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LA DIFESA DEL POPOLO

CHIESA

18 SETTEMBRE 2011

ACCOGLIENZA PROFUGHI

Giunti in provincia 243 richiedenti asilo


38 rientrano nellaccordo tra Caritas Padova e Federsolidariet
Al 31 agosto 2011 sono 243 i richiedenti asilo provenienti dallAfrica, e in particolare dalla Libia, che la provincia di Padova ha accolto. Sono giovani, adulti e ragazzi in fuga, donne e uomini alla ricerca di un mondo migliore, lontano dalla guerra e dalla povert, dove potersi ricostruire una vita e trovare un lavoro per ricongiungersi alla propria famiglia. I profughi hanno trovato accoglienza sul nostro territorio in diverse forme: 38 sono coinvolti nellaccordo stipulato tra Caritas diocesana di Padova (che in questo caso ha preso contatti anche con parrocchie di altre diocesi nel territorio provinciale) e Federsolidariet; altri 70 sono gestiti dalle cooperative Solidariet, Nuovo villaggio e Citt solare al di fuori di questo accordo; gli ultimi 135 sono ancora nel centro provinciale di raccolta o sono affidati a comuni e altre istituzioni pubbliche o private del territorio. Caritas diocesana ha preparato una brochure, a disposizione delle comunit parrocchiali, che illustra quanto si fatto in questi mesi e di quanto ancora ci sia bisogno sul fronte dellaccoglienza. Il nostro desiderio spiega don Luca Facco, direttore di Caritas diocesana da-

Realt coinvolte nellaccordo Caritas Padova - Federsolidariet


(dati al 10 settembre 2011)
NUMERO PROFUGHI 2 5 5 4 5 9 4 4 38 ENTE OSPITANTE ENTE GESTORE COOPERATIVA SOCIALE coop Nuovo villaggio coop Nuovo villaggio coop Stella dei popoli coop Nuovo Villaggio coop Fratres parrocchia di Vigonza coop Villaggio globale coop Nuovo villaggio

parrocchia di Arzercavalli (Terrassa Padovana) parrocchia di Borgoforte (Anguillara) vicariato di Cittadella parrocchia di Fossaragna (Bovolenta) parrocchia di Vaccarino (Piazzola) parrocchia di Vigonza padri Mercedari privati (Padova) TOTALE

re risposta corretta alle comunit cristiane sul tema dellaccoglienza dei profughi, andando, inoltre, a illustrare da un lato lopportunit pastorale di questesperienza, e quindi cosa pu mettere in moto dal punto di vista delle relazioni e delle riflessioni in parrocchia e in vicariato, e, dallaltro, continuare a segnalare il bisogno di ulteriori strutture, perch sono ancora tanti i profughi che non riescono a trovare una risposta adeguata ai loro bisogni. Grazie allaccordo stipulato tra Caritas diocesana e Federsolidariet nel territorio diocesano si sta vivendo una forma di accoglienza diffusa, di piccoli gruppi di profughi, sostenuta da un progetto di accompagna-

mento e di progressivo inserimento nelle comunit. Caritas si impegnata a individuare, attraverso parrocchie ed enti religiosi, i luoghi per accogliere i profughi (dagli appartamenti alle ex canoniche), e a sensibilizzare il territorio per un volontariato che sappia creare un clima positivo. Federsolidariet, in accordo con le parrocchie individua invece la cooperativa deputata alla gestione dei profughi con cui le parrocchie titolari degli immobili stipulano una convenzione. Nelle strutture di accoglienza vengono svolti corsi di lingua italiana e i richiedenti asilo sono coinvolti in lavori socialmente utili (dalla pulizia dei cortili delle parrocchie ospitanti alla siste-

mazione dei giardini, alla pulizia dei locali). Queste attivit vengono proposte dalla comunit o struttura ospitante e accompagnate da volontari e personale delle cooperative, in alcuni casi anche coinvolgendo persone disoccupate. In alcune strutture sono stati avviati alcuni progetti di formazione per lapprendimento di semplici mansioni da svolgere a beneficio comune. Da ottobre 2011, grazie alla collaborazione con dei medici volontari dellUlss 16, saranno attivati dei percorsi di educazione sanitaria per i richiedenti asilo e un servizio nutrizione per valutare la dieta in modo da evitare problemi di salute. Laccoglienza non un

percorso facile aggiunge don Facco impegnativo e mette in luce resistenze da parte del territorio, delle istituzioni, delle persone. C la necessit, quindi, di una gestione non casereccia, ma fatta di professionalit. Da qui nasce laccordo con le cooperative. Alle parrocchie ospitanti non sono chiesti compiti gestionali, ma un supporto di volontari. Ora urgente trovare altri luoghi per rispondere ai bisogni di accoglienza: potrebbe essere loccasione per valorizzare strutture che abbiamo in parrocchia e che spesso sono sottoutilizzate o chiuse e che hanno bisogno di ritornare a essere luoghi reali di incontro e solidariet.
Claudia Belleffi

Caritas Padova rinnova la richiesta di segnalare la disponibilit di possibili spazi per laccoglienza. Per informazioni e contatti: info@caritaspadova.it con oggetto Accoglienza profughi o 049-8771722. Per contribuire alle attivit di sostegno di Caritas Padova: ccp n. 10292357 intestato a Caritas diocesana di Padova, o bonifico bancario presso Cassa di risparmio del Veneto - agenzia 20 Padova, Iban: IT86T 0622512150074003 38020K, intestato a Caritas diocesi di Padova. Ulteriori informazioni presso Confcooperative Padova corso Australia 67/1, 049-8724854 info@conf cooperativepd

V I C A R I AT O D I C I T TA D E L L A

PA R R O C C H I A D I F O S S A R A G N A

La loro presenza un risveglio per le coscienze

Sono fuggiti da un disastro e vanno accolti

er il vicariato di Cittadella laccoglienza dei profughi si rivelata unoccasione proficua per fare rete nel territorio tra le diverse forze impegnate nel sociale. Il primo passo racconta Antonietta Ba, referente per la Caritas in coordinamento vicariale stato lincontro vicariale con le presidenze dei consigli pastorali e tutti i dieci parroci, dove don Luca Facco della Caritas

diocesana e don Marco Cagol, della pastorale sociale e del lavoro, ci hanno chiesto la disponibilit a una forma di accoglienza. La provocazione stata accolta: a giugno si costituito un gruppo di quattro persone per capirne la fattibilit. Da subito stato chiaro che era necessario lavorare insieme, coinvolgendo anche le associazioni del territorio. stato cos convocato un incontro con tutti i gruppi impegnati nel mondo della solidariet e le associazioni di immigrati, come la comunit di nigeriani. Fondamentale stato vivere insieme tutta la fase preparatoria allaccoglienza vera e propria. Il primo impegno stato trovare una locazione adatta allaccoglienza: dopo varie ricerche emersa la disponibilit di un privato a dare in affitto una casa singola in una frazione di Cittadella. Informata lamministrazione, la cooperativa sociale Villaggio globale ha stipulato il contratto con il privato. Abbiamo chiesto alle parrocchie continua la referente vicariale di partecipare con un contributo volontario alle spese di affitto: tutte hanno aderito. Tra fine luglio e agosto i volontari si sono mobilitati per rendere pulita e

accogliente la casa. Non abbiamo comprato niente: tutto ci stato regalato!. Il 18 agosto sono arrivati sei africani originari del Mali: scappati dalla propria regione a causa della povert, si sono trovati al centro della caccia al nero nella zona al sud della Libia. I libici credevano fossero mercenari al soldo di Gheddafi. Scampati alla prigionia, si sono trovati letteralmente gettati dentro un barcone verso lItalia. Il viaggio stata occasione per diventare amici. Nella casa laccompagnamento degli ospiti stato affidato alla cooperativa Stella fra i popoli di Cittadella, in coordinamento con i volontari delle parrocchie. Nel loro paese lavoravano spiega Ba Sono persone corrette che accolgono suggerimenti e proposte. Sono arrivati nel periodo del Ramadam: le donne nigeriane della comunit hanno preparato loro il cibo. C stato davvero un grande coinvolgimento del territorio e di solidariet da parte di tutti. Non manca il grosso lavoro di sensibilizzazione e informazione che si sta facendo e si dovr sempre pi fare allinterno delle parrocchie, in particolare dentro i consigli pastorali. possibile accogliere! conclude la referente Dovrebbe essere normale e non un fatto eccezionale. Il nostro lavoro accompagnare queste persone, stare loro accanto. Questa presenza muove un risveglio delle coscienze, ci chiede di informarci e capire il perch la gente scappa dal proprio paese e riconoscere che la loro povert conseguenza della nostra ricchezza. una responsabilit e dovere che abbiamo come cittadini e come cristiani. La casa vede un susseguirsi di volontari: alla mattina alcuni insegnanti garantiscono un percorso di prima alfabetizzazione; al pomeriggio, si condivide un po di tempo insieme e si fa qualche lavoretto rudimentale. Si sta gi creando unquipe per aiutare gli ospiti a trovare una semplice mansione e impegno nelle parrocchie e si sta creando una collaborazione con lEnaip per progettare un percorso formativo che dia loro delle opportunit lavorative. C. Be.

ossaragna, frazione del comune di Bovolenta: Abdallah, Ibrahim, Moammed e Abdul Kareem sono appena tornati dal fiume assieme ad alcuni parrocchiani a mostrano fieri i gamberi che hanno pescato. I quattro profughi, tutti ghanesi e provenienti dalla Libia, sono ospiti in un appartamento della parrocchia, subito dietro la chiesa. La Caritas ha chiesto la disponibilit ad accoglierli spiega il parroco don Francesco Milan e noi non ci siamo tirati indietro. Qualche commento negativo forse ci sar stato, ma sono stati accolti bene dalla comunit. Quello che disturba semmai il continuo bombardamento della paura: tutte queste notizie che sembrano avere come unico obiettivo quello di mettere ansia alla gente. Si tratta semplicemente di persone come noi, che arrivano da un disastro che anche noi abbiamo contribuito a provocare, e che vanno accolte. I profughi non hanno tardato a farsi ben volere dando una mano importante anche nellorganizzazione della sagra dellAssunta,

anche se sono tutti e quattro musulmani praticanti. Lunica cosa da evitare di sfidarli a calcio: pare infatti che con la palla i quattro siano implacabili. A seguirli la cooperativa Nuovo villaggio di Padova che, attraverso i suoi mediatori, cerca di sovvenire alle loro esigenze e di curare i rapporti con la comunit. Le storie che raccontano sono drammatiche: sono operai, meccanici, idraulici ed elettricisti; uno di loro si fatto quattro mesi nelle

prigioni libiche perch clandestino, un altro invece fuggiva da una faida tra clan nel suo paese. Erano tutti arrivati in Libia per lavorare, senza pensare di ritrovarsi in Europa; poi, un giorno, sono iniziati i bombardamenti della Nato. Subito, senza motivo apparente, nel paese partita una vera e propria caccia allo straniero, in particolare nero: Quando la guerra scoppiata racconta Abdul Kareem ero fuori citt per lavoro; mia moglie al telefono mi ha riferito che la nostra casa era stata assaltata e bruciata dalla folla, tutte le nostre cose distrutte o rubate, e allora le ho detto di prendere i nostri bambini e di cercare di tornare in Ghana. Lei riuscita a partire con uno degli ultimi aerei, io invece sono rimasto bloccato. Tutti gli stranieri hanno allora cominciato a cercare un modo per uscire dal paese il prima possibile: stato il mio capo a dirmi di provare a fuggire con la nave, continua Abdul Kareem; in altri casi pare siano stati addirittura i poliziotti libici a spingere la gente sui barconi. Alcuni hanno dovuto pagare per fuggire, altri sono riusciti a salire gratis; sta di fatto che dopo una traversata di giorni, durante i quali hanno visto morire alcuni loro compagni, sono riusciti a raggiungere lItalia. Qui sperano di avere una nuova possibilit e di ripartire. I ragazzi sorridono, ma la situazione spesso dura: pesa la lontananza dalla famiglia, cos come limpossibilit di guadagnare e di mandare denaro ai propri congiunti; come richiedenti asilo infatti non possono lavorare regolarmente. E dire che per la vendemmia ci sarebbe bisogno di tante buone braccia.... C poi la difficolt di comunicare, ma a questo riguardo la cooperativa sta disponendo un corso base di italiano. La questione principale per sar proprio lesito della loro richiesta di asilo: un rifiuto farebbe crollare le speranze di queste persone e potrebbe spingerle anche nella clandestinit. Per questo importante che, passati i clamori, la luce dellattenzione non si spenga e che queste persone e questa comunit non siano abbandonati a loro stessi. Daniele Mont DArpizio

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