferenza. La sorella dello Shah desiderava con tutto il cuore che quellorgoglio implacabile col tempo si addolcisse, ma il seme della vanit continu a germogliare anche nella sua vecchiaia. La sola speranza che le rimaneva era che la morte potesse lavar via, alla fine, quella smorfia. La regina infatti si era negata ogni rimpianto finch non era stato troppo tardi. Aveva odiato leretica pi di quanto avesse amato il suo unico figlio maschio. La sorella dello Shah sospir mentre passava lentamente le dita tra i capelli spenti di sua Madre: antimonio sulle punte, henne intenso nel mezzo che andava sbiadendo in un giallo malaticcio. Lunica vera libert si raggiungeva nella prigionia, pens intrecciando le ultime ciocche sfibrate. Lunica emancipazione consisteva nel sopravvivere sotto costrizione. Pianse di piet mentre arrotolava i riccioli senza vita attorno alla testa di sua Madre, cercando qualche segno del suo rimorso. Sospir carezzandole le cosce rinsecchite, sperando di trovare segni di rimpianto. Aveva cercato di proteggere la regina dallumiliazione, ma non aveva potuto proteggerla dalla sua arroganza. Non cera scampo per quelli che si celavano dietro lignoranza di loro stessi. Lunico rifugio consisteva nel non avere bisogno di rifugio, mormor, adagiandole sul petto le braccia avvizzite; lunica cosa da cui fuggire era la paura. Stava per rinunciare, e avvolgere sua Madre nel sudario, quando a un tratto vide un bagliore sul cuoio capelluto. Risollev nervosamente la stoffa, restia a disturbare ancora il corpo, temendo che le ossa fragili potessero spezzarsi o la pelle lacerarsi, e scopr, con sorpresa, una lucentezza di riccioli infantili che spuntavano sotto il velo della regina. Forse limmortalit si era nascosta nei suoi follicoli? Le radici erano sorprendenti come linnocenza, pure come la speranza. Cera qui unaltra versione della storia, che aspettava di nascere? Forse, dopo tutto, la regina era morta nellinfanzia! La sorella fu cos commossa dalla rivelazione, cos toccata da quel pensiero che si sedette, dopo il funerale della Madre, e scrisse una lettera per lo Shah. Sembrava che dai suoi occhi si fosse sollevato un velo. Finalmente capiva le parole pronunciate dalleretica, quando era entrata nella sala dei ricevimenti della Regina Madre. Immaginava adesso quel che la poetessa poteva aver detto al gran visir tanti anni prima, quale monito poteva aver pronunciato alludienza, durante il colloquio con il re. Le era stato offerto un rifugio nellanderoun regale e lei aveva rifiutato; le era stato dato asilo dallo Shah e laveva respinto. Ma il verso che aveva citato non era inteso solo per se stessa. Lunico posto dove fuggire, lunico asilo sicuro che lo stesso gran visir poteva

trovare era alla presenza di un Re molto pi potente dello Shah suo fratello. La loro Madre non era pi tra loro, gli scrisse. Aveva cercato altrove la gioia dei suoi occhi. Poi, dopo avergli parlato degli ultimi desideri di Sua Altezza Imperiale, lo preg che la regina, da morta, potesse finalmente ottenere che la sua vita fosse letta diversamente, e lo supplicava perch accettasse la riconciliazione. Ma non ebbe mai risposta. Quando i corrieri portarono la notizia della morte della sovrana al Palazzo dInverno della capitale russa, dove lo Shah risiedeva nella prima tappa del suo viaggio in Occidente, lui fiss senza espressione la lettera di sua sorella, gir sui tacchi e and a cena. Tuttavia quando venne a sapere che aveva fatto seppellire la Madre nei giardini del palazzo invece che nella citt vecchia di Qum, Sua Maest ag con precipitazione e in modo del tutto inatteso. Ordin alla sua favorita del momento di far preparare i bagagli. La signora era furente. Le era costato parecchi filtri damore assicurarsi di essere scelta per questo viaggio; aveva speso una fortuna in amuleti per garantirsi di accompagnare Sua Maest. Aveva pregustato di passeggiare tra gli alberi di Versailles insieme a lui, e di incontrare i magnati del carbone a Manchester; aveva immaginato ogni dettaglio e fantasticato a lungo sul momento in cui sarebbe stata presentata alla regina dInghilterra. E adesso tutti i suoi sforzi dovevano andare sprecati? Lo Shah aveva cambiato idea: perch? Le scuse variavano. Alcuni mormorarono che il motivo era la sua mancanza di etichetta a cena: la favorita dello Shah era fonte di imbarazzo alla tavola dello zar. Altri, pi concilianti, dissero che gli stranieri non sapevano trattare il sesso debole con il dovuto rispetto, e pertanto il suo ritorno era una necessit diplomatica per evitare che fosse compromessa la dignit del re di Persia. Qualcuno ipotizz che la causa dellumiliazione stesse nel terzo gran visir, e predisse che, malgrado il solito legame di parentela, anche questo primo ministro come gli altri prima di lui sarebbe stato defenestrato al suo ritorno. Uno o due furono addirittura disposti a far ricadere su un cadavere la colpa delloffesa, e pensarono che la responsabilit della caduta in disgrazia fosse della regina defunta. Ma la favorita accus la principessa reale. Solo quella guastafeste di vostra sorella, con quella faccia acida, poteva mettermi in un tale imbarazzo! inve contro lo Shah. La vita dello Shah era costellata di episodi umilianti che avrebbe preferito seppellire nelloblio, tutti episodi di cui la sorella era stata testimone. Lo aveva visto scacciare la regina supplice, come fosse una mendicante. Era stata testimone della sua impotenza al cospetto di seimila donne affamate. Lo aveva spiato mentre trasaliva sotto le dita impietose del medico francese e aveva origliato quando lui, sdraiato sul divano, aveva infranto la promessa di liberare la poetessa di Qazvin. Quando la regina, dopo lattentato, aveva scatenato un bagno di sangue in suo nome, gli accertamenti di adulterio, le prove di omicidio e persino le indagini per eresia non furono pi necessari. Il fatto che sapesse leggere era un crimine sufficiente a condannarla.

IL LIBRO DELLA FIGLIA

Capitolo uno Quando, nellultimo anno di regno del vecchio sovrano, il mullah fu trovato accoltellato nella moschea, si disse che era stata la figlia di casa. Fu una vecchia a scoprire il religioso chino per le sue orazioni; cos almeno la donna credette e sulle prime non lo disturb. Era una frequentatrice assidua della moschea, spazzava i pavimenti ogni venerd prima della chiamata alla preghiera e durante la settimana lavava i cadaveri, e aveva imparato a stare alla larga dai sacerdoti prostrati, perch la loro irritazione di un giorno le costava di pi, in maledizioni, di quanto la sua anima guadagnasse con le preghiere di due settimane. Tuttavia il mullah era rimasto prostrato per tutto il tempo che a lei era occorso per spazzare il salone principale, e quando poi si avvicin e si accorse del colore scuro che si spargeva sulle pietre, e sent il gorgoglio proveniente dalla sua gola, la vecchia usc di corsa sulla piazza del mercato. Delitto! grid. La bocca piena di sangue, stato assassinato! Proprio come aveva detto lei! La figlia di casa aveva detto troppe cose. Se una donna riusciva a leggere il futuro con tanta facilit, mormoravano le malelingue, forse era perch laveva scritto lei. Se tramutava in parole qualcosa, forse era perch voleva che succedesse. Le donne capaci di leggere erano pericolose e la principale sospettata, altro che, se sapeva farlo! Dio solo sapeva quanti uomini dotti aveva gi distrutto, solo mettendo nero su bianco. La sua erudizione poteva umiliare un sapiente per il resto dei suoi giorni, e fin dopo la morte. Ma il peggio era che, se sapeva scrivere, chi avrebbe potuto impedirle di leggere anche la storia, a scapito dellumanit intera? Il pi sacrilego dei delitti, secondo i religiosi, era linterpretazione.

Capitolo due Allinizio diedero la colpa al padre: aveva educato la figlia come un maschio, ecco il problema. Era gi abbastanza scandaloso che le avesse permesso di imparare a leggere in tenera et, ma concederle anche di sedere tra fratelli e cugini, consentirle di studiare filosofia e giurisprudenza con loro, era stato ancora peggio. Non avrebbe dovuto trattarla alla pari dei maschi, lodare la sua memoria, applaudire le sue osservazioni. Non avrebbe dovuto incoraggiarla a discutere sulla natura dellanima o sui limiti della giustizia. Lei non aveva il diritto di interrompere i dibattiti teologici da dietro la tenda. Andava al di l di ogni decenza, di ogni ragionevolezza. Cosa centrava una donna con la risurrezione?

Questo disse lo zio. Pensava che sua nipote fosse di gran lunga troppo intelligente, e laccus di voler attirare lattenzione su di s. Insist per farla sposare presto con un suo cugino, in modo da soffocare le sue ambizioni, e la critic perch dedicava pi tempo ai suoi studi che alle responsabilit femminili. Una donna dovrebbe sapere qual il suo posto decret, aggiungendo al verdetto una sonora imprecazione. Il patriarca aveva fatto dellesecrazione unarte, prima che lo pugnalassero alla gola. Il maggiore dei tre fratelli era un uomo astuto e capace, pronto a offendere e lento a perdonare i suoi nemici, che, in ottantanni, erano stati molti. Il pi giovane dei fratelli era lesatto contrario: poeta per temperamento, asceta con inclinazioni mistiche, trascorreva pi tempo nella sua biblioteca che a corte o nei bazar. Il fratello di mezzo, il padre di questa figlia troppo intelligente, cercava di mettere pace tra i due estremi. Lasciata la gestione delle propriet al patriarca e le questioni di metafisica al poeta, aveva cercato un equilibrio tra questo mondo e quello futuro, e si era rifugiato nella giurisprudenza nel tentativo di definire per legge ci che non si poteva risolvere discutendo. In citt la famiglia si distingueva da generazioni per i suoi mullah e imam. Gli uomini erano assurti a posizioni di rilievo come teologi e studiosi, le donne si erano distinte a corte per erudizione e calligrafia. I loro illustri progenitori avevano costruito scuole e ospedali, ed erano famosi per religiosit e carit. Le loro biblioteche erano rinomate, e cos pure la loro giustizia, pertanto il matrimonio tra membri della famiglia era prevedibile, perch chi altri avrebbe potuto ambire a congiungersi con persone tanto eccellenti? E cos la loro ricchezza era rimasta al sicuro in seno alla famiglia. Negli ultimi decenni i tre fratelli avevano acquisito vaste propriet nella zona, e godevano di grandi vantaggi materiali che eguagliavano la loro posizione spirituale. Lunica macchia nel blasone di famiglia, prima che la figlia del fratello di mezzo segnasse col marchio dinfamia la fronte purissima di tanta eminenza, era laver perso il favore della corte. Era accaduto nellultimo decennio del regno del vecchio sovrano, quando un certo sceicco, noto per la sua religiosit e degno del rispetto del gottoso monarca, pass da Qazvin diretto verso nord. Il santuomo aveva gentilmente declinato lospitalit di questa illustre famiglia e dal momento che il suo gesto equivaleva a nominare un religioso diverso per lambito ruolo di autorit spirituale della citt, laffronto era stato pi di quanto il fratello maggiore potesse sopportare. Si sent tremendamente offeso e cerc con ogni mezzo di gettare discredito sullo sceicco. Un giorno, durante un discorso pubblico sulla dottrina della risurrezione spirituale, gli volse ostentatamente la schiena per dimostrare il proprio disprezzo per la sua interpretazione. Pi tardi, a un pranzo in suo onore, si rifiut di dividere il piatto con lui. La sua reazione fu talmente eccessiva che non soltanto cre un conflitto allinterno della famiglia, ma provoc divisioni allinterno della comunit e soprattutto lo rese inviso al re. Il bazar non era sempre stato influenzato da dispute teologiche.

Fintantoch i mullah e i mercanti si erano tenuti nelle loro sfere distinte, le liti sui confini dellimmortalit, le frontiere tra sesso e anima, non avevano influito sul prezzo del grano o il costo del pane. Ma quando i religiosi cominciarono a trattare i dogmi della fede con i venditori del mercato, la verit divina, e i prezzi, presero a fluttuare. Teorie conflittuali sulla risurrezione presto cominciarono a controllare il raccolto delluva; si scopr che le disquisizioni sulla dissoluzione o sulla ricostituzione di un cadavere determinavano le tasse e i dazi imposti in citt, dopodich nemmeno le preghiere pi devote riuscirono ad arrestare il cancro dellinflazione. Il verme dellopinione contamin intere comunit, infett intere regioni. Prima che il Principe Ereditario salisse sul trono del padre, il dibattito religioso aveva mandato in rovina mezzo regno. La ricchezza dei tre fratelli era gi allora leggendaria. Malgrado la perdita del favore regale, il loro rango spirituale poggiava su solide fondamenta economiche e la loro teologia nel corso degli anni si era dimostrata redditizia. Se il patriarca si era messo a tuonare contro le eresie della nipote, era stato probabilmente perch i suoi redditi dipendevano dallortodossia del suo gregge. Se aveva inveito contro le nuove e stravaganti filosofie, forse era perch le riforme da lei propugnate rappresentavano una minaccia alle sue entrate economiche. Lei non aveva usato mezzi termini: aveva definito false le teorie di lui, immorali i suoi atti e aveva criticato la sua corruzione oltre che le sue convinzioni. Propugnava il cambiamento. Quel che peggior le cose fu che molti erano daccordo con le idee della nipote. Per quanto il suo sesso non le consentisse di esprimere pareri vincolanti in campo religioso o giuridico, lei citava le prove con la precisione di un mullah. I suoi argomenti erano talmente convincenti che il clero, cos come i laici, si convinse della verit delle sue opinioni. Difese la sua posizione e confut i suoi avversari con logica ineccepibile. Spieg lei stessa i sacri testi, utilizz ogni punto e ogni linea per dimostrare la sua teoria. Buss alla porta del cuore degli uomini, batt contro le sbarre dei loro pregiudizi con spaventosa insistenza. Esort, supplic, implor e infine pretese che si facesse entrare la verit.

Capitolo tre Toc toc toc, arfarfarf, toc, arf, toc, arf. Lidiota che fungeva da guardiano a casa del primo notabile usc ciondolando dalle scuderie nel bagliore accecante del sole di mezzogiorno, e si mise in ascolto. La testa rasata tentennava avanti e indietro nella camicia senza colletto, la bocca semiaperta. La canicola lo colp sulla nuca come un mucchio di mattoni quando si ferm un attimo a sbirciare, inebetito, oltre larcata, verso il mondo privato delle donne. Poi torn a volgere lo sguardo oltre il cortile principale, verso il passaggio che portava al cancello. Non smettevano di bussare, e cera un cane impazzito che abbaiava nel vicolo.

Lultima volta che aveva aperto quei cancelli, i soldati lo avevano tramortito per impedirgli di svegliare gli abitanti del carcere nel cuore della notte. La casa del primo notabile era piena di rumori. O forse erano nella sua testa. Lidiota ci si era abituato da quando aveva cominciato a lavorare nel carcere, cinque anni prima. Il chiacchiericcio degli appartamenti femminili gli era familiare. Era diventato insensibile ai lamenti dei prigionieri, alle urla e alle imprecazioni delle guardie, ma quando cominciarono a battere colpi sul cancello dopo lattentato, fu preso dal panico. Il cancello non faceva che bussare. Gli aveva bussato sulla testa tre notti prima quando i soldati erano arrivati per la poetessa. Gli aveva bussato sul cuore nelle ultime due settimane, ogni volta che il carro del primo notabile passava sferragliando. Ed eccolo di nuovo, che bussava. Cominci a contare i colpi dei pugni tra i latrati, a valutarne la forza. Era un idiota, certo, per sapeva leggere. Sapeva decifrare il passato nella forma dei lividi, il futuro nel suono della sferza. Dalla bocca gli col un filo di bava e nei suoi occhi si raccolsero le lacrime. Dopo essere stato tramortito dai soldati, si nascose nel fossato per ascoltare e osservarli. Stavano parlando della strada da fare, di quali viuzze laterali prendere per evitare i principali divieti di transito in citt; discutevano su quale frutteto dovevano trovare, sul luogo in cui il gran cerimoniere aveva ordinato loro di andare. Li vide sputarsi sui palmi delle mani, li sent lanciare imprecazioni contro il capo dellesercito, avvert addosso a loro lodore della paura del sardar. Li segu alla luce fioca delle stelle quando serrarono i ranghi attorno alla prigioniera; trasal alle loro battute pesanti, alle loro risate volgari mentre a cavallo la conducevano via. E aveva il cuore in gola quando li rincorse incespicando nel buio, scivol sullo sterco dei loro cavalli, ricacci in gola un grugnito di disappunto. Quando finalmente svolt nella piazza, del mercato, quelli se nerano gi andati. Lo scalpitare degli zoccoli svan mentre il gruppetto si dirigeva verso le porte settentrionali della citt. Il giorno seguente ricevette ordini severissimi di tenere le porte chiuse a chiave. Il primo notabile non era in casa quando i soldati avevano portato via la prigioniera, ma era tornato alla prigione al mattino, per poco, e poi aveva russato a lungo nella calura pomeridiana prima di uscire di nuovo. Aveva a malapena rivolto la parola alle donne dellanderoun e aveva distribuito le solite minacce e punizioni tra i servi prima di ripartire per le sue ronde di morte. Non aprire i cancelli, aveva detto al custode, chiunque venga a bussare. Non aprire le porte, o ti faccio fustigare. A nessuno fu pi permesso di entrare dopo che la poetessa di Qazvin se ne fu andata. Era come fare il custode di una tomba, pens lidiota. Senza di lei, la casa era morta. Erano trascorsi tre giorni, ma i colpi al cancello della casa del primo notabile annunciavano, come sempre, rovina. Laria in quel momento era immobile e pesante; corni e tamburi tacquero e un silenzio tombale cal nella piazza del mercato. Le grida della folla si fecero deboli e lontane; in quellistante tutta la citt poteva aver

sentito i colpi. Toc toc toc, arfarfarf, toc, arf, toc, arf. Lidiota a quel punto cominci a piangere, alzando al cielo i grossi pugni.

Capitolo quattro La figlia di casa scatenava le passioni di tutti nella famiglia del mullah. Quando i bambini erano piccoli e scorrazzavano per gli appartamenti delle donne, giocavano a nascondino in cantina, ridevano e strillavano sulle piastrelle scivolose dei bagni turchi, lei era quella che li controllava, che arbitrava le dispute, anche tra i maschi. Pi tardi, a scuola, era lei che riusciva dove fratelli e cugini fallivano, a lei il maestro invariabilmente chiedeva di fornire la spiegazione corretta. Non solo leggeva, ma leggeva il Libro Sacro. Non si accontentava semplicemente di dire ci che pensava, ma si misurava con lopinione generale per plasmarsi, come una stella cadente affrontava le tenebre inesplicabili per definirsi. E guai a quelli che contraddicevano la sua lettura delluniverso; guai a chiunque cercasse di discutere la sua interpretazione delleternit, perch lei demoliva i loro argomenti senza preoccuparsi della loro umiliazione. Era insopportabile. Quando i suoi cugini protestavano contro la sua spietatezza, lei si meravigliava. Non preferite la verit al vostro orgoglio?, chiedeva spalancando gli occhi. Il maggiore tra i suoi cugini aveva sempre covato risentimento contro di lei. Essendo il primogenito del patriarca, trovava particolarmente umiliante essere superato da una ragazza. Fin da bambino, quando lei gli era stata promessa, ne aveva invidiato la superiorit e lintelligenza; si era irritato per quella che definiva la sua presunzione. Era sicura di s in modo intollerabile. Lo esasperava non solo perch aveva sempre ragione, ma perch ne era consapevole. E, peggio ancora, lo sapeva esprimere perfettamente. Avrebbe anche potuto perdonarla, se solo fosse stata pi esitante, meno sicura. Una ragazza doveva chiacchierare, non discutere; poteva essere loquace, non eloquente. Non soltanto lo infastidiva che tenesse tutti in suo potere, ma anche che leggesse cos tanto e scrivesse cos bene. Il rancore nei suoi confronti crebbe, si accumul, si gonfi; la gelosia germogli e alla fine diede i suoi frutti nella brutale intimit della camera nuziale. Ci sono forme di crudelt che non possono essere espresse dalle parole. Ma quando partirono per Karbala, perch lui potesse continuare i suoi studi, lei entr in un mondo pi vasto. Lo lasci a covare invidia in camera da letto e and a fiorire nelle scuole di teologia. Lui cerc di mettere un freno alla libert di sua moglie nella vita privata, ma non pot impedirle di ascoltare le stesse lezioni, n di partecipare alle discussioni e interrompere i saggi con i suoi commenti, finendo poi per dominare la discussione da dietro la tenda. Malgrado tre gravidanze, non riusc a mettere fine al suo

inesauribile desiderio di conoscenza. Era incorreggibile. Insaziabile nella sua fame di ci che chiamava verit. Vorace quando si trattava di leggere. Alla fine lo ecliss e conquist onorificenze da tutti gli insegnanti del marito. Fu coronata dagli allori che, per diritto, avrebbero dovuto essere dello sposo, il quale ne fu amaramente umiliato. Prima ancora che partorisse il quarto figlio, al loro ritorno a casa, la tensione tra marito e moglie era arrivata quasi al punto di rottura. Lui si rifugi nella madrasa locale per dar fiato alle sue opinioni, per ottenere nella scuola coranica di provincia quelle lodi che gli venivano negate in famiglia. Mentre lei continuava a corrispondere con gli accademici, a studiare nella biblioteca del suo giovane zio, a insegnare a leggere e scrivere alle donne del paese. Tra loro cerano sempre meno cose in comune, sempre pi attriti. Quando lo zio cominci a brontolare che a suo figlio serviva una seconda moglie, lei chiese il permesso di tornare a Karbala. Doveva andare in pellegrinaggio, disse, per schiarirsi le idee. Viaggi con sua sorella e sua figlia percorrendo la strada polverosa che portava a Najaf, tenendo un fazzoletto davanti al volto della bambina; seguivano una carovana che esalava odore di morte, riflettendo sulla risurrezione. Procedette sobbalzando dentro il suo howdah, traballando sulla cresta dei monti curdi, riflettendo sulle incertezze del rinnovamento. E quando la scarpa della bambina cadde in un precipizio, rimbalz sulle rocce, e rotol sulle pietre per poi fermarsi in un precario equilibrio su una roccia protesa verso il baratro, pass tutta la notte a confortare la figlia che piangeva e a rassicurarla dicendole che la sua scarpina rossa lavrebbe aspettata l fino al loro ritorno. Cera sempre, assicur alla figlia, un ritorno. Ma non disse che i ritorni erano sempre uguali. Quando arriv allAtabaat, il santuario, aveva deciso il cammino della sua vita, ma quando ripart, tre anni dopo, abissi molto pi pericolosi si spalancavano sotto i suoi piedi. Le sue interpretazioni avevano portato lo scompiglio in quella roccaforte dellortodossia. Era stata condannata come eretica. La folla attacc la casa di Karbala in cui lei e le sue compagne vivevano e le costrinse ad andarsene. I mullah incitarono le autorit a decretare la loro deportazione anche da Baghdad, e il governatore non pot fare nulla per salvarle. Di nuovo la plebaglia abbatt la loro porta con i bastoni e le spinse fuori, cacciandole nel deserto, saccheggiandole di tutti i loro averi. La figlia ebbe la certezza che sarebbero state aggredite unaltra volta quando furono circondate da dodicimila curdi dallaria feroce che battevano sui tamburi. Ma quegli uomini stavano cantando le lodi della madre, di cui erano ardenti sostenitori. La ammiravano immensamente, e vollero accompagnarla fino a Qazvin. Poich fama e notoriet lavevano preceduta, prima ancora del suo arrivo a casa la rottura era inevitabile. Il matrimonio era sempre stato tempestoso, ma ormai lavversione reciproca tra marito e moglie era insostenibile. Suo marito la condannava senza appello; lei sfioriva sotto il suo disprezzo. Lui pretendeva obbedienza cieca, totale

sottomissione ai suoi voleri; lei rifiut di vivere sotto il suo tetto e torn nella casa del padre, dallaltra parte della citt. Violando ogni legge religiosa e ogni tradizione sociale, reclam il diritto di tenere con s i figli e divorziare dal loro padre. Quando lo seppe, il patriarca della famiglia and su tutte le furie. Latteggiamento di sua nipote lo aveva sempre irritato. Aveva notato con gelosia la sua brillante intelligenza quandera ancora una bambina, e aveva paragonato a lei i suoi figli, a loro sfavore e con invidia; col tempo, la sua eloquenza e arroganza avevano fatto crescere in lui il risentimento, ma quando ebbe il coraggio di lasciare il suo primogenito, al ritorno da Najaf e Karbala, la rabbia lo travolse. Scagli tuoni e fulmini contro la figlia di casa, la maledisse e la accus con una collera alimentata da anni di frustrazione. La incolp di tutte le sue delusioni, laccus del proprio discredito a corte e infine usc di casa come un turbine per andare a dirle quello che pensava. Tra il terrore dei passanti attravers la citt come una furia e sempre gridando maledizioni spaventose fino alla casa del fratello. Si scagli dentro invocando ogni genere di abominio sulla testa della nipote e quando spalanc le porte della biblioteca, la fronte imperlata di sudore, gli occhi fuori dalle orbite, era viola di rabbia. Cominci a scagliare i suoi libri per terra, gridando che li avrebbe bruciati. E di nuovo la maledisse, condannandola allinferno. Siccome non poteva denigrare i suoi genitori senza denunciare la propria famiglia, rivolse i suoi insulti su tutti quelli, compreso il vecchio sceicco, di cui lei rispettava gli insegnamenti e confermava le teorie. Maledisse le lezioni a cui assisteva, imprec contro i commentari che studiava e arriv persino a bestemmiare contro i libri che leggeva. Continu a lanciare imprecazioni per tutta la settimana e colse loccasione del sermone del venerd successivo per imprecare dal pulpito pubblico anche contro la citt, perch aveva accolto le interpretazioni del Libro Sacro da lei proposte. Che le peggiori sciagure si abbattessero sugli ottenebrati e illusi che condividevano le opinioni di quella donna svergognata, tuon. Che disfatta e rovina colpissero chiunque concordava con le sue teorie eretiche. Che fossero tutti dannati, concluse in tono minaccioso. Le sue maledizioni colpivano in profondit, ma la replica della nipote a questa tirata arriv ancora pi lontano. Suo padre, al sentirla, aveva scosso la testa, addolorato, e lo zio pi giovane aveva nascosto il volto tra le mani. Sua madre si era portata la mano davanti alla bocca, le zie, le sorelle e le cugine erano fuggite dalla stanza. La cameriera che stava togliendo la brace dal samovar si era bruciata il dorso della mano quando lei aveva parlato, e si era nascosta dietro la porta. Di l a poco le sue parole venivano ripetute dai domestici ai valletti, dagli stallieri agli studiosi, dai mendicanti e i macellai ai venditori di tappeti e ai portatori di t, attraverso lintera citt. Tutti, comprese le donne che lavavano i cadaveri, sapevano che cosa aveva detto la figlia di casa, nella pausa spaventosa tra le maledizioni del vecchio mullah, ritta immobile nel mare di pagine svolazzanti dai libri che lui aveva appena scagliato gi dagli scaffali.

Zio aveva sussurrato, vedo la tua bocca piena di sangue! Tutti rimasero impietriti dallorrore ma nessuno si stup quando luomo fu trovato nella moschea, una settimana dopo, pugnalato alla gola. Lei aveva letto le maledizioni di lui, mormorarono.

Capitolo cinque La disputa sulle parole lacer la famiglia. Tra loro cerano sempre state divergenze di opinioni sul Libro Sacro, dibattiti teologici che chiamavano in causa precedenti e principi. Cerano sempre stati quelli che mettevano laccento sulle interpretazioni letterali e quelli che insistevano sulla lettura simbolica dei testi sacri; quelli che consideravano le parole nel loro contesto storico e quelli che le leggevano alla luce della profezia; quelli che analizzavano la conoscenza giudicandola premonizione e quelli che la ritenevano la prova di una riflessione a posteriori. Ma una volta che le dichiarazioni della figlia di casa si furono sostituite al Libro Sacro, il dibattito spacc in due i membri della famiglia. Li separ e li allontan, li divise, li distanzi e li disperse per sempre. Discussero su ci che lei intendeva dire accalorandosi violentemente. Interpretarono allinfinito le sue parole. E il disaccordo trionf. Voleva forse dire che la bocca dello zio era piena di sangue perch le sue parole erano tanto violente, le sue maledizioni cos cruente? Oppure aveva avuto una spaventosa visione del futuro, aveva visto la sua gola soffocata e insanguinata, la lingua trapassata alla radice? Era una minaccia di vendetta? Oppure le sue parole volevano essere un avvertimento? Prevedeva che lui avrebbe scatenato dei disordini e versato del sangue, o tradiva il suo personale desiderio di assassinare il patriarca? Era una profezia o una congiura? Come aveva fatto a leggere il futuro dello zio? Come aveva osato leggerlo! Il dibattito lacer anche il paese. Non appena la notizia dellaccoltellamento si diffuse in citt, tutti cominciarono a schierarsi. Alcuni urlarono che il mullah era un martire e altri lo giudicarono un volgare tiranno; qualcuno protest che bisognava compatire suo figlio, qualcun altro lo disprezz come uno stupido geloso. Mezza citt era dellopinione che leretica dovesse essere accusata del crimine, perch i suoi parenti per parte di madre lavevano allevata facendone una persona caparbia. Laltra met sosteneva la sua innocenza, invocava la verit delle sue opinioni e affermava che i parenti per parte di padre avevano attratto la sciagura sulla loro stessa testa. Cerano quelli convinti che finalmente fosse arrivato il tempo del cambiamento, come credeva lei, e che si avvicinasse lalba di una nuova era di giustizia; il timore di altri era che la sua pericolosa ideologia di rinnovamento avrebbe distrutto la societ, scatenato un caos cieco e preannunciato la fine del mondo. A Qazvin scoppi un pandemonio circa le definizioni di risurrezione.

Capitolo sei Bussavano, e quei colpi, adesso, attiravano tutta lattenzione su di s. Il rumore improvviso risuon lungo lo stretto passaggio tra le scuderie e lalloggio della servit, riecheggi da una parte allaltra del cortile principale e si infil sotto larco prima di sgocciolare formando cerchi che sembravano dire: Ora, attraversando la vasca sciabordante degli appartamenti femminili. Chi pu essere adesso?, brontolarono le figlie del primo notabile. Bussavano. Chi aveva il coraggio di presentarsi al portone sotto il sole cocente di mezzogiorno? Bussavano. Chi pu bussare a questora alla porta del primo notabile? Non poteva essere il loro padre, vero? Lui ancora arrancava in giro per la citt col suo carretto infernale. Continuava a costringere quellinfelice ragazzo a indicargli le case dei ricchi mercanti per estorcere tangenti in nome della regina. Quando bussava lui, persino lidiota lo riconosceva; sperava sempre di evitare le botte, ma non era mai abbastanza svelto ad aprire il cancello al primo notabile. Pregava tra s che il capo della polizia non bussasse unaltra volta alle porte della propria casa, e stavolta alla luce del giorno. Non poteva neanche essere loro fratello. Se cos fosse, stava battendo dalla parte sbagliata del cancello, e non poteva essere cos, pensarono con disprezzo le sorelle. Luomo si nascondeva da quando la poetessa di Qazvin era stata portata via, tre notti prima. Si era rifugiato nella stanza segreta, al suo ritorno dal giardino abbandonato fuori dalle porte della citt. Aveva paura che suo padre larrestasse perch quella notte destate era stato testimone della grossolana incompetenza del sardar. Quando cominciarono a bussare, aveva persino tirato su la scala per il terrore. Quando si udirono i primi colpi sul portone, in casa del primo notabile cerano solo donne. La padrona aveva lasciato cadere il coltello da cucina appena laveva sentito ed era rimasta a fissare la lama che girava come una trottola ai suoi piedi, spargendo erbe su tutto il pavimento. Sua cognata, che cuciva sotto il tendone umido del porticato, si era punta con lago e aveva maledetto quel rumore. La figlia della prigioniera, rimasta nascosta fin dalla sparizione della madre, si era tappata le orecchie con le dita, rannicchiata nel sottoscala, con i gomiti puntuti che sbucavano dalla camicetta stinta, la stessa che aveva indossato al matrimonio meno di un anno prima, i piedini magri premuti uno sullaltro, il volto affilato rigato di lacrime silenziose. E nella stanza fresca, sotto il portico, si era levato un flebile lamento in risposta a quei colpi. La moglie del figlio del primo notabile, incinta di sette mesi, aveva scelto proprio quel momento inopportuno per iniziare il travaglio. Malgrado le spiacevoli associazioni con le passate torture, le figlie del primo notabile e le altre donne della casa avevano preparato il posto per il parto nello scantinato e si erano raccolte attorno alla giovane accovacciata per bruciare ruta siriana e scacciare ljinn. Non solo quello era il posto pi fresco della casa,

ma al momento era anche il pi sicuro. La citt era in subbuglio. I nemici dello stato scorrazzavano dilagando per la capitale; degli studenti senza Dio avevano cercato di assassinare il giovane Shah, si diceva. Il primo notabile e i suoi uomini passavano lintera giornata a prelevare la gente dalle case, a trascinare principi e poveri nel carcere comune, a macellare cittadini rispettabili, a sbudellare eretici. E la levatrice, mandata a chiamare dallaltra parte della citt, non era ancora arrivata. Le figlie del primo notabile levarono gli occhi al cielo. Sarebbe stato un miracolo se fosse arrivata, nel mezzo di tutto quel disastro. Ma levatrice o no, loro non avevano alcuna intenzione di aprire il cancello. Sarebbero state pazze a fare una cosa del genere, mormorarono preoccupate. Se avesse avuto un briciolo di cervello, il custode avrebbe potuto almeno scoprire chi era, ma il povero idiota non sapeva distinguere un lato della porta dallaltro. Se non fosse stata fuori di s, la moglie del primo notabile avrebbe potuto farsi carico della situazione, come faceva di solito, ma quella sciocca non aveva fatto che piangere, notte e giorno. Su loro fratello, naturalmente, non potevano contare in nessuna occasione. Le figlie del primo notabile lo avevano scrutato quandera tornato, pallido e tremante, tre ore dopo essere andato via a cavallo insieme alla poetessa e ai soldati del sardar, nel cuore della notte. Avevano sentito il suo tanfo rancido nel salotto del t; puzzava di arak e di paura. Avevano origliato mentre sottovoce raccontava alla madre ci che aveva visto. Il sardar era completamente sbronzo, le disse. I suoi uomini avevano alzato il gomito ed erano rossi per il vino, quanderano arrivati. Da ore facevano baldoria, avevano svuotato un intero barile, istupiditi, sotto le foglie polverose del frutteto inaridito. Avevano urinato contro il capanno fatiscente nellangolo e avevano fatto a turno con la capra. Portate le ballerine!, avevano urlato, vedendo entrare nel giardino i soldati con la poetessa di Qazvin. Portate il miglior vino di Shiraz!, avevano gridato, insieme ai fegatini di pollo fritti. Volete unirvi a noi? Ospiti della Madre dello Shah, dissero tra risa sguaiate, omaggio del gran cerimoniere, che le nostre vite possano essere immolate in sacrificio al suo membro virile, che possiamo baciargli la barba che ha solleticato il mento della regina, perch alla sua nomina che dobbiamo il piacere di questo istante, la pensione promessa e le speciali regalie. Urr per il gran cerimoniere della camera da letto di Sua Altezza la Regina Madre! Vi assicuro, amici miei, che la signora un omaggio gratuito, insieme al vino. Brindiamo, alla nostra regina, quella gran puttana! Zitto! lo aveva supplicato sua madre, ma il figlio del primo notabile voleva continuare a raccontarle quella storia agghiacciante, nonostante i suoi appelli a tacere. Era sovraeccitato. Il sardar non ha voluto neanche interrompere il festino sussurr con voce rauca. La donna sarebbe potuta scappare, e non se ne sarebbe accorto nessuno!

Sua madre a quel punto perse il controllo di s e il figlio del primo notabile, quando si accorse che le sorelle stavano ascoltando da dietro la porta, finalmente si zitt. Sembrava sconvolto dal deliquio materno almeno quanto da ci che era accaduto quella notte alla poetessa, in giardino. Erano stati costretti a spruzzarle acqua sul viso e a portarle i sali per farla riprendere. Per amore di Dio, smetti di piangere, mamma sussurr. Controllati, o ci sgozzeranno tutti a causa di quella donna! Codardo, mormorarono le figlie del primo notabile. Cos chiamava la poetessa di Qazvin? Vergogna, dissero piene di sussiego, perch disprezzavano il fratello. Quella donna, come la chiamava lui, aveva insegnato loro a leggere. Aveva mostrato loro come si teneva il calamo tra indice e pollice, come si tracciavano le lettere. Le aveva incoraggiate a trovare le parole per esprimere le loro paure, era stata lunica a capire le umiliazioni che subivano in quella casa. Il figlio del primo notabile non meritava la sua fiducia. A lui aveva chiesto di accompagnarla perch le guardie ubriache non la spogliassero, non la stuprassero, non violassero il suo corpo; si era fidata di lui, contando sul fatto che le stesse al fianco, che obbedisse ai suoi ultimi desideri. E lui aveva tradito la sua ultima supplica? A causa sua erano stati perpetrati atti irripetibili, e adesso quel codardo aveva paura di essersi compromesso? Per tutta la notte in cui erano venuti i soldati e per i tre giorni successivi le figlie del primo notabile non avevano pensato ad altro che alla violenza. Comera facile stuprare una donna indifesa, nel buio. Era cos semplice lasciare che la soldataglia ubriaca facesse di lei ci che voleva. Si ricordarono di come il fratello si fosse fermato quando la scorta aveva girato nella piazza della citt intorpidita, come avesse stretto sulle spalle della prigioniera il mantello nel tentativo di soffocarla. Rabbrividirono al pensiero della sua perfidia. Si morsero le labbra e si asciugarono le lacrime; serrarono le piccole bocche e contrassero i muscoli delle cosce. Si strinsero addosso le gonne e armeggiarono con le camicette, cucite in autentico stile europeo, copiate dagli abiti delle principesse in visita, le misure prese direttamente dal vestito della cameriera della moglie dellambasciatore britannico. Prima che ricominciassero a bussare, tre giorni pi tardi, avevano preso tutte le precauzioni contro lo stupro. La loro cognata era in travaglio, quindi avevano una buona scusa. Le sistemarono un uovo e un pezzo di carbone accanto alla testa. Le piazzarono vicino un coltello e un paio di forbici. Per proteggerla tracciarono con il gesso una linea sul muro e inchiodarono sullarchitrave un pezzo di pane inzuppato nel grasso di pecora perch potesse assorbire il suo dolore, e il loro. E si lamentarono pi forte quanto pi si alzavano i lamenti di lei, fecero pendere dal soffitto i talismani e sparsero le ceneri sul pavimento, perch nessun jinn potesse oltrepassare la soglia, nessuna strega potesse entrare dalla porta. Avevano quasi paura che la poetessa di Qazvin potesse tornare e perseguitarle.

Capitolo sette Una strega! Indegna di essere la madre dei miei figli! Questo le sput in faccia il padre dei suoi figli, quando si rifiut di lasciarle vedere i due maschi pi grandi al ritorno da Karbala. In seguito le chiese di lasciare a lui anche i pi piccoli, minacciando di prenderseli con la forza se lei avesse rifiutato. Alcuni mesi dopo, quando il suocero fu trovato accoltellato nella moschea, lui diede in escandescenze tali che i figli pi piccoli furono sottratti alla sua furia e condotti in salvo nella biblioteca materna. Mentre gli uomini della famiglia portavano a casa il vecchio in una barella improvvisata, il figlio corse in strada a gridare che sua moglie era una strega. Bruciate i suoi libri, aveva urlato; la cosa pi pericolosa sono i suoi libri. Saccheggiate la casa e bruciate tutta la sua biblioteca! Alla figlia di casa, per la sua biblioteca, era stata concessa una delle stanze migliori negli appartamenti delle donne. Era tappezzata di scaffali, inondata di luce da tre finestre ad arco e si affacciava su un cortile con un tiglio che cresceva accanto alla vasca. Anche dopo lomicidio del mullah, quando lintera citt era in tumulto, lalbero era rimasto l, intenso e tranquillo, avvolto in una sua segreta luminosit, nel cortile della casa; le foglie gialle sembravano gettare un lucore autunnale sulla tovaglia stesa accanto alla finestra della biblioteca, dove pranzavano i bambini. Ma la stanza in s era in penombra, oscurata dai sussurri delle donne e dal fruscio delle gonne della poetessa che camminava nervosamente su e gi. Ogni volta che passava davanti alla finestra, levento spaventoso, latroce aggressione contro il patriarca della famiglia, sembrava cadere come unombra sui tappeti sgargianti. Il mullah aveva continuato a emettere grida agghiaccianti per tutta la strada dalla moschea a casa, si mormorava. Con le dita si artigliava il petto inzuppato di sangue, come se avesse voluto aprirlo, la bocca non era che una fessura soffocata dal sangue. Mentre i figli si facevano strada tra la folla urlante, il tumulto era tale che cera chi era gi pronto a dar fuoco alla casa della poetessa di Qazvin, l su due piedi. Se il vecchio fosse morto, la gente sarebbe impazzita dalla rabbia. Se solo tu non avessi detto niente disse la madre della giovane. Se solo avessi tenuto a freno la lingua quando lui ha cominciato a imprecare! Stava cullando il nipotino che aveva afferrato la sciarpa che le copriva la testa con il piccolo pugno grassoccio pieno di fossette. La bocca era tutta sporca di zuppa di lenticchie, ma gli occhi scuri dalle lunghe ciglia, sbavati per il tradizionale kajal e per linsolito spavento, brillavano di intelligenza ed erano fissi sulla madre che continuava a fare su e gi. Come una belva in gabbia, pens lanziana donna guardandola. Era una pantera o una figlia? Camminava fino allangolo dove gli scaffali incontravano la parete, poi tornava indietro, e un sentiero di fuoco sembrava splendere tra i suoi piedi. Sua madre immagin che le scintille le si attaccassero alla caviglie e vide il suo corpo avviluppato in un sudario di fiamme, fino alla punta dei capelli. Avrebbe

voluto che sua figlia non avesse mai detto allo zio quelle parole fatali, ma adesso non desiderava altro che parlasse. Voleva che si giustificasse, si difendesse, discutesse, protestasse come faceva di solito quando subiva qualche torto. Tutto, ma non questo silenzio ardente, questo aggirarsi furtivo. Tutte le donne nella biblioteca ammutolirono. Tacevano i bambini, dopo il pasto inconsueto. E la stanza si fece sempre pi buia, le grida per strada pi forti, mentre il pomeriggio avanzava. La figlia si era rifiutata di mangiare e fissava il tiglio in cortile come se lalbero racchiudesse la risposta al rombo cupo proveniente di l dal muro. Il tumulto cresceva: le voci che venivano dalla strada erano diventate urla possenti. Si chiedeva giustizia, si reclamava vendetta, si lanciavano maledizioni sulla testa della poetessa di Qazvin. D qualcosa!, preg sua madre. Ma lei, muta, continuava a misurare la stanza a grandi passi. A volte sua figlia era cos rigorosa che la riempiva di disperazione. Leggeva troppo nelle parole delle persone, ecco il guaio; si spingeva troppo in l, si aspettava troppo. Lanziana donna era grata per il tepore del braccio del nipotino che le circondava il collo. In momenti come quelli i bambini erano un sollievo: da loro almeno sapevi cosa aspettarti e le loro esigenze erano semplici. Il bambino era appena nato quando sua madre era partita per Karbala. Era stata costretta a lasciarlo indietro perch il viaggio sarebbe stato troppo pericoloso per un neonato, e aveva portato con s solo la bambina. Il piccolo era cresciuto floridamente grazie alle cure della nonna. Ma i figli erano anche una nemesi per le donne, pensava, cullando il nipotino. Li amavi; li perdevi. Meno male che sua figlia non aveva permesso a questo piccolino di insinuarsi nel suo affetto, perch alla fine avrebbe dovuto abbandonarlo. I ragazzi pi grandi avevano gi lasciato landeroun prima della partenza della madre per il pellegrinaggio; avevano raggiunto let in cui il padre ne assume la tutela. Quanto li amava la poetessa! E come le mancavano! La vecchia ricordava come sua figlia lavasse personalmente le membra lisce dei loro corpi magri al bagno turco, labitudine che aveva di circondare il loro volto con le sue mani e guardarli negli occhi seri, e la sera di mormorare le preghiere nelle loro piccole orecchie. Rinunciare a loro a causa dellet era gi abbastanza difficile, ma perderli due volte a causa della gelosia era insopportabile. In sua assenza, avevano insegnato loro a non fidarsi di lei. Lodio del padre aveva allontanato da lei il loro cuore. Prima ancora che nella famiglia si scatenasse linferno, al ritorno della donna dal pellegrinaggio, i figli si consideravano ormai orfani di madre. Erano diventati piccoli e severi sconosciuti: lombra, pi alta e sottile, di ci che erano stati. Non c niente di peggio che assistere impotente allangoscia di uno dei tuoi figli che soffre per i propri figli, pens la madre della poetessa di Qazvin. Questa sua figlia, che ora camminava verso di lei, pens con un sospiro tremulo, questa figlia cos intelligente, cos bella, cos spaventosamente ostinata, con le braccia incrociate con tanta risolutezza,

questa ragazza che sapeva troppo, pensava troppo, leggeva decisamente troppo e alla fine diceva anche troppo, avrebbe potuto fare qualsiasi cosa se avesse voluto, se solo si fosse comportata da brava moglie e madre e figlia. Ma era sempre stata una ribelle, concluse sua madre con un groppo in gola. Cera stato un tempo in cui sua madre aveva sofferto per questo. Le altre donne della famiglia non la smettevano mai di tormentarla per questo. Avevano continuamente da ridire su come aveva tirato su male la figlia. Ma quando era stata costretta a tornare in quel mortorio, quando sua madre laveva vista intrappolata nellanderoun e obbligata a rinunciare agli studi, le si era spezzato il cuore per lei. Non era giusto. Meritava tanto di pi. Chi poteva biasimarla perch voleva volare, quando era nata con ali iridescenti? Cos aveva cominciato a difendere sua figlia, quando il genero si era rifiutato di permettere alla moglie di ritornare per la seconda volta a Karbala. Per piet, lasciala andare aveva sussurrato al padre della ragazza. Permettile di accompagnare sua sorella e suo cognato in pellegrinaggio. Ha bisogno di andare via. Non aggiunse la speranza che la figlia scappasse prima che il suo insopportabile cugino le imponesse unaltra gravidanza. Non disse di temere le liti che sarebbero potute scoppiare tra la figlia e quel bigotto del genero se la giovane fosse rimasta a casa. Ma suo marito era fin troppo consapevole delle cose che lei non aveva il coraggio di pronunciare ad alta voce. Non ebbe bisogno di insistere. Lui impart la sua benedizione al pellegrinaggio della figlia e dopo aver convinto il resto della famiglia che sarebbe tornata dal luogo santo con uno spirito ben temperato, purgato dei desideri personali e delle inclinazioni corrotte, con dolore la vide partire di nuovo per Karbala. Chi avrebbe potuto immaginare il tumulto che segu? Avrebbe dovuto agire con maggiore saggezza, pens sua madre mentre un flebile lamento si levava allangolo della stanza. La nipotina, che era seduta con la schiena appoggiata agli scaffali, aveva cominciato a piangere. Avrebbe dovuto comportarsi con pi autocontrollo, tenere a freno la lingua, rimugin la madre della poetessa aggrottando con severit la fronte in direzione della bambina. Sua figlia aveva colmato la bambina di troppe attenzioni, secondo lei. Arrivata a Karbala, aveva scoperto che il suo maestro era morto e immediatamente si era messa a predicare al posto suo, su invito della vedova. E a che titolo una vedova poteva concedere certi diritti? E come poteva una donna assumere lautorit di una guida religiosa nel cuore dellortodossia sciita? Come osava una donna alzarsi in piedi a leggere i sacri testi e commentarli? Era vero che i suoi sermoni attiravano le lodi pi sperticate, ma provocavano anche violente contestazioni. Quando iniziarono a circolare voci sulle sue letture e le sue riforme, i tre fratelli furono costretti a tenere consiglio. Decisero di richiamarla. Furono spedite lettere piene di accuse e denunce; si ricevettero risposte di protesta e indignazione.

E finalmente fu ordinato a una delegazione di cugini di scortare a casa la ribelle. Il cambiamento, pens sua madre dando uno schiaffo allirritante nipotina per farla stare zitta, pi efficace quanto pi silenzioso: lavora meglio malgrado noi, come i mutamenti nel corpo di una bambina che la rendono donna; come le metamorfosi invisibili nel cuore umano. Come aveva fatto sua figlia a credere che i sacerdoti avrebbero rinunciato al loro potere da un giorno allaltro? La poetessa di Qazvin fece una pausa nel suo andirivieni e si volt al rumore dello schiaffo. La bambina si era zittita solo perch si era messa a succhiarsi il pollice. Questa ragazzina andrebbe rimessa in riga, pens la nonna piena di disapprovazione: una piccola irritabile, ipersensibile, troppo magra. Aveva ripreso quellabitudine infantile dal suo rientro a casa, e non cera fiele che gliela facesse passare. Si era aspettata che sua figlia desse un altro schiaffo alla bambina per la sua disobbedienza, invece la poetessa di Qazvin si inginocchi allimprovviso sul tappeto e la prese in braccio. Poi, mormorandole qualcosa allorecchio e facendole il solletico finch lei non si mise a ridere, prese a tirare il pollice ostinato fino a estrarglielo dalla bocca. La bimba un po"rideva un po"piangeva, ansiosa di attenzioni, insofferente agli ordini. Era diventata raggiante, ma non appena la mamma si ritir su, con un sospiro leggero, la bambina mise il broncio e si infil di nuovo in bocca il pollice tutto raggrinzito. una buona madre, osserv la donna anziana meditabonda. Lamore, come la preghiera, le viene naturale; si inginocchia accanto ai bambini e si alza come chi abituato a genuflettersi. Chi avrebbe pensato che una donna tanto intollerante verso la stupidit potesse avere tanta pazienza con limmaturit, si chiese. Ma pazienza e sapienza non sempre bastano: ci voleva un coltello per tagliare il cordone alla nascita. Il problema era che sua figlia aveva cercato di sciogliere il nodo alla base del turbante. Ci fu un improvviso scalpiccio, passi per il cortile, grande agitazione sotto le finestre. Rimase come paralizzata quando qualcuno prese a bussare alla porta della biblioteca. Chi ? chiese la poetessa tirando fuori le chiavi che portava alla cintura. La cameriera tremava quando lei apr la porta. Dicono che il vecchio padrone sta morendo, Khanum! singhiozz. Dicono che non passer la notte!

Capitolo otto Avevano gi bussato prima di allora, pens la sorella del primo notabile. Tre notti prima, quattro ore dopo il tramonto. Colpi come non se ne sentiranno di nuovo. Laprire quei cancelli aveva portato direttamente alla morte di una donna, e una morte come quella basta per tutta la vita, pens. Si strofin gli occhi stanchi e scrut nel cortile infuocato verso larco del birouni. Un

vago tanfo di marciume la colp. La vasca quella primavera si era coperta di una patina di sporco che si era seccata, trasformandosi prima di met estate in una polvere ocra che velava le piastrelle, e il delicato cespuglio di gelsomino vicino allarco si era seccato quando i mullah avevano ricominciato i loro interrogatori sbrigativi dopo lattentato alla vita dello Shah, qualche settimana prima. Nessuno stavolta aveva finto che si trattasse di un tentativo di rieducazione serio. Non cera dubbio che i due religiosi avessero un chiaro mandato per questa seconda messinscena. E dal momento che la poetessa si rifiutava di rinnegare le proprie convinzioni, un breve incontro bast a condannarla per apostasia. Come si pu negare un fatto dimostrabile?, soleva dire. Come si pu rifiutare un ragionamento logico? Pi tardi, quando le donne della casa le avevano chiesto perch, perch in nome del cielo, perch non si era semplicemente sottomessa alle richieste dei mullah, aveva detto loro che farlo sarebbe stato come negare che la terra rotonda o che sorger il sole. Non si trattava nemmeno di questioni di fede, afferm con convinzione: si basavano su dimostrazioni e ragione. Se non si riusciva a seguire la logica, non sarebbe stato pi saggio ammettere la propria ignoranza prima di condannare la realt? I colpi alla porta continuarono implacabili. Un colpo dimostrava qualcosa di pi che lesistenza di un uscio, ragion la sorella del primo notabile. Cera qualcuno. Non si poteva negare. Non cera bisogno di avere fede per dedurre questa verit. Anche se ancora non si sapeva chi cera l fuori a bussare. Tutti dissero che dietro i massacri cera la regina. Approfittava dellattentato contro suo figlio per pareggiare i conti e sbarazzarsi dei nemici, per incamerare fortune e distruggere reputazioni. La sorella del primo notabile credeva a questa ipotesi senza fatica. In passato a corte aveva sbarcato il lunario conducendo unesistenza di dignitosa povert, mentre il principe gretto che aveva sposato scialacquava le sue ricchezze nel polo; aveva cucito abiti per le principesse e ricamato sottogonne per la regina, per pagare i debiti, mentre suo marito ammorbava le anticamere di palazzo con le sue lamentele sullo stipendio insufficiente per le battute di caccia. Quando i colpi ricominciarono, si chiese persino se questa volta i soldati non fossero venuti per lei. Forse Sua Altezza era venuta a sapere che una delle ricamatrici pi abili della corte dei Qajar si era ritirata per cucire abiti per la poetessa di Qazvin? Anche la gelosia ha un limite, pens la vedova. Sognare i capi dabbigliamento esotici della moglie dellambasciatore inglese era comprensibile, ma invidiare gli abiti di una prigioniera? Strizz gli occhi per vedere se il custode rispondeva a quei colpi e vide dietro la luce un lampo di tenebra. La sua vista si stava indebolendo. Prima che la poetessa arrivasse a casa sua, sua cognata si sarebbe ingelosita se lei si fosse messa a dare ordini alla servit. Lavrebbe definita uninterferenza.

Ma gli equilibri allinterno dellanderoun erano cambiati con il suo arrivo. Leretica non dava retta alle vecchie sciocchezze secondo cui mogli e sorelle dovevano essere nemiche; ignorava volutamente il principio che voleva vi fosse uninvidia endemica tra cognate. Trattava la sorella del primo notabile con la stessa deferenza che usava con la moglie, manifestava alla vedova lo stesso rispetto che aveva per chiunque altro, anche se era senza figli, senza ricchezze e ormai anche quasi senza vista. Le lodava nella stessa misura: la cucina di una e il cucito dellaltra. Ed entrambe si fidavano di lei proprio per questo. La vedova cominci a ricordarsi di comera prima. Prima dellattentato allo Shah. Prima che arrivassero i soldati a portar via la prigioniera. Sapeva, prima ancora che la poetessa di Qazvin le chiedesse quel favore, che labito di seta bianca sarebbe stato lultimo lavoro di cucito che avrebbe fatto. Nonostante gli occhi sempre pi offuscati riusciva a vedere che la seta era delicata, e pura. Non una di quelle stoffe di un candore freddo, sbiancate a calce, e nemmeno quella azzurrina o giallastra dei cinesi: era del bianco dei gelsomini, fine come un filo di ragnatela, fragile come un respiro, fatta dai bachi di Milano. Giaceva avvolta accuratamente in una tela di cotone stampata, proprio in fondo al baule, sotto i libri. Laveva accarezzata con gioia infinita, quando la prigioniera laveva spiegata per fargliela toccare. La sorella del primo notabile poteva farle un vestito da questo scampolo di seta? Prima ancora che glielo chiedesse, la sorella del primo notabile sapeva che avrebbe accettato il compito. La pezza era divisa in cinque parti e la poetessa di Qazvin voleva che diventassero un completo: una per il corpetto, una per la blusa, una per la gonna e una per i pantaloni; lultima per la testa. La sciarpa non le serviva, disse. Ne aveva gi una da prima. Prima della cattura, immagin la sorella del primo notabile, questa donna aveva posseduto molto di pi che una sciarpa di seta bianca e una fiala di essenza di rose. Ma la sorella del primo notabile poteva cucire il vestito di nascosto? Prima ancora che la poetessa dovesse spiegarsi, promise che nessuno in casa lavrebbe saputo. A parte mia figlia, disse la prigioniera. Sembrava infatti che la ragazzina fosse perfettamente a conoscenza del contenuto del baule. Sarebbe stato difficile tenerle nascosto qualcosa; era molto attaccata alla madre. Si sarebbe detto che si stava preparando a un matrimonio. La sorella del primo notabile si chiese persino se non avesse inventato questo stratagemma per fare il corredo alla figlia. Ma per tutto il tempo disse che i vestiti fossero per lei. Voleva che dai pantaloni, alle caviglie, uscisse uno sbuffo trattenuto da un nastro e rifinito con un pizzo molto elegante. Desiderava che la gonna fosse ripresa tuttattorno e avesse una doppia balza a fiori ricamati. La blusa doveva avere le maniche lunghe con sbuffi sulle spalle, mentre il corpetto era rifinito con pi file di bottoni. E il velo delicatissimo che le incorniciava il viso era impreziosito lungo il bordo con perline, ed era candido e morbido come la neve.

Le piacevano i bei vestiti, quello era chiaro. Preferiva anche i colori sgargianti. Prima di chiedere il vestito bianco aveva ordinato alle sue donne di indossare abiti rossi e gialli, verdi e blu, nel mese ufficiale del lutto, come se fosse un tempo di festeggiamenti. Si diceva che i sacerdoti di Karbala fossero rimasti scandalizzati dalla sua passione per labbigliamento. Adesso che ci pensava, la sorella del primo notabile trovava nella situazione una certa ironia: lei che cuciva di nascosto, la primavera precedente, mentre la prigioniera sedeva al lato opposto della tenda a litigare con i mullah acidi; lei che preparava un sudario per la poetessa, pensando di stare lavorando a un completo per il matrimonio di sua figlia. La sorella dello Shah e la moglie del primo notabile premevano per il rilascio delleretica, proprio mentre lei sacrificava la vista per quellabito di seta. Quando ebbe finito lo pieg e vi pos sopra un ramoscello di gelsomino. Era stata sul punto di credere che la poetessa lavrebbe indossato per festeggiare la sua libert. Non aveva mai rivelato il segreto a nessuno, anche se era certa che la moglie del primo notabile lavesse indovinato. E quella notte, quando i soldati si erano presentati ai cancelli e la prigioniera era uscita dalla sua camera adorna come una sposa, labito che indossava fu lultimo sprazzo di luce che invest la vedova. Riluceva come la veste di un angelo mentre la poetessa di Qazvin oltrepassava il cancello e si avviava nel vicolo. Risplendeva talmente che la si dovette coprire con un mantello perch non accecasse le tenebre. Brillava come una lampada nel buio della mezzanotte; la seta bianca la circondava con la sua luce di perla mentre attraversava la citt addormentata. Lo indossava per festeggiare la libert, ma certo. Per non era il genere di rilascio per il quale tutti si erano adoperati e che tutti speravano, o si aspettavano. Era stata irremovibile: nessuno doveva costringerla a spogliarsi del suo abito. Quando la sorella del primo notabile aveva chiesto al nipote se i suoi desideri erano stati rispettati, lui si era stretto nelle spalle e se nera andato. Non era mai riuscita a sopportare quel ragazzo. Ma ti sei assicurato che nessuno le strappasse la seta di dosso? insist, arrabbiata, perch lidea della poetessa spogliata del suo abito candido le sembr improvvisamente peggiore della morte stessa. Per tutta risposta, lui aveva maledetto il sardar e i suoi luogotenenti. La prigioniera gli aveva chiesto di provvedere a tutto, brontol, perch il capo dellesercito era un buono a nulla. Gli aveva addirittura fornito lei stessa la sciarpa per i suoi scopi e gli aveva chiesto di indurli - queste erano state le sue parole - a usarla. Io non me la sento di rivolgermi a loro aveva detto nel mezzo delle loro gozzoviglie. E poi si era fatta da parte e aveva aspettato quegli ubriaconi, aveva atteso pudicamente di essere ammazzata. Tanta cortesia e considerazione verso i suoi boia che facevano baldoria sotto gli alberi. La sorella del primo notabile si costrinse ad ascoltare i colpi alla porta, per dimenticare la sciarpa. Sent le lacrime pungerle gli occhi, una stretta alla gola. Lidiota al cancello non faceva niente per aprire.

Una sciarpa di seta offerta pur di essere risparmiata dalle molestie, pens. Ma era stato un incentivo sufficiente? Era bastato al negoziato, per rispettare le ultime volont di una donna? Poich non poteva concepire simili gentilezze sulla soglia della morte, and sotto il porticato e si mise a gridare con voce lamentosa al custode. Senza preoccuparsi di poter offendere la cognata cos facendo, gli url di sbrigarsi, per amore del cielo, e di aprire quella porta.

Capitolo nove Quando laraldo annunci la terribile notizia che il vecchio mullah era in fin di vita, la figlia di casa insist per porgergli lestremo omaggio. Era il minimo della cortesia. Era pur sempre suo zio, anche se non era pi suo suocero. Sulle prime, suo padre le aveva rifiutato il permesso di uscire di casa. Lei avrebbe voluto parlare al marito, esprimere alla famiglia il suo sgomento e la sua solidariet, ma il padre laveva costretta a ritirarsi nella sua biblioteca e aveva chiuso a chiave la porta. Uscire in quel momento sarebbe stata una follia, le disse; adesso era semplicemente impossibile. Meglio aspettare un po, finch il tumulto si fosse acquietato, finch suo zio si fosse ripreso, finch la situazione fosse pi calma. Sperava che, se avesse tolto la figlia dalla circolazione per un po, in famiglia lumore sarebbe migliorato. Pregava perch, col tempo, diventasse possibile una riconciliazione. Ma quando le condizioni di suo zio peggiorarono e arriv la notizia che stava morendo, suo padre le consent, con riluttanza, di vederlo. Per le impose ogni sorta di condizioni, per poter uscire. Insist che avesse una scorta, con notevole risentimento delle sue sorelle. Lui personalmente lavrebbe preceduta, disse; le sue sorelle dovevano circondarla da ogni lato, e i suoi fratelli dovevano fare da retroguardia, fino a casa dello zio. Se in questa vita dovessimo preoccuparci soltanto della nostra sicurezza, aveva replicato lei laconica, sarebbe meglio non nascere nemmeno. Lui si offese per il suo tono. Avrebbe preferito che non cercasse di fare troppo sfoggio di intelligenza, o di ipocrisia, in un momento come quello. La gente gi in strada laccusava dellomicidio di suo zio, disse con irritazione. Non si rendeva conto della gravit della situazione? Era anche pi grave, ribatt lei, che la gente non pensasse ai fatti suoi. Lui le rispose sgarbatamente di tenere a freno quella lingua tagliente; una lama che era gi costata cara a tutti loro. Come si permetteva di fare dello spirito? Come poteva prendere tanto alla leggera le condizioni di suo zio? Suo padre laccusava di essere troppo brillante e sarcastica.

Ma lei non era n una cosa n laltra, glielo garantiva. Non era mai stata cos seria in tutta la sua vita, gli disse in tono sostenuto. Ma luomo era angosciato. Il cugino aveva minacciato di strangolarla con le sue stesse mani, le disse con voce tremante. Cera gente che chiedeva la sua morte! Non era abbastanza grave? La morte, replic lei, era lultima occasione della vita per cancellare la disarmonia. Se poteva vedere suo zio adesso, non ci sarebbero pi stati veli tra loro; avrebbero potuto riconciliarsi. Era proprio figlia di religiosi, pens luomo disperato mentre la giovane si voltava per andarsene; non poteva giudicarla una moralista quando lui stesso laveva educata a essere cos. Chin il capo in silenzio e preg che potesse avere ragione lei. Era ormai tardo pomeriggio quando si affollarono nella camera dellinfermo. I materassi del patriarca agonizzante erano stati srotolati in mezzo alla stanza e lui giaceva sorretto da coperte e cuscini. La stanza era piena da scoppiare di membri della famiglia e la strada fuori affollata di gente che si accalcava ai cancelli, in attesa di udire il peggio. Il figlio del mullah si alz con unimprecazione quando sua moglie varc la soglia. Il padre e i fratelli di lei fecero fatica a trattenerlo. Le donne inginocchiate ai piedi del letto si scatenarono immediatamente in una serie di lamenti. La camera del moribondo risuonava della loro rabbia esplosiva. Che razza di insolenza era questa? Come osava, quella sfacciata della cugina, presentarsi l dopo essersi comportata a quel modo? Come si permetteva di intromettersi nel loro dolore, quando lei ne era la causa? Ma quando il fratello del mullah fece loro segno di tacere, tutti si ritrassero. Segu un silenzio riluttante. Lo fecero passare. Gli dovevano ancora un certo rispetto, in quanto loro maggiore. Laria era fetida. La ferita si era infettata e il vecchio mullah giaceva appoggiato ai cuscini, il volto livido, la lingua nera e gonfia. La gola era imputridita; cataplasmi e unguenti erano risultati inutili. I medici avevano dichiarato che non cera nulla da fare e luomo rantolava i suoi ultimi respiri. Il sibilo penetrava nelle pareti. Una delle sorelle ebbe conati di vomito appena entrata nella stanza; i cugini dovettero fare ala perch potesse essere riaccompagnata subito fuori. Mentre la donna si avvicinava al capezzale del suocero, il cugino ignor gli avvertimenti dello zio dallaltro capo del letto. Puttana! ringhi sottovoce. Tua moglie venuta a riconciliarsi con suo zio lo implor di nuovo il padre della poetessa. Ti esorto con tutto il cuore, caro nipote, a controllarti. Moglie?, bisbigliarono alcune delle donne. Che razza di moglie era quella? La razza che si merita un marito come quello, sibilarono altre disgustate. Come osa! esplose il figlio del mullah. Come osa, in nome dellinferno che lha generata! venuta a offrire e a ricevere perdono prosegu lo zio. Permettile di implorare il perdono di suo suocero, prima che sia troppo tardi. Suocero?, sibilarono le donne. Bella nuora stata!

Bella nipote!, ringhiarono altre. Il figlio del mullah ignor gli appelli dello zio. Strega! sput contro la moglie che si avvicinava al letto. Baldracca! La poetessa di Qazvin si inginocchi accanto al mullah e fiss su di lui il suo sguardo implacabile. Lui emise un lamento spaventoso e alla sua vista parve preso dalle convulsioni. Il figlio si lanci verso il letto, furibondo. Fuori! sbrait. Tornatene nellinferno a cui appartieni! Non ti bastava aggredirlo con la lingua? Adesso lo vuoi ammazzare con le tue mani? Per un terribile istante parve che volesse lanciarsi sul moribondo nel tentativo di colpire la moglie, ma cugini e fratelli riuscirono a trattenerlo in tempo. Le donne presenti strillarono sgomente; gridarono indignate contro la poetessa di Qazvin. Era qui in quanto moglie, volevano sapere, oppure come nipote? Se era venuta da moglie, come osava opporsi al volere del marito? Se come nipote, come osava far soffrire lo zio sul letto di morte? Il padre di lei implor di nuovo un po"di calma, che si controllassero ancora una volta. Per amore della pace familiare disse con voce tremante. Per lanima del mio diletto fratello. Sua figlia trasse un respiro profondo, nella breve pausa che segu. Era venuta per la sua pace, disse controllando la voce. Era venuta a vedere lo zio per lultima volta nella speranza che potesse essere pi facile, adesso che lanima era sulla soglia di altri mondi... Ma non pot completare la sua preghiera. Alle sue parole, il morente parve preso da un attacco e cominci a rantolare in modo spaventoso. Girando il capo verso il figlio indic con un dito tremante e un rumore soffocato che la figlia di casa fosse allontanata allistante dalla sua presenza. Lasciate che lammazzi, lasciatemi strangolare questo demonio! grid il figlio e, tra lorrore generale, riusc a sporgersi oltre il materasso e ad afferrare la moglie per la vita. Lei lanci un urlo mentre laltro le si gettava addosso; sarebbe caduta sul corpo dello zio se i suoi fratelli non lavessero trattenuta. Lasciate che la soffochi ai suoi piedi rugg il marito. Che mio padre veda che sar punita come merita! Al capezzale si scaten una scena grottesca. Fratelli e cugini vennero alle mani. Sorelle e mogli e zie si strapparono capelli e vestiti, gridando e lanciando improperi. Ci furono strilli e urli da una parte allaltra del letto del moribondo: accuse e contro accuse, calunnie e false testimonianze. Ci furono appelli disperati alla calma che rimasero completamente inascoltati. E al di sopra di tutto quel baccano si levavano le maledizioni del figlio del mullah, il quale ululava che sua moglie era una strega, una sgualdrina, una puttana; ogni cosa pi lurida che potesse nominare, e anche peggio: unassassina... Ma il trambusto si dimostr troppo per il mullah. Nel giro di pochi minuti si scaten unemorragia, il respiro si fece pi convulso, la lingua si protese dalla bocca annerita, le

sue uniche parole furono un fiotto fumante di sangue e bile che insozz le coperte. E cominci lagonia finale. La poetessa fu trascinata fuori dalla stanza quando gi il rantolo di morte del mullah si sentiva per la strada. La citt smise di respirare per ascoltarlo. Anche se la scena scandalosa che si era svolta sul letto di morte del mullah fu poi sempre negata dalla famiglia, pochi ebbero bisogno di ulteriori prove della sua risurrezione. Anche se il padre non riusc mai a uscire dalla fossa, mormorava la gente, suo figlio avrebbe mantenuto in vita il suo odio. Non ci sarebbe mai stata alcuna riconciliazione tra questa gente. La loro teologia era governata dalla vendetta.

Capitolo dieci Non ne voglio sentire pi, di questi colpi, pens la figlia della prigioniera. Al cancello, quello che si affacciava nel vicolo, davanti alla casa del primo notabile. Colpi. Che nessuno bussi pi a quel portone, preg. Sent il coltello cadere in cucina e la vedova imprecare dal portico e il lamento dallo scantinato, di sotto. Sembravano cose da niente. Aveva paura che venisse suo padre, ma anche quello era roba da niente. Il peggio era stato tre notti prima, quando aveva sentito i colpi risuonare nel buio. Non bussate, aveva gridato il suo cuore mentre lei era balzata, in piedi ed era corsa a nascondersi nello scantinato, ma quei colpi erano continuati. Nel cuore nero dei massacri estivi, i soldati erano venuti e si erano portati via sua madre, e tutto da quel momento in poi era diventato insignificante. La sera prima sua madre aveva fatto salire nella stanza segreta la moglie del primo notabile per darle istruzioni. Quando le apr la porta, la figlia vide che si era finalmente vestita con quella seta bianca che la sorella del primo notabile aveva cucito con tanta segretezza. Erano settimane che pregava sua madre di provarsi quel vestito, ma la poetessa di Qazvin si era portata lindice alle labbra e aveva scosso la testa. Quando lei, con voce piagnucolosa, aveva chiesto perch, la madre le aveva detto, con un luccichio negli occhi, che doveva rimanere un segreto fino al momento giusto. Qual era il momento giusto? Meglio sarebbe stato prima che cominciassero tutti i guai a Qazvin, e tutti gli scandali a Karbala, e la fuga di sua madre dentro un fagotto di biancheria sporca. Oppure il tempo giusto era adesso, in questo momento, a casa del primo notabile? Forse sarebbe stato ancor pi giusto dopo, magari quando fosse venuto per lei il tempo delle nozze, quando anche lei sarebbe andata sposa. Anche se aveva sentito i mormorii e i pettegolezzi delle donne al matrimonio del figlio del primo notabile, la figlia della prigioniera continuava ad aggrapparsi alla speranza che anche per lei sarebbe venuto il momento di indossare un abito come quello. Aveva quasi creduto che la seta bianca potesse in realt essere per lei.

Ci furono esclamazioni di entusiasmo da parte della moglie e delle figlie del primo notabile quando videro sua madre l in piedi, cos bella, cos radiosa. Tutte trattennero il fiato mentre lei sorrideva sulla porta aperta. La figlia della poetessa era arrossita dorgoglio e allo stesso tempo aveva sentito una dolorosa stretta al cuore. Era felice quando gli altri vedevano quanto era bella sua madre, comera intelligente e quanto assomigliava a una regina. Detestava lidea che il vestito non fosse per lei, che non fosse mai stato per lei, che per lei non sarebbe mai venuto il giorno di andare sposa. Avrebbe voluto che sua madre non avesse mai indossato quellabito. La stanza era impregnata di profumo; quel giorno aveva fatto il bagno e si era agghindata come se dovesse incontrare il re. Invit la moglie del primo notabile a entrare, per poterle parlare in privato, e non permise alla figlia di ascoltare la loro conversazione. Le chiese infatti di allontanarsi. La ragazzina cerc di carpire le loro parole, ma non cap granch. Sua madre parl brevemente alla padrona di casa che scoppi rumorosamente in lacrime. Sua madre impieg parecchio tempo a confortare la signora, che sbuff e soffi e sospir e singhiozz. E sua madre le mise in mano un pacchetto, chiedendole un favore. Dopodich la preg di lasciarla. Non portatemi da mangiare furono le ultime parole udite da sua figlia. Che nessuno mi disturbi. Nessuno. Neanche sua figlia? La bambina si sent il cuore in gola quando la moglie del primo notabile scese dalla stanza segreta. Tirava su col naso e soffiava come un samovar e stringeva tra le braccia un fagottino, non pi grande di un neonato. Era avvolto nel cotone stampato, fermato con dei nodi. Cosa cera dentro? Qual era il favore? La ragazzina non era riuscita a capirlo. Una fugace occhiata a sua madre, che camminava su e gi nella camera; un ultimo alito di rosa, poi la porta si chiuse. Che nessuno la disturbi, aveva detto, ma neanche sua figlia? La bambina avrebbe voluto dare uno spintone alla moglie del primo notabile, risalire nella camera di sua madre, nascondersi dietro il suo abito di seta e implorarla di lasciarla rimanere. Ma le chiavi tintinnavano alla cintura della padrona di casa e la porta era gi chiusa a chiave. Dopo che fu scesa incespicando per la scala ed ebbe attraversato il portico, sparendo nel salottino del t, sempre singhiozzando e sbuffando come un mantice bagnato, la figlia della poetessa si sedette sui gradini a riflettere. Stette molto, troppo tempo senza disturbarla. Sent la ronda chiamare le ore. Sent i versi dei gufi provenire dai pioppi del giardino della Legazione britannica. Sent sua madre pregare a lungo, la voce che si alzava e si abbassava, saliva e scendeva, met canto e met pianto. La immagin camminare avanti e indietro. Rimase molto, troppo tempo a domandarsi che cosa avesse chiesto sua madre al figlio del primo notabile, e a che cosa avesse rinunciato in cambio. Aveva consegnato alla moglie il bicchierino da t con lorlo doro e il piattino di porcellana con i boccioli di rosa? Le aveva dato il grazioso specchio laccato con le porte

che si aprivano e la cerniera dottone? Le aveva offerto anche il cucchiaio dargento? Il pacchetto era troppo piatto per la lampada dottone; troppo piccolo per il tappetino da preghiera. Aveva ripiegato al suo interno i preziosi arazzi della nonna, aveva ceduto i suoi anelli? Non bussare a quella porta, aveva detto alla sua mano, anche se quella si era alzata timidamente, una o due volte, per provarci. Non bussare alla porta di tua madre. Alla fine si era morsa a sangue il pugno piccolo e stretto, per ricordarselo. Aveva obbedito, ma non aveva smesso di farsi domande su quel pacchetto. E per tutto quel tempo sua madre non aveva mai smesso di declamare, n di camminare avanti e indietro. Il giorno dopo, verso mezzogiorno, molto tempo dopo quindi, cera stato un baccano improvviso in strada. Un uomo veniva spinto a frustate fino al cancello della casa e poi riportato indietro; veniva spintonato per tutto il vicolo e poi di nuovo fino alla piazza del mercato. Era il figlio del grande scudiero del re, dissero. Aveva preferito la compagnia dei mercanti di seta e degli intagliatori di corniola allonore di servire il trono, e dal momento che non aveva mai accettato bustarelle, sfuggendo in tal modo al controllo della regina, lei ne aveva ordinato larresto. Era un uomo ricco ed era un ammiratore dichiarato della poetessa di Qazvin, bisbigli con fare teatrale la moglie del primo notabile, con quel suo sussurro potente che si sentiva in tutta la casa e penetrava fin oltre le pareti dei vicini. Tutte le donne, eccettuata la prigioniera, erano salite in terrazza per vedere quello che gli facevano. Aveva un cane inferocito alle calcagna. A prima vista, quando la figlia della prigioniera, in punta di piedi sul tetto a terrazza, guard il figlio del grande scudiero del re, pens che stesse ballando. La folla applaudiva mentre lui si avviava gi per il vicolo; tamburelli e grancasse battevano il ritmo mentre si avvicinava. Cane a parte, pens che fosse un matrimonio e che quello fosse lo sposo, perch aveva una strana aria di gioia. Ma era una danza insolita. Lui si muoveva in modo curioso, avanzava a balzi e si arrestava allimprovviso, avanti e indietro, scatto e arresto, a volte una pausa, come per riprendere fiato. Era poesia quella che cantava? Poi, durante una breve pausa dei tamburi, croll a terra. Fu solo quando si rialz e cominci a saltare, che lei ud lo sfrigolio. Sent il crepitio leggero, lo sfrigolio delle fiamme. Vide le candele che gli lambivano le ferite aperte nella carne viva. Davanti ai cancelli del primo notabile inserirono altri moccoli nel suo corpo e poi gli fecero fare dietrofront, tutto ardente comera, e si misero a inseguirlo per la via. Lui correva al ritmo delle fruste, con le candele che tremolavano nelle ferite. Moriva danzando, acuto e intonato come un usignolo. Molto dopo il passaggio delluomo in fiamme, laria del cortile era ancora dolce del suo odore terrificante. Per molto ancora, fino al crepuscolo, la poetessa continu a

declamare nella sua stanza. A mezzanotte, quando cominciarono a bussare, la moglie del primo notabile diede appena unocchiata alla ragazzina nascosta dietro la porta. La poetessa di Qazvin era velata, pronta: la invit a entrare. La moglie del primo notabile pianse come a un funerale quando lei le consegn la chiave del cofanetto. Alcuni anelli, disse la prigioniera, qualche altro oggettino; piccoli doni per la sua cortese ospitalit. Per ricordo. Cose da niente disse piano, mentre la padrona di casa si soffiava il naso nella sciarpa. Da niente? La poetessa di Qazvin baci la moglie del primo notabile e baci le figlie e baci la principessa strabica e incinta che aveva sposato il figlio del primo notabile. Da niente? Quando si volt per baciare la propria figlia, la ragazzina era sparita; non riuscirono a trovarla. Forse stava dormendo? Perch era mezzanotte quando i soldati erano venuti a bussare. Perch era tardi. Sua madre disse che non la disturbassero. Poi se ne and. La bambina era corsa gi nello scantinato. Le si spezzava il cuore. E cos gli anelli la corniola, il rubino e il turchese alla fine non erano nel pacchetto. Sua madre aveva regalato il cofanetto con tutti i suoi preziosi tesori alla moglie del primo notabile. Non aveva lasciato pegni n doni, nessun ricordo per sua figlia. E non le aveva dato il bacio daddio. Anche lei doveva essere una cosa da niente, pens tristemente la bambina. Per tutta quella tenebrosa notte fatale singhiozz disperatamente su se stessa. Pianse fino a non avere pi lacrime sulla sua assoluta mancanza di importanza. Rimase nello scantinato finch unalba sporca riport a casa il figlio del primo notabile. Fu solo quando la sua giovane moglie entr in travaglio, allinizio del mattino seguente, che la trovarono laggi. Poi si accovacci sul gradino accanto alla porta della stanza di sua madre, e si rifiut di muoversi. Tre giorni dopo, quando cominciarono a bussare, lei era ancora l, rannicchiata come uno straccio. Non aveva mangiato quasi niente, non aveva dormito quasi niente per tutto quel tempo. Non si era quasi accorta dei sussurri, degli sguardi e delle leggere gomitate delle figlie, della sorella e della moglie del primo notabile. Immagin che volessero sbarazzarsi di lei, adesso che sua madre se nera andata. Pens che avessero chiesto a suo padre di venirsela a prendere. Credette di essere diventata una seccatura in quella casa. Ma Dio!, mormor angosciata quando cominciarono i colpi alla porta, tre giorni dopo che i soldati si erano portati via sua madre, Dio!, f che non sia mio padre. Non sopportava lidea di vederlo. F che non mi riporti mai a Qazvin, preg. Furono i colpi a farle capire allimprovviso perch sua madre non aveva regalato a lei gli anelli. Se era suo padre quello alla porta, allora grazie al cielo lei non aveva gli anelli di sua madre. Era molto meno terribile non aver mai avuto quei tesori che sentirgli maledire sua madre per averli dati a lei. Era molto meno doloroso perdere gli anelli a favore della moglie del primo notabile che farseli strappare dalle dita da suo padre.

Sarebbe stato pi doloroso, pens la bambina, vedere suo padre che gettava via la sua eredit, che avere tutte le candele accese del mondo infilate nella carne.

Capitolo undici Il corpo del vecchio mullah non era ancora freddo, le donne addette a lavare i cadaveri erano appena state chiamate, e gi il figlio inferocito aveva deciso di denunciare pubblicamente la colpa di sua cugina e di farla confessare. Certo che avesse tramato lomicidio di suo padre, in assenza di qualsiasi prova decise di applicare quella che chiamava giustizia per estorcerle quella che definiva verit. E cos la vendetta segu immediatamente il corteo funebre. Durante i giorni da incubo che seguirono la morte del mullah, laria del vicolo davanti a casa si riemp dellodore dei carboni ardenti. Una settimana dopo la cremazione del padre, i figli del mullah defunto irruppero in casa dello zio con un braciere, un vassoio di metallo con dei ferri per marchiare il bestiame e una capra, per restituire, cos dissero, la visita di cortesia della cugina. Non sarebbero riusciti a entrare se non fosse stato per la complicit di alcune delle sorelle della poetessa. Sua madre aveva ordinato ai servi di tenerli lontani dai cancelli; suo padre faceva controllare scrupolosamente chiunque entrava e usciva dalla propriet. Ma la rivolta tra le sorelle consent ai figli del mullah di introdursi negli appartamenti delle donne. Gli animi, in casa, erano aspramente divisi. Una delle sorelle, che laveva accompagnata a Karbala e aveva partecipato alle sue lezioni allAtabaat, era accesa fautrice e compagna devota della poetessa. Unaltra, che prendeva le parti dei cugini paterni e sin dallinfanzia aveva sofferto per la sua influenza dominante, era ferocemente gelosa. Era stanca delle infinite preferenze concesse alla sorella maggiore. Le dava la nausea che il comportamento indegno di sua sorella generasse tanto turbamento e confusione in famiglia. Ne aveva abbastanza della sua verbosit, che attirava inevitabilmente su di s tutta lattenzione di ciascuno, delle sue lezioni infinite su qualsiasi cosa, di tutto il bailamme che scatenava. Perch dovevano darle sempre tanto credito? Cerano altre donne in casa, dopo tutto, e altre interpretazioni oltre la sua! Approfittando della religiosit dello zio, i suoi nipoti si introdussero nel cortile mentre lui era intento alle preghiere di mezzogiorno, salirono le scale dellanderoun e portarono gli strumenti di tortura fin davanti alla porta della poetessa di Qazvin. Poi bloccarono laccesso alle scale che portavano alla biblioteca; in questo modo tutti gli abitanti della casa sarebbero rimasti fuori, a parte la ragazza che aveva fatto da intermediaria. Ci fu una discussione furiosa tra le due sorelle. Una lo defin un vile tradimento; laltra, eccitata dal trionfo per aver ricevuto lattenzione dei cugini, sostenne che si trattava dellesercizio della giustizia. La prima diceva che era follia pura fare cose del genere; la seconda grid che la figlia di casa si era attirata da s quella follia sulla testa,

a furia di parlare di giusto e sbagliato, di tutto quel chiasso sulle riforme, del suo leggere tra tutte le maledette righe. Ecco! Voleva cambiare le leggi della giurisprudenza, no? Che assaggiasse la giustizia, quella vera, in carne e ossa! Ma il figlio del mullah non aveva intenzione di infliggere pene corporali a sua moglie. Sapeva che quando si trattava di dolore fisico era intrepida. Aveva un temperamento che si gloriava di gesta eroiche, e non le avrebbe fornito loccasione per dimostrarlo. Avrebbe sofferto molto di pi se avesse assistito alle sofferenze di qualcun altro: il vero tormento, per lei, sarebbe stato vedere qualcuno torturato a causa sua. Quindi afferr la cameriera. Ordin alla sorella traditrice di aprire la porta della biblioteca e spinse la ragazza tremante dentro la stanza insieme alla padrona. Le ordin di inginocchiarsi con la guancia contro il pannello della porta e di infilare le mani sotto la fessura. Poi le leg i polsi con delle cinghie di cuoio. La ragazza diede in un grido improvviso quando le tirarono i polsi, schiacciandole la faccia contro la porta. Basta! implor la poetessa. Le fai male, povera ragazza! Non abbiamo neanche incominciato rispose il marito con un ghigno di scherno, e tir pi forte. Voleva che le mani fossero bene in vista. Disse seccamente alla cugina pi giovane che avrebbe fatto meglio a rendersi utile tenendo tirate le cinghie dallaltra parte. Voleva essere sicuro che la ragazza non le tirasse indietro al momento della marchiatura, aggiunse ad alta voce. La sorella strinse le labbra afferrando le cinghie di cuoio. Non voleva che suo cugino la giudicasse una codarda. Che melodramma! brontol con rabbia. Quante storie! scatt, maledicendo sua sorella per la situazione in cui ora lei stessa si trovava. Ci fu un lamento e un altro grido dallaltra parte della porta mentre lei tirava forte le cinghie. La poetessa supplic di nuovo di aver piet, di non tirare cos forte, di essere ragionevoli e di parlare invece di spingere oltre questa spaventosa faccenda. Confessa! ringhi il marito. Confessa che hai ammazzato mio padre! Se laccusava di omicidio, replic lei, doverano le prove della sua complicit? Non cominciare a discutere di prove con lei, per amor del cielo sussurr allarmata sua sorella. Non arriveresti da nessuna parte. Se voleva accusarla secondo il codice religioso, prosegu la poetessa, dovera la corte e chi era il giudice? Perch suo cugino non le permetteva di confutare in modo adeguato le sue accuse? Non era quello il modo. Non metterti a ragionare con lei, per nessun motivo sibil sua sorella. Al cugino non servivano esortazioni. Sapeva, a sue spese, che con la moglie avrebbe avuto la peggio in qualsiasi discussione. Lunico linguaggio da usare con lei era quello della tortura. Confessa il tuo crimine! url da dietro la porta. Confessa, prima che ti ci costringa il ferro rovente! Questo le insegner la differenza tra lautentica giustizia e le chiacchiere di cui si compiace incalz sua sorella con aria cupa, aiutando il cugino ad ammucchiare i

carboni. Vediamo come legge i ferri da marchiatura! Prima soffiarono sul carbone con il mantice finch le braci ardenti sibilarono, poi riscaldarono dellolio da versare sulle dita della cameriera, solo per tormentarla un po"e farla strillare. Non badate a me disse la giovane cameriera con voce affannata alla padrona, che stava dallaltra parte della porta. Non niente, davvero, non niente. Poi rasarono le natiche della capra e la marchiarono con il ferro rovente, in modo da riempire laria di belati terrorizzati e dellodore acre di carne bruciata. Pregate per me la sentirono supplicare la padrona dietro la porta. Pregate che io non gema cos! Ma la poetessa di Qazvin non disse niente in risposta. Dopo i primi tentativi di ragionare con il cugino, non aveva pi pronunciato parola. A parte le poche grida della ragazza, dentro la biblioteca cera un silenzio impenetrabile. Sua sorella interpret tutto ci come una messinscena calcolata. Non preoccuparti disse in fretta. Si comporta cos perch le piace leffetto drammatico. Quando sta zitta cos dopo ricomincia le sue arringhe in tono ancora pi spaventoso. Suo cugino batt i ferri uno contro laltro e gett olio sui carboni per farli sibilare pi forte. Si alz un arco di scintille, insieme ai belati frenetici della capra. Ma non ci furono altri suoni dallinterno della biblioteca, a parte i lamenti della cameriera. La poetessa di Qazvin non rispondeva alle provocazioni. Riprender a parlare molto presto borbott nervosamente la sorella aggrottando la fronte. Sta solo preparando le sue maledizioni, ecco tutto. Una volta preso il via, imprecher in modo tremendo! Ma quando finalmente i ferri furono pronti e la cameriera premette forte la fronte contro il pannello della porta, per prepararsi al peggio, si udirono dei colpi improvvisi ai cancelli del palazzo e le grida che si scatenarono non venivano dalla biblioteca, ma dallaltra parte della porta. La sorella che assisteva alla tortura era in preda al panico. Lasci andare le cinghie e si precipit per le scale. Mentre ancora la cameriera stringeva le labbra e serrava gli occhi per non guardare la padrona che pregava, pallida e prostrata sul pavimento, allimprovviso si accorse che le mani ustionate erano libere. I colpi erano insistenti e accompagnati da forti grida. La tortura dovette essere sospesa. Lassassino, urlarono i servi correndo per il cortile, aveva confessato.

Capitolo dodici Lomicida si era arreso quando aveva saputo dei ferri da marchiatura. Si era fatto avanti e immediatamente si era consegnato alle autorit. Lui aveva assassinato il mullah nella moschea, disse, e aveva il pugnale come prova. Non cera bisogno di torturare degli innocenti, adesso che lui aveva confessato il suo crimine. Ah! fece con disprezzo il marito della poetessa. Questo dimostra che suo

complice! Luomo giur sul Libro Sacro di non aver mai conosciuto la poetessa di Qazvin. Non aveva mai nemmeno saputo della sua profezia riguardo allo zio, perch era passato da quella citt solo la settimana precedente. Ma era devoto del pio sceicco ed era rimasto sconvolto alludire che il mullah lo aveva insultato il venerd precedente nella moschea. Deciso a fargli rimangiare le sue parole, come ebbe macabramente a esprimersi, era entrato nella moschea attraverso un foro nel tetto, si era avvicinato di soppiatto alle spalle del mullah che pregava e lo aveva accoltellato alla gola. Poi era uscito per la stessa via, si era dileguato attraverso i tetti e prima ancora che la donna che lavava i cadaveri cominciasse a urlare si era nascosto lungo il fiume in attesa che il tumulto si placasse. Il figlio del mullah respinse questa confessione. La colpa, a suo parere, doveva essere giudicata da un tribunale religioso, non confessata da un laico. Anche quando, alcuni giorni dopo, venne trovato il pugnale nascosto sotto il parapetto del fiume, si rifiut di accettare quella prova. Quello sciagurato, disse, era lui stesso uno strumento; era stato incitato a commettere quellatto sanguinario dalla sua vera autrice! Una simile nullit disse sprezzante non degna di aver ucciso mio padre! E sput sul pavimento giurando di appellarsi alle pi alte sfere della giustizia. Sarebbe partito immediatamente per la capitale, disse, e avrebbe chiesto udienza al vecchio Shah. Visto che ancora il gottoso sovrano non era morto, avrebbe preteso da lui la riparazione per la morte di suo padre. Era il minimo che potesse fare per onorare il nome della famiglia. Sua figlia, rannicchiata dietro le zie paterne mentre lui parlava, riusciva a fatica a distogliere lo sguardo dalle gocce tremolanti di saliva sul tappeto. Le parole di suo padre sembravano aver trasformato il mondo intero in un globo scintillante dodio. Un tipo di tortura si era arrestato, ma ne era iniziato un altro. I ferri da marchiatura erano stati soltanto messi da parte perch suo padre aveva trovato altri strumenti pi sottili, pi efficaci. Non gli servivano pi capra e carboni ardenti, ma alcuni giorni dopo la confessione dellomicida si present a casa dello zio armato di una determinazione letale. Alla vista del nipote il vecchio fu preso dal panico. Lo supplic, con le lacrime agli occhi, di controllare i suoi eccessi. Non si erano gi commesse violenze a sufficienza?, singhiozz. Non si erano gi inferti e subiti abbastanza colpi? Erano stati compiuti atti che avevano distrutto un palazzo edificato da molte generazioni. Erano state pronunciate parole... ma fu incapace di completare la frase. Perdona e dimentica, mormor. Avanti, zio! lo derise il nipote. Certo tu hai ottimi motivi per dimenticare! Il vecchio chin il capo con aria mite, e si attribu la colpa di quella situazione. Si assumeva lintera responsabilit della condotta di sua figlia, disse con voce rotta. Lo

assicurava che lavrebbe tenuta chiusa in camera sua finch non avesse riconosciuto lerrore della via intrapresa. Giur che da allora in poi le avrebbe vietato di uscire, non le avrebbe concesso di scendere neanche uno scalino dalla biblioteca finch non fosse rinsavita. A nessuno sarebbe stato permesso di entrare se non alla cameriera, promise; nessuno avrebbe potuto parlarle, neanche i suoi figli. Ma in cambio, implorava il nipote di giurare sul Libro Sacro che non le avrebbe fatto del male. Suo nipote rispose con sarcasmo che non aveva intenzione di sporcarsi nemmeno un dito toccandola. Suo zio poteva stare tranquillo, non si sarebbe neanche avvicinato a sua cugina se poteva farne a meno. Non le avrebbe torto un capello, non solo perch il suo corpo pernicioso per lui era una contaminazione, ma piuttosto perch quel che era venuto a fare l riguardava i suoi figli. Era venuto a portare via da quella casa, disse, i figli che per diritto divino di paternit riconosciutogli dalla legge religiosa erano sua propriet indiscussa. Dove?, tuon, doverano i suoi figli? Nonostante le obiezioni dello zio, nonostante gli appelli della nonna e gli interventi delle zie, prese i due pi piccoli, che si trovavano nellanderoun, li trascin a forza attraverso il cancello e lungo la via, e se li port a casa, mentre quelli scalciavano e strillavano. La gente rimase a guardare la scena sconvolta e intimorita. Sembrava che questa famiglia, che per tanti anni aveva discusso dei cavilli pi sottili della filosofia morale, avesse ormai deciso di compiere i gesti pi disonorevoli e infamanti. Il maschio url in modo straziante per tutta la strada; in seguito si seppe che strattonandolo il padre gli aveva slogato il gomito. La bimba si bagn e per punizione fu gettata nelle cantine finch non implor che le permettessero di obbedire. E quando il figlio del mullah part per la capitale, i gemiti e i singhiozzi in casa del fratello di mezzo erano quasi altrettanto forti dei pianti e dei gemiti in casa del maggiore qualche settimana prima. A casa del padre, la figlia della poetessa smise di mangiare. Sembrava intorpidita, e le zie la avvertirono che nessuno avrebbe voluto sposarla se non mangiava. Ma lei stringeva le labbra e scuoteva ostinatamente la testa davanti ai cucchiai che le mettevano davanti. Non si fidava delle zie paterne, n delle cugine che la prendevano in giro. Non le piacevano i loro sorrisi furtivi, il modo in cui bisbigliavano tra loro e smettevano di parlare quando lei entrava nella stanza. Le odiava quando dicevano che sua madre era uneretica. Mia madre replicava ostinata un poeta. Alle sue spalle, loro mormoravano che la poetessa era unassassina e una donnaccia. Mia madre diceva con quella sciocca cantilena che le attirava i rimproveri severi dei fratelli buona e bellissima, non certo come voi! Era una cosa coraggiosa da dire, in quelle circostanze, perch suo padre indicava sua moglie con gli epiteti pi volgari possibili. E anche controproducente, perch da allora i suoi fratelli si schierarono con le cugine contro di lei, che fu rinchiusa nuovamente in cantina. Non era nemmeno una cosa del tutto vera. A volte la figlia della poetessa desiderava ardentemente che sua madre fosse pi simile alle altre donne della famiglia.

Le sarebbe piaciuto che fosse pi normale, che parlasse di meno. Avrebbe preferito che si dedicasse pi al cucito e meno alla lettura, che studiasse meno e cucinasse di pi. Avrebbe voluto che sua madre non parlasse cos tanto di morte e risurrezione. Una volta, quando aveva sette anni e stavano tornando da Karbala, sua madre era rimasta parecchi mesi in un magnifico palazzo di Baghdad che apparteneva al pasci. La bambina aveva avuto dai servi il permesso di giocare con la carpa dello stagno e di inseguire i pavoni nel giardino fino a fargli spiegare le ali. questa la risurrezione?, aveva chiesto alla poetessa di Qazvin, perch sembrava come morire e andare in paradiso dopo tutti quegli spostamenti, di casa in casa e di luogo in luogo. Ma sua madre parlava come se tutto - tutte le persone nelle moschee, tutti i cani che abbaiavano nei vicoli contorti, le mosche nel mercato delle carni, le pulci degli asini - dovessero morire e poi risorgere. Anche i gatti?, chiese ansiosa la bambina; anche loro dovevano risorgere? Tutto nel mondo deve cambiare? S, disse sua madre. Tutto. E quando la bimba scoppi a piangere e disse che odiava i cambiamenti, che non erano belli e che lei desiderava con tutto il cuore che ogni cosa potesse rimanere esattamente comera, sua madre la prese in braccio e le disse, con dolcezza, che il cambiamento era uno degli attributi di Dio e quindi non doveva averne paura. I no mi dei giorni cambiano sempre, le spieg, ma il sole di ogni alba e di ogni tramonto resta sempre lo stesso. I suoi vestiti cambiavano mano a mano che lei cresceva, ma lei continuava a essere se stessa, e restava essenzialmente immutata. Anche le parole dovevano cambiare e diventare nuove per farsi ascoltare, disse la madre: questo, disse, era il significato della risurrezione. La figlia riflett sulla spiegazione della madre. Tanti ripetevano continuamente le stesse cose ed erano molto noiosi: le loro parole erano come parenti femmine radunate in un pomeriggio caldo, che piagnucolano e si lagnano e si lamentano del tempo come vecchie a un funerale. Pochi osavano servirsi di parole nuove, ed erano come fulmini durante un temporale, facevano paura. Le parole di sua madre sembravano mai udite prima e avevano un tono acuto, come il grido degli uccelli marini, come bambini che chiedono di venire al mondo. Le parole di suo padre erano come la morte, senza risurrezione. Gli schizzi di saliva di suo padre, il giorno in cui era venuto a prendere lei e suo fratello, asciugandosi lasciarono una macchiolina nera sul tappeto: piatta e fredda e morta come una parola vecchia. La figlia della poetessa fu tentata di premere il dito sulla macchia per vedere se era ancora bagnata, ma farlo le diede i brividi. Le parole morte erano viscide, oltre che fredde. Corse fuori in cortile per lavarsi in fretta il dito nella vasca. Quando la videro, le zie smisero di chiacchierare. Il nostro piccolo angelo va a dare da mangiare alla carpa? trillarono ipocritamente, e le loro parole volteggiarono come foglie morte sulla superficie dello stagno. Stavano di nuovo parlando di cibo, come al solito. Le donne di quella casa non

avevano altri argomenti: cosa mangiava, se mangiava, se avrebbe mangiato e quando. La bambina odiava il modo in cui dicevano lei. Rifiutava tutto quello che le davano. Avevano uno sguardo particolare, unespressione che attraversava le loro fronti ombrose ogni volta che la vedevano, unocchiata impenetrabile che passava tra loro in sua presenza. Cera una flaccidit raggrinzita nella pelle delle loro braccia, qualcosa di anfibio nelle macchie fegatose delle loro mani, una sfumatura malata nelle occhiaie che cerchiavano il loro sguardo, che invariabilmente le ricordavano le carcasse infestate dai vermi, i cadaveri rinsecchiti, i pezzi di carne giallastra e violacea del mercato della carne di Baghdad. Il palazzo del pasci poteva anche essere un paradiso, ma i macellai, incitati da imam e mullah, trasformavano la citt in un inferno. Furono spinti a un tale livello di odio contro sua madre che cercarono di avvelenarla. A Baghdad la poetessa non era morta perch aveva ordinato alle sue seguaci di sfidare i macellai e di mangiare verdure crude per evitare il peggio. Non mor nemmeno a Qazvin, anche se ci and vicino quando sorelle e cugine tentarono di introdurre sostanze letali nel suo cibo. Ma durante la prigionia in casa del padre sembr mettersi a lutto, si esaur e divenne esangue.

Capitolo tredici La poetessa di Qazvin si lasci crescere i capelli bianchi dopo lassassinio del vecchio mullah nella moschea. Disse che era ormai inutile usare lhenne, o le parole. Se nessuno ascolta aveva detto, non ha senso parlare. Non credeva pi a discussioni o dibattiti; non andava neanche pi ai bagni turchi, e si lavava nella piccola vasca di marmo nella cantina di casa. Ma questo era perch il padre non le permetteva di uscire. Anche dopo che lomicida si fu costituito, la figlia di casa era stata costretta a restare chiusa a chiave. Per la sua stessa sicurezza, diceva il padre. Non solo suo marito si era rifiutato di accettare la confessione delluomo, non solo aveva risposto rapendo i suoi figli e blaterando di ingiustizia con il re, ma aveva anche sfruttato la successiva evasione dal carcere dellomicida per dare la caccia ad altri capri espiatori. In assenza del vero assassino, il vecchio Shah gli aveva concesso il diritto di scegliere un colpevole che espiasse il torto fatto a lui e alla sua famiglia. Invece di uno il mullah ne prese quattro. Due delle sue vittime furono sgozzate nella capitale ancor prima del suo ritorno a Qazvin, la prima per mano del boia ufficiale e la seconda per mano di un sicario prezzolato. Le altre due furono condotte a Qazvin e, poich la folla era stata aizzata dai religiosi fino a un parossismo di ferocia, vennero smembrate subito dopo il loro arrivo, e quando coltelli, spade, lance e accette smisero di infuriare, non fu possibile seppellirli perch non era rimasto, dei loro corpi, nemmeno un frammento. Tutti e quattro erano innocenti e tutti e quattro erano ardenti sostenitori della poetessa di Qazvin. Questo bastava per provare la loro colpa agli occhi del figlio del mullah.

Al suo ritorno dalla capitale ordin anche una lapide per il defunto padre. Le immagini incise andavano contro la tradizione, ma egli era determinato a tramandare ai posteri la colpa di sua moglie. La lapide mostrava un mullah in preghiera accoltellato alla schiena da un uomo, mentre una donna, che teneva in mano un foglio di carta, era mezzo nascosta da una tenda dietro di lui. Comunque la si leggesse, quellimmagine enigmatica indicava complicit, perch la donna stava chiaramente dettando lomicidio ed era indicata come lautrice del crimine. Le donne che lavavano i cadaveri fecero una fortuna grazie a tutti i curiosi che venivano a dare unocchiata alla lapide. Dato il clima che a Qazvin ribolliva di risentimento, di rabbia e di incipiente violenza, il padre della poetessa si sent autorizzato a limitare il pi possibile i suoi movimenti. Come poteva permettere alla figlia di andarsene in giro, disse, quando le era stata scatenata contro mezza citt? Sua figlia si oppose a gran voce a quelle restrizioni. Quanto era al sicuro, comunque, in quella casa, aveva ribattuto, visto che i servi erano stati corrotti per ucciderla e le sue sorelle e cugine avevano gi tentato due volte di avvelenarla? A che serviva tenerla chiusa a chiave? Il padre si torse le mani e prese a gemere. Aveva fatto del suo meglio per controllare chi entrava e chi usciva, ma non poteva fare niente contro il tradimento che albergava nel cuore delle persone. Perch, lo supplic lei, la teneva cos confinata? Lo implor di lasciarla andare, di permetterle di fuggire da qualche parte, ovunque, lontano da Qazvin. Lui protest che aveva fatto di tutto perch fosse a suo agio. Non stava forse nella sua camera, circondata dai suoi libri? Non aveva con s la sua cameriera? Ma era sua prigioniera o era sua figlia?, grid lei. Che diritto aveva di costringerla a questa detenzione forzata, di trattarla in modo tanto disumano? Diritto?, le si rivolt il padre. Fissava scandalizzato la figlia. Non si inginocchiava davanti a lui, come voleva la tradizione. Non sedeva a capo chino in sua presenza, come avrebbe dovuto fare la figlia di casa. Camminava senza sosta, avanti e indietro, per tutta la stanza. Era difficile e irritante osservare una donna in continuo movimento. Perse la pazienza con lei. Si era dimenticata con chi stava parlando?, riprese, al colmo dellindignazione. Non sapeva che lui era suo padre? Avrebbe dovuto obbedirgli, rispettarlo, compiere il suo dovere in quanto figlia. Come si permetteva di fargli domande? Dopo queste parole si sent soffocare e rimase in silenzio. La figlia di casa aggrott la fronte. Non valeva la pena continuare a discutere cos. Non cera modo di realizzare le aspettative di suo padre, non pi di quanto lei poteva aspettarsi da lui che comprendesse i suoi appelli. Il mondo cambiava quando si dava un significato diverso alla parola donna. Si sforz di dominare la propria impazienza perch sapeva quanto bene le voleva suo padre. Sapeva che stava solo cercando di trovare un compromesso, di accogliere le richieste dei suoi cugini e allo stesso tempo di proteggerla dalla loro lussuria sanguinosa.

Ma lei non sarebbe rimasta nella prigionia della biblioteca per calmare le acque del loro orgoglio. Si rifiutava di essere il loro capro espiatorio, disse. Suo padre si dondol per alcuni istanti avanti e indietro, rimanendo seduto dovera, avvolto nella sua "aba, lottando per mantenere la calma. Sua figlia aveva smesso di camminare e stava in piedi davanti a lui, le braccia conserte con aria di sfida. Lui evit di alzare lo sguardo su di lei. Non capiva che lo avrebbero accusato di negligenza?, disse infine debolmente, sullorlo del pianto. Non si rendeva conto che sarebbe stato coperto di vergogna tra i suoi pari, esposto al ridicolo da tutti, se le avesse permesso di andare e venire a suo piacimento dopo tutto ci che era accaduto? Lei era esasperata, malgrado la sua decisione di controllarsi. Bruciava di indignazione, non contro suo padre ma contro le malelingue. Sapeva fin troppo bene che cosa diceva la gente: che lui si era nutrito una serpe in seno; che aveva fatto entrare in casa uno scorpione; che in quella famiglia era la gallina a cantare invece del gallo. Quelle chiacchiere vuote le erano anche troppo familiari, e anche i danni prodotti dalle parole che strangolavano la verit. Quindi immaginava che avrebbe continuato a impedirle di uscire, disse cupa, solo per dare a tutti limpressione di star facendo la cosa giusta? Ma aveva giurato di tenerla nella propria casa per il suo bene, protest il padre. Si era addossato quella responsabilit, davanti a testimoni, per amor suo. O piuttosto per la sua rieducazione, lo interruppe lei arrabbiata. E per una volta la sua amarezza ebbe il sopravvento. Tutti nella comunit ecclesiastica gliene avrebbero riconosciuto il merito, no?, prosegu. Si era assunto il compito di rieducarla solo per proteggere il proprio onore. Ma aveva dimenticato di essere stato lui stesso a istruirla? Non si ricordava come laveva educata a cercare la verit a qualsiasi prezzo? Davvero pensava adesso di poterla dissuadere dal perseguire quel sentiero? Non aveva alcuna intenzione di fare penitenza per il solo fatto di usare la ragione! Stava solo cercando di evitarle punizioni peggiori, le rispose il padre con voce rotta. Quella era gente decisissima a farle del male; avrebbero potuto ucciderla per apostasia. Per lamore di Dio la scongiur, ho gi perso il mio orgoglio, la mia professione e la mia reputazione in questa citt; non farmi perdere anche te. E nascondendosi il volto tra le mani, scoppi a piangere. Le pareti della biblioteca parvero ritrarsi quando i suoi singhiozzi disperati riempirono la stanza. Sembr che i libri sugli scaffali avessero distolto il volto dalla poetessa di Qazvin, mentre lei, costernata, abbassava lo sguardo sulla testa china del padre distrutto. Il magnifico tiglio del cortile sospir, spargendo le foglie dorate nella brezza che scuoteva le vetrate. Allora si inginocchi ai suoi piedi e chin la testa implorando il suo perdono. Non disse pi nulla riguardo al desiderio di riavere la libert, perch capiva che gli si spezzava il cuore, che soffriva per il terrore di perderla. Dopo di allora, divenne gentile e

accomodante, che era ancor peggio che litigare, perch lui sapeva che la sua pazienza era pericolosa quanto la sua rabbia. Ma lei mand un messaggio a suo cugino; scrisse una lettera per sfidare il figlio del mullah. Questa situazione, dichiarava, doveva essere risolta. Lintera famiglia soffriva a causa loro e toccava a loro trovare un compromesso. Se lei fosse riuscita a mettere a nudo la falsit delle sue imputazioni, era disposto a lasciar cadere ogni accusa, senza condizioni?, gli chiedeva. Avrebbe acconsentito a lasciarla in pace se lei avesse riconquistato la libert entro nove giorni? Se non si fosse liberata, prometteva di sottomettersi a lui. La sua fuga sarebbe stata la prova della sua innocenza, mentre se avesse fallito avrebbe dimostrato la sua colpa a tutto il mondo. Allora avrebbe potuto fare di lei ci che voleva, ma almeno questa situazione di stallo sarebbe terminata. Il cugino naturalmente ignor la sfida; era assurda. Un esempio tipico della tendenza di sua moglie a leggere troppo in tutte le cose, come se lintero universo fosse un testo esegetico e lei fosse il commentatore nominato da Dio. Lasciar cadere le sue accuse sulla base di una fantomatica liberazione? Ma come le era venuto in mente di tentare di coinvolgerlo in una simile sciocchezza? Preferiva la propria definizione di colpa e innocenza, molto pi realistica e razionale della sua. A ogni buon conto il padre raddoppi la vigilanza; in quellultimatum cera qualcosa che lo innervosiva. Aveva imparato che quando sua figlia lanciava una sfida, era meglio evitarne le conseguenze. Quindi non fu davvero sorpreso quando, in una fredda giornata dautunno, poco dopo che le rondini avevano lasciato le grondaie, buss alla porta della biblioteca e non ricevette risposta. La poetessa era uccel di bosco.

Capitolo quattordici Dovera andata? Frugarono la casa per tutto il giorno. Interrogarono i servi per tutta la notte. Non era da nessuna parte e la cameriera era sparita con lei. Come aveva fatto? Chi poteva averla aiutata a fuggire? Qualcuno si ricord di una lavandaia venuta a prendere un fagotto di biancheria la sera prima. Altri dissero di aver sentito rumore di zoccoli fuori dalle porte della citt, a notte fonda, dopo che un mendicante era passato nei pressi della porta. Uno degli stallieri credeva di aver visto un uomo col volto coperto, con tre cavalli, che aspettava al cancello, ma nella settimana che segu circolarono tante di quelle storie che non potevano essere tutte vere. Un vecchio, proprietario di un frutteto a diversi giorni di viaggio dalla citt, disse di aver offerto rifugio per una notte, durante quellinverno, a due figure velate e alluomo che le scortava. Una dama di corte sostenne di aver ospitato la poetessa in casa sua, durante le feste di primavera. Parecchie persone riferirono di averla vista cavalcare, a viso scoperto e in pieno giorno, nelle foreste di Mazanderan, lestate successiva. Ma nessuno sapeva con

certezza in che modo fosse scappata o dove si fosse nascosta il giorno in cui aveva lasciato la casa di suo padre. Rimase uccel di bosco, in fuga da un posto allaltro e da una citt allaltra, nascondendosi di casa in casa e di strada in strada, finch non fu catturata subito dopo lincoronazione del nuovo re. Ogni volta che la figlia della poetessa pensava a sua madre, in quel periodo, la immaginava circondata da fiumi e giardini, la sognava che declamava poesie, adorna di anelli: se la figurava tra i santi che dimorano nel paradiso. Alla presenza del pi potente dei Re era solita mormorare, premendosi con ardore le mani sul petto, dopo le preghiere mattutine che recitava allalba. Io sono il fiume di rosso vino nella bocca della vita e della morte. Il racconto purpureo delle mie parole sgocciola attraverso il tuo respiro. Il paradiso era il sorriso di sua madre con il piccolo neo sotto il labbro; il paradiso erano le sue guance accese, gli occhi scintillanti e le sopracciglia scure, era il suo canto. Il paradiso erano le storie che raccontava, le lezioni che impartiva, insegnava: a leggere e scrivere, a capire la differenza tra preghiere e poesie, a vedere la bellezza del tiglio fuori dalla finestra della biblioteca e a osservare le foglie gialle che si agitavano delicatamente nella brezza, persino quando il vecchio mullah stava l nella sua rabbia furibonda e sputava oscure maledizioni sopra i tappeti rossi. Gli alberi aveva sussurrato alla bambina crescono anche dentro. Io sono il fiume giallo che alimenta e sostiene la mente bambina. Le mie pagine di zafferano offrono speranza al genere umano. Il paradiso era stare accoccolata tra le braccia di sua madre, far scivolare le dita sul suo seno, sentire i rami del tiglio bussare al suo cuore. Il paradiso era la mano di sua madre che lei aveva stretto per tutta la notte, quando, durante uno dei tanti viaggi, aveva avuto paura. Ogni volta che si era svegliata aveva stretto la mano e sua madre ogni volta laveva stretta anche lei. Non importava se gli anelli le facevano male. Non avere paura le aveva detto sottovoce, nel buio. Io sono il fiume di parole verde come miele, colmo di vita. Abbraccio quelli di cui mi fido e che in me confidano, le stagioni e il loro avvicendarsi. Il paradiso era giocare con gli anelli di sua madre. Il primo era di un azzurro intenso, chiaro come i cieli dellinfanzia, la pietra senza macchie n difetti. Il secondo di un oro caldo, lustro della sua stessa luce chiara. E il terzo sanguinava come un melograno. La poetessa di Qazvin permetteva alla figlia di giocare con il turchese, la corniola e il rubino, ma in realt gli anelli erano quattro. Lultimo era nascosto in fondo al baule, tra la seta ripiegata. Quello diceva sua madre non lo devi toccare. Io sono il fiume di acque bianche che purifica i cuori dalla ruggine.

Le mie parole intere tutta la polvere vogliono bere. Il quarto anello era una semplice agata, montata in argento. La superficie lucida della pietra era del colore dellacqua pallida, attraversata da cerchi concentrici marrone e oro; sembrava un paesaggio desertico in cui la sabbia riluce contro il cielo opaco. Non era una gemma preziosa, come gli altri anelli, ma una pietra usata per gli amuleti sacri, e quando la luce si rifletteva sulla superficie piatta la figlia della poetessa si accorgeva che al suo interno erano incisi simboli e strane linee. Sembrava portare messaggi da orizzonti lontani. Da dove veniva quellanello e che cosa cera scritto sopra? Portava consiglio o conforto, simboli di buon augurio o invece di terrore? Come laveva avuto sua madre, e quando? Aveva comprato la pietra da un viaggiatore di passaggio e poi aveva incaricato un gioielliere di montargliela? Aveva chiesto a suo cognato o allo zio di cui si fidava di andare dal mercante di agate di Qazvin e portargliene alcune fra cui scegliere? Oppure era andata lei stessa a cercare quel tipo losco, seduto nel retro del negozio a succhiare il narghil, con il fiato che sapeva di aglio e gli occhi sempre fissi sulle dita femminili che scivolavano fuori da una manica per carezzare le pietre levigate nel vassoio dottone? E quando laveva scelta, opaca come il soffio sul t quando scotta, aveva poi cercato qualche raffinato artigiano che lornasse di simboli, che fosse disposto a venire a casa con il pretesto di vendere turchesi, un uomo rispettato dalla barba brizzolata e dallaspetto riservato, che si levasse le scarpe prima di entrare in un salottino privato dove lei avrebbe potuto parlargli da dietro la tenda? Forse si era rivolta a un armeno silenzioso che non avrebbe fatto troppe domande sullincarico. Forse uno degli ebrei che vivevano in citt era disposto a incastonare una pietra da quattro soldi in un cerchietto dargento e farsi pagare il doppio per non dire niente. Perch qual era, in nome del mistero, il significato di quelle lettere tracciate sulla pietra levigata? Qual era la storia di quellanello? Perch i gioielli di una donna raccontano sempre una storia. Se una donna si compra degli anelli, costretta a intaccare la sua dote, oppure deve trovare i soldi da qualche altra parte e c il rischio che il marito risalga ben presto alla fonte. Se li riceve in regalo, deve spiegare la ragione di tanta generosit e il marito scopre subito lautore del dono. E se li guadagna con i propri mezzi, che il caso peggiore, deve giustificare i metodi usati. La pi sottile fascetta dargento o doro sufficiente per accendere limmaginazione. Se lecchi un anello, puoi sentire il sudore e lodore del sangue della vita di una donna. Mordilo e guarda i segni dei suoi denti, osserva dove si consumato per luso. Anche lanello pi semplice contiene mille indizi. La figlia della poetessa conosceva tutte le storie degli anelli della madre. Conosceva la storia della schiava nera che aveva sacrificato la vita per comprare una corniola come quella e il giorno stesso aveva dovuto venderla per acquistarsi un sudario. Sapeva la storia di un gioielliere che aveva gettato in un canale di scolo una borsa intera piena di

turchesi azzurri come quello per guadagnarsi lingresso al paradiso. E sapeva la storia del ladro che aveva tagliato un dito a una donna morta per rubare il rubino che portava, solo per poi perdere la sua, di mano, per furto. Ma sua madre non le raccont mai quella del quarto anello. Lagata lattiginosa incisa con simboli misteriosi conservava i suoi segreti, come la successiva fuga e scomparsa della poetessa da Qazvin. Per tutto lanno seguente, per tutti i mesi dellinverno e anche le feste della primavera e dellestate, la bambina immagin sua madre che camminava per giardini e fiumi, adorna dellimpenetrabile purezza dellanello. Il velo non fu sollevato fino alla fine. Il significato dellanello non fu rivelato fino alla notte in cui i soldati vennero a bussare ai cancelli della casa del primo notabile. I simboli incisi e i cerchi concentrici sulla superficie piatta rivelarono i loro segreti solo in quel momento. Ma non contenevano scandali, n crisi, n spade sguainate o gole tagliate, come la figlia era stata indotta a pensare. Non riguardavano richieste drammatiche o minacce, n corse precipitose o ultimatum, comera accaduto, le era stato detto, nei frutteti di Mazanderan nellestate in cui per la prima volta sua madre si era tolta il velo dal volto. Quando la poetessa quella notte usc dalla stanza segreta in casa del primo notabile, quando si present davanti a loro cos radiosa, cos elegante nellabito di seta, cos squisitamente profumata, sua figlia not lagata allanulare e nientaltro. Comprese la storia dellanello la prima e ultima volta che glielo vide al dito. Seppe allora che sua madre sarebbe morta.

Capitolo quindici Poi ricominciarono a bussare, battendo i pugni contro i cancelli, picchiando alle porte, colpi che riecheggiarono per tutto il cortile della casa del primo notabile. Sempre di pi. Alla nuora del primo notabile sembrava che le martellassero dentro, quei colpi la scuotevano ogni volta come un terremoto, le chiudevano le porte della mente, la attraversavano a ondate. E ricominciavano. Dopo ognuno di essi, era impossibile pensare ancora, e poi ancora, e ancora al dolore. Una volta iniziati i colpi, si accorse che il peggio era lattesa. Era pi facile non aspettarsi niente. Come si faceva a chiamare nascita questa cosa? I neonati non erano in cima ai pensieri di nessuno in quel momento. Tutti, da giorni, sentivano lodore della morte, affollavano le strade per vedere le esecuzioni. La morte si aggirava per la piazza del mercato, infestava i bagni turchi. La morte dilaniava i vecchi membro a membro nei vicoli e strappava i lattanti dalle braccia delle balie. Con la sua torcia cacciava la gente dalle case, linseguiva per le strade tra le fiamme; lapidava e straziava corpi dallalba al tramonto. Impiccava, trascinava e squartava alle porte della citt. I cannoni scuotevano laria fin da quando la Madre dello

Shah aveva invocato vendetta perch la morte aveva cercato di uccidere suo figlio come un uccello in una battuta di caccia. La nuora del primo notabile grid per il dolore. Gemere non era pi sufficiente. Si sentiva amaramente tradita. La poetessa di Qazvin le aveva detto che i figli erano una gioia. Ma che razza di gioia era quella? Le aveva promesso che essere madre sarebbe stata la cosa pi dolce del creato. B, questo non era dolce e lei non voleva essere una madre se comportava tanta infelicit. Aveva anche detto che si sarebbe dimenticata il dolore che avrebbe provato alla nascita del bambino. Come avrebbe potuto mai dimenticare questa atroce sofferenza? I muri attorno a lei erano impregnati di grida silenziose; le pareti erano cementate con urla che nessuno aveva udito. Dicevano che quei sotterranei avevano assistito alle torture, linverno prima che lei sposasse il figlio del primo notabile. Voleva andare a casa. E grid ancora. Questa non era una creaturina, concluse scossa da singhiozzi e terrore. Era un jinn, un mostro, uno scherzo della natura di sette mesi che la straziava a quel modo, che dilaniava il suo corpo, lafferrava nella sua morsa, tirava, torceva, strattonava, la squartava membro a membro. La nuora del primo notabile non aveva pensato che la nascita fosse una faccenda tanto sanguinaria. Sua madre aveva sfornato figli come nidiate di gattini. Anche le sue sorelle scodellavano neonati con estrema facilit, come scuotere le more dai gelsi destate, senza preoccuparsi di quelli che morivano. Figli e guai non mancano mai, dicevano le donne della sua famiglia. Li avvolgevano in qualche straccio e gettavano i fagottini nella terra, senza troppe cerimonie. Soffocata in un giardino con una sciarpa bianca, le aveva sussurrato quel mattino presto suo marito. Avevano avvolto la seta quattro volte attorno alla gola della poetessa, torcendo e annodando e tirando e strattonando finch non era crollata in ginocchio. Singhiozzava mentre lo raccontava, il volto pallido, lalito rancido. Fu allora che avvert le prime contrazioni. E poi avevano cominciato a torcere e annodare e tirare e strattonare dentro di lei. Ma anche se da allora erano trascorsi tre giorni, la giovane moglie non era ancora stata liberata dal suo fardello. I dolori erano cessati e ricominciati e cessati di nuovo. Aveva camminato e si era seduta e sdraiata e accovacciata e rotolata sul pavimento, ma il bambino si dimostrava cocciuto. Le sue cognate avevano preparato i mattoni e bruciato la ruta siriana davanti alle porte dei sotterranei; le avevano messo gli amuleti attorno al collo per scongiurare il malocchio e avevano sgozzato una gallina. E poi, proprio quando avevano cominciato a bussare, allimprovviso erano ricominciate le contrazioni, con unintensit nuova e ancor pi spietata. Era come se stessero strangolando la poetessa dentro di lei. Era esausta. Se a morire ci si metteva quanto a nascere, non cera da stupirsi che la poetessa avesse sofferto. Il medico austriaco aveva detto a suo marito che la prigioniera aveva dimostrato una tempra notevole. Impressionante, per una donna, aveva detto.

Come se le donne non fossero abituate a soffrire ogni volta che partorivano, pens amaramente la nuora del primo notabile. Il dottore era stato uno dei testimoni dellesecuzione, anche se non si era sporcato le mani. Gli uomini del sardar erano talmente ubriachi che non ci si poteva fidare che facessero il loro lavoro. Il figlio del primo notabile era stato costretto a pagare due dei servi per concludere la faccenda. Non aveva aspettato istruzioni, ma aveva proceduto e basta, usando la sciarpa di seta bianca che lei gli aveva dato a quello scopo. A quanto pare desiderano strangolarmi gli aveva detto mettendogli in mano la sciarpa. E lui che scelta aveva? Non faceva che obbedire agli ordini, protest, mentre la moglie incinta impallidiva per lorrore e si ritraeva con un gemito roco. Ma non era finita, neanche allora. Quando, dopo tanti sforzi, i servi si accorsero che era ancora viva, quando dopo tanto tirare e strattonare e sudare e faticare, scoprirono che respirava ancora debolmente, quando lo strangolamento si rivel insufficiente, le aprirono la bocca a forza e le conficcarono la sciarpa di seta gi per la gola con il calcio di un fucile. Spinsero e pigiarono e forzarono, centimetro per centimetro, nella sua gola finch non si afflosci e non diede pi segno di vita. Il figlio del primo notabile era stato costretto a reggerla, mentre lo facevano. Aveva dovuto costringerla a restare in ginocchio, in piedi alle sue spalle, tenendola per le braccia mentre moriva. Aveva sentito tutta la forza del calcio del fucile attraverso il suo corpo mentre gli uomini si accanivano dentro di lei. La testa le era ricaduta sulle spalle, le si erano sciolte le trecce, e lei era cos profumata, singhiozz luomo, era morta cos profumata. Quando era crollata in avanti e i servi lavevano rigirata nella polvere, aveva visto che per tutto quel tempo era rimasta con gli occhi aperti. I lividi sul collo erano spaventosi e i denti erano tutti spezzati, la bocca straziata e sanguinante. Ma lui non aveva avuto la forza di chinarsi abbastanza vicino a lei da capire se stesse ancora respirando. Dopo, si era ubriacato di arak, per smettere di sentire quellessenza di rose. Quando cominciarono le doglie, alla nuora del primo notabile parve di sentire odore di rose. Era come il giorno del suo matrimonio, quando tutta la casa ne era stata impregnata; come la volta in cui la poetessa di Qazvin aveva parlato del suo Diletto e i due cortili erano sembrati sbocciare. Non si accorse del fetore nauseabondo della ruta bruciata nello scantinato o del tanfo del pollo sgozzato. Sent solo profumo di rose, quando cominciarono le doglie. Ci vuole cos tanto a morire, pens inebetita mentre le contrazioni aumentavano di intensit. I colpi nel cortile sembravano diventare sempre pi forti; pareva che buttassero gi i cancelli, che abbattessero la casa intera. Forse finalmente la levatrice, gemette la povera ragazza. Se non la levatrice, allora sar la morte per me, pens. Ma forse morto il bambino, grid in preda al terrore. E se non ci sono segni di vita, se nasce morto? Eppure no, essere morta non era ancora la cosa peggiore, comprese, e i suoi occhi si spalancarono allidea dellaltra possibilit. Oh, no! E se era una femmina?

Era pi di quanto potesse sopportare. Mentre il suo corpo veniva stretto in una morsa e squarciato, la nuora strabica del primo notabile cominci a urlare.

Capitolo sedici Comera vuota la biblioteca dopo la sua partenza! Suo padre era rimasto l, a toccare le coste dei libri, a carezzare le pagine che lei gli leggeva sempre. Rimase tutto il giorno dopo la sua fuga a mormorare e a piangere. Quanto gli mancavano il suono della sua voce, il suo canto. Come era triste il silenzio nellanderoun. Aveva portato con s lastuccio con pennini e calami, ma solo dopo parecchie ore si accorse dei vuoti negli scaffali. Aveva scelto con cura; aveva selezionato solo quelli pi preziosi per lei, e gli spazi in cui cerano stati i libri lo irridevano, lo schernivano perch ignorava i loro titoli. Aveva limpressione che se soltanto avesse potuto ricordare quali aveva portato con s, avrebbe potuto capire dovera andata. Ma per quanto ci provasse, non riusciva a richiamare alla memoria quei testi, n a ricordare perch erano stati tanto importanti per sua figlia. Ricordava le sue dissertazioni appassionate su di essi; rimpiangeva le loro interpretazioni divergenti. Ma gli sfuggiva la sostanza di quei libri che erano il fulcro delle loro discussioni. Si accorse che i vuoti sugli scaffali della biblioteca erano la testimonianza della perdita pi grande di tutte; gli sfuggiva tra le dita anche la mente, oltre al corpo della figlia tanto amata. Dopo la sua partenza cadde in una malinconia profonda e si rifiut di unirsi agli ecclesiastici nella moschea. Nei mesi che seguirono si assunse sempre meno responsabilit nel collegio teologico. Non riusciva a indursi a dirigere i dibattiti, e nemmeno a guidare la comunit alla preghiera. Nel giro di un anno aveva deciso di lasciare la citt e di ritirarsi a Karbala. Tutti naturalmente diedero la colpa alla figlia. E se i pareri sul fatto che il padre avesse lasciato Qazvin per lumiliazione o per il dolore erano discordi, quando mor la madre le invettive lanciate sulla figlia di casa furono assolutamente unanimi. Alcuni dissero che si era ammalata e aveva ceduto al dolore subito dopo la notizia della cattura e incarcerazione della figlia. Altri che era venuta meno quando il genero aveva preso i figli ed era partito per la capitale, deciso ad accusare ancora una volta la cugina davanti allo Shah appena incoronato. Dopo di ci, non ebbe pi ragioni per vivere. Aveva gi perso il marito a tutti gli effetti; le erano venuti a mancare anche due delle sue figlie e un figlio nelle epurazioni del gran visir allinizio del regno del nuovo Shah. Anche lei era stata una donna erudita e una studiosa a pieno titolo, ma si disse che aveva spezzato i suoi calami e da quel momento in poi non aveva scritto pi una parola. Due decenni dopo, anche il padre della poetessa di Qazvin mor senza fare

testamento. Non che possedesse molto da distribuire ai suoi eredi, perch aveva abdicato a tutto. Viveva a Karbala in condizioni di estrema indigenza, in una stanzetta in un angolo fatiscente di una delle madrase, le scuole teologiche, dopo essersi lavato le mani della ricchezza che riteneva responsabile di aver alimentato la faida che aveva spaccato la sua famiglia. Ma oltre a non lasciare eredit, non lasci neanche un testamento spirituale. Quando mor, solo e in esilio volontario nellAtabaat, non si pot trovare nelle sue carte nessuna dichiarazione, nessuna testimonianza della sua fede che si potesse leggere al funerale. Era curioso che uno studioso dalla reputazione tanto solida, dalla religiosit tanto celebrata, morisse con le labbra sigillate nel silenzio. In seguito circolarono voci secondo cui le uniche carte trovate, dalle addette che avevano lavato il cadavere, segretamente ripiegate tra le cuciture della sua "aba, erano le lettere di sua figlia. Per quasi ventanni aveva meditato sulla corrispondenza di uneretica. Cinque anni dopo la morte del padre della poetessa a Karbala, spir anche, a Londra, il messo plenipotenziario in pensione di Sua Maest britannica. Lultimo periodo del colonnello fu analogamente contrassegnato dalla solitudine e dalla contemplazione delle perdite. La moglie gli era venuta a mancare parecchi anni prima, e il suo dolore si era fatto pi profondo quando aveva dovuto intraprendere il triste compito di mettere ordine nelle sue carte private. La coppia usava trascorrere parte dellanno a Londra e il resto del tempo nella propriet di famiglia in Irlanda, ma nonostante la nascita puntuale di numerosi figli, i rapporti tra loro si erano sempre pi raffreddati. Quando il colonnello lesse il diario di sua moglie, si accorse di quanto poco lavesse conosciuta. Nei tre anni del suo soggiorno in Persia, la sua consorte aveva tenuto un diario quotidiano, e al loro ritorno suo marito aveva insistito perch lo proponesse per la pubblicazione. Uno scorcio di vita e di usi e costumi di un paese esotico visto dagli occhi di una donna, aveva insistito il marito, avrebbe offerto unalternativa affascinante ad altri libri simili in circolazione. Si era assunto il compito di curare lui stesso il diario della moglie, espungendone gli eccessi di sentimentalismo e arricchendolo di qualche fatto in pi. Sarebbe stato uno strumento eccellente per esporre le proprie opinioni sotto la copertura del nome di lei. Aveva aggiunto un cospicuo apparato di note con acute osservazioni politiche, alla luce della recente rottura delle relazioni anglo- persiane e della guerra di Crimea, con un modesto riferimento alla fonte delle notazioni accademiche. Ma fu amaramente deluso dalle poche reazioni ricevute. Una in particolare lo irrit perch, malgrado la sua accurata opera censoria, vi si suggeriva che sua moglie fosse diventata unindigena. Come poteva una signora inglese, si chiedeva caustico il recensore, mostrare tanta simpatia per le donne persiane, malgrado la loro evidente barbarie? Anni dopo, quando il vedovo rilesse il diario originale, si chiese se quella critica non fosse giustificata. Di sicuro sua moglie aveva delle simpatie che lui non condivideva affatto.

Sapeva che il suo precoce pensionamento, seguito cos da vicino dalle dimissioni del suo attach, aveva scatenato ogni genere di ipotesi sgradevoli. Lui stesso aveva sospettato una simpatia della moglie per il suo collaboratore, e aveva rinunciato alla propria posizione solo quando vi era stato costretto dalla gelosia nei confronti del capitano. Ma dopo che laltro si era educatamente chiamato fuori, lui, tra la sorpresa generale, aveva fatto altrettanto. La cosa aveva suscitato parecchio scalpore al Foreign Office. Perch entrambi i diplomatici avevano abbandonato la missione nel giro di sei mesi? Perch il colonnello non era andato in pensione prima lasciando il suo posto al capitano, oppure perch non era semplicemente rimasto? Malgrado la salute malferma, fu chiesto allambasciatore di rimandare la partenza finch non si fosse trovato un sostituto. Ma sua moglie si era rifiutata di acconsentire. Le ragioni furono mantenute confidenziali, ma parecchi sopraccigli si erano inarcati. Qualunque cosa la consorte dellambasciatore avesse detto o fatto in quellora difficile, aveva scatenato una specie di crisi nel Foreign Office. Tutti diedero per scontato che la partenza del colonnello non fosse dovuta a motivi di salute, cos come quella del capitano non era da imputare alle ambizioni deluse, ma che entrambi fossero stati costretti alla partenza a causa di una donna. Diciannove anni pi tardi per, riflettendo sulle pagine del diario della moglie, il diplomatico in pensione si rese conto che forse la donna in questione non era quella che avevano immaginato lui e gli articoli di tono scandalistico. Quando la moglie lo aveva esortato a sostenere la liberazione della prigioniera rinchiusa nella casa accanto, lui non laveva presa sul serio. La successiva sospensione di pena e la controversia suscitata avevano ampiamente giustificato la sua scelta di restare fuori da quella faccenda, perch si era accorto di una divergenza di opinioni tra la decisione della Corona e le intenzioni del clero islamico. Quindi, dopo lattentato contro lo Shah, fu altrettanto restio a intervenire in suo favore. La figlia dellambasciatore russo aveva fatto un appello analogo per proteggere le vittime delle rappresaglie, il che aveva avuto pesanti ripercussioni sui rapporti con San Pietroburgo, e lui non aveva alcuna intenzione di compromette re il proprio governo. Non ebbe per scrupoli a sfruttare la situazione della prigioniera per sbarazzarsi ^ attach. Tra i due cera stata una lite spaventosa, allaccampamento, immediatamente dopo lattentato. Il capitano insisteva perch lambasciatore tornasse in citt, sostenendo che rimanere lontano dalla corte in un momento come quello avrebbe indebolito la posizione britannica. Il colonnello si rifiut perentoriamente di andare, con le stesse identiche motivazioni, sostenendo cio lipotesi contraria. Ci fu una situazione di stallo quella notte, nellaria asfissiante della tenda. Il capitano, che a quel punto aveva ormai bevuto un po troppo, annunci che sarebbe tornato in citt, che il colonnello fosse o meno daccordo. E il colonnello replic: benissimo, e gli lanci un ultimatum. Se in qualsiasi modo fosse rimasto coinvolto nel bagno di sangue, o fosse stato costretto dalla regina a parteciparvi, il colonnello lo avrebbe richiamato immediatamente e ufficialmente per

interferenza in questioni di sovranit nazionale e lo avrebbe costretto alle dimissioni. Ma lambasciatore era totalmente impreparato a ci che segu. Fu sua moglie a prendere posizione. Era gi arrivata la notizia che il medico francese dello Shah era stato avvelenato nel proprio dispensario, e che il capitano austriaco impiegato nelladdestramento dellesercito aveva deciso di lasciare la corte perch non sopportava pi la vista dei massacri per le strade. Ma il giorno dopo, quando la mattina presto lattach britannico era tornato al campo con la notizia che la notte precedente la poetessa di Qazvin era stata strangolata in un giardino a nord della citt, la moglie dellambasciatore punt i piedi. Diede un ultimatum a entrambi gli uomini. Si rifiutava di restare nel paese, disse, se i rappresentanti del governo di Sua Maest erano incapaci di mettere fine ad azioni tanto crudeli e insensate. Aveva preso una posizione analoga quando il primo gran visir dello Shah era stato estromesso dal potere. Le parole che aveva usato allora, alcune settimane dopo erano riecheggiate, in modo allusivo e probabilmente calcolato, dai suoi superiori, ma questa volta n lui n il suo attach vi avevano nulla a che vedere. La sua decisione si sarebbe dimostrata fatale. Il capitano incolp il colonnello della morte della poetessa e lo accus di essere un ipocrita. Non fosse stato per la sua politica dei due pesi e delle due misure, disse al colmo del disprezzo, uninnocente forse sarebbe stata salvata. Il colonnello rispose accusando lattach di vigliaccheria e di complicit nei massacri. Se era stato cos stupido da prendere parte al bagno di sangue, era solo perch aveva paura delle rappresaglie della regina, controbatt ferocemente lambasciatore, e se non laveva fatto era solo perch aveva paura delle conseguenze per la sua carriera. Allora, chi dei due era pi ipocrita? Fu una scena sconvolgente. Anche se il capitano lasci immediatamente il campo, per salvaguardare il proprio onore, fu solo perch sapeva che il colonnello sarebbe stato costretto a fare altrettanto per amore della sua reputazione. Era evidente, infatti, che lambasciatore era ricattato dalla moglie. Secondo le voci che circolavano a Londra, la consorte aveva indebolito la diplomazia britannica. Ma ci vollero almeno due decenni perch il colonnello ammettesse con se stesso che sia lui sia il suo attach erano probabilmente stati costretti a lasciare la Persia a causa di uneretica. Si era chiesto spesso perch sua moglie trascorresse tanto tempo nei giardini della Legazione. Non faceva che chiedere la scorta per attraversare la strada. Nei mesi torridi prima dello sconsiderato tentativo di assassinare lo Shah aveva persino immaginato che sua moglie potesse avere degli appuntamenti galanti sotto i cipressi. Tanta solerzia era davvero solo per irrigare verze e cavolfiori? Dopo, cominci a sospettare non che incontrasse il capitano, ma che cercasse di evadere dalle rabbiose gelosie e dalle liti croniche della Legazione. Si rese conto che si allontanava solo per evitarlo, e questo fer il suo orgoglio ancora di pi. Ma fu solo dopo la sua morte, mentre rimuginava sulle pagine del suo diario, che cominci a intravedere una terza possibilit che lo disturb pi ancora delle ipotesi che

aveva formulato allepoca. Sua moglie si rifugiava in giardino a causa della poetessa di Qazvin, si domand? Quando sostava per ore sotto quei cipressi polverosi, era a causa della prigioniera dallaltra parte del muro? Le parole delleretica sembravano pulsare tra le righe del diario. Secondo la credenza popolare, appena prima di morire la poetessa aveva detto ai soldati che potevano ucciderla quando volevano, ma non avrebbero mai fermato lemancipazione delle donne. Sua moglie si era forse convertita alla stessa, ridicola causa? Il colonnello era ossessionato da quellidea assurda; gli logorava i nervi; lo rodeva come un tarlo. In una parte del pianeta le suffragette erano state messe in ridicolo dalla stampa, e nellaltra la poetessa di Qazvin era stata denunciata dal clero islamico, ma lui non riusciva a togliersi dalla mente la sconvolgente possibilit che sua moglie potesse aver subito linfluenza di entrambe. Nei suoi ultimi, cupi giorni a Londra, allex ambasciatore britannico riusciva estremamente fastidioso contemplare le eresie della propria consorte. Lo turbava rendersi conto che forse era stata una moglie diversa da quella che aveva creduto di conoscere. Avrebbe quasi preferito che gli fosse stata infedele, piuttosto che saperla cos vertiginosamente libera da lui. La sua intenzione di trasferirne i resti dallIrlanda non era stata ancora messa in atto, e lui avvertiva profondamente lo spazio rimasto vuoto nella cappella di famiglia. Ma aveva paura che potesse essere gi risorta senza di lui, e in un modo totalmente imprevisto.

Capitolo diciassette Tre giorni dopo, aveva detto lei, sarebbe venuta una donna. Doveva essere quella a bussare, adesso, immagin la moglie del primo notabile. Troppo presto, pens. Troppo tardi. Fiss con gli occhi rossi il coltello che roteava sul pavimento della cucina, perch stava tagliando le cipolle per avere una scusa per piangere. Un coltello che cadeva era di cattivo auspicio nel giorno in cui doveva nascere un bambino. Sua nuora era entrata in travaglio troppo presto, o troppo tardi. La poetessa di Qazvin se nera andata. E tre giorni dopo la sua morte era venuta questa donna, nel bel mezzo della giornata, nel calore del sole di mezzod. Era il mese infernale dellanno, e faceva troppo caldo anche per parlare. Nel cortile, la vasca vuota si era raggrinzita sotto il sole; le piastrelle azzurre sembravano diventate marroni per la calura. Il sole picchiava sui tetti a terrazza come un mulattiere ubriaco che frustava il suo asino nel bazar, come luomo allangolo della strada che gettava sui carboni le frattaglie da arrostire, come la lingua sferzante di una donna. Suo marito non aveva dormito a casa per tre notti di seguito, ma lei non aveva fatto domande. Sapeva che lui cera dentro in pieno, che strisciava davanti al gran cerimoniere, ai piedi della Madre dello Shah, che cercava di ingraziarsi il primo

ministro, il quale voleva evitare la responsabilit di tutte quelle morti in citt. Quelluomo non aveva scrupoli. Un opportunista che cambiava bandiera in base allo spirare del vento. Solo che non ce nera proprio, di vento, nel cortile della casa del primo notabile. Quellestate era pi torrida del forno per il pane e laria pi pesante del fiato della cuoca. Non bastavano a dare sollievo nemmeno le lastre di ghiaccio scavate nei nevai del nord e rivendute dagli ambulanti. Ghiaccio in vendita, ghiaccio dolce! Il giorno prima che i soldati venissero a prendere la poetessa di Qazvin, la moglie del primo notabile aveva trovato un topo morto in un blocco di ghiaccio invernale. Dolce un cavolo disse, fior di quattrini spesi per rovinare il sorbetto! Ma dopo che ebbero portato via la prigioniera, la moglie del primo notabile si era concentrata sui sottaceti per impedirsi di impazzire dal dolore e dal caldo. Si era lanciata in una frenesia di aceto e salamoia e aveva costretto la cuoca recalcitrante a sminuzzare erbe e verdure nella cucina asfissiante, a tritare aglio e cipolla, a stufare melanzane e fieno greco. Marinava tutto quello su cui riusciva a mettere le mani, fino a che lintero cortile non era pervaso dallodore acre dei sottaceti. Ma niente riusciva a coprire il tanfo di morte che proveniva dalle strade e dalla piazza del mercato. Il coltello rote per lultima volta finendo lentamente per fermarsi, puntato in direzione della porta della cucina oltre la quale il cortile avvampava, larco ammiccava, il passaggio attraverso gli alloggi della servit guidava verso il cancello. Bussavano. Tre giorni dopo. La voce di sua cognata riecheggiava dallaltra parte del cortile. Stava chiamando lidiota per dirgli di sbrigarsi ad aprire. Tre giorni dopo la morte della prigioniera, la donna era venuta per il pacco dei libri. Pi tardi, quando le fu detto di negarlo, alla moglie del primo notabile la voce si inarid in gola. Non avevo mai visto prima quella donna, e non lho mai pi vista dopo balbett. Suo figlio le aveva spiegato cosa dire parecchie ore dopo, quando era venuto a sapere chi si era presentato al cancello. Ripetilo, aveva insistito. Ripeti con me. Non avevo mai visto prima quella donna, e non lho mai pi vista dopo obbed lei. Se accenni che la conoscevi, la avvert, ci sgozzano tutti. E si pass un dito attorno alla gola. Come pecore, aggiunse. Il figlio del primo notabile aveva paura della verit. Aveva delle belle orecchie, il suo ragazzo, delle orecchie ben modellate e attaccate alla testa, ma bisognava ammettere che gli occhi erano troppo piccoli e che si spaventava facilmente. Aveva una visuale ristretta, e si preoccupava troppo della propria sicurezza. La sua ospite aveva sempre avuto il problema contrario. Era convinta che la verit potesse sconfiggere la paura. cos ovvio, diceva sempre illuminandosi in volto; cos bello, come la logica. La moglie del primo notabile aveva fatto spallucce e replicato, la tua logica, la mia logica, si vede quello che si vuole vedere. Oh no!, si era messa a ridere la poetessa. Esiste una logica pura, che tutti accettano e chiunque riesce a capire, una logica

assoluta. Esiste una logica che come la matematica, come il movimento delle stelle che ti permette di leggere la verit nelluniverso. Lei amava troppo la verit, era quello il suo problema. Quella donna non mentiva mai. La moglie del primo notabile raddrizz le spalle e trasse un respiro profondo. Non lavevo mai vista prima, e non lho mai pi vista dopo ment, allontanandosi dal figlio. Negare era difficile, davanti alle prove. La poetessa di Qazvin conosceva ogni citazione, ogni commento, ogni capitolo e versetto, da cima a fondo. Non erano mai riusciti a farla cadere su una fonte, a farla inciampare anche in una sola citazione. Li faceva impazzire. Aveva imposto regole severe al dibattimento: attenersi al testo, evitare imprecazioni, non fumare. Ma i mullah imprecarono davanti a lei dopo il tentato assassinio dello Shah. Avevano avuto una settimana per concludere linchiesta, questa seconda volta, e non aveva pi senso fingere. Dovevano decidere se era adatta alla rieducazione o se era irredimibile, cos conclusero. Poteva essere sollevata dalle tenebre in cui si trovava o avrebbe continuato a resistere a ogni tentativo di essere guidata? Se si dimostrava condiscendente, poteva vivere, conclusero. Se no, ebbene, avrebbero consigliato altre misure. E dai loro sguardi sfuggenti era chiaro quale logica intendessero seguire. Di certo non quella di lei. La poetessa rise loro in faccia quando glielo comunicarono. Se non hai compassione per te stessa, le aveva detto la moglie del primo notabile dopo che i mullah ebbero lasciato il carcere, almeno abbi piet di quegli uomini. Abbi considerazione del loro orgoglio, disse. D loro qualche bugia. Ma la poetessa rise ancora di pi. La padrona di casa temette che quella risata cos pericolosa arrivasse alle orecchie della Madre dello Shah. Lumorismo la peggiore delle eresie nel regno dellorgoglio. Tutto fiato sprecato, sospir tirandosi la sciarpa sulla testa e preparandosi ad attraversare il cortile infuocato: tutto quel chiasso e quelle preoccupazioni teologiche, tutte quelle discussioni sulle intenzioni di Dio e su quello che dice e che vuole e cosa vuole e tutto alla fine si riduce alla stupidit delluomo. E al suo orgoglio. Dio non centra niente, si disse la moglie del primo notabile in lacrime, strizzando gli occhi in direzione dei gradini del portico. A Lui non importa un accidente. La sua ospite era sempre cos educata. Mi preparo a incontrare il mio Diletto aveva detto, e desidero liberarti dalle preoccupazioni e dalle ansie della mia detenzione. Nessun altro parlava a quel modo. Sembrava uscita da un libro. Ma quale disturbo, aveva brontolato la moglie del primo notabile aggrappandosi alla sua mano. Il suo Diletto. Oh, cosavrebbe dato per un Diletto come il suo! La donna ricacci indietro un singhiozzo guardando in su, e proprio in quellistante vide la sorella di suo marito in piedi sotto il portico, gli occhi arrossati. Si ricord di tutte le parole sprecate sul matrimonio di suo figlio, tutto quel chiasso, le discussioni col marito su cosa voleva lui e cosa diceva lei e se lui voleva e perch lei faceva, e tutto alla

fine si era ridotto al tradimento. E allorgoglio. Lamore non centrava niente. Non le importava nulla se adesso sua cognata la vedeva piangere. Ma sembrava che avesse pianto anche lei. O stava diventando semicieca? Quando la moglie del primo notabile si era fatta prendere da una crisi isterica, suo figlio laveva scossa per le spalle. Non voleva che lo sapesse nessuno. Per amor di Dio controllati, madre!, aveva borbottato. Se mio padre ti vede in queste condizioni ci tradir. Vuoi che ci ammazzino tutti per quella donna? Quella donna? La moglie del primo notabile si era soffiata il naso nellorlo della gonna, sforzandosi di trattenere le lacrime. Mi era pi vicina del sangue che mi scorre nelle vene, pens. Mi era pi cara di una sorella, una figlia, una madre. Era degna di incontrare un re e meritava le corti del cielo ed era la prova della sola indipendenza che una donna poteva raggiungere. Quella donna era pi libera dellaria, concluse tirando di nuovo su con il naso, per quanto ora fosse sepolta nel fondo di un pozzo. La poetessa di Qazvin aveva chiesto che dopo la morte il suo corpo fosse gettato in un pozzo. Desiderava che il pozzo fosse coperto di terra e pietre. La moglie del primo notabile era crollata singhiozzando a dirotto quando le aveva raccomandato di far eseguire le sue ultime volont, la notte prima che i soldati la portassero via. Dopo, quando suo figlio le ebbe raccontato quello che avevano fatto, non pot sopportarlo; quando le rifer quello che lui aveva fatto, svenne. Da allora aveva pianto cos tanto che riusciva appena a respirare. Nel frutteto cera un pozzo, le aveva detto lui, un pozzo mai completato, che era stato scavato e lasciato aperto. Il giardiniere laveva aiutato a calarla nella gola aperta mentre Il sardar russava e i suoi uomini ruttavano sotto gli alberi. Avevano fatto scendere il suo corpo nelle tenebre; lei era caduta in avanti, con un brutto rumore di qualcosa che si rompeva, ma la cosa peggiore erano state le pietre. Le badilate di terra, Gettare i sassi sopra quella morbidezza vellutata, era stato atroce. Si erano fermati solo quando non avevano pi sentito il suo silenzio sotto lacciottolio. Ogni volta che la moglie del primo notabile pensava a ci che giaceva livido e spezzato in fondo al pozzo, scoppiava in nuovi singhiozzi. La poetessa di Qazvin era stata lautrice della propria morte, insisteva suo figlio. Aveva profetizzato esattamente ci che sarebbe accaduto, e si era assicurata che si verificasse. Lui non poteva essere considerato responsabile. Lui se ne lavava le mani, e lo stesso avrebbe dovuto fare sua madre se voleva evitare guai, lavvert. Quella donna aveva voluto finire cos. Aveva sempre desiderato morire, disse. Ma la moglie del primo notabile protest che nessuno aveva amato la vita quanto lei. Avrebbe dovuto vederla quando agghindava la bambina con quei bei vestiti, disse a suo figlio; con che piacere gustava ogni boccone della sua vita. Non era perch aveva voluto finire cos, ma perch aveva letto il suo futuro. Sapere quello che sta per succedere non significa farlo accadere, disse. Non si pu a una donna dare la colpa del sole che sorge,

solo perch ha previsto lalba. Non la si pu accusare di aver provocato uninondazione solo perch ha visto il fiume che saliva. Se la poetessa di Qazvin aveva decifrato la logica delle stelle, era solo perch ne aveva visti i segni nella terra. Se aveva intinto la penna nel futuro, era solo perch aveva girato le pagine del passato. Aveva sostenuto uninterpretazione diversa degli antichi libri degli uomini proprio perch aveva letto un significato diverso nel grande libro del proprio cuore. La mia ospite diceva sempre la moglie del primo notabile alle signore che venivano in visita adora i libri. Rinchiusa nella stanza segreta, la poetessa pressava le scorze delle verdure per usarle come carta e macerava delle erbe tenendole in bocca per farne inchiostro; scriveva con le canne spezzate estratte dalle stuoie che teneva per terra. Come se tutto il pavimento servisse per scrivere, aveva detto la moglie del primo notabile, scandalizzata, quando se nera accorta. Come se tutta la casa fosse l per leggervi. Riga per riga, segno per segno, copriva di scritti tutti quei fogli grossolani, e a ogni lettera che tracciava li lisciava con il palmo. Dal primo puntino fino allultima espressione, le sue lettere erano verdi damore. Le recapitava la lavandaia. Scriveva a sua sorella, disse quando la moglie del primo notabile la scopr. Come si faceva a chiamarla eresia?, protest con suo marito. Lascia che scriva alle sue parenti, lo aveva pregato. Che cosa c di male? Niente, proprio niente, ma non faceva che scrivere, soprattutto dopo la revoca delle restrizioni. E leggeva, anche, e insegnava ad altri a leggere. E la Madre dello Shah laveva saputo e i mullah lavevano portata in giudizio perch diffondeva leresia dellalfabeto. Scriveva a sua sorella, alle sue cugine, alle sue zie. Scriveva a nome della figlia e scriveva a sua madre. E si trattava di libri, non di semplici lettere. Cos, prima ancora dellattentato contro lo Shah, aveva lasciato uneredit scritta alle donne di tutto il mondo. La moglie del primo notabile si volse verso il portico. Era grata a sua cognata per aver ordinato allidiota di aprire i cancelli, cos non avrebbe dovuto mentire al riguardo. Poteva giurare a suo marito di non aver aperto a nessuno. Non avrebbe detto niente del pacchetto. Era una grave responsabilit, essere esecutori di uneredit. Era una faccenda rischiosa. Tre giorni dopo la mia morte, verr a trovarti una donna. Le consegnerai questo pacco aveva detto la poetessa. E la moglie del primo notabile aveva accettato lincarico. Suo figlio in seguito la implor soprattutto di non fare parola del pacco. Non dire niente. Nega nel modo pi assoluto quei libri. Promettimelo, laveva supplicata quandera tornato a casa, cinereo, nelle tragiche ore di quella mattina terribile, e le aveva detto di smettere di piangere. Promettimi, le aveva ordinato, che non farai sapere a mio padre che quella donna ti ha lasciato un pacco. Era stata lultima richiesta, lultimo favore che la poetessa di Qazvin aveva fatto, una

commissione cos piccola. La moglie del primo notabile si sentiva stringere la gola. Impregnata di profumo, avvolta di sorrisi, le aveva messo in mano il pacco. Era avvolto in una tela, con i quattro angoli annodati, un lato che sormontava laltro allantica maniera dei persiani, avvolto e riavvolto, prima in seta e damaschi preziosi, per proteggere le legature. Poi in cotone stampato, legato in diagonale agli angoli, prima da una parte poi dallaltra. Lei sapeva cosa conteneva. Parole troppo dolorose da ricordare, troppo belle da dimenticare. Libri che aveva letto e riletto. Il pacco, le stava dicendo suo figlio, pericoloso; pieno di eresie. Se il marito della defunta viene a sapere della sua esistenza, quando verr a prendere sua figlia, siamo finiti. Gi avere in casa la figlia delleretica un rischio, ma i suoi libri! Non dire una parola di quei libri, disse con aria cupa suo figlio, altrimenti poi toccher anche a noi. Guard con aria triste quel suo figlio codardo che le chiedeva di negare la verit, di rinnegare i libri che la poetessa di Qazvin le aveva insegnato a leggere. Aveva quasi la tentazione di tenerseli per s. Ma non poteva disobbedire allultima volont della prigioniera, anche se era costretta a disconoscerla. Aveva profetizzato che sarebbero venuti i soldati, ed erano arrivati. Aveva detto che lavrebbero uccisa, e lavevano fatto. E sapeva che sarebbe venuta una donna, tre giorni dopo la sua morte, a recuperare i libri. Ed eccola. Bussava al cuore della moglie del primo notabile. Se lo Shah avesse tradito il primo notabile, come aveva predetto la prigioniera, sua moglie giur che non avrebbe mentito mai pi. Non avrebbe mai pi rinnegato. Perch gi mentre saliva a prendere il pacco che le aveva consegnato la prigioniera, la terrorizzava la familiarit del volto che stava dietro quei cancelli.

Capitolo diciotto Dunque, era stato solo per quello? Alla fine tutto portava a un fagotto, a un pacchetto grande quanto un neonato? Parole avvolte in seta di Persia. Carte trascritte nella calligrafia pi elegante. Manoscritti con le righe in oro, rilegati in pelle, accuratamente cuciti. Re erano stati uccisi e ministri assassinati, sindaci impiccati e mullah pugnalati solo per qualche libro? Tutti quei complotti e quelle congiure, arresti e interrogatori, accoltellamenti, avvelenamenti, gelosie e recriminazioni, non erano stati altro che racconti, nientaltro che storie? Creazione e rivelazione non hanno niente a che fare con tutto questo. Lasciate che i preti facciano suonare le loro campane. Questi libri non sono sacri, anche se ci sono dentro delle madri. Nessuno di essi il Grande Libro di tutti i libri. Le storie non hanno simili presunzioni. Non sono dettate dagli angeli ma scritte con sudore e sangue. Anche se in queste pagine ci sono figlie, sorelle e mogli, solo perch noi arriviamo allultima soglia fatti a pezzi, ridotti in frammenti dispersi, sparpagliati in cocci. Non possiamo essere letti tutti interi. Non esiste in questo mondo una cosa come una donna completa.

N un racconto che dica tutto. Ma allora, il compito da svolgere nel giardino polveroso? E lo strangolamento nel buio, il soffocamento nel pozzo? Erano solo finzioni, invenzioni, favole della penombra? E quel corpo inerte, avvolto in seta bianca e gettato in un pozzo, senza rima n ragione, senza protesta o rimostranza? Erano solo storie narrate per tenere ljinn lontano dalla porta della cucina, dal velo annodato sotto il mento? E allora, i lividi attorno alla gola, le parole sentite a malapena nelle tenebre, lalito che era passato come un ultimo, flebile sospiro dalle labbra dischiuse per non tornare pi? La morte di una donna non basta per dimostrare il miracolo della sua vita? Forse si gi detto troppo, si gi visto troppo, di questa donna. Non amiamo che ci venga detto tutto. Forse si letto troppo tra le righe, troppo si scritto. Preferiamo ci che si lascia dedurre. Forse aveva una certezza troppo grande, aveva troppa fede per non pagarla cara. I dubbi, dopo tutto, sono la miglior prova della fede; preferiamo tenerci aggrappati al bordo dellignoranza piuttosto che lasciarci cadere nel suo abisso. Forse questa donna era semplicemente troppo viva, in ultima analisi, troppo abbagliante. Hanno fatto rotolare un masso nel pozzo per spezzarle la schiena e hanno gettato terra oltre il bordo per riempirle i polmoni. Troppa sicurezza presunzione, in una donna. Ma come avrebbe potuto, dato chi era e cosera, evitare di essere accusata? Il solo spazio vitale tra queste pietre si pu trovare nella preghiera. Liberami, mio Diletto, dal desiderio bruciante di convincere. Proteggimi dalla necessit di esercitare influenza, da quel bisogno di convincere che divora la sua stessa fame, che si ciba del suo stesso appetito. Allontana da me la coppa che scatenerebbe proprio quella sete che promette di estinguere e concedimi invece la ricompensa stabilita per tutti coloro che abbandonano ci che possiedono, che parlano per amore soltanto, e lasciano il resto non detto. Ma nel nome del cielo, nemmeno la sua cancellazione merita di essere registrata? Risparmiatemi queste monete. Perch io preferisco essere una mendicante alla tua porta, mio Diletto, che un personaggio illustre alla tavola di un re. Preferisco andarmene ridendo e sfidare la morte come colui il cui turbante rotol prima che la scure gli staccasse la testa, che morire come un mullah, bestemmiando nel mio letto. Preservami, mio Diletto, dai discorsi fatti nella piazza del mercato; proteggimi dallorgoglio della sintassi. F che io non sia il corpo di un testo passato con reverenza di mano in mano, da cui lanima fuggita. Dunque, niente segni sulla sua tomba? Hanno pestato la terra con i piedi prima di andarsene. Si sono sputati sul palmo delle mani al momento di allontanarsi, ognuno per la sua strada, sul cancello del giardino. Hanno evitato di guardarsi negli occhi. Il dottore austriaco se nera andato da un pezzo, solo il figlio del primo notabile ancora si aggirava l intorno. Ma almeno le si sarebbe potuto offrire un rito funebre? Ma a quale scopo? Perch io rifarei ogni cosa, mio Diletto, sopporterei di nuovo tutto

per questo momento. Accetterei ogni accusa, mi sottoporrei a qualsiasi umiliazione, solo per deporre alla tua porta la mia eredit. Sarei felice di farmi zittire a colpi di pietra unaltra volta, e di giacere nella terra di questultimo giardino, per il privilegio di un tuo sguardo. Perch se mi sono tolta il velo, stato per mettere a nudo la mia anima; se ho mostrato il volto, stato per dare tutto a te. Quale benedizione pi grande esiste nel mondo, che essere completamente tua? Allora sollevami dolcemente, tra le tue braccia gentili, e posami su un fresco giaciglio. Adagiami come una donna che si appoggia allamato nel buio, come una fanciulla che si china verso lo specchio palpitante. Mettimi a giacere sotto un lenzuolo di silenzio in attesa dellalba, come una vergine attende, con timore impaziente, che passi sul letto la prima brezza del desiderio, e non lasciare il mio corpo a lungo esposto. Lavami subito nelle acque della tenera cassia e del nardo misericordioso, perch mi ha reso fragile lirrequietudine del vivere. Carezzami con foglie di jojoba e di paziente lavanda, perch mi sfinisce questa lunga, lenta vigilia di morte. Cospargimi le membra di canfora e la fronte di mirra, perch non mi consumino disprezzo e malignit. E poich sono stata troppo generosa dei miei segreti f che ora nessun uomo possa deludermi. Rendi morbidi i miei riccioli con olii fragranti, perch erano troppo aggrovigliati quandero in vita. Pettinami i capelli folti, e acconciali ora, e per sempre. E sistemami una treccia sulla spalla destra, e unaltra sulla sinistra, per prendere in trappola gli angeli. E che la terza mi ricada folta sulla schiena come la mano di una madre che mi accarezzi la nuca. E quando tutte le mie cavit e le mie crepe saranno state lavate con cura e tolta ogni piaga e ogni callosit, concedimi la ricompensa di un sudario immacolato. Avvolgimi nella tela della sopportazione e cingimi di fortezza. E asciami nelle tele pi fini, nellordito pi lieve di qualunque respiro; coprimi con le trame intessute a mano, con le reti purissime che catturano lanima nella morte. Altrimenti scivolerebbe fuori, come il pesciolino dargento del Caspio; cavalcherebbe le onde e fuggirebbe ignuda verso labbraccio di oceani pi vasti. Dobbiamo essere avvolti, dicono, per pura misericordia, quando arriviamo e quando

andiamo, perch la nostra bellezza non accechi gli angeli. Coprimi dunque con la seta della ragnatela, la pi fine, che consenta lumilt. Vestimi con un sudario della seta pi pura, perch io vada. Batti il tamburo e soffia nel flauto, infine, fino al luogo della sepoltura, e non piangere; offrimi musica in ricompensa, e guidami danzando fino al sole. Adornami di scialli costosi e adagiami poi su un letto di seta, non vacillare perch non ti sar dimpaccio: una donna sempre pronta a partire. Bada che nessuno ferisca la terra per amor mio, se la terra non pronta a perdonarlo. F che nessuno che abbia brancolato nel buio della notte cercando amore, o che abbia perlustrato con avidit la valle delloro, o che abbia tradito la fiducia sulle alture sottomesse dellattesa osi scostare il sudario dalle mie labbra n cerchi di estinguere troppo presto la mia sete impaziente. Assicurati che possa scivolare non vista nei luoghi silenziosi. Festeggia il mio funerale come un banchetto di nozze, perch sar preservata dallamarezza. Piena di gratitudine sar calata nella terra rapace, non sfiorata dal dubbio, non ferita dalle aspettative, non segnata dal dolore. Guai a colui che cammina davanti al mio corpo o gli passa troppo vicino, guai a lui se non chiner il capo mentre io passo, perch langelo della morte ha disteso le sue ali sul mio corpo; nessuno dunque abbia un solo battito di ciglia prima che sia collocata lultima pietra. Nessuno paghi la levatrice al mio passaggio, se non colei che mi avr impartito lultima carezza con le sue mani nodose. E che nessuno tocchi la lapide prima che la carne dolce sia stata consumata, perch una donna sosta pi a lungo tra i morenti. Dov mia madre che mi culli la testa, che mi allatti e mi stringa al seno? Perch luomo che ho sposato sempre stato un bimbo e il bimbo che ho amato uno spettro. Dov mia sorella che pianga ai miei piedi e gridi al mondo perch sono morta? Perch non avr pace nella tomba colui che lascia un posto vuoto accanto a me. Che mia figlia sia libera e affrancata dalla paura, che faccia tesoro di ogni giorno della sua vita: che possa pensare a me come una donna che amava, anche se fui soltanto una moglie. Le mie invettive sono scritte in inchiostro cremisi; i miei dubbi sono incisi in nero. Ma lamore nel mio cuore cesellato in oro e il nome della mia anima luce.

Capitolo diciannove Era leternit alla porta di casa del primo notabile. Io non ero la sorella di nessuno, la madre di nessuno, la moglie di nessuno, ma devo essere stata la figlia del tempo perch mi sembra di essere stata a quel cancello per sempre. Bisogna saper leggere avanti e indietro contemporaneamente, in situazioni del genere. Io aspettavo i libri, ma sarei stata disposta a lasciar perdere tutto e ad andarmene se quel pazzo di un cane si fosse avvicinato. Il potere che hanno le parole di trasformare il mondo dipendeva in quel momento dalla distanza tra un cane e un cancello; aleggiava nel varco aperto tra fede e paura. Leredit lasciataci dalla poetessa era incerta, il futuro delle donne in Persia precario fino a quel punto. Appeso al filo di una preghiera. Leggere pregare, ci diceva sempre: scrivere avere fede. Non saper leggere e scrivere non altro che paura. Lei voleva che fossimo senza paura, che vedessimo con i nostri occhi, sentissimo con le nostre orecchie e leggessimo da sole i libri della Creazione e della Rivelazione. Ci insegnava a correre rischi. Se una figlia non riesce a muoversi per paura di sbagliare, per il terrore di far male, offra il suo corpo ogni giorno di pi ai venti del nord, diceva sempre, chieda aiuto allImperscrutabile, allIgnoto, implori coraggio dallIncreato. Se una figlia non riesce a sognare la notte per la frustrazione, ci diceva, dorma con il viso rivolto a sud, cerchi sollievo presso il Misericordioso, il Purissimo. Se una figlia sente il fiele sulla lingua e lamaro quando inghiotte, sollevi i palmi verso i cieli doccidente e chieda aiuto al Limpido, allOnnisciente. E se una figlia non riesce a respirare quando si alza, diceva, rivolga le sue preghiere dellalba a Colui che Libero, senza Legami, allImpetuoso. Non cerano accenni a cani nella preghiera, ma lei ci esortava a non prendere le cose troppo alla lettera. un difetto antico delle donne, ci diceva sempre. Abbiamo molti ruoli, ma ununica vocazione. Possiamo essere mogli, a seconda della dote, della decisione o del destino. Possiamo diventare madri, per caso o per intenzione. E non tutte le donne sono sorelle, persino davanti alla legge. Ma nel momento in cui si nasce, si figlie, a questo non si pu sfuggire. E se vero che esistono mille modi per tradire gli obblighi di questa condizione, non ne esiste nessuno per cambiare questa verit. Ricordate per, diceva con un sorriso, nellalfabeto c qualcosa di pi dei fatti. Io sapevo che il cancello della casa del primo notabile a cui bussavo quel giorno era la soglia tra fatti e finzioni. Sapevo che sarebbe stato ora o mai pi, mentre ero l che aspettavo; accadeva in quellistante esattamente come nellistante prima di ogni colpo contro la porta. Sospettavo che il rumore di quel richiamo sarebbe riecheggiato non solo tre giorni dopo la morte della mia signora, ma anche attraverso i cortili dei secoli. Anni dopo la consegna dei libri, quando per loro non ero pi una levatrice, sapevo che quei

colpi avrebbero continuato a ripercuotersi nel tempo; sarebbero riverberati per tutta leternit. I suoi libri erano uneredit per le figlie non ancora nate del mondo. Mi aveva insegnato lalfabeto quando ancora facevo la cameriera e quando presi tra le mani la sua eredit conoscevo ormai tutti i possibili modi di gestire i testi e tutti i pericoli annessi. Se leggi dalla pianta dei piedi in avanti, rischi di riscrivere il libro; e se inizi dalle radici dei capelli e procedi a ritroso, potresti cancellare tutto ci che hai letto. Non sono stata solo una levatrice, ma anche una balia, prima di diventare unaddetta alla pulizia dei vivi e dei morti, ma dopo tutti quegli anni ho imparato che, alla fine, la direzione non conta. Lo sguardo antico sul visetto di un neonato pu essere il riflesso dei lineamenti di un defunto. In questa faccenda occorre essere flessibili. Occorre essere cauti, anche perch largomento si corrompe con facilit. raro oggigiorno trovare un lettore che onori il corpo come questo merita. Personalmente, da mendicante quale sono, ormai afferro il primo passo che mi colpisce, e leggo per divinazione fortuita. Noi del cimitero dobbiamo rispettare un certo livello professionale. La riservatezza un attrezzo del mestiere. Chiudiamo gli occhi ai morti prima di avvolgerli nel sudario, per proteggerli dalla vergogna. Leghiamo loro la bocca, in modo che non diano limpressione di aver raccontato frottole. Puliamo le macchie e proteggiamo lorgoglio con batuffoli di ovatta e, a seconda di quanto ci pagano, infiliamo loro dei sostegni sotto le braccia in modo che possano dimostrare rispetto agli angeli e rispondere in modo pi dignitoso alle domande dei jinn. Un cadavere perfetto non dovrebbe mai mettere un piede in fallo: per questo leghiamo insieme gli alluci. Ma soprattutto mai lasciamo sospettare loro che sappiamo leggerli. Fa parte del contratto. La mia specialit, per quanto riguarda i cadaveri, sono le donne, e lasciate che ve lo dica, la maggior parte delle defunte porta le proprie illusioni con s nella tomba. La sorella del primo notabile e le sue nipoti furono sepolte con tutte le loro illusioni intatte, come pure la nuora, nello scantinato, che non seppe mai di aver dato alla luce una bambina lo stesso giorno in cui fu consegnata a noi addette ai cadaveri. Ma la moglie del primo notabile perse tutte le sue per amore: ment per proteggere la donna che diceva la verit e mor per aver detto la verit lei stessa. E la Madre dello Shah fece la stessa fine: fu spogliata delle sue illusioni, per quanto fosse stata riluttante a separarsene; era gi cadavere molto prima di morire. Sua figlia invece se ne era fatte talmente poche fin dallinizio che vi rinunci senza difficolt. Tutto quel che rimase di lei fu un sudario di amarezza, di nessun valore come il velo. I vermi non fanno caso al cinismo. Per leggere la parola seguente, ci diceva sempre la poetessa, dovete arrivare fino allultima; per sapere cosa viene dopo, dovete amare e lasciare ci che viene prima. Unaddetta ai cadaveri deve sapere tutto sul distacco. Ma non si pu negare che leggere sia una faccenda pericolosa.

Io non avevo illusioni quando mi presentai al cancello della casa del primo notabile. Il custode deve averlo intuito, perch piangeva mentre tirava i chiavistelli. Anche la moglie del primo notabile deve averlo saputo, perch mi guard appena, mentre mi metteva il pacco tra le braccia con un gesto brusco. Quasi non mi rivolse la parola. Spinse il pacco attraverso la soglia e mi volt le spalle. Sapevo che non cera motivo di indugiare in quel luogo. Non appena ricevuti i libri mi allontanai in fretta. Corsi gi per il vicolo come se ne andasse della mia vita. Corsi, in parte per proteggere i libri e in parte per coprirmi la fuga, perch c solo una cosa peggiore di un cane pazzo a questo mondo, e quella cosa la cattiva coscienza. Alcuni dicono di saper riconoscere il giacinto che simboleggia la riunione da mille miglia di distanza, ma io avvertii la separazione nellattimo stesso in cui vidi il mullah che svoltava nel vicolo, provenendo dalla piazza del mercato. Andava a casa del primo notabile per riportare sua figlia a Qazvin, proprio mentre i libri di sua madre venivano consegnati al mondo. Anche i morti hanno i loro diritti, ci diceva sempre. Le parole un tempo erano state respiro vivo. A voler essere onesti, in quel momento non pensavo ai diritti dei morti; lo confesso, pensavo solo a me stessa. Se il mullah mi avesse trovato addosso quei libri, mi avrebbe ammazzata l su due piedi. Dopodich avrebbe anche bruciato tutti quei preziosi volumi. Se sopravvissero, fu a dispetto del mio egoismo. Se rimasero intatti, fu malgrado la sua vendetta. Se non furono distrutti, fu solo a causa di un cane pazzo. Lunica cosa che i libri non possono sconfiggere la nostra vigliaccheria collettiva. Saper leggere e scrivere non facile, ci diceva sempre, se abbiamo inventato le nostre finzioni per evitare i fatti. Sapeva molto bene quanto fosse pi semplice, a volte, fingere di non saper interpretare le parole scritte. Sapeva quando imbrogliavamo, quando leggevamo solo quello che sapevamo a memoria. La sua stessa figlia si rifugi in illusioni di questo tipo. Crebbe fino a diventare una donna compassata e rispettabile, che permetteva al marito di censurare tutto quello che leggeva. Poich non avrebbe potuto dire che sua madre aveva ragione, senza ammettere che il padre aveva torto, neg le eresie delluna per difenderla dallortodossia dellaltro. Per quanto perseguitata dalleredit perduta, non conobbe mai quella a cui aveva rinunciato. Leggere i libri di sua madre non le interessava. Chi potrebbe condannarla? La poetessa di Qazvin sfidava ogni definizione, resisteva a ogni spiegazione. Ogni volta che riflettevamo sui suoi testi, attribuivamo loro significati diversi. Ogni volta che cercavamo di decifrare la sua vita, la violavamo, la profanavamo con le nostre teorie e le nostre definizioni. Lei giaceva muta in fondo a un pozzo, e noi la bersagliavamo con le nostre interpretazioni contrastanti, le nostre negazioni e le nostre accuse, le nostre distorsioni e perversioni.

La seppellivamo ogni giorno, sotto le nostre pietre. Cadaveri e libri hanno una sorte contraddittoria. La loro vulnerabilit straziante, il loro freddo distacco irritante. Non si accorgono nemmeno delle attenzioni che si prestano loro, non ammettono gratitudine, eppure sarebbe arduo trovare altrettanta umilt tra i vivi. Non chiedono nemmeno carit, ma oserei dire che sperano di riceverne. Meglio supplicare quando hai ancora il fiato per farlo, questo il mio motto. La compassione del Misericordioso infinita, ma non si sa mai chi potrebbe interpretarti, nel frattempo. Nel giorno fatale del cinquantesimo anniversario del regno, mi ero intrufolata quanto pi vicino alla porta senza violare lingresso del santuario, ma non avevo idea che il Re dei re mi sarebbe finito addosso. Anche se quella mattina parecchi pellegrini mi avevano posato in mano delle monete nuove di zecca, incise con la testa del sovrano, non mi sarei mai sognata di ricevere loriginale in risposta alle mie preghiere. Che cosa avevo fatto per meritare che il Centro delluniverso mi finisse in grembo? O piuttosto che delitto avevo commesso per meritare una simile punizione, a parte leggere i libri della poetessa di Qazvin? Dal modo in cui mi guard, capii che lo Shah sapeva che ero una mendicante istruita. Mi accorsi, dallespressione di riconoscimento sul suo volto mentre cadeva, che aveva capito: ero una delle tante nullit che avevano ereditato il lascito della poetessa. Se lasciai cadere il velo proprio allora, fu solo perch non cera pi nulla da nascondere. Ma in realt anche possibile che mi abbia compreso male. Temo che Sua Maest abbia pensato che fossi uno degli angeli, o magari un jinn venuto a interrogarlo sulla soglia delleternit. Sono cinquantanni che leggo i morti, ma prima di quel momento non avevo mai provato lestasi di essere letta da un uomo che moriva.

POSTFAZIONE I Babi negano la risurrezione del corpo, a cui sostituiscono la dottrina del ritorno in questo mondo di personaggi che non sono tanto la reincarnazione quanto la manifestazione di tipologie precedenti, analogamente alla ripetizione delle medesime parti di un dramma interpretate da nuovi attori, o alla riscrittura di una vecchia storia. Edward G. Browne Questo romanzo la riscrittura di una vecchia storia non troppo nota. il racconto di un mito, la formazione di una leggenda il cui contesto molto lontano dai lettori di oggi. La vita delle donne nella Persia del XIX secolo un argomento cos scarsamente documentato, cos raramente considerato di una qualche rilevanza dai cronisti dellepoca che i fatti concreti riguardanti quelle madri, figlie, sorelle e mogli sono davvero esigui. Per di pi, eventi e persone che hanno ispirato questa storia sono legati ai primissimi anni della fede Babi, il cui contributo alleredit del mondo stato ignorato nel migliore dei casi, distorto nel peggiore, da centocinquantanni di pregiudizi religiosi. Per questo motivo si voluta aggiungere una modesta bibliografia oltre a una breve cronologia dei cadaveri, per coloro che volessero distinguere, in queste pagine, tra eventi reali ed eresie romanzate. La prima ha per argomento la storia persiana del XIX secolo, la seconda comprende soltanto i pi significativi fra molti cadaveri di cui sono cosparse queste pagine. Ma i romanzi sono in debito con i vivi quanto con i morti. Vorrei dunque cogliere qui anche loccasione per ringraziare mia figlia e i miei genitori, i miei agenti e i miei editori, i pi generosi tra i membri della mia famiglia e tra i miei amici. Senza la loro pazienza e il loro incoraggiamento, questa storia non sarebbe mai stata scritta.

CRONOLOGIA DEI CADAVERI 1847 Il mullah Muhammad Taqi Baraghani, zio di Tahirih Qurratul- Ayn, muore pugnalato dopo essere stato aggredito da uno sconosciuto prima della preghiera del venerd, in una moschea della cittadina di provincia di Qazvin. 1848 Muore Muhammad Shah, terzo re della dinastia Qajar. Gli succede al trono il figlio Nasirud- Din; la madre di questi, Mahd- i-Olya, assume la reggenza. 1849 Sette Babi, in seguito noti come i Sette Martiri di Teheran, vengono giustiziati in pubblico per ordine di Amir Kabir, primo gran visir di Nasirud- Din Shah, dopo essere stati torturati per mano di Mahmud Khan- i-Kalantar, capo della polizia. 1850 Siyyid Ali Muhammad, profeta fondatore della fede Babi, viene giustiziato per apostasia su ordine di Amir Kabir, ucciso a colpi darma da fuoco nel cortile di una caserma di Tabriz, dopo che settecentocinquanta moschetti avevano mancato il bersaglio. 1851 Amir Kabir, primo gran visir dello Shah NasirudDin, viene trovato morto, con le vene tagliate, dissanguato nel bagno turco dei giardini di Fin, a Kashan. 1852 Tahirih Qurratul- Ayn, poetessa, studiosa e leader Babi, figlia del mullah Muhammad Salih Baraghani e nipote dellassassinato Shaykh Mullah Muhammad Taqi Baraghani, viene strangolata in un giardino a nord di Teheran durante i massacri estivi scatenati da Mahd- i-Olya, la Madre dello Shah; le strade sono cosparse da centinaia di cadaveri; a migliaia, persone rimaste senza nome, vengono assassinate dopo uno sconsiderato tentativo di uccidere lo Shah da parte di alcuni giovani fanatici Babi. 1860 Jayran, una cortigiana che era diventata la concubina favorita dello Shah, muore di consunzione durante lassenza del sovrano, partito per una battuta di caccia, circa un anno dopo la morte per meningite del figlioletto, lErede Legittimo. 1861 Mahmud Khan- i-Kalantar, capo della polizia e primo notabile di Teheran, trascinato per le strade e appeso, nudo, alle porte della citt prima di essere fatto a pezzi dalla folla affamata, al termine delle sommosse per il pane. 1866 Muore nel suo ritiro tra i santuari degli imam sciiti il mullah Muhammad Salih Baraghani, padre di Tahirih, si dice di crepacuore. 1869 Lady Mary Leonora Woulffe Sheil muore a Dublino, dopo aver dato alla luce

dieci figli, tre dei quali nati in Persia negli anni 1849-1853. 1871 Sir Justin Sheil muore a Londra ed sepolto, da solo, nella cappella di famiglia. 1873 Mahd- i-Olya, la Madre dello Shah, muore mentre il figlio assente; sta compiendo il grand tour delle corti dello zar, del kaiser e della regina Vittoria. 1896 Un fanatico seguace di una delle fazioni politiche del paese assassina NasirudDin Shah nel santuario dello Shah Abdul- Aziz, a sud della capitale, alla vigilia delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di regno di Sua Maest.

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TAJ AL- SALTANA, Crowning Anguish: Memoirs of a Persian Princess, Ma INDICE Publishers, Washington 1993. La citazione allinizio del volume tratta dal libro di Farzaneh Milani menzionato sopra, per gentile concessione. La citazione che precede la Postfazione liberamente tratta da Edward G. Browne, Materials fot the study of the Babi Religion, University Press, Cambridge 1918.