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Itinerario 58 SARDEGNA LArcuentu e la Costa Verde, profumi mediterranei

Sulla costa occidentale dellisola tra dune di sabbia, rocce basaltiche e macchia mediterranea

Testo di Stefano Biscotto e Gigi Pilloni Foto di Stefano Viscotto

Elaborazione, digitalizzazione e distribuzione a cura di Adagio.it

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Gli itinerari della Rivista del Trekking E un vento teso dal profumo di ginepro quello che accoglie il visitatore alle falde dell'Arcuentu. Un sospiro creatore che, qui pi che in altri luoghi, ha modellato la terra, i suoi rilievi; firmando, con il suo perseverare sculture di roccia simili a figure umane, crescendo al suo cospetto alberi ricurvi protesi come alla ricerca di un riparo o di un giorno di bonaccia. Ampie pagine di letteratura sarda sono dedicate a ci. Basti pensare ai romanzi di Grazia Deledda nei quali il vento riesce a diventare perfino l'elemento che pu cambiare le sorti degli uomini. la stessa costa occidentale sarda ad avere caratteristiche che sottolineano il costante soffiare dei venti di maestrale. Un luogo caratterizzato da dune altissime simili a piccoli deserti che, a poco a poco, si confondono con la bassa macchia mediterranea, costituita e ssenzialmente da profumato cisto e lentisco e da apparizioni sempre pi rare del ginepro che, nel momento in cui ci si allontana dalla costa, cedono il passo al corbezzolo, a sughere e lecci contorti e abbarbicati sulle colline rocciose.

58 LArcuentu e la costa verde norme contenute nelle severe seppur giuste leggi sulla salvaguardia dell'ambiente. Oggi il luogo, soprattutto nei mesi invernali, appare deserto, abbandonato a se stesso, sfruttato per quanto si poteva e ora niente di pi che un vecchio che attende qualcuno per raccontare la sua lunghissima storia. Sul Monte Arcuentu Arrivando al punto dove si pu parcheggiare l'auto, Bruno Pinna, amico ed infaticabile guida, ci indica il percorso pi breve per la cima. Oltrepassato un cancello, con il benestare del proprietario del terreno, ci incamminiamo per la ripida salita. Si rimane incantati dalla prospettiva che distorce l'immagine del monte facendola somigliare ad un grande panettone. In basso la vegetazione pressoch assente e la maggior parte del pendio che si va a risalire stata lavorata con me zzi agricoli per ottenere pascoli migliori. Tra l'erba che va ricrescendo dopo un ricco periodo di piogge, di qua e di l spuntano le orchidee selvatiche. Ad ovest si intravedono le dune di Piscinas che dall'alto sembrano ancora pi vaste, legate indissolubilmente al mare mentre una lunga propaggine si insinua nella vegetazione dell'interno. Nonostante la cima sia relativamente vicina al punto di partenza della nostra escursione, la salita molto impegnativa. L'ambiente caratterizzato da rocce basaltiche talvolta simili a grandi muraglie. Lisce e squadrate, somiglianti a fortificazioni costruite dall'uomo, esse sono state originate dalla solidificazione di antichissime colate laviche poi emerse in seguito all'erosione delle pendici. Quasi alla fine del nostro cammino che conduce alla cima, il percorso si fa veramente duro e la risalita diventa quasi un'arrampicata. Sulle pareti rocciose, alcuni bassorilievi in rame, raffiguranti le fermate della via crucis, ci ricordano che per molta gente questo anche un luogo di preghiera. Le altre cime, come l'Arcuenteddu e Monte Maiore, fanno da cornice a questi luoghi che, a partire da una certa quota, sono scarsamente antropizzati, anche se solo attualmente. Nei secoli scorsi, infatti, sulla cima dell'Arcuentu esistevano ancora ampie tracce di quello che doveva essere il Castello Erculentu ma del quale, gi nell'ottocento, rimanevano solo i resti di tre grandi cisterne per la raccolta dell'acqua rilevate anche da Alberto della Marmora, grande studioso ed esperto della Sardegna. Costruito in epoca medievale, il castello doveva avere grande importanza dal punto di vista strategico per la difesa della zona mineraria compresa tra Ingurtosu e Montevecchio, fonte di ricchezza per il Giudicato d'Arborea. Dall'alto dei suoi 784 metri, infatti, la vista poteva spaziare su quasi tutto il Campidano fino al Golfo di Oristano. Arrivati in cima la sorpresa pi grande quella riservataci da una bellissima seppur piccola foresta

Una quercia da sughero plasmata dal vento

Ci troviamo nell'angolo di paradiso chiamato Costa Verde, un nome che, sul finire degli anni Sessanta, gli fu dato in previsione di uno sviluppo turistico che ancor oggi non arrivato e che, nelle speranze di molti, avrebbe assegnato a questa zona il compito di antagonista di una Costa Smeralda ormai regno del turismo d'elite. Purtroppo per, come avvenuto, del resto, in altre zone della Sardegna, dopo la crisi e la conseguente chiusura delle attivit minerarie, nessuno stato in grado di creare un'alternativa. Qui, infatti, l'industria, basata esclusivamente sull'estrazione dal sottosuolo di metalli, ha passato il testimone al nulla e di conseguenza il tempo si fermato lasciando alla natura il compito di cancellare le tracce dell'attivit dell'uomo. Da allora pi nessuno ha portato avanti un discorso serio di sviluppo, tanto atteso dalla gente del posto ma, d'altra parte, attuabile solamente nel rispetto delle 2

Gli itinerari della Rivista del Trekking di lecci che, scampando agli incendi e ai disboscamenti, ha scelto quest'angolo tranquillo per sopravvivere. Spaziando con lo sguardo a trecentosessanta gradi ci accorgiamo che il vento non calato anzi, effondendo il profumo della macchia mediterranea, ci fa apprezzare di pi la fatica dell'ascesa.

58 LArcuentu e la costa verde tevecchio raggiunge, in piccoli gruppi, perfino la periferia delle zone abitate. Mentre risaliamo verso il Pozzo Sanna, al guado del rio Roia Cani ci vengono mostrate le tracce lasciate da alcuni cervi che hanno trovato ristoro nelle acque del ruscello. Il discorso di Concas ora ci fa percepire la grande passione e l'impegno che ripone nell'attivit di Elafos che, a dieci anni dalla sua fondazione, si occupa, oltre che dell'osservazione di questi ungulati, anche della pulizia dei sentieri e dei punti d'acqua, nonch della diffusione della conoscenza del territorio e dei suoi problemi, con particolare attenzione all'ambiente scolastico. Obiettivi perseguiti anche attraverso un indispensabile coinvolgimento di allevatori e cacciatori della zona. Al termine dell'escursione, con grande dispiacere per non aver avvistato nemmeno un esemplare di cervo, riprendiamo il nostro viaggio con l'invito degli amici di Montevecchio a ritornare da queste parti nella stagione del bramito (dalla seconda met di agosto alla prima di settembre), periodo nel quale potremo sentire echeggiare i richiami dei maschi. Percorrendo la sterrata che da Montevecchio conduce a Ingurtosu, in un triste scenario di ricchezza passata e abbandono, d'improvviso, all'uscita di una curva, veniamo sorpresi dallo sguardo curioso e spaventato di una femmina di cervo che con il suo cucciolo si concedeva una passeggiata pomeridiana. Pochi attimi e la madre conduce il piccolo al riparo della rigogliosa ma cchia mediterranea, dissolvendo in una nube di polvere l'unica delusione della nostra giornata.

Uno splendido esemplare di cervo sardo

Sulle tracce del cervo sardo Giunti in auto a Montevecchio, piccolo villaggio minerario tuttora abitato del comune di Guspini, ci rechiamo all'appuntamento con Bruno Concas dell'associazione Elafos che si occupa della salvaguardia del cervo sardo (cervus elaphus corsicanus) nell'areale Montevecchio/Costa Verde. Scopo dell'incontro quello di raccogliere informazioni sulla presenza di questo mammifero nella zona. Ci viene proposta un'escursione all'interno della foresta demaniale di Crocorigas, ricresciuta rigogliosa dall'estate del 1983, anno in cui un incendio la percorse devastandola, e che oggi costituisce un ambiente ideale per la sopravvivenza di numerose specie faunistiche. Camminando silenziosamente con la speranza di un possibile avvistamento, Concas ci indica sentieri e radure della valle in cui il cervo trascorre abitualmente parte della sua giornata. Specie protetta, questa variet sardo/corsa del cervo rosso europeo, scampata al pericolo dell'estinzione dovuto ai fenomeni del bracconaggio e degli incendi. Opportunamente reintrodotto il mammifero si sta riproducendo in varie foreste demaniali della Sardegna e nell'oasi protetta di Monte Arcosu. Nella zona di Mon-

GLI ITINERARI
1Itinerario MONTE ARCUENTU

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58 LArcuentu e la costa verde Descrizione: dal villaggio di Ingurtosu si percorre la sterrata che degrada dolcemente verso il mare tra ruderi e macchia mediterranea. Quasi alla fine del percorso si proceder su quello che rimane della vecchia strada ferrata utilizzata per il trasporto del minerale all'imbarco di Piscinas e della quale sono ancora visibili nitide tracce.

3 Itinerario FORESTA CROCCORIGAS Dislivello: percorso a saliscendi Lunghezza: 9 km circa Tem po di percorrenza: ore 2 Difficolt: E Praticabilit: a piedi o in mountain bike Accesso: dal centro abitato di Montevecchio Descrizione: usciti dal centro abitato di Montevecchio si procede verso ovest lungo il sentiero che conduce alla foresta demaniale di Croccorigas. Dopo qualche chilometro si svolta a sinistra per la discesa che conduce al guado del Rio Roia Cani e attraverso il bacino dei fanghi di ponente e la laveria Sanna si riprende la strada Ingurtosu Montevecchio fino al paese. Interessante percorso per possibili avvistamenti di cervi e per la variet della flora presente. DEMANIALE DI

Dislivello: 490 m Difficolt: E - Richiede nell'ultimo tratto un'adeguata preparazione fisica Tempo di percorrenza: in media l'ascesa richiede 90 minuti e la discesa 60 Praticabilit: solo a piedi Accesso: dal vicino centro abitato di Montevecchio sulla strada per Marina di Arbus (Funtanazza) Descrizione: a circa 7 chilometri da Montevecchio, nei pressi di una piccola azienda agricola (si possono chiedere informazioni alla gente del posto) inizia il sentiero di ascesa verso la cima dell'Arcuentu. La prima parte del percorso, verso B.cu Mola, (dopo aver oltrepassato un cancello) si snoda su una ripida sterrata fiancheggiata da campi arati. L'ultima parte, dove inizia una via crucis, richiede maggiore impegno fisico in conseguenza del tipo e della pendenza del terreno incontrato. 2 Itinerario INGURTOSU - PISCINAS Dislivello: 278 m Lunghezza: 9 km Tempo di percorrenza: ore 1 Difficolt: T Praticabilit: a piedi o in mountain bike Accesso: dal villaggio minerario di Ingurtosu a cui si accede dalla S.S. 126 tra Arbus e Fluminimaggiore

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DA NON PERDERE
L'archeologia industriale a Ingurtosu Il villaggio minerario di Ingurtosu quello che si pu definire il fiore all'occhiello dell'archeologia industriale in Sardegna. Costruito nell'ottocento, prova inconfutabile di quanto questi luoghi abbiano attratto i capitali di grandi societ minerarie. Qui, infatti, aveva sede la Pertusola Limited, la societ che sfrutt i giacimenti della miniera di Ingurtosu. Le costruzioni sono disegnate con uno stile sicuramente unico in Sardegna. E' la palazzina della direzione il simbolo stesso del luogo, con balconcini in legno e un arco sotto il quale si passa per accedere all'abitato. Una bellissima e competente descrizione del luogo, a nostro avviso, si pu trovare nel romanzo di Giampaolo Pansa dal titolo "Ti condurr fuori dalla notte", divenuto, ormai, un'autorevole guida turistica del luogo. Pi a ovest, verso il mare, la laveria di Naracauli, una grandiosa struttura adibita al trattamento del minerale estratto dalle miniere adiacenti. Ideata e portata a termine nel 1900 per opera di Thomas Alnutt Visconte di Brassey titolare della Societ Pertusola, ai tempi della sua costruzione fu un gioiello di ingegneria per l'avanzata tecnologia utilizzata. Ora in completo stato di abbandono. Tra ruderi di altre costruzioni e montagne di scorie prodotte nei tanti anni di attivit, rimangono di essa solamente le strutture portanti rifinite dai bellissimi fregi che la fanno somigliare ad un'antica cattedrale. Giunti quasi al mare l'ambiente si trasforma, diventando pian piano un deserto di sabbia con dune vive, ossia in grado di spostarsi per opera del vento. La marea di sabbia chiarissima raggiunge talora anche i 50 metri di altezza e, soprattutto nei mesi invernali, calcata solo dagli animali selvatici. La strada che abbiamo percorso nell'ultimo tratto non nient'altro che il tracciato dell'antica ferrovia che congiungeva la laveria Brassey di Naracauli a un piccolo molo per il carico del materiale proprio sulla spiaggia di Piscinas, lunga distesa di sabbia aperta al vento di maestrale e traguardo della nostra escursione. Un discorso particolare merita la struttura che nell'Ottocento era adibita a deposito di minerale di blenda e galena. Ubicata a 150 metri dal mare, dichiarata nel 1985 monumento nazionale, oggi un rinomato albergo. Il museo del coltello A completamento di una giornata un po' speciale, trascorsa lungo le spiagge della costa, piuttosto che sulla suggestiva cima del monte Arcuentu, non pu mancare la visita al grazioso paese di Arbus. Qui, tra vicoli e anfratti, sono permeabili al visitatore emozioni scandite da ritmi che sembrano non curarsi del tempo che trascorre e che hanno, in questo modo, permesso la sopravvivenza di tradizioni che trovano conferma nelle numerose sagre, a carattere folcloristico e religioso, e nella presenza di numerosi laboratori artigiani dalla storia molto antica. Senza nulla togliere a nessuna delle altre attivit del settore manifatturiero, tutte meritevoli di valorizzazione, segnaliamo in Arbus la presenza dei coltellinai. Nel coltello a serra/manico qui prodotto, come del resto in quelli delle coltellerie artigiane presenti in tutta l'isola, osservabile una bellezza che, seppur nella sua semplicit, testimone della perizia necessaria alla sua realizzazione. Interessante la storia del maestro Paolo Pusceddu, titolare della coltelleria artigiana L'Arburesa. La particolare intraprendenza gli ha consentito di mettersi in luce nei confronti di un pubblico molto vasto, tanto che oggi, grazie a lui, L'Arburesa sinonimo di coltello a serramanico. Nel 1996, a coronamento del sogno della sua vita, apre al pubblico il museo del coltello, unico in Italia interamente dedicato a questo affascinante utensile. L'ingresso gratuito, "l'obbligo" di scattare fotografie e la possibilit di toccare i pezzi esposti sono le regole che ne sanciscono la particolarit rendendolo a misura d'uomo. Dall'interno delle vetrine fanno bella mostra di s numerosi pezzi, antichi e moderni, che portano con orgoglio i segni dell'usura, prova tangibile dei numerosi servigi resi all'uomo. Certamente non sfugge, neanche all'occhio del pi distratto, l'imponente presenza del coltello a serramanico pi grande del mondo, tuttora detentore del primato sul Guinness e opera dello stesso Pusceddu. Emozionante l'ingresso nella sala che riproduce fedelmente il vecchio laboratorio del fabbro e che equivale ad un viaggio a ritroso nel tempo. L'aria satura dell'odore del ferro, la vecchia fucina con i suoi mantici azionati a mano, i vecchi trapani a volano, sembrano invitare il visitatore a riflettere su come l'introduzione dell'energia elettrica, nelle officine moderne, abbia in parte facilitato il comunque duro lavoro del maniscalco. Situato nella centralissima via Roma e tappa obbligatoria per i visitatori di Arbus, il museo del coltello avvolge questi ultimi in una suggestiva atmosfera nella quale, senza soluzione di continuit, si fondono voci che, mute, raccontano favole di artigiani coltellinai. 5

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NOTIZIE UTILI
COME ARRIVARE - Si arriva in Sardegna in aereo atterrando all'aeroporto di Cagliari Elmas o via mare sbarcando direttamente nel capoluogo sardo. Con l'auto, percorrendo la s.s. 196, si arriva a Guspini in un'ora (60 km circa). Se non si ha a disposizione un'auto, sempre dal capoluogo si possono utilizzare le linee di autobus che partono con una certa frequenza con destinazione Arbus o Guspini. Il villaggio di Montevecchio dista circa 7 km da Guspini. Per arrivare al villaggio di Ingurtosu conveniente seguire la strada, sterrata ma in buone condizioni, che congiunge le due localit. QUANDO ANDARE - La Sardegna rinomata per il suo clima favorevole in qualunque stagione, quindi si pu rimanere incantati dalla calda accoglienza delle sue spiagge in estate, o meravigliandosi del profumo della sua macchia mediterraneo in primavera. Ma non si pu neppure escludere l'inverno o l'autunno che regalano vere giornate adatte al trekking. E' meglio per ricordare per che, nonostante la zona ventilata, in estate vi il rischio di trovare il caldo torrido, fattore questo da assommare alla mancanza di sorgenti d'acqua. ATTREZZATURA ED EQUIPAGGIAMENTO - E' consigliabile indossare delle buone scarpe da trekking e non dimenticare la mantellina antipioggia. Indispensabile una capiente borraccia. DOVE ALLOGGIARE - Nella zona sono presenti diverse aziende di agriturismo. Diversi alberghi nei centri di Arbus e Guspini. Esiste la possibilit di alloggiare presso l'hotel ubicato a pochi metri dal mare sulla spiaggia di Piscinas, punto di arrivo di uno degli itinerari proposti. E' meglio sottolineare il divieto di campeggio sulla spiaggia e sulle dune. BIBLIOGRAFIA Montevecchio e la Costa Verde, EdiSar, Cagliari. Alberto della Mormora, Viaggio in Sardegna, Editrice Archivio Fotografico Sardo Nuoro. Giampaolo Pansa, Ti condurr fuori dalla notte, Sperling e Kupfer, Milano. T. Casu, G. Lai G. e L. Pinna, Guida alla Flora e alla Fauna della Sardegna, Ed. Archivio Fotografico Sardo, Nuoro. CARTOGRAFIA - Carta Escursionistica delle Aree Minerarie di Montevecchio Ingurtosu di Stefania Fanni e Sandro Mezzolani; scala 1:50.000 INDIRIZZI UTILI Per Escursioni guidate sul Monte Arcuentu: Bruno Pinna, Guida G.A.E. tel. 0335.382047 Per escursioni sulle tracce del cervo: Associazione ELAFOS; tel. 070. 970993 - 070.971194 Museo del Coltello Via Roma 15 Arbus; tel. 070.9759220 Associazione Pro Loco di Arbus; tel. 070.9759523 Associazione Pro Loco di Guspini; tel. 070.97601 Comunit Montana n. 18 Monte Linas; tel. 070.971018 Guardia Medica Guspini Viale della Libert; tel. 070.910046

Guardia Medica Arbus; tel. 070.9759035

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