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18 SETTEMBRE 2011

LA DIFESA DEL POPOLO

R A P P O R T O S U L L I M M I G R A Z I O N E I N V E N E T O

Crisi? Gli immigrati resistono meglio


Anche se rispetto agli italiani hanno subito pi licenziamenti
I lavoratori e le famiglie straniere hanno risentito in maniera particolare della recessione, ma dimostrano anche una notevole capacit di reagire e adattarsi: quanto emerge dal rapporto 2011 sul-limmigrazione straniera in Veneto, presentato dallOsservatorio regionale sullimmigrazione lo scorso luglio a Venezia. Da un punto di vista generale il rapporto segnala che il trend economico registrato nel 2010 quindi prima della tempesta finanziaria delle ultime settimane presentava una lieve ripresa sul fronte occupazionale, non tale per da recuperare ancora i posti di lavoro perduti nel biennio 2008-2009. Il dato forse pi significativo che comunque la lunga recessione degli ultimi anni non solo non ha generato unondata di rientro, ma non ha neppure arrestato i flussi migratori: nel triennio 2008-2010, infatti, la popolazione immigrata ha continuato a crescere pressoch in tutti i paesi europei. In particolare nel 2010 lItalia, con un valore pari a 311 mila unit, risulta essere il primo paese europeo per saldo migratorio (per altro quasi identico a quello del 2009); seguono il Regno Unito con 203 mila, la Germania (127 mila) e quindi la Francia e il Belgio rispettivamente con 75 mila e 56 mila unit. La Spagna, che nel 2008 aveva avuto un saldo netto pari a 411 mila unit, di dimensioni analoghe a quello italiano, nel 2009 e nel 2010 ha fatto registrare valori assai ridotti (50-60 mila unit). rispetto allanno precedente continuano a rappresentare una quota sempre in aumento sul totale dei bambini venuti al mondo in Veneto: nel 2010 hanno infatti superato il 22 per cento. I nati con almeno la madre straniera, poi, rappresentano una quota ancora pi elevata: il 27 per cento (il valore corrispondente per lItalia pari al 19). zione allinterno del sistema produttivo che la maggiore incidenza dei percorsi recenti di inserimento occupazionale, inevitabilmente soggetti a maggiore instabilit e discontinuit.

IL SETTORE IN CUI CI SONO STATI


PI ASSUNTI STATO QUELLO AGRICOLO

NEL 2010 QUASI IL 27 PER CENTO


DEI NUOVI ASSUNTI ERA STRANIERO

Il risultato che in Italia al momento attuale si calcola la presenza di circa 4,5 milioni di immigrati, equivalenti a circa il 7,5 per cento della popolazione. Il Veneto, con oltre mezzo milione di residenti (dati Istat al 31 dicembre 2010) continua a essere la terza regione italiana per presenza di immigrati dopo il Lazio e la Lombardia, con unincidenza del 10,2 per cento. Gli immigrati presenti, sia in Italia che in Veneto, provengono soprattutto da paesi extra Ue (Marocco, Albania e Repubblica Moldava in testa) e da paesi di recente acquisizione (come la Romania); molto pochi, appena il 2-3 per cento, vengono dallEurozona (contro il 25 per cento dellAustria, il 30 della Germania e addirittura il 40 della Francia). Un aspetto interessante quello rappresentato dai nuovi nati con cittadinanza straniera: nonostante siano aumentati di poco

Dalle cifre emerge che i lavoratori immigrati continuano a essere una componente fondamentale della forza lavoro della regione, soprattutto per quanto riguarda determinate tipologie di lavoro dipendente: lo scorso anno sono stati infatti stranieri il 27,6 per cento dei nuovi assunti in Veneto, con punte in province come Verona (dove il 37 per cento della domanda di lavoro intercetta lavoratori immigrati) e in settori come il manifatturiero, le costruzioni e la logistica. Il profilo professionale per fortemente sbilanciato verso il basso: ben il 26 per cento degli occupati stranieri costituito da personale non qualificato (rispetto al 6 per cento degli italiani). Quanto alle tipologie contrattuali l86 per cento degli stranieri composto da lavoratori dipendenti, quota che tra gli italiani si ferma al 75; gli impieghi temporanei sono inoltre decisamente pi frequenti di quanto non accada per la forza lavoro autoctona (14,5 per cento contro meno del 10), dato che riflette sia la diversa colloca-

Nel corso della crisi, gli immigrati sono stati danneggiati soprattutto dallo stallo dei settori dove sono tradizionalmente pi presenti, fino ad arrivare in Veneto a un indice di disoccupazione dell11 per cento: esattamente il doppio di quella riscontrata tra gli italiani. La crisi economica dunque ha colpito i lavoratori stranieri pi duramente dei locali, ma le differenze sembrano essere inferiori a quanto si poteva ipotizzare: i migranti, infatti, pur avendo perso il posto di lavoro pi degli autoctoni, sembrano anche trovarlo pi facilmente; la questione centrale rimane semmai quella di un generale peggioramento delle condizioni contrattuali. C anche qualche notizia positiva: tra i settori che sono risultati meno colpiti dalla congiuntura si pu innanzitutto annoverare il comparto agricolo, dove il 62 per cento delle nuove assunzioni ha riguardato lavoratori stranieri, che costituiscono ormai un serbatoio essenziale di manodopera. Altri ambiti professionali risultati indenni dalla crisi e che inoltre impiegano in larga parte gli immigrati sono risultati quelli legati ai servizi turistici (addetti alla pulizia degli alberghi, cuochi, portieri, baristi).
servizio di Daniele Mont DArpizio

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LA DIFESA DEL POPOLO

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GIANPIERO DALLA ZUANNA

Un segnale nuovo: sempre pi stranieri iscritti alluniversit


Gianpiero Dalla Zuanna docente di demografia e preside della facolt di statistica allUniversit di Padova; negli ultimi anni si dedicato allo studio dellimmigrazione e delle cosiddette seconde generazioni, pubblicando assieme a Patrizia Farina e a Salvatore Strozza il libro Nuovi italiani. I giovani immigrati cambieranno il nostro paese? (Il Mulino 2009, pp. 176, euro 14). Secondo le statistiche i lavoratori stranieri sembrano risentire in maniera particolare della crisi economica. I dati ci dicono che molti immigrati hanno perso lavoro ma non in quanto stranieri, bens perch coinvolti in settori particolarmente toccati dalla crisi, come quelli dellindustria e delle costruzioni. Allinterno di questi comparti le cifre non differiscono sostanzialmente tra italiani e immigrati; lo scarto tra gli indici di disoccupazione poi minore per le donne. La disoccupazione tra gli immigrati maggiore, ma riescono a trovare lavoro pi facilmente. Il dato si spiega con il fatto che sono in qualche modo costretti a lavorare, magari accettando condizioni peggiori; gli italiani al contrario possono normalmente permettersi periodi pi lunghi al di fuori del mercato del lavoro, in quanto pi frequentemente dispongono di risparmi e di una rete di protezione sociale. Limmigrazione pu essere un fattore di crescita anche in un periodo di recessione? Se gli immigrati accettano di lavorare anche a condizioni peggiori questo rappresenta un elemento di flessibilit, e la flessibilit pu essere a sua volta fattore di crescita; dopodich stabilire in che misura limmigrazione incida sullo sviluppo economico argomento estremamente complesso. Di fatto i dati ci dicono che per i prossimi 20 anni perderemo ogni anno circa 200 mila persone in et lavorativa (20-64 anni). Coloro che inoltre entreranno nel mercato del lavoro disporranno di una scolarit sempre pi elevata, con aspettative quindi superiori rispetto a coloro che vanno in pensione. Questa doppia sfasatura del mercato del lavoro, sia qualitativa che quantitativa, continuer ad attirare lavoratori stranieri. Con linvecchiamento della popolazione inoltre ci sar sempre pi bisogno di assistenza e di cura per gli anziani, compiti che sono oggi prevalentemente assolti da immigrati. Limmigrazione in Italia non troppo sbilanciata verso i lavori poco qualificati? Senza dubbio nel nostro paese c ancora unimmigrazione concentrata sui blue collars, cio nei settori della manodopera. Per certi versi si tratta di un fenomeno inevitabile, ma a questo va aggiunto che lItalia non in questo momento molto appetibile per i lavoratori qualificati, in quanto sconta un mercato del lavoro chiuso, dove spesso si trova lavoro per conoscenza e laccesso al pubblico impiego e alle professioni molto difficile. Ci sono per dei segnali in controtendenza: aumentano ad esempio gli stranieri iscritti nelle nostre universit, anche a causa del diffondersi dei corsi di laurea in lingua inglese. Pu essere un dato nuovo e molto interessante, anche perch lofferta delle universit italiane al di l delle classifiche internazionali, che spesso non ci trattano bene pu essere molto competitiva, a cominciare dal rapporto qualitprezzo. Quali sono i meccanismi che lo stato pu mettere in atto? Bisognerebbe innanzitutto ragionare sulle modalit di ingresso accantonando le posizioni ideologiche, espresse sia dai buonismi che dagli inutili cattivismi, per cercare finalmente di ragionare con un po di sano pragmatismo. Oltre che per i ricongiungimenti familiari, ora come ora possibile entrare in Italia solo nel caso si abbia gi un lavoro: si tratta di un sistema che ha sostanzialmente prodotto legioni di clandestini, con il corollario delle periodiche sanatorie, a volte con meccanismi assurdi come quello dei click day. Si dovrebbe invece prendere atto della situazione e predisporre dei canali legali per permettere alle persone di venire a cercare lavoro.

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