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IL PUER AETERNUS: Narcisismo e significato dell'archetipo dell'Eterno Fanciullo di Raffaella DiSavoia

Peter Pan, Mercurio, Icaro, l'Innocente del viaggio dell'Eroe, sono tutte figure simboliche che richiamano, sia pur con qualche diversit, l'Eterno Fanciullo, colui che non vuole crescere, che attaccato alla realt originaria in cui tutto bello, tutto possibile, e si rifiuta di calarsi nel mondo, con le limitazioni che questo comporta. Premetto che l'archetipo del Puer Aeternus, identificato da Jung e poi analizzato da vari autori, estremamente vasto e complesso, presenta numerosi aspetti anche contraddittori, e racchiude in s figure simboliche parecchio diverse fra loro. Per stessa ammissione di James Hillman, "ogni descrizione del Puer sar comunque complicata, perch sfondo archetipico e aspetto nevrotico, positivo e negativo, non sono distinti chiaramente". LEterno Fanciullo, innestato sulla base di una patologia narcisistica, un essere perfetto che vive in un suo mondo ideale; vivace, curioso, brillante; ha un' inestinguibile sete di novit e di esperienze; egocentrico, impaziente, "al di l del bene e del male"; incapace di fare i conti con la realt; ottimista, impulsivo, incostante. Vive in un mondo che non esiste, l'Isola che non c', e non ha nessuna intenzione di abbandonarla, anzi, essa rappresenta per lui l'unica realt possibile. Dopotutto, perch dovrebbe calarsi nella realt? Perch lasciare un mondo in cui ogni suo desiderio soddisfatto prima ancora di essere espresso, in cui non esistono il male, il dolore e la morte; perch aprire gli occhi su un mondo molto pi brutale, doloroso e faticoso di quello in cui egli vive? Ecco il grande imbroglio che il Puer fa a se stesso. Il mondo in cui egli vive non reale, esattamente come Peter Pan "Vedete la differenza fra Peter e gli altri ragazzi: mentre i ragazzi sapevano che quella era una finta, per lui gioco e realt erano esattamente le stessa cosa. Questo, qualche volta, era imbarazzante per i ragazzi, come quando, ad esempio, dovevano far finta di aver cenato, Se loro smettevano di far finta, Peter li picchiava sulle nocche delle dita" (J.M. Barrie) Il suo mondo una finzione, quindi egli stesso non reale, un immagine dorata che vive in un paradiso dorato, in cui ci si dedica a musica, arti, avventure ed espedienti, in cui non c' bisogno di alcun sacrificio. Il Puer ha l'illusione di vivere prima del peccato originale, cio prima della conoscenza del bene e del male. Bene-male sono infatti concetti astrusi, per il Puer, sono costruzioni concettuali pronte a dissolversi all'occorrenza. Nel suo mondo egli il capitano assoluto, tutto esiste unicamente per lui, in funzione dei suoi desideri e dei suoi umori: "Peter si decideva sempre all'ultimo momento, e si capiva benissimo che quel che gl'importava era dar prova della sua capacit, e non salvare una vita umana.() Era molto amante della variet, e il gioco che l'entusiasmava per un momento lo annoiava subito dopo: cos, non potevi mai sapere se la prossima volta non ti avrebbe lasciato annegare". (J.M. Barrie) L'unica cosa che conta stare bene, essere felici. L'importante non avere bisogno di nulla e di nessuno. Nulla gli serve, egli perfetto in se stesso, un Dio a cui tutto dovuto, e davanti a cui il mondo s'inchina ammirato. Le piccole banalit quotidiane, le fastidiose difficolt della vita gli scivolano addosso, egli speciale, superiore, vive nel futuro, nell'immaginario, nello straordinario. Il Dio Mercurio ha i calzari alati, si libra con leggerezza al di sopra dei comuni mortali. Leggerezza che spesso, nel Puer, diventa superficialit. Egli non ha dolori o affanni, quindi non li pu riconoscere nell'altro: una battuta, uno scherzo, ed ecco che se ne va, pronto per un nuovo gioco. Essendo un Dio, tutto gli permesso, senza alcun limite. Tempo, spazio e possibilit sono concetti non compresi dal Puer. Se vuole qualcosa, lo vuole subito, e non contempla la possibilit di non essere esaudito, anzi, non contempla nemmeno il dover chiedere per ottenere. Mercurio impaziente, a-temporale, tutto deve avvenire immediatamente, il tempo limita le sue possibilit di movimento. In questo, anche,

consiste il fascino del Puer, che scappa da un'avventura all'altra, imprendibile, sfuggente, sempre altrove. Vorrei riprendere il concetto della mancanza di bisogno. Il Puer collocato nella situazione originaria, nell'Eden. Di conseguenza, non colui che ha superato il bisogno, bens colui che non lo riconosce nemmeno: Peter Pan "non solo non aveva mamma, ma neanche il minimo desiderio di averne una. Le mamme gli sembravano esseri sopravvalutati" (J.M. Barrie). Un fanciullo che non ha bisogno di mamma, evidentemente sta mentendo a se stesso. In realt, questo non-bisogno nasconde un bisogno profondissimo, assoluto. La madre di chi vive nell'Eden non pu che essere una madre infinitamente potente, un'entit superiore, eternamente e totalmente pronta a soddisfare tutti i bisogni del Dio-figlio: "si scappa via come le creature pi senza cuore del mondo, ch cos sono i bambini, si vive allegramente senza un pensiero per nessuno; e poi, quando si ha bisogno di speciali cure, si ritorna, nobilmente, per riceverle, fiduciosi che invece d'essere presi a scapaccioni saremo abbracciati" (J.M. Barrie). Tutti gli uomini identificati con l'archetipo del Puer hanno un contenzioso aperto con la figura materna. La ricerca continua di una madre perfetta sfocia nel dongiovannismo, oppure viene negata nell'omosessualit, in quanto "la madre che vuole trattenere o distruggere il figlio combatte istintivamente la sua spontaneit virile" (M-L. von Franz). Il Puer non pu esimersi dalla ricerca inconscia di una sorta di Grande Madre, da cui estremamente dipendente, e che lo blocca nel processo di crescita. Allo stesso tempo, questa medesima madre perfetta diventa una figura dal potere assoluto, quindi la madre-strega, da uccidere per non farsi fagocitare. Da qui l'incapacit di relazione del Puer, che negando il proprio bisogno reale, ed elevandolo all'assoluto, nega a se stesso qualunque possibilit di soddisfacimento, in una ricerca di perfezione che tradisce l'incapacit di confrontarsi con la realt, e si tramuta in distacco e noncoinvolgimento. Il distacco presente anche nel mito di Eros/Cupido, bimbo alato che fa innamorare scagliando le sue frecce, quindi mantenendosi a distanza. Nel Puer sempre presente un aspetto di freddezza, di solitudine. Peter Pan vive un'eterna primavera, in cui egli per infinitamente solo, sradicato dal mondo "reale". Il Puer vola e fugge, dal tempo, dai limiti, e dall'Anima. Anima in senso junghiano, intesa come parte femminile nell'uomo, e anche anima come Psiche, cio essenza interiore. E qui sta il grande limite del Puer, come vedremo pi avanti: la scissione con la sua parte femminile. Il Puer totalmente rivolto all'esterno, al mondo; manca di capacit introspettiva e, non conoscendo la passione erotica, psicologicamente androgino. Interessante notare che astrologicamente Mercurio anche associato all'omosessualit, quindi all'estrema fuga dall'altro da s e alla ricerca narcisistica di uno specchio di s. Anche i limiti fisici sono trascesi: come Icaro che, troppo sicuro di s, vol eccessivamente vicino al sole e rovin in mare, mentre il padre Dedalo, pi saggio, riusc ad atterrare sano e salvo. La saggezza non certo una qualit contemplata dal Puer, perch implica il fare i conti con la realt cos com', tutta intera, e abbiamo visto che il Puer vive in una realt tutta sua. Questi aspetti di solitudine, distanza, e non accettazione dei propri limiti sono evidenti anche in un'altra celebre figura della letteratura, il Gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach. Jonathan un gabbiano speciale, convinto di essere destinato a grandi imprese, che non si accontenta di una vita banale basata sulla mera sopravvivenza: "a quel gabbiano l non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Pi di ogni altra cosa al mondo, a Jonathan piaceva librarsi nel cielo". E questa sua certezza di essere diverso, questo bisogno di ricercare altre possibilit, di volare pi in alto, il suo non potersi adattare ad una piatta quotidianit, sono caratteristiche che sempre ritroviamo nel Puer. La metafora del volo assai esplicita, e assai frequente nelle figure di Puer: e "soltanto chi gaio, innocente e senza cuore pu volare" (J.M. Barrie). In questa frase sono racchiusi i concetti fondamentali per comprendere il Puer: egli vola, vuole "arrivare il pi in alto possibile, lontano dalla madre, dalla terra, e dalla vita normale" (M-L. von Franz); e pu volare perch felice, privo di colpa, e soprattutto senza cuore, ovvero senza sentimenti che lo tengano legato a qualcosa o qualcuno.

Inevitabilmente, l'essere diverso implica prima o poi il rimanere soli. Peter Pan viene abbandonato dai suoi seguaci, che decidono di tornare nel mondo. Il Gabbiano Jonathan non ben visto dai suoi compagni di stormo, egli se ne sta isolato, in disparte, a provare e riprovare le sue tecniche di volo. In questo senso, Jonathan qualcosa di pi di un Puer. La sua solitudine nasce da una spinta interiore a perfezionarsi, a superare i propri limiti; implica disciplina e forte motivazione. La solitudine del Puer nasce invece dalla paura "di essere in qualche modo inchiodato, di entrare completamente nello spazio e nel tempo, di essere la creatura umana e specifica che egli . Vive nel timore di essere catturato da una situazione dalla quale diventi poi impossibile uscire" (M-L. von Franz). Il Puer non riesce ad inserirsi nelle situazioni sociali, "sentendosi una creatura speciale ritiene di non doversi adattare, perch questo sarebbe chiedere troppo ad un genio nascosto quale lui" (M-L. von Franz). L'aspetto fanciullesco e briccone del Puer si esplicita molto chiaramente nel mito greco del Dio Mercurio: neonato, si divincola dalla bende nello stesso giorno in cui nasce, e se ne va altrove a combinare guai: precocit, velocit, libert da ogni costrizione, viaggio e movimento, sono tutte caratteristiche del Puer. Il giovane Dio ruba una mandria ad Apollo, il Dio Sole, la nasconde astutamente, poi finge innocenza finch non costretto a restituirla, avendone comunque un tornaconto: furbizia, senso degli affari (infatti anche il Dio del furto e del commercio), bugie, mentalit astuta e utilitaristica, ma sempre giocosa ed elusiva. Nonostante tutto, gli altri Dei, Apollo compreso, lo considerano una simpatica canaglia e non lo puniscono, riconoscendo in lui pi la voglia di scherzare che quella di fare danni. Mercurio maestro nella capacit d'improvvisare, e di adattarsi all'ambiente circostante secondo la legge del vantaggio egocentrico. Astrologicamente, il pianeta Mercurio rappresenta le facolt intellettive, la curiosit di conoscenza, che tuttavia rimane ad un livello di superficialit. la percezione intellettuale, che sempre razionale ed essenzialmente amorale: il contatto col mondo esterno avviene tramite una conoscenza lucida, che si trasforma in immaginazione, non attraverso intuizioni o sentimenti. Da ci derivano l'astuzia, il calcolo, l'opportunismo, ma anche il senso dell'umorismo, ed un distacco dalle cose e dai sentimenti che favorisce lo spirito critico. Per questa sua lucidit mentale non offuscata da affettivit, il Dio Mercurio ha una disincantata conoscenza delle contraddizioni dell'animo umano. Le sue caratteristiche di intelligenza, velocit e di abilit comunicativa fanno si che egli sia anche il Dio della mediazione, colui che fa da messaggero, oppure colui che annuncia con abilit le brutte notizie e riesce a farle accettare. Il suo essere senza limiti lo rende in grado di oltrepassare il limite ultimo, ovvero il confine fra il mondo dei vivi e quello dei morti, come nel caso di Hermes, il Mercurio romano, che accompagna gli eroi nell'aldil. Il Puer, quindi, usa l'intelligenza, ed estremamente attento al mondo esterno: ma l'attenzione pu venire distorta, nel tentativo di difendersi da ci che pu essere spiacevole. Attenzione non necessariamente vuol dire consapevolezza, anzi: qui spesso un attenzione selettiva che elimina alcuni aspetti di realt, e porta quindi ad una percezione distorta dell'esperienza. Il vivere nell' Eden implica evidentemente un'altra caratteristica: l'ottimismo. In un mondo perfetto, non si pu che essere ottimisti. Tutta va sempre, comunque, bene. E per caso qualche piccolo intoppo si frappone nel raggiungimento dell'obiettivo, questo viene sdegnosamente spazzato via. Il Puer vive nel mondo dell'innocenza, ed facile rilevare in lui una tendenza ad essere ingenuo, credulone e idealista. Si tratta di un ottimismo cieco che nega la realt, a favore del mantenimento dell'illusione. In quest' ottica s'inserisce anche l'assoluta mancanza di colpa del Puer: egli innocente, vive in mondo in cui non esiste distinzione fra giusto e sbagliato, in cui promesse e impegni lasciano il tempo che trovano, in cui l'unica via giusta quella che porta a soddisfare il proprio bisogno: "il giuramento di poc'anzi era dimenticato, l'ebbrezza del volo l'aveva spazzato via. Eppure non si sentiva in colpa, anche se non aveva mantenuto la promessa fatta a se stesso. Promesse di quel genere impegnano soltanto quei gabbiani che s'appagano nell'ordinario tran-tran. Ma uno

che aspira ad una sempre maggiore perfezione, non sa proprio che farsene di simili promesse" (R. Bach). Nel mondo del Puer tutto possibile, tutto dovuto. una specie di fame atavica, un'ingordigia primordiale che non conosce limiti, una "richiesta costante di avere di pi, "gli altri mi devono tutto"" (M-L. von Franz). Naturalmente, vedere il mondo come qualcosa la cui unica funzione soddisfare i nostri bisogni ci espone a concenti delusioni. Nel Puer, tuttavia, la delusione negata, si cambia gioco, si fa qualcos'altro, nelle frenetica ricerca di appagamento. Ammettere la delusione significa vedere oltre la fittizia bont universale, significa ammettere l'esistenza dell'ombra, fuori e dentro di noi, e questo il Puer non lo pu proprio fare, come Peter Pan che ha perso l'Ombra, e prova senza molta convinzione a riattaccarsela col sapone. "Questa ingenuit e questa innocenza infantile potranno guarire solo passando attraverso la disillusione e le esperienze dolorose. () Senza l'esperienza non si sveglieranno mai dal loro stato di innocenza"(M-L. von Franz). Con il suo atteggiamento entusiastico e curioso, spesso il Puer un creativo. Egli vive nel mondo delle idee, e possiede una vena fantastica che gli apre le porte dell'immaginazione. Il suo pensiero veloce e brillante in grado di ideare mondi meravigliosi, di collegare realt diverse, di intuire nuove possibilit. A volte un'esteta, oppure si dedica ad arti e musica, da vero edonista. Il suo pensiero percorre vie nuove, superando i limiti delle teorie precostituite o dei valori riconosciuti come reali. Quindi riesce spesso a cogliere realt potenziali, a vedere dietro una situazione ci che per gli altri non ancora visibile. Come sostiene la von Franz, "nell'artista veramente grande alberga sempre, dapprincipio, un Puer". Per, la creativit al livello del Puer una creativit incompleta. Manca la capacit di concretizzare le fantasie sul piano di realt, per cui le infinite potenzialit spesso rimangono tali. Il Puer si entusiasma spesso, produce idee meravigliose e innovative, ma difficilmente riesce a tradurle in azioni o creazioni, in quanto dovrebbe scontrarsi con i limiti del mondo reale, ed troppo impaziente per farlo, si annoia troppo facilmente: tutto rimane a livello delle idee, ed egli si butta con rinnovata energia in un'altra possibilit. Soprattutto, alla creativit del Puer manca il vero sentimento. Quindi una creativit fredda, che si traduce in uno sterile estetismo, in una mera speculazione intellettuale, o in un superficiale sentimentalismo. Il mondo del Puer un'esplosione di entusiasmo, in cui ogni cosa conferma la sua eccezionalit. Il Puer rifugge dal banale, dal quotidiano, non si sofferma sulle piccolezze della vita, non interessato a ci che sta in basso. Il Puer mira altrove, e non si capacita di come gli altri, invece, siano ancorati ad una realt cos restrittiva. Jonathan entusiasta delle sue scoperte sul volo: "d'ora in poi vivere qui sar pi vario e interessante. Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca. Saremo liberi, impareremo a volare" (R. Bach). Rifiutare la mediocrit della vita significa rifiutare la vita stessa, poich "il mistero dell'essere nascosto dentro la banalit (); soltanto della massima piccolezza possiamo vedere e conquistare la grandezza."(C.G. Jung citato da ML. von Franz). quindi necessario calarsi nella materia, poich proprio l, nella materia pi densa, si trova lo Spirito pi sublime. Il rifiuto della banalit evidentemente un modo per confermare la propria unicit; la solitudine, l'individualismo e il non adattamento alle regole sociali sono tentativi di alimentare l'ideale di s. Ma il voler essere diversi a tutti i costi una forzatura, e smaschera l'inconsistenza del Puer: "se fuggiamo l'adattamento pensando di essere qualcosa di speciale, () il risultato che diventiamo proprio persone prive d'individualit." ((M-L. von Franz). Allo stesso modo, l'estrema flessibilit e la capacit di adattamento del Puer diventano mancanza di specificit. Volendo essere tutto, il Puer si trova a non essere nulla, a non avere una individualit ben definita. Il Puer come aria fresca, leggera, inafferrabile, senza forma n direzione. A questo punto mi sembra necessario affrontare l'ombra del Puer. Nell'ottica della bipolarit ci aspettiamo di trovare, nel profondo, ci che negato in superficie. E cosi anche nel caso del Puer. Nella visione junghiana l'ombra del Puer il Senex, esemplificato astrologicamente da

Saturno, il Signore del tempo e del Karma. Il Senex comprende tutti gli aspetti che fanno da contrappeso al Puer. Cos invece dell'adattabilit e dell'incostanza troviamo un irrigidimento nelle proprie posizioni; al posto dell'ottimismo cieco e giocoso appare il cinismo; la giovinezza spensierata diventa vecchiaia indurita; la fuga dalla realt si trasforma in freddo materialismo; l'essere al di fuori del tempo cambia segno e diventa l'implacabilit della legge del Karma; la superficialit muta in pesantezza; il caos si congela in rigida struttura. A tratti, nel Puer, l'opposto fa capolino. Quando il Puer briccone non riesce nei suoi intenti, oppure viene smascherato dagli eventi, possibile intravedere in lui l'ombra: "quella figura fredda e brutale, nascosta sullo sfondo, che compensa l'atteggiamento troppo idealistico della coscienza (M-L. von Franz). Nelle relazioni emerge come "brutalit glaciale, priva di sentimenti umani"(M-L. von Franz). E la stessa lucida e brutale freddezza appare anche nel rapporto col denaro. Il Puer "non vuole adattarsi socialmente, e neppure disposto ad impegnarsi in un lavoro regolare, tuttavia ha pur bisogno di denaro. Per procurarselo, agisce per vie traverse, lo ottiene in modi anomali, a volta meschini" (M-L. von Franz). A volte, accade che il Puer si trasformi in Senex, che il gioioso sognatore si trovi ad affrontare la dura realt, ed assuma un atteggiamento cinico, disilluso e meschino rinnegando come stupidi sogni giovanili la propria parte fanciullesca: "questo atteggiamento dovuto ad una coscienza debole, che non pu concepire di resistere alle difficolt della realt senza sacrificare i propri ideali" (M-L. von Franz). Evidentemente questa non un'evoluzione, bens il precipitare nella polarit opposta, il rifiutare la parte di s spensierata ed idealistica in nome di un gretto ed amaro materialismo. L'identificazione con l'archetipo opposto non un movimento di crescita, semplicemente un oscillare fra le due polarit, escludendo l'altro dalla vista. Il Puer non cresce diventando Senex. Certamente, per evolvere il Fanciullo dovr affrontare il proprio aspetto ombra, quindi dovr integrare quegli elementi di concretezza, senso pratico, impegno, e consapevolezza dei propri limiti che appartengono al Senex. Tuttavia, non questo il dovere primario che spetta al Puer, la sua crescita non avviene semplicemente appoggiando i piedi per terra. Per comprendere qual il vero compito del Puer, occorre ricollocare Senex e Puer sullo stesso piano, considerandoli quali aspetti opposti dello stesso archetipo: necessario, quindi, esaminare cosa li accomuna, per capire cosa manca ad entrambi. Non intendo soffermarmi sull'analisi del Senex in quanto esula da questo studio. Tuttavia, appare evidente che Puer e Senex hanno in comune un elemento fondamentale, da cui partire per analizzare il percorso evolutivo del Puer: essi sono uniti nell'isolamento, cio nella fondamentale mancanza di sentimento. Il Senex congelato nella propria visione cinica e indurita; il Puer centrato interamente su di s, sulla propria immagine divina, sulla propria modalit utilitaristica. Entrambi, sono tagliati fuori dal mondo delle relazioni. Entrambi hanno eliminato i sentimenti, anestetizzato il sentire, castrato la propria capacit di dare e ricevere affetto, d'inserirsi in un mondo fatto da altri, da relazioni interpersonali. Quindi, ci che davvero manca al Puer non il Senex. la capacit di amare. Entrare nei rapporti significa esporsi al rischio di soffrire, e la fuga dal dolore quanto di pi caratteristico del Puer. Nel suo mondo, naturalmente, il dolore non esiste. Ma questo implica mantenere la distanza, da una parte di s innanzitutto, e poi dall'altro. Il Puer si protegge dalla vita, con tutte le pene che questa comporta, con una patina di giocosit, di superiorit e lucida razionalit. Nella lotta fra emozione e pensiero, quest'ultimo il vincitore assoluto. Tuttavia, dare spazio all'emozione significa sperimentare la pienezza della vita. In questo senso, il Puer non vive, poich non connesso al cuore. La sua vita nella testa, nelle idee, nella fantasia, nei voli immaginativi, nel potere dell'intelletto. Il potere del sentimento negato, il femminile segregato. "Lo spirito Puer il meno psicologico, il meno dotato di anima. La sua "sensibilit" in realt un derivato dell'effeminatezza ermafroditica. Il Puer pu cercare e rischiare; possiede intuizione, gusto estetico, ambizione spirituale, ma non psicologia; perch la psicologia richiede tempo, la femminilit dell'anima e il coinvolgimento dei rapporti. Piuttosto che psicologia, l'atteggiamento Puer presenta una visione estetica: il mondo come immagini belle, o come un vasto scenario" (J. Hillman)

L'evoluzione del Puer implica quindi, pi di tutto, l'integrazione del femminile: "prima la Psiche, poi il mondo; o il mondo attraverso la psiche" (J. Hillman); egli deve abbandonare l'egocentrismo onnipotente e calarsi in quegli aspetti della realt che cerca con tutto se stesso di evitare, una realt fatta di sofferenza ma anche di profondo nutrimento: " il sentimento che d valore al presente, perch senza di esso non possibile stabilire alcuna relazione con la situazione: il sentimento porta il senso di responsabilit, attraverso la quale acquistiamo il senso della nostra individualit" (M-L. von Franz). Il Puer deve riconoscere in s il bisogno, deve abbandonare l'idea di essere completo in se stesso, deve mescolarsi agli uomini, per poi comprendere che egli davvero perfetto. Se non c' questo tuffo nel mondo, questa apertura all'altro, il Puer rimarr soltanto una sterile idea di perfezione. Il Puer vola lontano da tutto quello che potrebbe tenerlo legato. E tanto pi vola in alto, distante dal mondo reale, quanto pi il mondo reale non riesce a rapportarsi con lui. Tornando al Gabbiano Jonathan, egli entusiasta delle sue scoperte sul volo, e pensa che i suoi compagni saranno ammirati e convinti dalle sue nuove idee, ma lo stormo non lo accetta, non lo capisce, e lo punisce: Jonathan "viene messo alla gogna ed esiliato, per la sua temeraria e irresponsabile condotta, per essere venuto meno alla tradizionale dignit della grande famiglia dei Gabbiani. L'incosciente temerariet non pu dare alcun frutto. Tutto ci ignoto, e tutto della vita imperscrutabile, tranne che siamo al mondo per mangiare, e campare il pi a lungo possibile" (R. Bach). In questo caso, il Puer-Jonathan si scontra con l'Ombra fuori di s, raffigurata dall'Assemblea Generale dei gabbiani che, con la sua rigida ottusit e acquiescenza alle regole stabilite, mi sembra ben rappresenti l'opposto polare, il Senex. Jonathan si trova ad affrontare la dura realt, quel mondo concreto fatto di schemi e tradizioni da cui egli cerca di fuggire. Jonathan, qui, corre un pericolo: se avesse ceduto alle richieste dell'Assemblea, se avesse rinunciato al suo sogno in nome dell'accettazione sociale, aderendo al gretto materialismo rappresentato dall'Assemblea, sarebbe precipitato nell'opposto polare. Sarebbe diventato Senex, rinnegando la propria essenza, tradendo la parte pi vera di s; l'evoluzione si sarebbe bloccata nell'oscillazione fra i due opposti. Jonathan non cede al richiamo del Senex, l'Ombra non ha il sopravvento, ed egli abbandona lo stormo: "Visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. () Egli impar a volare, e non si rammaricava del prezzo che aveva dovuto pagare. Scopr ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render cos breve la vita di un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, visse contento, e visse molto a lungo" (R. Bach). Anche qui, la fondamentale solitudine, il non aver bisogno dell'altro, il voler convincere gli altri della giustezza del proprio ideale, l'impossibilit ad adattarsi ad un mondo fatto di regole prestabilite. E, anche, una ricerca di felicit che implica negare "la noia, la paura e la rabbia". Ma come ho gi segnalato, Jonathan un Puer in evoluzione, in lui queste stesse caratteristiche assumono un'altra dimensione, diventano assoluta fedelt a se stessi a qualunque costo, per il raggiungimento di uno scopo superiore. Jonathan vuole imparare a volare, dopotutto un gabbiano e questa la sua via, e si stacca dal mondo reale per seguire quella che forse posso definire "chiamata del S". A questo scopo superiore, al raggiungimento della perfezione, Jonathan aderisce con tutto se stesso, e ad esso devolve la sua vita. Inizia ad evidenziarsi un tratto importante. Nei suoi tratti inferiori, il Puer un fanciullo capriccioso ed egocentrico, ciecamente onnipotente. In una visione pi ampia, egli puro spirito. L'aderenza ad un Io ideale si evolve in un idealismo spirituale, superiore. E la metafora del volo assume un altro aspetto: da modalit per mantenere una distanza dal mondo, per non calarsi nella vita, diventa "desiderio spirituale esteriorizzato" (M-L. von Franz), nasconde quindi la ricerca di una realt superiore. "Per forza il Puer debole sulla terra, egli non appartiene alla terra. () Egli non destinato a camminare, ma a volare" (J. Hillman) In quest'ottica, le caratteristiche del Puer sono ribaltate, diventano ricerca del divino. Il Puer, convinto di essere Dio, scoprir di esserlo davvero. L'impazienza, l'incostanza, l'onnipotenza, la bramosia di esperienze nuove, il bisogno di fare, andare, sapere, sono aspetti che nascondono il bisogno di spiritualit: "il mondo non potr mai soddisfare le richieste dello spirito. La fame

di esperienze eterne ci rende divoratori di eventi profani" (J. Hillman) Lo scollegamento dal mondo reale diventa collegamento diretto con lo spirito, una "immediatezza dove visione della meta e meta stessa sono una cosa sola, la velocit, la fretta, persino la scorciatoia sono indispensabili" (J. Hillman). L'onnipotenza infantile nasconde la piena consapevolezza del S, della completezza e intrinseca perfezione dello Spirito. Gli aspetti di freddezza e distanza sono espressioni distorte di questa superiore consapevolezza, sono "derivati di questa privilegiata connessione archetipica con lo Spirito" (J. Hillman): il distacco del Puer rappresenta in modo falsato il non-attaccamento, la capacit di essere strumenti del S. L'a-temporalit del Puer, il suo tenersi fuori dal tempo, , allo stesso modo, una distorsione della piena coscienza di s, nel qui-e-ora, il contatto con il tutto perfetto che eternamente . Il Puer incarna la divinit nei suoi aspetti di gioia, di pura prospettiva, di sostanza non deperibile, non databile, non invecchiabile. la capacit di vivere il presente con entusiasmo, partecipando a tutta la magia che ci circonda. Il cieco ottimismo si trasforma nella profonda fiducia in una realt superiore, l'incostanza e instabilit nascondono la capacit di rinnovarsi, di fluire con la vita; l'infantilismo diventa curiosit, stupore, meraviglia. Naturalmente qui insita una sfida estrema. Il Puer puro spirito, ma deve guadagnarsi questa consapevolezza, deve ridiventare ci che . Se non c' il percorso di crescita, se il Puer non evolve, perde il contatto col proprio significato superiore. Allora resta congelato nella propria immaturit, resta un "Eterno divenire mai realizzato in Essere" (J. Hillman), una promessa mai mantenuta; oppure muore come Icaro e Narciso, o ancora precipita a terra identificandosi con la dura, cinica realt del Senex, quindi rinnegando se stesso; o altrimenti, diventa la caricatura di un' iperattivit frenetica e materialistica svuotata di ogni significato superiore. Il Puer deve entrare nel mondo, ma ci non significa abbandonare i propri sogni, bens acquisire la "conferma del significato mitico presente nella realt" (J. Hillman). Vediamo come si conclude il libro di Richard Bach. Jonathan rinasce in un altro mondo, dove gabbiani speciali come lui si esercitano nell'arte del volo. un paradiso, e Jonathan fa progressi sorprendenti, volando oltre i limiti di spazio e tempo. Il suo maestro, l'anziano Ciang, prima di scomparire nella luce gli lancia un messaggio: gli ordina di istruirsi sull'amore. E in Jonathan succede qualcosa: "pi ripassava le lezioni di bont, pi meditava sulla natura dell'amore, pi cresceva, in lui, la nostalgia della terra. Perch, nonostante la vita solitaria che gli era toccato condurre, il gabbiano Jonathan era nato per fare l'insegnante. E, per lui, mettere in pratica l'amore voleva dire rendere partecipe della verit da lui appresa qualche altro gabbiano che a quella stessa verit anelasse" (R. Bach). Jonathan quindi prova nostalgia per la terra. Pur avendo raggiunto la perfezione nel volo, egli si rende conto di non essere felice. Ha bisogno di unirsi agli altri, di dedicarsi a loro. La sua ricerca solitaria deve avere uno sbocco, Jonathan sente che tutta questa sapienza inutile se non ha nessuno con cui condividerla: in sintesi, ha bisogno di amare. Decide quindi di tornare sulla terra, come una sorta di bodhisattva, ad insegnare ad altri quello che sa. Si mette al servizio dei giovani gabbiani che vogliono imparare, diventa un maestro, saggio ed amorevole. Ed al suo discepolo favorito che gli chiede come fa ad amare uno stormo che ha cercato di attaccarli, risponde: " chiaro che non ami la cattiveria e l'odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bont che c' in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. questo che io intendo per amore" (R. Bach). Affrontando il dolore della solitudine, ed imparando ad amare, Jonathan diventato perfetto. Il Puer pu crescere solo abbandonando la propria visione autocentrata e aprendo gli occhi sull'altro. L'evoluzione del Puer passa necessariamente per la scoperta del dolore dentro di s, che aprir le porte all'amore: "il fanciullo rappresenta la nostra parte pi genuina, quella parte autentica che soffre perch non riesce ad accettare la realt (). in questa forma che si conserva il nocciolo genuino di un individuo, ed questa la fonte della sua sofferenza. Solo attraverso l'accettazione e il dolore che quella parte c'impone l'individuazione pu procedere.() "Il Fanciullo sempre dietro e davanti a noi. Quando ci sta dietro, rappresenta quell'Ombra infantile, quell'infantilismo che dev' essere sacrificato; l'aspetto che ci spinge indietro, che ci porta ad essere dipendenti, pigri, giocherelloni, a fuggire i problemi e le responsabilit della vita. D'altro canto, quando il Fanciullo appare davanti a noi, rappresenta il rinnovamento, la

possibilit dell'eterna giovinezza, della spontaneit e delle nuove possibilit; la vita scorre verso un futuro creativo" (M-L. von Franz). Il Puer deve intraprendere il viaggio che lo riporter ad essere quello che . Egli dovr affrontare il crollo della propria illusione, calandosi nel mondo "reale", per poi scoprire che la sua illusione era, in fondo, l'unica vera Realt. L'Innocente deve diventare Orfano, affrontando la caduta dall'Eden, quindi il dolore della solitudine primordiale ed il bisogno dell'altro; Eros si deve innamorare di Psiche. Il Puer deve imparare ad amare, innanzitutto se stesso, non come fredda immagine idealizzata ma nella propria pienezza di essere umano, facendo i conti con i limiti, il dolore, la caducit. Da qui, egli potr vedere l'altro e amarlo, riconoscere se stesso nell'altro, inchinarsi all'umanit.

Riferimenti bibliografici

J. Baldaro Verde Illusioni d'amore Cortina J. Hillman Puer Aeternus Adeplhi M-L. von Franz L'Eterno Fanciullo Red R Bach Il gabbiano Jonathan Livingstone Rizzoli J.M. Barrie Peter Pan nell'Isola che non c' GiuntiJunior W. Burkert La religione Greca Jaca Books A. S. Mercadante Dizionario universale dei Miti e Newton & Compton delle leggende